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Romania
Di Fabrizio (del 12/09/2011 @ 09:04:01, in Europa, visitato 2098 volte)

Diverse notizie provenienti dalla Romania. Nella prima torna la città di Baia Mare: non contente di isolare l'insediamento dei Rom con un muro di cinta (ma in Italia non siamo messi meglio), le autorità stanno provvedendo alla demolizione e allo sgombero di parte della comunità; la notizia arriva da Romanian_Roma. Nella seconda, un appello di Amnesty International dell'agosto scorso. Nella terza, ancora da Romanian_Roma, una singolare iniziativa in Transilvania.

BalkanInsight di Marian Chiriac

Bucarest, 02/09/2011 - I gruppi per i diritti umani stanno protestando contro i piani del sindaco Constantin Chereches volti allo sgombero di centinaia di Rom dalle case di Baia Mare, nella Romania nord occidentale, ed alla demolizione degli edifici.

"Il mio progetto è perfettamente legale, dato che i Rom hanno costruito queste case senza alcun rispetto della legge", ha detto giovedì il sindaco.

"La misura si applicherà a diverse centinaia di persone che non hanno documenti d'identità e residenza registrata a Baia Mare," ha aggiunto Chereches. "Nessuno dovrebbe dirmi che non rispetta la legge."

L'ambasciata USA a Bucarest e diverse OnG, compresa Amnesty International, hanno espresso il proprio sgomento.

L'ambasciatore USA Mark Gitenstein ha detto che alle famiglie dei Rom non sono state notificati i previsti lavori di demolizione, che dovrebbero iniziare il 5 settembre, e che il piano di sgombero ignorerebbe le loro preoccupazioni sulla salute e sulla sicurezza.

"Facciamo eco ai sentimenti da Amnesty International ed a quanti altri hanno dichiarato che questi sfratti e demolizioni non devono effettuarsi," ha continuato l'ambasciatore.

Mercoledì, Amnesty International ha emesso un comunicato stampa, dicendo che: "Ancora una volta, le autorità rumene stanno apertamente discriminando i membri della comunità rom. Quando le autorità sgomberano le comunità rom contro la loro volontà, senza un'adeguata consultazione, opportuno preavviso o adeguate soluzioni abitative, violano le leggi internazionali e regionali sui diritti umani che il governo della Romania ha sottoscritto," ha detto Jezerca Tigani, vicedirettore di Amnesty per l'Europa.

Chereches ha reagito giovedì, dicendo che tanto l'ambasciata USA che i gruppi dei diritti umani erano stati "male informati" e ha condannato un "tentativo inaccettabile di porre pressione alle autorità locali."

A giugno, Chereches aveva suscitato polemiche ordinando la costruzione di un muro cintato di tre metri di altezza e lungo 100 metri, tutto attorno agli edifici in ci i Rom vivono in città.

Ufficialmente, la misura era per proteggere i bambini da incidenti stradali, ma qualcuno l'ha visto come parte di una politica di ghettizzazione forzata.

La comunità rom in Romania sta lottando contro discriminazione, bassi tassi di alfabetizzazione e disoccupazione massiccia. Ufficialmente conta circa 550.000 componenti in un paese di 21 milioni, ma è opinione diffusa che siano almeno il doppio nel paese.

Molti di origine rom non dichiarano la loro etnia nei censimenti, a causa dei diffusi pregiudizi che devono affrontare.

Raramente i Rom possiedono terreni e proprietà, e sono ulteriormente svantaggiati dalla mancanza di alloggi sociali in un paese dove ormai il 97% degli alloggi è privato.


Appelli - Proteggere il diritto all'alloggio nella nuova legislazione della Romania

In Romania le persone più povere e svantaggiate non possono accedere a un alloggio adeguato a causa del sistema giuridico vigente nel paese. Il diritto a un pieno accesso a un alloggio adeguato non è riconosciuto o adeguatamente protetto dall'attuale legislazione romena.

In tutto il paese, il modo in cui vengono condotti gli sgomberi forzati dei rom e le minacce di sgomberi che i rom subiscono continuamente perpetuano la segregazione razziale. Negli ultimi anni, le comunità rom sono state sgomberate e trasferite vicino a discariche, impianti di depurazione o in aree industriali alla periferia delle città. Quando questo accade, i rom non solo perdono le loro case e i loro averi, ma anche le loro reti sociali, l'accesso al lavoro e ai servizi statali.

Quando le autorità sgomberano le comunità rom contro la loro volontà, senza un'adeguata consultazione, opportuno preavviso o adeguate soluzioni abitative, violano le leggi internazionali e regionali sui diritti umani che il governo della Romania ha sottoscritto, quali il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

Attualmente, il ministero dello Sviluppo regionale e del turismo sta rivedendo la legislazione nazionale sull'alloggio. La prevista riforma della legge è un'occasione per il governo della Romania per portare il proprio quadro normativo nazionale in materia di alloggio, in linea con gli standard internazionali e regionali sui diritti umani.

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SOLAR NOVUS TODAY

I distributori di energia solare Phaesun GmbH di Memmingen (Germania) ad agosto 2011 hanno portato a termine un progetto Green Power, assieme all'iniziativa "Students in Free Enterprise" (SIFE) dell'Università di Regensburg.

Il progetto sostiene la popolazione rom in Romania, fornendo a 30 famiglie nei villaggi di Rosia, Nou e Daia in Transylvania di sistemi PicoPV per fornitura di corrente elettrica fuori rete. Phaesun ha donato i sistemi PicoPV. Forniscono un'illuminazione elettrica affidabile e la possibilità di caricare i telefoni cellulari e gestire altri piccoli apparecchi elettrici. Gli studenti FISE sono stati addestrati al montaggio e alla riparazione dei sistemi Phaesun ed hanno immediatamente trasmesso le loro conoscenze ai gestori locali del progetto in Romania, che potranno impratichirsi sul posto.

"In Romania la popolazione rom è tuttora discriminata. Molti insediamenti non sono collegati alla rete elettrica ed ai bambini spesso è negato l'accesso all'istruzione, che si traduce in problemi come alti tassi di disoccupazione ed alcolismo.", spiega Daniel Kaiser, responsabile del progetto SIFE. "Abbiamo sviluppato un concetto olistico per sostenere le famiglie rom, incentrato su istruzione, elettrificazione e generazione di reddito, iniziando nel marzo 2011 a realizzare il progetto. Così, siamo in grado di dare un contributo al miglioramento a lungo termine delle condizioni di vita delle famiglie rom."

Il mantenimento del sistema è portato avanti da partner di progetto locali. Questi includono l'amministrazione locale, l'ideatore Eginald Schlattner, come pure due studenti di Rosia, laureandi in ingegneria elettrica, che ora sono in grado di finanziarsi tramite una borsa di studio e la gestione di una stazione di ricarica. Sono responsabili del buon funzionamento dei sistemi nel villaggio e di una convenzione tra la stazione di ricarica ed i negozi di alimentari, dove con un piccolo supplemento è possibile per le famiglie senza corrente elettrica è possibile ricaricare i telefoni cellulari e le lampade con batterie integrate.

Spiega Tobias Zwirner, amministratore delegato di Phaesun GmbH: "Conosciamo i problemi che si verificano in Romania, dato che abbiamo lì già realizzato diversi progetti relativi alla fornitura di corrente elettrica fuori rete, in collaborazione con partner locali. La popolazione rom è spesso esclusa dai servizi al pubblico e gli insediamenti spesso non hanno accesso alla rete elettrica. I sistemi PicoPV per l'efficiente fornitura di piccoli carichi offrono una buona possibilità per coprire il fabbisogno basico di elettricità de può essere esteso secondo le richieste degli utenti."

SIFE sta per Studenti in Libera Impresa ed è un'organizzazione internazionale di studenti che cercano di collegare l'impegno sociale con l'attività imprenditoriale. Il gruppo SIFE dell'università di Regensburg è attiva dal 2009 principalmente nell'Europa orientale.