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Progetto "Convergenze"
Di Fabrizio (del 17/07/2011 @ 09:05:08, in scuola, visitato 903 volte)

Il laboratorio chiamato "Convergenze" che l'Associazione "Terra di Confine" Onlus – Sez. AIZO (Associazione Italiana Zingari Oggi) di Catanzaro, sta svolgendo all'interno dell'IPM di Catanzaro è parte integrante di un progetto più ampio denominato "A più voci: una rete per la prevenzione", finanziato con i fondi di cui al Bando 2008, "Perequazione per la progettazione sociale regione Calabria".

Il progetto a valenza regionale, che si sta attuando nei territori delle provincie di Catanzaro, Crotone e Reggio Calabria, con una durata di 24 mesi, ha come finalità la presa in carico da parte delle comunità territoriali delle problematiche del disagio giovanile.

La delinquenza minorile è tutt'altro che un problema marginale. Da un punto di vista statistico è meno rilevata di quanto sia in realtà (il "numero oscuro" è molto alto, dal momento che spesso si preferisce evitare ad un minore la punizione legale).

Nelle scuole italiane, secondo il ministero della Pubblica istruzione, ogni anno si verificano circa 2mila reati. E i colpevoli sono loro, giovani al di sotto dei 18 anni, che occupano sempre di più le prime pagine dei giornali con le loro storie di violenza, disadattamento e solitudine.

L'analisi della devianza minorile rom necessita di una spiegazione sia antropologica che strutturale perché tra i rom non esistono i minori, si passa dall'infanzia all'età adulta quasi attraverso un "rito di passaggio" tipico delle società arcaiche, all'età di 14/15 anni sia le donne che gli uomini sono dei perfetti adulti in grado di mettere su famiglia con tutti i doveri che ne conseguono. Parlare di rieducazione con loro ha un significato diverso, parlare di reinserimento non ha senso nei termini in cui si prevede per gli altri minori, lui il ragazzo rom rientra nella comunità di appartenenza dove chi ha avuto precedenti penali non viene assolutamente discriminato; il discorso che va fatto con i minori rom è quello della prevenzione e del creare nuove opportunità attraverso la scuola e la formazione lavoro.

Il popolo rom presente sul nostro territorio non è un popolo di stranieri ma si tratta di Comunità Rom storiche, quelle che sono arrivate nell'Italia centro-meridionale e quindi in Calabria, intorno al 1400 e che vivono in maniera stanziale sul nostro territorio da più di cinquant'anni. Oggi sono cittadini italiani da molte generazioni, sono iscritti alle anagrafe, votano, mandano i loro figli a scuola, eppure continuano a rappresentare un corpo estraneo all'interno della nostra città. Ulteriore puntualizzazione che richiede di essere fatta è che a distanza di secoli o se vogliamo di soltanto cinquant'anni, le problematiche delle cosiddette comunità storiche, vengono affrontate sempre a livello di emergenza sociale, e molto spesso, soprattutto negli ultimi anni, come problema d'ordine pubblico. Gli errori nascono dall'incomprensione, i non-rom non conoscono la cultura del popolo rom, anzi, sono spesso fin troppo convinti che essi siano "nomadi, disonesti ed incapaci di inserirsi nella società moderna".

"Terra di Confine" ha già portato avanti un progetto simile presso l'IPM, con un gruppo di minori rom. L'esperienza iniziata il 5 luglio 2010 è conclusasi il 23 dicembre 2010 ha evidenziando la sua valenza e messo in atto le sue potenzialità future. Il progetto ha previsto oltre al recupero scolastico con i minori, anche la mediazione familiare, richiesta dai ragazzi, con incontri periodici con i congiunti. Benché i ragazzi abbiano la possibilità delle visite parenti, oltre a quella di poter ricevere e spedire lettere, quest'azione si è rilevata oltre modo importante per loro. Non sono solo le notizie che risultano importanti per i ragazzi ma la capacità di chi ormai opera con il popolo rom da quasi 18 anni, di decodificare e di capire un linguaggio simbolico che chi non conosce la cultura rom non può fare.

L'intervento avrà la durata di 6 mesi, i laboratori si svolgeranno una volta alla settimana e avranno la durata di due ore, sono state previste 4 ore mensili da dedicare alla mediazione familiare e ad attività che coinvolgeranno anche gli altri minori detenuti, da concordare volta per volta.

Il breve percorso di conoscenza della storia e cultura Rom sarà articolato in laboratori tematici, il metodo utilizzato sarà quello dialogico. I ragazzi saranno stimolati al confronto, partendo dalla presa di coscienza dei propri pregiudizi, si promuoverà la relazione con l'altro in quanto portatore di una diversità che non deve far paura ma arricchire.

I laboratori di supporto scolastico, rivolti esclusivamente ai minori rom, avranno lo scopo di aumentare e potenziare le conoscenze e le competenze di questi ragazzi che spesso non hanno svolto un percorso scolastico adeguato, molti di loro infatti non hanno concluso l'iter della scuola dell'obbligo, molti sono quasi totalmente analfabeti. Il confronto con gli altri, anche all'interno del carcere minorile, diventa ancora più difficile se le condizioni di partenza sono estremamente distanti e provocano disagio.

Le finalità sono quelle di dare maggiori opportunità a questi ragazzi attraverso un percorso di consapevolezza che passa attraverso il recupero delle proprie radici, la possibilità di far conoscere anche agli altri il loro mondo per superare una visione fatta di pregiudizi e di stereotipi, aumentare le proprie competenze per mettersi alla pari coi tempi.

La scelta di operare all'interno di un Istituto per Minore e di farlo nei confronti dei ragazzi rom nasce da una precisa esigenza la possibilità di intervenire su questi ragazzi in un momento particolare della loro vita che è quello della detenzione, perché farlo quando sono liberi è estremamente difficoltoso. Confrontarsi con la realtà del carcere è un'esperienza sicuramente arricchente, sia sul piano professionale che su quello umano, ma che altresì crea contraddizioni e lacerazioni, dubbi ed incertezze, a cui spesso è difficile dare delle risposte. Bisogna avere la capacità di entrare in punta di piedi in questo "mondo parallelo", ascoltare, non farsi troppe domande, sospendere il giudizio, fino ad arrivare e capirne il linguaggio e le regole che "regnano sovrane". Spesso ho sentito dire, da esperti e addetti ai lavori, che bisogna avere la capacità di far diminuire il gap esistente tra il dentro e il fuori… spesso quello che mi porto dietro è la sensazione di un dentro come ripiegato su se stesso e un fuori troppo distante! I ragazzi rom all'interno di questo "mondo parallelo", seppur in maniera meno palese, continuano a mantenere la loro specificità che spesso non viene presa in considerazione, ma negarla non significa renderli uguali agli altri ma semplicemente privarli della possibilità di raccontarsi!

Maria Gabriella De Luca - presidente "Terra di Confine" sez. Aizo di Catanzaro

L'articolo è stato pubblicato pochi giorni fa su "Il cielo è di tutti ... quelli che hanno le ali" Periodico dell'Istituto Penale per Minorenni "Silvio Paternostro" di Catanzaro - sarà pubblicato nella prossima uscita della rivista del Csv di Catanzaro - verrà inoltre pubblicato sul prossimo numero della rivista a tiratura nazionale "Zingari Oggi" semestrale dell'Aizo.