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Russia
Di Fabrizio (del 18/05/2011 @ 09:00:30, in Europa, visitato 1613 volte)

Da Baltic_Roma

WindowonEurasia By Paul Goble [1]

Staunton, 04/05/2011 - Le crescenti tensioni tra i Rom e le nazionalità titolari dell'Unione Europea hanno suscitato reazioni a Mosca, sull'ipotesi che componenti di questa comunità spesso disprezzata stiano per trasferirsi nella Federazione Russa, sia per conto proprio che in base ad un accordo tra UE e Russia, perché in questo paese ci sarebbe bisogno di più immigrati possibile.

Ieri la Komsomolskaya Pravda ha riferito di questa possibilità, raccogliendo una storia riportata in precedenza dal portale Tolkovatel.ru.

Secondo Tolkovatel.ru, la possibilità di un accordo sulla cui base i Rom europei sarebbero inviati nella Federazione Russa ed eventualmente in Ucraina, sarà oggetto delle prossime discussioni tra la UE e la Federazione Russa, , un passo appoggiato dalla Francia e da diversi paesi dell'Est Europa, ma sembra osteggiato dalla Germania.

La prima menzione pubblica, secondo Tolkovatel.ru, venne fatta da un programma radio di Komsomolskaya Pravda, quando Roman Grokholsky, leader della comunità rom nella Federazione Russa, disse che secondo lui, "per ragioni economiche la Russia potrebbe accettare [i Rom d'Europa]. E' una terra enorme."

Come riportato da Yuri Filatov sulla Komsomolskaya Pravda di ieri, "l'Europa sembra aver trovato una soluzione radicale al problema dei propri Rom [il cui numero si aggira tra i nove e i dodici milioni] - semplicemente prendendoli e reinsediandoli in Russia."

I paesi europei non possono certo vantare buoni rapporti con i Rom. L'anno scorso, per esempio, il presidente francese Nicolas Sarkozy espulse "diverse migliaia" di loro in Bulgaria e Romania, azione che fu denunciata dai gruppi internazionali dei diritti umani ma venne generalmente appoggiata dal popolo francese e dai residenti di molti altri paesi UE.

Ma nonostante questo appoggio i governi europei hanno concluso, continua Filatov, che non è "tecnicamente o economicamente" fattibile "deportare tutti i Rom in Romania e Bulgaria come è stato fatto nel passato: le dimensioni di questi paesi non lo permettono e ci sono le proteste sempre più forti dei nazionalisti locali" a quella idea.

Come risultato, gli Europei hanno scoperto la nozione "perché non reinsediarli in Russia (ed anche in Ucraina)," che hanno spazio e lavoro per sistemarli e che, secondo il punto di vista degli Europei, hanno una tradizione di tolleranza verso i Rom, come si evince dai romanzi e dalla musica russa.

Si prevedeva, così il documento, che "ogni famiglia rom avrebbe ricevuto dall'Unione Europea i soldi del viaggio e per il reinsediamento." Non è stato determinato l'ammontare esatto, ma probabilmente sarebbero stati 500 euro a persona, cioè quanto ricevuto in precedenza dei Rom deportati dalla Francia.

"In questo modo," dice Filatov, "contando sul nostro spirito di accoglienza e ospitalità, la -tollerante- Europa vuole a nostre spese risolvere il problema della sua intolleranza. Ed è interessante notare che nei circoli di potere in Russia, la notizia sia stata attivamente preparata per decisioni simili."

Difatti, dice il giornalista della Komsomolskaya Pravda, l'elite russa non sta pensando solo ai Rom europei. Specificamente, pensa anche a Cinesi ed Africani per affrontare il sempre più grave declino demografico della Federazione Russa.

Filatov cita i commenti di Zhanna Zayonchkovskaya, capo del laboratorio migrazioni dell'Istituto di Pronostici Economici all'Accademia delle Scienze, durante una riunione di settimana scorsa dedicata alle dimensioni demografiche del documento strategico di Mosca per il 2020.

Tenuto conto del declino della Russia nella sua popolazione totale e specialmente tra quanti in età da lavoro, Zayonchkovskaya ha detto che la Russia dovrà attrarre almeno 20 milioni di migranti maggiori di 15 anni. I paesi dell'Asia Centrale possono fornirne non più di sei milioni, e quindi la maggior parte dovrà arrivare dalla Cina.

I lavoratori cinesi stanno già migrando in Russia ed il loro numero è destinato a crescere negli anni a venire, ha detto Zayonchkovskaya, notando che "tanto più metteremo la testa sotto la sabbia, tanto più [il risveglio] sarà per noi inatteso." Ed è in corso un gran cambiamento: entro la metà del secolo, ha detto in Russia ci saranno più Cinesi che Tatari.

Simili flussi migratori avrannol'effetto di aumentare le attitudini xenofobe tra i Russi, come si riflette e cerca una via d'uscita il recente caso del proibito (il caso ora è in appello) Movimento Contro l'Immigrazione Illegale (DPNI). E non sorprende che il portale del DPNI presenti queste storie sui Rom d'Europa.

Ma i commenti di Zayonchkovskaya riflettono il dramma in cui si trova il governo russo: se permette più immigrazione, aumentando la percentuale di popoli non slavi, si troverà di fronte ad una popolazione sempre più antagonista. Ma se non lo fa, ne soffrirà l'economia, ed il regime dovrà affrontare la rabbia di classe invece di quella etnica.
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[1] Paul Goble è da lungo tempo uno specialista in questioni etniche e religiose dell'Eurasia. Recentemente, è stato direttore di ricerche e pubblicazioni presso l'Accademia Diplomatica dell'Azerbaijan. In precedenza aveva lavorato come vice preside per le scienze sociali e umane all'Università Audentes di Tallin e come ricercatore anziano associato all'EuroCollege dell'Università di Tartu in Estonia. Mentre era lì, lanciò la serie "Finestre sull'Eurasia". Prima di entrare là in facoltà nel 2004, prestò servizio a vario titolo nel Dipartimento di Stato USA, nella Central Intelligence Agency e all'International Broadcasting Bureau, come pure a Voice of America e Radio Free Europe/Radio Liberty e al Carnegie Endowment for International Peace. Scrive frequentemente su tematiche etniche e religiose e ha pubblicato cinque volumi su etnia e religione nell'ex spazio sovietico. Formatosi all'Università Miami nell'Ohio e all'Università di Chicago, è stato premiato dai governi di Estonia, Lettonia e Lituania per i suoi lavori nel promuovere l'indipendenza baltica e il ritiro delle forze russe da quelle terre occupate in precedenza.

Può essere contattato direttamente a paul.goble@gmail.com