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Repubblica Ceca
Di Fabrizio (del 13/03/2011 @ 09:31:05, in Europa, visitato 1293 volte)

Da Czech_Roma

Un racconto sul razzismo ceco
Prague, 6.3.2011 16:50, Slávek Pařenica, translated by Gwendolyn Albert

Cari lettori,

Grazie per la pazienza che dedicherete alla lettura di questa storia. E' una storia reale su persone reali. Soltanto i nomi dei luoghi e delle persone sono stati cambiati. Non comprendiamo quante storie simili si sviluppino costantemente attorno a noi.

La maggior parte della gente non è cattiva. Non vorrebbe far del male a nessuno - almeno non intenzionalmente. Come tutti sanno, la strada per l'inferno è pavimentata di buone intenzioni. Stiamo tutti vivendo le nostre vite. Per la maggior parte facciamo del nostro meglio per vivere come ci è possibile, e non siamo abbastanza consapevoli di come siamo collegati agli altri, di come una parola può migliorare o peggiorare la vita di qualcuno. Una parola pronunciata, oppure no, ed una vita umana può puntare in una direzione completamente differente.

La nostra storia inizia in un negozio di alimentari in una città di provincia. E' un negozio piccolo e carino, ben tenuto da un proprietario simpatico, un vecchio gentiluomo che vi ha lavorato tutta la vita. Amava il suo lavoro sin dai giorni in cui tutto apparteneva allo stato, e nell'ambito delle sue possibilità ha fatto del suo meglio, come gestore, per avere scorte di prodotti freschi (anche quando la selezione era più povera), cosicché i suoi clienti potessero sempre acquistare al meglio ed essere felici di tornare. Sapeva benissimo che non avevano molta scelta, che non c'era una vasta gamma di prodotti, ma anche così.

Poi venne la rivoluzione ed all'inizio degli anni '90 aprì la sua propria attività. Era il SUO negozio di alimentari. Lo amava sinceramente e gli affari fiorirono. Non divenne mai un miliardario, ma non gli andò mai male. Era felice.

Così questo proprietario (lo chiameremo Novotný) gradualmente ampliò la gamma dei prodotti ed inoltre dopo il 2000 estese l'orario di apertura del negozio [...]. Ovviamente, i suoi prezzi non potevano competere con gli ipermercati, ma anche così aveva abbastanza clienti - grazie soprattutto all'atteggiamento del suo staff ed alla qualità dei prodotti. Era anche accessibile a chi viveva lì attorno.

Ad un certo punto a luglio qualcuna del suo staff andò in congedo di maternità. Stanco di lavoro extra, il signor Novotný decise di assumere una nuova venditrice. Mise un cartello "Personale cercasi".

Jarmila Demeterová è una zingara - così la chiamano, lei non si preoccupa se adoperano il termine "Romnì" o "zingara". Tutti e due possono essere usati bene, o in senso peggiorativo. Sono in cinque in famiglia. Suo padre beveva parecchio e sua madre amava la famiglia con tutto il cuore e si prese cura di loro. Jarmila è andata a scuola, era un'alunna nella media. Non stupida, ma neanche un genio. Soltanto una ragazza normale - con la pelle leggermente più scura degli altri. Terminati gli studi ha fatto apprendistato come addetta alle vendite.

Jarmila faceva la spesa regolarmente al negozio del signor Novotný. Le piaceva lì, più che altro perché non aveva la sensazione di non essere benvenuta. Nessuno la seguiva con sospetto mentre faceva acquisti, cosa che accadeva di solito negli altri negozi. Da un lato capì perché era così. Sapeva molto bene che alcuni zingari rubano e non lavorano, e comprendeva il malessere che incontrava, la mancanza di fiducia. Ciò non significa che non la preoccupava. In verità talvolta anche lei era stata tentata di rubare qualcosa negli ipermercati - se tutti ti guardano come un ladro, allora diamogli una ragione - ma non l'aveva mai fatto.

Il cartello "Personale cercasi" pendeva da diversi giorni alla porta del negozia e Jarmila continuava a passarci davanti. Pensò che doveva chiedere del lavoro, ma aveva paura di essere umiliata un'altra volta. Nessuno le aveva mai detto direttamente che non l'avrebbero assunta perché era una zingara, ma a volte gli occhi dicono più delle parole.

Alla fine ebbe il coraggio di chiedere per il lavoro. Mentre entrava nel negozio dove per tanto tempo aveva fattola spesa, il cuore le batteva forte, come succede a ogni ragazza di 19 anni in cerca di lavoro.

"Capo, c'è qui una ragazza interessata al lavoro di vendita. Per favore, aspetta qui un momento, il capo sarà qui subito."

Questo trattamento dignitoso e gradevole la sorprese, e si calmò un poco. Ci vollero pochi secondi perché il signor Novotný uscisse dal suo ufficio, ma a Jarmila parve un'ora.

"Salve signorina. Prego, venga nel mio ufficio."

Il signor Novotný conosceva Jarmila di vista. Sapeva che era una cliente abituale, che era ben educata, tranquilla e vestita decentemente. Le piaceva. Lui non era mai stato razzista. Era un uomo d'affari, ed i clienti sono clienti, non importa il loro colore. Dopo una breve intervista, decise di dare una possibilità a Jarmila. Concordarono un periodo standard di prova di tre mesi, lo stipendio iniziale e le altre condizioni. Jarmila non diede molta attenzione a questi dettagli. Era contenta di avere un lavoro, e cominciò a sognare un posto suo dove vivere - anche se amava la sua famiglia, voleva un po' di privacy. Era grata al signor Novotný.

Passato il periodo di prova di tre mesi, Jarmila aveva acquisito una notevole esperienza di lavoro. Non era perfetta, ma non lo è nessuno quando si impara un nuovo lavoro. Bisogna dire che scuola e apprendistato sono un po' differenti - ma lei era competente ed imparava in fretta. Le piaceva lavorare per quanto il lavoro possa essere piacevole - quasi nessuno di noi in realtà si rallegra di andare a lavorare, ma sapete tutti cosa intendo.

Un ano dopo, Jarmila era una venditrice esperta. Era veloce, amichevole, molte persone avevano di lei una buona opinione.

Un giorno, era al servizio dei clienti, come al solito. C'erano poche persone nel negozio, e tra loro un gruppetto di giovani uomini.

"Vedete quella cioccolata?"

"Hm, dovrebbe stare sull'autostrada E55, non ad importunare la gente qui in negozio. Andiamocene prima di prendere l'epatite."

I giovani non hanno parlato esattamente a voce alta, ma le loro parole sono state udite. Gli altri clienti non ci hanno fatto attenzione. Nessuno vuole problemi inutili. Anche Jarmila li ha ignorati, anche se si sentiva terrorizzata. Da tempo non sentiva discorsi simili e non era abituata. Talvolta basta qualche parola per ricordarsi molto in fretta del passato.

Non era finita. I giovani tornarono nel piccolo negozio sempre più spesso, ed i loro attacchi si intensificarono. Una volta, il signor Novotný ne fu testimone e si intromise.

"Signori, c'è qualche problema?"

"Non per noi, sei tu quello col problema, vecchio."

"Uscite o chiamerò la polizia."

Gente come quella di solito non ha molto coraggio. Mormorarono qualcosa del tipo ci vediamo dopo e lasciarono il negozio.

Quando il signor Novotný tornò a lavoro il giorno dopo, c'erano graffiti su tutta la vetrina, con scritto "Morte agli zingari", ecc.

La cosa si ripetè, ma ciò non fu il peggio. Successe che i clienti smisero di venire. I giovani non entrarono più, ma ogni tanto vennero lasciate all'ingresso uova e verdure marce, o altre cose simili. I clienti smisero di trovare piacevole il negozio.

Il treno aveva lasciato la stazione e non si poteva più fermarlo.

Pochi mesi dopo, sulla vetrina apparve un cartello "IN VENDITA".

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