\\ Mahalla : Articolo : Stampa
Pietas e bassi istinti
Di Fabrizio (del 12/02/2011 @ 09:53:21, in Italia, visitato 1400 volte)

Una società che non sa fermarsi, anche piangere, e pensare cose nuove quando quattro bambini muoiono bruciati perché senza la stufetta, alla lunga, morirebbero di malattia e di freddo, ha poco futuro. Perché la pietas, che contiene commozione, compassione, rende intelligenti e aiuta a costruire soluzioni più umane. Non è chiaro se Roma, la gente comune, riuscirà a resistere alle banalità volgari di chi invoca misure «drastiche», «se ne tornino a casa loro», «se non hanno occupazione e un luogo dove stare vengano espulsi con la forza» (il responsabile del Comitato per la sicurezza), e così via.

Tutte le indagini su intolleranza e razzismo rilevano un sentimento anti-rom in cima alla graduatoria, in tutta Europa. E si scatena di più in tempi di fragilità sociale, indicando capri espiatori facili, gli "zingari". Un popolo di ragazzini (la metà di quelli che sono in Italia sono minori), la metà italiani da secoli (dove andrebbero espulsi?), gli altri tutti europei, di cui una parte consistente ex-jugoslavi, alla seconda generazione di nati in Italia: ma sono anni che la proposta della Comunità di Sant'Egidio di rilasciare un permesso di soggiorno di lungo periodo non ha risposta, e vengono lasciati in un limbo legale che crea marginalità e, davvero, il contrario della sicurezza.

Su tutto questo scontiamo, oggi, il precipitato di una predicazione del disprezzo e della paura che a Roma – in una delle città più sicure del mondo – ha fatto della questione "rom" un perno di campagne elettorali che non sono mai finite e che hanno autorizzato i romani a non vergognarsi dei propri istinti un po' bassi. Per gli "zingari", vittime dello sterminio razzista mai risarcite e di un "anti-gitanismo" per cui non esistono nella società europea e italiana gli anticorpi che esistono verso l'antisemitismo, non valgono, anche per gli amministratori, quasi mai, quello che vale per la gente comune. Che hanno gli stessi desideri e necessità che abbiamo "noi". E finché non si pensa in questo modo le soluzioni offerte sono tutte parziali e alla fine inefficaci.

Per gli zingari non vale normalmente l'idea che la responsabilità anche penale è personale. Se uno commette un reato tutto il gruppo può essere allontanato perché pericoloso socialmente e anche la "casa", persino in campo attrezzato legale e pagato dai contribuenti, può essere abbattuta, assieme all'intero campo (è accaduto). Per gli zingari continua la leggenda che «non vogliono casa» e il massimo che si pensa è «villaggi attrezzati», finora di pessima qualità: se temporanei è un conto, se uno li concepisce come l'approdo di una vita è un altro.

Non è solo la giunta attuale, a Roma, che è in ritardo. Tutte le giunte degli ultimi vent'anni, nonostante gli sforzi, similmente hanno fallito l'obiettivo: perché mai, simultaneamente, è stata creata la sicurezza abitativa per tutti, assieme a un piano di inserimento scolastico accompagnato, per tutti: anche con borse di studio, come si è fatto per l'Italia più povera, nel dopoguerra o negli anni '70 a Roma, quando sono state eliminate le baracche e i borghetti.

E da vent'anni e più, a metà anno, in un gioco dell'oca autolesionista, gli sgomberi sollecitati dalla popolazione interrompono i percorsi di inserimento scolastico e anche il monitoraggio delle forze dell'ordine. C'è da augurarsi che con la commozione si avvii un piano vero. Per l'inverno, se non c'è di meglio, anche le caserme, cose con un tetto. Ma che sia un piano che accanto ai 13 campi da finire di realizzare preveda una transizione e una compensazione anche di affitti e edilizia "normale". Che preveda la possibilità di un'alternativa quando due gruppi sono troppo disomogenei e non possono vivere insieme. Il diavolo sta nei dettagli e questi sono dettagli da tenere in considerazione. Come generalizzare il progetto europeo (già attivo con sant'Egidio) di scolarizzazione incentivata, con percorsi di inserimento professionale accompagnato, in maniera personalizzata.

Sono in tutto 7000 persone, in gran parte ragazzini. Per Roma si tratta di 350 persone per circoscrizione. Non è una grande emergenza. L'unica emergenza vera è fare rientrare i bassi istinti di tutti. O qualunque soluzione sarà difficile.

Mario Marazziti