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Repubblica Ceca
Di Fabrizio (del 08/11/2010 @ 09:59:03, in Europa, visitato 1377 volte)

Da Czech_Roma

European City Ruolo della scena artistica ad Ostrava nel perpetuare gli stereotipi "Rom", by Kathrin Buhl(1)

Premessa: Questo articolo riguarda la mutua relazione tra gli stereotipi persistenti e l'esperienza vissuta dei Rom ad Ostrava. L'autrice esamina aspetti della scena artistica alla ricerca di quale particolare dimensione sociale contribuisca o si discosti dagli stereotipi, ed in che misura i componenti delle comunità rom siano coinvolti nel processo della creazione artistica. Un punto chiave è che quando la popolazione non-Rom presenta i Rom nell'arte, il prodotto si afferma come arte. Ma quando i Rom, "l'oggetto" dell'arte, sono attivamente coinvolti nel processo di creazione artistica, appaiono maggiormente il rifiuto e la discriminazione. Questo paradosso esistente rivela un meccanismo attraverso il quale vengono mantenuti nei discorsi pubblici e nelle arti il razzismo e la discriminazione.

La storia dei membri delle comunità rom in Europa(2) è stata caratterizzata per secoli da persecuzioni, discriminazioni ed esclusione sociale. Vivendo ai margini della società, in molte nazioni il quadro "dei Rom" incontra uno stereotipo comune che differisce solo leggermente da regione a regione. Conosciuti come "Gypsy", "Zigeuner", "Gitans" o "Cíngaros", per molti questi termini evocano quadri di persone scure in abiti colorati che continuamente danzano e suonano di fronte alle loro carovane. Ma oltre a queste spesso distorte immagini romantiche, gli "zingari" sembrano anche avere una vasta gamma di esperienze sociali negative, come povertà, senza fissa dimora e criminalità.

Ostrava, come pure un gran numero di altre città nella Repubblica Ceca, ha una numerosa popolazione rom. Con quasi 320.000 abitanti, la città post-industriale è la terza città della Repubblica Ceca, ed ha una popolazione rom stimata tra i 20.000 e i 30.000 abitanti(3), pochi - anche se il numero non è certo. Questo perché molti di origine rom che vivono ad Ostrava non intendono identificarsi pubblicamente come tali, ma invece si considerano e si dichiarano pubblicamente come Cechi. Questo fatto sfida i tempi "moderni", un periodo apparentemente caratterizzato da democrazia, leggi anti-discriminazione, la retorica dei diritti umani, ed il molto lodato arricchimento della popolazione con "diversità" culturale ed un'aperta conversazione con la storia, si senta ancora la necessità di nascondere le proprie origini.

Una ragione per cui molti Rom non possono identificarsi come appartenenti alle comunità rom è che spesso incontrano il rifiuto o la discriminazione nelle società in cui vivono. Nel passato recente ci sono stati ripetuti esempi di brutalità contro le famiglie rom, da parte di sconosciuti e talvolta (nei casi diventati pubblici) da parte della polizia, in tutta Europa. Ma i membri della comunità rom non sono esclusi dalla società maggioritaria tramite la sola violenza, o l'aperta discriminazione e le offese. Ci sono anche ragioni più profondamente radicate per cui i gruppi etnici continuano ad essere socialmente esclusi(4).

In quanto tale, ritengo che nelle società sia nascosto un sofisticato sistema di discriminazione che nasconda come lavori o avvenga su base giornaliera la discriminazione dei componenti delle comunità rom. Tra l'altro, lo scopo di questo articolo è dimostrare questa tesi. Ciò che farò sarà presentare alcuni esempi che possano servire a sostanziare la mia affermazione. Questi esempi offrono modi suggestivi di avvicinarsi alle più ampie - e più difficili da risolvere - questioni sociali, quali il perché quel popolo con origini differenti non sia in grado o sia incapace di diventare parte integrata della società, nonostante le politiche sociali in atto. O, per dirla differentemente, come le diverse dimensioni della società contribuiscano a perpetrare le diseguaglianze esistenti tra i gruppi sociali.

Mi avvicino alle questioni con una ricerca nel settore artistico di Ostrava e come si leghi alla comunità rom. Mi chiedo se ed in quale misura le arti, che tradizionalmente hanno ricoperto il ruolo di rappresentare le rivendicazioni dei popoli e dar loro una voce, accendano una luce sulla situazione dei Rom da prospettive insolite o differenti. Per fare questo, ho tenuto la traccia di mostre che hanno affrontato ad Ostrava varie questioni dall'anno 2002(5).

Ho trovato che rispetto alla relativamente ricca scena artistica e culturale di Ostrava, l'arte connessa a "questioni rom" è sottorappresentata. Da un lato, ciò si applica all'arte "su" o "circa" i componenti delle comunità rom, e dall'altra all'arte nei cui processi creativi sono coinvolti gli stessi Rom in quanti artisti, consulenti o registi. Dato che i Rom costituiscono quasi un decimo della popolazione totale di Ostrava, diventa particolarmente urgente la ragione di questa sottorappresentazione.

Mentre raccoglievo materiale da esaminare, ho parlato con persone collegate in differenti contesti con membri delle comunità rom. Tra gli altri, inclusa la preside di una scuola pubblica, dr. Soňa Tarhoviská, ed un'insegnante, Blanka Kolářová, della stessa scuola "Církevní základní škola a mateřská škola Přemysla Pittraand". Con 300 bambini iscritti, di cui solo due non sono rom, la scuola è unica nel suo concetto artistico pedagogico. Dato che la scuola serve una comunità che sotto molti aspetti è socialmente svantaggiata, la scuola, sin da quando è stata fondata nel 1993, ha ospitato o partecipato a diversi progetti artistici, che vanno dalla pittura alle produzioni teatrali, o spettacoli di musica e danza.

Poiché il raggio d'influenza della scuola ed il gruppo coinvolto dall'arte prodotta dai bambini non è il grande pubblico ma le famiglie degli alunni, non fa parte dell'auto-concezione della scuola di contribuire a formare l'opinione pubblica sui Rom. Secondo Blanka Kolářová i progetti artistici, di cui una decina finanziati dalla città o dall'Unione Europea, hanno più lo scopo di aiutare i bambini invece che dar loro la possibilità di esprimersi. Un secondo e forse più importante obiettivo dei progetti artistici è che i bambini, che nei progetti presentano le vite delle loro famiglie, imparino di essere accettati come figli di famiglie rom. Secondo Blanka Kolářová, la maggior parte dei bambini si vergogna di se stessi e di essere parte di famiglie rom. I progetti artistici servono come approccio nel trattare il concetto di identità e a sviluppare l'accettazione sino ad un certo grado di autostima.

La scuola non solo si comprende come un contributo al lavoro esplicativo rivolto ad una sfera di pubblico più vasta. Diventa invece evidente che il suo approccio si basa sul livello base per un miglioramento dei bambini interessati e delle loro reali situazioni familiari.

Poiché la scuola non raggiunge il pubblico, la risposta non è esattamente valutabile. Però la preside stima che, se raggiungessero il pubblico coi loro progetti, la risposta sarebbe positiva. Sono conclusioni tratte dalle reazioni del pubblico alle esibizioni dei bambini nelle tradizionali danze e musiche rom che hanno avuto luogo ad un festival annuale di Ostrava.

Ci fu una motivazione simile nell'aiutare le famiglie dei bambini a sviluppare e rafforzare il senso di autostima e identità, secondo il direttore del teatro "Divadlo Jiřího Myrona". Ha fatto recitare i figli delle delle famiglie rom colpite dall'inondazione di Ostrava nel 1997 per l'esecuzione del musical "AIDA". La risposta del pubblico fu, come riportata dai media, abbastanza buona.

In passato, ci sono stati progetti artistici che in qualche modo hanno coinvolto membri delle comunità rom, non solo come soggetti delle opere artistiche, ma soprattutto come designer attivi delle mostre o degli spettacoli. In questi progetti, la risposta del pubblico è stata  differente da quella dei progetti in cui i Rom (soprattutto bambini) hanno partecipato in quanto persone socialmente svantaggiate o vittime.

Un esempio è un'esposizione che ha avuto luogo nel Museo di Belle Arti "Dům umění" di Ostrava, nel 1999-2000. Un gruppo di studenti universitari ed una stazione radio erano responsabili della mostra che presentava fumetti disegnati da bambini rom. Originariamente era programmata alla Galleria Nazionale di Praga, ma in seguito il direttore rifiutò di esporre "arte rom" nel suo museo. Soltanto dopo il forte impegno di persone influenti, il progetto venne finalmente finanziato ed esposto nel Museo di Belle Arti "Dům umění". Nonostante la resistenza del direttore, il pubblico ha risposto positivamente alla mostra e le persone coinvolte hanno detto di sentire un senso di rispetto da questa esperienza.

L'idea dietro quel progetto era di aprire un sito importante di cultura pubblica, come un museo, perché i Rom mostrassero i loro lavori come artisti e come visitatori del museo interessati nel vedere l'arte dei Rom. Le difficoltà di accesso che gli iniziatori hanno dovuto affrontare per entrare in un campo come quello del Museo di Belle Arti, rappresenta solo un'idea dell'assenza di qualsiasi accettazione del livello intellettuale per chi appartiene alla comunità rom.

Se questi esempi possono essere considerati rappresentativi, confrontando i differenti approcci all'arte rom ed ai differenti livelli in cui l'arte rom è rappresentata, diventa ovvio quanto segue:

Quando il progetto artistico viene inquadrato sia per aiutare un relativamente passivo protagonista (una vittima o un bambino) o inteso come un progetto più o meno pedagogico, come parte di un festival che ha luogo soltanto in un determinato periodo, la rappresentazione di una cultura (nel caso dei Rom, danze e musiche) stereotipata (che arriva assieme agli aspetti "noti") volta all'intrattenimento, sembra essere accettata. Ma appena il coinvolgimento dei Rom è trasformato da oggetto di assistenza in soggetto attivo, o quando sono percepiti come partecipanti alla creazione artistica in quanto artisti o come parte della popolazione generale - come un potenziale visitatore - che era antecedentemente riservato ai non rom, i Rom sembrano avere più difficoltà nell'essere accettati o legittimati. Accettare persone in questa seconda dimensione sociale, dove ci si incontra in posti come gallerie d'arte, significherebbe accettarsi come uguali. Fintanto che la società interagisce con "i Rom" soltanto nel perpetuare gli stereotipi, attraverso questi si mantiene il controllo. Per esempio, possiamo parlare di loro, ma non con loro. Così, è facile mantenere una certa immagine, uno stereotipo che ci permette di trattarli in un certo modo. Fintanto che la società non permette ai Rom di parlare in prima persona e quindi di poter generare un'(auto)concezione di se stessi, noi non avremo da temere che possano variare la loro immagine, costruita e manifestata attraverso discorsi che controllino e giustifichino il modo in cui la società agisce con i Rom.

Lascerò alla discrezione del lettore considerare se il suggestivo argomento fatto sull'arte recipiente nel museo, possa essere applicabile alle differenti sfere della società, quali i luoghi di lavoro, il vicinato, o le istituzioni educative. Inoltre, rimane la questione di come questa assegnazione di ruolo manifestata da Rom e non Rom possa risolversi attraverso i discorsi pubblici e le regole istituzionali.

1) Kathrin Buhl studia scienze culturali e scienze politiche all'Università di Brema

2) Seguendo l'esempio di Rainer Mattern userò in tutto questo articolo i termini "comunità rom" o "popolo rom" riguardo a Sinti e Rom, Askali ed Egizi, citato in Mattern, R. (2009). Swiss-Aid-to-Refugees-Country analysis, Kosovo: About the Repatriation of Roma. Bern, Swiss-Aid-to-Refugees-Country Analysis.

3) Agarin, T., Brosig, M. (2009). "Minority integration in Central Eastern Europe: between ethnic diversity and equality." Editions Rodopi B.V. Last accessed October 4, 2010 at http://books.google.de/books?id=182K1gZFAuoC&pg=PA307&dq=ostrava+population+statistics&ei=BuHmS_iUAoyqywSLhNDKCQ&cd=9#v=onepage&q=ostrava%20population%20statistics&f=false

4) Come esempio, è stato pubblicato un documento sulla discriminazione dei Rom, sulla base di un lavoro sul campo nel 2008 in un rapporto della Commissione Europea: Discriminazione nell'Unione Europea, Percezioni, Esperienze ed Atteggiamenti.

5) Informazioni ricevute da Kumar Vishwanathan - Vivere Insieme, OnG di Ostrava sui diritti dei rom.