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Colombia
Di Marylise Veillon (del 13/09/2010 @ 09:32:42, in Kumpanija, visitato 1432 volte)

Da Mundo_Gitano

Radio Nederland Wereldomroep Publicado el: 5 de septiembre 2010 - 7:00 de la mañana | Por María Isabel García (http://www.informarn.es)

Mentre a Bruxelles la Commissione Europea studia le recenti espulsioni verso la Romania e la Bulgaria accadute in Francia, la Colombia riconosce il popolo Rrom come patrimonio ed espressione della pluralità culturale ed etnica, consacrata dalla costituzione.

Non si vedono più le tende nella periferia delle città, come successe a Macondo, quando ogni anno, durante il mese di marzo, arrivava Melquiades con le sue invenzioni e i suoi prodigi come attrazioni, che per un momento fecero pensare ad una di quelle di José Arcadios, della saga inventata da Gabriel Garcia Marquez, con le quali si avrebbe potuto attirare l'oro; né l'immensa lente d'ingrandimento con la quale un altro dei Buendia credette d'iniziare le guerre solari.

Nei quartieri di Bogotà, Puente Aranda, Santa Isabel, El Sol, Galan, Camelia e Ciudad Montes, è frequente incrociare delle donne con i loro vestiti lunghi e colorati, talvolta con una sciarpa legata ai fianchi e lunghi orecchini. Sono Gitane, che abitano come una volta nei dintorni della capitale colombiana, dove si calcola ci siano 60 famiglie gitane, circa 700 persone, dei cinquemila che si stima risiedono in tutto il paese. Cucuta, alla frontiera nord con il Venezuela, è la città con la maggiore concentrazione di membri del popolo Rrom. Gli uomini non si distinguono molto nel loro abbigliamento, generalmente indossano vestiti scuri, anche se caratteristici a secondo del loro mestiere: forgiatura dei metalli, o allevamento e scambio di cavalli.

Riconoscimento

"La comunità gitana è uno dei multipli gruppi umani che vivono a Bogotà e che grazie a le sue manifestazioni artistiche rinforza la diversità del patrimonio culturale intoccabile della città", affermò domenica scorsa (29 agosto 2010), il Sindaco della capitale, Samuel Moreno, a una festa gitana, durante la quale annunciò che, all'occasione di un prossimo incontro sperava di firmare un documento relativo alla Politica Pubblica per i Rrom.

In questi giorni, il popolo Rrom di Colombia celebra l'emissione del decreto 2957, che riconosce loro caratteristiche specifiche nonché il loro contributo "al processo di formazione della nazionalità colombiana e come parte del patrimonio etnico e culturale della nazione" secondo Moisés Mediano, rappresentante delle popolazioni al Ministero della Cultura.

L'eccezionale Dalila

Nativa di Bogotà e cittadina del mondo, Dalila Gomez la quale si definisce come una "ribelle con i gitani", è un ingegnere industriale con studi di amministrazione pubblica. Questo è piuttosto eccezionale nella sua comunità, fortemente tradizionalista in quanto al ruolo della donna, il quale si svolge prevalentemente all'interno del nucleo famigliare. Tuttavia, lei è visibilmente a capo del processo che già da una decina di anni, ha iniziato a liberare il popolo Rrom alla ricerca di un riconoscimento legale. Ha dato l'impulso e seguito i lavori che portarono parzialmente al culmine, il 6 agosto 2010, con l'emissione del Decreto che lo riconosce come comunità etnica con un'identità, la cui forma di organizzazione sociale e la lingua propria hanno definito storicamente le sue istituzioni politico-sociali.

Dalila riferisce che le strategie di incidenza politica si concentrarono nel rendere la comunità più visibile, tramite i mezzi di comunicazione e per mezzo della presenza in distinte istituzioni dello stato e della società.

RN. Quali saranno i piani maggiormente decisivi per il futuro?
DG. Il più importante è di concretizzare le azioni che sono state pianificate dal punto di vista normativo, per trasformare le realtà negative e migliorare le condizioni di vita del popolo Rrom.

RN. Si stima che in Colombia la comunità Rrom integrata sia di cinquemila persone. Dove si localizzano, benché nomadi?
DG. In Colombia abbiamo le Kumpanias, gruppi patriarcali, famigliari, stabiliti nei quartieri di alcune delle grandi città, considerando che la maggior presenza gitana si registra in Cucuta, Giron, Barranquilla, Cartagena e Bogotà.

RN. A quando risale la presenza dei gitani nel paese?
DG. Secondo i registri dell'Archivio dell'India, i primi gitani arrivarono in America all'epoca del terzo viaggio di Cristoforo Colombo. Fino alla fine del XVIII secolo erano chiamati "arrochelados" o "llovidos", e si integravano con degli schiavi sfuggiti e indigeni che non si sottomettevano alle leggi coloniali. Nuove ondate di immigranti arrivarono quando fu stabilita la Repubblica, e poi durante la prima e la seconda guerra mondiale. Recentemente, più che arrivare, vanno via dei gitani, in quanto a causa del conflitto interno, la Colombia non è un paese adeguato per ospitarli.

RN. Sono persone di armonia e di pace.
DG. Siamo un popolo pacifico, non abbiamo nessun eroe riconosciuto, né odi tramandati, il che si traduce in un grande amore per la vita, e questo fa si che abbiamo un concetto del tempo e della libertà, molto particolare, differente di quello della maggioranza delle società nei vari paesi, dove si legifera per i sedentari e si hanno forme rigide per il controllo della gente, dell'essere umano.

RN. Come vede la persecuzione della quale sono stati oggetto i gitani, in Europa e in Francia?
DG. I gitani in Europa, equivalgono agli indigeni in America, perché sono discriminati, c'è il genocidio etnico, alto tasso di mortalità infantile, i loro figli sono considerati a scuola come dei disabili. Perché un gitano possa eccellere in Europa, deve riempire più condizioni del normale, in quanto c'è molto razzismo. Quello che vediamo ora in Francia, un paese notoriamente liberale, il quale fece la rivoluzione per promuovere i diritti di tutte le persone, è una retrocessione; stanno dimostrando che ritornano al nazismo, come durante la seconda guerra mondiale. Al contrario, nel nostro paese, considerato del terzo mondo, malgrado i nostri conflitti e i nostri problemi, stiamo dando un esempio di civiltà. Inoltre abbiamo una ferma volontà di convivere con gli altri gruppi e culture.

Saluto romanì

E in segno di fratellanza, Dalila rivolge un saluto in lingua romanì, che tradotto significa:

"Saluto e libertà per tutti i gitani del mondo; stiamo passando attraverso un momento di crisi, speriamo che tutto si aggiusti, pensiamo che valgano più la ragione dell'essere umano per cercare il dialogo tramite la parola, e la saggezza. Basta essere preparati, si tratta di dimostrare al mondo che siamo esseri umani e che meritiamo di vivere su questo pianeta."