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Belgio
Di Marylise Veillon (del 08/08/2010 @ 09:10:51, in Europa, visitato 1601 volte)

Da Roma_Benelux

E' responsabilità di tutti noi, esigere dall'autorità pubblica che rispetti i suoi obblighi nei confronti dei popoli viaggianti: è una questione di libertà, di uguaglianza, di solidarietà. Un'opinione di Veronique Van der Plancke, vicepresidente della Lega dei Diritti dell'Uomo.

Da alcuni giorni, una piccola comunità di circa ventimila individui in Belgio, solitamente chiamati "Gens du voyage", attira l'attenzione come non mai. Visti talvolta come un solo uomo, comprendiamo gradualmente che la loro realtà è multipla, e di conseguenza, che le risposte da dare alle domande attuali, dovranno essere diversificate.

E' così che questi discendenti degli Tzigani (chiamati anche Rom, Zingari, Sinti a secondo della loro provenienza geografica), arrivati in Belgio nel XV o alla fine del XIX secolo, hanno generalmente mantenuto la tradizione dell'abitazione mobile, benché non per questo tutti svolgono una vita itinerante. Alcuni di loro viaggiano per un periodo più o meno lungo dell'anno, fermandosi per alcune settimane in luoghi che si susseguono.

Numerosi di loro sono diventati sedentari, ma preferiscono tuttavia risiedere in una roulotte, installata stabilmente su un terreno, in modo da perpetrare un modo di vita aperto verso l'esterno, al quale sono abituati dall'infanzia, modo che permette loro di mantenere un legame (anche solo simbolico)con il viaggio. A questi si aggiungono i Viaggianti residenti nei paesi vicini, in Francia e nei Paesi Bassi soprattutto, i quali attraversano il Belgio durante il periodo estivo.

Nello stesso modo in cui la rivendicazione relativa all'indossare il velo ci interpella riguardo al posto che prende la religione nelle nostre vite, i Viaggianti ci ricordano, tramite il loro modo di vivere, che non c'è nessuna ragione per cui la vita sedentaria generalizzata debba essere il solo modo di esistere. Turbano così, con la loro diversità culturale, una società tentata dall'omogeneizzazione delle pratiche. Incarnano un'idea di libertà e di distacco in un mondo ossessionato dalla sicurezza, il confort e la capitalizzazione. Si potrebbe anche asserire che sono precursori in materia di alloggi alternativi, nel momento in cui ci si interroga sull'abitazione raggruppata, o intergenerazionale.

Vettori di una diversità culturale da preservare, fanno ugualmente luce, loro malgrado, su un tipo di abitazione incline a moltiplicarsi in un contesto di disuguaglianze sociali: un certo numero di persone, senza alcuna origine tzigana, s'installano in roulotte per motivi economici, non potendo provvedere alle spese di un appartamento. Che siano "ricchi o miserabili", i Viaggianti suscitano numerose reazioni negative. La loro fortuna sarebbe frutto della loro disonestà, e la loro povertà del loro ozio.

Questi pregiudizi violenti circolano come una scia di polvere esplosiva, in Francia come qui, ed è la storia deplorevole di un appuntamento mancato. Piuttosto che focalizzarsi in modo maldestro sul comportamento reprensibile di alcuni, è verso un rovesciamento di prospettiva che diventa urgente porsi: puntando sulla responsabilità del potere pubblico il quale, a causa della sua relativa inerzia, non rispetta il diritto fondamentale dei Viaggianti di conservare un'identità tzigana e di svolgere una vita conforme alle tradizioni di questa minoranza.

E' così che, a proposito di un fatto riguardante la Grecia, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali – organo quasi giurisdizionale scaturito dal Consiglio Europeo – ha consacrato in dicembre 2004, un obbligo per gli stati, di organizzare siti di stazionamento adeguati, a beneficio dei viaggianti, onde "evitare l'esclusione sociale, rispettare la diversità e impedire ogni discriminazione".

In ottobre 2009, è la Francia che viene condannata dal Comitato, malgrado la sua legge di luglio 2000, imponendo a tutti i comuni di più di cinquemila abitanti, di dotarsi di un'area di accoglienza. Il Comitato constata in realtà una messa in opera insufficiente di codesta legislazione, avendo per conseguenza di esporre il Viaggianti all'occupazione illegale di siti, quindi a successive espulsioni. Ad oggi, meno della metà dei comuni francesi rispettano i loro obblighi: dei quarantaduemila posti giudicati necessari, soltanto ventimila sono state attrezzati, tra cui alcuni in prossimità di discariche, altri tra binari delle ferrovie e autostrade.

E' sulla base del metro di paragone di questa constatazione di manchevolezza, che bisogna valutare le dichiarazioni chiassose e sfrontate del Ministro dell'Interno francese.

E in Belgio? Tramite un effetto combinato di politiche pensate in funzione delle persone, (le quali abitano o aspirano ad abitare in alloggi classici), e della cattiva volontà dei comuni, poco desiderosi di accogliere sul loro suolo popolazioni fortemente stigmatizzate, le famiglie dei Viaggianti sono da una decina di anni a questa parte, in preda a delle difficoltà crescenti, nella ricerca di un luogo in cui sia loro concesso abitare serenamente, e nel rispetto delle loro tradizioni.

Coloro i quali desiderano stabilirsi in modo permanente in una roulotte piazzata su una proprietà da loro stessi acquistata o affittata, si scontrano spesso con un rifiuto delle autorità di rilasciare le necessarie autorizzazioni a costruire. Coloro i quali si spostano, faticano a trovare siti dove sono autorizzati a fermarsi temporaneamente, perfino a pagamento: il regime francese di obbligo di creare "aree d'accoglienza" non esiste da noi.

Nella capitale, le possibilità per le persone d'installare le loro roulotte sono molto limitate (Haren Anderlecht). La regione vallone conta soltanto un terreno di transito pubblico (Bastogne), benché i comuni valloni che deciderebbero di creare "terreni di accampamento in favore dei nomadi" possono ottenere, dal 1982, un sussidio presso la comunità francese del 60% del costo globale. Ma le autorità comunali non sono propense a richiedere un aiuto finanziario per un progetto così poco influente ai fini elettorali, quale è l'accoglienza dei Viaggianti in degne condizioni.

Le famiglie coinvolte sono quindi ridotte a tentare d'ottenere autorizzazioni specifiche, e accordate in modo discrezionale, a soggiornare su terreni inutilizzati e non attrezzati. In queste condizioni, visto la mancanza evidente di piazzali autorizzati in Vallonia, la maggioranza dei Viaggianti, poiché non si conformano alla normativa dominante in materia di abitazione, sono costretti a vivere nella precarietà e l'instabilità, soggetti a frequenti espulsioni, talvolta negoziate, talvolta inopinate e speditive (non beneficiando delle garanzie inquadranti l'espulsione di un locatario in difetto).

Senza contare altre vessazioni: per esempio, alcuni comuni rifiutano, in piena illegalità, di iscrivere nei registri della popolazione le persone residenti in roulotte, il che può intralciare drammaticamente il loro accesso all'impiego e alle cure sanitarie. La Regione Fiamminga si distingue con un bilancio migliore – riconoscimento della roulotte come "alloggio", cinque terreni di transito, trenta terreni residenziali pubblici (destinati ad accogliere una occupazione permanente) e 90% delle spese a carico delle autorità regionali – benché sia considerato che solo il 60% delle "esigenze residenziali" sarebbero oggigiorno coperte.

Constatiamo peraltro che, ben preparata, la coesistenza temporanea o prolungata dei viaggianti con il restante della popolazione è generalmente positiva – i cittadini sono rassicurati, le paure sfumano – e logisticamente poco costosa. E' responsabilità di tutti noi esigere dall'autorità pubblica, che gli obblighi verso i viaggianti vengano rispettati: è una questione di libertà, di uguaglianza e di solidarietà.

Marie Charles
Conseillère juridique
Ligue des droits de l’Homme

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