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Otto marzo : a Torino Napolitano premia le donne rom
Di Fabrizio (del 09/03/2010 @ 09:36:23, in Italia, visitato 1216 volte)

Segnalazione di Maria Grazia Dicati

Idea Rom, associazione di promozione sociale costituita alla fine del 2009 da donne Rom delle diverse comunità presenti a Torino, è stata premiata oggi dal presidente Giorgio Napolitano in occasione della festa della donna. Idea Rom vuole favorire l'integrazione e la partecipazione dei Rom (e dei Sinti, dei Kalé, dei gruppi e delle comunità viaggianti) nella società italiana ed europea. Tra i suoi obiettivi vi è quello di ottenere il riconoscimento dei Rom come minoranza etnica e linguistica, con pieni diritti di cittadinanza e di contrastare i pregiudizi e le forme di discriminazione; inoltre vuole promuovere la mediazione interculturale e la convivenza civile, favorendo la conoscenza, il dialogo e l’incontro tra culture diverse.

Idea Rom, essendo nata solo da pochi mesi, è ancora sostanzialmente un laboratorio di idee, ma ha già realizzato diverse iniziative, come il progetto sperimentale “Piccoli Rom vanno a scuola” per la formazione degli insegnanti e la mediazione culturale all’interno della scuola I.C. “Leonardo da Vinci” di Torino (con il contributo del comune di Torino). Ha pubblicato un dossier in occasione della Giornata della Memoria (gennaio 2010). Ha promosso le attività dell’associazione presso istituzioni, organizzazioni del privato sociale e organi d’informazione.

“Ci siamo unite per dire che non siamo tutte criminali”, spiega Vesna Vulatic, mediatrice culturale Rom fin dai primi anni Novanta che, con altre dieci giovani donne, ha dato vita a Idea Rom. Le iscritte abitano nei campi nomadi o nelle case popolari dei quartieri torinesi della Falchera o delle Vallette. Alcune lavorano o sono in cerca di lavoro, altre studiano, come Ivana, 19 anni: “Voglio iscrivermi a Scienze dell’Educazione per lavorare con i bambini Rom. Io non ho mai nascosto le mie origini, fin dalle elementari quando, studiando storia si parlava del popolo Rom. Di solito, attraverso la conoscenza personale, il pregiudizio scompare. Ma i miei genitori, al lavoro, non lo hanno mai detto. Mio padre ha scritto un libro di poesie e uno sulla cultura Rom per bambini, eppure deve nascondersi, non può permettersi di perdere quel posto”.

“La nostra gente non osa parlare della sua origine, soprattutto nei posti di lavoro dove magari è occupata da anni e apprezzata – continua Vesna – . I rom sono sempre stati dipinti come sporchi, bugiardi e ladri, così succede che persino a scuola i bambini e le loro mamme non dicano qual è la loro realtà. Spesso non precisiamo la nostra origine. Diciamo “slave”, ma anche slavo non piace… Le mie figlie non conoscono il serbo, con i nonni non si capiscono. Dopo tanti anni continuiamo a rinnovare il permesso di soggiorno, ma loro sono nate qui. Un giorno saranno cittadine italiane. Spero che quel giorno non siano più considerate straniere”.