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Come l'acqua
Di Fabrizio (del 12/01/2010 @ 09:22:39, in musica e parole, visitato 1579 volte)

Da Aussie_Kiwi_Roma

LIKE WATER/SAR O PAJ - antologia inglese/romanés di poemi di donne rom - Curata da Hedina Tahiroviae Sijercic, pubblicata nel 2009 da Kafla InterContinental, www.indianwriters.org

"Molto spesso noi donne siamo state escluse dalle nostre comunità, e sotto i nostri leader maschi non è facile spiegare le nostre menti, esprimere le nostre idee e fare arte." Questo sentimento è ciò che ha ispirato Hedina Tahiroviae Sijercic a compilare il primo volume di poesie di donne rom. Il titolo dell'antologia è preso da un poema di Papusza, una delle più liriche ed emotive scrittrici rom.

Le otto poetesse provengono da ambienti e paesi differenti, ma la maggior parte ora risiede in Canada o Australia. Le loro poesie ricadono in quattro categorie principali: autobiografia, lamento, aneddoti ed elogio alla natura.

La collezione inizia con i lavori della stessa Hedina Tahiroviae Sijercic. Originaria di Sarajevo, in CV1 Hedina fornisce una storia poetica della sua vita, tipica delle esperienze di molti Rom. Altre poesie, a volte tenere, altre selvatiche, mostrano le difficoltà di un popolo spesso insultato, affamato e senza documenti. Come piange in CV2, Naj amen papiri! Kai bizo papiri? Non abbiamo documenti! Dove possiamo andare senza documenti?

Sarah Barbieux, originaria di Parigi, scrive della pena del nascondere la sua identità zingara da bambina, ed a voce alta ricorda le canzoni che le insegnavano i genitori. Julia Lovell, nata in Scozia, accenna alla sterilizzazione e allo sterminio degli Zingari sotto il Terzo Reich. Gina Csanyi-Robah, nata a Toronto, fornisce una narrativa in movimento sulla morte della nonna in Dza e Devalesa meri phuri Dai/Goodbye NagyMama. Yvonne Slee, nata in Germania, chiede alle altre donne rom di levarsi in piedi accanto a lei nel mantenere viva la cultura rom. Le poesie della canadese Thais Barbieux danzano attraverso la pagina con i mitici dragoni, principesse e cavalieri. Rasa Lee Sutar, nata in Baviera, scrive sulla dignità di affrontare la persecuzione. Lynn Hutchinson, che vive a Toronto, offre cinque poemi per suo padre. Le incredibili immagini di good eye clenched/glass eye staring/ tears pouring from both eyes/the living and the dead, e la descrizione delle bambole che lui costruiva per lei, inghiottendo le loro verità con il suo ultimo alito, turbano e sono memorabili.

A volte ogni poeta sale ai livelli che Papusza raggiungeva senza sforzi. Nella sua poesia maledetta Phuv/Earth, Hedina Tahiroviae Sijercic mostra al sui meglio la poetica rom, periodi lanciati, che redimono, universali. Sarah Barbieux, in But Baxt Tuke/May you be lucky, dice Nashti davas tuke mai but/ferdi murro orimos, mo swinto orimos.../I have been able to give you nothing more than my wish, my sacred wish... Gina Csanyi-Robah ode o Romano muzikako bashalipe/the Gypsy music forever playing... In Romane phenja/Roma sisters, Julia Lovell usa tipiche immagini naturali zigane del sole e della luna di grande effetto. Yvonne Slee in Cikni Tradicija/A little tradition, scrive una bella poesia sula sua nonna Sinta che le insegna sulle erbe e le bacche, seduta sotto una vecchia quercia. Thais Barbieux in O Drom o kezhlano/The Silken Road descrive come il suo cuore danzi fuori dalla prigione dei numeri su una strada di seta. Rasa Lee Sutar in Bistardino/Forgotten, mette a confronto le farfalle col treno nero dei nazisti e Lynn Hutchinson ispira poemi che mischiano la tradizione lirica popolare col realismo.

Questo importante libro rivela i pensieri e gli ideali di alcune donne rom del nostro tempo. Sono lieta di aver visto le poesie in lingua originale, di avvertire il loro ritmo che spesso si perde nella traduzione. Vorrei anche vederne il seguito, presentare poetesse da tante altre terre.

Un'impresa insolita ed una lettura affascinante!

Janna Eliot, romaroadz@yahoo.co.uk