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Chi viene lasciato indietro?
Di Fabrizio (del 08/09/2009 @ 09:54:27, in scuola, visitato 1371 volte)

Da Romanian_Roma

PBS.org 2 settembre 2009

Il dodicenne Bishal frequenta la scuola governativa di Dholka, una piccola località nel Gujarat, India. Ogni mercoledì Bishal, che fa parte dei Dalit - la casta degli "intoccabili", deve pulire la classe e il cortile. Solo i Dalit, il cui termine significa "oppressi" - sono tenuti a questi lavori nella scuola. "Il mio maestro mi ha chiesto di pulire gli urinali," dice Bishal. Il 50% dei Dalit abbandona gli studi alla scuola primaria.

Nel villaggio di Dumbraveni, Romania, due scuole sono una accanto all'altra. Una è per la popolazione maggioritaria, l'altra per bambini con "esigenze speciali". Il 97% degli studenti della seconda scuola sono Rom [...] "I bambini rom sono messi in classi per bambini con disabilità mentali, anche se non c'è niente in loro che non vada," dice Magda Matache, Direttrice Esecutiva di Romani CRISS, importante organizzazione per i diritti dei Rom in Romania. "Le scuole segregate continuano ad esistere e la qualità dell'istruzione che gli studenti rom ricevono è molto, molto bassa." Circa il 23% degli adulti rom in Romania è analfabeta.

Nel mondo, bambini delle minoranze etniche, razziali e linguistiche sono lasciati indietro nella richiesta di un'istruzione universale. Le Mete di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite, un assieme di obbiettivi per lo sviluppo internazionale concordati alla fine del millennio, chiedevano l'istruzione primaria per tutti entro il 2015. Nel decennio scorso sono stati compiuti dei progressi verso quella meta - oggi, quasi il 90% dei bambini frequenta la scuola primaria, in confronto all'85% del 2000.  Ma 75 milioni di loro sono ancora fuori dalla scuola; la maggior parte sono minoranze. L'ONU non traccia i progressi su criteri razziali o etnici, ma un nuovo rapporto del Minority Rights Group International stima che tra il 50 ed il 70% dei bambini esclusi dalla scuola siano di popolazioni indigene o di minoranze.

"Vedi la stessa cosa accadere con gli Afro-Brasiliani, i popoli indigeni in Australia, tra i Batwa nell'Africa Centrale, i Dalit in India..." dice Maurice Bryan, che ha contribuito al capitolo sull'America Latina del rapporto.

Ma se non si raggiungono le minoranze e gli indigeni, l'obbiettivo di un'istruzione primaria per tutti non potrà realizzarsi. "E' impossibile," dice Bryan. "Se diciamo che il 30% di una popolazione appartiene ad una minoranza, se non la raggiungi, non supererai mai il 70%".

Prendete il Brasile per esempio. Circa metà della popolazione è di discendenza africana. Ma gli Afro-Brasiliani sono parecchio indietro ai Brasiliani di discendenza europea, con una media di appena 6,4 anni di scuola. "Così se si parla delle Mete del Millennio," dice Bryan, "se solo hai raggiunto gli Afro-Brasiliani, non hai raggiunto gli obbiettivi."

O la Romania. Molti dei rapporti sulle Mete di Sviluppo del Millennio neppure si preoccupano di seguire i progressi nei paesi altamente sviluppati come quelli dell'Unione Europea, a cui la Romania si è  unita nel 2007. Ma Snjezana Bokulic, responsabile di programma in Europa per il Minority Rights Group International, dice che le condizioni della minoranza rom sono "comparabili a quelle dell'Africa sub-Sahariana," così, mentre i paesi europei superano agilmente la maggior parte degli obbiettivi, "un segmento della popolazione è lasciato fuori." Riguardo agli obbiettivi dell'istruzione primaria per tutti, soltanto il 31% dei Rom in Romania completa la scuola primaria, ed i Rom sono tra il 2 e il 10% della popolazione (dipende da chi ne fa il conto), così l'obiettivo è lontano dall'essere raggiunto. "E' una questione di matematica," dice Bokulic.

Le Mete di Sviluppo del Millennio chiedono la fine della disparità di genere a tutti i livelli dell'istruzione, ma non c'è previsione simile per la disparità basata sulla differenza razziale o etnica. Bokulic la chiama una "vistosa omissione."

Bryan dice che nessuno a suo tempo l'aveva compreso, ma guardando indietro, concorda che la questione avrebbe dovuto essere inclusa. "La gente non ha l'abitudine di pensare che si dovrebbe prestare attenzione speciale alle donne," dice, "ma una volta che hanno compreso quanto fosse necessaria, ci sono stati progressi sul gap di genere. Adesso è il tempo del gap razziale."

Ma Bukolic non è ottimista sulle possibilità di raggiungere la parità nell'istruzione per le minoranze, anche se la questione era tra gli obbiettivi delle Mete di Sviluppo del Millennio. "La discriminazione si è rafforzata ed il razzismo è molto difficile da affrontare," dice. "Le parole non bastano."

Manjula Pradeep della Navsarjan Trust Foundation in India, concorda. "E' tutto sulla carta," dice, "ma in termini di sviluppo, non è così efficace."

Pradeep dice che per salvare le apparenze del fornire l'istruzione primaria, alcuni bambini sono tenuti a scuola sino al settimo grado, che sappiano o no leggere e scrivere.

Mentre il tasso d'iscrizione nella scuola primaria in India ha quasi raggiunto il 90%, soltanto il 50% circa va alla scuola secondaria. Tra quanti restano fuori dalla scuola, il 41% sono Dalits, o membri delle caste più basse.

Soltanto il mese scorso, l'India ha approvato un nuovo Disegno di Legge sul Diritto all'Istruzione, che garantisce l'istruzione gratuita ed obbligatoria ai bambini tra i 6 e i 14 anni. Ma Pradeep dubita che questo aiuterà a mantenere i Dalit a scuola. "Gli insegnanti chiedono ai bambini delle caste inferiori di sedere in fondo alla classe, così  da non contaminare gli altri bambini. Gli si dice che non possono bere l'acqua dalla stessa fontana degli altri," dice. "Sono offesi con parole pesanti e così abbandonano."

Ancora, molte associazioni per l'istruzione globale dicono che finalmente viene posta attenzione alla questione di disparità razziale ed etnica.

"I governi hanno iniziato a vedere il loro vantaggio nell'educare tutti i loro cittadini," dice Steve Moseley, Presidente dell'Accademia per lo Sviluppo dell'Istruzione, una OnG USA.

"Non ce se ne è accorti quando si stavano presentando le Mete del Millennio," dice Bryan, "ma una volta stabilite le mete, si pose la domanda del perché non stessero raggiungendo tutti, e da qui la questione -bene, chi è tutti?-. Così le Mete del Millennio possono essere state responsabili per aver portato a galla l'intera discussione."

Nel 2003, il governo rumeno assieme all'ONU, stabilì una serie di mete più ambiziose per la Romania - il cui bersaglio era di diminuire il tasso di analfabetismo della popolazione rom. "Il Ministro dell'Istruzione sta finalmente agendo con la questione," dice Matache, "Penso e sono sicura che la partecipazione dei Rom aumenterà entro il 2015."

"Il Brasile sta facendo più di chiunque altro," dice Bryan. "Una delle cose grandi è l'azione affermativa; è ciò che sta succedendo in Brasile, ed ora sta iniziando a provarci anche la Colombia."

Secondo Bryan, il nuovo rapporto di Minority Rights Group International è il primo a guardare globalmente alla questione dell'istruzione per le popolazioni minoritarie. Dice che può servire come punto di partenza per misurare i progressi futuri.

E Moseley ritiene che quel progresso è possibile. "Anche per chi affronta i più grandi svantaggi - povertà, discriminazione di genere, discriminazione razziale - è possibile," dice. "Perché ho visto progressi tremendi. So che sta diventando possibile. Forse non entro il 2015, ma è possibile."