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Belgio
Di Fabrizio (del 20/06/2009 @ 09:03:23, in Europa, visitato 1415 volte)

Da Roma_Benelux

NewEurope.eu 14 giugno 2009

Per anni i Rom si sono lamentati di essere i paria d'Europa, disprezzati dai locali che li chiamano stranieri o ladri, e rifiutano di permettere loro di vivere nelle vicinanze. Anche peggio, dicono, sono discriminati, i loro bambini non ricevono la stessa educazione degli altri cittadini europei, e tutti affrontano pregiudizi. Per scoprire come loro percepiscono questo, New Europe è andato nella città belga di Namur, per incontrare una famiglia rom nel Centro di Mediazione per Viaggianti in Vallonia (CMGVW). Lo scopo principale dell'organizzazione, fondata nel 2003, è il supporto sociale e lavorale ai Viaggianti ed ai Rom provenienti dell'Europa Centrale ed Orientale. Nell'organizzazione ci sono mediatori per integrarli nella società fornire loro informazioni accurate.

Tana Tsiora di New Europe, Magdalena Zackova e Alia Papageorgiou hanno condotto le interviste e le ricerche in cooperazione con l'European Roma Information Office (ERIO). E' iniziata in maniera diretta, col mediatore, Islamovski Nebija, che fungeva da intermediario. Ma, verso la fine, la famiglia ha iniziato a parlare tra di loro nella loro lingua ed il discorso ha preso un tono più gridato mentre tentavano di descrivere le loro vite come inizialmente idilliache, in disaccordo con quanto avevano detto prima. La famiglia Jovanovic è composta di sei persone, che vivono nel Centro di Ricevimento, la Croce Rossa del Belgio - madre, padre ed i loro quattro figli: un ragazzo pre-adolescente e tre teenager, due ragazze ed un ragazzo - ha parlato della loro vita, di quando sono partiti dalla Serbia per l'Italia e della loro esistenza nomade prima di stabilirsi in Belgio, dove avevano dei parenti che li avevano preceduti. Il padre, Jusuf, la madre, Slobodanka, ed una delle figlie, Debora, ci hanno raccontato la loro storia.

Jusuf: Siamo stati in Italia per nove anni e mezzo. Poi siamo arrivati a Bruxelles, dove siamo stati otto anni e mezzo. Ed è un anno che siamo qui a Namur.

Avete fate richiesto d'asilo anche in altri paesi? O soltanto in Belgio?

Jusuf: No, era la prima volta. Sì, perché puoi chiedere asilo in un solo paese. Quando arrivammo qui, dovemmo trovare un appartamento e la scuola per i nostri bambini. All'inizio, lavoravo per un sussidio perché eravamo in sei persone. Dovevamo pagare tutto per l'appartamento e anche per le medicine. Prima tutte le medicine che compravamo, non erano rimborsabili. Ora, è ok, lo sono. Abbiamo uno status di asilanti e stiamo aspettando la risposta finale. Stiamo aspettando i documenti per diventare residenti in Belgio. La situazione ora sta migliorando.

E' migliorata solo negli ultimi anni?

Jusuf: No, solo nell'ultimo anno che siamo qui. Prima, per pochi mesi abbiamo vissuto fuori. Nessuno ci ha aiutato. Ma qui, anche i nostri bambini sono stati registrati a scuola dal primo giorno che siamo arrivati.

Slobodanka: Ma per i nostri bambini, è stata davvero dura, quando sono andati a scuola. Erano davvero depressi quando tornavano da scuola, per l'atteggiamento degli altri bambini.

Avete trovato altre famiglie rom quando siete arrivati qui?

Jusuf: No, all'inizio non conoscevamo nessuno. Solo la sorella di mia moglie. Per questo siamo venuti in Belgio.

Slobodanka: Mia sorella mi aveva detto che dovevamo fare parecchi sforzi per ottenere l'asilo in Belgio, ma che potevamo fare richiesta di asilo, come avevano fatto loro.

Debora: Sì, mio padre stava richiedendo un sussidio, perché non dovevamo pagare solo l'affitto e le medicine, ma anche la nostra iscrizione a scuola. Solo l'appartamento erano 800 Euro.

Com'è stata la vostra esperienza in Italia, perché abbiamo sentito di molte discriminazioni per i Rom in Italia?

Debora: Siamo nati in Italia e siamo restate lì sino a nove anni e mezzo d'età. Sì, abbiamo iniziato la scuola in Italia.

Jusuf: Ma in Belgio ci hanno aiutato di più. In Italia non abbiamo avuto niente. Nessun Centro Pubblico di Azione Sociale (CPAS). Però, abbiamo un buon ricordo dell'Italia, perché...

Debora: Perché qui la gente è più razzista che in Italia. Riguardo, specialmente, l'atteggiamento della gente della nostra età.

Jusuf: La principale differenza tra qui e l'Italia, è che in Italia era più difficile economicamente. Ma, parlando della gente italiana, erano gradevoli. Inoltre, ci hanno aiutato a trovare un lavoro.

Quante altre famiglie rom vivono nel Centro?

Jusuf: Cinque, sei famiglie. In totale, ci sono 5.000 persone. Ci sono diverse nazionalità. Ogni nazionalità ha la sua cultura, modi differenti di vivere. Nell'edificio dove viviamo, ci sono Rom del Kosovo e della Serbia. Ma raramente parliamo con loro. Ognuno per sé.

Un giorno vorreste tornare in Serbia?

Jusuf: No... con la mia famiglia vediamo molto razzismo. Prima, quando governava Tito, non era così. Ma, dopo che la Jugoslavia si è separata e sono iniziate le guerre... no.... non eravamo felici. Non voglio tornare. Ma i miei genitori sono ancora lì. Così, tornerei in Serbia, ma solo per visitare i genitori. Per me la Serbia non esiste.

Slobodanka: Là ci sono un sacco di razzisti.

Jusuf: Dopo le sette di sera, in Serbia non puoi uscire. E' vero, abbiamo visto un sacco di razzismo in Serbia, che nemmeno qui o in Italia abbiamo visto.

Qual è l'atteggiamento della gente della vostra età, delle vostre compagne di classe? Avete dei benefici sociali per l'iscrizione scolastica?

Debora: Prima di tutto, siamo arrivati qui l'anno scorso, ad aprile. Questo non ci ha permesso di iniziare la scuola, solo alla fine dell'anno scorso. Così, abbiamo perso un anno, perché per alcuni mesi, giravamo in cerca di dove vivere. La maggior parte delle volte, la scuola era davvero lontana da dove dormivamo. Quando arrivammo qui alla fine di aprile, ci registrarono e venne aperto il nostro documento ed iniziammo alla fine di maggio. In più, quest'anno, a settembre 2008 ho perso un mese e mezzo di scuola. Perché, al compimento dei 18 anni, dobbiamo pagare 1.000 Euro per la nostra registrazione a scuola. Visto che non avevamo uno status legale, dovevamo pagare per la scuola. Così, si può avere una dichiarazione di mancanza di reddito dal CPAS (Centro Pubblico di Azione Sociale), se non hai un reddito. La scuola a Namur non mi è piaciuta. Penso che i bambini siano davvero razzisti. Ti criticano molto. Non era come a Bruxelles. Ok, c'erano tanti stranieri; avevamo fatto l'abitudine a quegli insegnanti. Speravamo che qui a Namur fosse lo stesso. Qui ci sono più belgi e dicono che i Rom devono tornare nel loro paese. Li ho sentiti dire: "Cosa fate qui nel nostro paese, cosa cercate? State cercando amici?"

Dite che non era così a Bruxelles. Qual è la differenza?

Jusuf: Sono più abituati agli stranieri, è vero ma...

Debora: No, non è solo questo. Dicono che dobbiamo comportarci come i Belgi. A Bruxelles, non ci hanno mai giudicati. Ma, qua ci criticano tanto: "Guarda come sono vestiti i Rom," "perché siete venuti in Belgio?" E, soprattutto, non è facile dire qualcosa di simile ai giovani. Nel mio paese, non potrei dirlo agli altri.

Quante lingue parlate?

Debora: Francese, italiano e la nostra lingua, il serbo. Il francese molto bene. E' normale. Siamo stati qui per gli ultimi nove anni e mezzo. E non siamo andati alla scuola pastorale. Perché, quando arrivi in Belgio, ti mettono in una scuola pastorale. Ma per noi non è stato così. Ci hanno mandato direttamente a scuola. E' così che abbiamo imparato il francese.

E la vostra cultura, le vostre tradizioni, la vostra musica? Cercate di mantenerle? Perché, è da tanti anni che avete lasciato la Serbia.

Debora: Certo che manteniamo vive le nostre tradizioni. Non le dimentichiamo, dato che siamo in Europa. C'è chi ha dimenticato le proprie tradizioni, ma noi vogliamo mantenerle.

E della gente qui?

Jusuf: Sinora non ne ho parlato. Sono gentili. Se tu lo sei, lo saranno anche loro.

Come vi sentite da persone libere a persone in cerca d'asilo? Sono due cose completamente differenti per voi? Questa differenza ha cambiato molto la vostra vita?

Slobodanka: Sì, è davvero differente.

Jusuf: Finalmente, abbiamo una vita normale. Dopo otto anni, riusciamo a vivere nel Centro.