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Francia
Di Fabrizio (del 09/06/2009 @ 09:20:26, in Europa, visitato 1199 volte)

Da Roma_Francais

Publié le samedi 06 juin 2009 à 06h00 pour MATTHIEU MILLECAMPS

François Vlaminck, "gadjo" presso i Rom

La prima volta, fu nell'aprile 2007. François Vlaminck, educatore sociale, incominciava a lavorare per Aréas (Associazione regionale di studio e di azione sociale presso la gens du voyage). "C'erano queste baracche, a Lille-Fives, con una sessantina di persone tutte appena arrivate dalla Romania. Non avevano ancora delle roulotte. Di sicuro, le baracche sono presto state evacuate dalla polizia..." Da allora, di bidonville in depositi, garantisce una missione "di osservazione e di vigilanza sociale" presso i Rom precari originari della Romania, Bulgaria ed ex-Jugoslavia. Il suo compito, finanziato dallo Stato, consiste nel recensire le famiglie, le loro situazioni sociali e sanitarie.

Ma François Vlaminck è fatto anche una specialità della gestione delle emergenze umanitarie. In relazione costante col "115", soprattutto nel periodo invernale, un giorno scova un riparo per una giovane sul punto di partorire. L'indomani, sono i volontari del Soccorso Popolare che l'accompagnano per una distribuzione di derrate alimentari... Sul filo, senza soste, tra il suo ruolo di lavoratore sociale e le aspettative della popolazione.

"Sistemi di sopravvivenza"

"Un giorno, mi son ritrovato nel campo di via de Marquillies a Lilla, seduto su una sedia in mezzo alle famiglie. Erano tutti là, coi documenti d'identità. Credevano fossi venuto ad iscriverli a qualcosa, un dispositivo..."

Dopo, le famiglie comprendono meglio il ruolo di François Vlaminck, vigile sociale delle baraccopoli. "A volte, così, mi faccio messaggero delle buone notizie, accompagno anche le famiglie nei loro percorsi".

Lontano tanto dal buonismo che dalla caricatura, François Vlaminck dice di aver preso coscienza dei problemi che attraversano i campi "selvaggi". In queste baraccopoli vivono ancora 220 famiglie della metropoli di Lilla, quelle che non sono potute entrare nel dispositivo dei villaggi di inserimento.

La mendicità dei bambini? "Evidentemente è un problema. Ma l'ampiezza è tale che non si può che ripetere altro, senza fine, che è proibito". Ed evocando anche la difficile questione della prostituzione, è per insistere immediatamente sul fatto che questo fenomeno sia lontano dall'essere proprio della cultura rom. "Su 220 famiglie che vivono in una tale precarietà, ci sono sistemi di sopravvivenza messi in atto, non sempre legali. Ma ci sono anche molte famiglie che se ne allontanano, che non vogliono sentire parlare di accattonaggio dei bambini", martella lui.

Rispetto a questa realtà, spera che incontri come quelli sulla "Ziganìa" (QUI in francese ndr), oggi alla stazione Saint-Sauveur, "aiutino ad aprire un poco lo spirito della gente, a farla reagire". A condizione, insiste, di non "ridurre i Rom alla loro musica ed al folclore!"

E se il giovane operatore sociale afferma di avere "troppo la testa sul da farsi per fermarsi a riflettere", ha nondimeno sviluppato un profondo interesse per la cultura di chi frequenta quotidianamente. Quest'estate, ha previsto proprio di partire al loro incontro, nei paesi dell'est, per tre mesi.