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Romania
Di Fabrizio (del 16/12/2008 @ 08:54:32, in Europa, visitato 1791 volte)

Segnalazione (e traduzione) di Flora. L'articolo è pubblicato su DIVERS.RO

I Rom della Romania, una volta schiavi come gli afro-americani, e ancora in lotta per superare pregiudizi profondamente radicati, si sentono particolarmente ispirati dalla vittoria di Obama nelle Presidenziali americane, riporta l'agenzia AP.

"Quando ho visto Obama in Tv, il mio cuore si è riempito di gioia. Ho pensato che fosse uno di noi, per il colore della sua pelle." Ha detto Maria Savu all'agenzia di stampa Associated Press. Il suo nipotino, Obama Ilie Sorin Scoica, è nato nel villaggio di Rusciori, nella Romania centrale.

Il piccolo Obama è il terzo figlio di una famiglia povera che sopravvive con € 45 al mese di sussidi sociali. E' nato il 4 novembre il giorno che gli Americani hanno eletto il loro nuovo presidente multirazziale e Savu ha detto al giornale Evenimentul Zilei che spera che il suo nome gli porterà fortuna.

Banel Nicolita, un membro della nazionale di calcio rumena è un rom che proviene da una famiglia di otto persone che una volta viveva in una casa di fango. Le sue vittorie, contro ogni previsione, gli hanno guadagnato il soprannome di "Obama del football rumeno".

La Romania è la patria di 500.000 Rom secondo le stime ufficiali ma è opinione diffusa che ce ne siano almeno il doppio. Molte persone di origine Rom non dichiarano la loro etnicità a causa del pregiudizio diffuso, e molti vivono in povertà.

L'Agenzia dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea afferma anche che i Rom subiscono quotidianamente discriminazione nell'educazione, l'occupazione, i servizi sanitari e nell'alloggio - ragion per cui molti si identificano con le lotte dei neri americani.

"La vittoria di Obama ci dà motivazione." dice Gruia Bumbu, dell'agenzia nazionale per i Rom. Proprio come gli afro-americani, i Rom sono stati schiavi fino all'incirca lo stesso periodo del 19 secolo. Ma i Rom non hanno mai dato vita a un movimento per i diritti civili vasto e diffuso e oggi, sostiene Bumbu, "Siamo 20 o 30 anni indietro" .

"Quando vediamo che un afro-americano diventa presidente, questo ci dice che i sogni possono diventare realtà", dice, " E' come vedere la luce alla fine del tunnel, la lotta per le pari opportunità può avere un lieto fine"