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Svezia
Di Fabrizio (del 20/09/2008 @ 09:35:29, in scuola, visitato 1445 volte)

Forum sociale europeo. Una scuola per rom a Malmo di Paolo Rizzi [17 Settembre 2008]

A Malmo dal 17 settembre si svolge il quinto Forum Sociale Europeo. Uno dei luoghi di coordinamento dei volontari si trova in città in via Annelundsgatan al 55, ed è lì che mi presento per prendere istruzioni come volontario. Sbaglio la porta di ingresso e mi trovo al terzo piano in un locale sulle cui pareti sono affisse molte immagini di rom; incuriosito rimango e cerco informazioni.

Ho la fortuna di incontrare uno dei due coordinatori, Djura Ivanov, e gli chiedo se posso fargli domande, in quanto sono tristemente testimone della nuova repressione in atto da noi in Italia. Djura mi sorride ed inizia a parlare italiano: nella sua infanzia è stato a Verona ed ora da 20 anni vive qui in Svezia. Conosce perfettamente la situazione italiana, guarda con attenzione la nostra tv ed è molto preoccupato per il suo popolo.

Mi fornisce documenti in danese, non conosco la lingua ma capisco che si tratta di una scuola per zingari che proprio quest’anno celebra 10 anni di attività. La scuola si chiama IRIS, Internationella Romer i Samverkan, e “Samverkan” significa Lavorare insieme.

Gli propongo un’intervista, voglio capire e lui mi aiuta con entusiasmo: «Se può servire ad aiutare i miei amici Rom italiani, sediamoci e parliamone».

La scuola è statale, finanziata dal governo e dalla città di Malmo, riservata ad adulti che abbiano compiuto 20 anni: oggi sono iscritti 70 rom adulti. Djura mi racconta che quando arrivò in Svezia venne sottoposto ad un test di lingua e cultura, che non superò, precludendosi molte possibilità offerte ai nativi [in Svezia per avere il permesso di soggiorno è obbligatorio imparare la lingua]. Cominciò comunque a lavorare, a costruire una comunità di rom ed a dialogare con le istituzioni.

Dieci anni fa un cittadino svedese gli disse: «Perché non apri una scuola per Rom, perché non abbiano a incontrare le tue stesse difficoltà?». Quel sogno impossibile incominciò: il primo anno gli studenti furono 32, nel secondo 200. Attualmente ci lavorano 5 insegnanti, 2 supervisori, 1 tecnico, 1 addetto all’inserimento dopo la scuola, tutti pagati dallo stato che paga anche l’affitto, le strutture dell’edificio ed un contributo in base agli iscritti.

A Malmo abitano circa 280 mila persone, il 20 per cento di loro è straniero e ci sono interi quartieri cosmopoliti. La manifestazione del 20 settembre del Forum sociale europeo darà un segno d’integrazione partendo dal quartiere di Rosengard, abitato al 90 per cento da extracomunitari. Chiedo a Djura quanti zingari abitano a Malmo: mi risponde che sono registrati circa 7 mila, ma forse sono di più, dato che non tutti dichiarano di essere rom perché è comunque penalizzante nel cercare lavoro.

In Svezia dovrebbero essere circa 60 mila e lo scorso anno è stata aperta una seconda scuola per Rom a Goteburg.

Gli ricordo la legge italiana Bossi-Fini ed i problemi legati alle chiamate degli imprenditori, unica possibilità per entrare in Italia. Queste modalità si scontrano con lo sfruttamento dei migranti nella maggior parte dei casi lavoratori «in nero».

Qui in Svezia, mi spiega, per avere il permesso di soggiorno bisogna dichiarare un salario minimo mensile di 13.800 corone [circa 1.500 euro] ed i datori di lavoro non possono quindi dartene di meno.

Anche lo stato contribuisce poi a sostenere l´integrazione: infatti un adulto che voglia frequentare l’università è sovvenzionato con una borsa di studio di circa 800 euro al mese, riceve circa 7 mila corone, di cui 5 mila a fondo perduto, mentre le altre 2 mila le restituirà quando avrà un lavoro con un automatismo che trattiene il 4 per cento del salario.

Esiste anche il salario sociale [ma il nuovo governo sta restringendone la fruizione] di circa 300 euro e settimanalmente bisogna presentarsi per rispondere alle offerte di lavoro, pena la sospensione.

Concludo la visita e ringrazio Djura che mi invita a tornare. Sono contento di aver sbagliato porta e di averne aperta un’altra nella direzione di un altro mondo possibile che qui, come in Africa, in India e in America latina, stiamo costruendo insieme. Questo mio incontro vuol essere la testimonianza di uno splendido esempio di civiltà e integrazione: non ci sono altri casi al mondo di scuole specializzate per persone adulte zingare.

Aggiungo solo che i bambini rom che frequentano le scuole dell’obbligo purtroppo non sono aiutati con corsi speciali, il che a volte li penalizza; ma nel caso non riuscissero sanno che dopo i 20 anni hanno sempre la possibilità di ricominciare a studiare grazie a questa scuola. Djura ha solo la licenza elementare, non ha avuto tempo per continuare gli studi, ma ha dedicato il suo tempo agli studi degli altri.

Per informazioni www.irisskolan.se, info@irisskolan.se