\\ Mahalla : Articolo : Stampa
Spagna
Di Fabrizio (del 06/09/2008 @ 08:57:39, in Europa, visitato 2006 volte)

Un'intervista (tradotta dall'inglese) che non mi ha convinto del tutto. Mi sembra che emergano ancora i soliti stereotipi, oltre ad parecchie informazioni e considerazioni utili. Mi si dirà che in fondo sono le opinioni di un payo (se non sapete che cos'è leggetevi il post ; - ) ), ma io trovo che quest'intervista possa essere un buon passo iniziale per chi vuole avvicinarsi al mondo dei Rom.

Da Roma_Daily_News

Divers.ro

Ha lavorato direttamente con i Rom di Spagna e Romania. Ne parla in tutta onestà, a volte brutalmente, di un mondo che conosce bene. Con un master in pedagogia, educatore di strada ed ora coordinatore di un centro per bambini abbandonati, Juan Carlos Sanz Miguel presenta una realtà che non sempre è conveniente.

Cosa pensano gli spagnoli dei Rom? La loro opinione differisce da quella sui rumeni?
Prima di tutto, gli spagnoli hanno un'impressione peggiore sui Rom, comparata a quella sui rumeni. In Spagna, abbiamo diversi stereotipi riguardo agli Zingari, e quelli che provengono dalla Romania hanno la peggior reputazione. Per la mia esperienza, gli Zingari spagnoli sono considerati come pigri, ladri, asociali nel senso che non osservano le norme, che non hanno certificati di nascita e i documenti personali che ha ogni persona regolare, che si attaccano rigorosamente alle loro tradizioni e violano i diritti delle donne. Sono disprezzati dagli altri perché non collaborano, perché non si assumono responsabilità. Sono molto chiusi e legano soltanto fra loro. Questo perché c'è un conflitto costante con le autorità. E gli Zingari rumeni hanno la peggior reputazione: sono ladri, i più pigri, più di quelli spagnoli. Come succede in Italia.

I Rom della Spagna e quelli di Romania hanno lo stesso stile di vita?
In molte cose si assomigliano. Vivono in ghetti ai margini delle città e si guadagnano da vivere allo stesso modo: lavorano in contesti che non sono al 100% legali, dove possono far affari tra loro. Commerciano fiori, rottami, macchine usate e molti altri materiali di riporto. E' chiaro che ne i Rom rumeni ne quelli spagnoli accetterebbero un piano di lavoro ben stabilito, di lavorare un certo numero di ore al giorno.

Per loro la cosa più importante è la famiglia, il significato della parola famiglia è molto chiaro, e la loro casa non è così importante. Non importa se non c'è abbastanza spazia per tutta la famiglia (la famiglia estesa). Ho notato che i Rom rumeni non hanno una coesione familiare così forte come quelli spagnoli. Comparato alla Romania, l'abbandono dei bambini è minore in Spagna. Quasi inesistente. D'altra parte, i Rom spagnoli non sono così bravi nel capitolo "scuola", un fatto provato dal basso numero di Rom che frequentano i programmi educativi. Di solito, hanno poche necessità e tentano di evitare il dottore, non avendo documenti personali, ma se succede che hanno bisogno di cure mediche, i giovani Rom spagnoli le richiedono ugualmente, proprio come quelli rumeni. Vogliono essere visitati subito. Non importa se ci sono altre persone in attesa. Devono essere i primi.

Ma le donne, in entrambe i casi, vengono per ultime, dopo i bambini. Non ricevono alcun rispetto. Sono sacrificate al benessere della famiglia.

Il mondo zingaro è molto chiuso, diviso in differenti clan - domatori di orsi, calderai ecc. - che non comunicano tra loro. Sono molto possessivi. Per mostrare agli altri la loro forza, i Rom spagnoli marcano il loro territorio con avvisi come: "Atención! Esta obra la vigila un gitano!" (Attenzione! Questa opera è sorvegliata da un gitano!). E' come una precauzione. Sono assieme a tutta la famiglia, con i membri del gruppo che si difendono l'un l'altro. Se c'è un conflitto, viene risolto secondo la legge Zingara. Per capire gli Zingari, devi essere come uno di loro.

Puoi darci esempi di posti in Spagna con grandi gruppi di Rom?
Gli Zingari si riuniscono in posti chiamati "tierra de nadie" (terra di nessuno). Ci sono aree dove nessun altro potrebbe vivere. Un esempio può essere Cańada Real, 14, 14 km. dal centro di Madrid. E' un posto accanto alla discarica cittadina. Le case sono povere e sporche, e molti dei Rom che vivono lì sono di origine rumena. Ci sono molti posti simili, ma questo è il più grande.

Pensi che i Rom incontrino difficoltà nel loro sforzo di integrarsi nella società?
I Rom soffrono di cattiva percezione e non penso neanche che abbiano la voglia di integrarsi. Danno sempre l'impressione di non aver bisogno di nessun altro eccetto che la loro famiglia. In Romania si parla di Rom e rumeni, mentre in Spagna parliamo di Gitanos e payos (termine peggiorativo che i Rom spagnoli usano per identificare chi non è come loro). Penso che non saranno mai totalmente integrati, ma non è soltanto colpa loro. La società è ugualmente responsabile.

Il mondo accetta la cultura zingara, ma non le persone che l'hanno creata. Una scuola non potrà aiutare un bambino Rom finché non cambierà la maniera di relazionarsi con loro. Conosco la storia di un bambino che la maestra aveva spostato da un'altra collega, ma il bambino rifiutò di andarci perché non voleva stare accanto ad uno zingaro.

Com'è la situazione dei bambini Rom in Spagna? E' permesso loro di andare a scuola?
In Spagna è chiaro: molto spesso, le famiglie Rom non mandano i loro figli a scuola per due ragioni: l'educazione che ricevono è istituzionale e non li riguarda, la scuola è il posto dove loro imparano cose che non hanno a che fare con la cultura e la tradizione zingara; di solito, i Rom piazzano i loro campi alle periferie delle città, lontani dal centro e dal mondo moderno. E allora, un'unità educativa deve accettare i Rom per quello che sono: Rom. Così un bambino, quando va a scuola, va in un posto che è contro di lui.

In Romania, alle famiglie Rom sono stati dati dei soldi per mandare i loro bambini a scuola, ma non penso che questa sia la soluzione. Se qualcuno già li manda, gli altri li isolano perché quando la gente parla degli Zingari, parla di qualcosa di cattivo, di pericoloso. Dobbiamo accettare i Rom come popolo, e non come un gruppo di individui.

"I Rom possono abusare dei loro bambini, ma non li venderanno"
I bambini Rom sono più oggetto di abusi e traffici di persone?
Sì. Imparano in tenera età che devono aiutare la famiglia. La famiglia è qualcosa di sacro di cui tu non parli con nessuno. Non trattengono niente dei soldi che raccolgono dall'elemosinare, lavare i vetri o da altre attività, tutto va al capofamiglia. In Spagna ho incontrato casi dove i ragazzi sotto i 15 anni erano usati per spacciare droga

Sino al 2002, il quartiere La Celsa - chiamato anche El hipermercado de las drogas (l'ipermercato delle droghe) era un posto dove si vendevano un sacco di narcotici. Quando le forze dell'ordine circondarono La Celsa, questi minori erano quelli che portavano fuori la droga. La polizia non potè arrestarli per due ragioni: avevano tutti meno di 16 anni e non c'era un dipartimento specializzato per le infrazioni dei minori.

Ci sono associazioni che appoggiano la popolazione Rom in Spagna?
La più grande associazione che gode di un ampio riconoscimento è la Fundación Secretariado Gitano. Sviluppano molti programmi con e per i Rom, e sono presenti anche in Romania, dato il gran numero di Rom che vive lì.

Quanti lavorano nell'istruzione per i Rom devono lavorarci assieme per molto tempo. Nel primo anno, ti valutano da distante. Non ti permettono di stare troppo vicini. Quando vedono che veramente sei interessato e fai qualcosa di buono con loro, iniziano ad aprirsi. Allora diventi una delle persone più importanti nella loro vita. (Mihaela Dumitrascu – DIVERS – www.divers.ro)

Originario di Santa Cruz de la Salceda (Spagna) con un master in pedagogia, Juan Carlos Sanz Miguel, è stato per otto anni presidente esecutivo della Association Ciudad Joven di Madrid, dove ha lavorato anche come educatore di strada. E' interessato specialmente nella formazione e riabilitazione dei Rom nel quartiere Pozo del Tio Raimundo, che dovrebbero avvicinarsi al centro di cura diurno dell'associazione. E' arrivato in Romania cinque anni fa e ora è vice presidente dell'Associazione dei Fratelli di Marist delle Scuole in Romania (AFMSR) e coordinatore in una delle case del Centro Marcelin Champagnat di Bucarest, che ospita bambini abbandonati, molti dei quali di etnia Rom.