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Kosovo
Di Fabrizio (del 14/07/2006 @ 10:22:45, in conflitti, visitato 1377 volte)
COLLOQUIO CON BAJRAM HALITI, MEMBRO DEL PARLAMENTO MONDIALE DEI ROM E PRESIDENTE DELL'UFFICIO CENTRALE DEI ROM IN KOSOVO

intervista di Casper Molenaar

Con l'auspicio di parlare apertamente del carico di miserie che i Rom stanno trasportando nel III millennio, intervistiamo Bajram Haliti, di professione avvocato, noto commentatore e giornalista, e delegato dell'associazionismo rom.

Casper Molenaar: Mr. Haliti, può presentarsi con tre parole?

Bajram Haliti: Sono nato il 21 maggio 1955 a Gnjilane, Kosovo. Sono Rom.
Sono giornalista dal 1985, ho fatto tutta la trafila da praticante sino ad editore di un programma romanì. Ho avuto riconoscimenti come giornalista e scrittore.
Ho pubblicato studi, articoli, critiche e documentari. Come giornalista, letterato ed avvocato attraverso i miei lavori ho descritto al mondo come l'odio e l'ineguaglianza siano sormontabili, attingendo dagli esempi del passato, anche senza andare troppo in là col tempo.
Il mio libro "Contemplations on Roma issue" ha ottenuto il primo premio alla XII edizione della manifestazione internazionale "Amico Rom", che si tiene ogni anno a Lanciano.
Sono editore responsabile delle riviste d'informazione (in lingua serba e romanì) "Ahimsa" - "Nenasilje" (nonviolenza), presidente dell'agenzia informativa dei Rom di Sebia e Montenegro, e membro dell'associazione dei letterati della Repubblica Serba.
L'8 aprile del 2002, in concomitanza con la Giornata Internazionale del Popolo Rom, ho ottenuto il premio "Slobodan Berberski" per la letteratura e il giornalismo: la prima volta che questo premio andasse alla Repubblica Federale di Yugoslavia. Ho anche ottenuto il premio "Peace and Tolerance", per il contributo alla pace, alla tolleranza e alla comprensione tra i popoli e le nazioni, premio ottenuto per quanto era stato svolto allo sviluppo culturale ed educativo nella repubblica Serba, il riconoscimento "per l'aiuto e la cooperazione nello sviluppo e nel lavoro associativo", "Per il lavoro in forma scritta per l'affermazione della cultura" dal Consiglio Nazionale della Minoranza Rom. [...]

Casper Molenaar: Può descrivere il suo impegno per il Kosovo?

Bajram Haliti: Ho fatto quanto possibile per una soluzione pacifica, attraverso il dialogo e i mezzi democratici, per cancellare le diseguaglianze, i pericoli e la povertà, conservando i vantaggi multietnici e multiculturali della regione.
Penso che la cosa più difficile sia superare l'odio in Kosovo.Sono state fondate diverse OnG, nelle scuole si deve parlare delle conseguenze che ha la guerra e dei valori della pace. In occidente molti programmi sono dedicati a ciò, ma questo manca completamente nei programmi scolastici e nei libri di testo in Kosovo.
Sono tanti gli analisti politici che sottolineano la necessità di cambiare per il futuro e come questa sia la sfida più grande.
Naturalmente, sono richieste che nascono dalla logica umana. Ma nella pratica, non è così facile. Se mancano orientamenti sul futuro - nessun popolo potrà avere diritto al proprio futuro - questo è chiaro, come pure che non si può vivere nel passato.Il passato è qualcosa che è successo ed è terminato, e il politico che vi fa riferimento rischia di scatenare nuove distruzioni.
Ciò comporta alcune condizioni da rispettare: per virare verso il futuro c'è bisogno della salvaguardia della propria vita e che vi siano condizioni minime per pianificare il proprio futuro - il futuro non lo si può improvvisare, dev'essere progettato, e progettato assieme se si vive in comunità varie e diverse.
Io spero che nel Kosovo, l'UNMIK, la comunità internazionale, i partiti di governo degli Albanesi come pure quelli Serbi, riescano infine a trovare soluzioni comuni secondo quanto descritto dalla Risoluzione 1244. Dovrebbe portare pace e sicurezza a chiunque viva in Kosovo, tenendo conto dei circa 200.000 che si sono rifugiati all'estero e dovranno fare ritorno.
Ciò a cui ho lavorato negli ultimi due anni è stato nell'interesse di tutti i cittadini, soprattutto nel sviluppare le relazioni interetniche in Kosovo e sviluppare relazioni democratiche per un domani (e un oggi!) migliore.

Casper Moleanaar: Secondo lei, quale la miglior soluzione per lo status del Kosovo?

Bajram Haliti: E' politicamente necessaria la formazione di cantoni per assicurare una vita pacifica a tutte le componenti del Kosovo. E' un processo inevitabile dopo tutto quel che è successo. [...] Ritengo debba esserci pure il cantone Rom, che sono un gruppo nazionale numeroso in Kosovo.
La stessa necessità vale per la Bosnia. Altre soluzioni, sfortunatamente non esistono, per lo meno al momento. Può essere che in futuro questo diventi superfluo, c'è bisogno di persone capaci che si concentrino sul futuro dell'ex Yugoslavia, potrebbe esserci una domanda di unità, economicamente all'inizio, culturalmente e politicamente in seguito.
Per formare una comunità autonoma dei Rom in Kosovo, è necessario che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU prevedano una Risoluzione speciale.
Il senso e i contenuti di base di questa Risoluzione è la realizzazione dei diritti speciali della comunità rom, cioè la possibilità di continuare ad esistere in Kosovo, e la concretizzazione dl ritorno dei profughi dalla Serbia centrale e dall'Occidente. L'esperienza di circa sei anni di presenza delle Nazione Unite, militare e civile, dimostrano che la sopravvivenza e il rimpatrio sono possibili soltanto applicando un meccanismo simile a quello del governo provvisorio come dall'articolo 10 della Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, previsto per l'intera provincia nel quadro della Federazione Yugoslava, che può riassumersi in "sostanziale autonomia".
La nuova Risoluzione non sostituirebbe la 1244, ma la integrerebbe in funzione dello status del Kosovo e Methoia e conseguente presenza della comunità nazionale Rom, il riconoscimento dei suoi problemi e la difesa dei suoi diritti basici.
Questa nuova Risoluzione del Consiglio di Sicurezza, dovrebbe contenere la formulazione e l'adozione dello Statuto di Autonomia della comunità del Kosovo. Lo statuto determinerebbe l'area interessatae le strutture di un governo temporaneo. L'unica differenza sarebbe nel prevedere la presenza nel governo provvisorio, l'UNMIK, le comunità albanesi, dei Rom (attualmente la loro presenza è solo formale), e i rappresentanti della Serbia e del Montenegro, in funzione del recente referendum. [...] (la formulazione integrale della proposta in questo articolo ndr.)

Casper Molenaar: Ha amici in Kosovo e di quale comunità etnica?

Bajram Haliti: Naturalmente, ho amici tra tutte le comunità del Kosovo: Albanesi, Serbi, Musulmani, Turchi, Gorani, Egizi ed Askhali.
Albanesi, Serbi e Rom per lungo tempo hanno convissuto in pace e collaborazione. Gli ultimi 10- 15 anni hanno visto l'aumento della tensione etnica. Dobbiamo trovare il modo di far diminuire le tensioni. L'unico modo è che Albanesi, Serbi e Rom inizino ad interagire e dialogare apertamente. [...] Non esiste una ragione per cui le varie comunità non riprendano ad agire come avevano fatto sinora. Ma gli Albanesi devono chiaramente sconfessare la violenza e mostrare comprensione verso quanti devono tornare alle loro case.

Casper Molenaar: Come si immagina il Kosovo futuro?

Bajram Haliti: Voglio un Kosovo stabile, multietnico, grazie alla collaborazione e la coesistenza delle varie comunità, che il Kosovo e Methoia diventino una regione indipendente d'Europa, e dove l'Unione Europea mostri la capacità di assicurare la sua presenza economica e politica, perché siano assicurate la pace, la libertà di movimento e la sicurezza di ogni individuo e comunità.
Consiglierei che il Kosovo sia fondato come entità politica di varie entità, con parlamenti regionali e corpi esecutivi.
Con Pristina -città aperta, comunità che accetterà tutti i cittadini IDP (dispersi interni ndr) ed in esilio. Una parte di Europa organizzata su base federativa, dove le città prevedano entità comunali volte allo sviluppo locale e alla convivenza pacifica tra le etnie.
Con un Parlamento bicamerale.
Io chiedo:

  1. ALLA COMUNITA' INTERNAZIONALE:
  • di fermare il terrorismo,
  • di creare un ambiente pacifico e
  • di aiutare il Kosovo a ricostruire la coesistenza che guidi la formazione di una comunità civile e multietnica.
  1. ALLA SERBIA:

Che siamo consci del peso di ogni compromesso, degli accordi che riguardano la Serbia, perché possa integrarsi nella Comunità Europea nella maniera più consona, riconoscendo il suo ruolo nel futuro del Kosovo.

  1. A SERBI, ALBANESI E ROM:

Perché lavorino affinché il Kosovo sia stabile, una comunità aperta e una società libera e democratica. Questo non sarà possibile senza il rientro degli IDP e di quanti sono in esilio. Lo scopo comune è una politica che porti il Kosovo democratico nell'Unità Europea.
A tale riguardo, due elementi importanti:

  1. La situazione della sicurezza in Kosovo deve migliorare, anche se ora è migliore di quella di qualche anno fa. Occorre che il governo sia rafforzato e nel contempo che siano puniti i colpevoli di crimini.
  2. Va migliorata la situazione economica. La percentuale di disoccupazione varia tra il 5 e il 60%. In altre paure, senza migliori condizioni di impiego, manca la possibilità di un ritorno dei Rom alle loro case.

Soprattutto, le forze internazionali rimarranno ancora per molto nella provincia. Va presa ad esempio la situazione in Bosnia Herzegovina, dove le forze di pace sono presenti dal 1995. Se la NATO dovesse ritirare le proprie forze, l'Unione Europea deve sostituirvisi. La NATO è in Kosovo dal 1999 e tuttora conta 20.000 soldati.
Ma , secondo la mia opinione, il punto chiave è il miglioramento della situazione economica, che faccia da volano al lavoro e agli affari, tenendo sempre conto dell'aspetto di collaborazione, che è l'altro punto chiave per far scendere le tensioni. Come ho detto prima, occorre un rafforzamento dell'esecutivo e che siano assicurati alla giustizia i colpevoli dei crimini del passato.