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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
 
 
Articoli del 23/04/2012

Di Fabrizio (pubblicato @ 09:12:23 in sport, visitato 446 volte)

Francesco Caladra, regista motivato e sognatore, ha girare un film sui rom e con i rom del suo quartiere, "La palestra".
Non senza resistenze e ingenuità, Francesco si lascia trasportare nel mondo rom e si ritrova nella palestra di pugilato del quartiere, gestita proprio dai rom.
Nella cornice di un film a tratti comico, sul ring de "La Palestra" l'incontro tra due culture.

La Palestra è un progetto (fiction con inserimenti di sequenze documentaristiche) che nasce dal lavoro di anni nel quartiere di periferia: San Donato a Pescara.
L'esigenza dell'indagine sulle periferie è scaturita dalla volontà di opporsi a una "letteratura" che mostra questi quartieri soltanto quali vivai di violenza e illegalità, per mettere in risalto quanta risorsa si possa ancora trovare nell'autenticità e genuinità della maggior parte dei cittadini che li abitano.
Il film che il regista aveva pensato e scritto rimane gli dà la possibilità di mettere in ridicolo se stesso, il suo mondo di provenienza e la sua onniscienza.
Un film miracolosamente viene realizzato, ed è anche il frutto del contributo artistico di diversi professionisti pescaresi e abruzzesi, dagli autori della fotografia, alle maestranze, agli autori delle musiche.


"LA PALESTRA" un film di Maria Grazia Liguori e Francesco Calandra con Enrico Di Rocco (tesoriere dell'associazione Centro studi Ciliclò), Moreno Di Rocco e Samira Bacci.

  • Soggetto di F. Calandra, M.G. Liguori L. Raimondi S. Santini
  • Sceneggiatura M.G. Liguori e F. Calandra
  • regia F. Calandra
  • Fotografia Alessio Tessitore
  • Operatore Lorenzo Gobeo
  • Sono presa diretta Pierpaolo Di Giulio
  • Scene e costumi Silvia Stellabotte assistente Giorgia Grossi
  • Musiche originali M.A.T. Marcello Allulli Trio, Andrea Moscianese, CUBA Kabbal, Arcangelo Spinelli, Germano Cesaroni
  • Segreteria di produzione Isabella Micati
  • Montaggio Valerio Spezzaferro Giuliano Panaccio Francesco Calandra
  • Foto di scena Laura Angeloni – Studio ANNILUCE
  • Produzione esecutiva GarageLab
  • Girato in: HD, Super 16mm, miniDV Italia, 2012, 70'
 
Di Fabrizio (pubblicato @ 09:02:33 in Italia, visitato 194 volte)

Corriere Immigrazione

Clelia Bartoli. Razzisti per legge. L'Italia che discrimina. Editori Laterza, pp. 180, 12 euro

Clelia Bartoli è l'autrice di Razzisti per legge. L'Italia che discrimina, saggio che, partendo dal Black Power e dal rapporto MacPherson del '99, analizza il razzismo istituzionale del nostro Paese. La scoperta è che sì, l'Italia è un Paese razzista. Ecco come individuarlo e combatterlo

RAZZISMO ISTITUZIONALE. Esiste un razzismo individuale, che si palesa con atti discriminatori o violenti. E un razzismo di sistema, nascosto tra le pieghe di leggi e istituzioni e che pervade la vita pubblica. Sono passati più di cinquant'anni dal lancio del manifesto Black Power da parte di Stokely Carmichael e Charles Hamilton negli Usa, ma le intuizioni di fondo restano ancora attuali.
La loro analisi verteva su una società la cui maggioranza e minoranza erano entrambe a casa loro, ma le cui istituzioni funzionavano avendo come solo modello la prima. L'America della segregazione razziale non poteva disfarsi degli afroamericani bollandoli come immigrati o clandestini. E per marcare le differenze fece in modo che la legge stessa le creasse, istituisse le distanze tra bianchi e neri assicurando la supremazia ai primi.

Come questo discorso faccia un balzo di cinque decadi e giunga a noi lo spiega Clelia Bartoli nel suo Razzisti per legge. L'Italia che discrimina (Ed. Laterza). Partendo da Potere Nero e dal rapporto MacPherson del 1999, l'autrice si chiede se l'Italia è un paese razzista, analizzando non solo il complesso di politiche, leggi e norme operanti nel campo dell'immigrazione, ma anche la reazione delle istituzioni in casi specifici, di rilevanza nazionale come l'emergenza Lampedusa o locale, come la vicenda dell'assegnazione di un lussuoso attico ad una famiglia rom nel quartiere Libertà di Palermo. La risposta è, come ci si può aspettare, "sì".

Il razzismo istituzionale agisce all'opposto di quello individuale o di gruppo: una legge, una norma non produce violenza, è credibile e induce le vittime a interiorizzare il pregiudizio verso di sé. Fa di più: costruisce la realtà. Se il governo, le istituzioni considerano una minoranza come pericolosa o sgradevole e la confinano in aree ghetto, è molto probabile che questa poi manifesti devianza, "andando così a confermare il pregiudizio che aveva motivato la loro segregazione".

Le riflessioni teoriche accompagnano l'analisi dei fatti di attualità, ma il timore di Bartoli sembra essere anche un altro: che gli immigrati si trasformino in un "nuovo Meridione", lasciati ai margini della società, ma con una distribuzione degli effetti che va ben oltre i soli esclusi. E' un sottofondo, appunto, ma importante, imposta la questione come un affare che non riguarda solo i migranti, così come non ha mai interessato solo il Sud la mafia o l'emigrazione e le conseguenze sono note.

Colpire il razzismo istituzionale significa spuntare un'arma rivolta verso tutta la società, attaccare quel sistema che fomenta il disagio per poi spacciarlo come naturale. Una legge crea sì delle regole, ma impone anche differenze, confini, pregiudizi. Saperlo, aiuta a discernere i meccanismi che inficiano la vita di ognuno di noi.

di Luigi Riccio

 

Fotografie del 23/04/2012

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