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Articoli del 10/04/2012

Di Fabrizio (pubblicato @ 09:20:46 in casa, visitato 303 volte)

OPERA NOMADI DI REGGIO CALABRIA - COMUNICATO STAMPA

Il razzismo contro i rom continua ad essere esercitato nel territorio della nostra provincia per ostacolare l'inserimento abitativo di questi cittadini e quindi il superamento dei ghetti.

Nell'ambito dell'operazione di equa dislocazione delle famiglie rom, pochi giorni fa, il Sindaco del Comune di Melito Porto Salvo ha assegnato un alloggio popolare ad una famiglia rom che abita in una baracca con una bambina affetta da una grave malattia congenita. Ma prima che il Comune potesse consegnare l'alloggio l'immobile è stato occupato abusivamente da un'altra famiglia melitese per impedire l'insediarsi dei rom.

Il sindaco di Melito Porto Salvo è intervenuto tempestivamente sfrattando gli occupanti, ma questi hanno cominciato a protestare contro la famiglia rom e contro l'Amministrazione comunale dichiarando che non intendono accettare dei rom nel loro quartiere. Questa famiglia, che dopo tanti anni è riuscita ad avere un alloggio adeguato dove poter curare la figlia, ora si trova a dover affrontare il rifiuto di questi concittadini con la preoccupazione per quanto potrebbe accadere.

Purtroppo queste azioni razziste sono un copione che si ripete ormai da anni. Altre occupazione abusive di alloggi destinati alle famiglie rom si sono verificate nei mesi passati nel comune di Gioia Tauro e qualche anno fa anche a Reggio Calabria è avvenuta la stessa cosa in concomitanza con l'operazione di equa dislocazione. Nella stessa città di Melito Porto Salvo, pochi anni fa, sei alloggi destinati alle famiglie rom sono stati incendiati. Queste azioni sono state contrastate adeguatamente sia dalle Amministrazioni comunali che dalle stesse famiglie rom e dall'Opera Nomadi e quindi anche se hanno rallentato i progetti di inserimento abitativo non hanno impedito che si raggiungessero dei risultati. Tuttavia è mancata una condanna di queste azioni da parte della comunità civile nel suo complesso. E' chiaro che queste azioni di discriminazione non sono casi isolati, come spesso si vuole lasciare intendere, ma sono l'espressione di un pensiero diffuso nella nostra società secondo il quale i rom sono dei cittadini “inferiori” che non possono vivere insieme alle altre persone. Questo è il motivo della mancata condanna. Nonostante da anni abbiamo recepito le leggi europee contro il razzismo, abbiamo un Ufficio Nazionale contro il Razzismo che dipende dal Governo nazionale, vengono realizzate continue iniziative di contrasto alla discriminazione e dal 28 febbraio 2012 l'Italia ha una strategia nazionale per l'inclusione delle comunità rom che prevede il superamento dei ghetti, in alcuni comuni ( Cosenza, Roma, ecc..) si progettano ancora campi ghetto e si continuano a realizzare azioni razziste.

Qualcosa non ha funzionato. A differenza di quello che si dice nei dibattiti e sui media il razzismo fa parte integrante della nostra cultura locale e nazionale. La nostra cultura, come tutte le culture occidentali, contiene come suoi elementi interni sia il razzismo che l'antirazzismo. Pertanto il razzismo si potrà combattere adeguatamente solo dopo che avremmo ammesso la sua esistenza effettiva nella nostra cultura, e quindi non più come elemento estraneo che sporadicamente interessa la nostra società ( Bauman Z., Modernità e Olocausto, 1992) ma quale elemento costituente che va estirpato lavorando dall'interno.

Nonostante il limite esistente nella strategia di lotta al razzismo, nella provincia di Reggio Calabria dei risultati sono stati raggiunti. Negli ultimi 10 anni attraverso il progetto di equa dislocazione circa 20 famiglie rom sono state inserite nel tessuto urbano del comune di Melito Porto Salvo ed oggi abitano civilmente accanto alle famiglie non- rom. Nello stesso periodo, nel comune di Reggio Calabria, circa 102 famiglie sono state inserite in 80 condomini diversi che si trovano su tutto il territorio comunale da Gallico a Pellaro. Anche questi rom di Reggio Calabria vivono bene accanto alle famiglie non rom. Questo ci fa capire che l'opposizione che quasi sempre caratterizza il primo momento dell'inserimento nel quartiere è condizionato dal pensiero razzista comune, ma viene superata gradualmente con il contatto personale e diretto tra rom e non-rom (Teoria del contatto di G. Hallport). Queste 122 famiglie vivono bene con i loro vicini di casa i quali hanno finalmente capito che i rom sono persone come loro, che gli stereotipi negativi diffusi non corrispondo alla realtà e che con loro ci si può vivere assieme nello stesso condominio. Il progetto di equa dislocazione realizzato nei due comuni attraverso la collaborazione tra Amministrazioni comunali, Opera Nomadi e famiglie rom ha quindi permesso a ben 122 famiglie di uscire dai ghetti e di inserirsi nella società. Da pochi mesi anche il comune di Gioia Tauro ha avviato il progetto di equa dislocazione per le famiglie rom e ha già dislocato la prima famiglia.

Alla luce della buona esperienza realizzata a Melito Porto Salvo l'Opera Nomadi prega la comunità del luogo, la Chiesa, le associazioni del terzo settore, i candidati a sindaco e tutta la società civile, da sempre molto sensibile verso i problemi sociali, a prendere una posizione su questo caso di non accoglienza per far capire alle persone che si ostinano a non accettare i rom che bisogna abbandonare i pregiudizi perché i rom sono persone come loro e che respingerli significa respingere se stessi.

Reggio Calabria, 7 aprile 2012
Opera Nomadi di Reggio Calabria
Il presidente Antonino Giacomo Marino

 
Di Fabrizio (pubblicato @ 09:18:29 in Regole, visitato 207 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Tanjug

BELGRADO - Circa 30.000 persone in Serbia, soprattutto Rom, non hanno documenti personali. mentre 6.500 non sono iscritti al registro delle nascite, il ché li rende giuridicamente invisibili.

Il responsabile ACNUR in Serbia, Eduardo Arboleda, ha dichiarato lunedì che la Serbia è cosciente di questo problema con gli apolidi, ed assieme all'ACNUR sta lavorando ad una soluzione, aggiungendo che con l'adesione di emendamenti al codice di procedura civile, la Serbia potrebbe essere la prima nella regione a risolvere la questione.

Secondo Arboleda, l'apolidia è un grave problema, con serie conseguenze sulla vita delle persone, dato che impedisce di ottenere i certificati di nascita, limita l'accesso al lavoro, all'assistenza sanitaria ed al rispetto ai diritti umani fondamentali.

Ha detto a Tanjug che questo problema è presente soprattutto per i Rom che vivono nelle baraccopoli,, che non hanno permesso di residenza o nessuna conoscenza delle procedure d'accoglienza, [...].

Secondo i dati di uno studio recente sulla situazione in Serbia, risulta che il 6,5% dei Rom non abbia documenti personali, mentre l'1,5% non è nemmeno presente nei registri delle nascite, dice Arboleda.

Ha aggiunto che da almeno cinque anni l'ACNUR sta lavorando sul problema delle baraccopoli rom e della loro registrazione, sinora in 20.000 hanno ottenuto documenti adeguati.

"Credo che assieme al governo serbo possiamo risolvere questo problema," ha detto Arboleda, aggiungendo che l'ACNUR sta per firmare un memorandum d'intesa col ministero competente, sull'impegno comune nella risoluzione della questione.

A dicembre 2011, la Serbia ha aderito alla Convenzione del 1961 sulla Riduzione dell'Apolidia, e a marzo 2012 il difensore civico Sasa Jankovic ha presentato il rapporto sulla posizione delle persone legalmente invisibili in Serbia.

 

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