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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca articoli per ventila

Di Fabrizio (del 29/04/2006 @ 21:56:48 in Regole, visitato 2479 volte)

Premessa: un paio di giorni fa, ho ricevuto la mail seguente, che riporto come mi è arrivata:

Sequestrato e picchiato degli Carabinieri: Marin Costantin (Ventila) cittadino Rumeno (Rom) 56 anni residente lavoratore edile in Italia da 16 anni padre di cinque figli picchiato e sequestrato per 3 ore al reparto di Carabinieri di zona Bongola Milano
Nuova Multietnica 2001

a cui è seguito un rapido e concitato giro di telefonate, perché Ventila è rispettato e conosciuto da tutti nella comunità dei Rom rumeni di Milano, è socio attivo di diverse associazioni e partecipe a manifestazioni ed iniziative a Milano ed in Italia. Al momento, non ho divulgato la notizia, sia per ricostruire i fatti, sia per capire se Ventila intendeva sporgere denuncia o informare i mezzi di comunicazione.

I fatti, dopo aver sentito un po' di persone, sono di una semplicità disarmante: Ventila ha portato la macchina (di sua proprietà, in regola con bollo e documenti) all'autolavaggio, ma per qualche disattenzione la macchina al posto di incamminarsi nel tunnel è scivolata indietro, ammaccandosi. Alle proteste di Ventila, il benzinaio ha telefonato ai carabinieri di Rho (non di Bonola), che l'hanno trattenuto qualche ora in centrale, tirandolo per la barba, scaricandogli un po' di botte nel costato e minacciandolo di rimpatrio.

Ora, col consenso del diretto interessato, è uscito un primo comunicato, firmato da Opera Nomadi Milano. Non escludo che a breve ne seguano altri:

Gent.le Direttore, 
in merito al grave episodio denunciato dal nostro socio e componente del Direttivo dell’Opera Nomadi di Milano, Sig. Constantin Marin, vogliamo innanzitutto esprimere pubblicamente al medesimo Constantin detto “Ventila”, il nostro incondizionato sostegno perché è persona stimata e conosciuta per la propria onestà e il proprio generoso impegno in campo sociale, profusi sempre nel rispetto delle persone e delle istituzioni di questa città.

Il fatto da lui denunciato, ovvero un presunto atto di abuso e intimidazione subito da parte di un ufficiale del Comando dei Carabinieri nel corso di una normale operazione di accertamento di responsabilità per un danno materiale di modesta entità, per altro subito passivamente dallo stesso Ventila, provoca la nostra indignazione e solleva dei seri interrogativi di carattere più generale circa la condizione dei cittadini socialmente più “deboli”di questa città.

L’episodio in sé và certamente circoscritto in un misero atto arrogante e offensivo della dignità personale da parte di un singolo tutore dell’ordine che, per altro, avrebbe potuto riguardare anche un qualsiasi altro nostro concittadino.

Tutto ciò ci riporta però alla constatazione di come molti Rom subiscano, in forme molteplici, delle sistematiche angherie, particolarmente odiose e inaccettabili se perpetrate da esponenti delle forze dell’ordine, rappresentanti dei pubblici poteri o da singoli cittadini, come i molti datori di lavoro che senza scrupolo alcuno e approfittando di una condizione di “oggettiva diversità o discriminazione” di fronte all’applicazione e al rispetto delle leggi, favoriscono il lavoro nero e lo sfruttamento attraverso il più bieco “caporalato”.

Non possiamo quindi non sollevare l’attenzione su un più generale stato di involuzione dei rapporti tra la comunità cittadina, gli apparati di controllo addetti all’ordine pubblico e le molte minoranze, tra cui quella dei Rom continua ad essere la più stigmatizzata, relegata com’è in una condizione di esclusione ed emarginazione che non ha precedenti.

Non solo quindi ci sentiamo allarmati dagli ultimi tragici episodi di cronaca cittadina, è di pochi giorni or sono la notizia della morte di una bambina di appena un mese di età in via Triboniano, ma ci facciamo portavoce di una indignazione morale e di una denuncia pubblica che troppo poco e faticosamente viene raccolta dalle istanze civili di questa città.

Non è un caso che tale argomento non trovi spazio, se non in termini prettamente scandalistici, nemmeno nella imminente competizione elettorale per il governo della città, che pure potrebbe essere una buona occasione per manifestare l’intenzione concreta di sviluppare un diverso approccio ai problemi che ogni giorno vengono sollevati dai nostri concittadini rom e dagli abitanti dei quartieri delle periferie.

A noi semplici cittadini dunque il compito di vigilare e intervenire con attenzione e puntualità nella condanna di quelli che sono piccoli o macroscopici episodi di intolleranza e discriminazione quotidiana, ma anche l’onere di saper indicare modalità e contenuti diversi che aiutino a costruire e migliorare la convivenza e la coesione sociale tra tutti i cittadini di Milano. 

Il Vicepresidente – Opera Nomadi Sezione di Milano

(foto pubblicata il 22 luglio 2005) da destra: Bogdan Kwappik (allenatore di Multietnica2001), Ventila (scrittore e carpentiere Rom rumeno) e quello vestito di nero potrebbe essere Direktor, sullo sfondo Milano, via Barzaghi.

 
Di Fabrizio (del 07/11/2005 @ 20:26:51 in Europa, visitato 1869 volte)
Di questi tempi, leggendo i giornali, ho scambiato qualche informazione con UcCaBaRuCcA, su quanto sta accadendo nelle periferie parigine.
Gia visto, d'accordo. Ma devo fare i conti con la mia nota confusione mentale, e le cronache francesi si mischiano ai commenti che mi lascia Snowdog sui recenti sgomberi degli insediamenti rom in Italia. La scommessa, è cercare una via d'uscita. Forse, al di là dell'ideologia e della polemica, la risposta è sempre guardare in faccia il tuo nemico, e avere il coraggio di lavorarci assieme. E, naturalmente, rimboccarsi le maniche, perché c'è sempre qualcosa da fare.
A volte, è possibile. Ripesco un vecchio post dall'archivio di Pirori:

Mercoledi 28 Aprile 2004 ore 22:58:12
31 dicembre 2003 - riporto da La Repubblica: Distrutta la nuova sede alla Barona: svastiche e croci celtiche come firma
Assalto all´Opera Nomadi - "Qui non vi vogliamo" - I locali sono del Comune. Sorgerà un centro documentazione degli orrori nazisti.

La cronaca è riassunta qui:

Ripuliti i locali dai danni + grossi, la sede era rimasta praticamente disabitata sino a settimana scorsa. Nel frattempo si era ventilata l'ipotesi di cercare un posto "+ sicuro".
Invece, la sede si farà, come pure il Centro documentazione, proprio lì. Sono contento per due ragioni:
1) La sede si trova alla periferia estrema, un blocco di palazzoni popolari, ed è proprio lì che la gente normale hanno bisogno di vedere, di partecipare alla vita associativa - per reagire al clima di abbandono delle autorità e alla violenza che comanda.
2) Per una volta, il nome dei Rom non è stato associato a chi viene cacciato con la violenza. Che diamine! Questa volta si ritorna e si rimettono assieme i cocci.
C'è voluto un po' di tempo per maturare la decisione, e lo capisco, ma penso che la loro sia stata la decisione giusta.

Così, mi sono offerto volontario per aiutarli a risistemare il materiale del Centro documentazione.
Arrivo lì la mattina presto, son da solo e apro tutte le porte e finestre per segnalare la mia presenza. Giacché ci sono, metto musica balcanica a palla, che poi cambio in ray algerino, per vedere se almeno si affaccia qualche nordafricano.

A metà mattina si fanno vivi i volontari di altre associazioni che operano lì vicino: un centro per ragazzi e una chiesa evangelica. Sono contenti che si sia scelto di tornare e mi informano sulle loro attività. Molto preso nel ruolo di "ambasciatore" che mi sono auto appioppato, ricambio e visito le loro sedi. Dopo i saluti di rito, entrambi si sono interessati alla nuova porta blindata montata dall'Opera Nomadi. Credo che anche per loro la vita sia movimentata. Rispondo che vedrò di fornirgli dei preventivi, ma come esterno, al momento non so dire di +.

Visito il bar, ma a parte il caffé (discreto), non rubo molte informazioni in + sul quartiere.

Di pomeriggio, si presenta una piccolo gruppo di giovani in motorino. Un sociologo li catalogherebbe come la classica banda di periferia, Scambiamo 2 chiacchiere, sono curiosi. Spiego loro cosa è successo, chi è Opera Nomadi, cosa si vuole fare. Mi dicono che sono con noi, che anche loro ce l'hanno con chi di notte sfascia il quartiere. Se avessi potuto, li avrei presi come vigilantes!

Più tardi, con un timido buongiorno, è il turno dei bambini. Mi guardano e scappano, poi tornano, alla fine entrano coi monopattini e le bici (portate a mano). Per fortuna, 7 anni come animatore al campo di via Idro mi hanno insegnato come cavarmela. Si parla e si scherza per mezz'ora, poi, rotto il ghiaccio, dico loro che mi aspetta una montagna di libri da catalogare e devo tornare al computer. Mi salutano e mi augurano buon lavoro.

Dimenticavo, oggi non sono state solo chiacchiere: catalogati 310 tra libri, documenti, audio e videocassette. Me ne mancano una cinquantina. Quando il catalogo sarà pronto, ve lo farò sapere.
 
Di Fabrizio (del 20/05/2010 @ 20:04:48 in Regole, visitato 1865 volte)

Un lungo comunicato (che riporto qua sotto) mi informava che stasera alle 18.00 in piazza Scala c'era un presidio dei Rom. Ero lì per intervistare qualcuno di loro, ed avere qualche parere dai diretti interessati.

Non ho potuto farlo: in piazza c'erano solo Ventila (vecchia conoscenza dei lettori), che in effetti abita nel campo di Triboniano, qualcuno del comitato antirazzista, una delegazione del  comitato di Rubattino e Roberto Malini  del gruppo EveryOne.

Era successo che ai Rom è stato IMPEDITO CON LA FORZA  di manifestare, perché un cordone di polizia ha impedito loro di uscire dal campo di Triboniano, effettuando una carica che si è conclusa con alcuni Rom contusi.

Una delegazione ha tentato di farsi ricevere in Comune per chiedere la rimozione del blocco di polizia, ma non è stata neanche fatta entrare nel palazzo.

A questo punto da piazza Scala si sono spostati verso il campo di Triboniano, per capire quale fosse la situazione. Io son tornato a casa per darvi almeno queste scarne notizie, che lascio a voi giudicare. Vi farò sapere appena possibile se ci son aggiornamenti.


COMUNICATO STAMPATriboniano, i Rom, le Ong e gli operatori umanitari in presidio davanti a Palazzo Marino

Milano, 19 maggio 2010. Domani, giovedì 20 maggio, a partire dalle 18 si terrà un presidio pacifico davanti a Palazzo Marino, in piazza della Scala. La manifestazione è stata promossa dalla comunità Rom di via Triboniano, per protestare contro i continui sfratti che mettono sulla strada famiglie indigenti e contro il progetto dello smantellamento del campo, programmato a partire dal 30 giugno, senza alternative abitative e inclusive sufficienti all'emergenza umanitaria. Organizzazioni per i Diritti Umani e centri antirazzisti sosterranno il presidio. "E' il primo passo per la difesa del nostro diritto all'esistenza e alla dignità," affermano senza esitazioni i rappresentanti delle comunità Rom riunitesi in assemblea domenica scorsa. Il Gruppo EveryOne, che ha scritto una lettera al vicesindaco e alla Casa della Carità, chiedendo l'interruzione degli sfratti e l'avvio di politiche in linea con la Carta dei diritti fondamentali della persona nell'Ue, sarà presente al presidio. "Negli ultimi anni il Comune di Milano ha perso una grande opportunità civile," spiegano i leader dell'organizzazione Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "perché ha avuto a disposizione tanti milioni di euro, ma ha investito tutto quel denaro in una forsennata caccia all'uomo, attuando sgomberi irresponsabili in estate e in inverno, mettendo sulla strada bambini, donne e malati. Ha murato case abbandonate, acquistato centinaia di telecamere di sorveglianza, distolto la polizia municipale dai suoi compiti utili alla collettività per trasformarla in una milizia etnica. La Commissione europea e l'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani hanno condannato tali procedure, contro cui sono state aperte procedure di infrazione. Ora tocca al Triboniano, un campo che sta per essere sacrificato alla realtà dell'Expo, attorno a cui gravita ogni genere di malapolitica e malaffare". Vi è una certa preoccupazione, da parte delle istituzioni locali, dopo i moti di protesta verificatisi al Triboniano giovedì 13, quando alcuni rappresentanti della comunità di via Triboniano hanno eretto barricate, dato fuoco a copertoni e a un'auto, messo alcune bombole in mezzo alla strada. L'Assemblea di via Triboniano e gli Antirazzisti Milanesi assicurano che il presidio si svolgerà in modo pacifico: "La manifestazione si prefigge esclusivamente lo scopo di consegnare e rendere pubblica alla una proposta di soluzione della vicenda che rappresenta la volontà di tutti gli abitanti del campo. Le famiglie si rendono infatti disponibili a lasciare l'insediamento purché vengano salvaguardati i loro diritti fondamentali: un’abitazione degna e sostenibile per i 100 nuclei familiari; la garanzia di continuità scolastica per tutti i bambini; la fine di ogni gestione esterna degli interessi e dei diritti della comunità". La Croce Rossa Italiana e la Croce Rossa Romena visiteranno il campo nei prossimi giorni con una delegazione, per verificare le condizioni di salute degli insediati, per accertare che le famiglie verranno risistemate in alloggi adeguati e che siano previsti dopo il trasferimento programmi di inclusione, come prevedono gli accordi internazionali. "Al Triboniano rischia di verificarsi una spaventosa tragedia umanitaria," comunica l'ufficio stampa della sezione Diritti Umani del Circolo "Generazione Italia" di Milano, "ed è importate evitarla. Dopo le proteste di giovedì, si è parlato dei Rom come di facinorosi e violenti. Chi conosce la situazione del campo, però, si rende conto che per i 700 esseri umani lì residenti non esistono più diritti né opportunità di vita. Quando un gruppo sociale viene perseguitato, è sancito il suo diritto alla ribellione: lo afferma la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Domani, però, la protesta si svolgerà in modo tranquillo, anche perché è auspicabile da parte delle autorità cittadine iniziare finalmente ad ascoltare i Rom del Triboniano, evitando di delegare le loro scelte e il loro destino ad associazioni che non hanno motivo di rappresentarli".

 
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
+39 393 4010237 :: 39 331 3585406
 
Di Fabrizio (del 22/03/2011 @ 14:53:07 in Italia, visitato 1528 volte)

Su richiesta e segnalazione del lettore Fiorenzo, ad integrazione di quanto pubblicato QUI (e relativi commenti), ecco un altro articolo tratto da Redattore Sociale:

Il commento di don Mapelli: "Un'azione di cui si assumano la responsabilità il comune, il prefetto o chi si vuole. Ma non noi. Sgomberi come questo sono del tutto inutili, innalzano solo la tensione"

MILANO - "Quello che è successo oggi non ci vede d'accordo: è un'azione per la quale non siamo stati interpellati". Questo il commento di don Massimo Mapelli, responsabile del progetto sociale della Casa della carità all'interno del campo nomadi comunale di via Triboniano, allo sgombero di tre famiglie avvenuto in mattinata (vedi lancio precedente).
"Queste famiglie stavano pian piano costruendo percorsi di uscita positiva che iniziavano a concretizzarsi -continua il sacerdote-. Perciò sgomberi come questo sono del tutto inutili: innalzano la tensione e non servono ad affrontare il problema dal punto di vista sociale."

Per quanto riguarda l'accusa di offerta di denaro in cambio dell'abbandono del campo, sollevata dal romeno Costantin Ventila anche a carico della Casa della carità, don Mapelli replica: "Come agli altri abitanti del campo, abbiamo chiesto anche a lui, che lavora regolarmente, di iniziare un percorso di uscita dal campo e di inserimento sociale: molti altri hanno trovato una casa sul mercato con il sostegno del Piano Maroni e poteva farlo anche lui. Detto questo, non siamo stati sicuramente noi a ordinare l'azione di oggi nei suoi confronti. Un'azione di cui si assumano la responsabilità il Comune, il Prefetto o chi si vuole. Ma non noi"

 
Di Fabrizio (del 16/03/2011 @ 14:26:16 in casa, visitato 1713 volte)

Da Redattore Sociale

Le tre famiglie non volevano lasciare il campo. Costantin Ventila, rom romeno: "Comune e Casa della Carità mi hanno offerto 1000 euro per andarmene e altri 5 mila quando avrei trovato un appartamento. Ma io ho rifiutato"

MILANO - Sgomberate tre famiglie rom che vivono all'interno del campo rom di Triboniano. Sul posto sono arrivati gli agenti della polizia di stato e della polizia locale che hanno bloccato le vie d'accesso al campo dove è stato vietato l'accesso a giornalisti e operatori della Casa della carità. Gli abitanti del campo si sono opposti allo sgombero. "Mi vogliono buttare in strada con i miei figli, non so dove mi vogliono mandare", denuncia Costantin Ventila, rom romeno, contattato telefonicamente. "Il comune e la Casa della carità - aggiunge Ventila - mi hanno offerto 1000 euro per andarmene da Triboniano e altri 5 mila quando avrei trovato un appartamento. Ma io ho rifiutato". Ventila, geometra sessantenne, è presidente dell'associazione "Avena Amenza Savale", da vent'anni in Italia e da sette anni abitante del campo comunale di via Triboniano. "Secondo me questa è una truffa: io sono un rom e se vado a cercare un appartamento non lo trovo - prosegue Ventila -.Tra l'altro, ci hanno sgomberato senza notificarci nulla: non abbiamo in mano nulla di scritto". In attesa che qualcuno, comune o Casa della carità, gli offrisse un'alternativa, Costantin Ventila si è rifugiato con la sua famiglia nella chiesa dei frati cappuccini davanti al Cimitero Maggiore. Ma ha poi lasciato quel rifugio. (dp/ar)

 
Di Fabrizio (del 28/09/2010 @ 12:51:07 in Italia, visitato 2436 volte)

Care amiche e amici,

da luglio i Sinti del Quartiere Terradeo di Buccinasco sono oggetto di una indegna campagna di stampa denigratoria, basata su motivazioni fasulle.
Invio il comunicato stampa che stiamo distribuendo come Associazione, con allegato un approfondimento di ciò che abbiamo fatto e che stiamo facendo, con preghiera di pubblicazione o diffusione. [...]

Cordiali saluti da Ernesto Rossi,
presidente dell'associazione "Apertamente di Buccinasco", costituita da sinti e volontari.


Mentre infuria nel Parlamento Europeo un drammatico scontro fra il Presidente francese Sarkozy e il Presidente della Commissione UE, Barroso, per la decisione della Francia di espellere centinaia di ROM;

mentre nei grandi centri urbani del nostro Paese, a partire da Roma e Milano, da tempo, con una intensificazione negli ultimi mesi, vi sono continui sgomberi di campi abusivi e non, di Rom e Sinti:decine dall'inizio dell'anno, ripetuti sulle stesse persone, stroncando percorsi lavorativi e scolastici;

in una cittadina di prima cintura della Provincia di Milano, Buccinasco, è in corso da anni una positiva sperimentazione di INCLUSIONE SOCIALE di una minoranza etnica.

Questa minoranza è composta da 20 famiglie SINTE, per un totale di 100 persone, la metà delle quali sono minori.


Alla fine dello scorso anno, per volere congiunto dell'Amministrazione Comunale e dell'Associazione Apertamente è stato costituito un Tavolo di Lavoro presso il Comune di Buccinasco, cui partecipiamo regolarmente, presieduto oggi dall'Assessore competente.

La missione dichiarata del gruppo di lavoro è quella di monitorare ed individuare eventuali difficoltà e suggerire soluzioni ai problemi emersi all'interno della locale Comunità Sinta o fra questa ed il resto della comunità buccinaschese; e recentemente per supportare gli incontri in corso fra l'Amministrazione Comunale, la Prefettura ed il Parco Agricolo Sud.

Il fatto più eclatante, salito più volte agli onori della cronaca locale nelle scorse settimane, è stato quello delle "casette" esistenti da oltre dieci anni all'interno del Q.re Terradeo, dove abitano le famiglie Sinte, e mai normate per questioni burocratiche dalle varie Amministrazioni Comunali e Provinciali che nel tempo si sono succedute.

La Giunta Comunale di Buccinasco ha votato il 23.08.2010 un'importante Delibera di Indirizzo riguardante la stabilizzazione della Comunità Sinta.

Dal Tavolo è arrivato il suggerimento di far incontrare il Prefetto di Milano e l'Amministrazione Comunale, com'è poi avvenuto di recente, trovare una soluzione a questo annoso problema. Prossimamente sarà coinvolto anche il Parco Sud.

Ricordiamo per l'ennesima volta che il terreno, sul quale sorge il campo delle famiglie Sinte, è di proprietà del Comune, che nel 1994 con una delibera di Giunta, lo ha dato loro in uso.

Il terreno si trova nel Parco Agricolo Sud.

Nel 2005 da parte dell'allora Amministrazione Comunale vi è stato un corposo intervento, cofinanziato dalla Provincia di Milano, per migliorare le condizioni di vita dei Sinti residenti. E si è strutturato il terreno come un campeggio: ad ognuna delle 20 famiglie è stata assegnata una piazzola ed è stato firmato un regolare contratto della durata di 10 anni, rinnovabile. In questo contratto sono anche previsti precisi diritti e doveri.

La maggior parte delle 6 casette in legno, in sostituzione delle caravan, è stata costruita tra il 1994 e il 2004.

La prima richiesta di regolarizzazione delle casette da parte della Amministrazione Comunale al Parco Agricolo Sud risale al 2005.

Nel 2009 il Prefetto di Milano, nominato Commissario Straordinario per " l'emergenza nomadi dal Ministro degli Interni Maroni, ha stanziato 100.000 euro dell'apposito fondo del Ministero, per finanziare un progetto di ultimazione dei lavori da tempo previsti al Q.re Terradeo. Questo importo è gestito direttamente dalla Prefettura.

Dal mese di luglio la presentazione da parte di un Consigliere regionale di un'Interrogazione, probabile frutto di non verificate informazioni, ha prodotto una serie di articoli giornalistici, in alcuni dei quali si ventilava addirittura la chiusura del campo Sinti di Buccinasco.

Vorremmo ricordare

- che l'Associazione "Apertamente di Buccinasco" è stata formata per metà da Sinti abitanti il campo e per l'altra metà da volontari che da anni lavorano insieme a questi nostri concittadini;

- che i Sinti di Buccinasco sono da sempre Italiani, ex giostrai, come lo sono gli Orfei, i Togni, i Medrano ecc., e sono residenti in modo stabile a Buccinasco dall'inizio del 1980;

- che i bimbi sono stati tutti vaccinati nel tempo, a cura dell'Assistente sanitaria, che fa parte anch'essa del Consiglio della nostra Associazione;

- che l'istruzione dei minori e di alcuni adulti è seguita, da anni, da altri volontari coordinati da alcune insegnanti e da un'ex Preside, anch'essi facenti parte dell'Associazione, che operano in collaborazione con altri soggetti all'interno della scuola di Buccinasco, frequentata dai bambini per tutto il periodo dell'obbligo, e da quest'anno con qualche accesso alle superiori;

- che l'Associazione Apertamente collabora con le tre Parrocchie, le Caritas locali e numerose altre Associazioni di Buccinasco e partecipa regolarmente alle iniziative collettive come la Festa dei Popoli, la Festa delle Associazioni, oltre a tenere annualmente dal 2004 una Festa dei Sinti;

- che l'Associazione Apertamente è da tempo in rete con altre Associazioni che si occupano di Sinti e Rom: Casa della Carità, Naga, Caritas Ambrosiana, Padri Somaschi, Arci, ecc., le quali costituiscono da anni il Tavolo Rom. Essa collabora inoltre attivamente con l'Università della Bicocca e quella di Pavia;

- altri volontari accompagnano i giovani Sinti all'inserimento nel mondo del lavoro: in una congiuntura economica difficile per tutti, si sono conseguiti significativi risultati (e, purtroppo, abbiamo avuto persino un cassintegrato. Su questi problemi l'Associazione Apertamente collabora con lo Sportello Lavoro e cinque Agenzie Interinali, con due Cooperative Sociali, la locale Banca del Tempo e Buccinbici; con queste due ultime abbiamo realizzato alcuni Progetti finalizzati ad attivare posti di lavoro;

- Inoltre, Apertamente collabora con le Istituzioni: il Comune di Buccinasco ed i Comuni limitrofi, e con la Provincia di Milano ed il Parco Sud. Apertamente ha costituito a Buccinasco, in convenzione con quest'ultimo il Punto Parco Terradeo, che gestiamo in collaborazione con altre Associazioni.

Conclusioni:

L'Associazione Apertamente, per promuovere la conoscenza della vera situazione del Quartiere Terradeo di Buccinasco (Campo Sinti ) e delle avanzate sperimentazioni d'inserimento sociale in corso, si rende disponibile ad incontri di approfondimento e a promuovere visite al Terradeo, anche per facilitare la conoscenza diretta dei suoi abitanti.

L'Associazione ha approntato della documentazione cartacea, e sono inoltre disponibili numerose foto in formato digitale sullo evolversi nel tempo di questa Comunità e degli eventi negli anni realizzati e consultabile in loco su appuntamento.

Quanto sopra è a disposizione, su richiesta, di:

Amministrazioni Pubbliche, Forze politiche, Giornalisti, Associazioni culturali e di Volontariato, Operatori del settore, Direzioni Didattiche , Istituti scolastici e Università, Persone di buona volontà.

Per Associazione Apertamente di Buccinasco

Ernesto Rossi, Presidente cell. 3338628466, e-mail: meg.rossi@tin.it

Augusto Luisi, Consigliere cell. 3355324525, e-mail: luisibuc@gmail.com

Buccinasco, 20.09.2010

 
Di Fabrizio (del 31/05/2005 @ 11:55:53 in conflitti, visitato 2691 volte)


Skopje, 27 MAGGIO 2005. Il delegato speciale Bjørn Engesland di International Helsinki Federation for Human Rights (IHF) / European Roma Rights Centre si è recato a Skopje settimana scorsa per verificare la situazione dei circa 2000 Rom rifugiati dal Kossovo, attualmente ospitati in centri di raccolta per rifugiati e per indagare sulla ventilata volontà del governo di espellerli verso il Kossovo, la Serbia o il Montenegro.

A Skopje è stato raggiunto dai componenti macedoni del Comitato di Helsinki.

[...]

Attualmente sono circa 2000 i rifugiati dal Kossovo, Rom Ashkali ed Egizi. La maggior parte sono i reduci dai bombardamenti NATO del 1999, impossibilitati a ritornare per la campagna di pulizia etnica contro gli "Zingari" scatenata dagli estremisti albanesi già in quello stesso anno.

Le minacciate espulsioni dalla Macedonia, cadono nel momento in cui anche altri governi europei, in particolar modo la Germania che ha siglato un accordo con l'ONU (ma anche l'Italia, la Svezia e la Svizzera NDR) si accingono a operazioni simili di rimpatrio forzato. [...]

Englesad: "Nonostante il desiderio - pienamente legittimo - del ritorno in Kossovo e di ricevere giustizia e risarcimenti per i danni e i crimini di massa che hanno sofferto, non esistono attualmente le condizioni in Kossovo per un possibile ritorno. E' semplicemente troppo pericoloso e imprudente".

Dal canto suo, le autorità macedoni non hanno ancora riconosciuto a queste 2000 persone lo status di "richiedenti rifugio", lasciandole in un limbo giuridico e potendo quindi espellerle in qualsiasi momento senza alcuna giustificazione.

Continua Englesad: "Il governo macedone dovrebbero offrire a tutti i 2000 rifugiati la possibilità di integrarsi in Macedonia, fornendo loro permessi di residenza a lungo termine [...] La nostra, non è una critica rivolta al solo governo della Macedonia, ma si estende a tutti gli altri paesi che in maniera più o meno nascosta stanno agendo similmente."

Ulteriori informazioni:

  • International Helsinki Federation for Human Rights (IHF): Bjørn Engesland, +47-957-533 50
  • European Roma Rights Centre (ERRC): Claude Cahn, (36 20) 98 36 445


fonte: http://it.groups.yahoo.com/group/Macedonian_Roma

 
Di Sucar Drom (del 28/06/2008 @ 11:51:37 in blog, visitato 1862 volte)

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Il documento, anticipato dall’Ansa, mette sotto accusa l’Italia per la situazione dei Rom, per le discriminazioni dei cittadini stranieri nell’accesso alle case popolari in alcune regioni, per non avere un sistema di segnalazione degli att...

Ora vi racconto...
C’è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana si diverte a Trastevere il venerdì sera. L’ora dell’aperitivo. Le vie attorno a piazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle di venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa. Non è un ...

Tettamanzi: "Militarizzare le città è un errore la paura non passa con un decreto"
«Militarizzare le città serve solo ad aumentare il senso di smarrimento e la paura. Perché la paura non passa per decreto legge». Guarda dalla finestra del suo studio, il cardinale Dionigi Tettamanzi, e vede una piazza Duomo affollata di milanesi che la attraversano di corsa per spostarsi da un ufficio all'altro, ma anche di immigrati che si incontrano, bevono, bivaccano, litigano...

Rom e Sinti, l'Europa punti sulla partecipazione diretta
Il 19 Giugno il presidente della Federazione Rom e Sinti insieme ha incontrato il commissario europeo per i diritti umani (in foto), al quale ha presentato la drammatica condizione di Rom e Sinti in Italia e sollecitato le Istituzioni Europee ad un intervento determinato verso il G...

Le rilevazione biometriche sono una forma di discriminazione
Ieri il ministro Maroni (in foto), davanti alla Commissione affari costituzionali della Camera di Deputati, ha ripetuto quanto già affermato alcuni giorni fa: censimento di tutti i Rom con rilievo delle impronte digitali anche per...

Cosa succederebbe se alle parole "bambini rom" sostituiamo quella di "bambini ebrei"?
Sul rilevamento delle impronte digitali anche ai minori rom il governo andrà fino in fondo. Lo ha affermato il ministro dell'Interno Roberto Maroni: «Questa è la strada giusta per garantire i diritti ai minori» ha detto, aggiungendo che l'esecutivo non si farà intimidire da s...

Impronte digitali, c'è chi afferma: “i nomadi hanno accettato questo tipo di misura che è stata anche apprezzata"
Offre una sponda al Governo italiano la posizione espressa da Massimo Converso dell'Opera Nomadi di Roma nella polemica di queste ore sulla la raccolta delle impr...

Impronte digitali, scoppia la polemica
Si fanno sempre più consistenti le polemiche sulla scelta del Viminale di operare una schedatura, tramite la raccolta delle impronte digitali, della popolazione infant...

Appello al Presidente della Repubblica
Ill. mo Presidente della Repubblica, a titolo personale quale appartenente alla minoranza Rom e quale legale rappresentante della “Federazione Rom e Sinti Insieme” mi corre l’obbligo di chiedere con estrema urgenza un Vostro autorevole intervento affinché il Governo Italiano ponga fine alla diffus...

Le impronte dei bambini rom e il silenzio della Chiesa
A Maroni vorremmo suggerire di prendere le impronte delle mani (e dei piedi) ai neonati cinesi di Milano, che sono già, notoriamente, tutti ladri di identità. Inoltre, per coerenza, potrebbe impartire l'ordine di misurare la lunghezza degli arti ai bimbi di Corleone che crescono (si fa per d...

Venezia, iniziano i lavori
Nel giorno dell’avvio dei lavori, senza incidenti, il fronte del no al villaggio Sinti a Mestre annuncia nuove battaglie in memoria di un anziano manifestante morto dopo un malore causato - secondo quanto accertato finora - da un co...

Ue, Maroni si fermi
Se il governo italiano andasse fino in fondo con l'annunciata intenzione di prendere le impronte digitali a tutti i minori sinti e rom, troverebbe l'opposizione della Co...

Impronte digitali, uno specchietto per le allodole
L’iniziativa di Maroni di schedare i Sinti e i Rom con rilievi biometrici ha fatto scoppiare la polemica in Italia. Soprattutto alimentata dalle dichiarazioni del ministro che anche i bambini sinti e rom saranno sottoposti a tale rili...

Prefetto Mosca: no alle impronte digitali per i bambini
Intervenendo a un incontro nella facoltà di Giurisprudenza di Roma Tre, il prefetto di Roma Carlo Mosca, commissario governativo per i “nomadi” per il Lazio, ha detto che nel censimento che sarà fatto nei “campi n...

Rom e Sinti, l'Italia è incivile!
La stampa britannica punta il dito sul piano del governo di prendere le impronte digitali dei Sinti e dei Rom, bambini compresi. Il più critico è l'Independent: il quoti...

Il pragmatismo di Cacciari mette all’angolo la Lega Nord?
Ultima puntata della stagione di Otto e mezzo. Ieri sera. La7. Faccia a faccia tra il ministrojazzista (in studio) e il sindacofilosofo (in collegamento). Si parla di emergenza rom e integrazione. Il ministro Roberto Maroni...

 
Di Fabrizio (del 08/03/2006 @ 11:42:15 in media, visitato 1909 volte)

Leggo oggi un articolo sul sito La Gazzetta della Martesana.

Alcuni punti che mi interessano:

  1. la costruzione di una campo sosta per nomadi, per 120 persone, proposto senza nessuna programmazione territoriale e senza il coinvolgimento dei cittadini (Rom e italiani) che dovrebbero forzatamente convivere;

  2. la disamina di una situazione ambientale già degradata di suo (ripetuta anche nell'altro articolo Zona industriale dimenticata da Dio e dal Comune sempre sulla Gazzetta);

  3. il campo di via Idro (indicata nell'articolo come via Padova) come “famoso per fatti di cronaca nera”.

Mi sono quindi permesso di scrivere una lettera al giornale, che riporto di seguito. Vi terrò aggiornato sugli sviluppi.

Spettabile redazione

Leggo il vostro articolo "Rom, un campo a Cologno?"

Mi permetto di segnalare, in merito al campo di via Padova (tristemente famoso per fatti di cronaca nera), che le famiglie del campo lo scorso dicembre hanno indetto una conferenza stampa in merito alle false notizie che erano apparse sui mezzi d'informazione. Qui il testo.

Riguardo al ventilato campo che si dovrebbe costruire a Cologno, erano arrivate notizie simili anche al campo, ma nessuno si è mai preso la briga di chiedere un parere a chi in un campo sosta ci vive da altre 16 anni. Vi segnalo che in occasione delle prossime elezioni comunali, abbiamo proposte alternative, che presenteremo agli elettori: un riassunto si può leggere QUI. Due gli indubbi vantaggi: sono proposte pensate per l'interesse comune di tutta la cittadinanza, non si propone niente che già non sia stato realizzato in Italia.

Grato dell'attenzione

Fabrizio Casavola

 
Di Fabrizio (del 18/08/2006 @ 10:56:42 in Europa, visitato 1357 volte)


16 Agosto 2006, Budapest, Berlino: Ignorando un appello diretto a bloccare l'espulsione, come pure le evidenti prove di stato fisiologico estremo, le autorità tedesche hanno espulso forzatamente un donna Rom e i suoi cinque figli  (di età tra i 6 e i 17 anni) verso la Serbia.

ERRC ha ricevuto l'informazione il 14 agosto dall'OnG di Berlino "Iniziativa contro l'Espulsione e la Detenzione" (Initiative gegen Abschiebehaft)[...] La famiglia è musulmana, un gruppo particolarmente preso a bersaglio nella Serbia ortodossa. Il marito della donna si è suicidato per impiccagione nel 2002, per paura di espulsione dalla Germania, da allora la donna K.T.  ha cresciuto i figli da sola.

La donna soffre di gravi problemi psichici, per cui è da anni in cura a Berlino. Secondo il suo psicologo, K.T. è estremamente instabile. In situazione di stress, è soggetta a iperventilazione, che può trasformarsi in convulsioni delle mani, delle braccia, piedi e gambe. Inoltre, la donna dice di aver sempre davanti l'immagine di suo marito suicida, e di pensare di fare lei la stessa fine. Anche la figlia 16enne, L.T. ha raccontato al lo psicologo che anche lei ha continue visioni del padre morto, e la sua più grande paura è che la madre faccia la stessa fine. K.T. è stata ricoverata a Berlino in diverse occasioni, l'ultima tra il 22 e il 28 giugno 2006.

Il tribunale di Berlino, rivedendo l'appello di K.T. di rimanere in Germania con i figli, ha rifiutato di riconoscerle la malattia psicologica, nonostante le testimonianze mediche sulla serietà delle sue condizioni.

Nel fax del 15 agosto, inviato al Ministero degli Interni Ehrhart Körting, ERRC richiede:

  1. Intervenire per fermare l'espulsione forzata di K.T. e dei suoi figli, e
  2. assicurarsi che, senza indugio, sia fornito alla famiglia un permesso di residenza a lungo termine, cosicché a K. T. possa ricevere un trattamento sanitario, senza applicazioni arbitrarie o pressioni indebite.

ERRC nota che l'espulsione di K.T. sarebbe crudele e degradante, e contravverrebbe all'Art.3 della Convenzione Europea sui Diritti Umani, e alle relative leggi e norme internazionali, sottoscritte dalla Germania.

ERRC nota che a fronte dell'espulsione in Serbia, K.T. avrebbe scarsissime probabilità di accesso alle cure mediche e psicologiche [...]. A ciò va aggiunta la doppia discriminazione come Eom e come musulmana in Serbia, che potrebbe portarla ad essere oggetto di veri e propri attacchi fisici. ERRC chiede di essere informata dal governo su tutte le azioni che il Ministro Körting intende prendere.

Il 16 agosto, senza rispondere a nessun appello, ha forzatamente espulso K.T. e la sua famiglia verso Belgrado.

Le vostre proteste possono essere inoltrate a:

Senator für Inneres Dr. Ehrhart Körting
Minister of Interior for Berlin
Klosterstraße 47
10179 Berlin
Germany
Fax: (030) 9027-2715
E-Mail: senator@seninn.verwalt-berlin.de

Ulteriori informazioni sulle politiche tedesche riguardo le espulsioni e più in generale, verso gli stranieri di pelle scura, sono disponibili a: http://www.errc.org/db/01/08/m00000108.pdf.

Nota: K.T. e L.T. non sono le vere iniziali delle persone coinvolte. ERRC è in possesso dei loro veri nomi edi contatti con le persone coinvolte.

 
Di Fabrizio (del 16/12/2006 @ 09:54:15 in Italia, visitato 1681 volte)
Dal Manifesto:

La storia Ferid Sulejmanovic, espulso nel 2000. Ma la Corte europea gli aveva dato ragione
Morte assurda di un rom legale
Era uno degli zingari del campo Casilino, Roma, spediti a Sarajevo. A torto. Ha provato a rientrare da clandestino. E' morto soffocato in un tir
Cinzia Gubbini
Sembra quasi l'ultimo atto di una tragedia. Solo che è tutto vero. Niente palcoscenico, niente applausi finali. Per Ferid Sulejmanovic, il protagonista di questa storia, un'uscita di scena tra i gas tossici sprigionati dall'alluminio ferroso. 
Ferid, 33 anni, rom bosniaco, era stato cacciato sei anni fa dell'Italia, nel corso di un'espulsione di massa che la Corte di Strasburgo ha dichiarato illegale. Il suo cadavere è stato trovato sabato mattina nel cassone di un camion sbarcato al porto di Ancona. Il tir, che trasportava lui e un altro uomo non ancora identificato era partito dal porto di Zara, in Croazia. I due viaggiatori «abusivi» sono stati uccisi dalle esalazioni sprigionate dai lingotti di alluminio, che erano destinati a un'azienda del nord, e dietro cui si erano nascosti. L'inchiesta aperta alla Procura sulla loro morte dovrà anche accertare se quelle sostanze sono consentite. Quando al porto è arrivata l'agenzia regionale non ci ha visto chiaro: nonostante il telone fosse ormai stato alzato da tempo, e la banchina fosse ventilata, ha rilavato un'alta concentrazione di ammoniaca, anidride solforosa e arsina. Ma anche di altre sostanze, al momento ignote, e forse illegali. I due uomini non avevano documenti addosso: nelle tasche dei loro indumenti sono stati trovati soltanto un pacchetto di sigarette e soldi bosniaci. Ma la sorella di Ferid è andata ieri alla polizia di frontiera per riconoscerlo: sapeva che stava per arrivare, che aveva intenzione di infilarsi in un camion per raggiungere l'Italia, da dove era stato cacciato. Considerato illegale, al pari dei gas che lo hanno ucciso.
Solo che l'espulsione di Ferid è particolare. Illegale, anche quella: a dirlo è stata nel 2002 la Corte europea dei diritti dell'uomo. Era l'alba del 3 marzo del 2000 quando polizia e carabinieri arrivarono senza preavviso nei campi rom di Roma Tor de' Cenci e Casilino 700. Furono prelevate 67 persone, tra di loro bambini, donne incinte, anziani e malati. In dodici ore furono portati all'aeroporto e rispediti a Sarajevo, nonostante la maggior parte di loro fosse fuggita dalla guerra, e i bambini fossero nati in Italia e nulla sapevano di quel paese. Manifestazioni, interrogazioni parlamentari, appelli, non servirono a nulla.
Ma chi protestava aveva ragione. La comunità di Sant'Egidio, che seguiva le famiglie di Casilino 700, assistita dall'avvocato romano Nicolò Paoletti, fece ricorso alla Corte europea per i diritti umani, raccogliendo la procura delle persone che riuscirono a rintracciare: quasi tutti avevano trovato riparo nel quartiere di Ilizda, un sobborgo di Sarajevo dove vivono molti rom. Il fotografo Stefano Montesi ricorda il viaggio per intercettare le famiglie espulse: «Vivevano in case diroccate, intorno c'erano cartelli con scritto "attenti alle mine"». Furono messe insieme 16 procure. La Corte fece sapere che il ricorso era ammissibile. Solo allora, era il 2002, il governo si decise a trovare un accordo, pur di evitare una condanna che avrebbe stigmatizzato l'Italia per la violazione di diversi articoli della Convenzione europea: quello che vieta «trattamenti disumani e degradanti», quello che vieta discriminazioni, e quello che assicura il diritto a un ricorso effettivo. E fece tornare i ricorrenti, riconoscendo loro anche un risarcimento economico. 
Ferid Sulejmanovic venne a sapere della «vittoria» solo dopo la sentenza, chiese all'avvocato se potevano rientrare: «Ho studiato a fondo il caso - spiega Paoletti - ma tutti i termini di legge erano ormai scaduti per un ricorso. Certo, una buona amministrazione, preso atto della posizione della Corte, avrebbe dovuto riesaminare tutte le espulsioni. Ma così non è stato». 
Allora Ferid è salito su un camion diretto in Italia. Con lui c'era un altro uomo: al campo rom Casilino 900 dicono che probabilmente si tratta di Tissan Severovic, un altro rom espulso qualche anno fa. Ma il suo corpo ieri non era ancora stato identificato. Anche se - nonostante la questura di Ancona non abbia diffuso dettagli - poco dopo il ritrovamento dei cadaveri le agenzie di stampa hanno informato che «entrambi erano stati espulsi dall'Italia» e che uno dei due aveva precedenti penali. Le notizie corrono, spesso a metà.

Ljuba e Sasha *
Tommaso Di Francesco

Così manco i cani, manco i non umani
muoiono abbruciati nelle trappole
di latta e di fumo a via Gordiani,
tra la memoria e i sassi pasolini.
Qui nell'Eterna. Roma radice di rom...
Unici puri in città ad aspettar futuro,
Ljuba e Sasha di diciassette e sedici
nel fuoco per vivere pronto per morire,
con la creatura negli occhi luminosi
ancora nel bianco della festa, sposi.
Tutto l'amore mio è per voi cenere
per voi deportati, è per voi caduti
nei fili spinati, per caso, dicono
... provate voi per caso a non morire
in otto corpi in quattro metri quadri.
Ad ardere, solo voi amo che ho rincorso
nelle periferie che inghiottono certezze
tra boemie, serbie ed i kosovi, cacciati
e offesi da cronache luride e dagli armati
tra i battimani e i silenzi occidentali.
Adesso che la città vuole sentire voci,
il desiderio che mi resta è sul sorriso
vostro che con me ha in corpo Mauthausen,
a voi rifiuti che nell'addio discarica
l'Ama, sigla del nostro comune disamore. 
Tommaso Di Francesco

* Si è svolto ieri alla periferia di Roma (a Via Gordiani) il funerale dei due giovanissimi sposi, Sasha Traijkovic e Ljuba Mikic, morti bruciati nell'incendio del campo rom dove vivevano, il 2 dicembre scorso.
 
Di Fabrizio (del 09/01/2007 @ 09:50:32 in media, visitato 1542 volte)

Da l'Espresso online, la parola ai diretti interessati

La commozione di Marinko Costantin Ventila, leader del Triboniano e ortodosso
Il capo dei nomadi in Duomo "Ora ci sentiamo cittadini veri"
Luigi Bolognini

Non sa, la signora impellicciata di leopardo che scambia segni di pace, che sta stringendo la mano al capo di quelli che forse le danno paure e angosce ogni volta che li vede nei tigì, nella vita di tutti i giorni e negli incubi notturni. I rom. Anzi, gli zingari: come Marinko Costantin Ventila, il leader del campo di via Triboniano che, anche se di religione ortodossa, ha voluto andare in Duomo a sentire di persona il discorso del cardinal Tettamanzi. E che, alla fine, è uscito con gli occhi gonfi dalla commozione.
Due ore filate in piedi, giusto la schiena ogni tanto appoggiata a una transenna, in una navata laterale del Duomo, mischiato tra il pubblico ad ascoltare litanie in ucraino, giapponese, coreano e congolese e a vedere balli dello Sri Lanka, al freddo. Messa così, sembrerebbe una specie di tortura. «E invece è un momento splendido, lo aspettavo da tanto. Adesso mi sento davvero e finalmente globalizzato. Perché le parole del cardinale arrivano subito dopo che siamo diventati ufficialmente cittadini dell´Unione Europea, mentre il Comune, la Provincia, le associazioni di volontariato e quelle diocesane hanno dato una risposta eccezionale all´incendio, una risposta che potrebbe essere la sistemazione definitiva per tanti di noi. L´anno si era chiuso davvero malissimo, con le fiamme che hanno bruciato una gran parte del campo. Sembrava la fine. E invece è stato un nuovo inizio, tutto è cambiato all´improvviso».
Ma la strada è ancora lunga, quasi come quella che ha fatto questo 52enne geometra dal 1991, l´anno in cui decise di abbandonare la sua Romania per cercare fortuna: «Tettamanzi parla di disagi, umiliazioni, fragilità dei migranti, e sono tutte cose che abbiamo davvero vissuto, giorno dopo giorno. Abbiamo girato davvero tutta l´Europa fino al 1995, quando siamo arrivati in Italia. Eravamo in 12, i primi rom della nuova immigrazione a Milano. Abbiamo dormito per mesi nei treni fermi nei depositi della Stazione Centrale, poi a Porta Garibaldi. In via Triboniano siamo dal 1998». Da allora Ventila ha cambiato alcuni lavori: «Il permesso di soggiorno è in regola, ma poi succede che scoprono che vivo in quel campo e finisce sempre allo stesso modo. Temo che perderò anche il posto che ho adesso, con tutta la pubblicità che mi è piombata addosso da quando c´è stato l´incendio del 31 dicembre. I pregiudizi sono più forti di ogni cosa».
Per questo quando Tettamanzi chiede «una città capace di risposte concrete, di risposte date nel segno molteplice e armonico della legalità, della sicurezza, dell´accoglienza, del rispetto dei diritti fondamentali della persona, in un clima di autentica socialità», annuisce soddisfatto. E quando il cardinale dice di volere rom «non semplici destinatari dei nostri interventi, ma protagonisti coinvolti attivamente e con la responsabilità dei loro diritti e doveri nella costruzione comune di una convivenza giusta, libera e solidale» apprezza, ma non si nasconde. «È vero, abbiamo dei diritti, ma anche dei doveri. E sappiamo bene che dobbiamo ancora lavorare su noi stessi. Abbiamo delle colpe: qualcuno di noi, non moltissimi ma sempre troppi, ruba o chiede l´elemosina agli angoli delle strade. E così ben presto gli italiani hanno paura o rispondono con violenza e intolleranza. Ma se succede che cerchiamo soldi in questo modo è perché non troviamo nessun lavoro. Dappertutto siamo odiati, i più odiati di tutti. Basta dire "zingari" che tutti reagiscono. Non è un problema solo italiano. Non è questione di Lega o non Lega».
Ma la speranza viene proprio da quello che è successo in questi giorni. Lo dice anche l´assessore Mariolina Moioli, unico politico presente in Duomo: «L´arcivescovo ci ha confermato che la strada dell´integrazione e della legalità è quella giusta». È della stessa idea Marinko Ventila: «Milano ce la può fare, Tettamanzi ha ragione. Abbiamo trovato tantissima gente che ci ha trattato bene, che non si è fermata ai pregiudizi, ma che ha saputo dialogare. Don Colmegna, certo. E anche l´Opera Nomadi. E poi tante persone comuni. Noi andiamo d´accordo con tutti. Anche con gli abitanti della via, che però prima fanno gli amici e cercano il dialogo e poi parlano male di noi alle nostre spalle. Ma noi non abbiamo problemi con loro, e vorremmo che anche loro non ne avessero con noi. Non siamo poi così cattivi, vogliamo solo vivere in pace». Proprio quella pace di cui scambia abbondanti segni in Duomo.

(07 gennaio 2007)

 
Di Fabrizio (del 04/07/2010 @ 09:47:19 in casa, visitato 1840 volte)

Da British_Roma

Roma Buzz Aggregator

30/06/2010 - I bulldozer sono al lavoro demolendo le case degli zingari anche se si avvicina il termine dato dall'ONU per la risposta che la Gran Bretagna deve fornire alla domanda fatta da Dale Farm (vedi QUI ndr) sullo sgombero di massa che allontanerebbe novanta famiglie dalla propria terra.

Ieri mattina sono entrati a Dale Farm una mezza dozzina di veicoli che portavano gli operai addetti alla demolizione, apparentemente per spaventare i residenti che saranno reindirizzati alla vicina Hovefields. Qui i Viaggianti hanno avuto un'ora per fare i bagagli prima dell'inizio della distruzione.

"Bambini piccoli giocavano attorno alla scavatrice," riporta Malcolm Tully, a membro della New Life Church. "Né gli ufficiali giudiziari, né la polizia hanno mostrato alcuna preoccupazione per la loro sicurezza. E' un chiaro infrangimento della legge."

Le denunce sono state immediatamente presentate all'UK Health and Safety Executive che ha iniziato un'indagine. Ma le demolizioni sono continuate ed alla fine della giornata diverse proprietà zingare, la maggior parte vacante, erano state rese inabitabili.

Ciononostante, gli avvocati hanno prevalso sul consiglio distrettuale di Basildon di sospendere la demolizione di Five Acres Farm, il cui proprietario è in un ospedale di Londra per cure cardiologiche. Sua moglie è tornato al sito, subito dopo l'arrivo degli ufficiali giudiziari, e ha trovato tagliate acqua ed elettricità.

Il giorno prima, la proprietaria romanì Sylvia Taylor aveva contattato Basildon e ricevuto assicurazione che non sarebbe stata presa nessuna azione senza un preavviso di 28 giorni. Nel caso ci fossero gravi e continuati danni nel vicinato, la sua proprietà verrebbe risparmiata dalla demolizione immediata grazie al ricorso del suo avvocato.

Un avvocato, che ha partecipato settimana scorsa ad un incontro ai massimi livelli con la polizia dell'Essex, ha espresso rammarico perché quanto ottenuto allora sembra ora messo in discussione. Ha dichiarato che qualsiasi richiesta motivata riguardo attività penali da parte di ufficiali giudiziari, in particolare le violazioni del diritto alla sicurezza dei bambini, deve dar luogo ad una denuncia formale.

Non vi è dubbio che questo sgombero stile cowboy sia il risultato di azioni pianificate da tempo. Questo si aggiunge al sospetto ventilato solo una settimana fa, che il consiglio distrettuale di Basildon, che ha assunto la compagnia privata Constant per allontanare i cosiddetti Zingari illegali dal distretto al costo di quattro milioni di euro, sia impegnato in quello che equivale ad una cospirazione criminale.

Nell'ambito della procedura di un'azione urgente, Anwar Kemal, presidente del Comitato ONU sull'Eliminazione della Discriminazione Razziale, ha richiesto alla Gran Bretagna di sospendere il previsto sgombero di Dale Farm ed invece di impegnarsi a dialogare con la comunità per arrivare a fornire adeguate sistemazioni alternative.

Aggiunge che secondo le informazioni ricevute, Constant & Co si è resa responsabile di sgomberi brutali di altre comunità romanì e viaggianti, durante i quali sono state distrutte proprietà private e sono avvenuti abusi razziali. La compagnia è stata criticata dall'Alta Corte.

"Se il  vostro governo decide comunque di procedere come previsto nello sgombero," scrive Kemal, "dev'essere effettuato d'accordo col diritto internazionale ed accompagnato da una rilocazione verso un sito destinato a sistemazione alternativa."

Il governo britannico ha tempo sino al 30 luglio per rispondere a questa richiesta.

 
Di Fabrizio (del 21/08/2009 @ 09:40:04 in Italia, visitato 1510 volte)

Vi segnalo questo articolo a firma di Ilaria Urbani, pubblicato su "Il Manifesto" del 17 agosto perché, a mio avviso, ha l'indubbio merito di porre in evidenza alcuni fatti fin qui trascurati: la completa mancanza di "sicurezza" della strada, cosa questa già segnalata in passato e colpevolmente ignorata, una attenta ricostruzione dell' "incidente", le incredibili condizioni di vita degli abitanti del campo, la questione degli spari uditi all'interno del campo, diversamente riportati dalla stampa, il dolore della Famiglia. Giancarlo Ranaldi

Il luogo dove sono stati ritrovati Slavica e Luca.

Una tazzina di caffè, sigarette, dolci, tre bicchieri e tanti fiori colorati. La famiglia di Slavica Djordjevic, la ragazza rom di 20 anni uccisa da un pirata della strada sabato mattina davanti al campo comunale di Secondigliano, ha allestito la baracca come una camera mortuaria. Ma Slavica non c'è. E' in una camera di un obitorio. L'autopsia ieri ha confermato che ad ucciderla è stato un pirata della strada. L'uomo alla guida non si è fermato a soccorrerla. Il figlio di 6 giorni, Luka, ricoverato in terapia intensiva all'ospedale Santobono, migliora di ora in ora. Il neonato che al momento dello schianto si trovava nel passeggino ha fatto un salto di alcuni metri riportando due fratture al cranio e un'emorragia. Non è stato ancora identificato l'automobilista che ha travolto la donna mentre è stato recuperato uno degli specchietti retrovisori esterni della vettura, una Volskwagen Polo, di colore celeste. Dalle impronte riportate sullo specchietto gli investigatori cercano di risalire al pirata della strada. L'uomo potrebbe essersi fermato alcuni minuti sul luogo dell'incidente per riporre il corpo della ragazza tra il ciglio della strada e guard rail. Slavica è stata colpita all'altezza del gluteo sinistro. Lo schianto ha provocato lo spappolamento della milza. Non sono state trovate tracce di sangue perché si era riversato tutto nei polmoni. Le ferite al braccio sono dovute ad una caduta successiva all'impatto. «E' impensabile che un corpo finisca da solo in uno spazio così piccolo dopo uno schianto del genere», dicono gli abitanti del campo.

Il Comune di Napoli si farà carico delle spese dei funerali o del rimpatrio della salma. Il corpo della ragazza, di origine serba che prima del matrimonio abitava del campo di Via Cupa Perillo a Scampìa, dovrebbe tornare nel paese d'origine anche se l'autorizzazione per il rimpatrio non è ancora arrivata. Il marito Denis, la famiglia e gli amici di Slavica hanno organizzato una veglia funebre di tre giorni nel campo di via Cupa Perillo dove la ragazza abitava prima del matrimonio. I figli del vento del campo comunale di Secondigliano chiedono dall'aprile del 2001 l'istituzione della fermata di un autobus all'esterno della baraccopoli. Le automobili sfrecciano a cento all'ora mettendo, un pericolo costante per i rom. Le novanta famiglie del campo sono costrette ad attraversare la Circumvallazione esterna per uscire dal campo. «Le istituzioni non hanno ancora fornito di mezzi trasporto la zona perché ci sarebbe una disputa sulle competenze. Non si capisce - spiega Marta di Opera Nomadi - se il tratto è gestito dalla Provincia o dal Comune. Una questione che riguarda anche la raccolta dei rifiuti che infestano l'area». Il campo rom è fornito di acqua e energia elettrica che però salta spesso. D'inverno per l'utilizzo delle stufe e d'estate dei ventilatori. La baraccopoli ha il sistema fognario in comune con il vicino carcere di Secondigliano. Quando le fogne vanno in tilt una puzza nauseabonda ricopre il campo.

Nella baraccopoli a ridosso della Circumvallazione esterna ieri si sono registrati alcuni momenti di tensione. Gli operatori sociali presenti nel campo ieri mattina spiegano che i colpi di pistola uditi all'esterno non sarebbero stati esplositi per sedare una rissa scoppiata tra due fratelli, come riportato da alcune agenzie di stampa, ma perché un ragazzo che usciva dal campo non si sarebbe fermato all'alt della polizia municipale. Gli agenti avrebbero dovuto sparare alcuni colpi in aria per intimare lo stop al ragazzo. Gli unici rumori che hanno interrotto il silenzio di una giornata di lutto.

 
Di Fabrizio (del 12/01/2011 @ 09:37:48 in casa, visitato 1584 volte)

Da Roma_und_Sinti (i link sono in tedesco) NB: di Hugo Höllenreiner si trova una testimonianza (doppiata in italiano) nel DVD "A forza di essere vento"

Süddeutsche Zeitung von Viktoria Großmann

Hugo Höllenreiner in campo di concentramento fu una vittima di Josef Mengele. Ora sta cercando per sé e la sua famiglia una casa popolare - invano.

foto Vain (© Robert Haas)

Ad agosto 2010 Hugo Höllenreiner ricevette una lettera incoraggiante. Diceva: "Lei ha lasciato un appartamento in affitto ad Ingolstadt, ora abbiamo per lei una casa adatta. La lettera arriva dall'impresa cattolica Sankt Gundekar-Werk Eichstätt, che sta costruendo a Ingolstadt-Hollerstauden 142 appartamenti, 127 dei quali sono alloggi popolari.

Ciò che suona come un avviso di consegna è, tuttavia, per Peter-Stephan Englert amministratore delegato della St. Gundekar-Werk, solo "una lettera di vendita", inviata a tutti e 500 che avevano prenotato, personalizzata con nome e indirizzo. La pubblicità pare necessaria: i primi appartamenti dovrebbero essere abitati a marzo 2011, essendo pronti, ma sono stati siglati solo 45 contratti. Per Hugo Höllenreiner non ci sono appartamenti disponibili.

Höllenreiner ha 77 anni, nel 1943 con la sua famiglia - sono Sinti - fu deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. Lì Höllenreiner dovette subire le "visite" del famigerato dottor Josef Mengele. Ne patisce tuttora le conseguenze fisiche e mentali, è considerato disabile grave.

Non lo sembra: Höllenreiner è un bell'uomo con i capelli bianchi, che va a fare una passeggiata con indosso un completo grigio chiaro ben curato. A novembre ha ricevuto un'altra lettera: "Siamo spiacenti di informarla che la sua domanda per i nostri appartamenti non può essere presa in considerazione". In precedenza a sua nipote, che vive con lui, era stato promesso a voce un appartamento.

Peter-Stephan Englert [...] ha detto della sua richiesta: "Il signor Höllenreiner ha 77 anni, si dovrebbe rivolgere all'assistenza sociale".

Dagli anni '90 Höllenreiner gira la Germania in qualità di testimone. Viaggia molto, parla regolarmente in occasione di eventi commemorativi a Dachau, Auschwitz-Birkenau e Bergen-Belsen. La sua storia è stata pubblicata in un libro e ha ottenuto un premio per la letteratura infantile. La sua storia è stata raccontata nelle scuole di Ingolstadt. Là vive assieme alla nipote e alla pronipote in un appartamento, che ora per loro è troppo caro. Perciò, alla fine del 2009 si iscrive a St. Gundekar-Werk. Nel novembre 2010 viene comunicato a sua nipote che non ci sono più appartamenti liberi.

"E' una brutta storia," dice Englert. E dice anche di essere timoroso, perché gli Höllenreiner "non nuotano nell'oro". Una volta che si omette lo stipendio, perché si avrebbe un caso di assistenza, l'ufficio avrebbe dovuto ordinare un appartamento più piccolo ed economico, e gli inquilini si sarebbero dovuti spostare di nuovo. "Vogliamo anche proteggere i nostri inquilini". Englert fa riferimento all'età di Höllenreiner, perché gli appartamenti non erano adatti per inquilini bisognosi di cure o su sedie a rotelle.

Höllenreiner, la nipote Silvana Lauenburger e sua figlia hanno un permesso di soggiorno.  Così Lauenburger si presenta a St. Gundekar-Werk, dicendo che loro vorrebbero vedere un quadrilocale. Più tardi, sembra, che l'appartamento fosse troppo grosso per le tre persone ed i particolari del contratto non erano soddisfacenti. "Ho chiesto allora un trilocale, ma il mediatore ha detto che erano andati tutti".

Per i Sinti non c'è alcun punto di riferimento

Lauenburger si sente discriminata; ritenendo di non ottenere l'appartamento, soltanto perché Sinti. Anche la loro figlia e nipote non hanno avuto nessun appartamento da St. Gundekar-Werk.

Non ci sono a Ingolstadt riferimenti per i Sinti nei bisogni sociali, come in grosse città come Norimberga o Monaco. Silvana Lauenburger si è dunque rivolta, così dice, ad Andreas Lehmann, sindaco di Ingolstadt. Una volta aveva mostrato rispetto per suo zio, andandolo a trovare in ospedale. Ma [stavolta] non aveva voluto riceverla.

"La discriminazione non è con noi", ha detto il sindaco, riferendosi al corpo sociale urbano. Anche St. Gundekar-Werk in settembre ha firmato un impegno volontario per combattere la discriminazione.

Parlando dello sviluppo a Ingolstadt-Hollerstauden, Englert ha detto che si dovrebbe fare attenzione alla selezione degli inquilini. Per questo ha incaricato un libero professionista "che ha talento nella selezione degli inquilini". Così il nuovo sistema automatico di ventilazione non era adatto a tutti. Gli appartamenti sono "case a basso consumo energetico", finanziati dallo stato. Se si rivelano troppo moderni, si rivolgono a lui per chiedere una casa tradizionale "siamo così flessibili". Però ad Höllenreiner ed alla sua famiglia non è stata offerta alcuna alternativa.

L'edilizia popolare è finanziata dal ministero degli interni. Qui non c'è un distaccamento che controlli l'assegnazione degli alloggi popolari. Chi si sente discriminato, riceve aiuto dall'agenzia anti-discriminazione di Berlino. Si verifica spesso che vi si rivolga per la ricerca di appartamenti, ha detto Jens Büttner dell'agenzia anti-discriminazione. In particolare, si sentono svantaggiate del mercato immobiliare, persone dal cognome che suona straniero o coppie omosessuali.

 
Di Fabrizio (del 26/07/2011 @ 09:35:49 in media, visitato 1228 volte)

Capisco che la mia domanda può sembrare retorica, ma ieri l'altro, con l'incendio della stazione Tiburtina ancora in corso, i media hanno prima ventilato che la responsabilità dipendesse da un attentato dei NOTAV e a sera davano la colpa ad un furto di rame da parte (naturalmente!) di Rom. Per stavolta si sono dimenticati degli estremisti islamici...

Il tutto mentre l'attentato di Oslo viene comunemente attribuito al gesto di "un pazzo". E non mi è chiaro perché, se fossero stati musulmani sarebbe stata strategia del terrore con collegamenti internazionali, se l'attentatore è cristiano lui debba essere l'unico responsabile, e pure fuori di testa.

La domanda è, quindi, vi fidate ancora di questo mondo dell'informazione?

 
Di Fabrizio (del 25/02/2011 @ 09:33:50 in lavoro, visitato 1669 volte)

Vintila (o Ventila), vecchia conoscenza per i lettori della Mahalla, ha fatto capolino tra le pagine del Giornale. Cosa avrà mai combinato?

di Maria Sorbi

Nomade, 56 anni, moglie e 5 figli: la sua specialità è fare la ronda lungo i cantieri della metropolitana milanese Risultato: i blitz per rubare rame sono cessati. E così l’assessore provinciale alle Infrastrutture lo ha assunto

Milano Vintila si macina 30 chilometri a piedi ogni notte lungo le rotaie della metropolitana di Milano. «Lo faccio per controllare che i rom non rubino il rame» racconta. Ma anche lui è rom e, a sentire la sua storia, vien da sorridere. Un rom schierato contro i rom.
Il suo vero nome è Marin Costantin, ma si fa chiamare Vintila. «No, non vuol dire nulla, è un soprannome, mi piace e basta» ci spiega. Arriva da uno dei campi nomadi più difficili della città, il Triboniano, ed è stato assunto per fare il guardiano notturno durante i cantieri per il prolungamento fino ad Assago della linea verde. In quella zona i furti di rame da parte dei nomadi sono all’ordine del giorno e i tecnici non fanno a tempo a posare qualche cavo che, zac, nel giro di poche ore è già sparito tutto.

E chi meglio un nomade per tenere d’occhio le imboscate rom? Chi ne conosce meglio le tecniche e le abitudini? Ecco allora che per Vintila è arrivato un contratto di lavoro. Lui, 56 anni, moglie e cinque figli, si era già messo in luce come portavoce della comunità rom e in passato, soprattutto dopo lo sgombero come quello del campo nomadi di via Capo Rizzuto, gli era perfino capitato di sedere ai tavoli delle politici locali per tentare un accordo. Il suo nome tra le istituzioni gira da un po’ di tempo. Finché un giorno l’assessore alle Infrastrutture della Provincia di Milano, Giovanni De Nicola, durante un sopralluogo ai cantieri del metrò, si rende conto che i furti di rame rallentano l’avanzamento dei lavori. E lancia l’idea: «Perché non ingaggiamo Vintila?». Detto fatto.

Marin Costantin firma il contratto per quello che chiama «il lavoretto». «Mi hanno rinnovato il contratto di mese in mese» racconta e ci tiene a dire che lui è «uno a posto», «uno che ha la partita iva», che «paga i contributi» e che in vent’anni in Italia non ha ricevuto nemmeno una denuncia.
Nelle sue ronde notturne, avanti e indietro lungo i 4 chilometri di rotaie, si è perfino imbattuto in qualche vicino di roulotte che se l’è data a gambe non appena l’ha visto. «Non ho paura - racconta - ma per le emergenze sono armato». La sua arma è una fionda e in tasca ha anche qualche bullone da usare come proiettile.

Ma fortunatamente non ne ha mai avuto bisogno: Vintila mette tutti in fuga. «Non si avvicinano nemmeno, sanno che potrei riconoscerli». Lui, rom controcorrente, ha preso la sua mission seriamente e non ha saltato una notte di lavoro. Ora che i cantieri sono finiti e il metrò di Assago è entrato in funzione, Vintila si cercherà un altro «lavoretto». «Sono bravo io, trovo lavoro subito». Intanto il suo nome è stato pronunciato al microfono dall’assessore De Nicola durante il taglio del nastro della nuova tratta metropolitana. E non capita spesso che un politico ringrazi pubblicamente un rom al microfono.

«Ho voluto citare anche Vintila tra le persone da ringraziare - spiega De Nicola - perché ha lavorato bene e da quando c’è lui i furti sono davvero calati. È stato bravo e serio».
E ora che il suo compito è finito, cosa farà Vintila? L’elemosina? «No, per carità, si fa più fatica a fare quello che a lavorare» scherza lui. «Magari mi trasferirò a Genova, o a Napoli o forse resterò qui, dipende da dove troverò un lavoretto». Quel che è certo è che Vintila e la sua famiglia si sentono ormai italianissimi. «Voglio prendere la pensione in Italia - dice lui con voce ferma - e non ho accettato i 15mila euro che il Comune di Milano dà ai nomadi che se ne tornano a casa. Sono regolare e lavoro».

Non solo. Vintila, da capo rom che sa il fatto suo, cerca di convertire la sua comunità a una vita più onesta e integrata. Ha imposto a sua figlia di smetterla di stare ai semafori a chiedere l’elemosina e ora lei lavora in un bar. E ha più volte detto agli zingari del suo campo: «Comportatevi bene, provateci». Lui lo ha fatto e questo gli ha portato pure un contratto in regola.

 
Di Fabrizio (del 19/03/2011 @ 09:32:13 in conflitti, visitato 1423 volte)

Da Czech_Roma. PREMESSA: Il mese scorso il sindaco della città di Nový Bydžov, per motivi di ordine pubblico, aveva ventilato l'uso di polizia privata da adoperare nel quartiere zingaro della città. Ne era nato un dibattito che aveva coinvolto diversi settori della società civile, in città e a livello nazionale. All'inizio del mese il Partito della Giustizia Sociale dei Lavoratori (Dìlnická strana sociální spravedlnosti DSSS) di estrema destra, aveva indetto settimana scorsa una manifestazione nella cittadina. In casi simili queste manifestazioni si erano risolte con pestaggi di Rom ed incendi alle loro case da parte dei manifestanti. Alcuni gruppi antirazzisti cechi avevano indetto una contromanifestazione. La giornata ha visto assalti contro famiglie rom indifese, cariche della polizia, ma poca eco sui media cechi. Comincio con la testimonianza di un giornalista rom che era presente

ROMEA Roma commentator Patrik Banga on the Nový Bydžov demonstrations
Nový Bydžov, 13.3.2011 16:06


Siamo arrivati a Nový Bydžov attorno alle 9 di mattina. Negli ultimi 20 km. del nostro viaggio, io e il mio collega Ivan Kratochvíl abbiamo cercato invano i poliziotti che avrebbero dovuti essere di pattuglia. I primi poliziotti li abbiamo incontrati ai margini della città, che stava per diventare punto d'incontro per diverse centinaia di estremisti e per quanti avevano indetto la contromanifestazione. Nessuno ci ha fermato. Invece la polizia ha prestato attenzione ad una Fabia gialla che trainava un rimorchio.

Siamo andati alla stazione di polizia, che ricordavo dalla precedente visita in città. Sul marciapiede abbiamo incontrato l'addetto stampa, che ci ha consegnato l'indispensabile cartellino "stampa" che sarebbe dovuto diventare il nostro lasciapassare verso il centro degli eventi nelle ore a venire. Dopo una breve consultazione con i colleghi della regione, siamo andati a lavoro.

Abbiamo cercato i Rom in via U Hřiště, che doveva diventare il centro di una riunione, ma non c'era nessuno. Dopo diverse telefonate, abbiamo capito che erano a diversi metri di distanza. Quando siamo arrivati sul luogo, abbiamo visto circa 40 persone ed una ventina di vetture, da cui abbiamo capito che erano tutti del posto ed il resto stava per arrivare.

Ho intravisto alcuni volti familiari e salutato le persone che conoscevo. Dopo di che, altre telefonate. Altri media riprendevano la scena.

Rapidamente la gente ha iniziato ad arrivare con le loro auto, da cui tiravano fuori gli striscioni. Poi gli organizzatori hanno dato il via all'evento. Dopo un'ora di attesa ci siamo avvicinati allo spazio di fronte al locale stadio di calcio, dove il parcheggio era abbastanza grande da contenerci tutti, assieme ad un bus che stava portando altri manifestanti. Gli ex ministri per i diritti umani Michael Kocáb e Džamila Stehlíková si sono alzati. In quel momento il gruppo contava circa 160 persone.

Quando tutti sono stati pronti per marciare, un attivista ha preso la parola e ha annunciato che la marcia prevista era stata annullata e che era stata variata in processione religiosa, che come tale non era soggetta all'obbligo di dichiarazione e che aveva precedenza su tutte le marce annunciate. Era stata scelta come leader una sacerdotessa della chiesa hussita. Ha annunciato che sarebbe stata una marcia pacifica e nonviolenta, e, colma di preghiera, ha chiamato tutti gli attivisti a prendervi parte.

Il corteo è partito dal parcheggio di via Na Šarlejích, ma la polizia aveva sbarrato la strada in via Havlíčková. Sono iniziati i negoziati. Gli attivisti sostenevano che la loro marcia era legale e la polizia ha fatto del suo meglio per verificarlo. Si faceva vivo anche un rappresentante del comune. Nel frattempo il gruppo recitava il "Padre Nostro".

clicca sull'immagine per vedere le foto della giornata

Da una casa vicina è uscito un pensionato, e attraverso il recinto ha urlato che "le puttane nere devono andare via da qui", seguendo con molte altre maledizioni rivolte ai Rom. La polizia guardava mentre i giornalisti si avvicinavano a casa sua. Il pensionato continuava a bestemmiare e Richard Samko, giornalista della televisione ceca, ha cercato di intervistarlo. All'improvviso il pensionato si è rivolto verso casa sua e ha gridato "Non sei d'accordo con me?" ed è rientrato. Abbiamo udito un forte rumore ed il pensionato è scomparso alla vista. "E' morto," hanno iniziato a dire i giornalisti - ed in quel momento ho pensato che anche se pensavo che quel pensionato era un razzista, avrei dovuto saltare il recinto per aiutarlo, come credo abbia pensato la maggior parte dei giornalisti presenti. Comunque, presto è riapparso - Eureka!

I rappresentanti cittadini e la polizia alla fine hanno riconosciuto gli argomenti degli attivisti ed il corteo ha proseguito per via Na Šarlejích e poi lungo Revoluční třída verso la chiesa. Lì non c'erano più preghiere e si sono alternati diversi interventi. La strada era fiancheggiata da poliziotti in tenuta antisommossa, che separavano la processione dai gruppi estremisti. Un estremista reggeva in mano una sorta di barra, che sicuramente non era né un treppiede né un'asta da microfono. Ho chiesto ai poliziotti anti-conflitto cosa intendevano fare al riguardo, e la risposta è stata che avrebbero dovuto confiscare qualsiasi cosa fosse un'arma ovi assomigliasse, ma che non erano in grado di spiegarmi perché a quella data persona fosse permesso di portare la barra che avevo notato.

Diverse dozzine di sostenitori del DSSS stazionavano a pochi metri dai contro-manifestanti. Le bandiere erano in vista, ma al momento i gruppetti erano calmi. Durante il ritorno sono iniziate le provocazioni. I sostenitori del DSSS hanno chiesto ai Rom che portavano striscioni: "Perché porti quello striscione? Hai un lavoro? Sei a carico dell'assistenza sociale?"

Tuttavia, il gruppo è tornato nel modo in cui era venuto, fermandosi in via Na Šarlejích. Nel contempo diverse decine di sostenitori del movimento Antifa si erano unite al gruppo. Gli attivisti discutevano in mezzo alla strada se rimanere lì per bloccare la marcia degli estremisti o tornare al punto di partenza. La sacerdotessa ha dichiarato concluso ufficialmente l'evento ed ha preso le distanze dal bloccare la strada.

Allora il gruppo contava tra le 200 e le 250 persone. I più radicali intendevano rimanere ad ogni costo e bloccare la strada, mentre i più moderati volevano dimostrare a 100 metri di distanza in uno spazio che non avrebbe bloccato l'annunciata marcia del DSSS.

Alla fine, gli Antifa più attivi ed hanno convinto gli altri a rimanere, alcuni di loro seduti per terra. Dopo alcuni minuti, non era più possibile tornare verso il centro, perché la polizia aveva bloccato l'accesso. Sono iniziate nuove trattative.

In quel momento il gruppo non aveva alcuna autorizzazione a bloccare la marcia annunciata. I poliziotti ci hanno avvertito del fatto, come pure la squadra anti-conflitto. Nel frattempo era arrivata l'informazione che Vandas aveva iniziato a parlare e che in città c'erano diverse centinaia di estremisti.

I negoziati erano giunto ad un punto morto e la polizia aveva annunciato che sarebbe intervenuta se i dimostranti non se ne fossero andati. Si lanciò lo slogan "Neri, bianchi, uniamo le forze". Ora i manifestanti rom mostravano preoccupazione. In testa c'era un piccolo gruppo che intendeva fare qualcosa, tra cui Martin Šimáček, Ondřej Liška, rappresentanti dei Rom locali e, per quel che può valere, io stesso. Vennero date alcune istruzioni, tra cui quella che i Rom si dovessero ritirare una volta che la polizia avesse invitato i manifestanti ad andarsene.

Improvvisamente sembrò aprirsi una speranza. Un capo della polizia aveva convinto Ondřej Liška a depositare una denuncia contro la marcia del DSSS, che si stava svolgendo con modalità completamente estranee a quelle annunciate. Alcuni dimostranti indossavano i simboli del bandito Partito dei Lavoratori, altri issavano lo striscione dell'organizzazione (sempre bandita) Resistenza Nazionale. L'intera manifestazione era stata addirittura annunciata sul loro sito, odpor.org.

Siamo andati alla stazione di polizia. Dopo alcuni minuti di "trattative", abbiamo avuto l'informazione che la polizia aveva caricato i contro-manifestanti.

Siamo corsi fuori dalla stazione di polizia verso via Na Šarlejích. Lì ho visto soltanto candelotti fumogeni esplosi ed alcuni furgoni della polizia sul lato destro. I Rom affacciati alle finestre mi gridavano che era stato un massacro, che i cavalli avevano calpestato le persone. Allora capii cosa era successo. La polizia aveva attirato distante i "politici" per poter intervenire con durezza.

Ho trovato i manifestanti a decine di metri di distanza in via Havlíčková. Erano stati caricati da otto poliziotti antisommossa a cavallo. Ho cercato di capire se erano feriti, soprattutto i miei amici. Grazie a dio erano tutti sani.

Tramite frammenti di discorso ho ricostruito gli eventi. La polizia antisommossa aveva aperto la strada a quella a cavallo per caricare i dimostranti, picchiati con manganelli. Alcuni erano stati arrestati, diversi erano stati feriti. Ognuno usava le parole "brutale" e "massacro". Poi la polizia aveva spinto i dimostranti diversi metri indietro, perché gli estremisti avessero la strada libera.

Così gli estremisti hanno potuto trarre pieno vantaggio dal corridoio liberato. In diverse centinaia hanno marciato lanciando slogan come "Boemia ai Cechi". Voci isolate scandivano "Venite qui, puttane nere" e "Antifa, ha, ha, ha" agli antifascisti. Quando i contro-manifestanti hanno iniziato a cantare, per un momento ho avuto l'impressione di essere ad una partita di calcio tra Sparta e Ostrava.

Sono rimasto sconcertato anche da qualcos'altro: avevo saputo dalla polizia che c'era il divieto di indossare maschere, ma molti estremisti erano a volto coperto. La polizia non ha agito contro di loro, sicuramente non nel modo che ha agito attaccando la contro-manifestazione.

Un volta che gli estremisti se ne erano andati, la situazione si calmò un poco, e sono potuto tornare alla mia macchina. Nel parcheggio ho incontrato Michael Kocáb, che si era allontanato dagli eventi alle 15.00 circa.

Quando sono ritornato in città, non c'era più traccia dei contro-manifestanti. Ho fatto alcune chiamate e ho capito che erano di fronte alla stazione di polizia. Stavano andandosene e mi sono accodato a loro.

Era ora di tornare a Praga. Lungo la strada ho incontrato molte squadre - non della polizia - ma di estremisti che stavano bighellonando nei villaggi vicini, fumando appoggiati alle loro macchine. Pensavo che tutto fosse finito.

Un'ora dopo, un collega mi ha chiamato sul cellulare. Gli estremisti avevano aggredito tre Rom e ferito uno di loro. Poco dopo il portavoce della polizia mi spiegava che gli estremisti erano tanti e 13 di loro erano stati arrestati. La polizia era riuscita a contenere la marcia, ma a quanto pare non le sue conseguenze.

Patrik Banga, translated by Gwendolyn Albert


Dalla Repubblica Ceca mi scrive un amico:

(fonte: Ctk) Un attivista Rom, sabato a Novy Bydzov, è finito all’ospedale privo di conoscenza dopo una rissa con alcuni attivisti di estrema destra. Nella cittadina della Boemia centrale si sono radunati nel fine settimana circa 500 esponenti ultranazionalisti della Delnicka strana e 200 attivisti di opposta estrazione politica. Poliziotti in assetto anti sommossa hanno provato a stento a tenere separate le due fazioni.


Molte altre notizie sul gruppo Czech_Roma

 
Di Fabrizio (del 26/02/2006 @ 09:29:18 in scuola, visitato 2646 volte)

[RIASSUNTO]

II puntata La strada per educare al futuro

Avvicinandosi alla scuola non ci si rende conto di cosa ci sia dentro. Posta in un angolo pulito e quieto di un altrettanto lindo villaggio, a 90 km. da Sofia in una valle circondata da montagne, la scuola Vidrare appare per quello che è: una scuola normalissima, col campo di calcio, il recinto di rose che testimoniano il lavoro di un giardiniere coscienzioso. Il campus è costituito da quattro edifici [...]

Sono circa 90 gli studenti, tra i 7 e i 16 anni. La maggioranza di loro sono Rom, che dividono le loro abitazioni col bestiame esono sparpagliati nei villaggi montani lì intorno, spesso anche distanti dai centri abitati. Per questo gruppo di studenti la lotta per l'educazione comincia da casa, con la quotidiana sfida della distanza da percorrere, della mancanza di vestiti o di nutrizione adeguata.

La scuola Vidrare è unica nel suo tentativo di rompere le barriere che incontrano questi bambini: pur non essendo un orfanotrofio (i bambini hanno i genitori), è attrezzata per ospitare gli studenti ce arrivano da lontano, provvede al mantenimento di quelli più bisognosi, fornisce quaderni, libri di testo, gessi e materiale per la scrittura.

Quattro anni fa se ne ventilava la chiusura. La caldaia centrale aveva oltre 60 anni e tutto l'impianto era a rischio incendio. La nuova direttrice, Maya Pencheva, aveva inviato una richiesta alle organizzazioni umanitarie, nel tentativo di salvare la scuola. Un'organizzazione riuscì a trovare una nuova caldaia e un'altra donò i computer. Negli anni successivi, le due associazioni hanno continuato ad investire finanziariamente e personalmente nel mantenimento della scuola.

Maya Pencheva in un'intervista ha sottolineato le barriere che circondano il suo gruppo di studenti. I loro genitori di solito sono scettici di fronte all'istituzione scolastica; ci sono eccezioni, ma di solito la scuola tradizionale non è una priorità. Maya Pencheva è convinta che la maggior parte di quei bambini vuole andare a scuola e si mostra particolarmente preoccupata per quanti vorrebbe frequentare ma trovano ostacolo nella volontà dei genitori.

Lei e il gruppo di otto insegnanti sono tutte Bulgare e risiedono nell'area del villaggio. Si ingegnano nel comprendere

  1. cosa potrebbe motivare i genitori a mandare i propri figli alla scuola e

  2. come insegnare al meglio con le scarse risorse a disposizione.

Le insegnanti a turno devono essere disponibili nottetempo per quanti si fermano a dormire. La dieta scolastica, che consiste primariamente in pane e fagioli, viene integrata coi prodotti dei loro orti. A natale si ingegnano con la vendita di cartoline d'auguri autoprodotte o altre realizzazioni artigianali.

Le ragioni del rifiuto dei genitori sono varie: uno dei fattori più comuni è la paura che i figli partano per non tornare più. I Rom sono estremamente orientati alla famiglia, creano un'unità dal combinarsi di generazioni multiple. Difatti, in molte comunità l'autorità risiede nei membri più anziani della famiglia allargata. Inoltre c'è un'innata sfiducia nel governo e verso “quelli di fuori” - sfiducia legittima, visto come i libri di storia descrivono la “piaga zingara” negli ultimi secoli. Per finire, la religione presso i Rom è una confusa miscela di tradizione, folklore e della religione dominante della cultura “patria”, che produce una gran varietà di credenze. Fondamentale, i Rom ritengono “quelli di fuori” come contaminati e rifiutano i contatti eccessivi. Tutto questo assieme, costruisce quel muro che gli insegnanti devono abbattere per dare un'opportunità ai giovani.

Le sfide che minacciano la scolarità non sono solo filosofiche, ma soprattutto pratiche. A una giovane madre è stata posta la domanda: “Cosa ti impedisce di mandare i figli a scuola?”. Nella sua risposta, la madre anticipò che i figli si alzavano e si vestivano da soli, che avevano assunto anche la responsabilità di fare i compiti e di frequentare. Ma la risposta vera era: “Non li posso mandare quando sono senza scarpe”.

Le barriere per questa generazione fondamentalmente sono simili a quelle di altri gruppi minoritari: povertà, paura, sfiducia. Come può un gruppo di insegnanti con un budget di 200 leva annui, provvedere a calzare i propri studenti perché facciano a piedi le due-tre ore di percorso verso la scuola? Come può una cultura assimilata investire in un gruppo minoritario riluttante? Basta un decennio per sovvertire secoli di barriere? Alcune certezze ci sono. Le divisioni permarranno per anni ancora e il cammino verso l'inclusione resterà in salita, ma cominciare a dare attenzione e risorse alle giovani generazioni, darà frutti in futuro. [...]


La scuola Vedrare, immagine tratta da "The Sofia Echo"

fine II puntata

 
Di Fabrizio (del 20/07/2012 @ 09:18:47 in Italia, visitato 1641 volte)

Con l'occasione della presentazione del "Progetto rom sinti caminanti - Comune Milano" lo scorso 6 luglio, e la successiva richiesta da parte del comune di aprire il dialogo con le associazioni coinvolte, penso possa interessare questo mio contributo di un paio di anni fa, al convegno "La condizione giuridica di Rom e Sinti in Italia" (cfr. ATTI - pagg. 843-847, Giuffrè editore)

  1. Introduzione
  2. Presenze Rom e Sinte
  3. Un'agenzia: strumento per il lavoro e la casa
  4. Il lavoro
  5. L'abitare

L'Italia è conosciuta come il paese dei campi e degli sgomberi, sgomberi che a Milano in due anni sono stati oltre 2701. Presenterò alcuni dati su questa città, non solo perché è la realtà che conosco meglio, ma anche perché le politiche che si applicano qui sono sempre state un laboratorio di quanto accade poi in Italia.
Sgomberi che riguardano tanto i campi autorizzati che quelli informali, limitandosi a spostare i problemi, senza risolverli. Come attivisti per i diritti dei rom e dei sinti veniamo, però, rimproverati di essere solamente capaci di protestare. Tenterò di presentare alcune proposte concrete per affrontare questi problemi. Tra l'altro anche il messaggio del presidente Napolitano, letto all'inizio della Conferenza internazione sulla condizione giuridica di rom e sinti in Italia chiedeva un impegno alla ricerca di soluzioni praticabili. E' proprio in questa direzione che vanno le nostre riflessioni, nella speranza che si possa aprire finalmente aprire un tavolo di confronto col comune di Milano. (Si veda il documento: Tavolo Rom, Rom e Sinti: politiche possibili nell'area metropolitana di Milano. Modelli e proposte, Milano, 2010. ndr.)

Presenze Rom e Sinte
Nel corso della Conferenza, in molti interventi si è sottolineato come manchino a diversi livelli dati certi sulla presenza numerica di Rom e Sinti. Nel nostro caso possiamo contare nella città di Milano circa 1.300 presenze nei campi comunali, tra di loro cittadini italiani (Rom harvati, abruzzesi e Sinti piemontesi) e stranieri (comunitari: Rom rumeni ed extracomunitari: Rom bosniaci, kosovari e macedoni) ed altri 1.300 negli insediamenti informali. In Lombardia contiamo circa 13.000 presenze.

Il dato da cui partire (tra poco spiegherò il perché) è quello provinciale: secondo la Prefettura le presenze sarebbero 3.500 unità, mentre l'Osservatorio Regionale per l'integrazione e la multietnicità ne conta circa 3.300.

Quindi: le cifre stesse indicano che il "problema nomadi" è tranquillamente affrontabile, se esistesse la volontà politica. Nei prossimi paragrafi, perciò, cercherò di sintetizzare alcune proposte concrete e realizzabili elaborate dal Tavolo Rom di Milano.

Un'agenzia: strumento per il lavoro e la casa
Oltre agli sgomberi, nel territorio milanese dobbiamo affrontare la questione della chiusura della maggior parte dei campi comunali. Il Tavolo Rom ha proposto l'istituzione di un'Agenzia apposita, organizzata sulla forma di società consortile, che possa gestire questa fase tanto nel breve che nel medio termine. Siamo coscienti che lo "strumento Agenzia" non è replicabile automaticamente in altre realtà (anche regionali), ma ci sembra utile invece sottolineare alcuni dei suoi compiti chiave.

  1. Affrontare congiuntamente i nodi del lavoro e quello dell'abitare: l'uno non può sussistere senza l'altro se si vogliono ottenere risultati duraturi.
  2. Agire in ambito sovracomunale: coinvolgere tutto il territorio metropolitana (circa 5 milioni di abitanti), fornendo aiuto e consulenza ai comuni coinvolti e coordinando strategicamente le loro politiche.
  3. Mediare, trovando soluzioni ai conflitti che via via possono crearsi, tramite l'impiego di personale esperto nell'ambito del lavoro e dell'abitare e di operatori che abbiano già stabilito rapporti di fiducia con i Rom ed i Sinti coinvolti, ed allocando risorse adeguate.

Scopo dell'Agenzia è di sostenere le capacità e l'autonomia di Rom e Sinti, tenendo conto di una situazione che, lungi dall'essere uniforme, vede grandi differenze tra un gruppo e l'altro, per provenienza, durata della presenza in Italia, composizione familiare ed esperienze pregresse.

Il lavoro
Per molti disporre di una residenza è condizione indispensabile per poter lavorare in maniera autonoma ed iscrivere i figli a scuola.

In particolare i Rom provenienti dall'Europa dell'Est lavorano in maniera abituale, o frammentaria, nell'edilizia ed il problema più grande per molti è di regolarizzare la loro posizione.

Invece molti Rom e Sinti italiani hanno sviluppato piccole attività artigianali in proprio o imprese di servizi a carattere familiare. Attività autoimprenditoriali già in corso comprendono: una cooperativa di servizi e manutenzioni, una lavanderia, un'attività di recupero, riparazione e produzione di bancali, una sartoria. In questi casi occorrerebbe un supporto, anche di marketing e di programmazione, a queste attività.

Occorre poi sostenere il commercio ambulante praticato dai Caminanti presenti a Milano nel periodo estivo. Infine, predisporre percorsi di accompagnamento mirato ai giovani Rom (14 - 18 anni) che si affacciano al mercato del lavoro dopo la scuola dell'obbligo, tenendo conto che sinora le esperienze delle borse-lavoro non si sono tramutate in sbocchi occupazionali.

Una rapido esame della situazione lavorativa mostra, quindi, che, pur di fronte ad un'altissima percentuale di disoccupazione, non esiste il deserto, ma possiamo già contare su varie capacità professionali che necessitano di percorsi diversi.

Intendiamo quindi operare, sempre tramite l'Agenzia, svolgendo un ruolo di mediazione con diversi enti locali e organizzazioni di rappresentanza degli interessi, quali: Confcooperative, Camere di Commercio, Lega delle Cooperative, Associazione Provinciale Albergatori Milano, Scuola di Formazione Edile.

L'abitare
Come nel lavoro, anche per l'abitare le soluzioni non sono univoche.

Mi limito a ricordare che siamo passati da un'esaltazione dei campi sosta come politica valida per tutti (non entro nel merito di un argomento discusso ampiamente in altri capitoli in questo volume) alla loro negazione, senza affrontare il tema chiave della mediazione, necessaria per affrontare il passaggio dai campi all'alloggio stabile. Il risultato è che le esperienze precedenti si sono tramutate in "campi verticali", cioè l'ingresso dei Rom dai campi in quartieri "gagé", parimenti abbandonati e privi di servizi, spesso con una forte presenza di malavita organizzata. Per assurdo, uno dei pochi casi di "integrazione" riuscita, con i Rom che, in mancanza di politiche generali della casa, sono risultati funzionali alle economie sommerse, se non criminali, che permettono il sopravvivere di questi quartieri.

Nel merito, un aspetto minoritario è dato da quelle comunità che tuttora svolgono una vita nomade, come ad esempio i Caminanti. Occorre stabilire aree soste attrezzate per piccoli gruppi, munite di servizi igienici, lavanderia, docce e opere di urbanizzazione primaria per ogni piazzola, senza ripetere errori del passato, quando i campi spacciati come attrezzati mancavano di questi servizi di base. Un altro rischio è che aree simili da provvisorie diventino definitive ed attraggano altri Rom e Sinti che non trovino una sistemazione.

Un caso a parte è poi costituito dai Sinti della missione evangelica zigana (una minoranza nella minoranza!), che da anni si vede negare senza ragione dal comune di Milano uno spazio per tenere i propri raduni religiosi.

Una richiesta che arriva soprattutto dai Sinti e dai Rom harvati è quella di attrezzare micro aree dove potersi installare con la propria famiglia allargata, in piccole comunità di 10/massimo 50 persone. E' possibile anche prevedere progetti di autocostruzione e mantenimento, oltretutto riducendo notevolmente i costi di gestione rispetto ai mega campi di sosta. Esperienze simili sono già in funzione a Guastalla (RE) e Casalmaggiore (CR), con i progetti curati dall'associazione Sucar Drom di Mantova.

Rom harvati e ultimamente anche rumeni si stanno indirizzando verso il recupero e la manutenzione di cascine dismesse o abbandonate, dove potersi installare, dopo averle restaurate (e recuperato così un nostro patrimonio in abbandono) con logiche simile a quelle delle micro aree.

Nei due casi presentati, l'Agenzia, assieme alla Regione, potrebbe attingere ai fondi strutturali europei per finanziare i lavori necessari o per mediare se dovessero verificarsi dei contratti di affitto. Inoltre le persone acquisirebbero i diritti su quanto costruito, ma non sul suolo (dunque non potrebbero rivendere la proprietà senza autorizzazione del Comune); questo per evitare possibili speculazioni.

Molti Sinti e Rom harvati, per uscire dalle logiche ghettizzanti del campo sosta, hanno scelto in autonomia di acquistare privatamente dei terreni agricoli dove sistemarsi con la propria famiglia. Il T.U. 380 del 2001 ha reso illegale installare su questi terreni anche solo una roulotte, paragonandola ad un edificio. Queste famiglie si trovano, spesso dopo essersi indebitate per l'acquisto del terreno, nella condizione di essere cacciate dalla loro stessa proprietà. E' una situazione presente purtroppo su tutto il territorio nazionale, e nessun caso sinora è stato sanato. Anche questo appare come un caso di discriminazione razziale indiretta.

I Rom dell'Est Europa di solito abitavano in case nei paesi di origine e, anche di fronte ad un mercato della casa obiettivamente difficile, potrebbero essere interessati a rientrare nell'edilizia pubblica o privata. Di fronte alla ventilata chiusura dei campi sosta, occorrerebbe stabilire che chi vi abita e si trovasse in una situazione di effettivo sfratto, potesse acquisire un punteggio supplementare per l'assegnazione di casa popolare. Nel caso di accesso all'edilizia privata, di fronte ai probabili timori del proprietario, sarebbe l'Agenzia a sottoscrivere il contratto, garantendo i pagamenti dell'affitto e delle utenze e seguendo le famiglie a cui subaffitterebbe i locali.

Infine, nei casi di fasce particolarmente deboli o problematiche, si potrebbe ricorrere all'housing sociale, prevedendone comunque la temporaneità e approntando percorsi di accompagnamento verso le soluzioni precedenti.

 

Segnalazione di Tommaso Vitale

GITANISTAN IL NUOVO DISCO DE MASCARIMIRI' Mascarimi.com

Dopo un lungo periodo in cui abbiamo "festeggiato" il decimo anno di attività con la realizzazione del film documentario "Mascarimirì 10 anni la Storia", da sempre impegnati nel riscrivere la tradizione musicale locale, torniamo con "Gitanistan".
Un lavoro -questo- che parte da una ricerca personale (considerando le origini ROM mie e di mio fratello Cosimo) ma anche culturale e artistica, votata a scoprire le famiglie ROM salentine, i loro usi, costumi, linguaggi e modi di vita. Alla base di tutto questo, come collante ed elemento vivo e determinato, c'è la musica, da sempre caratteristica fondante dei fratelli Giagnotti.
Nello specifico, il progetto "Gitanistan" nasce nel Maggio 2009 quando, sotto la spinta dell'amico Antonio De Marco, si dà inizio a una serie di attività di ricerca sul campo per capire come siano cambiati gli usi e i costumi di queste famiglie. Attraverso interviste audio, filmati girati tra fiere e mercati, racconti intimi, si traccia quello che poi diventerà Gitanistan, un film/documentario volto ad indagare l'aspetto storico, antropologico e musicale delle famiglie ROM salentine.

TRACKLIST
Balkanicapizzicata
Bourrée De Lu ‘N Tunucciu
Nilo "Pizzica De Mare"
Farandola De Muro Leccese
A Uce
Rimittana "Pizzica Niura"
Nnu Venia
Gitanistan
La Furtuna
L'ira (Pizzica Pizzica)
Zumpa Chiricu A San Franciscu
Mascarimirì_Scola
Tradizional Pizzica Pizzica
Cecilia
Tammurriata
All'arraa Nene'
Gitanistan Remix Feat Ai Ai Ai

Prodotto da Claudio "Cavallo" Giagnotti e Dilinò

Musiche originali di Claudio "Cavallo" Giagnotti, Alessio Amato
Testi Claudio "Cavallo" Giagnotti , Cosimo Giagnotti

Mascarimiri:
Claudio "Cavallo" Giagnotti: Voce, Tamburreddhu, Percussioni, Fiati, Programmazioni
Cosimo Giagnotti: Voce, Tamburreddhu,
Vito Giannone: Voce, Mandolino Elettrico, Tres Cubano
Alessio Amato: Chitarra Elettrica, Piano, Programmazioni

SUONANO E CANTANO IN GITANISTAN:
Louis Pastorelli, Vincent Calassi, Jérôme Fantino "Nux Vomica" Voci in Farandola de Muro Leccese
Djè Balèti "Gigi De Nissa" Espina (strumento a corde tipico della città di Nizza) in Farandola de Muro Leccese
Manu Théron "Lo Còr De la Plana" Voce in A uce
Arnaud Fromont "D'aquí Dub" Voce e Clarinetto in Bourrée de lu Ntunucciu
Sam Karpienia Voce in Gitanistan
Jagdish Kinnoo "Jagdish et Kreol Konexyon" Voce in Gitanistan e Bourrée de lu Ntunucciu
Giuseppe Turco "Salento Son" Chitarra in Gitanistan
Dario Stefanizzi "Nudo Al Cubo" Clarinetto in Bourrée De lu Ntunucciu
Simone Stefanizzi "Nudo Al Cubo" Tromba in Balkanica Tarantolata
Luigi de Pauli "Crifiu" Chitarra acustica e Bouzouki irlandese in Cecilia
Anna Cinzia Villani "Uce de Fimmina" in Nu Venia
Alessandro Rizzello "Il Prof." in Mascarimiri scola

GITANISTAN | REMIX Feat Ai Ai Ai'
Additional Catalan lyrics by Pep Lladó
Remix by Pep Lladó and Ai Ai Ai
Vox, ‘ventilador' and ‘palmas' by Rafalito Salazar, David Torras and Pep Lladó

Un ringraziamento particolare a:
Pantaleo Colazzo Fisarmonica in Tradizional Pizzica Pizzica e Cecilia

Il termine Gitanistan è stato pensato da Lucio Montinaro

Registrato nei mesi Gennaio – Febbraio 2011
Presso Essenza Studio Spongano – Lecce
Tecnico di ripresa: Fabrizio Giannone, Alessandro Rizzello
Mixato da: Claudio "Cavallo" Giagnotti, Alessio Amato, Fabrizio Giannone
Mastering: Salvatore Giannotta
Progetto Grafico: Progetty Design Studio
Foto: Emanuele Spano

DISTRIBUZIONE ANIMA MUNDI WWW.SUONIDALMONDO.COM

 
Di Fabrizio (del 29/11/2013 @ 09:09:43 in Italia, visitato 1654 volte)

Spett. ex vicesindaco di Milano per una vita, per una volta i ladri non sono quelli che tutti immaginano. Quella che segue non è una storia facile.

Ci eravamo lasciati un paio di anni fa, con 500 sgomberi e passa sul gobbo. Cioè, sempre le stesse persone che venivano sgomberate e continuavano a girare lì attorno.

Era un gioco a rimpiattino, tu, polizia municipale e le ruspe da una parte, 2/300 rom con i carrelli della spesa dall'altra parte. E noi, buonisti nostro malgrado, a ripeterti: "Guarda che questi pezzenti conoscono il gioco meglio di te, non li caccerai mai!" Lo avessimo detto a un pirla qualunque, magari ci avrebbe dato retta, ma tu eri "l'eterno vicesindaco" (lei non sa chi sono me, signor cittadino) e te ne facesti un punto d'onore: continuasti anche quando era chiaro a tutti (anche a te, non negarlo) che non avresti tirato un ragno fuori dal buco. Perché:

  1. alternative non eri capace di trovarle da solo;
  2. pensavi che, in quanto vicesindaco e pure di destra, tu dovessi aver ragione "a prescindere", anche al di là dei fatti.

E' finita che le elezioni le hai perse tu, mica noi. E poi, dopo due anni, le stiamo perdendo anche noi, buonisti nostro malgrado.

    (E qua le cose si complicano: perché tra persone civili è sempre un casino stabilire chi perda le elezioni e perché. Occorre tornare a quella fine maggio del 2011)

MAGGIO 2011: Certo, il vento arancione, la sconfitta della destra, gli scandali (ricordate la casa di Batman?) grandi e piccoli... Sul fronte degli sgomberi, la gente (quella che vota) dopo anni di "cattivismo", aveva votato contro l'allora maggioranza perché da un lato s'era resa conto di quanti soldi andassero spesi in continui sgomberi senza risultati, in secondo luogo perché cominciava a intuire che, in fin dei conti, anche gli sgomberati fossero persone, bambini, anziani, malati... come tutti, e con gli stessi diritti di tante altre persone. Anche criminali? C'erano anche quelli, ma a furia di essere trattati tutti come CRIMINALI, a furia di essere trattati come pacchi postali, non c'erano altre prospettive che diventarlo.

Noi, buonisti nostro malgrado, ripartimmo da lì. Mi ricordo quello che ci raccontava una delle "madri e maestre di Rubattino":

    "Non facemmo niente di speciale, se non quello che ritenevano giusto. A volte eravamo da sole, più spesso c'era gente sconosciuta che ci chiamava, ci offriva aiuto e solidarietà. Perché quello che accadeva ai compagni di scuola dei nostri figli e dei nostri alunni era qualcosa che ci faceva vergognare come cittadine. Fu un momento di uscita da un ghetto mentale in cui si era noi da una parte e i rom dall'altra. Ci fu chi fece cose simili in passato, questa volta fummo in tanti, senza essere un movimento, senza altra identità che quella di cittadini e cittadine di Milano."

Nel frattempo, cosa combinava la macchina comunale, quelle stesse persone con cui si era affrontato la campagna elettorale spalla a spalla? Sgomberi ce ne sono stati ancora (in tutto questo tempo) ma si è trattato di una specie di "terapia a scalare": quello che prima veniva sbandierato ora avveniva col maggior silenzio possibile; di sicuro non sono stati 500, le famiglie non corrono più il rischio di essere divise, la polizia fa meno mostra di testosterone... a cinque mesi dall'insediamento della nuova giunta mantenevo tutta una serie di dubbi e insoddisfazioni. Dopo oltre due anni momenti critici continuano.

    (Il discorso va complicandosi ancora, abbiate pazienza)

Andando per punti:

  • Restando alla faccenda "sgomberi": non sono un tabù, ci sono dei casi in cui vanno effettuati. Ricordava Ernesto Rossi nel suo recente intervento che devono essere una misura da prendere quando non ci sono alternative, e quindi dev'esserci un adeguato preavviso, assistenza, una destinazione alternativa garantita. Non si tratta soltanto di trattati internazionali che l'Italia ha sottoscritto (e che ci indignano se è uno stato estero a non rispettarli), ma il nodo POLITICO è la gestione: lo sgombero deve presupporre determinate garanzie date da una trattativa con i soggetti coinvolti, altrimenti è solo una misura discrezionale del governante, buono o cattivo che sia.
  • Quindi le politiche, anche quelle repressive, devono presupporre interlocuzione: con i cittadini, con le loro associazioni, con i rom stessi. Questo è mancato assolutamente con l'amministrazione passata, con quella attuale, dopo un primo periodo di incomprensioni reciproche, il dialogo è stato una costante doccia scozzese. Da un lato si è certamente allargato il ventaglio dei soggetti coinvolti, dall'altro cittadini, associazioni, rom sono stati cooptati in singoli momenti periodici, escludendoli poi al momento delle decisioni e delle scelte. Certe volte il dialogo è avvenuto solo con circoli ristretti, rischiando di rompere le forme associative comuni che si erano formate. A parte questo, la costante dell'approccio alle richieste della "società civile" (se vogliamo usare un termine di moda) è stato di una sequela infinita di promesse, quasi mai mantenute. Rileggevo una sobria lettera inviata dalla comunità rom di via Idro (sì, proprio quella che impazza nelle cronache attuali) a giugno 2011: non una delle loro richieste è stata, non dico risolta, ma iniziata ad affrontare. Non c'è da stupirsi se ad un certo punto la situazione è precipitata O era quello per cui qualcuno lavorava in segreto già da allora?
  • Si è partiti, quindi, con speranze e promesse, già cassate a luglio 2011 dal famigerato "Patto di stabilità". Non ci sono soldi, ci è stato ripetuto in tutte le salse e anche un bambino lo capisce che senza palanche le promesse rimangono sogni. Però, ridurre le scelte e la progettualità ad una questione di FONDI DISPONIBILI è stato per questa maggioranza un lampante ERRORE POLITICO: da un lato perché il messaggio che ne deriva è che senza soldi non si possono fare scelte, e che siamo tutti MENDICANTI alla mercé del benefattore di turno (insomma, la solita politica classista); dall'altro perché esisteva (e forse esiste ancora) un capitale politico UMANO (lo stesso che ha deciso l'esito delle precedenti elezioni comunali) che poteva essere speso. Da questa impostazione politica comunale derivano alcune scelte: ad esempio sin dall'inizio  si erano ventilati colloqui tra comune e famiglie residenti nei campi comunali; per quanto fosse un'operazione a costo quasi zero, non sono ancora stati avviati; l'anno scorso è pure stata messa la cifra (spropositata, secondo la mia opinione) a bilancio nell'iper pubblicizzato PIANO COMUNALE, ebbene, tutto è ancora fermo.
  • Ma quando i soldi c'erano, che fine hanno fatto? De Corato ha potuto finanziare parte dei suoi infiniti sgomberi (ma la questione di dove provenissero i fondi è ancora misteriosa), dai 29 milioni circa del piano Maroni. L'altro grosso intervento fu la chiusura del campo comunale Triboniano-Barzaghi, con la campagna elettorale ormai in pieno svolgimento.
  • Alcuni degli sgomberati dei campi Brunetti e Montefeltro sono dei profughi di quell'altro sgombero di oltre due anni fa, tanto per dare una misura dell'efficacia di allora. Altra maggioranza, e il problema si ripropone. Differenti i toni: tutto tranquillo, le operazioni si sono svolte senza problemi, in 254 hanno accettato l'ospitalità offerta dal comune.
  • Certo, tutto tranquillo, SINORA. Ci sono 300 persone a spasso nella zona, in cerca di un posto dove rifugiarsi; viene da chiedersi:
  1. cosa è cambiato rispetto a due anni fa?
  2. così la situazione è destinata a rimanere tranquilla?
  • Il punto dell'ospitalità è interessante. Perché sembra che la capacità di ospitare da parte del comune non superasse le 200 presenze (su 600 sgomberati circa). Stabilito che comunque qualcuno si sarebbe "nascosto" per tempo, forse il comune offriva un'ospitalità inesistente.
  • Ma torniamo a parlare di soldi. Se De Corato (forse) finanziava i suoi sgomberi coi fondi del piano Maroni, quando il piano è stato bloccato, non solo sono terminati tutti gli interventi di sostegno alla comunità (compresi quelli dell'ordinaria manutenzione dei campi comunali, e non si capisce il perché) ma, anche volendo, non c'erano più soldi per sgomberare, dato che anche sgomberare ha un costo. Sbloccati nuovamente i fondi (ne restavano circa 5 milioni) ben 2 milioni vengono investiti nel centro do emergenza (emergenza? A De Corato sono fischiate le orecchie!) di via Lombroso, contro i 260.000 destinati a scuola e lavoro. La declinazione di EMERGENZA non si applicava ai nomadi: ma alla solita compagnia di imprese, cooperative, professionisti della gestione dei campi, che da tempo non vedevano più un soldo.
  • C'è un nuovo soggetto che da un po' di tempo sta facendo sentire il suo fiato, si chiama EXPO. A volte in maniera inquietante, altre volte in maniera più civile. Cioè, da 10 anni sento parlare di "superamento dei campi", senza vedere atti concreti corrispondenti. Là dove sinora non era arrivata la politica, stanno riuscendo gli appetiti suscitati da questo EXPO. Capita l'antifona, va ripetendolo anche il comune: i campi (comunali o no) s'hanno da chiudere, ed è stato trovato il sistema più semplice: basta non intervenire di fronte a qualsiasi urgenza, umana o strutturale che sia. Nel frattempo, come nel caso di via Lombroso, se ne stanno costruendo di nuovi, per la gioia degli amici di sempre, che offrano ospitalità a termine (mascherata da integrazione) e gestiti in maniera privatistica, come certe carceri USA.

Insomma, niente di facile e di promettente. Sembra che l'amministrazione attuale abbia scelto per "la riduzione del danno": politiche forse più UMANE di quelle precedenti (forse più ipocrite), che però non ne mettano in discussione le logiche e gli interessi.

Può essere, che qualche lettore particolarmente sveglio, noti qualche somiglianza tra l'approccio municipale alle questioni rom e quello ad altri punti problematici della città. Qualcuno, forse ragionerà sulla similitudini tra queste politiche, e la situazione nazionale dove, che si vota per la destra o la sinistra, ti servono sempre la stessa minestra. Non lo so ; - ) in Mahalla si ragiona di rom e di sinti, ma... si è anche ripetuto molte volte che come si affrontano queste problematiche è uno specchio di come veniamo trattati noi cittadini di serie A.

    PS: e le prossime elezioni? De Corato ed eredi hanno fatto poco o niente per meritarlo, ma secondo me non ci sarebbe niente di strano se la prossima volta a vincere fosse la sua banda.
 

ILGIUNCO.net 1 GIUGNO 2013

FOLLONICA - "L'impatto della diossina sulla salute umana non è forse è più nocivo, non ha forse più capacità di respingere le frotte di vacanzieri delle due famiglie Rom?" Il partito Comunista dei lavoratori interviene sulla polemica del campo rom a Follonica "Ecco che si cala l'asso che a Follonica fa sempre colpo, la tesi che due famiglie rom produrrebbero tremende conseguenze sull'impatto turistico, flagello periodicamente ventilato dai soli noti interessati imprenditori. Ecco chiuso il cerchio: da una parte si ammette che la crisi esiste e se ne vedono le conseguenze sul turismo locale in forte discesa da tempo, dall'altra se ne rimuovono le cause trovando infine come capro espiatorio due nuclei familiari di ‘diversi', i Rom, per un totale di 10 persone che spaventerebbero villeggianti e sconsiglierebbero investimenti in loco".

"All' indignazione profonda aggiungiamo invece quanto sia sempre più necessario focalizzare l'attenzione locale sulla necessità di una difesa strenua della salute pubblica, non solo dei turisti ma di tutti gli abitanti del territorio – prosegue la nota -: è da giorni che Scarlino Energia ha spento l'impianto d'incenerimento per la fuoriuscita anomala dal camino E2 di diossine. L'impatto di queste sostanze sulla salute umana non è forse è più nocivo, non ha forse più capacità di respingere le frotte di vacanzieri delle due famiglie Rom?"

"E il ricatto occupazionale usato ogni volta per far digerire progetti inquinanti (Inceneritore, area Tioxide-Solmine), le devastazioni ambientali dovute alla cementificazione continua del comune follonichese (villaggi turistici lungo la SS Aurelia) col consenso bipartisan di due schieramenti ugualmente latori di interessi della borghesia, il continuo esproprio di spazi collettivi per favorire la rendita edilizia (l'ultimo, quello dell'area ex-Florida), oltre che calpestare intelligenza e dignità umana – conclude la nota -, non sono forse causa di impatto devastante sul turismo?"

 
Di Fabrizio (del 03/07/2013 @ 09:00:20 in casa, visitato 2529 volte)

Articolo di Giornalettismo lungo e documentato ma, a mio giudizio, incompleto. Per chi resiste, a fine lettura ho aggiunto alcune note personali.

di Maghdi Abo Abia - 25/06/2013 - Il Carroccio attacca il sindaco Pisapia fin dalla sua elezione sostenendo come spenda le risorse destinate ai milanesi per dare case ai nomadi dimenticando come nel 2008 nacque un progetto Rom con soldi stanziati dal piano nomadi Berlusconi/Maroni e che vengono usati ancora oggi

Milano nel 2015 ospiterà l'Expo. Eppure la città non appare preparata al nuovo appuntamento, ed anzi dopo l'ipotesi ventilata da Giuliano Pisapia di non ricandidarsi alla guida della città nelle elezioni del 2016 la città appare sempre più abbandonata al suo destino, vittima di problemi di varia natura.



L'EMERGENZA ROM - La popolazione, ubriacata di rivoluzione gentile e scottata dalla gestione Moratti, nei primi due di mandato si è scoperta disillusa e scottata da una serie di provvedimenti, dall'aumento del biglietto Atm all'introduzione di Area C che hanno minato nel profondo l'autorità della Giunta. A complicare le cose, per i vincitori di centro-sinistra, le bordate dell'opposizione intenzionata a sottolineare i problemi della città possibilmente attribuendo responsabilità specifiche al sindaco ed alla sua squadra. Parliamo ad esempio dell'"emergenza", per usare un termine caro alla Lega Nord, Rom.

LA CONDANNA PER ZINGAROPOLI - Torniamo indietro nel tempo e più precisamente alla primavera del 2011, ovvero quando la campagna elettorale era al suo picco massimo e gli sfidanti, Letizia Moratti per il Pdl ed appunto l'avvocato Giuliano Pisapia, si combattevano senza esclusione di colpi. Ad un certo punto in città apparvero dei manifesti targati Popolo della Libertà e Lega Nord nel quale si diceva che con la vittoria dell'avvocato, Milano si sarebbe trasformata in una "zingaropoli". Come ci spiega l'Asgi per questa definizione Pdl e Lega Nord nel 2012 sono state condannate perché, secondo il giudice del Tribunale di Milano Orietta Miccichè la definizione era connotata da una "valenza gravemente offensiva e umiliante di tale espressione che ha l'effetto non solo di violare la dignità dei gruppi etnici sinti e rom, ma altresì di favorire un clima intimidatorio e ostile nei loro confronti".



L'ALLARME DI ENRICO SALERANI - Quindi secondo il giudice questa definizione rappresenta una molestia a sfondo razziale, vietata dall'articolo 3 del decreto legislativo 215 / 2003 per via della sua intenzione di scatenare un clima intimidatorio nei confronti di particolari etnie. Peraltro durante quella campagna elettorale era presente a Milano il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa Thomas Hammarberg il quale si definì scioccato dai manifesti affermando come questi incidessero sui diritti delle popolazioni rom e sinti e sulla possibilità d'integrazione. Eppure, nonostante la condanna e l'obbligo di pubblicazione della sentenza sul Corriere della Sera, la Lega Nord ha proseguito nella sua battaglia anti-rom il cui ultimo capitolo è stato raccolto da Il Giornale che ha ripreso la voce di Enrico Salerani, capogruppo della Lega Nord in zona 8, zona strategica visto che al suo interno c'è Fiera Milano, City Life, il quartiere sperimentale QT8 e lo stadio di San Siro.

L'OCCUPAZIONE DEI CAPANNONI DI VIA MONTEFELTRO - Salerani scrisse anche sul portale Partecipami lo scorso 29 aprile, spiegando che in via Montefeltro 8 200 zingari hanno occupato una fabbrica abbandonata trasformandola in un campo nomadi abusivo "con quintali di immondizia, baracche fatiscenti, possibile presenza di amianto, macchine e camper di dubbia provenienza, alcune con svariati fori di proiettili, il tutto con molti bambini e minori costretti a vivere in questa situazione di degrado". Secondo Salerani

    E' intollerabile che a Milano nel 2013 vi siano zone franche ove per altro, molti bambini sono costretti a crescere in una situazione non favorevole a garantire loro un futuro dignitoso e sereno.

La richiesta è una sola, ovvero provvedere allo sgombero dell'area interpellando anche l'assessore alla sicurezza. Il sito poi nei giorni scorsi è stato visitato da Matteo Salvini e dall'assessore provinciale alla Sicurezza Stefano Bolognini, autodefinitosi "l'assessore in scooter" per via della sua scelta di rinunciare all'auto blu. Questi, dalle colonne del suo sito, ha spiegato che nonostante manchino due anni ad Expo, è impensabile che esistano realtà come il campo "dove scorrazzano i topi e il puzzo e' incredibile". A quel punto tocca a Matteo Salvini che si rivolge al sindaco, la cui foto compare a fondo del comunicato: "Non sto a cercare colpe ma dico al sindaco: sei il sindaco di tutta Milano, non e' possibile che a Milano ci siano realta' di questo genere".

LA VOCE DI MATTEO SALVINI - Lo ha detto il segretario nazionale della Lega Lombarda Matteo Salvini, che insieme ai consiglieri di zona e all'assessore provinciale alla Sicurezza Stefano Bolognini ha visitato il campo rom di via Montefeltro 8 a Milano. Continua Salvini: "Non ci sono razze buone o cattive. La rabbia non e' mai giustificata, ma ai semafori, in metropolitana, negli appartamenti non trovo bresciani, o valtellinesi, canadesi o australiani a rompere le palle ai cittadini. Se questa gente si mette ai margini, Milano non ha bisogno di questa gente". Perché, secondo l'accusa, la scelta di dieci famiglie di entrare nell'ex stabilimento abbandonato di Galileo Avionica, società del gruppo Finmeccanica, li ha spinti automaticamente ai margini. Sulle colonne del Giornale invece la situazione assume altri contorni. Gli insediamenti sarebbero diventati due con un totale di 400 persone.

"DOBBIAMO TROVARGLI UNA CASA?" - A lanciare l'allarme, come detto, è ancora Salerani. I nomadi sarebbero provenienti dal campo smantellato di via Triboniano, gli stessi -continua il pezzo- che avevano preso i soldi dalla giunta Moratti per tornare in Romania. Ed ora "dopo aver gironzolato" sono tornati e sono entrati in via Montefeltro 8 ed ora qui vivono in 200. Altri 200 sarebbero finiti nel capannone già casa della Italmondo. La colpa? Della sinistra. A spiegarlo è ancora Salerani:

    "Siamo stati poi costretti a votare contro la mozione di allontanamento perché la sinistra vi aveva incluso l'obbligo di trovare per questi individui una situazione abitativa stabile. Ma come? Hanno preso i soldi per andarsene e adesso non solo sono tornati ma gli dobbiamo trovare una casa? Una funzionaria della polizia locale ci ha assicurato che lo sgombero delle due aree È una priorità ma non ci ha potuto assicurare sui tempi"

PATTI DISATTESI - A questo punto facciamo un viaggio indietro nel tempo e vediamo lo sgombero del campo nomadi di Via Triboniano. Ininsubria ci porta la voce dell'ex rappresentante della Lega Nord in Regione Lombardia Davide Boni che aveva spiegato come i Rom, dopo aver ricevuto 15 mila euro a nucleo familiare per tornare in Romania, sono partiti e rientrati. Il Comune nel 2011 -giunta Moratti- ha quindi speso 800 mila euro per mandarli via. Eppure sono qua. A questo punto ecco l'accusa alla giunta di centrosinistra: "L'amministrazione di sinistra che governa il capoluogo ha praticamente rinunciato agli sgomberi e cerca di legalizzare e stabilizzare la presenza dei nomadi a Milano". Cosa non vera visto lo sgombero del campo di via Dione Cassio. Ma c'è di più:

    Ogni patto compiuto nel passato è stato puntualmente disatteso

LE CASE FORNITE DALLA GIUNTA MORATTI - Il Corriere della Sera ci ricorda che il primo maggio 2011 vi fu uno sgombero immediato del campo di Via Triboniano, zona Certosa, in direzione di Rho Fiera. Qualcuno, e segnatamente le opposizioni, definì il progetto uno "sgombero elettorale". Le 102 famiglie che avevano aderito al "patto di legalità" con Palazzo Marino ricevettero aiuti diversi. 55 di loro vennero aiutate attraverso l'Avsi, una Ong alla quale si appoggiò il Comune e ricevettero soldi per tornare in Romania. Vi fu poi l'assegnazione di 20 case Aler, sei case popolari assegnate a famiglie con bambini disabili e due case acquistate con mutuo, mentre vennero registrati altri 20 "affitti assistiti".

LE STRUTTURE CON ARIA CONDIZIONATA - A questo punto sorge una domanda: il centrosinistra è accusato di fornire case ai rom. Eppure questo venne fatto nel 2011 dalla giunta a cui apparteneva anche la Lega Nord. Allora cosa succede? Ma andiamo avanti. Paolo Signorelli ha scritto su Il Giornale d'Italia, testata diretta da Francesco Storace, che la Milano di Pisapia è a misura di zingaro. Perché? Per via dell'aria condizionata prevista nella nuova struttura Rom che aprirà i battenti in periferia. Continua Signorelli:

    Alla faccia della città sicura descritta da Pisapia. Forse gli unici ad essere sicuri, adesso, sono i rom che potranno godere anche di una vigilanza h 24 pronta a proteggerli da qualsiasi attacco nemico. "Nessuno tocchi i gitani", potrebbe essere il cartello affisso fuori il nuovo campo rom. Ma non è affatto finita. Udite udite, per tutta l'estate ci sarà il "cocomero night" dove i nomadi potranno dedicarsi a grasse mangiate di anguria e girare a torso nudo nel quartiere. A spese di chi? Di Palazzo Marino, che domande. E ancora, l' "aperirom", dove gli zingari (prima si chiamavano così) brinderanno alla generosità del sindaco. E garantita sarà la presenza di Vendola.

IL CENTRO DI ACCOGLIENZA - Le "case con aria condizionata" non sono altro che un centro di accoglienza, come spiega Milanotoday, che sorgerà in via Lombroso, sui terreni dove sorgeva il campo della squadra di calcio Ausonia, di proprietà della So.Ge.Mi, la società che gestisce l'Ortomercato. Qui vivranno 150 rom provenienti dai campi di via Dione Cassio, recentemente sgomberato. Il terreno sarà dato in usufrutto gratuito fino all'ottobre 2014 ed il costo per il Comune sarà di 60 mila euro al mese, soldi provenienti dal "Piano Rom" del Governo, istituito con decreto ministeriale il 21 maggio 2008 e cancellato dalla Cassazione il 2 maggio 2013 in quanto l'emergenza paventata nel testo di fatto non esisteva, respingendo così il ricorso del governo, presentato il 15 febbraio 2012 (Governo Monti).



IL PIANO ROM FIRMATO ROBERTO MARONI - Il "piano Rom", come spiega 02 blog riprendendo un post su Facebook del Comune di Milano, venne varato nel 2008 dal governo Berlusconi, in cui Roberto Maroni, ricopriva la carica di ministro dell'Interno. Nel piano si decise che Milano doveva ricevere 13,6 milioni di euro prevedendo che i prefetti diventassero "commissari" per la realizzazione degli interventi. Di questi soldi, 8 milioni vennero spesi per la chiusura del campo di via Triboniano mentre la riqualificazione dei campi di Martirano e di via Chiesa Rossa non si conclusero. E da qui vennero presi i 15 mila euro destinati alle famiglie Rom. Da notare come il piano venne bocciato il 16 novembre 2011 dal Consiglio di Stato con questa motivazione:

    La presenza di Rom non è definibile come emergenza in quanto si tratta di una presenza ordinaria

La nuova Giunta ha sbloccato i fondi restituiti dalla Prefettura al Governo. Parliamo di 5 milioni di euro statali vincolati ad azioni per la gestione della presenza dei Rom. E torniamo ora al centro di Via Lombroso. Qui gli ospiti potranno stare massimo 40 giorni, rinnovabili quattro volte, per un totale di 160 giorni. Le stanze saranno container mentre sono previsti moduli wc e docce in un rapporto 1-10. Il centro sarà sorvegliato dalla Polizia locale 24 ore su 24 mentre le associazioni di settore e la protezione civile si occuperanno di gestire il centro.

AREA ABBANDONATA - La Lega invece voleva qualcosa di diverso. Ancora Matteo Salvini, ripreso da Forlanini Today, per il quale i soldi del piano rom potevano essere spesi : "per esempio con gli sgomberi, mentre Pisapia preferisce regalare spazi, dotati di tutti i comfort, ai nomadi piuttosto che pensare alla sicurezza dei milanesi". Detto che la giunta Moratti ha fornito case Aler, quindi case destinate ai milanesi, e che gli otto milioni spesi per lo sgombero di Triboniano si sono tradotti in una nuova occupazione, forse, e l'ha confermato anche Davide Boni, il meccanismo della cacciata non funziona più. Tanto tornano. Parliamo poi di un'area abbandonata, protetta da un lato dal canile municipale e dall'altro dalla massicciata della ferrovia. Una zona che quindi non disturberà nessuno, come dichiarato da Alberto Albuzza, presidente dell'associazione grossisti ortofrutticoli che, ripreso dall'agenzia Omnimilano, ha detto:

    E' un'area finora abbandonata, lontana dai mercati il cui utilizzo non interferirà certo con le nostre attività

"IL COMUNE INVESTE SOLO PER I NOMADI" - Il Giornale invece parla dell'allarme dei grossisti. Franco Cereda, presidente dell'associazione grossisti piante e fiori ha detto: "Noi aspettiamo da anni interventi di manutenzione ordinaria e non è ancora stata completata la bonifica dell'amianto. E il Comune invece investe soldi per i nomadi". Probabilmente non sa che questi soldi vengono da Roma e che sono stati forniti dal Governo Berlusconi nel 2008. Parlando poi dell'efficacia degli sgomberi, cerchiamo con l'aiuto del Corriere della Sera di ripercorrere la saga del campo di via Rubattino. Questo è stato sgomberato nel 2007, nel 2009, nel 2011 e nel 2012. L'area? Sempre la stessa, quella compresa nell'area ex Cesi di via Caduti di Marcinelle.

QUATTRO SGOMBERI IN CINQUE ANNI - Stefano Pasta della Comunità di Sant'Egidio, dichiarò: "Noi siamo presenti a Rubattino dal 2007: le aree occupate sono sempre le stesse, in particolare sono ben noti gli sgomberi del 2009 e del 2010. Rispetto a quei fatti, ci sono grandi analogie, ma anche grandi differenze". Ovvero nel 2012, rispetto alle altre volte, lo sgombero era stato annunciato mentre in precedenza veniva denunciata "quella violenza verbale che aveva contraddistinto gli interventi precedenti, quando per esempio le baracchine venivano buttate giù anche davanti ai bambini". Veniva inoltre garantita l'integrità familiare: "la giunta riconosce l'unità familiare, che è stata offerta a a tutte le persone del campo, mentre prima i membri di una stessa famiglia venivano divisi in strutture diverse".



UN RIASSUNTO - Ricapitoliamo. La Lega Nord denuncia la presenza di 200 o 400 persone in aree dismesse nella zona Certosa, caratterizzata dalla presenza di capannoni industriali abbandonati. La soluzione sarebbe quella degli sgomberi. Sgomberi che come abbiamo visto nel caso di via Rubattino, non hanno portato a nulla. Anzi, nel 2009 il campo venne "liberato" cinque volte nello stesso giorno. La giunta Pisapia venne incolpata di voler dare una casa ai Rom, ignorando -o tacendo- che i soldi vengono da un piano governativo firmato da Roberto Maroni, oggi segretario della Lega, e che questi denari sono vincolati alla questione Rom. Di fatto non vanno a bilancio del Comune, perché sono di Roma.

FONDI GIA' STANZIATI - Il primo maggio 2011 con una mossa definita dalle opposizioni "elettorale", venne sgomberato il campo di Via Triboniano e la Giunta Moratti assegno' ai Rom case dell'Aler, due mutui, altre sei case popolari e 20 affitti. Chi voleva andare via invece riceveva 15 mila euro, soldi sempre provenienti da Roma. Con la rimanenza bloccata dalla Prefettura e richiesta dalla nuova Giunta, viene creato un campo d'accoglienza temporaneo in una zona abbandonata e la Lega sostiene che il comune pensa ai Rom ignorando i milanesi, dimenticando di dire che si tratta di fondi già stanziati e sopratutto vincolati. E torniamo al punto di partenza. Secondo Salvini servirebbero più sgomberi ma la domanda è una sola: la gente cacciata dal campo, dove va?



24 BARACCOPOLI ABUSIVE A MILANO - Il problema dei campi nomadi in città è evidente. Non ci si puo' avvicinare pena il rischio di ricevere sassate e non si tratta di un'esagerazione ma quanto successo anni fa ad un treno sulla linea Milano Villapizzone - Milano Certosa, fermo in linea e bersagliato di sassi dai residenti. Queste storie riguardano anche aggressioni a volontari, a forze dell'ordine ed a persone che si trovano a passare da quelle parti. Ma la politica dello sgombero fine a sé stessa non porta a nulla. Repubblica ci comunica che l'assessore Granelli non ha voluto rendere pubblica la mappa la mappa delle zone di criticità 2012′ compilata dai vigili. Si sa che i campi autorizzati al momento sono sette e che dal prossimo luglio nei campi ci saranno solo rom italiani e non rumeni, residenti nelle 24 baraccopoli abusive in città. Nel 2003 i campi erano 24 comprensivi di regolari ed abusivi.



PIU' GROM MENO…? - Nel leggere poi il modo in cui è stata definita la questione del centro di Via Lombroso, si capisce che i Rom per qualcuno rappresentano il "cavallo di troia" per attaccare la Giunta attuale. Come dimenticare lo slogan "più Grom meno Rom", sviluppato dalle opposizioni nei giorni della protesta sul divieto di vendita d'asporto di gelati, bevande ed alimenti oltre la mezzanotte e ritirato dopo la rabbia manifestata dalla catena di gelati Grom che non voleva essere associata ad alcuna propaganda politica rifiutando lo slogan? Il sospetto è che una forza politica voglia continuare a picconare la città e la giunta accusandola di delitti che non ha commesso omettendo come i fondi a disposizione vennero stanziati dal governo di centrodestra e che vennero spesi in larga parte per uno sgombero che ha portato ad una nuova occupazione. Del resto via Montefeltro è isolata, protetta da campi abbandonati e dall'autostrada e specie di notte è terra di nessuno, sgombero o non sgombero. Nei dintorni è presente Via Capuana, dove nel 2010 venne arrestata tra le proteste degli abitanti una donna italiana accusata di spaccio di cocaina. A dimostrazione che la città ha bisogno di azioni concrete e non di propaganda. Zingaropoli non si puo' più dire ma certo per qualcuno il termine è ancora tremendamente di moda. (Photocredit Lapresse / Milanotoday/ Google Maps)


Nota: A Milano esistono da anni due specie di giochi a rimpiattino: quello buono e quello cattivo . L'ultimo. lo conoscono in molti: quel meccanismo di infiniti sgomberi che riguardano sempre il solito centinaio di Rom: arrivano i vigili e loro si spostano, i vigili arrivano anche nel nuovo posto e così via finché dopo un po' non si torna alla casella di partenza. Risultato: perdita continua di proprietà private, abbandono scolare e lavorativo, spese a carico dell'intera comunità, senza che ne esca una soluzione duratura.

Ma esiste anche il rimpiattino dei buoni: quelli che hanno trovato casa col piano Maroni. Non sono molti in effetti, con qualcuno di loro ogni tanto scambio due chiacchiere. Perché rimpiattino? Diciamo che si trovano in questa situazione da un anno e mezzo/2 anni: in questo periodo sono stati rimbalzati da una casa, ad una comunità alloggio, a qualche centro di accoglienza privato, senza mai avere una casa che potesse dirsi propria. Insomma, con un tetto sulla testa, ma sempre nomadi.

Perché? Perché il piano Maroni (e gli accordi che ne sono seguiti con comune e prefettura di Milano) prevedevano che comunque la responsabilità di questa politica della casa (ricordiamoci che il piano rischiò di saltare a settembre 2010, quando si trattò di consegnare BEN 25 APPARTAMENTI, come era stabilito) ricadano sul cosiddetto "Terzo settore", che detiene chiavi e contratti delle strutture dove questa gente è ospitata. Che poi sia responsabilità sua o della mancanza di fondi, come sempre la fase B (l'accompagnamento all'autonomia lavorale) non è mai partita. Chi ancora se la cava, campa tuttora di lavori in nero.

Ma da sempre, non solo quando si tratta di Rom, Milano è una città che investe sul cemento, ecco allora perché chi da anni si sporca le mani su questi temi lamenta quanti soldi vadano al Centro d'Emergenza di via Lombroso (Emergenza? a De Corato fischieranno le orecchie!) e quanta miseria sia destinata a scuola e lavoro, le due uniche chiavi per uscire da questa lunghissima impasse.

Aggiungo un altro punto, altrettanto annoso: Tavoli, consulte, associazioni ecc. si arrabattano e si arrabbiano (o semplicemente battono cassa), senza che sia chiaro chi decida cosa E SOPRATTUTTO QUANDO. Ma se, come sempre, la voce di questi sfigatissimi Rom e Sinti non arriva nelle discussioni (al massimo si ode una lontanissima eco), non sarebbero proprio i media a doversi sentire in obbligo di cercare questa gente e raccoglierne la testimonianza?

Che la colpa sia dei Rom, che sia del Comune, che sia delle associazioni... poco mi importa. Ripeto, non è buonismo, è riconoscere che senza di loro non si può elaborare un ragionamento pratico e critico. BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI ma... INDISPENSABILI.

 
Di Fabrizio (del 26/06/2005 @ 08:07:21 in media, visitato 3178 volte)

Le polemiche sullo sgombero dei villaggi di Dale Farm e di Hovefield hanno risvegliato l'attenzione del Sun, il tabloid più venduto nel Regno Unito.

Scrive Dzeno che da una parte, il giornale sta caldeggiando da prima delle elezioni "lo sgombero delle aree di sosta", dall'altra ammonisce i propri lettori di "stare attenti perché gruppi di Zingari e Viaggianti sgomberati in precedenza, potrebbero stabilirsi nelle loro vicinanze".

Da tempo la campagna stampa del Sun contro gli Zingari ha abbandonato ogni parvenza di razionalità, per mutarsi in un vero e proprio incitamento all'odio razziale.

Mischiando la situazione dei Nomadi e Viaggianti locali con quella degli Zingari provenienti dall'estero, lo scorso 23 giugno il Sun ha pubblicato un articolo su di un'area vicino a Cheltenham, invasa da una banda di 50 Zingari provenienti dalla Francia, paventando che altre centinaia di Zingari sarebbero in procinto di arrivare dal continente.

Settimana scorsa, aveva rispolverato vecchi articoli della primavera 2004, al tempo dell'allargamento a Est della Comunità Europea. Nell'articolo si accennava a Zingari disoccupati della Slovacchia, pagati dalle autorità per emigrare in Gran Bretagna. Le autorità slovacche hanno prontamente smentito di aver mai adottato una simile politica o di volerlo fare in futuro. Aggiungendo che il trend migratorio verso la Gran Bretagna è rimasto stabile in quest'ultimo anno.

L'idea di finanziare i viaggi dei Rom disoccupati verso paesi in cerca di lavoratori, era stata ventilata anni fa nella città carbonifera di Ostrava (repubblica Ceca), in crisi occupazionale, ma non si era mai tradotta in realtà.

 

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