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Ricerca articoli per sterilizzazioni

Di Fabrizio (del 25/07/2005 @ 21:19:03 in Europa, visitato 2980 volte)
da EUMC’s quarterly magazine Equal Voices

EUMC (European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia) intervista le due Romnià elette nel Parlamento Europeo

Con l'allargamento della Comunità Europea, nel Parlamento sono entrate facce fresche con nuove idee. Tra loro, due parlamentari ungheresi della minoranza Rom. In questa intervista con EUMC, Lívia Járóka (Partito Popolare Europeo / Democratici Europei) e Viktória Mohácsi (Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa) spiegano come intendono agire perché l'agenda politica europea si occupi delle tematiche rom. Il 28 aprile 2005 hanno ottenuto il loro primo successo: il Parlamento Europeo ha adottato la sua prima risoluzione sui Rom nell'Europa allargata (vedi alla fine dell'intervista). Entrambe ne sono promotrici.

Interview of Lívia Járóka (LJ) and Viktória Mohácsi (VM) by Andreas Accardo (AA)

AA: Come uniche due rappresentanti dei Rom, siete una eccezione tra i 732 eletti al Parlamento Europeo. Com'è sono stati questi primi mesi a Bruxelles e Strasburgo?

LJ: All'inizio, ingenuamente, pensavo che in un'istituzione pan-europea di tale livello, tutti sarebbero stati sensibili e interessati alle tematiche Rom. Invece, ho trovato che il dibattito si era trascinato per 10 anni senza alcuna novità, senza collaborazione da parte Romo delle associazioni dei diritti civili. I politici mancano di un approccio sistematico, e si muovono reagendo agli impulsi che arrivano dai mezzi di informazione. Rimane un gran lavoro da svolgere: definire una strategia globale e un'agenda per i prossimi 10 anni. Così, prima dei tutto, ho dovuto rendermi conto che i progressi sarebbero stati lenti e i cambiamenti non sarebbero stati facili. Così, anch'io ho dovuto mutare strategie, approcciare persone differenti per nuove alleanze.

VM: Sono arrivata al Parlamento, perché non ero soddisfatta di come venivano affrontati in Europa questi temi. Intendevo fare pressione sulla Commissione, sulle differenti istituzioni e ai diversi livelli politici del Parlamento. L'Europa deve agire contro la segregazione scolastica, la discriminazione sul lavoro, la "ghettizzazione" delle comunità, e assicurare che il suo sistema legale protegga tutti, Rom inclusi. Dopo qualche mese che sono nel Parlamento, sento che ci stiamo muovendo nella direzione giusta. All'inizio, i miei colleghi di partito pensavano che gli argomenti che portavo fossero in "competizione" con altre importanti fonti di preoccupazione: diritti umani, libertà economica e giustizia sociale. Ora capiscono che le tematiche Rom sono una parte del tutto. Li ho sentiti affermare di vergognarsi per non aver considerato il tema dei Rom nei loro precedenti rapporti, dichiarazioni, risoluzioni ecc.

AA: Quali sono le priorità per l'Unione Europea e gli Stati Membri nell'affrontare la discriminazione contro i Rom?

LJ: Per quanto mi riguarda, è la segregazione scolastica, di cui si sta occupando Viktória. In secondo luogo, la discriminazione nelle istituzioni sanitarie e la mancanza di accesso ai servizi socio-sanitari, che si aggiunge alla cattiva situazione socio-economica dei Rom. Il terzo aspetto è il lavoro; qui non si tratta di segregazione, ma proprio di mancanza totale di sbocchi. Per terminare, quello che mina ogni contatto tra Rom e società maggioritaria è la mancanza di adeguate condizioni di vita e abitative. Circa il 40-50% dei Rom vive in totale segregazione, anche nell'Europa Occidentale. Gli accampamenti non hanno acqua corrente, elettricità, gas, presidi medici o di polizia.

VM: Come diceva Lívia, sto affrontando primariamente la questione della segregazione scolastica. Posso aggiungere il tema delle sterilizzazioni forzate, tuttora irrisolto. La difficoltà è nel dimostrare che alla base ci sono motivazioni razziste, se non addirittura criminali. Il personale medico nega il atto che le sterilizzazioni avvengano senza consenso delle interessate. Portare questi casi in tribunale è molto difficile.

AA: La discriminazione contro i Rom e la necessità di migliorare le loro condizioni di vita sono spesso indicate come specifiche per i "nuovi" Stati Membri, piuttosto che per la "vecchia" Europa dei 15. E' giustificata questa divisione tra Est ed Ovest Europa?

LJ: Certamente no. Tra i tanti fraintendimenti difficili da demistificare, c'è anche questo. Grecia, Spagna, Portogallo presentano le stesse situazioni. In generale, da parte di tutti gli Stati Membri c'è riluttanza ad ammettere che la situazione è simile.

VM: La differenza è che nei nuovi Stati Membri, ci sono più ONG coinvolte. Questo perché lì sono più evidenti le brutalità poliziesche, le favelas, la mancanza di accesso ai servizi sanitari e scolastici. Però, questi casi ci sono in tutta Europa.

AA: Quali sono gli effettivi strumenti della politica per migliorare la situazione dei Rom?

VM: I politici nei governi degli Stati Membri hanno iniziato a sviluppare politiche e progettispecifici. Per esempio, in certe aree dove la disoccupazione Rom raggiunge il 90%, sono implementati cosrsi di formazione e di avviamento al lavoro, con particolare attenzione alle generazioni più giovani. Di solito questi progetti - che sono anche costosi - hanno un minimo impatto. Al termine del progetto, sono in pochi quelli che hanno trovato lavoro e la situazione rimane la stessa. Secondo me, per ottenere risultati più concreti, occorrerebbe che fossero affiancati a un'effettiva politica antidiscriminatoria. L'approccio migliore sarebbe assicurare un trattamento paritario ai Rom in cerca di lavoro. Per questo, si deve superare il concetto di "programmi o progetti speciali" e concentrarsi sui modi per combattere le discriminazioni. Sono fermamente convinta che le radici del problema siano nei manifesti sentimenti anti Rom. Solo combattendo le discriminazioni possiamo sperare di migliorare la situazione.

LJ: Le politiche "generaliste" e le misure per migliorare la scolarizzazione, l'impiego, la sanità e le condizioni di vita sono estremamente importanti. Un tempo, i problemi Rom venivano catalogati come questioni socio-economiche, è tempo che diventino parte dell'approccio politico generale. Le questioni culturali e di identità possono essere affrontate con un approccio particolare. [...]

VM: La mia esperienza è che i governi spesso sviluppano programmi di cui alla fine le comunità Rom non beneficiano. Per esempio, in Ungheria nel periodo prima dell'ingresso in Europa, i progetti PHARE erano rivolti a diminuire il numero dei bambini Rom nelle scuole speciali. Viceversa, ora le politiche dei "progetti pilota" tendono ad investire forti somme, ma per mantenere quei bambini nelle scuole differenziali. Dobbiamo cambiare questo approccioe assicurare invece che i Rom abbiano uguali opportunità di accesso al normale sistema educativo. Piuttosto, c'è necessita di programmi appositi per favorire l'accesso ai servizi di base. Secondo il mio punto di vista, interventi mirati sono: censimento e controllo di quanti bambini Rom siano confinati nelle scuole speciali, supporto finanziario alla scolarizzazione di base e riforme legali. In altre parole: azione mirata della politica contro la discriminazione. Se queste pratiche discriminatorie non verranno più permesse, allora i Rom accederanno naturalmente a un'istruzione di qualità.

AA: State dicendo che non c'è una sufficiente conoscenza sulla situazione dei Rom, e che quindi le misure prese non sono efficaci a combattere la discriminazione e l'esclusione sociale?

VM: Non ritengo che la mancanza di conoscenza sia per forza una questione chiave. La società deve imparare a non discriminare e a non lasciare spazio ad azioni razziste. Nella scuola, sul posto di lavoro o nelle altre sfere della vita pubblica.

LJ: La maggior parte dei politici europei non presta attenzione alla situazione reale dei Rom. Ne hanno un'immagina stereotipata che non corrisponde alla realtà. Sono stupita e contrariata di quanta poca volontà politica ci sia nel capire le difficoltà affrontate dai Rom. I politici preferiscono accettare l'immagine esotica degli "Zingari"; sono contenti di aver a che fare con le tematiche legate alla loro cultura, ma mostrano una totale inadeguatezza a capire cosa significhi "veramente" essere Rom nell'Europa del 2005. Le conoscenze e i dati a disposizione non sono sufficienti a rettificare tutti quei vecchi stereotipi che continuano a circolare nella politica e nella vita di tutti i giorni. Questo gap ci impedisce di approntare politiche efficaci. [...] Esiste una forbice enorme tra le ambizioni e la realtà: così come le leggi antidiscriminazione non garantiscono automaticamente il cessare delle discriminazioni. Un'altra colpa della Commissione è stata di non chiarire adeguatamente che lo sviluppo delle legislazioni antidiscriminazioni esistenti, è più importante di scriverne di nuove.

VM: La stessa Direttiva per l'Eguaglianza Razziale non è dettagliata. All'inizio, alcuni Stati Membri eranodell'opinione che la loro costituzione fosse sufficiente a garantire l'uguaglianza. Sono leggi che esistono da anni, ma la discriminazione permane. Ecco perché dev'essere data attenzione al loro sviluppo. Per esempio, nei casi di discriminazione, adottare quanto già la legge stabilisce, per proteggere i diritti di tutti i cittadini, Rom oppure no.

AA: Ci sono speranze?

LJ: Sì, quando si verificherà una spinta più forte nelle politiche antidiscriminazione nelle aree della scuola, del lavoro, della casa e della sanità. Manca in questo senso la volontà, se si escludono alcune OnG e forse noi due. Quello che vorremmo vedere nel lungo termine è: più impiego per i Rom nelcontesto della strategia di Lisbona; non discriminazione sul posto di lavoro, assistenza da parte dei governi; monitoraggio degli Stati Membri da parte della Commissione. Tutto questo rimane sinora un'illusione, perché alle azioni positive intraprese manca la continuità.

VM: L'unica speranza per i Rom europei è che la loro fiducia nell'Unione Europea sia ben riposta. Un recente sonfdaggo in Ungheria chiedeva agliintervistati se si sentissero cittadini ungheresi piuttosto che europei. I risultati mostrano che i Rom intervistati hanno rispoto europei in maggioranza. Hanno perso la fiducia nel governo nazionale, perché spesso la loro fiducia è stata malriposta. Oggi continuano ad essere discriminati nella vita di tutti i giorni e in ogni sfera della società. Sono qui per esserci quando saranno cittadini europei pari agli altri e fieri di esserlo.


La risoluzione del Parlamento Europeo sui Rom: I 28 aprile 2005, è stata adottata una risoluzione unitaria sui Rom in Europa. Vi si nota come "soffrano discirmizione razziale e in molti casi siano soggetti a severe discriminazioni strutturali, povertà ed esclusione sociale". La risoluzione evidenzia anche le difficoltà quotidiane come gli attacchi razzisti, i discorsi discriminatori e razzisti, gli attacchi fisici dei gruppi estremisti, gli sgomberi illegali e i comportamenti polizieschi dettati a antiziganismo e romanofobia. Il Parlamento richiede una rapida integrazione economica, sociale e politica dei Rom; e sprona il Consiglio, la Commissione e gli Stati Membri al riconoscimento dei Rom come minoranza nazionale e al miglioramento della loro situazione.

 
segnalazione di: Tommaso Vitale

Casa, lavoro, sanità, istruzione, sicurezza: diritti mancati per 3 milioni di europei appartenenti alle minoranze Rom, Sinti, Karakhané, Daxikhané, Manus, Gitani, Gypsies, Rudari, Travellers. L'analisi del Commissario Ue Gil-Robles



ROMA - Minoranza pan-europea, l'eterogeneo gruppo dei cosiddetti zingari, comprendente Rom, Sinti, Karakhané, Daxikhané, Manus, Gitani, Gypsies, Rudari, Travellers conta oggi circa 3milioni di persone nei Paesi europei, nomadi e, in misura maggiore, sedentari. La loro storia e la loro cultura è parte integrante della storia e della cultura dell'Europa, dal momento che la loro presenza nel continente è testimoniata sin dal 1100. Tuttavia queste popolazioni sono sempre state oggetto di discriminazioni, isolamento, ghettizzazione e violenze razziste, culminate nei 500.000 morti nei campi di concentramento nazisti. Ancora oggi queste minoranze sono tutt'altro che integrate nel tessuto sociale, economico, culturale e politico dell'Europa. In un "Rapporto preliminare sulla situazione dei diritti umani di Rom, Sinti e Nomadi in Europa", pubblicato il 4 maggio 2005, il Commissario Europeo per i diritti umani Alvaro Gil-Robles traccia un panorama delle violazioni dei diritti umani delle su indicate minoranze, che chiama rom, consapevole della semplificazione linguistica.
 
"Trovo inaccettabile che in un continente così prospero le risorse siano talmente mal distribuite che esistano ancora forme di tanto estrema povertà", ha commentato riferendosi alle "gravi" condizioni di molte comunità rom in Europa. Cinque i diritti che per Gil-Robles continuano ad essere violati in molti Paesi europei: diritto alla casa, al lavoro, alla salute, all'istruzione, alla sicurezza. Sul fronte abitativo il Rapporto denuncia le condizioni di molte comunità rom: case insalubri, isolate dai servizi e ghettizzate dalla città. "Vivere in una zona segregata - sottolinea Gil-Roberts - diminuisce significativamente le possibilità di prendere parte all'attività economica, sociale e politica della società", a partire dall'accesso all'istruzione, al mercato del lavoro e alle cure mediche. La situazione sanitaria delle minoranze rom è preoccupante, i tassi di mortalità infantile toccano in Bulgaria il 280‰ contro il 40‰ del resto della popolazione. Povertà, burocrazia e discriminazione escludono una parte consistente dei rom dai servizi sanitari in molti Paesi europei. Pesanti accuse sono state rivolte al Governo slovacco dal Commissario: dagli anni '90 ad oggi sono state operate nel Paese diverse sterilizzazioni, senza informato consenso, ai danni di donne e ragazze di origine rom. Le prime denunce risalgono agli anni Novanta, ma il governo non è mai intervenuto per perseguire i responsabili di questi crimini. "Inaccettabilmente alto" ed in continua crescita il tasso di non scolarizzazione tra i bambini Rom. Quando accettati nelle scuole, sono inseriti in classi speciali, isolati dal resto degli alunni, e con programmi ridotti.
 
Ma basta la mancanza di un documento d'identità come pretesto per escluderli dall'iscrizione. Contrari alla loro integrazione i genitori dei bambini non-rom. Aumentati negli ultimi dieci anni in Europa gli episodi di violenze razziste contro i Rom, in un diffuso clima di impunità, alimentato da media e autorità. Il caso di un rom bulgaro ucciso mentre era in custodia della polizia è finito davanti alla Corte europea per i diritti dell'uomo che ha stabilito:"bisogna distinguere tra l'uso eccessivo della forza e le uccisioni razziste". In Belgio il primo caso di asilo politico concesso ai familiari di una donna di origine rom rimasta uccisa in Slovacchia dopo un'aggressione di skinheads. Affinché le discriminazioni contro i rom in ogni ambito non appaia più tollerabile, ma sia percepita dal resto della popolazione come illegale, Gil-Robles si augura che il necessario cambiamento di mentalità sia preceduto da un cambiamento a livello legislativo, che sancisca leggi contro le discriminazioni razziste. In questo senso vale la pena ricordare la raccomandazione n°7 del 13 dicembre 2002 adottata dalla "Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza", che invita gli Stati membri a legiferare contro le forme dirette e indirette di discriminazione e razzismo, nonché la risoluzione 28/04/05 del Parlamento Europeo sulla situazione dei Rom in Europa. (Gabriele Del Grande)

© Copyright Redattore Sociale
 
Di Fabrizio (del 28/10/2009 @ 17:29:18 in Europa, visitato 1560 volte)

Da Czech_Roma

Praga, 23.10.2009, 18:06

La Corte Costituzionale ha rigettato il ricorso compilato da Helena Ferenčíková, la donna rom che aveva accusato l'ospedale di Vítkov di averla sterilizzata contro la sua volontà, vicenda che si era conclusa con le pubbliche scuse ma senza alcun indennizzo finanziario. Un tribunale aveva giudicato il suo diritto ad un indennizzo come soggetto ad uno statuto di limitazioni che era scaduto. ČTK riporta che ora la Corte Costituzionale ha sostenuto questo verdetto. Nel 2005 il primo caso era stato portato in tribunale da una donna rom sterilizzata senza il suo assenso.

Sia il Tribunale Regionale di Ostrava che l'Alta Corte di Olomouc avevano entrambe stabilito che i dottori avevano commesso un atto illegale con la sterilizzazione senza consenso esplicito della signora Ferenčíková, cheall'epoca aveva 19 anni. Le loro azioni violavano tanto la sua integrità fisica che la sua privacy. Però i tribunali avevano aggiunto che il diritto ad un indennizzo finanziario è soggetto ad uno statuto triennale di limitazioni, scaduto nell'ottobre 2004. Il ricorso della Ferenčíková era stato presentato al Tribunale Regionale solo nel 2005.

Nel reclamo costituzionale, l'avvocato di Ferenčíková ha sottolineato la gravità della violazione dei diritti umani che ne consegue, reclamando che "l'applicazione dello statuto generale delle limitazioni ha privato la querelante della protezione dei suoi diritti fondamentali e della dignità". Il reclamo dimostra che c'è stata violazione delle buone morali nel negare un indennizzo con la scusa che lo statuto delle limitazioni era scaduto. L'avvocato ha anche ricordato che col tempo, i verdetti riguardanti queste limitazioni si erano volti ad una maggiore flessibilità.

Però i giudici hanno trovato senza sostanza le obiezioni di Ferenčíková. "La Corte Costituzionale trova che i tribunali giudicanti hanno deciso sul caso correttamente, spassionatamente ed in pieno accordo con la legge," riporta Justice Vlasta Formánková nella motivazione della decisione. Justice Formánková ha anche notato che nel 2008 le variazioni dei precedenti verdetti riguardanti casi simili, sono state unificate dalla Camera Grande della Corte Suprema, perché fossero rimesse in linea con la precedente decisione nel caso Ferenčíková.

I dottori sterilizzarono Ferenčíková alla nascita del suo secondogenito. Obiettarono di aver agito nel suo interesse, dato che si trattava del suo secondo parte cesareo. L'ospedale replica anche che lei concordò con l'operazione, fu istruita sul suo significato e porta a testimonianza la sua firma sulla documentazione. Ma Ferenčíková risponde che causa il parto in corso, non capì esattamente cosa le stavano facendo firmare. Non voleva essere sterilizzata, ma voleva avere altri bambini.

Gli attivisti dei diritti umani dicono che dozzine di donne rom sono state sterilizzate in circostanze simili nella regione di Ostrava. Il problema iniziò ad essere discusso nella Repubblica all'inizio dell'autunno 2004, quando l'European Roma Rights Center pubblicò i propri sospetti sulle sterilizzazioni forzate. A marzo di quest'anno la Corte Costituzionale aveva rigettato anche il ricorso compilato da un'altra vittima rom di trattamenti simili, Iveta Červeňáková, [...]

Secondo gli attivisti dei diritti umani, il caso più recente di una donna rom sterilizzata contro la sua volontà nella Repubblica Ceca è successo nel 2007. Quest'anno, Michael Kocáb, Ministro per i Diritti Umani e per le Minoranze, ha portato la questione all'attenzione del gabinetto Fischer, dicendo che doveva essere riaperto il fascicolo delle sterilizzazioni non volute delle donne rom.

ROMEA, ČTK, translated by Gwendolyn Albert

 
Di Sucar Drom (del 26/08/2006 @ 14:05:30 in blog, visitato 2182 volte)

Faenza, i Sinti sono "un problema difficile"
E' stato pubblicato alcuni giorni fa dal Corriere di Romagna un articolo a firma di Fabrizio Rappini che da voce a Elio Ferri, Vice Sindaco del Comune di Faenza. E' evidente che anche nella solidale Emilia Romagna (Provincia di Ravenna) il confronto con le comunità Sinte e Rom parte sempre da un approccio sbagliato, "è un problema", negando la ricchezza delle culture sinte e rom. Natura...

Bologna, un bruto aggredisce giovane sinta emiliana
Tentativo di aggressione contro una giovane donna sinta e in pieno giorno, a Bologna. La pronta reazione della vittima, una ventunenne sinta emiliana, ha evitato il peggio.
Intorno alle 10.45, in via Peglion, alla periferia della citta', nei pressi di un "campo nomadi", la ragazza e' stata improvvisamente aggredita da un uomo, all'incirca sui trent'anni, che indossava una maglia e pantalon ...

Slovacchia e Repubblica Ceca, le sterilizzazioni delle donne Sinte e Rom
Pubblichiamo, in inglese, due notizie arrivate dalla Slovacchia e dalla Repubblica Ceca sulle sterilizzazioni, sia brutalmente forzate sia non consapevoli, delle donne Sinte e Rom.
A DAMNING report on Slovakia's handling of allegations that Romany women were illegally sterilized well into the 1990s has reopened a painful chapter in the country's treatment of its most vulnerable ethnic m...

Mantova, il progetto fotografico pringiarasmi non si ferma
Da due anni l'Istituto di Cultura Sinta utilizza il termine pringiarasmi (conosciamoci, in lingua sinta) per diversi progetti, uno di questi è il progetto fotografico.
Negli ultimi diciotto anni l’Ente Morale Opera Nomadi Sezione Mantova e l’Associazione Sucar Drom (bella strada) hanno lavorato per costruire una reale partecipazione dei Sinti alla vita politica, sociale, culturale e...

Vicenza, denunciato il Sindaco di Piovene Rocchette per discriminazione
Questa mattina, 26 agosto 2006, l’Associazione Sucar Drom e le Sezioni di Mantova e Vicenza dell’Ente Morale Opera Nomadi, insieme alla signora Adriana Levacovigh hanno depositato alla Procura della Repubblica Vicenza una denuncia per discriminazione etnica contro il signor Maurizio Colman, Sindaco del Comune di Piovene Rocchette.
Tale azione è dovuta in ottemperanza alle disposizioni legis
...

 
Di Fabrizio (del 25/06/2006 @ 10:56:49 in Europa, visitato 2259 volte)

- 23 giugno 2006 - da Czech_Roma

Nonostante un rapporto confermi che continua l'uso della sterilizzazione forzata presso le donne Rom, i gruppi di appoggio legale rimproverano al governo ceco di non prendere azioni in merito. Nel dicembre 2005, l'omnbudsman (difensore civico) Otakar Motejl, ha elencato dozzine di casi di sterilizzazioni forzate avvenute tra il 1979 e il 2001 "senza che vi fosse stato consenso formale ed esplicito", recita l'Associated Press. Motejl richiede che il governo ceco fornisca i dati sul consenso esplicito, informazioni accurate alle donne Rom e un piano per compensare le vittime di questa pratica.

Il rapporto di Motejl è di sei mesi fa, ma nulla sembra cambiare nella pratica e nel silenzio-assenso del governo ceco. Le indicazioni fornite dal ministero della Sanità sono disattese, e sempre secondo l'Associated Press e il sito Newsdesk.org non c'è volontà di rifondere le vittime, gli ospedali rifiutano di riconoscere questa pratica come illegale. Gli avvocati delle vittime dicono che le vera ragione è il razzismo.

Per tutta risposta, molte romnì hanno portato i loro casi in tribunale. Nel 2005, Helena Ferencikova è stata  la rima a denunciare l'ospedale per sterilizzazione forzata. Il Tribunale distrettuale di Ostrava ha condannato l'ospedale per pratica illegale e ha richiesto una scusa formale. L'ospedale a sua volta ha ignorato la richiesta e richiesto una revisione del caso in appello.

 
Di Fabrizio (del 13/01/2006 @ 10:38:10 in Europa, visitato 1826 volte)
da Czech_Roma

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7/1/2006 L'obudsman Otakar Motejl ha richiesto nel suo rapporto finale sui casi di sterilizzazione forzata (vedi QUI ndr), che sia approvata la legge per l'indennizzo delle donne che hanno subito sterilizzazione senza consenso. La notizia è apparsa oggi su Romea.cz.

Lo stato riconoscerà il compenso alle donne la cui fertilità è stata interrotta dai medici senza loro regolare consenso, dal 1973 al 1991. Sono oltre 80, soprattutto donne Rom, che si sono rivolte all'ombudsman. Non sono ancora stati chiusi tutti i casi. Alla fine dell'anno scorso, dopo aver esaminato diversi casi controversi, Motejl disse che erano almeno 50 le donne sterilizzate nel passato in dispregio alle disposizioni di legge. Il problema è arrivato all'attenzione pubblica solo nell'autunno 2004, su segnalazione di European Roma Rights Centre (ERRC - confronta ndr). ERRC affermava che in alcuni casi mancava il consenso all'operazione e in altri il consenso era stato estorto con la minaccia di tagliare l'assistenza sociale. Motejl ricevette le prime testimonianze da alcune donne Rom della Moravia Settentrionale, nel settembre 2004. Nel 1972, la Cecoslovacchia aveva approvato una legge sulla sterilizzazione, per colmare il vuoto legislativo che c'era stato sino allora. Il rapporto afferma che dietro istruzione delle autorità, gli assistenti sociali convincevano le donne Rom a non avere più figli. Inoltre, sempre secondo il rapporto, venivano promessi ulteriori benefici sociali in cambio del consenso alla sterilizzazione. Sino al 1991, il consenso poteva valere sino a 10.000 corone (il salario medio di allora corrispondeva a circa 2.500 corone). Il pagamento di queste somme venne interrotto nel 1991. Lo stato non si è mai ritenuto parte in causa, scaricando la colpa sul personale medico. Il rapporto indica anche che aalle donne che hano denunciato questi trattamenti subiti in passato, è stato garantinto anonimato e sicurezza. La Svezia, dove in passato sono state svolte sterilizzazioni forzate, può essere di modello alla Repubblica Ceca, suggerisce il rapporto. In Svezia la legge riparatoria è passata e tra il 1999 e il 2002 lo stato ha riconosciuto 175.000 corone svedesi alle persone coinvolte.


Brno, Prague, Budapest, Ostrava, 11 gennaio 2006.

Le organizzazioni della società civile hanno accolto con favore il rapporto del Pubblico Difensore dei Diritti ("Ombudsman") sulle indagini in merito alle accuse di sterizizzazione forzata di donne Rom nella repubblica Ceca.

Il rapporto è il risultato di oltre un anno di indagini dell'Ombudsman e del suo staff, sulla base della denuncia portata da 87 donne. Nell'approfondimento dei casi, sono stati coinvolti European Roma Rights Centre (Budapest), League of Human Rights (Prague/Brno), Life Together (Ostrava) e Group of Women Harmed by Sterilisation (Ostrava). Il 23 dicembre questo gruppo di ricerca ha chiuso i lavori, che sono stati resi pubblici questa settimana.

L'Ombudsman rivolge tre richieste

  1. Cambiamento della legge, che si esprima con più chiarezza sul principio cel consenso responsabile;
  2. Misyre supplementari per un cambio culturale tra il personale medico sul consenso responsabile, d aapplicarsi universalmente;
  3. Un percorso preferenziale per le misure di indenizzo alle vittime, quando gli assistenti socili siano stati coinvolti in politiche di sterilizzazione forzata.

Le pagine da 25 a29 (circa 1/3 del rapporto completo) riguardano la "Sterilizzazione e la Comunità Rom", motivandola come discriminazione razziale. I casi esposti includono anche eventi come, ad esempio, quando dottori e assistenti sociali raccomandavano il parto cesareo, così da fabbricare "prove" per legittimare interventi di sterilizzazione.

Il testo icomprende anche un'analisi dettagliata delle politiche statali cecoslovacche verso i Rom negli anni '70 e '80, quando agli assistenti sociali veniva chiesto di controllare il tasso di natalità tra i Rom - giudicati troppo alti - e di creare un'ambiente di controllo invasivo sulle famiglie Rom, che perdura a tutt'oggi. In una sezione separata viene presentata la storia dell'eugenetica in Cecoslovacchia, come chiave evidente delle pratiche e delle politiche messe in atto.

Attualmente, il rapporto è disponibile slo in lingua ceca (formato .pdf), in seguito verrà stampata la versione in inglese. Ulteriori informazione sul sito ERRC.

Contacts:
Michaela Tomisova (legal representative of the victims): ++ 420 73 795 13 23
Kumar Vishwanathan, (Life Together): ++ 420 77 77 60 191
Jiri Kopal (League of Human Rights): ++ 420 60 87 19 535
Claude Cahn (ERRC): ++ 36 20 98 36 445

The European Roma Rights Centre (ERRC) is an international public interest law organization engaging in a range of activities aimed at combating anti-Romani racism and human rights abuse of Roma, in particular strategic litigation, international advocacy, research and policy development, and training of Romani activists. For more information about the European Roma Rights Centre, visit the ERRC website at http://www.errc.org.

European Roma Rights Centre
1386 Budapest 62
P.O. Box 906/93
Hungary
Tel.: ++ (36 1) 413 2200
Fax: ++ (36 1) 413 2201
E-mail: office@errc.org

The League of Human Rights is a non-governmental organisation providing free legal and psychological assistance to victims of gross human rights violations, in particular to members of the Roma minority, victims of domestic violence and children. Its mission is to create a future in which the Czech state actively protects the human rights of its citizenry and respects both the spirit and the letter of the international human rights conventions to which it is signatory.

League of Human Rights
Bratislavska 31
602 00 Brno
Czech Republic
 
Di Fabrizio (del 07/10/2006 @ 10:28:40 in Europa, visitato 1955 volte)

In occasione dell'Incontro dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa - Human Dimension Implementation (riassunto - articolo originale: Roma_Rights)

Varsavia, 3 ottobre 2006 - Contatti: Ostalinda Maya Ovalle: + 36 70 602 58 31

Negli anni recenti, l'attenzione di attivisti di strada, gruppi della società civile, governi e organizzazioni internazionali, è cresciuta l'attenzione alla violazione dei diritti fondamentali delle donne romani. Ci sono anche sviluppi positivi. Per esempio, il Parlamento Europeo ha adottato recentemente il rapporto sulle situazione femminile rom nel continente. Nonostante alcuni passi positivi, rimangono preoccupazioni: le Romni affrontano la pressione nelle famiglie e nella comunità, spinte ad aderire ad abitudini e tradizioni degradanti. Nel contempo, soffrono di aperta discriminazione nel campo dei diritti umani fondamentali da parte delle autorità, come nel caso delle sterilizzazioni forzate. Nonostante le pressioni, le donne hanno iniziato ad alzare la voce e denunciare gli abusi. [...]

Sterilizzazione forzata
La pratica è [stata] comune a diverse paesi europei. Alcuni (la Svezia, per esempio) hanno stabilito un meccanismo di compensazione per le vittime, ma ancora non riconoscono l'aspetto razzista di queste pratica. In alcuni paesi dell'Europa Centrale e Orientale, la pratica è continuata sino ad oggi.

La situazione della Repubblica Ceca e della Slovacchia è invece di una pratica sistematica e tuttora centinaia di donne non hanno ottenuto risarcimento. Diversi i motivi, tra cui:

  1. l'eugenetica che continua ad influenzare le politiche mediche in quei paesi;
  2. una generica mancanza di rispetto della volontà delle pazienti;
  3. "preoccupazione" per l'alto livello delle nascite tra i Rom.

[...] Questa pratica è continua dalla fine degli anni '70. Sinora, nessuna azione da parte di quei governi è stata sufficiente per un adeguato indennizzo alle vittime, o anche per assicurare la fine definitiva di questa pratica.

Nella Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria alcune donne vittime di sterilizzazione forzata, con risultati limitati. [...]

Violenza domestica
In una recente ricerca condotta su 237 donne romani, oltre il 70% delle intervistate afferma essere stata vittima di violenze da parte del partner o di altri membri della famiglia. La media nazionale è del 23%. La gran parte di questi incidenti non viene denunciata per un diversi motivi:

  1. La violenza contro le donne è accettata in alcune famiglie romani.
  2. La paura di essere isolate e svergognate dalla famiglia e dalla comunità.
  3. Gli autori di questi atti di violenza raramente sono giudicati responsabili di ciò, e questo scoraggia le donne nel cercare aiuto legale.
  4. Le donne temono un'ulteriore vittimizzazione se si rivolgono alla polizia o all'esterno [della comunità].

Si aggiunga che esiste un numero di difficoltà pratiche che rendono impossibile alla donna di fuggire da questa situazione; incluso la mancanza di sistemazioni alternative, l'incapacità economica di badare a se stesse e/o la mancanza di opportunità d'impiego.

Nonostante queste barriere, alcune romnià, spesso in situazione disperata, hanno iniziato a sfidare la violenza domestica. Occorre aggiungere che i loro sforzi non hanno sinora ottenuto grande successo. Da parte della legge le reazioni sono state tiepide, a volte rinunciando ad accogliere le denunce o addirittura minacciando o insultando le donne. Delle 237 intervistate, 34 hanno triportato le violenze subite alla polizia; 20 (il 59% di queste) hanno subito lì trattamenti razzisti o degradanti. Solo in 5 casi (15%) la polizia è intervenuta. Una donna ha raccontato che quando D.D., 43 anni, ha chiesto aiuto alla polizia dopo essere stata picchiata da un membro della famiglia, le è stato risposto: "Voi zingari vi picchiate tra voi tutto il tempo. Dovete risolvere la questione tra di voi"

Matrimoni tra bambini
Questi matrimoni continuano impunemente in diversi paesi europei, [...] con tutta la serie di abusi dei diritti umani a cui sono associati.

In un caso recente, portato all'attenzione da ERRC, nelle regione di Caras Severin in Romania, M.S., bambina rom di 10 anni, è stata venduta ai genitori di D.M., ragazzo di 17 anni. [...] Le autorità rumene indagando sul caso, hanno acconsentito a ritenerlo un caso di adozione da parte dei genitori di D.M.. Apparentemente, le autorità non hanno indagato oltre. A 12 anni, M.S. ha dato la luce ad un bambino con parto cesareo, e il dottore le disse che non avrebbe più potuto avere altri figli. A questo punto i genitori di D.M. si sono rivolti a quelli di M.S., per inadempienza del contratto stipulato. Il conflitto è degenerato in violenza tra le due famiglie e le autorità rumene sono state allertate per la seconda volta. A questo punto la polizia ha accusato D.M., che nel frattempo aveva compiuto 19 anni, del crimine di traffico di persona e rapporti sessuali con una minorenne. D.M. ha ora di fronte un lungo periodo di prigione. Nessun provvedimento è stato adottato per le violenze susseguitesi tra le due famiglie.

Il caso è un esempio estremo di eventi che riguardano migliaia di giovani e bambini ogni anno. Come in questo caso, quasi senza eccezione le vittime sono abbandonate a se stesse e/o si tralascia di proseguire gli indiziati. Mentre mancano sforzi da parte delle autorità locali o internazionali e anche i gruppi della società civile non si esprimono o scoraggiano la discussione su questi temi.

I matrimoni combinati tra minori espongono le ragazze ad abusi sessuali e sfruttamento, precludono il percorso scolastico, vanificando il diritto all'educazione e diminuiscono le possibilità d'impiego. Inoltre ha un significativo impatto sulla situazione sanitaria delle bambini e dei figli che possono mettere al mondo. Crescono difatti il tasso di mortalità per parto e i rischi di complicazioni durante la gravidanza [...] Le vittime di matrimoni infantili sono estremamente dipendenti dal marito e dalla sua famiglia e perciò ad alto rischio di povertà e/o ulteriore sfruttamento in caso di qualsiasi rottura successiva alla famiglia. Sono inoltre più vulnerabili alla violenza domestica [...]

Traffico di persone
Povertà, discriminazione e marginalizzazione sono quei fattori che rendono le donne Rom e i loro bambini particolarmente vulnerabili al traffico di persone. Molti Rom affrontano una lotta continua per le loro esigenze di base, come il cibo e la casa e hanno difficoltà ad ottenere i documenti personali (ad esempio il certificato di nascita) necessari per accedere ai servizi essenziali. Inoltre, la tradizione patriarcale pone le donne in un ruolo subordinato agli uomini e in queste comunità le donne sono particolarmente a rischio di traffico di persone. Particolare attenzione va fornita nel combattere il traffico di ragazze, indirizzate alla mendicità e a volte allo sfruttamento sessuale. In alcuni casi questi traffici nascondono mancanza di conoscenza e disinformazione da parte delle famiglie. Gli stati dovrebbero operare per eliminare tutti  i fattori (interni ed esterni) che rendono i Rom particolarmente vulnerabili a questi commerci, incluso la lotta alla corruzione e l'identificazione delle vittime. Dovrebbe essere depenalizzata la situazione delle vittime nel caso di ingresso illegale e sviluppati programmi specifici per il loro rientro nei paesi di origine nel massimo rispetto della dignità e della sicurezza delle vittime.

Ineguaglianza
Le Romnià affrontano una discriminazione in base alla razza e al sesso. In diversi paesi d'Europa si riportano discriminazione come segregazione scolastica e nel lavoro. [...] Un recente studio condotto da Open Society Institute, prova che il 54% delle romnià in Romania sono impiegate nell'economia informale senza accesso ai servizi sociali e ad altre forme di protezione. Un rapporto pan-europeo del 4 ottobre di ERRC mostra le discriminazioni patite nel campo della sanità. Gli sviluppi nel campo delle leggi anti-discriminazione in Europa negli anni recenti, non hanno ottenuto risultati accettabili dalle romnià.

Le politiche rivolte all'ineguaglianza tra uomini e donne difficilmente si occupano di questo aspetto. Ciò può dipendere dalla scarsa rappresentazione politica delle donne rom. In Ungheria due di loro sono state elette al Parlamento Europeo e danno una voce importante alle romnià. La disattenzione europea ricalca quella degli stati nazionali, dove nessuna di loro è eletta al Parlamento nazionale e anche a livello locale la loro voce è assente.

Conclusioni
Il progresso nel campo dei diritti umani per i Rom è impossibile senza significativi avanzamenti nel campo dei diritti delle donne. Gli abusi sistematici portati nel nome dei "valori tradizionali" devono terminare. [...] Il coraggio delle romnià nello sfidare la violenza e le violazioni dei diritti umani è ad oggi appoggiata solo da poche OnG, di fronte al silenzio dei governi, delle stesse famiglie e della comunità. [...]

 
Di Fabrizio (del 01/07/2008 @ 10:02:25 in blog, visitato 1547 volte)

Da Geiger Dysf

Sembra un periodo particolarmente favorevole ai romanzi e ai saggi che raccontano le vicende infinitamente crudeli degli stermini coloniali e delle assimilazioni forzate, dall’operazione elvetica "Enfants de la Grand-Route" già ricordata agli stermini eugenetici nazisti, dal Canada alla Svezia, dagli USA all’Australia: non vi è continente o nazione immune dalla barbarie coloniale, e che ora non si faccia carico di una sorta di "pentitismo storico" e di rivendicazione delle differenti identità etniche e culturali, cancellate a suon di decine di milioni di morti, schiavi, bambini rapiti.

Le politiche di assimilazione sono tecnicamente simili, nella Svizzera del dottor Alfred Siegfried come nel massacro degli aborigeni australiani, le comunità, le culture e gli stili di vita delle "razze inferiori" dovevano essere distrutte radicalmente. Ciò che ne restava doveva essere sottoposto alla sedentarizzazione forzata, col nome di "politica di assistenza sociale e di previdenza". La sottrazione dei bambini in Svizzera venne pianificata fino al 1967 dall'Opera di soccorso "Enfants de la grand-route" (creata nel 1926 dalla federazione svizzera di beneficenza Pro-Juventute) con la collaborazione della polizia, e finanziata da vari "benefattori" e associazioni, dalla vendita di gadget dell’associazione (francobolli, opuscoli) oltre che da sovvenzioni della Confederazione e del Dipartimento dell’Interno.  I bambini rubati ai genitori venivano "affidati" ad altre famiglie o rinchiusi negli orfanotrofi, incarcerati o internati in ospedali psichiatrici. E costretti a subire ogni sorta maltrattamenti, umiliazioni e vessazioni. Sembra un film già visto, con gli stessi dialoghi, la stessa disperazione, gli stessi sbirri, gli stessi orfanotrofi. E si sa quanto sta a cuore, alla Moratti o alla Chiesa, la beneficenza.

Sta di fatto che una delle prime azioni fu …il censimento della popolazione itinerante. I bambini vennero sottratti alla potestà dei genitori, e Siegfried stesso divenne il "tutore" di oltre 300 bambini. Per lui, per il successo della "rieducazione" era assolutamente necessaria "la rottura totale tra il bambino e il suo universo familiare".

Complici di quest’operazione furono, verrebbe da dire ovviamente, il clero, gli scienziati, i medici, gli psichiatri. Negli istituti religiosi, nelle aziende agricole o nei penitenziari i bambini potevano "assimilare i valori dell'ordine e del lavoro" e venire "socializzati" lavorando come servi e schiavi a zero o basso costo. Fra un maltrattamento e un abuso sessuale, potevano perfino ricevere un’"istruzione" ridotta al minimo, quel tanto che bastava alla loro condizione di "esseri inferiori".

Gli scienziati appurarono l'"inferiorità ereditaria" dei nomadi, e i medici praticarono le sterilizzazioni forzate. Ancora nel 1964, il dottor Siegfried scriveva: "Il nomadismo, come alcune malattie pericolose, è trasmesso soprattutto dalle donne".  Lo psichiatra Joseph JÜrger fu uno dei primi ideologi svizzeri dell'igiene razziale. Nel 1988 un centinaia di vittime della "scienza razziale" erano ancora internate in cliniche e istituti. Se si considerano tutte queste date, si può osservare una grande continuità, fino ai nostri giorni, in tutta Europa (e negli Stati Uniti) delle operazioni di eugenetica, che non riguardarono perciò esclusivamente i nazisti, anche se certo il nazismo ne fu l’interprete più entusiasta e fanatico.

Il romanzo Home di Larissa Behrendt, pronipote di una bambina aborigena rapita nel 1918  per essere educata e cresciuta dai bianchi, si inserisce in questa corrente di testimonianze sui bambini rubati e sulle politiche di assimilazione e/o sterminio.

Con Home, Larissa Behrendt, docente di legge e studi aborigeni e avvocato votato alla causa dei diritti del suo popolo, racconta, tra realtà e fiction, un lungo viaggio alla ricerca delle radici perdute e fa riemergere una pagina di storia che il suo paese ha creduto di poter archiviare troppo in fretta: la tragedia degli aborigeni, "colpevoli" soltanto di avere una pelle diversa dai bianchi.

Protagonista del romanzo è Candice, una ragazza dai capelli chiari, pronipote di Garibooli, la bimba portata via con la forza dal campo di eualayai, che, a distanza di settant'anni, ritorna con il padre Bob nei luoghi dove venne rapita la nonna. Insieme ai ricordi che affiorano e attraverso i luoghi e i volti, si ricompone la vita di Garibooli, ribattezzata Elisabeth. Violenze, diritti violati, ferite non rimarginabili.

La tragedia degli aborigeni è stata una pagina della storia Australiana chiusa tanto tempo fa. Lei ora la riapre
Anche se il rapimento di massa dei bambini aborigeni è finito con gli anni Sessanta, ancora oggi quanto è successo pesa sul mio popolo. Tutti quelli che furono strappati ai loro cari per essere "assimilati" dai bianchi, hanno subito abusi: fisici, mentali, sessuali. E ce ne sono ancora molti che non sanno neanche da dove provengono e che non sono riusciti a ritrovare la loro identità. Da avvocato mi sono occupata di donne, figlie e nipoti di bambini o bambine rapiti, che non avevano neanche il più pallido ricordo della loro famiglia. Un'eredità pesante da portare.

Home è un romanzo autobiografico?
Sì, il libro si basa sulla storia della mia famiglia, ma anche sulla mia esperienza di avvocato. Candice sono io, e Garibooli è mia nonna. Della mia famiglia io conoscevo qualche cosa, ma non molto. Mentre, nel romanzo, Candice immagina la storia di Gariboli nei dettagli: da quando venne strappata al suo campo in poi. Fino a quando le sarà possibile tornare a casa, tanto tempo dopo. Visitare i luoghi da dove mia nonna venne portata via, mi ha dato la forza e l'emozione per poter scrivere Home.

Quanti sono stati, in cinquant'anni, i bambini aborigeni rapiti?
Ipotizzare un numero preciso è difficile. Le fonti ufficiali dicono che quella sorte capitò a un bambino su dieci. Ma io non ho mai conosciuto una sola famiglia aborigena che non contasse un "bambino rubato".

Quello che è accaduto agli aborigeni nel suo paese è stato il tentativo di togliere l'identità a un popolo. L'Australia ha riconosciuto le sue responsabilità, o la questione è ancora aperta?
Il nostro ex primo ministro, John Howard, non pensava che l'Australia si dovesse vergognare di questo suo passato, né riteneva che la questione degli aborigeni fosse stata sottovalutata. E, in quel periodo, tutto sommato, la logica dell'assimilazione è continuata, la cultura aborigena non era in alcun modo né protetta né fatta rivivere, né tanto meno venivano stanziati fondi e risorse per salvaguardare il popolo aborigeno.
Le cose sono cambiate quando è andato al potere Kevin Rudd. Lui ha chiesto scusa agli aborigeni e il governo si è fatto carico dei danni morali e fisici causati dalla politica dei rapimenti. Oggi in Australia va senz'altro meglio, ma solo dal punto di vista teorico. Quando si scende sul piano pratico ci sono ancora molti problemi.

Larissa Behrendt, Home
Baldini Castoldi Dalai editore
Pagine 429 - euro 19,00
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(intervista tratta da la Repubblica 29 giugno 2008)

 
Di Fabrizio (del 22/08/2011 @ 09:57:46 in Europa, visitato 2007 volte)

C'è un articolo di venerdì scorso de Il Piccolo che rapidamente ha fatto il giro del web italiano. Qualcuno mi ha segnalato anche questo, e poi Adriano Sofri su Repubblica, oppure QUA. Per mia deformazione ho dato un occhio anche alla stampa estera e, posso almeno assicurarvi che è tutto vero.

La notizia sta sollevando grande scandalo ed indignazione; un po' come quando, perdonate il paragone, si scoperchia un bidone e la spazzatura è rimasta "nascosta" lì troppo tempo. CERTO CHE SENTI LA PUZZA, DOVEVI INTERVENIRE PRIMA! Insomma, succede che della Slovacchia sappiamo mediamente poco (figuriamoci dei Rom che stanno lì), anche se è a poche ore dall'Italia, e varrebbe la visita di noi turisti. Cose da non perdere: sicuramente tante città che mantengono un'impronta centroeuropea che altrove s'è persa, boschi, montagne e poi la birra.

Quello che gli Slovacchi non vorrebbero farvi vedere sono i ghetti dove vivono buona parte dei Rom: se in Italia ci vergogniamo dell'abbandono dei campi sosta, lì ci sono insediamenti di legno, pietre e fango ai margini dei comuni più piccoli, o enormi ghetti urbani di edilizia degli anni '50-'60, che da decenni necessiterebbero di interventi di risanamento.

L'ingresso della Slovacchia nella UE, come in altri paesi dell'ex blocco sovietico, era subordinato al ripianamento della situazione di grave esclusione sociale di buona parte della minoranza rom. In realtà ha provocato il fenomeno opposto, con aumento di prezzi e taglio dei servizi sociali, che hanno portato a ricorrenti rivolte urbane e disordini nel febbraio 2004, ripetutisi nel 2006.

Quindi una minoranza rom che non si rassegna ed è anche pronta a scendere in piazza, in maniera violenta se è il caso. Diciamo che da questo punto di vista, è perfettamente parte integrante della UE; dopo la GB potrebbe succedere anche nella vicina Repubblica Ceca. In Slovacchia, accanto a situazioni di estrema marginalità e devianza, convive una presenza di intellettuali rom impegnati in politica (sempre in polemica tra loro), nei media, nel campo della musica e dello spettacolo, nell'imprenditoria e manovalanza edile. Quindi la situazione è parecchio sfaccettata.

L'altra faccia della medaglia è un razzismo anti-rom sempre più esplicito e violento, con scontri ed attentati. Specchio di questo razzismo è l'atteggiamento delle autorità, riassunto nell'articolo iniziale de Il Piccolo. ATTENZIONE PERO': un atteggiamento simile, soprattutto da parte dello stato e degli intellettuali slovacchi, non nasce dall'oggi al domani, ma è saldamente radicato nel passato. Il caso delle sterilizzazioni forzate, nasce negli anni '70, ancora al periodo della Cecoslovacchia-dopo primavera di Praga, e lo scandalo scoppiò nel 2004 nella Repubblica Ceca grazie all'ERRC. In seguito le indagini raggiunsero anche la Slovacchia. Sembra (ma le ricerche sono ancora in corso) che l'ultimo caso sia avvenuto nel 2007. Nella Mahalla potete trovare diverse notizie sugli ultimi 6 anni; ECCO PERCHE' MI STUPISCE IL VOSTRO STUPORE.

Un altro fenomeno preoccupante di razzismo istituzionale, che riguarda diversi paesi dell'Europa centro-orientale, è quello della segregazione scolastica dei bambini rom posti, senza ragione alcuna, in classi differenziali. Sarebbe un discorso molto lungo, che si potrebbe riprendere in seguito (magari prima di farvi stupire da un ennesimo articolo che troverete in rete), se nel frattempo volete informarvi leggete, prendendovi il tempo che vi necessita, QUI.

Se invece cercaste altre notizie sulla Slovacchia, QUI. Buona lettura.

PS: e se volete avere un'idea di quale possa essere il dibattito pubblico in Slovacchia a proposito di questi temi, ma avete ovvie difficoltà con la lingua locale, date una scorsa a questa fila di commenti. Dove, ma sul Giornale, naturalmente...

 
Di Fabrizio (del 22/10/2010 @ 09:45:56 in Europa, visitato 1347 volte)

Da Czech_Roma (sulle sterilizzazioni forzate nell'est Europa, QUI)

10-12-2010 Alle donne romanì che sono state vittime di sterilizzazioni forzate è stato negato il risarcimento dal governo ceco, dopo anni che il caso è stato portato alla luce. Su istigazione governativa, le donne romanì furono regolarmente sterilizzate nella ex Cecoslovacchia durante gli anni '70. Anche se queste politiche non esistono più, singoli casi sono stati riportati fino al 2007.

Ieri, un comunicato stampa dell'European Roma Rights Centre (ERRC) notava come il primo ministro ceco avesse espresso il proprio rincrescimento per la pratica, anche se sinora il governo non avesse fatto nessun passo significativo per risarcire le coinvolte.

ERRC ha sottoposto un rapporto sulla sterilizzazione forzata al Comitato sull'Eliminazione della Discriminazione Contro le Donne alla 47a sessione del Comitato a Ginevra. In una dichiarazione scritta al comitato, ERRC ha sollevato preoccupazioni sulle sterilizzazioni forzate avvenute dal 1989 al 2007. La maggior parte delle vittime di questa pratica mancano di un rimedio efficace quando hanno scoperto di essere state sterilizzate dopo anni, e hanno cercato assistenza legale quando ogni reclamo contro i perpetratori o lo stato è andato prescritto.

ERRC ha ricordato all'ONU che il governo ceco ha mancato di prendere le misure opportune per prevenire il verificarsi di sterilizzazioni forzate, dato che legge sul consenso informato non è cambiata.

Si legge nel rapporto ERRC: "Nei 20 casi recentemente venuti alla luce ed accaduti tra il 1989 e il 2007, sembra sia mancato il consenso libero ed informato alle sterilizzazioni. La maggior parte delle donne firmò il proprio consenso all'intervento chirurgico senza essere adeguatamente informate in anticipo sulle conseguenze. Alcune delle donne firmarono sotto costrizione, mentre altre non hanno memoria di aver firmato niente. Una di loro era completamente analfabeta. Alcune donne dicono che a loro non è mai stato chiesto di firmare il consenso." ERRC ha sistematicamente indagato su questi casi assieme con l'associazione di Ostrava "Vivere Insieme".

Attualmente non esiste alcun rimedio efficace per la maggior parte delle donne i cui diritti son stati violati. Secondo Kateřina Červená, avvocato della Lega dei Diritti Umani, sinora soltanto due donne hanno ottenuto un indennizzo dai tribunali. Una ragione è che molte delle donne hanno mai saputo di essere sterilizzate solo parecchi anni dopo l'operazione. Quando hanno cercato assistenza legale, il loro diritto ad un risarcimento da parte dei perpetratori o dallo stato era andato in prescrizione.

Ha detto Gwendolyn Albert al portale di informazioni Romea.cz, presentando a Ginevra il rapporto ERRC: "La Repubblica Ceca dovrebbe seguire l'esempio di paesi come la Svezia, che hanno istituito una propria procedura di risarcimento per le vittime di sterilizzazione forzata. Dato che la maggior parte dei casi è andata in prescrizione, la Repubblica Ceca dovrebbe sviluppare una procedura separata di compensazione. Affrontare la sterilizzazione forzata delle donne rom significa fare i conti col passato".

Concorda Robert Kushen, direttore esecutivo di ERRC: "Il governo ceco deve superare le barriere esistenti nell'accedere alla giustizia, sperimentate dalle donne romanì sterilizzate, e stabilire un meccanismo che possa assicurare un compenso che tutte le donne colpite da questa pratica aberrante. Il governo ceco ha l'opportunità di fornire un esempio guida agli altri paesi dove le le donne romanì sono state coattivamente sterilizzate".

Oltre ad ERRC, anche la Lega per i Diritti Umani ha presentato un rapporto sulla protezione delle donne nella Repubblica Ceca e sui loro vari problemi. Oltre che sulle sterilizzazioni forzate, la Lega ha criticato l'attuale situazione sulle violenze domestiche, come pure le barriere per scegliere liberamente se partorire in casa o negli ospedali. Tra le altre questioni, la Lobby delle Donne Ceche ha fatto presente il fatto che non ci sono donne nell'attuale governo.

Nathalia Odwin

 
Di Fabrizio (del 30/04/2010 @ 09:41:46 in Europa, visitato 1999 volte)

Da Czech_Roma (leggi anche QUI)


Firma questa carta o morirai Ingannate nell'autorizzare la propria sterilizzazione, un gruppo di donne romanì si sono unite nel combattere per i propri diritti riproduttivi. by Sophie Kohn 20 aprile 2010

OSTRAVA, Repubblica Ceca | Elena Gorolova aveva un gran dolore. Le infermiere e i dottori gridavano attorno a lei, cercando di inserirle un pallone tra le gambe per fermare l'uscita del suo bambino e così utilizzare un parto cesareo. Gorolova e suo marito, Bohus, una coppia con altri due bambini a casa, erano eccitati alla prospettiva di un altra aggiunta alla loro giovane famiglia.

Ma per i dottori, il nuovo arrivo significava che Gorolova finiva nella terza sezione-C. Le dissero che un altro parto sarebbe stato fatale.

Le misero semplicemente un foglio in mano ed improvvisamente le dissero: firma o morirai. Non c'era tempo per domande, spiegazioni, riflessioni.

Elena Gorolova

"Non lo lessi," spiega con calma Gorolova, abbassando i vividi occhi marroni. "Non c'era nessuno con me. Nessuno mi disse cosa stava succedendo. Ero totalmente fuori di testa e così firmai."

E lì, mentre stava per dare alla luce, le capacità riproduttive di Gorolova furono interrotte. Poco dopo aver partorito suo figlio col taglio cesareo, i dottori sterilizzarono irreversibilmente Gorolova tagliandole le tube di fallopio. Era il settembre 1990.

Come Gorolova scoprì più tardi, si stima che 90.000 donne romanì nella Repubblica Ceca sono passate per la stessa esperienza negli scorsi 40 anni, molte di loro terrorizzate nel firmare l'autorizzazione alla sterilizzazione, dopo che i dottori dissero loro che partorire nella sezione-C era a rischio della loro vita.

Due giorni dopo che Gorolova diede alla luce il suo terzo figlio, il direttore dell'ospedale di Ostrava, una città industriale a 15 km. ad est dal confine polacco, spiegò che la sterilizzazione era l'unica maniera per essere sicuri che lei non avrebbe più partorito. Era medicalmente necessario, disse. In quel momento Gorolova arrivò a negare che l'ultimo nato fosse suo.

Lei e l'offeso marito Bohus hanno dubitato che la spiegazione razionale che avevano appena ricevuto fosse il motivo reale Gorolova era stata sterilizzata. Andarono al tribunale di Ostrava a chiedere una spiegazione. Furono immediatamente cacciati fuori.

Ancora nessuna scusa

Per oltre 15 anni, Gorolova ha pazientemente lottato con la vergogna. Bohus frequentava un pub del posto dove gli altri rom gli dicevano che sua moglie non serviva a nulla.

Vlasta Holubova

La maternità è importante nella cultura romanì, dice Vlasta Holubova - 45 anni, un'altra romnì di Ostrava sterilizzata senza il suo consenso nel dicembre 1988, mentre stava partorendo il quarto figlio. Dice "La gente che ha più figli in famiglia è ricca. Avere tanti bambini è come un tesoro."

Negli scorsi quattro anni, Gorolova ed altre sterilizzate contro volontà si sono unite come una singola voce per i diritti riproduttivi. Spalleggiate da avvocati di spicco, le donne si sono lanciate in una campagna di testimonianza dentro la Repubblica Ceca ed attraverso campagne all'estero. Il loro lavoro è stato recentemente riconosciuto dal governo.

A novembre, l'amministrazione ceca ha espresso rammarico sulle sterilizzazioni, senza però arrivare ad una piena ammissione di colpa. Il governo ha quindi ordinato al Ministero della Salute di revisionare le proprie pratiche per assicurarsi che non avvengano più in futuro sterilizzazioni senza un consenso propriamente informato.

Secondo la legge, il consenso senza informazione è da considerarsi una base insufficiente per qualsiasi intervento medico, inclusa la sterilizzazione. Eppure, soltanto una manciata di queste sterilizzazioni è arrivata ai tribunali, col risultato di isolate scuse ed alcune compensazioni finanziarie. I dottori responsabili non hanno subito alcuna punizione.

Controllo della popolazione

Otakar Motejl, difensore civico ceco e convinto sostenitori dei diritti romanì, dice di non essere pienamente soddisfatto della risposta governativa e chiede che i Rom continuino a battersi per una piena compensazione. Però "a causa della natura personale [dei reclami], non possiamo aspettarci grandi folle di donne che si rivoltano nelle strade," spiega in un'intervista telefonica dal suo ufficio nella città orientale di Brno.

Ottenere scuse ufficiali dal governo è ancora più complicato perché "il governo che ora si sta scusando ha davvero poco a che fare con l'organizzazione che iniziò il programma di sterilizzazione," dice Motejl, riferendosi al fatto che gli operatori sanitari dell'epoca lavoravano sotto istruzione dell'ex regime comunista.

Le prime emozionanti azioni iniziarono nel 2005, quando Motejl fece pressioni sul governo perché il governo investigasse sui numerosi reclami di sterilizzazioni forzate che crescevano sulla sua scrivania, la maggior parte da donne romanì di Ostrava.

Spiega che quando la Repubblica Ceca era uno stato comunista, la pratica che descrive come "controllo della popolazione" era che gli operatori sociali obbligavano alla sterilizzazione i Rom. In quei tempi, minacciavano di portare via i bambini se le donne non consentivano alla procedura.

"Stavano infrangendo la legge durante il sistema comunista perché non volevano far far nascere altri Rom," dice Gorolova.

Con la caduta del comunismo, la pratica apparentemente ebbe termine, ma il caso di Gorolova è la prova che i responsabili semplicemente usarono metodi differenti per ottenere i medesimi risultati. I dottori allora presenterebbero la procedura alle romnià come una urgente necessità medica, scegliendo gli intensi, paurosi e disorientanti momenti del travaglio come il periodo migliore per estorcere l'accordo.

Anche alcune donne ceche non-rom sono state vittime di sterilizzazioni involontarie; Holubova parla di donne che lo stato considerava "socialmente più deboli", scarsamente istruite o disabili, come obiettivi tipici.

Imparare a parlare

Le mani di Gorolova ostentano anelli d'oro su ogni dita. Siede calma mentre racconta la sua storia, sul luogo di lavoro negli uffici di Ostrava di Life Together, un gruppo dedicato ai diritti romanì.

Gorolova arrivò in Life Together nel 2006, quando un rapido notiziario apparve una sera sullo schermo della sua televisione. Sorride e dice, "Ho capito che vi appartenevo."

Molto presto, altre donne rom sterilizzate provarono a bussare alle porte dell'organizzazione. Le donne si sedevano attorno ad un lungo tavolo e, per la prima volta, offrivano le loro storie. Da questi inizi lanciarono un progetto chiamato "Non sei sola". Mandarono Gorolova, eletta portavoce, nella comunità ad incoraggiare altre vittime della sterilizzazione a farsi vive.

Ma le donne avevano paura di parlare. Alcune vittime non romanì delle sterilizzazioni rifiutarono di partecipare agli incontri perché non volevano mescolarsi con gli stigmatizzati Rom. Molti pensarono che Gorolova avesse parlato della sua storia per ottenere soldi dal governo. Così, quando le donne non volevano andare da lei, Godolova le visitava a casa loro. Lentamente, le approcciò.

"La principale ragione per cui le donne mi hanno creduto, è che io stessa sono passata per la sterilizzazione, e so come si sentono. Non sono un'estranea," dice dolcemente.

Le donne rom tradizionalmente hanno molti bambini già da giovani e restano a casa a crescerli. Possono passare decenni tra il primo figlio e l'ultimo. Inoltre, dato che i Rom incontrano una significativa ostilità fuori dalle loro comunità, le donne possono finire abbastanza isolate negli anni in cui crescono i figli. Per molte di loro, il coinvolgimento in Life Together ha svegliato abilità sociali atrofizzate, riaccendendo un senso di scopo. Gorolova attribuisce persino al suo attivismo la decisione di prendere un diploma di scuola superiore.

"Per 15 anni sono stata disoccupata," dice. "Ho dimenticato totalmente come comunicare con la gente. Non avrei mai pensato che sarei stata capace di comunicare con gente a questo livello, e che avrei dovuto farlo col governo."

Gorolova elenca con semplicità le realizzazioni di cui è più orgogliosa nel suo lavoro con Life Together. L'organizzazione ha organizzato una consulenza psichiatrica per le donne, un'esposizione fotografica delle case e delle famiglie romanì, in palazzi del governo e musei in tutto il paese, ed iniziato dei forum di discussione con ginecologi. Gorolova viaggia spesso assieme a Gwendolyn Albert, attivista romanì americana che ha tradotto i discorsi di Gorolova nelle presentazioni a New York, Strasburgo, Grecia e Svizzera.

Nonostante gli sforzi delle donne, Holubova dice che l'ammissione del governo è più un contentino alle pressioni internazionali che una sincera espressione di scusa. Tutti e quattro i figli di Holubova hanno trasferito le loro giovani famiglie in Inghilterra e Canada per fuggire dalla discriminazione che sentono come Rom nella Repubblica Ceca. Mentre osserva il quieto, fumoso appartamento che ora condivide solo con suo marito, il suo disappunto per la propria patria è palpabile.

"I ragazzi sono già cresciuti. Volevamo ancora un figlio o una figlia, per non rimanere così da soli," dice.

Mentre parla, i suoi tre curiosi nipoti, in visita assieme ai genitori dalla GB, attorniano la poltrona, ridendo. La più piccola, Natalia, sorride con malizia, dondolando le gambette bardate di stivaletti d'argento.

Quando le si chiede cosa la fa andare, Holubova sorride pensosamente e pone un braccio protettivo attorno a Natalia. Risponde "questi bambini".

Sophie Kohn is a writer in Toronto. Photos by Valter Ziantoni.


Continuo con la mia personale antologia delle poesie di Paul Polansky. Un'anticipazione, sarà a Milano il prossimo 27 maggio. A presto i particolari

UN VESTITO NUOVO

Una infermiera continuava a venire a casa mia
per convincermi.

"Eva", diceva
"hai già troppi figli.
Fai questa operazione e potrai
avere belle cose in cambio."

Avevo ventidue anni.
ero incinta del mio quinto figlio.
Mio marito era in prigione.

Acconsentii all'aborto,
ma non ero sicura riguardo all'altra cosa.

Dopo essere tornata a casa dall'ospedale,
l'infermiera mi diede dei soldi
per un vestito nuovo.

Fu allora che seppi
di essere stata sterilizzata.

"Certo che hai acconsentito," disse lei.
"Sul tavolo operatorio... hai annuito."

 
Di Fabrizio (del 11/11/2008 @ 09:28:41 in Europa, visitato 1556 volte)

Da Czech_Roma

AP 2008-11-05 18:06:03

PRAGA - Una corte d'appello ha deciso mercoledì che un ospedale ceco non deve pagare nessuna compensazione ad una donna zingara sterilizzata 11 anni fa senza il suo consenso.

La Lega per i Diritti Umani ha criticato aspramente questo giudizio e ha detto che intende appellarsi alla Corte Suprema. Il giudizio è visto come importante perché ha rovesciato il precedente giudizio del tribunale che garantiva alla donna una compensazione dall'ospedale per una simile operazione.

Il gruppo sui diritti umani ritiene che centinaia di donne di questa minoranza di circa 250.000 persone, sia stata sterilizzata contro il proprio volere, una pratica che risale al periodo comunista e terminata solo di recente, secondo un rapporto investigativo dell'ombudsman Otakar Motejl, a fine 2005.

Sotto il comunismo, che nella Repubblica Ceca terminò nel 1989, la sterilizzazione era una pratica semi-ufficiale per limitare la popolazione zingara, o Rom come preferiscono essere chiamati, le cui grandi famiglie erano viste come un peso per lo stato.

Nella decisione di mercoledì, la corte d'appello ha rigettato quella di un altro tribunale secondo cui l'ospedale doveva pagare 500.000 koruna ($26,330; 20,460 €uro) a Iveta Cervenakova per averla sterilizzata illegalmente senza il suo consenso nel 1997, ha detto Petr Angyalossy, portavoce del tribunale di Olomouc, 250 km ad est di Praga.

Ha detto che la corte ha deciso che l'ospedale nella città nord orientale di Ostrava non doveva pagare alcuna compensazione alla Cervenakova, 32 anni, perché il caso aveva si riferiva a più di tre anni fa.

Angyalossy ha poi detto che l'ospedale doveva soltanto scusarsi con Cervenakova.

Un altro tribunale aveva deciso il 12 ottobre 2007 che l'ospedale doveva pagare un compenso e scusarsi con Cervenakova per aver violato i suoi diritti con la sterilizzazione.

Cervenakova aveva compilato la citazione in giudizio nel 2005. Era stata sterilizzata dopo aver dato alla nascita la sua seconda figlia con parto cesareo.

Diverse donne rom ceche avevano richiesto i danni agli ospedali per le sterilizzazioni illegali, ma Cervenakova fu la prima ad ottenerla in tribunale. L'avvocato David Zahumensky della Lega per i Diritti Umani, che si è consultato con i legali di Cervenakova, ha detto che la cliente ricorrerà in appello alla Corte Suprema, perché il limite dei tre anni non si può applicare a questo caso.

 
Di Fabrizio (del 30/07/2007 @ 09:24:17 in Europa, visitato 1902 volte)

Da Radio Praha [18-07-2007] By Rosie Johnston

Le prime notizie sulle sterilizzazioni di donne Rom risalgono agli anni '70. Esperti sospettano che oltre 2.000 donne nella Repubblica Ceca, siano state sterilizzate contro la loro volontà. Sin dal 1991 almeno 85 donne ed un uomo hanno presentato reclami all'ombudsman ceco, asserendo di essere stati sterilizzati contro la loro volontà. Vybor pro lidska prava a biomedecinu (Commissione per la biomedicina ed i diritti umani), una struttura governativa, questa settimana ha suggerito che lo stato dovrebbe creare un fondo per compensare queste donne. La somma sarebbe di circa 200.000 CZK,o 10.000 $, a vittima. Ma il ministro responsabile ha rigettato l'idea, mentre i gruppi romanì considerano le misure insufficienti. Kumar Vishvanathan è un attivista dei diritti romanì di Ostrava:

In questa nazione, la sterilizzazione delle Romnià è proseguita negli anni '70 ed '80, sotto il regime comunista. Durante questo periodo, è stata un'attività gestita dallo stato, come è successo in Svezia, facendo finta che fossero le donne stesse a voler essere sterilizzate. Spesso alle donne venivano fatti dei "regali", come un sacco di carbone, una lavatrice ecc. Penso che fosse un buon alibi, queste donne non avevano possibilità di dire "No, non voglio il vostro sacco di carbone, invece voglio avere bambini!".Non c'era la possibilità di dire così sotto il regime totalitario. Disgraziatamente, questa pratica è continuata sino oggi. Conosciamo casi di tre anni fa.

Lo stato non può più offrire "regali" alle donne che passano attraverso ciò, quindi che incentivi offrono oggi alle donne per questa operazione?

Dopo il 1991, lo stato se n'è lavato le mani. Dal nostro punto di vista lo stato è ancora responsabile, perché non ha preso nessuna misura perché la comunità medica riceva una formazione adeguata per non lavorare in stato di inerzia. Oggi continuano a lavorare come facevano nel passato. Non ci sono stati gradini proattivi da parte dello stato per rafforzare i controlli sul consenso responsabile.

Cosa pensi della recente proposta di Vybor pro Biomedicinu, che lo stato dovrebbe compensare queste donne o che lo debbano fare gli stessi ospedali?

Pensiamo che lo stato debba assumersi le proprie responsabilità. Diamo il benvenuto all'idea che lo stato crei un fondo per compensare queste donne. La nostra sola osservazione  è che la compensazione non sia limitata ai soli casi avvenuti prima del 1991. C'è poi un altro problema, che le cartelle mediche di alcune donne sono state distrutte dagli ospedali che ha compiuto queste operazioni. Oggi, è molto difficile per queste donne provare che i loro casi sono reali.

Il compenso proposto da Vybor di 200.000 Corone, è sufficiente secondo il vostro punto di vista?

Su questo posso solo dare la mia personale opinione, ma le donne Rom dovranno decidere loro se è accettabile. Secondo me, è una somma inadeguata, ma la parola finale resta alle Romnià.

 
USA
Di Fabrizio (del 03/04/2011 @ 09:16:53 in media, visitato 2563 volte)

Da Czech_Roma

Da Artists Initiative against Romaphobia and Antitziganism a:

Ms. Abbe Raven
CEO of A&E Network
235 East 45th Street
New York NY 10017

16 marzo 2011

Venerdì 11 marzo 2011, veniva trasmessa da A&E Network la puntata di Criminal Minds intitolata Bloodlines.

La storia di quest'episodio narra di come una famiglia di zingari rapisce due giovani ragazze di 10 anni, volendo che una di loro sia la sposa del loro figlio. Gli zingari tagliano la gola dei genitori, ed apprendiamo attraverso l'inchiesta che il ragazzo è stato costretto ad uccidere uno dei genitori seguendo le istruzioni dategli da suo padre. Questo è considerato un "rito di passaggio" dall'adolescenza all'età adulta. In seguito al ragazzo viene insegnato dai genitori come rubare da un manichino con appese delle campanelle, ed il pubblico viene informato da "esperti detective" che questo è il test delle sette campanelle, un metodo zingaro adoperato per insegnare il borseggio ai bambini. Mentre il ragazzo si impratichisce, la prima ragazza viene sequestrata. Il padre decide di ucciderla. Sua moglie gli ricorda che loro non uccidono le bambine. Mentre continua la puntata, gli "esperi detective" spiegano che "molti Rom si guadagnano da vivere come ladruncoli" assieme ad altre dichiarazioni basate su convinzioni razziste e stereotipate. Alla fine, viene rivelato che ci sono numerose famiglie zingare che vivono negli Stati Uniti, uccidendo genitori e rapendo le loro figlie. La scena finale dello spettacolo mostra ancora un altro ragazzo di dieci anni coi suoi genitori, che si preparano ad uccidere un altro gruppo di genitori e rapire la loro figlia.

Mentre questo episodio andava in onda, aveva luogo una manifestazione di suprematisti bianchi a Novy Bydzov nella Repubblica Ceca. Manifestazione invocata da un sindaco che afferma "Loro (i Rom) vagabondano per la città, danno fastidio, rubando e violentando. Mentre un cittadino rispettabile, gli zingari seduti pigramente sulle panchine in piazza chiacchierano allegramente."- Prague Daily Monitor, 26 novembre 2010.

Le condizioni dei Rom nella Repubblica Ceca sono spaventose. Sono avvenute sterilizzazioni forzate dagli anni '70 sino almeno al 2007. I bambini rom vengono inseriti in scuole per disabili mentali, anche se hanno un buon punteggio nei test. I Rom hanno fatto causa ed hanno vinto per il diritto di essere istruiti nel sistema scolastico pubblico ceco, ma non hanno ancora il permesso di mettere piede all'interno di una classe regolare. Altrove nell'Unione Europea, ai Rom vengono prese le impronte digitali e fotosegnalati in Italia, una diretta violazione delle normative sui diritti umani stabilite dall'ONU. L'ultima volta che successe, Hitler era al potere ed i Rom venivano spediti alle camere a gas. I Rom vengono deportati da Francia, Italia, Germania, con l'Inghilterra a seguire, anche se hanno vissuti per oltre dieci anni in questi paesi.

Sterilizzazioni forzate, diniego dell'istruzione e del lavoro, presa delle impronte digitali e fotosegnalamenti, queste azioni sono oscene secondo il modo di pensare americano, tuttavia, non ci facciamo caso, perché gli zingari sono davvero sporchi, dopotutto, è così che vengono rappresentati in TV.

Contrariamente alle osservazioni fatte nella trasmissione, la maggior parte dei Rom non ruba. Non negherò che qualcuno lo faccia, ma possiamo indire una gara tra membri che non abbiano mai commesso un crimine? I bambini rom non "nascono per rubare", né i loro genitori glielo insegnano. Il manichino con le campanelle è una creazione di Victor Hugo per il suo romanzo "Il Gobbo di Notre Dame".

Ai bambini rom in Europa viene negata un'istruzione che li aiuti ad uscire dalla povertà. I genitori non rubano spose per i loro figli, e non rapiscono i bambini. La trasmissione dice che gli zingari in USA continuano ad uccidere e rapire perché sono nomadi, ma l'85-90% dell'intera popolazione rom si è sedentarizzata. Ma ancora più importante, per i Rom il crimine di omicidio non solo è considerato atroce, ma chi lo commette viene espulso dalla società.

I politici europei offendono i Rom e li usano come capro espiatorio, sostenendo che sono responsabili degli alti tassi di criminalità, delle cattive condizioni economiche e della maggior parte dei mali sociali. Ma ancora rifiutano di attuare i piani dell'Unione Europea per l'inclusione rom ed ignorano i regolamenti UE sul trattamento delle minoranze entro i confini UE. Usando queste tattiche, i politici in Europa garantiscono il continuo delle persecuzioni, delle discriminazioni e l'uccisione dei Rom negli anni a venire.

La dichiarazione di intenti della vostra azienda recita riguardo all'ambiente di lavoro:

Crediamo che i nostri, prodotti e servizi siano soltanto buoni come la gente che li crea. Perciò, abbiamo un impegno verso alti valori etici e per creare un ambiente di lavoro dove i dipendenti siano incoraggiati a lottare per l'eccellenza professionale. La diversità della nostra forza lavoro gioca un ruolo sempre più importante nell'incontrare questo impegno. Le diversità vanno oltre razza, colore, credo od orientamento sessuale. Diversità che è la combinazione di tratti e caratteristiche che rendono ciascuno di noi unico e che ci porta assieme a raggiungere i nostri obiettivi. Diversità significa rispetto, apertura, innovazione e conoscenza. E' quello che facciamo nel nostro business.

Ora vi chiediamo di difendere ciò che pretendete di abbracciare. Non vi chiediamo di cancellare lo show,solo di ritirare quell'episodio. Promuove il razzismo e gli stereotipi, che mantengono i Rom tanto negli Stati Uniti che in Europa in perpetua povertà e persecuzione.

Firmato congiuntamente da:

  • Maurizio Cimino, photographer, Italy
  • Irina Costache, academic, Central European University, Romania
  • Ciuin Ferrin, writer and lead researcher for O Porrajmos Education Society, USA
  • Els de Groen, writer, poet, former MEP, Netherlands
  • Simina Guga, Romani activist, Romania
  • Bajram Haliti, President of the "Journalism-informative agency of Roma", Serbia
  • Dr. Ian Hancock, Director of The Romani Archives and Documentation Center, Commissioner in the State Holocaust and Genocide Commission, USA
  • Max Heijndijk, photographer, Netherlands
  • Nada Kokotovic, Film and Theatre Director, Choreographer, Germany
  • Roxana Marin, United States Visitors' Program alumna and President of the Centre for Action and Responsibility in Education, Romania
  • Valery Novoselsky, editor of the Roma Virtual Network, RVN, Israel
  • Viola Hinz-Hassan Pour Razavi, dancer, Germany
  • Niko Rergo, researcher, teacher, lawyer, writer, Ukraine
  • Anouk Sluizer, new media and film maker, Netherlands
  • Hans Wahler, sculptor, restorer, architect, teacher, photographer, Greece
 
Di Fabrizio (del 14/12/2006 @ 09:15:19 in Europa, visitato 1586 volte)

Da Czech_Roma

 

Ostrava, Praga – 8 Dicembre 2006 L'inaugurazione della mostra intitolata Il Mondo attraverso gli Occhi delle Vittime di Sterilizzazione Forzata (ha avuto) luogo lunedì 11 dicembre alle 16:00 nell'atrio della Camera dei Deputati della Repubblica Ceca, col supporto finanziario dell'Ambasciata USA. L'esposizione si terrà sino al 18 dicembre 2006, sotto gli auspici della Palamentare Kateřina Jacques.

Le foto catturano i sentimenti delle vittime di sterilizzazione forzata come loro si percepiscono. Scopo dell'esposizione è ricordare al pubblico che [..] sono donne in carne ed ossa quelle che hanno citato in tribunale gli ospedali cechi, donne in carne ed ossa, con una differenza significativa - la loro integrità fisica e psicologica è stata violata dagli interventi medici illegali.

"Una donna, che non può generare, non si riconosce nello stesso modo di una donna che può compiere questo atto unico e di valore," dice Elena Gorolová, membro del Gruppo di Donne Vittime della Sterilizzazione.

La collezione di 21 fotografie è già stata mostrata nelle città di Brno e Ostrava. I visitatori della Libreria Municipale di Ostrava hanno avuto l'opportunità di vedere la mostra dal 2 al 31 ottobre, e quelli di Brno dal 17 agosto alla fine di settembre presso il Museo di Cultura Romani, in occasione della presentazione del rapporto di Elena Gorolová al Comitato ONU per l'Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Contro le Donne (CEDAW).

Dopo il successo di Brno e Ostrava, le fotografie arrivano ora alla Camera dei Deputati. Lo scopo è ricordare ai politici cechi che gli strascichi della sterilizzazione forzata continuano tuttora perché gli alti funzionari del governo non hanno preso le distanze dall'accaduto. Questo nonostante che il Difensore Pubblico dei Diritti (Ombudsman)  abbia chiaramente espresso la propria opinione nel dicembre 2005: "... Ritengo che il problema delle sterilizzazione nella Repubblica Ceca esista e sia compito della società prenderne conto."

Inoltre il 25 agosto 206, il CEDAW ha chiesto al Governo ceco di accogliere le raccomandazioni dell'Ombudsman [...] e di attuare un'apposita legislazione. Inoltre il CEDAW chiede al Governo di creare meccanismi per il risarcimento delle vittime di sterilizzazione forzata e per scoraggiare questa pratica nel futuro.

Durante l'inaugurazione [...] hanno preso la parola membri del Gruppo di Donne Vittime della Sterilizzazione. C'è inoltre stato il tempo di presentare, attivisti nel campo dei diritti umani, diritti dei Rom e diritti femminili, nella discussione a cui hanno partecipato anche dei Parlamentari.

Scopo della discussione è stata l'illustrazione dell'illegalità delle sterilizzazioni, ottenuta senza il consenso dei pazienti. Soltanto una comunicazione intensiva e a lungo termine tra tutte le parti interessate può gradualmente arrivare ai legislatori, perché ci siano scuse pubbliche del Governo e venga scritta una legge sul risarcimento.

Questi cambiamenti fondamentali darebbero dalla società civile un chiaro segnale alle richieste delle vittime e ridare loro dignità e giustizia [...]

La mostra di Praga è stata organizzata da Vzájemné soužití  (l'associazione civica Vivere Assieme) sotto gli auspici della Parlamentare Verde Kateřina Jacques, in cooperazione con la Camera dei Deputati [...]

Si ringrazia il Museo di Cultura Romani per aver messo a disposizione le fotografie.

L'associazione Vzájemné soužití è una OnG registrata, non-profit e indipendente dai partiti, attiva a Ostrava dal 1977. Offre consulenza legale sull'esclusione sociale della comunità Rom della regione e creando piattaforme per l'interazione tra comunità Rom e il resto della popolazione. Attraverso il metodo del lavoro di comunità, Vzájemné soužití vuole migliorare le condizioni sociali e di vita delle famiglie bisognose. Le attività si concentrano nell'area dell'educazione umanitaria, consulenza sociale e legale e sui temi della casa e dell'impiego [...] Scopo dell'associazione è il rinforzarsi della mutua fiducia e collaborazione. www.vzajemnesouziti .cz

 
Di Fabrizio (del 06/03/2006 @ 09:09:23 in Europa, visitato 1730 volte)

logohuma

«Sono considerati stranieri in patria»

Membro della Lega per i Diritti dell'Uomo e del collettivo Romeurope, Malik Salemkour sottolinea la stigmatizzazione e il rifiuto permanente verso le popolazioni itineranti, vittime di pregiudizi e sospetti

Si può parlare di deterioramento delle condizioni di vita della gens du voyage, in quest'ultimi anni?

Nel 2000, la legge Besson richiedeva che, entro quattro anni, fossero realizzate su tutto il territorio nazionale delle superfici di sosta e d’accoglienza della gens du voyage, per permettere una sistemazione regolare durante gli spostamenti. Questa stessa legge e questi stessi termini doveva esaminare, nei piani locali d’urbanizzazione, le condizioni dei sedentari che abitano in caravan. Il legislatore ha aggiunto un termine di due anni. La maggior parte dei comuni è dunque ancora in norma. E quasi tutti i dipartimenti della Francia hanno uno schema dipartimentale, ma le superfici di parcheggio, non sono ancora realizzate. Si ritiene tra 6.000 e 7.000 il numero di posti conformi disponibili per le persone che vivono in abitazione mobile. Ma, le necessità stimate nella legge del 2000 erano di 30.000. Si è ancora lontani. In compenso, le espulsioni e le sanzioni per parcheggio irregolare sono la norma. Non si può dire che i sindaci sono fuorilegge. Spingono gente ad emigrare, a causa della carenza di azione pubblica. Inoltre, sono sopravvenute leggi a stigmatizzare la gente del viaggio. In particolare, la legge di sicurezza interna di Nicolas Sarkozy, che sancisce il parcheggio irregolare con ammende, ritiri di patente, delle richieste di veicoli, qualora non ci siano posti. Si è nel mantenimento della stigmatizzazione ed il non riconoscimento di quest'uomini e queste donne.

E' il loro modo di vita che fa paura?

Sì, come tutte le implicazioni che sono dietro l’itinerante, i pregiudizi sui ladri di galline, i deterioramenti. Perché ha un modo di vita diverso, si ritiene che non possa educare i suoi bambini, che sia incapace di lavorare come gli altri e, più generalmente, di inserirsi. Non è tanto come si procuri da vivere c'è sempre un sospetto di attività illecite in ogni lavoro stagionale: nell’agricoltura, nell'artigianato, nel recupero dei metalli. C'è la sensazione di essere aggrediti, sia da parte degli abitanti sedentari che degli eletti locali, per il solo chiedere di vivere tranquillamente su terreni autorizzati. Il non riconoscimento della casa mobile comporta anche grandi difficoltà per aprire un conto bancario, per i crediti. Facendosi gli interventi polizieschi sempre più violenti, le società rifiutano di assicurarli. Sono considerati stranieri in patria e non figli della repubblica.

La gens du voyage è vincolata ad un taccuino di circolazione. Non è una pratica discriminatoria?

La legge del 1912 eliminò il passaporto interno per tutti i francesi, ma instaurò un taccuino antropometrico per i nomadi. Fu necessario attendere il 1969 per vederlo scomparire. Oggi, ogni persona che vive in casa mobile, indipendentemente dalla sua cultura e origine – anche se fosse troppo povera per pagarsi qualsiasi altra cosa - è sottoposta ad un taccuino o ad un opuscolo di circolazione, secondo il tipo di risorse. Sono così collegati amministrativamente ad un comune, cosa che apre loro diritti civici, ma ogni volta, con dispositivi particolari. Ad esempio, le persone che vivono per strada e che sono domiciliate in un centro sociale o altro, possono votare entro sei mesi mentre la gens du voyage deve attendere tre anni. Il documento deve essere vistato dalla polizia ogni tre mesi o tutti gli anni, poiché si considera che chi si muove di continuo, sia a priori da sorvegliare. E' una pre-classificazione come delinquente. Ma le associazioni rappresentative della gens du voyage non richiedono l’abrogazione di questo taccuino. Ritengono che è grazie a quello che possono esistere.

L’assenza di riconoscimento riguarda anche il passato doloroso di queste popolazioni...

[Nel periodo di Vichy ndr] Il nomadismo fu proibito in Francia su richiesta delle autorità tedesche. Si ritiene 500.000 il numero di zingari sterminati in Europa, durante la seconda guerra mondiale. Non si hanno cifre precise riguardo coloro che provenivano dal territorio francese. Si sa semplicemente che furono internati d’ufficio. Il dovere di memoria sulla deportazione di queste popolazioni è stato un poco onorato a Auschwitz. Ma in Francia, a parte Arles (Bouches-du-Rhône) e Montreuil-Bellay (Maine-et-Loire), non c'è lavoro di riconoscimento e di accettazione di questa Comunità che ha una storia in Francia. Si dice che i primi zingari furono registrati a Colmar verso il 1417. Dopo questa data, non ci sono che atti di proibizione, di cacciata. Aujourd’hui si trova ancora a di alcuni luoghi pubblici o di comuni, dei pannelli "proibisce ai nomadi ".

Qual'è la situazione di queste popolazioni nel resto d'Europa?

La gens du voyage è una specifica francese. Si valuta la popolazione ambulante tra le 250.000 e le 300.000 persone. Negli altri paesi europei, hanno subito una sedentarizzazione forzata o sono state considerate come minoranze. In alcuni paesi dell'Europa dell'Est, si è assistito a pogroms a negli anni 1995-1997. in altri si sospettano, ancora oggi, sterilizzazioni forzate di donne. Si è oltre alla discriminazione, si è nel razzismo. Nel 2001-2002, Rom dell'Ungheria hanno anche ottenuto l’asilo in Francia e oggi il loro paese è nell’Unione europea.

Entretien réalisé par L. T

édition du 25 février 2006

 
Di Martina Zuliani (del 28/01/2014 @ 09:06:19 in Europa, visitato 1472 volte)

Elena Gorolovà, portavoce del gruppo di donne colpite da sterilizzazione coercitiva
Il Comitato di Helsinki ceco crea una legge per risarcire le persone sterilizzate illegalmente - Prague, 14.1.2014 17:18, (ROMEA) Czech Helsinki Committee, translated by Gwendolyn Albert

Il Comitato di Helsinki ceco (Chesky helsinsky vybor - ChHV) ha completato una carta da usare come guida per il risarcimento delle persone sterilizzate illegalmente. La ONG sta ora presentando la bozza di legge redatta al Parlamento Ceco e al Ministro della Giustizia e chiede ad essi di pensare al più presto ad un'adeguata soluzione al problema della sterilizzazione illegale.

La pratica di sterilizzare le persone senza il loro consenso informato è stata eseguita, in passato, nel territorio della Repubblica Ceca. Fino al 1991, tale prassi era frutto di una politica dello Stato volta a limitare la riproduzione di gruppi considerati scomodi dal regime cecoslovacco.

Dopo il 1991, la Repubblica Ceca ha continuato ad eseguire la pratica di sterilizzazione delle persone senza il loro consenso informato non adottando misure legali atte a stabilire le condizioni entro le quali la sterilizzazione potesse essere legale per legge, tra cui quella del consenso libero ed informato. Centinaia di persone hanno perciò perso l'opportunità di avere figli, cosa che ha portato molti traumi ad individui e persone.

"Dopo che la Repubblica Ceca è stata a lungo inattiva in questo senso nonostante le ripetute critiche alla sua situazione provenienti sia a livello internazionale che nazionale dai difensori dei diritti umani, il Comitato di Helsinki ceco ha deciso di contribuire ad accelerare il processo di adozione di misure legali atte ad assicurare l'effettiva e rapida implementazione del risarcimento alle persone sterilizzate illegalmente tramite la presentazione di questo materiale." ha dichiarato Michaela Tejnorovà, avvocato del ChHV. Una ricerca statistica sul campo, che ha accompagnato la scrittura della bozza del ChHV, ha mostrato come alcune donne stiano tuttora ricevendo risposte negative da alcune istituzioni mediche relative all'ottenimento delle cartelle cliniche relative alla loro sterilizzazione.

"Alcune donne erano scettiche sul collaborare con noi a riguardo di questa problematica dato che, per molti anni, avevano provato e fallito nell'ottenimento di un risarcimento. Riaprire questo tema ha riportato loro memorie dolorose e ha ricordato loro tutte le diverse conseguenze di ciò che è stato fatto loro, non solo quelle mediche." dice Elena Gorolovà del gruppo di Donne colpite da Sterilizzazione Coercitiva che collabora col progetto del ChHV. 


Altri articoli di Mahalla sulle sterilizzazioni forzate

 
Di Fabrizio (del 03/04/2014 @ 09:01:40 in Europa, visitato 1411 volte)

March 31, 2014 di Maurizio Stefanini - nota a margine di Mahalla

Il governo svedese chiede scusa agli zingari per un secolo di discriminazioni, vessazioni e abusi che sono arrivati fino all'estremo delle sterilizzazioni di massa, per impedire che crescesse troppo una minoranza classificata come "incapacitati sociali". Non solo è una bella botta allo stereotipo sulla multiculturalità e sulla tolleranza scandinava: anche se probabilmente cose anche peggiori sono accadute e accadono in tanti altri Paesi, senza che nessuno chieda scusa allo stesso modo. Il dato ancora più spiazzante, appunto dando retta agli stereotipi, e che è il governo di centrodestra del premier Fredrik Reinfeldt a chiedere scusa per abusi che furono compiuti soprattutto dai governi socialdemocratici, secondo i quali l'intervento eugenetico per ridurre il peso degli elementi "parassitari" era una condicio sine qua non irrinunciabile dello Stato sociale, per abbatterne i costi.
"La situazione che vivono gli zingari oggi ha a che vedere con la discriminazione storica cui sono stati sottomessi", afferma il Libro Bianco sulle violazioni dei diritti di questa minoranza dal 1900 in poi che è stato presentato a Stoccolma.

"Un periodo oscuro e vergognoso della storia svedese", è stato definito dal ministro dell'Integrazione, il liberale Erik Ullenhag. Forse non conclusosi del tutto, visto che una delle testimoni rom invitata a dare testimonianza si è vista negare l'ingresso dal personale di quell'Hotel Sheraton dove il rapporto veniva presentato. E lo scorso settembre ci fu lo scandalo della polizia della Scania che aveva schedato una lista di 4000 rom. Ma il clou fu tra 1934 e il 1974: cioè, quasi l'intero periodo di quel lungo predominio socialdemocratico al governo che durò dal 1932 al 1976. Non ci sono cifre ufficiali, ma secondo le testimonianze almeno una famiglia consultata su quattro era a conoscenza di casi di sterilizzazione o aborto forzato. Inoltre i bambini venivano spesso sottratti alle famiglie: neanche qui ci sono cifre ufficiali, ma secondo il Ministero durante i freddi inverni svedesi la pratica era sistematica, con il pretesto di sottrarre i piccoli ai rigori del clima.

Sempre durante i governi socialdemocratici, fino al 1964 fu proibito agli zingari di entrare in Svezia. Anche durante quegli anni della Seconda Guerra Mondiale in cui rom e sinti nell'Europa occupata dai nazisti venivano sistematicamente mandati nei campi di sterminio. Porajmos, "devastazione", è chiamata quella versione zingara della Shoà in cui morirono oltre 600.000 persone. Anche per chi risiedeva in Svezia in molti municipi era inoltre proibito agli zingari insediarsi in modo permanente, nelle scuole i bambini erano segretati in aule speciali e in generale i servizi sociali erano loro preclusi. Come ha spiegato il Ministero, "l'idea era di rendere loro la vita impossibile perché se ne andassero dal Paese". Per il momento, il Libro Bianco non contempla la possibilità di risarcimenti agli zingari, che in Svezia sono 50.000 su una popolazione di 9 milioni e mezzo di persone. Però l'apertura degli archivi e le scuse ufficiali ne pongono probabilmente le premesse.


Nota

Occorreva un quotidiano di destra perché sulla stampa emergesse questa storia. Che è ancora incompleta: non fu soltanto la Germania nazista a perseguire quelle politiche - i colpevoli sono da tutte le sponde politico-ideologiche - ci fu la democratica Svizzera tra gli anni '50 e gli anni '70, ma anche la comunistissima Cecoslovacchia del dopo Dubcek, con processi di risarcimento che si trascinano ancora oggi. E la Svezia socialdemocratica.

Cosa può legare tra loro regimi così diversi? Direi, il tentativo di stabilire il primato dello stato, che deve essere non solo forte (anche se ogni stato intende la forza in una sua maniera diversa), ma deve anche intervenire nel "plasmare" l'identità dei propri popoli. Qualcuno con la forza, altri con una sorta di "moral suasion". Facendo valere la forza soprattutto sulle fasce più deboli ed esposte della popolazione.

Cosa aggiungere sulla socialdemocrazia (svedese)? Che nei medesimi anni, i Rom e Sinti venivano schedati e i dati raccolti in schedari segreti di cui solo l'anno scorso si è venuto a conoscenza. Nel frattempo, la Svezia ha virato a destra, e questi episodi di chiarezza sul suo passato vanno in corto circuito con pulsioni che prima erano più rare: è di settimana scorsa la notizia, lanciata dalla testata THE LOCAL e ripresa anche all'estero, di un ristorante della catena Sheraton ha rifiutato di servire un proprio cliente perché di etnia rom.

Nel contempo, nella Serbia che per gli "occidentali" rimane un posto esotico e selvaggio, si è concluso il processo contro un Mc Donald che si era reso colpevole di un comportamento simile a quello svedese.

 
Di Fabrizio (del 07/02/2011 @ 09:01:38 in Europa, visitato 1697 volte)

Da Nordic_Roma

The Local

La proposta del governo svedese di documentare gli abusi contro la popolazione rom del paese ha incontrato reazioni contrastanti tra gli attivisti rom.

31/01/2011 - "Abbiamo già abbastanza dei nostri problemi attuali" ha detto domenica Rosita Grönfors (in foto), del Forum Internazionale Donne Rom e Viaggianti (IRKF), all'agenzia TT.

Il rapporto, che documenterà la discriminazione nella storia, includerà le sterilizzazioni forzate e la mancanza dei diritti di voto, ha riportato domenica la Televisione Svedese (SVT).

Eric Ullenhag, ministro all'integrazione, ha detto alla SVT che saranno individuate le istituzioni sociali responsabili degli abusi. Tuttavia, l'indagine non obbligherà lo stato a risarcire i Rom coinvolti.

Maria Leissner, ex presidente della delegazione governativa sulle questioni rom, avrebbe preferito una commissione di verità,  ma ritiene che nel complesso il rapporto svolgerà lo stesso ruolo.

"Quello che ora è importante è ottenere le testimonianze dei Rom. Devono sentirsi liberi di parlare della loro realtà," ha detto domenica all'agenzia TT.

Tuttavia, ha detto Grönfors, elaborare vecchi abusi dalla storia non aiuta i Rom ora.

"Penso che dovrebbero ignorare cos'è successo, è storia. Voglio che invece il governo si prenda cura dei Rom che sono discriminati ora," ha aggiunto domenica.

TT/The Local/vt (news@thelocal.se)


Commento da Roma_Daily_News

Cari amici,

Conosco bene la questione e ho sentito a tal proposito i commenti di Rosita Grönfors (tra gli altri), ma può essere il caso che le preoccupazioni non emergano in modo chiaro per le differenze tra la lingua inglese e lo svedese. Perché se si leggono le stesse parole, ma in svedese, il significato sarà molto diverso.

Una parte degli obbiettivi della delegazione sulle questioni rom era di raccogliere informazioni sulla situazione dei Rom in Svezia e fare proposte per le aree problematiche. Una di queste proposte era di istituire una Commissione sulla Verità. La Commissione avrebbe raccolto informazioni su tutte le azioni negative compiute dallo stato svedese contro i Rom, così da iniziare un processo per rimediare alle atrocità riconosciute.

Il governo ha invitato diverse persone in quanto rappresentanti delle organizzazioni romanì, come attiviste per i diritti delle donne rom, come educatori e quanti lavorano per l'integrazione romanì, per condividere le loro opinioni e raccomandazioni sulla delegazione. I pareri sono stati raccolti e sintetizzati in un documento.

I commenti di Rosita Grönfors nell'articolo assomigliano a quelli fatti da molti Rom che hanno avuto le loro opinioni riassunte in quello che ha proposto la delegazione. Molti Rom erano d'accordo che sono necessarie ulteriori ricerche e conoscenze per affrontare il problema della società romanì in Svezia, ma nessuno vede in questo un processo temporaneo ed un modo per affrontare i problemi dei Rom. I Rom che hanno affermato che c'è bisogno di continuare le ricerche, non intendevano che da parte dello stato non ci fosse abbastanza conoscenza per affrontare i problemi attuali. Al contrario, e penso che tutti i Rom di Svezia saranno d'accordo con me, c'è conoscenza a sufficienza per sviluppare programmi in Svezia che portino all'inclusione dei Rom, continuando nel frattempo la raccolta di dati sulla loro situazione.

Katri Linna, dell'ufficio del difensore civico contro le discriminazioni, ha ottenuto la posizione per guidare la raccolta dei dati in un rapporto chiamato "Libro Bianco" sugli abusi contro i Rom nel secolo passato. Secondo il ministro Erik Ullenhag, questo posto le è stato dato perché ha meritato la fiducia dei Rom. Questo non lo nego, ma non sono certo sulle basi di questa conclusione. Le mie dichiarazioni, come quelle di Rosita e di molti altri in Svezia, sono che le nostre opinioni non sono pienamente rappresentate nelle decisioni prese. Penso che su questo bisogna prima indagare, ma ci si domanda anche su a chi giovi. Una valutazione esterna avrebbe più senso.

Cordiali saluti,

Gregor Dufunia Kwiek

 
Di Daniele (del 02/03/2006 @ 09:00:15 in Europa, visitato 1804 volte)
AFP/File Photo: Elena Gorolova, 37 anni, in posa il 18 febbraio 206 nel suo appartamento di Ostrava. E' una delle 87 Romnià che hanno chiesto risarcimento per le sterilizzazioni forzate operate negli ultimi 40 anni.

"Una donna sterilizzata è come un albero morto, tutto quello che gli resta è di essere abbattuto."
Con voce emozionata Natasa Botosova, 39 anni, racconta il suo caso ad una quindicina di donne rom, decise, come lei, ad ottenere giustizia dopo anni di silenzio.
L'uditorio condivide la stessa esperienza: esse dichiarano di essere state sottoposte a sterilizzazioni forzate; Jirina "senza saperlo", Anna "senza capirlo", ed Elena "senza dare il proprio assenso".
Per anni, Natasa ha osservato il silenzio "perché essere sterilizzate è una vergogna personale", in una comunità nella quale i bambini sono una ragione di orgoglio.
La recente vittoria legale di una zigana di 22 anni, Melena Ferencikova, seguita dalle conclusioni di un rapporto ufficiale che ammetteva per la prima volta l'esistenza di vittime di "sterilizzazioni illegali" nella Repubblica Ceca, ha dato loro il coraggio di lottare. Ferencikova, la cui vergogna non è diminuita dall'evento del 2001, ha spiegato cosa accadde; "stavano per praticare un cesareo, mi fecero firmare una carta, poi ho saputo quando mi sono svegliata che ero stata sterilizzata".
A novembre, la corte regionale di Ostrava ha detto che "i suoi diritti personali sono stati disprezzati", perché non aveva dato "il suo chiaro consenso" ai medici. La deliberazione ha rappresentato un inizio nell'Europa centrale, secondo il Centro europeo per i diritti dei rom con sede a Budapest.
Proteste contro tali pratiche eugenetiche erano state espresse nella Repubblica Ceca dal 1978, ma un delegato ceco nel 2003 aveva garantito ad una sessione delle Nazioni Unite che erano "una leggenda".
Ferencikova dice che la sua vittoria "appartiene a tutte le donne di Ostrava", una fredda città industriale nell'est del paese, e che lotterà "fino alla fine".
La Corte ha ordinato all'ospedale di scusarsi per quello che è successo ma ha respinto le richieste di risarcimento dicendo che il termine ultimo per i danni era scaduto.
Il caso ora è soggetto di un ricorso separato. L'avvocato della Ferencikova afferma che no si dovrebbe rinunciare ai danni per una violazione dei diritti personali, l'ospedale basa il suo appello al fatto che ha agito secondo le procedure mediche stabilite.
In totale, 87 rom hanno presentato denuncia contro la sterilizzazione forzata nella Repubblica Ceca dal 2004. Senza aspettare che le autorità esaminino i casi, l'ombudsman – incaricato di difendere i diritti dei cittadini contro la pubblica amministrazione – ha aperto un'inchiesta.
Nel suo rapporto di dicembre, il risultato di 12 mesi di indagini, ha stabilito che ci sono stati circa 50 casi di "sterilizzazioni illegali" senza il dovuto consenso.
In ciascuna occasione, i medici hanno richiesto l'accordo scritto della paziente prima di chiudere le tube. Ma secondo il rapporto, alcune donne non sapevano scrivere né leggere, altre "non avevano ricevuto sufficienti informazioni, il che non è secondo la legge", e a nessuna fu concesso abbastanza tempo per riflettere sulle loro azioni.
Le annotazioni mediche mostrano infatti che a volte appena venti minuti separano l'entrata della paziente nella sala operatoria e l'operazione di sterilizzazione.
Nelle sue conclusioni, l'ombudsman propone i danni per quei casi precedenti al 1991, il periodo dove le politiche sociali messe in atto dal regime comunista cecoslovacco assegnarono "premi di sterilizzazione" e alla pressione sociale per limitare la fertilità zigana. Dopo il 1991, l'ombudsman colloca la colpa al personale individuale medico e sociale nei differenti casi.
"Per anni abbiamo sollecitato i zigani di essere sterilizzati perché pensavamo che era per il loro bene, l'ho fatto io stessa, è quello che abbiamo imparato nelle scuole," ha detto l'assistente sociale Anna Geleticova, iscritta all'associazione "Live together", che si colloca dietro la mobilitazione della questione della comunità zigana di Ostrava.
Il problema della sterilizzazione è lontano dalla creazione dell'unanimità dentro la società ceca. "Tutti sanno che i zigani fanno i bambini per il beneficio della famiglia che loro possono rivendicare, che le donne che furono sterilizzate per i bonus e che oggi il loro unico traguardo è di ottenere altri danni," Patarina, una giovane insegnante di Ostrava, ha commentato chiaramente.
Per Ferencikova e le altre "la cosa più importante è di essere riconosciute come vittime e di sapere che altre non soffriranno lo stesso destino. - AFP

 
Di Fabrizio (del 07/08/2008 @ 08:59:31 in Europa, visitato 1721 volte)

Da Czech_Roma

30 luglio, 2008 - By Gwendolyn Albert

Anita Danka/European Roma Rights Centre.
Elena Gorolova, a sinistra, a Madrid con una reduce alla sterilizzazione forzata, Marta Pušková.


Negli ultimi quattro anni, sono stata coinvolta nell'aiutare le reduci delle sterilizzazioni forzate nella Repubblica Ceca, nella loro lotta per ottenere dal governo una riparazione per i danni da loro sofferti, e per impedire che violazioni simili accadano ancora negli ospedali cechi. Assieme ad OnG locali ed internazionali, le donne della comunità Rom di Ostrava in particolare, hanno perseverato in questa ricerca, nonostante le minime risorse ed appoggio. Il loro solo alleato è il difensore pubblico dei diritti Ceco (ombudsman), le cui raccomandazioni fatte nel 2005 rimangono inadempiute dal governo, nonostante i richiami dei consulenti governativi di riconoscere la responsabilità per le violazioni, scusarsi con le vittime e fornire una riparazione.

Qualche settimana fa, mi sono trovata in un albergo di Vienna, dopo una settimana di attivismo ad una grande conferenza a Madrid sui diritti delle donne. Assieme ad alcune delle reduci di Ostrava ed allo staff dell'European Roma Rights Centre, avevo raccolto firme per richiedere ai governi ceco, ungherese e slovacco di riparare queste violazioni. Curiosa di vedere le notizie, ho girato sulla CNN - e quasi sono caduta per la sorpresa. Uno spot annunciava che il documentario Processo per un Bambino Negato, sulla sterilizzazione coercitiva nella Repubblica Ceca, sarebbe stato trasmesso durante la serie "Storie Mai Raccontate dal Mondo". Essendo stata coinvolta da vicino nell'assistere i produttori del film, ero strafelice di vedere il loro lavoro raggiungere il mondo.

Ma per me, lo sviluppo più importante negli scorsi quattro anni è stato il cambiamento che ho osservato nelle donne stesse. Nonostante alcune difficoltà - come le cronache ostili nella stampa locale dopo che avevano dimostrato fuori dall'ospedale di Ostrava nel 2006 - queste donne hanno superato lo stigma che chiunque proverebbe a discutere dettagli sulla propria vita così intimi. In un recente incontro con le donne Rom della Slovacchia che sono state oggetto degli stessi abusi, le reduci delle sterilizzazioni di Ostrava parlarono appassionatamente del bisogno di raggiungere in qualche modo il pubblico attraverso i media, non solo di scambiarsi le proprie esperienze privatamente. Anche dopo quattro anni di quasi silenzio dal governo, ed anche sapendo che loro sono coscienti che la grande maggioranza di loro non vedrà mai quel giorno in tribunale, rimangono focalizzate e desiderose di giustizia.

Nessuna personifica questa trasformazione così chiaramente come Elena Gorolova, che fu sterilizzata senza il suo consenso nel 1990, nel corso del suo secondo parto cesareo. Durante il travaglio in sala parto, con un'enorme paura e sotto l'influenza dei sedativi, i dottori le diedero un pezzo di carta e le dissero: "Firma o morirai." Credendogli, firmò senza nemmeno leggere il documento - come disse più tardi, "In quel momento, avrei firmato la mia condanna a morte."

Il "consenso" ottenuto da Elena sotto queste circostanze è tipico dei reclami del post-comunismo registrati dall'ombudsman. Lei non scelse di essere sterilizzata - i dottori scelsero per lei.

Quattro anni fa, quando riportai per la prima volta di queste violazioni alle Nazioni Unite di New York, fu il suo primo viaggio aereo. Così ci organizzammo per un'altra donna, che l'avrebbe accompagnata e mostrato la rotta. Quest'estate, per il nostro viaggio a Madrid, Elena non solo ha volato da Ostrava da sola, ma è stata lei ad offrire supporto ad un'altra che a sua volta volava per la prima volta. Ha anche imparato ad usare, l'e-mail e Skype. L'esperienza di parlare in pubblico ed interagire con i giornalisti ha rafforzato non solo l'autostima di Elena, ma anche quella delle sue colleghe, come il documentario dipinge così bene. Elena è anche stata nominata recentemente membro della società civile del Consiglio Governativo per gli Affari della Comunità Rom, un organo consultivo del governo sulle tematiche Rom.

Solo un'individualità veramente forte può aver sostenuto l'esperienza recente di un'intervista online con i lettori del server di notizie iDNES.cz, che Elena ha voluto fare mentre eravamo a Madrid. I partecipanti alla conversazione, alcuni firmandosi "Dottore", accusavano Elena e le sue compagne di vari motivi clandestini, come quello di voler diventare "ricche alla svelta" - un'accusa ridicola per chiunque abbia familiarità con i tempi del sistema legale ceco, e le somme tradizionalmente basse dei compensi elargiti solo in casi eccezionali.

Quanti interrogavano sembravano afferrare a fatica che le doglie non sono il momento migliore per chiedere ad una donna se volesse essere sterilizzata. Tentavano di spiegare ad Elena che il "vero problema" era il desiderio di suo marito di avere più figli, non quello del dottore che la sterilizzava senza il suo informato consenso. Questo implicava che avere bambini era solo uno stratagemma per ricevere appoggio sociale. Le hanno chiesto se fumasse, quali voti avesse a scuola e perché non adottasse un figlio. Le hanno chiesto perché i Rom abusino del sistema sociale, perché si perdano nel gioco, droghe e alcool - domande razziste che non hanno niente a che fare con gli abusi dei diritti umani.

Come era sua prerogativa, non ha risposto alle domande più ignoranti. Ha risposto a quelle che riteneva utili, ripetendo la sua storia intensamente personale forse per la millesima volta, nello sforzo di far capire alla gente che non solo lei, ma molte altre, ci sono passate. Ho trovato la sua stamina semplicemente incredibile.

Il governo ceco assumerà la presidenza UE nella prima metà del 2009, seguito dalla Svezia. Dieci anni fa, quella nazione decise di fare quanto la Repubblica Ceca non ha ancora fatto: riconoscere che il programma di sterilizzazione adottato dai primi anni '30 sino agli anni '70 portava all'abuso dei diritti umani, e compensò le vittime di questa pratica. Per quanto ne so, il riconoscimento di questa verità non è costato niente al governo svedese nei termini di prestigio internazionale - invece, ha sollevato la condizione del paese fra i fautori dei diritti umani e della giustizia.

Grazie agli sforzi di quanti hanno lavorato sull'argomento delle sterilizzazioni forzate in questo paese sin dalla fine degli anni '70, il governo ceco ha ora un'enorme opportunità di unirsi al gruppo di quei paesi capaci di auto-riflessione ed espiazione. La domanda è se i leader cechi hanno abbastanza compassione per farlo.

The author is the Director of the Women’s Initiatives Network of the Peacework Development Fund.

 
Di Fabrizio (del 03/09/2008 @ 08:48:27 in Europa, visitato 1538 volte)

Da Roma_Daily_News

Regno Unito / Finlandia / Lituania / Slovacchia

Convenzione sull'Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne

Estratto dalle osservazioni conclusive del Comitato ONU sulla "Convenzione per l'Eliminazione della Discriminazione contro le Donne" (CEDAW) [...] nella sua 41a sessione tenutasi dal 30 giugno al 18 luglio

Rapporto pubblicato venerdì 29 agosto 2008 (tutti i link sono in inglese ndr)

Tutte le informazioni sulla 41a sessione

Regno Unito
. . . . preoccupati che le donne di diverse comunità etniche e di minoranza, incluse le comunità viaggianti, continuano a soffrire di discriminazione multipla, particolarmente nell'accesso all'istruzione, impiego e servizi sanitari. Il Comitato nota che le donne [delle comunità] etniche e minoritarie sono sotto-rappresentate in tutte le aree del mercato lavorale, particolarmente nelle posizioni decisionali, hanno alti tassi di disoccupazione e pagano un notevole gap nella loro paga oraria confrontata a quella maschile. Le donne di differenti comunità etniche e di minoranza sono anche ampliamente sotto-rappresentate nella vita politica e pubblica. Il Comunicato nota che che le donne delle comunità viaggianti sperimentano alti numeri di aborti e feti nati morti, ed hanno il più alto tasso di mortalità infantile tra tutti i gruppi etnici. Si nota anche che le donne delle comunità etniche e minoritarie soffrono di alti tassi di depressione e malattie mentali, mentre le donne di discendenza asiatica hanno i più alti tassi di suicidio e di autolesionismo.
http://www2. ohchr.org/ tbru/cedaw/ United_Kingdom. pdf

Finlandia
31. Mentre notiamo che le misure prese dallo Stato per accrescere la consapevolezza delle donne Rom sui loro diritti e la loro integrazione nella società finnica, il Comitato rimane preoccupato perché queste donne continuano ad affrontare forme multiple di discriminazione basata sia sul sesso che sull'origine etnica, inclusi alto tasso di disoccupazione, difficoltà nell'accesso ai servizi e discriminazione all'interno delle loro stesse comunità.

32. Il Comitato richiama lo Stato ad implementare misure efficaci per eliminare la discriminazione contro le donne Rom ed aumentare il  loro godimento dei diritti umani. Incoraggia lo Stato ad essere proattivo nelle sue misure per prevenire la discriminazione contro le donne Rom, sia nelle loro comunità che nella società maggioritaria, a combattere la violenza contro di loro, ed aumentare la loro consapevolezza sulla disponibilità dei servizi sociali e sugli aiuti legali come pure a fare passi per familiarizzarle con i loro diritti di eguaglianza e non-discriminazione. Il Comitato richiede che lo Stato fornisca, nel suo prossimo rapporto, informazioni sulla situazione delle donne dei gruppi etnici di minoranza, incluso l'accesso all'istruzione, impiego e servizi sanitari, e sull'impatto delle misure prese per aumentare questi accessi e sui risultati ottenuti, come pure i progressi di tendenza.
http://www2. ohchr.org/ tbru/cedaw/ Finland.pdf

Lituania
28. Mentre notiamo varie misure prese dallo Stato, incluso il Programma per l'Integrazione dei Rom nella Società Lituana (2000-2004 and 2008-2010) ed il Programma di Sviluppo Rurale Lituano per il 2007-2013, il Comitato nota con preoccupazione che i gruppi vulnerabili delle donne - per esempio donne rurali, donne con disabilità, donne appartenenti alle minoranze etniche, incluso donne Rom, donne migranti ed anziane - continuano a soffrire di discriminazione nell'istruzione, nell'impiego, nella casa ed altre aree, sulla base del loro genere e sesso, ed in altri campi, essendo così esposte a forme multipli di discriminazione. A questo riguardo, il Comitato nota purtroppo che le informazioni presentate dai rapporti statali non erano sufficientemente specifici riguardo alle donne e non coprivano adeguatamente la situazione di tutti questi gruppi.
http://www2. ohchr.org/ tbru/cedaw/ Lithuania. pdf

Slovacchia
22. Mentre si riconoscono le misure prese dallo Stato per il Decennio dell'inclusione Rom 2005-2015, il Comitato è preoccupato perché le donne e le ragazze Rom rimangono in situazioni vulnerabili e marginalizzate, specialmente riguardo sanità, istruzione ed impiego.

23. Il Comitato preme perché lo Stato prenda misure efficaci, incluso misure speciali temporanee in accordo con l'articolo 4, paragrafo 1 della Convenzione e Raccomandazioni Generali dei 25 del Comitato, per eliminare le forme multiple di discriminazione contro le donne e le ragazze Rom ed aumentare il rispetto per i loro diritti umani. Richiama anche lo Stato ad accelerare l'ottenimento de facto per le donne Rom dell'eguaglianza, rafforzando il coordinamento tra tutte le agenzie che lavorano sui Rom, sulle tematiche della non discriminazione e dell'eguaglianza di genere, particolarmente nelle aree della salute, istruzione e partecipazione nella vita pubblica. Il Comitato preme perché lo Stato implementi misure mirate per eliminare la discriminazione contro le donne Rom in tutte le aree con un'agenda specifica, che controlli lo sviluppo e il raggiungimento degli obiettivi dichiarati, inclusi quelli compresi nel Decennio dell'Inclusione Rom 2005-2015, e prenda se necessario azioni correttive. Il Comitato preme perché lo Stato prenda misure concrete per cambiare la tradizionale percezione dei Rom da parte della popolazione maggioritaria, incluso programmi mirati alla consapevolezza e alla sensibilizzazione, in particolare in quei settori della società dove queste attitudini sono evidenti. Richiama lo Stato a fornire nel prossimo rapporto periodico una fotografia completa della situazione delle donne e delle ragazze Rom, inclusi i dati disaggregati per sesso riguardo le opportunità ed i successi nell'istruzione, nell'accesso all'impiego ed ai servizi sanitari e la partecipazione alla vita pubblica ed al processo decisionale.

30. Mentre si riconoscono le spiegazioni date dalla delegazione sui presunti casi di sterilizzazioni forzate di donne Rom, e prendendo nota della legislazione sulla sterilizzazione recentemente adottata, il Comitato rimane preoccupato per le informazioni ricevute rispetto alle donne Rom che testimoniano di essere state sterilizzate senza previo ed informato consenso.

Inoltre il Comitato raccomanda che lo Stato prenda tutte le misure necessarie per assicurare che le recriminazioni espresse dalle donne Rom riguardo la sterilizzazione forzata siano debitamente riconosciute e che alle vittime di tali pratiche sia garantita effettiva compensazione.
http://www2. ohchr.org/ tbru/cedaw/ Slovakia. pdf

 
Di Fabrizio (del 18/11/2005 @ 05:18:54 in Europa, visitato 1895 volte)

Articoli precedenti




Riassunto: 11 Novembre 2005. Il tribunale di Ostrava, in seconda udienza ha giudicato una violazione della legge la sterilizzazione forzata di Helena Ferencikova. E' il primo pronunciamento in tale senso su una pratica che ha riguardato diversi paesi dell'Europa Centrale ed Orientale.

Il 10 ottobre 2001, la signora Ferencikova partorì presso l'ospedale Vitkovicka, il suo secondogenito, Jan. Sia lui che il primo figlio sono nati con parto cesareo. La madre venne sterilizzata con la chiusura delle tube, ma se il rapporto ospedaliero indicava la richiesta della paziente in tal senso, questo venne ottenuto senza darle alcuna spiegazione, ma solamente facendole firmare un foglio mentre già erano iniziate le doglie. La signora Ferencikova, in seguitò soffrì sia fisicamente che moralmente per il trattamento subito, e trovò il coraggio di denunciare i medici.

Non è stata la sola a subire una simile violenza, che è stata largamente attuata negli ultimi 30 anni, come un vero e proprio controllo delle nascite imposto o estorto, specifico contro le donne Rom. Il caso sollevato dalla signora Ferencikova ha in seguito riunito altre 25 donne (ma molte hanno ancora paura o vergogna di denunciare quanto è loro successo), la Lega dei Diritti Umani, il Difensore Civico ("Ombudsman") e ERRC, che assieme hanno promosso diverse azioni legali.

Articolo completo su: http://www.errc.org/cikk.php?cikk=2228

Contatti:
Michaela Tomisova: ++ 420 73 795 13 23
Helena Ferencikova (via Kumar Vishwanathan, Life Together): ++ 420 77 77 60 191
Jiri Kopal (League of Human Rights): ++ 420 60 87 19 535
Claude Cahn (ERRC): ++ 36 20 98 36 445

 
Di Fabrizio (del 25/01/2006 @ 03:40:20 in Europa, visitato 2136 volte)

Da una segnalazione di Daniele

Articolo precedente

tpp.logo.26

Critiche al sistema statale di monitoraggio dei Rom
Preoccupazione sui potenziali abusi contro una popolazione storicamente marginalizzata

By Brandon Swanson
Staff Writer, The Prague Post
January 18, 2006

Quando il governo vide giovani arabi, turchi e neri in rivolta a Parigi alla fine dello scorso anno, vide una città data alle fiamme a seguite di lunghe ed irrisolte tensioni economiche e razziali.

Come risposta, il governo ha sviluppato il programma di monitoraggio entrato in vigore il 4 gennaio, per raccogliere una serie di informazioni che variano dall'impiego alla formazione.

“Se non vogliamo che un conflitto simile accada anche nella Repubblica Ceca, dobbiamo agire immediatamente” ha affermato Katerina Berankova, per il Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali “E perché ci siano cambiamenti permanenti, dobbiamo conoscere la loro situazione e quanto sia marginalizzati”.

Marginalizzati, lo sono storicamente in tutta Europa, ma qui non si ha memoria di rivolte di gruppo.

Mancanza di informazioni attendibili

L'annuncio di un simile programma è subito finito sui riflettori, interi ed esteri, con la domanda se un simile censimento non avesse assonanze con le passate discriminazioni.

“Niente del genere” replica Czeslaw Walek, capo del Consiglio Governativo per le Tematiche Rom.


VLADIMíR WEISS/The Prague Post

Rozalie Carna', il suo partner e suo figlio Jan Zigo, aggrediti in casa da tre skinheads.

Walek afferma che il governo analizzerà le condizioni di vita senza raccogliere dati personali. ma il programma ha sollevato critiche dai legali dei diritti dei Rom, che affermano che questi dati potrebbero essere usati con intenti discriminatori.

“L'anonimato è una pura illusione” dice Ivan Vesely' di Dzeno. [...] “Anche se non saranno conservati nomi ed indirizzi, ci sono altri dati sociali ed economici _ su base geografica – in base a cui non è impossibile risalire ai singoli casi”.

Walek dice che sono i Rom a lamentarsi del governo che non investe a sufficienza, o non controlla i fondi stanziati. Gli stessi controlli di fonte governativa confermano che mancano informazioni adeguate sui Rom. “Lo scopo è migliorare lo misure già in atto” dice.

Ma proprio la ragione che ha reso necessario questo programma – l'incapacità di raccogliere informazioni attendibili sui Rom – è lo stesso ostacolo più grande. Il governo ha una notevole difficoltà nel raccogliere informazioni su un gruppo etnico che storicamente nutre difficoltà verso l'autorità. Solo in 11.000 si sono dichiarati Rom, di fronte a stime di 250.000 Rom nella Repubblica Ceca.

La disoccupazione tra i Rom viaggia tra il 70 e l'80%, a secondo delle regioni, in molti dipendono dai servizi sociali.

La raccolta di dati è legale se rimane circoscritta all'ambito sociologico, dice David Strupek, avvocato praghese esperto in tematiche Rom. “Diventerà un problema legale solo se il progetto servirà a raccogliere dati personali”.

Il programma costerà 1,5 milioni di corone (62.630 $) all'anno. I primi dati saranno sottoposti al governo quest'estate, e l'intera ricerca verrà pubblicata nel 2008.

Problemi che vengono dilazionati

Il nuovo anno è cominciato in maniera tumultuosa per i Rom nella Repubblica: alcune famiglie questo mese sono state sfrattate dagli appartamenti comunali del quartiere di Nestemice a Usti nad Labem, nella Boemia settentrionale, perché no in regola col pagamento degli affitti. Il quartiere era già stato l'epicentro di una controversia che aveva assunto rilevanza internazionale, quando nella metà degli anni '90 il comune aveva costruito un muro di cemento per separare il quartire abitato dai Rom dagli altri residenti.

Col rifiuto del comune di interrompere la costruzione, il governo aveva investito 10 milioni di corone per migliorare la coesistenza tra i due gruppi. Il comune aveva adoperato parte di quei fondi per riacquistare le case dei residenti, che sii erano trasferiti.

Sempre nella regione, 10 donne di etnia rom avevano aperto una causa sulle sterilizzazioni forzate a cui erano state sottoposte tra il 1979 e il 2003. Una di loro afferma che le era stato chiesto di sottoporsi a sterilizzazione perché aveva già sette figli, e aveva firmato l'autorizzazione, ma senza saper ne leggere ne scrivere. In quel periodo,più di 50 donne vennero sterilizzate.

In questi giorni, i Rom stanno preparandosi a manifestare con una catena umana, per impedire la costruzione di un monumento voluto dal partito di destra Unione Nazionale, dove c'era un campo di concentramento nazista. Il monumento andrebbe a sostituire la targa che commemora i Rom che vi morirono, e l'iscrizione voluta dall'Unione Nazionale invece indicherebbe: “Questo luogo era una campo di raccolta, non un campo di concentramento. La storia è una questione di verità, non di interpretazione.” (Lunga vicenda questa, se n'è accennato più volte in precedenza. L'ex campo di concentramento era stato adibito a fattoria per maiali. Solo lunghe insistenze da parte delle associazioni rom ed ebraiche, avevano indotto il governo ad espropriare l'area e farne un luogo di memoria. Ne contempo, tanto il presidente dello stato che esponenti del partito comunista, avevano polemizzato dicendo che il campo era di lavoro e non di concentramento. Ora si aggiunge l'ultima provocazione dell'Unione Nazionale. ndr.)

La nuova targa dovrebbe venire posta il 21 gennaio. [...]


— Petr Kaspar and Iva Skochova' contributed to this report.

Brandon Swanson can be reached at bswanson@praguepost.com

 

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