Cerca - Rom e Sinti da tutto il mondo

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Richiediamo chiarezza. Di Rom si parla poco e male, anche quando il tema delle notizie non è "apertamente" razzista o pietista, le notizie sono piene di errori sui nomi e sulle località

La redazione
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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca articoli per slovacchia

Di Fabrizio (del 08/10/2008 @ 23:23:21 in blog, visitato 1823 volte)

Un osservatorio sul razzismo
Gad Lerner mette in fila con preoccupazione quelli che chiama "scricchiolii della pacifica convivenza" e invita i Presidenti delle Camere a promuovere un osservatorio parlamentare sul razzismo...

L’incubatrice del razzismo
Colonia, 20 settembre: divieto di una manifestazione razzista. Venezia, 15 settembre, esempi di oratoria all’annuale raduno della Lega: "Macché moschee, gli immigrati vadano a pregare e pisciare nel deserto" (Giancarlo Gentilini, che rivendica la primogenitura come "sindaco-sceriffo" d’Italia);...

Il razzismo nelle "sfumature" di chi guida l'Italia
Il razzismo è un tema grave e delicato che va affrontato senza divisioni o contrapposizioni politiche. Lo ha sostenuto il presidente del Senato, Renato Schifani, intervistato nel salotto politico di "Domenica in", condotto da Monica Setta su Raiuno...

Roma, grande successo per il volume «Romanó Drom»
Grande successo per la presentazione in prima assoluta della raccolta di partiture musicali per orchestra sinfonica del musicista compositore Alexian Santino Spinelli dal titolo «Romanó Drom» (Carovana Romaní), svoltasi a Roma presso la...

L'Italia è razzista
Da alcuni giorni tutti i media nazionali discutono sul tema del razzismo. Gli eventi delle ultime settimane hanno scalfito quell’invisibile muro che permea la società italiana. In molti stanno cercando di chiudere questa scalfittura con le solite considerazioni: sono fatti isolati, sono...

Slovacchia, la xenofobia è un problema irrisolto nell'Unione europea
"Nell’Unione Europea le frontiere nazionali diventeranno virtuali: vedrete che questo risolverà anche i problemi delle minoranze etniche come quella ungherese vivente in Slovacchia." – queste erano le profezie ricorrenti di politici, esperti e intellettuali alla vigilia dell’ampliamento dell’UE del 2004...

Ferrara, ma i Rom non fanno paura
Una questione spinosa quella dei rom di cui «si è troppo scritto e parlato male», come ha detto introducendo gli ospiti il direttore di Internazionale Giovanni De Mauro. Ospiti guidati, più che moderati, da Gad Lerner che con interesse e consapevolezza ha affrontato un tema difficile...

Reggio Calabria, l'Opera Nomadi interviene sulla proposta di legge sulla casa
Oggi la questione della casa, a causa dell’aumento degli affitti e della crisi dei salari, rappresenta uno dei problemi sociali più importanti che interessa una larga fascia della popolazione non abbiente...

Roma, nuova udienza del processo Reggiani
«Il volto insanguinato, le mani piene di graffi». Così nell'udienza di lunedì 6 ottobre del processo per l'omicidio di Giovanna Reggiani, aggredita e uccisa il 30 ottobre scorso nei pressi della stagione ferroviaria Tor di Quinto a Ro...

Genova, una compagnia teatrale di Sinti e di Rom
Il suo nome è Sejad, ma tutti lo chiamano Sergio. Molto teso su una sedia, racconta una favola capovolta sull’ultima “zingara” di Auschwitz, dove i cattivi hanno gli occhi azzurri e le mani pulite, mentre i buoni hanno gli oc...

Cattolici, dalla delega in bianco ai "peccati di omissione"
Scrive padre Sorge: «La destra ha avuto buon gioco nel presentarsi come garante dell'ordine pubblico, promettendo "pugno di ferro" e "tolleranza zero". Se è stato...

Previsioni del tempo
Le borse non la smettono di crollare, il che fa tanto previsioni del tempo [pessime]. A Vicenza la gente va a votare, più di quanto ha fatto in molte occasioni passate, per un referendum non ufficiale [proibito dallo Stato italiano], e anche questo fa...

Roma, siamo arrivati ai punti (permesso di soggiorno) e ai referendum ("nomadi")
Come per la patente, la Lega propone il permesso di soggiorno a punti per gli immigrati, con revoca in caso di violazioni della legge. E inoltre gli emendamenti del Carroccio al ddl sicurezza, assegnato alle commissioni Affari costituziona...

Chiari (BS), i cinque bambini fantasma
Ci sono cinque bambini che hanno una colpa. Quella di essere nomadi sinti nati in Italia. E c'è un'amministrazione municipale senza cuore che li ha messi nel mirino fino a rendere loro impossibile un vita normale...

Razzismo, FaceBook smentisce Maroni
«Basta poltrire davanti al computer tutto il santo giorno! Basta con la scuse, non ci sono più né “se” né “ma”, il bene della comunità non può più aspettare!!! BRUCIAMO TUTTI QUEI MERDOSI UNTERMENSCHEN ZINGARI!!!», «ovunque c’è uno zingaro ci deve essere una molotov!!!...

 
Di Fabrizio (del 17/09/2005 @ 23:16:51 in Regole, visitato 1997 volte)
Rispolvero una lettura domenicale dall'archivio di Pirori:

Nascita di una nazione
Pubblicato (in inglese) su Roma in the UK

Gary Younge
Monday July 31, 2000
The Guardian

L'interprete al Congresso dell'Unione Romani Internazionale che aveva luogo a Praga non ce la faceva più. Tradurre tutti quei dialetti Rom in inglese l'aveva lasciato esausto e aveva i lavori.
Così, quando un delegato di un paese dell'Est Europa è salito sul palco a proporre una nuova Costituzione nella sua parlata nativa, Charlie Smith, segretario del British Gypsy Council, era andato alla toilette. Josie Lee, presidente dei lavori, sedeva e osservava il dibattito senza capire di cosa si parlasse. Improvvisamente, con sua grande sorpresa, un ampio gruppo di Rom dalla repubblica Ceca, si era alzato in piedi applaudendo. Nel frattempo Charlie ritornava dalla toilette e la nuova Costituzione era stata approvata.
Era nata una nuova nazione. Charlie e Josie, che speravano di proporre alcuni loro emendamenti, ormai ne sono parte. "Nell'Europa dell'Est non c'è ancora il concetto di come lavora la democrazia", ha detto Charlie. "Hanno un'idea e la spingono. E' veramente frustrante".
Se il processo può sembrare oscuro, l'aspirazione è chiara. Al loro 5° Congresso, la maggior parte dei delegati rappresentante i 12 paesi europei, si sono dichiarati nazione "non-territoriale". Una "nazione" che vanta bandiera e inno, ma non ha né confini né esercito. Entità con un Parlamento nomade, che si riunisce ogni tre mesi e un "network" di ambasciate, definito non dal territorio ma dalla etnia. Una nazione senza stato.
in molti sono convinti che questa idea rifletta non solo l'interesse dei Rom, ma le domande e la direzione dell'europa del 21° secolo. "Lo stato nazione è diventato meno importante e i confini andranno perdendo di significato" afferma Paolo Pietrosanti, delegato dall'Italia. "Se uno è tedesco, può vivere in Amsterdam e votare tanto per il sindaco di Amsterdam che per il cancelliere tedesco. Non è indispensabile vivere in Germania per essere tedesco. Si è tedeschi e contemporaneamente cittadini europei che vivono all'estero. Lo stesso vale per un rom che viva a Londra o Parigi."
Sean Nazerali, uno degli organizzatori della conferenza, aggiunge che la nazione-Rom è ovunque: "Abbiamo un'identità collettiva a livello europeo e il nostro popolo vanta una rete di connessione attraverso l'intero continente."
E' una nozione intrigante che mutua la fluidità in identità nazionale europea, e le caratteristiche di un gruppo considerato svantaggiato in un vantaggio. Ma il tutto non è scevro di problemi. Ogni nazione per ottenere e mantenere credibilità internazionale, deve avere una legittimazione democratica. Per questo deve avere rappresentanti eletti, capaci di scegliere e legiferare. Le decisioni adottate devono essere attuabili. Tra le proposte emerse durante i lavori, una riguarda la costituzione di un tribunale contro il razzismo e la pressione verso quei governi che discrimino i Rom, il tutto finanziato attraverso una tassazione della comunità Rom stessa. ma chi potrebbe amministrare queste legittime e ragionevoli, senza polizia, giudici, agenti delle tasse e funzionari pubblici? E cosa formano queste figure, se non le basi di uno stato?
La storia delle nazioni che hanno l'etnia come punto focale, mostra che esistono problemi altrettanto gravi di quelle basate sul territorio. Liberia, Sud Africa, Israele o Irlanda del Nord, dove la cittadinanza è data dall'appartenenza all'identità religiosa o razziale, mostrano di avere problemi di instabilità politica, o di tensioni etniche o siano logisticamente inattuabili - quando non si tratta di tutti e tre insieme i casi.
L'inclusione per motivi di origine etnica richiede parimenti l'esclusione per motivi di origine etnica. occorre quindi stabilire chi appartenga ai Rom/Sinti/Kalò e chi no. Da quando i loro antenati lasciarono l'India circa un millennio fa, si sono sparsi per tutto il globo, portando con loro influenze e imprestiti i più diversi. Nella conferenza erano presenti invitati di pelle scura e altri "funzionalmente" bianchi. Alcuni reclamavano la crucialità dell'approccio a internet, altri suggerivano che la letteratura e le arti fossero più importanti. Mostravano un linguaggio comune, ma i dialetti si sono evoluti in maniera differente da richiedere l'impiego di un traduttore. Nell'Europa dell'est la situazione è talmente degenerata che non ha nessuna importanza essere chiamati Zingari o Rom. In Gran Bretagna il termine "Zingaro" viene rifiutato come dispregiativo, allo stesso modo che le parole "nero" o "frocio" hanno assunto per altre minoranze. E, come dimostra l'appunto di Smith, non esiste tra loro una tradizione alla politica.
Non è una critica, ma il riconoscimento delle caratteristiche di base portate da ogni diaspora. Ma se la loro identità può essere fratturata, sono maggiori le cose che li uniscono di quelle che li dividono.
Molti delegati di congresso sarebbero emersi dalle discussioni riscaldate nei corridoi per dire quanto meraviglioso fosse stato "essere uniti tra loro". Ma codificare quegli elementi che li uniscono come nazione è molto più problematico del individuare le necessarie formalità. Vi qualifichereste come membro della nazione Rom se uno dei vostri antenato fosse un Rom di prima generazione o se foste un Rom adottato? Si può discutere circa dove la linea è disegnata, ma non se non è disegnata affatto.
Se il percorso solleva dei dubbi, lo spirito guida rimane vitale. Questo popolo ha la possibilità di guadagnare una visibilità a livello internazionale. Sono la maggiore minoranza etnica e quella con il più alto tasso di natalità. La loro popolazione equivale la somma degli abitanti di Svizzera, Lussemburgo e Norvegia, e in alcuni stati, come in Romania e in Slovacchia, la percentuale sulla popolazione globale è simile a quella degli Afro-Americani nei confronti degli Statunitensi. Le loro condizioni di base sono simili a livello internazionale, non hanno voce a nessun tavolo internazionale e la discriminazione nei loro confronti è diffusa in scala, brutale nell'intensità e globale in natura.
Nella Repubblica Ceca il 62% dei bambini Rom frequenta scuole per ritardati mentali, nel Kossovo 10.000 di loro sono stati costretti ad abbandonare le loro case, in Slovacchia due villaggi hanno proibito il loro ingresso o passaggio per il paese. Quanti di loro chiedono rifugio in Gran Bretagna, si vedono trattati dalla stampa e dal Ministero per gli Interni come i "cosiddetti nomadi" , accattoni, ladri e vandali. Se il Canada ha accettato il 70% delle richieste di asilo, La Gran Bretagna ha adottato la politica di non accettarne nessuna.
E' in questo concreto contesto di oppressione, più che sull'astratta nozione di nazionalità, che l'IRU deve operare. La chiave per ottenere il riconoscimento a livello internazionale non è nel riconoscimento come nazione, ma su tutto ciò che può unire le disparate popolazioni Rom, rappresentarle e difenderle democraticamente. Per ottenere questo, ricordiamo che ancora nessuna struttura è stata approntata.
 
Di Fabrizio (del 06/07/2005 @ 22:33:40 in Europa, visitato 3029 volte)

RPA

Durante lo scorso fine settimana, si è svolta a Svidnik (Slovacchia Orientale) una esibizione a cui hanno partecipato associazioni di volontariato del Pronto Soccorso di tutta Europa.

L'evento, FACE 2005, si svolgeva per la prima volta nei sui 18 anni di storia, in territorio slovacco, organizzato dalla Croce Rossa nazionale e da quella locale.Vi hanno preso parte 900 partecipanti. Non ci sarebbe niente di male, se gli organizzatori non avessero previsto un contest che purtroppo riflette in pieno il razzismo della società slovacca.

Riporta la stampa (Korzár, 4 luglio): «Probabilmente è stata una prova difficile per molti concorrenti, ma è stata molto apprezzata la ricostruzione di un tipico matrimonio zingaro, che si teneva al suono della loro piacevole musica. Come succede abitualmente, gli invitati al matrimonio hanno cominciato a picchiarsi e due uomini si sono feriti gravemente. Uno aveva un coltello infilzato nello stomaco e l'altro in gola. Grazie all'abilità della truccatrice Maria Hoškova, le ferite erano ricostruite perfettamente. "Non è stato facile ricreare artificialmente ferite del genere. E' stato difficile ricreare gli intestini e ho dovuto lavorare con impegno e a lungo," ci ha detto. La troupe rumena è riuscita a separare quanti ballavano dai feriti, riuscendo a salvarli; i polacchi invece hanno fallito. Gli invitati li hanno coinvolti nel ballo, hanno rubato loro gli attrezzi medici, minacciati con i coltelli e bloccati dal portare soccorso ai feriti. Visto che la prova doveva svolgersi in soli dieci minuti, sono stati penalizzati con parecchi punti dalla giuria. Ma il pubblico si è divertito." Probabilmente non era intenzione degli organizzatori offrire un quadro così razzista della società slovacca, ma quale impressione possono aver riportato quei 900 partecipanti di tutta Europa?

La Croce Rossa Slovacca (SČK) si vanta di aiutare i sofferenti e i bisognosi... Perché non riesce a cogliere la differenza tra il cosiddetto divertimento e la diffamazione di un popolo? O vuole forse ingraziarsi l'opinione pubblica? Protestiamo contro il modo in cui la comunità Rom è stata raffigurata durante FACE 2005 e chiediamo scuse pubbliche non solo ai cittadini Rom che vivono in Slovacchia, ma anche a tutti i partecipanti a quella esibizione.

Vi chiediamo di inviare la vostra protesta a:

e alle altre organizzazioni che hanno preso parte a FACE 2005.

RPA©

 
Di Fabrizio (del 22/10/2012 @ 22:10:59 in Kumpanija, visitato 1460 volte)

Da Czech_Roma

I Rom lentamente abbandonano le abitudini alimentari ereditate dall'India By Mária Hušová - on October 8, 2012

Sino a poco tempo fa, un Rom non avrebbe mangiato gli avanzi del giorno precedente. In altre parole, mai avrebbe toccato il cibo avanzato da un pasto precedente, e la donna che avesse avuto l'audacia di servirglielo sarebbe stata rimproverata. Ma non soltanto l'uomo si sarebbe comportato così, anche una donna o un bambino avrebbero fatto a stessa cosa. E' uno degli ultimi costumi che i Rom mantenevano dai tempi antichi dell'India. I Rom cucinano cibo fresco ogni giorno ed alcuni cibi preparati per pranzo non vanno bene per cena. Questo discende da una credenza per cui il cibo andrebbe già decomponendosi e non sarebbe più buono da mangiare. Alcuni Rom si aggrappano con ostinazione a questa abitudine, nonostante il fatto che la donna debba cucinare diverse volte in un giorno, oltre a pulire la casa e curare i bambini, se vuol stare al passo coi compiti quotidiani.

Tuttavia, ho notato che alcuni giovani Rom, trasferitisi ad esempio in Repubblica Ceca per lavoro, hanno abbandonato completamente questa abitudine. Sono stati obbligati  a farlo per ragioni economiche e per mancanza di tempo libero. Alcune giovani coppie hanno formato famiglia a Mladá Boleslav. Ma se un marito o il partner lavorano su tre turni giornalieri, la donna ha abbastanza tempo per occuparsi delle faccende domestiche e della cura dei bambini, senza aiuto da parte dei parenti. Cucinando così per i due giorni seguenti e conservando il cibo in frigorifero.

Mi sono dovuta adattare a questo regime, anche se sono rimasta scioccata quando il mio partner si è offerto di aiutarmi. Anche lui è rom e per anni aveva vissuto senza pasti cotti al momento. Non aveva molto tempo libero e non voleva sprecarlo cucinando.

Io vengo da una famiglia dove non veniva mai servita la zuppa del giorno prima, altrimenti con ogni probabilità mio padre avrebbe rovesciato il piatto. Oviamente ho portato questa abitudine con me nella Repubblica Ceca. Qui avvenne un grande cambiamento, come quando scioccai il mio ragazzo perché volevo gettare gli avanzi del giorno prima. Mia madre cucina due, a volte anche tre pasti al giorno. Naturalmente ciò ha un costo sul portafoglio, ma si dice che "non si deve mangiare il cibo stantio" ed alcuni Rom semplicemente si aggrappano a questa tradizione.

Fui costretta a cambiare perché non avrei potuto agire diversamente. Così ammetto che per me è più conveniente cucinare per il giorno seguente e quindi risparmiare tempo per me stessa. E sono qui, sopravvissuta, nonostante ciò. I non-Rom ridono di noi quando diciamo "puah" di fronte al cibo del giorno prima. I Rom dicono che bisogna essere taccagni per poter mangiare la zuppa di tre giorni.

Il mese scorso sono andata in visita dalla mia famiglia in Slovacchia, e mi è dispiaciuto vedere la quantità di cibo che ogni giorno si butta via. Mia cognata aveva preparato tortini di patate. Il giorno dopo ci fu un barbecue, così nessuno toccò i dolci avanzati. Il mio ragazzo ed io abbiamo detto che li avremmo mangiati lo stesso. Tutti ci guardarono in modo strano, sorridendo quando dissi che nulla poteva succedere a delle torte di patate che erano state conservate in frigo, e questo ci fece sentire come se fossimo arrivati da un altro mondo.

E conosco un'altra strana abitudine che data dal periodo che i Rom hanno passato in India. Quando una donna da alla luce un bambino, nelle sei settimane seguenti non le è permesso cucinare, per motivi collegati all'igiene. Altre donne della comunità cucineranno per la famiglia. Ma è una tradizione che non esiste più, e nessuna Romnì al giorno d'oggi cucinerebbe per un'altra famiglia. Forse qualcuna porterebbe da mangiare alla neo-mamma, e se la donna ha un marito "emancipato", lui potrebbe aiutarla. Altrimenti, deve continuare a cucinare.

I ritmi del nostro tempo ci costringono ad adattarsi a nuove circostanze, e lasciarci dietro vecchie abitudine e tradizioni. Non possiamo evitare che, come ogni nazioni, si perdano abitudini che diventano lentamente pezzi da museo. Chiediamo ai più anziani come sono riusciti a mantenere vive le tradizioni e cosa rappresentava quella specifica tradizione. Purtroppo, alcune di queste rimangono solo in forma scritta, perché le generazioni seguenti possano apprendere di più sulla loro storia e radici, sulle nostre radici.

 
Di Fabrizio (del 30/10/2005 @ 21:59:12 in Europa, visitato 3295 volte)
EurActiv

24. 10. 2005 - La presenza Rom europea è stimata tra i sette e i nove milioni, praticamente la popolazione di un piccolo stato. Circa il 70% di loro vive nei paesi di recente (o potenziale) adesione alla comunità europea. Pál Tamás analizza la situazione dei Rom nella Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia, chiedendosi: la UE può influenzare efficacemente la politica degli stati membri, in particolare di quelli di recente ingresso? L'articolo è stato pubblicato su The Analyst, rivista specializzata sui temi chiave della politica e degli sviluppi economici e sociale nell'Europa Centro Orientale.

[nota del traduttore: molto lungo, meglio leggere a puntate oppure offline]

Storicamente, la politica europea verso i Rom si è sempre focalizzata sull'esclusione a priori - attraverso le espulsioni, la ghettizzazione forzata e il diniego dei servizi - o viceversa perseguendo la loro piena assimilazione, spesso ricorrendo a coercizioni. Esclusione ed assimilazione forzata condividono un obiettivo: ridurre la visibilità dello stile di vita dei Rom - singoli o comunità - marginalizzandoli e infine obbligandoli all'assimilazione.

Le strategie impiegate ricadono in questi quattro gruppi: politiche di esclusione, assimilazione, integrazione e diritti delle minoranze. Questo approccio riflette risposte differenti alle due domande di base: s ei Rom devono essere considerati un gruppo distinto o membri individuali di una società più vasta, e quanto le politiche romani debbano essere perseguite attraverso misure coercitive piuttosto che col rispetto dei diritti dei Rom.

La presenza Rom europea è stimata tra i sette e i nove milioni, praticamente la popolazione di un piccolo stato. Circa il 70% di loro vive nei paesi di recente (o potenziale) adesione alla comunità europea. Difficile fornire una risposta precisa alla domanda: quanti sono i Rom in Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia?

Nell'Europa Centrale ed Orientale le identità spesso sono confuse e mischiate. Per questa ragione, è impossibile disegnare una chiara distinzione tra gruppi etnici in maniera "obiettiva". Un'altra spiegazione è che durante i censimenti i Rom hanno spesso mostrato paura e riluttanza a dichiarare la loro identità etnica.

L'ultimo censimento (2001) nella Repubblica Slovacca riporta 89.920 Rom dichiarati e residenti, circa l'1,7% della popolazione totale. Al contrario altre fonti - per esempio l'OnG Minority Rights Group con sede a Londra - stimano in 500.000 la popolazione Rom, cioè il 9-10% della popolazione.

Il censimento 2001 nella Repubblica Ceca riporta 11.718 Rom nel paese, stime alternative indicano una cifra tra 160.000 e 300.000. Minority Rights Group indica il loro numero in 275.000, il 2,5% della popolazione (UNPD 2002).

La comunità Rom in Ungheria si dimensiona su circa 600-640.000. Meno di un terzo di loro si sono dichiarati col censimento.

Le testimonianze più antiche sulla presenza dei Rom nella regione datano 1322, testimonianze di gruppi nomadici con carte di viaggio compilate dall'imperatore e dal papa. I Rom furono musicisti di corte, lavoratori del metallo e servirono nell'armata reale ungherese. Le politiche anti-Rom iniziarono in Europa nel XV secolo e si intensificarono nel regno d'Ungheria nel XVI secolo, a seguito dell'occupazione turca dell'Ungheria centrale.

Le politiche restrittive continuarono nel XVIII secolo. Leopoldo I dichiarò fuorilegge i Rom. La politica cambiò con l'imperatrice Maria Teresa e con Giuseppe II. Entrambe mirarono all'assimilazione dei Rom come cittadini dell'impero. Furono introdotte misure draconiane per obbligare i Rom a stabilirsi, pagare le tasse e fornire servizi a favore dei proprietari terrieri. Altri editti riguardavano la scuola dell'obbligo e la frequenza alle funzioni religiose.

Questa doppia politica coercitiva continuo per tutto il XX secolo. Nella Repubblica Cecoslovacca (1918-38) fu votata una legislazione che limitava la mobilità e i diritti civili dei Rom, riferita ai gruppi nomadici e di senza casa. La legge istituiva carte d'identità e l'obbligo delle impronte digitali. Durante la II guerra mondiale l'espulsione dalla società coincise con lo sterminio fisico. In tutta la regione, i Rom furono il bersaglio di diverse leggi discriminatorie, e durante l'Olocausto la maggior parte dei Rom Cechi perì nei campi di concentramento, ma solo alcuni dei Rom Slovacchi andarono nei campi di sterminio, mentre la maggior parte di loro finì nei campi di lavoro forzato. Le misure anti-Rom in Ungheria raggiunsero il culmine col 1944, quando una gran parte di loro fu deportata nei campi di sterminio.

Dopo questa breve introduzione storica, vorrei soffermarmi su come i singoli paesi europei hanno influito sul destino dei Rom. Solo recentemente queste specifiche politiche sono diventate una tematica di interesse, per l'intenzione politica di migliorare la loro situazione. Le cose, tuttavia, non sono cambiate. La maggior parte dei Rom soffre l'esclusione sociale e la discriminazione, nelle opportunità di lavoro, nella scuola, nei servizi pubblici, nell'accesso alla casa. [...] Persistono i pregiudizi in tutta l'Europa Centrale e Orientale. 

La maggior parte dei Rom che attualmente risiedono nella Repubblica Ceca sono originari della Slovacchia, migrati alla fine della II guerra mondiale in cerca di migliori condizioni di vita e di lavoro. In diversi casi, fu l politica ad indurre queste migrazioni, destinando i Rom ad aree diverse.

I Rom Slovacchi arrivavano nella Repubblica Ceca lasciandosi alle spalle miseria ed ignoranza. Vennero organizzati corsi di base per gli analfabeti negli anni '50 e '60 e scuole speciali (differenziali NdR) nel tentativo di accrescere le possibilità future. Nel contempo, in alcune aree fu offerta loro la possibilità di usufruire di corsie preferenziale per gli asili nido e furono istituite delle classi preparatorie all'accesso. tutto questo, ottenne qualche successo. Il numero degli analfabeti nella generazione del dopoguerra calò significativamente. Rimanevano altri problemi.

Negli anni '70 e '80 crebbe in maniera drammatica il numero dei bambini nelle scuole per handicap mentali. E' un problema che persiste tutt'oggi, anche dopo i cambiamenti nel sistema scolastico introdotti nel 1989.

La cittadinanza è stata un argomento discusso: nell'Atto Costitutivo del 1969 erano previsti due tipi di identità: come cittadini cecoslovacchi o con doppia cittadinanza federale estesa al paese di provenienza. Sino al 1993 la cittadinanza federale ha avuto un puro valore simbolico. Con la dissoluzione della Cecoslovacchia, in molti hanno acquisito automaticamente la cittadinanza slovacca, anche se nati nella Repubblica Ceca, avessero lì vissuto per lungo tempo e lì risiedessero da tempo. Quanti erano cittadini slovacchi nel 1969, hanno dovuto richiedere nuovamente la cittadinanza ceca nel 1994 - anche se residenti permanentemente lì da decenni. Le procedure per i Rom si sono mostrate più complicate, ad esempio: chi dichiarasse di avere una residenza fissa doveva certificare che fosse almeno di 4 mq per ogni abitante. Fu a cosiddetta "clausola zingara", che voleva colpire quei Rom con famiglie numerose che abitavano in appartamenti sottodimensionati. Molto più facile acquisire la cittadinanza slovacca: era sufficiente aver risieduto permanentemente in uno dei due spezzoni federali prima che fossero dissolti. Si ritiene che così furono 150.000 i Rom che sfruttarono questa possibilità.

Già nel 1992, prima della dissoluzione dello stato federale, c'erano timori ed apprensioni su migrazioni di massa dalla Slovacchia verso la Repubblica Ceca, paure che in realtà non si basavano su alcun dato di fatto, ma che spinsero il Parlamento Ceco a proporre una legge anti-immigrazione, che non venne approvata, ma che durante la discussione fece emergere chiaramente i generali sentimenti anti-Rom.

Fu nel 1997 che nelle due differenti repubbliche iniziò un "esodo" che denunciava la volontà dei Rom di rinunciare alla cittadinanza ceca e nel contempo la richiesta di essere considerati cittadini come tutti gli altri- Nell'ottobre 1999 la Repubblica Ceca ottenne l'indesiderata attenzione internazionale, quando un comune nella Boemia Settentrionale votò per la costruzione di un muro che dividesse i quartieri dei Rom da quelli degli altri cittadini. I piani furono sottoposti al parere del governo nazionale. ma toccò alle istituzioni comunitarie europee nel 1999, dare il parere finale sul progetto.

Il destino dei Rom che vivevano nella parte slovacca fu lo stesso per decenni: politiche stringenti ed aggressive tendenti alla sedentarizzazione, che spaziavano dall'impiego alla scolarizzazione, Nel 1959 il governo iniziò una pressante campagna contro il nomadismo, affiancandola con progetti specifici a rilocare i Rom dalle aree della Slovacchia Orientale verso le aree ceche. Simili sforzi  vennero compiuti anche per aumentare la frequenza scolastica. In effetti, la percentuale nella scuola dell'obbligo salì dal 17% del 1971 al 26% del 1980.

Con i cambiamenti avvenuti nel 1991, il governo slovacco adottò "I Principi della Politica Governativa Riguardante i Rom", però l'azione del governo si avviò effettivamente solo alla fine degli anni '90. Dopo le elezioni del 1998 venne istituito l'Ufficio del Plenipotenziario per le Comunità Rom; sotto la giurisdizione del Ministero ai diritti umani, minoranze e sviluppo regionale, guidato da un Rom sin dal 1999. 

La situazione dei Rom slovacchi è così caratterizzata: la popolazione è molto giovane e cresce più rapidamente degli altri gruppi etnici, specialmente nelle aree più isolate e segregate. Il tasso di natalità slovacco è crollato dal 15,2 del 1990 al 10,7 del 1998. Viceversa la speranza di vita tra i Rom è di parecchio inferiore alla media nazionale, anche se non sono disponibili dati ufficiali; le stime comparate tra i censimenti del 1970 e del 1980 indicherebbero rispettivamente in 55 e 59 l'aspettativa di vita tra uomini e donne Rom, confrontata con 67 per gli uomini e 74 tra le donne della popolazione globale.

Una ulteriore indagine stima 591 aree di insediamento dei Rom in Slovacchia nel 1998, rispetto alle 278 del 1988. In crescita verticale il numero di chi vi risiede: da 15,.000 circa nel 1988 ai 120.000 del 1997.

Tra i Rom sono diffusi alti tassi di disoccupazione e dipendenza dall'assistenza sociale, con l'eccezioni di quanti tra loro vivano in aree completamente integrate o in insediamenti in regioni con alti tassi di impiego. Il tasso nazionale di disoccupazione era del 18% nel 2000, mentre tra i Rom era dell'85% e nelle aree più segregate raggiungeva il 100%.

Una specifica della Slovacchia sono le terribili condizioni delle "osady": i quartieri di baracche abitate esclusivamente dalle comunità rom. Erano già 1.305 le "osady" a metà degli anni '50, contavano 14.935 alloggi (l'80% dei quali giudicato inadeguato per viverci) che ospitavano 95.000 Rom.

Il rifiuto di sviluppare le politiche di supporto ai Rom, sta causando frizioni tra il governo centrale e le amministrazioni locali. In Slovacchia i servizi essenziali (scuola, alloggio, welfare, sanità) dipendono quasi totalmente dal potere locale. I sindaci rifiutano di impegnarsi a migliorare le condizioni dei Rom, adducendo che nel territorio non ce ne sono. Portano a testimonianza i risultati del censimento, dove sono registrati solo cittadini "slovacchi". Nel 2004 la cosiddetta rivolta della fame nelle zone orientali (cfr http://it.groups.yahoo.com/group/arcobaleno_a_foggia/message/261 e seguenti ndr), è stata una perfetta dimostrazione delle disastrose condizioni di vita dei Rom. Condizioni che perdurano a peggiorare, di pari passo coi pregiudizi della società maggioritaria.

La rappresentanza politica delle comunità Rom nella regione si è sviluppata sotto l'influenza della cultura maggioritaria e del sistema politico dominante. I primi giorni che seguirono la caduta del comunismo furono pieni di speranza per i Rom dell'Europa centrale ed orientale, ma presto è sopravvenuta la disillusione.

Ecco alcuni esempi: tra il 1991 e il 1994 si formarono forse una dozzina di partiti, gruppi e coalizioni politiche Rom in Slovacchia, che poi si divisero e svanirono per la maggior parte. Attualmente non ci sono Rom nel Parlamento. I due partiti di Iniziativa Civica Rom e Movimento Politica dei Rom, assieme hanno raccolto meno di 15.000 voti nelle elezioni 2002.

In Romania, nelle elezioni parlamentari del 2000, il Partito dei Rom ha mantenuto il monopolio del voto Rom e conta due membri in Parlamento. nelle recenti elezioni bulgare (cfr. http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=119 ndr), i partiti Rom hanno ottenuto scarso successo; nelle precedenti elezioni del giugno 2001, otto di loro avevano formato la coalizione Bulgaria Libera, che però non aveva raggiunto il quorum previsto del 4%. La coalizione si era fermata a meno dell'1%, a fronte di una percentuale del 70% dei Rom che avevano partecipato al voto (secondo stime UNPD, i Rom sarebbero tra l'8 e il 10% dei votanti totali). Vi sono due Rom eletti in Parlamento, uno dei quali in uno dei partiti Rom. In Ungheria ci sono poco meno di una dozzina di parlamentari Rom, tanto nella coalizione di governo che all'opposizione, e due parlamentari europee (cfr. http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=193 ndr).

Il numero dei Rom eletti attraverso i principali partiti rimane basso e addirittura si registra una loro diminuzione nell'ultimo decennio. Non ci sono forti segnali che i Rom votino necessariamente per candidati Rom, indipendentemente dalla posizione ideologica delle liste che li candidino. Diverse OnG nei vari paesi indicano che i Rom hanno un voto molto disperso e che in alcuni casi, siano attratti da partiti che hanno chiare istanze contro le minoranze.

Virtualmente, non ci sono tra i maggiori partiti politici dei Rom nei tre paesi, linee guida espressamente identificabili su principi e valori politici e filosofici, ispirati a un programma anti-discriminatorio. In tutti e tre i paesi, i Rom sono più politicamente attivi a livello locale che nazionale. La loro tradizionale leadership politica - con rare eccezioni - appare impreparata, inesperta e divisa.

Discorso simile per le elites dei Rom ungheresi. Dal 1989, lì si sono sviluppate numerose politiche e progetti specifici, più che altrove. Ciononostante, i Rom rimangono tra i gruppi più marginalizzati e le loro condizioni socio-economiche restano ben al di sotto della media nazionale.

L'Ungheria ha sviluppato un quadro di riferimento nazionale per la protezione delle minoranze; manca però una legge nazionale contro le discriminazioni e capitoli anti-disciminatori sono suddivisi in leggi specifiche, come nel campo del lavoro o della scuola. Nell'ambito del quadro di riferimento, nel 1990 è stato stabilito un Ufficio per le Minoranze Etniche e Nazionali - NEKH - per lo sviluppo e il monitoraggio delle politiche specifiche. Sin dalla metà degli anni '90, il NEKH ha assunto un ruolo guida nei rapporti tra i Rom e il governo. Dopo le elezioni del 2002, il governo ha stabilito un nuovo Ufficio Rom, sotto la responsabilità del Primo Ministro, per il coordinamento delle politiche romani, ufficio presso cui sono stati trasferiti molti dei dirigenti del NEKH, a cui rimane il compito di sovrintendere alla cultura dei Rom e ai diritti delle minoranze (cfr. http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=191 ndr).

La Commissione Parlamentare per le Minoranze Etniche e Nazionali (Minorities Ombudsman) è un'istituzione indipendente per lo sviluppo dei diritti delle minoranze e per indagare sulle lamentele, di conseguenza individuare i rimedi. Secondo l'ufficio stesso, la maggior parte dei ricorsi avviene da parte dei Rom, principalmente riguardo ad atti discriminatori. Circa il 48% di questi reclami è indirizzato verso i governi locali.

Il Minority Act del 1993 allarga i diritti delle minoranze in Ungheria e stabilisce un sistema elettorale, per cui le minoranze possono formare i propri corpi elettivi tanto a livello locale che nazionale. Nel 1995 è stato stabilito l'Auto-Governo delle Minoranze Nazionali.

Dal 1994 non si registrano differenze sostanziali nelle politiche verso i Rom da parte delle differenti coalizioni di governo. Anche se non si possono registrare miglioramenti significativi nelle loro condizioni, si è verificato comunque il riconoscimento che i problemi specifici dei Rom non possono essere separati da quelli della popolazione maggioritaria. 

Uno dei principali limiti del sistema di auto-governo ungherese, è che chiunque può votare per un rappresentante nel consiglio delle minoranze. Si ritiene che meno del 10% di chi ha votato per un Rom, era Rom lui stesso. Ciò è dovuto al fatto che il ballottaggio è distribuito sul voto complessivo, essendo contro la legge di registrare nazionalità o etnicità dei votanti. In questo modo, chiunque può avocare l'appartenenza ad una minoranza nazionale, anche se al solo scopo di influenzare l'esito elettorale. Le modifiche introdotte nel giugno 2005, hanno consentito di registrare l'appartenenza etnica dei votanti. Si prevede che in futuro solo chi sarà identificato come appartenente a una minoranza nazionale, potrà concorrere al voto. Le organizzazioni Rom hanno ottenuto il diritto di controllare la registrazione dei votanti. la decisione ha sollevato aspri dibattiti. Alcuni politici rom hanno attaccato la decisione senza mezzi termini, con l'argomento che molti hanno paura di identificarsi come Rom, e che così solo un terzo del totale sinora si sono identificati come tali.

Nella Cecoslovacchia fu con la Primavera di Praga che emerse la prima rappresentanza dei Rom nel dopoguerra. Nel novembre 1968 il Ministro degli Interni approvò la costituzione di Unione dei Rom a livello nazionale. La sua attività verteva a promuovere i Rom come minoranza nazionale. Ma questa esperienza si interruppe forzatamente l'anno seguente. 

Nel 1990 il primo partito Rom prese parte alle elezioni nell'allora federazione della Repubblica Ceca e Slovacca, e 11 Rom candidati in diversi partiti vennero eletti in Parlamento. Fu un successo eccezionale, dovuto soprattutto al clima di generale euforia, con l'opinione pubblica che vedeva i Rom come vittime del comunismo. Già le elezioni del 1992 videro un solo Rom eletto al Parlamento. I due gruppi tuttora più significativi nella Repubblica Ceca sono l'Iniziativa Civica Rom, fondata dopo il novembre 1989 e che contava nel 1998 circa 12.000 aderenti - l'altro è l'Alleanza Democratica dei Rom.

Il coinvolgimento dei loro attivisti nel processo di integrazione nella società, registrò un importante progresso nel 1997, con la creazione cella Commissione Interdipartimentale, divenuta nel 2001 il Collegio Governativo per gli affari della comunità Romani.

Nel marzo 1990 in Slovacchia, intellettuali Rom registrarono l'Iniziativa Civica Rom (ROI) presso il Ministero degli Interni, un partito politico Rom su base nazionale. Nel giugno 1990, concorse alle elezioni assieme al Forum Civico e a Cittadini Contro la Violenza, tutti movimenti politici che avevano contribuito alla caduta del comunismo. ROI ottenne quattro seggi nel parlamento federale cecoslovacco e uno nella Camera Nazionale in Slovacchia.

Tutto il 1990 fu un periodo di grande vivacità politica, che vide nascere nuove organizzazioni culturali e partiti politici dei Rom. Da lì, iniziò un lungo periodo che vide il disperdersi del peso politico accumulato. ROI partecipò da sola alle elezioni del 1992, come partito di ispirazione indipendente. Raccolse soltanto lo 0,52%. Rimase comunque l'entità romani politica più influente ed importante del paese. Tra la fine del 1996 e l'inizio del 1997, crebbero le tensioni interne, che videro la contrapposizione sempre più netta contro i movimenti degli skinheads. Tensioni che sfociarono in conflitti più o meno aperti col resto della popolazione e che portarono alla nascita di un nuovo partito: Intellettuali Rom per la Coesistenza nella Repubblica Slovacca (RIS).

Sino a metà 1998, ci furono diversi infruttuosi tentativi di riunire i due partiti, che riportarono però un risultato significativo alle elezioni municipali di dicembre, con diversi candidati Rom eletti nelle liste del ROI, del RIS e di altre liste locali indipendenti. Le elezioni videro la partecipazione di 254 candidati Rom, 8 dei quali concorrevano per posizioni di rilievo. Alla fine, furono eletti 56 Rom e sei divennero sindaci. Ma anche in questo caso, il risultato non fu poi ripetuto e i partiti non riuscirono ad accordarsi per una strategia comune alle elezioni del 2002. 

Contemporaneamente, negli anni '90 la situazione dei Rom entrava nell'agenda politica della Comunità Europea. Cominciava a porsi per gli stati sovrani la questione dell'accesso alle strutture decisionali, come prerequisito democratico per accedere all'Unione Europea. Il tema aveva una stretta attinenza alle politiche di inclusione dei Rom e la Commissione Europea iniziò a monitorare i progressi compiuti dai paesi candidati, sin dal 1998.

La risoluzione EU del maggio 1989 prevedeva corsi multiculturali per l'insegnamento della storia, lingua e cultura dei Rom. Nel febbraio 1993 il Parlamento Europeo adottò la risoluzione 1203 "Sulla situazione dei Rom in Europa", che conteneva le disposizioni più urgenti per gli stati candidati. Nel marzo 1994 si tenne a Siviglia il primo Congresso Europeo dei Rom. Lo stesso anno venne formato il Comitato per la Cooperazione e il Coordinamento delle Organizzazioni Rom d'Europa; tra i suoi scopi, stabilire una base istituzionale di azione permanente, tramite un Ufficio per i Rom e redigendo una Carta dei Diritti dei Rom, per definire la loro posizione legale in Europa. Nel marzo 2005 l'Ufficio delle Istituzioni Democratiche e per i Diritti Umani, formò un Punto d'Incontro sulle Tematiche Rom, il cui scopo è la diffusione di informazioni, favorire la capacità organizzativa dei Rom e studiare le discriminazioni e le violenze nei loro confronti.

Durante il processo di accesso, il principale canale EU nei paesi candidati (Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania, Slovacchia) fu il Programma Phare, che devolveva parte del budget ai programmi nazionali rivolti alle comunità Rom. Il totale dei finanziamenti è cresciuto da 11,7 milioni di euro nel 1999, ai 13,65 del 2000 3 ai 31,35 del 2001.

Un rapido sguardo ai differenti programmi e ai budget impegnati mostrano che le iniziative (che spaziano nelle aree primariamente dell'antidiscriminazione e dell'inclusione sociale, della scuola, del lavoro, delle relazioni esterne e dell'assistenza regionale) hanno un alto potenziale riguardo al miglioramento della situazione dei Rom. Il loro limite è di essere isolate l'una dall'altra e di essere scarsamente efficienti per mancanza di coordinamento e di strategie condivise. Col tempo, le strutture EU stanno mostrando più capacità di adattamento alle realtà locali e maggiore proattività verso gli stati membri.

Questi diversi processi e cambiamenti, hanno favorito la formazione di un'elite internazionale tra i Rom. E' strettamente legata alla risoluzione 1203 quando definisce i Rom "una minoranza realmente europea", il parziale rifiuto delle elites, che rivendicano il carattere non statuale di questa minoranza e la necessità di norme quadro che li proteggano in quanto minoranza non-territoriale, di conseguenza la richiesta di uno status speciale europeo.

Le tematiche Rom come istanze transnazionali, il conseguente processo di formazione politica e adattamento delle politiche nazionali, sottintendono alcuni limite che attualmente paiono di difficile superamento. Molti Rom hanno scarse capacità di spostamento e di produrre azioni positive di lobbying, e rimane da definire quale possa essere l'istanza rappresentativa, il Roma National Congress di Amburgo o invece la International Roma Union con sede a Praga? Il popolo, la nazione Rom transnazionale, la nazione della diaspora, o la minoranza presente in diversi stati, manca una definizione condivisa che permetta di inquadrare gli interessi e gli obiettivi immediati da proseguire. Nel frattempo il Roma National Congress spinge sul principio di autodeterminazione, mentre International Roma Union persegue l'obiettivo di una nazione senza stato territoriale.

Come intendere questo nuovo tipo di "cittadinanza postnazionale", nell'ottica dell'integrazione di un gruppo che è stato perennemente marginalizzato?

Già dai primi anni '90, le elites intellettuali transnazionali, hanno focalizzato la loro azione nella difesa dei diritti umani e delle minoranze, controllando che fossero tematiche presenti nelle agende e nei programmi comunitari europei. Questa strategia ha permesso di ottenere visibilità e capacità di interloquire a livello europeo e, di conseguenza, nazionale. Conseguentemente, le strategie governative si sono evolute dalla generale richiesta di democratizzazione, verso i nodi sociali da dipanare. Questo è avvenuto per fasi nell'Europa Centrale:

  • all'inizio si è trattato di sviluppare le tematiche dei diritti umani, ma senza ottenere risultati significativi contro le discriminazioni;
  • in seguito si è agito per diminuire le discriminazioni sociali ed economiche, prestando attenzione al particolare momento storico di transizione, che per molti Rom ha significato la perdita del lavoro e di conseguenza l'accesso ai servizi essenziali. Occorre tenere conto che ci si riferiamo a 1,2 - 1,5 milioni di persone, che vivono alla giornata in baia di discriminazioni e pregiudizi;
  • la terza fase vede la necessità del risveglio e della mobilitazione dei diretti interessati.

Dal 1998 ad oggi, il maggior cambiamento ha riguardato leggi e norme, che hanno dato spazio a nuove voci e sono la base per azioni future. I Rom hanno iniziato ad essere identificati come minoranze nazionali. Questa cosa, ha generato anche apprensioni in diversi stati, in particolare presso determinati strati di popolazione, che non riescono ad identificare nei Rom alcun fattore distintivo.

E' anche da ricordare che lo sforzo posto nell'enfatizzazione dei diritti civili, ha ottenuto più attenzione presso la Comunità Europea che tra gli stati nazionali. Resta da capire quanto l'Unione Europea può influenzare le politiche nazionali degli stati membri, particolarmente quelli di nuovo e recente ingresso.

Pál Tamás, è Direttore dell'Istituto di Sociologia, Accademia Ungherese delle Scienze. 

The article was published in The Analyst, a new quarterly focussed on the key political, economic and social developments in Central Eastern Europe. 

(EurActiv.com, Pál Tamás)

 
Di Fabrizio (del 11/01/2008 @ 21:06:04 in Europa, visitato 2038 volte)

Una lunga segnalazione di Marco Brazzoduro

di Alessio Marchetti
Il collasso del comunismo ha lasciato nei paesi dell’ex blocco sovietico una serie di tensioni etniche e sociali che la nuova Europa allargata ad est si trova ora a dover affrontare. L’ingresso dei dieci nuovi paesi nell’Unione Europea, ha portato con sé, di riflesso, anche un undicesimo silenzioso paese che nazione non è, senza confini né governo, senza bandiera né inno nazionale: quello dei Rom.
La questione della minoranza etnica della popolazione Rom, infatti, una volta isolata nell’est europeo e quasi completamente sconosciuta in occidente, dallo scorso primo maggio è diventato un problema dell’intero continente. Gli zingari, come volgarmente vengono chiamati anche se loro preferiscono il nominativo di Rom, contano, nell’Europa centro - orientale, qualcosa come 6 milioni di individui su un totale calcolato intorno agli 8-9 milioni di presenza complessiva su tutto il Vecchio Continente (il censo della popolazione nomade è, per evidenti motivi, non di semplice determinazione).
Alla vigilia del primo maggio 2004, data dell’allargamento dell’Europa a 25, la minaccia di una migrazione di massa dei Rom verso quei paesi occidentali, Gran Bretagna e Irlanda in testa, che avevano promesso l’apertura immediata delle frontiere ai lavoratori dei nuovi paesi, ha messo in movimento un tam tam di notizie allarmistiche sulla stampa britannica, la quale, riferiva di orde di zingari provenienti dall’est Europa che a decine di migliaia, se non addirittura a milioni (Daily Express) erano pronte a invadere il Regno Unito.
La notizia della clamorosa iniziativa “minacciata” dai Rom, che ha naturalmente spaventato molti governi e opinioni pubbliche europee e che si è rivelata infondata, voleva provocatoriamente denunciare la situazione di estrema difficoltà economica e sociale che questa minoranza vive nei paesi centro-orientali.
Malgrado la questione in occidente sia quasi del tutto sconosciuta, già da tempo la Commissione Europea lavora per ottenere dai governi locali rassicurazioni su una soluzione del problema, tanto da averlo posto a suo tempo come una delle discriminanti per l’ingresso di Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Slovenia e Ungheria nell’UE. Anche Bulgaria e Romania, paesi di prossimo accesso nei cui territori è concentrata una presenza di oltre due milioni e mezzo di nomadi, dovranno affrontare lo stesso esame molto presto.
Un recente rapporto delle Nazioni unite, infatti, ha descritto le condizioni di vita dei Rom del centro-est Europa come “più vicine a quelle delle popolazioni dell’Africa Sub-Sahariana che non a quelle degli standard europei”, a causa della miseria in cui vivono, caratterizzata dal basso tasso di scolarità e dall’altissima disoccupazione. Sempre secondo questo studio, inoltre, almeno un nomade ogni sei è in costante stato di fame, mentre il 40% vive in abitazioni senza acqua corrente e servizi igienici.
Quale sia l’esatta origine storico-geografica dei Rom è ancora in discussione, ma sembra che il loro arrivo in Europa, provenienti dalle lontane regioni dell’India attraverso la Persia, possa essere fatto risalire attorno al VII-X secolo. Arrivati dalla lontana India in Europa nel lontano XIV secolo (secondo altre fonti anche prima), non cristiani, scuri di carnagione, senza terra ne nazione, fortemente indipendenti e orgogliosi della propria cultura, senza mai una vera volontà di integrazione, nella loro forte idea di mantenere una distanza tra rom e “gadjé” (non rom), si scontrarono subito con il pregiudizio di una cultura europea troppo diversa dalla loro.
Gli zingari tedeschi chiamano se stessi Sinti. La maggior parte di essi si stabilì nell’Europa centro-orientale, mentre altri proseguirono il loro viaggio verso la Germania, la Francia, l’Italia e soprattutto la Spagna. I Rom non hanno mai tentato di costruire un loro proprio Stato, preferendo vivere sempre nelle zone di frontiera, orgogliosamente a difesa della loro specificità culturale e sociale, ottenendo però come risultato l’emarginazione e la discriminazione della maggioranza. Fin dal loro primo arrivo in Europa i nomadi sono stati percepiti dagli Stati come un problema da risolvere, attraverso l’assimilazione, il contenimento, l’esclusione o l’espulsione. Dai secoli di schiavitù in Romania tra il XV e il XIX secolo alla strage di oltre mezzo milione di Rom nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale, la loro storia nell’est europeo è caratterizzata da repressione e discriminazione. In Germania, come un po’ in tutta l’Europa centro-orientale, le persecuzioni iniziano ben prima del periodo nazista: già nel 1721 l’imperatore Carlo IV ordinò lo sterminio dei rom, con una legge che depenalizzava l’assassinio di uno zingaro. Nel XIX secolo “studiosi” tedeschi definivano zingari ed ebrei come razza inferiore e “escremento dell’umanità”. Una ricerca sulla popolazione nomade in Germania del 1905 condotta dallo studioso tedesco Alfred Dillmann stabiliva che i rom erano una “piaga” e una “minaccia” e che la Germania doveva difendersi da essa, evitando una possibile e pericolosa commistione tra le due razze.
La grande differenza tra i Rom dell’Europa centro–orientale e quelli occidentali consiste nello stile di vita ormai quasi definitivamente sedentario dei primi. La politica di integrazione iniziata da Maria Teresa d’Asburgo alla fine del XVIII secolo, volta a eliminare il nomadismo e a incoraggiare la sedentarietà, è stato solo il primo passo verso l’assimilazione completa a cui sono giunti i regimi comunisti circa due secoli più tardi.
Quella dei rom, comunemente chiamati zingari, è stata l’unica altra popolazione, insieme agli ebrei, ad essere obbiettivo di uno sterminio su basi razziali programmato nella logica della “Soluzione Finale” del Nazismo. La storia dell’olocausto rom, “Porrajmos” secondo la lingua zingara, è forse una delle pagine della seconda guerra mondiale meno conosciute ed analizzate.
Su una popolazione che, secondo il censo molto approssimativo del 1939 del partito nazista, contava circa 2 milioni di individui, sparsi in 11 paesi d’Europa, ne furono sterminati almeno 500 mila.
La particolarità della cultura rom rende le cifre molto imprecise: si tratta di una popolazione nomade, largamente analfabeta, conservatrice di una tradizione orale trasmessa da padre a figlio. Da qui la mancanza di fonti scritte dirette, di testimonianze difficilmente reperibili. C’è anche da aggiungere che il Porrajmos fu organizzato in maniera molto meno organizzata e meticolosa rispetto all’olocausto ebraico, per cui anche da parte nazista non abbiamo quel gran numero di fonti, documenti e informazioni che invece ci hanno permesso di ricostruire la tragedia ebrea.
Il fatto che i rom siano degli stranieri, comunque e ovunque, che fossero alieni ed estranei in qualsiasi luogo si muovano, ha permesso la forte crescita del pregiudizio nei loro confronti, che è duro a morire anche nei nostri giorni.
Durante gli anni ’20, in piena e democratica Repubblica di Weimar, ai rom era già proibito di entrare nei parchi e di usare i bagni pubblici. Una pubblicazione di quegli anni di Karl Binding e Alfred Hoche riprendeva una definizione coniata 60 anni prima da Richard Liebich che definiva i rom “non meritevoli di vivere” e classificati sotto la categoria dei “malati mentali incurabili”. La stesa frase comparve in una legge ad hoc emanata dal partito nazista qualche anno più tardi. Dunque tutto inizia prima delle leggi di Norimberga per la difesa della razza del 1935, che va a colpire, specificatamente, ebrei, neri e rom.
Tutti noi sappiamo della notte dei cristalli che segnò simbolicamente la persecuzione degli ebrei. Ma nello steso anno, 1938, esattamente nella settimana tra il 12 e il 18 giugno un altro evento segnò l’inizio della fine: la cosiddetta settimana della pulizia zingara.
Nel gennaio 1940 ha luogo il primo genocidio di massa con l’uccisione di 250 bambini, che vennero utilizzati come cavie nel campo di concentramento di Buchenwald per testare il tristemente famoso Zyklon – B, il materiale usato nelle camere a gas. Himmler fu convinto dell’idea di risparmiare la vita ad alcuni di loro per poterli utilizzare come strumento per studiare la genetica di questi “nemici dello Stato”, ma alla fine il regime respinde l’idea.
L’8 dicembre 1938, il primo riferimento alla “Soluzione finale alla questione zingara” apparve in un documento firmato dallo stesso Himmler. E’ ancora Himmler , il 16 dicembre 1940, a ordinare la deportazione di tutti gli zingari d’Europa ad Auschwitz-Birkenau. Qui tra l’1 e il 2 agosto 1944, nella notte degli zingari, furono gasati 2897 tra uomini, donne, vecchi e bambini in una sola azione. I forni crematori impiegarono giorni a smaltire la moltitudine di cadaveri.
Molto spesso, specialmente nelle terre orientali ed in Polonia, i rom non venivano portati nei lager ma uccisi sul luogo. Dopo aver fatto scavare le fosse con le loro mani li allineavano sul bordo per l’esecuzione. Operazione questa non semplice, secondo un rapporto delle SS. Uccidere un ebreo era, infatti, molto più facile, in quanto rimaneva dritto e stabile, mentre “gli zingari piangono, si lamentano, si muovono costantemente, anche quando sono già in linea per l’esecuzione. Alcuni di essi saltano addirittura nella fossa prima che venga sparato il colpo, facendo finta di essere morti”.
Era lo stesso Adolf Eichmann ad organizzare la logistica delle spedizioni ai campi, come descritto in un suo telegramma diretto alla direzione della Gestapo, in cui parla di vite umane come di merce da trasporto: “Riguardo al trasporto degli zingari bisogna sapere che venerdì 20 ottobre 1939, il primo carico di ebrei lascerà Vienna. A questo carico devono essere attaccati 3-4 vagoni di zingari. Treni successivi partiranno da Vienna, Mahrisch-Ostrau e Katovice. Il metodo più semplice è attaccare alcuni vagoni di zingari a ogni carico. Perché questi carichi devono seguire un programma, per cui ci si aspetta una rapida esecuzione del problema”.
Sui rom vennero eseguiti esperimenti di ogni sorta: a Sachsenhausen si cercò di provare che il loro sangue era diverso da quello tedesco; le donne vennero inizialmente sterilizzate in quanto “non meritevoli di riproduzione umana” per poi essere uccise. La legge sulla cittadinanza tedesca emanata nel 1943 non menziona neanche la popolazione rom. D’altronde perché nominare un’etnia che da lì a breve sarebbe dovuta scomparire dalla faccia della terra?
Nel resto d’Europa il destino dei rom variò a seconda del paese.
Il regime collaborazionista francese di Vichy internò 30.000 rom, molto dei quali finirono nei campi di Dachau, Ravensbruck e altri. Gli ustascia croati ne uccisero circa 26.000, molte migliaia furono uccisi dai serbi, altri furono deportati dagli ungheresi, dei 6.000 zingari cecoslovacchi ne sopravvisse solo un decimo.
In Italia, inizialmente, le leggi razziali del 1938 dimenticarono gli zingari, ma ben presto una circolare del Ministero dell’Interno del 11 settembre 1940 rimediò alla dimenticanza decretando l’internamento dei rom italiani e, successivamente, anche di quelli stranieri.
I nomi di questi campi ci sono assolutamente poco familiari: Pedasdefogu in Sardegna, Monopoli Sabina, Tossica, vicino Teramo, Pieve (Viterbo), Isole Tremiti e Collefiorito. E’ vero che pochi degli internati italiani furono deportati nei campi di sterminio. La precedenza veniva, infatti, concessa agli ebrei. Dopo la guerra la discriminazione contro i Sinti in Germania e i rom nel resto d’Europa continuò.
Nella Germania Occidentale, fino agli anni ’60, i tribunali acconsentirono a risarcire e a riconoscere gli zingari come vittime della follia nazista solo per i fatti che avvennero dopo il 1943. Nessuno fu chiamato a testimoniare per conto delle vittime rom al Processo di Norimberga e nessuna riparazione di guerra è mai stata pagata ai rom come popolazione. Perfino gli Stati Uniti, sempre così attenti alle vittime dell’Olocausto, non hanno fatto nulla per assistere i rom durante e dopo gli anni dello sterminio. Solo il 10% delle centinaia di milioni di dollari, per i quali il Governo americano era stato dichiarato responsabile della distribuzione, resi disponibili dall’ONU per i sopravvissuti, è stato dato ai non-ebrei, e nessuna parte di quel fondo è finita ai sopravvissuti rom.
Alla fine della seconda guerra mondiale, conclusasi con un bilancio di oltre mezzo milione di Rom trucidati nei campi di sterminio nazisti, la parola d’ordine nei nuovi Stati socialisti era, infatti, proprio “assimilazione”. La ricerca dell’uguaglianza e l’eliminazione di ogni differenza etnica e sociale condusse i regimi comunisti di Polonia, Cecoslovacchia, Bulgaria, Ungheria e Romania a ricercare un programma di urbanizzazione forzata e di occupazione lavorativa a largo raggio. Le abitazioni ambulanti dei Rom furono bandite tanto che in alcuni casi compito della polizia era addirittura quello di rimuovere le ruote dalle roulottes. In Cecoslovacchia la legge del 1958 sulla “sistemazione permanente della popolazione nomade e seminomade” li costrinse a stabilirsi negli agglomerati urbani dei giganteschi quartieri dormitorio delle periferie cittadine. Molti di essi vennero trasferiti a forza dalla Slovacchia orientale alla Boemia occidentale per rimpiazzare i Sudeti, i cittadini di origine tedesca cacciati dopo la seconda guerra mondiale. Tra gli anni ‘70 e ’80 in Bulgaria il governo abolì la speciale identità culturale Rom costringendoli a bulgarizzare il nome e proibendo l’uso della lingua; in Romania, negli anni ’80, Ceausescu condusse una violenta campagna per l’urbanizzazione che vide la costruzione dal nulla di interi nuovi villaggi.
Nel complesso si può affermare che, per certi versi, durante il periodo comunista la situazione dei Rom era in qualche modo migliorata, se non altro per le aumentate opportunità di accesso allo studio e al lavoro. I bambini erano obbligati a frequentare le scuole cosi come a ricevere le vaccinazioni, gli adulti avevano un lavoro e non si veniva picchiati per strada dalla violenza xenofoba degli skin-heads. Allo stesso tempo però l’assimilazione forzata portò alla nascita di tensioni sociali e razziali nella popolazione maggioritaria locale destinate destinata ad esplodere non appena la coperta di bugie dei regimi fosse stata tolta.
La violenza e la discriminazione razzista nei confronti dei Rom è documentata fin dal 1990 un po’ in tutta l’Europa centro–orientale. L’improvvisa insicurezza sociale ed economica in cui le fasce deboli delle nuove democrazie dell’est si sono venute a trovare contribuirono all’apprensione per la ricerca di un nuovo nemico che portò alla rapida formazione di movimenti razzisti di estrema destra. Attacchi violenti di matrice etnico–razziale si sono verificati ovunque nel corso di questi ultimi quindici anni, facendo anche numerose vittime. Appena lo scorso anno, in Repubblica Ceca, furono registrati ben 364 attacchi di natura xenofoba, una media di uno al giorno, senza tener conto che il record è indubbiamente sottostimato a causa della reticenza della polizia ad archiviare le violenze come razziste.
Nel 1999 la stampa internazionale puntò i suoi riflettori su una sconosciuta cittadina industriale del nord della Boemia, a poche decine di chilometri da Praga, Usti nad Labem. La città, che conta centomila abitanti, vede la presenza di circa ventimila Rom, quasi tutti disoccupati. Con la sola eccezione di una graziosa chiesa barocca restaurata di recente, Usti nad Labem combina una serie di grigie mostruosità architettoniche sul modello del realismo socialista a edifici del XIX secolo. Il teatro della vicenda è Matični ulice (via Matični), una strada popolare composta da blocchi di piccoli appartamenti statali forniti ai cittadini in difficoltà economica, che vede contrapposte famiglie ceche da un lato della strada e alcune decine di famiglie Rom dall’altro; per far fronte alle proteste di alcuni cittadini che lamentavano la sporcizia e il chiasso dei vicini Rom, accusati anche, in questo caso giustamente, di non pagare l’affitto, il sindaco della città, Ladislav Hruska, fece erigere un muro alto quattro metri che dividesse le due popolazioni.
Dopo alcune proteste da parte dei comitati Rom fu lo stesso governo ceco a intervenire sulla municipalità locale per impedire la costruzione del muro, che non avrebbe di certo contribuito a dare un’immagine positiva al paese in vista di un suo futuro accesso nell’UE. Sia la Commissione Europea, che la CSCE e le associazioni per i diritti umani, avevano mandato i loro emissari a controllare la situazione, la quale era finita sulle pagine dei giornali cechi e internazionali (se ne è occupato anche il Washington Post).
Alla fine il muro fu eretto lo stesso, sotto la sorveglianza di decine di poliziotti che avevano l’ordine di vigilare sulla costruzione ventiquattro ore al giorno. Il sindaco Hruska per giustificare l’opera commentò laconicamente: “Vogliamo solamente separare la gente decente da chi decente non è”.
Qualche mese più tardi dopo varie pressioni governative il muro fu finalmente abbattuto, nonostante la solidarietà espressa da più parti, pubbliche e private, alla municipalità.
In Slovacchia, in questi anni, la discriminazione è andata anche oltre. I casi di violenza razzista si sono, infatti, spesso incrociati a provvedimenti governativi imbarazzanti, ritirati quasi all’ultimo momento dalle aule del Parlamento. Tra gli altri, tanto per citarne uno, quello del 2002 dove fonti del Ministero della Cultura davano per applicabile l’idea di istituire degli appositi campi di rieducazione per Rom dove gli ospiti, secondo le parole di Edana Marash-Borska dell’allora partito di governo ANO, avrebbero dovuto “lavorare secondo le loro abilità”. I Rom inoltre, in questi campi, non avrebbero avuto bisogno di soldi poiché “ognuno avrebbe ricevuto quanto dovuto: un pacchetto di sigarette al giorno, sapone, shampoo, dentifricio, caffè, the e dolci per i bambini”.
La questione Rom è nuovamente saltata alle cronache lo scorso anno, nel febbraio 2004, in seguito a una clamorosa protesta da parte di alcune centinaia di zingari nella Slovacchia orientale. Qui, infatti, i tagli fino al 50% disposti sui fondi per il sostentamento delle fasce più deboli decisi dal governo di centro-destra, ha scatenato la furia dei nomadi i quali, vedendo in tale decisione l’ennesimo atto discriminatorio nei loro confronti, hanno preso d’assalto negozi e saccheggiato supermercati. Il governo slovacco ha risposto schierando oltre ventimila uomini tra polizia ed esercito e sparando acqua dai cannoni contro i civili, fatto che non accadeva addirittura dalla Rivoluzione di Velluto del 1989, ferendo anche donne e bambini.
La piccola Repubblica Slovacca, che conta una delle più alte concentrazioni della minoranza Rom in percentuale alla popolazione (circa il 10%), così come la cugina Repubblica Ceca, è stata più volte ammonita dalle organizzazioni internazionali per la salvaguardia dei diritti umani, le quali accusano non solo la magistratura di “sottovalutare” il problema ma addirittura la polizia stessa di compiacenza con gli atti discriminatori e razzisti. Clamoroso il caso di Karol Sendrei che nel 2001 morì, in Slovacchia, in una stazione di polizia incatenato a una stufa dopo essere stato picchiato nel corso della notte.
Lo scorso anno, nel maggio 2004 Amnesty International ha presentato un nuovo rapporto che denunciava ancora due casi di abusi da parte della polizia ceca nei confronti di Rom: il primo faceva riferimento a un episodio accaduto a Cheb (città natale di Pavel Nedved, a circa 100 km a ovest di Praga) dove un uomo, di nome Karel Billy, fermato durante un normale controllo stradale, è stato fatto scendere dalla propria auto, costretto a salire nella macchina della polizia e condotto in un boschetto fuori città. Qui, una volta al riparo da occhi indiscreti i poliziotti lo hanno assalito con pugni e calci, umiliandolo con frasi razziste e cospargendolo, infine, di urina.
Il secondo caso si riferiva a un episodio accaduto nella cittadina di Popovice, dove cinque ufficiali in tenuta antisommossa hanno fatto irruzione nell’abitazione di una famiglia nomade accusando i presenti di aver rubato nel ristorante di proprietà proprio di uno degli stessi poliziotti coinvolti e insultandoli con frasi razziste.
Il rapporto di Amnesty International va ad aggiungersi a quelli già elaborati dalle apposite commissioni dell’ONU nel gennaio 2005 e, precedentemente, nell’agosto 2003, le quali intendevano sottolineare la mancanza di programmi governativi veri che potessero apportare un qualche miglioramento alle condizioni di vita della popolazione Rom, attenuando allo stesso tempo le discriminazioni nei loro confronti. Amnesty ha riscontrato una sorta di reticenza a punire i colpevoli delle aggressioni da parte degli organi giudiziari preposti, i quali molto spesso ammettono con gran fatica la natura razzista degli attacchi minimizzando il problema.
Altro problema di non facile soluzione e che accomuna un pò tutti i paesi dove la presenza nomade è sensibile è quello del numero della popolazione Rom che cresce in maniera inversamente proporzionale a quello della maggioranza locale. Il tasso di natalità tra i nomadi è molto alto ed è naturalmente destinato ad influenzare l’equilibrio etnico di molte regioni. I Rom sono già circa il 10% della popolazione totale in Bulgaria, Macedonia, Slovacchia e Romania, paese, quest’ultimo, che ne conta la maggior presenza calcolata in circa 2 milioni di individui. Già durante gli anni dell’assimilazione comunista i regimi si imbatterono nella questione demografica, cercandone, a loro modo, una soluzione. In Cecoslovacchia, ad esempio, durante gli anni ’70 e ’80, il governo condusse una politica di riduzione delle nascite controllata attraverso l’uso sistematico della sterilizzazione. Le donne Rom vennero in pratica obbligate ad accettare questa pratica sotto la minaccia, in caso di rifiuto, di vedersi togliere i benefici sociali dallo Stato.
Da sempre si era considerata la coercizione delle donne Rom alla sterilizzazione come conclusa con la caduta del regime. Secondo un documento della CSCE (la “Commissione sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa”, promossa dal Congresso americano nel 1976 per vigilare sulla difesa dei diritti umani) la pratica in Repubblica Ceca e Slovacca sembra essere continuata ancora dopo il 1989.
La CSCE cita, infatti, un documento intitolato “Body and Soul: Forced sterilization and other assaults on Roma reproductive freedom”, pubblicato a New York nel gennaio del 2003 dal CRR (“Center for Reproductive Rights”) e dal “Centro Slovacco per i Diritti Umani e Civili” (Poradna). Gli autori di questo studio identificano circa 110 casi avvenuti di sterilizzazione su donne Rom, senza il loro consenso, dopo il 1990 in ospedali pubblici slovacchi. Significativa in tal senso la dichiarazione del Ministro della Sanità, Lubomir Javorsky, il quale nell’ottobre del 1995, durante una celebrazione a Kosice dichiarò che “il governo farà tutto il necessario per assicurare che più bambini bianchi vengano dati alla luce a scapito dei bambini Rom”.
La discriminazione e il pregiudizio nei confronti dei Rom è, dunque, una componente molto presente nelle società dell’Europa dell’est, le quali vedono questa minoranza come un qualcosa di esterno, di diverso e, spesso, di cui vergognarsi. Lo stile di vita calmo, compito, rispettoso, quasi silenzioso delle società di influenza asburgica contrasta in maniera stridente con la chiassosità, l’animosità, l’inadattabilità e l’indolenza rom.
Gli esperti sono concordi nell’affermare che la segregazione e la povertà dei Rom è sicuramente in larga parte dovuta alla scarsa qualità, se non addirittura alla totale mancanza, dell’educazione scolastica dei giovani. Basti pensare che in Bulgaria, ad esempio, solo il 20% dei bambini inizia la scuola elementare mentre appena il 2% finisce le superiori. In Romania, se possibile, la situazione è ancora più grave: su una popolazione zingara di un milione e mezzo di individui almeno uno su tre è analfabeta. Qui, come in molti altri paesi dell’area i bambini Rom frequentano scuole separate da quelle dei loro coetanei romeni; spesso sono proprio gli stessi direttori delle scuole a prendere questa decisione basando il loro giudizio semplicemente sul colore della pelle, ovviamente in aperta violazione della legge. In Repubblica Ceca si stima che circa il 75% dei bambini Rom non sono ammessi nelle scuole pubbliche e vengono dirottati in classi speciali di più basso livello educativo riservate ai bambini con difficoltà di apprendimento, con ovvie gravi conseguenze sulla loro formazione superiore; in Bulgaria, spesso, sono costretti a frequentare scuole per handicappati mentali semplicemente perché non parlano il bulgaro.
Nonostante le nuove democrazie abbiano adottato costituzioni con ampi riconoscimenti per le minoranze etniche, i soli a non averne beneficiato, molto anche per colpa loro, sono stati i Rom, a causa dell’incapacità di provvedere da soli alla difesa dei propri diritti e al carattere sospettoso che li porta, spesso, a rifiutare aiuti dall’esterno.
A causa delle pressioni di Bruxelles, comunque, la situazione sembra andare verso un lento miglioramento, tanto che nelle scuole romene è ora possibile studiare anche la letteratura Rom. In Ungheria il governo ha promesso di eliminare le classi speciali entro il 2008, in Bulgaria ci si sta orientando verso l’integrazione grazie alla creazione di classi miste, mentre a Praga hanno pensato di fornire borse di studio ai giovani Rom che vogliono proseguire lo studio superiore.
Da salutare come un importante passo avanti, inoltre, l’elezione della prima deputata di origine Rom al Parlamento Europeo, Livia Jaroka, 29 anni, eletta nelle ultime votazioni europee in Ungheria tra le fila del partito di opposizione di centrodestra Fidesz – Unione Civica Ungherese.
Rimane a questo punto da sperare che il sondaggio elaborato dal Centro di Statistica Ceco apparso a giugno 2004, subito dopo l’ingresso nell’Europa Unita, e che riporta la nascita di una nuova coscienza solidale tra i giovani cechi sia solo il segnale di un primo cambiamento che la nuova Europa a 25 ha saputo portare: allargamento non solo dei confini ma anche delle mentalità.

 
Di Fabrizio (del 30/08/2006 @ 20:05:10 in conflitti, visitato 2604 volte)
Skinheads quasi uccidono un giovane Rom di 18 anni, durante un attacco razzista nella città di Tienen

Peter D., un giovane Rom arrivato dalla Slovacchia più di 10 anni fa, con i suoi amici era diretto a casa domenica scorsa, quando il gruppo ha incrociato alcuni skinheads belgi.

Circa 5 di loro hanno attaccato i due Rom più giovani, che hanno tentato di scappare. Peter è stato raggiunto e sottoposto ad un pestaggio, culminato con 4 pugnalate allo stomaco.

Il pronto intervento dei medici gli hanno salvato la vita. Oggi (30/08 ndr) la polizia ha arrestato 3 skinheads, già noti alla giustizia per atti simili nel passato.

Opre Roma ha inviato oggi un proprio comunicato ai mezzi di informazione, per indire una manifestazione contro il razzismo e per la tolleranza, che si terrà sabato 2 settembre con partenza dal municipio.

Wolf Staf Bruggen
Voorzitter-Chairman-Presidentos
Opré Roma ngo
opreromavzw@yahoo.com
Tel : ++32 (0)484.962.264.

Belgische afgevaardigde voor het European Roma and Travellers Forum
Belgian delegate to the European Roma and Travellers Forum
Delegato Belgia Europako Romengo thaj Travelerengo Forumo
 
segnalazione di: Tommaso Vitale

Casa, lavoro, sanità, istruzione, sicurezza: diritti mancati per 3 milioni di europei appartenenti alle minoranze Rom, Sinti, Karakhané, Daxikhané, Manus, Gitani, Gypsies, Rudari, Travellers. L'analisi del Commissario Ue Gil-Robles



ROMA - Minoranza pan-europea, l'eterogeneo gruppo dei cosiddetti zingari, comprendente Rom, Sinti, Karakhané, Daxikhané, Manus, Gitani, Gypsies, Rudari, Travellers conta oggi circa 3milioni di persone nei Paesi europei, nomadi e, in misura maggiore, sedentari. La loro storia e la loro cultura è parte integrante della storia e della cultura dell'Europa, dal momento che la loro presenza nel continente è testimoniata sin dal 1100. Tuttavia queste popolazioni sono sempre state oggetto di discriminazioni, isolamento, ghettizzazione e violenze razziste, culminate nei 500.000 morti nei campi di concentramento nazisti. Ancora oggi queste minoranze sono tutt'altro che integrate nel tessuto sociale, economico, culturale e politico dell'Europa. In un "Rapporto preliminare sulla situazione dei diritti umani di Rom, Sinti e Nomadi in Europa", pubblicato il 4 maggio 2005, il Commissario Europeo per i diritti umani Alvaro Gil-Robles traccia un panorama delle violazioni dei diritti umani delle su indicate minoranze, che chiama rom, consapevole della semplificazione linguistica.
 
"Trovo inaccettabile che in un continente così prospero le risorse siano talmente mal distribuite che esistano ancora forme di tanto estrema povertà", ha commentato riferendosi alle "gravi" condizioni di molte comunità rom in Europa. Cinque i diritti che per Gil-Robles continuano ad essere violati in molti Paesi europei: diritto alla casa, al lavoro, alla salute, all'istruzione, alla sicurezza. Sul fronte abitativo il Rapporto denuncia le condizioni di molte comunità rom: case insalubri, isolate dai servizi e ghettizzate dalla città. "Vivere in una zona segregata - sottolinea Gil-Roberts - diminuisce significativamente le possibilità di prendere parte all'attività economica, sociale e politica della società", a partire dall'accesso all'istruzione, al mercato del lavoro e alle cure mediche. La situazione sanitaria delle minoranze rom è preoccupante, i tassi di mortalità infantile toccano in Bulgaria il 280‰ contro il 40‰ del resto della popolazione. Povertà, burocrazia e discriminazione escludono una parte consistente dei rom dai servizi sanitari in molti Paesi europei. Pesanti accuse sono state rivolte al Governo slovacco dal Commissario: dagli anni '90 ad oggi sono state operate nel Paese diverse sterilizzazioni, senza informato consenso, ai danni di donne e ragazze di origine rom. Le prime denunce risalgono agli anni Novanta, ma il governo non è mai intervenuto per perseguire i responsabili di questi crimini. "Inaccettabilmente alto" ed in continua crescita il tasso di non scolarizzazione tra i bambini Rom. Quando accettati nelle scuole, sono inseriti in classi speciali, isolati dal resto degli alunni, e con programmi ridotti.
 
Ma basta la mancanza di un documento d'identità come pretesto per escluderli dall'iscrizione. Contrari alla loro integrazione i genitori dei bambini non-rom. Aumentati negli ultimi dieci anni in Europa gli episodi di violenze razziste contro i Rom, in un diffuso clima di impunità, alimentato da media e autorità. Il caso di un rom bulgaro ucciso mentre era in custodia della polizia è finito davanti alla Corte europea per i diritti dell'uomo che ha stabilito:"bisogna distinguere tra l'uso eccessivo della forza e le uccisioni razziste". In Belgio il primo caso di asilo politico concesso ai familiari di una donna di origine rom rimasta uccisa in Slovacchia dopo un'aggressione di skinheads. Affinché le discriminazioni contro i rom in ogni ambito non appaia più tollerabile, ma sia percepita dal resto della popolazione come illegale, Gil-Robles si augura che il necessario cambiamento di mentalità sia preceduto da un cambiamento a livello legislativo, che sancisca leggi contro le discriminazioni razziste. In questo senso vale la pena ricordare la raccomandazione n°7 del 13 dicembre 2002 adottata dalla "Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza", che invita gli Stati membri a legiferare contro le forme dirette e indirette di discriminazione e razzismo, nonché la risoluzione 28/04/05 del Parlamento Europeo sulla situazione dei Rom in Europa. (Gabriele Del Grande)

© Copyright Redattore Sociale
 
Di Sucar Drom (del 22/12/2005 @ 18:40:30 in Europa, visitato 1861 volte)
Pubblichiamo un controverso e contraddittorio articolo apparso sul sito di Rinascita. A parte alcune inesattezze (l'Opera Nomadi fondata durante il fascismo ???) prova a leggere i rapporti con i complessi mondi rom e sinti, presenti in maniera sempre più numerosi con l'allargamento dell'Unione Europea (soprattutto Romania e Ungheria). Uno spunto di riflessione su ciò che è scritto al di fuori della ristretta schiera degli addetti ai lavori.

Con il prossimo allargamento a Romania e Bulgaria l’Unione Europea vedrà aumentare consistentemente il numero dei Rom all’interno dei propri confini. Oggi con piú di 10 milioni di persone sono la minoranza piú consistente dell’Europa allargata. Ma ancora oggi c’è molta ignoranza su di loro, sulla loro cultura e la loro storia. Molti associano Rom ai rumeni forse per cacofonia o perché molti dei Rom provengono da quel Paese ma sono due popoli totalmente distinti ed anche in Romania i Rom sono considerati una minoranza etnica, pur sempre molto numerosa. Spesso vengono chiamati in modo diverso: nomadi, gitani, zingari e raminghi, ad indicare comunque sia, persone senza terra e senza patria.
Però si è soliti fa risalire all’XI (alcuni dicono XII) secolo l’arrivo di queste popolazione dal Nord dell’India, cacciate dal Re Mohamed Gazni perché considerate nemiche. D’allora vissero in Europa migrando in piú parti del continente, alcuni fanno differenza tra gitani spagnoli e zingari romeni e Rom bosniaci ma non la gente comune. E’ soltanto dal 1993 attraverso il Consiglio d’Europa ed i “Criteri di Copenhagen” che gli Stati europei candidati hanno cominciato definire meglio queste popolazioni.
In Slovacchia ed Ungheria, dove vivono circa un milione di Rom, i governi hanno attuato delle riforme notevoli e la situazione ènettamente migliorata nel tempo, almeno per quanto scritto su carta bollata. La nazione magiara é stata la prima al mondo a riconoscere il diritto collettivo delle minoranze. In Ungheria le minoranze riconosciute sono 12 ed esse godono di diritti molto vasti: accesso all’insegnamento, rappresentanza nei consigli comunali, integrazione nelle strutture politiche internazionali, organizzazione delle manifestazioni culturali, creazione di un posto di commissariato alle minoranze ecc.
Però recandosi a Budapest o Bratislava non si può non notare la netta differenza tra occidentali, locali, e Rom. La Repubblica slovacca sancisce nella sua costituzione i princìpi della salvaguardia delle minoranze ma in alcune zone del Paese, dove tali minoranze sono presenti, la percentuale di disoccupazione è al 100%. Qui, come in Ungheria, i Rom, per le loro attività non integrate, sono strettamente controllati dalla polizia, non godono di adeguati servizi sociali e vengono visti con disprezzo da gran parte della popolazione, un pó come avviene in quasi tutte le parti d’Europa.
Ma se negli Stati dell’Est e balcanici si cerca in qualche modo di attenuare tali conflitti sociali, nei vecchi Paesi dell’Unione c’è un diffuso disinteresse verso i Rom, anche perché il comportamento degli zingari nelle cittá piú ricche ed industrializzate non è sempre molto corretto. Nonostante esistano associazioni pubbliche e di volontariato per favorire l’insegnamento e l’integrazione dei bambini Rom e per cercare di toglierli dalla strada, generalmente per quanto riguarda l’occupazione e l’integrazione culturale, il problema è di difficile soluzione, anche se grazie alle canzoni dei Gypsy Kings o ai film di Kustorica l’interesse per la cultura Rom nei Paesi occidentali è cresciuta.
In Spagna vive la comunità Rom piú grande d’Europa (600.000) ma non esiste nessun deputato o senatore di tale etnia. Nella stessa Spagna, Inghilterra (dove godono comunque sia di buoni diritti rispetto ad altri Paesi europei), Germania ed Italia (dove fin dal fascismo è in attività l’Opera Nomadi) la nuova emergenza è la lotta fra poveri e i conflitti con le altre minoranze immigrate nel Paese ospitante. Aumenta cosí il disprezzo di coloro che vivono loro intorno.
Se gli zingari oggi vogliono avere i diritti che spettano alle altre debbono però adeguarsi a seguire normali regole di convivenza.
Sulla questione dei nomadi, comunque regna l’ipocrisia mascherata da perbenismo. Attraverso il riconoscimento, la difesa ed la garanzia dei diritti di tutte le minoranze si attua un processo giusto almeno sulla carta ma che tuttavia allo stesso tempo è indice di sgretolamento culturale.
Tale sgretolamento porta addirittura alla creazione di piccole aristocrazie locali, vassallaggi e oligarchie interne alle etnie rette dunque da “nomenklature” più astute che si accaparrano i fondi che i Paesi ospiti offrono e ne regolano la distribuzione. E i rimedi diventano così peggiori dei mali.

G.L.
 
Di Fabrizio (del 04/07/2005 @ 18:19:10 in Europa, visitato 4027 volte)

Intervista alla radio tedesca su Deutschlandfunk - 29/06/05. Riportata su: Roma_Benelux

Rom mendicanti: "Famiglie poverissime che vogliono credere ai miracoli" (Bild: AP)

  • Il business della povertà
  • con false promesse i trafficanti attraggono in Occidente i bambini dall'Europa dell'Est

In Ungheria, Slovacchia, Romania e Bulgaria centinaia di migliaia di Rom vivono in situazione di povertà, senza assistenza medica, riscaldamento o acqua corrente. La vita di ogni giorno è segnata dall'aperta discriminazione, alti tassi di disoccupazione, mancanza di scolarizzazione e di possibilità di sviluppo. Le organizzazioni criminali approfittano del desiderio di una vita migliore. Il rapporto di Christiane Feller da Bruxelles.

Frida Uyttebrouck è nuovamente di pattuglia. Da anni assieme a due colleghi questa poliziotta controlla che tutto sia in ordine nelle strade del centro di Bruxelles. Una donna con accanto un bambino piccolo è seduta sul ciglio del marciapiedi.. Stendono la mano. Gentilmente i poliziotti chiedono i documenti. Quelli della donna sono a posto. Ma quel bambino di tre anni, le dice la poliziotta, dovrebbe essere al nido d'infanzia e non a mendicare per strada.

Madri mendicanti con i figli di dodici anni, arrivate nell'Unione Europea a guadagnarsi il pane pulendo i vetri delle macchine agli incroci di Bruxelles, sono comuni in tutte le grandi città. Ma quello che i guidatori vedono con disturbo, è una vera pena per Valeriu Nicolae, Rom:

"Molti bambini scappano da casa, da condizioni di povertà estrema che non sono in grado di sopportare. Qualcuno ha subito violenza, o i loro padri sono alcolizzati. Arrivano nelle grandi città della Romania, Slovacchia, Bulgaria e Moldavia (vedi NDR). Anche lì le loro condizioni sono misere. L'Occidente sembra loro il paradiso. I criminali lo sanno."

Europol, la polizia europea dell'Aia, preferisce mantenere il silenzio sulla natura di queste bande. Ma si da per certo negli uffici dell'Organizzazione dei Migranti (OIM) a Bruxelles: i Rom di solito non sono i colpevoli, ma le vittime di questi crimini.

Valeriu Nicolae, 35 anni, è lui stesso nato in una povera famiglia Rom della Romania. Ma ha avuto la fortuna di poter studiare grazie ad una borsa di studio: "Anch'io sono cresciuto accanto ad una discarica, ho frequentato le scuole differenziali e parlavo il rumeno a fatica. Poi mi fecero un test di intelligenza e scoprirono che non ero affatto stupido". Da circa due anni Valeriu Nicolae è a capo di ERIO, European Roma Information Office di Bruxelles. Il compito di questa organizzazione è di funzionare come lobby, bussando alle porte degli uffici dell'Unione, ai parlamentari e alle autorità del Belgio, e portare testimonianza sui problemi del suo popolo, in particolare dei bambini. Nicolae descrive così i metodi di lavoro delle bande criminali:

"Vanno dalle famiglie e dicono loro: Ci cureremo dei bambini e vi faremo avere tanto denaro. Comprano i bambini per 100 $. Poi dicono che i loro figli studieranno francese e vivranno in case bellissime. Mostrano delle fotografie e concludono dicendo che loro figlio sarà di ritorno tra un anno. Chi è alla miseria, vuole credere ai miracoli."

Chi si è occupata di questa situazione è Roeli Post. La Commissaria EU si è recata ben 43 volte in Romania negli ultimi sei anni. Nei ghetti rumeni, la donna olandese ha detto di aver trovato condizioni neanche da terzo, ma da quarto mondo. La povertà da un lato è un grave problema per i Rom, dice Roeli, e nel contempo un lucroso affare per le bande criminali di tutta Europa: "Direi che il Belgio è soprattutto un paese di transito, dove i bambini arrivano per essere smistati in altre nazioni, ad esempio, Francia, Italia o Austria. Mi sembra che sia un problema europeo e non specificamente belga."

Le radici della mendicità dei Rom, la loro povertà e mancanza di prospettive, sono analizzate in un rapporto della George Soros Foundation. Assieme alla Banca Mondiale ha lanciato "Il decennio dell'inclusione dei Rom, dal 2005 al 2015"., un percorso di inclusione per otto paesi dell'Europa centrale e orientale finanziato anche dalla Commissione Europea: Bruxelles intende investire 30 milioni di Euro per combattere la povertà nei ghetti, che Kósáne Kovács, ex ministra ungherese dell'Educazione, membro del Parlamento Europeo e Rom lei stessa, definisce peggiori di quelle dell'Africa.

Non sono solo le gang criminali a sfruttare la povertà. Racconta ancora Valeriu Nicolae che a volte nei ghetti si presenta qualcuno che offre tra 5.000 e 20.000 Euro per un fegato o un rene. Il peggio, termina Nicolae, è che spesso si trova qualcuno disposto a vendere il proprio rene.

© 2005


Approfondimenti:

Luci e ombre sul decennio dei Rom:

 
Di Fabrizio (del 31/05/2005 @ 17:43:33 in Europa, visitato 2878 volte)

Da: The Slovak Spectator - http://www.slovakspectator.sk/

AMNESTY International ha criticato il comportamento della polizia tenuto contro i Rom, durante i disordini dell'anno scorso nella Slovacchia Orientale.

Secondo l'organizzazione umanitaria, la polizia avrebbe nascosto la notizia degli arresti ai parenti dei fermati e degli incarcerati. Inoltre avrebbe malmenato i Rom in stato di fermo o arresto e si sarebbe introdotta senza mandato nelle loro case.

Afferma il portavoce Martin Korch, che la polizia slovacca avrebbe agito secondo la legge.

L'incaricata plenipotenziaria per la comunità Rom, Klára Orgovánová, ha chiesto a Vladimír Palko, Ministro degli Interni, di assurmersi la responsabilità dell'affermazione del portavoce. "Ha confermato che i poliziotti hanno agito secondo la legge" comunica Orgovánová.

Il rapporto [Amnesty International] menziona anche altri casi riguardanti i Rom, come il ritrovamento del cadavere di Radoslav Puký, trovato nel fiume Ondava. L'ultima volta che fu visto da vivo, stava scappando inseguito da alcuni poliziotti.

Amnesty International nel rapporto ricorda anche che i letti di contenzione ancorausati nelle clincihe psichiatriche.

Compiled by Martina Jurianová from press reports

The Slovak Spectator cannot vouch for the accuracy of the information presented in its Flash News postings.

[5/26/2005 9:37:12 AM]


fonte: http://groups.yahoo.com/group/Slovak_Roma_News/

 
Di Sucar Drom (del 02/09/2006 @ 16:55:59 in blog, visitato 1700 volte)

Piovene Rocchette, sassi contro le famiglie sinte
Ieri notte verso le 23.00 delle persone non identificate, sembra che viaggiassero su una fiat uno grigia, hanno lanciato dei sassi da via Preazzi di Sopra verso le roulotte delle famiglie sinte, ferme nel loro terreno.
Il grave episodio di chiara matrice intimidatoria e razzista è stato immediatamente denunciato all'autorità di polizia. Durante la serata sono intervenuti i Carabinieri della
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Opera Nomadi a Mantova, convocata l'Assemblea Straordinaria dei Soci
Il Consiglio Direttivo dell'Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Mantova convoca l'Assemblea Straordinaria dei Soci per discutere le Nove Tesi di riforma dell'Ente da porre in mozione d'ordine all'Assemblea Nazionale dei Soci del 30 settembre e 1 ottobre 2006.
L'Assemblea Straordinaria dei Soci è convocata a Mantova, il 25 settembre 2006, presso il Palazzo del Museo Diocesano (Sala Azione Ca...

Matricola Z1963, è tutto finito
Z 1963 era il numero tatuato sul braccio di Barbara Richter, una delle ultime sinte sopravvissute al Porrajmos. Nata in Cecoslovacchia, proveniente da una famiglia di Sinti Boemi commercianti in stoffe, era stata catturata adolescente ed inviata ad Auschwitz e a Ravensbrück.
Barbara, detta Barka, era sopravvissuta agli esperimenti del dottor Mengele che le ha inoculato malattie di ogni gene...

Casalmaggiore (CR), i progetti Sucar Plaza e Mengro Kher
Il Comune di Casalmaggiore, in collaborazione con i Comuni del Piano di Zona, alla Provincia di Cremona e all’Associazione Sucar Drom, ha presentato alla Regione Lombardia due progetti a favore della Minoranza Nazionale dei Sinti Lombardi, residenti sul territorio comunale.
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La mia Famiglia è Colorata
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Matricola Z 1963
Era il numero tatuato sul braccio di Barka, nome sinto di Barbara Richter. Nata in Cecoslovacchia, proveniente da una famiglia di sinti boemi commercianti in stoffe, finita appena adolescente nei lager nazisti, da Auschwitz a Ravensbrück, sopravvissuta agli esperimenti del dottor Mengele che le ha inoculato malattie di ogni genere. Solo la sua tempra forte le ha permesso di potere raccontare, ann...

 
Di Fabrizio (del 23/07/2005 @ 16:54:59 in casa, visitato 2173 volte)
Fonte: Der Standard (Austria): 22. Juli 2005
 
Presov. I componenti del consiglio comunale di questa città nella Slovacchia orientale, hanno deciso la costruzione di un muro attorno ad un insediamento abitato in maggior parte da Rom. Lo scopo è di separare quel quartiere dal resto della città. La decisione segue una petizione promossa dagli abitanti delle aree adiacenti. L'insediamento in questione, composto di poche strutture elementari, riservate a persone che in passato non avevano pagato gli affitti, è aumentato con passare degli anni.
Peter Nemeth, che coordina un progetto della Croce Rossa del Belgio, esprime le sue riserve sulla costruzione del muro: "Capisco gli abitanti delle aree vicine, ma un muro non risolve i problemi. Non è possibile isolare un quartiere di 2.000 abitanti. Così si creano solo nuovi problemi" ha affermato al giornale Pravda.
Klara Orgovanova, plenipotenziario governativo per le tematiche rom, spiega. "Costruire un muro non risolve i problemi. Capisco che le condizioni dell'insediamento causano indignazione. Ma ogni blocco di case ospita dalle 15 alle 20 persone,che prima vivevano in città. Persone che hanno perso il lavoro. E' difficile stabilire chi sia il responsabile della situazione".
Riserve anche da parte di alcuni componenti del consiglio comunale. Juraj Hurny, della Coalizione Cristiano-Democratica (SDKU), afferma alla Pravda: "Occorre fare qualcosa, ma costruire un muro probabilmente aumenterà le reazione negative. Occorre considerare con attenzione le possibili conseguenze. Non credo che a Preslov si troverà una soluzione a problemi che la Slovacchia non ha saputo risolvere in 15 anni."
Aggiunge il giornalista: "E' possibile che sull'esempio di Preslov siano costruiti muri simili. I politici della regione non sanno resistere alle richieste che arrivano da alcuni settori della popolazione. Tra un anno ci saranno le elezioni nazionali. I problemi dei ghetti Rom non vengono affrontati, neanche attingendo all'assistenza finanziaria di Bruxelles".
Gli esperti stimano in circa 150.000 i Rom che in Slovacchia vivono in povertà. La primavera dell'anno scorso ha visto violente manifestazioni di massa contro i tagli all'assistenza sociale. Il governo aveva utilizzato l'esercito per sedare le manifestazioni. (APA)
Da: http://groups.yahoo.com/group/Slovak_Roma_News
 
Di Fabrizio (del 10/11/2005 @ 16:34:03 in Europa, visitato 2394 volte)

Il Ministro belga degli Interni, Patrick Dewael, in visita a Sofia, ha ammonito sull'intenzione del Belgio di restringere radicalmente le politiche migratorie sui richiedenti asilo dall'Europa dell'Est. [...] Ha chiarito che durante il vaglio delle domande, i richiedenti asilo verranno tenuti in centri detentivi e non riceveranno alcuna somma dallo stato. Dewael ha inoltre spiegato che la Bulgaria è prossima all'ingresso nell'Unione Europea e che i suoi residenti [perciò] non hanno più i presupposti per richiedere asilo a nome della Convenzione di Ginevra. Dewael aveva provato due settimane fa a variare in senso restrittivo la politica d'asilo, a fronte del gran numero di richieste provenienti dalla Slovacchia. [...] Ma la sua proposta dovrà essere vagliata dai gruppoi parlamentari che sostengono la maggioranza al governo.

Pubblicato su Bulgarian News Network

 
Di Fabrizio (del 07/12/2005 @ 16:14:26 in casa, visitato 1689 volte)

Roma press agency Slovakia (RPA) comunica che il municipio di Nizna Mysla, nel distretto di Kosice, intende costruire un muro tutto attorno all'insediamento dei Rom. Il comune aveva costruito tre edifici nel 1989 che aveva assegnati ai Rom; col tempo il quartiere ha visto anche la crescita di circa 15 altri rifugi di fortuna, occupati da giovani famiglie con figli. Si ritiene che ogni baracca ospiti 15 persone.

"E' una bomba a tempo. Il municipio dovrà circondare tutto l'insediamento, oppure i Rom continueranno ad allargarsi. Devono capire che sono sulla proprietà altrui" dice a RPA il sindaco Jozef Veber. Poi aggiunge che in consiglio hanno discusso sulla possibilità di ottenere un finanziamento di 6 milioni di corone dal Ministero delle Costruzioni e lo Sviluppo Regionale. Denaro che sarà speso per la costruzione del muro. A parte, il problòema della proprietà dell'area: "Non siamo in grado di negoziare, perché la proprietà è molto frammentata. Alcuni dei proprietari sono morti e il processo del trapasso agli eredi è piuttosto lungo," commenta il sindaco. Secondo lui, il problema dei Rom residenti nel villaggio dev'essere affrontato nella sua interezza. Il livello scolastico generale è basso e sembra che uno solo abbia terminato la scuola secondaria. Inoltre, i Rom, che secondo RPA sono il 15% della popolazione, non hanno un centro culturale comunitario proprio.

(Dzeno/Roma Press Agency)
 
Di Fabrizio (del 21/07/2005 @ 16:13:36 in media, visitato 1717 volte)

di Kristína Magdolenová

"Finalmente questi Zingari se ne vanno" dice la signora anziana accanto all'ascensore. Non nota un collega che sta scendendo le scale. Lui la sente, ma... come comportarsi? Lei si volta al nostro passaggio. Noi stiamo spostando dei mobili.

La nostra agenzia da due anni si trova in un blocco di palazzi popolari. Cinque impiegati si trovano lì regolarmente; tre sono Rom e altri due no. Noi ci muoviamo in silenzio come mosche, attente a non fare rumori inutili. Per la verità, il nostro tempo passa parlando e rispondendo al telefono. La maggior parte del tempo siamo fuori sede per i servizi. Puntualmente portiamo via la spazzatura e puliamo il nostro spazio. Uno dei vicini - che ha sempre mostrato simpatia nei nostri confronti - la mette così: "Finalmente anche qui ci sono persone che agiscono come esseri umani", anche se credo che la maggioranza dei coinquilini non condivida.

Ci sono vicini che non ci hanno mai salutato e scappano quando ci affacciamo sulle scale, brontolando qualcosa come "Phew, che paura con questi Zingari...!" Quasi tutti nell'ufficio siamo studenti. Tre si sono laureati o frequentano l'università. Per la strada o durante il nostro lavoro, questo è un titolo di merito, ma non nel nostro palazzo: "Bisogna fare qualcosa con questi Zingari. Devono andarsene" li sentiamo sussurrare o chiedere una riunione del comitato di condominio in tal senso.

I più giovani, tentano di instaurare un contatto con noi, quasi scusandosi: "Dovete capire, è gente fatta così. Sono preoccupati da tutto, ma voi siete a posto. Noi non facciamo caso a voi" A volte, quando abbiamo visite, i vicini si affacciano "Chi è là?" così spieghiamo che sono componenti delle ambasciate, giornalisti stranieri, il Consiglio d'Europa... a volte si presentano con le telecamere e la troupe televisiva al seguito. Ecco che allora gli stessi vicini si sciolgono a chiacchierare con loro e a difendere la nostra presenza.

Mi ricordo che alla televisione stavamo aspettando "La Forza di una Donna", dove veniva presentato il nostro staff. Ho suggerito agli altri: "Secondo me, questa gente non sa niente di noi. Mettiamo un volantino nelle loro caselle della posta e invitiamoli ad incontrarci e guardare la trasmissione. Forse così il nostro rapporto cambierà..." E' seguito un silenzio assoluto. "Devi capire, non ne posso più di dover dimostrare ogni giorno a questa gente che non rubo e sono una persona normale. Pensi veramente che siano ansiosi di guardare la trasmissione?" mi ha risposto il collega più vicino. Ho dovuto ammettere che probabilmente aveva ragione. Se fossero interessati, non ci terrebbero così a distanza.. Ci guarderebbero in faccia e ci saluterebbero... ma non lo fanno.

Una volta, siano rientrati in ufficio per terminare alcuni lavori. Ho aperto il cancello, di fronte a me una coppia, marito e moglie di mezza età. Mi hanno salutato, ma quando si è affacciato dietro di me il collega Rom, gli hanno intimato: "Dove vai, chi cerchi?" E lui "Veramente, io vivo qui..." La coppia si è guardata in faccia, chiedendosi a voce alta: "Uno Zingaro che vive qui? Da Quando? Com'è possibile?"

Ecco la nostra domanda: cosa deve fare un Rom per essere accettato? Se ha terminato gli studi, lavora quotidianamente, guadagna per il proprio sostentamento, è educato, gentile, lavora nell'informazione, non beve e non fuma... ma cosa deve fare ancora perché la gente non fugga spaventata quando lo vede e provi almeno a salutarlo? Continuiamo a dire che i Rom devono integrarsi ma, qual'è il limite di questo tipo di integrazione? Io ritengo che il mio collega sia ben integrato e pure orgoglioso di essere Rom... più integrato anche di molti altri, ma sembra che in Slovacchia questo non venga inteso. [...] L'integrazione non può basarsi su una patina irremovibile di colore della pelle, o degli occhi o dei capelli... O sì?

Intanto, ogni giorno mi reco a lavoro, saluto i vicino e aspetto che qualche volta mi guardino in faccia. Altrimenti, metterò un biglietto sulla nostra porta: Ingresso vietato. Solo di razza pura! così che capiscano quanto sono patetici.

© RPA, 2002-2005. All rights reserved. The Roma Press Agency (RPA) GRANTS ITS PERMISSION for the publication and transmission of its materials or their parts in printed, electronic or spoken form under the condition that the Roma Press Agency (RPA) is mentioned as their source. Otherwise the case will be considered as a copyright violation.
 
Di Sucar Drom (del 20/04/2006 @ 15:22:30 in blog, visitato 2027 volte)
Vittorio Agnoletto e quello che la Romania non dice
Nel numero 26 (aprile 2006) di Punto Rosso, periodico in rete a cura della Associazione Culturale Idee e contributi per l’ALTERNATIVA Punto Rosso, è apparso un interessante articolo sulle discriminazioni subite in terra rumena dalle Minoranze Rom in rapporto ai negoziati in corso per l'entrata della stessa Romania nell'Unione Europea nel 2007.
L'articolo è scritto da Vittorio Agnoletto, pa...


Wikipedia in lingua romanì
Da alcune settimane è nata la Romani Wikipedia.
Wikipedia è un'enciclopedia libera dove chiunque può pubblicare ed è attualmente disponibile in più di 200 lingue.
La versione inglese ha più di 1 milione articoli ed è uno dei luoghi più popolari sul Internet.
La Romani Wikipedia attualmente conta 20 articoli ed ha il potenziale per transformarsi nell'enciclopedia più comp...

Le discriminazioni subite dai Rom alla ricerca di lavoro
Č stata pubblicata questo mese dal Centro Europeo per i Diritti dei Roma (ERRC) una ricerca sulle discriminazioni subite dai Roma nel mercato del lavoro in Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania e Slovacchia.
La ricerca è pubblicata nel giornale trimestrale dell’organizzazione ed affronta con efficacia i vari metodi per smascherare le disuguaglianze subite dai Rom alla ricerca di un’ ...

Fiori nel fango, pedofilia una tragica e drammatica realtà
Si scambiavano i bambini tra di loro, organizzavano anche festini privati in appartamenti dove i ragazzini erano oggetto di violenze da parte di adulti. Così agivano i pedofili arrestati, in costante contatto tra loro non soltanto a Roma ma anche in altre città di Italia. Gli agenti della squadra mobile di Roma diretti da Alberto Intini, hanno fatto perquisizioni nella capitale, ma anche a Napoli,...
 
Di Fabrizio (del 19/10/2005 @ 14:30:13 in Europa, visitato 1809 volte)
Romano Vodi ROMANI INFORMATIONAL SERVICE - www.romea.cz - Romano Vodi - ROMEA

clicca sull'immagine per leggere la notizia completa (in inglese)

In Slovacchia parte della legge contro le discriminazioni è anticostituzionale

Bratislava, 18. 10. 2005, 14:18 (CTK) - Lo ha stabilito la Corte Costituzionale a Kosice. La legge, in vigore da luglio 2004, proibisce le discriminazioni di genere, religione, razza, nazionalità, orientamento sessuale e condizioni di salute...
Kosice
I giocatori di calcio contro il razzismo

Bratislava, 17. 10. 2005, 12:54 (CTK) - La Slovacchia parteciperà alla Settimana Europea contro il razzismo nel calcio, indetta per protestare contro le dimostrazioni di razzismo e intolleranza negli stadi. "Naturalmente il calcio è solo un riflesso della società e non ci aspettiamo che che così possa finire il razzismo" dice Daniel Milo, head di People Against Racism. ...
Football
Razzismo nei reality show

Bratislava, 14. 10. 2005, 18:08 (CTK) - Il sesso non è il solo punto controverso del programma VyVoleny (I Prescelti), trasmesso dalla stazione televisiva Joj, e le contestazioni riguardano anche i termini razzisti come "negretto" o "yid" (ebreo ndr). La commissione sulle concessioni televisive vaglierà a giorni il caso. ...
ViVoleni
Nella Slovacchia Orientale aperto un Centro di Studi Rom

Kosice, 1. 10. 2005, 19:13 (CTK) - E' stato inaugurata oggi una scuola secondaria, che intende fornire metodi di insegnamento per la lingua, la letteratura e la storia dei Rom. Il Centro si avvale del finanziamento della Comunità Europea. Ne parla Jan Cangar, dell'Istituto Statale di Pedagogia (SPU) ...
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Di Sucar Drom (del 26/08/2006 @ 14:05:30 in blog, visitato 2507 volte)

Faenza, i Sinti sono "un problema difficile"
E' stato pubblicato alcuni giorni fa dal Corriere di Romagna un articolo a firma di Fabrizio Rappini che da voce a Elio Ferri, Vice Sindaco del Comune di Faenza. E' evidente che anche nella solidale Emilia Romagna (Provincia di Ravenna) il confronto con le comunità Sinte e Rom parte sempre da un approccio sbagliato, "è un problema", negando la ricchezza delle culture sinte e rom. Natura...

Bologna, un bruto aggredisce giovane sinta emiliana
Tentativo di aggressione contro una giovane donna sinta e in pieno giorno, a Bologna. La pronta reazione della vittima, una ventunenne sinta emiliana, ha evitato il peggio.
Intorno alle 10.45, in via Peglion, alla periferia della citta', nei pressi di un "campo nomadi", la ragazza e' stata improvvisamente aggredita da un uomo, all'incirca sui trent'anni, che indossava una maglia e pantalon ...

Slovacchia e Repubblica Ceca, le sterilizzazioni delle donne Sinte e Rom
Pubblichiamo, in inglese, due notizie arrivate dalla Slovacchia e dalla Repubblica Ceca sulle sterilizzazioni, sia brutalmente forzate sia non consapevoli, delle donne Sinte e Rom.
A DAMNING report on Slovakia's handling of allegations that Romany women were illegally sterilized well into the 1990s has reopened a painful chapter in the country's treatment of its most vulnerable ethnic m...

Mantova, il progetto fotografico pringiarasmi non si ferma
Da due anni l'Istituto di Cultura Sinta utilizza il termine pringiarasmi (conosciamoci, in lingua sinta) per diversi progetti, uno di questi è il progetto fotografico.
Negli ultimi diciotto anni l’Ente Morale Opera Nomadi Sezione Mantova e l’Associazione Sucar Drom (bella strada) hanno lavorato per costruire una reale partecipazione dei Sinti alla vita politica, sociale, culturale e...

Vicenza, denunciato il Sindaco di Piovene Rocchette per discriminazione
Questa mattina, 26 agosto 2006, l’Associazione Sucar Drom e le Sezioni di Mantova e Vicenza dell’Ente Morale Opera Nomadi, insieme alla signora Adriana Levacovigh hanno depositato alla Procura della Repubblica Vicenza una denuncia per discriminazione etnica contro il signor Maurizio Colman, Sindaco del Comune di Piovene Rocchette.
Tale azione è dovuta in ottemperanza alle disposizioni legis
...

 
Di Fabrizio (del 21/07/2005 @ 14:02:49 in Europa, visitato 1771 volte)

In merito a quanto scritto da Roma Press Agency (http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?id=142), la presidente della Croce Rossa Slovacca, Helena Kobzova, ha detto che la manifestazione non intendeva essere offensiva "Ci spiace se qualcuno ha inteso la cosa in quella maniera. Mi scuso con tutti i cittadini di origine Rom che l'hanno giudicata offensiva e di cattivo gusto".

La Croce Rossa, d'altra parte, insiste sul carattere non-razzista della manifestazione. L'ideatore della scena "Matrimonio Rom", Vasil Grundza, è lui stesso di origini Rom. In un'intervista al giornale SME, si è giustificando dicendo che quella era la semplice ricostruzione della realtà dei Rom. "Se qualcuno vuole dipingere la Croce Rossa come un'organizzazione razzista, sappia che quella scena riprendeva un tradizionale matrimonio Rom come accadevano 70 anni fa. Come Rom, non mi sento offeso da quella scena."

Le dichiarazioni di scusa sono state accolte con favore da Roma Press Agency e dalle organizzazioni che avevano guidato la protesta. Kristina Magdolenova, direttrice di RPA, ha affermato "Siamo contenti che la Croce Rossa Slovacca abbia ammmesso il suo errore."

(Dzeno Association)

 
Di Fabrizio (del 24/04/2008 @ 13:49:27 in Kumpanija, visitato 2394 volte)

COMUNICATO

Come ogni anno, a partire da Carlo Cuomo, di cui ricorre quest’anno il decimo anniversario della morte, Rom e Sinti, ‘milanesi’ indesiderati, parteciperanno al corteo del 25 Aprile dietro lo striscione della loro Associazione Aven Amentza – Unione di Rom e Sinti, con sede nel campo comunale di via Triboniano.

Il volantino distribuito ricorda, come sempre (siamo un paese di memoria corta, è bene insistere), le persecuzioni e le stragi nazifasciste contro Rom e Sinti, e la loro partecipazione alla Lotta di Liberazione, senza conseguenze liberatorie, a tutt’oggi, dalla guerra del pregiudizio. Essi rimangono in attesa –vera prova di resistenza!- d’un 25 Aprile, che viene tutti gli anni, ma non per loro.

Ma il testo denuncia anche l’aggravarsi di atteggiamenti persecutori, in cui si distinguono nuovi ‘amministratori’, esperti spesso bipartisan nell’eliminazione (‘solo’ sgomberi, per carità) di problemi e portatori, anzi che nella loro soluzione: denomadizzare, parola nuova per spregevoli pratiche nazifasciste, che sembravano consegnate ad una dolente memoria. Berlin ohne Zigeuner, Berlino senza Zingari, era lo slogan che accompagnò le Olimpiadi del 1936, prima tappa della strada verso Auschwitz. Č la sicurezza, ragazzi. Ma per chi?

Intanto Rom e Sinti cercano di crescer famiglia e lavorare: in nero, sottopagati, licenziati non appena un indirizzo li denuncia come Zingari. E, beninteso, nomadi , e pertanto ladri.

Per i Rom, conclude il testo, clandestini sono i diritti.

Un saluto cordiale dal presidente Ernesto Rossi.


70° anniversario del Manifesto della Razza, base per le Leggi razziali,

60° anniversario della Costituzione italiana,

SESSANTATREESIMO 25 APRILE DI LIBERAZIONE

non solo per gli Italiani ma per tutti coloro che qui sono giunti in cerca di una terra di pace e di lavoro, di democrazia, dove ricostruire la propria vita e riprogettare il proprio futuro.

se questo è un paese libero

lo deve alle lotte e al sacrificio di chi si è opposto alla dittatura fascista e all’occupazione nazista, che molti, interessati o confusi, cercano oggi di dimenticare, così come si cerca di cancellare la Storia, quella delle violenze e delle stragi, delle deportazioni, dei campi di concentramento e di sterminio.

In tutta Europa, dovunque si è organizzato un movimento di Resistenza, Rom e Sinti ne hanno fatto parte; spesso talmente numerosi da costituire intere formazioni, con propri comandanti (come in Jugoslavia, in Francia, in Slovacchia); spesso compiendo imprese e atti di valore personale e d’importanza storica; talvolta persino ottenendo il riconoscimento di una medaglia, in cambio d’una vita sacrificata. VOGLIAMO DIFENDERNE LA MEMORIA

Rivendichiamo, così come facciamo per le centinaia di migliaia di nostri (e vostri!) fratelli, sterminati dagli oppressori, che queste persone stiano col loro nome nella schiera di coloro che hanno contribuito a liberare questo ed altri paesi e a porre le basi di una nuova Europa. Senza confini, proprio com’è nella nostra antica cultura. Ecco i nomi degli ignoti partigiani rom e sinti italiani:

*il rom istriano Giuseppe Levakovich, detto Tzigari, che militò nella Brigata “Osoppo”, in Friuli, agli ordini del comandante Lupo *Rubino Bonora, partigiano nella Divisione “Nannetti” in Friuli *Walter Catter, eroe partigiano, uno dei Martiri di Vicenza, fucilato l’11 novembre 1944 *suo cugino Giuseppe Catter, fucilato ventenne nell’Imperiese da brigatisti. Il suo distaccamento ne prese il nome. Č decorato al valore. *il sinto piemontese Amilcare Debar, l’unico ancora vivente, staffetta e poi partigiano combattente nella 48^ Bgt. Garibaldi “Dante Di Nanni”, comandata da Colajanni. Dopo la guerra fu rappresentante del suo popolo alle Nazioni Unite.*E molti altri, ancora più ignoti.

Il 25 Aprile è arrivato anche grazie a loro, ma per i Rom e i Sinti non è arrivata la liberazione dal pregiudizio che ha segnato tutta la loro storia. E ancora oggi li opprime.

Quest’anno è il decimo anniversario della morte di Carlo Cuomo, che dedicò la sua vita alla lotta per la giustizia e la libertà, mettendo al centro del suo ultimo impegno i diritti basilari di Rom e Sinti.


SGOMBERI SGOMBERI SGOMBERI SGOMBERI SGOMBERI SGOMBERI SGOMBERI

Oltre 300 SGOMBERI in pochi anni a Milano e provincia


Questo significa donne e bambini che vagano abbandonati, persa la scuola e ogni avere; uomini che vanno a lavorare senza una casa in cui fare ritorno, senza saper dove ricoverare la propria famiglia:

certi amministratori si liberano dei problemi invece di affrontarli e risolverli: così siamo tutti capaci

senza grandi stipendi. Denomadizzare è il verbo di ultima moda: parole nuove per idee e pratiche vecchie, spregevoli, inumane, nazifasciste: Berlin ohne Zigeuner, 1936, Olimpiadi di Berlino senza Zingari. Deportati. Così è cominciata la storia di Auschwitz. Siamo l’unico altro popolo, insieme agli Ebrei, sterminato durante la Seconda Guerra Mondiale, per la sola colpa di esistere. Č un dolore che non si cancella mai. Ma ritorna più vivo quando vediamo fra voi quelli che rimpiangono un passato infame. E senza vergogna pregano non si sa quale dio, in chiese che non li vomitano fuori.

Punire chi commette reati, italiano, rom, sinto, o altro. Casa, lavoro, scuola, salute, cultura per tutti!

Se un italiano ruba, è un ladro – se un rom ruba, tutti i rom sono ladri – la sentenza è senza appello.

Non importa se ti alzi alle quattro del mattino per andare in cantiere per 10-12 ore di lavoro in nero, malpagato, senza sapere se tornerai a casa vivo o storpiato. Costruiamo le vostre case; a noi offrono campi, container e roulotte. Se no, baracche. O dormitori comunali, per dividere le nostre famiglie. Per poter fingere e sostenere che siamo nomadi, anche se abbiamo lasciato in patria le nostre case.

se la legge è uguale per tutti, perché per Rom e Sinti ci vogliono leggi, regolamenti, patti speciali?

L’Unione Europea è formata da 27 stati e una nazione: questa siamo noi.

(dichiarazione ufficiale del Parlamento dell’Unione Europea)

* *** *

La nostra ASSOCIAZIONE “AVEN AMENTZA” – UNIONE di ROM E SINTI

è nata quattro anni fa per combattere il pregiudizio, con l’incoraggiamento di CGIL Lombardia, Camera del Lavoro e Coop Lombardia. Č un’associazione di Rom, Sinti e non rom (gagè).

La nostra impostazione: *avere voce come Rom e Sinti, perché oggi, qui, siamo muti *difendere concretamente i nostri diritti, per consolidare l’esercizio dei doveri *usare l’associazione come percorso d’integrazione nell’esercizio della democrazia *difendere la legalità e la sicurezza di tutti.

Partecipiamo al progetto europeo di ricerca RomEco; stiamo compiendo una ricerca sulla partecipazione dei Rom e Sinti alla Resistenza. Ma l’iniziativa di gran lunga più scandalosa cui abbiamo dato vita, grazie al sostegno attivo di Camera del Lavoro di Milano e FILLEA Cgil, è stata l’apertura (giugno 2005) d’uno sportello sindacale, tuttora attivo, nei campi di via Triboniano, per il controllo delle buste paga e delle situazioni lavorative di numerosi Rom, romeni e bosniaci.

SICUREZZA PER TUTTI – LA SICUREZZA Č UN BENE COLLETTIVO, NON PRIVATO

Decine di Rom perdono il lavoro perché identificati dall’indirizzo del campo come Zingari

Venite con noi! Questo significa Aven Amentza in romanès. Chi è interessato ai nostri progetti e al nostro modo d’agire, può contattarci al telefono sotto indicato o all’indirizzo meg.rossi@tin.it.

Per i Rom, clandestini sono i diritti

sede legale: Via Triboniano 212 – 20156 Milano (Italia). Tel. +39.(02).48409114

 
Di Fabrizio (del 25/10/2008 @ 13:44:24 in musica e parole, visitato 1853 volte)

Ricevo da Marco Brazzoduro

COMUNICATO STAMPA

ALEXIAN AND INTERNATIONAL FRIENDS Un Trasguardo Musicale Internazionale - 15° edizione - Sabato 15 Novembre 2008
Lanciano, Teatro Fedele Fenaroli ore 21.30

L' associazione culturale Thèm Romanò organizza, nell'ambito della stagione teatrale 2008-2009 del Comune di Lanciano, in collaborazione con l' Istituzione Deputazione Teatrale a partire dalle ore 21.30 di sabato 15 novembre a Lanciano presso il Teatro Fedele Fenaroli la quindicesima edizione del Festival Alexian and International Friends un appuntamento artistico e musicale di grande rilevanza internazionale. La kermesse che vanta un cast di assoluto prestigio, è un incontro artistico e culturale di diversi generi musicali e sarà presentata dalla bella e bravissima conduttrice di Domenica in ( Rai uno) Lorena Bianchetti già presente in alcune delle passate edizione e dal simpatico e istrionico Paolo Brosio.

Il festival è un trasguardo artistico aperto ai diversi generi musicali: dall'etnico alla musica classica passando per il jazz e la musica leggera per una reale interazione di grande suggestione artistico e culturale. Alexian sarà il cuore pulsante dell'evento interagendo con tutti gli artisti e presenterà il suo nuovo lavoro discografico dal titolo "Me pase ko Murdevele - Io ac-Canto a Dio" prodotto e distribuito a livello internazionale dalla Compagnia Nuove Indye (CNI). Presente L'Arcivescovo di Lanciano e Ortona Carlo Ghidelli che ha curato la presentazione del Cd e l'importante produttore della Casa Discografica CNI Paolo Dossena. Sarà inoltre presentata la raccolta di partiture musicali Rom per Orchestra Sinfonica Romano Drom - Carovana Romanì di Alexian Santino Spinelli edito dalla prestigiosissima casa editrice di Bologna Ut Orpheus Edizioni che pubblica e divulga a livello internazionale musica classica, presente l'editore Roberto De Caro, una personalità di grande rilievo culturale. L'evento è inserito nell'ambito dell'Anno Europeo del Dialogo Interculturale. Nel cast artistico della quindicesima edizione oltre all' Alexian Group di Santino Spinelli sono presenti nomi eccellenti come Eugenio Bennato, che ha partecipato all'ultimo festival di S. Remo, il formidabile duo Jalisse, vincitori del festival di S. Remo del 1997, Moni Ovadia celebre per il suo grande carisma e attesissimo il suo duetto con Alexian, la Ozen Orchestra che eseguirà musica ebraica (ozen significa "orecchio" in ebraico), i Magadis che eseguiranno musica classica ispirata al mondo Rom, non mancherà il jazz con Swing de Bois, un gruppo di jazz manouche che farà un omaggio al grande Djando Reihnardt precursore del jazz europeo. Protagonista anche il pianista biscegliese Nico Arcieri che si esibirà con Alexian in una composizione scritta a quattro mani dai due artisti. Il festival vedrà la partecipazione straordinaria del regista e attore Leonardo Pieraccioni, del grande musicista gitano Paco Suarez dalla Spagna. Nelle passate edizioni il festival di Alexian ha ospitato artisti di fama nazionale ed internazionale come i Tazenda, Rossana Casale, Francesco Baccini, Linda, Enrico Beruschi, Sageer Khan dall'India, i Rajko dall'Ungheria, Ternipè dalla Slovacchia, la Kadrievi Orkestar dalla Macedonia e tantissimi altri. Saranno inoltre presenti i giornalisti scrittori Furio Colombo e Gian Antonio Stella che riceveranno il prestigioso premio Phralipé (fratellanza e solidarietà) nell'ambito della cerimonia di premiazione del Concorso Artistico Internazionale "Amico Rom" che si svolgerà nel pomeriggio al teatro Fenaroli a partire dalle ore 15 con ingresso libero. Un appuntamento intenso da non mancare!

http://www.alexian.it/internationalfriends/15/15international.htm

Per informazioni e contatti:
tel 0872/660099
tel 392 3577386
tel 340 6278489
email giuliadirocco@fastwebnet.it
email spithrom@webzone.it

 
Di Fabrizio (del 11/02/2006 @ 13:24:58 in Europa, visitato 2395 volte)

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TRANSITIONS ONLINE: Latvia: Walled Up
by Maija Pukite
6 February 2006

Cautela delle autorità lettoni nel finanziare le organizzazioni romani.

“Ci fosse una Zingarolandia da qualche parte, molti di noi probabilmente ci andrebbero. Ma non c'è,” racconta Vanda Zamicka, l'unica avvocata rom della Lettonia.
Per 500 anni questa terra è stata la madrepatria dei Rom lettoni. Qui la loro cultura ha messo radici, lo stesso per la lingua e lo stile di vita, conservando molte virtù che i Lettoni invece hanno perso. I Rom nella Lettonia oggi libera, spesso si sentono messi ai margini della società e tendono a rinchiudersi in se stessi. La maggior parte della gente ha conoscenza di questo popolo, peraltro fiero, solo tramite i rapporti della polizia o l'attenzione dei media sul disadattamento dei Rom.

Durante l'intervista, Vanda Zamicka fornisce prova dei suoi studi mentre il suo sguardo rimane fermo e penetrante. Ha 26 anni, si è laureata in legge e attualmente frequenta un master internazionale. Nel suo parlare, mischia parole russe, inglese e romanì. Parla quattro lingue e sta imparandone altre due: norvegese e francese. Demolisce gli stereotipi sui Rom nella società lettone, anche quelli dei suo colleghi, che rimangono di sasso apprendendo la sua origine.

E' riuscita a combattere la sua battaglia contro un cordone di preconcetti.

I PREGIUDIZI PROMUOVONO IL CRIMINE

“Gli stereotipi sono forti,” ammette Zamicka. “Quelli che vogliono mostrare di loro un lato migliore, sovente vanno a sbattere contro un muro.”

Non è passato molto tempo da quando una romnì scolarizzata e di buona famiglia non superò il colloquio di lavoro a causa della sua origine. Dopo essersi diplomata aveva anche frequentato con successo un corso professionale di decorazione floreale a Mosca. Come molte romnià, ha un senso artistico particolare. L'impiegato si era mostrato soddisfatto della prima intervista telefonica e del CV, ma quando la segretaria del principale se l'è trovata di fronte, ha improvvisamente addotto motivi per cui il suo capo non poteva incontrarla, neanche per un saluto di cortesia. Non è stato un caso isolato. Alla fine la giovane per dar da mangiare ai suoi figli, ha ripreso a spacciare droga.

Gli stessi Rom stanno iniziando a prendere le distanze dalla società. [Pensano] stiamo tra di noi, non abbiamo bisogno di integrarci,” aggiunge Zamicka . Anche i Rom che sono andati a scuola hanno difficoltà a superare i preconcetti, mentre quanti sono illetterati si trovano in una situazione insormontabile.

“La società che sta correndo il rischio di marginalizzare questa nazionalità, spingendo i Rom al margine,” spiega Irina Vinnik, direttrice dell'ufficio minoranze presso il Ministero per l'Integrazione Sociale. Eppure i sondaggi mostrano che i Lettoni sono tra i più tolleranti verso i Rom rispetto ai popoli dell'Europa [Centrale ed Orientale]: solo il 27% eviterebbe di aver un Rom come vicinodi casa, confrontato col 77% in Slovacchia, il 63% in Lituania e il 69% in Ungheria.

Però, anche in Lettonia la situazione può peggiorare.

LA LOTTA CONTRO L'INTOLLERANZA

“E' compito dello stato combattere l'intolleranza ed è priorità del nostro dipartimento, ma d'altra parte, gli stessi Rom devono curare la loro immagine.” dice Vinnik. Il suo ufficio sta elaqborando un piano nazionale sulla tolleranza e sta collaborando con la comunità romanì in questo difficile compito. “Vorremmo promuovere la discussione nella società e mostrare che [i Rom sono] una nazione incredibile e da ammirare.”

Sicuramente, la comunità romanì necessita di riguadagnare la fiducia presso una società più vasta. Cinque anni fa, Normunds Rudevics aveva la possibilità di farlo. “Possedeva autorità, notorietà e denaro. Cosa si voleva di più? Ma ha perso tutto.” dice Irina Vinnik. [nota di TOL: Normunds Rudevics (*) era il più noto attivista tra i Rom di Lettonia. Nel Parlamento dal 1998 al 2002, eletto nel partito di centro Via Lettone. Non venne ricandidato e fu espulso dal partito con le elezioni del 2002, accusato di abuso di privilegi parlamentari e di malversazione personale di fondi destinati all'organizzazione che dirigeva, la Società Socio-Culturale Rom.]

Sino a poco tempo fa, grazie ad una ritrovata unità, sembrava che i Rom lettoni potessero raggiungere un certo livello di autorappresentazione e di governance. Rudevics era il numero 8 della lista elettorale di Via Lettone. Lui stesso ricorda: “Davanti a me avevo solo l'ex primo ministro e i membri del governo”. Eletto con 20.000 voti – cifra di tutto rispetto in un paese con meno di 3 milioni d'abitanti – allora era pieno di speranze, e pensava che persino i Rom potevano vivere felicemente.

Le stesse autorità avevano preso coscienza del numero di problemi affrontati dai Rom e preso la decisione di destinare somme ingenti per affrontare la questione, dedicando l'intera responsabilità a Normunds Rudevics. Buone le idee e le premesse, ma Rudevics tuttora non ha dato conto dei 95000 lats ($. 160.000) stanziati in cinque anni.

Irina Vinnik afferma di non conoscere ancora come Rudevics ha impiegato i fondi destinati alla comunità romanì, perché a differenza dei rappresentanti di altre minoranze nazionali, non è arrivato alcun conto ufficiale sulle spese. Rudevics insiste nel dire che ha inviato un resoconto alla ragioneria di stato, ma Vinnik replica che se si fosse dimostrati che quei fondi fossero stati spesi, l'organizzazione avrebbe potuto richiedere nuovi finanziamenti.

DIVISIONE DELLA LEADERSHIP

“Sì, Rudevics ha amplificato l'immagine della Lettonia quando fu eletto in parlamento. Eravamo fieri di avere un deputato romanì ... ma è arduo rintracciare cosa ha speso,” ancora Vinnik.

Da quando Ravenics è caduto in disgrazia, non è emerso nessun altro leader nella comunità, anche se [...] esistono diversi leader potenziali nelle organizzazioni.

Anatolijs Berezovskis, a capo della locale associazione romanì di Tukums, infaticabile attivista che ha costruito collegamenti tangibili tra i Rom e diverse autorità municipali. Sotto la sua leadership, tutti i bambini rom di Tukums ora frequentano la scuola. Onesto, rispettato nella comunità. Da alcuni viene descritto come naif, ma è ritenuto una persona che sui diritti umani potrebbe fare molto.

Savina Kolomenska, insegnante alle superiori di Bene, l'unica accademica di storia in Lettonia di origine romanì, rispettata ed intelligente. Eccezionali qualità di leadership, ma non disposta a farsi carico del peso di diventare una leader comunitaria.

Vanda Zamicka [Zamicka-Bergendale], presidente di Ame Roma: giovane e talentuosa avvocato, con esperienza in diversi progetti educativi, culturali e sociali. Ritiene che i Rom non abbiano bisogno di un singolo leader, piuttosto debbano consolidare una leadership più amplia attraverso la partecipazione ai gruppi organizzati della società civile.

Leons Gindra, presidente di Gloss Romani: avrebbe l'ambizione del leader, ma si mormora che non sia affidabile sui temi economici. Si dice anche che non abbia la fiducia di molti Rom, per non aver protetto la sua famiglua dal disonore di essere associata al traffico di droga.

La parola allo stato, per bocca di Irina Vinnik: “Appoggeremo i progetti di differenti organizzazioni romani se saranno fattibili e se i conti [della Società Socio-Culturale Rom] saranno disponibili”.

This article originally appeared in the Riga weekly Kas Notiek, no. 17, 2005. The magazine has since ceased publication.

Translated by Aris Jansons.

 
Di Fabrizio (del 02/10/2005 @ 13:13:06 in Europa, visitato 2165 volte)


28. 9. 2005 La Televisione Ceca (CT) ha trasmesso un servizio sul crescente numero di Rom che richiedono asilo dalla Slovacchia. Secondo la trasmissione, sono stati 500 negli ultimi tre mesi, a causa delle condizioni economiche.

Notizie simili sono apparse anche all'inizio dell'estate, quando il giornale Hospodarske Noviny (HN) pubblicò la notizia che la maggioranza dei richiedenti asilo nella Repubblica Ceca arrivavano dalla Slovacchia, aggiungendo che dall'inizio dell'anno erano stati 150 a chiedere accoglienza nel campo di Vysne Lhoty, 64 nel solo mese di giugno. La repubblica Ceca è diventata di colpo popolare tra i Rom slovacchi, soprattutto da quando all'inizio dello scorso anno le riforme sociali del governo slovacco avevano drasticamente tagliato i sussidi sociali. Con la disoccupazione che tra i Rom in Slovacchia supera l'80%, i tagli alle spese sociali avevano innestato una serie di disordini in molte città. Durante l'anno la situazione sociale non è migliorata e così i Rom sempre più rivolgono l'attenzione a un paese confinante, di lingua e costumi simili.

I primi richiedenti asilo dalla Slovacchia apparvero circa cinque anni fa. L'anno col maggior numero di richieste (990 casi) fu il 2003. Nel 2004 il numero crollò a 129 casi. Sembra, che la maggior parte dei Rom slovacchi non sia a conoscenza del fatto che come cittadini europei, possono raggiungere la Repubblica Ceca senza passare attraverso la procedura d'asilo. Il governo Ceco, da parte sua, stima in un migliaio all'anno, il numero dei Rom slovacchi che arrivano nella repubblica Ceca senza richiesta d'asilo.

Dzeno Association

 
Di Fabrizio (del 30/01/2006 @ 13:04:37 in sport, visitato 3658 volte)
Un po' tempo fa, mi segnalarono un interessante articolo di Valeriu Nicolae sul razzismo negli stadi, sul corrispettivo rumeno della nostra Gazzetta dello Sport.

Pigrizia e poca o nulla conoscenza della lingua, rimandai di continuo la traduzione. Grazie all'OSSERVATORIO SUI BALCANI, ecco la versione in italiano:



Romania, calcio e razzismo

25.01.2006

Canti, striscioni, insulti contro i Rom. Anche in Romania, come in altri Paesi europei, il razzismo è entrato negli stadi, coinvolgendo non solo i tifosi ma anche dirigenti e commentatori. Sospeso il campo dello Steaua Bucarest, un’intervista a Valeriu Nicolae, dello European Roma Information Office (ERIO)

Di Daniel Nazare et Sebastian Stan, ProSport , 9 gennaio 2006; traduzione di Ramona Delcea per Le Courrier des Balkans, e di Carlo Dall'Asta per Osservatorio sui Balcani

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Secondo Valeriu Nicolae «i grandi nomi del football rumeno non si impegnano affatto nella lotta contro il razzismo, e anzi incoraggiano la discriminazione negli stadi».

Valeriu Nicolae ha accettato di rilasciare un’intervista a Prosport sulla sospensione del terreno di gioco comminata alla Steaua Bucarest. Nicolae fa parte della Commissione Europea, come coordinatore della rete europea per la lotta contro il razzismo. Ammette di ricevere centinaia di e-mail e di telefonate di minaccia provenienti dalla Romania.

"More Tigane" (Morte agli Zingari), striscione esposto dai sostenitori della Dinamo nel corso di una partita contro il Rapid Bucarest

Lei che parte ha avuto nella sospensione dello stadio dello Steaua Bucarest?

Č una lunga storia. Tutto è iniziato nel febbraio 2005, quando sono stato invitato a partecipare a una riunione mista dell’UEFA e della Commissione Europea sul razzismo. In quella sede ho presentato degli esempi basati sul comportamento dei tifosi durante alcune partite del campionato rumeno. Ho fatto riferimento soprattutto ai sostenitori delle squadre Dinamo, Universitatea Craiova, Otelul Galati, Steaua Bucarest e Poli Tmisoara.

Lei pensa che queste siano le squadre che hanno i sostenitori più razzisti?

Si è parlato molto della Dinamo, la squadra che ha avuto il maggior numero di canzoni e striscioni razzisti durante le partite. Č inammissibile vedere striscioni lunghi 50 metri con scritte come «Morte agli Zingari!» Dopo questo incidente sono stato contattato da William Gaillard, direttore delle comunicazioni dell’UEFA, che mi ha detto che era necessario prendere delle misure per combattere il razzismo nei campi da calcio rumeni.

La Romania è davvero così razzista?

Non bisogna vederla in questo modo. Se vuole sapere qual’è il Paese che ha più problemi, è la Polonia. L’antisemitismo là ha raggiunto livelli molto alti. Poi ci sono la Slovacchia, l’Olanda e l’Italia. Quanto al nostro Paese, non si vuole ammettere che ci sono dei lati negativi. Prenderne coscienza sarebbe un primo passo. Oggi si è messo l’accento sul football perché noi, in seno alla Commissione Europea, stimiamo che lo sport possa avere un ruolo molto importante nello sradicamento del razzismo.

Cosa vuole dire esattamente?

Lasciate che vi faccia un esempio: qualche tempo fa, l’Inghilterra era il Paese col maggior numero di casi di razzismo sui campi di calcio. Abbiamo lanciato una campagna antirazzista, «Let’s kick racism out of football» con Thierry Henry e Patrick Vieira come testimonial contro il razzismo. E ha avuto un immenso successo.

Torniamo alla sospensione dello Steaua. Quale è stato più precisamente il suo ruolo in questo scandalo?

Tutto è scoppiato in occasione del famoso match Steaua - Dinamo del 13 aprile 2005, quando tutti, a partire dai tifosi e dal commentatore dello stadio, fino ad arrivare ai dirigenti della Lega Professionisti del Football (LPF) e della Federazione Rumena di Football (FRF), hanno avuto – in diversa misura - un comportamento razzista. Ho visto persone e immagini che mi hanno fatto rabbrividire. Il commentatore dello stadio, Gabi Safta, ha trasmesso dei messaggi e delle canzoni che incitavano all’odio e alla discriminazione. Il punto critico è stato raggiunto dallo stesso Safta, con i suoi insulti rivolti contro l’allenatore del FC Rapid, Razvan Lucescu.

Č vero che l’atmosfera era piuttosto tesa in quell’incontro; ma lei accusa anche i dirigenti della FRF e della LPF. Che cosa hanno fatto?

Per prima cosa il signor Vali Alexandru, in quanto rappresentante della LPF non ha riportato nessuna annotazione, sulla sua scheda di osservazione, su quello che stava succedendo. Secondo lui la partita si è svolta in circostanze normali. «Che importanza hanno le canzoni trasmesse dagli altoparlanti, seguite d’altra parte dagli zingari? Sono loro che ci attirano i guai». Questo è inammissibile. Se in quel momento egli avesse preso delle misure drastiche, non si sarebbe giunti oggi alla sospensione dello stadio. Cosa ci si può aspettare da parte dei tifosi, se gli stessi dirigenti agiscono in tale maniera?

Ha cercato di parlare con lui?

Ho cercato di parlare con tutta la direzione della FRF. Purtroppo è più facile prendere contatti col primo ministro che con loro. Ho perfino inviato dei fax da parte della Commissione Europea, ma non ho avuto migliore successo. In ogni caso, dopo questo match tra Steaua e Rapid, il signor Alexandru è stato incaricato di osservare anche la partita successiva. Chi lo ha designato doveva essere cieco, o razzista!

Tutto questo per arrivare alla sospensione del terreno di gioco dello Steaua dopo il match di ritorno del secondo girone preliminare della Lega dei Campioni di Shelbourne. Č stato lei a sporgere denuncia?

Io non ero al corrente degli incidenti di questa partita. L’UEFA mi ha domandato se io consideravo necessario inviare un fermo messaggio alla Romania. Questo era lo scopo della sospensione, che la gente prendesse coscienza di quello che stava succedendo. E la stampa ha reagito bene. Queste misure erano necessarie.

Ed è lì che scoppia lo scandalo. Lei ha ricevuto delle minacce per telefono?

Un gran numero. Anche rivolte alla mia famiglia. E anche centinaia di e-mail. Ho cercato di spiegare che non avevo niente né contro lo Steaua né contro le altre squadre. Non tutti i tifosi sono colpevoli. La colpa è dei dirigenti, che non prendono le misure necessarie.

Ha contattato qualcuno della FRF dopo questo incidente?

Non potevo farlo. Anche Christian Bivolaru, ex segretario aggiunto e direttore del Dipartimento di Relazioni Internazionali, ha reso una dichiarazione scioccante. Č stato in occasione di un match del Sofia contro una squadra inglese. Un piccolo incidente tra alcuni spettatori bulgari e i due neri della squadra inglese ha avuto come strascico una ammenda per la Bulgaria da parte dell’UEFA. Io sono rimasto a bocca aperta quando ho sentito quello che ha detto il signor Bivolaru...

Qual’è oggi la soluzione per fermare il razzismo?

L’UEFA mette a disposizione delle federazioni di football un ammontare di 35.000 franchi svizzeri per delle iniziative di lotta al razzismo. Per contro, la Federazione rumena ha rifiutato questi soldi, sostenendo che in Romania non ci sono tali problemi. L’UEFA ci ha ugualmente proposto di seguire l’esempio dell’Inghilterra e di scegliere un testimonial antirazzista. Giocatori come Hagi, Belodedici, o Banel Nicolita rappresentano l’immagine dei calciatori misti del mondo sportivo rumeno. Sono i loro nomi che dovrebbero apparire nei giornali, non quelli dei patron dei club.

 
Di Fabrizio (del 10/12/2005 @ 12:58:18 in media, visitato 1728 volte)
Da Roma Press Agency (RPA)

Non voglio cambiare i Rom, voglio creare per loro migliori condizioni di vita
di: Kristína Magdolenová
Jarmila Vaòová (1965) lavora come giornalista per Roma Press Agency. Nel 2002 ha concorso come indipendente al posto di rappresentante comunitaria. Non è stata eletta per un pugno di voti. Comunque, continua il suo impegno nella regione di Kosice e dintorni. Ha quattro figli. Attualmente, sempre come indipendente, è candidata alle elezioni regionali (VUC).
  • Ci sono soltanto un paio di giornalisti Rom in Slovacchia. Nonostante i notevoli investimenti nel campo scolastico, ci sono degli sprechi. Cosa ti porta a lavorare come giornalista?
Lo sono diventata per caso. Ho terminato gli studi nel 2002, erano gestiti da Roma Press Agency e dall'Istituto Democrazia Nazionale per le Donne Rom. Scopo del corso era offrirci una possibilità di partecipare agli affari pubblici. presto ho scoperto che c'era un ampio spazio vuoto nella politica locale, dove potevo avere un ruolo tanto come indipendente che come persona autosufficiente. Dopo il corso, RPA mi offrì un posto da giornalista. Questo lavoro ha un'importanza chiave, ma non tutti sarebbero in grado di farlo. Non soltanto perché è un tipo di lavoro precario nel terzo settore e no adeguatamete valutato, ma anche per la perdita di privacy, per le aspettative che una comunità demotivata ripone in te,a spettative che spesso non è proprio possibile mantenere. E' un lavoro che richiede un grande supporto dai familiari e nel contempo la capacità di lavorare in proprio.
  • Dici che la comunità si aspetta risposte rapide. Cosa ne consegue?

Dopo il 1989, quando i Rom divennero il gruppo che pagava il prezzo più alto ai cambi nel mondo del lavoro, si trovarono in una specie di trappola sociale, con lo stato che offriva loro come unico aiuto la dipendenza dall'assistenza sociale. I benefici sociali relativamente alti e la crescita del razzismo, portò la comunità a rinchiedersi in se stessa. Strettamente legato a ciò, l'abbassamento del suo livello scolare. Chi non si adeguaqva, si trovava davanti un muro e l'unica soluzione era l'emigrazione. Con lo schock delle riforme sociale (febbraio 2004 ndr) la comunità fu costretta a risvegliarsi dal letargo. Però, lo stato ancora non da sufficienti ragioni ai Rom perché risolvano i loro problemi da soli. Se tu passassi ora in un quartiere rom, o se addirittura tu fossi una figura importante dentro la comunità, ci si aspetta da te che agiti una bacchetta magica e tutto si risolve. Un'aspettativa naturale nella situazione odierna.

  • Come si puoi aiutarli?

Cosa posso dirti? Ho uno spazio per informare sui loro problemi e le loro esigenze. Ho un'opportunità sicuramente maggiore alla loro di comunicare con i rappresentanti dello stato e el autorità locali, per offrire soluzioni o porre questioni. Ho l'opportunità di condurre discussioni, far valere la mia opinione, manifestare per i Rom. Quello che non posso fare è legiferare e creare programmi specifici.

  • Quando hai preso coscienza del tuo essere Rom? Che avevi dei doveri verso la tua comunità?

Sono cresciuta in una famiglia dove ebbi la possibilità di conoscere la cultura rom. A casa si ascoltava musica rom, si parlava il romanès, anche con i miei bambini. Ma non sono mai stata cosciente della mia personale differenza. Anche a scuola, nessuno mi ha mai fatto sentire diversa. Mi sentivo una donna slovacca. Il punto di svolta fu la Rivoluzione di Velluto. Improvvisamente, mi resi conto che i non-Rom ci rifiutavano non solo di far parte della loro vita, ma anche di riconoscerci come membri a pieno titolo della società. Fu un sonoro schiaffo e mi ci volle parecchio per capire definitivamente chi ero: Una Romnì, con tutto ciò che questo comporta, nata in Slovacchia ma Romnì. E da quel momento, visto che avevo maggiori possibilità rispetto al resto della mia gente di acquisire informazioni, sentii che era un mio dovere aiutare la comunità.

  • I politici rom spesso dicono che i Rom devono cambiare. Come lo intendi?

Per me, aiutare i Rom significa dar loro sufficienti opportunità perché amministrino e abbiano la responsabilità delle loro vite. Sono convinta che non abbiano bisogno di chi decida per loro come vivere o come far crescere i loro bambini. Hanno bisogno di uno spazio come gli altri cittadini nella società - quindi delle stesse opportunità di essere responsabili. Svolgo giornalmente un lavoro sul campo e so, per esempio, che i Rom sanno costruirsi la casa da soli. Non hanno bisogno di appartamenti tutti uguali dove non si trovano a loro agio. Ma se non hanno reddito, se non lavorano, se non possono accedere al credito, cosa possono costruire? E' un circolo vizioso da cui non sappiamo venirne fuori. E secondo la mia opinione, la ragione è che i Rom sono sottovalutati dalla società. Ci vuole in una posizione dove abbiamo minori possibilità di influenzare la qualità della nostra stessa vita e di ottenere gli stessi risultati della maggioranza. Così non ce la faremo.

  • Quindi la chiave di soluzione del problema è data dalla sua stessa denominazione?

In un certo modo, è così.

  • E come dev'essere rinominato?
Possibilità diseguali.
  • C'è bisogno di una discriminazione positiva?
Non so se è il termine corretto. Forse io non lo userei. Abbiamo necessità di accesso su basi paritetiche. Quindi, se uno ruba, dobbiamo punirlo perché ladro e non come Rom; allo stesso modo se uno è un vbuon lavoratore non dobbiamo giudicarlo con pregiudizio per la sua origine etnica e dobbiamo offrirgli possibilità di lavorare, senza licenziarlo alla prima occasione. Non percepiamo un bambino a scuola come Rom, per esempio, sino a ché questa percezione non si qualifica dal bisogno di insegnargli il romanès, altrimenti ha le stesse domande e richieste di qualsiasi altro coetaneo. Così saremo in grado, come Rom, di essere pienamente valutati come compèonenti della società e partners ai vari livelli.
  • Hai la sensazione che ci siano meno richieste sui bambini rom?

Sì. Percepisco il problema della scolarizzazione, anche come un problema degli insegnanti, che non sanno come comportarsi o non adempionoi al loro compito verso gli studenti rom. Dicono "per uno zingaro questo può bastare". Il risultato di questa formazione incompleta è che i ragazzi poi regrediscono. Oppure finiscono in scuole differenziali di seconda scelta. Così la società sta investendo nell'ignoranza. Logica dispari.

  • Ci sono abbastanza soldi per affrontare i problemi dei Rom?

Mi risulta di sì. Il problema è che non sono ben investiti. Ed anche il modo in cui i media scrivono su come sono impiegati, che spesso si riduce a "ancora altri soldi per i Rom". Non è così. E' denaro per cittadini di questo paese, che qui risiedono e vogliono goderne i vantaggi. Vogliono vivere in sicurezza e con uno standard di vita decente. Potrebbero anche trovare da loro la soluzione. Io sono una donna Rom, ma non ho meno bisogno di libertà, perché non mi trovo in situazione di indigenza. Quelli che non mi conoscono, invece pensano che sia così. La somma di denaro necessaria a risolvere il "problema Rom", secondo me, dev'essere commisurata al livello di razzismo. Più tardi ne saremo coscienti, più ne pagheremo i costi.

  • Nella comunità rom, il ruolo della donna è tradizionalmente succube a quello maschile. Tu sei una donna, sei candidata indipemndente alle elezioni a Kosice. Questa tua partecipazione, e l'eventuale elezione, come si concilia col tuo ruolo tradizionale?
Certamente per me è più complicato che per una donna dell'etnia maggioritaria. Tra i Rom, gli uomini non mostrano molto interesse nel supportare le loro donne. Lo testimonia il fatto che il mio concorrente nella località dove vivo e holavorato a lungo, è un leader riconosciuto dei Rom. Me lo spiego in questa maniera: vorrebbe fermarmi dall'entrare in politica, perché il nostro bacino elettorale è limitato.
  • Cambierà questo stato di cose?
Se la maggioranza non mi sostiene, come persona che vuole risolvere i problemi dei Rom e creare uno spazio per loro, potrebbe anche essere che nessuno di noi venga eletto. E nuovamente i Rom non avranno un loro rappresentante. Forse è questo lo scopo di chi costantemente predica il cambiamento, e per questo vede solo ciò che non è stato fatto o che è stato rovinato.

  • Pensi che i Rom preferiranno votare per un uomo piuttosto che per una donna?
La mia squadra crede in me e penso che in questi quattro anni hanno capito cosa volevo ottenere e la direzione in cui mi sarei mossa. So di avere la loro fiducia e questa è la cosa più importante. Non sono il tipo di persona che appare ad una settinmana dal voto, dicendo: Sono qui, votate me. La gente mi conosce, sa cosa faccio per loro. E questo non solo perché mi sono candidata. Conosco i problemi dei Rom e come giornalista posso influenzare alcune cose. Credo nei Rom, vivo la loro stessa vita e mi confronto quotidianamente nella pratica. I Rom non sono stupidi. Apprendono dal lor passato e non possono più essere comprati per una manciatra di monete. Il loro voto è importante, almeno quanto quello di qualsiasi altro elettore.
  • Significa che non entrerai in nessun partito politico?

Non intendo aderire ai partiti politici Rom registrati, anche se sono in contatto con loro. Visto che nella mia regione non hanno un candidato proprio, mi devono appoggiare anche se sono una candidata indipendente. E' importante anche per loro che venga eletta una Romnì.

  • Sinora, c'erano oltre 20 partiti politici dei Rom, Dopo che è stata imposta la registrazione, ne restano solo due. Cosa ne pensi?
Da un canto, come al risultato dell'incostanza e del dilettantismo di alcuni dei cosiddetti leaders. Da un altro lato, come la possibilità di essere più uniti. In ogni caso, voglio ricordare che i Rom sono cittadini di questo stato e le loro convinzioni politiche devono essere libere, e devono votare indipendentemente dalla loro appartenenza etnica.
  • Cosa diresti a un votante della maggioranza etnica?

Voglio dir loro che la soluzione dei nostri problemi è nelle nostre mani, se solo si collabora. Ad esempio, se chi vota appoggerà candidati Rom che non si presentano con vagoni di promesse, ma viceversa con una prospettiva di responsabilità e di capacità di affrontare i problemi. Se questo votante vuole proteggere il proprio benessere futuro, se vuol continuare a sentire questa terra come casa sua, deve iniziare a cooperare con questi Rom che hanno le sue medesime aspettative. A questo punto selezioneremo un vasto numero di Rom, che possa essere aiutato con un investimento minimo. Il resto, il lungo termine che è comunque necessario, non dovrà pesare sul bilancio dello stato. Sembra semplice e lo è realmente. Manca solo la volontà. O meglio: da parte dei Rom c'è. Ora è il turno dei votanti non-Rom.

© RPA, 2002-2005. All rights reserved. The Roma Press Agency (RPA) GRANTS ITS PERMISSION for the publication and transmission of its materials or their parts in printed, electronic or spoken form under the condition that the Roma Press Agency (RPA) is mentioned as their source. Otherwise the case will be considered as a copyright violation.
 
Di Fabrizio (del 06/05/2006 @ 12:54:18 in media, visitato 1765 volte)

Doppia nomination del premio letterario Magnesia Litera 2006 per l'opera prima di Martin Smaus, intitolata "Ragazza, accendi un fuoco". L'autore di questa storia appassionante non sembra per niente uno scrittore e dice che la cosa più importante del libro sono i pensieri e le opinioni che ha tentato di trasmettere con quella storia. Sempre secondo il suo parere, non è importante che il protagonista sia un Rom - una parziale coincidenza parzialmente ispirata dalla sua esperienza e dal fascino subito dalla musica rom. Dice l'autore: "Per ilmomento, tutte le reazioni che arrivano dai lettori non-Rom sono positive. Inoltre, osservo come il libro ha cambiato le persone che incontro quotidianamente nella mia cittadina ed il loro punto di vista sui Rom. Funziona nel senso di una migliore comprensione. Fra Rom e non-Rom v'è un alta muraglia reciproca. Il muro è dentro tutti noi - anche dentro di me. Comprenderlo, è il primo passo verso la sua demolizione."

Fonte: www.aktualne.cz - ripreso da www.dzeno.cz

Rif: Slovacchia

 
Di Fabrizio (del 15/10/2005 @ 12:38:07 in Regole, visitato 1520 volte)

14-10-2005 Disposto il pagamento di 100.000 SK (circa 3.100 $) a Herman Olah, Rom di 55 anni. Tre anni fa, mentre era con sua nipote, era stato aggredito da due ragazzi, e pesantemente malmenato al grido di "Morirai sporco zingaro!". Otto settimane dopo, mentre era ancora ricoverato, aveva riconosciuto i suoi assalitori.

La Corte Costituzionale è intervenuta sul caso, verificato che le autorità inquirenti non avevano proseguito le indagini, anche se gli assalitori erano stati individuati. [...] Ha negato però le motivazioni razziali dell'azione.

(Written for Dzeno Association by Kim Kasey and Jakub Krcik)

 
Di Fabrizio (del 24/11/2005 @ 12:33:41 in Regole, visitato 7038 volte)
Anti_Discrimination

La Commissione Europea Network of Legal Experts in non-discrimination ha pubblicato un'analisi comparata delle leggi antidiscriminatorie nei 25 Stati Membri - dedicando un documento ad ogni paese. Il rapporto inoltre confronta similitudini e contrasti tra le differenti leggi nazionali, identifica sviluppi ed aspetti comuni. [...]

Il rapporto è disponibile in lingua inglese, francese e tedesca.

Rimedi e sanzioni nelle leggi non discriminatorie

Il network di esperti ha poi pubblicato un nuovo rapporto esaminando il concetto di "sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive" - con quanto comportano nello sviluppo di Direttive sull'Uguaglianza Razziale e nell'Impiego. Sullo sfondo, il rapporto affronta lo sviluppo e il significato del concetto in Europa di legge sull'uguaglianza dei sessi (comprese le sue origini storiche) e sulla legislazione europea in generale. Di seguito affronta gli standard legislativi del diritto internazionale; per terminare coi rimedi e le sanzioni previste nel quadro specifico delle direttive EU, con i relativi conguagli e risarcimenti.

Attualmente questa parte è disponibile in inglese. A breve seguiranno le versioni in francese e tedesco.

Tommaso Vitale e Daniele segnalano anche questo articolo di Repubblica

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Lo sgombero di un campo
nomadi in Italia

Il rapporto integrale è scaricabile qui:

Il resoconto annuale indica i nomadi e gli ex cittadini sovietici
come le popolazioni più soggette a violenza ed emarginazione
Razzismo, il rapporto della Ue
"I Rom sono i più discriminati"
di CRISTINA NADOTTI

ROMA - Sono i Rom la popolazione più discriminata in Europa, subito dietro a loro i cittadini dell'ex Unione Sovietica. Il rapporto annuale dell'European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia, l'organismo dell'Unione Europea che ha il compito di fornire agli stati membri informazioni e dati sul razzismo, la xenofobia, l'islamofobia e l'antisemitismo, e di formulare piani di intervento per contrastarli, denuncia oggi che i Rom, che il rapporto indica come zingari, sono il gruppo etnico che deve affrontare maggiori discriminazioni nel lavoro, nell'alloggio e nell'istruzione. I Rom, scrive il rapporto, sono vittime di continue violenze razziste.

Il rapporto sottolinea che "La storia particolare e le caratteristiche della popolazione degli stati membri dell'Unione" sono tra le cause di questa avversione nei confronti di questo popolo e degli ex cittadini sovietici. Il rapporto include una valutazione generale in cinque aree di ricerca: la legislazione, l'occupazione, l'accoglienza, l'istruzione, la violenza e i crimini razziali. "Ci sono - si legge nella relazione - alcuni esempi di "buone pratiche" sia degli stati nucleo della Ue che dei nuovi membri, ma è chiaro che molti stati rimangono molto indietro".

I bambini Rom esclusi dall'istruzione. Sono la Repubblica Ceca, la Spagna e l'Ungheria i paesi che discriminano maggiormente i Rom, che in questi stati hanno maggiori difficoltà a essere accolti. Ma in molti paesi, sottolinea il rapporto, nelle scuole i bambini Rom sono concentrati in classi speciali, con la tendenza a bollarli come non adatti alla scolarizzazione o con difficoltà di apprendimento"

La nuova Ue e le etnie. Gli esperti europei sottolineano che con l'allargamento dell'Unione la composizione etnica dell'Europa è mutata, e con essa anche le vittime delle discriminazioni. Si fa distinzione tra i paesi occidentali, che hanno una lunga tradizione di migranti e di razzismo, xenofobia e discriminazione, e quelli orientali, dove c'è una maggiore omogeneità etnica. Questo spiega in parte il triste primato dei Rom, che hanno una lunga storia di migrazione ( e discriminazione) anche nei nuovi stati membri dell'Ue, quali la Repubblica Ceca, l'Ungheria e la Slovacchia.

"E' anche per questo che la maggior parte dei rapporti dei dieci nuovi stati dell'Ue si concentra principalmente o unicamente sulla questione dei Rom", scrive il resoconto e bisogna tenere in considerazione che la Commissione Europea ha imposto ai nuovi membri di migliorare i diritti e l'accoglienza delle minoranze Rom come requisito per entrare nella Ue".

(23 novembre 2005)


La segnalazione della REUTERS (in inglese)
 
Di Sucar Drom (del 16/11/2006 @ 12:29:23 in blog, visitato 1326 volte)

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Pinerolo (TO), marchiati perchè "zingari"
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Di Sucar Drom (del 08/10/2006 @ 12:13:18 in blog, visitato 1795 volte)

Lamezia Terme, il ghetto deve essere chiuso
Rom: questione infinita ed irrisolta, spina del fianco di tutte le amministrazioni che negli ultimi anni si sono avvicendate al governo della città. Nei giorni scorsi il vicesindaco Elvira Falvo, che ha anche la delega alle politiche sociali, è andata nella bidonville di Scordovillo con alcuni esponenti delle cooperative sociali che si occupano dei rom presenti sul territorio...

Schio (VI), i Sinti salvano bambino disabile
Pubblichiamo una notizia di maggio 2006 che si era smarrita nei nostri computer. A Schio le famiglie Sinte, in sosta per un grave lutto, hanno salvato un bambino disabile che si era smarrito e vagava sulla linea ferroviaria.
Di seguito l'articolo di Paolo Terragin
Momenti di paura, ieri sera, al palasport Campagnola di Schio per un bambino autistico che si è perso. In occasione...

Rom Sinti @ Politica, benvenuto!
E' nato Rom Sinti @ Politica, il blog della Cooperativa Officina e dell'Ente Morale Opera Nomadi Sezione Abruzzo.
Dopo Romano Lil e il blog dell'Opera Nomadi di Padova, dedicato all'operatrice scolastic
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Opera Nomadi, Assemblea Nazionale dei Soci 2006
Il 30 settembre e il 1 ottobre 2006 si è tenuta l’Assemblea Nazionale dei Soci dell’Ente Morale Opera Nomadi. Questo anno è stata travagliata la definizione dell'incontro dei Delegati delle Sezioni per verificare il lavoro svolto dal Consiglio Nazionale nel 2005 e dare le indicazioni politiche per il 2006.
La prima lettera di convocazione dell'Assemblea, per il 1 luglio 2006, non chiarisce
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Slovacchia, Slota e la xenofobia
Non è da ora che Jan Slota (in foto) si sente accerchiato da nemici. "Gli ungheresi sono il cancro nel corpo della nazione slovacca", aveva detto nell’aprile 2005 il leader del partito nazionalista slovacco(Sns).
"Mongoloidi in groppa ai loro cavalli schifosi"
E per sgomberare il campo da qualsiasi ambiguità, prima delle elezioni del 17 giugno 2006 ha rincarato la dose: i vecchi ungh...

Lamezia Terme, il Vice Sindaco scrive alla Regione e all'ASL
Il vicesindaco Elvira Falvo, scrive al Presidente della Giunta Regionale Agazio Loiero (in foto), all'Assessore Regionale alle Politiche Sociali Nino De Gaetano e al Direttore Generale dell'Asl lametina Angela Di Tommaso per porre, in termini determinati ed urgenti, la questione sociale dei Rom.
«Lamezia Terme - afferma il vice sindaco - così come tanti altri comuni calabresi, si trova a d...

AIZO, XX Congresso Nazionale
Domani, 6 ottobre 2006, si apre a Torino il XX Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana Zingari Oggi, a trentacinque anni dalla fondazione. L'evento, "Rom e Sinti: oltre il campo sosta, esperienze italiane ed europee a confronto", si terrà nell'Area di Sosta Rom di Via Germagnano n. 10 e terminerà il giorno s...

Discrimination against Romanies serious Czech problem
Discrimination against Romanies is a serious problem in the Czech Republic, Slovakia and Ukraine, and the United Nations should more protect Romanies' rights and point to the discrimination against them, Romany activist Romani Rose told journalists at the U.N. headquarters in New York on Wednesday.
The U.N. bodies dealing with human rights should bear in mind that a report by the European...

Europe's Roma ask U.N. to recognize them as holocaust victims
Europe's Roma asked the United Nations to include them in Holocaust commemorations and to be recognized as victims of the Nazis. The German Central Council for Sinti and Roma introduced plans for an exhibition at U.N. headquarters that details gypsies who died in the Holocaust and the discrimination they still endure in Europe.
The exhibition will open January 25 as part of annual events c...

Reggio Calabria, i Rom e l'Officina Immagine
A Reggio Calabria esistono diversi insediamenti di Rom, sia italiani che Europei. Antonio Donato è un fotografo che ha incontrato questi mondi e li ha ritratti. L'Officina Immagine, il sito di Antonio, ha una sezione dedicata a questi mondi rom e così presenta il suo lavoro...

Roma, espulsioni collettive di Rom Rumeni
150 Rom Rumeni reclusi per quattro giorni in una struttura del Comune di Roma. Tensione e proteste, il 5 ottobre il trasferimento a Ciampino e il rimpatrio forzato.

«Superamento dei Cpt»: sul punto il programma dell'Unione era stato chiaro. E qualcuno ha pensato bene di dare una mano al governo di centrosinistra per raggiungere lo scopo. Quello che non si sa ancora esattamente è di chi la r ...

 
Di Fabrizio (del 11/08/2005 @ 11:53:30 in Regole, visitato 2239 volte)
Cafébabel, come fece già qualche mese, ha dedicato un trittico di articoli ai Rom in Europa. Tra i tre, scelgo di segnalare questo:
Definiti dal punto di vista legale come una minoranza in Europa, i Rom beneficiano di particolari protezioni. Ma l’applicazione delle leggi non è sempre uguale all’interno dell’Unione.

Chiamarli “Rom” è più politically correct. La comunità internazionale ha adottato questo termine negli anni novanta, periodo di proliferazione di iniziative legislative volte alla protezione di questa minoranza.
La questione Rom ha sempre riguardato l’europa sin dal medioevo. Gente perennemente in viaggio, nomade perché non lo si lascia insediare da nessuna parte, i Rom subiscono in pieno le politiche europee di sedentarizzazione della popolazione, di creazione degli ordini di circolazione, di istituzione di liste di spostamento. Fuori legge anche per lo stesso loro modo di vivere la propria esistenza, i Rom sono stati ben presto messi al bando dalla società.

I criteri di Copenhagen

Se il problema si ripropone oggi, è senza dubbio grazie al Consiglio d’Europa e dei sacrosanti criteri di Copenhagen, definiti nel 1993 in tale sede. Essi stabilivano i parametri politici minimi che gli stati candidati dovevano soddisfare: democrazia, Stato di diritto, rispetto dei diritti umani e protezione delle minoranze. I paesi candidati dell’Europa centrale e orientale sono dunque stati obbligati a sviluppare politiche specifiche, spesso intinte di buona volontà. I casi emblematici della Slovacchia e dell’Ungheria illustrano queste evoluzioni. Nel 1993, l’appena nata Repubblica Slovacca prevede nella costruzione della sua identità nazionale e tra i nuovi criteri di buon governo, i principi della salvaguardia delle minoranze. La costituzione slovacca si conforma alla fondamentalità delle regole internazionali in materia, ma i politici si rendono col tempo conto della necessità di una politica specifica che oltrepassi il solo principio della non discriminazione. I Rom si dimostrano raggiunti solo marginalmente da queste migliorie, permangono un tasso di disoccupazione vicino al 100%, l’impossibilità di fare studi superiori nella propria lingua e la mancanza di fondi.
Il problema si è posto diversamente in Ungheria. Campione della multinazionalità, la patria magiara è la prima al mondo a riconoscere il diritto collettivo delle minoranze. Il Consiglio d’Europa vi si è ispirato. In effetti, la Costituzione Ungherese riconosce dodici minoranze ufficiali, le quali godono di diritti collettivi tra i più estesi in tutta Europa: accesso all’insegnamento, rappresentanza nei consigli comunali, integrazione nelle strutture politiche internazionali, organizzazione delle manifestazioni culturali, creazione di un posto di commissariato alle minoranze, giurisprudenza della corte costituzionale in favore della discriminazione positiva nel quadro della legge elettorale...
Se l’Ungheria ha sviluppato un tale arsenale giuridico e politico in favore delle sue minoranze, è anche per assicurare un trattamento paritario e reciproco della sua diaspora. Ma i Rom non hanno stato, e non hanno paese. Rimangono pur sempre i parenti poveri di queste belle misure. Là come altrove, sono più vittime della violenza della polizia, beneficiano di minori politiche sociali e non godono della stessa rispettabilità delle altre popolazioni, né delle altre minoranze.

La sufficienza occidentale

Cosa succede in Europa Occidentale? In Francia i Rom sono accantonati sotto la categoria di “gens du voyage” (“gente viaggiatrice”). A partire della legge del 5 luglio 2000 relativa all’accoglienza e all’habitat di questa gente, la situazione dei Rom avrebbe dovuto migliorarsi al livello delle condizioni di accoglienza da parte dei comuni o delle scuole. Purtroppo però i nomadi non godono delle politiche sociale legate all’alloggio nè di tutto quello che ne consegue. Capitolo chiuso.
Nei paesi dell’Ovest dell’Unione, i Rom costituiscono ugualmente una minoranza mal rappresentata e poco protetta. Qualche organo consultivo è stato istituito qua e là, come in Austria e in Belgio. In Danimarca e in Svezia, la protezione dei Rom dipende da un mediatore dal momento che è presa in carica direttamente da un ministero dei Paesi Bassi. La Finlandia Ha da poco lanciato l’idea di un forum consultivo europeo dei Rom che permetterebbe loro di assumere una visibilità transeuropea, quadrando innanzitutto la con la difesa dei loro interessi.

Per ora, l’Europa dell’est resta dunque la più attiva. All’inizio di febbraio i rappresentanti degli otto Stati dell’Europa Centrale e Orientale si sono riuniti a Sofia per impegnarsi seriamente e mutualmente in vista della non discriminazione dei Rom. Avrebbero dovuto invitare la vecchia Europa. Non avrebbe fatto loro male. Perché da noi a causa dei criteri di Copenhagen, la Commissione non si piega veramente sulla questione del trattamento dei Rom. Tant’è che l’ultimo rapporto del PNUD il più importante mai realizzato sulla situazione dei Rom, non ha tenuto conto del trattamento che le è stato riservato in Europa orientale. Č increscioso. In quanto nella vecchia Europa, i Rom tante volte non sono che degli zingari prima che d’essere degli uomini.
Alice Desthuillers - Paris - 18.4.2005 | Traduzione: Andrea Bassi
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Di Fabrizio (del 08/04/2006 @ 11:48:32 in Europa, visitato 4186 volte)

Praga, 6. 4. 2006, 13:00 (ROMEA): Il Giorno Internazionale dei Rom è una delle poche feste Rom che negli anni '90 sono diventate avvenimenti internazionali. Nonostante gli sforzi per la sua propagazione, non è molto conosciuto neanche tra gli stessi Rom. Piuttosto raccoglie attenzione tra quanti lavorano nel settore civico, gente che poi cerca di portare questa celebrazione nelle proprie città.

La Giornata venne celebrata la prima volta nel 1990, durante il IV congresso di International Roma Union (IRU) che si svolgeva a Varsavia. La giornata vuole ricordare la mutua cooperazione che si deve stabilire tra i Rom, quando il loro movimento assume una dimensione socio-politica ed internazionale. Durante questa giornata, i partecipanti si ritrovano a celebrare le comuni origini sociali, linguistiche, culturali: tutto ciò che li unifica, in particolare la "romipen" (preservazione dell'identità)

Il Giorno Internazionale dei Rom si celebra in onore del primo incontro internazionale, che avvenne l'8 aprile 1971, vicino a Londra. Tra i promotori ricordiamo Grattan Puxon e Donald Kenrick dall'Inghilterra, i Rom yugoslavi rappresentati da Jarko Jovanovićem, i cosiddetti Manouches rappresentati da Matéo Maximoff. Era presente anche l'Unione dei Rom-Zingari dell'ex Cecoslovacchia.

Attività del movimento internazionale Rom
Parigi divenne il centro del movimento internazionale dei Rom sin dai primi anni '60. Lì ebbe sede il Comité International de Tzigane, che organizzò il primo congresso internazionale del 1971. In quell'occasione venne fondata la International Roma Union, quindi quest'anno ne ricorre il 35° anniversario.

Il congresso si svolse dal 7 al 12 aprile 1971 a Chelsfieldu, 15 Km. da Londra. Vi parteciparono delegati da 14 paesi e lì vennero adottati bandiera e simboli del movimento. La bandiera si ispirava a quella usata nel congresso di Bucarest del 1933 e poi adottata dal comitato internazionale francese. Originariamente era soltanto blu e verde. La ruota rossa (la cosiddetta chakra di Ashock) fu aggiunta come simbolo della madrepatria rom - l'India, durante il congresso. Venne approvato l'uso del termine Rom al posto di Zingaro. Fu preconizzata la collaborazione con ONU, e in particolare con l'UNESCO, per affrontare le questioni della cultura e della sua trasmissione.

Nel 1977 nacque ufficialmente l'International Romani Union. L'ONU riconobbe l'esistenza dei Rom come specifico gruppo etnico nella sua raccomandazione del settembre 1977, per prevenire le discriminazioni contro questa minoranza.

La prima azione della neonata organizzazione fu il secondo congresso, tenutosi a Ginevra nel 1978. Arrivarono circa 120 delegati da 26 paesi. Mancarono i delegati della Cecoslovacchia, che non ottennero il permesso delle autorità di recarsi all'estero. Un indubbio successo fu il riconoscimento ONU dell'IRU come OnG, a marzo 1979 nel palazzo dell'ONU di New York.

Nel 1981 il terzo congresso si tenne a Gottinga, in Germania. Lì il governo tedesco riconobbe le proprie colpe verso i Rom durante il nazismo. Poi il congresso di Varsavia nel 1990, che vide la nascita del Giorno Internazionale dei Rom. Il quinto congresso si tenne a Praga nel 2000, con oltre 250 delegati da 40 paesi, che concordarono un programma comune, uno statuto ed elessero un nuovo presidente: il dottor Emil Ščuka della Repubblica Ceca.

L'ultimo congresso avvenne nel 2004 a Lanciano, in Italia, dove venne elette nuovo presidente il polacco Stanislaw Stankiewicz.

Negli anni '80 emersero nuove organizzazioni, in particolare nell'Europa occidentale, il cui intento era la creazione di una lobby a favore degli immigrati Rom dall?Europa dell'Est e meridionale. Sulle stessi basi, venne fondato anche il Roma National Congress (RNC), con leader Rudkem Kawczynskim.

Sino al giorno d'oggi, che vede nel settembre 2005 la nascita dell'European Roma and Travelers Forum (EFRT), che è parte del corpo del Consiglio d'Europa.

ROMEA

 
Di Fabrizio (del 29/11/2005 @ 11:42:54 in Italia, visitato 4099 volte)

note:

Cologno Monzese (Milano)
NESSUNO TOCCHI I DIRITTI
30 novembre 2005

in collaborazione con la Consulta per la Pace e Amnesty International Circoscrizione Lombardia

Giornata contro la pena di morte

La città di Cologno Monzese aderisce alla iniziativa «Città per la vita - Città contro la pena di morte» promossa dalla Comunità di Sant’Egidio. 
Trecento città in tutto il mondo sceglieranno un monumento da illuminare per richiamare l’attenzione di tutti i cittadini sulla violazione dei diritti umani che la pena di morte rappresenta. 
Villa Casati sarà illuminata con proiezioni, immagini e parole. 
Spazio espositivo a cura di Amnesty International Circoscrizione Lombardia 

Cineteatro di via Volta ore 21.15 
proiezione del film «Porte aperte» 
di Gianni Amelio, con Gian Maria Volontè 
Ingresso libero 

L’Assessore alla Cultura e alla Pace 
Giovanni Cocciro

    3 dicembre 2005

In collaborazione con la Consulta per la Pace del Comune di Cologno M.se 2005
Casa della Carità
Opera Nomadi

Giornata per i diritti del popolo ROM

Nell’approssimarsi della giornata mondiale per i diritti umani e nell’anniversario dell’apertura dell’Ufficio per la Pace, l’Amministrazione Comunale intende dedicare uno spazio ai diritti del popolo Rom. 

Ore 16.00 Villa Casati Sala Pertini Saluto del Sindaco Mario Soldano
Saranno presenti:

  • Irma Dioli Assessore alla Pace della Provincia di Milano

  • Giovanni Cocciro Assessore alla Pace di Cologno Monzese

  • Don Virginio Colmegna Presidente della Casa della Carità

  • Giuseppe Sampietro Presidente della Consulta per la Pace di Cologno Monzese 

Ore 16.30 
Sala Mostre -Inaugurazione delle mostre fotografiche: 
«Il popolo rom» a cura dell’Opera Nomadi foto di Paolo Poce 
«Faccia da zingaro» del fotografo Sergio Pontoriero 

Ore 17.00 
Il Sindaco Mario Soldano e l’Assessore alla Pace Giovanni Cocciro consegneranno il Premio alla Pace Città di Cologno 2005 

Ore 17.30 
Proiezione dei video sulla storia e la condizione del popolo Rom 

Ore 18.00 
Concerto della Banda del Villaggio Solidale 
Durante l’iniziativa saranno presenti banchetti espositivi delle associazioni di volontariato Di Cologno Monzese 

Il Sindaco 
Mario Soldano

Biblioteca Civica 
INFO 
Ufficio per la pace 
02 25308656

OPERA NOMADI SEZIONE DI MILANO ONLUS                                                                 Fotografie di Paolo Poce

Ente Morale DPR n. 347 del 26.3.1970

Via Archimede n. 13                                                                                                                       

20129 Milano Tel 0284891841 – 3393684212

operanomadimilano@tiscalinet.it

 

Sul numero dei rom e sinti in Italia e sulle concentrazioni demografiche dei gruppi zingari in Europa non esistono censimenti precisi ma stime percentuali, a fronte della crescente consapevolezza di una diffusa condizione di discrimazione e disuguaglianza.

Quella “Rom” è la più consistente minoranza trasnazionale (c.ca 10 milioni) dell’Unione Europea, lacerata da una diaspora territoriale resa ancor più acuta dai processi di modernizzazione, dalla perdita di protezioni sociali, dalle migrazioni dalle aree balcaniche provocate da un generale impoverimento e da una radicale modificazione dei rapporti sociali nelle comunità locali.

Nell’area carpato balcanica è presente c.ca il 60 % dell’intera popolazione rom europea, distribuita tra i paesi più poveri e con il reddito pro capite più basso (Romania, Slovacchia, Bulgaria, Bosnia, Kosovo, Macedonia); seguono la regione atlantica comprendente la penisola iberica (con un rapporto numerico complessivo pari c.ca allo 0,4 – 0,6 % della popolazione autoctona) e il resto degli stati della “vecchia europa” dove la percentuale si aggira mediamente attorno allo 0,2 – 0,3% (nel nostro paese è pari a c.ca 150.000 persone).

In Italia vi sono 27 comunità tra loro riconoscibili per una diversa provenienza geografica, religione, professioni esercitate, formate per c.ca la metà da italiani di antico insediamento (XIV sec.) e per l’altra da profughi o emigranti, la cui comune “identità” poggia quasi esclusivamente su fattori linguistici. Rom sono coloro che comunicano e si riconoscono attraverso le diverse parlate del Romanès o romani chib, una lingua di origine indiana (sanscrito) sulla cui esatta origine si è a lungo discusso senza trovare mai un pieno accordo.

Nel corso del novecento i rom hanno mutato quasi per intero le professioni tradizionali e gli spazi di relazione tipici della società rurale, restando ai margini delle nuove opportunità offerte dal mercato del lavoro e della società, mentre la percezione sociale e il pregiudizio che li circonda è andato crescendo.

Più che sulle cause e i rimedi possibili che pure pongono la forte necessità di un’azione culturale e sociale che investa l’insieme della società, veniamo chiamati a constatare gli effetti di una convivenza a tratti irrisolta o “inquietante”, relegata com’è nei confini minimali delle città, o annichilita nell’immobilità conflittuale imposta “dalle baraccopoli o ghetti” che provocano una pauperizzazione dell’esistenza e delle relazioni sociali e un senso generale di insicurezza.

L’influenza del luogo in cui si vive è un fattore determinante per creare il senso di emarginazione, discriminazione e disperazione tra le persone. Le barriere mentali si materializzano in frontiere urbane, in spazi di negazione, in campi nomadi.

All’interno del variegato e complesso mosaico della società rom milanese e di tutta la provincia emergono in modo dirompente gli effetti di una ripresa dell’emigrazione dai paesi dell’europa orientale e dell’area balcanica e in particolare dalla Romania, ma anche le tante, tantissime situazioni di abbandono e trascuratezza che riguardano le comunità rom e sinte italiane.

Si stima che Rom, Sinti e Camminanti siano in tutta la Provincia non più di 10 – 15.000 persone. La metà circa sono minori al di sotto dei 16 anni. Solo il 2 – 3 % supera i sessant’anni.
 
Di Fabrizio (del 04/03/2006 @ 11:37:16 in Europa, visitato 2702 volte)
logo TRANSITIONS ONLINE: Ukraine: Performing Politics
di Adriana Helbig
27 Febbraio 2006
L'articolo è senz'altro troppo agiografico per i lettori che rimpiangono i vecchi tempi dell'Europa dell'Est. Ho tentato di ridurre dove possibile le sviolinate eccessive, ma (mi rivolgo sempre ai nostalgici, prima che cerchino qualche link più adatto a loro) attenzione a chiudere gli occhi su quella che è oggi la realtà in quei paesi. Da parte mia, di innocenti non ne vedo, a destra come a sinistra (ndr).

E' importante conoscere i complessi processi sociopolitici che influenzano la determinazione di quello che si etichetta come "Rom".

Negli ultimi 15 anni, l'intelligentsia romanì in Ucraina ha iniziato ad auto-organizzarsi culturalmente e politicamente, attraverso un network di OnG. Un numero considerevole delle 80 OnG romanì in Ucraina oggi sono finanziate esternamente da enti come l'Open Society Institute e la International Renaissance Foundation di Kiev, che sono parte delle fondazioni finanziate da George Soros. Loro scopo è sponsorizzare progetti ed attività volte ai bisogni e agli obiettivi individuali e comunitari. [...] Giocano anche un ruolo importante nella politica post-socialismo, perché danno forza ai gruppi che mancano di una presenza pubblica e continuano ad essere marginalizzati socialmente, politicamente ed economicamente.

Le organizzazioni del terzo settore all'interno della sfera romanì contribuiscono a mobilitare idee, risorse finanziarie e culturali, collegamenti politici a livelli transnazionale. L'introduzione di capitali e nuove idee attraverso le strutture delle OnG, ha aiutato nel creare una nuova realtà sociale e politica che metta in discussione i rapporti tra maggioranza e minoranza in Ucraina. Gli sviluppi hanno dato accesso ai leaders di queste organizzazioni a vari media [...] e permesso eventi come l'annuale festival culturale Amala a Kiev. [...]

POLITICA CULTURALE

In Ucraina si sente sempre più spesso parlare di "Rinascimento Romani": [...] culturale quanto politico. In effetti molti Rom che si sono impegnati nelle rivendicazioni per i diritti civili hanno un passato artistico: Aladar Adam, direttore di Romani Yag (Fuoco Romani), che è sia la più grande OnG Rom in Ucraina che il titolo di un giornale pubblicato a Uzhorod, era musicista nell'orchestra di famiglia. Ihor Krykunov, organizzatore del festival Amala, era un componente del Teatro Romen di Mosca; è anche un attore conosciuto, avendo interpretato Tsyahn (termino ucraino per Zingaro) nel film sovietico Tsyganka Aza (1987).

Progetti come Romani Yag e il festival Amala rivelano i complessi processi che contribuiscono a costruire la coscienza dei Rom come "un popolo unico". Gli intellettuali rom sono al lavoro per unificare le differenze culturali e linguistiche tra i vari gruppi sparsi in Ucraina sotto il comune ombrello "Rom" [...] Nazione transnazionale ma senza stato, i cui componenti condividono radici storiche e linguistiche che sono piantate nell'India da cui migrarono attorno al X secolo. Una nozione che ricorre nel festival Amala, la parola in romanès indica "armonia" e deriva dal sanscrito amal, "pulito, puro". [...] e il progetto consiste nel cercare i legami e le similitudini comuni ai gruppi. Questo porta alla partecipazione al festival di gruppi dalla Macedonia, dalla Germania, dalla Slovacchia e dalla Russia. [...]

Ma chi sono veramente i "Rom ucraini"? Chi li rappresenta? La risposta appare meno chiara per chi come me ha lavorato come etnografa e compiuto ricerche sulle tradizioni musicali e sui movimenti romanì in Ucraina sin dal 2000. Mi è capitato spesso nei villaggi transcarpatici, quando chiedevo di parlare con i "Rom" che mi sentissi rispondere "noi siamo Tsyhany - per trovarli devi andare a Uzhorod." Il fatto è che ad Uzhorod hanno sede le più influenti OnG che operano in nome dei Rom, mi ha stupito su questo passare dalle ambizioni transnazionali alle identificazioni meno che locali - stupore confermato dal direttore di Romani Yag quando afferma: "Senza George Soros, non ci sarebbero Rom".

E' importante la conoscenza dei complessi processi sociopolitici che influenzano la costruzione cosciente dei cosa significhi l'etichetta "Rom". E' altrettanto cruciale riconoscere che le  indicazioni riferite ai Rom sono polisemiche e devono essere interpretate come forme vaganti tra conscio e inconscio, attraverso riferimenti politici, etnici e classisti. Nel quadro del festival Amala, particolarmente riguardo le tradizioni dei gruppi di Rom Servy dell'Ucraina centrale e orientale, viene presentato un repertorio Servy che differisce da quello tradizionalmente romani dell'area transcarpatica, sia in termini di linguaggio, uso della vocalità, improvvisazione, scelta degli strumenti musicali (i Rom usano tradizionalmente strumenti a corda di derivazione ungherese, che i musicisti Servy non adoperano). Ho chiesto perché i Rom della Transcarparzia, la regione che ha il maggior numero di insediamenti rom, non partecipino al festival Amala; gli organizzatori hanno addotto difficoltà finanziarie. Nel contempo, i musicisti rom di Uzhorod parlano di grandi opportunità apertesi per le altre bande dell'Ucraina orientale, che rende questi ultimi gruppi popolari tra Rom e no. Le discussioni spesso non intervengono su quello che è il livello di vita delle comunità rom nell'est del paese, che è miserrimo rispetto a quello dell'area transcarpatica, come venne testimoniato da un reportage di Krykunov del 2002. Quindi, una mancanza di dialogo e di omogeneità che persiste tra le varie comunità e i suoi stessi esponenti intellettuali [...].

TRA POLITICA ED AUTORAPPRESENTAZIONE

La sfera [riguardante] le minoranze spesso si presentano come parallele a quella riguardanti i settori integrati [...] Mentre i movimenti sociali di minoranza contribuiscono a costituire gli spazi pubblici in cui i conflitti guadagnano la visibilità, ogni vittoria nel campo dei diritti delle minoranze ha un contrappeso nelle istituzioni e nello stato. Malgrado gli sforzi delle OnG, la mancanza di miglioramenti significativi nella vita di tutti i giorni, rivela che gli aiuti internazionali e la politica transnazionale, da sole non sono sufficienti. Le OnG forniscono servizi che di fatto sono di responsabilità del governo, inclusa l'assistenza legale, il sostegno alle attività culturali, l'accesso alla scuola e ai servizi sanitari, tutti quello di cui beneficiano i cittadini ucraini. Il punto, è che il governo ha potuto ignorare queste richieste, proprio per lo sviluppo di OnG finanziate dall'occidente, che si sono accollate della questione.

Il governo uscito dalla rivoluzione arancione ha espresso la volontà di cooperare con i leaders romani che fanno riferimento alle OnG riconosciute. Nell'aprile 2005, il comitato parlamentare sui diritti umani e le minoranze si è riunito per preparare un incontro col governo, le OnG e i rappresentanti delle minoranze. A discolpa dell'inattività governativa, la presidente Hennadiy Udovenko ha dovuto ammettere che "il governo non è in grado di conoscere quanti Rom vivano in Ucraina". Le stime variano tra 47.600 (dati del censimento 2001) e 400.000 (fonte International Renaissance Foundation). Cifre che rivelano tanto la portata della sfida dei Rom in Ucraina che il livello di dilettantismo che lo stato continua a mantenere. Mentre le organizzazioni meglio collegate tra loro, come OSI e IRF si sono fiondate dove lo stato aveva fallito o non era stato in grado di provvedere, c'è il pericolo reale che la presenza di OnG al servizio della comunità romanì continui a giustificare la mancata presa di responsabilità dell'apparato dello stato.

Per una politica governativa efficace è cruciale riconoscere i Rom come una minoranza non omogenea. [...] Ogni segmento della popolazione rom affronta le relative difficoltà ed il governo ucraino deve prendere considerazione nelle differenze linguistiche e culturali regionali fra i vari gruppi [...]

Adriana Helbig opera nel campo etnografico sui collegamenti tra cultura e politica presso le comunità rom nei Transcarpazi. Insegna storia della musica alla Fordham University di New York e traduce in inglese il giornale Romani Yag

 
Di Fabrizio (del 16/10/2006 @ 11:06:33 in Regole, visitato 1699 volte)

European Roma Information Office (ERIO) esprime le proprie preoccupazioni sulle dichiarazione del Ministro alla Sanità Radoslav Gaydarski, che sta considerando una legge mirata per porre freno al tasso di natalità fra i gruppi di minoranza, in particolare tra i Rom. Secondo il giornale "Sega", lunedì scorso Gaydarski ha detto ai giornalisti che se non si limitano le nascite tra i Rom, il tasso di mortalità in Bulgaria rimarrà tra i più alti d'Europa, dato che molti di quei bambini non arrivano all'età adulta. Gaydarski  suggerisce anche un incontro con i suoi colleghi di Ungheria, Romania e Slovacchia - i paesi con il più alto tasso di Rom - per affrontare congiuntamente la questione.

ERIO trova che questa proposta violi i diritti umani basici [...].  I nazionalisti fanno dichiarazioni come "Tra 50 anni i Rom saranno in maggioranza in Bulgaria, a causa degli alti  tassi di nascita", soffiando sui risentimenti anti-Rom. La "minaccia" della cosiddetta crisi demografica ricorre anche nelle dichiarazioni di quadri statali ed accademici.

Le dichiarazioni del Ministro suonano come inappropriate dai legislatori e dalle autorità sanitarie. Il Presidente della Commissione Parlamentare sulla Sanità, Dr. Borislav Kitov dice: "Una legge in questo senso non può entrare in Parlamento, e se anche lo facesse andrebbe direttamente alla Corte Costituzionale. Non possiamo incriminare qualcosa che è fisiologico, altrimenti sarebbe genocidio!" Secondo il Ministro la gravidanza sotto i 16 anni andrebbe proibita per legge. Naturalmente, la legge riguarderebbe principalmente la comunità Rom [...] Ma la domanda è cosa le autorità vogliono fare con le ragazze incinte sotto i 16 anni.

Comprendiamo che questa confusa idea d l'iniziativa anti-Rom di Gaydarski sia il risultato di una "umana" preoccupazione di ridurre la mortalità infantile dovuta alle gravidanze precoci, ma ciò deve realizzarsi in altra maniera, non con una legge incostituzionale che è considerata una interferenza brutale nei diritti delle donne e delle famiglie.

ERIO chiede all'Unione Europea di prendere misure per prevenire l'adozione di una legge simile, che sarebbe in conflitto con le politiche europee sui diritti umani e i valori democratici.

Ivan Ivanov, Executive Director,

European Roma Information Office.
Av. Eduard Lacomble 17
Brussels 1040, Belgium
Phone: 0032-2-733-3462
Fax: 0032-2-733-3875

Fonte Bulgarian_Roma - Un altro punto di vista

 
Di Fabrizio (del 23/04/2006 @ 10:55:17 in Europa, visitato 1840 volte)
Aleksandra mi inoltra questa comunicazione:
Cari amici della rete RomEco,
volevamo informarVi che si è concluso il primo anno del Progetto di Ricerca Europeo sull'inserimento formativo e lavorativo dei Rom e Sinti, intitolato "RomEco". Siamo nel secondo anno del Progetto, alla fine del quale ci aspettiamo un rapporto, nonché una pubblicazione dei dati da diffondere. Si tratta, come molti di voi sanno, di un progetto internazionale tra l'Italia, la Germania, la Bulgaria e la Slovacchia.

Intanto Vi mandiamo il rapporto finale di un altro Progetto di Ricerca Europeo (il rapporto in inglese, è scaricabile QUI - sono 3 files formato .doc ndr.), intitolato "RomWom", sull'inserimento socio-economico delle donne Rom e Sinte, che ha visto coinvolti più di dieci paesi europei e che aveva una durata di sei mesi. Quindi, si trattava di produrre rapporti nazionali piuttosto generali (overviews), ma indicativi, con eventuali raccomandazioni, statistiche, ecc..

 Alla prossima,
 Zoran Lapov, Alessandra Novelli, Demir Mustafa
 EUROFOR / Università di Firenze / ARCI-Toscana
 
Di Daniele (del 15/03/2006 @ 10:52:47 in Europa, visitato 2097 volte)

La Serbia-Montenegro cerca di integrare i rom

Come firmataria dell'iniziativa "Decennio dell'inclusione rom", la Serbia-Montenegro è impegnata a porre fine alla discriminazione e migliorare la vita del suo popolo rom. Case e formazione sono le aree chiave.

Davor Konjikusic per il Southeast European Time a Belgrado – 07.03.06

La Serbia-Montenegro è uno degli otto paesi che hanno aderito ad una iniziativa internazionale, lanciata nel 2005, destinata a migliorare la vita dei rom europei. Come aderenti al "Decennio dell'inclusione rom", i governi della Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Romania, Serbia-Montenegro e Slovacchia, si sono impegnati a porre fine alla discriminazione e interrompere il ciclo della povertà e dell'esclusione.

In Serbia-Montenegro, il problema più pressante è l'esistenza di insediamenti separati di rom. Secondo i dati attuali, circa 250.000 rom vivono in circa 600 comunità improvvisate, spesso situate in aree industriali o vicino a discariche di rifiuti. Sono fra le persone più povere d'Europa, prive delle comodità elementari come l'elettricità, scarico per i liquami ed acqua potabile pulita.

"I rom oggi sono fisicamente segregati nei loro insediamenti dal resto della società", dice il vice ministro federale per i diritti umani e delle minoranze Melena Markovic. "Sono privi di un adeguato accesso all'assistenza sanitaria e all'istruzione, e non possono soddisfare altre elementari condizioni di vita. I loro insediamenti sono separati dagli altri insediamenti, non sono igienici e mancano di infrastrutture appropriate". Per affrontare i problema, il governo programma la costruzione di case. Finora, la città di Belgrado ha garantito 58 lotti per le case e il finanziamento per la loro costruzione.
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La maggior parte dei Rom di Serbia-Montenegro vivono riciclando cartoni. [Getty Images]

Ma i programmi per integrare i rom nelle comunità principali non hanno avuto sempre successo con i residenti. In un caso ben noto, scoppiò la collera sullo spostamento di rom in un nuovo complesso di appartamenti nelle vicinanze di Belgrado. Inoltre, dicono le autorità, alcuni rom non vogliono essere trasferiti, vedendo nello spostamento un tentativo di smembramento delle loro comunità.
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Paesi come la Repubblica Ceca, l'Ungheria e la Slovacchia perciò hanno la capacità di realizzare il progetto più rapidamente, perché hanno accesso ai fondi dell'U.E.

La Serbia-Montenegro, però, deve arrangiarsi con scarse risorse finanziare e può aspettarsi di vedere progressi molto più lenti.

 
Di Sucar Drom (del 17/04/2009 @ 10:45:03 in blog, visitato 1581 volte)

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Di Fabrizio (del 14/01/2006 @ 10:43:47 in Europa, visitato 2641 volte)

fonte: Slovak_Roma_News

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by Jozef Sivak

trebi
foto dei disordini da derstandard.at

DOPO I SACCHEGGI

6 gennaio 2006

Due anni dopo i profondi disordini nei quartieri dei Rom più poveri in Slovacchia, si stanno verificando dei cambiamenti.

TREBISOV, Slovakia | Folle arrabbiate, negozi saccheggiati, polizia scatenata contro i rivoltosi: scene come queste due anni fa mostrarono la profonda frattura tra lamaggioranza della popolazione e le comunità Rom nella Slovacchia orientale.

L'attenzione alla rivolta dei media internazionali, che avevano l'occhio puntato sull'imminente ingresso della Slovacchia nell'Unione Europea, spinsero le autorità ad affrontare seriamente le condizioni di povertà estrema dei Rom nella regione e ad approntare strategie di integrazione.

A Trebisov, teatro delle proteste più drammatiche ed epicentro degli scontri, la comunità Rom si sta ancora leccando le ferite.

62-MPOY-GrarJ-C-02i

foto di JAN GRARUP da http://www.poyi.org/ - PICTURE OF THE YEAR INTERNATIONAL

"Non avevo mai visto niente di simile a quello che è successo [a Trebisov] e nemmeno ci voglio più pensare" dice Jozef Badzo, 31 anni, che lavora nell'insediamento rom alla periferia di Trebisov. "Mi sono sentito come se fosse l'Iraq. E' stato terribile". Badzo era in visita ad un amico dell'insediamento, quando la polizia entrò in casa e li malmenò selvaggiamente. "Sono stato fortunato," ricorda "perché avevo un bambino in braccio che piangeva tra le mie braccia. Altrimenti i miei occhi si sarebbero riempiti di sangue."

UN ANNO CRITICO

L'anno 2004 è stato critico per i Rom slovacchi. Molti hanno visto il taglio o la cancellazione improvvisa dei benefici sociali, come risultato delle riforme imposte ad inizio anno. Alcuni attivisti hanno detto che i tagli erano discriminatori, perché colpivano soprattutto la loro comunità, che ha mediamente famiglie numerose ed estese. Una famiglia di cinque persone riceveva 10.000 corona (278 euro) che sono stati improvvisamente dimezzate o annullate.

Trebisov, città della Slovacchia sud orientale, vicino al confine con l'Ungheria e l'Ucraina, conta circa 40.000 abitanti. Di loro, circa 3.200 sono Rom, che vivono in appartamenti periferici, consistenti per la maggior parte in una stanza di 18 mq. senza servizi e acqua corrente.

A Trebisov e in tutta la Slovacchia orientale, la regione più povera del paese, chi presta denaro è un'importante figura in molti insediamenti rom, e richiede interessi molto alti alla gente che attende l'arrivo del prossimo assegno sociale. Gli squali del prestito ad usura divennero particolarmente attivi nel 2004 e alzarono i loro tassi di interesse, anche all 100%, secondo quanto oggi raccontano gli abitanti. Spesso, la gente si indebitò a vita, incapace di restituire il denaro che era stato loro offerto.

IL PUNTO DI ROTTURA

La notizia del taglio ai servizi sociali girò velocemente ed orientale e sfociò in proteste e disordini nei villaggi nella Slovacchia centrale. Gli eventi più drammatici ebbero luogo a Trebisov, dove circa 400 Rom il 23 e 24 febbraio saccheggiarono il Parican shopping center. Molti degli abitanti degli insediamenti dicono che furono gli stessi strozzini ad aizzare la folla.

La polizia di Trebisov e di Kosice, la seconda più grande città della Slovacchia, appena arrivati sulla scena inondarono i manifestanti con cannoni ad acqua. Il 24 febbraio i poliziotti si presentarono nei quartieri rom. I testimoni accusano che entravano nelle case a gruppi di 10, picchiando gli abitanti.

Nella fase più drammatica della rivolta, erano schierati nella Slovacchia centrale ed orientale, 2.000 tra poliziotti, esercito e corpi di sicurezza privati.

Sulla base delle voci e delle testimonianze l'European Roma Rights Center di Budapest e Amnesty International criticarono l'azione della polizia. Alan Anstead, consulente legale del Roma Rights Center, accusò la polizia di violazione dell'articolo 3 della Convenzione Europea sui Diritti Umani, che proibisce la tortura e i trattamenti inumani. Riconoscendo che la rivolta era contro la legge e i rivoltosi avevano violato le proprietà private, aggiungeva che la polizia aveva colpito senza distinzione passanti, manifestanti e rivoltosi.

Monika Kuhajdova, portavoce del Ministro degli Interni, disse che la polizia aveva usato cani e manganelli "per disperdere i resistenti e prevenire gli attacchi", senza specificare altro. Aggiunse che il ministero non aveva ricevuto lamentele sull'atteggiamento della polizia durante gli incidenti.

Alla fine, in 195 vennero accusati di crimini, inclusi danni a proprietà rivate, rivolta, furti, saccheggio ed incitamento alla violenza. Kuhajdova stimò il costo dell'operazone speciale di sicurezza in circa 58, 7 milioni di corone (1,5 milioni di euro). Inoltre disse che la rivolta aveva causato danni per 1,1 milioni di corone.

SEGNI DI RIPRESA

Dopo quasi due anni, molti Rom di Trebisov concordano che la rivolta fu uno sbaglio. Ma i disordini hanno avuto almeno l'effetto positivo di risvegliare le autorità che, dopo la rivolta e timorose di pubblicità negativa, cominiciarono a prestare più attenzione ai problemi dei Rom.

"I saccheggi non sono stati giusti, ma sono stati il simbolo della protesta controle decisioni del governo" di tagliare i benefici sociali, dice Jozef Tancos - 50 anni e disoccupato, vive vicino all'insediamento rom - "Quell'esperienza non si ripeterà, non è servita a molto".

Immediatamente al termine dei disordini e dei saccheggi, il governo e gli stessi Rom iniziarono ad affrontare il problema dello strozzinaggio, e la polizia compì degli arresti contro gli usurai. Anche se, secondo fonti anonime, molti di loro usarono i lor contatti ad alti livelli per rimanere impuniti.

Gli sforzi della polizia sono frustrati dal fatto che spesso le vittime hanno paura e cambiano la loro versione, dice Kuhajdova. "Gli usurai sono particolarmente influenti tra i Rom" aggiunge. "Per incriminare qualcuno per usura, la polizia ha bisogno della dichiarazione della vittima".

Kuhajdova afferma che la polizia ha reagito "prontamente" alle accuse contro le bande di usurai: nel 2004 sono stati aperti 127 casi, il doppio dell'anno precedente. D'altra parte, risulta che le denunce riguardino solo un quarto del fenomeno, secondo un rapporto sui diritti umani del Dipartimento di Stato USA. L'accusa provata di usura comporta cinque anni di prigione.

Innescata o no dalle violenze, l'intervento dello stato nella Slovacchia orientale l'anno scorso è diventato più visibile. Il governo ha installato numerosi centri informativi e comunitari per i Rom. "Da un lato, la rivolta era sbagliata, ma d'altra parte è a causa sua che [il governo] ha iniziato ad interessarsi a noi", dice un residente dell'insediamento, che vuole qualificarsi solamente come Sandor.

I centri hanno lo scopo di informare la gente sui propri diritti, fornire aiuto a cercare lavoro, come affrontare i problemi legali o con le autorità. Scopo principale dei centri, però è educare. Insegnano nozioni pratiche sull'igiene personale e sulla sanità di base, informatica, lingua slovacca e straniere, arte e cultura romani. La priorità è nell'aiutare la gente a trovare lavoro o preparare alle scuole superiori. I centri sono finanziati dai programmi europei Phare per lo sviluppo regionale.

I centri affrontano pure il compito di risanamento ambientale e di migliorare le condizioni di vita negli insediamenti rom nell'area. A Trebisov, per esempio, il centro comunitario impiega 150 abitanti del posto. Lavorando sei ore al giorno, guadagnano 1.500 corone al mese. Il centro ha recentemente iniziato una campagna per il miglioramento delle condizioni di vita nell'insediamento, con la pulizia degli edifici e la rimozione della spazzatura dalle strade e dai parchi.

"Adesso è un po' meglio [del 2004] - facciamo servizio nella comunità e abbiamo un reddito," dice Jozef Badzo. "Non è molto, ma che possiamo fare? Per noi Rom qui non ci sono altri lavori."

Jozef Sivak è un giornalista che lavora a Trebisov. Modera un programma sulle tematiche rom per la televisione pubblica slovacca.

 
Di Fabrizio (del 08/10/2006 @ 10:42:08 in conflitti, visitato 1653 volte)

L'esplosione in una casa abitata da Rom è stata dolosa

Ieri mattina [5 ottobre ndr.] l'esplosione ha danneggiato una casa comprata e restaurata da una famiglia Romdi Krežmarok, nel comune di Křížová Ves. Una famiglia di sette membri stava per entrare nella casa quando è esplosa. E' il secondo caso nell'arco di pochi mesi. L'esplosione è avvenuta nella cantina della casa quando era ancora disabitata. Ignoti hanno sparso combustibile a cui poi è stato dato fuoco; da qui l'esplosione.  I danni ammontano ad almeno 160.000 corone. La polizia sta indagando: "La coesistenza tra Rom e non-Rom è tesa, perché la maggior parte dei Rom che vive qui non è in grado di badare a se stessa. Queste azioni non contribuiscono a rasserenare l'ambiente, aumentano la tensione e la coesistenza diventa ancora più complicata."

Nel villaggio vivono 1755 persone, tra cui 1242 sono di origine Rom.

Fonte: www.rpa.sk

 
Di Fabrizio (del 09/09/2006 @ 10:41:34 in Europa, visitato 1759 volte)

By Jeffrey White | Correspondent of The Christian Science Monitor

OSTRAVA, REPUBBLICA CECA - Soltanto quando il visitatore lasciò la stanza, Helena Gorolova andò vicino a suo marito e gli sussurrò: "Come donna, mi sento senza più valore."

Helena Gorolova non potrà più avere figli. Sedici anni fa, racconta, i dottori la sterilizzarono mentre stava dando alla nascita il suo secondo figlio, con parto cesareo. Senza avvertirla di cosa si trattava, i medici le fecero firmare la documentazione per la sterilizzazione.

"Mi dissero, firma qui o morirai" dice "In quelle condizioni, avrei firmato qualsiasi cosa, ero terrorizzata. Non sapevo cosa significava la parola sterilizzazione, e firmai senza sapere di che si trattava."

Helena Gorolova dice che i dottori la sterilizzarono non perché fosse in pericolo di vita, ma perché Romni. Gli attivisti dei diritti umani affermano che la caduta del comunismo 16 anni fa non ha posto fine a questa pratica rivolta alle donne Romani - a volta offrendo soldi per estorcere il consenso - per il controllo della popolazione.

La questione ora è rimbalzata sui tavoli dell'ONU. Questa settimana è attesa la bozza del rapporto del Comitato per l'Eliminazione della Discriminazione contro le Donne, che accusa il governo Ceco di non aver fornito risposte complete su 80 casi similari, che riguardano gli anni dal 1986 sino al 2004.

[...] Il rapporto si conclude con l'appello al governo perché cambi la legislazione in merito e indennizzi le vittime.

"Non sembra possibile che il governo fornisca risposte esaustive sulla protezione dei diritti umani nella repubblica," dice Gwendolyn Albert, direttore di Human Rights League a Praga.

Il Ministero della Sanità assicura che sta investigando su questi casi. Un portavoce del Ministero parla di "casi isolati e senza continuità" e nega che le donne Rom fossero un obiettivo di questa pratica.

Gli attivisti notano che i casi riguardano alcune regioni più di altre. In Slovacchia, ad esempio, sembra che ci siano più casi, ma la pratica riguarda anche casi in Ungheria, Romania e Bulgaria.

Ma la ricerca di dati è difficile, primariamente per gli ostacoli che dottori ed ospedali pongono nel fornire informazioni, dice Dimitrina Petrova, direttrice di European Roma Rights Center a Budapest. "Ci sono molti ostacoli. E' estremamente difficile raccogliere i fatti."

Molti dei casi sono simili: coinvolgono donne Rom che erano ricorse al secondo taglio cesareo, a cui i dottori prescrivevano la chiusura delle tube per evitare una terza gravidanza (ed un altro cesareo). Nella maggior parte dei casi, non venivano date informazioni e si chiedeva solo di firmare dei documenti. Altre addirittura affermano di essersi trovate di fronte al fatto compiuto.

"Non mi dissero che stavo firmando [un consenso] alla sterilizzazione," dice Evita Cerenakova sul foglio scritto a mano che le fu presentato quando dette alla luce la sua seconda figlia nel 1997."Non mi dissero niente."

Evita Cerenakova dice che i dottori le spiegarono che stavano dandole "un impianto per il controllo delle nascite."

Ora, ha citato l'ospedale per danni, $54,245. Tre altre Romnì stanno facendo lo stesso [...]

Finora, pochi casi hanno riguardato le donne ceche non-Rom, che invece investe la popolazione Rom più marginalizzata. "La verità è che non ci sono abbastanza donne [di etnia] ceca che siano coinvolte" spiega Michaela Kapalova, che rappresenta 40 donne di etnia Rom.

Molti dei circa 12.000 Rom slovacchi sono qui ad Ostrava, una città con alti tassi di disoccupazione vicina al confine polacco, stipati in quartieri lontani dal centro in palazzi che sono vicini allo sbriciolarsi. Di pomeriggio, gli uomini fumano mentre le donne preparano la cena. I bambini abbondano. I casi di sterilizzazione hanno toccato una corda profonda all'interno di una cultura che stima sopra ogni cosa la famiglia e prevede molti bambini.

"Stiamo tentando di ricevere delle scuse pubbliche" dice Helena Gorolova "perché non venga fatto ad altre donne quello che noi abbiamo patito."

Molti Rom ritengono che queste pratiche continuino. Il governo lo nega.

L'anno scorso, Helena Ferencikova fu la prima donna a vincere un caso contro un ospedale. Un tribunale di Ostrava stabilì che i dottori avevano mancato di informare e ottenere il consenso della donna sterilizzata nel 2001, e chiesto all'ospedale di scusarsi, L'ospedale è ricorso in appello.

I dottori negano di aver agito in malafede, ma sembra che le cose nel frattempo stiano cambiando.

"Dieci anni fa, le informazioni ai pazienti erano ad un livello differente da adesso," dice Richard Spousta, capo-ginecologo nell'ospedale cittadino di Ostrava. Ora, dice, le donne devono aspettare almeno sei settimane dopo la nascita del bambino, prima di essere sterilizzate.

Un venerdì al mese, Helena Gorolova raggiunge altre Romni di Ostrava in un gruppo di supporto.

Una di loro è Helena Balogova, analfabeta. L'ospedale le diede $ 225 "per quella cicatrice," dice mostrando il segno sulla pancia. "Potrei aver avuto quattro altri bambini con mio marito."

 
Di Fabrizio (del 13/01/2006 @ 10:38:10 in Europa, visitato 2135 volte)
da Czech_Roma

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7/1/2006 L'obudsman Otakar Motejl ha richiesto nel suo rapporto finale sui casi di sterilizzazione forzata (vedi QUI ndr), che sia approvata la legge per l'indennizzo delle donne che hanno subito sterilizzazione senza consenso. La notizia è apparsa oggi su Romea.cz.

Lo stato riconoscerà il compenso alle donne la cui fertilità è stata interrotta dai medici senza loro regolare consenso, dal 1973 al 1991. Sono oltre 80, soprattutto donne Rom, che si sono rivolte all'ombudsman. Non sono ancora stati chiusi tutti i casi. Alla fine dell'anno scorso, dopo aver esaminato diversi casi controversi, Motejl disse che erano almeno 50 le donne sterilizzate nel passato in dispregio alle disposizioni di legge. Il problema è arrivato all'attenzione pubblica solo nell'autunno 2004, su segnalazione di European Roma Rights Centre (ERRC - confronta ndr). ERRC affermava che in alcuni casi mancava il consenso all'operazione e in altri il consenso era stato estorto con la minaccia di tagliare l'assistenza sociale. Motejl ricevette le prime testimonianze da alcune donne Rom della Moravia Settentrionale, nel settembre 2004. Nel 1972, la Cecoslovacchia aveva approvato una legge sulla sterilizzazione, per colmare il vuoto legislativo che c'era stato sino allora. Il rapporto afferma che dietro istruzione delle autorità, gli assistenti sociali convincevano le donne Rom a non avere più figli. Inoltre, sempre secondo il rapporto, venivano promessi ulteriori benefici sociali in cambio del consenso alla sterilizzazione. Sino al 1991, il consenso poteva valere sino a 10.000 corone (il salario medio di allora corrispondeva a circa 2.500 corone). Il pagamento di queste somme venne interrotto nel 1991. Lo stato non si è mai ritenuto parte in causa, scaricando la colpa sul personale medico. Il rapporto indica anche che aalle donne che hano denunciato questi trattamenti subiti in passato, è stato garantinto anonimato e sicurezza. La Svezia, dove in passato sono state svolte sterilizzazioni forzate, può essere di modello alla Repubblica Ceca, suggerisce il rapporto. In Svezia la legge riparatoria è passata e tra il 1999 e il 2002 lo stato ha riconosciuto 175.000 corone svedesi alle persone coinvolte.


Brno, Prague, Budapest, Ostrava, 11 gennaio 2006.

Le organizzazioni della società civile hanno accolto con favore il rapporto del Pubblico Difensore dei Diritti ("Ombudsman") sulle indagini in merito alle accuse di sterizizzazione forzata di donne Rom nella repubblica Ceca.

Il rapporto è il risultato di oltre un anno di indagini dell'Ombudsman e del suo staff, sulla base della denuncia portata da 87 donne. Nell'approfondimento dei casi, sono stati coinvolti European Roma Rights Centre (Budapest), League of Human Rights (Prague/Brno), Life Together (Ostrava) e Group of Women Harmed by Sterilisation (Ostrava). Il 23 dicembre questo gruppo di ricerca ha chiuso i lavori, che sono stati resi pubblici questa settimana.

L'Ombudsman rivolge tre richieste

  1. Cambiamento della legge, che si esprima con più chiarezza sul principio cel consenso responsabile;
  2. Misyre supplementari per un cambio culturale tra il personale medico sul consenso responsabile, d aapplicarsi universalmente;
  3. Un percorso preferenziale per le misure di indenizzo alle vittime, quando gli assistenti socili siano stati coinvolti in politiche di sterilizzazione forzata.

Le pagine da 25 a29 (circa 1/3 del rapporto completo) riguardano la "Sterilizzazione e la Comunità Rom", motivandola come discriminazione razziale. I casi esposti includono anche eventi come, ad esempio, quando dottori e assistenti sociali raccomandavano il parto cesareo, così da fabbricare "prove" per legittimare interventi di sterilizzazione.

Il testo icomprende anche un'analisi dettagliata delle politiche statali cecoslovacche verso i Rom negli anni '70 e '80, quando agli assistenti sociali veniva chiesto di controllare il tasso di natalità tra i Rom - giudicati troppo alti - e di creare un'ambiente di controllo invasivo sulle famiglie Rom, che perdura a tutt'oggi. In una sezione separata viene presentata la storia dell'eugenetica in Cecoslovacchia, come chiave evidente delle pratiche e delle politiche messe in atto.

Attualmente, il rapporto è disponibile slo in lingua ceca (formato .pdf), in seguito verrà stampata la versione in inglese. Ulteriori informazione sul sito ERRC.

Contacts:
Michaela Tomisova (legal representative of the victims): ++ 420 73 795 13 23
Kumar Vishwanathan, (Life Together): ++ 420 77 77 60 191
Jiri Kopal (League of Human Rights): ++ 420 60 87 19 535
Claude Cahn (ERRC): ++ 36 20 98 36 445

The European Roma Rights Centre (ERRC) is an international public interest law organization engaging in a range of activities aimed at combating anti-Romani racism and human rights abuse of Roma, in particular strategic litigation, international advocacy, research and policy development, and training of Romani activists. For more information about the European Roma Rights Centre, visit the ERRC website at http://www.errc.org.

European Roma Rights Centre
1386 Budapest 62
P.O. Box 906/93
Hungary
Tel.: ++ (36 1) 413 2200
Fax: ++ (36 1) 413 2201
E-mail: office@errc.org

The League of Human Rights is a non-governmental organisation providing free legal and psychological assistance to victims of gross human rights violations, in particular to members of the Roma minority, victims of domestic violence and children. Its mission is to create a future in which the Czech state actively protects the human rights of its citizenry and respects both the spirit and the letter of the international human rights conventions to which it is signatory.

League of Human Rights
Bratislavska 31
602 00 Brno
Czech Republic
 
Di Fabrizio (del 07/07/2006 @ 10:35:43 in Europa, visitato 1678 volte)

European Roma Rights Centre (ERRC) ha espresso la propria preoccupazione per la svolta politica nella Repubblica Slovacca.

Nel nuovo governo sono compresi tre partiti:

  • Direzione-Socialdemocratica (Smer),
  • Partito Popolare-Movimento per la Slovacchia Democratica (HZDS),
  • Partito Nazionale Slovacco (SNS)

i cui membri in passato hanno più volte espresso posizioni contro i Rom.

Le preoccupazioni riguardano soprattutto il Partito Nazionale Slovacco (SNS), i cui componenti hanno ripetutamente e regolarmente istigato all'ostilità contro le minoranze etniche e sessuali in Slovacchia, con particolar veemenza contro i Rom. Il ruolo del SNS è stato sempre improntato a degradare le relazioni tra Rom e no, con discorsi particolarmente infiammati. Nel nuovo governo, l'SNS controlla i Ministeri dell'Educazione, delle Costruzioni e e dello Sviluppo Regionale.

Il testo in inglese della lettera, è consultabile su http://www.errc.org/cikk.php?cikk=2609

 
Di Fabrizio (del 23/07/2006 @ 10:34:29 in media, visitato 1415 volte)

Mercato – Slovacchia
Other Worlds: documentari in crescita
La produzione slovacca di Marko Skop, Other Worlds (Ine svety) ha fatto storia la scorsa settimana, diventando il primo documentario vincitore del Premio del Pubblico al Karlovy Vary International Film Festival.

Il documentario ha dato al cinema slovacco una ragione di esistere, in questi giorni. Di quattro lungometraggi che hanno visto un produttore slovacco coinvolto, e che hanno avuto la loro anteprima in patria nella prima metà di quest’anno, due erano documentari. Nessuno dei due, però, è riuscito ad entrare nella top-20 dei botteghini nazionali, incluso Other Worlds. Secondo i critici, però, il successo di Karlovy Vary potrebbe non solo spingere in alto, ovviamente, il morale del cinema slovacco, ma anche spingere il lavoro di Skop a un successo di vendita internazionale.

Other Worlds segue gli effetti della globalizzazione sulle vite e le culture, tradizionalmente diverse, di sei rappresentanti di diverse etnie — i sarisan, i ruteni, gli ebrei e gli zingari — nelle piccole città slovacche di confine di Saris, una delle frontiere europee più estreme. "Il film presenta semplicemente le storie di sei eroi in una Babilonia di piccolo scala, ai confini dell’Europa— i confini del mondo globalizzato", ha detto Skop del suo primo lungometraggio documentario.

A causa delle difficoltà pratiche legate al progetto, il film ha richiesto tre anni e mezzo per essere completato, metà dei quali dedicati alla ricerca e allo sviluppo della sceneggiatura. Skop ha presentato l’idea nel 2003 in forma di progetto in sviluppo al Jihlava East European Forum. Nel 2005, è stato tra i nove film presentati ai programmisti e distributori del Docu Talents From The East di Karlovy Vary. Other Worlds è una co-produzione tra la slovacca Artileria e la ceca Mirage, supportata dal Ministero Slovacco della Cultura, la tv ceca, il Premio Tibor Vichta e lo East European Forum, organizzato dall’Institute of Documentary Film. L’anteprima slovacca si è tenuta nello scorso febbraio.

Salis Kontos
 
Di Fabrizio (del 12/08/2006 @ 10:34:07 in Europa, visitato 1861 volte)


ROMEA.CZ - ROMANI INFORMATIONAL SERVICE - Romano vodi - NEWSLETTER No. 23 (4. 8. 2006)

26. 7. 2006 Slovacchia: A Košice il primo ufficio regionale di aiuto legale
Il Centro offre i propri servizi agli abitanti di Košice e della regione di Prešov. Il Centro di aiuto legale è un'emanazione governativa, che opera a Bratislava dal 1 gennaio 2006. Ulteriori uffici verranno istituiti nelle altre regioni, a partire da Banská Bystrica. Come primo passo l'ufficio prende in esame i documenti dei richiedenti, per controllare se possono accedere o meno al mercato del lavoro e di quale consulenza abbiano bisogno. Sinora ha vagliato 764 domande, principalmente riguardo le relazioni civiche, domestiche e lavorali. D'altro canto, il Centro non fornisce consulenza nella sfera della legge criminale, sicurezza sociale. pensioni e non accetta domande provenienti dai richiedenti asilo.
Fonte: www.rpa.sk

27. 7. 2006 L'agenzia Luma ricerca impiego per i Rom della provincia di Mladá Boleslav
Origine etnica, bassa scolarizzazione e sotto-occupazione sono gli ostacoli più grossi nel trovare lavoro per i Rom della provincia di Mladá Boleslav. [...] L'agenzia è finanziata dall'EU e da fondi governativi. Dopo un anno di esistenza conta 81 clienti nel suo database.
Fonte: ÈTK, www.romea.cz

30. 7. 2006 Il Castello Svojanov per 4 giorni dedicato alla cultura Rom
[Ha ospitato] il Festival internazionale Gypsy Celebration, che è giunto alla sesta edizione. Hanno partecipato bande e cantanti provenienti dalla Repubblica Ceca e da altri paesi. Il festival è stato organizzato dalla nota cantante da Kelerová e dalla sua associazione Miret. Vi hanno preso parte, tra le altre Kale, Bengas, Therne Èave, Andre peste, Gondolánovci. Decine di artisti hanno suonato durante tutti i quattro giorni.
Fonte: ÈTK, www.romea.cz  

28. 7. 2006 Il regista Jiøí Vejdìlek inizierà lunedì a girare un film sulle tematiche Rom
In passato ha girato con successo la commedia Úèastníci zájezdu (Partecipanti all'escursione). Il film sarà ambientato in località densamente popolate da  Rom, particolarmente in Most, Ústí nad Labem ed altre città. "Alcune scene saranno girate a Praga e dintorni. Potremmo fare delle riprese in Slovacchia," ha detto il regista
Fonte: ÈTK, www.romea.cz

31. 7. 2006 I Rom a Brno hanno interesse per il PC e l'inglese
Questo il risultato di un progetto per migliorare la loro integrazione nel mercato del lavoro. Circa un terzo dei 600 partecipanti, che vi hanno preso parte attivamente, hanno fatto ricorso all'ufficio per il lavoro. Il progetto, finanziato dalla EU e da fondi governativi, è terminato il 31 luglio scorso.
Fonte: www.romea.cz

31. 7. 2006 4 domande sulle discriminazione verso i Rom
L'Ispettorato Commerciale Ceco (CCI) ha valutato quattro lettere di protesta  di discriminazione nei ristoranti e nei negozi, accadute nella prima parte del 2006. Un caso appare giustificato. Le conclusioni sono apparse sul sito del CCI. Gli ispettori hanno avuto a che fare con 7 casi simili risalenti all'anno scorso. CCI ha impiegato ispettori di origine Rom a Ústí nad Labem e Ostrava. In totale hanno effettuato 260 controlli  in totale. CCI inoltre coopera con le associazioni Rom nel controllo costante di questi casi. Tra l'altro durante un controllo, è stata aiutata una famiglia..
Fonte: ÈTK,  www.romea.cz

1. 8. 2006 La scuola Králíky istruirà studenti provenienti da ambienti svantaggiati
La scuola Králíky ha battezzato un progetto focalizzato all'educazione di studenti provenienti da aree a rischio o marginali, tramite corsi, garantiti dal Ministero per l'Istruzione, che permetteranno di accedere alle scuole superiori. [...] Le spese di tasferte, cibo e alloggi verranno coperte dallo stesso Ministero.
Fonte: www.romea.cz

1. 8. 2006 La polizia cerca agenti Rom, Vietnamiti ed Ucraini
Il piano si svilupperà l'anno prossimo e la campagna di informazione inizierà il prossimo autunno, con la seconda fase dell'arruolamento che dovrebbe avvenire prima del 2007.
Fonte: ÈTK, www.romea.cz

2. 8. 2006 n circa 200 si sono ritrovati per la commemorazione della liquidazione del settore Rom di Auschwitz
Sono arrivati presso l'ex campo di sterminio di Auschwitz-Bøezinka, per il 62° anniversario della liquidazione del settore "famiglie Rom". Vi perirono circa 21.000 Rom, inclusi quelli che arrivavano dal Protettorato di Boemia e Moravia. Il campo fu uno dei tanti dove i Rom trovarono la morte, ad esso vanno aggiunti quelli di Sobibór, Belzec, Hodonín, e Lety u Písku, I primi Rom furono portati ad Auschwitz nel 1941. Nel 1943 a 3 Km. da Bøezinka, venne nominato il "Campo familiare" per i Rom. Venne riempito con Rom provenienti da 14 paesi. Iniziarono a morire di fame e di stenti. Inoltre furono usati dal professor Josef Mengele per i suoi esperimenti "scientifici" sulla razza. Il campo venne liquidato nel 1944, nelle camere a gas finirono i 2.897 superstiti, principalmente donne e bambini.
Fonte: ÈTK, www.romea.cz

3. 8. 2006 Slovacchia: a Ĺarovce i bambini Rom studiano durante l'estate
Il programma riguarda i bambini che hanno frequentato l'asilo e la scuola dell'obbligo nell'anno corrente, lo spazio viene messo a disposizione dal centro comunitario La volontaria Mrs. Katarína Gurvaiová dice: "I bambini si ritrovano qui assieme a due insegnanti di origine Rom. I bambini sono quelli che già hanno frequentato la scuola durante l'anno e qui ritrovano un ambiente a loro familiare. Le materie sono: lingua slovacca, matematica, scienze naturali ed altro. Si tenta un approccio divertente alle materie, cosicché i bambini possano anche godere della vacanza. I bambini dell'asilo passano il tempo all'aperto, ma d'altra parte anche quelli della scuola dell'obbligo passano buona parte del tempo all'aperto, ad esempio per imparare canzoni e ritmi musicali. Ogni giorno arrivano circa 25 bambini, di età tra i 5 e i 18 anni. La comunità locale conta 1.658 abitanti, con il 45% di origine Rom.
Fonte: www.rpa.sk

 
Di Fabrizio (del 12/03/2006 @ 10:31:34 in media, visitato 1676 volte)

da Roma Press Agency

Košice, 5 marzo (RPA) – Con l'inizio di marzo, STV 2 ha cambiato gli orari e la programmazione delle trasmissioni dedicate ai Rom. Quella che era una programmazione bimensile, diventa bisettimanale. La prima puntata del nuovo formato “So vakeres?” (Cosa stai dicendo?) è andata in onda il 6 marzo alle 16.25, e poi ripresa il giorno seguente alle 1.20 e alle 9.40.

E' cambiata anche la troupe che realizza il programma. Il compito è passato a Roma Press Agency (RPA), il cui direttore Ivan Hriczko afferma: “E' per noi una grande sfida, ma nel contempo una possibilità unica di presentare i problemi dei Rom attraverso i loro occhi”. Puntualizza poi che per quanto ci sia una informazione sufficiente sui Rom, la percezione dei problemi rimane critica. “I Rom sono descritti dai media come una curiosità, come gente che crea problemi, gente senza nome incapace di cambiare la propria vita. Anche i casi positivi, vengono presentati come eccezioni o come odissea. E' una situazione avvilente che nuoce a tutta la comunità.”

Questa è la principale ragione per cui RPA per lungo tempo ha tentato di fornire un'immagine diversa dei Rom. “Buona parte della comunità si colloca in basso nella scala sociale. E' gente che necessita di tipi differenti di informazione, spesso nella loro lingua madre, perché ciò abbia un effetto positivo sulle loro vite. Questo tipo di programmazione sinora non è stata possibile. Naturalmente esistono difficoltà oggettive, per questo è necessario rispettare certe caratteristiche e tradizioni proprie della comunità: se non se ne tiene conto le informazioni non arrivano. E' gente che già possiede quella sensibilità che non viene riconosciuta loro dalla società. Nello stesso tempo occorre affrontare l'equivoco del dialogo interetnico.” sottolinea la direttrice responsabile di RPA, Kristína Magdolenová. Queste indicazioni sono state a lungo dibattute con l'amministrazione di STV 2 e con i finanziatori della rete.

Si è giunti ad un accordo per una programmazione bisettimanale durante tutto il 2006, ed entro la fine di settembre verrà nuovamente discusso il futuro del format.

Nelle sue prime uscite la trasmissione sarà bilingue – slovacca e romanes. “Visto sono Rom gli intervistatori, le interviste saranno in lingua e sottotitolate in slovacco, o viceversa se i casi lo richiedessero. Tutti gli intervistati avranno la possibilità di esprimersi nel dialetto romanes che loro adoperano come madre-lingua. Siamo coscienti che ci saranno linguisti che inizieranno a disquisire sulla codifica e sui problemi del linguaggio, ma è l'esperienza sul campo che ci insegna che se non si affronta da subito una discussione pubblica su questo tema [...], non si va avanti. E' la vita che definisce le forme del linguaggio. Se questo deve essere invece definito da una discussione aperta a pochi introdotti, ogni codifica svanisce rapidamente,” ritiene Hriczko. Secondo lui, il fatto stesso che nel romanes non si siano ancora unificati, ad esempio, i termini riguardanti i luoghi istituzionali della vita quotidiana, testimonia lo stato critico del linguaggio. “Parlando, si imparano un gran numero di parole che si riferiscono ai centri comunitari e sanitari,m agli uffici del lavoro... e ogni villaggio, ogni singolo insediamento, usa termini differenti. Come sarà possibile progredire, se non si è in grado di unificarli?” Infine, ritiene strategico coinvolgere su questo tema la rivista Romano Nevo Lil.

Nella prima puntata sono stati presentati: un servizio sulla creazione di un distaccamento dell'Agenzia per il Supporto al Lavoro nel villaggio di Leles; le attività del Centro Comunitario ed Igienico di Drahňove; la vita dei Rom a Varhaňovce; un progetto di assistenza medica a Kecerovce; la rubrica sulla cucina romanì.

Moderatore del programma è Ivan Hriczko, mentre le puntate sono preparate e montate da Etela Matová, Jarmila Vaňová e Klaudia Vaňová.

Nelle puntate successive ci si concentrerà sui problemi del lavoro e delle infrastrutture e dall'inizio di aprile seguiranno quattro puntate monografiche sul Decennio dell'Inclusione Rom. Per la rima volta, ad un anno dall'inaugurazione del decennio, verrà scolta un'inchiesta in lingua originale e rivolta ai diretti interessati, sugli obiettivi a medio e lungo termine di questa iniziativa, cofinanziata anche dalla Slovacchia tramite il Piano di Azione Nazionale.

 
Di Fabrizio (del 16/09/2006 @ 10:31:08 in Regole, visitato 2036 volte)

Il 31 agosto scorso c'è stato il primo processo in tribunale dopo l'approvazione del Parlamento della Legge Antidiscriminazione. Il tribunale di Michalovce (Slovacchia orientale) si è pronunciato sul caso sollevato da tre Rom, attivisti dell'OnG Nova Cesta.

Il caso nasce ad aprile 2005, quando i tre Rom si recarono al noto caffé IDEA, nel centro di Michalovce. Secondo i tre, il caffé era noto per essere ostile ai Rom, che lì non venivano serviti. In precedenti occasioni il personale si era rifiutato di servirli. Per questo, si erano fatti accompagnare da attivisti ddel Centro per i Diritti Umani e Civili di Kosice (Poradna), perché fungessero da testimoni.

Quel giorno ai tre venne rifiutato di entrare nel locale, con la scusa che quello era un "club" ed aperto quindi ai soli soci. Viceversa, pochi minuti dopo, gli attivisti "bianchi" di Poradna, entrarono senza alcun problema e senza nessuna richiesta, come del resto altri avventori.

I tre attivisti Rom decisero allora di fare causa per infrazione della Legge Antidiscriminazione, chiedendo che fossero date loro scuse per iscritto e un indennizzo finanziario.

Il tribunale distrettuale ha dato loro ragione, per quanto in maniera confusa: da una parte ha riconosciuto che si è trattato di un atto di discriminazione, necessario di scuse ufficiali. Dall'altro, ha detto che se di discriminazione si è trattato, non è stata a causa della loro origine etnica, non specificando quindi di quale discriminazione si sia trattato.

Il tribunale ha riconosciuto che il proprietario del locale serve anche clienti Rom, e quindi non può essere accusato di discriminazione in generale. Per questo, la corte ha rifiutato la richiesta di un pagamento di indennizzo, in quanto i richiedenti erano a conoscenza del fatto che non sarebbero stati serviti, per quanto questo può aver avuto origine da un trattamento discriminatorio.

[...]

I tre Rom hanno intenzione di ricorrere in appello, date le motivazioni incerte fornite dal tribunale.

Per ulteriori notizie:

Poradňa pre občianske a ľudské práva
Krivá 23
040 01 Košice
Slovakia
Tel: + 421 55 68 06 181
E-mail: poradna@euroweb.sk

OZ Nová Cesta
Nám. Slobody 1
071 01 Michalovce
Slovakia
Tel: + 421 56 64 26 938
E-mail: ipcr@post.sk

 
Di Fabrizio (del 07/10/2006 @ 10:28:40 in Europa, visitato 2348 volte)

In occasione dell'Incontro dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa - Human Dimension Implementation (riassunto - articolo originale: Roma_Rights)

Varsavia, 3 ottobre 2006 - Contatti: Ostalinda Maya Ovalle: + 36 70 602 58 31

Negli anni recenti, l'attenzione di attivisti di strada, gruppi della società civile, governi e organizzazioni internazionali, è cresciuta l'attenzione alla violazione dei diritti fondamentali delle donne romani. Ci sono anche sviluppi positivi. Per esempio, il Parlamento Europeo ha adottato recentemente il rapporto sulle situazione femminile rom nel continente. Nonostante alcuni passi positivi, rimangono preoccupazioni: le Romni affrontano la pressione nelle famiglie e nella comunità, spinte ad aderire ad abitudini e tradizioni degradanti. Nel contempo, soffrono di aperta discriminazione nel campo dei diritti umani fondamentali da parte delle autorità, come nel caso delle sterilizzazioni forzate. Nonostante le pressioni, le donne hanno iniziato ad alzare la voce e denunciare gli abusi. [...]

Sterilizzazione forzata
La pratica è [stata] comune a diverse paesi europei. Alcuni (la Svezia, per esempio) hanno stabilito un meccanismo di compensazione per le vittime, ma ancora non riconoscono l'aspetto razzista di queste pratica. In alcuni paesi dell'Europa Centrale e Orientale, la pratica è continuata sino ad oggi.

La situazione della Repubblica Ceca e della Slovacchia è invece di una pratica sistematica e tuttora centinaia di donne non hanno ottenuto risarcimento. Diversi i motivi, tra cui:

  1. l'eugenetica che continua ad influenzare le politiche mediche in quei paesi;
  2. una generica mancanza di rispetto della volontà delle pazienti;
  3. "preoccupazione" per l'alto livello delle nascite tra i Rom.

[...] Questa pratica è continua dalla fine degli anni '70. Sinora, nessuna azione da parte di quei governi è stata sufficiente per un adeguato indennizzo alle vittime, o anche per assicurare la fine definitiva di questa pratica.

Nella Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria alcune donne vittime di sterilizzazione forzata, con risultati limitati. [...]

Violenza domestica
In una recente ricerca condotta su 237 donne romani, oltre il 70% delle intervistate afferma essere stata vittima di violenze da parte del partner o di altri membri della famiglia. La media nazionale è del 23%. La gran parte di questi incidenti non viene denunciata per un diversi motivi:

  1. La violenza contro le donne è accettata in alcune famiglie romani.
  2. La paura di essere isolate e svergognate dalla famiglia e dalla comunità.
  3. Gli autori di questi atti di violenza raramente sono giudicati responsabili di ciò, e questo scoraggia le donne nel cercare aiuto legale.
  4. Le donne temono un'ulteriore vittimizzazione se si rivolgono alla polizia o all'esterno [della comunità].

Si aggiunga che esiste un numero di difficoltà pratiche che rendono impossibile alla donna di fuggire da questa situazione; incluso la mancanza di sistemazioni alternative, l'incapacità economica di badare a se stesse e/o la mancanza di opportunità d'impiego.

Nonostante queste barriere, alcune romnià, spesso in situazione disperata, hanno iniziato a sfidare la violenza domestica. Occorre aggiungere che i loro sforzi non hanno sinora ottenuto grande successo. Da parte della legge le reazioni sono state tiepide, a volte rinunciando ad accogliere le denunce o addirittura minacciando o insultando le donne. Delle 237 intervistate, 34 hanno triportato le violenze subite alla polizia; 20 (il 59% di queste) hanno subito lì trattamenti razzisti o degradanti. Solo in 5 casi (15%) la polizia è intervenuta. Una donna ha raccontato che quando D.D., 43 anni, ha chiesto aiuto alla polizia dopo essere stata picchiata da un membro della famiglia, le è stato risposto: "Voi zingari vi picchiate tra voi tutto il tempo. Dovete risolvere la questione tra di voi"

Matrimoni tra bambini
Questi matrimoni continuano impunemente in diversi paesi europei, [...] con tutta la serie di abusi dei diritti umani a cui sono associati.

In un caso recente, portato all'attenzione da ERRC, nelle regione di Caras Severin in Romania, M.S., bambina rom di 10 anni, è stata venduta ai genitori di D.M., ragazzo di 17 anni. [...] Le autorità rumene indagando sul caso, hanno acconsentito a ritenerlo un caso di adozione da parte dei genitori di D.M.. Apparentemente, le autorità non hanno indagato oltre. A 12 anni, M.S. ha dato la luce ad un bambino con parto cesareo, e il dottore le disse che non avrebbe più potuto avere altri figli. A questo punto i genitori di D.M. si sono rivolti a quelli di M.S., per inadempienza del contratto stipulato. Il conflitto è degenerato in violenza tra le due famiglie e le autorità rumene sono state allertate per la seconda volta. A questo punto la polizia ha accusato D.M., che nel frattempo aveva compiuto 19 anni, del crimine di traffico di persona e rapporti sessuali con una minorenne. D.M. ha ora di fronte un lungo periodo di prigione. Nessun provvedimento è stato adottato per le violenze susseguitesi tra le due famiglie.

Il caso è un esempio estremo di eventi che riguardano migliaia di giovani e bambini ogni anno. Come in questo caso, quasi senza eccezione le vittime sono abbandonate a se stesse e/o si tralascia di proseguire gli indiziati. Mentre mancano sforzi da parte delle autorità locali o internazionali e anche i gruppi della società civile non si esprimono o scoraggiano la discussione su questi temi.

I matrimoni combinati tra minori espongono le ragazze ad abusi sessuali e sfruttamento, precludono il percorso scolastico, vanificando il diritto all'educazione e diminuiscono le possibilità d'impiego. Inoltre ha un significativo impatto sulla situazione sanitaria delle bambini e dei figli che possono mettere al mondo. Crescono difatti il tasso di mortalità per parto e i rischi di complicazioni durante la gravidanza [...] Le vittime di matrimoni infantili sono estremamente dipendenti dal marito e dalla sua famiglia e perciò ad alto rischio di povertà e/o ulteriore sfruttamento in caso di qualsiasi rottura successiva alla famiglia. Sono inoltre più vulnerabili alla violenza domestica [...]

Traffico di persone
Povertà, discriminazione e marginalizzazione sono quei fattori che rendono le donne Rom e i loro bambini particolarmente vulnerabili al traffico di persone. Molti Rom affrontano una lotta continua per le loro esigenze di base, come il cibo e la casa e hanno difficoltà ad ottenere i documenti personali (ad esempio il certificato di nascita) necessari per accedere ai servizi essenziali. Inoltre, la tradizione patriarcale pone le donne in un ruolo subordinato agli uomini e in queste comunità le donne sono particolarmente a rischio di traffico di persone. Particolare attenzione va fornita nel combattere il traffico di ragazze, indirizzate alla mendicità e a volte allo sfruttamento sessuale. In alcuni casi questi traffici nascondono mancanza di conoscenza e disinformazione da parte delle famiglie. Gli stati dovrebbero operare per eliminare tutti  i fattori (interni ed esterni) che rendono i Rom particolarmente vulnerabili a questi commerci, incluso la lotta alla corruzione e l'identificazione delle vittime. Dovrebbe essere depenalizzata la situazione delle vittime nel caso di ingresso illegale e sviluppati programmi specifici per il loro rientro nei paesi di origine nel massimo rispetto della dignità e della sicurezza delle vittime.

Ineguaglianza
Le Romnià affrontano una discriminazione in base alla razza e al sesso. In diversi paesi d'Europa si riportano discriminazione come segregazione scolastica e nel lavoro. [...] Un recente studio condotto da Open Society Institute, prova che il 54% delle romnià in Romania sono impiegate nell'economia informale senza accesso ai servizi sociali e ad altre forme di protezione. Un rapporto pan-europeo del 4 ottobre di ERRC mostra le discriminazioni patite nel campo della sanità. Gli sviluppi nel campo delle leggi anti-discriminazione in Europa negli anni recenti, non hanno ottenuto risultati accettabili dalle romnià.

Le politiche rivolte all'ineguaglianza tra uomini e donne difficilmente si occupano di questo aspetto. Ciò può dipendere dalla scarsa rappresentazione politica delle donne rom. In Ungheria due di loro sono state elette al Parlamento Europeo e danno una voce importante alle romnià. La disattenzione europea ricalca quella degli stati nazionali, dove nessuna di loro è eletta al Parlamento nazionale e anche a livello locale la loro voce è assente.

Conclusioni
Il progresso nel campo dei diritti umani per i Rom è impossibile senza significativi avanzamenti nel campo dei diritti delle donne. Gli abusi sistematici portati nel nome dei "valori tradizionali" devono terminare. [...] Il coraggio delle romnià nello sfidare la violenza e le violazioni dei diritti umani è ad oggi appoggiata solo da poche OnG, di fronte al silenzio dei governi, delle stesse famiglie e della comunità. [...]

 
Di Fabrizio (del 01/05/2007 @ 10:26:05 in Europa, visitato 2382 volte)

Da Czech_Roma

Strasbourg, France, April 18 (CTK) - Il rapporto del Consiglio d'Europa (CE) sullo stato dei diritti umani in 46 stati, critica la Repubblica Ceca e la Slovacchia per il trattamento riservato ai Rom.

I principi della CE richiedono l'azione giudiziaria in periodi ragionevoli. Giustizia dilazionata significa giustizia negata, dice il rapporto.

Oltre a Cechi e Slovacchi, vengono criticati altri 19 paesi, inclusi Francia, Germania, Bretagna, Italia, Grecia e Polonia.

Casi di spostamenti forzati di famiglie rom sono registrati in numerosi paesi CE [...] Il rapporto aggiunge che il Tribunale Europeo sui Diritti Umani riguardo la Repubblica Ceca e la Slovacchia è particolarmente preoccupato per la segregazione scolastica dei bambini Rom nelle scuole ceche e per la sterilizzazione forzata o senza consenso in Slovacchia.

Il rapporto ricorda che esistono tre priorità CE, che si applicano anche per i Rom, e che sono la protezione delle minoranze, la lotta al razzismo e all'intolleranza, e la lotta contro il mantenimento ai margini della società.

Il paese che ha ottenuto più critiche è stato la Russia.

 
Di Fabrizio (del 09/02/2007 @ 10:25:12 in Regole, visitato 1962 volte)

Da Slovak_Roma

BRATISLAVA, Slovakia, Feb. 5 (UPI) - Un tribunale ha sentenziato che tre donne rom hanno subito una violazione dei loro diritti umani con la loro sterilizzazione illegale.

The Slovak Spectator ha riportato lunedì che la corte Costituzionale ha ordinato che le donne della città di Kosice siano rimborsate con $1.865 ciascuna per i danni subiti.

Le donne, di cui due allora minorenni, subirono in ospedale sterilizzazione illegale senza il loro consenso, tra il 1999 e il 2002. Da allora, in molte occasioni, le donne si sono appellate al procuratore di Kosice, [...], ma sono sempre state ignorate.

Il loro ricorso alla corte Costituzionale è stato finalmente accolto a metà dicembre.

Nel 2004, European Roma Rights Center di Budapest aveva pubblicato i ricorsi che coinvolgevano Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria [...]

Copyright 2007 by United Press International

 
Di Fabrizio (del 23/06/2007 @ 10:24:55 in Europa, visitato 1806 volte)

Attivisti della Lega per i Diritti Umani lamentano un altro attacco a sfondo razziale. Secondo le informazioni fornite dal direttore della Lega, C. Igboanusi, cinque individui incappucciati e mascherati vestiti di nero si sono introdotti nella casa di una famiglia rom, i Sarközys di Záhorská Ves. I cinque erano armati di mazze di legno e di ferro e hanno gridato "Siamo della polizia, svegliatevi!". Gli assalitori hanno malmenato l'intera famiglia e distrutto la mobilia. Una delle donne picchiate testimonia: "Piangevo che c'era un bambino piccolo, che dovevano lasciarci in pace, ma continuavano a picchiarci lo stesso. Mi hanno dato bastonate in testa e tutto il mio torace è blu per le botte. Mio marito che è disabile - ha una pensione di disabilità - è finito in ospedale per contusioni ed una frattura al polso. Mi hanno detto che il mio bambino ha subito uno shock psicologico." La famiglia era già stata attaccata da persone mascherate nel 2003. Igboanusi nota che l'investigazione su quel fatto è ancora incompleta. "Dato  che gli attacchi razzisti a questa famiglia continuano senza che lo stato intervenga, saremo costretti a ricorrere al Parlamento Europeo appena possibile, chiedendo che si occupi della situazione della famiglia." Un portavoce della polizia di Bratislava dice che scoperti chi fossero gli assalitori, l'azione legale partirebbe immediatamente.

 
Di Fabrizio (del 07/08/2006 @ 10:23:56 in conflitti, visitato 1553 volte)

Ricordando i 2.898 Rom periti nelle camere a gas di Auschwitz nella notte tra il 2 e il 3 agosto, l'organizzazione Romani Criss chiede di erigere un monumento alla memoria nella capitale Bucarest ed in Transnistria, dove migliaia di Rom morirono nei campi di concentramento. In una lettera inviata a due ministri - Adrian Iorgulescu e Mihail Hardau - la direttrice di Romani Criss, Margareta Matache, chiede un impegno del governo nel creare un memoriale. Ha ricordato che i nazisti consideravano i Rom e gli Ebrei come razze inferiori, e la loro uccisione l'unica soluzione. I nazisti e i loro alleati uccisero il 90% della popolazione Rom, in Germania, Austria, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, Jugoslavia e Romania - tra 250.0000 e 500.000 uomini, donne e bambini.

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Di Fabrizio (del 24/04/2006 @ 10:23:48 in Italia, visitato 1945 volte)
Per iniziare, il comunicato di Aven Amentza:

61° anniversario della Liberazione d’Italia

noi Rom e Sinti, italiani e immigrati, aspettiamo la democrazia

cioè la liberazione dalla guerra dell’oppressione e del pregiudizio

che già portò alle persecuzioni e stragi nazifasciste (ben oltre 600.000 morti)

e che oggi ci costringe a nascondere la nostra identità nazionale per poter vivere e lavorare in pace

se questo è un paese libero

lo deve alle lotte e al sacrificio di chi si è opposto alla dittatura fascista e all’occupazione nazista, che molti, interessati o confusi, cercano oggi di dimenticare, così come si cerca di cancellare la Storia, delle violenze e delle stragi, delle deportazioni, dei campi di concentramento e di sterminio.

In tutta Europa, dovunque si è organizzato un movimento di Resistenza, Rom e Sinti ne hanno fatto parte; spesso talmente numerosi da costituire intere formazioni, con propri comandanti (come in Jugoslavia, in Francia, in Slovacchia); spesso compiendo imprese e atti di valore personale e d’importanza storica; talvolta persino ottenendo il riconoscimento di una decorazione, in cambio d’una vita sacrificata.

Ma di ogni cosa positiva che viene dal nostro piccolo popolo pacifico (violenze, guerre, stragi, distruzioni le abbiamo solo subite, mai compiute) volutamente si perde notizia. I nostri grandi –uomini e donne- sono nascosti e dimenticati o ne viene taciuta l’appartenenza.

Rivendichiamo, così come facciamo per le centinaia di migliaia di nostri (e vostri!) fratelli, sterminati dagli oppressori, che queste persone stiano col loro nome nella schiera di coloro che hanno contribuito a liberare questo ed altri paesi e a porre le basi di una nuova Europa. Senza confini, proprio com’è nella nostra antica cultura. Ecco i nomi degli ignoti partigiani rom e sinti italiani:

il rom istriano Giuseppe Levakovich, detto Tzigari, che militò nella Brigata “Osoppo”, in Friuli, agli ordini del comandante Lupo

Rubino Bonora, partigiano nella Divisione “Nannetti” in Friuli

Walter Catter, eroe partigiano, uno dei Martiri di Vicenza, fucilato l’11 novembre 1944

suo cugino Giuseppe Catter, fucilato ventenne nell’Imperiese da brigatisti. Il suo distaccamento ne prese il nome. Decorato al valore.

il sinto piemontese Amilcare Debar, l’unico ancora vivente, staffetta e poi partigiano combattente nella 48^ Bgt. Garibaldi “Dante Di Nanni”, comandata da Colajanni. Dopo la guerra fu rappresentante del suo popolo alle Nazioni Unite.

Il 25 Aprile è arrivato anche grazie a loro, ma per la loro gente non è arrivata la liberazione dal pregiudizio che, a causa di una profonda diversità culturale, ha segnato tutta la loro storia.

ROM E SINTI ASPETTANO IL LORO 25 APRILE

AVEN AMENTZA = VENITE CON NOI

Il tema dei Rom e Sinti non potrà non riguardare la nuova amministrazione: ESSA DOVRÀ DIALOGARE CON NOI. Sarà necessaria un’attenzione alle culture altre e alla volontà d’inserimento delle persone, che non sia continuamente penalizzata da una visione ostile e da ostacoli burocratici. La questione riguarda, a Milano, circa 3000 persone, metà delle quali cittadini italiani. Chiediamo di cessare gli sgomberi e di avviare il superamento della politica –solo italiana- dei campi: siamo ‘nomadi’ solo nel pregiudizio razzista degl’ignoranti.

ESSERE ROM E SINTI NON È UN DELITTO. SIAMO UOMINI E DONNE COME GLI ALTRI. LAVORIAMO, MA DOBBIAMO NASCONDERCI PER NON ESSERE LICENZIATI …PERCHÈ SIAMO ROM E SINTI.

Questo è il nostro 25 aprile nell’ Italia democratica?

In Italia Rom e Sinti sono circa 130.000, per metà cittadini italiani, sedentarizzati, o seminomadi per motivi di lavoro (giostre, circhi, piccolo commercio), o “nomadi” solo perché costretti dai continui sgomberi. Sono lo 0,2 per mille della popolazione: uno ogni mille abitanti. Il livello di scolarizzazione è bassissimo, la speranza di vita da Terzo Mondo, le occasioni d’inserimento poche. L’altra metà proviene dai paesi della Grande Jugoslavia e dalla Romania. Là e in altri paesi la loro condizione può essere anche diversa: vi sono ingegneri e domestiche, professori e giudici, artisti e vigili urbani, operai e impiegati, deputati ai parlamenti nazionali. Un gitano spagnolo è stato deputato al Parlamento europeo ed oggi vi sono due deputate ‘Zingare’ ungheresi.

L’Unione Europea è formata da 25 stati e una nazione: questa siamo noi.

L’ ASSOCIAZIONE “AVEN AMENTZA” – UNIONE ROM E SINTI –ONLUS

È nata due anni fa per combattere il pregiudizio, con l’incoraggiamento di CGIL Lombardia, Camera del Lavoro e Coop Lombardia. È un’associazione di Rom, Sinti e non rom (gagè).

La nostra impostazione: *avere voce come Rom e Sinti *difendere concretamente i nostri diritti, per poi consolidare anche l’esercizio dei doveri *usare l’associazione come percorso d’integrazione nell’esercizio della democrazia *difendere la legalità e la sicurezza di tutti.

Partecipiamo al progetto europeo di ricerca RomEco; in giugno siamo presenti alla Festa del quartiere in cui si trovano i campi di via Triboniano; abbiamo avviato una ricerca sulla partecipazione dei Rom e Sinti alla Resistenza; stiamo costituendo una cooperativa di donne rom (Progetto Equal); nella sede ottenuta dalla Provincia di Milano costituiremo un centro di documentazione su Rom e Sinti. Ma l’iniziativa di gran lunga più ‘scandalosa’ cui abbiamo dato vita, grazie al sostegno attivo di Camera del Lavoro di Milano e FILLEA Cgil, è stata l’apertura (giugno 2005) d’uno sportello sindacale, tuttora attivo, nei campi di via Triboniano, per il controllo delle buste paga e delle situazioni lavorative di numerosi Rom, soprattutto romeni e bosniaci.

VENITE A LAVORARE CON NOI! Chi è interessato ai nostri progetti e al nostro modo d’agire, può contattarci al telefono sotto indicato o agli indirizzi meg.rossi@tin.it, cipes.lomb@fastwebnet.it.

Per i Rom, clandestini sono i diritti

sede legale: Via Triboniano 212 – 20156 Milano (Italia). Tel. +39.(02).48409114

sede operativa: Provincia di Milano, via P. Pancrazi 10 – 20145 Milano. Tel. +39.(02).7740.4489 – fax 7740.4490

Costituita il 18 luglio 2004, registrata a Milano il 22 novembre 2004 , n° 104485 serie 3. Codice fiscale 97389270154

Stampato in proprio 25.4.2006


I Rom di Milano sfileranno al corteo di domani, in partenza alle 14.45 da Porta Venezia. Veniteci a salutare

(chi avesse altre segnalazioni da fare, può postarle nell'AGENDA)

Il blog e i 25 aprile:

  • 2004

  • 2005

  • a domani, con una sorpresa...
 
Di Fabrizio (del 05/03/2006 @ 10:23:35 in Europa, visitato 2237 volte)

La Bulgaria e l'Europa (III puntata)

Parte delle difficoltà nell'esaminare il problema dell'integrazione dei Rom in Bulgaria sono le critiche rivolte dall'estero. Variano dalle preoccupazioni generali ad un'attitudine a patrocinare la politica bulgara, come se lo stato dovesse essere messo alla prova sul problema dell'integrazione. Ma la situazione dei Rom è forse differente o migliore nel resto d'Europa, in particolare nella EU?

Si dovrebbe iniziare ricordando che le statistiche riguardo ai Rom sono tanto variabili quanto inaffidabili. Per diverse ragioni:

  1. la loro natura transitoria, particolarmente in Europa occidentale;

  2. in alcuni paesi c'è il timore a definirsi Rom a causa dei connotati negativi (anche in Bulgaria c'è qualcosa di simile, molti Rom sia autodefiniscono Vlach oppure Pomak);

  3. in Grecia, ad esempio, le autorità rifiutano o mancano di valutare e misurare il problema;

  4. gli stessi Rom non sono un'unità coesa: chi parla il romanès, chi il sinto, chi la lingua locale.

Inoltre, nasce ancora confusione dalla commistione con altri popoli itineranti nel nord Europa, come i Travellers in Gran Bretagna e Irlanda, che passano le medesime discriminazioni, anche se sono più da considerarsi un gruppo culturale piuttosto che etnico. [...]

Quindi, quanti sono i Rom in Europa e nell'Unione Europea? Le stime dicono tra gli otto e i 13 milioni, una popolazione indigena che attraversa Svizzera, Irlanda e Scandinavia. Inoltre esistono area dove sono presenti comunità di Rom immigrati. Quando Romania e Bulgaria si uniranno alla EU, i Rom saranno più numerosi della popolazione di Scozia, Galles, Irlanda o Danimarca. [...] La questione dell'integrazione pone pressione a tutto il continente, non riguarda solo il caso di qualche mendicante nel metrò di Parigi.

Quale integrazione? L'aneddotica evidenzia incrociandole, discriminazioni verso i Rom e percezioni di una loro attitudine antisociale. Nella città di Usti nad Labem, nella repubblica Ceca, venne costruito un muro attorno all'area dei Rom, creando effettivamente un ghetto fisico – non è una storia del 1937, ma del 1999. In maniera simile, ci sono città italiane che “pagano” i Rom residenti perché lascino la città con l'inizio della stagione turistica, ritenendo che la loro presenza allontani i visitatori. All'opposto quello che è successo a Kosice, dove le autorità hanno costruito un gran numero di appartamenti per la locale popolazione rom, ma dopo pochi mesi i divisori, le tubature, gli stessi vetri erano stati rimossi e venduti. Nel 2004 il tentativo del governo slovacco di tagliare i benefici sociali per i disoccupati, provocò una vasta rivolta nella comunità rom.

C'è senza ombra di dubbio un problema di integrazione su scala europea. Ciò è chiaramente visibile nella scolarità, che può promuovere l'integrazione e migliorare le condizioni delle minoranze, basti il risultato ottenuto in GB con gli immigrati dell'Asia del sud est. Nella comunità Rom i successi sono trascurabili. Nella repubblica Ceca, oltre metà dei bambini nelle scuole per ritardati mentali sono rom. Una situazione forse ancora peggiore riguarda la Slovacchia e l'Ungheria, i paesi con la più alta percentuale di Rom sulla popolazione globale. Anche qua ci sono problemi legati alla comunità, come l'assenteismo scolare, che non contribuiscono a risolvere i problemi.

La situazione nell'università è tragica, con la comunità rom che è presente con meno dell'1% che continua gli studi, confrontato col 21% europeo. Anche se la posizione sociale e le condizioni di vita sono simili, è difficile fare un confronto con esperienze simili, ad esempio la comunità afro-americana, perché manca il termine di paragone delle aspettative comunitarie. Forse la Bulgaria sta compiendo più di uno sforzo nel tentativo di desegregare il proprio sistema scolastico: la Danimarca recentemente ha introdotto le scuole speciali per i Rom “che non possono essere tenuti nelle classi regolari, e la segregazione norma comune in Spagna e nell'Europa centrale, tramite veri e propri ghetti, che si perpetuano anche nella scuola.

Quali sono le altre aree da tenere sotto controllo? [...] La disoccupazione è molto estesa nelle comunità rom in Europa, con tassi dell'85%, 50% e 65% rispettivamente in Slovacchia, Spagna e repubblica Ceca. In campo sanitario, i tassi di vaccinazioni tra i bambini sono molto distanti da quelli europei mentre, ad esempio, il livello di epatite B è dell'8,4%, contro l'1,4% che è la media europea. Quanto alle aspettative di vita, che tra gli indicatori generali è quello più significativo, tra i Travellers in Irlanda è di 11 anni inferiore alla media nazionale, tra i Rom della Slovacchia è di 15 anni inferiore.

E' evidente la mancanza di storie positive riguardo la comunità rom. Il recente vincitore del Grande Fratello croato è un Rom. Ci sono grandi festival culturali in Spagna e Francia, come quello di Sainte Marie de la Mer. Ma sono casi piuttosto isolati.

Sembra che i Rom abbiano perso molto del loro spazio nella società, attraverso l'erosione dei loro commerci tradizionali [...] e della cultura (a causa dell'integrazione e della sedentarizzazione forzata sotto il comunismo). Forse il primo passo per migliorare la situazione sarebbe ricollocare questa comunità culturale, eventualmente attraverso la sua rappresentazione politica, sull'esempio di quanto è già successo con le comunità scozzesi, gallesi, irlandesi e danesi, che a livello europeo hanno assunto in prima persona le questioni che riguardano il loro gruppo etnico.

Segnalazioni precedenti:
Bulgaria I
Bulgaria II

 
Di Fabrizio (del 30/09/2006 @ 10:19:03 in Europa, visitato 2509 volte)

EUOBSERVER / BRUSSELS - L'ingresso nella comunità europea di Romania e Bulgaria porterà circa tre milioni di cittadini Rom, ma questa etnia affronta ancora forti discriminazioni nei due paesi balcanici.

"L'approccio governativo verso gli insediamenti non-registrati ha creato tensioni. Gli sgomberi forzati hanno accresciuto queste tensioni," recita il rapporto EU sulla Bulgaria di questa settimana.

Riguardo alla Romania, Bruxelles nota che le autorità "tuttora non dimostrano zero tolleranza verso il razzismo rivolto ai Rom."

Ci sono tuttora casi di violenza istituzionale e di raid polizieschi durante gli sgomberi delle comunità Rom, a cui non vengono offerte soluzioni alternative," dice il rapporto.

Razzismo al Parlamento Europeo
Nel contempo, giovedì scorso si è verificato un incidente nel Parlamento Europeo.

Dimitar Stoyanov (23 anni) è il più giovane parlamentare bulgaro, fa parte del movimento nazionalista Ataka e prende parte ai lavori del Parlamento Europeo come "osservatore". Reagendo alla proposta di nominare Livia Jaroka, Romni ungherese e deputata europea del Partito Popolare Europeo, per un premio dedicato alle sue attività in favore dei diritti umani, Stoyanov ha pubblicamente commentato: "Nel mio paese, ci sono decine di migliaia di ragazze più belle di questa onorevole."

"Se si ha la fortuna di essere nel posto giusto al momento giusto, se ne può comperare una (di 12-13 anni) come moglie. Le più belle costano care - oltre 5.000 euro, wow!" ha scritto in una mail indirizzata  a tutti i parlamentari.

I suoi commenti sono stati condannati da Hans-Gert Poettering, leader del PPE, che ha suggerito alle autorità bulgare di ritirare Stoyanov da osservatore in quanto "non c'è posto per lui tra i politici europei."

Stoyanov più tardi di è scusato con i colleghi, dicendo che non voleva offendere Livia Jaroka, ma piuttosto "sottolineare che in Bulgaria le ragazze zingare sono vendute come oggetti dai loro genitori."

L'agenda politica
L'avvenimento probabilmente darà una spinta a quanti nel Parlamento Europeo chiedono maggior attenzione politica al gruppo di minoranza etnica più grande nella EU.

Con l'ingresso dei nuovi paesi dai Balcani, la comunità Rom nella EU ammonterà a 10/12 milioni, con la Romania che ne conta due milioni e la Bulgaria circa 700.000.

"Anche senza la Bulgaria e la Romania, ci sono abbastanza tematiche critiche sulla comunità Rom che vanno affrontate," dice la deputata Rom ungherese Viktoria Mohacsi, del gruppo liberale.

Sottolinea che in diversi paesi europei con una forte minoranza Rom, ci sono tuttora casi di bambini Rom inviati alle scuole per ritardati mentali, senza previa valutazione, oltre a casi espliciti di razzismo da parte delle autorità locali e alti tassi di disoccupazione.

Come nel caso dei paesi dell'Europa Centrale: Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, che sono entrati nella EU nel 2004, la situazione dei due paesi che si affacciano sul Mar Nero è attentamente monitorata dagli osservatori europei, come parte del processo di pre-accesso.

Viktoria Mohacsi e la sua collega socialista Katalin Levai all'inizio di settembre hanno visitato la cittadina romena di Szaszregen, dove un'azione di polizia era degenerata in una "punizione collettiva contro la comunità Rom, inclusi donne e bambini."

"I poliziotti rumeni furono sorpresi di vedere le due parlamentari che si interessavano su quel caso, ma è quanto intendiamo fare in futuro - seguire i casi di violenza e di lampante discriminazione contro i Rom" aggiunge Katalin Levai.

Commissario Rom?
L'anno scorso, alcuni parlamentari socialisti suggerirono che la Commissione Europea doveva prevedere un commissario speciale per i Rom, come segnale concreto dell'impegno su questa tematica.

Il portavoce per gli affari sociali ha detto che la proposta è lontana dal vedere la luce - nonostante il percorso compiuto da gennaio per monitorare Bulgaria e Romania.

La commissione ha comunque creato un tavolo di dieci esperti "per promuovere l'inclusione delle minoranze etniche in Europa" presieduti da Rita Sussmuth, ex presidente del parlamento tedesco.

Per  Viktoria Mohacsi l'idea di un commissario Rom  "dovrà continuare a essere posta e che gli attivisti per i diritti umani devono spingere in questo senso."

 
Di Fabrizio (del 09/11/2005 @ 10:18:55 in Europa, visitato 2771 volte)

sull'argomento, leggere anche http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=256

IRR By Karin Waringo - 3 Novembre 2005, 4:00pm

Il 21 ottobre si sono incontrate a Varsavia le principali organizzazioni impegnate a promuovere la prima conferenza europea sullì'antiziganismo.

Una donna strofina un bambino, che ha gli occhi e la pelle scure. D'improvviso, qualcuno le porge un fustino del detersivo in polvere ARIEL. Dopo un ulteriore tentativo, dalla schiuma appare un bambino di carnagione chiara e dagli occhi azzurri.

Si può trovare su un sito slovacco. Anche se si tratta solo di pubblicità, nondimeno esprime un pensiero reale: che si tratti di "Gypsies", "Gitanos" o "Zigeuner", come sono comunemente chiamati, sono persone sporche di cui sbarazzarci. Non è un caso che gli autori di questo "scherzo" abbiano scelto ARIEL per combattere lo "sporco", ARIEL suona molto simile ad "Ariano" ed "Arianizzazione". Quest'estate, il proprietario di un campeggio austriaco avvertiva di non gradire clienti Rom (QUI ndr). A settembre, per reazione all'insediamento di 140 roulottes e caravans [di Gente di Viaggio] sul terreno comunale, il sindaco di Emerainville scrisse ai suoi abitanti che il comune non doveva diventare la discarica del dipartimento Seine-et-Marne.

Circa due terzi degli Europei concordano con simili affermazioni: non vogliono i Rom come vicini. Grossomodo la stessa percentuale di persone ha chiesto la separazione totale dei Rom dal resto della popolazione, in paesi come Slovenia e Romania. In un referendum tenutosi nel 1996 nella Repubblica Ceca, circa la metà degli intervistati è d'accordo che i Rom dovrebbero essere allontanati dal paese. Dalla Croazia alla Grecia, l'opposizione dei genitori non-Rom impedisce la condivisione dell'insegnamento e incoraggia le autorità a segregare i figli dei Rom in classi speciali dove ricevono un insegnamento sotto gli standard previsti - cosa che, a sua volta, perpetra il pregiudizio che i Rom non siano portati allo studio.

Per rispondere alle crescenti pressioni delle OnG dei Rom, l'Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), il Consiglio d'Europa e l'European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia di Vienna, hanno organizzato a Varsavia la prima conferenza internazionale specifica sull'antiziganismo (argomento che era inizialmente previsto come secondario all'ordine del giorno). E' stata la prima volta che se ne discuteva in maniera approfondita tra le diverse organizzazioni, sotto l'egida europea.

Vi hanno preso parte circa 170 persone [...] La maggior parte dai paesi dell'Europa dell'Est, dove risiede la maggior parte dei Rom.

Per oltre 10 anni, la situazione dei Rom nell'Est Europa ha richiamato l'attenzione della comunità internazionale. Nel 1993, i capi di stato e i governi europei indicarono il rispetto dei diritti umani e delle minoranze come criteri per l'ingresso nell'Unione Europea. Da allora, sono stati adottati diversi piani d'azione e misure politiche. Il panorama legale si è significativamente sviluppato con l'adozione nel 1995 della Convenzione Quadro del Consiglio d'Europa sulle Minoranze Nazionali, e le direttive del pari trattamento nel campo dell'impiego e dell'antidiscriminazione, sulle basi della cosiddetta Direttiva Razziale del 2000.

La Corte Europea dei Diritti Umani è diventata l'istanza suprema a cui rivolgersi per le violazioni dei diritti dei Rom, secondo le parole usate da Lauri Sivonen, membro dell'Ufficio della Commissione per i Diritti Umani, durante la sua presentazione. A dire il vero, molte delle violazioni sono commesse dalle stesse autorità. Nota Christian Stohal, ambasciatore OSCE, che i ritardi del piano per lo sviluppo dei Rom, sono dovuti soprattutto alla persistenza dei pregiudizi degli amministratori pubblici.

L'antiziganismo è il problema

Alcuni rappresentanti delle organizzazioni internazionali, come Henry Scicluna del Consiglio d'Europa, soo andati oltre, affermando che l'antiziganismo è la radice dei problemi, comunemente conosciuti come "i problemi dei Rom", come ad esempio la discriminazione e l'emarginazione nella scuola, nella casa, nel lavoro e nella salute. Sivonen aggiunge che l'antiziganismo costituisce un pericolo per l'intera società, impedendo ai Rom di prenderne parte.

Anche quando viene adoperato il termine "antiziganismo", molti tra i componenti dei poteri pubblici disgiungono loro stessi dal termine, confinandolo nel terreno dell'attivismo politico. Apparso la prima volta negli anni '80, "antiziganismo" copre un amplio raggio di pregiudizi e di azioni contro i Rom, Sinti e le comunità loro collegate.

Ma, la designazione di un nuovo termine necessita di un motivo. Perché non adoperare "razzismo", si dice. Qualcuno si lamenta che non è un termine scientifico. Altri sono preoccupati per la proliferazione dei termini. Altri ancora osservano che "Zigano" stesso è  un costrutto negativo, che non dovrebbe essere adoperato nel descrivere uno specifico razzismo anti Rom.

Tra gli attivisti dei diritti Rom non ci sono divisioni. Il fatto è che il pregiudizio la discriminazione anti-Zingari sono così pervasivi - in tutti i paesi, così tenaci e adattabili nei secoli, e che l'antiziganismo non sia stato toccato dal medesimo tabù ideologico dell'antisemitismo dopo la II guerra mondiale, sono tutti punti che giustificano il bisogno di un termine speciale.

Isil Gachet della Commissione Europea contro il Razzismo e l'Intolleranza (ECRI), una sezione indipendente del Consiglio d'Europa, sottolinea durante la conferenza che l'antiziganismo è un tipo di razzismo che sovente è accompagnato da atti concreti di ostilità. Aggiunge che [...] spesso è legittimato sulla base di pregiudizi. Inoltre, su 43 casi di razzismo segnalati da ECRI dal 2002 a oggi nei paesi membri del Consiglio d0Europa, 32 riguardano specificamente i Rom, inclusi 16 giudicati di "particolare preoccupazione".

L'esigenza delle statistiche

Uno studio condotto nel 2000 dal National Roma Congress (RNC), una tra le più grandi organizzazioni internazionali dei Rom, elenca 4.500 attacchi razzisti contro i Rom nell'Europa dell'Est e 5.800 negli stati membri, nel periodo tra il 1990 e il 1998, durante i quali 1.756 Rom sono stati uccisi e 3.500 feriti. RNC nota che lo studio contiene soltanto i casi portati alla sua attenzione - non esistendo un controllo e una elenco sistematici.

Il nuovo rapporto del Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa sulla situazione dei Rom nel continente, effettuato all'inizio dell'anno, riporta solamente un dato del 2002: 109 attacchi razzisti registrati in Slovacchia nel 2002. Un precedente rapporto [...] sulla violenza razziale, l'espressione più estrema di antiziganismo, citava solo incidenti isolati.

Capita, che i rappresentanti delle organizzazioni internazionali (come Beate Winkler, direttore dell'Osservatorio di Vienna) motivino la carenza di dati con la riluttanza nelle comunità Rom a rispondere alle domande, sulla base del ricordo degli esperimenti nazisti, che furono preceduti da sondaggi sulle loro abitudini e costumi.

E' una spiegazione che in parte libera la società dalle proprie responsabilità. C'è necessità di monitorare l'antiziganismo. Per esempio, i comunicati stampa della polizia, accennano di frequente all'origine rom reale o presunta, quando si tratta di un colpevole o di un sospetto. Quando i Rom sono vittime della violenza razzista la loro origine è citata di rado. Invece le indagini su brutali atti di razzismo, avvenute in Slovacchia senza il consenso delle interessate e che ha interessato centinaia di donne, sono violentemente ostacolate dalle autorità pubbliche.

Il riconoscimento di un rinnovato pericolo di antisemitismo, due anni fa, è dovuto principalmente al fatto che le organizzazioni ebraiche condussero ricerche in proprio e le resero pubbliche. Ai Rom mancano storicamente la volontà e i fondi per condurre un simile lavoro e non appaiono donatori all'orizzonte. Il risultato sarebbe dimostrare che l'emarginazione sociale dei Rom è principalmente radicata nelle pratiche volte alla loro esclusione.

La maggior parte dei convenuti a Varsavia si è impegnata a presentare questi programmi alle proprie istituzioni. E' evidente la distanza tra la prospettiva dei Rom, che insistono [sull'importanza] della partecipazione e dei pari diritti, e le ben intenzionate, ma talvolta limitate, vedute dei non-Rom. Differenze di punti di vista, che talvolta si sono tradotte in comici dialoghi tra sordi - ad esempio quando il rappresentante del governo tedesco insisteva nel giustificare la deportazione di Rom, Askali ed Egizi kosovari verso Serbia e Montenegro (Kosovo incluso), come rispettosa del diritto tedesco ed internazionale. O invece in momenti più seri e complicati, quando l'uso della parola "Olocausto" da parte di un Rom della Repubblica Ceca, per descrivere le pulizie etniche in Kosovo, ha sollevato le proteste di un rappresentante non-Rom à che si era dimenticato, o semplicemente ignorava che i Rom, come gli Ebrei, furono vittime del genocidio nazionalsocialista.

 
Di Fabrizio (del 04/07/2007 @ 10:16:50 in scuola, visitato 1528 volte)

Da Slovak_Roma

L'associazione Luludi è una delle prime organizzazioni in Slovacchia dedicata al rafforzamento dell'identità culturale rom, tramite la letteratura ed ha pubblicato due numeri di una rivista bilingue per l'infanzia Rom chiamata Luludi (che in romanes significa "fiori")

Dezider Banga, conosciuto poeta Rom ed editore della serie, ci pensava dal 1997 dopo la pubblicazione del libretto per l'infanzia - Romano hangoro and Romani genibarica. Scopo della rivista è di colmare il gap del sistema educativo in Slovacchia - mancanza di adeguato materiale di lettura per i bambini Rom.

Le due uscite, supportate dal progetto VORBA sono dedicate alla crescita della consapevolezza culturale dei bambini rom, presentando loro materiale di facile lettura con storie e poemi. I testi sono affiancati da immagini colorate per attirare l'immaginazione dei bambini.

Le due uscite della rivista hanno raggiunto il loro target attraverso una distribuzione a tappeto delle istituzioni slovacche - scuole ed altre autorità educative.

Page Back - Issue 37 - June 2007

 
Di Fabrizio (del 15/10/2006 @ 10:16:34 in casa, visitato 1560 volte)

Sparirà tra due anni il blocco di case al margine di Letanovce, vicino a Spisska Nova Ves - Slovacchia orientale e quartiere simbolo della povertà dei Rom slovacchi. I suo abitanti verranno spostati in nuove abitazioni ha dettio il sindaco Peter Kacvinsky.

Il comune con l'aiuto della Unione Europea sta costruendo 24 case con 96 appartamenti per i circa 700 abitanti del quartiere.

Ogni appartamento sarà di 60 mq con acqua potabile e impianto elettrico. Per il riscaldamento si ricorrerà alla legna.

I Rom otterranno l'appartamento contribuendo al 20% del suo valore. In molti vanno spesso al cantiere, ma Ladislav Mirga, direttore dei lavori, si lamenta per la mancanza di muratori esperti.

Il progetto è stato accompagnato da problemi dall'inizio poiché la gente dai comuni vicini non desiderava i Rom di Letanovce come vicini. Hanno anche scritto una petizione e da quando sono iniziati i lavori sono arrivate anche lettere minacciose al sindaco e a parecchia altra gente. Ora i problemi sono cessati e il progetto continua, dice Kacvinsky.

L'allora presidente della Cecoslovacchia, Vaclav Havel, nel 1990 visitò l'insediamento di Letanovce, definendolo una vergogna per tutta la nazione.

Secondo le stime, sono 400.000 i Rom tra i cinque milioni della Slovacchia. Le loro condizioni di vita sono al limite nella Slovacchia orientale.

 
Di Fabrizio (del 10/02/2007 @ 10:15:14 in Kumpanija, visitato 1399 volte)

Da Slovak_Roma

I ragazzi rom hanno una più alta tolleranza ai rapporti prematrimoniale delle ragazze o dei loro genitori. Oltre l'86% dei 160 giovani maschi intervistati risponde che è accettabile per un regazzo fare sesso prematrimoniale con una ragazza, d'altra parte gli stessi intervistati ritengono che una ragazza debba arrivare vergine al matrimonio [...]

[Secondo l'opinione di Jarmila Filadelfiova, che ha curato la ricerca], la risposta negativa delle ragazze e dei genitori dipende dal non volere gravidanze indesiderate e dalla paura del giudizio della comunità. Rispondendo alla domanda se i ragazzi parlano di sesso con i genitori, il 70% dei ragazzi e il 51% delle ragazze dice di non parlarne. Dalla ricerca emerge che oltre la metà dei giovani manca di informazioni sul sesso e l'educazione sessuale. Questa mancanza di informazione dovrebbe essere coperta dalle scuole e altre attività informative - dice Jarmila Filadelfiova.  Il questionario è stato compilato da 160 ragazze e 160 ragazzi tra i 13 e i 27 anni, e da 172 genitori tra i 17 e i 58 anni, in 12 distretti della Slovacchia.

Source: CTK

 
Di Fabrizio (del 28/07/2006 @ 10:14:02 in conflitti, visitato 2355 volte)

Apre a Brno una mostra sull'Olocausto Rom

Brno, 24. 7. 2006, 17:49 (CTK)

 

[...] Trattasi di 82 pannelli che illustrano il destino dei Rom nella II guerra mondiale, con alcuni pannelli dedicati all'attualità. Così i visitatori, ad esempio, possono seguire la storia del muro di via Maticni ad Usti nad Labem e i problemi della minoranza Rom in Slovacchia, Austria e Germania.

"La mostra si apre ad un capitolo sconosciuto della storia europea. Il termine Olocausto di solito è connesso allo sterminio di 6 milioni di Ebrei, ma contiene anche lo sterminio sistematico di 500.000 Rom e Sinti." ha detto alla cerimonia di apertura Silvio Peritore, del Centro Documentazione per i Sinti ed i Rom Tedeschi, creatore dell'esposizione già presentata con successo a Strasburgo e Praga.

Secondo Jana Horvathova (Museo di Brno sulla Cultura Romani) l'esposizione è un evento significativo. "Principalmente riguarda il passato, ma ci sono collegamenti col presente, dice, aggiungendo che le questioni del razzismo e della cancellazione dei Rom dall'Europa rimangono urgenti.

"Ci sono nella nostra società dimostrazioni di intolleranza, incapacità di coesistere e razzismo, anche se tendiamo a nascondere queste tendenze" ha detto l'ombusdam Otakar Motejl.

La mostra è stata finanziata dalla regione Sud Moravia, dopo il rifiuto del municipio di Brno. Il municipio non ha condiviso il contenuto del pannello sulla controversia di via Maticni. Il muro fu eretto negli anni '90, per dividere i residenti dalla comunità Rom. La sua costruzione fu criticata come razzista da molti politici della Repubblica Ceca ed esteri, e dalle OnG, alla fine il muro venne rimosso.

Durante la II guerra mondiale i Rom furono perseguitati e deportati nei campi di concentramento e di sterminio, nelle terre occupate dal Terzo Reich. I Rom della Repubblica Ceca e della Moravia condivisero i campi di Lety, vicino a Pisek, nella Boemia orientale e di Hodonin, nella Moravia del sud.

Secondo gli storici, furono 2690 i Rom mandati in quei campi di concentramento. Molti morirono o furono inviati ad Auschwitz. Secondo varie fonti, ad Auschwitz furono inviati tra i 5400 e 5600 Rom. Il primo treno partì da Brno il 7 marzo 1943.

 
Di Fabrizio (del 07/11/2006 @ 10:10:25 in media, visitato 1783 volte)

PRAGA (30 Ottobre, 2006) - Un servizio pubblico che incoraggia i Cechi a controllare i propri pregiudizi, è stato messo in onda dal canale nazionale televPRAGUE [...] e nei cinema dallo scorso16 ottobre. Lo spot è stato creato dall'OnG Partners-Czech, per sfidare gli stereotipi sui Rom e sulle altre minoranze nazionali, ed è indirizzato verso gli adolescenti e i giovani adulti che ondeggiano nei pregiudizi sociali.

Lo spot di 30" comincia con un maschio non-Rom che è appena salito sul tram a Praga. Quando si accorge che gli è sparito il portafoglio, l'uomo incolpa una giovane Rom, immaginando che le abbia sfilato il portafoglio. Per terminare, un'altra giovane mostra all'uomo il suo portafoglio sul pavimento del tram e l'uomo capisce il suo errore. Nella sequenza finale, uno slogan ammonisce "Stai attento non solo alle tue proprietà, ma anche ai tuoi pregiudizi."

La campagna mediatica è parte del quadriennale Programma Integrazione dei Rom sviluppata da Partners for Democratic Change (Partners), Partners-Czech, Partners-Hungary e Partners-Slovakia. Partners-Czech ha prodotto lo spot con la collaborazione di Punk Film (www.punkflim.cz) e d.code (www.dcode.cz).

Inoltre [...] sono stati creati dei poster e un sito (www.predsudky.cz) per dare informazioni supplementari sulla campagna. I visitatori del sito possono scaricare video, immagini ed altro materiale (in lingua ceca ndr.).

Il Programma Integrazione dei Rom, attualmente all'anno finale, aumenta le opportunità politiche e sociali dei Rom e appoggia il dialogo interetnico e la cooperazione nella Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia. Nelle tre comunità campione della Repubblica Ceca: Bruntál, Chomutov e Pardubice, Partners-Czech collabora con altre OnG e rappresentanti del settore privato per identificare i bisogni della comunità Rom e disegnare piani d'azione mirati. A livello nazionale, Partners-Czech promuove tavole rotonde, iniziative scolastiche e programmi per adottare sforzi nell'integrazione dei Rom. La United States Agency for International Development (USAID) ha finanziato le attività nei tre paesi con circa $ 2.8 milioni.

 
Di Fabrizio (del 11/01/2007 @ 10:06:15 in Europa, visitato 1726 volte)

BRATISLAVA, - L'arcivescovo cattolico Jan Sokol ha elogiato il ruolo nel periodo bellico autoritario della II guerra mondiale del prete filo-nazista Jozef Tiso come "tempo di benessere", sollevando le proteste delle comunità Ebrea e Rom della Slovacchia.

In un'intervista alla TV di Bratislava TA3, Sokol ha detto di apprezzare Tiso.

"Me lo ricordo dal tempo dell'infanzia.. Eravamo molto poveri e sotto la sua guida la situazione migliorò grandemente," ha detto l'arcivescovo. Ha aggiunto che fu un "tempo di benessere".

La maggior arte degli Ebrei slovacchi morì nei campi di concentramento durante la II guerra mondiale, quando la Slovacchia divenne uno stato fantoccio e venne governato dal 1939 al 1945 da Tiso, monsignore cattolico. Venne giustiziato come traditore dalle autorità cecoslovacche nel 1947.

Un'associazione della comunità religiose ebree di Slovacchia ha detto che Sokol "ha dimenticato di menzionare il fato di oltre 70.000 Ebrei slovacchi, deportati dal governo slovacco" nei campi di concentramento nazisti, dove la maggior parte perì. Solo 4.000 Ebrei vivono ancora in Slovacchia.

"L'arcivescovo Jan Sokol ha offeso le vittime dell'Olocausto quando ne ha parlato positivamente,"  dice l'Associazione Centrale delle Comunità di Religione Ebraica. "Per noi, sopravvissuti all'Olocausto, simili apprezzamenti sulla Slovacchia totalitaria sono inaccettabili."

Con una dichiarazione anche il Consiglio Slovacco delle Comunità Rom ha criticato le dichiarazioni di Sokol. Molti dei Rom slovacchi perirono nei campi nazisti.

Ladislav Richter, a capo del Consiglio, ha detto che sotto Tiso i membri della minoranza Rom furono banditi dai trasporti e dalle case e l'intera comunità Rom fu rilocata a forza.

L'ufficio di Sokol ha respinto le critiche, dicendo che l'arcivescovo ha "presentato il suo personale punto di vista."

Il governo non ha ritenuto di esporre la propria opinione.

Circa il 70% dei 5,4 milioni di Slovacchi sono di religione cattolica e le dichiarazioni di Sokol hanno attirato anche le loro critiche.

"Quello che ha detto è completamente sbagliato" ha affermato Veronika Bazanova (34) mentre usciva dalla cattedrale di Bratislava. Sua madre Ana (78) aggiunge di ricordare "il periodo di Tiso come tempi duri." "Ho visto deportare gli Zingari. L'arcivescovo ha torto, non c'è stato niente di buono in quel periodo."

Anche se dal 2004 è parte dell'Unione Europea, la Slovacchia sta ancora provando a migliorare la situazione sui diritti umani.

Il governo del Primo Ministro Robert Fico, composto da socialdemocratici e nazionalisti, si è impegnato nel proteggere i diritti delle minoranze, ma parecchi incidenti etnici hanno coinvolto la minoranza dei 500.000 ungheresi, creando tensioni anche con l'Ungheria.

L'anno scorso Fico ha incontrato severe critiche all'interno e all'estero nel voler formare una coalizione col Partito Nazionale Slovacco guidato da Jan Slota, che spesso si è espresso con toni critici sulle minoranze, e con il Movimento per la Slovacchia Democratica, dell'ex premier Vladimir Meciar.

 
Di Fabrizio (del 26/03/2006 @ 10:02:08 in lavoro, visitato 1677 volte)
Segnalo un lungo e preciso articolo di Roma Press Association, su Rom e lavoro nella repubblica slovacca. E' in inglese, non ce la faccio a tradurlo bene per tempo.
 
Di Fabrizio (del 10/11/2006 @ 10:01:22 in Europa, visitato 1764 volte)

European Roma and Travellers Forum - Press Release

L'allargamento EU e la situazione dei diritti umani in Kosovo sono stati i principali temi della seconda Assemblea Plenaria che si è tenuta a Strasburgo presso il Palazzo d'Europa dal 6 all'8 novembre. Oltre 60 delegati dalla maggior parte degli stati membri hanno preso parte all'incontro assieme ai rappresentanti delle principali organizzazioni Rom europee ed internazionali.

Il primo giorno ha contemplato una cerimonia d'apertura ufficiale [...] seguita da una cerimonia commemorativa delle vittime dell'Olocausto, presso il memorial di fronte al Palazzo del Consiglio d'Europa, alla presenza dei Rom sopravvissuti e del rabbino capo di Strasburgo.

Il secondo giorno è stato dedicato alla situazione dei diritti umani in Kosovo. L'ex incaricato per il Kosovo, Marek Nowicki, uno dei rari rappresentanti della comunità internazionale a parlare della sua esperienza e contro la discriminazione dei Rom nel Kosovo.

L'accesso in EU di Romania e Bulgaria, entrambe con un'importante popolazione Rom, si tradurrà in un forte incremento del numero dei Rom in EU. Il Forum rimane preoccupato perché l'accesso non ha portato un reale miglioramento sulla situazione dei Rom ed in alcuni casi come in Slovacchia, si registra un deterioramento. Altra preoccupazione è data dal crescere di nuove barriere in Europa [...]

Formatosi nel 2004, il Forum Europeo dei Rom e Viaggianti è l'organizzazione ombrello che rappresenta le organizzazioni che difendono gli interessi dei Rom e le loro preoccupazioni attraverso l'Europa. L''organizzazione vanta il supporto e il riconoscimento del Consiglio d'Europa, con cui ha firmato un accordo di partnership. La Seconda Assemblea Plenaria dovrebbe definire le linee guida politiche er il 2007 e chiamare le istituzioni internazionali e i governi nazionali ad agire per un cambio reale.

For further information and interviews please contact:
European Roma and Travellers Forum
c/o Council of Europe
F – 67 075 Strasbourg
Tel.: 00 33 3 90 21 53 50/4331

 
Di Fabrizio (del 15/04/2006 @ 09:59:51 in Kumpanija, visitato 1834 volte)

Un argomento che affronto raramente, per limiti miei personali, è quello della religione tra Rom, Sinti e Kalé.

Religione che è vissuta in modo molto intenso, ma senza alcuna contrapposizione. E' normale per loro, quello che un tempo era comune in tutta l'area dei Balcani: le feste musulmane, valevano anche per i cattolici e gli ortodossi, e viceversa, senza nessuna contrapposizione. Un doveroso omaggio alla divinità "cugina" e un'occasione per ristabilire rapporti, amicizie e commerci.

Se qualcuno gradisce un augurio pasquale da un ateo come me: Mercoledì scorso stavo andando a trovare amici in un campo milanese e sulla strada vengo superato da un furgone sconosciuto, con le tendine alle finestre. Arrivato al campo, ho riconosciuto l'autista. Un piccolo prete con la barba bianca, che gira tra i vari insediamenti, parla la romanì chib e ha dei modi semplici di fare, per cui è accolto bene dovunque. Ci siamo anche fermati a parlare: io gli ho raccontato di questo sito che ha redazioni virtuali in giro per il mondo, lui dei suoi giri tra le comunità a Milano, a Brescia, a Udine, in Romania e in Slovacchia.

Alla fine, mi ha regalato qualche copia della rivista che distribuisce. Sarebbe un peccato non citare queste due testimonianze sulla pace e la tolleranza religiosa:

Il Rom Musulmano nei Santuari della Madonna
Il 15 agosto a Fontanelle di Montichiari (Brescia) circa mille pellegrini hanno pregato la "Madonna delle Rose". I fedeli erano musulmani, precisamente Romà. Non è il primo anno che avviene questo fatto.

Fuggiti dal Kosovo per la guerra, i Romà Horahané non possono più raggiungere facilmente il santuario della Madonna di Letnica che hanno sempre frequentato nel giorno della festa dell'Assunta, ed allora si recano in altri luoghi dedicati a Maria, la madre di Gesù.

Dalla pubblicazione "Nevi iag" (del CCIT) sappiamo che al santuario della Madonna di Banneux in Belgio, ogni anno arrivano 2500 Romà, tutti musulmani. Nella rivista salesiana "Don Bosco DNES" troviamo una notizia simile: due anni fa a Colonia in Germania sono entrati nel duomo il 15 agosto 4000 zinfgari musulmani per pregare e accendere ceri davanti all'altare di Maria. Si pone necessariamente una riflessione seria su questo fenomeno da parte degli operatori che curano l'aspetto religioso tra i Nomadi.

Riboldi

Lettera di protesta

Al Sig. Prefetto di Pisa - Al Questore di Pisa
Al Comandante dei Carabinieri di Pisa
Per conoscenza a:  Arcivescovo di Pisa

Sindaco Assessore Politiche Sociali

Ci rivolgiamo a voi, Autorità della città di Pisa, per esprimere la nostra amarezza in seguito a ciò che vi raccontiamo. Prima però dovete sapere che noi Rom di Pisa facciamo parte dell'Islam e apparteniamo alla corrente Sufi, più precisamente a quella dei Dervisci...

Ebbene il 15 agosto (la festa dell'Assunta anche per noi Rom è una festa importante) siamo soliti festeggiare Maria, la madre del profeta Gesù, recandoci presso un santuario o presso una chiesa per fare le nostre preghiere e per chiedere la protezione sui nostri figli.

Siamo andati alla Basilica di S. Pietro a Grado (Firenze), lì abbiamo chiesto al parroco don Mario il permesso di sostare fino a sera. Lui gentilmente ci ha accolto.

Verso le 19.00 è arrivata una pattuglia di carabinieri di Pisa. Noi abbiamo accolto i carabinieri con rispetto e loro ci hanno chiesto con tono cattivo cosa stavamo facendo lì.

Abbiamo spiegato con calma che eravamo lì per la festa della Madonna, ma loro ci hanno imposto in malo modo di andare via entro 20 minuti. Ancora stavamo mangiando. Ma quello che ci ha lasciato sorpresi di più è stato l'atteggiamento arrogante del carabiniere che non ha voluto ascoltarci, nemmeno di fronte al Parroco che era intervenuto per spiegare le faccende. Tutto questo è avvenuto davanti alla famiglia con tanti bambini, almeno 17, rimasti impauriti e alcuni in lacrime.

L'articolo 3 della Costituzione Italiana vale anche per noi? "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza discriminazioni di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali..."

Vi scriviamo non per chiedere una punizione, ma perché attraverso la vostra autorità possiate correggere gli atteggiamenti sbagliati. Vi ringraziamo per la vostra attenzione e pazienza.

- Alcuni Rom di Coltano - p. Agostino Rota Martir
- Il presidente A.C.E.R. di Pisa (e membro Romani Union International): Etem Dzevat

 
Di Sucar Drom (del 25/08/2011 @ 09:58:47 in blog, visitato 1279 volte)

Auschwitz-Birkenau, 2 Agosto 1944
Il 2 agosto 1944 ad Auschwitz-Birkenau avviene l'ultima liquidazione dello Zigeuner Familienlager nel settore BIIe, dove erano internate le famiglie sinte e rom. Nel maggio 1944 le famiglie sinte e rom attuano con successo una rivolta per scongiurare...

Rom e Sinti, prepariamo una grande manifestazione: partecipa anche tu!
Il Presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme, Radames Gabrielli (in foto), ha lanciato da alcuni giorni la proposta di organizzare una manifestazione a Roma dal titolo "Sinti, Rom, Camminanti, Amici e Simpatizzanti TUTTI UNITI"...

Francia, il razzismo non paga
Un anno fa Nicolas Sarkozy aveva lanciato il cosiddetto "giro di vite" contro i rom arrivati in Francia dall'Est Europa, in particolare dalla Romania. L'azione del Presidente francese aveva fatto scattare la reazione dell'Unione Europa che aveva stig...

Immigrazione, Ministro Maroni: fatta la legge, trovato l'inganno
Il Ministro dell'Interno Maroni è riuscito a far approvare in via definitiva il decreto legge n. 89 del 23 giugno 2011 recante misure di recepimento delle direttive europee sulla libera circolazione dei cittadini e sul rimpatrio...

Reggio Emilia, la Lega Nord fomenta il razzismo
Nei giorni scorsi la Procura di Parma ha dato ordine alle Forze dell'ordine di irrompere in tutti i cosiddetti "campi nomadi" di Reggio Emilia (ma anche in quelli di Milano, Modena e Parma) per cercare una fantomatica...

Libano, i dom sono discriminati
Sono 2,2 milioni in tutto il Medio Oriente, tra Libano, Giordania, Territori Palestinesi, Turchia, Iran e Iraq. In Libano sono una delle comunità più emarginate. Rom e Sinti in Europa, Dom in Medio Oriente...

L'ipocrisia italiana e la tragedia infinita
A metà degli Anni Novanta vivevo a Roma ed ogni anno morivano nelle baraccopoli capitoline tre ma anche quattro bambini. Il copione era sempre lo stesso il fuoco di una candela o di un braciere e il gelo della notte...

Amplifica le tue informazioni
In questa pagina offriamo la possibilità di conoscere organizzazioni con cui collaboriamo e pagine web che riteniamo offrano sguardi interessanti sulla situazione delle minoranze linguistiche sinte e rom. I blog più aggiornati hanno una sezione dedicata nella pagina principale...

Pubblicazioni
L'Istituto di Cultura Sinta su mandato della Sucar Drom ha pubblicato libri, cortometraggi, mostre e cd musicali. Alcune pubblicazioni sono disponibili e possono essere richieste...

Orta Nova (FG), una situazione abitativa inaccettabile
Pubblichiamo la lettera invita venti giorni fa, dall'Associazione di promozione sociale Noialtri, al Sindaco del Comune di Orta Nova per sensibilizzarlo sulla grave situazione abitativa vissuta da alcune fa...

Pisa, appello di un gruppo di sacerdoti della Diocesi
Siamo un gruppo di sacerdoti della diocesi di Pisa che, di fronte alla situazione venuta a crearsi in seguito al recente sgombero a Cisanello di un insediamento di famiglie rom, intendono condividere alcune consideraz...

Slovacchia, vogliono violare il corpo delle donne
In questa Europa attanagliata dalla crisi economica da alcuni anni e con una classe politica simile, in maniera imbarazzante, a quella della Repubblica di Weimar che portò all'ascesa in Germania del nazionalsocialismo...

Romania, una campagna per dire: anche io sono rom!
Le cifre ufficiali indicano che ci sono poco più di 500mila persone appartenenti alla minoranza rom in Romania, ma sono in molti a pensare che i rom siano il doppio e che quindi ritengono insufficienti le risorse destinate dal Governo rumeno. "Molte persone di origine rom non dic...

Mantova, Sucar Drom: Relazione Morale (sintesi)
Questa sera, 25 agosto 2011, si terrà a Mantova l'Assemblea Elettiva dell'Associazione Sucar Drom. Di seguito la sintesi della Relazione Morale del Presidente Davide Gabrieli che sarà letta, discussa e votata dai Soci...

 
Di Fabrizio (del 16/01/2012 @ 09:58:00 in scuola, visitato 1340 volte)

Segnalazione di Luca Klobas. Scrivevo quest'estate, sempre a proposito di un articolo del medesimo giornalista (credo):

    Un altro fenomeno preoccupante di razzismo istituzionale, che riguarda diversi paesi dell'Europa centro-orientale, è quello della segregazione scolastica dei bambini rom posti, senza ragione alcuna, in classi differenziali. Sarebbe un discorso molto lungo, che si potrebbe riprendere in seguito (magari prima di farvi stupire da un ennesimo articolo che troverete in rete), se nel frattempo volete informarvi leggete, prendendovi il tempo che vi necessita, QUI.

Il Piccolo - Classi solo per rom, scontro in Slovacchia
Per la prima volta una sentenza impone di eliminare la separazione tra i banchi. La scuola si oppone

BELGRADO
I contendenti: le autorità scolastiche e un tribunale. Il pomo della discordia: gli alunni rom di una scuola elementare in Slovacchia, quella del paesino di Sarisske Michalany. Sarà una questione che farà discutere ancora a lungo quella nata nel distretto di Presov, nel Nordest del Paese. Il caso è scoppiato con la decisione di una Corte distrettuale locale di sanzionare, per la prima volta nella storia slovacca, la pratica di un istituto scolastico di separare gli alunni di etnia rom da quelli slovacchi "puri". Alla scuola sono iscritti 430 studenti, di cui più della metà rom. Delle 22 classi attive, ben 12 sono riservate ai soli zingari. Tutte collocate su un piano diverso da quelle degli altri ragazzi, per aumentarne ancor più la distanza e l'esclusione.

Secondo la sentenza, i dirigenti scolastici hanno 30 giorni per creare classi miste ma la scuola si oppone. «Stiamo preparando un appello contro la decisione della Corte», ha dichiarato la direttrice Maria Cvancigerova al quotidiano slovacco d'indirizzo liberale "Sme". «Non discriminiamo nessuno, al contrario. Cerchiamo di aiutare i bambini rom» ha rincarato, giustificandosi col fatto che le classi "speciali" consentono di seguire meglio i rom, che spesso «non parlano slovacco, non rispettano le norme basilari d'igiene e non sono assistiti dai genitori, fattori che li condannerebbero a fallire se inseriti in classi miste», ha spiegato un'altra insegnante al giornale. La questione ora ritornerà nelle mani dei giudici – e il rappresentante del governo per la questione rom si è già schierato dalla loro parte – ma intanto i residenti "non-rom" del villaggio parteggiano compatti a favore della separazione. Minacciano di togliere i propri figli dall'istituto e di costringerli al pendolarismo pur di evitare le classi miste. Malgrado le promesse e gli sforzi delle autorità nazionali, la segregazione dei rom nel sistema educativo in Slovacchia è una consuetudine ancora molto diffusa. Secondo il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa Thomas Hammarberg, che ha pubblicato a fine dicembre un nuovo rapporto sulla Slovacchia, la segregazione prende forma attraverso «l'assegnazione sproporzionata di bambini rom a scuole speciali per bimbi con disabilità mentali o con l'inserimento degli alunni rom in classi o scuole solo per rom». Un'abitudine, come dimostra il caso di Sarisske Michalany, difficile da estirpare.

(s.g.) - 13 gennaio 2012

 
Di Fabrizio (del 22/08/2011 @ 09:57:46 in Europa, visitato 2331 volte)

C'è un articolo di venerdì scorso de Il Piccolo che rapidamente ha fatto il giro del web italiano. Qualcuno mi ha segnalato anche questo, e poi Adriano Sofri su Repubblica, oppure QUA. Per mia deformazione ho dato un occhio anche alla stampa estera e, posso almeno assicurarvi che è tutto vero.

La notizia sta sollevando grande scandalo ed indignazione; un po' come quando, perdonate il paragone, si scoperchia un bidone e la spazzatura è rimasta "nascosta" lì troppo tempo. CERTO CHE SENTI LA PUZZA, DOVEVI INTERVENIRE PRIMA! Insomma, succede che della Slovacchia sappiamo mediamente poco (figuriamoci dei Rom che stanno lì), anche se è a poche ore dall'Italia, e varrebbe la visita di noi turisti. Cose da non perdere: sicuramente tante città che mantengono un'impronta centroeuropea che altrove s'è persa, boschi, montagne e poi la birra.

Quello che gli Slovacchi non vorrebbero farvi vedere sono i ghetti dove vivono buona parte dei Rom: se in Italia ci vergogniamo dell'abbandono dei campi sosta, lì ci sono insediamenti di legno, pietre e fango ai margini dei comuni più piccoli, o enormi ghetti urbani di edilizia degli anni '50-'60, che da decenni necessiterebbero di interventi di risanamento.

L'ingresso della Slovacchia nella UE, come in altri paesi dell'ex blocco sovietico, era subordinato al ripianamento della situazione di grave esclusione sociale di buona parte della minoranza rom. In realtà ha provocato il fenomeno opposto, con aumento di prezzi e taglio dei servizi sociali, che hanno portato a ricorrenti rivolte urbane e disordini nel febbraio 2004, ripetutisi nel 2006.

Quindi una minoranza rom che non si rassegna ed è anche pronta a scendere in piazza, in maniera violenta se è il caso. Diciamo che da questo punto di vista, è perfettamente parte integrante della UE; dopo la GB potrebbe succedere anche nella vicina Repubblica Ceca. In Slovacchia, accanto a situazioni di estrema marginalità e devianza, convive una presenza di intellettuali rom impegnati in politica (sempre in polemica tra loro), nei media, nel campo della musica e dello spettacolo, nell'imprenditoria e manovalanza edile. Quindi la situazione è parecchio sfaccettata.

L'altra faccia della medaglia è un razzismo anti-rom sempre più esplicito e violento, con scontri ed attentati. Specchio di questo razzismo è l'atteggiamento delle autorità, riassunto nell'articolo iniziale de Il Piccolo. ATTENZIONE PERO': un atteggiamento simile, soprattutto da parte dello stato e degli intellettuali slovacchi, non nasce dall'oggi al domani, ma è saldamente radicato nel passato. Il caso delle sterilizzazioni forzate, nasce negli anni '70, ancora al periodo della Cecoslovacchia-dopo primavera di Praga, e lo scandalo scoppiò nel 2004 nella Repubblica Ceca grazie all'ERRC. In seguito le indagini raggiunsero anche la Slovacchia. Sembra (ma le ricerche sono ancora in corso) che l'ultimo caso sia avvenuto nel 2007. Nella Mahalla potete trovare diverse notizie sugli ultimi 6 anni; ECCO PERCHE' MI STUPISCE IL VOSTRO STUPORE.

Un altro fenomeno preoccupante di razzismo istituzionale, che riguarda diversi paesi dell'Europa centro-orientale, è quello della segregazione scolastica dei bambini rom posti, senza ragione alcuna, in classi differenziali. Sarebbe un discorso molto lungo, che si potrebbe riprendere in seguito (magari prima di farvi stupire da un ennesimo articolo che troverete in rete), se nel frattempo volete informarvi leggete, prendendovi il tempo che vi necessita, QUI.

Se invece cercaste altre notizie sulla Slovacchia, QUI. Buona lettura.

PS: e se volete avere un'idea di quale possa essere il dibattito pubblico in Slovacchia a proposito di questi temi, ma avete ovvie difficoltà con la lingua locale, date una scorsa a questa fila di commenti. Dove, ma sul Giornale, naturalmente...

 
Di Fabrizio (del 23/05/2011 @ 09:56:08 in musica e parole, visitato 1294 volte)

Da Slovak_Roma

Roma Press Agency, cop, translated by Gwendolyn Albert

18/05/2011 - E' stata rilasciata in Francia una graphic novel intitolata "Des Nouvelles d'Alain" (Notizie di Alain), in cui i protagonisti sono i membri della banda rom Kesaj Tchave di Kežmarok, Slovacchia, guidata dalla famiglia Akimov. Il libro è il lavoro del rinomato autore e fotografo Alain Keler, del raffinato artista e sceneggiatore Emmanuel Guibert, e del graphic designer Frédérique Lemercier.

"Questi signori sono leader nei loro settori. Il loro interesse per i Rom è ammirevole ed un onore per noi," ha detto Ivan Akimov di Kesaj Tchave a Roma Press Agency (RPA).

Il libro è stato inizialmente pubblicato come una serie di quattro raccolte fotografiche sul giornale Revue XXI. Alain Keler ha fornito i testi, Emmanuel Guibert e Frédérique Lemercier hanno sviluppato la grafica. "Siamo stati nella quarta parte, le prime tre erano dedicate a rapporti dai Balcani e dalla Repubblica Ceca. Dopo la prima pubblicazione su XXI, sono state approfondite altre parti, ed all'inizio del 2011 Les Arénes l'ha rilasciato come pubblicazione indipendente dallo stesso nome, "Des Nouvelles d'Alain", dice Akimov.

La raccolta delle segnalazioni è stata allargata ad includere l'Italia e la Slovacchia, con testimonianze da Letanovce. "Personalmente ero molto attratto dal capitolo dove è descritta la situazione in Boemia, comprese le marce neonaziste a Janov. La pubblicazione ha incontrato una grande risposta dai lettori. E' disponibile in tutte le librerie e sta vendendo bene. I redattori di Revue XXI e Les Arenes hanno deciso, d'accordo con gli autori, che una certa parte delle vendite sarà donata alla nostra associazione e ad Ecodrom di Montreuil. Ci hanno anche invitato al prestigioso festival del fumetto e della graphic novel, BD Boum, a Bois novembre scorso, dove è stato ufficialmente presentato il libro. E' una benedizione e un onore per noi far parte di questo lavoro. Però, la cosa più importante è che larealtà rom sta raggiungendo un vasto pubblico in questa forma attraente e facilmente accessibile, mentre la popolarità degli autori significa che questo accade in una scala senza precedenti," ha detto Akimov.

 
Di Fabrizio (del 17/11/2006 @ 09:55:34 in Europa, visitato 1590 volte)

STRASBURGO - L'8 novembre scorso le comunità dell'etnia Rom e dei gruppi nomadi in Europa hanno chiesto la progettazione di una Carta Europea che garantisca una migliore protezione contro la discriminazione.

"L'etnia della minoranza Rom è frequentemente vittima di discriminazioni in molti stati europei, per quanto riguarda l'accesso alla scolarizzazione, ai servizi medici o ai posti di lavoro," dice Rudko Kawczynski, presidente del Forum Europeo per l'Etnia Rom e i Gruppi Nomadici, durante un seminario organizzato dal Consiglio d'Europa. Circa 80 delegati di tutta Europa hanno illustrato l'aggravarsi della situazione per l'etnia Rom in alcuni paesi dell'Europa Orientale, come la Slovacchia o la Repubblica Ceca. "Le donne temono la sterilizzazione forzata, intere famiglie sono soggette a spostamenti forzati," dice Kawczynski.

La situazione è ancora peggiore nel Kosovo, dove 20.000 Rom sono stati cacciati "proprio di fronte agli occhi dei membri della Forza di Peacekeeping, o KFOR," aggiunge Kawczynski.

Circa 14 milioni di Rom vivono nei 46 paesi d'Europa, solo l'1% rappresenta gruppi nomadici.

Il Forum Europeo per l'Etnia Rom e i Gruppi Nomadici fu fondato nel 1991 e combatte l'alienazione dell'etnia Rom, richiedendo "un miglior uso dei fondi EU" rivolti a questa minoranza.

Fonte: Roma_Daily_News

 
Di Fabrizio (del 13/10/2009 @ 09:54:14 in Regole, visitato 1370 volte)

Da Slovak_Roma

Il proprietario di un bar a Lucenec chiede scusa ad un Rom per discriminazione

Košice, Slovacchia: Il 5 ottobre 2009 un altro caso di discriminazione riguardo l'origine etnica è stato portato in discussione in Slovacchia. Il caso si è concluso con un accordo amichevole.

Il fatto è successo il 14 luglio 2008, quando Jan Danco visitò il bar  "Piccollo" di Lucenec (una cittadina della Slovacchia meridionale) con sua nipote. Entrato nel bar di cui era un cliente abituale, gli è stato improvvisamente rifiutato di servirlo da un cameriere, con la spiegazione che il padrone del locale non avrebbe più servito i Rom. Il caso apparve anche sulla TV privata Markiza. L'uomo discriminato decise, con la cooperazione di un'OnG  di Kosice, il Centro per i Diritti Civili ed Umani, di rivolgersi al tribunale civile appellandosi alla Legge Antidiscriminazione Slovacca.

"Il comportamento del cameriere è stato per me offensivo ed umiliante. Io stesso alcuni anni fa ho lavorato come cameriere, e non mi sono mai permesso di discriminare un mio cliente per il colore della sua pelle. Ho fatto causa per mostrare chiaramente che questo tipo di trattamento è dannoso ed illegale, e che è possibile resistervi. Sono lieto che il padrone del bar si sia scusato..." ha dichiarato Danco alla decisione della corte.

Il proprietario del bar ha espresso il proprio rammarico per l'incidente, espresso pubbliche scuse per la discriminazione e pagato un risarcimento a Danco, oltre alle spese processuali.

Chi volesse più informazioni sul caso, può contattare:

Poradňa pre občianske a ľudské práva
(Centro per i Diritti Civili ed Umani)
Krivá 23, Slovakia.
Tel./fax.: +421 55 68 06 180
E-mail: poradna@poradna-prava.sk

 
Di Fabrizio (del 07/01/2006 @ 09:53:48 in Kumpanija, visitato 3090 volte)

Roma Press Agency

(lunghetto, da leggersi a puntate oppure offline. Chi sopravvive alla lettura, lo aspetto ai commenti ; - ) ndr.)

Il tradizionale modo di vita dei Rom cancella il confine tra vita privata e pubblica

by: Kristína Magdolenová


Intervista con Anina Botošová, consulente del Ministero del Lavoro, Affari Sociali e Famiglia della Repubblica Slovacca e coordinatrice per i progetti governativi sui Rom

Per la popolazione maggioritaria i legami ed i rapporti in una famiglia tradizionale Rom sono protetti da un velo di segretezza. Come sono in una famiglia “classica” Rom?

Famiglia è un termine ricco di significati. Rappresenta l'unità sociale di base. Assicura l'educazione, protegge i singoli e ovviamente, produce bambini. Non è possibile immaginare una famiglia rom senza un gran numero di individui. E' un'unità singola nei confronti del mondo circostante. Affronta collettivamente i conflitti, le relazioni individuali diventano relazioni tra famiglie, e ogni componente agisce sempre a nome della propria famiglia. L'errore di un singolo è valutato come commesso da tutta la famiglia. Un bambino ben educato mostra grande rispetto verso i propri genitori, i nonni e i componenti più anziani, sino a quando non sarà il tempo di sposarsi.


E poi?

Se la sposa entra nella famiglia di un giovane, dopo il matrimonio accetta le tradizioni della famiglia che l'ha accolta. Se un uomo si sposa in una nuova famiglia, mantiene i propri costumi e occasionalmente li estende alla nuova famiglia. Se la nuova famiglia non lo accetta, può lasciarla e tornare dai suoi genitori.


La posizione di madre o di padre, comporta una responsabilità di come viene percepita la famiglia nella società maggioritaria?

Capofamiglia è il padre. La madre ha il compito di assicurare cibo alla famiglia, ruolo verso cui i Rom esprimono grande rispetto. I nonni sono tenuti in alto riguardo e rispettati, nella famiglia rom tradizionale la loro parola è presa in seria considerazione e rispettata. Grande attenzione viene dedicata al primogenito. La maggioranza dei Rom non intende il matrimonio in una maniera “formale” come la nostra. Se un ragazzo è attratto da una ragazza e mostra serio interesse in lei, i due si promettono fedeltà (si fidanzano). Iniziano a convivere di solito verso i sedici anni. La madre del ragazzo ha un proprio ruolo nel selezionare la futura sposa. Se questa non dovesse aggradarle, il futuro della giovane coppia verrebbe messo in discussione dal fatto che il giovane si mostrerebbe incerto nel suo proprio amore. Tenderebbe a rendere gradevole la sua amata alla madre e viceversa a spiegare alla fidanzata come rendersi piacevole alla genitrice, così che sua madre cambi opinione. Può così succedere che la madre concordi col figlio e lo rende soddisfatto e felice. ( sui vari usi e costumi, cfr. QUI ndr.)


Può portare degli esempi?

Conosco diversi casi: ad esempio, un giovane si era fidanzato con una ragazza di un diverso gruppo familiare, che parlava un'altra lingua. Nella famiglia del giovane si parlava ungherese e a casa della ragazza solo slovacco. La madre del giovane non volle conoscere la ragazza e non era d'accordo con la scelta del figlio. Così la coppia di separò. Nella famiglia tradizionale il figlio dipende dall'opinione della madre.


Oggi è cambiato qualcosa?

I giovani sono di opinioni più aperte, hanno tralasciato alcune tradizioni, ma ancora i ragazzi attendono il parere della madre, prima di decidere come comportarsi con una ragazza.


Il fatto che la famiglia abbia una grande influenza tra i Rom è ben noto. Nella pratica, questo cosa comporta?

La famiglia assicura il suo stesso rinnovamento, la crescita dei bambini e soprattutto la protezione dei singoli. Tra i Rom hanno grande importanza le origini del proprio padre o della madre. Se incontrano qualche Rom che non conoscono, si presentano così: sono figlio/a di ... Mio zio/mia zia è ... Nel contempo, si presentano attraverso il più noto o il più anziano dei parenti, per esempio: Mi chiamo Jozef Horváth, sono figlio di Horváth il fabbro (o il musicista) più conosciuto del villaggio. Nel contempo, la famiglia si distingue per dimensioni e abitudini.

Una famiglia rom comprende una vasta comunità di due o tre generazioni. Ogni famiglia conta diversi membri. A queste famiglie estese appartengono anche quelle donne che hanno preso marito da un altro gruppo familiare o quelle che hanno sposato gli uomini di famiglia. Nel dispiegarsi della famiglia estesa sono inclusi: fratelli/sorelle, cognati/e, cugini/e, anche quando tra loro non ci sono legami di sangue.


Tutto ciò, come viene mostrato nella vita di tutti i giorni?

Ad esempio, facendosi visita senza bisogno di annunciarsi, viaggiare da una città all'altra per mantenere i rapporti familiari, anche se si tratta di famiglie distanti ma forse meglio situate. I Rom non hanno problemi nello spostarsi verso famiglia all'estero, e trattenersi presso di loro per lunghi periodi di tempo. La famiglia che li ospita non li allontanerà e viceversa provvederà a tutto – dormire, mangiare. I non-Rom vedono in questo fenomeno una sorta di congiura o paura: che nuovi Rom si spostino nei loro dintorni, senza che gli stanziali conoscano il numero dei potenziali ospiti e i loro costumi, e questo amplifica gli stereotipi negativi.


Nelle tradizioni delle famiglie rom, specialmente nelle comunità chiuse, c'è l'uso di non bussare mai alla porta quando si va in casa di qualcun altro. Questa tradizione sopravvive anche nelle comunità non segregate?

Un altro esempio: io vivo nella parte Petržalka di Bratislava, e sopra il mio appartamento vivono due famiglie estese di Rom, che sino a poco tempo fa non avevano una porta. Passavano da un appartamento all'altro, come se fosse casa propria. Il sentire le proprietà della famiglia come se fossero anche personali, rimane anche nelle famiglie che non per forza sono socialmente dipendenti. Succede che chiedano in prestito abiti ma anche soldi, che per la maggior parte non torneranno ai proprietari originali. Una famiglia può offrire consulenza o aiuto manuale tramite un proprio componente anziano, che in seguito passerà il compito a un membro più giovane.


Le tradizioni delle famiglie rom sono coesive?

La solidarietà sociale unisce tutti i membri di una famiglia. Scapoli e nubili restano con i genitori. Gli orfani e gli anziani, o gli ammalati, sono curati con grande amore e rispetto. Raramente si trova un anziano in case di riposo. Un ammalato non è mai da solo. Quando è ospedalizzato, i suoi famigliari, o la moglie se è il marito ricoverato, rimangono a vegliare il malato tutto notte. Da casa gli portano cibi già cucinati e restano con lui appena c'è un minuto libero. Ogni singolo ammalato di una famiglia ligia alla tradizione, non viene mai lasciato solo, che sia solo o in ospedale, persino sul letto di morte. Porto due esempi di vita vera: Una riguarda direttamente la mia famiglia. Il mio caro padre si ammalò d'improvviso. Le sue condizioni erano così preoccupanti, che dovette essere ricoverato in ospedale.. Da quando si ammalò sino al giorno del suo ritorno a casa dall'ospedale, tutta la nostra famiglia ha vissuto con lui, letteralmente traslocando in ospedale... col permesso del direttore. Nostra madre rimase con lui per tutto il tempo della malattia, noi bambini ci alternavamo al suo capezzale dandoci i turni di notte e di giorno. Il sentire che una persona dipenda dalla vicinanza dei suoi cari se vuole guarire, per noi, per la famiglia, fu così forte che oggi mio padre è curato a casa propria. Ancora oggi sono convinta che se, per caso, fosse stato un estraneo l'incaricato di lavarlo all'ospedale, sarebbe morto. Abbiamo questo sentire che la famiglia sia un nucleo vicino nel buono e nel cattivo tempo, un grande regalo, una filosofia che ci è instillata dala tenera età e che noi instilleremo ai nostri figli.


Ritengo che queste osservazioni possano generare incomprensioni tra Rom e non-Rom.

Il prossimo esempio arriva da un insediamento. Una volta, il direttore di una scuola nella Slovacchia orientale si era lamentato di quattro studenti che non andavano più a scuola, anche se sapeva che non erano ammalati. Quello che ignorava, è che la loro nonna giaceva a letto in punto di morte, dove era riunita tutta la famiglia. Nelle famiglie tradizionali, questo passaggio non avviene in ospedale, il malato viene riportato a casa sino alla fine. Una persona gravemente ammalata, ma con la propria famiglia vicina, non lascia questo mondo da sola. L'insegnante avrebbe dovuto saperlo e rispettare questa tradizione, questo sentimento. La stessa cura viene riservata dopo morti. Tutta la famiglia, inclusi i più piccoli, veglieranno il morto per un certo numero di giorni. La famiglia definisce norme e ruoli, ne controlla l'applicazione e ne “sanziona” le violazioni. Il modo di vita comunitario cancella i confini tra vita pubblica e privata.


Questa divisione dei compiti è tuttora valida? In quale maniera influenza lo stato attuale della comunità rom?

Nella famiglia rom sussiste una netta divisione dei compiti e delle competenze all'interno della famiglia, ma i ruoli tradizionali maschili e femminili tendono a complementarsi. Ogni membro ha il suo posto. L'uomo rimane il capofamiglia e il depositario del suo prestigio. La donna rimane la responsabile della casa e si occupa dell'amministrazione monetaria e sociale. La sua missione primaria rimane, comunque, crescere i figli, soprattutto la cura del primogenito. La madre deve anche insegnare ai bambini più grandi come accudire ai più piccoli. Nella famiglia tradizionale, i maschi non apprendono come cucinare, stirare o lavare. Queste restano attività femminili.

Un esempio di vita vera: una mia cara amica si ammalò e finì all'ospedale. A casa rimasero la figlioletta di 4 anni e il marito educato secondo tradizione. Suo marito mi chiamò perché non sapeva cucinare e voleva sapere cosa fare nell'attesa che sua moglie tornasse dall'ospedale... Dovetti recarmi a casa loro e cucinare per due giorni. Lui sul serio non sapeva neanche dove e come sua moglie si procurasse patate, cipolle, farina o dove fossero le stoviglie... Il tradizionale ruolo maschile presso alcune famiglie tradizionali perdura tuttora.


Come reagisce la famiglia ai problemi?

Verso l'ambiente circostante la famiglia agisce come un corpo unico. Sopravvive collettivamente ai conflitti. [...] La valutazione negativa di uno dei componenti ricade su tutta la famiglia. Un atto degno di rispetto rafforza e afferma il prestigio della famiglia. La punizione più terribile è l'esclusione dalla vita famigliare. Un fenomeno interessante è che non ha importanza se un individuo viene elogiato come singolo, e questo potrebbe avere conseguenze realmente negative per quell'individuo.


Nel passato le famiglie rom dipendevano dal numero dei figli. Più figli aveva, più era degna. Anche oggi è così?

Ancora oggi i bambini sono benvenuti, significano felicità, ma anche forza per la famiglia. Nel contempo, il ruolo primario dei figli è di prendersi cura dei genitori quando saranno vecchi. Molte famiglie crescono i figli collettivamente. I bambini vivono con tre e più generazioni di adulti. Il mondo dei bambini si mischia con quello degli adulti. Così i bambini ottengono molto presto un ruolo indipendente individuale all'interno della famiglia, capaci di agire per conto loro. I bambini sono incoraggiati a sviluppare differenti attività, che sono di solito riservate ragazzi più grandi. Nel lavoro i maschi aiutano il padre e le femmine la madre. I figli sono controllati in gruppo e raramente sono puniti. Di solito i genitori si dedicano al primogenito, che in seguito si prenderà conto dei fratelli e sorelle più giovani.


I Rom sono molto focalizzati sui propri genitori, ma questo rende difficile promuovere novità all'interno della comunità.

Soprattutto i bambini che vivono negli insediamenti o nelle famiglie tradizionali, sono legati ai genitori e difficilmente se ne allontanerebbero. Così, man mano gli insediamenti tendono ad aumentare come abitanti, perché le nuove coppie rimangono con la famiglia paterna di origine. Raramente un ragazzo si abituerà allo stile di vita di un dormitorio. Piuttosto, un giovane che si è sposato, se sua madre è rimasta sola, la porterà con sé nella nuova famiglia. Questo legame è ancora più forte nel caso dei primogeniti.. I Rom non sanno vivere da soli.


Quindi, che ne è della privacy dei più giovani?

Per loro è già tanto avere una stanza da letto propria. Ancora un esempio: un giovane Rom ungherese si era sposato con una ragazza che abitava distante da lui. Non aveva esitato a vendere il suo appartamento e spostarsi di alcune centinaia di chilometri, assieme alla madre e alla sorella, nella città della fidanzata. Alla mia domanda se non avesse paura di non trovare posto anche per loro nella nuova città, mi aveva risposto che la sua famiglia e quella della moglie sarebbero state una sola. Non poteva lasciare i suoi parenti di origine indifesi, quindi la soluzione era di diventare il nuovo capofamiglia del gruppo composto da lui, sua moglie, sua madre, sua sorella e la madre di lei, e di provvedere a tutte loro.


Resiste nei giovani l'obbedienza alle scelte dei genitori, nel scegliere il proprio partner?

Succede spesso che i genitori scelgano il fidanzato/a quando i giovani sono già adulti. Magari non si amano, ma per il bene della famiglia impareranno a farlo. Anche una ragazza, di solito viene “promessa” al termine della scuola dell'obbligo, quando ha circa 15 anni. In molti casi, il ragazzo proviene da una brava famiglia. [...] La ragazza ha piacere del proprio ruolo di donna – di madre. [...] E' la sua vocazione. I bambini nelle famiglie tradizionali sono cresciuti secondo concetti estremamente puritani. [...] Le questioni private non vengono mai discusse di fronte agli estranei. [...] Sono poche le ragazze di queste comunità che anno l'ambizione di continuare gli studi. Vivono la stessa vita delle loro madri e delle loro nonne.


Sono i legami familiari a tenere i giovani lontano dalla scuola?

E' raro che questi giovani continuino gli studi, anche quelli che nella scuola dell'obbligo sono stati bravi studenti. Le cause sono diverse, ma visto l'argomento mi riferirò ancora alle questioni di mentalità, più che ai problemi oggettivi. I Rom hanno sempre paura per i loro bambini e i legami tra genitori e figli sono molto forti. Succede che al termine della scuola dell'obbligo, se i figli vogliono continuare gli studi debbano spostarsi in un'altra città, e qui subentra la paura dei genitori, che i figli non si adeguino al nuovo ambiente o viceversa che vi si adeguino troppo, perdendo le loro radici. I messaggi che passano di solito sono: se sei una ragazza, sposati, trova un marito che si curerà di te; se sei un ragazzo, la scuola non serve, il mondo è pieno di gente che non ha lavoro anche se ha studiato. Ancora oggi in molte famiglie la situazione è simile.


Cosa succede quando i giovani violano le tradizioni?

Un altro esempio: una ragazza, che viveva in un insediamento rom, voleva continuare gli studi e lo fece. Ma oggi è ancora single, i suoi coetanei della comunità non la accettano come ragazza istruita e i ragazzi non-Rom non la accettano come ragazza rom. Non ha trovato comprensione neanche dalla sua famiglia, questo perché sono ancora forti i legami tradizionali che impongono il riconoscimento sociale come collettivo, invece che come individuale. Avendo rotto un tabù, la ragazza si è trovata senza riconoscimento o comprensione.


A che età una ragazza viene considerata donna?

A una ragazza “immatura” viene concesso di giocare coi ragazzi. Ma dopo il suo primo periodo, può girare soltanto se accompagnata da un adulto singolo. Viene considerata donna nel momento che inizia a vivere intimamente con un ragazzo. Da quel momento, è per tutti la donna del ragazzo a cui ha deciso di donare il proprio cuore. La ragazza ha imparato a casa i mestieri domestici, sin dalla tenera età si è cimentata con occupazione che generalmente vengono demandate agli adulti (lavare, cucinare, stirare). Poche ragazze scampano da questo tirocinio. Quando andrà a vivere nella casa dello sposo, sua suocera diventa una seconda madre, a cui deve obbedire senza condizioni. Se dovesse ribellarsi, suo marito non starebbe più con lei. Una brava suocera insegna alla sposa novella le abitudini della nuova famiglia e soprattutto le ricette che sono gradite a suo marito.


Quando è incinta, la donna ha una condizione speciale in tutte le culture. Anche tra i Rom?

Una donna che aspetta un figlio, naviga tra differenti regole e restrizioni. Non le è permesso di guardare persone brutte, malate, serpenti, rane o qualsiasi animale che generi disgusto. Né essere triste o arrabbiata. Ma ha anche determinati privilegi: ad esempio avere il cibo che vuole e di avere sempre compagnia.

Anche tra i Rom, si vuole che il primogenito sia maschio. Quando una donna è incinta, deve comunicarlo per primo al suo partner o a suo marito. Se lo dicesse prima a qualcun altro, sarebbe accusata di essere infedele. La madre spera che il figlio assomigli al partner, che abbia capelli neri e sia di pelle “bianca”: secondo i Rom, chi ha la pelle chiara avrà una vita migliore.


Cioè?

Un altro esempio: la donna annuncia a suo marito con gioia che è nato loro figlio e che è di pelle chiara. Anche nei discorsi di tutti i giorni: Ho una sorella, sapessi com'è bianca la sua pelle, soltanto io in famiglia sono così scuro. E' uno stigma che i Rom non hanno ancora perso. Il sesso del nascituro viene interpretato dalla forma della pancia: se a punta, sarà maschio, se tonda, femmina. Il neonato viene mostrato per primo al marito. La nascita viene accompagnato da una grande celebrazione. La donna non accetta le felicitazioni, l'uomo sì. [...]


Come vengono protetti i bambini che non sono stati ancora battezzati?

Per prevenire i pericoli, un componente della famiglia fissa un oggetto acuminato sotto la coperta. Gli estranei non possono guardare il bambino che non è stato battezzato. Il bambino ha un nastro rosso al polso per proteggerlo dagli spiriti malvagi.


Tra i Rom i figli sono considerati portatori di benessere. E se una donna non ha figli?

Di solito, non si sposa e si prende cura dei genitori o dei singoli che non si sono ancora fatti una famiglia. Una donna infertile, non si considera una persona a pieno titolo.

Mi è successo, che una donna che viveva in un accampamento, mi disse che voleva chiedere al suo uomo di lasciarla, perché lei si sentiva come se fosse un uomo e non una donna, il cui ruolo è fare figli. Non si sono più sposati.


Hai detto che nelle famiglie rom tradizionali, vige una stretta divisione dei ruoli. Ma che si vuole anche che il primogenito sia un maschio. Perché?

La nascita di un maschio rafforza la linea famigliare. Il maschio rappresenta all'esterno il padre, viene rispettato dalle sorelle anche se queste sono più anziane devono ascoltarlo. Il figlio maschio può ereditare la professione paterna., specialmente quando riguarda la musica o attività artigianali, come il mestiere di fabbro o muratore.


Vediamo di ricapitolare sul ruolo femminile nella famiglia tradizionale:

Come ho detto all'inizio, lo status della donna è partorire figli. Nella famiglia, nessuno può prenderne il posto ed è per questo che il suo posto nella società dei Rom è importante e non rimpiazzabile. Se dovessimo indagare sull'organizzazione profonda della struttura famigliare rom, troveremmo che la donna viene educata a questo compito sin dall'inizio. Si prende cura già dai 6/7 anni dei fratelli o dei cugini più piccoli. Sono poche le ragazze che sperimentano un'infanzia libera. Una ragazza passa automaticamente dall'infanzia all'età adulta. A otto anni, sa cucinare, prendersi cura degli altri ecc...

In una comunità chiusa, la donna è anche un fattore motivante della famiglia. Se all'esterno è l'uomo il capo della famiglia, la donna si può considerare il collo che mantiene sollevato il capo. Decide sulle finanze, sul matrimonio e il futuro sentimentale dei figli, sulla loro educazione. Per questo è molto stimata. Anche quando non può avere figli, è in cima alla scala sociale. In questo caso è lei che si svaluta e letteralmente chiede al suo uomo di non dormire assieme, perché lui dormirebbe con un uomo e non come una donna, e lei non vuole. Le bambine possono andare dove vogliono, giocare coi coetanei, accompagnare loro madre nelle visite. Ma quando una ragazza ha avuto il primo mestruo, non può più girare da sola e dev'essere accompagnata da un componente della famiglia, anche se è un pre-adolescente. E partecipare alle feste se in compagnia di un fratello più grande.
[...]


Quindi, non si può dire che nella famiglia tradizionale rom ci sia consapevolezza che la donna sia un partner uguale nel matrimonio.

Esatto. Le donne non sanno che hanno il diritto di decidere se avere uno, due o più figli. Nella maggior parte dei casi, il loro marito viene scelto da qualcun altro. Quanto all'uguaglianza in famiglia, c'è una mancanza di consapevolezza legale, che ha conseguenze nelle sottomissione e anche nelle violenze famigliari. Le giovani, dopo la scuola dell'obbligo, non proseguono gli studi. Si fidanzano e hanno dei figli presto. Data la loro insufficiente preparazione scolastica e professionale, appartengono a quei gruppi che hanno una posizione debole nel mercato del lavoro. Ma la maggior parte di loro non è interessata, perché sono state educate a prendersi cura della famiglia come occupazione. Nella maggior parte dei casi, la tradizione gioca un ruolo importante nella decisione del marito di non concedere alla moglie il permesso di lavorare. La considera una deprivazione della propria “mascolinità”, che si basa sul fatto che lai da solo è in grado di provvedere al bisogno familiare. Così queste donne vivono in attesa del denaro dei servizi sociali senza affrontare le cause della loro disoccupazione.

Una donna Rom non conosce i suoi diritti. Si lamenta se un uomo la picchia o se la inganna, perché così ha fatto sua madre. Se decide di andarsene, non ha un posto dove finire, perché tutta la famiglia vive nell'insediamento. A sua volta la società maggioritaria non l'accetterà, perché ritiene che se lei ha subito violenza, è un problema dei Rom che a loro non deve riguardare.


Tutto ciò che mi hai raccontato, si riferisce all'intera comunità rom o solo ad una parte?

Tra i gruppi più vulnerabili in Slovacchia, ci sono le donne Rom, in particolare quante vivono nelle comunità chiuse, le cui norme differiscono da quelle che predominano nella società maggioritaria. Certamente, possiamo dire che si tratta di cittadini che a lungo sono stati esclusi dalla società. L'uguaglianza in famiglia in alcuni gruppi rom è contraria ai costumi e agli stereotipi etnici e culturali. Lo status delle donne nelle famiglie rom spesso porta all'accumulo di varie ragioni tanto per l'inclusione sociale che per una discriminazione con tante facce. Ad esempio, il fatto che la donna cresca molti figli, che non abbia istruzione e neanche educazione sanitaria, tutto questo porta a rafforzare gli stereotipi negativi nella società.


Una domanda necessaria per concludere: come può cambiare questo stato di cose?

Sulla base delle tante cose che ho menzionato, il ministro ha preparato un piano di lavoro per quanti operano nelle comunità, e chi possa avere ascolto nelle famiglie rom, così che possano prendere in seria considerazione le norme e le tradizioni che i Rom si trasmettono da una generazione con l'altra. Il nostro dipartimento ha proposto misure che possano aiutare quei gruppi e le donne che già ora richiedono aiuto, ma c'è bisogno di tempo e di comprensione da parte di tutti.
Soprattutto, dobbiamo educare le ragazze e le donne rom alla consapevolezza dei propri diritti, doveri e responsabilità verso la propria salute, a sostenere la formazione di assistenti rom nelle aree della sensibilità familiare [...]. Tutto questo necessita di tempo, ma soprattutto di comprensione da parte della società maggioritaria, che deve accettare questi cittadini come partner con pari valore e tutto il rispetto che va riservato a ogni essere umano, anche se con differenti tradizioni.


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Di Fabrizio (del 22/09/2007 @ 09:53:45 in Europa, visitato 2403 volte)

scrive Mihaela Iordache

Secondo le autorità italiane il numero di rom di origine rumena in Italia dopo il primo gennaio 2007 è aumentato. E si parla d'emergenza e rimpatri. Il dibattito in Romania e in Europa
I rom che provengono dalla Romania preoccupano da tempo le autorità italiane che sempre più spesso utilizzano rispetto alla questione il termine “emergenza”. Il tragico episodio avvenuto a Livorno agli inizi di agosto, dove in un incendio sono morti quattro bambini rom originari della Romania, ha richiamato ulteriormente l’attenzione sull’esistenza stessa di queste persone che spesso vivono in condizioni disumane.

Sull’opportunità di allestire campi rom si sono accese polemiche e scambiate accuse tra autorità locali, centrali e europee. Alle dichiarazioni del premier Prodi secondo il quale l’Italia non è preparata ad affrontare questo fenomeno - relativamente recente per il paese - e che comunque si tratta di un problema politico, l’Unione europea ha risposto categoricamente ribadendo che le regole per l’integrazione dei rom esistono e che l’Italia come anche altri paesi europei deve seguirle.

Il problema è complesso e l’argomento è comunque sensibile. Dove i rom installano i loro campi - spesso abusivi - i residenti si lamentano per aspetti che vanno dalle condizioni igieniche precarie fino ad episodi di criminalità di cui si renderebbero responsabili. Spesso la situazione viene strumentalizzata portando a gravi episodi di razzismo e violenza. Non raramente si arriva a sgomberi che risolvono solo localmente la situazione, spostando il problema altrove.

Secondo le autorità italiane si è verificato un aumento della presenza dei rom in Italia dal primo di gennaio, quando la Romania è diventata membro dell’Unione europea e i cittadini romeni di conseguenza cittadini comunitari. Questi ultimi vengono in Italia spesso per sfuggire, in Romania, a una situazione di miseria e discriminazione.

Dei circa sei milioni di rom che vivono nell'Ue quasi 2,5 milioni si trovano in Romania, anche se l’ultimo censimento parla di 700.000 persone. In Romania i rom sono considerati una minoranza e come le altre 16 minoranze etniche hanno diritto ad un loro rappresentante nel Parlamento di Bucarest. Inoltre un dipartimento speciale governativo si occupa dei problemi che li riguardano, dalla discriminazione fino a progetti finanziati con fondi nazionali, europei ed internazionali per favorire la loro integrazione.

Ciononostante l’Unione europea ha recentemente criticato aspramente il modo in cui la Romania gestisce la questione dei rom. Il rapporto del 2007 sul razzismo e xenofobia menziona ad esempio come nonostante alcune misure positive varate dallo stato i rom continuino ad essere evacuati con la forza senza ricevere alcuna abitazione in cambio.

Anche molte ong romene hanno segnalato evacuazioni forzate seguite da demolizioni in alcune località della Romania. "Gran parte dei problemi dei rom della Romania sono i problemi di altre comunità, di romeni o magiari. La povertà non è una categoria etnica, non è qualcosa esclusivamente dei rom. Ma i rom si confrontano con problemi specifici , come la discriminazione", spiega Ioan Gruia Bumbu il presidente dell’Agenzia nazionale per i rom.

E' solo da poche settimane che il ministero romeno per l’Educazione ha varato un decreto che vieta dall’anno scolastico 2007-2008 la costituzione di classi, sia nelle scuole elementari che nelle medie, separate per i rom. Cosa che sino ad ora è avvenuta regolarmente. Il clima dominante in Romania rispetto ai rom emerge chiaramente da uno studio commissionato dalla Fondazione Soros e dalla Banca Mondiale: tre quarti della popolazione non desidera abitare nelle vicinanze degli “zingari”. I rom romeni per conservare le loro tradizioni e a fronte di un’integrazione mai avvenuta (anche se imposta forzatamente durante il regime di Ceausescu) vivono in vere e proprie enclave, comunità ben determinate, luoghi spesso “ai margini” dove si riscontrano gravi problemi di criminalità.

In questo contesto le continue notizie che arrivano dai paesi europei tra cui anche Italia e che trattano dell’emergenza rom hanno destato preoccupazione in Romania, soprattutto per l’immagine negativa che si ritiene poi si rifletta su tutti i cittadini romeni. I forum dei giornali e i siti delle tv sono pieni di commenti spesso a carattere razzista. I romeni sono indignati perché si fa di tutta l’erba un fascio ed in particolare si confonda tra rom, “di origine indiana” (benché siano residenti in Romania perlomeno da sette secoli) e romeni, “di origine latina”.

Con toni simili è intervenuto sul quotidiano italiano “Il giornale” anche l’ex console della Romania a Milano, Mircea Gheordunescu, che ha spiegato che “non tutti i romeni sono rom e che non tutti i rom sono romeni”. Come se i rom della Romania non fossero a pieno titolo cittadini romeni. “L’equazione romeni uguale rom è un "inganno” - ha proseguito il console perché - la gente tende a generalizzare e a confondere troppo facilmente i due popoli”.

La questione rom non riguarda solo l’Italia bensì anche altri paesi Ue. In Francia ad esempio, gli sgomberi sono continui e le autorità hanno offerto anche denaro ai rom affinché tornassero in Romania: 150 euro per un adulto e 45 per un bambino per i quasi 200 rom che abusivamente si erano istallati su un terreno nelle vicinanze di Lione. Difficile credere questa possa essere una soluzione.

In base al diritto alla libera circolazione i rom possono stabilirsi in un paese Ue per tre mesi. In Francia se vogliono prolungare il loro soggiorno dopo quella data devono trovare un posto di lavoro, seguire studi o lavorare come liberi professionisti. Ma naturalmente non è facile: confrontandosi con problemi di discriminazione già nei paesi di provenienza quando poi arrivano in Francia, in Italia, Spagna di solito i rom sono di solito privi di mezzi finanziari e hanno uno scarso livello di formazione.

La visita del sindaco di Roma, Walter Veltroni, recatosi a fine giugno a Bucarest dove ha insistito per un rimpatrio progressivo dei rom man mano che in Romania si trova per loro un lavoro e un alloggio, in Romania ha destato perplessità: si è da più parti sottolineato che ormai la libertà di movimento non riguarda solo i capitali ma anche la forza lavoro ed i cittadini.

Secondo un rapporto annuale della Commissione europea contro il razzismo e le intolleranze presentato al Parlamento Europeo il 23 novembre 2005 i rom sono la popolazione più discriminata d'Europa. In Europa si calcola che viva un gruppo di circa 9-12 milioni di persone. La Romania è la prima in classifica, con i suoi 2,5 milioni, seguono poi Bulgaria, Spagna, Ungheria, Serbia, Slovacchia, Francia, Russia, Regno Unito, Macedonia, Repubblica ceca e Grecia. L'Italia è al quattordicesimo posto con una stima, ufficiosa, che si aggira sui 120mila. Per quanto riguarda Italia, secondo il Consiglio d'Europa, il paese non ha una politica chiara per i rom. Mancano regole precise tra l'altro in materia di documenti d'identità e di soggiorno.

Intanto a Roma sono in corso da mesi lavori in vista di una conferenza dell’ottobre prossimo a cui dovrebbero partecipare le associazioni che li rappresentano. Un tentativo per capire come affrontare questa problematica complessa.

 
Di Fabrizio (del 10/11/2009 @ 09:53:36 in lavoro, visitato 1583 volte)

Da Slovak_Roma

L'inclusione dei Rom nella società potrebbe aumentare il PIL dell'11%

Bratislava, 27 ottobre (TASR) - Secondo lo studio "Perdite per l'esclusione dei Rom", l'integrazione sociale dei Rom arricchirebbe la Slovacchia di oltre l'11% del PIL nazionale, dicono gli autori Anton Marcincin e Lubica Marcininova.

Secondo gli autori, non sarebbe il risultato del risparmio dei benefici sociali, quanto un impiego della forza lavoro impiegata, che incrementerebbe il PIL. Lo studio ipotizza che nel 2030 il10% della popolazione slovacca sarà Rom, col 16% della popolazione in età lavorativa o scolastica.

"Se continuiamo ad ignorare i Rom - i loro problemi e sottosviluppo - e non capiremo che tutte le nostre regioni sono del tutto dipendenti dalla forza lavoro locale e dal suo impiego, lavoro, consumo - in molti casi anche dei Rom, un giorno ne sconteremo le conseguenze," ha detto Marcinin.

Ha spiegato che la curva demografica dei Rom è differente da quella della popolazione non-Rom, puntualizzando che se non useremo il loro talento e capacità lavorative, la Slovacchia potrebbe risvegliarsi nel 2020 scoprendo che in alcune regioni della Slovacchia orientale la maggioranza dei Rom è ancora disoccupata. "E non c'è nessun modo di investire lì, perché non c'è niente o nessuno su cui investire," ha aggiunto.

Secondo le stime attuali, almeno 430.000 Rom vivono oggi in Slovacchia (popolazione 5,4 milioni), di cui i due terzi sono in età produttiva. Tra i bambini in età scolare, un settimo appartiene alla minoranza rom. "Gran parte della popolazione rom dipende dal sistema sociale. La cattiva istruzione e il colore differente della pelle sono tra le ragione dei tassi bassissimi di impiego tra i Rom (secondo le stime soltanto il 10% in età produttiva sta lavorando)," elenca lo studio, aggiungendo che la povertà viene trasferita di generazione in generazione.

 
Di Fabrizio (del 06/11/2010 @ 09:52:27 in Regole, visitato 1434 volte)

Da Slovak_Roma, un caso che aveva avuto eco anche in Italia

Košice, Slovakia, 5.11.2010 12:56, (ROMEA) - Oggi i 10 poliziotti slovacchi accusati di molestie contro bambini rom, la primavera scorsa in un commissariato di Košice, si sono tutti dichiarati innocenti alprimo giorno del loro processo. Si sono anche rifiutati di testimoniare. I nove uomini ed una donna rischiano tra i 4 e i 10 anni di prigione. L'incidente era emerso quando alcuni video registrati da telefonini erano trapelati alla stampa.

I poliziotti avevano arrestato sei ragazzi del complesso edile Luník IX a Košice con l'accusa di aver attaccato delle donne anziane. Secondo l'accusa, avevano poi obbligati i ragazzi, di età tra i 10 e i 16 anni, a picchiarsi l'un l'altro. La polizia è anche accusata di averli terrorizzati con cani, e tre dei ragazzi sarebbero stati morsi. Sarebbero poi stati portati nel seminterrato del commissariato, dove sarebbero stati obbligati a spogliarsi e continuare a picchiarsi tra loro. Un agente avrebbe premuto la canna della sua arma contro la testa di uno dei ragazzi, e gli avrebbe chiesto se doveva sparare. I poliziotti avrebbero anche obbligato i ragazzi a leccare i loro stivali e a picchiarsi con una pala.

Il procuratore generale ha classificato il comportamento dei poliziotti particolarmente grave e razzialmente motivato. Gli ispettori della polizia che hanno indagato sul caso non lo ritengono a sfondo razziale. Non è stato possibile raggiungere un accordo immediato sulla colpevolezza dei poliziotti o negoziare una condanna, dato che i poliziotti non hanno confessato di aver commesso il reato.

In passato la polizia slovacca ha affrontato critiche per l'uso sproporzionato della forza contro i Rom. L'anno scorso, la corte suprema ha mandato in prigione i poliziotti che avevano causato la morte per tortura del Rom Karol Sendrei nel 2001. Questo luglio la polizia ha rigettato l'accusa di essere responsabile della morte di un Rom di 64 anni, all'inizio di maggio. Secondo la sua famiglia e diversi media, la polizia aveva contribuito alla sua morte usando una quantità sproporzionata di gas lacrimogeni, quando sono intervenuti sulla scena di un litigio.

Czech Press Agency, translated by Gwendolyn Albert

 
Di Fabrizio (del 08/11/2011 @ 09:51:01 in musica e parole, visitato 2295 volte)

Nella foto di Steed Gamero - © Gruppo Every One, 2 novembre 2011, da sinistra Fabrizio Casavola (Mahalla), Dario Picciau, Paul Polansky, Roberto Malini presso l'Associazione La Conta di Milano

Io e Paul Polansky siamo seduti al bar uno di fronte all'altro. Sul tavolino tanti libri e due bicchieri di birra. So che la sera mi aspetta un compito non facile: dobbiamo presentare il suo ultimo libro uscito da appena 2 giorni, e ovviamente non ho ancora potuto leggerlo.

Per fortuna il posto è tranquillo. Paul mi ha riassunto i capitoli principali, a cui ho dato una rapida scorsa, poi gli faccio alcune domande su quelle che mi sembrano le questioni chiave sollevate. Ci accordiamo: durante la presentazione, leggerò l'inizio di quei capitoli e gli porrò 2 o 3 domande per volta, altre (spero) verranno dal pubblico, lui risponderà.

Non voglio fare una brutta figura di fronte a lui e al pubblico, così gli dico che mentre aspettiamo darò un'altro sguardo al libro, "RANDOM", per farmene un'idea meno approssimativa. Lui annuisce e si concentra nella traduzione in spagnolo di alcune sue poesie.

Leggo con attenzione ma poca partecipazione l'introduzione di Pietro Marcenaro e poi quella sua. Passo alle pagine interne, scorro la prima parte sulla Spagna. E da questo momento termina la mia intenzione di leggere a caso e la mia improbabile carriera di critico. Perché quando passo distrattamente al secondo capitolo, la storia diventa un film breve e appassionante che non riesco ad abbandonare: quei personaggi lì vedo davanti a me, reali, in tutto simili a tanti che conosco. Riconosco il loro modo di parlare e ricordare, le strade percorse, le loro vicissitudini, forse ne sento persino l'odore. Ho persino paura che qualcuno possa notare il mio turbamento. Cerco di calmarlo uscendo a fumare una sigaretta.

A parte questo, cosa potete trovare in 206 pagine, al prezzo di 18 euro? Tante cose. Chi già conosce l'autore, troverà la risposta ad una domanda che viene naturale farsi: come ha iniziato a vivere con gli zingari e perché ha iniziato a scriverne. Chi non lo conosce, potrà fare un viaggio introduttivo nella storia, cultura, religione, dei popoli rom e sinti in Europa e altrove.

Polansky è nel contempo un antropologo severo ed un testimone partecipe. Ama ripetere: "Vivo tra gli zingari come uno studioso, ma ne scrivo con le loro parole e la loro mente." ...Le loro parole e la loro mente: ecco il senso del turbamento che descrivevo prima, perché Polansky sa anche essere scrittore di razza. Asciutto, fotografico.

E poi, il libro va letto anche per le piccole chicche:

come quando racconta di un Rom scampato alla guerra, che nel 1948 aiuta un Tedesco residente nei Sudeti ad abbandonare la Cecoslovacchia comunista, che stava espellendo tutti i cittadini di origine tedesca;

o di quando ricorda un suo viaggio nel deserto del Rajastan: giunto nei pressi di un accampamento zingaro, questi gli chiesero se voleva ascoltare la loro musica. Si misero a suonare, ed eruppe una musica che a decine di migliaia di km. e a secoli di distanza, assomigliava in tutto al cante hondo dei gitani.

Lasciamo il libro per un momento, e facciamo un confronto:

Indian Rajasthan Gypsy dance

cante jondo almeria pirri fandangos

Voi che dite?

Non voglio dilungarmi, il libro potrà anche stupire o far discutere, visto che l'argomento ZINGARI rimane scottante. L'importante è approcciarlo con la serietà e la passione necessarie.

Termino riportando l'ultima pagina del libro, per la sola ragione che è bella:

Vivendo con loro ho scoperto che le differenze tra loro e me sono così piccole che a volte non riesco a vederle affatto. L'amore delle madri per i loro figli mi ricorda l'amore della mia per i suoi sette figli. Infatti, ho notato che le madri, e in generale le famiglie gitane, sono molto più premurose di quanto non siano le famiglie europee o americane di oggi. Gli Zingari anziani non vengono messi in case di cura come fossero dei lebbrosi ma, al contrario, vengono accuditi e rispettati nella propria casa e dalla propria famiglia. Ciò non accade spesso nella civiltà occidentale.

So che, quando sarò vecchio, sarà probabilmente una famiglia di Zingari a prendersi cura di me fino alla mia morte e non uno dei miei quattro figli.

Grazie Dio, per aver creato gli Zingari. Possano essi ereditare la terra, come Dio ha promesso loro!

 
Di Fabrizio (del 27/02/2010 @ 09:50:56 in Italia, visitato 2166 volte)

Come sapranno i lettori più vecchi, in Mahalla ci piacciono le favole, Eccovi una bella segnalazione di Alberto Maria Melis

Corriere del Veneto La storia . Ha comprato la roulotte e paga le bollette: «Visto che posso, faccio qualcosa»
Tonin, 100 dipendenti, da 1o anni ospita quattro famiglie nomadi affianco al suo capannone: vivevo in una baracca

Il mobiliere Gianni Tonin, imprenditore di San Giorgio in Bosco (Padova), con una delle quattro famiglie rom che ha ospitato all’interno del recinto della sua fabbrica (Gobbi)

SAN GIORGIO IN BOSCO (Padova) - L'imprenditore «zingaro». E cacciatore di storie. Da dieci anni ospita quattro famiglie di rom all'esterno del suo capannone: ha comprato le roulotte e ha dato loro la residenza, così i bambini possono andare a scuola. Ma c'è molto di più da raccontare. E' una storia che comincia nel Veneto contadino, quando al posto dei capannoni c'era solo terra. E di un camion in cui si cucinavano gli spaghetti in corsa pur di arrivare in tempo all'apertura dei mercati. Oltre il muro di Berlino, a Est. Nel palazzo-capannone, sede dell'azienda con le pareti vetrate, si apre un porta nel corridoio e senza filtri si entra nel laboratorio delle decorazioni. C'è un mobile bianco in legno massiccio, placcato con fogli dorati: «Questo va in Russia».

La roulotte comprata da Tonin accanto al capannone (Gobbi)

Incontriamo Gianni Tonin nel cuore del suo impero a San Giorgio in Bosco dove il mobilificio sforna mobili di design da quando ha inventato il marchio di famiglia. Un suo tavolo, per dire, è finito in una delle edizioni del Grande fratello. Lui, nell'impeccabile gessato, entra in fabbrica e prende un caffè con gli operai dalla macchinetta. Intasca un numero di telefono ricevuto da una decoratrice romena, che gli chiede: «Gianni chiami tu?». All'esterno, oltre i capannoni hi-tech ultimati quattro anni fa, lasciati i suv aziendali nel piazzale, c'è un altro capannone dove risiedono - regolarmente iscritte all'anagrafe - quattro famiglie rom. Sono originari della Romania e sono diventati negli anni italiani a tutti gli effetti. Vivono in un camper e altre roulotte: ci sono dei servizi igienici, la corrente e l'antenna Tv. Hanno scelto di restare erranti per tutta la vita. Il riscaldamento lo forniscono le bombole del gas e il conto lo salda «Toni ».

E' il soprannome dell'imprenditore diventato re degli zingari in casa propria. Ed è lì nell'accampamento con il falò ai piedi dei capannoni, che c'è il cuore del suo regno. Si siede nel camper a bere un caffè e ad ascoltare le storie accendendosi l'ennesima sigaretta. Accade in un Veneto dove in quasi tutti i comuni vige il divieto di stazionamento e ci sono sbarre nei parcheggi. Con un ghigno, Gianni Tonin ricorda quando ha pagato tutte le multe e ospitato nel piazzale le quattro famiglie: «Così imparano a mandarli via». «Ogni giorno c'era un polverone di denunce e io sono un maestro dei "disastri" - racconta con ironica schiettezza -Ho fatto prendere a tutti e sei la residenza, così ho risolto il problema e i bambini possono andare a scuola: ogni settimana ciascuno riceve ottanta euro, hanno la corrente il bagno esterno e il riscaldamento». E perché lo fa? «Se lo domandano in molti: io voglio sentire le storie del mondo. E visto che posso, faccio qualcosa». Dà un'altra possibilità. E' nella carovana, oltre la soglia del suo ufficio, che ricorda come è nato tutto. Risale a quando c'erano solo i campi dove adesso sorge la zona industriale. Tonin all'epoca, non era «nemmeno un contadino». «Con i miei genitori vivevamo in una baracca "abusiva", perché chiamarla casa… Era in mezzo alle terre dei contadini, rubavo le uova e le galline per mangiare. L'acqua la bollivamo per berla, la prendevamoa valle dopo che era passata dai maiali: perché non ci volevano dare niente nelle fattorie».

Il re del mobile si stiracchia sulla poltrona di design, distende le gambe e si scioglie un poco a ritrovarsi bambino. «Io e i miei ridevamo e cantavamo sempre, avevamo la fede: poveri i ricchi!». Racconta e arriva fino all'incidente che lo ha fatto diventare imprenditore quando, a vent'anni, faceva il camionista. In un viaggio gli capitò di restare intrappolato sotto la motrice del camion mentre si scapicollava per le strade della Polonia, Cecoslovacchia (allora) e Romania. Ai tempi del muro di Berlino. «Ero specializzato nel cucinare gli spaghetti in camion mentre correvamo: il ritardo al mercato ci sarebbe costato una penale - dice sorridendo - Passavamo le frontiere dell'Urss in silenzio tra carri armati e mitra, i militari guardavano sotto il camion con gli specchi: avevamo sempre un po' di burro di contrabbando». E via con le discese in folle per lanciare il camion oltre i cento all'ora. Una di quelle volte, il suo amico si scontrò vicino a un ponte. Lui dormiva in cuccetta: «Mi sono ritrovato con il letto incastrato sotto la motrice che sprofondava nel fango, l'olio del motore mi bruciava il petto e il peso mi stritolava: mi hanno salvato dei camionisti di passaggio che erano di Tombolo (Padova)».

Dopo essere tornato dalla Romania in treno con sette vertebre fuori posto, ha iniziato a vendere scarpiere a domicilio. Da qui nasce l'impero Tonin. Prima ne ha assunto uno, poi due fino ad oggi con oltre cento di dipendenti: italiani, turchi, romeni, brasiliani. Il capomastro è il primo romeno che Tonin ha aiutato e ce ne sono stati molti altri. Ancora, perché? «Mi ricordo la fame dei popoli che ho incontrato nei miei viaggi - racconta - Una ventina di anni fa sono tornato in Romania e in un bar di notte - va a nozze con le periferie - a Baia Mare ho conosciuto Beni, uno di lì, che parla italiano e con lui ho ricostruito un villaggio di zingari». É fatto così. Un giorno poco prima di Natale gli hanno raccontato di romeni che vivevano in un bosco, fuori San Giorgio, nel suo paese. Non poteva lasciarsi sfuggire quel mistero. «Sono arrivato in Bmw con cappello e cappotto nero: pensavano fossi un poliziotto invece li ho invitati tutti a casa per il pranzo di Natale - ride senza prendere fiato - E’ stato il più bel pranzo di Natale che ricordi ». Gianni Tonin ha molte altre storie da raccontare. Storie. Dell'imprenditore che sogna di tornare zingaro almeno per una volta, ancora a bordo della sua carovana.

Martino Galliolo - 25 febbraio 2010

 
Di Fabrizio (del 12/04/2012 @ 09:50:50 in Regole, visitato 1339 volte)

Da Roma_Daily_News

L'articolo completo è su Migrationonline.cz

Ai Rom cittadini comunitari è vietato chiedere asilo in un altro stato membro, ma questo potrebbe cambiare in futuro. Per dimostrare che i Rom dovrebbero essere trattati in modo più equo, l'articolo sottolinea il fatto che, secondo una recente decisione della Corte irlandese, negare l'istruzione ad un bambino rom, per la Convenzione di Ginevra è una forma di persecuzione (vedi QUI ndr)), cosa che potrebbe portare ad un interessante precedente.

I Rom in quanti cittadini provenienti da stati membri UE sono esclusi dalla possibilità di richiedere asilo in un altro stato membro. Il sistema di asilo UE su procedure, condizioni di accoglienza e direttiva sulle qualifiche che si applicano esclusivamente a paesi terzi. La logica alla base di ciò sarebbe che tutti gli stati membri seguono gli standard internazionali sui diritti umani e la non-discriminazione. Presunzione, però, che è andata distrutta in diversi contesti dal caso MSS (e confermato dal caso NS e ME, presentato alla Corte Europea di Giustizia), secondo cui i paesi membri UE non possono automaticamente presumere che gli standard dei diritti umani siano rispettati negli altri stati membri, quando si tratta di rimpatri, secondo il Regolamento di Dublino. Argomenti simili potranno ora essere usati dai Rom richiedenti asilo nella UE.

Inoltre, un recente caso irlandese avrebbe confermato che la negazione dell'istruzione primaria, secondo la Convenzione di Ginevra comporterebbe persecuzione. Situazioni simili possono ritrovarsi nella Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria.

Condividete la vostra opinione su Debatewise, previa registrazione.

 
Di Fabrizio (del 04/01/2012 @ 09:50:34 in musica e parole, visitato 1434 volte)

Da Djelem_Djelem

Spettabili,

Vorremmo che prendeste parte ai nostri prossimi eventi. Siamo gli "ZINGAROS", un trio argentino composto da violino, fisarmonica e chitarra, che mischia musica zingara dell'est col tango ed il jazz.

Abbiamo girato l'Europa nel 2009, 2010 e 2011, suonando in sedi diverse, tra le altre: Fusion Festival (Germania), Weltladen (Austria), Donauinselfest (Austria), Breminale Festival (Germania), Vamos Festival (GB), Gyspy Festival Slovakia (Slovacchia), Vincoli Sonori (Italia), Birmingham Jazz Festival (GB), Small Nations Festival (Galles), Aarhus Jazz Festival (Danimarca) ed in molti jazz club e centri culturali in questi paesi.

Inoltre, a gennaio 2010 il nostro CD "Cirkari" è stato rilasciato in 65 paesi dall'etichetta musicale inglese ARC (www.arcmusic.co.uk), ed alcune canzoni sono state incluse nella compilation per il 35° anniversario di ARC

Stiamo già pianificando il nostro quarto tour europeo ad agosto 2012, ed abbiamo già concerti confermati in GB e Finlandia, e stiamo cercando ulteriori piazze per i nostri concerti.

Se volete avere informazioni sul nostro gruppo, chiedeteci pure tutto il materiale necessario. Vi invitiamo anche a visitare il nostro sito web (in tedesco, inglese, spagnolo e russo) dove potete trovare esempi del nostro lavoro.

Aspettando una vostra risposta.

I più cordiali saluti

Alejandro Montero - Manager - Booking
zingaros@zingaros.com.ar
Skype: monteroalejandro
+54 935 169 672 28

Zingaros
Nuevo Tango Gitano - New Gypsy Tango
www.zingaros.com.ar
www.myspace.com/zingarostangogitano

 
Di Fabrizio (del 18/10/2010 @ 09:49:43 in Europa, visitato 2047 volte)

Da Roma_und_Sinti

Wsws.org By Martin Kriekenbaum

02/10/2010 - Durante una conferenza stampa, proprio dopo il summit UE di Bruxelles due settimane fa, il presidente francese Nicolas Sarkozy causò una tempesta diplomatica, quando dichiarò che la cancelliera tedesca Angela Merkel gli aveva segnalato "la sua intenzione di smantellare i campi (rom) nelle settimane a venire". Questa dichiarazione venne immediatamente smentita dal governo tedesco, che si giustificò dicendo che in Germania non c'erano campi rom.

Anche i politici tedeschi d'opposizione hanno appoggiato la cancelliera, aggiungendosi alle critiche verso Sarkozy. Olaf Scholz (SPD - socialdemocratici) ha accusato il presidente francese di voler distrarre la gente dai suoi problemi politici interni. Gregor Gysi (Die Linke - sinistra) ha presunto che "lei (Merkel) non poteva aver pronunciato un simile non senso, perché in Germania non abbiamo quel tipo di campi".

In effetti, in Germania non ci sono campi comparabili a quelli francesi. Le autorità disperdono immediatamente gli insediamenti di fortuna a Berlino e Francoforte quando Rom disperati dalla Bulgaria e dalla Romania li allestiscono a cielo aperto. Tuttavia, il governo tedesco sta pianificando la deportazione dei Rom su scala di massa - ma verso il Kosovo piuttosto che la Romania. La disumanità di tale impegno da parte delle autorità tedesche non è certo meno preoccupante di quella del governo francese. Questo in modo particolare perché i Rom, assieme agli Ebrei, furono il bersaglio principale del genocidio nazista.

Il 14 aprile, il ministro degli interni Thomas de Maizière (CDU - cristiano democratici) ha firmato un accordo con la controparte kosovara, obbligando il Kosovo a riprendersi 14.000 rifugiati. Circa 10.000 di questi saranno Rom (vedi "Germany prepares to deport 14,000 refugees to Kosovo"), che erano fuggiti durante la guerra nella ex Jugoslavia, patrocinata dalla Germania. In quel periodo, le milizie del Kosovo alleate della NATO, espulsero oltre i due terzi dei 150.000 Rom dal Kosovo.

Ora saranno costretti al ritorno, anche se non hanno alcuna possibilità di una vita normale in Kosovo. Indagini condotte nel paese dal politologo Peter Widmann,  mostrano che la disoccupazione tra i Rom in Kosovo sfiora il 100%, e di solito le famiglie rom sono segregate. Particolarmente sono colpiti i 2.000 bambini rom che il governo tedesco intende deportare. Alcuni di loro sono nati in Germania e non parlano una parola di albanese. Secondo Widmann, tre quarti dei bambini dei rifugiati deportati in Kosovo non stanno frequentando la scuola.

Ciò nonostante, il governo tedesco insiste che le condizioni dei Rom in Kosovo negli anni recenti è migliorata. Secondo il ministro federale degli interni, non esiste "pericolo imminente, derivante unicamente dall'appartenenza ad un particolare gruppo etnico", ed aggiunge anche che "le condizioni economiche e sociali nello stato, volte a riprendere i rimpatriati" sono irrilevanti nel processo di deportazione. Però, secondo l'UNICEF le procedure di deportazione violano nella pratica la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell'Infanzia, perché non permettono di assicurare il mantenimento dell'esistenza umana.

Rispondendo ad una interrogazione di Die Linke, il ministro tedesco degli interni ha recentemente confermato che starebbe rispettando i propri piani di deportazione come riportati un anno fa dal giornale Süddeutsche Zeitung (...).Si può pertanto presumere che Sarkozy non si sia semplicemente inventato il commento della Merkel, ma che sia stato informato della prossima deportazione di Rom.

Vessazioni contro i rifugiati

Le vessazioni nei confronti dei Rom in Germania non si limitano a quanti saranno a breve deportati. Si trovano ad affrontare discriminazioni sociali anche i Rom a cui permesso a fatica di rimanere nel paese, quanti possiedono la cittadinanza tedesca e famiglie che vivono in Germania da generazioni.

Un totale di circa 50.000 cercarono rifugio in Germania dalle guerre in Jugoslavia negli anni '90. Oltre i due terzi non sono stati riconosciuti come rifugiati - è stato cioè negato loro un diritto al soggiorno sicuro e sono lì solo in sofferenza, in attesa di ulteriori sviluppi. Il diritto alla residenza temporanea viene rilasciato di volta in volta soltanto per brevi periodi di tempo, normalmente non più di 6 mesi, così questi rifugiati corrono il rischio di essere rimpatriati in qualsiasi momento.

In linea con questo tipo si status di residenti temporanei, è escluso l'accesso a quasi tutti i benefici sociali statali. Non hanno diritto a partecipare a programmi di integrazione e corsi di lingua, non è permesso loro di viaggiare fuori dal comune o dal distretto amministrativo assegnatogli. Chi non rispetta queste restrizioni di movimento è passibile di severe punizioni.

Inoltre, dato che sono rifugiati, la legge che copre la previdenza sociale per i richiedenti asilo consente loro solo una ridotta quantità di sostegno sociale. I singoli capifamiglia quindi ricevono solo circa 230 € al mese e gli altri famigliari solo 200 €. Comunque, le amministrazioni comunali spesso pagano in contanti solo l'importo minimo legalmente specificato di 40 €, e forniscono il resto sotto forma di beni tangibili essenziali. Questi rifugiati inoltre non hanno diritto ad assegni per figli o genitori, e non hanno assicurazione sanitaria, ricevendo solo cure mediche d'urgenza.

Per dissuadere reclami dai rifugiati, sono assegnati in ostelli ed alloggi provvisori, alle periferie estreme delle città o in zone industriali. In alcuni comuni vengono impiantate per i Rom le cosiddette "stazioni di container di detenzione" - nel porto di Amburgo per l'accoglienza di 200 rifugiati venne adoperata una nave. In altri casi, vecchi edifici scolastici, alberghi malandati e siti dell'amministrazione servono come ostelli per rifugiati, tutti caratterizzati da povere condizioni strutturali, carenza di attrezzature di base e assenza di assistenza sociale.

Anche se alcuni comuni hanno iniziato a fornire ai Rom appartamenti in affitto, per la grande maggioranza dei rifugiati la situazione alloggio è cambiata di poco.

Come i rifugiati, anche i Rom sono soggetti a restrizioni nell'ottenere un impiego o nel prendere parte a programmi formativi e di perfezionamento. Di conseguenza, le prospettive sono poche, soprattutto per i giovani rom. Particolarmente sono colpiti i bambini, negli stati dell'Hesse e dello Saarland viene loro rifiutato il diritto di frequentare la scuola.

Eppure, spesso anche quei bambini che possono frequentarla non riescono a ricevere un'istruzione decente. Le autorità si aggrappano a "specificità culturali" relative ai Rom, denigrati per "non essere interessati alla scuola" e per il loro "anticonformismo". Le ragioni devono essere individuate nelle condizioni di vita dei bambini, determinate dalle stesse autorità statali.

La rilocazione e la chiusura degli ostelli per rifugiati obbliga continuamente i Rom a spostarsi tra i vari alloggi. Per i bambini, questo spesso comporta cambio di scuole e un rinnovato sforzo di integrazione. Così le de-registrazioni e le mancate nuove registrazioni portano ad una frequenza scolastica irregolare ed alla perdita della lezioni.

Tuttavia i genitori - per cui non ci sono corsi di lingua e che spesso hanno loro stessi una bassa scolarità o non hanno mai frequentato le scuole - sono vigorosamente rimproverati di non prendersi cura dei figli. Come risultato, i bambini dei rifugiati rom sono considerati poco propensi ad imparare e quindi, senza alcun test diagnostico, destinati alle scuole speciali, quando in effetti viene loro negata ogni possibilità di formazione professionale.

La discriminazione nel sistema educativo e nei mercati della casa e del lavoro, porta molti Rom all'isolamento sociale. Anche le esperienze negative con le autorità ufficiali portano alla sfiducia ed all'alienazione. Tutto ciò a sua volta viene portato a prova da parte dei demagoghi di destra "sull'incapacità di integrazione" dei Sinti e dei Rom.

Persecuzione dei Rom e dei Sinti

Oltre ai rifugiati dall'Europa orientale, in Germania ci sono anche Sinti e Rom che vi hanno vissuto da generazioni, la maggior parte in possesso di cittadinanza tedesca. Secondo la Carta UE sui Diritti Fondamentali e la Convenzione Quadro della Commissione Europea per la Protezione delle Minoranze Nazionali, Sinti e Rom sono riconosciuti come una minoranza, titolare di protezione e diritti speciali.

E' quindi sorprendente quanto poco si sappia sulla loro situazione sociale. Questo è evidente in primo luogo riguardo alla dimensione di questo gruppo di popolazione. Dato che viene registrata la sola cittadinanza e non l'etnia, si può solo stimare il numero di Sinti e Rom con passaporto tedesco. Di solito si stimano in 70.000 persone. Aggiunti a questi, circa 50.000 rifugiati dalla ex Jugoslavia e dal Kosovo, tra cui ci sono circa 20.000 bambini. Però, altre stime contano 200.000 Rom e Sinti in Germania.

Sinti e Rom di sicuro non appartengono ad un gruppo etnicamente omogeneo. Hanno storie di insediamento differenti e parlano lingue distinte. I Sinti arrivarono in Germania circa 600 anni fa, ed i Rom nel XIX secolo. Quel che hanno in comune, è una storia tormentata con la discriminazione.

Dopo la fondazione dello stato nazionale tedesco nel 1871 e la conseguente espansione del sistema amministrativo, aumentarono le persecuzioni delle minoranze. Nel 1899 a Monaco venne fondata una squadra speciale, il cosiddetto "[Ufficio] Centrale Zingaro". Ufficialmente chiamato "Ufficio Centrale per la Lotta Contro l'Inquinamento Zingaro", la sua giurisdizione venne estesa a coprire l'intero impero tedesco nel 1929. Il compito principale di questa branca delle forze di polizia era di compilare un registro sistematico dei Sinti e dei Rom - un'operazione che il regime nazista fu capace di estendere per costruire la sua segregazione razziale ed i programmi di sterminio.

Subito dopo la presa del potere di Hitler, i nazisti istituirono "campi zingari" in città e paesi, e pubblicò il "Decreto Circolare per Combattere la Piaga Zingara". Col 1942, iniziarono deportazioni programmate di massa verso i campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau, dove furono uccisi 500.000 Sinti e Rom da tutta Europa. Dei circa 25.000 Sinti e Rom che ancora vivevano in Germania allo scoppio della II guerra mondiale, oltre 15.000 furono uccisi dal regime di terrore nazista.

Tuttavia, la persecuzione e l'assassinio di Sinti e Rom venne messa a tacere e negata per decenni dopo la guerra. Occasionalmente, le autorità continuarono le inumane politiche naziste. In Baviera nel 1953, venne stabilita la "Centrale Vagabondi" come diretta continuazione del "Centrale Zingaro". Era guidata da Josef Eichberger, che in precedenza era stato responsabile del Centro del Reich di Scambio per la Deportazione di Sinti e Rom. La Centrale Vagabondi  si serviva abitualmente di vecchi documenti nazisti. Numerosi Sinti e Rom, diventati apolidi sotto il regime nazista, dovettero attendere gli anni '80 per ottenere nuovamente la cittadinanza tedesca.

Anche le autorità tedesche continuarono l'ideologia di persecuzione impiegata dal regime nazista. Hanno sostenuto che tutti i Sinti e Rom erano incapaci di integrazione, a causa della loro razza e cultura, che erano guidati da istinto nomade; e che avevano tendenze criminali.

Anche se generalmente i Sinti e i Rom hanno subito pressioni per rimanere in un posto, le rispettive autorità municipali hanno tentato di prevenire gli insediamenti nei loro rispettivi distretti amministrativi.

Alternativamente vittime di ghettizzazioni e sgomberi, ai sopravvissuti ai campi di concentramento da alcuni comuni furono solo garantiti spazi dove parcheggiare le roulotte, senza acqua o elettricità; o altrimenti mandati in aree residenziali degradate ed isolate.

Nonostante ciò, la gran maggioranza dei Sinti e dei Rom è diventata da tempo stanziale. Però, solo una piccola parte di loro è stata in grado di migliorare il suo stile di vita. La deplorevole situazione sociale dei Sinti e dei Rom è stata evidenziata da due studi completi di scienze sociali del 1978 e del 1982. Non vennero effettuati ulteriori studi di questo tipo, ma indagini ristrette localmente rivelano che continuava la situazione precaria di Sinti e Rom. I risultati mostrano che sino al 30% dei bambini è piazzato in scuole speciali, il 30% degli adulti non ha avuto istruzione scolastica, mentre un altro 50% ha lasciato la scuola prima di ottenere un diploma. Lo standard residenziale per una larga parte dei Sinti e dei Rom è risultato essere inferiore al livello minimo accettato.

Alla metà degli anni '80 inizio un cambio delle politiche comunali, che portò a scuole speciali e formazione del lavoro, come pure a programmi di edilizia locale, a misura delle popolazioni rom e sinte. Tuttavia, la situazione sociale è migliorata solo lievemente per questa gente, che ha vissuto in Germania per generazioni.

Uno studio del 2007 dell'UNICEF sulla condizione dei bambini di famiglie rom in Germania, ha presentato un quadro fosco sulle prospettive per i giovani, dato che "hanno grande difficoltà nel creare una vita di successo per loro stessi, in condizioni dove i corsi di formazione ed il mercato lavorale non sono favorevoli ai giovani. In molti casi, il continuare a diffondere notizie sugli stereotipi degli zingari ostacolano ed impediscono la ricerca di un lavoro o della formazione".

Inoltre, i Sinti ed i Rom che ottengono successo socialmente e professionalmente si trasferiscono dai loro vecchi insediamenti, che di conseguenza corrono il rischio di diventare "aree rifugio per perdenti... Ciò che accade rispetto alla minoranza dei Sinti tedeschi è uno sviluppo conosciuto in tutta la società: la tendenza verso la segregazione urbana secondo livelli economici".

Sinti e Rom, immigrati dopo l'espansione orientale della UE, continuano a vivere in condizioni estremamente miserabili, nonostante, al contrario di Francia e Italia, in Germania non ci siano baraccopoli o campi sosta su larga scala.

I Rom fuggiti da Bulgaria e Romania si sono riuniti l'anno scorso a Berlino. Si guadagnavano da vivere pulendo i vetri delle macchine ferme ai semafori delle circonvallazioni cittadine. Mancando di un alloggio regolare, passavano la notte all'aperto nei parchi, prima di essere impacchettati dalle autorità comunali in un ostello per richiedenti asilo. I Rom dell'Europa sud-orientale si sono nuovamente accampati quest'anno nei parchi di Berlino.

Secondo un rapporto della radio bavarese, almeno 500 Rom sono stati assunti come giornalieri. Dato che il diritto di "libertà di circolazione per i lavoratori" è stato applicato nella sola Germania - a differenza della Francia - da quest'anno sono stati loro negati i permessi di lavoro, anche se sono cittadini dell'Unione Europea. Sono quindi obbligati al "mercato del lavoro nero" nelle costruzioni o nelle imprese di pulizie. La loro residenza in Germania è quindi vista dallo stato come illegale, e si trovano ad affrontare continue molestie da parte delle autorità cittadine.

Considerando i Rom in Europa, il saggista Karl-Markus Gauss ha osservato su der Zeit che "[A] parte il periodo relativamente breve della persecuzione nazista, in tutta la loro storia la situazione non è mai stata così brutta" come adesso. Non solo in Francia i Rom sono diventati bersaglio di campagne razziste; sono già stati oggetto di attacchi omicidi in Slovacchia e Ungheria. E' significativo che il summit di Bruxelles abbia risolto "di cercare di sviluppare una strategia a lungo termine al prossimo incontro così da trovare una soluzione al problema". Così, la UE ricorda anche nell'uso del linguaggio l'era buia della persecuzione dei Rom, quando il "problema" era visto esclusivamente nei termini di etnia.

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Di Fabrizio (del 06/07/2008 @ 09:49:17 in Europa, visitato 1829 volte)

Da Slovak_Roma

3 luglio 2008, Budapest, Madrid, Ostrava, Praga: Oggi, una coalizione comprendente Donne Danneggiate dalla Sterilizzazione, Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) e Fondo Sviluppo per la Pace hanno lanciato una campagna globale per ottenere supporto alle donne Romani vittime di pratiche di sterilizzazione forzata nella Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia. La campagna è sostenuta dal Programma di Sanità Pubblica dell'Open Society Institute e dall'Heinrich Boll Stiftung di Varsavia.

I governi interessati hanno mancato di reagire, attraverso scuse pubbliche e compensazioni per i danni inflitti alle donne Romani, a 5 anni di richieste da parte degli avvocati e dei gruppi di appoggio delle vittime. Oggi, le sopravissute ed i loro avvocati chiedono ai movimenti per i diritti umani globali di rafforzare i loro sforzi per assicurare la giustizia, iniziando dal Congresso Mondiale Femminile 2008 a Madrid dal 3 al 9 di luglio, dove saranno presentati gli argomenti più pressanti sui diritti femminili di tutto il mondo.

La campagna include una tavola di discussione sulle pratiche di sterilizzazione forzata nell'Europa Centrale condotta dalle sopravissute ed i loro avvocati, come pure una campagna di lettere inviate alle autorità della Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia, che chiedono ai rispettivi governi di riconoscere l'estrema violazione dei diritti umani perpetrata sul loro territorio e per assicurare scuse e compensazioni alle sopravissute.

Date chiave:

  • Dal 3 al 9 luglio la Coalizione condurrà una serie di incontri con le organizzazioni Romani attraverso la Spagna e terrà interviste su varie radio e televisioni, distribuirà stampati informativi e lettere e cartoline degli avvocati da spedire ai responsabili governativi.
  • Il 4 luglio la Coalizione distribuirà opuscoli informativi e legali a Madrid e Budapest (Godor Klub, 14:00 – 18:00 PM).
  • Il 5 luglio la Coalizione ospiterà una tavola di discussione sulle pratiche di sterilizzazione forzata delle donne ed i loro avvocati per far crescere la consapevolezza nel movimento femminile ed iniziare uno sforzo di lobbying globale (16:30, Universidad Complutense de Madrid (España), habitación ODO-Fernando del Rio, Facultad de Odontología, Ciudad Universitaria).
  • Il 6 luglio donne del Gruppo delle Donne Danneggiate dalla Sterilizzazione distribuiranno a Ostrava lettere e cartoline degli avvocati da sottomettere al Governo Ceco.

Dite ai governi coinvolti che è tempo di agire. Appoggiate le sopravissute Romani alla sterilizzazione forzata nella Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia inviando lettere e cartoline, disponibili sul sito ERRC in inglese, spagnolo, ceco, ungherese e slovacco.

Per aggiornamenti sul nostro lavoro al Congresso di Madrid, opuscoli e lettere/cartoline, prego visitate il sito ERRC http://www.errc.org/cikk.php?cikk=2965

Comunicateci di aver spedito lettere o cartoline, o se appoggiate in altro modo la campagna, e aggiungetevi ai nostri supporter scrivendoci a: compensation.now@errc.org

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European Roma Rights Centre:
*Anita Danka (Hungarian, English), Staff Attorney, anita.danka@errc.org
*Ostalinda Maya (Spanish, English), Women’s Rights Consultant, ostalinda@gmail.com
*Monika Pacziga (Hungarian, English), Women’s Rights Officer, monika.pacziga@errc.org 

Peacework Development Fund:
*Gwendolyn Albert (Czech, English), Director of Women’s Initiatives Network, gwendolyn.albert@gmail.com

Durante il Congresso, le rappresentanti possono essere raggiunte ai seguenti numeri di telefono: +34.627.212.118 o +36.20.398.8303 o +420.774.895.444.

Oppure, potete contattare gli uffici ERRC:: +36.1.413.2200.

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Il Centro Europeo per i Diritti dei Rom è un'organizzazione di pubblico interesse che monitora la situazione sui diritti umani dei Rom e fornisce difesa legale in caso di abuso dei diritti umani. Per ulteriori informazioni sul Centro Europeo per i Diritti dei Rom, visitate http://www.errc.org/

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Di Fabrizio (del 26/08/2009 @ 09:49:06 in Europa, visitato 1769 volte)

Segnalazione di Giancarlo Ranaldi

da Finanzainchiaro.it

William Blacker (foto Romania Libera)

Innamorato di una zingara e di una campagna che gli ricorda i romanzi del diciannovesimo secolo, lo scrittore e giornalista britannico William Blacker passa metà dell'anno tra i contadini della Transilvania. Ritratto di un uomo a cavallo tra due mondi.

In un villaggio della Transilvania, vicino a Sighisoara, la gente si riunisce ogni sera nella sola osteria del posto, in attesa del ritorno del bestiame al pascolo. Una maggioranza di romeni, qualche sassone e diversi zingari si rilassano seduti su cassette vuote di birra. Qualche giovane zingaro balla su una melodia lontana. Improvvisamente i bambini smettono di giocare e corrono verso un uomo che si avvicina in bicicletta: "Signor Uigliammm, signor Uigliammm!" L'uomo, che porta un cappello bianco e occhiali rotondi, sorride ai bimbi. Gli abitanti del posto dicono sottovoce: "L'inglese è tornato per vedere la sua zingara". Il nome del nuovo arrivato è William Blacker, nato 46 anni fa in qualche parte dell'Inghilterra meridionale e trapiantato in Transilvania, dov'è arrivato per caso. Vive qui da nove anni e ha un bambino di 3 anni è mezzo, frutto di una storia d'amore con una giovane zingara del villaggio.

Da molto tempo quest'uomo è diventato parte integrante del posto. Un giorno della sua vita in campagna non assomiglia affatto a quella dei suoi amici in Inghilterra: lavora i campi tra gli zingari, taglia l'erba con la falce, ripara i muri di calce delle vecchie case sassoni e la sera gioca a scacchi con i vecchi del villaggio. A volte Blacker fa visita alla sua ex ragazza, Marishka, la piccola zingara per la quale si è trasferito qui: "Al ritorno da un viaggio in Inghilterra l'ho trovata incinta. All'inizio non pensavo di essere io il padre, ma come vede ci assomigliamo come due gocce d'acqua", dice William, e abbraccia Costantin, che ha ereditato il suo sorriso e i suoi occhi blu. Il piccolo vive con la madre insieme alla sua famiglia di zingari musicisti, a pochi minuti dalla casa di Blacker.

Da Berlino a Satu Mare

"Ho messo per la prima volta piede in Romania pochi giorno dopo la rivoluzione del dicembre 1989. Avevo lasciato l'Inghilterra con l'intenzione di visitare Berlino, il Muro era appena caduto", racconta l'inglese. Le notizie in televisione sulla rivoluzione romena e la lettura di alcuni articoli sulla bellezza dei monasteri locali lo hanno spinto più a est. Così è passato per la Cecoslovacchia e l'Ungheria ed è entrato in Romania; ha dormito a Satu Mare in un albergo senza elettricità. Il giorno dopo è rimasto a bocca aperta: "Nella piazza centrale della città c'erano solo cavalli e carretti. Ho pensato che il mondo dovrebbe assomigliare a qualcosa del genere". Blacker aveva già visto l'India e diversi paesi dell'America latina, ma la Romania lo ha affascinato più di qualunque altro posto. "Avevo letto i romanzi di Thomas Hardy e Tolstoj e quando sono arrivato in Romania mi sono detto: 'Incredibile, adesso posso vedere con i miei occhi le cose che descrivevano'".

Nel 1996 Blacker, non volendo più solo limitarsi a vedere la vita di questi contadini ma vivere come uno di loro, si è trasferito vicino a Satu Mare, "prima dell'arrivo dell'Occidente". Nei quattro anni di vita in mezzo ai contadini di Maramures, questo inglese ha partecipato ai matrimoni, ai funerali, alle feste, all'uccisione del maiale: "Ho sofferto, ho pianto, ho riso". Blacker è sempre stato attratto dalla vita degli zingari della Transilvania. Nel suo libro, appena pubblicato in Inghilterra, Along the Enchanted Way: A Romanian Story, descrive gli zingari come un popolo posseduto dal principio del "dolce far niente". Gente che sa cantare e ballare in modo meraviglioso e che ritiene la vita troppo breve per passarla a sfacchinare.

Per un bel po' l'inglese ha fatto numerosi viaggi su è giù tra Maramures e il villaggio della Transilvania dove vive oggi. La sua vita nel villaggio di Halma (il nome fittizio utilizzato nel libro) ha degli aspetti romanzeschi. Ha scritto un articolo sulla drammatica situazione delle case sassoni abbandonate dalla popolazione di origine tedesca, emigrata negli anni Novanta, e ha ottenuto dei contributi per il loro restauro. All'epoca Blacker guidava la fondazione Mihai Eminescu, finanziata dal principe Carlo.

Solo più tardi ha conosciuto Marishka, e hanno deciso di trasferirsi in una casa sassone. Non gl'importava che Marishka avesse solo la quinta elementare e lui una laurea in una prestigiosa università inglese. Blacker la ha persuasa a leggere. "Le ho dato una copia in romeno di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. Dopo qualche giorno Marishka faceva già dei commenti: 'Ma questo Darcy è così arrogante!'. Tuttavia mentre leggeva mi sono reso conto che il volume diventava sempre più sottile. Dopo un po' ho scoperto che utilizzava le pagine lette per accendere il fuoco!» Anche se non si sono mai sposati, Marishka e William si sono scontrati con la cattiveria di alcuni abitanti del villaggio romeno, che hanno cercato di allontanarlo dalla "feccia della società". Adesso quei giorni sembrano dimenticati, gli animi si sono calmati e tutti parlano bene di lui. "Č un uomo meraviglioso. Non ha mai diffidato degli zingari", ha detto Marishka.

Vent'anni dopo aver scelto di vivere in un paese ex comunista, la sua decisione non sembra più tanto eccentrica. A volte Blacker si chiede quale sarà la vita di suo figlio fra gli zingari: "Mio figlio è per metà zingaro e per metà inglese. Per ora sono felice che viva qui". E si ricorda della reazione dei suoi genitori: "Non erano molto contenti. Avevo 30 anni e volevano che avessi un lavoro rispettabile. In diverse occasioni ho dovuto spiegare loro che qui stavo bene. Era il posto giusto per me. La mia infanzia nel sud dell'Inghilterra, in campagna, potrebbe essere una spiegazione. Volevo vivere di nuovo in un bel posto". ( Fonte: europresse.eu)

Autore: Andreea Pocotila Redazioneonline - Stampa Internazionale

 
Di Fabrizio (del 10/12/2008 @ 09:48:49 in Europa, visitato 1662 volte)

Da Slovak_Roma

Il Consiglio delle OnG della Comunità Rom come organizzazione leader per oltre 120 associazioni civili rom e come la più forte piattaforma rom di Slovacchia, sta osservando la situazione di crescente nazionalismo e fascismo nei paesi vicini e specialmente in Ungheria, con profondo rammarico ed offesa.

Dal nostro punto di vista, i gruppi dei componenti delle guardie e gli estremisti nazionalisti in Ungheria, sono le unità paramilitari fasciste che, senza alcuna ragione, attaccano i membri della comunità Rom in Ungheria.

Questi gruppi stanno tentando di importare l'estremismo, il fascismo ed il nazionalismo anche nel territorio della Repubblica Slovacca. Noi, Rom, temiamo per la nostra vita. Queste attività ci ricordano gli anni '30 e l'espansione dell'estremismo, del fascismo e del nazionalismo in Europa, che terminò nell'olocausto del popolo Ebreo e Rom.

Consideriamo la situazione di squadre in uniforme di guardie e gruppi nazionalisti estremisti che marciano sul territorio della Slovacchia e diffondono la paura intorno a loro, come assolutamente inaccettabile.

Non comprendiamo il Governo Ungherese, guidato dal Primo Ministro Ferenc Gyurcsanyi, che si dichiara come un paese membro democratico dell'Unione Europea, senza reagire per fermare le attività delle Guardie e senza lavorare all'adozione della legislazione e degli strumenti di legge per evitare la diffusione del fascismo e del nazionalismo in Ungheria.

Ci appelliamo a tutti i paesi dell'Unione Europea, alle sue istituzioni e organizzazioni perché agiscano e ci aiutino a fermare questo terrore in espansione.

Ladislav Richter - Presidente

 
Di Fabrizio (del 29/12/2009 @ 09:48:24 in Europa, visitato 3103 volte)

Da Nordic_Roma

Globalpost.com By Brigid Grauman

L'attivista rom finnica Miranda Volasrata e la scrittrice rumena Luminita Cioaba, che lottò contro la sua famiglia rom per andare a scuola, all'inaugurazione del Tour Culturale Rom all'insediamento Kamenci vicino a Lendava, in Slovenia, nel novembre 2009. (Brigid Grauman/GlobalPost)

Lendava, Slovenia, 27/12/2009 - La parola "zingaro" è spesso usata in senso peggiorativo. Ma il Consiglio d'Europa sta cercando il cambiamento con un nuovo tour turistico focalizzato sulla storia e cultura rom.

"La gente vede gli zingari in una squallida discarica al bordo della strada" dice Jake Bower, viaggiante militante britannico e giornalista, "ma realmente non ci conosce. Mi piacerebbe una situazione dove fossimo riconosciuti come una nazione europea transnazionale, con una rappresentanza alle Nazioni Uniti."

Bowers parlava il mese scorso all'inaugurazione del Tour Culturale Rom, sponsorizzato dal Consiglio di Strasburgo, che non ha relazioni con l'Unione Europea e lavora per l'integrazione europea attraverso la cultura ed i diritti umani. Il tour collegherà le disperse comunità rom attraverso l'Europa per rafforzare i legami esistenti ed incoraggiare l'incontro tra Rom e non-Rom. Vi prendono già parte nove paesi con musei, spettacoli e centri documentazione. L'inaugurazione avrà luogo in Slovenia presso l'insediamento Kamenci vicino alla città termale di Lendava.

Con i suoi capelli rossi a spazzola e la carnagione chiara, Bowers non assomiglia ad un tipico Rom, che hanno solitamente caratteristiche più scure, ed in parte è proprio questo il punto. Dopo diverse ricerche storiche, incluso testi DNA, sembra incontrovertibile che i Rom originari arrivarono dall'India attraverso la Grecia oltre 1.000 anni fa, dividendosi in gruppi secondo le rotte commerciali e talvolta mischiandosi con altre popolazioni. I Rom di oggi sono divisi in diversi clan e tribù, inclusi i Viaggianti della Gran Bretagna e gli stagnai dell'Irlanda, che sono nativi delle isole ma condividono i medesimi problemi di esclusione sociale.

"Sì, ci sono problemi, problemi grossi in alcune parti," ha detto Bowers, "ma noi apparteniamo alla società europea." Ritiene che è tempo di rimpiazzare gli stereotipi negativi con immagini più positive che abbiano una forte risonanza in un mondo globalizzato. "Noi trascendiamo le nozioni di confini nazionali," ha detto, "ed offriamo una sfida permanente agli Europei nel vivere con la diversità."

L'insediamento Kamenci è un progetto pilota di questo tour culturale. Qui, un villaggio rom ha aperto le sue porte ai visitatori con un museo e attività creative e laboratori per Rom e no. Nel campo dietro l'insediamento di case rudimentali in legno e mattoni, le ragazzine indossano lunghi e colorati abiti roteano le loro anche al suono di musica registrata davanti ad un pubblico composto da OnG rom, slovene ed europee. Suonatori ospiti, musicisti e ballerini sono arrivati da altri paesi per celebrare il lancio ufficiale.

Tra le personalità c'è Miranda Volasranta, Rom finlandese che guida il forum per i diritti civili dei Rom ad Helsinki. Indossa il vestito tradizionale di velluto nero di 22 libbre.

Volasranta puntualizza il contributo che i Rom hanno portato alla cultura europea, a partire dal racconto di Miguel de Cervantes "La piccola zingara", per passare alla collezione di poemi di Alexander Puskin "Gli Zingari", sino a Victor Hugo che inventò la bella Esmeralda ne "Il gobbo di Notre Dame". C'è stato Prosper Merimee e la sua libera ed energica Carmen, senza menzionare i tanti compositori che hanno usato temi musicali rom nel loro lavoro, inclusi Sergei Rachmaninov, Johannes Brahms, Igor Stravinsky, Joseph Haydn, Peter Ilyich Chaikovsky, Maurice Ravel e Bela Bartok.

"La nostra ricchezza culturale è stata soprattutto trasmessa da non-Rom", ha detto Volasranta, "in una maniera fortemente romantica. Nel contempo, rimaniamo invisibili ai nostri vicini. Spero che questo tour porti a sempre più centri culturali e musei in appoggio agli artisti e agli artigiani rom."

Ci sono circa 12 milioni di Rom in Europa, la più vasta minoranza etnica del continente. La loro situazione varia grandemente, dalla confortevole integrazione nei paesi scandinavi al virtuale apartheid in Ungheria, Romania e Slovacchia. Ora sono perlopiù stanziali invece di inseguire stili di vita nomadici, anche se i Rom in Gran Bretagna, Irlanda e Francia girano ancora da un posto all'altro. Troppo spesso, invece, i bambini rom sono spediti in scuole sotto-gli-standard, e molti non sanno leggere o scrivere. Le condizioni permanenti di vita delle loro famiglie sono grigie.

La maggior parte dei Rom nell'incontro in Slovenia hanno convenuto che l'istruzione è la sola maniera per uscire dalla povertà e dalla esclusione sociale. Ma nel contempo, vogliono mantenere i loro valori culturali come la vita collettiva ed il rispetto degli anziani. "Non c'è niente di più triste di un Rom che abbia perso il suo senso di identità culturale, perché è rimasto letteralmente con niente," ha detto la scrittrice rumena Luminita Cioaba, che ha lottato con la sua famiglia e la comunità per finire le scuole e frequentare l'università, e che scrive libri sulla storia rom.

Il Parlamento Europeo si è anche focalizzato sui diritti dei Rom. La "Piattaforma per l'Inclusione dei Rom" dell'anno scorso ha presentato una lista di 10 principi basici, incluso il pari accesso alla scolarizzazione. Ma l'attivista rom Rudko Kawczynski, di cittadinanza polacca, ha accusato la creazione di OnG che hanno poca comprensione dei problemi. Come ha tristemente puntualizzato Bowers, "la nostra storia è una litania di albe false."

Ma se non è esattamente ottimista, Bowers crede che il tour rom possa combattere il pregiudizio. "L'unica maniera per vincere il razzismo è il contatto diretto tra le persone. Se qualcuno che pensasse che tutti gli zingari sono ladri e degenerati potesse camminare in questo posto," ha detto, riferendosi a Kamenci, "capirebbe che sono una comunità come qualsiasi altra, anche se con una cultura differente."

 
Di Daniele (del 01/04/2011 @ 09:48:19 in Europa, visitato 1803 volte)

Da Slovak_Roma

Includendo tutte le donne. By Jens Wandel

L'8 marzo di quest'anno abbiamo festeggiato i 100 anni dell'avvocatura per la parità dei diritti delle donne. E tuttavia resta ancora molto da fare per realizzare i pieni diritti di parità delle donne. Questo è particolarmente vero per le donne dei gruppi di minoranza.

In tutta Europa, le donne rom sono tra le popolazioni più svantaggiate.

In media, una donna rom in Slovacchia si stima che muoia 17 anni prima di una donna non rom, le ragazze rom hanno il doppio di probabilità di avere figli prima del loro 20° anno di età a dispetto delle ragazze non-rom, e quindi le donne rom hanno meno probabilità di completare la loro formazione. Hanno meno possibilità di imparare a leggere e più probabilità di essere disoccupate rispetto alle donne non rom ed agli uomini rom.

Sostenere l'istruzione per le ragazze e le donne rom è un investimento saggio. Studi sullo sviluppo di tutto il mondo, mostrano che l'investimento nel benessere e nell'educazione delle ragazze e delle donne, ha un impatto positivo non solo sulla loro propria vita, ma anche sulle generazioni future. Fornire le competenze e promuovere l'istruzione delle ragazze, porta a tassi più elevati di occupazione e di reddito, e minore mortalità materna ed infantile.

Lívia Járóka, membro ungherese del parlamento europeo – e una donna rom – ha detto che è stato il rifiuto dei suoi genitori di metterla in una classe separata, uno dei motivi per cui è riuscita nella vita. (http://www.womenlobby.org/spip.php?article1174)

Il "decennio dell'integrazione rom" in corso, è impegnato con successo in numerosi paesi europei ad adottare misure per migliorare la condizione dei rom nei loro paesi. Questa primavera, la commissione europea dovrebbe proporre una nuova – e molto necessaria – strategia per l'inclusione dei rom.

Il prossimo rapporto regionale UNDP per lo sviluppo umano dal titolo Al di là della transizione: Verso le società inclusive focalizzate nell'inclusione sociale. Esso rileva che un terzo della popolazione della regione è esclusa dalla società ed introduce un modo pratico per misurare il livello in cui le persone sono escluse dalla vita economica, dai servizi sociali, dalla reti sociali e dalla partecipazione civica.

Il provvedimento fornisce ai responsabili politici le prove di cui hanno bisogno per rispondere alle esigenze dei cittadini. Esso può essere suddiviso in modo che i responsabili politici possono vedere come l'esclusione appare nel loro paese, dov'è geograficamente ed in quale misura si riferisce all'esclusione economica o di altri fattori spesso trascurati, quali l'accesso alle reti ed hai servizi sociali.

I sostenitore del rapporto per le politiche di inclusione si regolano nel contesto di sviluppo locale, come le esigenze specifiche delle donne rom.

Č indispensabile prendere in considerazione le esperienze delle donne rom quando si tratta di strategie politiche che mirano ad affrontare le sfide per le comunità rom.

Fare in modo che i rom siano inclusi nella società è estremamente collegato alle questioni di parità tra i sessi e richiede un dialogo con le donne rom.

Per esempio, una donna rom può esitare prima di riferire di una violenza domestica – può pensare che la violenza domestica discrediti la sua famiglia e rafforzi gli stereotipi negativi.

Le esigenze specifiche delle donne rom devono essere riconosciute ed accolte o le iniziative di integrazione possono portare ad un ulteriore marginalizzazione.

La diversità è un motivo per festeggiare ed è un motivo ingiustificabile per le persone di essere lasciati indietro.

Inclusione non significa assimilazione. Significa parità di accesso alle risorse e alle opportunità, come l'istruzione o l'assistenza sanitaria. Significa avere una voce nella società.

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, siamo con le donne rom e riconosciamo che tutti noi abbiamo bisogno di contribuire a trovare modi efficaci per includere le donne rom nella società.

Jens Wandel è vice direttore dell'ufficio regionale dell'UNDP (United Nations Development Programme ndr.) e direttore del centro regionale di Bratislava UNDP

 
Di Fabrizio (del 31/05/2012 @ 09:47:50 in Europa, visitato 1779 volte)

Da Czech_Roma, a proposito dei fatti di fine aprile

The Prague Post: AFP Photo. I residenti di Břeclav hanno manifestato il 22 aprile per protestare contro una presunta violenza su un quindicenne da parte di tre Rom. Ora la polizia dice che il ragazzo si è inventato la storia

Secondo la polizia, il quindicenne che diceva di essere stato brutalmente malmenato dai Rom a Břeclav, Sud Moravia, ad aprile, in realtà si era procurato da solo le ferite, dopo essere caduto da una ringhiera. Il ragazzo era caduto mostrando esercizi ginnici ad i suoi amici, all'ottavo piano di una casa, secondo quanto riportato dalla Czech News Agency (ČTK). In seguito aveva inventato una storia, per paura della reazione della madre. L'incidente aveva suscitato a Břeclav sentimenti anti-rom, e l'Associazione Nazionale dei Rom ha detto che sarebbe ora di prendere in considerazione le vie legali del caso.


Da Roma_Francais

Radio PRAHA - scarica l'mp3

Il ragazzo di 15 anni, che lo scorso aprile aveva sostenuto di essere stato aggredito da tre persone di origine rom. ha ammesso alla polizia di aver mentito e di essersi ferito da solo. La sua testimonianza iniziale aveva scatenato reazioni significative a Břeclav, piccola città della Moravia del Sud con 25.000 abitanti. Per manifestare il loro sostegno alla famiglia e alla vittima, amputata di un rene, ma anche per rivendicare maggior sicurezza, 2.000 abitanti del comune avevano manifestato nel centro di Břeclav contro la comunità rom.

Photo: CTK

Un mese più tardi, la verità è tutt'altra, come ha confermato mercoledì la polizia dopo aver sottoposto il ragazzo alla macchina della verità. All'origine, secondo la versione fornita alla madre e agli inquirenti, aveva detto di essere stato assalito da tre Rom, per non avere le sigarette che gli avevano chiesto. Il responsabile delle indagini, Luděk Blahák, ci da la reale versione dei fatti:

    "Il ragazzo stava esibendosi davanti a dei coetanei, tra cui due ragazze. Si trovava all'ottavo piano di un edificio. E' salito sulla ringhiera, si è sospeso per eseguire un'acrobazia, e poi è caduto. Si è ferito urtando la ringhiera situata ad un piano inferiore. Alla scena assistevano tre testimoni, della stessa età della vittima. La verità è che il ragazzo ha avuto paura di raccontare a sua madre quel che era successo, temendo la sua reazione."

La sua iniziale testimonianza aveva sollevato un'ondata di emozione e solidarietà, assieme però all'odio contro la comunità rom di Břeclav, stimata in circa 500 abitanti. Soprattutto, sulla base di questa sola falsa testimonianza, 2.000 persone avevano aderito, una domenica a fine aprile, ad un appello del Partito dei Lavoratori della Giustizia Sociale, di estrema destra, per manifestare la loro collera in centro città. Si erano uditi tra la folla slogan come "Il sindaco dorme mentre gli zingari uccidono" o "Stop al terrore zigano" (cf. http://www.radio.cz/fr/rubrique/faits/incident-de-breclav-2000-habitants-de-la-ville-suivent-les-extremistes-et-manifestent-contre-les-roms). Il sindaco di Břeclav, Oldřich Ryšavý, tenta di spiegare come può essere accaduto:

Oldřich Ryšavý e la madfre del ragazzo, photo: CTK

    "A Břeclav la situazione è delicata. Ci sono tensioni sociali, evidentemente. Siamo tra le regioni ceche più povere, al confine con la Slovacchia e l'Austria. Siamo ad un incrocio, il primo punto d'arrivo per la gente proveniente dalla Slovacchia e dai Balcani. Non posso negare che esista una piccola criminalità e che il sentimento d'incertezza esistenziale tra gli abitanti della regione sia relativamente forte."

In seguito, diverse voci si sono levate per criticare il comune, accusato di aver autorizzato la manifestazione. Ma Oldřich Ryšavý se la prende con i media per come hanno trattato la vicenda, e secondo lui si tratta di disinformazione, o meglio di "mala informazione".

    "Siamo stati messi davanti al fatto compiuto: l'evento si sarebbe tenuto lo stesso. Anche se l'avevamo vietata, il Partito dei Lavoratori sarebbe arrivato lo stesso. La nostra reazione dunque è stata di adottare tutte le misure di sicurezza possibili per evitare incidenti. La polizia ha fatto ogni sforzo possibile perché non succedesse nie3nte a prescindere dal colore della pelle. Mercoledì scorso ho discusso con i capi della comunità rom di Břeclav ed ho domandato loro di mantenere il sangue freddo. Hanno promesso di farlo. Noi facciamo tutto il possibile perché Břeclav sia una città calma e sicura."

Se comunque Břeclav non si è trasformata in una città assolutamente calma e tranquilla, la tensione che regnava ad aprile sembra essersi un po' placata. E l'ammissione fatta mercoledì dal ragazzo di aver mentito potrebbe portare alcuni degli abitanti a riflettere a fondo sulla loro partecipazione alla manifestazione anti-rom. Questa almeno la speranza del sindaco:

    "Di sicuro è come una catarsi. Alcuni probabilmente avranno un grosso mal di testa. Ma ciò che è auspicabile, è che la famiglia reagisca e si rivolga alla popolazione. E' quel che ho detto alla madre quando l'ho incontrata. La decisione dipende solo da lei, ma penso che così potrà rimettersi dallo shock morale che sta vivendo ed aiuterebbe anche la popolazione di Břeclav."

La madre ha presentato le sue scuse a tutta la comunità rom di Břeclav, photo: CTK

Giovedì scorso la madre ha presentato le sue scuse a tutta la comunità rom di Břeclav. Ha affermato di non capire perché suo figlio non le abbia detto la verità, precisando che se l'avesse educato con rigore, non avrebbe avuto comportamenti simili. Con una lettera di scuse, ha anche reso i 4.000 euro versateli dal cantautore Michal David per la rieducazione del figlio. Erano stati raccolti in un concerto di beneficenza a suo favore, organizzato a Břeclav sabato sera.

Dal canto suo, la polizia ha chiuso il caso: non c'è stata alcuna aggressione. Tuttavia, contro il ragazzo può essere intentata un'azione legale per falsa testimonianza, e lo stesso vale per i testimoni dell'incidente che sono rimasti muti. L'Associazione dei Rom della repubblica Ceca ha accettato le scuse dalla madre del ragazzo. Lamenta però la sottovalutazione dell'odio razziale.


Leggere anche: Commento di Pavel Pospěch: I Rom "sull'attacco a Brno"

 
Di Fabrizio (del 24/05/2009 @ 09:47:14 in scuola, visitato 1646 volte)

Data di pubblicazione dell'appello: 14.05.2009

"Cosa significa per te scuola speciale?" "Scuola speciale è la scuola zingara."
(Bambina rom di 12 anni, allieva della scuola elementare speciale di Pavlovce nad Uhom)

Ogni bambino ha diritto all'istruzione senza discriminazione. In Slovacchia, un gran numero di bambini rom vede negato questo diritto.

La maggior parte è obbligata a frequentare "scuole speciali" o classi per bambini con disabilità mentali, o viene segregata in scuole o classi ordinarie per soli rom, dove studiano un programma ridotto in un isolamento virtuale dagli altri alunni. Studi indipendenti stimano che circa l'80% dei bambini che frequentano le scuole speciali della Slovacchia sono rom.

Le scuole speciali destinate a bambini con disabilità mentali forniscono ai bambini rom programmi di qualità inferiore e ridotti. Esiste uno scarto di quattro anni tra i programmi delle scuole primarie speciali e ordinarie, ciò significa che i bambini di dieci anni nelle scuole primarie speciali apprendono un'alfabetizzazione di base.

"Nella settima classe della scuola speciale ho imparato le stesse cose che avevo imparato nella scuola ordinaria"
(Ragazzo rom di 14 anni, che si è scoperto essere collocato erroneamente in una scuola speciale).

Una scuola speciale di Pavlovce nad Uhom è una delle scuole segregate di fatto in Slovacchia dove il 99,5 % dei circa 190 alunni sono bambini rom. Secondo una ricerca di Amnesty International, questa non è un'eccezione. L'Organizzazione teme che il modo in cui sono condotti gli accertamenti e i criteri utilizzati per collocare un bambino in una scuola speciale possano equivalere a una discriminazione, poiché, di fatto, non tengono conto delle differenze culturali e linguistiche.

Amnesty International ritiene che in Slovacchia migliaia di bambini rom siano collocati erroneamente in scuole speciali o segregati in scuole per soli rom.

Il fallimento del governo slovacco nel fornire un'istruzione adeguata a tutti i bambini rom compromette il loro futuro nel campo dell'istruzione e nelle prospettive lavorative e aumenta la marginalizzazione e la povertà delle persone di etnia rom.
Amnesty International sollecita il governo slovacco a porre fine alla discriminazione razziale nell'istruzione e ad affrontare le gravi violazioni del diritto all'istruzione per i bambini rom.

 Guarda il video sui bambini rom in Slovacchia (in inglese)

Firma subito l'appello

Dušan Čaplovič
Deputy Prime Minister for Human Rights and Minorities
Sekcia ľudských práv a menšín, Úrad vlády Slovenskej republiky
Nám. slobody 1
813 70 Bratislava
Slovakia
Fax: +421 2 52 491 647
Email:
podpredseda@vlada.gov.sk 

Egregio Vice primo ministro,

Le scriviamo per esprimere la nostra preoccupazione circa l'alto numero di bambini di etnia rom segregati in scuole e classi speciali in Slovacchia.

Secondo la nuova Legge sulla scuola, la discriminazione nell'istruzione, particolarmente la segregazione, è illegale. Tuttavia, nessuna misura è stata ancora presa per assicurare che questa proibizione sia attuata nella pratica. La esortiamo, quindi, a rivedere il mandato del Centro nazionale slovacco per i diritti umani al fine di assicurare che si conformi agli standard degli altri organismi sui diritti umani che monitorano la legge anti-discriminazione e la sua attuazione. Il Centro dovrebbe avere l'autorità avviare indagini proprie, di indagare sulle denunce individuali e raccomandare soluzioni; di monitorare e sanzionare la segregazione.

La sollecitiamo, inoltre, a raccogliere in modo sistematico i dati, disaggregati in base al genere e all'etnia, importanti per poter monitorare la portata della segregazione e riuscire ad eliminarla.

Inoltre, La esortiamo a definire la categoria degli studenti di provenienza da ambienti socialmente svantaggiati, termine comunemente usato per i bambini rom, in modo che si possano distinguere dagli studenti con disabilità mentali. Nessun bambino senza una reale disabilità mentale provata dovrà mai più essere collocato in una scuola speciale.

Le ricordiamo, infine, che la scuola elementare speciale nella cittadina di Pavlovce nad Uhom resta una scuola segregata per soli rom; molti bambini di etnia rom vi sono stati collocati erroneamente e si vedono negare un'istruzione di qualità. Siamo a conoscenza del fatto che questo caso è giunto all'attenzione del governo slovacco, la sollecitiamo, dunque, a cogliere questa opportunità e ad assicurare che il nuovo anno scolastico metta fine all'istruzione segregata per i bambini rom di Pavlovce nad Uhom.

La ringraziamo per l'attenzione.

 
Di Fabrizio (del 21/06/2010 @ 09:46:36 in casa, visitato 1638 volte)

Da Slovak_Roma

17 giugno 2010 Fermate gli sgomberi dei Rom in Slovacchia - Per firmare l'appello di Amnesty International (testo in calce)

  Image: L'insediamento romanì a Plavecky Stvrtok. Copyright: Amnesty International

"Non posso credere che nella Slovacchia di oggi, un paese che è nell'Unione Europea, lui [il sindaco del villaggio di Plavecký Štvrtok] voglia rendere senza un tetto 600 persone." Aneta, donna romanì, abitante dell'insediamento.

Circa 90 famiglie romanì a Plavecký Štvrtok, un villaggio a circa 20 km. a nord della capitale Bratislava, sono di fronte alla minaccia di essere espulsi a forza dalle loro case, situate al margine del villaggio, da parte delle autorità locali entro le prossime settimane.

I Rom hanno vissuto sullo sulla stessa terra di Plavecký Štvrtok per diverse generazioni. Ma solo negli ultimi mesi è stato chiesto loro dal comune di provare la legalità delle loro case, tramite l'esibizione dei permessi di costruzione, certificati di proprietà ed altri documenti.

E' stato detto loro che se non avessero fornito la documentazione necessaria, ci sarebbero stati ordini di demolizione. Nella maggior parte dei casi i Rom non possiedono questi documenti, in quanto non sono proprietari del terreno su cui vivono.

Da gennaio, il comune ha notificato a 18 famiglie di demolire le loro case entro tre mesi, dato che non avevano fornito i documenti necessari. Se non l'avessero fatto, il comune avrebbe mandato i bulldozer a demolirle.

Darina, una delle abitanti dell'insediamento ha detto ad Amnesty International: "Non abbiamo dove andare. Questa è casa nostra. Ognuna delle case è stata costruita dalla nostra gente, senza nessun aiuto. [...] Ognuno qui ha dovuto costruire la sua casa coi propri sforzi."

"Questo sgombero avverrà senza riguardo per centinaia di persone, incluse famiglie con bambini, che non sono state consultate per individuare alternative allo sgombero od opzioni di reinsediamento, o neanche informate adeguatamente sul potenziale sgombero," ha detto David Diaz-Jogeix, vice direttore di Amnesty International per l'Europa e l'Asia Centrale.

Le autorità hanno detto che una delle ragioni del progettato sgombero forzato è stata la preoccupazione per la sicurezza pubblica, dato che sette case sono costruite entro l'area di rispetto di 8 m. attorno ad un gasdotto, e la maggior parte delle altre case sono ad una distanza di 50 m.

Ma gli standard usati per Rom e non-rom sembrano essere differenti. A nessuna delle famiglie non-rom, le cui case pure sono costruite nella stessa "zona di protezione", è stato notificata l'ordinanza di demolizione o è stata contattata in qualche modo dal comune. Ciò fa crescere le preoccupazioni per un trattamento discriminatorio.

Nel contempo le autorità non stanno considerando nessuna possibilità di un alloggiamento alternativo, violando gli impegni internazionali della Slovacchia sui diritti umani.

Il giornale Slovak Spectator ha riportato il 19 aprile che il sindaco di Plavecký Štvrtok ha dichiarato che il comune ha rigettato l'idea di costruire alloggi popolari come soluzione, "perché il villaggio dovrebbe investirvi tropo e gli appartamenti sarebbero del comune. La loro gestione costerebbe molto denaro e sappiamo molto bene come questi cittadini intendono gli alloggi - in pochi anni sarebbero tutti in rovina."

"Una dichiarazione simile indica un disinteresse totale degli obblighi della Slovacchia di garantire un alloggio adeguato a tutti, senza discriminazione," ha detto David Diaz-Jogeix.

"Le autorità devono assicurare che nessuna famiglia venga resa senza tetto o vulnerabile alla violazione di altri diritti umani come conseguenza di sgombero. Questo include fornirle di rimedi legali, incluso quello di un compenso per la distruzione delle loro case e proprietà. Il governo ha il dovere di assicurare che le autorità di Plavecký Štvrtok rispondano alla legge internazionale dei diritti umani."

 
Di Fabrizio (del 21/07/2008 @ 09:46:16 in Europa, visitato 1523 volte)

Da Roma_Francais

14/07/2008 - Non c'è mai stata una politica ufficiale della Repubblica di Slovacchia per la sterilizzazione delle donne rom, ha fermamente insistito oggi Dianna Strofova, Segretario di Stato al Ministero degli affari esteri della Slovacchia, davanti al Comitato per l'eliminazione della discriminazione femminile (CEDAW). Il Comitato esaminava il secondo, terzo e quarto rapporto periodico della Slovacchia nel quadro della sua 41a sessione. La Slovacchia è diventata parte della Convenzione nel 1993 in quanto Stato successore della Cecoslovacchia ed ha ratificato il suo protocollo facoltativo nel novembre 2000.

La questione dei Rom in generale e le accuse di sterilizzazione forzata contro le donne di questa comunità hanno impregnato l'insieme delle discussioni. La Capo delegazione ed il rappresentante del Ministro dell' interno in seno alla delegazione hanno lungamente spiegato le circostanze dell'affare e spiegato che i perseguiti ed inquisiti a seguito di queste accuse, compreso il capo di genocidio, non sono stati riconosciuti. Sono state tuttavia rilevate lacune amministrative e sono state prese misure per garantire il chiaro consenso della donna in caso di proposta di sterilizzazione. Inoltre, è stato introdotto nel Codice penale slovacco il delitto di sterilizzazione forzata.

Tra i 10 membri della delegazione figurava anche la Rappresentante plenipotenziaria del Governo slovacco per le comunità rom, che ha affermato che le autorità cercano oggi di fare in modo che i Rom siano considerati come membri effettivi della società, tutto nel rispetto delle loro specificità e tradizioni. Ha in particolare insistito sugli sforzi intrapresi per la sanità e l'istruzione di questa comunità. Esperti tuttavia hanno ricordato alla Slovacchia i suoi obblighi positivi per impedire che siano commesse discriminazioni. E' stato ricordato in particolare che il tasso d' occupazione delle donne rom non è che del 4,5%. La delegazione l'ha attribuito in parte al debole livello di qualificazione di questo gruppo, dovuto ad uno spiacevole disinteresse della comunità rom per l'istruzione, contro il quale il Governo cerca di lottare promuovendo l'istruzione dei bambini rom, in particolare delle figlie.

Gli esperti del Comitato si sono anche molto inquietati della violenza domestica contro le donne, che ha provocato almeno 20 decessi nel 2007. Il Governo, si è aggiunto, ha già preso misure perché le forze di polizia possano meglio identificare e circoscrivere le realtà della violenza domestica, affinché tutte le strutture coinvolte possano meglio fare fronte e che le vittime di queste violenze possano avere accesso ad un aiuto ed a servizi professionali. Un piano d'azione per lottare contro la violenza verso le giovani è in corso d'elaborazione.

La delegazione ha riconosciuto che permane nel paese una forte segregazione fondata sul sesso nel mercato del lavoro, che forti stereotipi nell'istruzione e l'orientamento professionale contribuiscono a perpetuare. Ha ugualmente attribuito ad un'assenza della domanda sociale il fatto che le elette politiche restino poco numerose tanto a livello locale che nazionale, e così alcuni partiti hanno adottato nella loro organizzazione interna delle quote rappresentative per le donne. Le proposte in favore dell'imposizione di quote nelle assemblee elettive si è scontrate con una forte opposizione, compreso a volte delle donne stesse, che non si sentono a loro agio all'idea di dovere la loro posizione alle quote, ha risposto la delegazione.

Gli esperti hanno rilevato forti scarti di salario in fatto di sesso, poiché il salario delle donne rappresenta in media soltanto il 72,9% di quello degli uomini, ed ancora di meno nel privato e che lo scarto tende ad aumentare. La delegazione ha attribuito la tendenza a scarti di redditi più importanti tra i due sessi al fatto che le donne sono più numerose nel settore pubblico (45% degli impiegati nella funzione pubblica e 95% nei servizi dell'istruzione e medicali), quando della crescita economica degli ultimi anni hanno approfittato sopratutto i salari privati, dove le donne non occupano che un quarto dei posti.

Gli esperti si sono interrogati sull'efficacia dei programmi di sanità genetica, in particolare a favore dei giovani, a causa dell'opposizione di settori conservatori della società, tra cui la Chiesa.

Gli esperti si sono ugualmente preoccupati del finanziamento del futuro piano d'azione per l'uguaglianza tra i sessi, nella misura in cui la delegazione stessa aveva ricordato le difficoltà di finanziamento del precedente Piano d'azione completato nel 2008. L'assenza di risorse specifiche per questo piano aveva impedito la messa in atto di alcune misure, in particolare per la protezione delle donne vittime di violenze. La delegazione ha spiegato che il piano d'azione nazionale per il 2009-2013 è ancora in corso di preparazione e riconosciuto che non si è ancora dotato di risorse finanziarie sufficientemente precise.

La repubblica slovacca era l'ultimo paese i cui rapporti periodici nella presente sessione il Comitato CEDAW doveva esaminare. Il Comitato si riunirà di nuovo in sessione plenaria, venerdì 18 luglio, per chiudere la sessione.

Segue su: UN.org

 
Di Fabrizio (del 27/07/2009 @ 09:46:03 in Europa, visitato 2339 volte)

Da Slovak_Roma. Spesso, sull'onda di fatti di cronaca e delle emozioni che suscitano, quando si parla di Rom si finisce nei massimi sistemi, o peggio nelle tragedie interminabili. Viene data poca attenzione alla conoscenza, al come si viva la vita di tutti i giorni, ai sentimenti e alle loro aspettative. Il brano che segue (lunghetto) fa parte di una serie di interviste che Kristína Magdolenová ha compiuto per presentare le donne rom come sono, con i loro problemi e speranze. Individuando dei modelli positivi in cui le altre romnià possano identificarsi o replicare. Cercando di smontare quell'aurea di mito (positiva o negativa) che sempre le ha circondate. Un'altra intervista, che avrei voluto tradurre ma non ho trovato il tempo, su Roma Press Agency

The Slovak Spectator

20 luglio 2009 Abbiamo il diritto di essere chiamati Rom By Kristína Magdolenová & Jarmila Vaňová

Margita Damová Source: Courtesy of Roma Press Agency

Margita Damová non ha mai lasciato il villaggio di Rankovce nella regione di Košice. E' nata terza di 11 figli in una casa di muratori. Ha terminato il nono grado delle scuole primarie, ma dice che avrebbe sempre voluto andare a scuola ed imparare di più. Oggi, a 50 anni di età, crede di avere ancora il tempo per cambiare la sua vita.

Quante ragazze eravate in famiglia?

Eravamo undici figli. Sette ragazze e quattro ragazzi.

Quanti di voi hanno terminato la scuola?

Sei in tutto. I miei quattro fratelli e due sorelle.

Che tipo di scuola hanno frequentato? Cos'hanno studiato?

Mio fratello più giovane si è formato meccanico per auto e altri due sono muratori. L'altro mio fratello è un saldatore. Tutte e due le sorelle hanno terminato l'istituto tecnico.

Lavorano?

Uno dei miei fratelli vive nella Repubblica Ceca. Ha un lavoro, ed un fratello in Slovacchia ha un lavoro.

Perché non hai completato gli studi?

Ero la ragazza più grande ed era necessario aiutare mia madre, perché c'erano sorelle e un fratello più giovani. Lui era ammalato e mamma spesso lo portava dal dottore, così dovevamo aiutarla a casa.

Per te non è stato difficile rimanere a casa e non continuare i tuoi studi? E' stato un bene per te?

E' stato difficile. Io volevo fare la parrucchiera. Era il mio desiderio, ma non sono stata fortunata nella vita. Ma in ogni modo, taglio i capelli. Sia alle donne che agli uomini.

I tuoi genitori cosa vi hanno incoraggiato a fare?

Volevano che facessimo le cose bene, fare qualcosa per noi stessi. Ma non ne ho avuto la possibilità.

Si sono curati adeguatamente di voi? Avevate abbastanza da mangiare, di che vestirvi e tutto ciò di cui avevate bisogno?

Sì, si prendevano cura di noi, ed avevamo tutto di cui ci fosse bisogno. Mio padre lavorava duro. A volte portava a casa una sola corona del suo stipendio, perché aveva saldato un grande conto per gli alimenti.

Ha avuto altri figli?

Ha avuto altri quattro figli che ha mantenuto.

Quindi avete avuto una vita difficile?

Non penso. Mio padre è stato comunque premuroso.

Tu non hai completato gli studi, Vostra madre ha incoraggiato tu e le tue sorelle a rimanere a casa e a curarla?

No, no, no. Ero io che volevo aiutarla, perché vedevo che era troppo per lei.

Come ti ha detto tua madre che non avresti terminato gli studi?

Ma i miei genitori volevano che andassi a scuola. Lo volevano. Volevano che studiassi, perché mi piaceva. E mi piace ancora.

Quindi è stata una tua decisione di non andare a scuola e rimanere a casa per aiutare tua madre con i più piccoli?

Sì, volevo aiutarla. Le ho detto che non sarei più a scuola, ma che mia sorella avrebbe continuato a farlo.

Quindi hai abbandonato il tuo grande sogno per la tua famiglia?

Sì, ho lasciato per la famiglia.

Quanti anni avevi quando ti sei sposata?

20 anni. Per un po' avevo lavorato in un ospedale. Aiutavo mia madre in questo modo, perché stavamo costruendo una casa, così andai a lavorare.

Come hai incontrato tuo marito?

Lo incontrai qui a casa, nel villaggio. Avevo quattro anni più di lui. Prima non mi ero mai sognata una cosa simile. Lavoravo, e lui vide che guadagnavo bene e che ero una persona onesta, così iniziammo ad uscire assieme.

Lo amavi?

Non del tutto, no, perché i miei genitori non lo volevano.

Perché?

Era un orfano. Aveva solo 10 anni quando morì sua madre. E' per questo che non lo volevano. Perché era un orfano e con lui non avrei avuto una buona vita.

Avevano ragione?

Sì, l'avevano. Ora mi spiace, anche se viviamo insieme. Lavora di tanto in tanto, porta a casa un po' di soldi... ama i nostri figli... ma penso che non sia quello che voglio.

E cosa vuoi?

Qualcosa di meglio. Non mi impedisce di fare le cose; frequento dei corsi, vado in giro, e mi appoggia e i miei bambini anche mi appoggiano. Ma non mi aspetto niente di buono da lui...

Quanti figli avete?

Sette.

A che età hai avuto il primo figlio?

Ho avuto il primo figlio a 22 anni. Il secondo a 24 anni. Ho sette figli, sei ragazzi e una ragazza.

Se tu potessi tirare indietro l'orologio, vorresti avere così tanti bambini con tuo marito?

No. Non lo vorrei, perché viviamo tempi difficili.

Quando ti sei sposata, pensavi che la tua vita sarebbe stata così?

Pensavo che avrei avuto una bella vita, perché lui è orfano e sarebbe stato più gentile con me. Ma non è così. Al contrario, è umano, ha solo un aspetto negativo. Preferirei non parlarne.

Quale aspetto? Beve?

Gli piace bere. E' il suo lato cattivo.

E i vostri figli a che punto sono? Cosa vorreste per loro?

Cosa vorrei per i miei figli? Qualcosa di meglio. Una vita migliore di quella che hanno adesso. Che vivano come facevo io con mia madre, avevo tutto il necessario. Ma forse a loro non manca niente di significativo, perché do loro tutto l'amore che ho in me e ogni cosa che posso. Proprio come faceva mia madre.

Hai avuto l'opportunità di offrire loro una vita migliore?

No, non l'ho avuta.

Cosa non hai avuto?

Cosa non ho?! Non ho una casa. L'ho desiderata per tutta la vita.

Hai mandato i tuoi bambini a scuola?

No. Mia figlia, che ora va alla scuola primaria, voleva studiare. Ma ora ha solo 13 anni. Ma io continuo a ripeterle sempre: io non ho studiato, e neanche i tuoi fratelli, ma almeno tu puoi. Lei mi ascolta, e mi dice che studierà, che vuole farlo. Vorrebbe andare ad un istituto d'arte, lo spera. Mi dice sempre che andrà ad una scuola artistica.

Cosa la incoraggi a fare?

Ho solo una figlia e vorrei che avesse una vita migliore della mia.

Ed i ragazzi?

Ora solo tre sono con me. Gli altri vivono con le mogli; tre sono single.

Pensi di essere stata felice nella tua vita?

A volte sono felice e a volte no. Non mi sento così bene come vorrei.

Quando sei felice?

Quando vado ai corsi di formazione. Lì sono contenta con tutto e sono felice. E quando ho soldi.

Quando sei triste?

Sono felice. Perché no? Lo sono.

Nella tua opinione cos'è la felicità?

Cos'è la felicità per me?! Non so dirlo. Soldi? I mie figli, penso. Perché sono tutto quel che ho. E mia madre. Mia madre è tutto quel che mi rimane. Mio padre è morto.

Come ti vestivi quando ci sono i tuoi genitori?

Con mia madre? Come gli altri giorni, forse un po' meglio. Compravo le cose che volevo.

Indossavi pantaloni?

Sì, pantaloni moderni. Li facevo da me. E per questo guadagnavo un po' di soldi.

Il tuo modo di vestire è cambiato con tuo marito?

All'inizio era più povero, ma ora mi permette di più. Ha solo un difetto ed è il bere. Non tutti i giorni, ma davvero non sopporto l'alcool.

Quando beve, ti picchia o picchia i bambini?

No. Non posso dirlo. Non mi picchia. Piuttosto finisce che piange su di noi. Dice che sua madre gli manca davvero. Non picchia me o i bambini.

Chi ha cresciuto tuo marito?

La sua matrigna. Avevano una matrigna cattiva. Penso che dipenda da quello.

E' andato a scuola?

Ha studiato due anni come carpentiere, ma non ha potuto finire con la sua matrigna. Poteva avere, ed ha avuto un'opportunità all'inizio. Sa leggere e scrivere, ma ha perso questa possibilità di completare la scuola. Lei non le dava i soldi per il biglietto del bus.

Quando pensi alla tua vita, ne sei soddisfatta? Ti va bene come stanno le cose?

Beh, devo esserne soddisfatta. Cos'altro posso fare?

Quando qualcuno è vivo, vuole sempre qualcosa. Non ti aspetti nient'altro dalla vita?

Sono soddisfatta della mia vita. Tutto ciò che ho fatto, l'ho terminato. Non sono soddisfatta del fatto di vivere con i miei figli. Vorrei una vita migliore per loro. Vorrei una casa per loro. Se vincessi alla lotteria, comprerei una casa e farei qualcosa anche per mia madre. Allora sarei più soddisfatta.

Cosa vorresti fare per tua madre?

Che ne so? Farei qualcosa per lei.

Lei manca di qualcosa?

Realmente no. Non le manca niente, perché l'aiuto in tutto, anche se forse sarei più contenta se avesse legna per l'inverno.

Chi vive con tua madre?

Vive in una casa con mio fratello, ma ha una casa sua. Ma... una figlia è una figlia.

Perché? E' meglio per i Rom se una figlia più grande si prende cura di loro?

Sì. E' meglio perché una nuora non curerà una suocera come può farlo una figlia. Le spiacerà.

Allora tua madre non ti lascerà la sua casa, ma lo farà con sua nuora.

Non importa. Ho portato a termine ogni cosa. Non sono invidiosa. Non invidio mio fratello. Nostro padre si prese cura di noi, ma non gli obbedivamo. Avremmo dovuto maritarci meglio. Avremmo dovuto fare come mio fratello.

Quando tua figlia crescerà, le dirai di ascoltarti perché sennò finirà come te, una persona che non obbediva ai suoi genitori?

Ecco cosa le dico tutto il tempo: di obbedirmi come io obbedivo a mia madre.

Come vuoi migliorare la tua vita? Cosa vuoi fare?

Cosa voglio fare? Come cambierei la mia vita? Come posso risponderti? Beh, per mia figlia, voglio che stia a scuola. Cambierei questo. Anche se non ho terminato gli studi, che almeno lei lo possa fare.

E se lei non volesse, la obbligheresti?

No, perché anche lei lo desidera. Mi dice sempre che finirà la scuola e che vuole continuare gli studi. Vuole andare ad un istituto artistico, come me.

Secondo te, la vita di una donna rom è differente da quella di una non-rom?

Sì, perché hanno una condizione generale migliore delle donne rom. Ma se una donna rom diventa più saggia, può ottenere tutto ciò che ottiene una donna non-rom.

Pensi che le ragazze non-rom obbediscano alle loro madri più di quelle rom?

Obbediscono, sì. Le donne non-rom obbediscono alle loro madri perché vanno a scuola e la finiscono e così hanno una vita migliore.

Tu non hai un'istruzione; non hai terminato la scuola, ma ora stai frequentando dei corsi di formazione, non solo a Košice o qui a Rankovce, ma talvolta vai anche più lontano. Cosa vi hai trovato di così interessante. Perché ci vai?

Perché ho iniziato ad andarci? Perché me l'ha chiesto Kveta. Aveva bisogno di un'altra donna. Me ne ha parlato e le ho detto che sarei andata con lei. La prima volta che ci sono andata mi è piaciuto veramente. Sono due anni che frequento. Lì ho incontrato altre donne e abbiamo portato avanti due progetti, così adesso so come fare tutte queste cose e voglio imparare di più.

Cosa ne dicono in famiglia o i tuoi figli?

Mio marito è orgoglioso del fatto che ci vada. Sa che avrei sempre voluto studiare ed imparare qualcosa e che non è stato possibile. Così da quando ho iniziato mi dice che dovrei continuare e che lui ed i figli mi appoggiano.

Spesso sei lontana da casa ed i bambini hanno bisogno di qualcuno che li curi. Chi lo fa per te?

Lo fa mio marito. Porta nostra figlia a scuola, perché è l'unica che la frequenta, ed i tre ragazzi l'aiutano in ogni cosa. Gli sto insegnando a cucinare. Lui sa fare soltanto piatti semplici, ma vuole imparare a fare cose più complicate. Ne sarà capace. Molte volte torno a casa e mia figlia mi dice: "Mamma, papà cucina meglio di te". Così mi da supporto in questa maniera.

Tuo marito ed i bambini sono orgogliosi di te?

Sono orgogliosi di me. Spesso mio marito va da un non-rom a lavorare e là mi elogia, gli racconta tutto quello che ho ottenuto, e come vorrebbe che usassi le cose che ho imparato altrove. Lui non è stato capace di farlo e sa che è il mio sogno, questo desiderio di essere istruita, così è orgoglioso di me.

Cosa dicono di questo gli altri Rom?

Cosa dicono i Rom? Tu sai com'è tra di noi. Talvolta ne parlano bene, altre volte dicono cose cattive. A volte sono orgogliosi che due donne del villaggio frequentano dei corsi e a volte ci sottovalutano. Noi, d'altra parte, non ce ne preoccupiamo. Siamo orgogliose di quel che facciamo. Succede nella vita, che gli altri ti tirino giù, ma avevamo previsto che accadesse, perché vedono solo il fatto che ci dirigiamo altrove.

Tu hai familiarità con la difficile vita delle donne negli insediamenti rom. Cosa c'è bisogno che cambi? Cosa dovrebbero essere in grado di fare?

Cosa dovrebbero fare le donne? Non c'è acqua. L'acqua ti permette di fare molte cose, è per questo che usciamo per procurarcela. A volte il pozzo funziona, altre no. L'acqua corrente a disposizione ci manca davvero.

Pensi che sia bene che le donne rom non lavorino e si prendano cura della famiglia?

No, questo non è giusto. Ora si stanno aprendo nuove opportunità di lavoro. Non sarebbe per niente un problema, visto che ho perso il lavoro e c'è sempre bisogno di soldi.

Riesci ad immaginarti in politica?

Perché non dovrei? Sono una donna abbastanza saggia su queste cose, sul cosa fare nel mondo. Mi piacerebbe essere coinvolta; ogni donna lo sarebbe.

Hai mai incontrato donne non-rom?

Sì, ci incontriamo. Ci incontriamo anche con alcune donne della Grecia. Erano qui per insegnarci. Molte volte vengono donne da Bratislava. Ora torniamo a Bratislava.

Le donne non-rom come vi percepiscono?

Intendi qui in Slovacchia. Bene. Sono orgogliose di noi, orgogliose del fatto che hanno trovato almeno due donne rom di buonsenso, e anche se non abbiamo studiato a scuola, sappiamo come andare avanti, che è anche ciò che vogliamo.

La maggioranza dei Rom dice che prima del 1989 i Rom vivevano meglio. Com'è cambiata la vostra vita?

Com'è cambiata... prima tutti avevano da lavorare. Ora molti Rom dipendono dai benefici sociali, ma ci sono opportunità... anche per i Rom, di lavorare. Forse quattro di noi lavorano regolarmente a contratto. Anch'o vorrei trovare un lavoro.

La tua famiglia viveva meglio prima o dopo la Rivoluzione?

Forse è lo stesso. Non importa. Mio fratello ora guadagna abbastanza bene. Io penso che non importi, prima o adesso. Solo, prima della Rivoluzione il cibo costava parecchio di meno, ora è più caro. Ma una persona deve vivere sempre.

Si possono cambiare la posizione e le vite delle donne rom?

Si può se le donne rom vogliono cambiare. Perché no? E' pieno di donne rom capaci, Queste cose possono cambiare.

Nella famiglia chi è il cosiddetto "capofamiglia"? La donna o l'uomo?

In casa nostra lo siamo tutti e due su basi di parità. Lui porta a casa i soldi e io mi prendo cura della casa.

Hai detto che la politica per te è interessante. Come vorresti essere coinvolta, per esempio, come rappresentante o cosa?

E' una domanda molto difficile, ma penso probabilmente in qualche tipo di rappresentanza. Se lo fossi allora tornerei a casa, sarei capace di dire agli altri cosa c'è di nuovo sulla scena politica. Mi piacerebbe.

La vita di una donna è più difficile di quella di un uomo?

Penso che gli uomini abbiano una vita più dura, perché trovare un lavoro e viaggiare per avere uno stipendio e poi le donne spendono questi soldi guadagnati con fatica. Lei deve essere una brava donna di casa e considerare seriamente ogni corona che suo marito ha guadagnato duramente.

La donna non ha una vita difficile?

Anche la sua è dura, perché oltre a tutto, deve anche lavorare. Non può sedersi a casa e aspettare suo marito. Ora c'è un programma di attivazione al lavoro e lavoro volontario. Se fa lavoro volontario, ha da fare sempre di più. Ti offrono il lavoro che svolgi di più degli altri nell'attivazione al lavoro. Lavoro duro.

Se tornassimo tra cinque anni, cosa pensi che sarebbe cambiato nella tua vita rispetto a oggi?

Penso che vivrò meglio di adesso. A dire il vero, anche adesso non vivo così male, ma forse ciò andrà meglio se mi impegno.

Per cosa ti stai impegnando? Tua figlia ha ora 13 anni, tra cinque anni ne avrà18. Che sarà di lei?

Allora, che si sposi presto - non lo vorrei. Non voglio questo. Voglio che impari e che vada a lavorare da qualche parte. Non dovrebbe lavorare all'aperto, è meglio dentro, perché ora ci sono più opportunità. Anch'io ho lavorato dentro un edificio. Stavo al caldo e facevo il lavoro degli uomini.

Se tu potessi dire qualcosa ai membri del Parlamento Europeo riguardo i Rom in Slovacchia, cosa sarebbe?

Che è una questione abbastanza importante.

Cosa dovrebbero conoscere questi rappresentanti sui Rom in Slovacchia? Cosa vorresti dirgli sulla vita dei Rom?

Non so di come vivano i Rom altrove nel mondo, ma ci sono Rom poveri e Rom ricchi. Sarebbe tutto se i Rom avessero pari diritti agli altri, perché i Rom non hanno mai diritti.

Cosa vorresti cambiare nella vita dei Rom per i prossimi cinque anni?

Cosa vorrei che cambiasse? Tutto: la loro vita, così che non vivano come adesso, ma come deve vivere una persona; così che non fossero tanto poveri, che la disoccupazione non fosse così alta. Vorrei che i Rom potessero vivere come gli altri.

La tua famiglia mantiene qualche tradizione rom?

Non penso. Io non so nemmeno che tipo di tradizioni siano le tradizioni rom.

Parli il romanés?

Sì, parlo romanés. E' la lingua che mi ha  insegnato mia madre.

Quando sei tra i non-rom cosa ti offende o ti avvilisce di più nel loro approccio verso di te o verso gli altri Rom?

 Se sono lavoro, non mi importa degli impedimenti. Faccio lavoro volontario e lì mi chiamano zingara. I dico: zingari non ce ne sono più, ci sono solo Rom. Prima, apparentemente "ingannavamo" la gente, mentivamo, ma ora siamo Rom. Quindi questo mi offendeva, così dovetti rispondere ad una donna. Anche tu sei una "zingara", dissi, perché anche tu "inganni", tu menti, e sei una non-rom. Ora abbiamo il diritto di essere chiamati Rom.

Interviews with Roma women are part of a project by the Roma Press Agency and will be published in a forthcoming book.

 
Di Fabrizio (del 22/10/2010 @ 09:45:56 in Europa, visitato 1562 volte)

Da Czech_Roma (sulle sterilizzazioni forzate nell'est Europa, QUI)

10-12-2010 Alle donne romanì che sono state vittime di sterilizzazioni forzate è stato negato il risarcimento dal governo ceco, dopo anni che il caso è stato portato alla luce. Su istigazione governativa, le donne romanì furono regolarmente sterilizzate nella ex Cecoslovacchia durante gli anni '70. Anche se queste politiche non esistono più, singoli casi sono stati riportati fino al 2007.

Ieri, un comunicato stampa dell'European Roma Rights Centre (ERRC) notava come il primo ministro ceco avesse espresso il proprio rincrescimento per la pratica, anche se sinora il governo non avesse fatto nessun passo significativo per risarcire le coinvolte.

ERRC ha sottoposto un rapporto sulla sterilizzazione forzata al Comitato sull'Eliminazione della Discriminazione Contro le Donne alla 47a sessione del Comitato a Ginevra. In una dichiarazione scritta al comitato, ERRC ha sollevato preoccupazioni sulle sterilizzazioni forzate avvenute dal 1989 al 2007. La maggior parte delle vittime di questa pratica mancano di un rimedio efficace quando hanno scoperto di essere state sterilizzate dopo anni, e hanno cercato assistenza legale quando ogni reclamo contro i perpetratori o lo stato è andato prescritto.

ERRC ha ricordato all'ONU che il governo ceco ha mancato di prendere le misure opportune per prevenire il verificarsi di sterilizzazioni forzate, dato che legge sul consenso informato non è cambiata.

Si legge nel rapporto ERRC: "Nei 20 casi recentemente venuti alla luce ed accaduti tra il 1989 e il 2007, sembra sia mancato il consenso libero ed informato alle sterilizzazioni. La maggior parte delle donne firmò il proprio consenso all'intervento chirurgico senza essere adeguatamente informate in anticipo sulle conseguenze. Alcune delle donne firmarono sotto costrizione, mentre altre non hanno memoria di aver firmato niente. Una di loro era completamente analfabeta. Alcune donne dicono che a loro non è mai stato chiesto di firmare il consenso." ERRC ha sistematicamente indagato su questi casi assieme con l'associazione di Ostrava "Vivere Insieme".

Attualmente non esiste alcun rimedio efficace per la maggior parte delle donne i cui diritti son stati violati. Secondo Kateřina Červená, avvocato della Lega dei Diritti Umani, sinora soltanto due donne hanno ottenuto un indennizzo dai tribunali. Una ragione è che molte delle donne hanno mai saputo di essere sterilizzate solo parecchi anni dopo l'operazione. Quando hanno cercato assistenza legale, il loro diritto ad un risarcimento da parte dei perpetratori o dallo stato era andato in prescrizione.

Ha detto Gwendolyn Albert al portale di informazioni Romea.cz, presentando a Ginevra il rapporto ERRC: "La Repubblica Ceca dovrebbe seguire l'esempio di paesi come la Svezia, che hanno istituito una propria procedura di risarcimento per le vittime di sterilizzazione forzata. Dato che la maggior parte dei casi è andata in prescrizione, la Repubblica Ceca dovrebbe sviluppare una procedura separata di compensazione. Affrontare la sterilizzazione forzata delle donne rom significa fare i conti col passato".

Concorda Robert Kushen, direttore esecutivo di ERRC: "Il governo ceco deve superare le barriere esistenti nell'accedere alla giustizia, sperimentate dalle donne romanì sterilizzate, e stabilire un meccanismo che possa assicurare un compenso che tutte le donne colpite da questa pratica aberrante. Il governo ceco ha l'opportunità di fornire un esempio guida agli altri paesi dove le le donne romanì sono state coattivamente sterilizzate".

Oltre ad ERRC, anche la Lega per i Diritti Umani ha presentato un rapporto sulla protezione delle donne nella Repubblica Ceca e sui loro vari problemi. Oltre che sulle sterilizzazioni forzate, la Lega ha criticato l'attuale situazione sulle violenze domestiche, come pure le barriere per scegliere liberamente se partorire in casa o negli ospedali. Tra le altre questioni, la Lobby delle Donne Ceche ha fatto presente il fatto che non ci sono donne nell'attuale governo.

Nathalia Odwin

 
Di Fabrizio (del 20/05/2009 @ 09:43:47 in Europa, visitato 2112 volte)

Da Roma_Daily_News

The Prague Post
La destra è tornata in Europa Centrale, ora con moderne tecniche di pubbliche relazioni
14 maggio 2009 | By Jaroslaw Adamowski, For the Post

Courtesy Photo

Mentre i mezzi d'informazione cechi sempre più riportano di incidenti a sfondo nazionalista o razziale, anche gli osservatori più passivi iniziano a chiedersi: E' cambiato qualcosa nella società ceca? Col crescere dell'intolleranza verso la minoranza rom, manifestazioni neonaziste e leader stranieri di organizzazioni suprematiste bianche invitati a tenere letture alle università, sono soltanto tentativi di gruppi marginali per ottenere attenzione, o c'è qualcos'altro? La società ceca è l'unica a confrontarsi con questi problemi?

L'aumentata attività dei movimenti di estrema destra è parte di una tendenza nell'intera regione. In quasi tutti i paesi dell'Europa centrale - Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia - politici nazionalisti e di estrema destra stanno preparando un grande ritorno. Stavolta, hanno imparato la lezione dalle sconfitte precedenti e, come risultato, hanno ammorbidito la loro immagine. Ora, la questione è: Perché e come sono tornati?

Non è una coincidenza che, come l'economia globale ha smesso di scendere e la recessione ha colpito duro l'Europa centrale, i partiti di estrema destra si sono rafforzati. Quando i politici, di destra o sinistra, offrono poche soluzioni dirette per superare la crisi, c'è sempre il rischio che la gente voti di getto per qualcuno che offre soluzioni semplici a problemi complicati.

Ungheria

In Ungheria, ad esempio, Jobbik, il Movimento per un'Ungheria Migliore, è un partito di estrema destra con un'agenda che include la reintroduzione della pena di morte, "l'indipendenza economica", e di mandare tutti i cittadini di origine rom fuori dal paese. Potrebbero entrare nel Parlamento Europeo con le elezioni di giugno. Il partito si nutre con le paure della società ungherese: un'economia nazionale in arretramento che ha sofferto della stagnazione molto prima del tracollo globale, la crescita della disoccupazione, del crimine ed una minoranza rom che rimane non integrata. Jobbik ha approfittato dell'incapacità della classe politica dirigente o della mancanza di volontà di affrontare quelle paure. I sondaggi dicono che Jobbik potrebbe avere un base tra il 4 e il 5%, che è abbastanza per passare la soglia per ottenere seggi in Parlamento.

Formatosi nel 2002 come organizzazione giovanile del partito di di destra Fidesz - la più grande opposizione parlamentare e probabile vincitore delle prossime elezioni - Jobbik si è trasformato in un partito autonomo un anno dopo e da allora si è ritagliato una posizione propria con discorsi d'odio e violenza contro i Rom, gli Ebrei e le "elite liberali e di sinistra". Nell'agosto 2007, un gruppo di 56 indossando uniformi bianche e nere ed i distintivi cappelli Bocksai del periodo tra le due guerre, si sono riuniti a Budapest presso la famosa Budai Var, la Collina del Castello, accanto al Palazzo Presidenziale. Il leader di Jobbik, il trentunenne Gabor Vola, prestò giuramento di lottare per "una nazione, una religione e una patria". Politici del Fidesz ed il primo ministro della difesa del post comunismo, Lajos Fur, parteciparono alla cerimonia. Il numero degli aderenti alla Magyar Garda - un gruppo paramilitare associato a Jobbik, è cresciuto a circa 2.000. Sono stati senza successo i tentativi giudiziari di mettere fuorilegge il gruppo, registrato da Jobbik come "associazione culturale". La forza del gruppo, secondo Vona, è di "proteggere la nazione ungherese".

Anche se le inclinazioni di destra per le uniformi e per l'arte militare non sono cambiate dagli anni '30, questi gruppi hanno provato a modificare la loro immagine negli anni. I moderni nazionalisti non hanno niente dei loro predecessori negli anni '90, che sembravano vivere soprattutto nel passato. Vestito con abiti di buon taglio e sorridente, Vona assomiglia ad un uomo d'affari, piuttosto che ad un leader dell'auto proclamato "partito cristiano patriottico radicale". Laureato in storia e psicologia ed ex insegnante, Vona pesa le sue parole quando risponde alle domande dei giornalisti. Al posto di invocare slogan razzisti, parla della "situazione irrisolta della sempre crescente popolazione zingara". Al posto della retorica anti UE, dice che il suo partito "appoggia la cooperazione europea, ma non l'attuale alleanza burocratica tra stati".

Il giovane leader di Jobbik sa che, per accogliere un più ampio spettro di votanti, deve comunicare contenuti estremi con una confezione moderata. E' per questo che il partito ha scelto Krisztina Morvai, professoressa dell'Università di Budapest, come capolista alle elezioni europee. La sua eloquenza, stile e curriculum, che include il lavoro per le Nazioni Unite, fanno di lei un perfetto candidato per Jobbik che sta tentando di migliorare la propria immagine. I nuovi nazionalisti sanno che un altoparlante ed un gruppo di militanti violenti non basta per ottenere un seggio al Parlamento. Stanno provando ad espandere la loro influenza oltre i tradizionali steccati politici entrando nei media o convincendo imprenditori stranieri a sponsorizzare le loro attività, come nel caso della Polonia, dove l'estrema destra si è infiltrata nei media pubblici.

Polonia

Anche se i due maggiori partiti nazionalisti - LPR, o Lega delle Famiglie Polacche, e Samoobrona, o Auto-Difesa - dal 2007 non hanno seggi in Parlamento, i loro aderenti hanno mantenuto i posti in vari corpi influenti, come il tavolo di supervisione della televisione pubblica. Nel dicembre 2008, Piotr Farfal, ex membro della LPR e neonazista in gioventù, divenne il presidente delle trasmissioni della televisione pubblica.

Dopo la sconfitta elettorale della LPR nel 2007, Farfal e i suoi seguaci di estrema destra cominciarono ad organizzare la branca polacca del movimento pan-europeo Libertas, fondato dal multimilionario irlandese Declan Ganley, sperando che un nuovo marchio straniero con un ricco investitore - come nel commercio ordinario - possa sostenere le loro probabilità nelle elezioni europee. Anche se Ganley assicura che il suo partito è de facto pro-europeo, i candidati di Libertas in Polonio offrono un'impressione differente. Tutte le figure chiavi erano precedentemente associate a movimenti anti-UE, fondamentalisti cristiani e nazionalisti, che spingevano per radicalizzare la legislazione polacca contro l'aborto (che è già una delle più severe in Europa), proibire la prostituzione, reintrodurre la pena di morte e rendere economicamente la Polonia del tutto autosufficiente. Ironicamente, la stessa globalizzazione che loro così disprezzano, ha permesso ai nazionalisti polacchi di ricevere supporto finanziario da un milionario irlandese.

Mentre Farfal non si è unito al nuovo partito, le sue simpatie politiche si fanno sempre più evidenti con l'avvicinarsi delle elezioni del 7 giugno. Ad una prima occhiata, i contenuti televisivi non sembrano essere cambiati significativamente, ma sono i dettagli che importano. Quando Ganley ha visitato la Polonia il 20 marzo, la televisione pubblica ha interrotto la normale programmazione per trasmettere la sua conferenza stampa. Il giorno stesso, un'intervista speciale con Ganley è andata in onda subito dopo un popolare programma di informazione, un conduttore che originariamente doveva condurre l'intervista ma rifiutò di farlo venne sospeso poche settimane dopo. Dato che la manipolazione politica è sempre stata un tema caldo nella televisione pubblica polacca, "adattare" i suoi programmi ai bisogni di un partito valutato meno dell'1% nei sondaggi pre-elezione, ha causato abbastanza agitazione. Un certo numero di importanti figure pubbliche ha protestato contro i colleghi nazionalisti di Farfal, assumendo la direzione delle trasmissioni pubbliche e rimpiazzando i manager ed i giornalisti con altri provenienti dai loro ranghi.

Slovacchia

In Slovacchia, gli estremisti hanno similarmente appreso a valutare più il pragmatismo dell'idealismo. L'SNS di estrema destra, o Partito Nazionale Slovacco, è parte della bizzarra coalizione socialdemocratica e nazional-populista del Primo Ministro Robert Fico, che ha governato dal 2006. L'SNS accusa i giornali slovacchi di favorire l'opposizione, ma non esita a sua volta nell'usarli strumentalmente. Il suo talento nel manipolare i media si è mostrato pienamente lo scorso 5 aprile, quando il presidente Ivan Gašparovič si assicurò il suo secondo termine di governo con l'approvazione della coalizione in carica. Il suo principale oppositore, la liberale Iveta Radičová, doveva la sconfitta soprattutto alla campagna negativa lanciata dall'SNS. Mentre si avvicinava il giorno delle elezioni, i nazionalisti slovacchi pagarono una pagina intera di pubblicità con false accuse a Radičová di promettere l'autonomia alla minoranza ungherese. In un paese dove la disoccupazione supera l'11% ed il governo offre poche soluzioni alla crisi finanziaria, la tentazione di incolpare Ungheresi e Rom durante la campagna è cresciuta e ha trovato un elettorato attento.

Le moderne tecniche di pubbliche relazioni hanno fornito utili attrezzi all'estrema destra. Sfortunatamente, questo va crescendo e non è l'eccezione. I politici estremisti ne stanno diventando adepti e si auto dipingono come alternative ragionevoli; questo è forse più preoccupante dei messaggi stessi.

- The author is is a Polish freelance writer who divides his time between Warsaw and Istanbul. He writes about Central Europe for the Journal of Turkish Weekly.

Jaroslaw Adamowski can be reached at features@praguepost.com
 

 
Di Fabrizio (del 26/10/2007 @ 09:43:17 in blog, visitato 2079 volte)

Da La voix des Rroms

Ecco una piccola breve insolita dal Courrier International:
L'intelligenza per tutti

Alla maternità di Kosice-Saca, in Slovacchia, i lattanti ascoltano musica classica. Sembra che la musicoterapia faccia loro dimenticare lo sforzo del parto e stimoli la loro intelligenza. L'ospedale non fa discriminazione, indica il giornale Zdravie ("La salute"). In uno slancio di generosità, mette i caschi  "anche ai bambini zingari".

Vedete bene, gli sforzi enormi compiuti dagli slovacchi: "anche ai bambini zingari" hanno messo questi caschi che svilupperanno la loro intelligenza. Č da salutare tanto più che potremmo immaginare un altro scenario: mettere ai bambini slovacchi "Lili Marlen" e mettere i bambini "zingari" in incubatrici in cui si metterebbe la temperatura un po' più alta che il normale, così da preparare il futuro di ogni bambino in modo individualizzato.

 
Di Fabrizio (del 16/06/2010 @ 09:42:10 in media, visitato 1872 volte)

Da Slovak_Roma (NB tutti i link sono in lingua straniera)

The Advocacy Project by Tereza Bottman

06/06/2010 - Circa 400 miglia a est di Praga, nella confinante Slovacchia, che si separò pacificamente dalla Repubblica Ceca non molto tempo fa, si trovano le due comunità profilate nel documentario "In a Cage" della Roma Press Agency.

Secondo l'agenzia stampa ceca Mlada Fronta, la Slovacchia ha oltre 800 insediamenti romanì, isolati dalla comunità maggioritaria. Secondo il giornale slovacco Sme.sk, il conto sarebbe di circa 700.

[Chmiňanské Jakubovany, Eastern Slovakia. Photo credit: Lukáš Houdek]

Questi insediamenti di solito hanno tassi molto alti di disoccupazione (in alcuni casi vicino al 100%) e mancano di servizi basici come acqua corrente, fognature, elettricità, gas o raccolta dei rifiuti.

Gli insediamenti presentati nel documentario del 2006 "In a Cage", sono il villaggio di Rankovce, vicino alla città di Kosice, e la comunità di Podskalka.

[Chmiňanské Jakubovany, Eastern Slovakia. Photo credit: Lukáš Houdek]

Ci che mi ha impressionato è che nonostante l'isolamento, la mancanza di opportunità e la povertà profonda dei residenti, hanno trovato modi per preservare la loro dignità, di stabilire l'auto-governo e la routine quotidiana, e focalizzarsi nella speranza per il futuro, specialmente riguardo l'istruzione per le giovani generazioni.

Direttrice-produttrice del documentario è Kristína Magdolenová, giornalista per i diritti umani ed editrice capo di Roma Press Agency. Il suo scopo è di aprire porte ed abbattere le barriere di pregiudizio tra la popolazione maggioritaria ed i Rom, ma anche suonare un allarme sulla grave situazione dei Rom che vivono segregati. Ha detto Magdolenová:

"Il nostro scopo era di aprire la porta al mondo dei Rom. Per mostrare loro che la maggioranza non li conosce, attraverso i loro problemi giornalieri, gioie e preoccupazioni. Per mostrare la loro faccia reale senza pregiudizi, senza paura della loro alterità, senza fraintesi. Per mostrare che la società slovacca gioca con la comunità rom, li spinge sempre più al margine di questo gioco troppo pericoloso. Un gioco con potenziale umano, che può anche essere rivolto contro di loro. Il film vuole puntualizzare che siamo vicini alla mezzanotte e che dobbiamo smetterla di giocare questo gioco pericoloso."

Anche la Repubblica Ceca, dove andrò per la mia borsa di studio, ha seri problemi riguardo la segregazione abitativa. I Rom sono discriminati nel mercato del lavoro ed in quello della casa. Ma di questo parlerò in un altro post.

L'eccellente documentario "In a Cage" sulle comunità rom isolate isolate, si può vedere QUI.

 
Di Fabrizio (del 20/05/2011 @ 09:41:06 in Europa, visitato 1455 volte)

Nel suo rapporto annuale, pubblicato venerdì scorso, Amnesty International sostiene che la Slovacchia non si conformi agli impegni assunti, in sede di comunità internazionale, nell’ambito della difesa e garanzia dei Diritti Umani.
Nel mirino della benemerita Organizzazione Non Governativa è, come al solito, il trattamento discriminatorio al quale sono soggetti i cittadini di etnia rom della Slovacchia.

Luník IX, Košice

Anche quest’ultima analisi di Amnesty International conferma l’esistenza di ostacoli alla normale fruizione, da parte degli zingari, del sistema educativo, di accettabili condizioni abitative e persino della normale assistenza sanitaria.
La pietra dello scandalo è, ovviamente, la segregazione dei bambini Rom nell’ambito della cosiddetta “scuola pubblica” che risulta inaccettabile e squallidamente razzista a qualunque osservatore esterno abbia l’occasione di notare la differenza di condizioni riservata ai bimbi rom, quasi sempre destinati ai “corsi speciali” come se pagassero davvero il fio di una tara genetico-razziale e non di ignobili condizioni nel contorno socio-economico.
Il rapporto di Amnesty International (il cui contenuto non può che indignare le persone civili) ricorda anche i muri costruiti in alcune municipalità slovacche proprio allo scopo di isolare gli zingari dai “gentili”.

tre bimbi Rom

Vale la pena di ricordare che la palma dell’apartheid slovacco spetta al villaggio di Ostrovany che, per primo, nel 2009, iniziò la costruzione di questa novella “settima meraviglia” della modernità. Non a caso i sindaci di Michalovce e di Prešov (tra i tanti) si sono peritati di seguirne l’edificante esempio.
Ma nel rapporto ci sono anche le 90 famiglie rom di Plavecký Štvrtok (giusto vicino alla civilissima Bratislava) a cui è stata minacciata la demolizione della casa (tra grida di giubilo e manifestazioni di gioia da parte degli altri residenti) perché mancano i documenti che ne dimostrino la congruità strutturale rispetto ai dettami della legge.

Insediamento rom, Plavecky Stvrtok © Amnesty International

Una nota speciale merita, sempre secondo gli esperti di diritti umani, anche la vicenda di Mustafa Labsi, l’algerino con figli e compagna slovacca, forse perseguitato o forse terrorista, che è stato comunque rispedito in patria, dove di sicuro non si fanno specie di trattarlo diversamente da quanto prevederebbero le convenzioni sui diritti umani e la civiltà che dovrebbe essere propria agli uomini.
Amnesty International conclude criticando aspramente l’attuale coalizione di centrodestra, che sarebbe stata incapace di gestire i problemi più urgenti eliminando almeno l’ignobile ed inaccettabile segregazione scolastica.
Le resistenze, c’è da dire, sono più popolari che istituzionali. Lo dimostrano i tanti genitori di alcune scuole del paese che, posti di fronte alle misure di “integrazione raziale”, hanno preferito trasferire i loro figli in scuole anche remote purché prive di scolari rom.

 
Di Sucar Drom (del 17/11/2010 @ 09:40:59 in blog, visitato 1416 volte)

Milano, parla l'avvocato dei Rom che hanno denunciato il Sindaco, il Prefetto e il Ministro Maroni
Dieci rom del campo di Triboniano citano in giudizio il sindaco di Milano, il ministro dell'Interno e il Prefetto della città. Inseriti in 'progetti di autonomia abitativa' istituzionali che avrebbero dovuto garantire a loro e ad altre 15 famiglie un alloggio di edilizia...

Caritas, presentato il XX rapporto sull’immigrazione
La Caritas Migrantes diffonde il XX rapporto sull’immigrazione. Cinque milioni di stranieri incidono per l’11,1 per cento sul Pil italiano. Peccato che per i Paesi industrializzati "siano visti ancora come problema"...

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Slovacchia, Rom: quale futuro senza istruzione?
Amnesty International lancia un appello alle autorità affinché ogni bambino abbia un'istruzione senza discriminazione. Migliaia bambine e bambini rom in Slovacchia non ricevono la stessa istruzione dei loro coetanei non rom, perché ven...

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In data 29 ottobre 2010 su iniziativa dei volontari del Gruppo di Sostegno Forlanini è stata presentata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano una de...

Il puro e l'impuro
Più volte mi hanno chiesto se avessi un dio in cui credere. So bene quanto sia importante per certe persone riconoscersi in una fede, in una religione, ma so anche che le religioni e le fedi possono portare all’intolleranza, al se...

Milano, seminario sull'inserimento lavorativo di rom e sinti in Lombardia
Seminario “Approcci ed esperienze per l’integrazione e l’inserimento lavorativo dei rom e sinti”, martedì 23 novembre 2010, ore 9.00 - 13.00, Sala Convegni, Via Pola 12/14, Milano, Sede Regione Lombardia...

Milano, il ruolo della comunicazione nella formazione del pregiudizio antizigano
La Federazione Rom e Sinti Insieme e l’associazione Upre Roma, nell’ambito della Campagna “Dosta!”, invitano a un dibattito pubblico con il ministro per le Pari Opportunità e il direttore del Corriere della Sera, giovedì 18 novembre alla Casa della Cultura di Milano, in via Borgogna 3...

 
Di Fabrizio (del 22/08/2009 @ 09:40:40 in scuola, visitato 1621 volte)

Da Roma_Daily_News (...mentre in Italia si discute del dialetto obbligatorio nella scuola)

The Slovak Spectator
I Rom sono un esempio classico dell'abuso di un intero continente verso una minoranza - by Michaela Stanková

Un gran numero di Rom slovacchi vive in condizioni terribili Source: TASR

17/08/2009 - ARTHUR Ivatts, consulente anziano del Dipartimento Britannico per l'Infanzia, le Scuole e le Famiglie e già Ispettore HM per l'Istruzione di Rom/Zingari e Viaggianti in GB, ha partecipato ai primi sforzi di assicurare un'adeguata istruzione per i bambini rom in GB ed è modestamente orgoglioso dei progressi che ha aiutato a fare nel suo paese. Nel 2004 è stato insignito dell'Ordine dell'Impero Britannico per il suo contributo in quest'area. The Slovak Spectator ha parlato con Ivatts durante una sua visita di metà luglio a Bratislava, dove è stato invitato dalla Fondazione Open Society e dall'Ambasciata Britannica per tenere un seminario sulle pari opportunità nell'istruzione.

In GB usate i termini Rom, Zingari e Viaggianti. Qual è la differenza?

La differenza è solo nel nome. Gli Zingari Inglesi son Rom, arrivarono dall'India nel X secolo nello stesso modo dei Rom Slovacchi e migrarono verso occidente verso la Scozia e i Paesi Bassi, e girarono come gruppi nomadi in Inghilterra, Irlanda e Scozia fino al XVI secolo. Quindi sono Rom ma erano chiamati Egizi perché dicevano di venire dall'Egitto.

Ma la parola "Zingaro" è vista come un peggiorativo in GB, come qui. Così negli anni '50 e '60 gli Zingari dissero che non volevano essere chiamati così, dissero di essere "Viaggianti". Ma poi negli anni '70 arrivarono in GB i Viaggianti Irlandesi in numero significativo e molti Zingari non volevano avere lo stesso nome, e alcuni di loro si fecero chiamare Rom, come nel resto d'Europa. In seguito arrivarono in GB i Rom dall'Europa Centrale ed Orientale, così gli Zingari Inglesi vollero distinguersi da loro ed ora forse la maggioranza di ce di preferire essere conosciuta nuovamente come Zingari. Così usiamo i termini Rom, Zingari e Viaggianti nel tentativo di soddisfare ognuno nei termini di sensibilità giustificata attorno all'auto-attribuzione etnica.

Qual è la differenza tra i paesi dell'Europa Centrale ed Orientale e la Bretagna nel campo dell'istruzione dei Rom?

Ci sono molte marcate differenze, e qui devo dire di correre il rischio di essere piuttosto nazionalista nell'essere abbastanza orgoglioso di cosa abbiamo raggiunto in GB.

Prima di tutto, la GB ha una lunga esperienza - almeno dalla II guerra mondiale - quando i lavoratori Afro-Caraibici venivano in GB ed il governo era chiaramente riluttante ad assumere lavoratori nei, perché, come il resto della popolazione, avevano un grado di pregiudizio razziale dalla storia imperiale. In retrospettiva quella storia, realmente, ha avuto un enorme beneficio perché ci ha portato ad una società che in tempi relativamente brevi si è incamminata verso la comprensione e la gestione creativa delle questioni di diversità di razza, etnia e cultura.

Nell'Europa Centrale ed Orientale c'è ancora molto da fare per l'istruzione delle comunità rom qui [in Slovacchia], nella Repubblica Ceca, in Bulgaria ed in altri posti. E per me, la grande differenza sarebbe di non essere contento del grado di segregazione, perché attraverso quello noi misuriamo se un paese adempie ai suoi doveri legali internazionali e segue le proprie regole nazionali sulle relazioni di razza e la legislazione antidiscriminazione. Così, non dico che noi [in GB] non abbiamo discriminazione nell'istruzione, e particolarmente in relazione a Rom, Zingari e Viaggianti, c'è un potenziale per la discriminazione, ma le aspettative professionali fanno sì che i bambini abbiano pari accesso nella scuola come qualsiasi altro. Negli anni '70 e '80 abbandonammo la nozione che i bambini con esigenze speciali dovessero essere segregati ed esclusi dalla scuola normale. A quel tempo, avevamo una legislazione che ci permetteva di chiudere quasi tutte le scuole di bambini con speciali esigenze educative o difficoltà nell'apprendimento. Lo scopo era che sarebbero stati integrati come tutti gli altri nelle scuole "normali".

Secondariamente, il nostro sistema educativo era inizialmente sommerso da insegnanti che dicevano: "Guardate, ho una classe di bambini e l'85% di loro viene dal Bangladesh e nessuno di loro parla inglese". Così andammo attraverso il processo di apprendimento. Ed ora che non è visto come una ragione di discriminazione, non è visto come una ragione per non accettare i bambini a scuola o per un rendimento inferiore di quei bambini. Così ora in GB ci sono insegnanti, a Londra per esempio, che possono avere sino a 50 lingue differenti nella loro scuola dai bambini, ma la maggior parte degli insegnanti ha ora la capacità di insegnare l'inglese come lingua aggiuntiva. Abbiamo iniziato dicendo che insegnavamo l'inglese come seconda lingua, e pian piano abbiamo compreso che ci sono dei bambini che a volte parlano tre o quattro lingue ma non l'inglese, così abbiamo aggiustato la terminologia insegnando l'inglese come lingua aggiuntiva. Così ora non abbiamo insegnanti che voltano la schiena ai bambini che non parlano inglese, hanno imparato a insegnare il linguaggio d'istruzione ed anche a conoscere e celebrare la diversità dei retroterra linguistici dei bambini.

Quindi dovrei dire che ci sono grandi differenze e che abbiamo beneficiato di essere passati per quel processo 40-50 anni fa. E' stato un lungo, lento processo di apprendimento, ma ora abbiamo qualcosa da offrire e questo in parte rivela le ragioni dietro questi seminari, così che possiamo condividere la nostra esperienza con gli incaricati slovacchi, il governo ed altre figure chiave sui benefici per i bambini e gli interessi della coesione comunitaria, i diritti umani e la non-discriminazione.

Il problema della segregazione esiste ancora in Slovacchia, ma lei vede qualche progresso in quest'area negli ultimi 20 anni? Oppure un trend positivo?

Penso che la situazione dei Rom si sia deteriorata negli ultimi 20 anni, quando alle forze del mercato è stato permesso di operare ed i controlli sul pregiudizio razziale non sembrano operare con efficacia. Così - può darsi che la documentazione internazionale - e dobbiamo ricordare che la maggior parte delle informazioni sicure e di qualità arrivano da agenzie internazionali che hanno svolto studi in profondità, inclusa la Banca Mondiale, l'OCSE, l'UNPD e il Consiglio d'Europa - sta dicendo che la situazione non è buona. Dalla fine del comunismo c'è stata una progressiva crescita di pregiudizio e discriminazione che opera nel mercato del lavoro, in quello dell'alloggio e nel sistema scolastico e sanitario.

La legislazione nazionale ed internazionale è stata migliorata per gestire la questione di società sempre più complesse riguardo la diversità e le relazioni inter-etniche. Ma per molte comunità rom svantaggiate il pericolo è che nonostante il contesto di una legislazione attraente e quasi rassicurante, quando le politiche sono sviluppate in quel contesto, si è capaci di identificare le distorsioni delle politiche che non sono legate accuratamente allo spirito della legge.

Così, per esempio, in Slovacchia il governo potrebbe dire di essere tra l'incudine e il martello. L'incudine è il contesto legislativo internazionale - l'Alta Commissione ONU per i Diritti Umani, l'OSCE, il Consiglio d'Europa, la Banca Mondiale - con le aspettative per l'uguaglianza ed i diritti umani da portare avanti realmente. E l'evidenza internazionale per cui sembra che la società non avanzi, soprattutto sui Rom.

Quindi penso ci sia un senso in cui la situazione sia migliore se la gente è più libera, ma in questa situazione i pregiudizi si possono esercitare senza permesso; e le leggi nazionali ed internazionali contro le discriminazioni e contro gli abusi sui diritti umani si possono applicare, ma col potenziale per distorsioni delle politiche di cui ho riferito prima. Sta portando alla frustrazione tra i rappresentanti dei Rom in molti stati europei, che dicono "Vivo in questa società con tutte queste magnifiche leggi contro la discriminazione, ma ne soffro ogni giorno, la gente mi sputa per strada, ai miei figli non è permesso di andare nella scuola che scelgono, o sono messi nelle scuole speciali".

Penso che la sfida odierna sia di aiutare realmente i governi a gestire queste due forze: una, le aspettative internazionali sulle leggi dei diritti umani e l'anti-discriminazione e l'altra, il martello, la corsa pubblica endemica di odio verso i Rom, che è di difficile gestione politica.

Ritengo che i Rom mettano i non-Rom europei di fronte al loro stesso razzismo, nello stesso modo in cui i neri Afro-Caraibici portarono i bianchi Britannici di fronte al loro razzismo imperiale. Questo per il bene di tutti gli Europei. L'Europa avrà un debito eterno verso di loro mentre i processi della globalizzazione mettono radici sempre più profonde.

La popolazione maggioritaria ha pregiudizi, ma d'altra parte si percepisce la rassegnazione di molti nella comunità rom che si ritengono ai margini della società e non fanno nulla per cambiare. Vedi un modo per far crescere la motivazione tra di loro?

Sì, deve cambiare. Capisco quel che vuoi dire, ma penso che il problema riguardi tutta l'Europa. La debolezza è che c'è una mancanza di comprensione della storia. Le cose andarono male nel XVI secolo e non sono più migliorate. I Rom sono stati abusati per oltre 500 anni. Sono il classico esempio dell'abuso razziale di un intero continente verso una minoranza. Ed ora, tutti si alzano a dire: "Basta guardarli, sono felici nelle loro comunità ghetto, non vogliono lavorare, non hanno interesse ad istruirsi, ma solo ai sussidi".

Il mondo non-Rom non accetta le proprie responsabilità per ciò che hanno fatto a questa minoranza per oltre cinque secoli. E quando arriviamo ad prendere le parti di questo abuso, cosa facciamo? Diamo la colpa alle vittime? Non a noi stessi. Questa è la tragedia dell'Europa oggi.

Quello di cui abbiamo bisogno sono le scuse ai Rom. Abbiamo bisogno di scusa storiche dai governi che dicano "Siamo spiaciuti per quello che vi è successo in questa società". Perché ciò che ha fatto la società europea per i Rom include la schiavizzazione, l'esclusione, la discriminazione, la persecuzione ed il tentato genocidio, più volte. Qualcuno si è forse scusato o l'ha fatto pubblicamente? Fa parte del curriculum scolastico degli studenti slovacchi. No, si gira la testa.

Abbiamo bisogno di riconoscere che spetta alle società e ai governi non-Rom fare il primo passo. Un ben noto politico britannico ha detto che se loro [Rom] inizieranno a comportarsi adeguatamente, adeguatamente li tratteremo - un simile commento mostra una completa mancanza di comprensione della storia, rimprovera le vittime di abusi razziali e suggerisce che i diritti umani siano una comodità condizionale legata agli stereotipi di particolari gruppi di persone...

Quindi la tua osservazione è giusta, ma la questione non è facilmente risolvibile, perché c'è bisogno di decisioni politiche e di politici che dicano chiaramente: "aspettate un momento, dobbiamo fare molto per queste comunità, abbiamo un debito enorme per quello che hanno sofferto". E' il momento dimettere in campo grandi somme di denaro e decisioni politiche. E questo costa soldi dei contribuenti. D'altra parte, sappiamo che i politici commetterebbero un suicidio politico se fossero visti assumere quei pronunciamenti e decisioni politiche a beneficio delle comunità rom. Ecco perché è così difficile. I politici hanno le mani legate, questa è il martello che dicevo. Ma nel contempo devono essere convinti sulla solida natura dell'incudine - le aspettative mondiali, incluse le comunità rom, riguardo i diritti umani e la loro applicazione per tutti i membri della società.

E' una lunga strada e non sono sicuro di come prosegua. Ma l'altro aspetto di come queste cose possano essere risolte, è di tentare e pompare denaro nelle comunità rom, cosicché possano trovare i termini di cosa è accaduto loro e cercare e trovare il perdono al mondo non-Rom. E conosco Rom in tutta Europa che rispondono positivamente alla loro situazione e sono cooperativi, ben informati e ben istruiti. L'intelligentsia rom dev'essere supportata ed il loro numero deve crescere, perché l'autodifesa delle comunità diventerà cruciale nel reclamare i diritti umani e nel combattere le discriminazioni contro la legge.

Il pericolo nell'abusare delle minoranze per un periodo molto lungo è che la gente può interiorizzare gli stereotipi che si ammucchiano giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo. Ed il pericolo è che la gente può avere sotto aspettative di se stessa nei termini di quali dovrebbero essere i loro diritti e cosa possono raggiungere. E c'è una sorta di accettazione passiva da parte di molti Rom riguardo la loro situazione. E c'è un pericolo terribile nell'accettazione di abusi nelle comunità, che può manifestarsi in apatia, disperazione ed accettazione oppressiva dell'abuso dei loro diritti umani.

Quindi, secondo te quali sono le ragioni per cui la società è incapace di riconoscere il maltrattamento dei Rom nel passato e come si può fermare l'imposizione degli stereotipi negativi?

Penso che molte cose siano collegate - non con i punti di vista pregiudiziali verso differenti gruppi razziali - ma nelle credenze ignoranti ed inutili sugli esseri umani, particolarmente sull'intelligenza. Ascolti interviste che dicono "questi bambini non sono molto brillanti e così è meglio se vanno in un'altra scuola o in una classe speciale". Questo realmente denuncia un'ignoranza enorme, ed ancora un'ignoranza della storia in cui gli esseri umani sempre trasmettono ciò che l'ecologia della società richiede. Nell'Europa medioevale l'ecologia richiedeva una popolazione contadina con un sistema abbastanza duro, crudele, gerarchico, di signori, sceriffi e poi i servi. Ma quando la tecnologia cambiò ed avemmo un'era industriale, ci fu bisogno di esseri umani con abilità diverse. Quando andavo all'università in GB, solo il 3% della popolazione la frequentava e si diceva "sì, sono le persone più brillanti" ed il 70% dei giovani andava in quelle che chiamiamo le moderne scuole secondarie - "sai, non sono molto intelligenti, ma sono bambini con abilità pratiche che saranno felici di lavorare in fabbrica".

Ma ora le tecnologie sono cambiate ed abbiamo bisogno del 50% della popolazione laureata, dato che non possiamo lavorare effettivamente ed efficacemente come società economica senza quel livello di capacità e conoscenza. E scopriamo che con investimenti sufficienti nell'istruzione, la popolazione segue. Così gli esseri umani sviluppano sempre quanto loro è offerto, tutti i bambini hanno un enorme potenziale, tutti i giovani hanno il potenziale di essere piccoli geni.

Ma spesso la gente pensa che se il 3% va all'università, il 20% ha una formazione tecnica ed oltre il 70% ha una formazione di basso livello, è perché Dio ha distribuito l'intelligenza in questo modo. Ma questo non ha assolutamente senso. Se solo le persone potessero capire che, comprendessero che tutti i bambini possono essere educati insieme nelle stesse scuole e saranno capaci di tutto. E' un messaggio duro rivolto ai genitori non-Rom, ma è difficile da inviare anche ai genitori rom, dire loro che i loro bambini possono essere fantastici, possono fare ed ottenere tutto. Abbiamo un presidente nero negli USA, quanto c'è voluto? Forse un giorno avremo un presidente o un primo ministro rom da qualche parte in Europa e tutto potrebbe cambiare. Vedremo.

Ora abbiamo parlamentari europei rom, che è fantastico, e sta crescendo l'aspettativa delle famiglie rom su quel che potranno are i loro bambini, ma anche le aspettative del mondo non-Rom nel realizzare il loro potenziale umano.

Cosa pensi del suggerimento di mandare i bambini delle comunità rom in collegi speciali?

Suggerimenti simili tradiscono una seria mancanza di comprensione. Prima di tutto, tradisce un'attitudine negativa verso le comunità rom. Dice in realtà che i processi di socializzazione nelle loro famiglie non sono buoni e sono in contraddizione con la sorte che la società degli esseri umani produrrebbe. La mia conoscenza personale dei Rom è che sono esseri umani fantastici che vorrei come vicini o da far sposare ai miei figli. Ed in effetti mio figlio ora esce con una giovane romnì, che è deliziosa, molto intelligente, sensibile ed in ogni senso, proprio incantevole.

L'altro serio aspetto di un commento simile è che questi collegi possono diventare segregate e questo sarebbe in diretta contraddizione con le leggi nazionali ed internazionali di tutti i paesi europei.

Ma più preoccupante, se fosse adottata questa costrizione, si andrebbe ad una tensione con la convenzione ONU sul genocidio. Uno dei criteri della convenzione riguarda quando i bambini sono sottratti ai loro genitori. Andremmo a finire su un piano inclinato... Potrebbe essere visto dagli avvocati internazionali come l'equivalente di una sottrazione forzata dei bambini dai loro genitori e famiglie. In queste circostanze i genitori possono abbandonare uno stato particolare per sfuggire da queste politiche o leggi, perché uno dei pilastri della comunità rom è l'amore e la forza della famiglia e la solidarietà che è nata dal fare fronte alle società in cui dovevano vivere. E sarebbe una società che si muoverebbe in maniera pericolosamente vicina alle infrazioni della convenzione ONU sul genocidio come è stato nel caso di Austria, Svizzera e Scozia, che nei tempi passati sottrassero i bambini rom dai loro genitori. Questo sviluppo sarebbe molto improbabile negli Stati Membri UE, ma se fosse davvero proposto da qualche parte, penso che sarebbe un abuso dei diritti umani in primo luogo, e sono sicuro che le famiglie rom sarebbero molto preoccupate su indicazioni di questa natura.

Vorresti dire che uno dei problemi è anche che la popolazione maggioritaria non sta tentando di imparare sui Rom e di capirli? E' una delle questioni?

Il problema è che nel mondo non-Rom non c'è un'accurata informazione su queste comunità. Ho studiato libri sui Rom e sugli Zingari e la conoscenza di base è enorme, ma la maggior parte degli Europei non ne ha idea. In GB la maggior parte dei cittadini non-Rom, non ha idea che gli Zingari abbiano, per esempio, la propria lingua. Così c'è un processo d'apprendimento da ambo le parti. Ma ricordate: i Rom hanno imparato abbastanza sul mondo non-Rom. L'hanno imparato tra molte difficoltà, hanno preso colpi sui denti per tutto il tempo, hanno sputato su di loro per le strade e gli hanno chiesto di uscire dai ristoranti e non gli hanno permesso di istruirsi nelle scuole. Quindi, come stanno imparando del "mondo non-Rom", anche se non sono strutturalmente integrati in tutte le istituzioni che ha la società? Ma penso che dipenda dal motto non-Rom che recita "siamo spiacenti e vogliamo lavorare con voi". E così i Rom sarebbero in grado di imparare che ci sono attitudini positive, senza pregiudizi e compassionevoli nel mondo non-Rom.

In GB c'è un'ignoranza di massa nella comunità non-Rom ed abbiamo bisogno di una leadership politica per cambiare la situazione. Ma se la Regina facesse le sue scuse al popolo Zingaro/Rom, cambierebbe tutto. Sarebbe un innesco verso un cambio vitale di cui c'è bisogno. La gente direbbe "Andiamo, cosa sta succedendo qui, chiediamo scusa agli Zingari? Guardate cos'hanno fatto a mia zia!!!" Ma così si aprirebbe anche la discussione sulla storia e su ciò che è andato storto, e su come potremmo proseguire accettando la nostra parte in questa storia di abuso razziale.

Perché, secondo il mio punto di vista, condiviso da altri, l'Europa sta vivendo pericolosamente. Se guardi ad una convenzione ONU sul genocidio e a tutti i suoi criteri, uno di questi è che non si può lasciare la gente vivere in condizioni che danneggino le loro possibilità di vita, ed i governi ceco, slovacco, bulgaro, per esempio, non possono dire di non conoscere l'evidenza. E l'evidenza è che i Rom in Europa vivono 10-12 anni meno della media europea, e le donne rom sono 20 volte più della media europea a rischio di perdere un figlio. E stanno crescendo le uccisioni di Rom da parte dell'estrema destra, assieme agli abusi polizieschi dei diritti umani, mentre in alcuni paesi le donne rom hanno sofferto la sterilizzazione forzata. Ci sono ancora partiti di estrema destra che sembrano avere un'autorizzazione incontestata a parlare pubblicamente di "soluzione finale" per i Rom. Il governo lo sa, ma cosa fa in proposito? L'Europa sta vivendo una situazione pericolosa in cui un paese potrebbe realmente essere giudicato responsabile di "genocidio per difetto".

Mi ricordo di aver visitato una madre rom che aveva quattro o cinque bambini, vivevano in un baracca col pavimento di terra battuta, circondati da un mare di fango; le circostanze più terribili, e quando andai mi disse "Non dimenticarci", e questo ebbe su di me un effetto duraturo, perché conosco troppi Rom che vivono nelle condizioni più terribili e si fa troppo poco. Forse è questo il vero messaggio per tutti i non-Rom  europei, "Non dimenticate i Rom". Nell'interesse dell'Europa e dell'umanità.

 
Di cicciosax (del 11/10/2008 @ 09:40:33 in Italia, visitato 2078 volte)

Da Gad Lerner - il blog del bastardo

E’ appena uscito da Feltrinelli questo volume collettivo, cinquanta voci per riflettere sulla scomparsa di un’opposizione culturale all’egemonia del centrodestra. Ve lo consiglio, ci sono diversi stimoli utili. Nel frattempo vi anticipo il mio contributo, dedicato ai Rom: lo spauracchio che ci ha fatto alzare bandiera bianca sul terreno della sicurezza.

La sinistra deve stare con il popolo, ma se il popolo odia gli zingari?

Non c’è dilemma più nitido. Di fronte a quel bivio numerosi amministratori della sinistra lombarda (non a caso di matrice comunista amendoliana), dalla sindaco di Pavia a quello di Sesto San Giovanni, hanno imboccato la via “popolare”. Guidati dal motto politicamente scorretto, e dunque di sicura presa, coniato dal presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati: “Non dobbiamo ripartire i campi rom. Bisogna farli semplicemente ripartire”. Versione italiana del già arcinoto manifesto leghista su cui nessuno aveva mai avuto niente da ridire: “Campi rom, foera de ball”. Il popolo, si sa, è ruvido. Quando le popolane di Ponticelli presero a sputi in faccia e male parole le zingare, dopo che certi loro scugnizzi malavitosi dotati di motorino avevano incendiato l’accampamento con le molotov, già la locale sezione del Partito democratico aveva provveduto ad affiggere sui muri di quella periferia napoletana, sotto il simbolo tricolore, quel solito slogan: “Via il campo rom”. E che nessuno parli di pogrom, per favore, la gente non capirebbe. Si trattò di “eccessi”, strumentalizzazione camorristica di un legittimo risentimento popolare, favoriti dall’inadempienza delle forze dell’ordine.

C’è poi una sinistra che di fronte a quel bivio imbocca la direzione opposta, adottando gli zingari per elevarli a nuovi protagonisti dell’antagonismo metropolitano, surrogati di un proletariato ormai cooptato nel blocco di potere. Sono loro, gli zingari, l’ultimo vero popolo rivoluzionario. Il nomadismo andrebbe riconosciuto come insopprimibile vocazione, fascinosa alterità. Poco importa che la maggioranza dei “nomadi” aspiri a una residenza normale, e comunque se non sgomberati rimangano per decenni nello stesso luogo derelitto. Le elevate percentuali di devianza criminale si giustificherebbero con la loro tradizione comunitaria, impermeabile ai dogmi della proprietà privata. Le spose bambine, le maternità precoci, l’ignoranza contraccettiva sarebbero il naturale contrappunto di una società mercificata e sterile. La retorica ultraminoritaria dello “zingaro è bello” fa presa crescente nella sinistra comunista e nei centri sociali che non si limitano a protestare contro le discriminazioni e le malversazioni inflitte agli zingari. Ma giungono a contrapporsi polemicamente al volontariato sociale operante nelle baraccopoli. La paziente opera di educazione, avviamento al lavoro, regolarizzazione degli habitat (pagamento delle bollette, freno al viavai dei residenti, espulsione dei violenti), viene denunciata come snaturamento identitario: dovremmo “accettarli così come sono”, l’integrazione viene respinta come sottomissione.

Questa sinistra affascinata dalla cultura rom, differenza da tutelare contro la minaccia di omologazione, non riscuote certo consensi popolari quando si oppone alle politiche di sicurezza della destra. Ma è interessante notare la rivincita simbolica incamerata dall’intellighenzia sensibile alla questione zingara: nel circuito musicale, teatrale, cinematografico, letterario e perfino sulle passerelle degli stilisti la suggestione gitana si traduce in opere di successo. Come dire: gli zingari intrigano, perfino affascinano, ma a patto che restino virtuali, alla larga da casa mia.

Entrambe le visioni sopra descritte scaturiscono da una sopravvalutazione parossistica del ruolo attribuito agli zingari (non c’è altro termine generico che accomuni le popolazioni rom, sinti e camminanti) nella realtà italiana. Stiamo parlando, certo, della più grande minoranza d’Europa, tra i 7 e i 9 milioni di cittadini dell’Unione. Ma nel nostro paese, neppure dopo l’apertura delle frontiere agli immigrati dalla Romania si è raggiunta quota 200 mila: una percentuale talmente esigua rispetto alle dimensioni della penisola -tanto più se si considera che circa 60 mila sono italiani da secoli, più della metà hanno meno di 14 anni, e tra gli stranieri prevalgono gli zingari fuggiti quasi vent’anni fa dalle guerre balcaniche (tuttora condannati dalla burocrazia a restare privi di documenti)- da smentire che possano davvero rappresentare un’emergenza.

La sovrarappresentazione italiana del pericolo rom è un fenomeno unico in Europa. Vi sono certo nazioni, come la Romania e la Slovacchia, in cui gli zingari subiscono un’ostilità politica e sociale, ma nell’ambito di contrapposizioni etniche alimentate da bel altra presenza numerica. Minimizzare la questione zingara risulta, ciò nonostante, impossibile. Quando si è trovata a dover gestire il turbamento dell’opinione pubblica per reati odiosi che sollecitavano allarme sociale –come l’allora sindaco Veltroni a Roma, nel caso del delitto Reggiani, novembre 2007- anche la sinistra ha fatto ricorso all’espediente degli sgomberi spettacolari. Fingendo d’ignorare che i baraccati possono venir costretti a vagabondare altrove in cerca di ricovero notturno, ma non scompaiono da un giorno all’altro. Quando erano decine di migliaia ad accamparsi nelle baraccopoli dell’hinterland romano, nei primi anni Sessanta, narrati magistralmente da Pier Paolo Pasolini, nessuna forza politica popolare avrebbe considerato redditizio assumerli come bersaglio. Erano molti di più, rispetto ai derelitti delle bidonvilles di oggi, ma non erano né stranieri né zingari. Comunità di minoranza che neppure possono godere della protezione di uno Stato alle spalle, come accade per esempio ai cinesi e agli ebrei. Bersagli ideali del malcontento popolare. Tanto più che la persistenza degli stereotipi diffusi da sette secoli sugli zingari –propensione al furto, popolo misterico e in integrabile, dedito al ratto dei bambini e alla violenza sulle donne- non è stata scalfita neppure dallo sterminio nazista di un numero di zingari compreso fra i 219 mila e il mezzo milione, tra il 1942 e il 1945, nei medesimi lager in cui venivano deportati gli ebrei. Per decenni si è preferito rimuovere il genocidio degli zingari, censurando la memoria dei sopravvissuti e talvolta addirittura giustificando la persecuzione (sentenza della Corte suprema tedesca nel 1956) in quanto “campagna preventiva contro i crimini”. Nessuno ha eretto un tabù per contrastare gli stereotipi antigitani.

Le stesse persone che mai tollererebbero battute ostili nei confronti degli ebrei o dei neri, spesso ammettono una deroga culturale riguardo agli zingari. Non è considerato infame desiderarne l’eliminazione perché nei loro confronti persiste l’identificazione fra un popolo e una colpa. Difendi gli zingari? Vuol dire che sei un difensore dei delinquenti. E’ un’accusa che viene rivolta in perfetta buona fede: ma come, non ti rendi conto che “quelli” sono davvero diversi da noi, sono il male?

Per alcuni mesi tra il 2007 e il 2008 la leadership veltroniana del Partito democratico si è illusa di poter cavalcare anche le pulsioni irrazionali del paese, rifugiandosi dietro a una formula anodina: “La sicurezza non è né di destra né di sinistra”. Ma proprio la sovrarapresentazione del pericolo rom si è incaricata di confutare per prima tale scioglilingua: quando accetti di trasformare in emergenza nazionale, finalizzata alla repressione o all’espulsione di un popolo, le manchevolezze della politica nell’opera di integrazione-repressione, hai già consegnato alla destra lo scettro del comando. Prima di rassegnarsi a questa banale constatazione, nella sinistra più subalterna culturalmente al leghismo abbiamo dovuto assistere a ulteriori elucubrazioni verbali. Come il Documento sulla Sicurezza diramato dal Pd lombardo nel giugno 2008 che auspicava la formazione di reparti di vigilanti volontari da affiancare alle forze di polizia, sorta di “ronde democratiche” da contrapporre alle ronde padane. Con lapsus involontario ma significativo, lo stesso documento conteneva la richiesta di un tetto percentuale per limitare l’eccessiva concentrazione di bambini stranieri nelle classi della scuola primaria: proposta di per sé non scandalosa, se i demagoghi della sinistra filoleghista non l’avessero proposta come questione di ordine pubblico.

Proprio così, quando la paura gioca brutti scherzi la gente comincia a temere anche i bambini. Il caso rom è di nuovo esemplare. Se il ministro Maroni ha voluto con insistenza sottolineare la necessità di raccogliere le impronte digitali dei minori rom, è perché sa benissimo di riscuotere i consensi di una massa che in quelle manine scorge prima di tutto la destrezza dei borseggiatori impuniti. Niente di meglio, è il passo successivo, che presentarsi con cinismo beffardo come unici veri protettori di quei bambini indifesi. Favorendo il loro avviamento scolastico? Sostenendo le amministrazioni che gli schiudono l’ospitalità nelle case popolari? No, identificandoli. E promettendo loro salvezza attraverso la sottrazione ai genitori naturali. Promettendo di incrementare le revoche della patria potestà, come se tale provvedimento estremo e delicatissimo dovesse simboleggiare la liberazione dei bambini zingari –non dall’emarginazione e dalla povertà- ma dalla loro etnia maledetta.

A discarico degli amministratori di sinistra che hanno cavalcato l’ostilità anti-rom, va riconosciuto che è difficile, soprattutto per dei politici, mettersi contro il popolo. Col rischio di passare per difensori della delinquenza, dei violentatori, dei ladri di bambini (sia ben chiaro: negli ultimi vent’anni non risulta un solo caso di minore rapito da zingari in Italia). I mass media registrano passivamente la commedia di un popolo esasperato, l’ira dei giusti che talvolta anticipa le forze dell’ordine nel necessario repulisti. Nei talk show televisivi da anni i leaders degli opposti schieramenti considerano improponibile adoperare la parola “integrazione” e hanno fatto semmai a gara nel promettere espulsioni, dimenticando quanto sia vasta la categoria dei drop-out non estradabili. Perfino i vescovi e i parroci troppo caritatevoli vengono accusati di tradimento, rifacendosi a dottrine medievali secondo cui la compassione e l’assistenza sono lecite solo nei confronti dei poveri appartenenti alla tua comunità: dunque i vagabondi devono essere rinchiusi, cacciati o uccisi. Così gli episodi di violenza contro la presenza degli zingari nelle periferie urbane si moltiplicano senza neppure bisogno dell’incitamento dei titoloni di prima pagina di giornali degni eredi, settant’anni dopo, de “La difesa della razza”. Si va dal solito demagogico “Obiettivo: zero campi rom”, fino al ridicolo “I rom sono la nuova mafia”, per sfociare nel bieco stereotipo “Quei rom ladri di bambini”. Sarebbe assai benefico ricordare qui il precetto biblico dell’immedesimazione (“In ogni generazione ciascuno deve considerare se stesso come se fosse uscito dall’Egitto”) e perciò ogni volta sostituire con la parola “ebrei” o “italiani” la parola “rom”. Ma è un esercizio liquidato come poco redditizio da un gruppo dirigente della sinistra che ha sottovalutato le conseguenze della sconfitta subita sul terreno dei valori di civiltà, senza neanche provarsi a difenderli.

C’è infatti un’accusa particolarmente insidiosa da cui la sinistra sente il bisogno di difendersi, col rischio di accentuare la sua subalternità culturale alla destra.
Difendere gli zingari; denunciare il chiaro scopo intimidatorio e discriminatorio del censimento nei cosiddetti campi nomadi e delle impronte digitali da rilevare solo a loro; ricordare che i Commissari prefettizi nominati a Roma, Milano, Napoli per l’emergenza nomadi sono i primi dal 1938 incaricati di una sovrintendenza etnica: tutto ciò avrebbe il difetto di separare ulteriormente la sinistra dal popolo. Rivelando un’ostilità elitaria tipica della casta dei privilegiati che ignorano il disagio delle periferie. L’adulazione del popolo, il germe del populismo, penetrano così anche un ceto politico amministrativo della sinistra che mal sopporta la convivenza con le sue stesse tradizioni culturali. Chi si oppone è fuori dal popolo. Ti senti buono, superiore? Allora ospitali nel tuo attico, e non venirci a dire che dobbiamo investire risorse pubbliche per mantenere e ospitare questi corpi estranei alla società perbene. I veri poveri sono i nostri italiani, gli zingari sono dei privilegiati. Non a caso impazzano leggende metropolitane secondi cui riceverebbero sussidi quotidiani dagli enti locali, e il volontariato cattolico li alloggerebbe a scapito dei concittadini senzatetto.

Rinunciando a una battaglia culturale su un terreno considerato troppo sfavorevole e impopolare come la questione zingara, la sinistra ha sacrificato un tratto distintivo della sua idealità. Ma l’approccio corrivo a una destra che ricorre impunemente a termini come “derattizzazione”, allude all’eliminazione fisica dei rom, li stigmatizza con stereotipi identici a quelli antisemiti, non è solo mortificante: alla lunga si rivela anche nocivo politicamente. E’ vero che ci sono sindaci di sinistra che hanno perso le elezioni, in apparenza, solo per il fatto di aver consentito la sistemazione provvisoria sul territorio comunale di poche decine di zingari, metà dei quali bambini. E perfino un nordista come Cacciari, che strizza maliziosamente l’occhio alla Lega, viene ripagato con la furia di chi si oppone alla sistemazione di un campo per zingari italiani residenti a Venezia da decenni.

Ma alla dimensione irrazionale della politica di destra può contrapporsi efficacemente solo la passione civile e religiosa, la memoria storica, la denuncia del sopruso perpetrato nei confronti di un popolo, il coraggio di propugnare un’opera d’integrazione. Nel 1938 coloro che si opposero alla legislazione razziale promulgata dal regime fascista furono accusati di “pietismo” e con questa motivazione un migliaio di loro furono espulsi dal Pnf. Perché mai dovremmo sentirci disonorati dall’accusa di “buonismo”, settant’anni dopo?

 
Di Fabrizio (del 31/03/2010 @ 09:40:21 in musica e parole, visitato 3126 volte)

@ltroMolise.it 2010-03-29 02:09:39 (Altre notizie su Paul Polansky e su Lety, ndr)

di LAURA CAROSELLA - Paul Polansky, poeta e romanziere americano di origini cecoslovacche, ha tenuto un recital di poesia presso il Teatro Italo Argentino di Agnone il giorno 26 marzo, durante il quale ha illustrato la sua esperienza di poeta e giornalista a contatto con le popolazioni Rom della Repubblica Ceca e del Kosovo.

Dallo sterminio durante la seconda guerra mondiale, all’avvelenamento da piombo nei campi Rom del Kosovo che ancora causa morti, Polansky fa denunce serissime e attraverso le sue poesie narra le storie di chi non ha voce.

Cos’è che ha suscitato in lei un interesse così profondo verso le popolazioni Rom ed in particolare verso i campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale? Stava cercando di risalire alle sue origini cecoslovacche eppure ha provato interesse per qualcosa di completamente diverso. Vuole raccontarci come è andata?

"Sì, stavo cercando le mie origini negli archivi della Cecoslovacchia nel 1991 e reperii un numero notevole di documenti che gli archivi raccoglievano sui campi di concentramento Rom presenti a Lety durante la Seconda Guerra Mondiale. Il direttore dell’archivio disse che nessuno avrebbe potuto consultarli per 15 anni, quindi cominciai a pressare il Governo e tramite alcune amicizie influenti sono riuscito ad avere accesso agli archivi.
Non esisteva un inventario e c’erano numerosi scatoloni pieni di documenti, così per ogni scatola e per ogni documento feci un inventario accurato e trovai moltissime informazioni attraverso le quali capii che si trattava di un campo di sterminio gestito dai cechi e non dai tedeschi. Trovai molte foto ed in particolare quella di una giovane ragazza che un Natale cercò di fuggire dal campo, dopodiché non c’erano altre informazioni su di lei così presunsi fosse stata uccisa come molti altri che cercarono di fuggire.
Attraverso delle ricerche su tutti i nomi delle persone che trovai trascritti su quei documenti (tra i quali c’erano anche 95 guardie), venni a sapere che non c’erano persone ancora in vita e pensai subito che fosse molto strano, impossibile oserei dire.
Conobbi poi uno zingaro che era stato un conducente di Taxi a New York per 8 anni e che parlava inglese molto bene , inoltre era parecchio conosciuto nella comunità Rom, così lo "assunsi" per cercare informazioni su eventuali sopravvissuti.
Girammo tutta la Cecoslovacchia chiedendo ai Rom se qualcuno conoscesse sopravvissuti della seconda guerra mondiale che provenissero da Lety: ne trovai più di un centinaio e ovviamente avevano delle storie terribili da raccontarmi, ancora peggiori di quelle raccontate dai sopravvissuti di Auschwitz. Non avevano mai narrato queste storie prima di allora, neppure ai loro figli, perché i Rom hanno un loro "codice del silenzio" e queste storie per loro costituivano quasi un marchio di disonore, ma io mi trovai nel momento giusto al posto giusto, poiché i sopravvissuti erano tutti molto anziani e capirono di non voler portare quel segreto nella tomba , volevano che la gente sapesse cosa avevano subito. Così cominciai a raccogliere tutte le loro storie. Non vollero però che io li filmassi, fotografassi o che registrassi le loro parole, avevano paura che subito dopo io sarei andato dalla polizia a denunciarli per farli riportare a Lety; erano passati tutti quegli anni eppure avevano ancora paura di essere rinchiusi nuovamente in un campo di concentramento e questa è un’ulteriore prova di che esperienza terribile fosse stata.
Trovai anche delle guardie sopravvissute e pressai il Governo ceco affinché processasse uno di loro, perché avevo le prove che egli avesse ucciso tantissime persone con le sue mani, soprattutto bambini. Diedi vita ad un caso che all’epoca ebbe molta risonanza a livello mediatico in Cecoslovacchia, ma questa guardia era ormai troppo anziana per essere processata, anche se tentò di uccidermi quando io stesso andai a trovarlo! Quando conobbi la figlia e le raccontai ciò che sapevo su suo padre mi disse che avevo appena distrutto tutti i suoi sogni, mi disse "hai distrutto la mia vita e quella dei miei figli." Ecco qual è la parte peggiore del fare un lavoro come il mio".

Ieri, durante l’incontro presso il Teatro Italo Argentino, lei ha detto di aver vissuto per oltre 15 anni insieme alle popolazioni Rom come antropologo e studioso. Questa esperienza che impatto ha avuto sulla sua vita?

"Ho vissuto per 5 anni con gli zingari della Repubblica Ceca e per ben 11 anni con quelli del Kosovo come antropologo per l’appunto, raccogliendo le loro storie, imparando le loro abitudini e i loro costumi, assimilando le loro leggende e miti e tentando di trovare una differenza tra loro e me, per poi capire sempre di più che non ce ne fosse nessuna. Poi, attraverso le storie che mi raccontavano ho capito che le loro radici si trovavano in India, così sono andato in India e ho scattato molte foto, quando sono tornato e ho mostrato loro le foto scattate lì non credevano che io ci fossi stato davvero, uno di loro mi disse "Sei sicuro di essere stato in India? Conosco la donna in questa foto ed abita proprio nel villaggio qui accanto!" Non hanno mai creduto al fatto che fossi stato in India eppure lì avevo trovato i loro "cugini"!
A parte questo, vivere con loro non significa solo "studiare" i loro usi e costumi, ma soffrire con loro, subire gli stessi attacchi e gli stessi pregiudizi che la gente ha nei loro confronti, per esempio la NBC si rifiuta di parlare con me perché mi considera uno zingaro a tutti gli effetti, sono uno di loro! Girava addirittura la voce che io facessi parte di un esercito di zingari e molti, anche miei cari amici, erano curiosi di vederlo, questo mio grande "esercito", quando invece si trattava solo di due sorelle Rom che erano le mie interpreti. Eppure la NBC aveva messo in giro questo "rumor": "Paul Polansky arruolato in un esercito gitano". Io sto semplicemente cercando di salvare tanti bambini e tante persone che vivono nei campi contaminati dal piombo e la cosa peggiore di questa esperienza è il constatare che nessuno vuole salvarli, questo è il problema".

A proposito di questo, alla fine del video documentario "Gipsy Blood" che ieri lei ha proiettato in sala, c’è una forte denuncia nei confronti dell’ONU per quanto riguarda il problema dell’inquinamento da piombo nei campi Rom in Kosovo. Perché tanta indifferenza da parte di una associazione che è nata per difendere i diritti umani?

"C’è un atteggiamento innato di razzismo nei confronti degli zingari tra i componenti dell’ONU e non solo in Kosovo, inoltre l’ONU cambia il suo staff ogni 6 mesi in Kosovo, per cui io in 11 anni ho assistito a ben 22 cambiamenti di staff e tutte le persone che ho visto subentrare odiavano e odiano gli zingari. Prima la stessa cosa accadeva per le persone di colore, ora invece abbiamo persone di colore al governo, nelle istituzioni, insomma ricoprono posizioni di grande rilievo e quasi più nessuno è intollerante nei loro confronti, più che altro hanno capito che non si può essere razzisti nei loro confronti, mentre gli zingari non sono conosciuti, non sono integrati con la società, non hanno incarichi di nessun genere, sono considerati dei nomadi e questo alimenta il pregiudizio e l’intolleranza e l’intolleranza, a sua volta , è alimentata dall’ignoranza".

E’ quindi l’ignoranza il motivo per cui, dalla seconda guerra mondiale ad oggi, continua a sussistere un atteggiamento xenofobo nei confronti delle popolazioni Rom?

"Sì, diciamo che per conoscere le persone bisogna viverci insieme. Sia in Spagna, che nella Repubblica Ceca, che nel Kosovo ho avuto modo di conoscere persone che avevano dei Rom come vicini di casa ed ognuna di queste persone mi ha detto "lo zingaro che abita accanto a me è un persona per bene, non ho nessun problema nei suoi confronti e mi fido di lui, ma è lo zingaro che abita dall’altra parte della città quello di cui non mi posso fidare. " Ecco vede, se li si conosce, si vive insieme a loro, non ci sono problemi, se non li si conosci e non si sa nulla di loro è lì che comincia l’intolleranza e la fobia".

Rispetto ad altri poeti di cui ho avuto modo di leggere i componimenti, ho notato che le sue poesie rifuggono da qualsiasi artificio stilistico ed adottano un linguaggio diretto e concreto riportando i fatti per come sono avvenuti, oserei dire con uno stile quasi giornalistico. Si tratta di una scelta ben precisa o del suo stile innato di scrittura?

"Quando ho cominciato la mia carriera giornalistica alle scuole superiori, la mia insegnante diceva sempre che utilizzavo troppe parole , che ero molto prolisso e che purtroppo il mio stile naturale di scrittura era quello. Il fatto è che vivendo con i Rom e ascoltando le loro storie, devo utilizzare le loro semplici parole per raccontarle a mia volta, devo essere necessariamente diretto ed utilizzo il loro stile perché voglio mostrare a tutti chi essi siano davvero. Questo è il modo in cui loro parlano, non usano molte parole per descrivere le azioni , le loro storie di vita perché non hanno ovviamente il senso della letteratura, ma solo quello della storia, quella che si narra di padre in figlio di generazione in generazione. Ogni zingaro ha un’innata capacità narrativa usando il proprio diretto, semplice ed essenziale modo di raccontare che ti colpisce, arriva dritto alle ossa. Questo è il motivo per cui io adotto il loro stile e ormai l’ho fatto mio, infatti lo utilizzo per qualsiasi cosa io scriva".

Oggi ha trascorso una giornata ricca di appuntamenti qui a Agnone, cito la visita alle scuole superiori, alla struttura che un tempo fu adibita a campo di concentramento e poi alla Fonderia delle Campane Marinelli. Che idea si è fatto di Agnone e della sua storia?

"Mi sono davvero innamorato di Agnone, sono sincero! E’ una cittadina favolosa ed ho particolarmente apprezzato il suo centro storico: tutti i palazzi, i portoni, le botteghe; amo molto questo genere di cose. Le persone sono molto gentili per quello che ho potuto constatare e sono rimasto molto stupito dagli studenti delle scuole superiori con cui questa mattina ho avuto un incontro perché ho fatto molti convegni presso le università e questi ragazzi avevano molte più domande da pormi rispetto agli studenti universitari, erano totalmente coinvolti ed interessati alle mie parole, alle mie esperienze, a ciò che raccontavo loro. Nonostante si trattasse di un argomento piuttosto difficile e drammatico, avevo l’attenzione di ogni singolo studente. Ne sono rimasto impressionato e mi sono entrati davvero nel cuore. I ragazzi dell’Istituto Alberghiero, inoltre, mi hanno addirittura preparato, insieme ai loro insegnanti, un ottimo pranzo che non dimenticherò di certo! Vorrei davvero tornare in futuro, tornare a vedere la Fonderia (Marinelli n.d.r) che oggi mi ha fatto uno splendido dono e magari, perché no, scrivere anche un libro di poesie su questa bellissima città e sulla sua storia."

 
Di Fabrizio (del 21/07/2011 @ 09:40:18 in lavoro, visitato 1106 volte)

Da Czech_Roma

ryz, translated by Gwendolyn Albert

L'azienda Frutana Gold a Frýdek-Místek opera da oltre 15 anni ed è stata premiata il mese scorso col certificato Ethnic Friendly Employer. La ditta produce e distribuisce soprattutto patate sbucciate e bollite, ma ha iniziato anche l'elaborazione di altre verdure. Pochi si rendono conto conto che oltre il 50% dei 25 dipendenti della compagnia sono Rom.

"All'inizio anche noi eravamo preoccupati, come molte ditte nella Repubblica Ceca, sull'impiegare dei Rom, ma col tempo ci siamo convinti che vogliono lavorare, che lavorano davvero onestamente e bene, se dai loro un'opportunità per mettersi alla prova. Siamo lieti di poter dare un esempio agli altri cittadini ed imprese e contribuire a migliorare la mutua convivenza," ha detto Zdeněk Majer, CEO della compagnia.

L'azienda processa ogni mese oltre 100 tonnellate di patate ed altre verdure. Quest'anno ha iniziato la produzione la sua affiliata in Slovacchia, che pure si sta sviluppando con successo.

Majer si è recato a Praga per il conferimento del premio, assieme ad un piccolo gruppo di dipendenti rom, che hanno ringraziato il loro capo. Il video della cerimonia (solo in lingua ceca) è disponibile su RomeaTV.

 
Di Fabrizio (del 23/03/2011 @ 09:39:27 in Italia, visitato 1501 volte)

Venerdì 25 marzo dalle ore 15,00 alle ore 19,00
presso la sede dell’associazione chi rom e… chi no, “Scola Jungla” in Via Cupa Perillo (campo rom) Scampia-Napoli

è gradita la conferma all’incontro

"L'associazione chi rom e...chi no, in collaborazione con Osservazione, centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti, organizza una tavola rotonda per presentare e discutere i risultati della ricerca sul sistema di interventi che puntano a difendere i minori rom e sinti in Campania. La ricerca è stata realizzata nell'ambito del progetto "La protezione dei minori Rom in Bulgari, Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Romania e Slovacchia, condotta, dall' European Right Centre in collaborazione con Osservazione.
Il progetto è finanziato dalla commissione Europea nel quadro del programma "Diritti Fondamentali e Cittadinanza"

Presentazione della ricerca
Francesca Saudino e Daria Storia OsservAzione
Barbara Pierro e Emma Ferulano chi rom e… chi no

Sono previsti gli interventi di:
Dott. Assante e Dott. Avallone Giudici del Tribunale per i Minori di Napoli,
Dott.ssa Molinaro Presidente Ordine Assistenti Sociali Campania,
i rappresentanti delle istituzioni, delle strutture residenziali e dei CPA, le scuole, le associazioni del terzo settore, gli assistenti sociali e le famiglie dei territori interessati dalla presenza di comunità rom.

Evento accreditato dall’Ordine Professionale degli Assistenti Sociali della Regione Campania, riconosciuti due crediti

Per info ed eventuali indicazioni contattare:
348.8842827 – 338.8525697 – email: chirom.e.chino@gmail.com

come raggiungerci: GoogleMaps

www.chiromechino.blogspot.com
www.osservazione.org

Destina il tuo 5 per mille all'ass. chi rom e...chi no onlus
CF 95081280638

L'appuntamento su Facebook

 
Di Fabrizio (del 03/11/2010 @ 09:39:26 in lavoro, visitato 1627 volte)

Da Hungarian_Roma

* - 29/10/2010 scrive Szabolcs Szűcs:

Riportano i giornali canadesi che dei Rom ungheresi sono stati trattati come schiavi da una famiglia ungherese ad Hamilton, Ontario, e le autorità comunali hanno emesso un mandato relativo a traffico di persone contro 10 membri della famiglie.

I sospettati avrebbero attirato più di 16 persone da Pápa verso il Canada con la promessa di una vita migliore e di opportunità di lavoro.

Al loro arrivo [le vittime] erano costrette a lavorare gratis e a lasciare i loro benefici sociali. I sospetti aguzzini trattenevano i documenti delle vittime, le chiudevano in uno scantinato e davano loro avanzi di cibo. Tutte le vittime conosciute sono maschi.

E' il più grande reato di traffico di persone mai scoperto in Canada e gli imputati potrebbero essere i primi nel paese ad essere condannati per questo crimine. Ferenc Dömötör, Ferenc Dömötör Jr., Gyöngyi Kolompár, Gizella Kolompár, Lajos Dömötör, Ferenc Kolompár, Gizella Dömötör, Attila Kolompár, Gyula Dömötör e Zsanett Kolompár sono ricercati dalla Polizia Canadese a Cavallo. Nove di loro sono accusati di tratta.

Il caso è arrivato all'attenzione dicembre scorso quando uno dei Rom è riuscito a protestare pubblicamente sul modo in cui erano trattati. Prima le vittime non erano state in grado di rivolgersi alle autorità, perché erano sorvegliati strettamente e non parlavano bene l'inglese.

Il Canada ha lanciato un'indagine e dopo 10 mesi ha emesso gli avvisi di garanzia.

Le accuse a Ferenc Dömötörs e agli altri includono quella di aver insegnato agli immigrati come truffare le autorità canadesi.

Altri due membri della famiglia sono accusati dello stesso reato. Il capo del gruppo sembra essere Ferenc Dömötör senior, descritto dal procuratore della corona Sandra Antoniani come il capo del gruppo criminoso di Rom ungheresi, composto da parenti di vario grado. Durante un'audizione Ferenc Dömötör ha negato le accuse, dicendo di essere stato minacciato dalla polizia e dalle autorità canadesi, a causa della sua discendenza rom.

La maggior parte delle vittime sono ritornate in Ungheria.

Il ministro canadese dell'immigrazione, Jason Kenney, ha detto che il crimine organizzato ha portato queste persone in Canada a rubare i loro benefici sociali. Ha detto che molti cittadini ungheresi sono migrati nel paese, ma dei 2.500 che nel 2009 hanno richiesto asilo in Canada, solo tre l'hanno visto accolto.

Nota dell'editore: Il Kyiv Post è un membro fondante del New Europe News Network, assieme ad altri giornali in lingua inglese. I media includono il Krakow Post in Polonia, The Budapest Times in Ungheria, The Slovak Spectator di Bratislava, Slovacchia, The Sofia Echo in Bulgaria e The Prague Post nella Repubblica Ceca. In base ad un accordo informale, i giornali condividono articoli nelle versioni stampate e online con gli altri membri del network.

 
Di Fabrizio (del 16/03/2010 @ 09:38:36 in blog, visitato 1734 volte)

...ed invece sono passati quasi 5 anni. Lo rileggo volentieri per guardare (una volta tanto) la strada percorsa ...ed anche per l'amico Yuri del Bar, che a Mantova s'e' ricandidato alle elezioni comunali

Non sapevo cosa scrivere

(e invece)
Ho un mucchio di notizie arretrate da sbrigare e forse da pubblicare, ma e' come se mi autocensurassi:
forse potra' interessare a qualcuno che nella Repubblica Ceca si continua a parlare di sterilizzazione forzata delle donne Rom, senza la certezza se questa pratica prosegua ancora oggi, o che la International Organization for Migration abbia iniziato una propria campagna europea di assistenza a favore dei Rom dell'Europa dell'Est, che vivono oggi una situazione per molti versi simile a quella del nazismo (non lo dico io, e' quello che leggo sul loro documento).
Stranamente, non ci sono notizie di nuovi rimpatri forzati verso il Kosovo, non so se dipenda dal silenzio stampa dei ministeri degli interni o per la moratoria richiesta dall'UNHCR, in compenso in Gran Bretagna continua la polemica tra il partito conservatore e il governo laburista sulle aree di sosta...
Ne scriverei, se non fosse che sono cose scontate e che sono stanco di ripetere le medesime notizie.

Ci sono stati dei momenti negli anni scorsi, in cui le notizie erano da addentare come se fossi un mastino. Scontri violenti per motivi etnici, in Romania, Slovacchia, Kosovo, un corrispondente macedone che prima mi scriveva sotto i colpi di mortaio dell'UCK, e poi ferito dalla polizia durante una manifestazione di protesta. Li' forse c'era un senso, perche' queste notizie non arrivavano sui giornali italiani, se non dopo settimane. Li', nel silenzio dell'informazione ufficiale, misuravo il senso della parola discriminazione.

Quella e' la discriminazione di "guerra". Poi c'e' l'altra discriminazione, quella di "pace": nel lavoro, nella casa, nello studio o nell'accesso ai servizi sanitari. Ma se nel caso della guerra potevo parlare di CENSURA, la "discriminazione di pace" e' piu' ambigua: da una parte sullo Zingaro (uso apposta il termine dispregiativo) si caricano tutta una serie di paure secolari, dall'altra, fatichiamo a vederlo diverso da come ce lo siamo sempre immaginato. Mi spiego: LORO non han voglia di lavorare, ma NOI faticheremmo ad accettare un collega Sinto o una baby sitter Rom. LORO non vogliono mandare i figli a scuola e NOI facciamo cambiare scuola ai nostri bambini se 2 o 3 dei loro compagni di classe abitano in un campo sosta.
Dico che li abbiamo rinchiusi, prima che nei campi sosta, in un ruolo da cui abbiamo paura che escano.
Allora, parlare delle discriminazioni quotidiane serve a poco, perche' sono quelle cose che turbano per qualche giorno, ma ci rassicurano che il gradino basso della societa' e' occupato, ed e' giusto cosi', perche' se e' occupato non rischiamo di caderci noi. Proprio le cronache della "discriminazione di guerra" mi hanno insegnato che qualsiasi siano i contendenti, i Rom sono sempre i primi a pagare e, finito con loro, c'e' qualcun altro, che stava meglio, che si ritrova al loro posto, suo malgrado.

Poi, ci sono i "bravi democratici": quelli che sono affascinati da un nomadismo che se potessero i Rom si lascerebbero volentieri alle spalle, quelli che "Zingaro e' cultura, e' musica, e' poesia". Si', ma che senso ha questa cultura, se non ha possibilita' di esprimersi e di confrontarsi? Se rimane chiusa nei ghetti o nei campi? E' come parlare dei menestrelli medievali, con la differenza che i cavalieri antichi sono estinti, e qua ci riferiamo a un popolo che vive in mezzo a noi. Insomma, buoni o cattivi, sembra che l'importante sia percepirli come DIVERSI.

Diversi, lo siamo tutti, non vedo qua il problema. Il problema e' quando la diversita' e' un alibi per vivere separatamente e senza confronto. Da questo tipo di diversita', non puo' che nascere una societa' malata, da un lato e pure dall'altro.

Mentre si continuano a tenere le distanze, i Rom e i Sinti (per natalita' o per fuggire alle guerre e alle persecuzioni), sono diventati la minoranza etnica piu' vasta della Comunita' Europea. 10/12 milioni (non lo sappiamo), piu' degli abitanti dell'Austria o del Belgio. E si affacciano nuove generazioni.

Livia Jaroka e Yuri del Bar hanno in comune la giovane eta' (30 e 26 anni). E l'etnia. Per il resto sono DIVERSISSIMI: lei Ungherese e lui Italiano, lei antropologa e lui mediatore culturale. Anche politicamente sono distanti: Livia Jaroka eletta al Parlamento Europeo nel Partito Popolare, Yuri del Bar al Comune di Mantova in Rifondazione Comunista.
Livia Jaroka ha sponsorizzato il mese scorso un programma di formazione professionale presso il Parlamento Europeo, per giovani Rom che possano in futuro essere quel nucleo politico-intellettuale che e' mancato al suo popolo per risollevarsi dal II dopoguerra (chi volesse ulteriori notizie, me le richieda via email).
Yuri del Bar e' stato eletto con un programma che richiedeva la chiusura dei campi sosta a favore di microareee, il diritto di voto ai migranti, piu' fondi allo studio e sostegno alle famiglie.
Su di loro, la cappa mediatica che ricordavo prima. Eppure, credo che quei due, cosi' DIVERSI, siano l'avanguardia di una nuova generazione che possa parlare in prima persona del proprio popolo, perche' finalmente si racconti la miseria o la gioia senza i NOSTRI giri letterari.

 
Di Fabrizio (del 20/06/2012 @ 09:38:30 in Europa, visitato 1385 volte)

Giovedì 21 giugno alle 18.30 inaugura, presso la Fondazione Forma per la Fotografia la mostra Zingari di Josef Koudelka. All'evento sarà presente l'autore.

Periodo
dal 22 giugno al 16 settembre 2012

Orario
tutti i giorni dalle 11 alle 21
Giovedì e Venerdì dalle 11 alle 23
lunedì chiuso

Costo biglietto
Intero: 7,50 euro
Ridotto: 6 euro
Scuole: 4 euro
Elenco delle riduzioni

Per informazioni
02.5811.8067
02.8907.5419

© Josef Koudelka, Moravia, 1966

Zingari è senza dubbio uno dei lavori fotografici più celebri del Novecento.
La mostra presentata a Forma, in prima mondiale, rispecchia fedelmente la sequenza e il menabò del volume Cikáni (zingari in ceco) che lo stesso Koudelka aveva progettato nel 1970, prima di lasciare la Cecoslovacchia, e rimasto a lungo inedito.
Quel volume, riproposto da Contrasto, testimonia la spettacolare teatralità visiva che Josef Koudelka aveva concepito intorno al suo lavoro di ricognizione fotografica delle comunità gitane dell'Est Europa.

In esposizione le 109 immagini del libro, sontuosamente stampate (sotto la stretta sorveglianza dell'autore) appositamente per la presentazione di Forma.
Da un lato, le immagini raccontano la quotidianità delle comunità gitane negli anni Sessanta in Boemia, Moravia, Slovacchia, Romania, Ungheria e in alcuni casi in Francia e Spagna. Dall'altro, testimoniano lo sguardo penetrante e insolito dell'autore, la sua capacità di fermare, in momenti unici per la perfetta composizione formale e la pregnanza dell'azione, scene di vita familiare, momenti di festa, di gioco e di ritualità collettiva.
Una dopo l'altra, le immagini compongono un vero affresco visivo di grande potenza e con poetica malinconia registrano la fine di un'epoca, la fine di un viaggio: quello del nomadismo zingaro in Europa.
Riferimento essenziale "di culto" per generazioni di fotografi, Zingari mantiene nel tempo la sua forza e conferma la grandezza del suo autore, Josef Koudelka, tra i più grandi fotografi viventi.

La mostra è presentata in collaborazione con Magnum Photos

Biografia
Josef Koudelka nasce in Moravia nel 1938. Inizia la sua carriera come ingegnere aeronautico e diventa fotografo professionista verso la fine degli anni Sessanta. Nel 1968 fotografa l'invasione sovietica di Praga, pubblicando le sue fotografie con le iniziali P. P. (Prague Photographer, fotografo di Praga).
Per queste fotografie, nel 1969 riceve da anonimo il premio Robert Capa dell'Overseas Press Club. Nel 1970 lascia la Cecoslovacchia per cercare asilo politico e, poco dopo, entra a Magnum Photos.
Nel 1975, viene pubblicata la prima edizione di Gypsies, il primo di una lunga serie di libri di questo fotografo, incluso Exiles (1988), Chaos (1999), Koudelka (2006) e Invasione Praga 68 (2008).
Nel corso della sua carriera Koudelka ha vinto svariati premi come il Prix Nadar (1978), il Grand Prix National de la Photographie (1989), il Grand Prix Cartier-Bresson (1991), e l'Hasselblad Foundation International Award in Photography (1992). Le sue fotografie sono state esposte al Museum of Modern Art e all'International Center of Photography di New York, all'Hayward Gallery di Londra, allo Stedelijk Museum di Amsterdam, al Palais de Tokyo di Parigi, alla Fondazione Forma di Milano e al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel 1992 ha ricevuto la nomina di Chevalier de l'Ordre des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese. Oggi vive fra Parigi e Praga.

 
Di Fabrizio (del 16/08/2008 @ 09:37:30 in Europa, visitato 3117 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

IPS By Vesna Peric Zimonjic

BELGRADO, 12 agosto (IPS) - Alcune settimane fa, la Serbia ha dato l'addio al cantante folk Saban Bajramovic, morto per arresto cardiaco all'età di 72 anni nella città meridionale di Nis. Con un gesto insolito, il Presidente serbo Boris Tadic ha partecipato al funerale, dando l'ultimo tributo al "Re della Musica Zingara"

Ma la presenza del Presidente non è stata l'unica cosa insolita.

"E' triste che (Bajramovic) se ne sia andato," ha detto a IPS Osman Balic, attivista Rom. "Ma è anche un miracolo che sia vissuto così a lungo. Sono sicuro che nella sua città natale di Nis non ci sono Rom di quell'età." Si ritiene che a Nis vivano 25.000 Rom.

I Rom sono un popolo che migrò in Europa dall'India sin dal XIV secolo. Si stima che 12 milioni vivano in Europa, affrontando deprivazioni e discriminazioni.

Secondo gli studi di diversi gruppi Rom per i diritti umani, soltanto un Rom serbo su 60 vive sino al 60° compleanno, e molti non superano l'età di 50.

"La più corta aspettativa di vita è tra i riciclatori di materiali, (un commercio) popolare tra i Rom come mezzo per sopravvivere," ci ha detto Balic. "La loro aspettativa di vita è di circa 45 anni, causa le condizioni estremamente dure che li circondano."

La Serbia ha recentemente assunto la presidenza del "Decennio dell'Inclusione Rom", l'iniziativa internazionale volta a migliorare lo status dei Rom tra il 2005 e il 2015. Nove paesi sono stati coinvolti nel progetto - Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia e Slovacchia.

Il mese scorso, si è aggiunta l'Albania, mentre la Bosnia-Herzegovina e la Spagna stanno per farlo. La Slovenia ha la posizione di osservatrice.

Gli sforzi sono centrati sul miglioramento delle condizioni socio-economiche di questo gruppo altamente marginalizzato, con punti prioritari all'istruzione, impiego, sanità ed alloggio.

"Non c'è bisogno delle statistiche per vedere la povertà che prevale tra i Rom," ha detto il vice Primo Ministro Bozidar Djelic in una recente conferenza stampa. "Ci sono 593 insediamenti Rom attorno alle grandi città della Serbia, senza nessuna infrastruttura o normali standard di vita."

Djelic ha detto che il nuovo governo che ha assunto la direzione in luglio vorrebbe assegnare 500 milioni di dinari (10 milioni di dollari) invece dei 2,4 milioni programmati in precedenza, per misure per migliorare le condizioni di vita dei Rom.

Ma la Serbia, come molte altre nazioni dell'ex Yugoslavia, non conosce il numero esatto dei Rom nel paese. La Serbia ha una popolazione di 7,5 milioni. Il censimento del 2002 pone il numero dei Rom in 108.000, ma Djelic puntualizza che si ritiene che solo un Rom su tre ammette di appartenere a questo gruppo etnico.

In Bosnia-Herzegovina, il censimento del 1991 contava 6.868 Rom tra la popolazione anteguerra di 4,3 milioni. Ma secondo il Comitato per i Rom interno al Consiglio nazionale dei Ministri (governo federale), il numero è vicino a 70.000.

Il censimento 2001 in Croazia trovò 9.463 Rom su una popolazione di 4,4 milioni. Le organizzazioni Rom dicono che il numero reale è tra 30.000 e 40.000, e la maggior parte non ha una fonte permanente di reddito.

I gruppi locali dei diritti hanno patito un colpo a luglio quando la Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito che la Croazia non discriminava gli studenti Rom mettendoli in classi separate di solo Rom, pratica frequente nei Balcani.

"Questa regola potrebbe avere un impatto su molti paesi in Europa," ha detto Anita Danka del Centro Europeo per i Diritti dei Rom alla belgradese B92 RTV. "La Corte non è stata capace di vedere che l'istruzione segregata può avere una varietà di manifestazioni, inclusa la segregazione nelle scuole principali."

La segregazione esiste anche in Serbia, dove i bambini Rom per decenni sono finiti in scuole speciali.

Le statistiche del Centro Informazione Rom mostrano che il 60%  dei Rom lasciano la scuola all'età di 10anni. Soltanto il 4% dei bambini Rom in Serbia hanno frequentato la pre-scuola o gli asili.

La nascita di solito non viene registrata, dicono gli attivisti. La Serbia il mese scorso ha lanciato una campagna per fornire documenti ai Rom.

"La linea di tendenza è la politica di fornire un'esistenza decente per i Rom dopo molti anni di negligenza," ha detto Luan Koka dell'Organizzazione della Stategia Nazionale per i Rom a IPS. (END/2008)

 

Data di pubblicazione dell'appello: 23.07.2008
Status dell'appello: attivo

bambini rom e non di una classe elementare di Pavlovce nad Uhom ©AI

"Nella settima classe della scuola speciale ho imparato le stesse cose che ho imparato nella terza classe della scuola normale"
Ragazzo rom quattordicenne, erroneamente collocato nella scuola speciale di Pavlovce nad Uhom

In Slovacchia, un alto numero di bambini rom sono collocati inappropriatamente in "scuole speciali" per bambini con disabilità mentali, dove ricevono un'istruzione di livello inferiore, e hanno opportunità molto limitate di impiego e istruzione superiore. Studi indipendenti indicano che fino all'80 per cento dei bambini collocati nelle scuole speciali slovacche sono rom.

Una volta che i bambini vengono assegnati alle scuole speciali, le porte che riportano verso l'istruzione tradizionale per bambini con capacità medie o al di sopra della media restano chiuse.


Pavlovce nad Uhom è una cittadina nella Slovacchia orientale, a 10 chilometri dal confine con l'Ucraina. Più del 50 per cento dai suoi 4.500 abitanti sono rom. Ci sono due scuole elementari in città: una scuola normale e una scuola speciale per bambini con disabilità mentali. Circa i due terzi dei bambini rom che frequentano la scuola elementare a Pavlovce nad Uhom sono segregati di fatto nella scuola speciale. Il 99,5 per cento dei circa 200 alunni della scuola speciale sono rom.

Ufficialmente, i bambini possono essere collocati nelle scuole speciali dopo una diagnosi formale di disabilità mentale e solo col pieno consenso dei genitori. Tuttavia, molti bambini a Pavlovce nad Uhom non hanno ricevuto una valutazione e se c'è stata è stata gravemente difettosa. Nel contempo, nella maggior parte dei casi il consenso dei genitori non è stato nè libero nè informato.

Nel 2007, a seguito di indagini richieste dal sindaco di Pavlovce nad Uhom, è stato ufficialmente riconosciuto che 17 di alunni non andavano inseriti nelle scuole speciali e vi erano stati collocati erroneamente.
Amnesty International ritiene che il numero reale sia di gran lunga più alto e che altri bambini rom - il cui posto legittimo è nella scuola normale - continuino a veder negato il loro diritto all'istruzione a Pavlovce nad Uhom.

Le serie violazioni dei diritti umani a Pavlovce nad Uhom non sono solo il risultato di errori umani individuali, ma di un più ampio fallimento nell'eliminare la discriminazione sia nel modello, sia nella realizzazione del sistema educativo slovacco.

Amnesty International chiede alle autorità slovacche di riconoscere questi fallimenti e di introdurre adeguate riforme strutturali. In particolare Amnesty International chiede al direttore dell'Autorità scolastica della regione di Košice - fondatore e responsabile diretto della scuola speciale di Pavlovce nad Uhom - di:

  • Assicurare che tutte le decisioni di collocazione siano riviste a che tutti i bambini che al momento frequentano la scuola speciale di Pavlovce nad Uhom siano riesaminati per identificare gli alunni che vi sono stati collocati erroneamente, e assicurare la loro veloce integrazione nella scuola normale come giusto; in quei casi l'Autorità scolastica regionale dovrebbe anche fornire un rimedio efficace, compresi risarcimenti ai bambini coinvolti.
  • Prendere misure appropriate contro gli impiegati statali responsabili di aver agito contro la legge slovacca e alle spese dell'istruzione del bambini rom di Pavlovce nad Uhom.
  • Assicurare che l'iscrizione degli allievi in nessun caso sia approvata dalle scuole speciali a meno che non siano stati diagnosticati in modo chiaro, oggettivo e privo di ambiguità i portatori di disabilità mentale; tali diagnosi devono precedere il collocamento del bambino e le richieste o il consenso dei genitori non dovrebbero essere fattore decisivo per una simile collocazione.

La segregazione dei bambini rom nelle scuole speciali che impartiscono un'istruzione inferiore è una forma di discriminazione legale. Chiedi al Direttore dell'Autorità Scolastica Regionale di Košice di mettere fine alla situazione a Pavlovce nad Uhom, e ovunque nella regione di Košice!
Firma subito l'appello


Jozef Vook
Director
Košice Regional School Authority
Zádielska 1
040 78 Košice
Slovakia
Fax: +421 55 7245 437
E-mail: vook.jozef@ksuke.sk
 

Egregio Direttore,

Le scriviamo per esprimerLe profonda preoccupazione relativamente all'inappropriato collocamento e alla segregazione di fatto dei bambini rom nella scuola speciale di Pavlovce nad Uhom.

Durante l'anno scolastico 2007/2008 è stato dimostrato che molti bambini rom sono stati collocati inappropriatamente. Ci sono ragioni di credere che un nuomero molto alto di bambini rom - il cui posto legittimo è nella scuola normale - sia costretto a frequentare la scuola speciale di Pavlovce nad Uhom.

La esortiamo ad assicurare che tutti i bambini che stanno frequentando la scuola speciale di Pavlovce nad Uhom siano riesaminati, per identificare gli alunni che possono esservi stati collocati erroneamente. La esortiamo, inoltre, ad assicurare che siano prese misure per una loro rapida reintegrazione nella scuola normale come appropriato; e che una giusta riparazione, compreso un risarcimento, sia fornita ai bambini coinvolti.

La sollecitiamo inoltre a prendere misure appropriate contro tutti gli impiegati che possono aver agito contrariamente alla legge slovacca e a spese dell'istruzione dei bambini rom nella provincia di Pavlovce nad Uhom.

La segregazione dei bambini rom nelle scuole speciali che forniscono un'istruzione di livello inferiore è una forma di discriminazione proibita. Deve assicurarsi che i collocamenti sbagliati dei bambini rom nelle scuole speciali non accadano di nuovo a Pavlovce nad Uhom, o in qualunque altra parte della regione di Košice.

Distinti saluti.
Scarica l'appello (in pdf) in favore dei bambini rom della Slovacchia (14.12 KB)

 
Di Daniele (del 17/02/2011 @ 09:36:52 in Europa, visitato 2021 volte)

Da Slovak_Roma

Michaela Terenzani - Stanková Rendendo la lingua legale

Una volta che allacci un bottone sul tuo giubbotto in modo sbagliato, allora tutto il tuo giubbotto è ovviamente abbottonato sbagliato, ha detto Rudolf Chmel, il Vice Primo Ministro per i diritti umani e le minoranze nazionali, descrivendo le tensioni che hanno circondato la Legge sulla Lingua dello stato della Slovacchia. Il suo ufficio ha iniziato ufficialmente a lavorare con più forti poteri il 1° novembre e tra le sue prime iniziative legislative c'è un emendamento alla legge sulle lingue minoritarie che è stato presentato per la discussione pubblica poco prima della fine del 2010. Il diritto di usare la propria lingua madre, nonché i conflitti che scoppiano regolarmente tra slovacchi e ungheresi e i problemi della situazione di esclusione sociale delle comunità rom sono stati tra i temi che Chmel ha discusso con il pubblico slovacco poco prima della vacanze di Natale.

The Slovak Spektator (TSS): La legge statale sulla lingua, che ha provocato molta tensione tra ungheresi e slovacchi, è stata recentemente modificata. Come ha fatto a percepire l'emergere del problema?

Rudolf Chmel (RCH): La legge statale sulla lingua è emersa come problema quando è stata approvata dal governo di Vladimir Meciar nel 1995, perché ha un evidente tono contro le minoranze, e soprattutto anti-ungherese, ivi comprese le sanzioni. Ma il periodo precedente della situazione risale agli inizi degli anni '90 quando una certa parte di nazionalisti si avvicinò con l'idea di protezione della lingua di Stato, come se qualcuno stava ancora cercando di portarla via da noi. In generale gli slovacchi sembrano che vivano ancora nel XIX secolo, nel Romanticismo, quando il linguaggio doveva essere combattuto, o più tardi, quando la magiarizzazione era parte delle politiche statali. Ma oggi la lingua slovacca è una parte naturale dell'identità degli slovacchi e come tale non ha bisogno di meccanismi repressivi giuridici per la sua tutela. E' fondamentalmente una controversia tra chi vuole proteggere e lottare per la lingua e coloro che vogliono prendersi cura di essa e coltivarla. Se c'è una minaccia per la lingua slovacca, è a causa di ignoranti slovacchi e non degli ungheresi o altre minoranze.

Il governo di Mikuláš Dzurinda ha liberalizzato la legge nel 1999 ed ha approvato una legge sulle lingue minoritarie, così formalmente questi due problemi sono stati modificati, ma la verità è che entrambe le leggi sono imperfette - e quindi hanno bisogno e avranno bisogno di essere migliorate. Nel 2009 il governo di Robert Fico ha rinforzato nuovamente la legge, e praticamente l'ha riportata di nuovo ai tempi di Meciar. La coalizione di governo attuale sta cercando sia di armonizzarle che liberalizzarle - ossia, moderare la protezione ed incrementare l'attenzione per entrambe le lingue, quella di stato e quella delle minoranze.

TSS: Come ha visto la tensione che è emersa fra gli ungheresi e gli slovacchi per la Legge statale sulla lingua?

RCH: La minoranza ungherese si occupa della questione della lingua in modo diverso rispetto alle altre minoranze, come gli ungheresi, simili agli slovacchi, vivono ancora con la convinzione che la lingua sia l'attributo più importante della loro identità nazionale. E' vero, ce ne solo accorgiamo meno quando si parla di minoranze. Quando si tratta della lingua, una minoranza è naturalmente più vulnerabile ed in pericolo perché vive in un ambiente della lingua in maggioranza ed è nel maggiore dei casi la lingua minoritaria piuttosto che la lingua di maggioranza che è assimilata. Nel 2009, la legge statale sulla lingua è stata reintrodotta nell'agenda nazionale inter statale slovacca-ungherese, dal momento che le caratteristiche repressive della modifica erano rivolte soprattutto contro la minoranza ungherese. Il governo ungherese ha interferito e la bolla è cresciuta. In quel momento ho creduto che fosse inutile, in quanto faceva parte della carta ungherese che il governo guidato da Fico ha giocato nelle relazioni bilaterali con l'Ungheria. Ecco perché abbiamo creduto che le misure restrittive dovrebbero essere eliminate. Dopo tutto, c'erano pertinenti raccomandazioni internazionali che supportavano la nostra posizione.

TSS: Ma le sanzioni che lei ha criticato in passato rimangono nella legge, anche se in modo limitato. E' soddisfatto della soluzione che il parlamento ha recentemente approvato?

RCH: Siamo venuti con le richiesta di rimuovere le misure restrittive sia sulla legge statale sulla lingua, e nella legge sulla lingua delle minoranze, in quanto le due leggi in realtà sono due facce di una stessa medaglia e, pertanto, devono essere compatibili. L'emendamento alla legge statale sulla lingua è stato proposto dal ministro della cultura perché compete al suo dipartimento. C'è anche un dipartimento di lingua di stato presso il ministero della cultura che supervisiona sul corretto uso dello slovacco. Questo è quello che ho cancellato quando ero ministro della cultura (nel 2002-2005) perché mi sembrava troppo per i funzionari ministeriali dire cosa è giusto e cosa è sbagliato nella lingua. Per tutto questo abbiamo un'autorità accademica, L'istituto di linguistica Ludovit Stur presso l'accademia slovacca delle scienze, come pure diversi dipartimenti universitari. Non è dato agli ufficiali ed hai politici il codificare il linguaggio. A parte questo, credo che la legge statale sulla lingua, dovrebbe essere una legge di solo valore simbolico e non dovrebbe essere utilizzata per qualsiasi repressione o minaccia.

Così è stato necessario emendare la legge, ma è più facile a dirsi che a farsi, come i vecchi pregiudizi nazionalisti e i traumi che hanno lavorato nelle relazioni fra slovacchi ed ungheresi per decenni, permangono nella coscienza politica slovacca sia nazionalistica che democratica, quella che attualmente governa il paese.
Ora i nazionalisti da Smer e dal Partito Nazionale Slovacco (SNS) dicono che la legge è servile a Budapest, dall'altro lato i nazionalisti ungheresi criticano il governo slovacco dicendo che la legge continua a perseguitare le minoranze. Quindi di solito i nazionalisti partono dalle stesse piattaforme, rimanendo solamente uno contro l'altro. Ma credo che se le sanzioni sono state eliminate, la legge sarebbe piuttosto buona. Usando il termine "sanzione" o "ammenda" in relazione al linguaggio, è un intervento drastico nella società, come la lingua è un affare molto intimo, molto personale dell'identità umana come dell'identità di una comunità più grande. Qualsiasi repressione in quella zona interferisce con l'identità umana. Dopo la nostra ultima modifica, le repressioni verranno utilizzate solo in campo ufficiale, molto formalmente, ma penso che siano completamente ridondanti. C'è stato un sollievo significativo in diversi settori della comunicazione pubblica, per esempio in uffici di auto-governo o negli uffici di polizia. Il rilievo è ancora più grande nel settore della cultura. Ma la legge ancora non contiene tutti i provvedimenti che potrebbero essere necessari.

TSS: Ora tenterà anche di modificare la legge sulle lingue minoritarie, che dovrebbe per molti aspetti allargare il diritto delle minoranze ad usare la loro lingua madre – una misura che spesso incontra resistenze da parte dei politici in Slovacchia. Perché c'è una mancanza di volontà tra i politici della Slovacchia per questo?

RCH: E' necessario modificare la legge sulle lingue minoritarie da quando abbiamo modificato la legge statale sulla lingua e queste due leggi devono essere compatibili. Abbiamo inoltre stabilito come uno dei nostri obbiettivi sia un concetto più ampio della politica per le minoranze in termini giuridici. Vogliamo farla finita con la discordia tra le due lingue, come la legga statale sulla lingua ha interferito negli usi delle lingue minoritarie, in particolare dopo che il governo di Fico l'ha modificata. Ciò doveva essere rimosso perché l'uso delle lingue minoritarie è disciplinato dalla legge sulle lingue minoritarie e non dalla legge statale sulla lingua. Le raccomandazioni internazionali hanno parlato con la stessa voce che questa discordia dev'essere rimossa.

Per rendere compatibili le due leggi, ora ci sono le sanzioni introdotte nel progetto di modifica della legge sulle lingue minoritarie perché ci sono già delle sanzioni nella legge statale sulla lingua. Se un membro della minoranza non è in grado di far valere il suo diritto di parlare una lingua minoritaria, possono lamentare l'istituzione in questione. Ma io personalmente credo che non ci dovrebbero essere sanzioni in nessuna delle due leggi.
Ovviamente, per qualcuno dei miei colleghi questo suonava come un reato contro la maggioranza slovacca, che le istituzioni slovacche potrebbero essere sanzionate se un ungherese, un ruteno, un ucraino od un rom non possano ottenere un'informazione nella loro rispettiva lingua. La mentalità slovacca, non pensa se accadesse al contrario, ma quando è la maggioranza che deve essere punita, tutto ad un tratto non ci piace.

TSS: Uno dei principali cambiamenti che lei sta introducendo nel progetto di modifica della legge sulle lingue minoritarie, è abbassare il quorum per chi parla la lingua minoritaria, dall'attuale 20% al 10%.

RCH: Tutte le raccomandazioni internazionali dicono che il quorum dev'essere abbassato. Nel 1999, quando la legge è stata redatta per la prima volta, anche il 20% sembrava troppo alto. Ma l'esperienza ha dimostrato che non è un buon quorum, in quanto permette ancora di assimilare le minoranze. Le raccomandazioni internazionali che abbiamo ricevuto parlano del 10%, sostenendo che le lingue minoritarie richiedono maggiore protezione in quanto la loro posizione statale non è uguale a quella della lingua nazionale. Ho il sospetto che non sarebbe accettato facilmente da molti cittadini e politici ma il quorum proposto non è così basso. Nota bene, non riguarda la minoranza ungherese, bensì le altre minoranze. Attualmente, sotto il quorum del 20%, sono circa 520 municipalità con lingua ungherese e, con il quorum abbassato al 10%, sarebbero altre 30, meno del 1% in più. Ma è interessante considerare che la minoranza tedesca, che è molto più piccola. Attualmente, vi è un solo comune di lingua tedesca, Krahule nella Slovacchia centrale, ma con il quorum del 10%, salirebbe da 10 ad 11 municipalità. Con la minoranza croata, si potrebbero influire due parti della municipalità di Bratislava, Jarovce e Cunovo. Considerando la minoranza rutena, proponiamo il conteggio insieme alla minoranza ucraina per finalità di utilizzo delle minoranze linguistiche, il che significherebbe che persino la città di Humenné diventerebbe ufficialmente bilingue.
Il problema con la minoranza rom, a questo riguardo, è che un'infrastruttura completamente nuova per la loro lingua, avrebbe bisogno di essere stabilita. In questo caso, dovremmo prendere in considerazione un modo per rinviare l'implicazione pratica della legge per creare spazio per l'educazione dell'intelligenza rom che sarebbe in grado di saturare questa infrastruttura. Non è una cosa facile, che richiede anche un più alto budget per le municipalità interessate.

TSS: Il suo ufficio si occupa anche di alcuni problemi legati alla minoranza rom. Quali di questi consideri più seri?

RCH: L'agenda dei rom è attualmente distribuita tra diversi uffici e penso che sia necessario un approccio più globale. Negli ultimi 21 anni lo stato ha fallito nelle politiche sociali. Vi è una sorta di egoismo economico tra i non-rom e le problematiche per ridurre la povertà dei rom. E da quando nascondiamo le problematiche economiche ed i fallimenti dello stato, le soluzioni che vengono proposte sono spesso razziste, ideologiche e dirette verso i cittadini più poveri di questo paese.
"Le comunità socialmente escluse" è solo un bel nome per le baraccopoli, dove le persone non hanno una possibilità di prendere una via d'uscita dal circolo vizioso in cui vivono. E poiché non esiste un approccio globale per risolvere i loro problemi, ma ogni ufficio lo risolve nel suo piccolo dipartimento – nella sanità, nella scuola, negli affari sociali, nella giustizia – le soluzioni sono sempre e solo parziali. Secondo me, non solo non abbiamo mosso il problema della socializzazione reale delle comunità rom in avanti negli ultimi 20 anni, ma abbiamo raggiunto persino "numeri rossi".
Attualmente sono soprattutto le associazioni civiche che si interessano di questi problemi, sulla base della volontà di alcuni appassionati che operano all'interno delle comunità rom, ma non c'è stato alcun approccio sistemico. Il problema della minoranza rom non può essere risolto dal mercato, che alcuni ritengono che sia in grado di risolvere tutto. Oltre a questo, tutti i programmi per i rom che sono stati eseguiti fino ad ora, erano programmi a breve termine. E questo problema deve essere risolto nel lungo periodo ed in modo esaustivo. D'altra parte, la povertà estreme che non si vuol vedere in questo ambiente, continuerà a generare costi sempre più elevati. Ma il denaro non è il problema più grande. Il problema è che c'è una mancanza di un concetto a lungo termine ed una mancanza di esperti di politica che proponga soluzioni.

TSS: I problemi delle minoranze rom non sono solo slovacchi e sempre più influenzano l'intera Europa. Pensi che la cooperazione europea una soluzione completa ed a lungo termine?

RCH: Se c'era qualche senso nella "soluzione" francese del problema, poi si sarebbe attirata l'attenzione al carattere europeo del problema rom, dimostrando che non è un problema di un paio di stati dei Balcani e dell'Europa centrale, ma un problema che l'Unione Europea deve rifletter e risolvere. Se ignoriamo i problemi dei rom in Romania ed in Bulgaria, questi si apriranno come una questione irrisolta in Francia o in Italia e continuerà a crescere. Non possiamo tenere gli occhi chiusi su questo. La UE attualmente ha attualmente molto più gravi problemi economici e finanziari e non può quindi concentrarsi interamente sulla questione rom, ma forse dovremmo essere uno di quelli che avrebbe spinto l'agenda, soprattutto una volta che abbiamo un'idea. Uno dei problemi principali che il governo sta affrontando adesso, è quello di trovare soluzioni chiave all'agenda rom e di non far finta che questo problema non esiste o che non lo possiamo vedere. Il problema è qui, ed è grave.

TSS: I suoi predecessori sono stati criticati per la cattiva gestione dell'agenda rom. Saranno i poteri forti del suo ufficio a cambiare la percezione critica del pubblico del vostro ufficio?

RCH: Questo ufficio porta sempre una certa sfida in esso – è in un certo senso un ufficio virtuale, perché i suoi poteri non sono realmente tangibili, come i diritti umani che sono ancora violati anche nelle democrazie, anche in Slovacchia. Questo ufficio vuole servire come coordinatore dell'agenda dei diritti umani, che di fatto rientra nella responsabilità di tutti i dipartimenti governativi. Siamo come un custode, ma senza la possibilità di punire. Possiamo solo consigliare e cercare di migliorare la normativa. Il secondo pilastro di questo ufficio, sono le minoranze nazionali, che comprendono anche la minoranza rom, e ci sono alcuni problemi molto seri lì. Ho intenzione di avere incontri con il ministro dell'istruzione per cercare per cercare insieme di risolvere i problemi di educazione delle minoranze. Ci sono ancora molte cose controverse che succedono e che devono essere indagate e guardate – come figli di famiglie rom che vengono spesso inviati alle scuole speciali anche se non li appartengono. Vedo molto lavoro da fare per noi insieme con l'istruzione e ed i servizi sociali in materia di istruzione dei bambini rom. Alcuni passi decisivi bisogna finalmente prenderli.

 
Di Fabrizio (del 01/11/2009 @ 09:35:34 in Europa, visitato 1548 volte)

Da Slovak_Roma (Continuo la traduzione della "saga" di Kristína Magdolenová. Puntata precedente QUI)

The Slovak Spectator 12 ottobre 2009 - by Kristína Magdalenová e Jarmila Vaňová

DENISA Gáborová, assistente comunitaria per l'educazione medica, ha 35 anni e quattro bambini. Si è sposata a 17 [...]; ma dopo la nascita dell'ultimo figlio è tornata a scuola, dove ha studiato e si è poi impiegata come assistente medico.

Come ti sei sposata? Quando hai incontrato tuo marito?

Tra i Rom accade così: una famiglia arriva; chiedono se loro figlio può uscire con me. I miei genitori erano d'accordo e io pure. Per un po' siamo usciti assieme e poi ci siamo sposati.

L'avevi mai visto prima o era la prima volta che vi incontravate?

No, non l'avevo mai visto prima in vita mia. Ma con lui sono felice. Mi ascolta e con lui ho tutto ciò che ho bisogno. E' istruito, lavora ed i nostri bambini sono cresciuti bene.

E dov'era l'amore?

Al principio non c'era, mi piaceva soltanto. Più tardi ho iniziato ad amarlo.

Siete usciti assieme per molto tempo?

Sei mesi. Ero incinta di un mese e lui mi faceva ancora frequentare la scuola. Così sono riuscita a terminarla, perché anche lui era istruito. Non mi ha proibito di terminare gli studi. Lo ammiro per questo. Perché, sai, nella nostra comunità se una Romnì lavora, tra gli altri Rom ci sono dei dubbi. E non solo mio marito non mi ha fermato, ma mi ha supportato. E lo fa tuttora.

Ti sei sposata finendo in una famiglia che aveva valori differenti di quelli di casa vostra. Per te, qual è stata la cosa più difficile?

Per me la parte più difficile era familiarizzare con i Rom dell'insediamento. Non intendo la famiglia di mio marito, perché sono allo stesso livello; hanno completato gli studi. Comunque, erano cresciuti tra i Rom, mentre io sin da piccola sono cresciuta tra i non-Rom. Ho frequentato una scuola non-Rom, e mi ci sono voluti dieci anni per prendere confidenza con la vita nell'insediamento.

Questo significa che tu venivi da un mondo differente e che tu, come donna rom, dovevi prendere confidenza con i Rom?

Sì, nessun non-Rom aveva mai vissuto lì. Chiesi a mia madre: dove sono i non-Rom? Dov'è il negozio? Dov'è la scuola? E lei rispose: non importa, ti abituerai. Camminavi per un kilometro e trovavi il negozio e quando hai bambini, andranno a scuola. Qui c'è una scuola rom, così i miei bambini vanno lì. Così vivo la mia vita e sto crescendo i miei figli come i miei genitori mi hanno cresciuta.

I Rom locali ti hanno ricevuto come una Romnì di tipo differente?

Mi ridevano dietro perché quando nacquero i miei figli gli insegnavo a parlare come i non-Rom, e mi chiedevano cosa credevo di fare agendo come una non-Rom. Ma col tempo si sono abituati a me. Il peggio è stato quando al termine della maternità sono tornata a lavoro. Se la son presa con i miei bambini, li hanno rimproverati che non mi prendevo cura di loro. E mio figlio mi ha detto: "Mamma, sai cosa mi hanno detto? Che non ti prendi cura di me, che vai da qualche altra parte." E' durato per circa due anni, finche i bambini non ci hanno fatto il callo.

Nella comunità rom, la gente pensa che una moglie debba restare a casa, cucinare, badare ai figli e al marito. Ed in una famiglia non-Rom, è l'opposto. Se una donna non-Rom non lavora, è inferiore. Tra i Rom, la donna non può lavorare, solo il marito.

Cosa dicevano di tutto ciò i tuoi suoceri?

Mio suocero era contento che lavorassi, ma mia suocera aveva dei dubbi. Pensava dovessi stare a casa. Non ne era molta felice. Ma ora lo è.

Oggi vivete in una casa vostra e avete quattro bambini. Dove lavori?

Lavoro nell'ufficio regionale per la sanità pubblica, come assistente medica comunitaria.

Come hai trovato questo lavoro?

Nel 2005 c'erano le assunzioni a Kecerovce. Sono andata lì e mi hanno selezionato. Per un anno ho lavorato ad Europlus. Poi per quattro anni non lavorai. Alla fine all'ufficio regionale hanno saputo di noi, che lavoravamo lì. Ci siamo andati e ci hanno preso.

Hai preso parte a qualche tipo di  corso, o anche se non avevi la formazione adatta eri in grado di ottenere questo lavoro?

Avevo lavorato ad Europlus. Ho tre attestati da lì ed un corso di formazione di tre mesi in servizi sanitari.

Come ti sei trovata durante il corso? Quando tu - Rom dell'insediamento - eri tra tanta gente non-Rom ed istruita?

Quando ho sentito delle assunzioni, ho pensato:come dovrò vestirmi? Come dovrò parlare? Ed ho detto: mi vestirò semplicemente. Quando mi chiederanno qualcosa, risponderò loro. Questo mi diede forza: il fatto di essere passata e che c'erano cinque di noi da un villaggio. Ed hanno scelto me.

Tu lavori come assistente sanitaria e vai negli insediamenti rom. Quello che affronti è difficile da trattare?

E' abbastanza difficile. Recentemente siamo stati a Jasov a vaccinare i bambini. Un sacco di bambini non erano vaccinati contro la tubercolosi.

Quando arrivi in un insediamento, parli con i Rom nella loro lingua?

Sì, in romanés. Non mi vergogno della mia lingua nativa.

I Rom ti danno fiducia?

Credono in me, ed è un bene che lì ci sia anche una non-Rom.

Perché?

Quando una donna non-Rom viene con me, il livello di rispetto è più alto. Ed una non-Rom direbbe lo stesso: che è meglio quando una donna rom è con lei.

Tu studi nella stessa scuola di tua figlia...

Frequentiamo l'Accademia Privata Pedagogica e Sociale di Košice. Mia figlia vuole fare la maestra d'asilo. Io sono al secondo anno e lei è al primo. Prima studiava design, ma non le piaceva. E' coordinatrice nel progetto Stop. Frequenta anche dei corsi di formazione e sono contenta che le piacciano.

Le altre ragazze rom cosa dicono di lei?

Dicono che non diventerà una brava ragazza, perché diventerà vecchia e non si sposerà mai. Che non la prenderà nessuno, che va dietro agli uomini... In questo insediamento ha sofferto abbastanza, ma io le dico sempre che basta ignorarle. Una volta che inizierai a lavorare, allora vedranno. Così la appoggio.

A te come sta andando la scuola?

Sto cercando di fare quel che posso. Devo far convivere la casa, la scuola e il lavoro.

Come ti va la vita? Ti sei sposata presto e hai avuto figli. Hai dovuto arrangiare nuovi obblighi e vicini. Così, oggi a che punto sei? Sinora hai ottenuto quel che volevi?

Sono successe alcune cose ed altre no. E' vero che mi sono sposata presto e che sono andata a vivere con mia suocera. Erano cinque ragazzi in casa e lei era l'unica donna. Nell'insediamento c'è un problema con l'acqua. E l'acqua è importante. Noi eravamo quel tipo di Rom capaci di andare a prendere l'acqua, così da potere pulire e lavarci. Mia suocera è severa, ma l'ammiro. Io per età ero la seconda donna. Ci ha insegnato parecchio. Soprattutto: che dovevamo prenderci cura dei nostri mariti.

Pensi che una donna non-Rom abbia una vita più facile di una donna rom?

No, è più dura. Perché deve studiare, lavorare e prendersi cura di tutto.

Ogni donna intervistata sinora ha detto che la vita di una donna rom è più difficile di quella di una non-Rom. Perché tu pensi l'opposto?

Ho detto questo perché quando una donna non-Rom non lavora, è deficiente. Con le donne rom, è all'opposto. Particolarmente negli insediamenti.

Qual è la situazione più bella in cui ti sei trovata che ricordi?

La prima volta che andai a Bidovce non avevo idea di come la gente vivesse là. Parlammo col sindaco perché lì non avevano un pozzo. La prima visita, la gente viveva tra mucchi di rifiuti, ma quando ritornammo la terza volta, ci fu un grande cambiamento. Le case erano pulite, non c'erano più rifiuti.

Poi non ritornammo lì, per forse un sei mesi, ed ancora c'era una discarica a cielo aperto. La gente ha bisogno di qualcuno che la controlli e la educhi.

Lo fanno soltanto se provano vergogna di fronte ad altri Rom?

Sì, anche questo. Solo che devono sentirsela dentro. Non per noi, ma per loro. Continuando finché non capiscono.

Si è mai trovata in una situazione dove i tuoi parenti hanno tenuto in molta considerazione quello che facevi? Erano orgogliosi di te?

Sì. Mio suocero ebbe un incidente. Cadde da alcuni gradini e si ruppe i nervi. Andammo assieme al pronto soccorso. C'era una mia conoscente che lavorava anche all'ufficio di sanità pubblica regionale. Mi disse ciao e mio marito e mio suocero erano orgogliosi che quella gente mi conoscesse, mi salutasse e mi stimasse.

Se tu ora potessi, cosa vorresti cambiare nella tua vita? Cosa avresti fatto in modo differente?

Completare la scuola e andare all'università. Il mio sogno. Sto pensando di scrivere un libro sulla mia vita. Vorrei aiutare i Rom se potessi. Se ne avessi l'opportunità. Così non vorrei ci fossero scuole per soli-Rom. Perché questo crea differenze tra i bambini sin da piccoli.

Ma qui ci sono molte donne come te, che sanno cosa vogliono dalla vita?

Sì. Tre su una comunità di 700 membri.

Pensi  che se le donne rom fossero più attive, cambierebbe qualcosa nella comunità rom?

Sì. E questo è qualcosa che vorrei cambiare.

Se qualcuno ti chiedesse di entrare in politica... cosa diresti?

Lo farei.

A livello regionale o più grande?

Nella grande politica. Non vorrei essere un sindaco, [...] Qui c'è moltissima invidia.

Se le donne rom si avvicinassero alla politica, cosa avrebbero da dire ai nostri rappresentanti politici o membri del Parlamento Europeo?

Negli insediamenti bisogna fare qualcosa riguardo la disoccupazione.

Pensi che dipenda da loro o dai Rom? Cosa di dovrebbe fare?

Beh, come si faceva sotto il totalitarismo. Allora le cose erano migliori per i Rom. Un Rom che non lavorava era punito. Ed ora quando un Rom va a cercare lavoro, non lo prendono. Conosco anche dei Rom che vogliono lavorare e che hanno studiato, e quando la gente li vede, non vogliono impiegarli. Questo dovrebbe cambiare.

Come va, ad esempio, con la modernità della comunità? A casa vivete una vita moderna?

Sì.

Come ti vesti a casa?

Mi piacevano un paio di pantaloni, per esempio, e mia mamma mi comprò il materiale per cucirli. I vestiti li faccio da me. O mia mamma va ad Ostrava a comperarli.

E a casa di tua suocera?

Non potevo indossare niente di corto o di elasticizzato.

E' ancora così?

Sì.

Significa che qui una donna non può esporsi?

No, non può. Nemmeno un costume da bagno è considerato appropriato qui.

E invece le ragazze? Almeno d'estate si scoprono?

Mia figlia lo fa. E' giovane. Esce vestita leggera. Le donne anziane buttano sempre un occhio a come sono vestite le giovani, ma loro non ci badano.

Quindi si mantiene il vestirsi come fatto culturale?

Sì.

Quali tradizioni culturali o tradizioni rom si mantengono nella tua famiglia?

Che una ragazza deve essere onorata se non è sposata.

E la lingua rom?

Parliamo sia lo slovacco che il romanés.

Avete qualche tradizione per Natale?

Io resto a casa, ma altri membri della famiglia vengono in visita. Dico a mio marito: andrà come voglio io. Tutti saranno a casa per la cena della vigilia e nessuno uscirà da casa. Questa è la mia tradizione.

Tuo marito ha mai fatto storie?

All'inizio l'ha fatto. Andava dai suoi genitori e mi lasciava sola a casa. Non mi arrabbiavo mai con lui. Poi ha capito che non era giusto.

Così le donne hanno ottenuto dei diritti nella vostra famiglia?

Siamo donne terribilmente orgogliose. E siamo grandi martiri; possiamo sostenere qualsiasi cosa. Tutti hanno sofferto di qualcosa nella vita. Ma noi siamo anche capaci di dimenticare.

Questo significa che le donne nella tua famiglia soffrono perché corrono dietro agli obiettivi della loro vita?

Sì. Sanno cosa vogliono dalla vita.

Le interviste con le donne rom sono parte di un progetto della Roma Press Agency e saranno pubblicate in un prossimo libro.

 
Di Fabrizio (del 21/11/2009 @ 09:33:27 in Europa, visitato 1530 volte)

Da Roma_Daily_News

Bratislava, 16.11.2009, 07:07, (ROMEA/RPA)

Le elezioni regionali di domenica hanno visto la vittoria della coalizione governativa di sinistra, guidata dal partito Směr-SD di Robert Fico. I candidati romanì con più successo hanno partecipato nella regione di Prešov per il Partito Coalizione Rom (Strana romské koalice - SRK). Riporta Roma Press Agency (Romská tisková agentura RPA - www.rpa.sk) che soltanto Miroslav Daňo è stato eletto nel parlamento regionale, con 2.491 voti nel distretto di Vranov nad Topl'ou.

 Ladislav Čonka (SRK) ha perso per pochi voti, con 2.273 in due collegi dietro altri candidati eletti a Vranov. Štefan Kali (SRK) ha ricevuto 2.022 voti e Alfonz Kali (SRK) 1.988 voti. Il seggio di Daňo è quindi l'unico ottenuto dall'SRK, anche se ha schierato un totale di 57 candidati nelle regioni di Banskobystrický, Košice e Prešov.

Iniziativa Rom di Slovacchia (Romská iniciativa Slovenska - RIS) aveva candidati al parlamento regionale e tre candidati per le amministrative regionali, tutti senza successo. A Košice, Jozef Červeňák concorreva per il RIS come amministratore ed ha ricevuto 5.363 voti (4,1%). Il candidato vincente, Zdenko Trebul'a, ha ricevuto il 60,25%. Soltanto il 22,93% dei votanti registrati si sono presentati al voto.

A Prešov, si è presentato alle urne il 26,31% dei votanti registrati, dove il candidato del RIS Radoslav Ščuka ha ottenuto 3.223 voti (2,13%). Il RIS presentava un candidato anche nella regione di Banskobystrický, ottenendo 2.499 voti (1,84%). RPA riporta che l'affluenza al voto è stata del 27,06%.

ROMEA, RPA, ČTK, translated by Gwendolyn Albert

 
Di Fabrizio (del 12/01/2012 @ 09:33:26 in musica e parole, visitato 1580 volte)

Spazio Gloria - via Varesina 72, Como

GIOVEDI' 19 GENNAIO - Alle ore 21:00
proiezione del film LATCHO DROM di TONY GATLIF
Intenso e travolgente documentario di Tony Gatlif sui viaggi, le musiche e le danze dei gruppi Gipsy provenienti da Rajastan (India), Egitto, Turchia, Romania, Ungheria, Slovacchia, Francia e Spagna. Racconta il lungo percorso che dall'anno 1000 c.a. fino alla fine del 1900 il popolo zingaro ha intrapreso dal nord dell'India fino alla Spagna e la relativa evoluzione musicale che, raccogliendo tradizioni culturali musicali, trasforma la musica zingara, sfociando, alla fine, con il flamenco. Secondo film della trilogia che Gatlif ha dedicato ai gitani iniziata nel 1983 con 'Les Princes - L'uomo spezzato' e conclusasi con 'Gadjo Dilo - Lo straniero pazzo' del 1997.

A seguire CONCERTO acustico dei MUZIKANTI DI BALVAL, una piccola orkestra balcanica, eterogenea, multiforme che raccoglie in sé musicisti di diverse origini e bagagli culturali di lontane provenienze. Fonte d'ispirazione primaria del loro genere è la musica Rom, espressione artistica di un popolo che sa riunire in una voce sola i diversi caratteri dell'Europa balcanica. I Muzikanti sono la realizzazione di un autentico incontro di culture, che si esprime in un linguaggio musicale originale, fantasioso, libero, vitale. Ritmi incalzanti, intervalli orientaleggianti e virtuosismi si alternano a melodie struggenti dal potere evocativo, in una combinazione di esotismo ed energia che emoziona ogni tipo di pubblico. Presentano per l'occasione il loro nuovo album 'TUTTIFRUTTI', una raccolta di pezzi della tradizione Rom riarrangiati.

INGRESSO 8€ CON CONSUMAZIONE

 
Di Fabrizio (del 27/12/2005 @ 09:33:09 in media, visitato 1912 volte)

di: Kristína Magdolenová

Intervista a Ivan Hriczko, Direttore di Roma Press Agency

Articolo originale

Ivan_Hriczko
Nella foto: Ivan Hriczko (a destra) con una collega.

Circa 400.000 Rom vivono in Slovacchia. Nonostante il loro numero, non hanno accesso alla vita sociale e politica. Non hanno rappresentanti nel Consiglio Nazionale della Repubblica Slovacca e neanche nei parlamenti regionali. D'altra parte, sino a qualche mese fa c'erano 22 partiti rom a base etnica. Com'è possibile che dopo 15 anni dall'origine della Repubblica Slovacca, la situazione sia ancora immutata?

Quindici anni sono un lungo periodo, ma forse non è così per la comunità rom. Non sono sufficienti a formare relazioni con l'ambiente in cui siamo immersi, così da farci conoscere e capire noi quale sia il nostro ruolo. Una situazione a cui nessuno è preparato.

Ora sono pronti? Cosa manca?

Il problema ha origini antiche. Sin da quando venne posta la questione su cosa fare con i Rom, emerse il problema sociale della nostra scolarizzazione e di come fossimo emarginati dal mercato del lavoro. Il processo di soluzione ha causato sofferenze alla comunità, che continuano tutt'oggi: una varietà di istruttori laureati provenienti dal terzo settore hanno letteralmente invaso le comunità, e senza conoscere niente della nostra vita ed organizzazione hanno deciso chi sarebbe diventato un leader, chi doveva studiare... e chi no. Sfortunatamente, questa fu soltanto l'applicazione di criteri validi nell'organizzazione sociale maggioritaria. Così, venne creata un'intera generazione di cosiddetti leaders, che in altri contesti non sarebbero mai emersi, e nel contempo venne gravemente danneggiata la precedente struttura comunitaria.

Subito dopo il 1989, i Rom avevano i propri rappresentanti in Parlamento. Ma vennero "tagliati fuori" dagli sviluppi politici dopo l'indipendenza della Slovacchia...

Sì, ma questa gente, scolarizzazione a parte, per la maggior parte fu "spinta" in politica. Mancava loro una formazione più profonda. Insomma, erano soli e furono spinti nel mare quando avrebbero dovuto imparare a nuotare. Non ne ebbero vantaggi personali, ma non hanno imparato a mobilitare la comunità.

Come hanno influenzato la cosiddetta disunità della comunità?

La comunità rom non è un gruppo omogeneo e non ci si può aspettare che presentino loro stessi coesivamente. Quello che ci univa, l'etnia, si è mostrato un collegamento debole. Quando la gente vive nella paura e nell'ignoranza, è difficile aspettarsi che si impegni politicamente.

Ci dev'essere un sistema per collegare i Rom alla politica a tutti i livelli...

Ritengo che nasca dalla cooperazione con i non-Rom. E visto che stiamo parlando di politica, dalla cooperazione con i partiti non-Rom. La sola appartenenza etnica non garantisce la capacità di percepire le cose a vantaggio della comunità e non ci da gli strumenti politici per affrontare e risolvere i problemi. Abbiamo molto da imparare. E possiamo farlo solo lavorando assieme ai non-Rom.

Così c'è bisogno di una discriminazione positiva?

No, non credo. Esattamente l'opposto. Oggi parlare di discriminazione positiva è come agitare un drappo rosso davanti a un toro. Piuttosto abbiamo bisogno di pari opportunità; che è l'unico modo per non aumentare l'odio e l'amarezza dei Rom verso i non-Rom e viceversa. Se tuo figlio non può andare all'università perché ci sono le quote, per tutta la sua vita disprezzerà chi gli ha rovinato gli studi e la carriera. Dopo diviene difficile spiegargli che ci sono priorità politiche per tutti i cittadini di un paese se la loro esperienza è stata diversa. Quello di cui c'è bisogno è creare dall'inizio condizioni per i bambini delle comunità marginalizzate, che permettano loro di essere uguali agli altri ed essere valutati su basi paritarie.

Quindi il punto di partenza è lavorare sistematicamente con i più giovani. Non è una strada troppo lunga per risolvere il problema rom?

Una cosa di cui serve avere coscienza è che se parliamo di Rom, non possiamo riferirci unicamente ai sotto standard di chi vive negli accampamenti. Prendiamo in mano le statistiche e troveremo che lì vivono in Slovacchia circa 150.000 persone. Che percentuale è sulla comunità totale? Si chiarisce che è solo una parte della comunità, valutata da chi è esterno alla comunità come Rom, ma che con i Rom, le loro tradizioni e culture, ha ben poco in comune. C'è chi ci riconosce da distante, per il colore della pelle, per  la lingua. Ma questo non basta. Noi viviamo in maniera completamente differente. I problema principale è che i media presentano quel gruppo (minoritario) come "tipicamente" Rom. Creando così lo spazio per discriminare ed odiare anche tutti gli altri.

Siamo arrivati al punto che non possiamo usare lo stesso metro per tutti i Rom.

Proprio così. Per quelli che vivono negli accampamenti c'è bisogno di programmi speciali a lungo termine che inizino dalla tenera età e di lavoro giornaliero, sistematico. [...] col coinvolgimento della comunità e degli insegnanti, bambini ed adulti possono imparare moltissimo. Ma non aspettiamoci miracoli. E' un lavoro per generazioni. Nel contempo, ci sono qui migliaia di gruppi di Rom integrati, che non hanno gli stessi problemi. Sono poveri, perché non c'è lavoro. E non trovano lavoro perché non sono andati a scuola, o l'hanno fatto in maniera insufficiente. Ma, d'altra parte, questa gente non ha bisogno di imparare l'igiene di base. Vivono con gli stessi standard degli altri cittadini, solo più poveri. Mancano programmi per questi gruppi, e invece sono loro la chiave per risolvere i problemi di tutta la comunità.

Torniamo alla partecipazione alla vita politica. Abbiamo detto che nel 1989 i Rom hanno perso la loro possibilità e non hanno imparato a mobilitarsi. Più tardi, i problemi economici hanno frammentato la comunità e sono intervenuti vari problemi a diversi livelli. Nel contempo, però, i Rom hanno avuto la possibilità di istruirsi e di formare una nuova generazione. Oggi i Rom sono pronti a prendere parte alla vita politica?

E' vero che oggi abbiamo dozzine, se non centinaia di studenti Rom freschi di università. Molti hanno ambizioni politiche. Ma non hanno nessuna esperienza pratica nel lavoro politico e mancano di capacità comunicative.

Com'è possibile che un laureato non sappia comunicare? Come lo spieghi?

Gran parte di loro, sono studenti di facoltà rom. Ci sono due problemi principali che non permettono un'adeguata preparazione alla vita politica:

  1. il livello di insegnamento - e questo mi è confermato dagli stessi alunni che entrano nel mercato del lavoro - è inferiore a quello delle università non-Rom. E' un modo per far finta che oggi ci siano Rom istruiti. C'è un forte gap tra il loro apprendimento e le reali necessità della vita e cosa ci si aspetta da loro come studenti. Quegli studenti da un lato sono deprivati della loro cultura e contemporaneamente vivono un complesso di inferiorità rispetto ai loro coetanei non-Rom.

  2. In queste scuole si vive in un mondo etnicamente chiuso e, inoltre, viene loro ripetuto di essere qualcosa di differente. C'è da meravigliarsi se non ce la fanno? D'altra parte, sono persone reali nel mondo d'oggigiorno. La loro prospettiva è di ottenere posizioni a livello regionale, acquisire esperienza e preparazione per entrare nella politica che conta.

Qual'è il legame che manca maggiormente tra Rom e non-Rom perché possono incontrarsi politicamente?

Personalmente, ritengo che sia la capacità di percepire l'altro come partner a pieno livello. E' un blocco che non permette la piena valorizzazione delle mutue relazioni.

Però, molti dei cosiddetti rappresentanti delle giovani generazioni non sono cresciuti nei campi. Molti vengono da famiglie pienamente integrate o assimilate nella società maggioritaria. E' gente che sicuramente non ha problemi nel comprendere i principi di cooperazione, coabitazione, partnership.

Questi giovani Rom assimilati, in quanto rappresentativi dei Rom, secondo me sono un problema speciale della comunità, che ritengono un freno. Molti di loro, proprio come i loro genitori, non hanno assolutamente l'idea delle tradizioni comunitarie. Sono registrati come Rom, perché la loro pelle è più scura o perché tra i loro antenati c'era un Rom, di cui loro stessi si stupiscono. Ma cosa sanno dei Rom? Dei loro problemi? Della loro cultura? Li percepiscono, esattamente con gli stessi criteri della maggioranza. Ne hanno imparato dai libri. A volta mostrano lo stesso disdegno. Non recepiscono la struttura interna della comunità e non conoscono la lingua. Nemmeno sono in grado di creare una strategia che possa risolvere qualcosa dal punto di vista comunitario. La società maggioritaria li sceglie come partners, perché li percepisce come differenti, ma non è cosciente di cosa sia questa differenza. Nello spirito, non sono più Rom, e così se trovano ascolto si dichiarano tali, altrimenti tacciono la loro identità. Ma se a loro si chiede, ai massimi livelli, di risolvere i problemi dei Rom, non c'è da stupirsi se non sanno come prospettare soluzioni effettive.

Ritengo che abbiano un ruolo importante nel fornire un quadro attuale dei Rom. C'è qualcuno che mantiene contatti comunitari o che ne sia rimasto fedele?

Sì, naturalmente. E sono contento che ce ne siano. Persone che mantengono la tradizione comunitaria e nel contempo sanno guardare avanti. Non sono dei semplici carrieristi ed è per questo che hanno meno visibilità. Non è una generazione "sputata fuori" dalla rivoluzione, ma oggi studiano all'università e l'accesso alla scolarizzazione e alla vita in generale è differente dal passato.

C'è una possibilità reale in Slovacchia che i partiti non-Rom accettino candidati Rom in seggi eleggibili? 

L'esperienza mi dice di sì. Ho incontrato diversi rappresentanti politici slovacchi e in linea di principio non ci osteggiano. C'è bisogno di noi: indotto dall'entrata nella EU e dallo sviluppo della società. Credo che i partiti stiano cercando candidati presentabili. E' importante che non diano spazio agli opportunisti e agli avventurieri, perché questo rallenterebbe nuovamente il processo di coscienza etnica della comunità.

Quali sarebbero le caratteristiche di un futuro leader politico Rom, perché sia accettato e benvisto dalla maggioranza dei votanti e dei partiti?

Prima di tutto, un programma politico differente. Non di segregazione ma di integrazione e cooperazione. La società maggioritaria deve sentirlo come un programma comune. Se invece ci limitiamo ad un programma profilato solo sulle nostre esigenze, per un gruppo di votanti che non ne ha coscienza, non saremo accettati. Il nuovo programma politico deve avere il contributo di quei segmenti della comunità che sono integrati e che hanno interesse a coabitare senza problemi. Se la società maggioritaria può accettare questo gruppo, sarà un primo passo verso la soluzione effettiva dei problemi di tutti i Rom.

Ma per alcuni anni la cosiddetta Nuova Generazione dei Rom, e i loro leaders, ha funzionato...

Nuovi e leaders e vecchi programmi. L'unica differenza tra loro e la vecchia generazione è l'età e forse l'istruzione. Ma è stata un'istruzione segregata, come dicevo prima e non avevano la capacità di sentire i non-Rom come partners. Si sono sentiti discriminati e volevano risolvere presto ogni cosa. Di più, da quando sono entrati nelle OnG, hanno iniziato a parlare di ambizioni politiche. Ci sono state commistioni poco chiare all'unico scopo di ottenere una buona posizione.

E dove sono gli altri?

Come dicevo, nelle OnG regionali. sul territorio. Molti di loro non parlano, agiscono e perciò sono meno visibili.

Che tipo di leader hanno bisogno i Rom? Cosa lo renderebbe rispettabile?

Oggi è molto difficile. Quindici anni fa, avrebbero potuto facilmente diventare leaders comunitari. Ma poi sono stati rimpiazzati dai carrieristi del terzo settore. Da un lato, molti lo spiegano col processo di democratizzazione e di presa di coscienza della comunità, ma nella realtà è la distruzione di un sistema che era già abbastanza corrotto. Dipende da che angolo lo si guarda. Per me rappresenta una grande tragedia.

La comunità è ancora capace di identificarsi e rispettare qualcuno?

Nuovamente, dobbiamo riferirci ai differenti livelli della comunità. Ce n'è uno infimo, che sopravvive in condizioni sotto ogni standard. Sfortunatamente, è qui che regnano i carrieristi. Quelli che necessitano di tali livelli di miseria per giustificare il loro ruolo. In questa situazione di dipendenza assoluta, anche se apparisse qualcuno capace di formulare un programma, di prefigurare cooperazioni future, non sarebbe creduto. Hanno bisogno di risultati rapidi, se non immediati. Ma questo, logicamente, non è possibile. Quindi, tendono a dare fiducia a chi li paga, a chi promette l'impossibile, agli avventurieri; oppure la loro disillusione coinvolge tutti: Rom e no. Una giostra da cui è difficile scendere.

Così, quanti realmente lavorano, chi li aiuta veramente, non può aspettarsi niente..

Disgraziatamente, è così. La prova si è avuta con le elezioni dei parlamenti regionali. I candidati che sono stati con loro quotidianamente, che hanno ascoltato le loro richieste e i loro interessi, non sono stati eletti.

Cos'è successo? Davvero non sono capaci di capire chi li sta aiutando?

Lo sanno, ma nella loro situazione è facile manipolarli. Cos si può pretendere quando la politica verso i Rom consiste in droga, aiuti alimentari e regali finanziari? Votano per chi li paga. Poi, il giorno seguente si scuseranno e torneranno da chi li segue quotidianamente. Non capiscono che col loro voto possono decidere i loro prossimi anni.

E invece, i cosiddetti Rom invisibili? Quella middle class parzialmente o totalmente integrata?

Anche loro al giorno d'oggi vivono problemi economici e lottano quotidianamente per sopravvivere. Ma nella Slovacchia orientale, dove vive la maggioranza di loro, questa non è una novità neanche per i non-Rom. Le difficoltà di vita sono comuni. La gente lì ha le sue opinioni, più o meno influenzabili, ma la maggioranza non vota certo per i Rom o per i loro partiti. Proprio per questo i loro rappresentanti spesso sono percepiti come incapaci di progredire o al limite come persone che hanno più interesse a loro stessi che ai problemi della comunità. C'è la sensazione che a nessuno importi di questi invisibili e nessuno possa aiutarli.

Cosa pensi delle posizione delle donne rom in politica? Hanno la possibilità di cambiare qualcosa?

Personalmente accetto le donne Rom come politiche e lotto e collaboro assieme a molte di loro a livello regionale, ma nel loro complesso i Rom non le appoggiano. La vecchia generazione di politici le rifiuta assolutamente o le ignora.

Perché?

Forse hanno paura di loro.

Te lo chiedo nuovamente: perché?

Perché le donne hanno più cognizione nel formulare i bisogni della comunità o perché non giocano a fare le leaders o le cape, non hanno bisogno di simili riconoscimenti. Se potessero parlare, potrebbero dimostrare che esistono soluzioni e che sono molto semplici. Ma i leaders politici non hanno bisogno di questo, hanno solo bisogno di comandare il loro intorno. 

Ma non hanno nessuno da comandare.

Però figurano rappresentanti di 400.000 persone. Brandiscono quella cifra e non hanno timore di aumentarla.

Dopo l'obbligo di registrazione dei partiti, in Slovacchia rimangono solo due partiti dei Rom. Tra quelli che hanno cessato di esistere c'è l'Iniziativa Civica Rom, che era il più vecchio. Cosa pensi di questo processo?

E' un'immagine reale di come appaia la vita politica rom. Il fatto che i vecchi partiti non si siano registrati, lo considero un errore ridicolo ed imperdonabile dei rispettivi leaders. Proprio quando si parlava di rilancio e di ritorno alla politica. Questo da solo spiega la loro abilità, o forse incapacità, di muoversi nella politica.

Però, subito dopo gli stessi leaders sono finiti in partiti non-Rom.

Per noi, trattasi di partnership, non di business. Quanto è accaduto prima delle elezioni regionali era business: la promessa di un certo numero di voti dei Rom in cambio di una buona posizione. Ne sono convinto.

La situazione si ripeterà con le elezioni nazionali l'anno prossimo?

Il rischio c'è sempre. Ma i partiti non-Rom hanno un anno a disposizione per cercare, informare, cooperare con chi già opera a livello regionale. Possono scegliere e hanno tutto il tempo necessario. Devono però indirizzarsi verso quanti abbiano ottenuto risultati e mobilitato gente, non verso chi parla di cosa vorrebbe o cosa farebbe. Devono valutare la capacità di lavorare in team, di agire nell'interesse dei Rom e nel contempo che sappiano vedere oltre la mera dimensione etnica. Dopotutto, non abbiamo niente da perdere. Se un candidato Rom ha carisma sufficiente, può attrarre anche il voto dei non-Rom. Questo è un punto di partenza per iniziare a lavorare e risolvere assieme le cose.

Ivan Hriczko (1980) è co-fondatore di Roma Press Agency (vedi anche Pirori ndr). Ha lavorato come primo giornalista Rom nella televisione (TV Naša e TV Global). Attualmente studia marketing e scienze politiche all'università.

 
Di Fabrizio (del 01/11/2008 @ 09:33:01 in Kumpanija, visitato 1838 volte)

Da Roma_in_Americas

Il discorso di Hedina Sijercic a nome della Comunità Rom di Toronto, a Zagabria - VII Congresso Mondiale dei Rom

Fratelli, sorelle e amici dell'Unione Romani Internazionale,

Vi siamo grati per questa opportunità di condividere ciò che noi Rom stiamo facendo dall'altra parte dell'oceano. Dato che il Centro Comunitario Rom (RCC) di Toronto è l'unico rappresentante della più vasta popolazione romanì arrivata in Canada da tutta Europa, è la nostra sincera speranza di diventare partecipanti attivi in conferenze, tavole rotonde, progetti di ricerca, programmi ed opportunità educative di cui beneficiano molte delle organizzazioni europee rappresentate nell'Unione Romani Internazionale.

La nostra presentazione odierna sarà in tre parti. Nelle prime due, offriremo una breve storia del nostro Centro ed uno sguardo ai suoi compiti attuali. Dato che entrambe possono essere letti come qualcosa di successo o celebrativo, speriamo che sia la porzione finale a diventare il centro della discussione: le nostre sfide ed i possibili insuccessi. Siamo qui oggi per iniziare la nostra conversazione: come può la vostra esperienza nel contesto europeo renderci capaci di indirizzare al meglio i bisogni ed i desideri della nostra, esistente e prossima, comunità Romanì in Canada?

Gina Csanyi Mark Reczkiewicz - Co- President Co-President

I. Contesto Storico del RCC

Il Centro Comunitario Rom è un'organizzazione senza fine di lucro rivolta a promuovere gli interessi e ad indirizzare i bisogni del popolo Romanì in Canada. Quotidianamente, siamo coinvolti con Rom nati in Canada, Rom ex-Europei che sono ora cittadini canadesi ed un numero crescente di rifugiati ed immigrati Rom dall'Europa Centrale ed Orientale, arrivati per cercare rifugio in Canada nella speranza di una vita libera dalla discriminazione e dalla persecuzione.

Il Centro Comunitario Rom è nato nel settembre 1997, dopo l'arrivo inatteso di oltre 3.000 Rom cechi rifugiati in Canada.

Fu la prima volta nella storia dell'immigrazione canadese che un gran numero di Rom richiedevano lo status di "Rifugiati" - dichiarandosi come Rom in fuga dalle persecuzioni a causa della loro identità etnica. Antecedentemente la caduta dei regimi comunisti nell'ex blocco sovietico, i rifugiati romanì che arrivavano in Canada si identificavano sempre con la loro nazionalità di origine in fuga dal comunismo. L'etnia romanì non era menzionata. Con l'arrivo dei chiedenti asilo Rom cechi, altri Rom arrivarono da Ungheria, Romania, Bulgaria, Polonia, Bosnia, Macedonia. Kosovo, Serbia ed altri paesi dell'Europa orientale, dove i Rom affrontavano persecuzioni e discriminazione sistematica.

Il Centro Comunitario Rom iniziò a servire entrambe le esigenze di questo nuovo gruppo etno-specifico di Rom cechi rifugiati, come pure tutti i Rom che vivevano nell'area della Grande Toronto. Abbiamo creato la prima e unica organizzazione romanì funzionante in Canada, dove assistiamo i rifugiati Rom da tutta Europa sin quando si integrano nella società canadese. Abbiamo imparato molto sull'immigrazione e sullo stabilirsi dei rifugiati, da quando abbiamo iniziato il nostro lavoro nell'autunno del 1997.

Quella che segue è una breve cronologia e commentario sulle richieste d'asilo dei Rom cechi ed ungheresi in Canada dal momento della nostra fondazione.

(1997 – 2008)

1996 – 1998

Circa 3.5000 Rom ungheresi arrivarono a Toronto. A dicembre 1997, quando il Canada impose restrizioni ai visti dalla Repubblica Ceca, c'erano nell'area di Toronto circa 5.000 Rom cechi richiedenti asilo. Tra il 1996 ed il 1998, il 90% dei Rom cechi ed il 70% di quelli ungheresi vennero accettati come rifugiati.

Quasi tutti i Rom cechi vennero accettati dal Canada tra il 1997 ed il 1999, per l'enorme evidenza che lo stato ceco non era in grado e/o non voleva proteggere i Rom contro gli attacchi dei neonazisti e degli skinhead, con pestaggi ed uccisioni. Il Tavolo sull'Immigrazione ed i Rifugiati (IRB) contò su un concetto usato raramente di "discriminazione sistematica", per cui i richiedenti non dovevano provare di aver personalmente sofferto serie istanze di persecuzione. Tutti loro dovevano provare la loro identità Rom, e vennero accettati perché "gli effetti cumulativi della discriminazione giungevano alla persecuzione." (Ron Lee, pag. 17)

Questo approccio non venne applicato ai casi dei Rom ungheresi, dove ogni richiedente doveva provare la propria personale persecuzione, per essere accettato.

21 gennaio 1999, Caso Chiave:

Con l'aumentare del numero dei Rom ungheresi, e le voci di oltre 15.000 in arrivo, il Tavolo sull'Immigrazione ed i Rifugiati organizzò un processo senza precedenti per valutare i termini in Ungheria. Un comitato consistente in tre ufficiali governativi ungheresi e due del Tavolo sull'Immigrazione ed i Rifugiati rilasciò un rapporto il 21 gennaio 1999, che portava all'impatto negativo per tutte le rimanenti e future richieste dei rifugiati Rom ungheresi. Il comitato "investigativo" concludeva che i Rom in Ungheria non erano oggetto di razzismo e discriminazione istituzionale.

Così, con quella decisione del 1999 il Tavolo sull'Immigrazione ed i Rifugiati rifiutò la richiesta d'asilo di due famiglie e determinò che le condizioni per i Rom in Ungheria non arrivavano alla persecuzione. Per quanto fosse ingiusto, questo divenne un "caso chiave", il precedente per tutti gli altri casi a seguire. La creazione di un "Caso Chiave" il 21 gennaio 1999, non aveva precedenti nella storia canadese e portò infine ad una drammatica diminuzione del tasso di accettazione per i Rom ungheresi, dal 70% nel 1998 all'8% nel periodo tra aprile e settembre 1999.

1999 – 2001

Nel 2001. gli Ungheresi erano il gruppo più grande tra i richiedenti asilo con destinazione Canada, 3.895 casi per circa 10.000 individui. Come risultato, nel dicembre 2001 il Canada impose il visto dall'Ungheria. Nel giugno 2002 entrò in vigore la Nuova Legge sull'Immigrazione. Non veniva permessa una seconda richiesta di asilo. Dato che l'appello al "Caso Chiave" è permesso dalla Corte Federale, il tasso di accettazione dei Rom ungheresi salì dal 16% nel primo quarto del 2000, al 45% nel secondo e terzo quarto, per scendere gradualmente all'11% nel 2003.

2002 - 2005

Includendo le partenze volontarie, dal 1996 soltanto il 15% dei Rom ungheresi hanno ottenuto lo status di rifugiati in Canada. Dei 15.000 Rom arrivati dal 1996, solo circa 3.000 rimanevano alla fine del 2005. Molte famiglie con figli nati in Canada sono tornate in Ungheria. Tragicamente, in alcune circostanze, alcune famiglie che avevano avuto sottratti i loro figli, messi sotto tutela del governo, sono state costrette a ripartire senza di loro.

2006

Grande successo! Grazie all'assistenza legale ed alle dimostrazioni guidate dal Centro Comunitario Rom, la Corte d'Appello dell'Ontario nel gennaio 2006 rovesciò la decisione del "Caso Chiave". La Corte Federale disse che quel caso era mal elaborato e disegnato all'unico scopo di limitare il numero di Rom ungheresi accettati come rifugiati in Canada e deprimere nuove richieste dai Rom di Ungheria. La Corte d'Appello decise che la creazione, conduzione ed esecuzione del Caso Chiave era istituzionalmente rivolta contro i Rom ungheresi.

Grazie alle obiezioni ed ai ripetuti appelli della Comunità Rom e dei suoi avvocati, si è impedito al Tavolo dei Rifugiati dal condurre altri Casi Chiave che avrebbero similarmente limitato l'accettazione di altri gruppi di rifugiati "indesiderati" da varie regioni del mondo. Sfortunatamente, questo lungo lavoro con esito positivo non aiutò tutti quei Rom ungheresi deportati nei 6 anni precedenti.

2007 - 2008

Nel novembre 2007, sotto la pressione dei paesi dell'Europa Occidentale, il Canada decise di cancellare l'obbligo di visto per i turisti dei nuovi paesi dell'Unione Europea. In Canada iniziarono ad arrivare nuovi rifugiati Rom dall'Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Nel 2008, i Rom cechi sono il gruppo più vasto -ad agosto 2008, ci sono circa 500 Cechi richiedenti asilo. 50 vengono dall'Ungheria, 60 dalla Slovacchia e 100 dalla Polonia.

Le nostre statistiche più aggiornate mostrano che ad agosto 2008, di 500 Cechi richiedenti asilo, sinora 17 sono stati accettati e 3 rifiutati. Sono tassi ragionevoli, ma stiamo ancora aspettando il risultato finale. I tassi di accettazione per gli altri paesi sono stati circa del 50%.

II. Oggi, al Centro Comunitario Rom

Speriamo che continui l'alto tasso di accettazione dei Rom cechi, nonostante gli sforzi di quel governo nel convincere il Canada che i Rom sono soltanto rifugiati economici in cerca di una vita più facile, piuttosto che una minoranza perseguitata sistematicamente. Se continuerà questo trend, si potrà convincere la Repubblica Ceca ad adottare nuove misure che migliorino la vita dei loro Rom. Uno dei giudici canadesi è stato sincero senza mezzi termini quando recentemente ha detto: "Nella Repubblica Ceca i Rom hanno così tante forme di discriminazione, da arrivare alla persecuzione."

Tuttavia, i Rom accettati in Canada negli ultimi 10 anni vi si sono stabiliti con successo. Gli uomini lavorano soprattutto nelle costruzioni e nel restauro delle case. Ci sono anche Rom nel mondo degli affari ed in molti si sono comperati la casa. Circa il 10% dipende ancora dall'assistenza sociale ed un altro5% riceve pensioni di invalidità.

Così anche il Centro è cambiato. Abbiamo iniziato operando soprattutto nelle aree dell'insediamento dei rifugiati e della pubblica istruzione/consapevolezza, più tardi abbiamo ampliato le nostre attività attraverso programmi culturali ed artistici, come pure con programmi rivolti ai giovani e alle donne. Abbiamo dovuto adattarci ad una crescente comunità di Rom rifugiati che parlavano lingue diverse, con grande differenza di bisogni, ed anche i Rom canadesi che si erano stabiliti da tempo. L'assistenza all'insediamento ed all'immigrazione sono attualmente lo scopo principale della nostra organizzazione. I Rom possono ottenere assistenza nei campi dell'insediamento e dell'immigrazione, traduzione e compilazione dei documenti, abbiamo dispense ed altro materiale scritto, inoltre offriamo consulenza, riferimenti agli avvocati competenti, ecc.

Il Programma di Istruzione Pubblica e Consapevolezza è parte del nostro lavoro di consulenza ed è rivolto tanto ai Rom stessi, che ai Canadesi in generale. Siamo anche serviti come fonte di informazione sui Rom, fornendo informazioni ed oratori per seminari, laboratori ed incontri, principalmente per informare insegnanti, lavoratori sociali o squadre di aiuto, sui costumi, la storia dei Rom e le circostanze che li hanno fatti fuggire.

Realizzazioni di successo del Centro Comunitario Rom

Una delle realizzazioni di maggior successo, come menzionato in precedenza, fu quando il Centro Comunitario Rom riuscì a cambiare la sistematica discriminazione verso i Rom da parte del Tavolo sull'Immigrazione ed i Rifugiati.

Un altro successo fu la nostra campagna "Chiamateci Rom, non Zingari". Fu  una grande vittoria quando convincemmo la stampa ed i media canadesi ad usare il termine Rom invece di Zingari. Ronald Lee, Direttore del RCC, condusse questa campagna, parlandone e scrivendone pubblicamente.

Inoltre, durante i nostri primi due anni, buona parte del nostro programma fu pubblicato dal nostro trimestrale, Romano Lil, scritto soprattutto per i Rom, ma disponibile anche per i Canadesi, dato che era scritto tanto in romanès che in inglese. La rivista raccolse molti commenti positivi. Hedina Sijercic non è stata soltanto la creatrice di Romano Lil, ma anche la sua prima giornalista, scrittrice e redattrice.

In aggiunta, Romane Mirikle, pubblicato da RCC, fu il primo libro canadese di poesia romanì,e caratterizzo scrittori di tutto il Canada. Romane Mirikle fu concepito e redatto da Hedina Sijercic.

Nel 2005, "Romano Drom" fu un simposio ed un festival culturale presentato dal RCC in collaborazione all'Università di Toronto. Il simposio ebbe una partecipazione internazionale con inclusa un'esibizione artistica e musicale Rom. Fu un momento d'orgoglio per la Comunità Rom, ed un'opportunità per istruire il pubblico canadese sul nostro popolo e sui magnifici aspetti della nostra cultura.

Il Centro Comunitario Rom ha anche presentato con orgoglio progetti artistici e presentazioni culturali, come "Loki Gili". "Loki Gili" era un progetto artistico di donne e giovani Rom, e fu supportato dal Consiglio Arti Canadesi e dell'Ontario. Furono creati due bei murales ed esposti nel Municipio di Toronto nell'aprile 2005, ed in gallerie d'arte a Toronto ed Hamilton dal 2006 al 2007. Ancora una volta ritornarono nel Municipio di Toronto nel febbraio 2008 per la Mostra della Settimana dei Diritti del Rifugiato, organizzata da Gina Csanyi, co-presidente del Centro Comunitario Rom. Comprendeva anche l'esposizione di foto in bianco e nero della comunità Rom di Toronto, fatte dai bambini Rom all'interno del progetto Loki Gili.

Più recentemente il Centro Comunitario Rom fu onorato di far parte di "Shukar Lulugi", un progetto artistico che coinvolgeva ragazze rifugiate e donne della nostra comunità e di altre parti del mondo. Il progetto iniziò nel 2007 e fu completato nel 2008. Il risultato finale furono dipinti, poemi e fotografie, con un catalogo sul progetto, i partecipanti e l'arte. Nel catalogo c'erano due poesie di Hedina Sijercic. L'esposizione "Shukar Lulugi" fu accolta con calore dal pubblico canadese e raccolse opinioni favorevoli nei giornali locali di Toronto. Un membro del Centro Comunitario Rom, Lynn Hutchinson, fu direttrice artistica di entrambe i progetti.

III Sfide Continuate... UNITA' nella Comunità

Le nostre preoccupazioni possono essere largamente definirsi in due aree correlate: quella della comunità e quella della politica e del potere.

L'area dove non abbiamo avuto grandi successi è stata nel creare solidarietà duratura tra i Rom di differenti paesi o gruppi linguistici. Abbiamo avuto grandi difficoltà nell'organizzare un'efficace pressione politica, specialmente quando volevamo che più Rom ungheresi ottenessero asilo in Canada.

Allo stesso modo, è stata una sfida incoraggiare i vari gruppi di Rom a partecipare ad alcuni dei nostri programmi ed eventi. Quando lo fanno, spesso ci sono reclami sul gruppo linguistico che noi incoraggeremmo di più. Per esempio, lo scorso 8 aprile, celebrazione del Giorno Internazionale dei Rom, i Rom ungheresi erano seduti da una parte della stanza e quelli cechi da un'altra. I Rom ungheresi erano crescentemente delusi per il fatto che quella sera suonavano soltanto i Rom cechi. Apparentemente, gli ungheresi non erano troppo felici del fatto.

Un'altra sfida è portare la comunità rom al nostro centro una volta che si sono stanziati a Toronto. Quando il processo di insediamento è competato, molti Rom non richiedono più i nostri servizi, e così non si sforzano di restare uniti alla comunità.

Inoltre, un'altra questione di attrito è stata la leadership e le ideologie spesso differenti che contrappongono i membri più tradizionalisti della comunità da quelli più giovani e moderni. Sfortunatamente, questo spesso si trasforma in opposizione non solo politica, ma anche culturale ed intellettuale.

Un'altra sfida per il Centro Comunitario è la distruttiva tendenza contro le donne che ha rialzato la testa negli anni, con serie conseguenze per RCC ed il suo lavoro. Spesso i componenti maschili della comunità, come pure alcuni membri del Direttivo, sono molto patriarcali nel loro atteggiamento e credenze, così trovano spesso difficile condividere il potere con le donne, spesso le zittiscono. Il Centro ha perso molte grandi donne che avevano cercato di migliorare la comunità, a causa di abusi verbali ed emotivi a cui sono spesso state assoggettate. La leadership attuale consiste ora in due co-presidenti - un uomo e una donna che hanno molto chiaro che la discriminazione di genere, il mancato rispetto o gli abusi di ogni tipo non saranno tollerati nel Centro.

Attualmente, abbiamo a che fare con una serie di comunità molto piccole e scollegate, divise per linee nazionali e refrattarie ai rapporti sociali e culturali, incluso le identità di classe, d'istruzione, di genere e di generazione, come pure le identità linguistiche e religiose. Questo necessita che la nostra direzione sia capace di parlare ai diversi segmenti che compongono il mosaico della comunità Romani canadese.

Arriviamo ad oggi con l'intento di invitare ad un dialogo di grandi proporzioni: siamo, dopotutto, un popolo globale in questo mondo globalizzato. Ci aspettiamo di imparare molto da quanti di voi nel contesto europeo i cui punti di vista e pratiche convergono con i nostri più di quanto si possa pensare.

Grazie

 
Di Fabrizio (del 17/12/2008 @ 09:32:57 in Europa, visitato 1964 volte)

Da La voix des Rroms

Lo scorso mercoledì 10 dicembre, circa 300 Rrom venuti da tutta la regione parigina, originari della Romania, della Bulgaria, della Slovacchia e ancora da altre parti, hanno manifestato davanti alla rappresentanza della Commissione Europea a Parigi, per chiedere la cessazione delle espulsioni, un trattamento umano e il libero accesso al lavoro in Francia.

La foto racconta qualcosa di più. Il cartello ripreso dalla foto si rivolge a quelli che Georges Brassens citava nella canzone "L'auvergnat", troppo occupati "ad integrare" gli altri per rendersi conto che si tratta di essere umani "dotati di ragioni e dignità", come dice la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. In effetti, nel dipartimento 93 un certo numero di MOUS (Controllo d'opera urbana e sociale) hanno iniziato ad operare. Consistono nel parcheggiare i Rrom come bestiame in luoghi chiusi e protetti, dove non possono ricevere nessuno, e neanche i mezzi d'informazione hanno diritto ad entrare, e naturalmente senza alcuna possibilità di lavoro. Lo stato partner di questi progetti, non accorda loro questo diritto, ma nel contempo richiede loro un contributo di 30 euro al mese. Come possono guadagnare questi soldi, se legalmente non possono lavorare?

 
Di Fabrizio (del 01/12/2010 @ 09:32:11 in Europa, visitato 1547 volte)

La Voce della Slovacchia

Luník IX, Košice

Nelle elezioni di sabato per il rinnovo dei consigli comunali e distrettuali di tutta la Slovacchia sono risultati eletti anche un certo numero di consiglieri e primi cittadini di etnia rom.

Due erano i partiti che li rappresentavano: il Roma Initiative Slovacco (Romská iniciativa Slovenska-RIS) che è riuscito a far eleggere 52 dei suoi consiglieri come sindaci ed il Partito di Coalizione Rom (Strana romské koalice-SRK) che ne ha invece espresso 50.

In 22 località del paese sono stati eletti dei sindaci “zingari”. Cinque di loro appartengono ad SRK mentre RIS ne ha espresso due.

I due partiti hanno genericamente corso separati, tranne che nella città di Bystrany dove il candidato comune, František Žiga, ha vinto.

Una grossa sorpresa è venuta fuori dalle urne a Jarovnice, dove il precedente sindaco (un gentile) sarà rimpiazzato da Florián Giňa di SRK.

E’ una “zingara” anche Mária Oračková (del partito LS-HZDS) che è stata eletta sindaco di Lomnický.

Nelle comunità Rom. anche quest’anno, si sono paventati brogli e compravendite di voti. Intimidazioni sarebbero avvenute nel quartiere Luník IX di Košice mentre a Kráľovský Chlmec i voti dei cittadini Rom sarebbero stati comprati per 5 euro l’uno.

Il sospetto di brogli riguarderebbe anche le città di Martin e di Žiar, dove autobus privati avrebbero accompagnato al voto gruppi di Rom.

Questa la lista dei sindaci Rom:
Valkovňa (Brezno): Rudolf Pokoš, SMER
Hubice (Dunajská Streda): Štefan Radics, SMER
Jurské (Kežmarok): Eduard Pompa, NEKA
Podhorany: Jozef Oračko, ĽS – HZDS
Stráne pod Tatrami: Gustav Bačo, MOST – HÍD
Luník IX (Košice): Dioníz Slpečík, SDKÚ-DS, KDH, SMK-MKP
Nitra nad Ipľom (Lučenec): Tivadar Berky, SDKÚ-DS
Blatné Remety (Michalovce): Vladimír Sliško, SRK
Jarovnice (Prešov): Florian Giňa, SRK
Barca (Rimavská Sobota): Richard Szajkó, SRK
Cakov: Karol Bari, SDKÚ-DS
Hodejov: Štefan Illéš, SRK
Hostice: František Rácz, SDKÚ-DS, SMK-MKP, RIS
Kesovce: Aladár Szajkó, SMK-MKP
Martinová – Eugen Radič, RIS
Sútor – Tibor Balog, HZD
Šimonovce – Ernest Lakatoš, HZD
Vieska nad Blhom – Attila Lakatoš, SRK
Bystrany (Spišská Nová Ves): František Žiga, SRK, RIS, SSS
Richnava: Vladimír Pokuta, RIS
Žehra: Ivan Mižigár, NEKA
Lomnička: Mária Oračková, ĽS-HZDS

 
Di Fabrizio (del 04/10/2007 @ 09:31:10 in Kumpanija, visitato 1958 volte)

Leggendo gli articoli che informano sugli attacchi razzisti in Italia, onestamente non riesco a vedere l'efficacia di tutti i processi politici ed attività iniziate dalle istituzioni europee.

Promuovere il dialogo interculturale, affermare l'azione contro il razzismo, promuovere la società democratica, aumenta la domanda su cosa stia succedendo al popolo Rom in Europa.

In Italia scoppiano bombe molotov contro la comunità Rom, in Slovacchia dei Rom sono stati uccisi ed ancora non ci sono reazioni ufficiali. I Rom dal Kosovo vivono ancora nella paura di essere deportati in un paese che non offre condizioni di vita basiche e sicure.

Ma ancora i paesi europei non considerano il fatto degli esistenti atti discriminatori e del razzismo che quotidianamente crescono contro i Rom.

La tematica della segregazione è ancora presente in molti paesi, i bambini Rom non sono accettati dagli insegnanti, molti i pregiudizi dagli altri genitori. Viviamo nel XXI secolo, la debolezza della società sono i pregiudizi, gli stereotipi e il razzismo.

La lotta per i diritti umani diventa lotta per sopravvivere di differenti minoranze senza stato.

Quindi la domanda è se stiamo perdendo questa lotta o ci siamo trasformati in marionette che servono a chi compie operazioni di diverso profilo.

Devlesa
Elezovski Asmet
Roma National Congress
Email: asmetelezovski@yahoo.com

 
Di Fabrizio (del 22/01/2012 @ 09:30:25 in Italia, visitato 1534 volte)

LeNews.eu Scritto da Mathias Mougoué

"Lo sa che lei non può stare qua?" Così si rivolse giovedì scorso un perfetto sconosciuto allo scrivente appena uscito dal supermercato una volta completata in famiglia la spesa in previsione delle festività venture. Alla domanda di comprendere il motivo di tale indignazione e virile protesta, il gruppo si sentì rispondere: "no, perché questi di colore vengono qui e chiedono l'elemosina. Non possono; o vanno a lavorare o se ne stanno a casa loro…" Si da il caso che chi vi scrive, unica persona nera tra i presenti, stava semplicemente porgendo alla sua legittima proprietaria il gettone recuperato dopo aver rimesso al suo posto il carrello di cui si era servita la famiglia per le compere. Tolto il fatto che i Neri raramente gradiscono di essere definiti "di colore", ammesso anche che il gesto poteva essere mal interpretato, rimane il dubbio su come mai un semplice passante si sente il diritto di fare le inopportune rimostranze appena descritte. Dal destinatario dell'aggressione verbale scandalizzato dal fatto di subire ancora certe oscenità dopo un ventennio di soggiorno in una L'aquila "Città di Pace" come la si suole definire non ancora rimessasi dal terremoto che la dilaniò nel 2009 e dove lo riconoscono persino i sassi arrivò una risposta altrettanto coriacea: "innanzitutto si qualifichi poi si renda conto che ha sbagliato, si vergogni, chieda scusa e sparisca!". Č esattamente ciò che fece il signore (se così lo si può definire) ma non prima che la madre gli avesse dato il colpo di grazia, la risposta con più stile che onestamente da sola bastava: "è mio figlio ma vedo che a lei Firenze non ha insegnato niente..!"

Firenze… La città è scesa in piazza sabato e intorno a i suoi rappresentanti istituzionali più eccellenti si è sciolta lunghe le sue vie in una manifestazione che ha avuto eco anche in città come Milano e Napoli. Una spontanea e dovuta marcia a mo di risposta cittadina, civile nonché repubblicana all'odio razziale che mercoledì scorso ha colpito nella città degli Uffizi, recando un colpo non indifferente all'immagine del bel paese. Gianluca Casseri benestante cinquantenne italiano, militante di gruppi di estrema destra, mentalmente sano e con una cultura di tutto riguardo come lo dimostrano i da lui scritti libri e riviste d'area (è noto che aveva scritto anche per il sito di Casapound, che però ha dichiarato aver già rimosso i suoi articoli) si è sentito legittimato nella sua unilaterale decisione di contribuire nel senso etnico alla "pulizia" del suo paese uccidendo dei Senegalesi. In due sparatorie diverse orchestrate in due punti distinti della città, ha effettivamente centrato 5 uomini due dei quali sono morti lasciando gli altri tre in uno stato critico. Successivamente l'improvvisatosi giustiziere si è tolto la vita quasi ammettendo che in realtà l'immondizia era lui. Il suo suicidio è senz'altro l'ammissione d'una sconfitta. Ha perso perché non venga in mente a nessuno di paragonare la sua autodistruzione ad un sacrificio nel disperato tentativo di salvare l'integrità (etnica) del suo paese quasi fosse un Jan Palach dei giorni Nostri. Il martire Palach si immolò per una causa più nobile prendendo a modello i monaci Buddhisti quando il quel 16 gennaio 1969 si recò in piazza San Venceslao a Praga e si diede fuoco dopo esseri cosparso di benzina per esprimere la sua protesta nei confronti dell'Invasione sovietica del suo paese, l'allora Cecoslovacchia. Dopo il crollo del Comunismo 20 anni dopo la sua figura ricevette gli onori a lui dovuti dal presidente Václav Havel sostenitore della non violenza, leader della rivoluzione di velluto chiamato a guidare il percorso post-comunista del paese e morto guarda caso proprio ieri 18 Dicembre 2011. Quelli sono eroi non Gianluca Casseri che è esattamente il contrario: un antieroe cioè nemmeno lo stinco d'un modello attendibile per quelli che (e ce ne sono) lo stimano o lo stimavano.

Orbene, il gesto abominevole del Casseri non può non farci soffermare su un fatto cruciale che spesso e volentieri in Italia non affrontiamo con l'impegno che ci vorrebbe. Da molti anni (troppi per chi rispetta il senso civico) gli stranieri in Italia sono messi all'indice a volte per colpe che appartengono agli individui, non ad un gruppo etnico o ad una categoria di persone diverse per luogo di nascita o colore della pelle, senza che i più li difendessero ma spesso chi apostrofa gli stranieri come lo fece quel signore all'uscita de supermercato a l'Aquila lo fa con la certezza che la sua libertà glielo consente e semmai ciò fosse un reato può tranquillamente perseverare con il beneficio dell'indifferenza o dell'impunità che non vi vedono nulla di necessariamente riprovevole. Proprio in proposito su Facebook in una discussione sul razzismo in Italia ebbi a menzionare una intervista rilasciata nel 2001 al giornalista europarlamentare Paolo Guzzanti in cui ci accordammo su una realtà dolorosa: "In Italia manca l‘Educazione all'Accoglienza'". Con questo il signor Guzzanti intendeva che si insegna solo timidamente alla popolazione e soprattutto ai bambini a non essere razzisti. Che cioè quando diciamo ai bambini cose come: "il razzismo è sbagliato, i Neri sono anche loro delle persone come noi…" c'è quel "anche" di mezzo che gli comunica esattamente il contrario di quello che vogliamo far passare e quindi i bambini che solitamente nascono intelligenti ritengono di essere fortunati rispetto allo straniero al quale rimane pur sempre la possibilità di essere graziato dai "normali" e quindi accettato. Puro atto di bontà di cui congratularsi piuttosto che rispettare l'umanità che c'è in ognuno di noi aggiungendo ad esempio che non si può offendere un essere umano per le sue origini, il suo aspetto o la comunità alla quale appartiene cosi come nessuno ha il diritto di farsi giustizia da solo e di portar via una vita umana tanto la società attraverso delle convenzioni che chiamiamo "la Legge" ha già previsto su quali binari deve viaggiare la Giustizia.

In Italia dicevamo il male riconducibile all'odio razziale ci accompagna da tanto tempo senza che ce ne preoccupiamo veramente a sufficienza prova che responsabile è il mal funzionamento del paese. La banda della Uno bianca dalla quale spicca la figura dei fratelli Savi viene ricordata per diversi crimini contro la società tra cui l'uccisione imperdonabile di due carabinieri il 4 gennaio 1991. Ma difficilmente si ricorda che il 23 dicembre 1990 cioè 12 giorni prima avevano aperto il fuoco contro le roulotte d'un campo Nomadi uccidendo 2 persone e ferendone diverse per poi ripetersi Il 18 agosto 1991 uccidendo in un agguato a San Mauro Mare Ndiaj Malik e Babou Chejkh, due operai senegalesi, lasciandone ferito un terzo, un tale Madiaw Diaw. Crimini con connotati razziali per ammissione degli stessi autori. Allora l'allarme razzismo non viene suonata ma avevamo già preso una brutta piega. Oggi, l'Europa si scopre violenta quanto l'America da cui stranamente ha sempre voluto prendere esempio e dove le armi girano come giocattoli. Si uccide in Belgio sparando pubblicamente all'impazzata come si spara nell'Università di Virginia Tech o a Hollywood (cinema a parte) uccidendo senza criterio. Certo è che non tutti gli atti di razzismo conducono all'omicidio e non tutti gli omicidi riposano su un movente razziale ma ci vogliamo una volta tanto occupare di razzismo e soprattutto della sua faccia insospettata in questo caso. Più vicino a noi il 7 dicembre scorso una sedicenne studentessa di buona famiglia del quartiere delle Vallette denunciò di essere stata stuprata da due nomadi rumeni di etnia rom. Lo fece usando queste parole: "Parlavano rumeno, le ho riconosciute quelle bestie da come puzzavano". Dichiarazione supportata dalla seguente "testimonianza" del fratello maggiorenne: "Erano zingari, le ho inseguite per un tratto di strada, poi le ho perse quelle canaglie che mi avevano stuprato la sorellina". Unico particolare i giovani che sicuramente si sono sentiti di poter dire sugli stranieri ciò che volevano mentivano. E come per confermare che avevano ragione a sentirsi protetti finché si scagliavano contro gli stranieri dalla menzogna è scaturita la automatica reazione degli immancabili giustizieri etnici: un centinaio di giovani provenienti per la maggioranza dalle stesse famiglie originarie del sud per cui venne costruito il quartiere Vallette negli anni sessanta, armati di spranghe, bastoni e bombe carta, hanno assalito il campo abusivo abitato da Rom a Torino. Dopo aver fatto allontanare i nomadi dal campo i manifestanti hanno cominciato a danneggiare strutture, camper e auto e hanno appiccato il fuoco. I soliti esponenti leghisti si sono lanciati contro "i soliti rumeni". Lo hanno fatto per vendicare una ragazza stuprata da due "zingari". La ragazza, però, ha mentito: nessuno zingaro l'ha violentata. Il sito "Agora Vox" non nasconde che potrebbe trattarsi di gente: "…con la tessera della Cgil in tasca, probabilmente gente che alle ultime elezioni comunali ha votato a sinistra ed ha scelto come Sindaco Piero Fassino, hanno avuto il tempo di organizzare la loro vendetta, che però hanno derubricato come ‘opera di giustizia‘, organizzandosi ed andando in corteo a bruciare l'accampamento rom"

Nell'edizione online de Il Fatto Quotidiano del 13 Dicembre Pino Petruzzelli scive: "Mi viene da pensare a quante campagne elettorali si sono vinte agitando al primo punto del proprio programma elettorale la "risoluzione del problema zingari". Č risaputo che affrontare problemi quali la scuola o la salute o il lavoro per vincere le elezioni, non è conveniente. E allora, quando siamo a corto di idee, va bene agitare lo spettro degli zingari. In questo modo ognuno può sentirsi parte attiva perché tutti abbiamo a portata di mano la soluzione giusta al "problema zingari". Infatti prima di precisare che Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, accusa l'Italia di violare i diritti umani, ci ricorda quel manifesto di Forza Nuova forse sfuggito ad alcuni in cui si riporta l'immagine di una donna distesa a terra con le gambe allargate e una macchia di sangue sui vestiti laceri. Sul manifesto si legge: "Se capitasse a tua madre, tua moglie o tua figlia? Stupratori, immigrati è giunta la vostra ora…. Chiudete i campi nomadi ed espellete i rom subito." Decisamente se all'epoca del delitto di Novi erano gli Albanesi i primi a cui si pensava in caso di violenza, oggi, invece, sono gli "zingari". Si continua a non sapere chi ha ucciso Yara Gambirasio ma per un breve periodo all'inizio si è dato la caccia al Marocchino. In generale è lo Straniero la causa di tutti mali nel momento in cui ci dovremmo tutti adoperare a trovare i rimedi alla crisi che sta per travolgere l'Italia. Scriviamo questo mentre in televisione Studio Aperto riporta una notizia fresca di due ore fa: "Una storia incredibile che viene da Verona. Un ragazzino cingalese di 13 anni è stato picchiato e preso a sprangate, e gli è stata versata una bottiglia di birra addosso, perché non ha abbassato lo sguardo davanti al branco e ha la pelle scura". Maltrattato perché straniero dunque in quel di Verona dove il sindaco Flavio Tosi è condannato in via definitiva a due mesi di carcere per propaganda di idee razziste.
Lungi da noi tuttavia l'idea di far passare un Paese intero per razzista ma si fustiga l'impunità del sistema nonché la sua incuria educativa che sdogana implicitamente i comportamenti riprovevoli e spesso non inquieta chi nelle posizioni chiave non dà l'esempio lasciando a chi viene governato la scelta di comportarsi da volpe libera in un pollaio allegro. No, non ci spingeremo fino ai livelli di Oprah Winfrey icona nera della televisione statunitense e regina indiscussa dei Talk show che quando incontrò la palestinese Rula Jebrael ex volto del TG7 bersaglio di tutti anche del suo datore di lavoro, recentemente trasferitasi negli USA dove lavora ora, le chiese "Come hai fatto a reggere 13 anni in un paese razzista come l'Italia?". No, qui non si tratta di una generalizzazione o forse si ma solo nello scopo di svegliare le coscienze perché cechi sono quelli che rinunciano a vedere. I leader che fanno degli scivoloni metodici un ingrediente del loro programma politico rischiano di portare alla deriva tutta la Nazione che gli ha affidato le redini del Potere e i Popoli che si fanno rappresentare da leader che degenerano sono colpevoli quanto i leader stessi. Stranieri, Italiani, odio, Neri, Cinesi, Indiani, Zingari, Rom… E se i vari Rumeni di Torino non si sono risparmiati nelle critiche ai giustizieri spingendo la rabbia al punto di dichiarare: "Voi italiani ci trattate come trattaste gli ebrei durante la seconda guerra mondiale" è che forse come scrive sempre Agora Vox hanno ragione di protestare contro: "una spedizione punitiva che accomuna l'Italia d'oggi alla Germania nazista… l'Italia mai ha fatto seriamente i conti con la Shoah, di cui fu purtroppo complice della Germania nazista, e quindi gli italiani non hanno avuto occasione di coltivare nel proprio animo i necessari anti-corpi come sono stati costretti a fare i Tedeschi." Conosco la Germania, un paese che ha imparato molto dal suo passato e dove le Istituzioni si discostano nettamente da ogni possibile deriva con una educazione progressista, delle sanzioni chiare ed una politica di integrazione a dir poco vincente. Dopo 20 anni in Italia mi chiedo ancora se vogliamo percorrere questa strada. Lo domando ai politici …

Rimango convinto che la "non educazione" al rispetto dell'Altro ed il constante promuovere sguardi introspettivi come Valori siano il miglior modo di spianare la strada al razzismo e dunque si qualificano come comportamento razzista. Dopo aver visto i quattro angoli del pianeta continuo a chiedermi perché soprattutto in Italia c'è lo sforzo costante davanti ad un problema cruciale come quello che stiamo trattando di eludere la questione stendendo la colpa al resto del Mondo come per scagionarci con una scusa del tipo "anche in Francia Sarkozy se l'è presa con gli zingari e come vedete lo fanno tutti… Quindi male comune mezzo gaudio"? Non è onesto nei confronti dei figli che abbiamo da educare. In Italia dovremmo definitivamente smettere di prestare ai malintenzionati la scusa dell'ignoranza. No, in un Mondo dove nell'era di Internet, Facebook, Google, gli Smartphone, L'I-pad e Skype i suoni, le immagini, le idee e le conoscenze viaggiano di gran lunga più velocemente delle persone non gliela possiamo passare! Casseri non era un ignorante ma un delinquente! Deve cessare quel lassismo complice dei malintenzionati che ci trovano l'appiglio giusto a cui ancorare le ridicoli giustificazioni a proposito d'un fatto umanistico che in realtà li riporta indietro... L'alibi dell'ignoranza è l'eco perpetuo della compiacenza in cui si cullano i pigri o gli svogliati per non risolvere i problemi che minano la società. Nessuno può veramente sapere cosa hai nel cuore e quindi per mettere d'accordo tutti non si dicono cose con connotati razziali per stigmatizzare una comunità o offendere il rappresentante d'un gruppo etnico punto e basta! Non si dice e siamo tutti d'accordo, tutti più tranquilli altrimenti bisognerebbe inventare l'infrarosso per distinguere chi scherza da chi offende. Chi ignora da chi vuole colpire... Ecco perché quel 19 Ottobre 2001 quando mi chiese se non stavo scambiando razzismo con l'ignoranza risposi a Paolo Guzzanti: "Comunque non fa piacere" attirando la sua attenzione sul fatto che in Italia spesso lo straniero sopporta e minimizza tanto sa che in un paese dove i politici non fanno la loro parte è battaglia persa. Gli immigrati lo coltivano con il passare delle generazioni: "in questo paese sai meglio tenersi dentro alcune cose. Alcune verità danno fastidio e rischi di farti nemici. Se vuoi andare avanti e trovare lavoro fa sempre il loro gioco e non avrai problemi…" A dire il vero funziona e questo parlando di valori umani è molto grave… Poveri figli nostri!
Viene a volte facile pensare che in determinati altri paesi c'è più razzismo ma lasciamo agli altri i propri guai e pensiamo all'Italia. Poi comunque in quei paesi dove periferie scoppiano rispetto all'Italia c'è una differenza di fondo: l'Immigrato esiste; è una Entità; la legge lo sa e le decisioni politiche ne tengono conto. Ragion per cui dai partiti impopolari o populisti che ripropongono un passato a cui l'Europa progressista ha già fatto i funerali si prendono le distanze pubblicamente e gli si induce a moderarsi dandogli una battaglia senza tregua. Non è sicuro che all'estero un Calderoli può mettersi in televisione e offendere i Neri per poi vedersi descritto il giorno dopo su tutti i giornali (cosa già indecorosa per un paese) come uno a cui piace scherzare. In quale altro paese immaginiamo Berlusconi ironizzare sul colore della pelle di Obama definendolo "quello abbronzato"? E allora certo che il coro da stadio contro un giocatore Nero è giustificato fosse esso Italiano come Ballotelli o Ivoriano come Marc André Zoro che nel 2005 interruppe la partita Messina/Inter indicandoci la strada maestra per cacciare i nostri scheletri dall'armadio: educazione e tolleranza zero! L'Italia che un giorno sì e l'altro pure si compiace di essere generosa e accogliente gioca troppo spesso con una altra Italia che conosce ma protegge: l'Italia dove L'europarlamentare ungherese Viktória Mohács riferendosi ai campi profughi e Rom, dopo un viaggio rivela di aver assistito a violazioni dei diritti umani così gravi da non ricordare di averle mai viste ne prima ne altrove. Raramente si dibatte sulle platee televisive e negli ambienti politici dei lati oscuri della quotidiana frustrazione dello straniero di fronte al razzismo che non si vuole dichiarare tale (o non si deve). Beh forse lo si fa perché gli Italiani si sa sono permalosi. Ciò non toglie niente al fatto che lo Stato che non lotta contro l'Ignoranza opta per la non crescita e fa la scelta pericolosa di spianare la strada al razzismo. A Bruxelles i politici Italiani sono noti per essere inclini a far accendere le discussioni le più clamorose perché non si regolano con gli scivoloni linguistici tinteggiati di razzismo. Come è possibile che uno vada in televisione a vantarsi del fatto che nel suo ufficio troneggia orgogliosamente il busto di Mussolini senza rischiare critiche? Come mai puoi scendere alla stazione di Roma Termini la Capitale del Paese di Rita Levi Montalcini e comprare a quattro soldi a bordo strada di tutto e di più alla gloria di Mussolini e del ventennio fascista? Roba da far rabbrividire il comune dei Tedeschi che da Hitler hanno preso le distanze. Perché a Roma si e a Berlino no? Amnesty International ha rischiato questa risposta: Rinuncia politica di risolvere un problema che si pensa scandalizzi solo gli stranieri. Rendiamoci conto che la Germania che ha saldato i conti con il passato è stato il primo paese in Europa a mettere a disposizione un "Numero Verde" per la lotta al razzismo e il numero tutt'ora funziona. In quello italiano ti chiedono se ti sei assicurato che chi ti ha insultato non stesse scherzando. Che figura facciamo?

Allora ben venga la marcia di Firenze contro il razzismo. Ben vengano le manifestazioni a Milano e Napoli a sostegno della comunità senegalese e nel nome della civiltà ma soprattutto come disse Il segretario del PD Bersani "bisogna punire il terrorismo razzista e la politica che è politica non può non ripartire da questo" parole che fanno eco alle dichiarazioni di Piero Fassino sindaco di Torino che così reagì alla menzogna che ha scatenato l'odio contro i Rom: «Č assolutamente inaccettabile che si dia luogo a manifestazioni di linciaggio nei confronti di persone estranee ai fatti per la sola ragione che sono cittadini stranieri. Torino è una città civile che ha saputo sempre rispettare ogni persona quale che sia il luogo in cui è nata, la lingua che parla, la religione che pratica. Č dovere della nostra comunità respingere chi vorrebbe precipitare la vita della nostra città nell'intolleranza, nell'odio e nella violenza». E per dirla con Andrea Mollica che pubblica su internet per conto del Giornalettismo: "la lotta al razzismo non può non essere messa al primo posto di un'agenda politica, sociale e culturale che da troppo tempo viene messa in disparte per paura della reazione popolare, che sembra quasi venire giustificata…" E se cosi è, sarà "purtroppo sempre troppo tardi per chiedere scusa agli stranieri, la valvola di sfogo preferita per i nostri fallimenti." Gli stranieri dal canto loro non hanno aspettato per suggerire come dare senso e valore alla loro presenza in Italia. Lavorano e si integrano. Č il caso di uno di quei Senegalesi uccisi che voglio immaginare lungo le vie del Paradiso mentre parafrasa un canzone che ha contribuito a far amare l'Italia nel Mondo: "Lasciatemi cantare con la cartella in mano… Io sono un Italiano, un Italiano NERO!"

 
Di Fabrizio (del 14/03/2010 @ 09:29:09 in musica e parole, visitato 1384 volte)

Segnalazione di Orhan Tahir

Musica da Russia, Polonia, Serbia, Slovacchia, Romania, Ungheria

clicca sull'immagine per andare alla raccolta

 
Di Fabrizio (del 15/12/2008 @ 09:28:37 in Europa, visitato 2084 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati


Nell’anno 2007 i gruppi maggiormente colpiti da episodi di razzismo sono stati i cittadini romeni, i rom ed i sinti.
Scaricate il rapporto in formato pdf

La Rete Europea contro il Razzismo ha pubblicato il suo ultimo rapporto sul razzismo in Europa. I rapporti specifici su 25 paesi affrontano il tema del razzismo e della discriminazione in Europa a livello sia legislativo che locale, dalla politica alla pratica, su un periodo di 12 mesi.

I Rapporti non sono studi scientifici sullo stato delle pratiche razziste e discriminatorie in Europa, quanto piuttosto una compilazione di informazioni e dati raccolti dalle organizzazioni membri dell’ENAR. Questo contributo ha un particolare valore poiché il razzismo è spesso difficile da documentare e registrare, specialmente da parte delle fonti ufficiali, quindi le ONG offrono dati alternativi che provengono direttamente dalle esperienze di individui e comunità che sperimentano il razzismo spesso quotidianamente.

Il Rapporto, inoltre, presenta uno speciale sulla situazione dei Rom in Europa, la maggiore minoranza europea- concluso a Settembre 2008. Una raccolta di dati ed informazioni su Rom, Sinti e Camminanti tratti dai rapporti in Irlanda, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Romania, Bulgaria, Polonia, Italia, Lettonia, Lituania, Estonia e Regno Unito. Il Rapporto rivela un quadro allarmante di discriminazione nell’occupazione, istruzione, salute ed accesso a beni e servizi così come stereotipi negativi, discorsi fondati sull’odio nei media ed una crescente violenza razzista

Lo Shadow Report 2007 non mette in evidenza miglioramenti nella situazione delle discriminazioni sulla base della nazionalità, origine etnica o religione in Italia rispetto all’anno precedente.

In tutti gli ambiti analizzati, le discriminazioni verso migranti e minoranze sono rimaste immutate e la rappresentazione particolarmente negativa dell’immigrazione da parte dei media e del discorso pubblico ha alimentato un clima di paura e insicurezza che ha determinato un aumento del livello di xenofobia in Italia.

Nell’anno 2007 i gruppi maggiormente colpiti da episodi di razzismo sono stati i cittadini romeni, i rom ed i sinti. In queste senso si assiste ad un cambiamento nei gruppi target, che negli anni precedenti erano costituiti soprattutto da cittadini non comunitari e persone di fede musulmana, mentre nel 2007 sono i cittadini comunitari o in alcuni casi italiani appartenenti a minoranze (come i rom) i bersagli più colpiti. La situazione di particolare debolezza dei minori ne fa un gruppo particolarmente a rischio di discriminazione.

Nel settore dell’occupazione sono numerose le forme che può assumere la discriminazione. Si va dal mancato riconoscimento dei titoli di studio acquisiti nel paese d’origine, all’inserimento dei lavoratori stranieri nei livelli contrattuali più bassi e tra la manodopera generica o di bassa qualifica, all’applicazione di condizioni di lavoro più sfavorevoli. Lo scarso ricorso alla formazione e la mancata applicazione delle norme sulla sicurezza hanno determinato una crescita degli infortuni sul lavoro per i cittadini non comunitari, in controtendenza rispetto all’andamento generale degli infortuni.

Nel settore abitativo continua l’innalzamento dei prezzi delle case, che ha determinato nel corso dell’anno un aumento nel numero degli sfratti per morosità. Gli immigrati ricorrono all’acquisto dell’abitazione come soluzione sia per contrastare gli altissimi costi dell’affitto sia per evitare di incorrere nel diffuso problema del rifiuto dei proprietari di case di affittare ad inquilini non italiani. Permane la drammatica situazione abitativa dei campi rom (difficili condizioni igieniche e mancanza di qualsiasi tipo di servizio), che nel corso del 2007 sono state più volte al centro del dibattito pubblico.

Nell’ultimo anno scolastico si sono iscritti nelle scuole italiane poco più di 500.000 alunni con cittadinanza non italiana ed il loro numero è in costante aumento. Emerge il problema della alta concentrazione di alunni stranieri in alcune scuole e cominciano ad essere oggetto dell’attenzione dei ricercatori le questioni relative alle seconde generazioni. Molte polemiche sono state sollevate dalla circolare del Comune di Milano che escludeva dalle scuole dell’infanzia i figli di immigrati irregolari.

Per quanto riguarda il settore sanitario, le difficili condizioni di vita incidono pesantemente sulle condizioni di salute degli immigrati irregolari e dei rom. Questi ultimi incontrano inoltre grandi difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari, anche quando possiedono un regolare permesso di soggiorno. I dati sulle interruzioni volontarie di gravidanza continuano a evidenziare una situazione particolarmente preoccupante per le donne straniere.

Tra le novità che registrate per il 2007 vi è la maggiore disponibilità di dati sulla violenza razzista da parte di fonti governative, segnale di un maggior interesse per il rilevamento del fenomeno. I dati forniti da queste fonti rimangono però distanti dalle informazioni rilevate dal ONG e associazioni, che hanno registrato per il 2007 numerosi episodi di violenza, sia verbale che fisica, soprattutto in concomitanza con alcuni fatti di cronaca.

Dal punto di vista del racial profiling l’evento più significativo dell’anno è stata la dura reazione delle forze di polizia all’uccisione di una donna italiana da parte di un cittadino rumeno, che ha portato a vaste operazioni di controllo e di sgombero dei campi.

Il rapporto sottolinea il fatto che nel 2007 la tendenza dei media a rappresentare gli immigrati in maniera fortemente negativa e ad associare il fenomeno migratorio ai temi della sicurezza si è accentuata ed è apparsa particolarmente evidente in corrispondenza di particolari eventi avvenuti durante l’anno. Il linciaggio mediatico nei confronti di rom ed immigrati (in particolare di nazionalità rumena) ha determinato un clima diffuso di ostilità e xenofobia.

Dal punto di vista legislativo, nel 2007 le speranze emerse l’anno precedente di veder realizzate alcune importanti modifiche alla normativa sull’immigrazione e sulla cittadinanza vengono meno, anche se nel corso dell’anno vengono emanate alcune circolari che modificano aspetti minori ma significativi della condizione dei cittadini stranieri. Da segnalare anche la procedura di infrazione avviata dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia in merito alla trasposizione della direttiva 2000/43/CE ed il decreto approvato dal governo alla fine dell’anno che ha colpito soprattutto i cittadini romeni e i rom, additati come i responsabili della maggior parte dei crimini.

Tra le raccomandazioni presentate nel rapporto, le principali sono le seguenti:
  • Promuovere un discorso pubblico sull’immigrazione più equilibrato, meno legato ai temi della sicurezza e agli interessi politici ed elettorali dei partiti;
  • Progettare e realizzare un sistema di raccolta dati sulle discriminazioni nelle diverse sfere della vita pubblica;
  • Introdurre il diritto di voto alle elezioni amministrative e alle elezioni politiche per i cittadini stranieri residenti in Italia;
  • Riformare la legge sulla cittadinanza per permettere ai lungo residenti, ai bambini nati in Italia da genitori non italiani ed a quelli che arrivano in Italia da piccoli di avere più facilmente accesso alla cittadinanza;
  • Riformare la legge sull’immigrazione, in particolare abolire il “contratto di soggiorno” ed introdurre il meccanismo dello sponsor al fine di permettere ai potenziali migranti di entrare in Italia per cercare un posto di lavoro.
     

 
Di Fabrizio (del 02/08/2008 @ 09:28:36 in Europa, visitato 1909 volte)

Da Roma_Daily_News

Reuters 29 luglio 2008 - L'Italia è stata criticata per i severi provvedimenti contro la sua minoranza Rom. Di seguito alcuni dettagli sui Rom in Europa:

* UNIONE EUROPEA:

- L'esecutivo UE ha fatto pressione sugli stati membri perché offrano migliori condizioni di vita ai Rom, che soffrono di discriminazione.

- La Commissione ha pubblicato uno studio che dice che spesso ai Rom non vengono date pari opportunità per avanzare socialmente in UE, anche se esistono leggi antidiscriminatorie riguardo l'accesso al lavoro, i sistemi di sicurezza sociale, i servizi e la casa.

* RAPPORTO UNICEF:

- Un rapporto UNICEF del 2005 dice che l'84% dei Rom in Bulgaria, l'88% in Romania e il 91% in Ungheria viveva sotto la linea di povertà.

- Ci sono circa 3,7 milioni di Rom nei cinque paesi coperti dal rapporto - Bulgaria, Macedonia, Montenegro, Romania e Serbia - 1,7 dei quali sono bambini.

- Secondo quanto riportato il 53% dei Rom aveva sofferto la fame nei mesi precedenti, contro il 9% della popolazione non-rom.

* DECENNIO DELL'INCLUSIONE ROM 2005-2015:

- L'idea del decennio emerse dalla prima conferenza regionale ad alto livello sui Rom tenutasi in Ungheria nel 2003.

- La decade è un impegno dei governi nell'Europa centrale e del sud-est a migliorare lo stato socio-economico e l'inclusione sociale dei Rom. Vi prendono parte nove paesi, tutti hanno significative minoranze Rom.

- All'inizio del 2008, Albania, Bosnia ed Herzegovina, e Spagna hanno dichiarato la loro intenzione di unirsi alla decade.

* I ROM NELL'EUROPA:

UNGHERIA - Vivono in Ungheria oltre 600.000 Rom, la maggior parte nel nord-est, formando la più grande minoranza etnica su una popolazione totale di 10 milioni.

- La distinzione è diffusa. L'UE ha indicato il paese tra quelli più difettosi in termini di segregazione dell'alloggio.

ITALIA - Vivono in Italia tra i 130.000 e i 150.000 Rom, dove vengono incolpati per crimini ed insicurezza.

- L'Italia ha programmato di prendere le impronte digitali ai Rom che vivono nei campi, come pure la chiusura dei campi non autorizzati ed il rimpatrio di chi è illegalmente in Italia. La decisione è stata condannata dal Parlamento Europeo, dalla Romania - da cui provengono molti Rom - e da gruppi religiosi.

- A seguito delle proteste, un comitato parlamentare ha convenuto che le impronte verranno prese a tutti i cittadini per le carte di identità. La misura deve ancora passare attraverso il Parlamento.

- Lo scorso maggio, diversi campi Rom sono stati dati alle fiamme, accendendo un incidente diplomatico tra Roma e Bucarest.

MACEDONIA - Sono tra i 150.000 e i 250.000, o circa il 10,5% della popolazione.

- I Rom hanno ottenuto un'uguaglianza costituzionale unica in Macedonia derivata da un accordo di pace fra il governo e la più grande minoranza, l'etnia albanese.

SLOVACCHIA - I 108.000 Rom slovacchi hanno di solito accesso limitato al lavoro e all'istruzione e spesso vivono in squallide condizioni senza i servizi pubblici basici.

* TURCHIA - I Rom in Turchia non sono riconosciuti come gruppo di minoranza. Tentativi di organizzarsi politicamente o anche culturalmente possono essere visti come atti contro la stato, punibili per legge. Vivono in Turchia tra i 300.000 e i 500.000 Rom.

-I Rom riportano di frequenti sgomberi forzati.

Fonti: Reuters/Economist/ World Bank/www.rroma.org/ www.romadecade.org/

Writing by David Cutler and Jijo Jacob, London Editorial Reference Unit

 
Di Fabrizio (del 12/08/2009 @ 09:27:02 in lavoro, visitato 1680 volte)

Da Roma_Daily_News

I Rom d'Europa soffrono i morsi della disoccupazione - 9 agosto 2009 By Jan Cienski in Velka Lomnica, Slovakia, and Thomas Escritt in Budapest

Dionyz Sahi è scappato dal peggior quartiere di Kosice, la seconda città della Slovacchia e dalla disoccupazione a vita, grazie ad un programma messo a punto dalla US Steel per assumere membri della comunità rom. La sua via di fuga dalla povertà è ora chiusa come risultato della crisi economica globale.

"Non siamo più in fase di assunzione, siamo in fase di riduzione," dice George Babcoke, presidente di US Steel Kosice, una sussidiaria della compagnia americana e il più grande investitore nella parte orientale della Slovacchia.

Il crollo economico ha colpito in modo particolarmente duro gli 8 milioni di Rom (stimati) in Europa, ampliamente visti come la popolazione continentale più vulnerabile. Molti zingari hanno avuto da tempo problemi nel trovare lavoro nell'economia formale e sono stati tra i primi a perdere il loro lavoro durante la crisi.

"I Rom sono gli ultimi [ad essere] assunti ed i primi licenziati" dice Rob Kushen, direttore dell'European Roma Rights Centre di Budapest. "C'è un'evidenza aneddotica a suggerire che la crisi economica ha riguardato i Rom in maniera sproporzionale, ma i livelli d'impiego sono sempre stati bassi per questo gruppo."

L'effetto della crisi si può vedere nel villaggio di Velka Lomnica, nella Slovacchia settentrionale. Là, dove il verde vivido delle pianure confina con le montagne Tatra coperte di neve, 1.000 Rom vivono in abbietta povertà. Le donne si appoggiano ad aperture senza finestre che si aprono in caseggiati cadenti costruiti su tre livelli, mentre la maggior parte della gente vive in baracche improvvisate non progettate per i duri inverni slovacchi.

Il vicino impianto della Whirlpool è stato costretto a licenziare gli operai questo anno dato che la richiesta delle sue lavatrici è calata ed alcuni che hanno perso il lavoro vivono nel villaggio. Mirko, un Rom, dice che il suo ingresso mensile è sceso da €650 ai €130 dell'assegno governativo. "Ora mangiamo differentemente. Carne e frutta sono cose del passato," dice. "La gente era invidiosa di me quando avevo un lavoro, ma ora non possiamo permetterci neanche vestiti di seconda mano."

Un altro ex impiegato della Whirlpool dice che sta cercando in giro per la Slovacchia un altro lavoro.

"Ho cercato un lavoro a Bratislava, ma mi hanno detto: -Se sei un Rom, non si preoccupi di segnalarsi-," dice.

Mentre la crisi colpisce, i Rom trovano più difficile competere per un lavoro [...]

In Ungheria, dove la crisi economica ha esacerbato un problema esistente di deindustrializzazione nella parte povera a nord-est del paese, la disoccupazione è diventata un problema particolarmente acuto per i Rom.

Colpiti duri dalla peggior recessione del paese dalla transizione dal comunismo, gli Ungheresi si stanno rivolgendo sempre più verso lo Jobbik, un partito di estrema destra che accusa gli zingari per l'aumento del crimine. Nei mesi recenti, ci sono stati assalti agli insediamenti rom, con diversi uccisi.

La Romania, con la sua popolazione zingara più vasta e meglio integrata, ha avuto meno conflitti violenti dell'Ungheria nell'anno passato, ma potrebbe avere una completa crisi sociale quando il ritorno a singhiozzo dei Rumeni dall'Italia e dalla Spagna diventasse un'ondata, se andasse in crisi l'industria delle costruzioni nell'Europa meridionale.

Nella Repubblica Ceca, l'atmosfera per gli zingari è diventata tanto avvelenata che in centinaia hanno richiesto lo status di rifugiati in Canada, tanto che Ottawa ha reimposto l'obbligo di visto per i viaggiatori cechi.

Mentre la regione lotta per districarsi da una inattesa e tagliente diminuzione economica, ci vorrà probabilmente del tempo prima che gli altri Rom seguano Sahi fuori dalla povertà. Ottenere un lavoro nel 2003 ha permesso a Sahi di lasciare Lunik IX, un torvo quartiere rom alla periferia di Kosice. "Prima non avevo mai avuto un lavoro," dice. "Quando ho avuto in mano il primo assegno e ho portato i bambini a comperare dei giocattoli, ho capito allora la felicità di avere un lavoro."

 
Di Fabrizio (del 08/09/2010 @ 09:26:57 in Europa, visitato 1382 volte)

Da Slovak_Roma

Famiglia rom sterminata a  Bratislava da un vicino, scioccati gli altri residenti nel palazzo
Bratislava, 1.9.2010 10:17, (ROMEA)

Quanti si sono trovati nei pressi della sparatoria di lunedì nel quartiere Devínska Nová Ves di Bratislava sono ancora scossi, ma vogliono parlare della loro esperienza. Sei dei morti facevano parte della famiglia Putík. Come si è saputo che la famiglia era rom, sono iniziate a circolare notizie di come fossero "problematici". Però, i vicini degli uccisi hanno iniziato ad esprimersi contro queste voci.

Una donna che vive sullo stesso piano sia dell'assassino che della famiglia uccisa ha detto oggi all'Agenzia Stampa Ceca di aver aperto la porta del suo appartamento per la curiosità, vedendo l'uccisore in piedi in una nuvola di fumo nel corridoio. "Si è voltato verso di me e ha detto -Chiudi la porta o ti sparo in testa,- così ho richiuso;" dice l'anziana signora.

La vicina non sapeva molto sull'uccisore, che non era molto amichevole."Era terribilmente strano, non parlava con nessuno, un lupo solitario, un tipo strano," spiega, aggiungendo che non sa cosa l'ha portato a sterminare l'intera famiglia. "Non so se gli davano sui nervi perché andavano sempre avanti e indietro," dice. Secondo lei i Rom non facevano rumore e si prendevano cura di loro figlio, 12 anni, anche lui vittima anche lui vittima della follia dell'assassino disoccupato.

"Erano nostri vicini - la nonna, sua figlia e il nipote che viveva con loro. Davvero non creavano problemi," dice un altro vicino che viveva proprio la porta accanto alla famiglia rom. Questi vicini smentiscono anche le voci che la famiglia vendesse droga. Quando i giornalisti gliel'hanno chiesto, entrambi hanno dato la stessa riposta: "Fuori di qui! Pennivendoli! Quale droga? E' immondizia."

Secondo informazioni pubblicate dal giornale MF DNES, nessuno dei residenti nell'appartamento che sono stati intervistati potrebbe confermare che l'assassino fosse in qualsiasi maniera in conflitto con la famiglia dei suoi vicini. Anche altri vicini rifiutano le speculazioni per cui la famiglia avrebbe dovuto dei soldi all'assassino. "E' del tutto grossolano suggerire che la famiglia avrebbe preso in prestito del denaro da lui. Ne avevano paura - non avevano il coraggio di suonare il suo campanello. Non hanno mai causato problemi - non ho mai sentito nessun tipo di confusione dal loro appartamento. Per quel che ne sappiamo erano persone decenti. Povere, ma decenti," ha detto a MF DNES una vicina di nome Silvie, aggiungendo che la famiglia chiedeva solo a lei denaro in prestito. "Se lo facevano prestare solo da me - ogni 15 del mese la nonna mi suonava al campanello perché non avevano soldi. Glieli prestavo sempre o davo loro del pane vecchio, e loro mi restituivano sempre immediatamente il 19" ha detto a MF DNES. Anche altri residenti dell'edificio dicono che gli occupanti stabili dell'appartamento dei Putík, la nonna e i suoi parenti, erano persone perbene, ma gli altri parenti che a volte visitavano la famiglia, talvolta bevevano o facevano rumore all'ingresso dello stabile.

Marta, una pensionata che vive accanto agli assassinati, ha detto a MF DNES, "Durante l'estate la figlia della nonna iniziò a venire qui più spesso. Due o tre anni dopo, quando già viveva qui, a volte urlava o imprecava contro qualcuno. Poi seppi che andò a farsi curare da qualche parte e che viveva in un ostello. In questi giorni visitava solo per un caffè." Altri residenti dell'edificio citati da MF DNES concordano nel dire che la famiglia Putík non era particolarmente problematica. Altri vicini mettono in dubbio che tutte le vittime fossero Rom, come riportato da molti media. " Talvolta qualcuno si sedeva qui e beveva di fronte all'edificio, ma erano soprattutto una famiglia bianca, non erano i Rom. E' una sciocchezza dire che è stato un attacco razzista. Solo la figlia che viveva nell'edificio aveva sangue rom. Le vittime avevano a che fare con loro, ma non erano Rom," ha detto un residente a MF DNES.

I capi della polizia ed il ministro degli Interni stanno parlando molto dell'"eroico" intervento della polizia contro il pazzo assassino. Anche se molti residenti del quartiere lamentano che la polizia non sia intervenuta abbastanza in forze e rapidamente.

Alla fine l'aggressore si è sparato alla testa , a pochi metri da un salone cosmetico. Come ha detto una dipendente all'Agenzia di Notizie Ceca, "Quell'uomo stava appoggiato contro la porta del salone, e se non avesse avuto le cuffie, mi avrebbe sentito chiudere la porta e avrebbe girato la sua arma verso di me. Ho chiamato la polizia per dire che ero intrappolato appena a pochi metri da lui, ma mi hanno risposto che sapevano già di lui."

La giovane donna ha aggiunto che l'uomo è stato libero di muoversi, senza alcuna minaccia per circa 20 minuti, prima di iniziare a sparare a qualsiasi cosa si movesse. Dice che la polizia non si è avvicinata alla scena se non dopo diversi minuti dopo che l'uomo si era sparato.

La polizia dice che la prima pattuglia è arrivata due minuti dopo che era stato avvertito il primo sparo, cioè appena dopo le 9:45 del mattino, riuscendo a disarmarlo dopo circa mezz'ora. Il ministro degli Interni Daniel Lipšic ha annunciato che l'aggressore non ha commesso suicidio se non dopo essere stato ferito fatalmente da un proiettile della polizia.

Durante il massacro sono morte otto persone, l'aggressore e le sue sette vittime. Altre 15 persone sono state ferite, tre delle quali, incluso un cittadino ceco, sono anche in gravi condizioni.

ryz, Czech Press Agency, MF Dnes, translated by Gwendolyn Albert

 
Di Fabrizio (del 11/04/2008 @ 09:26:27 in scuola, visitato 1936 volte)

Da Vita

Nella giornata internazionale dei Rom, si è aperta oggi a Bratislava la conferenza "Education and training of Roma children and youth: the way forward" alla quale ha preso parte anche una delegazione italiana, composta da Raffaele Ciambrone, dirigente del ministero della Pubblica Istruzione, Arcangelo Patone, della segreteria della Sottosegretaria di Stato ai Diritti e Pari Opportunità, Donatella Linguiti, i Consiglieri nazionali dell'Opera Nomadi, il portavoce Rom del campo di Triboniano a Milano Costantin Marin, rumeno, Kasim Cizmic, portavoce Rom bosniaco del campo di Pontina Nuova a Roma e la sociologa Maria Rosaria Chirico, autrice del "Progetto-Ferrero", il primo in Italia ad occuparsi della scolarizzazione delle comunità Rom abusive.

L'incontro, promosso dal Consiglio d'Europa, ha l'obiettivo di condividere politiche e pratiche educative che possano aumentare la qualità e la partecipazione dei ragazzi Rom nel processo formativo dei paesi europei in cui vivono. Tre temi in particolare saranno il focus della discussione di oggi e domani: l'ambiente socio-educativo dei giovani e dei bambini, il ruolo e la responsabilità dei principali attori (dai livelli istituzionali a quelli scolastici fino alle famiglie e comunità di appartenenza); modelli e pratiche efficaci che sono compatibili con le politiche antidiscriminazione e i diritti umani; rinforzare e implementare le politiche educative: il contributo dei governi internazionali e delle organizzazioni non governative.

Tra i relatori alla conferenza molti i rappresentanti dell'Est Europa (Romania, Bulgaria, Slovacchia, Croazia), Gabriele Mazza, direttore del dipartimento su scuola, educazione e lingue del Consiglio d'Europa, il ministro degli Affari sociali e della salute della Finlandia, Pekka Haavisto e Anita Botosova, plenipotenziario del governo slovacco per le comunità Rom.
Come sottolineato da Thomas Hammarberg della commissione sui diritti umani del Consiglio d'Europa "l'esistenza del problema è di per sé il problema" ed è necessario lavorare anche sulla pre-scolarizzazione e l'ambiente familiare nel quale vivono i ragazzi e giovani Rom. Fondamentale secondo Miranda Vuolasranta, vice presidente del Forum dei Rom, Sinti e Camminanti europei, è l'approccio delle politiche europee: "Nothing for Roma, without Roma" ha più volte ripetuto Vuolasranta, ribadendo la necessità di tenere conto anche del punto di vista dei Rom su educazione e formazione, delle pratiche da mettere in gioco e capire in che modo i Rom possano sentire come loro esigenza l'accesso al processo educativo del paese in cui vivono.

"L'Opera Nomadi crede che siano le istituzioni a far da protagoniste nel processo di integrazione scolastica dei Minori Rom/Sinti in Italia che vede diecine di migliaia Rom non solo non scolarizzati ma nemmeno vaccinati e la gran parte di minori Rom/Sinti italiani non consegue nemmeno la licenza media inferiore" - sostiene Massimo Converso, Presidente Nazionale Opera Nomadi - "Č perciò fondamentale che la delegazione veda presenti congiuntamente il Governo Italiano ed i rappresentanti del popolo Rom. Preoccupa invece che la partecipazione a tale Convegno ufficiale sulla scolarizzazione dei minori Rom/Sinti sia scaturita dalla sinergia fra Opera Nomadi e Ministeri e non da un rapporto consolidato fra Consiglio d'Europa e Governo Italiano, rapporto che ha mosso i primi passi soltanto oggi".

"La Scuola Italiana si contraddistingue per essere una scuola aperta a tutti e accogliente" - afferma Raffaele Ciambrone, responsabile dell'Ufficio centrale per l'integrazione scolastica degli alunni di cittadinanza non italiana. "Il diritto all'istruzione, che è un diritto universale dell'infanzia, è assolutamente tutelato. Chiunque può iscriversi a scuola, anche se non in posizione regolare di soggiorno. Non esistono classi speciali: siamo per la scuola comune. Purtroppo non abbiamo un'idea chiara di quanti siano i bambini Rom presenti in Italia, non possiamo sapere quanti siano iscritti e quanti restino invece a casa o nei campi. Di qui la necessità di realizzare un'indagine e di fare delle rilevazioni distinte e puntuali. Č allo studio di un gruppo interministeriale, e dello stesso Ministero dell'Interno, un progetto per unificare tutte le banche dati esistenti e creare un sistema unico di monitoraggio".

 
Di Fabrizio (del 21/02/2010 @ 09:26:03 in Europa, visitato 1605 volte)

Da Slovak_Roma

La maggioranza degli abitanti sono Rom, ma i fondi pubblici sono stati usati per dividerli dai quartieri più benestanti
TimesOnLine Adam LeBor, Ostrovany, Slovakia

18/02/2010 - La struttura più solida costruita nel ghetto rom ad Ostrovany è il muro che lo divide dal resto del villaggio, costato €13.000 ai fondi pubblici, per separare quanti vivono in condizioni di medioevale squallore dai loro vicini non-Rom.

La struttura lunga 150 m., costruita con lastre di cemento alte 2,2 m., ha oltraggiato i Rom e gli attivisti dei diritti umani. "Nessuno ci ha detto che stava succedendo questo - sono solo venuti un giorno ed hanno iniziato a costruire," dice Peter Kaleja. "Il sindaco non avrebbe dovuto spendere tutto quel denaro per il muro, ma avrebbe dovuto costruire case per noi."

Kaleja, 21 anni, vive con sua moglie e la figlia di 19mesi in una catapecchia di fango e legno. Il gelido vento invernale soffia forte attraverso le fragili pareti e non c'è acqua corrente, gas o collegamento alle fognature, ma hanno la corrente elettrica ed una stufa a legna. Sopravvivono con un assegno sociale di  €170 al mese.

In Slovacchia, come nei vicini paesi dell'Est Europa, i Rom vivono ai margini. Hanno una minore aspettativa di vita, sono di più i disoccupati ed hanno un tasso più alto di mortalità infantile. I bambini rom sono più spesso diagnosticati con disabilità mentale - anche quando non ne hanno - e come risultato sono messi in scuole speciali.

Ci sono circa 350.000 Rom in Slovacchia, circa il 7% della popolazione, ma ad Ostrovany sono circa i due terzi dei 1.786 residenti. Ma le risorse municipali non sono condivise proporzionalmente.

Gli incaricati comunali di Ostrovany dicono che il muro era necessario per proteggere i proprietari di case i cui giardini confinano con l'insediamento rom e che lamentano frequenti furti di frutta.

Le baracche dei Rom sono costruite illegalmente su terreno privato, senza autorizzazioni, dice Cyril Revak, il sindaco. "Anche i Rom sono cittadini di questo paese. Meritano tutto l'aiuto che possono ottenere ma devono obbedire alla legge. L'unica critica che posso accettare è sull'uso delle finanze pubbliche per proteggere la proprietà privata - ma non è stato un errore, perché un giorno aiutiamo qualcuno e quello dopo qualcun altro." Aggiunge che il comune sta cercando di acquistare terreno per costruire case ai Rom, e di voler lanciare un programma per aiutare i bambini rom alla scuola superiore.

Il muro, d'altronde, manda un potente messaggio di esclusione, dice Stanislav Daniel, dell'ERRC. "E' un valore altamente simbolico. Non obbietteremmo se i proprietari costruissero e pagassero il loro muro. Ma è la prima volta che un comune in Slovacchia usa denaro pubblico per proteggere la proprietà privata di pochi."

 
Di Fabrizio (del 24/06/2012 @ 09:24:18 in Regole, visitato 1472 volte)

Immagine da biografieonline: Hermann Göring, Rudolf Hess e Joachim von Ribbentrop al Processo di Norimberga, obbedirono soltanto agli ordini.

Sono passati una decina di giorni da quando si è saputo dell'aggressione ad una coppia rom a Bologna. Forse potevo anch'io scriverne prima, ma sarebbe stata una copia di quanto già altri esprimevano. Indignazione, soprattutto. E io:

  • Sospetto dell'indignazione, come di una fiammata che si esaurisce subito.
  • Sospetto dell'indignazione perché, peggio ancora, diventa un artificio dialettico dove le vittime c'entrano poco, ma la cosa importante è ribadire quanto gli altri siano cattivi e noi invece siamo i buoni.
  • Sospetto delle cascate di aggettivi, che mascherano il vuoto delle idee e delle proposte.

Eppure, come è possibile non indignarsi di fronte a fatti simili? Riassumo la vicenda nella sua brutale (e burocratica) semplicità:

  1. Due ragazzini bivaccano all'aperto, dopo diversi sgomberi, e già da qua capiamo, senza che nessuno lo spieghi, che probabilmente sono rom. Lui viene picchiato a sangue da una banda, lei (incinta) viene violentata.
  2. In commissariato la loro denuncia si trasforma in un decreto di espulsione per lui perché, anche se nati in Italia, non hanno documenti, e la legge in questa storia di "clandestini", tutela solo la madre.

Esempio di come il RAZZISMO VIOLENTO e quello ISTITUZIONALE cozzino contro ogni elementare norma di diritto.

RAZZISMO VIOLENTO: cambiano le maschere, ma sono sempre loro: chi altro farebbe un atto di coraggio e dignità nel pestare e violentare in quattro due ragazzini di 15 e 20 anni? Sapendo che le vittime non sono due pupilli di una italianissima famiglia, ma due piccoli rom (ed un terzo in arrivo) di cui quasi nessuno si è mai occupato e si occuperà?

Leggo martedì (QUI e QUI) che gli aggressori sarebbero quattro nazionalisti rumeni. Per una volta non mi preoccupa quanto possiamo essere razzisti noi italiani: la destra estrema (o radicale), già in passato ha dimostrato di avere gli strumenti per coordinarsi a livello sovranazionale. Ad esempio, razzisti e neonazisti di Germania, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia da anni operano congiuntamente nei diversi territori, tanto in maniera "istituzionale" che con marce, cortei, pestaggi, devastazioni di quartieri e proprietà di minoranze etniche e religiose.

Non erano mai scomparsi, ma oggi sono nei parlamenti, nei salotti buoni (ma anche negli stadi e nelle periferie urbane) di un'Europa che non è soltanto in crisi finanziaria, ma anche in crisi culturale e d'identità. Operano assieme ovunque con le medesime parole d'ordine.

RAZZISMO ISTITUZIONALE: immaginate... di essere voi che hanno picchiato e a cui hanno spaccato il naso, immaginate che gli stessi hanno violentato la vostra donna incinta. Però, che siate nati in Italia o meno, la vostra colpa è che non avete documenti, ed allora: niente da fare, sarete trattati peggio di un animale.

Perché, nel momento della denuncia scatta automaticamente la procedura d'espulsione. Potrete mai fidarvi di una legge che stabilisce che non potrete avere giustizia o che vi impedisce di testimoniare?

E' una cosa talmente assurda, che ho passato una mezza mattinata a studiare tutte le possibili scappatoie in casi simili. Non ho trovato niente. Ho chiesto aiuto a due avvocati che conosco. Non mi hanno ancora risposto.

Qualcuno sa darmi una mano?

 
Di Fabrizio (del 21/11/2010 @ 09:23:25 in Kumpanija, visitato 1587 volte)

Inviato da Patrizia Ciuferri 18 Novembre, 2010

"… in classe è venuto il mediatore culturale, Graziano e ci ha spiegato le diverse usanze tra Roma e italiani. Io sono sinto e le mie usanze sono ancora diverse, perché sono mezze zingare. Questo argomento mi è piaciuto perché per una volta hanno parlato di una cosa che mi riguarda e per questo mi sono sentito importante…" Daniele (ragazzo sinto)

E' con queste parole, testimonianza di un ragazzo di etnia sinti, che si apre il sito dell'associazione di promozione sociale, Romà Onlus, nata nel 2008 (www.romaonlus.it).

La mission di Romà Onlus che riunisce soci rom (in maggioranza) e non rom, è quella di promuovere gli aspetti positivi della cultura rom e la capacità dei Rom di interagire con la collettività attraverso la riscoperta e la valorizzazione della storia e delle loro tradizioni., nonché la loro partecipazione attiva e propositiva alla vita sociale.

Attraverso la conservazione della memoria e della storia dei rom, lo scopo dell'associazione è sostenere il processo di integrazione dei Rom per mezzo di progetti e attività volte a promuovere l' all'accrescimento spirituale, politico, sociale della comunità Rom e Sinti nei vari ambiti dell'istruzione, della consapevolezza culturale, della mediazione sociale e culturale, del sostegno all'impiego.

Impegnata nel sostegno all'istruzione e nel tutoraggio finalizzato all'accesso all'istruzione superiore e alla creazione di luoghi di aggregazione per adolescenti di origine rom, Romà Onlus è anche volta alla promozione e allo sviluppo di attività no-profit come fattore di coesione sociale, impegno civico, emancipazione delle donne rom, diffusione dei valori di pace e cittadinanza attiva, contrasto alla discriminazione e all'esclusione sociale.

Lo staff di Romà Onlus si avvale di un nutrito gruppo di professionisti tra cui mediatori linguistici e interculturali, registi e progettisti specializzati nel reinserimento sociale di giovani in difficoltà e nella realizzazione di corsi di formazione.

Tra i molteplici servizi messi a disposizione dell'associazione, laboratori che spaziano dall'intercultura alla gastronomia, passando per l'arte, il cinema digitale e la lavorazione del rame. Attraverso le molteplici professionalità presenti nello staff di cui si avvale l'associazione, Romà Onlus ha elaborato una serie di attività volte a incentivare l'integrazione e il dialogo reciproco tra bambini e ragazzi rom e non, attività estive per bambini e ragazzi, interventi di mediazione culturale nelle scuole, formazione per insegnanti, tutoraggio e accompagnamento all'istruzione superiore.

Allo scopo di favorire la partecipazione e la cittadinanza attiva dei rom, è nata Rete Rom, che promuove a livello locale il coordinamento Rom a Roma, essendo anche fondatrice della Federazione Romanì e, a livello internazionale, membri di Ternype, fondata nel gennaio 2010 da diverse organizzazioni Rom giovanili provenienti da Albania, Bulgaria, Germania, Ungheria, Italia, Slovacchia, Spagna e Polonia.

Nell'ambito di un progetto per un Istituto di cultura Rom, un angolo dedicato all'approfondimento della cultura rom, chiamato Romanipé, una sezione web dedicato alle pillole di approfondimento sulla cultura, la storia e la lingua del popolo rom.

Romà Onlus, in collaborazione con Stalker – Osservatorio Nomade ha inoltre ideato e realizzato Romano Hapé, il catering di cucina romanes che nasce con l'idea di raccontare la diversità culturale attraverso il cibo e la gastronomia e di creare un momento di condivisione in cui le donne rom e le giovani partecipanti possano scambiarsi pratiche e saperi.
Visto l'enorme successo, tale progetto si è proposto e si propone come catering per occasioni pubbliche e private. Ha visto coinvolti gli studenti dello IED – Istituto Europeo di Design, che hanno messo a disposizione le loro conoscenze per pensare, insieme alle giovani donne rom, un piano di presentazione e comunicazione attraverso blog, volantini e al packaging dei piatti preparati.
Da allora il Romano Hapè ha preso parte a numerose iniziative pubbliche quali il Primo Congresso Nazionale della Federazione Rom e Sinti, l'edizione 2009 del Festival Internazionale di Fotografia di Roma.

Contatti:

Romà Onlus
Via Altavilla Irpina, 34/36
00177 Roma
Tel 0664829795
Fax 0664829795
info@romaonlus.it

 
Di Fabrizio (del 03/12/2011 @ 09:23:25 in Kumpanija, visitato 2185 volte)

Al Jazeera Le comunità tradizionalmente nomadiche di fronte alla discriminazione statale ed ai violenti tentativi di abolire il loro modo di vita
James Brownsell and Pennie Quinton

Le comunità viaggianti come quella di Dale Farm sono spesso distrutte col pieno appoggio delle autorità statali [GALLO/GETTY]

Viaggiate dovunque nel Medio Oriente e potrete essere accolti con queste parole: Ahlan wa sahlan wa marhaban. Letteralmente "Benvenuti su questo pezzo di terra", un ritorno al tempo in cui la cultura araba era per natura tradizionalmente più nomade ed i visitatori potevano aver avuto un lungo viaggio periglioso prima di raggiungere i loro amici.

Ma l'immagine romantica del viaggiatore errante è ben lontana dalla realtà quotidiana sperimentata dalle comunità nomadi. Da Est ad Ovest, la loro è più spesso una vita piena di discriminazioni, violenza ed oppressione portata avanti dalle autorità di stato, che tentano di costringerle a conformarsi con lo stile di vita urbano.

"E' stata un'esperienza che non dimenticherò più, la polizia che ci attaccava, ci picchiava, usava le scariche elettriche," dice Pearl, della comunità di Dale Farm.

Lei fa parte di un gruppo di oltre 200 Traveller irlandesi cacciati a forza dai loro terreni vicino a Basildon nell'Essex, Inghilterra del sud-est, da una serie di sgomberi violenti che si dice siano costati sino a 18 milioni di sterline ($29m).

L'isolamento della loro comunità, fondata negli anni '70, ha paragoni inquietanti con quella dei Beduini residenti nel Negev, che hanno subito frequenti minacce dai funzionari di Israele sin dalla fondazione dello stato - col diniego di servizi infrastrutturali ai villaggi "non riconosciuti" o semplicemente rasi al suolo dalle ruspe.

Dale Farm è un'ex discarica, venduta dal consiglio di Basildon alla comunità Traveller irlandese quando la loro vita nomade venne messa fuorilegge dal Criminal Justice Act nel 1994, che abrogava le precedenti garanzie legali ai diritti dei Traveller. Al suo culmine, Dale Farm ospitava circa 1.000 persone.

La legge del1994 abolì l'obbligo da parte dei comuni di fornire siti ai Traveller, riducendo così drasticamente i posti dove le comunità nomadi potevano sostare durante i loro spostamenti.

Attivista solidale a Dale Farm regge un crocifisso davanti alle barricate in fiamme [GALLO/GETTY]

Le autorità locali incoraggiarono allora le comunità viaggianti ad acquistare terreni per ovviare alla situazione: Dale Farm nacque appunto così. Ma la comunità di Dale Farm non si aspettava ciò che hanno descritto come un pregiudizio arbitrario mostrato dal consiglio di Basildon a guida Tory, che ha rifiutato ripetutamente i permessi di edificabilità per parcheggiare rimorchi e case mobili, e costruire casette sul sito, con la scusa che quell'ex discarica inquinata facesse parte della fascia protetta detta "green belt".

Si riferisce che durante lo sgombero, una cappella cattolica eretta in loco - intitolata a san Cristoforo patrono dei viaggianti - sia stata distrutta dalla compagnia degli ufficiali giudiziari, Constant & Co. Padre Dan Mason, il prete del posto, era a Dale Farm quel giorno.

"Ero lì... a visitare i miei parrocchiani e vedere come stavano. E' stato molto traumatico," ha detto all'Independent Catholic News.

"E' stata ferita una donna. Mi hanno detto che è stata spinta contro un muro e presa a calci. Ha subito un infortunio alla schiena. Questo è quello che mi han detto. E' stata portata in ospedale ma non l'hanno trattenuta perché non c'erano posti letto. E' tutto completamente surreale. Conosco bene quel sito. Le famiglie sono così ospitali. Ci siamo seduti in una roulotte per una tazza di tè. Non credevo ai miei occhi. Dappertutto vedevo poliziotti, elicotteri, manifestanti - sembrava una zona di guerra."

John Baron, eletto Tory al Parlamento nella circoscrizione di Basildon ed ex banchiere, ha difeso lo sgombero come applicazione della legge sui suoli.

"Non dimenticate, queste sono famiglie che hanno infranto la legge, ha detto alla BBC. "Non possiamo permetterlo in questo paese... se dovessimo semplicemente concedere a questi viaggianti di rimanere, dopo aver infranto tutte le leggi, che messaggio arriverebbe a tutti gli altri? Chiunque direbbe -Bene, se loro possono farla franca, perché non noi?- Ed avremmo il caos."

Durante lo sgombero a Richard Howitt, eletto Laburista al Parlamento Europea nella circoscrizione Inghilterra Est, non è stato permesso di osservare lo svolgersi delle azioni, dicendogli che il consiglio di Basildon aveva ordinato al personale addetto alla sicurezza di farlo spostare nello spazio riservato ai media, accanto a Dale Farm. Era stato invitato dalla televisione regionale, col permesso scritto della polizia, ed aveva correttamente ed in anticipo informato il consiglio di Basildon; quindi ha presentato una denuncia formale sulle azioni del consiglio e sull'attacco alla sua persona.

Il parlamentare si era in precedenza offerto per mediare tra Traveller e consiglio, come avevano fatto gruppi di chiesa ed organizzazioni statali. Persino le Nazioni Unite avevano condannato l'azione prevista, "esprimendo il profondo rammarico per l'insistenza del Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord nel procedere con lo sgombero di famiglie zingare e viaggianti a dale Farm nell'Essx, prima di identificare e fornire una sistemazione culturalmente appropriata."

Distruggere le case di circa 86 famiglie senza fornire "sistemazione culturalmente appropriata" va contro il diritto internazionale, ha detto Amnesty International. Nel contempo, sono stati identificati due siti alternativi dalla Britain's Homes and Communities agency, ma il consiglio di Basildon ha deciso lo stesso di spingere per la liquidazione di Dale Farm, prima di considerare i permessi di edificazione su questi siti.

I residenti di Dale Farm hanno dichiarato di non aver altro posto dove andare dopo lo sfratto [GALLO/GETTY]

Il clamore sullo sgombero aveva attirato al sito numerosi attivisti solidali. Hanno aiutato i residenti a costruire barricate e si sono incatenati ad una torre d'osservazione costruita in fretta da loro stessi.

"La prima cosa che è successa, la polizia antisommossa ha fatto irruzione attraverso la recinzione ed hanno usato le pistole a scariche elettriche [Taser], prima ancora che i loro piedi fossero sul sito," ha detto un'attivista di nome Jenny durante un incontro alla Fiera del Libro Anarchico di Londra, una settimana dopo lo sgombero.

"Quelli che si erano incatenati alla torre, sono stati staccati da una "squadra di arrampicatori" molto brutale ed è stata tagliata l'elettricità, inclusa la casa di una persona che ne aveva bisogno per le apparecchiature mediche che gli sono indispensabili... Altri che erano rimasti incatenati [al cancello, alla torre] erano ancora lì 24 ore dopo. I lucchetti sono stati scardinati in una maniera rischiosa - quando le televisioni ed i media se ne erano andati. [...]"

Il giorno dopo, i Travellers decisero che era giunto il momento di andare. Racconta Jenny: "Non volevano vedere nessun altro colpito. Hanno deciso di andare con dignità e ci hanno chiesto di uscire assieme a loro... Siamo partiti in dignità e solidarietà."

Tony Ball, leader del consiglio di Basildon, ha detto alla stampa: "E' molto incoraggiante vedere i Traveller ed i loro sostenitori lasciare Dale Farm in maniera pacifica e dignitosa, cosa che ho sempre sollecitato ed auspicato. Purtroppo, questo si sarebbe potuto ottenere molti anni fa e senza le scene di violenza a cui abbiamo assistito nelle ultime 48 ore, e con queste spese a carico dei contribuenti."

Residenti, testimoni ed attivisti lamentano che lo sgombero si è svolto in maniera illegale e che, nonostante le battaglia legale condotta dai residenti, le regole di condotta emanate dall'Alta Corte non siano state seguite dalla polizia o dagli ufficiali giudiziari - che ora stanno rendendo il sito inabitabile, accumulando macerie e rifiuti sui terreni di proprietà della comunità. La compagnia [degli ufficiali giudiziari] dedica un'intera sezione del suo sito alla rimozione dei Traveller, evidenziando che "i procedimenti del tribunale significano ritardo" e promettendo "un'azione alternativa e veloce".

Contesto internazionale

Il Comitato ONU sull'Eliminazione della Discriminazione Razziale ha notato [PDF] che "Tuttora Viaggianti e zingari subiscono notevoli discriminazioni ed ostilità da parte della società maggioritaria... e quesyo potrebbe peggiorare a causa delle azioni intraprese dalle autorità nell'attuale situazione".

Infatti, un rapporto del 2008 [PDF] di Human Rights First nota che parte delle discriminazioni viene approvata dallo stato stesso:

[in Italia] Migliaia di Rom sono stati allontanati dalle loro case nel 2007, quando la folla ha attaccato. picchiando i residenti ed incendiando i loro insediamenti che sono stai rasi al suolo, mentre viene riferito che in diversi casi la polizia non è intervenuta a protezione delle vittime. Alcuni politici italiani hanno favorito quanti chiedevano che i Rom fossero espulsi dalle città e deportati.

Episodi di violenza sono stati riportati anche in Bulgaria, Repubblica Ceca, Federazione Russa, Serbia e Slovacchia.

Lo stesso rapporto annota anche le dichiarazioni razziste espresse ufficialmente dal prefetto di Roma, Carlo Mosca, nel dichiarare i propri intenti di firmare i decreti di espulsione senza esitazioni. "E' necessaria la linea dura," dice, "per agire contro queste bestie".

Sono stati firmati "Patti di sicurezza" dai sindaci di Roma e Milano, che "prevedono lo sgombero forzato di 10.000 Rom" dalle due città, ignorando le regole di migrazione UE.

Nella Repubblica Ceca, Liana Janáèková, senatrice e sindaco, ha detto che il problema degli insediamenti rom potrebbe essere risolto con "la dinamite", che i Rom hanno troppi bambini, e che dovrebbero essere ""tenuti dietro una recinzione elettrica".

Tuttavia, è in Israele che lo stile di vita nomade è stato maggiormente criminalizzato, col pretesto di "aiutare" le comunità nomadi a diventare più "civilizzate".

Sono state dispiegate le guardie di frontiera, mentre le ruspe demolivano il villaggio beduino di al-Arakib [GALLO/GETTY]

Khalil al-Amour ha 46 anni ed insegna matematica ad al-Sira, uno dei 45  villaggi beduini "non riconosciuti" nel deserto del Negev, Israele meridionale.

"[I funzionari israeliani] hanno ordinato la demolizione di tutte le case del villaggio nel 2006," ha detto ad Al Jazeera. "Ci sono circa 70 famiglie e 500 persone ad al-Sira."

Le loro case non sono state ancora demolite (a differenza di altri villaggi beduini) ed il caso viene dibattuto in tribunale. Ma la loro comunità resta senza nessuno dei servizi statali che collegano i villaggi attorno, come la rete elettrica o le strade asfaltate.

"La gente ha usato i generatori per anni," dice. "Ora sto cercando di convincere sempre più persone ad usare sistemi e pannelli solari - che [sono] molto costosi. D'altra parte, anche il carburante usato per i generatori è molto caro."

Ci sono circa 80.000 beduini che vivono nei villaggi "non riconosciuti".

La loro comunità è sempre stata semi-nomade; migrano stagionalmente con le loro mandrie in cerca di pascoli e tornano ai loro villaggi ogni anno.

Ma quando Israele ha approvato le sue leggi su pianificazione e sviluppo nel 1965, vennero esclusi i villaggi beduini del Negev, "anche se i beduini erano una popolazione indigena e lì vivevano da secoli," dice Doni Remba, co-direttore della Campaign for Bedouin-Jewish Justice in Israele.

La sua campagna, un progetto dei Rabbini per i Diritti Umani in America del Nord e della Jewish Alliance for Change, sottolinea che, oltre a non avere servizi di infrastrutture, i beduini vivono sotto minaccia costante di sgombero forzato che [...] "si basa su una legge fondamentalmente discriminatoria".

"L'esempio più recente sono state una serie di demolizioni nel villaggio beduino di al-Arakib, nel Negev," dice Remba ad Al Jazeera.

"In questo caso, il governo israeliano ha inviato ben 1.300 poliziotti paramilitari, per espellere violentemente oltre 300 uomini, donne e bambini. Il villaggio è stato distrutto e ricostruito quasi 30 volte, soltanto nell'ultimo anno e mezzo."

Una donna beduina seduta sulle macerie della sua casa ad al-Arakib, distrutta dalle ruspe israeliane [GALLO/GETTY]

In più, sono in corso piani che secondo i funzionari israeliani saranno una risoluzione completa sullo status dei beduini di tutto il Negev.

"Il Piano Praver [dal nome dell'ex collaboratore di Netanyahu, Ehud Praver] riguarda la demolizione di 20 villaggi non riconosciuti e l'espulsione di 20-40.000 residenti, se questi non accettassero un'offerta di compensazione piuttosto scarsa ed inadeguata," dice Remba.

L'obiettivo del piano, aggiunge, era di concentrare l'intera comunità beduina in sette "riserve" riconosciute dal governo,  nella regione che attualmente ospita circa 100.000 persone che, aggiunge, sono già state sgomberate dalle loro terre.

"Il governo li discrimina e trascura, perché i beduini sono tra le popolazioni di Israele più economicamente svantaggiate sotto ogni parametro socio-economico."

"Anche nei villaggi approvati dal governo, quindi legali e non a rischio di demolizione... i tassi di disoccupazione, povertà, criminalità, istruzione e mortalità infantile sono tra i più sfavorevoli."

"Il tasso di mortalità infantile è quattro volte superiore a quello delle comunità ebraiche lì accanto, ad una o due miglia di distanza - e tutto a causa dell'estrema discriminazione delle condizioni di vita."

"Il governo intende "cancellare" i villaggi beduini e rimpiazzarli con comunità ebraiche, "per controllare il territorio...  in collegamento a ciò che il primo ministro Netanyahu chiama - mantenimento della maggioranza ebraica nel Negev-," ha detto Rembo ad Al Jazeera.

Come nel caso dei residenti di Dale Farm, i funzionari dicono che la rilocazione "aiuterà" i residenti a rispettare le leggi di pianificazione. Ma, mentre lodava il suo nuovo piano, persino Netanyahu notava che i beduini sono stati allontanati dalla terra su cui hanno vissuto per generazioni.

"Dopo anni in cui i loro bisogni non erano trattati sufficientemente, questo governo ha deciso di prendere in mano la situazione ed arrivare ad una soluzione a lungo termine della questione," ha detto.

"Il piano permetterà ai beduini, per la prima volta, di stabilizzare i loro beni e tramutarli da capitale morto a vivo - di essere proprietari della terra, cosa che permetterà loro di costruire case nel rispetto della legge e lo sviluppo di imprese e posti di lavoro. Questo sarà un progresso per la popolazione e darà loro l'indipendenza economica."

"Il nostro stato sta balzando verso il futuro e voi dovete essere parte di questo futuro. Vogliamo aiutarvi a raggiungere l'indipendenza economica. Questo piano è volto allo sviluppo ed alla prosperità. E' un'opportunità storica che non dobbiamo perdere."

Comunque, questo tipo di retorica non piace a molti beduini.

"Il problema del piano è che ci sradicherà tutti dalla nostra terra ancestrale, per metterci nelle città più povere," dice al-Amour, leader beduino di al-Sira.

"Stiamo per essere sradicati, per perdere le nostre tradizioni, la nostra vita, la cultura ed i valori - andando in queste città - questa è l'antitesi del nostro essere, come beduini. E' per questo che ci opponiamo al piano. Gli ebrei hanno il diritto di scegliere dove vogliono vivere. Possono vivere in città, in un villaggio, in un moshav, in un kibbutz. Ora i beduini dovrebbero vivere solo in città. E' ridicolo, è incredibile."

Ridicolo forse, ma non incredibile. Difatti, molti beduini ed i loro sostenitori dicono che il Piano Praver è soltanto la continuazione della politica di stato portata avanti da decenni.

Nel 1963, l'allora ministro dell'agricoltura Moshe Dayan mostrava il suo disprezzo per i beduini ed il loro modo di vita, dicendo ad Haaretz:

"Dobbiamo trasformare i beduini in lavoratori urbani... Significa che il beduino non vivrà più sulla sua terra col suo gregge, ma si urbanizzerà, tornerà a casa nel pomeriggio e si metterà le pantofole. I suoi figli si abitueranno ad un padre che indossa pantaloni, senza un pugnale, che non si spulcia in pubblico. Andranno a scuola con i capelli pettinati. Sarà una rivoluzione, ma si può fare in due generazioni. Senza coercizione, ma con la guida dello stato. La realtà è che i beduini spariranno."

Campagna in corso

Al-Amour è stato insegnante per 28 anni, ed è anche docente di sistemi informatici di rete, ha un master in amministrazione dell'istruzione ed ha appena terminato il secondo anno di studi in legge.

Dice ad Al Jazeera che continuerà a lottare per la sua comunità, senza abbandonare mai il suo stile di vita nomade.

"Andrò a Ginevra per prendere parte alla riunione del Comitato ONU per i Diritti Economici, Sociali e Culturali, e dopo a Berna, ed incontrerò dei sostenitori a Losanna. Sarò sempre in movimento, per rappresentare la mia comunità ed il mio popolo."

Difatti, lui - e migliaia come lui - hanno sostenitori in tutto il globo.

Doni Remba, di New York, ha detto che la discriminazione contro i beduini deve finire.

"Se noi crediamo che Israele sia una democrazia, come pretende di essere, il minimo che deve ai propri concittadini beduini è dar loro gli stessi diritti ed opportunità dei cittadini ebrei."

"E' ciò che Israele promise nella sua dichiarazione d'indipendenza - di sviluppare il paese per il beneficio di tutti i suoi abitanti... [il Piano Praver] è una violazione dei principi democratici base israeliani, e del suo impegno per l'eguaglianza - lo vedo come una violazione dei valori morali base ebraici."

"Penso anche che sia estremamente negativo e che infiammerà le relazioni tra ebrei ed arabi in Israele - e questo non può portare ad un buon finale."

Tornando all'Essex, una volta usciti da Dale Farm, gli ex residenti hanno reso omaggio ai loro sostenitori e richiesta una solidarietà continuata con le comunità viaggianti, dato che gli ufficiali giudiziari hanno continuato a distruggere le loro case:

"Stanno facendo cose che non si immaginava potessero fare," dice un residente di nome Clen. "Stanno sfasciando tutto, gli ufficiali giudiziari stanno facendo un gran casino nel mezzo del sito. I residenti stanno gridando. Ma se siete venuti a Dale Farm, siete venuti ad appoggiare una causa, perché sapevate che quanto stava accadendo era sbagliato. Vi voglio bene con tutto il cuore. Prima d'ora nessuno si era erto per i Traveller, avete fatto la storia."

Conclude Pearl: "Voglio bene a qualsiasi attivista nel mondo, senza di loro il mondo sarebbe un posto duro e malvagio."


NdR: Contemporaneamente, è uscito un articolo molto simile, su un sito di un'organizzazione ebraica americana, ma già il testo di Al Jazeera era lungo, e lo tradurrò un'altra volta. Segnalo anche questo.

 
Di Fabrizio (del 06/12/2010 @ 09:22:25 in scuola, visitato 2069 volte)

Da Czech_Roma (link in inglese)

Jurist.org

24/11/2010 - Catherine Twigg [Direttrice alla Comunicazione, The European Roma Rights Centre]: "In un insediamento romanì in Slovacchia, ad un ragazzo che frequentava la scuola tradizionale era stata assegnata una piccola borsa di studio per le sue capacità. Sognava crescendo di diventare un meccanico d'auto. In seguito, per una disputa con un insegnante, venne messo in una classe speciale per alunni con disabilità mentale, frequentata solo da bambini rom, come misura punitiva. Nessuna valutazione psicologica precedette la decisione e né lui né i suoi genitori furono informati o tantomeno venne loro richiesto l'assenso per questa misura. Questa decisione influenzò la sua carriera scolastica, le sue prospettive e le opportunità di accesso ad un'occupazione dignitosa. La promozione finale dalla scuola speciale non gli permise di frequentare la scuola tecnica per diventare meccanico. Dalle sue stesse parole: -Loro [la scuola] mi hanno portato via il sogno. Mi hanno reso stupido.-"

Disgraziatamente, questa è una storia comune in Europa. Il più alto tribunale europeo sui diritti umani si è pronunciato tre volte su questo tema; ogni giudizio espressamente condanna le pratiche discriminatorie nell'istruzione contro i bambini rom. La natura e le giustificazioni della segregazione differisce nei casi. Nel 2007 il Tribunale Europeo sui Diritti Umani ha emesso una sentenza storica in D.H. and Others v. The Czech Republic, che equiparava il collocamento dei bambini romanì in scuole speciali per alunni con disabilità mentali, alla discriminazione illegale. L'anno successivo, in Sampanis and Others v. Greece, la Corte ha ritenuto all'unanimità che ci fosse stata una violazione dell'art. 14, in combinato disposto con l'art. 2 del Protocollo n. 1 della Convenzione Europea sui Diritti Umani [.pdf], ovvero il fallimento dello Stato nel garantire la scolarizzazione dei bambini richiedenti e la loro susseguente collocazione in classi separate a causa della loro origine rom. Più recentemente, in Oršuš and Others v. Croatia, la Camera Grande del Tribunale è andata oltre ed ha annullato una decisione della Camera, dichiarando che le difficoltà linguistiche non possono essere utilizzate come un pretesto per segregare i bambini romanì.

Nonostante questi progressi, rimangono la norma per molti bambini rom in Europa problemi di segregazione, disuguaglianza e curriculum inferiori, e l'attuazione di queste sentenze nei rispettivi paesi è stata praticamente inesistente. Nella Repubblica Ceca continua il monitoraggio rapido dei bambini rom in scuole speciali per alunni con lievi disabilità mentali. Per esempio in alcune regioni gli studenti rom, oggi, hanno 27 volte più probabilità di essere piazzati in una scuola speciale rispetto ai non-rom. In tribunale sono stati presentati nuovi casi contro la Grecia. Una ricerca del 2010 di European Roma Rights Centre e Greek Helsinki Monitor rivelava che in 21 delle 50 comunità visitate, i bambini rom non vanno del tutto a scuola. Dove frequentano la scuola, sono spesso collocati in strutture separate. In Croazia sono ancora segregati in base a fattori linguistici.

Ma le questioni della segregazione e dell'istruzione inferiore vanno oltre la Repubblica Ceca, Grecia e Croazia. E' un problema esteso a tutto il continente. Per esempio, secondo un sondaggio del 2009 in Slovacchia, almeno tre studenti su quattro che frequentano scuole speciali per bambini con disabilità mentale sono romanì; in tutto il paese, l'85% dei bambini nelle classi sono rom (Roma Education Fund, "School as Ghetto," Budapest 2009, p. 23). In Ungheria, l'ERRC si è unito alla Fondazione Chance For Children nel depositare casi nei tribunali nazionali riguardo bambini romanì inseriti nelle scuole speciali in base a prove di valutazione viziate. A febbraio 2010 l'Ufficio dell'Ombudsman macedone ha pubblicato un rapporto che conferma in diverse località la sovrarappresentazione dei bambini romanì in scuole speciali per bambini con disabilità mentale. Problemi simili di segregazione o di sovrarappresentazione nelle scuole o nelle classi speciali esistono in Serbia e Romania.

Nell'Unione Europea ed in diversi paesi candidati UE, pratiche persistenti separano i bambini romanì dai non-rom. Che semplicemente non vengano iscritti, siano posti in scuole o classi speciali per studenti con disabilità mentali, o ancora segregati per presunte difficoltà linguistiche, i bambini romanì sono segregati perché sono rom. Simili politiche e/o pratiche continuano a condannare generazioni di Europei ad una vita di povertà, privati del diritto alla pari ed inclusiva istruzione, lasciandoli con poche o nessuna possibilità di trovare un'occupazione di qualità. Soprattutto, il fallimento dei governi nel cambiare le loro pratiche e le loro politiche, nega a generazioni di Rom la possibilità di perseguire i propri sogni.

Le opinioni espresse in JURIST's Hotline sono di esclusiva responsabilità dei loro autori e non riflettono necessariamente le opinioni dei redattori di JURIST, collaboratori, o dell'Università di Pittsburgh.

 
Di Fabrizio (del 24/12/2011 @ 09:22:02 in musica e parole, visitato 1901 volte)

Da Slovak_Roma

Billboard.biz By Phil Gallo, LA - 9-12-01

A destra Hans Zimmer, con i musicisti della Slovacchia il cui talento appare nella colonna sonora di "Sherlock Holmes - Gioco di Ombre"

Può avere un risposta un mistero musicale, dopo l'uscita di "Sherlock Holmes - Gioco di Ombre" il 16 dicembre e il rilascio della colonna sonora da parte di Watertower Music tre giorni prima. Avendo usato per il film la musica zingara di un gruppo di strumentisti slovacchi, il compositore Hans Zimmer spera che la colonna sonora possa servire da trampolino per questi sconosciuti musicisti di un villaggio.

"Quello che sto cercando di fare, via iTunes, è aggiungere bonus track perché l'album resista più a lungo." dice Zimmer, seduto nel suo studio di Santa Monica, California. "Vediamo dove si arriva, non sono ancora sicuro di tutta la storia. Voglio vedere cosa se ne pensa un po' in tutto il mondo e se (la musica) piace, possiamo inciderne ancora."

Il video che racconta del viaggio di Zimmer in Slovacchia per registrare la musica dei Rom, sarà disponibile all'uscita dell'album, assieme a tre tracce.

Il cortometraggio ha particolarmente eccitato Zimmer. "C'era grande musica in tutti i villaggi dove siamo andati," dice. "Una cosa incredibile."

Due bande rom [...] sono nella partitura del film, gli otto elementi di Kokavakere Lavutara ed il quintetto Ciganski Baroni. La Mnozil Brass Band fornisce un elemento tedesco al lavoro orchestrale di Zimmer e del suo collaboratore Lorne Balfe.

"Dall'India al sud della Spagna e poi in Irlanda, c'è questa corrente di coscienza musicale che si può seguire," dice Zimmer. "Amo tutti questi chitarristi zingari."

Zimmer, che supervisionerà le musiche per gli Academy Awards assieme a Pharrell Williams, ha discusso "Sherlock Holmes" e3 la creazione del coro per il prossimo "Cavaliere Nero" in un'intervista con Billboard.biz.

Sembra che la tua immaginazione corra selvaggia su questo tema - sono più gli stili russo ed europeo, che quello dell'Inghilterra vittoriana. Però, è prominente la musica rom. Da dove arriva questa idea?

Ho accennato a temi zingari nel primo ed ho letto lqa sceneggiatura alla pagina IV dove si dice "la zingara indovina." Da lì ho telefonato (al regista) Guy (Ritchie) dicendogli "Andiamo!". Conosco la musica, ma non posso fare niente su stereotipi e pregiudizi. Volevo trovare i musicisti, vedere l'ambiente. Nei contatti siamo stati aiutati da Madeleine Albright e dal National Democratic Institute. La priorità era di trovare grandi musicisti e d'altra parte pensavamo che sarebbe stato simpatico documentare in una certa maniera. Mia sorella (Zoe) è fotografa di moda ed era d'accordo sarebbe stato bello in questo modo. Entrando nelle comunità rom, ho lasciato il mondo che conoscevo, prima non potevo immaginarmelo - si è nel mezzo dell'Europa, ma non te ne renderesti mai conto. C'è questa povertà ed ingiustizia mitigate da un'incredibile dignità e musicalità.

E' un'atmosfera molto diversa, non solo dal primo "Sherlock Holmes", ma anche da tutti i tuoi altri lavori. Canticchiavo una melodia mentre lasciavo il teatro.

Abbiamo ridotto la musica del film per vari motivi - sembra funzionare col moderno Zeitgeist. E' solo con i film d'animazione che si adoperano ancora lunghe ed ampie melodie. Inoltre l'idea del virtuosismo è diventata completamente marginale. Amo la musica virtuosistica. Potessi, passerei il resto della mia vita registrando Jeff Beck. (I virtuosismi) non si adattano (alle colonne sonore), ma i musicisti rom sì. Nel contempo, posso tornare al mio mondo minimalista. E' stato divertente avere tutti questi musicisti rom in una stanza e dire "OK, proveremo a fare una cosa minimalista come il ticchettio di un orologio." Portarli fuori da quello a cui erano abituati.

Facendo così, eri cosciente di mescolare la loro musica con quella orchestrale, permettendo loro contemporaneamente di esprimersi secondo le loro tradizioni?

Non potevo fare cose alla Django (Reinhardt). Troppo lontane dal loro mondo. Gli (spunti musicali) di Sherlock non erano troppo (basati su) Ennio Morricone, come può sembrare a molti, ci sono più Kurt Weill e Bertolt Brecht. Ho immaginato che lanciando la musica della repubblica di Weimar nell'Inghilterra vittoriana sarebbe stato qualcosa di interessante - piccole unghiate sporche e l'UNPA UNPA degli ottoni.

Per te stato davvero un anno di sequel -  "Pirates of the Caribbean: On Stranger Tides," "Kung Fu Panda 2," "Holmes" - per continuare con  "The Dark Knight Rises" and "Madagascar 3". Come ti cauteli dal rischio di ripetizioni?

Divento pazzo. Cerco di proporre idee che siano appropriate e poi vedere se c'è qualcun altro la fuori che io possa scuotere un poco. Mi piace il processo collaborativo - non dobbiamo semplicemente conformarci al sistema di Hollywood. Mi piace quando i miei registi sono parte della band. Quando ascolti (la colonna sonora) dell'album, c'è questa "Shadows Suite", cioè me stesso al livello più dittatoriale. Verificatane la solidità e che fosse proponibile, l'abbiamo data ai musicisti rom. Il mio partner Lorne è un grande quando dice "cosa succederebbe se" quando ho delle intuizioni. Molte volte se ne esce con un'idea armonica che io, troppo preso dalle mie certezze, non avrei mai avuto. Se l'architettura è solida per iniziare, è facile aprire le porte ed aggiungervi dell'individualità.

Nonostante la serie filmica per cui sei più conosciuto, Batman, hai collaborato con James Newton Howard, ora lavori da solo. Dove ti situi in questo processo?

Ho dato al (regista) Chris (Nolan) un po' di musica per "Dark Knight Rises". Ciò che ne ha accresciuto la visibilità è stato il nostro canto. Mi venne in mente un canto che coinvolgesse centinaia di migliaia di persone. Ed abbiamo usato una frazione dell'idea per rivelare un personaggio su Internet. La gente è molto intrigata da questo campo e dal suo risultato. Abbiamo soltanto (postato) su  Facebook e Twitter che tutti potevano partecipare su ujam.com. Mi piace l'idea che tramite gli ultimi due film (di Batman) abbiamo creato questo mondo, il mondo di Dark Knight. So che i fan hanno una vera comprensione e rispetto per questo mondo. Quindi, perché non renderli abitanti di questo mondo, renderli parte? Si svilupperà sino alla fine di dicembre. Tutto ciò che dico (ai potenziali cantanti) - se volete essere ascoltati, vi chiedo di essere un po' più aggressivi. Basta carinerie. Un po' più di atteggiamento. Questa idea si è evoluta dal coro di Eric Whitacre su YouTube. Una delle cose interessanti per un tecnico del suono è che ogni voce viene registrata nel suo proprio ambiente. Mettere assieme tutti questi ambienti non lo si ottiene spesso. Diventa un suono davvero interessante.

Zimmer ed i musicisti zingari slovacchi nello studio del compositore Santa Monica, Calif. Foto: Phil Gallo

 
Di Fabrizio (del 03/08/2008 @ 09:21:49 in Europa, visitato 2410 volte)

Da Czech_Roma

Opinione del Redattore: La motivazione del rimpatrio dei Rom in India è una questione interna alle comunità Rom.
Qualsiasi apporto alla realizzazione di questa meta deve arrivare da quanti sono positivi versoi Rom, ma non da quanti ci vedono come la loro sfortuna e sono contenti di cancellare ogni segno della nostra vita in Europa o altrove

Valery Novoselsky,
Redattore di Roma Virtual Network.

L'estrema destra vuole rilocare i Rom in India By ČTK

Praga, 30 luglio (CTK) - Lidove noviny (LN) ha riportato mercoledì che il Partito Nazionale Ceco vuole riuscire nelle elezioni generali del 2010 con la radicale retorica anti-Romani, formulata in 150 pagine dello studio "La Soluzione Finale al Tema Zingaro nelle Terre Ceche" che sarà presentato tra un mese.

Il nome evoca la Germania nazista e la sua soluzione finale alla questione ebrea, ma i nazionalisti rispondono che non vogliono uccidere i Romani, ma vogliono comprare della terra in India per rilocare lì i Romani, scrive LN.

Il gruppo degli autori dello studio è guidato dal membro di partito Jiri Gaudin e ne fa parte anche la presidentessa Petra Edelmannova, secondo Pavel Sedlacek portavoce del partito, scrive LN.

Scrive sempre LN che si presume che il gruppo sia stato assistito da alcuni esperti dell'"ambiente accademico", che tuttavia hanno richiesto l'anonimato.

Ivan Vesely, presidente dell'associazione Romani Dzeno, ha detto a LN che i Romani "hanno vissuto qui per 500 anni e ancora siamo considerati stranieri".

Sedlacek ha detto a LN che lo studio guarda alla questione Romani in "in maniera completa - dove si è originata e perché nessuno l'ha ancora risolta".

Ha detto che lo studio conclude che il rimpatrio è la sola soluzione possibile dopo che tutti i tentativi di far fronte alla questione sono falliti.

"Dev'essere risolta su basi europee, occorre comprare terra in India e dev'essere data l'opportunità di vivere sulla loro terra seguendo le loro idee" cita LN dallo studio.

Sedlcek ha detto che la parola "finale" collegata allo studio non significa che il partito vorrebbe sterminare i Romani, ma perché la questione dev'essere finalmente affrontata.

Miroslav Mares, esperto di estremismi, ha detto a LN di pensare che i nazionalisti perderanno le elezioni.

"La tematica Romani non è così forte. Secondo i sondaggi non esistono nella società forti pregiudizi anti-Romani, ma (Miroslav) Sladek, che basò la sua campagna elettorale nel 1998 sulla retorica anti-Romani, perse," ha detto Mares.

Sladek era allora presidente dell'estremista Associazione per la Repubblica- Partito Repubblicano di Cecoslovacchia (SPR-RSC).

This story is from the Czech News Agency (ČTK).

 
Di Fabrizio (del 17/11/2011 @ 09:21:42 in media, visitato 1320 volte)

Internazionale 8 novembre 2011 14.40 - Le celebri immagini di Josef Koudelka sono state pubblicate in un nuovo libro aggiornato e ampliato. Christian Caujolle ha incontrato il fotografo.

Dato che non c'è più un direttore nell'ufficio parigino della Magnum e che l'agenzia fotografica, a causa della crisi, ormai sta tutta su un piano, Josef Koudelka si accomoda nella poltrona del capo: "Ho sbagliato tutto nella vita, non sono mai stato né direttore né presidente", dice ridendo. I capelli e la barba arruffata sono diventati bianchi, ma è un eterno ragazzo, a volte serio a volte spiritoso, costretto a dedicarsi a un esercizio che non ama: parlare di sé. Teme sempre di essere frainteso (dà degli esempi) e cerca, nonostante le digressioni, di essere preciso. Lo aiuta uno schemino con le cose da fare, diviso per fasce orarie di colori diversi. A quasi 75 anni, Koudelka non si ferma mai, ha sempre bisogno di fare, guardare e dare forma. Oggi tocca al Mediterraneo, che attraversa e fotografa da vent'anni. Entro il 2013 porterà a termine il progetto "Marsiglia, capitale della cultura".

Guardare al futuro, produrre, far emergere le immagini non gli impedisce di tornare incessantemente su quello che ha fatto. Continua a inseguire quello che potrebbe aver dimenticato, o sopravvalutato, nei lavori passati. La prossima tappa è l'incredibile presentazione a Mosca del suo progetto sull'invasione dell'armata rossa a Praga. Una grande rivincita, accompagnata da mille copie del libro, in russo, pubblicato da Torst, il grande editore ceco suo complice. Anche se è sempre riservato, Koudelka è chiaramente emozionato.

Ma è per un altro ritorno al passato che ci incontriamo: Zingari, il libro che l'ha fatto conoscere, è stato ripubblicato in sette paesi in una nuova edizione ampliata. La storia del volume è istruttiva, quasi esemplare. Il giovane Koudelka, che comincia la sua carriera a Praga come fotografo in un teatro, fa dei ritratti espressionisti e compone immagini molto grafiche.

Quello che c'è tra noi
Tra il 1962 e il 1971 comincia a sviluppare un lavoro a lungo termine su quelli che all'epoca sono chiamati zingari. Nel 1968, con il sostegno di Anna Farova, lavora insieme al grafico Milan Kopriva al progetto di un libro. "Non sapevo niente di libri di foto. Sapevo solo che volevo somigliasse alla vita, al mio rapporto con gli zingari, a quello che succedeva tra noi".

Il volume dovrebbe uscire a Praga nel 1970 ma, nel frattempo, Koudelka lascia la Cecoslovacchia occupata. Le sue foto dei carri armati e della rivolta fanno il giro del mondo e, attraverso Henri Cartier-Bresson, incontra Robert Delpire, il mitico editore di Robert Frank, di molti fotografi della Magnum e di tanti altri. Delpire vuole pubblicare il libro, ma in un'altra versione: 60 foto (di cui 50 tratte dal progetto originale) escono nel 1975 con il titolo Gitans, la fin du voyage (Aperture si aggiudica la versione statunitense). Un'edizione speciale è pubblicata anche dal Moma di New York per accompagnare la mostra fotografica. Il libro diventa subito un classico, una delle opere più ricercate della fotografia del novecento.

La nuova edizione torna oggi in gran parte al progetto originale, anche se con 109 immagini, un formato più grande e un ritmo più narrativo rispetto alla prima, rigorosa selezione. "Non volevo solo una collezione di belle foto. E volevo che, anche se sono tutti scatti fatti tra gli zingari, il libro andasse oltre". Nell'edizione francese Robert Delpire spiega che la scelta editoriale non è sua, ma che la pubblica per amicizia, stima e rispetto. Si avverte chiaramente uno di quei conflitti che possono esserci tra un autore e un editore molto esigenti. E Koudelka non vuole parlare di come sono andate le cose per "ammirazione, rispetto e amicizia per Bob. E poi sono così contento che l'abbia pubblicato come lo volevo io".

Č la sua creatura: "Un progetto che ho portato con me, anche fisicamente, per quattro anni. Ho avuto il tempo di capire cosa andava e cosa no. Ho lasciato la Cecoslovacchia con 154 foto sugli zingari. L'essenziale del libro era già lì. Č una storia, una storia di persone, di me con queste persone la cui musica mi ha attirato e m'incanta tutt'ora. Erano le stesse persone di cui si diceva ‘chiudete le porte, arrivano gli zingari e ruberanno le galline'".

La maggior parte degli scatti sono verticali: "Questo ha avuto un peso importante nell'organizzazione del libro, nel ritmo che il grafico Milan Kopriva ha saputo inventare. L'altra persona fondamentale per questo progetto è stata Anna Farova. Č lei che mi ha aiutato a strutturare le immagini, e a non dimenticare niente". Sono le due persone a cui il libro è dedicato.

La giusta distanza
A Koudelka non piace commentare il suo lavoro. Non ha un punto di vista, dice, sulle sue incredibili inquadrature dal respiro naturale, dalla giusta distanza. Ammette però che "ci vuole un obiettivo da 24 millimetri perché tutto sia nitido in spazi spesso molto ristretti e con poca luce. Poi ho cambiato, non volevo ripetermi. L'obiettivo ti dice come fare".

Ma non dice niente sulla grana delle immagini, spesso così particolare e sensuale, sui negativi difficili, sviluppati senza prendere troppe precauzioni. Non ripetersi, è anche la ragione per cui non ci sono foto recenti di zingari. "Č una generazione che non esiste più. Quando sono tornato a Praga nel 1991, sono andato a vedere. Sono sempre lì, le condizioni in cui vivono sono un po' migliorate, ma poco, e la maggior parte di quelli che conoscevo sono morti. Ho pensato che non avrebbe avuto senso ricominciare. Oggi è un altro mondo e prima o poi qualcuno farà un lavoro formidabile a colori su di loro". L'importante è "continuare a fotografare, perché ho la fortuna di averne ancora voglia e di poterlo fare". Ma il libro rimane fondamentale. Ben più delle mostre che sono "effimere".

Farà vedere il libro agli zingari, come faceva con le foto ("Mandavano baci e ballavano per mostrare il loro apprezzamento")? "Certo, appena posso". Possiamo immaginare che sfogliando le pagine, dietro l'elegante copertina bianca con il sobrio titolo nero Cikáni, si ritroveranno, ameranno, balleranno e manderanno baci.

Internazionale, numero 922, 4 novembre 2011

Zingari di Josef Koudelka contiene 109 fotografie scattate nell'ex Cecoslovacchia (Boemia, Moravia e Slovacchia), in Romania, in Ungheria, in Francia e in Spagna tra il 1962 e il 1971. Il volume è la versione aggiornata di Cikáni (zingari in ceco), un libro che non fu mai pubblicato perché Koudelka lasciò la Cecoslovacchia nel 1970. Le foto sono accompagnate da un testo del sociologo Will Guy.

 
Di Fabrizio (del 13/11/2008 @ 09:21:37 in Europa, visitato 1691 volte)

Da Czech_Roma (nessuno sa autoincensarsi come uno statunitense, talvolta a ragione...)

La reazione di ISN alla vittoria di Obama nelle elezioni

Queste elezioni ovviamente hanno detto molto dell'America ma, per me e probabilmente per molti Americani che vivono all'estero, probabilmente si tratta di un esercizio di comparazione o contrasto con le nostre patrie di adozione. Due le cose impressionanti. Mentre guardavo un gentile Mc Cain esprimere nel suo discorso finale ammirazione per la capacità di Obama di ispirare e un Obama sobriamente (e non trionfalmente) parlare di lavorare assieme e dei profondi valori del Partito Repubblicano, pensavo: "Qui non sarebbe potuto accadere affatto." Parliamo della polarizzazione negli USA, ma non possiamo paragonarla all'odio amaro tra i due principali partiti qui nella Repubblica Ceca; è semplicemente inimmaginabile che possano lodarsi l'un l'altro in quel senso, figura o forma. La mancanza di cooperazione è stata la principale ragione per la mancanza di riforme chiave.

Ad un livello più personale, sono rimasto deluso nell'ascoltare alcuni Cechi che conosco focalizzati sulla razza; appaiono abbastanza sbalorditi che un uomo negro sia stato eletto e ancora di più dall'idea che un Ucraino o un Vietnamita (le due maggiori comunità minoritarie qui) sia a capo della Repubblica Ceca. Sono semplicemente impenetrabili al pensiero che qualcosa di simile possa succedere qui -  benché sia comprensibile. La II guerra mondiale eliminò molta della diversità della Cecoslovacchia (i nazisti che uccidevano gli Ebrei e poi i Cechi che cacciavano chi era di etnia tedesca)  ed il regime comunista mise un coperchio sull'immigrazione, il paese divenne incredibilmente omogeneo. Tutto questo è cambiato, lentamente, negli ultimi 20 anni, ma di sicuro ci vorranno generazioni per i candidati delle minoranze progrediscano nelle elezioni generali e convincano i Cechi che loro sono come tutti gli altri (senza menzionare la minoranza Rom, che è qui da generazioni).

Così noi, in quanto Americani, dovremmo essere a ragione orgogliosi tanto dell'elezione di Obama che, infine, per lo spirito di mutua appartenenza, ma dobbiamo tenere a mente che tanto il nostro multiculturalismo che il sistema politico sono maturati in centinaia di anni, potrebbe essere una lezione importante per alcune delle democrazie più giovani, ma ci vorrà una lunga strada perché qualcosa di simile accada nel loro cortile.

Jeremy Druker, ISN Security Watch contributor based in Prague and Director of Transitions Online

 
Di Fabrizio (del 02/09/2010 @ 09:21:24 in Europa, visitato 2464 volte)

Ricevo da Paul Polansky

Comunicato stampa, 1 settembre 2010

Il principe Karel VII von Schwarzenberg, ministro degli esteri della Repubblica Ceca, e il dr. Bernard Kouchner, ministro degli esteri francesi, hanno recentemente denunciato la deportazione dei Rom dalla Francia. Deportazione decisa dal presidente francese Nicolas Sarkozy alla fine di luglio. Circa 8.300 Rom di nazionalità rumena e bulgara sono stati espulsi dalla Francia dall'inizio dell'anno. Quasi 10.000 sono stati espulsi nel 2009.

Schwarzenberg si è opposto alla deportazione dei Rom dalla Francia dicendo che la decisione è stata presa su basi razziali ed è contraria allo spirito e alle norme dell'Unione Europea.

Kouchner ha detto di aver considerato le dimissioni, riguardo la politica del presidente Sarkozy di deportare i Rom. Non si è dimesso.

Agli occhi dei Rom e dei Sinti cechi e dell'esperienza dei Rom del Kosovo, entrambe i personaggi rappresentano l'ipocrisia ai massimi livelli.

Durante la II guerra mondiale il padre di Schwarzenberg, principe Karel VI, usò zingari ed ebrei come schiavi per i lavori forzati nelle sue tenute in Boemia meridionale, prima che i Tedeschi la passassero sotto loro amministrazione.

Nel 1999 come capo dell'ONU in Kosovo, Kouchner piazzò circa 200 famiglie di rifugiati rom in campi posti su terreni altamente contaminati promettendo loro, alla baronessa Nicholson e a me stesso che sarebbero rimasti lì solo per 45 giorni. Disse che essendo lui dottore, conosceva il pericolo dell'avvelenamento da metalli pesanti e che se questi Rom non avessero potuto tornare alle loro case, li avrebbe portati all'estero. Undici anni più tardi, dopo 89 morti (molte attribuite ad una combinazione di malnutrizione e avvelenamento da piombo), 140 famiglie sono ancora in questi campi.

Dopo la II guerra mondiale, dal 1945 al 1948, il principe Karel VI continuò ad adoperare forza lavoro schiavizzata nelle tenute che gli erano state restituite. Stavolta, gli schiavi erano cittadini tedeschi della Cecoslovacchia, che si suppone vi fossero stati deportati nel 1945. Comunque, Schwarzenberg li mantenne in stato di detenzione in una villa confiscata ad un Ebreo, adiacente alla sua proprietà, prima che i comunisti lo obbligassero a fuggire nel 1948.

Nel 2000,la squadra medica ONU di Kouchner raccolse campioni sanguigni di molti Kosovari nella città di Mitrovica, dopo che a diverse truppe NATO fu rilevato avvelenamento da piombo. I livelli più alti di piombo (i più alti nella letteratura medica) furono trovati tra i bambini rom nei campi ONU dove Kouchner li aveva piazzati, accanto alle locali miniere di piombo. La squadra medica ONU di Kouchner in un rapporto scritto inviatogli, raccomandava l'immediata evacuazione dei campi e cure mediche. Kouchner rifiutò.

Negli anni '90 il principe Karel VII von Schwarzenberg, col presidente Havel, ricevette in restituzione molte delle terre e dei castelli di suo padre, e le proprietà praghesi che erano state confiscate nel 1948 dall'allora governo comunista. Il ritorno di queste terre rese Schwarzenberg l'uomo più ricco della Cecoslovacchia. Secondo la legge ceca le proprietà non avrebbero dovuto ritornargli, perché durante e dopo la II guerra mondiale gli Schwarzenberg usarono forza lavoro schiavizzata in queste proprietà.

Nel 1999 Medecins sans Frontieres (Dottori senza Frontiere), di cui Kouchner era cofondatore, ricevette il Premio Nobel per la Pace. TIME magazine scrisse che Kouchner era "Un uomo di fuoco, un guerriero di pace, che aveva inventato il dovere di ingerenza internazionale." Kouchner più tardi approvò "nel nome dei diritti umani" l'invasione e l'occupazione USA dell'Iraq.

Nella Repubblica Ceca un allevamento di maiali si trova ora sulle fondamenta del campo di sterminio per Rom e Sinti di Lety. Karel VI Schwarzenberg usava i Rom di questo campo per lavorare nelle sue foreste e cave di pietra. Oggi questo sito di olocausto è dissacrato da 20.000 maiali che defecano vicino alle fosse comuni dei bambini annegati dalle guardie ceche nel laghetto degli Schwarzenberg accanto al campo.

Oggi negli ex campi ONU a Mitrovica ogni bambino concepito nasce con danni irreversibili al cervello, a causa degli alti livelli di piombo nel sangue materno. L'anno scorso venne chiesto al dr. Kouchner di intervenire per salvare queste famiglie che lui aveva abbandonato nel 1999. Non lo fece.

Dal 1984 al 1991 Schwarzenberg presiedette la Federazione Internazionale di Helsinki per i Diritti Umani. Mai si è scusato con i Rom e Sinti cechi (neanche con gli Ebrei cechi) perché la casata degli Schwarzenberg li aveva usati come schiavi durante la II guerra mondiale.

Anche se attualmente è ministro degli esteri in Francia, Kouchner non ha mai inviato nessuno dall'ambasciata francese a Pristina per aiutare i bambini sofferenti di malnutrizione ed avvelenamento dai piombo nei campi rom da lui stabiliti nel 1999 e che promise di chiudere in 45 giorni.

Questi Maestri dell'Ipocrisia parlano soltanto per ottenere i loro nomi nelle notizie di testa. Non sono i leader mondiali che pretendono di essere. Stanno ignorando principi morali e legali e danneggiando la credibilità delle leggi internazionali.

Schwarzenberg e Kouchner usano i Rom in maniera paternalistica per evidenziare la loro reputazione nei diritti umani. Speriamo che il pubblico, i Rom specialmente, comprendano quanto siano falsi questi "leader morali e politici".

Paul Polansky
Head of Mission
Kosovo Roma Refugee Foundation


"SAVE LEAD-POISONED CHILDREN OF KOSOVO"
Please Sign This Petition
http://www.thepetitionsite.com/5/Save-Children-Dying-From-Lead-Poisoning

 
Di Fabrizio (del 04/06/2007 @ 09:21:16 in Europa, visitato 1955 volte)

Tommaso Vitale segnala questo articolo di Repubblica

Viaggio nei paesi europei alla ricerca di un'integrazione possibile
Nel continente sono tra i 9 e i 12 milioni: ma non esistono censimenti
I rom e l'Europa, dal rigore tedesco alla Francia modello "bastone e carota"
I Rapporti della Divisione Roma and Travellers del Consiglio europeo
L'Italia ha la maglia nera. Ovunque esistono Uffici centrali nazionali
di CLAUDIA FUSANI

ROMA - Sono "qualcosa" che non può essere ignorato. "Esistono" e devi farci i conti. Sono, spesso, un "problema" per gli altri, cioè "noi"; ma soprattutto per se stessi: condizioni igienico sanitarie pessime, massimo della devianza, nessuna integrazione. Tutto vero. Eppure se cerchi di capire come l'Europa affronta la questione rom e zingari rimbalzi in un muro di vaghezza e pressapochismo. Nonostante gli sforzi del Dipartimento Roma and Travellers (Rom e camminati, due delle varie etnie zingare), l'ufficio nato nel 1993 a Strasburgo nell'ambito del Consiglio Europeo per fronteggiare la questione rom e che ogni anno produce pagine e pagine di relazioni, rapporti internazionali, raccomandazioni, manca totalmente un progetto esecutivo. Dalle parole non si riesce a passare ai fatti. Risultato: se l'Italia non sa da che parte cominciare per affrontare la questione rom, l'Europa è messa più o meno nelle stesse condizioni.

"Purtroppo non esiste un modello unico per affrontare la questione" dice Maria Ochoa-Llido, responsabile del Dipartimento rom e migranti del Consiglio di Europa. "La situazione varia da paese a paese e ogni governo affronta la questione con un proprio approccio politico. Negli ultimi venti anni le cose stanno cambiando e il Consiglio d'Europa se ne sta facendo carico sul fronte dei diritti umani, dei diritti delle minoranze e in funzione dell'integrazione sociale".


Negli anni, attraverso numerose Raccomandazioni - ad esempio sulle condizioni abitative (2005), sulle condizioni economiche e lavorative (2001), sui campi e sul nomadismo (2004) - si è cercato di dare almeno una cornice di riferimento, linee guida ai vari stati per gestire la continua emergenza rom. Buone intenzioni, quindi, ma scarsi risultati. Secondo il Rapporto annuale della Commissione europea contro il razzismo e le intolleranze presentato al Parlamento Europeo il 23 novembre 2005, i Rom risultano la popolazione più discriminata d'Europa. Svantaggiati nel lavoro, nell'alloggio, nell'istruzione e nella legislazione ma anche vittime regolari di continue violenze razziste. Il Rapporto - va detto - non si occupa dell'aspetto devianze, cioè criminale, che caratterizza da sempre la popolazione rom e che tanto pesa nel non-inserimento sociale degli zingari.

Una minoranza di 9-12 milioni di persone - Uno dei file più aggiornati della Divisione Roma and Travellers sono i numeri. Che vista l'assenza di censimenti della popolazione rom - per il timore che possano diventare strumenti discriminatori - è già tantissimo. In Europa si calcola che viva un gruppo di circa 9-12 milioni di persone, in qualche paese del centro e dell'est europa - Romania, Bulgaria, Serbia, Turchia, Slovacchia - arrivano a rappresentare fino al 5 per cento della popolazione. Scorrendo i fogli delle statistiche ufficiali europee (aggiornate al giugno 2006), colpisce come nei paesi della vecchia Europa, nonostante la presenza e l'afflusso continuo di popolazione rom, manchi del tutto un loro censimento. Eppure conoscere i contorni del problema dovrebbe essere il primo passo per approcciarlo. Sono censiti solo gli zingari che vivono nei paesi dell'est Europa, dal 1400 la "casa" dei popoli nomadi in arrivo dall'India del nord est.

La Romania guida la classifica dei paesi con maggior numero di gitani: l'ultimo censimento ufficiale del 2002 parla di una minoranza che si aggira tra il milione e 200 mila e i due milioni e mezzo. Seguono Bulgaria, Spagna e Ungheria a pari merito (800 mila), Serbia e Repubblica Slovacca (520 mila), Francia e Russia (tra i 340 e 400 mila; ma secondo il rapporto di Dominique Steinberger del 2000 in Francia vivrebbero almeno un milione di zingari), Regno Unito (300 mila), Macedonia (260 mila), Repubblica ceca (300 mila), Grecia (350 mila). L'Italia è al quattordicesimo posto con una stima, ufficiosa in assenza di un censimento, che si aggira sui 120 mila. Sappiamo che oggi quel numero è salito fino a 150-170 mila. Facendo un confronto con i paesi della vecchia Europa, è una stima inferiore rispetto a Spagna e Francia, Regno Unito e Germania. Sui motivi di queste concentrazioni la Storia conta poco: se è vero che la Germania nazista pianificò, come per gli ebrei, lo sterminio degli zingari (Porrajmos) e nei campi di concentramento tedeschi morirono 500 mila rom, in Spagna la dittatura di Franco ha tenuto in vigore fino agli anni settanta la legislazione speciale contro i gitani eppure gli zingari continuano ad essere, e sono sempre stati, tantissimi.

Il caso italiano - A scorrere i Rapporti del Consiglio europeo, l'Italia sembra avere la maglia nera nella gestione della questione rom. La lista delle "mancanze" italiane è lunghissima. Contrariamente agli altri paesi della vecchia Europa, non abbiamo una politica certa sui documenti di identità e di soggiorno mentre in altri paesi hanno la carta di soggiorno e anche i passaporti. Nonostante molti Rom e Sinti vivano in Italia da decenni, non hanno la cittadinanza col risultato che migliaia di bambini rom nati in Italia risultano apolidi; gli stessi bambini non vanno a scuola e non hanno accesso all'educazione; non sono riconosciuti come minoranza linguistica. L'Italia, soprattutto, continua ad insistere nell'errore di considerare queste persone nomadi segregandole in campi sprovvisti dei servizi e diritti basilari mentre invece sono persone a tutti gli effetti stanziali. Si legge a pag. 29 del rapporto: "Non si riscontra a livello nazionale un coordinamento. E in assenza di una guida a livello nazionale, la questione non potrà mai essere affrontata in modo valido". Bocciati, su tutta la linea. Persino "puniti" nel dicembre 2004 per la violazione della disposizione sul diritto alla casa. "Puniti" anche Bulgaria e Grecia.

Gli Uffici centrali - Il nome di per sé evoca scenari da tragedia, liste, schedature, concentrazione di informazioni. Nel 1929 a Monaco nacque "L'Ufficio centrale per la lotta contro gli zingari in Germania", furono schedati, nel 1933 furono privati di tutti i diritti, poi lo sterminio. Eppure un Ufficio centrale sembra essere l'unico modo per affrontare seriamente la questione rom, capire quanti sono, dove vivono, di cosa hanno bisogno, tenere sotto controllo arrivi, partenze, doveri e responsabilità oltre che diritti. All'estero esiste un po' ovunque qualcosa di simile, in Germania, in Francia, in Olanda, Belgio e in Spagna. "In questi uffici - racconta Massimo Converso, presidente dell'Opera nomadi - lavorano anche i rom, sono mediatori culturali, parlano la lingua e i dialetti, conoscono le abitudini dei vari gruppi, dettagli per noi insignificanti e invece per loro fondamentali. Non si può prescindere da questo se si vuole affrontare il problema con serietà e concretezza". Ministero dell'Interno e Solidarietà sociale hanno avviato dei "tavoli tecnici" con esperti e rom. Ma il ministro Giuliano Amato sta pensando a qualcosa di più: un Ufficio governativo e una conferenza europea per avere gli strumenti e il luogo dove fronteggiare la questione.

Lo statuto francese - Nonostante "la grande preoccupazione" del Consiglio europeo "per i ritardi e l'emarginazione", la Francia (con 340 mila o un milione di manouche) sembra aver adottato il modello migliore sul fronte dell'accoglienza per i rom. Un modello che si muove tra l'accoglienza e la tolleranza zero, due parametri opposti ma anche complementari: da una parte la legge Besson (la prima versione risale al 1990, una successiva è del 2000) che prevede che ogni comune con più di cinquemila abitanti sia dotato di un'area di accoglienza; dall'altra la stretta in nome della sicurezza dell'ex ministro dell'Interno, attuale presidente, Nicolas Sarkozy che nel febbraio 2003 ha voluto la stretta e ha previsto (articoli 19 e 19 bis della legge sulla sicurezza interna) sanzioni particolarmente pesanti contro le infrazioni allo stazionamento. Chi non rispetta le regole dei campi e dell'accoglienza è fuori per sempre. E chi occupa abusivamente un'area può essere arrestato e il mezzo sequestrato. La legge Besson immagina i campi come una soluzione di passaggio e prevede, contestualmente, un programma immobiliare di case da dare in affitto ai gitani stanziali e terreni familiari su cui poter costruire piccole case per alcune famiglie semistanziali e in condizioni molto precarie.

Di tutto ciò è stato realizzato poco ma comunque qualcosa. Nella regione di Parigi sono stati creati campi per 560 posti in dieci anni (ne servirebbero tra i 6 e gli 8 mila) e in tutto il territorio francese ce ne sono 10 mila, un terzo di quelli necessari. Ma molti gitani e manouche vivono in case popolari e in vecchi quartieri. Pagano affitto, luce e acque. "Siamo responsabilizzati - racconta Arif, rom kosovaro, un pezzo della cui famiglia vive in Francia - viviamo nei centri abitati, non siamo emarginati, facciamo lavori come facchino, gommista, piccolo trasporto, pulizie, guadagniamo e firmiamo un Patto di stabilità per cui i ragazzi sono obbligati ad andare a scuola ed è vietato chiedere l'elemosina. Se siamo disoccupati per sei mesi abbiamo il sussidio - un mio parente prende 950euro al mese - e abbiamo anche gli assegni familiari. Certo chi sbaglia, chi delinque, chi ruba, chi non manda i figli a scuola, viene cacciato dalla Francia. E su questo punto siamo noi i primi ad essere d'accordo". Un altro risultato, visibile, è che in Francia difficilmente si vedono zingari in giro, ai semafori o nelle vie dei centri cittadini. E' vietata l'elemosina e l'accattonaggio. Recentemente l'ex ministro dell'Interno Sarkozy ha sottoscritto un piano con la Romania per il rimpatrio dei rom romeni.

Il caso tedesco - Il Rapporto del Consiglio europeo, datato 2004, parla di "svantaggi sociali, pregiudizio, discriminazione per quello che riguarda la casa, il lavoro e la scuola e di casi clamorosi di razzismo" . Detto tutto ciò in Germania i 130 mila circa tra Rom e Camminanti sono considerati per legge "minoranza nazionale". Hanno diritti e doveri. "Dagli anni sessanta, con la caduta del modello socialista titino - racconta Massimo Converso, presidente dell'Opera nomadi italiana - e con le prime diaspore rom dall'est europeo verso l'occidente europeo che poi si sono ripetute negli anni ottante e novanta con le guerre nei Balcani, la Germania ha accolto queste migliaia di persone in fuga con un progetto di welfare. Sono state assegnate case, singole o in palazzine popolari, hanno avuto il sussidio per il vitto, chi ha voluto è stato messo in condizione di lavorare. Tutto questo - continua Converso - al prezzo di rispettare i patti e la legge. Altrimenti, fuori per sempre. Ci sono stati anni in cui interi gruppi stavano per lunghi periodi in Germania, poi venivano in Italia dove invece non è mai stato pensato un vero, severo e anche rigido piano di accoglienza e dove gli zingari hanno avuto da sempre maggiori e diverse fonti di reddito, ben più remunerative perché spesso illegali".

La Spagna come la Bulgaria - Nonostante Franco, le leggi speciali e le persecuzioni, la Spagna ha una delle comunità gitane più popolose e in Europa occupa il terzo posto dopo Romania e Bulgaria con 800 mila presenze. Dalla fine degli anni Ottanta il governo centrale ha elaborato un Programma di sviluppo per la popolazione rom anche se il budget annuale sembra abbastanza ridotto (3,3 milioni di euro a cui però si aggiungono i finanziamenti delle singole regioni e delle ong). Anche in Spagna ogni regione ha un Ufficio centrale che coordina gli interventi e le politiche per gli zingari in cui lavorano sia funzionari del governo che rom con funzioni di mediatori culturali. Il risultato è che non esistono quasi più campi nomadi, quasi tutti - chi non lavora ha un sussidio di circa 700 euro al mese per sei mesi - vivono in affitto nei condomini popolari o in case di proprietà, nelle periferie ma anche nelle città. Dipende dal livello di integrazione. Che è in genere buono anche se resta alto il tasso di criminalità: furti ma soprattutto spaccio di droga. Sono zingare il venti per cento delle donne detenute nelle carceri spagnole. Negli ultimi mesi nelle periferie delle grandi città, a Barcellona come a Madrid, a Siviglia e a Granada, stanno rispuntando baraccopoli e favelas: sono gli ultimi arrivati, i rom della Romania, la nuova emergenza.

La ricetta del "politico" gitano - La Spagna ha saputo produrre, finora, l'unico europarlamentare gitano: si chiama Juan de Dios Ramirez Heredia, è stato rappresentante dell'Osservatorio europeo contro il razzismo e la xenofobia e nel 1986 ha fondato la Union Romanì, federazione della associazioni gitane spagnole. Heredia , in un'intervista rilasciata al magazine europeo Cafè Babel, immagina il futuro della comunità rom: "Potrà essere migliore solo se sapremo mantenere una certa dose di sopravvivenza e riusciremo ad essere presenti dove si prendono decisioni politiche. Non ha senso che in paesi come la Spagna, dove siamo 800 mila, non ci sia un solo gitano deputato o senatore". A gennaio scorso, per la prima volta, la Serbia - 600 mila rom ufficiali senza contare quelli partiti negli anni e ora in giro per l'Europa senza documenti - ha accettato in Parlamento due deputati dei partiti delle minoranze gitane, l'Unione dei rom e il Partito dei rom.

Sono 36 milioni gli zingari nel mondo. Diciotto milioni vivono ancora in India. Un milione circa è riuscito ad arrivare anche negli Stati Uniti. A parte poche migliaia di loro che sono riusciti ad avere una vita normale e ad emergere, ovunque sono rimasti gli ultimi nei gradini della società.
(3 fine)

(3 giugno 2007)

 
USA
Di Fabrizio (del 01/07/2012 @ 09:20:35 in Kumpanija, visitato 3327 volte)

Da Roma_Daily_News

The New York Times LA ZINGARA IN ME By CRISTIANA GRIGORE (Una versione di questo speciale è apparsa sulla versione cartacea di The International Herald Tribune il 22 giugno 2012)

L'autrice alle elementari

Sono Rom, ma per molti anni ho negato le mie origini per paura di essere chiamata zingara. Sono cresciuta in Romania, dove un significato di tigan - tzigane, Zigeuner, cigány, cigan, "zingaro" nelle altre lingue europee - è "una persona coinvolta in attività dannose o illegali". Il nome deriva da una parola greca medioevale che significa "intoccabile", con i suoi derivati - come "gypped" o "gypsy cab" - riferiti al rubare ed imbrogliare.

I miei nonni ed i miei genitori erano perfettamente coscienti degli stereotipi negativi sugli zingari ladri e mendicanti senza radici, e si presero la briga di proteggermi. Da bambina, mia madre mi vestiva con colori tenui e mi teneva i capelli corti, così che non sembrassi una zingara. Mio padre mi ammoniva di non rubare mai e di accompagnarmi sempre con persone intelligenti. Posso capire perché mio nonno, un fabbro, fosse così orgoglioso di comprare un "angolo del villaggio"  per costruirvi la casa dei suoi figli. Mia nonna era una guaritrice - non per i poteri magici, ma in quanto volontaria che accompagnava la gente dai migliori medici della capitale.

L'autrice con i suoi genitori ad un anno

Tuttavia, questi sforzi non bastavano a fermare i genitori delle mie compagne dal rimproverare la maestra perché dava a me, una zingara, i voti più alti. Cosa che confermava l'opinione di mio nonno, che "se fosse stato un funzionario del ministero", sarebbe intervenuto, dato che non c'era "niente come un insegnante, un prete o un avvocato zingaro". Anche lui voleva essere come "gli altri", ma nel contempo era consapevole dei limiti invisibili che tenevano separati gli zingari.

Sono cresciuta credendo che fosse meglio non essere una zingara, ed ancora non potevo appartenere pienamente alla società "normale". Ho imparato che non dovevo essere la migliore a scuola. Come uno struzzo, ho seppellito la mia testa - nei libri. Ho passato ore a leggere e sognare di scoprire un