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Di cicciosax (del 31/03/2009 @ 10:45:30 in Europa, visitato 4799 volte)

Corriere.it

Shuto Orizari, vicino a skopje, citta' di 40mila abitanti
I Rom? Hanno un Comune e un sindaco
In Macedonia l'unico insediamento al mondo diventato un municipio. E con quartieri divisi per etnie

SKOPJE (Macedonia) - Tra la prigione e il cimitero, Shuto Orizari: l’unico insediamento rom al mondo diventato Comune, con tanto di regolari elezioni per il sindaco, scuole, ospedale, centri religiosi, collegamenti via bus per il centro della vicina Skopje. E infatti "Shutka", come viene chiamato da tutti, non è un ghetto o un campo nomadi. Ma "un Comune dove la gente sceglie di vivere, e vi si stabilisce perché è libera di seguire la way of life rom in libertà", come spiega Sheny, giovane rom di 26 anni che lavora come taxista nel centro e frequenta una delle università della capitale della Macedonia.

ZONE ETNICHE - L’insediamento di Shutka (uno dei più grandi a livello europeo) nasce nel 1963, quando il terremoto che colpì Skopje distrusse, fra l’altro, il vecchio quartiere rom. Oggi il Comune, fondato nel 1996, conta circa 40.000 abitanti e si divide in diversi quartieri che rispecchiano, in miniatura, le divisioni della società macedone: c’è la zona dei rom macedoni, quella dei rom albanesi (con rispettive scuole, dove si tengono lezioni in albanese ed in macedone). Ma camminando per le vie del centro si sentono lingue di tutta Europa, e anche lo stile delle case rispecchia quello dei vari Paesi di provenienza degli abitanti di Shutka. Pluralità che si declina anche sul versante religioso: il 60% delle persone che vivono a Shutka segue i dettami dell’Islam (e infatti, sta per essere completata la costruzione di una grande moschea, che si dice finanziata con donazioni di Amdi Bajram, rom eletto al Parlamento macedone, e fondi provenienti dalla Turchia), il restante un mix di religioni "ereditate" dai Paesi di provenienza.

DIFFERENZE SOCIALI - Molti dei rom di Shutka lavorano nel mercato del centro, il "bazaar", particolarmente frequentato anche dagli abitanti della vicina Skopje per i bassi prezzi degli articoli. Anche se quello della disoccupazione, come anche quello della bassa scolarità, è uno fra i problemi principali degli abitanti del Comune. Si sussurra che sia il sindaco Erduan Iscini a pagare, di tasca propria, l’elettricità; mentre in estate acqua e luce sono razionate. In certe strade, case modeste e povere fronteggiano eleganti villette con giardino: il livello medio dei rom che abitano a Shutka è basso, ma quelli che hanno fatto fortuna non mancano, e lo testimonia anche l’alto numero di automobili di buona qualità parcheggiate sui marciapiedi del centro. Attaccamento alle radici? Certo. Ma anche consapevolezza che vivere a Shutka, conviene: i costi in genere sono piuttosto contenuti, ci si può permettere qualche lusso in più rispetto ad altre zone intorno a Skopje.

VOTO PER IL SINDACO - Il prossimo weekend, a Shutka, sarà "election day": si va al ballottaggio per le presidenziali macedoni, e i cittadini saranno chiamati anche a votare il nuovo sindaco. La carriera politica, in Macedonia, non è preclusa ai rom: oltre ad un parlamentare rom, Amdi Bajram, è stato nominato anche un ministro rom, senza portafoglio, Nezdet Mustafa. E c’è chi guarda con interesse alla vicina Bulgaria, dove il leader del partito di centrodestra GERB e sindaco di Sofia Boyko Borissov ha recentemente dichiarato, in attesa delle elezioni politiche che si terranno entro la fine dell’estate, di stare riflettendo sulla possibilità di creare un Ministero che rappresenti la popolazione rom presente nel Paese.

Greta Sclaunich - 30 marzo 2009

 
Di Fabrizio (del 22/02/2006 @ 09:21:02 in Europa, visitato 1589 volte)
La comunità Rom di Shuto Orizare (Suto Orizari, l'unico comune amministrato da Rom) è in agitazione perché al comune viene negata l'acqua corrente. L'acquedotto ha tagliato la fornitura a tutto il comune, perché un gruppo di Rom non era e non è in grado di pagare le bollette dell'acqua.
Il sindaco Erdoan Iseni ha manifestato ieri con gli abitanti, che hanno bloccato la strada che collega il comune alla fabbrica di tessuti di Zito Luks, verso Skopje. Il blocco è durato dalle 7.30 alle 11.00

Informazioni:
Mr. Ferhat  Hasan - Chef in the administration of Suto Orizare - Tel: + 389 70 268 280

oppure:
Sebihana Skenderovska
 
Di Fabrizio (del 27/11/2010 @ 09:19:48 in Europa, visitato 1585 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Czech Press Agency, translated by Gwendolyn Albert

Skopje, 2010/11/22 09:08 - I residenti del più grande insediamento rom della Macedonia stanno abbandonando le sue strade sporche e gli alloggi di fortuna per cercare impiego e prosperità nell'Unione Europea, riporta oggi il portale informativo BalkanInsight.com. Valijant, tassista 34enne di Shuto Orizari, sta pensando di vendere la sua Lada arrugginita dell'era sovietica, col parabrezza incrinato due anni fa - la cui riparazione costerebbe un patrimonio. Dice: "Userò il mio denaro per andare in Francia dove vive mio fratello. Non ho intenzione di tornare, a meno che non debba. Farò là tutto ciò che posso."

Valijant spera di iniziare una vita migliore in Europa occidentale. Più o meno è convinto che anche se le autorità francesi lo prenderanno a lavorare senza permesso, farà lo stesso abbastanza soldi da comprarsi una nuova macchina.

Ogni giorno, un autobus pieno di persone lascia Shuto Orizari per l'Europa occidentale. La gente sta vendendo la propria casa e qualsiasi piccola proprietà posseduta per pagare il viaggio per sé e la propria famiglia. I biglietti verso la terra promessa costano circa 120 €.

Giovedì scorso, il ministro belga all'immigrazione, Melchior Wathelet, ha visitato Shuto Orizari per la seconda volta quest'anno, nel tentativo di far pressione sulle autorità locali perché fermino l'afflusso di emigrati verso il suo paese. Belgio, Germania, Svezia ed altri paesi UE hanno ammonito per la seconda volta quest'anno che da quando non sono più richiesti visti da Macedonia, Montenegro e Serbia dal dicembre 2009, il numero di richiedenti asilo da questi tre paesi è accresciuto di molto.

Shuto Orizari, tuttavia, è un mondo a sé. E' l'unico comune in Macedonia con un sindaco rom, radio e televisione in lingua romanes. Dei 20.000 residenti, il 75% è di etnia rom e sono tra i più poveri nel paese.

Vasti settori del quartiere residenziale non sono niente di più di uno slum. Le case sono coperte con tetti di lamiera, percorsi fangosi funzionano come strade e non esiste un sistema fognario. Solo la strada principale ha un livello "adeguato" di asfalto. I marciapiedi sono pieni di bancarelle improvvisate dove si vendono accessori, vestiti e DVD (quasi tutti piratati).

"Qui ho tutto ciò che voglio, la famiglia, gli amici, la ragazza che ho sposato, ma ho un bisogno disperato di lavoro. Ho bisogno di un lavoro decente per dar da mangiare ai miei due bambini e non dover vendere questa spazzatura tutto il giorno," dice Elvis, 26 anni, che vende DVD. Sostiene di aver lavorato per sei mesi in una discarica in Germania prima di essere rimpatriato in Macedonia.

"Molti dei miei amici sono andati e solo qualcuno è ritornato perché è stato rimandato indietro," spiega Elvis. "Sto programmando un altro viaggio."

I viaggi verso l'Europa occidentale sono organizzati dalla locale agenzia viaggi, Skay Wim-Travel. Anche se sulla porta è indicato "aperto", l'ingresso era chiuso e le luci spente quando ci siamo andati.

Ufficialmente l'agenzia vende biglietti per fare shopping a Bruxelles, Amburgo, Lione, Malmö, Parigi, Vienna, Stoccarda e altri popolari destinazioni nell'Europa occidentale. "Piacciono così tanto che la gente decide di fermarsi e di estendere lo shopping," dice un locale con una risata.

Venerdì il Parlamento macedone ha adottato una risoluzione volta ad aiutare i Rom e la loro "integrazione nella società".  Si suppone che la risoluzione si volta a convincere Bruxelles che Skopje sta affrontando seriamente la questione del numero crescente di emigrati dalla Macedonia.

Per Rahipa Muaremovová, madre di quattro figli, simili nobili parole non significano niente. "Non so cosa significhi integrazione," dice. "Perché non mi chiedi come vivo, o se sono in grado di mettere cibo sulla tavola ogni giorno?"

 
Di Fabrizio (del 21/11/2007 @ 09:14:09 in musica e parole, visitato 2437 volte)

Da Macedonian_Roma

Nina Stoffers - Skopje - 14.11.2007 Sono le 5 del mattino. Un imam chiama alla preghiera. La sua voce attraverso gli altoparlanti. I cani iniziano a vagabondare ed il sole dorato si arrampica da dietro le colline di Shuto Orizari. Un anziano fuma e tossisce. Ci sono poche persone in giro a quest'ora. Le otto, Abraham si stropiccia gli occhi mentre sua sorella si alza per andare a lavoro. E' fortunata. Ha 19 anni e lavora come donna delle pulizie per una famiglia macedone.

A Shuto Orizari circa il 90% dei Rom sono disoccupati. Molti trovano lavoro nel settore informale, nel commercio e nell'industria delle costruzioni. Ma sono in pochi di fronte all'alto numero di disoccupati e a quanti lavorano nel mercato nero che caratterizza Shuto Orizari. Shutka,come è conosciuto questo sobborgo della capitale macedone Skopje, è il più grande insediamento Rom con 70.000 abitanti. Ci sono un sindaco Rom, due stazioni TV, scuole e due parlamentari Rom che siedono in Parlamento. Per una volta, i Rom qui non sono una minoranza.

Rom gangsta rap

Abraham e sua sorella vivono con i genitori e tre fratelli minori in due piccole stanze. Alle 11 Abraham si alza.Di fronte allo specchio si pettina e si mette le sue lenti a contatto blu.  Quindi va al computer e visto che è festa può dedicarsi al suo hobby: la musica. E' insolito a Shutka che qualcuno ascolti il "rap". Abraham  si autodefinisce un "gangsta rapper". Ha scritto e mixato da cinque anni. Non adopera i tipici strumenti rom come il clarinetto e il violino, ma il computer. Canta solo in inglese - non in romanes, così da poter essere ascoltato fuori da Shutka.

Nel centro, nella "strada della nuova vita", i commercianti ambulanti hanno esposto i loro banchi. Accanto ai pomodori, melanzane e meloni ci sono prodotti di imitazione in vendita a basso costo. Su banchi di vendita improvvisati, copie pirata di musica araba, bulgara e persino indiana. Ci sono macchine Daimler con targa straniera e rachitiche Lada. Ci sono 39° e l'aria luccica dal caldo e dalla polvere. Si sente il forte odore di carne bruciata e dei gas di scarico delle macchine.

Bus verso un altro mondo

Nel frattempo Abraham ha remixato le sue canzoni e predo l'autobus che di solito prende per andare a scuola. La strada collega due moschee che distano l'un l'altra meno di 300 metri. Le moschee sono quasi terminate e all'interno hanno i tappeti, mentre all'esterno i minareti sono quasi conclusi e gli altoparlanti chiamano i fedeli alla preghiera cinque volte al giorno. I richiamo sono in albanese ed in arabo, non in romanes. La situazione tra Rom e Albanesi è tesa. Abraham non vuole scendere da solo dall'autobus.

Nel contempo sta percorrendo un pacifico sobborgo ad est della città. Molti Albanesi vivono qui, non sono tanti come i Rom. Abraham sta per incontrare la coppia rom Ljatif e Fatime Demir, per chiedere loro quando potrà usare il loro studio musicale per registrare le sue canzoni. Nel 1998 hanno creato l'associazione culturale "Darhia" (Radici), che fornisce uno spazio creativo ai giovani rom. Una donna energica di circa 50 anni apre la porta con gesti di benvenuto. Fatime Demir spiega che c'è un'orchestra di mandolini molto popolare che attrae i bambini macedoni. Fatime sente che il suo lavoro aiuta a rafforzare i legami inter-etnici.

Stupido zingaro

I diritti delle minoranze e la discriminazione nella vita di ogni giorno sono i temi che Abraham rappa nelle sue canzoni. Particolarmente sul suo primo anno di scuola quando con altri ragazzi rom sedeva per lo più in fondo alla classe Quando faceva errori in macedone era rimproverato come "stupido zingaro". Se parlava bene il macedone, invece veniva chiamato gagio da Rom, la parola che loro usano per non-Rom. Attraverso la musica Abraham chiede riconoscimento e rispetto, ma lui è un'eccezione. La maggior parte dei gruppi etnici resta isolata nei propri spazi.

Funded by the 'Erinnerung, Verantwortung und Zukunft' foundation

This article was first published in the German journalist network N-ost

 
Di Fabrizio (del 03/05/2013 @ 09:08:58 in Europa, visitato 1899 volte)

Venerdì 10 maggio, ore 20.45
Libreria Popolare - via Tadino 18, 20124 MILANO

Sarà... che le cose più interessanti ti accadono sempre per caso. Sarà... che molti ne hanno scritto, e solo qualcuno c'è tornato.

Una giovane famiglia italiana, con bimbo di due anni, in Macedonia per teatro. Entrano in contatto con la comunità dei Rom di Shuto Orizari (il primo comune che è stato amministrato dai Rom stessi), e piano piano ne scoprono la storia e le sue caratteristiche, ma soprattutto sviluppano un intenso rapporto con i suoi abitanti, di cui sono ospiti, alla ricerca comune dei valori, delle tradizioni e delle conflittualità che regolano la comunità.

Ne parlano con l'autore, Andrea Mochi Sismondi
Fabrizio Casavola, redazione di Mahalla
Anna Stefi, ricercatrice e collaboratrice di Doppiozero

 
Di Fabrizio (del 25/08/2013 @ 09:03:02 in musica e parole, visitato 1475 volte)

The Quietus Josh Hall , August 12th, 2013 08:03 (lungo, ma con registrazioni originali dell'epoca, vale la pena quando siete stanchi di leggere, NDR)

    Josh Hall parla con Philip Knox, co-curatore della nuova compilation sul gipsy-pop nella Jugoslavia di Tito, per discutere sulle condizioni politiche e sociali da cui nasceva questa notevole musica innovativa

Gli anni '60 e '70 sono stati un periodo fiorente per i Rom della Jugoslavia. Anche se Tito aveva riempito i campi di prigionia al largo dellle coste adriatiche, in patria i Rom ottenevano per la prima volta il riconoscimento ufficiale. Tito avevi conferito agli Jugoslavi il diritto di identificarsi secondo il proprio gruppo, ed i Rom - storicamente perseguitati e soltanto pochi decenni prima assassinati a decine di migliaia dagli ustascia fascisti - furono tra i maggiori beneficiari. La cultura rom venne improvvisata elevata.

La musica di quel periodo è stata catturata in una nuova collezione del pop e folk prodotto tra il 1964 e il 1980 dai Rom della Macedonia, Kosovo e Serbia meridionale. Stand Up, People (Opre Roma) è un set straordinario di tracce che dimostrano lo spirito pionieristico di quel periodo, in cui i musicisti prendevano le forme tradizionali e le declinavano senza posa nel senso della modernità. Le canzoni pulsavano dei tradizionali ottoni della musica folk slava, ma erano contrapposti all'ampiezza dei nuovi stili a cui erano esposti queste comunità. La collection è pervasa di pop occidentale, psichedelia, e della tradizione subcontinentale da cui i Rom sono originari e con cui c'era uno scambio diffuso, grazie alle comune posizione di India e Jugoslavia come stati non allineati. Il risultato è un volo vertiginoso di malinconica innovazione.

Curata dai londinesi Philip Knox e Nat Morris, Stand Up, People è il risultato di mesi passati a scavare nei mercatini delle pulci dei Balcani, nel tentativo di gettare nuova luce su ciò che Knox descrive come "qualcosa che si è perso nella narrazione standard della musica di quella parte del mondo." Nella tradizione classica la registrazione viene completata da esaurienti e deliziose note di introduttive sui testi di ogni traccia. Nelle traduzioni, la combinazione di lacrimosità e di festa così palpabile è resa ancora più forte. Questa dolente baldoria è il segno della qualità della collection.

Il Rinascimento rom collassò brutalmente dopo la morte di Tito. I proponenti furono da un lato sottomessi alla musica nazionale dei nuovi stati nati nel sangue, o semplicemente sparirono dalla pubblica vista. Le tradizioni romanì divennero nuovamente affari privati, divorziando dalle correnti principali in cui erano brevemente fiorite. I Rom nel mondo rimangono oggetto di persecuzione quotidiana. Per questo Stand Up, People è importante, non solo come documento storico, ma come controreplica a quanti tuttora intendono i Rom come qualcosa di indesiderabile. E' una registrazione celebrativa di un tempo in cui a questa cultura perennemente tiranneggiata fu permesso di esplorare se stessa pubblicamente, e di una storia affascinante di un periodo di notevole innovazione.

Abbiamo raggiunto Knox per discutere il processo di compilazione di Stand Up, People, con le storie turbolente e gli sconvolgimenti politici e sociali che si verificavano mentre il tutto era iin fase di creazione.

Ho letto l'articolo che hai scritto per Sarajevo Notebook, e stavo ascoltando le registrazioni per la prima volta.

Il trip, il viaggio, è che l'articolo è di quasi due anni fa. Fu un viaggio di sei settimane, due mesi. Lo scorso dicembre siamo tornati a Belgrado, perché molto del materiale finito nel CD proveniva dall'Archivio Nazionale [di Serbia]. Sapevamo che quelle registrazioni esistevano, ma in tutte le nostre ricerche non le avevamo mai trovate. Alcuni pensavano che non esistessero, ma indagando negli scaffali dell'Archivio nazionale li abbiamo trovati. Per fortuna c'erano molte cose che volevamo davvero, a nostra volta avevamo del materiale che interessava loro, così abbiamo raggiunto un accordo e abbiamo potuto, temporaneamente, prendere in prestito quei reperti, digitalizzarli e restaurarli a Londra.

Quindi a Belgrado esiste un grande spazio di archiviazione pieno di registrazioni?

Sì, è piuttosto sorprendente. Sotto Tito si archiviavano copie col copyright, in teoria praticamente da tutto. Quando ci siamo andati era abbastanza caotico. Avevano appena riaperto e penso che eravamo tra i primi a varcare l'ingresso. Incredibilmente, in una maniera impensabile in Gran Bretagna, con assoluto stile balcanico, questa amabile bibliotecaria ci disse: "OK, entrate e date un'occhiata." Così abbiamo frugato tra gli scaffali, facendocela addossa dal tanto materiale che c'era e stavamo cercando così disperatamente. Abbiamo potuto fotografare alcune copertine, come prova che questo materiale esisteva - in particolare alcune delle prime cose di Shaban Bajramovic' [che appare tre volte nella compilation], che poi divenne una specie star della world music, ed è relativamente noto in Europa. Ma nessuno credeva che avesse inciso prima del 1991, nessuno credeva che fosse disponibile. Così abbiamo trovato un sacco di roba sua, e ne eravamo davvero entusiasti, ma non potevamo ascoltare niente, perché non c'era una sala video-audio. Questa è la ragione per cui siamo tornati dicembre scorso - controllare realmente quel materiale. Anche se eravamo allora a buon punto con i CD, e sapevamo cosa farne, in realtà non sapevamo che suono restituissero quei reperti. E' stato come un azzardo.

Come avete fatto a selezionare le tracce?

La questione fondamentale era quello che ci piaceva realmente. C'era materiale che volevamo includendo alcune tracce. Volevamo rappresentare molte cantanti, e poi un sacco di roba che fosse davvero inusuale, all'opposto di quanto si aspettasse la gente. Per coincidenza, questo corrispondeva a ciò che ci piaceva.

Quella forza delle cantanti è rappresentativa della scena nel suo assieme?

Penso di sì, yeah. Essere donna tra i Rom è abbastanza difficile. E' una società piuttosto patriarcale, e se sei una donna in una simile società che è oltretutto più marginalizzata di qualsiasi altra, sei ancora più al margine delle cose. Allora, è stato importante trovare cantanti femmine di così grande successo, che dirigevano i prori gruppi musicali, che andavano in tour. Alcune di loro hanno avuto storie difficili associate a ciò; non era un paradiso. C'è una cantante, Ava Selimi, che ha pubblicato un solo 7" su cui abbiamo messo le mani. Non siamo mai riusciti a rintracciarla, ma abbiamo molti aneddoti di gente che la conosceva. Si dice che sia stata rifiutata dalla famiglia e dalla sua comunità semplicemente [per]  essere una musicista di successo ed essere single, invece di svolgere il ruolo tradizionale che ci si aspettava. Si pensa che non abbia mai lasciato la sua città nel Kosovo per quella ragione, ora vivrebbe in un'isola della Croazia.

Parliamo un poco di Esma Redzhepova, che caratterizza fortemente l'album.

Esma Redzhepova è tuttora una celebrità in Macedonia. Recentemente ne ha parlato la stampa, per la sua partecipazione per la Macedonia ad Eurovision dello scorso maggio, assieme ad un cantante di rubbish-rock che non mi ricordo. Divenne molto celebre ai suoi tempi, negli anni '60 e '70. In quanto giovane, donna e radicata nel ghetto, penso che ebbe da lottare. Ha dovuto uscire dalla casa di famiglia, e la sua famiglia era del tutto contraria alla sua carriera, non solo all'interno delle comunità rom, ma anche nazionale e internazionale in quanto jugoslava.

Ci sono stati altri artisti che allora raggiunsero un simile successo?

Lei è praticamente unica. Shaban Bajramovic', un po' più tardi - erano dipinti come il re e la regina della musica gitana, anche se provenivano da luoghi diversi e non penso si siano mai esibiti assieme. Raggiunse una buona notorietà, in particolare con alcune registrazioni alla fine degli anni '90, che erano quasi in stile Buena Vista Social Club. Ma allora Esma era praticamente unica in termini di enormità del successo.

Potresti dire che gli anni '60 e '70 sono stati il periodo più importante per quel tipo di musica, o è qualcosa che continua tutt'oggi?

C'è ancora moltissima musica dei rom incredibile nella regione, e molti interpreti rom, ma non è detto che siano conosciuti come tali. Sono soltanto cantanti pop o qualsiasi altra cosa - non pretendono di fare musica folk. Ma secondo me l'era dei musicisti romanì che cantavano romanì, identificandosi completamente e senza problemi come Rom, e consumati come tali a livello nazionale - è definitivamente passata. Penso dipenda soprattutto dalle guerre etniche degli anni '90, dove la gente è diventata così iper-tribale che i Rom sono sempre stati esterni a ognuno di questi gruppi frammentati, e sono sempre stati perseguitati un poco di più, soprattutto in Kosovo, dove credo che la popolazione si sia ridotta dell'80%, in parte con esecuzioni di massa e in parte con [l'esodo dei] rifugiati, molti di loro sono finiti in Macedonia.

Ora è la Macedonia il fulcro della comunità rom?

C'è il più grande insediamento rom nel mondo, appena fuori Skopje - un posto chiamato Shuto Orizari. E' qualcosa di unico. Cammini per strada e senti parlare ovunque romanés, le insegne sono in romanés. E' incredibile. Ma in termini di popolazione, c'è un numero enorme di Rom in Serbia, e da altre parti dei Balcani oltre la ex Jugoslavia, come in Romania e Bulgaria. Se la Macedonia costituisca il fulcro culturale è difficile da stabilire - sono tutti molto diversi. Mentre in Serbia possono essere più urbanizzati e vivere in maniera maggiormente integrata, questo non li rende necessariamente meno rom o meno culturalmente significativi.

Anche se c'è una popolazione rom relativamente numerosa in Bosnia e Croazia, è una popolazione stranamente tranquilla. Non hanno la percezione di suonare musica rom, anche se molti di loro sono musicisti e suoneranno musica folk locale. Ma non esiste una scena, e non c'era nemmeno negli anni '60 e '70, anche se era pieno di Rom ed erano culturalmente e politicamente attivi. Eravamo curiosi e abbiamo chiesto a dei contatti rom in Bosnia perché avessimo questa impressione, e loro in modo abbastanza deprimente l'hanno attribuita al successo delle campagne antirom dei fascisti ustascia nella II guerra mondiale, quando se sembravi rom o se parlavi romanés ti potevano sparare. La cultura è stata trainata dei sotterranei e non è mai emersa realmente, anche quando farlo era diventato sicuro. E' diventata una cosa domestica e privata, cosa che allora non successe quasi mai in Macedonia, Serbia e in Kosovo.

Foto del viaggio a Belgrado di Knox e Morris

E' interessante che ci fu questa fioritura di cultura rom durante Tito, che nel contempo era molto avverso con le espressioni del nazionalismo. Come concili le due cose?

Penso siano precisamente parallele, l'una la conseguenza dell'altra. Cercando di riconciliare una parte di mondo estremamente diversa e storicamente frazionata, la strategia di Tito era di affrancare in qualche modo qualsiasi minoranza. Le gerarchie erano diverse. Potevi dichiararti della nazione dei Croati, o della nazione dei Serbi, e avevi un'identità in quel senso. Ma anche i Rom e gli Albanesi avevano questa possibilità di identificarsi o le loro carte d'identità. Penso, come conseguenza di presentare un modo leggermente più inclusivo di essere Jugoslavi, senza tuttavia dover rinunciare alla propria identità precedente, i Rom ottennero per la prima volta un riconoscimento. Tutte le identità andavano rappresentate, altrimenti non avrebbe funzionato.

Avevano modo di identificarsi pubblicamente. Avevano gruppi culturali in molti villaggi, alla stessa maniera che se fossero stati gruppi culturali Albanesi o Turchi, stavano assieme e organizzavano musiche e concerti, probabilmente diffondendo anche dottrina di partito. Così, è un periodo inusuale e unico, in netto contrasto con la strategia seguita, ad esempio, dalla Bulgaria, che era offensivamente monoculturale, e parlare o cantare in romanés era illegale. I Rom continuavano a stare lì, producendo molta musica, ma era tutta musica bulgara prodotta da Rom che fingevano di essere Bulgari.

Rimane un caso?

Tutta quella parte di mondo resta orribilmente razzista verso i Rom. Il pregiudizio preesistente è diventato pubblico dopo Tito. Ma la Bulgaria è leggermente migliorata da allora. Almeno, non c'è nessun apparato statale ufficiale che spenga attivamente le voci rom, anche se il pregiudizio a livello di comunità è sempre più duro da sorvegliare e valutare.

E quanto velocemente terminò quel boom, dopo Tito?

Difficile da dire. La società iniziò a collassare rapidamente dopo la morte di Tito, ed in qualche modo si era già verso la fine. La sua morte coincise con l'emergere di un sacco di ordini del giorno nazionalisti. Già prima di morire, nel 1980, la cultura stava cambiando in maniera percettibile. Globalmente, stavano iniziando ad emergere i primi vagiti della fine della guerra fredda, ed il nazionalismo andava prendendo corpo. Ed anche la stessa musica - è quando inizia ad emergere quella cosa chiamata turbo-folk.  Quella fu la colonna sonora delle guerre balcaniche, che ironicamente sembrava saltar fuori da qualcuno di questi cantanti rom, che sempre andavano perseguendo il suono più moderno e orecchiabile. Il risultato finale fu uno stile che venne per lo più associato agli squadroni serbi della morte, uno di quegli strani colpi di scena così difficili da conciliare.

Gli anni '80 furono un periodo diverso solo dal punto di vista stilistico. I valori di produzione erano appena caduti, soprattutto in Jugoslavia. Quindi era praticamente impossibile dire "Qui è l'età dell'oro", mentre la società andava collassando anche le strutture che avevano permesso la produzione di quella musica crollarono. I cantanti che riuscirono a mantenere il successo, smisero di essere cantanti rom. Molti proseguirono - Esma andò avanti attraverso la guerra. Smise di cantare in romanés, e smise con le canzoni zingare. Uno degli esempi più estremi è questo ragazzo chiamato Muharem Serbezovski, un Rom macedone. La maggior parte dei Rom macedoni è musulmana, e lui passò molta della guerra a Sarajevo, identificandosi fortemente con la causa bosniaca. Iniziò a cantare inni di guerra della Bosnia, si naturalizzò totalmente come Bosniaco. Dopo la guerra, entrò come politico nell'Assemblea Nazionale di Bosnia. Probabilmente aveva qualche affinità con la Bosnia perché era la capitale della sua religione, ma smise di essere un Rom jugoslavo che cantava in romanés e in altre lingue, diventando un Bosniaco.


Una delle cose più straordinarie sulla raccolta è l'incredibile volume di suoni e stili che sono presenti. L'altra musica a quel periodo era accessibile?

E' incredibilmente varia. Ci sono ballate pop abbastanza standard, e musica tradizionale di fisarmonica, molto potente. E' distante da una raccolta rappresentativa universalmente, anche della sola musica rom. Ci sono differenze al nord. Dove c'è molta popolazione ungherese, la musica è più martellante, quattro quarti, col violino che invita alla danza. Penso che molti di questi pezzi, senza la necessaria familiarità, sembrerebbero piuttosto sorprendenti. La gente era abituata ad una varietà musicale, ma se tu fossi stato, per esempio, un ragazzo non-rom alla moda nella Belgrado degli anni '60, e avessi ascoltato qualcosa della folle musica rom del Kosovo, penso l'avresti trovata abbastanza aliena. Ma la gente la comprava, e questa è una cosa interessante, ma anche difficile da spiegare. Tutto era iper-locale e iper-specifico, ma era distribuito dalle etichette discografiche in tutti centri urbani, ed apparentemente per essere comprato e goduto.

Quindi l'impresa era anche redditizia?

Tutte le etichette erano in parte statali. Era un'area grigia ambigua, in parte nazionalizzata. Non è chiaro sin dove le decisioni fossero controllate dallo stato. Probabilmente non in maniera enorme, perché c'era troppa roba in circolazione e nessuno avrebbe avuto il tempo di verificare tutto. Ma la gente comprava i dischi. Gli Jugoslavi erano abbastanza ricchi rispetto agli altri paesi socialisti dell'Europa Orientale. Potevano viaggiare, e lo facevano. Potevano importare beni dall'Occidente; importavano anche musica occidentale. Cose che si cercava sempre di vendere a caro prezzo nei negozi di dischi dei Balcani, erano le incisioni jugoslave dei Beatles o di Stevie Woneder, che qualche collezionista pazzo sta cercando di ottenere.

Un altro momento chiave della storia è la raccolta delle registrazioni. Quanto tempo avete impiegato?

Me ne sono interessato per anni, in maniera abbastanza amatoriale. Ci sono un paio di etichette che stanno facendo delle cose interessanti, in particolare con queste brass band, alcune dalla Macedonia, altre dalla Romania, che sono piuttosto funky e hanno un senso di rinascita: Mahala Rai Banda e Kociani Orkestar, piacciono alla gente. Ero davvero coinvolto, e così Nat, ne abbiamo discusso assieme e abbiamo viaggiato indipendenti l'uno dall'altro per un po' nei Balcani.

Esma Redzhepova venne e suonò a Londra attorno al 2006 con la Mahala Rai Banda, e fu un concerto incredibile. Stranamente, per un pubblico londinese abituato alla "world music", fu un grande avvenimento. Ho sempre cercato di collezionare pezzi e mettere le mani sugli originali, in modo abbastanza da nerd, e mi chiedevo dovrei avrei potuto trovare i LP di Esma. Cominci a cercare su internet e trovi delle cose. Dopo un paio di assaggi pensai: "Cazzo, questo è buono davvero!". Poi iniziamo ad impegnarci più seriamente, raccogliendo tutto quel che trovavamo. E poi, quando ammassammo una certa pila di registrazioni, ci sembrò qualcosa di importante che era andato perso dalla narrativa standard di quella parte del mondo. Fu allora che la prendemmo davvero sul serio, e andammo lì col preciso intento di raccogliere registrazioni, e nel contempo di incontrare i musicisti e cercare di imparare di più sugli scenari e sulle circostanze della produzione e della distribuzione.

Questi artisti si conoscevano tra loro? Suonavano assieme?

C'è questa voce che circolava su Esma e suo marito. Lui non era Rom, ma era uno attorno a cui la musica girava. Molti musicisti passarono attraverso questa sorta di accademia. Molti musicisti rom venivano assunti, e poi si mettevano in proprio. Così fu per Muharem Serbezovski - i suoi primi concerti furono con l'ensemble di Esma. E Elmo Chun,  che interpreta la penultima traccia del disco, quella strumentale, la cui importanza per la scena musicale rom non può essere sottolineata abbastanza - fece parecchi arrangiamenti, fu un fulcro vero - il suo primo lavoro fu il clarinettista per Esma.

Sembra il mondo del jazz, dove ci sono frontmen e sidemen.

Si intenda una grandissima similarità col jazz, non solo nella struttura di mercato, ma anche per la fusione di personalità, improvvisazioni, assoli che sono parte della tradizione. E' una delle cose che lo rende interessante, soprattutto se assisti dal vivo a un matrimonio, dove un clarinettista e un sassofonista si confrontano per dieci minuti. Uno spettacolo incredibile.

Hai detto che le grandi etichette discografiche erano di proprietà statale ma, a parte questo, esisteva una cultura indipendente?

Le etichette erano relativamente poche. Non erano controllate centralmente in quanto tali. Tutte le maggiori città ne avevano una, o diverse. Particolarmente Belgrado. Quindi esiste la branca editoriale regionale della compagnia di stato, poi ce ne sono di più piccole, che dovrebbero essere più indipendenti, ma non si notano differenze nella qualità o nella natura delle registrazioni che uscivano.

C'erano etichette specializzate in quel tipo di musica?

Non molte - è questo che è strano. Troverai estremamente misterioso della musica rom prodotta da quella che era la più grande etichetta, Radio-Televisione Belgrado, tutta in romanés da un oscuro angolo del Kosovo. Poi trovi musica di successo rilasciata da un piccolo studio fuori Belgrado. Un fenomeno abbastanza surreale. Non so se è la natura di come funzionassero le cose in questo quasi-mercato, ma non mi sembra che potesse essere competitivo, con gli artisti più grandi che andavano verso le maggiori etichette e quelli più piccoli verso le minori.

Com'è stato il processo per ottenere le licenza di queste incisioni?

Incubo assoluto. E' stato di gran lunga il compito più duro, difficile, lungo e meno divertente. Queste etichette erano possedute in parte da uno stato che non esiste più, o sono adesso proprietà parzialmente privata o parzialmente statale di nuovi stati. Molti di questi non sono a conoscenza di possedere i diritti di queste incisioni, e per prima cosa li devi convincere di questo, se vuoi ottenere una licenza. E' uno dei motivi per cui una release come questa ha dovuto impiegare tanto tempo per uscire. Nessun altro sarebbe stato così pazzo da trascorrere due anni su Skype con dei Serbi veramente arrabbiati.

E' valido per la Jugoslavia degli anni '60 come per la maggior parte della musica oggi - è interamente impostata per ridurre al minimo la quantità di denaro che gli artisti ricevono, se non di eliminarla del tutto. Il diritto di proprietà degli artisti è così piccolo. E' qualcosa con cui abbiamo lottato davvero, perché volevamo dare qualcosa agli artisti quando ne trovavamo qualcuno che fosse ancora vivo. Una cosa rattristante e piuttosto deprimente di questo, è che incoraggiamo questi artisti a firmare per questi incredibili complessi sistemi collettivi internazionali, così che possano avere qualche soldo, ma impiegare tutto questo tempo non serve a chi non è di madrelingua inglese, o non ha familiarità col computer.

Vedi il potenziale per un risorgere dell'interesse verso questa musica?

I giovani dei paesi dell'ex Jugoslavia, quando parliamo loro di questo, sono completamente confusi e perplesso. Puoi gli suoniamo questa musica e sono esterrefatti che ci sia qualcosa del genere dalla loro cultura e che possa suonare così. Molta della idea dei non-Rom sulla musica dei Balcani, anche in quella parte del mondo, è totalmente conformata a tutti quei coglioni come [Emir] Kusturica. Davvero, la gente è monopolizzata dall'idea che la loro musica sia - qualcosa di veramente primitivo che spassionatamente spilla da loro; non qualcosa sotto il loro controllo; possono rubarti il televisore ma fanno anche questa bella musica. Allora la gente si sorprende di questa musica incredibilmente sofisticata, sensibile ad idee complesse. Penso che se la gente ci mettesse la testa, sarebbe davvero grande, e potrebbe significare che alcuni dei musicisti che sono ancora in circolazione potrebbero rivisitare alcuni pezzi.

La compilation Stand Up, People è ora disponibile su CD e formati digitali, via Asphalt Tango Records

 
Di Fabrizio (del 08/11/2013 @ 09:02:54 in media, visitato 1090 volte)

Un anno contro l'antiziganismo - Sfoglia il calendario --- Acquista il calendario

Martedì, 22 ottobre, 2013 - Talvolta basta un incontro, uno sguardo, una parola per abbattere le spesse barriere che ci separano fisicamente e idealmente dalle famiglie rom che abitano le periferie delle nostre città.

Il Calendario 2014 "Un anno contro l'antiziganismo" ci aiuta, con gli scatti di Davide Bozzalla e la poesia di Paul Polansky, a combattere, mese dopo mese, l'antiziganismo che abbiamo ereditato dalla storia, che scorre nelle vene della società e che ne condiziona i pensieri, alimentando stereotipi e pregiudizi diffusi.

  • Acquista il Calendario 2014 dell'Associazione 21 luglio e trascorri con noi dodici mesi all'insegna dei diritti umani!

Il ricavato della vendita servirà a finanziare la ristrutturazione e le attività del Theatre Roma (Teatro Rom) di Shuto Orizari, quartiere alla periferia di Skopje, in Macedonia, e unica municipalità rom al mondo.

Riconosciuto ufficialmente nel 2000, il teatro debutta con Dog Years di Günter Grass, spettacolo teatrale pluripremiato messo in scena nel 2001 a Stenkovec 2 e Dare Bombol, campi profughi per rifugiati rom ai confini con il Kosovo. Un teatro di impegno civile che attraverso la promozione della cultura e della lingua romanes intende "parlare dei rom parlando dell'uomo".

Pratica teatrale autofinanziata e forma di resistenza culturale in direzione ostinata e contraria, verso il sogno di un Teatro Nazionale Rom. Nel 2009 l'incontro fra la comunità di Shuto Orizari, il Theatre Roma e la compagnia italiana Teatrino Clandestino porterà in scena il progetto OpenOption, esperienza umana e teatrale raccolta in Confini Diamanti. Viaggio ai Margini d'Europa, ospiti dei rom, reportage narrativo di Andrea Mochi Sismondi.

Da oltre due anni, tutte le attività sono ferme per mancanza di fondi. Insieme potremo far sì che il Theatre Roma torni a vivere e continui a esercitare la sua necessaria funzione civile, culturale e sociale! GUARDA LE FOTO DEL TEATRO (COM'ERA PRIMA E COM'È OGGI)

  • DONAZIONI MINIME:

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Puoi scaricare una versione digitale in pdf del calendario a 3,5 euro su LULU.com

  • COME ACQUISTARE IL CALENDARIO:

Invia una email a segreteria@21luglio.org, specifica il numero di calendari richiesti e i dati per la consegna postale (nome, cognome, indirizzo). Oppure, se sei a Roma, ti consegneremo il calendario direttamente di persona!

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Di Fabrizio (del 11/01/2014 @ 09:02:27 in media, visitato 1080 volte)

Sergio Bontempelli - 6 gennaio 2014 su Corriere delle migrazioni Si ringrazia l'amico Arcomanno Paone per la segnalazione

Shutka è il nome di una delle dieci municipalità di Skopje, capitale della Macedonia. Ha poco più di quindicimila anime, e una caratteristica unica al mondo: i suoi abitanti sono in grandissima maggioranza rom (il 76,7% secondo il censimento del 2002). E in effetti a Shutka (nota anche col nome di Shuto Orizari) la lingua maggioritaria - riconosciuta come idioma delle comunicazioni ufficiali - è il romanì. Un caso davvero unico, raccontato un anno fa in un notevole reportage di Andrea Mochi Sismondi.

Molti abitanti di Shutka sono emigrati all'estero. Intere famiglie, soprattutto negli anni ‘90, si sono trasferite in Italia: oggi abitano nei "campi nomadi" che punteggiano le città piccole e grandi del Belpaese, o vivono in alloggi propri. Altri gruppi sono andati a lavorare in Germania e in Francia: come sempre accade nelle storie degli emigranti, qualcuno ha fatto fortuna, qualcuno è riuscito a fare una vita dignitosa, qualcuno è finito nei circuiti dell'emarginazione abitativa e sociale.

E proprio da Shutka viene Andrijano Dzeladin, 33 anni, tredici dei quali trascorsi a Parigi da emigrato. Per mantenersi ha fatto di tutto: è stato venditore di tappeti, cameriere, poi ha lavorato in un albergo, come coordinatore del personale di servizio. Tanto per smentire lo stereotipo del rom eterno abitatore di campi e baraccopoli, Dzeladin ha sempre vissuto in case "vere", in muratura.

Negli anni è riuscito a mettere da parte un po' di risparmi, che poi ha deciso di investire in un'impresa originale: un'emittente televisiva "rom al 100%", che trasmette in Francia usando la lingua romanì. L'iniziativa, nata nel 2010, ha avuto proprio in questi giorni l'onore di finire su un blog di Le Monde.

"Il debutto della "sua" televisione" - si legge nel sito del prestigioso quotidiano transalpino, "risale al 2010, al giorno in cui ha assistito allo smantellamento di un campo rom proprio sotto le sue finestre. Dzeladin abitava già nella regione di Parigi e il caso ha voluto che lui, Rom di Macedonia, si trovasse vicino alla povertà da cui era fuggito dieci anni prima. A farlo reagire non è stato lo sgombero in sé, ma il modo in cui questo venne raccontato dai media: "Ancora una volta, veniva proposto un ritratto molto semplicistico dei rom", lamenta. Dzeladin era già da tempo impegnato nella difesa della sua comunità. Ma quella volta decise di investire tutti i suoi risparmi nel lancio della Tv".

L'emittente si chiama Shutka City Tv, e prende il nome dalla città natale di Dzeladin. Trasmette programmi culturali, culinari e musicali, e ha un proprio sito internet con 120.000 accessi giornalieri: il tutto, rigorosamente in lingua romanì. Il programma di punta è un talk show quotidiano, dove lo stesso Andrijano Dzeladin riceve le chiamate degli spettatori e dialoga con loro degli argomenti più disparati.

La gestione dell'emittente è molto artigianale, e ha una dimensione quasi familiare. Dzeladin fa un po' di tutto: si occupa della regia, cura l'amministrazione, risponde al telefono e fa il presentatore. Gli altri protagonisti di questa esperienza provengono dalla sua cerchia ristretta: Le rêve des enfants (Il sogno dei bambini), una trasmissione dedicata ai giovani, è condotta dal figlio quattordicenne, mentre lo zio cura un programma sulla cultura rom, Traditions chez les Roms.

L'obiettivo dell'intraprendente Dzeladin è quello di proporre un'altra immagine dei rom. Per i francesi - come per gli italiani - gli "zingari" sono un popolo confinato nei campi e nelle baraccopoli, dedito esclusivamente al furto, all'accattonaggio e alla "microcriminalità". E invece, spiega lo stesso Dzeladin al blog di Le Monde, "c'è una maggioranza di rom che rimane invisibile, e che spesso deve nascondere le sue origini per non essere vittima di stigmatizzazione". Molti tra coloro che telefonano alla sua trasmissione, ad esempio, sono medici, avvocati, insegnanti rom.

Shutka City Tv vuole dar voce al mondo rom, proponendo ai francesi un'immagine diversa del proprio popolo, lontana dagli stereotipi e dai pregiudizi. L'obiettivo è quello di ritrovare "l'orgoglio di essere rom", e di risvegliarlo non solo nelle comunità emigrate in Francia, ma - possibilmente - anche nei 15 milioni di persone che compongono questa minoranza in Europa.


da scaricare per i lettori di Mahalla, un articolo del 2003 dalla rivista Millecanali

 

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