Cerca - Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

siamo amici da quasi 50 anni, una vita! Per gli amici, questo e altro! Se passate di li', fategli un saluto da parte mia...

ASSETTO VARIABILE

E' sospeso sino a data da destinarsi.

Le puntate precedenti sono disponibili QUI


Volete collaborare ad ASSETTO VARIABILE?
Inviate una
mail
Sostieni il progetto MAHALLA
 
  
L'associazione
Home WikiMAHALLA Gli autori Il network Gli inizi Pirori La newsletter Calendario
La Tienda Il gruppo di discussione Rassegna internazionale La libreria Mediateca Documenti Mahalla EU Assetto Variabile
Inoltre: Scuola Fumetti Racconti Ristorante Ricette   Cont@tti
Siamo su:  
Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare

Federico Fellini
-

\\ Mahalla : Cerca
Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca articoli per ponticelli

Di Sucar Drom (del 09/08/2008 @ 23:42:20 in blog, visitato 1468 volte)

Buone vacanze a tutti...
Sole, mare, monti, vacanze... ma i problemi in questa Italia non vanno certo in ferie. Le splendide coste non sono più così splendide, il mare non è più così pulito, gli italiani non hanno più grandi disponibilità economiche per trascorrere lunghi periodi di riposo lontano dalle città...

Auschwitz-Birkenau, critiche al Governo italiano
I responsabili di alcune associazioni rom polacche e tedesche hanno criticato le misure prese dal governo italiano per censire gli abitanti dei "campi nomadi". In occasione di una cerimonia nell'ex campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau, il capo dell'Associazione dei rom in Polonia, Roman Kwiatkowski...

La politica del riciclo
Magari ci avrò capito poco. O magari la colpa è dei giornali, compreso quello su cui scrivo ora. Ma sta di fatto che quest’estate le notizie sparate in prima pagina mi sembrano per lo più altrettante bufale, storielle buone per i grulli. O meglio, non tanto le notizie: gli annunci di noti...

Bari, notti sotto le stelle
L’iniziativa del primo cineforum in insediamento rom per bambini, “Notti sotto le stelle”, ha riscosso un meritato successo e ha attirato circa 500 spettatori nel corso delle cinque serate. Organizzato dalla cooperativa Artezian, della comunità rom di Bari-Japigia, e dall’associazione interculturale barese Vox...

Vico del Gargano (FG), festambientesud
Il titolo, nonché tema della rassegna, è «teatro civile». Non solo civilissimo, ma anche entusiasmante e commovente è stato l'inizio di questo festival, approfondimento spettacolare di Festambientesud, che dal debutto dell'anno scorso a Monte Sant'Angelo, si è insediato o...

Paese indegno popolo indegno, quello italiano
Le due bambine rom morte annegate nel mare di Napoli, i cui corpi sono coperti da pezzi di stoffa che lasciano visibili i loro piedi, giacciono abbandonate sulla spiaggia al sole (in attesa di...?), nella palese indifferenza dei bagnanti che passano o che si crogiolano al sole a pochi metri. Le foto diffuse in tutto il mondo sono eloquenti. Paese indegn...

Roma, il Casilino 900 è "controllato"
La guerra ai rom continua. Al Casilino 900 dopo l’agitazione del comitato di quartiere e l’udienza concessagli da Sindaco e Prefetto, pronto è stato l’intervento delle autorità. Ma non per migliorare l’infimo livello di vita dei 650 individui costretti a vivere in una baraccopoli la cui mis...

Olimpiade, l'Italia cerca la pagliuzza...
Un gesto di dissenso contro la violazione dei diritti umani in Cina, come potrebbe essere quello di disertare la cerimonia d’apertura del prossimo 8 agosto. A chiederlo agli atleti italiani il presidente d...

I sindaci sceriffi, la Lega Nord cambia il Paese
Da oggi i sindaci delle città saranno "protagonisti e non comprimari della sicurezza sul territorio". Così il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha commentato il decreto attuativo che concede più poteri ai sindaci sottolineando che, d'ora in avanti, è fondamentale una "collaborazione virtuosa" tra tutti i soggetti coinvolti e agg...

Roma, il Ministro Mara Carfagna ha visitato il “campo nomadi” di Tor de' Cenci
Il “campo nomadi” di Tor de' Cenci non sarà chiuso, almeno per il momento. E' quanto emerso dal sopralluogo nell'insediamento rom, alle porte di Roma, effettuato oggi pomeriggio dal ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, accompagnata dal sott...

Mantova, solidarietà al Sindaco
Manifestiamo piena solidarietà al Sindaco di Mantova, Fiorenza Brioni, a seguito della grave intimidazione ricevuta. Siamo rimasti molto colpiti e turbati dal gravissimo atto di minaccia esplicita al nostro Sindaco...

Ue, la politica non ha fermato l’intolleranza verso i Rom e i Sinti
Rapporto impietoso sull’Italia dell’Agenzia Ue sui diritti fondamentali. «Tutto parte da Ponticelli». Uno spartiacque. C’è un prima e un dopo Ponticelli. Perché dallo scorso 10 maggio, quando il campo nomadi alle porte di Napoli è stato assaltato, l’Italia è divent...

I Rom rumeni, indesiderabili in Italia e in Francia
Benché cittadini dell'Unione Europea, i Rom subiscono sgomberi, espulsioni e schedature. Indesiderabili, in Francia come altrove in Europa, i Rom, sballottati da una bidonville all'altra, sono regolarmente oggetto di sgomberi. Il che permette di schedare progressivamente l'in...

Padova, dal "campo nomadi" alla città
Si può demolire un pregiudizio come un muro, tirando su un altro muro, fatto di mattoni e calce? Il luogo comune da picconare è quello che vuole Rom e Sinti indissolubilmente abbinati a "campi nomadi", roulotte e camper. A provarci insieme sono una comunità di sinta di Pad...

Ue, il Ministro Maroni ha dimostrato di voler collaborare
Il 1 agosto 2008 la Commissione Europea ha ricevuto il rapporto del ministro dell’Interno Roberto Maroni sulle misure di censimento dei Rom e Sinti che vivono nei cosiddetti “campi nomadi” e il testo dei decreti legislat...

 
Di Fabrizio (del 01/12/2008 @ 21:19:13 in Regole, visitato 1398 volte)

LEGGO online 01-12-2008 11:58

(ANSA) - NAPOLI, 1 DIC -Eseguite due ordinanze di custodia cautelare in carcere contro due giovani accusati di saccheggio e devastazione dei campi rom di Ponticelli. Agenti della Digos della questura di Napoli e del commissariato di Ponticelli le hanno comunicate oggi a Gennaro Cozzolino di 26 anni e Massimo Ascione, di 18 entrambi residenti nel quartiere di Ponticelli. Gli assalti ai campi nomadi avvennero nel maggio scorso, dopo la denuncia di una donna che accuso' una Rom di aver tentato di rapire sua figlia.
 

 
Di Fabrizio (del 19/09/2008 @ 20:40:48 in media, visitato 1453 volte)

Ultimamente mi occupo poco di cronaca. Un po' per problemi di tempo, un po' perché chi naviga in Internet può trovare da sé le notizie e magari discernere. Preferisco dedicare il mio poco tempo a mettere in evidenza notizie sui Rom che altrimenti passerebbero inosservate. Per capire un popolo devi conoscerlo, ed i Rom sono il popolo più malvisto e meno conosciuto, tante nella sua tradizione che nei problemi del giorno per giorno.
Riprendo questo post del blog del circolo Pasolini di Pavia perché (stranamente?) la notizia è passata quasi inosservata. Tra le eccezioni, la solita Carta (anche se la notizia è confinata nelle ultime righe) e Terrelibere. Se avete altre segnalazioni, fatemele sapere. Comunque, ecco la notizia:

Sebastian che fu accusato di rapimento
Ringraziamo Paolo Fornelli per la segnalazione.

Mercoledì 17 settembre, il tribunale di Catania ha assolto il giovane Rom, Sebastian di 24 anni che il 15 maggio era stato accusato di avere tentato di rapire, assieme ad una donna Rom romena, Viorica di 20 anni - una bimba di tre anni nell'area di parcheggio di un ipermercato nella zona catanese.

L'infamante accusa era totalmente FALSA! Così ha sentenziato il Tribunale di Catania, in maniera netta, senza nessuna ombra di dubbio. Molti ricorderanno l'evento, rilanciato roboticamente, ad arte, per diversi giorni da tutti gli organi di informazione nazionali, televisivi e cartacei. Nel clima massificante e di obbedienza quasi tutti gli addetti ai lavori giornalistici tranne alcune eccezioni - non furono sfiorati da nessuna ombra del dubbio, che dovrebbe essere sempre figlio diretto del democratico e civile raziocinio umano.

Dagli ai nuovi nemici untori e distruttori della pacifica e civile convivenza degli italiani! Quelli che tranquillamente, in parecchi casi, si ammazzano e si stuprano in famiglia e tra gli affetti d'amore.

Le carte stampate locali dedicarono intere pagine, lunghi, stigmatizzanti e solenni furono i servizi televisivi, inseguendo la sciocca e velenosa velina.

Emerse, complessivamente, dalle Alpi a Capo Passero, una voce unica e totalizzante: dagli ai Rom. I partiti e le organizzazioni delle destre amplificarono in maniera possente e perversa l'attacco ai ROM, accusati ancora una volta di essere dediti al rapimento dei bambini.

Per Loro era tutto grasso che colava. Si scagliarono lancia in resta: in nero paludati, in gesso griffato o con l'ampolla. Da sfruttare al massimo, giusto per aizzare l'odio.

Il drammatico ed inesistente caso fu montato ad arte ad appena quattro giorni dalla vicenda di Ponticelli (Napoli), dove una ragazza Rom di 16 anni fu accusata di aver tentato di rapire una bimbetta di pochi mesi.

Caso ormai smontato, risultato privo di veridicità.

A seguito del razzismo, della caccia ai diversi, scientificamente propagati, furono bruciati tutti i campi Rom esistenti nell'area di Ponticelli.

Nell'evento catanese i due innocenti giovani, a seguito dell'accusa, finirono in carcere.

Le conseguenze per tutti i Rom stazionanti a Catania furono tragiche e pesanti.

A pochi giorni di distanza ai residenti nel principale campo (circa duecento), quello ubicati nel quartiere di Zia Lisa, fu comandato di andare immediatamente via, e ritornare in Romania. La qual cosa avvenne.

I Rom, terrorizzati, che avevano tanti bambini che frequentavano regolarmente le scuole elementari cittadine, „preferirono scegliere il consiglio, abbandonando velocemente il campo.

Successivamente le povere baracche furono reiteratamente date a fuoco e distrutte.

Come si fosse tornati alle orride persecuzioni nazifasciste contro gli ebrei.

Il tutto è tranquillamente avvenuto sotto il mantello della nostra italica democrazia, nell'anno di grazia 2008, mese di maggio, nell'era del terzo governo delle destre dopo Tangentopoli.

Meno male che Giustizia è stata fatta.

Civico e democratico onore ai giudici catanesi! anche se la donna rom è ancora detenuta, per approfondire se nell'evento in causa, inesistente, non siano ravvisabili altri reati minori.

La vicenda catanese (e quella napoletana) insegnano ancora che è molto facile che un popolo, sottoposto a continua pressione mediatica in chiave razzista, possa facilmente perdere la testa, e quindi, vilmente e brutalmente agire, ubbidir tacendo.

 
Di Fabrizio (del 14/05/2008 @ 18:33:37 in conflitti, visitato 1282 volte)

NAPOLI - ''La risposta che ha dato e sta dando il quartiere Ponticelli in queste ore non e' una risposta seria. Comprendo la rabbia di queste persone. Sono stato il primo a provare sconforto misto a paura e rabbia quando ho saputo che al centro di quel rapimento c'era un minore, ma tuttavia non possiamo criminalizzare un intero popolo. Non possiamo criminalizzare un intero popolo quando da anni il mio popolo, quello napoletano, viene linciato ed etichettato come popolo del malaffare''.

Lo afferma, in una nota, il consigliere regionale della Campania Tonino Scala della Sinistra Democratica. ''Se non e' questa la fotografia del popolo napoletano, non puo' neanche essere questa la fotografia del popolo romeno. Mi viene da dire dov'era questo popolo quando la camorra ha ucciso i nostri bambini, quando la stessa camorra arruola i nostri figli per spacciare droga, o per vendergliela. Dov'era quando hanno ucciso l'edicolante Buglione, o il giovane pizzaiolo Riccio, o Annalisa Durante.

Semplicemente non c'era, perche' mai nessuno ha osato incendiare le case dei boss o mettere sottosopra un quartiere quando e' successo qualcosa'', aggiunge l'esponente di Sd. ''Ed invece per i rom si lanciano molotov e si chiede lo sgombero. Purtroppo noi napoletani siamo bravi a prendercela con chi sta peggio di noi con chi sta piu' a sud di noi. La stessa analisi che oggi fanno i cittadini di Ponticelli nei confronti dei rom e' direttamente proporzionale all'analisi che fanno nel mondo nei confronti dei napoletani per quanto riguarda il problema spazzatura. Il coro e' lo stesso 'arsi vivi'.

Occorre mettere in campo, se si vuol realmente risolvere il problema, parlare di sicurezza. Ma sicurezza che sia per tutti: italiani, rom, immigrati. Ma la sicurezza e la presenza dello stato da sole non bastano occorre in piu' assoldare, come diceva Bufalino, maestri. Non possono, infatti, i singoli cittadini pensare con delle ronde o con atti di violenza, come il lancio delle molotov, pensare di risolvere da soli il problema. Il problema, invece, va affrontato nella sua complessita'. Allo Stato il compito di dare risposte. Risposte serie nei confronti dell'illegalita' che sia italiana o romena'', conclude Scala.

 
Di Sucar Drom (del 05/10/2008 @ 17:59:38 in blog, visitato 1303 volte)

Austria, nuova ascesa di Haider
Secondo le prime proiezioni della tv pubblica Orf, vittoria numerica della Spoe (socialdemocratici) ma vittoria politica e simbolica della destra alle elezioni in Austria. Haider: "Bene, ma resto in Carinzia", il leader del partito di estrema destra Bzoe ha triplicato i voti...

Genova, la Giornata Internazionale della Nonviolenza
L’Assemblea generale dell’ONU ha deciso di celebrare la Giornata Internazionale della Nonviolenza il 2 Ottobre perché data della nascita del Mahatma Gandhi, che ha condotto l’India alla propria indipendenza con azioni nonviolente, divenendo co...

Napoli, alcuni non perdono il vizio razzista
Dalle proteste contro i campi rom a quelle contro gli africani. Pochi mesi fa gli abitanti di Ponticelli davano fuoco agli accampamenti allestiti da famiglie rom nel quartiere. Ieri, i napoletani sono tornati a protestare in piazza contro una comunità straniera, un gruppo di africani sfrattati da Pianura...

Castel, diffidare delle politiche securitarie
La società contemporanea vive immersa nella paura e nella insicurezza. Dal tema dell'immigrazione a quello del terrorismo, dalla paura per le conseguenze disastrose del riscaldamento globale alla timore per il crollo economico-finanziario internazionale o al rischio della disoccupazione...

Roma, male Alemanno sui Rom
Alemanno continua ad esternare sulla questione rom. Oggi era ospite della trasmissione ''Sabato e domenica'', in onda su Raduno e ha ribadito che “il 15 ottobre terminerà il censimento all'interno dei campi rom”. Noi di sucardrom facciamo rilevare che questo è il quindicesimo censimento nella Capitale in dieci anni...

Milano quotidiana, in due atti
Uno. E’ un percorso brevissimo, cento metri, un paio di minuti. Eppure offre uno spaccato eccezionale di questa città. Piazzale Lagosta 4 del pomeriggio. Una donna con il suo carico di sacchetti e povere cose sta usando la fontana per sciacquare qualcosa. Un ra...

Roma, Arci: i dati di Vespa su bimbi rom e la scuola sono falsi
“Il 50% dei bambini rom inseriti nel progetto di scolarizzazione gestito dall'Arci solidarietà Lazio viene promosso al termine dell'anno scolastico”. E' il dato centrale diffuso in tarda mattinata a Roma dall'Arci Solidarietà che ha risposto alle cifre sulla scolarizzazione dei bambini rom diffusi da Bruno Vespa nelle...

Romania, a Banel Nicolita la Medaglia al Merito Sportivo
E' uno di quelli che da qualche anno sono sulla bocca di tutti. Rom. “Zingari”. Minoranze etniche spesse volte troppo frettolosamente bollate come "off-limits" e che Banel Nicolita ha orgogliosamente rappresentato agli Europei...

Roma, polemiche sterili sulla scolarizzazione dei bambini sinti e rom
Le minoranze rom e sinte in questi giorni sono costrette a subire, e quindi a pagarne i danni in prima persona, l'ennesima strumentale polemica, questa volta tra il giornalista Bruno Vespa, Arci Solidarietà Lazio e Comune di Roma per il progetto di scolarizzazione dei bambini rom e sinti...

Rom e Sinti, l'Italia vista in Ungheria
Il 30 agosto scorso Rom Sinti Politica dava notizia di quanto successo alla troupe ungherese della Duna Tv nel “campo nomadi” di Caslino 900. Marco Brazzoduro della federazione Rom e Sinti Insieme così aveva descritto l’accaduto: «Siamo stati fermati e identificati all'uscita dal campo con la minacc...

Roma, ancora sulla scolarizzazione
«Dati imprecisi e scorretti» perché per gli alunni rom che non frequentano abitualmente le classi scolastiche sono previsti percorsi formativi alternativi e inoltre, se una caduta verticale della frequenza a scuola degli alunni rom c’è stata, si è verificata «da aprile in p...

Razzismo, l'Italia si sveglia?
Un giovane ghanese mostra i segni di un pestaggio e denuncia i vigili urbani di Parma, che lo avrebbero fermato per sbaglio e poi picchiato. Una nuova vicenda che rilancia, dopo la morte di Abdoul a Milano e...

Gustavo Zagrebelsky, la legge e le sue ragioni
«Dimmi, Pericle, mi sapresti insegnare che cosa è la legge?» chiede Alcibiade a Pericle. Pericle risponde: «Tutto ciò che chi comanda, dopo aver deliberato, fa mettere per iscritto, stabilendo ciò che si debba e non si debba fare, si chiama legge». E prosegue: «Tutto ciò che ...

Venezia, Gentilini indagato per istigazione all'odio razziale
La Procura di Venezia ha aperto un fascicolo a carico del vice sindaco Giancarlo Gentilini che durante la cerimonia che ha concluso la festa dei popoli padani ha invitato i presenti a «mandare a pregare e a pisciare i musulmani nel deserto»...

Napoli, l'accampamento della pace
L’Accampamento della pace è la prima tappa di avvicinamento al Forum Universale delle culture che si terrà a Napoli nel 2013. Si tratta della quinta edizione dell’Accampamento ( le precedenti si sono tenute in Spagna, Uruguay e Messico ) ed è organizzata su due turni, il primo si svolgerà dal 5 al 14 Ottobre...

Luca Carboni riscopre le canzoni impegnate
Sarà sicuramente un caso che mentre è appena uscito il tributo ai cantautori da parte di Mango, Luca Carboni racconta al Corriere della Sera che da qualche tempo sta lavorando a un progetto analogo. In realtà Mango ha reso pop alcuni classici mentre Carboni sta facendo un lavoro p...

Varsavia, Human Dimension Implementation Meeting
Si sta svolgendo a Varsavia in Polonia, dal 29 settembre, la conferenza «Human Dimension Implementation Meeting», un evento organizzato dall'Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani dell'OSCE(Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), in materia di diritti umani e democrazia in Europa...

Aprilia (LT), il Comune non vuole i “nomadi”
Inviato al prefetto e al gabinetto Berlusconi il documento approvato dal Consiglio comunale che esprime la contrarietà alla realizzazione di un "campo nomadi". «Ieri - ha dichiarato il presidente del Consiglio comunale, Pio Nicolò - ho provveduto a inviare l'atto del Consiglio non solo al prefetto ma anche ai vertici del Governo. Il gabinetto Berlusconi deve capire che...

Razzismo, in Italia è un'emergenza!
Un cinese è stato aggredito il 2 ottobre a Roma, da sette minorenni, che lo hanno lasciato per terra con un trauma cranico e il naso rotto. Nella stessa giornata, a Milano, un ambulante abusivo senegalese al mercato è stato pestato con una mazza da baseball da un italiano...

Napolitano: allarme razzismo!
“Il rispetto della dignità umana si è tradotto nella grande conquista del superamento del razzismo: di qui l'allarme per il registrarsi in diversi paesi di nuove manifestazioni preoccupanti, mentre nulla può giustificare il disprezzo e la discriminazione razziale”...

 
Di Fabrizio (del 08/07/2008 @ 14:25:25 in Italia, visitato 2008 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

Lettera Aperta
Signor Presidente della Repubblica
Giorgio NAPOLITANO
Palazzo Quirinale
00187 Roma

Eccellentissimo Signor Presidente,

Mia figlia Mirka è nata in Italia tre anni fa. Tra qualche settimana, come a tutti gli altri bambini e bambine rom e sinti le verranno prese le impronte digitali. Lo farà lo Stato italiano, in maniera preventiva perché, secondo questa disposizione, lei per ragioni biologiche è una futura potenziale delinquente. Ha soltanto tre anni, e scelgo di astenermi del sottolineare il dato relativo alla nostra nazionalità, dato del tutto irrilevante, visto che si tratta di una schedatura “etnica” che evoca le pagine più triste del novecento europeo.

Chi di noi riesce a trovare un'occupazione, lo fa al prezzo di dover nascondere la propria identità, la propria storia. Mantenere un posto di lavoro o trovare un appartamento in affitto ci impone la rinuncia a ciò che intrinsecamente siamo, al costo di mortificare all'infinito la nostra dignità. Ci umilia e ci fa vergognare davanti ai nostri figli e alle nostre figlie.

Gli strumenti normativi sono dei punti arrivo che creano effetti materiali a volte devastanti. La responsabilità della politica sta nel non risparmiare sforzi nel dare risposte a ciò che il cosiddetto “popolo” invoca a gran voce: la sicurezza. Ma parliamo di un popolo vittimizzato più dai discorsi e della costruzione e uso politico della paura. Identificare un intero gruppo come la minaccia al quieto vivere degli “indifesi cittadini”, può dare consenso politico; ma allo stesso tempo ci fa tornare indietro nella storia, disumanizza i popoli stigmatizzati fino a legittimare qualsiasi forma e strumento di umiliazione, aggressione e violenza.

L'amplificazione mediatica dei nostri difetti o supposti tali, dei cattivi comportamenti di alcuni di noi, sono il pretesto per la demonizzazione, figlia dei peggiori istinti dei cittadini e le cittadine che così si sentono sotto assedio. Il fatto che un telegiornale scelga di utilizzare i primi tre servizi di un'edizione pomeridiana per illustrare le nostre malefatte, rappresenta soltanto un esempio.

Il pogrom di Ponticelli, le aggressioni quotidiane da parte di cittadini aizzati politicamente contro di noi, potrebbero non essere che il preludio di qualcosa di molto peggiore. Tuttavia, sono il razzismo istituzionale, le schedature “etniche”, gli sgomberi generalizzati, le sistematiche discriminazioni della nostra gente, il vero obbrobrio che ci calpesta ogni giorno e che giustifica le più incontrollabili reazioni da parte principalmente degli esclusi, dei penultimi della società, portati a vedere in noi la causa delle mancate risposte dello Stato ai loro bisogni.

Signor Presidente, cosa dovrei dire alla mia piccola? che sarà schedata perché è della “etnia” sbagliata? Diremo ai nostri figli che continuiamo a essere puniti perché viviamo con i topi? Perché siamo ai margini dei diritti?

Sono un pastore evangelico, che vede in ogni persona, come ci insegna La Bibbia, l'immagine di Dio. Forse che qualcuno ha meno l'immagine del Signore di qualcun altro?

Contiamo con il Suo autorevole intervento per fermare questa barbarie che è causa tanta sofferenza, calpesta i principi costituzionali di uguaglianza e soprattutto, costituisce una vera ferita alla civiltà e al diritto.

La saluto con gran cordialità e fratellanza,

pastore Cesare Levak

 
Di Sucar Drom (del 03/09/2005 @ 13:30:06 in Italia, visitato 1621 volte)

Sabato 3 Settembre 2005 ore 13:10:13

Da un anno stiamo intervenendo nell'Alto Vicentino dove vivono un centinaio di famiglie Sinte Italiane.
La situazione è drammatica. Famiglie intere si vedono negata la residenza e ricevono quotidianamente Ordinanze di Sgombero perchè appartengono alle Minoranze Etniche Linguistiche dei Sinti Italiani.
Particolarmente grave la situazione a Piovene Rocchette dove il Sindaco, Maurizio Colman, ha intrapreso "una crociata" contro una famiglia di Sinti Italiani che ha acquistato un terreno nel 2000. La famiglia Levacovigh si è vista notificare anche due ordinanze di sgombero al giorno.
Nelle prossime settimane abbiamo intenzione di lanciare una campagna nazionale per contrastare questi fenomeni di rifiuto contro uomini, donne e bambini italiani.
L'atteggiamento del Sindaco di Piovene Rocchette ha trascinato tutto l'Alto Vicentino (Vicenza compresa) e una riunione dal Prefetto il 3 agosto 2005 non ha aiutato a contenere i fenomeni di discriminazione.

Di seguito una rassegna stampa degli ultimi giorni da Il Giornale di Vicenza

23 agosto 2005, di Jenny Bassa
Incredibile iniziativa del sindaco Maurizio Colman contro due famiglie “rom”
Un fosso di 200 metri anti-nomadi
E ieri un incontro con le forze dell’ordine: «Serve pugno di ferro»

24 agosto 2005, di Jenny Bassa
Avvocati contro il fossato
La famiglia sinti s’è rivolta ai legali, contro il gesto “medioevale”
Piovene
S’inasprisce la battaglia per l’ottenimento della residenza delle due nomadi che ad oggi sono senza documenti

24 agosto 2005, di Mauro Sartori
Altri episodi. Varie “iniziative” della campagna per rendere più difficoltosa la permanenza delle carovane
La “rivolta” dei sindaci: «Prima i cittadini poi i rom»
Sbarre, ponticelli, fossati e massi: anche a San Vito, Thiene e Malo non stanno mani in mano

mercoledì 31 agosto 2005, di Bruno Cogo
Il Comune aumenta la sorveglianza
I NOMADI nel mirino
Raffica d’interrogazioni

mercoledì 31 agosto 2005, di g. m. m.
«NOMADI, in via Nicolosi
si passi alle demolizioni»
Dopo la roulotte, ora c’è un camper: continua il disagio

giovedì 01 settembre 2005, di Jenny Bassa
Piovene Rocchette. Azione contro il Comune che ha scavato un solco per impedire ai gitani di sostare in un terreno
NOMADI, dal fosso al tribunale
L’Opera che difende i rom ingaggia gli avvocati contro il sindaco

Su Sucar Drom la rassegna completa

 

CS102-2008: 24/07/2008 In una lettera inviata ai ministri europei degli Interni e della Giustizia, che si riuniscono oggi a Brussels nel Consiglio giustizia e affari interni, Amnesty International ha chiesto che siano condannati gli atti di discriminazione nei confronti delle comunità rom in Italia, culminati nella raccolta di informazioni sull'origine etnica e la religione, nonché in quella delle impronte digitali, anche di minori.

"Dopo le critiche della Commissione e del Parlamento europeo, ora spetta agli Stati membri dell'Unione europea prendere posizione contro quella che è diventata una campagna a tutto tondo contro i rom" - ha dichiarato Nicolas Beger, direttore dell'Ufficio di Amnesty International presso l'Unione europea.

Secondo l'Ufficio europeo dell'organizzazione per i diritti umani, la raccolta delle impronte digitali dei rom per motivi di pubblica sicurezza è solo l'ultima di una serie di politiche discriminatorie adottate dalle autorità italiane. Dal 2007, per esempio, vi è stato un aumento degli sgomberi forzati tra cui quello di Tor di Quinto, a Roma, dove un gran numero di persone (bambini e anziani inclusi) sono stati abbandonati nella notte dopo che il loro accampamento era stato distrutto.

L'azione delle autorità si è sviluppata in un clima di virulenta retorica anti-rom da parte di esponenti politici nazionali e locali. Raramente gli autori sono stati chiamati a rispondere delle proprie dichiarazioni xenofobe, le quali hanno contribuito ad alimentare e legittimare atti di violenza da parte dei cittadini.

"Dobbiamo essere chiari: stiamo assistendo a una caccia alle streghe presentata come una serie di 'misure di sicurezza" ha aggiunto Beger. "Quello che è certo è che ora in Italia c'è un effettivo problema di sicurezza: quella dei rom".

Quest'anno a maggio, per esempio, il campo rom di Ponticelli, a Napoli, che ospitava 800 persone, è stato attaccato e distrutto da un centinaio di aggressori che hanno anche lanciato una molotov contro una roulotte all'interno della quale si trovavano dei bambini, fortunatamente scampati al successivo incendio.

L'ultima "misura di sicurezza" applicata - un censimento riguardante solo i rom, che include la raccolta di informazioni sull'origine etnica e la religione, nonché quella delle impronte digitali - è per Amnesty International un provvedimento discriminatorio, sproporzionato e ingiustificato, in diretto contrasto con la Convenzione europea sui diritti umani.

"L'estensione della rilevazione delle impronte digitali all'intera popolazione italiana entro il 2010 non cambierà nulla se nel frattempo, come dichiarato dalle autorità, il censimento dei rom andrà comunque avanti" - ha sottolineato Beger.

Considerando gli obblighi del diritto internazionale e del diritto comunitario cui sono vincolati gli Stati membri dell'Unione europea, Amnesty International chiede al Consiglio giustizia e affari interni di:

  • assicurare l'adozione di misure immediate per fermare pratiche discriminatorie quali la raccolta delle impronte digitali su base etnica e gli sgomberi illegali;
  • garantire che siano adottati adeguati provvedimenti disciplinari o penali nei confronti dei funzionari e degli esponenti politici autori di dichiarazioni dispregiative o razziste;
  • riesaminare lo stato d'emergenza e gli atti e le misure derivanti dalla sua adozione, per garantirne la compatibilità col diritto internazionale ed europeo.

FINE DEL COMUNICATO Brussels / Roma, 24 luglio 2008

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

 
Di Fabrizio (del 09/06/2010 @ 13:12:40 in Italia, visitato 1779 volte)

Segnalazione di Roberto Malini

Da Il Post

Anche ieri, nel caso del neonato rapito, si è parlato per ore di una presunta e inesistente pista rom
Il pregiudizio razzista contro i rom ha già fatto molti danni, e l'informazione non aiuta a combatterlo

Le cronache di ieri si sono occupate molto del rapimento di un neonato all'ospedale "Umberto Primo" di Nocera Inferiore: una donna si era travestita da infermiera e aveva portato via con una scusa Luca Cioffi, nato appena poche ore prima. Il caso si è concluso bene, fortunatamente, intorno a mezzanotte: i poliziotti hanno fatto irruzione in un appartamento poco distante dall'ospedale, hanno ritrovato Luca Cioffi e hanno arrestato la donna responsabile del suo rapimento. La donna si chiama Annarita Buonocore e fa effettivamente l'infermiera, ma in altro ospedale di Nocera.

A caso chiuso, neonato al sicuro e colpevole non più in grado di nuocere, forse è il caso di ragionare su un'altra cosa che è successa ieri, relativamente al rapimento di Luca Cioffi. Per buona parte del pomeriggio, infatti, diversi giornali hanno raccontato che la pista sulla quale stavano investigando i poliziotti portava a una o due donne di etnia rom.

"Caccia a due donne rom su Fiat Verde", ha scritto l'AGI. "Si cerca una Fiat Punto di colore verde con due donne rom a bordo", ha scritto il Tempo. Diversi altri siti di notizie hanno rilanciato la notizia, e la "caccia a due donne rom" è stata a lungo il titolo degli articoli che raccontavano la vicenda del rapimento. Oggi sappiamo che la responsabile del rapimento è una donna bianca (di nazionalità italiana) e poco dopo il ritrovamento del bambino il questore di Salerno ha detto che "avevamo una traccia precisa e abbiamo seguito una sola pista". Insomma, secondo la polizia la pista delle donne rom non è mai esistita. D'altra parte, la madre del bambino rapito ha detto da subito che l'infermiera parlava italiano molto bene. Resta da capire perché la "pista rom" sia arrivata sui mezzi di informazione e perché ci sia rimasta così a lungo.

L'ANSA non ha battuto alcun comunicato scrivendo dell'esistenza di una pista rom. Questa fa capolino invece in un dispaccio dell'Adnkronos delle 19,22, ma per essere smentita dalla voce di uno degli investigatori: "Dalle testimonianze raccolte, riteniamo che la donna che ha portato via il piccolo Luca fosse italiana e non una rom". E in effetti l'ANSA interviene poco dopo, prima per dare conto delle ricerche infruttuose dei poliziotti nei campi rom della zona (ma la pista c'era o no, allora?) e poi per dare la smentita definitiva, poco prima delle 21.

Qualcuno ha detto che si trattava di donne di etnia rom – controlli, senza esito, sono stati fatti in campi rom – ma in serata un identikit diffuso a tutte le forze dell'ordine e su tutto il territorio nazionale ha fatto chiarezza: si tratta di una donna giovane, di carnagione scura, capelli ondulati e lunghi, corporatura esile, altezza tra 1,70 e 1,75, nazionalità italiana perché ha scambiato parole con la mamma e con la nonna del bambino e ha dimostrato di conoscere bene la lingua.

Salvo poi battere un altro dispaccio intorno alle 22, poche ore prima che Luca Cioffi venisse ritrovato, con questo testo:

(ANSA) – ROMA, 7 GIU – Un traffico di neonati tra la provincia di Napoli e l'Agro Sarnese Nocerino venne scoperto due anni fa dai carabinieri della compagnia di Nocera Inferiore, gli stessi che oggi sono impegnati nelle ricerche del neonato rapito nell'ospedale della città. In quel caso, però, i bambini oggetto del traffico non erano stati precedentemente sequestrati, ma erano gli stessi genitori – dei nomadi rom – a metterli in vendita. I soldi venivano divisi tra la mediatrice, una donna del posto, che venne arrestata, e i genitori dei bambini, quattro romeni e due slavi. Nel corso dell'operazione fu anche recuperata una neonata di 21 giorni che era stata appena consegnata ad una coppia italiana. Le indagini erano partite da una denuncia per truffa presentata da una coppia di coniugi del beneventano. Avevano conosciuto alcuni mesi prima la mediatrice, che si era presentata come una benefattrice e aveva proposto loro un metodo "alternativo" per ottenere un figlio senza attendere le lungaggini della procedura per l'adozione. Alla coppia di Benevento la donna aveva anche rilasciato una ricevuta per 18 mila euro: "Per la consegna di due bambine", era specificato.

Insomma, un caso piuttosto diverso da quello di ieri – quello era un rapimento, questo era invece era un traffico di bambini venduti volontariamente – ma secondo l'ANSA abbastanza simile da essere messo in relazione coi fatti in corso.

Non si tratta affatto di un fenomeno nuovo. C'è il caso di Ponticelli, a seguito del quale una ragazza fu condannata per tentato sequestro. Un caso oggetto di un libro del giornalista del Corriere Marco Imarisio, che lo definì "una montatura": i giornali titolarono "rom tenta di rapire neonata", la ragazza in questione venne quasi linciata, nei giorni successivi diversi campi rom vennero dati alle fiamme, per vendetta. Dopo qualche giorno – nel silenzio quasi assoluto dei giornali, stavolta – in molti espressero dubbi sul fatto che si trattasse davvero di un tentativo di rapimento. In ogni caso, venne fuori che la ragazza non era nemmeno di etnia rom. Qualche anno prima ci fu un altro caso simile a Lecco, qualche tempo dopo accadde la stessa cosa a Catania: arresti per rapimento, grandi allarmi e titoloni sugli zingari che rapiscono i bambini, e poi assoluzioni per mancanza di qualsiasi elemento a carico dell'accusa.

Viviamo in un paese in cui – a causa di una singolare e inquietante commistione di psicosi collettive, razzismo e mitologia medievale – per ogni bambino rapito si trova sempre qualcuno pronto a tirar fuori e avvalorare presunte "piste rom". Un paese in cui una persona di etnia rom che si avvicina a un bambino è già un "tentativo di rapimento": al quale seguono – nel migliore dei casi – degli arresti; nel peggiore, dei linciaggi. Ma è molto peggio di così. Viviamo in un paese in cui dello stesso pregiudizio ignorante sono vittime a volte le stesse forze dell'ordine, o la magistratura: all'epoca del caso di Ponticelli il sostituto procuratore Alessandro Piccirillo disse in aula che "la Romania è entrata a far parte nella comunità europea, pertanto deve integrarsi con la nostra cultura. Il rapimento dei neonati non appartiene alla nostra cultura". Ma è molto peggio di così. Viviamo in un paese in cui – salvo qualche eccezione – l'informazione e il giornalismo non si lasciano scappare un'occasione per mettere nello stesso titolo la parola "rapimento" e quella "rom", anche quando i fatti suggerirebbero maggiore cautela, salvo poi scrivere lunghi articoloni indignati per gli effetti criminali e perversi delle campagne d'odio innescate con la loro complicità.

Mentre scriviamo alcuni giornali sono già saltati sul prossimo caso, stavolta a Prato: l'AGI scrive che "tre rom cercano di rapire un bambino". L'ANSA descrive la dinamica dei fatti e racconta quindi quello che oggi, in Italia, è considerato – dalle persone, dalla stampa, dai carabinieri – un "tentativo di rapimento".

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, sulla base della testimonianza di un vicino di casa della famiglia del piccolo, erano circa le 16 quando un uomo, con i baffi, si sarebbe avvicinato al muretto del terrazzino dove il bambino stava giocando da solo, mentre i genitori erano dentro casa. L'estraneo avrebbe teso le braccia al bimbo che avrebbe reagito immobilizzandosi. A notare tutta la scena il vicino di casa che, preoccupato anche per aver visto due rom nel posteggio condominiale, ha raggiunto l'uomo chiedendogli spiegazioni su cosa stava facendo. Lo sconosciuto, senza dire nulla, si sarebbe allontanato a piedi insieme alle due donne.

 
Di Sucar Drom (del 29/05/2008 @ 12:43:17 in blog, visitato 1680 volte)

Venezia, la Caritas difende le scelte del Comune
Mai come in questi ultimi tempi si è sentito parlare di sinti, rom, romeni con termini sempre più pesanti e valutazioni generalizzate dove il "tutti" sta prima dell’etnia o della nazionalità, e il "ladri" sta subito ...

Milano, tutti contro tutti: Veltroni, De Corato e Penati, per ora…
1, Veltroni. Se la percezione della paura è aumentata è anche perchè "la preoccupazione è stata fortemente indotta. Adesso vedremo se i telegiornali continueranno a enfatizzare alcune notizie come hanno fatto nelle settimane passate sopratutto in alcune città...

Le fiamme di Ponticelli sono anche figlie dell'odio e della paura seminati dalle destre per vincere
Mai come in quest'Italia 2008 vale l'antico adagio: "Chi semina vento raccoglie tempesta". Due anni di uso allarmistico, fino al limite dell'isteria, da parte delle forze di destra e col supporto servile della stragrande maggioranza dei mass media specie tv, del probl...

Umberto Bossi visto dal Los Angeles Times
“Per un uomo che, appena pochi anni fa, è stato considerato morto politicamente e quasi letteralmente, il ritorno è stato notevole”. Inizia con queste parole l'articolo dedicato a Umberto Bossi in part...

Torino, non esiste un'emergenza Rom
Venerdì l’attacco al ministro Maroni («subito il commissario»), ieri una cordiale stretta di mano con Davico, sottosegretario all’Interno. Torino - per ora - non otterrà poteri speciali per ...

Napoli, in tribunale i bimbi rom «scomparsi»
La scomparsa di alcuni bambini rom a Napoli non è esattamente da attribuire a casi di desaparecidos, come annunciato lunedì dall´europarlamentare ungherese rom Viktoria Mohacsi. La situazione è ben diversa, forse...

Messina, lettera aperta delle associazioni
Lettera aperta di alcune associazioni messinesi - “Nuovi Orizzonti”, “Terra e cielo”, GI.FRA (Gioventù Francescana d’Italia Assistenza Frati Minori), Cesv (Centro Servizi per il Volontariato), associazione ecumenica “E. Cialla”, Arci, M.e.g. (Movimento Eucaristico Giovanile), Rete Lillip...

Imperia, la Cgil raccoglie firme per i Rom
E’ emerso in maniera esplicita, - viene dichiarato all’interno della nota stampa di Costanza Florimonte (in foto), della segreteria CGIL Imperia - un atteggiamento diffuso di sospetto, se non di razzismo ed intolleranza nei confronti degli “zingari”, italiani ...

Guidoni: "i rom sono il capro espiatorio dei nostri mali"
Umberto Guidoni, è noto ai più per i suoi voli nello spazio. Dal 2004 eletto nel Parlamento europeo iscritto nel gruppo Sinistra Europea- Sinistra Verde Nor...

Demir Mustafa, troppo facile prendersela con noi rom...
Demir Mustafa è un rom macedone, vive in Italia dall’89. Ha fondato Amalipe Romano (Amicizia Rom) ed è vicepresidente della federazione “Rom e Sinti Insieme”. In Italia si parla...

Ue, interventi vergognosi di quattro parlamentari italiani
Pubblichiamo le trascrizioni degli interventi di alcuni Parlamentari europei italiani che abbiamo ricevuto da Dominguel, un lettore di questo spazio web. Come tutti possono evincere questi interven...

Rom: sono il nemico pubblico uno?
«Prima dell’entrata della Romania nell’Unione Europea, Roma era la capitale più sicura del mondo... Bisogna riprendere i rimpatri». Era inizio novembre e l’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, non faceva prigionieri e identificava senz...

I vespri napoletani di Ponticelli
Le vicende dello sgombero forzato dei campi di romeni dal quartiere napoletano di Ponticelli sotto la pressione di gruppi della popolazione esasperata e manovrata da nascosti fili ma non tanto costituiscono un‘autentico affaire che va disvelato con una corretta info...

Napoli, alunni di Ponticelli: bene i campi rom bruciati
Lo hanno scritto e lo hanno anche ribadito: "La gente ha fatto bene a bruciare i campi rom di Ponticelli". In alcuni casi, a quei raid, hanno anche preso parte ed ora, alunni di età tra i 9 anni e gli 11 anni, proprio del quartiere di Napoli, Ponticelli, dicono "No...

Pesaro, cresce la psicosi rom ma il Comune rassicura con parole razziste
Da giorni i centralini delle forze dell’ordine sono subissati da chiamate che segnalano la presenza di rom per le vie pesaresi: "C’è uno zingaro che cammina vicino a casa mia. Venite alla svelta''. Un altro: ''...

Roma, le associazioni si mobilitano
Ieri mattina si è tenuta a Roma un’affollata assemblea pubblica indetta dalle principali associazioni che operano nel sociale e nel mondo del lavoro per denunciare i rischi e le po...

Amnesty International, l'Italia viola sistematicamente i diritti umani
Irene Khan, segretario generale di Amnesty International, tiene in mano il Rapporto 2008, un libro dalla copertina nera, un censimento delle violazioni dei diritti umani compiute in 150 Pae...

Reggio Calabria, sulla questione Rom il Sindaco si riesce a inventare qualsiasi cosa
Il sindaco di Reggio Calabria già da qualche mese sta diffondendo una storia secondo la quale lui avrebbe cancellato i ghetti rom in città applicando una sua ricetta e vincendo le resistenze dei Rom e dell’Opera Nomadi...

Napoli, nelle polemiche ancora le fiamme
Ancora fiamme in un campo rom di Ponticelli. Stamattina vandali hanno dato fuoco all'insediamento situato in via Virginia Woolf, che era stato abbandonato dopo i progrom delle scorse settimane...

Napoli, Bassolino: esplosione di intolleranza gravissima
Anche oggi Napoli e la Campania hanno dovuto registrare un atto di intolleranza nei confronti dei Rom. Lo ha detto il presidente della Regione, Antonio Bassolino, in un intervento sul suo blog...

Rom, anche dagli Usa un monito all'Italia contro razzismo e xenofobia
Anche dagli Usa un monito all'Italia contro razzismo e xenofobia. L'Anti Defamation League (Adl), la principale delle organizzazioni americane ha chiesto al governo italiano di «condannare pubblicamente (gli atti di) xenofobia contro i Rom e la retorica...

Milano, i "bravi cittadini" tentano di stuprare una dodicenne
«Ci avete rubato tutto, anche i nostri figli! Adesso vedi che cosa facciamo noi alla tua bambina!». Queste le parole di disprezzo pronunciate verso un padre di etnia rom da un energumeno che sabato sera ha tentato di trascinare via e stuprare sua figlia...

 
Di Sucar Drom (del 06/12/2008 @ 12:14:31 in blog, visitato 1394 volte)

Roma, i romeni contro la Badescu
Si vota anche in Italia per le elezioni politiche in Romania e a uno dei seggi allestiti a Roma per il voto scoppia un caso tra Ramona Badescu, delegata del sindaco Gianni Alemanno per i ra...

Cassazione, bimbo rom chiede elemosina? Non è schiavitù
Non può essere contestato il reato di riduzione in schiavitù alla mamma rom che porta suo figlio, per una parte della giornata, a chiedere l'elemosina per strada. Lo si evince da una sentenza con cui la Cassazione ha ann...

Maroni ai sindaci: "Vietate l'elemosina"
Madri rom con figli al seguito che mendicano nelle città italiane. Tollerarle o provare a toglierle dalle strade con specifiche ordinanze antiaccattonaggio? Il dibattito si riaccende dopo la sentenza della Cassazione che ha annullato la condanna in...

Il "manghel" dei bambini rom e sinti
La Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d’Appello di Napoli che aveva condannato una madre rom scoperta a fare accattonaggio con il figlio, immediatamente sono arrivate le critiche di chi è convinto che quando si tratta di Rom e Sinti qu...

Ue, chi incita al razzismo e alla xenofobia rischia sanzioni penali da 1 a 3 anni
Chi incita al razzismo e alla xenofobia rischia sanzioni penali da 1 a 3 anni. Lo hanno deciso i ministri della Giustizia Ue, che hanno raggiunto un accordo sull'adozione della decisione quadro. Un comunicato del commissario Ue alla giustizia, Jacques Barrot (in foto), spiega che il pr...

Cassazione, sentenza ambigua
Dibattito acceso sulla sentenza della cassazione sul caso della donna rom che chiede l’elemosina insieme ai figli. La sentenza è confortante in un senso ma sconfortante in un altro. E’ confortante perché accusare una persona povera di ridurre in schiavitù i figli mentre chiede l’elemosina è un’aberraz...

Premio Minerva, Viktoria Mohacsi tra le premiate
Oggi, lunedì 1 Dicembre, alle ore 20.30, la Galleria Doria Pamphili di Roma ospiterà la diciannovesima Edizione del Premio Minerva. Il Premio Minerva si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è patrocinato dal Ministero per i Beni e le ...

Il “manghel” dei bambini rom e sinti
Fino al qualche decennio fa, per uscire dalla condizione di povertà e di emarginazione, molti minori italiani “lavoravano” per “aiutare” le loro famiglie e per questo spesso non frequentavano la scuola oppure frequentavano un diverso...

Rapporto ENAR 2007: il razzismo è un fenomeno pervasivo e persistente in tutta l'Unione europea
Le manifestazioni di razzismo in Europa continuano, nonostante qualche progresso in campi come l'educazione e i media. Estremismo e violenza razzista sono in crescita. Sono alcune delle principali conclusioni del Rapporto ENAR 2007 sul razzismo in Europa, presentato...

Napoli, arrestate due persone per i fatti di Ponticelli
Due persone sono state arrestate a Napoli con l'accusa di aver incendiato, devastato e saccheggiato alcuni campi rom nel quartiere Ponticelli lo scorso maggio. Il Gip del Tribunal...

Roma, regalati e regala a Natale un manufatto rom
Per questo Natale pensa ad un regalo originale e solidale: un manufatto rom. L’associazione Insieme Zajedno invita a fare un’esperienza di pace e solidarietà. A Roma dal 6 all’8 dicembre...

Essere Rom o Sinto diventa un reato...
Mentre una recente ricerca dimostra che la «percezione di insicurezza» diminuisce, un giornale nazionale finge di non accorgersene, e cita uno studio vecchio di mesi che dice il contrario. Poi, in un box illustrativo sui «reati che alimentano l’insicurezza», cita la «presenza di Rom e Sint...

Pistoia, l'estraneo fra noi
E' in corso presso la Biblioteca San Giorgio di Pistoia, fino al 13 dicembre, una mostra dal titolo “L'estraneo fra noi- La figura dello zingaro nell'immaginario italiano”...

Roma, quattro milionari a Casilino 900
Una brutta storia rischia di travolgere in Italia migliaia di persone discriminate e segregate nei cosiddetti “campi nomadi”. A quattro persone che vivono a Casilino 900 sono stati sequestrati beni mobili e immobili per un valore di oltre un milione di euro. Un’enormità. Queste quattro persone, Cittadini italiani, non avevano un lavoro ma erano proprietar...

Milano, il trionfo dei diritti umani
Evvai, primavera che muovi i primi passi al freddo e al gelo. Oggi sono stato spettatore e anche comprimario di un grandissimo evento: la chiusura della carovana di Libera in Lombardia, con appuntamento all’università d...

Venezia, continuano le polemiche sul villaggio per i Sinti veneziani
Continua la polemica a Venezia per la realizzazione del villaggio per i Sinti veneziani che da quarant’anni vivono una situazione abitativa drammatica, senza servizi igienici e fognature. Il Consiglio Comunale ha detto no al referendum promosso dal “comitato no campi nomadi nei centri abitati"...

 
Di Fabrizio (del 23/05/2008 @ 12:06:51 in Italia, visitato 1238 volte)

Ricevo da padre Agostino Rota Martir

Un episodio spettacolarizzato dai mass media, ma dai contorni ancora incerti - una ragazza rom di 16 anni accusata di aver tentato di portar via, in una situazione inverosimile, una bambina - ha scatenato una reazione furibonda e violenta, un grande e diffuso pogrom, non solo a Napoli ma in tutta Italia, nei confronti di rom e sinti.

Di fronte a questo fatto e al clima pesante che si è innescato in questi giorni sulla “sicurezza”, ci preme fare alcune considerazioni:

* Lo svolgimento dei fatti non è ancora chiaro, ma il giudizio sembra essere già stato emesso e la sentenza è stata già eseguita, indiscriminatamente, contro tutti i rom e i sinti. Eppure, dati alla mano, a cominciare da quelli forniti delle forze dell’ordine e dal Ministero degli Interni, nessuna delle numerose e ripetute accuse abituali rivolte a rom e sinti, in questi ultimi decenni, quando sparisce un bambino, ha trovato un riscontro oggettivo; le indagini hanno sempre smentito che siano stati loro, anche se nessuno poi ha detto e scritto che i sospetti e le accuse iniziali erano ingiusti e falsi.

* Non è nei costumi dei rom e dei sinti portare via i bambini a nessuno e l’episodio di Napoli, che sembra smentire questa affermazione, in realtà corrisponde a uno stereotipo che viene abitualmente utilizzato per criminalizzare rom e sinti e che si è rivelato sempre falso: i fatti possono essere stati riferiti malamente dai genitori della bambina, come è avvenuto regolarmente in passato in casi analoghi; può essere stato montato ad arte, per facilitare lo sgombero dei campi e permettere grandi speculazioni; può essere il gesto di una squilibrata, come si è verificato altre volte, in casi in cui sono state coinvolte donne non zingare con problemi personali.

* Presto uscirà una ricerca dell’Università di Verona, ricerca voluta, sollecitata, sostenuta e finanziata dalla Fondazione Migrantes della Cei, che partendo dal pregiudizio che “gli zingari rubano i bambini”, ha voluto analizzare scientificamente tutti i casi di denuncia nei confronti di rom come presunti responsabili di questo reato.

In questo modo, si è potuto accertare che, negli ultimi vent’anni, non c’è stato neanche un caso di bambini che siano stati rapiti da rom o sinti, a fronte di centinaia di casi di loro figli portati via con estrema facilità, superficialità e spietatezza dai Servizi sociali, per affidarli, per lunghi periodi e più spesso in modo definitivo, a istituti e a famiglie del tutto ignari della loro cultura, col risultato di creare dei bambini e, poi, degli adulti traumatizzati e disadattati, non più rom, ma impossibilitati a diventare come noi. Non si vuole prendere in considerazione che anche i bambini rom siano affezionati ai loro genitori e questi a loro e che la separazione temporanea o definitiva che sia, rappresenti anche per loro e non solo per i sedentari, una sofferenza indicibile e di difficile superamento, dato che non hanno, per l’età, gli strumenti per metabolizzare questa perdita totale della propria famiglia.

I motivi sostanziali per cui tanti bambini rom e sinti vengono sottratti così di frequente, ai loro nuclei familiari è che si tratta di famiglie povere, che vivono secondo modelli di vita, culturali, educativi, abitativi, diversi dai nostri. Queste diversità culturali e queste condizioni economico-sociali, vengono interpretate, per mancanza assoluta di conoscenze e di rispetto, da parte dell’assistenza sociale, delle istituzioni, della magistratura e dell’opinione pubblica corrente, come forme di maltrattamento, di disinteresse, di sfruttamento dei minori, di inciviltà e di mancanza di amore da parte dei genitori. E’ da questa lettura pregiudiziale del mondo e dei modi di vita dei rom, oltre che dalle pressioni di un’opinione pubblica sempre più insofferente verso gli stranieri e le diversità, che le istituzioni giungono sistematicamente alla conclusione di dover “fare il bene” di questi bambini, togliendoli dal loro ambiente e dando loro un’abitazione, un’educazione e un ambiente “civili e normali”. Ma in questo modo si interviene, disastrosamente, sugli effetti e non sulle cause, perché non si parte dalla presa d’atto, dalla conoscenza e dal rispetto delle diversità culturali e non ci si propone, salvo rare eccezioni, di sostenere e aiutare queste famiglie e questi gruppi “diversi” a superare le difficoltà della povertà e la marginalità escludente a cui sono condannati da una società pregiudizialmente ostile, che considera normali e leciti solo i propri modelli culturali e incivili quelli degli altri.

* Il clima xenofobo che si è andato diffondendo, in questi anni e particolarmente nell’ultimo, si è scaricato soprattutto su rom e sinti, facendoli diventare il capro espiatorio delle nostre insicurezze, ansie e paure. Ma se c’è oggi insicurezza, è quella che riguarda soprattutto loro, sono loro che vivono oggi nella massima precarietà, nel pericolo e sotto costante minaccia di aggressioni violente, di espulsioni, di sempre maggiore marginalizzazione. Sono i loro bambini che vivono nella paura e nel terrore, che vengono svegliati nel cuore della notte per essere cacciati via dai campi sosta dalle forze dell’ordine o dalle molotov di chi non li vuole nel proprio quartiere, come dimostrano le vicende, gli incendi e le devastazioni ripetuti di vari campi di Napoli e in particolare di quello di Ponticelli.

* Il supposto tentativo di rapimento è diventato il pretesto e l’occasione, nell’attuale clima xenofobo, per cercare di risolvere alla radice, in modo etnico e razziale, il problema dei rapporti con le comunità di sinti e rom, in quanto si pretende di imputare un reato, tutto da verificare e, comunque, sempre personale, a un intero popolo.

Nessuno oggi potrebbe considerare lecito far pagare a una nazione le colpe di un suo membro, ma questo diventa normale quando di mezzo ci sono minoranze come i sinti e i rom o, oggi, anche i rumeni e i cinesi, ieri gli albanesi e i marocchini e ieri l’altro i meridionali. Il crimine di una persona non comporta, in uno Stato di diritto, la perdita da parte dei suoi familiari e dei suoi figli, dei diritti umani fondamentali, come quello all’abitazione o alla residenza, ma, anche in questo caso, il principio non sembra valere per rom e sinti.

I rom non sono un popolo da trattare con leggi speciali e a parte, e la difesa dei diritti umani fondamentali è un valore non negoziabile in nessun momento, perchè ogni persona è sacra e va rispettata al di là dell’età, della cultura, dell’origine, della sua religione, delle sue appartenenze e di quello che, eventualmente, può aver fatto.

* Come Chiese, comunità dei credenti, amanti della vita e di ogni persona dobbiamo dire parole forti e inequivocabili che richiamino i valori del Vangelo, quando minoranze, gruppi, persone deboli non sono rispettate nei loro diritti fondamentali, e dobbiamo denunciare e rifiutare, senza paura, le parole di razzismo e le campagne etniche che armano la violenza di gruppi esasperati per i più diversi motivi (vedi l’omicidio di Verona) e sono fatte proprie, per motivi elettorali e di potere, da chi ci governa e da molte forze politiche. E’ una questione urgente perché il clima di razzismo che si sta diffondendo nella nostra società, in modo tacito e senza trovare resistenze, si insinua anche nel pensiero di tanti cristiani.

* La Chiesa cattolica che nel 1965, attraverso Paolo VI, aveva dichiarato a rom e sinti “voi siete nel cuore della Chiesa”, con le parole di Giovanni Paolo II, durante il Giubileo del 2000, ha chiesto perdono di tanti suoi silenzi; non vogliamo sentirci ancora colpevoli e non vogliamo che ciò accada di nuovo oggi.

Abbiamo negli occhi roulottes bruciate e bambini che piangono e fuggono terrorizzati, ma di fronte a questo stato di cose vediamo solo molta indifferenza ecclesiale, il favore e la connivenza neanche troppo nascosti delle istituzioni, la mobilitazione e l’organizzazione del razzismo, le ronde, i progetti di legge e i provvedimenti speciali contro i rom e i sinti, ma anche contro i cosiddetti extracomunitari e uno scarso impegno della società civile per ricercare i colpevoli di queste violenze e per renderli innocui. Anche se, come credenti, pensiamo a un altro tribunale, più alto, a cui nessuno potrà sottrarsi, quando ci sarà detto: “avevo fame... avevo sete... ero straniero... nudo ... malato... carcerato” e, ancora, ero rom, mendicante, senza lavoro, immigrato clandestino, barbone, lavavetri, ingiustamente sospettato e condannato, cacciato.

Ci auguriamo di poter sentire quanto prima da parte della Chiesa cattolica parole più coraggiose e più ispirate al Vangelo di Gesù, capaci di guidare e di scuotere le comunità cristiane e non solo, perché tutti ritroviamo quei sentieri che abbiamo smarrito, per costruire fraternità nella giustizia e nel rispetto delle vite dei poveri.

Un gruppo di credenti che vivono nei campi sosta, operatori pastorali e amici di rom a sinti.

Don Federico Schiavon – Udine

Marcello Palagi e Franca Felici – Massa Carrara

Padre Luciano Meli – Lucca

Padre Flavio Gianessi – Bologna

Don Agostino Rota Martir – Pisa

Don Piero Gabella – Brescia

Piccole Sorelle di Gesù – Crotone

Fratel Luigino Peruzzo – Bologna

Suor Rita e suor Carla Viberti – Torino

Daniele Todesco e Lucia Lombardi – Verona

Giuseppe Bertolucci e Laura Caffagnini – Parma

Gabriele Gabrieli – Mantova

Vittorio e Gabriella Zanmonti – Vicenza

Daniela Romani – Verona

Ines – Vicenza

Alessandro e Elisabetta Bolzonello – Trento

ADESIONI :

Franca Volonte – Vicenza

Luca Scaldaferro – Vicenza

Don Marco Tenderini – Cinisello B. (MI)

 
Di Fabrizio (del 08/05/2009 @ 11:40:58 in Regole, visitato 1744 volte)

Ricevo da Roberto Malini (La ragione per cui continuo a pubblicare i suoi comunicati è semplice: sul processo ad A. non riesco a trovare altre notizie)

Confermata il appello la condanna per la giovane Angelica, accusata del tentato rapimento di Ponticelli. Molteplici le ragioni del nuovo abuso giudiziario. Necessario cambiare strada se si spera di ottenere giustizia in Cassazione

Napoli, 8 maggio 2009. La giovane romnì Angelica è stata condannata anche in appello. Non abbiamo ancora il dispositivo di sentenza, ma il verdetto è stato confermato dopo una breve udienza, senza che siano state presentate nuovi elementi, perizie o relazioni a discolpa della ragazza. Chi pensava che il verdetto sarebbe stato modificato, in assenza di nuovi elementi, sbagliava. I presidenti delle organizzazioni per i Diritti Umani EveryOne e Union Romani avevano chiesto ai legali di Angelica di lasciarsi affiancare nel procedimento di appello, ma purtroppo, ancora una volta, invano. Senza un supplemento di indagini, una video-perizia, relazioni di specialisti nella valutazione di abusi contro cittadini di etnia Rom, nuove interviste a cittadini di Ponticelli, difficilmente si poteva sperare in un capovolgimento del verdetto di primo grado. L'intervista ad Angelica apparsa ieri su Repubblica andava suffragata da altre considerazioni e avrebbe dovuto apparire almeno sette giorni fa, per avere efficacia. Ricordiamo, inoltre, che i Rom di Ponticelli si sono trovati al centro di interessi molteplici, in cui è innegabile il ruolo della criminalità organizzata, cui il razzismo (a Napoli come a Milano, dove i mafiosi nuotano come un branco di squali nelle torbide acque dell'Expo) fa comodo, visto che occuparsi di Rom, mendicanti e senzatetto distoglie l'attenzione delle autorità dagli affari dalle organizzazioni criminali. In quel clima, non si vede perché, senza nuovi elementi, il magistrato avrebbe dovuto cambiare il giudizio del suo collega di primo grado. Peccato. Peccato, perché con il Presidente dell'Union Romani Juan De Dios Ramirez Heredia in Italia, a Napoli, avremmo potuto organizzare una conferenza stampa di carattere nazionale e internazionale, sollevando un caso istituzionale, con interrogazioni parlamentari e inchieste Ue. Nonostante si fosse offerto di collaborare alla difesa di Angelica, a proprie spese, "indossando di nuovo la toga", però, il presidente di Union Romani non ha mai ricevuto il dossier relativo al caso della romnì, nonostante l'avesse richiesto con insistenza. Ci sorprende anche il fatto che nessuno dei politici di Napoli (li abbiamo contattati tutti) abbia voluto approfondire la posizione di Angelica, incontrandola in carcere o documentandosi sul suo caso, né abbia preso una posizione sulla stampa. Qualcuno si è limitato ad esprimere una generica e sterile solidarietà. Inoltre, vi è da rimarcare che la stampa locale e nazionale ha censurato regolarmente i comunicati stampa congiunti diramati da EveryOne  / UnionRomai / Coordinamento Antirazzista Sa Phrala. Solo qualche sito internet li ha pubblicati, mentre Liberazione ha risposto all'ultimo messaggio stampa, ma non ci risulta che poi abbia pubblicato le nostre considerazioni. Il giudizio di appello è un nuovo clamoroso errore giudiziario, ma è anche frutto di un clima ostile alla verità che poneva sotto pressione chi era delegato ad decidere.

info@everyonegroup.com
www.everyonegroup.com

 
Di Fabrizio (del 26/01/2006 @ 11:40:03 in Italia, visitato 1615 volte)
Ricevo e porto a conoscenza:

Comunicato Stampa: Rosa nel Pugno, giorno della memoria: una targa anche per i Rom, per ricordare i genocidi dimenticati

Milano, giovedì 26 gennaio 2006

La Rosa nel pugno milanese ha richiesto al Comune di Milano, con un appello sottoscritto da importanti personalità del mondo della cultura, del giornalismo e dello spettacolo, di impegnarsi a porre una targa commemorativa del genocidio che i nazifascisti perpetrarono a danno dei Rom e dei Sinti, chiamati impropriamente “zingari”.

I Rom sono ancora oggi una minoranza molto debole ed è importante che le istituzioni si facciano carico di ricordarne lo sterminio in modo da conservare in futuro la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nazionale ed europea, affinché simili eventi non si ripetano mai più e le situazioni di discriminazione verso Rom e Sinti, tuttora esistenti, trovino una chiara e definitiva condanna.

L’appello è stato recepito da alcuni consiglieri di maggioranza e opposizione che lo presenteranno oggi in Consiglio comunale sotto forma di mozione.

Firmatari dell’appello:

Daria Bignardi, Marco Carapezza (Istituto filosofia del linguaggio - Università di Palermo), Leonardo Donofrio (segretario UIL Scuola-Milano), Mister Forest, Xavier Jacobelli, Gad Lerner, Luciana Litizzetto, Giovanni Morandi (direttore de Il Giorno), Moni Ovadia, Alessandro Cecchi Paone, Ottavia Piccolo, Platinette, Roberto Ponticelli (Segretario UIL Milano), Luca Sofri, Santino Spinelli (Prof. di Lingua e cultura romanì all’Università di Trieste), Rocco Tanica (Tastierista del gruppo Elio e le Storie Tese), Ivano Tajetti (Presidente Sez. ANPI Barona),

Per informazioni: Manlio Mele 3336342123

APPELLO AI SINDACI ITALIANI

I sottoscritti cittadini italiani,

Premesso che

  • durante la seconda guerra mondiale, per motivi razziali, furono uccisi circa 500.000 Rom e Sinti nei Lager nazisti dopo essere stati deportati, torturati e sottoposti ad esperimenti come cavie umane; numerosi altri gruppi di Rom e Sinti furono oggetto di aggressioni e vennero uccisi in esecuzioni di massa nei paesi dell’est europeo occupati dall’esercito nazista, mentre altri perirono per fame, freddo, epidemie, bastonate, torture e lavoro forzato;

  • fin dal 1938 il regime fascista intraprese politiche discriminatorie verso i cittadini italiani di etnia rom e sinta, arrivando alla deportazione di massa dalla zona della Venezia Giulia verso il meridione e la Sardegna;

  • dalla fine del 1940 a tutto il 1944 più di 6.000 Rom e Sinti, che abitavano nel nostro territorio nazionale, furono internati in campi di concentramento italiani e non, dove le dure condizioni di vita portarono alla morte di molti prigionieri;

Considerato che

  • nonostante sia ormai appurato che i Rom e i Sinti furono vittime della persecuzione e dello sterminio razziali praticati dai nazifascisti, l’opinione pubblica è per lo più all’oscuro di questa verità storica e nessun luogo pubblico reca una targa commemorativa di questo genocidio;

  • la legge n. 211 del 20 febbraio 2000 «Istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti» non menziona il Porrajmos (sterminio dei Rom e dei Sinti);

Considerato inoltre che

l’European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia, nel suo resoconto annuale relativo al 2005, indica i Rom come il gruppo etnico che in Europa deve affrontare maggiori discriminazioni nel lavoro, nell’alloggio e nell’istruzione;

Invitano i Sindaci dei Comuni italiani a

  • individuare un’area del territorio comunale dove porre una targa in italiano e romanès (lingua dei Rom e dei Sinti) che commemori le vittime rom e sinte causate dalla persecuzione razziale nazifascista;

  • inaugurare entro due mesi, con una pubblica cerimonia, tale targa commemorativa;

  • stabilire una data per ricordare ogni anno il genocidio dei Rom e dei Sinti;

  • promuovere e patrocinare l’organizzazione di cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto ai Rom e ai Sinti, in modo da conservare in futuro la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nazionale ed europea, perché simili eventi non si ripetano mai più e le situazioni di discriminazione verso Rom e Sinti tuttora esistenti trovino una chiara e definitiva condanna.

Per aderire all'appello



 
Di Sucar Drom (del 09/07/2008 @ 11:21:31 in blog, visitato 1564 volte)

Il valzer della paura
Anche se il silenzio è vasto, sulle misure di sicurezza adottate in fretta da Berlusconi, c’è stato chi ha provato sgomento grande, apprendendo che il ministro dell’Interno Maroni aveva messo all’ordine del giorno, come provvedim...

Padova, appello a tutte le forze democratiche, alle associazioni e ai cittadini
La schedatura con il rilevamento delle impronte digitali su base etnica degli adulti va contro la Costituzione Italiana, (in particolare viola gli artt. 2, 3 e 6), contro la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (in particolare artt. 1,3,7) e...

Un Paese fantozziano...
Il ragionier Ugo Fantozzi svolta a destra? ‘’No, resta qualunquista e soprattutto profondamente realista. Attende i provvedimenti promessi da Berlusconi, per avere in tasca più soldi alla fine del mese’’. Lo scrive il ‘Secolo d’Italia’ oggi in edicola...

Prendetevi le nostre impronte. Non toccate i bambini e le bambine rom e sinti
I radicali invitano parlamentari e dirigenti del PD a partecipare alla manifestazione “Prendetevi le nostre impronte. Non toccate i bambini e le bambine rom e sinti”, in programma domani a Roma, dalle 17 alle 20, in Piazza Esquilino...

Il cardinale Piovanelli: il frutto della paura
Eminenza, secondo lei chi è stato il più grande antirazzista della storia? "Che domanda: Gesù Cristo. Basta sfogliare il Vangelo. Amatevi gli uni agli altri. Tutti erano uguali ai suoi occhi". Essere ra...

Milano, un invito per tutti
I Sinti italiani, insieme alle associazioni Sucar Drom e Nevo Drom, manifesteranno, domani 7 luglio dalle ore 14.00, in piazza San Babila per chiedere l’immediata revoca dell’Ordinanza n. 3677. I Sinti italiani invitano tutti i cittadini, i politici, gli intellettuali, i religiosi e la società civile a partecipare per riaffermare i valori sanciti dalla Costituzione italiana...

La voce dei Vescovi
Mentre il governo tira dritto sulla linea della “tolleranza zero” in materia di immigrazione clandestina e “sicurezza” – da ultimo è arrivato l’annuncio della “schedatura etnica” con impronte digitali per tutti i rom, mino...

Impronte, il Times chiede a Berlusconi di fermarsi
Il Times ha chiesto ieri al governo Berlusconi di rinunciare alla presa delle impronte digitali ai rom: secondo il quotidiano britannico si tratta di un proge...

Roma, il Prefetto Mosca interpreta la "schedatura"
Potrebbe partire dalla Magliana il censimento dei rom, dal campo irregolare di via Luigi Ercole Morselli, nel XV Municipio, con una cinquantina di romeni. La notizia è una indiscrezione trapela...

Napoli, ancora fiamme e razzismo
Hanno osato varcare il confine, sono tornati sui loro passi. E la reazione è stata immediata e violenta. Fuoco per cacciarli via. Di nuovo. Un'altra volta. Ponticelli brucia. Un gruppo di trenta rom - due uomini, un manipolo di donne e quindici bambini - da qualche giorno ha riaperto...

Napoli, la schedatura! ...

Allora schedateci tutti!
Onorevole Ministro Maroni, chi Le scrive si fa portavoce della protesta di Insegnanti che sono accomunati da una esperienza didattica speciale e quanto mai significativa: infatti moltissime scuole molisane hanno avuto...

L’Unicef per qualche denaro si svende ai razzisti
L’Unicef che non è mai intervenuta sulla questione rom e sinta nel nostro Paese ma improvvisamente diventa consulente del Governo italiano. Il Presidente dell’Unicef, dopo aver incontrato il Ministro Maroni, ha un’illumin...

Bologna, no alle ordinanze di Berlusconi
Il Consiglio comunale di Bologna, vista l’ordinanza ministeriale che consente l’identificazione dei bambini Rom “che - dice una nota - viola ogni diritto di uguaglianza dei bambini e degli adolescenti e introduce una grave discriminazione basata unicamente sull’etnia e l’ident...

Rom e Sinti, il silenzio dell'Unione europea
La Commissione Europea ha deciso di inviare alle autorità italiane una richiesta di “ulteriori informazioni” in merito alle misure assunte dal governo nei confronti dei rom...

Saronno (VA), appello contro la "schedatura"
In questi giorni molti saronnesi avranno sentito o letto che il Ministro Maroni intende “censire” tutti i Sinti e i Rom che abitano nei “campi nomadi”. Nell’opinione pubblica si è diffusa la percezione che questa sia solo una proposta, non è così...

Andrea Bertol, u baro rom
La mattina del 5 luglio, dopo un periodo di breve malattia, è mancato Andrea Bertol. Sucardrom porge le più sentite condoglianze alla famiglia e si stringe all’Opera Nomadi di Milano, dove Andrea con sensibilità, passione competenza e solidarietà ha lavorato a lungo con le comunità...

Impronte, offensiva Maroni-Frattini condiziona il dibattito a Strasburgo
Il dibattito svoltosi stasera al Parlamento europeo di Strasburgo sulle misure italiane per il censimento in alcuni campi nomadi era stato chiaramente organizzato con lo scopo di fare pressioni sul governo di Roma...

Roma, no a schedature in via Candoni
"I provvedimenti su base razziale sono inaccettabili". Lo ha detto l'assessore regionale alla Cultura del Lazio, Giulia Rodano (in foto), intervenendo questa mattina durante una 'riunione straordinaria' delle autorità local...

Nuove vittime e vecchi razzismi
Quella Bmw grigia le sta incollata dietro, con il clacson che sembra impazzito. Betty Amadin imbocca allora Viale Ungheria: l’auto continua a seguirla. Fa inversione a U. Ma è inutile, è sempre lì. Alla fine si ferma d...

Le Figaro: la Lega Nord è «xenofoba e populista»
La linea dura dell'Italia nei confronti dei Rom continua a essere nel mirino dei siti dei media esteri, soprattutto spagnoli. Il sito del quotidiano El Pais ha oggi in evidenza un richiamo sulla home page: «La scheda per i g...

Meglio Maroni o Alemanno? Meglio fascisti su Marte...
“Io sono contrario a prendere le impronte ai bambini e sono convinto che anche Maroni sia d'accordo”. Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, questa mattina presentando i dati sul bilancio della Capitale e spiegando che sulla vicenda delle impronte si è generato un “grande eq...

Strasburgo, in Parlamento si raccolgono le impronte
Continua anche oggi al Parlamento europeo a Strasburgo la guerra italiana fra i due fronti contrapposti del centro destra e del centro sinistra di quello che il governo chiama 'censimento' dei campi nomadi a Roma, Napol...

Milano, denunciato il Governo italiano
Depositato presso il Tribunale di Milano il primo ricorso contro il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che ha dichiarato lo stato di emergenza in Lombardia in relazione agli insediamenti di comunità nomadi e contro...

Ue, l'Italia si fermi, per il momento...
L'Italia non proceda alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori, e all'uso di quelle già raccolte, "in attesa della prossima valutazione annunciata dalla Commissione Ue delle misure previste perché questo costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione basato sulla r...

 
Di Sucar Drom (del 21/05/2008 @ 11:02:19 in blog, visitato 1571 volte)

Milano, Penati fa dichiarazioni razziste
Botta-e-risposta tra Gian Valerio Lombardi e Filippo Penati (in foto) sul fronte sempre più incandescente della cosiddetta emergenza rom. Perché il presidente della Provincia salisse sulla stessa barricata eretta dalla Lega, che, attraverso il neodeputato Matteo Salvini ha, nel pomeriggio, consegnato nel pomer...

Venezia, no a isterismi xenofobi
“Attacchi biecamente strumentali, che dimostrano un isterismo xenofobo”. Così il sindaco di Venezia Massimo Cacciari definisce le reazioni suscitate dalla decisione della Giunta comunale di confermare la volontà di realizzare il nuovo insediamento p...

Napoli, l'altro Stato
La notizia è che a Ponticelli si aspetta un finanziamento pubblico di sette milioni, euro più euro meno; le attese dei cittadini sono enormi, il Palaponticelli, un ipermercato, edilizia popolare, giardini. Il "p...

Firenze, non esiste un'emergenza rom
"Non esiste una emergenza legata ai campi nomadi abusivi, così come accade invece in altre città come Roma, Milano o Napoli; questo anche grazie alle politiche di progressivo smantellamento e riqua...

L'Italia è razzista (ma non si può dire)...
“I cittadini hanno il coraggio di fare quello che i politici non fanno”. Parola di Umberto Bossi. Anche questa è una bufala. I cittadini fanno quello cui per anni li ha istigati il partito razzista di Bossi, Moroni e ...

Ue gela l'Italia
Ci voleva la festa della polizia perché il ministro dell’interno Roberto Maroni si rendesse conto che la retorica anti-rom avrebbe svegliato mostri. Nel discorso tenuto a Piazza del popolo, davanti agli agenti, Maroni ha detto che «bisogna evitare c...

La Russa lancia i minicampi
Maggiore severità contro i recidivi che commettono reati e l'eliminazione dei campi rom, consentendo solo mini-campi, di dieci persone massimo. Queste le proposte che il ministro della Difesa Ignazio La Ru...

Gli italiani sono razzisti e xenofobi nei confronti dei rom?
Gli italiani — e il loro governo — sono, almeno in qualche misura, razzisti e xenofobi nei confronti dei rom? Se si pone la domanda in questi termini, la risposta non può che essere negativa, in quanto è sempre sb...

Viktoria Mohacsi: attenta Italia, c'è un brutto clima e la situazione è orribile
"Attenzione, c'è un bruttissimo clima. Ricordiamoci cosa è successo negli anni trenta in Europa. La mia relazione al Parlamento europeo su quello che ho visto in Italia racconterà di questo clima. E sarà molto dura". Trentatré anni, minuta, faccia da "gitana" è proprio il caso di dire, sguardo intenso, anche un po' triste. S...

Provate ad immaginare...
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare. Bertolt Brecht Provate ad immaginare. Una person...

ASGI, bisogna reagire al clima di intolleranza
L’ASGI esprime la propria profonda preoccupazione e il suo sdegno per i gravissimi episodi di violenza contro la popolazione Rom avvenuti a Napoli ed in altre città. Da troppo tempo nel nostro Paese i Rom sono divenuti, in quanto gruppo etnico-culturale,...

Memoria e censure su Rom e Sinti in Italia
Un'Italia in evidente crisi economica tira fuori dal cassetto i rom, un capro espiatorio semplice da costruire, non ci saranno ambasciate che interverranno né stati che minacceranno la chiusura di rapporti internazionali. Ricordiamoli questi giorni di metà maggio, sono i Giorni della Memoria , quelli c...

Ue, il Parlamento discuterà sulla situazione dei Rom e dei Sinti in Italia
Il Parlamento europeo ha approvato oggi la richiesta del Pse di inserire all'ordine del giorno della seduta di domani un dibattito sulla situazione dei rom in Italia e in Europa. "Con 106 voti favorevoli, 100 contrari e 2 astensioni, l'Aula ha accolto la richiesta del Pse di ins...

Palermo, organizziamo la difesa dei Rom, qui e subito
Sabato 17 maggio si è svolto a Palermo, presso la Facoltà di Giurisprudenza, il convegno “Verso una nuova pulizia etnica? Sicurezza e diritti del popolo...

Mohacsi, la realtà dei Rom in Italia è tra le peggiori in Europa
Situazioni di illegalità diffuse, mancanza di servizi igienici e di acqua potabile, condizioni di sicurezza pubblica totalmente assenti, retate notturne: la realtà dei rom in Italia è tra “le peggiori in Euro...

Roma, Alemanno non è l'uomo nero
Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ieri ha dichiarato: «vengo dal Casilino 900, dove questa mattina ho dato una prima occhiata alla situazione: venendo qui al Circolo Canottieri Aniene mi sembra di passare da una città all'altra. Non ci sono paro...

Watson, in Italia una cultura dell'impunità per i razzisti
Il capogruppo dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa, Graham Watson, ritiene che in Italia si sia raggiunto verso le comunità di immigrati «un livello di violenza inusuale», dovuto anche alla natura della recente campagna elettorale che «ha portato avanti una cultura dell'impunità» per coloro che attac...

Guarnieri: vogliamo incontrare il ministro Maroni
In Italia è nata la prima federazione di associazioni rom e sinte. Raggruppa oltre 15mila persone. Sono 19 invece le associazioni di otto regioni italiane (fra queste Lombardia, Toscana, Abruzzo, Lazio, Emilia Romagna) che ne fanno parte. Il neo presidente della "Federazione Rom e Sinti Insieme", Nazza...

Italia, la mamma del cretino è sempre incinta
Tra un'ora il Parlamento europeo discuterà la questione sinta e rom, dopo i gravi fatti italiani. Un parlamentare europeo, Luca Romagnoli (segretario del Movimento Sociale Fiamma Tricolore) ha proposto la creazione di uno stato rom, all’in...

Ue, nessuno vuole mettere sotto accusa il Governo Berlusconi
Nel Gruppo socialista, non c'è nessun intento “di fare del dibattito odierno a Strasburgo sulla questione dei Rom un'occasione per mettere sotto accusa il Governo Berlusconi”. Ad assicurarlo è il Presidente Martin Schulz...

Lettera aperta al Presidente Napolitano
Egregio Presidente, la nostra è una piccola associazione che offre il proprio supporto, anche attraverso le metodologie della mediazione culturale, a circa cinquemila famiglie sinte e rom (circa venticinquemila persone) nel Nord e nel Centro Italia. Abbiamo ...

Ue, discussione parlamentare dopo i fatti di Napoli
Intervento durissimo di Viktoria Mohacsi sulla campagna elettorale condotta da Silvio Berlusconi. La Mohacsi ha anche sottolineato l’inattività della Polizia di Stato sui gravi fatti di Napoli. Richiamo duro al Minis...

Il Tg1 alimenta la xenofobia per oscurare il Parlamento europeo
L'ultima notizia di cronaca viene da Catania e il Tg1 di questa sera da ampio spazio a un presunto tentativo di rapimento di una bambina da parte di due rom ma la stessa Polizia è poco convinta dell’accusa. E’ grave il tentativo del Tg 1 di minimizzare le ...

L'Italia è persa... e l'Europa?
Oggi è chiaro, in Italia nei prossimi anni si attuerà una caccia al rom, al sinto, al “nomade”, allo “zingaro”. Non vi possono essere più dubbi dopo che il Parlamento europeo ha dibattuto sulla grave situazione italiana (pogrom, violenze…) e i maggiori organi di informazione televisiva continuano imperterriti a v...

 
Di Sucar Drom (del 18/05/2009 @ 10:29:21 in blog, visitato 1508 volte)

Antirazzismo, Maroni non mantiene le promesse
Il ministro Maroni non si è costituito parte civile nel processo, a carico del conduttore del programma di Radio Padania, 'Filo diretto', Leopoldo Siegel per alcune affermazioni fatte il 27 settembre 2007 a proposito di una puntata dell'Infedele condotta da Gad Lerner su La7...

Un anno fa i progrom contro i Rom
A Napoli un anno fa, il 13 maggio 2008, una folla di “bravi cittadini” assaltava gli insediamenti di famiglie rom in via Argine a Ponticelli. Una serie continuata di pogrom a colpi di molotov e spranghe di ferro contro le “case” di famiglie, presenti da tanti anni. A Napoli le associazioni hanno scritto:...

Approvato il ddl sicurezza
Via libera della Camera ai tre maxiemendamento del Governo - con le norme sull'immigrazione - che ha posto la fiducia sul ddl sicurezza. Nel primo sono stati 316 i voti a favore, 258 quelli contrari. Nel secondo dei tre maxiemendamenti dell'esecutivo al ddl sicurezza i voti a favore sono stati 315, 247 quelli contrari. Nella terza fiducia d...

Napolitano: stop alla retorica xenofoba
Anche in Italia si è diffusa "una retorica pubblica che non esita ad incorporare accenti di intolleranza o xenofobia". Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo intervento all'assemblea annuale delle Fondazioni Europee, sottolineando che questa retori...

Milano, sgomberi a ripetizione contro Cittadini italiani
É il terzo sgombero negli ultimi dieci giorni. Ancora una volta, nel mirino della polizia locale, intervenuta con quattro pattuglie, sono finiti dei Cittadini italiani, appartenenti alla minoranza dei Sinti camminanti siciliani...

Ferdi offende gli omosessuali
Ferdi, dopo il bagno di folla e di consensi cappotta sulla buccia di banana, mediaticamente parlando, rilasciando alcune dichiarazioni che sono riprese da tutto il web e la stampa nazionale. Ferdi ha detto: “Gli uomini e le do...

Supergipsy è pronto a conquistare l'Europa
Il 2009 sembra essere decisamente l’anno dei Rom in scena. Dopo la vittoria di Ferdi all’edizione italiana del Grande Fratello fa adesso parlare di sé, e in tutta Europa, Rom R...

Ddl sicurezza, scontri e tensioni prima del voto finale alla Camera
Via libera della Camera al disegno di legge sulla sicurezza. Il provvedimento, votato dalla maggioranza, è passato con 297 voti a favore, 255 contrari e 3 astenuti. Il provvedimento, ora andrà...

Cari italiani vi ricorda niente?
“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altr...

L’Onu rincara la dose contro l’Italia
Il rappresentate per il nostro Paese dell’Alto commissariato della Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), Laurens Jolles, ha chiesto che vengano fermati i respingimenti degli immigrati Libia dopo aver incontrato al Viminale il ministro dell’Interno Roberto Maroni...

Eurofestival, Supergipsy non entra in finale - vince la Norvegia
Fairytale, cantata da Alexander Rybak per la Norvegia, è la canzone vincitrice del 54° Eurofestival, che quest'anno si è tenuto a Mosca. Una platea di 120 milioni di telespettatori, uno spettacolo con 25 ...

Napoli, una brutta storia
Due romeni, uno dei quali quattordicenne, sono stati arrestati per l'omicidio del pensionato Salvatore D'angelo. Dietro la rapina, si nasconde una storia di abusi sessuali e prostituzione minorile...

Moni Ovadia: se foste...
Se foste un rom, quella di Salvini non vi apparirebbe come la sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare. Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo...

Venezia, Bossi vuole Venezia ma senza i Sinti
Umberto Bossi ha presentato a Mestre (Venezia), in Piazza Ferretto, la sua candidata per le elezioni provinciali, Francesca Zaccariotto, e non ha mancato l'occasione per esprimere quale sarà il tema su cui si concentrerà la prossima campagna elettorale per le comunali...

Carlo Levi e la paura della libertà
Paura della libertà è un testo di Carlo Levi che conviene tenere tra le mani in questi giorni. E’ un testo composto nell’inverno 1940, mentre il nazismo si espandeva, la Francia crollava e gran parte dell’Europa dell’Est diventava dominio nazista sotto il nome di “Nuovo ordine Europeo”. Q...

Solidarietà al Commissario ai Diritti Umani del Consiglio d’Europa Thomas Hamnmarberg ed a Laura Boldrini dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite
Ancora una volta il Commissario ai Diritti Umani del Consiglio d’Europa è finito sotto attacco da parte di alcuni esponenti del governo italiano, tra i quali il ministro Ronchi, per avere detto la verità sugli abusi commessi dall’Italia ai danni dei Rom e dei migranti, e soprattutto sulle reiterate inadempienze rispetto a decisioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che il nostro paese ha...

 
Di Fabrizio (del 17/05/2008 @ 10:21:50 in Italia, visitato 1599 volte)

L'Ue boccia la revisione di Schengen e La Russa propone «pattuglie di quartiere» con l'esercito. Napolitano frena Maroni che invita alla «calma». Intanto, qualche buona notizia: Genova rifiuta il Commissario etnico e propone ostelli per i rom. E a Mantova nasce la prima rete «nazionale» Comitato rom e sinti insieme

Ci voleva la festa della polizia perché il ministro dell’interno Roberto Maroni si rendesse conto che la retorica anti-rom avrebbe svegliato mostri. Nel discorso tenuto a Piazza del popolo, davanti agli agenti, Maroni ha detto che «bisogna evitare che la rabbia prevalga sulle regole della convivenza civile» e ha definito «orribile» il tentativo di pogrom contro il campo rom di Ponticelli, a Napoli. Una correzione di rotta che non trova però riscontro nelle dichiarazioni dei colleghi di governo. Il ministro della difesa Ignazio La Russa, per non perdere l’occasione di salire sul carro dell’allarme «sicurezza», propone di creare «pattuglie» composte da un vigile urbano, un poliziotto, un carabiniere, un finanziere e un soldato. Il manuale Cencelli applicato al controllo del territorio. Perfino il neosindaco di Roma Gianni Alemanno dice che la proposta di La Russa è «da prendere con cautela», ma intanto nella capitale anche stanotte c’è stata un’operazione contro i campo rom, nel quartiere Portuense. Si allunga anche la lista delle città che vorrebbero il commissario straordinario. Dopo Roma e Milano, anche Napoli e Torino si sono improvvisamente accorte di aver bisogno di un commissario per affrontare la presenza di poche migliaia di rom. O forse Rosa Russo Jervolino e Sergio Chiamparino volevano dimostrare di non essere da meno rispetto a Letizia Moratti e Alemanno.
La difficoltà di tradurre in pratica i proclami governativi emerge però molto velocemente. Lo stesso Maroni è salito al Quirinale per discutere con Napolitano del «pacchetto sicurezza» che il consiglio dei ministri discuterà nella sua prima riunione, probabilmente mercoledì 21 a Napoli. Napolitano ha fatto notare che una serie di misure, compreso il reato di immigrazione clandestina, non sono adatte a essere inserite in un decreto. Il governo si appresta a smistare le norme da introdurre. Una parte sarà contenuta in un decreto legge [e dovrebbero essere quelle più «operative» in tema di poteri alle polizie locali e nazionali] una parte, invece, sarà inserita in un disegno di legge che seguirà il normale, anche se molto accelerato, iter in parlamento. E mentre il ministro degli esteri Franco Frattini cerca di ricucire i rapporti con la Romania e con la Libia, da Bruxelles arriva una mezza doccia fredda: in un comunicato, la Commissione europea ha precisato che non ci sarà alcuna revisione del trattato di Schengen, come invece aveva chiesto Frattini.
Intanto, anche se i «grandi» media non ne parlano, ci sono anche buone notizie: arrivano da Genova e da Mantova. Il giunta comunale del capoluogo ligure, infatti, non solo ha rifiutato la proposte del ministro Roberto Maroni di istituire un Commissario straordinario per i rom, ma ha anche proposto di aprire nelle prossime settimane un paio di ostelli per l’accoglienza delle famiglie allargate rom e di altri senza dimora della città. «Per vent’anni Genova ha avuto due grandi campi rom, uno a Bolzaneto di sinti, e uno a Monassana di rom per lo più serbi–racconta Antonio Bruno, consiliere Prc–Negli ultimi mesi era nato un campo abusivo nell’area delle fabbrica abbandonata Miralanza, nel quartiere Fegino, che ospita trecento rom. La scorsa settimana alcuni abitanti hanno organizzato una Passeggiata per la legalità contro di loro. Con l’idea degli ostelli vogliamo dimostrare che è possibile, pur tra molte difficoltà, sperimentare politiche sociali diverse. Abbiamo già individuato una prima casa abbandonata di proprietà pubblica che potrebbe presto essere destinata ad ostello».
A Mantova, invece, sabato 17 e domenica 18 maggio si incontrano decine di associazioni e gruppi informali rom per dare vita al primo Comitato di rom e sinti insieme. Si tratta di una rete, completamente autogestita, nata nel 2007 per unire tutte le popolazioni e le organizzazioni rom e sinte in Italia. Uno degli obiettivi del comitato, spiegano i promotori, è la costruzione di un’effettiva partecipazione politica dei rom: anche per questo, nei mesi scorsi la nascente rete ha diffuso una lettera-documento dal titolo «7 punti per i politici italiani», con cui chiede alla politica e alla società di riconoscere i rom e i sinti come soggetti sociali attivi. I sette punti riguardano in particolare: la partecipazione diretta dei rom, l’istituzione di un Ufficio nazionale e uffici periferici con la partecipazione dei rom, il riconoscimento status di minoranza, la parità di trattamento di fronte alla legge, l’introduzione del diritto di suolo [jus soli, chi nasce in Italia ne è per ciò stesso cittadino], il superamento dei «campi nomadi» e la promozione delle culture rom e sinte per superare pregiudizi e stereotipi. L’obiettivo, insomma, è di «superare le politiche assistenziali di inclusione sociale, di integrazione, di assimilazione e promuovere in maniera costruttiva politiche di interazione, di partecipazione diretta e di mediazione culturale. La finalità è rendere le minoranze sinte e rom protagoniste sociali pensanti».

 
Di Fabrizio (del 30/11/2009 @ 10:21:13 in Regole, visitato 3004 volte)

di Giancarlo Ranaldi - 27 novembre 2009




Ieri Angelica (vedi QUI e QUI ndr) ha compiuto 17 anni: gli ultimi due vissuti da detenuta nel carcere minorile di Nisida.

Angelica viene da Bistrita-Nasaud in Transilvania (Romania Nord Occidentale).

Era arrivata in Italia da pochi mesi (presumibilmente inizi di aprile 2008) in compagnia del giovane marito (21 anni) Emiliano, del fratello di lui con sua moglie ed il loro figlio di otto anni. La figlia, Alessandra Emiliana (3 anni) è rimasta, invece, con i nonni paterni in Romania. Non conoscevano nessuno. Vivevano sopratutto di elemosina ma anche di piccoli furti.

Il 25 aprile del 2008, infatti, Angelica è sorpresa con un paio di orecchini, probabilmente, rubati in una casa sempre a Ponticelli. Viene fermata e “messa” in una casa famiglia dalla quale scappa subito dopo.
Pochi giorni dopo, il 10 maggio, l’accusa “infamante” di aver tentato di rubare una neonata. Viene rinchiusa a Nisida.

In tutti e due i casi subisce due tentativi di linciaggio, “provvidenzialmente” salvata dalla polizia. Nessuno dei suoi aggressori è stato mai identificato.

Il processo: tutto si basa sul racconto della Sig.ra Flora Martinelli. Nessuno ha visto Angelica con la bambina in braccio se non la Martinelli. Oggettivamente il racconto della mamma è poco verosimile. Non credo sia stata effettuata una “perizia tecnica” sui luoghi: se fatto si sarebbe facilmente potuto verificare:
- per entrare in quella casa, senza essere vista, si sarebbero dovute verificare tutta una serie di circostanze favorevoli: cancello d’ingresso al cortile aperto, portone d’ingresso del fabbricato aperto, porta di casa con serratura di sicurezza aperta;
- le distanze sono così minime che Angelica si doveva muovere al rallentatore per poi ritrovarsi, immobile, sull’uscio della casa con la bambina in braccio senza, tra l’altro, opporre alcuna reazione o minaccia alla mamma di lei;
- si è giudiziariamente accertato che era da sola e, quindi, se anche fosse riuscita ad allontanarsi dall’abitazione dei Martinelli con la bambina in braccio avrebbe dovuto percorrere a piedi circa 2 km per raggiungere il campo più vicino rendendosi “invisibile” alla gente del quartiere.

L’accusa si fonda anche sulla testimonianza di un poliziotto al quale lei avrebbe riferito che voleva prendere la bambina per venderla in Romania. Probabilmente voleva solo dire che aveva una figlia in Romania e c’è, dall’altro canto, una testimonianza della mediatrice culturale che accerta che all’epoca dei fatti Angelica non era in grado di parlare e capire l’italiano, anche se oggi dopo quasi due anni di detenzione riesce ad esprimersi molto bene.

Tutto si basa, quindi, sul racconto della mamma e non è stato tenuto in nessun conto che la Martinelli ha precedenti giudiziari per “falso ideologico” ed anche il padre di lei, Ciro Martinelli detto ‘O Cardinale, nel 1999 condannato a nove mesi per associazione a delinquere. è un “collaboratore” del Clan Sarno, come riferiscono Marco Imarisio del Corriere della Sera e Miguel Mora de El Pais.

Tutti sanno che i Rom a Ponticelli vivevano in un clima di sottomissione e nessuno si sarebbe mai sognato di fare un’azione del genere in un quartiere interamente gestito dalla camorra. E’ vero, invece, che i terreni dovevano essere liberati al più presto, servivano per un piano urbanistico di recupero (Ospedale, parco e centro commerciale a firma dell’Architetto Renzo Piano), con un finanziamento pubblico di milioni di euro e proprio là dove era il campo “bruciato” dai camorristi sull’onda dell’emozione popolare per il tentato rapimento, si realizzerà un grandissimo centro commerciale o Città della Musica (Palaponticelli).

Angelica giudiziariamente è una “minore non accompagnata”. Il legislatore ritiene che un minore di età debba rimanere in Istituto il minor tempo possibile, favorendo tutte le possibilità di reinserimento sociale, ed Angelica è detenuta dal maggio 2008. Non le è stata mai concessa alcuna misura alternativa la carcere. Diverse sono, quindi, le opportunità fra un minore a rischio italiano ed un minore a rischio straniero, anche se in un primo momento Angelica era stata affidata ad una casa famiglia ma, evidentemente, senza nessun serio “progetto” di sostegno: semplicemente parcheggiata.

Non le è stata concessa “la messa alla prova”, un importante istituto giudiziario che pone come alternativa al carcere un “percorso” di studio e lavoro. Paradossalmente, infatti, è difficile trovare un giudice minorile che disponga un simile “azione” se non in presenza dell’ammissione della colpa, ed Angelica ha sempre detto e sostenuto con convinzione che quella bambina proprio non la voleva “rubare”. Vale a dire che se uno si dichiara innocente non ha possibilità di essere messo alla prova (ma questo vale per tutti).

Nonostante la sua condizione di minore non accompagnata in evidente difficoltà, in un paese straniero non le è stata concessa alcuna attenuante anzi, per il fatto che secondo l’accusa la mamma si trovava nell’altra stanza e la neonata era quindi da sola, le è stata data l’aggravante della “minorata difesa della persona offesa” che in verità viene riconosciuta soltanto in presenza di particolari requisiti di tempo e spazio, come nel caso di un reato commesso di notte e in un luogo isolato. Senza questa aggravante, probabilmente, sarebbe già potuta uscire dal carcere.

Non le è stato possibile capire bene in quale situazione si trovava perché nessun atto d’imputazione le è stato tradotto nella sua lingua ed, in ultimo, non le è stato concesso il “patrocino gratuito” perché era impossibile stabilire le sue condizioni “finanziarie” in Romania (ma anche questo pare un fatto comune a tanti altri casi).

A dicembre il giudizio di Cassazione…

 
Di Fabrizio (del 11/11/2008 @ 10:18:07 in blog, visitato 1978 volte)

Dal blog di Sergio Bontempelli

Il Comune di Pisa, fino a pochi mesi fa all’avanguardia nelle politiche di accoglienza e di inserimento sociale dei migranti, si adegua al clima diffuso in tutto il paese. E, in consiglio comunale, centro-destra e centro-sinistra votano insieme una mozione sulla «sicurezza». Ecco come gli amministratori comunali stanno cercando di smantellare un’esperienza avanzata. E come sta reagendo la città.

Mentre in Italia si moltiplicavano le violenze a sfondo razziale – non ultima, quella di Ponticelli, dove un intero «campo nomadi» veniva dato alle fiamme – e mentre si sviluppava la moda delle «ordinanze creative», Pisa seguiva percorsi diversi. Nella città della Torre Pendente i «campi nomadi» venivano chiusi non dagli sgomberi, ma da un progetto di inserimento abitativo: i Rom ottenevano una casa, e venivano assistiti nella ricerca di un impiego. Molte famiglie hanno trovato lavoro, e hanno cominciato a pagare da sole l’affitto: diventando non un costo, ma una risorsa. In un clima nazionale di intolleranza, qui si introduceva il diritto di voto amministrativo per gli stranieri, e si lavorava per agevolare le pratiche dei permessi di soggiorno.
Oggi, è bene saperlo, l’«anomalia pisana» non esiste più.

La nuova amministrazione di centro-sinistra, insediata nella scorsa primavera, sta cancellando le precedenti politiche. «Via i Rom e i mendicanti dal centro storico»: la «svolta» è cominciata con questo slogan. Per tutta l’Estate, abbiamo assistito al proliferare di dichiarazioni su una (inesistente) emergenza criminalità, sul pericolo dei campi «abusivi», sulla lotta ai venditori ambulanti stranieri.

Ma è solo nelle ultime settimane che si è passati alle vie di fatto. Il programma «Città Sottili» (quello finalizzato all’inserimento abitativo dei Rom) è stato stravolto: in nome della «legalità» si è proceduto agli sgomberi dei campi. Si sono cacciate dalle loro case interi nuclei familiari, con il pretesto che i capifamiglia erano coinvolti in una rissa: non si è aspettata la sentenza del giudice, gli sfratti sono stati emanati sulla base di segnalazioni di polizia, e in mezzo ad una strada sono finiti i bambini e le donne.

Poi, è arrivata la lotta ai venditori ambulanti. Per i quali è cominciata una vera e propria «caccia all’uomo», con incursioni notturne nelle case e pattugliamenti continui in piazza Duomo. E siccome non poteva mancare una bella «ordinanza creativa», il Sindaco si è inventato quella «antiborsoni»: per contrastare la vendita ambulante, ha annunciato il divieto di girare in prossimità di monumenti muniti di borse di grosse dimensioni

Oggi, questa escalation arriva al culmine. In consiglio comunale, centro-destra e centro-sinistra hanno votato una mozione in cui si elogia il «pacchetto sicurezza» di Berlusconi, si annuncia la militarizzazione della Polizia Municipale, si invocano provvedimenti restrittivi contro i «campi nomadi», i venditori ambulanti stranieri, e persino contro gli studenti, «rei» di girare per la strada ad ore notturne…

In una città abituata a convivere con le presenze straniere, tutto questo non poteva non suscitare reazioni. Le Rappresentanze Sindacali del Comune e della Polizia Municipale hanno contestato la svolta «securitaria» del Sindaco. Centinaia di cittadini hanno firmato una petizione contro l’allontanamento di un venditore senegalese da un supermercato. E, per il 22 Novembre, è prevista una manifestazione, alla quale hanno aderito numerose sigle dell’associazionismo e del volontariato.

Il «caso Pisa» non è, però, materia soltanto locale: è messa in discussione una delle poche esperienze in controtendenza rispetto alle politiche nazionali. Perciò chiediamo a tutti di non lasciarci soli.

Per approfondire leggi anche:
- Il Programma Città Sottili per l’inserimento abitativo dei Rom: intervista all’(ex) assessore Carlo Macaluso, 16 Novembre 2007
- «Via i mendicanti e i Rom dal centro storico». Le dichiarazioni del nuovo Sindaco Filippeschi, 1 Maggio 2008
- «Via i Rom violenti». Le dichiarazioni del Sindaco Filippeschi, 5 Luglio 2008
- «I senegalesi venditori ambulanti: abbiamo paura». La testimonianza del Presidente del Consiglio degli Stranieri Matar N’Diaye, 5 Ottobre 2008
- Il testo della mozione sulla sicurezza, approvata al Consiglio Comunale del 6 Novembre 2008, votata dal centro-destra e dal Partito Democratico
- Il testo della mozione presentata dal gruppo consiliare della Sinistra Arcobaleno, respinta dal consiglio
- I Rom di Putignano, Pisa: siamo abbandonati da tutti, dormiamo sotto un ponte. 8 Novembre 2008
- La petizione dei 500 cittadini pisani contro l’allontanamento di un venditore ambulante straniero, 9 Ottobre 2008
- La mozione delle RSU del Comune e della Polizia Municipale contro le politiche securitarie dell’amministrazione
- Appello per la manifestazione antirazzista del 22 Novembre 2008

 

 
Di Fabrizio (del 09/06/2008 @ 10:11:45 in Italia, visitato 1670 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati - RomSinti@Politica

DOCUMENTO Napoli, 8 giugno 2008: Il "Comitato Campano con i rom", nato tre anni fa, riunisce associazioni laiche e religiose, gruppi italiani e rom e rappresentanti della societa' civile. Il comitato e' nato da un profondo senso di indignazione per l'assenza di politiche accoglienti e soluzioni concrete ai diritti dei popoli rom. I comitato si pone come luogo di aggregazione e di riflessione sui problemi che i rom in mezzo a noi devono affrontare, svolgendo al contempo una forte azione di pressione sociale e culturale nei confronti delle istituzioni e della societa' civile. Purtroppo in questi ultimi vent'anni, in Italia e in Campania, non si e' andato oltre soluzioni emergenziali e ghettizzanti per le comunita' rom, togliendo cosi' a loro la possibilita' di costruire percorsi di cittadinanza.

Alla luce degli atroci avvenimenti di Ponticelli e del decreto-sicurezza del ministro Maroni:  

il Comitato condanna:

  • Quanto avvenuto a Ponticelli e chiede che sia fatta piena luce sui rapporti tra il piano di riqualifica dell'aria di Ponticelli, gli interessi della camorra e della politica. Inoltre l'episodio del tentato rapimento della bambina napoletana da parte della ragazza rom deve essere chiarito in ogni dettaglio, visto che tutti i casi di rapimento da parte dei rom emersi sui giornali in questi anni si sono sempre rivelati delle menzogne. Mai nella storia della repubblica un rom e' stato condannato per sequestro di minore. Questo, se fosse vero, sarebbe il primo caso.
  • Ogni atteggiamento razzista e xenofobo e coloro i quali (giornali, politici e cittadini), per propri interessi, soffiano sul fuoco dell'intolleranza.
  • La scelta di voler affrontare le problematiche sociali con il ricorso a soluzioni di commissariamento.
  • La scelta del governo di inserire nel nostro ordinamento giuridico il reato di immigrazione clandestina. Questo reato, come gia' il Vaticano e l'ONU hanno dichiarato, e' inaccettabile in quanto discrimina le persone in base al luogo di nascita in evidente contrasto con la Costituzione italiana, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e i trattati internazionali. La legge deve essere uguale per tutti indipendentemente dalla nascita e provenienza.
  • Gli sgomberi dei campi rom, senza l'individuazione di soluzioni alternative, in violazione del diritto alla casa e conseguentemente alla salute, allo studio, alla vita familiare ecc., come previsto dalla convenzione europea dei diritti umani e dalle altre norme di diritto interno e internazionale.
  • Le politiche emergenziali e ghettizzanti che non risolvono il problema dell'integrazione.

il Comitato chiede:

  • La regolarizzazione per tutti i rom che da anni vivono con noi sul nostro territorio.
  • La cancellazione dal decreto del ministro Maroni del reato di immigrazione clandestina e delle aggravanti per chi non e' regolare.
  • L'adozione di politiche non ghettizzanti o discriminanti per i popoli rom.
  • Il coinvolgimento dei rom nei tavoli in cui si decide dei loro futuro in un  processo di partecipazione dal basso.
  • Un tavolo di lavoro tra commissario per l'emergenza sicurezza e le associazioni, i comitati e i rom per progettare insieme una strategia verso una reale soluzione dei problemi che noi riteniamo essere un problema, non di sicurezza, ma di rispetto dei diritti umani.
  • Il riconoscimento e la tutela da parte dell'Italia e della UE del romanesh coma lingua antichissima da considerarsi patrimonio dell'umanita'.
  • Il risarcimento ai rom per le persecuzioni millenarie culminate nello sterminio nazista.

            Il Comitato campano con i rom - Rete Lilliput: Romanen Asunen, Sassi  Fiore,  Le donne in nero, Chi rom e chi no, Missionarie comboniane (Torre Annunziata),  Marco  Nieli-Opera nomadi, Mani Tese-Napoli, Felicetta Parisi, Annamaria di Stefano, Padri  Alex  Zanotelli, Domenico Pizzuti, Giovanni Fantola, Acli (Arenella), Consiglia  Gianniello, Raffaella La Cava. 
 
Aderiscono:

  • G.I.M. (Giovani Impegno Missionario)-Napoli

 

 
Di Fabrizio (del 31/08/2010 @ 09:57:20 in blog, visitato 1961 volte)

Premessa: Filippo Facci mi piace per come scrive, meno come persona (anche se devo ammettere di non conoscerlo personalmente); forte con i deboli e debole con i forti, sempre pronto a cambiare idea a secondo del vento che tira, è l'esempio classico del tipo di "intellettuali" (di destra e sinistra) che ci siamo sempre trovati in Italia. Comunque, conosce bene i suoi lettori, e quanto segue ne è un esempio

il Post (in una risposta ai commenti, Facci chiarisce che l'intervento è stato pubblicato su Libero)

28 AGOSTO 2010

Il punto di partenza è questo: che cosa uscirebbe da un sondaggio sui pregiudizi degli italiani sugli zingari? Ma non solo degli italiani. Azzardo una risposta. Uscirebbe che una percentuale quasi totale, da destra a sinistra, dall'alto in basso, pensa che si tratti di un popolo di ladri, di rapitori e se va bene di accattoni. Credo che si debba prenderne atto: nei loro confronti sopravvive l'unica forma di razzismo puro presente oggi in Italia, mentre tutto il resto è xenofobia. Esistono rom onestissimi, accampamenti stanziali che non hanno mai creato problemi: ma non gliene frega niente a nessuno, probabilmente neanche a me. Non c'è futuro per i rom, intesi come nomadi, come zingari, come volete: non c'è da nessuna parte. Dati alla mano, i rom corrispondono a un problema sociale e purtroppo criminale: è difficile fingere che buona parte di loro non tenda a compiere reati con regolarità, a non integrarsi nella comunità che li circonda, a non scegliere uno stile di vita alternativo per sé e soprattutto per i figli. L'allargamento della Ue e le nuove ondate migratorie non sono una causa, ma una conferma. Per via della loro astrazione e separatezza – espressione che ad alcuni ricorderà qualcosa – i rom sono perlopiù disinseriti da qualsiasi circuito culturale che non sia quello compassionevole o amante delle sottoculture: basti che l'Olocausto nazista dei rom resta l'unico, con quello ebraico, che i nazisti delegarono a motivazioni esclusivamente razziali. Ma pochi amano ricordarlo. I rom furono sterminati in quanto razza inferiore destinata non alla sudditanza, come altre, ma alla morte e basta. Furono imprigionati, seviziati, sterilizzati, utilizzati per esperimenti medici e infine gasati. Ad Auschwitz sopravvissero solo quattro zingari maschi, e il celebre dottor Mengele amava iniettare la malaria ai piccoli rom. L'Olocausto ebraico prende il nome di Shoah, quello degli zingari si chiama Porrajmos, che significa Distruzione. Ma questa è considerata, appunto, sottocultura, roba da preti, roba che adesso non c'entra niente. Può essere. Io, del resto, non sto facendo del pietismo: sto solo cercando di elencare dei fatti con sovrumana freddezza. Ed è un fatto, pure, che la maggior parte dei rom dipende dalla beneficenza statale e che i loro livelli di scolarità sono inesistenti, spesso vivono in caseggiati senza né acqua né elettricità, i loro mestieri tradizionali sono scomparsi, campano spesso di furti ed elemosina e in parte di economia marginale, tipo raccolta di ferro vecchio e cartoni, vendita per strada di fazzoletti e di fiori. Qualcuno fa ancora il giostraio, trascina piccoli circhi, le famiglie Togni e Orfei sono di origine sinti. La gente comunque non li sopporta, e anche i più tolleranti – a parole – girano al largo, se li incrociano, stringono i figli contro di sé e con essi i cordoni della borsa. E io non sono migliore di altri. Resta il fatto che non esiste un altro popolo per il quale siano state organizzate delle ronde mirate, per il quale sia stato appiccato il fuoco alle tendopoli. Non importa la differenza tra un romeno, un rumeno, un rom, un rom romeno, un rom non romeno, un rom polacco, uno zingaro, un sinti, un gitano, un semplice nomade. E' un razzismo che non fa discriminazioni.

Potete contestualizzarlo, spiegarlo, ma si chiama razzismo: credo l'unico – vero – che ci è rimasto. Da noi si tende a gridare al razzismo per ogni sciocchezza, a confondere con questo termine ogni intolleranza, distinguo, pregiudizio o anche solo giudizio. Ed è insopportabile. Ma ciò non toglie che questo sia razzismo e basta. E non è che i giornali, tutti i giornali, non ne tengano conto nell'inseguire gli umori popolari. Nel maggio 2008 tutti i maggiori quotidiani scrissero che al quartiere Ponticelli di Napoli avevano tentato di rapire una bambina: non era vero, ma per ritorsione – di un fatto falso – una ventina di giustizieri aggredirono un romeno che non c'entrava nulla, e pestarono e accoltellarono un operaio che aveva un lavoro regolare e che non viveva neppure in un campo nomadi. Poi, a Catania, due rom si fecero quattro mesi di galera per un altro rapimento farlocco: assolti, ma sui giornali neppure una riga. Ricordo che rilevai la cosa sulla prima pagina del Giornale e debbo dire che raramente, in lettere o mail di commento, mi era capitato di rilevare tanta freddezza o aggressività da parte dei lettori. Ricordo pure che menzionai che La Fondazione Migrantes (centro studi della Cei) aveva commissionato una ricerca all'università di Verona circa i tentati rapimenti addebitati ai rom dal 1986 al 2007, e che l'esito spiegava questo: «Non esiste alcun caso in cui viene commesso un rapimento, nessun esito corrisponde a una sottrazione dell'infante effettivamente avvenuta». La freddezza che ne ricavai fu anche maggiore.

Ora non mi aspetto niente di meglio, eppure io, ripeto, non sto difendendo i rom: a meno che il semplice parlarne in termini crudi, e cercar di chiamare le cose col loro nome, non sia reputata una difesa d'ufficio. Quindi non mi si dicano, ora, cose tipo «prenditeli a casa tua», o più spesso «se li prendano in Vaticano» – come ho letto in molti commenti sul web. Io non li voglio a casa mia, il Vaticano non so. Ma almeno si dica la verità, dopodiché ricominciamo a discuterne. Si può scegliere se abbinarvi un aggettivo (per esempio: giustificato, indotto, cercato, inevitabile, giusto) ma razzismo rimane. Anche il mio.


 

Prima di salutarvi, una citazione da un paragrafo di un articolo che parlava di sport:

[..] La tessera "ad personam" introdotta dal Viminale non piace ai fronti più irriducibili delle tifoserie italiane. "Ci vogliono schedare come gli zingari? – afferma un tifoso dell’Atalanta dopo gli incidenti dell’altro giorno a Bergamo in occasione della festa di Sant’Alessandro, "e noi facciamo casino".

con due rapide osservazioni: perché il primo paragone che viene in mente al tifoso è quello degli zingari? E' più impattante il casino che fanno i suoi amici, o quello degli zingari? Ci sarebbero molte altre cose da estrapolare da quella semplice frase. Le lascio a voi.

 
Di Sucar Drom (del 21/06/2008 @ 09:57:04 in blog, visitato 1346 volte)

Milano, continua la schedatura
Proseguono le schedature dei Sinti e Rom ordinati dal commissario straordinario, il prefetto Gian Valerio Lombardi. Questa mattina polizia e carabinieri sono entrati nel insediamento di via Martirano e sono stati identificati 120 Rom e Sinti, quasi tutti italiani. Nell’insediamento sono i...

Puglia, sono seimila i Rom
I Rom presenti in Puglia sono circa diecimila. Un dato attendibile, ma non ufficiale. Dietro questa incertezza c’è una motivazione precisa: più della metà dei Rom sono italiani, perciò non sono identificabili né tra gli ex...

Milano, "Rom bastardo, indagine sul nuovo razzismo in Italia"
«Romeni bastardi»: è la scritta che campeggia su un muro di fianco a un gruppo di case a Pavia, dove vivono alcune famiglie di rom. Segno evidente di un doppio luogo comune e, soprattutto, del un nuovo cli...

Barletta (BA), incendio doloso?
“Li ho visti anche ieri sera quei due, sul loro motorino, come le altre volte, che passano e dicono che devono bruciarci e ci chiamano bastardi e brutti zingari, come hanno visto fare a Napoli. Ieri sera, però, non hanno detto nulla, c'era già il fuoco, li ho visti in lontananza...

Monserrato (CA), una festa insieme
"Lasciate che Rom e Sinti vivano tra noi. Ne abbiamo bisogno. Potrebbero aiutarci a scompigliare un po’ del nostro ordine rigido. Potrebbero insegnarci quanto prive di significato sono le frontiere: incuranti dei confini i Rom e i Sinti sono di casa in tutta Europa. Sono ciò...

I "rom" della cultura
Se un americano arrivasse all’Istituto di Cultura Sinta e formulasse la domanda: in Italia le popolazioni sinte e rom sono discriminate? La risposta potrebbe prevedere le immagini di Ponticelli e tanto altro ma Il Sole 24 ore ha pubblicato domenica 15 giugno 2008 u...

UCEBI: siamo vicini ai Rom
Uno dei momenti più sentiti della 40a Assemblea generale dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI) (Bellaria, 12-15 giugno) è stata la discussione e l'approvazione di una mozione di solidarietà con il popolo Rom...

Sinti italiani in viaggio per il diritto e la cultura
Da alcune settimane è nato in rete un nuovo spazio web sinto: sinti italiani in viaggio per il diritto e la cultura. Lo spazio è gestito dal Pastore Davide Casadio, già promotore dello spazio web la buona novella. L’intenzione dell’autore è quello di far emergere gli aspetti cult...

Thomas Hammarberg in Italia
Il commissario per i Diritti umani del Consiglio d'Europa Thomas Hammarberg oggi e domani è in visita in Italia per discutere con le autorità governative le implicazioni del “Pacchetto sicurezza” nel campo dei diritti fondamentali. Lo riferisce un comun...

La fabbrica della paura
Straniero, rom, clandestino, pericolo, paura: queste parole si rincorrono, ormai da mesi, dall’inizio della campagna elettorale in poi, insieme a quell’altra -“sicurezza” - che ci viene offerta dalle destre come se esse fosser...

Milano, si prepara la grande cacciata
Il Prefetto Lombardi, neo commissario per l’emergenza nomadi, ha rilasciato un intervista a Oriana Liso, pubblicata oggi sulle pagine della Lombardia di Repubblica. Il Prefetto per tutta l’intervista parla e risponde sui “nomadi”, facendo sempre riferimento a Cittadin...

Mantova, intervista a Yuri Del Bar
E’ bastato che venisse denunciato un (molto) presunto tentativo di rapimento di un neonato da parte di una ragazzina Rom per scatenare a Napoli autentici pogrom, come sottolineato dalla Parlamentare europea Viktoria Mo...

Articolo 3, newsletter n° 1
E’ uscito il numero uno della newsletter di “Articolo 3, osservatorio sulle discriminazioni”, fondato a Mantova il mese scorso. Nella newsletter troverete alcuni approfondimenti sulle discriminazioni a Mantova e non solo. La redazione è formata da Maria Bacchi; Antonio Benassi; Carlo Berini; Angelica Bertellini; Barbara Nardi; Fabio Norsa; Eva Rizzin. Per ricevere la newsletter a cadenza quindicinale scrivete a osservatorio.artic...

Il sonno della ragione genera mostri, l'appello diventa seminario
Promosso da oltre 600 personalità, l’appello “il sonno della ragione genera mostri” nelle scorse settimane ha invitato il governo e le autorità locali ad un confronto vero per soluzioni concrete sulla questione sinta e rom. Ora l’i...

Genova, «ho visto anche degli “zingari” infelici, oggi come ieri leggi razziali e persecuzione etnica»
«L´idea di vivere nelle case non ci piace, così rischiamo di perdere la nostra cultura». Tito ha cinquant´anni e quattro figli, il più piccolo ha quindici anni e il nipote più grande, il figlio della figlia maggiore, ne ha tredici e me...

Venezia, intervento di Yuri Del Bar
«Il concetto risolutivo non è quello di integrazione, bensì di interazione. Non c'è una cultura migliore delle altre. Bensì ci sono tante culture diverse che devono, appunto, interagire, collaborare nel rispetto reciproco e nel riconoscimento reciproco. Solo così è possibile mantenere e s...

 
Di Fabrizio (del 24/06/2008 @ 09:54:41 in Italia, visitato 1272 volte)

Ricevo da Sara Graziani

COMUNICATO STAMPA: ROM..anticamente ZINGARI
INCONTRO CON PROIEZIONE VIDEO


Giovedì 26 giugno 2008, ore 17.00
Palazzo Valentini - Sala delle Bandiere (Via IV Novembre 119/A)

"I Rom: rubano per cultura; sono nomadi per cultura; inaffidabili per cultura..", stereotipi che rappresentano un popolo sconosciuto.

Dopo le fiamme nei campi rom di Ponticelli a metà maggio, le schedature su base etnica di cittadini Rom e Sinti a Milano, lo sgombero di aree di sosta a Roma, le molotov in un campo a Napoli, un popolo cerca di sopravvivere difendendo le proprie tradizioni, la propria cultura.

Rom..anticamente Zingari, vuole rappresentare più che un incontro un viaggio di avvicinamento a culture solo apparentemente così lontane da noi.

Mediatori culturali, esponenti delle comunità Rom, studiosi, ripercorreranno le tappe del cammino che ha portato la popolazione di etnia Rom dall'India fino in Europa, facendo chiarezza sui molti luoghi comuni che da sempre colpiscono le comunità zingare.

L'Associazione Duncan 3.0, con il Patrocinio della Provincia di Roma, presenta una iniziativa che coinvolge istituzioni, associazioni e i rom in prima persona, per confrontarsi, discutere di politiche sociali, ma soprattutto per conoscere e illustrare la cultura rom, dal viaggio fino agli istituti culturali più importanti (l'arte, l'assetto sociale, gli anziani, la danza...) e fare una panoramica di come le comunità rom sono distribuite sul nostro territorio.

Una conferenza dibattito con proiezione video con l'obiettivo di mostrare al pubblico la cultura Rom da una prospettiva diversa rispetto a quella comunemente lasciata passare sui media ed affrontare con autorità politiche e personalità del sociale un tema quanto mai attuale.

Giovedì 26 giugno 2008, ore 17.00 Palazzo Valentini - Sala delle Bandiere (Via IV Novembre 119/A)

Relatori:
GIANLUCA PECIOLA, consigliere provinciale
ARMANDO GNISCI, Università di Roma "Sapienza"
PAOLO PERRINI, dirigente Arci Solidarietà del Lazio
GRAZIANO HALILOVIC, mediatore culturale

Partecipano:
CECILIA D'ELIA, Assessore alle politiche culturali della Provincia di Roma
CLAUDIO CECCHINI, Assessore alle politiche sociali e per la famiglia ed ai rapporti istituzionali della Provincia di Roma

PORTERA' IL SUO SALUTO LA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE, PINA MATURANI

Sono stati invitati:
NICOLA ZINGARETTI, Presidente della Provincia di Roma,
CARLO MOSCA, Prefetto di Roma.

 
Di Fabrizio (del 31/10/2009 @ 09:54:17 in media, visitato 2107 volte)

Firenze: una madre denuncia un tentativo di rapimento del figlio di tre anni. I carabinieri arrestano due rom nel parcheggio di un supermercato. Nelle pagine locali dei quotidiani non compare l’arte del dubbio né la minima menzione della leggenda dei "rom che rapiscono i bambini".

Siamo costretti, ogni volta, a ricominciare da zero. Due successivi lanci d’agenzia Ansa del 28 ottobre riportano quanto segue:

ROM AFFERRA BIMBO PERCHÉ MADRE NEGA SOLDI, TEMUTO SEQUESTRO
(ANSA) – FIRENZE, 28 OTT – Ha negato più volte l’elemosina a due rom nel posteggio di un supermercato, finché uno di loro ha afferrato per un braccio il suo bambino di tre anni seduto nel carrello della spesa: sono queste le circostanze in cui una donna ha temuto il sequestro del figlioletto oggi, all’Ipercoop di Lastra a Signa (Firenze), denunciando il fatto ai carabinieri.
Terrorizzata, la madre ha allontanato con decisione il rom per liberare il bambino e, presa con sé anche l’altra bimba di un anno che al momento era dentro l’auto, è scappata dentro il centro commerciale. Qui ha chiesto aiuto a una guardia giurata, dicendo che le volevano rapire il figlio. L’episodio, molto concitato, è avvenuto verso mezzogiorno.
I due rom hanno 16 e 33 anni e sono stati arrestati dai carabinieri per tentativo di sequestro di persona. Sembra che da tempo avvicinassero i clienti del supermercato per chiedere elemosina e anche oggi hanno fatto lo stesso. I due hanno agito mentre la donna si affaccendava tra l’auto e il carrello per sistemare i bambini. L’hanno circondata, le hanno chiesto insistentemente denaro e la donna glielo ha negato più volte. Poi, ad un certo punto, il rom più giovane avrebbe preso per un braccio il bimbo, forse per tirarlo giù dal seggiolino. Per la madre glielo voleva portare via. (ANSA).

ROM AFFERRA BIMBO PERCHÉ MADRE NEGA SOLDI, TEMUTO SEQUESTRO (2)
(ANSA) – FIRENZE, 28 OTT – Secondo quanto appreso successivamente, la madre, molto spaventata, è rimasta a lungo dentro il supermercato accanto alla guardia giurata, dicendo che non sarebbe uscita se qualcuno degli addetti non avesse scortato lei e i bambini fino all’auto. La donna temeva tantissimo di incontrare ancora i due Rom.
Intanto, una pattuglia dei carabinieri ha rintracciato i due nel piazzale dell’Ipercoop e li ha fermati per l’identificazione. Successivamente alla denuncia della madre sono scattati gli arresti. La posizione del sedicenne è al vaglio della procura presso il tribunale dei minorenni. Inoltre risulta che il rom di 33 anni era già stato denunciato dai carabinieri per aver disturbato altre volte i clienti del supermercato nel posteggio. (ANSA).

In termini simili riprendono la notizia i giornali locali. Ad esempio, Il Corriere fiorentino la ripete quasi alla lettera, intitolando Rom afferra il braccio del bambino La madre teme il sequestro: arrestato. La Nazione sceglie "Due zingari nel parcheggio volevano rapire mio figlio" e mette la notizia sia nella prima pagina nazionale sia nelle locandine all’esterno delle edicole. Il Nuovo Corriere titola: Rifiuta l’elemosina a due rom nel parcheggio Coop – Afferrano il bimbo di tre anni sul carrello, arrestati. L’Unità mette solo una breve con questo titolo: Rom afferra bimbo – La madre denuncia – "Voleva rapirlo" – Finisce in manette

La Repubblica, edizione di Firenze, non si accontenta, e titola:
La madre nega i soldi cercano di rubare il bimbo
http://firenze.repubblica.it/dettaglio/Nega-elemosina-a-rom-cercano-di-rubarle-il-bimbo/1763325
Il resto dell’articolo dipende in tutto dal testo dell’agenzia, e il titolo rimane del tutto ingiustificato.

Era dal maggio 2008, ai tempi del rogo di Ponticelli, che non leggevamo un titolo così irresponsabile. In quel mese ci furono tre presunti casi di rapimento: oltre a quello campano, uno a Catania e uno a Serradifalco. Tutti tipologicamente affini ai casi smontati nella preziosa ricerca di Sabrina Tosi Cambini "La zingara rapitrice. Racconti, denunce, sentenze (1986-2007), CISU editore, 2008. Da allora, su "La Repubblica" si è parlato del presunto rapimento di bambini da parte di rom, soprattutto negli editoriali del grande storico Adriano Prosperi, volti a denunciare prima il caso di pogrom avvenuto a Ponticelli, e poi il clima crescente di intolleranza, favorito da comportamenti e titoli di questo genere. Eppure non mancavano, secondo gli esperti, i segnali per evitare di cadere in questi comportamenti. Su un sito molto frequentato da giornalisti, uno di loro scriveva in quei giorni:

"Se doveste sequestrare un bimbo per i vostri turpi scopi, andreste a prelevarlo tra la folla di un centro commerciale cercando di sfilarlo alla mamma che fa la spesa? Certo che no.
A maggior ragione se foste veri professionisti del rapimento di bambini come la maligna tradizione popolare considera gli zingari.
Eppure, senza un battito di ciglia, senza il minimo dubbio, nei circuiti dell’informazione è in pieno fermento la notizia di due Rom arrestati a Catania per aver tentato di rapire una bambina dal carrello della spesa.
(…). Un normale esempio di come l’informazione possa reagire a determinati stimoli con riflessi di trionfante emotività e ignoranza. Una sorta di schiavitù (e non certo di rispetto) nei confronti del lettore.
Cosa infatti preferireste sentirvi dire? Che gli zingari rapiscono i bambini o che questa è una volgare credenza popolare senza fondamento? La versione della credenza popolare dura a morire è più faticosa da digerire, esige una qualche riflessione, impone domande critiche e dubbi, è, insomma terribilmente più fastidiosa. Meglio crederci" (Luigi Irdi, Con un buon aspirapolvere conquisterai il Paese, in http://www.ilbarbieredellasera.com , maggio 2008).
E pochi mesi più tardi un giornalista spagnolo così descriveva il clima in cui era maturata la frottola del ratto di Ponticelli: "Angelica V. (…) ha avuto la sfortuna di trovarsi a Napoli quando il governo Berlusconi ha inaugurato al sua politica del pugno di ferro. Il presidente del consiglio aveva appena nominato come Ministro dell’Interno Roberto Maroni, della Lega Nord, il cui obiettivo dichiarato era restituire le strade agli italiani e ristabilire un senso di sicurezza. Maroni aveva le idee chiare e un solo nemico in mente. Non la camorra, la ‘ndrangheta o Cosa nostra. Ma i rom" (Miguel Mora, Reportaje: xenofobia en Italia. Condenada a ser condenada, in «El País», 1 febbraio 2009).

Non è la prima volta che "Repubblica" parla un doppio linguaggio, quello in prima pagina di e per persone intelligenti, e quello, nelle pagine di cronaca soprattutto locale (ma non solo: ci sono gli spazi di Corrado Augias e qualche incursione dello spiritoso Michele Serra), in cui le più improbabili leggende metropolitane vengono riusate come titoli per un lettore, evidentemente ritenuto disponibile a ogni infamia. E anche in altre occasioni la mancanza di professionalità ha avuto la meglio su qualsiasi deontologia. Ricordiamo bene come, nelle prime ore successive al delitto di Novi Ligure, mentre alcuni cronisti meno stupidi esprimevabo cautela, l’inviato de "LA REPUBBLICA" si inventava che " …. altri testimoni avrebbero confermato che si tratta di banditi di origine slava" (M.Preve, La Repubblica , giovedì 22 febbraio 2001).

La cosa divertente è che probabilmente fra qualche mese, confidando nella scarsa memoria dei lettori, il redattore di "Repubblica" ci spiegherà che loro, non ci hanno mai creduto nella storia della zingara rapitrice. L’ha fatto, a proposito della presunta rapitrice di Ponticelli, un giornalista del "Corriere", Marco Imarisio, sostenendo tre cose verosimili e attendibili ma in contrasto con il comportamento dei suoi colleghi della "grande stampa": (a) "da subito gli abitanti del quartiere che conoscono la famiglia della bambina" sostengono che quella del tentato rapimento è "una bugia"; (b) i giornalisti accorsi sul posto si rendono conto che "il ratto non è mai stato tale"; (c) passi per i giornalisti, che "si sa", "esercitano il dubbio", "ma del fatto che nulla torni in questa storia è convinta anche la polizia". Imarisio tace del tutto sul fatto che tante testimonianze e convinzioni sono state accuratamente rimosse nella quasi totalità dei quotidiani di quel 12 maggio 2008 e dei giorni successivi.

Quanto all’esercizio del dubbio, pare che in quell’occasione sia stato azzerato. Cfr. M. Imarisio, I giorni della vergogna, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008, p.114. Del resto, Imarisio è lo stesso cronista che, sul delitto di Erba, aveva scritto :"Castagna sa tutto, sa che l’unica spiegazione possibile per quest’oscenità passa dalle compagnie e dai traffici di Azouz e dei suoi fratelli" ( L’ ultimo regalo del padre: difendere l’ uomo di Raffaella, in Corriere della Sera, 13 dicembre 2006.)

Giuseppe Faso

[Fonte: Giornalisti contro il razzismo]

http://www.giornalismi.info/mediarom/

 
Di Fabrizio (del 31/05/2009 @ 09:53:36 in Italia, visitato 1801 volte)

Ricevo da Cristina Di Canio

Petru Birladeanu, cittadino rom di nazionalità rumena, era un suonatore di organetto nella ferrovia Cumana che parte dal quartiere Montesanto di Napoli. Tutti i viaggiatori lo conoscevano: un musicista, una persona gentile che proponeva la sua arte per pochi spiccioli, sempre accompagnato da sua moglie.
Martedì sera un commando di 8 persone su quattro motociclette attraversa via Pignasecca fino alla stazione della Cumana. Sparano in aria, all'impazzata. E' l'ennesimo scontro per il territorio che vedrebbe gli affiliati del clan Sarno di Ponticelli cercare di terrorizzare chi pensa di sostenere il ritorno su piazza del vecchio boss Mariano, appena scarcerato.

Petru forse neanche la conosce questa storia. Ma alla stazione della Cumana diversi colpi sono sparati ad altezza uomo, tra la folla che scappa. Forse hanno avvistato qualcuno del clan avversario, forse sparano contro i vetri della casa di qualche rivale, forse un errore... chissà. Un ragazzo di 14 anni viene colpito alla spalla e per poco non ci rimette la pelle. Petru è meno fortunato: le videocamere della Cumana lo riprendono mentre scappa e cerca rifugio come tanti altri dentro la stazione. Il braccio intorno al collo della sua compagna, un istintivo gesto di protezione. Ma una volta dentro si accascia: un proiettile gli è entrato sotto l'ascella bucando cuore e polmoni. Gli lascia sul corpo uno strano segno come di arma da taglio che inizialmente confonderà anche i medici. Ma Petru muore "sparato", come si dice a Napoli, sparato per niente! Muore dopo mezzora di agonia e i ritardi dei soccorsi che probabilmente hanno scontato anche il caos e la paura che si era creata in tutta la strada. Malgrado l'Ospedale Pellegrini fosse a 500 metri... La compagna piange disperata. Petru aveva 33 anni...

La sua fine terribile ricorda quelle di altri, come Silvia Ruotolo, uccisa anch'essa da un proiettile vagante al Vomero dodici anni fa. Ma la città non condivide la stessa commozione. Forse siamo più cinici in generale, forse Petru è "soltanto" un rom... sta di fatto che al momento in cui scriviamo non sono previste fiaccolate, esequie ufficiali, interventi istituzionali in sostegno della sua compagna... Nessun politico di professione o amministratore ha pensato di prendre parola su una sparatoria così insensata nel centro della città che dicono di voler rappresentare... Forse c'è un motivo a tutto questo.
Petru non ha avuto "l'onore" di essere veramente raccontato nei servizi di testa dei tg, se non dentro la più complessiva e impigrita retorica sul consueto far west napoletano. Un rom in cronaca senza essere accusato di stupro o di omicidio, un rom vittima innocente non da dividendi politici, non serve alla macchina della paura e della propaganda.

Anzi, alcuni quotidiani hanno inizialmente accreditato la tesi che fosse lui l'obiettivo dei sicari..! Per qualunque "indigeno" in poche ore la polizia è in grado di fornire un profilo attendibile su una possibilità del genere. Inutile dire che Petru, quotidiano suonatore di organetto sulla Cumana, ben difficilmente (!) rientrava in questo schema. Ma intorno allo straniero, per lo più rom, si concede sempre un margine ulteriore all'incertezza, al sospetto, anche se questo sospetto non ha nessun punto d'appoggio razionale.

Per la verità in questi giorni c'è stato un altro caso in cui l'informazione napoletana non ha dato grande prova di sè: l'episodio che ha visto infine l'arresto di cinque persone di nazionalità nigeriana a vico Vertecoeli. Con l'eccezione di alcuni quotidiani, la gran parte, qualcuno perfino con imbarazzo, ha accreditato la più inverosimile delle ricostruzioni: il rapimento premeditato di una bambina di undici anni da parte di un gruppo di immigrati che abitavano nel suo stesso cortile, per soddisfare le voglie di un boss pedofilo...!! A Forcella...!

Probabilmente la più straordinaria panzana dell'ultimo anno per quella che, da qualche racconto che è arrivato a noi, potrebbe benissimo essere una banale rissa tra vicini. Non abbiamo certezze e non vogliamo distribuirne, né dipingere sistematicamente il migrante come vittima innocente, ma digerire in maniera così acritica la più improbabile delle storie, solo per la sua "notiziabilità", non fa certo onore all'informazione.

Il tg1 ha fatto di meglio: oltre a riportare questa versione senza scomodare nemmeno un condizionale, l'ha poi fatta seguire da un servizio sulla scomparsa 13 anni fà della piccola Angela Celentano! Così lo psicodramma collettivo sull'uomo nero in agguato dietro la porta di casa è finalmente servito a oltre dieci milioni di persone.

Eppure il pogrom feroce contro i rom, che a Ponticelli segui il presunto (assai presunto..!) tentativo di rapimento di una neonata da parte di una giovanissima rom, imporrebbe ben altra prudenza e attenzione. Ci sarebbe inoltre la presunzione d'innocenza...

Sarebbe magari utile cercare gli avvocati dei nigeriani arrestati e raccogliere almeno la loro versione... Qualche giornale sembra volerci provare senza rimuovere la notizia. Se così è siamo pronti a dargli una mano.

Collettivo Napoli Internescional

 
Di Fabrizio (del 02/05/2010 @ 09:52:28 in Italia, visitato 1367 volte)

Segnalazione di Giancarlo Ranaldi

 (il link per chi legge su Facebook)

Miguel Mora nel corso di un incontro alla Casa della Pace di Roma sull'informazione, riporta all'attenzione il caso Angelica, ragazza rom di Ponticelli (NA) accusata di aver rapito una bambina. Dopo il rapimento, poi rivelatosi falso e presunto orchestrato dal clan Sarno, i campi rom vengono svuotati e gestiti di fatto dai clan locali. Inchiesta completa su napoli.blogolandia.it

 
Di Sucar Drom (del 13/12/2009 @ 09:52:26 in blog, visitato 1401 volte)

Venezia, consegnate alle famiglie sinte le nuove abitazioni
L’altra notte sono bastati 38 minuti per il trasloco delle famiglie sinte veneziane nel nuovo Villaggio di via Vallenari. Lo ha reso noto il comandante generale della Polizia municipale di Venezia, Marco Agostini, rispondendo alle domande de...

Torino, Rom Città Aperta
Si rinnova la collaborazione del Sottodiciotto con il Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’Infanzia e l’Adolescenza (CNDA), il più importante osservatorio italiano sul mondo dei minori, attraverso l’iniziativa “...

Roma, Casilino 900: festa d’addio al campo nomadi
Si avvia a conclusione la storia quarantennale del campo rom Casilino 900, che dovrebbe essere sgomberato nel prossimo mese di gennaio, per «celebrarla» gli abitanti dell’insediamento propongono...

Milano, De Corato: “c'è un solo verbo per riassumere la politica del Comune di Milano nei confronti dei rom: sgomberare”
“C'è un solo verbo per riassumere la politica del Comune di Milano nei confronti dei rom: sgomberare”. Il vice-sindaco Riccardo De Corato, poco incline alla mediazione o al fair play, contattato telefonicamente da Peacereporter sulla questione dei rom, perde il controllo. Non usa mezzi termini il braccio...

Schio (VI), una casa per due anziane sinte? No della Lega Nord che è pronta ad occupare lo stabile
Un edificio fatiscente da ristrutturare per insediarvi una coppia di anziane sinte con residenza a Schio. L'ipotesi è nell'aria, si parla di 100 mila euro a bilancio e la Lega minaccia una dura battaglia, sino all'occupazione, se necessario. Lo stabile in oggetto era già sta...

Napoli, il tribunale: la giovane Angelica? Stia in cella perché è Rom
Fanno discutere le motivazioni con cui il Tribunale per i minorenni ha respinto la richiesta di scarcerare Angelica V., la giovanissima rom condannata per il tentato rapimento della bambina di Ponticelli avvenuto nell’estate del 2008. Angelica — condannata in primo grado e in appello — è i...

Mantova, rintracciateci all’evento “Discriminazione In-Forma”
Rintracciateci a Mantova all’evento “Discriminazione In-Forma”, giovedì 3 dicembre 2009, alle ore 18.00, presso la Libreria Feltrinelli, in Corso Umberto I n.56. Lo Sportello Antidiscriminazioni di “Articolo 3” esplora il tema della corretta informazione come mezzo per il ricono...

Milano, il Cardinale Tettamanzi critica la politica degli sgomberi contro i Rom
Dallo sgombero delle famiglie rom di Rubattino al rischio di infiltrazioni mafiose nei cantieri delle grandi opere, dalla crisi economica all'Expo, dall'abuso di alcol e droga alla questione del crocifisso nelle scuole: sono molti i temi di scottante attual...

Milano, la Padania attacca Tettamanzi: "Ma è un vescovo o un imam?"
"Onorevole Tettamanzi", titolava a tutta pagina la Padania di ieri. Nell'articolo, un affondo ancora più pesante: "Cardinale o imam? Se lo chiedono in molti. Tettamanzi la città la vive poco". L'attacco del quotidiano della Lega all'arcivescovo di Milano arriva a freddo, due gi...

Milano, la politica reagisce con imbarazzo all'appello del Cardinale Tettamanzi
L’unico che non glissa è Riccardo De Corato. «All’arcivescovo — dice il vice sindaco — tocca la cura delle anime e quando si esprime su argomenti come la solidarietà, l’uguaglianza, la giustizia, il perdono, parla ex cathedra. I suoi richiami sono sempre degni di grande attenzione. Ma altra cosa ...

Milano, le reazioni politiche agli attacchi contro il Cardinale Tettamanzi
"I fustigatori, i tronisti e i Torquemada sono arrivati come un orologio (e un referendum) svizzero. Non sono piaciute le critiche del cardinale Tettamanzi alla recente raffica di sgomberi che ha messo sulla strada 250 rom di un accampamento abusivo alla ...

Milano, Napolitano e Bertone chiedono rispetto per l’Arcivescovo Tettamanzi
"Raccomando rispetto e verità per il cardinale di Milano, un grande pastore della Chiesa che dona la vita per il suo popolo". Così il segretario di Stato vaticano, cardinal Tarcisio Bertone, difende l'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, o...

Quelle simmetrie polemiche, quella via segnata nella Costituzione
I recenti attacchi al cardinal Tettamanzi, paragonato a un «imam» dalla "Padania" e criticato da alcuni ministri leghisti, ricordano, a chi non abbia la memoria troppo corta, bordate analoghe lanciate, undici mesi fa, dalla presidente del Piemonte, Mercedes Bresso (Pd) al cardinal Poletto, il qu...

Giornata mondiale dei Diritti Umani
Il 10 dicembre, la giornata internazionale dei diritti umani , promossa dall'ONU, è dedicata alla "non discriminazione". Molte violazioni sono fondate, secondo l'ONU, appunto sulla discriminazione, il razzismo e sull'esclusione per motivi di caratte...

Pescara, Guarnieri: necessaria integrazione culturale dei Rom
"I conflitti con i rom presenti a Pescara e provincia stanno raggiungendo livelli ingiustificabili ed eccessivamente pericolosi per il futuro". E' il grido di allarme lanciato oggi a Pescara dalla Federazion...

Schio (VI), una casa per due anziane sinte? Dopo la Lega Nord anche il PD dice no
Le signore Adriana e Nicoletta (in foto) sono tornate a Schio e stazionano con le loro due roulotte dalle parti del convento dei Cappuccini, dove hanno ottenuto residenza. Cercano casa con l'appoggio di molti scledensi (90 firmatari...

Milano, arrivano i soldi per gli "alleggerimenti" mentre la società civile si mobilita
La risposta della città e delle istituzioni alla presenza dei Rom «non può essere l’azione di forza, senza alternative e prospettive, senza finalità costruttive». Le parole del Cardinale Dionigi Tettamanzi venerdì scorso hanno sollevato un’aspra polemica. Oggi il Ministro all’Interno, Rober...

Venezia, iniziano i lavori per l'energia elettrica mentre la Lega Nord annuncia una petizione
Un tratto di via Vallenari viene chiuso al transito dei veicoli per una settimana per i lavori di allacciamento alla rete elettrica del villaggio per i Sinti veneziani. Lo prevede una ordinanza della Municipalità di Mestre Centro che autorizza la ditta V...

I sogni dei bambini messi in banca sul web
Arriva una mappa del mondo attraverso i sogni dei bambini. Un giro del globo in trecento notti, in trecento pensieri più reali del vero, raccontati da chi non ha ancora dieci anni e un'immaginazione scapigliata che in un grattacielo della periferia romana o in una capanna del Senegal rend...

Milano, leggere Tettamanzi prima di criticarlo
Il discorso alla città di Milano tenuto dal cardinale Dionigi Tettamanzi alla vigilia di Sant'Ambrogio ha suscitato, quest'anno, un vespaio di polemiche che non è facile placare. Sono note (e prevedibili) soprattutto le reazioni di parte leghista, anche se alcuni esponenti del Carrocci...

Cosenza, premiato l'artista Bruno Morelli
Il 29 ottobre al Teatro Rendano l’artista Bruno Morelli ha ricevuto a il Premio Carical per la Cultura Mediterranea istituito dalla Fondazione CARICAL. L’importante premio è stato assegnato a Bruno Morelli nell’ambito della sezione creatività. L’Istituto di Cultura Sinta si complimenta con Fo...

Emergenza civiltà
Qualche sera fa sono stato invitato a introdurre un libro di pedagogia interculturale. L’incontro procedeva senza grossi scossoni e la platea applaudiva e annuiva soddisfatta alle tesi espresse. Verso la fine della serata ho chiesto all’autrice di parlarci di un paragrafo del suo libro ...

 
Di Fabrizio (del 20/06/2011 @ 09:51:44 in media, visitato 1205 volte)

il Levante VENERDÌ 17 GIUGNO 2011 12:36 DI GIOVANNI PULENTE

<<I rom sono nostri concittadini e come tali vanno tutelati>>. Con queste parole Ottavio Lucarelli, presidente dell'Ordine dei giornalisti della Campania, presenta l'incontro "NewsRom informare senza pregiudizi" tenutosi giovedì mattina nella Sala Colombo dell'Hotel Mediterraneo di Napoli. L'evento è parte della campagna Dosta! (Basta! in italiano) organizzata dall'Associazione Giornalisti Scuola di Perugia, che tra Roma, Milano e Napoli sta cercando di sensibilizzare i cittadini sul mondo rom e sinti. <<I dati riguardanti la Campania sono inaccettabili – spiega Lucarelli – Siamo un caso negativo in Europa e bisogna parlarne. Mi auguro che la nuova Napoli di De Magistris svolga un lavoro capillare che possa condurre a un risveglio civile>>.

La storia. In Europa sono circa 12 milioni e in Italia 150mila. I primi a lasciare la valle del Gange partirono 800 anni fa, rompendo i confini nazionali degli Stati prima di qualsiasi convenzione internazionale. <<Pochi sanno che rom e sinti furono vittime della discriminazione fascista – sostiene Luca Bravi, docente di Scienze dell'Educazione all'Università di Firenze - Ad Agnone, Modena e Teramo tra il 1940 e il 1943 molti furono deportati e uccisi in campi di concentramento. Questo genocidio è oggi continuamente negato>>. La psicologia perversa di Robert Ritter e la nota notte degli zingari del 2 agosto 1944 (sterminio di Auschwitz) sono parte di una storia innegabile. << Il concetto di zingaro è uno stereotipo da noi creato e che va cambiato. In questo senso la pedagogia è fondamentale, soprattutto perché il 60% di rom e sinti in Italia ha meno di diciotto anni>>. Negli anni 60' nelle scuole esistevano classi per soli zingari e il campo nomadi era già stereotipato come luogo di pericolo e diversità. Particolarmente significativo è stato un video mostrato da Dario Moricone, giornalista Rai e moderatore dell'incontro. Sullo schermo scorrono accezioni dispregiative come "Puzzano", "Hanno la pelle scura", "Non hanno acqua", "Hanno lo stesso vestito", "Vivono in baracche", "Rubano e sono violenti", "I nostri governanti sono troppo aperti alle frontiere": relazione degli Stati Uniti d'America del 1912 sugli immigrati italiani. La storia si capovolge e si ripete.

Il giornalismo. <<Tutti i giornalisti hanno un ruolo fondamentale nel combattere i pregiudizi e l'odio, a favore di un comune vivere sociale>>. Bianca Stancarelli, inviato di Panorama, si esprime così sul ruolo dei media. Stupro della Caffarella (Roma), 14 febbraio 2009: Karol Racz e Alexandru Isztoika Loyos vengono arrestati e accusati di essere gli autori della violenza sessuale. Per moltissimo tempo i due sono maltrattati dai media senza attendere il verdetto della giustizia. Definiti violenti, freddi, insensibili e addirittura Karol è catalogato con l'espressione faccia da pugile. Dal tg1 a Studio Aperto nessuno risparmia facili accuse o cerca di andare a fondo. Il Sindaco di Roma Alemanno subito dopo l'accaduto disse a caldo: <<Gli autori? Dovranno essere rom>>. Il paradosso è che le analisi del sangue e accurate prove hanno scagionato gli imputati, dimostrando l'incapacità dell'informazione di massa di raccontare la verità e di combattere gli stereotipi. Quella di Karol e Alexandru è la storia di due innocenti. Pochi giorni fa un giovane bosniaco è stato ucciso da un pirata della strada, ma nessuno ne ha parlato e quando Lamberto Sposini fu aggredito nel 2007, si accusarono i rom senza prova alcuna.

Napoli. Il problema di rom e sinti esiste principalmente in periferia, come dimostra la tragedia del rogo di Ponticelli. Gli ex-allievi della scuola di giornalismo di Perugia hanno dimostrato di interessarsi a questioni nazionali che vanno al di là dei confini regionali, perché in fondo l'informazione tutta deve collaborare per garantire la verità. <<Cattiva politica, imprenditori razzisti e i media assenti sono le cause principali della questione rom e sinti -sostiene Dario Moricone - La responsabilità del singolo mette tutti nei guai, e forse si perdona più ai camorristi che agli stranieri >>.

Il 5 aprile la Commissione Europea ha definito obbligatorie le strategie d'inclusione sociale per i rom, l'8% di quali sono nomadi. <<Bisogna guardarli come guarda un bambino, cioè senza pregiudizi>> , commenta Eva Ciuk, giornalista del Tgr Friuli Venezia Giulia. Sorprende il fatto che nei notiziari Ansa la parola rom/nomadi compare mediamente 289 volte in cronaca nera e solo 13 volte in cronaca bianca. Emblematica la conclusione del discorso di Bianca Stancanelli: <<Zingari = di regola passano per una razza spregevole. Non è un'affermazione scritta su un giornale, né detta da un politico, ma la definizione data dall'Enciclopedia Treccani nell'edizione del 1949>>. Solo un anno prima della pubblicazione del testo, il 10 dicembre 1948, le Nazioni Unite firmarono a Parigi la dichiarazione universale dei diritti umani.

 
Di Fabrizio (del 30/12/2009 @ 09:51:17 in Italia, visitato 1700 volte)

Segnalazione di Giancarlo Ranaldi

  - 06 maggio 2009 pagina 6 sezione: NAPOLI
«CIAO, mi presento: mi chiamo Angelica, ho 16 anni e vengo dalla Romania. Il mio arrivo in Italia era per un futuro migliore per me e per la mia famiglia. Dopo due mesi che stavo in Italia un giorno di venerdì del 9 maggio stavo chiedendo elemosine e stavo a Ponticelli nella stessa strada dove mi hanno arrestata...». Una lunga lettera, spontanea, accorata per chiedere aiuto, scritta in un italiano traballante al presidente della Repubblica, alla vigilia della prima udienza in Corte d' appello, che si terrà domani. L' autrice è Angelica Varga, la rom condannata in primo grado, a 3 anni e 8 mesi, con l' accusa di aver tentato (il 10 maggio 2007) di rapire una bimba di sei mesi in un appartamento di Ponticelli. La condanna è per sequestro di persona. «Stavo vicino a un bidone di spazzatura con mio nipote - continua Angelica nella sua lettera-confessione a Giorgio Napolitano - Una signora mi ha dato 3 euro e mi ha chiesto se volevo dei vestiti e la roba per mangiare, io ho detto di sì. Il giorno dopo sono andata su quella strada che mi aveva detto questa signora e ho aspettato, ma dopo un po' visto che non era arrivato nessuno. Sono andata in quel palazzo anche non sapendo dove abitasse questa signora. Stavo nelle scale e un signore mi ha chiesto più volte cosa facevo lì, mi ha picchiato e poi è arrivata una signora e gli ha detto di chiamare i carabinieri e questa signora è andata dentro, poi è arrivata una signora con i capelli biondi, poi il signore ha chiamato i carabinieri e mi hanno arrestato e mi hanno portato a Nisida». E conclude: «Io non so perché mi accusano di aver rubato un bambino, io non ho commesso questo reato e vorrei tanto abbracciare la mia famiglia e la mia bambina». Dal processo in primo grado accanto ad Angelica si sono schierati padre Alex Zanotelli e la comunità di Sant' Egidio, ritenendo troppo severa la condanna e soprattutto temendo una deriva di intolleranza razzista, dopo gli incendi dei campi rom proprio a Ponticelli, lo scorso maggio. «Non ci siamo mai innamorati di quella leggenda popolare che guarda ai rom come ai ladri dei bambini, se questo è il sospetto. Anzi, eravamo così coscienti del rischio di avallare un tale pregiudizio che abbiamo messo in campo una cautela estrema, il massimo equilibrio, indagini svolte in ogni direzione», spiegò all' indomani del procuratore capo per i minori di Napoli, Luciana Izzo, proprio per arginare sul nascere le polemiche. Oggi, alla vigilia del processo di appello, il confronto è quanto mai aperto. «L' udienza presso la Corte d' Appello - scrive in un documento ufficiale il Comitato Campano con i rom - ci sembra un' occasione per riflettere sulla drammatica vicenda, per interrogarci sulla potenza che gli stereotipi hanno sulla realtà, su come siamo oppressi dal crescente e sempre più violento razzismo».

CRISTINA ZAGARIA

 

(14/05/2008) - Il pregiudizio che colpisce il popolo Rom in Italia rischia di degenerare in un'indiscriminata caccia all'uomo. A Napoli si verificano continue aggressioni nei confronti di Rom. Una baracca di via Malibran è stata data alle fiamme da una banda di razzisti e i 13 occupanti, sei adulti e sette bambini, fra cui due neonati, hanno riportato ustioni e rischiato di morire bruciati. A Ponticelli giovani armati di spranghe hanno aggredito alcuni Rom romeni. In via Argine, inseguimento di bambini Rom da parte di razzisti che nascondevano il volto dietro sciarpe. L'ultimo episodio ha visto un bambino Rom di circa sei anni aggredito da una ronda in piazzetta San Domenico, schiaffeggiato, insultato e messo a forza sotto il getto di una fontana pubblica. Ma in tutta Italia, da nord a sud, gli episodi di antiziganismo e violenza si susseguono, quasi sempre ignorati dai media. "La Commissione europea deve intervenire con urgenza," affermano preoccupati i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau "perché l'incitazione all'odio razziale a mezzo stampa e le politiche razziali sono proibite espressamente da Direttive, Risoluzioni europee e Carte dei Diritti degli individui e dei popoli. Abbiamo elementi sufficienti per affermare che il caso della ragazzina Rom che avrebbe tentato di rapire un bambino a Napoli è una messinscena, ma prima ancora del verdetto della magistratura, politici e media hanno espresso un giudizio di condanna non solo nei suoi confronti, ma in quelli di tutto il popolo zingaro. Da tempo il Gruppo EveryOne mette in guardia l'opinione pubblica, la stampa e i politici onesti contro il rischio di casi montati ad arte per seminare odio contro gli zingari e aprire la strada a leggi razziali come il prossimo decreto sicurezza e le famigerate 'commissioni Rom' che ricordano analoghe istituzioni naziste. Sono provvedimenti illegittimi” continuano “che in sede Ue saranno stracciati in mille pezzi”. Ma gli attivisti del Gruppo EveryOne lanciano l'allarme anche riguardo ai rischi che in questo clima potrebbero riguardare anche i Rom e i Sinti più famosi: "In questi giorni di follia xenofoba la rabbia degli italiani, fomentata dalla propaganda, non risparmia nessuno. Abbiamo sentito un gruppo di tifosi, probabilmente dell'area di estrema destra, lanciare proclami e minacce di estrema gravità contro il fuoriclasse del Milan Andrea Pirlo, che è uno zingaro Sinti, e nei confronti dei Rom dell'Inter Zlatan Ibrahimovic e Sinisa Mihajlovic. 'Non vogliamo uno zingaro nel Milan. Non vogliamo zingari a Milano,' dicevano, ma usando parole più volgari e pesanti. Abbiamo allertato le società di calcio milanesi e le autorità di Milano e Parma, dove Milan e Inter giocheranno l'ultima giornata di campionato, ma per evitare il diffondersi dell'intolleranza razziale è necessario che i media comincino ad attenersi alle norme internazionali che combattono il pregiudizio e l'incitazione all'odio razziale".

Gruppo EveryOne

 
Di Fabrizio (del 28/02/2009 @ 09:47:20 in Italia, visitato 3646 volte)

Da Roma Files

UNIRSI - Unione Nazionale ed Internazionale dei Rom e dei Sinti in Italia
Federazione delle Associazioni e dei Gruppi Autonomi dei Rom e dei Sinti in Italia
Forum Europeo dei Rom e dei Viaggianti di Strasburgo

In risposta ai recenti sviluppi politici e la più recente ondata di razzismo contro il popolo rom in Italia, una coalizione di organizzazioni, inclusa UNIRSI, ha intrapreso una documentazione di prima mano sui diritti umani in Italia (tra il 23 e il 30 maggio 2008). Dette organizzazioni hanno condotto una ricerca, intervistando approssimativamente 100 Romanì che vivevano in campi formali e informali a Roma, Napoli, Firenze, Brescia, Milano e Torino.

Le organizzazioni hanno visitato diversi campi formali e semi-formali, inlusi: Secondigliano e Centro Lima (Napoli); Salviati , Fiume , Casilino 900 e Martora (Roma); Via Triboniano (Milano); Campo nomadi di Brescia per i Sinti Italiani. La coalizione ha anche visitato i seguenti campi informali: Scampia , Ponticelli , Santa Maria e Torre Annunziata Nord (Napoli); Cave di Pietralata ed un campo senza nome accanto a Cave di Pietralata (Roma); Corsico e Bacula (Milano); Via Germagnano (Torino).

Nonostante sia il paese europeo con la più bassa percentuale di Rom/Sinti (la Grecia ne conta lo stesso numero dell'Italia, ma con una popolazione di soli 10 milioni di persone), l'Italia è indietro di almeno 25 anni rispetto a tutte le politiche d'integrazione per i Rom/Sinti.

Mentre non esiste nessun censimento ufficiale, un censimento condotto da varie organizzazioni (inclusa UNIRSI) su scala nazionale mostra che i Rom e i Sinti in Italia sono circa 170.000, di cui 70.000 con cittadinanza italiana e 100.000 (in crescita costante dalla Bulgaria e specialmente dalla Romania) dai Balcani.

Il 30% di questi 100.000 arriva dalla Jugoslavia ed il resto dalla Romania, con un centinaio di presenze dalla Bulgaria e dalla Polonia.

Le ultime due generazioni di Rom "jugoslavi" sono nati in un paese, l'Italia, che non riconosce lo "jus soli" e quindi nega ai bambini i requisiti basici per un'istruzione bilanciata ed integrazione: cittadinanza.

La minoranza dei Rom/Sinti è caratterizzata da bassa aspettativa di vita (la media è tra i 40 e i 50 anni) e dalla presenza di un'alta percentuale di bambini [il 60% della popolazione Rom e Sinti ha meno di 18 anni. Il 47% dei bambini ha tra i 6 e i 14 anni; il 23% tra i 15 e 18 anni; la percentuale rimanente (30%) tra i 0 e i 5 anni].

 I Rom e i Sinti con cittadinanza italiana sono circa 70.000. Oggi le comunità Rom e Sinte (chiamate "zingari" e "nomadi" in maniera dispregiativa ed etnocentrica) sono ancora oggetto di discriminazione, esclusione e segregazione.

 La discriminazione è estesa in tutti i campi, sia pubblici che privati, così l'esclusione e la segregazione economica e sociale dei Sinti e dei Rom diventa discriminazione etnica (Raccomandazione n.1557/2002 Consiglio d'Europa). In Italia, le diverse comunità Rom e Sinte non sono riconosciute come Minoranze Linguistiche Nazionali e perciò non usufruiscono dei diritti che questo status comporta.

Le politiche sociali rivolte alle popolazioni Rom e Sinta tendono apertamente all'inclusione sociale, e all'integrazione. Le comunità Rom e Sinte sono raramente considerate protagoniste del pensare sociale, di politiche d'integrazione, partecipazione diretta e mediazione culturale. L'Italia nega alle comunità Rom e Sinte l'applicazione delle direttive europee sulle Minoranze Linguistiche che proteggono le lingue minoritarie ed inoltre nega la Convinzione sulle Minoranze Nazionali.

In molti casi i Rom e i Sinti si vedono negati i diritti basici come residenza, salute, istruzione, lavoro. In Italia costruiamo ancora i "campi nomadi" che sono posti di segregazione che imprigionano gli individui contro la loro volontà. In Italia molti comuni, in contrasto con le disposizioni costituzionali (art. 16), negano il diritto di residenza e di movimento all'interno del territorio nazionale ai cosiddetti "nomadi" o "zingari".

In questa tragica situazione i Rom di Slovenia, Bosnia, Jugoslavia, Romania, Polonia, Ungheria stanno tutti soffrendo queste politiche estremamente discriminatorie. Intere famiglie scappano dai loro paesi nativi a causa dei conflitti etnici e delle guerre civili e l'Italia nega loro i principali diritti basici.

UNIRSI – Piazza Antonio Meucci, 18 – 00146 Rome - Italy.
UNIRSI president and ERTF Delegate Mr. Kasim Cizmic : e-mail: unirsi@supereva.it 
UNIRSI Secretary: Mr Balo Cizmic : e-mail: unirsi@supereva.it
Web site: www.unirsi.net

 
Di Fabrizio (del 02/03/2010 @ 09:46:19 in Italia, visitato 2428 volte)

Segnalazione di Eugenio Viceconte (che consiglia di leggere anche i molti commenti - quelli non li traduco)

Gypsies at the peak
Posted by Ugo Bardi on February 25, 2010 - 10:20am in The Oil Drum: Europe

I Rom (o Rrom) d'Italia sono probabilmente la più povera frazione dei residenti nel paese. Normalmente vivono in campi segregati, in roulotte o in ripari autocostruiti. Soltanto la metà dei 150.000 Rom in Italia sono cittadini italiani; nella maggior parte dei casi, non hanno un lavoro stabile e vivono un'esistenza molto precaria, obiettivi di aperto razzismo. L'immagine di sopra, da Excite Magazine, mostra il campo rom nella periferia di Napoli, a Ponticelli, com'era prima di essere bruciato al suolo da una folla inferocita nel 2008.

Eccomi qui, di fronte all'intera classe. Donne e uomini rom, circa 20 persone; tutti arrivano dal medesimo campo, qui vicino. Sono tra la fine dei 20 e l'inizio dei 30 anni, e sono vestiti per l'occasione. Non che possano permettersi vestiti costosi, naturalmente, ma gli uomini spiccano nel loro abbigliamento informale. Alle donne piace vestire in colori brillanti. Indossano la quasi obbligatoria gonna lunga, così come gli orecchini e le collane. Sembrano molto contente di aver trovato un modo per evadere dalla routine del campo, dove passano il tempo cucinando e badando ai bambini piccoli.

Nei mesi scorsi, un gruppo di insegnanti ha tenuto alcune audizioni a questo gruppo, come parte di un'iniziativa del governo della regione. L'idea era di aiutarli ad ottenere abilità che potessero essere loro utili per trovare un lavoro ed integrarsi meglio nella società. Così, gli abbiamo detto come adoperare una cooperativa, o le finanze personali, della sicurezza sul posto di lavoro, della raccolta e del riciclo dei rifiuti, di agricoltura integrata, come navigare nel web e molto altro. Hanno assorbito con facilità molto di quanto gli abbiamo detto. Dopo averli visti ascoltare attentamente due ore di lezione sul ciclo del carbone biologico e porre in seguito domande intelligenti, ero rimasto impressionato. Così, mi sono detto, perché non il picco del petrolio? Ed eccomi qui.

Raccontare alla gente del picco del petrolio sottintende approcci differenti a seconda dell'interlocutore. Capii molto tempo fa che la maggior parte delle persone non sa leggere nemmeno un semplice grafico cartesiano. I grafici sono un linguaggio e non  l'hanno mai imparato. Se mostrassi loro una curva a campana, vedrebbero una collina o qualche tipo di montagna. Capiranno che è difficile da scalare e facile da discendere. Non è il modo in cui il picco del petrolio dev'essere inteso.

I Rom a cui avrei dovuto parlare erano al punto estremo dello spettro nei termini di cultura. Nessuno degli uomini era andato oltre la terza o la quarta elementare; la maggior parte delle donne non era mai andata a scuola. Gli uomini in qualche maniera sapevano leggere, ma raramente sapevano scrivere, le donne non sapevano né leggere né scrivere. Non leggono giornali o non guardano le notizie alla TV. Amano i film e passano molto del tempo a chiacchierare. E' da queste fonti che attingono la maggior parte di quanto sanno. Sarebbe stata una buona idea spiegargli il picco del petrolio?

La comunicazione non è mai a senso unico. Se voglio che mi capiscano, devo a mia volta capirli. Così, per questa chiacchierata, ho sviluppato una versione estrema della presentazione che darò, sapendo che le persone che mi ascolteranno non sono ai livelli più alti in termine di letteratura scientifica. E' tutta basata su vivide immagini mostrate sullo schermo, fotografie di pozzi di petrolio, ad esempio. Nessun grafico, nessun testo e nessuna cifra. Devo contare sulla mia voce, sulla mia abilità di catturare la loro attenzione.

Così, dico loro del picco del petrolio basato sull'esempio di una persona. Quando nascemmo, dico, eravamo molto piccoli, ma col tempo siamo cresciuti e possiamo fare più cose. Ma tra l'altro invecchiamo. Col tempo, possiamo fare sempre di meno ed, infine, dobbiamo morire. In un certo senso, continuo, col petrolio è la stessa cosa. Quando il petrolio è giovane, ce n'è tanto. Invecchiando, lo usiamo e ce n'è sempre meno. Dobbiamo lavorare di più per poterlo adoperare. E' lo stesso per molte cose che fate - non vi siete accorti che dovete fare più fatica? Mi guardano e annuiscono. Hanno capito il concetto.

 Da qui in avanti, mostro fotografie di campi di petrolio, di raffinerie, di silos e tutto quanto relativo al petrolio. Spiego che la benzina per le loro macchine viene dal greggio (lo sapevano, ma vagamente). Dico che le gomme delle loro macchine pure sono fatte dal greggio (non lo sapevano, e ciò li impressiona). Ho detto loro che occorre il petrolio per alimentare i camion che portano il cibo ai supermarket. Questo ha impressionato le donne; sono loro che si incaricano di preparare il cibo per la famiglia.

Quando parlo ai gadje (i non-Rom) c'è sempre almeno uno del pubblico che si addormenta durante la spiegazione o che chiaramente non ascolta. Ma i Rom sono tutti svegli ed ascoltano. Il messaggio sta passando, posso accorgermene. Gli parlo del futuro, di cosa ci aspetta quando ci sarà meno petrolio disponibile. Ci saranno meno lavoro, meno opportunità, meno denaro e meno cibo. Anche l'assistenza sociale, su cui molti di loro contano per la sopravvivenza, potrà sparire. Saranno tempi duri per tutti. Capiscono perfettamente il problema. Ricordano da dove provengono - l'ex Jugoslavia. Sono abituati ai tempi duri.

A fine chiacchierata, mi fanno delle domande. Quanto costerà la benzina? Dico loro che sicuramente sarà più cara, ma forse che non è quello il problema. Il vero problema sarà trovarla. Lunghe file ai benzinai, molto probabilmente.  Capiscono la questione: apparentemente le cose erano simili nell'ex Jugoslavia. Mi chiedono qual è il tipo migliore di macchina da comperare ed usare. So che non esiste una Mercedes che un Rom non vorrebbe, e quando gli rispondo che dovrebbero comperare una macchina economica che consuma poco, non sono contenti. Mi chiedono cosa dovrebbero fare. Dico che dovrebbero provare ad adattarsi ed essere flessibili. Annuiscono; è una strategia che conoscono molto bene. Alla fine, mi chiedono se nel 2012 ci sarà la fine del mondo. Rido, ridono anche loro. Ma sembrano sollevati: erano un po' preoccupati.

Nei giorni che seguirono, indagai con i lavoratori sociali e con i Rom stessi. Qual era stato l'impatto della mia chiacchierata? Tutti mi dissero che se ne era discusso; che erano rimasti impressionati. Ma non mi aspettavo che succedesse niente ed, infatti, quello fu il risultato. Non è cambiato niente nella vita del campo.

Quando si presente il picco del petrolio a qualcuno della classe media, la reazione può essere di diniego o mobilitazione. Ma raramente si vede gente che lo ha capito e rimane indifferente. Ci sono delle buone ragioni. Se sei della classe media, intravedi chiaramente come il picco del petrolio possa riguardarti. Dipendi da un salario e, se il tuo lavoro svanisce a causa del picco del petrolio, sarai in grave difficoltà. Devi pagare l'ipoteca, il piano di assicurazione sanitaria, l'istruzione per i bambini, e tutto il resto. Il picco del petrolio può distruggerti. Ma, come persona di classe media, puoi pensare a prepararti, che hai risorse di riserva per fare qualcosa. Probabilmente è una cattiva percezione ma può portarti a fare cose come installare pannelli solari, isolare la tua casa, comprare una macchina più piccola, questo tipo di cose. Se, invece, pensi di non avere queste risorse, o non vuoi adoperarle, la tua reazione probabilmente sarà di allontanare il prima possibile questo concetto dalla tua coscienza.

Ma pensate alla vostra situazione se voi foste Rom. Non avete un lavoro stabile; così non potete perderlo. Non possedete una casa, così non potete essere sfrattati. Nessuno vi darà credito, così non sarete mai in debito. Non avete un piano di pensionamento, così contate sui vostri figli per quando sarete vecchi. Dipendete dal welfare, sicuro, ma sapete anche vivere con poco. Infine, vivete in una comunità chiusa, formata da clan familiari. Litigate con vicini e parenti per tutto il tempo ma sapete che in una situazione difficile, se possono vi aiuteranno.

Il picco del petrolio colpirà i Rom, proprio come noi, ma loro hanno l'opportunità di essere abituati a combattere per sopravvivere. In una certa maniera, sono già oltre il picco.

Qualche giorno dopo il mio discorso sul picco del petrolio, un Rom del campo, uno degli uomini sposati, mi ha detto così:

Vede, professore, penso che lei avesse ragione con quella lezione. Sì, ci ha detto che le cose non andranno così bene come prima. Giusto, anche noi l'abbiamo visto. E' quel che sta succedendo. Sa, mi ricordo quando arrivammo qui dalla Jugoslavia. Ero un bambino,; avevo 10 anni ma me lo ricordo bene. Qui allora era differente. Vedevamo molto benessere luci e macchine e case e roba nei supermercati. Proprio così, non avevamo mai visto nulla di simile. In Jugoslavia c'era niente. E così, eravamo molto felici, ma penso che facemmo un grosso errore. Sa, mi ricordo mio nonno. Era un uomo buono, lavorava il metallo, riparava pentole e bacinelle e affilava i coltelli. Così mi disse che dovevo imparare il suo lavoro; ma io non volevo. Ero molto giovane, forse non ero raffinato ma, vede, professore, penso che tutti facemmo lo stesso errore. Molti degli anziani sapevano fare cose, come cantare o suonare, comprare e vendere cavalli. Ma noi ora non lo sappiamo più. Vedemmo qui tutto questo benessere, e pensammo che non c'era più bisogno di lavorare duro. Se c'era tutto quel ben di dio; perché non potevamo averne un po' anche noi? Non volevamo essere ricchi, ne volevamo solo un po' - abbastanza da vivere in pace. E pensammo che sarebbe durato per sempre. Ma, lei ha ragione professore, non durerà per sempre. E ora siamo nei guai.

Lo trovo impeccabile. Non è lo stesso errore che noi facciamo col greggio?

 
Di Fabrizio (del 16/01/2010 @ 09:45:21 in Italia, visitato 2671 volte)

L'ombra della speculazione edilizia si allunga su Napoli. La Commissione Edilizia nominata dal Sindaco Iervolino boccia il progetto del PalaPonticelli. di Alessio Viscardi

L'ombra della speculazione edilizia si allunga su Napoli. La Commissione Edilizia nominata dal Sindaco Iervolino boccia il progetto del PalaPonticelli, opera destinata alla riqualificazione di uno dei quartieri più degradati della città. "Un centro commerciale camuffato da opera pubblica", la motivazione.

"Palaponticelli, un'opera di interesse pubblico realizzata con investimenti interamente privati che andrà a colmare la carenza nel capoluogo campano e nel Sud Italia di "luoghi" al coperto per concerti e altre attività legate alla cultura, alla musica e allo spettacolo, consentendo di inserire la città nei tours musicali più significativi a livello internazionale". Così si legge nel sito del Comune di Napoli. Ma con la bocciatura del progetto da parte della commissione edilizia non solo sono svaniti i sogni di rilancio della zona, ma sono riemersi dubbi e polemiche legate a speculazione edilizia e malaffare. Ancora una volta.

Un nuovo scandalo alla "Global Service". Le violazioni al Piano Regolatore riscontrate dalla Commissione sarebbero la copertura di un'attività illecita. Scopo: alterare il valore economico di alcuni terreni di Ponticelli.

Un'occasione persa
Doveva essere "il più grande pala-eventi d'Italia", una Casa della Musica dalla capienza di oltre 12 mila spettatori. Destinato ad esibizioni e concerti dal vivo, il PalaPonticelli sarebbe stato anche un volano per la riqualificazione della zona. Un anfiteatro per concerti ed un Centro Commerciale per arricchire il panorama (culturale) del quartiere alle porte di Napoli.

Costo complessivo: 147 milioni, a carico del soggetto promotore. Investimenti e struttura interamente privati, ma sottoposti ai "vincoli di uso pubblico" previsti dal Piano Regolatore Generale.

Due anni per la sua realizzazione, che avrebbe dato lavoro a più di mille operai.

Significativa la scelta di edificare la struttura a Ponticelli per recuperare la periferia. Infatti, sono a carico dell'impresa realizzatrice anche la manutenzione di strade e l'erogazione di servizi nella zona.

Alt dalla Commissione
Un Centro Commerciale che viola le disposizioni del Piano Regolatore Generale. A questa conclusione è giunta la Commissione Edilizia di Napoli, che boccia interamente il progetto del PalaPonticelli.

Sembrava una pura formalità dopo l'approvazione definitiva del progetto presentato dalla PalaPonticelli s.r.l. alla Giunta Comunale il 29 gennaio 2009. Diventa ora un dovere inderogabile per il sindaco Iervolino. Sebbene il parere della Commissione Edilizia non sia vincolante, i suoi membri sono nominati con chiamata diretta del Primo Cittadino.

Il verdetto, un déjà vu
Le conclusioni a cui giunge la commissione edilizia ricalcano fedelmente le perplessità espresse in precedenza da diversi membri dell'opposizione napoletana. A sollevare la questione sono i consiglieri Andrea Santoro e Pietro Diodato, che già nel 2006 definivano il PalaPonticelli: "Una delle più grosse speculazioni edilizie e commerciali che abbia mai colpito la città di Napoli".

La Commissione Consiliare Attività Produttive, presieduta dal prof. Federico Alvino, viene chiamata ad esprimere un parere sul progetto dopo numerose denunce al Tar dei commercianti di Ponticelli. Anche in questo caso, il parere è contrario a causa dell'eccessiva superficie dedicata alle attività commerciali.

Le violazioni al Piano Regolatore Generale
La zona scelta per l'edificazione dell'opera è classificata area Fe dal Prg di Napoli. In base all'articolo 50, è permessa soltanto la realizzazione di attrezzature pubbliche o di uso pubblico – anche su iniziativa privata – destinate a sport, attività culturali e sanità. Vincolo fondamentale da rispettare è la sussidiarietà delle attività commerciali rispetto all'opera pubblica.

Infatti, il PalaPonticelli su carta è un "centro culturale di zona" affiancato da un piccolo centro commerciale. Negozi e ristoranti non dovrebbero occupare una superficie superiore a quella dell'anfiteatro per concerti.

Ma la Commissione Edilizia giudica violati i vincoli di uso pubblico. Stando al verbale di istruttoria del 23 aprile 2009, le attività commerciali previste a compendio del Palaeventi non presentano il requisito della "sussidiarietà".

Si tratta, invece, di un vero e proprio Centro Commerciale che si pone in autonomia funzionale rispetto all'opera pubblica.

Le misure del mercato
Analizzare i dati del progetto permette di capire le reali proporzioni tra zone destinate all'attività culturale e zone destinate all'attività commerciale.

Inizialmente, le approvazioni rilasciate dagli enti di controllo si basano su un'interpretazione falsata dell'opera. La superficie del PalaPonticelli viene suddivisa in tre aree dal dipartimento urbanistica di Napoli. Secondo i tecnici del Comune, dei 192.730 mq totali, il 44,3% è destinato al Palaeventi.

Un restante 32,5% è finalizzato alla creazione di spazi pubblici di verde (una piazza coperta di 62.710 mq).

Infine, all'attività commerciale viene destinato soltanto il 23,2% dello spazio totale – in osservanza del vincolo di sussidiarietà.

In realtà, agli 85.420 mq destinati al PalaPonticelli, la Commissione Edilizia sottrae gli spazi destinati a parcheggi ed infrastrutture secondarie. Ne risulta che la superficie dedicata alle attività culturali è tre volte inferiore a quella destinata al Centro Commerciale.

Una nuova Global Service
Dietro la bocciatura tecnica si nasconderebbe uno scandalo simile al recente terremoto giudiziario denominato "Global Service". A sostenerlo sono diversi osservatori che da anni denunciano le ombre del progetto.

La costruzione del PalaPonticelli sarebbe soltanto l'ultimo atto di un piano elaborato anni fa e finalizzato ad alterare il valore economico dei terreni privati di Ponticelli.

Ad infittire i sospetti è soprattutto la tempistica con cui giunge la bocciatura della Commissione Edilizia. Da anni le incongruenze tecniche vengono denunciate dall'opposizione, ma il Comune è sempre andato avanti sulla propria strada.

C'è chi mette in relazione la bocciatura con il rinvio a giudizio chiesto dal G.U.P. Andrea Rovida per consiglieri comunali ed un dirigente della PalaPonticelli s.r.l.

L'ipotesi di reato è quella di associazione a delinquere. Secondo l'accusa, si tratterebbe di un vero e proprio sodalizio criminale costituito da uomini d'affari, tecnici e consiglieri della Giunta di Napoli, che esercitavano pressioni sul consiglio comunale per l'approvazione di emendamenti a favore della propria attività imprenditoriale.

Al centro delle indagini l'edile Salvatore Capacchione e le sue presunte ingerenze nell'approvazione dell'Emendamento Scarpitti e della variante al Piano Regolatore Generale.

Capacchione avrebbe costituito, sempre secondo gli atti dell'indagine, un'associazione a delinquere dedita a corruzione e abuso d'ufficio per modificare artificialmente il valore economico dei terreni che sono proprio di fronte a quelli su cui era prevista l'edificazione del PalaPonticelli. Terreni in possesso della Elio s.r.l. e della Vignale Immobiliare s.p.a.

Il disegno criminoso che è stato delineato vede il sodalizio fare pressioni nel 2002 perché vengano approvate le modifiche al Prg. L'obiettivo è mettere in cantiere la costruzione di poli attrattivi nel quartiere Ponticelli.

Nel 2003, il gruppo contatta diversi amministratori pubblici del Comune per garantire l'approvazione da parte della Giunta Consiliare dell'emendamento nr. 112 – nominalmente presentato dal Consigliere Scarpitti, anche se redatto da Capacchione.

Con l'emendamento Scapitti viene innalzato l'indice di fabbricabilità dei terreni in possesso della Elio s.r.l. e della Vignale Immobiliare s.p.a.

Il coinvolgimento del PalaPonticelli
Tra gli indagati c'è anche Silvio De Simone, amministratore della PalaPonticelli s.r.l.

Capacchione aveva già presentato nel 2004 un progetto per la costruzione di un Centro Commerciale in via Argine. Progetto formalmente rifiutato.

Inoltre, la stessa PalaPonticelli s.r.l. sembra essere una società costituita soltanto per l'affare. Proprietaria è Marilù Faraone Mennella – detta anche Lady Confindustria perché compagna del presidente Antonio D'Amato.

Quando deposita il progetto nel 2006, la società possiede un capitale sociale di appena 2.500 euro – il minimo per la sua costituzione. Eppure si propone di gestire un progetto con investimenti ingenti: circa 147 milioni di euro.

La proprietà della PalaPonticelli s.r.l. è ambigua e difficile da ricostruire. Presidente è Faraone Mennella, ma la società è controllata al 100% dall'Armonia s.r.l. di Biella. La quale è a sua volta proprietà di D.M. s.p.a. di Roma.

Rintracciare i veri proprietari della società è impossibile, perché la D.M. è controllata da diverse società lussemburghesi soggette ad una legislazione che ne garantisce l'anonimato.

Rom e camorra
Si possono affidare progetti importanti come il PalaPonticelli a società di cui non si conoscono i proprietari? La legalità dell'atto è indubbia, ma non bisogna dimenticare gli interessi camorristici nella zona.

Nell'aprile 2008 il presunto tentativo di rapimento di una bambina da parte di una ragazzina rom scatena una rivolta popolare a Ponticelli. I nomadi che vengono cacciati dalla popolazione infuriata stanziano proprio sui campi su cui devono cominciare i lavori del PalaPonticelli.

Un articolo di El Pais sottolinea gli interessi del clan Sarno su quei terreni. Se i lavori non fossero partiti entro pochi mesi, si sarebbero persi gli ingenti fondi per la riqualificazione urbana di Ponticelli. Forse è soltanto una coincidenza, ma ad un anno di distanza il clan Sarno è diventato il cartello criminale egemone a Napoli.

La magistratura indaga su quella che è stata definita la "più grande speculazione edilizia" che abbia interessato il capoluogo partenopeo negli ultimi anni. Numerosi sono i punti oscuri. Anche se l'interesse della camorra fosse soltanto marginale, siamo di fronte all'ennesimo episodio di sfruttamento di una terra già fin troppo martirizzata dalla malavita e dalla malapolitica.

 
Di Fabrizio (del 13/11/2008 @ 09:42:58 in Kumpanija, visitato 2682 volte)

di Sergio Franzese
pubblicato su HaKeillah, giornale del Gruppo torinese di Studi Ebraici

Lo scorso numero di Ha Keillah ha dedicato ampio spazio alla questione Rom pubblicando interventi da cui emerge la preoccupazione degli ebrei torinesi per i provvedimenti dal forte sapore discriminatorio varati dal governo Berlusconi. Tra questi, ad aver suscitato maggiori critiche, è il progetto di schedatura con rilevamento delle impronte digitali a tutti i residenti all’interno dei campi nomadi, anche ai minori, compresi coloro che come i Sinti sono cittadini italiani. Dello stesso argomento si era parlato in occasione dell’incontro "Società e xenofobia" organizzato dalla Comunità e dal Comitato Oltre il Razzismo svoltosi il 7 luglio nei locali del Centro Sociale e che ha visto un’ampia ed attiva partecipazione.

A settant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali è doloroso constatare il riaffiorare di sentimenti di ostilità verso una parte della popolazione considerata estranea, complice un clima di paura irrazionale fomentato da forze politiche che in questo momento sono alla guida del paese e che attraverso la progressiva demolizione dei principi democratici fanno paventare il rischio di un ritorno al fascismo (il quale, per essere considerato tale, non ha bisogno di olio di ricino e manganelli).

Per tornare alla questione, come scrive Francesco Ciafaloni nel suo articolo (Ha Keillah n.3/2008 – pag. 8), "gli tzigani, per lo più, sanno poco dei gaggi e i gaggi non sanno assolutamente nulla degli tzigani, al di là della caricatura negativa, e di quella romantica, che possono tranquillamente convivere" (gaggi o gagé è il termine in lingua romaní che indica chi non appartiene all’etnia zingara). Credo che in linea di massima abbia ragione. Una migliore conoscenza degli aspetti storico-culturali e delle problematiche di questo popolo può far meglio comprendere le dinamiche che sono all’origine dei conflitti che da sempre segnano il rapporto tra zingari e gagé; per questo ho ritenuto che valesse la pena suggerire alcune letture che potranno aiutare a gettare uno sguardo verso quell’altrove (sia esso luogo o dimensione) nel quale Rom e Sinti vengono spesso relegati.

La bibliografia in lingua italiana sull’argomento è vasta ma non abbondante. Essa comprende sia testi di autori italiani che traduzioni di autori stranieri. Diversi libri, tra cui anche alcuni basilari, purtroppo sono ormai fuori commercio ma possono essere reperiti in biblioteca. Tra questi i titoli più significativi sono Mille anni di storia degli Zingari di François de Vaux de Foletier (Jaca Book, Milano, 1978) e Il destino degli Zingari di Donald Kenrick e Grattan Puxon (Rizzoli, Milano, 1975). Sul versante culturale, una trilogia a cura del gruppo Arca, è stata pubblicata dalla casa editrice milanese IGIS tra il 1978 ed il 1982: La mano allo zingaro (magia di una cultura), Arte nomade (il senso artistico degli Zingari), Gli ultimi nomadi (poesia nel mondo zingaro). Da segnalare anche Zingari ieri e oggi, a cura di Mirella Karpati (Lacio Drom, Roma, 1993), i volumi di Leonardo Piasere, Popolo delle discariche. Saggi di antropologia zingara (CISU, Roma, 1991), Un mondo di mondi. Antropologia delle culture rom (L’ancora del Mediterraneo, Napoli, 1999) ed infine la rivista di studi zingari Lacio Drom, pubblicata dal 1965 al 1999.

Sul "Porrajmós", lo sterminio nazifascista nel quale furono uccisi mezzo milione di zingari, hanno scritto Christian Bernadac, Sterminateli! Adolf Hitler contro i nomadi d’Europa (Fratelli Melita Editori, La Spezia, 1988), Otto Rosenberg, La lente focale. Gli zingari nell’Olocausto (Marsilio, Venezia, 2000) e Guenter Lewy, La persecuzione nazista degli zingari (Einaudi, Torino, 2002). Sullo stesso argomento vorrei ancora ricordare l’ottima documentazione contenuta nei DVD e nel libretto ad essi allegato dal titolo A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli Zingari (editrice A, Milano, 2006) da me recensiti su questo stesso giornale (n. 1/2007).

Con questo articolo intendo però soffermarmi su quattro recentissime pubblicazioni, uscite quasi contemporaneamente nei mesi scorsi e che seguono di poco il saggio curato da Marco Impagliazzo, Il caso zingari (Leonardo International, Milano, gennaio 2008 – pagg. 126 - € 12), di cui ci parla Emilio Jona sempre su Ha Keillah n. 3/2008 a pag. 9. La prima di esse è La città fragile (Bollati Boringhieri, Torino, aprile 2008 - pagg. 92 - € 12). Si tratta della raccolta dei testi teatrali della "Trilogia dell’invisibilità" curata dall’attore teatrale torinese Beppe Rosso e dallo sceneggiatore Filippo Taricco. Dei tre capitoli il primo di essi "Seppellitemi in piedi" ripercorre la vicenda dei Rom rumeni approdati alla periferia di Torino dieci anni fa e raccontata da Marco Revelli nel suo libro-testimonianza Fuori luogo. Cronaca da un campo Rom (1999, stessa casa editrice). È interessante, alla luce dell’ "emergenza" dei Rom rumeni di cui tanto si continua a parlare, riesaminare gli esordi di una vicenda che mette a nudo non solamente la fragilità dei protagonisti ma anche quella delle istituzioni che di fronte a ciò che interviene a scompigliare l’ordine costituito si mostrano quasi sempre ed ovunque incapaci di fornire soluzioni adeguate e spesso ricorrono a decisioni di natura repressiva (sgomberi, allontanamenti, espulsioni, ecc.).

Lorenzo Monasta, medico epidemiologo con esperienze di lavoro in Africa e nei campi nomadi in Italia, è l’autore de I pregiudizi contro gli "zingari" spiegati al mio cane (BFS-Edizioni, Pisa, 2008 - pagg.80 - € 8). Il titolo potrebbe indurre a pensare che si tratti di un libro ironico e poco impegnativo. Anche se in alcuni punti l’ironia non manca il testo pone il lettore di fronte agli atteggiamenti di rifiuto che molte persone adottano nei confronti dei Rom e dei Sinti, di cui conoscono poco o nulla, e ancora una volta mette in risalto l’analfabetismo culturale dei politici e delle amministrazioni locali. Facendo venire allo scoperto ed analizzando i comportamenti sbagliati, incoerenti, buonisti, che impediscono un approccio normale con la realtà zingara, il lettore viene posto di fronte a più di un interrogativo; la sfida è trovare in sé le risposte. In breve, un libro sintetico ma niente affatto banale.

Anche se il titolo Zingari di merda (Effigie, Milano, maggio 2008 - pagg.93 - € 15) appare spiazzante e provocatorio, si deve dare atto ad Antonio Moresco e a Giovanni Giovannetti di aver saputo descrivere, il primo con la narrazione ed il secondo con le immagini, le tristi condizioni di vita di una comunità di Rom rumeni costretti ad una dolorosa odissea tra l’Italia e la Romania, il luogo da cui erano partiti e nel quale sono stati ricacciati dopo lo sgombero dall’ex fabbrica Snia alle porte di Pavia, dove avevano trovato rifugio. Insieme a Dimitru che fa loro da accompagnatore gli autori hanno intrapreso un viaggio verso Slatina e Listeava, dove l’esistenza priva di prospettive trascorre in case di fango o dentro buche scavate nel terreno. Moresco descrive situazioni al limite dell’incredibile che spiegano le ragioni della fuga verso l’occidente in cerca di condizioni di vita migliori; narra ciò che vede con un linguaggio aspro e politicamente scorretto, riesce quasi a farci percepire la puzza che lo circonda in luoghi che sembrano concepiti per negare la dignità agli esseri umani. La lettura di questo libro non può non turbare la coscienza di tutti coloro che "vivono sicuri in tiepide case e tornando a casa la sera trovano cibo caldo e visi amici".

Con Non chiamarmi zingaro (Chiarelettere, Milano, giugno 2008 - pagg. 227 - € 12,60) Pino Petruzzelli, attore anch’egli come Beppe Rosso, ci introduce ad una realtà a dir poco stupefacente. Gli zingari da lui incontrati non sono soltanto quelli emarginati e sudici, ladri ed accattoni, bensì quelli che la gente non vede e quindi non giudica positivamente come dovrebbe: una romní medico con specializzazione in neurologia, una laureata in geopolitica, una maestra, un frate, un pittore, un giostraio, una zingara sottratta dalle istituzioni ai genitori naturali per essere educata in una famiglia "rispettabile" (con buona pace di chi afferma che gli zingari rapiscono i bambini).

Molti Rom e Sinti vivono con disagio la loro condizione, quella che li costringe a tacere sulla loro vera identità per non correre il rischio di essere discriminati. Le testimonianze raccolte da Petruzzelli, che tra l’altro ha partecipato all’incontro "Società e xenofobia", costituiscono un pesante atto d’accusa rivolto ad una società ipocrita, quella che rimprovera gli zingari di non volersi integrare ma per la quale "uno zingaro resta sempre uno zingaro", qualcuno di cui diffidare (quanti, in fondo, la pensano allo stesso modo nei confronti degli ebrei e, in genere, di chiunque appartenga ad una cultura, ad un gruppo sociale o ad una religione diverse da quelle nelle quali si riconosce la maggioranza dei cittadini?).

Questa guerra tra e contro i poveri e non contro le ingiustizie che sono all’origine della povertà è, nell’Italia delle leggi "ad personam", al tempo stesso cinica ed allarmante. Identificare negli zingari il capro espiatorio di turno consente di tacere sulle vere emergenze del paese e permette che gli istinti più bestiali si traducano in azioni di violenza e squadrismo: dai pogrom di Ponticelli ai presidi contro la sistemazione di un nuovo campo nomadi a Mestre, passando per numerosi episodi di aggressione taciuti dai media, questo solo per citare fatti recenti. Che queste deplorevoli iniziative siano firmate camorra, naziskin o Lega nulla cambia: intolleranza e razzismo, lo sappiamo, sono un’idra dalle molte teste di fronte a cui non dobbiamo mai abbassare la guardia.

In conclusione, la lettura dei libri che ho menzionato in precedenza permette di andare oltre l’informazione distorta che su questo argomento ogni giorno ci viene propinata da tivù e giornali, colmando quelle lacune di conoscenza che sono alla base di giudizi non obiettivi.

Porsi all’ascolto di persone che vivono al nostro fianco, imparare da un popolo che con gli ebrei ha condiviso una storia di esili forzati e di persecuzioni, può anche aiutarci a riflettere su noi stessi e fornirci delle motivazioni in più per contrastare la deriva morale e culturale di questo paese. Con l’aria che si respira ha ragione Guido Fubini quando afferma che "non basta più essere vigilanti!". Bisogna essere pronti ad agire.

 
Di Sucar Drom (del 23/08/2010 @ 09:41:46 in media, visitato 1525 volte)
Terra news - di Federico Raponi

DOC. Da Napoli alla Romania, "Europa 0 km" racconta un viaggio nel presente dei rom tra soprusi della camorra, razzismo dilagante e fabbriche chiuse.
Disoccupazione in Romania, ostilità in Italia. Il documentario Europa 0 km "segue la diaspora dei 900 rom cacciati da Ponticelli nel maggio di due anni fa - racconta il co-regista Luca Bellino - dopo 3 giorni di roghi e bombe molotov sui loro campi".

Com’è potuto succedere?
E' stata la conseguenza di un contesto nazionale durato mesi, a partire dall’omicidio Reggiani a Roma. Lo sfondo è stato un accordo sotterraneo tra apparati amministrativi e il clan dei Sarno, per cui nella zona dove si trovavano i nove campi si doveva costruire, cantierizzando entro una data. Esattamente un mese dopo l’incendio. I soldi sono arrivati a pioggia, e tra l’altro nell’inchiesta l’assessore coinvolto è stato arrestato.

L’atteggiamento della gente comune?
Purtroppo in quel quartiere gestiva tutto la criminalità. Se invece guardiamo alle vite private, c’erano grande comunione e amicizie. Ma, quando è arrivato il richiamo all’ordine, appoggiato anche da manifesti del Pd ("Via i Rom da Ponticelli"), come al solito sono state mandate avanti le donne a dire: "via tutti".

Dove sono finiti i rom?
Una parte è tornata in Romania, a Calarasi, e un’altra si è rifugiata in altri nuovi campi arrangiati a Napoli.

Com’è la situazione nel Paese d’origine?
C’è una grandissima nostalgia del regime comunista, si ricorda che nelle fabbriche lavoravano soprattutto i rom. Dopo l’89 hanno chiuso e da lì è iniziata la diaspora verso l’Europa, culminata con l’ingresso della Romania nell’Unione europea. Da qui il titolo del film, perché lì abbiamo visto ovunque cartelli con questa scritta. L’Europa però ha significato sfruttamento da parte delle multinazionali, tante anche italiane, con stipendi bassissimi e Rom che non lavoravano più. Ora con la crisi generale le nuove fabbriche stanno per chiudere, la crescita del Paese un po’ di soldi li porta, molti sono tornati e un tessuto lavorativo si sta ricreando.

E a Napoli?
La situazione è d’emergenza, i campi sono in condizioni estreme e precarie, non c’è nessun progetto di scolarizzazione né di formazione. I rom vivono della raccolta del ferro, attività principale, e di elemosina. Vogliono una stabilità, e quando d’estate tornano a Calarasi, con quei soldi costruiscono le proprie case.

L’idea del documentario?
Ci siamo resi conto che di questo evento simbolico fortissimo - cruciale nella storia del razzismo italiano, nel quale ci si è sentiti legittimati, nel silenzio generale, a incendiare abitazioni come fecero i fascisti in Africa - non se ne parlava più. Quindi per noi è stato un atto necessario.

 
Di Fabrizio (del 07/05/2009 @ 09:41:21 in Italia, visitato 2228 volte)

Me ne sono occupato anche ieri, aggiungo questa segnalazione di Flora Afroitaliani

Il campo Rom di Ponticelli devastato dai raid incendiari nel maggio 2008

Il 7 maggio prossimo verrà celebrato il processo in Corte d’Appello relativo ad A.V., la quindicenne rom accusata di aver rapito una neonata a Ponticelli, lo scorso maggio. A.V. ha voluto scrivere una lettera aperta al Capo dello Stato.

Il 10 maggio 2008, la piccola rom viene arrestata a Ponticelli, Napoli, dalla polizia, mentre una folla inferocita l’ha accerchiata e si è scagliata contro di lei. Il tentativo di linciaggio è stato innescato dalle urla di una giovane madre che accusa la ragazzina di aver cercato di rapire la figlia neonata. A.V. viene portata a Nisida, dove tuttora – dopo 10 mesi di carcere preventivo e il primo grado di giudizio che l’ha condannata a 3 anni e 8 mesi – si trova.

Appena dopo l’arresto di A.V., gruppi di abitanti di Ponticelli attaccano i campi rom con spranghe e taniche di benzina col pretesto dichiarato di “vendicare” il rapimento della neonata.

L’udienza presso la Corte d’Appello di Napoli ci sembra un occasione per riflettere sulla drammatica vicenda, per interrogarci sulla potenza che gli stereotipi hanno sulla realtà, su come siamo oppressi dal crescente e sempre più violento razzismo.

La vicenda è complessa e include certamente anche la volgarità e la scorrettezza dei media, che hanno dato subito per certa ed assodata la colpevolezza della ragazzina, e hanno addirittura continuato a trasmettere ossessivamente la notizia mentre bande di gente armata di spranghe e molotov assaltava i campi rom con all’interno bambini, donne ed anziani, costringendoli a fuggire.

La disumana ferocia con cui sono state devastate le povere baracche dove vivevano i rom è il frutto di una politica che, con le sue scelte vergognosamente razziste, esaspera senza ritegno le più riprovevoli pulsioni xenofobe, alimenta a proprio uso e consumo una incessante guerra tra poveri e innesca l’inaridimento crescente di valori fondanti la cultura del nostro paese, come la solidarietà, la tutela dei più deboli e l’aspirazione alla giustizia sociale.

In questa situazione, è nostra opinione che il processo ad A.V. avrebbe dovuto essere condotto con il massimo dell’impegno, dell’approfondimento e della trasparenza, con la coscienza dell’importanza e del significato delle decisioni che si andavano ad assumere. Noi denunciamo che tutto ciò non si è verificato e che, al contrario, vi è stato un accanimento giudiziario.

L’avvocato della ragazzina, convinto della sua innocenza e del fatto che il racconto dell’accusatrice e unica testimone presentasse delle incongruenze, ha cercato di impostare un’analisi più approfondita, ma nessuno dei nodi sollevati è stato preso in considerazione.

La sentenza di primo grado si è chiusa con una condanna a tre anni e otto mesi per sequestro di persona consumato con l’aggravante della minorata difesa della persona offesa. Se la sentenza fosse confermata in appello, sarebbe il primo ed unico caso in Italia di un tale tipo di reato da parte di un rom.

Noi riteniamo che l’asprezza della pena rivela la precisa volontà di infliggere una condanna esemplare, cioè ispirata non alla reale concretezza delle prove, ma invischiata di questo clima da caccia alle streghe.

Denunciamo che, anche se paradossalmente la ragazzina fosse colpevole, gravi e inaccettabili sono le violazioni dei diritti fondamentali che ha subito durante il processo, tra cui la mancata traduzione degli atti nella lingua di origine e il rifiuto di concedere il patrocinio a spese dello Stato. E’ inaccettabile, poi e soprattutto, che il Tribunale non abbia voluto concedere nessuna chance formativa e rieducativa ad una minore non accompagnata e, per altro, incensurata.

Il rifiuto da parte del Tribunale di concedere misure alternative alla carcerazione è stato motivato col fatto che non c’è stata alcuna confessione da parte della minore, che infatti si è sempre professata innocente pur sapendo che, se avesse ammesso la responsabilità, sarebbe uscita dal carcere e affidata ai servizi sociali.

Purtroppo, è molto frequente che gli stranieri, consapevoli del clima di pesante pregiudizio che nel nostro paese dilaga, preferiscono addossarsi colpe che non hanno per ottenere sconti di pena. A.V., pur conscia di ciò, ha scelto di continuare ad affermare la propria innocenza. Almeno questo dovrebbe indurci a riflettere.

Aspettiamo con fiducia la decisione della Corte d’Appello di Napoli.

Comitato Campano con i Rom

 
Di Fabrizio (del 17/05/2009 @ 09:41:15 in Italia, visitato 1664 volte)

Napoli - dal 15 maggio al 14 settembre 2009
Santiago Sierra - Ponticelli

MADRE - MUSEO D'ARTE DONNA REGINA vai alla scheda di questa sede
Via Luigi Settembrini 79 (80139)
+39 08119313016
www.museomadre.it 

Nuovo progetto di Santiago Sierra pensato e realizzato dall’artista a Napoli, e per la prima volta esposto al Madre, che affronta la questione dei Rom e, in particolare i recenti fatti della comunità Rom di Ponticelli, prendendola a simbolo della nuova ondata xenofoba e di intolleranza verso gli immigrati che attraversa il paese e, più in generale il mondo occidentale a seguito della crisi economica mondiale.

orario: dal lunedì al venerdì ore 10.00 – 21.00 sabato e domenica ore 10.00 – 24.00 Giorno di chiusura: martedì (possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero: € 7.00 Ridotto: € 3.50 Gratuito tutti i lunedì Audioguide € 4.00
vernissage: 15 maggio 2009. ore 12
ufficio stampa: ELECTA NAPOLI
curatori: Bartolomeo Pietromarchi
autori: Santiago Sierra
note: La mostra è realizzata in collaborazione con la Prometeo Gallery di Ida Pisani. parte (integrante) del nuovo progetto di Santiago Sierra è già in mostra per le vie di Napoli in diversi spazi urbani normalmente dedicati alla pubblicità
genere: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa
PONTICELLI è il nuovo progetto di Santiago Sierra pensato e realizzato dall’artista a Napoli, e per la prima volta esposto al MADRE, che affronta la questione dei Rom e, in particolare i recenti fatti della comunità Rom di Ponticelli, prendendola a simbolo della nuova ondata xenofoba e di intolleranza verso gli immigrati che attraversa il paese e, più in generale il mondo occidentale a seguito della crisi economica mondiale. Il progetto si compone di tre opere in mostra al museo e di un imponente progetto pubblico che per tutto un mese (da metà maggio a metà giugno) occuperà numerosi spazi urbani normalmente dedicati alla pubblicità con una serie di immagini realizzate dall’artista.

Le immagini rappresentano dentature digrignanti di due famiglie Rom, ultime rimaste prima dello sgombero definitivo del campo di via Ponticelli, che si sono prestate per realizzare l’opera. Un segno forte nella città, segno di rabbia e di disperazione, urlo contro l’intolleranza di tutti i generi, sensibilizzazione verso un silenzio impotente di fronte al montare di odio e paura. Un’opera che con grande impegno riflette sulla questione del diverso, della tolleranza e della convivenza in momenti di crisi quando la questione si fa più sensibile e attuale.

In mostra al MADRE oltre alle due opere che ne hanno preparato la realizzazione QUEMA DE VIVIENDAS (ESCENA ENCONTRADA) e ESTUDIO FOTOGRÁFICO DE PONTICELLI anche la serie completa delle immagini del progetto pubblico DIENTES DE LOS ÚLTIMOS GITANOS DE PONTICELLI, oltre ad un programma di proiezioni di video di recenti progetti dell’artista compreso il controverso LOS PENETRADOS recentemente realizzato a Madrid sul tema del genere, il sesso e la razza.

In occasione della mostra sarà realizzata una giornata di studio e di approfondimento sulla questione dei Rom, in particolare, e su quella dell’integrazione del diverso e dello straniero più in generale. All’incontro saranno invitati il collettivo Stalker, Nando Sigona uno dei fondatori di OsservAzione - Centro di ricerca e azione contro la discriminazione Rom e Sinti - e docente di Refugee Studies presso la Oxford Brookes University e City University (London), e rappresentanti delle associazioni e degli attivisti che si occupano dell’argomento, oltre all’Associazione Nazionale Opera Sinti e Rom.

Santiago Sierra è nato in Madrid e si è trasferito nel 1995 a Città del Messico. Artista di fama mondiale Sierra è conosciuto per le sue opere provocatorie realizzate dentro e fuori gli spazi dedicati all’arte. Santiago Sierra si e’ progressivamente distinto negli ultimi anni grazie ad un lavoro in bilico tra la scultura minimalista, la fotografia concettuale e la performance, mettendo costantemente in discussione i limiti e le costrizioni imposti dalla società contemporanea. Tra le ultime prove dell’artista ricordiamo il Padiglione Spagnolo alla 50° Biennale di Venezia, a cui si poteva accedere solo se in possesso di un passaporto iberico; ”The first verse of the Marseillaise played uninterruptedly for one hour” al Centre d’art contemporain de Bretigny, dove un’intera orchestra ha suonato il primo verso dell’inno francese per un’ora, e ”300 Tonnen” alla Kunsthaus di Bregenz, una possente installazione in cemento del peso di trecento tonnellate che ha spinto agli estremi le capacità strutturali del museo austriaco, al punto da poter accogliere solo quaranta visitatori alla volta.
 
Di cicciosax (del 11/10/2008 @ 09:40:33 in Italia, visitato 1722 volte)

Da Gad Lerner - il blog del bastardo

E’ appena uscito da Feltrinelli questo volume collettivo, cinquanta voci per riflettere sulla scomparsa di un’opposizione culturale all’egemonia del centrodestra. Ve lo consiglio, ci sono diversi stimoli utili. Nel frattempo vi anticipo il mio contributo, dedicato ai Rom: lo spauracchio che ci ha fatto alzare bandiera bianca sul terreno della sicurezza.

La sinistra deve stare con il popolo, ma se il popolo odia gli zingari?

Non c’è dilemma più nitido. Di fronte a quel bivio numerosi amministratori della sinistra lombarda (non a caso di matrice comunista amendoliana), dalla sindaco di Pavia a quello di Sesto San Giovanni, hanno imboccato la via “popolare”. Guidati dal motto politicamente scorretto, e dunque di sicura presa, coniato dal presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati: “Non dobbiamo ripartire i campi rom. Bisogna farli semplicemente ripartire”. Versione italiana del già arcinoto manifesto leghista su cui nessuno aveva mai avuto niente da ridire: “Campi rom, foera de ball”. Il popolo, si sa, è ruvido. Quando le popolane di Ponticelli presero a sputi in faccia e male parole le zingare, dopo che certi loro scugnizzi malavitosi dotati di motorino avevano incendiato l’accampamento con le molotov, già la locale sezione del Partito democratico aveva provveduto ad affiggere sui muri di quella periferia napoletana, sotto il simbolo tricolore, quel solito slogan: “Via il campo rom”. E che nessuno parli di pogrom, per favore, la gente non capirebbe. Si trattò di “eccessi”, strumentalizzazione camorristica di un legittimo risentimento popolare, favoriti dall’inadempienza delle forze dell’ordine.

C’è poi una sinistra che di fronte a quel bivio imbocca la direzione opposta, adottando gli zingari per elevarli a nuovi protagonisti dell’antagonismo metropolitano, surrogati di un proletariato ormai cooptato nel blocco di potere. Sono loro, gli zingari, l’ultimo vero popolo rivoluzionario. Il nomadismo andrebbe riconosciuto come insopprimibile vocazione, fascinosa alterità. Poco importa che la maggioranza dei “nomadi” aspiri a una residenza normale, e comunque se non sgomberati rimangano per decenni nello stesso luogo derelitto. Le elevate percentuali di devianza criminale si giustificherebbero con la loro tradizione comunitaria, impermeabile ai dogmi della proprietà privata. Le spose bambine, le maternità precoci, l’ignoranza contraccettiva sarebbero il naturale contrappunto di una società mercificata e sterile. La retorica ultraminoritaria dello “zingaro è bello” fa presa crescente nella sinistra comunista e nei centri sociali che non si limitano a protestare contro le discriminazioni e le malversazioni inflitte agli zingari. Ma giungono a contrapporsi polemicamente al volontariato sociale operante nelle baraccopoli. La paziente opera di educazione, avviamento al lavoro, regolarizzazione degli habitat (pagamento delle bollette, freno al viavai dei residenti, espulsione dei violenti), viene denunciata come snaturamento identitario: dovremmo “accettarli così come sono”, l’integrazione viene respinta come sottomissione.

Questa sinistra affascinata dalla cultura rom, differenza da tutelare contro la minaccia di omologazione, non riscuote certo consensi popolari quando si oppone alle politiche di sicurezza della destra. Ma è interessante notare la rivincita simbolica incamerata dall’intellighenzia sensibile alla questione zingara: nel circuito musicale, teatrale, cinematografico, letterario e perfino sulle passerelle degli stilisti la suggestione gitana si traduce in opere di successo. Come dire: gli zingari intrigano, perfino affascinano, ma a patto che restino virtuali, alla larga da casa mia.

Entrambe le visioni sopra descritte scaturiscono da una sopravvalutazione parossistica del ruolo attribuito agli zingari (non c’è altro termine generico che accomuni le popolazioni rom, sinti e camminanti) nella realtà italiana. Stiamo parlando, certo, della più grande minoranza d’Europa, tra i 7 e i 9 milioni di cittadini dell’Unione. Ma nel nostro paese, neppure dopo l’apertura delle frontiere agli immigrati dalla Romania si è raggiunta quota 200 mila: una percentuale talmente esigua rispetto alle dimensioni della penisola -tanto più se si considera che circa 60 mila sono italiani da secoli, più della metà hanno meno di 14 anni, e tra gli stranieri prevalgono gli zingari fuggiti quasi vent’anni fa dalle guerre balcaniche (tuttora condannati dalla burocrazia a restare privi di documenti)- da smentire che possano davvero rappresentare un’emergenza.

La sovrarappresentazione italiana del pericolo rom è un fenomeno unico in Europa. Vi sono certo nazioni, come la Romania e la Slovacchia, in cui gli zingari subiscono un’ostilità politica e sociale, ma nell’ambito di contrapposizioni etniche alimentate da bel altra presenza numerica. Minimizzare la questione zingara risulta, ciò nonostante, impossibile. Quando si è trovata a dover gestire il turbamento dell’opinione pubblica per reati odiosi che sollecitavano allarme sociale –come l’allora sindaco Veltroni a Roma, nel caso del delitto Reggiani, novembre 2007- anche la sinistra ha fatto ricorso all’espediente degli sgomberi spettacolari. Fingendo d’ignorare che i baraccati possono venir costretti a vagabondare altrove in cerca di ricovero notturno, ma non scompaiono da un giorno all’altro. Quando erano decine di migliaia ad accamparsi nelle baraccopoli dell’hinterland romano, nei primi anni Sessanta, narrati magistralmente da Pier Paolo Pasolini, nessuna forza politica popolare avrebbe considerato redditizio assumerli come bersaglio. Erano molti di più, rispetto ai derelitti delle bidonvilles di oggi, ma non erano né stranieri né zingari. Comunità di minoranza che neppure possono godere della protezione di uno Stato alle spalle, come accade per esempio ai cinesi e agli ebrei. Bersagli ideali del malcontento popolare. Tanto più che la persistenza degli stereotipi diffusi da sette secoli sugli zingari –propensione al furto, popolo misterico e in integrabile, dedito al ratto dei bambini e alla violenza sulle donne- non è stata scalfita neppure dallo sterminio nazista di un numero di zingari compreso fra i 219 mila e il mezzo milione, tra il 1942 e il 1945, nei medesimi lager in cui venivano deportati gli ebrei. Per decenni si è preferito rimuovere il genocidio degli zingari, censurando la memoria dei sopravvissuti e talvolta addirittura giustificando la persecuzione (sentenza della Corte suprema tedesca nel 1956) in quanto “campagna preventiva contro i crimini”. Nessuno ha eretto un tabù per contrastare gli stereotipi antigitani.

Le stesse persone che mai tollererebbero battute ostili nei confronti degli ebrei o dei neri, spesso ammettono una deroga culturale riguardo agli zingari. Non è considerato infame desiderarne l’eliminazione perché nei loro confronti persiste l’identificazione fra un popolo e una colpa. Difendi gli zingari? Vuol dire che sei un difensore dei delinquenti. E’ un’accusa che viene rivolta in perfetta buona fede: ma come, non ti rendi conto che “quelli” sono davvero diversi da noi, sono il male?

Per alcuni mesi tra il 2007 e il 2008 la leadership veltroniana del Partito democratico si è illusa di poter cavalcare anche le pulsioni irrazionali del paese, rifugiandosi dietro a una formula anodina: “La sicurezza non è né di destra né di sinistra”. Ma proprio la sovrarapresentazione del pericolo rom si è incaricata di confutare per prima tale scioglilingua: quando accetti di trasformare in emergenza nazionale, finalizzata alla repressione o all’espulsione di un popolo, le manchevolezze della politica nell’opera di integrazione-repressione, hai già consegnato alla destra lo scettro del comando. Prima di rassegnarsi a questa banale constatazione, nella sinistra più subalterna culturalmente al leghismo abbiamo dovuto assistere a ulteriori elucubrazioni verbali. Come il Documento sulla Sicurezza diramato dal Pd lombardo nel giugno 2008 che auspicava la formazione di reparti di vigilanti volontari da affiancare alle forze di polizia, sorta di “ronde democratiche” da contrapporre alle ronde padane. Con lapsus involontario ma significativo, lo stesso documento conteneva la richiesta di un tetto percentuale per limitare l’eccessiva concentrazione di bambini stranieri nelle classi della scuola primaria: proposta di per sé non scandalosa, se i demagoghi della sinistra filoleghista non l’avessero proposta come questione di ordine pubblico.

Proprio così, quando la paura gioca brutti scherzi la gente comincia a temere anche i bambini. Il caso rom è di nuovo esemplare. Se il ministro Maroni ha voluto con insistenza sottolineare la necessità di raccogliere le impronte digitali dei minori rom, è perché sa benissimo di riscuotere i consensi di una massa che in quelle manine scorge prima di tutto la destrezza dei borseggiatori impuniti. Niente di meglio, è il passo successivo, che presentarsi con cinismo beffardo come unici veri protettori di quei bambini indifesi. Favorendo il loro avviamento scolastico? Sostenendo le amministrazioni che gli schiudono l’ospitalità nelle case popolari? No, identificandoli. E promettendo loro salvezza attraverso la sottrazione ai genitori naturali. Promettendo di incrementare le revoche della patria potestà, come se tale provvedimento estremo e delicatissimo dovesse simboleggiare la liberazione dei bambini zingari –non dall’emarginazione e dalla povertà- ma dalla loro etnia maledetta.

A discarico degli amministratori di sinistra che hanno cavalcato l’ostilità anti-rom, va riconosciuto che è difficile, soprattutto per dei politici, mettersi contro il popolo. Col rischio di passare per difensori della delinquenza, dei violentatori, dei ladri di bambini (sia ben chiaro: negli ultimi vent’anni non risulta un solo caso di minore rapito da zingari in Italia). I mass media registrano passivamente la commedia di un popolo esasperato, l’ira dei giusti che talvolta anticipa le forze dell’ordine nel necessario repulisti. Nei talk show televisivi da anni i leaders degli opposti schieramenti considerano improponibile adoperare la parola “integrazione” e hanno fatto semmai a gara nel promettere espulsioni, dimenticando quanto sia vasta la categoria dei drop-out non estradabili. Perfino i vescovi e i parroci troppo caritatevoli vengono accusati di tradimento, rifacendosi a dottrine medievali secondo cui la compassione e l’assistenza sono lecite solo nei confronti dei poveri appartenenti alla tua comunità: dunque i vagabondi devono essere rinchiusi, cacciati o uccisi. Così gli episodi di violenza contro la presenza degli zingari nelle periferie urbane si moltiplicano senza neppure bisogno dell’incitamento dei titoloni di prima pagina di giornali degni eredi, settant’anni dopo, de “La difesa della razza”. Si va dal solito demagogico “Obiettivo: zero campi rom”, fino al ridicolo “I rom sono la nuova mafia”, per sfociare nel bieco stereotipo “Quei rom ladri di bambini”. Sarebbe assai benefico ricordare qui il precetto biblico dell’immedesimazione (“In ogni generazione ciascuno deve considerare se stesso come se fosse uscito dall’Egitto”) e perciò ogni volta sostituire con la parola “ebrei” o “italiani” la parola “rom”. Ma è un esercizio liquidato come poco redditizio da un gruppo dirigente della sinistra che ha sottovalutato le conseguenze della sconfitta subita sul terreno dei valori di civiltà, senza neanche provarsi a difenderli.

C’è infatti un’accusa particolarmente insidiosa da cui la sinistra sente il bisogno di difendersi, col rischio di accentuare la sua subalternità culturale alla destra.
Difendere gli zingari; denunciare il chiaro scopo intimidatorio e discriminatorio del censimento nei cosiddetti campi nomadi e delle impronte digitali da rilevare solo a loro; ricordare che i Commissari prefettizi nominati a Roma, Milano, Napoli per l’emergenza nomadi sono i primi dal 1938 incaricati di una sovrintendenza etnica: tutto ciò avrebbe il difetto di separare ulteriormente la sinistra dal popolo. Rivelando un’ostilità elitaria tipica della casta dei privilegiati che ignorano il disagio delle periferie. L’adulazione del popolo, il germe del populismo, penetrano così anche un ceto politico amministrativo della sinistra che mal sopporta la convivenza con le sue stesse tradizioni culturali. Chi si oppone è fuori dal popolo. Ti senti buono, superiore? Allora ospitali nel tuo attico, e non venirci a dire che dobbiamo investire risorse pubbliche per mantenere e ospitare questi corpi estranei alla società perbene. I veri poveri sono i nostri italiani, gli zingari sono dei privilegiati. Non a caso impazzano leggende metropolitane secondi cui riceverebbero sussidi quotidiani dagli enti locali, e il volontariato cattolico li alloggerebbe a scapito dei concittadini senzatetto.

Rinunciando a una battaglia culturale su un terreno considerato troppo sfavorevole e impopolare come la questione zingara, la sinistra ha sacrificato un tratto distintivo della sua idealità. Ma l’approccio corrivo a una destra che ricorre impunemente a termini come “derattizzazione”, allude all’eliminazione fisica dei rom, li stigmatizza con stereotipi identici a quelli antisemiti, non è solo mortificante: alla lunga si rivela anche nocivo politicamente. E’ vero che ci sono sindaci di sinistra che hanno perso le elezioni, in apparenza, solo per il fatto di aver consentito la sistemazione provvisoria sul territorio comunale di poche decine di zingari, metà dei quali bambini. E perfino un nordista come Cacciari, che strizza maliziosamente l’occhio alla Lega, viene ripagato con la furia di chi si oppone alla sistemazione di un campo per zingari italiani residenti a Venezia da decenni.

Ma alla dimensione irrazionale della politica di destra può contrapporsi efficacemente solo la passione civile e religiosa, la memoria storica, la denuncia del sopruso perpetrato nei confronti di un popolo, il coraggio di propugnare un’opera d’integrazione. Nel 1938 coloro che si opposero alla legislazione razziale promulgata dal regime fascista furono accusati di “pietismo” e con questa motivazione un migliaio di loro furono espulsi dal Pnf. Perché mai dovremmo sentirci disonorati dall’accusa di “buonismo”, settant’anni dopo?

 
Di Fabrizio (del 17/10/2010 @ 09:39:53 in Italia, visitato 1398 volte)


I rom a Lecce non sono di passaggio, ma le istituzioni non sembrano capirlo
10 ottobre 2010 - Andrea Aufieri (direttore rivista Palascìa_l'informazione migrante)
Fonte: Palascìa_l'informazione migrante, Anno I numero 2, maggio-settembre 2010 - 10 ottobre 2010

Antonio Ciniero, ricercatore dell'Osservatorio provinciale sull'immigrazione della Provincia di Lecce, ci racconta storia e quotidianità del campo "Panareo".
«La situazione che vivono i rom a Lecce è il risultato di discutibili scelte fatte negli scorsi anni. Lo stereotipo più diffuso è quello di credere che siano un gruppo omogeneo, ma più che parlarne in generale bisognerebbe considerare i singoli gruppi. Quello dei rom è "un mondo di mondi", per dirla con Piasere. Nel caso della comunità di campo "Panareo" si tratta di rom khorakhanè shqiptare, rom di tradizione musulmana di provenienza montenegrina e kosovara. Vengono soprattutto da Podgorica, e hanno capito cosa significa vivere in roulotte o in baracca solo qui, visto che in patria vivevano nelle proprie case. Il loro arrivo è avvenuto sulla base dei flussi migratori che hanno seguito la dissoluzione della Jugoslavia, vista la tragica contingenza di guerre fratricide impropriamente chiamate etniche. Molti di loro hanno scelto di non imbracciare le armi e di spostarsi. La scelta del Salento non è stata casuale: alcuni commercianti di abbigliamento compravano qui dei capi di vestiario per rivenderli sulle coste montenegrine, che proprio in quegli anni divenivano meta di flussi turistici. Nel '95-'96, durante la guerra del Kosovo, arriva un secondo gruppo, ma nessuno se ne interessa, se non il volontariato locale e in particolare la Caritas. Che chiede l'intervento delle istituzioni per migliorare le loro condizioni di vita, ma l'ottica dell'intervento istituzionale resta quella securitaria: si effettuano sgombri delle zone occupate accampando motivi di igiene e ordine pubblico. Le uniche risposte istituzionali sono quelle di realizzare un "campo sosta": dapprima si individua l'ex-campeggio di Solicara (1995) e poi dal 1998 si individua la Masseria Panareo».

«Oltre a quella demagogica non si cerca mai una reale soluzione. Si sorvola sul fatto che molti rom siano richiedenti asilo, che meriterebbero tutele che di fatto non hanno: alcuni non possono neanche tornare in Montenegro, dove pure hanno delle case di proprietà, perché risulterebbero disertori. È impossibile non ritenere che quello dell'approccio alla questione dei rom sia un errore di gestione politica. Un esempio di approccio errato alla "questione rom" è l'emanazione dell'ultimo regolamento del campo approntato dalla commissione per i servizi sociali del Comune di Lecce, che li considera ancora soggetti nomadi. Questo perché non ci si è relazionati con la realtà. È dovuto intervenire il portavoce della comunità, Benfik "Beni" Toska, che ha fatto presente che le stesse persone che si credono nomadi sono qui da venticinque anni».

«La soluzione dei campi è adottata solo in Italia, la prima cosa che invece dicono i rom è che vogliono uscire fuori dal campo. Il campo e un'istituzione totalizzante sul soggetto. Chi assume un rom in "sosta temporanea"? Il campo non fa che riprodurre i meccanismi della stigmatizzazione e dell'emarginazione sociale. La sua stessa collocazione sembra studiata ad arte, a 7 km da Lecce e da Campi, 4 da Novoli e da Surbo, 5 da Trepuzzi, senza collegamento pubblico con le città. Una situazione di questo genere porta all'emarginazione. Qui c'è l'intera quarta generazione nata e cresciuta all'interno del campo. Quella del campo è una scelta imposta. Ancora oggi, in materia di decisioni politiche, si assiste al solito canovaccio per cui prima si decide cosa e come fare, ma poi ci si deve adeguare a quanto deliberato. In una società democratica, non è possibile prescindere dal costante coinvolgimento e dal confronto con i cittadini rom -in questo caso- ogni qualvolta un'istituzione è chiamata in causa per prendere decisioni che li riguardano direttamente. Per pianificare le politiche migratorie territoriali, esiste poi un luogo istituzionale preposto per legge. È la prefettura con i Consigli territoriali per l'immigrazione. A Lecce questa istituzione latita. Sono anni che si chiede uno specifico tavolo tematico che appronti, assieme a tutti gli attori, istituzionali e non, le questioni poste dalla presenza dei rom sul territorio, per individuare insieme a loro concrete e praticabili soluzioni che vadano nella direzione dell' inclusione sociale».

«È in questo quadro che l'Opi svolge le sue indagini avvalendosi della metodologia della ricerca/azione. Una ricerca militante, che mira alla conoscenza della realtà sociale per poterla modificare insieme ai soggetti/oggetti di ricerca e alle istituzioni locali. Trovare il capro espiatorio nel solo Comune di Lecce, che ha individuato nel campo sosta la soluzione alloggiativa per questo gruppo di cittadini, sarebbe molto facile ma altrettanto sbagliato. La richiesta che viene dal campo è quella di risiedere nel tessuto urbano e sociale dei comuni della provincia. Chi è già uscito dal campo ha visto che la qualità della propria vita è migliorata. Il problema è di riuscire a concertare e pianificare percorsi praticabili a livello istituzionale». «Riguardo al lavoro, uno degli stereotipi più diffusi tra i gagè è quello che i rom rifiuterebbero il lavoro per "cultura". I rom del "Panareo" si danno da fare, eccome. Sono quasi tutti organizzati con la vendita delle piante presso tutta la provincia, con regolare licenza. Un lavoro congiunturale, però,che richiede autonomia, mobilità, capacità di compravendita, con il quale spesso non si riesce a far fronte alle esigenze economiche di una famiglia. Nel corso del tempo, poi, si ravvisano molte modifiche. Per esempio è venuta meno la logica del manghel (chiedere il denaro per strada), perché i ragazzini nati e cresciuti qui si vergognano di praticarlo. In Italia ancora si attende il riconoscimento dei rom e dei sinti come minoranze linguistico-culturali, come avvenuto per altre realtà. Nel variegato panorama sociale italiano il gruppo più debole è proprio quello dei rom, che pagano gli effetti di un razzismo strisciante presente nella società italiana. Come ci insegna la storia, la logica razzista si basa sul prendere a oggetto il gruppo più facilmente attaccabile, l'anello più debole della catena, per poi colpire gli altri. Quando è andato al potere il governo più xenofobo dal dopoguerra a oggi, da subito i rom sono stati "oggetto d'attenzione", partita con la montatura come quella del "tentato rapimento" di un bambino a Ponticelli a opera di una ragazzina rom, che ha scatenato un vero e proprio pogrom, con l'avallo politico delle opposizioni (ricordiamo il vergognoso volantino redatto dal Pd di Napoli che sosteneva i pogrom!) che è culminata con l'emanazione di decreti e atti chiaramente razzisti, come l'Europa, in generale, e l'Italia, in particolare, hanno conosciuto solo durante il triste periodo dei totalitarismi».

Note:
Link alla rivista Palascìa_l'informazione migrante, sfogliabile gratuitamente all'indirizzo
http://www.metissagecoop.org

 
Di Fabrizio (del 13/12/2008 @ 09:35:29 in Italia, visitato 1514 volte)

Premessa noiosa: da circa un mese sento discutere su quanto Facebook sia alienante, sul fatto che bisogna starne distante perché è pieno di gruppi fascisti (che si chiudono e riaprono a velocità pazzesca), sul fatto che è pieno di programmi inutili. Io rimango della vecchia idea che non bisogna buttare via bambini assieme all'acqua sporca. Ad esempio, ho conosciuto meglio persone che già frequentavo, trovato nuovi collaboratori e lettori, frequento gruppi di discussione sugli argomenti che mi stanno a cuore, ho trovato partecipanti ad iniziative...

Proprio su Facebook mi è stato segnalato questo lungo e interessante articolo di Eugenio Viceconte sul portale di Sinistra Democratica: spiega bene gli arretramenti delle politiche sociali negli ultimi 10 anni, in particolare l'odissea di quest'ultimo anno, dove media e politica hanno fatto gli straordinari per costruire "il pericolo zingaro". Noto lo sforzo di chi ha scritto nel cercare anche soluzioni "politiche" e non di buonismo alla presenza di forse 150.000 Rom e Sinti in Italia. Insomma: grazie per la solidarietà, ma ora è tempo di sporcarsi le mani e di promuovere soluzioni politiche!

Quando il governo ha dato corso alle promesse elettorali sulla sicurezza ed ha messo in scena le azioni repressive contro "zingari", in particolare la sciagurata campagna della raccolta delle impronte ai bambini, nel popolo della sinistra si è colto qualche segnale di indignazione e s'è fatta strada l'idea che alla gente Rom e Sinti venisse negato qualcuno dei diritti fondamentali dell'uomo previsti dalla Dichiarazione Universale e le immagini dei roghi di Ponticelli hanno creato dolore e sconcerto facendo prendere coscienza che il razzismo del nostro paese è una realtà concreta.

Poi è arrivato l'attacco alla scuola, la crisi economica e nei sondaggi la paura della povertà ha sostituito l'ansia per la presenza dei Rom; il risultato è stato che di Ponticelli e di impronte non si parla più.

Ovvero, la litania contro il governo "che prende le impronte ai bambini rom" e rimasta nelle frasi fatte negli articoli politici e nei blog, anche se la norma, per l'intervento della comunità europea, è stata ritirata.

Un modo per connotare il governo di destra e delle città amministrate dagli sceriffi quando anche l'opposizione dei Diritti dei Rom sembra essersi completamente dimenticata.

La "crisi" ha fatto ripiombare sul tema dei diritti umani della più grande minoranza europea la cortina di silenzio che grava da sempre.

Non che sia scemato in questi mesi "l'accanimento contro gli zingari".

L'opinione pubblica continua ad essere ferocemente xenofoba fomentata da una stampa ed una TV spietatamente attive nel creare odio cieco ed ingiustificato allarme.

Da parte sua il governo e le amministrazioni comunali hanno continuato un'azione costante di intimidazione sulla popolazioni rom e sinti.

Continuano di buon passo i piani per smantellare quel poco di sostegno sociale che, malamente, era stato dato per far fronte a progetti di integrazione vecchi di venti anni; come continuano i progetti di rimozione sociale dell'etnia rom da allontanare, marginalizzare, isolare, espellere, nascondere.

Si vanno anche consolidando preoccupanti progetti di allontanamento dei minori dalle famiglie con la creazione dei presupposti ideologici nella società tali da far accettare l'equazione "povertà = perdita della patria potestà".

Ma non è questa la sede per fare l'analisi puntuale delle discriminazione in corso contro la gente rom e sinti da parte di questo governo e delle amministrazioni locali ne per mettere in evidenza il pensiero razzista insito nella società italiana. Ci sono siti che quotidianamente si battono su questi temi (*) ed a questi vi rimando.

Invece è importante fare il punto sui ritardi della politica italiana in generale e della sinistra in particolare sulla battaglia per l'applicazione della Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo per la gente Rom e Sinti in Italia.

Le direttive europee per l'applicazione della Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo.

La comunità europea riconosce che in Europa i Rom e i Sinti sono ancora oggetto, in varia misura, di discriminazione, emarginazione e segregazione.
In Italia, a dispetto da quanto previsto dalle raccomandazioni europee, non c'è un riconoscimento giuridico dei Rom e Sinti come minoranze etnica e linguistica.

Su questi temi c'è uno storico ritardo della sinistra che praticamente non ha fatto niente per difendere il diritto all'identità culturale al popolo rom e sinti. Ritardo è ancora più triste se si pensa che negli anni settanta, in particolare per l'azione di Lelio Basso, la sinistra italiana ha contribuito in maniera determinante alla stesura della Dichiarazione universale dei diritti dei popoli, espressa nella Carta di Algeri, e fatta proprio nelle direttive dell'ONU e della Comunità europea.

Il tema della identità è centrale per superare l'attuale emergenza civile della discriminazione di una minoranza fortemente penalizzata da una oggettiva segregazione economica in gran parte derivante dal pregiudizio etnico.

Le raccomandazioni europee per il pieno conseguimento dei Diritti dell'Uomo per la minoranza Rom e Sinti dovrebbero rappresentare un percorso politico per la sinistra italiana.

Nelle raccomandazioni europee si richiede:

  • Il riconoscimento dello status giuridico dei Rom e dei Sinti
  • Programmi per il miglioramento dell'integrazione nella società come individui, comunità, gruppi minoritari,
  • Partecipazione ai processi decisionali a livello locale, regionale, nazionale ed europeo
  • Garantire, come gruppo minoritario, trattamenti per l'istruzione, l'impiego, l'assistenza medica, i servizi pubblici e situazione abitativa
  • Mettere in atto azioni positive a favore delle classi svantaggiate quali i Rom ed i Sinti per l'impiego, l'alloggio e l'istruzione
  • Creare istituzioni speciali per proteggere la lingua, la cultura, le tradizioni e l'identità Sinte e Rom
  • Combattere il razzismo,la xenofobia e l'intolleranza e garantire in trattamento non discriminatorio dei Rom e Sinti a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale. Si veda la Raccomandazione N.R. 1557 (2002) adottata da l'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, il 25 Aprile 2002 [http://sucardrom.eu/europa.html#1557 ]

Questo percorso politico sociale, che deve garantire ai Rom e sinti, tra l'altro, l'accesso alla piena cittadinanza ed alla libera circolazione, il diritto all'abitazione, al lavoro ed alla scolarizzazione, deve sfociare nel riconoscimento del diritto alla differenza come valore sociale ed occasione di incontro tra diverse società e culture.

Occorre aver ben presente che l'etnia Rom e Sinti non è un corpo estraneo in Italia ed in Europa.

Più della metà dei Rom e praticamente tutti i Sinti sono cittadini italiani, radicati nella cultura regionale e nazionale da secoli, e non hanno niente a che fare con il nomadismo.

Su questa parte di popolazione italiana sopravvivono, nella cultura maggioritaria, preconcetti e mitologie che non permettono il superamento delle barriere all'integrazione nella diversità culturale della gente rom-sinti. La "zingara ladra di bambini" ne è l'esempio più eclatante mille volte smentito e ancora ingiustificatamente vivo. Una stampa spesso appiattita sul luogo comune xenofobo, quando non asservita all'interesse politico, non aiuta a modificare i preconcetti di una opinione pubblica prevenuta ed impaurita.

Di contro l'Italia non ha mai fatto i conti con il suo passato razzista.

Un chiaro sintomo, simbolico quanto significativo è la mancanza nella Giornata della Memoria del ricordo dello sterminio dei Rom, (porrajmos,divoramento in lingua romanì)

I rom balcanici, la cittadinanza e lo jus soli

Se ci sono fortissimi ritardi sul riconoscimento pieno dei diritti dei Rom e dei Sinti italiani, che anzi stanno regredendo per situazione abitativa e per accesso al lavoro, la situazione dei Rom di vecchia e recente immigrazione è particolarmente critica.

Per ben quarant'anni ben poco è stato fatto per approntare politiche di accoglienza rispetto al flusso migratorio dei Rom provenienti dalla area dell'allora Jugoslavia, flusso cominciato negli anni 70 e culminato all'inizio degli anni 90 in concomitanza con la dissoluzione del paese.

A ben vedere l'immigrazione rom dai Balcani è stata costituita da rifugiati per la situazione bellica, etnica e di disgregazione nazionale del paese di provenienza.

La popolazione Rom balcanica paga con l'emarginazione la decennale mancanza di politiche di accoglienza e di inserimento graduale. L'effetto più disastroso è la sciagurata situazione dei grandi dei grandi "campi nomadi" che restano l'unica possibilità abitativa per queste popolazioni.

Da tener presente che tra i rom di origine balcanica c'è una nettissima prevalenza di persone arrivate giovanissime in Italia o nate in Italia (seconda e terza generazione) che non hanno più alcun legame linguistico e di cittadinanza con le zone d'origine, di fatto apolidi poiché non riconosciuti dalle neo repubbliche balcaniche e che in pochissimi hanno avuto la cittadinanza Italiana.

In Italia non è previsto lo jus soli (cittadinanza per diritto di suolo) e quindi un ragazzo nato e cresciuto in Italia, con la scolarizzazione dell'obbligo e, qualche volta, con un diploma, divenuto maggiorenne si trova quasi sempre nella paradossale situazione di non poter accedere ne alla carta d'identità ne al permesso di soggiorno. Quindi viene loro negato l'accesso al lavoro.

Esiste quindi la necessità di definire una normativa che garantisca la cittadinanza per diritto nascita sul territorio italiano. Alla estrema destra che raccoglie firme per espulsioni indiscriminate qualcuno dovrebbe spiegare che questa componente non ha altro luogo in cui andare se non l'Italia.

Per questa popolazione, in gran parte apolidi di fatto, non esistevano e non esistono problemi di censimento. Sono infatti da sempre inseriti nell'assistenza sanitaria, nei programmi di sostegno e di scolarizzazione e, per alla nascita, registrati all'anagrafe.

L'immigrazione dei Rom Rumeni

L'ultima parte dell'immigrazione rom, a partire dalla fine degli anni 90 è stata costituita da rom provenienti dalla Romania.

Una immigrazione "alla spicciolata" di piccoli nuclei familiari estremamente poveri, spinti all'emigrazione da una situazione di disaggio sociale fortissima nel paese d'origine. Poco propensi a creare una presenza stabile in Italia hanno occupato spazi di sopravvivenza ancora più marginali.

In particolare questa popolazione è dispersa sul territorio in piccoli gruppi, in situazioni abitative precarie ed ha poco a che vedere anche con i campi nomadi.

La sicurezza, le politiche abitative e l'integrazione con il territorio

Intorno all'arrivo dei Rom Romeni, nel frattempo divenuti cittadini europei, è montato un allarme sociale spesso immotivato che ha travolto anche le popolazioni preesistenti. Tra l'altro i numeri sulla presenza rom propagandati dalla stampa e dalla politica all'inizio della campagna di allarmismo seguito al caso Reggiani erano enormemente sopravvalutati, anche rispetto alle stime in possesso delle autorità all'inizio del 2007, stime che poi si sono rilevate rispondenti alla realtà.

L'effetto è stato che le politiche e gli inasprimenti introdotti dal decreto sicurezza rischiano di fermare il processo, lentamente iniziato di inserimento nel tessuto sociale di tutte le popolazioni rom e sinti,, ormai di fatto italiana, ledendo i diritti di base di persone già fortemente marginali nel tessuto economico.

La politica proposta dal governo e dalle amministrazioni comunali, incentrata sull'isolamento sociale, tende a non superare la logica dei megacampi.
Anzi si tende ad "istituzionalizzare" il disaggio e l'emarginazione sociale mediante la segregazione abitativa.
Questo non aiuta la risoluzione di un problema essenzialmente di carenza di diritti per l'etnia rom, e non risolve neanche i problemi legati all'illegalità verso cui una popolazione priva di fonti di sostentamento e di possibile inserimento nel mondo del lavoro viene sospinta.

La politica abitativa è essenziale per creare fattori di inserimento sociale.
Oggi, ad esempio una ragazzina rom del famigerato Casilino 900, una vera favela, va a scuola con classi di ragazzi del quartiere, va dal medico di base, quando sarà trasferito il campo al di fuori del raccordo anulare, secondo il progetto Alemanno, si troverà a far scuola in un container tra soli bambini rom ed ad essere assistita da un medico della croce rossa, in una situazione di militarizzazione e di isolamento.

La rappresentanza politica e l'autodeterminazione

Ultimo ma non meno importante punto è quello della rappresentanza politica del mondo Rom e Sinti. Prevista dalla normativa europea è forse l'aspetto più disatteso del processo di integrazione del contesto italiano.

Fino ad oggi le comunità Rom e Sinti non hanno mai avuto una voce diretta per esprimere le proprie posizioni ne per governare e partecipare all'impostazione dei processi di integrazione.

Una politica realmente aperta al rispetto dei diritti dell'Uomo deve necessariamente aprire degli spazi di rappresentanza sia alle organizzazioni che aggregano la complessità etnica, nazionale e culturale delle genti Rom e Sinti, sia aprirsi ad accogliere singoli esponenti provenienti da questa cultura minoritaria.

La politica deve diventare anche luogo di incontro perché si possa arrivare all'obiettivo dell'integrazione nel rispetto della diversità culturale.

Fonti

FEDERAZIONE "ROM SINTI INSIEME"
È la maggiore organizzazione di autorappresentanza delle numerose associazioni del mondo Rom e Sinti si esprime tramite il un blog istituzionale [http://comitatoromsinti.blogspot.com/ ].

Sucar Drom
È un blog [http://sucardrom.blogspot.com/ ] è la voce dell'Istituto di Cultura Sinta, e dell'associazione Sucar Drom e costituisce la fonte più sull'argomento.
Di particolare utilità è il sito istituzionale di Sucar Drom [http://sucardrom.eu/home_it.html ] che raccoglie la documentazione essenziale per capire e cominciare a conoscere le Minoranze Nazionali ed Europee Sinte e Rom e per definire gli obiettivi per il pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza. Utilissimo è il quadro legislativo [http://sucardrom.eu/legislazione.html ], che a partire dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, riporta la vastissima legislazione internazionale, europea, italiana, regionale che dovrebbe garantire a questo popolo dignità ed eguaglianza ed è invece largamente disattesa.

RomSinti@Politica
È il vivace e combattivo blog di gran parte del direttivo della Federazione Rom e Sinti Insieme [http://coopofficina.splinder.com/ ]

Mahalla
È una finestra sulla galassia rom, raccoglie e segnala notizie da tutto il mondo con una specifica attenzione ai temi della difesa dei diritti dell'uomo. [http://www.sivola.net/dblog/ ]

 
Di Fabrizio (del 14/02/2011 @ 09:33:40 in Italia, visitato 1313 volte)

12 feb 2011

Quattro bambini arsi vivi nel sonno, nella baracca di un microcampo abusivo nelle campagne della via Appia Nuova a Roma. Lo scorso 6 febbraio, il destino non poteva scegliere modo più doloroso per riproporre sull’agenda pubblica la "questione rom", la difficile integrazione di una comunità guardata con diffidenza e fastidio (come testimoniano alcuni inquietanti commenti apparsi sui social network) anche quando a parlare dovrebbero essere solo le lacrime.

Dijana Pavlovic, attrice serba ma milanese d’adozione, vice-presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme, in questi anni ha assunto il ruolo di "voce" di un popolo (150mila in Italia) nascosto, non riconosciuto se non come spauracchio da agitare per raccogliere facile consenso elettorale. Con lei abbiamo affrontato le ragioni di questa difficoltà.

Dijana, qual è l’origine dei pregiudizi verso i rom?
"Non sono una psicologa ma avverto il peso del cliché, anche romantico, che pesa sulla figura dello zingaro. Evoca libertà ma anche mistero, oscurità, furto. E’ vero: il popolo tzigano è distante dal rigido inscatolamento tipico dell’occidente. I rom hanno sempre vissuto segregati eppure per noi la libertà è un atteggiamento mentale, la straordinaria capacità di vivere la vita alla giornata. Prendere la fisarmonica e cantare nei momenti più difficili. Non è una visione pittoresca ma la realtà profonda. Un’immagine che porto con me degli sgomberi a Milano è una fila di persone, amici, tutti con la valigia in mano, scortati dalla polizia per abbandonare la loro casa. Tra loro un signore anziano, con i baffi, che in preda alla rabbia, alla disperazione, ha preso una fisarmonica ed ha iniziato a suonare. Toglieva il respiro. La società è troppo legata all’idea del possesso, vali in base a quello che hai nel portafogli. Gli zingari, invece, si giudicano tra loro in base a quello che sei. E questo in occidente fa molta paura".

A che punto è la battaglia sulla richiesta dello status di minoranza linguistica?
"Al punto zero. Nel 1999 i rom non sono stati inclusi nella legge che regola la materia, eppure la comunità italiana è presente sul territorio dal 1400. E’ un problema tecnico: in Italia lo status si riconosce solo ad una comunità legata ad un territorio. I rom non lo sono, per la specificità della loro cultura. E’ solo una scusa che nasconde una precisa volontà politica: non riconoscere i rom, non stabilire un rapporto e quindi non rispettarli".

Qual è il ruolo della scuola?
"In Italia siamo indietro, a scuola i bambini rom sono dati per spacciati. In altri paesi ci sono rom laureati, qui manca completamente una classe dirigente. Nessuno si preoccupa della conservazione della lingua romanes, il vero "luogo" della cultura rom. E’ difficile quando vivi nei ghetti, provare ad uscirne. Ti racconto un episodio che ho vissuto quando facevo la mediatrice culturale nelle scuole: seguivo un ragazzino rom di 11 anni, molto sensibile. Ogni mattina era prelevato da uno scuolabus con la scritta "pulmino rom". A scuola era scaricato in una classe con la scritta "aula rom". Lui capiva perfettamente di essere trattato diversamente. Un giorno la preside, gli dice "resisti, che tra un anno per te la scuola è finita". Lui mi guarda e chiede: "Perché io non vado alle medie?". Per la preside era scontato che abbandonasse gli studi, nonostante fosse capace di continuarli".

Qual è l’episodio di discriminazione più detestabile che ricordi?
"I disegni degli scolari napoletani a Ponticelli con le scritte ‘bruciamoli tutti’. E l’infamante stereotipo degli zingari rapitori di bambini. E’ l’accusa che fa più male, davvero ingiusta. A quella di "ladri" siamo abituati ma basterebbe conoscerci solo un po’ per capire che i bambini sono amati e rispettati, sono il centro della nostra cultura. Immagina il dolore per quanto accaduto a Roma domenica scorsa".

Sabino Di Chio

 

Da Roma_Daily_News

Londra, 1 dicembre 2009 - 2:15 pm

Cari Rom
Cari non-Rom,
Care Persone appartenenti alla Razza Umana,
Nonostante il colore della vostra pelle, appartenenza nazionale, cultura, religione o preferenza sessuale

Vi sollecito

a dedicare la vostra attenzione nel leggere il seguente messaggio riguardo una minore, il suo caso ed a intervenire.

Il suo nome è Angelika, è nata in Romania e anche se ha appena compiuto 17 anni, ne aveva solo 15 al tempo dei fatti. Attualmente la ragazza è sotto la custodia delle autorità italiane. Secondo una recente decisione del Tribunale per i Minori di Napoli, perché è una ROMNI "totalmente inserita negli schemi appartenenti alla cultura romanì," pienamente "integrata in essa" ed inoltre incapace di analizzare concretamente le sue esperienze passate, così affronta "un concreto pericolo di -recidiva-".

La richiesta degli arresti domiciliari, sottoposta dal suo avvocato, è stata quindi rigettata dal Tribunale sulla base degli assunti sopra esposti.

Secondo la sentenza Angelika dovrebbe restare in penitenziario per 3 anni e 8 mesi; non può lasciare la prigione.

Attualmente è privata della sua libertà e rinchiusa nel tristemente famoso "Istituto Penitenziario Minorile di Nisida"[1] Napoli, circondato dal mare, dove rimarrà sino al compimento dei18 anni, quando probabilmente verrà trasferita in un penitenziario per donne adulte.

Angelika è vittima di una punizione esemplare, pubblicata e riconfermata durante un periodo estremamente duro per i Rom in Italia, quando sono stati promulgati decreti ad hoc, raccolte impronte digitali e dati biometrici, con sgomberi ed espulsioni portati avanti nonostante numerose raccomandazioni, leggi e trattati UE ed internazionali[2].

Di fronte a tutti i terribili eventi che riguardano Angelika, lei ha fortemente dichiarato la sua innocenza, ritenendo fermamente di non poter affermare di essere colpevole di crimini che non ha commesso.

Non ha mai inteso di rapire un bambino, dato che anche lei ha una figlia, Alessandra Emiliana, lasciata in Romania. Questo è probabilmente ciò che ha provato ad esprimere, nel suo stentato italiano, quando è stata arrestata. Non le è stata fornita nessuna traduzione nella sua lingua, quindi quanto è stato riportato è ciò che è stato inteso dal funzionario. E' detenuta senza confessione e non ha ottenuto alcuna facilitazione mostrando il suo pentimento.

Il suo avvocato ha perso tutti gli appelli ma molto presto, probabilmente a dicembre (fonte da confermare) dovrà portare questo caso così complicato di fronte alla Corte di Cassazione.

Questa è l'ultima possibilità non solo per la giovane, ma anche per i giudici italiani di capovolgere i precedenti ingiusti giudizi. Ma più importante, è l'ultima opportunità di intervenire contro questa ultima decisione razzista [3], apertamente riferita verso tutto il popolo Rom ed etichettando direttamente la "Romanipè" (identità romanì) come un'attitudine illecita.

La responsabilità è personale e le cariche istituzionali dovrebbero astenersi dal giudicare preventivamente o dalle misure punitive basate esclusivamente sulla loro opinione personale o su cosa credono sia o dovrebbe essere una "popolazione". I Rom non dovrebbero temere di essere assimilati a forza o tenuti in cattività solo perché "Rom".Gli imputati non dovrebbero essere considerati colpevoli sino a quando non ci siano prove sufficienti e obiettive contro di loro.

Ma qual è la storia dietro il caso ed il processo ad Angelika? Perché non si ritiene che abbia avuto un giusto processo? Leggete ancora…

Le bugie dietro la storia:

Ponticelli, Napoli, la folla ha assaltato il campo nomadi abitato da famiglie rom rumene. Il fuoco bruciò le loro proprietà e miracolosamente non si verificarono morti o feriti. I Rom rumeni, scortati dalle forze di polizia, "scapparono" letteralmente da un linciaggio di massa. Un forte ed incontrollato vento di intolleranza soffiò per tutta l'Italia, manovrato sia politicamente che mediaticamente.

Rom e Sinti di tutta la penisola temettero attacchi e rappresaglie. Erano terrorizzati di lasciare i loro insediamenti, nel mandare i figli a scuola, di uscire per qualsiasi attività che in passato sarebbe stata normalmente e regolarmente intrapresa. Media e politici fomentavano di continuo sentimenti di odio razziale attraverso osservazioni stereotipate e promettevano pubblicamente agli Italiani di affrontare senza indugio la questione "zingara" con politiche a tolleranza zero.

A Napoli, tutta l'attenzione era orientata all'"emergenza spazzatura", la città era in effetti ricoperta da mucchi di spazzatura, ed il nuovo Primo Ministro aveva pianificato una serie di incontri perché tutta l'immondizia sparisse grazie al suo tocco magico. I residenti erano sul punto di perdere la pazienza, ma non fu tutta la cittadinanza ad attaccare i campi, solo alcuni gruppi di gente che stranamente abitava lo stesso quartiere dove Angelika si era messa nei guai.

Durante quei giorni Angelika era a Napoli. Era appena arrivata con suo marito Emiliano, di 21 anni, e suo fratello con la moglie ed il figlio di 8 anni. Subito aveva avuto problemi, accusata di aver rubato degli orecchini, la quindicenne era stata circondata dalla folla e salvata dalla polizia che l'aveva messa in custodia in una casa alloggio, da cui era presto scappata.

Il 10 maggio 2008, per un amaro gioco del destino, la polizia l'aveva nuovamente salvata dalla rabbia senza controllo della folla, ma nessuno degli assalitori fu mai identificato o accusato per quell'assalto. Invece, la minore venne arrestata con un'accusa estremamente infamante: "Tentativo di rapimento di un bambino", il figlio di Flora Martinelli, a Ponticelli, uno dei più turbolenti quartieri di Napoli.

Secondo il Gruppo EveryOne la versione dei fatti fornita dalle autorità e dai media era falsa. Fu data per innescare una "caccia allo zingaro". E le dinamiche appaiono totalmente non plausibili perché quanti hanno familiarità con Napoli sanno che è praticamente impossibile entrare in un appartamento di quelle zone evitando totalmente l'inaccessibile sorveglianza degli inquilini curiosi, specialmente quando chi passa di lì è Rom.

Dopo che ebbero luogo gli eventi, differenti versioni vennero offerte dalle persone coinvolte e vennero trasmesse alcune dichiarazioni attraverso i giornali. Emersero più volte delle discrepanze tra le descrizioni date da Flora Martinelli, suo padre e dai vicini.

Fonti differenti hanno riportato che la signora Martinelli prima dichiarò che la porta del suo appartamento era stata forzata, più tardi affermò che era stata lasciata aperta. Dopo aver scoperto che la porta era aperta, entrò per controllare la culla e ritornando "incrociò -la giovane rom con la bambino tra le braccia [...] non solo: ebbe il tempo di afferrarla e strapparle il bambino. Quindi la ragazza deve essersi mossa al rallentatore, permettendo al nonno del bambino, Ciro, di trattenerla al piano inferiore, afferrarla e schiaffeggiarla"[4]. Angelika era là da sola e le sarebbe stato impossibile rapire una bambina e camminare per oltre due km. senza essere vista o ripresa.

"In realtà Angelika conosceva una delle famiglie di Via Principe di Napoli, dove ebbe luogo tutto l'episodio [...] La chiamò al citofono e venne vista da alcuni inquilini. Pochi secondi dopo scattò la trappola e venne liberata la furia degli stessi - venne presa per strada, strattonata, schiaffeggiata e portata dalla polizia"[5].

Durante i processi, i magistrati basarono le loro decisioni soprattutto sulle affermazioni della signora Martinelli. I giudici sottolinearono che non c'erano ragioni per non crederle.

Due giornalisti fecero delle indagini in proprio, Marco Imarisio scrivendo per il "Corriere della Sera" e Miguel Mora per "El Pais", scoprendo entrambe che la signora Martinelli aveva precedentemente sulla fedina penale una registrazione di "falso ideologico" (bugia) [6], mentre suo padre Ciro - conosciuto anche come "O' Cardinale" - in precedenza era stato condannato a nove mesi per "organizzazione criminale" e affiliato al Clan Sarno, una famiglia di Camorra preminente a Ponticelli e caratterizzata per la sua abilità nell'ottenere pubblici favori[7].

In quei giorni in quell'area vennero riportati numerosi attacchi contro Rom e Rumeni. Forse la furia dei Sarno svegliata dal Cardinale? E' considerato "uomo d'onore"[8], e chi vorrebbe mancare di rispetto ad un "uomo d'onore" e tentare di sottrarre qualcosa da casa sua? Gli uomini d'onore lasciano la porta aperta, come i cancelli, perché nessuno mancherà loro di rispetto.

Ma Ponticelli era anche interessata ad un piano di rinnovamento, un massiccio, supercostoso enorme investimento, proprio dove erano accampati i Rom. Alcune fonti hanno affermato che i Rom dovevano andare via perché i lavori dovevano iniziare, erano impegnati troppi soldi, così come il Comune di Napoli, i politici ed il Comitato di Ponticelli, e compagnie con sede nel Lussemburgo i cui membri non possono essere nominati.[9]

Conclusione della storia: Angelika è ancora in prigione e attende l'ultimo appello alla Corte di Cassazione a dicembre, mentre le altre persone sono in libertà. I Rom hanno ottenuto sgomberi e terrore, hanno lasciato alle spalle le loro proprietà, i politici sono rimasti al loro posto e proseguono i progetti.

Una decisione è stata presa contro Angelika e tutti i Rom.

In troppi, Rom e non-Rom, guardano immobili senza prendere azione concreta.

Questa lettera è per sollecitare la vostra coscienza a muovere ed offrire aiuto.

Il silenzio è complicità e non posso fare molto altro che inviarvi queste osservazioni.

Forse qualcuno sentirà il dovere morale di intervenire.

Io sono qui, assieme ad altri attivisti, a vostra disposizione per ricevere i vostri commenti e proposte.

 Il tempo sta scadendo...

Elisabetta Vivaldi
Philology and History of Eastern Europe (Serbo-Croatian and Anglo-Americano comparative studies)
LLM in Human Rights
kcerka_vjetra@yahoo.com


[1] Nisida Penitentiary web site http://nisida.napoli.com/

[2] For more information check different documentary sources published and circulated during the past months.

[3] For more information the documents of the decisions are published on the web site www.osservazione.org .

[4] EveryOne Group,“Anti-gypsy sentiments out of control in Italy. The truth about the kidnapping in Naples” 18/05/2008

[5] EveryOne Group,“Anti-gypsy sentiments out of control in Italy. The truth about the kidnapping in Naples” 18/05/2008

[6] Lie to a public officer

[7] “Condannato a nove mesi per associazione a delinquere è un “collaboratore” del Clan Sarno, come riferiscono Marco Imarisio del Corriere della Sera e Miguel Mora de El Pais”. Immarisio M. e Mora M. in Ranaldi G., 30/11/2009, http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=3481; Mora M., "REPORTAJE: XENOFOBIA EN ITALIA. Condenada a ser condenada"

[8] In Italia Dall’Estero: “O Cardinal è stato colui che ha afferrato la ragazza mentre scappava sull’uscio di casa. È un personaggio molto conosciuto, un ‘uomo d’onore’. Difficile pensare che qualcuno entri a rubare in casa sua, soprattutto sua nipote”.

[9] See also Mora M. and , Comitato Spazio Pubblico di Napoli, Italia Dall’Estero, Comune di Napoli official site.

FONTI:

Carmosino G., “Ponticelli Colpevole di Essere Rom in Clandestino” L’Espresso online 30/11/2009

http://clandestino.carta.org/2009/11/27/ponticelli-colpevole-di-essere-rom/

Comitato Spazio Pubblico di Napoli “Giù La Maschera: cosa c’è dietro sgomberi e caccia ai Rom di Ponticelli” http://www.osservazione.org/comunicatistampa/gi%F9%20la%20maschera.pdf 

EveryoneGroup “Caso Angelica V.: interrogazione parlamentare dei Radicali” 01/12/2009 http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2009/12/1_Caso_Angelica_V.__interrogazione_parlamentare_dei_Radicali.html

EveryoneGroup “Report on the situation of the Roma people in Italy” 22/11/2008 http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2008/11/22_Report_on_the_situation_of_the_Roma_people_in_Italy.html

EveryoneGroup “Anti-gypsy sentiments out of control in Italy. The truth about the kidnapping in Naples” 18/05/2008 http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2008/5/18_Anti-gypsy_sentiments_out_of_control_in_Italy._The_truth_about_the_kidnapping_in_Naples.html

Fittipaldi E., “Rom vuol dire criminale” L’Espresso 30/11/2009 http://espresso.repubblica.it/dettaglio/rom-vuol-dire-criminale/2115931&ref=hpsp

Fittipaldi E., “Et Voila: La razza nella sentenza” L’Espresso blog

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/30/et-voila-la-razza-nella-sentenza/ 

Italia dall’Estero http://italiadallestero.info/archives/3602 

Mohacsi V. (MEP), European Parliament 20/05/2008 http://www.youtube.com/watch?gl=DE&hl=de&v=EOrfa1Np1lI

Mora M., “REPORTAJE: XENOFOBIA EN ITALIA.Condenada a ser condenada” http://www.elpais.com/articulo/reportajes/Condenada/ser/condenada/elpepusocdmg/20090201elpdmgrep_1/Tes 

MundiRomani “Lashi Vita” part I http://www.mundiromani.com/roma_woman/?film[film][keyvalue]=42#film 

MundiRomani “Lashi Vita” part II http://www.mundiromani.com/roma_woman/?film[film][keyvalue]=38#film

OSCE Human rights body concerned about anti-Roma violence in Italy, Press Release 16/05/2008 http://www.osce.org/item/31147.html 

Pizzuti D., “I vespri napoletani di Ponticelli” 17/05/2008 http://www.osservazione.org/pizzuti.htm

Ranaldi G., “Angelica” 30/11/2009 http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=3481

Sigona N., “L’ultimo nemico pubblico: I rom Romeni” http://www.osservazione.org/emergenzaromromeni.htm 

Soccorso Legale Napoli “Processi Brevi e Processi Sommari”, Comunicato Stampa 25/11/2009

in Osservazione http://www.osservazione.org/napoli_angelika.htm 

Soccorso Legale Comunicato 13/01/2009 http://www.osservazione.org/documenti/condanna_soccorsolegale.pdf 

Sucardrom Blog, “Nisida Nisida così vicina così lontana” 16/05/2008 http://sucardrom.blogspot.com/2008/05/nisida-nisida-cos-vicina-cos-lontana.html 

Sucardrom Blog, “Nisida Nisida così vicina così lontana” 23/03/2009 http://sucardrom.blogspot.com/2009/03/nisida-nisida-cosi-lontana-cosi-vicina.html

Sucardrom Blog, “Angelica ed il coraggio del dubbio” 30/03/2009 http://sucardrom.blogspot.com/2009/03/angelica-ed-il-coraggio-del-dubbio.html

Sucardrom Blog ,“Un giorno da dimenticare” 11/05/09 http://sucardrom.blogspot.com/2009/05/un-giorno-da-dimenticare.html

Vivaldi E., “Il Vento dell’Intolleranza” http://www.gfbv.it/3dossier/sinti-rom/vivaldi-it.html

Zoppoli G., “Dietro i roghi di Ponticelli la speculazione urbanistica'' http://www.osservazione.org/napoli_ponticelli.htm 

 
Di Fabrizio (del 01/11/2011 @ 09:33:17 in conflitti, visitato 985 volte)

Scrivevo l'articolo precedente che piccole e grandi violenze contro Rom e Sinti, accadono e possono accadere ovunque... anche in Italia (ricordate Ponticelli?).
Questo è quanto riportato in un COMUNICATO STAMPA del Gruppo Sostegno Forlanini. Intanto è già ripartita la raccolta fondi e beni; chi volesse proporre, si metta in contatto con Stefano Nutini

Sabato 22 ottobre mattina il piccolo insediamento di rom rumeni compreso tra lo svincolo/immissione della Tangenziale est e il fiume Lambro, sul lato del Parco Forlanini, al confine tra Segrate e Milano, è stato colpito da un attacco incendiario, che ha distrutto alcune baracchine e una tenda; secondo quello che il Gruppo sostegno Forlanini è riuscito a ricostruire insieme agli abitanti, il rogo è stato causato dalla vendetta di un italiano che ha esplicitamente ammesso, prima davanti a due rom sconcertati e poi davanti a un altro abitante del campo, di essersi fatto giustizia da solo, in quanto li accusava - senza alcuna prova - di avergli sottratto portafoglio e telefonino dall'auto mentre lui correva di primissima mattina nel Parco Forlanini. L'italiano è poi in ogni caso sfrecciato via con la sua potente auto, senza lasciar traccia di sé.
Questo fatto, maturato ai danni di persone innocenti, è drammaticamente sconcertante, anche per l'ammissione sfrontata del sedicente autore, in presenza delle forze dell'ordine e dei vigili del fuoco che nel frattempo erano intervenuti per spegnere le fiamme e il fumo, che invadevano pericolosamente la tangenziale stessa.
Nei mesi scorsi, in almeno due altre occasioni, rispettivamente a notte fonda e la mattina presto, il campo era stato fatto segno ad alcuni colpi di arma da fuoco, sparati in aria, probabilmente dalla vicina tangenziale.

Come Gruppo sostegno Forlanini - sulla base delle testimonianze raccolte dagli abitanti del campo, che da tempo seguiamo per le esigenze della loro difficile vita quotidiana, oltre che per l'impegno nell'accompagnamento sociale - denunciamo questi episodi crudi, che avrebbero potuto avere conseguenze anche gravissime per la vita di uomini e donne, al pari dei danni ai beni preziosi (tende, materassi, coperte, baracche, bombole del gas, vestiario) che comunque sono stati irreparabilmente distrutti in tal modo; troviamo altamente deprecabile il ricorso a forme di giustizia "fai da te" che sono tanto immotivate e indiscriminate quanto pericolose, frutti di una persecuzione razzista, la stessa che avevamo denunciato tempo fa nella pratica istituzionale degli sgomberi, inumani e privi di alternative.

 
Di Fabrizio (del 09/03/2012 @ 09:32:48 in conflitti, visitato 1092 volte)

nuova Agenzia Radicale lunedì 05 marzo 2012 di FLORE MURARD-YOVANOVITCH

Strano come, nell'indifferenza generale, i "campi rom" vadano a fuoco in questo Paese. Ultimo di una lunga catena, da Ponticelli a oggi, l'incendio del 2 marzo scorso (valutato come accidentale ma avvenuto a poca distanza da una manifestazione organizzata dal Pdl contro i "nomadi") del campo del Parco della Marinella a Napoli, con due feriti; dopo i ripetuti incendi di gennaio nel insediamento di viale Maddalena.

Una ripetizione che fa dichiarare a Rodolfo Viviani, presidente dell'associazione radicale "Per la Grande Napoli": "Assistiamo a una drammatica catena di fatti che è impossibile ricondurre a casualità. Campagne stampa, interventi repressivi, incendi".

A seguito del tentato pogrom di Torino, nel dicembre scorso, un embrione di reazione anti-razzista sembrava nascere nella società civile, ma sembra, a posteriori, più un'onda emotiva in reazione alla strage dei senegalesi a Firenze che vera presa di coscienza della drammatica crescita in Italia dell'antiziganismo, dell'odio contro questa minoranza specifica.

Anche da vittime, i Rom sono trattati in secondo piano. Invece è allarmante l'escalation dal 2008 a oggi, che spesso non viene nemmeno raccontata dai media, di aggressioni e attacchi razzisti particolarmente gravi contro i campi rom nelle vicinanze di grandi città come Milano, Napoli, Pisa, Roma e Venezia; con incendi dolosi che hanno talvolta messo in pericolo la vita dei loro abitanti, in certi casi costretti ad andarsene sotto la protezione della polizia.

Atti di violenza collettiva, a volte quasi pianificata, come a Torino. Quei roghi vengono ad aggiungersi alle gravi forme di emarginazione e di discriminazione che subiscono la maggior parte dei Rom e Sinti, nel loro quotidiano. Circa un terzo, siano essi cittadini italiani o meno, vive in campi "nomadi" praticamente segregato dal resto della società e senza avere accesso ai servizi più basilari, come educazione e salute.

Senza parlare della questione alloggio, mai davvero affrontata dalle autorità locali. Anzi, su di loro e come gruppo, sono piovute le cosiddette misure di "emergenza" del "pacchetto sicurezza", alcune riguardanti esplicitamente i Rom o i "nomadi" e utilizzate in modo discriminatorio: censimenti effettuati in insediamenti abitati esclusivamente da Rom, raccolta, spesso non volontaria, delle impronte digitali; e strapotere conferito ai Prefetti nella gestione di uno pseudo "stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi".

Leggere: sgomberi forzati e abusi quotidiani. Non a caso, la maggior parte delle denunce di presunti maltrattamenti commessi dalle forze dell'ordine riguarda atti compiuti nei confronti di Rom. Tutte politiche che rafforzano l'impressione che i Rom siano presi di mira proprio dalle autorità e che legittimano l'intolleranza popolare invece di contrastarla.

Una deriva chiaramente xenofoba in Italia, che invece non è stata passata sotto silenzio dalla Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI), organo indipendente di monitoraggio istituito dal Consiglio d'Europa per la tutela dei diritti umani. Nel Rapporto sull'Italia 2012 (che rispecchia la situazione fino a giugno 2011), dichiara: "Si respira un clima generale fortemente negativo rispetto ai Rom: i pregiudizi esistenti nei loro confronti si riflettono talvolta negli atteggiamenti e nelle decisioni adottate dai politici, o sono da queste rafforzati".

O, ancora, è "in aumento il discorso razzista e xenofobo in politica, che prende di mira neri, africani, rom, romeni, (…) immigrati in generale; in certi casi, certe dichiarazioni hanno provocato atti di violenza contro questi gruppi". L'Ecri punta il dito sulla radice del problema: la relazione che esiste tra discorso razzista e violenza a sfondo razziale. E' infatti nel linguaggio che si opera la progressiva disumanizzazione dell'altro. Nell'uso improprio della parola "nomadi", per etichettare cittadini che per la metà sono italiani e appartengono a gruppi che vivono in Italia da secoli.

O nell'uso di termini che suggeriscono una minaccia, una presunta pericolosità. Perché le parole sono armi. L'ECRI intanto è convinta che il contesto attuale richieda una reazione urgente, molto più incisiva, da parte delle autorità italiane.

"Adottare fermi provvedimenti per combattere l'uso di discorsi xenofobi da parte dei partiti politici o dei loro esponenti o di discorsi che costituiscano un incitamento all'odio razziale e, in particolare, ad adottare delle disposizioni legali finalizzate alla soppressione dei finanziamenti pubblici per i partiti politici che fomentano il razzismo o la xenofobia". Si potrebbe iniziare ad applicare le leggi in materia. Ogni riferimento a un partito politico in particolare, è puramente casuale.

 
Di Fabrizio (del 15/07/2010 @ 09:30:09 in Italia, visitato 1327 volte)

La Repubblica Napoli di STELLA CERVASIO - Clochard, immigrati e Rom fuggiti da Ponticelli nell'inferno dell'ex palazzo Iri nel campo nomadi di Capodichino, di fronte all'aeroporto militare Niutta. Un mix di emarginazione locale e immigrazione

IL RAGAZZO fa appena in tempo a dire "entrate", che un uomo in bermuda esce dal cancello con la pompa e innaffia taccuino e macchina fotografica, bagnando i presenti. Campo nomadi di viale Maddalena, di fronte l'aeroporto militare Niutta.
A cento metri il cantiere della Perimetrale di Scampia, la bretella che collegherà Napoli all'asse mediano ricollocando in una nuova centralità la periferia a ridosso di Capodichino. Campo nomadi anomalo, quello di viale Umberto Maddalena, un mix di immigrazioni ed emarginazione locale, metà al coperto metà open air. Trecento fra rom scappati da Ponticelli dopo gli incendi di due anni fa, un gruppo di badanti polacche, immigrati africani, barboni, un vedovo e un anziano senzatetto napoletani. Un condominio di disperati. Che avrebbe dovuto trovare sistemazione nei campi del nuovo piano della prefettura. Pronto per partire, ma non ancora avviato.

Il ragazzo che invita a entrare nei capannoni ex Iri avrà sedici diciassette anni, la camicia sbottonata e il gel nei capelli. Un accenno modaiolo che appare paradossale all'ingresso del campo, dove l'acqua esce a getto continuo da un idrante e i più grandi fanno la doccia a un esercito di bambini da zero a dieci anni. Il viavai è continuo dal cancello, a bordo di miniscooter, auto e furgoni. Le madri arrivano con le borse della spesa. Le badanti dell'est escono ben vestite a prendere il bus, per entrare in servizio. L'odore di degrado e sporco è ai limiti della sopportazione umana. I rom abitano intorno ai capannoni in precedenza occupati dall'Angifap, dove si tenevano i corsi per Lsu, ora proprietà di un'immobiliare pugliese che ha fatto ricorso al tribunale per riaverne la disponibilità. Nel guscio vuoto, dove già si erano insediati i barboni locali, hanno trovato riparo i rom di Ponticelli in una situazione per loro insolita. Gli occupanti hanno ostruito i finestroni orizzontali, ognuno "personalizzato" con compensato, vecchie travi e silicone oppure tendoni da camion o lastre di plexiglas. All'interno hanno allestito un dormitorio. Invaso dai rifiuti. Non c'è da stupirsi se, come dice il presidente della Municipalità San Carlo Arena, Alfonso Principe, "la Asl qui ha riscontrato alcuni casi di tubercolosi". Probabilmente si tratta di positività, molto comune nei paesi dell'est. Per questo va facilitato l'accesso alle strutture sanitarie e migliorata la loro situazione igienica. Ma al momento niente bagni e niente fogne. L'intervento è sicuramente reso più difficile dal fatto che la struttura è di proprietà di privati.
"Viviamo benissimo", dice una giovane donna con due incisivi d'oro. Il cancello viene aperto per far entrare un furgone Ape per la raccolta del ferro e una Lancia della polizia di Poggioreale che controlla tutti i campi nomadi. "Almeno - commenta la pattuglia - questo è asfaltato".

"Sono gente tranquilla, non danno nessun fastidio. Ma non potete immaginare i topi che ci sono", dice il negoziante di scale che confina con il capannone. "Abbiamo chiamato la Asl, abbiamo consumato centinaia di bustine di veleno per topi, il giorno dopo non le trovavamo più. A volte l'odore è insopportabile: con gli altri abitanti del quartiere ci arrampichiamo sulle mie scale e le impalcature per lanciare bottiglie di creolina".
La scorsa settimana la Municipalità ha partecipato a un Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica nel corso del quale si è parlato del rischio tubercolosi e dell'emergenza caldo. Un copione che si ripete da due anni. "Ho scritto a sindaco e prefetto - racconta Principe - per chiedere un intervento urgente di bonifica. L'assessore Riccio sostiene che la competenza è del prefetto che però dice di essere delegato solo per i nuovi campi da costruire. Da tre anni l'emergenza estiva si ripropone tale e quale. L'anno scorso all'aeroporto ci fu un black-out, si scoprì che la cabina elettrica era franata sotto un bagno costruito dai Rom".

I soli ad avere accesso al campo sono i volontari della Comunità Sant'Egidio. I "reduci" delle battaglie di Ponticelli hanno paura di dover lasciare anche questo ricovero. "Collaboriamo con i medici dell'associazione "Don Chisciotte" per tenere sotto monitoraggio costante questa delicata situazione. Finora nessuna alternativa", dice Antonio Mattone, portavoce della comunità. Andar via da Ponticelli non ha aiutato l'integrazione. Alcuni bambini sono iscritti alla scuola "Ammaturo", ma solo due su sei hanno frequentato. D'estate puntualmente la priorità viene conquistata dall'allarme igiene. Principe sta molto attento a non chiedere sgomberi. "Bisogna metterli in condizione di vivere da persone, quella non è una vita decorosa", spiega il presidente della Municipalità.

Il cancello si apre e un uomo va verso la fermata del bus, indossa una maglia azzurra con la scritta Italia. Rom? "No, napoletano. Sono vedovo da quattro anni, da allora ho lasciato la casa di San Pietro a Patierno e abito qui. A quest'ora sono costretto a uscire, me ne vado in giro per non sentire l'odore dei rifiuti. Devo aspettare ancora due mesi: mio figlio ha trovato lavoro e mi ospiterà". Mostra il braccio sinistro, gli manca la mano fino a metà avambraccio. "L'ho persa il primo giorno di lavoro da falegname: avevo 13 anni".

(14 luglio 2010)

 
Di Fabrizio (del 09/02/2012 @ 09:28:52 in conflitti, visitato 1148 volte)

Da Czech_Roma (con una chiusa personale)

Romea.cz PHOTO: Repro Česká televize
La bambina rom bruciata ha subito oltre 100 anestesie, in seguito ci sarà un intervento chirurgico - Budišov nad Budišovkou (Opava district), 4.2.2012 21:00

Natálie Siváková (5 anni) si sta gradualmente riprendendo dalle ferite patite nell'aprile 2009, quando fu vittima di un assalto di neonazisti, poi conosciuti come i piromani di Vitkov. Lo scorso ottobre, i medici hanno effettuato la ricostruzione delle dita e dell'avambraccio destro, che erano inutilizzabili a causa del tessuto cicatrizzato dalle ustioni. La televisione ceca riporta che ora è in attesa di un'operazione al collo ed alle ascelle.

Alla bambina non è permesso di uscire, a causa del gelo intenso nella regione. "Il tessuto cicatriziale è più sensibile della pelle sana, si asciuga più velocemente e può rompersi," ha detto alla televisione Iva Zámečníková, vice direttrice del Centro Ustionati dell'ospedale di Ostrava.

L'intervento a cui sarà sottoposta presso il centro ustionati sarà il ventesimo in sequenza. "Non riesce a reggere la testa in maniera corretta, quindi [i dottori] la opereranno al collo e alle ascelle. Ho molta paura," ha detto alla televisione sua madre Anna Siváková. La bambina è già stata sotto anestesia un centinaio di volte.

Durante l'ultima operazione ad ottobre 2011, i dottori avevano fissato la cicatrice sul collo della bambina. Allora, una specialista in chirurgia alle mani, Alena Schmoranzová, l'aveva operata al dito indice ed all'avambraccio, che a causa delle cicatrici la bambina non era in grado di muovere. "Prima non li usava per niente," conferma Anna Siváková. "Ora ha scoperto che va meglio e lo usa tutto il tempo," ha detto alla televisione, aggiungendo che la figlia deve ancora indossare plantari speciali.

Natálie venne ferita alle prime ore del mattino del 19 aprile 2009, durante un assalto incendiario a sfondo razziale, commesso da quattro neonazisti contro la casa della famiglia. Il tribunale ha condannato David Vaculík e Jaromír Lukeš a 22 anni di carcere, e Václav Cojocaru e Ivo Müller a 20 anni per tentato omicidio a sfondo razziale ed atti vandalici.

ryz, Czech Television, translated by Gwendolyn Albert


E' dal 2009 che seguo passo passo la storia di Natálka. All'inizio mi era rimasta impressa l'efferatezza del gesto: in una casa come tante, abita una famiglia come tante. Ma è una famiglia rom, e così una notte 3-4 teste rasate buttarono una molotov attraverso la finestra. Natálka, di neanche tre anni, rimase ustionata sull'80% del corpo. Dichiarata quasi morta, cominciò invece un lento recupero, che vide coinvolti in una gara solidale non solo i suoi genitori, ma i medici, le autorità dello stato, tanti cittadini anonimi di quella stessa Repubblica Ceca che invece è nelle cronache europee per gli atti di violenza quotidiana contro la minoranza rom.

Da una parte facevo il tifo per i piccoli miglioramenti di Natálka, dall'altro seguivo le cronache del processo ai piromani, interrogandomi su cosa avesse portato dei ragazzi a un gesto simile, e se mai sarebbero stati in grado di capirlo, e cosa avrebbero pensato quando anche loro avessero generato una prole. Ed assieme tentavo di capire cosa significasse sopravvivere, ricostruirsi pezzo a pezzo, per una bambina di quell'età, per i suoi genitori ed i fratelli e sorelle.

Quel fuoco, non arde solo nella remota Repubblica Ceca. Sentiamo il crepitare delle fiamme anche a Opera, a Ponticelli, a Torino.

E' passata da poco (e già mi sembra vecchia) la memoria del Porrajmos, tra il ricordo di 500.000 morti e le risate di scherno dei negazionisti.

Per me  non è il Porrajmos il marchio di questo popolo, con tutto il rispetto per la tragedia di quegli anni. Il marchio sono le storie di violenze grandi e piccole di OGGI, del tempo dove NOI viviamo. A costo di essere retorico, è la piccola storia di una bimba bruciata, che NON E' MORTA, che attraverso le sue ustioni riflette la nostra immagine allo specchio.

Lo scorso 11 ottobre, così Nicolae Gheorghe chiudeva il convegno per i 40 anni dell'AIZO:

"L'Olocausto ancora non è stato riconosciuto come fatto politico.
La povertà del nostro popolo, la capisco sino ad un certo punto, non oltre: non siamo a chiedere l'elemosina agli altri. La nostra miseria da forza ai nuovi nazisti, dobbiamo averne conoscenza per combatterli.
La nostra terra, il ROMESTAN, ci è stato copiata ed è diventato patrimonio dei discorsi della destra. Ricordatevi: in Germania la prima misura dei nazisti fu di togliere la cittadinanza ai sinti, e la loro prima richiesta a guerra finita fu di riaverla. Allora: la cittadinanza EU, richiesta da molti, non può essere una riparazione per la mancata cittadinanza nazionale.
Siamo una nazione culturale:
IL NOSTRO SIMBOLO NON E' LO STERMINIO, MA LA SOPRAVVIVENZA."

 
Jag
Di Fabrizio (del 11/12/2011 @ 09:23:18 in conflitti, visitato 1764 volte)

"Desideri, disperazioni e voglia di normalità dalla periferia più periferica" Lo trovate nella colonna centrale in alto, dove appaiono delle frasi a rotazione. Sabato scorso era una di quelle serate che mi concedo una volta all'anno, niente di particolare: quattro chiacchiere con gli amici, pizza, birra, cinemino...

Rientro e l'incanto di una serata normale finisce con l'accensione del computer: Incendiato un campo nomadi dopo il corteo per lo stupro inventato. Gli amici  commentano a spron battuto, non li conosco tutti, ma è come una chiamata a raccolta di pezzi sparsi di società civile. Mi scuso con loro, se non mi sono subito fatto vivo, ma è altrettanto importante scriverne quando le ceneri vanno raffreddandosi e cominciamo ad illuderci che non sia successo niente (fino alle prossime fiamme).

Vedete, da una parte c'è la cronaca: e dovremmo chiamare tutto ciò con il suo nome: POGROM, che è storia nostra, dei cosiddetti "civilizzati", con le testimonianze di chi viene cacciato che emergono a distanza di anni. Dopo anni, si cominciò a ragionare di cosa successe in uno sperduto villaggio rumeno, quando ormai le fiamme erano dilagate nel continente. Anche da noi (non vale riscoprirsi innocenti ora): Opera, Ponticelli... ricordate? Che fine ha fatto chi teneva in mano l'accendino, chi acquistò le taniche di benzina? Non sto parlando di malagiustizia italiana, è così ovunque. E che fine ha fatto chi non si sporcò le mani, ma aizzò la folla finché non la vide partire in corteo con le torce accese? Ripeto: è la nostra storia, che vediamo come un fascismo che non passa, ma che c'era già prima...

Ci sono anche gli ALTRI nella cronaca, ma non riusciamo a sentirli. Jag, significa fuoco in romanés, e fa parte tanto della vita che della morte. Perché il fuoco è l'amico che si conosce sin dall'infanzia, quando ancora si girava o adesso che ci si è fermati, quando sei in un campo ABUSIVO, o in un campo REGOLARE dove comunque non hai più accesso all'elettricità. Il fuoco è CULTURA, perché ha sentito tutti i racconti dei vecchi, ha visto tutti i balli delle bambine, ha ascoltato tanti violini. Ma chi di voi ha mai visto con che rapidità prenda fuoco una baracca di legno o una roulotte, sa che l'amico può diventare il diavolo in persona, quando si scatena.

Può scatenarlo la folla inferocita, ma a volte basta solo una distrazione, oppure può essere il sacrificio finale del rito di uno sgombero, ufficiato dalle stesse autorità che sono preposte al rispetto e alla salvaguardia della vita umana.

E qui torno alla nostra, di società: cosa è UMANO (e cosa non lo è)? Il campo dato alle fiamme a Torino viene descritto come ABUSIVO, ma anche come TOLLERATO. Attenzione alle parole: certo, stiamo parlando di un campo, ma come dobbiamo "classificare" quegli uomini, donne, bambini, che lo abitavano? Abusivi? Tollerati? Se è questa la loro condizione UMANA, allora ha una sua ragione la follia di chi appica (appiccherà ancora, NON DIMENTICHIAMOLO) il fuoco per razzismo, frustrazione personale, noia, gioco ecc., perché non riconosce alle vittime la condizione di persone titolari di diritti e doveri.

Le ragioni possono essere un furto, una violenza (che per fortuna, stavolta non è avvenuta); non è onore, neanche difesa degli affetti, ma un puro e semplice ribadire un concetto di proprietà contro chi è povero ed escluso. E' la doppia morale di una Forza Nuova non minoritaria, ma diffusa in chi fa della paura la sua arma politica. E ne trae una doppia moralità:

  1. Un manifesto
  2. "Stupratele, tanto abortiscono"

Ma attenzione, Forza Nuova diffusa significa anche, se un campo è TOLLERATO, che chi gli da fuoco può godere di TOLLERANZA: "I rivoltosi si sono così calmati e allontanati alla spicciolata. Fermato uno dei manifestanti. Un'altra ventina di persone che avrebbero partecipato all'assalto sono state identificate" alla faccia della legge.

 
Di Fabrizio (del 02/12/2009 @ 09:23:05 in Regole, visitato 1324 volte)

Segnalazione di Elisabetta Vivaldi

COMUNICATO STAMPA: PROCESSI BREVI E … PROCESSI SOMMARI

A.V. è la quindicenne rom accusata di aver rapito una neonata a Ponticelli (Na) nel maggio 2008, avvenimento che scatenò la feroce devastazione dei campi rom di Ponticelli. L’accusa contro A.V. fu formulata dalla madre della neonata, unica testimone dell’avvenimento, che fornì una versione dei fatti oggettivamente poco verosimile. Secondo il racconto della madre, infatti, A. V. sarebbe riuscita ad introdursi nella sua abitazione dove, approfittando del fatto che la neonata sarebbe rimasta per pochi attimi sola in cucina, sarebbe riuscita a “rapire” la neonata e ad uscire dall’appartamento, il tutto in pochissimi secondi, senza produrre il minimo rumore e senza provocare il pianto della bambina.
L’Avv. Cristian Valle, difensore della piccola rom, ha messo in evidenza la scarsa verosimiglianza del racconto.
Nonostante ciò, il Tribunale per i Minorenni di Napoli ha condannato la minore rom a 3 e 8 mesi, fondando la decisione di colpevolezza sul presupposto che la madre della neonata non avrebbe avuto alcun interesse ad accusare la minore rom se il fatto non fosse realmente accaduto.... Mostra tutto
La difesa della piccola rom ha sempre denunciato la violazione dei diritti fondamentali come, ad esempio, la mancata traduzione degli atti nella lingua conosciuta dall’imputata, questione più volte sollevata ma sempre respinta, nonostante le dichiarazioni della mediatrice culturale che accolse a Nisida la piccola rom, secondo la quale A.V. al momento dell’arresto non comprendeva minimamente la lingua italiana. Ogni richiesta della difesa è stata sistematicamente respinta, perfino la richiesta della messa alla prova e l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, con la motivazione che A.V. potrebbe avere ingenti patrimoni nel suo paese d’origine. Non le è stato concesso alcun beneficio di legge benché la minore risulti incensurata e in stato di abbandono. I familiari di A.V., infatti, sono scappati a seguito della devastazione del campo rom e delle persecuzioni verificatesi a Ponticelli. La sentenza d’appello ha confermato in pieno quella di primo grado e si attende ora la decisione della Corte di Cassazione. Con il processo ancora in corso, la piccola rom si trova in custodia cautelare nel carcere di Nisida da un anno e mezzo. A nulla sono valse le motivate istanze di scarcerazione.

Da ultimo, il Tribunale per i Minorenni di Napoli, in sede di appello al riesame, ha rigettato le richieste della difesa con una motivazione assolutamente sconcertante e che conferma le denunciate violazioni dei diritti fondamentali della piccola rom. Si legge infatti nel breve provvedimento: “Emerge che l’appellante è pienamente inserita negli schemi tipici della cultura rom. Ed è proprio l’essere assolutamente integrata in quegli schemi di vita che rende, in uno alla mancanza di concreti processi di analisi dei propri vissuti, concreto il pericolo di recidiva.” La decisione afferma, quindi, l’esistenza di un nesso di causalità tra l’appartenenza etnica e la possibilità di commettere reati e, ancora più insidiosamente, la tendenza a condotte recidive. Questo assunto, sfacciatamente razzista, si traduce nella decisione di non concedere nemmeno misure alternative alla carcerazione: “Sia il collocamento in comunità che la permanenza in casa risultano, infatti, misure inadeguate anche in considerazione alla citata adesione agli schemi di vita Rom che per comune esperienza determinano nei loro aderenti il mancato rispetto delle regole. Da quanto detto ne consegue il rigetto del proposto appello.”
Il provvedimento di rigetto della richiesta di modifica della misura cautelare afferma a chiare lettere che il collocamento in comunità non è ammissibile in quanto la minore aderisce agli schemi di vita del popolo cui appartiene. In modo assolutamente sconcertante, si afferma l’opzione del carcere su base etnica, e, attraverso la definizione di “comune esperienza”, i più biechi e vergognosi pregiudizi contro la minoranza rom vengono elevati al rango di categoria giuridica.
Questa decisione del Tribunale dei Minorenni - e le stesse parole usate, agghiaccianti quanto spudorate - è perfettamente coerente alle attuali politiche in materia di immigrazione, andandosi a delineare l’esistenza di due distinte giurisdizioni, una per i cittadini e l’altra per gli stranieri.
In un paese che sanziona la clandestinità come reato, l’intera vicenda di A.V. è rappresentativa dell’accanimento giudiziario contro gli “stranieri” che gravemente annichilisce i diritti umani, e della perdita di limiti etici e giuridici oltre i quali le pulsioni più cupe, non incontrando più filtri di alcun genere, si caricano di forza di legge e fondano decisioni giudiziarie.

25 Novembre 2009 soccorsolegalenapoli@yahoo.it

 
Di Fabrizio (del 16/03/2012 @ 09:20:42 in Italia, visitato 1244 volte)

Ve lo ricordate?

Corriere del Mezzogiorno Sentenza in Corte d'Assise, il pm aveva chiesto l'ergastolo ma i giudici hanno escluso il «futile motivo» IL PRIMO GRADO DEL PROCESSO PER L'ASSASSINIO DEL MUSICISTA ROMENO A MONTESANTO

NAPOLI - Per i giudici sono loro gli assassini del musicista romeno, Petru Birlandenau (Petru Birladeanu ndr.), alla stazione della Cumana di Montesanto a Napoli: misfatto atroce per il quale in tre sono stati condannati a trent'anni di galera ciascuno. Questo il verdetto di primo grado della terza sezione della Corte di Assise (presidente Carlo Spagna). I condannati sono Marco Ricci e Maurizio e Salvatore Forte. La Corte, pur riconoscendo la matrice camorristica del delitto, ha escluso l'aggravante del futile motivo.

COMUNE PARTE CIVILE - Al processo si sono costituiti parte civile il Comune di Napoli, assistito dall'avvocato Fabio Maria Ferrari, e i familiari della vittima, assistiti dall'avvocato Elena Coccia.

MORTE IN DIRETTA - Per i tre imputati il pm Michele Del Prete aveva chiesto la condanna all'ergastolo. Le sequenze dell'agguato furono filmate dalle telecamere di sicurezza, nella stazione della Cumana. Secondo l'accusa, Ricci e i due Forte, cugini tra loro, facevano parte del gruppo di otto killer che, partiti dal quartiere di Ponticelli, dove era ancora egemone il clan Sarno, scorrazzarono sparando per le strade di Montesanto in segno di disprezzo nei confronti del boss rivale Marco Mariano, tra l'altro da poco scarcerato.

NOTIZIE CORRELATE

Redazione online - 5 marzo 2012

 
Di Fabrizio (del 29/01/2010 @ 09:18:24 in Italia, visitato 1596 volte)

Segnalazione di Maria Grazia Dicati

La reazione esasperata degli immigrati a Rosarno ad un gravissimo episodio di razzismo e di mafia porta all’attenzione mediatica una vicenda che, aldilà degli evidenti fini elettorali, ricorda molto da vicino, con le opportune distinzioni, i gravi episodi di “razzismo elettorale ed affaristico” accaduti a Napoli, nel 2008, nei quartieri di Ponticelli e di Pianura.

Il dovere di non dimenticare e capire quello che accade, spesso sotto i nostri occhi, deve aiutarci a comprendere le cose, osservandole da vicino, e forse ricordare l’episodio più paradigmatico avvenuto negli ultimi due anni, può aiutarci a trovare le giuste coordinate.

Molti non lo ricorderanno ma il “pacchetto sicurezza” fu presentato nella prima seduta del consiglio dei ministri del governo Berlusconi a Napoli, il 23 maggio 2008 (nella stessa fu approvata anche la legge speciale per la militarizzazione dei siti di stoccaggio dei rifiuti), ad appena una settimana dal Pogrom dei “campi rom” di Ponticelli.

Le immagini dei roghi dei campi rom fecero il giro del mondo, accompagnate dalla narrazione giornalistica di una “ribellione popolare” causata dalla esasperazione dei residenti “costretti” a convivere da anni con i “reati “dei rom accampati nel quartiere, in realtà niente altro che dei miseri baraccamenti dove dal 2003 vivevano in stato di totale abbandono circa 1500 rom rumeni

Quello che non tutti videro invece fu il vistoso protagonismo dei clan della camorra che, utilizzando abilmente i media, riuscirono a coinvolgere parte della popolazione del quartiere per attaccare e sgomberare i rom, non a caso proprio quelli accampati a via Argine e via Malibran che insistevano su un’area interessata da un progetto di risanamento urbanistico per decine di milioni di euro, strumentalizzando una vicenda, il “tentativo di rapimento” di un bambino da parte di una minorenne rumena che non faceva nemmeno parte dei campi rom.
Del totale di 10 campi rom abusivi di Ponticelli, ne furono incendiati solo due, quelli che si trovavano nel posto sbagliato.

Emiliano Di Marco

www.emilianodimarco.splinder.com

 
Di Fabrizio (del 03/06/2011 @ 09:16:45 in Regole, visitato 1225 volte)

Da RomSinti@Politica

Cassazione: Illegittimo il rigetto dell’istanza di revoca della detenzione cautelare se le motivazioni rimandano a pregiudizi e stereotipi relativi al gruppo etnico Rom di appartenenza dell’imputato

Resa nota la decisione della Cassazione n. 17696/2010 in merito alla nota vicenda della minore Rom accusata di aver sottratto una neonata a Ponticelli (Na).

Per ragioni di opportunità, il collegio di difesa ha reso noto soltanto oggi la decisione della Corte di Cassazione, V. sez. penale, n. 17696/2010 depositata il 7 maggio 2010, con la quale era stata annullata la decisione del Tribunale per i Minorenni di Napoli di respingere l'istanza di scarcerazione di A.V., la quindicenne Rom accusata di avere rapito una neonata a Ponticelli (NA) nel maggio 2008, avvenimento che scatenò la devastazione dei campi rom di Ponticelli. La minorenne Rom era stata condannata in primo grado alla pena detentiva di anni 3 e 8 mesi, sentenza poi confermata in appello. E' tuttora pendente il ricorso in Cassazione.

La decisione del Tribunale per i Minorenni di Napoli aveva suscitato perplessità e sconcerto presso il collegio di difesa dell'accusata, nonché presso organizzazioni di tutela dei diritti dei Rom, per il ricorso da parte del collegio giudicante ad affermazioni che rimandavano - piuttosto che a valutazioni sulla pericolosità sociale della singola imputata - a pregiudizi e stereotipi di matrice etnico- razziali nei confronti della popolazione Rom in generale.

Nel rigettare l'istanza di scarcerazione, infatti, il collegio giudicante aveva ritenuto che continuavano a sussistere i presupposti per la custodia cautelare derivanti dal pericolo di fuga e di recidiva in conseguenza del fatto che "l'appellante (sarebbe) pienamente inserita negli schemi tipici della cultura rom" per cui "sia il collocamento in comunità che la permanenza in casa risultano, infatti, misure inadeguate anche in considerazione della citata adesione agli schemi di vita Rom, che per comune esperienza determinano nei loro aderenti il mancato rispetto delle regole".

L'esame della situazione personale dell'interessata viene così filtrata attraverso la sua adesione a schemi di vita tipicizzati del popolo cui essa appartiene, che sarebbero caratterizzati in generale e tout court dal mancato rispetto delle regole.
A detta del collegio di difesa, sembrava dunque configurarsi nel giudizio della Corte un pericoloso principio per cui la mera appartenenza al gruppo etnico rom renderebbe di per sé inconciliabile l'applicazione delle misure cautelari a prescindere da una seria valutazione su basi personali ed individuali, mediante invece l'utilizzo di una "categorizzazione" o "profilo etnico".

La Corte di Cassazione ha accolto i rilievi della difesa sostenendo che "non è legittimo, in quanto riconducibile ad una visione per stereotipi (mal celatasi dietro ad un generico richiamo alla "comune esperienza") marcata da pregiudizi di tipo razziale, il riferimento agli schemi culturali dell'etnia di appartenenza".

La vicenda presa in esame dalla Cassazione richiama una recente giurisprudenza maturata in seno alla Corte europea dei diritti dell'uomo, nel caso Paraskeva Todorova c. Bulgaria (CEDU, sentenza dd. 25 marzo 2010, caso n. 37193/07).
Qui, una corte bulgara, nel condannare l'imputata di origine etniche Rom, aveva espressamente respinto la raccomandazione del pubblico ministero per l'applicazione della pena condizionale, dichiarando che una cultura di impunità era imperante entro la minoranza etnica Rom, così sottintendendo che la sentenza doveva fungere da esempio per l'intera medesima comunità. La Corte di Strasburgo ha quindi concluso che le autorità giudiziarie bulgare avevano violato il principio del processo giusto (art. 6 CEDU), in relazione a quello di non discriminazione (art. 14 CEDU).

Si ringrazia per la segnalazione l'avv. Cristian Valle, del Foro di Napoli.

 

Credo che la storia, lunga ed ancora oscura, non terminerà qui. Intanto godiamoci questo raggio di sole

IL MATTINO di Leandro Del Gaudio Venerdì 10 Agosto 2012

NAPOLI - Il suo nome è entrato negli annali come esempio - più unico che raro - di cittadina rom condannata per sequestro di persona. Si chiama Angelica Varga, sta per compiere venti anni, gli ultimi quattro trascorsi in cella: una vicenda personale legata a un pezzo di storia di Napoli, con tanto di attenzione mediatica nazionale.

Ricordate? Metà maggio del 2008, sabato mattina, una stradina di Ponticelli. Poi: la ragazzina arrestata per sequestro di persona, la rabbia popolare, l'espulsione di oltre ottocento rom dal quartiere orientale. E ancora: un giudice che non scarcera Angelica, perché di "etnia rom", quindi incline a compiere delitti analoghi", la sentenza definitiva e il suo caso diventa un primato da giurisprudenza: una ladra di bambini, l'incubo metropolitano messo su carta bollata, con tanto di firma di un giudice. Un caso chiuso.

Quattro anni e mezzo dopo, Angelica si racconta. È stata scarcerata da poco, proprio negli stessi giorni in cui a Ponticelli venivano arrestati alcuni presunti camorristi che "con odio razziale" incendiavano i campi rom (storia del 2010) per impedire che i piccoli zingari frequentassero le scuole del quartiere.

Storie simili, anche secondo Angelica Varga, che su una panchina del centro di Napoli si racconta: "Desidero cose elementari: la verità, poi un lavoro qui a Napoli, una famiglia, l'integrazione. Ma anche una cultura dell'integrazione a Napoli, che - come la mia storia insegna - non esiste ancora".

C'è una sentenza, una verità giudiziaria, lei ha rapito una bambina in fasce, punto. Qual è la sua versione?
"Ero a Napoli da un mese e mezzo, ero da poco arrivata da Bistrita (Transilvania, Romania), la mia città natale. La mattina uscivo con una mia amica di poco più grande, che faceva piccoli sbagli. Mi portò con lei in una casa, voleva rubare qualche oggetto di valore. Facemmo appena in tempo a salire una rampa di scale, che venimmo bloccati da un uomo. La mia compagna riuscì a scappare, io finii in cella. Non parlavo italiano, ma ero tranquilla, mi dicevo: non ho portato via niente, ora mi rilasciano. Invece, quindici giorni di cella e ho capito: sequestro di persona, rapimento, stavo impazzendo".

Eppure, lei in quella stanza ci è entrata. Ha accarezzato quella bimba nel carrozzino, l'ha abbracciata?
"Mai. Non l'ho neppure vista quella bambina. Non siamo entrate in casa, non ci riuscimmo. Facemmo appena in tempo a salire una rampa di scale che fummo bloccate, la mia compagna scappò via, io rimasi lì senza immaginare cosa mi sarebbe toccato vivere".

Poi, mentre lei era in cella, a Ponticelli è scoppiato il finimondo: un quartiere in fiamme, raid incendiari, un popolo in fuga. Venne a sapere cosa stava accadendo?
"Lo seppi in cella, me lo dissero le altre ragazze, che provavano a sostenermi. È stato orribile e assurdo. Sono stati espulsi tutti, in una notte è stato spezzato il progetto di integrazione che tante famiglie avevano intrapreso. Non c'erano solo ladri in quegli accampamenti, ma anche ragazzi che andavano a scuola, c'era mio fratello, i miei parenti: via tutti, dalla notte al giorno. Hanno trovato una scusa orribile per cacciarci, per allontanarci. E io sono stata quattro anni e mezzo in cella".

Un mese fa sono stati arrestati alcuni presunti camorristi di Ponticelli: per "odio razziale" hanno scatenato incendi nel 2010, non volevano gli zingari a scuola dei loro figli.
"Conosco questa storia. Credo sia molto simile alla mia, perché al di là dell'episodio che mi ha visto condannata, credo che qualcuno abbia soffiato sul fuoco, credo che qualcuno aspettasse un pretesto - come il rapimento di un bambino - per scatenare la guerriglia contro di noi".

Ripetiamo: per i giudici lei è responsabile di quel rapimento, la sentenza è definitiva, se potesse incontrare la mamma della bimba rapita per pochi minuti, cosa le direbbe?
"Nutro ancora troppa rabbia per quello che mi è successo, voglio guardare avanti, niente polveroni polemici".

Cosa fa da quando è libera?
"Voglio ringraziare i miei legali, gli avvocati Liana Nesta e Cristian Valle che hanno creduto in me e hanno provato a difendermi anche contro i pregiudizi. Ho trovato attorno a me tanta solidarietà, ora provo a ripartire. Ho vent'anni, vorrei un lavoro (so fare la parrucchiera), una vita normale da cittadina napoletana. Nel frattempo, quando posso, faccio anche un po' di volontariato".

In che senso?
"Parlo bene italiano, spesso mi reco in alcuni campi rom dell'hinterland assieme ad altri volontari, dove cerco di svolgere un ruolo in un più ampio progetto di integrazione".

È andata anche a Ponticelli?
"No, lì non sono mai tornata. Mi fa troppo male rivedere quei posti, per anni ho rivissuto dentro di me quella scena, quel cancello che si apre, gli scalini, l'uomo che mi afferra il braccio, qualcuno che mi chiede di firmare carte che ho fatto bene a non firmare: perché io quella piccola nel carrozzino, non l'ho neppure vista una volta in vita mia".

 
Di Sucar Drom (del 25/05/2008 @ 09:15:17 in blog, visitato 1291 volte)

Napoli, varato il "pacchetto sicurezza"
Varati i primi provvedimenti dal Governo Berlusconi. In evidenza Rom e Rifiuti, come qualcuno aveva predetto alcuni anni fa pubblicando un libro dal titolo: popoli delle discariche. Nel pacchetto sicurezza "c'è il rea...

Brescia e Mantova, atti di violenza contro Rom e Sinti
In queste ore continuano le segnalazioni da tutto il Nord Italia di violenze, di solito verbali, contro le famiglie sinte e rom. Nei supermercati molte famiglie sono state allontanate mentre facevano la spesa m...

Milano, i Rom chiedono i danni
Ventinove Rom Romeni hanno fatto causa al Comune di Milano, chiedendo un risarcimento dei danni non patrimoniali subiti in occasione dello sgombero di via San Dionigi del 5 Settembre scorso...

Corbetta (MI), il Sindaco è serio perchè allontana le famiglia rom
Insultato e aggredito verbalmente durante la manifestazione della Lega Nord di sabato scorso. Considerato come il principale responsabile della presenza dei campi rom in città, il sindaco di Corbetta Ugo Parini ha ricevuto in questi giorni la solidarietà dei ci...

Sicurezza, Bonino: norme rischiano di violare direttive Ue
La vice presidente del Senato ed ex ministro delle Politiche Comunitarie Emma Bonino boccia il pacchetto sulla sicurezza approvato oggi dal Consiglio dei ministri, affermando che alcune norme violano le direttive europee, e accusa la maggioranza di destra...

Ue, Schulz ha alzato il velo sull’Italia
Per fortuna il capogruppo socialista al Parlamento europeo Martin Schulz ha tolto il silenziatore a quanto stava accadendo in Italia: assieme alla denuncia della spagnola Maria Teresa Fernandez De La Vega il caso italiano, di violazione dei diritti umani, e’ diventato un caso europeo. Cosi’ Pia Locatelli, eurodeputata sociali...

Ue, la direttiva 2004/38
Gran parte delle controversie politiche e giuridiche sulle espulsioni dall'Italia, spesso annunciate o minacciate, di cittadini comunitari (come rumeni o Rom rumeni, bulgari o ungheresi) sospettati di alimentare attività criminali, compiere piccoli furti e organizzare accattonaggio forzato, girano intorno all'interpretazione d...

Rom e Sinti, minoranze europee
In occasione del dibattito sulla situazione dei Rom in Italia, il Parlamento Europeo è finito (per una volta) sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali. Va detto che per molti aspetti il tono della discussione è parso, stranamente per lo stile dell'Aula di Strasburgo, molto ...

Rom e Sinti, i commissari straordinari opereranno a livello regionale
I commissari straordinari per l'emergenza “nomadi” richiesti da Roma, Milano e Napoli opereranno a livello regionale e non solo cittadino e le loro funzioni potrebbero essere stabilite definitivamente già la p...

Pacchetto sicurezza, un dispositivo ottocentesco nato strutturalmente in crisi
Un primo commento non può esimersi dal valutare questo perseguire in maniera lucida e maniacale l’idea di una differenziazione del soggetto di diritto, cosa assolutamente aberrante dal punto di vista della logica costituzionale, con l’idea per esempio di istituire un co...

Migrantes: non criminalizzate i Rom
I direttori degli Uffici Migrantes delle quindici diocesi del NordEst, riuniti insieme al Vescovo delegato dalla conferenza episcopale del Triveneto, Monsignor Luigi Bressan, hanno condiviso alcune riflessioni sulla situazione che si sta vivendo in Italia nei co...

L'Italia vista dall'informazione estera
Linea dura contro i clandestini, "monsieur" rifiuti e le discariche "zone militari": le prime decisioni del governo Berlusconi su rifiuti e sicurezza hanno eco su numerosi siti dei media stranieri, spesso con richiami sulla home page. Ha un discreto successo anche la notiz...

Il vicino rom
Dal punto di vista dei numeri, non c’è ragione di lamentare "invasioni" di rom e sinti nel nostro paese. Piuttosto sono assai problematiche le politiche adottate per la gestione di queste minoranze. Nel migliore dei casi si sono allestiti i campi nomadi, diventat...

Pax Christi, le comunità cristiane non dimentichino l'Enciclica Pacem in Terris
Lo sgombero del campo rom di via Bovisasca a Milano, il 1° aprile u.s. e ancor più l'incendio del campo di via Ponticelli, nella zona orientale di Napoli, il 14 maggio u.s., hanno richiamato la pubblica attenzione, non soltanto sulle disumane condizioni di vita ...

Per un mondo senza violenza
“Per un mondo senza violenza”. Così la Comunità di Sant'Egidio ha voluto chiamare il pellegrinaggio che si è tenuto sabato 17 e domenica 18 maggio, al Santuario della Madonna del Divino Amore. Un titolo significativo, in un tempo segnato da gravi episodi di vi...

Pacchetto sicurezza? Non ci spaventa!
“Non ci fa paura il pacchetto sicurezza. Il clima esasperato di questi giorni è il frutto di un'evidente strumentalizzazione. Fra poco l’ondata mediatica si sgonfierà ed emergeranno le problematiche reali, che potranno essere risolte solo con il dialogo. Il nostro primo obiettivo sarà quello d'incontrare il min...

Come vivono i Rom e i Sinti nella società italiana?
Un'indagine Soleterre/Axis Market Research finanziata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri lo ha verificato su un campione rappresentativo in 6 capoluoghi di provincia italiani. Nelle città di Milano, Pavia, Reggio Emilia, Roma e Torino la Axis Market Rese...

Torino, presidio contro l'intolleranza
Gli episodi recentemente accaduti di intolleranza nei confronti di immigrati e nomadi a seguito di episodi criminosi e le norme repressive varate dal Governo ci fanno dire che: il bisogno di sicurezza va difeso e trasformato in regole da rispettare...

Napoli, i lati oscuri di un presunto tentativo di sequestro
Il caso di Angelica, ragazza Rom accusata del tentato rapimento di una bambina di sei mesi avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, è una montatura. La testimonianza di Flora Martinelli, la madre della bambina, del padre di lei Ciro e dei loro vicini di casa è falsa...

Padova, raduno Rom? Solo una festa di fidanzamento
Nella grande confusione di questi giorni si susseguono gli allarmi. Un raduno di Rom a Padova per parlare della questione legata ai gravi fatti di Napoli: più o meno costruita, questa è stata la notizia che diversi esponenti politici e molti quotidiani locali si sono...

Frattini: presenteremo a Ue progetti per integrare i Rom
Il governo Berlusconi presenterà alla Commissione europea progetti per l'integrazione dei Rom rumeni, che sotto il precedente governo Prodi non furono mai chiesti e per cui finanziamenti Ue non furono mai versati...

Ue, Fini nega la grave situazione dei Rom in Italia
Il presidente della Camera Gianfranco Fini, presente alla Conferenza dei presidenti dei Parlamenti al Consiglio d'Europa, non ha dovuto rassicurare nessuno dopo le preoccupazioni emerse nei giorni scorsi dall'Europa sul pacchetto sicurezza e sulla situazione dell'immigrazione clandestina in Italia...

Sanremo (IM), un clima da caccia alle streghe
Madre denuncia rapimento del figlio di 3 anni da parte dei rom, ma il bimbo si era solo nascosto. Una madre ha denunciato, stamani, alla polizia il rapimento da parte di Rom del proprio figlioletto di 3 anni, mentre si trovava all'interno del negozio di brocante 'Salv...

Roma, Mosca: conferenza territoriale con i Rom
Come primo atto da Commissario straordinario per le popolazioni Rom, "costituiremo una sorta di conferenza in ogni realtà territoriale, alla quale prenderanno parte le varie associazioni che si occupano delle popolazioni senza territorio, i rappresentanti di quelle stesse po...

Roma, Rom: «nessuno ci rappresenta meglio di noi stessi»
Vorrebbero essere gli stessi Rom a rappresentarsi nel dialogo con le istituzioni. Così i rom del campo Casilino 900 si stanno organizzando per presentare al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, le loro pr...

Maroni: dall'Europa indebite pressioni
Sono "indebite" le pressioni che vengono da alcuni paesi europei al pacchetto sicurezza varato ieri dal governo. Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni lasciando Palazzo Madama dove ha illustrato a...

Il volontariato critica il “pacchetto sicurezza”
Non è la criminalizzazione dei migranti la chiave per affrontare, né risolvere il problema sicurezza. Lo affermano le portavoce del Forum del Terzo settore Maria Guidotti e Vilma Mazzocco...

L'uguaglianza calpestata
Il caso ha voluto che l´annuncio del "pacchetto sicurezza" coincidesse con la discussione al Parlamento europeo sugli immigrati in Italia, alla quale la maggioranza ha reagito condannandola come una manov...

 
Di Fabrizio (del 01/06/2011 @ 09:15:17 in Italia, visitato 1273 volte)

Ho aspettato qualche giorno a riportare la notizia qui sotto. Volevo vedere che reazione avrebbe suscitato, ma a parte questo link non ho trovato altro. Provate ad immaginare se le parti fossero state invertite: la campagna stampa (bipartisan) che si sarebbe sollevata, campi rom dati alle fiamme (come a Ponticelli), tanti Rom e Sinti onesti costretti a nascondere la loro appartenenza per continuare a lavorare (e vivere).

C'è una fievole speranza, col cambiamento di vento di questi giorni, che i miei diventino solo ricordi. A Milano, per esempio: la Moratti nella sua caccia al voto aveva calendarizzato lo sgombero (senza alternative) di alcuni campi regolari; col risultato che molti Rom per la prima volta hanno ritirato il certificato elettorale (e votato Pisapia). Una gran bella festa che ha visto mischiati Rom e cittadini della zona (se avete un account Facebook, QUI). Il lavoro di tanti per arrivare a questi risultati. Cittadini come tutti, finalmente...

Credo fortemente (Rom e Sinti a parte) che una delle letture chiave di queste amministrative sia proprio nel concetto di "cittadinanza". Chi ha perso, politiche precedenti a parte, ha continuato a ripetere in campagna elettorale il tema della divisione tra un NOI e un LORO (cioè: zingari, gay, musulmani ecc.) alla ricerca del voto moderato. Non riuscendo e non volendo capire che i moderati, fiaccati da anni di promesse non mantenute, non si ritrovavano più in questa DISCRIMINAZIONE, primo perché ingiusta e poi perché in questi anni non ha risolto nessuno dei problemi posti.

Ora dovrà arrivare il momento di uscire da questa continua campagna elettorale, governare ed affrontare i problemi. Che sono tanti e (non illudiamoci di bastare a noi stessi), dovranno essere affrontati da tutti, superando questo clima da "guerra civile a bassa intensità" che ci avvelena da anni. Il centrosinistra ha dimostrato che se supera le divisioni interne, può essere un'alternativa credibile. La destra si trova di fronte ad una svolta: lasciarsi alle spalle le parole d'ordine dello scontro di civiltà (che non compatta più i moderati, ma solo le frange estreme) ed evolvere in una destra che sia anche INCLUSIVA (come lo sono anche molti loro parenti europei).

Insisto: per cambiare c'è bisogno di TUTTI. L'editoriale di ieri di Sallusti è ancora fermo al "...io resto dell’idea che prima li mandiamo via dalle nostre città meglio è per tutti". Non capisce, non vuole capire, che di questo passo si prepara un'altra sconfitta.


Un vicino di casa italiano lo aveva rinchiuso in garage

Firenze, 29 mag. (TMNews) - Un tentativo di stupro su di un bambino rom di cinque anni e' stato sventato ieri sera per un soffio: le urla del piccolo hanno attirato l'attenzione dei vicini di casa, che sono intervenuti all'ultimo momento utile. Il reato stava per compiersi nella cantina di un'abitazione di Sesto Fiorentino, in via Signorini. Terribile protagonista, un fiorentino di 37 anni, che è stato arrestato con l'accusa di sequestro di persona, lesioni e violenza sessuale su un minore.

Il piccolo stava giocando sotto casa, quando l'uomo l'ha adescato per portarlo in garage, dove l'ha denudato e immobilizzato, per praticargli un'iniezione di una sostanza non ancora precisata, ma sicuramente allo scopo di stordirlo. Le urla del bambino sono state udite dai vicini, italiani, che sono accorsi. L'uomo nel frattempo si e' rifugiato in casa, ma poco dopo è stato prelevato dai carabinieri. Il minore invece è stato trasportato al Meyer per essere sottoposto a controlli.

 
Di Sucar Drom (del 07/09/2012 @ 09:15:14 in blog, visitato 978 volte)

Roma, il "campo nomadi" La Barbuta ha un carattere discriminatorio
Azione legale di ASGI e Associazione 21 luglio: il Tribunale di Roma ha ordinato lo "stop" agli ingressi delle famiglie rom, sotto accusa procedure di assegnazione, regolamento discriminatorio e ghettizzazione...

Napoli, Angelica: «Sono Rom, ma non ladra di bambini la mia verità sui roghi di Ponticelli»
Il suo nome è entrato negli annali come esempio - più unico che raro - di cittadina rom condannata per sequestro di persona. Si chiama Angelica Varga, sta per compiere venti anni, gli ultimi quattro trascorsi in cella: una vicenda per...

Don Bruno Nicolini è scomparso, il ricordo di Peslingo
Don Bruno Nicolini è scomparso. Questa notizia rattrista moltissimi sinti che l’hanno conosciuto di persona, specialmente noi sinti di Bolzano. Don Bruno è stato il primo sacerdote che ci ha portato in casa la grande parola di Dio, io avevo si o no 5 anni quando l'ho conosciuto...

UNAR: un silenzio assordante!
E' passato più di un mese dal mancato rinnovo del contratto al Direttore dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziale ed Etniche (UNAR) e tutto tace. Nessuna notizia dal Dipartimento per le Pari Opportunità sotto la Presidenza del Consiglio...

CERD ONU, allarmante aumento dei fenomeni di incitamento all’odio razziale in Italia
I risultati emersi dallo studio elaborato da un network di associazioni italiane sono preoccupanti: in Italia si registra un aumento dei fenomeni di incitamento all’odio razziale legati ai discorsi...

Mantova, "Alain e i rom" al Festivaletteratura
Sabato 8 settembre al Festival Letteratura di Mantova sarà presentato il volume "Alain e i rom", dalle ore 17.45, presso l'Aula magna dell’Università di Mantova. L'evento vede la presenza degli autori Emmanuel Guibert, Alain Keler e Frédéric Lemercier con Alberto Sebastiani, esperto di graphic novel...

Mantova, la Strategia "Men Sinti"
L'associazione Sucar Drom ha promosso nella Provincia di Mantova la Strategia locale "Men Sinti" per attuare le indicazioni della Commissione europea, contenute nella Comunicazione n. 173/2011. La Strategia locale "Men Sinti" è stata promossa in un quadro di partnership esteso, su cui si è lavorato nel 2011, per incidere in maniera seria, costruttiva e profonda nella realtà mantovana...

Sinti e Rom: il glossario
Pubblichiamo una prima bozza del glossario utilizzato dall'associazione Sucar Drom e dall'Istituto di CulturaSinta. Questa pagina è un work in progress, ovvero sarà integrata e modificata nel tempo in relazione agli approfondimenti e agli studi svolti dai membri dell'Istituto di Cultura Sinta e dagli stimoli che arriveranno dall'esterno...

 
Di Fabrizio (del 18/12/2011 @ 09:14:50 in media, visitato 1629 volte)

Filippo Facci come scrivevo più di un anno fa, è uno scribacchino atipico: voltagabbana, a tratti servile, e con un ego sovradimensionato, ma ammettevo che quando scrive del tormentato rapporto tra rom, popolazioni autoctone e razzismo lo fa con una lucidità rara.

Un suo nuovo scritto pubblicato da Il Post mi conferma questa impressione, e vi invito a leggerlo con attenzione.

Ma qua, partono i necessari distinguo:

  • Neanche a me piace l'abitudine, tutta italiana, di schierarsi per forza tra guelfi e ghibellini. Però... se nell'arco di pochi giorni le piccole, quotidiane violenze che segnano il NOSTRO rapporto con chi percepiamo come straniero, hanno due picchi violenti come quelli di Torino e Firenze, è doveroso interrogarsi sulle cause politiche di quel titolo: Siamo razzisti? Sì. I vari Berlusconi, Borghezio e compagnia, avranno pure delle responsabilità nel cambiamento antropologico in senso razzista dell'Italia. Provo a spiegarmi meglio: il razzismo non può essere una scusa per giustificare le colpe di chi ha avuto ruoli di responsabilità negli ultimi decenni, casomai ne è una delle cause.
  • Non si tratta del gesto di un folle: che sia un corteo di incendiari (come a Torino, a Ponticelli, a Opera), o si tratti di responsabilità singole (Carreri a Firenzi, Breivik a Oslo). Si è formato in tutta Europa un quadro che giustifica la follia, la noia, il bisogno di distinguersi, ad esprimersi in atti violenti verso determinate categorie, guardacaso Rom, Sinti, stranieri, portatori di handicap.
  • Facci scrive "la ragazzetta di Torino è una mitomane che sconfina nel cretinismo: il contesto disegnatelo voi." Chi reggeva le torce accese, chi minacciava i giornalisti a Torino, gente matura magari, faceva parte dello stesso contesto di quella ragazzina. Per comodità li classifichiamo come mostri, ma i mostri veri sono la camorra, che per liberare un'area edilizia appetibile ha mandato in riformatorio senza prove una ragazza madre, e dato fuoco a rifugi di poveracci. Mostro è chi a Opera aizzò la folla già scalmanata di suo, e l'anno dopo incassò la carica di sindaco.
  • Essere zingari è un'aggravante? Ho paura di sì. Facci ha il coraggio di ricordare come l'immagine della zingara rapitrice di bambini sia una colossale bufala storica. Se di coraggio di uno scrittore vogliamo parlare, in fondo non gli costa niente, ma di sicuro non è una posizione comoda per chi si rivolge a lettori di destra.
  • Smontato uno stereotipo, però ricade (preso dal suo eccesso di realismo) in un altro: quello dello zingaro ladro. Si dimentica che di ladri in circolazione abbiamo un vasto campionario, e che senza scomodare i suoi compari di casta/classe (non di schieramento, il fenomeno riguarda tanto destra che sinistra), c'è chi lo fa in maniera più o meno furba. Sfugge a Facci, come a tanti altri, che non è l'etnia, ma la condizione di vita. Nel comodo delle nostre case con porte blindate ed antifurto, siamo pronti ad idealizzare la Palestina, l'Egitto, il Sud Africa o la Colombia... un giro in quegli slum ci mostrerebbe un'umanità dolente e piene di speranze che ruba, figlia, si ammala e muore con percentuali del tutto simili ai Rom e Sinti nostrani. Ma senza andare nel "terzo mondo", un giro in qualche quartiere USA del "primo mondo" restituirebbe la medesima realtà. Ma quelli, sono i poveri lontani, i loro odori e le loro grida diventano innocuo esotismo.
  • Allora, quello che scandalizza il benpensante, di destra e di sinistra, non è il furto, ma la sua necessità (che deve anche essere prossima, altrimenti non se ne accorge). Perché tutti amiamo crederci buoni, democratici, autosufficienti. Ma il pensionato beccato al supermercato con due scatolette di tonno nascoste nella giacca, ci porta la miseria allo specchio, chi ruba per fame in un mondo di prosperità lo fa perché ha sua volta è stato deprivato (derubato) dei valori occidentali di vita, compreso il pieno accesso ad istruzione, casa, lavoro, sanità. Invece, fiduciosi nel NOSTRO progresso, non solo vogliamo essere ricchi, ma pure amati dai poveri, perché così la NOSTRA coscienza (di classe?) non ci pone domande scomode. Paradossalmente, diventiamo cattivi quando questo ci è negato.
  • Facci cita il Porrajmos, un olocausto dimenticato e tutto particolare. Lo fa, sapendo quanto la nostra sia una bontà di facciata, per cui VOGLIAMO DIMENTICARE i nostri antenati che fecero del Porrajmos, della Shoa, ma anche dei massacri in Africa e nelle Americhe: non un isolato episodio di razzismo, ma un sistema pianificato di arricchimento, sterminio e terrore. Ci stupiamo che qualcuno sia sopravvissuto, emigri perché non abbia più di che vivere e soprattutto abbia l'ardire di presentare il conto. Cosa che possono fare gli Israeliani, forti di uno stato e di un esercito mica male, non i Rom e Sinti che vivono tuttora in eterno dopoguerra. E allora, dagli allo zingaro!
  • VOGLIAMO DIMENTICARE, e l'abbiamo fatto, come eravamo nel dopoguerra o quando si emigrava, perché nuovamente ci vergogniamo della povertà. Razzismo ha tanti significati e radici, questo è quello attuale. Ma ricorda un articolo del Corriere (uscito in concomitanza con quello di Facci) che c'è un ulteriore differenza: il nomadismo. Che secondo il Corriere può aprire le porte dei cieli (spero che qualche zingaro si sia fregato la chiave per tempo) e secondo il più realista Facci non ha più ragione di essere. Il Corriere ricorda come furono nomadi anche gli Ebrei, ma dimentica che tutti i popoli che diedero vita agli stati moderni lo sono stati, finché non fecero a botte per trovare una terra dove potersi fermare. Potersi fermare, non dimentichiamolo, significa avere la possibilità di cacciare qualcun altro. Non chiamiamolo NOMADE, allora, chiamiamolo SGOMBERATO. Se ci intendiamo sulle parole, forse saremo già in grado di intravedere le soluzioni.
 
Di Sucar Drom (del 27/05/2009 @ 09:13:50 in blog, visitato 1422 volte)

Marsala, si chiude l'inchiesta sulla scomparsa di Denise Pipitone
Si avvia a conclusione la lunga e infruttuosa indagine sulla scomparsa di Denise Pipitone, sparita nel nulla mentre giocava di fronte alla casa della nonna, all'eta di quattro anni, il 1° settembre del 2004. Denise Pipitone è stata cercata ovunque,...

Il rischio che si stia sviluppando una cultura xenofoba c’è tutto
"Il rischio che si stia sviluppando una cultura xenofoba c’è tutto". Lo dichiara don Federico Schiavon (nella foto di Hidden Side), responsabile della pastorale per i Rom e i Sinti della conferenza episcopale italiana, che aderisce alla Giornata di preghiera e digiu...

Napoli, il Sindaco: «Hanno colpe anche gli italiani»
«Con tutto il rispetto per chi è morto, ma qualche colpa c’è anche da parte italiana. Questo ragazzo arrestato è stato sfruttato anche sessualmente. Questo non giustifica assolutamente nulla, ma permette di non dividere i popoli in buoni e cattivi». Lo ha detto il sindaco di Napo...

Napoli, in 10mila per ricordare i fatti di Ponticelli
Ad un anno dai pogrom contro i Rom di Ponticelli, e dopo tanti episodi di intolleranza che si sono succeduti in questi mesi nella città di Napoli, la Comunità di Sant´Egidio ha promosso una marcia per la pacifica convivenza a Napoli...

Roma, il 1° giugno scatterà il piano "nomadi"
Lavori e vigilanza nei campi regolari dal 1° giugno, più fondi dal governo per concretizzare un lavoro che punta «a coniugare legalità e integrazione». Il piano “nomadi” per Roma entra nella fase dell’applicazione concreta...

Napoli, tra i quartieri Ponticelli e Poggioreale i nuovi tre "campi nomadi"
Sarebbero tutte nell'area orientale della città, al confine tra i quartieri Ponticelli e Poggioreale, le zone dove verranno allestiti i centri di accoglienza per i nomadi utilizzando i fondi messi a disposizione dal Governo. Spazi dove sono in costruzione anche diversi centri comm...

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, il portoghese Antonio Guterres, replica al governo italiano
Il colpo annunciato è puntualmente arrivato: l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, il portoghese Antonio Guterres, replica al governo italiano. Dalle cui file - con argomenti e toni variegati - erano giunte reazioni negative alle critiche dell’Unhcr verso la linea di Roma in materia di immigrazione clandestina...

Mantova, presentazione dell'antologia “Il rumore degli occhi”
Sabato 23 maggio, alle ore 18:30 nella sala delle Capriate, in piazza Leon Battista Alberti(*) a Mantova, verrà presentata l’antologia di racconti “Il rumore degli occhi” (Edizioni Creativa, Torre del Greco, 2008), opera prim...

Milano, non più sgomberi ma alleggerimenti...
Ieri il Ministro Maroni ha incontrato alcuni Sindaci del Nord Italia, guidati da Letizia Moratti per discutere redistribuzione dei rifugiati accolti in questi anni. Nell’incontro, presente anc...

Il progetto su “Etnie e Culture del Mediterraneo” si occupa anche di Sinti e Rom
Pierfranco Bruni (in foto), esperto, del MiBAC, in Storia e Letteratura delle Minoranze Linguistiche ed Etniche è stato nominato Coordinatore del Progetto sulle “Culture storiche delle comunità Zingare: dai Rom ai Sinti” e Coordinatore delle “Presenze culturali della...

Berlusconi e l'ipocrisia razzista
Una tegola pesantissima, anche se attesa, è caduta sul Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. David Mills “ha agito certamente da falso testimone da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse, o, almeno, il mantenimento degli ingent...

Napoli, anche una storia sui Rom tra i vincitori del Premio Elsa Morante
Si aspettano i risultati della giuria popolare composta da circa 1500 studenti campani che in queste ore leggono i tre libri vincitori del Premio Elsa Morante. Ragazzi scelti dalla giuria presieduta da Dacia Maraini...

Zagabria, quale giorno della vittoria per le donne? Memorie traumatiche e narrazioni di resistenza
L’8 e 9 maggio scorso si è svolto a Zagabria il convegno internazionale “Imaju li zene svoj pobjede? Zenska traumatska sjecanja i naracije otpora” – “Quale giorno della vittoria per le donne? Memorie traumatiche e narrazioni di resistenza”, organizzato dal Centro di studi femminili...

Alghero, sgombero imminente per una famiglia rom
Potrebbe essere solo questione di ore. Nel primo pomeriggio di oggi, infatti, potrebbe essere dato corso all' ordinanza di sgombero dello stabile di Maria Pia (in foto), per la famiglia rom che...

Roma, ritorna in servizio il carabiniere che uccise Fabio Halilovic
Pena ridotta di un anno dal Tribunale di Appello per il carabiniere D. S., imputato di omicidio colposo e condannato in primo grado a tre anni di reclusione per aver ucciso un ragazzo rom, Fabio Halilovic di 16 anni che si trovava a bordo di un'automobile rub...

Milano, noi, agenti di polizia locale, diciamo "no" al grande inganno securitario
Caro direttore, ti chiediamo di pubblicare questo nostro appello, affinché si sappia che anche tra le forze dell'ordine vi è un ampio tessuto democratico che ha bisogno di solide sponde per potersi esprimere al meglio...

Torino, appello in merito al nuovo regolamento delle aree sosta per rom e sinti e all’annunciato trasferimento del campo di Strada Aeroporto
Le organizzazioni firmatarie esprimono forte preoccupazione in merito alla proposta di modifica del regolamento delle aree sosta attrezzate per rom e sinti, attualmente all’esame del Consiglio comunale, nonché alle modalità di attuazione dell’annunciato trasferimento del campo di Strada Aeroporto...

Pensieri migranti
La discussione di queste settimane sul reato di immigrazione clandestina e in generale le norme contenute nel “pacchetto sicurezza” mi hanno provocato un grande senso di rabbia, frustrazione e impotenza...

Praga, il Partito nazionale ceco chiede la "soluzione finale" dei Rom, dure le polemiche
Il Partito nazionale ceco (Ns), di estrema destra, ha diffuso un video elettorale in cui suggerisce "la soluzione finale della questione zingara", evocando quella perseguita dai nazisti con l'Olocausto degli ebrei...

Roma, la lotta all'abusivismo inizia dalla casa di una famiglia rom
In molti ieri hanno visto sui telegiornali nazionali le scene strazianti di un Rom italiano che minacciava di tagliarsi la gola con un coltello (in foto) se fosse stata abbattuta la sua casa, costruita abu...

Immigrati, le vittorie negate
All’opposizione di sinistra piace perdere, manifesta un certo gusto per la sconfitta. Basti considerare l’insieme delle misure su sicurezza e immigrazione, messe in cantiere dal governo. Rispetto alle proposte iniziali, l’opposizione ha incassato un sacco di vittorie, ma non le dichiara. Cito quelle più evidenti. Sull’iniziativ...

La macchia della razza
Anticipiamo qui alcuni passi dal capitolo finale del libro di Marco Aime La macchia della razza in uscita da Ponte alle Grazie (pp. 96, euro 8): in forma di lettera aperta a un bambino rom, uno di quelli cui si vogliono prendere le impronte digitali, spiega come e perché ...

La belva umana
«Devono solo provare a darmi fastidio. Non si devono permettere. Se toccano la "robba" mia, se toccano mia madre, mia sorella o la mia ragazza, mi faccio giustizia da solo. Tanto la polizia che viene a fare. Oggi li mettono in galera, domani stanno fuori. Io s...

Gambolò (PV), il Naga e i Sinti hanno vinto una causa strategica contro le discriminazioni
Il Naga comunica con soddisfazione la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia - Milano di sospendere lo sgombero di cittadini italiani di origine sinta residenti, da gener...

Bolzano, una targa commemorativa in memoria dei Sinti vittime dell’olocausto
Domani 27 maggio 2009, alle ore 11.00, sarà scoperta la targa commemorativa in memoria dei Sinti vittime dell’olocausto, presso il muro del lager di Via Resia. L’iniziativa è stata promossa dall’associazione Nevo Drom. Questo sarà un evento di grande impo...

 
Di Fabrizio (del 17/06/2008 @ 09:13:44 in Europa, visitato 1083 volte)

Segnalato da Maria Grazia Dicati

RAZZISMO SELVAGGIO IN ITALIA - Perdono sempre gli stessi

I gitani italiani, specialmente, e molti altri gruppi gitani del resto del mondo, si stanno rivolgendo a noi chiedendo aiuto. La maggioranza sono messaggi angosciati di una comunità allarmata davanti al sopraffacente trionfo della coalizione politica - alcuni dei partiti che la compongono sono di estrema destra - guidata da Silvio Berlusconi. Alcuni giorni prima che si producessero le inqualificabili aggressioni patite dai gitani di Ponticelli (Napoli), per mano di alcuni scalmanati che han dato fuoco alle loro umili baracche, un'organizzazione gitana italiana ci diceva: "Noi gitani siamo in pericolo in Italia. Abbiamo paura delle deportazioni dei gitani in Italia. Per favore - mi dice - inviate un comunicato al Governo italiano perché rispetti le Direttive comunitarie".

A nostro parere la paura che esprime il nostro interlocutore non è infondata. Le ultime dichiarazioni dei nuovi governanti italiani prefigurano ogni tipo di precarietà. Giudicate voi se non è così: Il nuovo sindaco di Roma, il post-fascista Gianni Alemanno, annunciò lunedì scorso che la sua prima misura come sindaco sarebbe stata demolire gli accampamenti gitani. "Procederemo a smantellare gli accampamenti nomadi che a Roma sono 25": Però i napoletani di Ponticelli si sono portati avanti. Niente da smantellare. Fuoco purificatore che è più rapido di montare camere a gas in stile nazi! Umberto Bossi, il leader della Lega Nord, è euforico. Questo soggetto parla di "caccia" . "Dobbiamo cacciare i clandestini", ha detto, provocando la sconfitta sinistra italiana. Come qualsiasi bullo di quartiere ha lanciato il suo proclama di guerra: "Non so cosa vorrà fare la sinistra, noi siamo pronti. Se vogliono lo scontro, i fucili sono caldi. Abbiamo 300.000 uomini, 300.000 martiri, pronti a combattere. E non stiamo giocando. Non siamo quattro gatti".

Però la cosa più triste è che Silvio Berlusconi, il rieletto presidente del Governo italiano, al vedere i suoi giovani esultanti salutando in stile fascista, ha confessato: "A vederli, ho pensato: la nuova falange romana siamo noi".

Alla vista della gravità dei fatti la UNION ROMANI, riconoscendo il sentire maggioritario dei gitani spagnoli e per la rappresentazione che si ostenta nella UNION ROMANI INTERNACIONAL, si propone iniziare le seguenti azioni:

Primo, Denunciare la gravità degli attentati sofferti dai gitani europei residenti in Italia e chiedere la solidarietà dei cittadini di qualsiasi paese di fronte alla violenza cieca ed assassina dei razzisti. Per questo chiediamo che si scrivano lettere dirette al Presidente del Governo italiano, inviandole direttamente alla sua residenza nel Quirinale (Roma) o alle ambasciate italiane in ogni paese. (L'indirizzo dell'Ambasciata italiana in Spagna è il seguente: Calle Lagasca, 98. Código postal 28006 Madrid)

Secondo: Sollecitare il Ministro degli Esteri di Spagna perché si interessi alla situazione dei gitani residenti in Italia, esprimendo la preoccupazione della comunità gitana spagnola per la situazione in cui possano trovarsi i gitani espulsi dalle loro dimore incendiate. Il nostro Governo è legittimato a fare questa consultazione in base a quanto previsto dalla Direttiva 2004/38/CE del Parlamento e del Consiglio Europeo relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei membri delle sue famiglie a circolare e risiedere liberamente nel territorio degli Stati membri. Effettivamente, trattandosi di una Direttiva e non dimenticando che ogni Stato membro può determinare la miglior forma di applicare le disposizioni del Diritto comunitario, è obbligatorio esercitare un lavoro critico e di vigilanza dei Governi perché le misure adottate nei distinti Stati membri conducano ad una applicazione del Diritto comunitario con la stessa efficacia e rigore con cui si applicano le norme interne dei suoi rispettivi Diritti nazionali.

Terzo: Chiedere alla Commissione delle Petizioni del Parlamento Europeo che, con carattere d'urgenza, inizi un'inchiesta sulla situazione che ha portato la comunità italiana di Ponticelli (Napoli) allo stato di contrapposizione che soffrono i gitani che vivono in quel luogo.

Quarto: Sollecitare i Gruppi Parlamentari del Parlamento Europeo che formulino, con carattere d'urgenza, le precise iniziative parlamentari che obblighino il Consiglio a chiedere nella Sessione Plenaria di Strasburgo e Bruxelles sulle misure che il Governo italiano possa aver preso per porre freno a queste aggressioni e per condannare i colpevoli delle stesse.

Quinto: L'Unión Romaní è convinta che l'immensa maggioranza dei cittadini italiani - inclusi i votanti di Berlusconi - rifiuta la violenza, venga da dove venga. Per questa ragione, attraverso la Unión Romaní Internacional, si propone stabilire, con le organizzazioni gitane italiane, un programma di mutua collaborazione al fine di mettere in campo le misure adeguate che garantiscano la difesa di questi cittadini europei che non hanno commesso alcun delitto se non quello di essere "poveri e gitani".

Sesto: Oggi stesso abbiamo avuto notizia che il Governo italiano si propone di indurire i mezzi contro l'immigrazione di modo tale che l'essere "clandestino" sarà un delitto compreso nel Codice Penale. In questo senso, Roberto Calderoli, nuovo Ministro italiano proveniente dalla Lega Nord, ha dichiarato che per non essere "clandestino": "Bisogna dimostrare se si è onesti, altrimenti, li si espelle dall'Italia".

Come Unión Romaní inizieremo i procedimenti per interporre una denuncia contro il Governo italiano per non adempimento della Direttiva 2004/38/CE del Parlamento e del Consiglio Europeo relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei membri delle sue famiglie a circolare e risiedere liberamente nel territorio degli Stati membri. Quando venne promulgato a Maastricht, nell'anno 1992, il Trattato che porta il nome della famosa città olandese, i Capi di Stato e del Governo approvarono la Dichiarazione 19 al fine di chiarire le incertezze sull'applicazione del Diritto comunitario. I massimi dirigenti europei non avevano alcun dubbio che "per la coerenza e l'unità del processo di costruzione europea, è essenziale che tutti gli Stati membri traspongano integralmente e fedelmente nel loro Diritto nazionale le direttive comunitarie di cui siano destinatari nei luoghi disposti alle stesse".

Le Direttive sono lo strumento armonizzatore per eccellenza del Direttivo Comunitario perché tramite loro si realizza, dice l'art. 94 del Trattato, l'approccio delle disposizioni legali, regolamentari ed amministrative degli Stati membri, che incidano direttamente nella stabilità o nel funzionamento dell'Unione Europea.

Settimo: Per terminare proponiamo di elevare la nostra preoccupazione per la magnitudine e la gravità di questi accadimenti di fronte alle istanze internazionali più rappresentative. Così faremo di fronte al Consiglio d'Europa, davanti all'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OCSE) e davanti alla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

Una volta ancora reclamiamo la solidarietà di tutti i democratici di Spagna e d'Europa. Nessuno può farsi giustizia da solo, perché quando ciò succede perdono sempre gli stessi: i più poveri, i più indifesi, quelli per cui non ci sono diritti, nella maggioranza dei casi, di essere lettere stampate su carta bagnata. Abbiamo bisogno del calore umano della società,per questo domandiamo l'appoggio di tutti i democratici europei a difesa dei Diritti Umani di quanti, essendo innocenti, si vedono aggrediti, vilipesi e stigmatizzati per delitti che non hanno commesso. Per terminare, come proprio riconosce la Commissione, ogni espulsione "deve essere motivata dalla situazione individuale" di persone specifiche, e non "deve significare un'espulsione di gruppo" di collettivi rispetto alle loro origini geografiche.

Speriamo che il fuoco di Ponticelli purifichi ed elimini l'odio e l'intolleranza che tante volte sono stati il germe delle più gravi tragedie nella storia d'Europa.

JUAN DE DIOS RAMÍREZ HEREDIA - Presidente de la Unión Romaní

 
Di Fabrizio (del 01/09/2012 @ 09:12:44 in Italia, visitato 959 volte)

Segnalazione di Giancarlo Ranaldi

Fanpage.it La ragazza rom accusata del tentato rapimento di una neonata torna a Ponticelli, dove nel 2008 una folla inferocita aveva assaltato e incendiato i campi della zona e costretto centinaia di persone a fuggire. Angelica racconta ai microfoni di fanpage.it la verità su quello che accadde in quei giorni.

Angelica Varga torna per un giorno a Ponticelli. La giovane rom accusata del tentato rapimento di un neonato nel maggio del 2008 quando aveva appena 15 anni: episodio che scatenò la violenza razzista ai danni della comunità rom, gli incendi e il pogrom di anziani, donne e bambini. Angelica è stata condannata a quattro anni di reclusione, trascorsi tra il carcere minorile di Nisida e una casa famiglia della provincia di Napoli. A fine maggio ha scontato la sua pena ed è tornata libera. Ha deciso di parlare ai microfoni di fanpage.it e raccontare la sua verità. Nega l’accusa di rapimento e racconta la sua versione dei fatti. Lo fa tornando proprio in via Argine, per un giorno, davanti agli ex campi dove vivevano centinaia di suoi connazionali.

Prova a cacciare le paure e guardare quei campi incendiati dall’ignoranza e dagli affari criminali. In un italiano impeccabile, Angelica parla del suo passato e del suo futuro, riannodando i ricordi che aveva provato scrivere in un diario mentre era in comunità. Napoli, i magistrati che l’anno giudicata "era solo una bambina", gli operatori sociali e i volontari che l’hanno accolta e sostenuta, il popolo Rom, sono solo alcuni dei temi che affronta. E poi la "pena", quella "dentro e fuori al carcere", afferma, "è la prima cosa che mi viene in mente ricordando questi anni". Eppure Angelica non si arrende e guarda al futuro. Tornerà in Romania per riabbracciare la sua famiglia e sua figlia che oggi ha cinque anni. A nemmeno vent’anni, la giovane originaria della Transilvania rivendica il diritto a una vita per "provare almeno ad assaggiare la felicità".

Eppure, prima di partire, sa di lasciare un pezzo di sé in Italia. Il nostro Paese non ha esitato a condannare una ragazzina di 15 anni e deve fare ancora i conti con la xenofobia, con la povertà e con le paure verso culture diverse.

A cura di Giuseppe Manzo e Alessio Viscardi

 
Di Fabrizio (del 27/02/2012 @ 09:11:49 in conflitti, visitato 1395 volte)

nuova Agenzia Radicale - martedì 21 febbraio 2012 di FLORE MURARD-YOVANOVITCH

intervista allo storico Luca Bravi*

- Perché il genocidio dei Rom sotto il nazismo - il Porrajmos - che fece circa mezzo milione di vittime tra questo antico popolo europeo, è ancora oggi in parte uno sterminio dimenticato?

I Rom continuano oggi a subire stereotipi culturali simili a quelli che hanno subito nel corso della Storia. Nella mentalità comune, lo "zingaro" è ancora percepito come "asociale" o "nomade", presunte "tare" su cui i nazisti imbastirono la loro teoria della "razza zingara". La rimozione del genocidio dei Rom ha varie cause, storiografiche ma anche politiche. La Germania post-bellica ha fatto di tutto per cancellare la radice razziale della persecuzione degli "zingari", derubricandola a una semplice operazione di pubblica sicurezza per via della loro presunta "pericolosità" (mistificando la legislazione nazista). Cioè, ai sopravvissuti rom e sinti furono negati i risarcimenti e questa rimozione durò fino alla fine degli anni '80, quando alcuni studiosi tedeschi rivalutarono gli archivi del regime nazista che facevano chiari riferimento alla "razza zingara". Il Porrajmos fu riconosciuto solo nel 1989 dalla Germania come genocidio di stampo razziale. La legge relativa al Giorno della Memoria in Italia attualmente ricorda correttamente la specificità della Shoah ma per adesso non è stato inserito alcun riferimento al Porrajmos (il Parlamento ha ricordato l'internamento dei rom e dei sinti nei campi di concentramento solo il 16 dicembre 2009).

- Gli storici non si sono interessati alla questione della persecuzione dei Rom sotto il Terzo Reich, nemmeno dopo la fine della guerra?

Sì, ma solo tardivamente, tanto in Germania quanto in Italia. Anche tra gli storici erano ed a volte sono presenti clichés sui nomadi pericolosi. Il genocidio dei Rom è inoltre una questione storiografica complessa. Studiare il Porrajmos a fianco della Shoah, senza con questo banalizzare o tanto meno negare la centralità e la specificità di quest'ultima, significa rischiare di entrare in attrito con chi propone l'idea di una unicità della Shoah; (e della sua incomparabilità con qualsiasi altro fatto storico). La mia tesi è che esiste invece un parallelismo nel totale annientamento che i nazisti riservarono a questi due popoli considerati "razzialmente inferiori"; Porrajmos e Shoah sono, purtroppo, tasselli dello stesso evento, l'uno getta luce sull'altro, ed entrambi sono crimini contro l'umanità intera.

- Parallelamente alla "razza ebraica" i nazisti avevano infatti teorizzato una "razza zingara", anch'essa "geneticamente inferiore" e da eliminare. Ci spiega meglio come questa "classificazione" razzista fu elaborata?

La legislazione nazista si nutre della percezione popolare negativa dello zingaro nomade. Già nel 1935 le Leggi di Norimberga, anche se non li menzionano, furono applicate anche agli "zingari" (termine allora usato per chiamare i rom e i sinti), deprivati dalla loro cittadinanza tedesca. Dal 1936, tutti gli zingari vengono internati nei campi di sosta forzata e poi dal 1938 allontanati e deportati in massa all'Est, in vagoni speciali aggiunti a quelli degli ebrei. In quei campi di concentramento lavorava l'Unità di Igiene Razziale (e di Ricerca biologica) del Reich, diretta dallo psichiatra infantile Robert Ritter, che effettuava pseudo "studi zingari". Da misurazioni antropometriche sui circa 20.000 internati, la sua squadra faceva derivare delle caratterizzazioni di tipo morale e psichico dell'intero gruppo. Gli "zingari" sarebbero stati razzialmente "inferiori" perché portatori del carattere ereditario dell'"istinto al nomadismo" che causava la loro consequenziale "asocialità", una "piaga" da sradicare. Nel 1938, sulla base delle ricerche di Ritter, Himmler equipara la Zigeunerfrage, la "questione zingara", a quella ebraica, per via della radice razziale. Tra il 1938 e il 1942, il Reich pianifica le tappe cruciali per "risolvere" la questione con la stessa logica razionalista del "trattamento speciale" degli ebrei. Prigionia nei campi di concentramento, esecuzioni di massa dalle Einsatzgruppen, ricorso ai gaswagen (camion della morte), fino al decreto del 16 dicembre del 1942 (Decreto di Auschwitz), che progetta la deportazione e lo sterminio di chiunque risultasse di "sangue nomade". Nel vernichtungslager (campo di sterminio) di Auschwitz prende il via la "soluzione finale" dei 23.000 Rom detenuti e si chiude la fase finale della persecuzione razziale dei Rom, che mirava al loro annientamento totale. I nazisti sterminarono circa mezzo milione di rom e sinti, circa un terzo degli Zingari che vivevano in Europa, l'80% nell'aerea dei paesi occupati.

- Durante tutto il regime nazista, dunque, sugli zingari usati come cavie, furono effettuati atroci sperimenti pseudo-scientifici, particolarmente atroci, dai medici nazisti; come mai questi non furono mai processati?

Su quelle "vite indegne di essere vissute" furono attuati dal 1934 alla fine del regime (in particolare nell'operazione eutanasia T4) mostruosi esperimenti, come sterilizzazione coatta, esperimenti eugenetici e test dei primi gas, su donne e soprattutto bambini zingari. Quegli pseudo-scienziati non solo non vengono processati nella nuova Germania, ma vengono lodati come "esperti zingari" e continuano ad esercitare in cliniche private. Non processarli andava di pari passo con la rimozione ufficiale del genocidio di stampo razziale. Rare sono state le voci di sopravvissuti rom o non furono credute né ascoltate. Inoltre, per alcuni gruppi rom e sinti, non si deve parlare dei morti, perché parlarne sarebbe trattenerli in vita; questa scelta di non raccontare deriva da questo specifico rapporto con la morte, ma questo è vero solo per alcuni gruppi ed è comunque un tratto in evoluzione recentemente. Ma in nessun modo si può accollare la dimenticanza di questa tragedia a quel popolo; bensì a qualcosa di profondamente radicato nella cultura delle società tecnologicamente avanzate nei confronti degli zingari.

- Anche il fascismo italiano istituirà campi di internamento riservati ai Rom?

La ricerca sui campi fascisti è relativamente recente; venne avviata meno di 20 anni fa, quando fu rintracciata la circolare del Ministero dell'Interno dell'11 settembre del 1940 che ordinava il rastrellamento e l'internamento di tutti gli zingari, in vari campi sul territorio italiano. Oggi, grazie alle liste degli internati, sappiamo che furono tre i campi fascisti "riservati" agli zingari (Agnone, oggi in provincia d'Isernia, Tossicia, provincia di Teramo, e Prignano sulla Secchia in provincia di Modena). L'internamento si basava sulla ricerca razziale fascista, elaborata in particolare da Renato Semizzi (un docente di Medicina Sociale) e dal giovane antropologo Guido Landra: lo stesso che elaborò, su indicazione di Mussolini, il manifesto della razza. In alcuni articoli comparsi su La difesa della Razza, i due studiosi affermavano la pericolosità dei rom e dei sinti in relazione alla loro componente psichica deficitaria, un elemento legato anch'esso a connotazioni di stampo razziale che si richiamavano ancora una volta al nomadismo e all'asocialità insiti nel "sangue zingaro".

- Oggi il "Piano Nomadi" non mostra una sconcertante continuità con questo passato di emarginazione?

Affronto questo tema in "Tra inclusione ed esclusione. Una storia dell'educazione dei rom e dei sinti in Italia" (Unicopli, 2009), dove studio la continua rieducazione etnica di questa minoranza, dal fascismo all'odierno decreto Sicurezza. Oggi ovviamente i campi rom non sono in sé campi di internamento. Ma continuare a parlare di "campi", applicare a queste persone gli stessi concetti di asocialità e nomadismo di allora, significa pianificare soluzioni di emarginazione. Fuori dalle città, dai servizi, dai collegamenti: e più sono allontanati, più vengono usati dalla politica come capro espiatorio su cui indirizzare le colpe dei mali della società odierna. Quello che si intendeva allora per "razza", si sostituisce oggi per la loro presunta "cultura" di gruppo, con ragionamenti che non sono molto diversi dal passato. La soluzione è progettare l'uscita dai ghetti, e progettare, insieme a loro, soluzioni abitative diverse. Loro sono organizzati e auto rappresentati, devono essere coinvolti nei progetti che li riguardano.

- Teme la riapparizione di fenomeni di razzismo anti-Rom, in tutta Europa, che da noi hanno il volto dei tentati pogrom di Ponticelli e Torino?

Ovunque nel continente europeo cresce l'antiziganismo. In Italia, quando un rom o un sinti viene incolpato, prima ancora del processo, il campo viene distrutto o spostato ed esplodono proteste popolari. Nella società serpeggia quella paura del diverso, che si traduce in forme estreme di violenza, i Rom essendo la diversità in assoluto. Considerati, agli occhi della società maggioritaria, non-cittadini da fare vivere ai margini: ogni azione nei loro confronti viene considerata quasi lecita. La nostra cultura dovrebbe finalmente confrontarsi con i Rom e con la rimozione della loro tragedia; la conoscenza del Porrajmos (ancora assente dai manuali scolastici) permetterebbe di combattere l'antiziganismo.

* ricercatore presso Università Telematica L. Da Vinci di Chieti), ha pubblicato, tra gli altri, il volume "Altre tracce sul sentiero per Auschwitz" (Ed. Cisu)

 
Di Fabrizio (del 17/03/2009 @ 09:11:27 in Italia, visitato 1177 volte)

Ricevo da Roberto Malini

Il Manifesto, 14 marzo 2009 - Politica e società di Cinzia Gubbini

Sta bene, sta imparando a leggere e scrivere e ormai parla un buon italiano. Angelica V. compirà 17 anni a novembre, e da più di un anno ormai è rinchiusa nel carcere minorile di Nisida, Napoli: è lei la prima rom ad essere stata condannata in Italia per aver tentato di rapire un bambino, il pregiudizio che da sempre insegue i rom in tutto il mondo. E' dal suo caso - che secondo il suo avvocato difensore, secondo le associazioni che hanno seguito il processo di primo grado, è ancora tutto da chiarire - che partirono i pogrom di Ponticelli, capaci di far sparire in un paio di giorni i rom da quell'area, come da anni i comitati cittadini tentavano di fare.

Angelica è rimasta sullo sfondo di una storia molto più grande e complicata, che mette insieme razzismo, camorra, politica. A lei sono rimasti tre anni e otto mesi di carcere da scontare, secondo la sentenza del Tribunale dei minori del 13 gennaio scorso. Ieri è andata a trovarla un'attivista dell'associazione Everyone, Giancarlo Ranaldi: "Angelica è tranquilla, e finalmente è riuscita a tornare in contatto con un membro della sua famiglia, così può informarsi sulla sua bambina". Perché anche Angelica è mamma. Sua figlia ha un anno e mezzo e vive in Romania con i nonni, in una cittadina vicino Bistrita, nel nord-ovest del paese. Anche Angelica viveva lì fino ad aprile, quando è venuta in Italia con il marito e altri due parenti e si è stabilita a Ponticelli. Viveva di elemosina, ma anche di furti. Giusto due giorni prima del presunto tentativo di rapimento aveva già rischiato di essere linciata da un gruppo di abitanti, perché era stata sorpresa in un appartamento. L'aveva salvata una pattuglia della polizia. "Possibile che dopo due giorni da quell'episodio si sia andata a ficcare in una situazione tanto pericolosa come il tentativo di rapire un bambino?", si chiede Giancarlo. Lui che ci ha parlato ha avuto l'impressione che sia una ragazzina come tante, allegra ieri perché era venerdì, il giorno della telefonata. "Mi ha detto che vive aspettando il venerdì, quando può chiamare a casa. Ma è ancora molto spaventata e mi ha detto di soffrire molto per la lontananza di sua figlia e di suo marito". Giancarlo le ha anche chiesto se le servissero soldi "ma mi ha risposto di no - racconta - perché in carcere le hanno dato un lavoro e riceve una piccola paga. Me lo ha detto con orgoglio".

Il 7 maggio l'appello. L'avvocato Chirsitian Valle aveva denunciato la parzialità del processo di primo grado. "Stiamo seguendo da vicino il caso - dice Roberto Malini di Everyone - e anche il presidente dell'Union Romanì, Juan De Dios Ramirez Heredia, che è avvocato, e potrebbe indossare di nuovo la toga per difenderla".

 
Di Fabrizio (del 18/03/2014 @ 09:09:40 in Italia, visitato 1008 volte)

- Francesca Pilla, 14.3.2014 su Il Manifesto

Campania. La commissione del senato per i diritti umani in sopralluogo a Giuliano. Mentre il campo napoletano di Poggioreale ribolle

Ieri una delegazione della commissione del senato per i diritti umani è sbarcata a Napoli e ha girato per il campo di Giugliano, nella Terra dei fuochi. Di fronte alle condizioni di degrado e disumane in cui vivono i nomadi ha sottolineato "l'irresponsabilità dell'amministrazione giuglianese nel collocare un'area di sosta attrezzata per 75 fami­glie in un luogo evidente­mente pericoloso per la salute". L'improvvisata delle istituzioni arriva a tre giorni dalle tensioni verificatesi nella baraccopoli vicino al cimitero napoletano di Poggioreale. Una storiaccia, come spesso capita. Una ragazzina di 16 anni ha infatti raccontato (presentando denuncia in un secondo momento) di essere stata palpeggiata da due membri del campo. Martedì notte i parenti hanno tentato subito di farsi giustizia da soli ed è partita una fitta sassaiola contro le baracche. Il giorno dopo i rom, per timore di nuove rappresaglie, come avvenne con gli incendi a Ponticelli nel 2008 e più recentemente a Scampìa, hanno preparato i bagagli e tentato di raggiungere altri accampamenti. Un disastro perché vicino al cimitero vivevano in centinaia, con numerosi bambini iscritti a scuola.

In tutto si stima che la comunità napoletana conti 6mila persone e 450 minori. Sulle condizioni della struttura vicino al cimitero è inutile soffermarsi, i piccoli a piedi scalzi giocavano nel fango, le fogne erano a cielo aperto, mancavano acqua corrente, luce, gas e la sera, complici i napoletani, la zona diventava luogo di sversamenti di ogni genere.

Le famiglie si sono spostate dove potevano, Gianturco e Giugliano appunto, un posto in cui le condizioni sono se possibile anche peggiori: "La zona si trova all'interno della Terra dei fuochi, circondata da discariche e fortemente contaminata", hanno spiegato dalla delegazione. Proprio qualche giorno fa sono state sequestrate diverse aree e culture perché avvelenate da sostanze tossiche.

"Quello di Poggioreale è l'ennesimo sgombero indotto - si sfoga Antonietta dell'Opera Nomadi - l'ultima dimostrazione dell'atteggiamento di questa amministrazione che con vuoti interventi si è resa corresponsabile di questa situa­zione". All'Opera Nomadi, i volon­tari che quotidianamente lavorano per garantire l'integrazione, hanno una teoria tutta loro su quanto avvenuto: "Il presunto palpeggiamento - dicono - è stato organizzato ad hoc perché è trapelata la notizia di un 'presunto' campo da attrezzare nella zona".

Le istituzioni, come confermato dal vice­sindaco di Napoli Tommaso Sodano, starebbero allestendo da almeno un mese piccole case vivibili e con tutti i confort. "Ora cosa si attende che succeda la stessa cosa in altri insedia­menti spontanei della città? - si chiede Antonietta - Ci auguriamo di no sperando che questa volta si inizi a lavorare seriamente, dando priorità all'umanità delle persone coinvolte".

Di sicuro il problema esiste ed è serio, anche perché gitani, rom rumeni o provenienti dalla Jugoslavia continuano ad arrivare.

In molti hanno trovato anche piccoli lavori. Tutti conoscono la storia di Sarita e Susanna che vendevano accendini nel centro storico e ora sono sposate con dei napoletani. Molti trovano buoni affitti nei bassi un tempo abitati dai napoletani.

Antonietta batte sul ripristino di via del Riposo vicino a Poggioreale: "Il comune ora deve continuare ad attrezzare e trasferire i rom nel territorio in cui vivono ormai dal 2006 dove, nonostante, le mille difficoltà i bambini vanno a scuola e continueranno a farlo. Così come i loro genitori - conclude - sono riusciti nel corso degli anni a costruire forme relazionali con il territorio e con tutte le strutture interessate e presenti in quel luogo. Mi riferisco anche al presidio sanitario".

Al momento sulla demolizione della baraccopoli è braccio di ferro tra Sodano e il presidente della IV municipalità Armando Coppola che voleva procedere con delle ruspe private per radere al suolo le 300 dimore di fortuna. Il vice sindaco fa la voce grossa perché bisogna rispettare le procedure. Nel frattempo intere famiglie vagano da un campo all'altro.

 
Di Fabrizio (del 14/09/2013 @ 09:09:17 in Europa, visitato 1176 volte)



Ero partito con tanti dubbi e con tante domande: sarebbe riuscito un attivista per i diritti LBGT a integrarsi all'interno di un' iniziativa internazionale che ha visto la partecipazione di oltre 400 Rom da tutta Europa?
Inoltre portavo dentro di me la terribile esperienza dei fatti di Ponticelli del maggio 2008. Già all'epoca sapevo da che parte stare, ma i Rom, li avevo conosciuti solo "a distanza” e tutto quello che avevo fatto e le posizioni che avevo preso contro quei terribili atti furono piuttosto dovute al mio attivismo politico che non ad un coinvolgimento reale.

Cosa sarebbe cambiato quattro giorni dopo la mia partenza per Cracovia era una scommessa di cui non conoscevo l'esito. E così il 31 luglio siamo partiti con il resto della delegazione della Rete Near e appena arrivati abbiamo incontrato il resto della delegazione italiana. Già questo primo e semplice incontro è stato per me una sorpresa, mi son sentito da subito accolto e come se fossi a casa.
Ho scoperto, tra le tante cose che ignoravo, che c'è un forte senso di famiglia nella comunità rom, ed io volevo farne parte. Due giornate sono trascorse tra vari Workshop, per i quali ci siamo dovuti dividere in gruppi.
Workshop sui diritti umani, sull'attivismo, sulle strategie d'azione, sul genocidio del 2 agosto. Una produzione immane di lavoro per l'organizzazione, un imbarazzo enorme per me che dovevo scegliere a quale partecipare. Il primo agosto si tiene una importante conferenza all'università con la partecipazione di tutto il maxi-gruppo, alla presenza di autorevoli esponenti della comunità rom internazionale e di esponenti del consiglio d'Europa. Ma sono sempre i giovani rom a farla da padrone, in particolare le ragazze rom, con il loro inglese perfetto che moderano, con tempi europeissimi, la discussione dei convenuti.
La conferenza è l'occasione per un componente della nostra delegazione (Juliò), per fare un intervento sulla necessità di essere tutti uniti e di combattere insieme contro tutte le discriminazioni, quale che ne sia il motivo.

Mi è sembrato di aver ascoltato Martin Luther King, applausi copiosi per lui e un manuale Compass seconda edizione nuovissimo tutto per me, in omaggio, preso sul banchetto all'esterno dell'aula.

Il 2 Agosto ci siamo svegliati prestissimo, è stata la giornata più intensa. La nostra visita ad Auschwitz e Birkenau. Avevo già visitato il campo di Sachsenhausen in Germania nell'ambito di una conferenza internazionale lgbt, ma questa volta era diverso. Questa volta non c'erano solo i nostri triangoli rosa sullo sfondo ma tante Z nere. Ancora una volta ho rivissuto l'orrore della lucida follia nazista che a tratti, per la sua esagerazione mi sembrava quasi surreale. Dopo la visita al campo, presso Birkenau, abbiamo tenuto la cerimonia di commemorazione, un altro momento molto intenso, non tanto per il rito in se, ma perché per me è stato il momento per digerire ciò che avevamo visto poco prima, insieme al campo sconfinato ricolmo di camini, pali di filo spinato elettrificato e la polvere stessa che si alzava da terra e tornava a cadere come in un non-luogo dove il tempo sembrava essersi fermato a 69 anni prima a quella terribile giornata del 2 agosto 1944 che adesso sentivo un po anche mia.

Le varie notti passate in albergo con il resto della delegazione, che ormai sentivo sempre più come una comitiva, sono trascorse tra sorsi di vodka polacca e qualche racconto e interscambio fra la cultura rom e la comunità lgbt; quelli per me sono stati momenti molto interessanti, al pari di tutto il resto o forse con una importanza ancora maggiore per via del fatto che ho imparato delle cose che assolutamente ignoravo e che mi porterò per sempre dentro. La parte peggiore ovviamente è stato il ritorno a Napoli, seppur credo di aver lasciato un pezzettino di me laggiù.

La tristezza legata al ritorno è mitigata soltanto dal ricordo dei momenti da poco trascorsi e dalla consapevolezza che qualcosa è cambiato. Siamo partiti con delle idee, ma siamo tornati con la consapevolezza che fare qualcosa è necessario.
Quello che abbiamo visto li, quel 2 agosto, rischia di continuare a sopravvivere nelle discriminazioni che quotidianamente vengono perpetrate nel mondo, alle quali noi tutti ci dobbiamo opporre.

Rom, ebrei, omossessuali, disabili, oppositori politici, noi tutti abbiamo avuto un triste destino comune, ma insieme possiamo scrivere ancora un futuro luminoso e brillante come tutti i colori della nostra bandiera.
Perchè i colori da soli sono solo sfumature, insieme diventano arcobaleno!
Ora che abbiamo visto non dimenticheremo.

DIK I NA BISTAR!

Fabrizio Sorbara

    Sono Fabrizio Sorbara. Ho 27 anni e studio Sociologia a Napoli, dopo aver frequentato Scienze Politiche. Faccio parte del”Arcigay dal 2007. Ho partecipato al movimento studentesco dell'onda come responsabile del mediacenter di unionda.it. Nel 2009 sono stato eletto Presidente di Arcigay Napoli. Nell'estate del 2010 sono stato tra gli organizzatori della manifestazione nazionale "Napoli Pride 2010" e nel 2011 sono stato eletto come primo presidente del Coordinamento Campania Rainbow, raggruppamento di associazioni glbtqi a livello regionale. Durante il XV Congresso Nazionale di Arcigay sono infine stato eletto in segreteria nazionale con la delega giovani e scuola.

    Arcigay è un'associazione senza scopo di lucro, nata nel 1985, che opera su tutto il territorio nazionale la realizzazione dell'uguaglianza tra individui a prescindere dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere. Le sue attività includono informazione, prevenzione, e difesa dei diritti della comunità lgbt (lesbica, gay, bisessuale e trans) e opera per la crescita e la diffusione delle sedi locali che agiscono a livello regionale, provinciale e cittadino. Arcigay collabora con altre associazioni non governative italiane ed europee e con le principali istituzioni nazionali ed internazionali.
 
Di Sucar Drom (del 17/05/2008 @ 09:09:15 in blog, visitato 1600 volte)

(BS), una madre chiede giustizia
Pubblichiamo la straziante lettera appello di Nadia Cari, sinta italiana, a cui il Tribunale dei Minorenni di Brescia ha tolto il figlio appena nato. Nadia Cari risiedeva con la sua famiglia nella microarea di ...

Bologna, Alexian Group in concerto
Un mese di eventi sull'ambiente e l'immigrazione. Terza edizione della rassegna "cose di questo mondo - le città di oggi e di domani" organizzata da Quartiere Savena e Scuola di Pace di Bologna per raccontare i diritti umani, l'ambiente e l’immigrazione attraverso eventi fra mostre, cinema, inc...

Napoli, si apre la caccia al rom
La guerra al rom è appena cominciata e si contano già un accoltellato (non grave), un po' di ceffoni dati al disgraziato (romeno) di passaggio, un motocarro bruciato e un paio di tentativi di assalto ...

Reggio Emilia, "tolleranza zero" per i clandestini
Certezza dell'espulsione, più potere agli enti locali con i quali bisogna confrontarsi per regolare i flussi migratori e condanna della legge Bossi Fini. Sono alcuni dei nodi che, secondo il sindaco e la presidente de...

Sicurezza, Maroni ha pronto il suo pacchetto
Cinque i punti del pacchetto sicurezza messo a punto dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni, all'esame a Palazzo Chigi con gli altri ministri coinvolti (il ministro della Giustizia Angelino Alfano, degli Esteri Franco Frattini e della Difesa Ignazio La Russa)...

Immigrazione clandestina, la Bonino boccia l'idea balzana di Maroni
Istituzione del reato di immigrazione clandestina: questa la proposta del neo ministro degli Interni Roberto Maroni, nell'ambito del nuovo decreto sulla sicurezza che dovrebbe essere presentato al primo consiglio dei ministri, previsto per la fine della settimana prossima. Il ministro chiederà anche più risorse per fronteggiare i tagli...

Unimpresa, basta con la criminalizzazione dei rumeni
Associare il problema della criminalità in Italia alla Romania o ai romeni è «profondamente sbagliato e controproducente». Lo sostiene il presidente di Unimpresa, l'Unione delle imprese italiane in Romania, Stefano Albarosa, che, sottolineando che «il rapporto bilaterale Italia-Romania è un patrimonio che va...

Novara, moltov contro il "campo nomadi"
Alcune bottiglie molotov sono state lanciate la notte del 10 maggio contro il “campo nomadi” di via Fermi, a Novara, che ospita una trentina di roulotte di Rom polacchi. Le molotov non hanno causato nessun danno perchè era appena terminato un violento temporale...

Napoli, Rom trasferiti e protetti dalle Forze dell'Ordine
Un centinaio di Rom che erano ancora rifugiati nel campo di via Malibran, nel quartiere Ponticelli, alla periferia di Napoli, sono stati trasferiti poco fa ed accompagnati in una destinazione per il momento sconosciuta, sotto scorta delle forze dell'ordine...

Ue, presto un documento guida
La Commissione europea varerà, il prossimo 25 giugno, un documento dedicato alla popolazione Rom in Europa e ai gravi problemi di integrazione e di natura socio-economica e sanitaria. Lo ha comunicato oggi a Bruxelles il commissario per il Fondo s...

Zingari, ebrei e bambini rapiti
Tornano in questi giorni, a proposito dei Rom, le infamanti accuse di rapimento di bambini. Accuse false, inventate e drammaticamente simili a quelle che, solo pochi secoli fa, colpivano gli ebrei: cerchiamo di ricostruire brevemente le une e le altre, sul filo de...

Una situazione da stato di emergenza
Gli insediamenti rom intorno a Ponticelli ora sono deserti, dopo che una giovane rom minorenne è stata accusata di tentato sequestro di una bimba di sei mesi dalla sua abitazione del quartiere napoletano.
Gli insediamenti della zona sono stati presi d'assalto tra gli applausi arrabbiati e contenti degli abitanti del quartiere, le case sono state bruciate, i Rom o...

Rom, il capro espiatorio ideale
Ormai è sui rom che si concentra l'intero problema sicurezza. O meglio è su di loro che si prepara a scaricarsi come una folgore. Col consenso di tutti. Resi indifendibili, sicuramente indifesi: il capro espiat...

Frattini, l'Italia chiederà i fondi Ue a favore dei Rom
“L'Italia è fino ad ora l'unico Paese che non ha chiesto fondi europei per programmi di integrazione dei rom: il governo Berlusconi li chiederà subito, come ha fatto la Spagna che ha ottenuto 60 milioni di euro negli ultimi cinque anni”. Lo ha annunciat...

La criminalizzazione dei Rom
Sembra che l’allarme criminalità in Italia sia dovuto solo alla presenza dei Rom. Ovviamente non è così (anzi). Ma il centrodestra ha battuto molto su questo tasto in campagna elettorale e per cui capisco che debba dare un “segnale forte” nei primi atti ...

Consiglio d'Europa: no ai commissari straordinari per i Rom
“La decisione di dotare i prefetti di poteri speciali per quanto concerne specificatamente la comunità rom e di istituire la figura di un commissario nazionale per gestire l'emergenza rom si fonda su pregiudizi e non fa che perpetuarli”. Questa l'opinione ...

Maroni, no ad espulsioni di massa
Pacchetto sicurezza all'esame del Colle, mentre - tra le misure - spunta l'ipotesi di maxi pattugliamenti misti forze di polizia-esercito nelle città. Purtroppo l'idea del commissario all'emergenza rom fa proseliti, tanto che, dopo Milano, la nuova figura sarà istituita anche a Roma e Napoli, mentre il sindaco di Torin...

Sinti e Rom in Italia
Oggi in Italia i Sinti e i Rom, denominati “zingari” e “nomadi” in maniera dispregiativa ed etnocentrica, sono oggetto di discriminazione, emarginazione e segregazione anche all’interno delle stesse associazioni pro-rom/sinte. La discriminazione è est...

Comunità ebraiche, a Napoli atti di discriminazione
“L'indiscriminata espulsione di massa di un gruppo etnico potrebbe forse produrre momentanei consensi e una breve ed effimera illusione, ma ben presto la vera natura discriminatoria di un simile atto emergerebbe con chiarezza e verrebbero messi a nudo tu...

Nisida, Nisida... così vicina così lontana
Ciao amica mia, dicono che il carcere di Nisida pare uno scoglio in mezzo al mare, che ci hanno fatto pure le cartoline, ma sempre carcere resta… con le mura, le chiavi e le sbarr...

Napoli, «è la nostra pulizia etnica»
All’inizio è soltanto una colonna di fumo, un segnale che nessuno collega allo sciame di motorini che attraversano sparati l’incrocio di via Argine, due ragazzi in sella a ogni scooter...

Il triangolo nero
Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne, aderisci anche tu...

I Kalè chiedono al Governo italiano di difendere i Sinti e i Rom
Los gitanos italianos especialmente, y muchos otros grupos gitanos del resto del mundo, se están dirigiendo a nosotros pidiéndonos ayuda. La mayoría son mensajes angustiados de una comunidad asustada ante el triunfo aplastante de la coalición polít...

Napoli, leader del PD fomenta atti di razzismo
Non cerca di nascondersi dietro un dito Giuseppe Russo, consigliere regionale del Partito democratico. Rivendica anzi un ruolo di primo piano nell'ideazione e nella stesura del manifesto intitolato «via gli accampamenti Rom da Pontic...

Appello a tutte le organizzazioni europee sinte, rom, kalè, manouche, romanichals
Sucar Drom lancia un appello a tutte le organizzazioni europee sinte, rom, kalè, manouche, romanichals perché intervengano sui rispettivi Governi nazionali per esigere dall’Italia il rispetto delle Direttive europee e della Carta dei Diritti dell’U...

L'Europa si indigna mentre il Governo italiano criminalizza i Rom
"Il governo (spagnolo) respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia, e perciò non può condividere quanto sta accadendo in Italia, è evidente", ha affermato questo pomeriggio De la Vega (in foto...

 
Di Fabrizio (del 13/05/2009 @ 09:07:56 in Italia, visitato 1826 volte)

Segnalazione di Lia Didero

(Proposta per una assemblea antirazzista unitaria da tenersi il 13 Maggio)
Un anno fa, il 13 maggio del 2008, la città di Napoli è stata teatro di un orribile pogrom, a colpi di spranghe di ferro e bottiglie molotov, contro le misere baracche di una inerme comunità di rom che da alcuni anni si era insediata nei pressi di via Argine a Ponticelli.
Un episodio infame le cui immagini hanno fatto il giro del mondo e che bruciano ancora nella nostra memoria e coscienza civile, come le fiamme che hanno distrutto quelle povere abitazioni.
Noi non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo che il campo su cui si accanì con particolare ferocia la "folla di cittadini" insisteva su un'area interessata dal "contratto di quartiere", un affare per decine di milioni di euro.
Una città degna di fare parte dell'Unione Europea non può e non deve dimenticare, non può essere silente di fronte a ciò che nella nostra storia collettiva questa vergogna ha rappresentato e tuttora rappresenta.

Un anno fa il pogrom dei campi rom di Ponticelli non è stato un evento isolato, ha significato l'inizio di una stagione maledetta contro gli immigrati, a Napoli e nell'hinterland napoletano, che ha visto nel giro di pochi mesi: l'incendio doloso ed il successivo sgombero dell'edificio occupato dagli immigrati e rifugiati africani di via Trencia a Pianura, vicenda che ha visto gli immigrati arrivare ad occupare il Duomo di
Napoli per obbligare il comune ad una soluzione abitativa temporanea che non ha visto ancora la sua conclusione definitiva; le aggressioni a sfondo razzista nei confronti della comunità di immigrati di via dell'Avvenire a Pianura, pilotate da personaggi della destra napoletana e che hanno visto per protagonisti noti pregiudicati; infine il massacro dei sei immigrati a Castelvolturno, colpevoli solo di essere di colore, da parte del braccio del clan dei casalesi facente capo a Setola.

Tutti questi episodi sono apparsi, ed appaiono tuttora, avere come unico filo conduttore interessi trasversali, immobiliari e speculativi, che affondano le radici nel malaffare e nella collusione camorristica, da parte di chi ha usato il paravento del razzismo per nascondere la verità agli occhi di una opinione pubblica accecata dalle campagne mediatiche che sempre più insistentemente nel nostro paese agitano il fantasma della xenofobia e dell'intolleranza razziale.

Noi non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo quello che abbiamo visto e sentito con le nostre orecchie a Ponticelli, a Pianura ed a Castelvolturno: immobili confiscati anni fa dal comune che sarebbero rientrati in possesso dei proprietari ma che non posso essere venduti perché "purtroppo occupati dagli immigrati", i lavori per il terzo stralcio della L.219 e per il "contratto di quartiere" di Ponticelli e Pianura sullo sfondo delle "esplosioni" di razzismo, gli interessi per i lavori di ristrutturazione e la crescita del valore degli immobili "una volta che gli immigrati sarebbero andati via"; l'illusione del lavoro, dell'alloggio o della crescita del valore del proprio bene immobiliare instillata ad arte agli italiani protagonisti di questi episodi di aggressioni razziste; il sogno che la città di Castelvolturno diventerebbe come "Malibu" se solo venisse "riequilibrata la presenza dei migranti sul litorale domizio", etc.

A distanza di un anno non è stato celebrato un solo processo nei confronti dei mandanti e dei responsabili dell'incendio dei campi di Ponticelli e degli altri episodi gravissimi accaduti a Pianura e Castelvolturno, mentre invece procede speditamente il solo processo nei confronti della minorenne rom accusata del tentativo di "furto di bambino" (episodio da cui sarebbe scaturita la "rabbia" degli abitanti
contro i campi) che in primo grado ha già visto una condanna a tre anni e otto mesi.

Noi non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo l'accanimento giudiziario nei confronti di questa ragazza, che tra l'altro non faceva parte della comunità rom che viveva nei campi assaltati con le bottiglie
molotov, la quale durante il processo ha visto violati alcuni suoi diritti fondamentali come la mancata traduzione degli atti nella sua lingua madre, il rifiuto della concessione del gratuito patrocinio a spese dello Stato, una sostanziale mancata verifica delle incongruenze nell'unica testimonianza che la accusa.

Non dimenticheremo mai l'atteggiamento dei media che, anche durante l'assalto ai campi da parte di personaggi noti perlopiù alle forze dell'ordine, trasmettevano ossessivamente la notizia del tentato rapimento del bambino, episodio che qualora venisse confermato dalla magistratura, costituirebbe un precedente giuridico unico nella intera storia della giurisprudenza italiana, avallando uno dei peggiori stereotipi che da secoli viene ingiustamente cucito addosso alle popolazioni rom.

Per queste ragioni il prossimo 13 maggio non può essere una data come le altre, non può essere occasione di passerelle politiche in nome "dell'antirazzismo", non può essere solo una giornata in cui si proclami
l'immunità dal razzismo delle istituzioni e si celebri il falso sermone della città da secoli non razzista perché "ponte tra le culture del mediterraneo"; il 13 Maggio deve essere una giornata di denuncia, contro la camorra, contro il malaffare, contro i pericoli di una politica eversiva che a Napoli potrebbe far scoppiare l'inferno se la città non si dotasse da subito del coraggio di raccontare e di denunciare, unico modo per evitare che simili vicende possano accadere in futuro.

Chiediamo pertanto a tutt@ gli/le antirazzist@i, alle forze politiche e sindacali, alle comunità immigrate, ai/alle tant@ cittadin@ napoletan@ che hanno a cuore il futuro della nostra città di unirci tutti per promuovere una assemblea pubblica aperta, da celebrarsi possibilmente nel giorno 13 maggio, nella quale chiedere:

- che la Corte d'Appello garantisca un processo equo e giusto alla ragazza condannata per il supposto "furto di bambino;
- che vengano accertate le vere cause che si nascondono dietro l'incendio delle baracche che insistevano su un area destinata ad importanti interventi edilizi nel quartiere di Ponticelli;
- che si accertino le cause e che si celebrino i processi sulle denuncie effettuate per gli episodi accaduti a Pianura tra luglio e settembre 2008;
- che la magistratura faccia il possibile per accertare le vere cause che hanno portato alla morte di sei africani innocenti a Castelvolurno il 19 settembre del 2008;
- che si indaghi sulle presenze di personaggi legati ai clan della camorra nell'assalto ai campi rom di Ponticelli e negli episodi gravi che hanno visto come teatro il quartiere di Pianura tra i mesi di luglio e settembre 2008.

Questo appello vuole essere una proposta aperta a qualsiasi contributo. Crediamo fermamente che sia necessario che il 13 maggio diventi una occasione di confronto tra tutt@ gli/le antirazzist@ e che sia un momento in cui ciascuno abbia diritto di parola.

Ad ognuno di fare qualcosa...

Assopace Napoli - Associazione per la Pace
Da: Assopace Jerusalem jerusalem@assopace.org

 
Di Fabrizio (del 18/11/2012 @ 09:04:47 in Regole, visitato 1239 volte)

In carcere l'ideologo di Stormfront Arrestati anche tre attivisti del sito neonazista che sostiene "la superiorità della razza bianca". Ipotesi di reato sono "incitamento all'odio razziale e diffusione di idee antisemite" di FABIO TONACCI

ROMA - In carcere l'ideologo e tre attivisti di Stormfront Italia, il sito neonazista e antisemita che sostiene la "superiorità della razza bianca". La Polizia postale e la Digos hanno notificato le ordinanze di custodia cautelare in carcere a Daniele Scarpino di Milano, amministratore del forum italiano del portale stormfront. org e ideologo, Diego Masi di Frosinone, Luca Cianfaglia di Teramo e Micro Viola di Cantù. L'ipotesi di reato, formulata dal pool antiterrorismo della procura di Roma diretto da Giancarlo Capaldo, è di aver costituito un'associazione dedita all'incitamento all'odio razziale e alla diffusione di idee antisemite via Internet. Sono in corso 21 perquisizioni in dodici regioni, tra cui Abruzzo, Calabria, Sicilia, Val D'Aosta, Lombardia, Lazio.

Stormfront. org, "il più grande sito d'odio presente su Internet" come è stato definito dai media americani, è comparso in rete già dai primi anni novanta come bollettino di notizie. Diventa un sito vero e proprio nel 1995, quando viene gestito dall'ex leader del Ku Klux Klan e pregiudicato Don Black (già membro del Partito nazionalista socialista del popolo bianco, fu imprigionato nel 1981 per aver partecipato al golpe fallito che doveva rovesciare il governo domenicano). La base operativa dove sono installati i server è a West Palm Beach, in Florida, da dove Don Black gestisce quindici forum in tutto il mondo, dal Portogallo alla Nuova Zelanda. Nel 2008 aveva 80 mila utenti unici giornalieri, che aumentarono di 2000 unità il giorno dopo che gli Stati Uniti elessero presidente Barack Obama.

Nel forum italiano vengono citati passi del Mein Kampf, pubblicate foto delle Ss, elencati nomi di presunti "poteri occulti giudaici". Gli utenti discutono della superiorità dei bianchi e del "pericolo della contaminazione dei negri". Di recente, dopo un articolo pubblicato sul neonato Huffington Post Italia, hanno aggiornato la loro blacklist di ebrei italiani appartenenti al mondo della cultura, della politica e dell'informazione. Quella condotta dalla procura di Roma e che ha portato agli arresti di oggi è la prima grossa indagine in Italia su Stormfront. Il forum italiano sarà oscurato a breve.

(16 novembre 2012)


Il giorno 17, leggo su diverse testate:

che tra i motivi della chiusura, c'era il rischio che questi fascistelli programmassero l'assalto a qualche campo rom. Così di getto, 2 reazioni contrastanti:

  • il ricordo di quello che è avvenuto negli anni recenti, a Opera, Ponticelli, Torino, con le folle inferocite (da chi? strano, ma i colpevoli non  sono mai saltati fuori) che davano fuoco a tende e baracche;
  • un altro ricordo, più tragicomico, di quando un gruppettino di teste calde, senza nessuna folla alle spalle, entrò in un campo per una spedizione punitiva. Se non ricordo male gli adulti risposero con qualche parolaccia e un po' di sputi, credo che i ragazzini circondarono la squadra di arditi, i quali chiesero maschiamente soccorso ai vigili urbani...
 
Di Fabrizio (del 19/07/2013 @ 09:04:02 in Italia, visitato 1036 volte)

Mi chiederete: perché dare questo immeritato risalto all'ennesima presa di posizione di Forza Nuova? Forse che voi lettori di Mahalla siete così sprovveduti da non sapere cosa dicono e cosa fanno? E no, signori miei, ho i miei motivi:

  1. Avete presente quel galantuomo di Kalderoli? Sì, proprio quello che può dire di tutto e offendere tutti, per la sola ragione che è parlamentare e non un "pirla qualunque". Sembra che a lui non gliene si perdona una. Scordatevi per un momento la sua faccia scimmiesca, la cravatta verde, le guanciotte rubizze... immaginatelo quando si contorce nelle giustificazioni dopo l'ennesima cazzata, non vi ricorda  un certo estremismo di destra? MA GUARDATE, NON CE L'ABBIAMO CON LORO!
  2. Ci possono essere cento ragioni per essere contro Forza Nuova (prima fra tutte, la sua stessa ragione d'essere). Ma il linguaggio che adopera è ancora più pericoloso: nessuno pubblicamente ammetterà di fare comunella con questi PARIA della democrazia, ma sotto-sotto, con parole e concetti molto più educati, può capitare anche a qualche campione di democrazia di ripetere acriticamente i loro concetti.
  3. FORZA NUOVA diffusa, scrivevo tempo fa, e altrettanto pericolosa: è la destra estremista (in tutta Europa) che negli slogan urla ZINGARI AL ROGO, ma poi chi ha dato fuoco agli insediamenti rom a Opera (MI), Ponticelli (NA) e a Torino (dicembre 2011), sono persone normalissime, i "pirla qualunque", appunto.


14 Luglio 2013 - Lecce - La Federazione Provinciale di Forza Nuova Lecce, ha diffuso la seguente nota:

"E' notizia di queste ore che a Lecce la giunta comunale stanzierà un milione di euro per dare case popolari per i nomadi di campo Panareo. In un momento di crisi senza precedenti dal dopoguerra ad oggi con migliaia di leccesi che perdono il lavoro, con anziani che rovistano nei cassonetti per cercare da mangiare, con prestiti che non vengono concessi a piccoli e medi imprenditori, con giovani che o non trovano lavoro o sono condannati ad un precariato eterno, la giunta comunale salentina, in nome del politicamente corretto, e tralasciando centinaia di altre priorità per la città, stanzia un milione di euro per le case ai nomadi. Forza Nuova non ci sta e ribadisce prima gli italiani, prima i leccesi.

    Chissà perché, c'è sempre (e sempre ci sarà) qualcosa di più urgente, di più pressante. "Le priorità sono altre" dicevano sempre i vecchi politici 30 anni fa. E mai si sarebbero immaginati che il loro difendere lo status quo, resistesse in questi antagonisti dalle zucche rasate e dai bicipiti gonfi. LA CASA E' UN DIRITTO, ha sempre urlato la sinistra extraparlamentare, LA CASA E' UN DIRITTO DEGLI ELETTI, di chi è nato in un determinato posto, senza aver altro merito se non quello, appunto di essere nato.

Questa gente dietro una facciata di apparente povertà, ha nei suoi illegalissimi accampamenti, macchine di alta cilindrata, antenne paraboliche che i cittadini leccesi possono solo sognarsi, gli uomini sono dei veri e propri parassiti che mandano donne e bambini a mendicare, mentre loro si riempiono di alcool, e se a fine giornata non portano una cifra di soldi adeguata sono botte da orbi; gestiscono l'usura, il furto del rame, e molti di loro hanno decreti di espulsione che aggirano mettendo un anno dopo l'altro in cinta le loro donne, e causa cure mediche quindi non vengono espulsi, grazie a pochi medici e avvocati compiacenti, ma altrettanto fraudolenti come gli stessi zingari. Questo provvedimento è altamente razzista nei confronti degli italiani che lo sono per sangue e per cultura, e che nei secoli hanno difeso con la propria vita questa terra. Forza Nuova darà vita sul territorio ad una campagna di mobilitazione popolare per impedire a questa scellerata amministrazione di compiere un gesto tanto insano quanto volgare nei confronti della cittadinanza leccese, vilipesa e offesa da chi l'attenzione non la mette nei confronti dei propri cittadini, ma sperpera il pubblico denaro versato col sudore e col sangue, e lo dona a parassiti senza scrupoli. Non riconosciamo come Italiani gli eventuali zingari che hanno la cittadinanza del bel paese, in quanto comunità che d'Italiano non ha nulla: costumi, storia, abitudini e umanità".

    Sembra che nascere dell'etnia sbagliata sia una vera e propria piaga sociale. Si capisce perché dirlo non fa fine in un comunicato ufficiale, ma che con premesse simili si rimpiangano i campi di zio Adolfo. Se mettiamo assieme i due paragrafi, Lecce si divide in poveri buoni (la brava gente di Lecce) e poveri cattivi. Allora, LA CASA non è più UN DIRITTO (lo sapevo che sotto c'era il trucco), ma una specie di premio per la nazionalità. Ah sì, c'è poi il rebus dei Rom e dei Sinti che sono di cittadinanza italiana (anzi, la Puglia fu una delle prime regione dove arrivarono a cavallo del Rinascimento, quando l'Italia nemmeno esisteva), ma la cosa viene comunque liquidata con le stesse parole. L'insegnante di FORZA NUOVA si arroga il diritto di giudicare cosa possono essere "costumi, storia, abitudini e umanità" italiane, come un esame a cui non vuole ammettere altri se non i già diplomati. E non capisce, oppure lo capisce benissimo - ma è vittima di una provvidenziale amnesia, che non riconoscere il cambiamento che c'è già in casa, condannerà gli esclusi ad avere le uniche possibilità di sopravvivenza (sì, anche gli esclusi hanno quell'istinto) nella vita asociale così ben descritta. E condannerà gli inclusi ad avere sempre più paura, senza uscire dalla miseria.
    Ma poi, anche i ragazzini crescono (sì, cresce anche il Kalderoli), e tutto il loro populismo diventa burocratese, discorsi da gente con la cravatta, magari hanno persino cambiato partito o movimento. Vorrei che leggeste anche quanto segue, per quanto sia noioso, e nonostante si faccia fatica a leggerlo perché... è la nostra memoria che vorremmo rimuovere, siamo NOI che l'abbiamo accettato senza fiatare. Provate a sostituire qualche termine, e capirete perché la memoria è così dolorosa:

REGIO DECRETO
LEGGE 5 settembre 1938 - XVI, n.1390
Provvedimenti in difesa della razza nella scuola fascista

VITTORIO EMANUELE III
PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA' DELLA NAZIONE
RE D'ITALIA E IMPERATORE D'ETIOPIA

Visto l'art. 3 n.2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n.100; Ritenuta la necessità assoluta ed urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana; Udito il Consiglio dei Ministri; Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l'educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;

Abbiamo decretato e decretiamo;

  • Art. 1. All'ufficio di insegnante  nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; né potranno essere ammesse all'assistentato universitario, né al conseguimento dell'abilitazione alla libera docenza.
  • Art. 2. Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.
  • Art. 3. A datare dal 16 ottobre 1938-XVI tutti gli insegnanti di razza ebraica che appartengano ai ruoli per le scuole di cui al precedente art. 1, saranno sospesi dal servizio; sono a tal fine equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza delle scuole elementari. Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall'esercizio della libera docenza.
  • Art. 4. I membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti, cesseranno di far parte delle dette istituzioni a datare dal 16 ottobre 1938-XVI.
  • Art. 5. In deroga al precedente art. 2 potranno in via transitoria essere ammessi a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica, già iscritti a istituti di istruzione superiore nei passati anni accademici.
  • Art. 6. Agli effetti del presente decreto-legge è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica.
  • Art. 7. Il presente decreto-legge, che entrerà in vigore alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge.

Il Ministro per l'educazione nazionale è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a San Rossore, addì 5 settembre 1938 - Anno XVI
Vittorio Emanuele, Mussolini, Bottai, Di Revel

 
Di Fabrizio (del 13/03/2014 @ 09:04:00 in media, visitato 1204 volte)

Avete presente quei film dove la vicenda varia a seconda di chi la racconta? Storia breve, quella che ho letto da Napoli, ma interessante perché:

  1. si parla di ZINGARI, parola che sempre risveglia il voyerismo del lettore;
  2. come nelle chiacchiere di paese, quelle che non finiscono mai, lo stesso fatto viene ricostruito da tre testate in tre maniere diverse, con un risultato finale di involontaria comicità.
  • LA PRIMA PAGINA narra di una sedicenne molestata da due "nomadi", e di una folla che assalta a sassate il campi di Poggioreale (brividi, pensando ai roghi di Ponticelli di pochi anni fa, la ragazzina racconta e non ci sono testimoni, mi viene in mente anche Torino).
  • Il caso si sgonfia (e si complica) sulla STAMPA: i giustizieri sarebbero due cugini della ragazza. Le hanno anche prese, e solo a questo punto la folla ha preso le loro parti.
  • THE BLAZONED PRESS (esiste anche un nome simile) estrae il coniglio dal cappello parlando di faida: molestatori e molestata sarebbero tutti rom, e la folla?
 
Di Fabrizio (del 17/12/2011 @ 09:03:56 in musica e parole, visitato 1114 volte)

Cliccare sull'immagine. Quello che riporto qui sotto, è la necessaria sintesi

Il Dirigibile di Daniele Barbieri

In poche ore Torino e poi Firenze. Ho provato a scrivere quel che penso in forma di poesia: mi sono ispirato a Martin Niemöller (chi non lo conoscesse troverà, alla fine, una breve nota biografica).

«Prima venne la Lega contro gli immigrati
ma io non dissi nulla
perché non sono un migrante.

Poi dichiararono clandestini persino i bambini e le donne incinte
io non dissi nulla
perché mia moglie e mio figlio sono italiani.

Poi accaddero cose terribili a Novi Ligure, a Erba, a Ponticelli....
e io non dissi nulla
perché abitavo altrove e dunque non sono affari miei.

Poi peggiorarono le condizioni di vita e di lavoro nelle fabbriche
ma perché avrei dovuto dire qualcosa?
io non sono un operaio.

Poi tassarono solo chi aveva pochi soldi
forse avrei potuto dire qualcosa
ma speravo lo facesse qualche altro.

Nello stesso periodo spesero montagne di soldi in armi
di nuovo pensai che avrei potuto dire qualcosa
ma ero quasi sicuro che questo compito spettasse ad altri.

Poi bruciarono il campo rom di Torino
e io non dissi nulla
perché non sono un rom.

Poi ammazzarono due senegalesi a Firenze
e io non dissi nulla
perché non sono senegalese.

Poi vennero ad arrestarmi.
Non so neanche perché,
avevo solo mugugnato.

Sperai che molti mi difendessero
però nessuno lo fece.
Forse nessuno di quelli rimasti si chiama Daniele».

Martin Niemöller era un pastore protestante che all'inizio si fece sedurre da Hitler ma poi capì e divenne un coerente e coraggioso oppositore del nazismo. I suoi sermoni infastidirono il regime ma per qualche anno ebbe relativamente pochi guai: di certo gli giovò l'avere amicizie influenti ed essere uomo di Chiesa. Nel 1937 la relativa tolleranza verso Niemöller (e altre/i) finì. Venne arrestato dalla Gestapo. Rimase sino alla fine della guerra in vari lager (fra cui Dachau) ma si salvò. Nel dopoguerra si impegnò nella riconciliazione ma chiedendo che il popolo tedesco non chiudesse gli occhi sulle radici dell'orrore, sulle complicità, sui silenzi. Proprio una sua poesia sull'apatia, sul silenzio divenne famosa. I versi di «Prima vennero» furono letti (persino cantati) in molte versioni e diverse occasioni. Come capita spesso vennero attribuiti per errore ad altre persone (in questo caso a Bertolt Brecht). Quando chiesero a Niemöller quale fosse il testo originale disse di non ricordarlo. Forse era vero oppure intese significare che in fondo era importante il senso della poesia non le parole esatte. Per questo anche io (come alcuni anni fa Lorenzo Guadagnucci, a proposito del decreto «anti lavavetri» di Firenze) mi sento autorizzato a darne una mia interpretazione.

 
Di Fabrizio (del 22/05/2008 @ 09:02:19 in Italia, visitato 1462 volte)

20 Maggio, 2008 Mi hanno raccontato di un giovane padre il cui bambino ha paura dell'uomo nero. Il padre gli ha detto che non risulta a sua memoria un solo caso di uomo nero, gli ha fatto vedere le statistiche: niente, il bambino ha ancora paura. Chi non s'intenerirebbe a un bambino spaventato dall'uomo nero?

Purché una popolazione di milioni di adulti non pretenda di fare tenerezza anche lei. La xenofobia, si dice, è la paura del diverso, dunque è qualcosa di naturale. Chi non prova un'apprensione, una diffidenza, un' angoscia nei confronti dello sconosciuto? Mah: non ci si crogioli troppo con le etimologie. La xenofobia è anche l'invenzione del diverso, e il disprezzo, l'avversione e la persecuzione del diverso. È a un passo dal razzismo, e spesso quel passo l'ha fatto. Gli italiani non sono xenofobi, non sono razzisti? Ah, Padre, non metterci alla prova, non indurci in tentazione. Nel dizionario dei nostri luoghi correnti gli zingari sono associati da sempre al fuoco, al lanciafiamme, ai forni. Figurarsi quando incenerire rifiuti urbani non si può, rifiuti umani magari sì. Tutto in ordine: un commissario speciale ai rifiuti urbani, uno agli umani. Speriamo che qualcuno segua la vicenda della ragazza accusata di voler rubare una bambina a Ponticelli, fino a venirne a capo. Come spiega il padre sull'uomo nero, abbiamo statistiche inesorabili che non contemplano bambini rapiti da zingari: da altri italiani sì.

I sondaggi freschi danno i "musulmani" retrocessi al quarto posto, dopo zingari, albanesi e romeni (è già tanto che distinguano fra rom e romeni). Ah, popolo fanciullescamente volubile: abbiamo già declassato, per il momento, lo scontro di civiltà. Davvero, dobbiamo preoccuparci di evocare a vanvera l'antisemitismo dell'infanticidio rituale, la memoria dei pogrom? Mah: direi che sono altre le parole che andrebbero risciacquate: sicurezza, per esempio, sinistra, per esempio. O intere locuzioni, che non si ascoltano più senza ridere: radicarsi nel territorio, per esempio. La Lega ha messo tutti in soggezione grazie alla sua prova di Radicamento nel Territorio. Ma in una classifica neutrale della materia c'erano, sia detto senza offesa, modelli più rigogliosi, non so, Hamas, radicata nella striscia di Gaza, la camorra, la mafia, la `ndrangheta. Perfino la democrazia, obbligata a ratificare gli esiti elettorali del radicamento nel territorio, conosce le sue eccezioni, come negli scioglimenti prefettizi di amministrazioni comunali dove si esagera col radicamento. Ci sono posti nei quali viene da augurarsi un certo sradicamento dal territorio: guardate Roberto Saviano, che ha scavato così a fondo alla ricerca delle radici da dover vivere altrove, invidiato, minacciato e braccato. La Lega, quando si proclamò padana, dichiarò stranieri tutti gli altri.

Non è piacevole dirlo, ma il succo delle elezioni sta in un'espulsione, un rigetto della classe politica di centrosinistra dalla pancia del paese. Un caso di rocambolesca xenofobia. Del resto la posta ultima della lotta politica fu dall'antico questa: l'esilio degli altri. Bisogna pensarci, quando si pronuncia la frase celebre: «Io me ne vado all'estero». Non lo prendete troppo per un paradosso. Un segnale lo dava il linguaggio, che trattava all'ingrosso da clandestini migranti stranieri e politica di centrosinistra: «Rimandiamoli a casa» e vaffanculo. Nel caso di Veltroni, più precisamente: «Rimandiamolo in Africa». Così disse Berlusconi, e questo fa somigliare la sbandierata cordialità del suo dialogo attuale a una pratica di diplomazia estera. Lo ridico: non prendetelo per uno scherzo. Il centrodestra non ha fatto granché, nel biennio fra le due elezioni, per meritare il suo trionfo. Ha fatto tutto la coalizione di governo, compresa la sua componente che fa le veci della destra, che si trattasse, all'interno della maggioranza, di guidare una crociata sull'indulto (sicché il centrodestra beneficiò doppiamente dell'indulto, per le modalità convenienti che aveva dettato, e per il ripudio popolare del governo) o che si tratti, all'interno dell'opposizione, di rivendicare la trasformazione dell'immigrazione "clandestina"in reato penale, come vuole Di Pietro, forte di quaranta parlamentari graziosamente regalati da un Pd sulla cui groppa piantare banderillas quotidiane. Quel che resta del centrosinistra deve chiedersi come mai sia stato solo lui il bersaglio colpito dal giustizialismo allevato in seno, dalla cosiddetta antipolitica, dalla stessa travolgente denuncia della Casta. Il rigetto pressoché viscerale, esistenziale, della classe dirigente di sinistra si è manifestato con la stessa insofferenza animalesca che prorompe contro gli "stranieri". Quella classe politica, alla maggioranza degli italiani, ha finito per apparire come un corpo estraneo, da espellere, sul quale sfogarsi e trarre vendetta. Come è potuto succedere? Rispondere, farebbe fare un passo avanti. Ci sono due ordini di questioni. Uno fornisce una piccola consolazione alla disfatta della sinistra, ed è l'argomento della moneta cattiva che scacciala buona. L'altro condanna la sinistra (tutte le sinistre, dal centro all'estrema) a riconoscersi in un'immagine sfigurata. La questione, realissima e poi metaforica, della xenofobia è per ambedue quella dirimente.

La moneta buona. Tanti anni fa, facendo tesoro di una complicazione come quella sudtirolese-alto atesina (luogo di frontiera, crogiolo di nazionalità e minoranze e lingue, deposito storico di contese acerrime) Alex Langer e i suoi perseguirono per primi un programma federalista, europeista, nonviolento, premuroso verso le piccole patrie e l'orizzonte planetario. Le tappe di quell'impegno furono scandite dal primo "ecopacifismo", dal rifiuto coraggioso del censimento etnico, dall'apertura internazionale ai diritti umani. La paziente e delicata anticipazione federalista, locale e globale - i nomi non c'erano ancora - di Langer si volse nel giro di pochi anni (gli anni della Jugoslavia, e di un arrivo così rapido e ingente di migranti in Italia da mutarne la fisionomia demografica e storcerne lo stato d'animo, come una sinistra imbambolata non volle vedere) nella versione leghista degli stessi temi, con la differenza che separa, e anzi oppone, una porta che si apre da una che si chiude. Federalismo, secessione, macroregione, xenofobia e, non di rado, razzismo furono la nuova moneta- anche il colore verde ne fu confiscato. La sinistra tradizionale in tutte le sue componenti, travolta da vicende internazionali e interne sempre subite e mai anticipate, dall'89 a Mani Pulite, non fece altro, lungo tutto questo tumultuoso volgere di tempi, che provare a galleggiare, spesso ai danni del vicino di naufragio, e rincorrere di volta in volta le occasioni con un cambio di ragione sociale. La nascita del Pd è ancora in bilico: fra l'ennesimo mutamento di ragione sociale, e una svolta vera, comunque di lunga lena. Ora, la domanda è se in tempi di precipitosa mutazione degli equilibri mondiali, di crisi di modi di produzione e di pensieri, di terremoti di vecchie identità, la moneta cattiva sia inevitabilmente destinata a scacciare la buona.

La storia del Novecento sembra indurre alla risposta pessimista. Naturalmente, ci si guarderà dal concluderne che le responsabilità delle persone e dei gruppi siano irrilevanti. Perché in ogni caso perdere si può, e può perfino essere la sorte più onorevole: ma finire invisi a una larga maggioranza di propri concittadini come stranieri in patria - come gli incolpevoli zingari italiani di cittadinanza, cui la brava gente, anche quella che si contenta di non dar loro fuoco, intima di tornarsene a casa loro... -questo ha bisogno di una speciale spiegazione. Agli eredi di centrosinistra della Prima Repubblica era rimasta, passato l'inganno della diversità antropologica, un'aura residuale di miglior professionalità, e anche di un più retto cinismo, per così dire. Le avventure della coalizione hanno distrutto anche questo resto. In cambio, hanno instillato nella maggioranza degli italiani la sensazione da bava alla bocca di un modo di essere di vivere e di esibirsi che ne faceva desiderare la cacciata ben più che la vittoria degli altri. Ne vedremo, ne vediamo già delle belle. Berlusconi promette tante libertà, e tante se ne prende, e intanto un suo avvocato difensore vuole intestarsi il reato di immigrazione clandestina e l'espulsione di qualche centinaio di migliaia di badanti. Troppa grazia. Ma tutto questo non ha impedito che la famosa Casta designasse pressoché solo la consorteria umana del centrosinistra e della sinistra, che la testa di Pecoraro Scanio venisse portata -metaforicamente, grazie a Dio - sulle picche dai sanculotti, e che l'estromissione di un ceto politico apparisse come una pulizia etnica. Quando il mercato premia la moneta cattiva, si può fare a gara con i cattivi coniatori, battendo monete appena un po' meno fasulle; oppure fare altro, se si è capaci. Se non se ne sia capaci, almeno dissociare la propria responsabilità dal fuoco alle baracche, così, perché un giorno i propri nipoti...

Fonte repubblica.it

 
Di Fabrizio (del 17/10/2013 @ 09:01:59 in Europa, visitato 1355 volte)

Premessa: la notizia è già vecchia e digerita, l'informazione online ha tempi spietati.

Parto allora da un mese fa, 18 settembre: Grecia, vi ricordate? Nella foto c'è tutto e il suo contrario: maniche corte estive, un trenino per turisti (o per bambini), passanti indifferenti, una signora grassa, la fisarmonica e... la protagonista di cui non sappiamo niente.

    LA FOTO INDIGNA IL WEB era il commento riportato da tutti i media, che poi sono gli stessi che quando si parla di cose mooooolto più serie, ripetono che l'Italia rischia di fare la fine della Grecia. Già, ma forse intendono altro.
    INDIGNARSI: so che è un sentimento comune (non azzardatevi a chiamarci BUONISTI, siamo solo umani). A me successe al tempo della vicenda di Natalka: bruciata viva da una molotov a Kosice. Poi, la lunghissima degenza, la solidarietà che sollevò il suo caso in uno dei paesi più razzisti d'Europa, solidarietà che fu più forte dei commenti (postumi) sprezzanti e derisori dei neonazisti, e dei perbenisti che accusarono i genitori di voler speculare su quanto era successo. Ma quante volte una persona può indignarsi, per quanto tempo? A ogni cronaca simile mi sento più povero e deprivato, nel senso di impotente.

Neanche un mese dopo la Grecia, indignazione, di nuovo. Siamo a Napoli, e suona nella mente un campanello d'allarme: perché li vicino ci fu il pogrom di Ponticelli, a Torregaveta due ragazzine rom annegarono nell'indifferenza generale, in città ci fu l'omicidio di Petru Birladeanu.

Leggo l'articolo e il quadro è diverso dalle cronache passate: la gente del quartiere ha preso le parti della romnì e del bambino, ha cercato come poteva di aiutarla.

Lo stesso appare nell'altro video di Leggo: gente normalissima, che non si pone il problema di essere giudicata razzista o antirazzista. Poi, torna quel sottile veleno che i giornali sanno distribuire così bene: "La donna, che probabilmente non è la madre, è sparita dopo aver strappato di dosso gli abitini bruciati alla piccola."

Cosa si intende con probabilmente non è la madre? La donna è sparita, come racconta Leggo, o ha ricevuto le prime cure dal benzinaio, come scrive il Corriere del Mezzogiorno? E, ammesso che abbia importanza, quale paura può avere una madre rom a Napoli?

Napoli, ma potrebbe essere Grecia, Milano, Parigi o Mosca... Anche con la gente migliore del mondo, si vive sapendo che essere Rom comporta dei rischi, magari da parte di qualcuno che non c'è con la testa, e che se ci si trova a Ponticelli, a Opera, alle Vallette nel momento sbagliato, la pazzia può diventare collettiva.

Con i bambini, visto che l'infanzia è sacra, che diventano il bersaglio per misurare il disprezzo etnico. Non solo nei fatti, provatevi a leggere qualche commento sui forum razzisti, per perdere ogni fiducia nel futuro di questa umanità.

    Oppure no, un po' di fiducia rimane. Qualche anno fa, passai per una brutta depressione. Non mi guarirono gli psichiatri o altri specialisti. Fu un campo rom, uno di quelli che sono il simbolo mediatico del degrado. Pieno di amici che conoscevo da anni e della loro unica ricchezza: un esercito costante di figli. Giocando con loro, iniziai a migliorare.
 

Ricevo da Roberto Malini

Napoli, 4 maggio 2009. "La giovane Rom ha subito una condanna assurda, senza prove, senza indagini approfondite, senza buon senso," dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. "Abbiamo inviato al giudice del Tribunale d'Appello un dossier che ne dimostra l'innocenza". Il grande giurista Juan de Dios Ramirez Heredia si è detto pronto a "indossare la toga per difenderla, accanto all'avvocato Valle". Angelica viene da Bistrita-Nasaud città della Transilvania. Era arrivata in Italia da pochi mesi con il giovane marito Emiliano e alcuni familiari. Ha una figlia di 3 anni, Alessandra Emiliana, che è rimasta in Romania. "Ma come possono pensare che io abbia cercato di rapire una bambina?" protesta Angelica davanti a un attivista di EveryOne, che ha avuto il permesso dal giudice di visitarla. "Sono una mamma e se qualcuno mi portasse via la bambina, morirei dal dolore".

A Napoli la ragazza viveva di elemosina "e di qualche piccolo furto," confessa, "ma solo quando non sapevo come procurarmi da vivere, perché il mio sogno era quello di lavorare, se solo avessi avuto un'occasione". Il 10 maggio Angelica viene arrestata con un'accusa terribile: una donna di Ponticelli afferma di averla sorpresa mentre avrebbe tentato di rapire la sua bambina in fasce. "Per entrare nella stanza in cui dormiva la piccola," ricostruiscono gli attivisti, "Angelica avrebbe dovuto trovare contemporaneamente aperti il cancello esterno, il portone dell'edificio e la porta blindata dell'appartamento, senza imbattersi in un inquilino e senza che la piccola, una volta afferrata, si mettesse a piangere. Tutto questo, in un periodo caratterizzato a Ponticelli da una vera e propria fobia nei confronti degli 'zingari', tanto che tre mesi prima era nato un Comitato di Ponticelli per il problema dei Rom. Inverosimile".

Leggendo gli atti del processo e il dispositivo di sentenza, si rileva che non esistono prove a carico di Angelica, ma solo la testimonianza della madre della bambina neonata. "Non vediamo perché la donna avrebbe dovuto mentire," scrive il magistrato. "E' una sentenza priva di razionalità, proprio per la 'zingarofobia' che si era impadronita in quei giorni degli abitanti di Ponticelli," prosegue EveryOne. "La Storia ci insegna che fin dal Medioevo la sola presenza di 'zingari' vicino a un bambino 'cristiano' faceva gridare le comunità locali al ratto di minore. Anche volendo credere alla buona fede dell'accusatrice, il fattore-pregiudizio non può in alcun modo essere ignorato nel giudizio di un caso come questo. Una perizia, che non è stata mai eseguita, avrebbe dimostrato che Angelica avrebbe dovuto muoversi al rallentatore per essere vista dalla madre, già sul pianerottolo e con la bimba in braccio, e quindi raggiunta e bloccata. Sembra che la madre della neonata descriva una propria paura piuttosto che un evento reale. I seguito è ancora più irreale. La madre leva la piccola dalle braccia di Angelica, rientra in casa, pone la bambina a terra, grida e... Angelica è rimasta ancora sul pianerottolo, giusto per farsi raggiungere dal nonno della neonata e poi da altri vicini, che cercano di linciarla".

Alcuni cittadini di Ponticelli hanno ricordato che l'accusatrice ha precedenti giudiziari per falso ideologico. Le stesse conclusioni tratte dal Gruppo EveryOne e dal giurista spagnolo Heredia sono state tratte dal giornalista investigativo spagnolo Miguel Mora sulle pagine di El Pais: "Il teorema che ha portato alla condanna si basa solo sulle parole contraddittorie dell'accusatrice. "Il caso di Angelica ha scatenato gli abitanti di Ponticelli," commentano gli attivisti, "che in men che non si dica hanno sgomberato con brutalità i terreni occupati da Rom romeni, che erano al centro di un progetto urbanistico in attesa di un finanziamento pubblico di milioni di euro, finanziamento che poco dopo il 'pogrom' sono arrivati".

Angelica, secondo la giurisprudenza, è una "minore non accompagnata" e il legislatore ritiene che un minore di età debba rimanere in Istituto il minor tempo possibile, favorendo tutte le possibilità di reinserimento sociale. "Ma Angelica è già dentro da un anno," conclude EveryOne, "e sconcerta il fatto che non le sia stato concesso il patrocino gratuito per un motivo surreale: era impossibile al magistrato stabilire le sue condizioni economiche in Romania". Se in appello sarà fatta giustizia, per Angelica si aprono due possibilità: tornare in Romania e ricostruirsi una vita con i suoi cari oppure restare in Italia, grazie a una famiglia che si è offerta di aiutarla in un percorso di inserimento sociale positivo, in attesa di ricongiungersi alla famiglia. Intanto il suo caso ha destato l'attenzione della Commissione europea, del Cerd (Nazioni Unite) e delle più importanti organizzazioni contro la discriminazione e gli abusi che colpiscono il popolo Rom in Europa, da Union Romani a ERRC, dall'OSI al Coordinamento Antirazzista Sa Phrala.

Scriviamo al Presidente della Corte di Appello di Napoli Sezione Minorenni dr Vincenzo Trione e al Presidente del Tribunale per i Minorenni di Napoli dr. Stefano Trapani:
info@tribunalenapoli.it
tribmin.napoli@giustizia.it

Per informazioni:
info@everyonegroup.com
www.everyonegroup.com

 
Di Fabrizio (del 16/06/2009 @ 09:00:21 in Italia, visitato 1276 volte)

Segnalato da Carlo Motta e Flora Afroitaliani

[...] Negli ultimi due anni i media hanno registrato trecentodiciannove casi di violenza razzista in Italia e le aggressioni sono in continuo aumento. Centodiciannove nel 2007, centoventiquattro nel 2008 e nei primi quattro mesi 2009 si contano già settantasei atti di violenza. Numeri che riguardano persone reali. Una ricostruzione solo parziale, la punta dell'iceberg si potrebbe definire, di un fenomeno in costante crescita. Cronache di ordinaria intolleranza documentate nel "Libro bianco sul razzismo in Italia" curato dall'associazione Lunaria e oggi nella Sala delle Pace di Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma. "É un lavoro collettivo-spiega il presidente di Lunaria Gulio Marcon aprendo la conferenza-uno strumento utile a gruppi e associazioni per capire e arginare un fenomeno montante", quello del razzismo. Un tentativo di decostruzione dei pregiudizi e degli stereotipi comuni nell'opinione pubblica e nel discorso dei media attraverso l'analisi di otto casi esemplari: dal pogrom di Ponticelli alla strage di Erba, dalla violenza subita da Navtej Singh a Nettuno sino al caso dello stupro della Caffarella.

I curatori del Libro bianco fanno una premessa: l'Italia non è un paese razzista, ma è innegabile che esistano preoccupanti fenomeni di razzismo. Nel paese sembra essere in atto un processo di legittimazione culturale, politica e sociale del razzismo che vede protagonisti gli attori pubblici e istituzionali. E, in un Europa che sembra sempre più pervasa da pulsioni xenofobe, il caso italiano appare ancora più inquietante. L'opinione pubblica internazionale e le istituzioni europee guardano con sempre maggiore preoccupazione al caso Italia. E il rapporto di Lunaria è aggiornato all'aprile 2009, quando ancora l'Europa non aveva visto l'Italia all'opera nel lavoro di respingimento degli immigrati e nella diatriba con Malta su chi dovesse ospitare i migranti alla deriva sul cargo Pinar. Preoccupa tuttavia la saldatura avvenuta tra razzismo istituzionale, xenofobia popolare e stigmatizzazione mediatica dello straniero.

Un circolo vizioso che, secondo Anna Maria Rivera, docente e etnologia all'università di Bari e autrice di uno dei capitoli del Libro bianco, ha portato al "crollo dei freni inibitori nel proporre discorsi razzisti e a una banalizzazione stessa del razzismo".Un processo lungo, che nel corso dell'ultimo ventennio ha portato alla de-umanizzazione dei migranti e delle minoranza. Un processo in rapida accelerazione negli ultimi due anni dovuto all'azione del governo di centrodestra attualmente in carica, che ha dato continuità alle decisioni prese dal centro sinistra negli anni passati. Anna Maria Rivera parla di "piatto pronto" e cita l'esempio delle reazioni all'omicidio di Giovanna Reggiani nell'autunno del 2007 a Roma, delitto che provocò la dura reazione dell'allora sindaco della capitale Veltroni e una forte ondata anti-rumena. Ma non solo.

Analizzando e confutando il reato di immigrazione clandestina il magistrato Angelo Caputo mostra come esso sia la traduzione in termini giuridici del "netto discrimine" tra regolari e irregolari enunciato nella legge Turco-Napolitano. Un discrimine degenerato in quella che Caputo definisce "la menzogna della differenza ontologica tra migrante irregolare e regolare". Tale menzogna unita a un costante richiamo alla "percezione dell'insicurezza" ha condotto allo spostamento del discorso dal sociale al penale. A riprova di questo l'inclusione delle norme sui migranti all'interno del pacchetto sicurezza. E con il reato di immigrazione alla criminalizzazione non dei comportamenti della persona, ma del suo stesso stato d'essere.

Una politica che, secondo Lunaria, criminalizzando lo straniero alimenta i fenomeni di "giustizia fai te" alla base dell'aumento della violenza organizzata e per bande. Violenze soprattutto fisiche, che ormai hanno superato di numero le discriminazioni e le offese verbali. Omicidi, pestaggi, baby-gang. Fenomeni che colpiscono gli adulti, ma che vedono sempre più spesso protagonisti i giovani. Il Libro bianco rivela come i "figli dell'immigrazione", la seconda generazione siano spesso separati dai loro coetanei italiani, senza che si formino rapporti interculturali. Una forte discriminazione, spesso reciproca, ben descritta da una ragazza straniera intervistata per realizzare il Libro: "i miei genitori appena arrivati lottavano per lavorare. Noi dobbiamo lottare per vivere". (da http://www.lettera22.it/showart.php?id=10555&rubrica=24 )

IL LIBRO BIANCO SUL RAZZISMO è SCARICABILE QUI:
http://www.lunaria.org/allegati/librobiancorazzismo.pdf

 
Di Fabrizio (del 27/05/2008 @ 08:58:07 in Europa, visitato 2014 volte)

Da Saimir Mile

TESTIMONIANZA ROM - MAI PIU'!!

APPELLO ALLA UE PER TERMINARE LA PULIZIA ETNICA DEI ROM

Noi - individui e membri di vari gruppi cittadini di tutta Europa - condanniamo, nei termini più forti possibili, il recente fallimento delle autorità italiane di proteggere i nostri concittadini e residenti nell'Unione Europea, e per continuare a perpetrare un'atmosfera di xenofobia attraverso commenti politici infiammatori e politiche aggressive verso i migranti. Ci riferiamo agli shoccanti violenti incidenti della settimana scorsa a Napoli (Ponticelli) in cui centinaia di cittadini rumeni (Unione Europea) di origine rom - donne e bambini tra loro - sono stati forzati a fuggire per paura delle loro vite e le loro case distrutte, e altri deportati a forza dalla polizia italiana (vedi i link indicati in calce). Questo pare essere parte di un modello ciclico per cui quando un Rom viene accusato di un crimine, l'intera comunità viene presa a bersaglio di una violenta punizione. Per esempio, nel novembre 2007, un rumeno ritenuto di origine rom fu accusato di delitto. Circa nello stesso periodo in Italia, una giovane donna (di nazionalità britannica, Meredith Kercher) fu pure uccisa, ed una donna americana venne implicata nel caso. Non ci fu un sollevamento degli italiani contro tutti gli americani in Italia. Non vennero bruciatele case degli abitanti americani. La sospettata dell'omicidio fu vista come individuo, e non rappresentava l'intera nazione.

Le recenti azioni contro i Rom Europei ci ricordano le politiche pre-Olocausto visibili in Europa negli anni '30, attività ed azioni in cui il governo di estrema destra dell'Italia sotto Mussolini fu responsabile di scegliere sistematicamente cittadini di origine Ebrea e Romani/Sinti. Lo stesso politiche genocide furono testimoniate in Germania, Austria, Croazia ed in altri stati in cui le politiche fasciste divennero accettabili dalla massa delle popolazioni di questi stati, molte delle quali assistere senza recriminare alla presa di loro simili inviati nei campi. Influenzato dai commenti xenofobi del governo Berlusconi, quasi il 70% degli Italiani hanno affermato in un sondaggio informale della settimana scorsa di voler espellere un'altra volta i Rom dal paese, i semi di un altro Olocausto è stato seminato in Europa.

Noi, cittadini e residenti in Europa, siamo oltraggiati dal silenzio con cui gli intellettuali ed i politici "umanisti" hanno risposto assieme ai pogroms in Europa diretti contro le comunità Romani, stavolta nel "democratico" stato italiano, ironicamente tra gli originali fondatori membri della Comunità Europea.

Riguardo a ciò, vorremmo enfatizzare le lodevoli affermazioni della ministra spagnola, Maria Teresa Fernandez de la Vega, come contro esempio al relativo silenzio di parte degli altri governi europei.: "Il governo [di Spagna] rigetta la violenza, il razzismo e la xenofobia e non appoggia quanto sta succedendo in Italia... non appoggiamo la politica delle espulsioni senza il rispetto per la legge ed i diritti, od azioni che esaltano la violenza e la xenofobia.
L'Europa ha percorso una lunga strada dal proprio Medio Evo per superare il flagello del proprio anti-Semitismo; similarmente, alla leadership europea è richiesto in quest'ora critica di superare secoli di profondamente corrosivo anti-Ziganismo di questo continente.

Quindi chiediamo ai corpi responsabili dell'UNIONE EUROPEA ed al PARLAMENTO EUROPEO di prendere azione immediata e concreta nei seguenti modi:

A) Censura Politica dell'attuale governo italiano - un'Aperta e Forte Dichiarazione del Parlamento Europeo e dell'Unione Europea che la violenza diretta alle comunità Romani è inaccettabile e che l'attuale amministrazione ha fallito nel fornire protezione adeguata a concittadini e residenti dell'Unione Europea. Il livello di protezione fornita alle comunità Rom dovrebbe essere uguale a quella attualmente fornita alla minoranza Ebrea d'Italia: entrambe nel passato hanno sofferto sotto il regime fascista e sono nuovamente vulnerabili oggi. Alle comunità Rom dev'essere assicurato che non saranno considerate capro espiatorio e non soffriranno di pulizia etnica come le autorità italiane hanno permesso in tempi recenti. I sopravissuti all'Olocausto ed i loro discendenti non devono più - come tutti gli appartenenti all'umanità - essere soggetti a pratiche genocide in Europa.

B) Creazione di un COMITATO DI CRISI E MONITORAGGIO sulle attuali violenze dirette alle comunità vulnerabili di immigrati e migranti in Italia - in particolare le comunità Rom. Questo comitato potrebbe essere formato sotto gli auspici del Parlamento Europeo, e dovrebbe essere composto da rappresentanti eletti dalla comunità Rom tra i suoi membri. Questo Comitato di Crisi Europeo avrebbe tra i suoi compiti non solo il controllo degli sviluppi della crisi attuale, ma anche di registrare se il governo Italiano sta conducendo le proprie indagini - sui recenti crimini di squadre di vigilantes che hanno bruciato i rifugi dei residenti Rom - con imparzialità ed obiettività. Inoltre, il comitato dovrebbe esprimere le proprie raccomandazioni su come migliorare la situazione nei media e sull'inclusione a lungo termine dei gruppi esclusi di migranti ed immigrati, che questo diventi una priorità dello stato Italiano a livello locale, come pure a livello regionale e nazionale. Una valutazione obiettiva dei risultati di queste politiche di inclusione dovrebbe essere resa trasparente.

Da ultimo, questa petizione è un appello globale ai poteri europei ad assumersi la responsabilità per le azioni xenofobe negli stati membri come l'Italia, e costruire ponti di comprensione attraverso il continente, cosicché i 12 milioni di Rom europei - piuttosto che sentirsi "pariah" continuamente sotto assedio in questo continente - possano essere riconosciuti come Europei che hanno dato nei secoli un contributo (non riconosciuto) a questo continente. Questo è un test per il grande "progetto umanista" d'Europa. Crediamo che i leaders europei risponderanno in maniera rapida e concreta a questa sfida.

Per ulteriori informazioni su questo appello, potete contattare PROGRESSIVE ROMA ACTION GROUP (PRAG)

Per ulteriori informazioni sugli eventi in Italia, visitate i seguenti links:

http://www.theaustralian.news....

http://www.independent.co.uk/n...

http://www.iht.com/articles/ap...

http://www.adnkronos.com/IGN/C...

http://www.radioparole.it/en/p...

Firma la petizione

 
Di Fabrizio (del 16/11/2009 @ 08:57:56 in media, visitato 1280 volte)

Segnalazione di Alberto Melis

Una donna di una cinquantina di anni è stata fermata questo pomeriggio una quarantina di minuti dopo avere rapito una bambina romnì di tre anni, davanti ad un negozio in Francia (Ostricourt ), secondo quanto dichiarato dalla polizia.

La bambina romnì chiedeva l'elemosina con sua madre, verso 15,30, quando è stata avvicinata e poi rapita da una signora in un'automobile.

La madre, testimone della scena, ha allertato, terrorizzata, la direzione di un centro commerciale, che ha avvertito le forze dell'ordine, ha spiegato un ufficiale della gendarmeria.
"Le plan épervier" ( sistema di allerta per le scomparse, ciò che precede l'allerta diffusa tramite i mass media "allerta di rapimento (AMBER ), è stato lanciato subito.

Centinaia di agenti, disponendo del connotato del veicolo, sono state mobilitati per sorvegliare il traffico stradale nella regione.

Le forze dell'ordine belga sono state anche esse allertate. La rapitrice è stata poi individuata in un altro negozio di Ostricourt. A causa della rapidità con la quale la bambina è stato ritrovata, le autorità non hanno avuto il tempo di lanciare la procedura di allerta di rapimento (AMBER).

La gendarmeria non dispone ancora di elementi sulle motivazioni del rapimento.

Montserrat http://www.facebook.com/reqs.php#/notes/esperanza-missing-children/rapimento-francia-120309-piccola-ragazza-rrom-zingara-vecchia-di-3-anni-rapita-i/177116797108

Questa è la prima notizia sul rapimento lanciata sui media francesi; ad essa è seguita una seconda nota delle forze dell'ordine francesi, che comunica che la signora è stata prontamente rilasciata, con la motivazione che in realtà non c'è stato alcun rapimento ma un malinteso atto di generosità.
La donna infatti, di cui non è stato divulgato il nome, ha dichiarato di aver chiesto alla madre della piccola romnì il permesso di portarla con sé solo "per un po'", per offrirle qualcosa da mangiare e per regalarle un giocattolo. Può anche darsi che sia così, anche perché la madre della bambina non comprende una sola parola di francese. Nonostante questo però non si spiega perché la donna abbia portato via la piccola in automobile. E a parte questo, su questa vicenda resta sospesa una domanda: cosa sarebbe successo, se a portare via con sé una bambina, con le identiche motivazioni, fosse stata una donna romni?

Di sicuro sarebbe ancora in carcere.

altri link:
http://www.nordeclair.fr/Actualite/Depeches/2009/11/13/nef-1134114.shtml
http://www.lavoixdunord.fr/Region/actualite/Secteur_Region/2009/11/13/article_a-ostricourt-la-ravisseuse-presumee-d-un.shtml

e una riflessione dai dati della Cei:
12 novembre 2008
Dossier Cei: Gli zingari non hanno mai rapito un bimbo in Italia

Il sito internet dell'associazione «Troviamo i bambini» segnala tutti i bambini scomparsi in Italia e nel mondo. Spulciando fra le pagine web, le parole «rom» o «zingaro» compaiono un numero infinito di volte. Si parla dei bambini rom venduti, di quelli costretti a mendicare. Ma anche di piccoli italiani rapiti dagli zingari. In un'intervista a la Padania di qualche mese fa, Cora Bonazza, dell'associazione, ha dichiarato: «Non vogliamo dire che tutti i rom sono dediti al rapimento, ma il problema esiste. Abbiamo ricevuto segnalazioni di rom che si aggirano fra i supermercati, dove i bambini piccoli siedono esposti sul carrello della spesa. Basta un attimo di distrazione della madre, e il piccolo sparisce». Ammesso e non concesso che i rom vadano al supermercato per rapire bambini e mai per fare la spesa, il mito della zingara rapitrice affonda le radici nella storia dei tempi. Ancora oggi, negli anfratti più nebbiosi della campagna veneta, le anziane minacciano i nipotini disobbedienti: «Ti faccio portar via dagli zingari». Molto più grave, è stato proprio un caso di presunto rapimento di bambino ad opera di una piccola rom a scatenare la furia e i roghi di Ponticelli. Eppure, mito e realtà discordano. Ieri mattina, ai microfoni di Radio Vaticana, è stata presentata una ricerca sulle «zingare rapitrici»: promosso dalla fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale italiana, lo studio è stato commissionato all'Università di Verona (la città del sindaco leghista Tosi, condannato dal tribunale per «propaganda di idee razziste»).I 29 casi di presunti rapimenti di bambini gagè (come i rom chiamano i bambini non rom) e gli 11 casi di sparizioni di bambini vanno dal 1986 al 2007, e nessuno di questi annovera il coinvolgimento di rom nel rapimento. L'analisi, condotta avvalendosi anche dell'archivio dell'Ansa e dei fascicoli dei Tribunali, riporta: «Nessun esito corrisponde ad una sottrazione dell'infante effettivamente avvenuta, ma si è sempre di fronte ad un tentato rapimento, o meglio, ad un racconto di un tentato rapimento». Sei casi fra quelli analizzati hanno portato all'apertura di un procedimento penale contro un rom, ma i risultati sono stati «sempre negativi». Non solo: «Questi bambini sono stati vittime di una violenza brutale tutta interna ai contesti in cui vivevano». Come nei casi di violenza sulle donne, quasi sempre il mostro è fra le mura domestiche, non al supermercato, o ai giardinetti. La ricerca non perdona neanche i media, colpevoli troppo spesso di «generare confusione» nel puntare il dito contro i rom, senza poi dar rilievo alla notizia dell'assoluzione degli accusati (esempio lampante, quello di un presunto tentato rapimento a Catania lo scorso maggio, poi sconfessato in sede di tribunale).«Un risultato sorprendente, anzi sconcertante», dichiara monsignor Saviola. E aggiunge: «Non dico che i provvedimenti del governo siano contro questi valori, ma vorrei sottolineare una maggiore attenzione verso questi problemi».La deriva xenofoba prende piede in tutta Europa. L'altro ieri in Ungheria due rom sono stati uccisi a fucilate nella loro casa (data alle fiamme) durante un raid razzista. Il presidente del consiglio nazionale dei rom e il presidente della Fondazione dei diritti civili dei rom hanno denunciato l'ondata di razzismo dilagante. Perseguitare i popoli in Europa non è mai passato di moda.

fonte: il Manifesto

 
Di Fabrizio (del 18/07/2008 @ 08:55:24 in Italia, visitato 3084 volte)

Da Mundo_Gitano

INTERNACIONAL

RAPPORTO: L'Italia non è per i gitani
"Cara Europa..."
La bambina rumena Rebecca Covaciu resiste ad una vita di persecuzione e miseria. Un viaggio di tristezza da Arad a Milano, Ávila, Napoli ed ora Potenza

MIGUEL MORA - Potenza - 13/07/2008

Tutta la famiglia Covaciu, con Rebecca - CARLES RIBAS

Con i suoi 12 anni, Rebecca Covaciu - occhi grandi, denti bianchi, sorriso splendido - ha vissuto e visto così tante cose, che potrebbe scrivere, se scrivesse, un buon libro di memorie. Rebecca è rumena di etnia romaní, ed ha passato metà della sua vita per strada. Ha dormito in un furgone, in una capanna, per terra. Alcuni giorni ha mendicato con i suoi genitori in Spagna ed Italia. Altri giorni ha visto distruggere la sua baracca, è stata aggredita dalla polizia italiana, ha ascoltato sotto una coperta quando suo padre era picchiato per difenderla, ha visto bambini morire perché non avevano medicine, ha conosciuto la paura dei gitani che fuggivano da Ponticelli (Napoli) quando l'accampamento fu incendiato. Però Rebecca ha resistito. Ed ha commosso l'Italia con la sua storia. Una lettera in cui riassume il suo sogno: andare al collegio e che i suoi genitori abbiano un lavoro.

Con la su semplice lettera, intitolata "Cara Europa", ed una serie di disegni, I ratti e le stelle, innocenti e precari, però speciali come lei, ha dimostrato il suo talento. Rebecca, al posto di deprimersi con questa "vita di tristezza", ha gridato al mondo la sua storia dickensiana in prima persona, convertendola in un appello di giustizia e speranza. Ai suoi sogni privati di andare al collegio e che i suoi genitori abbiano un lavoro "per no chiedere l'elemosina", ne aggiunge un altro più grande: "che l'Europa aiuti i bambini che vivono per strada".

Ora , Rebecca è contenta. Da alcuni giorni vive, sogna e disegna in una piccola casa in campagna, situata vicino ad un paese della Basilicata, una regione montagnosa ed agricola, a 250 km. a sud di Napoli.

Cade la sera e la luce dell'antica Lucana romana è uno spettacolo. Rebecca e suo padre, Stelian, ricevono sorridenti sulla porta, sua madre Georgina prepara un caffè turco ed un dolce, e poi la bambina trae i disegni dalla sua cartella e li mostra. Lentamente, con orgoglio ma senza presunzione: "Degli alberi di colore, un angelo, una spiaggia italiana, dei bambini che fanno il bagno, un principe ed una principessa, una coppia di sposi (pure italiani), due farfalle, un mazzo di fiori, un collier di Versace, frutta, ancora frutta..."

Rebecca Covaciu, una  bambina rumena di 12 anni ed etnia romaní - CARLES RIBAS

Rebecca partì dalla sua città, Siria jud Arad, vicino a Timisoara, circa cinque anni fa, ora parla rumeno, romaní, italiano ed un poco di spagnolo. "Lo imparai ad Ávila quando vivevamo in Spagna, spiega in italiano: "Non avevamo casa e dormivamo nel furgone. Lì feci la terza elementare, mi ricordo molto dell'insegnante. Mi voleva molto bene, le piacevano i miei disegni".

La bambina è il capo della famiglia. E gran parte del suo futuro. A parte il suo talento per la pittura, riconosciuto il maggio scorso dall'Unicef quando ricevette a Genova il Premio Arte ed Intercultura Café Shakerato, Rebecca è dolce, educata e giudiziosa. Mentre parla a ruota libera, come un libro aperto, i suoi genitori, Stelian, di 43 anni, ex contadino e pastore evangelico, e Georgina, 37 anni, i suoi fratelli Samuel (17), Manuel (14) y Abel (9), e la moglie di Samuel, Lazania, incinta di 16 anni, la mirano con un misto di sorpresa e riverenza, come se fosse un'estranea. In un certo modo lo è.

I Covaciu arrivarono qui di notte. Venivano in treno, un lungo viaggio da Milano. Giorni prima, alcuni poliziotti avevano colpito Stelian con dei bastoni. "Mi minacciarono di tornare se li denunciavo", ricorda. Lo fece, e dovette fuggire.

Ora, mentre prova a superare il panico ed il dolore dei colpi, Stelian, un uomo che quando parla sembra sul punto di piangere, si dichiara "felice, grazie a Dio e a questi signori italiani tanto generosi che ci hanno lasciato la loro casa".

Si riferisce a G. e A., una coppia di media età che risiede a Potenza, il capoluogo di provincia. "Conosciamo la storia di Rebecca da Internet, e dalla notte al giorno abbiamo deciso di offrirle rifugio in questa casa che non usiamo", spiegano. In cambio , una firma di un contratto di affitto gratuito per un anno. G. e A. preferiscono non essere identificati. "Non vogliamo convertirci in un prototipo mediatico della famiglia italiana solidale". Però il loro altruismo ha restituito il sorriso alla prole di Stelian.

La famiglia da cinque anni non dormiva sotto un tetto vero. "A Siria jud Arad avevamo casa, ma non avevamo pane",  spiega Rebecca, "e mangiavamo con l'elemosina dei vicini. Invece, a Milano i miei genitori non trovavano lavoro", continua senza drammi, "ed anche lì dovevamo chiedere. Non potevamo andare a scuola perché non avevamo casa. Però ora mi han detto che potremo andarci".

Per poter accedere alla scuola, i Covaciu devono dimostrare un domicilio fisso ed essere registrati nel censimento municipale. Precisamente questa è una delle ragioni che ha invocato il Governo italiano per elaborare il polemico censimento della comunità romaní. Dei 140.000 gitani che vivono nel paese, la metà sono italiani e quasi un terzo sono rumeni. Ed il 50% sono minori. Molti di loro sono senza scolarizzazione.

Come altri compatrioti e fratelli di etnia, i Covaciu attraversarono col loro furgone l'Ungheria e l'Austria per arrivare a Milano compiendo il rito dell'effetto chiamata. Dopo alcuni mesi cercando fortuna, senza successo, decisero di tentare con la Spagna. "Un amico che viveva ad Ávila ci disse che aveva la casa, i documenti ed il lavoro, però arrivammo tardi. Mandammo i bambini  a scuola, però non trovavamo lavoro. Così andammo a Torrelavega, ci stemmo due mesi. Tornammo a Milano".

Georgina parla italiano, qualcosa di spagnolo ed un poco di francese. Ha vissuto anche in Germania. "Fu nel 1990, Samuel nacque lì. Stavamo bene, però dopo due anni nn ci pagarono il sussidio e ci mandarono in Romania. Anche se si definisce "metà rom e metà no", ha dieci denti d'oro."Costano solo 10 € l'uno!" si difende ridendo. "Ce li ha messi un medico di Siria di passaggio a Milano, ora sono di moda in Romania. L'unica che non vuole metterseli è Rebecca."

Al principio, a Milano, tutto andava più o meno bene, ricorda la ragazza: "Ci costruimmo una capanna con cartone e plastica sotto un ponte del Giambellino". Era un piccolo insediamento illegale dove vivevano altre cinque famiglie di Timisoara. "Per mangiare, chiedevamo al mercato degli antiquari. Solo un paio d'ore, perché i bimbi potessero mangiare", assicura la madre abbassando gli occhi. Come si vede in uno dei disegni di Rebecca, anche lei ha mendicato un "triste giorno"; suo fratello Manuel, che chiamano Ioni, suonava la fisarmonica.

Un anno fa, Roberto Malini, un dirigente di EveryOne, una giovane OnG per i diritti umani che segue circa 60 famiglie di origine gitana a Milano, incrociò la vita dei Covaciu. "Vidi un gruppo di gente che insultava un bambino gitano molto magro che li guardava terrorizzato mentre teneva in braccio un cane." Era Abel, il piccolino. "Lo accusavano di aver rubato il cane e volevano linciarlo. Tentammo di riportare la calma, e nel mentre arrivò sua madre con i documenti del cane. Lo avevano portato seco dalla Romania".

EveryOne si fece carico delle necessità basiche dei Covaciu quando iniziavano a capire che una parte del paese andava stancandosi dei gitani. "Noi abbiamo paura della polizia e facciamo paura agli italiani. E' così", dice Georgina.

Secondo l'ultimo Eurobarometro sulla discriminazione, gli italiani sono gli europei che, assieme ai cechi, si sentono più a disagio con i gitani. Un 47% degli intervistati in Italia afferma di non volere un romaní come vicino. La sensazione cresce in Europa, anche se la media di intolleranza nella UE dei 27 è la metà: un 24%.

La paura s'è installata in molta gente per lo meno da otto anni. Già nel 2000, prima delle ultime elezioni vinte da Silvio Berlusconi, la Lega Nord dell'attuale ministro degli Interni, Roberto Maroni, lanciò una furibonda campagna contro i romaní usando gli slogan uditi tante volte da quando nell'anno 1400 i gitani arrivarono in Occidente: violano ed assassinano le nostre donne, rapiscono i nostri bambini, rubano nelle case, non vogliono lavorare ne andare a scuola.

La litania non includeva dati che aiutassero a completare la fotografia. La speranza di vita dei gitani che vivono in Italia è di 35 anni. L'indice di mortalità infantile è 10 volte più alto di quelli dei bambini non gitani. L'ultimo rapimento di un bimbo per mano di un gitano fu registrato in Italia nel 1899.

"Scese la strategia dell'odio e diede molti voti alla Lega ed alla destra", ricorda Malini. "I gitani passarono dall'essere una molestia a convertirsi nel centro dell'emergenza sicuritaria. Ora, la consegna ufficiale è salvare i bimbi gitani dai ratti e dallo sfruttamento dei loro genitori. Per conseguire questo obiettivo tanto lodevole vale tutto: che la polizia li accusi, applicare ordinanze discriminatorie come quella delle impronte digitali, incluso sottrarre bambini alle famiglie accusandoli di mendicità o furto per portarli al Tribunale dei Minori. Abbiamo denunciato al Parlamento Europeo vari casi a Napoli, Rimini e Firenze. Chi ruba i bambini a chi?".

Un'altra opzione consiste nel demolire le baracche illegali e invitare gli abitanti a tornare nel loro paese. Il 24 aprile, il governatore della Lombardia inviò le scavatrici nel quartiere milanese del Giambellino con un gruppo di polizia anti sommossa. Il mini accampamento dove vivevano i Covaciu fu reso sgombero in un minuto. "Fu un'evacuazione brutale", ricorda Malini. "Li obbligarono ad uscire dalle baracche e li posero in fila a contemplare la distruzione". Rebecca: "Ci dissero che non potevamo raccogliere le nostre cose perché con il nuovo Governo non potevamo restare in Italia". I Covaciu e altre cinque famiglie persero tutto. "Restammo alcuni giorni dormendo nella Casa della Carità e Roberto ci mandò a Napoli", aggiunge.

Mentre il treno arrivava al sud, una turba organizzata dalla Camorra attaccava e bruciava gli accampamenti di Ponticelli, dove vivevano 700 persone. "Dormimmo in una scuola, c'erano molti rumeni", ricorda Rebecca. "Le donne raccontavano di aver avuto molta paura. Si avvicinava gente alle finestre e ci gridava: 'Fuori di qui, zingari, tornate al vostro paese!".

Nuovo ritorno a Milano, Rebecca continua a disegnare, il Governo annuncia le misure di emergenza rifiutate questa stessa settimana dal Parlamento Europeo. Oltre alle principesse e alle spiagge immaginate, la ragazza dipinge la sua vita reale. Ritratti di emarginazione, la diaspora, la mendicità. EveryOne li presenta al premio Unicef. Tra 150 candidati, Rebecca vince con I ratti e le stelle. "Prima disegnai Roberto, mi disse che ero un artista. Ne feci un altro, lo mise nella sua pagina web e mi diedero il premio e questa medaglia".

I media la convertono per un giorno nella "piccola Anna Frank del popolo gitano". I suoi disegni viaggiano all'esposizione collettiva Psiche e catene, inaugurata il Giorno dell'Olocausto a Napoli. E sono ricevuti come testimonianza contro la segregazione razziale nel Museo di Arte Contemporanea di Hilo delle Hawai.

Dopola fama effimera, i Covaciu installano la loro tenda nella zona di San Cristoforo. Una mattina, dieci giorni fa, arrivano degli uomini alla tenda e, senza dire parola, iniziano a picchiare Ioni e Rebecca. Il padre tenta di difenderli e anche lui le prende. L'OnG decide di raccontarlo alla stampa. Due auto della polizia arrivano sul posto. "Erano gli stessi del giorno prima, ma questa volta portavano l'uniforme", dice Rebecca. "Mi misi nella tenda è mi coprii con la coperta, i poliziotti presero papà ed iniziarono a picchiarlo. Lo sentivo gridare molto forte".

"Trauma cranico per aggressione". Questo dice il referto medico, che il pastore evangelico ricevette al pronto soccorso. Lì  lo visitarono altri poliziotti. Il messaggio era chiaro: "Se denunci, torneremo". Covaciu decide di denunciare. Questo suppone andarsene dalla città, allontanarsi, nascondersi. Qui appare la coppia di Potenza. "Quando lo Stato maltratta così la gente, quel che segue è che cresce la solidarietà", medita il signor G.

I Covaciu arrivarono di notte a questa preziosa zona d'Italia. A soli due km. c'è un paese tranquillo, una scuola rurale ed un curato, don Michele. "La storia dei Covaciu prova che non abbiamo una politica d'integrazione", spiega. "Tutto dipende dal volontariato della gente. Come la Bibbia è una storia di emigrazione, Dio non ha paura".

Rebecca si congeda regalando disegni a tutti.

- Che farai da grande?

- Voglio curare i bambini poveri e fare la pittrice.

- E credi che in Europa ci sia razzismo?

- Che significa razzismo?

 
Di Fabrizio (del 16/07/2008 @ 08:52:35 in media, visitato 1486 volte)

Da ArcoirisTv

Quest'incontro pubblico si è tenuto all'Università Orientale di Napoli, per discutere sui fatti accaduti a Ponticelli nel mese di Maggio del 2008, che hanno visto il presunto rapimento di una bambina da parte di una ragazzina Rom e la violenta risposta della popolazione locale nei confronti dei Rom stessi.

Hanno partecipato, esponenti di associazioni locali che lavorano per l'integrazione dei Rom stanziati in Campania, un esponente della comunità proveniente dalla ex Yugoslavia, presente in zona da circa 20 anni, il Prof Claudio Marta, membro italiano del comitato di esperti sui Rom del Consiglio d'Europa.

Questo dibattito è stato organizzato da Radioazioni.

Visita il sito: http://www.radioazioni.tk

Scarica il video: data: 12/07/2008 - fonte: diego nunziata - lunghezza: 113,00 min

 
Di Fabrizio (del 10/12/2019 @ 08:42:24 in Italia, visitato 475 volte)

Protocollo n. 06/08/pn - li 31/5/2008 Comunicato Stampa

Il sottosegretario, Alfredo Mantovano, di Alleanza Nazionale, in una intervista al quotidiano Il Tempo ha dichiarato: "Come dimostrano i numeri e la realtà sociologica i rom sono una etnia connessa con un certo tipo di reati. Furti, rapine, per arrivare, come nel caso di Ponticelli, anche al sequestro di persona". 

Il sottosegretario Alfredo Mantovano, in particolare per la sua funzione nel Governo dello Stato Italiano, dovrebbe conoscere che la responsabile penale è individuale e non collettiva o di etnia? 

Le dichiarazioni del sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano sono gravissime e violano la legge, norme e principi fondanti della legalità e dei diritti.

Sono un Rom e non ha mai rubato, né rapinato qualcuno, ne sequestrato alcuna cosa o persona, e come me moltissime persone Rom e Sinte non hanno mai commesso nessuno di tali reati, pertanto le dichiarazioni generalizzate all’etnia rom del sottosegretario SONO FALSE.

A nome personale quale appartenente alla minoranza Rom, e quale legale rappresentante della Federazione Rom e Sinti insieme, contesto con indignazione le dichiarazioni, impregnate di discriminazione razziale verso le minoranze Rom e Sinte, del sottosegretario dell’Interno Alfredo Mantovano al quotidiano Il Tempo.

A nome personale quale appartenente alla minoranza Rom, e quale legale rappresentante della Federazione Rom e Sinti insieme chiederò alle Istituzioni preposte la tutela delle minoranze Rom e Sinte nel rispetto delle leggi per le dichiarazioni del sottosegretario Alfredo Mantovano al quotidiano Il Tempo.

Nazzareno Guarnieri - Presidente federazione rom e sinti insieme

Federazione Rom e Sinti Insieme

Sede legale: Via Fanfulla da Lodi, n. 5 - 00167 Roma – C.F. 97510400589  

Cellulare: 3277393570 - email: federazioneromsinti@yahoo.it  

 
Di Fabrizio (del 10/12/2019 @ 08:42:24 in Italia, visitato 408 volte)

Protocollo n. 06/08/pn - li 31/5/2008 Comunicato Stampa

Il sottosegretario, Alfredo Mantovano, di Alleanza Nazionale, in una intervista al quotidiano Il Tempo ha dichiarato: "Come dimostrano i numeri e la realtà sociologica i rom sono una etnia connessa con un certo tipo di reati. Furti, rapine, per arrivare, come nel caso di Ponticelli, anche al sequestro di persona". 

Il sottosegretario Alfredo Mantovano, in particolare per la sua funzione nel Governo dello Stato Italiano, dovrebbe conoscere che la responsabile penale è individuale e non collettiva o di etnia? 

Le dichiarazioni del sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano sono gravissime e violano la legge, norme e principi fondanti della legalità e dei diritti.

Sono un Rom e non ha mai rubato, né rapinato qualcuno, ne sequestrato alcuna cosa o persona, e come me moltissime persone Rom e Sinte non hanno mai commesso nessuno di tali reati, pertanto le dichiarazioni generalizzate all’etnia rom del sottosegretario SONO FALSE.

A nome personale quale appartenente alla minoranza Rom, e quale legale rappresentante della Federazione Rom e Sinti insieme, contesto con indignazione le dichiarazioni, impregnate di discriminazione razziale verso le minoranze Rom e Sinte, del sottosegretario dell’Interno Alfredo Mantovano al quotidiano Il Tempo.

A nome personale quale appartenente alla minoranza Rom, e quale legale rappresentante della Federazione Rom e Sinti insieme chiederò alle Istituzioni preposte la tutela delle minoranze Rom e Sinte nel rispetto delle leggi per le dichiarazioni del sottosegretario Alfredo Mantovano al quotidiano Il Tempo.

Nazzareno Guarnieri - Presidente federazione rom e sinti insieme

Federazione Rom e Sinti Insieme

Sede legale: Via Fanfulla da Lodi, n. 5 - 00167 Roma – C.F. 97510400589  

Cellulare: 3277393570 - email: federazioneromsinti@yahoo.it  

 
Di Fabrizio (del 01/06/2008 @ 08:42:24 in Italia, visitato 1217 volte)

Protocollo n. 06/08/pn - li 31/5/2008 Comunicato Stampa

Il sottosegretario, Alfredo Mantovano, di Alleanza Nazionale, in una intervista al quotidiano Il Tempo ha dichiarato: "Come dimostrano i numeri e la realtà sociologica i rom sono una etnia connessa con un certo tipo di reati. Furti, rapine, per arrivare, come nel caso di Ponticelli, anche al sequestro di persona". 

Il sottosegretario Alfredo Mantovano, in particolare per la sua funzione nel Governo dello Stato Italiano, dovrebbe conoscere che la responsabile penale è individuale e non collettiva o di etnia? 

Le dichiarazioni del sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano sono gravissime e violano la legge, norme e principi fondanti della legalità e dei diritti.

Sono un Rom e non ha mai rubato, né rapinato qualcuno, ne sequestrato alcuna cosa o persona, e come me moltissime persone Rom e Sinte non hanno mai commesso nessuno di tali reati, pertanto le dichiarazioni generalizzate all’etnia rom del sottosegretario SONO FALSE.

A nome personale quale appartenente alla minoranza Rom, e quale legale rappresentante della Federazione Rom e Sinti insieme, contesto con indignazione le dichiarazioni, impregnate di discriminazione razziale verso le minoranze Rom e Sinte, del sottosegretario dell’Interno Alfredo Mantovano al quotidiano Il Tempo.

A nome personale quale appartenente alla minoranza Rom, e quale legale rappresentante della Federazione Rom e Sinti insieme chiederò alle Istituzioni preposte la tutela delle minoranze Rom e Sinte nel rispetto delle leggi per le dichiarazioni del sottosegretario Alfredo Mantovano al quotidiano Il Tempo.

Nazzareno Guarnieri - Presidente federazione rom e sinti insieme

Federazione Rom e Sinti Insieme

Sede legale: Via Fanfulla da Lodi, n. 5 - 00167 Roma – C.F. 97510400589  

Cellulare: 3277393570 - email: federazioneromsinti@yahoo.it  

 
Di Fabrizio (del 22/09/2008 @ 08:40:58 in Europa, visitato 2096 volte)

Segnalazione di Katie Hepworth (la traduzione è zoppicante, ma questa è una mia costante con gli articoli del Guardian)

Louise Doughty. Photograph: Linda Nylind Guardian.co.uk

La storia si ripete
I violenti attacchi agli Zingari quest'estate in Italia, assieme ai tentativi di rimuovere le dimore dei Viaggianti in Europa, hanno portato la paura nel cuore della comunità Rom. Louise Doughty, scrittrice di romanzi con antenati Romanì, racconta la sinistra nuova onda di persecuzione contro la minoranza etnica europea col più alto tasso di crescita

Questo è un articolo che mio padre non avrebbe mai voluto che scrivessi. "Tu vuoi osservare, tu sai," mi ha detto, più di una volta. "Se non stai attenta, riceverai un mattone alla finestra." Nella zona operaia di Peterborough dove mio padre crebbe tra gli anni '20 e '30, probabilmente non era saggio menzionare di avere sangue romanì, anche se lontanamente.

In quel periodo, mio padre e la sua famiglia non avevano idea degli orrori perpetrati contro i Rom e i Sinti in Europa sotto l'occupazione nazista, ma sentivano il pregiudizio, accettato, anche all'interno della loro famiglia. "Mia madre mi picchiava quando ero cattivo," mi ha detto una volta uno delle mie zie, "e mi diceva sempre, "Ragazza, caccerò lo Zingaro fuori da te." Quando mio padre mi disse per la prima volta dei miei antenati romanì, mi chiese di non menzionarlo ai vicini o agli amici a scuola - senza dubbio un suggerimento dovuto al fascino residuo che avevo, dopo tutto, per una piccola parte della storia della mia famiglia. Anche così, trovava duro accettare che se i tedeschi avessero invaso con successo la Bretagna nella II guerra mondiale, lui e la sua famiglia sarebbero stati imbarcati verso le camere a gas assieme agli Ebrei britannici.

Sarebbe potuto succedere anche se la nostra famiglia si era resa stanziale già dall'inizio del XX secolo. In comune con molti Romanichal inglesi, i miei antenati avevano trovato che i tradizionali mestieri per guadagnarsi da vivere - commercio di cavalli, la raccolta - stavano giungendo alla fine con la crescita della meccanizzazione agricola. In quel tempo, un commentatore sociale acuto avrebbe potuto essere perdonato per aver predetto che la cultura Romanì inglese si sarebbe rapidamente assimilata in quella della popolazione maggioritaria. "Stiamo per sparire," mi disse nel 1993 un Romanichal durante la Fiera dei Cavalli. "Tutto sta andandosene."

Invece, sembra accadere l'opposto. In Europa, il popolo dei Rom e dei Sinti è di circa 10 milioni ed è la minoranza etnica col più alto tasso di crescita. In questo paese, c'è una classe visibile di attivisti ed intellettuali Romanì e Travellers che cresce, incluso il poeta David Morley, il giornalista Jake Bowers, il novellista e commediografo Richard Rai O'Neill ed artisti come Delaine e Damien Le Bas, presentati nel primo padiglione d'arte Rom alla Biennale di Venezia dell'anno scorso. In Europa ora ci sono giornali Rom, stazioni radio e TV, ed una parlamentare europea, Lívia Járóka, delpartito ungherese di centro-destra Fidesz.

Nonostante ciò, e la crescente politicizzazione e la consapevolezza trans-culturale di molti gruppi Rom disperati, non c'è la negazione che la maggioranza di questo vasto e vario gruppo vive nelle condizioni economiche più terribili, con l'84% in Europa ritenuto sotto la linea di povertà. Nel nostro paese, la mancanza dei siti per Travellers ha forzato molti al conflitto con i locali piani regolatori, conflitto finito direttamente sulle pagine dei tabloid.

La crisi dei siti di sosta in questo paese può essere fatta risalire direttamente al 1994, quando il governo di John Major abolì il Caravan Sites Act, che obbligava le autorità locali a fornire siti adeguati ai Travellers. Allora, venne chiesto a Rom e Travellers di comperare la terra dove si sarebbero installati. Molti si adeguarono, trovandosi poi con i permessi negati di poter piazzare i loro veicoli sulla terra che possedevano legalmente. Una Traveller che ha avuto a che fare con i piani regolatori è Bernadette Reilly di Brentwood. Può ricordarsi chiaramente che fu come quando la sua famiglia fu obbligata ad accamparsi per strada. "Non abbiamo avuto quella che la maggior parte delle persone chiamerebbe una vita normale, anche se per noi era normale," dice stancamente. "Non avevamo acqua, fognature, elettricità, e nessun servizio sanitario." Nel 2007, a lei e alla famiglia fu garantito un permesso di cinque anni di vivere nei loro automezzi sulla terra che avevano comprato tra i villaggi di Mountnessing e di Ingatestone. Dice "Almeno ora avevamo l'acqua ed i bagni, ma non ancora l'elettricità."

Il consiglio di Brentwood - appoggiato dal deputato locale conservatore, Eric Pickles, che vive vicino al sito - si rivolse al tribunale e rovesciò la decisione. Ma ai Travellers fu poi concesso di ricorrere in appello ed il giudice disse al consiglio di smettere di sprecare il denaro pubblico in questa lotta. Pickles non ha risposto alla mia richiesta di un'intervista, dirottandomi al suo sito web dove una dichiarazione dice di opporsi al sito perché è posto nella cintura verde metropolitana.

Il professor Thomas Acton dell'Università di Greenwich è il maggior esperto di questo paese sugli studi romanì ed un esperto conosciuto internazionalmente riguardo la storia e la cultura romanì. Ha anche passato buona parte della sua vita aiutando e consigliando i Travellers come Reilly. "Eric Pickles ha la responsabilità per i siti Zingari nel governo ombra, tuttavia ha negato l'esistenza di una comunità di Travellers da lungo residenti a Brentwood e ha chiesto ai consigli locali di ignorare i propri obblighi sin quando un governo conservatore non li avessero aboliti."

Reilly e la sua famiglia vorrebbero godere della sospensione temporanea della pena di sgombero, ma la minaccia di essere sgomberati nel futuro rimane pesantemente sulle loro teste. Come parte del processo di progettazione è stato permesso loro di vedere alcune delle lettere colme di bile scritte dai residenti locali. "I bambini hanno degli amici tra i locali ed ora vanno al club, ma non li lascerei girare in paese da soli, è troppo pericoloso," dice. Com'è avere un parlamentare vicino di casa che fa campagna contro di voi? La risposta di Reilly è brusca. "Viviamo nella paura sempre." Gli oppositori al sito fanno presto a criticare i Travellers per essere chiusi o ostili verso gli estranei, senza nessuna comprensione della mentalità sotto assedio e il costante senso di minaccia generatosi. Dopo aver visto le lettere minatorie ricevute dall'ufficio di progettazione, Reilly scrisse una poesia intitolata Sono una Traveller:

"Ho cresciuto i miei figli nel miglior modo che sapevo.
Sono tutto quel che possiedo, sono tutto quel che ho ora.
Hanno stile, sono bambini, sono la mia gioia.
Ma non sono quello che gridate mentre guidate la notte."

Il clima di paura tra i Traveller nelle aree rurali non sarà diminuito dalla manifestazione Rossa, Bianca e Blu indetta a Denby, Derbyshire, dal partito Nazionale Britannico (BNP). Una delle ospiti invitata a parlare all'evento è stata Petra Edelmannová, presidente del partito Nazionale Ceco, un piccolo movimento della Repubblica Ceca, noto soprattutto per il suo aperto antagonismo contro i Rom. Edelmannová  ha scritto un manifesto intitolato La Soluzione Finale al Problema Zingaro nelle Terre Ceche, che patrocina il rimpatrio in India della popolazione Rom della Repubblica Ceca. Edelmannová non è apparsa alla manifestazione, ma è sembrata una strana scelta degli oratori per quello che il BNP insisteva essere un weekend per lo svago delle famiglie in giro tra i castelli.

Quando ho obiettato su questo al vicesegretario del BNP, Simon Darby ha concesso che la frase "soluzione finale non era esattamente il miglior titolo per un documento" ma ha aggiunto "là c'è un problema Zingaro. E c'è pure nel nostro paese." Cosa considerava come la natura del nostro problema Zingaro? "Alcuni della comunità Travellers sono qui da tanto tempo. Stanno per conto loro e risolvono i loro problemi all'interno delle loro comunità. Hanno la mia stessa morale. Non ho problemi con loro." Identifica il "problema" nell'essere un Rom straniero che è immigrato in GB dopo l'allargamento europeo, assieme ad un gruppo non ben definito che chiama "pseudo-Zingari nati qua".

La distinzione artificiale tra differenti gruppi di Romanì e Travellers per giustificare la discriminazione, è qualcosa che anch'io ho trovato quando come scrittrice passai del tempo nella Repubblica Ceca, risiedendo all'Università Masaryk di Brno. Mi venne detto che il problema con i Rom non riguardava "i nostri Zingari" ma quelli della Slovacchia, molti dei quali si spostarono nelle terre ceche per ovviare alla mancanza di manodopera nelle fabbriche dopo la II guerra mondiale. Il mondo gadje (non-Zingaro) sembra avere meno problemi col popolo Romanì fintanto che resta in una casella folkloristica e non cresce troppo numeroso - es. non appare come un popolo reale con bisogno di case, che ha fame e ambizione di istruzione per i suoi figli.

L'invito esteso dal BNP a Petra Edelmannová è significativo perché lo storico trattamento dei Rom nelle terre Ceche fornisce un esempio istruttivo. In più di un paese europeo, il rastrellamento dei Rom e dei Sinti durante l'occupazione nazista fu facilitato dalla legislazione preesistente. In Cecoslovacchia, come era allora, la legislazione restrittiva contro gli Zingari è antecedente il 1927. La Legge 117 imponeva a tutti gli Zingari la presa delle impronte digitali e di fornire dettagli sui loro movimenti attraverso il paese. E' evidente come la Legge 117 facilitò l'internamento dei Rom boemi e moravi quando l'occupante esercito tedesco decise che era venuto il momento. Nell'agosto 1942, con la scusa di un cosiddetto Giorno della Registrazione, i Rom e Sinti vennero identificati e imprigionati in due campi: Lety in Boemia e Hodinin in Moravia. Dopo un anno, la maggior parte degli abitanti di quei campi furono mandati ad Auschwitz, dove perirono. Dei 6.500 Rom nelle terre ceche all'inizio della guerra, sopravvissero meno di 500. Quello che iniziò con le impronte digitali nel 1927, terminò 16 anni dopo nelle camere a gas.

Può sembrare allarmistico disegnare analogie tra l'Olocausto perpetrato dai nazisti e la situazione attuale dei Rom europei, ma chiunque nel 1927 avesse predetto il fato dei territori cechi negli anni '40, certamente sarebbe stato guardato come un pazzo allarmista. La Cecoslovacchia era una democrazia prospera che aveva rotto col legame all'impero Austro-Ungarico per emergere come una delle 10 nazioni nel mondo più sviluppate economicamente.

Non si saprà mai il vero numero di Rom e Sinti uccisi dai nazisti - le stime ufficiali variano da un quarto a mezzo milione, anche se molti esperti romanì credono che la cifra possa essere vicina al milione. Quello che non si discute è che i Rom e i Sinti furono perseguiti approssimativamente dell'85%, la stessa percentuale degli Ebrei - e per le stesse ragioni razziali. Dove differiscono i due genocidi è che l'Olocausto Ebreo  fu sempre apertamente razzista, mentre i Rom e i Sinti furono inizialmente perseguitati per essere "asociali" e, per molti anni, i successivi governi tedeschi rifiutarono di riconoscere l'elemento razziale nelle azioni naziste.

L'insistenza per cui l'esclusione e la discriminazione contro gli Zingari ha più a che fare col loro stile di vita che con la razza, ha trovato eco nei recenti eventi in Italia. A maggio, una donna a Ponticelli, fuori Napoli,  denunciò che una Zingara aveva tentato di rapire suo figlio. Che questo fosse vero o no non fece differenza per quei delinquenti che attaccarono i campi sosta locali con torce e barre di ferro. La risposta del governo Berlusconi e dei suoi alleati fu strabiliantemente cinica. Prima venne l'annuncio in giugno che a tutti gli Zingari, bambini inclusi, sarebbero state prese le impronte e, fondamentalmente, identificati per la loro etnia - un episodio senza precedenti nell'Europa occidentale del dopoguerra. Terry Davis, segretario generale del Consiglio d'Europa, ha risposto che uno schema simile "richiama analogie storiche che sono così evidenti che non devono essere spiegate". Anche Berlusconi si è mostrato sensibile all'oltraggio internazionale che è seguito e i suoi piani ora sono stati modificati così che a tutti i cittadini italiani dal 2010 verranno prese le impronte. Le autorità hanno dichiarato che l'etnia non sarà censita, ma la loro idea di rassicurazione è di presentare le misure come generalmente anti-immigrati, piuttosto che rivolte specificatamente ai 150.000 Rom e Sinti nel paese.

Queste mosse sarebbero abbastanza sinistre già di per sé, ma arrivano accompagnate da ripetuti e impuniti attacchi agli stimati 700 campi in Italia. A luglio, il mondo fu scosso dalle fotografie dei corpi di due ragazze Rom affogate lasciate sulla spiaggia vicino a Napoli, con la gente intorno che continuava a prendere il sole e far picnic.

Delle tante citazioni raggelanti dei leader politici italiani dall'inizio degli attacchi in maggio, possibilmente la più spaventosa è quella di Umberto Bossi, della Lega Nord, ministro nel governo Berlusconi: "Il popolo fa quello che la classe politica non è in grado di fare." La chiara implicazione è che i politici firmano la "pulizia etnica" desiderando piuttosto passare dalle parole ai fatti.

I Rom italiani, molti vivono ancora nelle circostanze economiche più spaventose, si sentono sotto assedio. "Siete venuti per cacciarci o aiutarci?" ci chiedeva Rogi, residente in un piccolo campo proprio fuori Roma. Stava parlando ad un gruppo di 10 volontari della Croce Rossa, arrivati a luglio nel campo per condurre un censimento. I volontari non raccoglievano impronte digitali, ma interrogavano ogni residente sul nome, età, nazionalità, se erano stati vaccinati e se i loro bambini andassero a scuola - mentre li fotografavano. Secondo l'agenzia stampa AFP, la Croce Rossa insisteva che questo non era un'operazione di polizia, lo scopo era di fornire documenti sanitari ai residenti del campo. "La maggior parte ha vermi, soffre di problemi gastro-intestinali e bronchiti," riportava un volontario. "Alle autorità noi forniamo informazioni anonime così che possano valutare le condizioni dei campi, l'igiene e la salute."

Se l'operazione della Croce Rossa potrà aiutare o meno gli abitanti di questi campi o le autorità che vorrebbero eliminare i campi, è tutto da vedere, ma nessuno può rimproverare i residenti, molti sono rumeni senza documenti, per essere sospettosi delle uniformi che vogliono prendere le loro fotografie e fare tante domande. Questo sospetto ha profondi precedenti storici.

Il macello della seconda guerra mondiale fu soltanto l'apoteosi di secoli di persecuzione durante la tragica storia europea dei Rom. Anche se la consapevolezza dell'Olocausto Romanì non è ancora ben stabile, pochi sanno che per cinque secoli e mezzo, migliaia di Rom nell'Europa dell'est furono comprati e venduti come schiavi. Secondo il libro di Ian Hancock, Noi Siamo il Popolo Romanì, "Nel XVI secolo un bimbo Rom poteva essere comprato per 32p. Nel XIX secolo, gli schiavi venivano venduti a peso, al tasso di un pezzo d'oro per libbra."

Attraverso questa storia, il popolo dei Rom e dei Sinti è tradizionalmente sopravvissuto rimanendo lontano dalla vista il più possibile. In Polonia, un piccolo numero di Rom polacchi è sopravvissuto al genocidio nazista nascondendosi nelle foreste remote. In Boemia e Moravia, qualche famiglia trovò riparo dai villici cechi. A livello più ampio, molti Romanì e Travellers semplicemente non menzionano la loro origine. Durante un tour di scrittori in Romania nel 2000, un amico mi disse: "Penso che l'atteggiamento della maggior parte della gente di qui sarebbe: non capiamo perché parlate del vostro aver sangue Zingaro. Se non lo dimostrate, potrete passare." I Rom che vivono in condizioni terribili nei campi fuori Roma o Napoli, probabilmente sarebbero contenti di non avventurarsi fuori per vendere chincaglieria o per mendicare, ma se non lo facessero morirebbero di fame. I critici di queste attività di sussistenza, raramente tengono conto delle necessità economiche che queste sostengono.

Un altro esempio di comunità Zingara sotto assedio è Sulukule a Istanbul. Sulukule è un insediamento storico occupato dalla comunità Romanì sin dai tempi di Bisanzio ed ora è parte del programma Unesco Sito Patrimonio Mondiale. Le prime testimonianze della presenza Rom a Sulukule datano dal 1054, e per secoli è stata famosa per le sue case di intrattenimento dove i Rom si esibivano in musiche e danze ai visitatori di tutto il mondo. La chiusura forzata di quelle case nel 1992 portò l'area ed i suoi abitanti ad un serio declino economico. Ancora, la ragione apportata fu di fornire alloggi sani ed igienici. "Non abbiamo nessuna intenzione di sbarazzarci dei Rom, ma dobbiamo fare qualcosa per questi slum," ha detto il sindaco locale, Mustafa Demir. Le autorità locali ora pianificano di demolire le piccole case colorate dove vivono i Rom e rimpiazzarle con ville che i residenti non possono certo permettersi, anche con i sussidi offerti. Senza casa, e senza nessun mezzo di appoggio, quale opzione si apre loro?

Visti nel loro più ampio contesto storico europeo, eventi simili hanno un effetto devastante sullo stato d'animo della popolazione Rom, non soltanto su quelli direttamente vittimizzati - noi stiamo, dopotutto, parlando di un popolo che ha il genocidio nella sua memoria vivente e che sono tra i più esclusi e colpiti dalla povertà in Europa. Questi sviluppi sono visti dal popolo Rom e Sinti in Europa con un'ansietà crescente. Per ogni molotov lanciata in un campo o in una baraccopoli, per ogni scelta comunale di sgomberare i Rom, ci sono migliaia di piccoli incidenti di disprezzo o pregiudizio. Come la conoscenza che mi porse una volta un Traveller: "Ogni volta che qualcuno mi dice: 'Oh, dev'essere così romantico essere uno Zingaro,' io dico: 'Cosa c'è di romantico nell'essere sputato?"

Quello che è innegabile in questa fotografia è che le mosse attuali tanto del governo italiano che dei consigli municipali inglesi, come Brentwood, esarceberanno soltanto le tensioni tra Rom e Traveller e la popolazione stanziale. Gli immigrati Rom in Italia sono lì perché hanno lasciati paesi come la Romania in cerca di una vita migliore. I residenti di Sulukule dovranno andare da qualche parte quando la demolizione continuerà. I Traveller sgomberati dalla terra che possedevano nel Cambridgeshire o nell'Essex saranno obbligati ad accamparsi ai margini delle strade o finire nei centri pubblici. Bernadette Reilly ricorda quello che diceva ad un poliziotto che stava sgomberando la famiglia da una strada di notte: "Dove pensa che andremo?"

"Da qualsiasi parte," replicò il poliziotto. "Basta che non sia vicino a me."

Tuttavia, anche se spesso le comunità Romanì e Traveller sono sgomberate, di città in città o attraverso i confini nazionali,  non si sbiadiranno né si fonderanno. Fintanto che c'è la volontà politica paneuropea di guidare la povertà e l'esclusione che in molti affrontano, la situazione può solo peggiorare, e la destra continuerà ad usare questo gruppo marginalizzato come un mezzo per ottenere voti. Quando festeggiammo l'80° compleanno di mio padre, raccontai a mia zia la frase del mattone contro la finestra, pensando che lei convenisse con me che mio padre era un incorreggibile menagramo. Invece, mi disse tranquillamente: "Ha centrato la questione, amore mio, non trovi?"

Louise Doughty's novels about Roma history and her family ancestry are Fires in the Dark and Stone Cradle, both published by Simon & Schuster.
Copyright Guardian Newspapers Limited 2008

 
Di Fabrizio (del 13/09/2009 @ 08:34:17 in conflitti, visitato 1256 volte)

Marco Brazzoduro segnala un articolo che ha ripreso a circolare in diverse versioni, e che non avevo ripreso a suo tempo. Lo ricopio da Napoli.blogolandia.it, che è anche l'edizione che ha più rimandi

di Giuseppe Rondelli - Martedì, 2 Giugno 2009

Vi ricordate quella storia tremenda di due anni fa, quando furono prima dati alle fiamme, poi sgomberati, poi rasi al suolo gli insediamenti rom di Ponticelli, a Napoli? Vi ricordate quelle immagine tremende, delle baracche che bruciavano, e poi dei poveretti - bambini, anziani, donne e uomini - che fuggivano via, senza nessuna meta, coi furgoncini stracarichi di cianfrusaglie e col terrore negli occhi e nei volti?

Vi ricordate la dichiarazione di disgusto della commissaria europea Viktoria Mohacsi, che era venuta a capire cosa stava succedendo in Italia, e se ne andò dichiarando: «Vado via sconvolta»?

E vi ricordate come era nato tutto ciò? Con la storia - improbabilissima - di una ragazzina rom che avrebbe tentato di rapire una neonata. Al governo, all’epoca , non c’erano Berlusconi e la destra e la Lega xenofoba.

Al governo c’era il centrosinistra, e non fece niente per difendere i rom. Oggi si scopre perché successero quelle cose. Si scopre che gli assalti ai campi rom non furono spontanei, non furono determinati dalla rabbia della gente ma furono organizzati dalla malavita (diciamo dalla camorra) per conquistare i terreni occupati dai campi rom, e poi per destinarli alla speculazione edilizia. Probabilmente lì sorgerà un centro commerciale.

A circa un anno di distanza dai roghi di Ponticelli, grazie ai quali nel giro di poche ore vennero sgombrati ben sette campi rom, la distesa di desolazione di viale Argine è ancora intatta, solo recintata.

Nessuna casa dello sport e nessuna casa della musica. Nessun viale alberato. Nessun parcheggio. Il progetto di riqualificazione urbano previsto per la zona non è ancora partito.

E nemmeno è stata completata l’opera di bonifica sul territorio. Eppure la delibera del comune di Napoli con la quale si dispongono interventi sulla zona è datata 15 giugno 2007, approvata dopo pochi mesi dallo stesso organo del comune. Molte le zone destinate a centri commerciale ed edilizia privata, in disaccordo con il disegno iniziale che immaginava questi interventi come residuali rispetto a quelli pubblici.

Ma bandi così concepiti a Napoli rischiano sempre di andare deserti, come sperimentato anche per ben due volte dal progetto su Ponticelli. E si arriva agli 11.500 mq di spazi comunali contro i 44.600 mq di aree "destinate alla vendita". La conferenza dei servizi dà, poi, parere favorevole all’insediamento di un altro centro commerciale su un’area adiacente. Massiccio si fa l’ingresso delle imprese private così come massicci si profilano essere gli stanziamenti pubblici.

Le società che si dicono essere interessate all’affare hanno, intanto, la struttura della scatole cinesi, quella che, meglio di tutte, assicura l’irrintracciabilità. Come la Ponticelli srl, 2500 euro di capitale sociale per un affare di 140 milioni di euro. Circostanza che da sempre fanno da orizzonte ai movimenti della criminalità organizzata, presentissima su queste strade che, intanto, negli stessi mesi dei roghi sono coperte di immondizia. Rifiuti di ogni tipo, rifiuti speciali, rifiuti pericolosi, rifiuti nocivi.

E’in questo contesto che matura la "protesta" contro i rom, che si sviluppa con brutalità e violenza inaudita. "Me ne vado via dall’Italia sconvolta" dice Viktoria Mohacsi, osservatore mandato dall’Unione europea per capire cosa stesse succedendo a Ponticelli. Il copione che si cerca di far passare è quello di una popolazione esasperata, resa feroce dopo il tentativo di rapimento di una bambina da parte di una ragazza rom, Angelica. Sono tanti, tuttavia, quelli che credono a un andamento dei fatti diverso dal canovaccio "popolazione contro rom".

La disperazione della gente di Ponticelli, che pure è reale, sembra sia stata resa esasperata ad arte, per provvedere allo sgombero veloce di un’area divenuta troppo importante per altri e più alti interessi. La presenza dei rom avrebbe potuto determinare lungaggini, avrebbe potuto far naufragare il progetto per inidoneità dell’area. E i roghi, oltre ad assicurare il veloce smantellamento delle baracche, avrebbero anche potuto portare a una bonifica dell’area meno onerosa, garantendo al tempo stesso la scomparsa degli eventuali rifiuti pericolosi.

Intanto la sedicenne viene ritenuta colpevole di tentato sequestro anche in appello. "Come è possibile che in un quartiere comandato dalla camorra una rom decide di tentare un reato così grave? Come avrebbe fatto a portare via la bambina e dove? Quali le prove, oltre alla testimonianza della madre della bambina?", si domanda, tuttavia, Vincenzo Esposito dell’associazione Opera Nomadi, che parla di un clima da caccia alla streghe, montato ad arte per coprire altro. "La protesta – continua Esposito – di cui tutti hanno parlato è stata in verità opera di non più di una trentina di persone, che hanno appiccato fuoco a tantissime baracche.

Io c’ero. E ho visto personaggi noti alla giustizia per vicende legate al 416bis aggirarsi attorno ai campi rom, dare istruzioni". Solo l’inviato dell’autorevole quotidiano spagnolo El Pais, nei giorni dei roghi, parla senza mezzi termini di una regia criminale. In Italia le immagini agghiaccianti delle molotov contro le baracche si alternano a quelle della lacrime della giovane madre della bambina "quasi" sequestrata dalla rom, in un mosaico di fotogrammi che diventa anche spiegazione dell’accaduto.

La condanna da parte della politica è unanime, ma, con metodo bipartisan, professa anche comprensione per il disagio della popolazione. Dopo un anno, intanto, ancora si cerca un posto per quei rom. L’assessore al comune di Napoli ci dice che in autunno finalmente arriveranno i tre nuovi centri di accoglienza e sempre nello stesso periodo si metterà mano al progetto di un villaggio, "provvisto di fogne", che funga da modulo abitativo per le famiglie rom. Sulle zone "sgomberate" dovrebbero a breve iniziare dei lavori, visto che solo pochi mesi fa l’azienda che si occupa di installare i tubi del metano, la Napoletanagas, non ha potuto fare impianti nella zona recintata.

Una zona che rimane di dominio del clan Sarno, dove si incendiano materiali di tutti i tipi. E che l’assenza delle baracche non ha reso meno agghiacciante, col suo profilo di terra perduta per sempre, di terra in cui i disperati si muovono contro i più disperati, mentre la criminalità organizzata parla attraverso i rumori dei motorini truccati. Inutilmente ieri abbiamo chiesto all’assessore all’edilizia che cosa ne sarà di queste vie, a chi verranno affidati i lavori e quando inizieranno. Nessuna risposta, assessori introvabili.

Giovanna Ferrara - tratto da Altronline.it

leggi anche il nostro articolo del 30 Luglio 2008

 
Di Fabrizio (del 18/05/2008 @ 08:25:05 in blog, visitato 1713 volte)

Da COMITATO SPAZIO PUBBLICO DI SCAMPIA

Dopo tanti anni trascorsi a occuparsi del Carnevale e delle sue maschere, i gruppi del COMITATO SPAZIO PUBBLICO di Napoli invitano cittadini, associazioni e istituzioni a smascherare la guerra tra ‘poveri’ (napoletani/rom) scatenatasi negli ultimi giorni a Napoli. Come sempre, le guerre tra poveri le scatenano i “ricchi” e, come sempre, sono solo i “ricchi” che finiscono per avvantaggiarsene.
Invitiamo la città a aprire gli occhi, a vedere i tanti burattinai che stanno tenendo i fili di questo spettacolo mediatico.
Sappiamo quanto sia difficile ragionare quando si è accecati dall’odio e dal risentimento, eppure ci sono alcuni fatti certi:
1) “67 milioni di euro: la Giunta Comunale ha approvato i progetti preliminari per il Programma di Recupero Urbano (Pru) nella zona di Ponticelli. Ora bisogna soltanto fare presto, perché se i cantieri non aprono entro il 4 agosto, vengono revocati i finanziamenti ministeriali”, così scriveva il Corriere della Sera del 22.02.2008. Il primo fatto è dunque questo: se entro agosto 2008 non iniziano i lavori per la costruzione degli edifici previsti, imprese edili e affini rischiano di perdere 67 milioni di euro.
2) A Napoli i clan camorristici si occupano normalmente di edilizia, settore in cui hanno forti interessi.
3) Secondo la ricostruzione fatta dalle Forze dell’ordine e dei principali quotidiani locali, dietro agli incendi dei campi di Ponticelli c’è la mano dei clan camorristici. Dato questo di cui bisogna tenere conto assieme ad altri due: a Napoli si finisce sempre per dare la colpa alla fantomatica “Camorra”; l’intreccio tra Camorra, istituzione, imprenditoria e cittadini è spesso indistricabile.
4) L’Italia sta attraversando un momento politico di grosso cambiamento. La destra ha guadagnato i suoi voti convincendo gli italiani che le città sono insicure, che sono insicure soprattutto per colpa degli stranieri, che solo la destra ha il pugno duro contro gli stranieri. Per capire quanto sia falsa la “questione stranieri”, basta guardare allo spazio destinato da televisioni, radio e giornali agli “stranieri”, e quanto poco viene invece riservato ai problemi reali (disoccupazione, disonestà dei politici…).
5) Lo spostamento a destra della politica, soprattutto in tema di sicurezza, ha riguardato anche i partiti di sinistra. Molti sono stati gli atti e le dichiarazioni degli ultimi mesi da parte di questo schieramento politico, dove è facile rinvenire intimidazioni e volontà di cacciare i rom di Ponticelli (vedi manifesto dei consiglieri PD sul Corriere della Sera del 14/05/08) .
“Quanto portato a termine dai facinorosi” – ha detto il vicepresidente della VI Municipalità – “doveva essere fatto dall’Amministrazione pubblica da un bel po’” (dal quotidiano Roma, 15 maggio 2008).
6) Le istituzioni cittadine si sono finora dimostrate incapaci a affrontare i problemi di convivenza tra rom e altri napoletani, lasciando che si aggravassero le condizioni alla base di tensioni e malesseri.
7) Se i giudici dovessero accertare (in Italia vige ancora il “principio di innocenza”) che davvero una rom ha tentato di rapire una bambina a Ponticelli, sarebbe il primo episodio della storia. Fino ad oggi infatti, mai, in nessun caso, un rom (italiano, slavo o rumeno) ha rubato un bambino/a.
Basta guardare gli atti giudiziari. Oppure alla cronaca di quest’estate, dove i tanti allarmi anti rom si sono subito dimostrati bluff. Ad esempio nei confronti della rom che nell’ agosto 2008 venne accusata di voler rapire un bambino sulla spiaggia. Dopo pochi giorni venne accertata l’assoluta infondatezza di quest’accusa. Con tanto di scuse dei genitori che l’avevano ingiustamente accusata.
8) I rom non sono nomadi, non vanno a vivere da un posto all’altro per “cultura”, ma perché “cacciati” dai poteri legali e illegali degli stanziali.
9) E’ legittima e auspicabile la riqualificazione di aree urbane, purché del miglioramento possono avvantaggiarsi tutti gli abitanti di quelle aree, rom compresi. Nel caso di Ponticelli la riqualificazione avviene sulla pelle di alcuni degli abitanti del quartiere, i rom appunto.

SONO SOLO NOVE PUNTI, ma forse bastano per capire che la “guerra etnica” non c’entra niente. Che la violenza di cui sono stati vittima bambini, donne e uomini a Ponticelli nel maggio 2008, sono avvenute a causa della guerra che i potenti, i “ricchi”, si stanno facendo sulle teste di chi è stato “cacciato” e di chi “ha cacciato” negli ex campi rom a Ponticelli.
Vittime sono tutti, perché ai primi è stata tolta la casa/baracca, agli altri la capacità di ragionare col proprio cervello.

SMASCHERATE LA MENZOGNA DI PONTICELLI,
LE MASCHERE SERVONO SOLO PER IL CARNEVALE!
Invitiamo associazioni, scuole, famiglie e singoli cittadini a organizzare incontri di conoscenza e approfondimento sulla questione dei rom e degli spazi pubblici

 

Ricerca fotografie per ponticelli

Nessuna fotografia trovata.

Titolo
Quest'anno ci saranno le elezioni europee. Ti senti coinvolto:

 Per niente
 Poco
 Normalmente
 Abbastanza
 Molto

 

Titolo
La Newsletter della Mahalla
Indica per favore nome ed email:
Nome:
Email:
Subscribe Unsubscribe

 

********************

WIKI

Le produzioni di Mahalla:

Dicono di noi:

Bollettino dei naviganti:

********************


Disclaimer - agg. 17/8/04
Potete riprodurre liberamente tutto quanto pubblicato, in forma integrale e aggiungendo il link:
www.sivola.net/dblog.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. In caso di utilizzo commerciale, contattare l'autore e richiedere l'autorizzazione.
Ulteriori informazioni sono disponibili QUI

La redazione e gli autori non sono responsabili per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ai post.
Molte foto riportate sono state prese da Internet, quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non hanno che da segnalarlo, scrivendo a info@sivola.net

Filo diretto
sivola59
per Messenger Yahoo, Hotmail e Skype


Outsourcing
Questo e' un blog sgarruppato e provvisorio, di chi non ha troppo tempo da dedicarci e molte cose da comunicare.
Alcune risorse sono disponibili per i lettori piu' esigenti:

Il gruppo di discussione

Area approfondimenti e documenti da scaricare.

Appuntamenti segnalati da voi (e anche da me)

La Tienda con i vostri annunci

Il baule con i libri Support independent publishing: Buy this e-book on Lulu.


Informazioni e agenzie:

MAHALLA international

Romea.cz

European Roma Information Office

Union Romani'

European Roma Rights Center

Naga Rom

Osservazione


Titolo
blog (2)
Europa (7)
Italia (6)
Kumpanija (2)
media (2)
musica e parole (4)

Le fotografie più cliccate


10/12/2019 @ 17:17:03
script eseguito in 7250 ms

 

Immagine
 Il gruppo Dhoad Gipsy del Rajasthan... di Fabrizio



Cerca per parola chiave
 

 
 

Circa 7599 persone collegate


InChat: per non essere solo un numero scrivete /n  e poi il vostro nome/nick

< dicembre 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
      
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
         
Titolo
blog (506)
casa (438)
conflitti (226)
Europa (986)
Italia (1410)
Kumpanija (377)
lavoro (204)
media (491)
musica e parole (445)
Regole (348)
scuola (335)
sport (97)

Catalogati per mese:
Maggio 2005
Giugno 2005
Luglio 2005
Agosto 2005
Settembre 2005
Ottobre 2005
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019
Settembre 2019
Ottobre 2019
Novembre 2019
Dicembre 2019

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
Assistenza finanziaria in 24 ore (assistance.finan...
02/12/2019 @ 11:17:21
Di damien
Assistenza finanziaria in 24 ore (assistance.finan...
02/12/2019 @ 11:16:50
Di damien
 

Locations of visitors to this page

Contatore precedente 160.457 visite eliminato il 16/08/08 per i dialer di Specialstat

 Home page © Copyright 2003 - 2019 Tutti i diritti riservati.

powered by dBlog CMS ® Open Source