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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca articoli per mitrovica

Di Daniele (del 23/12/2005 @ 19:58:53 in Europa, visitato 2159 volte)
da OSSERVATORIO SUI BALCANI

23.12.2005
Dopo il 1999 sono stati evacuati dalle proprie case e trasferiti in campi contaminati dal piombo a nord del fiume Ibar. L’emergenza, che doveva durare poche settimane, è giunta al sesto anno. Una situazione paradigmatica dello stato del Kosovo. Nostra traduzione
Di Martin Fisher, Transitions Online, 15 dicembre 2005 (titolo originale: “Camp Life”)

Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Carlo Dall'Asta


Budapest - Dopo i bombardamenti NATO in Serbia del 1999 nella città kosovara di Mitrovica, etnicamente composita, la popolazione albanese aggredì le comunità Rom. L’agenzia dell’ONU per i rifugiati (UNHCR) aiutò allora ad evacuarle a pochi chilometri di distanza, in una regione ora come allora controllata dai Serbi. L’idea era di porle fuori dalla portata degli Albanesi, che vedevano i Rom come alleati dei Serbi; ma i Rom finirono in un’area contaminata, non dall’odio etnico bensì dal piombo.

 
Di Fabrizio (del 09/09/2005 @ 18:56:42 in conflitti, visitato 2231 volte)

Di seguito alcuni (confusi) aggiornamenti:

Continua la raccolta di firme a livello europeo contro i rimpatri forzati, mentre dalla Germania arrivano notizie di fermi immotivati e senza possibilità di assistenza legale. Situazione simile in Italia per Rom bosniaci e rumeni.

Intanto come procede la situazione in Kossovo? L'inviato speciale dell'ONU, il norvegese Kai Eide, di ritorno da un sopralluogo di quattro giorni, definisce così la situazione: "Comprendo che la gente non si senta al sicuro". Circa dieci giorni fa, l'assassinio di due appartenenti all'etnia serba è stato un segnale d'allarme per quanti ritenevano, in buona o mala fede, che la regione fosse "pacificata".

Nonostante una campagna di stampa che da ormai un anno ha toccato vari media internazionali, i Rom profughi a Mitrovica continuano ad essere tenuti in una ex discarica di rifiuti tossici. Il loro "spostamento" in un'area dove non muoiano per avvelenamento da piombo e mercurio, doveva iniziare tra settembre e dicembre 2005, ma tuttora non è stata individuata nessuna area alternativa. In questa situazione, destano preoccupazione e sconcerto le dichiarazioni di Soeren Jessen-Petersen -rappresentante ONU per il Kossovo, che ha definito i profughi di Mitrovica (e forse i Rom più in generale, non è chiaro dal contesto generale) come "un gruppo particolarmente difficile".

E' possibile che di questi profughi non importi niente a nessuno? O che le crescenti tensioni etniche scoraggino la ricerca di nuove aree per i rifugiati? O ancora, che il business in Kossovo, sia quello del rientro dei rifugiati e della ricostruzione? LA MIA PERSONALE RISPOSTA E': SI', tutte queste cose sono possibili e allontano ogni ipotetica soluzione.

L'ultima segnalazione, allora è per ERRC, che ha presentato una causa contro l'UNMIK (il contingente militare ONU) per la sua gestione quanto meno complice dell'emergenza rifugiati.

 
Di Fabrizio (del 13/08/2005 @ 18:04:22 in Europa, visitato 1867 volte)

Nonostante il mese di agosto sia poco adatto per iniziative civiche, la petizione europea contro le espulsioni sta raccogliendo ancora adesioni (siamo a circa 60 organizzazioni e oltre 600 privati cittadini)
Sempre sui rimpatri forzati in Kossovo, ricordo anche l'appello della UK Association of Gypsy Women.

Sulla situazione dei campi profughi, a Mitrovica e degli altri posti su terreni contaminati, Vincent Farnsworth (vincent.f @ volny.cz) segnala un altro sito interessante (http://getleadout.cjb.net) e una mailing list (http://groups.yahoo.com/group/Getleadout). Per terminare, un altro sito interessante e appassionato è quello di Paul Polansky.

Gli ultimi siti web che ho ricordato, sono tutti in inglese.

 
Di Fabrizio (del 01/02/2006 @ 16:35:22 in Europa, visitato 1947 volte)

Lieti di fornirvi gli ultimi aggiornamenti dal forum roma_kosovoinfo (gli articoli completi sono in tedesco ndr.)

27 gennaio 2006 - Kofi Annan critica la stagnazione in Kosovo

Il Segretario Generale dell'ONU ha criticato come troppo lenta l'adozione degli standards democratici nella provincia della Serbia Meridionale. Anche con l'inizio dei negoziati detti standards non hanno visto progressi significativi. La dichiarazione di Kofi Annan è avvenuta prima della riunione del consiglio di sicurezza dell'ONU, giovedì sera scorsi a New York...

25 gennaio 2006 - Presentato “Human Rights Watch World Report 2006”

Nuovo “Rapporto Mondiale” dell'Organizzazione dei Diritti Umani “Human Rights Watch”. Riguardo al Kosovo, suscita grave apprensione la situazione della minoranza Rom, in particolare si sottolinea la situazione di quanti di loro sono rifugiati a Mitrovica. Il documento è disponibile in versione integrale, lingua inglese...

20 gennaio 2006 – Dimostrazione a Berlino per i diritti dei rifugiati

Circa 600 persone ieri hanno manifestato di fronte alle sedi centrali della SPD e della CDU, perché vengano accolte le loro richieste d'asilo e per il pieno rispetto della convenzione ONU sui diritti dell'infanzia. L'avvenimento era stato organizzato in concomitanza con la presentazione di un ordine del giorno del partito dei Verdi perché la Camera Federale rivedesse la vecchia normativa...

fonte: Roma_und_Sinti

 
Di Daniele (del 11/01/2006 @ 16:25:34 in conflitti, visitato 1719 volte)
9 gennaio 2006

Aggiornamenti sulla vicenda del campo Rom contaminato in Kosovo-Metohija (Serbia e Montenegro), arrivano da Reuters AlertNet e dal Times di Londra.
Le circa 125 famiglie Rom rifiutano di lasciare il campo contaminato da piombo dove vivono da sei anni. Secondo Skender Gushani, un rappresentante della comunità, il sito dove dovrebbero collocarsi temporaneamente, prima della ricostruzione delle loro case, è a soli trenta metri da dove vivono. Bensì , loro vorrebbero tornare nelle loro case a Pristina e a Kosovska Mitrovica, dove vivevano sei anni fa, quando i terroristi albanesi kosovari hanno raso al suolo le loro case.
I rappresentanti delle comunità Rom dicono che accettando un'altra soluzione temporanea, significherebbe solo altri ulteriori ritardi per il ritorno alle loro case originarie."Ci siamo mossi abbastanza da un campo all'altro", dice Elizabeta Bajrami, "le Nazioni Unite dicono che rimarremo lì solo per sei mesi, ma noi non ci crediamo".
Nel Kosovo-Metohija, dall'entrata delle Nazioni Unite (giugno 1999), i terroristi albanesi kosovari hanno distrutto più di 7000 abitazioni di famiglie Rom, additandoli come collaboratori dei Serbi.La burocrazia e la generale inerzia delle Nazioni Unite e dell' O.N.U. nel Kosovo, hanno rallentato il piano di ricostruzione, ora appena iniziato.
Purtroppo le trattative rimangono sospese.
 
Di Fabrizio (del 10/10/2006 @ 16:14:57 in blog, visitato 1373 volte)

Dopo Stefano, è il turno di nns, che se non ho capito male, è un amante dell'Italia e dell'avventura. Come si scopre, perdendosi nei meandri del suo blog

Non mi trovavo troppo male a Mitrovica, avevo una splendida baracca che faceva acqua, ero guardato a vista da uomini in divisa armati di mitra, il cibo faceva schifo e veniva distribuito quando pareva a loro, affondavo nel fango fino alle ginocchia, le grida degli altri profughi mi tenevano compagnia, anche a notte fonda.
Dopo aver visto con i miei occhi quanto erano ricchi gli italiani, il loro presidente infatti è il più ricco del mondo, mi sono detto che forse –nonostante l’amenità del campo profughi- era meglio andare a
farsi una bella villa in Costa Smeralda, così un giorno ho preso il mio cane e sono saltato su un’auto con targa serba per scappare verso l’Italia.
O meglio: per mettere le mie capacità al servizio di quella che sarebbe diventata la mia nuova patria.
Non so come riesco ad ottenere un lasciapassare ed arrivo al porto di Bar, dove vengo sopraffatto dalla mia solita esuberante generosità ed accetto di dare un passaggio ad una vecchia ed ai suoi due nipotini.
In realtà la vecchia è la madre del buon Ljubisa e così, quando arriviamo a Bari ed ho un momento di incomprensione con la locale Polizia (pare che in Italia la burocrazia sia almeno pari a quella balcanica, per noi persone normali è difficile stare dietro a tutte le regole), il carissimo Ljubisa riesce a chiarire tutta la cosa, con gran soddisfazione per tutti.
Quando lo stesso fraterno compagno mi chiede una mano ovviamente non mi tiro indietro, così monto in auto e mi dirigo verso Verona, dove bazzica un losco tipo di nome Piotr, che ha delle brutte intenzioni.
Sulla strada, in quel di Cesena, vengo arrestato dagli sbirri locali, gente assolutamente senza cuore che –in modo assolutamente irrazionale- sembra avere dei rancori nei confronti di Ljubisa. Fortunatamente lui è ben nascosto, con i miei figli adottivi, ed io mi guardo bene da dire qualcosa agli sbirri.
Alla fine mi lasciano andare, ovviamente, l’onesta vince sempre, però ho la sfortuna di avere attirato l’attenzione di Piotr, il maledetto cerca di farmi la pelle però i miei figliocci arrivano in tempo per
salvarmi, insieme al mio vecchio amico Stefano che non vedevo dai bei tempi di Mitrovica.
Scappiamo verso Campi Bisenzio, dove ci sono degli amici di Ljubisa, e poi i ragazzi hanno diritto ad un regalo, ci sono un sacco di playstation al centro commerciale.
L'Italia è un posto meraviglioso, ci sono un sacco di negozi pieni di cose bellissime, le donne sono tutte affascinanti, hanno le gambe lunghe e non sono pelose (un po' stronze però), i pulotti sono addirittura amabili, spesso prima di bastonarti ti chiedono "per favore" e poi ti trascinano in infermeria, bisogna solo stare attenti che non ti credano comunista perchè sennò si arrabbiano davvero.
Entro un anno diventerò milionario, oppure seguirò gli italiani più furbi: quelli che adesso se ne vanno in Spagna oppure in Gran Bretagna. Bisogna sempre migliorare ed è proprio questo che dirò ai miei parenti rimasti in Kossovo: venite in Italia, terra di sole e di mare, di pace e di amore.

 
Di Fabrizio (del 11/05/2009 @ 15:40:32 in musica e parole, visitato 1614 volte)

Ricevo da Marco Brazzoduro

Il 13 maggio (mercoledì) alle ore 17.30 nella sala Don Luigi Di Liegro Palazzo Valentini (Via Quattro Novembre, 119/A - Roma) MONI OVADIA presenta il libro "Speranza"

L'autore, Antun Blažević, in arte Tonizingaro, è nato nel 1961 a Sremska Mitrovica nella ex-Jugoslavia. Vive in Italia dal 1981, dove lavora, come mediatore culturale Rom, nelle scuole della capitale e presso l’Associazione Arci Solidarietà. Appassionato di teatro e di musica, cerca di svegliare le anime perdute, parlando, nei suoi spettacoli, dei diritti e dei doveri del popolo Rom.

Tristezza ironica, gioia di vivere, speranza: sono i fili conduttori che accompagneranno il lettore in questo viaggio. Racconti e poesie si alternano con vivace ritmicità e sono lì a testimoniare la quotidianità di questo popolo, i Rom, che può insegnare ciò che nel nostro mondo si è dimenticato: la verità semplice di chi non ha niente, la cui unica ricchezza sono le proprie tradizioni e la propria cultura. (Editrice UNI Service)

Hanno aderito: Massimiliano Smeriglio Assessore alle Politiche del Lavoro e Formazione); Gianluca Peciola Consigliere provinciale), Claudio Cecchini (Assessore alle Politiche Sociali e per la Famiglia ) Paolo Ciani (Comunità San.Egidio), Marco Brazzoduro Professore della Sapienza) , Nazzareno Guarnieri Presidente della federazione Rom e Sinti), Graziano Halilovic Presidente della associazione Roma Onlus), Ulderico Daniele ( Il Tetto), Claudio Graziano e Roberto Ermanni (Arci Roma), Anna Maria Rivera .(antropologa)

Sono stati invitati i rappresentanti delle istituzioni comunali, provinciali e regionali

Moderatore: Valerio Tursi

La presentazione sarà accompagnata dalle musiche del gruppo Gipsy Balkan

Antun Blazevic
mediatore culturale Rom
tel:3201748101

http://theatrerom.blogspot.com/

 
Di Fabrizio (del 07/08/2005 @ 14:25:46 in casa, visitato 1483 volte)
Da: Oneworld.net

Settimana prossima partiranno i lavori di bonifica della Mahalla di Mitrovica Sud, su richiesta delle autorità municipali, col supporto di UNMIK, KFOR e del Kosovo Protection Corps. L'area ripulita verrà usata per la ricostruzione del quartiere e per permettere il ritorno dei Rom alle loro case.

Il portavoce dell'UNMIK, Georgy Kakuk, ha annunciato che i lavori partiranno lunedì 8 [agosto] alle 16.00, con la demolizione di quattro case danneggiate, usando esplosivi da edilizia. Kakuk ha rifiutato di commentare sulle implicazioni politiche del progetto.

Membri del KPC e del KPS assicureranno la sorveglianza nei 200 metri attorno alla zona, perché nessuno si avvicini alla zona dei lavori.

Riferimenti:
 
Di Fabrizio (del 23/07/2005 @ 14:12:57 in conflitti, visitato 2308 volte)

COMUNICATO STAMPA AMNESTY INTERNATIONAL
AI Index:    EUR 70/011/2005    (Public)
News Service No:     189
13 July 2005

Kosovo: Proteggere il diritto alla vita e alla salute

La salute di centinaia di Rom, Ashkali ed Egizi, attualmente rifugiati in un ex discarica di rifiuti tossici in Kossovo, è in serio pericolo. Dal 1999 sono sistemati nel terreno della compagnia mineraria Trepca a Zvecan, presso Mitrovica, dopo essere stati costretti ad abbandonare il loro quartere a seguito del conflitto. Nel sangue dei 531 adulti e bambini si sono registrati alti livelli di piombo.

Amnesty International ha inviato una richiesta alla missione ONU (UNMIK) e all'autogoverno provvisorio (PISG), perché si ponga rimedio alla seria minaccia che grava su questi tre gruppi minoritari. La mancanza di provvedimenti in tal senso è una violazione del diritto alla vita sancito dalle leggi internazionali.

Sian Jones, collaboratore di Amnesty International per Serbia e Montenegro (incluso Kossovo): "L'alta concentrazione di piombo nell'aria e nel terreno, come pure nel sangue della popolazione locale, erano provati dagli studi condotti ben prima del 1999. L'UNMIK era a conoscenza di questa situazione almeno dal 2000. In tutto questo tempo, niente è stato fatto per trovare una sistemazione altenativa".

In due rapporti del luglio e dell'ottobre 2004, la sezione di Pristina dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ammoniva che circa in un terzo dei bambini esaminati i livelli di piombo nel sangue erano inaccettabili e in 12 di loro erano addirittura eccezionali. Concludeva "Il caso è urgente. La vita e gli sviluppi futuri dei bambini sono a rischio".

L'alta esposizione all'inquinamento da piombo porta a disfunzioni circolatorie negli adulti e nei bambini a deficit nel sistema nervoso centrale, che possono degenerare in convulsioni, coma, sino al decesso. Anche bassi livelli di esposizione portano a una diminuzione delle facoltà intellettive, alle capacità di crescita e dell'attenzione.

Il rischio per la salute è progressivo e cumulativo. Ma si presume che allontanando i bambini dalla fonte di inquinamento, è possibile ridurre in qualche settimana del 50% l'avvelenamento da piombo.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha richiesto la rilocazione dei rifugiati nel campo. [...]

Amnesty International è conscia che nelle comunità di Rom, Ashkali ed Egizi si teme di essere continuamente spostati da un campo all'altro, senza possibilità di tornare alle proprie case. Sappamo anche che molti degli interessati sono stati informati completamente sui rischi che corre la loro salute.

Chiediamo quindi un'azione immediata per:

  • evacuare immediatamente il campo in una posizione più salubre;
  • assicurare la partecipazione della comunità alle decisioni da prendere;
  • controllo dei livelli di avvelenamento e sui conseguenti effetti;
  • attenzione alle donne incinte e ai bambini;
  • assicurare che la rilocazione dei rifugiati non comprometta il diritto alle loro residenze di prima della guerra;
  • assicurare che la rilocazione sia rispettosa dei diritti di vita, libertà, dignità e sicurezza;
  • fare in modo che il reinsediamento della comunità assicuri ai membri stessi possibilità di impiego.

Public Document
****************************************
For more information please call Amnesty International's press office in London, UK, on +44 20 7413 5566
Amnesty International, 1 Easton St., London WC1X 0DW.  web:
http://www.amnesty.org

For latest human rights news view http://news.amnesty.org  

 
Di Sucar Drom (del 19/03/2009 @ 13:34:32 in blog, visitato 1240 volte)

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Venezia, il referendum non si farà
Il Consiglio comunale non ha approvato l'ammissibilità del referendum popolare, quindi non ci sono più ostacoli all' allestimento del...

Ddl sicurezza, dal Pdl 101 pugni alla Lega Nord
Stupore. Disappunto. Rabbia. Sono i sentimenti che circolano tra le fila dei deputati e dei senatori della Lega Nord dopo che 101 parlamentari del Popolo della Libertà, guidati da Alessandra Mussolini, hanno incalzato il premier sul disegno di legge sicurezza ("Inaccettabili il reato di clandestinità e l'obbligo di denuncia che s...

Pavia, progettiamo insieme il superamento urbanistico e sociale dei "campi nomadi" pavesi
La quarta edizione del Laboratorio di Sviluppo Locale Partecipativo (marzo-giugno 2009) - attività che si tiene presso l'Università di Pavia, CdL in Ingegneria Edile/Architettura, Corso di Sociologia Urbana e del Territorio - è dedicata al tema dell’a...

Milano, gli immigrati in Lombardia
Il 31 marzo 2009 a Milano si terrà l’8° Convegno Nazionale “Gli immigrati in Lombardia. La Ricerca e la sperimentazione al servizio del territorio. Rapporto 2008”, presso l’Auditorium “G. Gaber", P.zza Duca D’Aosta 3, ore 9.00. Promuovono ORIM Osservatorio Regionale per l’integrazione e la Multietnicità, Fondazione ISMU e Regione Lombardia...

Ministri a braccetto con neofascisti
I ministri Andrea Ronchi e Ignazio La Russa in posa con i neonazisti, come scritto da Paolo Berizzi nel suo libro "Bande nere" e riportato su Repubblica, hanno aperto un altro fronte polemico fra governo ed opposizione. Il Pd ha inviato una lettera a Berlusconi per chi...

 

Tom Welschen mi segnala questo "quasi rapporto" da Melting Pot. Data la lunghezza, consiglio di scaricarlo e leggerlo con calma offline

di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo

1. Malgrado le rassicurazioni fornite dal governo italiano al commissario europeo Barrot, le operazioni di censimento e di schedatura dei rom assumono sempre più il carattere di veri e propri rastrellamenti, come da ultimo al Casilino 900 a Roma, con lo scopo evidente di acquisire "elementi di prova" che possano poi fornire altri alibi alle operazioni di sgombero forzato già annunciate dal governo per ottobre, con particolare "attenzione" nei confronti di quanti potrebbero denunciare gli abusi compiuti dalle forze dell'ordine (adesso anche, in virtù dei poteri assegnati ai sindaci, dai vigili urbani).

La distruzione o il sequestro dei beni di proprietà dei rom, come se si trattasse sempre e soltanto di proventi di attività delittuose, le violenze fisiche e psicologiche perpetrate anche ai danni di donne e bambini, appartengono ormai alla cronaca quotidiana, una cronaca che smentisce giorno dopo giorno il frettoloso (ma provvisorio) riconoscimento, da parte della Commissione Europea, della legittimità del comportamento delle autorità italiane nei confronti dei rom. Sulla base della documentazione raccolta dalle associazioni antirazziste la condanna politica e storica del razzismo istituzionale e della xenofobia aizzata dalle decisioni del governo italiano, prima o poi, arriverà senza appello e resterà per sempre a macchiare i nomi dei responsabili della sicurezza e dell'ordine pubblico che hanno reso possibile questa "pulizia etnica" strisciante, anche se si va diffondendo, dai più alti livelli di governo a scendere, la tendenza di minacciare querele contro chiunque denunci gli abusi, quando non funziona il ricatto diretto sulle vittime, consigliate a non presentare (o a ritrattare) denunce, per evitare guai peggiori.

L'arma più diffusa per "regolare i conti" con le comunità rom presenti nei campi italiani, 150- 180.000 persone, di cui la grande maggioranza donne e bambini, in un paese di sessanta milioni di abitanti con quattro milioni ed oltre di immigrati, rimane lo strumento delle espulsioni, dell'internamento nei centri di detenzione amministrativa e nell'allontanamento forzato verso i paesi di origine. Non sempre si può prevedere quali, perché si tratta di entità statali diverse rispetto agli stati dai quali i rom sono partiti negli anni ‘90, luoghi nei quali non hanno più casa ed occasioni di vita dignitosa. Il riconoscimento della "protezione internazionale" alla quale molti rom avrebbero diritto diventa sempre più un miraggio per l'atteggiamento pregiudiziale di molte commissioni territoriali. I soggetti più deboli, ed i minori, sono le principali vittime di queste pratiche che smembrano le famiglie, ne annullano le già modeste possibilità di sopravvivenza , distruggono percorsi di integrazione e di reinserimento sociale per i quali si erano spesi anni di lavoro da parte delle associazioni e degli operatori istituzionali più sensibili.

In questo quadro, che si complica ogni giorno di più, appare particolarmente critica la situazione dei giovani rom che hanno raggiunto i diciotto anni, completato un ciclo di formazione, e magari avrebbero già trovato un posto di lavoro o un tirocinio, ma non possono regolarizzare la loro posizione perché al compimento del diciottesimo anno di età, se i genitori non hanno un permesso di soggiorno, la condizione di irregolarità (e di espellibilità) si estende anche ai figli. Anche se la giurisprudenza del Consiglio di Stato ha ampliato la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno, la pratica quotidiana degli uffici stranieri delle questure continua a negare qualunque possibilità di legalizzazione. Ma non basta. Anche giovani rom, figli di persone in possesso di un titolo di soggiorno, si sono visti recapitare, come "regalo" per il compimento del diciottesimo anno, un provvedimento di espulsione firmato dal questore.

L'accattonaggio ed il riciclaggio di materiali usati, raccolti presso le discariche accanto le quali sono ubicati i "campi nomadi" italiani, tradizionali strumenti i sopravvivenza delle comunità rom, vengono colpiti come un reato e non si offrono ai capifamiglia prospettive alternative per sfamare i propri figli. Con il rischio crescente che lo stato di bisogno sospinga verso la devianza anche le persone che maggiormente hanno creduto nelle possibilità di integrazione.

Tutto questo diventa sempre più grave alla luce delle nuove sanzioni penali introdotte dal governo Berlusconi contro gli immigrati irregolari, spesso irregolari perché nelle scelte discrezionali da parte degli uffici stranieri delle Questure si è sempre scelta la soluzione più restrittiva, in qualche caso anche violando il dettato della legge, come è provato dalle decine di sentenze che hanno sanzionato atti illegittimi e comportamenti omissivi posti in essere da diversi uffici stranieri ai danni dei rom in questi ultimi anni.

Il ministro Maroni, da parte sua, attacca da mesi l'autonomia della magistratura quando non si esprime in linea con l'orientamento del governo. A luglio il ministro ha criticato duramente il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Verona "colpevole" di avere rimesso in libertà quattro rom, che avrebbe così vanificato un' operazione di polizia».non convalidando il fermo dei "nomadi" accusati di sfruttamento di minori. L'operato della polizia va sempre difeso, anche senza leggere le carte. : «Non ho letto l' ordinanza – ha affermato il ministro - ma sono rammaricato perché è stata vanificata un' operazione di polizia. Metterli in libertà è stato un errore". La presunzione di innocenza per i rom è stata cancellata dalla Costituzione. Ma è noto quanto il governo Berlusconi tenga in conto la nostra Costituzione. La falsa "sicurezza" dei cittadini è una buona merce dai contrabbandare per nascondere i loro interessi economici ed i loro giochi di potere.

Il messaggio dell'esecutivo sembra intanto arrivare a destinazione. Nelle strade si uccide con le spranghe o si dà fuoco con le molotov, si applica insomma la giustizia "fai da te". Nelle caserme dei carabinieri si applicano trattamenti disumani e degradanti che sarebbero vietati anche dall'art.13 della Costituzione, secondo il quale "è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà". Nelle sentenze più recenti si affermano pregiudizi veri e propri, anche da parte di organi giudicanti che si conformano pedissequamente alle linee dettate dai vertici giudiziari e dal governo di turno, come se fosse una "colpa" dei rom essere ancora privi dei documenti di soggiorno, abitare nei campi"infestati dai topi", nei quali sono stati confinati per forza e lì abbandonati per anni dalle istituzioni, o non trovare un lavoro per il loro sostentamento. Si giunge persino a negare l'evidenza, che i padri convivano con i figli minori (così un giudice nella convalida di un trattenimento nel CIE di Caltanissetta), magari perché l'ultimo certificato di famiglia risale alla data dell'ultimo permesso di soggiorno poi scaduto, perché c‘è un provvedimento di espulsione da eseguire, e si creano così le condizioni legali per creare " minori i stato di abbandono", costringendo i genitori all'allontanamento forzato ed alla clandestinità. Tanti aspetti, alcuni illegali e violenti, altri apparentemente legali e pacifici, della stessa considerazione degli immigrati, e dei rom in particolare, come esseri umani di rango inferiore.

Sembrerebbe che, venendo meno al doveroso controllo giurisdizionale sulla discrezionalità di polizia, alcuni giudici diano un rilievo assoluto alle indicazioni di "tolleranza zero" che giungono dal governo, ed oggi alle estemporanee esternazioni del ministro Maroni, secondo il quale tutte le operazioni di "censimento" sarebbero finalizzate alla "tutela" dei minori, perché molti piccoli rom sarebbero nella condizione di "minori non accompagnati". Secondo il ministro dell'interno diversi minori rom presenti nei campi sarebbero addirittura coinvolti nel traffico della prostituzione, senza neppure distinguere tra rom romeni (per i quali il problema esiste, ma non può essere certo affrontato con misure repressive applicate sugli individui isolati senza colpire il racket) e rom della ex Jugoslavia (che vivono all'interno di nuclei familiari assai strutturati residenti da anni nei cd. "campi nomadi"). Dopo queste anticipazioni di Maroni attendiamo senza troppa curiosità i risultati finali del censimento dei campi voluto dal governo Berlusconi, un censimento che le associazioni di tutela avevano già effettuato da tempo, per fini ben diversi, un censimento, quello realizzato nelle ultime settimane, che adesso costituirà soltanto la premessa per operazioni di sgombero forzato, rastrellamenti ed espulsioni.

Si fa tutto il possibile, da parte delle istituzioni di governo, per mettere in risalto i casi di illegalità riscontrati (o presunti) nei "campi nomadi", per mettere a tacere le accuse di razzismo e per legittimare la prossima campagna di ottobre, lo sgombero forzato dei campi e la deportazione di massa che Maroni annuncia per ottobre, alla vigilia della visita della delegazione del Parlamento Europeo che dovrà indagare sulla situazione dei rom in Italia.

Ma tutto questo non sarebbe possibile senza una svolta della magistratura che in precedenza aveva svolto una funzione di garanzia rispetto agli abusi delle forze di polizia, contribuendo alla difesa dei percorsi di legalizzazione che le associazioni antirazziste erano riuscite ad intraprendere con successo all'interno dei campi rom. Anche nel perseguire gli atti di discriminazione razziale le sentenze sono sempre più rare, e persino la legge Mancino n.205 del 1993, che sanziona penalmente i comportamenti caratterizzati da odio razziale sembra caduta in desuetudine.

Occorre dunque ricostruire la trama di diritti che può essere ancora riconosciuta agli appartenenti alla "minoranza" rom in Europa ed in Italia in particolare, composta in maggior parte proprio da donne e minori, utilizzando nel senso più ampio le possibilità di legalizzazione offerte dalla legislazione vigente. Se non si riconoscono i diritti fondamentali delle persone, con particolare attenzione alla condizione dei minori, parlare di doveri rimane solo vuoto moralismo, o diventa demagogia interessata. Occorre restituire storia, diritti, dignità alle persone alle quali lo stato ed i suoi apparati la negano tutti i giorni. Dopo le violazioni più eclatanti dei diritti delle persone vanno costruite occasioni di mobilitazione, per rendere più efficace la difesa in giudizio, semplicemente per fare conoscere, e rendere pubblici gli elementi sui quali in futuro si potrà fondare la condanna morale, e forse anche giudiziaria, di tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito ad alimentare questa spirale xenofoba e discriminatoria che avvelena la convivenza sociale in Italia.

2. L'allontanamento repentino dei genitori rom privi di un regolare permesso di soggiorno, il loro internamento nei centri di identificazione d espulsione, sulla base di provvedimenti adottati discrezionalmente dai Questori e applicati dagli organi di Polizia, senza verificare la presenza delle cause di inespellibilità previste dall'art. 19 del testo unico n.286 del 1998, sta comportando una grave destabilizzazione di situazioni familiari, già assai precarie e gravemente pregiudicate dal disagio economico, dalla condizione sanitaria e dalle situazioni abitative nelle quali i rom sono stati costretti da decenni. Le condizioni di inespellibilità possono valere anche in presenza di lievi precedenti penali, quando non si riscontri più una pericolosità sociale attuale.

Spesso le misure di internamento e di allontanamento forzato sono fondate su provvedimenti di espulsione risalenti nel tempo, in qualche caso collegati a precedenti penali per reati di lieve entità, sui quali anni prima si è avuto un patteggiamento della pena, reati per i quali dovrebbe valere la riabilitazione automatica , anche a fronte del decorso di tempo e del percorso di reinserimento nella legalità che molte famiglie rom hanno sperimentato con successo. Sul punto il Consiglio di Stato con una recente sentenza dell'8 agosto di quest'anno ha affermato: " di condividere l'orientamento secondo il quale alla riabilitazione possa equipararsi l'automatica estinzione della condanna inflitta in sede di "patteggiamento", ai sensi dell'art. 445 cod.proc.pen. Sul punto v'è piena concordanza di opinioni tra la giurisprudenza penalistica e quella amministrativa, essendosi in passato affermato che "attesa la sostanziale analogia fra gli effetti della riabilitazione, quali previsti dall'art. 178 codice.penale, e quelli del positivo decorso del termine previsto dall'art. 445 comma 2 c.p.p., con riguardo alla sentenza di applicazione della pena su richiesta, deve escludersi che, una volta realizzatasi detta seconda condizione, vi sia ancora interesse giuridicamente apprezzabile ad ottenere la riabilitazione, tenendo anche presente che, ai sensi dell'art. 689 comma 2 lett. a) n. 5 e lett. b) c.p.p., le sentenze di applicazione della pena su richiesta sono comunque destinate a non comparire sui certificati del casellario rilasciati a richiesta dell'interessato, indipendentemente da qualsivoglia statuizione del giudice al riguardo." (Cassazione penale , sez. IV, 19 febbraio 1999, n. 534, ma si veda anche, nel medesimo senso, Sezione Sorveglianza Napoli, 23 gennaio 2003, T.A.R. Toscana Firenze, sez. I, 12 febbraio 2007, n. 212)".

Le esigenze di allontanamento forzato non possono prevalere sugli obblighi di protezione di rilevanza internazionale ai quali si è sottoposta l'Italia sottoscrivendo diverse Convenzioni a salvaguardia dei diritti della persona e a tutela della condizione dei minori in particolare.

Una particolare attenzione va dedicata ad una questione che riguarda non solo i rom ma tutti i migranti in condizione irregolare, ma che sulle famiglie rom sta producendo effetti devastanti. Ci riferiamo all'uso generalizzato dei procedimenti per direttissima, con condanna immediata e relativa scarcerazione/espulsione della persona sottoposta a giudizio, senza una effettiva possibilità di difesa e di appello, anche per i limiti della difesa di ufficio e per i tempi ristrettissimi delle procedure che impediscono un sia pur minimo esercizio dei diritti di difesa garantiti dall'art. 24 della Costituzione. Chi ha commesso un reato, anche se legato soltanto alla presenza irregolare, o chi è in regime di carcerazione preventiva può e deve fare valere i diritti di difesa e ad un equo processo, esattamente come tutti i cittadini italiani. Le espulsioni, anche quando vengono effettivamente eseguite, se sono effettuate in sostituzione del processo che può condurre all'accertamento delle responsabilità penali, rischiano di favorire i colpevoli e di danneggiare soltanto gli innocenti. Nel caso dei colpevoli, l'espulsione come misura sostitutiva della pena, o del processo, diventa un comodo lasciapassare, un viaggio (con relative scorte di polizia) pagato dai contribuenti italiani verso il paese di origine, per poi rientrare clandestinamente in Italia, non appena lo si voglia. E in questo modo si vorrebbe propagandare una maggiore sicurezza per i cittadini.

Si dimentica poi che una buona parte dei rom proviene da zone nelle quali, se fossero ricondotti forzatamente nei paesi di provenienza, rischierebbero ancora esclusione e persecuzioni. Molti di loro hanno avuto in passato un permesso di soggiorno per motivi umanitari o per motivi di salute, se non per lavoro,un permesso che non è stato possibile rinnovare per l'inasprimento delle norme relative al rilascio dei permessi di soggiorno e per i comportamenti dilatori, se non apertamente discriminatori, da parte degli uffici stranieri di molte questure italiane. Tanti, anche rom, che erano riusciti a regolarizzare la loro posizione con le sanatorie degli anni passati, hanno perduto il permesso di soggiorno perché non hanno più trovato chi stipulava un regolare contratto di lavoro, diventato oggetto di ogni genere di mercanteggiamento, la legge Bossi-Fini prevede che dopo sei mesi di disoccupazione si perde il diritto a permanere nel nostro paese. Anche se si è nati in Italia, e se in Italia sono sepolti i propri genitori.

Nel caso delle famiglie rom provenienti dal Kosovo, stato ormai autonomo, la eventuale espulsione degli adulti privi di permesso di soggiorno e dei figli minori a seguito del padre non è neppure ipotizzabile, alla luce del divieto sancito dall'art. 19 del T.U. sull'immigrazione che -oltre a vietare l'espulsione dei minori - vieta qualunque espulsione verso paesi nei quali si possa essere oggetto di persecuzione, come appunto potrebbe verificarsi ancora domani in Kosovo, soprattutto dopo gli ultimi eventi di politica internazionale che hanno riproposto i drammi del nazionalismo e la pulizia etnica a danno delle minoranze. Né gli stessi minori potrebbero fare rientro in Kosovo, in quanto in quella nuova "entità statale", autoproclamatasi "repubblica indipendente" ma ancora dall'incerto riconoscimento internazionale, si verificano gravi problemi di sicurezza per gli appartenenti all'etnia rom mentre è provata la sistematica discriminazione nell'accesso all'abitazione, alle cure sanitarie, ed all'istruzione, tanto in Serbia quanto in Kosovo, secondo quanto rilevato ancora nel 2008 da Amnesty International e dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Basta consultare su internet i rapporti di queste organizzazioni per comprendere i pericoli ai quali sarebbero esposti coloro che dopo decenni di presenza in Italia hanno ormai perduto ogni legame con i paesi di origine, o addirittura sono nati in Italia.

Né in Serbia, né tantomeno in Kosovo, sussisterebbero peraltro idonee condizioni abitative, economiche e sanitarie per garantire la crescita e lo sviluppo psicofisico dei minori, anche alla luce dello sradicamento sociale del padre assente da oltre venti anni dal paese di origine. Sono peraltro riferite da fonti attendibili, come Amnesty International, gravi fatti di discriminazione che si sono verificati ai danni di rom costretti dopo una espulsione a ritornare in quel paese che ormai costituisce una entità statale diversa da quella di cui sono originari.. I recentissimi sviluppi della crisi nelle regioni del Caucaso non potranno che inasprire i già difficili rapporti tra la Serbia e la autoproclamatasi Repubblica del Kosovo, governata da politici filo-allbanesi che in passato, come componenti dell'UCK (definito come "esercito di liberazione del Kosovo"), hanno attivamente contribuito, secondo quanto rilevato da Amnesty e dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, alla persecuzione della popolazione rom originaria del Kosovo, perché ritenuta filo serba, con particolare accanimento nella provincia di Kosovska Mitrovica.

3. L'allontanamento forzato di un genitore, per effetto di un invito a presentarsi in Questura " per chiarire la propria posizione in ordine alle condizioni di soggiorno", o a seguito di una vera e propria retata di massa, come quelle che Maroni annuncia adesso per ottobre, rappresenta già un grave, ulteriore, momento di "crisi" del residuo nucleo familiare, che incide negativamente sul percorso di crescita e sullo sviluppo psico-fisico dei figli minori. A fronte delle particolari situazioni di disagio abitativo ed economico nelle quali si trovano le famiglie Rom, alloggiate all'interno del "campo nomadi", istituiti di fatto o tollerati per anni dagli enti locali, ma abbandonati ad una condizione di degrado e di irregolarità, la prolungata assenza del genitore, unico titolare della potestà genitoriale, produce conseguenze assai gravi per quanto concerne il sostentamento, la salute e l'accesso alle cure mediche dei figli minori, oltre che risultare pregiudizievole per la loro futura frequenza scolastica (ancora obbligatoria, almeno fino a quando il ministro Gelmini vieterà ai minori irregolari la possibilità di frequentare persino la scuola dell'obbligo).

E' noto che, secondo il più recente orientamento restrittivo della Corte di Cassazione, l'autorizzazione alla permanenza nel territorio ex art. 31 c.3 del T.U. sull'immigrazione n.286 del 1998 non si ricolleghi meramente a situazioni familiari caratterizzate dalla "normalità e dalla tendenziale stabilità" ma vada correlata a "circostanze contingenti ed eccezionali, che pongano in grave pericolo lo sviluppo normale della personalità del minore, tanto da richiedere la presenza del genitore nel territorio dello Stato per fronteggiarle" (Cass. 747/2007 e 4197/2008). Si osserva tuttavia che la previsione dell'art. 31, comma 3°, decreto.legislativo n. 286/1998, non può essere ristretta ai casi di "eventuali patologie" di un minore, considerato che lo sviluppo psicofisico e la salute del minore che si trova nel territorio italiano dipendono soprattutto dalla sua relazione con le figure primarie di assistenza morale e materiale e dal soddisfacimento del suo bisogno di avere i genitori con sé;

D'altra parte la stessa Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con sentenza del 28.9.2006 n. 22216, aveva precisato che l'art. 31 del T.U. sull'immigrazione n.286 del 1998, come modificato dalla legge n.189 del 2002, " prevede una duplice fattispecie, e cioè quella della autorizzazione all'ingresso e quella della autorizzazione alla permanenza del familiare sul territorio nazionale in deroga alle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e nel concorso di gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore, tenuto conto della sua età e delle sue condizioni di salute; che la presenza di gravi motivi richiede l'accertamento di situazioni di emergenza di natura eccezionale e contingente, di situazioni cioè, che non siano quelle normali e stabilmente ricorrenti nella crescita di un minore secondo il ricorrente orientamento interpretativo della giurisprudenza di legittimità (…) la presenza dei gravi motivi deve essere puntualmente dedotta dal ricorrente ed accertata dal tribunale per i minorenni come emergenza attuale solo nell'ipotesi di richiesta di autorizzazione all'ingresso del familiare nel territorio nazionale in deroga alla disciplina generale dell'immigrazione; ciò non vale sempre, invece, nell'ipotesi in cui – come nella specie -, venga richiesta l'autorizzazione del familiare che diversamente dovrebbe essere espulso, poiché la situazione eccezionale nella quale vanno ravvisati i gravi motivi può essere attuale, ma può anche essere dedotta quale conseguenza dell'allontanamento improvviso del familiare sin allora presente e cioè di una situazione futura ed eventuale rimessa all'accertamento del giudice minorile".

E' altresì riconosciuto che i "gravi motivi" possono consistere "anche in evenienze diverse da quelle terapeutiche "-sia di ordine fisico sia di ordine psichico" (Cass. 396/2006). Né una lettura restrittiva dell'art. 31 comma.3 potrebbe argomentarsi alla stregua del regolamento n.334/2004 che all'art. 11 prevede nei casi di cui all'art. 31, c.3 la possibilità del rilascio di un permesso di soggiorno per cure mediche, in quanto tale norma regolamentare non potrebbe incidere sulla possibilità consentita al tribunale per i minorenni di "autorizzare" comunque la permanenza del familiare nello stato nel superiore interesse del minore, applicando lo stesso art. 31, comma.3 anche in deroga alle altre disposizioni del d.lgs. 286/98 e quindi a maggior ragione della normativa regolamentare di applicazione. In base all'art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo, comunque, in tutte le decisioni relative ai minori "l'interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente". Peraltro la stessa Corte di Cassazione riconosce che i gravi motivi per il rilascio dell'autorizzazione ex art. 31 c.3, debbano corrispondere " alla necessità di non deprivare traumaticamente il fanciullo della fruizione di diritti fondamentali riconosciuti dalla legge, a prescindere dalla sua condizione di straniero" e quindi nell'ambito di tali diritti non rientra solo il diritto alla salute psico-fisica ma anche il diritto all'unità della famiglia. Una diversa lettura della norma la svuoterebbe praticamente di operatività che va invece riaffermata non in astratto ma in modo circostanziato per ogni singola fattispecie concreta, tenendo conto delle complessive esigenze del minore.

Si devono inoltre ricordare consolidati principi del diritto convenzionale che devono orientare tanto il legislatore quanto l'applicazione al caso concreto della norma di cui all'art. 31, comma 3°, d.lvo n. 286/1998. Si richiamano in particolare:

  •  l'art. 9, comma 1°, della Convenzione sui diritti del fanciullo prevede che un fanciullo possa essere separato dai suoi genitori contro la loro volontà solo quando questa separazione è necessaria nell'interesse del fanciullo, come quando i genitori maltrattano o trascurano il fanciullo;
  •  l'art. 10 della Convenzione sui diritti del fanciullo prevede che "ogni domanda di ricongiungimento familiare deve esser considerata con uno spirito positivo, con umanità e diligenza", e perciò a maggiore ragione con le stesse attitudini va considerata ogni questione che comporti, attraverso la negazione dell'autorizzazione alla permanenza del genitore in Italia, l'allontanamento (come contrario del ricongiungimento) del genitore dai figli;
  •  l'art. 3, comma 2°, della Convenzione sui diritti del fanciullo dispone che "in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza … dei tribunali … l'interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente".

Il recente orientamento della Corte di cassazione (sentenza n. 4197 del 19 febbraio 2008) che sembra chiudere quasi del tutto, in modo assai più esplicito che in passato, la possibilità di legalizzazione dei genitori in applicazione dell'art. 31 del testo Unico sull'immigrazione non va applicato in modo automatico ma richiede comunque un accertamento rigoroso delle condizioni di fatto, sui quali la stessa Corte di cassazione non può essere chiamata ad esprimersi. Secondo quei giudici " i gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore straniero presente nel territorio italiano che, ai sensi dell'art. 31, terzo comma, del decreto legislativo 25 Luglio 1998, n. 286, consentono il rilascio, da parte del Tribunale per i minorenni, dell'autorizzazione all'ingresso o alla permanenza in Italia per un periodo di tempo determinato ai familiari del minore, anche se colpiti da provvedimento di espulsione, vanno correlati alla sussistenza di condizioni di emergenza, contingenti - e cioè transeunti - ed eccezionali, che pongano in grave pericolo l'evoluzione normale della personalità del minore, tanto da richiedere il sostegno del genitore. Si deve quindi trattare di un danno non altrimenti evitabile ed ulteriore rispetto a quello sempre riconoscibile alla separazione dal proprio padre, che è evento, di per sé, connaturalmente traumatico".

Secondo la prima sezione civile della Corte di cassazione "esula, dunque, dalla previsione di legge invocata, che rappresenta una deroga eccezionale alle stesse esigenze pubbliche che sono alla base del decreto di espulsione, la mera presenza di circostanze ordinarie, quali il bisogno di completare il ciclo scolastico del minore o l'opportunità, anch'essa innegabile in linea di principio, che questi non sia costretto a sottrarsi al tessuto sociale in cui è integrato, per raggiungere il genitore nel paese di origine, pur se caratterizzato da condizioni di vita meno progredite. Diversamente opinando, si produrrebbe il risultato di uno stabile radicamento nel territorio italiano del nucleo familiare, dando adito a modalità anomale di regolarizzazione dell'inserimento di famiglie di stranieri illegalmente presenti nel territorio nazionale, mediante una forma di strumentalizzazione, e non già di tutela, dell'infanzia (Cass., sez. I, 2 Maggio 2007, n. 10135; Cass. civile, sez. I, 15 Gennaio 2007, n. 747; Cass. civile, sez. I, 11 Gennaio 2006, n. 396; Cass., sez. I, 14 Novembre 2003, n. 17194).

Alla luce di questi orientamenti sembrano restare sullo sfondo le Convenzioni internazionali e le norme interne che attribuiscono rilievo, anche in caso di genitori privi di permesso di soggiorno, al "superiore interesse del minore" come una ragione che da sola può giustificare provvedimenti amministrativi di segno opposto rispetto all'espulsione. Come hanno riconosciuto e continuano a riconoscere alcuni tribunali per i minorenni in diverse regioni italiane. E la stessa possibilità è riconosciuta, sia pure in modo contrastato, dalla giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo con riguardo all'art. 8 della Convenzione che afferma il principio dell'unita familiare, con una previsione che può essere estesa anche ai migranti irregolari

Una parte della giurisprudenza italiana tenta comunque di resistere agli orientamenti più restrittivi della prima sezione civile della Corte di Cassazione riaffermando la necessità di riconoscere il "superiore interesse al benessere psico-fisico dei minori". Così ad esempio con due provvedimenti del 24 e 31 maggio 2007 il Tribunale per i minorenni del Piemonte e della Valle d'Aosta (in Diritto, immigrazione e cittadinanza, 2007, IV, p.169) richiama la necessità di interpretare l'art. 31 del testo unico sull'immigrazione alla luce dell'attuazione in Italia della direttiva comunitaria sul ricongiungimento familiare, avvenuta con decreto legislativo n.5 del 2007, ed afferma che non costituisce fattore ostativo al rilascio della autorizzazione ex art. 31 comma 3 del T.U., una pregressa condanna penale del genitore, quando la presenza del genitore sia necessaria per il benessere psicofisico dei minori e lo stesso genitore non dimostri una pericolosità sociale attuale. Occorre in sostanza tenere conto non solo delle condizioni di salute del minore (come sembrerebbe sostenere la Cassazione), ma " della natura e della effettività dei vincoli familiari dell'interessato e dell'esistenza di legami familiari e sociali con il suo paese di origine, nonché, per lo straniero già presente nel territorio nazionale, anche della durata del suo soggiorno nel medesimo territorio nazionale".

I Tribunali per i minorenni dovrebbero quindi deliberare su questa delicata materia anche alla luce dei principi affermati dalle Convenzioni internazionali e dalle Direttive comunitarie, senza cedere ad atteggiamenti meramente tecnici ed astratti, o risultare condizionati dalla dilagante xenofobia che sulla scia della propaganda politica tende a diventare senso comune. I provvedimenti resi da questi giudici, ai sensi dell'art. 31 comma 3 del testo Unico sull'immigrazione, dovranno motivare invece con grande rigore la decisione adottata ed indicare specificamente quali conseguenze per la complessiva salute psicofisica del figlio minore potrebbero derivare dall'attuazione dell'espulsione di uno dei genitori irregolarmente soggiornate in Italia, solitamente il padre.

Gli autori ed i mandanti dei censimenti/rastrellamenti di questi giorni, e di quelli ancora più massicci che si annunciano per ottobre, dovrebbero ben sapere che molti ragazzi rom, non solo minori, ma sempre più spesso giovani adulti, sono nati e cresciuti in Italia, hanno frequentato le nostre scuole, e in qualche caso hanno anche perduto i genitori nel nostro paese, perché l'età media dei rom in Italia non supera i 45 anni. L'autorizzazione alla permanenza nel territorio dello stato rimane una occasione importante, spesso l'unica, per legalizzare nuclei familiari che hanno già dimostrato una capacità di inserimento e di integrazione nella legalità. In assenza di un autorizzazione a permanere nel territorio italiano ex art. 31 c.3 del T.U. n.286 del 1998, i genitori rom che siano destinatari di un provvedimento di espulsione e trattenuto in un centro di identificazione ed espulsione (CIE), rischiano concretamente di essere espulsi, non è chiaro se verso la Serbia o verso il Kosovo, o di restare a vita sospesi in una condizione di illegalità che ogni giorno viene sanzionata con pene sempre più gravi.. E la condizione dei irregolarità dei genitori rischia di pregiudicare concretamente il futuro dei figli. Come è noto i figli minori, che altrimenti non sarebbero espellibili, possono seguire i genitori (o il genitore) in caso di espulsione. Dunque anche i figli minori rischierebbero di essere costretti a seguire il padre, una volta che questo venga accompagnato coattivamente in frontiera, o dovrebbero affrontare da soli la vita nel nostro paese, come"minori non accompagnati", non accompagnati perché lo stato ha contribuito a creare questa condizione. Magari per finire affidati ad una casa famiglia, oggetto di probabili violenze e di profitto da parte degli enti privati gestori, e poi probabilmente ancora in fuga, una fuga che potrebbe concludersi con la caduta nella illegalità. In ogni caso separati per sempre dalla famiglia di origine, dagli affetti più cari, da quegli operatori che stano contribuendo al loro inserimento.

Occorre altresì osservare che la Convenzione dei diritti del fanciullo del 1989, ratificata e resa esecutiva con la legge n. 176 del 1991 sancisce all'art. 9 che "gli stati vigilano affinché il fanciullo non sia separato dai suoi genitori contro la sua volontà a meno che le autorità competenti non decidano, sotto riserva di revisione giudiziaria e conformemente con le leggi di procedura applicabili, che questa separazione è necessaria nell'interesse preminente del fanciullo". Come si concilia questa disposizione di una convenzione internazionale sottoscritta anche con l'Italia, con l'esecuzione di misure di allontanamento forzato che smembrano i nuclei familiari e separano i figli dai padri?

Non basta replicare semplicisticamente, in astratto, che occorre "un necessario temperamento" tra le esigenze pubbliche legate al provvedimento di espulsione di un cittadino straniero privo di un permesso di soggiorno ed il "superiore interesse del fanciullo" affermato dalle Convenzioni internazionali ratificate dall'Italia e richiamato nella normativa sull'immigrazione. Tale "bilanciamento" non può prescindere da una valutazione analitica delle condizioni personali dei minori e delle loro prospettive di vita. Nel caso dei rom della Ex Jugoslavia che sono presenti in Italia da anni e qui vi hanno avuto figli, per quanto sopra rilevato, la situazione nei paesi di provenienza rimane assai confusa e si possono riscontrare quelle circostanze che richiedono la presenza del genitore nel territorio dello stato per continuare a seguire la crescita e lo sviluppo psico-fisico dei figli in una condizione di particolare difficoltà abitativa ed ambientale.

Ove il genitore non fosse autorizzato a permanere nel territorio italiano in base all'art. 31 del testo Unico e venisse accompagnato in frontiera, appare certo un grave pregiudizio per il "superiore interesse dei minori" e per le possibilità di un sano sviluppo psico-fisico a causa della separazione, probabilmente irreversibile, nei confronti del genitore, a carico del quale scatterebbe peraltro anche il divieto di reingresso nel territorio italiano per dieci anni (misura accessoria al provvedimento di espulsione amministrativa). Di fatto si verificherebbe una separazione probabilmente definitiva, tra il genitore ed i figli minori per effetto della esecuzione della misura di allontanamento forzato, e si costringerebbe l'intero nucleo familiare a subire una condizione permanente di irregolarità, se non di clandestinità.

[lunedì 15 settembre 2008]

 
Di Fabrizio (del 08/05/2005 @ 12:32:28 in conflitti, visitato 1854 volte)
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha misurato il livello di contaminazione nel campo per rifugiati di Mitrovica Nord. Sono già morte 27 persone per avvelenamento da piombo e altre 34 sono intossicate.
Il caso, sollevato a fine novembre 2004, è stato recentemente ripreso da diversi media, l'ultimo QUI.

Nonostante i recenti accordi per il ritorno dei rifugiati nei campi alle loro case, nel settore meridionale della stessa città, il rientro non potrà avvenire (sembra) che per la fine di quest'anno, anche se le condizioni sono tuttora da definire.

Nella gara che sembra essere iniziata tra i mezzi d'informazione, a chi descrive la situazione con maggior raccapriccio, si è aggiunta la Reuters.

Riferimenti:
Gruppo Kosovo_Roma_News
 
Di Fabrizio (del 20/09/2005 @ 11:57:26 in conflitti, visitato 2175 volte)
Ritorno al futuro

di Karin Waringo

Nel dibattito sul futuro del Kossovo, il passato gioca un ruolo preminente

La chiesa del Cristo Salvatore nel centro di Pristina sembra una rimanescenza del passato. Costruita in uno stile che ricorda le chiese bizantine del Medio Evo, domina una vasta distesa, che d'altra parte è occupata solo dall'università. Il portone della chiesa è cintato da filo spinato, che gira tutta intorno all'edificio. La barriera è arrugginita dal tempo e non sarebbe di nessuna protezione se qualcuno volesse attaccare.Le finestre non hanno più vetri e anche le pietre che le contenevano sono sparse attorno. Nel corso degli anni la chiesa, che non è mai stata completata dopo la fuga dei Serbi da Pristina, è stato il bersaglio di ricorrenti attacchi e vandalismi. E' così diventato un simbolo delle relazioni tra la maggioranza Albanese, che ora determina il futuro nella provincia, e la minoranza Serba.

Raramente si sente la lingua serba a Pristina. A volte sono un paio di vecchi che lo parlano al riparo delle mura di un albergo, a volta un gruppetto per strada, come se stesse cospirando. Quasi nessuno più lo capisce, una volta era insegnato a scuola ma oggi per le strade di Pristina è una lingua tabù. I Serbi che fanno parte di organizzazioni internazionali, tra loro parlano in inglese. I giovani Rom vogliono passare per Inglesi o Americani, persino "Zingari Americani", tutto tranne ciò che sono realmente, abitanti da secoli di questa regione martoriata dalla guerra.

La capitale del Kossovo è stracolma di simboli, che ricordano l'eroica battaglia "dell'Armata di Liberazione del Kossovo", l'UÇK, contro "l'occupante Serbo". Nel centro della città, di fronte al Grand Hotel, si staglia la statua di un combattente albanese per la libertà, morto nel 1999. Sulla facciata semidistrutta del Palazzo della Gioventù e dello Sport, c'è la fotografia di un altro eroe di guerra, bardato in uniforme da battaglia. Ha un aspetto abbastanza irreale, come se emergesse da una fiction. Anche lui è morto nella guerra contro i Serbi.

Inoltrandosi nel centro, quasi accanto alla sede della delegazione EU, il monumento a Skenderbeg, anche lui un eroe, ma di tempi più remoti: Fermò l'invasione dei Turchi in Albania, ed è considerato un popolare eroe albanese. Più modesta, nella stessa strada che ne porta il nome, il ritratto di un'altra albanese, Nëna Terezë, fondatrice di un ordine religioso, che appare dappertutto nei poster in città.

Un giornalista occidentale afferma che il Kossovo si dividerà nei prossimi anni, con la sua parte settentrionale che cadrà sotto la Serbia e quella meridionale sotto l'Albania. Oggi i Serbi del Kossovo vivono quasi esclusivamente nelle enclavi, qualche migliaia in quelle più piccole come Gnjilane e Gorazdovac, qualche altro migliaio nella cosiddetta mezzaluna attorno a Pristina e forse 70.000 a nord del fiume Ibar, un'area prossima al confine con la Serbia.

Ci sono innumerevoli leggende attorno al Kossovo: i Serbi considerano il Kossovo la culla della cultura e della civilizzazione serba. Nel 1389 il principe serbo Lazar Hrebeljanovic patì in questa terra una tremenda sconfitta contro i Turchi, e questo divenne negli anni un importante elemento della coscienza nazionale serba. Fu a Kosovo Polje in serbo o Fushë Kosovë in albanese dove, nell'aprile 1987, l'allora presidente serbo Slobodan Milosevic fece il suo storico discorso, che avrebbe sancito la fine dell'ex Yugoslavia: "Nessuno sconfiggerà ancora questo popolo".

"Se vuoi capire questo odio, devi comprendere la Storia" mi spiega l'interlocutore albanese. Lo incontro la prima volta sulla terrazza di un caffè di Pec/Pejë, dove mi ero trovata con un amico. Quando ci sente discorrere in inglese, vuole unirsi all'argomento. Era coordinatore delle lezioni in francese, parla sei lingue, tra cui spagnolo e italiano. Quando lo incontro nuovamente il giorno seguente a Pristina, non posso rifiutare oltre il suo invito.

Pieno di orgoglio, passa dall'inglese al francese e poi al tedesco e insiste che dovremmo parlare anche in spagnolo. Ma a causa della Storia, rifiuta di parlare serbo, l'ultimo linguaggio che abbiamo in comune. Per lui la Storia inizia al principio del XX secolo. Nel 1918 il Kossovo fu incorporato nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. "Dopo la guerra eravamo un povero popolo di confine, con pochi di noi che si erano laureati", mi dice.

Tutto ciò sarebbe cambiato rapidamente negli anni a venire. Nel 1968 il Kossovo ricevette la sua prima università. "L'Università di Pristina era la terza in Yugoslavia", mi dice Muzaref orgogliosamente. Con la nuova Costituzione yugoslava al Kossovo fu garantito lo status di provincia autonoma e questo fu l'inizio dell'epoca d'oro che terminerà nel 1989. "Naturalmente i Serbi possono fare ritorno. A seguito degli inviti di popolare la regione, molti di loro nella seconda metà degli anni '80 si costruirono la casa. Questi Serbi possono tornare." - "E le altre minoranze, ad esempio i Rom?", gli chiedo. "Nobody likes the Gypsies.", mi risponde Muzafer con un largo sorriso. E con questo, l'argomento è chiuso.

"Jonegociata. Vetevendosje.", "Nessun negoziato. Indipendenza". Fine di agosto, è lo slogan che appare sui muri di Pristina. Si dice che dietro ci sia un giovane studente albanese. Durante i mesi estivi l'inviato speciale del Segretario dell'ONU Kofi Anan, Kai Eide, è stato in Kossovo e a Belgrado, per fare il punto della situazione. Le prime dichiarazioni di Kai Eide indicano che il suo rapporto, che sarà sottoposto al giudizio del Consiglio di Sicurezza dell'ONU a ottobre, sarà meno ottimista di quelli trimestrali del Rappresentante Speciale dell'ONU in Kossovo, Soren Jessen Petersen. Kai Eide è preoccupato particolarmente per la situazione delle minoranze e le condizioni per il loro ritorno.

Mi spiega un incaricato di un'organizzazione internazionale in Kossovo, che Eide ha viaggiato più in Europa che in questa regione. Lo scopo della sua visita era non solo di avere un'idea delle differenti posizioni, ma se possibile di cercare di mediare tra le diverse opinioni. Quando il rapporto verrà vagliato dal Consiglio di Sicurezza, la decisione su come procedere in futuro sarà già ampiamente determinata. Per esempio, un'indipendenza condizionata, dove alle istituzioni locali spettano la maggior parte delle competenze di uno stato indipendente, ma che rimanga sotto il controllo di un mandatario internazionale, sembra oggi l'ipotesi più gradita.

Nella comunità internazionale la posizione da assumere sulle minoranze è il punto di rottura. L'argomento venne affrontato soltanto due anni fa, in occasione della proclamazione del piano di sviluppo del Kossovo, che avrebbe dovuto stabilire le condizioni concrete per la fine del mandato ONU. Gli stessi rappresentanti della comunità internazionale rimproverano all'UNMIK, l'amministrazione civile dell'ONU, di essere corresponsabile dell'attuale situazione. Si accusa l'UNMIK di avere rapporti troppo stretti con l'Auto Governo Provvisorio. Mancano indicazioni esplicite se il futuro del Kossovo appartenga a tutti gli abitanti o esclusivamente alla minoranza albanese.

La notte tra il 27 e il 28 agosto è stato aperto il fuoco contro quattro giovani Serbi che stavano lasciando l'enclave di Strpce sulla loro auto. Due di loro sono morti sul colpo. I giorni seguenti la notizia è circolata nell'enclave come un incendio. Probabilmente per questo alle festività di Gracanica c'erano così poche persone. Prima della guerra, quello che è uno dei più vecchi monasteri serbi della regione attraeva decine di migliaia di Rom e Serbi. Oggi sono soprattutto Rom musulmani provenienti da Gracanica.

"Perché partecipate, se siete Musulmani?" chiedo a Safet, un Rom del Kossovo. "Dio è uno", mi risponde con un ghigno maligno. Sua suocera offre una spiegazione più prosaica: "Dopo la fine della guerra, è l'unica cosa che ci permettono di fare." Un'opportunità per incontrare parenti ed amici e scambiarsi informazioni. I venditori di strada che vendono giocattoli di plastica a buon mercato, non sembrano fare grandi affari. Giusto i soldi per ripagarsi il vitto e le spese.

Il rappresentante con cui ho parlato, che insiste per rimanere anonimo, chiame le enclavi "comunità di affamati". Su oltre 200.000 appartenenti alle minoranze etniche, cacciati dal Kossovo nel giugno 1999, solo qualche migliaio ha fatto ritorno. Sono soprattutto anziani senza ulteriori possibilità.

Attacchi come quelli del marzo 2004, quando più di 4.000 Serbi, Rom ed Askali sono stati cacciati dalle loro case e proprietà, portano a successive ondate migratorie verso le enclave più grandi e la Kosovska Mitrovica. Ovunque, ci sono rovine bruciate, ma soprattutto case saccheggiate, accanto alle nuove costruzioni.

Nelle enclavi c'è paura di nuovi attacchi durante questa rincorsa ai negoziati sullo status futuro del Kossovo. Alla fine di luglio Adem Demachi, presidente dell'Associazione degli Scrittori Kossovari, ha affermato al giornale belgradese "Blic" che rimandare l'indipendenza potrebbe sfociare in nuove azioni peggiori di quelle del marzo dell'anno scorso.

Cosa c'è dietro questa strategia? Il compimento di un'operazione, iniziata nel giugno 1999 sotto gli occhi della comunità internazionale, che consegnerà il Kossovo alla maggioranza albanese? Gli abitanti dell'enclave attorno Gracanica accusano gli Shiptare, il nome che danno agli Albanesi, di nutrire ambizioni territoriali su Laplje Selo, che fa parte della "mezzaluna" a sud di Pristina. Laplje Selo lambisce la strada principale che unisce Pristina a Skopje. Lungo quel percorso sono spuntati come funghi distributori di benzina. Un diplomatico straniero sottolinea che la strada ha importanza strategica, come via di comunicazione verso Pec, o Pejë in albanese. Averne il controllo renderebbe possibile dividere l'enclave e togliere l'ossigeno ai suoi abitanti.

"Slobodnost kretenje", libertà di movimento in lingua serba. Una parola usata e ri-usata dai non-Albanesi, per rimarcare che per loro la libertà di movimento non esiste. Al momento di attraversare il ponte sul fiume Ibar, per raggiungere la sponda sud, uno dei miei accompagnatori mi rammenta di smettere di parlare in serbo. Immediatamente i nostri discorsi si spengono, per tramutarsi poi in un bisbiglio irrequieto e sospettoso.

I divieti valgono anche sull'altra sponda: il Nord Kossovo sotto il controllo di Belgrado. Stiamo parlando delle cosiddette strutture parallele o dell'ostruzionismo dei Serbi kossovari. Solo recentemente i rappresentanti serbi hanno definitivamente deciso di lasciare i loro seggi nel parlamento del Kossovo. I Serbi del Kossovo hanno boicottato le ultime elezioni, col risultato che le altre minoranze, come i Rom che vivono nelle stesse enclave, non hanno votato e sono tagliati fuori dai processi politici.

Dal 29 agosto Kosovoska Mitrovica è sotto stadio di assedio. Tutti i punti nevralgici sono presidiati dal mezzi della KFOR. L'edificio dell'OSCE (Organization for Security and Co-operation in Europe) nella parte settentrionale della città, appare come una fortezza. Invece i soldati che compongono la Forza Internazionale di Pace sembrano più annoiati che sotto tensione. La manifestazione dei Serbi sul ponte sull'Ibar si è mantenuta pacifica e si è sciolta alle due verso la parte settentrionale della città.

La sostituzione delle targhette numerate che sul ponte indicano il punto dove fermarsi o dei bollini che attestano la nazionalità della vettura e il suo diritto ad accedere a un parcheggio riservato, è pratica quotidiana. Gli scambi commerciali avvengono in dinari. La musica, che risuona dappertutto, è serba. Mitrovica si presenta come un baluardo contro gli Albanesi a sud.

Nel centro di Mitrovica "giace" la Mahala dei Rom, che era uno dei più estesi e più antichi insediamenti dei Rom nell'Europa del Sud-Est. Oggi i suoi abitanti sono dispersi in ogni direzione, qualcuno in Serbia e Montenegro, altri nei paesi EU. Della Mahala rimangono scheletrici i muri delle case, che si stagliano all'orizzonte. La Fabricka Mahala è andata distrutta e saccheggiata, i suoi abitanti cacciati il 16 giugno 1999, sotto gli occhi di un inattivo contingente francese della KFOR. Lo scorso aprile, l'UNMIK e l'amministrazione comunale hanno siglato un accordo per la ricostruzione della Mahala. Celebrato come una vittoria e un passo verso la normalizzazione dei relazioni interetniche, l'accordo sta rivelandosi un regalo a due facce.

L'ultimo episodio di quella che appare un infinito intrigo politico, è la richiesta che una ONG internazionale ha fatto a Kofi Anan di sospendere l'immunità diplomatica per quegli ufficiali NATO responsabili della sistemazione e della sicurezza degli ex abitanti della Mahala. 700 di loro vivono nei campi per IDP (rifugiati interni) nel Kossovo settentrionale. In tre di questi campi sono stati registrati livelli di avvelenamento del sangue dei rifugiati, svariate volte superiori a qualsiasi standard internazionale. Un giornalista americano ha attribuito 27 morti avvenute in questi campi, molti bambini tra questi, agli effetti dell'inquinamento del suolo e dell'ambiente. I campi sono posti nelle immediate vicinanze delle miniere di Trepca, chiuse dall'amministrazione NATO nel 2000, a causa del pericolo costituito per le persone e l'ambiente.

Il caso ha sollevato l'attenzione dei media internazionali e i visitatori spuntano ogni giorno. Il leader del campo ha attaccato al muro dell'ufficio i biglietti da visita dei giornalisti e dei visitatori che sono passati di lì. Dietro al computer sulla scrivania, assomiglia ad un manager. Nello stesso giorno in cui sono andata lì, l'ufficiale dell'UNMIK gli sta promettendo una luna a cui non crede più: "All'inizio, ho dato fede a tutti, ma adesso non credo più a nessuno."

C'è chi ritiene sia sintomatica l'attenzione sviluppatasi attorno ai casi di avvelenamento del sangue, a pochi mesi dall'inizio dei negoziati sulla possibile indipendenza del Kossovo. Con la dimostrazione che l'amministrazione civile internazionale non è in grado di salvaguardare gli interessi degli abitanti non Albanesi del Kossovo.

La Mahala stessa è sulla linea del fronte. Collocata una volta nel centrodi Mitrovica, oggi si trova proprio sul confine tra l'area serba e quella albanese, ma nel territorio di quest'ultima, a sud dell'Ibar. Questo può spiegare perché i capi non siano particolarmente impazienti di tornare nel luogo d'origine dei loro antenati: se il Kossovo finisse per essere diviso, i Rom, tradizionalmente più vicini ai Serbi, si ritroverebbero improvvisamente dal lato sbagliato. Inoltre, il ritorno nella Mahala significherebbe la fine di un sogno accarezzato a lungo: la possibilità di chiedere la risistemazione in una nazione terza, che a molti appare l'unica salvezza da una storia di povertà e persecuzione.

"Non si parla più di Kossovo multietnico", dice un rappresentante di un'organizzazione internazionale che opera qui, "ma soltanto di coesistenza pacifica". "Se verranno risolti i problemi economici, lo saranno anche quelli politici", dice il mio poliglotta compagno di discussione. Considera un dovere patriottico per gli Albanesi della diaspora kossovara investire nel futuro del paese.

Chiedo al portiere del Grand Hotel cosa si aspetti dall'indipendenza. "Non lo so" è la sua risposta. Il suo collega dell'hotel Illiaria ha preoccupazioni differenti: I due alberghi, che appartengono allo stesso gruppo, saranno privatizzati. Oggi impiegano 700 persone, che dopo la privatizzazione di sicuro non saranno più di 250, così lui ritiene. Potrebbe significare la fine di una carriera durata 31 anni.

All'aeroporto di Slatina incontro degli Albanesi con passaporti tedeschi, ma soprattutto americani. I bambini parlano tra loro in inglese e quando si rivolgono agli anziani, usano l'albanese. Sulla valigia leggo l'etichetta Bronx, New York. Qui in Kossovo sono considerati a pieno titolo tra i pochi fortunati, quanti hanno avuto la possibilità di andarsene.

 
Di Daniele (del 08/12/2005 @ 11:07:24 in casa, visitato 1978 volte)
Rom kosovari lasciano campo tossico delle Nazioni Unite.
Centinai di Rom che hanno passato sei anni in un improvvisato campo kosovaro contaminato dal piombo, devono essere trasferiti in nuove case.

Dalla campagna di bombardamento della Nato nel 1999, i 560 Rom hanno vissuto vicino a una vecchia fonderia di piombo a Mitrovica.

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Il contingente francese della forza di pace ha iniziato la bonifica

La Svezia donerà 320.000 € per aiutare i Rom, la stessa somma donata dalla Germania.

Ora le autorità sperano di traslocare i Rom in un nuovo accampamento prima della fine dell'anno.

Rimarranno lì fino a quando i lavori di ricostruzione delle loro case originali, nella zona attorno a Mitrovica, non saranno terminati nel 2006.

I Rom furono costretti ad allontanarsi dalle loro case vicino alla mahala, dall'etnia albanese che li consideravano collaboratori dei serbi, alla fine del conflitto del 1999.

Emergenza medica.
"Queste persone sono state allontanate dalle loro case e hanno vissuto negli ultimi sei anni in un terreno abbandonato e nessuno si interessa veramente di loro," ha detto Per Byman, direttore dell'associazione umanitaria svedese sul sito web BBCNews.
I lavori dovrebbero iniziare la settimana prossima sulle case provvisorie su una ex base militare francese, ha detto il signor Byman.

Lo scopo è di trasferire i Rom lontano dalla fonderia di piombo, accusata per una serie di problemi di salute, specialmente fra i bambini.

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"I bambini nascono con disfunzioni, con arti mancanti ecc.," ha detto il signor Byman.

"Ora speriamo che la loro qualità di vita possa migliorare."

Una volta trasferiti, i Rom avranno accesso all'acqua calda, all'elettricità, formazione professionale e assistenza medica.

I livelli dell'avvelenamento da piombo fra i i Rom nei campi di Zitkovac, Kablare e Cesmin Luq sono attualmente qualificati come "un'emergenza medica acuta" dalle autorità mediche americane.
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Di Fabrizio (del 07/04/2006 @ 10:52:26 in Europa, visitato 1659 volte)

di: Vesna Peric Zimonjic su Roma_ex_Yugoslavia

BELGRADE, Apr 5 (IPS) - In migliaia che hanno abbandonato la Serbia dopo le guerre succedutesi negli anni '90 stanno per tornare, dove nessuno lo sa. Sono circa in 150.000 che hanno vissuto illegalmente nelle nazioni europee per anni.

La maggior parte di loro sono poveri ed illetterati, si sono occupati di lavori manuali all'estero quando è stato possibile, secondo i dati ufficiali. La maggior parte si è ritrovata in Germania, Svezia, Danimarca ed Italia.

Tra di loro, molti sono Rom, o di etnia albanese dalla provincia meridionale del Kosovo, o di etnia bosniaca sempre dal Kosovo o dal vicino Sangiaccato.

Le loro richieste di asilo sono state rigettate dalle autorità straniere, particolarmente dopo la caduta dell'ex presidente Slobodan Milosevic nel 2000. La scusa del rifiuto è diventata la fine delle ragioni [politiche] che erano alla base della loro fuga dalla madrepatria.

"Da quando vennero siglati i primi accordi sui rimpatri nel 2001, i cittadini di Serbia sono ritornati al ritmo di 8.500 all'anno" dice ai giornalisti Rasim Ljajic, ministero per i diritti umani.

Ljajic ha recentemente aperto un ufficio di accoglienza per rimpatriati all'aeroporto di Belgreado, dove in migliaia avevano già fatto ritorno negli anni scorsi. L'ufficio, che prevede la la presenza di due assistenti sociali e di un operatore della Croce Rossa, è stato reso possibile con lo stanziamento di 85.000 $ dalla Svezia.

"Ma la maggior parte di loro è gente che nessuno vuole" dice Danilo Rakic dell'OnG su diritti umani "484" di Belgrado: "Sono rimandati qua, ma non hanno un posto dove andare."

La maggior parte dei Rom di ritorno trova rifugio in catapecchie nel quartiere periferico di Novi Beograd [...] Sotto ai raccordi autostradali fioriscono dozzine di "villaggi di cartone" abitati da persone che si offrono per qualsiasi lavoro manuale.

Molti di loro parlano del rimpatrio come di una deportazione. In buona parte hanno avuto solo 48 ore di preavviso.

Un Bosniaco di Kosovska Mitrovica che si presenta come "H.P." lasciò il Kosovo nel 1996 e finì nei Paesi Bassi. La sua casa natale venne distrutta dai bombardamenti NATO tre anni dopo. Come non-Albanese, teme il ritorno in Kosovo, dove le minoranze non sono benvenute, nonostante la presenza di NATO e ONU.

"Dove posso andare? Non ci sono più case a Mitrovica. Non voglio andare a Pristina (la capitale), dove sarei circondato dall'etnia albanese, che non vogliono nessun altro attorno."

H.P. attualmente vive con la famiglia nella città meridionale di Novi Pazar nel Sangiaccato, ai confini col Kosovo. E' un'area a popolazione predominante di musulmani slavi o bosniaci. Come molti altri, non ha un lavoro.

Kadrija Mehmedovic, che guida l'OnG "Povratak" (Ritorno) sempre a Novi Pazar, dice che sorgono particolari problemi con i minori: un terzo di loro parla solo la lingua del paese da cui provengono, e spesso finiscono nelle scuole per bambini disadattati. Molti genitori decidono di non mandarli del tutto a scuola.

Circa in 40.000 sono stati deportati in Sangiaccato dal 2000" ha raccontato recentemente Mehmedovic ai media belgradesi. "Nel passato fuggivano dalla povertà, ma questa è tuttora presente."

Gli attivisti per i diritti umani puntano il dito contro le assurdità burocratiche nei paesi che hanno deportato gli immigrati. Ad esempio, nota Danilo Rakic: "Un componente di una famiglia si vede approvato il permesso di residenza, agli altri componenti viene rifiutato, così le famiglie preferiscono affrontare assieme la deportazione. Dietro, ci sono storie di matrimoni misti, che so Serbia e Macedonia. Succede che le coppie vengano separate e rimpatriate in diversi paesi."

Ma gli attivisti rimproverano anche la Serbia per fare poco o niente per chi viene rimpatriato.

"Si tratta di nostri concittadini e abbiamo l'obbligo di re-integrarli nella società." ci dice Sanja Mrvaljevic dell'ufficio EU in Serbia. "C'è necessità di sviluppare strategie, che sono totalmente mancanti."

Se non c'è una strategia, "ci resta solo la speranza" dice H.P.  (END/2006)


Visto che si è parlato di Serbia, da Zajedno/Insieme:

APPROVATO IL PROGETTO "AIUTO ALLA SCUOLA SPECIALE SVETI SAVA" A Maggio partirà il progetto "AIUTO ALLA SCUOLA SPECIALE SVETI SAVA", finanziato da "AIUTARE I BAMBINI", vedi qui

La Scuola speciale “Sveti Sava” ospita 98 bambini dai 7 ai 15 anni, quasi tutti rom, con patologie fisiche e psichiche; in particolare 10 sono audiolesi, 10 affetti da sclerosi multipla, 67 hanno ritardi mentali, 5 hanno la sindrome di Down, 6 sono autistici..
La scuola, su una collina, lontana dalle abitazioni, ha un ampio giardino, ben curato, ma vuoto. E’ una scuola statale, con programmi molto rigidi che non dan...

[continua]


 
Di Fabrizio (del 13/11/2005 @ 10:40:41 in conflitti, visitato 1808 volte)

Aggiornamenti:

1. su http://belfries.tripod.com/getleadoutpress78.htm è ripubblicato un articolo di Marek Antoni Nowicki, Ombudsman per il Kosovo, apparso sul maggior quotidiano della regione. Viene riassunto lo stato dei negoziati in corso, le complicazioni e le responsabilità delle parti in causa.

2. RADC report 8: Proseguono i test sui livelli di contaminazione dei campi profughi. Il 18 ottobre un'equipe USA ha visitato i campi di Kablare, Cesmin Lug e Zitkovac, limitandosi ad incontrare i responsabili dei campi. Invece sono stati misurati i livelli nella mahalla di Mitrovica. I restanti campi verranno controllati a breve e entro due settimane dovrebbero essere noti i risultati. Continuano le indiscrezioni sulla futura soluzione della mahalla di Mitrovica e la nuova sistemazione per chi si trova nel campo per profughi interno. L'intero articolo su http://belfries.tripod.com/getleadoutradreport.htm

Fonte: www.getleadout.cjb.net

(tutti i link sono in inglese)

 
Di Fabrizio (del 21/03/2006 @ 10:34:09 in conflitti, visitato 1908 volte)

Dal Kosovo, due documenti (AVVISO di lettura lunga e complicata):

  • la riflessione di Rand Engel, coordinatore dei volontari per la ricostruzione in Kosovo
  • la lettera aperta di Brahim MUSIĆ, Rom della diaspora e presidente dell'associazione Ternikano Berno

Sviluppi della diaspora della Mahalla di Mitrovica

Tema: Il nodo irrisolto della Diaspora nelle decisioni sulla Mahalla dei Rom può causare il ritiro dei dispersi interni (IDP) dalla partecipazione e dalla presa delle decisioni, e questo può danneggiare seriamente tutta la comunità. Le loro necessità sono da risolvere subito.

Retroscena del caso:
Il ritorno nella Mahalla di Mitrovica è stato tentato praticamente ogni anno, a partire dal 2000. Gli sforzi precedenti non hanno mai ottenuto risultati concreti e c'è a possibilità che nel 2006 si arrivi ad un risultato. La comunità internazionale e le municipalità procedono sulla base degli accordi siglati il 18 aprile 2005, che però non sono mai stati approvati dai rappresentanti IDP dei campi attorno a Mitrovica o dai residenti della ex Mahalla. Si registra un'iniziativa dei rappresentanti degli IDP, che richiede di essere ammessi ai tavoli negoziali che trattano il ritorno.

Proposta che è attualmente dibattuta seriamente dal "Gruppo Direttivo" - il comitato interagenzia responsabile del progetto di ritorno nella Mahalla. Il Gruppo Direttivo si è diviso tra chi ritiene la proposta 1) facilmente accettabile, 2) valida se ci fossero futuri negoziati, 3) quasi impossibile.

Nell'ultimo incontro del 3 marzo i rappresentanti degli IDP hanno espresso la loro insoddisfazione per:

  • l'inattività del comune all'interno del Gruppo Direttivo. Il comune avrebbe un ruolo attivo da assumere su diversi punti chiave, ma la mancata partecipazione induce gli IDP a credere di essere abbandonati a se stessi;
  • non si tiene conto degli interessi degli ex residenti della mahalla, la maggior parte dei quali è oggi dispersa in altre nazioni. La loro preoccupazione è che tutta l'area venga riconvertita ad altri scopi oppure abbandonata e che gli ex residenti siano obbligati ad accettare condizioni vessatorie per il loro ritorno.

Ci sono preoccupazioni temporali: la ricostruzione nell'area dovrebbe partire il 1 aprile. Inoltre, i finanziatori si ritroveranno a convegno a Mitrovica il 27 marzo. Per questo continuano gli incontri tra il Comitato Direttivo e i rappresentanti dei RAE (Rom, Askali ed Egizi) che attualmente sono sparsi nei campi profughi.

In ogni caso, la ricostruzione partirà con o senza un accordo in tal senso. Nel 2006 il programma prevede circa 57 case su terreno privato e due appartamenti su terreno municipale accanto all'istituto di agricoltura.

Le urgenze:
I rappresentanti degli IDP al momento possono ricercare un accordo ragionevole per quelli che sono dispersi nei campi profughi interni. Non hanno alcun mandato e mancano di rapporto con la comunità della diaspora. Dati i tempi pressanti, si trovano di fronte due scenari:

  • se riuscissero ad ottenere un accordo congiunto col comune e il Gruppo Direttivo, molte delle loro richieste del 18 aprile 2005 verrebbero incorporate nel piano d'azione. Tra queste, contratto d'affitto per gli abitanti della mahalla con scadenza a 99 anni, riconsegna delle case agli ex abitanti anche in assenza di documenti originali. La cooperazione tra finanziatori e comune assicurerebbe eque condizioni di ritorno.
  • in mancanza di accordo, i finanziatori della ricostruzione sarebbero comunque tenuti a provvedere alla ricostruzione, ma non ci sarebbero garanzie per gli ex abitanti della mahalla. Le ipotesi più probabili sarebbero che il comune assegnasse queste case a nuovi proprietari, piuttosto che divisioni e tensioni nella comunità per poter ritornare alle case originali.

Presupposti:

  • questo è il migliore anno per avere progressi nella mahalla;
  • molti finanziatori sono stanchi di dover continuamente cambiare i piani esistenti ed hanno perso la fiducia nel fatto che le cose possano migliorare. Credono che non riusciranno mai raggiungere un accordo coi rappresentanti degli IDP;
  • alcuni finanziatori minacciano di ritirare i loro soldi se non vedranno significativi processi;
  • molti di quanti vivono la diaspora e che provengono dalla mahalla, comprendono la tragedia di vivere in campi per profughi interni, e sono pronti ad accettare qualsiasi ragionevole accordo che permetta di fare ritorno nella mahalla;
  • altri viceversa hanno interesse nel bloccare ogni accordo, perché questo accelererebbe la loro espulsione dai paesi dell'Europa occidentale;
  • non c'è tempo ulteriore. L'accordo va siglato entro questo mese;
  • i componenti della diaspora sono vari, dispersi e i loro interessi non sempre coincidono. Il problema è come rappresentarli unitariamente ed in modo appropriato.

Interessi della diaspora contro interessi degli IDP
Si stima che sino al 1999 vivessero 8.000 persone nella mahalla di Mitrovica. Poco meno di 700 sono nei campi IDP in Kosovo. Il resto sono dispersi, buona parte in Serbia e Montenegro, e molti di più nei paesi dell'Europa occidentale. Tra loro ci sono interessi divergenti. I 700 nei campi IDP vivono in condizioni deplorevoli e hanno una fortissima necessità di migliorare la loro condizione. Possono anche accettare il compromesso di andare a vivere in case in affitto, pur di no restare nei campi. I compromessi non sono mai desiderabili: si può pensare che siano un ricatto, ma verrebbero accettati, anche al costo di perdere la proprietà della loro casa.

Il popolo della diaspora ha meno ragioni per cedere a compromessi. Vivono più o meno sicuramente altrove. Molti probabilmente non hanno intenzione di ritornare a Mitrovica - almeno nei prossimi anni. Vedono qualsiasi compromesso come una violazione dei loro diritti umani fondamentali (diritto al ritorno, alla proprietà, minaccia di rimpatrio forzato).

Soluzioni proposte:

  • IDP: i loro rappresentanti hanno chiesto che i Rom della diaspora nominino propri rappresentanti, in tempo utile per la chiusura dei colloqui preliminari.
  • Diaspora: Brahim Music suggerisce la formazione di una commissione che coinvolga le OnG dei diversi paesi. Un primo incontro si è già tenuto a Bruxelles ed un altro si terrà entro fine mese a Vienna. E' un'opzione che comprende la partecipazione di un ampio spettro della diaspora, ma che necessita di tempi più lunghi.
  • Gruppo Direttivo: da parte loro vorrebbero dividere la trattativa tra il settore est e quello ovest della mahalla, senza intervenire nel settore ovest finché non sia risolta la questione della rappresentanza della diaspora. La proposta può essere accettata anche dai rappresentanti degli IDP - che però chiedono: 1) una presa di posizione dai Rom della diaspora, 2) la presa d'atto da parte di questi ultimi che nel frattempo si inizierà ad operare nel settore est, 3) la comprensione dei diversi attori (istituzioni, comunità internazionale, finanziatori) e l'impegno che la mahalla potrà ritornare ai legittimi abitanti.

Se fosse possibile da parte dei componenti della diaspora, di promuovere una visita non ufficiale di una propria delegazione, questo sarebbe di grande aiuto. Si potrebbe anche organizzare una conferenza telefonica a cui prendano parte componenti della diaspora.

Questioni irrisolte:

  1. Chi parlerà a nome della diaspora? Quanto e come potrà dirsi rappresentativo?
  2. Se il Gruppo Direttivo ed assieme gli altri soggetti locali ed internazionali coinvolti, garantissero di non intervenire nel settore ovest della mahalla sino al coinvolgimento di una delegazione della diaspora, questo sarà sufficiente perché nel frattempo i Rom delle comunità all'estero avvallino il ruolo di mediatore sin qui assunto dai rappresentanti degli IDP?
  3. La diaspora potrà accettare che nel frattempo inizi la ricostruzione nel settore est? Questo non li porterà viceversa ad appellarsi all'accordo del 18 aprile 2005?

Attualmente, i piani approvati prevedono la ricostruzione delle case distrutte a tutti gli ex residenti, indipendentemente dalla dimensione delle case, o che fossero in affitto o di proprietà. I Rom confinati nei campi sono disposti ad accettare di ottenere casa anche in località  e condizione diversa dalla loro provenienza. Non è una soluzione ottimale, ma il Gruppo Direttivo ritiene che questo compromesso potrebbe smuovere le resistenze del comune.

Conclusioni:
Il tempo a disposizione è quasi scaduto. Certo, sarebbero stati invece necessari mesi per lavorare a questa fase, ma non è così. I finanziatori e gli amministratori (UNMIK, OnG, comune) mostrano sempre più la loro impazienza, ma anche per gli IDP è così. Il ruolo della diaspora verrà tenuto in conto, se si dimostrerà capace di accelerare il processo di ritorno.

Rand Engel
Balkan Sunflowers


Da: Ing. Brahim MUSIĆ
President of the NGO «Ternikano Berno»

Clichy-sous-Bois

FRANCE

To: Mrs. Laurie WISEBERG Minority Rights Adviser & Executive Officer for Return to Roma Mahalla Project

Mrs. Els de GROEN, MEP

Mrs. Anastasia CRICKLEY, Special Representative of OSCE Chairmanship

Mr. Yves DOUTRIAUX, Ambassador of France at OSCE

Mr. Nicolae GHEORGHE, OSCE/ODIHR Adviser on Roma and Sinti Issues

Mr. Rudko KAWCZYNSKI, President of ERTF

Mr. Bashkim IBISHI, President of ERTF’s Kosovo Commission

Mr. Rand ENGEL, Coordinator Volunteers for Social Reconstruction

Signore e Signori

Come Rom di Mitrovica, che vive in Francia da oltre tre decadi, sono profondamente preoccupato per gli ultimi sviluppi nella mia città. La Rromani Mahlàva, lo storico quartiere dove vivevano oltre 8.000 Rrom, Askali e Balcano-Egizi, è stato svuotato dai suoi abitanti da oltre sei anni. La maggior parte di loro è in esilio nell'Europa occidentale. Circa 700, i meno fortunati, dal 1999 sono confinati nei capi della parte settentrionale della città, in un'area altamente pericolosa, causa l'inquinamento da metallo di tutta la zona. Sono tutti fatti a voi noti, per cui il mio scopo non è di informarvi, ma piuttosto portare la vostra attenzione sui rischi attuali. In realtà, la disastrosa situazione di questi 700 IDP è stata internazionalmente discussa, - più come si trattasse di uno "scoop", mentre i rischi erano già noti sei anni fa, - ed ora il dibattito si sta accelerando, avviandosi verso la confusione totale. Nella fretta di spostare gli IDP dall'area contaminata, sono apparse due opzioni: a) una caserma dismessa, inappropriata perché posta sulla stessa area contaminata, b) il ritorno nella Mahlàva. Proprio su quest'ultima ipotesi vertono le mie osservazioni:

Sin dal 2002, diverse OnG rromani con sede in Francia, hanno proposto una serie progetti per assicurare, in fasi diverse, un ritorno sicuro e sostenibile dei rifugiati e degli IDP del Kosovo. E' la nostra personale esperienza che insegna come spesso, il ritorno debba essere preparato e guidato, incluso quei rari casi, - come la Francia - dove i richiedenti asilo Rrom dal Kosovo sono stati garantiti dallo status di rifugiati. In molti farebbero ritorno volontariamente,. Nondimeno, nessuno dei loro progetti ha ottenuto l'attenzione dei finanziatori.

Con la crisi della contaminazione ambientale a Mitrovica nord, il tema del rimpatrio ha invaso la discussione. Ma se agissimo nel senso sbagliato? Cioè, l'inquinamento dei campi profughi è una questione prettamente umanitaria, e come tale dev'essere affrontare ed urgentemente risolta. invece, il rimpatrio e "la ricostruzione della Mahlàva" sono più un processo politico, da affrontare in fasi differenti e senza precipitazione, pena il fallimento e probabili conflitti. Per questo, occorre definire cosa sta accadendo a Mitrovica. La mia opinione - condivisa da tutti i Rrom con cui mi sono consultato - l'intero processo altro non sarebbe che una soluzione d'emergenza per i 700 IDP che sono in pericolo di vita. Riguarda esclusivamente la rilocazione di queste famiglie, senza dover dipendere da quelle che fossero le loro precedenti proprietà o la ricostruzione della Mahlàva nel suo complesso (prego notare che il 90% degli ex abitanti è rifugiata all'estero e quindi non coinvolta).

Per quanto le famiglie che vivono nei campi per IDP si trovino in una situazione senza via di scampo, non hanno ritenuto di prendere una posizione netta sul piano di rilocazione proposto, perché sanno di non poter decidere a nome dei loro ex-vicini e di potersi trovare nella situazione di ledere i diritti ed interessi di questi ultimi. Preoccupazione comprensibile e condivisibile, che trova d'accordo anche i rifugiati di Mitrovica che appartengono alla diaspora, che si sentono esclusi dal processo di "ricostruzione della Mahlàva", e nel contempo sono a rischio imminente di rimpatrio forzato, quando questo non sia già avvenuto come nel caso della Germania.

Alcune tra la parti in causa nel processo di ricostruzione, richiedono il coinvolgimento della diaspora tramite uno o più rappresentanti. Con tutto il rispetto per quello che si chiama processo di autorappresentazione politica - che non sempre si è mostrato efficace - penso che questa strada sia inappropriata. Progetti ed interessi delle singole famiglie sono diversi. Talvolta variano tra gli stessi componenti di un gruppo familiare. In queste condizioni, non è possibile arrivare ad una rappresentanza univoca. Questa forma di coinvolgimento, d'altro canto, è in contrasto col diritto alla scelta libera e cosciente dei rifugiati, come riconosciuta dalle leggi e dalle norme internazionali. Per questo, diverse OnG, esperti ed attivisti rromani hanno proposto la creazione di una Commissione che indaghi sui diritti di proprietà e sui piani riguardanti ogni singola famiglia che ha abbandonato Mitrovica dall'inizio del conflitto. Ciò permetterebbe il disegno di un piano urbano ed eviterebbe futuri conflitti sulle proprietà. E' un metodo che trova d'accordo gli IDP e la diaspora, perché assicurerebbe una soluzione a lungo termine. Ancora, non abbiamo ottenuto nessuna risposta dall'UNMIK. Siamo coscienti che la nostra proposta prenderà più tempo, ma è l'unica su cui si può fondare la ricostruzione del quartiere rromani di Mitrovica. Tra le varie ragioni, ne elenco tre:

  1. Prima che inizi la ricostruzione, è necessario identificare ogni possibile reclamo sull'area che verrà edificata. I documenti del catasto di Mitrovica sono incompleti e gli ex residenti (che siano in possesso di documenti che comprovino il loro status o viceversa ne siano sprovvisti) non sarebbero rintracciabili stramite una ricerca sul campo o incrociando i dati a disposizione.
  2. La Mahlàva si è progressivamente sviluppata nel corso dei secoli, senza seguire alcun piano urbano. Di questo c'è invece bisogno ora, quando se ne affronta la ricostruzione. Ragione ulteriore per coinvolgere gli ex residenti nelle scelte che competeranno le unità abitative e le infrastrutture.
  3. Il ritorno dev'essere affrontato come un processo globale. Soddisfare esclusivamente il  bisogno di alloggio, non è sufficiente per programmare un ritorno sostenibile, se non è accompagnato da misure che riguardino l'occupazione, i servizi sociali, la scuola ecc. Nel passato , molti Rrom della Mahlàva campavano di piccole e medie attività commerciali. Come ricordavo in precedenza, gli IDP confinati nella parte nord della città, tornerebbero in una situazione di estrema deprivazione sociale, economica e sanitaria, e non sarebbero in grado da soli si assicurare al quartiere il necessario dinamismo economico. Per questo, l'ipotesi più probabile è che sarebbero obbligati a rivendere le loro case. Un piano globale e ragionato, inclusa l'opzione del ritorno degli ex residenti in esilio, darebbe maggior sicurezza sia in termini economici che di atmosfera generale.

Le attuali pressioni, in vista della conferenza indetta dai finanziatori il 27 marzo, non devono farci ulteriori fretta per una soluzione in tempi brevi. Certamente, è necessario raccogliere quanto necessario per finanziare la ricostruzione, ma ragionando in semplici termini economici, ogni investimento deve prevedere la successiva redditività. Colgo l'occasione per ricordare che il prezzo delle case nel quartiere è praticamente il doppio di quanto si vorrebbe stanziare. Siamo perfettamente consci che attualmente c'è un'incompatibilità tra una soluzione emergenziale per gli IDP e quella più a lungo termine della ricostruzione. Ma questi due nodi estremi non possono essere separati. Dobbiamo per forza proseguire secondo una logica che preveda tempi diversi: prima gli IDP e poi i rifugiati che sceglieranno il ritorno. Più breve sarà il tempo che intercorre tra queste due fasi, più avremo la certezza di un ritorno sostenibile. Per tutte queste ragioni, caldeggio la Commissione che abbiamo proposto, a fronte di un esplicito mandato e che entri in funzione prima che la ricostruzione abbia inizio. Le ragioni sono tanto pratiche quanto politiche. Quanto qui proposto no solo raccoglie il parere favorevole dei diretti interessati -  gli stessi Rrom - ma assicura anche l'esperienza e la pratica maturata da me e dai miei colleghi. Per questo, chiediamo il vostro appoggio istituzionale finanziario.

Siamo naturalmente disponibili al dialogo e a fornire tutte i chiarimenti e le spiegazioni necessarie.

Brahim MUSIĆ
 
Di Fabrizio (del 03/04/2006 @ 10:31:19 in casa, visitato 1591 volte)

Fonte: UNMIK, il portavoce Neeraj Singh (riportato da Kosovo_Roma_News)

29 Marzo 2006: E' iniziata la rilocazione degli IDP Rom, Askali ed Egizi dai tre accampamenti di Mitrovica verso quello di Osterode, più sicuro. Sono 47 le famiglie già trasferite dai campi di Kablar e Cesmin Lug, che saranno raggiunte da altre 14 famiglie. Il trasferimento avviene in tutta tranquillità e senza incidenti, grazie alla collaborazione di tutte le parti in causa. Trattasi di misura d'emergenza transitoria per motivi sanitari ed ambientali. E' altresì iniziata la ricostruzione della Mahala dei Rom, per permettere il ritorno a  casa di quanti sono dispersi in Kosovo e all'estero.

Rif: la situazione due settimane fa.

 
Di Fabrizio (del 07/09/2006 @ 10:10:34 in Europa, visitato 1594 volte)

NEW YORK, 1 settembre 2006 - L'ex inviato delle Nazioni Unite in Kosovo ha accolto con favore l'inizio del trattamento medico delle Persone Disperse Internamente (IDPs) che soffrono di avvelenamento da piombo (vedi ndr.) nella parte nord della provincia.

Il Kosovo, [...] porta ancora le cicatrici della guerra tra Kosovari albanesi e serbi di sei anni fa.

Durante il suo primo giorno di insediamento, Joachim Rucker, inviato speciale dell'ONU e a capo dell'Amministrazione Provvisoria UNMIK, afferma che a partire da oggi l'Organizzazione Mondiale della Sanitàè in grado di fornire trattamento medico agli IDPs trasferiti in campi raccolta dell'ONU più salubri.

Circa 600 IDPs, Rom, Ashkali ed Egizi sono stati trasferiti dall'inizio dell'anno al campo Osterode dai campi contaminati dal piombo: Cesmin Lug/Llugë, Žitkovac/Zitkovc,e Kablare/Kablar. Gli ultimi due campi son già stati chiusi, rimangono 148 persone a Cesmin Lug/Llugë.

Rucker ha salutato quanti hanno concordato il trasferimento a Osterode per la salute dei loro figli, mentre è iniziata la ricostruzione delle loro case nella Mahala di Mitrovicë/a nel Kosovo settentrionale.

"E' stato un capitolo doloroso nella storia degli IDPs coinvolti, sbattuti in campi non igienici e in condizioni di sopravvivenza estreme" ha detto, facendo appello a quanti sono ancora a Cesmin Lug/Llugë perché si trasferiscano a Osterode appena possibile.

L'UNMIK ha agito in cooperazione con l'Alto Commissariato per i Rifugiati e World Health Organization (WHO), il Fondo ONU per l'Infanzia, assieme a diverse OnG.

Gli esperti della sanità affermano che i bambini sono particolarmente vulnerabili all'inquinamento da piombo. Subito dopo che i Rom erano stati "alloggiati" in quei campi, l'ONU aveva fatto la scoperta che si trattava di aree contaminate. I rapporti della missione ONU e di WHO del 2000, richiedevano l'immediata rimozione di quanti fossero accampati lì.

Prima che fosse inaugurato quest'anno, Osterode era stato ripulito ed organizzato dall'UNMIK, e testato dagli esperti di inquinamento. Ai nuovi residenti è stato offerto quanto dei loro beni non hanno potuto portare dai campi di provenienza, perché contaminato e sono state anche create opportunità di lavoro.

Molti degli IDPs provengono dalla Mahala andata distrutta nel 1999, quando le truppe ONU cacciarono le forze Yugoslave, in una situazione complicata di abusi e conflitti tra Serbi, Albanesi ed altre comunità etniche. Fu allora creata l'UNMIK in seno al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, per amministrare la provincia.

Per quanto il Kosovo sia tecnicamente parte della Serbia, solo il 5% della [rimanente] popolazione è Serba, mentre il 90% è Albanese. Protetti dall'UNMIK, i Serbi vivono in enclave circondate da Albanesi.

La fonte maggiore di inquinamento a Mitrovicë/a è la miniere di Trepca, costruita nel 1927. La fonderia accanto a Zvecan aprì nel 1939. La fonderia e tre enormi dighe concentrano l'inquinamento in quell'area specifica di Mitrovicë/a.

La fonderia venne chiusa nel 2000 per ridurre i rischi sanitari dell'inquinamento. Ma il piombo presente nell'ambiente non si annacqua col tempo, rimane nel suolo, nell'acqua, nella polvere e nel cibo. Le dighe rilasciano costantemente i resti del piombo, e l'inquinamento viene portato dal vento verso Mitrovicë/a, Zvecan e le aree adiacenti

Hana Klimesova,, psicologa e volontaria ONU, ed Elizabeth Morfaw, Coordinatrice Della Valutazione Di Rischio per la Salute hanno elaborato con la WHO una ricerca sull'impatto da esposizione al piombo della salute dei bambini.

"Ci siamo focalizzati sui bambini tra i 24 e 36 mesi di età, quelli nati dopo la chiusura della fonderia, la maggior fonte di inquinamento a Mitrovica. Se il pericolo è finito, come piace pensare ai residenti nell'area, questi bambini non dovrebbero mostrare livelli significanti di piombo nell'organismo" spiegano.

L'organismo assorbe il piombo attraverso bocca, naso e pelle. Le madri esposte al piombo possono contaminare i feti attraverso la placenta oppure i neonati tramite l'allattamento.

"Il 99% del piombo assorbito da un adulto viene espulso attraverso l'urina e le feci, ma solo il 32% del piombo assorbito da un bambino viene espulso," spiega Klimesova.

"Inoltre, spesso mettono le mani in bocca dopo aver giocato con la terra, entrando così in contatto più diretto col piombo presente al suolo o nella polvere," dice Morfaw.

I risultati dell'inquinamento da piombo: danni al cervello e ai nervi, alterazione del linguaggio, problemi uditivi, detrimento dell'abilità mentale e delle capacità cognitive, riduzione della crescita, alta pressione, iperattività e atteggiamento antisociale, tra gli altri.

L'OnG Refugees International accusa l'UNMIK di aver aspettato oltre un anno, prima di trasferire gli IDPs dai campi contaminati. Per questo, è stato necessario muovere i legislatori e i diplomatici USA [...]

"Gli standards per l'industria mineraria devono essere fatti propri dall'UNMIK e dai futuri governi," continua Refugees International.

Ad agosto 2005, la Commissione Indipendente per Miniere e Minerali concesse il permesso di riaprire 18 miniere, incluse 5 a Trepca, che sono sospette dell'inquinamento nei campi. Riapertura che ha significato promesse di sviluppo economico ad una popolazione che per il 70% è disoccupata. Nel 1980 le miniere impiegavano 20.000 addetti e rappresentavano il 70% del fatturato minerario Yugoslavo.

Refugees Internation vuole richiamare la Banca Mondiale e l'Agenzia Europea per la Ricostruzione ad impegnarsi per una bonifica complessiva dei siti a Mitrovica Nord, come previsto nel rapporto UNMIK a novembre 2000.

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Fonte: Kosovo_Roma_News

 
Di Fabrizio (del 07/06/2007 @ 10:04:02 in conflitti, visitato 2061 volte)

Da Kosovo_Roma

Cari amici di roma-kosovoinfo, questi gli aggiornamenti sul nostro sito
News

04 Giugno 2007
Amnesty International "estremamente preoccupata" sui ritorni forzati in Kosovo
Nel suo rapporto, Amnesty International (AI) ammonisce sui ritorni forzati delle minoranze etniche in Kosovo. L'organizzazione è "estremamente preoccupata" su come alcuni stati europei stiano preparando deportazioni in Kosovo, anche se il conflitto politico sullo status della provincia può portare a rinnovate violenze, secondo AI. "Sinora, né l'UNMIK (l'Amministrazione ad Interim ONU) né l'attuale PISG (Istituzioni Provvisorie di Auto Governo) sono state capaci di garantire un sicuro sviluppo in cui i membri delle minoranze possano ritornare in sicurezza e dignità", dice AI. Secondo sue stime, dal luglio 1999 oltre 235.000 Serbi, Rom e membri di altre minoranze etniche hanno lasciato il Kosovo. Solo il 6% ha fatto ritorno. Il rapporto completo è disponibile nella sezione "Documenti":
http://www.roma- kosovoinfo. com/index. php?option= com_content&task=view&id=22&Itemid=35#Forced% 20Returns

28 Maggio 2007
L'ONU continua ad ignorare la richiesta di giustizia per i Rom kosovari
A nome dei 158 Rom IDP (Persone Internamente Disperse) il Procuratore Dianne Post ha compilato un reclamo contro l'ONU nel febbraio 2006. Dalla distruzione dell'insediamento a Mitrovica sud nel luglio 1999, i Rom vivono in campi, costruiti su terreni altamente contaminati. I campi hanno continuato ad esistere sino all'aprile 2006, sotto la supervisione delle Nazioni Unite, nonostante fossero riportati livelli estremi di contaminazione da piombo. Dianne Post chiede supporto, dato che sinora l'ONU non ha risposto al reclamo.
http://www.roma- kosovoinfo. com/index. php?option= com_content&task=view&id=131&Itemid=1

24 Maggio 2007
Rapporto 2007 di Amnesty International: Discriminazione sulle minoranze in Kosovo
Secondo il rapporto annuale di Amnesty International, che copre lo stato dei diritti umani in 153 paesi, le minoranze etniche continuano a fronteggiare serie discriminazioni nella provincia serba del Kosovo. Atti di violenza che sono motivati da odio etnico sono difficilmente perseguiti, il numero di quanti hanno fatto ritorno in Kosovo rimane basso. Quanti sono stati rimpatriati a forza dagli stati membri EU non ricevono supporto dalle autorità pubbliche, critica AI.
http://www.roma- kosovoinfo. com/index. php?option= com_content&task=view&id=133&Itemid=1&lang=en

Media

AFP: Roma minority demands to be part of Kosovo status negotiations, 29.5.2007
http://www.dzeno. cz/?c_id= 14462

"Building a new beginning - The return to Roma Mahala", in: UNMIK, Focus Kosovo, March 2007.
http://www.unmikonl ine.org/pio/ fokus_kosovo_ eng.htm

Documenti

Amnesty International: Kosovo (Serbia). No Forcible Return of Minorities to Kosovo, Maggio 2007.
http://www.roma- kosovoinfo. com/index. php?option= com_content&task=view&id=22&Itemid=35&lang=en#Forced% 20Returns

 
Di Fabrizio (del 05/03/2007 @ 10:03:35 in conflitti, visitato 2138 volte)

Da Kosovo_Roma

TRANSITIONS ONLINE: by Jessica Meyers - 26 February 2007 (* riassunto lunghetto - meglio leggerlo offline)

MITROVICA, Kosovo - Saffet Ramic ha imparato dai tempi della guerra a viaggiare con un cacciavite.

In una polverosa strada di Mitrovica, tira il suo carro a lato della strada. Poi tira fuori il cacciavite dalla sua tasca destra. Svita le targhe con la registrazione del Kosovo e le pone all'interno.

"Così i Serbi non ci uccidono" dice semplicemente. E' concesso girare senza targhe in questa parte della città, visto che le targhe del Kosovo qui non sono accettate. Dopo diversi posti di blocchi, quando il carro torna in territorio albanese, riavvita le targhe.

"Così gli Albanesi non ci uccidono" dice Ramic, 30 anni, rivelando con la sua pelle color bronzo di non essere Serbo od Albanese, ma uno dei circa 30.000 Rom che sono parte dei 2 milioni di popolazione del Kosovo..

In una regione dove ad otto anni dal conflitto tra le forze serbe e gli Albanesi del Kosovo le tensioni etniche rimangono alte, Ramic naviga tra due mondi chiaramente definiti, anche se non appartiene a nessuno dei due. Come le targhe del furgone, Ramic svita ed avvita la sua identità secondo la necessità e convenienza.

Molti dei 150.000 Rom finirono in mezzo al conflitto del 1998-1999, quando erano considerati dagli Albanesi collaborazionisti dei Serbi, mentre l'armata serba li sgomberava dai villaggi dei kosovari albanesi. A migliaia finirono nei campi temporanei, dove sono tuttora. Oltre 120.000 lasciarono il paese prima dell'intervento NATO e della sconfitta dei Serbi, con il successivo protettorato ONU in Kosovo.

Come risultato del conflitto, molti Rom -termine a cui vanno aggiunti gli Askali di lingua albanesi e quelli che si chiamano Egizi - hanno adattato la loro identità per sopravvivere. Anche se Ramic si considera Rom, in qualche caso è più sicuro per lui dichiararsi Askali.

Rimane incerto quando la regione riguadagnerà abbastanza stabilità perché Ramic possa dichiararsi senza problemi e i Rom facciano ritorno alle loro case.

Si attende quest'anno un accordo finale, secondo il quale il Kosovo diventerebbe uno stato indipendente, un trionfo per gli Albanesi, ma una perdita devastante per i Serbi. In una terra dove tutti rincorrono una loro identità, i Rom - senza nazione e coesione - vivono sul punto di rottura. Molti chiedono soltanto di tornare a casa.

STORIA RIVISSUTA

Con l'indipendenza e possibili ulteriori violenze. i Rom sono impauriti, disillusi e stanchi di essere in mezzo ad una guerra che non gli appartiene. Per questa minoranza, lo status del Kosovo è solo un'altra occasione per vuote promesse ed ulteriori dispersioni.

Ramic annuisce ad un uomo in uniforme blu. Rallenta il furgone e si prepara a parlare albanese. Se il poliziotto è un Albanese, oggi Ramic sarà Askali. Il poliziotto guarda i documenti e riconoscendo la pronuncia di Ramic, gli si rivolge in serbo. Il Rom risponde con un sospiro trattenuto.

Diversi kilometri più tardi, il carro si ferma di fronte al ponte che connette la Mitrovica settentrionale alla sua controparte albanese del sud. "Non voglio andare da quella parte," dice Ramic guardando la simbolica divisione sul fiume Ibar. Parcheggia a diversi metri dal ponte ed aspetta.

Situata nella parte più settentrionale del Kosovo, il confine con la parte serba di Mitrovica è considerato una delle aree più a rischio violenza. In una città dove una divisione tangibile separa un'etnia dall'altra, tanti i Serbi a nord che gli Albanesi a sud, sono particolarmente sensibili sulle conseguenze della possibile indipendenza del Kosovo.

PRESI IN MEZZO

"Noi siamo il ponte ed ognuno ci passa sopra," dice un altro Rom, Dzafer Micini, 38 anni, seduto sul pavimento della sua casa di tre stanze a Kosovo Polje. Ricorda le rovine fumanti delle case dei suoi vicini, quando cinque anni fa gli Albanesi attaccarono la città.

Il villaggio è un obiettivo sensibile a causa della grande battaglia che nel Medio Evo vide l'esercito ottomano sconfiggere i Serbi, un evento che tuttora genera passioni nazionaliste tra i Serbi. I musulmani Albanesi sono visti come discendenti dell'oppressore Turco. L'enclave serba conta circa 15 famiglie Serbe e cinque case Rom. Micini teme che gli Albanesi vogliano bruciare il villaggio a predominanza serba e sta disperatamente cercando di vendere casa. Come molti Rom, d'altronde, non ha i documenti giusti per farlo.

"Non possiamo essere agnelli tra i lupi," dice, gettando uno sguardo al suo figlio più giovane che gioca con le decorazioni festive in un angolo. La nera stufa a legna riscalda la stanza vuota, illuminata dalla luce elettrica. Dice che si preoccupa di mandare i suoi figli al mercato. "Albanesi e Serbi sono falsi. Quando hanno bisogno di noi per combattere ci dicono fratelli. Se no, dicono 'Zingari, andatevene.'"

Micini è stato fortunato. Scappato in Serbia durante la guerra, la sua casa era una delle poche ancora in piedi quando ritornò al villaggio un anno dopo.

Quando ci furono i disordini nel marzo 2004, Micini non era a casa. Era a Pristina con diversi altri parenti maschi. Non poteva tornare da sua moglie e dai figli a Kosovo Polje, distante 12 kilometri e non vuole rivivere quel senso di impotenza per la terza volta. Se i Serbi che popolano il villaggio saranno forzati ad andare, dice, ai Rom non rimarrà altra scelta che partire pure loro.

Molti Rom ora vivono nelle enclave serbe, piccoli villaggi persi nel Kosovo dove il cirillico prende il posto dell'alfabeto latino usato dagli Albanesi. Durante il brutale decennio di Slobodan Milosevic che restrinse la libertà dei Kosovari albanesi, persino i Rom avevano diritti non concessi all'etnia albanese, che costituiva circa il 90% della popolazione.

Quando la Missione ONU in Kosovo (UNMIK) prese il controllo della provincia e stabilì un governo provvisorio guidato dai Kosovari albanesi dopo la guerra, i Rom si ritrovarono dispersi e disprezzati, incapaci di costituirsi come gruppo che rivendicava i propri diritti. Divenne soltanto marginalmente più sicuro identificarsi come Askali di lingua albanese.

In una regione popolata da Rom che si dichiarano Askali, la guerra e le continue violenze hanno creato una variazione nell'auto-definizione. Ora ne i Rom ne gli Askali sono realmente al sicuro. Tutti subiscono le conseguenze della guerra.

"Molti sono diventati Askali durante la guerra" dice Akif Mustafa, 48 anni, un Rom dell'enclave serba di Plemetina. Disegna un cerchio nell'aria. "Questo è il circolo del pane. Il pane si sta rompendo in pezzi," dice, simbolizzando la creazione dei Rom, Askali ed Egizi. "Ma, vedi, è solo del pane spezzato. Siamo tutti Rom e siamo sempre i più poveri."

INTOSSICAZIONE E RILOCAZIONE

I Rom sono il gruppo di minoranza più povero del Kosovo, agli ultimi posti nella scolarizzazione e col più alto tasso di disoccupazione. Oltre un terzo vive in estrema povertà, paragonato al 4% dei Serbi e al 13% degli Albanesi, secondo un rapporto del Programma di Sviluppo ONU.

Con pochi soldi e nessun posto dove andare, molti non hanno potuto lasciare la regione dove le loro case sono state date alle fiamme nel 1999. Quanti non hanno potuto andare in Germania o scappare in Serbia sono finiti nei campi ONU. Otto anni dopo, la maggior parte è ancora lì.

"Per gli Zingari è peggio adesso che durante l'Olocausto" dice Paul Polansky, fondatore della Fondazione dei Rifugiati Rom del Kosovo e studioso amatoriale dei Rom. Polansky recentemente ha condotto 100 interviste orali a Rom sopravissuti all'Olocausto e dice che l'attuale situazione per i Rom del Kosovo è una pari atrocità.

In nessun altro posto la sofferenza dei Rom in Kosovo è più evidente che nel campo per rifugiati inquinato dal piombo nella parte nord di Mitrovica.

Uno di loro, Cesmin Lug, si trova al limite della parte serba di Mitrovica. Cumuli di metallo, da cui ha origine il piombo, percorrono il campo di baracche di latta.

La casa di Sebiha Bajrami è dipinta di rosa e giallo. All'interno, due donne lavorano una pasta e la pongono sulla stufa che riscalda le due stanze. La loro è una delle 40 famiglie che hanno scelto di vivere nel campo contaminato, invece che nel nuovo campo dall'altra parte della strada. Chiamato Osterode, è la soluzione ONU alla contaminazione da piombo nei tre campi per i dispersi interni (IDP).

"A Cesmin Lug c'è inquinamento da piombo e a pochi metri c'è Osterode, ma è lo stesso" dice Bajrami, 35 anni, che non crede alle assicurazioni delle autorità che il campo di Osterode sarebbe più salubre. "Al limite a Cesmin Lug abbiamo l'acqua ed è più pulito, perché c'è meno gente e vengono fatte le pulizie." Nel campo ci sono attualmente 166 persone, comparate ai 43 di Osterode.

Lo scetticismo di Bajrami nasce anche dal fallimento dell'UNMIK nel recepire le preoccupazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) sui livelli dell'inquinamento nel 2000. La WHO ha ripetuto che l'esposizione all'aria, all'acqua e al cibo, porta a danni irreversibili al cervello. Le conseguenze sono più profonde per i bambini.

Bajrami, che è anche una giornalista rom per la locale stazione radio serba, ha contribuito alla creazione di un'organizzazione femminile che produce tovaglie e tessuti. [...] Ma la situazione interna non varia.

"Questo sarebbe il nostro quarto campo e siamo stanchi di tutti i campi," dice. "Vogliamo tornare alle nostre case, non Osterode."

Qui non è più salubre e sicuro. Quando Bajrami deve avventurarsi nella parte sud di Mitrovica, prende determinate precauzioni. Non si riferisce mai a se stessa come Rom e parla solo albanese.

Una volta, ricorda, fu accostata da un Albanese che aveva riconosciuto il suo nome. Era lei la ragazza che leggeva le notizie in serbo, le domandò. "Sì," rispose. "Sono la schiava che legge le notizie di altre persone. Trovami un altro lavoro da fare."

Bajrami spera un giorno di aprire una stazione radio rom, una che suoni musica rom tradizionale e si occupi di politica dei Balcani. Ma prima, come tutti nel campo, vuol fare ritorno a casa.

IL CICLO DELLA DIMENTICANZA

Una barriera con un pesante cancello, separa Bajrami e il resto di Mitrovica da Osterode, il nuovo campo dichiarato dall'UNMIK "libero da inquinamenti".

Una guardia albanese osserva dal suo piccolo chiosco. Riconoscendo il camion bianco della Norwegian Church Aid, apre il cancello senza le solite procedure e domande. La OnG norvegese ha preso in carico la gestione del campo, una serie di baracche bianche e un edificio più alto.

Nonostante i colori vivaci dei vestiti e delle tovaglie, il campo ha l'influsso austero di una base militare francese. L'asfalto sostituisce il fango dall'altra parte del cancello.

I genitori accompagnano i bambini verso il presidio sanitario, un edificio di due stanze. Qui è iniziato il trattamento per quanti hanno sintomi di avvelenamento da piombo. La porta seguente, su una lavagna sono scritti "cane" e "gatto", qui c'è la scuola. Poi una scala conduce al centro femminile, dove si insegna igiene. Nonostante questi servizi, gli abitanti ripetono che quella non è casa loro.

"Non è cambiato niente," dice Skender Gusani, leader dei campi di Osterode, Cesmin Lug e Leposavic. "Quando la gente si è spostata a Osterode, ci furono promesse tante cose e niente è cambiato. Ci hanno promesso acqua corrente ed elettricità per tutte le 24 ore, e riscaldamento. Qui l'inquinamento è migliore, ma i bambini sono ammalati per le condizioni di vita."

Hasan Kelmendi, manager del campo per la Norwegian Church Aid conferma che la pressione dell'acqua è inconsistente e lo stesso vale per l'elettricità, ma questa è la situazione che vige in tutta Mitrovica. "Posso dire che la situazione a Osterode è migliore degli altri campi," aggiunge indicando i servizi igienici e la lavanderia.

Ad ogni famiglia è assegnato una piccola stufa elettrica, che serve a poco quando manca la corrente, dice Gusani, che poi descrive le situazioni in cui si accende un piccolo fuoco sul pavimento per scaldarsi.

Sono stanchi di vagare tra campi, regolamenti e cancelli. "Viviamo come animali," dice Gusani. "La sorveglianza controlla ogni nostra cosa. E' come vivere in un campo di concentramento."

Neville Fouche, coordinatore della Roma Task Force dell'UNMIK, dice che i cancelli sono più per la sicurezza che per ostruzione. Permettono all'agenzia di controllare che entra nel campo. Poi Fouche ritiene che bruciare le batterie, da cui estrarre il piombo, peggiora il problema dell'inquinamento dei campi.

Poi sottolinea che il nuovo campo di Osterode, che riunisce tre campi in uno, è una soluzione temporanea. "Non abbiamo intenzione di renderlo permanente," dice. "Questo è soltanto un centro di transito per condizioni mediche". Aggiunge che la meta ultima è il ritorno degli abitanti alle loro case.

IN MEZZO DA QUALCHE PARTE

Il suono gutturale delle sillabe tedesche collide con il tono lirico del romanes mentre Feruz Jahirovic apre la porta e saluta la sua famiglia, una delle nuove nel campo. A differenza di Jahirovic, che ha passato otto anni nei campi, nove membri della sua famiglia hanno vissuto gli ultimi 15 anni a Munster, Germania. Si dividono due stanze in un edificio di mattoni rossi.

Quella di Jahirovic è una del crescente numero di famiglie che hanno perso lo status di rifugiati all'estero e sono state forzate al ritorno. Il Consiglio d'Europa stima che oltre 1.000 Rom siano stati rimandati in Kosovo. Centomila, la maggior parte dalla Germania, sono a rischio di ritorno forzato. E' difficile per quei bambini interagire con i loro coetanei, dato che questi nuovi arrivi sono cresciuti in Germania e parlano tedesco. Arrivati ad Osterode un anno e mezzo fa, anche loro hanno lasciato una casa.

"Avevano una vita come altri ragazzi in Europa," dice Jahirovic, scuotendo la testa e guardando i nipoti, che parlano l'inglese meglio del serbo. "Ora che faranno? Cosa faremo?"

Il ritorno dei rifugiati ha aumentato la pressione sulle autorità internazionali per trovare un posto dove i Rom possano vivere. A Mitrovica, si stanno costruendo nuove case, al posto delle rovine.

Sono per quanti una volta vivevano nel quartiere rom.

Dal suo punto di vista Jahirovic guarda le nuove case che sorgeranno accanto al fiume Ibar a Mitrovica sud. Si ricorda di quando suo fratello aveva stanze spaziose, prima che una delle più ricche e vasta comunità rom fosse distrutta.

99 famiglie hanno fatto richiesta per 48 appartamenti, ma Jahirovic non è nella lista. Ha nove bambini, più di ogni altro ad Osterode. Il 70% degli occupanti di Osterode proviene dal quartiere rom dall'altra parte della città. Jahirovic invece viveva in un villaggio vicino che è stato dato alle fiamme [...]

"Dove andremo, a vivere per strada?" chiede riferendosi al 30% degli abitanti del campo che non sono originari del quartiere che una volta aveva 8.000 abitanti. Il Consiglio dei Rifugiati Danese si èimpegnato a ricostruire le case di quanti siano in possesso della documentazione adeguata che certifichi che vivevano nel quartiere di Mitrovica sud. Norwegian Church Aid intende costruire le case anche per quanti non hanno documentazione, ma questa iniziativa appare più incerta.

"In quanto minoranza, non mi importa chi comanderà in Kosovo. Mi interessano la libertà di lavorare, la sicurezza ed i miei bambini," dice Jahirovic guardando la recinzione del campo.

IL PROSPETTO DEL RITORNO

Sino all'anno scorso, l'unica evidenza di quel quartiere erano resti di pareti di mattoni e muri sbriciolati. [...] La ricostruzione della Fabricka Mahala - mahala è un termine turco per "quartiere" che ha lo stesso significato tanto in serbo che albanese - è il più grande progetto di ritorno dei Rom mai intrapreso nei Balcani, dice Fouche.

Per quanti faranno ritorno alla mahala, la sua posizione a Mitrovica sud significa un cambio di servizi e linguaggi. Quanti vivono nei campi ricevono i servizi sociali dal governo serbo ed anche i bambini frequentano le scuole serbe. Quanti faranno ritorno alla mahala dovranno andare nelle scuole albanesi e non riceveranno più aiuti dalla Serbia. Con queste incertezze alcuni Rom, come il loro leader Gusani, rifiutano di tornare nel loro vecchio quartiere.

"Mio figlio sarà in grado di continuare la scuola?" chiede Gusani esprimendo una preoccupazione di molti nei campi. "Avrò libertà di movimento da casa mia?" aggiunge, riflettendo sul fatto che la sicurezza dei residenti nelle enclavi serbe come Mitrovica nord non è garantita in territorio albanese.

Come Gusani, molti Rom hanno timore di ritornare nel quartiere da cui sono stati espulsi. Dice Fouche che la forza internazionale di pace controllerà ogni due ore l'area, ma Gusani nega che nessun gliel'abbia mai comunicato.

"Nessuno garantisce che i miei figli avranno un futuro sicuro," spiega così perché ha scelto di non fare ritorno alla mahala. Attraversa il confine sud in caso di riunioni, solo sotto scorta dell'UNMIK. Se deve andarci da solo, dice di provenire dal quartiere Askali. "Se torneranno Rom ed Askali, ci saranno violenze," dice risolutamente.

LE PAURE

Tina Gidzic, una donna rom di 20 anni, prova crampi allo stomaco quando guida verso il suo ex-villaggio, Dobrevo. La città ora è un cumulo di macerie osservabile dall'autostrada Pristina–Mitrovica. Lei nn ha speranze di ritorno. La sua famiglia continua a vivere in Kosovo, ma la casa ora è quella con suo marito a Niš la città serba più vicino al protettorato.

Memorie di guerra: la sua casa, come molte altre, fu distrutta nel 1999 quando aveva 13 anni e non è stata ricostruita. Gidzic ricorda di essere cresciuta col suono delle bombe e sua madre che le diceva di non uscire da casa. Suo fratello più giovane è nato a Preoce, una piccola enclave serba a 10 km. da Pristina dove sono fuggiti i suoi genitori e dove vivono tuttora.

"Sto diventando nervosa," dice, non riferendosi soltanto al suo villaggio, ma anche all'incerta situazione dello status del Kosovo. "Qui i Rom sono musulmani come gli Albanesi, ma non vogliamo entrare in urto con i Serbi," che sono ortodossi, ci spiega. "Viviamo tutto il tempo con i Serbi, ma loro dicono che stiamo aiutando gli Albanesi."

Anche se non sempre sono un bersaglio, ma si trovano sulla linea di fuoco, pensa Gidzic. "Quando gli Albanesi attaccano i Serbi, non sanno se una casa è serba o rom, così bruciano l'intero villaggio. E' così che la violenza ci colpisce."

Tina scende dalla macchina e rinchiude il cancello della nuova casa della sua famiglia, una struttura che apparteneva a suo nonno. Raggiunge sua madre, riscaldandosi in una stanza dove funziona la stufa.

Sua madre, Miradija, piange ancora quando vede la foto della vecchia casa di Dobrevo. [...] Mentre la guarda dice una delle poche parole inglesi che conosce: "home".

TENTATIVI DI MOBILITAZIONE

I Rom non sono tutti silenti sull'argomento indipendenza, neanche Gidzic lo è. "Dovrebbe essere così," dice accompagnando la seconda tazza di caffé turco in una stanza che è cucina, camera da letto e salotto. "I Serbi dovrebbero tornare in Serbia, gli Albanesi in Albania e così i Rom potrebbero stare in Kosovo."

Dopo otto anni di identità fluttuanti e in una terra che potrebbe mai essere la loro, alcuni Rom stanno reagendo. Gli attivisti criticano apertamente la missione ONU. Recentemente hanno prodotto un documento dove indicano i loro desideri rispetto al Kosovo indipendente. Tra le loro richieste la partecipazione alle decisioni sullo status del Kosovo, come pure la strategia di ritorno per i rifugiati. "Se non siamo chiari su cosa vogliono le minoranze in Kosovo, ci porteremo dietro un monte di problemi," dice Bashkim Ibishi, uno degli autori del documento.

Ibishi è Rom, ma è anche un ufficiale ONU per gli affari delle minoranze in Kosovo. "Non ci sono programmi di assistenza, perché nessuno vuole avere a che fare con noi," dice.

A quindici km. di distanza, Saffet Ramic non ha intenzione di rinunciare al suo cacciavite. Continua a spostare le sue targhe e parla di una discussione avuta con un abitante di Kosovo Polje. Stanno considerando di iniziare un affare importando scarpe dall'Albania e rivendendole a buon mercato nel Kosovo.

"E' un piano," dice salendo sul furgone. Poi si ferma, gli appare un sorriso sul volto e conclude "Se esisteremo ancora."

Jessica Meyers is a student at the University of California-Berkeley Graduate School of Journalism.

 
Di Fabrizio (del 06/07/2010 @ 09:56:11 in Europa, visitato 3187 volte)

by Paul Polansky

[continua] Venne immediatamente indetta un'indagine su dove i Rom e gli Askali del campo volessero vivere. Oltre il 90% dichiarò che intendeva rimanere a Mitrovica nord con i Serbi. Gli Zingari del campo avevano paura di tornare a vivere accanto ai vicini albanesi che li avevano cacciati nel 1999. Inoltre, tutti i loro bambini ora erano andati alle scuole serbe a Mitrovica nord per otto anni e non volevano imparare una nuova lingua prima di frequentare le scuole albanesi a sud. Però, dato che l'ambasciata USA a Pristina era riluttante a cooperare con i Serbi, un membro albanese di Mercy Corps fu inviato a Mitrovica nord per discutere la possibilità di acquisire un terreno per il progetto. Naturalmente, i Serbi e questo Albanese non si videro mai di persona e non venne offerto nessun terreno.

Dopo aver sentito ciò, contattai Mercy Corps (MC) e li invitai ad accompagnarmi a Belgrado, dove si determinavano la maggior parte delle decisioni riguardanti Mitrovica nord. Mercy Corps rifiutò, dicendo che l'unica soluzione era di costruire gli appartamenti nel vecchio quartiere zingaro di Mitrovica sud. Ciononostante, andai da solo a Belgrado e dopo incontri con gli incaricati del governo, mi fu assicurato che se gli Zingari del campo volevano rimanere a nord, si sarebbe trovato un terreno per loro. Mercy Corps rifiutò ancora di riconsiderare cosa volevano realmente gli Zingari dei campi, nonostante il progetto USAID che dichiarava che le case sarebbero state costruite dove gli Zingari intendevano stare in Kosovo.

Nel progetto USAID da 2,4 milioni di $ era anche stipulato che sarebbe stato fornito ai Rom e agli Askali il trattamento medico, una volta che si fossero spostati dai campi tossici. Però, in diverse interviste che ebbi con Mercy Corps ai massimi livelli in Kosovo, MC rifiutò di rivelare cosa richiedeva quella soluzione medica. I Rom che avevano già fatto ritorno al loro vecchio quartiere non vennero curati, nonostante mostrassero alti livelli di piombo un anno dopo aver lasciato i campi.

Nel contempo, l'UNHCR convinse il governo del Kosovo ad assumere l'amministrazione dei campi, togliendo all'ONU la responsabilità degli Zingari dei campi che continuavano a morire di complicazioni legate all'avvelenamento da piombo.

Nel 2009, l'Unione Europea decise di aiutare l'ONU in Kosovo ed inviò una "squadra di giustizia" chiamata EULEX per sovrintendere al sistema giudiziario che era nel caos. Nel loro mandato, i giudici UE dovevano consigliare e sorvegliare il sistema giudiziario kosovaro ed intervenire solo nei casi di "accadimento di serio crimine" che il governo del Kosovo rifiutava di perseguire.

Anche se avevo coinvolto diversi avvocati nei casi contro l'ONU a favore degli Zingari dei campi, non era sin qui trapelato niente perché l'ONU tentava di nascondere le proprie responsabilità sotto lo scudo dell'immunità. Fidandomi dunque negli standard europei di giustizia, scrissi al capo della missione EULEX, chiedendo un appuntamento per discutere questo "grave crimine di negligenza infantile di massa", che dava come risultato oltre 80 morti e danni cerebrali irreversibili a tutti i bambini zingari nei campi. Con mia grande sorpresa, il generale francese in pensione a capo della missione EULEX, Yves de Kermabon, rifiutò di ricevermi. Mi contestò che non era stato commesso nessun grave crimine.

Guardando indietro, vedo un forte continuum francese in questa tragedia senza senso che dura da 11 anni: truppe francesi rifiutarono di fermare gli Albanesi che cacciavano questi Zingari dalle loro case nel 1999; il dr. Bernard Kouchner, ex Ministro della Sanità nel governo francese, che sistemò i profughi zingari su di un terreno contaminato e quando i loro bambini ebbero i più alti livelli di piombo nella storia medica, rifiutò di evacuarli e curarli; la KFOR francese che spiana con i bulldozer le strutture delle case zingare che avrebbero potuto essere riparate e ricostruite; un generale francese in pensione a capo della squadra di giustizia europea che rifiuta persino di ascoltare le accuse di gravi e mortali negligenze verso i  bambini durate 11 anni. Naturalmente, con ogni probabilità voleva coprire il fatto che i bulldozer dell'esercito francese nella KFOR avevano distrutto tutte le case francesi che ancora resistevano nel loro vecchio quartiere, così facendo cancellando ogni prova della loro precedente presenza. Dopo tutto, una volta era un incaricato della KFOR in Kosovo.

Ma perché questi Francesi erano così anti-zigani? Forse la ragione è nella loro storia o nella loro tradizione. Durante la II guerra mondiale nella repubblica di Vichy (chiamata anche Francia Libera) i Francesi avevano più campi di concentramento solo per zingari (9) che qualsiasi altro paese d'Europa, Germania compresa.

C'erano almeno 40 altri campi come Camp Gurs (Pirenei Atlantici) dove altri piccoli gruppi di Zingari erano detenuti per i lavori forzati. Viene stimato dagli storici dell'Olocausto che la Francia Libera internò oltre 30.000 Zingari nella II guerra mondiale.

Considerando questi terribili fatti, non è difficile capire perché le truppe francesi rifiutarono di fermare gli Albanesi kosovari dalla pulizia etnica di 8.000 Zingari di Mitrovica, o perché il dr. Bernard Kouchner non volesse perdere il suo tempo cercando di salvare 4.000 bimbi zingari dall'avvelenamento da piombo. Dopo tutto, tradition is tradition.

Naturalmente, non sono solo i Francesi ad avere responsabilità in questa tragedia senza senso. Nelle pagine seguenti leggerete di quanti avrebbero potuto aiutare e non l'hanno fatto. Compiacimento? Incompetenza? Insensibilità? Tu, lettore, devi decidere se si meritano questi anti-premi... per la loro negligenza mortale.

Paul Polansky
Pristina, Kosovo
Febbraio 2010


I governatori ONU del Kosovo

Dal giugno 1999, il Kosovo è stato amministrato dalle Nazioni Unite in base alla Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza. L'Amministrazione ONU del Kosovo (UNMIK) è guidata da un Rappresentante Speciale del Segretario Generale (SRSG). L'SRSG ha pieni poteri nello sviluppare qualsiasi azione ritenuta necessaria per il bene pubblico in Kosovo. Per esempio, nel 2004 durante un sollevamento albanese contro le enclavi serbe, l'SRSG Holkeri ordinò l'evacuazione di diverse comunità, mentre la polizia ONU rimosse fisicamente migliaia di Serbi che rifiutavano di lasciare le loro dimore. Nel 2006, l'SRSG Jessen-Petersen appoggiò la suo vice Patricia Waring nell'impiego della polizia ONU per traslocare fisicamente centinaia di Albanesi che si riteneva fossero in pericolo di vita, dato che le loro case potevano collassare perché il loro villaggio era costruito sopra le gallerie delle miniere. In entrambe i casi, la maggior parte della gente rifiutava di andarsene e dovette essere evacuata a forza.

Nonostante questi e molti altri precedenti, tutti gli SRSG hanno rifiutato di evacuare i Rom e gli Askali che dal 1999 vivono nei campi ONU costruiti su terreno contaminato. Anche se molti dei loro bambini hanno i più alti livelli di piombo nella letteratura medica, e molti sono nati con danni irreversibili al cervello a causa dell'avvelenamento da piombo, l'UNHCR (incaricata dei campi sino al dicembre 2008) ha rifiutato di ottemperare alla richiesta della sua agenzia sorella ONU, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, di evacuare immediatamente i campi e fornire cure urgenti.

Di seguito ci sono gli anti-premi per questi SRSG che attraverso ignoranza, compiacimento, incompetenza e/o insensibilità (decidi tu) hanno rifiutato di salvare questa gente, specialmente i bambini e le donne incinte, i più vulnerabili ai 36 elementi tossici trovati nell'aria, nel suolo e nell'acqua nei ed attorno ai campi.

L'unico SRSG non considerato per i nostri anti-premi è il primo tra tutti, Sérgio Vieira de Mello, che fu un SRSG "in azione" non "a tempo pieno", dato che servì in Kosovo dal 13 giugno al 15 luglio 1999... anche se fu quello il periodo esatto in cui gli estremisti albanesi nelle uniformi nere dell'ALK visitarono le case degli Zingari a Mitrovica sud e dissero ai Rom e agli Askali di lasciarle entro 24 ore, se non volevano che fossero uccisi i loro figli.

Lista degli SRSG in Kosovo:

  • Sérgio Vieira de Mello (13 giugno - 15 luglio 1999) Brasile
  • Bernard Kouchner (15 luglio 1999 - 12 gennaio 2001) Francia
  • Michael Steiner (14 febbraio 2002 - 8 luglio 2003) Germania
  • Harri Holkeri (25 agosto 2003 - 11 luglio 2004) Finlandia
  • Sřren Jessen Petersen (16 agosto 2004 - 30 giugno 2006) Danimarca
  • Joachim Rücker (1 settembre 2006 - 20 giugno 2008) Germania
  • Lamberto Zannier ( 20 giugno 2008 - a tutt'oggi) Italia

Tratta da Wikimedia Commons - (clicca sull'immagine per vedere la mappa a grandezza naturale)

Fine terza puntata

 
Di Fabrizio (del 22/06/2010 @ 09:55:52 in Europa, visitato 3325 volte)

Dei campi profughi in Kosovo avvelenati dal piombo, qui se n'è parlato parecchio, praticamente da quando esiste questo blog. Il mese scorso, mi è stato regalato un libretto in inglese (non disponibile in Italia), con i nomi di tutti quanti hanno colpevolmente contribuito a creare questa situazione. Lo tradurrò in italiano a puntate. Questa è la prima:

Premessa

Nel gennaio 2009, il giornalista della BBC Nick Thorpe [leggi QUI gli altri suoi articoli tradotti in italiano su Mahalla, ndr] visitò con la sua squadra gli ex campi Rom/Askali dell'UNHCR a Mitrovica nord (Kosovo), per riportare sui bambini che là soffrivano di avvelenamento da piombo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità gli aveva già detto che questo era il peggiore avvelenamento da piombo mai verificatosi in Europa e forse nel mondo.

Dopo aver visitato diverse famiglie e filmato i bambini che guardavano la telecamera coi loro occhi bruni senza speranza, si voltò verso di me chiedendomi con disgusto: "Chi è responsabile di questa tragedia? Voglio saperlo!"

Questo libro ti dice, Nick, chi è stato responsabile di questa negligenza mortale e senza senso.

Paul Polansky

(foto tratta da Le nouveau NH) - Fabricka, il quartiere Rom ed Askali a Mitrovica sud, un anno dopo la loro cacciata da parte dei loro vicini albanesi, mentre le truffe francesi osservavano senza agire. Nessuna casa è stata bruciata. Gli Albanesi semplicemente hanno sventrato le case per sottrarne mattoni, infissi, porte e finestre

Una storia personale dei campi di Kouchner

Anche se l'Armata di Liberazione del Kosovo (ALK) e gli estremisti di etnia albanese iniziarono questa tragedia senza senso durante l'estate 1999, poterono farlo semplicemente perché le truppe NATO francesi permisero che questa pulizia etnica avesse luogo. Non successe in una sola notte. Ci vollero tre mesi perché tutte le famiglie rom e Askali (circa 8.000 persone; la più grande comunità zingara in Kosovo) abbandonassero le loro case.

Un mese dopo l'inizio, sentii della diaspora dei Rom di Mitrovica che cercavano rifugio nel campo UNHCR dove lavoravo come consulente ONU per i loro problemi "zingari". Presi una macchina in prestito e guidai verso la scena. Fu uno strappo al cuore vedere genitori terrorizzati che portavano bambini in pianto,  trascinare valigie e tutto ciò che potevano portarsi dietro: una pentola, un materasso, una radio. Quando arrivai, molti Zingari stavano supplicando i soldati francesi armati di tutto punto di salvarli. Li raggiunsi, chiedendo ai soldati francesi di intervenire. Un ufficiale francese mi disse rudemente che le truppe NATO non erano una forza di polizia. Poi venni trattenuto e portato al quartiere generale dell'esercito francese in un albergo del centro città. Mi sequestrarono le foto e mi dissero che non avevo il permesso di ritornare nel settore francese del Kosovo.

Una settimana dopo ritornai, usando un permesso stampa con un nome differente. Trovai circa 800 Zingari di Mitrovica rifugiati in una scuola serba sul lato opposto del fiume Ibar. Non avevano cibo, né sapone. I bagni erano straripati. Ancora nessuna agenzia di aiuto li aveva scoperti; o, secondo qualcuno, li ignoravano. Tramite Oxfam di Pristina portammo acqua da bere e prodotti igienici, e poi riferii della loro situazione all'UNMIK. Qualche giorno dopo l'UNHCR portò agli Zingari dei pacchi alimentari.

A metà settembre i Serbi rivolevano l'edificio per l'anno scolastico. Così le truppe francesi e la polizia ONU spostarono gli Zingari in tende su di un'area tossica abbandonata vicino al villaggio di Zitkovac.

Stavolta protestai direttamente col Rappresentante Speciale del Segretario Generale (RSSG), dr. Bernard Kouchner. David Reily, capo dell'UNHCR, venne con me. Depositi di scorie tossiche circondavano il campo zingaro. Potevi odorare gli elementi tossici. Quando soffiava il vento, la polvere di piombo copriva tutto e rendeva difficile respirare. Il dr. Kouchner, un famoso attivista umanitario francese, mi assicurò che gli Zingari sarebbero rimasto su quel sito solo per 45 giorni. Poi sarebbero stati riportati alle loro case e protetti dalle truppe francesi o portati come rifugiati in un altro paese. Disse di essere un dottore. Comprendeva il pericolo di minaccia alle vite nel vivere su o accanto a depositi di scorie tossiche. Disse: "Come dottore, e come amministratore capo del Kosovo, sarei miserabile se questa minaccia alla salute dei bambini e di donne incinte continuasse per un solo giorno ancora." Dichiarò anche che la situazione era un crimine.

A novembre tornai negli Stati Uniti per scrivere delle mie esperienze in Kosovo. Quando tornai la primavera successiva per visitare gli insediamenti delle minoranze in Kosovo e riportare delle loro condizioni alla Società per i Popoli Minacciati (GFBV), visitai questi Zingari di Mitrovica. Non erano tornati alle loro case o in un paese terzo. Ora erano alloggiati in baracche temporanee, tutte su terreno contaminato.

Ero anche scioccato di scoprire che il mio amico David Reily, 50 anni, era morto a gennaio nel suo appartamento a Pristina per un attacco di cuore. Il suo sostituto, un Neozelandese di nome Mac Namara, si rifiutò di ricevermi e di discutere la difficile situazione di questi 800 Rom/Askali nei campi UNHCR contaminati dal piombo. Tuttavia, fui incoraggiato perché il dr. Kouchner aveva ordinato alla propria squadra medica ONU di prendere campioni sanguigni dai bambini zingari che vivevano sui depositi tossici, per vedere se le loro vite fossero in pericolo.

Ritornai negli USA prima che i risultati fossero resi noti. Ma quando ritornai in Kosovo la primavera seguente (2001) e trovai che gli Zingari vivevano ancora in questi tre campi, amministrati dall'Agenzia svizzera di Soccorso ACT e dal loro partner di sviluppo: Norwegian Church Aid, immaginai che la squadra medica di Kouchner avesse trovato il sito sicuro.

Anche se io e Kouchner nel 2000 ci scambiammo della corrispondenza sulla situazione degli altri Rom e Askali, della loro mancanza di libertà di movimento in altre parti del Kosovo e sulla mancanza di aiuti umanitari, non vidi più Kouchner.

Ora, vivendo a tempo pieno in Kosovo, mi tenevo in contatto regolare con gli Zingari dei campi posti su terreni tossici. Quando nel 2002 ACT e NCA smisero di consegnare cibo e prodotti igienici, iniziai a fornire agli Zingari quel poco aiuto che riuscivo a trovare. Assunsi anche due sorelle romanì (Tina e Dija) per insegnare migliori misure igieniche alle donne del campo e ai bambini, anche se era difficile mantenere puliti i bambini dalla polvere che si alzava dai cumuli di scorie, visto che passavano all'aperto la maggior parte del tempo.

Non compresi che c'era qualcosa di tragicamente sbagliato nel campo, finché le due sorelle romanì non mi dissero che le donne del campo lamentavano un alto numero di aborti e che molti dei bambini stavano sempre male (vomitavano e cadevano in coma). Poi alcuni dei bambini morirono.

La morte che mi chiarì le idee su cosa stava succedendo nei campi fu quella di Jenita Mehmeti, di quattro anni. Frequentava l'asilo del campo, quando la sua maestra si accorse che Jenita stava perdendo la memoria e aveva difficoltà a camminare. Fu portate nell'ospedale locale a Mitrovica e da lì trasferita d'urgenza in ambulanza in un ospedale meglio equipaggiato a Kraguevac (Serbia). Jenita rimase lì per tre mesi prima di morire. La causa della morte fu diagnosticata in "herpes", un'infezione non fatale a meno di malfunzionamenti del sistema immunitario. Come per l'Aids, l'avvelenamento da piombo distrugge il sistema immunitario specialmente nei bambini di età inferiore ai sei anni.

Subito dopo la morte di Jenita nel 2004,  una squadra medica ONU guidata dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) fece l'esame del sangue a molti bambini in tutti tre i campi, per vedere se avevano avvelenamento da piombo, dato che i loro sintomi lo indicavano. I risultati scioccarono tutti. I livelli di piombo in molti bambini erano più alti di quanto le apparecchiature mediche potessero misurare. A novembre un rapporto OMS indicò che alcuni dei livelli di piombo nei bambini di quei campi erano i più alti mai registrati nella letteratura medica.

Fine prima puntata

 
Di Fabrizio (del 25/07/2010 @ 09:52:37 in Kumpanija, visitato 2023 volte)

Video in inglese pubblicato dal Guardian

Cari Amici,

Per undici anni abbiamo tentato di far evacuare dall'ONU i campi rom in Kosovo dove i bambini hanno i più alti livelli di piombo nella letteratura medica. Più di 89 Rom/Askali sono morti in quei campi. Ogni bambino nato lì, se sopravvive, ha danni irreversibili al cervello.

Dato che l'ONU non vuole ascoltare le nostre richieste a favore di questi bambini, stiamo promuovendo una petizione mondiale rivolta al Presidente Obama, chiedendogli di evacuare i campi (meno di 600 uomini, donne e bambini) e di curarli presso le basi militari americane in Kosovo. Questo il link per firmare la petizione:

http://www.thepetitionsite.com/5/Save-Children-Dying-From-Lead-Poisoning

Vi chiedo di inoltrare questa mail ai vostri amici, il più possibile, e chiedere loro di aiutarci a salvare questi bambini e le loro famiglie.

Grazie a tutti,

Paul Polansky

 
Di Fabrizio (del 12/10/2010 @ 09:50:35 in Europa, visitato 1806 volte)

Ultimamente i martedì sono stati dedicati alla vicenda raccontata da "Negligenza mortale". Credo, senza modestia, di essere stato fra i primi a parlare in Italia di Paul Polansky. Ho ritrovato nel gruppo di discussione Arcobaleno a Foggia il primo articolo di Polansky che tradussi in italiano. Sono passati solo 6 anni. Una testimonianza di come si vive(va?) in Kosovo.

8 luglio 2004

Ieri sera stavo cenando quando alcune donne Romnia hanno iniziato ad urlare che un bambino di 10 anni si era seriamente ferito giocando a calcio. Sono uscito, in tempo per incrociare un signore che a braccia trasportava un bambino in stato di incoscienza. Il bambino vestiva calzoncini, T-shirt ed era senza scarpe. Il braccio era rotto in due punti, trattenuti a malapena da qualche lembo di pelle.

C'è una piccola clinica serba a solo 4 chilometri, ma i genitori hanno voluto che li accompagnassi a un altro ospedale più grande, a 10 Km., nella speranza che fosse attrezzato per curare la frattura.

Alle 19.30 siamo arrivati in quello che è chiamato l'ospedale Greco di Grachanica. Tre anni fa, era stato costruito da Medicine du Monde di Grecia, per donarlo alla comunità serba. Mentre parcheggiavo il furgone, Dija, la nostra interprete, era già balzata a terra col bimbo in braccio, che nel frattempo era rinvenuto e stava piangendo.

Ho aspettato 45 minuti nel parcheggio e alla fine Dija è tornata, sempre con il bambino il cui braccio era nelle condizioni di prima, tenuto assieme da una steccatura di fortuna. Pochi passi dietro ai due, camminava la madre piangendo lentamente nelle pieghe del suo velo.

Dija era furiosa: accusava i medici di averli presi in giro. Appena arrivata nella sala per le emergenze, aveva spiegato di cosa si trattasse, mentre il medico di servizio sarcasticamente le chiedeva se fosse lei il dottore. Dija aveva rimarcato le condizioni del braccio, ma il medico, soccorso da un nuovo collega, aveva disposto che prima era necessario fare una radiografia, e il radiografo era a casa.

Due ambulanze erano nel piazzale, ma entrambe i conducenti erano impegnati altrove, così quello che sembrava il primario dell'ospedale di Grachanica ha detto a Dija che avrebbe dovuto andare lei a recuperare il dottore, che vive a parecchi chilometri di distanza. Disse che avevano provato a telefonargli, ma nessuno rispondeva al suo cellulare. Una volta rintracciato il radiografo, ci saremmo dovuti recare ad un'altra clinica, perché la loro era sfornita del gesso per immobilizzare il braccio. A questo punto, riaccompagnato il radiografo a casa, avremmo dovuto riportare il bambino a Grachanica per le cure del caso.

Nessuno aveva l'indirizzo del dottore che avremmo dovuto rintracciare, sapevamo solo che viveva nei pressi di Kisnica. Abbiamo incrociato diversi pedoni per avere informazioni e 20 minuti dopo abbiamo raggiunto casa sua. Ormai era buio. Nel cortile di fronte a casa una donna, presumibilmente sua moglie, stava spazzando e vistasi arrivare incontro un gruppo di zingari con un ragazzo ferito in gravi condizioni, ci ha richiuso il cancello in faccia dicendo che non aveva idea di dove fosse suo marito, né di quando sarebbe tornato.

Di solito, ho una soluzione per ogni cosa. Dopo 5 anni di Kosovo, conosco l'ambiente in cui devo lavorare. Ma questa volta non mi veniva in mente niente da fare. Il bambino era ripiombato nel coma. I genitori piangevano silenziosamente. Dija a questo punto è letteralmente esplosa: accusando tutti i Serbi, soprattutto i dottori. "Se questo bambino fosse un Serbo, sono sicura che qualsiasi dottore avrebbe potuto aiutarlo".

Tornando all'ospedale, abbiamo intravisto un jeep svedese della KFOR, davanti a un monastero ortodosso. Grachanica in questi periodi è ancora sotto presidio armato. Ho parlato con i soldati, giovani e gentili, spiegando la situazione. Sapevo che la base KFOR ha due ospedali: uno gestito dagli inglesi vicino a Pristina sulla strada di Kosovo Polje e quello dei finlandesi a Lipjan. Entrambi a 15 minuti di strada ma, purtroppo, non aperti al pubblico.

I soldati hanno chiamato il comando col telefono da campo. Nel frattempo, bisbigliavo nelle loro orecchie come i miei antenati fossero arrivati in America dalla Svezia nel 1880, da un piccolo villaggio di pescatori della costa meridionale. Pensavo che questa storia potesse esserci d'aiuto, e invece dopo un lungo colloquio telefonico, ci venne detto che questo povero zingaro dal braccio rotto poteva essere ricoverato solo all'ospedale albanese di Pristina... Tutti i Rom intendono l'ospedale albanese come una sentenza di morte. La storia a cui si sommano le leggende, parlano di Zingari e Serbi morti tra le mani dei dottori albanesi. Ho chiesto ai soldati da quanto erano in Kossovo. Un mese, mi hanno risposto.

Ho guidato nuovamente verso l'ospedale. Stavolta, ho accompagnato io il padre con suo figlio fuori conoscenza, mentre Dija e la madre rimanevano a discutere su quanto fosse inutile la KFOR in Kosovo. Comunque anni fa erano presenti, quando gli Albanesi bruciarono la loro casa assieme a tutto il villaggio. E c'erano anche quando gli Albanesi distrussero 39 chiese serbe e oltre 7000 case di Serbi e Rom. La KFOR rispondeva che il suo compito non era di proteggere le persone, ma di evacuarle.

Di nuovo al Pronto Soccorso, raccontammo quanto c'era successo, ma non trovammo simpatia tra i medici in servizio. Non avevano niente da offrirci, solo di aspettare il giorno dopo. Oppure, ci rimaneva di guidare sino a MItrovica, un viaggio di oltre un'ora. Rifiutarono di accogliere il bambino, ormai incosciente, tra i loro degenti. D'altronde, era solo uno zingaro. Non lo dissero, non potevano ammetterlo. Ma il linguaggio dei loro corpi e degli occhi era molto eloquente.

Siamo tornati al villaggio, perché i genitori prendessero il loro Visto, anch'io ho recuperato il mio visto e la patente. Ne ho approfittato anche per un caffè forte; ormai erano le 22.00 e a quell'ora vado a dormire.

Una folla di Rom musulmani ha circondato il furgone per pregare. Una giovane nipote, in preda all'isteria, non voleva lasciare il portello ed è stata allontanata a forza. Tutti avevamo paura degli agguati notturni. Dopo cinque anni di occupazione NATO, chi ha la pelle scura o può essere confuso con uno zingaro non ha libertà di movimento. Per arrivare a Mitrovica, bisogna attraversare il territorio controllato dagli Albanesi. Molti suggerivano di attendere mattina, ma c'era il rischio che il ragazzo non sopravvivesse.

Non avevo paura della strada per Mitrovica. L'ho fatta per cinque anni, anche due volte la settimana accompagnando i Rom all'ospedale. Al collo porto il tesserino KFOR, che gli Albanesi rispettano ancora.

Partimmo infine alle 22.30. Metà villaggio ci accompagnò sino all'imbocco dell'autostrada. Le donne urlavano e piangevano, gli uomini in silenzio trattenevano le lacrime.

I viaggio fu movimentato. Appena lasciata Mitrovica Sud fummo fermati da una pattuglia della polizia kosovara albanese. La prima loro parola fu "Rom"; io risposi "KFOR" mostrando loro chiaramente il mio tesserino di riconoscimento. Guardarono chi c'era nel pullmino ancora una volta, mi batterono la mano sul ginocchi e in inglese mi dissero "Puoi andare, KFOR"

Un chilometro avanti iniziava una lunga fila di veicoli, diretti a Mitrovica NOrd, i territorio serbo. Era un altro controllo patente da parte degli Albanesi, che durante i controlli ne approfittavano per lanciare pietre alle vetture o picchiare gli occupanti che non fossero in regola.

Fummo all'ospedale di Mitrovica Nord poco prima di mezzanotte. Il parcheggio era vuoto, ma le luci dell'ospedale erano ancora accese. All'ingresso un'infermiera fumava una sigaretta. Mentre io rimanevo di guardia al furgone, Dija e famiglia accompagnarono il bambino, che nel frattempo aveva ripreso conoscenza, sulle scale dell'ospedale.

Dija ritornò poco dopo, raccontandomi quanto fosse stato gentile e cortese tutto lo staff dell'ospedale. L'avevano accompagnato per la radiografia. Tutti si erano preoccupati per lui e non era mai stato lasciato solo.

La radiografia confermava che l'osso s'era rotto in due punti. Il dottore curante aveva richiesto che il ragazzo passasse la notte in ospedale, gli aveva fatto anche delle iniezioni di calmante. Ma il ragazzo voleva tornare a casa, nonostante si sentisse in un ambiente amico. Aveva bisogno della sicurezza del villaggio.

Col braccio finalmente ingessato, salì sul nostro furgone con le sue gambe e riprendemmo la strada. Trovammo anche un "kebab-bar" dove ci rifocillammo. Il ragazzo aveva ritrovato l'appetito.

Alle due eravamo a casa. Quanto ho raccontato è ciò che si chiana vivere in un villaggio Rom amministrato dall'ONU

Paul Polansky

Head of Mission
Kosovo Roma Refugee Foundation

 
Di Fabrizio (del 16/05/2006 @ 09:50:03 in casa, visitato 2228 volte)

Due notizie da: Kosovo_Roma_News

2 maggio 2006 - I Rom vogliono un municipio a Mitrovica Sud

I Rom sfollati da Mitrovica vogliono formare una municipalità loro nei dintorni di Rasadnik a Mitrovica Sud; e ne hanno fatto esplicita richiesta ai rappresentanti dei Serbi kosovari: Goran Bogdanovic e Marko Jaksic.

I rappresentanti dell'Associazione dei Rom del Kosovo e dell'Assemblea per la Protezione dei Diritti dei Rom, hanno chiesto in un incontro pari diritti a Serbi ed Albanesi.

Habib Hajdini, per l'Associazione, dice che Rasadnik aveva 8.892 residenti prima della guerra, di cui il 99,7% erano Rom. "Quindi i numeri di Rasadnik incontrano i criteri per formare una nuova municipalità".

Nella Mahala di Mitrovica Sud vivevano circa 8.000 Rom prima della guerra. Era la seconda area più grande abitata da Rom nei Balcani.

I residenti del campo di Plementin ottengono alloggi a Magura

PRISTINA, 9 maggio 2006 (KosovaLive) - Diciassette famiglie rifugiate nei container collettivi di Plemetin/Plementina, hanno ricevuto lunedì le chiavi di nuovi appartamenti nel villaggio di Magura village, nel comune di Lipjan.

La costruzione è stata co-finanzata dal governo, dall'UNMIK e da altri. Oltre ai Rom, hanno beneficiato del progetto cinque famiglie albanesi. Durante la cerimonia di consegna, il vice primo ministro Lutfi Haziri ha detto che l'impegno del governo per assegnare case ad appartenenti alle minoranze si è compiuto e che il problema delle altre famiglie sarà risolto entro il 20 maggio.

La cerimonia ha visto la contestazione di alcune famiglie albanesi, che vivono anche loro nei container, per non aver ottenuto alloggio.

Il campo di Plemetin/Plementina è stato installato dopo la guerra ed ospita 122 famiglie con circa 500 persone, che vivono  in condizioni estreme.

 
Di Fabrizio (del 26/01/2011 @ 09:49:56 in Europa, visitato 1637 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

wsws.org by Elisabeth Zimmermann

19/01/2011 - Il villaggio di Mayen, vicino alla città di Coblenza nello stato tedesco della Renania-Palatinato, è governato da un'amministrazione socialdemocratica (SPD). Una famiglia rom originaria del Kosovo viveva a Mayen dal 1999. Nonostante la grave malattia di una dei suoi componenti, la signora Borka T., l'intera famiglia è stata deportata in Kosovo in condizioni inumane, all'inizio di dicembre. Appena un mese dopo, la signora T. è morta di emorragia cerebrale.

Alle prime ore del 7 dicembre, la polizia ha portato via dalla loro casa a Mayen la signora Borka T. con suo marito e loro figlio Avdil di 14 anni. Furono dati loro solo 30 minuti per raccogliere un po' di loro cose personali.  Furono scortati dalla polizia all'aeroporto di Düsseldorf e con altri rifugiati deportati a Pristina, capitale del Kosovo.

La signora Borka era stata visitata all'aeroporto di Düsseldorf da un dottore il cui compito era dare l'ok alla sua deportazione. Lo specialista che l'aveva in cura, le aveva diagnosticato disturbi post-traumatici da stress, depressione e nevralgie. A causa di questi sintomi, riceveva farmaci e terapie regolari col supporto della Caritas. Questi fatti erano conosciuti ma sono stati ignorati dagli incaricati all'aeroporto.

Le condizioni di difficoltà della donna sono state spazzate via dall'amministrazione locale di Mayen-Coblenza, che ha ordinato la deportazione della famiglia. Il tribunale amministrativo di Treviri ha poi confermato la deportazione, ben sapendo che per la donna in Kosovo non esisteva alcuna possibilità di cura.

L'amministrazione di Mayen-Coblenza da parte sua ha negato ogni responsabilità anche dopo l'annuncio della morte di Borka T. all'inizio di quest'anno. Un portavoce ha semplicemente dichiarato che l'autorità si appoggiava sul giudizio del tribunale amministrativo di Treviri, che affermava c'erano possibilità di cura in Kosovo. Il portavoce ha smentito qualsiasi correlazione tra la mancanza di medicine e la morte della donna come assurda, dichiarando con cinismo: "L'emorragia intercranica è sempre una possibilità".

L'avvocato della famiglia, Jens Dieckmann, ha emesso il 7 gennaio un comunicato stampa, che descrive la traumatica esperienza in Kosovo della famiglia e la susseguente brutale deportazione di Borka T. e della sua famiglia:

"Nell'ottobre 1999 la signora T. arrivò in Germania con la sua famiglia. Precedentemente avevano vissuto a Mitrovica, la città del Kosovo al centro dei combattimenti (nella guerra jugoslava) che fu divisa (e rimane divisa) tra Serbi e Albanesi del Kosovo. Assistette alla distruzione  della sua casa durante la guerra e alla morte di molti tra vicini, amici e parenti. La signora T. e la sua famiglia sono membri del gruppo etnico rom e rimasero intrappolati nella guerra del fuoco incrociato tra Serbi e Albanesi. Gli Albanesi espulsero da Mitrovica la famiglia della signora T., assieme ad altri Rom, accusandoli di collaborazione coi Serbi. In seguito la famiglia fuggì dalle rovine di Mitrovica."

"Dalla fuga da Mitrovica, dove la signora T. fu testimone di case in fiamme ed innumerevoli morti e feriti, soffriva di stress post-traumatico. Perciò in Germania era sottoposta a cure specialistiche e col supporto della Caritas seguiva una terapia specifica per i traumi."

Poi l'avvocato continua descrivendo come il tribunale di Treviri ha deciso sulla deportazione, anche se era pienamente consapevole della sua condizione. Ignorando le ragioni umanitarie per negare la deportazione, la corte ha invece preferito fare affidamento sulle informazioni completamente errate del ministero degli esteri, secondo cui la donna sarebbe stata seguita da specialisti in Kosovo e avrebbe avuto cure immediate.

In realtà, le condizioni reali a Pristina erano molto differenti. Qualsiasi giustificazione da parte delle autorità tedesche di non aver potuto prevedere la mancanza di strutture sanitarie in Kosovo è completamente insostenibile.

Diversi studi e relazioni di organizzazioni di aiuto ai rifugiati, come Pro Asyl e l'UNICEF, hanno documentato la disperata situazione politica e sociale in Kosovo.

Ci sono solo circa 300.000 posti di lavoro per il 1.800.000 di abitanti del Kosovo, ed il tasso ufficiale di disoccupazione è del 45%. Per le comunità rom e askali, il tasso varia dal 95 al 100%. Virtualmente non c'è una forma di sostegno per i disoccupati, e l'assistenza medica è disponibile solo a chi possa pagare. Anche l'istruzione è correlata al pagamento delle tasse. Il sistema agricolo della provincia non è competitivo, e non esiste un settore produttivo significativo. La principale esportazione del Kosovo sono i rottami metallici.

In un rapporto del Consiglio d'Europa, il Kosovo è descritto oggi come una terra dominata dalle "mafie e dal crimine organizzato". Il comandante dell'ALK ed attuale primo ministro, Hacim Thaci, è accusato di guidare un cartello criminale coinvolto in omicidi, prostituzione e traffico di droga. (Cfr. "Washington's "humanitarian" war and the crimes of the KLA")

Quando la famiglia T. tornò a Pristina non c'erano dottori, impiegati di lingua tedesca dell'ambasciata o operatori umanitari ad incontrali. Dopo aver completato le formalità di immigrazione, la famiglia venne completamente abbandonata. "Potete andare dove volete," fu detto loro. L'unico denaro in loro possesso erano 220 euro.

All'arrivo, la signora T. subì un attacco di panico e dichiarò che non sarebbe tornata a Mitrovica. Poi la famiglia si fece due ore di taxi fino ad un fratello della signora T. nella Serbia meridionale. Là, circa 40 membri della famiglia vivono in baracche attrezzate poveramente. Ogni unità ha un angolo cottura ed una stanza dove tutti mangiano e la notte si dorme per terra. Non ci sono attrezzature adeguate per bagno o doccia.

Il figlio quattordicenne Avdil, che in Germania viveva e frequentava la scuola dall'età di tre anni, era totalmente scioccato dalla povertà che lo circondava. Non avendo alcuna conoscenza della lingua, non aveva lì alcuna possibilità di andare a scuola.

Vistasi negate cure mediche e farmaci, la signora Borka T. collassò rapidamente dopo Capodanno. Venne portata in una clinica a Kragujevac dove entrò in coma per poi morire di emorragia cerebrale.

La tragica morte della signora Borka T. è un altro schiacciante atto d'accusa del sistema tedesco di asilo e deportazione. Ogni anno, migliaia di persone che soffrono di gravi malattie vengono deportate verso i loro paesi di origine. In molti casi, hanno vissuto per anni o addirittura decenni in Germania. Dove, è stato negato loro il diritto di soggiorno permanente e vivono in uno stato di insicurezza permanente.

Molti di questi deportati sono bambini nati in Germania e cresciuti nel paese. Questi bambini sono brutalmente strappati dalle loro scuole, dall'ambiente familiare e dagli amici e deprivati di ogni prospettiva futura.

Anche per queste circostanze, era interamente di competenza dell'amministrazione di Mayen-Coblenza garantire un permesso di residenza per motivi umanitari alla famiglia T. Appena due settimane prima della deportazione di una famiglia, la conferenza dei ministri degli interni aveva emesso un decreto che rendeva possibili decisioni simili. Tuttavia, lo stato della Renania-Palatinato ha deciso di applicare il regolamento solo il 23 dicembre, a più di un mese dall'emanazione.

Nella sua lettera del 7 gennaio alla stampa, l'avvocato della famiglia ha sollevato alcune questioni vitali:

  1. Perché non ci sono stati esami medici alla signora T. immediatamente prima della sua deportazione?
  2. Perché all'aeroporto di Pristina non erano presenti specialisti o organizzazioni di soccorso, quando le autorità tedesche sapevano che quel giorno veniva deportata una donna con problemi mentali?
  3. Perché lo stato della Renania-Palatinato non si è unito al bando della deportazione di Rom verso il Kosovo, come ad esempio lo stato del Nord Reno-Westfalia? Il governo di Düsseldorf aveva preso la sua decisione sulla base primaria del parere del ministro degli esteri e delle informazioni che descrivevano la catastrofica situazione dei Rom in Kosovo.
  4. Perché non è stata fermata la pratica delle deportazioni in seguito alla decisione della conferenza dei ministri degli interni del 19 novembre 2010? Durante la conferenza, venne concordato che poteva essere rilasciato un permesso di residenza ai rifugiati che si erano integrati correttamente e sarebbero stati protetti dalle deportazioni almeno i ragazzi sino a 18 anni. Avdil ha frequentato per anni la scuola e senza dubbio aveva soddisfatto i criteri stabiliti.

Secondo il suo insegnante, Avdil era un bravo studente, laborioso e curioso, popolare tra i suoi compagni. Nondimeno, lui e la sua famiglia furono brutalmente deportati.

D'altronde, questa crudeltà burocratica è intenzionale. Le deportazioni in Kosovo sono l'obiettivo dichiarato dell'accordo firmato il 14 aprile 2010, tra il ministro tedesco degli interni Thomas de Maiziere (CDU) e la sua controparte kosovara, Bajram Rexhepi. Impegna il Kosovo ad accettare 14.000 rifugiati dalla Germania. Oltre a più di 10.000 Rom, la cifra include anche Askali, Egizi kosovari e membri della minoranza serba del Kosovo.

La maggior parte dei Rom fuggì dal Kosovo nel 1999 durante la guerra NATO contro la Jugoslavia. Se la dottrina ufficiale della NATO era di proteggere gli Albanesi kosovari dagli attacchi serbi e dalla "pulizia etnica", la guerra condotta dalla NATO e dalla UE alimentò i nazionalismi etnici e contribuì alla campagna di cacciata delle minoranze serbe, rom ed askali dal Kosovo. Alcuni fuggirono in Serbia, Macedonia e Montenegro, ma molti cercarono asilo nell'Europa occidentale o sperarono di essere riconosciuti come rifugiati dalle guerre civili. La maggior parte delle richieste asilo in Germania sono state respinte.

Ora, molti di quanti hanno fatto ingresso nel paese sono stati deportati, nonostante il freddo inverno nel Kosovo distrutto e dilaniato dalla guerra. Le persone di ritorno incontreranno povertà, esclusione sociale e carenza di alloggi. Molti che mancano di assistenza medica adeguata soffriranno di malattie e per alcuni, come la signora Borka T., la deportazione significa morte.

 
Di Fabrizio (del 10/02/2008 @ 09:49:24 in scuola, visitato 1806 volte)

New Kosova Report

Mentre la maggioranza della popolazione albanese si lamenta della qualità dell'istruzione in Kosovo, i gruppi minoritari lottano contro ulteriori difficoltà, dalla mancanza di programmi e di libri di testo, senza accesso all'istruzione nella loro lingua.

Sehadin Shok della Missione OCSE in Kosovo dice che questo è il caso della comunità Gorani. Dice: "Negli ultimi quattro anni, hanno affrontato seri problemi nell'iscrivere i loro bambini all'istruzione primaria." Ci sono circa 8.000 Gorani in Kosovo.

Cadendo tra le crepe

Nel 2003 l'Assemblea del Kosovo ha adottato una legge sulla scuola primaria e secondaria per le minoranze linguistiche. La legge, d'altronde, non prevedeva programmi per gli studenti Serbi o i non-Serbi.

Dice Mursel Halili, insegnante gorani e rappresentante della comunità: "Sino al2003, i nostri bambini venivano istruiti in serbo e seguivano i programmi serbi."

Le Istituzioni Provvisorie di Auto Governo (PISG), il Ministero dell'Istruzione, Scienza e Tecnologia in particolare, vuole che la comunità gorani frequenti i programmi maggioritari, quindi non sono stati creati libri e programmi in serbo.

"Noi abbiamo continuato ad insegnare secondo i programmi serbi," dice Halili, "così i bambini non perderanno anni di scuola e potranno continuare verso l'istruzione superiore qui nella regione."

D'altra parte, il ministero è stato riluttante nel permettere l'uso dei programmi serbi, e negli ultimi quattro anni, gli studenti gorani non hanno potuto iniziare puntualmente l'anno scolastico. Le loro scuole sono state minacciate di chiusura nel 2007.

L'Alto Commissario OCSE per le Minoranze Nazionali, Knut Vollebaek, ha riconosciuto il problema durante la sua visita in Kosovo tra il 10 e il 15 gennaio. "Il mancato sviluppo di programmi in serbo da parte delle istituzioni kosovare, sta avendo un impatto negativo sui bambini gorani," dice.

Trovando una soluzione

Nel tentativo di disinnescare le tensioni, nel novembre 2007 la Missione OCSE ha organizzato tavole rotonde per raggiungere la consapevolezza tra i partners, il ministero in particolare, sui bisogni e problemi delle minoranze.

"Il nostro scopo era di identificare i suggerimenti e assistere il PISG nello sviluppare misure per integrare le minoranze e preservare la loro identità," dice Shok. Il testo sarà presto disponibile.

Halili dice che la tavola rotonda con i Gorani è stata molto positiva. "Abbiamo discusso apertamente il problema coi rappresentanti del ministero - abbiamo fatto le nostre proposte e discusso le soluzioni possibili," dice, aggiungendo: "Il fatto che le scuole primarie stiano già funzionando è un successo."

Mancano i libri di testo

Anche altri gruppi di minoranza affrontano problemi simile. Bosniaci e Turchi, per esempio, sono senza libri di testo nella loro lingua.

"Non sono disponibili libri di testo per il quinto grado, mentre sono in preparazioni quelli per il terzo, quarto e ottavo grado," dice Shok. "Per l'istruzione secondaria non ci sono libri di testo disponibili."

Anche quando i libri sono disponibili, la qualità spesso è povera. La traduzione dall'albanese è stata fatta da chi parla la lingua ma non conosce la materia, la fisica, ad esempio," aggiunge. "Così, la terminologia è spesso sbagliata." Per aiutare a colmare il gap, nel 2007 la Missione ha donato 2.800 libri alla Biblioteca Cittadina di Prizren per i 2.500 Bosniaci del Kosovo.

La Missione ha anche aiutato le comunità più marginalizzate - Rom, Askali ed Egizi -a migliorare la loro istruzione. Grazie alla Missione, 1.800 bambini e ragazzi sono stati in grado di raggiungere il livello scolare richiesto dalla scuola maggioritaria primaria e secondaria.

Scolarizzazione parallela per i Serbi

Mentre queste comunità combattono per migliori condizioni di istruzione, gli studenti serbi frequentano un sistema scolastico parallelo sotto l'autorità del Ministero Serbo della Scienza ed Educazione.. La Missione ha sviluppato un numero di progetti per aiutare anche queste scuole.

Per esempio, aiutando a modernizzare il laboratorio di ingegneria della Scuola Tecnica di Mitrovica Nord, installando nuovi computers, stampanti, scanners ed altri equipaggiamenti. Ha fornito autobus scolastici agli studenti serbi delle scuole nella regione di Peje/Pec, assicurando loro libertà di movimento.

Il nuovo Governo ha di fronte un gran numero di vecchi problemi. "La Missione OCSE ha però fiducia che la leadership porrà più attenzione ai bisogni delle minoranze e alla loro istruzione," dice Shok.

"Questo tema sarà al culmine della nostra agenda nel 2008."

Written by Mevlyde Salihu and Nikola Gaon

Source: OSCE

 
Di Fabrizio (del 08/04/2007 @ 09:46:37 in Kumpanija, visitato 1716 volte)

In allegato Messaggio di Etem Dzevat per la giornata Internazionale Rom e Sinti 2007.
Saluti e abbracci di Buona Pasqua a tutti.
Agostino Rota Martir

L’8 Aprile 1971 a Londra si è formata la “Romani Union International”, conosciuta dall’ONU come Organizzazione non Governativa (ONG) attivata per i diritti dei Rom.

Ora partecipa attivamente al Parlamento Europeo e alla Corte d’Europa.

Ma parliamo per Pisa.

A Pisa l’8Aprile è festeggiata la prima volta il 1998, gli iniziatori è il Comitato del campo Nomadi di Coltano…in tale occasione esisteva la Cooperativa con “esperti Rom” che prendeva le “risorse per cultura e Feste Rom” e nemmeno sapevano che cosa è l’8 Aprile e non sono venuti alla festa, magari invitati…

Sono tre anni 2005-’06-’07 come 8 Aprile passa senza festeggiarlo con musica, teatro e cibo ma solo con una lettera mandata alle Istituzioni, al Tirreno…magari a Canale 50 e Granducato si manda la stessa lettera, ma loro non hanno informato mai.

Il 2005 muore il “nostro Papa Wojtila” e per il lutto noi Rom piangendo festeggiamo l’8 Aprile.

Il 2006 gli Italiani vanno alle urne, non era il momento per festa.

Comunque abbiamo festeggiato l’arrivo del governo Prodi, da cui noi Rom aspettiamo grandi cambiamenti.

Uno di questi è il riconoscimento come minoranza linguistica-culturale dei Sinti (cittadini Italiani) e Rom e possibilità per gli stranieri dopo cinque anni in regola con il Permesso di Soggiorno di avere cittadinanza Italiana.

2007, l’8 Aprile è Pasqua: già ci sono Rom cattolici e ortodossi che festeggiano la Pasqua e per questo motivo si rimanda a Maggio, Giugno quando si farà (con l’aiuto di Dio e il patrocinio del Comune di Pisa) un giorno della “Presentazione Cultura Romanì”.

Sottolineando che noi Rom non abbiamo terra-madre, essendo assoluti pacifisti, mai accusatori, sempre accusati, sterminati.

Seconda Guerra Mondiale, la Guerra Balcanica…sempre mandati in esodo dalle nostre case (Kosovo, Bosnia, Macedonia), non avendo nessuna accoglienza al nostro arrivo, un popolo sul quale esiste il più grande pregiudizio, discriminazione.

Tutti gli sbagli degli “esperti Rom” si paga noi “zingari e nomadi” sulla nostra pelle.

Sempre sulle nostre spalle cade su portamento delle difficoltà ad arrivare alle “pari opportunità” e sognata “dignità”.

Da cittadini che abitavano a case, andavano al lavoro, a scuola, benissimo convivevano prima della guerra, arrivando in Italia siamo persi nostra identità di persone, esseri umani e siamo diventati pericolosi, furbi, ladri, nomadi, zingari.

Sono uno dei pochi Rom intelectuali presenti in Pisa e Toscana e partecipo come legale presentante di A.C.E.R. al programma “Le città sottili”, finanziata dal Comune di Pisa e Regione Toscana.

Anno 2001-2002 si è svolto il “censimento” dei Rom a Pisa per il progetto…alcuni

Rom sono andati a cercare futuro in altri paesi, sentendo delle possibilità ritornano e gli esperti Rom parte di loro li fanno entrare e alcuni no.

In seguito negli anni passati, sapendo di possibilità i Rom facevano venire al “banchetto” dei suoi famigliari.

E ora? Mandarli via in Macedonia dove li aspetta condanna per non partecipazione alla “ guerra civile” tra Macedoni e Albanesi.

Macedonia è circondata. Grecia serve visto, Bulgaria serve il visto. La Serbia non da ingresso per i “Cigani” senza corruzione, almeno 1.000 Euro per persona.

Albania, Kosovo non puoi, nemmeno in sogno.

Per i “Magupi” niente ingresso, solo uscita! E’ un collasso economico e i territori ancora sotto controllo di U.C.K.

Macedonia, “Oasi di Pace”, in Kosovo le case dei Rom rimaste non bombardate da aerei NATO partiti da Aviano (Italia), bruciate da U.C.K., come il quartier Rom Mitrovica. Dove spedirli? Gli Albanesi vogliono Kosovo etnicamente pulito.

80% di Rom Bosniaci presenti a Pisa sono nati qui in Italia, nemmeno sanno parlare Bosniaco e in quale enclave si mandano? Croata, non li riconosce, Mussulmana non sono praticanti di Islam, Serbi? Non li vogliono.

Con tutte queste situazioni tante volte volevo dimissionarmi da Presidente dell’A.C.E.R. Ma grazie a Dio che abbiamo l’assessore Sanità sociale, come Carlo Macaluso. Tanti erano “d’accordissimo” per progetto, ma dopo gli stessi mettevano il bastone tra le ruote, lui è rimasto dell’idea di fare il possibile e meglio per risolvere il nostro problema. Lavoravo come accompagnatore bimbi a scuola-bus e da 10 mesi ho lasciato per protesta. La legge dice che ogni bimbo che va a scuola, l’ACER si è impegnata e tanti bimbi ora regolarmente frequentano la scuola, lasciando il semaforo dove chiedevano l’elemosina ed erano meta di “affidamento” degli assistenti sociali.

Magari si dice: “Attento bimbo mio, stai buono italiano, se no ti lascio rubare dagli zingari”.

Ma sono gli Italiani che rubano i bimbi Rom con legge “affidamento”, per arrivare alla donazione.

Non c’era posto per i “fuori progetto bimbi Rom” nel pulmino comunale.

Non c’è altri soldi comprare altri pulmini, e alcuni bimbi sono rimasti fuori scuola ed io “fuori lavoro”.

Ma io devo rimanere lì dentro il progetto, magari mi buttano dalla porta, entrerò dalla finestra, cercando che il progetto va avanti.

Si prevede villaggio Rom al posto di Campo nomadi, regolarizzazione con il Permesso Soggiorno, lavoro, possibilità di fare “extra censimento” con aiuto della Regione e dello Stato Italiano.

Noi Rom presenti a Pisa vogliamo integrarci in società italiana, riprendere la nostra identità di gente normale.

Ma siete voi, Istituzioni, cittadini che dovete darci la possibilità di integrarci.

Il cattivo gesto è quello che tantissimi sono approfittato e buttata la sua spazzatura alla strada in via Idrovora, alcuni lasciando il segno di imprese e ora tutta la colpa si vuole buttare su nostre spalle.

Spero nei vostri gesti umani e nella possibilità di convivere davvero in pace, con dignità e pari opportunità, rispettando la legge, portando nostra cultura, lingua madre, tradizioni alla vostra conoscenza.

Auguri il 8 Aprile 2007

BASTALO 8 April 2007

Per questo scritto prendo ogni responsabilità legale e morale.

Etem Dzevat

Presidente A.C.E.R. Pisa

 
Di Fabrizio (del 09/08/2011 @ 09:45:05 in conflitti, visitato 1386 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Lettera aperta di Paul Polansky in risposta alla dichiarazione dell'ambasciatore Ian Kelly, Missione USA c/o l'OCSE, riguardo al genocidio dei Rom [...] (QUI la dichiarazione in inglese dell'ambasciatore, ndr)

31 luglio 2011, Spettabile Ambasciatore Kelly,

Mi congratulo per i suoi sforzi di portare l'attenzione sulla difficile situazione degli zingari europei (Rom, Sinti, Kalè, Sinkali, Askali ed Egizi) nel suo discorso commemorativo al Consiglio OCSE di Vienna lo scorso 28 luglio. Non dovrà mai essere dimenticato cosa accadde ai 2.897 Rom e Sinti quella notte tra il 2 e il 3 agosto ad Auschwitz, e sempre dovrà essere commemorato.

Tuttavia, enfatizzare cosa accadde agli zingari europei durante la II guerra mondiale, come lei ha fatto durante il suo discorso, distrae dall'attuale situazione. Nella maggior parte dell'Europa durante la II guerra mondiale gli zingari non vennero sistematicamente messi all'indice come gli Ebrei (almeno, non sul campo), per quanto non ci siano dubbi che la maggior parte degli zingari soffrì aspre persecuzioni.

Così ho raccolto, filmato e pubblicato molte storie orali dai sopravvissuti zingari della II guerra mondiale, che altri studiosi hanno messo insieme. Dalle registrazioni dei censimenti prima e dopo della guerra, e soprattutto dalle testimonianze dei sopravvissuti, risulta che il 90% degli zingari europei scampò alla II guerra mondiale.

Ovviamente, lei non è il solo a dichiarare che centinaia di migliaia di zingari furono liquidati durante la II guerra mondiale. Uno studioso romanì ha addirittura pubblicato che oltre 3.000.000 di Rom (sic) furono uccisi tra il 1939 e il 1945. Censimenti, registrazioni locali e della polizia dimostrano che non c'erano così tanti zingari in Europa prima della guerra. E la demografia dimostra che non potrebbero esserci oggi in Europa tra i 10 e i 12 milioni di zingari, se centinaia di migliaia fossero stati liquidati come lei ed altre persone uniformate (ma in buona fede) suggerite.

Ho intervistati sopravvissuti zingari alla II guerra mondiale in 17 paesi, inclusi sopravvissuti ad Auschwitz, Jasenovac, Lety, e tutti i campi di concentramento nei Balcani. Non ci sono dubbi che alcune comunità zingare, specialmente nell'Europa orientale, furono completamente sterminate (soprattutto dai fascisti locali le cui comunità continuano oggi ad impegnarsi in attacchi razzisti). Ma la maggior parte degli zingari sopravvisse alla II guerra mondiale, mentre nessuno dei loro vicini ebrei ritornò.

Per esempio, prima della II guerra mondiale la città di Bitola aveva le più grandi comunità ebree e zingare della Macedonia. Durante la guerra tutti gli ebrei vennero uccisi, mentre nessuno zingaro perse la sua vita per mano degli occupanti.

A Nish, Serbia, dove i tedeschi costruirono il loro primo campo di concentramento nei Balcani, tutti gli ebrei eccetto uno vennero ammazzati durante la guerra. Dopo la guerra, c'erano ancora circa 4.500 zingari su di una popolazione pre-bellica di circa 5.000.

Ciò che successe a Nish è tipico di cosa accadde in tutta l'Europa orientale (eccetto alcune tragiche eccezioni). Ai giovani idonei al lavoro venne chiesto di lavorare volontariamente nelle fabbriche in Germania, quanti rifiutarono vennero in seguito trasportati nei campi di lavoro forzato, dove molti sopravvissero alla guerra. I più anziani, considerati non abili al lavoro, vennero trattenuti come ostaggi (assieme ai locali serbi), e fucilati 100 alla volta quando un soldato tedesco veniva ucciso dalla resistenza del posto. Dato che nei quartieri zingari erano rimasti pochi uomini adulti, i soldati tedeschi ubriachi spesso vi si avventuravano di notte in cerca di donne da violentare. Le storie su come le donne zingare salvarono se stesse e protessero le loro figlie, rivelano come le comunità zingare sopravvissero contro ogni previsione.

Prima della guerra, specialmente nei Balcani, molte case di ebrei avevano almeno una donna zingara che vi lavorava come domestica a tempo pieno. Molte donne zingare si trovavano in case ebree quando i tedeschi vennero a rastrellarli. Devo ancora sentire da qualche sopravvissuto che una donne delle pulizie, una cuoca o una lavandaia zingare fossero state portate via assieme alle loro famiglie ebree.

Gli studiosi che hanno seriamente indagato sull'"Olocausto zingaro" della II guerra mondiale non riescono a provare oltre 125.000 morti. Naturalmente, le cifre non significano niente di fronte alle tragedie e persecuzioni patite dagli zingari.

Nelle mie interviste sulla storia orale, ho sempre chiesto ai sopravvissuti quando avessero sofferto di più durante la loro vita: prima o dopo la guerra, o sotto il comunismo? Quasi senza eccezione i sopravvissuti alla II guerra mondiale hanno dichiarato che il peggior periodo della loro vita è adesso. E che con ciò non intendono solo per loro, ma anche per figli e nipoti.

Questa è la vera tragedia. Dopo 66 anni la più grande minoranza europea si sente ancora perseguitata con poche speranze di un futuro migliore.

Ambasciatore Kelly, è molto ironico (almeno per me) che lei abbia dato il suo discorso commemorativo davanti all'OCSE, che così spesso ha chiuso gli occhi sulle sofferenze degli zingari nell'Europa dell'est. All'OCSE piace far rimbombare dai tamburi della propaganda, che loro stanno insegnando tolleranza e cittadinanza agli zingari (si suppone per salvarli dalla loro situazione) e stanno tenendo conferenze su di loro. Ma in verità, spesso l'OCSE demonizza gli zingari (almeno in Kosovo).

Non è un caso che il nuovo segretario generale dell'OCSE, Lamberto Zannier, ex governatore ONU del Kosovo (vedi QUI, ndr) rifiutò di ascoltare gli appelli dall'OMS, Human Rights Watch ed innumerevoli altre organizzazioni internazionali di evacuare e curare immediatamente centinaia di Rom e Askali nei campi rom costruiti su terreni contaminati, dove ogni bimbo nasceva con danni irreversibili al cervello? Anche se la stampa (BBC compresa) riportava che questi bambini Rom/Askali avevano i più alti livelli di piombo nella storia della letteratura medica, Zannier ancora rifiutò di evacuare, per quanto ci fossero precedenti in Kosovo quando l'ONU rimosse forzatamente Albanesi e Serbi dalle loro case, visto che si supponeva che le loro vite fossero a rischio a causa di circostanze pericolose.

Dal 1999 sino ad oggi, l'OCSE in Kosovo ha rimproverato agli zingari di essere colpevoli per la loro situazione, nonostante l'evidenza del contrario. Thomas Hammarberg, commissario del consiglio d'Europa per i Diritti Umani, ha pubblicamente dichiarato che quella dei Rom e gli Askali del Kosovo nei campi a Mitrovica nord, è stata la peggior tragedia dei diritti umani in Europa dell'ultimo decennio. L'OCSE pubblicamente è rimasta in silenzio su questa tragedia. In privato, continuano a rimproverare i Rom della loro tragedia.

Come ambasciatore americano presso l'OCSE, spero che sarà parte della sua missione instillare in quell'organizzazione il rispetto per i diritti umani, che tutti gli americano hanno tanto caro. E che lei farà in modo che l'OCSE ed il mondo sappiano cosa sta succedendo alla più grande minoranza d'Europa, invece di nascondere le loro sofferenze e persecuzioni con la nebbia della II guerra mondiale.

In fede,

Paul Polansky

 
Di Fabrizio (del 31/01/2007 @ 09:44:57 in Europa, visitato 2146 volte)

I Rom sono la più grande minoranza dell'Unione Europea. Con l'ingresso di Bulgaria e Romania, ci sono oltre 10 milioni di Rom che vivono negli Stati Membri. Le tematiche dei Rom sono state nell'agenda delle istituzioni europee nell'ultima decade, e secondo la Commissione Europea oltre 270 milioni di € sono stati investiti tra il 2001 e il 2006 [...] in progetti destinati esclusivamente alle comunità rom. Sfortunatamente, i risultati non sono stati proporzionali alla mole degli investimenti. Le comunità rom continuano a fronteggiare forti modelli di esclusione sociale e discriminazione in tutti i paesi EU.

La posizione di estremo svantaggio dei Rom mette in questione la compilazione dell'agenda sociale della EU. L'inclusione sociale e il pari trattamento dei Rom devono essere entrambe una priorità delle istituzioni EU e dei governi nazionali. La realizzazione di questa meta richiede sforzi nelle varie aree e necessita l'impegno dei decisori ai livello nazionale e della Commissione Europea. La meta ultima delle politiche EU verso i Rom devono garantire eguale accesso al lavoro, educazione, alloggio, sanità e il necessario quadro per esercitare i diritti civili e partecipare ai processi decisionali. In questo contesto, ERIO ritiene che la Presidenza tedesca della EU debba giocare un ruolo chiave nel miglioramento delle politiche europee verso i Rom.

Politiche anti-discriminatorie e di Inclusione Sociale

La maggior parte dei Rom sono in posizione svantaggiata nei settori dell'impiego e della casa come nei sistemi scolastici e della sanità e non hanno l'opportunità di partecipare ai relativi processi decisionali. Le istituzioni europee ed i governi nazionali devono fare una priorità dell'incorporare nelle loro agende politiche il miglioramento delle condizioni di vita dei Rom e l'eliminazione della discriminazione costante. Per raggiungere questo obiettivo, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  1. Rafforzare gli sforzi per sradicare tutte le forme di razzismo e discriminazione contro i Rom. A livello EU la campagna comunitaria "Per la Diversità, contro la Discriminazione" deve essere più efficace tramite una miglior allocazione dei fondi, focalizzandosi su progetti con obiettivi chiari, rivolti a gruppi definiti e con gli indicatori di successo. Dev'essere assicurata la partecipazione delle organizzazioni dei Rom e l'implementazione di campagne a livello nazionale.
  2. Promuovere lo sviluppo di politiche volte all'inclusione dei Rom a livello EU e nazionale. Comprendendo la consultazione delle organizzazioni dei Rom nella selezione, progettazione, implementazione e valutazione del Fondo Strutturale dei progetti diretti ai Rom e migliorando l'uso di questi fondi a livello EU.
  3. Assicurare che la prevista Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali si focalizzi con forza sulla lotta contro il razzismo verso i Rom. Dev'essere creata all'interno dell'Agenzia un'unità di lavoro che affronti le specifiche tematiche rom e dev'essere assicurata la partecipazione delle organizzazioni dei Rom nella Piattaforma delle OnG.
  4. Incoraggiare gli Stati Membri a seguire i principi della Risoluzione sui Rom del Parlamento Europeo del 28 aprile 2005.

Bambini Rom e Giovani nel Sistema Educativo

Molti bambini e giovani Rom affrontano discriminazione nel sistema educativo in Europa e non hanno accesso al sistema educativo [...] frequentano scuole segregate e per disturbi mentali. La segregaziome avviene su basi discriminatorie, e come risultato di questo sistema non sviluppano le necessarie abilità nell'accesso al mercato del lavoro o all'auto-impiego. Quindi la loro integrazione è perciò una delle maggiori sfide che attendono la EU e i governi nazionali nel garantire pari opportunità ai Rom. Per raggiungere questo obiettivo, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  1. La promozione di politiche onnicomprensive di desegregazione scolastica. Nei paesi dove a scolarizzazione segregata viene praticata,i governi nazionali devono essere incoraggiati a sviluppare strategie nazionali che rafforzino la desegregazione. I governi devono essere anche galvanizzati nel portare avanti campagne di testimonianza sulla discriminazione nelle scuole per assicurare che i bambini e i giovani Rom siano trattati al pari dei loro coetanei della società maggioritaria.
  2. Assicurare che le azioni volte ad abolire la discriminazione affrontata dai Rom nelle scuole, diventino prioritarie nei Programmi della Commissione Europea, particolarmente nei campi dell'anti-discriminazione e dell'inclusione sociale. I progetti che promuovono e appoggiano la desegregazione devono essere fortemente focalizzati sui bambini e sui giovani Rom.

I Rom nel Mercato del Lavoro e dell'Auto-Impiego

Secondo diverse ricerche condotte da istituti riconosciuti, istituzioni europee e organizzazioni dei diritti umani, i Rom affrontano grandi difficoltà nel mercato del lavoro e nelle opportunità di auto-impiego. Altissimi tassi di disoccupazione e sotto-impiego, come pure lavori sotto-qualificati e sottopagati, caratterizzano la situazione dei Rom nel mercato lavorale tanto nei paesi membri che in quelli candidati. Secondo i ricercatori e come ampliamente documentati, questa situazione è il risultato dei bassi livelli di scolarizzazione e delle discriminazioni affrontate nel mercato del lavoro. Garantire ai Rom un pari accesso all'impiego e alla retribuzione è fondamentale per promuovere la loro inclusione sociale e combattere gli alti tassi di povertà. Per ottenere questo obiettivo, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  1. Di incoraggiare la Commissione Europea e i governi nazionali nello sviluppare programmi di formazione vocazionale che forniscano ai Rom le capacità richieste per accedere a un lavoro adeguato e ad opportunità di auto-impiego. Dato che le donne Rom sono le più soggette alla disoccupazione, devono essere creati programmi specifici indirizzati ai loro bisogni particolari e l'inclusione della comunità Rom nella progettazione, sviluppo e valutazione. Occorre favorire l'accesso a misure di micro-credito per l'auto-impiego e dev'essere tenuta in conto l'importanza che questo può avere nell'integrazione. Dev'essere assicurata la focalizzazione su queste tematiche da parte della CE, specialmente attraverso i Programmi di Progresso e i Fondi Strutturali.
  2. Affrontare chiaramente la discriminazione nel mercato lavorale. Occorre assicurare che la Comunità promuova campagne di consapevolezza e anti-discriminatorie con attenzione ai Rom, particolarmente nel quadro Programma Progresso della CE. Queste campagne devono indirizzarsi a lavoratori e amministratori, in particolare a quanti lavorano nelle agenzie per l'impiego. [...]

I Rom nel Processo di Allargamento della EU

Grandi comunità di Rom vivono nei Paesi Candidati: Turchia, Macedonia e Croazia. Rapporti intergovernativi e delle organizzazioni dei diritti umani - tra cui il Rapporto sui Progressi dei Paesi Candidati all'Accesso della Comunità Europea - rivelano che i Rom affrontano forti modelli di esclusione sociale e povertà diffusa nei paesi summenzionati. Diffuse violazioni dei diritti umani, demolizioni degli insediamenti rom, condizioni di vita sotto gli standards ed ampli tassi di disoccupazione e assenteismo scolastico sono la prominente caratteristica della situazione dei Rom nei Paesi Candidati. E' vitale facilitare un miglioramento delle condizioni di vita dei Rom in questi paesi. Per raggiungere questo obiettivo, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  • Che nei Paesi Candidati prevalga lo stabilizzarsi di un quadro legale e materiale di condizioni necessarie a sviluppare la situazione dei Rom. Il progresso delle condizioni di vita dei Rom in questi paesi dev'essere un parametro per ottenere l'accesso nella EU. L'agenda per l'accesso nella EU dev'essere sviluppata nello stabilirsi (e rafforzarsi) gli standard minimi di protezione e rispetto dei diritti umani.

Rom Rifugiati e Richiedenti Asilo

La situazione dei rifugiati dell'ex Yugoslavia, tra loro quanti di origine Rom, è allarmante in diversi Stati Membri nell'Europa Occidentale. In molti Stati Membri, questi rifugiati non possono esercitare i basici diritti civili, sono spesso esclusi dal lavoro e non possono continuare gli studi. In aggiunta alla sperimentazione dell'esclusione sociale nei paesi d'asilo, i Rom sono spesso forzati a tornare nei paesi d'origine, nonostante le inadeguate condizioni per un ritorno. Le ragioni per cui i Rom sono forzati a lasciare i loro paesi d'origine nell'ultimo decennio non si differenziano molto da quelle affrontate dalle popolazioni maggioritarie: conflitti armati, violenze etniche, collasso della coesione e delle strutture sociali, povertà economica e sociale. Per garantire la sicurezza ai Rom rifugiati, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  1. Il richiamo degli Stati Membri a rispettare appieno quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra e alla predisposizione di misure attive a fermare le espulsioni e i ritorni forzati dei Rom verso l'ex Yugoslavia, fintanto che la situazione rimane pericolosa e non  ci sono condizioni adeguate al ritorno.
  2. Fare in maniera che gli Stati Membri semplifichino le procedure burocratiche per definire lo status legale dei Rom rifugiati, facilitando quindi la loro integrazione e facilitando la loro integrazione e contributo al pari accesso nei campi dell'impiego, educazione, alloggio e sanità per quanto riguarda i loro diritti civili. Le disposizioni legali applicabili ai rifugiati ed agli stranieri dovrebbero rispettare sempre il principio della non-discriminazione.

I Rom in Kosovo

La situazione delle minoranze in Kosovo, particolarmente i Rom Serbi e Kosovari, è ancora molto precaria e si sovrappone ai problemi relati agli spostamenti interni. Sperimentano inoltre condizioni alloggiative inumane, povero o inesistente accesso alla sanità, scolarizzazione e impiego. I Rom sono regolarmente bersaglio di violenze e crimini razzisti. Non è stato sviluppato alcun Piano d'Azione indirizzato alla situazione dei Rom in Kosovo. Un'importante condizione per stabilizzare la regione assicurare l'attuale pericolosa situazione dei Rom Kosovari è il chiarimento dello status del Kosovo - che dev'essere raggiunto il prima possibile dall'amministarzione ad interim dell'UNMIK, assieme alle autorità Serbe e Kosovare. Testimoniando così il ruolo che la EU può giocare, non soltanto nel processo negoziale, ma anche nell'amplificare lo sviluppo umano nella regione e la stabilizzazione della situazione sociale, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  1. Di promuovere la partecipazione dei rappresentanti delle comunità Rom nei negoziati sullo status del Kosovo. Il pieno rispetto dei diritti delle minoranze dovrebbe essere argomento dei dialoghi sullo status del Kosovo.
  2. Appoggiare le iniziative per progettare un Piano d'Azione per migliorare la situazione dei Rom in Kosovo. Questo Piano d'Azione deve contenere misure volte all'eliminazione di tutte le forme di discriminazione e razzismo contro i Rom, ed incoraggiare lo sviluppo di un effettivo sistema giuridico che protegga i diritti delle minoranze. Devono essere incluse misure per lo sviluppo delle opportunità si scolarizzazione ed impiego per i Rom e per assicurare la loro partecipazione nel processo decisionale.
  3. Fare pressione verso l'UNMIK e le autorità perché scrutinino accuratamente le condizioni dei Rom nei campi rifugiati, così da determinare potenziali rischi per la salute e migliorare i servizi per gli abitanti. Dev'essere data particolare attenzione a quei campi dove c'è rischio di contaminazione da piombo (i campi situati a Mitrovica Nord, come Camp Osterode). Indipendentemente da ciò, la EU deve ricordare all'UNMIK e agli amministratori locali che la sistemazione nei campi rifugiati è soltanto una soluzione temporanea, e questi insediamenti per nessuna ragione devono diventare definitivi. Per quanto rimangano le condizioni che forzano i bambini Rom a rimanere nei campi rifugiati, dev'essere data particolare attenzione ai loro bisogni educativi. Dev'essere inoltre confermata la ricostruzione dei quartieri Rom in Serbia e Kosovo andati distrutti.
European Roma Information Office (ERIO)
Av. Edouard Lacomblé 17, Brussels 1040 Belgium
Phone: +32 (0) 2733 34 62 Fax : +32 (0) 2733 38 75
ivan.ivanov@erionet.org, guillermo.ruiz@erionet.org
www.erionet.org
 
Di Fabrizio (del 06/04/2008 @ 09:44:31 in Europa, visitato 1572 volte)

Da Roma_Francais

I Sulejmani  vivono ad Herbiers da più di un anno. La loro domanda d'asilo rifiutata, queste vittime dimenticate della guerra del Kosovo non immaginano di dover ancora ripartire. E per andare dove?
La famiglia Sulejmani lasciò il Kosovo nel 1999. "Come molte altre case dei Rom, la nostra fu bombardata", dice il padre Bun Sulejmani, 47 anni. Oggi, l'avvenire della famiglia è di nuovo incerto.

I Sulejmani abitavano a Mitrovica. "Prima della guerra, vivevamo bene in Kosovo. Avevamo una drogheria, non c'erano problemi. Ma oggi, i Rom non sono più accettati da nessuna parte. Siamo come palloni da football."

I Rom sono le vittime dimenticate della guerra che ha devastato il Kosovo alla fine degli anni '90. Una minoranza presa nella tenaglia del confronto che opponeva Serbi ed Albanesi. Oggi, i Rom restano indesiderabili in questo paese divenuto indipendente lo scorso 17 febbraio. "Prima della guerra, c'erano circa 144.000 Rom in Kosovo," completa Yvon Albert che insegna il francese alla famiglia Sulejmani. "Oggi, non ne restano che il 10%"

Attorno a Yvon Albert, nell'appartamento della famiglia messo a disposizione dal Centro d'accoglimento dei richiedenti asilo (CADA), si sono raggruppate una dozzina di persone. Sono cittadini di Herbiers sensibili alle sorti di questa famiglia. "I bambini vanno a scuola, i genitori imparano il francese. E' una famiglia molto unita, che chiede di integrarsi. Una petizione recentemente lanciata ha raccolto 1.500 firme."

Bun e Sheribana hanno sei figli. Quattro di loro vivono a Herbiers. La più giovane, Ikbal, ha 11 anni. Frequenta la scuola del quartiere, ha lasciato il Kosovo che aveva 3 anni. "Non mi ricordo di quel paese. Io, voglio restare in Francia, continuare ad andare a scuola."

Dopo il bombardamento della loro casa, la famiglia s'è ritrovata in un campo a Podgorica, nel Montenegro. "Gli otto membri della famiglia ci sono restati per otto anni, min una baracca grande come una stanza," dice Geneviève Cantiteau, dell'associazione Actif, che milita per i richiedenti asilo. "Alimentazione e cure erano aleatori." La famiglia è riuscita infine a pagare uno spallone che li ha condotti in Francia. Dopo aver soggiornato in diverse città, sono arrivati ad Herbiers nell'aprile 2007.

"Là, abbiamo seguito la prassi abituale," illustra Geneviève Cantiteau. "La loro prima domanda di regolarizzazione è stata rifiutata. Ugualmente per il ricorso. Sembra per ragioni amministrative."

La famiglia dovrà lasciare l'appartamento entro il 10 aprile. Ha indirizzato un ultimo ricorso alla prefettura della Vandea. E' l'ultima possibilità. "Vogliono che ritorniamo in Kosovo, ma non è possibile," continua il padre della famiglia. "L'indipendenza non cambia niente per noi Rom. I Serbi ci detestano, gli Albanesi pure. Non abbiamo nessun posto dove andare."

Sua moglie Sheribana, silenziosa sino a questo momento, alza le braccia e gli occhi al cielo. "Meglio morire che rientrare in Kosovo."

E' stata pubblicata su Internet una petizione: http://www.educationsansfrontieres.org/

[...]

 
Di Fabrizio (del 24/05/2007 @ 09:44:07 in Kumpanija, visitato 1878 volte)

Da Repubblica.it

Quelli che sono riusciti a trovare un lavoro e a mandare i figli a scuola
Da Milano a Roma passando per Fano. Ma solo il dieci per cento degli zingari ce la fa
Le danze di Belykize e i camion di Arif

Storie di ordinaria integrazione
La storia di Vintila, rom romeno titolare di impresa edile e judicator nel suo campo
Il paradosso di Walter, sinti, italiano, quattro figli, paga le tasse ma non riesce ad avere una casa

di CLAUDIA FUSANI

ROMA - "Mi chiamo Belykize, nella mia lingua era il nome della regina di Saba. Ho 19 anni, sono zingara e ne sono fiera. E questa, l'Italia, è la mia terra". Belykize è una rom kosovara nata in Italia, a Napoli, dove la sua famiglia è arrivata nel 1985 da Mitrovica, città ora sotto il controllo delle Nazioni Unite, uno di quei distretti simbolo dei furori etnici scoppiati nei Balcani. Belykise è sempre andata a scuola, fin dall'asilo, e ora frequenta l'ultimo anno dell'istituto tecnico "Adriano Olivetti" di Fano. "So cucire, modifico i vestiti, so ballare, mi porto dietro tutti i colori e i suoni della cultura della mia gente e il mio sogno è aprire un negozio oppure lavorare come commessa".

Poi le voci di Arif Thairi, il padre di Belykise; di Costantin Marin Vintila, rom romeno, un judicator a capo del cris, il tribunale della sua comunità che è il campo nomadi vicino al Cimitero Maggiore a Milano. E di Walter Tanoni, un sinti italiano, giostraio figlio di una famiglia di giostrai da quattro generazioni e ora preoccupato di segnare le differenze: "I sinti italiani sono zingari ma più nomadi: siamo cittadini italiani in tutti i sensi e paghiamo le tasse. Il problema sono gli altri zingari, gli slavi e adesso i romeni, che rischiano di avere più diritti di noi". Sono quelli che ce l'hanno fatta. Che si sono integrati senza omologarsi, senza rinunciare a ciò per cui i popoli e le culture zigane sono riuscite nel tempo - ma sempre meno - ad affascinare: quel misto di anarchia mescolato alla capacità di fare festa, di gioire e di convivere con le tragedie quotidiane. Secondo il presidente dell'Opera Nomadi Massimo Converso "in Italia solo il 10 per cento dei 160 mila rom ufficiali si sono integrati". Forse una percentuale ottimista. Di sicuro minima. Ognuno di loro ce l'ha fatta in un modo diverso.

Belykize, 19 anni, fiera di essere zingara - La voce di Belykize arriva squillante via cellulare. E' domenica sera ed è appena tornata dal mare con gli amici "...e col mio fidanzato". Italiano? "No, rom kosovaro come me, della mia stessa città...". E le scappa da ridere. La prima cosa che impressiona è la qualità dell'italiano. "Per forza, sono nata qui, sono andata a scuola da sempre, fin dall'asilo. Comunque, oltre all'italiano, so parlare cinque lingue: romanì (l'idioma dei rom ndr), inglese, serbo, croato, bosniaco. Con i miei cugini però parliamo sempre italiano". Belykize abita a Fano, nella Marche. "Io e la mia famiglia viviamo in una casa, ho appena finito di cucire delle tende che a me piacciono molto, piene di colori, mi sono fatta dare degli scampoli nei negozi, li buttavano via e me li hanno regalati. Essere sempre vissuta in una casa è stata, forse, la cosa più importante, non mi sarebbe piaciuto vivere in una roulotte. Quando andavo a trovare mio nonno a Napoli, al campo, non mi piaceva. Ora vive in Francia, in un casa, anche lui" .

Belikyze trasmette normalità e leggerezza. "Non mi sono mai vergognata di essere una rom. Anche a scuola, non ho mai avuto problemi. Io parlo, sono una aperta, se qualche volta qualcuno mi ha detto "tu sei una zingara" non l'ho mai rinnegato, anzi, me ne vanto. Lo so cosa vuoi sapere, te lo dico subito: mi vesto come una qualsiasi ragazza italiana, sono pulita e in casa mia nessuno è mai andato a rubare. Quindi nulla di cui vergognarmi. Quest'anno mi diplomo, ho già fatto degli stage di due settimane in un supermercato e in un negozio. Il preside è stato molto contento".

La giornata tipo di Belykize è la mattina a scuola, "il pomeriggio aiuto un po' mia mamma in casa dove viviamo in otto e faccio i compiti" Le piace ballare, anzi è una apprezzata ballerina di cocek, tipo danza del ventre, e di oro, un ballo di gruppo gitano. "Appena posso guardo la tv, soprattutto i telefilm che mi piacciono tanto. Seguo molto anche i telegiornali per capire in che mondo mi trovo". La questione nomadi nelle ultime settimane è spesso nei tg. "Io non posso dare la mia mente e il mio cuore agli altri - dice Belykize - se questi rom trovano normale uccidere, rubare, bere, vivere con i soldi degli altri e non fare nulla, restare sporchi e incivili, io posso dire che sbagliano, che stanno sbagliando tutto. Lo dico, sempre, anche a scuola. Ma poi loro sono loro e io sono io. Voglio dire che noi zingari non siamo tutti uguali, non andiamo tutti a rubare e non siamo dei mostri".

Zingaro deriva dal nome del monte Athinganos con cui i greci indicavano una setta eretica di intoccabili. Gitano e zigano deriva da egiziano. Rom vuol dire fango. Ma uno dei primi nomi degli zingari è stato anche bohèmien, chi vive in miseria della propria arte e delle proprie passioni, glielo aveva dato il re di Bohemia. La condanna, ma anche le contraddizioni, delle gente rom comincia dall'inizio, dal nome. E si nutre di secoli di ruberie, furti, violenze, maltrattamenti. Cervantes nel '500 così raccontava la vita con gli zingari in Spagna: "Sembra che gitani e gitane non siano sulla terra che per essere ladri; nascono da padri ladri, sono educati al furto, s'istruiscono nel furto e finiscono ladri belli e buoni al centro per cento". E l'inventore di Don Quixote era certamente un sognatore democratico.

Belykize ne è consapevole. "Quasi comprendo il disprezzo per la mia gente. Molti rubano, sono sporchi. Ma qualcuno ce la può fare, se il padre lavora il figlio andrà a scuola, se la donna è rispettata anche la figlia lo sarà, se avranno un lavoro potranno avere una casa, pagare affitto e bollette e tenerla pulita. Da qualche parte bisogna cominciare". La prima cosa che farebbe Belykize è "riscattare le donne, toglierle dalla rassegnazione che devono subìre". "Nella nostra società - ammette - il capofamiglia è e sarà sempre un uomo ma questo non vuol dire che le donne debbano accettare un marito ubriaco che le picchia o fa altro".

Arif, tre nazioni in una sola casa - Belykize non è un "miracolo". E quindi può non essere un'eccezione. Se lei ce l'ha fatta - e senza nemmeno troppo faticare - dietro di lei ci sono un padre e una madre che invece di fatica ne hanno fatta molta. Arif Thairi, il padre, oggi ha la sua partita Iva e una ditta di autotrasporti e facchinaggio a Fano. Prima, per 14 anni, ha lavorato nei cantieri navali. Prima ancora ha lottato con le unghie e con i denti nei campi rom di Napoli e Messina. E' originario di Mitrovica ed è arrivato in Italia nel 1985. Ha 45 anni ma se lo ascolti sembra che abbia già fatto sette vite. "Da Mitrovica negli anni è scappato un intero quartiere, 180 mila persone, prima per le persecuzioni poi per la guerre. La mia famiglia è di origine rom, zigana, ma noi a Mitrovica avevamo la nostra casa e quando ci passavano davanti quelli con le roulotte dicevamo che non avremmo mai voluto fare quella fine. Poi siamo dovuti scappare e adesso non abbiamo più documenti di nulla, nè della casa, nè del casellario giudiziario, nè del comune perchè Mitrovica non si sa più di chi è. Così, io che potrei avere la carta di soggiorno e chiedere la cittadinanza, non posso avere nulla perchè l'Italia non sa se sono serbo, kosovaro o croato".

Non avendo un paese di origine, Arif e tanti altri come lui non possono neppure avere un paese che li accoglie. Un po' come Tom Hanks nel film di Spielberg The Terminal . Come Tom Hanks, Harif si è arrangiato. "Quando con mia moglie e due figli vivevo nel campo nomadi di Napoli, ho trovato lavoro nei cantieri navali di Fano. Ero abbastanza disperato, mi sono fatto coraggio, sono andato dal sindaco e gli ho detto che volevo trasformare la mia famiglia in persone tranquille e normali. Mi ha ascoltato e ha avuto fiducia". Nel 1987 Arif ha avuto il primo permesso di soggiorno. Dal 1990 ha vissuto per undici anni in una casa comunale. Ora in una casa popolare di cui paga affitto, bollette e tutto il resto. "Siamo in otto e tre paesi diversi: io e mia moglie kosovari, due figli croati, due figli e una nipotina di otto mesi italiani". Arif non ha dubbi su quella che può essere la via dell'integrazione: "La prima cosa che l'Italia deve fare è un censimento vero, reale, di tutti i rom dividendoli però per etnia. Poi ci deve essere una verifica altrettanto reale di chi ha la volontà di cambiare, di faticare e di inserirsi. A quel punto dare i documenti e la possibilità di un lavoro qualsiasi per responsabilizzare le persone. Vivere nel campo può andare bene all'inizio, appena arrivi, ma poi te ne devi andare perchè, se non ci sono controlli molto severi, il campo serve solo a moltiplicare chi ruba e chi si ubriaca. Chi sbaglia, chi delinque, deve essere fuori per sempre, dall'Italia e dalla comunità rom. Come quello di Napoli, quello che ha rubato la macchina e ha ucciso la donna: quello faceva meglio a buttarsi già da un ponte quel giorno". Arif mette in guardia da un rischio che si chiama rom romeni: "Loro adesso stanno arrivando in massa, senza controlli perchè sono cittadini europei e avranno molti più diritti di me che invece sono qui da più di vent'anni. L'Italia deve stare attenta perchè rischia di fare molti errori con questi nuovi arrivi".

Vintila, il rom romeno - Una barbona bianca folta, 54 anni, venti nipoti, capo-famiglia di un clan di 50-60 persone: Costantin Marin Vintila è proprio lo zingaro dell'immaginario romantico, per quel poco che può sopravvivere in qualcuno di noi. "Sono anche judicator - racconta - sono l'anziano che giudica le liti interne e familiari, convoco il cris e decido chi ha torto e chi no". Una giustizia parallela a quella italiana? "No per carità, sto parlando di questioni interne, liti di famiglia. Per il resto posso dire che siamo l'occhio della polizia dentro il campo". Vintila è in Italia dal 1991, vive a Milano nel campo vicino al cimitero Maggiore che ospita 7-800 persone. Non è certo uno dell'ultimo flusso dalla Romania. Però si dichiara con grande orgoglio "cittadino europeo, sono come un francese e un tedesco". Non ha una casa, ("e come potrei se non ce l'hanno neppure gli italiani") ma ha una ditta edile e la sua partita Iva. "I miei figli lavorano con me, uno fa il benzinaio, qualcuno ha trovato casa, in affitto, ma non ha detto di essere rom". Vintila è per la tolleranza zero:"Servono più controlli e pene rigorose per i genitori che non mandano i bambini a scuola e li mandano a chiedere l'elemosina. Pene ancora più dure per gli adulti che rubano. Deve restare qui solo chi rispetta le regole. Gli altri fuori, altrimenti danneggiano tutti noi che siamo venuti per lavorare".

Walter, il giostraio - In questo viaggio tra i rom che ce l'hanno fatta, la storia di Walter Tanoni è forse la anomala - è un sinti italiano, quindi cittadino italiano - e la più incredibile. E anche la più simile a un vecchio film. "Ho 38 anni, sono figlio e nipote di giostrai, veniamo dal nord Italia ma ho sempre vissuto nel Lazio. Mio nonno, per dirne una, lavorava con Moira Orfei che abitava nella roulotte davanti a noi. Quando ero ragazzino eravano ancora nomadi, giravamo di paese in paese e la gente ci veniva incontro felice perchè portavamo la festa, la musica e l'allegria. Avevo una ragazzina in ogni paese e mia moglie, che è italiana di borgata, è diventata la mamma dei miei quattro figli anche perché è stata l'unica che ha voluto seguirmi sulla roulotte". Da quando, nel 1998, è stato abolito il Dipartimento dello Spettacolo viaggiante e i giostrai hanno perso un interlocutore istituzionale vero e unico: "La nostra attività sta scomparendo. I giostrai sono sempre meno, restiamo sulle roulotte e non abbiamo una casa. Sono molto preoccupato". Il problema sono quelli che ottengono, per mille altri motivi, le licenze per i parchi giochi e simili. "Ci levano il lavoro e partono troppo avvantaggiati perchè hanno il terreno e i mezzi" spiega Walter. La sua è una battaglia per la sopravvivenza. Di un favola e di un sogno, come le giostre. "I giostrai hanno la fama di rapire i bambini? Guai a generalizzare. Anche i pastori sardi hanno questa fama...". Walter si è arrangiato così: "Grazie al comitato di quartiere mi hanno affidato un'area verde in zona Torraccia. Qui ho montato le giostre fisse, tengo pulito e sono un po' il custode del giardino pubblico della zona. Sono anche l'unico punto di aggregazione sociale in questa zona". Walter è amico di tutti nel rione. Ma preferisce non dire che è zingaro di etnia sinti e che vive con la famiglia in una roulotte a Casal Bertone, un piccolo campo di circa sessanta persone, tutte italiane. "Dico che sto in una casa popolare. Ho quattro figli dai quindici ai tre anni che vanno tutti a scuola, perfettamente integrati, bravi, pago le tasse ma quando chiedo la casa mi dicono che ho solo otto punti. E restiamo nella roulotte. Non capisco e non so più a chi chiedere". Far vivere il mondo delle giostre e dei giostrai. La via dell'integrazione dei popoli rom passa anche da qui.
 
Di Fabrizio (del 28/09/2010 @ 09:42:59 in Europa, visitato 2486 volte)

by Paul Polansky

[continua]

EULEX

(immagine da daylife.com) Il generale in pensione Yves de Kermabon mentre prega (spero) per salvare (spero) i bambini rom e askali di Mitrovica dai soldati francesi, dal dr. Bernard Kouchner, dall'ONU, dal governo del Kosovo e... dall'EULEX.

IL PREMIO IN-GIUSTIZIA: disgrazia questa Missione dell'Unione Europea in Kosovo sul Ruolo della Legge che rivendica il suo scopo principale nell'assistere e supportare le autorità del Kosovo sul ruolo della legge e si riserva il diritto di perseguire i seri crimini che il governo del Kosovo ignora. EULEX viene disonorata con questo premio per avere rifiutato di considerare "la negligenza di massa verso l'infanzia" nei campi di Mitrovica come un "serio crimine", nonostante le 86 morti sino ad oggi.

Dato che era risultato impossibile durante quasi undici anni di coinvolgere qualsiasi agenzia ONU o il governo del Kosovo, soprattutto il Ministro della Salute, nel salvare i bambini che muoiono di avvelenamento da piombo negli ex campi UNHCR, inviai una mail a Yves de Kermabon, capo della missione EULEX, chiedendogli un incontro per discutere su cosa EULEX potesse fare.

Ex generale francese, che una volta comandava la Legione Straniera in Cambogia e poi le forze NATO in Kosovo, Kermabon rifiutò di vedermi.

Con l'aiuto di amici impegnati nel salvare questi bambini, facemmo ricorso al suo capo UE, la baronessa Catherine Ashton, ed alla fine ottenemmo un appuntamento per vedere il procuratore capo del generale Kermabon, Theo Jacobs, e tre componenti della sua squadra. Non fu un ricevimento caloroso. Erano troppo ritrosi per ricevermi o soltanto riluttanti di dovermi vedere.

Il procuratore capo Jacobs non fece nessun tentativo di dare inizio alla riunione, così gli chiesi se avesse ricevuto il nostro promemoria legale che gli avevo inviato per posta elettronica il giorno precedente. Con riluttanza mi disse di sì ma non fece nessun commento. Così tirai fuori tutti gli altri documenti che avevo portato e iniziai a passarglieli.

Il primo era un comunicato OMS del settembre 2009 che ancora una volta chiedeva l'immediata evacuazione e cure mediche. Dissi che l'OMS ne chiedeva l'evacuazione dal novembre 2000 e che da allora aveva inviato richieste simili. Nessuna risposta da EULEX: nessuna domanda, nessun commento.

Ho poi consegnato il rapporto del difensore civico al primo ministro del Kosovo inviato ad aprile 2009, in cui il difensore civico chiedeva l'immediata evacuazione e chiedeva una risposta entro 30 giorni. Non venne mai ricevuta nessuna risposta da parte del primo ministro. Dissi che il nuovo difensore civico il giorno prima aveva visitato i campi ed avrebbe inviato un rapporto simile chiedendo l'evacuazione e cure mediche. Nessun barlume di vita da parte dei convocati EULEX seduti davanti a me.

Poi consegnai loro il rapporto di Thomas Hammarberg, il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa, che chiedeva l'evacuazione dei campi e cure mediche. Uno dello staff di Jacobs seduto di fronte a me disse che la settimana seguente avrebbe posto maggior pressione al governo del Kosovo perché facesse qualcosa.

Allora diedi loro il rapporto di Human Rights Watch (77 pagine) e per finire un'altra copia del nostro memorandum legale di 46 pagine.

Dissi che avevamo fatto pressioni sull'UNMIK per un'evacuazione e cure mediche già dal novembre 2000 e naturalmente senza ottenere niente. Eravamo ora a febbraio 2010. Dissi che probabilmente era impossibile portare in giudizio lo staff ONU a causa della loro immunità, ma volevamo comunque farlo per gli amministratori del campo, Norwegian Church Aid e KAAD. Fornii allora loro degli esempi di "negligenza premeditata" commessa da entrambi gli amministratori del campo, enfatizzando il rifiuto di NCA di riportare le morti nel campo e mai chiedendo alimenti o trattamento medico per avvelenamento da piombo; e KAAD, che oltre a ciò aveva colpevolmente interrotto la dieta speciale per Ergin e suo fratello.

Dissi che ci doveva essere giustizia. Per quello ero venuto da loro.

Jacobs disse che un'azione sotto il loro mandato era impossibile. Loro erano lì essenzialmente per monitorare il sistema giudiziario del Kosovo. EULEX si incaricava personalmente di pochissimi seri crimini. Anche se il nostro caso fosse stato possibile sotto il loro mandato, non l'avrebbe accettato perché sarebbero occorsi anni per trovare se qualcuno fosse responsabile. Dissi che avevamo tutte le prove che servivano. Dissi che l'OMS si era offerto di fornire tutti gli elementi di prova e che io ed i nostri avvocati potevamo fornire nomi e prove della negligenza criminale.

Jacobs disse che non si trattava di un caso criminale, ma di una questione politica. Disse che l'unica maniera per noi era di mettere più pressione politica sul governo del Kosovo per risolvere questa questione politica.

Non ero d'accordo e parlai a lungo sulla storia di questo caso: il dr. Kouchner che mette i Rom su di un terreno contaminato, promettendo che sarebbero stati spostati entro 45 giorni; dissi che la squadra medica ONU aveva raccomandato l'evacuazione nel novembre 2000 e la disintossicazione in Polonia, ma che Kouchner aveva opposto il veto; dissi a Jacobs che il mio team aveva portato la famiglia di Mustafa in Germania, sottoponendo a TAC tutti i bambini, che trovò Denis di 7 anni col fegato di un sessantenne alcolizzato, a causa dell'avvelenamento da piombo secondo i dottori tedeschi; dissi di come io e il mio staff avessimo raddoppiato i livelli di piombo che causano danni cerebrali e che anche noi avessimo dovuto essere disintossicati. Menzionai come tutti stessero rimproverando ai Rom di avvelenarsi da soli smaltendo le batterie delle auto, ma che i campioni su 66 bambini del campo mostravano di avere 36 altri metalli pesanti che non si trovavano nelle batterie delle macchine. Continuai ma non vidi nessun barlume di interesse nelle persone sedute di fronte a me. Era ovvio che non mostravano alcuna compassione per la sofferenza di questa gente... questi zingari.

Parlai per 50 minuti, raccontando loro ogni tragedia che era successa nei campi dal 1999. Se fosse dipeso da loro, il meeting sarebbe finito dopo cinque minuti.

Alla fine, Jacobs era abbastanza esasperato con me che cercavo di rendere questo un caso criminale. Continuò a dire che era una perdita di tempo. Quella era una questione politica e io dovevo trovare un modo di fare pressione sul governo del Kosovo, non su EULEX.

Alla fine gli chiesi se non fosse stato un serio crimine. Mi rispose di no. Disse che era un serio problema, ma perché lui lo definisse un serio crimine prima avrebbe dovuto investigare e questo avrebbe preso anni. Anche così, disse, sarebbe stato difficile trovare i responsabili di persona. Dissi che se questa situazione fosse avvenuta in qualsiasi città europea ed il sindaco, il capo della polizia e gli incaricati alla sanità pubblica non avessero immediatamente evacuato l'area, sarebbero finiti in prigione per negligenza verso l'infanzia. Il procuratore capo si limitò a fissare davanti a sé.

Il suo staff concordò con lui. Questa era una questione politica e dovevamo porre maggiore pressione sul governo del Kosovo. Dal 1999 al 2008 non era possibile. Ora che il Kosovo aveva l'indipendenza, dovevano mostrare di meritarsela.

La donna seduta di fronte a me continuò a ripetere che Thomas Hammarberg sarebbe venuto la settimana prossima. Era molto alterato perché il governo del Kosovo non aveva seguito le sue raccomandazioni di sei mesi prima, quando era stato lì l'ultima volta, di evacuare i campi. Disse che avrei dovuto incontrarlo durante la sua visita.

Lasciai loro due nostri DVD: Kosovo Blood e la manifestazione del campo di Osterode ad aprile 2009. Lascia anche loro due copie del mio libro UN-Leaded Blood che immediatamente loro coprirono con le loro carte, nel caso qualcuno potesse vederne la copertina.

Fui molto educato nel ringraziarli per avermi ricevuto, ma spero di aver mostrato con la mia espressione quanto frustrato io fossi dalla loro mancanza di umanità e compassione, e soprattutto dalla loro mancanza di interesse nel cercare giustizia per questa povera gente che aveva sofferto la peggiore tragedia di ogni minoranza in Europa nell'ultima decade. Così come non c'è misericordia per i nostri bambini romanì negli affari targati Mercy Corps, né nessun interesse nel salvare i nostri bambini da parte dell'OnG Save the Children... non c'è nemmeno nessun interesse nella giustizia per questi ragazzi del Dipartimento Giustizia di EULEX.


Riconoscimenti

Durante questi undici anni per portare l'attenzione sulla sofferenza e la tragedia dei Rom/Askali scaricati dall'ACNUR e dall'UNMIK su terreni contaminati, non molte persone od organizzazioni sono state con noi durante la lunga tirata. Quelli che hanno iniziato con noi e tuttora stanno contribuendo: Argentina e Miradija Gidzic, e Jacky Buzoli. Tutti e tre sono Rom e sentono una dedizione profonda per aiutare la loro gente. Sono anche stati curati per avvelenamento da piombo, a causa del loro lavoro nei campi. Nel 2005, si è aggiunta Dianne Post, un avvocato americano che non solo ha dedicato il suo tempo (gratuitamente) per difendere questi bambini rom/askali, ma ha anche offerto il proprio denaro per comprare aiuti. Lo stesso anno, Yechiel Bar Chain donò dei fondi per comprare le prime medicine per curare quanti avevamo fatto uscire dai campi. Il dr. Bader di Milwaukee, WI, si unì quell'anno per finanziare i nostri viaggi a Belgrado. Inoltre comprò un pezzo di terra per la famiglia di Jenita Mehmeti e finanziò la pubblicazione di UN-Leaded Blood e la realizzazione del documentario Gipsy Blood. Dan Lanctot che fece il film donò il proprio lavoro. Anche il dr. Klaus Runow si unì a noi nel 2005 per raccogliere i primi campioni di capelli dei bambini nel campo, registrando che [i bambini] non solo erano avvelenati da piombo, ma soffrivano anche di altri 36 metalli pesanti. Per strada sono arrivati contributi ed appoggio dalla Società per i Popoli Minacciati, JDC, Mary Ellen Salinas, Linda Johnson, Jennifer Clayton-Chen ed il suo gruppo a Monaco (Germania), Fed Didden, Nidhi Trehan, ed il dr.Sasha Maksutovic. I contributi a questo libro includono: Bernie e Suzie Sullivan, John Munden, Graham Crame e Dianne Post.

Due anni fa la nostra campagna navigava in cattive acque finché Bernie Sullivan organizzò il KMEG (Gruppo di Emergenza Medica del Kosovo) ed introdusse nuovi attivisti, in particolare Valerie Hughes che spinse il senatore irlandese David Norris a parlare (e continua a farlo) a favore dei nostri bambini zingari. Molti giornalisti e media importanti come Bild Zeitung, Aljezzera, BBC, ZDF, ARTE TV, la TV australiana (Dateline), The Sun, The Guardian, l'International Herald Tribune, ed il Washington Times hanno informato il pubblico su questi bambini che stanno morendo. Sono arrivati in aiuto due altri avvocati: Bob Golten, professore in Diritto Umanitario all'Università di Denver, che ha scritto lettere a Mercy Corps e ad NCA, richiamandole alle loro responsabilità; e Nichola Marshall, in rappresentanza dello studio legale Leigh Day di Londra, che si è unito a Dianne Post nel richiedere un risarcimento dall'ONU per i campi rom/askali.

Ironicamente, non molte organizzazioni romanì si sono unite alla nostra lotta ma recentemente due hanno vigorosamente raggiunto la causa: l'Associazione Britannica delle Donne Zingare e Patrin GB. Sono certo di essermi dimenticato di menzionare molti altri che ci hanno aiutato in questo percorso e chi ora sta contribuendo. Ma loro sanno nel loro cuore che cosa hanno fatto. Tristemente, la nostra campagna di undici anni non ha salvato molti bambini. Quando abbiamo iniziato c'era una possibilità di salvare la maggior parte di loro da danni irreversibili al cervello. Ora tutti ce li hanno. Un dottore mi ha detto che abbiamo perso un'intera generazione di bambini dei campi. Forse anche una seconda generazione dato che molti di questi bambini non vivranno abbastanza da avere dei bambini a loro volta. Ma ancora stiamo combattendo per loro, per un risarcimento e per la giustizia. Sfortunatamente, non possono mangiare la giustizia.

Titolo originale: DEADLY NEGLECT
di Paul Polansky
Prima edizione
71 pagine
Tiratura: 1.000 copie
Editore: Kosovo Roma Refugee Foundation (KRRF)
traduzione in italiano di Fabrizio Casavola


www.paulpolansky.nstemp.com
Email: pjpusa5040@yahoo.com
www.toxicwastekills.com

Fine quindicesima e ultima puntata

 
Di Fabrizio (del 10/05/2011 @ 09:42:49 in musica e parole, visitato 1232 volte)

Vi invita THEATRE ROM

Sabato 14 maggio 2011 h. 19.00
Via Cassia 472 ROMA, TEATRO PATOLOGICO
INCONTRO CON:

Antun Blazevic, in arte Toni Zingaro è nato meticcio da padre rom e madre gagè nel 1961 a Sremska Mitrovica nell’ex-Yugoslavia. Dal 1981 vive in Italia e da allora si è sempre dedicato alla questione Rom in funzione di mediatore culturale, attivista, scrittore e attore teatrale. Dalle sue esperienze teatrali è nato il desiderio di scrivere sceneggiature che rappresentassero gli "uomini", i Rom come si autodefiniscono, cercando di avvicinare il pubblico al loro mondo apparentemente tanto distante. Negli anni ha anche scritto poesie e brevi racconti raccolti nel libro "Speranza", pubblicato nel 2009. Racconti e poesie tristi e malinconiche, ironiche e sarcastiche, intese a far fronte all’ignoranza e l’intolleranza che vige riguardo ai Rom.

h. 20:30
Associazione Culturale Theatre Rom in "Lo zingaro in ricerca di lavoro"  con la regia di Antun Blazevic

Per informazioni e prenotazioni www.anticorpi-online.it/Anticorpi/Base.html

 
Di Fabrizio (del 07/09/2010 @ 09:41:06 in Europa, visitato 2452 volte)

by Paul Polansky

[continua]

Prof. dr. Alush Gashi

(immagine da ekonomia-ks.com)

IL PREMIO MENGELE: disonora e disgrazia questo ministro della Sanità del Kosovo che rifiuta di svolgere i suoi dovere e richiedere l'immediata evacuazione medica dei campi contaminati dove più di 80 zingari sono morti per complicazioni dovute all'avvelenamento da piombo e dove ogni bambino nasce con danni irreversibili al cervello.

Se vuoi bere il miglior vino rosso in Kosovo, il prof. dr. Alush Gashi è l'uomo da tenere in considerazione nei "suoi giri". Nei ristoranti di Pristina il vino migliore non è mai sul menù. E' riservato soltanto ai "politicos" come Gashi, che è un grande intenditore. Vorrei soltanto che ponesse altrettanta attenzione ai bambini zingari che muoiono nei campi ONU, ora sotto l'amministrazione del governo del Kosovo e del suo ministero della salute.

Una volta bevvi con Alush in un ristorante esclusivo in un parco fuori Pristina. Stavamo discutendo con un comandante di marina degli USA degli attacchi nel marzo2004 di rivoltosi albanesi contro le enclavi delle minoranze. Alush era stato nominato dal parlamento del Kosovo per investigare sulle cause della rivolta. Alla terza o quarta bottiglia di squisito vino rosso, Alush confessò che l'attacco era stato così ben pianificato che non intendeva procedere oltre con le indagini. Avrebbe soltanto imbarazzato gli alleati del Kosovo se si fosse rivelato quali politici kosovari avevano organizzato i disordini. Invece, Alush ordinò un'altra bottiglia "del migliore" nascosto nella cantina del ristorante lontano dai normali clienti.

Alush Gashi è nato il 4 ottobre 1950. La sua biografia sulla pagina web del governo del Kosovo per i gabinetti ministeriali è molto approssimativa. Ma tramite una ricerca su Google ho trovato che Alush ha scritto di essere dottore in medicina, professore di anatomia, chirurgo generale ed una volta è stato professore assistente alla facoltà di medicina dell'Università di California a San Francisco. Ha anche dichiarato di essersi recato diverse volte in America e in Europa per scopi di studio ed è autore di testi professionali e scientifici pubblicati in Kosovo, Europa Occidentale ed America (non sono riuscito a trovarne nessuno). E' stato preside della facoltà di medicina a Pristina e consigliere per i Diritti Umani del dr. Rugova, l'ultimo presidente del Kosovo. Attualmente è membro del parlamento del Kosovo per il partito LDK e ministro della Sanità del Kosovo.

Andavo a trovare Alush molte volte nel suo ufficio di ministro della Sanità. Fummo buoni amici fino a quando non portai troppi giornalisti a vederlo a proposito dei campi zingari contaminati dal piombo, che ora erano di sua responsabilità. Due anni fa le sue ultime parole che mi disse furono: "Quei campi sono la mia priorità numero uno." Ma non ci andò mai. Nemmeno nessun membro del suo staff.

Alush una volta descrisse se stesso in un'intervista ad un giornale americano come "...un innocente medico che cerca di aiutare gli altri."

Un giornale britannico una volta scrisse "ALUSH GASHI è un uomo piccolo, asciutto, dagli occhi vivaci, un chirurgo, un guaritore."

Ma i riconoscimenti della stampa straniera sono finiti da quando Alush ora rifiuta di incontrare i giornalisti stranieri che cercano da lui risposte sui bambini zingari che muoiono nei campi di morte del governo del Kosovo. A volte Alush concede al suo addetto stampa di parlare coi giornalisti internazionali, ma quando questi menzionano i campi zingari l'intervista viene improvvisamente interrotta.

Anche se il prof. dr. Alush Gashi non è il salvatore degli zingari del Kosovo, è un grande entusiasta dell'America e dei valori americani. In un'intervista ad una pubblicazione di Washington DC, Alush ha detto: "...L'America ha dato ai membri di questa comunità dei Balcani conoscenza e simpatia per i valori americani. Gli Stati Uniti sono venuti in aiuto del Kosovo in risposta alla campagna di pulizia etnica del presidente dell'ex Jugoslavia Slobodan Milosevic, che intendeva sterminare qualsiasi popolo non-serbo dalla provincia. L'impegno americano in Kosovo è unico, a partire dall'aiuto umanitario pre-guerra... poi l'America inviò i suoi figli e le sue figlie a combattere Milosevic e le truppe serbe per salvare civili innocenti, a cui era capitato di essere musulmani... e creare le condizioni perché i Kosovari potessero tornare a casa, stabilire la democrazia e rimodellare il loro futuro. Sotto la protezione NATO i Kosovari sono ritornati a casa, ma gli Americani ed i loro alleati sono rimasti. Sono rimasti ed hanno continuato a supportare chi amava la pace e stava costruendo un Kosova post-bellico... costruendo scuole, ospedali, strade e moschee. Credo che gli Albanesi del Kosova amino l'America perché sono coscienti dei valori americani."

Sfortunatamente, anche i valori americani (assieme ad Alush) sono assenti nei campi zingari. Non solo l'ambasciata americana a Pristina ha rifiutato di chiederne l'evacuazione per motivi medici, come richiesto dall'OMS,  ma l'ambasciatore americano si è rifiutato di incontrarmi per discutere una soluzione sanitaria (vedi lettera seguente). Forse Alush Gashi, ministro della Sanità del Kosovo, i suoi valori li ha appresi dall'ambasciatore americano Christopher Dell.


Ambasciatore Cristopher W. Dell

6 luglio 2009

Spett. Ambasciatore Dell,

Sono un cittadino americano che ha lavorato in Kosovo dal luglio 2009 come capo missione della Società per i Popoli Minacciati. Il mio lavoro è stato quasi esclusivamente con i Rom kosovari, specialmente con quanti vivono dal settembre 1999 nei campi per IDP costruiti su terreni contaminati a Mitrovica nord. Dalla vostra udienza di conferma, vedo che siete a conoscenza di questa tragedia che dura da dieci anni.

Per diverso tempo, ho cercato senza successo di parlare con l'attuale ambasciatore americano a Pristina sulle adeguate cure mediche per questi Rom. Sfortunatamente, nessuno vuole discutere  di un'immediata soluzione sanitaria, solo di future rilocazioni, ancora molto lontane. Anche quanti sono stati reinsediati dal 2006 nella loro precedente mahala a Mitrovica sud, non hanno ancora ricevuto il promesso trattamento per avvelenamento da piombo.

Ci sono precedenti in Kosovo per salvare migliaia di vite di vite di Albanesi e Serbi con l'immediata evacuazione, quando le loro vite erano in pericolo. Tuttora per questi Rom di Mitrovica che hanno i più alti livelli di piombo nella storia medica, non è stata considerata nessuna evacuazione d'emergenza.

Riguardo al reinsediamento, Mercy Corps non intende iniziare la costruzione delle 50 case prima di settembre, e soltanto se i test sulla tossicità del terreno (ancora da fare) saranno negativi. Nel contempo, MC rifiuta di rivelare qualsiasi piano sanitario. Come Ambasciatore americano in Kosovo, ritengo Lei possa incoraggiare il governo del Kosovo, Mercy Corps, USAID, UE/CE a salvare questi poveri Rom. Non soltanto abbiamo avuto già tra di loro 82 morti (molti di loro bambini) su questi terreni contaminati, ma secondo un dottore tedesco che li ha visitati e analizzato i risultati dei test, ogni bambino concepito nascerà con danni irreversibili al cervello.

Spero, Ambasciatore Dell, che lei mi riceva per discutere un'urgente soluzione medica prima che sia troppo tardi per salvare questi bambini.

In fede,

Paul Polansky

Il senatore USA Russ Feingold ha inviato la mia lettera assieme ad una sua presentazione, chiedendo all'ambasciatore Dell di ricevermi. L'ambasciatore Dell non ha mai risposto.

Fine dodicesima puntata

 
Di Fabrizio (del 10/06/2007 @ 09:40:40 in casa, visitato 1883 volte)

Da Osservatorio sui Balcani

Con i rom, di ritorno a Mitrovica
07.06.2007

La ricostruzione degli appartamenti nel quartiere di Mahalla - OSCE

Tre donne rom. Dopo otto anni sono rientrate a Mahalla, quartiere rom di Mitrovica raso al suolo durante la guerra. Tra un passato da sfollate e un presente ancora precario. Una nostra traduzione
Di Sebiha Bajrami - Nevipe Kosov@
Selezione e traduzione a cura di Le Courrier des Balkans e Osservatorio sui Balcani



I politici che fanno visita ai rom nel loro quartiere di Mitrovica assicurano che il Kosovo sarà presto indipendente. Il primo ministro Agim Ceku ha aggiunto che il Kosovo indipendente rappresenterà un progresso per tutte le comunità che vi vivono e che nessuno dovrà avere dubbi in merito. “Noi ci auguriamo che tutti coloro i quali hanno lasciato il Paese rientrino in un Kosovo indipendente”, ha aggiunto.

"La nostra vita a Kragujevac era molto difficile. Mio bisnonno viveva in questo quartiere, ed ora noi siamo di ritorno. Non è positivo però essere obbligati a rimanere sotto la protezione dei soldati internazionali, vogliamo essere liberi. Prima o poi questi soldati se ne ritorneranno a casa loro, e allora non sappiamo cosa ci accadrà. E poi speriamo che i nostri figli possano andare a scuola, è là che si prepareranno per il loro futuro”, ci hanno raccontato alcune donne rom del quartiere.

Milikia, una donna di sessantatre anni, è rientrata da Subotica, in Vojvodina, col marito e con i suoi sei figli. Prima della guerra del 1999 viveva in questo quartiere e ora prova a ricostruirsi una vita. Abbiamo parlato con lei della sua nuova casa.

Eccoti nella tua nuova casa, come ti senti?

Milikia: Che dire, dopo la guerra in Kosovo, pieni di paura, abbiamo abbandonato le nostre case. E ora, otto anni dopo, siamo ritornati. Le nostre vecchie case non esistono più. Ma ci hanno offerto questo appartamento. Devo dire che abbiamo un po' paura a stare qui, abbiamo paura ci accada qualche cosa. Prego Dio che non ci accada niente e di non essere obbligati ad andarcene un'altra volta. Abbiamo ricevuto questi appartamenti, non sono così male, va bene.

Sei contenta di ritornare nel tuo quartiere dopo otto anni?

Milikia: Molto contenta. Prima non avevamo alcun rifugio, abitavamo in campi collettivi. E ora, grazie a Dio, stiamo bene. Mio bisnonno viveva qui, e noi siamo ritornati a casa.

Come vi guadagnate da vivere?

Milikia: E' difficile, molto difficile. E' vero che ci hanno offerto questi appartamenti, ma come facciamo se non abbiamo lavoro? Io, per esempio, avrei bisogno di una macchina da cucire, per lavorare e guadagnarmi da vivere. Ci hanno promesso aiuti regolari, ma per il momento non si è visto niente. Ma qualsiasi cosa accada quello che a noi serve ora è la libertà, nient'altro.

Un'altra donna si avvicina a noi per ascoltare la conversazione con Milikia
.

Stiamo parlando con Milikia della sua vita, prima e ora ... Cosa ci puoi raccontare della tua?

Xhanxhia: Che dire? E' stato molto difficile per noi la vita in Serbia. Non era una vita. Ringrazio l'organizzazione che ha costruito questi appartamenti per noi e che ha organizzato il ritorno in questo nostro quartiere rom. Qui, c'è la mia famiglia.

Che piani avete per il futuro? Nessuno di voi lavora ...

Xhanxhia: E' vero. Quando ci siamo spostati in questi nuovi appartamenti ci hanno promesso tre mesi di aiuti alimentari. Questa promessa non è stata rispettata. Come facciamo a vivere se non abbiamo lavoro? E' vero che ci hanno regalato delle stufe a legna e che abbiamo la corrente elettrica, ma non sappiamo cosa faremo in futuro. Non riceviamo più le nostre pensioni, e non abbiamo nulla.

Ricevete le pensioni a Belgrado?

Xhanxhia: Ho ricevuto la mia pensione solo per un anno, poi è stata tagliata. Non sappiamo che fare, abbiamo iniziato a cercare cose nella spazzatura perché abbiamo fame e non abbiamo niente da mangiare. E' per questo che imploro Dio che ci dia la libertà in Kosovo, e perché non ci sia più guerra. Siamo tutti uguali, fatti di carne e sangue.

Si avvicina Aichia. Anche lei è appena ritornata nel suo quartiere dopo otto anni passati a Kragujevac.


Dopo essere stata a Kragujevac siete ritornata nel vosro vecchio quartiere. Siete contenta?


Aichia: Certamente! Sono molto felice. La nostra vita a Kragujevac era molto difficile. L'organizzazione DRC ci ha donato cucine ed altri aiuti. Vorrei però dire che noi siamo abituati a vivere in case con un giardino e non in questi edifici con più piani. Ci servirebbe inoltre un miglior acesso ai servizi sanitari, per non essere obbligati ogni volta a recarci a Mitrovica nord, è troppo lontana per i malati.

Come fate per i generi alimenari visto che nessuno di voi ha un lavoro?

Aichia: Quando siamo arrivati qui ci hanno detto che avremmo ricevuto dei generi alimentari. E a volte, ce ne danno. Facciamo il giorno prima delle liste di ciò di cui abbiamo bisogno. Ma poi meno della metà di ciò che abbiamo chiesto arriva veramente fino a noi. Da questo punto di vista non si può certo dire le cose vadano bene. Evidentemente qualcuno si sta arricchendo sulle nostre spalle. A volte non abbiamo né la corrente elettrica né l'acqua.

Qual'è la situazione in merito alla sicurezza nel quartiere?


Aichia: La nostra casa è in fondo al quartiere. La polizia del Kosovo è nel quartiere 24 ore su 24. E ci sono anche i soldati danesi e francesi della KFOR. Ciononostante non è positivo essere protetti tutto il tempo dai soldati, vogliamo essere liberi. Prima o poi i soldati se ne ritorneranno a casa, e allora non sappiamo cosa ci accadrà.

 
Di Fabrizio (del 11/06/2010 @ 09:40:00 in Europa, visitato 1425 volte)

Segnalazione di Orhan Tahir (per chi volesse approfondire l'argomento, ricordo QUI)

ConservativeHome | CentreRight posted by Daniel Hamilton

Poco meno di due mesi fa, sono tornato da una visita in Kosovo.

Intendevo scrivere sulle mie esperienze ed impressioni nella provincia, ma ogni volta che mettevo la penna sulla carta, non ne seguivano le parole.

Come in ogni zona di conflitto - soprattutto conflitti etnici del tipo visti in Kosovo - i punti di vista che si sentono dai locali sono troppo polarizzati, le emozioni espresse troppo forte ed i simboli molto umani delle distruzioni illustrate dalle case bruciate; e cumuli di macerie che ancora delimitano le strade nel nord del paese sono ancora troppo evidenti per trarre una conclusione equa riguardo i "diritti" e "torti" di ogni situazione.

Non mi dilungherò sulle politiche in corso riguardo il futuro del Kosovo come nazione, né discuterò sulle continue intimidazioni e le misere condizioni delle minoranze della provincia. Invece, intendo sottolineare una significativa lacuna della comunità internazionale: il trattamento e le condizioni di vita dei rifugiati rom nel paese.

Questo problema risale al conflitto nel Kosovo tra il 1998 e il 1999, quando l'Armata di Liberazione del Kosovo espulse dalle loro case 90.000 cittadini di etnia rom sulle basi delle paure nazionaliste albanesi che la comunità fosse al servizio di Slobodan Milosevic.

Tra questi c'era la comunità rom di Mitrovica, una città nel settentrione della provincia etnicamente divisa tra la maggioranza serba a nord del fiume Ibar e la più vasta città albanese a sud. In precedenza casa di una delle più vaste comunità rom nei Balcani, 8.000 Rom, Ascali ed Egizi, la "Mahalla" (comunità) sulle rive dell'Ibar fu rasa al suolo dalle forze ALK nel giugno 1999, a seguito della ritirata dell'esercito serbo.

Temendo per le proprie vite, i cittadini rom di Mitrovica sono stati numerosi tra le centinaia di migliaia di rifugiati - Albanesi, Serbi, Gorani, Turchi e Bosniaci - scappati dal Kosovo [...].

Dal 1999, la maggioranza dei 90.000 Rom espulsi sono tornati in Kosovo, anche se oltre 30.000 non son mai tornati nelle loro case. La maggior parte di questa diaspora, non vedendo alcun futuro sotto il ruolo dell'amministrazione quasi monopolizzata dai nazionalisti albanesi, sceglie piuttosto di rimanere nella Repubblica Serba o di restare vicino alle proprie ex case nei grotteschi campi per rifugiati nella zona controllata dai Serbi a Mitrovica Nord.

Benvenuti nel complesso minerario di Trepça, dove 650 uomini, donne e bambini vivono in condizioni che non accetterebbe neanche un maiale.

Ho visitato uno dei campi, Cesmin Lug, una nuvolosa domenica pomeriggio.

In un accatastarsi di cemento ricoperto di ruggine, macchinari abbandonati e pozze di acqua stagnante grandi come piscine, a fatica si può credere che una volta le miniere rappresentavano il 70% della produzione di minerali della Jugoslavia ed occupavano circa 25.000 persone del posto in quattro differenti pozzi. Sono passati oltre venti anni da quando Trepça era pienamente operativa, ma  rimane ancora nell'aria un leggero odore di zolfo. Graffiti coprono ogni centimetro di edifici abbandonati e colonne di fumo si alzano contro l'orizzonte. Arbusti occasionali a parte, le cui radici si attaccano tenacemente al suolo, la vegetazione è sparsa stranamente.

Secondo la mia guida, una donna serba di mezza età chiamata Jasna, vengono fatti sforzi occasionali per riattivare parti del complesso, sforzi che invariabilmente si arenano al primo ostacolo. L'elettricità scarseggia (l'intera provincia del Kosovo ottiene la sua energia da stazione appena fuori da Pristina) ed oltre un decennio di abbandono significa che gran parte del complesso minerario è ora irreversibilmente sott'acqua.

Mentre i macabri ricordi del passato industriale di Trepça si possono vedere tutt'attorno, oggi l'unico segno di vita sono le case dei residenti rom.

Entrando a Cesmin Lug, sono stato immediatamente colpito dal numero di case rom attaccate l'una all'altra, i loro vibranti muri colorati quasi interamente camuffati da una misto di fango e pile d'immondizia.

Prima della mia visita avevo sentito dei gravi problemi di salute sofferti da molti dei residenti, ma sono rimasto scioccato nel vedere bambini di non più di quattro o cinque anni, sguazzare in pozze di acqua scura ed arrampicarsi su attrezzature minerarie abbandonate come fossero un parco giochi locale.

Non oltre qualche centinaio di metri da Cesmin Lug c'è un  piccolo pozzo che sembra una specie di imbocco per una miniera. Qui si dice che questi ingressi servivano a smaltire i gas tossici delle miniere da anni considerate insalubri per l'esplorazione umana.

Non ho parlato con nessuno nel campo ed ho lasciato Cesmin Lug in fretta come ero arrivato, scomodo alla mia macabra osservazione della reale sofferenza umana.

Tornando a Pristina, anche la più rapida delle conversazioni coi locali rivelava una conoscenza diffusa dei problemi di salute patiti dai Rom. Le più comunemente citate sono state le relazioni e le voci di avvelenamento da piombo, insufficienza renale e deformazioni tra quanti vivono nei campi. Mentre lo scandalo delle miniere di Trepça può essere praticamente sconosciuto fuori dal Kosovo, tristemente è linguaggio comune nella provincia.

Il gruppo ambientale Miniere e Comunità, che ha fatto campagne mondiali per far crescere la consapevolezza del danno ambientale costituito dal settore minerario, ha offerto le seguenti osservazioni sul tipo di rischi alla salute posti a quanti vivono nelle immediate vicinanze di miniere come Trepça:

"Il piombo può entrare nel corpo attraverso: inalazione, ingestione del suolo stesso o di cibo contaminato dal suolo, ed attraverso la placenta per il feto nel grembo materno. Nutrizione, igiene, rapporto di grasso corporeo, l'assunzione di fibre, età e in generale la condizione fisiologica, tutto può influire sulla velocità con la quale il corpo assorbe il piombo. I bambini sino a sei anni sono i più vulnerabili, in quanto sono nei primi stadi della crescita e dello sviluppo. L'avvelenamento da piombo colpisce tutto il corpo con conseguenze sulla salute gravi e permanenti. Potenziali sintomi dell'esposizione al piombo, anche a bassi livelli, includono la perdita dell'appetito, letargia, alta pressione sanguigna, problemi di fertilità per uomini e donne, parti prematuri, difficoltà nella crescita, danni all'udito e neurologici, convulsioni, dolori e/o paralisi alle gambe, perdita di coscienza, anemia, aggressività, crampi allo stomaco, vomito. Gli effetti più significativi ed irreversibili sono al livello di QI. Un aumento dei livelli del piombo nel sangue da 10 a 20 microgrammi per decilitro, è stato associato con la decrescita di 2,6 punti di QI, ma qualsiasi aumento oltre i 20 riduce i livelli di QI"

In misura diversa, ognuno se non tutti questi sintomi sono stati osservati nei campi dei rifugiati rom nel Kosovo settentrionale.

Nessuno potrebbe ritenere che un posto simile sia desiderabile o appropriato per ospitare gente a lungo termine. A dire il vero, l'Ufficio dell'Alto Commissario ONU per i Rifugiati (UNHCR) ha giudicato che questi campi per rifugiati dovevano essere semplicemente una misura temporanea per garantire a breve termine la sicurezza dei residenti rom a Mitrovica sud.

Nonostante i pochi sforzi della comunità internazionale per rialloggiare i rifugiati rom, i campi  sono rimasti operativi per oltre un decennio. I Rom, che hanno ancora terrore dopo la loro esperienza nel conflitto del 1999, hanno ripetutamente declinato l'opportunità di tornare a Mitrovica sud controllata dagli Albanesi.

Dovrebbe essere una ragione di vergogna per l'Unione Europea e la più ampia comunità internazionale che i campi rom di Trepça rimanga operativo ad appena 300 miglia da Budapest e a 75 da Skopje - la capitale di un aspirante stato membro UE.

I campi per i rifugiati rom adiacenti al complesso minerario di Trepça devono essere chiuse alla prima opportunità possibile, dopo aver identificato un sito appropriato dove alloggiare la comunità rom. Purtroppo la lodevole volontà della comunità internazionale di realizzare comunità etnicamente miste nel settore albanese a sud del fiume Ibar rimarrà impraticabile per decenni. Le emozioni sono troppo forti e la memoria troppo viva.

Tale sito dovrebbe essere trovato nelle aree sotto il controllo della Serbia nella provincia settentrionale della Kosovska Mitrovica. Mentre diversi governi - incluso quello del Regno Unito - riconoscono solo la sovranità della Repubblica del Kosovo, anche sulle aree controllate dai Serbi, l'acquisizione di questo sito richiederebbe la costruttiva cooperazione della Repubblica di Serbia e e dell'Assemblea della Comunità Serba di Kosovo e Metohija. In pratica, richiederà l'offerta di un importante incentivo finanziario alle autorità serbe.

La comunità internazionale deve anche riconoscere che, a causa della sua mancanza di un'azione affermativa, centinaia di persone stanno ora soffrendo seri problemi di salute che potranno avere conseguenze mortali nei prossimi anni. Devono essere fornite cure mediche immediate a quanto hanno vissuto nei campi di Trepça. Attualmente trattamenti specialisti simili non sono disponibili né in Serbia o in Kosovo e dovranno quindi avvenire in un appropriato paese terzo, i candidati più prossimi potrebbero essere Romania o Bulgaria.

La storia è piena di esempi tragici sui maltrattamenti della comunità rom; dall'abbattimento del 25% del loro popolo nelle camere a gas naziste durante la II guerra mondiale all'onda crescente di attacchi razzisti in Europa centrale.

Non contribuiamo ulteriormente ad un altro tragico capitolo della loro storia ed agiamo oggi per risolvere questa crisi umanitaria.

 
Di Sucar Drom (del 11/05/2010 @ 09:38:06 in conflitti, visitato 1764 volte)

Lunedì 17 maggio alle h. 21.00 c/o Equatore, via Marta Tana 3 , Castiglione delle Stiviere
Gipsy Blood di Paul Polansky, 2005

Toccante documentario sui campi profughi Rom di Mitrovica, gestiti all’ONU, dove sono internate più di mille persone. Questi campi costruiti nel 1999 in zone malsane e inquinate dovevano rimanere attivi per pochi mesi. Da allora ad oggi tante persone sono morte a causa dell’avvelenamento da metallo pesante.
Contaminazione che colpisce in particolar modo i bambini...
Ne parliamo con Igor Costanzo, amico di Paul Polansky, colpito dai suoi racconti sul campo di Mitrovica, è andato a visitarlo e ci parlerà di quello che ha visto in prima persona....

 
Di Fabrizio (del 11/09/2008 @ 09:28:56 in Europa, visitato 1957 volte)

Da Roma_Daily_News, molto lungo - da sorbirsi con calma (niente che non sia già stato scritto, ma così vi risparmiate di rileggere un centinaio ; - ) di articoli)

I Rom dei Balcani, un popolo senza stato (Le Monde diplomatique, settembre 2008)

La caduta del comunismo e la rottura dell'ex Yugoslavia hanno lasciato il popolo Rom, da lungo insediato nei Balcani e formando una forte parte dell'identità della regione, con pochi protettori. Molti scappano come rifugiati dalle persecuzioni e dalla disoccupazione, altri rimangono, sotto-privilegiati e minacciati. Di Laurent Geslin

Il giovane ci guida con cautela sulla strada irregolare da Sofia, la capitale bulgara, a Fakulteta, dove vivono oltre la metà dei 30.000 Rom di Sofia. Sarebbe impossibile entrare in quest'area, dove i blocchi di appartamenti socialisti cedono il passo alla vegetazione e all'immondizia, senza una guida, da quando l'area è sotto sorveglianza dopo le violenze dell'autunno scorso. Il guidatore ci dice: "Sto facendo questa deviazione per evitare la polizia. Non ho la patente."

Baptiste Riot, un giovane insegnante francese che insegna fotografia al bambini della Mahala, il distretto Rom, ci aveva spiegato: "Gruppi di estremisti bulgari vengono regolarmente a provocarci, e dopo la morte di un Rom lo scorso settembre gli abitanti si sono dovuti organizzare. L'unico posto dove le due popolazioni si incontrano è il mercato al limite del quartiere Rom. La gente ci va perché i prezzi sono più bassi che nel centro di Sofia."

Ma i commerci non sono abbastanza per fornire di che vivere alla popolazione. I giovani devono lavorare a 15 o 16 anni, non possono permettersi di studiare, così raccolgono la spazzatura dalle strade di Sofia per riciclarla. Ci ha detto una casalinga del posto: "Siamo fortunati, perché lavoro nella scuola, e visto che i miei figli sono abbastanza grandi, lavorano nelle costruzioni con i bulgari." Altri fanno lavori anomali. Secondo Ilona Tomova, dell'Istituto di Sociologia di Sofia, nel 2001 soltanto il 18% della popolazione rom attiva era registrata come impiegata. Le statistiche sono un po' migliorate da allora, ma la situazione rimane seria.

"Affrontano una discriminazione costante nel lavoro, nella scuola e nella sanità. Ogni buon cittadino bulgaro ha pochi amici Rom con cui avere occasionalmente un caffè o un bicchiere, ma lo stesso vede gli Zingari incarnare tutti i vizi del mondo," ha detto Marcel Courthiade, insegnante Romanì all'Istituto nazionale di lingue e civiltà orientali (Inalco) di Parigi.

Nella storia

I primi Zingari vennero dal nord dell'India ed arrivarono in Europa tra il XIV e il XV secolo; nel 1348 un gruppo chiamato Cingarije fu osservato a Prizren nel Kosovo e dal 1385, alcuni testi menzionano famiglie che vivevano in schiavitù in Valacchia e Moldavia. I gruppi vennero sparpagliati nella prima metà del XV secolo, talvolta con la benedizione delle autorità. Nel 1417 l'imperatore tedesco Sigismondo diede una lettera di raccomandazione e protezione a un gruppo di Rom della Boemia (da cui la parola bohemian). Nei Balcani, i Rom si unirono al sistema amministrativo, economico e militare sotto l'impero Ottomano. Alcuni hanno accompagnato le armate ottomane come fabbricanti di armi da fuoco. Altri si stabilirono e lavorarono come artigiani o mezzadri in tutto il territorio, e gradualmente costruirono le Mahala, i quartieri Zingari, in molte città dell'Europa sud-orientale, incluse Prizren e Mitrovica in Kosovo.

In periodi di pace e benessere, gli Zingari erano tollerati per le loro abilità di artigiani ed allevatori, ma ogni deterioramento nella situazione economica o politica significava repressione e persecuzioni. Attraverso i secoli, le espulsioni li obbligavano a migrare. Molti arrivarono in Bulgaria alla fine del XVII secolo, fuggendo dalla guerra tra l'Austria e l'impero Ottomano. Quando la schiavitù fu abolita nei principati rumeni nel 1860, ci fu una nuova diaspora di Rom in Europa. Il genocidio nazista nella II guerra mondiale uccise centinaia di migliaia di Rom, ma il tribunale di Norimberga ignorò la loro tragedia. Non sappiamo in quanti morirono nel campo di concentramento di Staro Sajmiste vicino a Belgrado, e la lista di vittime Zingare nel campo di Jasenovac in Croazia fu elaborata solo nel 2007.

Secondo le stime del Consiglio d'Europa, vivono in Europa tra la Bretagna e la Russia dai sette ai nove milioni di Rom, la più grande minoranza transnazionale. I Rom dei Balcani, spinti da guerre o povertà, si sono stabiliti in gran numero in occidente, raggiungendo gli Zingari locali con cui hanno generalmente pochi contatti.

Negli ultimi 20 anni, le istituzioni internazionali, specialmente l'Unione Europea e il Consiglio d'Europa, sono diventati coscienti di ciò. Ma nonostante i loro sforzi nel fornire scolarità ai bambini Rom, i Rom continuano a soffrire discriminazioni e sono diventati più poveri. Nel 2005 fu lanciato il Decennio dell'Inclusione Rom sotto gli auspici della Banca Mondiale, del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite e della UE, per facilitare l'accesso all'istruzione, al lavoro, alla sanità e alla casa, in nove paesi dell'Europa orientale e balcanica. Ma dopo tre anni del progetto, gli esperti trovano i risultati deludenti. Mentre l'opinione pubblica sta diventando cosciente della natura transnazionale del problema, i singoli stati ritardano le misure per facilitare l'integrazione.

Il dissolvimento dell'ex Yugoslavia

I Rom balcanici furono i primi a soffrire della rottura dell'ex Yugoslavia e della caduta del blocco sovietico nei primi anni '90. I nuovi governi li trascurarono e furono le vittime della transizione economica. Diventati più poveri, divennero l'obiettivo degli emergenti aggressivi movimenti nazionalisti e capro espiatorio delle dispute intra-comunitarie, e le comunità Rom vennero marginalizzate e fatte oggetto di violenze e persino di pogrom.

Secondo Ilona Tomova: "Nel 1989 l'83% della popolazione adulta aveva un impiego ed i Rom avevano il più alto tasso di occupazione in Bulgaria; ma nel 1993 era sceso a solo il 30%. Alcuni Rom non hanno più avuto accesso al mercato lavorale dai primi anni '90. Ed ora abbiamo una seconda generazione senza un lavoro stabile." E' peggio nei ghetti urbani che si erano generati alla fine degli anni '70 e sono cresciuti dopo la caduta del regime comunista.

"Prima, non avresti potuto distinguere lo stile di vita Zingaro," ha detto Antonina Zelyazkova, del Centro Internazionale per gli Studi sulle Minoranze e le Relazioni Interculturali (Imir). "Lavoravano, mandavano i bambini a scuola, avevano accesso al sistema sanitario. La marginalizzazione è iniziata con la transizione. Quanti vivevano nelle piccole cittadine non beneficiarono della redistribuzione della terra e dovettero migrare nelle città più grandi."

Nella città settentrionale di Kumanovo in Macedonia, 5.000 Rom vivono in una baraccopoli in una zona alluvionale tra i fiumi Lipkovska e Kojnasrka. Le loro case sono fatte di mattoni e materiali riciclati. Ci sono pochi negozi, un paio di carretti di angurie, e gruppi di giovani senza via d'uscita. Milan Demirovskim che guida un'OnG chiamata Khan (sole in romanes) che insegna a leggere, dice: "Circa il 95% vive del salario minimo. La loro unica strada è di mettersi in proprio, perché le compagnie assumeranno su basi comunitarie e non c'è mai posto per i Rom."

Nonostante la decentralizzazione iniziata nel 2001, è cambiato poco. Gli accordi di Ohrid firmati il 13 agosto 2001 dopo il conflitto tra le milizie albanesi dell'Armata di Liberazione Nazionale (UCK-M) e l'esercito macedone, garantì diritti sociali e politici a tutte le minoranze. Erduan Iseni, sindaco di Suto Orizari (Sutka),  che ha la maggior percentuale di Rom dell'area di Skopje, è ottimista. "Per i Rom qui è meglio che in molti altri paesi della regione. La Macedonia è uno degli stati più avanzati d'Europa da questo punto di vista." La sua municipalità di 40.000 abitanti sembra abbastanza prospera con le sue colorate officine, i commercianti e i clienti. Ma anche qui i Rom hanno di fronte le solite discriminazioni, pregiudizi ed un muro politico di mattoni. "Abbiamo un budget più piccolo dalla legge di decentralizzazione rispetto agli altri comuni," si lamenta il sindaco. "Non abbiamo abbastanza soldi per riparare le strade e modernizzare le infrastrutture. Si stava meglio sotto Tito."

Anche se la Repubblica di Macedonia ha l'unica costituzione al mondo che include i Rom, questo non si traduce in realtà. "I Rom sono esclusi dalla vita politica," ha confermato Marcel Courthiade. Gli accordi di Ohrid sancivano che le lingue minoritarie devono essere usate nell'amministrazione di ogni comune dove le minoranze sono il 20% della popolazione. Ma questo è servito agli albanesi (che sono il 25% della popolazione in Macedonia) più che alle altre comunità (Rom, Serbi, Torbesh, Aromanians, Turchi, ecc.)

In Kosovo

Restano solo 30.000 Rom dei 120.000 che vivevano in Kosovo prima del 1999. Sono sparsi nell'area serba nel nord del paese ed in alcune enclave nel settore sud albanese del fiume Ibar. La scala delle distruzioni a Mitrovica e Pristina rende evidente la violenza della pulizia etnica. Gli estremisti dell'Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK) dicono che i Rom lavoravano per l'esercito serbo, per giustificare la loro espulsione dopo i bombardamenti NATO e il ritiro dell'esercito serbo.

Ad Orahovac/Rahovec nel Kosovo del sudovest, tra i tetti delle case è steso del filo spinato e tutto è pronto per bloccare le strade al primo allarme. Una famiglia ha protetto la sua casa sulle colline, nel mezzo della terra di nessuno che segna il confine tra la città albanese ed il ghetto serbo ( ma questo non ha impedito gli estremisti albanesi dal bruciare diverse case nel quartiere serbo durante i disordini del marzo 2004). "Siamo rigettati da entrambe le comunità. Mio figlio ha smesso di andare a scuola per la violenza dei suoi compagni di classe albanesi," ci ha detto un Rom. "Prego ogni giorno che non gli succeda niente e che possa raggiungere suo cugino in Germania." Ma fuggendo da questi attacchi, i Rom del Kosovo finiscono nuovamente nella miseria, come confermeranno le migliaia arrivati nella bidonville di Seine-Saint- Denis vicino a Parigi.

Prizren è un'antica città mercato nel Kosovo meridionale, dove Albanesi, Serbi, Rom Bosniaci e Turchi coabitavano prima della guerra. Oggi circa 6.000 Rom stanno tentando di sopravvivere ad una situazione economica paralizzata. "Prima del 1999 avevamo buone relazioni con le altre comunità," ci ha detto un imprenditore. "Da bambino parlavo in romanes ai miei vicini Bulgari, e serbo e turco con i miei compagni di classe. Ho costruito la casa con le mie mani e tuttora vivo in Kosovo. Questa è la mia terra."

Nella Yugoslavia socialista i Rom (specialmente quelli in Kosovo) beneficiavano di vantaggi sociali e culturali. I primi programmi radio e TV in romanes furono trasmessi a Prizren e Pristina. I Rom svolgevano il servizio militare, erano integrati nel sistema politico ed avevano rappresentanti nel governo della repubblica. Rimane ancora un procuratore pubblico Rom in Kosovo. Si è formato nell'era di Tito e lavora a Prizren. Un giornalista, Kujtim Pacaku, ha paura per il futuro: "Non so cosa porterà l'indipendenza. Tutto quel che vogliamo è vivere in pace. Vogliamo che i nostri bambini lavorino sulla terra dove sono nati. E che i Rom cessino di essere bersaglio di un nazionalismo cieco."

Si diffonde il risentimento

Il movimento ultranazionalista emerso nella regione nei primi anni '90 non ha problemi nel mobilitare il risentimento tra quanti sono stati lasciati indietro nella transizione economica. "Quando molti bulgari sotto la linea di povertà scoprono che la UE ha finanziato speciali programmi di aiuto per gli Zingari, come l'assistenza medica gratuita, quando loro non possono permettersi di comprare le medicine o di riscaldare le loro case in inverno a causa dei costi del carburante, allora sono disposti ad ascoltare un partito estremista come Ataka," ha detto François Frison-Roche, esperto bulgaro e ricercatore presso il CNRS.

Agli occhi dei poveri bulgari i Rom, senza lavoro o risorse più poveri di loro, sono saccheggiatori che rubano l'elettricità attaccandosi illegalmente alla corrente elettrica. I media sono contenti di focalizzarsi sui traffici e sui crimini attribuiti alla comunità Rom. Durante le elezioni residenziali del 2006, la coalizione Ataka ed il suo leader Volen Siderov ottennero quasi un quarto del voto bulgaro. Nel corso della campagna chiesero che gli Zingari fossero "tramutati in sapone". Ora vogliono un "programma di governo per combattere il crimine Zingaro".

L'aggressiva campagna di Ataka sta attraendo molti, convinti che tutti i problemi siano dovuti ai Rom e delusi che i partiti tradizionali non stiano affrontando il problema. In Serbia, qualche intellettuale Rom sta tentando di contenere la crescita dei nazionalisti. "Siamo i più fieri oppositori del Partito Radicale," ha detto Rajko Djuric, presidente dell'Unione Romanì Internazionale, che ricorda che 28 membri della sua famiglia furono uccisi dai cetnici (l'esercito realista yugoslavo) durante la II guerra mondiale.

Il Partito Radicale Serbo (SRS) guidato da Tomislav Nikolic da quando Vojislav Seselj è stato messo sotto processo dal tribunale dell'Aia per crimini contro l'umanità nella guerra croata del 1991-1995, ancora si richiama all'eredità ideologica cetnica. Erano leali al re Pietro II di Yugoslavia, e si opponevano tanto alle forze dell'Asse che ai partigiani di Tito tra il 1941 e il 1945. Furono anche responsabili di massacri di Croati, Musulmani e Rom.

Ardenti difensori della "grande Serbia", i nazionalisti estremisti dell'SRS vogliono unire tutti i Serbi dei Balcani in uno singolo stato e negare i diritti politici e culturali delle minoranze. La loro piattaforma è inaccettabile per lUnione Romanì. "Vogliamo diventare un partito importante nel parlamento serbo, un gruppo di cittadini democratici, aperto a tutte le comunità," ha detto il presidente. "Abbiamo ottenuto un seggio e 18.000 voti nelle elezioni legislative del 22 gennaio 2008, il 33% da votanti non-Rom."

Sembra un risultato deludente. La Serbia ha oltre 200.000 votanti Rom, ma ci sono divisioni nella comunità. "I partiti al potere hanno sempre compratovoti con promesse fraudolente o soltanto con qualche bottiglia di rakija (brandy di prugne)," dice Djuric. Ora Marija Serifovic, la vincitrice del concorso canoro Eurovision 2007, si è esposta molto con l'SRS e guadagnato molti voti Rom, nonostante il razzismo del partito. A Vranje, nel sud, i Rom hanno sempre votato in massa per il Partito Socialista Serbo (SPS) di Slobodan Milosevic.

Uno sconosciuto vicino

In Serbia, nonostante le discriminazioni, i Rom prendono ancora parte alla politica. Sono corteggiati durante le elezioni, usati per ottenere i sussidi europei e stigmatizzati per galvanizzare l'opinione pubblica. Gli Zingari rappresentano la diversità, lo straniero vicino. Quale famigli di Belgrado celebrerebbe la sua slava (il santo patrono di famiglia) senza musicisti Rom? Uno degli eventi nazionali più importanti è il festival annuale di Guca, che mette insieme le migliori orchestre Zingare di Serbia. Li i nazionalisti vendono T-shirt con immagini di Milosevic e del generale Ratko Mladic (leader militare dei Serbi di Bosnia tra il 1992 e il 1995) e ascoltano musica che nessuno potrebbe identificare con certezza come Serbe o Rom.

Come le altre minoranze senza territorio, gli Aromanians o i Torbesh, i Rom dei Balcani sono una parte essenziale nell'identità balcanica, con le sue differenze comunitarie, linguistiche e territoriali. Un Rom di ovi Pazar, nella Serbia meridionale, potrebbe essere un cittadino serbo, sentirsi culturalmente legato alla regione del Sangiaccato (tra la Srbia e il Montenegro) essere musulmano e parlare albanese perché la sua famiglia ha relazioni da lungo tempo con il Kosovo. I Rom di Prizren possono esser musulmani sunniti o appartenere all'ordine sufi Rifai Derviscio.

Diversamente dal modello di stato-nazione alla francese seguito da alcuni paesi nella regioni dopol'impero ottomano, non c'è una singola identità. Le identità fluttuano nelle strutture linguistiche, territoriali, religiose e socio-professionali. Si spostano secondo i vincoli economici. I Rom bulgari erano musulmani sotto gli Ottomani, ma oggi sono per la maggior parte ortodossi. E quanti ancora parlano turco, spesso pretendono di essere Turchi, così da poter emigrare facilmente a Istanbul.

Il dissolvimento della ex Yugoslavia ed i movimenti della popolazione dopo le guerre del 1990 hanno accelerato la semplificazione identitaria e la standardizzazione culturale. La Croazia e il Kosovo non hanno più comunità serbe.

Due gruppi simili ora si dividono la Bosnia-Herzegovina, e gli Ungheresi stanno lasciando la Voivodina in Serbia. I Rom e le altre minoranze, che non hanno un territorio di base d mantenere, saranno capaci di mantenere il loro posto in questi stati balcanici che mutano costantemente? Niente è meno certo, a meno che le organizzazioni Rom acquisiscano forza sufficiente per far sentire la loro voce regionalmente, nazionalmente e internazionalmente.

 
Di Fabrizio (del 13/07/2010 @ 09:28:29 in Europa, visitato 2953 volte)

by Paul Polansky

[continua] Dr. Bernard Kouchner

(immagine tratta da Aftermathnews.wordpress.com)

IL PREMIO GRAN MAESTRO disonora quella persona che si erge sopra tutti gli altri anti-eroi in questa tragedia senza senso. Uno dei fan di Kouchner ha scritto questo a proposito di lui su Internet: "Per essere onesto... per essere morale... per essere, in poche parole, vicino a ciò che consideriamo perfetto... questa è la definizione di quanto la gente definisce un eroe... Bernard Kouchner è una di queste persone... uno dei più amati filantropi francesi. Ha scritto nove libri, ed ha rivoluzionato l'umanitarismo in tutto il mondo."

Nato il 1 novembre 1939 ad Avignone in Francia, Kouchner divenne dottore e subito finì in Biafra (Nigeria) per assistere un paese in carestia, dicendo "Sono corso in Biafra perché ero troppo giovane per Guernica, Auschwitz, Oradour e Setif." Nel 1970 co-fondò Medecins sans Frontieres (Dottori senza Frontiere), che venne premiata nel 1999 col Premio Nobel per la Pace, e poi Medecins du Monde (Dottori del Mondo) il decennio successivo. Negli anni '80 organizzò diverse operazioni umanitarie, la più famosa fu Restore Hope in Somalia, dove assistette personalmente al trasporto di sacchi di riso. Capitalizzandola sua fama umanitaria, entrò nella politica francese e fu Ministero di Stato dal 1998 al 1991, diventando Ministro della Sanità l'anno dopo. Più tardi fu membro del Parlamento Europeo e Presidente della Commissione sullo Sviluppo e la Cooperazione. Nel luglio1999, divenne Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite e Capo della Missione ONU in Kosovo.

Sfortunatamente, le azioni di Kouchner in Kosovo furono molto differenti dal suo passato, dato che scelse la convenienza agli ideali umanitari. In un momento particolare, Kouchner assalì un inviato dei diritti umani ONU in visita, dicendogli di "tenere la bocca chiusa" su quanto aveva visto.

Nella primavera del 2000, come capo della Missione ONU in Kosovo (UNMIK), Kouchner istruì la sua squadra medica a Mitrovica nord guidata dal dr. Andrej Andrejew (un cittadino tedesco), di compiere urgentemente uno studio ambientale sull'area, dopo che si ammalarono gravemente dei soldati danesi e francesi.

Campioni sanguigni raccolti e inviati a Copenhagen mostrarono alti livelli di avvelenamento da piombo. L'esercito francese fu così preoccupato da commissionare diversi studi all'Istituto di Salute Pubblica di Parigi. In seguito, diversi soldati furono rimpatriati perché non c'erano possibilità in Kosovo di curare l'avvelenamento da piombo.

A novembre 2000, il rapporto del dr. Andrejew fu sottoposto personalmente a Kouchner. Sulla base dei campioni di sangue presi dal dr. Andrejew (ed inviati ad un ben conosciuto laboratorio in Belgio), venne disegnata una mappa che mostrava tre aree: A, B, e C. L'area A aveva i più alti livelli di piombo nel sangue. Le uniche persone che vivevano in quell'area erano dei due campi di rifugiati per Rom e Askali. Infatti, i livelli dei Rom (specialmente nei bambini) erano così alti che il laboratorio in Belgio chiamò il dr. Andrejew e gli chiese di ricontrollare quei campioni, perché il laboratorio non aveva mai visto livelli di piombo così alti nella storia della letteratura medica.

Nel suo rapporto scritto, il dr. Andrejew diceva che era evidente che i campi rom erano nel posto sbagliato e che dovevano essere spostati ed i Rom curati. Kouchner disse al suo staff che come dottore era perfettamente cosciente del pericolo dell'avvelenamento da piombo e giurava che avrebbe provveduto. Un tossicologo polacco coinvolto in questa discussione raccomandò l'evacuazione e le cure all'estero dato che non era possibile trattare l'avvelenamento da piombo in Kosovo. Kouchner pose il veto sulla proposta.

Poi Kouchner decise di diffondere la storia che i Rom soffrivano di avvelenamento da piombo cronico e dovevano solo convivervi. I bambini rom concepiti e nati nei campi non avevano avvelenamento cronico anche se i loro livelli di piombo erano i più alti mai registrati.

Quando vennero costruiti i campi rom nel settembre 1999, ci furono forti proteste da diverse agenzie internazionali, perché era evidente ad occhio nudo che i campi erano stati piazzati accanto a milioni di tonnellate di rifiuti tossici. Il capo dell'UNHCR in Kosovo promise personalmente ai rifugiati che sarebbero rimasti sui terreni tossici per 45 giorni, ed in quel periodo sarebbero state ricostruite le loro case distrutte (che a differenza di quanto si disse, non erano mai state bruciate) o portati in un paese terzo. Undici anni dopo, i Rom sono ancora là ed i risultati sono stati tragici: 86 morti e centinaia di aborti spontanei dovuti a complicazioni dall'avvelenamento da piombo, mentre quasi tutti i bambini sono nati con danni irreversibili al cervello.

Dato che il nostro gran maestro degli anti-eroi, il dr. Bernard Kouchner, non fece niente per salvare queste vite umane, ogni altro capo delle Nazioni Unite in Kosovo ha seguito l'esempio catastrofico di Kouchner e rifiutato di evacuare questi campi tossici, nonostante ripetuti appelli per agire in questo senso da parte dell'OMS, dell'ICRC (Comitato Internazionale della Croce Rossa ndr) e di infinite OnG.

Oggi in Kosovo questi campi tossici sono chiamati l'Inferno di Kouchner dai rifugiati che sono obbligati a viverci, inclusi molti che sono stati riportati a forza in Kosovo dopo aver vissuto in Germania per quindici anni.

Il dr. Bernard Kouchner è stato tre volte Ministro della Sanità in Francia, ed attualmente è Ministro degli Affari Esteri del governo francese. In una recente risposta ad una nostra lettera in cui gli chiedevamo perché non avesse mai salvato queste persone, replicava: "Vi assicuro che considererò finito questo doloroso capitolo solo con la definitiva chiusura di questi due campi. Nel contempo l'Ambasciata francese a Pristina continuerà a tenermi informato sull'evoluzione della situazione sul campo, e monitorerà da vicino l'attuazione degli impegni." QUALI IMPEGNI? NESSUNO DA KOUCHNER.

VERGOGNA (immagine tratta da DailyMail.co.uk)

Fine quarta puntata

 
Di Fabrizio (del 26/05/2008 @ 09:27:55 in Europa, visitato 1323 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Alcuni dei dispersi del Kosovo sono contenti dell'indipendenza, altri ne hanno paura

19 maggio 2008 - Fonte UNHCR - MITROVICA, Kosovo - I Rom ritornati a Mitrovica dopo essere fuggiti dalla città divisa circa dieci anni fa sono divisi sul futuro a seguito della dichiarazione unilaterale del Kosovo di indipendenza dalla Serbia.

Alcuni dicono di credere che l'indipendenza, annunciata il 17 febbraio, potrebbe migliorare la loro vita in un era di prosperità e lavoro. In contrasto, alcuni dei Serbi dispersi nel territorio, determinati a rimanere in Kosovo, hanno paura di diventare nuovamente bersaglio di violenze etniche.

I membri di entrambe le comunità lasciarono le loro case nel 1999 quando la popolazione maggioritaria di etnia albanese - molti di loro erano scappati da persecuzioni precedenti - ritornò dopo il ritiro delle forze di sicurezza serbe.

A Mitrovica, oltre 8.000 Rom che vivevano nella parte meridionale della città scapparono a nord quando gli Albanesi di ritorno attaccarono il gruppo di minoranza per i loro presunti legami con i Serbi kosovari.

Vissero nei campi in condizione di abbruttimento, ma mentre molti di loro sono ora in Serbia o oltremare, diverse centinaia negli ultimi due anni sono ritornati nelle nuove case costruite nell'area della Mahala Rom di Mitrovica dalla comunità internazionale.

Lindita Gashi* è ritornata nella Mahala con suo marito e quattro bambini lo scorso ottobre dopo anni passati nel campo di spersi di Osterode nel nord Kosovo. La vita era difficile.

Racconta che la loro vita è migliorata dal ritorno a Mitrovica, dove i bambini sono iscritti a scuola, suo marito guadagna di che vivere dalla raccolta di metalli di risulta e uno dei loro bambini può ricevere cure mediche regolari per i problemi di salute dovuti alla permanenza ad Osterode.

Gashi dice di aver accolto con favore la dichiarazione d'indipendenza, mentre la Serbia ha protestato contro il Consiglio di Sicurezza dell'ONU. "L'indipendenza è una buona cosa," dice, aggiungendo che porterà a più investimenti da oltremare e maggiori possibilità di impiego. "Ora spero di ottenere un lavoro come donna delle pulizie nel centro sanitario."

Ma molti dispersi Serbi in Kosovo, che la Federazione Russa, la Cina e molti altri paesi riconoscono ancora come una provincia serba, non sono così ottimisti sul futuro. Nella città meridionale, la famiglia Jovanovic* cerca di vivere una vita possibilmente normale, ma affrontano tempi difficili.

Il padre lavora come autista di bus per le comunità minoritarie, mentre sua moglie bada alla casa e ai due figli. Nonostante i problemi, sono determinati a rimanere in Kosovo e sperano un giorno di potere reclamare l'appartamento nell'altra parte della città che abbandonarono nel 1999. "Il mio desiderio più profondo è di vivere e morire dove sono nata - Kosovo," dice la moglie.

Aggiunge che sperava che l'indipendenza avrebbe significato riconoscimento e protezione per i Serbi dispersi in Kosovo, ma poi dice che alcuni membri della sua comunità hanno paura con l'indipendenza di diventare nuovamente bersaglio di violenze etniche.

L'UNHCR gioca un ruolo cruciale nella protezione delle minoranze in Kosovo, dice Martin Loftus, capo della missione UNHCR in Kosovo. Aggiunge che con cinque uffici sul campo e uno staff di 80 persone, l'UNHCR "è in grado di monitorare efficientemente la situazione delle persone disperse interne, come pure il ritorno delle minoranze."

* Nomi di fantasia per ragioni di protezione e sicurezza

By Peninah Benine Muriithi In Pristina, Kosovo

 
Di Fabrizio (del 31/08/2010 @ 09:27:37 in Europa, visitato 2586 volte)

by Paul Polansky

[continua]

Saša Rašić

(foto da medijacentar.info)

IL PREMIO OFFUSCAMENTO: mette in discussione le intenzioni, l'apertura e la trasparenza di un ministro del governo kosovaro riguardo al salvare gli zingari dei campi di Mitrovica sotto la sua giurisdizione.

Saša Rašić, Ministro per le Comunità ed i Ritorni nel Governo del Kosovo, è nato il 18-07-1973, nel povero villaggio serbo di campagna di Dobrotin, comune di Lipljan. Prima di diventare ministro del governo kosovaro, questo Serbo è stato vice ministro agli Affari Interni. Prima ancora ha lavorato come avvocato, interprete della KFOR britannica a Lipljan, ed assistente e coordinatore della polizia UNMIK a Lipljan e Priština.

Uno dei suoi compiti dopo essere diventato Ministro per le Comunità ed i Ritorni era di supervisionare ed evacuare i campi zingari che si trovano su terreni contaminati, la cui gestione è stata passata nel 2008 dall'UNHCR al governo del Kosovo. Nonostante i ripetuti rapporti dei media mondiali (BBC, International Herald Tribune, Washington Times, Aljazeera, Bild Zeitung, ZDF, ARTE TV, The Sun, ecc.) che richiamavano l'attenzione su questi "campi di morte", né Rašić né nessun membro del suo ufficio hanno mai visitato i campi. A tutt'oggi, il Ministro Rašić non ha ancora rivelato un piano per evacuare medicalmente i campi, come richiesto dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e da innumerevoli altre OnG.

Da quando è diventato membro del gabinetto del Primo Ministro Thachi, Rašić ha rifiutato di incontrare i giornalisti stranieri che volevano discutere il tema dei campi contaminati dal piombo, o la costruzione dei 60 appartamenti per IDP (Persone Disperse Internamente), nel villaggio di Laplje Selo dove gli zingari dei campi fuori dalla città di Mitrovica (che non hanno mai vissuto nel quartiere Fabricka a Mitrovica sud) potrebbero essere trasferiti. Nonostante fosse programmato come uno sviluppo multietnico dal ministero di Rašić, i 60 appartamenti sono stati assegnati soltanto a Serbi, che non hanno sofferto una situazione di minaccia alla vita come gli zingari sui terreni contaminati.

Sebbene in loco ci siano forti sospetti che chi ha costruito i 60 appartamenti ha costruito nel contempo sull'altro lato della strada un palazzo per il Ministro Rašić, anche se la stupenda casa in effetti esiste (l'ho fotografata), non credo ci sia una prova scritta che provi questo gossip. Sono sicuro che il governo del Kosovo ha già investigato su questi rumori locali senza sostanza e li abbia trovati infondati. Nondimeno, sarebbe conveniente che il Ministro Rašić ed il governo kosovaro fossero più trasparenti con i giornalisti e con il pubblico e, naturalmente, per salvare i Rom/Askali assieme ai vicini serbi del Ministro Rašić.

sasa.rasic@ks-gov.net


Ambasciata Svizzera a Pristina
Agenzia Svizzera per lo Sviluppo e la Cooperazione (SDC)
Società per i Popoli Minacciati (GFBV - sezione Svizzera)

(immagine da img.webmd.com)

PREMIO "NON FATE NESSUN RUMORE": disonora i summenzionati partner che rifiutarono di "fare rumore" a favore dei bambini zingari che soffrivano di livelli di piombo mortali negli ex campi ONU ora gestiti dal governo del Kosovo.

Poco dopo la morte di Jenita Mehmeti, quattro anni, per avvelenamento da piombo nel campo ONU di Zitkovavc, mi precipitai nell'ufficio SDC di Pristina e li supplicai di aiutarmi. Per due anni SDC aveva generosamente finanziato le mie classi per insegnare l'inglese ai Rom nelle enclavi serbe vicino a Pristina, ed anche nei quartieri Gabeli/Egizi a Peja e Gjakova. SDC aveva anche finanziato i miei piccoli progetti lavorativi per gli zingari di tutto il Kosovo.

La morte di Jenita non era stata causata soltanto dal terreno contaminato dove l'ONU aveva piazzato la sua famiglia, ma anche dal fatto che suo padre riciclava batterie d'auto nella loro baracca ONU. L'attività era stata approvata dai gestori del campo. I Serbi che gli portavano le batterie avevano una licenza rilasciata dall'ufficio ONU di Zitkovac. ACT (Agenzia Svizzera di Soccorso) e NCA (Norwegian Church Agency) che assieme amministravano il campo ONU ammettevano che le batterie per auto, consegnate di solito a mezzogiorno in un camioncino aperto, venissero scaricate dai bambini zingari che non avevano altro da fare. L'atteggiamento di NCA era che gli zingari trovassero un lavoro (di qualsiasi tipo) invece di essere parassiti, dipendenti dagli aiuti umanitari.

La mia richiesta all'SDC era di farmi finanziare piccoli progetti lavorativi per i campi Rom/Askali, così che non dovessero smaltire le batterie delle macchine. Sfortunatamente, l'SDC aveva appena cambiato il proprio capo missione. Ero sicuro che il capo precedente avrebbe istantaneamente approvato il mio progetto che salvava delle vite, ma il nuovo, una donna svizzera di nome Barbara Burri, rifiutò.

Non ne fui sorpreso. Per diversi anni come vice capo missione, aveva rifiutato di assumere personale delle minoranze, solo Albanesi. Il capo precedente dell'SDC a Pristina era imbarazzato per questo atteggiamento, ma fece con me un accordo. Fintanto che non mi lamentavo del rifiuto dell'SDC di assumere minoranze, avrebbe finanziato i miei progetti zingari. Ma il nuovo capo missione non la pensava così. Ero andato troppo oltre nel tentare di coinvolgere la Svizzera. L'SDC intendeva ancora aiutare gli zingari onesti che vivevano nelle enclavi. Ma non gli zingari che morivano nei campi ONU. Sarebbe stato troppo politico per la loro "mentalità svizzera neutrale". Dopo tutto, dove aveva l'UNHCR (gli amministratori dei campi della morte) il proprio quartier generale? A Ginevra, Svizzera.

Con l'Ambasciata Svizzera non andò meglio. Anche loro si rifiutavano di assumere dalle minoranze, solo Albanesi. Quando feci appello all'ambasciatore in carica per aiutare questi bambini che morivano di avvelenamento da piombo, mi disse di cercare dei fondi altrove. Farsi coinvolgere in un progetto che avrebbe potuto imbarazzare l'ONU o gli Albanesi, non era nelle corde della Svizzera.

Il mio terzo tentativo di cercare aiuto dalla Svizzera avvenne cinque anni più tardi, quando contattai la Società per i Popoli Minacciati, a Berna. Sin dall'estate 1999 l'organizzazione madre in Germania era stata attiva nel denunciare l'avvelenamento da piombo nei campi e a chiederne l'evacuazione assieme all'OMS ed altre OnG. Infatti, la GFBV tedesca aiutò mandando una TV della Germania (ZDF) e la Bild Zeitung nei campi per dare più risonanza possibile sulla sofferenza di quei bambini. All'inizio GFBV (Svizzera) mostrò appoggio per un'azione diretta, proponendo persino di tenere assieme a noi una manifestazione presso il quartier generale UNHCR a Ginevra. Ma dopo una visita in Kosovo e dopo discussioni con l'Ambasciata Svizzera a Pristina (che disse loro di non creare rumori attorno ai campi), GFBV (Svizzera) non solo rifiutò di appoggiare la nostra campagna ma convinse anche GFBV in Germania ad unirsi a loro nel non dare più risalto alla questione dei campi.

Adottando la medesima mentalità della II guerra mondiale, la neutralità rimane il modus operandi della Svizzera. E proprio come agli Ebrei venne impedito di entrare in Svizzera durante la guerra, così pure ai nostri bambini Rom/Askali veniva proibito adesso di entrare nei cuori e nelle menti dell'Ambasciata Svizzera e dell'ufficio SDC a Pristina.

Ancora, non ne fui sorpreso. Assumendo solo Albanesi per lavorare nei loro uffici; essendo uno dei primi paesi a riconoscere il Kosovo come uno stato indipendente; perché ora gli Svizzeri avrebbero voluto "salvare gli zingari" e mettere in imbarazzo il governo del Kosovo? Probabilmente gli Svizzeri avevano paura che salvare dei "gypos" nei "campi della morte" ora gestiti dagli Albanesi poteva causare uno sciopero del loro staff albanese.

(immagine da pcr.ps/partners)

Fine undicesima puntata

 
Di Fabrizio (del 29/06/2010 @ 09:27:17 in Europa, visitato 2684 volte)

by Paul Polansky

[continua] Quando vennero resi noti i risultati degli esami, l'OMS chiese l'immediata evacuazione dei tre campi. Poche settimane dopo ICRC si aggiunse a molte altre OnG nel richiedere un urgente sgombero per ragioni mediche.

Il 25 novembre, durante un incontro delle OnG nel quartiere generale UNMIK a Mitrovica sud, venne rivelato dal rappresentante di Norwegian Church Aid che il gruppo medico del dr. Kouchner aveva trovato alti livelli di piombo nel sangue dei bambini pure nell'estate del 2000. Un rapporto preparato allora dal gruppo medico ONU raccomandava che i tre campi fossero evacuati. Chiesi immediatamente all'UNMIK una copia di quel rapporto del 2000. Mi dissero che non era disponibile al pubblico.

Conoscendo diversi Albanesi che lavoravano con l'UNMIK, tentai di avere tramite loro una copia del rapporto. Mi venne detto che era sotto chiave e considerato "top secret".

Un anno più tardi trovai quel rapporto del gruppo medico ONU datato novembre 2000 sul web (non etichettato come documento UNMIK, ma sotto il nome del dottore che l'aveva cofirmato). Rintracciai il dottore, Andrej Andrejew. Ora lavorava per una ditta farmaceutica a Berlino. Dopo pranzo, mi confermò che i livelli di piombo nel 2000 erano così alti tra i bambini dei campi zingari, che il laboratorio in Belgio che analizzava i loro campioni di sangue pensava ad un errore, perché non aveva mai visto livelli tanto alti. L'ex dottore dell'ONU di Kouchner rimase scioccato nel sentire che i campi non erano stati evacuati ed il terreno era stato cintato perché la gente estranea non potesse accidentalmente addentrarvisi, come raccomandava nel suo rapporto. Poco dopo aver compilato il suo rapporto, Andrej aveva lasciato il Kosovo, ritenendo che Kouchner avrebbe seguito le raccomandazioni della sua squadra medica ONU.

Fui il primo giornalista a rendere pubblica la storia dei campi. In un articolo che venne pubblicato dall'International Herald Tribune il 25 aprile 2005, descrissi l'orrore e scrissi che sino a quel momento erano morti nei campi 25 Zingari, la maggior parte in seguito a complicazioni dovute ad avvelenamento da piombo. Nonostante le ricadute internazionali alla notizia, l'UNMIK rifiutò ancora di evacuare i campi.

Da allora, con la mia squadra GFVB visitai i campi diverse volte a settimana per controllare la salute dei bambini. Un giorno la madre di Jenita mi disse che sua figlia Nikolina di due anni mostrava gli stessi sintomi di Jenita prima che morisse. Venne avvisata l'equipe medica NATO di Mitrovica nord. Venne richiesto loro il permesso di un immediato trasporto di Nikolina a Belgrado, l'unico ospedale nei Balcani che trattava l'avvelenamento da piombo. Il capo dell'equipe medica NATO di Mitrovica, il dr. Sergey Shevchenko, rifiutò.

Il giorno dopo chiamai personalmente il dr. Shevchenko e lo implorai di trasportare Nikolina a Belgrado. Rifiutò nuovamente. Invece di discutere con lui (un optometrista di Vladivostok, Russia, che parlava inglese), io e la mia squadra caricammo Nikolina e sua madre sul mio caravan per andare a Belgrado. Dato che non avevano passaporti, e nemmeno documenti personali, dovetti farle passare di contrabbando attraverso il confine serbo-kosovaro nascoste nel bagno del mio caravan.

A Belgrado, i livelli di piombo riscontrati a Nikolina mettevano a rischio la sua vita. Dopo tre settimane di trattamento i suoi livelli si erano ridotti, ma fui avvertito che probabilmente avrebbe avuto danni irreversibili al cervello e che se l'avessimo riportata alla fonte dell'avvelenamento, probabilmente sarebbe morta. Con l'aiuto di un olandese che lavorava per un'OnG internazionale (da cui travasava soldi per le piccole spese), affittammo un appartamento nel villaggio di Priluzje dove la famiglia di Jenita aveva dei parenti. Usando il mio caravan, li traslocai personalmente con le loro poche cose dalle baracche ONU. Col tempo trovai un donatore americano che comprò loro un pezzo di terra. Dopo un anno, un'OnG internazionale costruì loro una casa.

Dato che non riuscivo a convincere l'ONU ad evacuare i tre campi e salvare questi bambini rom ed askali, pubblicai in proprio un libriccino (UN - Leaded Blood) sulla loro situazione e produssi un documentario (Gipsy Blood). Anche se tutti e due produssero uno scandalo in Kosovo, l'ONU si rifiutò ancora di sgomberare i campi e curare questi bambini.

Mentre giravo il mio documentario, scoprimmo un'altra famiglia che aveva dei bambini con gli stessi livelli di piombo di Jenita e Nikolina. Ma prima che potessi fare qualcosa, morirono la madre e un fratellino. Un dottore a cui avevo chiesto di investigare sulle loro morti, era convinto che entrambe fossero morti per complicazioni dovute ad avvelenamento da piombo. Era dell'opinione che i sette bambini superstiti non sarebbero sopravissuti se non fossero stati rimossi dalla fonte di avvelenamento e ricevuto trattamento medico urgente.

Ancora una volta, la dura e compiacente amministrazione UNMIK rifiutò di agire. Così la mia OnG tedesca, GFBV, contattò il giornale di più grande tiratura in Germania, chiedendogli di visitare il campo e scrivere una storia su questa tragedia. Non solo il giornale, la Bild Zeitung, venne in Kosovo, ma tramite la loro fondazione per l'infanzia (Ein Hertz für Kinder) portarono tutta la famiglia  in Germania per le cure. Per aiutare la famiglia durante e dopo il trasporto, il giornale chiese a me ed al mio gruppo romanì di accompagnarla.

In Germania, scoprirono che non solo la famiglia romanì necessitava di cure mediche, ma anche io ed il mio gruppo romanì. I nostri livelli di piombo, anche solo con visite periodiche nei campi, erano del livello doppio di quello che poteva causare danni irreversibili al cervello. Quindi assieme ai sette bambini e al loro padre, anche noi fummo curati.

Prime del trattamento, tutti noi facemmo una TAC. Quando toccò a Denis, sette anni, il dottore incaricato mi indicò il fegato del bambino e mi disse: "E' il fegato di un sessantenne alcolizzato che beve una bottiglia di whiskey al giorno. Questo bambino non arriverà a 20 o 30 anni. E' quello che gli ha fatto l'avvelenamento da piombo!"

Nel 2006 finalmente l'ONU decise di fare qualcosa per acquietare le accuse che col mio team e l'avvocata americana Dianne Post, che ora rappresentava le oltre 150 persone dei campi rom/askali,  continuavamo a generare sulla tragedia dell'avvelenamento da piombo. Nel 2005 le truppe francesi avevano deciso di lasciare la sua base a Mitrovica nord. L'ONU traslocò due dei tre campi zingari nell'ex base francese.

Una volta di più rimasi scioccato dall'atteggiamento insensibile dell'UNMIK in questa situazione. La base francese, chiamata Osterode, era a solo 50 metri da due dei campi zingari contaminati. Anche il campo francese era ricoperto dalla polvere tossica generata dalle 100 milioni di tonnellate di scorie nell'area. I soldati francesi, che tanto io quanto i reporter del NY Times avevamo intervistato in separate occasioni, lamentavano che i dottori militari avevano avvisato ogni soldato in servizio nella base, di non generare bambini per nove mesi dopo aver lasciato il Kosovo, a causa dell'alto livello del piombo nel loro sangue.

Comunque, dopo aver speso 500.000 euro donati dal governo tedesco per ristrutturare il campo di Osterode, una squadra di valutazione ambientale della CDC di Atlanta, Georgia, dichiarò Osterode come "libero dal piombo". Poi l'ufficio USA a Pristina dichiarò di essere pronto a donare 900.000 $ per cure e per una dieta migliore per i bambini evacuati ad Osterode. Inoltre l'UNMIK promise che gli Zingari sarebbero rimasti ad Osterode per non più di un anno. Poi sarebbero stati trasferiti in nuovi appartamenti costruiti per loro nel vecchio quartiere.

Dato che diverse OnG e anche i leader del campo non ritenevano che Osterode fosse "libero dal piombo", si fecero subito degli esami sanguigni ai bambini dopo che arrivarono ad Osterode. Un anno dopo vennero nuovamente controllati i loro livelli di piombo. Non fu sorprendente per me e la mia squadra, ma lo fu per l'UNMIK: molti livelli erano aumentati nonostante una dieta migliore ed alcuni trattamenti medici di base. Quando vennero conosciuti questi risultati, i dottori smisero le loro cure, dicendo che facevano più male che bene. Nuovamente si disse che era necessario allontanare la gente dalla fonte di avvelenamento, prima di essere curati per intossicazione da piombo.

Quando pubblicai il primo articolo sui campi nel 2005 sull'International Herald Tribune, riportavo che 27 Zingari (inclusi molti bambini) erano già morti nei campi. Alla fine del 2006, il numero era più che raddoppiato, e per la fine del 2009 il conto era a 84. E gli Zingari vivono tuttora ad Osterode e nel vicino campo di Cesmin Lug.

Tra il 2007 e il 2008 diverse OnG costruirono o finanziarono la costruzione di appartamenti nel vecchio quartiere zingaro di Mitrovica sud. Ma questi appartamenti non vennero dati, come promesso, a quanti soffrivano dei più alti livelli di avvelenamento da piombo. Per mostrare che funzionava la loro politica di far tornare gli Zingari rifugiati in altri paesi, l'UNHCR diede la maggior parte di quegli appartamenti a quanti tornavano dal Montenegro e dalla Serbia.

Dopo aver provato a far pressione sull'ufficio USA a Pristina per trasportare via aerea questi 650 Zingari a Fort Dix, NJ, come il governo americano aveva fatto per oltre 7.000 Albanesi nel 1999 per salvarli dai paramilitari di Milosevic, USAID propose invece il progetto di costruire 50 appartamenti per i Rom dei campi, ovunque loro volessero in Kosovo. Mercy Corps, un'OnG internazionale degli USA, venne incaricata del contratto, anche se non avevano mai avuto a che fare con i campi zingari ed allora non avevano Rom o Askali nel loro staff. Tuttavia, nell'ottobre 2008 Mercy Corps assunse una romnì della mia squadra ed aprì un ufficio a Mitrovica sud per onorare il contratto di 2.400.000 $ affidatogli da USAID.

Fine seconda puntata

 
Di Fabrizio (del 16/07/2008 @ 09:26:54 in Europa, visitato 1455 volte)

Da Osservatorio sui Balcani

Il piombo di Mitrovica 07.07.2008

Campo rom di Osterode

20.000 persone occupate e un benessere diffuso. Erano gli anni '70 e '80 e Mitrovica era un importante polo minerario. Ora rimane poco, se non l'inquinamento. A farne le spese soprattutto i rom. Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Di Federica Riccardi e Raffaele Coniglio*


Tra i tanti primati che una volta caratterizzavano Mitrovica vanno annoverati il fiorente indotto minerario che faceva della città e dintorni una delle più fiorenti aree del Kosovo e dell’ex Jugoslavia (per estrazione di minerali, loro lavorazione-trasformazione e successiva produzione di batterie), e il più grande quartiere rom del Kosovo, il Roma Mahala. Questi due aspetti, di valenza indubbiamente positiva, sembrano non avere interconnessioni mentre invece hanno stretti legami e tragiche conseguenze.

Gli impianti di Trepca, il fiorente polo minerario nella ricca regione di Mitrovica, hanno contribuito notevolmente allo sviluppo economico e sociale di questa zona per tutti gli anni ‘70 e ‘80. Erano più di 20.000 le persone impiegate, di cui la metà provenienti dalla sola area di Mitrovica, con salari indimenticabili e tanti benefits per le famiglie degli operai. Sebbene la città fosse prospera e occupata con il lavoro delle miniere, la gente rimaneva comunque un tantino insoddisfatta per via della mancanza di investimenti successivi agli introiti delle miniere. Un detto di quei tempi recitava “Trepca punon Beogradi ndėrrton”(Trepca lavora e Belgrado si costruisce), sintetizzando questo aspetto.

8.000 o forse poco di più era il numero di membri della comunità rom che viveva nel quartiere Roma Mahala di Mitrovica, una striscia di terra a sud del fiume Ibar che sembra interporsi tra i serbi e gli albanesi. I rom anche allora come oggi non erano ben inseriti nelle strutture sociali della città, non godevano di una buona reputazione, e si sono trovati, durante gli anni dello scontro etnico in Kosovo, tra due fuochi, quello serbo e quello albanese.

Oggi la fotografia di Mitrovica è un’altra. L’intero indotto di Trepca è ridotto all’osso, con meno di un migliaio di operai vi estraggono soltanto i minerali. Gli impianti di lavorazione e trasformazione del piombo, rame, zinco sono dismessi e versano in uno stato fatiscente. Insieme al polo turistico di Bresovica, gli impianti di Trepca sono stati un grande fallimento per la KTA, l’agenzia incaricata per le privatizzazioni in Kosovo. Quello che è rimasto dei fiorenti e produttivi impianti minerari, oltre alle obsolete strutture, è l’inquinamento del suolo.

Mitrovica oggi ricopre il triste primato di città più inquinata del Kosovo e dell’ex Jugoslavia. A farne le spese sono tutti i suoi cittadini, i rom più degli altri. Ed oltre al problema dell’inquinamento, che li vede vittime di intrighi politici, i rom sono anche cittadini privi delle loro case. Facilmente manipolati dai serbi e indiscriminatamente percepiti come traditori e nemici dagli albanesi, si sono visti, da questi ultimi, completamente annientare tutto il loro storico quartiere. Inermi, dal lato nord del fiume che oggi divide etnicamente la città in due, hanno assistito alla distruzione delle loro case. Quelli che avevano deciso di affrontare di petto la situazione persero la vita. In tanti sono scappati in Europa, in Montenegro, in Serbia.

Campo rom di Zitkovac

I pochi rimasti a Mitrovica sono stati costretti a vivere, in mancanza di alternative, in posti malsani e inquinati. I campi di Zitkovac, Cesmin Lug e Kablare, tutti nella parte nord di Mitrovica, furono costruiti nel novembre del 1999 per ospitare circa 500 persone di etnia rom scappate dal loro grande quartiere. Da allora e per tutti questi anni il problema dei rom è diventato sempre più grande.

Dovevano restare in questi posti soltanto per 45 giorni. Solo Zitkovac è stato chiuso ma soltanto nel 2006 ed i suoi abitanti sono stati dislocati negli altri campi. Nei tre campi di Zitkovac, Cesmin Lug e Kablare molti bambini mostravano infatti i classici sintomi da inquinamento da piombo: perdita di memoria, mancanza di coordinamento, vomito e convulsioni. Il Prof. Nait Vrenezi dell’Università di Pristina già in un suo studio del 1997, condotto congiuntamente con numerosi esperti internazionali, affermava che l’esposizione continua ad ambienti con alta concentrazione di piombo crea nei bambini danni motori e di percezione permanenti.

Dal 1999 al 2006, 27 persone sono morte a Zitkovac, molte delle quali con ogni probabilità a causa di avvelenamento da metallo pesante, anche se autopsie non sono mai state effettuate. Nel 2000 furono effettuati diversi test e analisi sugli abitanti dei campi dall’allora consulente russo dell’ONU, Dott. Andrei Andreyev, che confermavano fuori da ogni dubbio l’alto livello di concentrazione di piombo nel loro sangue. Andreyev allora inoltrò un report dettagliato contenente dati e cifre all’Organizzazione Mondiale della Sanità e all’UNMIK, chiedendo loro di provvedere ad una immediata evacuazione dei campi. Il suo report, però, che oggi non è disponibile al pubblico, non ha avuto nessun riscontro pratico, se non che molti funzionari internazionali della polizia dell’Unmik, che giornalmente facevano jogging accanto al campo di Cesmin Lug, dovettero fare immediati accertamenti medici, e si scoprì che il loro tasso di piombo era così alto da richiedere il loro rimpatrio. Nel 2004 test capillari su 75 persone dei tre campi, principalmente bambini e donne incinte, mostravano che 44 di loro avevano livelli di piombo nel sangue più alti di quanto il macchinario potesse misurare (65 mg/dl), laddove 10 mg è considerato il punto in cui vi è un serio rischio di danni al cervello o al sistema nervoso.

Le ultime da Osterode Camp

Osterode camp, costruito nel 2005 in quella che prima della guerra era una base militare serba e successivamente una postazione francese, ospita oggi più di 400 persone in container tra stradine asfaltate, ex-capannoni militari ri-utilizzati e un piccolo parco giochi, il tutto circoscritto da filo spinato. Certo Osterode - oggi monitorato dalla Norwegian Church Aid, agenzia che coordina i donors e le attività del campo - appare, al primo impatto, una struttura ben più comoda e pulita rispetto ai capannoni sporchi ammassati sulle rotaie ferroviarie del campo di Cesmin Lug, distante appena poche decine di metri.

Campo rom di Cesmin Lug
 
Tuttavia, il rappresentante rom del campo, il Sig.Habib Haidini, senza tanti giri di parole ci tiene a precisare che cambia poco avere un container mettallico di limitate dimensioni e piccole strutture di divertimento, rispetto alle baracche di lamiera contorte del campo vicino. “Non è una casa, e quelli a Cesmin Lug non vengono da noi perché sono della nostra stessa opinione: stiamo tutti aspettando una casa, una casa vera”. Habib incontra quotidianamente i rappresentanti di enti istituzionali locali e non, per far pressioni e cercare di velocizzare i tempi affinché tutti i rom dei due campi possano essere finalmente trasferiti in una struttura permanente. Osterode doveva rimanere funzionante appena un anno.

Oggi nella vasta area della residenza storica dei rom di Mitrovica, nonostante l’attualità della “minoranza rom” nell’agenda politica delle istituzioni e organizzazioni internazionali, sono stati però costruiti appena un centinaio di case e quattro blocchi plurifamiliari che ospitano non più di 250 persone. Molte delle case ancora non sono state assegnate, probabilmente per via dei complessi criteri che richiedono lunghe procedure burocratiche, e per altri motivi.

Un dato certo è che, alla metà del 2008, non è stato fatto abbastanza per i rom di Mitrovica. Eppure è passato poco più di un anno da quando, nel marzo del 2007, gli alti rappresentanti delle istituzioni internazionali, degli uffici diplomatici e lo stesso primo ministro del Kosovo in una grande giornata commemorativa hanno tenuto un’imponente cerimonia di inaugurazione del quartiere Roma Mahalla a Mitrovica. Grandi parole allora erano state spese da tutti, le più gettonate delle quali erano “multiculturalità” e “integrazione”.

Stando alle testimonianze più recenti, come quella di Sokol Kursumlija, da anni impegnato nel campo Osterode con progetti educativo-ricreativi attraverso l’associazione locale multietnica di cui è presidente, non c’è da stare sereni e tranquilli: anche per Osterode si parla di gravi casi di contaminazione da piombo che colpiscono soprattutto i suoi più giovani abitanti. Tuttavia Sokol ci tiene a precisare, rimanendo fermo sul fatto che effettivamente i rom a Mitrovica vivono da tempo in condizioni a dir poco precarie, che l’argomento contaminazione da piombo non può essere circoscritto al solo discorso che verte sulla minoranza rom, vittima a suo parere di intrighi politici, ma deve essere generalizzato in quanto riguarda l’intera area di Mitrovica. Nel caso specifico di Zitkovac, piccolo villaggio a Nord di Mitrovica, Sokol sostiene, ad esempio, di trovare “assurdo che per la sola opportunità politica soltanto per i rom che vivevano dall’altra parte del binario si è parlato di contaminazione mentre per i serbi che vivono a tutt’oggi lì, a due passi da dove si trovavano i rom, c’è ancora assoluto silenzio e nessuna preoccupazione”.

Forse per via delle scarse condizioni igieniche e del contatto con la terra tipico dei bambini, i piccoli rom sembrano tuttavia particolarmente esposti all’avvelenamento da piombo. Nel campo Osterode di recente sono stati fatti dei test sui bambini dallo staff del WHO. I risultati però sono stati negati ad Habib e gli altri rom, che pure li richiedevano insistentemente. Stando a Sokol, per questioni di privacy i dati del WHO non potevano essere diffusi, neppure ai rappresentanti UNICEF che lavoravano nel campo. “Io volevo sapere almeno il numero o la percentuale di persone contaminate di Osterode, potevo non saperne i nomi; quando quell’organizzazione mi ha negato i dati, mi sono rivolto alle strutture mediche di Mitrovica Nord dove hanno effettuato i test sui bambini. Il risultato è stato chiaro: contaminazione da piombo per la maggioranza di loro”, ricorda Habib.

Un argomento così delicato da un punto di vista etico, morale, sociale e politico non dovrebbe comunque essere lasciato solo alla spicciola cronaca cittadina che spesso, incapace di sortire i necessari effetti, finisce col creare invece soltanto involontaria disinformazione. La comunità internazionale e enti di spessore come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, piuttosto che coprire la realtà con il silenzio, potrebbero seguire l’esempio positivo di altre organizzazioni che in Kosovo dedicano tempo, spazio e tanti soldi per pubblicazioni sistematiche di bollettini sui diversi argomenti. Č tempo che un dossier ufficiale, onnicomprensivo e chiaro, esca allo scoperto per far luce su tutti questi anni bui. Fino a quando su queste tematiche aleggeranno solo e soltanto strumentalizzazioni di ogni genere, il problema dei rom e della salute pubblica dei cittadini di Mitrovica resterà solo appannaggio dell’agenda politica che potrà continuare ad usarle a propria discrezione.

* Federica Riccardi è stata Project Manager per più di 2 anni in Kosovo per conto di una ONG italiana; attualmente Direttore Esecutivo di una ONG locale

Raffaele Coniglio è Project Manager a Mitrovica per conto della Provincia di Gorizia, in Kosovo dal 2005.

 
Di Sucar Drom (del 15/02/2012 @ 09:24:44 in Europa, visitato 1062 volte)

Swissinfo.ch Rom in cerca d'asilo invernale
Discriminati, e perfino minacciati, i Rom non hanno molte possibilità di ottenere l'asilo in Svizzera. (Keystone) - Di Isabelle Eichenberger

La Svizzera ha registrato negli ultimi mesi un aumento del numero di richiedenti l'asilo serbi. Un "turismo invernale" che si spiegherebbe con un peggioramento delle condizioni di vita della minoranza Rom, in Serbia come in Kosovo.

Un fenomeno analogo era già stato registrato nel dicembre del 2009, quando era stato abolito l'obbligo di un visto per i cittadini serbi, macedoni e montenegrini intenzionati ad entrare nello spazio Schengen.

Questa apertura aveva spinto molti di loro a cercare fortuna in Svizzera. Si trattava per lo più di persone bisognose, di etnia Rom, che pur sapendo di non aver diritto all'asilo politico venivano a cercare lavoro in Svizzera.

«Alcune agenzie locali proponevano perfino viaggi diretti in automobile, spiega Michael Galuser, portavoce dell'Ufficio federale della migrazione (UFM). Si sapeva che la Svizzera assegnava un aiuto al ritorno di 600 franchi. E quando il contributo è stato ridotto a 100, la somma necessaria per pagare il viaggio di rientro, le domande sono diminuite».

Nel 2011 questo flusso migratorio ha però ripreso: su 22'551 domande d'asilo, 1'217 provenivano infatti da cittadini serbi (+33,7% rispetto al 2010), la maggior parte di etnia Rom. Oltre la metà di queste richieste sono state depositate tra novembre e dicembre.

Vitto e alloggio garantito
«Possiamo supporre che queste persone, che spesso vivono in campi molto precari, scelgano di venire in Svizzera a trascorrere l'inverno. Qui trovano vitto e alloggio, almeno durante il periodo necessario per esaminare la loro richiesta», spiega Michael Galuser.

Secondo il portavoce dell'UFM, i Rom conoscono le leggi sull'asilo in vigore nei diversi paesi e sanno esattamente che la procedura elvetica, da due a tre mesi, è più lunga rispetto a quella di paesi comparabili come la Norvegia o i Paesi Bassi.

L'Organizzazione svizzera d'aiuto ai rifugiati (OSAR) condivide in parte l'ipotesi di un "turismo invernale". «Ci sono molti rifugiati Rom di origine bosniaca o kosovara che vivono in Svizzera in condizioni precarie dal 1999. Sono coscienti di non avere alcuna possibilità, ma conoscono le debolezze della nostra legislazione», precisa il segretario generale Beat Meiner.

La crisi economica che sta colpendo l'Europa non contribuisce di certo a facilitare le cose. «I Rom sono spesso contenti di trovare un tetto provvisorio nei centri di accoglienza, anche nei rifugi della protezione civile», aggiunge Meiner.

Discriminati in patria
Stando ad Amnesty International, la situazione è però più complessa. «Può anche essere che i Rom partano più facilmente durante la brutta stagione, ma non credo che lo facciano unicamente con l'idea di trascorrere l'inverno al calduccio. Potrebbero anche andare in Germania, o in altri paesi che d'inverno sospendono i rinvii, contrariamente alla Svizzera», indica Denise Graf.

Amnesty International si dice invece preoccupata dal degrado della situazione dei Rom rifugiati in Serbia. La discriminazione in atto impedisce loro di avere un lavoro, commenta Denise Graf. «Il 97% dei rom è disoccupato». E stando all'ultimo rapporto di Nicola Duckworth, responsabile del programma Europa e Asia centrale di Amnesty sempre più Rom vengono cacciati dai loro appartamenti in seguito a speculazioni immobiliari. «A Belgrado le loro case vengono rase al suolo per far posto a progetti pubblici, senza pianificare dei nuovi alloggi né garantire un'assistenza sociale».

D'altra parte si assiste a un inasprimento delle tensioni a Mitrovica, in Kosovo, dove la minoranza serba continua a contestare l'indipendenza proclamata nel 2008 dell'ex provincia a maggioranza albanese. «Le violenze dell'estate scorsa hanno un'influenza diretta sulla situazione dei Rom, numerosi a Mitrovica», spiega Denise Graf. «La situazione è critica anche per i rom delle altre regioni kosovare, che spesso sono stati accusati di aver collaborato con i serbi durante la guerra».

Intervento in Serbia
Discriminati in patria, i Rom soffrono di una cattiva immagine anche in Svizzera. «Sono considerati vagabondi e ladri, al punto che alcuni Rom integrati preferiscono non menzionare le loro origini», conferma Cristina Kruck, della Rroma Foundation di Zurigo.

In città come Losanna e Ginevra la polizia è intervenuta più volte a per disperdere degli accampamenti selvaggi costruiti sotto i ponti o nei parchi.

Allarmata dalla situazione nei Balcani, Denise Graf lancia un appello alla Svizzera a «far pressione sui partner in Serbia e in Kosovo affinché gli aiuti dell'Unione Europea destinati al reinserimento dei Rom arrivino a destinazione».

E la Direzione dello sviluppo e della cooperazione rassicura: «Nel campo della cooperazione internazionale, la DSC è cosciente dell'esistenza di un rischio di trasferimento dei mezzi messi a disposizione. Esistono tuttavia degli strumenti per farvi fronte, come delle valutazioni indipendenti dei progetti, sulla base delle quali vengono attribuiti i sussidi».

 
Di Fabrizio (del 09/12/2008 @ 09:23:39 in Europa, visitato 1617 volte)

Post internazionale ed intraducibile: un elenco di interventi e video a tema Europa.

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Exclusive content in English, Romanes, Francaise and Deutsch

Specials on: The 4th Plenary Assembly of the European Roma and Travellers Forum, European Parliament Session on EU Roma strategy, The European Roma Summit, Minutes by Roma activists, three Exclusive documentaries.

Spezial zu: Der vierten Generalversammlung des ERTF, Sitzung im Europa Parlament zu EU Roma Strategie, Der europäische Roma Gipfel, Minuten von Roma aktivisten, drei neue Dokumentationen.

Specialno pala: o starto plenarako kidipe katar o ERTF, Europejko Parlamento pala strategija Romani ando Europa, Minuti katar Romane aktivistura, trin neve dokumentaije.

RNN Exclusive: European Parliament Session: Council and Commission statements EU strategy on Roma [December 3rd 2008]

 

Commissioner Spidla, Livia Jaroka, Victoria Mohaci, Daniel Cohen Bandit etc. approx. 40 min. (English)
 

RNN Exclusive: Minutes from the 4th European Roma and Travellers Forum Plenary [November 24th and 25th 2008]

Opening Speech, Preisdent of the European Roma and Travellers Forum, Mr. Rudko Kawczynski, approx. 17 min.(Romanes)
 

Opening Speech Ms. Irma ERTMAN, Finland on ERTF Plenary 2008, approx. 9 min. (English)
 

Opening Speech, Mr. Terry DAVIS, Secretary General, Council of Europe, ERTF Plenary 2008, approx. 5 min. (English)
 

Opening Speech, Mr. Jozsef BERENYI, ERTF Plenary 2008, approx. 10 min. (English)
 


 

Opening Speech, Mr. Bruno GAIN, Permanent Representative of France, ERTF Plenary 2008, approx. 9 min. (Francaise)
 

Holocaust Commemoration of the Euroepean Roma and Travellers Forum 2008, approx. 21 min. (Romanes and English)

Speech by Mr. Andrej Mirga, Contact Point on Roma and Sinti Issues, OSCE/ODihR, approx. 21 min. (Romanes)
 

Mr Thomas Hammarberg, Commissioner for Human Rights, ERTF 2008, approx. 6 min. (English)
 

RNN Exclusive: European Roma Summit [Spetember 16th 2008]
 

Opening Speech, Jose Manuel Baroso (English)
 

Keynote Speech, George Soros (English)
 

Speech ERTF President Rudko Kawczynski (Deutsch, Romanes, English, Espanol, Francaise and Romana)
 

Speech ERTF Board and President of the International Romani Women Network, Ms. Soraya Post (English)
 

Keynote Speech Romani Rose (Deutsch)
 

Speech Juan de Dios Ramirez Heredia (Espanol)
 

Speech EC Commissioner Spidla (Francaise)
 

Roma Summit: Mr. Soros receives the ERTF flag (English)
 

Protest against, rassistic Italian presentation
 

 

Minutes by Roma activists:

Soraya Post - International Roma Women Network - RNN Special Interview (English)
 

Sebihana Skenderovska- East Meets West Roma Youth Network - RNN Special Interview (English)
 

Mathäus Weiss - DE - RNN Special Interview (Deutsch)
 

Lars Demetri - SWE - RNN Special Interview (English)
 

Janina Janson - DE - RNN Special Interview (Deutsch)
 

French Delegate - RNN Special Interview (Romanes)
 

Guner Adbulaskoro - NL - RNN Special Interview
 

Zoran Dimov - International Romani Union - RNN Special Interview (Romanes)
 

Cliff Codona - UK - RNN Special Interview (English)
 

Documentaries, Dokumentationen, Dokumentacije

Trapped, Movie about the lead poisioning in Kosovska Mitrovica (Romanes and Hungarian, subtitled English)(Copyright DunaTV and RomaniMundi.com)
 

Gelem, Gelem - Documentary of the demonstrations of Roma against deportations in Germany (German, subtitled English)
 

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Di Fabrizio (del 07/05/2008 @ 09:23:30 in media, visitato 1648 volte)

Da Roma_Daily_News

Budapest, 6 maggio 2008: In Trappola - la Storia Dimenticata dei Rom di Mitrovica
è stato nominato al Festival della Televisione 2008 di Monte Carlo come miglior documentario.

Il 10° episodio di Mundo Romani, la serie co-prodotta dalla Fondazione Romedia e Duna Television Ungherese che esplora la vita dei Rom nel mondo, sarà proiettato come miglior documentario al prestigioso Festival della Televisione di Monte Carlo a giugno.

Il documentario è stato girato tra agosto e dicembre 2007 a Mitrovica, ai confini tra il Kosovo albanese e serbo e trasmesso il 2 febbraio 2008 da Duna Television. Mentre il mondo si focalizza sul nuovo paese europeo, il film presenta la storia dimenticata della seconda più vasta minoranza del Kosovo, i Rom. Dopo che le loro case e vite furono distrutte dal ritorno degli estremisti Albanesi nel 1999, circa un migliaio di Rom, la maggior parte bambini, sono rimasti intrappolati tra i rifiuti tossici del più grande complesso minerario della ex Jugoslavia. In periodi di tensioni inter-etniche crescenti nel ribollire delle guerre balcaniche, Mundo Romani da voce a chi non ne ha e rivela la storia shoccante del più grande disastro ecologico dell'Europa moderna.

Il film è dedicato alla memoria dei 28 uomini, donne e bambini morti a causa dell'avvelenamento da metalli nei campi di Mitrovica.

The Romedia Foundation and Duna Television Hungary present

A film by Katalin Bársony


Editor-in-chief, reporter
Katalin Bársony

Cinematography
Sándor Cs. Nagy
Nándor Hevesi
István Komár
József Nagy-Bozsóky

Translation
Gyula Vamosi

Editor
Péter Kohut

Producer
Judit Ordódy
Agnes Daróczi

Line producer
Zsigmond Kemény

Sound
Balázs Balogh
István Perger Jr.

Expert
Ágnes Daróczi
Marion Kurucz

 
Di Fabrizio (del 18/06/2009 @ 09:23:26 in conflitti, visitato 1380 volte)

Segnalazione di Ivana K Roman

da: U.R.Y.D. diaspora_rroms@yahoo.fr (5 giugno 2004) tradotto in Arcobaleno a Foggia

ASCOLTA IL FIUME IBAR

Ogni singola poesia, ogni parola, ogni pensiero espresso in questo libro - il primo di Neziri Nedžmedin - descrive la paura, la sofferenza e la nostalgia della casa della sua famiglia, quella della Rromani mahàla [area tipica Rromani nelle città balcaniche] nella "Kosovaqi Mitrovica" e per le case costruite secoli fa lungo le rive del fiume Ibar. Sono poesie legate a un dramma umano ben conosciuto. Una tragedia là accaduta, e come in ogni tragedia vissuta dai Rrom, impiglia di sofferenza e paura le tettoie rotte, gli anziani, tutte le case che hanno testimoniato la nascita e la crescita dei numerosi bambini, ma anche i vicoli polverosi dove scuri e sporchi correvano i Rrom a piedi nudi, ridendo e tenendo in mano una fetta di pane nero. La paura portata dei "dannati", che hanno incendiato il Kossovo e espulso tutti i diversi, anche quelli che non avrebbero fatto male a una mosca. Non è frutto della fantasia, è storia vera, di una sofferenza che solo i Rrom e chi abitava vicino a loro può comprendere. Nel nostro secolo. Dando il mio supporto a questo libro, mi aggiungo alla sua preghiera. E' stato scritto nel momento giusto, nel modo giusto. Per piangere la nostra tragedia. Sperando che non debba ripetersi ancora!
Alija Krasnići, scrittore Rromani

NON DIMENTICARE

1.

Proprio lungo l'Ibar
Scorreva la sua vita
La Rromani mahàla
Nella stretta via della Fabbrica
E qui erano germogliate le case
Come funghi dopo la pioggia
Offrivano un nido tiepido
Ognuno dipinto con caldi colori
A me, a te, a tutti
Lucidati vivamente
E con la forza della grazia
Assieme ai canti degli uccelli
Il sole
Coi suoi raggi d'argento
Fa brillare quei bambini scuri
E tutti i bambini echi della musica Rromanì
Che da da secoli
Presero l'anima e
Alleggerirono i cuori di quanti
Crebbero, invecchiarono e
Morirono lì.



2.

Arrivò infine il 1999
Anno scuro di miserie
Vide nascere le carovane
di Rrom colpiti dalla disgrazia
Guardate i piedi nudi dei bambini
Piangono e cercano
Chi amano
Dove ritroveranno una casa?
Dio mio, anche nel nido
L'uccello ha cessato di cantare
E gli strumenti han perso la loro voce
nei vicoli di Mitrovica
Non ci sono più giovani che sono per mano
Un acre odore di bruciato
Tutto è vuoto e cenere
Ogni casa, ogni incrocio
Nerofumo anche il cuore e l'anima
Persino la notte è piena di paura
Le case bruciarono a lungo
Dentro, solo cenere e carbone

3.

No, la tua foto non è più qui
Neanche la mia, o quella dei tuoi figli
Né i tuoi genitori
O la mia mentre camminavo per strada
nemmeno i miei amici del reggimento
Anche il cane ha smesso di abbaiare
Anche lui distrutto dalla mano del diavolo
Quindi, Rrom,
Apri i tuoi occhi:
Non potrai mai dimenticare
L'acqua fresca che ti scorreva accanto
O i fiori di Djurdjevdan
Neanche i fuochi
Con cui ci scaldavamo
E le tombe
E le nostre ombre
O la dolcezza del fiume Ibar
O Dio
Questo hanno fatto
Hanno separato il bambino da sua madre
E hanno gettato l'anziano nel fuoco

4.

Una madre indifesa è stata picchiata con odio
L'hai visto anche tu, mio Dio
Ci hanno gettato a terra come un vecchio straccio
E calpestato la nostra antica fratellanza
Bruciato tutto quel che ricordava
La tua presenza e la mia
Osservo da lontano
Non riconoscendo più
Brucia il mio cuore e piange
Come se fossimo divorati
Da ombre assetate di sangue umano
Ci hanno sottratto le ossa
E affamati fiutano i nostri passi
Non mi rimane una goccia di sangue Rom
Sole,
Perché i tuoi raggi
Non mi scaldano più
Cosa importa se l'oscurità è diventata la nostra casa
Cosa importa se il nostro cuore è avvolto nel dolore
Ritorna ancora l'andare dei Rrom

5.

Che la maledizione arrivi
Sul gradino della tua casa
e rafforzi i Rom
Che riprendono la strada del vento
O Vento, da quando mi sono fermato vicino all'Ibar
Il fiume che tu preferivi e carezzavi
Ho visto così tante immagini colme di dolore
In 500 anni
I miei antenati non ricordano
Qualcosa di simile
Voi, Dio, Sole e tu Vento
Terra dei miei nonni
Confidenti delle nostre estati
Persino le tombe
Non sono state risparmiate
La paura dei Rrom non può rimanere silenziosa
Se nessuno sa riconoscerla
Una fredda oscurità ha davanti agl occhi
Gli anni possano bruciare
Le pietre piangano le pietre
E le madri la tomba delle loro madri

6.

Cosa importa dove mi porterà l'esilio
Ho lasciato le ossa di mia nonna
Là, sulle sponde dell'Ibar
Come calmerò il pianto
Del bambino nella culla
Cosa racconterò all'anziano
Di quel che sta succedendo qui
E dove - ma cosa importa dove,
potranno tornare le ombre delle tombe
mentre i miei pensieri si confondono
Come la luce della lampada
Nella piccola casa che aveva mio nonno
In questa notte sorda
Anche la mia canzone Rromani
E' stata strangolata
Tutta la casa sta piangendo
Chi è scomparso
Cresce piano una nuova sofferenza
E sbuca la paura dal nido
La paura di una canzone che non potè nascere

7.

Dovunque vada
Avrò perso la strada di casa mia
Il giorno diviene notte
Una notte lunga, sempre più lunga...
Lunga come la morte
Non ci sono più
I raggi argentati del sole per i Rrom
Non ci scalderanno più
Buio, abbandono
Povera gente
Senza più danze
Là, accanto al fiume Ibar
Quando il diavolo
Ha mostrato
La realtà dietro il sogno
Tutte le pietre
Rimosse dai muri
Hanno lasciato un solo segno della loro scomparsa
Scure ustioni
Di ceneri
Silenti
gementi
Un'antichissima presenza cancellata

 
Di Fabrizio (del 24/08/2010 @ 09:22:58 in Europa, visitato 2694 volte)

by Paul Polansky

[continua]

Alexander Borg Olivier

(immagine da Times of Malta)

IL PREMIO GRANDE IMMUNITA': disonora quell'avvocato che ha fatto della sua connivenza il meglio per prevenire azioni legali contro l'ONU o qualsiasi membro di quello staff che commisero negligenza colposa contro i bambini IDP che erano sotto la tutela dell'UNHCR.

Nel 1990 Borg Oliver, avvocato maltese di formazione americana, venne quasi scelto come presidente dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in riconoscimento della sua popolarità presso l'ONU come ambasciatore di Malta. Sino allora, Borg Olivier era stato coinvolto in diversi lavori con l'ONU, culminati in alcuni conflitti d'interesse col governo del Kosovo.

Il preambolo della Carta delle Nazioni Unite è uno degli esempi più inspiranti della letteratura legale. Vi si dice che i popoli del mondo hanno proclamato con coraggio la loro determinazione nel riaffermare la fede nei diritti umani e nella dignità delle persone umane. Come avvocato ONU in Kosovo, Borg Olivier probabilmente non ha mai letto quel preambolo. Almeno, non secondo le sue azioni per come ha abilmente procrastinato dal 2006 per ritardare una revisione delle affermazioni fatte a  nome degli zingari dei campi di Mitrovica alla ricerca di un risarcimento per l'avvelenamento da piombo nei campi ONU, che ha lasciato almeno 86 morti ed ogni bambino nato con danni irreversibili al cervello.

Dopo aver lavorato come consigliere legale top per l'ONU in Kosovo, il nostro signor Borg Olivier andò direttamente a lavorare ed essere pagato come consulente del governo kosovaro. E' quello che si chiama una "porta girevole" e porta a domandarsi su una delle peggiori pratiche del conflitto d'interesse. Mentre lavorava per l'ONU in Kosovo, Borg Olivier aiutò a mungere denaro dalla Kosovo Trust Agency ai funzionari a Pristina, per poi accettare un lavoro da loro pagato. Anche se parte dei Fondi Trust delle contestate vendite di Olivier di imprese statali sono ritornati, Borg Olivier ha mantenuto il suo lavoro.

Dove andarono i Fondi Trust? Sicuramente non hai bambini romanì che l'ONU ha tenuto su terreni contaminati per quasi undici anni, mentre Borg Olivier difendeva gli amministratori con immunità e privilegi, dicendo che questi erano necessari per il buon funzionamento della missione ONU. Nel settembre 2006, ammise verbalmente che l'ONU era responsabile delle condizioni tossiche dei campi rom e che voleva collaborare con gli avvocati che rappresentavano le famiglie che pativano di avvelenamento da piombo. Venne concordato a voce di instaurare una commissione per stabilire il compenso di ogni famiglia. Invece, quando venne organizzato un incontro con gli avvocati che rappresentavano le famiglie del campo, Borg Olivier rifiutò di prendervi parte e disse a Dianne Post, l'avvocato americano rappresentante la maggior parte dei Rom/Askali dei campi, che non intendeva incontrarla di nuovo e disse di non dover rispondere agli zingari; che doveva risposta solo al suo superiore dell'ONU e che l'ONU non doveva rispondere a nessuno. Secondo la carta fondante ONU, la Convenzione sui Privilegi e le Immunità del 1946, l'organizzazione beneficia di immunità legale "per l'adempimento dei suoi scopi". Dal 2008, l'ONU ha passato la gestione dei campi al governo kosovaro, dove Borg Olivier ora lavora come consulente profumatamente pagato.


Save the Children

IL PREMIO OSSIMORO: disonora quell'organizzazione che agisce esattamente nella maniera opposta di come implicherebbe il suo nome e marchio. Anche se molte altre organizzazioni sono state prese in considerazione per questo premio, come l'UNICEF, nessuna OnG negli scorsi dieci anni in Kosovo merita questo premio più di SAVE THE CHILDREN GB.

CITAZIONI DA "SAVE THE CHILDERN":

  • "Per alleviare il disagio e promuovere il benessere dei bambini di ogni paese, senza differenza di razza, colore, nazionalità, credo o sesso..."
  • "Ogni anno, quasi 10 milioni di bambini muovono prima di raggiungere il quinto compleanno - la maggior parte per cause prevenibili o affrontabili. Non possiamo e non vogliamo permettere che questo continui."
  • "Il nostro scopo è di proteggere i diritti dei bambini attraverso il patrocinio internazionale per promuovere soluzioni ed assicurare finanziamenti per il lavoro umanitario, e far pressione ai governi nazionali affinché cambino leggi, politiche e pratiche o si migliorino le condizioni."
  • "Save the Children coordina il Gruppo d'Azione sui Diritti Infantili, una rete di organizzazioni non governative che contribuiscono alla Strategia UE per i Diritti del Fanciullo. Inoltre, richiamiamo il Consiglio dei Diritti Umani ONU a focalizzarsi in misura maggiore nel suo lavoro e attenzione sui bambini."
  • "Save the Children lavora per far sentire le voci dei bambini ai più alti livelli nazionali ed internazionali."
  • "Noi... abbiamo persuaso le autorità locali in Kosovo a fondare asili d'infanzia interetnici."
  • "Il nostro ufficio di consulenza legale a Ginevra ha concluso che siamo la principale organizzazioni dei diritti infantili a Ginevra, dove ha base il Comitato ONU sui Diritti dell'Infanzia."
  • "Nel 2008 lo studio legale Baker & McKenzie ha fornito un prezioso aiuto alle nostre attività volte a proteggere il logo ed il marchio di Save the Children in tutto il mondo."
  • "Nell'anno in corso ho visto con i miei occhi, visitando la Cina ed il Kosovo, l'alta considerazione in cui è tenuto il nostro staff in questi diversi paesi, e l'eccellente lavoro che stanno facendo per aiutare l'accesso dei bambini ad adeguati servizi sanitari, istruzione e programmi alimentari." Alan Parker, Presidente, Save the Children GB

Save the Children GB rivendica di essere la più importante organizzazione indipendente nel creare cambi duraturi nelle vite dei bambini. Tuttora questa OnG di Londra ha fermamente rifiutato di prendersi cura dei bambini zingari sofferenti di avvelenamento da piombo e malnutrizione anche se a Save the Children è stato chiesto di farlo da parte tanto dell'UNHCR che dal Ministero della Salute del Kosovo. Nonostante abbia un ufficio a tempo pieno a Pristina ed un ufficio regionale a Mitrovica, Save the Children nel 2005 ha rifiutato il contratto dell'UNHCR perché, secondo il loro ufficio locale, la percentuale che avrebbero dovuto ricevere dal budget dei campi non era tale da interessarli.

Nel 2009, venne chiesto ripetutamente a Save the Children di unirsi ad altre OnG, come l'OMS, Human Rights Watch, ICRC, Society for Threatened Peoples, Kosovo Roma Refugee Foundation, Kosovo Medical Emergency Group, ecc., nel richiedere l'immediata evacuazione dei campi zingari dai terreni contaminati ed il trattamento medico per i bambini sofferenti dei più alti livelli di piombo nella letteratura medica. Save the Children rifiutò.

Save the Children proclama con orgoglio: "Save the Children lavoro per e con i bambini a rischio di fame e malnutrizione e quelli afflitti da disastri naturali, guerre e conflitti." I bambini zingari che stanno morendo di avvelenamento da piombo, furono cacciati dalle loro nel 1999 dagli estremisti albanesi dopo la guerra del Kosovo (un conflitto) e da allora sono sopravvissuti (fame e malnutrizione) di quanto trovano nei container dell'immondizia vicino agli uffici di Mitrovica di Save the Children.

Nel 2008, Save the Children Alliance ha avuto entrate per US $ 1.275.999.361.

Fine decima puntata

 
Di Fabrizio (del 23/10/2007 @ 09:22:31 in casa, visitato 1880 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

MITROVICA, Kosovo, October 16 (UNHCR) – L'agenzia ONU per i rifugiati ha aiutato 92 membri delle minoranze kosovare dei Rom, Askali ed Egizi (RAE) a ritornare nel loro quartiere nella città divisa di Mitrovica.

I RAE, di 18 famiglie, sono tornati lunedì e giovedì nel quartiere meridionale della Mahala. Avevano lasciato Mitrovica nel 1999 e trovato rifugio nel Kosovo settentrionale, come pure in Montenegro e nella città serba di Novi Sad.

I 92 RAE sono entrati nel blocco di due edifici della Mahala, che era stata distrutta dopo che otto anni fa gli abitanti erano scappati per paura degli attacchi degli estremisti. Il comune di Mitrovica ha garantito il terreno su cui sono stati costruiti i nuovi appartamenti.

I rifugiati sono stati accolti dall'UNHCR e da Fatmire Berisha, vice presidente dell'assemblea municipale di Mitrovica, che si è impegnato ad assistere alla loro reintegrazione. "Siamo felici di vedere la gente che torna alle proprie case... e cominciare una nuova vita," ha detto Sunil Thapa, capo dell'ufficio UNHCR di Mitrovica.

I RAE hano ricevuto pacchi con cibo e non-alimentari per un periodo iniziale di tre mesi. L'agenzia ONU per i rifugiati li aiuterà e consiglierà nelle aree dei diritti di proprietà, socio-economici, registrazione civile e capacità di costruire ed iniziative redditizie.

L'UNHCR ha iniziato il ritorno assistito delle comunità RAE nella Mahala a marzo, quando in 118 fecero ritorno. I ritornati hanno detto di non ritenere la loro sicurezza la principale tematica, ma la polizia pattuglierà l'area.

Minire* madre di due figli, è felice di aver fatto ritorno dopo otto anni passati in una serie di centri collettivi. "Siamo convissuti con la povertà, senza adeguate condizioni igieniche e i miei bambini sono stati a lungo malati," ricorda. "In questi ultimi due giorni ho pianto dalla felicità," aggiunge.

Ci sono scarse opportunità di impiego nella Mahala, benché i residenti più intraprendenti tentino di decollare con alcune piccole attività: un internet caffè, un bar e una sartoria con annesso negozio di vestiti. Minire spera di poter adoperare le sue capacità di parrucchiera per fare un po' di soldi.

I fratelli Agron,* e Lumnije,* rispettivamente di 11 e 10 anni, sono troppo giovani per ricordarsi il quartiere, ma sono lo stesso eccitati nel traslocare nella nuova casa ed aiutano i genitori portando le loro cose negli appartamenti. Si stanno anche informando su come iscriversi a scuola.

"Abbiamo cambiato posto tante volte e a volte siamo stati obbligati a pagare l'affitto" dice la loro madre ricordando la loro lunga assenza nel Kosovo del nord. "in questi sette/otto anni ho fatto i mestieri di  casa."

L'operazione di questa settimana è parte del Roma Mahala Return Project, coordinato dalle autorità municipali in cooperazione con l'UNHCR ed altri partners come l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), la missione ONU in Kosovo ed il Consiglio Danese per i Rifugiati. E' uno dei più grandi progetti di ritorno in Kosovo.

Durante il conflitto in Kosovo del marzo-giugno 1999 oltre 900.000 di etnia albanese furono forzati ad abbandonare il Kosovo. Fecero ritorno con l'ingresso delle truppe NATO - iniziò allora l'esodo di 200.000 Serbi, Rom, Askali ed Egizi. Secondo le stime UNHCR, circa 17.300 di loro hanno fatto ritorno.

Il fiume Ibar che attraversa Mitrovica, dal 1999 è diventato un simbolo della divisione del Kosovo, con l'etnia albanese nel sud della città e quella serba concentrata a nord. L'UNHCR stima in 21.000 il numero dei dispersi in Kosovo, di tutte le comunità.

* Per tutelare gli interessati, i nomi sono stati cambiati.

By Peninah Muriithi and Shpend Halili - In Mitrovica, Kosovo

 
Di Fabrizio (del 25/11/2008 @ 09:22:23 in Europa, visitato 2081 volte)

Lungo e angosciante, siete avvertiti... da Roma-ex_Yugoslavia

New Kosova Report (chi vuole si legga anche i commenti in fondo all'articolo originale)

Bambino rom presso il centro di raccolta immondizia

By Paul Polansky - 17 novembre 2008 - Questo mese, la seconda OnG tedesca, la "Società per i Popoli Minacciati", invierà Paul Polansky, Capo Missione per il Kosovo, alla Casa dei Comuni a Londra ed al quartiere generale UE di Bruxelles nel tentativo di salvare 130 famiglie rom sistemate dalle Nazioni Unite in campi che costituiscono una minaccia alle loro vite.

Segue un riassunto del discorso di Polansky all'audizione di Bruxelles.

A due ore di aereo da qui, nell'Europa Orientale, ci sono due campi della morte, soprattutto per i bambini con meno di sei anni.

Se questi bambini non muoiono entro i sei anni, soffriranno per il resto della loro breve vita di danni irreversibili al cervello.

Questi campi ci sono da nove anni. Sono stati costruiti sul terreno delle più grandi miniere di piombo dell'Europa, ed accanto ad una discarica tossica di 100 milioni di tonellate.

Questi campi (quattro n origine) furono costruiti dall'amministrazione ONU in Kosovo e dal loro partner Azione delle Chiese che Lavorano Assieme. Pure le baracche sono state costruite con vecchi pannelli di piombo.

Sinora in questi campi sono morte 77 persone, principalmente per complicazioni da avvelenamento da piombo. Più di 50 donne hanno abortito per le medesime ragioni. Una donna e il suo bambino sono morti durante il parto. Durante la gravidanza era stata curata per avvelenamento da piombo. Dopo la sua morte venne scoperto da un rinomato laboratorio di Chicago che i due sopravissuti dei suoi nove figli avevano i più alti livelli di piombo nella storia medica.

Secondo esperti medici della Germania e degli USA che avevano visitato i campi, ogni bambino concepito in questi campi crescerà con danni irreversibili al cervello.

Nel novembre 1999, l'UNHCR prese in carico dei Rom rimasti senza casa e li spostò in quattro accampamenti improvvisati costruiti su una distesa tossica, l'unico posto disponibile per l'ONU. Protestai, richiamando l'attenzione degli ufficiali ONU e specialmente del capo dell'UNHCR a Pristina, che queste distese tossiche potevano danneggiare la salute di questi IDP (persone internamente disperse). L'UNHCR mi assicurò di aver firmato contratti con la municipalità locale, che questi IDP sarebbero rimasti lì per soli 45 giorni. Alla fine dei 45 giorni, le loro case sarebbero state ricostruite e loro rimpatriati, oppure portati in un altro paese come rifugiati. Disgraziatamente, dopo quasi nove anni e molte morti a causa del piombo, questi IDP vivono ancora su un terreno inquinato.

Durante l'estate del 2000 Bernard Koucher, amministratore ONU, chiese all'ufficiale sanitario ONU di compiere una ricerca medica su Mitrovica, perché molti poliziotti ONU e soldati francesi accusavano alti livelli di piombo nel sangue. Nel novembre 2000, questo rapporto del dottor Andrej Andrejew dell'ONU, venne presentato all'UNMIK, dove si dichiarava che la maggior parte della gente che viveva a Mitrovica soffriva di avvelenamento da piombo. Il rapporto stabiliva che i peggiori effetti si avevano sui Rom che vivevano nei campi ONU e si raccomandava l'evacuazione dei campi e di recintare le aree perché nessuno potesse entrarvi accidentalmente.

Invece di chiudere i campi, l'ONU costruì una trincea di 1,5 km. tra i due campi ed i depositi di scorie tossiche. Pose anche cartelli in quattro lingue chiamando questo percorso il Vicolo della Salute. Ma l'ONU costruì anche su un'area accanto a 100 milioni di tonnellate di rifiuti tossici un campo da calcio e uno da basket per i bambini Rom. Non venne detto loro che l'esercizio fisico, aprendo i loro polmoni, li avrebbe resi ancora più vulnerabili al piombo.

Nonostante i ripetuti appelli per aiutare i Rom, specialmente quelli che vivevano nei tre campi dell'area di Mitrovica nord, l'ONU fece esattamente l'opposto. Gli aiuti alimentari vennero sospesi nel 2002, dicendo che era tempo per i Rom che trovassero da loro come sopravvivere. Nel campo di Zitkovac, una volta l'acqua corrente venne tagliata per sei mesi, perché l'amministratore del campo, Chiese che Lavorano Assieme, trovò che i Rom usavano troppa acqua. Così, i Rom di Zitkovac dovevano camminare per quattro km. due volte al giorno per avere acqua potabile. In tutti e tre i campi. la maggior parte dei Rom doveva andare alla discarica locale per cercare qualcosa da mangiare.

Nell'estate del 2004, L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) fece un'indagine speciale sull'avvelenamento da piombo nei tre campi, dopo che una bambina di quattro anni, Jenita Mehmeti, morì per quella causa. Sino allora 28 persone (soprattutto giovani e bambini) erano morti nei tre campi, ma Jenita era stata la prima a ricevere cure specifiche prima di morire. Nuovi esami del sangue presi dall'OMS, mostravano che i bambini, i più vulnerabili all'intossicazione, avevano i livelli più alti che gli analisti OMS avessero mai registrato.

La procedura standard per il trattamento medico dell'avvelenamento da piombo, richiede l'immediato allontanamento dalla fonte di avvelenamento e l'ospedalizzazione sei i livelli di piombo sono superiori a 40 μg/dL. I danni irreversibili al cervello iniziano a 10 μg/dL, specialmente nei bambini sotto i sei anni di età il cui sistema immunitario non è ancora pienamente sviluppato. Molti dei livelli di piombo nei bambini di questi tre campi erano superiori a 65 μg/dL, il livello più alto che le macchine OMS potessero leggere. Lo staff OMS sospettava che in alcuni bambini (causa i loro sintomi), ci fossero livelli di piombo tra gli 80 e i 90. E' risultato poi che due bambini avevano un livello di 120 μg/dL, il più alto mai registrato nella storia medica.

Nel novembre 2004, l'OMS presentò il proprio rapporto all'UNMIK, chiedendo l'immediata evacuazione dei campi. Anche se esistevano dei precedenti per l'ONU, che aveva evacuato migliaia di Albanesi e Serbi in Kosovo quando si trattava delle loro vite in pericolo, questi Rom non vennero evacuati. L'unica misura presa dall'ONU fu di indire riunioni bimensili tra le agenzie ONU e le altre OnG per studiare il problema. Anche se molte OnG, incluso il Comitato Internazionale delle Croce Rossa, fecero una petizione all'ONU per l'immediata evacuazione di questi "campi della morte" entro 24 ore, sino al 2006 l'ONU non intraprese alcuna azione.

Nel gennaio 2006 l'ONU in Kosovo chiuse uno dei campi e spostò 35 famiglie in una nuova sistemazione, a circa 50 metri dal loro vecchio campo. Il campo nuovo venne chiamato Osterode. Era una ex base dell'ONU francese a Mitrovica nord, che era stata abbandonata dopo che a molti soldati era stati trovati i sintoni di avvelenamento da piombo. Difatti, ai soldati venne detto dai dottori militari di non fare figli per almeno nove mesi dopo aevr lasciatoil campo, per gli alti livelli di piombo nel loro sangue.

Tuttavia, l'ONU nella sua saggezza spese oltre 500.000 €u. (donati dal governo tedesco) per rinnovare questo campo. Intuendo che l'avvelenamento arrivava soprattutto dal terreno, l'ONU asfaltò l'area ed in seguito ottenne dal CDC, Centro per il Controllo del Disagio - un'agenzia finanziata dagli USA, un certificato che il campo era "libero dal piombo". Ma dato che tutti questi campi erano costruiti sull'area delle miniere di Trepca, la maggior parte dell'inquinamento arriva attraverso l'aria dalle 100 milioni di tonnellate di scorie tossiche ammassate davanti ai campi.

Nel settembre 2006, alla sua prima conferenza stampa come capo dell'ONU in Kosovo, Joachim Ruecker annunciò con orgoglio che l'ONU stava facendo qualcosa per aiutare questi Rom che morivano di avvelenamento. Oltre che a spostarli dai loro campi verso Osterode, che non era più dichiarato libero da piombo ma "meno inquinato", l'ONU avrebbe iniziato a trattare la situazione con una dieta migliore. Per la prima volta in quattro anni venivano forniti ai Rom aiuti alimentari così che non dovessero più andare alla discarica. L'ufficio USA dell'ONU a Pristina donò 1.000.000 $ per questa "dieta migliore".

E' noto ai medici che una dieta appropriata può abbassare i livelli di piombo di circa il 20%, ma solo se la persona interessata viene allontanata dalla fonte di avvelenamento. Nel caso dei Rom, ridurre i loro livelli del 20%, li lasciava lo stesso in una situazione dove la loro vita era a rischio. Per la prima volta in quattro anni, l'ONU forniva anche uno staff medico per seguire la salute di questi Rom. Sfortunatamente, l'avvelenamento da piombo può essere trattato solo una volta che il paziente viene allontanato dalla fonte di avvelenamento. In ogni caso, lo staff medico se ne andò perché per mesi non era stato pagato.

Con la primavera 2006 due dei campi (Zitkovac e Kablare) vennero chiusi e oltre 100 famiglie vivono adesso a Osterode. Dopo tre mesi, vennero raccolti campioni di sangue e secondo l'UNMIK la salute dei Rom stava migliorando, grazie alla nuova dieta, ed i livelli di piombo stavano scendendo. D'altra parte, tanto l'OMS che l'UNMIK rifiutarono di rendere pubblici i risultati dell'indagine, persino alle stesse famiglie rom. Più tardi mi vennero date copie dei test da un componente dello staff OMS contrariato da questa riservatezza. I risultati del test mostravano che non solo i livelli di piombo salivano, ma che Osterode, il campo liberato dal piombo, aveva ora livelli di inquinamento superiori a quello di Cesmin Lug, vecchio di nove anni.

Nel 2006 l'ONU annunciò che l'unica soluzione per i Rom che vivevano su o accanto il terreno tossico, era di ricostruire le loro case nel loro vecchio quartiere e di spostarle là. Così l'ONU riunì diversi donatori internazionali per ricostruire alcune delle case dei Rom e diversi blocchi di appartamenti, con la promessa di rimandare i Rom nel loro vecchio quartiere. Sfortunatamente, non appena queste case ed appartamenti furono completati tra l'estate e la fine del 2006, l'ONU non li assegnò ai Rom che vivevano nella zona inquinata, ma principalmente ai Rom del Kosovo rifugiati in Serbia e Montenegro, per mostrare che la politica di ritorno dei rifugiati stava funzionando.

Nell'aprile 2007 terminarono tutti gli aiuti medici ed alimentari ad Osterode, perché secondo l'ONU non c'erano più soldi. Un'altra volta, i Rom furono obbligati a trovarsi da mangiare nella locale discarica. Ma il peggio doveva ancora arrivare.

Dato che molti bambini a Osterode e nel limitrofo campo di Cesmin Lug mostravano segni comuni di avvelenamento (piombo nei denti, vomito giornaliero e perdita della memoria), i capi dei campi richiesero nell'aprile 2008 nuovi esami del sangue. Esami casuali su 105 bambini mostrarono risultati sconcertanti. Molti bambini che vivevano nel campo ONU di Osterode "libero da piombo", avevano i livelli di piombo raddoppiati da quando si erano spostati nell'ex base francese.

A causa del rifiuto di ONU e UNHCR di aiutare questi cittadini del Kosovo, mi rivolsi direttamente al Ministro della Sanità della neo dichiarata Repubblica del Kosovo. Il Dr. Alush Gashi non è soltanto un medico ma anche un mio amico personale da anni. Una volta viveva e lavorava a San Francisco. Non solo gli scrissi per email, ma lo visitai anche nel suo ufficio, chiedendogli di aiutare i suoi cittadini di minoranza. Comprese il problema e la situazione. Come dottore sapeva che bisognava evacuare immediatamente questi Rom. In una recente intervista filmata, il Dr. Gashi riconosceva che questi Rom andavano allontanati immediatamente, che sarebbero stati meglio in prigione che nei campi della morte. Disse che USAID stava finanziando un progetto assieme ai Mercy Corps per salvare questa gente.

Non impiegai molto tempo per ottenere una copia del progetto USAID/Mercy Corp. Chiedeva il rialloggiamento di 50 delle 120 famiglie che vivevano nei campi entro i prossimi due anni e mezzo. Non c'era alcuna soluzione medica immediata per chi viveva nei campi. Non era menzionata l'evacuazione. Più tardi scoprii che gli autori del progetto non avevano mai visitato i campi. Tuttora, USAID sta adoperando 2,4 milioni di $ per questa soluzione cosmetica.

Sin dal 2005, abbiamo tentato di obbligare l'ONU ad aiutare questi Rom. Un'avvocata americana, Dianne Post, cercò di citare l?ONU a nome di diverse centinaia di Rom che vivevano in questi campi. La sua causa contro l'ONU alla corte dei Diritti Umani a Strasburgo fu rigettata, perché il tribunale dichiarò che soltanto uno stato, non un'organizzazione, poteva essere processato. Anche se l'ONU era l'unico amministratore del Kosovo, il tribunale decise che l'ONU non poteva essere perseguito.

L'ONU non ha una politica di ricompensazione per questi problemi. Ma gli avvocati ONU per tre anni hanno rifiutato di cooperare nella ricerca di un compenso per questi Rom o per risolvere i loro problemi sanitari. L'ONU non nega le proprie responsabilità ma rifiuta di rispondere sulle proprie regole e norme. Nel 2005 la Società per i Popoli Minacciati, la più grande OnG in Germania dopo la Croce Rossa, inviò in Kosovo il Dr. Klaus Runow, rinomato esperto tedesco sugli avvelenamenti tossici. Anche se l'ONU ha tentato di tenerlo lontano dai campi, è stato in grado di raccogliere 60 campioni di capelli dai bambini rom. Ha poi spedito questi campioni ad un rinomato laboratorio di Chicago. Il risultato mostrò che quei bambini non solo avevano i più alti livelli di piombo nella storia medica, ma che tutti avevano i sintomi di avvelenamento da altri 36 metalli pesanti. Nel tentativo di difendersi, il personale ONU ha spesso replicato che l'intossicazione dei Rom dipende dal fatto che smaltiscono le batterie delle auto. Però, il Dr. Runow ha puntualizzato che nessuno di questi metalli tossici è presente nelle batterie automobilistiche.

Il Dr. Rohko Kim, formatosi ad Harvard ed in servizio OMS a Bonn, Germania, era consulente ONU sull'avvelenamento da piombo nei loro campi in Kosovo. Anche se aveva ordini di non rilasciare interviste o informazioni sui campi rom, riuscii a parlargli. Gli chiesi se l'avvelenamento da piombo fosse dovuto allo smaltimento delle batterie delle auto. Mi disse di no. Mi disse che la maggior parte dell'avvelenamento proveniva dalle polveri tossiche rilasciate dai mucchi di scorie e dal fatto che i campi furono costruiti sul terreno delle miniere. Mi disse che ogni bambino concepito in quei campi avrebbe sofferto di danni irreversibili al cervello. Disse che avevamo già perso un'intera generazione di bambini rom per colpa dell'avvelenamento da piombo. In un discorso del 2005, alla presenza dell'OMS, dell'UNMIK e del Ministro  della Sanità del Kosovo, il Dr. Kim disse: "La situazione attuale nella comunità rom che ora vive nei campi è estremamente seria. Dal 1991 ho condotto personalmente ricerche sull'avvelenamento da piombo, ma non ho mai incontrato livelli così alti nel sangue. Ritengo che il caso di Mitrovica nord sia unico, mai conosciuto prima nella storia. E' una delle più grandi catastrofi legate al piombo nel mondo e nella storia."

Sinora sono morti 77 Rom nei campi ONU. A ciò vanno aggiunti gli aborti. L'ONU non ha mai investigato su nessuna morte nei campi o mai fatto un'autopsia. D'altronde, dai sintomi descritti da parenti e vicini, i dottori consultati ritengono che l'avvelenamento da piombo ha contribuito alla maggior parte delle morti  e degli aborti.

Qualche mese fa a Osterode è morto un altro bambino rom. Aveva un mese di vita, ed era nato con una grande testa, pancia gonfia e gambe in miniatura. Si era svegliato alle sei del mattino, vomitando, e morì 20 minuti dopo in ospedale.

 L'avvelenamento da piombo da una morte spaventosa per i bambini. Jenita Mehmeti, 4 anni, stava frequentando l'asilo nel campo quando la maestra si accorse che stava perdendo la memoria e faceva fatica a camminare. Jenita fu rimandata nella sua baracca dove nei seguenti tre mesi vomitò diverse volte al giorno, prima di rimanere paralizzata e morire.

Ci sono precedenti nel Kosovo per salvare le vite, ma non quelle di 500 Rom. Questo è un appello a voi parlamentari. In Europa oggi abbiamo un campo di morte per bambini. Per piacere fate qualcosa.

 
Di Fabrizio (del 21/03/2010 @ 09:22:15 in conflitti, visitato 1835 volte)

Da British_Roma (è una lunga storia, a lungo raccontata)

La manifestazione tenutasi in Svezia il 3 marzo contro i rimpatri forzati di 300 rifugiati verso il Kosovo, ha visto dimostrazioni simili a Londra, Seattle, Washington DC, Oregon, Colorado USA e Vancouver in Canada. Se i rimpatri avessero luogo, i rifugiati rom si troverebbero a vivere nei campi inquinati dal piombo di Osterode o Cesmin Lug nel Kosovo settentrionale. Di seguito la cronologia [...]

10 giugno 1999: Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU vota la Risoluzione 1244, mettendo il Kosovo sotto l'autorità della Missione ONU nel Kosovo (UNMIK) e la Forza Nato del Kosovo (KFOR).

Giugno 1999: La Mahalla Rom è attaccata dall'etnia albanese: tutti i suoi abitanti fuggono prima dell'attacco per aura delle loro vite. La KFOR non interviene per prevenire i saccheggi e la distruzione di tutte le case e le infrastrutture nella Mahalla.

Fase 1: Incarico all'UNHCR.

Giugno 1999: I Rom dispersi occupano l'edificio della scuola primaria di Zvecan ed altri edifici pubblici nella regione di Mitrovica. L'UNHCR inizia ad organizzare sistemazioni provvisorie per i dispersi Interni (IDPs) così che possano lasciare la scuola occupata prima dell'inizio dell'anno scolastico.

Ottobre 1999: L'UNHCR sposta alcuni dei Rom dispersi che risiedevano nella Mahalla e che ancora rimanevano nella regione di Mitrovica, in due campi lì situati: Cesmin Lug e Zitkovac. I rimanenti IDPs occupano spontaneamente delle baracche a Kablare e Leposavic, creando due altri campi. Lo spostamento è inteso come temporaneo.

Agosto 2000: Viene chiuso il complesso minerario di Trepka per i motivi di sanità pubblica, dopo uno studio ONU che indica alti livelli di contaminazione da piombo nell'area circostante.

Fase 2: Incarico all'UNMIK

Ottobre 2001: L'UNMIK assume la responsabilità dall'UNHCR della gestione dei campi. I Rom dispersi risiederanno nei campi per due anni.

2004 (mese non definito): L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) facilita i primi esami del sangue su di un gruppo di circa 50 bambini nei campi di Cesmin Lug, Kablare, Zitkovac e Leposavic, condotti da dottori serbi del luogo.

Settembre 2004: L'OMS rilascia un rapporto che mostra livelli estremamente alti di contaminazione da piombo tra la popolazione rom in tutti i campi. I Rom dispersi hanno risieduto nei campi per circa cinque anni.

Aprile 2005: L'UNMIK mette in atto una task-force di diversi soggetti, chiamata  Mitrovica Action Team-MAT (in cooperazione con Ministero della Salute del Kosovo, UNHCR, OMS,UNICEF e OCSE) per sviluppare un quadro di lavoro per la rilocazione temporanea dei Rom IDPs da Cesmin Lug, Zitkovac e Kablare nei baraccamenti vacanti della KFOR di Osterode.

2005: La MAT conclude che il ritorno nella Mahalla ricostruita è la soluzione più sostenibile. Mira ad inventare un programma della gestione dei rischi per gli accampamenti, minimizzare l'esposizione al piombo mentre vengono sviluppate soluzioni per rilocare i campi esistenti. Iniziano negoziati con le autorità di Mitrovica sud (controllata da Kosovari di etnia albanese), circa il ritorno alla Mahalla. Vengono prese nei campi alcune misure di rimedio ad interim, inclusa la distribuzione di cibo e kit sanitari, la distribuzione di stufe a legna  e l'installazione di distributori d'acqua addizionali.

2005 (mese non definito): L'OMS facilita i secondi esami del sangue su un gruppo di circa 50 bambini nei campi di Cesmin Lug, Kablare, Zitkovac e Leposavic, condotti da dottori serbi del luogo.

Settembre 2005: Un'attivista rom locale, Argentina Gidzic, apre una causa contro ignoti al tribunale di Pristina, per la violazione dell'articolo 291 del Codice Penale Provvisorio del Kosovo (che proibisce le azioni che hanno impatto sull'ambiente e mettono in pericolo vita umana).[1] In risposta alla causa non viene intrapresa nessuna azione.

Dicembre 2005: La Norwegian Church Aid (NCA) viene incaricata dall'UNHCR per la gestione dei campi di Cesmin Lug ed Osterode. La KFOR consegna il campo di Osterode (terreno ed edifici) all'UNMIK.

Febbraio 2006: L'European Roma Rights Center ricorre alla Corte Europea ei Diritti Umani a nome dei Rom IDPs, accusando violazioni della Convenzione Europea sui Diritti Umani: articolo 2 (diritto alla vita), articolo 3 (proibizione della tortura), articolo 6 (diritto ad un processo equo), articolo 8 (diritto al rispetto dell'individuo e della vita familiare), articolo 13 (diritto ad un rimedio effettivo) ed articolo 14 (proibizione di discriminazione). La denuncia in qualche settimana è ritenuta inammissibile dal Tribunale, sulla base di legislazione difettosa.

Marzo-aprile 2006: Vengono chiusi i campi di Zitkovac e Kablare (a seguito di un incendio a fine marzo nel campo di Kablare) ed i loro residenti spostati nel campo Osterode, come sistemazione provvisoria nell'attesa di una soluzione durevole nella Mahalla Rom. I residenti di Cesmin Lug rifiutano di andare ad Osterode.

Maggio 2006: Partenza della prima parte del progetto di ricostruzione della Mahalla Rom - 2 edifici (che contengono 48 appartamenti) e 54 case monofamiliari costruite sul terreno della Mahalla distrutta a Mitrovica sud. Gli appartamenti sono destinati ai Rom IDPs che non possono provare di aver posseduto proprietà nella Mahalla a giugno 1999. quanti possono provarlo avranno la loro casa ricostruita.

2006 (mese non definito): L'OMS facilita i terzi esami del sangue su un gruppo di circa 50 bambini nei campi di Cesmin Lug, Osterode e Leposavic, condotti da dottori serbi del luogo.

Agosto 2006: L'OMS organizza la prima delle due distribuzioni di terapie orali celiache ad un gruppo di bambini del campo di Osterode (il periodo della seconda distribuzione non è nota a Human Rights Watch). In totale, vengono curati circa 40 bambini a due riprese.

Giugno 2007: Una novantina di famiglie (circa 450 persone)  ritornano alla Mahalla da tutti i campi di Mitrovica, come pure dalla Serbia e dal Montenegro. Il ritorno è organizzato dalla task force della MAT sotto il comando dell'UNMIK.

Maggio 2008: L'UNMIK passa la gestione dei campi di Cesmin Lug ed Osterode al Ministero del Kosovo per le Comunità ed il Ritorno. Norwegian Church Aid continua a gestire i due campi. Alcuni dei Rom espulsi dalla Mahalla hanno risieduto nei campi contaminati dal piombo per oltre 8 anni.

Fase 3: incarico al Ministero del Kosovo per le Comunità ed il Ritorno

Luglio 2008: Viene aperta una causa da un attivista per i diritti delle famiglie rom di tutti i campi (Cesmin Lug, Osterode, Leposavic) assieme all'Human Rights Advisory Panel con l'accusa di negligenza criminale che porta a severa contaminazione ambientale, causando seri rischi alla salute negli abitanti del campo, come pure la violazione del diritto alla vita e alla vita familiare, con la mancanza di un rimedio legale.

Ottobre 2008: I leader rom chiedono all'Istituto della Salute di Mitrovica di condurre esami del sangue a Cesmin Lug, Osterode e Leposavic. Su 53 test, 21 mostrano livelli di piombo che richiedono intervento medico immediato causa significative minacce di vita (oltre 65 mcg/dl, che è il più alto livello misurabile), 18 hanno livelli di 45 mcg/dl e soltanto due bambini hanno risultati nella norma. I risultati di Leposavic (il quarto campo, situato a circa 50 km dagli altri tre) sono più bassi, comunque ancora sopra la norma di mcg/dl.

Gennaio 2009: L'OMS visita il Kosovo per esaminare la situazione nei campi e parlare con interlocutori chiave locali ed internazionali. Al termine chiede pubblicamente la chiusura di Osterode e Cesmin Lug.

Gennaio 2009: Norwegian Church Aid passa la gestione dei campi di Cesmin Lug ed Osterode all'OnG locale Kosovo Agency for Advocacy and Development (KAAD), fondata dal Ministero del Kosovo per le Comunità ed il Ritorno.

Giugno 2009: Alcuni dei Rom dispersi dalla Mahalla hanno vissuto un decennio in campi contaminati dal piombo.

5 giugno 2009: Lo Human Rights Advisory Panel giudica ammissibile la causa dei Rom sotto diversi aspetti, inclusa l'accusa di violazioni al diritto alla vita, la proibizione di trattamenti inumani e degradanti, il rispetto per la vita privata e familiare, il diritto ad un'udienza giusta, il diritto ad un'effettiva proibizione della discriminazione in generale, la proibizione della discriminazione contro le donne ed i diritti dei bambini, il diritto ad un alloggio adeguato, salute e standard di vita adeguati.

 
Di Fabrizio (del 03/08/2010 @ 09:22:14 in Europa, visitato 2824 volte)

by Paul Polansky

[continua]

Joachim Ruecker (immagine da daylife.com)

IL PREMIO PINOCCHIO: al funzionario ONU che cercò di raccontare la più grande bugia sul campo "libero dal piombo" di Osterode, accanto ai campi rom/askali di Mitrovica.

Joachim Ruecker, nato il 30 maggio 1950 a Schwäbisch Hall in Germania, è un impiegato civile internazionale. Venne nominato Rappresentante Speciale del Segretario Generale per il Kosovo delle Nazioni Unite e capo dell'UNMIK dal 1 settembre 2006 al 20 giugno 2008. Prima, era stato Vice Rappresentante Speciale e Capo della componente Ricostruzione Economica nell'amministrazione UNMIK.

Prima di lavorare per l'UNMIK, Ruecker aveva servito come Commissario alle Finanze e Capo della Divisione Budget e Finanze all'Ufficio Federale degli Esteri a Berlino e ricoperto diversi posti nell'Ufficio Federale degli Esteri a Bonn e in ambasciate tedesche all'estero, incluso Dar es Salaam, Detroit (Consolato Generale) e Vienna. E' stato anche ambasciatore e Vice Alto Rappresentante per l'Amministrazione e Finanza nell'Ufficio dell'Alto Rappresentante a Sarajevo e sindaco della città di Sindelfingen in Germania.

Ruecker ha una laurea dottorale in economia internazionale ed in precedenza è stato consigliere di politica estera del gruppo parlamentare socialdemocratico al Bundestag.

Durante la sua prima conferenza stampa dopo essere stato nominato capo dell'UNMIK, Ruecker annunciò che stava evacuando gli zingari dai campi intossicati dal piombo verso siti "liberi da piombo" e provveduto al trattamento medico dei bambini con i più alti livelli di piombo nel sangue. Disgraziatamente, il sito scelto da Ruecker e dai suoi risultò essere l'ex base francese della KFOR, Osterode, che diversi mesi prima l'esercito francese aveva abbandonato perché molti soldati mostravano alti livelli di inquinamento da piombo. Infatti, ogni soldato francese che aveva servito ad Osterode era stato avvisato di non dare bambini alla nascita per nove mesi dopo aver lasciato il campo, a causa dei loro alti livelli di piombo. Il campo di Osterode era a soli 50 metri dai più infestati campi di Cesmin Lug e Kablare. Dopo diversi mesi di "cure dal piombo" i dottori locali si sono arresi, dicendo che stavano facendo più danni che bene, dato che i bambini tuttora vivevano su di un sito tossico. Più avanti l'OMS dichiarò che non esisteva un livello accettabile di piombo per i bambini. Nessun livello accettabile.

Nonostante l'evidente prossimità ai 100 milioni di tonnellate di cumuli di scorie tossiche aleggianti sui campi zingari, il governo tedesco donò 500.000 euro per ristrutturare Osterode ed immediatamente dopo deportò una famiglia di Rom kosovari (che aveva vissuto in Germania per 15 anni) ad Osterode. In pochi mesi, i bambini di questa famiglia ebbero alcuni dei più alti livelli di piombo nel campo. Un governatore tedesco di un protettorato, soldi tedeschi per un mortale campo zingaro a est. La storia ha un modo sventurato di ripetersi.


Lamberto Zannier

(immagine da Time.com) Machiavelli o Zannier? Non solo si assomigliano, hanno entrambi la stessa filosofia quando si tratta di"questioni morali"

PREMIO IL PRINCIPE: disonora la persona che sta con i principi di Niccolo Machiavelli pubblicati nel suo libro Il Principe nel 1532. Anche se è più una satira che una guida per politici senza scrupoli, molti diplomatici veterani come Zannier che non sanno leggerlo bene, hanno usato questo classico per essere guidati attraverso la loro carriera.

Diplomatico italiano veterano, Lamberto Zannier prese la carica di nuovo Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-Moon e capo dell'UNMIK il 20giugno 2008. Successe al tedesco Joachim Ruecker, diventando il settimo capo dell'UNMIK da quando venne stabilita la missione nel 1999.

Nato il 15 giugno 1954 nel comune di Fagagna nell'Italia nord-orientale, Zannier ha un dottorato di ricerca in legge dall'università di Trieste. Come studente nell'Italia settentrionale, Zannier è stato educato agli ideali umanisti del Rinascimento. Ma più tardi ha messo da parte quegli ideali all'inseguimento di una carriera col governo italiano, dove prima fu avvocato e poi ambasciatore, ed infine nel consiglio responsabile dei negoziati diplomatici e delle questioni militari.

Dal 2000 al 2002 è stato rappresentante permanente dell'Italia all'Aia nel Consiglio Esecutivo dell'Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche. Nel 2002, Zannier entrò nell'OSCE a Vienna come direttore del Centro per la Prevenzione dei Conflitti. Dal 2006 le sue responsabilità includevano la supervisione delle operazioni OSCE di sette missioni in campo civile nei Balcani e una dozzina d'altre nell'Europa Orientale, nella regione Caucasica e nell'Asia Centrale. Prima del suo incarico come capo dell'UNMIK, Zannier aveva lavorato per il Ministero degli Esteri italiano, occupandosi di politica e degli aspetti operativi della partecipazione del paese alla Sicurezza Europea e alla Politica di Difesa.

Zannnier divenne capo dell'UNMIK cinque giorni dopo che il Kosovo aveva adottato la propria costituzione il 15 giugno 2008. Alla sua prima conferenza stampa a Pristina, Zannier dichiarò: "Ci sono un certo numero di cose da riaggiustare." La prima cosa che "riaggiustò" fu obbligare il governo del Kosovo a sostituire l'amministrazione dei campi tossici, dove durante l'amministrazione ONU oltre 80 Rom erano morti per complicazioni dovute ad avvelenamento da piombo. Da allora, a qualsiasi giornalista che chiedeva informazioni su questi campi, veniva detto dall'ufficio di Zannier che i campi non erano più una questione ONU.

Come capo dell'UNMIK, Zannier avrebbe potuto ordinare l'immediata evacuazione di questi campi tossici, come richiesto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma probabilmente aveva paura che questi ladri di polli del XXI secolo avrebbero trovato la via verso la sua amata Italia e contaminato là i suoi cittadini. Fedele ai suoi principi machiavellici, la specialità di Zannier è di prendere decisioni in assenza di qualsiasi moralità.

Fine settima puntata

 
Di Fabrizio (del 20/07/2010 @ 09:22:02 in Europa, visitato 2890 volte)

by Paul Polansky

[continua] Hans Haekkerup

L'anti-premio NATOS: vergogna a tutti i pianificatori militari (specialmente i politici) che raramente prendono in considerazione gli effetti che i bombardamenti inutili avranno sui bambini. Come Ministro Danese della Difesa (prima di diventare il 3° SRSG in Kosovo) Haekkerup fu coinvolto nella preparazione del bombardamento del Kosovo, che non distrusse alcun obiettivo militare ma obbligò alla chiusura tutte le scuole e lasciò traumatizzata un'intera generazione di bambini.

I nonni putativi
non dovrebbero avere un favorito.
Io ce l'ho.
Un piccolo zingaro di quattro anni
di Plemetina
Con i pugni contusi come un pugile.

All'età di un anno
durante i bombardamenti della NATO in Kosovo
Aveva fracassato così tante cose
Che i suoi genitori
L'hanno ribattezzato
NATOS

Tre anni dopo
Continua a fracassare le cose,
Ogni volta che un aereo
Passa in cielo.

Hans Haekkerup nacque il 3 dicembre 1945 a Frederiksberg, Copenhagen. Dopo la laurea nel 1973 con un master in Arti ed Economia all'università di Copenhagen, Haekkerup servì in diverse posizioni di governo. Dopo essere stato eletto al Parlamento nel 1979, fece parte di diverse commissioni. Fu membro della Commissione Difesa dal 1985 al 1993, e ne fu il presidente dal 1991 al 1993.  Dal 1993, Haekkerup fu Ministro della Difesa, prima di essere nominato Rappresentante Speciale del Segretario Generale e capo della Missione ONU di Amministrazione ad Interim in Kosovo (UNMIK) dal dicembre 2000 al dicembre 2001.

Durante il suo breve periodo come SRSG, Haekkerup dovette confrontarsi con diverse questioni controverse. L'uso da parte della NATO nei Balcani di armi all'uranio impoverito, attirò l'attenzione di molti giornalisti ed OnG internazionali. Le domande sui molti casi di leucemia, specialmente tra le truppe italiane di stanza dove vennero gettate le bombe, non ottennero mai risposte soddisfacenti. Al momento di entrare in carica, Haekkerup dichiarò che voleva tenere il Kosovo lontano dalle prime pagine, ma durante il suo ufficio di 12 mesi raramente ci fu un giorno in cui il Kosovo non apparisse nei titoli di testa internazionali, incluse le minacce alla sua vita degli Albanesi (molti ritengono ex comandanti dell'ALK tramutati in politici) perché Haekkerup cercava di raggiungere un accordo con le autorità della Repubblica Federale di Jugoslavia ed aprire un ufficio UNMIK a Belgrado. Haekkerup disse che non intendeva rinnovare il suo mandato SRSG, per poter passare più tempo con sua moglie incinta. Però, molti osservatori occidentali ritennero che i politici albanesi fossero contro Haekkerup per il suo tentativo di porre fine al crimine organizzato. Haekkerup offese anche i protettori oltremare degli Albanesi che volevano che il Kosovo fosse lasciato ai locali Albanesi il prima possibile. L'atteggiamento burocratico di Haekkerup, inclusa la stretta aderenza all'orario d'ufficio, provocò insoddisfazione nel suo staff UNMIK. Anche l'ufficio USA di Pristina ebbe da dire con Haekkerup per il suo tentativo di dare un voto a Belgrado negli affari del Kosovo.

Dopo il ritorno in Danimarca, Haekkerup scrisse un libro intitolato "Le molte facce del Kosovo". Gli Zingari di Mitrovica che morivano di avvelenamento da piombo nei campi ONU, non vennero menzionati.


Michael Steiner


Michael Steiner e la sua assistente Minna (immagini da Unmikonline.org e da Harvard.edu)

IL PREMIO CHIACCHIERE TRA LE LENZUOLA: al quarto "protettore" ONU del Kosovo a cui piaceva sbattere i tacchi e parlare duro. Più tardi divenne ospite dello show BBC Hard Talk. Ma in realtà Steiner vince questo anti-premio per aver usato la sua posizione in Kosovo per mettere nei guai diverse donne del suo staff ed essere diventato il don Giovanni dei Balcani... mentre i primi  bambini romanì nei campi ONU iniziavano a morire per avvelenamento da piombo.

Michael Steiner è nato il 28 novembre 1949 a Monaco di Baviera, in Germania. Dal 1970 al 1977 ha studiato legge a Monaco e a Parigi, passando con distinzione il Primo Esame Statale in Legge a Monaco. Dal 1977 al 1980 ha svolto pratica legale in Baviera e fu junior lecturer di Diritto Internazionale alle università di Monaco e Parigi . Nel 1978 passò il Secondo Esame Statale in Legge sempre con distinzione. Nel 1981 entrò nell'Ufficio Federale Tedesco degli Esteri e dal 1986 al 1989 fu a New York al tavolo politico della missione tedesca dell'ONU. Dopo vari incarichi a Praga, Zagrabia, Bonn, Sarajevo, fu ambasciatore tedesco a Praga nel 1998, quando pubblicai nella capitale ceca i miei primi libri sull'Olocausto Zingaro nel protettorato del Reich di Heydrich. Dopo essere stato a Berlino Direttore Generale dell'Ufficio Federale degli Esteri, Steiner venne nominato Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell'ONU per il Kosovo dal 2002 al 2004.

Uno dei primi compiti di Michael Steiner in Kosovo fu di rimpiazzare l'amministrazione ONU nei comuni più etnicamente divisi con una delle sue amanti, Minna Jarvenpaa, a cui si riferiva amabilmente come "E' il mio braccio destro".

Anche se molti nel suo staff consideravano questa bionda trentunenne di "origine scandinava" come l'ultima padrona del suo harem ONU, Minna in realtà collaborò con Steiner dal 1996 al 1998 presso la missione ONU in Bosnia Herzegovina quando Steiner era vice dell'Alto Rappresentante ONU. Educata ad Harvard, Jarvenpaa lavorò a Sarajevo come consigliera sulle "questioni rifugiati".

Prima di essere nominata emissario speciale per Mitrovica, Jarvenpaa fu ufficialmente "consigliera per la pianificazione" nell'ufficio di Steiner. Nel suo nuovo lavoro, Jarvenpaa promise di migliorare le condizioni di vita a tutti i cittadini di Mitrovica, ma né lei né Steiner visitarono mai i campi rom/askali avvelenati dal piombo nella città di Mitrovica, dove ogni bambino nasceva, se ansceva, con danni irreversibili al cervello.

Michael Steiner è scapolo. Non è dato sapere se abbia figli.

Fine quinta puntata

 
Di Fabrizio (del 02/09/2010 @ 09:21:24 in Europa, visitato 1974 volte)

Ricevo da Paul Polansky

Comunicato stampa, 1 settembre 2010

Il principe Karel VII von Schwarzenberg, ministro degli esteri della Repubblica Ceca, e il dr. Bernard Kouchner, ministro degli esteri francesi, hanno recentemente denunciato la deportazione dei Rom dalla Francia. Deportazione decisa dal presidente francese Nicolas Sarkozy alla fine di luglio. Circa 8.300 Rom di nazionalità rumena e bulgara sono stati espulsi dalla Francia dall'inizio dell'anno. Quasi 10.000 sono stati espulsi nel 2009.

Schwarzenberg si è opposto alla deportazione dei Rom dalla Francia dicendo che la decisione è stata presa su basi razziali ed è contraria allo spirito e alle norme dell'Unione Europea.

Kouchner ha detto di aver considerato le dimissioni, riguardo la politica del presidente Sarkozy di deportare i Rom. Non si è dimesso.

Agli occhi dei Rom e dei Sinti cechi e dell'esperienza dei Rom del Kosovo, entrambe i personaggi rappresentano l'ipocrisia ai massimi livelli.

Durante la II guerra mondiale il padre di Schwarzenberg, principe Karel VI, usò zingari ed ebrei come schiavi per i lavori forzati nelle sue tenute in Boemia meridionale, prima che i Tedeschi la passassero sotto loro amministrazione.

Nel 1999 come capo dell'ONU in Kosovo, Kouchner piazzò circa 200 famiglie di rifugiati rom in campi posti su terreni altamente contaminati promettendo loro, alla baronessa Nicholson e a me stesso che sarebbero rimasti lì solo per 45 giorni. Disse che essendo lui dottore, conosceva il pericolo dell'avvelenamento da metalli pesanti e che se questi Rom non avessero potuto tornare alle loro case, li avrebbe portati all'estero. Undici anni più tardi, dopo 89 morti (molte attribuite ad una combinazione di malnutrizione e avvelenamento da piombo), 140 famiglie sono ancora in questi campi.

Dopo la II guerra mondiale, dal 1945 al 1948, il principe Karel VI continuò ad adoperare forza lavoro schiavizzata nelle tenute che gli erano state restituite. Stavolta, gli schiavi erano cittadini tedeschi della Cecoslovacchia, che si suppone vi fossero stati deportati nel 1945. Comunque, Schwarzenberg li mantenne in stato di detenzione in una villa confiscata ad un Ebreo, adiacente alla sua proprietà, prima che i comunisti lo obbligassero a fuggire nel 1948.

Nel 2000,la squadra medica ONU di Kouchner raccolse campioni sanguigni di molti Kosovari nella città di Mitrovica, dopo che a diverse truppe NATO fu rilevato avvelenamento da piombo. I livelli più alti di piombo (i più alti nella letteratura medica) furono trovati tra i bambini rom nei campi ONU dove Kouchner li aveva piazzati, accanto alle locali miniere di piombo. La squadra medica ONU di Kouchner in un rapporto scritto inviatogli, raccomandava l'immediata evacuazione dei campi e cure mediche. Kouchner rifiutò.

Negli anni '90 il principe Karel VII von Schwarzenberg, col presidente Havel, ricevette in restituzione molte delle terre e dei castelli di suo padre, e le proprietà praghesi che erano state confiscate nel 1948 dall'allora governo comunista. Il ritorno di queste terre rese Schwarzenberg l'uomo più ricco della Cecoslovacchia. Secondo la legge ceca le proprietà non avrebbero dovuto ritornargli, perché durante e dopo la II guerra mondiale gli Schwarzenberg usarono forza lavoro schiavizzata in queste proprietà.

Nel 1999 Medecins sans Frontieres (Dottori senza Frontiere), di cui Kouchner era cofondatore, ricevette il Premio Nobel per la Pace. TIME magazine scrisse che Kouchner era "Un uomo di fuoco, un guerriero di pace, che aveva inventato il dovere di ingerenza internazionale." Kouchner più tardi approvò "nel nome dei diritti umani" l'invasione e l'occupazione USA dell'Iraq.

Nella Repubblica Ceca un allevamento di maiali si trova ora sulle fondamenta del campo di sterminio per Rom e Sinti di Lety. Karel VI Schwarzenberg usava i Rom di questo campo per lavorare nelle sue foreste e cave di pietra. Oggi questo sito di olocausto è dissacrato da 20.000 maiali che defecano vicino alle fosse comuni dei bambini annegati dalle guardie ceche nel laghetto degli Schwarzenberg accanto al campo.

Oggi negli ex campi ONU a Mitrovica ogni bambino concepito nasce con danni irreversibili al cervello, a causa degli alti livelli di piombo nel sangue materno. L'anno scorso venne chiesto al dr. Kouchner di intervenire per salvare queste famiglie che lui aveva abbandonato nel 1999. Non lo fece.

Dal 1984 al 1991 Schwarzenberg presiedette la Federazione Internazionale di Helsinki per i Diritti Umani. Mai si è scusato con i Rom e Sinti cechi (neanche con gli Ebrei cechi) perché la casata degli Schwarzenberg li aveva usati come schiavi durante la II guerra mondiale.

Anche se attualmente è ministro degli esteri in Francia, Kouchner non ha mai inviato nessuno dall'ambasciata francese a Pristina per aiutare i bambini sofferenti di malnutrizione ed avvelenamento dai piombo nei campi rom da lui stabiliti nel 1999 e che promise di chiudere in 45 giorni.

Questi Maestri dell'Ipocrisia parlano soltanto per ottenere i loro nomi nelle notizie di testa. Non sono i leader mondiali che pretendono di essere. Stanno ignorando principi morali e legali e danneggiando la credibilità delle leggi internazionali.

Schwarzenberg e Kouchner usano i Rom in maniera paternalistica per evidenziare la loro reputazione nei diritti umani. Speriamo che il pubblico, i Rom specialmente, comprendano quanto siano falsi questi "leader morali e politici".

Paul Polansky
Head of Mission
Kosovo Roma Refugee Foundation


"SAVE LEAD-POISONED CHILDREN OF KOSOVO"
Please Sign This Petition
http://www.thepetitionsite.com/5/Save-Children-Dying-From-Lead-Poisoning

 
Di Fabrizio (del 20/03/2012 @ 09:18:06 in musica e parole, visitato 3839 volte)

(Note al testo ed Appuntamenti)

FAREPOESIA - RIVISTA DI POESIA E ARTE SOCIALE Anno 3 - N. 6 Marzo 2012
IN QUESTO NUMERO: PAUL POLANSKY POETA LEGGENDARIO a cura di Enzo Giarmoleo

Alcuni affermavano: "La poesia non è democratica, non fa sconti!" Altri parlavano dell'importanza solenne della metrica. Altri dissertavano sulla lunghezza del verso misurandolo. Altri dicevano che i "Veri" poeti in Italia sono circa dieci. Altri li rintuzzavano dicendo che quella era una visione elitaria. Altri parlavano di minimalismo, qualunquismo, epigonismo, di poesia come atto di fede nel futuro…

Mentre la disputa infinita infuriava è apparso a Milano Paul Polansky, poeta leggendario, uno degli scrittori più impegnati nella lotta per i diritti umani nell'Europa dell'Est, erede di una stirpe di guerrieri di un "antico villaggio vichingo", una stirpe di "belve combattenti"1. La sua presenza è riuscita a neutralizzare la controversia. Polansky non è approdato nella Milano dei "Veri" poeti, non ha sventolato bandiere per farsi notare.

Avevo letto il suo nome nelle locandine "resistenti" di realtà culturali come "La Casa della Poesia" di Baronissi e l'associazione "Angoli Corsari" di Reggio Calabria. Una sera di novembre, all'Arci di Turro, nel cuore del quartiere più multietnico di Milano, Polansky si è rivelato e ha rubato l'attenzione del pubblico con le sue poesie e i suoi racconti.

Le sue opere spaziano dalla narrativa alla poesia, inizia a scrivere romanzi per poi approdare, a 50 anni, alla poesia impegnata. Polansky è sicuramente il poeta più coinvolto, a livello globale, nella difesa dei diritti umani delle popolazioni Rom, vittime dell'olocausto. La parola nei suoi scritti ha sempre a che fare con l'azione e, come dice il poeta e attivista americano Jack Hirschman: "Non v'è alcuna fuga artificiosa attraverso lo stile". Polansky non si pone il problema di verseggiare per rispettare certe regole dell'accademia, né d'altra parte potrebbe farlo, tanto impellente è la necessità di raccontare. Per una volta la liricità non ha bisogno di lacci e lacciuoli. La poesia di Polansky è la prova che fuori dal carcere delle strutture linguistiche esistono mille altri modi di fare poesia. Il risultato è che riesce a trasmettere emozioni fortissime; in ogni parola, in ogni immagine, si sente l'odore dell'indigenza, della violenza, della guerra.

Nel 1963 Polansky lascia l'America per sfuggire all'arruolamento per la guerra in Vietnam e si trasferisce in Spagna, un paese dove ancora l'ombra del Caudillo si allunga minacciosa oscurando i cuori e le menti. La Guardia Civil è onnipresente sul territorio. Si sposta anche nella Spagna rurale, spesso girovagando sul dorso di un mulo per le sendas (mulattiere) in paesaggi selvaggi, per ricostruire il filo di sentieri persi e dimenticati, quasi anticipando la sua passione e la sua sete per la ricerca antropologica. Più di mille discorsi, la poesia "Caccia Grossa"2 svela un modo di sentire, quasi una concezione del mondo, con un tocco di ironia.

Nel 1991 parte per la Repubblica Ceca con l'intento di svolgere ricerche sulle origini della propria famiglia di linea paterna. Scopre negli archivi 40 mila documenti riguardanti il famoso campo di lavoro di Lety costruito durante la II guerra mondiale per gli ebrei e successivamente impiegato solo per gli zingari. Polansky non può rassegnarsi quando viene a sapere che il campo era gestito da guardie ceche e non da tedeschi. Contrastato nel suo intento dalle autorità egli cerca eventuali sopravvissuti al campo di lavoro. Le voci strazianti dei sopravvissuti sono contenute nella sua prima raccolta di testimonianze orali "Black Silence" e nel suo primo libro di poesie "Living Thru It Twice" (1998) che, come dice il poeta, gli ha cambiato la vita.

C'è una poesia che rispecchia la dedizione del poeta nei confronti dei Rom, scritta basandosi sulla testimonianza di una donna sopravvissuta al campo di sterminio di Lety, la poesia s'intitola "Pensavo di essere una sopravvissuta", una delle parole chiave del testo è il termine "barcollare" e ci suggerisce nettamente la sensazione di perdita d'identità che hanno provato migliaia di persone. La poesia è talmente densa di emozioni che ogni suo verso potrebbe dare il titolo a questo straordinario componimento.

Durante la fine degli anni '90, Polansky, dotato di grande empatia, combatterà a fianco delle popolazioni rom ceche per ottenere i risarcimenti per i torti subiti nei campi boemi durante la II guerra mondiale e fa propria la storia dolorosa degli zingari kossovari nella guerra Serbo-Albanese. La sua scrittura e la sua poesia saranno le sue armi per raccontare l'esperienza storica del popolo Rom ma anche per dare visibilità ad un popolo che appare soltanto negli "hate speech" diffusi nei discorsi pubblici e nelle rappresentazioni mediatiche negative.

La sua protesta comincia a preoccupare le autorità ceche, un suo romanzo "The Storm"del 1999, in nuce la descrizione di una sopraffazione storica, viene requisito dalle librerie3.

In questi anni la poesia serve ad esprimere questo dolore. Č sempre una poesia che non segue i canoni classici della poesia tradizionale, la rima, la misura del verso; al di là del tema trattato, la drammaticità serpeggia nelle sue poesie. La poetica di Polansky è al di fuori dell'assolutezza di un principio che valga per tutti; c'è solo spazio per le allitterazioni e l'eufonia, tipiche della
antica poesia vichinga, che per il poeta sono naturali4.

Dalla storia inquietante di "Sacchi per Cadaveri" (1999) emergono i mali nascosti dell'America, un esempio di umorismo nero per una vicenda tragica come la strage per mano di due adolescenti5.

Gli anni seguenti vedono la ripresa dei temi dei Rom in Kossovo e nella Repubblica Ceca dove le autorità locali e civili auspicano l'eliminazione o la deportazione di queste comunità prendendo alla lettera la lezione swiftiana6. Nella poesia "The Well" lontano da atmosfere ovattate, c'è il racconto, crudo dettagliato, di uno zingaro vittima di una violenza estrema - uno dei tanti costretti a fuggire "da un paese in cui hanno vissuto per quasi settecento anni".

Come sempre avviene nei migliori esempi alla "Guantanamo", la violenza psicologica perpetrata nei confronti degli zingari cechi è paralizzante quanto quella fisica. Un esempio calzante lo troviamo nella poesie "Un Vestito Nuovo" e "Una scuola speciale". Ironia e sarcasmo del poeta, se da un lato attenuano la drammaticità e la crudezza di alcune poesie-racconto, dall'altro fanno emergere con più forza l'ingiustizia perpetrata nei confronti dei rifugiati come in "Fermata d'Autobus", "Il Presidente del Kossovo" e in molte altre.

I temi dei suoi scritti si alternano, dalle raccolte di poesie sui rom kossovari a quelle con connotazioni antropologiche sulle comunità di zingari, per ritrovare ancora la Spagna dove è iniziata la sua incredibile avventura.

Un suo libro in lingua ceca del 2001, "Homeless in the Heartland" venduto per le strade di Praga dai barboni, ricorda in parte l'epoca dei libri samiždat che venivano scambiati clandestinamente nella Praga degli anni '80. La discriminazione è ricorrente nella poetica di Polansky anche quando racconta la realtà dei senzatetto americani del midwest.

C'è anche una poesia più personale ed intima che ha per oggetto gli anni duri dell'adolescenza quando praticava sport come il football americano e la boxe. La boxe diventa protagonista di uno dei suoi libri più famosi, "Stray Dog" (Cane Randagio, 1999), in cui dagli aspetti violenti emerge la profonda sensibilità umana del poeta7. Nella poesia "Gli imbattuti", pervasa da un grande senso della realtà, alle immagini crude si associa un senso di fragilità e di sofferenza dell'io narrante consapevole che non si vince mai del tutto anche se abbatti l'avversario. Solo chi si distrae durante il "combattimento" non sente la poesia.

Un virus partito da un antico villaggio vichingo, diffusosi poi in America e ritornato in Europa, si aggira ora per Milano; è il virus "Polansky", pericoloso virus dell'empatia che potrebbe insediarsi nelle nostre menti per amplificare la nostra comprensione, per capire ad esempio le ragioni per cui i bambini zingari di Mitrovica (Kossovo) sono morti a seguito di complicazioni dovute ad avvelenamento da piombo nei tre campi ONU costruiti su una discarica tossica.

Dall'azione alla narrazione. Quella di Polansky è una metanarrazione mai consolatoria, che non si sofferma soltanto sulle discriminazione nei confronti dei rom e l'orrore da essi subito. Polansky racconta con molta serenità e in veste di antropologo anche l'origine, i rituali della cultura rom, le abitudini, le credenze, le abilità di questo popolo. Racconta in modo disarmante gli espedienti usati dai rom per sopravvivere, si sofferma su alcuni aspetti non accettati dalle comunità "civili" occidentali: usanze millenarie come la compravendita delle giovani spose o l'atteggiamento fortemente maschilista all'interno delle comunità zingare.

Č grazie a questo approccio, alla serietà delle sue ricerche che la narrazione coinvolge l'ascoltatore e lo fa avvicinare allo scottante problema degli zingari8. La conoscenza di Polansky è frutto di una attenta osservazione sul campo e di pazienti ricerche antropologiche in India, Pakistan, Kashimir, ex Cina. Si scoprono cosi le similarità linguistiche tra gli zingari nostrani e le tribù sansis del Punjab, certa musica zingara del Rajestan in tutto simile al flamenco spagnolo o più in generale i debiti della musica colta nei confronti dei Rom.

Polansky trova nei luoghi originari degli zingari corrispondenze con moltissimi aspetti e dettagli della cultura rom di cui si era impadronito vivendo con i rom sia in Spagna che nel Kossovo.

Si sfaldano nei suoi racconti anche i luoghi comuni che vogliono gli zingari nomadi costantemente in viaggio. Gli zingari, dai musicisti ai maniscalchi, viaggiavano di mercato in mercato per vendere cesti, ferri di cavallo, briglie, setacci ecc, o si spostavano per i lavori stagionali ma solo dalla primavera fino all'autunno. Anche certe leggende, come quella del serpente domestico protettore della casa, suggeriscono che gli zingari non erano nomadi ma vivevano in abitazioni fisse.

La simbologia del serpente, comune agli zingari in Albania, Grecia, Turchia e nelle montagne della Bulgaria, le pietre fluviali messe nelle tombe per garantire l'acqua ai defunti nell'aldilà allo scopo di non mendicare l'acqua nell'altro mondo, certe cure sciamaniche comuni sia agli zingari della Bulgaria che a quelli del Kossovo o l'appartenenza alle caste sono prove del legame degli zingari con l'India.

Polansky sa che gli zingari sulle montagne della Bulgaria credono nel Dio Sole e ritrova questo legame, in particolare a Multan, l'antica capitale del Punjab, dove intorno all'anno mille c'era il famoso tempio del sole e dove arrivavano gruppi consistenti di esiliati dall'Egitto. Da qui anche l'etimo di zingaro: Egyptian come Gypsies.

Un capitolo molto interessante riguarda il ruolo vitale che gli zingari assumono nell'economia di altri paesi. Con l'inizio della diaspora del XV secolo, si spostano dalle regioni balcaniche in Calabria, Sardegna, Spagna diventando spesso manodopera indispensabile a basso costo, specie nell'agricoltura nelle fasi della semina e del raccolto. Questo ruolo vitale restituisce dignità storica, se pure ce ne fosse bisogno, alle comunità zingare ed è un buon punto di partenza per ricostruire una storia che non sia solo il frutto di mistificazioni o di analisi faziose sulla loro cultura.

Intervista a Paul Polansky
a cura di Enzo Giarmoleo



Ho l'impressione che sei molto attento a non farti coinvolgere dal successo facile, dalla notorietà, insomma che ti difendi dal circolo mediatico. Č un'impressione corretta?

Giusto il contrario. Inseguo i media, non per me stesso ma per la mia causa, la mia missione, per aiutare la gente a capire gli zingari, la cultura rom. Ho avuto successo nel coinvolgere BBC (British Broadcasting Corporation), ZDF (Zweites Deutsches Fernsehen, la seconda televisione tedesca), TV Australiana, Arte TV, Al Jazeera, ecc. ma non sono riuscito a fare molti progressi né con i media italiani né con quelli americani. Sia gli uni che gli altri non danno tendenzialmente spazio agli zingari a meno che non si tratti di una storia negativa. Sebbene abbia partecipato a reading in più di 50 città italiane, solo raramente sono stato intervistato dalla stampa italiana poiché agli editori non interessa chi parla in modo positivo degli zingari.

Alcuni episodi della tua vita on the road mi hanno fatto venire in mente "Il Vagabondo" di Jack London, anche se è difficile inquadrarti in una corrente letteraria. Quali sono i tuoi punti di riferimento artistici?

Jack London, Hemingway e la prima poesia di Bukowsky hanno avuto su di me una grande influenza. Suppongo che verrò sempre considerato un poeta americano fuori patria, completamente fuori dal mainstream, con poco o nessun riconoscimento in America. Credo di trattare temi sociali che non sono popolari per la maggior parte degli americani e che la mia poesia sia più accettata in Europa. D'altra parte ho vissuto in America solo 21 anni e in Europa per ben 49 anni. Credo nel socialismo, termine che in America è considerato una parolaccia. Gran parte della mia poesia è molto di sinistra che significa che molti degli editori americani, se non tutti, ignorerebbero i miei scritti. Lo stesso vale per il pubblico americano.

Polansky spiazza il lettore tradizionale abituato a romanticherie tutte occidentali, con tematiche e soggetti fuori dagli schemi: rom, zingari, barboni, pugili…

Si, perché sono temi rari. I lettori sono più interessati ad ascoltarli. Oggi buona parte della poesia almeno in America, tratta della tragica vita amorosa del poeta. I lettori si annoiano a leggere queste storie senza fine, che sono fondamentalmente identiche. Zingari, pugili, vagabondi hanno ancora storie universali da raccontare, in grado di colpire il lettore. Ogni volta che leggo le mie poesie a studenti della scuola superiore in Italia, succede che gli insegnanti vengono da me e dicono che questa è la poesia che dovrebbero insegnare. Dicono questo perché i loro studenti restano entusiasti e coinvolti mentre trovano noiosa la poesia classica insegnata a scuola. Per quanto grandi siano i poeti classici come Dante, gli studenti oggi non riescono a stabilire un rapporto con essi.

Hai avuto mai problemi con i poeti o i critici dell'establishment che ti hanno fatto critiche riguardo alla metrica, al ritmo, alla lunghezza del verso e cose simili?

Si, certamente. Alcuni poeti e critici non considerano la mia poesia, poesia, neanche antipoesia. Questo non mi disturba. Scrivo per raccontare una storia. Tutte le mie poesie potrebbero prendere la forma di racconti, persino novelle. Faccio molta attenzione alle allitterazioni e all'eufonia perché queste mi arrivano naturalmente, proprio come le mie storie. Il poeta francese Frances Combes dice della mia poesia: "Č il tipo di poesia che amo. Efficiente, saggia e talvolta ironica. Soprattutto testimonianza umana. Questa è la poesia di cui abbiamo bisogno in questi tempi di divertimento massmediale e di brutalizzazione della mente. Poesia fatta non solo di parole ma di vita. Ora penso che le poesie debbano essere vissute prima di essere scritte."

A cosa serve l'ironia? Mi pare che essa non manchi nei tuoi scritti.

La mia poesia deriva da esperienze vere. E ne ho avute parecchie. Sebbene i miei temi siano centrati sull'ingiustizia e sull'ipocrisia, spesso vedo queste cose attraverso il filtro dell'ironia piuttosto che con la rabbia. Ho visto persone morire nelle mie braccia. Ho visto centinaia di persone cacciate dalle loro case saccheggiate e distrutte. Mi succede di descrivere le storie così come le persone le hanno vissute; altre volte uso la lente dell'ironia o dell'umorismo nero. L'ironia è una forma più sofisticata della rabbia. I lettori sono stanchi di poeti e attivisti che battono semplicemente sulla grancassa della politica. L'ironia fa arrivare lo stesso messaggio ma in un modo più interessante, serve anche ad erodere l'ipocrisia.

Come mai non sono stati ancora pubblicati in Italia: Living through it twice (scritto nel 1998), libro che ha segnato una tappa importante nella tua vita, e la raccolta di testimonianze orali Black Silence scritto nell'autunno del 1998?

Innanzitutto questi libri dovrebbero essere tradotti in italiano e questa operazione costa denaro che oggi manca a molti editori. Un'altra ragione è che gli editori non vogliono investire molti soldi in un sentimento di solidarietà per gli zingari. Le case editrici temono che il pubblico non comprerebbe libri che parlano di zingari. Cosi l'ignoranza sugli zingari è alimentata proprio da quelle stesse persone (gli editori) che dovrebbero educare il pubblico.

Vivere nell'epoca della globalizzazione ti reca qualche disagio? Come ti contrapponi ai mali della globalizzazione? Come ti poni nei confronti dei movimenti antiglobalizzazione, contro la guerra?

Ho lasciato l'America nel 1963 a causa della Guerra del Vietnam; credo che da allora non sia cambiato nulla. L'America ancora crede nell'impero, nella guerra, nell'essere il poliziotto del mondo. Oggi il complesso militare-industriale insieme alle lobby israeliane regna sulla politica estera americana. La globalizzazione ha solo contribuito a rendere le imprese americane più ricche e il mondo più povero. I problemi che ne derivano sono difficili da descrivere con la poesia a meno che non si racconti la tragedia attraverso la
storia di un individuo piuttosto che attraverso una diatriba politica. La poesia può raggiungere la gente, e in modo speciale i giovani, più velocemente di qualsiasi altra forma di comunicazione, fatta eccezione forse per il video. Persino il video è troppo lungo qualche volta. La poesia breve può svegliare le persone più di qualsiasi altra cosa.

Leggendo le tue poesie mi sono accorto della ricchezza e della varietà dei temi trattati. Non c'è il rischio che tu venga conosciuto solo come il poeta che difende i diritti umani, in particolare dei Rom?

Ho più di 3000 pagine di poesia non pubblicate che non parlano di diritti umani o di zingari. Una delle mie collezioni non pubblicate parla dei miei giorni passati a fare trekking sul dorso di un mulo in Spagna alla ricerca di sentieri perduti e dimenticati. Un'altra collezione tratta della mia gioventù nella vecchia Madrid. Spero che un giorno la mia "Altra" poesia venga pubblicata.

Puoi dirci brevemente perché hai dichiarato guerra all'ONU nel periodo in cui ti sei occupato dei bambini di Mitrovica.

La missione ufficiale dell'ONU e delle sue agenzie è soprattutto quella di difendere i diritti umani e in modo particolare i diritti dei bambini. Eppure in Kossovo ho visto che l'ONU era presente solo per difendere i diritti degli albanesi. Nei campi ONU dove ho vissuto con gli zingari, i diritti umani non solo non erano rispettati ma erano invece violati da personale ONU, specialmente dagli appartenenti ai livelli più alti. Nella mia esperienza la maggior parte degli ufficiali dell'ONU è interessata esclusivamente a conservare il proprio posto di lavoro, la propria sicurezza, la carriera e la pensione, piuttosto che al benessere delle persone che proprio loro dovrebbero aiutare. Come si può rispettare una organizzazione come l'ONU che ha lasciato vivere bambini in campi ONU costruiti su discariche tossiche per 12 anni? Sin dal primo anno i loro stessi dottori e in special modo l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e la Croce Rossa avevano avvertito l'ONU che ogni bambino nato in questi campi avrebbe accusato danni irreversibili al cervello e non sarebbe vissuto abbastanza per dar vita ad un'altra generazione. L'ONU è gestita da politici disoccupati. Il cinismo, il nepotismo e la corruzione finanziaria permeano i ranghi dell'organizzazione rendendola in molti casi inutile.

Sette poesie

GLI IMBATTUTI


Esistono solo nei fumetti
Persino Marciano non restò imbattuto


Rocky perse fuori dal ring
Perché evitò Kid Rivera


Nella vita reale non puoi evitare gli avversari
specie i peggiori: la famiglia e gli amici


La vita non è un incontro dilettantistico di tre round
ma un campo di sterminio dove fai cose cattive
per sopravvivere


Una lotta a mani nude in un porcile
Senza un gong o un arbitro a salvarti


Ho più cicatrici sull'anima che attorno alle sopracciglia
……………………………………….
………………………………………


Puoi vincere sul ring,
ma non vincerai mai
più di un round
nella vita
…………..


CACCIA GROSSA

Una domenica del 1967
ci allontanammo dalla spiaggia alla ricerca
di una senda sopra Sierra Cabrera


Molti sentieri portavano a
fattorie abbandonate e
a due villaggi semideserti


Eppure ci vollero quattro ore
per trovare un sentiero
e superare lo spartiacque


Nessuna capra di montagna in vista
né bighorn
neanche un cinghiale selvatico


Solo una pernice dalle zampe rosse
che planava giù
per i pendii spogli.


…………………………….


…………………………….


Dopo aver abbeverato i cavalli
stavamo per tornare indietro
quando arrivò la Guardia Civil


Un ufficiale si sporgeva
con un binocolo
dal finestrino della jeep verde


Dietro c'erano quattro guardie
e ciascuna aveva un fucile
con il mirino


L'ufficiale chiese
se avevamo visto
qualcuno sulla vetta


Non mi piacevano i suoi
baffetti ben curati
quindi dissi di no


In seguito venni a sapere che alcuni fuggitivi
repubblicani ancora erano
nascosti nelle sierras dal 1939.


Un cacciatore del posto mi disse:
"questa è l'unica caccia grossa
che ci è rimasta.

 

PENSAVO DI ESSERE UNA SOPRAVVISSUTA

Sono sopravvissuta alle bande della gioventù hitleriana

scappando a Praga
Dopo che mi hanno portato a Lety
sono sopravvissuta


fame
fucilazioni
iniezioni letali
squadre di lavoro
pestaggi
stupri
tifo
e annegamenti
nel fusto di acqua piovana


Dopo la guerra
volevo una vita migliore
ed ho sposato un uomo bianco


Solo uno dei miei otto figli
ha ereditato la mia pelle scura di zingara.


Ora lui è in ospedale
a riprendersi da due operazioni
dopo che gli skinheads
lo hanno impalato su un palo metallico


Non so se sto vivendo
nel 1936 o nel 1995.


Pensavo di essere sopravvissuta,
ma credo di aver solo
barcollato senza arrivare da nessuna parte


SACCHI PER CADAVERI

I sacchi per cadaveri
che la polizia ha usato
per portare fuori
gli studenti morti
sembravano
gli stessi sacchi di plastica nera
che l'esercito usava
per riportare dal Vietnam
i corpi dei miei
compagni di scuola
un anno dopo
il nostro
diploma
Sfortunatamente
non credo
che i sacchi per cadaveri
andranno mai
fuori moda
in America
per gli studenti
delle scuole superiori.


IL POZZO

Mi presero al mercato
dove la mia gente una volta vendeva i vestiti
e dove ora gli albanesi praticano il contrabbando
Quattro uomini mi gettarono sul sedile posteriore
di una lada blu urlando "Lo abbiamo detto
niente zingari a Pristina"


Mentre mi spingevano sul fondo
sentivo la canna della pistola sull'orecchio sinistro
Era così fredda che sussultai proprio mentre qualcuno premette il grilletto
Il sangue mi schizzò su un lato della faccia
dalla ferita sulla spalla
Caddi fingendomi morto
Pregai la mia amata madre morta tutti i
Mulos9 affinché questi uomini non si accorgessero da dove
fuoriusciva il sangue

Quando arrivammo
mi tirarono fuori per i piedi
La testa si schiantò sul terreno
rimbalzando sulle pietre


Mi gettarono a testa giu in un pozzo
Non raggiunsi mai l'acqua
C'erano troppi corpi
Giacevo rannicchiato quasi incosciente
finchè la puzza e il bruciore della calce viva
non mi fecero rinvenire
………………………..
………………………….


A mezzogiorno stavo camminando
attraverso un bosco seguendo un sentiero per carri
che nessuno usa più


Tranne gli zingari
che fuggono da un paese
in cui hanno vissuto
per quasi
settecento anni


UNA SCUOLA SPECIALE

Ho sempre saputo che mia figlia era brillante
Faceva disegni pieni di dettagli
memorizzava tutte le canzoni dei nostri antenati
suonava il piano prima di avere cinque anni


Per cui fui sorpreso quando l'insegnante venne
a casa nostra e ci disse
che nostra figlia non era pronta per la scuola


Il suo ceco non era abbastanza buono
aveva bisogno di aiuto con la grammatica


Mia moglie disse che tutti a sei anni
hanno bisogno di aiuto con la grammatica


Il preside accettò di incontrarci
disse che nostra figlia era una bella bambina
ma sarebbe stata l'unica zingara nella sua classe


Alla fine acconsentimmo
Firmammo il foglio
Non volevamo che la nostra bambina fosse maltrattata


Ma ora quando la porto a piedi a scuola
e vedo la targa sull'edificio
mi si spezza il cuore


Perché non ci hanno detto
che la sua scuola speciale
era un centro per


ritardati mentali


FERMATA D'AUTOBUS

Io e mio marito
avevamo finito di fare le compere
ed eravamo alla fermata dell'autobus
quando arrivò questa macchina.


mio marito era andato presto in pensione
perché non riusciva a vedere bene
A me non va molto meglio ma vidi che gli uomini
che scendevano erano gadzos10


Quando mi svegliai in ospedale
avevo un braccio rotto
il naso rotto e
avevo perso tutti denti anteriori


Eppure ce l'ho fatta ad andare
al funerale
di mio marito

NOTE

Da metà marzo a tutto aprile, Paul Polansky è in tournee in Italia. A fine marzo sarà in Lombardia. Contattatemi per organizzare un reading nella vostra città. Calendario provvisorio:

  1. In Una figlia parla, Boxing Poems, Volo Press, Lonato (BS).
  2. Le poesie "Caccia Grossa"(1999),"The Well", "Pensavo di Essere una Sopravvissuta", "Sacchi per Cadaveri", "Il Pozzo", "Una Scuola Speciale", "Paradiso e Inferno", "Il Presidente del Kossovo", "Gli Imbattuti", sono incluse in Undefeated, P. Polansky, trad. e cura di Valentina Confido, Multimedia Edizioni, Baronissi (SA) 2009.
  3. Polansky: "il governo ceco avvertì il mio editore di Praga, un ebreo slovacco, che sarebbe stato espulso dal paese se avesse pubblicato un altro mio libro. Tutte le copie furono comprate da Prince Karel Schwarzenberg, il cui padre aveva fondato il campo di Lety. Quest'ultimo usava gli ebrei e gli zingari come schiavi durante la guerra e i cechi-tedeschi come schiavi dopo la guerra fino a quando le sue proprietà non furono confiscate dal governo comunista nel 1948. Prince Karel Schwarzenberg oggi è il ministro degli esteri della Repubblica Ceca e il candidato favorito alle prossime elezioni presidenziali." (da un messaggio elettronico del poeta).
  4. Polansky: "The only poetry techniques I have in my poetry are alliteration and euphony (like the old Viking poetry), both of which come naturally to me … like many other themes." (ibid.).
  5. Il riferimento è alla strage di Columbine nel Colorado (inverno 1999).
  6. Jonathan Swift, Una modesta Proposta.
  7. Estratti di Stray Dog si possono trovare in Undefeated, P. Polansky, Multimedia Edizioni Baronissi (SA), a cura di Valentina Confido
  8. Polansky definisce gli zingari con il nome che loro stessi si danno. Se sono rom, kale, sinti… li identifica con questi nomi, quando parla in generale usa la parola "zingaro" che è quella compresa da tutti. Si può approfondire il tema consultando il libro La mia vita con gli zingari, P. Polansky Ed. datanews.
  9. Mulos: spiriti di zingari defunti a cui non è stato ancora concesso di entrare nel regno dei morti.
  10. Gadzos: in lingua Romani, il termine indica i non Rom.

  • 23 marzo: Libreria delle Moline a Bologna  (sera, orario da definire)
  • 31 marzo: Circolo ARCI via d'Acqua a Pavia, alle 21.00
  • 2 aprile: CAM delle Gabelle a Milano, alle 21.00 (gli eventi di Pavia e Milano sono organizzati da FAREPOESIA, LA CONTA e MAHALLA, a breve il programma completo)
  • 13 aprile: Università di Cagliari alle 18.00, evento sponsorizzato dall'Unicef
  • 17 marzo: ore 21:00 Pane e Bacco – Osteria Fuori Porta via IV Novembre, 69 – Rezzato (BS) info: magadellaspezie@osteriapanebacco.com
  • 18 marzo: ore 21:00 Caffè Galetér via Guerzoni, 92h – Montichiari (BS) info: info@galeter.it
  • 27 aprile: Vicenza alle 18.00 a Palazzo Trissino (Sala degli Stucchi), nell'ambito di Dire Poesia
 
Di Fabrizio (del 22/06/2009 @ 09:17:48 in musica e parole, visitato 1117 volte)

un racconto di Antun Blažević, in arte Tonizingaro

Camminava per le colline della sua infanzia ricordandosi che ancora esistevano, aveva voglia di raccogliere tutti i fiori del giardino creato da Dio, ma la mano vecchia e grinzosa, non aveva il coraggio di togliere la bellezza al mondo, le cose del giardino di Dio non si possono toccare, solo guardare e sentire.

Si mise seduto sulla terra cercando di rubare il profumo che lo circondava, sapeva che questo era il suo ultimo giorno, sorrideva il suo vecchio viso pieno di rughe, ricordandosi il tempo passato su queste colline. Avanti gli occhi gli passavano le immagini delle corse con i cavalli, delle vecchie carovane, della sua famiglia intorno al fuoco che li scaldava durante le notti fredde. Si ricordava di tutto, era felice di sentire il profumo della terra ancora bagnata sulla quale era sdraiato guardando il cielo, dove le nuvole facevano il solito gioco che lo divertiva da quando era bambino: cercava di riconoscere qualche faccia, poi la vide... Era bellissima, sorrideva, poi a un tratto cominciò a piangere, le sue lacrime gli bagnavano il viso.

Non si muoveva, stava fermo cercando di capire perché lei piangeva, erano felici da quando si erano conosciuti: avevano solo tredici anni quando i loro genitori avevano deciso di sposarli, ancora gli veniva in mente il matrimonio, del quale sì diceva che non si era mai visto nelle vicinanze niente di simile.

Dio mio quanti ospiti.

Erano venuti da tutti gli accampamenti conosciuti e sconosciuti.

Portavano i doni ai nuovi sposi, sposati con il rito zingaro senza scrivere niente sulla carta, bastava la parola data, perché per lui la parola è sempre stata più importante di qualsiasi carta scritta.

Il matrimonio si festeggiava per sette giorni, gli stessi giorni che Devla ha impiegato per fare il mondo, sette giorni e sette notti per onorare il sole, la luna, le stelle, il fuoco, la pioggia, la neve, onorare tutti gli accompagnatori della loro vita di nomadi.

La tradizione diceva che tutti sono benvenuti, invitati e non, tutti si trattavano allo stesso modo, a parte gli anziani che avevano i posti privilegiati, quelli più vicini al fuoco per scaldare le vecchie ossa.

Si facevano nuove conoscenze, baratti di ogni genere, c’era chi portava i cavalli e li vendeva per l’oro, si scambiavano i coltelli e ognuno diceva e giurava su Devla che il suo era stato fatto di un materiale speciale. Le donne fumavano le pipe osservando li bambini che si mettevano sotto li tavoli dopo aver rubato un pezzettino di dolce. Quando c’è un matrimonio tutti sono felici perché è festa e quando è festa si sa che si comincia a creare un’altra famiglia, quella che tramanderà le tradizioni e la vita.

Ancora gli sembrava di sentire i suoni dei violini che accompagnavano il canto delle bellissime ragazze vestite con le gonne fiorite.
Con i ragazzi che guardavano come muovevano i loro corpi sottili e le circondavano.

Ancora si ricorda il viso preoccupato di sua madre per la prima notte di amore, poveraccia... Tutta la notte stava davanti la porta del carro per poter la mattina tirare fuori il lenzuolo bianco con una macchiolina di sangue per cominciare a urlare con voce forte e orgogliosa: era vergine e onesta, girando la testa verso l’alto ringraziando Devla.

E lei, lei era bellissima con i capelli neri come il carbone e due occhi di smeraldo, ancora sentiva il profumo della sua pelle che profumava dell’acqua dove tutta la notte erano stati affogati i petali delle rose selvagge, che lei e le sue sorelline andavano a raccogliere nei vicini boschi, solo Devla sapeva quanto gli mancava in questo momento.

Ha smesso di piangere, meno male perché lui non ha mai potuto sopportare che lei piangesse, non poteva sopportare la vista delle lacrime sul suo viso, infatti ha pianto solo due volte, quando era morto il loro primo figlio e la seconda volta quando si sposava il secondo: ne hanno concepito ben dieci di figli, ne sono rimasti vivi nove, ma lei è sempre rimasta con la stessa bellezza e il sottile corpo da ragazzina. Con mano tremante il vecchio si asciugò le lacrime dal viso, aveva chiuso gli occhi stanchi dalla vista di tutta questa bellezza che lo circondava, aprendoli vide davanti a sé un bellissimo cavallo bianco che lo spingeva con la testa come per dire: dai, alzati, facciamo una delle nostre solite corse.

Lo aveva riconosciuto, era lo stesso cavallo che gli avevano donato i familiari della sposa. Il cuore gli diceva di alzarsi, ma le vecchia ossa non erano in grado di obbedire. Il cavallo aveva capito la sua difficoltà: abbassando la testa gli avvicinò le briglie, con la vecchia mano tremante e con enorme sforzo le prese e, alzandosi con grande fatica, salì sulla groppa del suo amico che con passi sempre più veloci si allontanò verso un posto lontano, dove regna la pace e dove c’è il tempo per un eterno riposo.
Cronaca dei giornali;
«Ieri è stato trovato dentro il più grande campo nomadi d’Europa, in condizioni disumane, il corpo di uno dei suoi abitanti, un vecchio zingaro che è scivolato sotto la pioggia ed è affogato in una pozzanghera d’acqua».


Antun Blažević, in arte Tonizingaro, è nato nel 1961 a Sremska Mitrovica nella ex-Jugoslavia. Vive in Italia dal 1981, dove lavora, come mediatore culturale Rom, nelle scuole della capitale e presso l’Associazione Arci Solidarietà. Appassionato di teatro e di musica, cerca di svegliare le anime perdute, parlando, nei suoi spettacoli, dei diritti e dei doveri del popolo Rom. Č protagonista, oltre che coautore dei testi, dello spettacolo teatrale realizzato da Moni Ovadia "Ieri e oggi, storie di ebrei e di zingari".
I suoi racconti e le sue poesie si alternano con vivace ritmicità e sono lì a testimoniare la quotidianità della sua gente, i Rom, che può insegnare ciò che nel nostro mondo si è dimenticato: la verità semplice di chi non ha niente, la cui unica ricchezza sono le proprie tradizioni e la propria cultura. Tristezza ironica, gioia di vivere, speranza: sono i fili conduttori che accompagneranno il lettore. A maggio 2009 è stato presentato il suo libro "Speranza", una raccolta di racconti e poesie scritte nel corso degli ultimi anni.

 
Di Fabrizio (del 12/08/2011 @ 09:17:17 in Regole, visitato 1189 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

RomaBuzzMonitor

COMUNICATO STAMPA 1 agosto 2011

Le Nazioni Unite, tramite Patricia O’Brien, sottosegretaria agli affari legali,  hanno respinto un reclamo di 155 Rom IDP (Persone Internamente Disperse, ndr) in Kosovo, dove furono rilocate su un terreno contaminato dal piombo, dalle agenzie ONU, UNMIK compresa, in base all'errato ragionamento che il reclamo è piuttosto un attacco all'amministrazione UNMIK del Kosovo, e non una pretesa di diritto privato. Per cinque anni e cinque mesi sino al 25 luglio2011, l'ufficio affari legali dell'ONU non ha intrapreso nessuna azione.

La comunità Rom compilò il reclamo il 6 febbraio 2006, in base alla risoluzione dell'assemblea 52-247, che diceva chiaramente:

9. Decide anche, nel rispetto dei reclami di terze parti contro l'Organizzazione per lesioni personali, malattia o morte da operazioni di peacekeeping, che:

(a) Tipologie risarcibili di danni o perdite saranno limitate alla perdita economica, come spese mediche o riabilitative, mancati guadagni, perdita di sostegno finanziario, spese di trasporto associate al danno, malattia o assistenza medica, spese legali o di sepoltura...

Il reclamo presentato dai Rom riguardava chiaramente lesioni personali, malattia e morte, causate dall'avvelenamento da piombo a cui i bambini e le famiglie furono soggetti causa la sistemazione su terreno contaminato. La richiesta era di affermare le responsabilità UNMIK in quanto in quel periodo era gestore dell'amministrazione ad interim del Kosovo. Mentre l'UNMIK ha fatto, a detta di diverse agenzie ed autori, sicuramente agito male come amministrazione ad interim, la risposta richiesta in base alla risoluzione 52-247 era chiaramente riferita ai danni e perdite subite dai Rom, quindi una pretesa di diritto privato come previsto dalla risoluzione stessa.

L'ONU ha giustificato il proprio comportamento affermando che l'intera area di Mitrovica è contaminata dal piombo, e difatti è così. Tuttavia, i Rom hanno dimostrato come fossero stati costretti ad abbandonare un sito a bassa contaminazione, per essere rilocati in un altro ad alta contaminazione, dopodiché i livelli di piombo nel loro sangue erano diventati molto più alti di quelli della popolazione circostante, inoltre l'OMS aveva richiesto ripetutamente l'immediata evacuazione a causa dei gravi rischi per la salute. L'UNMIK non ha mai intrapreso nessuna azione. Ora, in base a false argomentazioni, declinano ogni responsabilità.

E' un giorno vergognoso quando la principale organizzazione dei diritti umani nega persino l'apparenza della giustizia ad una delle minoranze più abusate del mondo.

Per ulteriori informazioni, contattare:
Dianne Post, Attorney - postdlpost@aol.com
602-271-9019 (USA)


Per scaricare la risposta ONU (testo in inglese e formato .pdf) QUI

 
Di Fabrizio (del 17/08/2010 @ 09:17:06 in Europa, visitato 2551 volte)

by Paul Polansky

[continua]

Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR)

(immagine tratta da associazionekaribuni.blogspot.com)

PREMIO NEGLIGENZA CRIMINALE: disonora quell'organizzazione che chiuse occhi ed orecchie alla sua dichiarazione di missione ed attraverso compiacimento, incompetenza ed insensibilità ignorò la salute ed i diritti umani dei bambini che aveva in cura, facendo che molti di loro morissero.

Anche se questi anti-premi sono normalmente assegnati ad individui od organizzazioni, questo viene condiviso per ogni singola persona che abbia mai lavorato per l'UNHCR in Kosovo, eccetto per uno: David Riley, il primo capo dell'UNCHR in Kosovo. Se fosse sopravvissuto, sono certo che questa tragedia non sarebbe mai successa.

Nel settembre 1999 David aiutò più di 50 IDP Rom/Askali a fuggire dal Kosovo verso la Macedonia, contro le intenzioni dell'ONU di tenerli sui terreni tossici vicino a Oblic. Più tardi sempre quel mese, David, come capo dell'UNHCR si prese cura di altri 600 IDP Rom/Askali che i locali albanesi avevano cacciato da Mitrovica sud: li sistemò in poco tempo in rifugi temporanei a Mitrovica nord. Sapendo che anche questi IDP erano ospitati su terreni contaminati, David promise che avrebbero potuto fare ritorno alle loro case in 45 giorni o mandati all'estero come rifugiati. Nonostante tutti i suoi sforzi per farli ritornare nelle loro case o trovare una sistemazione alternativa in altre città del Kosovo, David venne ostacolato da minacce da parte dell'ALK che gli Albanesi non volevano "zingari" in Kosovo. Quando David tentò di mantenere la sua promessa di portarli all'estero come rifugiati, il suo piano ottenne il veto dal quartier generale dell'UNHCR a Ginevra, che disse che questi "zingari" non erano rifugiati. Un mese più tardi, il 20 gennaio 2000, il cinquantenne David Riley moriva per un attacco cardiaco nel suo appartamento a Pristina.

Dennis McNamara, Neozelandese di 54 anni, prese il posto di David, ma rifiutò di discutere con me le sofferenze di questi poveri Rom/Askali, nonostante fosse l'Inviato Speciale per gli Affari Umanitari delle Nazioni Unite, Direttore Regionale per l'Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite, e Vice Amministratore Capo delle Nazioni Unite in Kosovo. Anche se McNamara avrebbe continuato a predicare per anni nelle conferenze internazionali sugli "IDP dimenticati e negletti, vittime di conflitti mondiali", non tentò neanche una volta di salvare questi IDP Rom/Askali di Mitrovica dalla loro catastrofica situazione.

Fondata nel 1950 con uno staff di sole 35 persone, nel 1954 l'UNHCR ottenne il Premio Nobel per la Pace per l'aiuto fornito agli europei dispersi dalla guerra. Oggi l'UNHCR ha un budget annuale di2 miliardi di $ ed uno staff di 6.650 persone, incluse 740 nel quartiere generale di Ginevra. Ma dato che hanno fermamente rinunciato in nove anni di tutela di evacuare e curare questi bambini dei campi di Mitrovica (come richiesto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità), ora disonoriamo l'UNHCR per negligenza criminale.


Angelina Jolie

(immagine da solcomhouse.com) Angelina Jolie (al centro) nel dicembre 2002 di fronte alla distrutta Mahala rom di Mitrovica, una volta la grande comunità zingara in Kosovo.

IL PREMIO TESTA VUOTA DI HOLLYWOOD: disonora quell'attore o quell'attrice di Hollywood che si lasciano usare per coprire un crimine, come si è fatta usare Angelina Jolie dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati per coprire le enormi negligenze verso i bambini dei campi zingari nel nord del Kosovo.

Nata nel 1975 a Los Angeles, California, Jolie (nata Voight) ha ricevuto tre Golden Globe Award, due Screen Actors Guild Award, un Academy Award ed adesso questo Heroes Award dall'ONU per aver permesso l'uso del suo nome e della sua fame per coprire il peggior trattamento infantile d'Europa.

Gli Ambasciatori della Buona Volontà ONU come Jolie pensano di agire per il bene. Ma in realtà vivono una vita di auto-inganno. Raramente si chiedono cosa stanno davvero vedendo. Come ha potuto Jolie visitare nel dicembre 2002 come Ambasciatrice della Buona Volontà ONU questi campi rifugiati romanì e non vedere i 100 milioni di tonnellate di scorie tossiche attorno a questi campi? Come ha potuto stare di fronte alle rovine del loro vecchio quartiere e non chiedere cos'era successo a quelle persone? Perché le loro case erano distrutte? Perché non potevano tornarci? Cosa stava facendo l'ONU per aiutarli?

Perché Jolie non ha visto che l'ONU aveva interrotto tutti gli aiuti alimentari ai campi, obbligando le famiglie a trovare il loro unico pasto nei cassonetti dell'immondizia. E perché ha donato dei fondi all'ONU per costruire una fossa biologica e toilette alla turca per mantenere questi rifugiati su terreni contaminati? Quand'è che il compiacimento diviene negligenza, e quando la negligenza finisce nell'insensibilità inutile, e poi nella deliberata indifferenza per innocenti vite umane, com'è pratica dell'ONU in questi campi?

Jolie era lì, ha visto. Poteva non vedere cosa stava succedendo a questi bambini che avevano i più alti livelli di piombo nella storia medica, dato che i risultati degli esami sanguigni vennero rivelati a novembre 2000? Ha dovuto vedere che quei bambini non agivano normalmente.

Non ha sentito Jolie di madri che si procuravano l'aborto bevendo medicine contro i pidocchi o mischiando lievito alla birra per uccidere il feto, perché non volevano più bambini nati con danni irreversibili al cervello? Dov'erano le sue guide ONU, i suoi interpreti?

Jolie deve aver visto i bambini malnutriti. Perché non ha donato cibo invece di toilette? Se non mangi, non caghi. Otto anni dopo la sua visita, perché Jolie non si chiede cos'è accaduto a quei piccoli cari zingari che ha visto? Sarebbe scioccata a sapere che sono ancora su terreni contaminati (quelli che sono ancora vivi)? Perché non ha chiesto allora (e adesso) cosa intendeva fare l'ONU? Come ha potuto essere così ignorante? Perché Jolie ha contribuito a tutto ciò. Perché ha donato denaro per far sì che restassero lì. E' quello che si chiama una Testa Vuota di Hollywood... ed è per questo che si è meritata un Anti-Premio.

Fine nona puntata

 
Di Fabrizio (del 01/08/2009 @ 09:15:21 in Europa, visitato 1501 volte)

Da Roma_Daily_News

Circa 150 bambini rom nella regione della Tracia (Turchia occidentale) stanno affrontando l'esclusione dalla scuola dopo che le loro dimore sono state demolite dalle autorità municipali locali, in quello che è un piano di riorganizzazione urbana rivolto contro i quartieri rom, la legge 5366. La collezione di misure di rinnovamento dei centri urbani, molte delle quali sono chiaramente in violazione degli articoli della Costituzione turca che garantiscono ai cittadini i loro diritti, misure implementate in Turchia dal 2006, sono state al cuore della demolizione di molti quartieri rom nelle città turche, tra cui il tristemente famoso quartiere di Sulukule nel centro storico di Istanbul. La distruzione dell'insediamento di Sulukule ha seguito azioni di demolizioni simili, che hanno visto negli anni recenti la distruzione dei quartieri Kucukbakkalkoy e Kagithane a Istanbul, parte del quartiere di Turgut Reis a Mersin e quello di Sur a Diyarbakir. Queste demolizioni diffuse di quartieri rom sono anche una caratteristica della vita delle comunità dei Rom turchi in buona parte del paese. Queste azioni sono spesso intraprese senza le dovute autorizzazioni, preavviso breve o inesistente (senza il tempo adeguato per i residenti di impacchettare i propri beni prima che siano distrutti assieme alle case), quasi nessun indennizzo e scarse alternative offerte ad inquilini e proprietari di questi quartieri. Le famiglie sono costrette a vivere in condizioni terribili, in container temporanei senza servizi igienici, e dove bambini, anziani e malati sono estremamente vulnerabili

La situazione in generale è catastrofica per le comunità coinvolte in questa maniera e una piccola indagine riguardo i continui sgomberi forzati e le distruzioni illegali delle case rom, assieme con il diniego basico di una serie di diritti umani, è stata prossima per i principali attivisti legali dei Rom e attivisti dei diritti umani. L'interesse verso Sulukule è stato ampiamente dibattuto riguardo gli aspetti culturali della comunità in quanto centro della musica e della danza rom negli ultimi dieci secoli, ma le principali implicazioni politiche della situazione a Sulukule ed altrove raramente è stato esaminato con alacrità e consistenza. Cin-cin Baglari, Sulukule, Kucukbakkalkoy e Kagithane sono andati persi, demoliti per far strada ai programmi di rinnovamento urbano, che prevedono la costruzione di lotti per la classe media (spesso complessi esclusivi recintati) e la rovina dei quartieri rom una volta prosperi e vitali. Il fatto che la maggioranza di questi piani di rigenerazione siano rivolti ai quartieri rom, indica chiaramente che sono volti ad espropriare le sezioni più deboli e vulnerabili della società, il popolo Rom turco. Il compenso in termini finanziari, assieme alle implicazioni politiche di queste azioni sono trascurabili per quanti conducono queste azioni, ed i profitti (per non dire dei dubbi e delle ombre che sono stati dimostrati accompagnare questi progetti di rinnovamento in Turchia) per gli investitori sono enormi.

Per terminare un lungo elenco di espropriazioni e distruzioni forzate dei quartieri rom in Turchia, la comunità rom di Dikili nella Turchia occidentale è stata obbligata a lasciare le proprie dimore e a rifugiarsi in tende e baracche nella foresta a parecchi km. di distanza. Circa 100 famiglie sono state recentemente allontanate dalle loro abitazioni, lasciando i loro figli esclusi dalla scuola che frequentavano sia per la distanza che dovrebbero percorrere che per la perdita della residenza locale, necessaria in Turchia per iscriversi a scuola. 150 bambini ora affrontano un viaggio giornaliero di due ore per raggiungere la loro scuola, ed i costi del viaggio senza alcun supporto aggiuntivo sono eccessivi per famiglie già così impoverite. La questione della sicurezza dei bambini in queste circostanze è stata crudelmente illustrata quando una ragazzina rom di 8 anni è stata rapita nella foresta e violentata mentre tornava a casa, secondo le cronache locali. Il colpevole è stato rintracciato ed imprigionato, ma la vita della ragazzina è rimasta traumatizzata da questa terribile esperienza e la sua famiglia è a pezzi per quello che ha passato, e con ogni probabilità poco o nessun supporto sarà offerto dai servizi sociali o infantili alla figlia di uno dei gruppi più disprezzati nella società turca. Secondo una recente ricerca, sovraccarichi di lavoro e a corto di personale, questi servizi sono stati manifestamente indicati per un approccio meno che positivo ai bambini rom e alle loro famiglie.

Più attenzione è stata giustamente focalizzata alla persecuzione e discriminazione che sono cresciute in maniera allarmante nella Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e altrove nell'Europa centrale e orientale. La sofferenza delle comunità rom in tutti questi paesi ed anche altri, come ad esempio il tentativo di impedire la demolizione della comunità di Dale Farm in GB, e la partenza dei Rom rumeni dall'Irlanda del Nord, sono indicative della crescita di sentimenti xenofobi ed ultra-nazionalisti e della nuova crescita dei partiti di estrema destra in Europa, come evidenziato dai recenti risultati delle elezioni UE. La continuata ed assolutamente inaccettabile situazione delle comunità Rom ed Egizia nei campi di Mitrovica nel Kosovo, atrocemente avvelenate dai depositi di metalli pesanti delle vecchie miniere di Trpca e la negligenza delle agenzie internazionali, è un'altra caratteristica di questa spensierata negligenza sui diritti, benessere ed esistenza reale del popolo rom. I sempre-troppo-frequenti richiami alle istituzioni sovranazionali ed ai governi nazionali di affrontare questi temi apparentemente cadono in orecchie sorde, come i rapporti di rispettate agenzie internazionali, OnG ed attivisti rom locali e persino del Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa sono apparentemente poco utili, nonostante i chiari, persuasivi e validi argomenti portati in ogni rapporto da questi individui ed organizzazioni coinvolti.

La domanda su quanto possa ancora continuare il diniego dei più basici diritti dei cittadini più vulnerabili negli stati europei, sembra non avere risposta, dato che l'alienazione dei cittadini rom in Italia, GB, Ungheria, Slovacchia e Turchia - la maggior parte firmatari di diversi convenzioni esistenti per proteggere i più vulnerabili, come stati membri e stati candidati ad esserlo - e sembra destinata a continuare, siamo "altri" e stiamo diventando apparentemente non-persone davanti alla legge, letteralmente alieni in patria. La strada verso l'inferno per il popolo rom in questi ed altri stati europei è pavimentata con le rovine delle loro comunità, persino le loro stesse vite che hanno ricoperto tutte le buone intenzioni. La retorica dei diritti rom da parte dei governi, degli stati e delle istituzioni sovranazionali è pura sofisticheria e semantica, un "paravento" per assicurarsi i benefici dell'appartenenza alla UE, a spese dei più poveri e dei più espropriati, i Rom. Il catastrofico fallimento della politica che è il risultato della quasi completa mancanza di volontà politica di realizzare le misure per un cambiamento reale e durevole verso le comunità rom, sembra a questo punto sempre meno mancanza di capacità e di più una scelta deliberata e cinica.

Per le comunità rom di Turchia, l'edificazione di eventi che sanciranno Istanbul come Città della Cultura Europea 2010 hanno poco significato. Sono stati rigettati da Istanbul e altrove dalle autorità municipali che intendono sradicare la loro presenza e la loro storia - Sulukule per esempio è stata rinominata Karagumruk, cancellando così il reale punto di origine per le migrazioni verso l'occidente nel resto d'Europa a partire dal XII secolo. Se, come argomenta il filosofo Avishai Margalit (The Ethics of Memory, Harvard University Press, 2004) la memoria condivisa è il ricordo che gli individui hanno in comune per assicurare la perpetuazione delle comunità e che queste comunità richiedono che la memoria sia istituzionalizzata in qualche modo nei luoghi, edifici, monumenti e storie, allora la distruzione di questi quartieri rom è un esercizio nel cancellare la reale esistenza di noi come popolo rom dalle mappe topografiche e mnemoniche di panorama urbano come è stato costituito per quasi un migliaio di anni in queste terre. L'abusata nozione dei Rom come popolo "dimenticato" in Europa deve anche vedersi nella stessa luce, meno di uno slittamento della mente e più di una cancellatura continuata e intenzionale…

Dr. Adrian R. Marsh, PhD International Romani Studies Network

 

Ricevo e porto a conoscenza:

[...] Sono impegnata da molti anni in progetti di solidarietà per le scuole delle enclavi serbe di Kosovo e Metohija. Ora sto organizzando uno spettacolo/evento di danza di cui vi accludo il programma e le finalità. Mi piacerebbe poter contattare un gruppo di danze rom da inserire nel programma (gli artisti sono professionisti, semiprofessionisti, e allievi di danza orientale, danze balcaniche, danze ebraiche, flamenco, tango, ecc. e ballano tutti per beneficenza e a titolo gratuito) per condividere questo momento di gioia e di arte e per promuovere la conoscenza del ricchissimo mondo delle danze e della musica rom (a Venezia ultimamente ho seguito con Lucia Zahara un seminario di danze turco-rom, una bella esperienza) e quindi mi rivolgo a voi per sapere se è possibile. grazie, a presto

Marilina Veca - amiciziaitaloserba@gmail.com

RINASCEREONLUS
"TEMI, RITMI E DIGRESSIONI: DANZANDO NELLE DIASPORE"

Evento organizzato da RINASCERE ONLUS/Progetto AMICIZIA ITALO-SERBA nell’ambito del programma ARCA DI PACE patrocinato da Comunità Montana dell’Aniene e Provincia di Roma
In collaborazione con il Centro Culturale e di Danza “MASIR" Via Cavour 183 A

sabato 15 maggio 2010 ore 20.30
presso il Centro"MASIR" via Cavour 183 A
con ingresso per il pubblico dalle ore 20.00
ingresso per lo spettacolo Euro10,00, devoluto in beneficenza per i progetti allegati

PROGETTO “ARCA DI PACE" 2009 IN COLLABORAZIONE CON PROVINCIA DI ROMA E COMUNITA’ MONTANA DELL’ANIENE.
PER LE SCUOLE SERBE DI
ZUPČE “BLAGOJE RADIĆ" (MUNICIPALITA’ DI ZUBIN POTOK – KOSOVO E METOHIJA)
BRNJAK “PETAR KOČIĆ“ (MUNICIPALITA’ DI ZUBIN POTOK – KOSOVO E METOHIJA)

SCUOLA ITALIANA REFERENTE PER IL GEMELLAGGIO CON LA SCUOLA DI ZUPČE: “CIRCOLO DIDATTICO TIVOLI 2 “IGINIO GIORDANI" (-ROMA)
SCUOLA ITALIANA REFERENTE PER IL GEMELLAGGIO CON LA SCUOLA DI BRNJAK: “CIRCOLO DIDATTICO SUBIACO" (ROMA)
SCUOLA ITALIANA REFERENTE PER IL GEMELLAGGIO CON LA SCUOLA “BRANKO RADICEVIC’" DI CERNICA: “CIRCOLO DIDATTICO EDUARDO DE FILIPPO - COLLEVERDE" (ROMA)

E per la scuola per bambini non vedenti “Los Pionieritos"di BEJUCAL Provincia La Habana Cuba.

“Rinascereonlus", presidente Maria Lina Veca, si occupa da anni delle enclavi serbe del Kosovo: fra le attività principali, in collaborazione d’intesa con il Ministero per Kosovo e Metohija della Repubblica di Serbia, con la Provincia di Roma - Comunità Montana dell'Aniene, con le scuola di Roma e Provincia, con l'ambasciata di Serbia a Roma, la partecipazione al progetto "Arca di Pace", che prevede gemellaggi e ospitalità a bambini di scuole in situazioni di disagio, con il patrocinio del Ministero dell'Istruzione italiano. “
Rinascere Onlus con "Arca di Pace" ha posto in essere con successo per la prima volta nel settembre 2007 e per la seconda volta nel settembre 2008 un progetto di ospitalità e gemellaggio fra la scuola "Branko Radičevic’"di Cernica – 35 bambini, due insegnanti e il Direttore della scuola - (Gnjilane) e la scuola Eduardo de Filippo in Colleverde-Roma. L'ospitalità è stata a carico delle famiglie ospitanti, della provincia di Roma e Comunità Montana dell'Aniene, di Rinascere Onlus.

La scuola di Zupče è ubicata nelle vicinanze di Zubin Potok, Nord Kosovo, non lontano da Kosovska Mitrovica, mentre la scuola “Petar Kočić" si trova a Brnjak, dove dovrebbe insediarsi la missione Eulex a controllo di un nuovo “gate" di ingresso nel territorio: in questi villaggi vivono piccole comunità serbe in condizioni di continuo e costante pericolo per la situazione “border line" del territorio e per la presenza di criminalità e terroristi. La scuola “Blagoje RADIĆ", che comprende 8 classi per complessivi 108 alunni, e la scuola “Petar Kočić", che presenta 6 classi per un centinaio di alunni, segnalate e proposte nel progetto “Arca di Pace" dall’Associazione Rinascere Onlus - da molti anni attiva sul territorio a favore della minoranza serba- hanno mostrato grande disponibilità ed accoglienza per costruire una cultura di pace ed attuare un fattivo gemellaggio con l’Istituto “Iginio Giordani", anche al fine di realizzare scambi fra i ragazzi e di offrire ai bambini serbi una opportunità di uscire da quelle “prigioni a cielo aperto" che sono le enclavi. Il problema dei diritti umani per le minoranze non-albanesi, e in particolare per la minoranza serba, in Kosovo e Metohija è tuttora gravissimo. La cosiddetta comunità internazionale continua a chiudere gli occhi di fronte al fatto che una indipendenza illegittima sul piano del diritto internazionale e proclamata unilateralmente dalla maggioranza albanese non può affrontare in modo obiettivo e positivo i problemi di TUTTI gli abitanti di Kosovo e Metohija. Ci sono circa 250.000 non-albanesi, residenti in Kosovo e Metohija, che sono stati cacciati dalle loro case e non vi hanno potuto fare ritorno.

Non si può far passare la sofferenza quotidiana, la mancanza di garanzie, di diritti, di luce, di acqua, di cibo, la vita in prigioni a cielo aperto, per "pacificazione": la cultura di pace che il progetto “Arca di Pace" vuol costruire in Kosovo, come in Bosnia, Cuba, Nepal, Palestina, Israele, Iraq, ecc., è una cultura di pace concreta e solidale, che non può prescindere dai diritti, dalla libertà e dalla giustizia.

La guerra delle parole per ora è stata vinta da chi combatte sul versante opposto della verità.

Non permettiamolo.

Marilina Veca, Presidente Rinascereonlus, progetto ARCA DI PACE

Programma

MILICA OSTOIJC’ giornalista, legge brani di poesie da autori serbi

FRANCESCO ALICINO, attore nel gruppo teatrale in lingua spagnola della Sezione Culturale dell’Ambasciata di Argentina a Roma, legge i testi in italiano.

I TEMPO

DIANA STIVALI Danze dei Dervisci

ANNA DERLIPANSKA GAS GAS

NATALIA IVANNIKOVA FARRUCA

SOMBRA QUEMADA, M.Veca, G. Lasagna EL VITO

IRENE DA MARIO GHIR ENTA danza orientale

JOHANNA NUHN AIRE. Flamenco

GRUPPO MASIR

Barbara Sandroni, Martina Lilli,

Silvia Giovinazzi e Diana Battisti TURK MUSIC

GRUPPO ROM TRADIZIONALE

II TEMPO

MARCELO GUARDIOLA

E GIORGIA MARCHIORI TANGO TEATRO

SOMBRA QUEMADA Marilina Veca VOLVER

SIMONETTA LABELLA AZIZA danza orientale

MARILINA VECA/G. LASAGNA Se villana de la libertad su musica di Paco Peńa

NATALIA IVANNIKOVA

MILICA OSTOIJC’ giornalista, legge brani di poesie da autori serbi

FRANCESCO ALICINO, legge i testi in italiano.

GRUPPO DANZE EBRAICHE di Eli Sasson

 
Di Fabrizio (del 29/05/2008 @ 09:11:13 in Europa, visitato 1830 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Per aver installato nel 1999 i campi rom a Mitrovica nord in un territorio con concentrazione di piombo molto alta, dove ancora vivono i Rom, l'UNMIK è responsabile per aver esposto i Rom ad alte  concentrazioni di piombo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha testato i livelli di piombo nel sangue dei bambini ed i risultati mostrano che il campo rom di Osterode è libero da piombo, ma questi risultati non sono mai stati mostrati in pubblico e nemmeno ai genitori dei bambini esaminati. I rappresentanti rom avevano chiesto alle locali istituzioni sanitarie di Mitrovica di controllare i livelli sanguigni dei bambini nei campi rom a Mitrovica. I test sono stati condotti nell'aprile 2008, al campo di Osterode sono stati testati 51 bambini e nel campo di Cesmin Lug, 53 bambini. I risultati dei test mostrano che la contaminazione da piombo è ancora alta, anche se dal 2006 sono stati fatti grandi sforzi investiti nel decrescere o curare il piombo. Anche dopo azioni come il rilocare i Rom dai campi di Kablare, Zitkovac e Cesmi Lug al campo Vojni Remont/Ostorode libero da inquinamento. Questi recenti risultati mostrano che tutte le azioni precedenti sviluppate con l'intenzione di diminuire la contaminazione da piombo non hanno portato molti risultati. L'UNMIK lavora, ancora con grande perentorietà, per rilocare i Rom da Cesmin Lug al campo "più salubre" di Osterode. D'altra parte quel che vogliono i Rom, non è la rilocazione da un campo inquinato all'altro (Osterode) ma case definitive e sicure per le loro famiglie. Se il livello di piombo nel sangue supera i 10 dl/ml la situazione è considerata a rischio.

Test sui bambini di Osterode: su 51 bambini testati, 13 di loro sono altamente contaminati al limite massimo e segnati come "alti".

  • 14 bambini hanno una concentrazione di 40 dl/ml
  • e solo uno ha 7,2

Campo di Cesmin Lug: su 53 bambini testati, 7 di loro sono altamente contaminati al limite massimo e segnati come "alti".

  • 14 sono superiori a 40 dl/ml
  • e solo uno ha 6,1

Skender Gusani
& Dai
Mitrovica, Maj. 2008

 
Di Fabrizio (del 04/11/2013 @ 09:08:47 in media, visitato 1117 volte)

di Cinzia Gubbini su Cronache di ordinario razzismo

La giovane rom espulsa dalla Francia verso il Kosovo durante una gita scolastica in Francia ha scatenato un aspro dibattito politico sulle leggi sull'immigrazione. In Italia ci concentriamo sui reati del padre della ragazza e sulla "cultura rom"

Léonarda Dibrani ha 15 anni, e la sua è una storia che ha fatto il giro del mondo. Nella Francia socialista, dove mai si era assistito a una cosa del genere nei due mandati del presidente Sarkozy, la giovane rom la cui famiglia è originaria del Kosovo, è stata prelevata dal bus della scuola mentre era in gita scolastica con i suoi compagni. Da lì è stata portata direttamente in aeroporto per essere espulsa con sua madre e i suoi cinque fratelli. Il padre era già stato rimpatriato a Mitrovica. In Francia la storia è diventata un affare di Stato. Il presidente Hollande è intervenuto in televisione per lanciare un messaggio alla nazione: l'espulsione di Léonarda ha rispettato la legge, ma la polizia ha agito "senza discernimento". Per questo il presidente ha proposto a Léonarda di tornare in Francia per continuare i suoi studi. Ma senza la famiglia. Altro "inciampo" del governo socialista che ha scatenato una nuova esplosione di polemiche. Il ministro dell'Interno Valls ha inoltre diramato una circolare in cui vieta di intervenire nel "quadro scolastico" per effettuare delle espulsioni.

La storia di Léonarda
La ragazza rom e la sua famiglia hanno fatto per quattro volte (c'è chi dice sette) domanda di asilo in Francia. Si sono stabiliti lì il 29 gennaio del 2009 nel Comune di Levier, vicino al confine svizzero. Secondo quanto raccontato dal padre di Léonarda venivano dall'Italia. La stessa ragazza era nata in Italia, a Fano, mentre l'ultima della famiglia, una bambina di un anno, è nata in Francia. Ma il padre, Resat Dibrani, 47 anni, ha spiegato di aver distrutto tutti i documenti italiani e raccontato che la famiglia arrivava dal Kosovo - dove lui è nato - sperando di avere qualche possibilità di ottenere asilo. "Se avessi detto che venivo dall'Italia mi avrebbero immediatamente rimandato indietro", ha spiegato. La famiglia Dabrani invece vuole vivere in Francia. E che siano intenzionati a fare sul serio lo dimostra il fatto che i figli vanno tutti a scuola, sono ben integrati, parlano perfettamente francese tanto che le due ragazze più grandi sono in possesso dei requisiti di lingua e conoscenza della cultura francese inseriti da Sarkozy per ottenere la naturalizzazione.

Tutto però finisce quando il padre viene arrestato per mancanza di documenti a Colmar, in Alsazia. Lui viene rinchiuso in un centro di detenzione a Strasburgo. La sua famiglia viene messa in una casa di accoglienza, in ottemperanza alla legge che prevede il divieto di "trattenere" i minori, dove tentano la regolarizzazione in base alla circolare Valls del 2012 (di cui parleremo più avanti). Il 9 ottobre, all'improvviso, la polizia si presenta alle 7 di mattina alla porta della famiglia Dibrani. Solo Léonarda non c'è: ha dormito da una amica - ora che da due mesi è costretta a vivere nel centro di accoglienza- in modo da essere puntuale alla partenza per la gita scolastica, che prevede la visita a una officina della Peugeot. La prefettura rinuncia? Neanche per idea: uno dei professori viene raggiunto sull'autobus da una telefonata del sindaco: l'autobus si deve fermare perché una volante della polizia sta per andare a prendere Léonarda per eseguire l'espulsione. Si può immaginare il panico: il professore dice di non poter fare una cosa del genere, ma a fargli cambiare idea ci pensa la polizia. Nella lettera dei professori viene descritta molto bene quella giornata.

In Francia, e in Italia
La vicenda ha scatenato un putiferio quando gli studenti sono scesi in piazza per protestare contro questa espulsione. C'è stata una vera e propria rivolta dei ragazzi. Viene da chiedersi se in Italia sarebbe mai avvenuta una cosa del genere. E forse è interessante leggere la storia di Léonarda analizzando come è stata affrontata in Francia, e come è stata affrontata in Italia. Il dibattito in Francia ha riguardato soprattutto (e quasi esclusivamente) la legge che ha portato alla espulsione della famiglia Dibrani. Quando è stato eletto il nuovo governo, si è subito posto il problema se fare o no una regolarizzazione ("tradizione" presto abbandonata dall'Italia). La risposta è stata sì ed è stata emanata la circolare Valls che prevede la possibilità per le persone irregolari soggiornanti da almeno cinque anni in Francia di presentare richiesta di permesso di soggiorno. E' stata molto criticata, perché prevede un esame individuale assegnato alle prefetture, il che rende molto discrezionale la sua applicazione. Ma leggerla è comunque interessante, soprattutto per fare un paragone con l'Italia, per l'approccio che propone sottolineando le storie di sfruttamento sessuale, presenza di minori scolarizzati, e così via. Ma aldilà di questo, la questione è che permane un elemento di "temporalità" che ha escluso a priori casi come quelli della famiglia Dibrani. Che aveva tutte le caratteristiche previste nella circolare, solo che mancavano pochi mesi al compimento del quinto anno su suolo francese. Il che ha obbligato Hollande a sostenere che l'espulsione era stata eseguita "secondo la legge".

Secondo aspetto: la reazione della "comunità". Come abbiamo visto i professori e la scuola hanno preso parola, scritto una lettera pubblica e apertamente condannato l'espulsione, anche se in linea con la legge del governo socialista. Gli studenti sono scesi in strada, protestando contro l'espulsione violenta di una minorenne e della sua famiglia. Una famiglia rom. Sarebbe mai accaduto in Italia? Il tutto in un contesto di forte spaccatura visto che secondo un sondaggio tre francesi su quattro sono d'accordo con la decisione di espellere la famiglia Dibrani.

La stampa italiana
E veniamo all'Italia. Dopo le prime notizie che hanno reso conto di quanto accaduto, e delle conseguenze di questa storia sulla calante popolarità di Hollande ecco cominciare i reportage. Anche i giornalisti italiani, come i giornalisti di molti paesi, si sono recati a Mitrovica per intervistare la famiglia Dibrani. Leggere questi articoli è interessante: sembra esista una specie di "lente italiana" di cui i giornalisti italiani non riescono a disfarsi quando devono osservare una famiglia rom. Persino una famiglia espulsa da un altro paese, in tutt'altro contesto, completamente estraneo alla politica italiana. Ad esempio: Francesco Battistini che tiene un blog sul Corriere della Sera dal titolo "La città nuova", dedicata ai temi interculturali, descrive un quadro in cui il papà - noto come una persona violenta - è il cattivone (qui l'articolo). I bambini più piccoli sono "gattini", molto contenti di vivere in una catapecchia kosovara "perché c'è il sole". Il loro entusiasmo rovinerebbe il "copione mediatico" messo in piedi dal papà rom violento, che invece vuole per forza tornare in Francia con la sua famiglia. Battistini non lo dice, ma sembra voler sottolineare: a fare qualcosa di losco! La conclusione del giornalista è che nella cultura rom, definita "gattare rom" (sempre per la metafora dei gatti, che all'autore pare evidentemente essere molto efficace), è meglio essere "bradi ma tutti uniti". Ovvero: se fossero una famiglia mediamente più "evoluta" la quindicenne la manderebbero di corsa in Francia a studiare. Sola come un cane, verrebbe da dire.

Ma di questi giudizi un tantino affrettati è zeppa la stampa nostrana del "dopo choc" da espulsione. Pure per il corrispondente da Parigi Alberto Mattioli de La Stampa, 10 giorni dopo l'espulsione di Léonarda, il tono dedicato all'espulsione della giovane rom cambia totalmente. Prima è di cronaca, anche vagamente indignato. Il 19 ottobre, parlando dell'intervento televisivo di Hollande ecco cosa dice il giornalista: " ha trasformato definitivamente l'«affaire Leonarda» in un affare di Stato o, a seconda dei punti di vista, in un'incredibile telenovela politico-mediatico-emozionale con complicazioni da psicodramma nazionale" (qui l'articolo). Su Il Giornale del 17 ottobre i precedenti del padre di Léonarda diventano "violenza fisica contro la moglie e la figlia". Una accusa piuttosto pesante, addossata a un uomo in un momento difficile, inserita in una frase e tra due virgole e introdotta da un "pare peraltro".

Insomma: una storia che mette sul piatto un problema serio, complicato da risolvere, ma anche urgente come la gestione di famiglie che hanno bambini scolarizzati anche se non "regolarmente soggiornanti", in Italia assume un tono moraleggiante. Sotto i riflettori non c'è la "rule of laws" e il sistema di controllo dei flussi migratori. Ma la famiglia-vittima, le sue presunte contraddizioni. E, ovviamente, il reato bieco.

 
Di Fabrizio (del 14/09/2010 @ 09:08:28 in Europa, visitato 2315 volte)

by Paul Polansky

[continua]

Dr. Sergey Shevchenko

(foto da minority-net.net) Il Percorso della Salute del dr. Shevchenko costruito accanto ai cumuli di scorie tossiche che attorniano i campi zingari. I cartelli sono in inglese, serbo ed albanese. In inglese dicono: Inala l'odoure (sic) della salute. E' una sfida per te. VINCILA. L'esercizio creato per un corpo sano.

IL PREMIO "PERCORSO DELLA MORTE": disonora e disgrazia quel dottore ONU che approfittò finanziariamente della costruzione di impianti sportivi su terreni contaminati.

Non tanto tempo fa, chiesi ad un incaricato dell'UNMIK chi avrebbe perseguito per questa tragedia dei campi zingari contaminati da piombo. Senza esitazione, mi disse: 1- il dr. Kouchner per aver messo lì gli zingari; 2- Norwegian Church Aid per aver amministrato i campi senza riportare un decesso o senza aver poi protestato; 3- il dr. Shevchenko per essersi riempito le tasche di soldi con i progetti sportivi realizzati su terreni contaminati.

Il dr. Shevchenko, un optometrista, era il dottore ONU incaricato di Mitrovica nord, che includeva due dei tre campi originari (Cesmin Lug e Kablare). Alcuni del suo staff dicono che è un russo originario di Vladivostok e gira con un passaporto diplomatico russo, ma che vive oggi a Vancouver, BC, Canada. Però, nel 2005 disse all'avvocato americano Dianne Post di avere passaporto canadese.

Ma la cattiva fama del dr. Shevchenko è dovuta al "Percorso della Salute". Ispirandosi ad un parco della salute in Canada, Shevchenko costruì il suo Percorso della Salute su un terreno contaminato tra i campi zingari di Kablare e Cesmin Lug ed i 100 milioni di scorie tossiche la cui polvere per molti giorni ricopriva i campi. Il dr. Shevchenko trasformò un vecchio sentiero di 1,5 Km. in un percorso di jogging tossico ed installò anche barre per gli esercizi accanto al cammino, più una rete da basket e due porte improvvisate da calcio. Pose cartelli blu di due metri con scritte in bianco, firmati dall'ONU in tre lingue, incoraggiando i locali a "respirare l'odore della salute". Gli esercizi, aprire i polmoni, permette a più polvere tossica di entrare nel corpo, ma questo non era menzionato sopra la firma dell'ONU.

Secondo il suo staff ONU, Shevchenko raccolse 66.000 euro per costruire queste infrastrutture sportive, pagandole però ai contraenti locali che le costruirono solo 10.000 euro. Incoraggiato da come fosse facile ottenere fondi per "progetti zingari", il dottore-affarista Shevchenko scrisse allora un progetto da 300.000 euro per costruire più baracche sui terreni contaminati per rifugiati zingari, a favore dei rifugiati che l'ONU stava rimpatriando dalla Serbia. Secondo il suo staff locale il nostro optometrista in orgasmo da sviluppo aveva un contraente serbo locale che intendeva costruire le baracche per 100.000 euro. Quando venne chiesto loro (il suo staff) su perché non premessero per dar luogo ai lavori, mi dissero che avevano così paura di perderlo. Shevchenko lasciò il Kosovo prima che il suo progetto dei baracche venisse approvato.


KAAD (Kosovo Agency for Advacacy and Development)

IL PREMIO DIETA SPECIALE: disonora questa OnG di Pristina che ha amministrato il campo zingaro di Osterode dal dicembre 2008, ma sta facendo pochissimi sforzi per tenere in vita i bambini.

Non ho mai pensato che potesse esserci un amministratore di campi peggiore di Norwegian Church Aid nel non curarsi se i bambini dei campi zingari vivessero o morissero. Ma questa OnG albanese a contratto e finanziata dal governo del Kosovo, potrebbe essere di parecchio peggiore. Ergin Salihi, bambino di nove anni, è entrato ed uscito sette volte dall'ospedale negli ultimi anni per insufficienza renale causata da malnutrizione e debolezza del sistema immunitario causata da avvelenamento da piombo. Suo fratello Robert, cinque anni, è in condizioni persino peggiori. Senza una dieta adeguata, dicono i dottori locali, non vivranno a lungo. Sino a settembre 2009, KAAD ha fornito la dieta speciale al costo di 7 euro al giorno. Da settembre, KAAD ha sospeso la somministrazione dicendo di non potersela permettere.

Quando Human Rights Watch (l'OnG internazionale con base a New York) a novembre 2008 visitò i campi, parlò con una dottoressa part-time del campo, Javorka Jovanovic, che dichiarò che era impossibile distinguere tra cause mediche dipendenti solamente dal piombo e quelle semplicemente collegate alla povertà e alla deprivazione. Aggiunse che la combinazione dei due fattori peggiorava sempre di più ogni condizione. Tuttavia, notava nei bambini su base giornaliera i sintomi da contaminazione come rachitismo, nervosismo, fatica ed epilessia. Disse che l'avvelenamento da piombo stava rendendo i bambini più vulnerabili alle altre malattie.

La dottoressa Jovanovic sentiva che la cattiva salute dei bambini peggiorava a causa della loro dieta. Molte, se non la maggior parte, delle famiglie vanno a cercare il cibo nei container delle discariche cittadine. Nel 2002 ACT/NCA interruppero tutti gli aiuti alimentari ai campi, dicendo che gli zingari ne rivendevano una parte per comprarsi le sigarette. Gli zingari ammisero di vendere alcuni degli aiuti, ma soprattutto per comprare le scarpe perché i bambini potessero andare a scuola. Nondimeno, tutti gli aiuti alimentari vennero fermati nel 2002.

Tutte le madri del campo si sono lamentate con KAAD sulle cattive condizioni igieniche e per la dieta che sta esacerbando la situazione sanitaria dei più vulnerabili, i bambini sotto i sei anni d'età e le donne incinte. La dottoressa Jovanovic ha detto che la concentrazione di malattie nei campi rende la situazione medica senza paragoni con nient'altro che abbia mai visto nei suoi 35 anni come dottoressa.

Anche se KAAD ed il governo del Kosovo non sono responsabili per la costruzione di questi campi su terreni contaminati, furono gli Albanesi che allontanarono gli zingari dalle loro case dopo che le truppe NATO francesi avevano occupato la città. Punire ora i bambini nati lì dopo la guerra appare una rivincita senza senso. Ma è quello che sta succedendo adesso. Altrimenti perché KAAD dovrebbe interrompere  la dieta speciale del novenne Ergin? Sicuramente KAAD che mantiene uno staff di 42 persone ed è finanziata dal governo del Kosovo può permettersi 7 euro al giorno per salvare Ergin ed i suoi fratelli. Nessuno in Kosovo, KAAD specialmente, sembra comprendere che la negligenza dolosa verso i bambini è un crimine.

Fine tredicesima puntata

 
Di Franco Bonalumi (del 06/04/2009 @ 09:06:31 in Europa, visitato 1474 volte)

Da Roma_und_Sinti

derStandard.at

Campi rom a Mitrovica: numerose famiglie vivono qui dalla fine della guerra del Kosovo, dopo che le loro abitazioni sono state date alle fiamme.

Insediamenti rom nel Kosovo settentrionale: Europarat vede una "catastrofe".
Il delegato per i diritti umani Hammarberg: il rimpatrio dei rifugiati equivarrebbe ad una violazione dei Diritti Umani.

Pristina – La situazione presente in due insediamenti rom nel Kosovo settentrionale è definita da Europarat come una "catastrofe umanitaria molto grave". Il delegato per i Diritti Umani di Europarat Thomas Hammarberg, ha dichiarato venerdì a Pristina che è scandaloso che ben cinque anni dopo l’allarme lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), a proposito del pericolo che tali persone corrono a causa dell’elevata concentrazione di piombo nel terreno, non sia stata ancora intrapresa nessuna azione.

I due insediamenti rom di Zvecan e Leposavic sono stati costruiti sopra aree ricoperte di cumuli di detriti, che contengono resti contaminati di mine. Gli abitanti degli insediamenti non devono divenire vittime del conflitto di autorità in atto fra Pristina, UNMIK e Belgrado, ha sottolineato il delegato per i Diritti Umani al termine della sua visita di quattro giorni in Kosovo.

Allo stesso tempo Hammarberg ha esortato le istituzioni kosovare e le organizzazioni internazionali, affinché si impegnino maggiormente per chiarire il destino di circa 2.000 persone scomparse. Nell’obitorio della città di Pristina si trovano al momento più di 100 cadaveri non identificati di vittime di guerra.

Hammarberg ha inoltre indicato quale particolare problema gli sforzi, esercitati da parte di alcuni stati occidentali, di far ritornare in patria i rifugiati kosovari. In un momento in cui il Kosovo deve affrontare una disoccupazione al 50%, una simile azione equivarrebbe ad una violazione dei Diritti Umani, ha detto il delegato per i Diritti Umani di Europarat, il quale ha fatto appello ai paesi occidentali l fine di non fare pressione sui rifugiati affinché rientrino nel Kosovo. (APA)

 
Di Fabrizio (del 12/10/2008 @ 09:06:28 in scuola, visitato 2475 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Da ALJAZEERA.net

Gli studenti rom offrono un barlume di speranza By Barnaby Phillips, Europe correspondent

Un paio di mesi fa, sono stato a Napoli [...] per riportare dell'ostilità contro il popolo Rom.

I napoletani incolpavano i Rom per l'ondata di criminalità, ed avevano bruciato uno dei loro campi.

Il fatto venne postato su You Tube da Al Jazeera (qui sotto, in inglese ndr).



Ecco un esempio di alcuni dei commenti nelle risposte; "gli zingari sono solo parassiti", "gli zingari non possono adattarsi ad un moderno stile di vita e non saranno mai i benvenuti", "solo uno zingaro morto è un buono zingaro", e così via.

Molti commenti non sono riportabili, ma questo è il senso.

Ora, è vero che l'anonimato su internet ha la tendenza deprimente ad incoraggiare le persone nel pubblicare punti di vista offensivi.

Ma, come corrispondente di Al Jazeera dall'Europa, sono rimasto sorpreso dall'esteso e radicato pregiudizio contro i Rom.

In Grecia e altrove, spesso devo riflettere sulle osservazioni di persone che altrimenti avrebbero una mente aperta.

Sembra a volte che la forma di razzismo che è ancora socialmente accettabile è quella contro i Rom.

Incidente scioccante

Settimana scorsa ero in Kosovo, dove i Rom sono in una difficile situazione.

Circa 150.000 Rom (a rischio di offendere, sto usando il termine "Rom" come scorciatoia per tre comunità differenti: i Rom, gli Askali e gli Egizi) vivevano in Kosovo agli inizi degli anni '90.

Oggi la popolazione è di circa 40.000.

L'esodo dei Rom dal Kosovo alla fine della guerra del 1999 non ha ricevuto la stessa attenzione di quello dei Serbi, ma è stato altrettanto drammatico.

In molte parte del Kosovo, la rientrante popolazione albanese ha accusato i Rom di collaborazionismo con i Serbi, e li hanno cacciati per rappresaglia.

In quello che forse è l'incidente che ha scosso maggiormente, gli Albanesi hanno distrutto un intero quartiere Rom, che ospitava circa 8.000 persone, sotto lo sguardo delle truppe internazionali.

Ma quello che è successo dopo è veramente scandaloso.

Danni al cervello

In nove anni, solo una manciata di quei Rom sono tornati alle loro case a Mitrovica sud.

L'ONU, che ha speso milioni per la ricostruzione in Kosovo, sino al 2006 non aveva ricostruito nessuna casa dei Rom.

Centinaia di Rom hanno passato anni in squallidi campi per rifugiati, contaminati da alti livelli di inquinamento da piombo (vedi ndr).

Gli attivisti incolpano molte morti all'avvelenamento da piombo, e ritengono che dozzine di bambini hanno sofferto danni irreversibili al cervello.

La storia dei campi Rom è lunga e complicata, con molti interessi contrastanti, ma una conclusione è inevitabile: nel Kosovo di oggi,è impossibile per qualsiasi altro gruppo etnico venire trattato con tale indifferenza.

I figli se ne sono andati

Ramadan Gidzic è un Rom amichevole, di circa 50 anni. Vive nel villaggio di Preoce, in un'enclave serba vicino a Pristina.

E' disoccupato dal 1999, quando molti Rom scapparono da Pristina, e ha perso il suo lavoro in una libreria.

Due figli, vedendo che non c'era una vita possibile, sono andati in Germania, portando con loro i figli. E' una storia tipica a Preoce.

Quindici delle 50 famiglie rom sono andate via, ed altre si stanno preparando a farlo.

In privato, molti ammettono di pagare i contrabbandieri per aiutarli a raggiungere illegalmente la Germania.

Ramadan ha perso i nipoti e si chiede se qualche Rom rimarrà a Preoce.

Dice: "Chiunque abbia parenti all'estero, prima o poi se ne andrà, qui non c'è niente da fare, possiamo solo stare qui e morire di fame".

Alcuni attivisti dei diritti umani ritengono che la popolazione Rom nel Kosovo del dopoguerra stia progressivamente declinando, fino al punto che in cinque anni non ci sarà più nessuno.

Altri dicono che le statistiche sulla popolazione non sono credibili, e che è impossibile trarre alcuna conclusione.

Di sicuro non è vero che ai Rom in Kosovo sia data la speranza di costruirsi lì un futuro.

Ruolo modello

La sfida forse più grande è l'istruzione. In Kosovo la frequenza scolastica dei bambini rom è notoriamente scarsa.

Secondo uno studio del 2006, soltanto l'1,4% termina la scuola secondaria. Così è stata una piacevole sorpresa incontrare Tefik Agushi, che ha 22 anni.



Tefik è l'unico studente rom all'American University del Kosovo, ed è un modello per la sua comunità.

Dice che i bambini rom sono svantaggiati a scuola per l'assenza di qualsiasi istruzione nella loro lingua nativa.

Ma dice anche che con l'impegno, i giovani Rom possono ottenere quel che vogliono.

"Non possiamo limitarci a sederci in fondo e aspettare che altri ci aiutino", dice Tefik, un giovane determinato a non permettere che il pregiudizio sia sulla sua strada.

 
Di Fabrizio (del 02/06/2008 @ 09:00:13 in Europa, visitato 1794 volte)

Da Romano Them, indagine sanitaria (lunghetta, vi avviso)

La crisi del piombo a Mitrovica: Romano Them chiede un'informazione completa all'ONU

27 Maggio 2008 – Una ricerca, prodotta dall'Istituto di Salute Pubblica di Kosovska Mitrovica su richiesta dei rappresentanti dei campi IDP (Dispersi Interni) nella Mitrovica settentrionale, ha confermato i documenti precedenti, secondo cui il livello di piombo nel sangue dei bambini rom che vivono in questi campi, rimane ad un livello alto in maniera allarmante. Sui 104 bambini testati, di età tra gli 1 e i 16 anni, 18 mostrano livelli di piombo eccedenti la soglia critica di 45 μg/dL, per i quali i dottori raccomandano terapia di chelazione. D'altra parte, se confermate le indicazioni "Hi" e "Hi Mnogo" contenute nella ricerca, si riferiscono a livelli nel sangue eccedenti i 65 μg/dL, il numero di bambini con livelli criticamente alti di contaminazione da piombo nel sangue sale a 38, il 36,5% del gruppo testato.

La contaminazione da piombo nel sangue dei bambini nei campi IDP a Mitrovica nord è stato un argomento ricorrente dal 2000, quando i primi test casuali fatti nell'area di Kosovska Mitrovica da un consulente ONU mostrò livelli di piombo pericolosi solo nei campi. Nel 2004, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) compì un'altra serie di test. Questi test mostravano che il 40% dei bambini nell'area avevano livelli di piombo nel sangue di 10 μg/dL e superiori, che è considerato dalle moderne ricerche il limite massimo oltre il quale si verificano danni sanitari irreversibili, incluso impatto alle capacità cognitive.

Ma, fu proprio Gerry McWeeney, allora manager del Programma di Sviluppo Sanitario, che notò nel suo rapporto che i bambini rom nei campi presentavano costantemente i più alti livelli di piombo nel sangue dell'intera popolazione, sottolineando che una fonte importante di esposizione ha provenuto dalla contaminazione nel terreno, risultante nella prossimità delle miniere di Trepca. Come conseguenza, raccomandava l'immediata evacuazione dei bambini da 0 a 6 anni e delle donne in attesa, e la temporanea rilocazione dell'intero campo "in attesa di una soluzione permanente e sostenibile".

Fu soltanto poco prima dell'estate del 2005 che un'azione venne definitivamente presa, sull'onda di una pressione montante e della questione fatta propria dai media internazionali. Con la fine dell'anno, l'UNMIK decise di trasferire gli IDP nell'ex base militare francese, conosciuta come Osterode camp, completamente ristrutturata e col suolo decontaminato. Dopo un'iniziale resistenza, la maggior parte delle famiglie si mosse verso il nuovo campo, dove apparentemente iniziò nel settembre 2006 un trattamento medico specialistico (see UNMIK Press Release).

Ironia della sorte, test effettuati di recente sembrano suggerire che la contaminazione da piombo nel rinnovato campo di Osterode sia persino superiore a quella di Cesmin Lug,  dove nell'ottobre 2004 la WHO aveva dichiarato che la situazione era peggiore degli altri campi, con un livello di contaminazione da piombo al suolo superiore di 359,5 volte il limite riconosciuto.

Nel maggio 2007, una squadra di dottori diretta da Ms. Mary Jean Brown, Capo del Ramo di Prevenzione all'Avvelenamento da Piombo del Centro USA per il Controllo e la Prevenzione del Disagio di Atlanta, visitò le attrezzature su richiesta del Dipartimento di Stato, USOP e USAID. In un rapporto redatto ad ottobre, gli esperti medici notarono che 39 bambini erano riferitamente chelati. Ma dissero anche che oltre 90 bambini avrebbero avuto bisogno di terapia, aggiungendo che a quel periodo il numero esatto non poteva essere determinato.

Nella loro indagine, i dottori si riferirono ai risultati di tre serie di test condotti dall'Istituto di Salute Pubblica di Mitrovica  nord, tra la fine del 2005 e l'inizio estate del 2007. Secondo questi test, 39 bambini nel primo, 32 nel secondo e 29 nel terzo, su circa 100 bambini esaminati avevano livelli capillari di piombo nel sangue superiori a 45 μg/dL. Se l'assunzione riguardo il significato di "Hi" e "Hi mnogo" risultasse veritiera, le condizioni sanitarie dei bambini nel campo sarebbero stazionarie, la tal cosa confermerebbe i dubbi sull'adeguatezza del trattamento medico fornito in un ambiente che rimane pesantemente contaminato dal piombo.

Le prime informazioni su una nuova e prossima crisi sanitaria nei campi di Mitrovica nord apparvero settimana scorsa in un articolo, pubblicato sulla rivista in Internet New Kosovo Report. L'autore, il leader del movimento pro-indipendenza Albin Kurti, riteneva che la WHO aveva prove dagli esami effettuati sui bambini di Cesmin Lug e Osterode che i loro livelli di piombo erano raddoppiati. Suggeriva anche che la WHO nascondesse queste informazioni al pubblico.

Allarmati da queste notizie, come Romano Them, abbiamo contattato l'ufficio WHO di Pristina e chiesto conferma sulle dichiarazioni e circa eventuali conseguenze di detti risultati. A dispetto dei chiari riferimenti all'articolo del New Kosovo Report, accluso alla mail, il direttore locale della WHO, Dr. Dorit Nitzan, finse di ignorare di quali test Romano Them stesse parlando. Affermando che i test di laboratorio fossero da tempo condotti dalle istituzioni locali, promise comunque di investigare e chiese a Romano Them pazienza sino al suo ritorno in Kosovo. Ulteriori emails, relative ai risultati dei primi test commissionati dalla WHO, rimasero senza risposta.

Con una reazione simile, il capo dell'ufficio UNICEF in Kosovo, Robert Fuderich, pretendeva lui pure di non essere a conoscenza dei test, ma quando fu confrontato con i risultati parziali, comunicati dai rappresentanti del campo in una dichiarazione pubblica, riconobbe che la sua organizzazione era stata messa a conoscenza dei risultati di questi test, ma era in attesa di ottenere una piena informazione per "notificare alle autorità preposte e cercare di ottenere da tutti uno sforzo verso una soluzione giusta e finale."

Il rappresentante dell'area della Norwegian Church Aid, un'organizzazione caritativa che si occupa del campo di Osterode, Ragnar Hansen, fu più esplicito e disse che la sua organizzazione condivideva le preoccupazioni di Romano Them riguardo il livello di piombo nel sangue dei bambini IDP. Purtroppo non era in grado di commentare i risultati dei test, suggerendo che la WHO non avesse comunicato i risultati dei test precedenti, né alla sua organizzazione né ai genitori dei bambini.

Dalla sua email risulta che la WHO avesse visto (!!!) i risultati dei test commissionati dai rappresentanti dei Rom ed era "preoccupata riguardo agli alti livelli di piombo nei campioni di sangue raccolti".

Romano Them ha anche provato ad ottenere una reazione dall'UNMIK, che attende tuttora al momento in cui scrive.

Nelle sue raccomandazioni, la dottoressa Brown, del cui Centro è stata richiesta l'assistenza in questo caso dall'UNICEF e dalla WHO, scrisse nell'ottobre 2007: "Ci è stata data assicurazione che i livelli nel sangue stanno decrescendo, e i dati ricevuti dal CDC [Centro per il Controllo del Disagio] lo confermano. Comunque, i dati completi devono essere resi disponibili. Agenzia Responsabile: WHO."

Sette mesi dopo, la "confusione da parte dei leader rom e di altri, come la serietà del problema e l'estensione della contaminazione ambientale" cui la dottoressa Brown si riferisce nel suo rapporto, è quasi completa. Nelle loro dichiarazioni sui recenti test sanguigni, i rappresentanti dei campi, Skender Gusani e Dai Mustafa, scrivono: "WHO ha effettuato dei test sui livelli di piombo nel sangue dei bambini ed i risultati mostrano che il campo di Osterode è libero dal piombo, ma i risultati di questi test non sono mai stati mostrati al pubblico e nemmeno ai genitori dei bambini esaminati."

Romano Them è profondamente preoccupata, non soltanto dell'inquinamento da piombo stesso, quanto dalla mancanza di informazione e dalla cattiva comunicazione da parte delle agenzie internazionali coinvolte nel processo. Chiede alla Missione delle Nazioni Unite in Kosovo di fornire informazioni immediate e complete circa la contaminazione da piombo nei due campi IDP di Cesmin Lug e Osterode e sprona la WHO affinché sviluppi le raccomandazioni contenute nel memorandum, preparato dal Manager del Programma di Sviluppo, Gerry McWeeney che, nell'ottobre 2004, raccomandava che tutti i bambini con livelli nel sangue superiori a 10 μg/dL siano ricontrollati ogni settimana.

Condividiamo le preoccupazioni circa l'adeguatezza di una terapia di chelazione in un ambiente, che è tuttora pesantemente contaminato dal piombo, come confermato dai test recenti. Romano Them suggerisce definitivamente di dare seria considerazione all'evacuazione dei residenti in un posto sicuro. Le consultazioni dovrebbero aprirsi immediatamente.

For further information please write to: kosovoroma@gmail.com

Related news items and press releases:

UNMIK: SRSG visits Cesmin Lug, urges Roma to take advantage of Camp Osterode

Facilities, UNMIK/PR/1476, 11 January 2006

 

UNMIK: SRSG welcomes start of lead-toxicity treatment for IDPs in Camp Osterode, UNMIK/PR/1577, 1 September 2006

 

UNICEF: Roma families need rehousing to save children from lead poisoning, 10 February 2006

 

Reports:

 

World Health Organisation (WHO):  Preliminary Report on Blood Lead Levels in North Mitrovica and Zvecan, July 2004

 

WHO: Memorandum, 22 October 2004

 

WHO: Regional Committee for Europe, Fifty-sixth session Copenhagen, 11–14 September 2006, Provisional agenda item 7(d): Enhancing health security: the challenges in the WHO European Region and the health sector response, 19 June 2006

 

Gesellschaft für bedrohte Völker (GfBV): Flüchtlingslager Osterode, 18 September 2006

 

European Roma Rights Center: Romani Return to the Mitrovica Mahalla Marred with Problems

 

Brown, Mary Jean/Brooks, Barry: Recommendations for Preventing Lead Poisoning among the Internally Displaced Roma Population in Kosovo from the Centers for Disease Control and Prevention, US Centers for Disease Control and Prevention, Atlanta/GA, 27 October 2007

Roma and Ashkali Documentation Centre (RADC): Security review of the RAE communities in the divided town of Kosovska Mitrovica, Pristina, September 2007

 
Di Fabrizio (del 30/08/2011 @ 08:59:30 in scuola, visitato 1292 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

By Linda Karadaku for Southeast European Times in Pristina - 11/08/2011 Con l'avvicinarsi del nuovo anno scolastico, riemergono vecchie polemiche

Gli studenti dicono che poco del curriculum viene dedicato alla storia delle altre nazionalità o minoranze in Kosovo. [Reuters]

La missione cross-culturale sull'istruzione dell'OCSE in Kosovo chiede che minoranze e maggioranze imparino l'altrui cultura, la rispettiva storia, come anche il valore della tolleranza e del pluralismo.

SETimes ha parlato con diversi studenti kosovari di differenti nazionalità e retroterra etnico, per scoprire quanto l'attuale situazione si avvicini agli standard OCSE.

Genta, quindicenne albanese, frequenta la scuola elementare Iliria a Pristina. Ha studiato la storia del Kosovo sino alla proclamazione d'indipendenza, eppure qualcosa manca nel suo curriculum.

"Non abbiamo imparato a conoscere gli altri gruppi etnici. L'insegnante ci ha detto che il Kosovo ha anche delle minoranze e ci ha spiegato come sono arrivati e si sono insediati in Kosovo, gli Slavi e i Turchi," ha detto Genta a SETimes.

Non ha contatti con bambini di altri gruppi etnici in Kosovo.

"Ho incontrato i Serbi a Brezovica. Ci hanno detto che il Kosovo è la Serbia, noi abbiamo risposto che il Kosovo è indipendente," dice, aggiungendo che tutto ciò che sa è che i Serbi "ci hanno espulso dalle nostre case e siamo tornati."

Hari Kasumi, insegnante e storico del Kosovo, ha detto a SETimes, "Se si conosce la storia di qualcun altro, ci saranno meno odio, animosità e migliore conoscenza reciproca. Insegnare la storia isolata [di un solo popolo] avrebbe un impatto negativo."

Tuttavia, i libri di storia in lingua albanese sono focalizzati sui principali protagonisti della storia albanese, mentre i testi in serbo presentano il Kosovo come "la culla del popolo serbo".

David, sebo dell'età di Genta, frequenta la scuola secondaria di economia a Mitrovica.

"E' interessante quando l'insegnante parla delle relazioni tra Serbia e Albania. Dice sempre che ci siamo aiutati l'un l'altro nelle guerre dei Balcani ed in quelle mondiali. Quello che [ora] sta succedendo in Kosovo non ci è molto chiaro. Non impariamo l'albanese a scuola, e penso che sia sbagliato. L'insegnante di serbo ci ha detto che i Sebi che vivono al confine con la Romania imparano il rumeno come seconda lingua,quelli vicino al confine con la Bulgaria imparano l bulgaro," dice David a SETimes.

Aggiunge che l'insegnate dice agli studenti che "il Kosovo è la Serbia" e, dice David, "penso che sia così".

Daut è Rom, e suo figlio di 12 anni frequenta la scuola elementare Mustafa Bakiu a Prizren. Dice Daut di non riuscire a ricordare suo figlio che imparava a scuola qualcosa sulle diverse etnie.

Qylanxhiu inoltre lamenta che un termine peggiorativo per indicare i Rom appare 13 volte in un libro di testo dell'ottavo grado, cosa per cui la comunità ha protestato. Conferma che la comunità rom ha chiesto al ministero della pubblica istruzione di includere cultura, tradizioni e lingua rom nel curriculum.

"Non abbiamo nessun altro stato. Vediamo il Kosovo come il nostro paese e saremmo felice di vedere sparire i pregiudizi, così che tutti noi possiamo essere conosciuti come Kosovari," dice Qylanxhiu.

Cansu, Turco di 16 anni, frequenta la scuola elementare Sami Frasheri, dato che l'istruzione è offerta anche in turco.

"A scuola impariamo soprattutto la storia turca," dice, aggiungendo che agli studenti vengono anche insegnate le due guerre mondiali, ma niente riguardo le altre etnie del Kosovo.

"Vediamo il Kosovo come la nostra casa comune e vogliamo costruire qui il nostro futuro," dice Cansu.

 
Di Fabrizio (del 21/09/2010 @ 08:57:30 in Europa, visitato 2157 volte)

by Paul Polansky

[continua]

Mercy Corps

(immagine da oregonlive.com) Il nuovo quartier generale di Mercy Corps a Portland, Oregon, USA. Non ci sono stati ritardi nel costruire il loro quartier generale.

IL PREMIO PROCRASTINAZIONE: disonora quella OnG di Portland, Oregon, premiata con un contratto di 2,4 milioni di $ nel settembre 2008 per costruire 50 case per le famiglie dei campi zingari e fornire loro cure mediche contro l'avvelenamento da piombo. Ad oggi (17 mesi dopo) Mercy Corps non ha posto ancora un mattone né ha curato nessuna persona, nei termini del loro contratto USAID.

Ci si meraviglia di quanto denaro vada perso. Immediatamente dopo aver ottenuto il loro contratto da USAID, Mercy Corps stabilì un ufficio ed uno staff a tempo pieno, ma non fece niente per gli alloggi e per curare gli zingari dei campi. Naturalmente, Mercy Corps da la colpa alle vittime. L'ultima scusa che ho sentito dall'ufficio di Mercy Corps è stata: "E' difficile lavorare con gli zingari." Ma è ovvio che Mercy Corps non sta correndo per salvare questi esseri umani.

Ho vissuto e lavorato con zingari per quindici anni. Se vuoi fare progetti per i Rom e gli Askali, aiuta conoscere la loro cultura e mentalità. Il Consiglio Rifugiati Danese (DRC ndr) ha lavorato con questi zingari dei campi dal 1999 e ognuno ha potuto imparare dall'altro. Il legame tra loro è stato il migliore che abbia mai visto nei miei dieci anni in Kosovo. Quindi, perché è stata Mercy Corps che non aveva mai lavorato con gli zingari del Kosovo ad aver ottenuto il contratto, e non DRC che pure aveva fatto un'offerta per il progetto?

Naturalmente, non molte OnG e meno di tutte Mercy Corps stanno correndo per salvare questi Rom e Askali che l'ONU ha messo su terreni contaminati circa undici anni fa. Quindi, dov'è la "misericordia" in Mercy Corps (mercy  in inglese significa misericordia ndr). Perché non stanno cercando di essere fedeli al loro nome?

Forse non è solo l'anima umanitaria che fa loro difetto. Forse i loro direttori e staff stanno anche perdendo ingegno e senso comune. Oltre un anno dopo aver ricevuto il loro contratto per costruire 50 case, MC decise di testare il suolo per vedere se potevano costruirci sopra o se anche quello era contaminato. La maggior parte degli architetti controlla il terreno prima di stendere il progetto. Mercy Corps fa sempre le cose col culo? O solo quando si tratta di salvare degli zingari?

A settembre dell'anno scorso visitai gli uffici di Mercy Corps a Mitrovica sud, in quanto ero parte della squadra OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). OMS aveva recentemente rilasciato un comunicato stampa dove nuovamente chiedeva "l'immediata evacuazione [dei campi] appena fossero stati organizzati i piani di rilocazione".

Il capo regionale dell'OMS chiese al capo di Mercy Corps in Kosovo perché non avevano iniziato le costruzione? E quale fosse il piano medico che dicevano di avere nel progetto?

Anche se si suppone che tutti i progetti USAID sostenuti dai dollari dei contribuenti americani siano trasparenti, Mercy Corps ritiene che ogni cosa nel loro progetto USAID sia un segreto di stato. Cominciare a costruire? Forse a ottobre (intanto siamo già a febbraio e niente è iniziato). Soluzione medica? Sarà rivelata in futuro. Quando? In futuro. Gli zingari dei campi non hanno il diritto a conoscere ciò che li riguarda? In futuro.

Anche se Mercy Corps, KAAD, ACNUR ed il governo del Kosovo hanno promesso ad ogni famiglia di ritorno nel loro vecchio quartiere che sarebbero stati curati dall'avvelenamento da piombo, nessuno è stato curato. Non molto tempo fa un neonato è morto, un anno dopo che i suoi genitori erano tornati nel loro vecchio quartiere. La madre aveva lasciato Osterode con alti livelli di avvelenamento da piombo. Non venne curata, come invece le era stato promesso alla partenza. Il neonato è morto, come la maggior parte dei bambini avvelenati da piombo nell'utero.

Quindi, chi sta facendo qualcosa per salvare queste persone? Sono persone, non è così? Forse dovremmo chiedere a Mercy Corps di definirsi. Con le loro azioni. Di sicuro MC pensa che non ci sia nessuna urgenza di salvarli. Forse Mercy Corps pensa che non valga la pena salvare degli zingari musulmani.

Quante scuse si devono aspettare prima che qualcuno interrompa questo gioco di insensibile compiacenza? Oppure Mercy Corps sta cercando di vedere quanti zingari moriranno intanto che loro aspettano? Naturalmente, se aspettano abbastanza non ci saranno più zingari da salvare. Ciò significa che Mercy Corps può intascarsi i soldi e richiederne sempre più?

ULTIME NOTIZIE: L'Unione Europea ha appena annunciato che finanzierà altre 90 case cosicché tutti gli zingari dei campi possano risistemarsi. Whoops! La UE ha anche annunciato che Mercy Corps ha ottenuto l'incarico pure per queste 90 case.

ULTIMISSIME NOTIZIE: Mercy Corps ha appena confermato che il loro nuovo partner di sviluppo per queste 140 case sarà KAAD (che non può permettersi di spendere sette euro al giorno per salvare due bambini zingari che stanno morendo)!


Patricia N. Waring-Ripley

(immagine da saputnik.net)

IL PREMIO LACRIME DA COCCODRILLO: disonora quell'incaricata ONU incaricata nel 2005 di "evacuare" gli zingari di Mitrovica dai loro campi tossici. Dopo aver preso ufficio come vice SRSG, questa signora canadese pianse davanti alle telecamere della televisione, proclamando che nessuno zingaro dei campi sarebbe morto sotto il suo sguardo. Ne sono morti ventinove.

Quando intervistai Patricia Waring nel 2006 con un ex giornalista della TV canadese, Waring non smetteva di raccontare come avesse salvato le vite di circa 1.200 Albanesi dal villaggio di Hade all'aeroporto di Pristina. Anche se le loro case mostravano crepe per le gallerie delle miniere sotto il loro villaggio, nessuno voleva lasciare la propria terra ancestrale. Nessuno era stato offeso. Ma Waring era determinata a salvarli. Quando si rifiutarono di andarsene, ordinò ai poliziotti dell'ONU di portarli via forzatamente. Furono mandati a Pristina dove erano stati affittati per loro degli appartamenti. Più tardi Waring offrì loro l'opzione che il governo del Kosovo costruisse loro una casa nuova in un altro villaggio, o che ogni famiglia ricevesse 45.000 euro per trovare da sé una soluzione. Waring era così orgogliosa di questa storia che pianse per diversi minuti di fronte alla nostra videocamera.

Waring smise di piangere quando le chiesi perché non avesse fatto la stessa offerta ai nostri zingari nei campi le cui vite erano davvero in pericolo. C'erano soltanto 600 zingari in fuga dalle devastazioni dell'avvelenamento da piombo, così sarebbe costato solo la metà di quanto aveva pagato per "salvare gli Albs".

Waring rifiutò di rispondere. Mi guardò come se fossi proprio naif. Allora le chiesi come intendeva salvare i nostri Rom ed Askali (non c'erano Egizi nei campi). Disse che aveva da leggere molto prima di poter affrontare la questione. Le diedi una copia del mio libro, UN-Leaded Blood. Scosse la testa come se non fosse nella sua lista.

L'offerta di Waring per salvare i nostri zingari risultò di spostarli da due campi inquinati da piombo in quello che chiamo un campo "libero da piombo" dove potessero essere curati con medicine pagate dall'Ufficio USA (e poi dall'ambasciata USA) a Pristina. Sfortunatamente, non prevalse il buon senso. Il suo campo "libero da piombo" era l'ex base francese chiamata Osterode, che i Francesi avevano abbandonato a causa della contaminazione da piombo.

Poco prima di lasciare il Kosovo, a Waring venne chiesto quale fosse il suo più importante successo nella sua posizione ONU. Dichiarò: "...il mio più grande privilegio è stato di lavorare con la squadra che ha accelerato la chiusura dei campi rom contaminati a Mitrovica." Ci sono voluti sette anni per chiudere due dei campi; due sono ancora aperti.

Patricia N. Waring-Ripley lasciò il Kosovo nel 2007. Il suo contratto come capo dell'Amministrazione Civile in Kosovo non venne rinnovato, dopo che spedì lettere alla polizia ONU del Kosovo ordinando di riferirle di ogni attacco cono le minoranze. Si ritirò ad Halifax, NS, Canada, ad insegnare a cucinare.

Fine quattordicesima puntata

 
Di Fabrizio (del 10/08/2010 @ 08:56:16 in Europa, visitato 3002 volte)

by Paul Polansky

[continua]

Zylfi Merxha (immagine da Assembly-kosova.org)

IL PREMIO MARIONETTA MAJUPI: disonora quella persona che ha venduto il suo stesso popolo (Rom, Askali, Egizi) e poi l'ha accusato di essere ingrato verso l'etnia albanese che l'ha cacciato dalle sue case e comunità durante l'estate del 1999 dopo l'arrivo delle truppe NATO.

Incontrai Zylfi la prima volta nel settembre 1999, dopo che si era barricato in casa e negava di essere Rom, mentre molti dei suoi vicini romanì fuggivano dal ritorno degli Albanesi. Agitandosi e tremando, Zylfi spiegava di essere solo un musulmano timorato di Dio. Un anno dopo quando gli aiuti tedeschi iniziarono a piovere "per i Rom" nella sua città natale, Zylfi si autoproclamò loro leader e dichiarò non solo di essere un "Rom puro", ma che la sua priorità principale era di salvare la lingua romanì dall'estinzione.

Nel 2002 offrii a Zylfi di guidarlo verso ogni comunità zingara in Kosovo, per visitare il suo popolo. Disse che era tropo pericoloso, anche se io e la mia squadra romanì eravamo stati in oltre 300 mahala a portare aiuti. Anche se oltre 14.000 case di RAE (Rom, Askali, Egizi) erano state distrutte dal ritorno degli Albanesi del Kosovo, solo qualche centinaio erano state ricostruite, principalmente per i Rom di Prizren, la città natale di Zylfi.

Anche se i Rom nei campi tossici abbandonati a Mitrovica nord hanno chiesto a Zylfi di visitarli, per testimoniare le loro sofferenze, lui ha rifiutato. Invece, ha proclamato alla televisione del Kosovo che i Rom dei campi sono da biasimare per la loro situazione.

Molti Rom dicono che Zylfi lavora solo per il suo portafoglio, e che se ci fosse qualche aiuto o lavoro per i Rom, si assicurerebbe che lo ricevessero solo i suoi Rom di Prizren. Nel 2009, il governo del Kosovo tenne a Pristina una Conferenza Romanì per celebrare il Giorno Internazionale dei Rom. Non venne invitato nessun Rom di Pristina, nessun Rom dai campi, nessun Rom da nessuna città del Kosovo eccetto che da Prizren. Durante le cerimonie, Zylfi presentò il Primo Ministro del Kosovo con un riconoscimento di eterna gratitudine della comunità Rom  per tutto quanto il governo aveva fatto per ...lui? Alla TV del Kosovo, Zylfi ha affermato che i Rom sono a posto dopo l'indipendenza, non hanno problemi. Probabilmente il 99% dei Rom kosovari non ha mai incontrato il loro "leader". Molti Rom credono che Zylfi dica solo quello che il governo del Kosovo vuole che dica. Anche se i Rom di Mitrovica hanno sofferto per quasi undici in queste distese tossiche, Zylfi è stato citato dalla TV del Kosovo dicendo, "Ritengo che tanto il sindaco di Mitrovica che il governo del Kosovo stiano lavorando sodo perché la comunità ritorni alle proprie case." Dato che Zylfi non ha mai visitato questa gente o la loro comunità, è ovvio che non sappia che tutte le loro 1.200 case furono distrutte nel 1999, e che più tardi le rovine furono spianate dall'UNMIK-KFOR. Allora il municipio di Mitrovica sud ha reclamato per sé quei terreni, dicendo che i Rom non potevano provare che una volta erano loro. Tra i pochi Rom che lo conoscono personalmente, Zylfi è considerato un buffo vecchietto. Ma non c'è niente di divertente in ogni bambino rom nato con danni irreversibili al cervello nei campi ONU, perché il loro "leader" dice che non ha tempo di visitarli.


Norwegian Church Aid (NCA)

Il campo di Cesmin Lug costruito da ACT (Action by Churches Working Together) e da NCA (immagine da Sandro Weltin/ © Council of Europe)

IL PREMIO ANTI-CRISTIANO: disonora quell'organizzazione non-governativa che si auto-pubblicizza per promuovere la compassione, l'amministrazione responsabile, ed i diritti basici degli esseri umani... ma fa esattamente l'opposto. NCA viene disonorata da questo premio per aver amministrato i campi zingari a Mitrovica su terreni contaminati per nove anni, dove sono morti 84 Rom ed Askali, molti dei quali bambini piccoli. NCA non ha mai richiesto l'immediata evacuazione, nonostante lo fecero l'OMS e l'ICRC (Comitato Internazionale della Croce Rossa ndr).

Finanziata all'80% dal governo norvegese, NCA è anche partner attuativo di ACT (Action by Churches Together) e dell'UNHCR nei campi di Mitrovica/Kosovo settentrionale dal 1999 alla fine del 2008.

Nonostante l'NCA neghi di essere mai stata coinvolta sino al 2005 nei campi (quando le venne assegnato un contratto a sei cifre di euro dall'UNHCR per l'amministrazione esclusiva dei campi), la newsletter ACT del 10 ottobre 1999 pubblicava questa chicca:

Il gruppo ACT/NCA ha, su richiesta dei diritti interessati, rilevato il controllo amministrativo dei campi rom temporanei a Mitrovica nord. E' stato stipulato un contratto con l'appaltatore locale per costruire vicino alla città il campo "permanente". La preparazione del sito è quasi completata, con l'erezione dei 45 prefabbricati assegnati (costruiti in realtà con vecchi pannelli con pitture al piombo) accompagnati da unità centrali cucine/bagni di prossimo inizio.

In un'altra newsletter, datata 17 ottobre 1999, ACT dichiarava: Il gruppo ACT/NCA per la sanificazione dell'acqua continua ad operare nel campo temporaneo per Rom dispersi a Mitrovica nord.

Nell'ottobre 2000 ACT pubblicava questo breve rapporto:

Programmi ACT in Kosovo
by Rod Booth

...e due campi rom a Mitrovica nord sono stati forniti  di sistema idrico e di visite educative casa per casa istituite sull'intera area operativa.

Assistenza alle minoranze

Percepiti da molti Kosovari albanesi di ritorno come fiancheggiatori delle forze serbe, la maggior parte dei 40.000 Rom del Kosovo sono stati costretti alla fuga al ritorno dei Kosovari. Vicini vendicativi hanno bruciato sistematicamente l'intera ex comunità rom a Mitrovica sud, durante le ultime due settimane di giugno 1999. Oltre 400 dei dispersi sono rimasti senza casa a Mitrovica nord. Su richiesta tanto dei Rom che dell'UNHCR, ACT è diventata l'agenzia capofila nel rifornire di cibo, riparo e supporto a questo settore vulnerabile della società kosovara.

Nel momento in cui altre OnG stanno iniziando a muoversi, i sei partner attuativi nell'arena del Kosovo rimangono determinati a restare con la gente di questa terra devastata, ad assisterla nel loro sforzo di ricostruire una nuova società dalle ceneri di quella vecchia.

I PARTNER INTERNAZIONALI ATTUATIVI DI ACT IN KOSOVO

ChristianAid, GB
DanChurchAid (DCA), Danimarca
Diakonie Emergency Aid, Germania
Lutheran World Federation, Ginevra
Macedonian Centre for International Cooperation (MCIC), Macedonia
Norwegian Church Aid (NCA), Norvegia
United Methodist Church Office for Relief (UMCOR), USA

Ad agosto 2000, vennero richiesti dall'SPSG dr. Bernard Kouchner esami casuali del sangue sull'avvelenamento da piombo nell'intera regione di Mitrovica. Gli unici livelli di piombo pericolosi trovati furono nei campi per IDP (Persone Internamente Disperse ndr) costruiti da ACT/NCA. La squadra medica ONU del dr. Kouchner raccomandò la rilocazione dei campi rom in un'area a minor rischio. L'UNHCR e i suoi partner d'attuazione ACT/NCA non risposero.

Dopo la morte di diversi bambini romanì nel 2004 ed un numero imprecisato di donne che avevano abortito, causa complicazioni dovute all'avvelenamento da piombo, l'ONU in Kosovo rifiutò di riconoscere che era stato scritto un rapporto, che raccomandava la chiusura dei campi rom e recintò tutta l'area inquinata. D'altronde, Jackie Holmboe di Norwegian Church Aid, durante un incontro UNMIK a Mitrovica il 25 novembre 2004, confermò che NCA aveva già nei propri archivi una copia del rapporto dal 2000.

Nel 2006, due dei quattro campi NCA furono chiusi a causa dei più alti livelli di piombo nella letteratura medica e gli zingari vennero inviati in un altro campo (precedentemente occupato dalle truppe francesi, quando lo lasciarono venne detto loro di non mettere al mondo figli per almeno nove mesi, a causa dei livelli di piombo nel loro sangue) chiamato Osterode, che era a soli 50 metri da due degli esistenti campi zingari. L'NCA dispose un servizio di guardia 24 ore su 24, per impedire ai giornalisti, ad esempio della ZDF (TV tedesca), di entrare.

Sotto l'amministrazione dei campi della NCA (dal 1999 al2008) perirono più di 80 Rom in questi campi, la maggior parte a causa di complicazioni dell'avvelenamento da piombo. NCA non ha tenuto una lista dei morti, nessun nome è stato scritto e nessun aiuto fornito per la sepoltura. Nessuno dello staff di NCA è mai intervenuto ai funerali. Tuttavia, i leader dei campi ed un'altra OnG (KRRF Kosovo Roma Refugee Foundation ndr) hanno tenuto una lista di tutti quanti sono morti sotto l'amministrazione NCA.

Per confutare le accuse che l'NCA sapeva dei pericolosi livelli di inquinamento da piombo nei campi da loro amministrati, ma mai aveva fatto pressione sui funzionari ONU per evacuarli e curare le persone più in pericolo (bambini sotto i sei anni e donne incinte), l'ufficio NCA di Pristina dichiarò che da una loro ricerca, "i Rom erano più suscettibili all'inquinamento da piombo del resto della popolazione, e quindi dovevano conviverci."

Secondo la loro pagina web:

Norwegian Church Aid è un'organizzazione volontaria, ecumenica, che lavora per promuovere i diritti basici degli esseri umani. L'organizzazione è radicata nella fede cristiana. Appoggiamo chi ha più bisogno, senza differenze di genere, convinzioni politiche, religione ed origine etnica. Le chiese e le congregazioni norvegesi compongono i sostenitori di Norwegian Church Aid. Per ottenere risultati durevoli operiamo con le chiese di base e altre organizzazioni locali in tre maniere:

  • Progetti di sviluppo a lungo termine
  • Preparazione e risposta d'emergenza
  • Consulenza

Norwegian Church Aid agisce ritenendo che tutti gli umani siano stati creati ad immagine di Dio, con pari valori e pari dignità. Le nostre attività si basano su cinque valori base:

  • Compassione
  • Giustizia
  • Partecipazione
  • Pace
  • Amministrazione responsabile della creazione

Tutti gli zingari dei campi sono musulmani.

Fine ottava puntata

 
Di Fabrizio (del 12/08/2008 @ 08:54:01 in casa, visitato 1384 volte)

Da Romano Them

Luglio 2008 - Giesela Kallenbach, membro del Parlamento Europeo, a luglio ha visitato il Kosovo e riportato notizie "più moderate che incoraggianti." Secondo lei, la situazione dei Rom che sono tornati a Mitrovica sud è migliorata solo in parte.

Riporta Kallenbach: "La situazione dei Rom è migliorata solo parzialmente dopo l'esecuzione del progetto di reinsediamento di parte delle famiglie. Sono state costruite case per le famiglie e blocchi di appartamenti, sono stati sviluppati spazi pubblici. Non sono disponibili aiuti agli indigenti. Soltanto 7 bambini Rom vanno a scuola, che è a Mitrovica nord. Questi bambini devono camminare per qualche chilometro ogni giorno per andare a scuola e tornare. Per loro non ci sono facilitazioni dei trasporti. Le promesse 24 ore di supporto medico sono state ridotte a 2 ore al giorno. Non viene raccolta la spazzatura. Non ci sono misure per generare impiego lavorativo o accelerare la crescita economica. I residenti hanno un solo negozio a disposizione. Per ragioni di sicurezza, reale o percepita, non si azzardano ad andare in città per le compere. Molti abitanti lasciano la sera le loro dimore per andare a dormire nella parte nord. Questo perché si sentono minacciati o per non perdere il supporto medico.

L'intero rapporto (formato .doc) è disponibile qui

 
Di Fabrizio (del 24/02/2008 @ 08:51:45 in Europa, visitato 2313 volte)

segnalazione di Tommaso Vitale

Kosovo, una piccola storia di vittime dimenticate
di Flavio Fusi

Questa è una piccola storia di vittime dimenticate. L’abbiamo raccontata, più di un anno fa, insieme a Massimo Campili e Boban, per il settimanale del TG3 “Agenda del mondo”. Lo scenario è quella terra di nessuno di colline brulle e avvelenate che sta intorno a Mitrovica: la piccola Berlino del Kosovo, disputata tra serbi e albanesi. La “grande storia” non si occupa della sorte degli ultimi, dei reietti, dei sommersi. Oggi, la bandiera del Kossovo indipendente sventola da Pristina a Mitrovica, e le cancellerie occidentali si congratulano con i vincitori, che molto hanno sofferto, ma che molte sofferenze hanno inflitto. Nessuno è innocente, nell’ esplosione delle frontiere, e nella nascita delle “piccole patrie etniche” che marchia a fuoco il nuovo secolo. Questa, infine, è una storia di “pulizia etnica”. Chi si è indignato giustamente per la “pulizia etnica” consumata dai serbi di Milosevic, dovrebbe volgere lo sguardo a queste colline, e indignarsi, e chiedere conto anche della sofferenza dei bambini di Cesmin Lug , Kablare e Zitkovac.

continua

 
Di Fabrizio (del 04/10/2006 @ 08:50:53 in blog, visitato 1636 volte)

Ho chiesto ai giocatori di riassumere cosa è successo l'anno scorso.

Questo è il racconto di Stefano, che quando non gioca cura il blog Scacchierando:

Nel 2004 vivevo a Mitrovica, dove possedevo una casa. L'ho venduta in cambio di un passaggio in un "CV furgonato, poi un TIR, verso l'Italia in cerca di fortuna.
Passata la frontiera, vengo scaricato a Trieste dove mi rifugio in una casa abbandonata. Lì trovo dei muratori, lavoro con loro.
Poi mi nascondo grazie alla carta Piotr, ma con la scusa di un passaggio in questura lui ed altri loschi figuri mi riempiono di mazzate, mi tolgono tutti i documenti e i soldi, infine mi lasciano in stato confusionale a Verona.
Mi ritrovo in un pronto soccorso piantonato (e randellato) da un poliziotto. Vengo messo in isolamento. Piotr mi denuncia per furto ma in seguito, a sorpresa, mi "compra" dai poliziotti (che vogliono incastrare Ljiubisa) e mi trasferisce a Rimini.
Per forza di cose collaboro con Piotr il quale, col compito di scovare Ljiubisa assieme ad un suo tirapiedi, mi restituisce i soldi e mi fornisce una mitraglietta. "Tranquillizzo" il socio con una bevuta, "carichiamo" Nns sulla nostra Fiat Punto. Ci accorgiamo di essere seguiti da un'altra Punto, parte una sventagliata di mitaglietta che per fortuna non procura grossi danni: sono i figli adottivi di Nns! Il mio "socio" tramortisce il nostro accompagnatore e, visto che sta arrivando la stradale, ci dirigiamo verso la Bologna-Firenze. Arriviamo a Campi Bisenzio per trovare informazioni su Ljiubisa e la nonna...

 
Di Fabrizio (del 15/07/2008 @ 08:31:37 in Europa, visitato 1810 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Martedì 8 luglio 2008 - Persiste l'emergenza sanitaria nei campi Rom dell'ONU




QUANDO MILIONI DI GIOCATTOLI fabbricati in Cina furono recentemente richiamati per paura di avvelenamento da piombo, Time magazine, CNN e la maggior parte dei media ne fecero una notizia da prima pagina. Dottori di tutto il mondo furono citati per come la pittura al piombo potesse causare danni al cervello e agli organi, specialmente in bambini sotto i sei anni di età il cui sistema immunitario non era ancora pienamente sviluppato. Ma nessun media a suo tempo ha menzionato una parola sul peggior caso di avvelenamento da piombo nella storia medica: i campi ONU per persone internamente disperse (IDPs) nel nord Kosovo.

Forse per la maggior parte dei giornalisti, i campi di morte ONU non sono una nuova storia anche se le morti continuano a crescere. Ne ho scritto sull'International Herald Tribune. In seguito a questo, la ZDF (TV tedesca) fece un breve programma sui campi, e così fece Aljazeera. Bild Zeitung, il più diffuso giornale tedesco, non solo raccontò la storia, ma chiamo otto bambini (dopo che la loro madre ed un fratello erano morti di avvelenamento da piombo) in Germania per trattamenti medici dove le scansioni mostrarono che i bambini avevano gli organi danneggiati e danni irreversibili al cervello.

Questo è come successe

Il 16 giugno 1999, quattro giorni dopo l'arrivo delle truppe NATO, bande di estremisti Albanesi, guidate dagli ufficiali in uniformi nere dell'Armata di Liberazione del Kosovo, attaccarono quasi tutte le comunità Rom in Kosovo. Agli Zingari fu detto di fuggire o che sarebbero stati uccisi. Su di una popolazione anteguerra di circa 130.000, oltre 100.000 Rom nei seguenti tre mesi lasciarono il Kosovo.

Dopo la loro partenza, più di 14.000 case Zingare furono saccheggiate e poi distrutte.

Le truppe NATO rifiutarono di intervenire, dicendo che era un problema della polizia locale. Ma a quel tempo non c'era polizia locale. I Serbi che costituivano la polizia locale erano stati costretti dalla NATO a ritirarsi in Serbia.

Ho personalmente assistito a parte di questa diaspora, perché nel luglio 1999 l'ONU mi chiese di recarmi volontario in Kosovo e consigliarli sui problemi Rom. Per tre mesi, sono stato l'unico non-Zingaro a vivere 24 ore al giorno nel più grande campo ONU, Obilich. Durante il giorno, mi recavo spesso dove gli Zingari erano stati minacciati. Ho visitato particolarmente la più grande comunità Zingara in Kosovo, a Mitrovica sud. Là una comunità di oltre 8.000 Zingari (Rom, Askali ed Egizi) che vivevano in oltre 1.000 case erano state costrette a fuggire sotto l'occhio delle immobili truppe NATO.

La maggior parte degli Zingari di Mitrovica scappò all'estero. Circa 1.000 trovarono rifugio in una scuola serba chiusa per le vacanze estive. Per alcuni mesi organizzai acqua e cibo attraverso diverse agenzie di aiuto per questi Zingari accampati nella scuola.

Nel novembre 1999, l'UNHCR si prese carico di loro e li trasferì in quattro campi costruiti su di un terreno tossico, gli unici posti che l'ONU disse erano disponibili. Protestai, chiedendo l'attenzione degli ufficiali ONU - e specialmente dei capi dell'UNHCR a Pristina - sul fatto che queste aree intossicate potevano essere di detrimento alla salute di questi IDPs. L'UNHCR mi rassicurò dicendo che avevano firmato contratti con le municipalità locali, assicurando che gli IDPs sarebbero stati nei campi per soli 45 giorni. Alla fine di questi 45 giorni, avrebbero avuto ricostruite le loro case e vi avrebbero fatto ritorno, oppure sarebbero stati mandati come rifugiati in un altro paese estero. Sfortunatamente, dopo quasi nove anni e molte morti, a causa dell'avvelenamento da piombo, gli IDPs vivono ancora su un terreno contaminato.

Durante l'estate del 2000, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) fece un'indagine medica a Mitrovica, perché a molti poliziotti ONU e soldati francesi furono trovati alti livelli di piombo nel sangue. Nel novembre 2000, l'OMS presentò un rapporto sanitario, dichiarando che la maggior parte di chi viveva a Mitrovica soffriva di avvelenamento da piombo. Il rapporto dichiarava che gli effetti peggiori si producevano sugli Zingari che vivevano nei campi ONU e raccomandava che i campi fossero evacuati e cintati così che nessuno potesse accedervi accidentalmente. Bernard Kouchner, l'attuale Ministro degli Esteri francese, era allora a capo dell'UNMIK. Disse agli autori del rapporto sanitario che lui era un dottore e comprendeva il pericolo di avvelenamento da piombo. Promise di prendere misure appropriate. Ma l'unica cosa che fece fu di chiudere la fonderia nelle vicine miniere di Trepca. Non evacuò e non chiuse i campi Zingari dove i livelli di piombo erano tre volte più alti della popolazione generale.

Invece di chiudere i campi Zingari, l'ONU costruì una pista che divideva due dei campi dai depositi di scorie tossici. Poi l'ONU mise cartelli in quattro lingue chiamando questa pista l'Alleato della Sanità. L'ONU costruì anche un campo da calcio ed uno da basket per i bambini Zingari accanto a 100 milioni di tonnellate di rifiuti tossici. Non venne detto loro che tramite questi sport, con l'apertura dei polmoni, sarebbero stati più vulnerabili all'avvelenamento da piombo.

Nonostante i ripetuti appelli per aiutare gli Zingari, specialmente quanti vivevano nei tre campi nell'area nord di Mitrovica, l'ONU fece esattamente l'opposto. Gli aiuti sul cibo vennero sospesi nel 2002, dicendo che era tempo che provvedessero loro ai rifornimenti. Nel campo di Zitkovac venne tagliata per sei mesi la fornitura d'acqua perché gli amministratori del campo - il partner ONU, Chiese al Lavoro Assieme - trovarono che gli Zingari usavano troppa acqua. Alla fine, gli Zingari di Zitkovac dovevano camminare per quattro km. due volte al giorno per prendere l'acqua potabile. In tutti i tre campi la maggior parte degli Zingari doveva passare dalla discarica per trovare il cibo.

Nell'estate del 2004, l'OMS fece un'indagine speciale nei tre campi dopo che Jenita Mehmeti, una bambina di quattro anni,morì per avvelenamento da piombo. Non era la prima. Sino allora in 28 (soprattutto bambini e giovani adulti) erano morti nei tre campi, ma Jenita fu la prima ad essere curata per avvelenamento da piombo prima che morisse. Nuovi esami del sangue presi dall'OMS mostrarono che molti bambini, i più vulnerabili all'avvelenamento, avevano livelli più alti di quanto la macchina potesse registrare.

I trattamenti medici a riguardo richiedono l'immediata evacuazione dalla fonte di avvelenamento e l'ospedalizzazione se i livelli di piombo superano i 40 mg/dl. Danni irreversibili al cervello iniziano di solito a10 mg/dl, specialmente in bambini sotto i sei anni di età il cui sistema immunitario deve ancora svilupparsi. Molti dei livelli di piombo nei bambini dei tre campi erano oltre i 65 mg/dl, i livelli più alti che la macchina dell'OMS potesse leggere. Lo staff dell'OMS sospettava che alcuni bambini (a causa dei loro sintomi) avessero livelli di piombo tra gli 80 e i 90. Come risultato, un bambino di sette anni aveva livelli di 120 mg/dl, il più alto nella storia medica.

Nel novembre 2004, l'OMS presentò all'UNMIK il suo rapporto sanitario sui campi Zingari, raccomandandone l'immediato sgombero. Anche se c'erano dei precedenti, quando l'ONU evacuò migliaia di Albanesi e Serbi del Kosovo quando si trattava di fatti che minacciavano la loro vita, questi Zingari non vennero evacuati. L'unica misura presa dall'ONU fu di iniziare incontri bimensili tra le agenzie ONU ed altre OnG per studiare il problema. Anche se molte OnG, compreso il Comitato Internazionale per la Croce Rossa, firmarono una petizione per chiedere all'ONU l'immediato sgombero di questi "campi della morte", l'ONU non prese nessuna decisione sino al 2006.

Nel gennaio 2006 l'ONU chiuse uno dei campi e spostò le 35 famiglie in una nuova località, a circa 50 metri dal vecchio campo. La nuova sistemazione venne chiamata Osterode. Era un'ex base NATO francese a nord Mitrovica, ma era stata abbandonata quando a molti soldati fu diagnosticato l'avvelenamento da piombo. Infatti, ai soldati francesi i medici dissero di non avere figli per nove mesi da quando avessero lasciato il campo a causa degli alti livelli di piombo nel loro sangue.

Tuttavia l'ONU, nella sua saggezza, ha speso oltre 500.000 € (donati dal governo tedesco) per risistemare questo campo. Immaginando che la maggior parte dell'avvelenamento da piombo venisse dal suolo, l'ONU ha cementato tutta l'area, ottenendo un certificato dal Centro per il Controllo del Disagio (CCD), un'agenzia fondata dall'ONU, che il campo era "libero da piombo". Anche se tutti questi campi sono stati costruiti sopra le vene delle miniere di Trepca, la maggior parte dell'inquinamento da piombo arriva tramite l'aria, da 100 milioni di tonnellate di scorie di fronte ai campi.

A settembre 2006, durante la sua prima conferenza stampa come capo dell'ONU in Kosovo, Joachim Ruecker annunciò orgogliosamente che l'ONU stava facendo qualcosa per gli Zingari che morivano per il piombo. Oltre a spostarli ad Osterode, che era stato dichiarato non libero dal piombo ma "più libero dal piombo", l'ONU iniziò a trattare gli intossicati con una dieta migliore. Per la prima volta dopo quattro anni, vennero forniti aiuti alimentari agli Zingari, che così non dovevano più recarsi alle discariche. L'ufficio USA di Pristina dono 1.000.000 di $ per questa "dieta migliore".

E' ben noto ai medici che una dieta appropriata può diminuire i livelli di piombo del 20%, ma solo se la persona affetta viene rimossa dalla fonte di avvelenamento. Nel caso degli Zingari infettati, ridurre il loro livello di piombo del 20% li avrebbe lasciati lo stesso con livelli pericolosamente alti. Per la prima volta in quattro anni, l'ONU procurò uno staff medico giornaliero per visitare gli Zingari. Sfortunatamente, l'avvelenamento da piombo può essere curato solo se il paziente viene allontanato dalla fonte di inquinamento.

Con la primavera 2006, furono chiusi due campi (Zitkovac e Kablare) ed oltre 100 famiglie vivono ora ad Osterode. Dopo tre mesi, vennero fatti gli esame del sangue e, secondo l'UNMIK, la salute degli Zingari andava migliorando, grazie alla nuova dieta ed i livelli di piombo stavano scendendo. Però, l'OMS e l'UNMIK rifiutarono di mostrare al pubblico o alle stesse famiglie Zingare la copia di questi esami del sangue.

Nel 2006 l'ONU annunciò che l'unica soluzione per gli Zingari che vivevano sui terreni tossici era ricostruire le loro case nel loro vecchio quartiere e spostarli là. Così l'ONU chiamò diversi donatori internazionali per ricostruire alcune case Zingare e diversi blocchi di appartamenti, con la promessa di spostare gli Zingari infettati dal piombo al loro vecchio quartiere. Sfortunatamente, come queste case furono completate tra l'estate e la fine del 2006, l'ONU non diede gli appartamenti a chi viveva nei campi avvelenati, ma principalmente a Zingari rifugiati del Kosovo che l'ONU voleva rimpatriare dalla Serbia e dal Montenegro, per mostrare che la politica di ritorno dei rifugiati stava funzionando.

Nell'aprile 2007, vennero interrotti tutti gli aiuti medici ed alimentari, perché l'ONU disse di non avere più fondi. Un'altra volta gli Zingari furono costretti a trovare il cibo nelle discariche. Ma il peggio doveva ancora arrivare.

Dato che molti bambini ad Osterode e nel vicino campo di Cesmin Lug mostravano segni comuni (piombo nei denti, vomito giornaliero e perdita della memoria), i leader del campo insisterono per nuovi esami del sangue nell'aprile 2008. Esami a caso su 105 bambini mostrarono risultati vacillanti. Per molti bambini del campo ONU "più libero dal piombo" di Osterode, i loro livelli di piombo erano raddoppiati dal loro trasferimento nell'ex base francese.

Visto che l'ONU, l'UNHCR e l'UNHCHR si rifiutavano di aiutare questi cittadini del Kosovo, mi sono appellato direttamente al Ministro della Sanità del neo dichiarato stato del Kosovo. Alush Gashi non è soltanto un dottore, ma anche un mio amico personale da anni. Una volta viveva e lavorava a San Francisco. Non solo gli ho scritto una mail, ma l'ho cercato anche nel suo ufficio, pregandolo di aiutare questa minoranza di cittadini. Lui capisce il problema. Conosce la situazione. Come dottore sa che questi Zingari devono essere evacuati immediatamente. Dice che il suo governo vuole aiutarli, ma sinora non hanno offerto nessun piano concreto.

Dal 2005 abbiamo cercato di obbligare l'ONU ad aiutare questi Zingari. Un avvocato americano, Dianne Post, ha tentato di citare l'ONU a nome delle diverse centinaia di  Zingari che vivono nei campi. La sua causa contro l'ONU al tribunale dei Diritti Umani di Strasburgo è stata rigettata perché la corte ha dichiarato che solo uno stato, non un'organizzazione, può essere accusato. Anche se l'ONU era l'unico amministratore del Kosovo, il tribunale ha deciso che non poteva essere accusato. Ma ora che il Kosovo è finalmente un paese indipendente, può essere citato per negligenza, discriminazione ed omicidio non premeditato.

L'ONU ha una politica di compensazione per problemi simili. Ma gli avvocati ONU, per tre anni, hanno rifiutato di cooperare nel cercare una compensazione per gli Zingari o risolvere i loro problemi di salute. L'ONU non nega le proprie responsabilità ma rifiuta di rispondere sul proprio ruolo e sulle proprie norme.

Nel 2005 la Società per i Popoli Minacciati, la più grande OnG in Germania dopo la Croce Rossa, ha portato in Kosovo il massimo esperti tedesco sull'avvelenamento tossico, il dottor Klaus Runow. Anche se l'ONU ha provato ad escluderlo dai campi, ha potuto raccogliere 60 campioni di capelli dai bambini Zingari. Spedì i campioni ad un conosciuto laboratorio di Chicago. I risultati mostrarono che non solo molti dei bambini avevano i più alti livelli di piombo nella storia medica, ma che tutti avevano anche livelli di avvelenamento di altri 36 metalli pesanti. Nel tentare di difendersi, il personale ONU rispondeva che l'avvelenamento da piombo dipendeva dal fatto che gli Zingari fondevano le batterie delle auto. D'altra parte, il dottor Runow puntualizzava che nessuno di questi metalli pesanti si trovava nelle batterie delle auto.

Il dottor Rohko Kim, impiegato all'OMS di Bonn, venne raccomandato dall'ONU sulla questione. Anche se aveva ordini di non dare interviste o informazioni sui campi Zingari, potei parlare con lui. Gli chiesi se l'avvelenamento dipendeva dallo smaltire le batterie delle auto. Mi rispose di no. Mi disse che la maggior parte dell'avvelenamento proveniva dalla polvere tossica dei depositi di scorie e dal fatto che i campi erano costruiti sopra il terreno delle miniere. Disse che ogni bambino concepito nei campi avrebbe avuto danni irreversibili al cervello. Disse che avevamo già un'intera generazione di bambini Zingari avvelenati dal piombo. In un discorso pronunciato nel 2005 all'OMS, UNMIK e al Ministero della Sanità del Kosovo, il dottor Kim disse: "L'attuale situazione della comunità Rom che vive ora nei campi è estremamente, estremamente seria. Ho personalmente fatto ricerche sull'avvelenamento da piombo dal 1991, ma non ho mai visto nella letteratura una popolazione con livelli di piombo nel sangue così alti. Credo che il caso di Mitrovica nord sia unico, mai visto prima nella storia. Questo è la più grave catastrofe connessa al piombo nel mondo e nella storia." Nel 1999, l'ufficio USA di Pristina trasportò via aereo 7.000 Albanesi a Fort Dix, NJ, per proteggerli dai Serbi. Nel marzo 2004, la polizia ONU e la KFOR evacuarono 4.000 Serbi nella base KFOR per salvarli dagli Albanesi. Ci sono precedenti in Kosovo per salvare vite, ma non per 500 vite Zingare.

Sinora, 77 Zingari sono morti nei campi ONU. Sono successi anche molti aborti. L'ONU non ha mai investigato su queste morti o mai condotto un'autopsia. Tuttavia, dai sintomi descritti da genitori e vicini, i dottori consultati ritengono che l'avvelenamento da piombo ha contribuito alla maggior parte delle morti e degli aborti.

Qualche settimana fa un bambino Zingaro è morto ad Osterode. Aveva un mese d'età ed era nato con una grande testa, pancia gonfia e gambe piccolissime. Si è svegliato alle sei di mattina, vomitando ed è morto venti minuti dopo in ospedale.

Avvelenamento da piombo significa per i bambini una morte spaventosa e dolorosa. Jenita Mehmeti, quattro anni, frequentava l'asilo del campo, quando la sua insegnante notò che stava perdendo la memoria e faticava a camminare. Jenita fu rimandata alla sua baracca, dove per i seguenti tre mesi vomitò più volte al giorno, prima rimanendo paralizzata e poi morendo. Quando la sua sorellina di due anni mostrò gli stessi sintomi, il dottore ONU per Mitrovica rifiutò di curarla, dicendo che era in un campo ONU ad un km. dalla sua giurisdizione. Un'OnG la portò a Belgrado e le salvò la vita.

Paul Polansky è un autore americano e capo della missione Società per i Popoli Minacciati. Ha vissuto in Kosovo dal luglio 1999. Nel 2005 ha pubblicato un libro sui campi chiamati ONU-Sangue con Piombo. Può essere ordinato online pjpusa50401@yahoo.com Questo indirizzo email è protetto dallo spam, occorre attivare gli  JavaScript .

Rukija Mustafa morì nell'aprile 2005 assieme al suo neonato. Sopravvissero il marito ed otto bambini, tutti portati in Germania per cure mediche dalla Bild Zeitung, il più diffuso giornale tedesco in circolazione.

Nikolina Mehmeti, bambina di due anni sorella di Jenita che morì di avvelenamento da piombo. Poco dopo la morte di Jenita, Nikolina mostrò gli stessi sintomi. L'ONU a Mitrovica rifiutò di autorizzare le cure per Nikolina a Belgrado, anche se lei cadeva in coma continuamente. Una OnG Romani locale la portò a Belgrado e le salvò la vita. Più tardi un donatore americano diede alla famiglia un pezzo di terra a Priluzje dove costruirono una casa. I dottori a Belgrado dissero che se Nikolina fosse tornata alla fonte dell'avvelenamento, sarebbe morta come sua sorella.

 
Di Fabrizio (del 13/09/2009 @ 08:05:38 in blog, visitato 1441 volte)

Segnalazione di M. Cristina Di Canio

Storia incredibile di alcune famiglie rom, imparentate tra loro, che dagli anni novanta in poi, quando il clima sociale e politico in Kosovo cominciava a farsi pesante, lasciarono le loro case per raggiungere l'Italia. Pensavano di essersi lasciati alle spalle l'inferno. Arrivarono, invece, al CASILINO 900.
10 settembre 2009 - Raffaele Coniglio
(http://raffaeleconiglio.blogspot.com)

Reportage fotografico

Roma. Giornata calda e afosa di fine agosto. Il clima insopportabile si percepisce nei volti dei rom del Kosovo che vivono nel campo-ghetto più vecchio della capitale. Sanno di dover presto lasciare la miseria costruita in tanti anni per una nuova destinazione rimasta ancora oggi top secret, probabilmente per non creare allarmismi tra i residenti che dovranno accoglierli. Tredici villaggi autorizzati, a fronte degli oltre cento campi nomadi oggi esistenti, tra insediamenti abusivi e campi cosiddetti "tollerati". Non più di 6.000 nomadi sul territorio romano, invece dei quasi 7.200 attuali. Sono questi i principali obiettivi del piano "Nomadi" messo a punto dal prefetto Pecoraro e tanto voluto dal sindaco capitolino che ha impostato la sua campagna elettorale anche e soprattutto su queste tematiche. Grande senso di sollievo per i residenti del VII municipio di Roma che dopo decenni di "degrado e criminalità spicciola" si vedono finalmente riqualificare l'intera area. Grande senso di smarrimento per i circa 800 abitanti delle baraccopoli del Casilino 900 che non conoscono il loro futuro. Il Casilino 900 è infatti uno dei primi campi che si prevede sarà chiuso. Entrò metà ottobre, il 50% circa dei suoi abitanti dovrebbe essere spostato altrove. I lavori sono già in corso. Ieri, durante la mia visita al campo con il fine principale di parlare con i rom del Kosovo e conoscerli meglio, ho notato che la Croce Rossa Italiana era lì, intenta a consegnare le schede per un primo censimento. "Modulo ricognizione nuclei familiari", era scritto su tali documenti. Accompagnato, in questa mia avventura, dai miei amici Santo e Ehsan, ci siamo dovuti improvvisare mediatori per rispondere alle domande che le varie mamme preoccupate e gli uomini del posto ci rivolgevano, ignari di cosa fossero quelle carte che tenevano tra le mani. Accolti nel "giardino" di casa del signor Resat, il neo avvocato Santo ha riempito i moduli della famiglia Prekuplja, mentre io ed Ehsan, incantati dallo scenario che avevamo davanti ai nostri occhi, abbiamo scattato qualche foto e chiacchierato con i parenti di Resat ed i suoi vicini. Questa era la mia prima volta nel Casilino 900. Ed anche per i miei accompagnatori. A differenza loro, però, avevo familiarità con i campi rom, avendoli visitati in Kosovo già svariate volte. Trovandomi di fronte al centro romano, sono però rimasto immobile per diversi secondi. Il degrado e la miseria del Casilino 900 non si differenziavano affatto da quelli del Plemetina Camp nelle vicinanze di Obliq o Cesim Lug e Osterode di Mitrovica. Comuni erano anche le agghiaccianti scene di vita quotidiana e le terribili azioni dei bambini dettate dal bisogno. Dovendole mettere sulla bilancia dell'indigno umano, credo, però, che il Casilino 900 supera, seppur di poco, i campi rom del Kosovo, per il semplice fatto che in una potenza mondiale, come si definisce l'Italia, culla della democrazia e dei diritti umani, cuore dell'Europa, è inaccettabile vedere, ancora oggi, luoghi mostruosi e inumani come quello che mi si è presentato davanti agli occhi sulla Palmiro Togliatti. All'interno del Casilino 900 sono alloggiate oggi circa 800 persone, la maggior parte di loro bambini. Qui, ognuno nella propria fetta di terra, in modo da aver costituito autentici ghetti nel ghetto, vivono i rom di 4 diverse nazionalità. Sono montenegrini, macedoni, bosniaci e kosovari. Per via delle diversità culturali e di problemi causati da motivi a noi sconosciuti, gli abitanti del campo ci hanno raccontato che le tensioni tra i vari gruppi non sono mai mancate, anzi, nei pochi momenti di aggregazione e di collaborazione, incentivati soprattutto dalle organizzazioni che di volta in volta hanno lavorato nel campo, si sono verificati scontri sfociati in vere e proprie risse. La chiusura e l'ermetismo che sembrano propri della cultura rom lasciano trapelare comunque ben poco all'esterno. Anche per questo Savorengo Ker (in lingua Romanés "La casa di tutti"), il nobile progetto realizzato da vari architetti italiani in collaborazione con alcune Università di Roma ed i rappresentanti delle 4 comunità rom del campo, è andato in fumo, bruciato in meno di due ore in una piovosa notte di inverno. Nessuno sa chi sia stato a distruggerlo. Comincio a pensare che le tensioni interne ai quattro gruppi siano alla base delle poche macerie rimaste. Comincio a sospettare questo, non per annacquare le grandi responsabilità delle amministrazioni locali che negli anni si sono succedute, o dell'Italia in generale, ma perché, di fronte all'inefficienza delle politiche sociali dell'Italia - per quel po' che vi rimane, alle maldestre politiche di immigrazione, e di fronte ai preoccupanti scenari populistici cavalcati in questi anni, le divisioni e le lotte intestine tra gli occupanti del campo hanno certo contribuito a rendere questo posto ancora più deplorevole. In poche parole, è evidente che nessuno dei suoi abitanti si preoccupa più di rendere il posto sicuro e pulito, spazzando via l'erbaccia e la spazzatura. Al contrario, nell'indifferenza e nel menefreghismo generale, usano i loro stessi spazi come mondezzai, terreno fertile per le malattie dei propri figli. Porto grande rispetto per chi versa in grandi difficoltà, e i rom del Casilino 900 senza dubbio si trovano in questa situazione, ma non credo che si possa restare indifferenti ed inattivi di fronte alla giungla che cresce vicino casa, quella dove provano a giocare e divertirsi i tuoi figli. Potrebbero provvedere a ripulire il campo per vivere un po' più decorosamente e mostrare all'esterno un'immagine meno grigia di quella che tanti esterni gli hanno facilmente affibbiato. Ad ogni modo, sono stato felice di essere ospite di alcuni generosi membri del campo. La famiglia Hamdi, ad esempio, mi ha fatto accomodare dentro casa sua. E, per quanto precaria questa potesse essere, la sua costruzione in legno mi è apparsa molto dignitosa, pulita e ordinata. Davvero! Una sorpresa, l'esatto opposto di quello che si vedeva fuori.

Quanto alle responsabilità nostre potrei scrivere un libro. Mi limito a soffrire in silenzio.

 
Di Fabrizio (del 21/06/2005 @ 03:22:02 in casa, visitato 2777 volte)

Grazie alla collaborazione di Karin Waringo e di Valery Novoselsky, l'appello contro i rimpatri forzati in Kossovo è ora in 7 lingue:

  • italiano
  • inglese
  • tedesco
  • francese
  • serbo
  • albanese
  • romanès

per firmare online basta collegarsi al link http://www.sivola.net/download/kossovo.htm La petizione è stata ripresa da tutto il network europeo.

Ora, si sa, una firma non si nega a nessuno. Poi (si sa anche questo) una firma non significa molto, a meno che non si riesca a raccoglierne tante. Il fatto che la petizione possa circolare in tutta Europa, è un vantaggio innegabile.

Quindi, pigrizia a parte, quale può essere l'impedimento a firmare? Dal "basso" della mia esperienza, penso che un grosso problema potrebbe essere la fama di bugiardi e di vittime che i Rom si portano appresso. Insomma: farebbero finta di essere scappati dal Kossovo, mentre in realtà la regione è un'isola di pace e progresso. Il fatto che solo un anno fa, il Kossovo per tre giorni sia stato scosso alle fondamenta di una colossale caccia all'uomo, che tuttora le forze UNMIK non assicurino la sicurezza degli abitanti, sarebbe una gran menzogna.

Cicciosax nel suo Burekeaters, azzarda l'ipotesi che si stia procedendo al rimpatrio forzato dei richiedenti asilo, per pura convenienza politica: dimostrare che il Kossovo è finalmente pacificato e che sono maturi i tempi per iniziare i negoziati sullo status della regione.

Ma, se davvero anche lui fosse vittima di un'allucinazione collettiva, e in realtà il Kossovo non avesse niente di meglio da fare che aspettare il ritorno dei suoi rifugiati?

Direi: dimentichiamo tutte le storie così zingare e strappalacrime sulle persecuzioni, gli incendi, le cacce all'uomo... proviamo un approccio razionale e per niente sentimentale. Ho cercato informazioni sulla mailing list Kosovo_Roma_News, una fonte documentata che spesso riporta articoli della stampa estera. I Rom della diaspora kossovara sono tra i 100 e i 120.000, e questo è il paese che sarebbe pronto a riprenderli:

  • MITROVICA: E' una lunga storia: nella città che l'anno scorso s'è spaccata in due tra Serbi nella zona nord e Albanesi in quella sud, il quartiere Rom è stato il primo a farne le spese. Dato alle fiamme e poi sgomberato armi in pugno. Gli abitanti si sono rifugiati in un campo profughi nella zona nord. Il campo profughi sorge su una discarica di materiale tossico. Se va bene, i Rom che sopravvivono potranno lasciarlo tra settembre e inizio anno prossimo.
  • NOVI PAZAR: un immondezzaio ospita da sei anni 22 famiglie di profughi Rom. Ogni tanto le baracche prendono fuoco. Ultimamente, le tubature che portano l'acqua al campo sono state sabotate da ignoti vandali. Le famiglie sopravvivono grazie agli aiuti della Croce Rossa. D'accordo con la giunta comunale e l'UNHCR, si sta progettando per trasferire le famiglie in un posto meno insano della discarica. A tale scopo sono già pronte 24 tende. In seguito, il governo svedese si è incaricato di fornire dei container come soluzione a medio termine.
  • BERANE (Montenegro): il campo profughi ospita 200 Rom ed Egizi, rifugiati interni e dal Kossovo. Le autorità hanno comunicato che il campo sarà sgomberato e le famiglie dovranno trovare un'altra sistemazione. La situazione si era già presentata l'anno scorso, ma la Caritas era intervenuta coprendo le spese di gestione del campo. Ora non può più farlo, e il governo montenegrino, che già patisce l'embargo occidentale, ha problemi anche nel trovare una sistemazione per i propri profughi interni.
  • BELGRADO: Nella repubblica Serba i problemi sono simili a quelli del Montenegro. Sono 200.000 i profughi dal Kossovo. Durante un'indagine svolta dallo stesso capo dell'UNMIK, Soren Jesen-Petersen, molti dei profughi kossovari di Gnjilane hanno mostrato foto e documenti delle loro proprietà. Nella sola capitale, ci sono oltre 100 accampamenti illegali. Il più grande consta di 250 baracche sulla riva sinistra della Sava, che ospita 2000 Rom. L'accampamento è in via di demolizione.
  • ISTOK: 28 famiglie (60 componenti in totale) di Rom erano tornate in città, fidandosi delle "garanzie dell'UNMIK che le loro case sarebbero state ricostruite a breve. I fondi erano già stati stanziati. Ma a distanza di mesi, i lavori non sono iniziati e le famiglie sono ospitate in un campo profughi, senza libertà di movimento. Movimento o no, la Serbia ha già fatto sapere di non essere disposta a riprendersi quei rifugiati.

Questa è l'attualità impietosa del Kossovo. Sono solo gli ultimi aggiornamenti, l'elenco sarebbe più lungo. Come sia possibile un ritorno e chi siano i bugiardi, decidetelo voi. Nel caso leggete la petizione e firmate per non farvi prendere in giro.

 
Di Fabrizio (del 29/05/2005 @ 00:04:14 in media, visitato 2466 volte)

Vedere attraverso gli occhi degli altri

A Colonia settimana della cinematografia Rom
30 maggio - 7 giugno 2005
Filmhaus Koeln, Maybachstr. 111

Programma

Lunedì 30 maggio:

  • h. 11.00 - Conferenza stampa Presentazione della prima cineteca internazionale di "Film Zingari" comprendente oltre 2500 film di oltre 30 paesi, nel periodo dal 1987 al 2005, con Heiner Ross, Kinemathek Hamburg e Kurt Holl, Rom e.V. Cologne

Proiezione: La sofferenza dell'Oro Nero - Regista: Siniša Dragin, 11 min., Romania 1994

Documentario su un accampamento in Romania. I Rom del film vivono una miseria estrema accanto ad una raffineria. Nella loro ricerca dell'acqua, scavano nel suolo e dai buchi spesso sgorga il petrolio, che loro raccolgono per riscaldamento. Per questo, sono continuamente perseguiti dalle autorità. Sono in tanti, anche tra i non Rom, a cercare il petrolio. I Rom di volta in volta cambiano territorio, nella loro costante ricerca. (in originale - sottotitoli in inglese)

Martedì 31 maggio:

"Amaro Kher", Venloer Wall 19 - Spettacolo per bambini. Ingresso libero
  • h. 14:00 - German premiere in cooperazione con Goethe-Institut Bonn / Sofia and the Projektbüro zur Förderung von Roma-Initiativen e.V., Heidelberg presentano

Angel - (vedi, NDR) Regista: Alexander Smolyanov, 30 min., Bulgaria 2004

Film girato con gli studenti Rom della scuola elementare di Berkovitsa, in Bulgaria. A un bambino viene chiesto per compito di fare un disegno e lui dipinge la storia dei suoi avi. La maestra gli strappa il foglio in pezzi. Una sua compagna lo consola. Il ragazzo riprende il suo lavoro, questa volta costrendo dei modellini dei carri usati durante le migrazioni dai suoi predecessori.

  • h. 15:00 - Swing - Regista: Tony Gatlif, 90 min., France 2002

Due bambini, due mondi: Max, figlio unico, passa l'estate da sua nonna, accanto a un campo zingaro e lì acquista una vecchia chitarra. Impara a suonarla dal virtuosista Miraldo. Quando torna a casa, scrive lettere e petizioni alle autorità per conto di Miraldo. Nel frattempo, ha fatto amicizia con Swing, una coetanea, il cui stile di vita indipendente e selvaggio è in netto contrasto con l'educazione di Max. I due non sintetizzano soltanto le rispettive differenze di carattere ed educazione, ma anche il divario delle rispettive culture. Ma la loro curiosità e la mancanza di pregiudizi superano le differenze. Inoltre, il film è un omaggio al jazz Manouche e al grande Django, ma assieme il canto del cigno a una cultura che muore.

Mercoledì 1 giugno:

  • h. 19:00 - Hörsaalgebäude A1 (University of Cologne) in cooperazione con ASTA FILM

Pretty Dyana - Boris Mitić, 45 min., Serbia 2004 (vedi)

La sofferenza dell'Oro Nero - Regista: Siniša Dragin, 11 min., Romania 1994

"Black Word" - Regista: Robert Kirchhoff, 40 min., Slovakia 2001

Un pittore contemporaneo slovacco insegna arte ai bambini del villaggio di Hermanovice, per solidarietà dopo che il villaggio è stato investito da una piena. Nel film vengono mostrati i blocchi di appartamenti dove i Rom vanno a rifugiarsi e dove non trovano prospettive future. Uno scrittore Rom di successo, ragiona sui motivi della marginalizzazione sociale del suo popolo. (in originale - sottotitoli in inglese)

Giovedì 2 giugno

  • h. 19:00 - Lettura: "The image of the Gypsies in silent movies" di Heiner Ross, Hamburg

Film muti:

Rescued by Rover. - Regista: Fitzhamon Lewin GB 1905

Le avventure di Dollie. - Regista: D. W. Griffith USA 1908

La Villa solitaria. - Regista: D. W. Griffith USA 1909

La ragazza senza patria. - Regista: Urban Gad Germany 1912

Già dal 1987, uno dei primi film girati mostra scene da un accampamento zingaro. Da allora, Zingari riappaiono nei film muti, fornendo pathos melodrammatico e funzionando da specchio per le paure nascoste, visti in occidente come alieni o intrattenitori da fiera. I film forniscono la testimonianza sui pregiudizi più classici, come il rapimento dei bambini, uno dipinge la figura del "bravo Zingaro" e l'ultimo, con Asta Nielsen, mostra una ragazza zingara, una senza-patria, negli anni dei nazionalismi europei prima della Grande Guerra.

  • h. 20:45 - Cancello degli Zingari - Regista: Melitta Tchaicovsky, 50 min., USA 2004

Immagini coloratissime di una comunità nomadica nella regione desertica di Thar, nella provincia indiana del Rajastan. La videocamere segue gli incantatori di serpenti, i cantastorie, i musici, i fabbri, i raccoglitori del sale e i danzatori dall'aperto deserto sino ai loro campi. Devonospostarsi di villaggio in villaggio per guadagnarsi da vivere. Una breve retrospettiva spiega la complessità del sistema Hindu delle caste e il cerimoniale per i matrimoni - identico a quello dei Rom europei, che sono etnicamente legati a nomadi del Rajastan. Inoltre: l'affascinante musica dei nomadi. (in originale - sottotitoli in inglese)

Segue: party per il pubblico

Venerdì 3 giugno

  • h. 10.00 Recita scolastica

Pretty Dyana - Boris Mitić, 45 min., Serbia 2004 (vedi)

  • h. 19.00 Opportunità per i bambini Rom? Programma speciale per insegnanti e assistenti sociali e per le istituzioni che si occupano dei bambini Rom a Colonia

La scuola secondaria Gandhi di Pecs, Ungheria - Regista: Eva Gerner, 10 min., Hungary 2000

Da oltre 10 anni, questa scuola fornisce tutto il necessario ai bambini Rom per prepararsi agli esami di stato. Lo scopo è di abilitare questi studenti alla professione accademica, così da aiutare il proprio popolo a trovare un suo posto nella società (in originale - sottotitoli in tedesco)

"Schaworalle" Frankfurt - Regista: Roma Media, 21 min., Berlin 2004

Il progetto "Schaworalle" nasce 10 anni fa a Francoforte per iniziativa della locale associazione Rom e.V. Oggi conta circa 100 studenti Rom, la maggior parte di famiglie rifugiate dalla Romania. Il progetto è finanziato dal Comune con l'appoggio dei partiti parlamentari. Il film si concentra soprattutto sull'"Equal project" per la formazione professionale, vengono anche documentate nel dettaglio le lezioni pratiche e teoriche.

"Amaro Kher" - Regista: Besime Atasever, 30 min., Germany 2005

Amaro Kher (Casa Nostra) è un progetto Schaworalle in Colonia, partito nel 2004. E' dedicato ai ragazzi Rom senza scolarizzazione e/o con disagi scolastici. Sono accuditi e preparati per un regolare corso di studio, in classi comuni e alcuni degli insegnanti sono Rom loro stessi. Vengono anche organizzate attività per il tempo libero, cosicché i ragazzi possano soddisfare le loro curiosità, creatività ed entusiasmo.

Il Risveglio - Regista: Peter Stefanov, 25 min., Bulgaria 2005

Questo film documenta la formazione dei Rom come Mediatori Scolastici in un'università bulgara, dal punto di vista della ventunenne Miglena. Prodotta da Romany broadcaster di Vidin, Bulgaria col supporto di CARE e del Goethe-Institut di Sofia.

Assenti: i Rom nella scuola - Prod. OSCE. 30 min., Bosnia and Herzegovina 2004

Nel 2004 ci sono ancora in Bosnia Herzegovina bambini che non frequentano la scuola. Eno Alkić è uno di loro: Rom di tredici anni, ripreso assieme ai suoi amici. Un film significativo non solo perché descrive la situazione di questi ragazzi, ma anche perché mostra le contromisure adottate dai membri della comunità Rom e dalle autorità scolastiche. (in originale - sottotitoli in inglese)

I Roma fanno televisione - Prod. MTV. 10 min., Macedonia 2002

Il film mostra lo staff editoriale della televisione dei Rom per il programma sulle minoranze della televisione nazionale macedone.

  • h. 21:00 - Il pellegrinaggio degli studenti Peter e Jacob - Regista: Drahomira Vihanova, 94 min., Tchez Republic 2000

Durante le vacanze estive nella Slovacchia dell'Est, Peter e Jacob incontrano una giovane Zingara che ha ucciso il suo amante infedele. Dovrà apparire in tribunale, ma nel contempo anche rispondere della sua azione di fronte al proprio popolo. Peter, studente in legge, e Jacob, che studia filosofia, si trovano coinvolti in un'accesa discussione sugli aspetti morali di questo crimine, su delitto e punizione, la nozione di giustizia e le differenze dei sistemi di valori nelle differenti culture. Il film pone la questione dell'esistenza d standrd oggettivi per la nostra vita e le azioni. (in originale - sottotitoli in inglese)

Sabato 4 giugno

  • h. 15:30 - Lecture: The image of "Gypsies" in Hungarian Motion Pictures

Andrea Pocsik, Budapest

  • h. 17:00 - Lecture: The Image of "Gypsies" in Russia – feature films as an example

Martin Holler, historian (M.A.), Humboldt University in Berlin

  • h. 19:00 - La sofferenza dell'Oro Nero - Regista: Siniša Dragin, 11 min., Romania 1994

In cooperazione con Institut Français de Cologne

Le temps des chevaux ou les cousins de Django - Regista: Annie Kovacs-Bosch, 90 min., France 2002

L'autrice ha passato un anno assieme a un clan Manouche dell' Auvergne. Il gruppo in questione è la famiglia estesa di Cesar Reinhardt, conosciuto come Bambula, dei suoi sette fratelli, che ancora vivono in carrozzoni coperti. Le tradizioni degli antenati e le vecchie occupazioni sono ancora molto sentite; tramandate con vecchie canzoni, racconti di fantasia, aforismi e storie umoristiche. La medicina tradizionale dei Manouche, come anche l'atteggiamento verso la morte, fornisce una migliore comprensione di questa cultura, che rischia di scomparire. La regista e critica Annie Kovacs-Bosch ha mantenuto per anni l'amicizia con i Manouche francesi (imparentati coi Sinti tedeschi) e ha dedicato film e cortometraggi alla loro vita, arte e religione. (in originale - sottotitoli in tedesco)

  • h. 21:00 - Party con buffet e la Romany music band 'Romano Trajo'

Domenica 5 giugno

  • h. 11:00 - Discussione: L'immagine degli "Zingari" nella storia filmica

Participano: Andrea Pocsik, Budapest; Annie Kovacs-Bosch, Paris; Melanie Spitta, Frankfurt; Želimir Žilnik, Belgrad; Prof. Wolf-Dietrich Bukow, Cologne; Prof. Wilhelm Solms, Marburg.

Modera: Ariane Dettloff, Cologne.

  • h. 19:00 - Ci vediamo in Paradiso - Regista: Romani Rose, Michael Krausnick. 97 min., Germany 1994

I bambini Sinti dell'orfanotrofio cattolico di St. Josefspflege, Mulfingen, furono usati come cavie dall'infermiera Eva Justin, a capo dell'"Istituto per l'Igiene Razziale" del Dipartimento di Salute Pubblica del Reich. Scrisse le proprie tesi mediche su queste "specie aliene". Continuarono a funzionare come cavie per gli esperimenti, finché il Dipartimento della Sicurezza Pubblica non dispose il loro internamento diretatmente dall'orfanotrofio al campo di sterminio di Auschwitz, a cui sopravvissero solo 4 bambini su 39. Questi sopravissuti, a distanza di 50 anni, sono stati finalmente intervistati, assieme ad altri testimoni contemporanei.

Arrivavano giorno e notte, bambino mio / Zingari (Sinti) in Auschwitz (Es ging Tag und Nacht liebes Kind / Zigeuner (Sinti) in Auschwitz) - Regista: Melanie Spitta, Katrin Seybold. 75 min., Germany 1982

Per molto tempo, è stato considerato praticamente impossibile farsi raccontare dai Sinti le sofferenze patite sotto il nazismo. La regista Melanie Spitta (lei stessa Sinti) e Katrin Seybold hanno fatto in modo di ottenere la fiducia di quanti sopravvissero: per la prima volta le donne Sinti parlano liberamente di quanto fu fatto loro. Assieme alle autrici, per la prima volta dopo la guerra hanno visitato il campo di concentramento di Auschwitz, confrontandosi coi ricordi delle loro sofferenze e la memoria di quanti non sopravvissero.

  • h. 21:00 - Prendimi e portami via - Regista: Tonino Zangardi. 95 min., Italy 2003

Il matrimonio tra la pittrice Valeria e suo marito, che vivono in una anonima città italiana. Loro figlio vive in un mondo proprio. Trova comprensione e amicizia in una ragazza zingara, con cui spesso mangia e beve. I genitori reagiscono con ostilità a questa amicizia. La ragazza chiede a lui di "rapirla", quando scopre che suo padre l'ha offerta a uno zio per saldare un debito di gioco. Ma il ragazzo non capisce cosa lei intenda. Ciononostante, la andrà a cercare quando il padre la darà allo zio. E' il quarto film di Tonino Zangardi, l'unico regista Rom italiano. (in originale - sottotitoli in inglese)

Lunedì 6 giugno

  • h. 20:30 - Kennedy sta tornando - Regista: Želimir Žilnik. 26 min., Serbia 2003

Il film mostra la situazione dei Rom rifugiati deporatti dalla Germania a Belgrado, al loro arrivo all'aeroporto e nei campi per rifugiati della Serbia e del Kossovo. I giovani ragionano sulla loro situazione e sulla completa mancanza di prospettive in Serbia.

Gelem Gelem - Regista: Monika Hielscher, Matthias Heeder. 85 min., Germany 1991

Un gruppo di Rom senzacasa resiste alle deportazioni dalla Repubblica Federale. Le riprese sono state effettuate tra l'autunno del 1989 e la primavera del 1991, per documentare la singolarità della "marcia dei mendicanti", organizzata inizialmente dai Rom nella Northrhein-Westphalia e poi in tutta la Germania sino al confine olandese, sperando - invano - di essere accolti nei Paesi Bassi. Un impressionante omaggio a una fiera minoranza che decide di prendere la fortuna nelle proprie mani, per poter rompere il circolo vizioso di povertà, crimine, deportazioni, nuovamente immigrazione illegale ed espulsione.

Martedì 7 giugno

  • h. 20:30 - Senza casa né tomba - Regista: Azir Jašari. 25 min., Serbia/Kosovo 2001 (vedi)

Il regista Rom Azir Jašari mostra la distruzione dei quartieri Rom di Priština, Mitrovica, e di altre città del Kossovo, dati alle fiamme durante i pogrom organizzati dall'UÇK sotto gli occhi della KFOR (anche della Germania). La disstruzione di una comunità durata 600 anni. Qanti hanno potuto salvare le loro vite, sono ora in campi rifugiati sovraffollati. (in originale - sottotitoli in inglese)

Pretty Dyana - Boris Mitić, 45 min., Serbia 2004 (vedi)

Abbonamenti e biglietti:

:Single movies or sets of movie shorts: 4.- (reduced: 2.50.-)

All events / general ticket: 18.- (reduced: 10.00.-)

Advance sale: Rom e.V., Bobstr. 6-8, 50676 Cologne (to the South of Neumarkt)

Tel. 0221/2786075 * Fax. 2401715 * E-mail: rom.ev@netcologne.de

 

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