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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca articoli per grecia

Di Fabrizio (del 18/09/2005 @ 23:48:21 in conflitti, visitato 2180 volte)

La giornalista e ricercatrice Karin Waringo è tornata da un viaggio in Kossovo e Macedonia, per documentare la condizione dei Rom nei due paesi.

Ho appena terminato di tradurre in italiano il suo racconto di viaggio dal Kossovo, che pubblicherò quando saranno disponibili le versioni nelle altre lingue. Nell'area documenti è intanto disponibile il rapporto (in inglese, formato .doc) sulla situazione in Macedonia.

Come molti di voi già sapranno, c'è preoccupazione per gli accordi intercorsi tra l'UNMIK in Kossovo e alcuni stati europei per il rimpatrio forzati dei richiedenti asilo dal Kossovo. La Macedonia ha iniziato i rimpatri "obbligati" già da tempo, per diversi motivi:

  • la Macedonia non ha mai firmato alcun accordo sui rifugiati da paesi esteri;
  • coinvolta nel 2001 in azioni militari dalla guerriglia albanese, ha dovuto ovviare da sola anche ai propri rifugiati interni; le prime notizie su questo conflitto dimenticato mi arrivarono da un Rom, Asmet Elezovsky, che praticamente mi scriveva con i colpi di mortaio che lambivano il Centro Culturale Rom di Kumanovo (alcune foto)
  • fu il primo punto d'arrivo dei profughi dal Kossovo, già nel 1999, e in seguito la Comunità Europea promise il suo sostegno economico, promesse rinnovate al tempo della crisi di due anni fa. Nessun sostegno a favore dei rifugiati interni o esteri è mai arrivato, anzi la stessa Comunità ha invece iniziato a rimpatriare forzatamente i rifugiati (QUI l'ultimo aggiornamento)

Insomma, dal punto di vista formale, la posizione della Macedonia è limpida. Il paese ha ospitato sino a 22.000 sfollati, spesso in condizione di deprivazione estrema. Poco più di 1.000 Rom hanno ottenuto un permesso di soggiorno che permettesse loro di rimanere in Macedonia e circa lo stesso numero sta aspettando che venga vagliata la loro richiesta.

Nel 2003 ci fu un altro punto di crisi: la situazione nei campi profughi era spaventosa e d'improvviso intervennero le forze di polizia a sgomberarli di forza. I Rom manifestarono per le vie della capitale, chiesero solidarietà all'Europa che invece continuava a chiudere loro le porte in faccia e alla fine, presi dalla disperazione, con furgoni e pullmini si incamminarono verso il confine greco. Dove in pieno luglio rimasero bloccati in una pietraia in montagna, alle spalle i corpi speciali della polizia macedone e di fronte i carri armati greci. In quel periodo, durato un mese e mezzo, Asmet Elezovsky rimase ferito negli scontri di piazza, lui che con i rifugiati non c'entrava se non per la solidarietà che mostrava loro. Tramite lui e un primo tentativo di network informativo, continuavano ad arrivarmi notizie, mentre imparavo quanto fosse difficile raccontare un conflitto in diretta alle porte di casa. L'indifferenza dei media nostrani, stese per la seconda volta il velo su quei Rom, di cui si perse notizia ai bordi della pietraia sul confine. Forse, qualcuno riuscì a scappare in Grecia, più probabilmente ora sono in qualche campo profughi in Kossovo o in Serbia.

Qualcuno ha riacquistato la libertà, e non è stato facile. Mi ricordo che nel 2003 avevo pubblicato la prima parte di quella storia in un sito che oggi non c'è più e dopo due anni di silenzio sapere che quella persona è in salvo, rende quel pugno di speranza per continuare a scrivere storie simili.

Asmet Elezovsky è vivo, l'anno scorso ho anche trovato in rete una foto di questo corrispondente che è per me in questo tempo è diventato una presenza forte quanto virtuale. Cittadino macedone, non è stato espulso e a questo punto, condivido con chi mi ha letto sin qui l'ultima mail ricevuta.

Ma prima, vi chiedo nuovamente attenzione all'appello di cui lui, con Karin Waringo e tanti altri (ci sono anch'io, a questo punto è ovvio!) vi chiediamo di fare tutto il possibile (e anche di meno, basta aderire alla petizione) perché l'Europa interrompa il rimpatrio forzato dei richiedenti asilo dal Kossovo. Ancora una volta, con la COLPEVOLE disattenzione di noi italiani, ci sono più adesioni dal Lussemburgo che dall'Italia!

Cari amici,

Mi rivolgo a voi, perché ho bisogno delle vostre opinioni, documenti, foto...
Sinora ho ricevuto risposte dalla Danimarca, Kossovo, Bosnia, Olanda...
Dopo parecchio tempo che mi occupo di questo argomento, ho bisogno di coordinare gli sforzi sulla situazione dei profughi dal Kossovo.

Assistiamo a meetings, conferenze, seminari... Ma ora è più importante, alla scadenza dello status di richiedenti asilo e sulla definizione della regione del Kossovo, di diventare anche noi parte del processo decisionale: sinora i nostri sforzi sono stati minimi, così come Rom non abbiamo voce in capitolo.

Siamo sicuramente in ritardo, ma dobbiamo provare lo stesso, a congiungere il nostro sforzo a quanti si sono già mobilitati: TERF, IRU, ODIHR, COE...

Ho bisogno di conoscere il nome dei campi, il numero dei rifugiati, i profughi interni e altre informazioni.
Potete contattarmi via email, nel frattempo raccoglierò tutto il vostro materiale, in vista della prossima Conferenza di Varsavia. Spero nel vostro aiuto, perché senza le vostre risposte dovrò abbandonare questo compito.

[...]

Asmet Elezovski
elezovski.asmet@drom.org.mk
aelezovski@hotmail.com

Tel/fax: +389 31 427 558


 
Di Fabrizio (del 26/05/2005 @ 22:04:57 in media, visitato 1707 volte)

Di: Blendi Kajsiu

Odio dai media albanesi - Occhi puntati alla Grecia, negazione dei Rom - guerre intestine - testo completo su: Mediaonline.ba

[...] C'è una grande differenza tra l'attenzione che i media albanesi dedicano alla minoranza greca e la sostanziale dimenticanza riservata alla comunità rom. Pochissimi gli articoli su di loro: nonostante siano la minoranza etnica più numerosa, sono gli ultimi in termine di interesse. [...] Occorre anche tener presente che l'argomento minoranze etniche è generalmente ben presente nei media. Sono principalmente due i problemi legati alla rappresentazione dei Rom:

  • Sono cancellati tanto dalle statistiche che dalle cronache. In molti articoli dedicati alle minoranze in Albania, i Rom sono citati all'inizio per sparire al secondo o al terzo paragrafo.
  • Inoltre, sono rappresentati attraverso una serie di stereotipi, che perpetrano la loro marginalizzazione socioeconomica, che finisce per diventare un loro tratto specifico, dovuto a cultura, carattere o razza.

Per capire meglio cosa è una rappresentazione su basi razzistiche, " più manifesto e più intenso è l'odio, maggiore è il diniego dell'esistenza di un ALTRO reale, che convive nello stesso territorio, in condizioni particolari: questa è l'essenza della negazione dell'esistere come minoranza, sia essa religiosa, etnica o culturale." [...]

Il contesto in cui se ne parla può essere correlato a un progetto della Banca Mondiale, che ha origini con qualche avvenimento drammatico occorso alla comunità: quasi sempre storie di senza fissa dimora, accattonaggio o traffici illegali. Non c'è nessuno sforzo da parte dei media per presentare aspetti positivi delle comunità, anche partendo dal retrotera ci cultura, tradizioni, linguaggio o costumi. Ci si focalizza quasi esclusivamente sulle condizioni di abiezione, veicolando il concetto che Rom sia sinonimo di miseria, economica o culturale.

[...] Un esempio di questa rappresentazione è data dall'articolo che segue:

"L'Albania, come molte altre nazioni nel mondo poste in una posizione dove le civiltà si incontrano e si sovrappongono,non ha una composizione etnica e culturale omogenea. Ci sono diverse minoranze nel suo territorio. Le più numerose sono quella Greca, ma ci sono anche Macedoni, Montenegrini, Vlach e Rom."

Nel paragrafo successivo, dopo che l'autore ha analizzato la situazione delle minoranze dal 1989, segue un nuovo elenco delle minoranze, che riportiamo:

"Sono due le minoranze riconosciute come nazionali: quella greca e quella macedone, ma come avevamo già menzionato, ci sono anche Montenegrini, Vlach, ecc."

Si potrebbe immaginare una dimenticanza non-intenzionale. Ma non è l'unico caso. In un altro articolodel giornale Koha Jone, dopo essere menzionati come minoranza nel primo paragrafo, ai Rom vengono dedicate due rapide citazioni, mentre l'autore si dilunga sulle altre minoranze. Viene menzionato ogni singolo villaggio abitato da Greci o Macedoni, e così vengono "liquidati" i Rom: "Anche loro costituiscono una minoranza, ma il loro numero non è noto, dato che sono una popolazione mobile. Vivono a Tirana, Elbasan e Korca." Dietro l'imprecisione di affermazioni simili (i dati non ci sono perché il censimento del 2001 non avvenne su base etnica), l'ironia risiede tutta nel titolo:"Quali sono le minoranze in Albania".

Alla stessa maniera, i Rom scompaiono nel secondo paragrafo di Shekulli, che è il giornale più letto nel paese. [...] L'artciolo termina con una lista statistica delle minoranze presenti sul territorio. [...] L'articolo ha pretese di obiettività, presentando lo studio del National Statistics Institute (INSTAT). Inizia così:

"In Albania l'1,4% della popolazione è parte delleminoranze etniche, tra cui la più estesa è sicuramente quella greca. Questo è quanto emerge da uno studio [...] Secondo Milva Ekinomi, direttore di INSTANT... le minoranze etniche comprendono Greci, Macedoni e Montenegrini, tra e minoranze linguistiche ci sono i Rom e i Vlach..."

Come nei casi precedenti, l'articolo descrive accuratamente ogni villaggio abitato da Greci, Serbo-Montenegrini, Macedoni e Vlach, con le loro comunità in Albania. Vengono forniti particolari sui diversi trend migratori, le percentali relative ad ogni gruppo. Stavolta i Rom sono spariti anche dalle statistiche:

Totale appartenenti alle minoranze: 42.892

  • 35.829 Greci
  • 4.148 Macedoni
  • 992 Vlach
  • 678 Montenegrini

E' notevole l'attenzione data ai 678 Montenegrini, confrontata con la perdita del dato sui Rom, che sono almeno 200 volte più numerosi.

La sparizione dei Rom è sistematica in ogni articolo che affronti le tematiche delle minoranze in Albania. [...] Gli artcoli citati sono la regola, piuttosto che l'eccezione. La tendenza da parte degli autori è di sottolineare il ruolo e la presenza dei Greci d'Albania. Così nell'articolo precedente, si enfatizza che a fronte del dato dell'1,4% di minoranze straniere sulla popolazione totale, "i Greci siano senza dubbio la maggioranza". Il compito del giornalista è facilitato dalla mancanza del dato sui Rom nellestatistiche presentate dall'INSTAT. Il motivo di questa assenza, sembra non preoccupare l'autore dello scritto [...]

Questo non significa che i Rom siano assenti dalle cronache. Pochissima l'attenzione prestata alla loro storia e cultura. Ma anche quando non vengono presentati come esempio di miseria e asocialità, il panorama è desolante [...]:

"Non hanno nessun incoraggiamento dai genitori a proseguire gli studi. I loro bambini sembrano generati per mendicare nelle strade della capitale. Sono i genitori ad obbligarli..."

Questo "incipit" è l'esempio di come la percezione venga adoperata per veicolare pregiudizi in maniera crescente per tutta la durata dell'articolo. L'impressione che ne ricava il lettore, è di genitori diabolici e di una torma di mendicanti tutti di etnia Rom. La dose è rincarata assumendo questa presentazione iniziale come "destino",  confondendo la marginalizzazione socioeconomica con le cause di questo stato di cose. "Se solo raggiungessero una sufficiente emancipazione..."  sottintende che questa meta sia difficile da raggiungere e come restino un gruppo primitivo e non civilizzato. Il gioco diviene scoperto, quando proseguendo l'articolo, l'autore passa al termine "popolo nero" che assume qui una connotazione negativa.

Gli stereotipi travalicano gli articoli che si riferiscono direttamente ai Rom:

"bambini albanesi tra 2 e 16 anni di età preda dei trafficanti di persone. Nella maggior parte dei casi, di origine Rom" (corsivo dell'autore NdR)

"Sono centinaia i bambini che lavorano nelle principali cittàdella Grecia e dell'Albania vendendo fiori, lavando macchine, cantando e ballando (corsivo dell'autore NdR), mendicando o borseggiando"

Questo articolo parte dal problema del traffico di minori tra i Rom, per accomunare tutti i bambini in questa situazione con l'etichetta di Rom, ma senza fornire statistiche o dati. A causa di questo tipo di informazione, sono molti i genitori Rom che non vogliono mandare i figli a scuola, per timore che siano rapiti. Avendo messo l'etnicità all'inizio dell'articolo, il resto del ragionamento segue da sé. Il senso che se ne ricava è che se sono Rom, cosa possono fare, oltre che essere criminali in erba, se non danzare e ballare? Ma questa autentica forma di espressione artistica, viene svilita presentata come il più trito stereotipo. E accomunando danza e ballo ad altre forme meno artistiche come il furto e l'elemosina.

E' una maniera gentile per diffondere stereotipi e menzogne (o mezze verità). E' possibile perché non sono resi visibili come comunità, [...] ma come un "fenomeno" strano e non mediabile.

Quando questa comunità sarà maggiormente visibile in futuro, dovremo tener contodei risultati portati da questa comunicazione: il razzismo è un fenomeno dalle tante facce, latente anche in questi tempi dove si vuole ricercare l'obiettività.

Qualche notizia in più:

 
Di Fabrizio (del 05/07/2005 @ 22:03:24 in casa, visitato 1570 volte)

Fonte http://groups.yahoo.com/group/Roma_Shqiperia

AMNESTY INTERNATIONAL
PRESS RELEASE

http://web.amnesty.org/library/print/ENGEUR250112005

AI Index: EUR 25/011/2005 (Public)
News Service No: 181
1 July 2005

Grecia: I Rom albanesi bersaglio di sgomberi ed attacchi

A Patrasso i Rom sono stati sgomberati e le loro case demolite dalle autorità greche. Si sono verificati anche attacchi a sfondo razzista, su cui le medesime autorità non hanno indagato. Bersaglio particolare sono quei Rom provenienti dall'Albania.

Amnesty International ha chiesto assicurazione alla Grecia perché non si verifichino ulteriori sgomberi o demolizioni senza la presenza delle organizzazioni coinvolte, perché siano salvaguardati i diritti umani dei Rom o delle altre nazionalità coinvolte.

In una lettera al Ministro degli Interni - Amministrazione Pubblica e Decentramento, Amnesty International esprime anche la sua preoccupazione per la mancanza di indagini sulle violenze compiute ai danni della comunità rom.

"Le autorità greche sono legalmente responsabili del diritto a un alloggio adeguato di quanti risiedano nel paese, indipendentemente dalla loro nazionalità o gruppo etnico.Solo circostanze eccezionali possono motivare la decisione di sgomberi di massa; che devono avvenire dopo aver consultato i diretti interessati e garantendo loro una sistemazione alternativa." dice Nicola Duckworth, Direttore del programma Amnesty International per l'Europa e l'Asia Centrale.

Il 23 e 24 giugno 2005, 11 ripari appartenenti a Rom albanesi legalmente residenti a Patrasso sono statti demoliti, mentre i loro occupanti erano assenti. La cosiddetta operazione di pulizia è stata condotta congiuntamente dal Comune e dalla Prefettura, motivandola come azione antiderattizzazione. Già nel 2004, più volte decine di Rom albanesi sono stati traslocati di forza, senza fornire loro indennizzo o sistemazioni alternative.

"Emerge una PRASSI nel demolire i ripari dei Rom albanesi. Le autorità greche devono estendere le misure di rilocazione a quei Rom che non sono di nazionalità greca, soprattutto per quanti siano residenti legalmente nel paese. La mancanza [di una simile politica] contravviene agli impegni assunti per eliminare tutte le forme di discriminazione razziale." continua Nicola Duckworth.

Come si accennava, si sono verificati anche attacchi fisici contro la comunità, tre volte di seguito dal 22 giugno - attacchi confermati dalle autorità, che però non hanno ritenuto opportuno investigare in merito. Secondo gli stessi Rom, nessun ufficiale di polizia si è fatto vivo sulle scene del crimine.

"Rifiutandosi di investigare, le autorità di fatto incoraggiano queste violenze e la discriminazione verso i Rom, in particolare contro quelli di origine albanese"

[...]

Public Document
****************************************

  • For more information please call Amnesty International's press office in London, UK, on +44 20 7413 5566
    Amnesty International, 1 Easton St., London WC1X 0DW. web: http://www.amnesty.org

  • For latest human rights news view http://news.amnesty.org


Causa contro la Grecia

 
Di Fabrizio (del 25/07/2005 @ 21:19:03 in Europa, visitato 2796 volte)
da EUMC’s quarterly magazine Equal Voices

EUMC (European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia) intervista le due Romnià elette nel Parlamento Europeo

Con l'allargamento della Comunità Europea, nel Parlamento sono entrate facce fresche con nuove idee. Tra loro, due parlamentari ungheresi della minoranza Rom. In questa intervista con EUMC, Lívia Járóka (Partito Popolare Europeo / Democratici Europei) e Viktória Mohácsi (Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa) spiegano come intendono agire perché l'agenda politica europea si occupi delle tematiche rom. Il 28 aprile 2005 hanno ottenuto il loro primo successo: il Parlamento Europeo ha adottato la sua prima risoluzione sui Rom nell'Europa allargata (vedi alla fine dell'intervista). Entrambe ne sono promotrici.

Interview of Lívia Járóka (LJ) and Viktória Mohácsi (VM) by Andreas Accardo (AA)

AA: Come uniche due rappresentanti dei Rom, siete una eccezione tra i 732 eletti al Parlamento Europeo. Com'è sono stati questi primi mesi a Bruxelles e Strasburgo?

LJ: All'inizio, ingenuamente, pensavo che in un'istituzione pan-europea di tale livello, tutti sarebbero stati sensibili e interessati alle tematiche Rom. Invece, ho trovato che il dibattito si era trascinato per 10 anni senza alcuna novità, senza collaborazione da parte Romo delle associazioni dei diritti civili. I politici mancano di un approccio sistematico, e si muovono reagendo agli impulsi che arrivano dai mezzi di informazione. Rimane un gran lavoro da svolgere: definire una strategia globale e un'agenda per i prossimi 10 anni. Così, prima dei tutto, ho dovuto rendermi conto che i progressi sarebbero stati lenti e i cambiamenti non sarebbero stati facili. Così, anch'io ho dovuto mutare strategie, approcciare persone differenti per nuove alleanze.

VM: Sono arrivata al Parlamento, perché non ero soddisfatta di come venivano affrontati in Europa questi temi. Intendevo fare pressione sulla Commissione, sulle differenti istituzioni e ai diversi livelli politici del Parlamento. L'Europa deve agire contro la segregazione scolastica, la discriminazione sul lavoro, la "ghettizzazione" delle comunità, e assicurare che il suo sistema legale protegga tutti, Rom inclusi. Dopo qualche mese che sono nel Parlamento, sento che ci stiamo muovendo nella direzione giusta. All'inizio, i miei colleghi di partito pensavano che gli argomenti che portavo fossero in "competizione" con altre importanti fonti di preoccupazione: diritti umani, libertà economica e giustizia sociale. Ora capiscono che le tematiche Rom sono una parte del tutto. Li ho sentiti affermare di vergognarsi per non aver considerato il tema dei Rom nei loro precedenti rapporti, dichiarazioni, risoluzioni ecc.

AA: Quali sono le priorità per l'Unione Europea e gli Stati Membri nell'affrontare la discriminazione contro i Rom?

LJ: Per quanto mi riguarda, è la segregazione scolastica, di cui si sta occupando Viktória. In secondo luogo, la discriminazione nelle istituzioni sanitarie e la mancanza di accesso ai servizi socio-sanitari, che si aggiunge alla cattiva situazione socio-economica dei Rom. Il terzo aspetto è il lavoro; qui non si tratta di segregazione, ma proprio di mancanza totale di sbocchi. Per terminare, quello che mina ogni contatto tra Rom e società maggioritaria è la mancanza di adeguate condizioni di vita e abitative. Circa il 40-50% dei Rom vive in totale segregazione, anche nell'Europa Occidentale. Gli accampamenti non hanno acqua corrente, elettricità, gas, presidi medici o di polizia.

VM: Come diceva Lívia, sto affrontando primariamente la questione della segregazione scolastica. Posso aggiungere il tema delle sterilizzazioni forzate, tuttora irrisolto. La difficoltà è nel dimostrare che alla base ci sono motivazioni razziste, se non addirittura criminali. Il personale medico nega il atto che le sterilizzazioni avvengano senza consenso delle interessate. Portare questi casi in tribunale è molto difficile.

AA: La discriminazione contro i Rom e la necessità di migliorare le loro condizioni di vita sono spesso indicate come specifiche per i "nuovi" Stati Membri, piuttosto che per la "vecchia" Europa dei 15. E' giustificata questa divisione tra Est ed Ovest Europa?

LJ: Certamente no. Tra i tanti fraintendimenti difficili da demistificare, c'è anche questo. Grecia, Spagna, Portogallo presentano le stesse situazioni. In generale, da parte di tutti gli Stati Membri c'è riluttanza ad ammettere che la situazione è simile.

VM: La differenza è che nei nuovi Stati Membri, ci sono più ONG coinvolte. Questo perché lì sono più evidenti le brutalità poliziesche, le favelas, la mancanza di accesso ai servizi sanitari e scolastici. Però, questi casi ci sono in tutta Europa.

AA: Quali sono gli effettivi strumenti della politica per migliorare la situazione dei Rom?

VM: I politici nei governi degli Stati Membri hanno iniziato a sviluppare politiche e progettispecifici. Per esempio, in certe aree dove la disoccupazione Rom raggiunge il 90%, sono implementati cosrsi di formazione e di avviamento al lavoro, con particolare attenzione alle generazioni più giovani. Di solito questi progetti - che sono anche costosi - hanno un minimo impatto. Al termine del progetto, sono in pochi quelli che hanno trovato lavoro e la situazione rimane la stessa. Secondo me, per ottenere risultati più concreti, occorrerebbe che fossero affiancati a un'effettiva politica antidiscriminatoria. L'approccio migliore sarebbe assicurare un trattamento paritario ai Rom in cerca di lavoro. Per questo, si deve superare il concetto di "programmi o progetti speciali" e concentrarsi sui modi per combattere le discriminazioni. Sono fermamente convinta che le radici del problema siano nei manifesti sentimenti anti Rom. Solo combattendo le discriminazioni possiamo sperare di migliorare la situazione.

LJ: Le politiche "generaliste" e le misure per migliorare la scolarizzazione, l'impiego, la sanità e le condizioni di vita sono estremamente importanti. Un tempo, i problemi Rom venivano catalogati come questioni socio-economiche, è tempo che diventino parte dell'approccio politico generale. Le questioni culturali e di identità possono essere affrontate con un approccio particolare. [...]

VM: La mia esperienza è che i governi spesso sviluppano programmi di cui alla fine le comunità Rom non beneficiano. Per esempio, in Ungheria nel periodo prima dell'ingresso in Europa, i progetti PHARE erano rivolti a diminuire il numero dei bambini Rom nelle scuole speciali. Viceversa, ora le politiche dei "progetti pilota" tendono ad investire forti somme, ma per mantenere quei bambini nelle scuole differenziali. Dobbiamo cambiare questo approccioe assicurare invece che i Rom abbiano uguali opportunità di accesso al normale sistema educativo. Piuttosto, c'è necessita di programmi appositi per favorire l'accesso ai servizi di base. Secondo il mio punto di vista, interventi mirati sono: censimento e controllo di quanti bambini Rom siano confinati nelle scuole speciali, supporto finanziario alla scolarizzazione di base e riforme legali. In altre parole: azione mirata della politica contro la discriminazione. Se queste pratiche discriminatorie non verranno più permesse, allora i Rom accederanno naturalmente a un'istruzione di qualità.

AA: State dicendo che non c'è una sufficiente conoscenza sulla situazione dei Rom, e che quindi le misure prese non sono efficaci a combattere la discriminazione e l'esclusione sociale?

VM: Non ritengo che la mancanza di conoscenza sia per forza una questione chiave. La società deve imparare a non discriminare e a non lasciare spazio ad azioni razziste. Nella scuola, sul posto di lavoro o nelle altre sfere della vita pubblica.

LJ: La maggior parte dei politici europei non presta attenzione alla situazione reale dei Rom. Ne hanno un'immagina stereotipata che non corrisponde alla realtà. Sono stupita e contrariata di quanta poca volontà politica ci sia nel capire le difficoltà affrontate dai Rom. I politici preferiscono accettare l'immagine esotica degli "Zingari"; sono contenti di aver a che fare con le tematiche legate alla loro cultura, ma mostrano una totale inadeguatezza a capire cosa significhi "veramente" essere Rom nell'Europa del 2005. Le conoscenze e i dati a disposizione non sono sufficienti a rettificare tutti quei vecchi stereotipi che continuano a circolare nella politica e nella vita di tutti i giorni. Questo gap ci impedisce di approntare politiche efficaci. [...] Esiste una forbice enorme tra le ambizioni e la realtà: così come le leggi antidiscriminazione non garantiscono automaticamente il cessare delle discriminazioni. Un'altra colpa della Commissione è stata di non chiarire adeguatamente che lo sviluppo delle legislazioni antidiscriminazioni esistenti, è più importante di scriverne di nuove.

VM: La stessa Direttiva per l'Eguaglianza Razziale non è dettagliata. All'inizio, alcuni Stati Membri eranodell'opinione che la loro costituzione fosse sufficiente a garantire l'uguaglianza. Sono leggi che esistono da anni, ma la discriminazione permane. Ecco perché dev'essere data attenzione al loro sviluppo. Per esempio, nei casi di discriminazione, adottare quanto già la legge stabilisce, per proteggere i diritti di tutti i cittadini, Rom oppure no.

AA: Ci sono speranze?

LJ: Sì, quando si verificherà una spinta più forte nelle politiche antidiscriminazione nelle aree della scuola, del lavoro, della casa e della sanità. Manca in questo senso la volontà, se si escludono alcune OnG e forse noi due. Quello che vorremmo vedere nel lungo termine è: più impiego per i Rom nelcontesto della strategia di Lisbona; non discriminazione sul posto di lavoro, assistenza da parte dei governi; monitoraggio degli Stati Membri da parte della Commissione. Tutto questo rimane sinora un'illusione, perché alle azioni positive intraprese manca la continuità.

VM: L'unica speranza per i Rom europei è che la loro fiducia nell'Unione Europea sia ben riposta. Un recente sonfdaggo in Ungheria chiedeva agliintervistati se si sentissero cittadini ungheresi piuttosto che europei. I risultati mostrano che i Rom intervistati hanno rispoto europei in maggioranza. Hanno perso la fiducia nel governo nazionale, perché spesso la loro fiducia è stata malriposta. Oggi continuano ad essere discriminati nella vita di tutti i giorni e in ogni sfera della società. Sono qui per esserci quando saranno cittadini europei pari agli altri e fieri di esserlo.


La risoluzione del Parlamento Europeo sui Rom: I 28 aprile 2005, è stata adottata una risoluzione unitaria sui Rom in Europa. Vi si nota come "soffrano discirmizione razziale e in molti casi siano soggetti a severe discriminazioni strutturali, povertà ed esclusione sociale". La risoluzione evidenzia anche le difficoltà quotidiane come gli attacchi razzisti, i discorsi discriminatori e razzisti, gli attacchi fisici dei gruppi estremisti, gli sgomberi illegali e i comportamenti polizieschi dettati a antiziganismo e romanofobia. Il Parlamento richiede una rapida integrazione economica, sociale e politica dei Rom; e sprona il Consiglio, la Commissione e gli Stati Membri al riconoscimento dei Rom come minoranza nazionale e al miglioramento della loro situazione.

 
Di Fabrizio (del 24/05/2005 @ 21:16:23 in Kumpanija, visitato 5317 volte)
Marian Badeanu è un "milanese" singolare: non è nato in città (e questo a Milano è la norma) e i suoi occhi ridono anche quando è arrabbiato o sommerso dai problemi. Arrivato in queste terre qualche anno fa, si è conquistato il titolo di "mio" concittadino nella bolgia dei campi sosta sgomberati nella periferia e giocando a guardie e ladri coi controllori ATM quando suonava nella metropolitana. Non è soltanto un musicista di talento (tutti lo conoscono col soprannome di "Director"), ma una persona colta, attenta e partecipe. All'inizio del decennio è tra i fondatori del gruppo musicale "Unza" di cui è il primo direttore musicale. UNZA poi cresce, diventa una scuola cittadina di musica ed anche un'associazione di consulenza per immigrati. Questo, negli anni in cui il comune non riesce a risolvere la questione Scala e la storica banda dei Martinitt va chiudendo - sugli immigrati, meglio stendere un pietoso velo...

Come nella storia di quasi ogni gruppo musicale, ad un certo punto le strade di UNZA e di Badeanu si dividono. Può capitare di incontarlo per bere un caffè al bar della metropolitana, o di sentirlo su Radio Popolare, in diretta dalla sua Craiova per un servizio sull'emigrazione dalla Romania.

Crescono anch gli UNZA: hannno già girato tutta la provincia per feste e concerti, e due estati fa hanno suonato in Grecia ad un festival internazionale, quando incidono un disco con Roberto Durkovic, artista già affermato e amante come loro di metropolitane e musica sincera. Come suggerisce il cognome, anche lui dell'estrema periferia est della mia città.

Grazie a Tommaso Vitale leggo di un nuovo film di Claudio Bernieri, dal bel titolo "Zingari in carrozza" (domanda ai redattori: cosa c'entra la foto degli Acquaragia Drom???)

Una storia che vede tra i protagonisti, Director, Loredana e Ciprian (i suoi figli) e tutti quei complessini che ancora incontriamo ogni santo giorno. Cito: "Un gruppo di nomadi risolleva le sorti economiche dell'Atm, suonando gratis nei metrò. Il sindaco Gabriele Albertini li premia e destina parte dei profitti per la costruzione di case popolari destinate ai rom. Questa la surreale trama [...] cortometraggio, girato a Milano da Claudio Bernieri. 40 minuti per raccontare una storia metropolitana che sarà presentata sabato prossimo al Festival Massimo Troisi di Pieve Emanuele (Milano)" L'articolo azzarda persino un paragone con "Miracolo a Milano"...

Lo spero, sul serio. Ma spero anche che Bernieri sia stato intelligente da non lasciare a Director & groups il semplice ruolo di attori, ma che siano stati anche co-sceneggiatori.
Si parla tanto di crisi del cinema italiano. Secondo me, non è un problema di scarsità di mezzi o di professionalità. La crisi è l'attuale incapacità di scrivere (o di promuovere) storie simili, che possono benissimo fare a meno dei soliti volti noti, per tenere lo spettatore attaccato allo schermo e portando le telecamere tra i veri cittadini di oggi, senza facili "piacionerie". Una Milano come potrebbe raccontarla il cantastorie Franco Trincale (milanesissimo anche lui...vero?) o forse i Godard e i Nanni Moretti ai loro esordi, quando armati di superotto riprendevano le piazze.
 
Di Sucar Drom (del 20/12/2005 @ 19:37:25 in Europa, visitato 1397 volte)

da Sucar Drom

Ritorniamo sul rapporto annuale dell’European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia che indica le Minoranze Etniche Linguistiche dei Rom e dei Sinti le più esposte al razzismo in Europa.
Ad una attenta lettura del rapporto si evince che i paesi dell'area mediterranea (Italia, Spagna, Grecia e Portogallo) vengono praticamente assolti.
Ciò che inquieta sulla situazione italiana, sia noi sia l’European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia, è il fatto che il nostro paese da due anni non invia nessun rapporto.
Su questa questione ci eravamo già espressi: l'Italia sembra candida solo perchè non esiste un serio sistema di monitoraggio e denuncia delle discriminazioni in atto.
In paesi come la Francia e l'Inghilterra questo sistema di monitoraggio esiste e per questa ragione risultano le maglie nere d'Europa.
Speriamo che l'Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali (UNAR) possa offrire le giuste risorse alle tante associazioni nazionali e locali che ogni giorno si battono per denunciare le continue e reiterate politiche di discriminazione e segregazione che avvengono in Italia contro le Minoranze Etniche Linguistiche dei sinti e dei Rom.
Nel rapporto vengono comunque denunciate le leggi regionali del Veneto e della Lombardia che praticamente non sono finanziate da un decennio.

L'articolo precedente

 
Di Fabrizio (del 30/06/2006 @ 19:01:39 in Europa, visitato 2368 volte)

Rromani Baxt Albania - Address: Rruga "Halit Bega", Nr. 28, Tirane - Tel/Fax: 00 355 4 368 324, E-mail afurtuna@albaniaonline.net

SOS! Salviamo i bambini Rrom albanesi!

La realtà albanese con la sua dura transizione, con i noti problemi economici, la disoccupazione, la violenza, ha scosso l'opinione locale e straniera con i nuovi tragici avvenimenti che coinvolgono i bambini, come merce di scambio.

Il traffico di minori si svolge principalmente verso la Grecia e l'Italia. Su 5000 bambini sono 510 quelli scomparsi senza alcun segnale.

Gran parte dei bambini Rrom, quelli cosiddetti "di strada" sono spariti dai centri di rieducazione e si teme si siano trasformati in bambini cavie o schiavi sperimentali del sesso. Passano in cliniche private, dove sono sottoposti a trapianti d'organi gestite da reti criminali.

C'è stato lo scandalo di 200 bambini Rrom fotografati nudi, il cosiddetto "scandalo pedofilo". Secondo le informazioni a disposizione, è maturato nel centro "His children", dove vivevano abbandonati diversi bambini Rrom in condizioni critiche socio economiche. Cresce il dolore e l'indignazione per le condizioni in cui erano tenuti  questi bambini. [...]

Oltre alla comunità Rrom albanese, sono coinvolte altre minoranze (greca, macedone, Vlah, bosniaca, ecc) ma in nessuno di questi casi estremi viene accennato alla loro origine. L'organizzazione "Romani Baxt Albania" ha denunciato parecchie volte questo fatto, alle istituzioni responsabili controllo albanese, alle organizzazioni internazionali, alle organizzazioni locali numerose della società civile specializzate nel controllo e nella difesa dei diritti dei Rrom.

 Abbiamo informato, denunciato e fatto appello sopra:

a) violenza estrema realizzata sui bambini Rrom dai segmenti criminali differenti della società;

b) abuso di bambini effettuato tramite i cosiddetti addestramenti di carità e gli aiuti alimentari;

c) rimozione dei bambini dalla scuola obbligatoria iniziale e dal presentarli al donatore come bambini di strada e illiterati.

Quei bambini sono curati dalle organizzazioni criminali come oggetti di un commercio sicuro. La maggior parte di quelle organizzazioni, hanno realizzato i loro profitti a nuocimento della Comunità Rrom per più di dieci anni. Parecchie volte è presentata questa situazione amara ai donatori stranieri.

Purtroppo, tutto è rimasto sotto silenzio, a causa della loro fede cieca ai verso i cosiddetti soci di maggioranza nei programmi che collegano la Comunità di Rrom. Hanno classificato la nostra reazione come di gelosia, mantenendo questa associazione "nociva e corruttiva" assieme con le organizzazioni fantasma che hanno usato con l'impunità, la Comunità di Rrom per gli obiettivi corruttivi.

Pellumb Furtuna (Gimi)

 
Di Sucar Drom (del 15/09/2008 @ 17:21:23 in blog, visitato 1732 volte)

Ovada (AL), a Najo Adzovic il Premio Speciale "Rachel Corrie"
Sarà idealmente dedicata a Napoli la serata di premiazione della terza edizione del Premio Testimone di Pace. Una Napoli diversa da quella che abitualmente ci consegnano i media, una città che non si arrende e che rappresenta, con le sue migliori esperienze di lotta, un osservatorio e un laboratorio straordinario di “resistenza” alla criminalità e alla violenza...

Milano, minore fermato 47 volte, dov'erano i servizi?
In questi giorni alcuni quotidiani nazionali si occupano di un ragazzo di dodici anni e mezzo che sarebbe stato fermato dalla Forze dell’Ordine, negli ultimi due anni, per aver commesso dei reati, in prevalenza furti. Sui quotidiani si afferma che il ragazzino, non imputabile perché minore di 14 anni, era stato fermato la prima volta a Roma nel 2006 per un furto ai danni di una turista: aveva dieci anni. Da all...

Bussolengo (VR), inizia a rompersi il silenzio
Il racconto di Christian e di Giorgio, cittadini italiani di origine rom, rispettivamente di 38 e 17 anni, picchiati, sequestrati e torturati insieme ai loro familiari nella caserma dei carabinieri di Bussolengo [Verona] venerdì 6 settembre – racconto pubblicato ieri da Carta – comincia a rompere il muro del silenzio...

Bussolengo (VR), presentata un'interrogazione al Consiglio Regionale del Veneto
I consiglieri regionali veneti Pettenò, Atalmi e Bettin oggi hanno presentano un'interrogazione al Consiglio Regionale del Veneto sui fatti di Bussolengo. Chiedono alla giunta regionale veneta di intervenire perché sia aperta un'inchiesta. Di seguito il testo pubblicato da Car...

Bussolengo (VR), visita al carcere di Verona del consigliere regionale Pettenò
Dopo i fatti gravissimi avvenuti a Bussolengo in provincia di Verona, il 5 settembre 2008, nei quali le famiglie Campos, Rossetto e Hudorovich, di etnia rom, sono state aggredite e ripetutamente picchiate ed offese da alcuni carabinieri, oggi pomeriggio, come Gruppo Consiliare...

Grecia, bimba assomiglia a Denise Pipitone
Tutti i media nazionali hanno puntato la loro attenzione sul caso di Denise Pipitone, la bambina di Mazara del Vallo (Trapani) scomparsa l’1 settembre del 2004. Da due giorni, ogni ora, ci sono nuovi lanci di agenzia. Del caso se ne sono occupati da ieri anche i principali telegiornali nazionali...

Rom e Sinti in Italia
Emergenza “nomadi” gonfiata dal Governo italiano, oppure una popolazione rom molto più esigua del previsto, per la fuga in massa verso altri paesi considerati più ospitali dell'Italia. Sono le due ipotesi che si affacciano in un reportage dall'Italia pubblicato oggi dal quotidiano spagnolo 'El Pais'. Secondo il gior...

Bussolengo (VR), l'incontro in carcere
Piero Pettenò, consigliere regionale veneto del Prc, ha incontrato nel carcere di Verona i rom italiani picchiati dai carabinieri di Bussolengo. Ed emergono nuovi particolari di una giornata da incubo. «Vogliamo un'indagine accurata», dice Pettenò...

Ricardo Quaresma, orgogliosamente gitano
Ricardo Quaresma, 24 anni, è da oggi a tutti gli effetti un giocatore dell’Inter. Adora i gioielli, soprattutto orecchini e anelli di brillanti, e ne ha per tutti i gusti. Colleziona orologi di marchi esclusivi, è pazzo per le macchine di grande cilindrata: Mercedes, Audi, B...

Scusate ci eravamo sbagliati... oppure no?
“La valutazione della Commissione europea, di integrale apprezzamento per le misure adottate dal Governo italiano sui campi nomadi, non ha bisogno di commenti: è chiara ed esplicita. Mancano ancora, invece, le scuse pubbliche di tutti quegli italiani che, all'opposizione dentro e fuori il Parlamento, non hanno esitato...

Il garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza sanzionerà lo Stato italiano?
“Il tema delle pari opportunità è dibattuto a livello mondiale ed è senz'altro importante, ma non può esser ridotto alle differenze di orientamento sessuale tra etero e omosessuali. Le pari opportunità sono anche e soprattutto altre. Quelle che deve avere un bambino di Cosenza di trovare un asilo...

Le ville dei Sinti nelle metropoli per principianti
Il 18 agosto scorso abbiamo saputo dal Tg5 che il Vice Sindaco De Corato ha istituito un ufficio apposito per espropriare le piccole proprietà (terreni di circa 1000 mq) dove vivono alcune famiglie sinte e rom italiane da decine di anni...

Sulla libertà e sulla carità... pelosa
Interessante sproloquio di un’anonima deputata del Partito delle Libertà, pubblicato dal quotidiano Il Tempo. Quando mai nome di partito fu mai così paradossale. Ma si, negli Anni Trenta. Il socialismo dei fascisti e dei nazisti. Bene, oggi in Italia abbiamo chi si erge a difesa della libertà, come fu chi si er...

Bussolengo (VR), questa sera sit-in in Prefettura
Oggi lunedì 15 settembre 2008, a partire dalle ore 18.30 e fino alle 20.30, si svolgerà un sit-in vicino alla Prefettura, in Piazza dei Signori, per chiedere l'immediata scarcerazione delle persone Rom, incarcerate dopo i gravissimi fatti avvenuti nella caserma dei carabinieri di Bussolengo (Verona). Una delegazione chiederà di potere incontrare il P...

 
Di Fabrizio (del 02/10/2008 @ 13:24:50 in Italia, visitato 1445 volte)

Da Irpinianews

Avellino - "Per il governo i poveri non sono più una voce di spesa. L'Italia, con la Grecia, è l'unica nazione europea a non avere un piano di lotta contro la povertà. L'unica ad aver cancellato ogni sostegno.

Per la prima volta la stanchezza dei poveri, la rabbia degli immigrati e la concentrazione dei criminali, generano una spinta inarginabile.

Il governo non lotta più contro la povertà, ma contro i poveri. L’allarme sicurezza è stato creato per distogliere l’attenzione dalle emergenze vere come la povertà e la violenza che vede le donne sempre più di frequente vittime di abusi, molto spesso all’interno della famiglia. Secondo l’indagine Istat 2007 non è la criminalità straniera ma la violenza subita dalle donne in famiglia, spesso da parenti, il vero elemento preoccupante.

L'allarme sicurezza che prende di mira rumeni e rom è infondato. Per capire la ‘questione’, è necessario disingarbugliare quanto noi stessi abbiamo prodotto: pregiudizi, leggende metropolitane, discriminazioni pratiche, misconoscimento di diritti".

Proprio contro il pregiudizio la federazione del Prc ha organizzato una festa allo scopo di far conoscere l’interessante storia, l’interessante cultura, e le persecuzioni degli zingari: "La festa dei figli del vento" ad Avellino il 4 ottobre 2008 alla Scuola Media "Francesco Solimena" alle ore 16.30. Ci sarà una conferenza sul tema del razzismo dilagante in Italia e la persecuzione degli zingari, la loro sconosciuta e interessante cultura e l’integrazione. , Interverranno Isadora Rapimmo, assessore alla Pace e all’Immigrazione della Provincia di Napoli, Nihad Smajovic della Comunità Rom di Scampia, Carlo Luglio Regista. Alle ore 18.00 proiezione del film "Sotto la Stessa luna", regia di Carlo Luglio, produzione associazione "I figli del Bronx". Ore 19.30 proiezione del video "Zingari" montato da Umberto Gemma. Ore 20,00 proiezione del documentario di Carlo Preziosi : "Rom – Frammenti metallici". Ore 20.30 concerto della "Banda di Branko e Dusko". Ci sarà uno stand di cucina zingara. Hanno partecipato all’organizzazione lo Zia Lidia Social Club, Rosso fisso e il Centrodonna.

(mercoledì 1 ottobre 2008 alle 13.01)

 
Di Fabrizio (del 27/10/2005 @ 12:20:50 in scuola, visitato 2099 volte)

26. 10. 2005: International Helsinki Federation for Human Rights (IHF) ha inviato ieri una lettera ai ministeri per l'Educazione, a quello per l'Ordine Pubblico, e al Tribunale Supremo, per richiamare la loro attenzione sulla detenzione illegale di Theo Alexandridis, avvocato di Greek Helsinki Monitor (GHM) e difensore dei diritti dei Rom.

La lettera ricorda anche le recente dispute ad Aspropyrgos (vicino Atene), che hanno coinvolto la locale comunità Rom e un gruppo di greci profughi dall'ex Unione Sovietica. Il caso è scoppiato lo scorso giugno, quando 24 tra i 70 bambini rom nell'età della scuola dell'obbligo, sono stati iscritti alla scuola pubblica, dopo anni di esclusione dall'istruzione. Da questo mese, quegli alunni devono recarsi a scuola sotto scorta, a causa di minacce e vere e propri atti di violenza.

L'impunità che circonda Aspropyrgos, è dovuta anche alla mancanza di iniziativa da parte delle autorità e condanna i Rom ad una vita di paura costante. 

Il testo completo della lettera QUI

 
Di Fabrizio (del 17/06/2008 @ 11:44:30 in Kumpanija, visitato 1243 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

La rivincita gitana : Col circo capirete la nostra anima

Repubblica - 13 giugno 2008 - PARIGI

Roulotte sgangherate e tutte con le porte aperte. Una capra legata a un albero. Bambini che sgambettano ovunque. Due ragazzi lavano una automobile assai più nuova delle loro case su ruote. Sullo sfondo, un silenzioso tendone di circo. Nel piccolo campo nomadi alla Porte de Champerret - nord ovest di Parigi, a pochi minuti di automobile dai Campi Elisi - si entra spostando una transenna di ferro. Ci viene incontro Delia, la quarantina con un viso di venti, capelli lunghi e denti d' oro. È la moglie di Alexandre Romanès, poeta, ex acrobata e domatore, ex liutista barocco con la passione di Monteverdi, creatore e direttore del circo che porta il suo nome. Un vero circo tzigano, con veri musicisti tzigani, con acrobati e giocolieri tzigani. Zingari con le stesse facce di quelli che, da noi, se si avvicinano ci allontaniamo.

Dal 14 al 22 giugno il piccolo campo del Cirque Romanès si installerà a Brescia perché il nuovo spettacolo "La regina delle pozzanghere" sarà ospite della nona edizione della Festa Internazionale del Circo Contemporaneo.

Dal 26 al 29 si sposterà a Mantova, nella rassegna "Teatro - Arlecchino d' oro".
Nel paese che vuole cacciare gli zingari, in terra di Lega, i bambini delle province più ricche si delizieranno sotto il tendone rattoppato e allegro di tessuti indiani; applaudiranno bambini come loro che però non vanno a scuola e già hanno un mestiere; e alla fine dello spettacolo - un gioiello di semplicità e poesia - chiederanno alla mamma un bombolone appena uscito fresco di frittura da una roulotte, e la mamma penserà che per una volta va bene dare soldi agli zingari, perché hanno lavorato e se li sono meritati.

«Quello che sta accadendo nel vostro paese ha un colpevole: l' Europa" esordisce Alexandre Romanès.

Sputa fuori il concetto e si vede che lo rimugina da tempo. «Dal 1989, anno della caduta del Muro, tutti i governi della Comunità sapevano che prima o poi la Romania e la Bulgaria sarebbero entrate in Europa. Hanno avuto decenni per mettersi d' accordo tra loro e dirsi: sappiamo che in questi due paesi ci sono due minoranze che versano in condizioni terribili.

Un problema così non di risolve nel momento in cui si pone. E adesso la casa brucia perché i responsabili politici di destra e di sinistra non sono stati previdenti: potevano comprare estintori e non l' hanno fatto».

Alexandre Romanès appartiene alla grande famiglia circense dei Bouglione, gitani piemontesi francesizzati (si pronuncia Boug-lione). «Veniamo dall' India, poi Afghanistan, Turchia, Grecia: siamo della tribù dei Sinti piemontesi e il cognome Bouglione l' abbiamo preso in Italia.

Quasi tutte le famiglie circensi italiane sono gitane». Romanès lascia il circo di suo padre («Mi sembrava un hangar, avevamo quaranta camion, e tutti in famiglia avevano diamanti al dito e Rolls Royce. Non era per me») poco più che adolescente e si mette a fare l' acrobata sulle "scale libere" per la strada. A vent' anni incontra una poetessa francese, Lydie Dattas: per lei e grazie a lei impara a leggere e scrivere, e inizia a leggere la poesia. Un giorno del '77, mentre sta facendo il numero in equilibrio sulle scale a pioli, lo avvicina Jean Genet. Insieme progettano un circo poetico. Avrebbe dovuto durare quattro ore. Genet voleva un cavallo arabo e un cigno nero. «Non l' abbiamo mai montato, quel circo: era troppo presto per me, dopo il rifiuto del tendone di mio padre. Di Genet sono stato amico, mai amante. Fino alla fine, quando l' accompagnavo a Villejuif, nell' ospedale dei tumori. E' morto a 76 anni nell' 86».

Nel frattempo Alexandre Romanès comincia a scrivere poesie. Nel '98 esce "Un peuple de promeneurs", un popolo di "passeggiatori". Nel grande e disperato campo nomadi di Nanterre (oggi smantellato) ha incontrato Delia, gitana rumena-ungherese, che ha già tre figli da un marito che se ne è andato.

Avranno altre due bambine e Alexandre adotterà gli altri tre. Nel '94 montano un tendone dietro alla Place Clichy (per sei anni e fino alla morte il terreno glielo darà gratis una ricca aristocratica signora, madame Carmignani) e il piccolo Cirque Romanès inizia ad essere un punto di incontro di artisti. «Di molti non voglio fare nomi» dice Alexandre Romanès, «ma posso dire che Yehudi Menuhin veniva spesso e una volta mi disse: "Fino all' ultimo dei miei giorni non smetterò di pensare a voi"». Verso il 2003 Romanès invia a Gallimard un quaderno con le sue poesie scritte a mano. «Hanno riunito una commissione straordinaria di lettori.

Ben quattro. Erano poesie di uno zingaro!». Nel 2004, la grande casa editrice le pubblica con il titolo "Paroles perdues" e la prefazione di un altro poeta amico: Jean Grosjean (morto due anni fa).

Nel prossimo inverno uscirà una nuova raccolta. «Se non si crede nella poesia, se non si ha un' idea poetica della vita, allora non si potranno mai capire i gitani» dice Romanès. - LAURA PUTTI

Se volete saperne di più visitate il sito: www.festadelcirco.it 

 
Di Fabrizio (del 12/11/2009 @ 11:24:47 in musica e parole, visitato 1457 volte)

Da Rom Sinti @ Politica

L’Orchestra Sinfonica Abruzzese e l’Alexian Group di Alexian Santino Spinelli eseguiranno due concerti di solidarietà per l’Abruzzo.

I concerti avranno luogo il 13 Novembre a Roma presso il Tempio Valdese di Piazza Cavour alle ore 18,00 e a Lanciano (in Abruzzo prov. Chieti) presso il Teatro Fedele Fenaroli il 14 Novembre alle ore 21.

I concerti sono stati organizzati grazie al contributo delle seguenti associazioni e istituzioni: Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia –FCEI e Tavola Valdese, l’Associazione nazionale Thèm Romanò di Lanciano (Ch), la Ut Orpheus Edizioni di Bologna, la Cooperativa ERMES di Roma, l’Arci Solidarietà di Roma, la Fondazione Casa della Carità di Milano, l’Associazione Altrevie di Roma, la Compagnia Nuove Indie di Roma, l’Associazione Piemonte-Grecia Santorre di Santarosa di Torino, la Deputazione Fedele Fenaroli del Comune di Lanciano, la Federazione Romanì di Roma, la rivista Confronti DIALOG-ARTI di Roma. I due eventi sono stati inoltre promosse da decine di radio e dalle riviste Focus di Milano e Intercity di Pescara.

I concerti avranno il titolo di "Romano Drom" La lunga strada dei Rom e rappresentano un evento artistico unico e originale in cui sarà proposta musica Rom con canti in lingua Romanì composti da Alexian Santino Spinelli, un Rom Abruzzese profondamente legato alla sua terra. I Rom Abruzzesi, cittadini italiani, sono presenti in Abruzzo da oltre sei secoli e sono vicine alle famiglie Aquilane duramente colpite dal terremoto. I concerti saranno introdotti da Roberto De Caro presidente della casa editrice musicale Ut Orpheus che ha pubblicato le musiche che saranno eseguite.

Fin dal Rinascimento i Rom girando di piazza in piazza e di castello in castello hanno influenzato i musicisti colti apportando novità ritmiche e musicali oltre che strumentali. Ma è soprattutto in epoca Romantica, nel momento in cui si affermano i concetti di nazione, radici culturali, folklore locale, libertà etc. che i grandi compositori come Listz, Brahms, Schubert e più tardi Dvorak, Mussoskj, Ravel, Debussy, Bartok, Stravinskj, oggi Goran Bregovic hanno attinto a piene mani dalla tradizione musicale romanì, per la prima volta – in questo evento con la Sinfonica Abruzzese - la musica romanì non sarà assorbita dalla musica classica, ma al contrario l’orchestra sinfonica accompagnerà e si integrerà nella musica romanì.

Il concerto è un viaggio artistico-culturale in cui vengono rievocate attraverso i suoni, le parole e i colori, le radici profonde di un popolo millenario caratterizzato dalle prismatiche sfumature e dalle intensissime emozioni.
Un viaggio nell’intimità della storia e della cultura di un popolo
trasnazionale.

Le musiche proposte in cui si rintracciano gli echi del passato sono quelle dell’ambito familiare che i Rom suonano per tramandarsi, per comunicare e per restare uniti. I canti sono memorie mai scritte in cui si custodiscono valori etici, filosofici e linguistici di un popolo dalle molteplici espressioni.
L’Europa, mosaico culturale, è anche un mosaico musicale e ogni popolo è custode di ritmi e di stili che si sono rinnovati attraverso i secoli.
A questo ricco mosaico culturale europeo anche i Rom, originari dell’India del Nord, hanno dato il loro apporto, con colori e forme distinti.
In molti paesi la cultura romanì è entrata a far parte del folklore locale, spesso il folklore di quei paesi si identifica con la cultura o l’arte romanì: il flamenco in Spagna, i violinisti ungheresi, i cymbalisti romeni, la musica in Russia e nei Paesi della ex Jugoslavia. Alcuni generi musicali derivano dai Rom come la Czardas e Verbunkos, ma anche tanta musica balcanica oltre che il jazz manouches, che è il vero jazz europeo, il cui precursore è stato il leggendario manouche Django Reinhardt.

 
Di Fabrizio (del 21/10/2006 @ 10:49:16 in casa, visitato 1407 volte)

(riassunto)

Il governo non riesce a diminuire i frequenti abusi anti-Rom delle autorità locali, particolarmente nel campo dell'alloggio [...]

Rapporti del Centre on Housing Rights and Evictions (COHRE) e di Greek Helsinki Monitor (GHM) rivelano che le autorità a Patrasso e a Chiana hanno distrutto più di 70 case di Rom e altre 2000 sono a rischio demolizione.

[...] La municipalità risponde che un numero imprecisato di famiglie (tra 5 e 17 secondo diverse versioni) sono state ri-alloggiate [...] Alcune famiglie hanno ottenuto una compensazione di qualche centinaio di euro ed in alcuni casi, la promessa orale di un sussidio.

L'ultimo sgombero illegale è del 26 settembre scorso. Qualche ora prima della visita alla zona del Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, una famiglia di 8 persone era stata sgomberata dalla sua casa. I giorni seguenti, sono stati arrestati due Rom e tenuti in custodia per un giorno, con l'imputazione di aver protetto il tetto delle loro case con teli di nylon. Il 12 ottobre, altri due Rom sono stati arrestati e tenuti in custodia un giorno, per aver fatto dei lavori nelle loro case. [...]

Panayote Dimitras, portavoce del GHM, afferma: "La Grecia continua a sgomberare le famiglie Rom senza fornire adeguati compensi o sistemazione alternativa, nonostante due promemoria del Comitato Europeo sui Diritti Sociali nel 2005 e 2006, che contestano alla Grecia le sue politiche sull'alloggio in violazione all'articolo 16 della Carta Sociale Europea. E' lampante che una specifica minoranza etnica - i Rom - è il bersaglio di queste politiche e che la Grecia non ha assicurato loro la parità di accesso alla casa."

Du Plessis del COHRE, aggiunge: "COHRE e GHM sono preoccupati per il minacciato sgombero di 200 Rom nel quartiere Votanikos di Atene, per la costruzione di uno stadio di calcio. La politica di sgomberi forzati nei confronti della comunità Rom per "ripulire" la città e costruire una Grande Atene è inumana e viola le leggi sui diritti umani della Carta Sociale Europea. Non ci sono scuse per un paese membro della UE [...]

Le autorità di Patrasso hanno risposto alla relazione di Thomas Hammarberg sulla sua visita in Grecia, attribuendogli affermazioni che non ha mai fatto, come le critiche a GHM e le congratulazione al consiglio comunale di Patrasso.

Dimitras risponde: "Richiamiamo il governo a prendere immediatamente posizione contro il comune di Patrasso che mistificando le parole di un alto incaricato europeo, fuorvia l'opinione pubblica ed insidia gli sforzi della Consiglio d'Europa.

Nathalie Mivelaz
Advocacy Director
Centre on Housing Rights and Evictions (COHRE)
Tel: +41-22-734-1028
Email: media@cohre.org

Panayote Dimitras
Spokesperson
Greek Helsinki Monitor (GHM)
Tel: ++30-2103472259
Email: panayote@greekhelsinki.gr

Articolo originale

 
Di Daniele (del 16/05/2006 @ 10:39:04 in Europa, visitato 2074 volte)

6 maggio 2005, di Otto Pohl - riassunto

Gli zigani ottengono uno strumento legale nella lotta per i diritti.

Miskolc, Ungheria – Per i zigani dell'est Europa, come Agnes Krappai, la vita sembra non migliorare mai. Lei vive in una zona povera di questa città ungherese, in una casa senza acqua corrente.

Il suo vicino lava un tappeto in strada, riuscendo a fare uscire acqua da un pozzo con la pompa a mano. "È una crisi costante, se c'è una cosa simile", dice la signora Krappai.

Ma adesso alcuni leader dei zigani, o rom, stanno pensando ad un nuovo modo per cercare di ottenere l'uguaglianza: la lotta per i diritti civili dei neri americani. Sempre più, i rom stanno sollecitando di garantire i loro diritti, e fanno ciò dove pensano che avranno la migliore possibilità di riuscita – tra i nuovi membri est europei dell'U.E. e quelli che stanno cercando di influenzare l'Europa occidentale con interpretazioni rigide delle loro nuove leggi antidiscriminatorie.

La strategia dei rom è stata ricompensata in ottobre, quando una corte bulgara per il distretto di Sofia si pronunciò a loro favore in un caso di segregazione a scuola. "Questa è Brown contro il Ministero dell'educazione in Europa", ha detto Dimitrina Petrova, direttore esecutivo dell'European Roma Rights Center, ricordando la delibera del 1954 della Suprema corte secondo la quale il sistema ufficiale del "separato ma uguale" della segregazione razziale nella scuola era incostituzionale.

"Questo è un puro modello americano", ha detto la signora Petrova, il cui gruppo ha proposto l'azione legale. "Non è un diritto se non puoi difenderlo in una corte di giustizia".

Un appello è in corso, ma il governo bulgaro ha già iniziato ad emanare cambiamenti nella politica statale dell'educazione, e la fondazione Romani Baht, il gruppo bulgaro per i diritti che ha discusso il caso, ha detto che sono stati programmati altri 50 casi di segregazione scolastica in autunno.

Nel 2002, la fondazione ha proposto un'azione legale contro un bar di Stara Zagora, Bulgaria, per aver rifiutato di servire un rom.

La fondazione ha vinto, e da allora ha intentato azioni legali contro i proprietari di night club, ospedali e altre società, accusandoli di rifiutare riassumere o di servire i rom.

I casi citati di leggi antidiscriminazione emanate per preparare la Bulgaria ad entrare nell'U.E., che spera di fare l'anno prossimo.

Alcuni di quelli che lavorano in nome dei rom dicono che questi sforzi offrono un modello per aiutare altri gruppi che combattono la discriminazione.

Gorge Soros, il miliardario che è uno dei più grandi benefattori dei gruppi per i diritti dei rom, promette che "tale sforzo sarà fatto con le minoranze musulmane" d'Europa una volta che le conquiste dei rom siano state garantite.

Comunque, la legge europea è basata sulla legge civile, il che significa che una decisione della corte non diventa automaticamente legge dello stato – e che le vittorie in tribunale ottenute nelle campagne di vertenze strategiche, non hanno necessariamente effetti di ampia portata.

Ancora, Panayote Dimitras, direttore esecutivo del settore Grecia dell'Helsinki Monitor, un gruppo per i diritti umani che opera anche nei balcani, ha detto di aver citato sentenze della corte dall'Europa orientale nei casi rom in Grecia.

La sig.ra Petrova ha detto di sperare che le conquiste fatte nell'Europa dell'est si diffondano anche nell'Europa occidentale, dove i rom combattono per i loro diritti.

Gli sforzi dei rom vanno oltre le sfide legali. A dicembre, Gyorgy Macula, un giovane ufficiale della polizia di Budapest, ha fondato l'Associazione della polizia rom a Budapest. Egli l'ha modellata sulla Associazione della polizia nazionale nera, un'associazione fondata in Illinois nel 1972 per aiutare gli ufficiali neri negli Stati Uniti a combattere le pratiche di imposizione della legge razzista e creare una relazione più positiva con le comunità minoritarie.

Per la prima vota, c'è anche una rappresentanza rom a Bruxelles. Dopo l'ingresso dell'Ungheria nell'U.E. nel 2004, ha eletto due rom nel parlamento europeo.

Ancora non c'è un movimento unitario rom e non c'è un leader come il Rev. Dr. Martin Luther King Jr. ad aiutare a crearne uno, né figure galvanizzanti come Malcolm X o Rosa Parks.

E non tutte le cause legali hanno successo. La Corte europea per i diritti umani a Strasburgo ha bocciato la causa di 18 bambini rom cechi non handicappati.

Le stime sono che più del 75% di bambini rom nella Repubblica ceca sono messi in scuole speciali. L'azione legale è stata ripresentata.

Si dice che i rom siano emigrati dall'India in Europa più di 1000 anni fa, portando modi nomadi, pelle scura, cultura insulare e strani costumi che hanno spianato la strada per una marginalizzazione permanente.

I nazisti consideravano i rom una razza inferiore, raggruppandoli con ebrei e i disabili, e ne uccisero mezzo milione nei campi di concentramento nella II guerra mondiale.

Anche oggi, molto resta oscuro a proposito dei rom. Non c'è accordo neanche sul loro numero in Europa. Stime li collocano fra i 7 e i 15 milioni, e dal 5 al 10% della popolazione in molti Paesi dell'Europa orientale.

In Ungheria, la lotta per abolire la segregazione razziale nelle scuole è arrivata qui a Miskolc, una delle regioni più povere dell'U.E.

Andras Ujlaky, presidente della fondazione per le opportunità per i bambini, un'associazione ungherese che si interessa della scolarità dei rom, recentemente ha visitato qui i leader della comunità rom per discutere l'integrazione di una scuola nelle vicinanze di una gran quantità di squallidi edifici dove vive la sig.ra Krappai. Il sig. Ujlaky ha bevuto il caffé mentre mentre si sedeva su un divano consunto nella piccola, pulita casa di un leader della comunità e ha parlato dei progetti per i bambini per rifiutare di essere messi nella scuola di tutti i rom.

Se i bambini hanno difficoltà per il trasporto, ha detto, pensa di intentare un'azione legale per discriminazione, sperando di sollecitare un riesame procedurale che chiuderebbe la scuola per soli rom.

"Ora che la legge è fatta dovremmo usarla", ha detto il sig. Ujlaky.

 
Di Sucar Drom (del 13/05/2009 @ 10:31:39 in blog, visitato 1595 volte)

Ddl sicurezza, posta la fiducia per delle norme razziste
Il consiglio dei ministri ha posto la fiducia sul ddl sicurezza. La Lega nord ha chiesto ed ha ottenuto la blindatura di un testo che da più parti viene definito razzista...

Ungheria, il Governo renda pubblica l'inchiesta
Tre organizzazioni per i diritti civili hanno chiesto oggi che il governo ungherese renda pubblici i risultati dell'inchiesta sull'uccisione di un padre e un bambino a febbraio. Lo scrive l'agenzia di stampa Mti...

Milano, le parole del Vice Sindaco sono incivili!
La Polizia Municipale ha denunciato due persone, padre e figlio, rispettivamente di 50 e 20 anni, per omissione di soccorso. Il 4 maggio, alla guida di una Rover in via Gallarate in compagnia del genitore, il ragazzo, che non ha la patente, aveva causato un incidente...

Bruxelles/Budapest/Firenze/New York, l’Italia viola le norme comunitarie
ERRC, OsservAzione e l'Open Society Institute hanno inviato un rapporto alla Commissione europea denunciando le gravi violazioni che il Governo italiano sta perpetrando dal maggio 2008 contro le popolazioni sinte e rom...

Roma, Tonizingaro e la speranza
Sabato 9 Maggio alle 21.00 presso il laboratorio socio-culturale FUSOLAB, via G. Pitacco n 30 (zona Largo Telese), sarà presentato il libro “Speranza” di Antun Balzevic (in foto), in arte Tonizingaro. In occasione della presentazione Tonizingaro sarà protagonista di ...

Roma, nel world press photo ci sono anche i Rom
L'agente Kole avanza in una casa che pare devastata da un terremoto o da una battaglia. E' armato di tutto punto e cammina, pistola in pungo, tra sedie rovesciate e cartacce sparse sulla...

Napoli, confermata la condanna ad Angelica
Angelica compirà 17 anni a novembre, e da più di un anno è rinchiusa nel carcere minorile di Nisida (in foto), a Napoli. E' la prima rom ad essere stata condannata in I...

Razzismo, la Lega nord preme sull'acceleratore
Oramai siamo alla frutta e la strategia della Lega Nord è quella di alzare il prezzo per far votare in Parlamento delle norme razziste. Dopo la scottatura subita con il decreto sicurezza, non ci pensano certo due volte ad innalzare il livello di scontro per far com...

Ue, l’Italia è il Paese più razzista
Il 94% delle persone intervistate in Italia ha affermato di sentirsi discriminato. Seguono Grecia, Ungheria e Francia. Lo studio include più di 23mila interviste a membri di minoranze etniche e immigrati, raccolte in 27 paesi della UE. Un vasto rapporto dell’Agenzia dei Diritti Fondamentali dell’UE...

Ddl sicurezza, ispirazione razziale
Il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha manifestato il suo dissenso rispetto al pacchetto sicurezza mettendo l’accento sulle norme che riguardano i medici-spia e i presidi- spia mettendo in guardia il governo anche da probabili profili d’incostituzionalità di queste norme. Sembrerebbe che il governo e tutta la mag...

Dall'intolleranza al razzismo
L'intolleranza consiste nell'atteggiamento abituale di chi avversa le opinioni altrui, specialmente in materia politica e religiosa. È un atteggiamento improntato ad una rigida e risentita chiusura dogmatica nei confronti degli altri, che si manifesta dalle origini dell'uomo, con la sottomissione degli schiavi, le persecuzioni d...

Rep. Ceca, la minaccia neonazista
Marce minacciose in quartieri svuotati dalla paura e aggressioni con bombe molotov contro i rom. Negli ultimi giorni è questa la realtà in alcune città della Repubblica Ceca. Protagonisti delle violenze, che hann...

Verona, il cadavere di una donna trovato lungo l'argine dell'Adige
Non si sa chi sia, da dove venga, né come e perché sia morta. Era completamente nuda, in posizione supìna, nascosta da arbusti in fiore e dalla vegetazione rigogliosa di questo periodo dell'anno, di giorni di caldo quasi estivo dopo piogge abbondanti. Anche il suo vis...

Al mercato della paura
Oramai è impossibile affrontare il tema della "sicurezza" nel dibattito pubblico, ridotto a materia di propaganda politica. Sui giornali e in Parlamento. Se ne parla per catturare il consenso dei cittadini, non per risolvere i problemi. Nel sostenerlo ci pare di scrivere lo stesso articolo. Un'altra volta. Eppu...

Un giorno da dimenticare
Il 7 maggio del 2009 per il Ministro Maroni è stata una giornata “storica”: la si leggeva in faccia la sua soddisfazione. Per la prima volta, da quando è al governo, 227 disperati erano stati “respinti” sulle coste libiche. Altri ne seguiranno e la storia sembra ripetersi: militari con il cuore piccolo piccolo ...

Genova, la bocciofila sfrattata è anche sinta
Quasi non avevano ancora posato le valigie. Tre anni fa i 200 soci dell’Associazione bocciofila Bolzanetese erano stati sfrattati dalla loro sede di via Bruzzo, per fare spazio a un posteggio. L’amministrazione comunale li aveva destinati a una nuova struttura ...

Bolzano, partecipa anche tu al concerto per l'Abruzzo
Ricordiamo a tutti che a Bolzano, domenica 17 maggio 2009, dalle ore 20.30, presso il teatro Cristallo in via Dalmazia n. 30, si terrà il “concerto di beneficenza in favore delle le vittime del terremoto in Abruzzo”. L’evento è organizzato dalle associazioni Nevo Drom e U Giaven. So...

I Rom sono senza voce, anche nel "dizionario"...
La Stampa ha pubblicato un articolo del giornalista Giuseppe Caliceti, dal titolo “Come vede il nostro Paese e i suoi stili di vita una scolaresca emiliana di extracomunitari”. Il giornalista estrae dal suo libro «Italiani per esempio» (edito da Librerie Feltrinelli, 64 pag. 7 euro ...

Ddl sicurezza, appello ai Deputati
Era stata annunciata. E puntuale è scattata la fiducia i tre maxi-emendamenti presentati dal governo per modificare il ddl sicurezza. Domani il voto. E giovedì il via libero definitivo. Ma sull'...

Europee, anche i Rom rumeni voteranno
“Anche i Rom voteranno il 6 e il 7 giugno per l'elezione del Parlamento Europeo, propongo un confronto tra tutte le forze politiche sul tematiche dei Rom da tenersi in un campo attrezzato della Capitale, invitando anche l'ambasciata rumena”...

Termoli (CB), sfrattata una coppia di ‘abusivi‘ ma tante sono le perplessità
Sono stati sfrattati questa mattina, da un’abitazione di via Asia, con tanto di pargoli al seguito. ‘Abusivi’ di certo, anche se qualcosa nella loro storia non quadra. Si tratta di un ragazzo rom italiano...

Elezioni, la Lega cavalca la paura, oggi come un anno fa
Telegiornali, un giorno qualsiasi del Marzo 2008: stupri, romeni, campi rom, paura e necessità di sicurezza. Telegiornali, un giorno qualsiasi del Maggio 2008: immigrati, sbarchi di clandestini, paura e necessità di sicurezza. Nel mezzo? I problemi reali degli Italiani: crisi economica, gent...

 
Di Fabrizio (del 24/02/2007 @ 10:26:37 in media, visitato 2331 volte)

Ricevo da Tommaso Vitale:

Autori e curatori: Gabriella Amiotti , Alessandro Rosina

Contributi: Cinzia Bearzot, Anna Maria Birindelli, Elena Dell'Agnese, Alessandro Ghisalberti, Giuseppe A. Micheli, Daniele Montanari, Rosella Pellerino, Sergio Rovagnati, Giovanna Salvioni, Laura Terzera, Teresio Valsesia, Tommaso Vitale, Giuseppe Zecchini

Collana: Equivalenze

Argomenti correlati: Storia sociale e demografica - Storia urbana e del territorio - Antropologia

Codice Volume: 570.10 Codice ISBN 13: 978-88-464-8245-7
Pagine: 176
Edizione: in preparazione, 1a

Presentazione del volume:
La questione delle minoranze, da sempre tema spinoso e ricco di implicazioni, è stata, direttamente e indirettamente, al centro dei conflitti europei del secolo appena concluso e delle maggiori tragedie a essi connesse. Non a caso l'idea di un'Europa unita si fonda sulla premessa del rispetto e della valorizzazione delle identità culturali, religiose, etniche e linguistiche. Ogni minoranza è una storia a sé stante, ciascuna con un proprio delicato, spesso instabile, equilibrio tra salvaguardia della propria identità e integrazione nel contesto più generale nel quale è inserita.
Un equilibrio sempre a rischio, messo in discussione sia da forze esterne sia da forze interne e facilmente suscettibile di strumentalizzazioni. L'accelerazione e l'estensione dei percorsi di mobilità, in una società che evolve a passi rapidi verso la globalizzazione, rende peraltro ancor più difficile la definizione dei marcatori di confine identitario: l'ampliamento dello spazio di vita può causare il collasso delle stesse coordinate fisiche di riferimento, quello "spazio vissuto" che consente di delimitare il territorio del sé.
Il volume vuole stimolare una riflessione critica su questi temi, a partire da casi concreti. Vengono a tal fine proposti alcuni approfondimenti del modo nel quale specifiche minoranze hanno declinato, nella storia e nel presente dell'Europa mediterranea, il delicato rapporto tra integrazione e identità.

Gabriella Amiotti, è docente di Geografia storica del mondo antico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Cattolica di Milano. Ha svolto attività di ricerca su temi di storia politica, di storia della geografia e storia della cartografia nel mondo classico.
Alessandro Rosina è docente di Demografia presso la Facoltà di Economia dell'Università Cattolica di Milano. Ha svolto attività di ricerca su temi di demografia storica, di transizione alla vita adulta e di formazione della famiglia.
Indice:
Giuseppe A. Micheli, Prefazione
Nel passato
Gabriella Amiotti, Introduzione
Cinzia Bearzot, Rivendicazione di identità e rifiuto dell'integrazione nella Grecia antica (Ateniesi, Arcadi, Plateesi, Messeni)
Giuseppe Zecchini, L'identità dei Celti tra conservazione e assimilazione
Alessandro Ghisalberti, Minoranza etnica e uniformità socio-culturale: aspetti della civiltà medievale nell'area del mediterraneo
Daniele Montanari, Aspetti dell'identità ebraica in Età moderna. La Comunità mantovana
Nel presente
Alessandro Rosina, Introduzione
Giovanna Salvioni, Identità e memoria: uno sguardo alle comunità albanesi del sud Italia
Rosella Pellerino, Teresio Valsesia, Sergio Rovagnati, Le alpi ed oltre: Occitani, Walser, Ladini
Elena Dell'Agnese, Tommaso Vitale, Rom e Sinti: una galassia di minoranze senza territorio
Laura Terzera, Anna Maria Birindelli, Riflessioni sul processo di integrazione della popolazione immigrata in Italia. Il caso della Lombardia.
 
Di Fabrizio (del 01/05/2007 @ 10:26:05 in Europa, visitato 1913 volte)

Da Czech_Roma

Strasbourg, France, April 18 (CTK) - Il rapporto del Consiglio d'Europa (CE) sullo stato dei diritti umani in 46 stati, critica la Repubblica Ceca e la Slovacchia per il trattamento riservato ai Rom.

I principi della CE richiedono l'azione giudiziaria in periodi ragionevoli. Giustizia dilazionata significa giustizia negata, dice il rapporto.

Oltre a Cechi e Slovacchi, vengono criticati altri 19 paesi, inclusi Francia, Germania, Bretagna, Italia, Grecia e Polonia.

Casi di spostamenti forzati di famiglie rom sono registrati in numerosi paesi CE [...] Il rapporto aggiunge che il Tribunale Europeo sui Diritti Umani riguardo la Repubblica Ceca e la Slovacchia è particolarmente preoccupato per la segregazione scolastica dei bambini Rom nelle scuole ceche e per la sterilizzazione forzata o senza consenso in Slovacchia.

Il rapporto ricorda che esistono tre priorità CE, che si applicano anche per i Rom, e che sono la protezione delle minoranze, la lotta al razzismo e all'intolleranza, e la lotta contro il mantenimento ai margini della società.

Il paese che ha ottenuto più critiche è stato la Russia.

 
Di Fabrizio (del 05/03/2006 @ 10:23:35 in Europa, visitato 1737 volte)

La Bulgaria e l'Europa (III puntata)

Parte delle difficoltà nell'esaminare il problema dell'integrazione dei Rom in Bulgaria sono le critiche rivolte dall'estero. Variano dalle preoccupazioni generali ad un'attitudine a patrocinare la politica bulgara, come se lo stato dovesse essere messo alla prova sul problema dell'integrazione. Ma la situazione dei Rom è forse differente o migliore nel resto d'Europa, in particolare nella EU?

Si dovrebbe iniziare ricordando che le statistiche riguardo ai Rom sono tanto variabili quanto inaffidabili. Per diverse ragioni:

  1. la loro natura transitoria, particolarmente in Europa occidentale;

  2. in alcuni paesi c'è il timore a definirsi Rom a causa dei connotati negativi (anche in Bulgaria c'è qualcosa di simile, molti Rom sia autodefiniscono Vlach oppure Pomak);

  3. in Grecia, ad esempio, le autorità rifiutano o mancano di valutare e misurare il problema;

  4. gli stessi Rom non sono un'unità coesa: chi parla il romanès, chi il sinto, chi la lingua locale.

Inoltre, nasce ancora confusione dalla commistione con altri popoli itineranti nel nord Europa, come i Travellers in Gran Bretagna e Irlanda, che passano le medesime discriminazioni, anche se sono più da considerarsi un gruppo culturale piuttosto che etnico. [...]

Quindi, quanti sono i Rom in Europa e nell'Unione Europea? Le stime dicono tra gli otto e i 13 milioni, una popolazione indigena che attraversa Svizzera, Irlanda e Scandinavia. Inoltre esistono area dove sono presenti comunità di Rom immigrati. Quando Romania e Bulgaria si uniranno alla EU, i Rom saranno più numerosi della popolazione di Scozia, Galles, Irlanda o Danimarca. [...] La questione dell'integrazione pone pressione a tutto il continente, non riguarda solo il caso di qualche mendicante nel metrò di Parigi.

Quale integrazione? L'aneddotica evidenzia incrociandole, discriminazioni verso i Rom e percezioni di una loro attitudine antisociale. Nella città di Usti nad Labem, nella repubblica Ceca, venne costruito un muro attorno all'area dei Rom, creando effettivamente un ghetto fisico – non è una storia del 1937, ma del 1999. In maniera simile, ci sono città italiane che “pagano” i Rom residenti perché lascino la città con l'inizio della stagione turistica, ritenendo che la loro presenza allontani i visitatori. All'opposto quello che è successo a Kosice, dove le autorità hanno costruito un gran numero di appartamenti per la locale popolazione rom, ma dopo pochi mesi i divisori, le tubature, gli stessi vetri erano stati rimossi e venduti. Nel 2004 il tentativo del governo slovacco di tagliare i benefici sociali per i disoccupati, provocò una vasta rivolta nella comunità rom.

C'è senza ombra di dubbio un problema di integrazione su scala europea. Ciò è chiaramente visibile nella scolarità, che può promuovere l'integrazione e migliorare le condizioni delle minoranze, basti il risultato ottenuto in GB con gli immigrati dell'Asia del sud est. Nella comunità Rom i successi sono trascurabili. Nella repubblica Ceca, oltre metà dei bambini nelle scuole per ritardati mentali sono rom. Una situazione forse ancora peggiore riguarda la Slovacchia e l'Ungheria, i paesi con la più alta percentuale di Rom sulla popolazione globale. Anche qua ci sono problemi legati alla comunità, come l'assenteismo scolare, che non contribuiscono a risolvere i problemi.

La situazione nell'università è tragica, con la comunità rom che è presente con meno dell'1% che continua gli studi, confrontato col 21% europeo. Anche se la posizione sociale e le condizioni di vita sono simili, è difficile fare un confronto con esperienze simili, ad esempio la comunità afro-americana, perché manca il termine di paragone delle aspettative comunitarie. Forse la Bulgaria sta compiendo più di uno sforzo nel tentativo di desegregare il proprio sistema scolastico: la Danimarca recentemente ha introdotto le scuole speciali per i Rom “che non possono essere tenuti nelle classi regolari, e la segregazione norma comune in Spagna e nell'Europa centrale, tramite veri e propri ghetti, che si perpetuano anche nella scuola.

Quali sono le altre aree da tenere sotto controllo? [...] La disoccupazione è molto estesa nelle comunità rom in Europa, con tassi dell'85%, 50% e 65% rispettivamente in Slovacchia, Spagna e repubblica Ceca. In campo sanitario, i tassi di vaccinazioni tra i bambini sono molto distanti da quelli europei mentre, ad esempio, il livello di epatite B è dell'8,4%, contro l'1,4% che è la media europea. Quanto alle aspettative di vita, che tra gli indicatori generali è quello più significativo, tra i Travellers in Irlanda è di 11 anni inferiore alla media nazionale, tra i Rom della Slovacchia è di 15 anni inferiore.

E' evidente la mancanza di storie positive riguardo la comunità rom. Il recente vincitore del Grande Fratello croato è un Rom. Ci sono grandi festival culturali in Spagna e Francia, come quello di Sainte Marie de la Mer. Ma sono casi piuttosto isolati.

Sembra che i Rom abbiano perso molto del loro spazio nella società, attraverso l'erosione dei loro commerci tradizionali [...] e della cultura (a causa dell'integrazione e della sedentarizzazione forzata sotto il comunismo). Forse il primo passo per migliorare la situazione sarebbe ricollocare questa comunità culturale, eventualmente attraverso la sua rappresentazione politica, sull'esempio di quanto è già successo con le comunità scozzesi, gallesi, irlandesi e danesi, che a livello europeo hanno assunto in prima persona le questioni che riguardano il loro gruppo etnico.

Segnalazioni precedenti:
Bulgaria I
Bulgaria II

 
Di Fabrizio (del 07/02/2006 @ 10:19:56 in Europa, visitato 1609 volte)

PANHELLENIC CONFEDERATION OF GREEK ROMA (PACONGR)
Address: Aiolou 2 & Eleftheriou Venizelou St, GR-12351 Santa Barbara. Greece.
Telephone & Fax: (+30) 210.569.17.93
e-mail: romltd@ath.forthnet.gr

GREEK HELSINKI MONITOR (GHM)
Address: P.O. Box 60820, GR-15304 Glyka Nera. Greece.
Telephone: (+30) 210.347.22.59. Fax: (+30) 210.601.87.60.
e-mail: office@greekhelsinki.gr website: http://www.greekhelsinki.gr

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COMUNICATO STAMPA, 30 gennaio 2006

Azione comune di PACONGR e GHM sul diritto alla casa e alla scuola, e contro la discriminazione - comunità Rom di Psari - Aspropyrgos

Le due associazioni hanno promosso uno sforzo comune in difesa dei diritti dei Rom dopo la loro visita all'accampamento rom a Psari Aspropyrgos (vicino Atene). Durante la visita, Vassilis Dimitriou, presidente di PACONGR è stato intervistato dalla BBC sui problemi dei Rom e sugli obiettivi del nuovo partito “Circuito Indipendente dei Cittadini che si Autoidentificano in ASPIDA ROM”. Seguiranno nuove visite negli altri accampamenti.

Nel corso della visita all'accampamento di Psari, PACONGR e GHM hanno notato le condizioni di vita inumane e degradanti, sono stati informati sulle condizioni del “ghetto scolastico” segregazionista per soli Rom e su una serie di atti discriminatori nei confronti dei Rom.

E' stato deciso di registrare le inaccettabili condizioni di vita, tramite audiovisivi da far circolare nella società greca, agenzie statali e i componenti greci del Parlamento Europeo. E' stato inoltre deciso di condurre un censimento di quanti vivano nella comunità, per poter predisporre richieste appropriate sulle condizioni abitative e scolastiche. Verrà fatta anche pressione verso le autorità competenti perché si attivi una adeguata legislazione anti discriminatoria [...]

 
Di Fabrizio (del 09/11/2005 @ 10:18:55 in Europa, visitato 2368 volte)

sull'argomento, leggere anche http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=256

IRR By Karin Waringo - 3 Novembre 2005, 4:00pm

Il 21 ottobre si sono incontrate a Varsavia le principali organizzazioni impegnate a promuovere la prima conferenza europea sullì'antiziganismo.

Una donna strofina un bambino, che ha gli occhi e la pelle scure. D'improvviso, qualcuno le porge un fustino del detersivo in polvere ARIEL. Dopo un ulteriore tentativo, dalla schiuma appare un bambino di carnagione chiara e dagli occhi azzurri.

Si può trovare su un sito slovacco. Anche se si tratta solo di pubblicità, nondimeno esprime un pensiero reale: che si tratti di "Gypsies", "Gitanos" o "Zigeuner", come sono comunemente chiamati, sono persone sporche di cui sbarazzarci. Non è un caso che gli autori di questo "scherzo" abbiano scelto ARIEL per combattere lo "sporco", ARIEL suona molto simile ad "Ariano" ed "Arianizzazione". Quest'estate, il proprietario di un campeggio austriaco avvertiva di non gradire clienti Rom (QUI ndr). A settembre, per reazione all'insediamento di 140 roulottes e caravans [di Gente di Viaggio] sul terreno comunale, il sindaco di Emerainville scrisse ai suoi abitanti che il comune non doveva diventare la discarica del dipartimento Seine-et-Marne.

Circa due terzi degli Europei concordano con simili affermazioni: non vogliono i Rom come vicini. Grossomodo la stessa percentuale di persone ha chiesto la separazione totale dei Rom dal resto della popolazione, in paesi come Slovenia e Romania. In un referendum tenutosi nel 1996 nella Repubblica Ceca, circa la metà degli intervistati è d'accordo che i Rom dovrebbero essere allontanati dal paese. Dalla Croazia alla Grecia, l'opposizione dei genitori non-Rom impedisce la condivisione dell'insegnamento e incoraggia le autorità a segregare i figli dei Rom in classi speciali dove ricevono un insegnamento sotto gli standard previsti - cosa che, a sua volta, perpetra il pregiudizio che i Rom non siano portati allo studio.

Per rispondere alle crescenti pressioni delle OnG dei Rom, l'Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), il Consiglio d'Europa e l'European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia di Vienna, hanno organizzato a Varsavia la prima conferenza internazionale specifica sull'antiziganismo (argomento che era inizialmente previsto come secondario all'ordine del giorno). E' stata la prima volta che se ne discuteva in maniera approfondita tra le diverse organizzazioni, sotto l'egida europea.

Vi hanno preso parte circa 170 persone [...] La maggior parte dai paesi dell'Europa dell'Est, dove risiede la maggior parte dei Rom.

Per oltre 10 anni, la situazione dei Rom nell'Est Europa ha richiamato l'attenzione della comunità internazionale. Nel 1993, i capi di stato e i governi europei indicarono il rispetto dei diritti umani e delle minoranze come criteri per l'ingresso nell'Unione Europea. Da allora, sono stati adottati diversi piani d'azione e misure politiche. Il panorama legale si è significativamente sviluppato con l'adozione nel 1995 della Convenzione Quadro del Consiglio d'Europa sulle Minoranze Nazionali, e le direttive del pari trattamento nel campo dell'impiego e dell'antidiscriminazione, sulle basi della cosiddetta Direttiva Razziale del 2000.

La Corte Europea dei Diritti Umani è diventata l'istanza suprema a cui rivolgersi per le violazioni dei diritti dei Rom, secondo le parole usate da Lauri Sivonen, membro dell'Ufficio della Commissione per i Diritti Umani, durante la sua presentazione. A dire il vero, molte delle violazioni sono commesse dalle stesse autorità. Nota Christian Stohal, ambasciatore OSCE, che i ritardi del piano per lo sviluppo dei Rom, sono dovuti soprattutto alla persistenza dei pregiudizi degli amministratori pubblici.

L'antiziganismo è il problema

Alcuni rappresentanti delle organizzazioni internazionali, come Henry Scicluna del Consiglio d'Europa, soo andati oltre, affermando che l'antiziganismo è la radice dei problemi, comunemente conosciuti come "i problemi dei Rom", come ad esempio la discriminazione e l'emarginazione nella scuola, nella casa, nel lavoro e nella salute. Sivonen aggiunge che l'antiziganismo costituisce un pericolo per l'intera società, impedendo ai Rom di prenderne parte.

Anche quando viene adoperato il termine "antiziganismo", molti tra i componenti dei poteri pubblici disgiungono loro stessi dal termine, confinandolo nel terreno dell'attivismo politico. Apparso la prima volta negli anni '80, "antiziganismo" copre un amplio raggio di pregiudizi e di azioni contro i Rom, Sinti e le comunità loro collegate.

Ma, la designazione di un nuovo termine necessita di un motivo. Perché non adoperare "razzismo", si dice. Qualcuno si lamenta che non è un termine scientifico. Altri sono preoccupati per la proliferazione dei termini. Altri ancora osservano che "Zigano" stesso è  un costrutto negativo, che non dovrebbe essere adoperato nel descrivere uno specifico razzismo anti Rom.

Tra gli attivisti dei diritti Rom non ci sono divisioni. Il fatto è che il pregiudizio la discriminazione anti-Zingari sono così pervasivi - in tutti i paesi, così tenaci e adattabili nei secoli, e che l'antiziganismo non sia stato toccato dal medesimo tabù ideologico dell'antisemitismo dopo la II guerra mondiale, sono tutti punti che giustificano il bisogno di un termine speciale.

Isil Gachet della Commissione Europea contro il Razzismo e l'Intolleranza (ECRI), una sezione indipendente del Consiglio d'Europa, sottolinea durante la conferenza che l'antiziganismo è un tipo di razzismo che sovente è accompagnato da atti concreti di ostilità. Aggiunge che [...] spesso è legittimato sulla base di pregiudizi. Inoltre, su 43 casi di razzismo segnalati da ECRI dal 2002 a oggi nei paesi membri del Consiglio d0Europa, 32 riguardano specificamente i Rom, inclusi 16 giudicati di "particolare preoccupazione".

L'esigenza delle statistiche

Uno studio condotto nel 2000 dal National Roma Congress (RNC), una tra le più grandi organizzazioni internazionali dei Rom, elenca 4.500 attacchi razzisti contro i Rom nell'Europa dell'Est e 5.800 negli stati membri, nel periodo tra il 1990 e il 1998, durante i quali 1.756 Rom sono stati uccisi e 3.500 feriti. RNC nota che lo studio contiene soltanto i casi portati alla sua attenzione - non esistendo un controllo e una elenco sistematici.

Il nuovo rapporto del Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa sulla situazione dei Rom nel continente, effettuato all'inizio dell'anno, riporta solamente un dato del 2002: 109 attacchi razzisti registrati in Slovacchia nel 2002. Un precedente rapporto [...] sulla violenza razziale, l'espressione più estrema di antiziganismo, citava solo incidenti isolati.

Capita, che i rappresentanti delle organizzazioni internazionali (come Beate Winkler, direttore dell'Osservatorio di Vienna) motivino la carenza di dati con la riluttanza nelle comunità Rom a rispondere alle domande, sulla base del ricordo degli esperimenti nazisti, che furono preceduti da sondaggi sulle loro abitudini e costumi.

E' una spiegazione che in parte libera la società dalle proprie responsabilità. C'è necessità di monitorare l'antiziganismo. Per esempio, i comunicati stampa della polizia, accennano di frequente all'origine rom reale o presunta, quando si tratta di un colpevole o di un sospetto. Quando i Rom sono vittime della violenza razzista la loro origine è citata di rado. Invece le indagini su brutali atti di razzismo, avvenute in Slovacchia senza il consenso delle interessate e che ha interessato centinaia di donne, sono violentemente ostacolate dalle autorità pubbliche.

Il riconoscimento di un rinnovato pericolo di antisemitismo, due anni fa, è dovuto principalmente al fatto che le organizzazioni ebraiche condussero ricerche in proprio e le resero pubbliche. Ai Rom mancano storicamente la volontà e i fondi per condurre un simile lavoro e non appaiono donatori all'orizzonte. Il risultato sarebbe dimostrare che l'emarginazione sociale dei Rom è principalmente radicata nelle pratiche volte alla loro esclusione.

La maggior parte dei convenuti a Varsavia si è impegnata a presentare questi programmi alle proprie istituzioni. E' evidente la distanza tra la prospettiva dei Rom, che insistono [sull'importanza] della partecipazione e dei pari diritti, e le ben intenzionate, ma talvolta limitate, vedute dei non-Rom. Differenze di punti di vista, che talvolta si sono tradotte in comici dialoghi tra sordi - ad esempio quando il rappresentante del governo tedesco insisteva nel giustificare la deportazione di Rom, Askali ed Egizi kosovari verso Serbia e Montenegro (Kosovo incluso), come rispettosa del diritto tedesco ed internazionale. O invece in momenti più seri e complicati, quando l'uso della parola "Olocausto" da parte di un Rom della Repubblica Ceca, per descrivere le pulizie etniche in Kosovo, ha sollevato le proteste di un rappresentante non-Rom à che si era dimenticato, o semplicemente ignorava che i Rom, come gli Ebrei, furono vittime del genocidio nazionalsocialista.

 
Di Fabrizio (del 29/10/2006 @ 10:15:08 in casa, visitato 2186 volte)

Il Commissario per i Diritti Umani intervistato sugli sgomberi di Rom a Patrasso

By Niki Kitsantonis

(printed issue dated 24 October 2006)

PATRASSO - La casa di Antonis Georgopoulos, 23 anni, sua moglie e dei loro sei figli è sempre stata una tettoia senza elettricità e acqua corrente su un terreno incolto a Patrasso, il porto greco e la città scelta come capitale culturale europea dell'anno.

Ma l'agosto scorso, Georgopoulos, ritornando dal lavoro ha trovato la casa rasa al suolo dopo che le autorità avevano deciso la "ripulitura" dei due accampamenti rom, Riganokambos e Makriyiannis.

La sua famiglia da allora dorme in un furgone. Sono circa 400 i Rom che da luglio hanno perso le loro case a Patrasso, vivace centro commerciale di circa 250.000 abitanti a 220 km a ovest di Atene, conosciuto come l'ingresso occidentale della Grecia.

Quando l'Unione Europea scelse Patrasso come capitale culturale d'Europa, le autorità locali si sono impegnate nel "celebrare la diversità culturale.". Ma durante quest'anno, gli sforzi si sono focalizzati nell'attrarre artisti e musicisti stranieri, non nel promuovere la tolleranza verso una minoranza stigmatizzata.

L'opposizione pubblica ai Rom si è dipanata con le elezioni comunali di questo mese [...] Uno striscione con lo slogan "Mai più Rom a Riganokambos" emergeva tra i tanti della campagna elettorale.

In molti credono che gli sgomberi siano avvenuti nei due turni elettorali, che si sono conclusi domenica, per ottenere il voto di cittadini riluttanti a condividere la loro città con i Rom e i loro alloggi di legno grezzo.

Mentre i Socialisti vincevano le elezioni, gli sfidanti Conservatori dichiaravano la loro intenzione di ripulire la città dai Rom.

I gruppi dei diritti umani, invece, hanno protestato, anticipando una visita il mese scorso del commissario europeo sui diritti umani, Thomas Hammarberg, per ispezionare i siti.

"C'è a Patrasso un problema reale" dice Hammarberg in un'intervista telefonica. "Molte famiglie sono state sfrattate senza essere state adeguatamente informate o con una reale alternativa."

Le espulsioni avvenute a Patrasso quest'estate, sono un "modello" comune a tutta la Grecia. Nel 1997, circa 2.000 Rom furono espulsi da un quartiere di Salonicco, la seconda città della Grecia, dov'erano accampati sulle rive del fiume Gallikos per tre anni prima di essere rilocati in un'ex caserma. Nel 2003, circa 200 Rom furono rimossi dal quartiere periferico di Maroussi ad Atene, per costruire il complesso olimpico dei giochi 2004.

Attualmente circa 200 Rom si trovano di fronte a un vasto sgombero a Votanikos, nel centro di Atene, un'area destinata alla costruzione di uno stadio da calcio e della prima moschea della capitale nel 2009.

Hammarberg aggiunge che altrove in Europa, 109 Rom sono stati espulsi a luglio dal villaggio albanese di Elbasan e 200 dal villaggio di Dorozhny a Kaliningrad, Russia occidentale, a giugno.

Dato che non esistono dati ufficiali sui Rom in Grecia, le OnG e il Consiglio d'Europa stimano che ce ne siano tra i 200.000 e i 300.000 in centinaia di accampamenti nel paese, e almeno la metà in stato di estrema povertà. Le condizioni sono altrettanto precarie per molti tra gli 8 e i 10 milioni di Rom in Europa, un terzo di questi in Romania e Bulgaria.

Hammarberg enfatizza la necessità di un intervento statale per assicurare che i Rom a Patrasso e altrove siano trattati equamente.

"Il fatto che decisioni abusive siano prese a livello locale non assolve il governo centrale dalle sue responsabilità," dice.

Abet Hasman, vice sindaco di Patrasso e a capo dell'unità dei servizi sociali municipali che ha ordinato i recenti sgomberi, dice che accoglierebbe con favore una mediazione governativa.

La municipalità sta affittando appartamenti per 18/22 delle 70 famiglie sgomberate, dice Hasman "nell'attesa che il governo approvi le rate perché possano acquistare una casa loro."

Questa versione è contestata da Panayiotis Dimitras, del Greek Helsinki Monitor [...]. "La maggior parte dei Rom autoctoni dorme all'aperto, ha lasciato Patrasso o sta cercando casa," dice, "quindi dove sono questi che sono stati rilocati?"

Alla famiglia Georgopoulos, per esempio, non ha è stato offerto nessun alloggio. Invece, dicono, le autorità hanno offerto loro €200, o $250, per la perdita della loro casa.

Nel contempo, le pattuglie di polizia stanno controllando l'area e forzando gli ultimi residenti a lasciare il sito. Durante una visita a Riganokambos di 30', un reporter ha visto due camion che caricavano quello che rimaneva dell'accampamento.

Ci hanno minacciato di arresto se non lasciavamo le nostre tettoie," dice Brigis Danopoulos, 16 anni, dopo una notte di detenzione. [...]

Per le famiglie sgomberate, le difficoltà finanziarie non sono l'unico problema. Georgios Michalakopoulos e la sua famiglia ora sono nella quarta casa in due mesi da quando sono stati allontanati da Riganokambos. "Gli affittuari non vogliono Zingari nelle loro case," dice Michalakopoulos, 50 anni, che ora divide un appartamento a Patrasso con sua moglie e le tre figlie.

Secondo Yiannis Halilopoulos, presidente dell'Unione degli Zingari Greci, l'ignoranza accresce il problema.

"Le radici del razzismo contro gli Zingari non sono profonde" dice Halilopoulos, che ritiene che una campagna per educare i bambini a scuola sui Rom eroderebbe i pregiudizi, "Chiamarci Rom ci fa sentire stranieri," dice. "Noi siamo Greci."

L'elemento Tzigano o Zingaro, dice, "si collega alla nostre tradizioni, la nostra musica, non alla nostra nazionalità."

 
Di Fabrizio (del 11/08/2011 @ 09:57:51 in Kumpanija, visitato 4034 volte)

Segnalazione di Esméralda Romanez

Nell'antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza. Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse:

- Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?

- Un momento - rispose Socrate. - Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.

- I tre setacci?

- Ma sì, - continuò Socrate. - Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?

- No... ne ho solo sentito parlare...

- Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?

- Ah no! Al contrario

- Dunque, - continuò Socrate, - vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell'utilità. E' utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico?

- No, davvero.

- Allora, - concluse Socrate, - quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?

Se ciascuno di noi potesse meditare e metter in pratica questo piccolo test... forse il mondo sarebbe migliore.

 
Di Fabrizio (del 15/05/2012 @ 09:56:01 in sport, visitato 4681 volte)

Lui pubblicamente non l'ha mai ammesso, anche se la storia è da anni di dominio pubblico. Così qualcuno è andato a spulciare nel passato

L'Espresso di Gianfrancesco Turano

I tifosi avversari lo chiamano così, pensando di insultarlo. Viene da una famiglia che lavora i metalli secondo la tradizione Rom. E che nel tempo ha creato un piccolo impero siderurgico. A cui anche lui si dedica appena esce dal campo

(14 maggio 2012) "Andrea Pirlo resterà con noi e finirà la sua carriera al Milan", disse Silvio Berlusconi nell'agosto 2009. Un impegno concreto, uno dei tanti. Due anni dopo, il centrocampista italiano più forte dell'ultimo decennio - non è un giudizio, è un'evidenza - è stato ceduto alla Juventus. A Torino è stato decisivo per uno scudetto che chiude il periodo infernale per la Juve, condannata per Calciopoli, privata del titolo del 2005 e del 2006, retrocessa in serie B e reduce da due settimi posti indegni della tradizione gobba.

Un autogol di mercato così clamoroso non si vedeva dal 2001, quando l'Inter di Massimo Moratti cedette al Milan il centrocampista italiano più forte del decennio a venire. Cioè, sempre Pirlo. L'estate scorsa a Milanello dicevano che il regista di Flero (Brescia) era vecchio, che era rotto e che costava caro. Non più caro, rotto e vecchio di tanti altri rossoneri, come si è potuto notare. Di sicuro, più orgoglioso di molti compagni e per ragioni che vanno oltre le righe di un campo di calcio.

L'uomo chiave dello scudetto juventino non è solo un grande giocatore. E' anche un industriale siderurgico di etnia politicamente scorretta e sospette simpatie progressiste. Così, quando Adriano Galliani gli ha chiesto di ridursi lo stipendio a 2 milioni di euro netti, Andrea metallurgico ferito nell'onore ha fatto il borsone ed è partito alla volta dello Juventus stadium, dove un altro Andrea, di cognome Agnelli, gli ha offerto il doppio dell'ingaggio: 4 milioni netti più bonus legati ai risultati. Risultati che sono arrivati subito, prima ancora di quanto lo stesso Agnelli pensasse. Tra industriali ci si intende, fatte salve le proporzioni.

Il gruppo Pirlo è composto da una mezza dozzina di aziende tra Flero e Castel Mella, dove inizia la Bassa bresciana, terra piatta e nebbiosa molto diversa dalle valli dei tondinari a nord della città. La capogruppo, guidata dal padre Luigi, si chiama Elg steel e, nell'insieme, tiene piuttosto bene in tempi di recessione. I ricavi dalla produzione di tubi tondi e quadrati sono passati dai 41 milioni del 2004 ai 63 del 2010 con un picco di 72 milioni nel 2008. I bilanci sono in equilibrio e le spese per il personale si aggirano intorno ai 4 milioni di euro, la metà di quello che la Juventus spende, a costi aziendali, per il solo centrocampista con la maglia 21, stesso numero che porta in Nazionale.

Nella società fondata dal padre trent'anni fa, Andrea ha una piccola quota attraverso la sua holding personale Ap 10. Poteva limitarsi a quello e agli investimenti in immobiliare che fanno tutti i calciatori. Che fa anche lui, del resto. E che fa bene. Il patrimonio di Ap 10 supera i 15 milioni di euro, in larga parte edifici a Brescia, una villa a Forte dei Marmi, un appartamento in via Moscova a Milano e un intero edificio acquistato a marzo del 2011 nell'altrettanto pregiato corso Magenta al civico 10. Non poteva mancare l'azienda vitivinicola, la Pratum Coller sempre nella bassa bresciana, dove Pirlo si esibisce con uve marzemino, sangiovese e trebbiano messe in botte nelle cantine di una cascina medievale.

Ma l'amore per la siderurgia è una passione fisica dominante. Non c'è altro modo per spiegare quello che passa per la testa di un tizio che il 23 maggio 2007 vince la finale di Champions league contro il Liverpool ad Atene e meno di quarantotto ore dopo, il 25 maggio 2007, sì e no il tempo di tornare dalla Grecia, fonda a Brescia la Fidbon che di mestiere fucina, imbutisce (sic), stampa e profila metalli per circa 3 milioni di euro di ricavi annuali.

La ragione profonda di questo attaccamento va al di là di una logica di investimenti diversificati ed è legata alle origini della famiglia del calciatore che, dal lato paterno, avrebbe discendenza sinti, una delle etnie romanì, la stessa del chitarrista jazz Django Reinhardt. Il commercio e la lavorazione dei metalli è uno dei mestieri tradizionali delle comunità romanì. Negli stadi li chiamano zingari e, di solito, la definizione è seguita da apprezzamenti razzisti. Il giocatore non ha mai voluto commentare la questione, alquanto problematica in un ambiente dove ancora si lanciano le banane ai giocatori africani e alcune curve espongono simboli nazifascisti. Senza dimenticare il sindaco di Chieti che, lo scorso marzo, ha definito con disprezzo "mezzo rom" l'allenatore boemo

 
Di Fabrizio (del 21/04/2010 @ 09:55:08 in scuola, visitato 1595 volte)

Da blog.soros.org

Crescere Rom

9 aprile 2010 | by Violeta Naydenova

A nove anni capii di essere differente e non capivo perché. Ero sempre stata una bambina felice. A scuola avevo molti amici. Ma tutto questo cambiò in quinta.

In Bulgaria, come in molte parti dell'Europa dell'Est, i bambini rom non hanno accesso all'istruzione di qualità. I bambini rom nelle scuole segregate vengono promossi senza saper leggere o scrivere. Nella città dove son nata, abbiamo una scuola segregata sino alla quarta. La scuola è a soli 100 metri da casa mia, ma mia madre non voleva che andassi là. Sapeva che non avrei ricevuto una buona istruzione e mi iscrisse alla scuola pubblica per gli studenti bulgari.

La decisione non fu facile. Il percorso da e per la scuola era difficile. Anche mio padre ed i nonni non erano d'accordo con la sua decisione. Non capivano perché avrei dovuto andare a scuola così lontano da casa e separarmi dai miei cugini. Ma mia madre sapeva il perché. Sapeva quanto fosse importante l'istruzione. Mi protesse dall'essere presa in giro dai bambini della scuola. I miei genitori decisero di parlarmi soltanto in bulgaro così da non sviluppare accenti particolari. Ma non poterono proteggermi a lungo.

Quando fui in quinta, i bambini rom del mio quartiere iniziarono a frequentare la mia stessa scuola. Erano amici d'infanzia e così parlavo e giocavo con loro. Ma una alla volta le mie compagne di classe si allontanarono da me quando mi videro interagire con i nuovi compagni rom. Mi indicarono chiamandomi "zingara". Non sapevo perché. Era qualcosa di sbagliato? Perché pensavano che fossi differente? Mi sentivo colpevole, come se avessi fatto qualcosa di sbagliato.

Da allora furono insulti, umiliazioni e comportamenti aggressivi da parte delle mie compagne e persino da qualche maestra. Non ho mai detto ai miei genitori o condiviso con qualcuno cosa succedeva a scuola. Mi sentivo in imbarazzo.

Nonostante quegli anni difficili ho sempre avuto mia madre ad incoraggiarmi nel continuare gli studi. Mi sono diplomata ed ho iniziato a studiare giornalismo nell'Università di Sofia. Ma persino all'università non ho potuto scappare dai pregiudizi della gente. Alla prima lezione gli studenti iniziarono a discutere di "zingari puzzolenti". Per un momento mi preoccupai che mi avessero riconosciuta. Ma non sapevano che fossi Rom. Non gli passava per la mente che potesse esserci una studentessa rom che frequentava il loro corso.

Fu all'università che iniziai ad interessarmi alla storia, alla lingua ed alla cultura del popolo rom. Lessi libri sulla sturia dei Rom, ed ebbi la possibilità di incontrare altri studenti, insegnanti, giornalisti ed intellettuali di origine rom. Dopo che mi laureai, iniziai a lavorare come reporter per il giornale rom Drom Dromendar. Capii presto che non avevo niente di cui vergognarmi. Sono una donna rom e ne sono orgogliosa.

 Violeta Naydenova nel video, "I'm a European Roma Woman." (per chi legge su Facebook, il link al video, ndr)

Molti dei miei simili non condividono questo punto di vista. Molti giovani rom oggi crescono senza mai sapere della loro storia e di chi sono realmente. Molti Rom di successo nascondono la loro vera identità. Si nascondono come facevo io. Molti stereotipi radicati nella nostra società ci fanno sentire come cittadini di seconda classe; come se non fossimo parte della società ed appartenessimo solo ai ghetti e alle mahalle.

I Rom sono il più grande gruppo minoritario in Europa. Soffrono di alti tassi di analfabetismo, disoccupazione e povertà. Ancora non abbiamo un approccio mirato e coordinato per affrontare questi problemi. L'Europa non può ancora ignorare i Rom.

L'Europa deve prevedere l'accesso all'istruzione di qualità per tutti i bambini. Nonostante le decisioni per una riforma in questo senso della Corte Europea dei Diritti Umani rivolte contro la Repubblica Ceca, la Grecia ed, appena un mese fa, la Croazia, ai Rom viene regolarmente negato un pari accesso all'istruzione. L'Europa deve iniziare a mettere in discussione le questioni di identità - assicurandosi che gli studenti imparino l'uno dall'altro, sulle loro differenze e sul fatto che la diversità non è un male. Al contrario, la diversità è qualcosa che arricchisce tutti.

La decisione di mia madre di mandarmi alla scuola pubblica mi ha cambiato la vita. Ora lavoro per aiutare a cambiare la vita di altri giovani rom. Presso l'Open Society Institute aiuto i Rom dell'Europa Centrale ed Orientale ad ottenere tirocini e formazione scolastica. Queste opportunità insegnano ai giovani rom come diventare i migliori avvocati di se stessi e migliorare la loro comunità.

Ma non possiamo farlo da soli. Assieme a noi l'Europa deve impegnarsi per assicurare che tutti Rom abbiano pari accesso all'istruzione di qualità - ed espandere e consolidare una nuova generazione di donne e uomini rom che guidino la loro comunità ad un cambiamento reale in tutte le sfere pubbliche delle loro vite.

 
Di Fabrizio (del 07/08/2011 @ 09:54:24 in Kumpanija, visitato 1117 volte)

Cingeneyiz.org di Salih Kocatepe

Osman Kaplan, che appartiene alla seconda generazione di migranti arrivati con lo scambio di popolazione Turchia-Grecia, è anche conosciuto come Osman Pescatore o Kurdo Osman. Da molto tempo ha smesso col bere. Ora prega, anche troppo. Era mezzogiorno. Stava pregando. Una persona senza tatto gli si avvicinò:

  • Che Allah accetti la tua preghiera, Osman.
  • Che Dio ti benedica.
  • C'è Murat İzmirian tra i vostri (Romanì). Gli ho affittato la casa, e ora voglio mandarlo via. Ma lui non accetta di andarsene.

Osman era così arrabbiato. Era pronto ad esplodere. Ma si ricordò di essere in una moschea.

  • Dio non separò l'umanità in vostri e ai nostri. Possa Dio donare la pazienza ai nostri e vostri.

***

Stavo parlando coi miei amici. Birol disse improvvisamente:

  • Siete zingari, siete umani a metà.

In quel momento mi sentii malissimo. Era la stessa persona con cui avevo diviso il mio pane? Non riuscii a controllarmi ed iniziai a rispondergli violentemente. Da quella volta non ho più parlato con lui.

***

Un giorno un uomo stava riempiendo il suo accendino col gas. Pagò dieci lire. Roman Ertan, che riempiva gli accendini, si preparava a dargli il resto. L'uomo chiese:

  • Cos'è questa? Mi stai dando soldi zingari?

Ertan andò fuori di testa. Spense la macchina per riempire gli accendini.

  • Guarda, c'è scritto "Lira Turca" su quella che hai chiamato moneta zingara. Non ne posso più delle espressioni con cui ci umiliate. "Prestito zingaro: furto"."Campo zingaro: luogo sporco". Si usano ancora espressioni simili e si discrimina la società rom con queste parole.

Le persone con questa mentalità discriminatoria non saranno di successo. Anche noi siamo cittadini turchi come gli altri. Chi si ritiene superiore agli altri farà fatica a capire la realtà degli zingari liberi. Siamo elementi fondanti di questo paese anche se ci ignorate.

E' un peccato che i gagé, anche quelli che si credono più sinceri degli altri, ci siano ostili...

 
Di Fabrizio (del 22/09/2007 @ 09:53:45 in Europa, visitato 2033 volte)

scrive Mihaela Iordache

Secondo le autorità italiane il numero di rom di origine rumena in Italia dopo il primo gennaio 2007 è aumentato. E si parla d'emergenza e rimpatri. Il dibattito in Romania e in Europa
I rom che provengono dalla Romania preoccupano da tempo le autorità italiane che sempre più spesso utilizzano rispetto alla questione il termine “emergenza”. Il tragico episodio avvenuto a Livorno agli inizi di agosto, dove in un incendio sono morti quattro bambini rom originari della Romania, ha richiamato ulteriormente l’attenzione sull’esistenza stessa di queste persone che spesso vivono in condizioni disumane.

Sull’opportunità di allestire campi rom si sono accese polemiche e scambiate accuse tra autorità locali, centrali e europee. Alle dichiarazioni del premier Prodi secondo il quale l’Italia non è preparata ad affrontare questo fenomeno - relativamente recente per il paese - e che comunque si tratta di un problema politico, l’Unione europea ha risposto categoricamente ribadendo che le regole per l’integrazione dei rom esistono e che l’Italia come anche altri paesi europei deve seguirle.

Il problema è complesso e l’argomento è comunque sensibile. Dove i rom installano i loro campi - spesso abusivi - i residenti si lamentano per aspetti che vanno dalle condizioni igieniche precarie fino ad episodi di criminalità di cui si renderebbero responsabili. Spesso la situazione viene strumentalizzata portando a gravi episodi di razzismo e violenza. Non raramente si arriva a sgomberi che risolvono solo localmente la situazione, spostando il problema altrove.

Secondo le autorità italiane si è verificato un aumento della presenza dei rom in Italia dal primo di gennaio, quando la Romania è diventata membro dell’Unione europea e i cittadini romeni di conseguenza cittadini comunitari. Questi ultimi vengono in Italia spesso per sfuggire, in Romania, a una situazione di miseria e discriminazione.

Dei circa sei milioni di rom che vivono nell'Ue quasi 2,5 milioni si trovano in Romania, anche se l’ultimo censimento parla di 700.000 persone. In Romania i rom sono considerati una minoranza e come le altre 16 minoranze etniche hanno diritto ad un loro rappresentante nel Parlamento di Bucarest. Inoltre un dipartimento speciale governativo si occupa dei problemi che li riguardano, dalla discriminazione fino a progetti finanziati con fondi nazionali, europei ed internazionali per favorire la loro integrazione.

Ciononostante l’Unione europea ha recentemente criticato aspramente il modo in cui la Romania gestisce la questione dei rom. Il rapporto del 2007 sul razzismo e xenofobia menziona ad esempio come nonostante alcune misure positive varate dallo stato i rom continuino ad essere evacuati con la forza senza ricevere alcuna abitazione in cambio.

Anche molte ong romene hanno segnalato evacuazioni forzate seguite da demolizioni in alcune località della Romania. "Gran parte dei problemi dei rom della Romania sono i problemi di altre comunità, di romeni o magiari. La povertà non è una categoria etnica, non è qualcosa esclusivamente dei rom. Ma i rom si confrontano con problemi specifici , come la discriminazione", spiega Ioan Gruia Bumbu il presidente dell’Agenzia nazionale per i rom.

E' solo da poche settimane che il ministero romeno per l’Educazione ha varato un decreto che vieta dall’anno scolastico 2007-2008 la costituzione di classi, sia nelle scuole elementari che nelle medie, separate per i rom. Cosa che sino ad ora è avvenuta regolarmente. Il clima dominante in Romania rispetto ai rom emerge chiaramente da uno studio commissionato dalla Fondazione Soros e dalla Banca Mondiale: tre quarti della popolazione non desidera abitare nelle vicinanze degli “zingari”. I rom romeni per conservare le loro tradizioni e a fronte di un’integrazione mai avvenuta (anche se imposta forzatamente durante il regime di Ceausescu) vivono in vere e proprie enclave, comunità ben determinate, luoghi spesso “ai margini” dove si riscontrano gravi problemi di criminalità.

In questo contesto le continue notizie che arrivano dai paesi europei tra cui anche Italia e che trattano dell’emergenza rom hanno destato preoccupazione in Romania, soprattutto per l’immagine negativa che si ritiene poi si rifletta su tutti i cittadini romeni. I forum dei giornali e i siti delle tv sono pieni di commenti spesso a carattere razzista. I romeni sono indignati perché si fa di tutta l’erba un fascio ed in particolare si confonda tra rom, “di origine indiana” (benché siano residenti in Romania perlomeno da sette secoli) e romeni, “di origine latina”.

Con toni simili è intervenuto sul quotidiano italiano “Il giornale” anche l’ex console della Romania a Milano, Mircea Gheordunescu, che ha spiegato che “non tutti i romeni sono rom e che non tutti i rom sono romeni”. Come se i rom della Romania non fossero a pieno titolo cittadini romeni. “L’equazione romeni uguale rom è un "inganno” - ha proseguito il console perché - la gente tende a generalizzare e a confondere troppo facilmente i due popoli”.

La questione rom non riguarda solo l’Italia bensì anche altri paesi Ue. In Francia ad esempio, gli sgomberi sono continui e le autorità hanno offerto anche denaro ai rom affinché tornassero in Romania: 150 euro per un adulto e 45 per un bambino per i quasi 200 rom che abusivamente si erano istallati su un terreno nelle vicinanze di Lione. Difficile credere questa possa essere una soluzione.

In base al diritto alla libera circolazione i rom possono stabilirsi in un paese Ue per tre mesi. In Francia se vogliono prolungare il loro soggiorno dopo quella data devono trovare un posto di lavoro, seguire studi o lavorare come liberi professionisti. Ma naturalmente non è facile: confrontandosi con problemi di discriminazione già nei paesi di provenienza quando poi arrivano in Francia, in Italia, Spagna di solito i rom sono di solito privi di mezzi finanziari e hanno uno scarso livello di formazione.

La visita del sindaco di Roma, Walter Veltroni, recatosi a fine giugno a Bucarest dove ha insistito per un rimpatrio progressivo dei rom man mano che in Romania si trova per loro un lavoro e un alloggio, in Romania ha destato perplessità: si è da più parti sottolineato che ormai la libertà di movimento non riguarda solo i capitali ma anche la forza lavoro ed i cittadini.

Secondo un rapporto annuale della Commissione europea contro il razzismo e le intolleranze presentato al Parlamento Europeo il 23 novembre 2005 i rom sono la popolazione più discriminata d'Europa. In Europa si calcola che viva un gruppo di circa 9-12 milioni di persone. La Romania è la prima in classifica, con i suoi 2,5 milioni, seguono poi Bulgaria, Spagna, Ungheria, Serbia, Slovacchia, Francia, Russia, Regno Unito, Macedonia, Repubblica ceca e Grecia. L'Italia è al quattordicesimo posto con una stima, ufficiosa, che si aggira sui 120mila. Per quanto riguarda Italia, secondo il Consiglio d'Europa, il paese non ha una politica chiara per i rom. Mancano regole precise tra l'altro in materia di documenti d'identità e di soggiorno.

Intanto a Roma sono in corso da mesi lavori in vista di una conferenza dell’ottobre prossimo a cui dovrebbero partecipare le associazioni che li rappresentano. Un tentativo per capire come affrontare questa problematica complessa.

 
Di Fabrizio (del 11/08/2010 @ 09:51:24 in Europa, visitato 1402 volte)

Da Roma_Daily_News (ndr. i link sono in inglese)

Leighphillips.wordpress.com by Le Rétif

02/08/2010 - Forse potremmo essere accusati di eccessivo cinismo, ma [...] regolarmente noi del corpo di stampa a Bruxelles giriamo lo sguardo alle opportunistiche propensioni della Commissione Europea a redigere dichiarazioni-di-cordoglio-fotocopia ogni volta che c'è una tragedia o cade l'anniversario di qualche grande o piccola (ma storicamente incontrovertibile) malvagità: la Notte dei Cristalli, un terremoto in Cina, la fuga precipitosa della Love Parade, la morte di Michael Jackson.

Ma il cinismo era giustificato lunedì, quando il condoglianzificio-automatico della UE sembrava per qualche ragione non funzionare bene. Nessun solenne comunicato di simpatia, nessun momento di silenzio, neanche un blando messaggio redatto a mano da PR tirapiedi che reciti "Mai più" questo o quello, la sera del 2-3 agosto, la notte della Memoria dello Sterminio dei Rom, la data internazionale per la commemorazione degli zingari e dei Sinti vittime del Porraimos o Samudaripen, le due parole romanì usate per descrivere l'Olocausto.

Perché vedete, lunedì non è il giorno giusto per farlo. Ma forse lo sarà l'anno prossimo per uno dei presidenti UE, quando quella data non coinciderà goffamente con un'ondata di espulsioni e di nuove leggi rivolte ai Rom, come inopportunamente accade quest'anno.

Le settimane scorse, abbiamo imparato che il presidente francese Sarkozy ha annunciato che distruggerà 300 accampamenti rom ed espellerà i Rom dal territorio francese, che la Germania ha detto di voler espellere 12.000 zingari verso il Kosovo - inclusi 6.000 bambini ed adolescenti, che la Svezia in violazione alle leggi interne e UE sta deportando i Rom mendicanti, che Copenhagen ha chiesto assistenza al governo danese, incluso l'uso della forza, per espellere i Rom e che una carovana di 700 viaggianti è stata cacciata dalle Fiandre.

In cima a tutto ciò la pratica ceca e slovacca di mandare automaticamente i bambini rom in "scuole speciali" per disabili mentali, la dichiarazione in Italia nel 2008 dello stato d'emergenza dovuto alla presenza di Rom, che ha visto l'espulsione di migliaia di loro, soprattutto verso Romania e Bulgaria, e l'uccisione l'anno scorso di otto Rom da parte di individui legati all'estrema destra di quel paese.

Così adesso non sarebbe davvero un buon momento per ricordare il 66° anniversario della liquidazione da parte dei tedeschi nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1944, di 2.897 uomini, donne e bambini rinchiusi nello Zigeunerfamilienlager o "Campo familiare zingaro" ad Auschwitz-Birkenau.

Si potrebbe pensare che sia scomodo attirare l'attenzione sulla similitudine di quanto accadde molti decenni fa e l'attacco orchestrato-dai-governi che oggi si trova a fronteggiare la più grande ed oppressa minoranza d'Europa

Come mi ha detto Anneliese Baldaccini, avvocato presso l'ufficio UE di Amnesty: "C'è un chiaro e sistematico programma dei governi della UE verso i Rom. Questo preciso momento è di grande preoccupazione."

E' un peccato che la data sia così scomodamente fuori stagione, perché la UE ha realmente poteri molto considerevoli per porre fine a tutto ciò, poteri che nessuno aveva sette decenni fa.

Al cuore del trattato UE si trova la sanzione finale che Bruxelles può applicare ad ogni stato membro: i diplomatici la chiamano "l'opzione nucleare". Ai sensi dell'art.7 del Trattato UE, che stabilisce che in casi di "violazione grave e persistente" dei diritti umani, sanzioni sino alla revoca dei diritti di voto al Consiglio Europeo e persino l'espulsione dall'Unione.

Amnesty ritiene che questo sia il tempo di agire. "La UE secondo gli art. 2, 6 e 7 del Trattato di Lisbona ha la responsabilità di affrontare i diritti umani all'interno dei 27 stati membri," ha detto Susanna Mehtonen, funzionaria esecutiva del gruppo per le questioni legali nell'Unione Europea.

Ma la Commissione Europa, che come il Consiglio ed il Parlamento Europeo, hanno il potere di invocare una simile sanzione, intende tenersi lontano il più possibile dal problema. Giovedì Matthew Newman, portavoce della commissaria alla giustizia Viviane Reding, ha detto: "Quando si tratta di Rom e della possibilità di espellerli, l'azione spetta agli stati membri, in questo caso la Francia, e decidere come applicare la legge."

Quando la Carta dei Diritti Fondamentali è entrata in vigore col Trattato di Lisbona l'anno scorso, la UE ha annunciato il momento come una nuova alba per i diritti umani in Europa. Il membro della commissione responsabile per il dossier giustizia stava ora per diventare esplicitamente commissario ai "diritti fondamentali", su pressione dei Liberali al Parlamento Europeo.

Per la verità, ad aprile durante una conferenza della Commissione Europea, la commissaria Reding aveva giudicato "inaccettabile" la discriminazione contro la più grande minoranza del continente.

Ma nel momento in cui si è scatenato nella comunità ed in molti stati UE un diluvio di assalti governativi, Bruxelles è rimasta in silenzio.

La Carta, chiarisce ora la Commissione, non è una carta dei diritti per i cittadini, ma è invece solo uno strumento che copre due aree molto specifiche: gli atti delle stesse istituzioni UE e degli stati membri quando applicano la legge UE. Le mosse della Francia e degli altri paesi in questo caso si trovano quindi fuori dalla sua responsabilità, si insiste.

Il curioso è che, applicando questa stessa stessa rigida interpretazione, la Commissione non ha neanche competenza nel difendere i diritti di gay e lesbiche, eccetto quando ci sia una violazione della carta in queste due situazioni, anche se i diritti dei gay sono da tempo affermati nelle metropoli europee occidentali, non altrettanto in gran parte dell'Europa orientali, ed abbastanza difesi dalle istituzioni.

A maggio, l'ufficio di Reding scrisse a Vilnius per lamentarsi che un tribunale ordinario avesse proibito la manifestazione del Gay Pride. "La Commissione è preoccupata sui recenti sviluppi." diceva la lettera. Pochi giorni dopo, la più alta corte di giustizia della Lituania assicurava che la marcia poteva effettuarsi. Il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, mandò anche un "forte messaggio di condanna dell'omofobia" al Baltic Pride di quest'anno.

La differenza nelle due situazioni è che esiste una tacita gerarchia entro il blocco tra i nuovi stati dell'Europa orientale e le potenze economiche ad ovest. Bruxelles può schiaffeggiare le capitali dell'est senza paura di conseguenze. Lo stesso non accade quando l'esecutivo UE va contro un Sarkozy o un Berlusconi.

Non è che la Commissione non ritenga che si stia verificando una flagrante violazione dei diritti umani. "Questa è la sorta di cose che Sarkozy è abituato a fare. In questo momento è davvero giù nei sondaggi, così sta usando la solita tattica. In passato ha funzionato. Ed è davvero popolare dappertutto," mi ha detto un funzionario della Commissione.

"E' forse la questione più delicata che ci sia," ha continuato il funzionario, ricordando quando un altro portavoce l'anno scorso suggerì appena che l'Italia forse intendeva spiegare perché avesse deportato in Libia un barcone carico di rifugiati. Allora il primo ministro Silvio Berlusconi minacciò di porre il veto a tutte le azioni del Consiglio Europeo, se la Commissione non avesse licenziato quel portavoce per aver avuto la temerarietà di spingere Roma ad applicare la legge.

Così questa volta, "si è presa la decisione di dare una risposta molto istituzionale."

Privatamente la Commissione sostiene, come per "l'opzione nucleare" di invocare l'art. 7: "Si farebbe se ci fosse una retata di tutti gli zingari e li si mettesse in campi di concentramento. Da nessuna parte siamo ancora arrivati a ciò."

Ma un Olocausto, o Porraimos o Samudaripen, non arriva improvvisamente un giorno ex nihil, di ritorno da una lunga pausa alle Bahamas e bussando alla porta di Barroso per annunciarsi: "Ciao, Jose-Manuel? E' il cugino Fascismo! Sono tornaaato! Cosa c'è per il tea? Oooh, guarda, guarda - austerità, disoccupazione di massa! Io amo questa stagione nel ciclo economico!" Il fascismo arriva lentamente, quasi con calma, ma riconoscibile per un generale inasprimento. L'Europa deve agire ora prima che appaiano i campi di concentramento. In ogni caso, non saranno chiamati campi concentramento o qualcosa di simile. I centri di detenzione in Grecia e a Malta per i sub-sahariani migranti irregolari non sono costruiti con cancelli di ferro e al loro ingresso non fa bella mostra un "Arbeit macht frei", ma in realtà non sono altro che campi di concentramento. I leader eviteranno un linguaggio o forme d'azione archetipicamente fasciste, cosicché Bruxelles potrà sempre dire che quanto sta accadendo è "completamente diverso".

Secondo l'art. 7, non sono specificate sanzioni precise in anticipo del livello di espulsione o ritiro dei diritti di voto, quindi esiste ancora un ampio raggio di manovra a Bruxelles. Nessuno si aspetta che la Francia venga espulsa dalla UE. Perlomeno, Reding potrebbe non inviare una lettera simile a quella che mandò alla Lituania, quando la marcia del gay pride venne proibita?

O forse l'anno prossimo, forse gli zingari potrebbero organizzare un barcone durante la Love Parade, per ottenere che la UE si accorga di loro.

 
Di Sucar Drom (del 28/02/2007 @ 09:50:47 in blog, visitato 1785 volte)

Finalmente Bucarest, viaggio di un'occidentale al confine d'Oriente
Inutile descrivere il gate d’ingresso dell’aeroporto di Bucarest Otopeni, l’accesso asettico – moquettes e insegne luminose – utilizzato dai manager, simile ai gates di tutti gli aeroporti del mondo. È il confine terrestre il luogo migliore per misurare i cambiamenti della Romania.
La dogana di Bors-Oradea, al chilometro 450 della superstrada che collega Budapest a Cluj Napoca, il capoluog...

Basilicata e Puglia, Roby Lakatos in concerto
L'Orchestra della Magna Grecia, diretta dal maestro Maurizio Dini Ciacci, e il violinista Roby Lakatos (in foto) terranno una serie di concerti in Puglia e Basilicata: si comincia domani domenica 25 febbraio alle ore 19.30 a Potenza, presso l' Auditorium del Conservatorio Gesualdo da Venosa; lunedi' 26 febbraio alle ore 20.30 si esibiranno a Molfetta presso la Chiesa della Madonna della Pace; mart ...

Novara, mai più "campo nomadi" per i Rom Polacchi?
Il campo nomadi “provvisorio” di via Fermi, da anni al centro di proteste della comunità rom e degli abitanti della zona, è tornato alla ribalta, a seguito del “blitz” effettuato dalla Polizia di Stato che l’ha individuato come base per un’associazione per delinquere dedita a furti e rapine ai danni di anziani...

Modena, microaree già sperimentate nelle Circoscrizioni 2 e 3
Sul tema delle nuove microaree per i Sinti, intervengono i presidenti delle Circoscrizione n. 2 e 3, Antonio Carpentieri e Fabio Poggi. Queste Circoscrizioni infatti hanno già visto la sperimentazione delle nuova forma di organizzazione della presenza dei Sinti.
"Tutta la città, ogni forza politica, ogni forza sociale, tutto il territorio, devono farsi carico con responsabilità del s...

Stereotipi di un italiano istruito che vive all'estero
Ieri sui marciapiedi, a Montréal, era proibito alla gente di sostare e conversare con amici. Del resto a nessun quebecchese o canadese era venuto mai in mente di farlo, non perché fosse proibito ma perché non faceva parte delle sue abitudini. Più di un italiano, invece, dovette trascorrere una notte in prigione, in quei tempi, e pagare una multa salata per aver osato "oziare" sul marciap...

Milano, un'occasione persa per la città
La sera di martedì 20 febbraio circa duecento persone hanno partecipato all’incontro organizzato da Gad lerner e Aldo Bonomi per interrogarsi sui fatti di Opera e più in generale sulla Milano “barbara” che caccia i Rom. Molte sono state le personalità del mondo culturale, politico ed economico che hanno accettato l’invito.
Intervento appassionato di Marco Revelli, pubblicato sul ...

Catania, un nuovo caso di pedofilia
Un 53enne è stato trovato abbracciato ad un ragazzino di 14 anni dentro un locale del cosiddetto "campo nomadi". Erano seminudi e in atteggiamenti intimi. L’uomo è stato arrestato per violenza carnale su un minore.
Le attività sessuali dell’uomo sono state scoperte quasi per caso in quanto una pattuglia, la notte scorsa, ha notato un ragazzino Rom in piazza Stesicoro. Considerata...

Carpaneto (PC), Pino Petruzzelli e il suo spettacolo sul Porrajmos
Un'orazione civile che risveglia le coscienze e ci richiama ad una verità scomoda. Ad un Olocausto dimenticato, di cui si fa certamente meno memoria che del genocidio ebraico. Pur senza diminuire l'unicità di quest'ultimo, riemergono dalle pieghe della storia, i "senza storia", quelli che vivono alla giornata, che magari rubano pure per sopravvivere, quelli che non hanno né passato né fu...

 
Di Fabrizio (del 12/10/2010 @ 09:50:35 in Europa, visitato 1536 volte)

Ultimamente i martedì sono stati dedicati alla vicenda raccontata da "Negligenza mortale". Credo, senza modestia, di essere stato fra i primi a parlare in Italia di Paul Polansky. Ho ritrovato nel gruppo di discussione Arcobaleno a Foggia il primo articolo di Polansky che tradussi in italiano. Sono passati solo 6 anni. Una testimonianza di come si vive(va?) in Kosovo.

8 luglio 2004

Ieri sera stavo cenando quando alcune donne Romnia hanno iniziato ad urlare che un bambino di 10 anni si era seriamente ferito giocando a calcio. Sono uscito, in tempo per incrociare un signore che a braccia trasportava un bambino in stato di incoscienza. Il bambino vestiva calzoncini, T-shirt ed era senza scarpe. Il braccio era rotto in due punti, trattenuti a malapena da qualche lembo di pelle.

C'è una piccola clinica serba a solo 4 chilometri, ma i genitori hanno voluto che li accompagnassi a un altro ospedale più grande, a 10 Km., nella speranza che fosse attrezzato per curare la frattura.

Alle 19.30 siamo arrivati in quello che è chiamato l'ospedale Greco di Grachanica. Tre anni fa, era stato costruito da Medicine du Monde di Grecia, per donarlo alla comunità serba. Mentre parcheggiavo il furgone, Dija, la nostra interprete, era già balzata a terra col bimbo in braccio, che nel frattempo era rinvenuto e stava piangendo.

Ho aspettato 45 minuti nel parcheggio e alla fine Dija è tornata, sempre con il bambino il cui braccio era nelle condizioni di prima, tenuto assieme da una steccatura di fortuna. Pochi passi dietro ai due, camminava la madre piangendo lentamente nelle pieghe del suo velo.

Dija era furiosa: accusava i medici di averli presi in giro. Appena arrivata nella sala per le emergenze, aveva spiegato di cosa si trattasse, mentre il medico di servizio sarcasticamente le chiedeva se fosse lei il dottore. Dija aveva rimarcato le condizioni del braccio, ma il medico, soccorso da un nuovo collega, aveva disposto che prima era necessario fare una radiografia, e il radiografo era a casa.

Due ambulanze erano nel piazzale, ma entrambe i conducenti erano impegnati altrove, così quello che sembrava il primario dell'ospedale di Grachanica ha detto a Dija che avrebbe dovuto andare lei a recuperare il dottore, che vive a parecchi chilometri di distanza. Disse che avevano provato a telefonargli, ma nessuno rispondeva al suo cellulare. Una volta rintracciato il radiografo, ci saremmo dovuti recare ad un'altra clinica, perché la loro era sfornita del gesso per immobilizzare il braccio. A questo punto, riaccompagnato il radiografo a casa, avremmo dovuto riportare il bambino a Grachanica per le cure del caso.

Nessuno aveva l'indirizzo del dottore che avremmo dovuto rintracciare, sapevamo solo che viveva nei pressi di Kisnica. Abbiamo incrociato diversi pedoni per avere informazioni e 20 minuti dopo abbiamo raggiunto casa sua. Ormai era buio. Nel cortile di fronte a casa una donna, presumibilmente sua moglie, stava spazzando e vistasi arrivare incontro un gruppo di zingari con un ragazzo ferito in gravi condizioni, ci ha richiuso il cancello in faccia dicendo che non aveva idea di dove fosse suo marito, né di quando sarebbe tornato.

Di solito, ho una soluzione per ogni cosa. Dopo 5 anni di Kosovo, conosco l'ambiente in cui devo lavorare. Ma questa volta non mi veniva in mente niente da fare. Il bambino era ripiombato nel coma. I genitori piangevano silenziosamente. Dija a questo punto è letteralmente esplosa: accusando tutti i Serbi, soprattutto i dottori. "Se questo bambino fosse un Serbo, sono sicura che qualsiasi dottore avrebbe potuto aiutarlo".

Tornando all'ospedale, abbiamo intravisto un jeep svedese della KFOR, davanti a un monastero ortodosso. Grachanica in questi periodi è ancora sotto presidio armato. Ho parlato con i soldati, giovani e gentili, spiegando la situazione. Sapevo che la base KFOR ha due ospedali: uno gestito dagli inglesi vicino a Pristina sulla strada di Kosovo Polje e quello dei finlandesi a Lipjan. Entrambi a 15 minuti di strada ma, purtroppo, non aperti al pubblico.

I soldati hanno chiamato il comando col telefono da campo. Nel frattempo, bisbigliavo nelle loro orecchie come i miei antenati fossero arrivati in America dalla Svezia nel 1880, da un piccolo villaggio di pescatori della costa meridionale. Pensavo che questa storia potesse esserci d'aiuto, e invece dopo un lungo colloquio telefonico, ci venne detto che questo povero zingaro dal braccio rotto poteva essere ricoverato solo all'ospedale albanese di Pristina... Tutti i Rom intendono l'ospedale albanese come una sentenza di morte. La storia a cui si sommano le leggende, parlano di Zingari e Serbi morti tra le mani dei dottori albanesi. Ho chiesto ai soldati da quanto erano in Kossovo. Un mese, mi hanno risposto.

Ho guidato nuovamente verso l'ospedale. Stavolta, ho accompagnato io il padre con suo figlio fuori conoscenza, mentre Dija e la madre rimanevano a discutere su quanto fosse inutile la KFOR in Kosovo. Comunque anni fa erano presenti, quando gli Albanesi bruciarono la loro casa assieme a tutto il villaggio. E c'erano anche quando gli Albanesi distrussero 39 chiese serbe e oltre 7000 case di Serbi e Rom. La KFOR rispondeva che il suo compito non era di proteggere le persone, ma di evacuarle.

Di nuovo al Pronto Soccorso, raccontammo quanto c'era successo, ma non trovammo simpatia tra i medici in servizio. Non avevano niente da offrirci, solo di aspettare il giorno dopo. Oppure, ci rimaneva di guidare sino a MItrovica, un viaggio di oltre un'ora. Rifiutarono di accogliere il bambino, ormai incosciente, tra i loro degenti. D'altronde, era solo uno zingaro. Non lo dissero, non potevano ammetterlo. Ma il linguaggio dei loro corpi e degli occhi era molto eloquente.

Siamo tornati al villaggio, perché i genitori prendessero il loro Visto, anch'io ho recuperato il mio visto e la patente. Ne ho approfittato anche per un caffè forte; ormai erano le 22.00 e a quell'ora vado a dormire.

Una folla di Rom musulmani ha circondato il furgone per pregare. Una giovane nipote, in preda all'isteria, non voleva lasciare il portello ed è stata allontanata a forza. Tutti avevamo paura degli agguati notturni. Dopo cinque anni di occupazione NATO, chi ha la pelle scura o può essere confuso con uno zingaro non ha libertà di movimento. Per arrivare a Mitrovica, bisogna attraversare il territorio controllato dagli Albanesi. Molti suggerivano di attendere mattina, ma c'era il rischio che il ragazzo non sopravvivesse.

Non avevo paura della strada per Mitrovica. L'ho fatta per cinque anni, anche due volte la settimana accompagnando i Rom all'ospedale. Al collo porto il tesserino KFOR, che gli Albanesi rispettano ancora.

Partimmo infine alle 22.30. Metà villaggio ci accompagnò sino all'imbocco dell'autostrada. Le donne urlavano e piangevano, gli uomini in silenzio trattenevano le lacrime.

I viaggio fu movimentato. Appena lasciata Mitrovica Sud fummo fermati da una pattuglia della polizia kosovara albanese. La prima loro parola fu "Rom"; io risposi "KFOR" mostrando loro chiaramente il mio tesserino di riconoscimento. Guardarono chi c'era nel pullmino ancora una volta, mi batterono la mano sul ginocchi e in inglese mi dissero "Puoi andare, KFOR"

Un chilometro avanti iniziava una lunga fila di veicoli, diretti a Mitrovica NOrd, i territorio serbo. Era un altro controllo patente da parte degli Albanesi, che durante i controlli ne approfittavano per lanciare pietre alle vetture o picchiare gli occupanti che non fossero in regola.

Fummo all'ospedale di Mitrovica Nord poco prima di mezzanotte. Il parcheggio era vuoto, ma le luci dell'ospedale erano ancora accese. All'ingresso un'infermiera fumava una sigaretta. Mentre io rimanevo di guardia al furgone, Dija e famiglia accompagnarono il bambino, che nel frattempo aveva ripreso conoscenza, sulle scale dell'ospedale.

Dija ritornò poco dopo, raccontandomi quanto fosse stato gentile e cortese tutto lo staff dell'ospedale. L'avevano accompagnato per la radiografia. Tutti si erano preoccupati per lui e non era mai stato lasciato solo.

La radiografia confermava che l'osso s'era rotto in due punti. Il dottore curante aveva richiesto che il ragazzo passasse la notte in ospedale, gli aveva fatto anche delle iniezioni di calmante. Ma il ragazzo voleva tornare a casa, nonostante si sentisse in un ambiente amico. Aveva bisogno della sicurezza del villaggio.

Col braccio finalmente ingessato, salì sul nostro furgone con le sue gambe e riprendemmo la strada. Trovammo anche un "kebab-bar" dove ci rifocillammo. Il ragazzo aveva ritrovato l'appetito.

Alle due eravamo a casa. Quanto ho raccontato è ciò che si chiana vivere in un villaggio Rom amministrato dall'ONU

Paul Polansky

Head of Mission
Kosovo Roma Refugee Foundation

 
Di Fabrizio (del 12/06/2010 @ 09:50:30 in casa, visitato 1589 volte)

Segnalazione di Giancarlo Ranaldi

Sconfinamenti.splinder.com di Giovanni Giovannetti

Nel pomeriggio - oggi 10 giugno 2010, alle ore 15,30 - ci troviamo a Gambolò, sotto casa di Irene Zappalà per impedire l'esecuzione dello sfratto (la signora abita a due passi dalla piazza, dietro la confraternita di san Paolo, in via Magenta 5). Oltre alla comunità Sinti di Gambolò, hanno già confermato la loro presenza i consiglieri provinciali e il segretario provinciale di Rifondazione Comunista; i rappresentanti della CGIL, del sindacato inquilini SUNIA e della lista civica Insieme Per Pavia.

Devastante. Nella provincia di Pavia oltre duemila famiglie sono a rischio di sfratto. Per la precisione, tra sfratti pendenti (844) e richieste di esecuzione (1.172) si sommano 2.016 casi. Aumentano del 27 per cento gli sfratti per morosità (nel 2009 se ne sono avuti 790, di cui 127 a Pavia); calano del 10 per cento quelli per finita locazione. Da una parte il legittimo diritto dei proprietari; dall'altra le ragioni di molte famiglie, soprattutto quelle monoreddito o improvvisamente senza lavoro.
Prendiamo il caso della signora Irene Zappalà di Gambolò. Quarant'anni, due figli, lavorava come addetta alla cucina presso la casa di riposo "Fratelli Carnevale" di Marcianò. Dopo una vertenza sindacale nel 2006 nonostante l'asma, si ritrova relegata alle pulizie degli scantinati («per rappresaglia»), e infine licenziata nel 2008. Da quel momento per lei solo attività lavorative saltuarie, pagate in nero (ad esempio, lavora come inserviente di cucina al ristorante "Quattro stagioni" di Remondò. Venti ore mensili per 360 euro quando, per il solo affitto, ne dovrebbe esborsare 330) e il progressivo scivolare giù, nell'indifferenza generale, fino allo sfratto ormai esecutivo.
Soluzioni abitative ce ne sarebbero: in attesa di un alloggio popolare (era dodicesima; un anno dopo si è ritrovata diciottesima...) la signora potrebbe trovare provvisoria dimora alla stazione ferroviaria di Remondò, che il Comune detiene in comodato d'uso; Irene si è offerta di curarne apertura e pulizia. C'è poi un alloggio presso la Fondazione Fratelli Carnevale, in ristrutturazione.
Irene Zappalà chiede pane e lavoro; in Comune allargano le braccia. Così l'unico aiuto concreto le è oggi offerto dai Sinti. Sì, gli zingari residenti a Gambolò, che ogni tanto le portano alimenti. Come racconta Franco Ovara Bianchi, «quando vado a comprare il pane per le famiglie che vivono nel campo lo prendo anche per Irene». Il portavoce della comunità Sinti gambolese si è anche offerto di ospitarla in una delle roulottes del campo lungo il torrente Terdoppio.
Insomma, una inedita solidarietà tra marginali "storici" – come appunto gli zingari – e questi nuovi marginalizzati, la cui interazione supera finalmente le categorie peraltro mobili di "etnia", "cultura", "identità". Interazione che smentisce l'artificio dei presunti "conflitti culturali", branditi come clave da élite politiche che soffiano sul fuoco dell'intolleranza e del pregiudizio, istigando all'odio "razziale" nei confronti degli zingari e degli stranieri.
In Lomellina e in particolare in paesi come Tromello e Gambolò troviamo "gagi" che sembrano Sinti (ovvero gli zingari lombardo-piemontesi) e Sinti che sembrano "gagi". Il processo di assimilazione è favorito anche dai numerosi matrimoni tra zingari e gambolesi. Per chi non lo sapesse, nel gergo degli scarpinanti i gagé («contadini») sono coloro che non appartengono al popolo dei Rom (gli «uomini» per antonomasia); dunque gagé sono tutti gli «altri».
La storia dei primi insediamenti viene raccontata da Nevina Andreta in un saggio ("Nel paese dei dritti", ne L'albero del canto) di cui sono stato editore nel lontano 1985. Andreta li colloca al 1879, «quando vennero in territorio gambolese gli appartenenti alle famiglie Allegranza e Vinotti, che s'imparentarono con altri ceppi di nomadi, famiglie che in seguito richiesero la residenza a Gambolò». Erano giostrai, artisti da circo, suonatori ambulanti, sensali di cavalli, maniscalchi... Insomma, il mondo dei marginali – Sinti o gagi – contiguo a quello della piazza, modo frequentato dai cantastorie di Tromello Giacinto Cavallini e Vincenzina Mellini, o Adriano Callegari di Pavia, o Antonio Ferrari di Belgioioso; quel microcosmo della "leggera" magistralmente raccontato dall'imbonitore mantovano Arturo Frizzi nell'autobiografico Il ciarlatano (1902). Un mondo altrettanto contiguo ad altre figure di marginali:ad esempio i cercatori d'oro, i ghiaiaroli e i navaroli di Po e Ticino; ad esempio i cordai di Calvatone nel cremonese e Castelponzone nel mantovano. Insieme a Gambolò, Castelponzone viene ricordata da Glauco Sanga come il «paese dei dritti». L'elenco comprende anche Sant'Angelo Lodigiano, Pozzolo Formigaro in provincia di Alessandria e Vescovato presso Cremona. Sono paesi popolati da marginali borderline, «quelli che nel periodo di passaggio dall'età medievale all'età moderna non vivevano del lavoro della terra, ma si dedicavano ad altre svariate attività che si potrebbero definire "di servizio"» (Sanga), attività alternative alle consolidate forme di reddito o agricolo o industriale. Gli abitanti di questi paesi erano considerati «"ladri e furfanti" […] Né Castelponzone né gli altri "paesi di ladri" sono paesi di contadini; le attività economiche erano altre»: ad esempio, lo spettacolo; come a Gambolò, il paese dei giostrai.
Il Paese dei giostrai e – sia pure tra molte contraddizioni – il paese della convivenza e della solidarietà. Lo sottolinea Nevina: il Comune aveva «la fama di grande lungimiranza nel concedere l'iscrizione all'interno delle proprie liste anagrafiche a nomadi di ogni categoria» tanto che ne arrivavano persino dall'estero: ai nuclei storici delle famiglie ormai sedentarie degli Allegranza, Vinotti, Picci, Bianchi, Sambiase, Ruffini, Sabino, Costantini, Delli, Vacchina si sono poi aggiunti gli Hudorovich e gli Offman, originari di San Pietro del Carso (la slovena Pivka) e Budapest; persone che, prima di trovare dimora a Gambolò, erano apolidi.
Da 84 anni la comunità Sinti di Gambolò dimora in riva al Terdoppio, poco fuori il paese. Lungo il torrente incontriamo cinque delle numerose famiglie qui residenti, ma ancora pochi anni fa tra queste roulottes c'erano più di venti casati: sono giostrai, venditori ambulanti di scope centrini fiori e piante; alcuni vanno per ferro; altri stagionalmente lavorano nell'allestimento invernale delle luminarie natalizie o, in agricoltura, nella raccolta di pomodori uva e ortaggi; qualcuno ha trovato impiego nell'edilizia.

Se questo è il retroterra, allora non deve stupire la solidarietà fra compaesani in sostituzione della pubblica amministrazione di centrodestra, che oggi non prevede welfare locale, arrivando persino a minacciare la chiusura della fontana a cui vanno i Sinti del campo.
Del resto viviamo in Italia, Paese che, nell'Europa a 15, è penultima nella classifica delle spese sociali per il contenimento del rischio di povertà e l'unica – insieme alla Grecia – a non prevedere un assegno minimo per chi versa nel disagio: l'aiuto arriva solo al 4 per cento della popolazione, mentre in Svezia, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Germania e Irlanda la percentuale sale al 50 per cento. In Italia, una famiglia su cinque è oggi in seria difficoltà. L'indebitamento totale dei 23 milioni e mezzo di famiglie italiane ammonta a 490 miliardi di euro (dal 2002 al 2007 è quasi raddoppiato), per una media di 15.764 euro a famiglia.
In Europa e negli Stati Uniti la perdita della casa – per l'impossibilità di pagare il mutuo – sta spingendo milioni di famiglie nell'indigenza. In Italia va anche peggio. Anche in provincia di Pavia molti anziani con la pensione sociale «non si possono più permettere di mangiare due volte al giorno e altri in estremo tentativo di risparmio la sera diluiscono la scodella del latte con un po' d'acqua», come ha rilevato Fabrizio Merli (La Provincia Pavese, 3 maggio 2008). E Maria Grazia Piccaluga così scrive: «Alla mensa dei poveri si è presentato solo una volta a mezzogiorno. Quando il bisogno ha superato la vergogna. Ha mangiato a testa bassa, guardando solo il suo piatto. E non è più tornato [...] Il pensionato timido e imbarazzato non si è più fatto vedere. "Sono in tanti gli anziani che hanno bisogno, ma in genere non chiedono. Piuttosto vanno a rovistare tra gli scarti del mercato" spiega una volontaria corrucciando la fronte. Un dato però è significativo: gli italiani che siedono alla mensa dei poveri sono ormai diventati numerosi quanto gli stranieri. Anziani soli, ma anche giovani senza lavoro, uomini (e qualche donna) con un vissuto travagliato alle spalle che non riescono più a reinserirsi nel mondo del lavoro» (20 agosto 2008).
La precarizzazione dei lavoratori imporrebbe alle amministrazioni locali politiche volte a contenere la disoccupazione, e la ricerca di una via che porti al reinserimento nel mondo del lavoro. Quanto meno servirebbe il tampone di un fondo sociale di solidarietà.
Invece piove sul bagnato. Nei primi mesi di quest'anno in provincia di Pavia sono andati in cassa integrazione altri 1.600 lavoratori. In crisi sono 75 aziende edili e meccaniche, che vanno a sommarsi alle 237 dei mesi scorsi, 160 delle quali appartenenti al settore artigianato. Si salvano i settori lattiero-caseario, risiero e viti-vinicolo; sono in sofferenza le imprese con meno di 50 dipendenti, il 90 per cento delle fabbriche della provincia.
In Italia, in un anno la cassa integrazione è cresciuta del 443 per cento! Ma è più inquietante il destino dei 4.121.000 lavoratori precari – il 15 per cento della forza lavoro – 300.000 dei quali rischiano la disoccupazione. Analogamente ai dati nazionali, sono precari il 15 per cento di quanti lavorano in provincia; sono altresì precari buona parte dei 12.000 pendolari che lavorano a Milano.
Il già sterile tessuto produttivo pavese si deve così misurare con la crisi globale e patisce un calo degli ordini tra il 20 e il 25 per cento. Meno soldi in busta paga significa meno consumi durevoli (auto -16 per cento; elettrodomestici -6,9) e non poche difficoltà ad affrontare gli aumenti delle tariffe di alcuni servizi: a Pavia si sono avuti rincari per trasporti, refezione scolastica, centri estivi delle materne e delle elementari, scuole materne a tempo pieno, parcheggi, ecc.
Se a Pavia si piange, a Roma c'è poco da ridere. Le retribuzioni italiane sono oggi inferiori di 8 punti rispetto alla media europea, ma il calo complessivo è del 13 per cento (nel 2000 erano di oltre 4 punti sopra) e, come lamenta Guglielmo Epifani, «cresce sempre di più il senso di insicurezza della popolazione, la precarietà del lavoro, la sfiducia nel futuro e la paura di perdere il benessere e la qualità delle proprie condizioni di vita».
Tuttavia qualcosa non quadra: negli ultimi vent'anni 120 miliardi di euro – l'8 per cento del Pil – sono passati dai salari ai profitti, 5.200 euro in media all'anno a lavoratore, 7.000 euro se escludiamo i lavoratori autonomi. La crisi finanziaria era da tempo in incubazione. La casta politico-economica ha pensato di spalmarla sui lavoratori e sulla piccola e media borghesia al collasso, e sposta su comodi capri espiatori l'«eccesso di paura» di chi si sente scivolare lungo la china della povertà. La frammentazione sociale, la politica del rattoppo, della finta "sicurezza", delle "ordinanze creative" e la pressione mediatica sono strumenti per nascondere la portata ideologica e politica della crisi a cui siamo di fronte: una crisi di civiltà che, allargando lo sguardo, porta a muovere gli eserciti per il controllo delle fonti energetiche, dell'acqua e del cibo.

 
Di Fabrizio (del 28/01/2012 @ 09:49:07 in Europa, visitato 1308 volte)

Da Roma_Benelux

L'IEEI ha tentato, non senza difficoltà, di suscitare un dialogo tra esperti e pubblico del Lussemburgo sulla questione delle politiche europee e dei Rom
Migrazioni ed asilo - Diritti fondamentali, lotta contro le discriminazioni - Giustizia, libertà, sicurezza ed immigrazione

04-10-2011 - L'Institut d'Etudes Européennes et Internationales du Luxembourg (IEEI) ha organizzato lunedì 3 e martedì 4 ottobre 2011, in cooperazione col professore Jean-Pierre Liégeois, consulente del Consiglio d'Europa, una riunione internazionale su "Le politiche europee ed i Rom - dal fallimento al possibile adeguamento, una valutazione critica di contenuti, logiche e finalità delle politiche messe in campo per i Rom a livello europeo".

L'idea era di partire dal periodo attuale, contrassegnato da un contesto più difficile che mai per i Rom, "ma anche per l'indecisione degli stati e delle organizzazioni internazionali, che porta a politiche incerte e spesso inadeguate," come dice l'IEEI. Inoltre, l'IEEI ha constatato che "i Rom si trovano al cuore delle questioni geopolitiche odierne, sia per il posto che occupano che come minoranza transnazionale," e che ciò "rende il loro esempio paradigmatico" trattandosi di "un buon rilevamento dei funzionamenti e disfunzionamenti istituzionali" in un periodo di grandi cambiamenti.

Una tavola rotonda destinata ad un vasto pubblico ha avuto luogo la sera del 4 ottobre nella Salle Tavenas dell'Università del Lussemburgo, con interventi dei relatori: Thomas Acton, Andras Biro, Claude Cahn, Angéla Kóczé, ed il professor Liégeois nei panni di moderatore. Il grande pubblico era assente, al suo posto, attenti funzionari ed esperti hanno seguito la discussione con interesse.

Thomas Acton, lo storico

Lo storico britannico Thomas Acton ha sostenuto che non si può comprendere i Rom se non cerchiamo di capire la loro storia, particolarmente "ciò che è successo nel XVI secolo". O, come ha poi constatato, la storia dei Rom è stata soprattutto l'opera dei "gagé", cioè dei non-Rom. Il razzismo scientifico e l'antropologia sociale hanno dominato la storiografia fino agli anni '60, al punto che i nazisti tedeschi cheavevano partecipato allo sterminio dei Rom durante la II guerra mondiale, hanno ancora trovato in quegli anni delle riviste scientifiche britanniche per pubblicare i loro articoli sul "gene zigano".

Le cose hanno iniziato a cambiare dagli anni '80, quando si è cominciato a capire con quale movimento migratorio i Rom sono arrivati in Occidente provenendo dall'India, "un approccio non razzista, ma nemmeno antirazzista" secondo Thomas Acton. La sua teoria è che sarebbero venuti tra il VII e l'VIII secolo al seguito delle armate mercenarie verso l'Anatolia, che a quel tempo faceva parte dell'impero bizantino, armate in cui la lingua del comando era il romanes, simile alle lingue dell'India settentrionale.

Per Thomas Acton, i Rom avrebbero subito l'esclusione razziale in Anatolia, ed i primi stereotipi sugli "zigani" sono nati a Costantinopoli. La sconfitta dell'Armenia nel 1375 sotto la spinta dei mamelucchi avrebbe portato a dei genocidi e sarebbe stato il primo fattore della migrazione dei Rom verso Occidente. In Europa, il XVI secolo sarebbe stato fatale per i Rom, a causa della fine della legittimità religiosa degli stati e la formazione degli stati-nazione, che per Thomas Acton "si definiscono tramite il genocidio delle minoranze".

In tutta Europa, i Rom hanno avuto una posizione di sopravvissuti senza parola, di status mal definito, spesso esclusi quando non asserviti. Con l'industrializzazione, arriva il genocidio della II guerra mondiale che ha decimato la popolazione rom in Europa, un genocidio che non è, secondo Thomas Acton, unico dei nazisti tedeschi, ma di tutti gli Europei che in anticipo ne erano stati complici. Infine, il dopoguerra vede "la fine di un quietismo dei Rom", e l'emergere di movimenti antirazzisti in Europa, anche una politica a favore dei Rom inizia a prendere forma.

Claude Cahn, l'avvocato

Claude Cahn ha affrontato la questione di come la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) presso il Consiglio d'Europa a Strasburgo ha trattato i casi legati ai Rom. "Ha iniziato ad occuparsi dei Rom soltanto una decina d'anni fa," afferma. E questo è legato "all'allargamento del Consiglio d'Europa verso l'Europa orientale". Inizialmente, le questioni legate ai problemi che i "viaggianti" delle isole britanniche incontravano con le autorità del Regno Unito "hanno confuso" la CEDU, che secondo Cahn tendeva ad assimilare i casi legati ai Rom a delle "complicazioni sociali".

Ma dal 2004, emerge una nuova giurisprudenza sui temi di proprietà, di espulsione, di maltrattamenti e persino di omicidi nei luoghi di detenzione. Casi simili riguardano il Regno Unito, la Bulgaria, l'Armenia, la Russia, l'Italia ed il Belgio. La discriminazione contro i Rom non emerge che dopo il 2004 nella giurisprudenza della CEDU, all'inizio grazie ad una minoranza di giudici. Come conseguenza, la giurisprudenza ha iniziato a "non progettare più l'immagine di un'Europa senza tensioni",  pensa Cahn. Sono state giudicate la Grecia, la Croazia, la Repubblica Ceca, e la Spagna su una questione non menzionata da Cahn, della pensione di reversibilità non riconosciuta ad una vedova sposata con rito tradizionale gitano. Un altro caso è il processo intentato dalle minoranze ebraiche e rom di Bosnia Erzegovina, perché solo Bosniaci, Croati o Serbi potevano accedere alla presidenza di questo paese multietnico.

Angéla Kóczé, la sociologa

La sociologa Angéla Kóczé ha provocato immediatamente dubbi e sorprese nel pubblico, con la sua affermazione che non ci sono Rom in Lussemburgo, quando dal 2010 migliaia di persone provenienti dalla minoranza rom in Serbia e Montenegro hanno fatto domanda d'asilo in Lussemburgo, mettendo il paese in una difficile situazione.

Per lei, "il movimento eugenetico", è così che lei qualifica il genocidio dei Rom, "della II guerra mondiale ha radici profonde nella società". Attualmente, i Rom soffrono di "discriminazioni intersezionali" - genere, classe sociale, etnia, che si mostrano nell'accesso all'istruzione, all'impiego, all'alloggio ed alla sanità. Le donne sono particolarmente colpite. Ad esempio, in Ungheria, le donne rom hanno un tasso di analfabetismo 8 volte superiore a quello delle donne della società maggioritaria. Devono lasciare la scuola troppo presto a causa dei matrimoni precoci, solo il 3% di loro vanno alle superiori, contro l'84% delle altre ungheresi.

Eppure, pensa Angéla Kóczé, le donne hanno un ruolo cruciale nella famiglia ed un grande potenziale dentro la loro comunità, da quando lo stato socialista è caduto nel 1989. Ciò che le blocca sono i pregiudizi nei loro confronti - indovine e cartomanti, donne fortemente sessualizzate - propri del'"immaginario europeo".

Andras Biro, il giornalista

Andras Biro, in quanto giornalista, ha affrontato con le sue parole la questione "più in maniera informativa che analitica". Secondeo lui i Rom costituiscono un'importante minoranza ad altissima crescita demografica. Il socialismo ha influito tra il 1945 e il 1989 sulla loro vita quotidiana, perché quel regime secondo lui aveva bisogno della loro mano d'opera manuale e "sono stati obbligati ad entrare nel settore produttivo". Quindi hanno trovato impiego il 60% degli uomini e il 40% delle donne. Questo fu "uno choc culturale" per coloro che prima della guerra erano nei "servizi". Andras Biro ha sottolineato il fatto che erano trattati come tutti gli altri cittadini e hanno potuto beneficiare di reddito, servizi sociali ed accesso all'istruzione. "Questa acculturazione alla società maggioritaria è qualcosa di unico nella storia," crede Biro.

Ma con la caduta del socialismo e l'arrivo dell'economia di mercato, "i Rom sono stati licenziati e marginalizzati". Questi li ha spessi resi nostalgici dei tempi del socialismo, che per loro era più sicuro. Non è intervenuto alcun cambiamento positivo, l'esclusione s'è amplificata e secondo lui le cose sono peggiorate ancora col governo di Viktor Orban e la proliferazione delle milizie neonaziste o del partito Jobbik.

A livello europeo, secondo Biro conviene fare una distinzione tra ciò che succede ai Rom ad Est e all'Ovest d'Europa. Nell'Est in nessun caso sono in grado di apparire come attori e cittadini autonomi, con un proprio quadro culturale, causa la mancanza di risorse. Il denaro dei donatori e delle fondazioni è distribuito secondo principi burocratici che favoriscono chi già è in grado di affrontare [la situazione], cioè le OnG ed i leader autonominati che catturano i rari fondi a disposizione.

Esperti che eludono i problemi reali, un pubblico in attesa di risposte

Durante la discussione con un pubblico informato ed interessato - erano presenti dirigenti di diverse amministrazioni competenti in materia d'immigrazione, d'integrazione ed aiuto sociale - che voleva beneficiare dell'esperienza degli intervenuti, sono venuti alla luce i disaccordi tra di loro e la loro difficoltà a comprendere le domande che l'arrivo dei Rom in Lussemburgo poneva alla società lussemburghese.

Claude Cahn non è d'accordo con la tesi di Andras Biro sulla differenza di trattamento tra i Rom dell'Est e dell'Ovest Europa. Secondo lui, in occidente forse è peggio, ed ha fatto allusione agli incidenti in Francia (diritto di voto), in Italia (espulsioni) ed in Germania (Rom del Kosovo in stato di detenzione o appena tollerati), ed ha auspicato "un forte impulso centrale da parte della UE" ed un intervento della società civile.

Thomas Acton è dell'avviso che l'intervento delle autorità pubbliche debba essere guidato dalla società civile.

Andras Biro, più vicino ai fatti, ha spiegato che la migrazione attuale dei Rom "non è caduta dal cielo", ma è dovuta alla crisi, alle minacce subite, alla marginalizzazione e alle bidonville, tutti fatti divenuti quotidiani. Le famiglie lasciano i loro differenti paesi in maniera "non strutturata". Ed ha aggiunto, in base all'esperienza: "Le istituzioni che se ne occupano devono trovare soluzioni. Non ci sono leader, non sono partner nel dialogo, non c'è linguaggio [comune], manca la confidenza. L'unica soluzione è un approccio generoso nel senso umano del termine." Una proposta realistica per un pubblico che non ha potuto contare sull'esperienza per trovare soluzioni ai problemi e3d un approccio equilibrato alla situazione.

 
Di Fabrizio (del 29/12/2009 @ 09:48:24 in Europa, visitato 2448 volte)

Da Nordic_Roma

Globalpost.com By Brigid Grauman

L'attivista rom finnica Miranda Volasrata e la scrittrice rumena Luminita Cioaba, che lottò contro la sua famiglia rom per andare a scuola, all'inaugurazione del Tour Culturale Rom all'insediamento Kamenci vicino a Lendava, in Slovenia, nel novembre 2009. (Brigid Grauman/GlobalPost)

Lendava, Slovenia, 27/12/2009 - La parola "zingaro" è spesso usata in senso peggiorativo. Ma il Consiglio d'Europa sta cercando il cambiamento con un nuovo tour turistico focalizzato sulla storia e cultura rom.

"La gente vede gli zingari in una squallida discarica al bordo della strada" dice Jake Bower, viaggiante militante britannico e giornalista, "ma realmente non ci conosce. Mi piacerebbe una situazione dove fossimo riconosciuti come una nazione europea transnazionale, con una rappresentanza alle Nazioni Uniti."

Bowers parlava il mese scorso all'inaugurazione del Tour Culturale Rom, sponsorizzato dal Consiglio di Strasburgo, che non ha relazioni con l'Unione Europea e lavora per l'integrazione europea attraverso la cultura ed i diritti umani. Il tour collegherà le disperse comunità rom attraverso l'Europa per rafforzare i legami esistenti ed incoraggiare l'incontro tra Rom e non-Rom. Vi prendono già parte nove paesi con musei, spettacoli e centri documentazione. L'inaugurazione avrà luogo in Slovenia presso l'insediamento Kamenci vicino alla città termale di Lendava.

Con i suoi capelli rossi a spazzola e la carnagione chiara, Bowers non assomiglia ad un tipico Rom, che hanno solitamente caratteristiche più scure, ed in parte è proprio questo il punto. Dopo diverse ricerche storiche, incluso testi DNA, sembra incontrovertibile che i Rom originari arrivarono dall'India attraverso la Grecia oltre 1.000 anni fa, dividendosi in gruppi secondo le rotte commerciali e talvolta mischiandosi con altre popolazioni. I Rom di oggi sono divisi in diversi clan e tribù, inclusi i Viaggianti della Gran Bretagna e gli stagnai dell'Irlanda, che sono nativi delle isole ma condividono i medesimi problemi di esclusione sociale.

"Sì, ci sono problemi, problemi grossi in alcune parti," ha detto Bowers, "ma noi apparteniamo alla società europea." Ritiene che è tempo di rimpiazzare gli stereotipi negativi con immagini più positive che abbiano una forte risonanza in un mondo globalizzato. "Noi trascendiamo le nozioni di confini nazionali," ha detto, "ed offriamo una sfida permanente agli Europei nel vivere con la diversità."

L'insediamento Kamenci è un progetto pilota di questo tour culturale. Qui, un villaggio rom ha aperto le sue porte ai visitatori con un museo e attività creative e laboratori per Rom e no. Nel campo dietro l'insediamento di case rudimentali in legno e mattoni, le ragazzine indossano lunghi e colorati abiti roteano le loro anche al suono di musica registrata davanti ad un pubblico composto da OnG rom, slovene ed europee. Suonatori ospiti, musicisti e ballerini sono arrivati da altri paesi per celebrare il lancio ufficiale.

Tra le personalità c'è Miranda Volasranta, Rom finlandese che guida il forum per i diritti civili dei Rom ad Helsinki. Indossa il vestito tradizionale di velluto nero di 22 libbre.

Volasranta puntualizza il contributo che i Rom hanno portato alla cultura europea, a partire dal racconto di Miguel de Cervantes "La piccola zingara", per passare alla collezione di poemi di Alexander Puskin "Gli Zingari", sino a Victor Hugo che inventò la bella Esmeralda ne "Il gobbo di Notre Dame". C'è stato Prosper Merimee e la sua libera ed energica Carmen, senza menzionare i tanti compositori che hanno usato temi musicali rom nel loro lavoro, inclusi Sergei Rachmaninov, Johannes Brahms, Igor Stravinsky, Joseph Haydn, Peter Ilyich Chaikovsky, Maurice Ravel e Bela Bartok.

"La nostra ricchezza culturale è stata soprattutto trasmessa da non-Rom", ha detto Volasranta, "in una maniera fortemente romantica. Nel contempo, rimaniamo invisibili ai nostri vicini. Spero che questo tour porti a sempre più centri culturali e musei in appoggio agli artisti e agli artigiani rom."

Ci sono circa 12 milioni di Rom in Europa, la più vasta minoranza etnica del continente. La loro situazione varia grandemente, dalla confortevole integrazione nei paesi scandinavi al virtuale apartheid in Ungheria, Romania e Slovacchia. Ora sono perlopiù stanziali invece di inseguire stili di vita nomadici, anche se i Rom in Gran Bretagna, Irlanda e Francia girano ancora da un posto all'altro. Troppo spesso, invece, i bambini rom sono spediti in scuole sotto-gli-standard, e molti non sanno leggere o scrivere. Le condizioni permanenti di vita delle loro famiglie sono grigie.

La maggior parte dei Rom nell'incontro in Slovenia hanno convenuto che l'istruzione è la sola maniera per uscire dalla povertà e dalla esclusione sociale. Ma nel contempo, vogliono mantenere i loro valori culturali come la vita collettiva ed il rispetto degli anziani. "Non c'è niente di più triste di un Rom che abbia perso il suo senso di identità culturale, perché è rimasto letteralmente con niente," ha detto la scrittrice rumena Luminita Cioaba, che ha lottato con la sua famiglia e la comunità per finire le scuole e frequentare l'università, e che scrive libri sulla storia rom.

Il Parlamento Europeo si è anche focalizzato sui diritti dei Rom. La "Piattaforma per l'Inclusione dei Rom" dell'anno scorso ha presentato una lista di 10 principi basici, incluso il pari accesso alla scolarizzazione. Ma l'attivista rom Rudko Kawczynski, di cittadinanza polacca, ha accusato la creazione di OnG che hanno poca comprensione dei problemi. Come ha tristemente puntualizzato Bowers, "la nostra storia è una litania di albe false."

Ma se non è esattamente ottimista, Bowers crede che il tour rom possa combattere il pregiudizio. "L'unica maniera per vincere il razzismo è il contatto diretto tra le persone. Se qualcuno che pensasse che tutti gli zingari sono ladri e degenerati potesse camminare in questo posto," ha detto, riferendosi a Kamenci, "capirebbe che sono una comunità come qualsiasi altra, anche se con una cultura differente."

 
Di Fabrizio (del 18/04/2009 @ 09:47:32 in Kumpanija, visitato 1341 volte)

Anche se alcune affermazioni possono non piacere (o sono di difficile condivisione), l'articolo ha diversi spunti interessanti, nel tratteggiare quella che può essere definita la "memoria nomade" collettiva. Che è anche il limite dello scritto, date che ogni popolazione ha avuto un passato nomade e col tempo si è evoluta con differenze notevoli.

Il portale dei giovani della pace giovedì 16 aprile 2009

Renato Rosso ama comunicare e condividere le sue esperienze, e, partendo da esse, riflettere sul nostro quotidiano. Questa volta lo fa con "storie parallele" di popoli zingari, quelli che abitano Paesi lontani, terre di antica origine, e quelli insediati in Europa, in Italia.

Renato Rosso: 36 anni di missione itinerante (Bangladesh, India, Filippine, Brasile, Italia…) al servizio di comunità diverse dell’universo zingaro. Un inconsueto tipo di presenza, non sempre stabile, ma che ha costruito, con tempo e fatica, una Chiesa in realtà che senza di lui forse non sarebbero mai state raggiunte. Presenza di crescita umana e spirituale in comunità non cristiane; soprattutto animando scuole - sovente itineranti su barche, o nei pascoli… - disegnate sul modello di vita degli alunni. Suscitando energie, formando persone che finora hanno assicurato non solo continuità ma anche crescita delle iniziative, grazie alla loro testimonianza.

Ha senso guardare in parallelo le civiltà nomadi che tu incontri in Asia e quelle dei Balcani, dell’Italia e di altri Paesi?
Io parlerei di nomadi nel mondo. Inclusi i nostri, qui in Italia, tutti partono dall’India nord occidentale, 700-800 anni fa. In Grecia li troviamo già nel 1300 e nel 1400-1420 in Italia; pochi anni dopo in Francia, in Spagna e in breve in tutta Europa.
Ancora prima, nel 1700 a.c., nasceva la cultura nomade beduina in Arabia, allargandosi poi nel Nord Africa e fino all’Afghanistan, all’India.
La sedentarizzazione inizia più o meno 12.000 anni fa, ma nell’Asia poco tempo fa. Alcune frange sono rimaste nomadi, e sono quelle che noi incontriamo oggi.
Personalmente, ho elencato 440 di questi gruppi, nomadi o seminomadi, nel subcontinente indiano.

Esistono similitudini tra zingari europei e zingari del subcontinente indiano?
Sono molto simili. È il tipo di vita che crea il loro modo di essere: il vivere sotto il cielo, il contatto con la natura. Cambiano il modo di vestire, le lingue. Però il modo di pensare, di fare politica all’interno del gruppo, di relazionarsi con gli altri sostanzialmente è simile.
Per esempio il gruppo - una quindicina di famiglie - si difende con un capo, eletto e che ha l’ultima parola; hanno un tribunale loro, con avvocati e giudici eletti. Non fanno riferimento alle autorità locali. È interessante il fatto che nel loro vivere la politica presentano una democrazia diversa, non riferita ad un’ideologia. Il segreto è considerare ogni membro del gruppo come uno della mia famiglia.

Di questa cultura, conosciuta solo attraverso pregiudizi, quali sono secondo te i valori importanti?
Il valore centrale è la famiglia, la loro ricchezza sono i figli. Non hanno altro. In Europa come in Bangladesh, quando uno ha sbagliato viene giudicato ed eventualmente punito, sempre però tenendo conto che potrebbe essere mio figlio, mio fratello. Ci si relaziona con una persona e la sua storia, non con un numero. Pensa quale rivoluzione!
Ci sono altri aspetti interessanti, come la possibilità di fare scelte meno dipendenti da norme formali. Ovviamente l’istinto è anche un limite: promuovere la scuola per loro è proprio lavorare su questo. Anche la religiosità è un valore cui danno grande importanza. Con la nostra presenza cerchiamo proprio di arricchire tutti questi elementi.

Che tipo di rapporto vive il nomade con la società che lo circonda?
Rimangono minoranze. Uno zingaro in Italia è visibilmente diverso da chi vive in una casa.
Anche se, in tutto il mondo, la casa non è la roulotte, la carovana o la tenda: la casa è l’accampamento. Dove tutti vivono e i bambini sono educati al ritmo del gruppo, dal gruppo intero. La famiglia nucleare esiste, però è nel gruppo che si decide, per esempio, di mandare i bambini a scuola; papà e mamma potrebbero arrivarci un po’ prima, ma dovranno aspettare il gruppo. È sempre il gruppo che deve essere motivato e non un singolo.
Sia qui che in India poi - benché in India la gente comune dei villaggi possa essere più povera degli zingari - lo zingaro è una persona di cui si ha paura. Perché è nomade, e non sai da dove viene e dove va.

Solo timore, non fascino?
Anche, le due cose si mescolano. Per esempio, gli zingari la sera si riuniscono e cantano, danzano; questo crea un certo fascino, ma il timore e il disprezzo restano.
Molte volte anche da parte di chi, zingaro, si è sedentarizzato. Uno dei motivi è l’assenza del concetto di proprietà privata, che rende liberi nel rubare. Cosa che in Asia è rarissima: c’è poco da rubare, i ricchi sono pochi e si difendono molto bene; e normalmente i nomadi lavorano tutti. Qui in Europa la situazione è diversa. In passato procurarsi il sostentamento non era difficile, incluso razziare qualche gallina… Poi la società è cambiata, le esigenze anche e le piccole delinquenze sono diventate organizzate; oggi abbiamo anche in mezzo a loro una criminalità pesante.

Non c’è più uno spazio economico per un’attività tradizionale. Occorre avere altre capacità…
Certo. È già accaduto in Asia, ma in Europa è stato appunto diverso. Nel polverone riguardo al mondo zingaro in Italia, parte del problema è però aggravato da una corruzione che ci riguarda. Ci sono avvocati che lucrano su di loro. Se qualche anno fa con 5 milioni di lire si faceva un processo, oggi si chiedono 100 o 150mila euro. In qualche modo si è detto loro: non è importante essere onesti o disonesti, rubare o non rubare, ma avere tanti soldi per risolvere i problemi. Se rubi poco, rimani in prigione.
Il rischio è che il resto della società pensi che gli zingari sono i nemici, e che loro pensino che il resto della società è il nemico. È un cane che si morde la coda. Gli zingari arrivano da noi con una certa ingenuità, con una fisarmonica, un bicchiere di plastica, girando sotto le finestre, suonando. Però poi lentamente sono assorbiti dalla criminalità organizzata, per la quale più sono meglio è. A volte sento dire: "Io non voglio, ma cosa faccio? Mi obbligano".
Moltissimi Sinti e Rom per fortuna lavorano: da trent’anni a questa parte sono entrati nei Luna Park e nei circhi. Un lavoro pesante ma dignitoso. Ultimamente hanno anche altre attività, come paninoteche ambulanti, bar… una Sinta era entrata giovane al mattatoio di Torino: ora avrà trent’anni ed è capo reparto, per la sua intelligenza, per la sua onestà, per la sua capacità.

Chi lavora si sedentarizza?
Vivono nel campo, nella roulotte con gli altri, ovviamente una vita sedentaria perché chi ha un lavoro fisso non può spostarsi. Intanto i loro parenti e gli altri svolgono altre attività, qualcuno non ne fa nessuna… c’è di tutto.
Uno dei problemi, oggi, é l’arrivo di nuovi gruppi dall’est. Secondo me l’unica via d’uscita è che anche noi italiani decidiamo di diventare una nazione più onesta. Una nazione davvero fondata sul lavoro, dove chi non lavora non mangia. Dove chiunque, se ruba o delinque, è punito, in proporzione alla gravità del fatto, senza scappatoie.

Tanti di noi sono consapevoli di vivere in una società dove esiste una cultura mafiosa, ma scelgono la legalità.
Penso sia più alta nel mondo degli zingari la parte delle persone che dicono: comincio io. Solo in Piemonte, sono alcune centinaia, negli ultimi due anni, quelli che sono entrati nel mondo del lavoro, dopo le migliaia già assorbite dal mondo dei luna park. Persone che si sono rifiutate di entrare nella criminalità. Ricordo un papà con due figli a Milano, coinvolto nella criminalità, che ha fatto di tutto perché i figli non facessero la sua stessa vita. Ha cercato di dare un lavoro a entrambi. Con un figlio è riuscito, con il secondo no. A Torino, due anni fa, c’è stata una catechesi all’interno dell’accampamento, tenuta da una catechista Sinta: questo papà tutte le settimane veniva con un figlio. Voleva salvarne almeno uno e ha cercato di offrirgli anche una fede che lo potesse aiutare, dei valori. Persone così non sono una minoranza.

Che prospettive vedi per lo stile di vita nomade?
Non ho mai chiesto a uno zingaro nomade di sedentarizzarsi, né a uno che vuole sedentarizzarsi di continuare ad essere nomade. Penso che il compito di un operatore responsabile sia stare accanto a questi fratelli. Noi da tempo forniamo la scuola come elemento aggiuntivo: saranno poi loro a decidere come utilizzarlo. Ci sono bambini che quattordici anni fa hanno iniziato in Bangladesh, in India con le nostre scuole mobili, nell’accampamento, sotto le tende, sotto gli alberi, in maniera del tutto informale. Dopo un paio d’anni sono andati da parenti, per continuare alla scuola pubblica. Sono diventati insegnanti e adesso sono tornati nell’accampamento e fanno scuola agli altri bambini, continuando ad essere nomadi.

Arricchiscono la comunità…
Certo, una grande ricchezza. Altri invece sono andati a scuola e non sono tornati alla vita nomade. La scelta è loro. Noi offriamo mezzi di sviluppo per poter fare qualche passo in più, se lo desiderano. Io penso che abbia un senso la vita nomade, come ha un senso la vita sedentaria, salvo che si voglia fare violenza su questa umanità e creare una cultura unica.
Cent’anni fa Francesco Predari, autore del primo testo italiano interamente dedicato al tema, diceva: "Se qualcheduno volesse conoscere un poco la cultura zingara, cerchi di farlo in fretta, perché entro pochi anni spariranno e fra cento anni non ci sarà nemmeno più il ricordo di questo gruppo etnico". Cento anni sono trascorsi, e gli zingari sono molti più di allora: in Italia si parla di 80.000, oltre all’ultima ondata di rumeni. A Torino soltanto in questi ultimi due anni ne sono arrivati 2.500.

Cos’è la speranza per il futuro di uno zingaro?
Il mondo zingaro non ha prospettive di lungo periodo, pensa a sistemare i suoi figli oggi, adesso. Non c’è una percezione vera e propria del senso della storia. È una scelta di vita che porta con sè una percezione completamente diversa di molte cose.

intervista di Mauro Palombo
foto di Toni Gortz
da Nuovo Progetto dicembre 2008

Vedi la scheda "Bangladesh, scuole itineranti" dedicata alla collaborazione tra il Sermig e don Renato Rosso.

 
Di Fabrizio (del 28/02/2009 @ 09:47:20 in Italia, visitato 3542 volte)

Da Roma Files

UNIRSI - Unione Nazionale ed Internazionale dei Rom e dei Sinti in Italia
Federazione delle Associazioni e dei Gruppi Autonomi dei Rom e dei Sinti in Italia
Forum Europeo dei Rom e dei Viaggianti di Strasburgo

In risposta ai recenti sviluppi politici e la più recente ondata di razzismo contro il popolo rom in Italia, una coalizione di organizzazioni, inclusa UNIRSI, ha intrapreso una documentazione di prima mano sui diritti umani in Italia (tra il 23 e il 30 maggio 2008). Dette organizzazioni hanno condotto una ricerca, intervistando approssimativamente 100 Romanì che vivevano in campi formali e informali a Roma, Napoli, Firenze, Brescia, Milano e Torino.

Le organizzazioni hanno visitato diversi campi formali e semi-formali, inlusi: Secondigliano e Centro Lima (Napoli); Salviati , Fiume , Casilino 900 e Martora (Roma); Via Triboniano (Milano); Campo nomadi di Brescia per i Sinti Italiani. La coalizione ha anche visitato i seguenti campi informali: Scampia , Ponticelli , Santa Maria e Torre Annunziata Nord (Napoli); Cave di Pietralata ed un campo senza nome accanto a Cave di Pietralata (Roma); Corsico e Bacula (Milano); Via Germagnano (Torino).

Nonostante sia il paese europeo con la più bassa percentuale di Rom/Sinti (la Grecia ne conta lo stesso numero dell'Italia, ma con una popolazione di soli 10 milioni di persone), l'Italia è indietro di almeno 25 anni rispetto a tutte le politiche d'integrazione per i Rom/Sinti.

Mentre non esiste nessun censimento ufficiale, un censimento condotto da varie organizzazioni (inclusa UNIRSI) su scala nazionale mostra che i Rom e i Sinti in Italia sono circa 170.000, di cui 70.000 con cittadinanza italiana e 100.000 (in crescita costante dalla Bulgaria e specialmente dalla Romania) dai Balcani.

Il 30% di questi 100.000 arriva dalla Jugoslavia ed il resto dalla Romania, con un centinaio di presenze dalla Bulgaria e dalla Polonia.

Le ultime due generazioni di Rom "jugoslavi" sono nati in un paese, l'Italia, che non riconosce lo "jus soli" e quindi nega ai bambini i requisiti basici per un'istruzione bilanciata ed integrazione: cittadinanza.

La minoranza dei Rom/Sinti è caratterizzata da bassa aspettativa di vita (la media è tra i 40 e i 50 anni) e dalla presenza di un'alta percentuale di bambini [il 60% della popolazione Rom e Sinti ha meno di 18 anni. Il 47% dei bambini ha tra i 6 e i 14 anni; il 23% tra i 15 e 18 anni; la percentuale rimanente (30%) tra i 0 e i 5 anni].

 I Rom e i Sinti con cittadinanza italiana sono circa 70.000. Oggi le comunità Rom e Sinte (chiamate "zingari" e "nomadi" in maniera dispregiativa ed etnocentrica) sono ancora oggetto di discriminazione, esclusione e segregazione.

 La discriminazione è estesa in tutti i campi, sia pubblici che privati, così l'esclusione e la segregazione economica e sociale dei Sinti e dei Rom diventa discriminazione etnica (Raccomandazione n.1557/2002 Consiglio d'Europa). In Italia, le diverse comunità Rom e Sinte non sono riconosciute come Minoranze Linguistiche Nazionali e perciò non usufruiscono dei diritti che questo status comporta.

Le politiche sociali rivolte alle popolazioni Rom e Sinta tendono apertamente all'inclusione sociale, e all'integrazione. Le comunità Rom e Sinte sono raramente considerate protagoniste del pensare sociale, di politiche d'integrazione, partecipazione diretta e mediazione culturale. L'Italia nega alle comunità Rom e Sinte l'applicazione delle direttive europee sulle Minoranze Linguistiche che proteggono le lingue minoritarie ed inoltre nega la Convinzione sulle Minoranze Nazionali.

In molti casi i Rom e i Sinti si vedono negati i diritti basici come residenza, salute, istruzione, lavoro. In Italia costruiamo ancora i "campi nomadi" che sono posti di segregazione che imprigionano gli individui contro la loro volontà. In Italia molti comuni, in contrasto con le disposizioni costituzionali (art. 16), negano il diritto di residenza e di movimento all'interno del territorio nazionale ai cosiddetti "nomadi" o "zingari".

In questa tragica situazione i Rom di Slovenia, Bosnia, Jugoslavia, Romania, Polonia, Ungheria stanno tutti soffrendo queste politiche estremamente discriminatorie. Intere famiglie scappano dai loro paesi nativi a causa dei conflitti etnici e delle guerre civili e l'Italia nega loro i principali diritti basici.

UNIRSI – Piazza Antonio Meucci, 18 – 00146 Rome - Italy.
UNIRSI president and ERTF Delegate Mr. Kasim Cizmic : e-mail: unirsi@supereva.it 
UNIRSI Secretary: Mr Balo Cizmic : e-mail: unirsi@supereva.it
Web site: www.unirsi.net

 
Di Fabrizio (del 21/05/2007 @ 09:46:42 in Europa, visitato 3054 volte)

Da Roma_Shqiperia

POLITEIA

Il popolo Rom vive in Albania da 600 anni. Originario dell'India, si ritiene che siano arrivati da tre strade differenti: dalla Turchia, dalla Grecia e dal Montenegro. Ci sono in Albania tre ceppi differenti, che parlano la stessa lingua ed hanno medesime tradizioni e cultura. In Albania esiste tolleranza etnica e religiosa ed è per questo che qui i Rom vivono pacificamente. Si stima in 120/150.000 la loro popolazione, con una concentrazione nel sud-est del paese. Non esistono dati ufficiali o studi sul popolo rom.

Prima del 1990 la situazione dei Rom era simile al resto della popolazione albanese. Lavoravano in diversi settori dello stato e il reddito delle loro famiglie era sullo stesso livello del resto della popolazione. D'altra parte, dopo il 1990 la situazione dei Rom è via via diventata critica; la maggior parte ha perso il lavoro a causa delle privatizzazioni dell'industria statale. Il processo di democratizzazione che si è sviluppato in Albania nel periodo di transizione ha causato una catastrofe economica per le famiglie rom. Tra i fattori che hanno influenzato la condizione dei Rom, la competizione nel mercato commerciale e lavorale e la migrazione. Attualmente il 90% dei Rom in Albania è disoccupato. Alcuni di loro lavorano in proprio nel commercio [...]. La Banca Mondiale mostra che la spesa media mensile di una famiglia Rom è di $ 199, che il 40% delle famiglie vive in cattive condizioni e che soltanto il 20% ha un'entrata sufficiente a comperare medicine. Esistono poi difficoltà nel beneficiare della politica assistenziale.

Una delle principali ragione sull'incapacità di competere nel crescente mercato libero è il basso livello di scolarizzazione. L'analfabetismo tra i Rom è cresciuto nel periodo di transizione. La percentuale di analfabetismo è del 52,4%; tra le donne è del 56,5% e tra gli uomini del 48,3%. Circa il 40% delle famiglie chiede ai loro bambini di lavorare per assicurare i bisogni primari ed è questa la principale ragioni per cui non frequentano la scuola.

Un altro problema emergente sono le cattive condizioni abitative. Parte delle loro case sono state distrutte dal governo con la promessa di ricostruirle, ma sinora questo tema non è stato risolto. Il risultato è che vivono in case di fortuna o direttamente per strada.

[...] Durante il periodo di transizione i Rom hanno avuto diversi problemi messi in evidenza dai media. In genere i media trattano i Rom in maniera positiva, ma ci sono anche stati casi di disinformazione; i Rom sono accusati per atti di criminalità, per esempio, perché sono un soggetto facile, incapace di difendersi adeguatamente.

Sulla base di una ricerca condotta dalla Banca Mondiale, il governo albanese ha approvato una Strategia Nazionale per il periodo 2003-2015 per innalzare le condizioni di vita dei Rom. Questa Strategia opererà in campi differenti [...] Diverse OnG rom hanno approvato ed accettato questa Strategia, e contribuito alla sua implementazione. Ma diversi Rom sono disillusi del Ministro responsabile, perché intanto sono passati quattro anni e il budget disponibile è insufficiente. Le OnG stanno facendo pressione perché il budget sia assicurato per i prossimi 8 anni. Un'altro problema che ha sollevato proteste è che alcune associazioni hanno abusato del sistema chiedendo per loro denaro a nome dei Rom.

[...]

Ramazan Mile and Alma Lleshi, Albanian Roma Union ‘Amaro-Drom’, Tirana

 
Di Fabrizio (del 08/04/2007 @ 09:46:37 in Kumpanija, visitato 1562 volte)

In allegato Messaggio di Etem Dzevat per la giornata Internazionale Rom e Sinti 2007.
Saluti e abbracci di Buona Pasqua a tutti.
Agostino Rota Martir

L’8 Aprile 1971 a Londra si è formata la “Romani Union International”, conosciuta dall’ONU come Organizzazione non Governativa (ONG) attivata per i diritti dei Rom.

Ora partecipa attivamente al Parlamento Europeo e alla Corte d’Europa.

Ma parliamo per Pisa.

A Pisa l’8Aprile è festeggiata la prima volta il 1998, gli iniziatori è il Comitato del campo Nomadi di Coltano…in tale occasione esisteva la Cooperativa con “esperti Rom” che prendeva le “risorse per cultura e Feste Rom” e nemmeno sapevano che cosa è l’8 Aprile e non sono venuti alla festa, magari invitati…

Sono tre anni 2005-’06-’07 come 8 Aprile passa senza festeggiarlo con musica, teatro e cibo ma solo con una lettera mandata alle Istituzioni, al Tirreno…magari a Canale 50 e Granducato si manda la stessa lettera, ma loro non hanno informato mai.

Il 2005 muore il “nostro Papa Wojtila” e per il lutto noi Rom piangendo festeggiamo l’8 Aprile.

Il 2006 gli Italiani vanno alle urne, non era il momento per festa.

Comunque abbiamo festeggiato l’arrivo del governo Prodi, da cui noi Rom aspettiamo grandi cambiamenti.

Uno di questi è il riconoscimento come minoranza linguistica-culturale dei Sinti (cittadini Italiani) e Rom e possibilità per gli stranieri dopo cinque anni in regola con il Permesso di Soggiorno di avere cittadinanza Italiana.

2007, l’8 Aprile è Pasqua: già ci sono Rom cattolici e ortodossi che festeggiano la Pasqua e per questo motivo si rimanda a Maggio, Giugno quando si farà (con l’aiuto di Dio e il patrocinio del Comune di Pisa) un giorno della “Presentazione Cultura Romanì”.

Sottolineando che noi Rom non abbiamo terra-madre, essendo assoluti pacifisti, mai accusatori, sempre accusati, sterminati.

Seconda Guerra Mondiale, la Guerra Balcanica…sempre mandati in esodo dalle nostre case (Kosovo, Bosnia, Macedonia), non avendo nessuna accoglienza al nostro arrivo, un popolo sul quale esiste il più grande pregiudizio, discriminazione.

Tutti gli sbagli degli “esperti Rom” si paga noi “zingari e nomadi” sulla nostra pelle.

Sempre sulle nostre spalle cade su portamento delle difficoltà ad arrivare alle “pari opportunità” e sognata “dignità”.

Da cittadini che abitavano a case, andavano al lavoro, a scuola, benissimo convivevano prima della guerra, arrivando in Italia siamo persi nostra identità di persone, esseri umani e siamo diventati pericolosi, furbi, ladri, nomadi, zingari.

Sono uno dei pochi Rom intelectuali presenti in Pisa e Toscana e partecipo come legale presentante di A.C.E.R. al programma “Le città sottili”, finanziata dal Comune di Pisa e Regione Toscana.

Anno 2001-2002 si è svolto il “censimento” dei Rom a Pisa per il progetto…alcuni

Rom sono andati a cercare futuro in altri paesi, sentendo delle possibilità ritornano e gli esperti Rom parte di loro li fanno entrare e alcuni no.

In seguito negli anni passati, sapendo di possibilità i Rom facevano venire al “banchetto” dei suoi famigliari.

E ora? Mandarli via in Macedonia dove li aspetta condanna per non partecipazione alla “ guerra civile” tra Macedoni e Albanesi.

Macedonia è circondata. Grecia serve visto, Bulgaria serve il visto. La Serbia non da ingresso per i “Cigani” senza corruzione, almeno 1.000 Euro per persona.

Albania, Kosovo non puoi, nemmeno in sogno.

Per i “Magupi” niente ingresso, solo uscita! E’ un collasso economico e i territori ancora sotto controllo di U.C.K.

Macedonia, “Oasi di Pace”, in Kosovo le case dei Rom rimaste non bombardate da aerei NATO partiti da Aviano (Italia), bruciate da U.C.K., come il quartier Rom Mitrovica. Dove spedirli? Gli Albanesi vogliono Kosovo etnicamente pulito.

80% di Rom Bosniaci presenti a Pisa sono nati qui in Italia, nemmeno sanno parlare Bosniaco e in quale enclave si mandano? Croata, non li riconosce, Mussulmana non sono praticanti di Islam, Serbi? Non li vogliono.

Con tutte queste situazioni tante volte volevo dimissionarmi da Presidente dell’A.C.E.R. Ma grazie a Dio che abbiamo l’assessore Sanità sociale, come Carlo Macaluso. Tanti erano “d’accordissimo” per progetto, ma dopo gli stessi mettevano il bastone tra le ruote, lui è rimasto dell’idea di fare il possibile e meglio per risolvere il nostro problema. Lavoravo come accompagnatore bimbi a scuola-bus e da 10 mesi ho lasciato per protesta. La legge dice che ogni bimbo che va a scuola, l’ACER si è impegnata e tanti bimbi ora regolarmente frequentano la scuola, lasciando il semaforo dove chiedevano l’elemosina ed erano meta di “affidamento” degli assistenti sociali.

Magari si dice: “Attento bimbo mio, stai buono italiano, se no ti lascio rubare dagli zingari”.

Ma sono gli Italiani che rubano i bimbi Rom con legge “affidamento”, per arrivare alla donazione.

Non c’era posto per i “fuori progetto bimbi Rom” nel pulmino comunale.

Non c’è altri soldi comprare altri pulmini, e alcuni bimbi sono rimasti fuori scuola ed io “fuori lavoro”.

Ma io devo rimanere lì dentro il progetto, magari mi buttano dalla porta, entrerò dalla finestra, cercando che il progetto va avanti.

Si prevede villaggio Rom al posto di Campo nomadi, regolarizzazione con il Permesso Soggiorno, lavoro, possibilità di fare “extra censimento” con aiuto della Regione e dello Stato Italiano.

Noi Rom presenti a Pisa vogliamo integrarci in società italiana, riprendere la nostra identità di gente normale.

Ma siete voi, Istituzioni, cittadini che dovete darci la possibilità di integrarci.

Il cattivo gesto è quello che tantissimi sono approfittato e buttata la sua spazzatura alla strada in via Idrovora, alcuni lasciando il segno di imprese e ora tutta la colpa si vuole buttare su nostre spalle.

Spero nei vostri gesti umani e nella possibilità di convivere davvero in pace, con dignità e pari opportunità, rispettando la legge, portando nostra cultura, lingua madre, tradizioni alla vostra conoscenza.

Auguri il 8 Aprile 2007

BASTALO 8 April 2007

Per questo scritto prendo ogni responsabilità legale e morale.

Etem Dzevat

Presidente A.C.E.R. Pisa

 
Di Fabrizio (del 27/07/2009 @ 09:46:03 in Europa, visitato 1776 volte)

Da Slovak_Roma. Spesso, sull'onda di fatti di cronaca e delle emozioni che suscitano, quando si parla di Rom si finisce nei massimi sistemi, o peggio nelle tragedie interminabili. Viene data poca attenzione alla conoscenza, al come si viva la vita di tutti i giorni, ai sentimenti e alle loro aspettative. Il brano che segue (lunghetto) fa parte di una serie di interviste che Kristína Magdolenová ha compiuto per presentare le donne rom come sono, con i loro problemi e speranze. Individuando dei modelli positivi in cui le altre romnià possano identificarsi o replicare. Cercando di smontare quell'aurea di mito (positiva o negativa) che sempre le ha circondate. Un'altra intervista, che avrei voluto tradurre ma non ho trovato il tempo, su Roma Press Agency

The Slovak Spectator

20 luglio 2009 Abbiamo il diritto di essere chiamati Rom By Kristína Magdolenová & Jarmila Vaňová

Margita Damová Source: Courtesy of Roma Press Agency

Margita Damová non ha mai lasciato il villaggio di Rankovce nella regione di Košice. E' nata terza di 11 figli in una casa di muratori. Ha terminato il nono grado delle scuole primarie, ma dice che avrebbe sempre voluto andare a scuola ed imparare di più. Oggi, a 50 anni di età, crede di avere ancora il tempo per cambiare la sua vita.

Quante ragazze eravate in famiglia?

Eravamo undici figli. Sette ragazze e quattro ragazzi.

Quanti di voi hanno terminato la scuola?

Sei in tutto. I miei quattro fratelli e due sorelle.

Che tipo di scuola hanno frequentato? Cos'hanno studiato?

Mio fratello più giovane si è formato meccanico per auto e altri due sono muratori. L'altro mio fratello è un saldatore. Tutte e due le sorelle hanno terminato l'istituto tecnico.

Lavorano?

Uno dei miei fratelli vive nella Repubblica Ceca. Ha un lavoro, ed un fratello in Slovacchia ha un lavoro.

Perché non hai completato gli studi?

Ero la ragazza più grande ed era necessario aiutare mia madre, perché c'erano sorelle e un fratello più giovani. Lui era ammalato e mamma spesso lo portava dal dottore, così dovevamo aiutarla a casa.

Per te non è stato difficile rimanere a casa e non continuare i tuoi studi? E' stato un bene per te?

E' stato difficile. Io volevo fare la parrucchiera. Era il mio desiderio, ma non sono stata fortunata nella vita. Ma in ogni modo, taglio i capelli. Sia alle donne che agli uomini.

I tuoi genitori cosa vi hanno incoraggiato a fare?

Volevano che facessimo le cose bene, fare qualcosa per noi stessi. Ma non ne ho avuto la possibilità.

Si sono curati adeguatamente di voi? Avevate abbastanza da mangiare, di che vestirvi e tutto ciò di cui avevate bisogno?

Sì, si prendevano cura di noi, ed avevamo tutto di cui ci fosse bisogno. Mio padre lavorava duro. A volte portava a casa una sola corona del suo stipendio, perché aveva saldato un grande conto per gli alimenti.

Ha avuto altri figli?

Ha avuto altri quattro figli che ha mantenuto.

Quindi avete avuto una vita difficile?

Non penso. Mio padre è stato comunque premuroso.

Tu non hai completato gli studi, Vostra madre ha incoraggiato tu e le tue sorelle a rimanere a casa e a curarla?

No, no, no. Ero io che volevo aiutarla, perché vedevo che era troppo per lei.

Come ti ha detto tua madre che non avresti terminato gli studi?

Ma i miei genitori volevano che andassi a scuola. Lo volevano. Volevano che studiassi, perché mi piaceva. E mi piace ancora.

Quindi è stata una tua decisione di non andare a scuola e rimanere a casa per aiutare tua madre con i più piccoli?

Sì, volevo aiutarla. Le ho detto che non sarei più a scuola, ma che mia sorella avrebbe continuato a farlo.

Quindi hai abbandonato il tuo grande sogno per la tua famiglia?

Sì, ho lasciato per la famiglia.

Quanti anni avevi quando ti sei sposata?

20 anni. Per un po' avevo lavorato in un ospedale. Aiutavo mia madre in questo modo, perché stavamo costruendo una casa, così andai a lavorare.

Come hai incontrato tuo marito?

Lo incontrai qui a casa, nel villaggio. Avevo quattro anni più di lui. Prima non mi ero mai sognata una cosa simile. Lavoravo, e lui vide che guadagnavo bene e che ero una persona onesta, così iniziammo ad uscire assieme.

Lo amavi?

Non del tutto, no, perché i miei genitori non lo volevano.

Perché?

Era un orfano. Aveva solo 10 anni quando morì sua madre. E' per questo che non lo volevano. Perché era un orfano e con lui non avrei avuto una buona vita.

Avevano ragione?

Sì, l'avevano. Ora mi spiace, anche se viviamo insieme. Lavora di tanto in tanto, porta a casa un po' di soldi... ama i nostri figli... ma penso che non sia quello che voglio.

E cosa vuoi?

Qualcosa di meglio. Non mi impedisce di fare le cose; frequento dei corsi, vado in giro, e mi appoggia e i miei bambini anche mi appoggiano. Ma non mi aspetto niente di buono da lui...

Quanti figli avete?

Sette.

A che età hai avuto il primo figlio?

Ho avuto il primo figlio a 22 anni. Il secondo a 24 anni. Ho sette figli, sei ragazzi e una ragazza.

Se tu potessi tirare indietro l'orologio, vorresti avere così tanti bambini con tuo marito?

No. Non lo vorrei, perché viviamo tempi difficili.

Quando ti sei sposata, pensavi che la tua vita sarebbe stata così?

Pensavo che avrei avuto una bella vita, perché lui è orfano e sarebbe stato più gentile con me. Ma non è così. Al contrario, è umano, ha solo un aspetto negativo. Preferirei non parlarne.

Quale aspetto? Beve?

Gli piace bere. E' il suo lato cattivo.

E i vostri figli a che punto sono? Cosa vorreste per loro?

Cosa vorrei per i miei figli? Qualcosa di meglio. Una vita migliore di quella che hanno adesso. Che vivano come facevo io con mia madre, avevo tutto il necessario. Ma forse a loro non manca niente di significativo, perché do loro tutto l'amore che ho in me e ogni cosa che posso. Proprio come faceva mia madre.

Hai avuto l'opportunità di offrire loro una vita migliore?

No, non l'ho avuta.

Cosa non hai avuto?

Cosa non ho?! Non ho una casa. L'ho desiderata per tutta la vita.

Hai mandato i tuoi bambini a scuola?

No. Mia figlia, che ora va alla scuola primaria, voleva studiare. Ma ora ha solo 13 anni. Ma io continuo a ripeterle sempre: io non ho studiato, e neanche i tuoi fratelli, ma almeno tu puoi. Lei mi ascolta, e mi dice che studierà, che vuole farlo. Vorrebbe andare ad un istituto d'arte, lo spera. Mi dice sempre che andrà ad una scuola artistica.

Cosa la incoraggi a fare?

Ho solo una figlia e vorrei che avesse una vita migliore della mia.

Ed i ragazzi?

Ora solo tre sono con me. Gli altri vivono con le mogli; tre sono single.

Pensi di essere stata felice nella tua vita?

A volte sono felice e a volte no. Non mi sento così bene come vorrei.

Quando sei felice?

Quando vado ai corsi di formazione. Lì sono contenta con tutto e sono felice. E quando ho soldi.

Quando sei triste?

Sono felice. Perché no? Lo sono.

Nella tua opinione cos'è la felicità?

Cos'è la felicità per me?! Non so dirlo. Soldi? I mie figli, penso. Perché sono tutto quel che ho. E mia madre. Mia madre è tutto quel che mi rimane. Mio padre è morto.

Come ti vestivi quando ci sono i tuoi genitori?

Con mia madre? Come gli altri giorni, forse un po' meglio. Compravo le cose che volevo.

Indossavi pantaloni?

Sì, pantaloni moderni. Li facevo da me. E per questo guadagnavo un po' di soldi.

Il tuo modo di vestire è cambiato con tuo marito?

All'inizio era più povero, ma ora mi permette di più. Ha solo un difetto ed è il bere. Non tutti i giorni, ma davvero non sopporto l'alcool.

Quando beve, ti picchia o picchia i bambini?

No. Non posso dirlo. Non mi picchia. Piuttosto finisce che piange su di noi. Dice che sua madre gli manca davvero. Non picchia me o i bambini.

Chi ha cresciuto tuo marito?

La sua matrigna. Avevano una matrigna cattiva. Penso che dipenda da quello.

E' andato a scuola?

Ha studiato due anni come carpentiere, ma non ha potuto finire con la sua matrigna. Poteva avere, ed ha avuto un'opportunità all'inizio. Sa leggere e scrivere, ma ha perso questa possibilità di completare la scuola. Lei non le dava i soldi per il biglietto del bus.

Quando pensi alla tua vita, ne sei soddisfatta? Ti va bene come stanno le cose?

Beh, devo esserne soddisfatta. Cos'altro posso fare?

Quando qualcuno è vivo, vuole sempre qualcosa. Non ti aspetti nient'altro dalla vita?

Sono soddisfatta della mia vita. Tutto ciò che ho fatto, l'ho terminato. Non sono soddisfatta del fatto di vivere con i miei figli. Vorrei una vita migliore per loro. Vorrei una casa per loro. Se vincessi alla lotteria, comprerei una casa e farei qualcosa anche per mia madre. Allora sarei più soddisfatta.

Cosa vorresti fare per tua madre?

Che ne so? Farei qualcosa per lei.

Lei manca di qualcosa?

Realmente no. Non le manca niente, perché l'aiuto in tutto, anche se forse sarei più contenta se avesse legna per l'inverno.

Chi vive con tua madre?

Vive in una casa con mio fratello, ma ha una casa sua. Ma... una figlia è una figlia.

Perché? E' meglio per i Rom se una figlia più grande si prende cura di loro?

Sì. E' meglio perché una nuora non curerà una suocera come può farlo una figlia. Le spiacerà.

Allora tua madre non ti lascerà la sua casa, ma lo farà con sua nuora.

Non importa. Ho portato a termine ogni cosa. Non sono invidiosa. Non invidio mio fratello. Nostro padre si prese cura di noi, ma non gli obbedivamo. Avremmo dovuto maritarci meglio. Avremmo dovuto fare come mio fratello.

Quando tua figlia crescerà, le dirai di ascoltarti perché sennò finirà come te, una persona che non obbediva ai suoi genitori?

Ecco cosa le dico tutto il tempo: di obbedirmi come io obbedivo a mia madre.

Come vuoi migliorare la tua vita? Cosa vuoi fare?

Cosa voglio fare? Come cambierei la mia vita? Come posso risponderti? Beh, per mia figlia, voglio che stia a scuola. Cambierei questo. Anche se non ho terminato gli studi, che almeno lei lo possa fare.

E se lei non volesse, la obbligheresti?

No, perché anche lei lo desidera. Mi dice sempre che finirà la scuola e che vuole continuare gli studi. Vuole andare ad un istituto artistico, come me.

Secondo te, la vita di una donna rom è differente da quella di una non-rom?

Sì, perché hanno una condizione generale migliore delle donne rom. Ma se una donna rom diventa più saggia, può ottenere tutto ciò che ottiene una donna non-rom.

Pensi che le ragazze non-rom obbediscano alle loro madri più di quelle rom?

Obbediscono, sì. Le donne non-rom obbediscono alle loro madri perché vanno a scuola e la finiscono e così hanno una vita migliore.

Tu non hai un'istruzione; non hai terminato la scuola, ma ora stai frequentando dei corsi di formazione, non solo a Košice o qui a Rankovce, ma talvolta vai anche più lontano. Cosa vi hai trovato di così interessante. Perché ci vai?

Perché ho iniziato ad andarci? Perché me l'ha chiesto Kveta. Aveva bisogno di un'altra donna. Me ne ha parlato e le ho detto che sarei andata con lei. La prima volta che ci sono andata mi è piaciuto veramente. Sono due anni che frequento. Lì ho incontrato altre donne e abbiamo portato avanti due progetti, così adesso so come fare tutte queste cose e voglio imparare di più.

Cosa ne dicono in famiglia o i tuoi figli?

Mio marito è orgoglioso del fatto che ci vada. Sa che avrei sempre voluto studiare ed imparare qualcosa e che non è stato possibile. Così da quando ho iniziato mi dice che dovrei continuare e che lui ed i figli mi appoggiano.

Spesso sei lontana da casa ed i bambini hanno bisogno di qualcuno che li curi. Chi lo fa per te?

Lo fa mio marito. Porta nostra figlia a scuola, perché è l'unica che la frequenta, ed i tre ragazzi l'aiutano in ogni cosa. Gli sto insegnando a cucinare. Lui sa fare soltanto piatti semplici, ma vuole imparare a fare cose più complicate. Ne sarà capace. Molte volte torno a casa e mia figlia mi dice: "Mamma, papà cucina meglio di te". Così mi da supporto in questa maniera.

Tuo marito ed i bambini sono orgogliosi di te?

Sono orgogliosi di me. Spesso mio marito va da un non-rom a lavorare e là mi elogia, gli racconta tutto quello che ho ottenuto, e come vorrebbe che usassi le cose che ho imparato altrove. Lui non è stato capace di farlo e sa che è il mio sogno, questo desiderio di essere istruita, così è orgoglioso di me.

Cosa dicono di questo gli altri Rom?

Cosa dicono i Rom? Tu sai com'è tra di noi. Talvolta ne parlano bene, altre volte dicono cose cattive. A volte sono orgogliosi che due donne del villaggio frequentano dei corsi e a volte ci sottovalutano. Noi, d'altra parte, non ce ne preoccupiamo. Siamo orgogliose di quel che facciamo. Succede nella vita, che gli altri ti tirino giù, ma avevamo previsto che accadesse, perché vedono solo il fatto che ci dirigiamo altrove.

Tu hai familiarità con la difficile vita delle donne negli insediamenti rom. Cosa c'è bisogno che cambi? Cosa dovrebbero essere in grado di fare?

Cosa dovrebbero fare le donne? Non c'è acqua. L'acqua ti permette di fare molte cose, è per questo che usciamo per procurarcela. A volte il pozzo funziona, altre no. L'acqua corrente a disposizione ci manca davvero.

Pensi che sia bene che le donne rom non lavorino e si prendano cura della famiglia?

No, questo non è giusto. Ora si stanno aprendo nuove opportunità di lavoro. Non sarebbe per niente un problema, visto che ho perso il lavoro e c'è sempre bisogno di soldi.

Riesci ad immaginarti in politica?

Perché non dovrei? Sono una donna abbastanza saggia su queste cose, sul cosa fare nel mondo. Mi piacerebbe essere coinvolta; ogni donna lo sarebbe.

Hai mai incontrato donne non-rom?

Sì, ci incontriamo. Ci incontriamo anche con alcune donne della Grecia. Erano qui per insegnarci. Molte volte vengono donne da Bratislava. Ora torniamo a Bratislava.

Le donne non-rom come vi percepiscono?

Intendi qui in Slovacchia. Bene. Sono orgogliose di noi, orgogliose del fatto che hanno trovato almeno due donne rom di buonsenso, e anche se non abbiamo studiato a scuola, sappiamo come andare avanti, che è anche ciò che vogliamo.

La maggioranza dei Rom dice che prima del 1989 i Rom vivevano meglio. Com'è cambiata la vostra vita?

Com'è cambiata... prima tutti avevano da lavorare. Ora molti Rom dipendono dai benefici sociali, ma ci sono opportunità... anche per i Rom, di lavorare. Forse quattro di noi lavorano regolarmente a contratto. Anch'o vorrei trovare un lavoro.

La tua famiglia viveva meglio prima o dopo la Rivoluzione?

Forse è lo stesso. Non importa. Mio fratello ora guadagna abbastanza bene. Io penso che non importi, prima o adesso. Solo, prima della Rivoluzione il cibo costava parecchio di meno, ora è più caro. Ma una persona deve vivere sempre.

Si possono cambiare la posizione e le vite delle donne rom?

Si può se le donne rom vogliono cambiare. Perché no? E' pieno di donne rom capaci, Queste cose possono cambiare.

Nella famiglia chi è il cosiddetto "capofamiglia"? La donna o l'uomo?

In casa nostra lo siamo tutti e due su basi di parità. Lui porta a casa i soldi e io mi prendo cura della casa.

Hai detto che la politica per te è interessante. Come vorresti essere coinvolta, per esempio, come rappresentante o cosa?

E' una domanda molto difficile, ma penso probabilmente in qualche tipo di rappresentanza. Se lo fossi allora tornerei a casa, sarei capace di dire agli altri cosa c'è di nuovo sulla scena politica. Mi piacerebbe.

La vita di una donna è più difficile di quella di un uomo?

Penso che gli uomini abbiano una vita più dura, perché trovare un lavoro e viaggiare per avere uno stipendio e poi le donne spendono questi soldi guadagnati con fatica. Lei deve essere una brava donna di casa e considerare seriamente ogni corona che suo marito ha guadagnato duramente.

La donna non ha una vita difficile?

Anche la sua è dura, perché oltre a tutto, deve anche lavorare. Non può sedersi a casa e aspettare suo marito. Ora c'è un programma di attivazione al lavoro e lavoro volontario. Se fa lavoro volontario, ha da fare sempre di più. Ti offrono il lavoro che svolgi di più degli altri nell'attivazione al lavoro. Lavoro duro.

Se tornassimo tra cinque anni, cosa pensi che sarebbe cambiato nella tua vita rispetto a oggi?

Penso che vivrò meglio di adesso. A dire il vero, anche adesso non vivo così male, ma forse ciò andrà meglio se mi impegno.

Per cosa ti stai impegnando? Tua figlia ha ora 13 anni, tra cinque anni ne avrà18. Che sarà di lei?

Allora, che si sposi presto - non lo vorrei. Non voglio questo. Voglio che impari e che vada a lavorare da qualche parte. Non dovrebbe lavorare all'aperto, è meglio dentro, perché ora ci sono più opportunità. Anch'io ho lavorato dentro un edificio. Stavo al caldo e facevo il lavoro degli uomini.

Se tu potessi dire qualcosa ai membri del Parlamento Europeo riguardo i Rom in Slovacchia, cosa sarebbe?

Che è una questione abbastanza importante.

Cosa dovrebbero conoscere questi rappresentanti sui Rom in Slovacchia? Cosa vorresti dirgli sulla vita dei Rom?

Non so di come vivano i Rom altrove nel mondo, ma ci sono Rom poveri e Rom ricchi. Sarebbe tutto se i Rom avessero pari diritti agli altri, perché i Rom non hanno mai diritti.

Cosa vorresti cambiare nella vita dei Rom per i prossimi cinque anni?

Cosa vorrei che cambiasse? Tutto: la loro vita, così che non vivano come adesso, ma come deve vivere una persona; così che non fossero tanto poveri, che la disoccupazione non fosse così alta. Vorrei che i Rom potessero vivere come gli altri.

La tua famiglia mantiene qualche tradizione rom?

Non penso. Io non so nemmeno che tipo di tradizioni siano le tradizioni rom.

Parli il romanés?

Sì, parlo romanés. E' la lingua che mi ha  insegnato mia madre.

Quando sei tra i non-rom cosa ti offende o ti avvilisce di più nel loro approccio verso di te o verso gli altri Rom?

 Se sono lavoro, non mi importa degli impedimenti. Faccio lavoro volontario e lì mi chiamano zingara. I dico: zingari non ce ne sono più, ci sono solo Rom. Prima, apparentemente "ingannavamo" la gente, mentivamo, ma ora siamo Rom. Quindi questo mi offendeva, così dovetti rispondere ad una donna. Anche tu sei una "zingara", dissi, perché anche tu "inganni", tu menti, e sei una non-rom. Ora abbiamo il diritto di essere chiamati Rom.

Interviews with Roma women are part of a project by the Roma Press Agency and will be published in a forthcoming book.

 
Di Fabrizio (del 21/03/2007 @ 09:45:29 in casa, visitato 1120 volte)

Da Roma_Rights

COMUNICATO STAMPA

[...] Il Segretariato Internazionale dell'Organizzazione Mondiale Contro la Tortura (OMCT) ha stato informato da Greek Helsinki Monitor (GHM), partner del network, sulla continua discriminazione contro i Rom in Grecia, la seria violazione dei loro diritti economici, sociali e culturali e sulle recenti dichiarazioni anti-rom del vice Pubblico Ministero della Corte Suprema. La recente visita del Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa conferma ancora una volta i fatti riguardanti gli sgomberi illegali dei Rom dalle loro case. OMCT e GHM chiedono alla Grecia l'adozione immediata da parte della Grecia delle raccomandazioni del Commissario per i Diritti Umani.

Dichiarazioni anti-rom del vice Pubblico Ministero della Corte Suprema

Athanassios Kanellopoulos in un'intervista ad un settimanale del 2 febbraio 2007 si è così espresso sullo sgombero dei Rom dalle loro case a Patrasso: "Secondo me, Patrasso non dev'essere condannata per risolvere tutti questi problemi. Patrasso non deve diventare una città zingara".

Come riportato precedentemente da OMCT e GHM, Patrasso è stata lo scenario dello sgombero forzato di numerose famiglie rom senza fornire loro un alloggio alternativo, come previsto dalle leggi greche ed internazionali. Athanassios Kanellopoulos al tempo degli sgomberi era a capo della Sezione d'Appello di Patrasso e nell'intervista tenta di giustificare gli sgomberi illegali del 2006.

Inoltre, GHM riporta che Kanellopoulos in precedenza aveva affermato che i Rom non avevano diritto alla casa ed in flagrante trasgressione dei principi di presunzione d'innocenza e del segreto giudiziario, aveva annunciato alla stampa locale che GHM incitava i Rom coinvolti nel commettere illegalità e che queste attività sarebbero state giudicate dall'autorità.

OMCT e GHM esprimono la loro profonda preoccupazione per queste dichiarazioni, incompatibili con i requisiti etici di imparzialità e anti-discriminazioni che sono richiesti ad un alto esponente dell'apparato giudiziario. [...]

La discriminazione contro i Rom in Grecia

Nei precedenti comunicati OMCT e GHM hanno richiesto la fine della discriminazione contro i Rom in Grecia, che oltre ai numerosi sgomberi illegali, riguarda le condizioni inaccettabili di vita, l'accesso all'istruzione spesso impossibile, dato che i Greci rifiutano di avere bambini rom nelle loro stesse aule. Per questo, le autorità spesso hanno fatto costruire aule speciali per classi differenziali di soli bambini rom. OMCT e GHM hanno ripetutamente richiesto la piena adozione delle norme europee ed internazionali anti-discriminazione come pure l'applicazione della legge greca contro le discriminazioni.

Il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa si esprime contro la discriminazione

La situazione dei Rom a Patrasso è stata il soggetto di una lettera del 1 dicembre 2006 di Thomas Hammarberg, Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa, indirizzata ai Ministri dell'Interno, dell'Amministrazione Pubblica e del Decentramento, a seguito della sua recente visita in Grecia. Nella lettera, tra l'altro, dice che la sua...

"... breve visita a Patrasso,  suggerisce che ci sono problemi residui. Ho visto famiglie rom vivere in condizioni miserabili. Non solo, ho incontrato famiglie le cui povere dimore erano state abbattute la mattina stessa. E' ovvio che le -procedure- che avevano fatto di loro dei senza-casa sono in totale contraddizione con gli standards dei diritti umani di cui riferivo in precedenza. Sono stato anche contrariato dal vedere gente non-Rom che durante la mia visita si comportavano in maniera aggressiva e disturbando le mie interviste alle famiglie rom. Mi aspettavo che la polizia intervenisse in nostra protezione ma ho avuto l'impressione che le stesse autorità non prendessero una chiara posizione contro la xenofobia e le tendenze anti-zigane."

Informa anche che "Inoltre sembra esserci una necessità di ulteriore lavoro per contenere le tendenze xenofobe e razziste che ostacolano seriamente l'inclusione sociale dei Rom."

 
Di Fabrizio (del 08/02/2007 @ 09:44:39 in Europa, visitato 1551 volte)

Da Roma_Daily_News

[...]

COMUNICATO STAMPA: Questa mattina (30 gennaio ndr) Yiannis Sgouros, Prefetto di Atene assieme ad un gruppo di ispettori della salute pubblica ha visitato due insediamenti rom nell'area di Votanikos, in seguito al fallimento del municipio di Atene e della Polizia nel prendere adeguate misure, nonostante le numerose lettere dei Servizi Sanitari sulle inaccettabili condizioni sanitarie dell'area.

Il primo insediamento si trova in via Aghios Polykarpos 81-83 e il secondo al margine di via Orfeos.

I successivi documenti inviati dai servizi sanitari prefettizi nell'ultimo anno e mezzo puntualizzano che i Rom di questi insediamenti non hanno acqua corrente e fognature e i residenti vivono in mezzo a roditori ed insetti.

Queste condizioni comportano rischi sanitari, soprattutto per i bambini - si stima vivano 300 bambini nell'area - senza tuttavia dimenticare i rischi similari per gli adulti e i residenti permanenti.

Yiannis Sgouros, Prefetto di Atene, intervistato ha affermato:

"Un'immagine vale mille parole. Siamo soltanto ad un chilometro dal cuore della capitale [...] e questa situazione non fa onore a nessuno. Nell'occasione della visita odierna, voglio portare l'attenzione a questo problema, dato che la corrispondenza tra vari settori sembra portare da nessuna parte. Ho preso l'iniziativa di contattare il Consiglio Prefettizio e i competenti Ministeri della Salute e degli Interni e della Sanità. perché la sola Prefettura non può affrontare da sola il problema. Inoltre intendo chiedere al Sindaco, con cui siamo in buoni rapporti, di intraprendere le azioni necessarie. In altre parole, rimuovere dall'insediamento le tonnellate di rifiuti e trovare uno spazio adeguato dove rilocare queste persone in condizioni più vivibili, con acqua corrente e servizi sanitari. Dobbiamo agire come già si è fatto in altri casi di insediamenti rom e di rifugiati Curdi e non permettere il perpetrarsi di questa situazione."

Materiale fotografico: www.studiokominis. com

THE PRESS OFFICE Tel 210 – 69 93 404, 210 - 69 91 206, Fax: 210 – 69 93 110, 210 – 69 29 775, Ε-mail: nomath10@otenet. gr

 
Di Fabrizio (del 30/05/2009 @ 09:43:39 in Europa, visitato 2042 volte)

Situazione complicata e contraddittoria per le minoranze ed i Rom in Kosovo. Mentre molti rifugiati all'estero vengono rimpatriati a forza (se n'era scritto negli anni scorsi), le minoranze lì presenti vengono forzate a lasciare il paese.

Da Roma_ex_Yugoslavia, come al solito, la questione delle minoranze si intreccia a tanti temi diversi.

27 maggio 2009, By Fatos Bytyci

PRISTINA (Reuters) - Dice un rapporto di mercoledì scorso che la mancanza di volontà della leadership kosovara di etnia albanese nell'assicurare i diritti alle minoranze, ha allontanato molti Bosniaci, Turchi, Rom ed altre minoranze non-Serbe.

La maggioranza albanese ha dichiarato l'indipendenza nel febbraio dell'anno scorso, nove anni dopo che la NATO aveva eseguito una campagna di bombardamento durata 78 giorni, per cacciare le forze serbe dal Kosovo.

Da allora, si sono approfondite le divisioni etniche tra i due milioni di Albanesi e i 120.000 Serbi rimasti nel paese, con 14.000 peacekeeper NATO e la missione di 2.000 componenti dell'Unione Europea che sovrintendono ad una fragile pace.

Il rapporto del Gruppo Internazionale sui Diritti delle Minoranze (MGI) dice che Bosniaci, Croati, Gorani, Rom, Askali, Egizi e Turchi, che sono il 5% della popolazione, affrontano discriminazioni e molti di loro da allora hanno lasciato il paese.

"C'è mancanza di volontà politica e di investimenti sostanziali nello sviluppo effettivo dei diritti delle minoranze tra la maggioranza albanese," dice. "Assieme ad una cattiva economia, queste condizioni significano che molti componenti delle comunità minoritarie stanno lasciando definitivamente il nuovo stato del Kosovo.

Il rapporto dice che il povero trattamento delle minoranze è stato dovuto alla percezione che siano state alleate all'ex regime serbo negli anni '90, o che abbiano fatto poco per opporvisi.

L'uomo forte della Serbia, Slobodan Milosevic, fu accusato dal tribunale per i crimini di guerra delle Nazioni Unite per aver ucciso componenti dell'etnia albanese in Kosovo, ma morì prima che il suo processo all'Aia fosse completato.

Le minoranze non-serbe in Kosovo hanno criticato la comunità internazionale per dare troppa attenzione alle relazioni albanesi-serbe ed ignorare gli altri gruppi.

"La priorità della comunità internazionale dovrebbe essere di assicurare che ci sia qualche tipo di meccanismo dei diritti umani internazionali a cui le minoranze in Kosovo possano appellarsi," ha detto in un'intervista Mark Lattimer, direttore di MGI.

Il gruppo ha detto che assicurare la protezione delle minoranze aiuterebbe il Kosovo nel cammino verso l'Unione Europea.

Il Kosovo è l'unico paese dei Balcani occidentali senza una chiara prospettiva di unirsi al blocco, dato che alcuni stati membri incluse Spagna e Grecia non l'hanno riconoscito. La Serbia guarda ancora al Kosovo come parte del suo territorio storico, e ha chiesto alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia di giudicare sulla legalità della secessione.


Sempre da Roma_ex_Yugoslavia uno dei tanti casi di rimpatrio forzato

28 maggio 2009 - Secondo informazioni del suo avvocato (vedi comunicato stampa, pdf in tedesco ndr), la polizia ha arrestato il ventiseienne Elvis A., lunedì 26 maggio 2009 attorno a mezzanotte, presso la sua casa a Fuldatal, dove viveva con la sua compagnia e i loro due bambini, di un anno e mezzo e di tre settimane, per essere rimandato in Kosovo, dove non ha altri familiari. Secondo la stessa fonte, Elvis A. arrivò in Germania, nel settembre 1999, con i genitori e altri fratelli, a seguito del conflitto in Kosovo.

Invece di ricevere asilo, a Elvis A. venne garantito soltanto uno "status di tollerato" ("Duldung"), che offre una protezione limitata contro l'espulsione. Non solo, in questo modo Elvis A. non poteva ricevere una formazione professionale o avere un lavoro regolare. Arrivato in Germania 82 giorni troppo tardi, ha perso l'opportunità che il suo caso fosse considerato dalla cosiddetta "Härtefallkommission" che tratta i casi di particolare sofferenza tra i richiedenti asilo.

Un mese fa Elvis A. ricevette una lettera, che gli chiedeva di lasciare la Germania su "base volontaria". Riferendosi alla sua situazione familiare e integrazione sociale, il suo avvocato richiese un permesso di residenza. Non ci fu nessuna risposta, sino alla deportazione in Kosovo. Secondo il suo avvocato, non c'è stato il tempo per fare ricorso legale.

Il governo federale tedesco ha recentemente concluso un accordo di riammissione con le autorità kosovare che permette il rimpatrio forzato di persone originarie del Kosovo, indipendentemente dal loro retroterra etnica. Questo accordo è in contrasto e viola de facto la posizione UNHCR sui bisogni di protezione internazionale continuata degli individui del Kosovo, secondo cui i Rom ed  i Serbi kosovari continuano ad essere a rischio di persecuzione e a cui dovrebbe essere garantito l'asilo o protezione sussidiaria.

La deportazione di Elvis A. coincide con la pubblicazione da parte del Gruppo Internazionale sui Diritti delle Minoranze di un rapporto che evidenzia la continuata discriminazione delle minoranze etniche, che porta alla loro dipartita dal Kosovo. Il giorno stesso, la Commissione contro il Razzismo e l'Intolleranza del Consiglio d'Europa, ECRI, ha emesso il suo quarto rapporto nazionale sulla Germania, in cui esprime le proprie critiche riguardo le politiche restrittive del paese verso i richiedenti asilo.

In questo rapporto, l'ECRI dedica un'intera sezione alla situazione di chi è stato ammesso in Germania sulla base dello "status di tollerato". Mentre si elogiano gli sforzi della Germania per fornire una condizione provvisoria di residenza a chi è in Germania da diversi anni, a cui ci si riferisce come "Bleiberechtsregelung", fornendo loro adempimento a determinate condizioni, l'ECRI incoraggia le autorità tedesche "a lavorare verso una soluzione che sia umana e pienamente rispettosa dei diritti umani di tutte le persone, incluse quelle che non beneficeranno delle disposizioni attuali, che hanno vissuto in Germania in status di tolleranza per lungo tempo ed hanno sviluppato stretti legami con la Germania." Elvis A. sarebbe certamente ricaduto in questa categoria.

Chachipe a.s.b.l.
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Di Fabrizio (del 20/10/2010 @ 09:43:08 in Europa, visitato 1389 volte)

Da Roma_Francais

Euronews

14/10/2010 - Tony Gatlif è un uomo con una missione. Per 35 anni, Gatlif che è mezzo Cabilo (Algerino), mezzo zingaro, ha prodotto e diretto film sui Rom in Europa, un popolo che afferma è spesso incompreso e discriminato.

Il suo ultimo film, "Liberté", uscito quest'anno, è sui circa 30.000 Rom francesi che furono detenuti e deportati durante la II guerra mondiale.

Anche se Gatlif è arrabbiato per le espulsioni del presidente Sarkozy e per lo smantellamento dei campi rom illegali, insiste che quanto sta succedendo oggi non può in nessuna maniera essere comparato alle deportazioni della II guerra mondiale.

Ma ammonisce che è uno scomodo promemoria di ciò che accade quando un'intera razza o popolo è presa a bersaglio.

Valerie Zabriskie di Euronews si è incontrata col regista a Lione.

Tony Gatlif, lei è fermamente contrario allo smantellamento dei campi rom, anche se i sondaggi suggeriscono che il 60% dei Francesi appoggia questa politica di "smantellamento". La sorprende?

Non posso farci niente. L'unica cosa che posso fare, è spiegare a tutti quanti non capiscono questo problema sul popolo viaggiante - sono i termini amministrativi. Sono il popolo rom, zingari che sono in Francia da lungo, lungo tempo, sin da Francesco I, questi zingari, che sono nel sud della Francia e in Spagna. Tutto qui. E questo popolo che è qui in Europa dal Medio Evo, ha contribuito all'Europa, alla sua cultura, a tutto ciò che è europeo. Ed ora, vogliamo che diventino invisibili. Non vogliamo che esistano. Ma come può un popolo di 10 milioni semplicemente smettere all'improvviso di esistere? I capi di stato europei hanno deciso di approvare leggi contro di loro così che non possano più viaggiare. Questo significa che se non vuoi che un popolo si sposti, lo confini. E' quel che abbiamo fatto durante la guerra.

Ma ora che la Romania e la Bulgaria sono parte dell'Unione Europea, non si può più farlo. Hanno il diritto a spostarsi in altri paesi europei, ma se dopo tre mesi non hanno un lavoro o sono ritenuti un peso sociale, possono essere espulsi.

Questa legge è stata creata per loro, ma non è per tutti. Vicino a dove vivo io a Parigi, c'è una persona tedesca senza casa. E' lì da tre anni. Qualcuno gli ha detto che deve tornare in Germania? E' senza casa, è Tedesco, mi ha detto. Così queste leggi sono fatte per determinate persone, per i cittadini di "seconda classe" e poi ci sono leggi per i "veri" cittadini. E' così. E così io credo che queste leggi siano state create esclusivamente per gli zingari e poter dire, "attenzione, se apriamo i confini europei avremo tutti gli zingari che vorranno partire." Sanno che è quel che fanno sempre gli zingari. Così dicono che faranno queste leggi per bloccarli e rimandarli a casa dopo tre mesi.

Ma non pensa che ciò che è successo il mese scorso al vertice UE, tra il presidente Sarkozy ed il commissario europeo, mostri che la Commissione Europea stia iniziando a prestare a ciò che si chiama il problema rom in Europa?

Sono scioccati, penso, questi paesi sono scioccati perché la Spagna non agisce così, ci sono paesi UE che non fanno così. Neanche la Grecia. La Grecia ama i suoi zingari. Così la Francia, tutto d'improvviso, con queste leggi che hanno introdotto, vuole sradicare questo popolo, questi Rom che sono qui da non so quanto, forse tre o quattro anni. E li sgomberano e li espellono dalle loro baracche, dalle loro case di cartone, nei boschi, sotto i ponti, lungo le autostrade. E li spostano numerosi, in massa. E questo ci ricorda un trauma. Ci sono bambini seminudi, tra le braccia delle madri. C'è panico ovunque. Non hanno tempo di prendere le loro cose. E' il panico. Naturalmente non siamo agli estremi delle deportazioni del 1940, ma è ancora, la parte finale di un cuneo.

La gente si lamenta di vedere i Rom, gli zingari con i loro grossi caravan, le loro belle macchine e nel contempo si dipingono come vittime, le donne che mendicano per strada con i bambini...

Qui quando sono arrivato alla stazione di Lione, mi ha fermato una donna. Aveva occhi blu, non sembrava per niente straniera. Era Francese e mi ha chiesto dei soldi per i suoi bambini. Ha messo la sua miseria proprio di fronte a me, perché era povera e miserabile e non ho coperto i miei occhi. Ma lo zingaro che mendica, da fastidio a tutti. Perché? Perché ricorda loro la propria insicurezza? Forse si sentono molestati? Ma io mi sento molestato anche dai senza casa. Ma è normale che mi senta molestato. Sarebbe l'ultima frontiera, che muoiano di fronte a noi senza chiedere niente. Ma questo è com'è il mondo nuovo oggi. Il mondo moderno.

Ma con tutta la copertura dei media sulle espulsioni di quest'estate, forse lei non è ottimista, ma non spera che ci sia ora maggiore pressione sui capi di stato europei per affrontare questo problema che è europeo?

Non ho paura dei capi di stato europei. Non ho paura di chi governa l'Europa. Ho paura degli Europei. Una volta che un governo come quello della Francia - che è un paese a cui tutta l'Europa guardava durante l'era comunista perché era il paese dei diritti umani - una volta che la Francia, il paese dei diritti umani, inizia a puntare il dito contro gente che è fragile, mi preoccupa la reazione a catena. Mi preoccupa che la gente di altri paesi dirà di voler fare la stessa cosa perché questi Rom non sono buoni. E quel che ha detto il governo francese, che ha detto il presidente francese, o meglio, non ha detto che non erano buoni, ma che erano problematici. Quindi dal suo punto di vista, in paesi come la Romania, o la Bulgaria o l'Ungheria ed altrove, anche lì si può dire: "Sì, abbiamo un problema con questa gente (i Rom).

Questo mese c'è un summit a Bucarest, sull'integrazione dei Rom in Europa. Cosa ti aspetti che verrà fuori da questo tipo di vertice? Cosa speri?

Che lascino in pace questa gente. Questi Rom non chiedono niente. Non hanno mai fatto guerre, non si sono mai armati, mai usato bombe. Vogliono solo vivere. Quindi lasciamoli vivere e troviamo i mezzi per aiutarli a farlo, come chiunque altro in Europa. E smettiamo di appiccicargli etichette sulla schiena, o di creare leggi che vanno contro il loro modo di vivere.

 
Di Fabrizio (del 03/11/2009 @ 09:41:55 in Europa, visitato 1425 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

IPSNews.net By Vesna Peric Zimonjic

BELGRADO, 28 ottobre (IPS) - I Balcani hanno il primo museo sui Rom, per raccontare la storia di uno dei gruppi etnici meno privilegiati nella regione

"Questo è praticamente il primo museo sulla cultura rom in questa parte d'Europa, volto a cancellare il pregiudizio profondamente radicato che i Rom siano illetterati o non lascino tracce della loro esistenza" ha detto Dragoljub Ackovic, direttore del museo, all'inaugurazione del 21 ottobre.

"L'idea di raccogliere scritti sui Rom e la loro vita risale a 50 anni fa, ma è stata costantemente negata anche se il gruppo arrivò nei Balcani secoli fa."

Non ci sono statistiche precise su quanti Rom vivano nella regione, ed i dati delle nazioni dell'ex Jugoslavia: Bosnia,Croazia o Serbia sono soprattutto stime. Per la Serbia, il numero può variare dai 105.000 del censimento 2002 alle stime di 600.000 delle OnG Rom.

Prima della guerra 1992-95, si riteneva ci fossero in Bosnia oltre 50.000 Rom, ma dato che non vi è stato più alcun censimento dal 1991, il loro numero rimane sconosciuto. Si stima anche che tra i 30.000 e i 40.000 Rom vivano in Croazia, anche se il censimento 2001 indicava soltanto 9.463 membri di questa comunità.

"Quando c'è il censimento i Rom sono esitanti a dichiarare la loro etnia," ha detto Ackovic a IPS. Preferiscono citare la loro provenienza locale, sperando così di mischiarsi con più successo. A parte ciò, molti di loro sono comunque analfabeti e non hanno documenti personali adatti ad essere conteggiati in un censimento."

La Serbia ha iniziato un anno fa a fornire ai Rom documenti personali adeguati e assistenza sociale di base [...]

Annunci sui media elettronici pubblicizzano la registrazione gratuita negli uffici municipali, cosicché i Rom di tutte le età, possano ottenere certificati di nascita e documenti personali, obbligatori per i maggiori di 16 anni. I certificati ed i documenti personali sono la base per entrare nel sistema socio-sanitario.

"Sta procedendo lentamente," ha detto Rajko Djuric a IPS. E' un importante attivista rom ed è l'unico membro di quest'etnia ad esser diventato membro della prestigiosa Accademia Serbia delle Scienze e delle Arti. "Tanti Rom sono analfabeti. Aprendo questo museo vogliamo mostrare che le cose sono differenti e possono cambiare, può essere d'aiuto a cancellare il pregiudizio."

Il piccolo museo di Belgrado si trova al piano terra in un salone di 75 mq che si affaccia su una strada trafficata. Ha aperto con un'esibizione intitolata "Álava e Romengo" (Mondo dei Rom), che presentava oltre 100 documenti, inclusa una copia del più antico testo scritto in lingua rom, pubblicato nel 1537 in Inghilterra, ed una copia del primo libro sui Rom pubblicato in Serbia nel 1803. Il libro intitolato "Zingari" contiene fiabe e racconti tradizionali rom.

Altri 300 libri in lingua rom possono essere letti in forma elettronica, su dieci computer in una delle sale del museo. La lingua rom, ufficialmente "romani chib", consiste in diversi dialetti, come il vlax romanì parlato da si stima 1,5 milioni di persone, seguito dai dialetti balcanici, carpatici e sinti, ognuno parlato da diverse centinaia di migliaia di persone.

Analisi della romani chib hanno mostrato che è strettamente imparentata con le lingue parlate nell'India centrale e settentrionale. Le relazioni linguistiche indicano le origini del popolo rom.

Tra questi c'è un libro di una scrittrice rom scarsamente conosciuta, Gina Ranicic, vissuta a metà del XIX secolo, e copie del giornale "Romano Lil" (Voce dei Rom), stampato a Belgrado dal 1935 sino all'occupazione tedesca nel 1941.

Ci sono anche diverse copie di un singolare dizionario tedesco-serbo-rom compilato dai Rom imprigionati nei campi attorno a Belgrado durante la II guerra mondiale, otto copie della Bibbia tradotta in romanì decenni fa, e diversi libri sulla grammatica della lingua rom.

Un tabellone sul muro illustra le rotte storiche dei Rom arrivati nei Balcani. Il primo fu un gruppo da circo che arrivò in Serbia nel 1322, dalla Grecia. Molti Rom arrivarono con l'occupazione turca dei Balcani alla fine del XIV e nel XV secolo. Vecchie registrazioni turche in Serbia mostrano che nel XVI secolo la maggior parte delle grandi città avevano "mahalas" (quartieri) rom, i cui abitanti erano "fabbri, cantanti e ballerini".

"La storia è una cosa, ma la vita attuale è un'altra," ha detto Dragan Djilas, sindaco di Belgrado, all'apertura del museo. La città di Belgrado, la più grande OnG Rom chiamata "8 aprile" (dal giorno internazionale dei Rom, ed organizzazioni rom internazionali hanno finanziato il museo.

"Non c'è dubbio che il contributo dei Rom alla storia e alla cultura di Belgrado è stato grande," ha detto Djilas (42) a IPS."Ma nei decenni passati le cose sono cambiate, ed oggi si sente spesso qualcuno dire: nessun bambino rom con mio figlio a scuola, cosa inimmaginabile quando sono cresciuto io."

Negli ultimi due decenni, da quando sono iniziate le guerre di disintegrazione dell'ex Jugoslavia, i nazionalismi e gli odi interetnici hanno cambiato anche il punto di vista della gente verso i Rom.

In tutta la ex Jugoslavia, i bambini rom sono mandati in scuole per bambini con ritardi mentali, anche se sono perfettamente sani. La ragione riportata dalle autorità dell'istruzione di solito è che i bambini non parlano abbastanza bene la lingua locale, ed hanno bisogno di tempo per imparare ed adattarsi ai programmi normali.

Uno sguardo della recente ricerca sui Rom al museo fornisce un'immagine cupa, anche se questa decade è stata internazionalmente proclamata come quella dei Rom e del miglioramento delle loro vite.

In Bosnia, uno studio dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione Europea (OSCE) ha trovato che il 70% della popolazione rom di 50.000, è andato disperso durante il conflitto 1992-95, il 60% dei Rom nella Bosnia attuale è illetterato, il 90% non ha assicurazione sanitaria, il 70% non è capace di vivere senza l'assegno sociale (20 dollari al mese) e l'80% non è scolarizzato.

In Serbia, uno studio simile di "8 aprile" ha trovato che la maggioranza dei Rom vive in 600 "città di cartone" attorno alle grandi città. L'aspettativa di vita per le donne è di 45 anni, 56 per gli uomini. Oltre il 70% sono analfabeti, e soltanto lo 0,4% ha studiato all'università.

"C'è una sola cosa peggiore di essere una donna in Serbia, ed è essere una donna rom," ha detto a IPS Jasna Ilic, del centro donne rom Bibija. "Quasi tutte le donne rom, che si sposano molto presto,  vivono per prendersi cura del gran numero di bambini che hanno. I genitori  non vogliono investire nella loro educazione e così andranno maritate ad un'altra famiglia, e quello che le attende è in molti casi, violenza familiare e cura senza fine degli altri."

Una ricerca dell'Istituto per gli Studi Antropologici in Croazia mostra che un quinto degli uomini rom e il 40% delle donne rom non è mai andata a scuola, e quanti l'hanno fatto, ci sono rimasti soltanto cinque anni invece di otto. Le ragazze in media si sposano a 16-17 anni ed hanno quattro figli. Soltanto un quarto degli uomini ha un impiego - soprattutto lavori temporanei. (END/2009)

 
Di Fabrizio (del 30/04/2010 @ 09:41:46 in Europa, visitato 1821 volte)

Da Czech_Roma (leggi anche QUI)


Firma questa carta o morirai Ingannate nell'autorizzare la propria sterilizzazione, un gruppo di donne romanì si sono unite nel combattere per i propri diritti riproduttivi. by Sophie Kohn 20 aprile 2010

OSTRAVA, Repubblica Ceca | Elena Gorolova aveva un gran dolore. Le infermiere e i dottori gridavano attorno a lei, cercando di inserirle un pallone tra le gambe per fermare l'uscita del suo bambino e così utilizzare un parto cesareo. Gorolova e suo marito, Bohus, una coppia con altri due bambini a casa, erano eccitati alla prospettiva di un altra aggiunta alla loro giovane famiglia.

Ma per i dottori, il nuovo arrivo significava che Gorolova finiva nella terza sezione-C. Le dissero che un altro parto sarebbe stato fatale.

Le misero semplicemente un foglio in mano ed improvvisamente le dissero: firma o morirai. Non c'era tempo per domande, spiegazioni, riflessioni.

Elena Gorolova

"Non lo lessi," spiega con calma Gorolova, abbassando i vividi occhi marroni. "Non c'era nessuno con me. Nessuno mi disse cosa stava succedendo. Ero totalmente fuori di testa e così firmai."

E lì, mentre stava per dare alla luce, le capacità riproduttive di Gorolova furono interrotte. Poco dopo aver partorito suo figlio col taglio cesareo, i dottori sterilizzarono irreversibilmente Gorolova tagliandole le tube di fallopio. Era il settembre 1990.

Come Gorolova scoprì più tardi, si stima che 90.000 donne romanì nella Repubblica Ceca sono passate per la stessa esperienza negli scorsi 40 anni, molte di loro terrorizzate nel firmare l'autorizzazione alla sterilizzazione, dopo che i dottori dissero loro che partorire nella sezione-C era a rischio della loro vita.

Due giorni dopo che Gorolova diede alla luce il suo terzo figlio, il direttore dell'ospedale di Ostrava, una città industriale a 15 km. ad est dal confine polacco, spiegò che la sterilizzazione era l'unica maniera per essere sicuri che lei non avrebbe più partorito. Era medicalmente necessario, disse. In quel momento Gorolova arrivò a negare che l'ultimo nato fosse suo.

Lei e l'offeso marito Bohus hanno dubitato che la spiegazione razionale che avevano appena ricevuto fosse il motivo reale Gorolova era stata sterilizzata. Andarono al tribunale di Ostrava a chiedere una spiegazione. Furono immediatamente cacciati fuori.

Ancora nessuna scusa

Per oltre 15 anni, Gorolova ha pazientemente lottato con la vergogna. Bohus frequentava un pub del posto dove gli altri rom gli dicevano che sua moglie non serviva a nulla.

Vlasta Holubova

La maternità è importante nella cultura romanì, dice Vlasta Holubova - 45 anni, un'altra romnì di Ostrava sterilizzata senza il suo consenso nel dicembre 1988, mentre stava partorendo il quarto figlio. Dice "La gente che ha più figli in famiglia è ricca. Avere tanti bambini è come un tesoro."

Negli scorsi quattro anni, Gorolova ed altre sterilizzate contro volontà si sono unite come una singola voce per i diritti riproduttivi. Spalleggiate da avvocati di spicco, le donne si sono lanciate in una campagna di testimonianza dentro la Repubblica Ceca ed attraverso campagne all'estero. Il loro lavoro è stato recentemente riconosciuto dal governo.

A novembre, l'amministrazione ceca ha espresso rammarico sulle sterilizzazioni, senza però arrivare ad una piena ammissione di colpa. Il governo ha quindi ordinato al Ministero della Salute di revisionare le proprie pratiche per assicurarsi che non avvengano più in futuro sterilizzazioni senza un consenso propriamente informato.

Secondo la legge, il consenso senza informazione è da considerarsi una base insufficiente per qualsiasi intervento medico, inclusa la sterilizzazione. Eppure, soltanto una manciata di queste sterilizzazioni è arrivata ai tribunali, col risultato di isolate scuse ed alcune compensazioni finanziarie. I dottori responsabili non hanno subito alcuna punizione.

Controllo della popolazione

Otakar Motejl, difensore civico ceco e convinto sostenitori dei diritti romanì, dice di non essere pienamente soddisfatto della risposta governativa e chiede che i Rom continuino a battersi per una piena compensazione. Però "a causa della natura personale [dei reclami], non possiamo aspettarci grandi folle di donne che si rivoltano nelle strade," spiega in un'intervista telefonica dal suo ufficio nella città orientale di Brno.

Ottenere scuse ufficiali dal governo è ancora più complicato perché "il governo che ora si sta scusando ha davvero poco a che fare con l'organizzazione che iniziò il programma di sterilizzazione," dice Motejl, riferendosi al fatto che gli operatori sanitari dell'epoca lavoravano sotto istruzione dell'ex regime comunista.

Le prime emozionanti azioni iniziarono nel 2005, quando Motejl fece pressioni sul governo perché il governo investigasse sui numerosi reclami di sterilizzazioni forzate che crescevano sulla sua scrivania, la maggior parte da donne romanì di Ostrava.

Spiega che quando la Repubblica Ceca era uno stato comunista, la pratica che descrive come "controllo della popolazione" era che gli operatori sociali obbligavano alla sterilizzazione i Rom. In quei tempi, minacciavano di portare via i bambini se le donne non consentivano alla procedura.

"Stavano infrangendo la legge durante il sistema comunista perché non volevano far far nascere altri Rom," dice Gorolova.

Con la caduta del comunismo, la pratica apparentemente ebbe termine, ma il caso di Gorolova è la prova che i responsabili semplicemente usarono metodi differenti per ottenere i medesimi risultati. I dottori allora presenterebbero la procedura alle romnià come una urgente necessità medica, scegliendo gli intensi, paurosi e disorientanti momenti del travaglio come il periodo migliore per estorcere l'accordo.

Anche alcune donne ceche non-rom sono state vittime di sterilizzazioni involontarie; Holubova parla di donne che lo stato considerava "socialmente più deboli", scarsamente istruite o disabili, come obiettivi tipici.

Imparare a parlare

Le mani di Gorolova ostentano anelli d'oro su ogni dita. Siede calma mentre racconta la sua storia, sul luogo di lavoro negli uffici di Ostrava di Life Together, un gruppo dedicato ai diritti romanì.

Gorolova arrivò in Life Together nel 2006, quando un rapido notiziario apparve una sera sullo schermo della sua televisione. Sorride e dice, "Ho capito che vi appartenevo."

Molto presto, altre donne rom sterilizzate provarono a bussare alle porte dell'organizzazione. Le donne si sedevano attorno ad un lungo tavolo e, per la prima volta, offrivano le loro storie. Da questi inizi lanciarono un progetto chiamato "Non sei sola". Mandarono Gorolova, eletta portavoce, nella comunità ad incoraggiare altre vittime della sterilizzazione a farsi vive.

Ma le donne avevano paura di parlare. Alcune vittime non romanì delle sterilizzazioni rifiutarono di partecipare agli incontri perché non volevano mescolarsi con gli stigmatizzati Rom. Molti pensarono che Gorolova avesse parlato della sua storia per ottenere soldi dal governo. Così, quando le donne non volevano andare da lei, Godolova le visitava a casa loro. Lentamente, le approcciò.

"La principale ragione per cui le donne mi hanno creduto, è che io stessa sono passata per la sterilizzazione, e so come si sentono. Non sono un'estranea," dice dolcemente.

Le donne rom tradizionalmente hanno molti bambini già da giovani e restano a casa a crescerli. Possono passare decenni tra il primo figlio e l'ultimo. Inoltre, dato che i Rom incontrano una significativa ostilità fuori dalle loro comunità, le donne possono finire abbastanza isolate negli anni in cui crescono i figli. Per molte di loro, il coinvolgimento in Life Together ha svegliato abilità sociali atrofizzate, riaccendendo un senso di scopo. Gorolova attribuisce persino al suo attivismo la decisione di prendere un diploma di scuola superiore.

"Per 15 anni sono stata disoccupata," dice. "Ho dimenticato totalmente come comunicare con la gente. Non avrei mai pensato che sarei stata capace di comunicare con gente a questo livello, e che avrei dovuto farlo col governo."

Gorolova elenca con semplicità le realizzazioni di cui è più orgogliosa nel suo lavoro con Life Together. L'organizzazione ha organizzato una consulenza psichiatrica per le donne, un'esposizione fotografica delle case e delle famiglie romanì, in palazzi del governo e musei in tutto il paese, ed iniziato dei forum di discussione con ginecologi. Gorolova viaggia spesso assieme a Gwendolyn Albert, attivista romanì americana che ha tradotto i discorsi di Gorolova nelle presentazioni a New York, Strasburgo, Grecia e Svizzera.

Nonostante gli sforzi delle donne, Holubova dice che l'ammissione del governo è più un contentino alle pressioni internazionali che una sincera espressione di scusa. Tutti e quattro i figli di Holubova hanno trasferito le loro giovani famiglie in Inghilterra e Canada per fuggire dalla discriminazione che sentono come Rom nella Repubblica Ceca. Mentre osserva il quieto, fumoso appartamento che ora condivide solo con suo marito, il suo disappunto per la propria patria è palpabile.

"I ragazzi sono già cresciuti. Volevamo ancora un figlio o una figlia, per non rimanere così da soli," dice.

Mentre parla, i suoi tre curiosi nipoti, in visita assieme ai genitori dalla GB, attorniano la poltrona, ridendo. La più piccola, Natalia, sorride con malizia, dondolando le gambette bardate di stivaletti d'argento.

Quando le si chiede cosa la fa andare, Holubova sorride pensosamente e pone un braccio protettivo attorno a Natalia. Risponde "questi bambini".

Sophie Kohn is a writer in Toronto. Photos by Valter Ziantoni.


Continuo con la mia personale antologia delle poesie di Paul Polansky. Un'anticipazione, sarà a Milano il prossimo 27 maggio. A presto i particolari

UN VESTITO NUOVO

Una infermiera continuava a venire a casa mia
per convincermi.

"Eva", diceva
"hai già troppi figli.
Fai questa operazione e potrai
avere belle cose in cambio."

Avevo ventidue anni.
ero incinta del mio quinto figlio.
Mio marito era in prigione.

Acconsentii all'aborto,
ma non ero sicura riguardo all'altra cosa.

Dopo essere tornata a casa dall'ospedale,
l'infermiera mi diede dei soldi
per un vestito nuovo.

Fu allora che seppi
di essere stata sterilizzata.

"Certo che hai acconsentito," disse lei.
"Sul tavolo operatorio... hai annuito."

 
Di Fabrizio (del 20/06/2012 @ 09:41:14 in Europa, visitato 1014 volte)

Da Aussie_Kiwi_Roma

GREEK REPORTER Australia La questione degli immigrati rom dalla Grecia nel 1898 ritorna attuale - By Stella Tsolakidou on June 12, 2012

Sali Ramadan, sua moglie Rose e loro figlia Sherezada

Nel 1898 un gruppo di 26 Rom greci dalla Tessaglia arrivò a Largs Bay, nell'Australia del sud e qualche giorno dopo ripartì a piedi verso le colonie orientali. Questi primi migranti di origine greca furono tra le ragioni dell'introduzione delle prime leggi razziali nell'Australia del sud, a cui seguì l'Immigration Restriction Act del 1901. Fatto che in seguito marcò le relazioni diplomatiche tra Grecia ed Australia.

La storia dietro questi primi 26 migranti e le loro gesta è nuovamente emersa ed ha assunto un ruolo centrale nel quadro del dialogo continuo su come gestire il problema dell'immigrazione di massa e dei richiedenti asilo in Australia.

La storia di questi migranti comincia in Grecia nel 1897, dopo che i Greci avevano perso una guerra contro i Turchi. La tregua a maggio 1898 aveva creato un'ondata di migliaia di migranti, forzati ad abbandonare la loro terra per migrare all'estero o cercare rifugio nei territori rimasti alla Grecia. Come molti altri, i 26 Rom furono obbligati a lasciare le loro case nei villaggi della Tessaglia, scappare a Volos e prendere una nave diretta in Australia, senza avere idea di ciò che il futuro aveva in serbo per loro.

Ascoltando i racconti dei commercianti e dei proprietari di barche a Volos sulla vita prospera in Australia, i Rom decisero di rinunciare agli ultimi loro fondi per pagarsi il viaggio sulla nave francese "Ville de la Giotat", il 20 giugno 1898.

Per errore, i 26 sbarcarono ad Adelaide invece di Sidney, e presto divennero il centro di attenzione negativa ed impopolare nel paese per lungo tempo. Le autorità locali erano allarmate per l'arrivo di questo neo venuti, inaspettati, non voluti, pericolosi e vestiti di stracci. Il loro ingresso nel paese non era autorizzato, fatto che ben presto accese la fiamma contro gli immigrati di colore, che si estese in tutta l'Australia.

I giornali locali dipinsero l'arrivo e l'aspetto dei 26 Rom con le tinte più fosche, pubblicando anche le loro foto. Venne enfatizzato che questi Rom non erano greci, ma piuttosto erano nati e cresciuti in Grecia e che l'unico mestiere che conoscevano era quello di calderai. Il loro arrivo nell'area attirò sin dall'inizio molti visitatori: alcuni diedero loro del denaro, altri li presero in giro ed altri ancora diedero loro cibo e vestiti. Però la maggior parte dei cittadini, guidati dal sindaco di Adelaide, iniziarono una campagna per cacciarli dalla città. Persino l'ambasciatore greco visitò il piccolo accampamento e fu sorpreso di sapere che i 26 migranti parlavano solo il greco.

Nel frattempo, l'argomento era arrivato al Parlamento dell'Australia del sud, dove un deputato aveva suggerito da ora non poi non si doveva permettere l'ingresso di nessun Greco, Hindu o Cinese.

Ma quegli immigrati rom avevano problemi più seri da risolvere: sopravvivere. Senza mezzi di sostentamento, dovettero ricorrere al vagabondaggio ed all'accattonaggio, o mettendo in scena spettacoli di strada per i residenti locali. Iniziarono a ballare e cantare per far quadrare il bilancio. Ma questo modo di vivere non venne apprezzato dalla stampa e dall'aristocrazia.

Le autorità di Adelaide fecero di tutto per espellere i 26 migranti verso Melbourne, ma il loro viaggio non terminò lì. Prima vennero trasportati col treno sino alla periferia di Norwood, sempre nell'Australia del sud, dove la gente si radunò alla stazione e li fece ripartire col treno successivo. Nelle altre stazioni, gli abitanti gettavano pietre e non li facevano neanche scendere dal treno. Quando riuscivano a scendere, piazzavano le loro tende distanti dal villaggio e cercavano cibo dai contadini. Ci fu chi li aiutò in diverse maniere, prima che alla fine arrivassero a Serviceton, Victoria, il 23 giugno 1889.

I media annunciarono il loro arrivo descrivendoli come rifugiati greci o semplicemente zingari. 94 Greci protestarono pubblicamente perché i media e le autorità australiane "li avevano classificati come Greci" ed insistettero che si trattasse di un gruppo di Rom dalla Serbia, che sapevano il greco. Tuttavia, l'allora ministro della Giustizia negò quella storia, perché tutti e 26 i migranti avevano passaporti greci rilasciati dal consolato greco d'Egitto.

La stampa continuò con i suoi articoli a base razziale contro i Rom dalla Grecia. Nuovamente i migranti vagarono da un villaggio all'altro. Il governo del Nuovo Galles del Sud ordinò alla polizia di impedire ai Rom di entrare nella contea. Affamati e vestiti di stracci, i 26 sognavano di raggiungere Melbourne, dove speravano che la comunità greca li avrebbe aiutati. Il 17 agosto, arrivarono a Ballarat, uno dei pochi posti dove furono trattati come esseri umani. Vi passarono una settimana, prima di partire nuovamente verso Melbourne, guadagnandosi da vivere con esibizioni nei villaggi vicini. Alla fine, le autorità di Melbourne non permisero loro di entrare in città, facendoli accampare alla periferia di St. Kilda, fuori dalla giurisdizione cittadina.

Le loro avventure e vagabondaggi non finirono lì e invece continuarono per decenni.

 
Di Fabrizio (del 16/04/2009 @ 09:39:08 in casa, visitato 1280 volte)

Ricevo da Tommaso Vitale

23 Aprile 2009
via Ampère, 2 Milano - MM2 fermata PIOLA, tram 23

EMERGENZA ROM?
Esperienze di ricerca su alcune baraccopoli italiane ed europee
Mentre nel campo della ricerca sociale si affinano e si diffondono esperienze e metodi per indagare i complessi fenomeni associati al disagio abitativo delle popolazioni Rom, il dibattito sulle politiche, in Italia e in particolar modo a Milano, segnala lo scarto tra le misure securitarie e repressive promosse dalle istituzioni e le istanze per un intervento ispirato ai principi dell’integrazione sostenuto insieme da studiosi, ricercatori e operatori del sociale. A partire dalla presentazione di alcune esperienze di ricerca, il seminario intende offrire uno spazio di riflessione su questi temi per stimolare un approccio diverso da quello dettato dalle logiche dell'emergenza

Prima Parte - AULA U.2 Le condizioni abitative dei Rom nella ricerca sociale

ore 9.30 introduzione
Anna Nufrio, Politecnico di Milano
Antonio Tosi, Politecnico di Milano

ore 10.00 presentazione
Il progetto EU - ROMA Una ricerca europea sulle condizioni abitative dei Rom in Italia, Grecia, Romania e Regno Unito
Pietro Nunziante, Istituto Superiore di Design di Napoli
Alexander Valentino, Laboratorio Architettura Nomade

ore 11.30 dibattito Fare ricerca nelle baraccopoli: esperienze e metodi a confronto coordina: Federica Verona
Antonio Tosi, Politecnico di Milano
Paolo Cottino, Politecnico di Milano
Pietro Nunziante, Istituto Superiore di Design di Napoli
Alexander Valentino, Laboratorio Architettura Nomade
Anna Rita Calabrò, Università di Pavia
Giovanni Semi, Università degli Studi di Milano
Giovanni La Varra, Politecnico di Milano

Seconda Parte - AULA GAMMA Dalla ricerca alle politiche per gli insediamenti Rom

ore 14.30 presentazione "Favelas di Lombardia: la seconda indagine sugli insediamenti Rom e Sinti" Una ricerca dell’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità
Maurizio Ambrosini, Università degli Studi di Milano
Antonio Tosi, Politecnico di Milano
Paolo Cottino, Politecnico di Milano

ore 16.00 dibattito L’intervento nei campi a Milano: discriminazione o politiche dell’abitare? coordina: Gloria Pessina
Livio Neri, referente Lombardia ASGI - Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione
Tommaso Vitale, Università Statale Milano Bicocca
Maurizio Pagani, Opera Nomadi Milano
Massimo Mapelli, Casa della Carità, Milano
Marco Trezzi, Caritas Ambrosiana

ore 17.00 proiezione Il film: "Via San Dionigi, 93: storia di un campo rom" (2007)
Introduzione a cura dei registi
Tonino Curagi e Anna Gorio

a cura di
Anna Nufrio
Antonio Tosi e Paolo Cottino

con la collaborazione di
Giovanni La Varra
Valentina Gurgo

coordinamento
Gloria Pessina gloria.pessina@gmail.com

DiAP Dipartimento di Architettura e Pianificazione
Politecnico di Milano
via Bonardi 3
20133 Milano - Italia

Laboratorio di Cooperazione allo Sviluppo

Il volume "Favelas di Lombardia" è scaricabile dal sito: www.ismu.org/orim

 
Di Fabrizio (del 20/11/2008 @ 09:38:38 in Italia, visitato 1331 volte)

Ricevo da Agostino Rota Martir questo appello, apparso ieri sul blog di Sergio Bontempelli

Alla stampa cittadina e regionale
Un "netto mutamento di clima". Una "brusca inversione di tendenza" per una città da sempre solidale con gli immigrati e i Rom. Usano parole misurate ma pesanti, i firmatari dell’"appello antirazzista pisano". E non si tratta di persone qualunque. In calce all’appello, che esprime "profondo disagio e disaccordo" con le recenti scelte dell’amministrazione, si leggono firme prestigiose: dallo storico Adriano Prosperi, della Scuola Normale, a Michele Luzzati, voce autorevole della comunità ebraica; dal teologo Don Roberto Filippini alla medievista Chiara Frugoni (la cui biografia di S. Francesco ha ispirato i lavori di Dario Fo), fino allo scrittore Luca Ricci, autore per Einaudi del premiato libro L’amore e altre forme d’odio. Assieme a loro, tra gli altri, la rappresentante dei Rom Marinela Nicolin.
Cosa ha spinto queste persone a prendere carta e penna? Nell’appello si parla di "misure vessatorie nei confronti di persone provenienti da altri paesi". E si citano in particolare due provvedimenti: la cosiddetta “ordinanza antiborsoni”, annunciata dal Sindaco ma non ancora emanata, e gli sgomberi dei campi Rom.
L’"ordinanza antiborsoni" consentirebbe alla Polizia Municipale di multare chiunque sosti con valige, fagotti e borse di grosse dimensioni in prossimità di monumenti storici: il riferimento è ai “borsoni” dei venditori ambulanti stranieri. Gli sgomberi dei campi Rom rappresentano – secondo i firmatari dell’appello – una vera e propria svolta rispetto al passato: la precedente amministrazione, infatti, aveva promosso un programma di accoglienza e inserimento abitativo, denominato “Città Sottili”. Grazie a Città Sottili, agli abitanti dei "campi nomadi" erano state assegnate delle vere e proprie case: e a beneficiare di quel programma si erano trovati anche i familiari dei bambini morti nel rogo di Livorno avvenuto nell’Agosto del 2007.
L’ordinanza anti-borsoni e gli sgomberi fanno parte di un programma più ampio, un vero e proprio “Patto per la Sicurezza” (simile a quelli di Roma e Milano) che la Giunta vorrebbe stipulare con la Prefettura e la Questura. Su questo “patto” il Sindaco ha avuto il via libera dal consiglio comunale, con i voti sia della maggioranza (PD, IdV, Socialisti e Liste Civiche), sia dell’opposizione di centro destra.
I firmatari dell’appello criticano però la stessa filosofia di questi provvedimenti: "Gli immigrati senza permesso di soggiorno, i Rom e i venditori ambulanti stranieri", scrivono, "non rappresentano un pericolo, per una città che ha sempre operato per l’accoglienza e l’integrazione". E la legalità invocata dall’amministrazione comunale, aggiungono, "va difesa a partire dai diritti civili e sociali di tutti".
Affermazioni che sembrano riecheggiare le recenti parole del Presidente della Repubblica, in difesa del valore positivo dell’immigrazione. Anche in quel caso c’era stata una convergenza con le autorità ecclesiastiche, come il presidente del consiglio pontificio Iustitia et Pax, il Cardinale Renato Martino, che aveva lodato con grande soddisfazione le frasi di Napolitano. Ma allora si trattava di una reazione alle proposte legislative della Lega, non all’operato di un’amministrazione di centrosinistra.
Il clima di razzismo e di intolleranza diffuso in tutto il paese, concludono i firmatari dell’appello, "rischia di penetrare anche a Pisa". Una politica "alta", a loro parere, "deve essere in grado di opporsi all’avanzata di falsi stereotipi". Un compito non facile in questi tempi.

Appello pisano contro il razzismo
Il netto mutamento di clima che si registra a Pisa da alcuni mesi a questa parte suscita preoccupazioni e inquietudini diffuse. Nella nostra città, come nel resto del paese, la politica sembra cedere oggi a facili tentazioni securitarie, all'ansia di ordine pubblico, inteso peraltro nella sua accezione più riduttiva, quella di mero intervento repressivo. Si tratta di scelte che, in tutta Italia, hanno prodotto un terreno favorevole a inaccettabili episodi di violenza a danno di persone straniere, come raccontano quotidianamente gli organi di informazione. Chi vive a Pisa avverte tutta la novità di un simile cambiamento di clima. Una svolta che rappresenta una brusca inversione di tendenza per una città che, in anni recenti, si è spesso proposta ed è stata percepita a livello nazionale come un laboratorio di sperimentazione sociale, un luogo dove le istituzioni si riconoscevano in istanze di dialogo e di integrazione. Oggi tutto questo scompare, per ragioni che sembrano rispondere soprattutto alle opportunità del momento, alla ricerca di un facile consenso politico, attraverso risposte ferme a un presunto 'allarme sicurezza' (pure smentito da tutti i dati ufficiali a disposizione).
In un quadro che, dopo i recenti, gravissimi episodi di violenza a sfondo razziale di Milano e di Castelvolturno, rischia di configurarsi nei termini di un’inedita emergenza nazionale, si impone come necessario un appello al senso civico di tutti gli abitanti della città di Pisa, al di là delle specifiche appartenenze politiche, affinché venga ribadito con forza e nei fatti quanto previsto dall’articolo 3 della Costituzione italiana, che afferma il principio di pari dignità sociale e di uguaglianza davanti alla legge "senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".
Negli ultimi anni la presenza dei lavoratori stranieri in Italia ha raggiunto i livelli dei paesi europei con una più lunga storia di immigrazione. Sono gli italiani di domani, che oggi chiedono solo di poter vivere con lavoro e dignità, di vedere riconosciuto il loro status di 'esseri umani'. È una sfida contro il razzismo che riguarda il futuro delle nostre città e del paese, il futuro di tutti. Mentre dall'altro lato dell'oceano un afro-americano accede alla massima carica dello Stato più influente del mondo, in Italia una quota elevata della popolazione non può essere rappresentata, perché priva del diritto di voto. Il 'paese reale' rivela una distanza drammatica dal 'paese legale'.
In una città 'aperta' come Pisa, da sempre arricchita dall'arrivo degli studenti da fuori, l'amministrazione locale, entro le sue competenze, deve essere pronta a raccogliere l’odierna sfida dell’integrazione con capacità, intelligenza e spirito propositivo. Da essa molti cittadini si attendono che dia un effettivo contributo alla rimozione degli ostacoli che condizionano la vita degli stranieri in Italia, e non il contrario. Continuare a ricorrere a misure vessatorie nei confronti di persone provenienti da altri paesi, quali appaiono la recente proposta di proibire i ‘borsoni’ degli ambulanti che lavorano nella zona del Duomo, o quella di allontanare i Rom dai campi cosiddetti ‘abusivi’, non è degno in una città che vanta tradizioni di apertura e di tolleranza verso stranieri spesso costretti a fuggire dai propri luoghi di origine: dall’accoglienza offerta agli esuli dalle dittature militari in Grecia e in Cile negli anni settanta, alla costruzione di percorsi di integrazione con le famiglie Rom immigrate negli anni novanta a causa delle guerre nella ex-Jugoslavia. Pisa non deve disperdere il proprio patrimonio di impegno per una società aperta e solidale, che veda nelle differenze una ricchezza e non una minaccia.
Per queste ragioni, per il profondo disagio e disaccordo provocato dal tentativo di colpire i più deboli in modo indiscriminato, per non dover più assistere a una quotidiana e incomprensibile caccia all’uomo da parte delle forze di polizia locale, si è reso inevitabile sollevare una voce contro i germi di un razzismo strisciante che rischia di penetrare anche a Pisa. Una politica alta deve essere in grado di opporsi all’avanzata di falsi stereotipi. Gli immigrati senza permesso di soggiorno, i Rom che abitano nelle baracche e nei campi alla periferia urbana, i venditori ambulanti stranieri non rappresentano un pericolo, per una città che ha sempre operato – in modo corale – per l’accoglienza e l’integrazione. La stessa legalità, di continuo invocata nel dibattito pubblico di questi mesi, non è un principio neutro. Perché sia democratica occorre che venga difesa a partire dai diritti civili e sociali di tutti.

Primi firmatari:
- Adriano Prosperi, docente Scuola Normale Superiore
- Chiara Frugoni, storica
- don Roberto Filippini, teologo, diocesi di Pisa
- Michele Luzzati, docente universitario Storia Medievale, Università di Pisa
- Luca Ricci, scrittore
- Marinela Nicolin, rappresentante Federazione Rom e Sinti Pisa
- Giorgio Gallo, Università di Pisa, corso di laurea in Scienze della Pace
- Paola Bora, docente universitaria Filosofia, Pisa
- Barbara del Bravo, medico, Pisa

 
Di Fabrizio (del 21/04/2009 @ 09:36:59 in Italia, visitato 1228 volte)

Ricevo da Roberto Malini

Momenti drammatici nella mattina del 25 febbraio.


Pesaro, 19 aprile 2009. Maria L. di Pesaro scrive al Gruppo EveryOne: "Come prima cosa, complimenti per il vostro impegno contro l'intolleranza, che è un grande problema qui nelle Marche, come in molte altre regioni d'Italia. Ho letto le notizie riguardanti le famiglie romene di etnia Rom che si erano rifugiate in città e la terribile mattina del 25 febbraio, quando le forze dell'ordine hanno compiuto un'azione che mi fa orrore. Dove serviva accoglienza, è stata usata discriminazione. Dove serviva tutelare l'unione delle famiglie, si è cercato di dividere. Dove occorreva un supporto sociale e sanitario, è stata usata intolleranza. Confesso che ho pianto, quando ho saputo che due bambini sono morti, prima ancora di vedere la luce, proprio qui a Pesaro, dove invece io, italiana, ho avuto la fortuna di mettere al mondo tre bambini. Com'è ingiusto e crudele il razzismo. Mi consola sapere che almeno la Scavolini Spar, che è la gloria sportiva della mia città, si è recata a trovare le famiglie Rom con i suoi meravigliosi atleti e i suoi sensibili dirigenti. Non credevo che, dopo la visita della squadra ai bambini, alle donne e agli uomini rifugiatisi in città, le autorità avrebbero avuto il coraggio di mandarli via. Vorrei avere notizie sulle famiglie costrette a fuggire da Pesaro: dove vivono, adesso? Stanno bene? Possibile che non si possa chiedere al comune almeno un risarcimento per le cose orribili che sono accadute?".

Risponde EveryOne. Grazie delle tue parole. Il Gruppo EveryOne ha cercato con tutte le proprie forze di evitare la tragedia che si è verificata a Pesaro. Abbiamo incontrato le principali autorità, abbiamo consegnato loro dossier riguardanti la condizione delle famiglie Rom rifugiatesi in città e i testi delle leggi internazionali che prevedono assistenza e procedure di inclusione, in casi come quello presentatosi a Pesaro. Nonostante il muro di intolleranza che il sindaco e i suoi assessori ci hanno posto davanti, siamo riusciti addirittura a metterli allo stesso tavolo con due rappresentanti della comunità Rom. Abbiamo inviato a tutte le personalità politiche di Pesaro e provincia lettere chiuse (protocollate dall'apposito ufficio) e lettere aperte. Abbiamo contattato ripetutamente prefettura, questura, comando della polizia locale e dei carabinieri, difensore civico, procura della repubblica. Ci siamo scontrati con le strutture sanitarie locali, affinché i pazienti Rom ricevessero lo stesso trattamento degli altri cittadini, intraprendendo vie giudiziali e giungendo a una condivisione di ideali umanitari con l'ospedale San Salvatore. L'odio razziale, così forte e presente presso le Istituzioni locali, ha reso impossibile, però, l'attuazione di un programma di integrazione, nonostante vi fossero malati gravi e portatori di handicap, donne incinte e minori, nella comunità Rom romena di Pesaro. Si è giunti così, dopo innumerevoli episodi di razzismo, brutalità e indifferenza, al drammatico mattino del 25 febbraio, al tentativo a parte di 20 agenti di sottrarre i bambini ai genitori, alla fuga disperata delle mamme, ai decessi dei due nascituri e alla diaspora della comunità. La foto di una giovane donna incinta caduta al suolo, senza che nessuno dei 20 agenti si premurasse di assisterla, minacciando - al contrario - gli attivisti di essere denunciati per "oltraggio", sintetizza in un'immagine terribile quelle ore di persecuzione e orrore, dolore e morte, crudeltà e ingiustizia. Noi c'eravamo e non dimenticheremo. Le famiglie che hanno vissuto quella violazione totale dei propri diritti fondamentali hanno denunciato alle Istituzioni internazionali la tragedia in cui sono passate e noi abbiamo testimoniato quanto visto e ascoltato. Ci auguriamo che sia fatta giustizia, perché gli eventi che si sono verificati a Pesaro sono un segno chiaro e incontrovertibile di una disumanità che sembra provenire dagli anni dell'Olocausto e non dalla nostra epoca, in cui l'Unione europea e le Nazioni Unite tentano di risalire la china dei Diritti Umani e di preparare per le generazioni venture una società multietnica, tollerante e accogliente. Riguardo alla Scavolini Spar, purtroppo la società sportiva, dopo aver invitato alcuni rappresentanti della comunità Rom locale sugli spalti, non ha tenuto fede successivamente alle promesse, nonostante avessimo tentato in diverse occasioni di far leva sulla sensibilità mostrata in occasione della cosiddetta "partita dell'antirazzismo" e nonostante il Parlamento europeo avesse proposto la società per un encomio ufficiale. La verità è che nessun dirigente, nessun atleta si è mai recato presso i due edifici dismessi in cui vivevano fra mille privazioni le famiglie Rom provenienti dalla Romania. E' triste e doloroso per noi scrivere queste parole, perché mantenere in vita un "mito" come quello della Scavolini amica del popolo Rom potrebbe servire da esempio per altre realtà, per altre società. Ma quando abbiamo deciso di dedicare le nostre vite ai Diritti Umani, abbiamo scelto, contemporaneamente, di servire la verità. L'impegno della società di pallacanestro si è limitato a quella partita, in cui lo speaker annunciò al pubblico la presenza della comunità Rom di Pesaro e a un pugno di biglietti per una partita successiva. E' evidente, cara amica, che se gli atleti della Scavolini fossero andati a trovare le famiglie Rom e se le foto della loro visita fossero apparse sui giornali locali e nazionali, come era nei progetti del nostro gruppo, nessuno avrebbe avuto il coraggio di vessare ancora una volta quell'umanità già straziata da intolleranza e violenza. Il fatto è che i Rom di Pesaro sono stati abbandonati da tutti, a Pesaro, salvo pochi meravigliosi esseri umani che li hanno aiutati con impegno, coraggio e compiendo immensi sacrifici personali: Mariateresa e Lia su tutti. E' a loro che va l'encomio ed è grazie a loro che un terribile dramma umanitario non ha avuto conseguenze ancora più funeste. Rispondendo alle tue ultime domande, alcune delle famiglie fuggite da Pesaro si trovano ora in Romania. Fra di loro vi sono pazienti oncologici e cardiopatici dell'ospedale San Salvatore: hanno perso tutto, anche la possibilità di curarsi. Però sono uniti ai loro cari e ai loro bambini. Altre famiglie si sono rifugiate in Grecia, dove soffrono emarginazione e povertà, ma non la persecuzione patita in Italia. Un'altra coppia con due bambini si trova nel nord Italia. Dopo la fuga da Pesaro, la madre ha trascorso alcune notti dormendo all'aperto ed essendo una donna molto malata, ha rischiato di perdere la vita. Con grande fatica e agendo in condizioni di grave pericolo, abbiamo procurato un riparo alla famiglia, che per ora è fuori pericolo. Una famiglia è ancora a Pesaro. E' la famiglia in condizioni di salute più gravi. Le autorità hanno fermato più volte i suoi componenti, dopo il 25 febbraio. La madre, che soffre di un tumore al seno in metastasi, è in cura presso il San Salvatore, ma la pressione insopportabile delle autorità ha già indotto la famiglia a lasciare la città, verso un futuro che lascia poche speranze. La gran parte delle famiglie ha rilasciato testimonianza di quanto patito a Pesaro, chiedendo giustizia alle autorità preposte in àmbito internazionale.

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Di Fabrizio (del 28/10/2007 @ 09:34:01 in Europa, visitato 2149 volte)

Atene. Lunedì la sezione greca di Amnesty International ha consegnato al governo una petizione firmata da oltre 56.000 persone che condanna la discriminazione contro immigrati e Rom in Grecia.

Gli attivisti di Amnesty hanno esposto uno striscione di protesta ricoperto di firme sulla recinzione del governo mentre una delegazione era ricevuta [...]

Maro Pantazidou, rappresentante di Amnesty, ha detto: "La Grecia ha un numero molto alto di casi di violenza della polizia contro Rom e migranti, che sono automaticamente trattati come cittadini di seconda classe."

Ha aggiunto che le firme sono state raccolte in tutta Europa, principalmente in festival musicali.

Secondo Amnesty, i migranti che entrano illegalmente in Grecia - minori inclusi - sono detenuti per lunghi periodi in squallide condizioni, ed i richiedenti asilo sono quasi sistematicamente rimpatriati, anche in paesi in guerra.

Il gruppo ha detto che i Rom in Grecia sono oggetto di attacchi razzisti e di sgomberi continui dai loro insediamenti.

 
Di Fabrizio (del 22/04/2007 @ 09:33:10 in Europa, visitato 1745 volte)

Da Les Rroms acteurs

I Rrom francesi voteranno per una gadji o per un gadjo ?
In I Rom e le autorità


Par Courthiade, professeur de langue et civilisation rromani à l'INALCO (Paris)

La popolazione dei Rroms in Francia è vicina ad un mezzo milione di persone, per lo più cittadini francesi (essendo gli altri percepiti come Jugoslavi, Greci o Turchi venuti a portare la loro forza di lavoro dopo la guerra). Circa il 20% soltanto di questa popolazione ha un modo di vita mobile, che riguarda soltanto cittadini francesi. Questo tasso è cinque volte più elevato che a livello europeo (4% il modo di vita mobile sui 10 a 12 milioni dei Rroms dell'Europa). Tale elettorato non è dunque trascurabile. Tuttavia, tanto in occasione della presente campagna elettorale che delle precedenti, nessun candidato ha girato gli occhi verso questo giacimento di voce. Dimenticanza? Certamente no, poiché il collettivo Romeurope ha indirizzato a tutti gli attuali candidati una posta che riguarda questa popolazione e solo due QG (UDF e PS) hanno risposto con delle banalità.

Come un Rrom francese può allora sentirsi implicato nel dibattito che scuote il loro paese? E per contro, perché dire due parole sensate al questo riguardo è considerato dai candidati come un rischio di perdere migliaia di elettori? Poiché è proprio là ciò che temono i candidati: l'alleanza che uccide...

E questo timore viene per il fatto che i Rroms non sono percepiti per ciò che sono, cioè semplicemente un popolo che è stato deportato dall'India del nord (Media Valle del Gange, oggi Uttar Pradesh) in Afghanistan nell'XI secolo, quindi venduti come schiavi in Iran orientale (Khorassan) prima di seguire i loro padroni ed i conquistatori seldjoukides (i primi "turchi") per andare verso Baghdad e l'Asia Minore dove stabilirono il sultanato di Konya. Di là proseguono la loro progressione un po'ovunque in Europa (che arriva a Parigi nel 1427) e fanno da parte del popolo europeo, con la loro lingua, la loro cultura, i loro valori e la loro visione del mondo. Da secoli questo popolo contribuisce come gli altri popoli ai progressi del nostro continente. E tuttavia, non è come un popolo che i Rroms sono visti. Sono considerati sia come un clan che una classe sociale problematici, sia come migranti eterni, figli del vento o nomadi impenitenti, "Gens du Voyage" in termine politicamente corretto, indesiderabile per discorso franco. Ma che ciò non tenga, i problemi che sono presunti portare ripartiranno con loro molto così rapidamente - da cui questa predilezione delle autorità per considerare Rroms come viaggiatori di cui ci si può facilmente sbarazzare, tanto più facilmente che la maggior parte ignorano i loro diritti.

È questo malinteso che è la forma più recente di discriminazione, condannandoli a "soluzioni dette sociali" che non soltanto non risolvono detti i problemi sociali, ma hanno piuttosto tendenza a crearli ed iscriverli in un circolo vizioso.

Rroms, Mânouches, Gitans: quale parola scegliere?

Le tre parole sono giuste e ciascuna designa uno dei grandi rami del popolo rrom: i "Rroms" per circa 85% che vivono in Europa dell'Est e nei Balcani, "Gitans" (o "Kalés") un milione che vive in Spagna ed in parte in Francia e "Mânouches" (o "Sintés") per circa 5% restante hanno vissuto molto a lungo nelle regioni di lingua tedesca ed in Italia del nord. La sola complicazione è che "Rrom" è usato per designare tutti i tre rami dei Rroms dell'Est e che Kalés (o Gitans) designa anche tutto l'insieme in quella dei Gitani.

Per contro la parola "tsigane" designava inizialmente una setta bizantina che era già scomparsa al momento dell'arrivo dello Rroms, tanto che la gente del popolo ha riutilizzato questo vecchio nome per designare sia i Rroms, sia gli altri gruppi più o meno a caso. La parola "zingaro", che è un insulto in numerose lingue, è dunque da evitare al di fuori del settore della musica.

Secoli di persecuzione

È il ritornello un po' riduttivo che si trova con di tutti coloro che per una ragione o un'altra fanno professione di intenerire il lettore utilizzando la compassione, che è praticamente diventata una merce nella società attuale. Ed è vero che le persecuzioni riguardo ai Rroms in Europa hanno raggiunto dimensioni inaudite: esecuzioni barbare, mutilazioni, espulsione o altre punizioni effettuate per la sola mancanza di essere nato Rrom - tutto ciò non è nulla accanto al genocidio di 600.000 Rroms, Sintés e Kalés, perpetrato dai nazisti e dai governi che li ammiravano. Su queste persecuzioni, si trovano pubblicazioni molto abbondanti, ma che ahimè si limitano in generale ai casi più visibili e tacciono sulle persecuzioni "umane", mascherate da pseudo-beneficenza, il paternalismo, la corruzione ecc....

Interazione economica dei Rroms nella storia

Tuttavia ci sono stati molti casi di intelligenza tra Rroms e popolazioni locali nelle regioni dove questi erano stabiliti. In generale in Asia minore e nei Balcani i Rroms sono considerati per avere portato tecniche nuove nel lavoro dei metalli, tecniche che hanno fatto avanzare in particolare l'agricoltura locale.

In alcuni casi, il loro contributo è stato decisivo nonostante loro, poiché il professore Ian Hancock (Univ. di Austin in Texas) ritiene che è la riduzione in schiavitù - dunque in forza di lavoro massiva ed economica, di tutti i Rroms penetrati in Moldavia e Munténie (è nel sud della Romania d'oggi) che ha permesso a questi principati di esistere come tali nonostante il disastro economico nel quale le orme ottomane e la corruzione asfissiante questi due paesi ed i loro popoli. I Rroms vi esercitavano come schiavi le professioni più diverse: manovali, boscaioli, muratori, musicisti, minatori, ma anche segretari e ragionieri! L'abolizione della schiavitù dei Rroms nel 1855-56 e la riunione di questi due principati segneranno la creazione della Romania d'oggi.

In numerosi altri paesi i Rroms ha costituito una mano d'opera stagionale stimata: Grecia, Francia (Poitou - in particolare nelle culture "maraîchères", Alsazia), Spagna ma anche nei paesi comunisti. I loro regimi facilitavano spesso l'esodo rurale verso i bacini industriali tanto che le braccia dei Rroms si rivelavano utili per garantire i lavori dei campi. Infatti, il Rroms è capace di dispiegare su alcune settimane un'energia considerevole al lavoro quando la stagione, la clientela o diversi imperativi lo esigono - questo prima di usufruire del guadagno acquisito. Questo tipo di flessibilità, motivata da un risultato da compiere, sorprende coloro che nel lavoro vedono soprattutto l'obbligo di fare atto di presenza e traggono vantaggio da tutte le opportunità (fine settimana, vacanze, congedi, ponti, assenze, RTT, mercoledì delle madri di famiglie, riposo, mangiare, troppo tardi, troppo presto, assente "precisamente" oggi) per giustificare assenze. Una e l'altro degli approcci dipende da una certa visione della "qualità della vita" ma nessuna dovrebbe essere presentata come più virtuosa dell'altra.

Aggiungiamo a ciò che i Rroms sono stati a lungo implicati nella coltivazione delle piante medicinali per l'industria bulgara della medicina.

In misura maggiore, i  Rroms sono a lungo stati un legame tra il commercio delle borgate e le case isolate, per i loro prodotti (attrezzi agricoli pagati in natura e smaltiti in città) ma per altro ancora. Certamente queste reti sono obsolete al giorno d'oggi ma hanno a lungo contribuito alla vita normale delle campagne. Un'altra funzione dei Rroms era lo spettacolo, ma anche alcune forme di "psicoterapia" e di consiglio sotto forma di divinazione. La concorrenza che rappresentavano per le chiese non ha spesso valso loro l'amenità di quest'ultimi - l'inquisizione si è mossa in modo particolarmente inumano riguardo ai Gitani.

In una società che valorizzava il recupero (che forse ritornerà) i Rroms avevano acquisito competenze ambientali di alto livello. Al giorno d'oggi, molte imprese hanno una dimensione internazionale, come Santiago in Francia e Vamosi in Ungheria. Negli Stati Uniti una delle specialità dei Rroms è il lavoro delle grandi strutture in alluminio e la riparazione lampo delle carrozzerie di automobili - e che montano in freccia, la divinazione organizzata come veri centri medici.

Più modestamente, i Rroms che lavorano nelle fiere (ma anche i "Forains" non Rroms che sono in numero quasi uguale) danno lavoro, certamente precario ma ben esistente, a quantità di genti nei comuni in cui passano.

Si potrebbe aggiungere con un'ironia amara che centinaia di "esperti dei progetti rroms" sono remunerati - senza grande risultato in realtà - da numerose istituzioni e ministeri in Europa, cosa che protegge quest'esperti della disoccupazione. Inoltre, il timore del Romanichel (parola che in rromani significa semplicemente "popolo rrom"), mantenuto sulle onde da diversi "esperti in sicurezza" che si trovano anche tra i produttori di sistemi d'allarme e di protezione, permette a quest'industria di aumentare i suoi vantaggi (è ad una scala inferiore alla tattica della NRA negli Stati Uniti). Questo ricorda una relazione del prefetto dei Pirenei Atlantici nel 1802 che scriveva: "Quella gente-là (Romanichels), anche se sono onesti per la maggior parte, è responsabile di numerosi allarmi nel paese poiché il loro semplice arrivo incoraggia i malfattori a perpetrare i loro misfatti, tenuto conto che sarà loro facile farli loro firmare;" occorre dunque espellerli ". Naturalmente ci sono Rroms, Sintés e Kalés malfattori, come presso i marinai pescatori bretoni, i Lionesi, i diabetici, le bionde o i giornalisti, ma lo stereotipo che associa Rroms e delinquenza è tanto assurdo quanto distruttivo (il tasso di criminalità è comparabile a quello del non rroms di classe sociale simile ed il numero di morti è molto più debole).

Meccanismi di successo sociale

Nonostante il fatto che più del 60% della popolazione rromani dell'Europa vive attualmente in condizioni tragiche di sopravvivenza, esiste un buono numero di famiglie, di individui o di Comunità la cui buona integrazione economica non ha condotto alla perdita del patrimonio culturale. Ad esempio esiste in Romania un tipo d'elite, chiamata "Gabors", che ha sempre saputo attraverso i diversi regimi politici ed economici restare relativamente prosperosa ed allo stesso tempo da coltivare il suo modo di vita tradizionale - tra cui, con l'ausilio di alcuni adattamenti, le sue professioni. Nessuno di loro in ogni caso sigla in margine alle attuali disoccupazioni!

Al contrario, i Macharis di Dány in Ungheria si sono interamente riconvertiti da un punto di vista professionale poiché lavorano tutti alle catene d'assemblaggio di prodotti elettronici, questo mantenendo anche la loro lingua e la loro cultura. Il fallimento non è dunque affatto iscritto nel destino dei Rroms.

Il fallimento

Le cause del fallimento sono spesso la congiunzione, o piuttosto il concatenamento, di molti fattori. Così, in occasione dell'abolizione della schiavitù in Romania, nulla è stato fatto per accompagnare i nuovi liberati che si trovavano alla via in un sistema feudale senza pietà (mentre i loro vecchi proprietari erano stati compensati dallo Stato). Si sono dunque trovati nella marginalità mentre nulla era fatto per combattere la mentalità schiavista, non soltanto in Romania, ma anche le ripercussioni della schiavitù (mancanza di progetto e del senso della responsabilità, sottovalutazione di sé, assenza della sensazione di proprietà ecc.). Con l'arrivo del comunismo e l'esodo rurale, la mano d'opera agricola è fornita dai Rroms, con lavoro garantito e miglioramento delle loro condizioni di vita - in modo che sono considerati in quegli ultimi anni come i "privilegiati di Ceausescu" e di là a dire che il dittatore era "di razza zingara", egli vi aveva soltanto un passo - segnalato più una volta dalla stampa!!!!

La caduta del comunismo condusse alla restituzione delle terre ai vecchi proprietari ed all'espulsione dei Rroms, respinti nella disoccupazione, la marginalità, la miseria. Situazione simile che ha naturalmente fatto moltiplicarsi le OnG vampire che, non contente di deviare o sprecare i fondi destinati ai Rroms, trattano gli interessati e garantiscono remissivamente tutto ciò che desiderano le autorità locali. La corruzione pecuniaria, politica e morale riguarda tanto i membri rroms che non rroms di queste OnG e l'origine etnica non è affatto pertinente in questo settore. Questa situazione a livello locale è tanto più spiacevole in quanto Bucarest può inorgoglirsi di risultati notevoli come la sua legislazione antirazzista o anche il riconoscimento della lingua e della cultura rromani nell'insegnamento scolastico (16.000 allievi all'anno seguono questo insegnamento in tutto il paese).

Si comprende meglio perché alcune famiglie, vittime della precarietà di ogni acquisizione sociale per i Rroms in Romania, vengono a tentare di dare una scolarità normale ai loro bambini in Francia o in Spagna. In realtà, sono soprattutto contadini, e le loro competenze, benché eccellenti, sono inutilizzabili nelle città in Francia.

La situazione è peggiore ancora in Bulgaria dove, con la benedizione dei "rappresentanti" autoproclamati dei Rroms, migliaia di bambini sono orientati verso classi per minorati che li privano di qualsiasi futuro. La perversione del sistema viene dal fatto che sulla carta delle relazioni tutto è perfetto: sono testi presunti oggettivi che presiedono all'orientamento bambini. Relazioni di "rroms esperti" confermano i buoni fondamenti delle pratiche, ingraziati i genitori con diversi "vantaggi" (farina, scarpe ecc.), pressioni senza fine sono esercitate su loro, tanto da OnG che dalle autorità in posto, ma anche con le reti di genitori non rroms, si trova sempre un Rrom o due per esprimere nei mass media o di fronte agli ispettori stranieri la propria piena soddisfazione del sistema - mentre allo stesso tempo i vantaggi materiali poco importanti attizzano contro Rroms la gelosia ed il razzismo di genitori non rroms poveri come loro. È questo contesto che permette oggi a Volen Sidérov, detto "Bolen" (il paziente), tale successo popolare (16%) quando dice che occorre "trasformare i zingari in sapone". Effettivamente i "rappresentanti rroms", usurI e speculatori, sono i principali colpevoli di questa situazione, con alcunI non rroms che concentrano nelle loro mani un potere senza divisione (distribuzione dei fondi del "decennio dello Rroms" ad esempio).

Mascherare un trattamento razzista in problema sociale non fa che precipitare la spirale della disintegrazione, della miseria ed infine della delinquenza, che giustifica con ciò anche le dichiarazioni dei razzisti.

Sino all'esilio

L'ipocrisia caratterizza il trattamento dei Rroms in Europa: siamo tutti nella stessa Unione e tuttavia il modo in cui sono trattati i Rroms nei diversi paesi non sembra interessare nessuno. Mentre la collaborazione è realizzata sempre più stretta in mille settori, la questione rrom vi sfugge un po' poiché sfugge alle preoccupazioni dei nostri candidati. Se dei Rroms vengono in Francia, la risposta è di Sicurezza (o pseudo-Sicurezza), come se si trattasse di invasori. Tuttavia, i Rroms che si partono soffrono di nostalgia; molto preferirebbero vivere vicino delle tombe dei loro antenati (siamo molto lontano dallo stereotipo trasportato da una certa stampa) nella loro terra natale, con tutta la complicità della popolazione maggioritaria: allora ritorno sì, è auspicato, ma in quali condizioni?

Finché i meccanismi reali del razzismo non sono stati identificati e combattuti in uno spirito di buona cooperazione tra i paesi considerati, lontano dalle relazioni politicamente corrette (ma menzognere) e dalle dichiarazioni delle cancellerie, quali ritorno può essere previsto seriamente? Verso quale inferno di precarietà e d'instabilità?

Il rifiuto di prendere il male alla radice

Trattare come sociale una problematica che è soltanto un tessuto di stereotipi da parte della maggioranza può soltanto fornire pretesti alle discriminazioni peggiori. Sarebbe essenziale formare (come la INALCO a Parigi lo prepara) dei Rroms specializzati nei meccanismi occulti dei diversi tipi di corruzione, affinché diagnosi realistiche possano condurre a risposte adeguate. Tuttavia, mentre i candidati a questi studi si moltiplicano, il fondo d'istruzione dei Rroms (43 milioni di euro attualmente depositati a Chur, in Svizzera) non prevede di concedere loro borse, ma finanzia "centri d'informazione" che per la maggior parte esisteranno soltanto sulla carta. È chiaro che tali centri sono molto utili per concretare il consenso tacito tra i governi, le OnG e le istituzioni europee.

Ed in Francia?

Come lo abbiamo accennato prima, la Francia ha mosso la questione dei Rroms sul settore della mobilità, come se ci fosse una relazione sistematica tra i due. Esiste dunque in Francia una legge che proibisce la mobilità? No, naturalmente, poiché non avrebbe basi giuridiche e tuttavia, de facto, il divieto esiste e si accompagna anche ad un divieto di fermarsi, tutto ciò certamente sotto pretesto di Sicurezza.

In realtà anche se il 96% dei Rroms è costituito da sedentari sul piano europeo, spetta a tutto il popolo rrom essere interdipendente, umanamente e simbolicamente, con i Rroms (ma anche con gli altri) che hanno scelto un modo di vita mobile, questo oltre a qualsiasi communitarismo poiché la questione riguarda un grande numero di non rroms mobili, in particolare i Forains.

È essenziale lottare per fare accettare la vita mobile a piena uguaglianza di diritti con la vita sedentaria, come lo prevede l'articolo 13 della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, cioè: il diritto di circolare liberamente, fermarsi liberamente e riprendere liberamente la mobilità, questo con gli stessi diritti delle residenze fisse: inviolabilità del domicilio ma anche uguaglianza d'accesso alle assicurazioni, ai crediti ed alle assegnazioni, come tutta la popolazione del paese. Si tratta dunque anche del diritto di risiedere in un luogo senza essere cacciato, nel rispetto naturalmente dell'urbanesimo locale, ma come esigere tale rispetto quando i comuni sono nell'illegalità, poiché non applicano la legge Besson sulle superfici di parcheggio? Rare sono le superfici esistenti, molto più rare ancora coloro che sono corrette (occorre dunque congratularsi con i sindaci che non sono nell'illegalità). Successivamente occorrerà che queste superfici siano costruite con consultazione tra i protagonisti, cosa che non potrà essere realizzata che con la presa in considerazione dei Rroms, non come eterni "nomadi" o una casta a problema, ma come un popolo partner delle Comunità locali.

Un leitmotiv fa credere in Francia che la mobilità dei bambini li privi di una scolarità normale. Innanzitutto occorre rilevare che questa mobilità si estende spesso su meno di un dipartimento. In seguito, il centro nazionale d'insegnamento a distanza fa un lavoro notevole presso i bambini a modo di vita mobile. Infine, la mobilità non ha mai posto problemi ai loro piccoli compagni di scuola del Canada, dell'Australia o degli Stati Uniti, perché i bambini del viaggio della Francia sarebbero così seriamente interessati dalla mobilità? Lo stereotipo si sposa là con l'ignoranza.

L'altra frode: un gruppo sociale a problema

Anche se la parola Rrom, nome che un popolo si dà a sé stesso, sostituisce sempre più spesso quelli di zingaro e gypsy, nome dato da ignari ad indesiderabili, non è raro che sia il senso di "zingaro" o "gypsy" che resta dietro la parola "Rrom", trattato come politicamente corretto un po' al modo sviluppato nei paesi dell'Est sotto il comunismo. Una delle conseguenze è di sostituire l'identità culturale positiva, contributo al patrimonio europeo, con uno sguardo condiscendente su un vago gruppo di esclusi e miserabili. Conseguentemente, ogni persona che si alzerebbe socialmente di questa marginalità, cesserebbe di essere Rrom e quindi diventerebbe impropria alla rappresentazione dei Rroms ed al dialogo con le altre parti sociali, cosa che contiene allora questo popolo in un'incapacità intrinseca da prendere parte alla vita sociale e politica, eccetto sotto forma di pseudo-rappresentanti più o meno teleguidati dalle autorità locali, sempre gli stessi e mossi di posto in posto come sedie musicali. Se si aggiungono eterni i "tirocinanti", come se la popolazione rromani fosse composta soltanto da "jobards" che hanno necessità di formarsi per potere agire questo proprio quando esistono sistemi di regolazione sociale, politica ed anche giuridica molto al punto da secoli dal Rroms. Tutto sommato, queste competenze sono puramente e semplicemente scorse alla registrazione. Si allaccia così il circuito che impedisce qualsiasi vera partecipazione dei Rroms alla vita della città.

Cominciare a far passare il messaggio

Effettivamente, l'ignoranza quasi totale delle popolazioni sulla questione rromani è una delle cause di questo disagio ed occorre dunque cominciare con un'istruzione preliminare di queste popolazioni, un po' come nelle campagne pubblicitarie le mentalità sono bene cambiate in termini di violenze coniugali, di tabagismo, di incivilità nei trasporti o di molestia sessuale. Ma la tsiganophobie dipende dagli stessi instinti primitivi e potrebbe essere trattata in parte in uno stesso modo. Tuttavia, questo non interessa nessuno poiché i risultati sono troppo a lungo termine per gli eletti d'oggi... Mille giustificazioni sono trovate per evadere i progetti in questa direzione: dalle interpretazioni speciosi della Costituzione fino a "costrizioni tecniche" passando per semplici rifiuti senza spiegazione. Le possibilità di migliorare la situazione sono multipli, spesso molto economiche, ma ignorate delle autorità. Tuttavia con tali rifiuti, il paese si espone a termine a problemi sociali sempre più gravi ed irreversibili allora che le soluzioni sono a portata di mano per che vuole accettare la realtà.

Allora, chi avrà questa volontà politica: una gadji o un gadjio???

 
Di Fabrizio (del 04/05/2009 @ 09:31:02 in Europa, visitato 1727 volte)

Da Bulgarian_Roma

30 aprile 2009 FOCUS News Agency

Sofia - La Bulgaria è tra i paesi dove la minoranza rom si sente meno discriminata, lo rivela un'indagine UE sui diritti delle minoranze. Secondo quanto riportato, soltanto il 26% dei Rom in Bulgaria si sente vittima di discriminazione. La Bulgaria viene seconda nella lista dei paesi più tolleranti, subito dopo la Romania, dove il 25% dei Rom dice di essere discriminato.

La ricerca coinvolge sette stati membri UE - Bulgaria, Grecia, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Ungheria. La Repubblica Ceca è riportata come la meno tollerante verso la propria popolazione rom, dato che il 64% dice che i propri diritti non sono osservati.

 
Di Fabrizio (del 24/08/2010 @ 09:29:40 in Europa, visitato 1239 volte)

Gli euro-nomadi di Tanya Mangalakova | Sofia 19 agosto 2010

Sfruttano le possibilità dei mezzi di comunicazione elettronici e quelle dei voli low cost. Vivono divisi tra il "qui" del paese di origine e il "là" di quello che hanno scelto per lavorare. Utilizzano identità multiple. Sono gli "euro-nomadi", gruppo in continua crescita anche in Bulgaria

Ivanka lavora da ormai cinque anni in una clinica privata di Londra. Ogni due mesi, questa energica bulgara di 44 anni prende l'aereo e atterra all'aeroporto di Sofia, dove l'aspetta suo marito Krasimir.

Dall'aeroporto Ivanka e Krasimir vanno nella loro città natale, Stara Zagora, situata nella Bulgaria centrale, dove trascorreranno insieme una settimana. La loro figlia, Emanuela, si sta per laureare in filologia indiana all'Università di Sofia, e vorrebbe continuare con studi specialistici a Londra.

Ivanka ha preparato un programma di spostamenti per quasi tutto l'anno prossimo, basato sui voli low cost che connettono la capitale britannica a quella bulgara. "Con mio marito ogni volta ci separiamo per due o tre mesi, ma il nostro matrimonio non ne soffre. Nei dieci giorni che passiamo insieme in Bulgaria, non abbiamo davvero tempo per litigare", dice Ivanka.

"Mio marito non riesce a trovare lavoro a Londra, e io non voglio perdere l'occasione di una posizione ben pagata. Dopo il 1° gennaio 2007, data di ingresso della Bulgaria nell'Unione europea, il mio status di lavoratrice in Gran Bretagna è migliorato sensibilmente, e oggi sul mercato del lavoro ho gli stessi diritti dei colleghi inglesi".

La nostra conversazione avviene attraverso "Skype", lo strumento che permette ad Ivanka di mantenere i contatti con gli amici in Bulgaria e nel mondo. Per i nuovi "euro-nomadi" come Ivanka sono proprio i mezzi di comunicazione elettronici, insieme ai collegamenti low cost, a far cadere confini prima difficilmente valicabili.

Gli "euro-nomadi" stanno modificando le caratteristiche dell'istituzione matrimoniale in Bulgaria, in una forma difficilmente accettabile per le vecchie generazioni.

Maria, una pensionata di Sofia, l'anno scorso ha trascorso il suo settantesimo compleanno a Johannesburg, Sud Africa, ospite della figlia.

Maria guarda con un certo scetticismo al matrimonio di suo figlio Nikolay, medico di 42 anni, che lavora a Parigi, mentre la moglie vive a Ruse, sul Danubio, dove amministra un impianto tessile. Ogni mese Nikolay prende l'aereo per Bucarest (la capitale rumena si trova ad appena 70 chilometri da Ruse) per trascorrere qualche giorno con la famiglia.

Secondo l'etnografa Margarita Karamihova, tra gli emigranti esiste il modello della "doppia casa", divisa tra il "qui" (in Bulgaria) e il "là" (all'estero). Le basi di questo modello sono fornite dalla possibilità di aiutare finanziariamente i propri cari e di mantenere le proprietà nel luogo natale attraverso le risorse finanziarie frutto del lavoro lontano da casa.

In Bulgaria, gli "euro-nomadi" non sono solo specialisti qualificati come Ivanka e Nikolay. Ci sono anche lavoratori stagionali o impiegati nelle costruzioni o in agricoltura, i cui risparmi, spediti a casa attraverso la Western Union, sono di fondamentale importanza nel budget delle famiglie di origine.

Ritorno in Europa
Il crollo del regime comunista è coinciso con l'affermarsi del processo di globalizzazione. I bulgari, che vivevano dietro la cortina di ferro e che non potevano viaggiare liberamente, hanno così potuto riscoprire l'Europa e il mondo.

Negli anni '90 circa un milione di bulgari ha fatto le valigie verso i paesi sviluppati dell'Occidente, alla ricerca di una vita migliore. Nel decennio successivo l'emigrazione ha portato alla divisione della popolazione bulgara in due grandi gruppi.

Da una parte ci sono i nuovi nomadi, in continuo aumento, e nelle cui fila non figurano solo gli studenti e i lavoratori qualificati, che cercano la propria realizzazione professionale fuori dal paese, utilizzando le risorse messe a disposizione dalla globalizzazione e in continuo spostamento.

In questo gruppo infatti trovano posto anche i lavoratori non qualificati, che non hanno titoli di studio, ma sono riusciti comunque a trovare una nicchia di mercato in molti paesi dell'Ue, soprattutto nelle costruzioni, nell'agricoltura e nei servizi. Le famiglie dei nuovi nomadi sviluppano nuovi modelli: i coniugi vivono separatamente, viaggiano tra la Bulgaria e i paesi in cui lavorano, i loro figli studiano nelle università di Bruxelles, Londra, Vienna.

C'è poi un altro gruppo, che si posiziona agli antipodi del primo. E' il gruppo dei marginalizzati e dei condannati alla dimensione "locale". Utilizzando le chiavi di lettura del sociologo Zygmunt Bauman, quest'ultimi vivono "sotto il peso del continuo eccesso di tempo libero", che solitamente riempiono guardando soap-opera in tv.
In questo gruppo figurano gran parte dei pensionati bulgari, che trovano difficile viaggiare anche all'interno dei confini del paese, condannati all'immobilità da pensioni miserrime che spesso si aggirano tra i 100 e i 200 euro, risorse che permettono a malapena di pagare cibo e riscaldamento. Anche i poveri (gran parte dei quali è rappresentata dalla comunità dei rom) fanno parte di questo gruppo, che riesce a malapena o per nulla a godere dei vantaggi dell'ingresso della Bulgaria nell'Ue.

Identità multiple
Margarita Karamihova indaga i processi migratori e le sfaccettature dell'identità multipla dei musulmani bulgari nella regione di Satovcha, dopo l'ondata migratoria che ha colpito l'area dopo il 1998.
Principali destinazioni di quest'ondata sono state la Spagna, il Portogallo, la Grecia, Cipro, l'Italia e gli Stati Uniti. Secondo l'etnografa ognuno dei migranti ha solitamente a disposizione un "portafoglio" di identità, che utilizza in modo differente a seconda della situazione.


Passato il confine, sul territorio di altri stati vengono caratterizzati come cittadini bulgari, e si integrano facilmente nelle reti di rapporti formate dagli slavi dei Balcani. Con l'emigrazione si rafforza l'identità bulgara, mentre quella concorrente, turca, non viene attivata.

Gli emigranti in Europa occidentale provenienti da Satovcha utilizzano il vantaggio rappresentato dall'essere bulgari, oggi cittadini di un membro a pieno titolo dell'Unione europea, e al tempo stesso affermano con orgoglio la propria identità locale.

Secondo la Karamihova il caso di Satovcha mostra "una forte identità locale, slegata dalla destinazione di emigrazione e il cui centro reale-virtuale è il villaggio lasciato in Bulgaria, lì dove si trovano le tombe degli antenati".

Secondo l'etnografa Mila Maeva, i turchi di Bulgaria preferiscono invece emigrare in Germania, a causa della numerosa comunità turca presente nel paese, che li accetta con facilità e fornisce loro lavoro, potendo comunicare nella stessa lingua. Anche il buon livello di retribuzione influisce sulla scelta della destinazione di emigrazione.

Dopo la Germania i turchi di Bulgaria preferiscono l'Olanda e il Belgio. In Europa occidentale lavorano soprattutto nei cantieri, in agricoltura e (in Olanda) nelle serre.

Studiando le scelte identitarie in questa comunità, la Maeva ritiene che nella maggior parte dei casi i turchi bulgari preferiscano viaggiare con passaporti che riportano i loro nomi nella versione bulgara, a causa dei pregiudizi diffusi in occidente sulle comunità musulmane.

In questo caso il lavoro all'estero rafforzerebbe il senso di appartenenza alla comunità turca, ma anche a quella dei credenti musulmani. Dopo quella etnica e religiosa, tra i turchi di Bulgaria vengono in ordine di importanza l'identità nazionale (bulgara) e infine quella europea.

La libertà di movimento in Europa fornisce quindi ai bulgari varie possibilità di scelta identitaria. Tra tutte queste identità, in generale, quella sovranazionale ed europea è ancora la meno radicata e la più difficile da individuare.

Per chi è diviso tra Bulgaria e resto d'Europa, l'identità locale resta prevedibilmente quella più visibile. Sul sito di una delle organizzazioni di emigranti bulgari all'estero, ad esempio, è stato pubblicato lo scorso giugno il seguente invito a partecipare ad un incontro a Madrid.

"Alla vigilia del 21 giugno, il giorno più lungo dell'anno, anticamente festa del fuoco del dio Sole, gli antichi bulgari si riunivano in località sacre per celebrare riti con cui si pregava per il bene e la salute del popolo... Siamo convinti che, nell'Europa senza confini di oggi, noi bulgari dobbiamo conservare la nostra identità spirituale più che mai".

 
Di Fabrizio (del 02/08/2007 @ 09:29:07 in Kumpanija, visitato 1660 volte)

Da Mundo_Gitano

Por: LORENZO ARMENDARIZ GARCÍA**

Quando inizia ad interessarmi nel sorprendente mondo dei Gitani messicani, a provare a recuperare le orme di mio nonno, "el Hungaro", che conobbi pochissimo, il destino mi condusse verso la famiglia Costich, che amo e rispetto come il mio proprio sangue. A partire da quel momento mi introdussi in un universo di viaggi, storie ed esperienze che mi hanno  segnato per la vita.

I forti legami emotivi che mi uniscono a varie famiglie Gitane mi hanno permesso di ascoltare narrazioni dalla loro viva voce, che costituiscono la storia orale di questo popolo. Nel contempo, le mie lunghe visite a diversi accampamenti han reso possibile conoscere la quotidianità dei rappresentanti della vita Gitana.

I Gitani han saputo adattarsi alla cultura messicana e alcune icone nazionali sono presenti nelle loro case. Il 6 gennaio i Gitani Ludar commemorano i loro defunti ed iniziano l'anno nuovo. Durante la Settimana Santa, i Ludar non lavorano, si aiutano però vendendo salvavita e palle sulla spiaggia. Montano anche piccoli trucchi visuali.

Anche se è difficile precisare con esattezza in quale anno arrivarono in Messico le prime migrazioni di Gitani, probabilmente alla fine del secolo XVI e poi durante i primi anni delle loro conquiste in America, tanto la Spagna che il  Portogallo cominciarono ad espellere verso le nuove colonie i gruppi di Gitani che vagabondavano nelle terre europee. Molti di questi Gitani erano di origine ungarica, dato che in quel periodo il vasto impero spagnolo comprendeva le terre austriache. La presenza Gitana più antica in America di cui si ha conoscenza proviene dal Brasile e data 1574. Mi consta che il popolo Gitano si trova oggi principalmente in Argentina, Perù e Brasile, però anche in Colombia, Uruguay, Cile, Guatemala, El Salvador, Honduras, Puerto Rico ed in misura minore a Cuba.

Le prime testimonianze sulla presenza Gitana in Messico di cui ho notizia, appaiono nelle note di Albert Guilliam, viaggiatore statunitense che percorse tra il 1843 e il 1844 il nord e il centro del Messico e menziona i Gitani commercianti che giravano il paese. Anche il norvegese Kart Lumholtz ne allude nella sua opera "El México Desconocido":

"Mi sorpresero all'improvviso le allegre chiacchiere e lo strano aspetto di un gruppo di gente dai lunghi capelli sciolti che stavano bagnando alcuni grandi cavalli [...] L'occupazione principale degli uomini è di calderai [...], inoltre commerciano cavalli [...] Molti erano bosniaci e non mancavano alcuni turchi e greci che portavano orsi e scimmie, però la maggioranza erano originari dell'Ungheria, ungari vengono chiamati in tutto il Messico. Molti parlano bene l'inglese e il francese, ed uno di loro mi disse che suo padre conosceva il mio paese"

In effetti, in Messico, al pari di molti paesi dell'America Latina, li si conosce col nome generico di "húngaros" perché considerati originari di questo paese, però la loro vera origine è nel nord dell'India.

L prima grande migrazione documentata in Messico si da a partire dal 1890 e proviene principalmente dall'Ungheria. Più in là arrivarono gruppi rumeni con l'intenzione di entrare negli Stati Uniti. Un'altra grande ondata di migrazione avvenne tra il 1920 e il 1926, a causa del razzismo contro questo popolo che si intensificò dopo la I guerra mondiale. Si trattava di famiglie polacche ed ungheresi che decisero di cercare la fortuna negli Stati Uniti, molte delle quali si fermarono in Messico. Pochi anni prima, altri Gitani russi avevano fatto lo stesso fuggendo dai moti rivoluzionari. Dato che il Messico aveva al tempo una politica immigratoria abbastanza flessibile ed accoglieva senza discriminazioni qualsiasi straniero, le famiglie Gitane arrivavano dalla Francia in Messico passando da Cuba. Queste facilitazioni terminarono con la promulgazione della legge sull'immigrazione nel 1930, con la quale venne limitato l'ingresso nel paese di perseguitati politici ed esiliati.

In Messico vivono pochi Gitani di origine spagnola, la maggioranza arrivarono da Ungheria, Polonia, Grecia, Bosnia, Yugoslavia, Turchia, Francia e Romania. Il Gruppo maggioritario è quello dei Rom, diviso in clan e sottogruppi principalmente di Kalderash, Husos, Grecos, Xoraxai, Xoropesti y Hungaresdos. Parlano il romaní, lingua imparentata col sanscrito ed arricchita con prestiti dialettali di altri idiomi. Vivono stabilmente nelle grandi città e centri mercantili, intraprendendo senza dubbio lunghi viaggi col pretesto di strategie commerciali, però la vera ragione è la nostalgia per il viaggio stesso. I rumanos son Ludar e parlano rumeno antico, anche se le nuove generazioni hanno perso completamente questa lingua. Son nomadi, anche se qualcuno mostra l'intento di stabilizzarsi, però la tentazione di mettersi in cammino è più forte di qualsiasi comodità della vita sedentaria. I Ludar chiamano Gubert i Rom e questi a loro volta si riferiscono ai Ludar come Boyhás, ed entrambe si autodenominano "paisanos" per differenziarsi dai non-Gitani.

A parte le loro affinità, i Rom e i Ludar marcano le loro differenze. Senza dubbio, mantengono relazioni commerciali e di mutuo aiuto. Per riferirsi ai non-Gitani, i Rom li chiamano gadye ed i Ludar nians, nel caso maschile, e surva al femminile.

Il matrimonio avviene generalmente tra membri dello stesso gruppo, però son possibili matrimonio tra un uomo Rom ed una donna Ludar ed il matrimonio con donne non Gitane, mentre è quasi inesistente quello tra un non-Gitano ed una donna Gitana.

Ambedue i gruppi professano principalmente la religione cattolica, anche se è importante la presenza della chiesa ortodossa ed evangelica La Vergine di Guadalupe è la patrona dei cattolici, e Malverde, bandito convertito in santo il cui santuario si trova a Culiacán, Sinaloa, è molto popolare tra i Gitani viaggianti del nordovest del paese. Nonostante l'essere cattolici, molte delle celebrazioni importanti come il battesimo o il matrimonio avvengono con i vecchi costumi. Quello che per molti sarebbe superstizione, per loro sono codici che rispondono al non detto, ad azioni senza spiegazione verbale che devono compiersi perché l'ordine delle cose continui secondo il suo passo. Queste azioni si portano col sangue ed iniziano da quando si nasce, così molti gruppi non tagliano i capelli del neonato prima del battesimo. Inoltre si evitano i fiumi ed i cimiteri, perché possono danneggiare il bebé. Come protezione bastano una tirata d'orecchi ed un buffetto. Ci sono cose che non si menzionano perché causano dolore, come i defunti e le disgrazie. Quello che si deve fare o dire regola ogni atto del Gitano. Durante il battesimo i padrini depositano una moneta sotto il bambino mentre lo vestono e lo cullano. Questa moneta sarà conservata per sempre. Tutto questo è diretto alla buona sorte, che sia protezione, salute o denaro.

Il commercio è fondamentale per la terza premessa. Durante i loro primi anni dell'arrivo in terra americana furono commercianti ed esperti nel lavoro dei metalli, principalmente i Kalderash o “Caldereros”. I Ludar hanno un'antica tradizione di artisti e la loro principale attività è sempre stata lo spettacolo artistico.

Però quando in Messico arrivò il cinema, tanto i Rom che i Ludar si trovarono di fronte al progresso. Il cinema ambulante fu per entrambe i gruppi la principale attività economica per varie generazioni. Questa nuova scoperta fu portata nei posti più reconditi, prima con muli e carretti e dopo con veicoli motorizzati. Con loro viaggiava il progresso, e le popolazioni rurali conoscevano, a parte il cinema, anche l'energia elettrica generata da piccoli impianti. Senza rendersene conto, i Gitani cominciarono a far parte della storia culturale del paese. Gli anni '50, '60 e '70 del secolo passato costituirono gli anni d'oro del cinema ambulante. La decadenza di questa attività data alla fine degli anni '80 del secolo scorso, con l'introduzione degli apparati video e delle antenne paraboliche nella provincia messicana. A partire da questo momento fu necessario trovare alternative economiche. I Rom si inclinarono alla riparazione di macchinari e principalmente alla compra vendita di automobili. Invece, i Ludar recuperarono l'antica vocazione e convertirono le tende da cinema in teatri ambulanti dove dispiegare le loro doti di maghi, fachiri, illusionisti, pagliacci, imitatori e qualsiasi altra manifestazione artistica di moda.

Le strategie economiche dei Ludar sempre si sono incamminate verso le attività che permettano loro di continuare la transumanza. E' la loro ragione di vita, per cui il destino ed il motivo non sono importanti, ma il pretesto del viaggio. Mettere a dura prova il cammino fortifica l'animo e non esiste piacere uguale al vincere la routine. Quando viaggio con le carovane condivido la stessa sensazione di affrontare l'imprescindibile, che soccombe di fronte al potere dell'improvvisazione. Paesaggi che si trasformano costantemente e che senza dubbio sono familiari e vicini. Le notti al cielo aperto premiano la fatica della giornata e propiziano il racconto di nuove esperienze che diventeranno parte della storia di questo popolo. Non esiste limite alla creatività, così uomini, donne e bambini risolvono qualsiasi imprevisto in maniera spontanea. La notte, col suo silenzio interrotto da una voce che annuncia la prossima pellicola od il seguente artista, propizia la libertà che risiede in un cielo popolato di stelle e pareti che si spingono sino all'orizzonte.

Con la loro capacità naturale di adattarsi alle condizioni di ogni paese, tanto i Rom che i Ludar fronteggiano i movimenti economici del Messico, risolvendo con il loro istinto peculiare le vicissitudini dei cambi politici. Ambedue i gruppi appartengono a questa terra e formano parte intrinseca della cultura messicana, in un paese che ha permesso loro di essere liberi, condizione che forma parte indissolubile della sua idiosincrasia.

* Artículo originalmente aparecido en: Nacional Geographic en Español. Abril de 2001. Pp. 102-109.

** La búsqueda de sus ancestros Gitanos llevó a Lorenzo Armendáriz García a emprender un constante ir y venir que es parte esencial de la naturaleza de este pueblo. Gracias al apoyo y la beca que recibió de las organizaciones mexicanas FONCA y PACMYC, pudo recorrer gran parte de México y ha logrado recabar un registro fotográfico y cultural invaluable. Sus esfuerzos han sido recompensados, pues fue invitado por la Unión Romaní Internacional (IRU, por sus siglas en inglés) a participar en el Quinto Congreso Internacional del Pueblo Gitano como delegado en julio de 2000, y en la formación del Parlamento Gitano

 
Di Fabrizio (del 25/02/2009 @ 09:27:21 in Europa, visitato 1936 volte)

Da Roma_Daily_News

COMUNICATO STAMPA GREEK HELSINKI MONITOR [Traduzione in inglese di GHM dall'articolo originale in greco su http://www.e-tipos.com/newsitem?id=75693 (da me ritradotto in italiano)]

I Rom di Aghia Varvara (municipalità della Grande Atene, con una sostanziale presenza di Rom) lo chiamano "esempio della razza". E' cresciuto e ha frequentato la scuola locale, completando i suoi studi alla Facoltà di Medicina di Atene e la sua specialità medica all'ospedale "Sotiria". Ha aperto il suo studio e qualche tempo fa è stato nominato nel ramo regionale dell'IKA (il principale Fondo di Sicurezza Sociale greco, che ha anche una clinica regionale). Il 42enne specialista dei polmoni Christos Vassileiou si sente orgoglioso di aver infranto il "muro" di analfabetismo e di essere diventato un modello per la nuova generazione di Zingari. "Per gli standard della mia razza, è rivoluzionario lavorare nel campo medico."

La strada per l'Università e della realizzazione professionale è stata tutt'altro che facile. "Se sei uno Zingaro, non puoi aspettarti aiuto da nessuna parte. Trovi solo muri e porte chiuse. Attraverso questo percorso devi mantenere le orecchie chiuse e rimanere impegnato sulle tue mete.

Per molti anni ho cercato, ma invano, di ottenere un lavoro in ospedale. Ho portato pazienza ed alla fine sono stato ricompensato. Sono anche stato fortunato. Se fossi nato in un'altra città, forse non ce l'avrei fatta". Molti Zingari che vivono ad Aghia Varvara, hanno fatto in modo di assicurarsi una vita decente. "Sono stati fatti alcuni passi. Diciamo che è una delle aree dove vive l'elite degli Zingari. [Puoi trovare] gente istruita, dottori, studenti che hanno buoni voti, uomini d'affari. Il modello Aghia Varvara dev'essere ampliamente promosso e costituire un esempio per tutti gli insediamenti. Nella maggior parte dei quali, i genitori non possono permettersi il latte per i loro figli e raccolgono tutto ciò che possono trovare nella spazzatura per poter vivere".

Nell'accampamento di Aghia Sofia e Dendropotamos in Tessalonica, nell'accampamento di Sofades a Karditsa e Nea Smirni a Larissa, la gran maggioranza dei Rom vive in baracche senza acqua corrente, fognature ed elettricità. A Votanikos (nel centro di Atene) i bambini giocano accanto ai topi morti. Nell'area di Psari ad Aspropyrgos, in campi con antichi alberi d'olivo e mucchi di rifiuti e di macerie, circa 100 famiglie vivono in tende e baracche di legno. Anche ad Aghia Vaarvara d'altra parte, la "città modello", rimangono irrisolti bisogni di base nei campi dell'istruzione e dell'assistenza medica. Vicino a Vassileiou vivono bambini senza nessun documento, che non parlano greco e non sono mai andati a scuola. "Non possono nemmeno andare in ospedale. Non hanno assicurazione medica o libretto sanitario. Non hanno nome. Le più grande afflizioni sono l'analfabetismo, la disoccupazione e la ghettizzazione nelle scuole. A Zefyri (un'altra municipalità vicino alla grande Atene con una significativa presenza di Rom), c'è una scuola primaria dove quasi tutti gli alunni sono Rom. Nessuno manda i propri bambini a frequentare quella scuola. Come possono i giovani integrarsi in una società che li tiene ai margini? Lo stesso fenomeno si può osservare in altre aree, come ad esempio in Chalkida o Tessalonica."

Adesso da alcuni mesi, visita due volte a settimana gli uffici dell'Associazione Culturale Zingara Pan-Ellenica ed esamina gratuitamente i Rom con problemi respiratori. "Molti di loro iniziano a fumare da quando hanno otto anni. Quando sono sulla quarantina, i loro polmoni sono distrutti". Due o tre volte all'anno visita gli accampamenti in varie aree del paese e aiuta quelli che ne hanno bisogno, esaminandoli o fornendo loro le medicine. "Provo a star loro vicino. Dato che lo Stato non se ne cura, la responsabilità ricade su di noi che abbiamo scelto di contrastare il fato di quanti appartengono alla nostra razza. Abbiamo il dovere di riempire il gap lasciato dallo Stato".

"Il terzo mondo è vicino a noi"

"A scuola mi hanno insegnato storia greca antica. La Grecia è la mia patria, il mio paese. E se sarà il caso, la difenderò. D'altra parte ci sono giovani Zingari che non hanno gli stessi sentimenti. Lo Stato deve assegnare priorità all'integrazione dei nostri bambini nella società". Le stime riguardo la dimensione della comunità Rom in Grecia variano. Greek Helsinki Monitor considera che ci siano 350.000 Rom, ma la Confederazione Pan-Ellenica dell'Associazione dei Rom Greci (POSER) fa una stima di 714.000. "Non è importante quanti siamo ma in che condizioni viviamo". Nel nostro paese ci sono approssimativamente 250 comunità di Zingari. In molti accampamenti dove vivono "gli abitanti delle tende", il 99% sono positivi all'epatite A, mentre il 50% lo è all'epatite B. Il 90% dei Rom che vive in Grecia è analfabeta, il 40% disoccupato e l'80% non hanno nessuna assicurazione sociale. "Ci si ricorda di noi solo in caso di incidenti che attraggono cattiva pubblicità. E durante le elezioni". Ora da alcuni mesi, Vassileiou sta riunendo informazioni riguardo le condizioni di vita del suo popolo. "La nostra unica soluzione risiede nell'appellarci alle agenzie dell'Unione Europea. Abbiamo compilato documenti con i nostri desideri e promesse. Sento sempre la gente che parla dei bambini del terzo mondo. Se visitassero Aspropyrgos, lo incontrerebbero. Vivono accanto a noi. Tra di noi."

GREEK HELSINKI MONITOR (GHM)
Address: P.O. Box 60820, GR-15304 Glyka Nera
Telephone: (+30) 2103472259 Fax: (+30) 2106018760
e-mail: office@greekhelsinki.gr  website: http://cm.greekhelsinki.gr

 
Di Fabrizio (del 20/11/2007 @ 09:26:37 in media, visitato 1396 volte)

L'assessore Zanella: "Il comune ha sostenuto il progetto del Padiglione, a cui hanno partecipato davvero tantissimi giovani"

Oltre ventimila visitatori in cinque mesi: questo il risultato di "Paradiso perduto", il primo Padiglione Rom presente quest'anno alla Biennale di Venezia, realizzato grazie alla collaborazione dell'Osi - Open Society Institute di Budapest, del Comune di Venezia, della Biennale e di altri enti finanziatori internazionali. L'idea di allestire un Padiglione Rom nasce dalla duplice volontà di mostrare l'arte contemporanea Rom ad un ampio pubblico internazionale e di stimolare il dibattito sul ruolo della cultura Rom e sulla loro stessa identità nella società europea, proprio nel momento in cui si allargano ad est i confini dell'Unione Europea.

"Il Comune di Venezia" ha spiegato l'assessore comunale alla Produzione culturale Luana Zanella, intervenuta oggi alla cerimonia di chiusura del Padiglione "ha sostenuto il progetto del Padiglione, arricchendolo con la manifestazione collaterale "Si Rom!": una serie di feste, incontri e concerti iniziata il 16 settembre e conclusasi ieri, 15 novembre, con la festa-concerto "Electric Gipsy Night" a Parco San Giuliano, "a cui hanno partecipato davvero tantissimi giovani", come ha testimoniato l'assessore stessa, presente all'evento. Oggi Venezia, ha continuato Zanella, porta avanti la sua lunga tradizione di apertura e dialogo con popolazioni provenienti da luoghi piú o meno lontani, tra cui anche Rom e Sinti, come testimonia un documento del 1378, rinvenuto a Nauplia, in Grecia, in cui la Repubblica Serenissima conferma ai Rom i privilegi già garantiti loro dall'Impero bizantino. Nel ricordare l'impegno decennale dell'Amministrazione comunale nel cercare modalità di coesistenza con i Rom e i Sinti italiani presenti nel territorio, l'assessore ha espresso rammarico per la campagna negativa di cui sono fatti oggetto i Rom ultimamente, sottolineando come essa crei abissi laddove c'è bisogno di dialogo e vicinanza tra le persone. Proprio per questo Zanella ha concluso il suo intervento auspicando che al primo Padiglione Rom ne seguano altri in futuro, citando la disponibilità del Casinó di Venezia a collaborare in tal senso e, piú in generale, a sostenere iniziative legate ai nuovi paesi dell'Unione Europea.

La cerimonia di chiusura del Padiglione è stata accompagnata da un breve concerto eseguito da due violinisti, Andrea Boni e Lazos Sarközi, e da un suonatore di fisarmonica, Zoltan Ökrös, studenti dell'Accademia musicale "Ferenc Lizst" di Budapest, vincitori di una borsa di studio dell'Osi per la migliore iniziativa di musica Rom (red).

 
Di Fabrizio (del 29/06/2007 @ 09:25:43 in scuola, visitato 1936 volte)

By Marianna Tziantzi - da Roma_Rights

Paraskevoula Sambanis è una bellissima ragazza rom con occhi scintillanti, e domenica è stata protagonista del popolare programma televisivo "Protagonisti" di Stavros Theodorakis. La ragazza undicenne, che vive ad Aspropyrgos nell'Attica occidentale, è l'unica nella sua vasta famiglia che sappia leggere e scrivere. Non vuole maritarsi giovane, ma intende prima terminare gli studi e diventare pediatra. Ce la farà? Forse, se supererà grandi ostacoli.

La vediamo mentre poggia i suoi libri in una piccola tenda issata in un vecchio hangar, questo è il suo studio. Con i libri di testo per terra, Paraskevoula studia a gambe incrociate. A notte, continua al chiarore di una lanterna.

La telecamera vuole catturare gli aspetti più interessanti della vita nell'accampamento rom - le facce espressive, i bambini che giocano all'aperto, l'agitarsi dei corpi con la musica. Ma le immagini soo accompagnate da storie che sono tutto tranne che fotogeniche: storie di povertà, analfabetismo, fogne a cielo aperto, malasanità ed esclusione sociale.

E la scuola?

"La scuola è bruciata," rimarca Paraskevoula casualmente.

E' così, anche se la scuola non è andata a fuoco casualmente. Persone non identificate hanno appiccato le fiamme durante le vacanze di Pasqua ad aprile. Il programma mostra tre containers con le pareti carbonizzate. I tre containers una volta erano la scuola.

Qui è dove Paraskevoula e altri 50 bambini rom avevano le loro lezioni, separati dagli "altri".

Questa è la grande notizia, la sfida per ogni giornalista, ma sfortunatamente mal si coniuga col format di questo tipo di show, che si focalizza sulle personalità, non sulle notizie. Quello che potrà influenzare il futuro della giovane Paraskevoula, viene solo accennato.

La scuola rom fu creata a settembre 2005, per la pressione dei genitori che non volevano i loro figli nella stessa classe dei Rom. Ma precedentemente vennero sfondate le finestre, poi apparvero graffiti offensivi, venne rubato l'impianto di condizionamento, e questa Pasqua sconosciuti assalitori hanno terminato la lista dei sabotaggi.

Quando apre una scuola, chiude una prigione, le voci circolano. Ma cosa succede quando brucia una scuola? La notizia dell'incendio ha impiegato sei settimane per arrivare ai media. Le comunità rom non hanno blogs per pubblicizzare le loro sofferenze.

"Protagonisti" è uno show con la sua specifica attitudine, un passo rapido, un buon lavoro di telecamera e direzione. Si avvicina ai suoi soggetti con sensibilità e tenerezza. In questo caso la ragazzina era un soggetto affascinante, ma non si deve dimenticare che la vita è il protagonista più perfido di tutti.

 
Di Fabrizio (del 26/05/2012 @ 09:25:37 in Europa, visitato 1272 volte)

Termometro Politico I rom nell'Europa orientale, ovvero come ti demonizzo il diverso - Pubblicato il 22 maggio 2012 da EaST Journal - di Simona Mattone, da Bucarest

L'otto aprile è stata la giornata internazionale dei Rom e dei Sinti. In ogni paese le giornate internazionali hanno odori diversi. Profumano di vittoria, o di sconfitta. A volte di superfluo. Bucarest, capitale del paese con la più numerosa popolazione rom, ha proposto una giornata di documentari e di informazione. In un cinema, un po' d'altri tempi, senza molta pubblicità. Una ventina di ragazzi, due o tre teste bianche e lo schermo. Passano le ore, e le storie si intrecciano. Ragazzini che arano campi - si parla di garantire l'accesso scolastico a tutti-, e roulotte che cercano di raggiungere la Francia, ancora, dopo l'ennesima espulsione, perché "qui in Romania non si può più stare". C'è un villaggio di 700 persone, costruito al confine tra due distretti, che non riceve né acqua, né luce. Né documenti. Se non quelli temporanei, concessi occasionalmente da qualche partito in vista delle elezioni, e poi ritirati.

E' chiaro: la considerazione dei rom è pessima. L'informazione è pessima. Ci si dimentica spesso che sono uomini. Anche qui, dove la maggior parte non vive in baracche, ma lavora, svolgendo le professioni più umili. Nei più casuali dialoghi con la gente, uno straniero in Romania viene informato della differenza tra romeni e rom, almeno una volta al giorno. "Non siamo gypsies, non siamo tigani, non siamo zingari. Noi non rubiamo". L'immagine è senza dubbio quella proposta dai media. La capacità dei media romeni di influenzare l'opinione pubblica lavora su costruzione e diffusione di stereotipi negativi riguardanti i rom.

Una ricerca condotta quasi dodici anni fa dall'Accademia Catavencu è ancora rilevante, ci mostra come il gioco sia sempre lo stesso: si demonizzano la povertà, le tradizioni ed i costumi, ed il collegamento tra criminalità ed etnia rom è diretto. E poi c'è la mafia tiganeasca. Fa quasi sorridere sentire una donna rom parlare di un vicino poco simpatico apostrofandolo come "zingaro".

Ci sono 12 milioni di rom in Unione Europea. Non hanno un paese d'origine, e la maggior parte ha ormai messo le proprie radici nell'Europa balcanica. Ma chi sono davvero, e da cosa scappano?

Dal rapporto 2009 di EU-MIDIS, indagine condotta dall'Agenzia dei Diritti Fondamentali sulle minoranze europee, emerge che la popolazione Rom raggiunge i più alti livelli di discriminazione nei Paesi dell'Est Europa. Intolleranza accentuata dall'eredità socialista, ma ben più antica.



In Repubblica Ceca si è riportato il livello di discriminazione più alto, un 64%. I rom in Bulgaria e in Romania se la passano meglio, dicono le statistiche. Solo il 4% dei Rom in Grecia completa l'educazione primaria. Anche nei paesi dove l'analfabetismo non è fra i maggiori problemi, la proporzione di quelli che decidono di continuare gli studi è preoccupantemente bassa.

Anche se con un solo rappresentante di origini rom a Bruxelles, diversi progetti sono stati promossi dal Concilio d'Europa e dalle Commissioni Europee incaricate, per l'abbattimento di pregiudizi, attraverso il sostegno di politiche di integrazione ed inclusione. Tutto dovrebbe partire dall'istruzione. In questo particolare contesto sociale garantire l'accesso all'istruzione alle nuove generazioni non è scontato, né altrettanto sufficiente. Qualora i bambini rom abbiano la possibilità di frequentare le scuole, nella maggior parte dei casi vengono indirizzati in strutture solo per rom, con bassa qualità di insegnamento, o raggruppati in classi separate. Addirittura in scuole speciali, per disabili, provocando facilmente l'abbandono degli studi. Questo è un messaggio profondamente diseducativo anche per chi rom non è. La segregazione ha una doppia faccia: impedisce il contatto tra le diversità, in un contesto neutro.

Ed ecco un Est, emarginato dalla visione eurocentrica che lo definisce come produttore di lavavetri e campi nomadi - già la parola campo dovrebbe farci sobbalzare - che emargina. I rom nei loro villaggi, gli altri nelle loro città. Società parallele, all'Est come all'Ovest, al Nord come al Sud.

Da EastJournal

East Journal è un progetto di giornalismo partecipativo che nasce dal basso, fatto da giovani e senza fini di lucro. East Journal è una testata registrata presso il Tribunale di Torino, n° 4351/11, del 27 giugno 2011. I contenuti sono condivisi con Termometro Politico grazie alla partnership nata da marzo 2012 tra le due testate giornalistiche. Il nostro obiettivo è quello di raccontare la "nuova" Europa, quella dell'est, che rappresenta il cuore antico del vecchio continente. La cultura e la storia ci insegnano la comune appartenenza. L'europeismo critico è dunque una nostra vocazione. Tra i nostri temi più cari figurano poi la tutela delle minoranze, l'analisi dell'estremismo di destra, la geopolitica energetica, il monitoraggio del crimine organizzato transnazionale.
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Di Fabrizio (del 27/08/2010 @ 09:25:33 in Italia, visitato 2431 volte)

Preambolo (ovvero, giramento di palle): Da due settimane l'Unión Romanì ha indetto una grande manifestazione EUROPEA a Parigi il 4 settembre, contro il razzismo e l'antiziganismo, che veda la partecipazione di Rom e Sinti da tutto il continente (anche italiani, sì, anche loro). Va detto, che lo stesso giorno si terranno svariate manifestazioni in altre città europee, collegate all'evento parigino.
Buon ultima si è aggiunta l'Italia, con il comunicato che riporto qui sotto (a dimostrazione che sono una persona gentile). Tanti punti esclamativi, ma neanche una riga è dedicata alla manifestazione di Parigi, dove i firmatari erano attesi, e l'impressione è che da noi smuovere il fondoschiena senza un gettone presenza sia molto faticoso. In coda troverete anche l'elenco dei promotori (chi in buona e chi in malafede).
Io a Parigi ci sarò, voi scegliete quel che volete.

From: Daniela De Rentiis spithrom@webzone.it
Date: 08/26/2010 12:45PM
Subject: URGENTE DA SANTINO SPINELLI

Il COORDINAMENTO NAZIONALE ANTIDISCRIMINAZIONE

Mobilita Rom e Sinti e tutti gli amici Sabato 4 settembre 2010 in un corteo civile lungo le strade di Roma per dire:

- STOP A RAZZISMO E DISCRIMINAZIONE CONTRO I ROM E SINTI!
- STOP AI CAMPI NOMADI!
- BASTA USARE ROM E SINTI COME CAPRI ESPIATORI E CARNE DA MACELLO PER FINI POLITICI
- STOP ALLE NUOVE FORME DI DEPORTAZIONE!!

Il Ministro Maroni con un intervento al Corriere della Sera ha ufficialmente aperto la campagna elettorale che verterà ancora una volta sul problema della sicurezza e i predestinati ad essere usati come carne da macello e agnelli sacrificali saranno i Rom e Sinti.
Il Corriere della Sera ha intervistato il Ministro senza dare alcuna possibilità ai Rom e Sinti di replicare.
I soliti articoli a senso unico!!
La comunicazione in Italia è pura propaganda e non informazione. Quando si tratta di Rom e Sinti non c'è mai contraddittorio!!
Ciò che sta accadendo in Francia ai Rom ci indigna come uomini prima che come cittadini italiani, europei e cittadini del mondo. Basta deportazioni!!
I Rom e Sinti hanno pagato un prezzo altissimo durante la Seconda guerra Mondiale: i 500 mila Rom e Sinti massacrati dai nazifascisti senza che
questo evento si sia impresso nella memoria collettiva!!
I media asserviti al potere mettono in evidenza solo gli effetti devastanti della discriminazione senza rilevare le cause che li determinano di cui sono responsabili le stesse decisioni del governo.
Sarkozy e Maroni mostrano i muscoli contro bambini, donne e vecchi che non possono difendersi in nessun modo!!
Ai Rom e Sinti solo la cronaca, mentre gli eventi culturali sono oscurati!
La società civile deve essere informata e deve reagire!
L'integrazione passa attraverso i Fondi Europei e non dalle tasche degli italiani come invece si fa credere!

INVITATE EMAIL ADERITE E FATE ADERIRE!!

Alexian Santino Spinelli (musicista e docente universitario Rom)
Moni Ovadia (artista)
Nazzareno Guarnieri (PresiDente della Federazione Romanì)
Radames Gabrieli (Presidente Federazione Rom e Sinti Insieme)
Sergio Giovagnoli (Presidente l'Apis -Roma)
Valerio Tursi (Presidente Arci Solidarietà -Roma)
Carla Osella (AIZO Rom e Sinti Torino)
Stefano Galieni (giornalista di Liberazione)
Andrea Castelfranato (musicista Lanciano CH)
Diana Pavlovic (attrice Rom Milano)
Yuri De Bar (Consigliere Comunale Sinto Mantova)
Gennaro Spinelli (studente e musicista rom Lanciano CH)
Marian Serban (musicista rom Roma)
Luciano Pannese (musicista Castelluccio Valmaggiore FG)
Luciano Di Giandomenico (direttore d'orchestra -l'Aquila)
Luca Marziali (musicista Civitanova Marche)
Giulia Di Rocco (Ass. Them Romano Lanciano CH)
Antonietta Spinelli (Ass. Thèm Romano Pratola Peligna AQ)
Gianni Novelli (CIPAX Roma)
Marco Brazzoduro (docente universitario Roma)
Nico Arcieri (musicista Bisceglie .BA)
Giani di Claudio (Regista Pianella CH)
Luca Krstic (regista Pescara)
Gennaro Spinelli (commerciante Rom Lanciano CH)
Giulia Spinelli (casalinga Rom Lanciano CH)
Valentina De Rosa (parrucchiera romnì Lanciano CH)
Orietta Cipriani (musicista Pescara)
Lena Persiani (operaia rom - Palena CH)
Roberto Malini (Everyone)
Marco Livia (Acli Roma)
Daniela De Rentiis (Associazione Thèm Romanò Lanciano CH)
Tamara Bellone (docente universitaria Torino)
Rosa Spinelli (dipendente comunale di etnia rom Lanciano CH)
Amelia Spinelli (imprenditrice di etnia rom Lanciano CH)
Piera Tacchino (Ass. Piemonte Grecia Santorre di Santarosa Torino)
Alma Azovic (mediatrice culturale Rom Torino)
Giulia Spinelli (commerciante di etnia rom - Lanciano CH)
Olimpio Cari (Pittore Sinto Bolzano)
Bruno Morelli (pittore Rom Avezzano AQ)
Gennaro Cieri (operaio rom Atessa CH)
Luigi Cieri (Operaio Rom Pescara)
Angela Cieri (Casalinga di etnia rom Paglieta CH)
Silvia Faugno (Cantante lirica Pescara)
Federica Zanetti (docente Universitaria Bologna )
Miriam Mehgnagi (cantante Roma)
Glenis Robinson (Everyone - Roma)
Fabio Parente (Fabulafilm regista e produttore - Roma)
Gennaro Bevilacqua (imprenditore Rom -San Vito Chietino CH)
Orhan Galius (Giornalista Rom Olanda)
Bajram Osmani (giornalista rom.Ass. thèm romanò -Brescia)
Vladimiro Torre (Sinto, presidente Ass. thèm Romanò di Reggio Emilia)
Jovan Damianovic (Deputato Rom Repubblica Serba)
Bajram Haliti (avvocato, scrittore rom - Serbia)
Alija Krasnici (scrittore Rom - Serbia)
Juan De Dios Ramirez Heredia (Union Romanì - Spagna)
Antonio Torres (Union Romanì - Spagna)
Loredana Galassini (giornalista - Roma)
Alberto Custodero (Giornalista - Roma)
Davide Spinelli (studente universitario Rom Ortona CH)
Giulia Spinelli (studentessa di etnia rom Lanciano CH)
Evedise Spinelli (studentessa di etnia rom Lanciano CH)
Antonio Ranieri (musicista Lanciano CH)
Liviana Ranieri (musicista Lanciano CH)
Gianni Di Fonso (giostraio Rom - Lanciano CH)
Bruno di Fonzo (ingegnere Argenta FE)
Paolo Barabani (cantante Argenta FE)
Cristiana Arena (musicista - Pescara)
Gianluca Magagni (AIZO Rom e Sinti -Trento)
Claudio Bocci (Ass. Altrevie Roma)
Franca Minnucci (attrice - Pescara)
Franco Rossi (Ass. Cult. Colonos - Udine)
Maria Grazia Dicati (Federazione Romanì - Piove di Sacco PA)
Salvo Di Maggio (Cooperativa ERMES - Roma)
Guido Cohen (Consigliere Comunità Ebraica - Roma)
Gaetano Maffia (regista - Roma)
Franco Mancuso (Roma)
Adriano Mordenti (Artista Roma)
Mariella Valente (IDV Livorno)
Franco Guarnieri (operaio rom Pescara)
Gino Di rocco (studente universitario rom Lanciano CH)
Giuseppe Di Rocco (imprenditore rom Francavilla al Mare CH)
Umberto Di Nella (imprenditore rom Vinchiaturo CB)
Tommaso Di Nella (commerciante rom Lanciano CH)
Maria Rosa Sisto (pediatra Francavilla al Mare CH)
Roberta Sangiorgi (presidente Associazione Ex e Tra Mantova)
Pino Petruzzelli (attore, Genova)

 
Di Marylise Veillon (del 26/02/2012 @ 09:25:11 in media, visitato 1327 volte)

Baxtalo's Blog

Con una cinepresa in spalla, il cineasta franco-algerino Tony Gatlif si è messo in mezzo alla folla degli "indignados" della primavera europea del 2011 i quali, a partire degli atenei di Madrid, protestarono contro i banchieri e i ricchi in generale.

"Anche quando la temperatura scende a meno dieci o meno quindici gradi, nessuno si meraviglia di vedere la gente dormire per strada" ha dichiarato all'AFP, prima di presentare "Indignados", il suo film sdegnato, nella sezione Panorama della 62a Berlinale, dedicata quest'anno ai recenti sconvolgimenti della storia, soprattutto nel mondo arabo.

Il gitano del cinema globalizzato ("Latcho Drom", "Gadjo Dilo") si mette in posa per i fotografi con i pugni chiusi all'altezza degli occhi, con uno sguardo di sfida.

Dice che è "disgustato", e anche che il libro "Indignados" gli è penetrato fin dentro l'anima. Questo testo di Stephane Hessel, di 94 anni, eroe della resistenza francese contro i nazisti nonché ex diplomatico, il quale chiama al sollevamento pacifico contro l'ingiustizia, è stato tradotto in trenta paesi.

Tony Gatlif, dice di essersi sentito male e umiliato per il modo nel quale furono trattati i gitani in Francia durante l'estate 2010, e dichiara che il libro di Hessel lo ha curato dai problemi psicologici dei quali ha sofferto a causa di questa situazione.

Dopo avere acquistato i diritti cinematografici di "Indignados", ha deciso di fare delle riprese. "Ma non ho voluto farlo secondo il punto di vista degli europei", dice.

Tony Gatlif esamina la rivoluzione contrapporsi alle disavventure di un'immigrata clandestina, nella militanza crescente che traboccherà poi per le strade di molti paesi in tutto il mondo

La sua cinepresa segue quindi il vagabondaggio di Betty, una ragazza africana senza documenti, buttata sulla riva nord del Mediterraneo, attanagliata dall'urgenza di fuggire dalla miseria e dalla speranza di godere di una vita migliore in Europa.

Lo spettatore la segue nelle sue peripezie mute, ritmate dalla musica e dagli slogan, da Patrasso, il grande porto greco, passando per Atene e Parigi, e terminando a Madrid.

Betty, detenuta dalla polizia e rimandata in Grecia, l'unico paese che ha conservato le sue impronte digitali, scopre la miseria dei paesi ricchi, i materassi per strada, i pasti serviti dalle associazioni caritatevoli.

"A noi, non c'importa, mentre lei è sconvolta. Ed è per questo che ho voluto che guardassimo dall'alto delle sue spalle, con i suoi occhi" sottolinea Tony Gatlif.

"In ogni luogo, la vecchia Europa che fa tanto sognare, sta in pericolo. E' la prima volta nella storia, che le banche provocano la bancarotta di un paese", continua.

"Betty stessa si trova intrappolata in Europa, senza potere rientrare nel suo paese. La sua famiglia si era indebitata per pagarle il viaggio, e ora si trova a sommarsi ai clandestini, a quelli senza documenti, ai paria senza identità", dice Gatlif.

Costretta a mentire, Betty ripete al telefono ai suoi familiari: "Le cose vanno bene, tutto andrà per il meglio".

Ma cosa ci guadagna Betty, nel rimanere in mezzo a questa folla in collera, ma impotente davanti alle crisi economiche e finanziarie, che riprende con i suoi telefonini durante le manifestazioni?

"E' il nuovo mezzo di comunicazione che rende possibile la rivoluzione pacifica, poiché in questo modo l'informazione corre veloce, e sorpassa governi e banchieri" stima il realizzatore.

Il documentario-dramma del regista Tony Gatlif si ispira al noto saggio di Stephane Hessel, 94enne, "Indignatevi!".

Tony Gatlif crede "nei raggruppamenti della gente, nella forza della folla. Anche i rivoluzionari siriani raggiungeranno il successo".
L'essere stato selezionato per la Berlinale lo ha confortato, e accanto a Stephane Hessel, desidera utilizzare il festival come un palco.

"Sarebbe ora che anche il cinema smetta di guardare al proprio ombelico, e si impegni; ma è come in altri contesti: ognuno difende i propri piccoli interessi", dice Gatlif.

 
Di Fabrizio (del 15/07/2007 @ 09:24:21 in Kumpanija, visitato 2144 volte)

LOS GITANOS EN BRASIL[1]

Por: CRISTINA DA COSTA[2]

Secondo dati della Unión Romaní Internacional, esistono attualmente in America Latina circa un milione e mezzo di Gitani, dei quali ottocento mila vivono in Brasile. A cominciare da questo considerevole numero, la maggior parte di loro non ha risvegliato l'esigenza di affermarsi come popolo. Molti nascondono la loro origine, altri preferiscono affermare in forma romantica che "fintanto che nel cielo ci sarà una stella, ci saranno Gitani nel mondo".

Il nascondersi, lo sappiamo bene, viene dai pregiudizi che si sono avuti contro questo popolo nel corso della Storia nei più diversi paesi.

Il Brasile non fu differente

Il primo Gitano che arrivò in Brasile fu Joao Torres, nel 1574, che era stato espulso dal Portogallo. Seguirono molti altri, tutti accompagnati dallo stigma della persecuzione di cui erano stati oggetto in tutta Europa. In Brasile si succedettero editti, leggi e decreti che cercavano di controllare i Gitani: regolamentazioni professionali, sulla residenza, proibizione dell'uso dei costumi tipici e dell'uso del romanó-kaló, la vecchia proibizione di essere Gitani.

Durante i secoli  XVI e XVII i Gitani andarono espandendosi per tutto il Brasile, principalmente negli stati di Río de Janeiro, Sao Paulo, Bahía, Minas Gerais e Pernambuco.

Dal 1808, con l'arrivo della famiglia reale portoghese, un gran numero di Gitani nella corte di Joao VI a Rio de Janeiro esercitavano come artisti per l'intrattenimento delle feste reali, dei signori e dei merinos (officiali di giustizia). Inoltre, i Gitani furono i primi ufficiali di giustizia nel paese, e molti del gruppo Kalón esercitarono questa professione nel Forum della città di Río de Janeiro.

Risulta interessante che uno dei più famosi organizzatori di feste di Corte era il Gitano Conde de Bofia, che oggi da il nome a una via di questa città.

Sino allora arrivavano in Brasile Gitani provenienti dal Portogallo e, più raramente, dalla Spagna (los Kalóns). A partire dal 1882, con l'indipendenza del Brasile, arrivarono i Rom (non iberici).

Pluralità dei gruppi Gitani

La divisione per gruppi che meglio riflette la realtà della presenza dei Gitani in Brasile, è la seguente:

1. Rom:

- Kalderash: E' il sottogruppo più prestigioso del Brasile. Sono calderai e alcuni sono riusciti nell'ascesa economica e professionale.

- Khorakhane: Originari di Grecia e Turchia.

- Macwaia: Quelli che di più negano la loro origine Gitana..

- Rudari: Provenienti principalmente dalla Romania.

- Lovara: Si autodefiniscono come emigranti italiani.

2. Kaló:

- Gitani iberici. A Rio de Janeiro e San Paolo si identificano come emigranti portoghesi e spagnoli e in maggioranza sono commercianti, tassisti e, alcuni, universitari.

Struttura sociale

La situazione dei Gitani in Brasile è la stessa che in altri paesi del mondo: pregiudizi dei gadye (payos), che comportano a volte perdite successive delle proprie caratteristiche culturali. Il deceduto Juscelino Kubitscheck de Olivera, uno dei maggiori presidenti del paese (1956-1960), mai menzionò la propria origine gitana.

I nomadi sono una minoranza e si trovano abbastanza emarginati. Sono quelli che soffrono i pregiudizi della popolazione locale dove si accampano, in quanto le loro baracche, i cavalli e i vestiti li identificano immediatamente come Gitani. Gli uomini vivono del commercio di cavalli e, a volte, di automobili usate, della riparazione di utensili di cucina e dell'artigianato del rame. Le donne praticano la chiromanzia: girano per le strade offrendo la loro lettura delle linee della mano.

Quello brasiliano è un popolo estremamente mistico, dovuto questo alla forte presenza nella struttura sociale di afrodiscendenti e indigeni, entrambe popoli che coltivano queste pratiche millenarie. E'per questa via che i Gitani incontrano con una certa facilità la forma per penetrare nella società brasiliana.

Tra i nomadi, i matrimoni sono concertati previamente ed i fidanzati si sposano ancora adolescenti (dodici anni anni per le ragazze e quindici per i ragazzi). Oggi esistono matrimoni misti tra i nomadi.

In relazione ai loro morti, i nomadi hanno il costume di versare del vino nella fossa dove depositano il defunto, così come di tornare sempre nel luogo dove fu interrato.

Piace loro ballare e cantare, anche se la loro arte musicale si è parecchio mescolata con i ritmi delle città dell'interno del Brasile.

Quanti si sono invece già sedentarizzati, anche da diverse generazioni, mantengono alcune tradizioni degli antenati europei.

Svariate professioni

I Gitani dello stesso gruppo tendono a concentrarsi nello stesso quartiere, in case vicine o nel medesimo edificio. Per la strada camminano assieme e si incontrano a gruppi per le piazze delle città. Tra loro ci sono avvocati,medici, commercianti di tappeti ed automobili, circensi, industriali, professori, musici o cartomanti, cioè esercitano le più varie professioni. Il  loro comportamento è uguale a quello di qualsiasi altri cittadino, escluso il fatto di che nelle loro case sono tutti Gitani.

I matrimoni vengono sempre concertati in anticipo - rarissimamente avvengono al di fuori della loro razza - e durano tre giorni. Il secondo giorno, una volta la verginità della sposa, i padri dei ragazzi portano la vestaglia nel mezza di canti e balli, mentre la famiglia della sposa impugna orgogliosamente la vestaglia insanguinata in segno di giubilo.

La musica dei sedentari, compreso il gruppo del gruppo dei Rom - a base di violino - che del gruppo Kalón - su abse di viola accompagnata dal battito delle mani del flamenco - non differisce molto da quella dei Gitani europei. I Gitani brasiliani sedentarizzati hanno convertito in una questione di onore il fatto di mantenere la propria tradizione musicale.

La pomana, il rito funebre, si svolge in Brasile tre giorni dopo la morte e si ripete dopo quarantun giorni, sei mesi e un anno, quando ha luogo il termine delle celebrazioni. Le cerimonie avvengono sempre di sabato e raccolgono parenti ed amici del morto venute da tutte le parti del paese.

Feste religiose

I Gitani hanno feste religiose proprie, basate sulla santa protettrice di determinate famiglie. In questo senso si svolge la slava, cerimonia in cui omaggiano una santa e servono un banchetto. Amici e parenti ballano attorno alla tavola. Questa festa deve aver luogo sempre prima della morte del patriarca della famiglia; dopo la sua morte, il figlio più giovane sarà obbligato a continuare la festa sino a che non abbia un figlio.

Quanto alla religione, ci sono Gitani cattolici, protestanti, ortodossi e frequentano le chiese più diverse. Inoltre, mantengono nelle loro case, pratiche mistiche come la chiromanzia, la cartomanzia o la lettura della fortuna col gioco delle monete.

Perla sua somiglianza a santa Sara, accomunata dal colore della pelle, i Gitani brasiliani onorano, tra le altre, Nuestra Señora Aparecida,  che si festeggia il 12 ottobre. Anche san Giorgio, san Nicola o santa Barbara. Anche se non si può parlare di una religione gitana, si può affermare che i Gitani hanno un sentimento di religiosità molto forte.

Le questioni economiche, le separazioni e altre situazioni sono risolte dal padre di famiglia, dal leader del gruppo o, in casi estremi, dalla Kriss Romaní o Consiglio di Giustizia Parallelo, composto dai Gitani più anziani e rispettati.

La maggioranza dei Gitani non permette ai figli di frequentare la scuola per molto tempo. In questo senso, in relazione ai nomadi, la Pastorale dei Nomadi del Brasile ha realizzato un eccellente lavoro, guidato dal padre italiano Renato Rosso, che battezza, alfabetizza e sposa le persone del gruppo che lo desiderino. Per quanto riguarda i sedentari, molti ritengono che l'insegnamento dei gadye non ha niente a che vedere con la visione del mondo dei Gitani e che così si allontanano i giovani dalla tradizione. Credono che sia necessario il solo apprendere a leggere, scrivere e avere alcune nozioni di matematica "per non essere ingannati dai gadye (payos)".

Una minoranza all'Università

Una minoranza, senza dubbio, ha acceduto già all'università e vedono gli studi e il miglioramento intellettuale come l'unica uscita del popolo Gitano per la sopravvivenza nella società maggioritaria.

Folclore a parte, il Gitano alla fine del secolo XX cercano di mantenere le loro tradizioni, altrimenti, in pochi anni, sarà un popolo ricordato appena dalla letteratura, dal cinema, la musica o la memoria delle persone.

Dalla metà circa degli anni '80 esiste il Centro di Studi Gitani del Brasile (CEC), che vuole mostrare la realtà del popolo Gitano in questo paese, tramite conferenze, video, interviste a periodici e stazioni radio e televisive, pubblicazioni di libri e presentazioni musicali. Si intende cosi rafforzare l'identità culturale gitana, nella condivisione con la realtà che li circonda. Il CEC è presieduto dal Gitano Mio Vacite, violinista di professione.

Nel maggio 1989, il CEC ha conseguito che il prefetto di Itaguaí (municipio dello stato di Río de Janeiro), cedesse un terreno ai nomadi che passano frequentemente da lì e che altrimenti incontravano difficoltà ad accamparsi. Speriamo che altri prefetti ne seguano l'esempio.

C'è molto da fare, posto che il CEC non è affiliato a nessuna entità governativa e [...] tenendo conto che siamo in un paese del sud.

Quello che si spera è che più Gitani brasiliani prendano coscienza della necessità di questo movimento per la sopravvivenza come popolo in Brasile.

Note di pie di página
[1] Tomado de: I Tchatchipen. No. 13. Enero–Marzo–Diciembre . 1996. Barcelona.
[2] Escritora brasileña.

Bibliografía
CRISINA DA COSTA. Povo Cigano. Río de Janeiro. Edición de Autor. 1986.
CRISINA DA COSTA. Os Ciganos continuam na estrada. Río de Janeiro. Edición de Autor. 1989.
MELO MORALES FILHO. Os Ciganos no Brasil. Sao Paulo. VSP. 1981.
ATICO VILAS-BOAS DA MOTA. Os Ciganos do Brasil. Río de Janeiro. FGV. 1984. En: El Correo de la UNESCO.

PRORROM

PROCESO ORGANIZATIVO DEL PUEBLO ROM (GITANO) DE COLOMBIA / PROTSESO ORGANIZATSIAKO LE RROMANE NARODOSKO KOLOMBIAKO

 
Di Fabrizio (del 30/07/2008 @ 09:23:46 in lavoro, visitato 1963 volte)

Dal blog Deviousdiva

Un recente articolo sulla comunità Rom a Votanikos dal giornale nazionale Eleftheros Typos (in greco). Guarda alla salute ed ai rischi per i fuochi che bruciano le guarnizioni dei cavi di rame. La comunità rivende il rame come mezzo di sostentamento. La diossina emessa causa il cancro e può avere effetti nocivi durevoli sulla catena alimentare nella regione.

Eva Zimaraki (dell'Associazione degli Zingari Greci) ha detto:

"Non vogliamo la repressione. Chiediamo di trovare una soluzione che ci permetta di sopravvivere"

Una soluzione che è stata suggerita è una collaborazione con compagnie di riciclo per assicurare una occupazione salutare per la comunità e un'importante risorsa per la città. Tuttavia, come in tutti gli sviluppi per i Rom, niente è stato realizzato.

Alla sinistra del testo una galleria fotografica.

 
Di Fabrizio (del 22/07/2008 @ 09:23:26 in Regole, visitato 1124 volte)

Ricevo da Roberto Malini

COMUNICATO STAMPA 21 luglio2008

ROM, GRUPPO EVERYONE A MARONI: "MA CITTADINANZA A QUALI BAMBINI ABBANDONATI? SOTTRATTI ALLE FAMIGLIE DALLE ISTITUZIONI"

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha dichiarato che nei prossimi giorni proporrà al Governo la concessione della cittadinanza italiana ai bambini Rom senza genitori nati in Italia. La proposta ha sollevato un coro di domande da parte delle organizzazioni dei diritti umani, dei politici e dei semplici cittadini, tra tutte: quanti sono gli orfani o i trovatelli Rom nati in Italia? E fra questi, quanti sono quelli che non hanno parenti stretti a cui essere affidati?

"Dopo attenta riflessione," commentano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau "abbiamo identificato i bimbi e i minori cui si riferisce il ministro Maroni. Sono i bambini rom sottratti dalle autorità e dai servizi sociali dei comuni italiani con l’avvallo dei Tribunali per i minorenni – in una parola, dalle Istituzioni – ai loro genitori, con provvedimenti illegittimi, già denunciati dall'europarlamentare ungherese Viktoria Mohacsi alla Commissione europea. Centinaia di bambini Rom sono stati sottratti alla potestà dei loro genitori, spesso addirittura al momento del parto, con la scusa che le madri non avevano un domicilio né un lavoro. Nella maggior parte, si trattava di genitori romeni di etnia Rom. Le motivazioni alla base dei provvedimenti sono, in realtà, false e pretestuose," continuano gli attivisti "perché le madri e i padri dei bambini 'rubati' avevano praticamente nella totalità dei casi domicilio in Romania, un domicilio proprio o presso parenti. In diversi casi, inoltre, le madri colpite dal terribile provvedimento erano ospitate presso centri di accoglienza o alloggi privati, messi a disposizione da volontari".

Il Gruppo EveryOne presenterà nei prossimi giorni un dossier alle Istituzioni europee e all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, nonché ad alcuni Parlamentari italiani, in cui sono esposti i vizi delle procedure, gli innumerevoli abusi e una nutrita documentazione riguardante i casi più emblematici. "Vi è molta ignoranza, da parte di autorità, servizi sociali, aziende sanitarie e Istituzioni in genere," proseguono i rappresentanti di EveryOne "riguardo alla direttiva europea sulla libera circolazione 2004/38/CE, che permette ai cittadini romeni e così a tutti i comunitari di transitare liberamente nel nostro Paese senza l’obbligo di permessi di soggiorno o altra documentazione speciale. Sono altrettanto sconosciute le normative internazionali che tutelano i diritti delle minoranze e dei bambini e, purtroppo, vi sono molti interessi – di vario genere – legati alle procedure di affidamento dei minori a famiglie italiane e comunità. Quello che colpisce di più, tuttavia," concludono "è il fatto che non venga considerato il domicilio dei genitori in Romania. Togliere i loro i figli perché si trovano in Italia senza un luogo stabile in cui vivere corrisponde a mettere in atto le stesse procedure nei confronti di cittadini comunitari in vacanza in Italia, magari in una tenda o di passaggio in una città".

"In realtà," denuncia l’attivista Rom Nico Grancea, membro EveryOne, "si è voluto costringere i Rom romeni a tornare in patria, sotto la minaccia di perdere i loro bambini. Non a caso, nell'ultimo anno, ben 27mila cittadini Rom romeni, fuggiti dal'Italia, sono stati accolti in Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e Romania. Sono Paesi che vanno lodati, perché hanno evitato una catastrofe umanitaria. In Italia si è verificata un'espulsione di massa camuffata da provvedimento a tutela delle famiglie".

"Il ministro Maroni" conclude il Gruppo EveryOne "si è reso conto dello spaventoso abuso commesso e sta cercando di correre ai ripari concedendo la cittadinanza italiana ai bambini sottratti illegittimamente. E' importante che le Nazioni Unite intimino all'Italia di interrompere immediatamente le sottrazioni di bambini alle famiglie Rom, le espulsioni di massa, la purga etnica in corso, e che la Commissione UE e il Parlamento europeo formalizzino al più presto sotto forma di una direttiva gli obblighi umanitari cui l’Italia - come tutti i Paesi membri dell'Unione - si deve attenere".


Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527 – (+ 39) 331-3585406
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

 
Di Fabrizio (del 16/06/2010 @ 09:23:19 in casa, visitato 1418 volte)

Segnalazione di Monica Rossi

INURA sta per International Network for Urban Research and Action. Quest'anno a Zurigo si terrà un'importante conferenza sull'urbanesimo contemporaneo alla quale parteciperanno ricercatori di tutto il mondo.
Titolo della conferenza è:
"The New Metropolitan Mainstream", Zurich, June 27 to 30, 2010

The last 20 years of urban development were marked by enormous urbanisation. Asia, Africa and Latinamerica experienced a tremendous growth of their cities. Besides urban sprawl a huge range of cities and metropolitan regions experienced a reurbanisation and urban renaissance. Globalisation brought about similar developments in inner cities, similar strategies of regeneration and urban transformation, among them culturalisation, privatisation of public goods and liberalisation of housing. Many regions also experienced an ongoing polarisation of urban rich and urban poor. The New Metropolitan Mainstream is found in variations in cities around the globe. The thesis is that there are the same rules that lead to similar results. INURA's New Metropolitan Mainstream project compares the developments of the last 20 years in more than 20 cities. This will be the framework of debates and the discussions of the 20th INURA conference.

http://www.inura.org/2010/welcome.html

Con il mio gruppo di ricerca SMU Research net (http://smu-research.net/smu/italian) abbiamo partecipato producendo un poster su Roma ed una mappa che si aggiungerà alle altre prodotte da altri gruppi di ricerca provenienti da tutto il mondo.
Accanto al New Metropolitan Mainstream, che sarebbe la città "pianificata", in Italia ed in Grecia troviamo invece la "città informale", che a Roma in particolare ha una storia molto lunga che parte dalle baraccopoli costruite dai migranti italiani ed arriva sino ai campi rom e agli insediamenti informali abitati da immigrati.

With my Research group SMU Research net, we have participated producing a poster on Rome and a map that will be added to the others produced by other research groups from all over the world.
Close to the New Metropolitan Mainstream, which means the "planned" city, in Italy and Greece we find also the "informal city", which in Rome in particular has a very old tradition which begun with the shanty towns inhabited by Italian internal migrants and arrives to the Roma encampments and migrant informal dwellings

Questo è invece il link alla mappa:
http://maps.google.it/maps/ms?client=firefox-a&hl=it&ie=UTF8&msa=0&msid=103519825300158467505.00048496ebc237f20dc24&t=h&z=10

 
Di Fabrizio (del 16/03/2010 @ 09:23:18 in Europa, visitato 1116 volte)

Da Roma_Francais

I Rom: una libertà pagata cara par D. Sabo

Le popolazioni nomadi zigane si confrontano a discriminazioni persistenti e subiscono una profonda esclusione sociale. Iniziative cittadine ed azioni di sensibilizzazione permettono, in alcuni casi, di contrastare gli attentati ai loro diritti.

Occorre vedere il magnifico film "Liberté" di Tony Gatlif. Si riferisce alla persecuzione dei Zigani durante la II guerra mondiale. Una zona d'ombra che il cineasta ha superbamente messo in luce con la storia di Taloche, uno zigano internato nel campo di Montreuil-Bellay, sotto Vichy, storia ispirata del libro di Jacques Sigot "Questo filo spinato dimenticato dalla storia" (edizioni Wallâda)..

Non lo si ricorda spesso ma sui due milioni di zigani che vivevano in Europa, tra i 250.000 ed i 500.000 furono deportati nei campi di concentramento. Pochi lo sanno: 40.000 zigani sono stati rinchiusi in trenta campi francesi durante la guerra. Il rigetto della popolazione dei Rom è antico e persiste,, per quanto siano del tutto cittadini europei. Dopo gli allargamenti del 2004 e del 2007, i Rom costituiscono la più grande minoranza etnica della UE.

Malgrado la loro cittadinanza europea, restano vittime di ostracismo e si confrontano con le discriminazioni. Il considerevole apporto che queste popolazioni potrebbero avere nella società europea è ignorato, per l'effetto di stereotipi e pregiudizi che si esprimono con discriminazioni economiche, sociali e politiche.

Tre rapporti* sul razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo e l'intolleranza in Repubblica Ceca, Grecia e Svizzera, sono stati pubblicati il 15 settembre 2009. Anche se si osserva un'evoluzione positiva in ciascuno dei tre stati membri del Consiglio d'Europa, i rapporti rilevano, nel contempo, alcuni fatti che rimangono preoccupanti.

In Repubblica Ceca, i Rom si confrontano con la segregazione nell'istruzione e l'alloggio ed alla discriminazione nell'impiego. Si osserva un'intensificazione che lascia ammutoliti, delle attività di gruppi di estrema destra. Un nuovo codice penale è stato adottato nel 2008 e contiene disposizioni più complete in materia di lotta al razzismo.

In Grecia, i Rom conoscono ugualmente problemi di impiego, di alloggio e di giustizia. La legislazione che proibisce l'incitamento all'odio razziale è ancora poco applicata.

Anche in Svizzera si assiste ad una pericolosa intensificazione dei discorsi politici razzisti contro i nuovi cittadini. La legislazione non è sufficientemente sviluppata per trattare la discriminazione razziale diretta che tocca in particolare i musulmani, le persone originarie dei Balcani, della Turchia, dell'Africa ma anche la gens du voyage.

Segnali incoraggianti

La situazione è particolarmente delicata per le donne rom. E non solamente in questi tre paesi. Il 12 gennaio 2010, le donne rom hanno urgentemente invitato i governi europei a rispettare i loro diritti fondamentali. Alcuni di questi governi praticano la sterilizzazione forzata. Misure concrete sono prese poco a poco per compensare le vittime, sanzionare gli autori di tali atti ed avviare una riforma del settore medico pubblico perché i diritti delle pazienti siano rispettati.

Le conclusioni di una conferenza delle donne rom europee che si è tenuta ad Atene l'11 ed il 12 gennaio 2010, hanno sottolineato la necessità di prevenire ogni segregazione di fatto in materia di alloggio e d'istruzione, promuovendo i principi di qualità e d'integrazione. Le partecipanti hanno ugualmente incoraggiato le militanti rom e chi difende i diritti umani ad agire presso le comunità rom per sensibilizzarle nei loro diritti fondamentali e facilitare il loro accesso ai servizi pubblici ed ai dispositivi destinati a far rispettare la legge.

L'integrazione delle comunità rom dipende dalla responsabilità condivise tra gli stati membri e la UE. La UE dispone di un solido arsenale giuridico per lottare contro le discriminazioni. Ricorre ai fondi strutturali europei ed organizza iniziative di sensibilizzazione sulle discriminazioni nei confronti dei Rom. Inoltre, un'azione coordinata è condotta in alcuni grandi settori particolarmente importanti per l'integrazione dei Rom, come l'istruzione, l'occupazione e l'integrazione sociale.

Nel quadro della sua partecipazione al "2010 - Anno europeo di lotta contro la povertà e l'esclusione sociale", la direzione Istruzione, Cultura, Multilinguismo e Gioventù della Commissione Europea organizza un'esposizione ed una conferenza dedicate all'aiuto che forniscono i programmi dell'UE alla minoranza rom.

Ed in Francia?

Neppure nell'Esagono, la situazione dei Rom è facile. Per la maggior parte cittadini dell'Unione Europea dopo l'entrata della Romania e della Bulgaria in quest'insieme, sono trattati come "cittadini di seconda zona". Le Comunità zigane sono le prime vittime della politica del numero e della paura in materia d'immigrazione. Inoltre gli ostacoli all'azione umanitaria si sono intensificati e moltiplicati nel 2008-2009. L'azione umanitaria è sistematicamente considerata come sospetta dai pubblici poteri. È un fenomeno nuovo di cui si possono purtroppo citare numerosi esempi.

"Le popolazioni sono state incessantemente sgomberate e rese precarie, ciò che impedisce alle OnG di di occuparsene e mantenere un legame sociale. Le loro espulsioni ripetute senza soluzione di rialloggiamento comportano esaurimento, interruzione di cure e di seguito medico, in particolare delle donne incinte e dei bambini" deplora il dott. Bernard dell'associazione Médecins du Monde. Occuparsi dei più poveri diventa sempre più difficile. L'80 % dei pazienti non hanno alcuna copertura malattia mentre vi avrebbero diritto ed il 20 % non dipendono da alcun dispositivo.

Nell'estate 2009, lo stato francese ha chiesto l'espulsione del campo urgentemente installato a Saint Denis da Médecins du Monde per famiglie rom sulla strada. La mobilizzazione de più di trenta associazioni (Fondazione Abbé Pierre, Soccorso cattolico, Romeurope, ATD Quarto Mondo, il Droit au Logement (DAL), la Lega dei Diritti dell'Uomo (LDH), Rete Istruzione Senza Frontiere) e l'azione della giustizia hanno permesso tuttavia di contrastare questa richiesta.
Il tribunale ha così respinto la domanda d'espulsione formata dal prefetto di Seine Saint Denis, riconoscendo così la situazione urgentemente umanitaria nella quale si trovano i Rom dell'Ile de France. "Una presa di coscienza della gravità della situazione sanitaria dei Rom comincia ad emergere„ si rallegra Médecins du Monde anche se rimane da trovare una soluzione definitiva per le famiglie.

* Questi  rapporti fanno parte del quarto ciclo seguito dall'ECRI. ECRI è un meccanismo indipendente dal Consiglio d'Europa che si occupa dei problemi del razzismo e dell'intolleranza, prepara relazioni ed indirizza delle raccomandazioni agli Stati membri. Le relazioni per paese, con le osservazioni dei governi allegate, sono disponibili su: www.coe.int/ecri

 
Di Fabrizio (del 06/12/2010 @ 09:22:25 in scuola, visitato 1428 volte)

Da Czech_Roma (link in inglese)

Jurist.org

24/11/2010 - Catherine Twigg [Direttrice alla Comunicazione, The European Roma Rights Centre]: "In un insediamento romanì in Slovacchia, ad un ragazzo che frequentava la scuola tradizionale era stata assegnata una piccola borsa di studio per le sue capacità. Sognava crescendo di diventare un meccanico d'auto. In seguito, per una disputa con un insegnante, venne messo in una classe speciale per alunni con disabilità mentale, frequentata solo da bambini rom, come misura punitiva. Nessuna valutazione psicologica precedette la decisione e né lui né i suoi genitori furono informati o tantomeno venne loro richiesto l'assenso per questa misura. Questa decisione influenzò la sua carriera scolastica, le sue prospettive e le opportunità di accesso ad un'occupazione dignitosa. La promozione finale dalla scuola speciale non gli permise di frequentare la scuola tecnica per diventare meccanico. Dalle sue stesse parole: -Loro [la scuola] mi hanno portato via il sogno. Mi hanno reso stupido.-"

Disgraziatamente, questa è una storia comune in Europa. Il più alto tribunale europeo sui diritti umani si è pronunciato tre volte su questo tema; ogni giudizio espressamente condanna le pratiche discriminatorie nell'istruzione contro i bambini rom. La natura e le giustificazioni della segregazione differisce nei casi. Nel 2007 il Tribunale Europeo sui Diritti Umani ha emesso una sentenza storica in D.H. and Others v. The Czech Republic, che equiparava il collocamento dei bambini romanì in scuole speciali per alunni con disabilità mentali, alla discriminazione illegale. L'anno successivo, in Sampanis and Others v. Greece, la Corte ha ritenuto all'unanimità che ci fosse stata una violazione dell'art. 14, in combinato disposto con l'art. 2 del Protocollo n. 1 della Convenzione Europea sui Diritti Umani [.pdf], ovvero il fallimento dello Stato nel garantire la scolarizzazione dei bambini richiedenti e la loro susseguente collocazione in classi separate a causa della loro origine rom. Più recentemente, in Oršuš and Others v. Croatia, la Camera Grande del Tribunale è andata oltre ed ha annullato una decisione della Camera, dichiarando che le difficoltà linguistiche non possono essere utilizzate come un pretesto per segregare i bambini romanì.

Nonostante questi progressi, rimangono la norma per molti bambini rom in Europa problemi di segregazione, disuguaglianza e curriculum inferiori, e l'attuazione di queste sentenze nei rispettivi paesi è stata praticamente inesistente. Nella Repubblica Ceca continua il monitoraggio rapido dei bambini rom in scuole speciali per alunni con lievi disabilità mentali. Per esempio in alcune regioni gli studenti rom, oggi, hanno 27 volte più probabilità di essere piazzati in una scuola speciale rispetto ai non-rom. In tribunale sono stati presentati nuovi casi contro la Grecia. Una ricerca del 2010 di European Roma Rights Centre e Greek Helsinki Monitor rivelava che in 21 delle 50 comunità visitate, i bambini rom non vanno del tutto a scuola. Dove frequentano la scuola, sono spesso collocati in strutture separate. In Croazia sono ancora segregati in base a fattori linguistici.

Ma le questioni della segregazione e dell'istruzione inferiore vanno oltre la Repubblica Ceca, Grecia e Croazia. E' un problema esteso a tutto il continente. Per esempio, secondo un sondaggio del 2009 in Slovacchia, almeno tre studenti su quattro che frequentano scuole speciali per bambini con disabilità mentale sono romanì; in tutto il paese, l'85% dei bambini nelle classi sono rom (Roma Education Fund, "School as Ghetto," Budapest 2009, p. 23). In Ungheria, l'ERRC si è unito alla Fondazione Chance For Children nel depositare casi nei tribunali nazionali riguardo bambini romanì inseriti nelle scuole speciali in base a prove di valutazione viziate. A febbraio 2010 l'Ufficio dell'Ombudsman macedone ha pubblicato un rapporto che conferma in diverse località la sovrarappresentazione dei bambini romanì in scuole speciali per bambini con disabilità mentale. Problemi simili di segregazione o di sovrarappresentazione nelle scuole o nelle classi speciali esistono in Serbia e Romania.

Nell'Unione Europea ed in diversi paesi candidati UE, pratiche persistenti separano i bambini romanì dai non-rom. Che semplicemente non vengano iscritti, siano posti in scuole o classi speciali per studenti con disabilità mentali, o ancora segregati per presunte difficoltà linguistiche, i bambini romanì sono segregati perché sono rom. Simili politiche e/o pratiche continuano a condannare generazioni di Europei ad una vita di povertà, privati del diritto alla pari ed inclusiva istruzione, lasciandoli con poche o nessuna possibilità di trovare un'occupazione di qualità. Soprattutto, il fallimento dei governi nel cambiare le loro pratiche e le loro politiche, nega a generazioni di Rom la possibilità di perseguire i propri sogni.

Le opinioni espresse in JURIST's Hotline sono di esclusiva responsabilità dei loro autori e non riflettono necessariamente le opinioni dei redattori di JURIST, collaboratori, o dell'Università di Pittsburgh.

 
Di Fabrizio (del 27/10/2007 @ 09:22:18 in Europa, visitato 1932 volte)

Da Roma_Daily_News

ATHENS, Oct 16 (IPS) - Thomas Hammarberg, venne eletto Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa nell'ottobre 2005. Gioca un ruolo cruciale nel promuovere l'implementazione delle raccomandazioni del sistema dei diritti umani del Consiglio

Il Consiglio d'Europa ha 47 stati membri nella regione europea, ed è la più antica organizzazione che si occupa dell'integrazione europea.  E' separato dall'Unione Europea (EU) e quindi dal Consiglio della EU.

Thomas Hammarberg è stato eletto dall'assemblea parlamentare del consiglio, che comprende i membri dei parlamenti nazionali. Apostolis Fotiadis di ISP ha discusso con lui sui problemi chiave dei Rom, uno dei gruppi che oggi sono più discriminati nella EU.

IPS: Come spiega il persistente sentimento anti-Rom che si estende attraverso l'Europa. Quali sono le fonti del problema e come si possono indirizzare?

TH: Penso sia difficile definire un'eredità razionale. Sono diventati il capro espiatorio dei problemi delle nostre società. A lungo la gente che potrebbe rialzarsi e difenderli hanno permesso un'atmosfera in cui i Rom sono designati come indesiderabili. E' una questione che riguarda anche una lunga storia. Durante il nazismo oltre mezzo milione furono sterminati, e mai hanno ricevuto delle scuse.

IPS: Ritiene che la condizione dei Rom in Europa stia peggiorando o migliorando?

TH: Sono preoccupato. Sembra esserci un cambio verso la polarizzazione. Alcuni gruppi adottano discorsi anti-Rom che i politici sembrano tollerare. E' uno sviluppo piuttosto sfortunato perché la disattenzione e l'indifferenza a volte possono legittimare ulteriore intolleranza. Dobbiamo nuovamente chiedere ai politici di essere attenti ed essere dalla parte dei Rom piuttosto che unirsi alle tendenze xenofobe.

IPS: Si può comparare il trattamento delle comunità Rom in paesi differenti della medesima regione, per esempio Grecia, Bulgaria e Romania?

TH: Evito deliberatamente la discussione su chi sia il migliore. Molti paesi della regione arrivano da profondi cambiamenti dovuti al passaggio dal periodo sovietico, quindi ci sono differenti punti di partenza. Il mio quadro è che i Rom sono discriminati in ogni paese. Questo riguardo l'occupazione, la sanità, le reali possibilità di partecipazione politica nelle elezioni o nelle strutture politiche, la situazione è problematica.

IPS: Come si può indirizzare il problema della loro partecipazione politica?

TH: Molta della responsabilità riguarda la mancanza o il negativo interesse dei partiti politici. I principali partiti devono aprirsi ai Rom; perché non lo sono. L'esempio sono le campagne politiche dove i candidati dei principali partiti fanno dichiarazioni xenofobe invece di andare nelle comunità Rom, ascoltare i loro bisogni e tentare di rappresentare il  loro punto di vista. Non solo, i Rom devono organizzarsi e cercare di essere meglio rappresentati.

IPS: Si dovrebbe enfatizzare il loro incorporamento nella vita politica a livello locale e nazionale?

TH: Sono entrambe importanti, ma per ora dobbiamo focalizzarci a livello locale. Molte delle decisioni importanti riguardanti i Rom sono prese a questo livello. In alcuni paesi nelle assemblee locali ci sono posti riservati ai Rom. In Slovenia hanno un seggio in ogni municipalità dove risiedono i Rom. In Romania hanno un posto in parlamento. Non è la migliore soluzione, ma qualcosa bisogna fare.

IPS: Ci sono storie di successo?

TH: Sì, ci sono dei posti nei paesi scandinavi dove il problema della casa è più o meno risolto. In alcune parte della Slovenia, le comunità sono ragionevolmente positive nel trattare con i Rom. L'esperienza insegna che quando le autorità e i politici fanno tentativi, anche se occorre del denaro, è possibile ottenere soluzioni.

IPS: Ci sono casi dove le pressioni del Consiglio d'Europa possono aumentare l'efficienza nella protezione delle comunità Rom?

TH: Pressioni politiche addizionali da parte dei membri permanenti del Consiglio d'Europeo possono avere effetti considerevoli. Deve comprendersi che la tematica Rom è una pagina nera d'Europa, assumersene la responsabilità e fare pressione sugli stati membri. E' inoltre necessario aumentare la pressione sulle autorità locali perché rivedano la loro politica quando si tratta di sgomberi. Talvolta gli sgomberi possono essere necessari, ma devono essere fatti nel modo giusto e fornendo soluzioni abitative alternative.

IPS: Cosa potrebbe migliorare nel vostro lavoro?

TH: La cosa importante per noi è sapere come proseguire. Molte volte non sappiamo, o l'informazione arriva in ritardo. Il centro per i diritti di Budapest ci aiuta parecchio, come pure diverse OnG. Il punto chiave rimane ancora che non riusciamo a persuadere le autorità locali ad occuparsi dei problemi di Rom.

 
Di Fabrizio (del 02/03/2012 @ 09:21:48 in Kumpanija, visitato 1066 volte)

Open ABC By Guest Blogger Yvonne Slee MON 27 FEB 2012

PHOTO CREDIT: UNKOWN PHOTOGRAPHER, BRISBANE LIBRARY PHOTO

Mi chiamo Yvonne Slee e faccio parte della comunità romanì di Coffs Harbour. Sono migrata in Australia nel 2005, arrivando dall'Europa. Impiego il mio tempo, sin dall'arrivo in Australia, come scrittrice, attivista ed educatrice.

La foto di una romnì e della sua famiglia è stata scattata nel 1907, poco dopo il loro arrivo a Brisbane su di un battello salpato dalla Grecia.

Foto esemplare, che si potrebbe adoperare per l'Open Project ABC Now and Then, volto a mostrare la storia di una comunità australiana.

La storia dei Rom data almeno 1000 anni addietro al tempo del loro esodo dall'India, dove gli invasori islamici, guidati da Mahmoud of Ghazni, allontanarono a forza i nostri antenati dalla patria natia. Altre informazioni potete trovarle sul mio sito dedicato alla storia delle comunità rom e sinti.

I Rom hanno trascorso centinaia di anni nell'Europa delle perduranti guerre, attraverso mancanza di comprensione per la nostra cultura, pregiudizi e difficoltà. Cercavano un futuro migliore per loro ed i loro figli. I Romnì erano sulle navi che per prime arrivarono in Australia nel 1788, e da allora sono stati migranti.

Dopo la II guerra mondiale, molti Romanì guardavano all'Australia come una nuova patria, arrivandovi con barche da 5 kg., portando seco le loro capacità di calderai, artigiani del legno, ramai ed addestratori di cavalli.

Negli anni '50, '60 e '70 si sono visti accampati sulla costa orientale dell'Australia, in posti come Nudgee Beach vicino a Brisbane e sulla costa Nord Sud ovest da Orange fino a Mildura.

Usavano grosse macchine americane per trainare le loro grandi carovane argentee, dove vivevano mentre svolgevano lavori stagionali presso fattorie, orti, stalle o viaggiando con le fiere di divertimento, accampandosi in tendoni.

Quei giorni nomadi sono ormai finiti da tempo. La maggior parte dei Romanì residente in Australia vive e lavora in città e paesi di tutto questo suo vasto continente. Non pochi hanno studiato sino all'università, diventando professori ed insegnanti.

Mio marito e io siamo entrambi Romanì, e viviamo a Coffs Harbour con i nostri tre figli. Siamo arrivati in Australia nel 2005 dall'Europa. Mi piacciono le nostre tradizioni, molte delle quali di radice indiana. La mia preferita è la cucina romanì, che con quella indiana condivide l'uso di svariate spezie.

Mi piacciono anche i balli e le canzoni ed imparare la nostra lingua. La parola romanì discende dal sanscrito, e così molti vocaboli della nostra lingua. Abbiamo centinaia di parole hindu usate nel romanés.

Ci sono 12 milioni di romanì che vivono in Europa, 2 milioni nelle Americhe e circa 25.000 in Australia. Sono orgogliosa di essere una di loro.

Ora sono cittadina australiana e ritengo che l'Australia continuerà a beneficiare dell'avere una società multiculturale, dove le varie ed interessanti differenze tra tutte le culture creeranno una maggior tolleranza e comprensione nel nostro mondo e tra le persone che vi convivono.

 
Di Fabrizio (del 10/01/2011 @ 09:21:37 in media, visitato 1504 volte)



7 gennaio 2011 Siccome si sa che gli zingari rubano i bambini, allora Denise Pipitone può essere anche quella ragazzina ritrovata nel 2008 in Grecia. Così almeno dicono durante Quarto Grado, condotta da Salvo Sottile, nel servizio di ricostruzione del caso di Denise, dove affermano testualmente che in Grecia viene ritrovata (e si mostrano le foto) una ragazzina rom che somiglia tantissimo alla scomparsa, ma poi la zingara che la conduceva per mano "scompare nel nulla con la bimba, la cercano in tutti i campi rom ma non la trovano".

Mica vero. Era stata ritrovata sull'isola di Kos una bimba di otto anni che somigliava a Denise, scomparsa quattro anni fa (il 1 settembre 2004) a Mazara del Vallo mentre giocava in pieno giorno nel giardino della sua casa. L'Interpol aveva anche arrestato una donna di trent'anni (una rom albanese) che si faceva passare per la madre della bimba, ma non parlava italiano. A portare gli agenti dalla bambina, una turista italiana che aveva acquistato da lei un braccialetto era rimasta colpita dalla somiglianza. Così almeno era stata raccontata la storia, con dovizia di particolari fantasiosi, dai giornali italiani il giorno prima. Il giorno dopo, la doccia fredda: l'esame del Dna ‘scopre' che la bimba era proprio figlia dell'albanese che diceva di esserne la madre. Tu guarda il caso, alle volte.

La polizia ha fatto sapere che dall'esame del dna è emersa "una compatibilità ereditaria" tra la bambina e la zingara albanese arrestata, che aveva sempre affermato di esser sua madre. "Al 99% non è Denise bensì la figlia dell'albanese" dicono dalla Grecia dopo avere avuto i risultati, ancora informali, dell'esame. "I risultati ufficiali li avremo domani, attendiamo ulteriori disposizioni della magistratura"

scriveva il Giornale. A Mediaset si vede che, a distanza di due anni, ancora non se ne sono fatti una ragione.

 
Di Fabrizio (del 04/06/2007 @ 09:21:16 in Europa, visitato 1414 volte)

Tommaso Vitale segnala questo articolo di Repubblica

Viaggio nei paesi europei alla ricerca di un'integrazione possibile
Nel continente sono tra i 9 e i 12 milioni: ma non esistono censimenti
I rom e l'Europa, dal rigore tedesco alla Francia modello "bastone e carota"
I Rapporti della Divisione Roma and Travellers del Consiglio europeo
L'Italia ha la maglia nera. Ovunque esistono Uffici centrali nazionali
di CLAUDIA FUSANI

ROMA - Sono "qualcosa" che non può essere ignorato. "Esistono" e devi farci i conti. Sono, spesso, un "problema" per gli altri, cioè "noi"; ma soprattutto per se stessi: condizioni igienico sanitarie pessime, massimo della devianza, nessuna integrazione. Tutto vero. Eppure se cerchi di capire come l'Europa affronta la questione rom e zingari rimbalzi in un muro di vaghezza e pressapochismo. Nonostante gli sforzi del Dipartimento Roma and Travellers (Rom e camminati, due delle varie etnie zingare), l'ufficio nato nel 1993 a Strasburgo nell'ambito del Consiglio Europeo per fronteggiare la questione rom e che ogni anno produce pagine e pagine di relazioni, rapporti internazionali, raccomandazioni, manca totalmente un progetto esecutivo. Dalle parole non si riesce a passare ai fatti. Risultato: se l'Italia non sa da che parte cominciare per affrontare la questione rom, l'Europa è messa più o meno nelle stesse condizioni.

"Purtroppo non esiste un modello unico per affrontare la questione" dice Maria Ochoa-Llido, responsabile del Dipartimento rom e migranti del Consiglio di Europa. "La situazione varia da paese a paese e ogni governo affronta la questione con un proprio approccio politico. Negli ultimi venti anni le cose stanno cambiando e il Consiglio d'Europa se ne sta facendo carico sul fronte dei diritti umani, dei diritti delle minoranze e in funzione dell'integrazione sociale".


Negli anni, attraverso numerose Raccomandazioni - ad esempio sulle condizioni abitative (2005), sulle condizioni economiche e lavorative (2001), sui campi e sul nomadismo (2004) - si è cercato di dare almeno una cornice di riferimento, linee guida ai vari stati per gestire la continua emergenza rom. Buone intenzioni, quindi, ma scarsi risultati. Secondo il Rapporto annuale della Commissione europea contro il razzismo e le intolleranze presentato al Parlamento Europeo il 23 novembre 2005, i Rom risultano la popolazione più discriminata d'Europa. Svantaggiati nel lavoro, nell'alloggio, nell'istruzione e nella legislazione ma anche vittime regolari di continue violenze razziste. Il Rapporto - va detto - non si occupa dell'aspetto devianze, cioè criminale, che caratterizza da sempre la popolazione rom e che tanto pesa nel non-inserimento sociale degli zingari.

Una minoranza di 9-12 milioni di persone - Uno dei file più aggiornati della Divisione Roma and Travellers sono i numeri. Che vista l'assenza di censimenti della popolazione rom - per il timore che possano diventare strumenti discriminatori - è già tantissimo. In Europa si calcola che viva un gruppo di circa 9-12 milioni di persone, in qualche paese del centro e dell'est europa - Romania, Bulgaria, Serbia, Turchia, Slovacchia - arrivano a rappresentare fino al 5 per cento della popolazione. Scorrendo i fogli delle statistiche ufficiali europee (aggiornate al giugno 2006), colpisce come nei paesi della vecchia Europa, nonostante la presenza e l'afflusso continuo di popolazione rom, manchi del tutto un loro censimento. Eppure conoscere i contorni del problema dovrebbe essere il primo passo per approcciarlo. Sono censiti solo gli zingari che vivono nei paesi dell'est Europa, dal 1400 la "casa" dei popoli nomadi in arrivo dall'India del nord est.

La Romania guida la classifica dei paesi con maggior numero di gitani: l'ultimo censimento ufficiale del 2002 parla di una minoranza che si aggira tra il milione e 200 mila e i due milioni e mezzo. Seguono Bulgaria, Spagna e Ungheria a pari merito (800 mila), Serbia e Repubblica Slovacca (520 mila), Francia e Russia (tra i 340 e 400 mila; ma secondo il rapporto di Dominique Steinberger del 2000 in Francia vivrebbero almeno un milione di zingari), Regno Unito (300 mila), Macedonia (260 mila), Repubblica ceca (300 mila), Grecia (350 mila). L'Italia è al quattordicesimo posto con una stima, ufficiosa in assenza di un censimento, che si aggira sui 120 mila. Sappiamo che oggi quel numero è salito fino a 150-170 mila. Facendo un confronto con i paesi della vecchia Europa, è una stima inferiore rispetto a Spagna e Francia, Regno Unito e Germania. Sui motivi di queste concentrazioni la Storia conta poco: se è vero che la Germania nazista pianificò, come per gli ebrei, lo sterminio degli zingari (Porrajmos) e nei campi di concentramento tedeschi morirono 500 mila rom, in Spagna la dittatura di Franco ha tenuto in vigore fino agli anni settanta la legislazione speciale contro i gitani eppure gli zingari continuano ad essere, e sono sempre stati, tantissimi.

Il caso italiano - A scorrere i Rapporti del Consiglio europeo, l'Italia sembra avere la maglia nera nella gestione della questione rom. La lista delle "mancanze" italiane è lunghissima. Contrariamente agli altri paesi della vecchia Europa, non abbiamo una politica certa sui documenti di identità e di soggiorno mentre in altri paesi hanno la carta di soggiorno e anche i passaporti. Nonostante molti Rom e Sinti vivano in Italia da decenni, non hanno la cittadinanza col risultato che migliaia di bambini rom nati in Italia risultano apolidi; gli stessi bambini non vanno a scuola e non hanno accesso all'educazione; non sono riconosciuti come minoranza linguistica. L'Italia, soprattutto, continua ad insistere nell'errore di considerare queste persone nomadi segregandole in campi sprovvisti dei servizi e diritti basilari mentre invece sono persone a tutti gli effetti stanziali. Si legge a pag. 29 del rapporto: "Non si riscontra a livello nazionale un coordinamento. E in assenza di una guida a livello nazionale, la questione non potrà mai essere affrontata in modo valido". Bocciati, su tutta la linea. Persino "puniti" nel dicembre 2004 per la violazione della disposizione sul diritto alla casa. "Puniti" anche Bulgaria e Grecia.

Gli Uffici centrali - Il nome di per sé evoca scenari da tragedia, liste, schedature, concentrazione di informazioni. Nel 1929 a Monaco nacque "L'Ufficio centrale per la lotta contro gli zingari in Germania", furono schedati, nel 1933 furono privati di tutti i diritti, poi lo sterminio. Eppure un Ufficio centrale sembra essere l'unico modo per affrontare seriamente la questione rom, capire quanti sono, dove vivono, di cosa hanno bisogno, tenere sotto controllo arrivi, partenze, doveri e responsabilità oltre che diritti. All'estero esiste un po' ovunque qualcosa di simile, in Germania, in Francia, in Olanda, Belgio e in Spagna. "In questi uffici - racconta Massimo Converso, presidente dell'Opera nomadi - lavorano anche i rom, sono mediatori culturali, parlano la lingua e i dialetti, conoscono le abitudini dei vari gruppi, dettagli per noi insignificanti e invece per loro fondamentali. Non si può prescindere da questo se si vuole affrontare il problema con serietà e concretezza". Ministero dell'Interno e Solidarietà sociale hanno avviato dei "tavoli tecnici" con esperti e rom. Ma il ministro Giuliano Amato sta pensando a qualcosa di più: un Ufficio governativo e una conferenza europea per avere gli strumenti e il luogo dove fronteggiare la questione.

Lo statuto francese - Nonostante "la grande preoccupazione" del Consiglio europeo "per i ritardi e l'emarginazione", la Francia (con 340 mila o un milione di manouche) sembra aver adottato il modello migliore sul fronte dell'accoglienza per i rom. Un modello che si muove tra l'accoglienza e la tolleranza zero, due parametri opposti ma anche complementari: da una parte la legge Besson (la prima versione risale al 1990, una successiva è del 2000) che prevede che ogni comune con più di cinquemila abitanti sia dotato di un'area di accoglienza; dall'altra la stretta in nome della sicurezza dell'ex ministro dell'Interno, attuale presidente, Nicolas Sarkozy che nel febbraio 2003 ha voluto la stretta e ha previsto (articoli 19 e 19 bis della legge sulla sicurezza interna) sanzioni particolarmente pesanti contro le infrazioni allo stazionamento. Chi non rispetta le regole dei campi e dell'accoglienza è fuori per sempre. E chi occupa abusivamente un'area può essere arrestato e il mezzo sequestrato. La legge Besson immagina i campi come una soluzione di passaggio e prevede, contestualmente, un programma immobiliare di case da dare in affitto ai gitani stanziali e terreni familiari su cui poter costruire piccole case per alcune famiglie semistanziali e in condizioni molto precarie.

Di tutto ciò è stato realizzato poco ma comunque qualcosa. Nella regione di Parigi sono stati creati campi per 560 posti in dieci anni (ne servirebbero tra i 6 e gli 8 mila) e in tutto il territorio francese ce ne sono 10 mila, un terzo di quelli necessari. Ma molti gitani e manouche vivono in case popolari e in vecchi quartieri. Pagano affitto, luce e acque. "Siamo responsabilizzati - racconta Arif, rom kosovaro, un pezzo della cui famiglia vive in Francia - viviamo nei centri abitati, non siamo emarginati, facciamo lavori come facchino, gommista, piccolo trasporto, pulizie, guadagniamo e firmiamo un Patto di stabilità per cui i ragazzi sono obbligati ad andare a scuola ed è vietato chiedere l'elemosina. Se siamo disoccupati per sei mesi abbiamo il sussidio - un mio parente prende 950euro al mese - e abbiamo anche gli assegni familiari. Certo chi sbaglia, chi delinque, chi ruba, chi non manda i figli a scuola, viene cacciato dalla Francia. E su questo punto siamo noi i primi ad essere d'accordo". Un altro risultato, visibile, è che in Francia difficilmente si vedono zingari in giro, ai semafori o nelle vie dei centri cittadini. E' vietata l'elemosina e l'accattonaggio. Recentemente l'ex ministro dell'Interno Sarkozy ha sottoscritto un piano con la Romania per il rimpatrio dei rom romeni.

Il caso tedesco - Il Rapporto del Consiglio europeo, datato 2004, parla di "svantaggi sociali, pregiudizio, discriminazione per quello che riguarda la casa, il lavoro e la scuola e di casi clamorosi di razzismo" . Detto tutto ciò in Germania i 130 mila circa tra Rom e Camminanti sono considerati per legge "minoranza nazionale". Hanno diritti e doveri. "Dagli anni sessanta, con la caduta del modello socialista titino - racconta Massimo Converso, presidente dell'Opera nomadi italiana - e con le prime diaspore rom dall'est europeo verso l'occidente europeo che poi si sono ripetute negli anni ottante e novanta con le guerre nei Balcani, la Germania ha accolto queste migliaia di persone in fuga con un progetto di welfare. Sono state assegnate case, singole o in palazzine popolari, hanno avuto il sussidio per il vitto, chi ha voluto è stato messo in condizione di lavorare. Tutto questo - continua Converso - al prezzo di rispettare i patti e la legge. Altrimenti, fuori per sempre. Ci sono stati anni in cui interi gruppi stavano per lunghi periodi in Germania, poi venivano in Italia dove invece non è mai stato pensato un vero, severo e anche rigido piano di accoglienza e dove gli zingari hanno avuto da sempre maggiori e diverse fonti di reddito, ben più remunerative perché spesso illegali".

La Spagna come la Bulgaria - Nonostante Franco, le leggi speciali e le persecuzioni, la Spagna ha una delle comunità gitane più popolose e in Europa occupa il terzo posto dopo Romania e Bulgaria con 800 mila presenze. Dalla fine degli anni Ottanta il governo centrale ha elaborato un Programma di sviluppo per la popolazione rom anche se il budget annuale sembra abbastanza ridotto (3,3 milioni di euro a cui però si aggiungono i finanziamenti delle singole regioni e delle ong). Anche in Spagna ogni regione ha un Ufficio centrale che coordina gli interventi e le politiche per gli zingari in cui lavorano sia funzionari del governo che rom con funzioni di mediatori culturali. Il risultato è che non esistono quasi più campi nomadi, quasi tutti - chi non lavora ha un sussidio di circa 700 euro al mese per sei mesi - vivono in affitto nei condomini popolari o in case di proprietà, nelle periferie ma anche nelle città. Dipende dal livello di integrazione. Che è in genere buono anche se resta alto il tasso di criminalità: furti ma soprattutto spaccio di droga. Sono zingare il venti per cento delle donne detenute nelle carceri spagnole. Negli ultimi mesi nelle periferie delle grandi città, a Barcellona come a Madrid, a Siviglia e a Granada, stanno rispuntando baraccopoli e favelas: sono gli ultimi arrivati, i rom della Romania, la nuova emergenza.

La ricetta del "politico" gitano - La Spagna ha saputo produrre, finora, l'unico europarlamentare gitano: si chiama Juan de Dios Ramirez Heredia, è stato rappresentante dell'Osservatorio europeo contro il razzismo e la xenofobia e nel 1986 ha fondato la Union Romanì, federazione della associazioni gitane spagnole. Heredia , in un'intervista rilasciata al magazine europeo Cafè Babel, immagina il futuro della comunità rom: "Potrà essere migliore solo se sapremo mantenere una certa dose di sopravvivenza e riusciremo ad essere presenti dove si prendono decisioni politiche. Non ha senso che in paesi come la Spagna, dove siamo 800 mila, non ci sia un solo gitano deputato o senatore". A gennaio scorso, per la prima volta, la Serbia - 600 mila rom ufficiali senza contare quelli partiti negli anni e ora in giro per l'Europa senza documenti - ha accettato in Parlamento due deputati dei partiti delle minoranze gitane, l'Unione dei rom e il Partito dei rom.

Sono 36 milioni gli zingari nel mondo. Diciotto milioni vivono ancora in India. Un milione circa è riuscito ad arrivare anche negli Stati Uniti. A parte poche migliaia di loro che sono riusciti ad avere una vita normale e ad emergere, ovunque sono rimasti gli ultimi nei gradini della società.
(3 fine)

(3 giugno 2007)

 
Di Fabrizio (del 02/11/2010 @ 09:19:41 in Europa, visitato 1272 volte)

Da Roma_Daily_News

28/10/2010 TEKIRDAG/ Il quartiere Hacı Evhat è un vecchio insediamento zingaro, da 60 anni nel distretto Malkara di Tekirdağ. L'intrecciatura di cestelli e la stagnatura sono andate dimenticate a Haci Evhat. Molti dei residenti oggi lavorano nelle miniere di carbone.

Il quartiere da molti anni è uno dei più importanti insediamenti rom nella regione della Tracia. Tra i residenti circolano racconti della guerra nazionale turca che mostrano quanto sia antico il quartiere. Uno dei ricordi più drammatici su quel periodo e su una donna che cercava di nascondersi col suo bambino dai soldati invasori. Comprimeva al petto il bambino perché non lo si sentisse piangere e questo causò la morte di lui.

Sino al 1950 la popolazione zingara era bassa. Crebbe con le migrazioni da 72 villaggi zingari verso Malkara dopo il 1950. C'erano state migrazioni da Edirne, Uzunköprü e Tekirdag verso il quartiere accanto ai villaggi di Malkara. Quanti si stabilirono nel quartiere erano generalmente zingari specializzati nell'intrecciare cesti e nella stagnatura. Dicono i più vecchi residenti del quartiere che le loro condizioni di vita erano molto dure. Le case erano costruite con canne. Anche se la maggior parte erano zingari provenienti dai villaggi di Malkara, c'erano tra loro zingari che venivano dalla zone che facevano parte dello scambio di territori del 1924 tra Grecia, Bulgaria e Turchia.

Alcune famiglie iniziarono a lavorare nell'agricoltura e nell'allevamento in fattorie donate dal governo nel periodo 1940-1945. Alcuni svendettero le loro fattorie a causa di bisogni urgenti. Altre famiglie le persero nelle discussioni sulla proprietà della terra. Per alcune famiglie le fattorie iniziarono ad essere inadeguate con la crescita della popolazione ed anche loro vendettero la terra. Solo qualche famiglia si dedica all'agricoltura. Molte di loro vivono nei villaggi di Malkara ed hanno condizioni di vita migliori comparate alle altre famiglie zingare.

Negli anni '60 alcuni residenti andarono all'estero per lavoro. Gli altri continuarono con i lavori di fabbricazione di cesti, stagnini, fabbri ed attività agricole. Anche se la musica era un'attività comune tra gli zingari arrivati dalla Bulgaria e dalla Grecia, i loro discendenti oggi non sono musicisti. Oggi nel quartiere non resistono più le tradizionali forme di sussistenza [...], i residenti ne hanno trovate altre , come il lavoro nelle miniere di carbone. Ci sono almeno 20 miniere di carbone a Malkara. Vengono pagati 20 lire turche (14 $) per un intero giorno di lavoro. Alcuni dei residenti raccolgono i pezzi di carbone caduti dai carrelli, per rivenderli. Alcuni residenti nella raccolta rifiuti per il comune. Nel quartiere ci sono anche zingari macellai e proprietari di bar e caffè.

Ci sono tre gruppi di dialetto romanes parlati dai residenti: il  Kalayci, lo Sepetçi ed i dialetti dei Rom migrati dalla Grecia e dalla Bulgaria.

I problemi principali del quartiere riguardano l'istruzione e la disoccupazione. Specialmente i residenti più anziani ricordano Tahsin Eren con gran rispetto, a causa del suo appoggio al quartiere quando era presidente del comune.

Sono 7.000 i Rom che vivono oggi nel quartiere [...].

Çingeneyiz Tekirdağ - www.cingeneyiz.org

 
Di Fabrizio (del 30/05/2008 @ 09:19:28 in Italia, visitato 6862 volte)

Carissimo,

Finalmente abbiamo le autorizzazioni!! Ti mando il documento completo con il programma. Potresti pubblicarlo?

Sastipé ta Baxt!!
Daniela

P.S. Il sito ufficiale dell’evento è:
http://www.associazionethemromano.it/newsletter.htm

Per aderire basta mandare una mail a me.

Coordinamento Nazionale

Per promuovere un corteo di protesta civile contro atti di razzismo nei confronti dei Rom e Sinti in Italia

Roma, domenica 8 giugno 2008
L’iniziativa è promossa da intellettuali italiani e Rom, associazioni, artisti e persone di buona volontà che non vogliono essere strumentalizzati da nessuno.

Le Associazioni che aderiscono all’iniziativa diventano automaticamente anche organizzatori e promotori partecipando con i propri rappresentanti al costituente Coordinamento Nazionale Permanente e al corteo antirazzista nel rispetto dei principi che hanno mosso l’iniziativa.

PROGRAMMA Definitivo

Domenica 8 giugno, Roma

Dalle 12 alle 16 ritrovo dei partecipanti al COLOSSEO ci si arriva in pulman, in auto e con la metro)

Dalle 16 alle 17 corteo dal Colosseo fino al Foro Boario

Dalle 17 alle 20 Foro Boario, Villaggio Globale

libera discussione, proposte:

          1. Costituzione del Coordinamento Nazionale Antirazzista
          2. Creazione di una rete informatica, contro l’inquinamento e la mistificazione delle informazioni
          3. Creazione di una Consulta romanì costituita dalle associazioni storiche e le organizzazioni rom
          4. Varie ed eventuali
Dalle ore 20 Festival Antirazzista Alexian Group (Italia)

Musicisti Rom del Kossovo

Taraf de Bucarest (Romania)

Chaja Chelen (Bosnia Erzegovina)

Lucio Pozone (chitarra flamenca)

La partecipazione è aperta a tutti gli artisti

La partecipazione è libera e gratuita, le adesioni sono aperte a tutti

FERMIAMO UN GENOCIDIO CULTURALE
Dopo l'ultimo delitto crudele della mistificazione e della calcolata disinformazione non si può più restare in silenzio, occorre agire, questo silenzio è assordante e colpevole.
L’8 Giugno le Associazioni Rom e Sinte in Italia e le associazioni di volontariato, gli artisti, gli intellettuali e le persone di buon senso organizzano a Roma un corteo di protesta civile.
Aderite e fate aderire prima che sia troppo tardi!!
Occorre ribadire alcuni concetti che vengono mistificati,
Tutti credono che Rom siano solo stranieri.

Non è vero !, infatti l'80% dei Rom e Sinti che vivono in Italia sono cittadini italiani

Tutti credono che i Rom sono nomadi.

Non è vero !, Infatti la maggior parte di quelli presenti sul territorio italiano sono sedentari

Tutti credono che il campo nomadi è la soluzione ideale.

Non è vero !, Infatti i rom arrivati in Italia nei loro paesi di origine avevano le case, il campo non è un tratto culturale della popolazione romanì, ma un'imposizione dovuta alla non conoscenza.

Tutti credono che zingaro sia il nome di questo popolo.

Non è vero !, infatti il termine corretto è Rom o Sinto.

Occorre far rispettare le convenzioni internazionali nei confronti dei Rom, il 70% degli italiani sono razzisti nei confronti dei Rom, la carta dei diritti dell'uomo in Italia per i Rom non vale.

Non abbiamo nulla se non il nostro coraggio!!

Protesta anche tu!

Invia la tua protesta a:

-Presidente della Repubblica ON. Giorgio Napolitano ( https://servizi.quirinale.it/webmail/ )

-Capo del Governo On Silvio Berlusconi Presidenza del Consiglio dei ministri

Palazzo Chigi Piazza Colonna 370

00187 Roma - Italy tel. (+39) 0667791

-Ministro degli Interni On. Maroni ( DipartimentoAffariInternieTerritoriali@interno.it)

-Ministro per le Pari Opportunità On. Carfagna ( serep@pariopportunita.gov.it )

-Giornalisti

-I tuoi conoscenti,

-La tua mailing list,

-Il tuo blog

EVITIAMO UN SILENZIO INCIVILE, FAI SENTIRE LA TUA VOCE E PASSA PAROLA!!!

i nostri slogan:

  • Basta Razzismo contro i Rom!
  • No all'informazione razzista!
  • Non si può condannare un popolo!
  • Stop alla Xenofobia!
  • No ai pogrom!

Per informazioni

ASSOCIAZIONE NAZIONALE THÈM ROMANÒ ONLUS

Presidente Nazionale Alexian Santino Spinelli

Centro di Promozione Interculturale

Associazione Autonoma di Rom e Sinti

Sede Nazionale Lanciano CH)

tel: 0872 660099 cell. 340 6278489 http://www.associazionethemromano.it

email: spithrom@webzone.it

http://www.alexian.it

Fra gli aderenti e promotori: - Alexian Santino Spinelli (musicista Rom, docente Università di Torino, Trieste, Chieti, rappresentante italiano ERTF a Strasburgo) - Gianni Vattimo (Filosofo) - Pier Virgilio Dastoli (Direttore della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia – Roma) - Angelo del Boca (docente universitario e storico) - Angelo d'Orsi, (docente Università di Torino) - Costanzo Preve (studioso di Filosofia) -Viktória Mohácsi (Romnì - Europarlamentare) - Rudko Kawczynski (Presidente ERTF) - Juan de Dios Ramirez-Heredia (Presidente Union Romanì -Spagna) - Stanislav Stankiewicz (Presidente International Romani Union) - Jovan Damianovic (Presidente Romani Union Serbia) - Carla Osella (Presidente Nazionale AIZO) - Sergio Giovagnoli (ARCI Solidarietà Lazio) - Rita Bernardini (Segretaria Radicali Italiani) - Marco Perduca (Senatore) - Gian Antonio Stella (giornalista) - Moni Ovadia (artista) - Guido Cohen - Massimo Rendina (ex comandante partigiano, storico, Presidente dell'ANPI nazionale) - Alberto Asor Rosa (Professore Emerito, Università la Sapienza) - Piera Tacchino (Associazione Piemonte-Grecia “Santorre di Santarosa”) - Armando Gnisci (Docente Universitario, Roma) - Marco Revelli (scrittore e docente universitario) - Filippo Taricco (scrittore) - Beppe Rosso (attore) - Paolo Dossena (Produttore musicale Compagnia Nuove Indie) - Alma Azovic (mediatrice romnì) - Tamara Bellone (docente Univ. 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(scrittore) - (pianista) - (insegnante) - (fotografa) - (giornalista) - (docente Universitario) (giornalista, scrittrice) - (docente Università di Milano Bicocca) - (storico e saggista) - (Campo della pace ebraico) -

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Di Fabrizio (del 04/10/2012 @ 09:18:07 in conflitti, visitato 992 volte)

Da Hellenic_Roma

France24 Incontro tra un villaggio ed i Rom sfocia in violenza

Un incontro per discutere i problemi legati alla popolazione rom nel piccolo villaggio di Anthili, mercoledì (12 settembre, ndr.) si è trasformato in una vera e propria rissa, da noi documentata.

L'incontro era stato convocato dal sindaco la Lamia, la vicina città sotto la cui amministrazione ricade Anthili. Due settimane prima, il sindaco aveva chiuso un grande campo rom a nord di Lamia, cosa che aveva causato un afflusso di famiglie ad Anthili.

In Grecia ci sono circa 250.000 Rom. Sparsi in tutto il paese, vivono soprattutto ai margini delle città. Alcuni di loro mantengono vive le loro tradizioni ed abitudini nomadi. Molti però hanno adottato uno stile di vita urbano e sedentario. I Rom nomadi che vivono nei campi tendono a vivere ai margini della società e frequentemente sono vittime di discriminazioni..

L'alloggio è un problema ricorrente per questa comunità. Molti Rom vivono in tende piantate su terreni che non appartengono loro, da cui vengono a volte sgomberati a forza.

Foto e video del nostro Observer.



CONTRIBUTO di Nick Parmenopoulos
"La crisi economica ha alimentato l'odio dei greci contro i Rom"

Nick Parmenopoulos vive a Lamia e scrive per il sito di news alternative Altpress Fthiotida. Ha girato diversi video sugli scontri di Anthili.

    I Rom del villaggio non sono stati invitati all'incontro, ma hanno deciso lo stesso di partecipare. Hanno ritenuto che fosse perfettamente normale perché si parlava di loro. Ma quando sono arrivati al municipio, degli abitanti esasperati hanno sbarrato loro la strada, e da qui è nata una rissa. Una dozzina di componenti di Alba Dorata [partito della destra radicale sempre più popolare a seguito della crisi economica, nota dell'autore] li attendeva per arrivare allo scontro. Tuttavia il loro leader ha detto loro di non farsi coinvolgere. Alba Dorata era presente all'incontro perché un consigliere comunale aveva chiesto loro di fornire il servizio d'ordine, ma di limitarsi ad osservare. Alla fine, è intervenuta la polizia a porre fine alla rissa. Fortunatamente, non ci sono stati feriti gravi.

    Un discreto numero di abitanti è arrabbiato non solo con i Rom, ma anche contro il sindaco George Kotronias, per avere ordinato la chiusura del campo a nord di Lamia, localmente noto come Xireas. In questo campo abbandonato vivevano circa 200 famiglie rom, alcune da oltre tre decenni. Una volte cacciate, molte di queste famiglie sono andate in cerca di parenti o amici che avevano acquistato casa alla periferia di Anthili. Circa venti famiglie erano state in grado di acquistare casa, vent'anni fa, per i sussidi allora forniti dall'Unione Europea.
    Tra quanti hanno preso parte alla riunione, molti si sono lamentati del numero crescente di bambiuni rom nelle classi, e di come questi tendessero ad essere sporchi, malati, ecc. Il preside ha provato a spiegare che, legalmente, questi bambini rom avevano lo stesso diritto di frequentare la scuola di qualsiasi altro bambino, cosa che ha sollevato grida indignate.
    Il sindaco ha segnalato durante l'incontro di aver chiamato un avvocato per organizzare la rilocazione in un nuovo campo dei Rom arrivati di recente. Ma ho visto questo campo e potrebbe accogliere soltanto dalla dieci alle quindici famiglie...

    La crisi economica ha alimentato l'odio dei Greci verso la comunità rom. Molti Greci sono convinti che non solo i Rom siano ladri - cosa che personalmente penso riguardi solo una minoranza di loro - ma che traggano anche vantaggio dai programmi assistenziali del governo. Ma le misure di austerità adottate dal governo greco nei mesi scorsi hanno notevolmente ridotto questi sussidi.
    Ed ora ad Anthili stanno prendendo piede le voci più folli. I Rom stanno dicendo che centinaia di membri di Alba Dorata vorrebbero attaccarli e bruciarli vivi. Ma ci sono anche voci che i Rom attaccheranno il villaggio. In sintesi, tutti hanno paura di tutti.

Il sindaco George Kotronias si rivolge agli abitanti del villaggio di Anthili.


Approfondimento: da Giornalettismo del 17 settembre 2012

 
Di Fabrizio (del 20/03/2012 @ 09:18:06 in musica e parole, visitato 3329 volte)

(Note al testo ed Appuntamenti)

FAREPOESIA - RIVISTA DI POESIA E ARTE SOCIALE Anno 3 - N. 6 Marzo 2012
IN QUESTO NUMERO: PAUL POLANSKY POETA LEGGENDARIO a cura di Enzo Giarmoleo

Alcuni affermavano: "La poesia non è democratica, non fa sconti!" Altri parlavano dell'importanza solenne della metrica. Altri dissertavano sulla lunghezza del verso misurandolo. Altri dicevano che i "Veri" poeti in Italia sono circa dieci. Altri li rintuzzavano dicendo che quella era una visione elitaria. Altri parlavano di minimalismo, qualunquismo, epigonismo, di poesia come atto di fede nel futuro…

Mentre la disputa infinita infuriava è apparso a Milano Paul Polansky, poeta leggendario, uno degli scrittori più impegnati nella lotta per i diritti umani nell'Europa dell'Est, erede di una stirpe di guerrieri di un "antico villaggio vichingo", una stirpe di "belve combattenti"1. La sua presenza è riuscita a neutralizzare la controversia. Polansky non è approdato nella Milano dei "Veri" poeti, non ha sventolato bandiere per farsi notare.

Avevo letto il suo nome nelle locandine "resistenti" di realtà culturali come "La Casa della Poesia" di Baronissi e l'associazione "Angoli Corsari" di Reggio Calabria. Una sera di novembre, all'Arci di Turro, nel cuore del quartiere più multietnico di Milano, Polansky si è rivelato e ha rubato l'attenzione del pubblico con le sue poesie e i suoi racconti.

Le sue opere spaziano dalla narrativa alla poesia, inizia a scrivere romanzi per poi approdare, a 50 anni, alla poesia impegnata. Polansky è sicuramente il poeta più coinvolto, a livello globale, nella difesa dei diritti umani delle popolazioni Rom, vittime dell'olocausto. La parola nei suoi scritti ha sempre a che fare con l'azione e, come dice il poeta e attivista americano Jack Hirschman: "Non v'è alcuna fuga artificiosa attraverso lo stile". Polansky non si pone il problema di verseggiare per rispettare certe regole dell'accademia, né d'altra parte potrebbe farlo, tanto impellente è la necessità di raccontare. Per una volta la liricità non ha bisogno di lacci e lacciuoli. La poesia di Polansky è la prova che fuori dal carcere delle strutture linguistiche esistono mille altri modi di fare poesia. Il risultato è che riesce a trasmettere emozioni fortissime; in ogni parola, in ogni immagine, si sente l'odore dell'indigenza, della violenza, della guerra.

Nel 1963 Polansky lascia l'America per sfuggire all'arruolamento per la guerra in Vietnam e si trasferisce in Spagna, un paese dove ancora l'ombra del Caudillo si allunga minacciosa oscurando i cuori e le menti. La Guardia Civil è onnipresente sul territorio. Si sposta anche nella Spagna rurale, spesso girovagando sul dorso di un mulo per le sendas (mulattiere) in paesaggi selvaggi, per ricostruire il filo di sentieri persi e dimenticati, quasi anticipando la sua passione e la sua sete per la ricerca antropologica. Più di mille discorsi, la poesia "Caccia Grossa"2 svela un modo di sentire, quasi una concezione del mondo, con un tocco di ironia.

Nel 1991 parte per la Repubblica Ceca con l'intento di svolgere ricerche sulle origini della propria famiglia di linea paterna. Scopre negli archivi 40 mila documenti riguardanti il famoso campo di lavoro di Lety costruito durante la II guerra mondiale per gli ebrei e successivamente impiegato solo per gli zingari. Polansky non può rassegnarsi quando viene a sapere che il campo era gestito da guardie ceche e non da tedeschi. Contrastato nel suo intento dalle autorità egli cerca eventuali sopravvissuti al campo di lavoro. Le voci strazianti dei sopravvissuti sono contenute nella sua prima raccolta di testimonianze orali "Black Silence" e nel suo primo libro di poesie "Living Thru It Twice" (1998) che, come dice il poeta, gli ha cambiato la vita.

C'è una poesia che rispecchia la dedizione del poeta nei confronti dei Rom, scritta basandosi sulla testimonianza di una donna sopravvissuta al campo di sterminio di Lety, la poesia s'intitola "Pensavo di essere una sopravvissuta", una delle parole chiave del testo è il termine "barcollare" e ci suggerisce nettamente la sensazione di perdita d'identità che hanno provato migliaia di persone. La poesia è talmente densa di emozioni che ogni suo verso potrebbe dare il titolo a questo straordinario componimento.

Durante la fine degli anni '90, Polansky, dotato di grande empatia, combatterà a fianco delle popolazioni rom ceche per ottenere i risarcimenti per i torti subiti nei campi boemi durante la II guerra mondiale e fa propria la storia dolorosa degli zingari kossovari nella guerra Serbo-Albanese. La sua scrittura e la sua poesia saranno le sue armi per raccontare l'esperienza storica del popolo Rom ma anche per dare visibilità ad un popolo che appare soltanto negli "hate speech" diffusi nei discorsi pubblici e nelle rappresentazioni mediatiche negative.

La sua protesta comincia a preoccupare le autorità ceche, un suo romanzo "The Storm"del 1999, in nuce la descrizione di una sopraffazione storica, viene requisito dalle librerie3.

In questi anni la poesia serve ad esprimere questo dolore. È sempre una poesia che non segue i canoni classici della poesia tradizionale, la rima, la misura del verso; al di là del tema trattato, la drammaticità serpeggia nelle sue poesie. La poetica di Polansky è al di fuori dell'assolutezza di un principio che valga per tutti; c'è solo spazio per le allitterazioni e l'eufonia, tipiche della
antica poesia vichinga, che per il poeta sono naturali4.

Dalla storia inquietante di "Sacchi per Cadaveri" (1999) emergono i mali nascosti dell'America, un esempio di umorismo nero per una vicenda tragica come la strage per mano di due adolescenti5.

Gli anni seguenti vedono la ripresa dei temi dei Rom in Kossovo e nella Repubblica Ceca dove le autorità locali e civili auspicano l'eliminazione o la deportazione di queste comunità prendendo alla lettera la lezione swiftiana6. Nella poesia "The Well" lontano da atmosfere ovattate, c'è il racconto, crudo dettagliato, di uno zingaro vittima di una violenza estrema - uno dei tanti costretti a fuggire "da un paese in cui hanno vissuto per quasi settecento anni".

Come sempre avviene nei migliori esempi alla "Guantanamo", la violenza psicologica perpetrata nei confronti degli zingari cechi è paralizzante quanto quella fisica. Un esempio calzante lo troviamo nella poesie "Un Vestito Nuovo" e "Una scuola speciale". Ironia e sarcasmo del poeta, se da un lato attenuano la drammaticità e la crudezza di alcune poesie-racconto, dall'altro fanno emergere con più forza l'ingiustizia perpetrata nei confronti dei rifugiati come in "Fermata d'Autobus", "Il Presidente del Kossovo" e in molte altre.

I temi dei suoi scritti si alternano, dalle raccolte di poesie sui rom kossovari a quelle con connotazioni antropologiche sulle comunità di zingari, per ritrovare ancora la Spagna dove è iniziata la sua incredibile avventura.

Un suo libro in lingua ceca del 2001, "Homeless in the Heartland" venduto per le strade di Praga dai barboni, ricorda in parte l'epoca dei libri samiždat che venivano scambiati clandestinamente nella Praga degli anni '80. La discriminazione è ricorrente nella poetica di Polansky anche quando racconta la realtà dei senzatetto americani del midwest.

C'è anche una poesia più personale ed intima che ha per oggetto gli anni duri dell'adolescenza quando praticava sport come il football americano e la boxe. La boxe diventa protagonista di uno dei suoi libri più famosi, "Stray Dog" (Cane Randagio, 1999), in cui dagli aspetti violenti emerge la profonda sensibilità umana del poeta7. Nella poesia "Gli imbattuti", pervasa da un grande senso della realtà, alle immagini crude si associa un senso di fragilità e di sofferenza dell'io narrante consapevole che non si vince mai del tutto anche se abbatti l'avversario. Solo chi si distrae durante il "combattimento" non sente la poesia.

Un virus partito da un antico villaggio vichingo, diffusosi poi in America e ritornato in Europa, si aggira ora per Milano; è il virus "Polansky", pericoloso virus dell'empatia che potrebbe insediarsi nelle nostre menti per amplificare la nostra comprensione, per capire ad esempio le ragioni per cui i bambini zingari di Mitrovica (Kossovo) sono morti a seguito di complicazioni dovute ad avvelenamento da piombo nei tre campi ONU costruiti su una discarica tossica.

Dall'azione alla narrazione. Quella di Polansky è una metanarrazione mai consolatoria, che non si sofferma soltanto sulle discriminazione nei confronti dei rom e l'orrore da essi subito. Polansky racconta con molta serenità e in veste di antropologo anche l'origine, i rituali della cultura rom, le abitudini, le credenze, le abilità di questo popolo. Racconta in modo disarmante gli espedienti usati dai rom per sopravvivere, si sofferma su alcuni aspetti non accettati dalle comunità "civili" occidentali: usanze millenarie come la compravendita delle giovani spose o l'atteggiamento fortemente maschilista all'interno delle comunità zingare.

È grazie a questo approccio, alla serietà delle sue ricerche che la narrazione coinvolge l'ascoltatore e lo fa avvicinare allo scottante problema degli zingari8. La conoscenza di Polansky è frutto di una attenta osservazione sul campo e di pazienti ricerche antropologiche in India, Pakistan, Kashimir, ex Cina. Si scoprono cosi le similarità linguistiche tra gli zingari nostrani e le tribù sansis del Punjab, certa musica zingara del Rajestan in tutto simile al flamenco spagnolo o più in generale i debiti della musica colta nei confronti dei Rom.

Polansky trova nei luoghi originari degli zingari corrispondenze con moltissimi aspetti e dettagli della cultura rom di cui si era impadronito vivendo con i rom sia in Spagna che nel Kossovo.

Si sfaldano nei suoi racconti anche i luoghi comuni che vogliono gli zingari nomadi costantemente in viaggio. Gli zingari, dai musicisti ai maniscalchi, viaggiavano di mercato in mercato per vendere cesti, ferri di cavallo, briglie, setacci ecc, o si spostavano per i lavori stagionali ma solo dalla primavera fino all'autunno. Anche certe leggende, come quella del serpente domestico protettore della casa, suggeriscono che gli zingari non erano nomadi ma vivevano in abitazioni fisse.

La simbologia del serpente, comune agli zingari in Albania, Grecia, Turchia e nelle montagne della Bulgaria, le pietre fluviali messe nelle tombe per garantire l'acqua ai defunti nell'aldilà allo scopo di non mendicare l'acqua nell'altro mondo, certe cure sciamaniche comuni sia agli zingari della Bulgaria che a quelli del Kossovo o l'appartenenza alle caste sono prove del legame degli zingari con l'India.

Polansky sa che gli zingari sulle montagne della Bulgaria credono nel Dio Sole e ritrova questo legame, in particolare a Multan, l'antica capitale del Punjab, dove intorno all'anno mille c'era il famoso tempio del sole e dove arrivavano gruppi consistenti di esiliati dall'Egitto. Da qui anche l'etimo di zingaro: Egyptian come Gypsies.

Un capitolo molto interessante riguarda il ruolo vitale che gli zingari assumono nell'economia di altri paesi. Con l'inizio della diaspora del XV secolo, si spostano dalle regioni balcaniche in Calabria, Sardegna, Spagna diventando spesso manodopera indispensabile a basso costo, specie nell'agricoltura nelle fasi della semina e del raccolto. Questo ruolo vitale restituisce dignità storica, se pure ce ne fosse bisogno, alle comunità zingare ed è un buon punto di partenza per ricostruire una storia che non sia solo il frutto di mistificazioni o di analisi faziose sulla loro cultura.

Intervista a Paul Polansky
a cura di Enzo Giarmoleo



Ho l'impressione che sei molto attento a non farti coinvolgere dal successo facile, dalla notorietà, insomma che ti difendi dal circolo mediatico. È un'impressione corretta?

Giusto il contrario. Inseguo i media, non per me stesso ma per la mia causa, la mia missione, per aiutare la gente a capire gli zingari, la cultura rom. Ho avuto successo nel coinvolgere BBC (British Broadcasting Corporation), ZDF (Zweites Deutsches Fernsehen, la seconda televisione tedesca), TV Australiana, Arte TV, Al Jazeera, ecc. ma non sono riuscito a fare molti progressi né con i media italiani né con quelli americani. Sia gli uni che gli altri non danno tendenzialmente spazio agli zingari a meno che non si tratti di una storia negativa. Sebbene abbia partecipato a reading in più di 50 città italiane, solo raramente sono stato intervistato dalla stampa italiana poiché agli editori non interessa chi parla in modo positivo degli zingari.

Alcuni episodi della tua vita on the road mi hanno fatto venire in mente "Il Vagabondo" di Jack London, anche se è difficile inquadrarti in una corrente letteraria. Quali sono i tuoi punti di riferimento artistici?

Jack London, Hemingway e la prima poesia di Bukowsky hanno avuto su di me una grande influenza. Suppongo che verrò sempre considerato un poeta americano fuori patria, completamente fuori dal mainstream, con poco o nessun riconoscimento in America. Credo di trattare temi sociali che non sono popolari per la maggior parte degli americani e che la mia poesia sia più accettata in Europa. D'altra parte ho vissuto in America solo 21 anni e in Europa per ben 49 anni. Credo nel socialismo, termine che in America è considerato una parolaccia. Gran parte della mia poesia è molto di sinistra che significa che molti degli editori americani, se non tutti, ignorerebbero i miei scritti. Lo stesso vale per il pubblico americano.

Polansky spiazza il lettore tradizionale abituato a romanticherie tutte occidentali, con tematiche e soggetti fuori dagli schemi: rom, zingari, barboni, pugili…

Si, perché sono temi rari. I lettori sono più interessati ad ascoltarli. Oggi buona parte della poesia almeno in America, tratta della tragica vita amorosa del poeta. I lettori si annoiano a leggere queste storie senza fine, che sono fondamentalmente identiche. Zingari, pugili, vagabondi hanno ancora storie universali da raccontare, in grado di colpire il lettore. Ogni volta che leggo le mie poesie a studenti della scuola superiore in Italia, succede che gli insegnanti vengono da me e dicono che questa è la poesia che dovrebbero insegnare. Dicono questo perché i loro studenti restano entusiasti e coinvolti mentre trovano noiosa la poesia classica insegnata a scuola. Per quanto grandi siano i poeti classici come Dante, gli studenti oggi non riescono a stabilire un rapporto con essi.

Hai avuto mai problemi con i poeti o i critici dell'establishment che ti hanno fatto critiche riguardo alla metrica, al ritmo, alla lunghezza del verso e cose simili?

Si, certamente. Alcuni poeti e critici non considerano la mia poesia, poesia, neanche antipoesia. Questo non mi disturba. Scrivo per raccontare una storia. Tutte le mie poesie potrebbero prendere la forma di racconti, persino novelle. Faccio molta attenzione alle allitterazioni e all'eufonia perché queste mi arrivano naturalmente, proprio come le mie storie. Il poeta francese Frances Combes dice della mia poesia: "È il tipo di poesia che amo. Efficiente, saggia e talvolta ironica. Soprattutto testimonianza umana. Questa è la poesia di cui abbiamo bisogno in questi tempi di divertimento massmediale e di brutalizzazione della mente. Poesia fatta non solo di parole ma di vita. Ora penso che le poesie debbano essere vissute prima di essere scritte."

A cosa serve l'ironia? Mi pare che essa non manchi nei tuoi scritti.

La mia poesia deriva da esperienze vere. E ne ho avute parecchie. Sebbene i miei temi siano centrati sull'ingiustizia e sull'ipocrisia, spesso vedo queste cose attraverso il filtro dell'ironia piuttosto che con la rabbia. Ho visto persone morire nelle mie braccia. Ho visto centinaia di persone cacciate dalle loro case saccheggiate e distrutte. Mi succede di descrivere le storie così come le persone le hanno vissute; altre volte uso la lente dell'ironia o dell'umorismo nero. L'ironia è una forma più sofisticata della rabbia. I lettori sono stanchi di poeti e attivisti che battono semplicemente sulla grancassa della politica. L'ironia fa arrivare lo stesso messaggio ma in un modo più interessante, serve anche ad erodere l'ipocrisia.

Come mai non sono stati ancora pubblicati in Italia: Living through it twice (scritto nel 1998), libro che ha segnato una tappa importante nella tua vita, e la raccolta di testimonianze orali Black Silence scritto nell'autunno del 1998?

Innanzitutto questi libri dovrebbero essere tradotti in italiano e questa operazione costa denaro che oggi manca a molti editori. Un'altra ragione è che gli editori non vogliono investire molti soldi in un sentimento di solidarietà per gli zingari. Le case editrici temono che il pubblico non comprerebbe libri che parlano di zingari. Cosi l'ignoranza sugli zingari è alimentata proprio da quelle stesse persone (gli editori) che dovrebbero educare il pubblico.

Vivere nell'epoca della globalizzazione ti reca qualche disagio? Come ti contrapponi ai mali della globalizzazione? Come ti poni nei confronti dei movimenti antiglobalizzazione, contro la guerra?

Ho lasciato l'America nel 1963 a causa della Guerra del Vietnam; credo che da allora non sia cambiato nulla. L'America ancora crede nell'impero, nella guerra, nell'essere il poliziotto del mondo. Oggi il complesso militare-industriale insieme alle lobby israeliane regna sulla politica estera americana. La globalizzazione ha solo contribuito a rendere le imprese americane più ricche e il mondo più povero. I problemi che ne derivano sono difficili da descrivere con la poesia a meno che non si racconti la tragedia attraverso la
storia di un individuo piuttosto che attraverso una diatriba politica. La poesia può raggiungere la gente, e in modo speciale i giovani, più velocemente di qualsiasi altra forma di comunicazione, fatta eccezione forse per il video. Persino il video è troppo lungo qualche volta. La poesia breve può svegliare le persone più di qualsiasi altra cosa.

Leggendo le tue poesie mi sono accorto della ricchezza e della varietà dei temi trattati. Non c'è il rischio che tu venga conosciuto solo come il poeta che difende i diritti umani, in particolare dei Rom?

Ho più di 3000 pagine di poesia non pubblicate che non parlano di diritti umani o di zingari. Una delle mie collezioni non pubblicate parla dei miei giorni passati a fare trekking sul dorso di un mulo in Spagna alla ricerca di sentieri perduti e dimenticati. Un'altra collezione tratta della mia gioventù nella vecchia Madrid. Spero che un giorno la mia "Altra" poesia venga pubblicata.

Puoi dirci brevemente perché hai dichiarato guerra all'ONU nel periodo in cui ti sei occupato dei bambini di Mitrovica.

La missione ufficiale dell'ONU e delle sue agenzie è soprattutto quella di difendere i diritti umani e in modo particolare i diritti dei bambini. Eppure in Kossovo ho visto che l'ONU era presente solo per difendere i diritti degli albanesi. Nei campi ONU dove ho vissuto con gli zingari, i diritti umani non solo non erano rispettati ma erano invece violati da personale ONU, specialmente dagli appartenenti ai livelli più alti. Nella mia esperienza la maggior parte degli ufficiali dell'ONU è interessata esclusivamente a conservare il proprio posto di lavoro, la propria sicurezza, la carriera e la pensione, piuttosto che al benessere delle persone che proprio loro dovrebbero aiutare. Come si può rispettare una organizzazione come l'ONU che ha lasciato vivere bambini in campi ONU costruiti su discariche tossiche per 12 anni? Sin dal primo anno i loro stessi dottori e in special modo l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e la Croce Rossa avevano avvertito l'ONU che ogni bambino nato in questi campi avrebbe accusato danni irreversibili al cervello e non sarebbe vissuto abbastanza per dar vita ad un'altra generazione. L'ONU è gestita da politici disoccupati. Il cinismo, il nepotismo e la corruzione finanziaria permeano i ranghi dell'organizzazione rendendola in molti casi inutile.

Sette poesie

GLI IMBATTUTI


Esistono solo nei fumetti
Persino Marciano non restò imbattuto


Rocky perse fuori dal ring
Perché evitò Kid Rivera


Nella vita reale non puoi evitare gli avversari
specie i peggiori: la famiglia e gli amici


La vita non è un incontro dilettantistico di tre round
ma un campo di sterminio dove fai cose cattive
per sopravvivere


Una lotta a mani nude in un porcile
Senza un gong o un arbitro a salvarti


Ho più cicatrici sull'anima che attorno alle sopracciglia
……………………………………….
………………………………………


Puoi vincere sul ring,
ma non vincerai mai
più di un round
nella vita
…………..


CACCIA GROSSA

Una domenica del 1967
ci allontanammo dalla spiaggia alla ricerca
di una senda sopra Sierra Cabrera


Molti sentieri portavano a
fattorie abbandonate e
a due villaggi semideserti


Eppure ci vollero quattro ore
per trovare un sentiero
e superare lo spartiacque


Nessuna capra di montagna in vista
né bighorn
neanche un cinghiale selvatico


Solo una pernice dalle zampe rosse
che planava giù
per i pendii spogli.


…………………………….


…………………………….


Dopo aver abbeverato i cavalli
stavamo per tornare indietro
quando arrivò la Guardia Civil


Un ufficiale si sporgeva
con un binocolo
dal finestrino della jeep verde


Dietro c'erano quattro guardie
e ciascuna aveva un fucile
con il mirino


L'ufficiale chiese
se avevamo visto
qualcuno sulla vetta


Non mi piacevano i suoi
baffetti ben curati
quindi dissi di no


In seguito venni a sapere che alcuni fuggitivi
repubblicani ancora erano
nascosti nelle sierras dal 1939.


Un cacciatore del posto mi disse:
"questa è l'unica caccia grossa
che ci è rimasta.

 

PENSAVO DI ESSERE UNA SOPRAVVISSUTA

Sono sopravvissuta alle bande della gioventù hitleriana

scappando a Praga
Dopo che mi hanno portato a Lety
sono sopravvissuta


fame
fucilazioni
iniezioni letali
squadre di lavoro
pestaggi
stupri
tifo
e annegamenti
nel fusto di acqua piovana


Dopo la guerra
volevo una vita migliore
ed ho sposato un uomo bianco


Solo uno dei miei otto figli
ha ereditato la mia pelle scura di zingara.


Ora lui è in ospedale
a riprendersi da due operazioni
dopo che gli skinheads
lo hanno impalato su un palo metallico


Non so se sto vivendo
nel 1936 o nel 1995.


Pensavo di essere sopravvissuta,
ma credo di aver solo
barcollato senza arrivare da nessuna parte


SACCHI PER CADAVERI

I sacchi per cadaveri
che la polizia ha usato
per portare fuori
gli studenti morti
sembravano
gli stessi sacchi di plastica nera
che l'esercito usava
per riportare dal Vietnam
i corpi dei miei
compagni di scuola
un anno dopo
il nostro
diploma
Sfortunatamente
non credo
che i sacchi per cadaveri
andranno mai
fuori moda
in America
per gli studenti
delle scuole superiori.


IL POZZO

Mi presero al mercato
dove la mia gente una volta vendeva i vestiti
e dove ora gli albanesi praticano il contrabbando
Quattro uomini mi gettarono sul sedile posteriore
di una lada blu urlando "Lo abbiamo detto
niente zingari a Pristina"


Mentre mi spingevano sul fondo
sentivo la canna della pistola sull'orecchio sinistro
Era così fredda che sussultai proprio mentre qualcuno premette il grilletto
Il sangue mi schizzò su un lato della faccia
dalla ferita sulla spalla
Caddi fingendomi morto
Pregai la mia amata madre morta tutti i
Mulos9 affinché questi uomini non si accorgessero da dove
fuoriusciva il sangue

Quando arrivammo
mi tirarono fuori per i piedi
La testa si schiantò sul terreno
rimbalzando sulle pietre


Mi gettarono a testa giu in un pozzo
Non raggiunsi mai l'acqua
C'erano troppi corpi
Giacevo rannicchiato quasi incosciente
finchè la puzza e il bruciore della calce viva
non mi fecero rinvenire
………………………..
………………………….


A mezzogiorno stavo camminando
attraverso un bosco seguendo un sentiero per carri
che nessuno usa più


Tranne gli zingari
che fuggono da un paese
in cui hanno vissuto
per quasi
settecento anni


UNA SCUOLA SPECIALE

Ho sempre saputo che mia figlia era brillante
Faceva disegni pieni di dettagli
memorizzava tutte le canzoni dei nostri antenati
suonava il piano prima di avere cinque anni


Per cui fui sorpreso quando l'insegnante venne
a casa nostra e ci disse
che nostra figlia non era pronta per la scuola


Il suo ceco non era abbastanza buono
aveva bisogno di aiuto con la grammatica


Mia moglie disse che tutti a sei anni
hanno bisogno di aiuto con la grammatica


Il preside accettò di incontrarci
disse che nostra figlia era una bella bambina
ma sarebbe stata l'unica zingara nella sua classe


Alla fine acconsentimmo
Firmammo il foglio
Non volevamo che la nostra bambina fosse maltrattata


Ma ora quando la porto a piedi a scuola
e vedo la targa sull'edificio
mi si spezza il cuore


Perché non ci hanno detto
che la sua scuola speciale
era un centro per


ritardati mentali


FERMATA D'AUTOBUS

Io e mio marito
avevamo finito di fare le compere
ed eravamo alla fermata dell'autobus
quando arrivò questa macchina.


mio marito era andato presto in pensione
perché non riusciva a vedere bene
A me non va molto meglio ma vidi che gli uomini
che scendevano erano gadzos10


Quando mi svegliai in ospedale
avevo un braccio rotto
il naso rotto e
avevo perso tutti denti anteriori


Eppure ce l'ho fatta ad andare
al funerale
di mio marito

NOTE

Da metà marzo a tutto aprile, Paul Polansky è in tournee in Italia. A fine marzo sarà in Lombardia. Contattatemi per organizzare un reading nella vostra città. Calendario provvisorio:

  1. In Una figlia parla, Boxing Poems, Volo Press, Lonato (BS).
  2. Le poesie "Caccia Grossa"(1999),"The Well", "Pensavo di Essere una Sopravvissuta", "Sacchi per Cadaveri", "Il Pozzo", "Una Scuola Speciale", "Paradiso e Inferno", "Il Presidente del Kossovo", "Gli Imbattuti", sono incluse in Undefeated, P. Polansky, trad. e cura di Valentina Confido, Multimedia Edizioni, Baronissi (SA) 2009.
  3. Polansky: "il governo ceco avvertì il mio editore di Praga, un ebreo slovacco, che sarebbe stato espulso dal paese se avesse pubblicato un altro mio libro. Tutte le copie furono comprate da Prince Karel Schwarzenberg, il cui padre aveva fondato il campo di Lety. Quest'ultimo usava gli ebrei e gli zingari come schiavi durante la guerra e i cechi-tedeschi come schiavi dopo la guerra fino a quando le sue proprietà non furono confiscate dal governo comunista nel 1948. Prince Karel Schwarzenberg oggi è il ministro degli esteri della Repubblica Ceca e il candidato favorito alle prossime elezioni presidenziali." (da un messaggio elettronico del poeta).
  4. Polansky: "The only poetry techniques I have in my poetry are alliteration and euphony (like the old Viking poetry), both of which come naturally to me … like many other themes." (ibid.).
  5. Il riferimento è alla strage di Columbine nel Colorado (inverno 1999).
  6. Jonathan Swift, Una modesta Proposta.
  7. Estratti di Stray Dog si possono trovare in Undefeated, P. Polansky, Multimedia Edizioni Baronissi (SA), a cura di Valentina Confido
  8. Polansky definisce gli zingari con il nome che loro stessi si danno. Se sono rom, kale, sinti… li identifica con questi nomi, quando parla in generale usa la parola "zingaro" che è quella compresa da tutti. Si può approfondire il tema consultando il libro La mia vita con gli zingari, P. Polansky Ed. datanews.
  9. Mulos: spiriti di zingari defunti a cui non è stato ancora concesso di entrare nel regno dei morti.
  10. Gadzos: in lingua Romani, il termine indica i non Rom.

  • 23 marzo: Libreria delle Moline a Bologna  (sera, orario da definire)
  • 31 marzo: Circolo ARCI via d'Acqua a Pavia, alle 21.00
  • 2 aprile: CAM delle Gabelle a Milano, alle 21.00 (gli eventi di Pavia e Milano sono organizzati da FAREPOESIA, LA CONTA e MAHALLA, a breve il programma completo)
  • 13 aprile: Università di Cagliari alle 18.00, evento sponsorizzato dall'Unicef
  • 17 marzo: ore 21:00 Pane e Bacco – Osteria Fuori Porta via IV Novembre, 69 – Rezzato (BS) info: magadellaspezie@osteriapanebacco.com
  • 18 marzo: ore 21:00 Caffè Galetér via Guerzoni, 92h – Montichiari (BS) info: info@galeter.it
  • 27 aprile: Vicenza alle 18.00 a Palazzo Trissino (Sala degli Stucchi), nell'ambito di Dire Poesia
 
Di Fabrizio (del 02/07/2011 @ 09:18:02 in blog, visitato 1227 volte)

Segnalazione di Erica Rodari

Nasce Romagazine.eu, un portale europeo curato da giovani provenienti dalle comunità di tutta Europa. Un mosaico di 10 milioni di persone che oggi, grazie al web e alle nuove tecnologie, possono conoscersi e farsi conoscere più facilmente di Andrea Gerli da Rassegna Sindacale

Un'idea interessante, un vuoto da colmare, un popolo che vuole farsi conoscere e tanti, tanti giovani ansiosi di imparare e lavorare per abbattere pregiudizi, creare un dibattito e progettare un futuro. Così nasce www.romagazine.eu, un magazine online per tutte le comunità Rom d'Europa, frutto dell'impegno di GSI Italia, ong dal '97 attiva con progetti di cooperazione internazionale e solidarietà territoriale, con la collaborazione di Informatici Senza Frontiere.

Il progetto si chiama "Let the roma youth be heard!", ed è stato finanziato dalla Commissione Europea per decisione del vicepresidente Viviane Reding: "Io credo – ha detto la Reding - che la comunità Rom rappresenti una parte importante della popolazione dell'UE, ed è di primaria importanze che gli stessi siano bene integrati in tutti gli Stati membri. L'integrazione di circa 10 milioni di Rom è una priorità degli Stati membri, delle Istituzioni europee, dei suoi Programmi, e dei soggetti che operano all'interno dei singoli Stati."

Così i rappresentanti delle maggiori associazioni per la difesa della cultura Rom di tutta Europa si sono riuniti a Spoleto, in provincia di Perugia, per un breve corso di giornalismo e per creare il nuovo magazine online. Tanti giovani da Spagna, Grecia, Germania, Francia, Romania, Italia, Ungheria, Turchia. "Dobbiamo unire le nostre forze, lavorare insieme per creare un dibattito sul e nel nostro popolo – afferma Israel, referente del gruppo spagnolo –. E' l'occasione per fare qualcosa di nuovo, per far sì che scompaiano i pregiudizi, per farci conoscere e partecipare alla vita sociale e politica dei paesi in cui viviamo. Dobbiamo unire i nostri sforzi".
Sono tanti, sono giovani, e hanno voglia di imparare, di conoscere, di lavorare insieme per il proprio futuro. In un attimo i 40 rom della quattro giorni di Spoleto spazzano via pregiudizi lunghi un'eternità. Come il nomadismo o le difficoltà ad integrarsi: la maggior parte di loro vive in case normali, studia e vuole integrarsi. Merve, ad esempio, studia business administration nella più rinomata università di Istanbul. Beatrìs, invece, è Ungherese, vuole fare la giornalista e da tempo studia e lavora per diventarlo. Tutti hanno partecipato con grande interesse alla quattro giorni di Spoleto, e scrivono ora su Romagazine.eu.

Si tratta forse di un'avanguardia, dei giovani più interessati e più appassionati a queste tematiche, che vive in condizioni diverse dagli altri giovani rom, spesso nell'impossibilità di ricevere un'istruzione dignitosa. Giovani in lotta contro le difficoltà economiche e sociali che trovano nei loro Paesi, ma anche contro alcuni esponenti delle loro comunità che stentano ad aprirsi alle altre culture, che non ritengono l'istruzione importante e non vedono di buon occhio progetti e attività di questo tipo, secondo loro inutili alla comunità. Ma questi giovani sono il sintomo di un'energia nuova, capace di diffondersi in tutte le comunità Rom d'Europa. Sono giovani cittadini europei. Vogliono viaggiare, conoscere e crearsi un solido retroterra culturale moderno, magari riunificando le tradizioni rom di tutte le comunità europee.
"Let the roma youth be heard!", il titolo del progetto, pone l'accento su due aspetti fondamentali: l'ascolto e la gioventù. Così www.romagazine.eu diventa un portale di informazione per intessere relazioni, favorire progetti, riunificare virtualmente le tradizioni e le aspirazioni di un popolo, i Rom, la più grande minoranza etnica d'Europa. Una minoranza che affonda le proprie radici in una tradizione antica, che nei secoli è stata sparpagliata per il Vecchio Continente e non solo. Un mosaico di migliaia di comunità che oggi, grazie al web e le nuove tecnologie, possono conoscersi e farsi conoscere più facilmente.

 
Di Fabrizio (del 21/02/2009 @ 09:15:52 in media, visitato 1754 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Ieri (15 febbraio 2009), la STV (Televisione Serba) ha trasmesso un documentario abbastanza lungo dedicato agli orsi ballerini in Serbia. L'idea di partenza era rispettabile, promuovere l'azione della branca bulgara della OnG austriaca Vier Pfoten (Ita. Quattro Zampe, Bulg. Четири Лапи) di soccorrere tre orsi, che sono stati letteralmente torturati durante decenni per farli ballare,e fornire loro corrette condizioni di vita per gli ultimi anni delle loro vite. I nomi dei tre orsi sono: Marko, Kasandra e Milena, da Požarevac e Kuševac (Serbia meridionale).

Tutto apprezzabile eccettuato il fatto che il commentatore ha insistito per tutto il tempo che gli addestratori degli orsi fossero Rrom - che è una calunnia, dato che i proprietari e gli addestratori nel documentario erano tutti di etnia rumena (più precisamente Moeso-Rumeni: Rumeni autoctoni della Serbia meridionale, in serbo "Vlasi" o "Karavlasi"). E' gente davvero miserabile, illeterata e arretrata, ma miseria, illeteratezza e arretratezza non si convertono per forza in "Zingari". Sono rumeni, parlano rumeno (e serbo), non il romanes, vivono in aree rumene, non si sposano con i Rrom, quindi perché mai devono essere etichettati come Zingari nel film, incluso da Acković (un politico e giornalista serbo) in un'intervista? Soltanto perché incontrano il cliché (non la realtà) degli "Zingari"?

Gli addestratori d'orsi Moeso-Rumeni sono ben conosciuti nella regione come crudeli e senza pietà verso i loro animali, [...] mentre gli addestratori Rromani, com'è evidente in Macedonia, Bulgaria, Grecia, Turchia, ecc..., trattano i loro orsi come grossi gatti, con pazienza e conoscenza della psicologia animale riconosciuta. L'opposto degli addestratori rumeni d'animali.

Inoltre, il film è molto impressionante, con sequenze di crudeltà contro questi animali e lascia un marchio potente e definitivo di odio contro i "criminali Zingari" nella mente di migliaia di bambini, che hanno visto il programma domenica pomeriggio alla TV. Questo è uno dei modi in cui l'antiziganismo viene costruito poco a poco nelle giovani generazioni in diversi paesi. So che sarà difficile proibire il film o chiedere al produttore di cambiare il commento, ma è un'azione che vale lo sforzo.

Musko, iz Srbije

ternikano_berno@yahoo.fr

 
Di Fabrizio (del 30/05/2012 @ 09:15:50 in blog, visitato 1064 volte)

Mediaroma.blogspot.it

    Grattan Puxon, attivista Rom-Traveller che ha dato un importante contributo nell'organizzare il primo Congresso Mondiale dei Rom a Londra nel 1971, ha mandato una lettera ai Rom in Turchia. Grattan Puxon spiega l'importanza di essere eletto come rappresentante di organizzazioni internazionali come l'Unione Romanì Internazionale (IRU) o l'Organizzazione Mondiale dei Rom (WRO) in elezioni che vedranno una larga partecipazione via Internet. Ecco la lettera di Grattan Puxon:

Cari Fratelli e Sorelle in Turchia,

Mi chiamo Grattan Puxon, sono vecchio ormai, ma in passato sono stato diverse volte a Istanbul, la prima nel 1960, e camminavo lungo il confine tra Turchia e Grecia. Sono stato a Edirne, e nel quartiere rom di Sulukule a Istanbul, quando quell'antica mahala era piena di vita.

Grazie per la vostra gentile ospitalità che allora mi avete mostrato nelle vostre case e vorrei mettervi a conoscenza di alcune idee che stiamo sviluppando a Londra.

Dopo il primo congresso Mondiale Romanì a Londra nel 1971, su invito di Fajk Abdi, il primo Rom eletto nel Parlamento macedone, mi trasferii a Shutka, il comune rom (35.000 abitanti) ai margini di Skopje (Uskub).

Ovviamente fui impressionato dal fatto che la nostra comunità a Shutka potesse eleggere il proprio membro del Parlamento. Ed anche che Shutka eleggesse il proprio consiglio comunale e avesse dal 1948 la propria associazione culturale: Phralipe. Potei portare a Shutka la bandiera romanì blu e verde, con la ruota rossa al centro, adottata dal congresso di Londra.

Fajk mi disse che alcuni della sua famiglia vivevano a Izmir, e che c'erano molti legami familiari tra Macedonia e Turchia, ed anche tra Turchia e Grecia (ho vissuto a Sulon per 14 anni). Siamo tutti una grande famiglia.

Ma, veniamo al punto: se Shutka può eleggere un Rom al Parlamento, possono farlo anche le altre comunità romanì. Ed è stato confermato dall'elezione di Juan de Dios Ramirez a Barcellona, in Spagna, e più recentemente da due Romnià ungheresi al Parlamento Europeo.

Però, nel contempo abbiamo avuto bisogno di tenere elezioni regolari per le nostre istituzioni e le organizzazioni internazionali. Nelle associazioni locali, i componenti possono essere raccolti in un unico posto. Ma per le organizzazioni internazionali, come il Congresso dell'Organizzazione Mondiale dei Rom dello scorso aprile a Belgrado, ovviamente solo a pochi delegati è stato possibile riunirsi e votare gli incarichi, il presidente, il segretario generale, ecc.

Non è una situazione facile. Si può ovviare con i computer e con internet.

Quindi, intendiamo sviluppare un programma in due parti per permettere a più gente possibile di:

  1. votare nelle elezioni locali o in quelle generali, nazionali
  2. votare nelle elezioni per gli incaricati ed i rappresentanti che possano parlare alla UE a Bruxelles, a Strasburgo, e all'ONU a New York.

Per il punto 1. mi aspetto che le vostre associazioni stiano già aiutandovi a registrarvi per votare secondo quanto previsto dalle normative nazionali (compilazione dei moduli appositi).

Per il punto 2. le vostre associazioni devono essere pronte a ad assistervi per votare Rom e Dom come rappresentanti a livello internazionale.

Noi a Londra vogliamo soltanto portarvi a conoscenza di un sistema che può rendere possibile tutto ciò. Non è una soluzione per le molte difficoltà che avete di fronte, ma è un modo di darvi uno "strumento" da utilizzare per affrontare queste difficoltà, riguardo gli alloggi, l'istruzione, l'assistenza e il lavoro.

Tenete poi presente che ci consideriamo una squadra "tecnica". Siamo qui per promuovere e rendere praticabili queste proposte, con qualsiasi organizzazione esistente.

Posso già dirvi che tanto la più antica Unione Romanì Internazionale che la nuova Organizzazione Mondiale dei Rom intendono adottare il voto via internet per i futuri Congressi. (il sistema dovrebbe essere pronto in due anni). Il Forum Europeo dei Rom e dei Traveller sta considerando la proposta.

Crediamo che il sistema possa presto raggiungere 100.000 votanti e tra non molto Un Milione, considerando che i rom sono 15 milioni e oltre.

Un Milione di voti (o più) ci fornirà un autentico "mandato" democratico, che sicuramente ci farà guadagnare rispetto e maggiore influenza. Renderà anche i nostri rappresentanti responsabili verso le comunità di base ed il popolo delle mahala.

Un altro vantaggio è che renderà più facile il manifestarci ed aumenterà la visibilità della nostra identità collettiva. Immaginate che durante Hederlezi tutti si esponga la bandiera romanì, in ogni villaggio e città (se questo fosse opportuno nella Turchia di oggi).

In ogni parte della UE, dovremo essere capaci di organizzare manifestazioni per l'8 aprile, Giornata della Nazione Rom, rivendicando tutti i diritti che a lungo ci sono stati promessi. Attraverso il programma internet potremo appellarci a tutti gli attivisti per agire assieme il medesimo giorno. Su scala più piccola, lo abbiamo fatto ogni anno. Ora questa diventerà una grande, pacifica dimostrazione di 100.000 (ed in seguito di Un Milione).

Fajk Abdi disse quarant'anni fa al Congresso di Londra che si possono fare due cose - pescare e sfamare la gente, o preferibilmente dare loro gli attrezzi per la pesca e che provvedano loro. Spero che considererete queste idee.

Quanti sono interessati possono contattarci a dale.farm@btinternet.com; ci terremo in contatto e resterete informati.

Nel nostro team ci sono Petar Antic, ex ministro del governo serbo; Toma Nikolaev, direttore del giornale DeFacto (e già candidato al Parlamento in Bulgaria); Ladislav Balaz, tra i fondatori dell'Iniziativa Civica Rom in repubblica Ceca; e Nin (Domani), responsabile del nostro sito romanationday.org

 
Di Fabrizio (del 22/06/2012 @ 09:15:49 in blog, visitato 2193 volte)

Lo scorso febbraio il professor Dimitris Argiropoulos mi chiese un contributo scritto per la rivista Educazione Democratica. Senza l'assillo della sintesi da blog, diedi sfogo alle mie turpi voglie di scrivano logorroico. Ora che il pezzo è (finalmente) online, potete leggerlo e farmi sapere cosa ne pensate.

I Rom ed i blog, o più precisamente, la galassia romanì e la comunicazione via web... potrebbe sembrare un argomento simile a quello dei cavoli a merenda.
Mi rivolgo a quanti hanno di queste popolazioni un'immagine immutabile: gente che ancora gira il mondo a bordo di variopinti carrozzoni, vestita in maniera abbastanza "casual" e di cui non sappiamo cosa fa per vivere. Dimenticandosi, che proprio il DOVERSI spostare (più per obbligo che per libera scelta), il sapersi adattare e ritagliare nicchie di sopravvivenza in ambienti tendenzialmente estranei, sono il volano per recepire i cambiamenti esterni con più velocità rispetto alle cosiddette società maggioritarie.
Un altro aspetto di cui tener conto, è che nonostante le chiusure reciproche, il nostro ed il loro mondo si sono mischiati e continuano a farlo, per cui anche tra Rom, Sinti, Kalé, Romanichals troviamo individualità che sono emerse, come anche fasce (tuttora minoritarie) di medici, giornalisti, avvocati, o altri professionisti.
Per non perdere il filo di questo discorso già dopo queste poche righe:

    dobbiamo quindi prestare attenzione ad un ipotetico Rom medio, senza sapere in partenza chi sia, se sia mai andato a scuola e dove, se abbia una casa o meno, che tipo di relazioni abbia con gli altri appartenenti alla sua comunità estesa (Kumpanija). Insomma, tutte questioni che diamo per scontate ed assodate come base delle NOSTRE comunicazioni sociali che attualmente deleghiamo ANCHE alla rete telematica.

Aggiungo infine che da decenni l'informatica pervade vari aspetti tanto del lavoro, che del tempo libero o della vita quotidiana, e già vent'anni fa un Rom, magari senza casa o corrente elettrica, cominciava ad interagirvi, anche solo con un videogioco nel bar accanto al campo, oppure nel cantiere edile o nella cava dove lavorava.

Verso la metà degli anni '90, tramite un progetto comunale, coordinavo una piccola redazione rom del campo di via Idro a Milano, nel realizzare un bollettino scolastico su carta, dal nome IL VENTO E IL CUORE. I primi tentativi di scolarizzazione di quel gruppo risalivano a 10 anni prima, il problema allora sul tappeto era di recuperare uno storico gap di comunicazione.
Non c'erano molti mezzi: un vecchio computer 386 e casa mia come redazione, con colazione e riunioni mattutine al bar sotto casa (nessuno dei vicini ebbe mai niente da dire).
Usare un computer da parte di chi a malapena sapeva leggere e scrivere, poteva sembrare un azzardo: viceversa scoprii che anche per loro era più facile esprimersi così che con carta e penna. La grammatica mentale dei Rom, abituati ad esprimersi con concetti semplici ma evocativi, la mancanza di timore nel rivolgersi agli estranei, era un linguaggio ideale per rivolgersi ai bambini, anche quando si scriveva di teatro, di lavoro, di leggi o di tradizioni. Il fatto poi che nel nucleo famigliare Rom le generazioni parlino tra loro costantemente, aiutò parecchio a trovare gli argomenti e i testimoni.
Quel giornale divenne un importante strumento di aggregazione:

  • INTERNO- man mano anche gli altri componenti dei campi partecipavano alla raccolta delle notizie, a piegare le pagine fotocopiate, a farsi fotografare, a chiedere quando sarebbe uscito il prossimo numero. Arrivarono col tempo i contributi di altri campi, di Rom di passaggio... Le pagine, da 4 dovettero passare ad 8.
  • ESTERNO- Una tiratura di quattrocento copie (ma probabilmente la divulgazione era più ampia), e corrispondenze con scuole, giornali, anche TV, facemmo di tutto per girare e farci conoscere. Scoprimmo che avevamo lettori in tante città d'Italia e anche all'estero.

Ricevevamo corrispondenza da tutta Italia e dalla Spagna, come non lo so. Non c'era ancora internet, ma la rete c'era già, per niente virtuale: discendeva dal sistema di comunicazioni informali che sempre hanno legato i vari gruppi sparsi nel continente. Insomma, la diaspora li aveva resi più "moderni" (più reattivi al cambiamento) di noi, ed avevamo solo trovato il media per dimostrarlo.
Quel bollettino chiuse dopo un paio d'anni, quando il comune smise di finanziarlo, in preda ai suoi ricorrenti mal di pancia politici.

Nel frattempo internet stava diventando un fenomeno di massa in tutto il mondo (nella sola Italia tra il 1998 ed il 2000 raddoppiavano i collegamenti alla rete), ed in modo del tutto autonomo, ignari del nostro giornalino scolastico, anche alcune elite intellettuali di Rom e Sinti cominciavano a comunicare tra loro via web, colmando la distanza geografica.
Nel 1999 un Rom di origini ucraine, Valery Novoselsky, diede vita al primo nucleo di un network che tramite internet comprendeva le varie comunità sparse nel pianeta, quello che attualmente è il Roma Network, oggi strutturato come una vera e propria OnG, che raggruppa diversi siti, innumerevoli gruppi di discussione su Google e Yahoo ed anche un canale Youtube.
Questo network, grazie all'impegno di Valery Novoselsky che non è mai calato negli anni, è proseguito col contributo di nuove figure, e con il supporto finanziario della Fondazione Soros, la tal cosa gli ha anche alienato le simpatie di alcuni settori romanì contrari a questa presenza USA mascherata, sulle questione continentali. Difatti col tempo il network si è caratterizzato non solo come agenzia informativa dalle molte teste, ma anche come il tentativo di creare una lobby in grado di condizionare le politiche dei paesi dell'Europa Orientale e di fare pressione sulle organizzazioni comunitarie dell'Europa Occidentale.
Considerazioni politiche a parte, Roma Network si è però sempre caratterizzato per la sistematicità quotidiana delle informazioni fornite, la professionalità e serietà negli argomenti trattati ed anche per la varietà dei giudizi e delle opinioni riportate.
Se qualcuno volesse conoscere di più su questa galassia, nel 2009 Aggiornamenti Sociali pubblicò un articolo dedicato ai principali siti europei, con una breve appendice sul panorama italiano del momento.

Verso la fine degli anni '90 in Italia su internet non si trovava molto materiale su Rom e Sinti. C'era dal 1997 O Vurdón di Sergio Franzese e forse il sito di Alberto Melis, che resistono tuttora. Prendendo esempio da loro, anch'io feci una piccola pagina web. Precisazione necessaria: al di là della qualità delle notizie riportate e delle rispettive esperienze, né Franzese, né Melis né io siamo rom o sinti.
Tramite le notizie pubblicate, mi trovai a corrispondere con altra gente in Italia, che stava sperimentando esperienze simili. Quando la corrispondenza fu tanta, decidemmo di renderla pubblica, prima in una nuova pagina web (che oggi non c'è più), poi in due gruppi di discussione (uno esiste tuttora) e nel 2004 in un primo blog. Infine con un secondo blog (questo, ndr.), che diede più possibilità di organizzare un lavoro creativo e collettivo.
Inizialmente cercavo informazioni, ma a parte i siti di Franzese e Melis non trovavo molto. C'erano invece molte pagine in inglese, francese, talvolta in spagnolo o romanés... e le storie che raccontavano potevano interessare. Le tradussi per metterle online.
Mi chiedevo: perché di queste notizie non circolava niente in Italia? Perché era più facile sapere cosa facevano i Rom in Romania, in Germania, e non cosa succedeva in Italia? Diversi? Ancora troppo selvatici?

Qual era la situazione generale in Italia su Rom e Sinti, una decina circa di anni fa?
Da un lato, andava esaurendosi la stagione, iniziata negli anni '70-'80, di attenzione da parte delle istituzioni, e al riformismo andava pian piano subentrando l'abbandono. Dall'altro quella stagione aveva creato un soggetto forte: l'Opera Nomadi nazionale, ed una rete di esperienze associative, piccole ed attive a livello locale, a base soprattutto volontaria.
Il dibattito interno a queste organizzazioni era anche di buon livello, ma assolutamente non condiviso a livello nazionale, per non parlare di livello europeo. Erano, a mio giudizio, gruppi impermeabili ed autoreferenziali.
In quel periodo, più che la forma (sito, gruppo telematico di discussione, diario o blog) mi interessava la possibilità di far circolare informazioni fuori dai soliti gruppi ristretti. Per questo, il primo passo fatto di comune accordo con i pochi corrispondenti di allora, fu di uscire allo scoperto e mostrare che scambiarsi informazioni tra realtà distanti tra loro, potesse dar vita ad un dibattito aperto e continuativo.
Come scelta conseguente: quella di fornire anche in italiano notizie su quanto avveniva - si discuteva, nelle comunità rom e sinte all'estero, che sul piano comunicativo erano più avanti dell'Italia.
Dietro questa scelta c'erano motivazioni diverse:

  • Le cronache estere danno meno occasioni di polemica di quelle italiane.
  • Contribuiscono anche ad allargare la propria visuale, ci sono problemi simili e ci sono rom/sinti, associazioni e stati che provano ad affrontarli.
  • Le varie comunità rom e sinti stanziate da tempo in un territorio, hanno via via maturato una propria storia autonoma, che a sua volta presenta similitudini e differenze con altre esperienze locali, ma che valgono anche come "laboratorio" per le future politiche di integrazione dei gruppi arrivati in tempi più recenti.
  • E' la dimostrazione di essere in tanti. A dire il vero in Italia SI DICE che siano appena 150.000, quindi per la legge dei numeri, se si volesse fare qualcosa, sarebbe possibile. Ma, questi 150.000 possono (volendo) farsi forza della presenza di 8, 10, forse 12 milioni di rom/sinti nel mondo (in pratica un paese come l'Austria o la Danimarca).
  • Infine, che non esiste la sola visuale nazionale; determinate questioni sono affrontabili più facilmente a livello locale, altre necessitano di un progetto complessivo sovranazionale.

Ovviamente, difficoltà e diffidenze reciproche rimangono, ma la possibilità di scambiarsi opinioni ed esperienze anche a lunghe distanze in tempo quasi reale, ha secondo me contribuito (tra le tante altre ragioni) alla creazione del Comitato Rom e Sinti Insieme nel 2007, la prima esperienza unitaria e federativa gestita dai diretti interessati (parlando sempre di difficoltà e divergenze: il comitato si sdoppiò presto in due federazioni separate).
Oggi ovviamente le varie organizzazioni ed associazioni sono presenti su internet con siti istituzionali ben strutturati. Esiste un'attenzione crescente da parte dei media locali e nazionali. Ci sono diversi blog (qualcuno con pochi articoli, altri aggiornati regolarmente - ma questa è una caratteristica propria dei blog) che in questi ultimi anni sono nati prima per volontà di qualche "testimone illuminato", poi vedendo la presenza di un ristretto gruppo di intellettuali rom e sinti, infine col coinvolgimento di parti (ancora minoritarie) di quei "Rom e Sinti medi" di cui accennavo all'inizio.

Nel frattempo, in Italia e altrove, l'informatica sta lentamente diffondendosi anche nei campi-sosta o negli insediamenti più deprivati. Anche dove mancano i collegamenti telefonici via cavo, ogni tanto capita di trovare computer, magari di seconda mano, e collegamenti internet tramite chiavetta. A volte, la rete viene adoperata solo per scaricare musica (magari dal paese di provenienza, qualcosa di simile alle trasmissioni estere captate dal televisore) o per la ricerca di lavoro e altre informazioni. A volte internet, chat e posta elettronica servono per mantenere i contatti con parenti lontani. O letteralmente per salvare la pelle: ad esempio l'estate scorsa in Repubblica Ceca e in Bulgaria ci sono state violente manifestazioni ed attacchi fisici alle comunità rom in diversi luoghi di quei paesi; esattamente come i gruppi razzisti coordinavano le proprie azioni via web, così le comunità rom si tenevano in contatto, per aggiornarsi sulla situazione, nella paura costante di uscire dai propri quartieri.
Più recenti e meno drammatici: i recenti "sbarchi" su Twitter e Facebook, soprattutto da parte della fascia più giovane della popolazione rom e sinta. Mi sembra che il motivo principale sia la curiosità e la necessità percepita di intrecciare relazioni con i coetanei della società maggioritaria, relazioni che nei secoli sono sempre state osteggiate tanto dalle NOSTRE che dalle LORO famiglie. La neutralità dello schermo, unita al fatto che su internet la comunicazione è prevalentemente multidirezionale, favorisce questo tipo di approccio, anche se il rischio di FLAME è sempre dietro l'angolo. Credo che più delle tematiche prettamente politico-sociali, un tipo di approccio maggiormente disimpegnato come questo, possa essere uno degli aspetti chiave di coesioni future; anche se occorre capire come ciò possa evolvere in forme di conoscenza e rapporto meno virtuali.
Intanto, sulla spinta dei primi "pionieri" sul web, nei vari blog e gruppi di discussione, oltre che sui massimi sistemi, si inizia anche a confrontarsi su questioni pratiche, con timidi interventi di qualcuno che vive nei campi: non è un "intellettuale" nel senso comune del termine, ma quantomeno è cosciente di essere parte in causa di questioni che lo riguardano direttamente. Quel "Rom o Sinto medio" senza il cui contributo e coinvolgimento non si andrà da nessuna parte.

Oggi siamo al paradosso che tutti possono parlare di/per Rom e Sinti, quindi sarebbe importante discutere anche di come lo si fa. Non mi riferisco agli argomenti da trattare, perché questo "Rom o Sinto medio" sfugge ancora alle definizioni: Cos'è?

  • Parte di un popolo?
  • Cittadino?
  • Minoranza nazionale o sovranazionale?
  • Disadattato cronico?
  • Fonte di guadagno del nostro associazionismo?

Tutti gli argomenti possono andare bene, non è il COSA, mi riferisco esattamente al COME.

A tal proposito, spesso mi è capitato di fare questo esempio:
A Roma ho un amico, lui si occupa di informazione sull'Africa e io su Rom e Sinti. Qualche anno fa, per farci due risate, gli segnalai un articolo in inglese di di Binyavanga Wainaina, scrittore e giornalista keniano, articolo che in seguito venne tradotto in italiano sulla rivista Internazionale. Citando tutti i possibili luoghi comuni che si riferiscono all'Africa, il tono era simile:

    Usare sempre la parola "Oscurità" e "Safari", Primordiale e Tribale. Usare i termini Tragedie ed immutabilità dell'Africa. Ma parlare dei Tramonti, della Musica che hanno nel sangue. I bambini devono essere sempre nudi, meglio se sottopeso.
    Parlare dell'Africa come se fosse un unico grande paese, senza città, senza industrie e università, ricco solo di animali feroci e guerre tribali.
    Poi c'è bisogno di un nightclub chiamato Tropicana, da condividere con mercenari, guerriglieri, prostitute ed Africani arricchiti. Terminare citando Nelson Mandela, o dire qualcosa sull'arcobaleno, perché voi siete persone sensibili.

Sarò sintetico: c'è chi è convinto di fare giornalismo "scomodo" (o addirittura d'inchiesta), mostrando distese di roulotte, bambini seminudi, donne vestite con le gonne lunghe.
Io credo che quella sia cronaca, spesso doverosa ma cronaca. Nel senso che non cambia la nostra percezione e non aumenta la conoscenza. In effetti libri, giornali, internet stessa traboccano di immagini simili.
Una volta che l'immagine è stata digerita, tutto torna come prima, anzi è come essere vaccinati. Però sono immagini vere, mi direte... Lo so, come sono vere le immagini di un incidente ferroviario, o del fondoschiena di una qualche cantante... si suppone che, diritto di cronaca a parte, la maggioranza di noi non viva in roulotte, non sia scampata ad incidenti ferroviari e non abbia il fisico di Jennifer Lopez...
Da una parte c'è un sistema dei media che privilegia la notizia più vendibile. Dall'altra, la reazione del "lettore medio", che per comodità dividerà le notizie che gli arrivano a quintali, tra storie di cui ha esperienza o viceversa in una sorta di mondo alieno.
Alieno, appunto: Il problema del conoscere, è che nessuno ha bene idea di dove partire. Ad esempio, prima accennavo alla mancanza di cifre su quanti siano in Italia i Rom e i Sinti. La confusione aumenta quando il Consiglio d'Europa rimprovera all'Italia di non fornire dati esatti, che invece mancano anche a livello europeo. Mi capita, nell'arco della stessa giornata, di leggere che sono 8 milioni, anzi 10, o 12. In alcuni paesi, come ad es. la Slovacchia, le cifre variano da 200.000 a 1 milione.

Comunque, ...l'80% dei Rom è concentrato in Europa, in condizioni simili quasi ovunque. Quindi, se è giusto sapere che la loro origine probabilmente è indiana, possiamo lo stesso considerarli uno dei popoli fondanti del nostro continente, dove sono presenti dal tardo medioevo, quando non esisteva quasi nessuno stato nazionale di oggi. Inoltre il nomadismo, l'artigianato e l'assenza della scuola erano diffusi (come il nomadismo economico e politico del resto) e solo con il formare degli stati nazionali sono declinati.
In realtà, la loro storia va paragonata alle tante minoranze, che in 1000 anni di storia europea si son trovati a scegliere tra assimilazione o sterminio. Apposta, ho usato la parola assimilazione, che è una parola brutta quasi quanto sterminio. Perché sono le alternative che l'Europa offre da quando ha coscienza di essere continente, diciamo dalle crociate. Faccio notare che in questi secoli ce ne sono di Rom che si sono assimilati, si sono annullati, e quindi non ha senso chiedere "quando saranno assimilabili"? Cosa sappiamo di loro? Attraverso i media conosciamo di più degli ultimi arrivati che di quelli che sono qui da 50 anni, o da secoli, come ad esempio i Rom abruzzesi.
Tutto il meccanismo informativo ne viene distorto. Perché va da sé che chi sia arrivato da poco, porti situazioni più problematiche di chi è già insediato da tempo. Sia chiaro, non lo affermo per un malinteso razzismo, la mia è solo un'osservazione logica
Di chi è arrivato in quei campi prima di loro, oggi si parla poco - se non si parla affatto. Non so cosa sia meglio tra il terrore o il silenzio delle cronache. Cosa fanno? Quello che posso testimoniare, è che se qualcuno volesse informare in maniera "corretta", può farlo anche in una situazione estrema come quella dei Rom rumeni a Milano. Dieci anni fa rappresentavano l'Italia ad un concorso musicale in Grecia, o volevano instaurare una scuola di musica a Milano.
Una squadra di calcio che è nata nell'ex campo-inferno di Triboniano, si è allargata ad immigrati di altri paesi, per due anni consecutivi ha vinto il campionato mondiale di calcio a 5 per senzatetto. Hanno scritto un libro sulla loro storia, e restano ignorati lo stesso. Oppure, parliamo dello sportello sindacale che ha funzionato lì per oltre 2 anni? Notizie che sfuggono: se anche tra chi è arrivato per ultimo e ha sempre vissuto in situazioni "estreme", possiamo trovare "buone cronache", cosa ci impedisce di farlo con chi è in Italia da una vita?
Logica vorrebbe che se gli ultimi sono tanto attivi, a maggior ragione lo saranno gli altri, chi è arrivato prima. Invece, man mano che questi Rom si stabilizzano (o si assimilano), diventano realmente INVISIBILI.

La storia europea si ripete. Non è un'emergenza: da almeno 30 anni è in atto una migrazione di altri popoli nel nostro continente, come nel tardo medioevo o nel II dopoguerra. Lo stravolgimento dei confini e dei parametri economici, coinvolge anche i Rom. Queste nuove popolazioni, che per lo più contribuiscono alla nostra economia sommersa, non troveranno risposta se non sapremo prima affrontare il rapporto da creare con quei Rom che in Europa da secoli, vivono come se fossero in un eterno dopoguerra.
La responsabilità dell'informazione, è di aiutare a formare il quadro in cui interagiremo con gli 8 o 12 milioni di persone e quando finirà l'eterno dopoguerra dei Rom e dei Sinti. Partendo da qualcosa che è sotto gli occhi di tutti e nessuno vede: c'è tra loro il muratore, il giardiniere, la babysitter, l'imprenditore, magari li conoscete e vi hanno sempre nascosto la loro identità. Non sapete se vivono in un campo o in casa. Chiediamoci perché la maggior parte di loro si nasconde anche se non ha commesso nessun reato.
Il conto per l'informazione è molto più salato di come l'ho presentato. Esiste un lato apertamente razzista dell'informazione, che a volte diventa mandante o correa degli atti di razzismo e di intolleranza che si scatenano contro i Rom. Atti che si ripetono continuamente. Potremmo parlarne a lungo: questo è solo il lato visibile di un'opera di occultamento e disinformazione, che sta SEMPRE alla base del razzismo.

Le associazioni pro-Rom, nonostante la crescente attenzione, hanno tuttora scarsissimo spazio sui media, e mancano completamente i diretti interessati. Ecco perché la rete internet è diventata un antidoto così importante, e le sue modalità di comunicazione sono state man mano mutuate da Rom e Sinti (o forse è internet stessa che ha adottato le loro competenze comunicative).
Oggi la priorità non è più tanto creare poli di informazione indipendenti, che già ci sono, quanto renderli autorevoli e (vorrei dire) professionali. Ma mi rendo conto che "professionale" è un termine ambiguo: intendetelo più come "parere di chi vive determinate situazioni sulla propria pelle, per questo è più titolato di altri a descriverle", che come professione vera e propria. Proprio quel parere che è sempre l'ultimo ad essere ascoltato. Se attualmente i codici espressivi di queste persone sono "limitati" rispetto alle nostre esigenze, possono crescere esclusivamente con un confronto, magari critico, quotidiano e prolungato. Fin quando non saremo noi, fuori dai campi e dalle riserve, a riconoscere dignità e ricchezza a quei codici espressivi, che non sono "limitati", ma semplicemente "altri" da quelli che abbiamo adottato a nostra volta.

Il problema che si pone è la visibilità, nel mare di informazioni che ci circondano (se cerco blog su google ottengo due milioni di risposte). Secondo me le possibilità sono 2: il sensazionalismo e il folklore deteriore (ricordate? distese di roulotte, bambini seminudi, donne vestite con le gonne lunghe). Oppure coinvolgere i propri lettori: cioè affrontare il discorso di quanto i destini dei Rom e della società maggioritaria siano intrecciati: in parole povere, quanto possano fare i Rom per il mondo attorno a loro. Magari, con un piccolo (piccolo, mi raccomando, la carità pelosa è sempre in agguato) aiuto perché dall'assimilazione si passi all'interazione comune.

C'è chi descrive il mondo telematico come fulminante e semplice da raccontare, senza rendersi conto di quanto distanti affondino le sue radici. Sono passati anni da quando si è iniziato, forse si tratta solo di essere costanti e di osservare come evolve il mondo della comunicazione (e anche quello dei rom e dei sinti). In tutto questo tempo, in tanti e con progetti ed idee diverse, si è lavorato per aggiunta, senza rinnegare quello che era stato fatto prima, come un sassolino che cresce rotolando dalla montagna.

 
Di Fabrizio (del 23/06/2009 @ 09:15:18 in Europa, visitato 1190 volte)

Da Roma_Daily_News

15/06/2009 - By Paul Ciocoiu for Southeast European Times in Bucharest

I Rom fronteggiano i più alti livelli di discriminazione fra i gruppi etnici esaminati in Europa secondo la Ricerca su Minoranze UE e Discriminazioni (EU-MIDIS) dell'anno scorso.

EU-MIDIS ha raccolto dati dalle minoranze etniche e dagli immigrati selezionati che vivono nei 27 stati membri UE nello sforzo di chiarire le discriminazioni.

Il rapporto, che ha esaminato circa 23.500 persone, si è focalizzato sulla minoranza rom, come pure sugli immigrati del Nord Africa, Africa Subsahariana, Turchia, ex Jugoslavia, Europa Centrale ed Orientale e Russia.

Secondo la ricerca (vedi QUI ndr), i Rom hanno segnalato di essere più discriminati in Ungheria (62%) e nella Repubblica Ceca (64%), e dall'altro lato della medaglia, meno discriminati in Romania (25%) e Bulgaria (26%).

Lo studio si è focalizzato sui Rom in sette paesi UE: Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Grecia, Slovacchia, Bulgaria e Romania.

In dieci paesi, la maggioranza inoltre è stata votata per la giustapposizione.

Le domande della ricerca riguardavano nove categorie: ricerca d'impiego, sul lavoro, ricerca di casa in affitto o in acquisto, trattare col personale ele istituzioni mediche, istituzioni di assistenza sociale, istituzioni dell'istruzione, nei posti pubblici, accesso ai negozi, aprire un conto o chiedere un prestito in banca.

Di media, i Rom hanno detto di essere stati discriminati in almeno una categoria l'anno scorso.

I Rom rumeni hanno anche detto di essere maggiormente discriminati quando trattano coi privati (14%) ed i servizi medici (11%).In Bulgaria, il 15% riporta di essere discriminato nella ricerca di un impiego, e l'11% cercando di ottenere servizi medici.

I livelli più bassi di discriminazione in Romania e Bulgaria sono dovuti all'isolamento dei Rom dalla società maggioritaria. Il tasso di disoccupazione Rom in Bulgaria è del 33%. Le testimonianze di discriminazione sono presuntamente basse perché i Rom non sono a conoscenza dei loro diritti legali.

Secondo il censimento rumeno del 2002,  nel paese vivono più di 500.000 Rom, la seconda minoranza etnica dopo gli Ungheresi.

 
Di Fabrizio (del 10/07/2008 @ 09:15:10 in Europa, visitato 1225 volte)

Da Roma_Daily_News

3 luglio 2008

Anche se la discriminazione in generale è decresciuta nel continente europeo durante gli ultimi anni, la discriminazione basata sull'origine etnica è ancora percepita come estesa, con i Rom in particolare affrontano alti livelli di pregiudizio, secondo una notizia di Eurobarometro.

Tra le sei categorie investigate (disabilità, età, genere, origine etnica, religione ed orientamento sessuale), la discriminazione su base di origine etnica è percepita come la più estesa tra gli Europei ed è considerata essere un problema più grande di quanto fosse cinque anni fa.

Mentre la discriminazione basata su età, disabilità, religione e genere sembra essere scesa, quasi la metà degli intervistati (48%) dicono che la discriminazione etnica sta peggiorando.

Questo è particolarmente il caso dei Paesi Bassi, dove il 71% degli intervistati hanno detto che la situazione è deteriorata. Ora circa quattro persone su cinque dicono che la discriminazione è estesa e più di uno su cinque lo ha testimoniato di persona. La situazione è percepita come peggiore in Danimarca (69%), Ungheria (61%), Italia (58%) e Belgio (56%), mentre i cittadini di Polonia (17%), Lituania (20%), Cipro (23%) and Lettonia (25%) sono più ottimisti riguardo la situazione nel loro paese rispetto a cinque anni fa.

L'omofobia è tuttora forte

La discriminazione su base dell'orientamento sessuale è vista come la seconda più comune forma di discriminazione nella UE, con il 51% degli intervistati che la considerano diffusa. La situazione è peggiore a Cipro, in Grecia ed in Italia, con circa tre quarti degli intervistati che dicono che l'omofobia è comune. Ma anche il Portogallo (65%) e la Francia (59%) sono generalmente percepiti come omofobici. L'omofobia meno diffusa si vede nei nuovi stati membri, come la Bulgaria (20%), la Repubblica Ceca (27%), la Slovacchia (30%) e l'Estonia (32%).

Diritti dei cittadini?

La ricerca mostra anche che più della metà degli Europei non conosce i propri diritti (53%) e potrebbe diventare vittima di discriminazioni o fastidi. In media, solo un terzo degli intervistati ha detto di essere informato sui propri diritti. Anche se i cittadini in Finlandia (62%), Malta (49%) e Slovenia (44%) appaiono essere più informati, i livelli sono molto più bassi in Austria (18%) e Bulgaria (17%).

Rom - categoria speciale

Mentre la media degli Europei dice di trovarsi comoda avendo come vicino qualcuno di differente origine etnica (con una media di 8,1 su una scala da uno a dieci, con dieci intervistati "totalmente comodi" ed uno "molto scomodo"), la situazione è completamente differente quando si tratta di avere vicino un Rom. Nella Repubblica Ceca come in Italia, quasi la metà degli intervistati (47%) si troverebbe scomoda (media Ceca 3,7, media Italiana 4,0). Questo è anche il caso di Irlanda (40%; 4,8), Slovacchia (38%; 4,5), Bulgaria (36%; 4,8) e Cipro (34%; 5,6).

La Commissione invita ad una risposta unitaria

Come parte del pacchetto sociale principale presentato ieri (2 luglio), la Commissione Europea ha pubblicato anche un rapporto intitolato: "L'esclusione Rom richiede una risposta unitaria," che guarda ai diversi strumenti disponibili per l'azione della UE per ottenere una migliore inclusione dei Rom.

Esso identifica diverse aree chiave per azioni, inclusa l'istruzione, la sanità pubblica e l'uguaglianza di genere. Il documento sarà discusso al Summit Rom Europei che avrà luogo a Bruxelles il 16 settembre 2008. "I Rom sono una delle più grandi minoranze etniche nella UE, ma troppo spesso sono i cittadini dimenticati d'Europa," dice il Commissario per le Pari Opportunità Vladimír Špidla. "Affrontano persistente discriminazione ed ampia esclusione sociale. La UE hanno una responsabilità comune nel terminare questa situazione. Abbiamo gli strumenti per compiere il lavoro - ora dobbiamo usarli più efficacemente."

Links:
Eubarometer: Discrimination in the European Union: Perceptions, Experiences and Attitudes
European Commission: Roma exclusion requires joint response, says EC report

 
Di Fabrizio (del 27/03/2012 @ 09:14:48 in musica e parole, visitato 1685 volte)

Da Aussie_Kiwi_Roma

I Rom greci: gli emarginati sociali e le star By Stella Tsolakidou, 19 marzo 2012, (storia originale di Iriri Papafilippaki)

Secondo informazioni del vicedirettore del dipartimento della polizia e dell'ufficio cause penali di Kalamata, si sono registrate recentemente 34 rapine o tentate rapine in appartamenti della più estesa regione di Messinia, effettuate da persone di etnia rom.

Le agenzie di stampa newsbomb.gr e eleftheriaonline.gr segnalano anche casi di furti nelle regioni di Corfu e Kalamata sin dal gennaio 2012.

La questione greca dei Rom, chiamati anche Tsigkanoi, rimane tuttora controversa ed il governo deve prestare loro ulteriore attenzione, a causa della difficile situazione economica che il paese sta attraversando. Ciò che manca ai Rom sono gli incentivi. L'ultima iniziativa statale per migliorare la loro qualità di vita è del 2010, con l'emissione bancaria di capitale che avrebbe dovuto aiutare i Rom a combattere l'alienazione sociale. Tuttavia, gli ultimi due anni sono stati un ostacolo allo sforzo generale.

Oggi vivono in Grecia circa 250.000 Rom, la metà dei quali sono membri attivi della società greca. Difatti, alcuni di loro hanno posizioni di lavoro permanente, ma la maggioranza non frequentano la scuola primaria. I Rom in Grecia vivono sparsi su tutto il territorio in circa 70 insediamenti, soprattutto nelle operazioni. Centri di rilievo in Grecia sono Agia Varvara, Atene, con una importante comunità rom, e Ano Liosia, dove le condizioni non sono buone.

I Rom sono comunemente conosciuti come "zingari" in molti altri paesi. Questo termine abbastanza dispregiativo venne dato loro inizialmente dai Greci, che li ritenevano originari dell'Egitto. Il termine "Rom" è universalmente da loro adoperato, e nella loro lingua significa "uomo" o "uomo sposato". La storia dei Rom in Grecia data dal XV secolo.

Famosi artisti rom greci

Anche se molti Rom vengono accusati di attività illegali, come contrabbando d'armi e traffico di droga, ci sono diversi esempi di Rom che hanno eccelso o eccellono attualmente nello scenario greco. Ecco alcuni dei più importanti artisti rom:

Manolis Angelopoulos - (1939-1989) Leggendario cantante greco, che ha guadagnato l'amore ed il rispetto dei suoi colleghi. Nato a Kavala da genitori rom, Angelopoulos incise la sua prima canzone nel 1957. Sempre fiero delle sue origini, ottenne popolarità negli anni '60 cantando canzoni d'amore, ma anche su temi come i rifugiati greci ed i luoghi esotici.

Kostas Hatzis, famoso cantante e chitarrista, riconosciuto come uno dei principali artisti ed innovativo creatore della canzone "sociale". Lanciò in Grecia il modello "guitar-voice", come le ballate che portavano messaggi sociali.

Makis Christodoulopoulos, famoso cantante di laika. Nato nel 1948 ad Amaliada da una povera famiglia rom, Christodoulopoulos ha percorso la sua strada sino a diventare un cantante ed interprete di successo.

Vassilis Paiteris, musicista e cantante di Drapetsona. Nato nel 1950, Paiteris iniziò la sua carriera professionale di cantante alla giovane età di 13 anni.

Helen (Lavida) Vitali, considerata una delle voci femminili più importanti degli ultimi 20 anni. E' nata ad Atene, in una famiglia dalla vocazione musicale, ed è cresciuta girovagando con i suoi genitori.

Irene Merkouri, cantante pop, la madre è di origine rom. Nata ad Atene nel 1981, Merkouri ha perseguito una carriera professionale dal 2002.

 
Di Fabrizio (del 20/08/2007 @ 09:12:14 in Europa, visitato 2791 volte)

08/12/07 - By Nicole Itano WeNews correspondent

I Rom in Albania hanno sempre affrontato la povertà e la discriminazione, ma dopo la caduta del comunismo nel 1991, la situazione delle donne Rom è peggiorata. Si è abbassata l'età dei matrimoni e un numero crescente di ragazze non ha mai frequentato la scuola.

TIRANA, Albania (WOMENSENEWS) I caffé trendy di questa città colorata e risorgente sono lontani da Breju Lumi, una baraccopoli di fango, strade distrutte e baracche di metallo, dove vive Nexhmije Daljani.

Una volta il paese più povero ed isolato d'Europa, oggi l'economia dell'Albania sta crescendo rapidamente e il paese sta compiendo la transizione dal comunismo alla democrazia e al capitalismo del libero mercato.

Ma a Breju Lumi - il cui nome significa "sponda del fiume" anche se l'unica acqua è il letto asciutto riempito di immondizie - la maggior parte delle case non ha acqua corrente, fognature od elettricità, ed i bambini corrono per le strade a mezzogiorno mentre dovrebbero essere a scuola.

Qui le famiglie più povere, come quella di Daljani, appartengono ai Rom, termine che i membri della comunità preferiscono al derogatorio "Zingari".

"Io e i due figli più piccoli andiamo a mendicare," dice Daljani, che ha 22 anni e tre figli piccoli, senza marito o lavoro. "E' l'unico modo per mangiare."

Daljani ebbe il suo primo figlio a 17 anni. A 21, suo marito lo lasciò con tre figli. Ora vive in una baracca di metallo e come per molti Rom, la sua unica fonte di reddito è l'accattonaggio.

Il figlio più grande, disabile mentale, va in un centro diurno guidato da una OnG chiamata Children of the World.

La vita è più dura

Per molti Rom, soprattutto donne, la vita si è fatta più dura con la fine del comunismo. Le ragazze si sposano ed hanno figli prima, povertà e disoccupazioni sono rampanti, mentre l'accesso ai servizi sanitari e scolastici è declinato drammaticamente.

Al tempo del comunismo, ai Rom - come a tutti i cittadini - venivano dati lavoro e casa e obbligati ad andare a scuola. A quei tempi, tutti gli Albanesi erano poveri, ma i Rom non erano più poveri di ogni altro gruppo.

Con il collasso dei servizi sociali, le disparità tra Rom ed altri Albanesi sono cresciute nella sanità e negli standards di vita. Un recente studio del Fondo Sviluppo delle Nazioni Unite ha trovato che le entrate medie dei Rom sono meno della metà dei non-Rom che vivono nelle medesime comunità.

"La qualità dei servizi è diminuita," dice Arlinda Ymeraj, incaricato delle politiche sociali dell'UNICEF, nel Fondo per l'Infanzia delle Nazioni Unite in Albania. "Rispetto al passato c'è più disparità nell'accesso ai servizi e determinati gruppi ne soffrono."

Oggi il 57% delle donne Rom - paragonato al 48% degli uomini - non è mai andata a scuola, un declino rispetto all'era comunista, secondo i dati della Banca Mondiale.

Da allora la media dell'età matrimoniale è scesa a livelli che preoccupano gli esperti dello sviluppo.

Età del matrimonio, tassi di nascita

In Albania la media dei matrimoni tra le Romnià è di circa 15 anni, comparata alla media nazionale (23) e quella dei Rom maschi (18). Anche l'età della prima gravidanza è scesa: prima del 1990 era di circa 19 anni, oggi è di 17. Per gli uomini Rom è di 21.

La giovane età dei matrimoni e delle gravidanze tra i Rom li mette ad alto rischio dall'abuso e dal traffico di persone, limita l'accesso alla scolarizzazione e può portare ad alti tassi di mortalità per le donne ed infantile, dicono le Nazioni Unite.

Nell'Europa Centrale ed Orientale vivono tra i 7 e i 9 milioni di Rom, in Albania sarebbero circa 95.000. Come gruppo, rimangono tra i più poveri e discriminati nel continente e spesso vivono ai margini della società. Oltre il 70% delle famiglie Rom nel paese sono considerate molto povere e molte, come quella di Daljani, vivono in condizioni estreme.

Le cause di questa esclusione sociale sono dibattute. Molti Rom lamentano discriminazioni, ma altri dicono che rifiutano di integrarsi nella società maggioritaria. I Rom - tradizionalmente nomadici, ma ora largamente stanziali o semi-nomadici - sono un gruppo etnico distinto con la loro propria lingua e sistema di credenze.

"Le famiglie Rom hanno una cultura molto differente," dice Marinela Cani, assistente sociale che lavora con le famiglie di Breju Lumi. "Non pensano al domani."

Jalldyz Ymeri, nonna di 42 anni che vive in due stanze con otto familiari e mendica per vivere, dice che la vita è diventata molto più dura dalla caduta del comunismo.

Meno anni a scuola

Lei è andata alle superiori, sua figlia no. Secondo la Banca Mondiale, prima della fine del comunismo le donne Rom avevano una media di 6,2 anni di scolarità. Oggi la media è meno di 4.

Le donne Rom in Albania dicono che anche l'accesso ai servizi sanitari è deteriorata. Dicono che molti bambini nascono in casa e che molte donne non hanno educazione prenatale. L'Albania non ha statistiche attendibili su mortalità infantile e delle puerpere, ma molti esperti ritengono che i tassi tra i Rom siano più alti della media nazionale.

La sanità pubblica in Albania dovrebbe essere gratuita, ma molti dottori chiedono soldi.

"Ci trattano così perché siamo Rom. Se non possiamo pagare, ci mandano via," dice Ymeri, il cui nipotino di 3 anni è morto perché lei non aveva abbastanza denaro.

Le condizioni sono talmente cattive che molti Rom hanno lasciato il paese per andare nella confinante Grecia, che è parte dell'Unione Europea. Benché siano discriminati - con in più il rischio di deportazione - molti dicono che la vita lì è migliore perché è più facile trovare lavoro, o fare soldi mendicando o suonando per i turisti. Ymeri e la sua famiglia hanno passato diversi anni in Grecia e dice che le è dispiaciuto dover tornare in Albania.

Ma anche in Grecia - una terra promessa per i Rom albanesi - la vita è dura.

In un insediamento rom chiamato Grthaios, in un'area industriale di Atene, le famiglie vivono in baracche di legno circondate da pile di immondizia. La casa di una stanza di Elena Zerollari, 39 anni e madre di 5 figli, è pulita e ordinata. [...] Zerollari, che è originaria dell'Albania, dice che molte cose sono migliori in Grecia: i dottori li trattano meglio ed è più facile trovare lavoro. I bambini che ha avito da quando è arrivata in Grecia sono nati tutti in ospedale.

Ma Zerollari dice che le piacerebbe una casa con acqua corrente e che i suoi figli andassero a scuola. La scuola accetta i bambini rom, dice, ma molti abbandonano perché sono molestati per i loro vestiti o perché senza scarpe.

"I Rom non dovrebbero vivere così per sempre," aggiunge. "Vogliamo essere come voi."

Nicole Itano is a freelance reporter based in Athens, Greece. Before moving to Greece in 2006, she spent five years reporting from across the African continent. Her book, "No Place Left to Bury the Dead," about AIDS in Africa will be published in November by Atria Books.

 
Di Fabrizio (del 19/03/2010 @ 09:11:48 in blog, visitato 1248 volte)

Di Valeria Venturini su Euroalter.it

("Gypsies". Photo by: mieszko.stanislawski/Flickr).

[...]

CHI SONO I ROM?
I Rom sono parte integrante del territorio europeo da migliaia di anni, arrivando ad oggi ad una stima approssimativa di 10-12 milioni di persone: la minoranza etnica piu diffusa sul territorio, presenti in tutti e 27 gli stati membri, in molti dei quali si registrano episodi di particolare violenza e intolleranza, che aumentano in maniera esponenziale.
Lo spostamento dei Rom si è inoltre incrementato notevolmente a seguito dell'allargamento UE verso l'Est Europa, tra il 2004-2007.

Ci troviamo nel cosiddetto "Decennio per l'inclusione dei Rom nel territorio europeo" (2005-2015) indetto dalla Commissione Europea (anche se in pochi sembrano saperlo) : la Commissione Europea ha deciso di organizzare ogni due anni un vertice sui Rom con l'obiettivo di riunire alti rappresentanti delle istituzioni UE, dei governi nazionali e delle organizzazioni della società civile di tutta Europa. In qualità di Presidente della Commissione, Barroso ha dichiarato che tali eventi rappresentano "un'opportunità unica per dare più che mai priorità ai problemi dei Rom".
Il primo vertice si è tenuto a Bruxelles il 16 settembre 2008; il secondo vertice si terrà a Cordoba (Spagna) l'8 aprile 2010.

I 10 PRINCIPI DI BASE COMUNI SULL'INCLUSIONE dei Rom sono:
1.Politiche costruttive, pragmatiche e non discriminatorie
2.Approccio mirato esplicito ma non esclusivo
3.Approccio interculturale
4.Mirare all'integrazione generale
5.Consapevolezza della dimensione di genere
6.Divulgazione di politiche basate su dati comprovati
7.Uso di strumenti comunitari
8.Coinvolgimento degli enti regionali e locali
9.Coinvolgimento della società civile
9.Partecipazione attiva dei Rom

Si alza però un grido d'allarme preoccupante.

COSA NE PENSANO I GAGE'?
Negli ultimi due anni le indagini europee hanno mostrato come nel 77% dei casi, gli intervistati, Gagè, ovvero i non Rom, considerano uno svantaggio sociale essere Rom, e circa un quarto degli europei si sentirebbe a disagio ad averli come vicini di casa.
La comunità Rom soffre una massiccia discriminazione in Europa, indistintamente; una segregazione che in alcuni paesi sembra sempre più somigliare alle "leggi razziali" di inizio secolo.
In alcuni paesi come la Romania non è difficile trovare scritte fuori dai locali "vietato l'accesso ai rom"; in Italia, a Roma, qualche settimana fa una donna Rom ha dovuto pagare un caffè due euro, piuttosto che 85 centesimi, con la giustificazione sbrigativa del gestore: "cosi non vengono più".
E intanto continuano gli sgomberi in Italia e i pestaggi nell'Est Europa.

Una vita ai margini, in condizioni disastrose, soprattutto per i bambini, che nascono spesso con gravi malattie; una vita in baracche, al freddo, con poche possiblità di trovare lavoro, se non mendicando.
E troppo spesso per le strade italiane si sente dire: "non hanno voglia di lavorare, non è nella loro cultura".
Ma nessuno conosce davvero questa cultura.
Tutti ne parlano, politici in primis, e nessuno ne sa niente.

QUALI MOTIVAZIONI LI SPINGONO A PARTIRE?
Non si tratta di "cultura del viaggio": pochi sono quelli che continuano a viaggiare per amore per la libertà, come i Gitanos in Spagna.
I Rom nella maggioranza dei casi lo fanno per necessità.
Un cittadino Rom, intervistato da un responsabile della Commissione Europea ha così risposto:
"In Romania mi aspetto di mangiare una volta al giorno. In Finlandia mi aspetto di mangiare tre volte il giorno. Questa è la differenza".
Troppo semplice da comprendere?

Le differenze all'interno della cultura Rom sono enormi: un gruppo della Romania non può certo essere confrontato con un gruppo proveniente dal Kosovo.
Ciò non è così incomprensibile: le famose riunioni di condominio sono emblematiche di come sia difficile la convivenza tra persone con abitudini e schemi di riferimento differenti dai nostri.

Per questo ho voluto trattare questo argomento una seconda volta, per vedere quali misure sono state prese dall'inizio di questo decennio dell'inclusione, e ne tratterò ancora in futuro, dato il poco spazio di cui dispongo, e data la complessità e la delicatezza dell'argomento.
Gli esempi che vado ad illustrare, sono estremamente sintetizzati e pertanto possono risultare poco chiari, ma spero possano servire come uno spunto di riflessione sull'argomento a tutti coloro che ne siano interessati.

L'EUROPA
La Commissione Europea per i diritti umani ha criticato fortemente paesi come Italia, Bulgaria e Grecia, e in generale i paesi dell'Est Europa, per i trattamenti discriminatori adottati nei confronti di Rom e Sinti all'interno dei paesi.
Se ci cerca di capire come l'Europa affronti il problema Rom, ci si trova davanti a misure e interventi eterogenei, proprio come la popolazione a cui si riferisce, dove spesso nessuno si preoccupa effettivamente di chiedere ai diretti interessati la propria opinione al riguardo.
L'Unione Europea ha cercato di dare una cornice di riferimento ai provvedimenti individuali dei singoli stati, dal 2001 ad oggi, ma ogni stato ha deciso in maniera autonoma le misure da adottare.

Circa 300.000 Rom vivono in REPUBBLICA CECA, arrivando ad essere circa il tre per cento della popolazione.
Un rapporto di Amnesty International, intitolato "Ingiustizia rinominata", esamina il lavoro delle autorità della Repubblica Ceca che, nonostante una sentenza del 2007 della Corte Europea per i diritti umani, continuano a inserire i bambini e le bambine rom in scuole per alunni con "lieve disabilità mentale", impartendo loro in questo modo un'istruzione inferiore agli standard.
"L'istruzione è la via per uscire dal circolo vizioso di povertà ed emarginazione che colpisce gran parte della popolazione rom. Se il governo della Repubblica Ceca non darà uguali opportunità ai bambini e alle bambine rom, negherà loro la possibilità di avere un futuro migliore e di partecipare pienamente alla vita del paese".
Sempre in REPUBBLICA CECA c'è stato un progetto chiamato "Vesnička soužití" (Progetto coesistenza), promosso da varie ONG locali, che ha permesso la costruzione di abitazioni nella città di Ostrava, tra Rom e non che avessero perso le proprie abitazioni (30 famiglie in tutto).
Il governo ha stanziato circa 2.455.423 euro per il progetto, e sembra che la combinazione case-lavoro sociale abbia avuto un effetto positivo.

In ITALIA negli ultimi anni è cresciuto il problema nomadi, che ha visto il proliferare di leggi sbagliate e talvolta razziste, che non solo non risolvono nessun "problema", ammesso che si possa definire tale, ma fomentano la paura e la discriminazione anche di coloro che vivono qui da generazioni, con un lavoro, una famiglia e un'ottima padronanza della lingua italiana.
C'è stata anche la proposta del Ministro Maroni di fare un censimento, che di per sè sarebbe una buona idea, non discriminatoria e utile, anche a livello statistico, alla quale è poi stata aggiunta la clausola delle impronte digitali: chiara violazione di diritti umani, e del principio di uguaglianza.
Il rapporto Europeo sulla questione abitativa dei Rom, fa riferimento al progetto "Città sottili" come il più virtuoso realizzato in Italia: nato dall'Unità Sanitaria Locale, con il Comune di Pisa e una serie di organizzazioni non governative presenti sul territorio, con il patrocinio dell'USL, e finanziato dalla Regione Toscana, l'ambizioso progetto, nato nel 2002, auspicava uno smantellamento dei cosiddetti "campi nomadi" nell'area di Coltano (tra Pisa e Livorno) a favore di una costruzione di unità abitative.
Le attività sono state seguite da tre mediatori Rom, e alcuni abitanti del campo hanno lavorato nella costruzione di queste case.
Nonostante il progetto sia stato il perno di un dibattito politico, e con un seguito di opinione pubblica non indifferente, è stato portato avanti con molte difficoltà, tanto da arrivare al punto che le case sono state costruite ma nessuno ci vive e nessuno ne parla più, per evitare una "guerra tra poveri".
Le varie amministrazioni nel corso degli anni non hanno saputo decidere come allocare le famiglie, che nel frattempo sono cresciute numericamente, e il progetto è rimasto in una fase di stallo, sotto il pesante velo dell'omertà.

In UNGHERIA gli attacchi sono in crescita: nel 2008 ci sono stati 16 incidenti con armi contro cittadini Rom; in SERBIA è forte soprattutto il problema abitativo; in KOSOVO e ROMANIA sono frequenti gli attacchi violenti, spesso perpetuati dalle forze dell'ordine, nei confronti di questa minoranza.

In INGHILTERRA, il motto è: "right to school, right to the future".
La riforma dell sistema scolastico, febbraio 2009, ha proposto una nuova esperienza di inclusione sociale verso i giovani Rom e Travellers (nomadi).
Lo "UK department for children, schools and families" ha così commentato:
"Possiamo immaginare quanto possa essere difficile per un bambino imparare, se posto costantemente sotto pressione di essere catalogato come "gipsy", rom o traveller? (…)
Serve un sistema di inclusione per tutti i bambini. Tutti i background culturali devono essere capiti e rispettati (…) Dobbiamo far crescere la consapevolezza nelle autorità locali, scuole, genitori, e bambini, affinchè si possano fare passi avanti verso il cambiamento di cui abbiamo bisogno
".

La SPAGNA è il terzo paese, dopo Romania e Bulgaria, per numero di Rom: un esempio di virtuosismo è stato il "Piano di Integrazione per i Rom in Catalonia" (2005-2008), che si riferisce soprattutto ai Rom provenienti dall'Est Europa: il governo ha finanziato 3.5 milioni di euro annui per la sua implementazione, (al quale si aggiungono i finanziamenti di singole regioni e ONG) e una serie di azioni per la loro "integrazione"(con tutti i rischi che questa parola comporta) negli ambiti del lavoro, scuola e problemi abitativi.

In IRLANDA, nel 2007 i Travellers erano 8099, di cui circa il 22% in abitazioni specifiche.
Negli ultimi anni si è cercato di far fronte al problema abitativo e il 97% di essi è stato messo in abitazioni regolari; sono inoltre nati molti organi istituzionali che si occupano attivamente dell'argomento e che cercano di dar loro la possibilità di una partecipazione attiva, come "Accommodation Consultative Committee" (LTACC), o il "Council Traveller Accommodation Programme" (TAP).

La FRANCIA con la legge Besson(1990; 2000) ha decretato che ogni città con più di 5000 abitanti deve avere un'area di accoglienza: Sarkozy ha poi aggiunto nel 2003 la postilla che chi non rispetta le regole dei campi è fuori per sempre.
Le zone di accoglienza sono in questo caso un luogo di passaggio, e sono previsti programmi abitativi per coloro che decidano di trattenersi a lungo.

In GERMANIA, a Monaco, nel 1929 esisteva un "Ufficio centrale zingari" che sarebbe sfociato in uno sterminio di una violenza cieca: memore del passato, il paese ha perciò accolto i Rom come minoranza nazionale.
Sono state assegnate case, assistenza e condizioni favorevoli per lavorare, ovviamente a patto che vengano rispettate le leggi.

Consiglio di leggere i rapporti del FRA (European Agency for Fundamental Rights) che spiegano nel dettaglio le misure, virtuose e non, adottate dai paesi membri UE.
E' evidente la necessità in ogni paese di un ufficio che si occupi direttamente della questione, e soprattutto di sfatare il mito "zingaro" e tutte le discriminazioni annesse a questo termine improprio.

Una sola voce non può certo cambiare le coscienze, ma può essere un primo impulso al cambiamento, soprattutto culturale, di cui l'Europa ha sicuramente bisogno.

 
Di Fabrizio (del 06/08/2012 @ 09:11:37 in lavoro, visitato 887 volte)

Da Roma_Daily_News

MEDIAROMA La difficile vita dei portatori a Gazibey

Quasi 400 famiglie rom vivono nel quartiere di Gazibey a Tekirdağ (Tracia, Turchia). La maggior parte di loro si è insediata lì da migrazioni dall'Albania, Grecia, Bulgaria e Romania, ed in difficili circostanze lavora come facchini.

Tra queste 400 famiglie rom, circa 150-200 vivono di facchinaggio. Ci sono anche famiglie che sopravvivono col commercio ambulante (50-60), guidando carri a cavallo (20-25), con attività di quartiere (drogherie, barbieri ecc. 10-15), con la vendita del pesce (5), lustrascarpe (8). Oltre 20 donne sono impiegate nelle pulizie domestiche.

Il problema più grave tra i facchini rom che vivono a Gazibey è l'incapacità di trovare laqvoro regolarmente. I portatori rom che di solito lavorano intensamente tra giugno e agosto, trasportano riso a settembre ed ottobre. I trasportatori di riso che lavorano nella città di Karpuzlu (İpsala distretto di Edirne), imbustano e portano il riso grezzo uscito dalle mietitrebbie. Quando termina il periodo del riso, inizia quello della disoccupazione.

Ci sono 25 famiglie che per guadagnare qualcosa, preparano caldaie nei loro appartamenti di Malkara. Il resto in inverno non ha praticamente altre fonti di reddito. Cercano di sopravvivere con i guadagni dell'estate. Ma la maggior parte di loro non ha abbastanza soldi per sopravvivere d'inverno, e sono costretti ad indebitarsi. In molte famiglie di portatori, le generazioni lavorano assieme. Tra loro ci sono anche giovani diplomati alle superiori. Quelli senza assicurazione sociale si trovano in difficoltà in caso di incidenti sul lavoro.

Le famiglie rom di Gazibey si guadagnano duramente da vivere. Sognano una vita migliore per i loro figli. sperano che i loro figli possano essere istruiti e che abbiano la possibilità di un lavoro regolare.

Source: Media Roma Tekirdağ

 
Di Fabrizio (del 16/02/2006 @ 09:10:57 in scuola, visitato 1374 volte)

Riguardo alla denuncia della segregazione scolastica ad Aspropyrgos, EUROPEAN ROMA RIGHT CENTER ha inviato a sua volta un richiamo al Ministero Greco dell'Educazione, con copia a  Alvaro Gil-Robles, Commissario Europeo per i Diritti Umani.Il testo (in inglese) è QUI, purtroppo non ho avuto tempo per tradurlo.
 
Di Marylise Veillon (del 08/08/2010 @ 09:10:51 in Europa, visitato 1299 volte)

Da Roma_Benelux

E' responsabilità di tutti noi, esigere dall'autorità pubblica che rispetti i suoi obblighi nei confronti dei popoli viaggianti: è una questione di libertà, di uguaglianza, di solidarietà. Un'opinione di Veronique Van der Plancke, vicepresidente della Lega dei Diritti dell'Uomo.

Da alcuni giorni, una piccola comunità di circa ventimila individui in Belgio, solitamente chiamati "Gens du voyage", attira l'attenzione come non mai. Visti talvolta come un solo uomo, comprendiamo gradualmente che la loro realtà è multipla, e di conseguenza, che le risposte da dare alle domande attuali, dovranno essere diversificate.

E' così che questi discendenti degli Tzigani (chiamati anche Rom, Zingari, Sinti a secondo della loro provenienza geografica), arrivati in Belgio nel XV o alla fine del XIX secolo, hanno generalmente mantenuto la tradizione dell'abitazione mobile, benché non per questo tutti svolgono una vita itinerante. Alcuni di loro viaggiano per un periodo più o meno lungo dell'anno, fermandosi per alcune settimane in luoghi che si susseguono.

Numerosi di loro sono diventati sedentari, ma preferiscono tuttavia risiedere in una roulotte, installata stabilmente su un terreno, in modo da perpetrare un modo di vita aperto verso l'esterno, al quale sono abituati dall'infanzia, modo che permette loro di mantenere un legame (anche solo simbolico)con il viaggio. A questi si aggiungono i Viaggianti residenti nei paesi vicini, in Francia e nei Paesi Bassi soprattutto, i quali attraversano il Belgio durante il periodo estivo.

Nello stesso modo in cui la rivendicazione relativa all'indossare il velo ci interpella riguardo al posto che prende la religione nelle nostre vite, i Viaggianti ci ricordano, tramite il loro modo di vivere, che non c'è nessuna ragione per cui la vita sedentaria generalizzata debba essere il solo modo di esistere. Turbano così, con la loro diversità culturale, una società tentata dall'omogeneizzazione delle pratiche. Incarnano un'idea di libertà e di distacco in un mondo ossessionato dalla sicurezza, il confort e la capitalizzazione. Si potrebbe anche asserire che sono precursori in materia di alloggi alternativi, nel momento in cui ci si interroga sull'abitazione raggruppata, o intergenerazionale.

Vettori di una diversità culturale da preservare, fanno ugualmente luce, loro malgrado, su un tipo di abitazione incline a moltiplicarsi in un contesto di disuguaglianze sociali: un certo numero di persone, senza alcuna origine tzigana, s'installano in roulotte per motivi economici, non potendo provvedere alle spese di un appartamento. Che siano "ricchi o miserabili", i Viaggianti suscitano numerose reazioni negative. La loro fortuna sarebbe frutto della loro disonestà, e la loro povertà del loro ozio.

Questi pregiudizi violenti circolano come una scia di polvere esplosiva, in Francia come qui, ed è la storia deplorevole di un appuntamento mancato. Piuttosto che focalizzarsi in modo maldestro sul comportamento reprensibile di alcuni, è verso un rovesciamento di prospettiva che diventa urgente porsi: puntando sulla responsabilità del potere pubblico il quale, a causa della sua relativa inerzia, non rispetta il diritto fondamentale dei Viaggianti di conservare un'identità tzigana e di svolgere una vita conforme alle tradizioni di questa minoranza.

E' così che, a proposito di un fatto riguardante la Grecia, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali – organo quasi giurisdizionale scaturito dal Consiglio Europeo – ha consacrato in dicembre 2004, un obbligo per gli stati, di organizzare siti di stazionamento adeguati, a beneficio dei viaggianti, onde "evitare l'esclusione sociale, rispettare la diversità e impedire ogni discriminazione".

In ottobre 2009, è la Francia che viene condannata dal Comitato, malgrado la sua legge di luglio 2000, imponendo a tutti i comuni di più di cinquemila abitanti, di dotarsi di un'area di accoglienza. Il Comitato constata in realtà una messa in opera insufficiente di codesta legislazione, avendo per conseguenza di esporre il Viaggianti all'occupazione illegale di siti, quindi a successive espulsioni. Ad oggi, meno della metà dei comuni francesi rispettano i loro obblighi: dei quarantaduemila posti giudicati necessari, soltanto ventimila sono state attrezzati, tra cui alcuni in prossimità di discariche, altri tra binari delle ferrovie e autostrade.

E' sulla base del metro di paragone di questa constatazione di manchevolezza, che bisogna valutare le dichiarazioni chiassose e sfrontate del Ministro dell'Interno francese.

E in Belgio? Tramite un effetto combinato di politiche pensate in funzione delle persone, (le quali abitano o aspirano ad abitare in alloggi classici), e della cattiva volontà dei comuni, poco desiderosi di accogliere sul loro suolo popolazioni fortemente stigmatizzate, le famiglie dei Viaggianti sono da una decina di anni a questa parte, in preda a delle difficoltà crescenti, nella ricerca di un luogo in cui sia loro concesso abitare serenamente, e nel rispetto delle loro tradizioni.

Coloro i quali desiderano stabilirsi in modo permanente in una roulotte piazzata su una proprietà da loro stessi acquistata o affittata, si scontrano spesso con un rifiuto delle autorità di rilasciare le necessarie autorizzazioni a costruire. Coloro i quali si spostano, faticano a trovare siti dove sono autorizzati a fermarsi temporaneamente, perfino a pagamento: il regime francese di obbligo di creare "aree d'accoglienza" non esiste da noi.

Nella capitale, le possibilità per le persone d'installare le loro roulotte sono molto limitate (Haren Anderlecht). La regione vallone conta soltanto un terreno di transito pubblico (Bastogne), benché i comuni valloni che deciderebbero di creare "terreni di accampamento in favore dei nomadi" possono ottenere, dal 1982, un sussidio presso la comunità francese del 60% del costo globale. Ma le autorità comunali non sono propense a richiedere un aiuto finanziario per un progetto così poco influente ai fini elettorali, quale è l'accoglienza dei Viaggianti in degne condizioni.

Le famiglie coinvolte sono quindi ridotte a tentare d'ottenere autorizzazioni specifiche, e accordate in modo discrezionale, a soggiornare su terreni inutilizzati e non attrezzati. In queste condizioni, visto la mancanza evidente di piazzali autorizzati in Vallonia, la maggioranza dei Viaggianti, poiché non si conformano alla normativa dominante in materia di abitazione, sono costretti a vivere nella precarietà e l'instabilità, soggetti a frequenti espulsioni, talvolta negoziate, talvolta inopinate e speditive (non beneficiando delle garanzie inquadranti l'espulsione di un locatario in difetto).

Senza contare altre vessazioni: per esempio, alcuni comuni rifiutano, in piena illegalità, di iscrivere nei registri della popolazione le persone residenti in roulotte, il che può intralciare drammaticamente il loro accesso all'impiego e alle cure sanitarie. La Regione Fiamminga si distingue con un bilancio migliore – riconoscimento della roulotte come "alloggio", cinque terreni di transito, trenta terreni residenziali pubblici (destinati ad accogliere una occupazione permanente) e 90% delle spese a carico delle autorità regionali – benché sia considerato che solo il 60% delle "esigenze residenziali" sarebbero oggigiorno coperte.

Constatiamo peraltro che, ben preparata, la coesistenza temporanea o prolungata dei viaggianti con il restante della popolazione è generalmente positiva – i cittadini sono rassicurati, le paure sfumano – e logisticamente poco costosa. E' responsabilità di tutti noi esigere dall'autorità pubblica, che gli obblighi verso i viaggianti vengano rispettati: è una questione di libertà, di uguaglianza e di solidarietà.

Marie Charles
Conseillère juridique
Ligue des droits de l’Homme

22 rue du Boulet
1000 Bruxelles
Tél : 02/209.62.83
Fax : 02/209.63.80

 
Di Fabrizio (del 03/10/2011 @ 09:10:12 in casa, visitato 1060 volte)

Cingeneyz.org

Quanti vivono nelle baraccopoli della città di Komotini chiedono case con migliori condizioni di vita, che l'autorità promise loro di costruire appena possibile. Gli zingari di Komotini sono delusi perché vivono ancora nelle baracche, nonostante da 14 anni prima di ogni elezione i politici promettono di costruire nuove case.

Circa 1 anno e mezzo fa le autorità promisero nuovamente a quanti vivevano nella baraccopoli di Gümülcine di costruire loro nuove case nel villaggio di Tuzcu. Però la promessa è terminata in tribunale quando i residenti a Tuzcu si sono rifiutati di vivere assieme agli zingari. Il tribunale stabilì che nei pressi di Tuzcu sarebbero state costruite le case per gli zingari e che gli abitanti del villaggio avrebbero ottenuto in cambio 800.000 euro.

Il comune di Komotini, secondo il tribunale, dovrà pagare entro 18 mesi gli 800.000 euro. Altrimenti quanti vivono nelle baraccopoli perderanno il diritto ad avere le case nel villaggio di Tuzcu, e sono preoccupati perché a 17 mesi dalla decisione del tribunale, il comune non ha ancora versato un euro. Altri affermano che quei soldi sarebbero arrivati tramite i fondi UE, e sarebbero spariti poi nelle casse comunali.

Così gli zingari di Komotini, che con la decisione del tribunale di 17 anni fa avrebbero avuto la possibilità di migliorare le loro condizioni di vita ed abitative, sperano che le autorità compiano il loro dovere. Altrimenti saranno obbligati a vivere nelle baracche...

Source: Çingeneyiz Komotini
Photos: Iakovos Hatzistavrou

 

il Messaggero

Blitz con sagome in 16 città per la nuova campagna di sensibilizzazione

ROMA - Sagome di cartone bianche e rosse raffiguranti bambini che lanciano accuse tremende, come "mi hanno rubato l'aria pulita", "mi hanno rubato la mensa scolastica", "mi hanno rubato una casa tutta mia", "mi hanno rubato il futuro", posizionate in punti strategici dei centri storici: con questa azione "aggressiva" è partita in 16 città italiane la campagna di Save the Children "Allarme infanzia", che vuole accendere i riflettori sulla condizione dei minori in Italia.

Secondo un rapporto dell'organizzazione, infatti, siamo agli ultimi posti in Europa - peggio solo Grecia e Bulgaria - per "povertà di futuro" di bambini e adolescenti, deprivati di opportunità, prospettive e competenze. In un dossier lanciato oggi in concomitanza con l'inizio della campagna, dal titolo "L'Isola che non sarà", Save the Children denuncia che il nostro Paese è sette volte in fondo alla lista nell'Ue a 27 sui principali indicatori relativi all'infanzia.
Quattro le principali "ruberie" ai danni di bambini e adolescenti: il taglio dei fondi per minori e famiglia, la mancanza di risorse per una vita dignitosa, il basso livello di istruzione e il lavoro. L'Italia è al 18mo posto per la spesa per l'infanzia e la famiglia, pari all'1% del pil. Quasi il 29% di bambini sotto i 6 anni vive ai limiti della povertà, tanto che il nostro paese è al 21mo posto in Ue per rischio povertà ed esclusione sociale fra i minori di età 0-6 anni e il 23,7% vive in stato di deprivazione materiale. Ancora, il nostro Paese è al 22mo posto per quanto riguarda il basso livello d'istruzione, per dispersione scolastica ed è all'ultimo posto per tasso di laureati.

Quanto al lavoro, i giovani disoccupati sono il 38,4% degli under 25, il quarto peggior risultato a livello europeo, mentre i neet (giovani che non lavorano e non sono in formazione) sono 3 milioni e 200.000 e posizionano l'Italia al 25esimo posto su 27. Save the Children ha voluto anche sondare le paure per il futuro dei ragazzi e dei genitori, in una nuova indagine realizzata da Ipsos, che attesta come il 25% degli adolescenti ritenga che il proprio futuro sarà più difficile rispetto a quello dei genitori e che un ragazzo su 4 (il 23%) pensa di andare all'estero per assicurarsi un'opportunità e l'80% dichiara di aver fatto delle rinunce a causa della crisi. Preoccupante è il dato sull'aumento delle disuguaglianze per l'accesso all'università: il 30% dei genitori non ce la fa a pagare la retta dei figli. Per il 41% di madri e padri gli aiuti economici diretti alle famiglia dovrebbero essere la più urgente misura anti-crisi del governo. Solo il 16% dei genitori pensa che i figli riusciranno a realizzare i loro sogni e ad avere una vita migliore della propria.

"Il generale impoverimento delle giovani generazioni - commenta il direttore generale di Save the Children Italia, Valerio neri - va in parallelo con una colpevole e annosa disattenzione nei loro confronti, che si sta traducendo in una gravissima privazione di prospettive e, in una parola, di futuro. Cancellare il futuro di bambini e ragazzi significa compromettere il futuro dell'intero Paese". L'organizzazione chiede dunque un piano specifico di contrasto alla povertà minorile, un piano d'investimento a favore dell'istruzione pubblica e un nuovo piano per l'utilizzo dei fondi europei.

L'allarme di Save the Children è stato subito raccolto dal Garante per l'infanzia e l'adolescenza, Vincenzo Spadafora, che si augura che "la paura di cui parla Save the Children, e che personalmente confermo dal mio punto di vista di istituzione che si occupa dei diritti dei minori, possa finalmente servire da stimolo a tutti noi per intraprendere quanto prima decisioni utili a interventi urgenti e strutturati in favore delle politiche per i minori e i giovani. Il loro diritto a una vita piena di speranza deve essere un nostro dovere".

E anche il sottosegretario all'Istruzione, Marco Rossi-Doria, prende impegni concreti: "possiamo cominciare dalla scuola - dice - estendendo le azioni messe in campo contro la dispersione scolastica, aumentando il tempo scuola e le occasioni di socialità positiva nelle aree difficili. Porterò avanti questo impegno come sottosegretario all'Istruzione".

 
Di Fabrizio (del 08/07/2009 @ 09:09:20 in Italia, visitato 1356 volte)

Ricevo da Roberto Malini

Milano, 6 luglio 2009

Egregio Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa Thomas Hammarberg,

abbiamo ascoltato l'intervista che Lei ha rilasciato a Klaus Davi per "KlausCondicio" in cui si augura che le Istituzioni italiane abbiano seguito i Suoi consigli riguardo alla politiche sui Rom. Alle Sue speranze in relazione ai Rom in Italia, dobbiamo rispondere che purtroppo da gennaio a oggi gli sgomberi sono proceduti nel solito modo: famiglie messe in mezzo alla strada, minori spesso sottratti illegittimamente ai genitori, baracche e beni personali distrutti, nessuna assistenza sociale né sanitaria. Dopo ogni sgombero, bambini (quelli lasciati alle madri), donne anche incinte, malati hanno dovuto incamminarsi verso il nulla, alla ricerca di un altro riparo: un ponte, una casa abbandonata, una baracca. Luoghi senza acqua né servizi, malsani, pericolosi. Spesso gli agenti conducono in questura gli uomini, per "controlli" (non di rado durante tali "controlli" si verificano abusi e brutalità) e le donne restano con i bambini, esposte a ogni genere di abusi. Dopo gli ultimi, terribili sgomberi, la maggior parte della famiglie è tornata in Romania o fuggita in Spagna, Grecia, Francia. Malati di cancro, portatori di handicap, pazienti cardiopatici hanno dovuto rinunciare alle cure, per tornare a morire in patria. Si sono verificati aborti spontanei, in seguito agli sgomberi senza alternative*. Da parte nostra, abbiamo investito ogni energia fisica, morale ed economica (anche vendendo beni personali mobili e immobili) per aiutare numerose famiglie ad acquistare farmaci e beni di sopravvivenza o ad affrontare il rinnovo dei documenti e il viaggio in Romania (le Istituzioni ci avevano garantito almeno di provvedere al costo dei rimpatri, ma non hanno mantenuto le promesse). Quando le autorità hanno sottratto i bambini alle madri, spesso queste hanno commesso atti violenti contro se stesse. Durante l'azione poliziesca di Pesaro (simile a tante altre) abbiamo percorso la città e caricato a bordo di furgoni donne semiassiderate, fuggite con i loro bambini per evitare la sottrazione. Si è sfiorata la tragedia, perché padri e madri Rom avevano minacciato di darsi fuoco se avessero perso i figli. Per concludere, le politiche delle Istituzioni centrali e locali sono ormai di feroce persecuzione, senza alcuno scrupolo, nei confronti delle ultime famiglie Rom. Come possono testimoniare gli ultimi Rom romeni rimasti in Italia - perché in possesso di documenti scaduti e privi del denaro necessario al viaggio in Romania - sono ormai negati loro anche i minimi diritti della persona. I Rom vengono maltrattati, accusati di reati che non hanno commesso, braccati e scacciati da tutte le città, picchiati e insultati dagli intolleranti. La invitiamo a visitare il nostro sito per aggiornamenti e a prendere contatto con alcune vittime della persecuzione (siamo in grado di fornirLe recapiti telefonici), che potranno riferirle vicende di razzismo e abuso raccapriccianti, che purtroppo sono ormai la quotidianità, in Italia, per il popolo Rom. Le Sue parole e il Suo invito rivolto alle autorità italiane sono lodevoli, Commissario, ma il nostro Paese è ormai in preda a un razzismo e una xenofobia fuori controllo e di certo non bastano ammonimenti, Risoluzioni, consigli da parte delle Istituzioni internazionali (che sono strumenti inefficaci) per cambiare le cose. Da parte nostra, continueremo a impegnarci per limitare la terribile tragedia umanitaria che avviene nell'indifferenza del mondo. Cordiali saluti.

Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Glenys Robinson, Steed Gamero, Fabio Patronelli, Katalin Barsony, Nico Grancea, Ionut Ciuraru, Mariana Danila, Danciu Caldarar, Mauro Zavalloni - Gruppo EveryOne

* Vedi per esempio: http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2009/6/1_La_fabbrica_della_morte.html

Gruppo EveryOne
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Di Fabrizio (del 30/08/2008 @ 09:09:06 in scuola, visitato 1916 volte)

Da Roma_Daily_News

I Rom combattono per un'istruzione più giusta

Per generazioni, milioni di Rom e Sinti - spesso chiamati zingari - sono stati esclusi dalle scuole regolari in Europa. Ma la Corte Europea dei Diritti Umani l'anno scorso ha stabilito che questa è una discriminazione, contro la più grande minoranza etnica del continente.

Ray Furlong della BBC esamina quale impatto ha avuto il giudizio

Non c'è senso di vittoria nel piccolo appartamento di Berta Cervenakova.

I quattro figli, dai 13 ai 18 anni, vivono ancora nella stessa camera da letto di otto anni fa, quando lei iniziò il suo ultimo ricorso di successo contro la Repubblica Ceca. Il cadente blocco di appartamenti è ora un edificio condannato.

Berta Cervenakova

L'anno scorso la Corte Europea riconobbe che la figlia di Berta, Nikola - ora di 18 anni, aveva sofferto di discriminazione essendo stata mandata in una scuola speciale per bambini disabili mentali, anche se non c'era niente di sbagliato in lei.

"La presero da parte per un test psicologico. Mi dissero di aspettare fuori."

"Poi mi diedero qualcosa da firmare, e firmai. Diceva che era ritardata mentalmente - ma non avevo idea di cosa significasse," ricorda.

Ha ricevuto un indennizzo di 4.000 €u. "Ma ciò non la ricompensa per gli anni persi - gli anni dove impari a leggere, scrivere, far di conto. Non posso mandarla a fare compere. Tutto quello che può fare ora è un lavoro manuale."

Ma il verdetto è stato visto dai gruppi Rom come uno strumento importante per combattere una pratica che è comune in Europa - sono seguiti ricorsi in Grecia e Croazia, mentre altri paesi hanno preso misure verso le classi desegregate.

Attitudini

Nonostante ciò, il vero cambiamento è lento da filtrare. I cechi hanno abolito le scuole speciali nel 2006, quando sono cresciute le critiche attorno ai casi in tribunale.

I critici dicono che l'unico cambiamento è nel nome sulla targa della porta -ed una visita ad un'ex scuola speciale di Ostrava sembra confermarlo.

"Nel primo grado di una scuola normale, i bambini sanno contare sino a 20. Qui, arrivano solo a 5 - anche se vogliamo insegnargli i numeri sopra il 10," dice il direttore Jindrich Otzipka della scuola Ibsen.

Mi porta in giro. Nell'ottavo grado, una classe di quattordicenni, c'è un colorato alfabeto sul muro.

Normalmente, i bambini lo imparerebbero durante il quarto rado. Ma questi bambini dimenticano le cose, quindi bisogna continuare a ripeterle," dice.

"Rimprovero i genitori. Non leggono ai loro bambini. I Rom non apprezzano che ci si debba applicare per riuscire. Vivono alla giornata." Immagini simili sono un luogo comune nella Repubblica Ceca, e mi sono state espresse anche da altri insegnanti. Il Ministro dell'Istruzione, Ondrej Liska, dice che cambiare gli atteggiamenti è la sfida più grande.

"Non possiamo dire a quanti insegnano così: dovete andare. Porterebbe al collasso del sistema scolastico."

"Voglio vedere in due anni che gli insegnanti nelle scuole con un'alta percentuale di bambini Rom abbiano una formazione appropriata e voglio vedere un cambiamento in queste scuole - ma non posso dire: domani dovete cambiare la filosofia con cui avete insegnato per 20 anni."

Scelte

Ma i membri della comunità Rom mi dicono che i anche i genitori devono assumersi più responsabilità per come i loro bambini proseguono a scuola.

Radek Bhanga, rapper Rom

"Non sono andato alla scuola speciale perché i miei genitori sono stati rigorosi con me," dice Radek Bhanga, un rapper Rom che ha ottenuto un vasto pubblico interraziale - mischiando  l'hip-hop con i suoni tradizionali zingari.

E' diventato famoso per aver sfidato quello che chiama la "mentalità vittimistica" dei Rom cechi.

"Il popolo ceco è razzista e xenofobo. Ma molti Zingari sono peggio. Non mandano i figli a scuola perché non vogliono che diventino "bianchi". E' un grosso errore. Possiamo parlare di razzismo. Ma viviamo in un paese democratico e ognuno può scegliere."

Sinti

Dopo aver parlato con Radek, mi dirigo in Germania - dove ci sono stati problemi simili nel mandare i bambini Sinti nelle scuole regolari. Voglio vedere che effetto hanno avuto 30 anni di sforzi stridenti per l'integrazione.

La mia visita alla scuola speciale di Straubing, Baviera, è più ottimistica della visita alla scuola di Ostrava. Le lezioni che vedo sembrano molto più esigenti. Ma ancora. i Sinti sono sotto rappresentati in maniera massiccia.

"Le famiglie Sinti vedono questa scuola come la loro scuola," dice il direttore Wolfgang Steinbach.

"Ci mandano i loro bambini, e noi cerchiamo di inserirli nella scuola normale. Ma loro preferiscono che i loro bambini siano in una scuola dove ci sono altri Sinti."

Assistenti Sinti agli insegnanti come Manuela e Nadia aiutano i bambini ad entrare nel circuito scolastico regolare

Frequentano classi speciali con assistenti Sinti per prepararli a rientrare nella scuola principale.

In una classe , ho incontrato Leo - che sarà  trasferito l'anno prossimo nella scuola normale.

Leo ha un carattere insolente e divertente, con le guancie tozze e capelli sparati neri.

Dice che il lavoro in questa scuola è frustrante e che le assistenti Sinti nella nuova scuola lo faranno sentire come a casa. Ma c'è voluto un anno per persuadere i suoi genitori a trasferirlo.

L'esperienza qui è un ammonimento a chiunque si aspetti cambiamenti rapidi nella Repubblica Ceca dopo la decisione di Strasburgo.

Ma Jim Goldston, l'avvocato che rappresenta Berta Cervenakova, dice che quel giudizio è tuttora un momento cruciale.

"I genitori dei bambini nelle scuole speciali o sotto gli standard sono loro stessi i prodotti di uno sviluppo istruttivo discriminatorio. Questo interesserà le scelte dei loro figli."

"Così ci sono problemi con molte delle comunità coinvolte, ma la difficoltà principale resta che il governo renda chiaro che la discriminazione deve finire."

Published: 2008/08/28 00:19:51 GMT
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Di Fabrizio (del 16/08/2010 @ 09:09:06 in Europa, visitato 1292 volte)

Da Czech_Roma

Ostrava, 13.8.2010 13:16, (ROMEA)

Ad Ostrava, l'ex vice sindaco dei distretti di Mariánské Hory e Hulváky, Jiří Jezerský, che in precedenza aveva espresso il suo desiderio di sparare ai Rom che vivono là nell'insediamento di Bedřiška, è ora diventato il capolista della lista di partito TOP 09. L'attivista per i diritti umani Kumar Vishwanathan ha portato la candidatura di Jezerský all'attenzione dell'agenzia d'informazione Romea.cz. In una trasmissione registrata dalla news server nel 2007, Jezerský disse: "Datemi un porto d'armi ed un permesso per abbatterli, e lo farò."

"Come vice sindaco, lui ed il sindaca Janáčková fecero dichiarazioni intolleranti contro tutti i Rom. Qualsiasi partito serio e civilizzato che vuole impegnarsi a governare, non può tollerare dichiarazioni simili. Richiedo cortesemente a TOP 09 di considerare la rimozione di Jezerský dalla lista dei candidati," ha detto Kumar Vishwanathan alnews server Romea.cz via SMS.

Jezerský ha fatto le osservazioni incriminate in una riunione pubblica del dipartimento abitativo il 15 agosto 2006. Durante l'incontro, sono stati discussi i reclami relativi ai Rom che da altrove si spostavano nel distretto di Ostrava. Janáčková (che oltre ad essere sindaca del distretto è senatrice) e Jezerský difesero la politica segregazionista del municipio, tesa a concentrare i Rom nell'insediamento di Bedřiška. La polizia indagò sulle dichiarazioni di Janáčková e Jezerský e le trovò razziste. Janáčková venne salvata dal processo grazie all'immunità parlamentare. I giudici di Ostrava poi assolsero Jezerský.

"Jiří Jezerský è davvero il capolista per TOP 09 ad Ostrava - Mariánské Hory,"ha confermato al giornale online TÝDEN.CZ Jan Jakob, portavoce di TOP 09. Ha detto di ritenere che il partito fosse a conoscenza del processo a Jezerský e l'abbia sostenuto pienamente. "La Corte Distrettuale di Ostrava l'ha assolto e la sentenza è stata confermata dal Tribunale Regionale di Ostrava," ha spiegato Jacob. Per questo ritiene che Jezerský sia innocente. "Jezerský quest'anno ha organizzato un corso di cucito per donne rom ed il risultato del loro lavoro verrà valutato a settembre in un concorso internazionale per costumi del folklore rom in Grecia," ha detto Jakob al giornale.

Secondo un altro candidato di TOP 09, il moderatore Aleš Juchelka, le liste dei candidati si possono cambiare da adesso a settembre. "Tuttavia, conosco Jezerský personalmente e so che sta facendo molto per Ostrava," ha detto Juchelka in difesa del suo collega di partito, secondo TÝDEN.CZ.

ryz, TÝDEN.CZ, translated by Gwendolyn Albert

 
Di Fabrizio (del 24/12/2012 @ 09:09:06 in Regole, visitato 1035 volte)

Da Hellenic_Roma

NEWEUROPEonline I Rom greci vincono caso sui diritti umani | DECEMBER 12, 2012 - 5:36PM | BY STANISLAVA GAYDAZHIEVA

EPA/ROBERT GHEMENT

La Corte Europea sui Diriiti Umani (CEDU) ha dichiarato oggi che le autorità greche hanno mancato di integrare i bambini rom nel normale sistema scolastico. Questo si pone anche come discriminatorio nei loro confronti.

I ricorrenti nel caso Sampani ed Altri contro la Grecia erano 140 rom, tutti di cittadinanza greca, che denunciarono in tribunale l'iscrizione dei loro figli nel XII istituto di scuola primaria di Aspropyrgos, frequentato esclusivamente da bambini della loro comunità e con un livello di istruzione inferiore a quello delle altre scuole.

La XII scuola elementare venne aperta venne aperta nel 2008, per sostituire una annessa alla X, frequentata principalmente dai bambini rom, ma aperta anche a quelli non-rom. Le venne assegnato lo stesso bacino di utenza, come gli istituti IX e X.

Tuttavia, a causa del deterioramento estivo dello stato delle strutture scolastiche, il ministero dell'istruzione ha chiesto al sindaco di Aspropyrgos ed al prefetto dell'Attica occidentale di approvare la fusione tra il XII e l'XI istituto. Il prefetto ha rifiutato per motivi sociali, culturali ed educativi.

Il difensore civico è poi intervenuto, dichiarando che la mancata applicazione del DPR n. 201/1998 - secondo il quale tutti gli alunni che risiedono nel particolare bacino di una scuola devono essere trasferiti lì - anche se non richiesto dai loro genitori- aveva avuto l'effetto di trasformare il XII istituto in una "scuola ghetto", dato che nessun alunno non-rom vi è stato iscritto.

Secondo la CEDU c'è stata una forte presunzione discriminante contro i ricorrenti, per aver iscritto ai loro figli alle classi speciali in un edificio separato dal X istituto, oltre ad una serie di incidenti a sfondo razziale provocati da genitori non-rom.

Per terminare, la corte ha ritenuto che la Grecia debba pagare 1.000 euro ad ogni famiglia ricorrente, per danni non-pecuniari e 2.000 euro, sempre a famiglia, per spese e costi.

 
Di Fabrizio (del 27/07/2013 @ 09:08:59 in Europa, visitato 1115 volte)

Cosmopolitan

Contest: FUN FEARLESS FEMALE

Nome: Sabiha
Cognome: Suleiman
Età: 36

Perché è candidata?
Nata nel villaggio di Xanthi, proviene da un gruppo rom. Fino all'età di 14 anni - quando si è sposata - Sabiha ha percorso tutta la Grecia, vendendo fiori a celebrazioni e festival stagionali. Però, già in età giovanile ha asserito fortemente il suo diritto all'istruzione, nonostante le varie difficoltà. Nel 2006, ha deciso di istituire la "Associazione Educativa e Culturale Speranza di Donne Rom", per il diritto all'istruzione infantile, ma anche con l'obiettivo generale di miglkiorare le condizioni di vita dei residenti. Da allora ha partecipato a conferenze e forum europei in difesa dei diritti delle donne rom per una vita migliore e più dignitosa, e nel 2009 ha vinto il Premio Internazionale Coraggio per le Donne, per la sua presenza ricorrente nel mettere in luce e affrontare i problemi della comunità rom. In questo momento, oltre che attivista è studente di secondo grado.

 
Di Fabrizio (del 16/12/2012 @ 09:08:45 in musica e parole, visitato 948 volte)

Domenica 23 Dicembre 2012, ore 21
Coop. Soc. Circolo Familiare di Unita' Proletaria - viale Monza 140- Milano (salone al primo piano) -
Ingresso 5,00 euro

Iniziò tutto dieci e più anni fa. Suonavano nella metropolitana, raccontarono la loro storia nel film "Miracolo alla Scala", rappresentarono l'Italia ad un concorso europeo in Grecia. Furono i primi a far conoscere le storie e la musica dei Rom rumeni a Milano. Poi, come succede spesso, il gruppo si divise: qualcuno andò a lavorare in campagna, qualcuno tornò in Romania, altri continuarono a girare tra campi rom sempre più malmessi. Altri cammineranno sul percorso tracciato da loro.

Ma non puoi fermare la passione che scorre nelle vene di un musicista, la necessità di mettersi in gioco ancora una volta. Eccoli allora, a presentare brani del repertorio romanì e del folklore rumeno, e scoprire le tante radici che legano questo popolo alla nostra cultura dell'800 e del '900. Una serata per ballare - certo, per riflettere - forse, per conoscersi e stare insieme nella magica atmosfera del nostro circolo.

 
Di Fabrizio (del 17/06/2009 @ 09:07:42 in musica e parole, visitato 1118 volte)

Da Roma_Italia

Associazione Nazionale "THÈM ROMANÓ" ONLUS

In considerazione dei recenti avvenimenti sismici che hanno colpito l'Abruzzo si stanno organizzando una serie di iniziative su tutto il territorio Italiano volte a sostenere l'Orchestra Sinfonica Abruzzese duramente colpita dal sisma.

In tale contesto si propone l'esecuzione di un "Concerto di musica romanì"

con l'Orchestra Sinfonica Abruzzese da realizzarsi a Roma, Lanciano e Ancona nei giorni 13, 14 e 15 Novembre 2009.

SI RICHIEDE

Un valido sostegno!!!! !!! In tre modi e a seconda delle proprie possibilità:

Come coorganizzatore, come collaboratore e come aderente.

1) La coorganizzazione dell'evento prevede i seguenti termini:
compartecipazione con 2000 euro a copertura della spese dei concerti dell'Orchestra Sinfonica Abruzzese
(cachet orchestra, teatro, pagamento della stampa delle partiture, pubblicità, SIAE, etc.).
Tutti e tre i concerti avranno una pubblicità unica di carattere nazionale e ciascuna associazione coorganizzatrice avrà diritto di apporre il proprio logo sul materiale pubblicitario ufficiale prodotto dall'Istituzione Sinfonica Abruzzese.
La conferenza stampa di presentazione dei concerti avverrà a Roma, in Campidoglio all'inizio di Novembre 2009 e ciascuna delle associazioni coorganizzatrici ha diritto di presiedervi, assieme ai sindaci delle tre città, alle autorità e al direttore artistico della Sinfonica Abruzzese M° Vittorio Antonellini.

2) La collaborazione consiste nel promuovere l'evento presso i propri contatti e i propri canali (riviste, mailing list etc.), nel cercare contatti con radio e riviste che possono sostenere l'evento (unico nel suo genere e di portata mondiale), di procurare contatti con musicisti rom diplomati capaci di suonare con l'orchestra sinfonica che sarà diretta, probabilmente, dal kalò spagnolo Paco Suarez (dipende dai mezzi economi a che avremo).

3) L'adesione: consiste nella libera sottoscrizione da parte di associazioni e di privati sul conto corrente postale dell'associazione Them Romano Onlus causale: Concerto Orchestra Sinfonica Abruzzese

CONTO CORRENTE POSTALE 201665
oppure sull' IBAN dell'associazione Them Romano Onlus
IBAN IT46Z07601155000000 00201665

Le associazioni coorganizzatrici finora sono:
Ass. Them Romanò Onlus di Lanciano, Ass. Altrevie di Roma, Arci Solidarietà Lazio di Roma, Coop. Ermes di Roma, Ass. Piemonte Grecia "Santorre di Santarosa" di Torino, Fondazione Casa della Carità di Milano, Ut Orpheus di Bologna, CNI di Roma, Ethnoworld di Milano.

Le associazioni collaboratrici finora sono:
Gruppo Everyone di Pesaro, Amici della musica di Campovalano di Teramo, Ass. Adriatica Mediterranea di Ancona, Istituto di Cultura Gitana (Barcellona) , Cooperativa L'occhio del Riciclone di Roma.

Le associazioni che aderiscono finora sono: Casa Laboratorio San Giacomo di Palermo.

Le radio che collaborano finora:
Radio Spazio 103 di Udine, Radio Flash di Torino, Radio Kjoi Voce della Speranza di Roma, Radio Onda D'Urto di Brescia, Radio Popolare di Roma.

Per ulteriori informazioni e delucidazioni non esitate a contattarci. Vi terremo informati costantemente sugli sviluppi dell'organizzazione!!!!!!!!!!!

BUT BAXT TA SASTIPE'!!!!!!!

Per il Coordinamento Nazionale Antidiscriminazione Sa Phrala

Ass. Them Romanò

Dott. Prof. Santino Spinelli "Alexian"

per contattarci
tel. 0872 660099
cell. 340 6278489
spithrom@webzone.it

 
Di Sucar Drom (del 27/11/2013 @ 09:07:28 in blog, visitato 1111 volte)

Riparte la caccia alle streghe...
Il caso greco di Maria sta facendo il giro del Mondo, innescando com'era prevedibile una caccia alle streghe contro le famiglie, appartenenti alle minoranze linguistiche sinte e rom. Lo stereotipo di rapitori di bambini è vecchio di secoli ma viene...

Linea gialla, un programma xenofobo contro i rom
Ieri sera tantissimi italiani hanno visto il programma Linea Gialla su La7 che ha trattato il caso della bambina rom in Grecia. Abbiamo trovato l'impostazione di tutto il programma, diversi interventi da studio...

UNAR, dalle discriminazioni ai diritti
La Ministra per l'Integrazione, Cecile Kyenge, e la Viceministra al Lavoro e le Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità, Maria Cecilia Guerra, hanno presentato ieri a Roma, presso il Teatro Orione, Via Tortona 7, la nuova edizione del Dossier...

Babel Film Festival, la terza edizione
Dal 2 al 7 dicembre 2013 si svolgerà a Cagliari la terza edizione del festival cinematografico internazionale Babel Film Festival. E' il primo concorso internazionale al mondo destinato ai film parlati in lingue minorita...

Lanciano (CH), Alexian & International Friends

La meravigliosa vita di Jovica Jovic
Pubblicata da Feltrinelli la biografia del fisarmonicista rom, scritta da Rovelli e Ovadia. Un documento straordinario e utile. "Stai zitto che chiamo gli zingari". Oppure: "Sei vestita come una zingara". Oppure: "Sei sporco come uno zingaro". Alzi la mano chi non ha mai usato...

Slovacchia, nazista diventa governatore
L'estremista anti-rom Kotleba vince il ballottaggio in Banska Bystrica. Un nazionalista dell'estrema destra, noto per i suoi atteggiamenti antirom, è stato eletto nella giunta region...

Mantova, dalle discriminazioni ai diritti
Giovedì 28 novembre 2013 ore 15.30, presso l'Aula 1 della Fondazione Università di Mantova, in via Scarsellini 2, la Provincia di Mantova, il Centro di Educazione Interculturale della Provincia e l’Associazione Artico...

Milano, un altro sgombero di massa alla vigilia dell'inverno
Lunedì 25 novembre è stato sgomberato il "fortino" di via Montefeltro-Brunetti occupato da circa 700 rom rumeni, risultato della fallimentare chiusura del campo regolare di via Triboniano e degli ultimi sgomberi di questa amministrazione...

 
Di Fabrizio (del 02/11/2010 @ 09:06:38 in Italia, visitato 1317 volte)

IL MATTINO di Padova

Giuseppe Cancelli, 57 anni, ha vissuto dall'infanzia all'età adulta in carovana

Popolo misterioso quello degli zingari. Misterioso e irriducibile al vivere stanziale. E per questo motivo percepito come pericoloso. "Troppo facile fare di tutta l'erba un fascio", risponde Giuseppe Cancelli che ha trascorso dall'infanzia alla vita adulta in carovana, per le strade del mondo. Cinquantasette anni, ben piantato, lo sguardo indagatore ed il sorriso ironico sotto i baffi spruzzati di bianco, Cancelli si racconta seduto su un divano del soggiorno arredato in giallo. Mentre sua moglie Iside, sinta di Ferrara riservata e gentile, serve il caffè agli ospiti in tazze di porcellana a fiori.

Cancelli: un cognome italiano...

E' quello di mia madre, una sinta italiana con sangue tedesco nelle vene. Sono nato a Pisa, ho studiato in scuole italiane, ho fatto il servizio militare a Pordenone, nella divisione corazzata Ariete, caserma Fiore. Lavoro in Italia, ho documenti italiani, voto in questo paese, i miei figli sono italiani.

Al tempo stesso lei è fiero di far parte del Romané Chavé, del popolo rom.

Non c'è contraddizione, se si risale indietro nei secoli. Con una precisazione: da quando l'Europa ha aperto le frontiere dell'Est, molti pensano che rom sia l'abbreviazione di rumeno. Invece nella nostra lingua di origine indiana, il Romanès, rom significa uomo.

Siete diversi all'origine?

No, casomai per paesi di destinazione. Immagini due rette parallele originate entrambe, a partire dall'VIII secolo d.C. per successive migrazioni dovute a carestie e conflitti, dalla medesima regione del Pakistan chiamata Sindh giunte poi in Grecia dalla Mesopotamia con le legioni romane d'Oriente. Da allora il nostro cammino non si è più fermato: stiamo in un paese trenta, quaranta, anche cent'anni, se ci lasciano vivere tranquilli; per andarcene quando veniamo perseguitati. Noi, Rom e Sinti, parliamo un'unica lingua con inflessioni dialettali legate ai paesi di permanenza; di cui abbiamo adottato i costumi senza offuscare la nostra identità.

In Italia il popolo nomade ha sempre conosciuto persecuzioni?

No. Conserviamo dei salvacondotti papali del 1200, che ci permettevano di muoverci senza essere carcerati. Le vessazioni partono dal '400 con bandi del ducato di Milano, della Repubblica di Venezia, in cui viene quantificato il valore dello zingaro catturato vivo e di quello ucciso. I galeoni, che solcavano l'oceano verso l'America, erano pieni di zingari ai remi, imprigionati e deportati. Oggi si trovano rom ai quattro angoli del pianeta.

Facendo un salto di secoli: avete conosciuto le persecuzioni naziste?

I nonni paterni e mio padre durante il fascismo sono stati internati a Berra, nel ferrarese, altri del gruppo in quella di Campobasso. Non ci è stato riservato l'atroce destino dei lager nazisti, ma molti rom sono deceduti lì dentro per fame, freddo, malattie: eravamo gli ultimi ad essere considerati. Dicono che nell'Olocausto sono morti 500.000 zingari, almeno il doppio secondo la nostra stima.

Come campavate, quando giravate con i carri?

Il mio gruppo di appartenenza è quello dei Rom Kalderash, emigrato in Moldavia e Valacchia e lì rimasto schiavo cinque secoli; per giungere poi in Montenegro, paese dei miei bisnonni e nonni. Come dice il nome stesso, i Kalderash sono sempre stati bravi calderai e ramai. Anche mio padre lo era e da lui ho imparato a girare per i paesi in cerca di caldaie in rame ed acciaio da stagnare; di ristoratori, pasticceri, grandi alberghi. D'inverno ci fermavamo e vivevamo dei guadagni dell'estate, come le formiche.

Da quanto risiedete a Padova?

La mia famiglia da 37 anni, io sono stanziale da 18. Ho figli e nipoti nati, chi a Monselice, chi ad Abano, chi a Camposampiero. Nei primi anni '90 abbiamo comprato la terra ed incominciato a farci la casa. Ma i tempi cambiano e per dare un futuro ai figli ho iniziato a fare l'ambulante: abbiamo dei chioschetti, con cui giriamo per fiere, sagre e mercati vendendo bibite, panini, salsicce. E' tutto in regola: partita Iva, richieste, licenze, pagamenti Tosap, conservo tutto, ecco qua. Ai Comuni non chiedo aiuti né soldi, solo il permesso di lavorare: voglio integrarmi del tutto nella società, in cui vivo.

I suoi figli hanno studiato?

Con l'aiuto dell'Aizo sezione di Padova, presieduta dall'infaticabile Elisa Bertazzo, i nostri ragazzi arrivano alla terza media. I Sinti spesso frequentano le superiori, sono ben integrati, trovano poi impiego come cassiere, magazzinieri, saldatori, muratori, imbianchini.

Professa una religione?

Sono cattolico battezzato, come i miei figli. Con una parte della famiglia ci stiamo orientando verso gli evangelici-cristiani, di cui mio genero è pastore. Ci raduniamo spesso qui a meditare sulla Bibbia.

Perché la titubanza di certi suoi sguardi, certi silenzi?

Ci portiamo dentro una diffidenza atavica. Crede sia facile per i miei figli non essere salutati dagli ex compagni di scuola? Per me dai loro genitori, con cui ci siamo visti per anni? Siamo contenti di vivere qui, vogliamo essere cittadini come gli altri, ci impegniamo a rispettare le leggi di questo paese, a studiare, a non delinquere. Coscienti che nei nostri confronti vien fatta di tutta l'erba un fascio e che non cambierà mai.

31 ottobre 2010

 
Di Fabrizio (del 12/10/2008 @ 09:06:28 in scuola, visitato 2287 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Da ALJAZEERA.net

Gli studenti rom offrono un barlume di speranza By Barnaby Phillips, Europe correspondent

Un paio di mesi fa, sono stato a Napoli [...] per riportare dell'ostilità contro il popolo Rom.

I napoletani incolpavano i Rom per l'ondata di criminalità, ed avevano bruciato uno dei loro campi.

Il fatto venne postato su You Tube da Al Jazeera (qui sotto, in inglese ndr).



Ecco un esempio di alcuni dei commenti nelle risposte; "gli zingari sono solo parassiti", "gli zingari non possono adattarsi ad un moderno stile di vita e non saranno mai i benvenuti", "solo uno zingaro morto è un buono zingaro", e così via.

Molti commenti non sono riportabili, ma questo è il senso.

Ora, è vero che l'anonimato su internet ha la tendenza deprimente ad incoraggiare le persone nel pubblicare punti di vista offensivi.

Ma, come corrispondente di Al Jazeera dall'Europa, sono rimasto sorpreso dall'esteso e radicato pregiudizio contro i Rom.

In Grecia e altrove, spesso devo riflettere sulle osservazioni di persone che altrimenti avrebbero una mente aperta.

Sembra a volte che la forma di razzismo che è ancora socialmente accettabile è quella contro i Rom.

Incidente scioccante

Settimana scorsa ero in Kosovo, dove i Rom sono in una difficile situazione.

Circa 150.000 Rom (a rischio di offendere, sto usando il termine "Rom" come scorciatoia per tre comunità differenti: i Rom, gli Askali e gli Egizi) vivevano in Kosovo agli inizi degli anni '90.

Oggi la popolazione è di circa 40.000.

L'esodo dei Rom dal Kosovo alla fine della guerra del 1999 non ha ricevuto la stessa attenzione di quello dei Serbi, ma è stato altrettanto drammatico.

In molte parte del Kosovo, la rientrante popolazione albanese ha accusato i Rom di collaborazionismo con i Serbi, e li hanno cacciati per rappresaglia.

In quello che forse è l'incidente che ha scosso maggiormente, gli Albanesi hanno distrutto un intero quartiere Rom, che ospitava circa 8.000 persone, sotto lo sguardo delle truppe internazionali.

Ma quello che è successo dopo è veramente scandaloso.

Danni al cervello

In nove anni, solo una manciata di quei Rom sono tornati alle loro case a Mitrovica sud.

L'ONU, che ha speso milioni per la ricostruzione in Kosovo, sino al 2006 non aveva ricostruito nessuna casa dei Rom.

Centinaia di Rom hanno passato anni in squallidi campi per rifugiati, contaminati da alti livelli di inquinamento da piombo (vedi ndr).

Gli attivisti incolpano molte morti all'avvelenamento da piombo, e ritengono che dozzine di bambini hanno sofferto danni irreversibili al cervello.

La storia dei campi Rom è lunga e complicata, con molti interessi contrastanti, ma una conclusione è inevitabile: nel Kosovo di oggi,è impossibile per qualsiasi altro gruppo etnico venire trattato con tale indifferenza.

I figli se ne sono andati

Ramadan Gidzic è un Rom amichevole, di circa 50 anni. Vive nel villaggio di Preoce, in un'enclave serba vicino a Pristina.

E' disoccupato dal 1999, quando molti Rom scapparono da Pristina, e ha perso il suo lavoro in una libreria.

Due figli, vedendo che non c'era una vita possibile, sono andati in Germania, portando con loro i figli. E' una storia tipica a Preoce.

Quindici delle 50 famiglie rom sono andate via, ed altre si stanno preparando a farlo.

In privato, molti ammettono di pagare i contrabbandieri per aiutarli a raggiungere illegalmente la Germania.

Ramadan ha perso i nipoti e si chiede se qualche Rom rimarrà a Preoce.

Dice: "Chiunque abbia parenti all'estero, prima o poi se ne andrà, qui non c'è niente da fare, possiamo solo stare qui e morire di fame".

Alcuni attivisti dei diritti umani ritengono che la popolazione Rom nel Kosovo del dopoguerra stia progressivamente declinando, fino al punto che in cinque anni non ci sarà più nessuno.

Altri dicono che le statistiche sulla popolazione non sono credibili, e che è impossibile trarre alcuna conclusione.

Di sicuro non è vero che ai Rom in Kosovo sia data la speranza di costruirsi lì un futuro.

Ruolo modello

La sfida forse più grande è l'istruzione. In Kosovo la frequenza scolastica dei bambini rom è notoriamente scarsa.

Secondo uno studio del 2006, soltanto l'1,4% termina la scuola secondaria. Così è stata una piacevole sorpresa incontrare Tefik Agushi, che ha 22 anni.



Tefik è l'unico studente rom all'American University del Kosovo, ed è un modello per la sua comunità.

Dice che i bambini rom sono svantaggiati a scuola per l'assenza di qualsiasi istruzione nella loro lingua nativa.

Ma dice anche che con l'impegno, i giovani Rom possono ottenere quel che vogliono.

"Non possiamo limitarci a sederci in fondo e aspettare che altri ci aiutino", dice Tefik, un giovane determinato a non permettere che il pregiudizio sia sulla sua strada.

 
Di Fabrizio (del 10/08/2013 @ 09:06:24 in Europa, visitato 974 volte)

(piatto abbondante da accompagnare con un vino adeguato)

La recente condanna (all'ergastolo!) dei colpevoli di omicidio di 6 rom in Ungheria, ha riproposto il dibattito se quello sia o meno un paese razzista. Non pretendo di conoscere la realtà meglio di altri, ma dato che quotidianamente ricevo corrispondenze e rassegne stampa dai paesi dell'Europa Centrale e Orientale, credo di essermene fatto un'idea.

Per seguire i miei ragionamenti (che vi potranno sembrare macchinosi e parziali), dovrete tenere conto:

  • Che una RELTA' OGGETTIVA non esiste. Anche se siamo in un unico continente, anche se molti stati sono associati alla Unione Europea (o hanno zone confinanti legate da trattati e iniziative comuni), nazionalismi, spinte politiche ed economiche disgreganti la fanno da padrona. Notavo un po' di tempo fa, che mentre i media e i commentatori occidentali si concentrano spesso sulla situazione di miseria (o di impoverimento) all'Est, quelli orientali non si fanno scappare occasione per descrivere le condizioni terribili dei profughi arrivati qui. Insomma. tutti guardano sempre le pagliuzze altrui.
  • Nessuno è INNOCENTE A PRIORI. A partire dall'Italia: la situazione dei Romanì è tragica qua come altrove, le colpe andranno anche condivise, ma non esiste uno stato che possa ergersi a giudice degli altri.
  • I Romanì, pur essendo da decenni POPOLAZIONI STANZIALI nell'Europa Centro-Orientale (Germania compresa), nel tempo avevano mantenuto ambiti di migrazioni interne (ad esempio Ex Jugoslavia-Albania-Ungheria-Bulgaria / Bulgaria-Grecia-Turchia / Ucraina-Ungheria-Slovacchia-Repubblica Ceca-Polonia-Bielorussia / Repubbliche Baltiche-Polonia) per motivi di parentela ed economici, ambiti che tuttora resistono. Le recenti migrazioni indicano che i Rom di Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, prediligono i paesi del Nord Europa e il Canada (finché non ha chiuso le frontiere), quelli del Sud-Est emigrano anche nei paesi di lingua latina (ora un po' meno, data la crisi economica di questi ultimi).
  • Grossomodo, tutti conosciamo la situazione precedente al crollo del Muro di Berlino: bassi redditi e una serie di servizi di base forniti dallo stato. Più sfaccettata la situazione dei Romanì come "minoranza nazionale": in alcuni casi era pienamente riconosciuta (Serbia), in altri (Bulgaria) negata. Per fare un paragone con un'altra situazione politico-economica: la Turchia. Lì i Romanì (mancano cifre precise, potrebbero essere sino a un milione), per quanto marginalizzati e discriminati, hanno sempre riconosciuto l'autorità dello stato turco, e questo li ha messi al riparo da massacri e violenze come quelli subiti da Greci, Curdi e Armeni. Da questo punto di vista oggi la situazione è ancora frammentata: Bosnia e Slovenia sono state più volte messe sotto accusa dalla comunità internazionale, per il mancato riconoscimento dei diritti politici fondamentali a chi non appartenesse alle etnie maggioritarie.
  • ULTIMO PUNTO di queste prefazioni: quei servizi che erano assicurati a tutti, indipendentemente dall'etnia, sono andati privatizzandosi, ora prima ora dopo. Questo ha portato penuria di case, lavoro, prestazioni sociali e sanitarie, di cui hanno fatto le spese soprattutto le minoranze non riconosciute. Ci siamo noi, Occidente, dietro queste privatizzazioni (noi le si chiama delocalizzazioni), fu la stessa Unione Europea, una decina d'anni fa quando si allargò a Est, da un lato a richiedere a voce più rispetto per le popolazioni romanì, dall'altro a strangolarle (a strangolare i settori più poveri della popolazioni) con l'oggettivo aumento dei prezzi e i tagli che contemporaneamente chiedeva al welfare. Una politica sostanzialmente ipocrita, che ha però creato una classe di burocrati su come sopravvivere all'occidente.

DINTORNI:
La situazione di base (abbastanza simile in tutti i paesi dell'Europa Centro Orientale) è la presenza di minoranze romanì più consistenti che in Occidente, ma non coese. Quasi ovunque esistono fasce di popolazione romanì di piccola-media borghesia - proprietari, relativamente integrati (comunque, poco disposti a palesarsi) e altre in condizione di deprivazione estrema (ancora peggio, se possibile, che da noi). Cosa che ha anche portato al continuo crearsi e sciogliersi di partiti, partitini, cartelli politici romanì, funzionali a questo o quel capoclan.

Lo stesso vale per la classe intellettuale: professionisti, docenti, giornalisti, radio, giornali in abbondanza, con scarsissimo influsso su quella che si chiama "vita e politica reale". Assistiamo al paradosso che una scena abbastanza comune in Italia è la vecchia romnì che si fa leggere qualcosa dal nipotino che finalmente può andare una scuola, sempre più spesso da quelle parti la scena si svolge a parti invertite: sono gli anziani che leggono per il resto della famiglia, che non ha più risorse per frequentare la scuola.

Leggi e violenze razziali:
Un altro paradosso (ma anche in questo in Italia abbiamo una certa esperienza), è che in diversi stati dell'est esistono norme, leggi, regolamenti molto avanzati a tutela delle minoranze (che sono quasi infinite) e anche dei Romanì. L'Ungheria sino a qualche anno fa era presa ad esempio per l'esistenza di un autogoverno rom, qualcosa di simile esiste anche in Ucraina; Serbia Bulgaria e Romania hanno legislazioni molto più avanzate di quelle occidentali. Eppure, quasi nessun effetto hanno nell'arginare crisi di violenza e pogrom. Che sono difficilmente prevedibili, vanno ad ondate: fu la Romania ad inizio anni '90. poi di volta in volta toccò a Bulgaria, Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceca. Ricorrenti in Ucraina e nei paesi ex-URSS, ma le notizie che arrivano da lì sono sempre datate e frammentarie.

Razzismo:.
Non è solo Ungheria (ma ricordiamoci, nessuno è innocente, molti sono impuniti). Anche la Germania, per fare l'esempio di un paese che riteniamo esempio di "civiltà occidentale", ha avuto di recente spettri nell'armadio. E sempre dalla Germania (e dagli USA) è partito, una ventina di anni fa, un coordinamento fattivo tra vari nuclei della destra estrema e radicale [ricordo che movimenti simili si ebbero in tutta l'Europa Centro Orientale (per non parlare di quella Meridionale, a proposito di innocenza!), tra gli anni '30 e '40], che attualmente opera in stretto contatto in tutti i paesi che ci riguardano. Fisicamente, sono le stesse squadre a seminare il terrore o fare comizi congiunti in Germania, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceca, e ci sono contatti molto avanzati con Serbia, Croazia, Slovenia, Romania, Bulgaria, Ucraina.

La Germania non è solo RAZZISMO VIOLENTO (che c'è ovunque e sa che può farsi sentire con poco), ma è anche (non è la sola) il paradigma del razzismo istituzionale, ad esempio:

  • impunità nel colpire i colpevoli di atti di razzismo "lievi o tollerabili". Non siamo ai livelli italiani, ma ad esempio per l'incendio che ricordavo nel link di sopra, non mi risulta che siano mai stati identificati i colpevoli. Situazione comune in tutta Europa (non solo all'est) e la sentenza ungherese è effettivamente una sorpresa. Niente a che vedere, ad esempio, col caso di Hadareni in Romania, dove ci sono voluti una decina d'anni per arrivare ad una sentenza, che alcuni dei parenti delle vittime contestano tutt'ora;
  • il razzismo istituzionale, è anche quello di uno stato che accoglie i profughi dal Kosovo, profughi che col tempo trovano scuola, casa, lavoro e dopo un decina d'anni si ritengono cittadini come gli altri. Finché, una notte, la polizia tedesca sfonda la porta di casa e ti imbarca con tutta la famiglia su un aereo, per tornare in Kosovo dove non hanno scuola, casa, lavoro. Tutto, per una ragione di stato.

Ungheria:
Dopo questa lunghissima parte introduttiva, eccoci. E' o non è un paese fascista? Non lo è, rispondo, ma se Orban sbagliasse qualcosa, allora il rischio sarebbe alto. Personaggio complesso, ha più volte ammesso di ispirarsi a Berlusconi (senza averne gli stessi capitali), ma a me ricorda Dollfuss, l'ultimo cancelliere austriaco prima dell'annessione alla Germania nazista. L'Europa contro cui sbraita, è la stessa che gli ha garantito il suo posto attuale.

Un breve riassunto della recente storia ungherese. Con la caduta del muro, i vecchi comunisti si riciclarono nel Partito Socialista, contrapposto all'altro blocco dei Liberali. Ma già precedentemente la legislazione ungherese era tra le più aperte in fatto liberalizzazioni e partecipazione dei capitali stranieri alle imprese, per cui i due blocchi (poco influenti gli altri partiti) si sono alternati senza grandi differenze sul piano economico. Anche perché a differenza degli altri paesi dell'ex blocco, con l'afflusso di capitali esteri l'Ungheria viveva una situazione di boom economico simile a quella dell'Irlanda. E purtroppo ne ha condiviso la fine, con indebitamenti pazzeschi con le banche (soprattutto tedesche) e una situazione di corruzione diffusa, che ha posto all'angolo i due partiti (il sistema elettorale è uninominale con soglia di sbarramento).

Dalla crisi sono emersi due soggetti:

  • FIDESZ (nazionalista)
  • JOBBIK (ancora più nazionalista)

Ecco, cosa fare con un governo di destra, in un paese in crisi, con un'opposizione di destra estrema con tendenze paramilitari? La scommessa di Orban si gioca tra un necessario risanamento, e la vulgata popolare (quell'accidenti che si chiamano elettori) che ha trovato il nemico esterno (LE BANCHE e LE MULTINAZIONALI) e quello interno (tanto per cambiare, EBREI e ZINGARI). Come anche da altre parti (non dirò quali) il populismo, il nazionalismo e l'antieuropeismo diventano le cifre distintive per restare a galla.

Politica interna: da un lato accarezzare la pancia di quell'Ungheria profonda e rancorosa emersa dalle urne, dall'altro, come succede nei paesi limitrofi, dare almeno l'impressione che tutto sia sotto controllo, colpendo le manifestazioni politiche-criminali-razziste più eclatanti.

Ma se questo non bastasse? Da un lato l'indebitamento, dall'altro i paramilitari che sognano le croci frecciate, girano come avvoltoi attorno alla testa di Orban. Lui, a differenza di Berlusconi, non ha giornali, tv, e altre utilità simili, il suo rapporto con i media è pessimo. Si è proposto come l'unico salvatore possibile, ma per farlo ha dovuto assumere le armi e la protervia dei suoi avversari più prossimi. Dovesse fallire, la loro strada è aperta.

CONTORNO - Investitori e benefattori:
Il crollo URSS e dei paesi satelliti, davvero qualcuno crede che sia avvenuto "solo" per motivazioni interne? Tutta l'Europa Centro-Orientale è divenuta in brevissimo tempo terra da colonizzare per gli appetiti USA ed Europei, con la Russia assolutamente incapace di contrastare economicamente questa tendenza. Visto in questa chiave, il massacro e la dissoluzione della Jugoslavia sancì l'esclusione del petrolio russo dalle rotte sud-europee, e il predominio americano rispetto alla UE. Pian piano, mentre anche la Cina si è fatta viva, mentre nei paesi con rilevanti presenze musulmane sono attivi Arabia Saudita e (dopo Erdogan) la Turchia. Con la crisi economica in Occidente, per un determinato periodo USA e Germania hanno resistito, ma con Obama anche gli ultimi appetiti si sono ridimensionati.

Ma il colonialismo non è soltanto militare o economico: Gli investimenti arrivano in due maniere: rilevare vecchie imprese statali o autogestite (nel caso ex-JU), o invece tramite vari fondi di solidarietà EU e progetti caritativi delle varie chiese, o fondazioni dagli equivoci obiettivi politici, come OPEN FOUNDATION - ma dotate di quel tanto di pragmatismo nella strategia che manca alla cultura europea. Come è successo e succede ancora in altri continenti, le motivazioni di questi interventi sono tante e spesso contrastanti: da una parte rimediare in qualche maniera al "default" economico e sociale di molti paesi, dall'altro svuotare quegli stessi paesi della capacità di badare a se stessi e renderli sempre più dipendenti dall'elargizioni di questi aiuti (e dal debito che si genera). Creare nel contempo una classe intellettuale-professionale poco legata alle dirigenze locali, che nel caso diventeranno emigranti qualificati ma sottopagati. E' quello che è avvenuto ANCHE in Ungheria, e si ripete nei paesi limitrofi. Orban lancia la sua guerra contro investitori che in questo momento non ci pensano minimamente ad investire, perché hanno finito la grana. Nel frattempo anche la Serbia sembra uscire dal suo antieuropeismo, il problema è se l'Europa ci sarà ancora.

 
Di Fabrizio (del 29/08/2008 @ 09:06:17 in media, visitato 1875 volte)

Da Nordic_Roma

Il Malinteso by Keith Goetzman

Per altre informazioni sulla cultura Rom, inclusi link ad articoli, interviste, organizzazioni ed altre risorse, visitate utne.com/ Roma (in inglese NDR)

Raccontare l'intera storia del popolo Rom sarebbe un'impresa epica. La saga attraverserebbe secoli e continenti, con una narrazione spezzettata che parte da un gruppo di nomadi quando lasciò l'India e si dirama in una costellazione di distinte comunità attraverso l'Europa e oltre, ognuna formando le proprie tradizioni e stili di vita, tutti perseguitati da stereotipi, sospetti ed altre connotazioni dell'etichetta "Zingara" così spesso loro applicata. Coinvolgerebbe l persecuzione, la discriminazione, ed il genocidio, come pure la musica, le arti circensi ed i propri vestiti e manufatti.

Il fotografo danese Joakim Eskildsen conosceva poco di questo contesto in espansione quando nel 2000 decise di fotografare le comunità Rom per il libro The Roma Journeys (Steidl, 2008). Infatti, confessa di non conoscere "assolutamente niente" sui Rom eccetto gli "orribili, terribili, inumani" stereotipi assorbiti mentre cresceva in Danimarca. Quando cominciò a vivere tra i Rom ungheresi con la scrittrice Cia Rinne, così, si avvicinò alla "storia infinita" del popolo Rom.

"Diventammo così affascinati, così interessati" dal mondo Rom, dice, "ed anche sorpresi da tutta l'ignoranza" dei non-Rom. "Anche i nostri amici più istruiti avevano ogni tipo di strani stereotipi e idee strambe. Abbiamo ritenuto in qualche modo che era impossibile fare qualcosa di superficiale."

Lui e Rinne lavorarono al progetto per sette anni - "il tempo più breve possibile che avremmo mai immaginato" - vivendo nelle comunità Rom in sette nazioni con una notevole abilità di un giornalismo documentario di immersione. L'abilità linguistica di Rinne aiutò a forgiare collegamenti personali ed assicurare una sistemazione strategica come quella di quattro mesi sul sofà di una nonna in Ungheria. Il risultato è un volume vividamente colorato di una cultura selvaggiamente diversa che, vista globalmente, non aiuta ma cambia il punto di vista di un osservatore riguardo ai Rom.

Non è una realizzazione superficiale in un mondo dove i Rom sono ampliamente visti con ostilità. L'espansione ad est dell'Unione Europea ha portato dagli 8 ai 12 milioni di Rom nel recinto d'Europa, e la xenofobia corre veloce in molti dei paesi "vecchi" e "nuovi" del continente

Durante la campagna elettorale delle elezioni nazionali dell'aprile 2008, l'ex primo ministro Silvio Berlusconi promise tolleranza zero verso "Rom, immigrati clandestini, e criminali," e ridiventato primo ministro ha varato misure che prevedono raid polizieschi e regole facilitate di espulsione.

In Bulgaria e Romania, nuovi stati membri UE dove i Rom sono la più grande minoranza etnica, costituiscono anche la maggior parte dei disoccupati. I Rom sono anche oggetto di sgomberi forzati in Slovacchia, Grecia e Irlanda, tra gli altri posti.

Nel contempo, un movimento di difesa legale sta ottenendo attenzione, assieme ad organizzazioni come l'European Roma Rights Centre (www.errc.org) fondato da George Soros facendo pressione sulle singole nazioni, l'Unione Europea e le Nazioni Unite ad aiutare i Rom nell'integrarsi socialmente. Inoltre, le arti e la cultura Rom hanno ottenuto una buona fama alla Biennale di Venezia del 2007, dove il Padiglione Rom ha avuto oltre 20.000 visitatori.

Contro questo contesto turbolento The Roma Journeys evita la politica consumata, salvo una rapida prefazione dello scrittore tedesco Günter Grass. Il libro informa sul dibattito mostrando, non raccontando. Anche il testo di Rinne, che descrive persecuzioni e minacce, lo fa con un approccio che è più documentario che di parte. Eskildsen, dalla sua parte, esige l'autorizzazione artistica.

"Non ho selezionato le mie fotografie con un occhio a [costruire] una storia sui diritti umani," dice. "E' solamente una maniera fotografica, artistica, personale di vedere. Perché sento che c'è una sola cosa importante che possiamo fare - e poi qualcun altro potrà fare qualcosa con quel materiale."

Il libro ha già innescato "parecchia discussione," dice Eskildsen, e pure alcune domande su come possa rafforzare o invece sfidare gli stereotipi. Riconosce prontamente che lui e Rinnie si sono focalizzati su una sola sfaccettatura della popolazione Rom.

"Quello che mostriamo nel libro potrebbe essere descritto come i Rom visibili: quanti lo sono perché vogliono esserlo, o perché non può aiutare - nei paesi dove vivono potrebbero essere messi in pericolo," dice. "Ma c'è almeno una metà della popolazione Rom che vive in Europa ed in altri paesi che è invisibile, e questo lavoro non può agire per loro. E' un'altra storia."

Eskildsen e Rinne hanno scelto specificamente le loro sette destinazioni con un occhio alla rappresentazione dei vari tipi di Rom, che infatti raramente si autodefiniscono con quel termine e piuttosto si identificano con i sottogruppi come i manouches viaggianti francesi, i vari gruppi di professionisti (musicisti, commercianti di cavalli) della Romania, o la piccola ma distintiva comunità Rom finnica con i suoi propri vestiti, dialetto ed abitudini.

Eskildsen e Rinne sono andati anche in India, dove non ci sono Rom. "L'identità Rom è una cosa Europea," spiega. "Linguisticamente si pensa che [il Romanes, la lingua dei Rom] si sia originato in India, e per questo volevamo andarci, dove possibilmente potessero esserci i loro antenati. Di più, ci sono gruppi che tuttora vivono in situazioni simili."

Hanno girato nel loro itinerario in Ungheria, Grecia, e Russia, dove hanno passato un anno a produrre il libro meticolosamente progettato. Soltanto ora Eskildsen sta iniziando a comprendere la portata della sua realizzazione di The Roma Journeys - con due bambini piccoli a casa, sa che può essere un'occasione di una sola volta nella vita. Eppure, spera ardentemente di trovare un giorno il modo di documentare i Rom "invisibili", e nel contempo è ottimista su cosa  possa fare The Roma Journeys per la gente fiera e leggendaria che ritrae.

"Questo tipo di cose non farà una rivoluzione," dice, "ma potrebbe essere un modo di aprire gli occhi su questa cultura molto, molto importante che dovremmo apprezzare. Il mondo intero sta diventando sempre più simile ad una singola cultura, ed aggiunge sapore alla vita che ci siano gruppi differenti e popoli e cultura e linguaggi. Tutto ciò rende il nostro pianeta un posto più interessante dove vivere. Se sapremo girare questa forza negativa contro i Rom in un discorso sulle cose positive - c'è tanto di positivo e bello nella loro cultura - ne beneficeremo tutti.

 
Di Daniele (del 12/01/2011 @ 09:06:07 in musica e parole, visitato 1510 volte)

Da Roma_Daily_News

EMAJ Magazine Rom in Turchia, integrazione attraverso la musica di Adi Halfon | Foto di Margarita Tomo

Turchia. Il sole del mercoledì mattino splende sui vecchi affollati edifici di Bostan, un povero quartiere della città di Istanbul. Molti Rom vivono in quest'area. La sala da tè "Nazlitas" sta in una delle piccole vie. Dentro ci sono circa una dozzina di Rom, seduti attorno a semplici tavoli, che giocano a backgammon, bevono tè e guardano la televisione. L'atmosfera nel locale è molto da uomini e un po' rude. Non hanno un lavoro normale. Alcuni di loro sono disoccupati, alcuni vendono fiori o lustrano scarpe per vivere. Altri sono musicisti. Questo lavoro sembra essere molto popolare in questa comunità. Non è facile essere Rom a Istanbul. Non solo che la maggior parte di essi appartengono ad una bassa classe sociale e spesso si sentono discriminati. "Ogni volta che c'è un furto, la gente da subito la colpa a noi", dice uno dei ragazzi della sala da tè. "Ma ancora", continua, "siamo fedeli alla Turchia. La sentiamo come la nostra terra. I nostri ragazzi fanno servizio nell'esercito turco, siamo Rom e Turchi nello stesso momento". Un altro ragazzo interviene: "Mio zio fa servizio nell'esercito, aveva un alto rango. Tuttavia, una volta che l'esercito ha scoperto che era Rom, gli è stata negata la promozione ed è stato respinto.

Alla sala da tè

C'è qualcosa di interessante con il popolo Rom nella sala da tè. Sono tutti desiderosi di parlare, di far sentire le loro lamentele. Tuttavia, non si fidano dei media. Nessuno degli uomini ha accettato di dire i propri nomi, come se qualcosa accadrebbe loro come risultato. "Giornalisti turchi sono arrivati in questo quartiere ed hanno fatto foto, ma nulla è cambiato", dicono. A casa di Kazim Turkmen, il 56enne leader di una delle comunità Rom, sono state dichiarate cose simili. "Voi arrivate qui a chiedere domande sulla nostra vita", dice Sengul Turkmen, moglie di Kazim, "ma poi andate e scrivete solo quanto siamo poveri."

Nella sala da tè, uno dei ragazzi più anziani racconta la storia della sua vita. Ha 57 anni, e ha iniziato a suonare quando ne aveva 13. É figlio di un musicista, ed ora anche suo figlio segue la sua strada. "Qui la gente mantiene l'occupazione dei loro antenati", dice uno di loro. "La conoscenza di come fare musica veniva tramandata da padre in figlio. Oggi abbiamo capito l'importanza dell'istruzione. Mio figlio, ad esempio, studia musica all'università." Ciò che dice sembra essere vero, tutti gli uomini a "Nazlitas" sono relativamente anziani, eccetto uno. Ozgur Akgul, un 32enne esperto di musica Rom, è d'accordo. "Puoi sicuramente notare che la nuova generazione dei musicisti Rom sta diventando sempre più professionale".

Ozgur Akgul

Turkmen stima che circa il 75% della sua comunità suona. "Per molti di loro", dice, "la musica non è l'unica occupazione, dal momento che non guadagnano tanti soldi da essa. Anche cosi, la musica è un modo per guadagnarsi da vivere, ed anche qualcosa che la gente apprezza fare". Akgul dà un'altra spiegazione a queste cifre incredibili: "I musicisti Rom si stanno integrando nella società turca molto meglio di qualsiasi altro Rom", dice, "perché c'è un alta richiesta di musica. Alcune dei loro tradizionali mestieri, come fare i cesti, non sono più pertinenti. La musica, d'altro canto, è qualcosa che la gente ascolterà sempre." Akgul sta girando un film documentario sui musicisti Rom, che uscirà il prossimo marzo. La sua tesi di laurea è stata sulla musica e sull'identità Rom.

"Quando la musica è iniziata ad essere un'industria, c'era una grande richiesta di nuovi cantanti. Allora i turchi hanno scoperto i cantanti Rom", dice. "La musica aiuta i Rom a cambiare la loro immagine negativa. Una volta che i musicisti Rom diventano popolari, stanno cambiando gli stereotipi che la gente ha verso di loro", rivendica Akgul. Dà un esempio: "Alcuni dei cantanti Rom non sottolineano la loro origine, a causa di questi stereotipi, e a volte cambiano persino il loro nome di famiglia in uno turco", ammette Akgul, "tuttavia, c'è un popolarissimo cantante Rom chiamato Husnu Senlendirici, che ha mantenuto il suo nome e sempre dà enfasi alla sua origine. Lui ha aiutato molto il cambiamento dell'immagine dei Rom.



Le canzoni Rom contengono molta satira e sarcasmo, soprattutto su questioni relazionali. I cantanti Rom, sembra abbiano influenzato il mercato. "Il ritmo di 9/8, che è chiaramente di stile Rom, è divenuto estremamente popolare in Turchia", rivela Akgul. Ma non tutto risulta essere positivo. Nel processo d'integrazione nella società, la comunità cerca di adattarsi ai cambiamenti di stile di vita. " Ero in Grecia, e non riuscivo a comunicare con i Rom locali perché non conosco la lingua Rom", si lamenta una persona della sala da tè, "i Rom greci mi ha detto che non sono un vero Rom".

Kazem Turkman

Turkmen sente che anche il mondo non è più quello di una volta. "Il ruolo di un leader della comunità è molto tradizionale. La nostra comunità ancora ne ha uno, dal momento che la mia comunità mi rispetta per essere un attivista per la comunità stessa", dice, "in altre comunità non ci sono più leader. Sono sostituiti da organizzazioni che aiutano la gente nei loro bisogni quotidiani". E nonostante il processo d'integrazione, i Rom rimangono una minoranza che continua ad avere bisogni sociali. "Perfino ad Istanbul", dice Turkmen, "alcuni vivono nelle tende nelle periferie della città".

La musica conduce verso l'integrazione. E l'integrazione crea dei problemi. Ma se tali problemi possano minacciare i Rom o no, nessuno nella comunità avrebbe osato pensare di fermare la creazione di musica. "Condivido l'idea d'integrazione attraverso la musica, aiuta le persone a comunicare tra di loro", conclude Turkmen, "dopo tutto, il ruolo dei musicisti nella società è insostituibile".

 
Di Fabrizio (del 22/11/2010 @ 09:05:34 in musica e parole, visitato 1524 volte)

Segnalazione di Stefano Nutini

da Liberazione 18 novembre - Roberta Ronconi

Che il popolo zigano (rom e sinti, in particolare) sia stato vittima dell'Olocausto nazista nella Seconda guerra mondiale è cosa relativamente nota. Ma, al contrario di quanto avvenuto per lo sterminio degli ebrei e persino degli omosessuali (pensiamo al magnifico Bent) non ha avuto grande rappresentazione cinematografica. Strano che a cogliere il testimone sia un regista (ma prima ancora, musicista. Ci tiene a sottolinearlo) come Tony Gatlif, conosciuto nel mondo della settima arte come "il principe degli zigani", francese di origini algerine, premi Cesar per la musica dei suoi Gadjo dilo e Demone flamenco, migliore regia a Cannes nel 2004 per il bellissimo Exils. In questi giorni è a Roma, ospite del Medfilm, Festival del cinema mediterraneo, dove porta in concorso il suo Freedom, canto di libertà sulla deportazione zigana nella Francia di Vichy.

Come mai ci ha messo tanto tempo a fare un film sull'Olocausto zigano, popolo che da sempre è protagonista del suo cinema? Eppure era un tema rimasto scoperto...
Da quando ho iniziato a fare cinema ho pensato di realizzare un film sulla persecuzione nazista del popolo gitano. Ma sono un cineasta libero, moderno, mi piace lasciare libera la camera e non amo per nulla le sofisticazioni né tantomeno le ricostruzioni. L'Olocausto richiedeva per forza di cose una ricostruzione e questo mi ha frenato a lungo. Se non ci fosse stata l'urgenza di parlarne, probabilmente non lo avrei fatto nemmeno ora.

E l'urgenza le è venuta dalle scelte di espulsione di Sarkozy ?
Ho iniziato a pensare a questo film tre anni fa, quando nulla in Francia era ancora successo, ma si sentiva che i tempi erano maturi, e che si sarebbe arrivati a scelte estreme. Volevo fare un film che parlasse di un passato capace di fare da forte eco nel presente.

Vuol dire che c'è un parallelo tra la Francia di Vichy e quella di oggi?
Assolutamente no. Voglio però dire che oggi in Francia si respira un'aria da anni Trenta, cioè di quegli anni che vengono prima dello scoppio della guerra, quando si gettano le basi per quello che sarebbe successo.

La Francia, come l'Italia, ha al momento le politiche tra le più dure in Europa verso le minoranze etniche. Ci sono dei motivi specifici che legano i due paesi in questa intolleranza?
Bisogna dire che prima dell'inasprimento di questa estate, la Francia è stata in realtà molto tollerante con il popolo gitano. Ci sono situazioni ben peggiori in Romania, ma anche in Slovacchia o in Ungheria. E gli inasprimenti non dipendono mai dai popoli, ma dai governi che li guidano. Quando la politica ha bisogno di capri espiatori, i gitani funzionano sempre.

Ad essere sinceri, rispetto al popolo zigano, francesi e italiani danno spesso il "meglio" della loro intolleranza...
Per quanto riguarda la Francia, che conosco meglio dell'Italia, a favore della politica di espulsione di Sarkozy è il 55% della popolazione, contro il 45% più tollerante. Una percentuale che va benissimo, è normale che sia così.

Perché normale? Anzi, mi permetta di chiedere, cosa è che rende così difficile "il vicinato" con il popolo zigano?
Prima di tutto bisogna sottolineare che il popolo dei gitani è europeo al cento per cento. Sono in questo continente da sempre, dal tempo degli ottomani, da quando le province dovevano ancora formarsi. C'è un problema di convivenza, di vicinato diciamo, è vero. Ma il problema non sta nel popolo gitano, estremamente tollerante verso gli altri. Piuttosto nel popolo dei sedentari, nel popolo gadjo. E' questo che andrebbe psicanalizzato per cercare le ragioni di tanto odio.

Un'eccezione in Europa è rappresentata dalla Grecia, dove rom e sinti vivono senza grandi difficoltà.
la Grecia è una terra frastagliata, fatta di migliaia di isole, e non ha una struttura industriale forte. Insomma, è una terra con meno regole dove i gitani si muovo liberamente, lavorando a stagione da isola a isola e fornendo un servizio itinerante molto apprezzato dai greci.

In "Freedom" racconta la storia di un piccolo gruppo di zingari arrestati e internati durante il loro viaggio per i villaggi francesi dove un tempo andavano tranquillamente a vendemmiare. Sceglie di non mostrare lo sterminio direttamente, ma in modo laterale, attraverso le conseguenze quotidiane della repressione.
L'Olocausto è un tema complesso da trattare e, appunto, io non amo un cinema statico, di ricostruzione. Anche se qui ho dovuto comunque ricostruire ambienti, costumi, oggetti, abitudini. Però ho cercato di manenere al massimo il mio spazio di libertà, per me e per la camera.

La musica di solito ha una parte preponderante nel suo lavoro, qui l'ha lasciata più al servizio delle immagini e del racconto.
Perché quest'ultimo, il racconto appunto, era più importante e voleva il suo spazio. Ho dovuto quindi creare una musica che semplicemente sottolineasse gli eventi. Mentre di solito la uso proprio come forma primaria di racconto delle emozioni. Ma anche in questo film c'è un momento in cui si capisce cos'è la musica per il popolo zigano. Quando trasformano la canzoncina fascista Marechal nous voilà in una allegra ballata. Senza intenti denigratori, solo perché per loro la musica è viva ed è capace di trasformare la realtà.


A proposito: ricordo ai milanesi e dintorni, che stasera alle 21 si proietterà SWING di Toni Gatlif, al circolo Arci Martiri di Turro in via Rovetta 14. Ingresso libero con tessera ARCI

Un assaggio

 link per chi legge da Facebook

 
Di Fabrizio (del 28/10/2013 @ 09:05:32 in media, visitato 1221 volte)
Rassegna stampa:

Vigna by Mauro Biani

Si sente dire: "Non siamo noi i razzisti, sono quelli ad essere zingari". Parafrasando "Loro sono zingari, ma noi siamo fumati parecchio"...

Della vicenda greca se n'è scritto in ogni angolo possibile, e non vorrei ripetere cose già lette all'infinito. La sintesi potremmo racchiuderla in questo titolo di TVZoom:

ASCOLTI: "PECHINO EXPRESS" FA IL PICCO CON L'ELIMINAZIONE DEI CIAVARRO. LA SCIARELLI TORNA A 3 MILIONI CON LA STORIA DELLA BIMBA RAPITA DAGLI ZINGARI:

Record di telespettatori per Real Madrid-Juventus e "ha fatto molto meglio del previsto su Rai Tre Chi l'ha visto?. Il programma di Federica Sciarelli puntando su un archetipo della paura (gli zingari che rubano i bambini) divenuto d'attualità, è tornato a quota 3 milioni (e 11,42% di share), un risultato finalmente vicino a quello raggiunto di solito con l'edizione dello scorso anno." con qualche (personale) riserva su cosa sia oggi il giornalismo d'inchiesta, dopo decenni di tagli alla scuola e con un'informazione quasi totalmente uniformata. Non è che ci si possa aspettare molto discernimento critico da telespettatori (che sono anche lettori, che sono anche internauti...) bombardati in questi maniera. E forse, più che sui Rom, di cui si continua a conoscere poco, la mia gente dovrebbe interrogarsi su se stessa, che se va avanti così conoscerà parimenti.

    (NOTA: i liberi pensatori possono astenersi dal ragionare su come siamo arrivati a questo punto, perché sono anni che ripetono i loro lamenti)

Già, perché la notizia si è diffusa a macchia d'olio in tutto il mondo, facendo della povera Maria carne da stampa, sino all'ipocrisia del Messaggero che, quando la foto della minore era già di dominio pubblico, ha iniziato a illustrare gli articoli con una foto corretta come deontologia consiglierebbe (ma proprio quando non era più necessario).

    Farei una prova, per capire cosa è quella robetta bionda per cui in tanti si commuovono: cosa fate quando una piccola mendicante vi si avvicina sulla metropolitana, le date qualche spicciolo o vi stringete la borsa?

Ma almeno a qualcosa gli zingari si mostrano utili: ad alzare lo share dei programmi televisivi (tranne quando se ne parli seriamente, come in una dimenticata serie curata da Jacona) o le tirature dei giornali. Basta la parola!

Negli ultimi dieci giorni ho così seguito con attenzione i vari scambi di opinioni sui social-media. La fetta consistente di chi argomentava anti-rom, posso dividerla in due filoni principali:

  1. chi non aveva nessun bisogno di questa vicenda, perché è intimamente, profondamente e ideologicamente convinto che i rom freghino i pargoli altrui (perché? in che modo? sono domande troppo da intellettuali per loro);
  2. chi pensa che magari i bambini no, ma qualcosa fregano comunque e dunque: ben gli sta!

Nel post pubblicato ieri su ragionava come queste due pulsioni vengano "capitalizzate" dalla destra populista, che sente l'avvicinarsi delle elezioni europee. In Italia, anche le nostre variegate destre hanno trovato qualcosa che le unisce (un secondo motivo dell'utilità degli zingari). Cito, in ordine sparso:

Senza entrare nel merito delle dichiarazioni e dei ragionamenti, le richieste simili sono fondamentalmente ASTORICHE:

  • nel senso che nel motivare la necessità ORA di controlli a tappeto, c'è il timore che i campi siano depositi di bambini rapiti, o in subordine, di materiale di dubbia provenienza. Che siano cose o infanzia, (cosa cambia?), la segreta speranza è che con un'indagine generale, magari salti fuori almeno un orologio riciclato, per continuare immutati con i medesimi stereotipi.
  • Cosa astorica, perché a questo punto la richiesta poteva essere fatta paro paro uno o dieci anni fa, coi medesimi risultati.

Inutile ripeterlo, i controlli già ci sono, e i risultati sono stati resi pubblici: per loro è più importante che le voci si sovrappongano all'indagine.

Intanto, ironia del destino, proprio mentre nasceva la notizia greca, nei campi romani avveniva effettivamente un controllo: Blitz a sorpresa dei senatori nei "campi rom" della Capitale, dal "sorprendente" risultato che quei campi fanno schifo!

    Ma, a parte il surreale duello a distanza tra populisti e buonisti, la vita REALE di chi abita (volente o meno) un campo, è un susseguirsi di controlli: una volta sono i senatori, un'altra la polizia, un'altra ancora perché in Grecia o in Irlanda è successo qualcosa, un'altra ancora perché si è costruito una pensilina abusiva o addirittura si è piantato un albero... Un vero supplizio! E, nonostante ciò, si continua a parlare di SUPERARE I CAMPI... che continuano imperterriti ad esistere.

Perché continuano ad esistere? Il surreale continua, il 90% di chi abita un campo è disoccupato, ma se questi campi dovessero sparire, molti che non vi abitano finirebbero disoccupati a loro volta (terzo motivo dell'utilità degli zingari, ormai si è scoperto che senza di loro non potremmo sopravvivere).

Così, tra una notizia e l'altra, finisce che i veri rapiti sono i figli LEGITTIMI dei rom, e li rapiamo noi (a nostra insaputa, anche se non ci chiamiamo Scajola). C'è un convegno a Roma, domani, proprio su questo, e singolarmente ne hanno scritto pochissimi. A parte che (l'ho notato anch'io), mancano rom tra i relatori, in questa marmellata di informazioni e propaganda a volta sembra di vivere realtà parallele, e mi sembra giusto segnalarlo (quarto motivo, al di là dello specifico dell'incontro, gli zingari servono ad organizzare convegni).

Convegno da seguire, allora. Certo, ma il problema, tornando al punto iniziale su cosa siamo NOI, lo ricorda Radio24: "...una vecchia paura mai sopita e al tempo stesso mai provata: i Rom rapiscono i bambini. Timori infondati frutto di pregiudizi difficili da sradicare, ribattono dalle comunità Sinti. Resta, su tutto, un dato inquietante e generale: l'alto numero di minori che scompaiono ogni anno nel mondo. Solo in Italia, per avere un'idea, sono più di diecimila quelli spariti dal 1974 a oggi. Le cause sono molteplici e i ritrovamenti pochissimi." Domanda, se non sono stati gli zingari, qualcuno li avrà pure rapiti: chi? Dove sono finiti? E' questo o sono gli zingari il vero, scottante problema?

 
Di Fabrizio (del 18/11/2013 @ 09:05:30 in media, visitato 966 volte)

By Ivan Ivanov - 6th November 2013

Ivan Ivanov spiega perché il "resocontare responsabile" è così essenziale nel cambiare le opinioni e gli atteggiamenti verso i Rom

La recente copertura mediatica sul caso di una bambina greca ritrovata in un campo rom in Grecia, ha sollevato la consapevolezza che ci sono "angeli biondi" anche tra i Rom. Ciò contrasta con il ritratto fin troppo stereotipata e dannoso dei Rom come "diavoli scuri". Rimuovere la sola bambina bionda dalla famiglia rom con altri 14 figli di pelle più scura, è la dimostrazione che lo stereotipo dei "Rom che rubano i bambini ai non-rom" è tuttora vivo nella testa della gente. Voce smentita dato che la bambina è di origine romanì. L'altro stereotipo generato dalle autorità e dai media è che i Rom siano "trafficanti d'infanzia". Anche questo teorema è stato smontato, dato che la bambina bionda è stata informalmente adottata da una famiglia molto povera della Grecia con 14 bambini, da un'altra famiglia povera della Bulgaria con 10 figli.

Un'azione così ben combinata da parte di alcuni media e politici anti-rom, ha un forte impatto negativo in un momento in cui i sentimenti anti-rom in Europa sono in crescita. L'impatto della recente isteria mediatica è profondamente preoccupante in quanto riproduce miti e stereotipi negativi sui Rom, rinforzando pregiudizi che possono incitare al razzismo e alla discriminazione contro queste comunità. Resoconti parziali e bigotti possono avere dure conseguenze sulla vita quotidiana delle comunità rom in tutta Europa ed indebolire qualsiasi sforzo della società civile, del mondo accademico e di alcune istituzioni nel promuovere un'identità ed un'immagine rom che sia differente e maggiormente positiva. Purtroppo, il giornalismo sensazionalista e di parte vende più della cronaca etica e responsabile, libera da stereotipi e pregiudizi.

Il caso della bambina rom bionda ritrovata in una famiglia rom mi da speranza. Questo caso è un chiaro esempio della forza dei media e della loro rapida influenza nella società. Perché non lavoriamo assieme per redirigere il potere dei media verso un cambiamento progressivo, utile a combattere i pregiudizi e gli stereotipi anti-rom, invece che ad incitarli? Dato che altri canali e strumenti non sembrano funzionare o essere così efficaci, perché non adoperare l'influenza dei media per cambiare opinioni e atteggiamenti della gente? So che questo genere di media non vende, ma lo spero comunque.

Ivan Ivanov è direttore esecutivo dell'European Roma Information Office

 
Di Fabrizio (del 05/04/2013 @ 09:05:12 in Europa, visitato 1124 volte)

Foto di Fulvia Vitale - LE PERSONE e la DIGNITA' di Riccardo Noury
"Riguarda l'Europa. Riguarda te". Questo è lo slogan ufficiale del 2013, Anno europeo dei cittadini.

Circa la metà dei 10-12 milioni di rom che vivono in Europa si trova nei paesi dell'Ue.

Otto famiglie rom su 10 sono a rischio povertà. Solo un rom su sette ha terminato le scuole di secondo grado. A livello dei singoli stati membri, le comunità rom si collocano al di sotto di quasi tutti gli indici di sviluppo sui diritti umani.

No, l'Europa non riguarda i rom. Va detto un'alta volta ancora, all'ennesima vigilia della Giornata internazionale dei rom e dei sinti che si celebrerà lunedì 8 aprile.

Lo dice il fatto che a distanza di oltre un decennio dall'adozione della Direttiva sull'uguaglianza razziale del 2000 e di quattro anni dall'entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali, mai una volta la Commissione europea ha ritenuto di dover avviare qualche azione a sostegno dei diritti dei rom.

Che l'Europa non riguardi i rom, lo pensano anche alcuni cittadini degli stati membri.

In un sondaggio effettuato nel 2012, il 34 per cento degli europei riteneva che i cittadini dei loro paesi si sarebbero sentiti a disagio, e il 28 per cento "mediamente a loro agio" se i loro bambini avessero avuto dei rom come compagni di classe.

In Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, dal gennaio 2008 al luglio 2012, vi sono stati oltre 120 attacchi gravi contro i rom e le loro proprietà, tra cui sparatorie, accoltellamenti e lanci di bombe Molotov.

Gli sgomberi forzati continuano a costituire la regola, e non l'eccezione in molti paesi europei, tra cui Francia, Italia e Romania. L'istruzione è segregata in Grecia, Repubblica Ceca e Slovacchia, in contrasto con le leggi nazionali ed europee che proibiscono la discriminazione razziale.

Ecco la situazione, nel dettaglio, in alcuni paesi:

In Bulgaria si stima che i rom siano 750.000, il 9,94 per cento della popolazione. Più del 70 per cento dei rom dei centri urbani vive in quartieri segregati. In 14 attacchi contro persone rom e/o loro proprietà, portati a segno tra settembre 2011 e luglio 2012, sono morte almeno tre persone e altre 22, tra cui una donna incinta e due minori, sono rimaste ferite.

I circa 200.000 rom presenti nella Repubblica Ceca costituiscono l'1,9 per cento della popolazione. Più o meno un terzo (dalle 60.000 alle 80.000 persone) vive in 330 insediamenti per soli rom, all'interno dei quali la disoccupazione è superiore al 90 per cento. I bambini e le bambine rom costituiscono il 32 per cento del totale di coloro che sono assegnati a scuole per "alunni con lieve disabilità mentale" e che seguono programmi scolastici ridotti. Nel corso degli attacchi violenti verificatisi tra il gennaio 2008 e il luglio 2012 sono stati uccisi almeno cinque rom e almeno 22, tra cui tre minorenni, sono rimasti feriti.

In Francia vivono circa 500.000 traveller, molti dei quali cittadini francesi. Vi sono poi altri 15.000 - 20.000 rom provenienti da Bulgaria e Romania. I migranti rom dei campi e degli insediamenti informali sono oggetto di sgomberi forzati e di espulsione verso i paesi d'origine. Nel 2012 sono stati eseguiti 11.803 sgomberi, l'80 per cento dei quali aventi caratteristiche di sgombero forzato. Ieri, ce n'è stato un altro, che ha coinvolto oltre 200 persone. Solo il 10 per cento dei rom ha completato gli studi secondari.

Dei circa 750.000 rom residenti in Ungheria, il 7,49 per cento della popolazione, solo il 20 per cento ha un'istruzione superiore al primo grado, rispetto alla media nazionale del 67 per cento. Solo lo 0,3 per cento ha conseguito un diploma universitario. Tra gennaio 2008 e settembre 2012, vi sono stati 61 episodi di violenza contro i rom e le loro proprietà, che hanno causato la morte di nove persone, tra cui due minorenni, e decine di feriti, 10 dei quali in modo grave.

I circa 150.000 rom, sinti e caminanti presenti in Italia costituiscono lo 0,25 per cento della popolazione del paese. Le comunità rom comprendono persone provenienti da altri paesi dell'Ue (soprattutto la Romania) e dai paesi dell'ex Jugoslavia, un numero imprecisato di apolidi e circa un 50 per cento di cittadini italiani. Solo il 3 per cento è costituito da gruppi itineranti. Oltre un quarto dei rom presenti in Italia, circa 40.000 persone, vive in campi, informali o autorizzati ma comunque a rischio di sgombero forzato. Negli ultimi sei anni, a Roma e a Milano, ne sono stati eseguiti oltre 1000, quasi uno al giorno e nella stragrande maggioranza dei casi si è trattato di sgomberi forzati. Il 51 per cento della popolazione italiana ritiene che la società non trarrebbe beneficio dalla migliore integrazione dei rom.

In Romania si stima vivano 1.850.000 rom, l'8,63 per cento della popolazione. Circa l'80 per cento dei rom vive in povertà e quasi il 60 per cento risiede in comunità segregate e senza accesso ai servizi pubblici essenziali. Il 23 per cento delle famiglie rom (su una media nazionale del 2 per cento) subisce multiple privazioni relative all'alloggio, tra cui il mancato accesso a fonti d'acqua potabile e a servizi igienico-sanitari così come l'assenza di titoli comprovanti la proprietà dei loro alloggi.

I circa 490.000 rom presenti in Slovacchia costituiscono il 9,02 per cento della popolazione. Un terzo dei bambini e delle bambine rom, il 36 per cento, si trova in classi segregate per soli rom, il 12 per cento è assegnato a scuole speciali. Nello spazio di una generazione, il numero degli alunni rom assegnati alle scuole speciali è più o meno raddoppiato. Tra il gennaio 2008 e il luglio 2012 vi sono stati 16 attacchi contro i rom o le loro proprietà: cinque rom sono stati uccisi e altri 10 feriti.

In Slovenia i rom sono circa 8500 e costituiscono lo 0,41 per cento della popolazione. A differenza della percentuale nazionale che arriva quasi al 100 per cento, i rom che vivono nel 20-30 per cento degli insediamenti nel sud-est del paese sono privi di accesso all'acqua. Mentre i litri d'acqua per uso personale sono in media 150 al giorno (con punte del doppio nei centri urbani), alcune famiglie rom hanno accesso solo a 10 - 20 litri d'acqua a persona.

Sul sito di Amnesty International Italia, è online da stamattina un appello indirizzato alla Commissaria europea per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, Viviane Reding, per chiederle di porre fine alla discriminazione nei confronti dei rom nell'Ue.

Nei prossimi giorni si svolgeranno numerose iniziative, organizzate sia da Amnesty International che dall'Associazione 21 luglio, in Italia e in Europa.

 
Di Fabrizio (del 06/11/2013 @ 09:05:07 in Europa, visitato 956 volte)

In effetti, sulla piccola Maria, greca o bulgara che sia (apposta, non ho usato rom), ne hanno scritto tutti, da tutti i punti di vista. Razzisti, buonisti, populisti, legalitari, opinionisti... (ho dimenticato qualcuno?) hanno esposto la loro commozione PER LA RICADUTA MEDIATICA di questo caso, creando un coro di voci diversissime tra loro.

Sia detto, se si parla di opinioni, ognuno ha diritto a dire e a difendere la propria. Anche con veemenza, ci mancherebbe. Anche usando SOLITI e RITRITI strumenti retorici. Quindi: accalorandosi. TUTTO GIUSTO.

Ma poi, e questa è la retorica di chi ha assistito a molte storie simili, cala il sipario. Il pubblico torna a casa e pulisco la platea. C'è un tipo, seduto in sala regia, che si sta chiedendo cosa sia rimasto nella testa della gente di questo "spettacolo".

Avevo segnalato all'amico Giancarlo Ranaldi un link in inglese: Bulgaria insisting Romani girl be returned from Greece E lui, che magari sarà pieno di difetti ma è comunque persona sensibile e attenta, mi ha girato un commento, che vale la pena leggere:

    Quindi... le autorità Bulgare insistono per il ritorno di Maria. La Grecia non sa bene cosa fare e, per il momento, si è limitata ad arrestare gli "affidatari". Ma, allo stesso tempo, in Bulgaria hanno arrestato i "genitori biologici", che rischiano sei anni di carcere. Degli altri bambini, fratelli e sorelle di Maria, non è dato sapere e, forse, è pure meglio. I "media" Bulgari, infatti, sconvolti dalla povertà, chiedono al Governo d'intervenire, ma sarà molto difficile che Maria possa essere riaffidata ai suoi genitori e potrebbe finire in orfanatrofio (per la rieducazione?) fino al compimento del 18o anno di età. Ma povera figlia...

Intendiamoci (è sempre il testimone di storie passate a dirlo): lo scorso mese è successo qualcosa di insolito e di positivo, a Napoli, a Parigi, sulla psicosi greca (e quella irlandese), ci sono state tante persone, persone comuni intendo, che hanno espresso solidarietà e sentimenti umani verso i Rom. Niente che non faremmo per un nostro vicino, amico, per una bestia domestica, ma questa volta erano Rom. E quattro casi distinti. E' IMPORTANTE.

Ma se rileggo le riflessioni di Giancarlo, penso che poi la vita continua, anche per i Rom, quando si spengono i riflettori dell'attenzione pubblica. Se le previsioni greche possono apparire impietose, non è che negli altri ultimi casi siano migliori. Difficile, anche su queste pagine, dare conto delle evoluzioni, di tutto ciò che succede o succederà: tenetemi informato, se ce la fate, o tenetevi informati su MAHALLA INTERNATIONAL o sul suo corrispondente su Facebook.

 
Di Fabrizio (del 07/06/2010 @ 09:04:53 in casa, visitato 1321 volte)

Da Roma_Daily_News

Greek Helsinki Monitor

25/05/2010 - Per la seconda volta in cinque anni, il Comitato Europeo per i Diritti Sociali ha condannato la Grecia per serie, continue ed estese discriminazioni contro i Rom rispetto ai diritti dell'abitare. In un riesame senza precedenti tramite il sistema dei reclami collettivi, all'unanimità il Comitato ha confermato tutte le accuse principali nel merito di una denuncia collettiva presentata in marzo 2008 da Interights assieme al Greek Helsinki Monitor. La denuncia dettaglia la continua mancanza del governo greco nel fornire ai Rom un alloggio adeguato e le relative infrastrutture, come anche il suo coinvolgimento in oltre 20 sgomberi forzati dal 2004. Inoltre mette luce alla sistematica discriminazione provata dai Rom e al fallimento del governo nel fornire adeguate salvaguardie e rimedi per questa comunità vulnerabile. Ci sono circa 300.000 individui di origine rom che vivono in Grecia, ed a causa dell'assenza di alloggi adeguati, molti si trovano in 52 accampamenti improvvisati e pericolosi.

La denuncia segna un punto di svolta nei lavori del Comitato, dato che è la prima volta che viene chiesto di riesaminare una questione esaminata in precedenza. Nel riconsiderarla, il Comitato ha trovato non solo che la Grecia ha fatto progressi insufficienti nell'applicare le raccomandazioni delle decisioni precedenti, ma che ha anche commesso significative nuove violazioni dei suoi obblighi alloggiativi. Come risultato, la situazione per le famiglie rom è peggiorata negli ultimi cinque anni.

Commentando la decisione. Iain Byrne, avvocato di Interights che aveva lavorato al caso, ha detto: "Questa decisione dimostra chiaramente che i governi non possono continuare impunemente a trascurare i loro obblighi economici e verso i diritti sociali. Respingendo le obiezioni del governo greco di riesamine del caso, il Comitato ha mandato un chiaro segnale che alle vittime non dev'essere negato l'accesso alla giustizia. Si spera che, nonostante l'inazione degli ultimi cinque anni, il governo agisca concretamente rispetto alle gravi preoccupazioni del Comitato."

Elaborando una gran quantità di materiale presentato dai reclamanti, assieme ad esperti nazionali, del Consiglio d'Europa e  ONU, il Comitato ha trovato prove significative che i Rom continuano a vivere in alloggi che mancano di infrastrutture e dei minimi standard di abitabilità. Molti insediamenti consistono solo in prefabbricati senza elettricità, acqua corrente o raccolta dei rifiuti.

Il Comitato ha respinto gli argomenti del governo che la legislazione greca fornisca adeguata salvaguardia alla prevenzione della discriminazione, sottolineando che in generale, ma in particolare nel caso dei Rom, non sia sufficiente garantire semplicemente un pari trattamento come protezione contro ogni discriminazione. Invece, l'uguaglianza reale ed efficace richiede che si tenga conto della diversa situazione in cui si trovano i Rom.

Il Comitato ha anche concluso che il governo ha mancato di dimostrare che né la legge né la pratica offrissero una consultazione a chi fosse colpito da sgombero, incluso un ragionevole preavviso o informazioni su una sistemazione alternativa. Riassumendo, "non è stato fatto alcuno serio sforzo per trovare siti o sistemazioni alternative."

Con una constatazione che potrebbe anche aver ricadute sull'accesso alla giustizia per altre comunità marginalizzate, il Comitato ha inoltre ritenuto che i ricorsi legali disponibili non sono sufficientemente accessibili. Con molte famiglie rom che non sono a conoscenza del diritto di contestare un avviso di sgombero, per esempio, il Comitato ha trovato che "le circostanze speciali delle famiglie rom minacciate da sgombero significano che dev'essere disponibile un supporto speciale, che comprenda consulenza mirata sulla disponibilità di assistenza legale ed in merito ai ricorsi." 

Il Comitato ha concluso all'unanimità che ci sono state violazioni (a) dell'articolo 16 della Carta sul fatto che non viene tenuto sufficientemente conto della situazione differente delle famiglie rom, col risultato che un numero significativo di famiglie rom continua a vivere in condizioni al di sotto degli standard minimi e (b) dello stesso articolo 16 per il fatto che le famiglie rom continuano ad essere sgomberate a forza, in violazione della Carta, ed i rimedi legali generalmente disponibili non sono loro sufficientemente accessibili.

Panayote Dimitras, portavoce del Greek Helsinki Monitor, ha detto: "Il governo deve ammettere che il programma alloggiativo per i Rom è fallito; la maggior parte dei prestiti per gli alloggi non aiuta i Rom a spostarsi dagli insediamenti poveri verso case adeguate; mentre invece sono accaduti centinaia di sgomberi forzati. Le autorità appropriate devono investigare su queste accuse e punire chi verrà trovato responsabile. Il governo deve nominare nuove persone per implementare un nuovo piano d'integrazione globale ed efficace, [...]. Questo nuovo approccio richiede che le autorità lavorino direttamente con i Rom e quanti li rappresentano realmente, piuttosto che con -leader- rom assimiliti nominato dallo stato."

Per ulteriori informazioni:

Iain Byrne, Senior Lawyer, ibyrne@interights.org Tel: 020 7843 0483. www.interights.org
Panayote Dimitras, Greek Helsinki Monitor panayote@greekhelsinki.gr - office@greekhelsinki.gr
Tel: (+30) 2103472259
http://cm.greekhelsinki.gr
Address: P.O. Box 60820, GR-15304 Glyka Nera.

Note:

1. Secondo la Carta Sociale Europea, gli Stati membri hanno concordato di tutelare i diritti sociali ed economici di tutti i loro cittadini. Il Comitato è responsabile per l'esame "reclami collettivi" di non conformità con la Carta. Una denuncia collettiva non richiede vittime specifiche da identificare, piuttosto il reclamo è considerato sulla base di modelli di evidenza.

2. Interights, in collaborazione con Greek Helsinki Monitor, ha presentato una denuncia (n. 49/2008) il 31 marzo 2008 al Comitato Europeo dei Diritti Sociali contro la Grecia riguardo serie e diffuse violazioni dei diritti abitativi della comunità Rom e relative garanzie, come da articolo 16 della Carta insieme alla salvaguardia contro non discriminazione nel preambolo.

3. Nella sua decisione sulla prima denuncia collettiva (n. 15/2003) European Roma Rights Center contro la Grecia, datata 8 dicembre 2004, il Comitato concludeva che le azioni e le politiche greche in relazione al diritto alla casa dei rom erano in violazione dell'articolo 16 della Carta: 'Il numero insufficiente di abitazioni di qualità accettabile per soddisfare le esigenze dei Rom stabiliti; il numero insufficiente di punti di sosta per i Rom che hanno scelto di seguire uno stile di vita itinerante o che sono costretti a farlo; Lo sfratto sistemico dei Rom da siti o abitazioni occupate illegalmente da loro."

 
Di Fabrizio (del 29/10/2013 @ 09:04:11 in Europa, visitato 1113 volte)

Mrs Jones, mamma di tutti i bimbi zingari, by SIMONETTA AGNELLO HORNBY

"Mrs Doris Jones" annunciò la segretaria, "un nuovo cliente..." e si interruppe, poi aggiunse, "Traveller, immagino" . Mi stizzii: Jones era un cognome prettamente britannico e i clienti venivano letteralmente dal marciapiede nel nostro studio, che occupava i locali di un ex negozio di mobili, al centro di Brixton.

Tutti sconosciuti: gli appuntamenti erano dati in ordine di richiesta, come alla fila dei taxi, e mai avevo ricevuto un commento sul nuovo cliente. Traveller, poi che significava? Una viaggiatrice? E come se n'e era accorta, la mia segretaria?

Ripenso a Mrs Jones leggendo ora di questi due casi di bambine, una in Grecia e l'altra in Irlanda, così poco somiglianti ai "genitori" – bionde e occhi azzurri - da suscitare il sospetto di essere state rapite. In un caso la vera mamma ha dichiarato di aver "regalato" la bambina a un'altra coppia; nell'altro caso il test del Dna ha dato ragione all'uomo e alla donna che si protestavano genitori.

Traveller, era l'ultimo nome affibbiato agli zingari. Ora in Inghilterra si preferisce chiamarli "Roma". Qualunque sia, l'appellativo, è sempre un eufemismo: la discriminazione e il sospetto reciproco continuano: gli zingari non piacciono. La gente desidera che se ne vadano: dove, non importa. Hitler, aveva le idee chiare su dove: li mandò a morire assieme agli ebrei e agli omosessuali. Noi che siamo buoni, rispettiamo la loro cultura e il loro modo di vivere, vogliamo aiutarli ad adattarsi al ventunesimo secolo, è tutto lì. Così credevo.

Mrs Jones mi ha aperto gli occhi. La matriarca del clan degli zingari del Sud-Est di Londra, tutti chiamati Jones e imparentati, era la scrivana e la portavoce della sua gente. Lei era andata a scuola da bambina perché durante la guerra era stata evacuata presso una famiglia inglese. Scriveva, compilava e ahimè firmava documenti, moduli e lettere alle autorità, dei membri del suo clan, tutti meno istruiti di lei se non analfabeti. Accompagnava la sua gente dall'avvocato e al tribunale: piccoli reati, furti, la lite andata oltre lo scazzottamento. E da quando la legge inglese ha riconosciuto i diritti dei minori e li ha protetti attraverso il sistema legale, casi di bambini. "Noi li amiamo i nostri figli, li alleviamo in modo diverso. Ce li portiamo dietro quando lavoriamo, e li affidiamo a parenti e amici se dobbiamo allontanarci per lavoro". Era fiera di essere una traveller, anche se lei in particolare, rimaneva a Londra per aiutare la sua gente. "Non stiamo bene in un posto solo, abbiamo parenti dappertutto. Ci visitiamo, molto del nostro lavoro è occasionale. Veniamo chiamati nelle fattorie, facciamo i lavori duri, trasporti, costruzione, nelle campagne. Senza costare allo Stato. Usufruiamo poco del Welfare".

I figli degli zingari appartengono alla famiglia allargate, come era in Sicilia. I minori stavano dai nonni, e venivamo mandati a vivere presso gli zii che non avevano avuto figli. A volte erano casi di vera adozione informale. In genere, erano periodi che duravano anni, ma non definitivi.

Per anni rappresentai genitori o bambini zingari introdotti da Mrs Jones in casi che andavano dai problemi scolastici - assenze ingiustificate e prolungate, i bambini non facevano i compiti, non partecipavano alle gite, sembravano emaciati, erano malvestiti - a problemi della povertà e dell'ignoranza. Riuscivamo, Mrs Jones ed io, a presentare la realtà: genitori inadeguati ma capaci di migliorare e collaborare con le autorità e a evitare l'allontanamento dalla famiglia. In altri casi, era una lotta per l'affidamento dei figli. Anche in quelle situazioni, Mrs Jones assieme agli assistenti sociali, riusciva a trovare un compromesso per il bene dei bambini. Gli adulti del clan obbedivano a Mrs Jones.

Ebbi una causa di abuso sessuale tra i travellers. Tragico, come tutti, ma isolato, tra le centinaia di cause del mio studio.

Lo Stato ha il dovere di proteggere i minori, qualunque sia la cultura a cui appartengono. Giustamente. Ma i pregiudizi permangono. Gli zingari - gli ultimi degli abitanti dell'Europa rimasti migranti, sono fortemente leali alla propria cultura e restii a mettere radici in un posto e legarsi ad uno Stato: loro sono una nazione, hanno una potentissima identità. Nel mondo di oggi non c'è la volontà di fare posto per gli zingari. Loro lo sentono e si chiudono nel proprio riccio.

Quando, come la famiglia di Mrs Jones, si fermano in un posto per l'istruzione dei figli, si sentono attaccati dalla comunità. Un volta ebbi un caso simile a quello irlandese - una bimba diversa dagli altri e, secondo la scuola, maltrattata. I servizi sociali volevano toglierla dalla famiglia. Mrs Jones spiegò che i genitori erano andati nel Galles per un periodo e l'avevano affidata agli zii, che stavano per separarsi: la bambina ne aveva risentito più dei cugini.

Non è vero che i bambini zingari sono maltrattati più degli altri bambini inglesi. E vero che hanno una educazione diversa, meno tecnologica, più domestica, e che lavorano sin da piccoli, accanto a genitori e parenti - la loro e una società chiusa e di clan. Amano i figli quanto li amiamo noi. E li proteggono, a modo loro. Noi sospettiamo di loro e viceversa. Mentono per paura di essere fraintesi. Mrs Jones firmava documenti per tutti, che era un reato. Glielo dissi. Mi rispose: "E lei che farebbe al mio posto, se non sanno scrivere?".

Col passare degli anni i clienti di nome Jones si ridussero e lei scomparve. Mi chiesi se fosse stato merito di Mrs Jones o, come temo, i Jones siano stati costretti ad andare altrove. Per me è stato un privilegio lavorare per gli zingari.

 
Di Fabrizio (del 21/10/2013 @ 09:03:29 in media, visitato 1803 volte)

Vi propongo un gioco: sapreste spiegare (senza sbirciare Wikipedia) la differenza tra notizia e notiziabilità?

Io non sarei capace, e mi piacerebbe discutere con voi lettori su alcuni appunti che ho preso riguardo al presunto rapimento da parte di una famiglia rom di una bambina in Grecia.

  1. Pochi se ne ricordano, e non ho trovato niente su Google. Alcuni anni fa sempre in Grecia ci fu un caso simile (una bambina sottratta ai genitori "forse" adottivi, perché dei turisti italiani ritennero che non era figlia di quei rom). Indagini successive smontarono la tesi di chi aveva denunciato il caso, e tutto finì nel dimenticatoio.
  2. Se l'interesse "generale" è la tutela dei minori, perché quello che emerge dalle cronache (in meno di un giorno la notizia ha fatto il giro del mondo) è l'etnia dei "presunti rapitori"? E' responsabilità solo dei media, o siamo noi lettori che in questa notizia abbiamo visto prima di tutto quel particolare?
  3. Ovviamente, di fronte ad una denuncia, la polizia non poteva agire differentemente. Ma, altrettanto ovviamente, nella tutela del minore la polizia ha voluto mantenere il caso come riservato. La notizia è quindi circolata, per responsabilità della stessa OnG a cui è stata affidata la bambina: "Il sorriso del bambino". Possiamo noi lettori ritenere che così abbia fatto l'interesse della bambina o della sua OnG?
  4. Il direttore della stessa (cito testuale) dice: "La bambina è più sollevata” rispetto ai primi giorni[...], per la prima volta è circondata da persone che si prendono cura di lei." Eppure, di tutte le foto che circolano in rete (alla faccia della tutela dei minori) non ne ho visto una dove la bambina sorrida.
  5. Sul fatto in sé, possiamo anche dividerci in "innocentisti" o "colpevolesti". In ogni caso, ci affideremmo a quanto dicono la famiglia, i suoi avvocati o viceversa gli inquirenti. Tutta gente che non conosciamo e di cui sinora ignoravamo l'esistenza. Può bastare per non fidarsi della prima impressione che ci siamo fatti?
  6. Se proprio proprio si trattasse di rapimento, basterebbe per giudicare questo fatto come intrinseco alla cultura di un popolo? O no? Insomma, è una notizia da cui abbiamo l'ISTINTO di difenderci per colpe non commesse?
  7. Se invece l'accusa si rivelasse infondata, quanto ce ne rimarrà nella nostra memoria profonda?
  8. Otto anni fa, in un articolo pubblicato sulla PadaniaOnline (non più disponibile), a proposito di un'altra bambina scomparsa si scrisse (spostando il soggetto dai rapimenti ai rom): "nel 30% dei casi in cui si e' proceduto all'analisi del DNA non si e' trovata alcuna correlazione tra i bambini e i supposti genitori? Forse perche' fanno tanti figli e poi se li scambiano tra di loro?" Chiesi allora, volendo ingenuamente ragionare sulle cifre: "Ma nel caso di genitori non Rom, quest’analisi, che risultati ha dato?" Nessuno seppe rispondere, per la semplice ragione che dati simili non esistono.
  9. Con l'ultimo punto, potrei smentire tutti quelli precedenti. Un gruppo di Rom che conosco da anni: una volta ogni famiglia era solidale con l'altra, ma ora ognuno si fa i fatti propri. In passato, se dei bambini, per una causa qualsiasi, non potevano contare su neanche un genitore, era una famiglia del campo che li adottava e li cresceva, e le altre famiglie cooperavano se c'era bisogno. Ora, non succede più, forse stanno integrandosi, e certamente la polizia allora sarebbe potuta intervenire (col rischio di una rivolta di tutta la comunità) mandando quei bambini in una struttura protetta. Eppure, io ho sempre trovato più umana quella pratica di anni fa.
  10. Mi rendo conto che l'ultimo punto potrebbe essere non pertinente con la sottrazione di minore (magari c'era a monte un accordo tra le famiglie). Ma su quale base saremmo in grado di fare gli adeguati distinguo?

Direi allora che la differenza tra notizia e notiziabilità dipende da una serie di ingredienti, forniti dai nostri pre-giudizi e da quelli di chi fa circolare una notizia. La mia sensibilità e la mia esperienza suggeriscono i punti che ho elencato sopra, ma ovviamente OGNI notizia che ci raggiunge rischia di essere manipolata.

Da questo punto di vista, sto tentando di imparare a diffidare della marea di notizie che, volente o nolente, mi vengono servite ogni giorno. Ma, parte questo, non trovate anche voi che ultimamente sui Rom (caso Leonarda, Grecia, bimba Osmannoro) stia prevalendo il taglio sensazionalistico?

 
Di Fabrizio (del 27/10/2013 @ 09:03:05 in Europa, visitato 1719 volte)

di Alessio Postiglione. Pubblicato: 23/10/2013 09:08

Ci risiamo. Con le elezioni del Parlamento europeo che si avvicinano, e i partiti di estrema destra, xenofobi e neofascisti, che affilano le proprie armi, giunge l'ora della paura: il diverso, l'immigrato, il clandestino.

Nella panoplia di pericoli che assediano il rassicurante tepore del focolare domestico italiano piccolo borghese, un posto privilegiato spetta a romanì e sinti: o, meglio, come disse lo "sceriffo" Gentilini: "i zingari".

Ecco che gli sciacalli subito si buttano sulla storia della bionda e glaucopide piccola Maria, cinta fra le braccia sgraziate e piagate dalla povertà - nere, brutte e cattive - di una coppia rom greca accusata di averla rubata: per l'accattonaggio o, peggio, per indurla alla prostituzione.

Chi tocca i bambini è immondo, non è una novità, ed ecco che l'odio monta verso i corpi lombrosiani degli orchi, le cui fattezze anticipano la malvagità del loro animo. Nella pubblicistica antisemita o antizigana, il capro espiatorio è sempre mostruoso e col naso adunco; perché nella nostra società, modellata sul principio del bello è buono - kalòs kagathòs -, il malvagio deve essere deforme.

Si tratta di un meccanismo psicologico ben noto agli scienziati sociali, per il quale, per rendere accettabile la persecuzione, l'oggetto della discriminazione deve suscitare in noi una ripulsa assoluta e convinta. È l'assolutizzazione del nemico, propria del nazismo o anche della filosofia politica conservatrice che si ispira a Carl Schimtt, per la quale tu sei mio nemico non per quello che fai, ma per quello che sei: nero, zingaro o clandestino. Nemico irriducibile, per questo assoluto. E contro il quale utilizzare o il genocidio o gli strumenti securitari del contenimento del pericolo: Cie, ghetti, quarantene.

Siamo noi, dunque, che deumanizziamo l'altro per perseguitarlo: attraverso povertà, privazioni e costringendo i nostri rom, al 95% sedentari, a vivere in roulotte, per poi stigmatizzarli per "il loro vivere incivile".

Avremmo bisogno di chi ci racconta la loro cultura: non aliena e ostile alla nostra. Ma, quando scatta l'allarme sociale, non sono gli antropologi o gli psicologi ad essere chiamati nei salotti Tv, ma i professionisti della sicurezza: prefetti, poliziotti, esperti della sorveglianza come Frontex, droni e sentinelle; è la logica della riduzione dei problemi sociali a problemi di ordine pubblico.

La storia di Maria, dunque, è perfetta. Si tratta di un'accusa che mobilita le nostre coscienze, blandisce le nostre paure. Un'accusa atavica, che affonda le radici nel Medioevo. Quando si riteneva che gli zigani rapissero i bambini e gli ebrei ne utilizzassero il sangue a scopo rituale.

Solo nel 1965, la Chiesa ha depennato dall'elenco dei beati San Simonino di Trento, vero e proprio falso storico costruito all'epoca della Controriforma, per compattare i cattolici contro ebrei, protestanti e altre minoranze.

Nonostante studi e ricerche abbiano abbondantemente dimostrato l'inesistenza del fenomeno del rapimento dei bambini da parte dei rom, l'industria della paura, per funzionare, ha bisogno della delazione.

Troppo facile constatare come in Grecia, con Alba Dorata che impazza, sia allettante per un governo moderato proporsi come tutore dell'ordine. Tentazione nella quale è caduto Hollande, con il caso della piccola Leonarda espulsa dal Paese. Errore nel quale inciampò anche il nostro centro-sinistra, all'epoca del muro di via Anelli.

Vi ricordate la campagna elettorale di Berlusconi del 2008? Emergenza stupri, caccia allo straniero, ronde, polizia di quartiere. Il paese era scosso dalla violenza e uccisione della povera Giovanna Reggiani, a Tor di Quinto, Roma. Dopo l'emergenza stupri, l'emergenza rapimenti è altrettanto seducente: donne e bambini attivano primordiali meccanismi di difesa.

Sappiamo com'è andata a finire. Mentre qualche sceriffo di centro-sinistra scimmiottava quel linguaggio, incapace di costruire un paradigma dell'accoglienza alternativo al Forza-leghismo, si favorì una vittoria del Cavaliere di proporzioni straordinarie.

Ora, bisognerebbe iniziare a costruire un discorso pubblico diverso. Saremo all'altezza della sfida o ci faremo travolgere ancora dalla paura?

 
Di Fabrizio (del 07/01/2013 @ 09:02:59 in conflitti, visitato 992 volte)

Contropiano.org di Marco Santopadre

Un deputato di Alba Dorata guida il secondo assalto in pochi mesi contro un quartiere abitato da rom nel comune di Etolikon. La polizia arresta quattro nazisti e ne ricerca altri nove.

Continuano gli attacchi degli squadristi di Alba Dorata contro gli immigrati e le minoranze presenti in Grecia. L'ultimo assalto risale a venerdì, nella località di Etolikon, nell'ovest del paese. Una settantina di persone, tra cui alcuni abitante del piccolo comune, con il volto coperto da passamontagna o comunque incappucciati, hanno attaccato un quartiere abitato in prevalenza da rom, ed hanno incendiato sei case e quattro automobili. Non si ha notizia di feriti nell'attacco, anche perché all'arrivo della squadraccia neofascista la maggior parte degli abitanti del quartiere aveva abbandonato le proprie case.

A fornire la scusa ai neonazisti per il pogrom una lite, avvenuta poco prima, tra due abitanti del paese e due rom, durante la quale un 24enne era rimasto ferito. Poco dopo la Polizia aveva arrestato e portato in commissariato i due cittadini di origine rom. Ma il tam tam aveva portato decine di persone davanti al commissariato, e presto il presidio si è trasformato in spedizione punitiva.

Molti abitanti di Etolikon tendono a sminuire la gravità di quanto accaduto, definendola una questione locale, una resa dei conti interna al piccolo centro. Ma molti testimoni affermano che all'aggressione hanno partecipato parecchi militanti di Alba Dorata, tra questi anche un deputato della formazione neonazista al Parlamento di Atene, Konstantinos Barbarusis, da tempo attivo contro i rom. Il che fa pensare che il pogrom fosse stato organizzato in precedenza, in attesa di qualche occasione per poterlo mettere in pratica. Nel mese di agosto, nello stesso comune di Etolikon, si era già verificata un'aggressione di massa contro il quartiere abitato dai rom, e quella volta a parteciparvi furono addirittura 200 persone, furono usate anche armi da fuoco e ci furono 5 feriti tra gli aggrediti. Al deputato squadrista Barbarusis il parlamento aveva già deciso di ritirare l'immunità parlamentare dopo che nell'autunno era stato riconosciuto mentre partecipava ad una delle tante aggressioni contro i venditori ambulanti di cui Alba Dorata si è resa protagonista negli ultimi mesi.

Ed oggi la polizia greca ha arrestato quattro dei responsabile del pogrom anti rom di venerdì a Etolikon, e ha avvertito che altri nove potrebbero essere fermati nelle prossime ore.

 
Di Fabrizio (del 17/10/2013 @ 09:01:59 in Europa, visitato 1192 volte)

Premessa: la notizia è già vecchia e digerita, l'informazione online ha tempi spietati.

Parto allora da un mese fa, 18 settembre: Grecia, vi ricordate? Nella foto c'è tutto e il suo contrario: maniche corte estive, un trenino per turisti (o per bambini), passanti indifferenti, una signora grassa, la fisarmonica e... la protagonista di cui non sappiamo niente.

    LA FOTO INDIGNA IL WEB era il commento riportato da tutti i media, che poi sono gli stessi che quando si parla di cose mooooolto più serie, ripetono che l'Italia rischia di fare la fine della Grecia. Già, ma forse intendono altro.
    INDIGNARSI: so che è un sentimento comune (non azzardatevi a chiamarci BUONISTI, siamo solo umani). A me successe al tempo della vicenda di Natalka: bruciata viva da una molotov a Kosice. Poi, la lunghissima degenza, la solidarietà che sollevò il suo caso in uno dei paesi più razzisti d'Europa, solidarietà che fu più forte dei commenti (postumi) sprezzanti e derisori dei neonazisti, e dei perbenisti che accusarono i genitori di voler speculare su quanto era successo. Ma quante volte una persona può indignarsi, per quanto tempo? A ogni cronaca simile mi sento più povero e deprivato, nel senso di impotente.

Neanche un mese dopo la Grecia, indignazione, di nuovo. Siamo a Napoli, e suona nella mente un campanello d'allarme: perché li vicino ci fu il pogrom di Ponticelli, a Torregaveta due ragazzine rom annegarono nell'indifferenza generale, in città ci fu l'omicidio di Petru Birladeanu.

Leggo l'articolo e il quadro è diverso dalle cronache passate: la gente del quartiere ha preso le parti della romnì e del bambino, ha cercato come poteva di aiutarla.

Lo stesso appare nell'altro video di Leggo: gente normalissima, che non si pone il problema di essere giudicata razzista o antirazzista. Poi, torna quel sottile veleno che i giornali sanno distribuire così bene: "La donna, che probabilmente non è la madre, è sparita dopo aver strappato di dosso gli abitini bruciati alla piccola."

Cosa si intende con probabilmente non è la madre? La donna è sparita, come racconta Leggo, o ha ricevuto le prime cure dal benzinaio, come scrive il Corriere del Mezzogiorno? E, ammesso che abbia importanza, quale paura può avere una madre rom a Napoli?

Napoli, ma potrebbe essere Grecia, Milano, Parigi o Mosca... Anche con la gente migliore del mondo, si vive sapendo che essere Rom comporta dei rischi, magari da parte di qualcuno che non c'è con la testa, e che se ci si trova a Ponticelli, a Opera, alle Vallette nel momento sbagliato, la pazzia può diventare collettiva.

Con i bambini, visto che l'infanzia è sacra, che diventano il bersaglio per misurare il disprezzo etnico. Non solo nei fatti, provatevi a leggere qualche commento sui forum razzisti, per perdere ogni fiducia nel futuro di questa umanità.

    Oppure no, un po' di fiducia rimane. Qualche anno fa, passai per una brutta depressione. Non mi guarirono gli psichiatri o altri specialisti. Fu un campo rom, uno di quelli che sono il simbolo mediatico del degrado. Pieno di amici che conoscevo da anni e della loro unica ricchezza: un esercito costante di figli. Giocando con loro, iniziai a migliorare.
 
Di Fabrizio (del 18/11/2010 @ 09:01:15 in scuola, visitato 1347 volte)

Da Czech_Roma

By Karel Janicek (CP)

Praga, 10/11/2010 - I gruppi dei diritti umani hanno comunicato mercoledì di aver presentato una denuncia alla UE, accusando il governo ceco del mancato rispetto di una sentenza del tribunale, che interrompeva l'immissione di migliaia di bambini rom in salute nelle scuole per disabili mentali.

Il governo è finito sotto un fuoco accresciuto negli ultimi giorni per il terzo anniversario della sentenza del 13 novembre 2007 della Corte Europea dei Diritti Umani. Il Consiglio d'Europa, osservatorio pan-europeo sui diritti umani, dovrà esaminare il 30 novembre i progressi del paese.

La Repubblica Ceca ha mancato verso i bambini rom, dicono i gruppi dei diritti umani in una dichiarazione.

I bambini rom nella Repubblica Ceca "hanno continuato ad essere deviati in scuole sotto gli standard e classi per disabili mentali," ha detto James A. Goldston, direttore esecutivo della Open Society Justice Initiative, che si è aggiunta alla denuncia di European Roma Rights Center and del Greek Helsinki Monitor.

Ha aggiunto che i funzionari UE dovrebbero chiedere il termine della segregazione dei bambini rom, ed entro sei mesi adottare misure finanziarie e legali per aiutarli.

Il mancato rispetto della sentenza del tribunale potrebbe portare ad un nuovo procedimento giudiziario ed eventuali multe o sanzioni.

Il ministro dell'istruzione Josef Dobes ha difeso il proprio governo, sostenendo che gli emendamenti alla legislazione che proibirebbero di educare bambini sani alle stesse condizioni dei disabili mentali, dovrebbero essere presentati al governo entro la fine del gennaio 2011. Non è chiaro quando diventerebbero effettivi.

La legislazione dovrebbe "assicurare pari accesso all'istruzione nelle nostre scuole, e con ciò concordo pienamente," ha detto. Ma ha aggiunto che il suo ministero era ancora in attesa delle reazioni da parte delle autorità regionali e degli esperti.

Secondo Amnesty International, [...] i Rom costituirebbero l'80% degli studenti nelle scuole ceche per disabili mentali. I Rom sono una delle più grandi, povere e a maggior tasso di crescita minoranze d'Europa. Si stimano che dai 7 ai 9 milioni vivano nella Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria ed altri paesi.

"Siamo particolarmente preoccupati per questo terzo anniversario dove il ministero dell'istruzione sembra aver rinunciato ad ogni pretesa di riformare il sistema," ha detto Robert Kushen, direttore esecutivo dell'European Roma Rights Center di Budapest.

Kushen ha detto che la situazione nella Repubblica Ceca "non è unica".

In due altri casi distinti, la corte ha sentenziato che i bambini romanì affrontano un simile tipo di discriminazione in Grecia e Croazia, ha detto Kushen, aggiungendo che sono mandati in scuole speciali anche in Slovacchia, Serbia, Ungheria, Bulgaria e Romania e che persino la Spagna ha "un grave livello di segregazione".

[...] Amnesty International ha detto in un rapporto che le autorità ungheresi dovrebbero indagare sugli attacchi a sfondo razziale contro i Rom, e che i Rom vittime di violenti attacchi spesso mancano di accesso ai servizi di sostegno per affrontare il loro dolore e altri problemi [vedi QUI ndr].

"I Rom sono sovra-indagati come potenziali criminali e sotto-indagati come possibili vittime," ha concluso Nicola Duckworth, direttore regionale di Amnesty International.

A settembre, i pubblici ministeri hanno nuovamente denunciato quattro uomini sospettati di aver effettuato una serie di attacchi contro i Rom in diversi villaggi ungheresi, durante i quali sono state uccise sei persone, ma i cui casi devono essere ancora portati in tribunale.

Copyright © 2010 The Canadian Press. All rights reserved.

 
Di Fabrizio (del 11/06/2013 @ 09:01:04 in Europa, visitato 2025 volte)

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Succede anche nelle migliori famiglie: ho iniziato la primavera scorsa scrivendo un libro su Milano, a dicembre già l'argomento era diventato l'Italia e adesso, tocca all'Europa.

Di che si scrive? Vediamo cosa recita l'introduzione:


Sempre più spesso sento ripetere che quello contro i Romanì è rimasto l'unico razzismo che l'Europa ancora si permette. Il quadro che ne deriva è abbastanza schizofrenico, quella che chiamiamo popolazione maggioritaria, li vede:

  • o come criminali e asociali irrecuperabili, da rinchiudere in riserve (salvo poi lamentarsi se queste riserve diventano discariche invivibili);
  • oppure come vittime della società (però vorrebbero "integrarsi" nella stessa società di cui sono vittime).

Il quadro, desolatamente, è simile in tutta Europa. A fatica, Romanì e società maggioritaria trovano modi di interagire, ma i risultati riguardano frazioni minoritarie delle due popolazioni, e dopo secoli di convivenza ogni tentativo, presente e passato, appare fragile e temporaneo.
Questo non toglie che dopo secoli di presenza nel nostro continente, anche la galassia romanì abbia potuto esprimere le proprie eccellenze in diverse campi. Ma, anche se il contributo all'umanità tutta di queste personalità è stato notevole, rimane la sensazione di casi isolati.
L'ispirazione delle pagine che seguono mi viene da un libro di Stefania Ragusa: "AFRICA QUI storie che non ci raccontano". Nell'introduzione scrive l'autrice:

    Questo libro nasce dalla domanda che, qualche anno fa, mi ha fatto Sara, una mia giovane amica italianissima ma dalla pelle d'ebano. Era appena rientrata da una breve vacanza a Londra, la prima fatta all'estero e da sola. [...] Sara mi diceva che a Londra aveva visto neri che lavoravano in banca, negli ospedali, all'università, negli studi legali, a dare notizie in tv, a dirigere il traffico... Perché, si chiedeva, in Italia i neri, quando riescono a lavorare, fanno solo mestieri umili? Ho risposto che tutto questo era dovuto al fatto che l'immigrazione, africana e non, in Italia è un fenomeno recente. Perché per iella o per fortuna non siamo riusciti a essere una potenza coloniale e perché, fino all'altro ieri, eravamo noi costretti a emigrare. Ma ho risposto anche che non tutti i neri, in Italia, facevano lavori umili. Che quella del "povero negro" era in buona parte un luogo comune. Lei mi ha rivolto uno sguardo perplesso e di sfida e ha detto: non ti credo, dimostramelo. Non era un ordine ma l'indicazione di un bisogno, profondissimo e non ancora dichiarato. [...]

Per i Romanì in tutta Europa, non nella sola Italia, la situazione è simile, anzi peggiore. E, mettiamoci la mano sulla coscienza, come reagiremmo NOI se incrociassimo un medico, un vigile, un ortolano Rom o Sinto? Questo tipo di persone esistono, le ho anche incontrate, ma la paura dello "stigma" spesso è più forte della voglia di dichiararsi. Ricordo nel libro "Non chiamarmi zingaro" di Pino Petruzzelli, il racconto di una dottoressa in Italia che nasconde persino a suo marito il suo essere rom.
Se con sguardo distaccato osserviamo la situazione dei Romanì in Europa, quello che notiamo non è tanto che nei secoli possano esserci state figure prominenti, ma l'assenza di quella borghesia (non necessariamente che sia anche classe dirigente), che ha accompagnato lo sviluppo di altri popoli. Questo significa che quasi dappertutto in Europa i Romanì vivono una situazione di continuo dopoguerra, non solo economico, ma anche sociale e politico.
Il dottore, l'avvocato, il giornalista romanì esistono, a volte superano anche la paura di dichiararsi. Per anni ho raccolto frammenti di queste storie, riportati da varie testate o direttamente dalla loro voce.
Riprendere qui le loro testimonianze può servirci:

  • ad avere un quadro meno stereotipato della più grande minoranza etnica in Europa;
  • nel contempo, a comprendere quanto la forte spinta ad emanciparsi, si leghi all'attaccamento e all'interazione con la comunità d'origine, come pure al mantenimento della propria identità;
  • infine, la speranza è la stessa del libro AFRICA QUI, che le testimonianze raccolte possano incoraggiare le giovani generazioni romanì a trovare un posto dignitoso tra i popoli di un'Europa di cui fanno parte a pieno titolo.

Un ulteriore motivo di approfondimento, deriva dagli argomenti trattati nelle interviste o nei ritratti che verranno presentati: da questioni quotidiane a tematiche più propriamente politiche. Per politica, non intendo soltanto i cosiddetti "temi classici": razzismo, integrazione, convivenze... ma anche questioni di base che riguardano il futuro del nostro continente, trattate da questa futura classe intellettuale. Ancora una volta, il gioco di vederci allo specchio, e di saper cogliere i contributi ideali che possono arrivarci.

In appendice ho aggiunto tre contributi: un mio saggio su come anche le novità della tecnologia non siano estranee alla galassia romanì, la recensione di una serie televisiva di qualche anno fa - che descriveva in modo atipico la vita di una famiglia rom in Slovacchia, e un raccontino finale, che spero possa essere di buon auspicio.

Indice:

  1. L'Europa che c'è - Pag. 2
  2. Introduzione: - Pag. 3
  3. Autore: - Pag. 5
  4. Paesi, competenze e professioni: - Pag. 8
  5. FRANCIA - L'attivista atipico - Pag. 8
  6. SPAGNA - Un'antropologa - Pag. 10
  7. La situazione delle donne rom in Europa - Pag. 11
  8. SERBIA - Comunità ed emancipazione - Pag. 15
  9. EUROPA - Biglietti da visita - Pag. 17
  10. ROMANIA - e l'identità - Pag. 19
  11. REPUBBLICA CECA - Professionisti di confine - Pag. 21
  12. GRAN BRETAGNA - Un giornalista "globale" - Pag. 23
  13. SLOVACCHIA - La preside - Pag. 26
  14. UNGHERIA - Dalla scuola alla società e viceversa - Pag. 32
  15. GRECIA - Il dottore - Pag. 35
  16. SLOVACCHIA - Una dottoressa tra tradizione e cambiamento - Pag. 37
  17. REPUBBLICA CECA - Il frigorifero come questione culturale - Pag. 42
  18. AUSTRALIA - La scrittrice - Pag. 44
  19. ISRAELE - Nomade e digitale - Pag. 47
  20. GRAN BRETAGNA - I ricordi di una scrittrice - Pag. 49
  21. SLOVACCHIA - Riflessioni sull'integrazione - Pag. 54
  22. Rom, Rivoluzione delle aspettative - Pag. 59
  23. SPAGNA - Il master - Pag. 62
  24. BULGARIA - La futura dottoressa - Pag. 63
  25. BULGARIA - Il plurilaureato - Pag. 64
  26. Confessioni di un Rom laureato - Pag. 64
  27. MACEDONIA - L'avvocato - Pag. 67
  28. SLOVACCHIA - Ricominciare a 50 anni - Pag. 69
  29. REPUBBLICA CECA - giornalista o attivista? - Pag. 77
  30. SLOVACCHIA e REPUBBLICA CECA - Quando i mondi si incontrano - Pag. 80
  31. SPAGNA - Responsabile socialista sull'immigrazione - Pag. 84
  32. ROMANIA - L'altra faccia dell'attivista - Pag. 85
  33. REPUBBLICA CECA - Reporter TV - Pag. 89
  34. SPAGNA - Uno sguardo da distante - Pag. 93
  35. GRAN BRETAGNA e IRLANDA - A suon di pugni - Pag. 98
  36. SVIZZERA - Il compositore sinfonico - Pag. 101
  37. REPUBBLICA CECA - Rapper e ambasciatore - Pag. 105
  38. Questo non ve l'aspettavate... - Pag. 107
  39. UNGHERIA - Pag. 107
  40. GRAN BRETAGNA - Pag. 109
  41. REPUBBLICA CECA - Pag. 109
  42. Ultima tappa - Pag. 112
  43. GRAN BRETAGNA: giornalista e blogger - Pag. 112
  44. Appendici - Pag. 116
  45. I Rom al tempo della rete - Pag. 116
  46. Televisione - Pag. 122
  47. Finale - Pag. 123
 
Di Fabrizio (del 12/05/2014 @ 09:01:01 in Europa, visitato 1899 volte)

Osservatorio Balcani e Caucaso Nicola Pedrazzi | Tirana 7 maggio 2014 | foto di Nicola Pedrazzi

Sono circa otto milioni i rom europei, la maggior parte dei quali è concentrata nell'Europa dell'est e nei Balcani occidentali. In Albania, una delle comunità più numerose è stanziata a Fushë-Kruja, alle porte della capitale. Un reportage

Prima di arrivare in Albania non mi ero mai interrogato sulla cultura rom, né sul problema che essa pone al "buon governo". Mi era sempre bastato quanto descritto in Khorakhanè , struggente pezzo che Fabrizio De Andrè ha dedicato ai rom del Kosovo giunti in Lombardia agli inizi degli anni Novanta. In buona sostanza, mi ero sempre accontentato della poesia. Le parole, supreme, di quella canzone, lasciano in chi la ascolta un vago senso di mistero, l'indefinibile sensazione che quei nomadi in grado di "leggere il libro del mondo con nessuna scrittura" custodiscano nella loro scelta di vita non proclamata un segreto inesprimibile.

In effetti, la capacità dei rom di frequentare modernità e benessere senza esserne conquistati genera stupore negli abitanti di tutte le città europee a cui sono approdati: da un punto di vista filosofico, lo stile di vita di queste genti incarna meglio di qualsiasi altro sistema culturale la domanda ancestrale, il dubbio che in tutto il mondo le periferie dell'umanità pongono alle certezze del mondo civilizzato, alle regole del suo sviluppo.

Purtroppo, nella ben più prosaica realtà di tutti i giorni, una volta che queste persone varcano le soglie della civitas, si trasformano quasi sempre in piaga sociale, in problema politico, in emergenza da risolvere: ad accoglierli, nella migliore delle ipotesi, è un vago relativismo terzomondista ad uso e consumo delle classi colte. Abitando a Tirana, il quotidiano mi ha fornito per la prima volta un'alternativa alla poesia di De Andrè: per cercare di comprendere il problema all'origine, affrontando senza sofismi il dubbio che i rom d'Albania pongono oggi alle autorità e ai cittadini, ho pensato che potevo muovermi io: da casa mia a casa loro.

I rom d'Albania
Di lontana origine indiana, provenienti dalla Persia e dall'Asia, popolazioni rom approdarono nei territori dell'odierna Albania a partire dal XV secolo, subito prima dell'invasione ottomana. Le comunità più numerose sono oggi stanziate nel centro e nel sud-est del paese, all'interno o nell'hinterland delle grandi città: Tirana innanzitutto (solo nei quattro distretti della capitale vivono più di 5000 rom), ma anche Fier, Argirocastro, Korça e Berat.

Le tribù principali sono quattro, e si distinguono per l'attività socio-economica che storicamente le caratterizza: i Meckars erano principalmente contadini e pastori, i Kurtofs artigiani e venditori, i Kabuzis artisti e musici, i Cegars commercianti nomadi. Lo standard di vita di tutte le minoranze rom d'Albania ha risentito pesantemente della transizione post-comunista: il collasso delle industrie statali in cui erano in larga parte impiegati, combinato al disordine politico-sociale degli anni Novanta, ha contribuito alla progressiva discriminazione dei rom, che proprio durante il regime avevano invece conosciuto una sorta di assimilazione - dovuta principalmente all'occupazione ma anche alla soppressione di tutte le differenze tradizionali e religiose.

Non esiste una fotografia chiara dell'attuale situazione dei rom d'Albania. La cinghia di trasmissione tra le raccomandazioni europee sulla tutela delle minoranze - determinanti per la concessione dello status di paese candidato, al momento ancora in forse - e le politiche nazionali è rappresentata da una fitta rete di ONG, enti e organizzazioni internazionali; operatori che a vario titolo e con diverse risorse implementano progetti su specifiche comunità. Diverse organizzazioni producono diversi rapporti, e non è detto che le cifre coincidano. Il documento più onnicomprensivo al momento disponibile sui Rom d'Albania è stato redatto nel 2012 dal Segretariato della "Fondazione Decade of Roma Inclusion". Quest'ultima è un esperimento di cooperazione allo sviluppo basato sull'impegno a lungo termine di 12 stati europei (tra cui tutti i paesi balcanici) che per ridurre il gap esistente tra le popolazioni rom ed il resto dei cittadini hanno accettato di collaborare sia con le organizzazioni internazionali che con i rappresentanti della società civile rom.

Nel Civil Society Monitoring Report (CSMR) 2012 dedicato all'Albania, sono contenuti i risultati di questionari sottoposti direttamente ai rom residenti, dati interessanti perché alternativi a quelli governativi, i quali non sempre fotografano il reale livello di integrazione di queste persone. Una prova evidente delle difficoltà del governo albanese in questo campo è rappresentata dal censimento che l'Istituto Nazionale di Statistica (INSTAT) ha realizzato nel 2011, secondo il quale risiederebbero in Albania solamente 8.500 persone di etnia rom, pari allo 0,3% della popolazione: una cifra irrisoria, lontanissima da quelle indicate da altre fonti internazionali, alcune delle quali arrivano a stimare 120.000-140.000 unità.

Buone leggi, cattiva applicazione
Come spesso accade in Albania, le carenze del sistema non sono strettamente giuridiche. Lo stato albanese è firmatario dei più importanti trattati internazionali che regolano il rispetto delle minoranze - nel 1991 ha ratificato la Convenzione ONU sui diritti civili e politici, nel 1996 la Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali - e sebbene i rom non vengano pubblicamente riconosciuti come minoranza a sé stante, la Costituzione del 1998 accorda alle minoranze etno-linguistiche presenti nel paese tutti i diritti di base.

Conformemente ai dettami costituzionali, nel 2010 il parlamento ha approvato una legge contro la discriminazione, per altro in linea con le quattro direttive europee in materia, dando poi vita a un gruppo di lavoro interministeriale sui rom aperto alle ONG operanti sul territorio. A questi impegni legali corrispondono però scarse politiche effettive e, quel che è più grave, i membri delle varie comunità non conoscono né godono delle misure che il governo ha attivato per loro.

La legge del 2010 prevede ad esempio la possibilità di denunciare i casi di discriminazione alle corti locali: ad oggi nessuna segnalazione è stata formalmente depositata, sebbene gravi episodi d'emarginazione abbiano avuto luogo - nel febbraio 2011, ma è solo il caso più eclatante, 45 famiglie accampate nei pressi della stazione dei treni di Tirana vennero rimosse con la forza da comuni cittadini, nella totale noncuranza del governo e delle forze dell'ordine.

Del resto anche sul piano europeo, la distanza tra normativa e realtà appare drammatica: secondo quanto riportato nel CSMR, gli strumenti finanziari messi a disposizione dall'Ue per migliorare l'inclusione sociale dei paesi in fase di pre-accesso sono gestiti senza il coinvolgimento dei rappresentanti delle minoranze: è opinione diffusa ad esempio tra i rom d'Albania che questi aiuti non riguardino le loro condizioni di vita, e che gli unici beneficiari siano le istituzioni: il fallimento del censimento 2011, finanziato e pubblicizzato dalla stessa Unione europea, ha certamente rafforzato questa percezione.

Ad oggi, secondo le stesse fonti, il livello di povertà dei rom d'Albania è due volte superiore a quello degli albanesi etnici, il tasso di disoccupazione tre volte più alto della media nazionale ed il reddito del 37% delle famiglie rom è inferiore ai 100 euro al mese. Circa l'87% della popolazione rom d'Albania si dichiara insoddisfatta dei propri diritti ed il 59% non ha abbastanza soldi per mangiare (solo il 4% degli albanesi etnici dichiara lo stesso).

I Rom di Fushë-Kruja e ADRA Albania
Fushë-Kruja è una piccola cittadina di circa 10.000 abitanti, trenta chilometri a nord di Tirana. Teatro di una delle storiche battaglie di Skanderbeg, questa piccola località di provincia è riemersa dall'anonimato grazie alla visita del presidente americano George W. Bush, era il 10 giugno 2007. In questo comune è stanziata una comunità rom di circa 1500 persone: una delle più grandi e problematiche del paese.

Popolazioni rom abitano quelle zone dai primi anni Sessanta: stabilitesi inizialmente nel villaggio di Halil, nel 1979 si spostano e si concentrano a Fushë-Kruja. Non è scorretto affermare che questi rom vivono in un ghetto: le loro abitazioni non sono certo lontane da quelle del resto della popolazione, ma costituiscono qualcosa di più di un quartiere, fanno "città a sé". A dimostrazione di ciò, vi è il fatto che non avrei potuto passeggiare nel quartiere senza Erinda Toska, una guida (e un'amica) che mi ha aperto le porte e i cuori dei locali, affatto abituati a ricevere visite dall'esterno.

Erinda ha lavorato per tre anni a stretto contatto con la comunità rom di Fushë-Kruja: come project coordinator di ADRA Albania, ONG attiva in altri 26 paesi europei, ha scritto e implementato diversi progetti educativi mirati alla formazione, l'alfabetizzazione e l'emancipazione delle giovani donne e dei loro figli. Le attività e i risultati di questi percorsi vengono pubblicati in tempo reale su questo blog .

I problemi dei rom di Fushë-Kruja non sono diversi da quelli di altre comunità albanesi - dalla mancanza di educazione igenico-sanitaria all'assenza di istruzione, dal fenomeno delle spose bambine alla disoccupazione endemica - tuttavia la dimensione, la chiusura e la posizione di questa comunità, alle porte della capitale ma estremamente conservatrice, hanno contribuito alla sua reputazione, che di bocca in bocca è giunta alle mie orecchie. "È una delle realtà più complicate", conferma Erinda che, forse un po' stanca dei miei interrogativi via WhatsApp, alla fine ha capitolato: "Se ti interessa così tanto, un giorno ti ci porto".

Nel campo: il cuore rallenta, la testa cammina
È sabato 12 aprile, e il sole brilla sul cemento della capitale. Io, Eri e Francesco fatichiamo a trovare un furgon - camioncini uso taxi su cui il governo ha recentemente inasprito i controlli di sicurezza - ma una volta partiti non c'è troppo traffico, e dopo mezz'ora di sorpassi siamo già a Fushë-Kruja. Ai confini del quartiere rom ci aspetta la nostra guida. Fatmira Dajlani è una ragazza rom che ha potuto studiare: collega ed amica di Eri, collabora con Adra e con altre organizzazioni internazionali, fungendo da tramite tra i membri della sua comunità e la realtà esterna.

Ci scambio due parole e tre sorrisi, questi ultimi dovuti principalmente al mio albanese: quanto basta per farmi cogliere l'importanza di figure come Fatmira, ambasciatrice della propria gente nel mondo e del mondo presso la propria gente. Eri esce dal bar con due sacchetti di caramelle, ci avviamo su una sterrata in direzione campagna. Il primo edificio che incontriamo è un mekanik (meccanico). Intorno, solo uomini e alcuni bambini, che ovviamente corrono in braccio a Eri. Mi intenerisco, ma vengo distratto dal lavorio degli uomini: gli strani mezzi che stanno assemblando sono gli stessi che ho visto tante volte scorrazzare per le strade di Tirana: tricicli a motore, composti da un motorino potenziato cui al posto della ruota anteriore viene attaccato un carretto. Scopro finalmente il nome di questo mezzo geniale: si chiama karrocë.

È con i karrocat, dunque, che i ragazzi rom svolgono buona parte delle loro attività cittadine: dal trasporto frutta alla raccolta della plastica, incentivata dal governo che paga a peso, ma che, di fatto, spinge i rom a rovistare nella spazzatura, nel tentativo di recuperare ciò che poteva essere differenziato prima. Mi fisso sull'oliaggio di una catena, operazione che ho sempre delegato per laute somme, ma le guide mi chiamano, e interrompono i miei pensieri. Prima di proseguire mi volto, la giornata è splendida, le montagne dominano lo sfondo. Scatto una foto e decido in quel momento che non ne farò altre.

Gli onori di casa li fanno i bambini. Frotte di bambini, spuntati da non si sa da dove, ci prendono per mano e ci accompagnano verso le loro case. La scena si ripete più volte: sbucano da in fondo alla strada, riconoscono Eri da lontano e le corrono incontro con le braccia tese. Eri ci ha lavorato per anni, li conosce uno ad uno, li chiama per nome, chiede loro se vanno a scuola; è da un po' che non tornava al campo, e li trova cresciuti. Ci addentriamo nel quartiere. Là dove mi aspettavo il fango, c'è un selciato perfettamente lastricato - "La strada è merito di UNDP", sorride Erinda, leggendomi nel pensiero.

A destra e a sinistra si aprono cortili antistanti ad abitazioni colorate: un cavallo rumina in un angolo, una mucca scuoiata è appesa all'ombra di un albero. Una vecchia dalle rughe leggendarie ci viene incontro con aria solenne. Le mani completamente viola, due occhi verdi ipnotici, gesticola con Eri per cinque minuti e poi si congeda. "Mi ha chiesto le polverine per colorare le uova, ha il rosa ma le manca il rosso". Trasecolo: ma i rom d'Albania non sono musulmani? "Non tutti, loro sono ortodossi. In ogni caso per i rom la religione non ha troppa importanza, mischiano volentieri le tradizioni. L'unico rito che conta per tutti è la festa di Ederlezi...".

Nonostante non abbia mai sentito parlare il Romanì , la parola non mi suona nuova, e solo con l'aiuto del telefono capisco il perché: "Ederlezi" è il titolo di una celebre canzone che fino ad allora avevo creduto di Goran Bregović, famosissimo interprete di musica balcanica che in questo caso ha ripreso un motivo tradizionale rom. Ignara delle mie elucubrazioni musicali, Eri prosegue la sua spiegazione: " Ederlezi è una festa di origine serbo-ortodossa che è stata adottata dai rom dei Balcani. Si festeggia il 6 maggio, giorno della rinascita, della primavera. La festa segna l'inizio del bel tempo: a partire da quel momento gli uomini della comunità partono per i villaggi dell'Albania, della Grecia e del Kosovo, per vendere vestiti e scarpe di seconda mano, o per raccogliere e rivendere metalli. Spesso si muovono con la famiglia, ma poi ritornano...". Il racconto mi affascina e chiedo i dettagli: "Immaginati una festa tradizionale: dopo la processione alla Chiesa di Laç le famiglie si riuniscono, si addobbano le case, ci si veste eleganti, si balla, ma soprattutto si cucina l’agnello che viene sgozzato e dissanguato giorni prima...".

Una giovane donna viene incontro a Eri, la abbraccia e la bacia. Si chiama Mimoza, e solo da quattro anni abita a Fushë-Kruja, da dopo il suo matrimonio. Prima viveva con la sua famiglia, a Tirana, in una casa che rimpiange perché molto più grande. Ci invita ad entrare e a verificare di persona quanto ci sta raccontando. La sua abitazione non è in muratura, è un tendaggio allestito nel cortile di un altro stabile, quello sì in mattoni, probabilmente dei suoceri. Mimoza ha due figli, e dorme con loro su un letto, su cui ci invita a sedere. Una prolunga si arrampica sul soffitto, per portare luce a una lampadina penzolante. C'è anche un TV. Cerco di immaginare come possa essere ripararsi lì dentro in caso di pioggia, ma non ci riesco. Tuttavia l'odore non è cattivo, l'ambiente è ordinato e tenuto con estrema cura. Mimoza ci mostra delle calzature di lana di sua produzione, e invita Francesco a provarne un paio arcobaleno: è certa che siano della sua taglia, ha ragione, ed esultante gliele regala. Vista l'eccellente ospitalità, ingenuamente attendo le stesse attenzioni, ma vado incontro a una delusione: Francesco è il burri (uomo, marito) di Eri, a lui e solo a lui gli oneri e gli onori.

Ad attenderci fuori da casa ci sono sempre più bambini, sempre più festanti. Io e Francesco cerchiamo un po' goffamente di farli divertire, di giocare con loro. Facciamo il piacevole errore di accennare un vola-vola, e scateniamo una vera e propria competizione. Alzo lo sguardo e noto un uomo in fondo alla strada: l'ultimo maschio adulto lo avevo visto dal meccanico. Faccio un cenno di saluto ma non sono ricambiato; Francesco, ben più esperto, anticipa i miei pensieri. "Non accettare alcuna provocazione, spesso lo fanno apposta. Se ci pensi hanno più che ragione: facciamo volare i loro figli, veniamo ricevuti dalle loro donne... Ma noi chi siamo?".

Più ci addentriamo, più l'ostilità maschile risulta palpabile. Fatmira e Eri non sembrano preoccupate, ma nel dubbio né io né Francesco ci avventuriamo lontano da loro, esattamente come gli altri bambini. Eri mi spiega che il problema è ben più profondo della questione territoriale maschile: "Tutte le nostre attività hanno sempre dovuto vincere le resistenze degli uomini. Tendenzialmente le donne sono disponibili, ci lasciano i loro figli e desiderano studiare in prima persona. Molto spesso sono i mariti o le loro famiglie a proibirglielo. Quando una ragazza si sposa, il che mediamente avviene molto presto, tra i 13 e i 14 anni, questa passa sotto la giurisdizione della famiglia del marito, in particolare della suocera, che in sostanza ne dispone". I tasselli del mosaico si ricompongono: capisco finalmente la tristezza della giovane Mimoza, lontana dalla famiglia in uno spazio che non sente suo. Ovviamente, mi spiega Eri, non tutte le famiglie hanno lo stesso approccio tradizionale, ma il dovere di servire nella casa del marito non è discutibile, e quand'anche la situazione risultasse inaccettabile - come nel caso di violenza fisica sulla giovane sposa - la stessa famiglia d'origine non approverebbe il ritorno della figlia tra loro: sarebbe al contrario una grande vergogna.

Centinaia di domande affollano la mia mente, ma le spiegazioni di Eri sono in italiano, e dunque rapide, per non escludere dalla conversazione le persone che ci vengono incontro. Suela Rama ha 16 anni e si è appena maritata. Eri mi informa di questa novità in albanese, e abbozzo un gesto di congratulazione. "Siamo orgogliosissimi del suo percorso. Suela ha sempre partecipato alle nostre attività, e nonostante le pressioni della famiglia si è sposata "solamente" adesso, a 16 anni. Per noi questo è un grande risultato".

Il fenomeno delle spose bambine, mi spiega Eri, è collegato al problema cruciale di ogni comunità rom: quello dell'istruzione dei bambini. Teoricamente, i bambini rom hanno il diritto di frequentare le scuole municipali albanesi, ma raramente le scuole pubbliche rappresentano un luogo accogliente per i ragazzi e le loro famiglie. La prima discriminazione che quei bambini incontrano è linguistica: non solo perché il Romanì non è una lingua riconosciuta - nessuna forma di istruzione è garantita nella lingua dei rom - ma anche a causa della noncuranza dei genitori, i cui figli spesso crescono senza imparare l'albanese - una scelta distruttiva, che esclude quei bambini da qualsiasi attività del paese in cui abitano. Se già è complesso convincere i genitori ad occuparsi dell'istruzione dei figli, si capisce come far studiare le giovani donne - sottraendole alle dinamiche famigliari e facendo sì che si sposino un po' meno bambine - risulti estremamente arduo: per un piccolo risultato, occorrono mesi e mesi di lavoro e di frequentazione diretta.

Cogitando arriviamo al bar, ovvero "in centro": come in ogni agglomerato umano del pianeta Terra. Finalmente un ragazzo mi saluta, sembra contento di vedermi. Mi viene incontro sorridendo, e mi chiede in albanese da dove vengo. Alla parola "Italia" si illumina, e mi dice che sta andando in Francia, partirà l'indomani mattina. Gli faccio i migliori auguri e gli stringo la mano. Eri mi spiega che in molti chiedono asilo politico in Francia, perché è più facile che negli altri paesi. Ancora oggi, l'asilo politico rimane il miglior passaporto per chi è disposto a partire: bisogna dimostrare di essere discriminati, il che, per chi sa leggere e scrivere e mantiene contatto con gli internazionali, non è nemmeno troppo difficile. A quanto pare in molti partono, ma altrettanti, alla fine, ritornano.

Il sole splende meno alto su Fushë-Kruja, e per i turisti è giunto il tempo di andare. I bambini ci hanno accolto e i bambini ci accompagnano fuori, come lo strascico di una sposa. Mentre volto le spalle a tutto quello che ho visto, penso a tutto, ma non saprei dire a cosa. Sono domande senza grammatica, in lingua pensiero. A nulla valgono i libri, i viaggi, le canzoni: a nulla vale quell'insieme d'informazioni diversamente accumulate che i sistemi educativi della civiltà qualificano come "esperienze formative".

Caffè, acqua e sapone
Di fronte alla vita vera, il cuore rallenta, la testa cammina: De Andrè aveva ragione. Ma la poesia omette per definizione la prosa: anche se nessun verso lo ammetterà mai, al ritorno dalle periferie ci attende, inevitabile, il sapone. Approfittando di una sosta al bar, sia io che Francesco visitiamo a turno il bagno. Eri resta seduta e ordina il caffè. Mentre mi sciacquo le mani con cui avevo fatto volare i bambini, un sottile senso di colpa mi attraversa il cuore: come me e prima di me, in tanti hanno toccato, e in tanti si sono lavati le mani. Chissà se, dopo aver scritto quest'articolo, mi occuperò mai più di quelle persone.

 
Di Fabrizio (del 26/03/2009 @ 09:00:04 in Italia, visitato 1292 volte)

Ricevo da Paco Serge



VENERDI' 27 MARZO 2009 ORE 20,30
TEATRO SAN CARLINO CORSO GIACOMO MATTEOTTI 6/A BRESCIA

CITTADINI IMPERFETTI
SINTI E ROM IN ITALIA E NEL BRESCIANO

Modera

  • Anna Della Moretta, Giornalista del Giornale di Brescia

Intervengono

  • Luigino Beltrami, Operatore di osservAzione
  • Renato Henich, Associazione dei Sinti Italiani
  • Pino Petruzzelli, Scrittore, regista e attore
  • GiovanniValenti, Consorzio Studi e Servizi per l' Immigrazione

Informazioni
info@brescia-amnesty.it - www.brescia-amnesty.it

Gli zingari presenti in Italia sono circa120.000 (il 2 per mille dell'intera popolazione italiana), di cui oltre i 2/3 di cittadinanza italiana, mentre il rimanente terzo è costituito da cittadini della ex Jugoslavia che sono giunti in Italia a più riprese.

Un certo numero è arrivato dopo la Seconda Guerra Mondiale, altri a seguito del terremoto che devastò la Macedonia egli ultimi dopo la guerra nell'ex Jugoslavia e nel Kosovo.Questi ultimi erano sedentarizzati e hanno perso le loro abitazioni per via della guerra.A causa della convinzione che tutti i Rom siano nomadi, i profughi della ex Jugoslaviadi etnia Rom, a differenza degli altri profughi, sono stati dirottati verso i campi nomadi.
Da: Razzismo di ieri, razzismo di oggi, Amnesty International

Associazione dei Sinti Italiani
L' Associazione si propone di organizzare attività per il riconoscimento della cultura e della tradizione del popolo sinto e per il suo riconoscimento quale minoranza etnico-linguistica. A tale scopo agisce attraverso momenti di formazione, iniziative culturali e artistiche, azioni di sensibilizzazione pubblica, ma anche interventi volti a valorizzare le competenze professionali e il sapere tradizionale dei suoi aderenti.

L' Associazione intende rappresentare democraticamente la voce del popolo sinto, a partire dalla tutela dei suoi diritti di cittadinanza e dall' ottemperanza dei suoi doveri civici, con particolare riferimento alla collocazione sul territorio degli attuali e futuri insediamenti, stabili e temporanei, e alla loro ideazione e gestione.

Consorzio Studi e Servizi per l'Immigrazione
Il Consorzio Studi e Servizi per l' Immigrazione (C.S.S.I.) ha fra i suoi obiettivi favorire i processi di integrazione e di partecipazione degli immigrati stranieri alla vita sociale e civile delle nostre comunità, per il raggiungimento dei diritti di cittadinanza. Lo fa supportando i cittadini stranieri nell'accesso ai
servizi socio-assistenziali, e realizzando studi sul fenomeno migratorio, contribuendo così allo sviluppo delle politiche sociali.

In accordo e/o in rete con altre cooperative e i loro consorzi, imprese profit e non profit, è impegnato a sviluppare iniziative efficaci nella lotta alla discriminazione, per realizzare esperienze di solidarietà e nuovo Welfare, in dialogo con le istituzioni locali, le realtà associative e di volontariato presenti sul territorio.

osservAzione
osservAzione -centro di ricerca azione contro la discriminazione di Rom e Sinti è un'associazione di promozione sociale -onlus che nasce ufficialmente nel
2005, ma con una lunga storia alle spalle. Un primo contributo è stato il libro L'urbanistica del disprezzo(manifestolibri), che raccoglieva contributi intorno ad alcuni temi cruciali: la critica del modello "campo nomadi", la denuncia del razzismo anche istituzionale verso i Rom e i Sinti, il tema cruciale dei diritti negati. Con la costituzione della rete Conares, il coordinamento nazionale Rom, Sinti e Gagé, ha partecipato ad alcune delle battaglie più significative per i diritti dei Rom e dei Sinti in Italia, contribuendo a far conoscere in Europa le gravi forme di discriminazione, razzismo e segregazione che colpiscono queste persone in Italia.

Pino Petruzzelli
Scrittore e attore, Pino Petruzzelli fonda il Centro Teatro Ipotesi, che si occupa di temi legati al rispetto e alla conoscenza delle culture. Per anni attraversa le nazioni dell' area mediterranea vivendo come e con le persone che incontra. Da questi viaggi nascono spettacoli in cui racconta la profonda umanità di chi è costretto a vivere situazioni difficili. La cultura rom e sinta, nel personale percorso dell' autore, è l' ultima tappa di un' erranza iniziata vent' anni prima. Già nel 2004 scrive Grecia e Zingari: l'Olocausto dimenticato (coprodotto dal Festival di Borgio Verezzi e trasmesso dalla trasmissione Terra! di Canale 5), e nelGiugno2008 esce il libro Non chiamarmi zingaro, edito da Chiarelettere.

 
Di Fabrizio (del 28/11/2013 @ 09:00:00 in Europa, visitato 1454 volte)

Sergio Bontempelli 25 novembre 2013 su Corriere delle migrazioni

Quella della "zingara rapitrice" è una falsa leggenda, ormai lo sanno (quasi) tutti. Ma pochi conoscono l'origine di questo mito, che risale all'età moderna e ha una lunga storia letteraria.

A volte i fatti di cronaca sono molto istruttivi. A volte, non sempre. Il 19 ottobre scorso, a Farsala in Grecia, i poliziotti trovano una bambina bionda in un insediamento rom. E siccome i rom - così pensano gli agenti - non possono essere biondi, la bambina sarà stata senz'altro rubata. Parte la caccia ai "veri" genitori, che vengono rintracciati nel giro di pochi giorni: si tratta di una coppia di rom bulgari, anche loro tutt'altro che biondi. La bambina non è stata rubata, ma ceduta dalla famiglia di origine, che non poteva mantenerla.
Due giorni dopo, la polizia irlandese ferma una coppia di rom a Dublino e trattiene la loro piccola figlia, anche lei "troppo bionda per essere zingara". Ma il caso si sgonfia subito: il test del Dna rivela che i due rom sono i genitori "naturali" della piccola.
Il 3 novembre, Il Messaggero riporta la notizia di una rom bulgara che avrebbe tentato di rapire un neonato a Roma. La presunta rapitrice verrebbe dai dintorni di Napoli, dal "campo nomadi di Striano". Bastano poche ore per capire che si tratta di una bufala: a seguito di una rapida verifica, l'Associazione 21 Luglio scopre che non esiste nessun "campo nomadi di Striano", mentre un articolo del giornale online Giornalettismo ridimensionava l'ipotesi del rapimento. La donna - che probabilmente non era rom - era in evidente stato confusionale, e la sua volontà di "sottrarre" il bambino è tutta da verificare.

I rom non rubano i bambini...
Tre episodi di rapimento, rivelatesi tre colossali bufale. Ancora una volta, la storia degli "zingari" che portano via i bambini si rivela per quello che è: una leggenda metropolitana.
Del resto, che i rom non rubino i neonati lo sanno tutti. O, almeno, tutte le persone serie e minimamente informate. Anche perché sul tema si è accumulata una corposa letteratura: dossier, reportage, rilevazioni statistiche, studi e ricerche sistematiche.
Ci sono per esempio i dati della Polizia di Stato sui minori scomparsi. In nessun caso si parla di bambini o adolescenti ritrovati presso famiglie rom o in "campi nomadi" (si veda qui, e per dati aggiornati al 2013 qui).
Poi ci sono inchieste giornalistiche ben fatte, reperibili anche in rete: come quella realizzata nel 2007 da Carmilla Online, dove si dimostrava che i numerosi episodi di presunto rapimento di minori erano delle bufale belle e buone. O come quella, più recente, di Elena Tebano per il Corriere, che arriva alle stesse conclusioni.
Infine, c'è la ricerca dell'antropologa fiorentina Sabrina Tosi Cambini, che ha analizzato tutti i casi di presunti rapimenti, seguendo sia le notizie diffuse dalla stampa che i verbali dei processi nelle aule di Tribunale. L'esito di questa meticolosa indagine è sempre il solito: nessuna donna rom ha mai rapito nessun bambino.

Le origini della leggenda: un mito letterario
Ma allora da dove nasce la bufala dei rom che portano via i bambini? Pochi sanno che si tratta di una storia vecchia di qualche secolo, e che può vantare un'origine "colta", addirittura letteraria: i primi a parlare di "zingare rapitrici" sono stati infatti i commediografi italiani e spagnoli del Cinque-Seicento. Nell'arco di qualche decennio, la trama delle loro opere è diventata leggenda di senso comune: la finzione, potremmo dire, si è fatta realtà (o, per meglio dire, il racconto è divenuto cronaca e falsa notizia). Ma andiamo con ordine.
Tutto comincia nel 1544 a Venezia. Il luogo non è casuale, perché proprio in quegli anni la Serenissima avvia una dura politica di espulsioni, bandi e atti repressivi contro gli "zingari". Mentre la gloriosa Repubblica si industria ad allontanare i rom, i veneziani frequentano il teatro, luogo di svago e di vita mondana: e come in un gioco di specchi, gli "zingari" cacciati dalla città fanno capolino sul palco.
Nel 1544 viene messa in scena La Zingana, una commedia di un certo Gigio Artemio Giancarli. Qui si racconta di una giovane rom che sottrae dalla culla un bambino, sostituendolo col proprio figlio: per quanto se ne sa, si tratta della prima traccia del mito della "zingara rapitrice". Il successo della commedia oltrepassa i confini della Repubblica: nel giro di pochi anni un drammaturgo spagnolo, Lope de Rueda, scrive la Medora, che è nient'altro che una traduzione e un adattamento della Zingana di Giancarli. E attraverso Lope de Rueda, la leggenda della "zingara rapitrice" arriva a Cervantes (l'autore del Don Chisciotte), che ne fa l'oggetto di una delle sue "Novelle esemplari", La Gitanilla.

Da opera letteraria a leggenda metropolitana
Insomma, la storia della "zingara rapitrice" nasce come trama di commedie, novelle e opere teatrali. Poi, nel giro di pochi decenni, oltrepassa l'ambito letterario: a Milano, agli inizi del Seicento, Federico Borromeo accusa i "cingari" di rapire i bambini cristiani, mentre in Spagna Juan de Quiñones, nel 1631, formula un'accusa simile in un virulento pamphlet che invoca l'espulsione dei "gitani". I giochi sono fatti: la trama romanzesca si è trasformata in accusa reale, leggenda metropolitana e falsa notizia.
A cosa si deve questa metamorfosi? Sul punto, le ricerche storiche sono ancora agli inizi, e risposte sicure non esistono. Si possono però formulare alcune ipotesi. E, come punto di partenza, occorre ricordare che i rom non erano gli unici destinatari di questa infamante accusa: altri gruppi sociali, altre minoranze erano sospettate - negli stessi anni - di "rubare i bambini".
C'erano per esempio gli ebrei, già allora discriminati e vittime di persecuzioni (perché l'antisemitismo, è bene ricordarlo, non nasce nel Novecento). Dei "giudei" si diceva sin dal medioevo che rapivano i piccoli cristiani per cibarsi del loro sangue a scopo rituale. Ovviamente non era vero, ma intere comunità ebraiche furono vittime di aggressioni, stragi, processi o condanne a morte.
Poi c'erano i vagabondi e i mendicanti, accusati spesso di rapire i bambini per portarli a chiedere l'elemosina. Piero Camporesi, storico e antropologo, racconta ad esempio la vicenda del "ritrovamento fortunoso da parte di una madre della figlia, rapitale due anni prima, mentre chiedeva l'elemosina in compagnia del suo rapitore davanti alle porte del santuario di Assisi; non solo rapita, ma resa ad arte macilenta e ulcerata sulle spalle per impietosire i fedeli".
Infine, il fenomeno dei rapimenti era diffuso nella pirateria barbaresca: corsari, avventurieri e pirati musulmani solcavano il Mediterraneo, e per guadagnare qualche soldo rapivano uomini, donne e bambini, chiedendo poi un riscatto per la loro liberazione.

Zingari, ebrei, mori, vagabondi
Ebrei, "mori" e vagabondi erano insomma protagonisti di episodi - veri, o più spesso presunti - di sottrazione di minori. Naturalmente, per capire quanto queste figure abbiano influito sull'immagine dei rom occorrerebbe compiere ricerche specifiche. Ma alcuni indizi ci segnalano che, nell'immaginario della prima età moderna, questi gruppi erano spesso confusi, o almeno accostati per similitudine.
La "zingana" della commedia del Giancarli, per esempio, parla un dialetto arabo: all'epoca si pensava che i rom fossero "egiziani", cioè arabi, mentre la teoria dell'origine indiana si diffuse solo qualche secolo dopo. Lutero, dal canto suo, affermava che il "gergo" dei mendicanti (una specie di lingua segreta diffusa nei "bassifondi" della società) aveva origini ebraiche. Dei vagabondi si diceva che erano discendenti di Caino - e per questo condannati a vagare - mentre per gli "zingari" si ipotizzava una provenienza dalla figura biblica di Cam: ma nei testi dell'epoca Cam e Caino erano spesso confusi, e i rom erano trattati come semplici vagabondi.
Insomma, è come se il mito della "zingara rapitrice" fosse nato per una sorta di "osmosi" con analoghe leggende già diffuse a proposito di altri gruppi. Per dirla in altri termini, è come se lo stereotipo degli "zingari" avesse condensato, e mescolato, le caratteristiche proprie dei "marginali": erranti come gli ebrei e i vagabondi, estranei e nemici come i "mori" musulmani.

Quando gli zingari eravamo noi
Nato in età moderna, il mito dei rom rapitori di bambini ha dimostrato una sorprendente longevità: ha attraversato i secoli, arrivando pressoché intatto fino ai nostri giorni. I titoli allarmistici dei giornali delle ultime settimane, i resoconti dei fatti di Farsala e di Dublino, sembrano riecheggiare le inquietudini dei commediografi veneziani del Cinquecento.
È difficile comprendere le ragioni di questa "longevità". Certo è che il tema del "rapimento di bambini" è assai diffuso nel tempo e nello spazio: molti gruppi minoritari, molte comunità marginali e discriminate hanno prima o poi dovuto difendersi da questa infamante accusa, o da altre simili.
È capitato anche ai migranti italiani, nei decenni centrali dell'Ottocento. Dai villaggi rurali del Sud e dalle regioni appenniniche del centro-nord, intere famiglie contadine praticavano all'epoca forme di mobilità stagionale, legate ai mestieri girovaghi di musicante e suonatore. Nel XIX secolo, l'arpa dei "viggianesi" (Viggiano è un paese della Basilicata) e l'organetto dei liguri avevano risuonato nelle strade delle città europee, richiamando l'attenzione dei passanti su queste strane figure di musicisti straccioni.
I bambini che suonavano l'organetto in mezzo alla strada, si diceva, erano stati "venduti" dalle famiglie di origine a trafficanti senza scrupoli. Non erano proprio bambini rapiti, ma quasi: perché i loro genitori, poverissimi, erano spesso costretti a venderli per racimolare qualche soldo. "Il costume di mendicare di città in città col mezzo di fanciulli", scriveva la Società Italiana di Beneficenza di Parigi nel 1868, "ha dato origine ad un traffico che si pratica sotto gli occhi e colla tolleranza delle autorità": una frase che riecheggia i peggiori stereotipi sugli "zingari".
Traffico di bambini, mendicità aggressiva, offesa al decoro, furti e criminalità di strada furono i principali capi d'accusa contestati agli emigranti. E, come i rom di oggi, gli italiani di ieri subirono processi, espulsioni, condanne. Subirono, soprattutto, una degradazione della loro immagine pubblica: chi incontrava un italiano metteva mano al portafogli, per paura di subire dei furti. E nascondeva il proprio bambino.

 
Di Fabrizio (del 05/05/2006 @ 08:56:42 in Kumpanija, visitato 3178 volte)

Da: Agenzia Aise

SABATO IL TRADIZIONALE RADUNO DEI ROM ALL’INCORONATA DI FOGGIA/ SGHAIER (ACSI): CONTRO LA DEGRADAZIONE DELLA CULTURA ZINGARA
ROMA\ aise\ - I Popoli Migranti, i cosiddetti Rom – Zingari, originari di Macedonia, Bulgaria, Romania, Slovenia, Serbia e Montenegro, Ungheria, Ucraina, Grecia, Turchia, e Armenia festeggeranno il Giurgevdan presso il Santuario dell’Incoronata di Foggia sabato prossimo, 6 maggio.
Come ogni anno, arriveranno Gitans dalla Francia, famiglie Rom, Sinti ed altri ancora da Malaga, Granata, Sevilla, Puertollano, Zaragoza. Si festeggerà la primavera, si scambiano doni, si prega la Madonna Nera, Patrona degli Zingari, si organizzano matrimoni, si offrono pecore in nome di Maria.
Il Giurgevdan, festa pagana, fu introdotta da Preti Ortodossi per contrastare il comunismo, la tirannia e proteggere i Popoli Zingari dallo sterminio etnico perpetrato per anni a danno di popoli pacifici, allegri e spensierati.
"Ancora oggi – scrive il Presidente della Associazione comunità straniere in Italia, Habib Sghaier - purtroppo, la situazione è molto grave. La questione zingara è sempre affrontata come questione etnica. La negazione dell’identità del Popolo Rom porta con sé la degradazione della cultura zingara a sottocultura marginale a cui è negata ogni dignità, la riduzione della lingua, il Romanès, a gergo, la lettura delle strutture sociali, educative, economiche come prodotti dell’emarginazione e del disagio".
È da quest’impostazione, si sottolinea ancora, che discendono politiche d’assimilazione tendenti all’omologazione, alla rimozione d’ogni specificità perché "se il Rom non è portatore di una cultura degna di questo nome, allora i suoi costumi sono solo un sintomo di sottosviluppo, ostacoli da rimuovere per dare luogo ad una compiuta integrazione".
"Non si può continuare ad accettare l’idea di vivere in una società di cittadini di serie a, b, c e d – scrive ancora Sghaier - basata su ghetti urbani (campi), sociali ed etnici, sulla discriminazione tra immigrati e italiani, tra immigrati regolari e irregolari (i cosiddetti clandestini), verso la popolazione Rom e Sinti e sull’improprio sillogismo irregolare=clandestinità=delinquenza. Il raduno dell’Incoronata – conclude - vuole attirare l’attenzione sui Popoli Migranti e per non dimenticare lo stermino di ieri e la ghettizzazione di oggi". (aise)

Rif: Maggio 2005
 
Di Fabrizio (del 16/08/2007 @ 08:55:09 in blog, visitato 1438 volte)

Da La Voix de Rroms

L'Italia e la Francia sull'elenco europeo dei paesi che discriminano | 14 agosto 2007

Un lancio dell'agenzia AFP ripreso dal giornale Le Monde informa che dopo la morte di quattro bambini rroms dopo un incendio, l'Italia è stata iscritta "fra i 14 paesi dell'Ue che mantengono discriminazioni verso i loro abitanti a causa della loro razza o della loro origine etnica". Questi 14 stati membri dell'Ue sono: la Spagna, la Svezia, la Repubblica Ceca, l'Estonia, la Francia, l'Irlanda, il Regno Unito, la Grecia, l'Italia, la Lettonia, la Polonia, il Portogallo, la Slovenia e la Slovacchia. Constatate dunque che anche la Francia vi appare, mentre la Romania, l'Ungheria, o anche la Bulgaria non vi sono. Ciò non vuole dire che non vi sia discriminazione, ovviamente, ma quello vuole dire anche che, fra i membri dell'Ue, i migliori allievi in materia d'uguaglianza non sono inevitabilmente ciò che si credono.

In Francia anche, ci sono state disgrazie come quella. Fortunatamente, non 4 morti di colpo, ma ne ce ne sono state, ad esempio a Lione, due piccole ragazze morte in un incendio, 2 anni fa. E di incendi senza vittime, ce ne sono regolarmente. L'ultimo è stato quello di Aubervilliers, ma si è inteso parlare nei mass media soltanto dell'interruzione del servizio del RER, e non dei caravan bruciati con tutto ciò che c'era dentro e della gente che si è trovata per strada. Era certamente maldestro per i voyageurs non potere rientrare da loro e di essere bloccato durante alcune ore alla Gare du Nord o sulle vie, la prova è che la Sncf le ha compensate, come occorreva. Quanto a quelli che si trovano senza nulla, fuori... NO COMMENT!

In Italia, i genitori delle vittime passeranno dinanzi al giudice per non assistenza a persona in pericolo... NO COMMENT!

Non pensiamo che sia a causa di quest'incendio che l'Italia sia stata messa sull'elenco dei paesi sospettati di discriminazione. In tutti i casi, sembra che questa tragedia semini il disordine. Destra contro sinistra, potere centrale contro enti territoriali, ciascuno respinge il difetto all'altro. Una tavola rotonda a livello nazionale viene chiesta per trovare una soluzione a questa situazione che l'Italia giudica nuova ed alla quale non sarebbe preparata. Un'argomentazione come un altra, che vale ciò che vale. Frattanto aspettando, l'Italia ed i 13 altri stati membri dell'UE che, secondo il parere dell'UE mantengono discriminazioni razziali, "sono sollecitati da Bruxelles a rispondere entro il 27 agosto, altrimenti saranno suscettibili di sanzioni finanziarie".

Le cifre dei Rroms dell'Europa centrale ed Orientale entrati in Italia recentemente sembrano gonfiate (il lancio parla di 60.000), ma non è questo l'essenziale. Questa cifra potrebbe comprendere anche i profughi politici (e ce n'è un certo numero, dall'ex Iugoslavia) e gli immigrati in situazione regolare aventi condizioni di vita normali. L'essenziale è certamente altrove: È - che sì o no la Romania fa parte dell'Ue? È - che sì o no i Rroms rumeni, come tutti gli altri cittadini rumeni possono essere considerati tale, in particolare con un diritto al lavoro che sia effettivo, anche se per un primo periodo transitorio è soltanto parziale (soltanto alcuni settori sono "aperti"), è - che sì o no i figli delle famiglie che migrano hanno il diritto di frequentare la scuola nel paese in cui i loro genitori desiderano installarsi o risiedere un certo tempo, come è riconosciuto dalla convenzione internazionale relativa ai diritti del bambino, è - che sì o no possono accedere a questi diritti, tutto sommato di base, per bidonvilles insalubri, di cui, anche se sopravvivono, non usciranno mai indenni, o in ogni caso, mai da cittadini europei?

Tale è la questione, e si pone nello stesso modo qui in Francia. Ad un momento dato occorrerà spiegarsi la realtà, prendere la questione e trattarla nell'insieme, anziché provare a fare il fai da te a destra ed a sinistra. Più che dell'immediato di alcune persone in questa o quella città di questo o quel paese, si tratta dell'Europa di domani! E quello, quello supera i politici del momento! I politici d'oggi, che siano in Italia, in Francia o altrove, domani non saranno più là. Alcuni prenderanno la loro pensione, di altri troveranno un'altra vocazione, altri ancora potranno essere condannati dalla giustizia per dio sa quale affare... ma noi, saremo là! Riflettiamo ed agiamo oggi, per continuare ad esistere ancora domani. Se non possiamo agire, almeno riflettiamo, e riflettiamo a mente fredda

Per leggere il lancio dell'AFP, PREMETE QUI

 
Di Fabrizio (del 13/06/2009 @ 08:52:50 in Europa, visitato 1460 volte)

Da Hungarian_Roma

6 giugno 2009 IL PADIGLIONE ZINGARO PERPETUO ufficialmente inaugurato alla BIENNALE DI VENEZIA domenica 7 giugno alle 12.00

Il lancio del Padiglione Zingaro Perpetuo è una risposta ad una doppia crisi: Mentre il 2007 vide l'acclamato primo Padiglione Rom a Venezia [( http://www.romapavilion.org) vedi QUI ndr], il previsto Padiglione Rom del 2009 è stato cancellato con un minimo preavviso. La situazione molto sfortunata è resa più acuta dal fatto che nel 2009, la Biennale di Venezia ha luogo tra violazioni estreme dei diritti umani del Popolo Romanì in Italia ed in altri paesi europei.

Il Padiglione Zingaro Perpetuo è una risposta immediata, ma anche a lungo termine, a questa situazione. E' un padiglione mobile e viaggiante [...] La sua prima Residenza dopo il lancio - con i suoi propri spazi, edifici, artisti, curatori e concetti - è già programmata per l'HELSINKI Suomenlinna- Sveaborg (L'Istituto Nordico di Arte Contemporanea - l'ex NIFCA). Avrà luogo nel contesto di un nuovo format artistico: un Assemblea delle Arti. La seconda Residenza sarà a BELGRADO. Ulteriori Padiglioni Zingari seguiranno sino Biennale di Venezia del 2011.

Gli artisti del Padiglione Zingaro Perpetuo includeranno eminenti rappresentanti Rom, Romanichal, Sinti, Kale, Traveller, Manush, Romanisael [...] ed altri artisti zingari.

Diversi rinomati artisti, pensatori, curatori, figure pubbliche assieme a padiglioni nazionali hanno già dichiarato la loro solidarietà ed offerto il loro supporto. Potete vedere la lista in divenire sul nostro sito web, dove c'è la lista dei Supporter come pure delle Petizioni ed i link al nuovo gruppo lanciato su Facebook: http://www.facebook.com/group.php?gid=9417386654 Unitevi a noi per esprimere la vostra solidarietà e ricevere aggiornamenti sui Padiglioni Zingari.

Il nome del padiglione porta con sé la speranza e la richiesta che indipendentemente dalla situazione organizzativa, finanziaria, artistica o politica, un padiglione romanì o una sua rappresentazione saranno ufficialmente presenti alla Biennale di Venezia e dentro il contesto artistico stabilito. Inoltre - porta alla richiesta che gli artisti romanì siano rappresentati nei Padiglioni Nazionali dei loro paesi di residenza.

Per la prima volta nel 2009, l'assenza di artisti zigani nei padiglioni nazionali è stata trattata in forma mediatica dalle Cartoline da Venezia (immagine di apertura). La Cartolina da Venezia è stata distribuita nel contesto di diversi Padiglioni Nazionali - inclusi, al momento:

Il Padiglione di Grecia
Il Padiglione di Ungheria
Il Padiglione di Israele (previa riconferma)
Il Padiglione di Italia (Arsenale)
Il Padiglione di Polonia
Il Padiglione di Estonia
Il Padiglione di Serbia
Il Padiglione di Turchia
Il Padiglione di Uruguay

Speriamo che seguano ulteriori padiglioni nazionali.

Il lancio del Padiglione Zingaro Perpetuo [è avvenuto] al Padiglione Ungherese ai Giardini di Venezia alle 12.00 di domenica 7 giugno 2009. Questa inaugurazione del Padiglione Zingaro Perpetuo non è parte del Padiglione Ungherese - ma da questo è ufficialmente supportato.

Per ulteriori informazioni guardate il sito appena preparato: http://www.PERPETUALPAVILION.org

 
Di Fabrizio (del 10/08/2008 @ 08:51:08 in Europa, visitato 1508 volte)

Da Roma_Daily_News

TOWARD FREEDOM

Scritto da Reuel S. Amdur - martedì 5 agosto 2008

Bimbo Zingaro in Kosovo (Photo reprinted from Flickr)

I nazisti non li hanno uccisi tutti, ma i razzisti in Europa Orientale ed in Italia stanno tentando di rendere miserabile la vita per quanti sono ancora intorno. Sto parlando di un popolo variamente conosciuto come Rom, Roma, Romany, Sinti, e Zingari. Il macello dei Rom da parte dei nazisti è poco documentato, risulta che abbia riguardato da 200.000 ad un milione e mezzo di loro, che equivale all'80% della loro popolazione di allora in Europa. La loro continua persecuzione ha portato ad una crescente richiesta di asilo politico in Canada.

Nel 1997, un gran numero di Rom cechi raggiunse il Canada a seguito della produzione di un programma televisivo su quanto i Rom erano trattati bene in Canada. Come risultato dell'afflusso, il Canada impose registrazioni sui visti, che furono richiesti dal novembre 2007. Dal 2001 al 2007, 123 Cechi chiesero rifugio in Canada, ma dallo scorso novembre a marzo di quest'anno sono stati 267, probabilmente tutti Rom. Perché fuggivano?

Secondo l'avvocato Max Berger di Toronto, che rappresenta qualcuno di loro, "Mi hanno detto che è per i pestaggi e le minacce degli skinhead e dei neo-nazisti." Paul St. Clair, direttore esecutivo del Centro Comunitario Rom di Toronto, da una versione più dettagliata. Su circa 40 famiglie con cui ha lavorato nei mesi recenti, "Sette donne incinte sono state picchiate e colpite allo stomaco dagli skinhead. Quattro non possono più concepire. Un'altra donna, incinta di otto mesi, è stata picchiata allo stomaco e ora sua figlia segni permanenti dell'attacco."

St. Clair ha detto che gli skinhead portano coltelli e mazze da baseball con delle cinghie che avvolgono intorno ai polsi e che usano per attaccare i Rom nelle stazioni della metropolitana e altrove. Come risultato, riferisce St. Clair, i Rom hanno paura di prendere la metropolitana. Gli skinhead lanciano pietre e bottiglie molotov verso le case dei quartieri Rom, a volte invadono le dimore, assaltando chi è dentro e distruggendo le proprietà. Quando questi hooligan sono condannati per i loro attacchi contro i Rom, a volte vengono comminate sentenze leggere o viene sospesa la sentenza. Recentemente, un nuovo gruppo, che si autodefinisce Guardia Nazionale e celebra il compleanno di Hitler, organizza marce e colpisce chiunque incontri con la pelle scura, gridando: "La Repubblica Ceca è per i bianchi!" Questo gruppo è un ramo della Magyar Gàrda ungherese.

Non dovrebbe essere sorprendente sapere che i Rom affrontano discriminazioni nel lavoro nella Repubblica Ceca. Anche i politici condividono il pregiudizio contro di loro. Nel 1997, Liana Janackova, una sindaca locale, propose di pagare i due terzi del biglietto aereo ai Rom che partivano e rinunciavano alla cittadinanza ceca. Nel 2006, disse ad una riunione che "Io sono razzista. Sono contraria all'integrazione dei Rom e che vivano nel distretto." Lei è sia sindaca che senatrice, è vice-presidente del Comitato del Senato sui Diritti Umani. Il Senato ha rifiutato di revocarle l'immunità parlamentare per permettere alla polizia di procedere per l'accusa di istigare l'odio con i suoi discorsi. Soltanto13 dei 54 Senatori presenti erano a favore di toglierle l'immunità.

Una donna arrivata in Canada nel 1997 come richiedente asilo fu alloggiata dalle autorità migratorie in un motel a Toronto, davanti a cui si radunarono alcuni razzisti locali per dimostrare contro i Rom. La sua prima reazione fu che stava rivivendo la situazione ceca anche lì. Ma si rasserenò nel vedere la polizia che arrivava là per proteggere i Rom.

Sfortunatamente, la discriminazione dei Rom non avviene solo nella Repubblica Ceca. Le donne Rom protestano contro la sterilizzazione forzata non solo là, ma anche in Slovacchia e Ungheria. Ed ora il governo italiano ha preso una posizione apertamente razzista.

Alcuni campi Rom in Italia sono stati distrutti, ed il governo di destra di Silvio Berlusconi ha intrapreso di prendere le impronte digitali ad ogni Rom nel paese, cittadino o no. I Rom sono vittime pure in altri paesi europei. La brutalità della polizia è un problema in Macedonia. Violenze razziste anti-Rom sono successe in Russia, dove politici e media fanno a gara di dichiarazioni razziste.

In Ucraina, i Rom sono stati allontanati dalle loro case. Alle vittime di violenza degli skinhead è stato detto che gli autori delle violenze non potevano essere identificati e che non si poteva avere accesso ai documenti di accusa. In molti paesi dell'Europa Orientale, i bambini Rom sono segregati in scuole speciali, spesso con la scusa che siano mentalmente deficienti. In Bulgaria, Amnesty International (AI) ha identificato attacchi degli skinhead con l'indifferenza della polizia, come pure la brutalità della polizia. AI riporta anche brutalità della polizia in Grecia contro giovani Rom. La Grecia ha espulso i Rom dai quartieri trasformati per le Olimpiadi 2004, senza aiutarli a trovare una sistemazione alternativa - una violazione, nota AI, del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, a cui la Grecia aderisce.

L'Europa ha molto lavoro da fare per far cessare le discriminazioni ed i maltrattamenti dei Rom e migliorare le loro condizioni di vita. Parlando in generale, i Rom sono spesso disoccupati, vivono nella povertà e nello squallore, soffrono di cattiva salute e ricevono inadeguata istruzione.

Il Decennio dell'Inclusione Rom è iniziato nel 2005, con i seguenti paesi firmatari: Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Romania, Serbia, e Slovacchia. Tre quarti di Rom non completano la scuola primaria. La povertà è superiore cinque volte al tasso degli altri cittadini di questi paesi. L'aspettativa di vita per i Rom nell'Europa Centrale e Meridionale è di dieci anni inferiore a quella degli altri cittadini. Doppia la mortalità infantile nella Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. I bambini Rom sono più portati ad avere deficienze vitaminiche, anemia, malnutrizione e persino rachitismo. E' stato trovato che la tubercolosi in una comunità Rom serba è due volte e mezza superiore alla media nazionale, una tendenza che probabilmente si può altrove nella regione. Queste ed altre nazioni in Europa hanno bisogno di affrontare per forza questi problemi nella decade ed oltre. Devono anche marginalizzare i desideri della sindaca ceca Liana Janackova.

 
Di Fabrizio (del 27/05/2010 @ 08:50:37 in Kumpanija, visitato 2133 volte)

In attesa dell'incontro di stasera con Paul Polansky, ecco un suo articolo su Sagarana.net. La segnalazione è di Alessandra Meloni



Da quasi quindici anni vivo con gli Zingari Rom dell'Europa orientale per mettere insieme le loro storie orali. Ho vissuto con loro anche in qualità di poeta, romanziere e attivista per i diritti umani. Ma recentemente la maggior parte della mia vita è stata impegnata a registrare le loro storie, tradizioni e costumi.

Ho iniziato a mettere insieme le loro storie quasi per caso dopo aver scoperto in un archivio ceco, 40 mila documenti su un campo di sterminio per zingari esistente nel sud della Boemia durante la seconda guerra mondiale. Dal momento che il campo era stato costruito e gestito da cechi, il governo stava ancora cercando di occultare ciò che era accaduto lì nel 1942-1943, sostenendo che non c'erano sopravvissuti. Anche il Presidente Havel in persona disse che non c'erano sopravvissuti, anche se io scoprii successivamente che in molti gli avevano scritto per avere il suo aiuto nel rivendicare il diritto ad una indennità. Quindi queste furono le prime storie orali che raccolsi sui Rom, più di cento dopo un anno trascorso a cercare e trovar sopravvissuti.

Negli ultimi dieci anni ho vissuto in Kosovo e Serbia, come capo della delegazione per la Society for Threatened Peoples. In quel periodo ho filmato più di 200 interviste ai Rom in tutte le repubbliche della ex Yugoslavia. Da questo progetto di tre anni sono risultati tre volumi (1,553 pagine), il cui titolo è “ONE BLOOD, ONE FLAME: the oral histories of the Yugoslav Gypsies before, during and after WWII.”

Di recente, mi sono recato in Bulgaria per intervistare dei vecchi Rom ed espandere così le mie ricerche nei Balcani. Mi sono concentrato in particolare sugli insediamenti dei Rom sulle montagne lungo il confine con la Grecia. Fino a 30 anni fa quella era un'area in cui molti zingari viaggiavano ancora con cavalli ed carri, vivendo in tende, spostandosi di villaggio in villaggio per vendere i loro prodotti tradizionali, coma cesti, calderoni, cucchiai di legno, ed ombrelli fissi.

Mi sono anche interessato ai Rom che vivono nelle vicinanze di montagne innevate, perché molti dei primi insediamenti di zingari in Europa erano di fronte a cime innevate: dal monte Ararat nella Turchia orientale a Granada nella Spagna meridionale. Come affermano molti antropologi specializzati in migrazioni, i pionieri trovano quasi sempre una terra che ricordi il loro paese d'origine.

La maggior parte delle persone sbaglia pensando che gli zingari siano nomadi. La maggior parte di loro non è mai stata costantemente in viaggio. La maggior arte di loro viaggiava nei mesi estivi per vendere gli oggetti che facevano durante l'inverno a casa. Dalla primavera inoltrata fino all'inizio dell'autunno, viaggiavano di mercato in mercato per vendere cesti di giunchi, ferri di cavallo, briglie, setacci e tamburelli. Altri zingari viaggiavano nello stesso periodo in cerca di lavori stagionali nei campi: piantare, zappare e fare il raccolto.

Una delle migliori storie che ho messo insieme sui Rom che vivono in abitazioni fisse è la leggenda del serpente domestico. Per molti anni ho creduto che solo i rom kosovari credessero in questo mito. Ma nell'ampliare il mio progetto sulle storie orali dalla ex Yugoslavia all'Albania, alla Grecia e alla Turchia, ho scoperto che la maggior parte dei Rom crede ancora di avere un serpente che vive nelle fondamenta delle case e che protegge la famiglia.

Alcuni dicevano che il serpente era tutto nero, altri che aveva la pancia bianca. Alcuni lo chiamavano il Figlio di Dio, altri il Figlio della Casa. Alcuni pensavano che ogni notte uscisse e strisciasse su tutte le persone che dormivano in casa per proteggerle e portar loro fortuna. Molte di queste storie sul serpente domestico differivano per alcuni dettagli, ma tutte concordavano su una cosa: se il serpente domestico fosse stato ammazzato, qualcuno della famiglia sarebbe morto e per molti anni ci sarebbe stata sfortuna.

Tutti gli zingari che ho intervistato sulle montagne in Bulgaria ancora credevano nel serpente domestico; e ciascuno di loro aveva una storia da raccontare su qualcuno che era morto perché un membro della sua famiglia aveva ammazzato il serpente domestico.

Senza dubbio questa leggenda viene dall'antica India, dove, in molte aree, vedere un serpente è ancora considerato di buon auspicio. I serpenti uccidono i parassiti; i parassiti portano malattie; le malattie uccidono. Per cui se uccidi il tuo serpente domestico, qualcuno nella tua famiglia potrebbe morire di colera. Ma a mio avviso l'aspetto più importante di questa tradizione è che essa ci rivela che gli zingari vivevano in abitazioni prima della grande diaspora. I nomadi che per tutto l'anno vivono in tende non hanno un serpente che vive nelle fondamenta domestiche.

Durante il mio recente viaggio in Bulgaria, è stato eccitante per me scoprire che le famiglie Bulgare da noi intervistate (o almeno i loro antenati) utilizzavano ancora gi stessi rimedi fatti in casa per curare le malattie. Il più comune rimedio fatto in casa dai Rom bulgari consisteva nel mettere un topolino appena nato in una bottiglia di acqua e poi, dopo diversi giorni, utilizzare quest'acqua, poche gocce alla volta, per curare il mal d'orecchi, specialmente nei bambini. I Rom kosovari, d'altro canto, mettono un topolino in una bottiglia di olio, ma non usano quest'olio finché il topo non si è completamente decomposto, il che a volte avviene anche dopo un anno. Ma tutte le nonne hanno giurato sul sole che la medicina del topolino, come cura per il mal d'orecchi, era migliore di qualunque altro prodotto farmaceutico usato oggi.

A proposito del Sole, esso è sempre stato uno degli argomenti che affronto quando intervisto gli zingari. Soprattutto sulle montagne della Bulgaria, ogni volta che parlavo di religione, ottenevo la stessa risposta: “Noi crediamo al Sole e a Dio.”

Da diversi anni porto avanti l'idea che gli zingari fossero originari di due aree diverse, prima di unirsi. Un'area, come ho già detto, deve essere stata una terra vicino ad una qualche cima innevata. L'altra zona deve essere stata dove veniva adorato il sole.

All'inizio del secolo scorso, sulla rivista della Gypsy Lore Society in Gran Bretagna, fu pubblicato un articolo di una pagina di un missionario cristiano a cui era stato chiesto di trovare zingari in quest'area e chiedere loro da dove provenissero originariamente. Questo missionario, che lavorava nella Turchia orientale, disse che gli zingari da lui trovati si autodefinivano Dum. Alcuni dissero di provenire dalla Cina, altri dal piccolo Egitto.

Nessuno aveva mai menzionato la Cina in precedenza come luogo di origine degli zingari, mentre il piccolo Egitto era già storia conosciuta. Nel 15° secolo, quando bande di zingari stavano già viaggiando per l'Europa centrale e occidentale, i loro capi dicevano di provenire dal Piccolo Egitto. Perciò essi furono chiamati (ed in molte zone vengono tuttora chiamati) Egyptians (egiziani) o Gypsies (zingari).

Ma dove si trovava il piccolo Egitto? Dalle mie ricerche ho ragione di credere che si trattasse di Multan, l'antica capitale del Punjab, dove per tre secoli, all'incirca dal 950 al 1250, gli esiliati egiziani musulmani governarono la città. Infatti a quei tempi, i gruppi consistenti di esiliati erano soliti chiamare la loro nuova terra dal nome del loro vecchio paese; di qui Piccolo Egitto.

Ma Multan a quel tempo aveva anche il più famoso tempio del Sole in India, che attirava non solo pellegrini da ogni parte del sub-continente, ma anche orde di accattoni e venditori ambulanti. Nel 985 gli egiziani del luogo (che erano fondamentalisti islamici rigidi) distrussero il tempio del Sole, scacciando tutti i mendicanti e i venditori ambulanti e chiunque adorasse il Sole. E questo avvenne più o meno in contemporanea col periodo in cui, secondo gli studiosi, gli zingari avrebbero iniziato la loro diaspora dall'India antica.

Il primo scalo dopo aver lasciato l'India fu Kabul, Afghanistan, dove ancora oggi la maggior parte degli zingari qui stanziati (ed anche in Asia, Armenia e Georgia) vengono chiamati Moultani.

Oggi la maggior parte dei Rom in Kosovo e sulle montagne della Bulgaria sono musulmani e giurano sul Corano. Ma tutti ammettono di giurare anche sul Sole di tanto in tanto, come facevano i loro antenati.

E' risaputo che la maggioranza dei Rom adotta la religione professata nell'area in cui si stabiliscono. Pertanto, quelli stanziatisi in un paese cattolico di solito diventano cattolici, mentre quelli stanziatisi in un paese musulmano giurano fedeltà all'Islam. I primi zingari arrivati nei Balcani diventarono ortodossi.

Sebbene i Rom non abbiano una storia scritta, molti ancora ricordano le storie che raccontavano i loro antenati. Un vecchio Rom kosovaro disse che suo nonno gli aveva detto che quando i Rom lasciarono la terra natia (non sapeva dove questa fosse), erano buddisti. Avevano viaggiato verso ovest, in cerca di lavoro. Quando erano arrivati in Armenia, era stato offerto loro un lavoro nei Balcani, ma prima si sarebbero dovuti convertire al cristianesimo. Dovevano diventare ortodossi.

Credo che il primo documento in cui vengono menzionati gli zingari nei Balcani provenga da un monastero sul monte Athos. Guardando tutti quei monasteri arroccati sui fianchi dei precipizi, si capisce come sia stato necessario utilizzare parecchia manodopera importata per costruirli. Ma in tutta l'area balcanica, specialmente in Bulgaria, Macedonia e Serbia, laddove ho trovato un monastero risalente al periodo tra l'11° e il 14° secolo, ho sempre scoperto che la comunità più vicina era un insediamento di zingari. A volte restano solo poche abitazioni, ma altre volte ci trovo una grossa comunità. I vecchi Rom in una comunità mi dissero che, secondo la loro tradizione orale, i loro antenati erano stati portati come schiavi per costruire i monasteri del luogo. Successivamente, dopo l'arrivo dei turchi, i loro antenati si erano convertiti all'Islam. Alcuni avevano sentito dire che i loro antenati erano cristiani. Eppure ancora oggi essi giurano sul Sole.

E per quanto riguarda i riferimenti alla Cina? I Rom sicuramente non presentano le tipiche caratteristiche dei cinesi, sebbene io debba ammettere che in alcune rare occasioni mi sono imbattuto in dei Rom che avevano gli occhi decisamente a mandorla e gli zigomi piuttosto alti.

In realtà avevo scordato quel riferimento alla Cina durante una intervista, nella Turchia orientale, ad un quartiere di zingari che si rifiutavano di ammettere che erano zingari o Rom. La persona che me li aveva presentati disse che in Turchia era una infamia essere conosciuti come zingari, perciò queste persone si autodefinivano “musicisti per i matrimoni”.

Successivamente, dopo che il mio assistente – un Rom kosovaro-ebbe suonato le percussioni con loro e che si furono convinti che appartenevano allo stesso popolo, iniziammo a confrontare la loro lingua e quella dei Rom kosovari. Sebbene le due lingue fossero sostanzialmente diverse, molte parole erano identiche al punto che entrambi decisero che i rispettivi antenati dovevano aver parlato la stessa “lingua segreta”. Quindi chiesi loro come si chiamasse questa loro lingua segreta. Ed essi dissero il Domaaki.

Non ho mai pensato molto al nome con cui chiamavano la loro lingua segreta fin quando non ho fatto una ricerca su internet. Ragazzi, che sorpresa! Il Domaaki è la lingua parlata dalla casta bassa di musicisti e fabbri nella valle di Hunza nel nord del Pakistan (India antica). La valle di Hunza confina con la Cina e da parecchi punti della valle di Hunza si ha una bella vista sull'Himalaya innevato. L'area era un tempo una roccaforte della religione buddista.

In Bulgaria, passando in macchina attraverso le montagne da Yakoruda verso Razlog, c'è una striscia di terra con rigogliosi campi verdi sotto le torreggianti cime innevate dei monti Pirini. Non lontano si trova Rila, il più famoso monastero in Bulgaria, costruito originariamente nel 927 e poi ricostruito nel 1335. A badare al campo ed a raccogliere patate vedemmo le stesse facce scure che oggi si vedono nelle foto di Hunza e del vicino Kashmir.

Ad ogni modo, fu sempre sulle montagne bulgare che trovai degli zingari che ancora credevano ai vampiri. Nell'India antica molte caste basse credevano che i “mulos” (zingari morti) tornassero per importunarli e perseguitarli. Una volta arrivati nei Balcani, quella superstizione indiana si adattava così bene alle locali storie di vampiri che oggi esse sono diventate interscambiabili. Paradossalmente, oggi molti zingari balcanici diranno che non credono nella chiromanzia o nella magia nera (sebbene molti Rom kosovari lo facciano ancora). Ma quando si parla di credere ai vampiri, la maggior parte dei Rom adulti giurano sugli occhi dei loro figli che hanno visto un vampiro. Una donna a Peshtera, Bulgaria, ci disse che una notte, tornando da un altro villaggio in cui si era recata per vendere cesti, un uomo iniziò a camminarle accanto. Non la toccò, ma un momento era un uomo, subito dopo era un cane, poi una mucca. La donna era sicura che fosse un vampiro: non le aveva fatto nulla, ma lei si era spaventata molto.

Un'altra Rom, a Septemvri, Bulgaria, ci disse di aver conosciuto un uomo una volta. Si chiamava Teke Babos ed era un vampiro. Lei lo aveva visto un anno dopo che era morto. Era molto alto ed indossava scarpe nere ed una giacca nera. Aveva un frustino in mano. Le unghie erano molto lunghe. Lei lo vedeva solo se era da sola, e solo da mezzanotte alle 4 del mattino. Anche stavolta, lui non le aveva fatto nulla. Ma molte storie che ho sentito nel corso degli anni sono piene di sangue e ferite.

Sebbene molte delle tradizioni originarie dell'India antica siano andate perdute, ce ne sono ancora abbastanza per identificare le tribù e le caste d'origine di molti Rom. Oggi la maggior parte della gente crede che i Rom siano tutti uguali. Ma non lo sono. Se c'è una tradizione generale che gli zingari hanno mantenuto dall' antica India, è quella relativa all'identità delle tribù e delle caste. Nei Balcani ci sono più di 50 gruppi diversi di zingari. Sebbene essi possano avere tradizioni affini e parlare lingue simili, la maggior parte sa di non essere uguale agli altri e non vi sono matrimoni misti né rapporti. Secondo il vecchio sistema indiano delle caste, essi si identificano dalla professione ereditata dai loro antenati. Il nome del gruppo è di solito il nome indiano della casta tradotto nella lingua locale parlata dove vivono oggi. Ad esempio, il nome della casta dei Lohar, che erano fabbri provenienti dall'India antica e che oggi vivono nei Balcani, è stato tradotto in “Kovachi”, che è la parola slava per “fabbro”. Ad ogni modo, alcuni Rom hanno in realtà continuato a definire la propria casta con il nome indiano originario, sebbene l'ortografia e la pronuncia potrebbero essere un po' diversi. Un esempio è costituito dai Gabeli in Kosovo, il cui nome d'origine indiano per la casta era Khebeli.

Non è solo il vecchio nome della casta ad identificare una certa tribù, ma anche certe tradizioni. Ad esempio, molti Rom kosovari e bulgari credono che quando una persona muore si debba raccogliere una grossa pietra da un fiume pulito e metterla sulla tomba del defunto. Essi credono che questo sia l'unico modo in cui il defunto può ottenere l'acqua in cielo. Come mi ha detto una vecchia donna Rom, va bene mendicare sulla terra, ma non in cielo. Sebbene il numero di giorni in cui la pietra deve stare sulla tomba possa variare da un giorno ad un anno, la tradizione è identica ed è praticata solo dai Gond nell'India centrale.

Un'alta tradizione che faccio risalire ai Gond è quella di pagare per il latte materno quando si compra una sposa. La maggior parte dei Rom nei Balcani ancora pratica la compravendita delle spose (un'usanza proveniente per lo più dal sud-est dell'India nell'area di Multan!). Ma anziché definirlo un acquisto diretto come quello di una mucca, essi pretendono di pagare per il latte che la madre ha dato alla sposa quando era in fasce.

Un'altra tradizione (in realtà un bluff) che sono riuscito a far risalire dai Balcani ad una casta semi-nomadica nell'attuale Punjab è quella di succhiare via i vermi bianchi dal naso o dalle orecchie dei bambini per curare il mal d'orecchi. Sebbene molte anziane donne Rom nei Balcani erano solite andare di villaggio in villaggio a succhiare i vermi fuori dalle orecchie dei figli di ignoranti gadjos (non – Rom), molti Rom credono ancora che non sia un raggiro e pagherebbero per farlo fare quando i loro figli sono malati. Ma è una truffa. La “dottoressa” zingara in realtà si infila dei vermi bianchi in bocca, nascondendoli di soliti in una cavità dentale, e poi finge di succhiarli via dall'orecchio del bambino con una cannuccia. E' un'antica tradizione della tribù dei Sansis in Punjab ed è tuttora praticata lì.

Sebbene agli zingari che vivono in Europa abbiano svariati nomi, come Rom, Kali, Sinti, Manoush, ecc. ecc., non è difficile tracciare a ritroso il loro percorso, villaggio dopo villaggio, fino ad arrivare al paese d'origine. Una volta lo feci, dalla Repubblica Ceca all'Iran. La maggior parte dei Rom non hanno mai sentito dire da dove il loro popolo provenisse prima di stanziarsi in Europa, ma sanno da quale villaggio i loro antenati sono partiti per arrivare a quello in cui si trovano ora, ed quello si trova sempre in direzione di un ritorno all'India. Nel tentativo di spostarsi ad ovest, gli zingari hanno sempre lasciato dietro alcune famiglie. Dalla Repubblica Ceca ho tracciato a ritroso il percorso di una famiglia fino ad un villaggio nella Slovacchia orientale. In quel villaggio mi fu detto che i loro antenati provenivano da un villaggio in Ungheria. In Ungheria, fui mandato ad un villaggio in Croazia, e di lì in Bosnia e Montenegro. Dal Montenegro fui mandato a trovare dei cugini perduti in Macedonia, e dalla Macedonia alla Bulgaria; e dalla Bulgaria alla Grecia. In Grecia fu più difficile trovare qualcuno che avesse memoria di posti reali in Turchia, ma seguendo la professione della loro casta, fu possibile allacciarsi allo stesso tipo di zingari in Turchia. Dopo fu facile spostarsi di villaggio in villaggio fino ad arrivare in Iran. Ma nella Turchia orientale, quando trovai i “musicisti per matrimoni, fu possibile saltare direttamente indietro alla Valle di Hunza sul confine cinese.

Sebbene debba ancora intervistare parecchi zingari nei Balcani e nel resto dell'Europa, sto progettando di recarmi nella valle di Hunza ad ottobre, portando con me non solo la mia videocamera, ma anche il kit per il test del DNA. Le tradizioni, e persino la lingua, possono essere adottate. Ma il DNA non mente. Solo allora sarò in grado di dimostrare alcune delle mie ricerche e di dar credito alle storie orali degli zingari. E soprattutto, di dimostrare che è valsa la pena di salvarli.

Paul Polansky, scrittore e storico, è uno dei più importanti poeti statunitensi “in esilio”, autore di diverse raccolte poetiche e romanzi di forte impegno civile, dedicandosi negli ultimi anni soprattutto alla drammatica situazione dei rom residenti nel Kosovo, vittime di avvelenamento per il piombo rimasto nel sottosuolo dalle guerre precedenti e ignorati anche dalle Nazioni Unite che dovrebbero protteggere la loro incolumità fisica, soprattutto quella dei bambini, le vittime più numerose. Questa poesia, “Il mio lavoro”, è un esempio della produzione poetica fortemente politica e umanitaria di Polansky. Nel 1994 il Comune di Weimar, in Germania, ha concesso a Paul Polansky il prestigioso Human Rights Award, consegnatogli dal Premio Nobel Günther Grass.

 
Di Fabrizio (del 13/06/2008 @ 08:45:20 in scuola, visitato 1303 volte)

Da Roma_Daily_News

5 giugno 2008, Budapest: ERRC accoglie con favore il giudizio emesso oggi dalla Corte Europea sui Diritti Umani (ECtHR) nel caso di Sampanis ed Altri contro la Grecia (application no. 32526/05). I richiedenti, di origine rom e residenti nell'area "Psari" di Aspropyrgos, Attica, erano rappresentati da Greek Helsinki Monitor (GHM), un'OnG ateniese. Il loro reclamo riguardava il rifiuto delle autorità scolastiche di accogliere i loro bambini nella locale scuola primaria durante l'anno scolastico 2004-2005 e il loro susseguente "parcheggio" in una dipendenza della scuola, frequentata soltanto da Rom e situata a cinque chilometri dalla scuola primaria.

Questo giudizio, adottato all'unanimità, viene in concomitanza con quello di D.H. ed Altri contro la Repubblica Ceca, della Gran Camera, un caso portato da ERRC e porta maggiore attenzione al tema della scolarizzazione permessa ai bambini rom. Il giudizio di oggi costituisce la prova conclusiva della dichiarazione nel giudizio D.H. ed Altri che "[...] La Repubblica Ceca non è la sola ad incontrare difficoltà nel fornire scolarizzazione ai bambini rom: altri stati europei hanno avuto difficoltà simili." (paragrafo 205).

La Corte ha trovato una violazione dell'Articolo 14 (proibizione di discriminazione) della Convenzione Europea dei Diritti Umani, in congiunzione con l'Articolo 2 (diritto all'educazione) del Protocollo 1, riguardo il reclamo dei richiedenti sul fatto che i loro bambini erano piazzati in una scuola segregata a seguito di un breve periodo in cui avevano frequentato la locale scuola primaria, a causa della reazione dei genitori non-Rom che non volevano che i loro bambini frequentassero la stessa scuola dei bambini rom e che per questo avevano inscenato numerose proteste, inclusa quella di minacciare il ritiro dei bambini dal frequentare la scuola. La Corte ha ritenuto che era necessario prendere in acconto questi "incidenti di carattere razzista" che hanno avuto luogo e concludere che questi eventi hanno avuto un impatto nella decisione delle autorità di mandare i bambini rom nella scuola segregata composta da container prefabbricati.

Considerando la legislazione domestica e la posizione vulnerabile dei Rom in Grecia che può richiedere misure speciali per assicurare il pieno raggiungimento dei loro diritti, la Corte ha ritenuto che il fallimento delle autorità statali nell'iscrivere i bambini rom durante l'anno scolastico 2004-2005 è stato attribuito a loro e quindi la loro responsabilità è stata riconosciuta.

Riguardo allo sviluppo della scuola segregata, la Corte ha sottolineato che l'aver messo gli scolari rom nella scuola annessa non è stato il risultato di un test speciale ed adeguato, ha dato risalto alla necessità di mettere a posto un sistema adeguato nella valutazione di bambini che affrontano sfide educative che assicuri di evitare che i bambini di una minoranza etnica che sono piazzati in scuole preparatorie speciali basate su criteri discriminatori.

Per ultimo, la Corte ha reiterato i principi esposti nel giudizio D.H. ed Altri riguardo il consenso non richiesto, e notato che uno dei richiedenti aveva esplicitamente affermato di aver dovuto scegliere tra il mandare i suoi bambini alla scuola primaria locale e compromettere la loro integrità fisica mettendoli nelle mani degli indignati "non-Rom" o mandarli nella "scuola ghetto".

ERRC quindi accoglie con favore questo giudizio che rinforza la posizione affermata nel caso D.H. ed Altri che la segregazione di bimbi rom in scuole e classi inferiori è illegale e che i governi europei devono assumersene la responsabilità.

Il testo completo del giudizio è disponibile in francese sul sito web della Corte.

Information on D.H. and Others v The Czech Republic is available on the ERRC website at: http://www.errc.org/cikk.php?cikk=2945

The European Roma Rights Centre is an international public interest law organisation which monitors the human rights situation of Roma and provides legal defence in cases of human rights abuse. For more information about the European Roma Rights Centre, visit the ERRC on the web at http://www.errc.org 

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Di Fabrizio (del 28/02/2010 @ 08:09:34 in Italia, visitato 1425 volte)

Internazionale Mihai Mircea Butcovan è uno scrittore romeno. Vive in Italia dal 1991.

Questa storia comincia così, con due euro. Ma sono più di due le ragioni per cui i nomi dei protagonisti è meglio tenerli nascosti. È la storia di un uomo e una donna. Lui era rimasto archiviato nella mia memoria come l’Olandese volante.

Lo incontravo a Milano alle presentazioni di libri, alle letture di poesie e ai dibattiti sull’immigrazione. Arrivava, zaino in spalla, da turni di lavori saltuari e precari come la sua condizione. Alzava la mano, si scusava per il ritardo e interveniva nel dibattito con domande pertinenti e stimolanti. Quasi sempre doveva scappare prima di mezzanotte, in tempo per l’ultima corsa dei mezzi pubblici. Poi è scomparso.

L’ho incontrato di recente in metropolitana. Negli ultimi mesi all’Olandese volante sono capitate molte cose, tra cui una donna. Allora mi ha invitato a casa sua per prendere un caffè e per farmela conoscere.

Lungo i navigli
Ora sono qui, con una fetta di torta e una tazza di caffè, davanti a due persone che mi raccontano la loro storia. A cominciare dai due euro. Alcuni mesi fa lui passeggiava in bicicletta lungo uno dei navigli di Milano. Andava a studiare, all’ombra degli alberi, per il corso di operatore sociosanitario. Passava davanti a un campo rom quando lei lo ha fermato chiedendogli due euro.

“Dammi un po’ di fortuna in cambio”, ha detto lui. Ma qualcosa era già successo in quell’incontro di sguardi e di storie. Lui, curioso e avido di sapere, si è fermato altre volte a fare domande: su di lei, sulla sua vita nel campo, sulla sua storia, raccontandole nel frattempo la propria. È nata così la storia d’amore tra un Olandese volante meneghino e una rom albanese.

Lui ha vissuto per un paio di mesi nel campo rom, ma le abitudini e le condizioni di vita del posto erano insostenibili. Le leggi non scritte che regolano la vita nel campo non facevano per lui, e nemmeno più per lei. La famiglia d’adozione della ragazza era impegnata in attività che sconfinavano nell’illegalità, lei era stata minacciata ed era diventata oggetto di tentativi di compravendita.

Per andare a vivere insieme ed emanciparsi da quella situazione, hanno chiesto aiuto ai loro conoscenti. Così si è attivata una piccola rete di solidarietà che ha permesso alla nuova coppia di prendere in affitto un appartamentino. Secondo lui ci sono ancora alcuni lavori da fare. Lei sogna una cucina nuova. Ma le torte che prepara in quella vecchia sono comunque squisite.

Una storia europea
Lui parla cinque lingue: neerlandese, tedesco, francese, italiano e inglese. Vorrebbe imparare anche il romanès. Ha una laurea in sociologia e un dottorato in lettere, ottenuto nei Paesi Bassi. Lei non sa né leggere né scrivere. Ma parla il romanès, il greco, l’albanese e l’italiano. È nata in Albania e ha vissuto tra la Grecia e il Kosovo.

Lui ha scritto un libro, pubblicato nei Paesi Bassi, sui partiti e i movimenti politici italiani dal 1970 al 1990. Quando gli chiedo di parlarmene, lo fa quasi con imbarazzo. “Il mio studio”, dice, “giunge alla conclusione che negli ultimi decenni i partiti politici italiani hanno cancellato ogni capacità di rinnovarsi e di rinnovare il sistema della democrazia parlamentare”.

Gli chiedo perché non cerca un editore italiano. “Il libro tratta della storia italiana recente che è, per forza, anche una storia europea”, dice lui, evitando di rispondermi.
“Come la nostra storia”, interviene lei.
“Oggi la nostra priorità è sistemare casa e trovare un po’ di serenità economica. Ci siamo accorti di poterci ancora innamorare, nonostante esperienze di vita non esattamente stimolanti”, aggiunge lui, al momento dei saluti.

Buona fortuna, Olandese volante. Mihai Mircea Butcovan

 
Di Fabrizio (del 28/08/2005 @ 01:48:04 in musica e parole, visitato 2485 volte)
Cent'anni

Qui la foresta man mano cede alla palude, l’acqua si mischia alla foglie e alla poca terra. Il mondo doveva essere così, quando arrivammo la prima volta a Macondo.

La storia appartiene a chi sa scrivere, ma noi fummo qui prima che José Arcadio Buendía e la sua gente fondassero il villaggio. Ma allora giravamo, e nessuna traccia è rimasta di quei tempi così lontani.

Presto, anche il ricordo di Melquíades sparirà, come quei petali che la mattina volano sulla palude appena il sole si è alzato. Melquíades, che conosceva la giungla palmo a palmo, come conosceva la mente degli uomini. Lui è stato rispettato da tutti, senza mai aver combattuto nessuna guerra e ha portato qui benessere e felicità. Lui ci guidò sino a qui, dai porti della Grecia e dell’Egitto, risorgendo ogni volta. Scampando a tutti gli eserciti.

Questa volta, dovremo farcela da soli. La palude è circondata dai soldati e non ci permettono di andar via. Per il nostro bene e per proteggerci, dicono loro.

Il figlio “dilo” di José Arcadio, il grande colonnello Aureliano Buendía, ha combattuto tutte le guerre, e tutte le ha perse. Ora l’esercito è sulle sue tracce, e dice che l’ultima guerra il colonnello Aureliano l’ha dichiarata contro noi Zingari.

Non sarebbe la prima volta che succede questo. Siamo cresciuti assieme, c’era un patto di sangue tra la sua gente e la nostra, quando suo fratello José Arcadio fuggi con una delle nostre donne. Ma i Gagé non hanno mai rispettato il sangue, e José Arcadio, che era tanto forte, fu ammazzato da loro.

Ogni volta che uno Zingaro risorgeva, moriva uno dei figli di Aureliano Buendía. Furono l’esercito e gli squadroni della morte, ma fu facile dare la colpa a noi. Così, per proteggerci, l’esercito ci disse che avremmo dovuto rimanere nella palude senza poter più girare.

Confinata tra i rifiuti e la malaria, la mia gente muore piano piano di fame e malattia.

Deepali sta leggendo nelle foglie del the. Quando anche l’ultimo Zingaro morirà, nascerà l’ultimo erede dei Buendía, e avrà una coda di maiale. Quel giorno, si onorerà il vecchio patto di sangue. Senza più Zingari, sparirà anche la sua stirpe.

(Macondo XIX secolo - Europa XX secolo)

 
Di Fabrizio (del 31/05/2005 @ 01:32:21 in musica e parole, visitato 2755 volte)

da:

Data: 10.08.2005
Luogo: Palermo
Organizzato da: Ballkan world music management (QUI, foto musica e video da scaricare e QUI le altre date italiane  NDR)


Una brass band (che esiste da 17 anni) che ha coltivato l'idea di conquistare il mondo. Questi undici musicisti vivono a Vladicin Han nel sud della Serbia.

Fin da ragazzo Boban Marković sognava di diventare un trombettista famoso e di viaggiare in tutto il mondo. I suoi avi lo avevano sicuramente già preceduto perché suo nonno, il leggendario Pavle in passato aveva suonato per i re di Serbia. Anche suo padre era un musicista e fu lui ad insegnare e a far amare al figlio la tromba che divenne per Boban un accessorio inseparabile nella sua vita quotidiana. La tradizione inoltre è anche rafforzata dalla sua data di nascita: il 6 di maggio è il Djurdjevdan, la leggendaria festa degli zingari!

Da più di dieci anni l'Orchestra è il gruppo più popolare della Serbia. Questa popolarità è in primo luogo dovuta ai premi vinti a Guca, ("Golden Trumpet", "First Trumpet" e "The Best Orchestra"), il più importante festival della Serbia.

Questi successi hanno portato la band a prendere parte come compositori ai film di Kusturica ("Underground", "Arizona Dream") assieme a Goran Bregovic. Boban ha prodotto altre colonne sonore di film con Ljubisa Samardzical, ed ha lavorato con altri famosi musicisti quali il violinista Felix Laiko.

Su Boban Marković sono stati prodotti due film biografici per la televisione ungherese: "Boban Marković all'Accademia della musica" e "Un ritratto di Boban Marković".

La Boban Markovic Orkestar ha suonato in festival e concerti in: Grecia, Belgio, Romania, Ungheria, Italia, Austria, Principato di Monaco, Germania, Spagna, Slovenia, Slovakia, Croazia, Republica Ceca e molti altri posti ancora.

Hanno partecipato nei seguenti festival: Interbalcanic Music Festival 95, Balkan Brass Band Meeting 96 e 97, West Ritam 99, Mediawave 2000, Plein Air 2000, Glatt & Verkehrt 2000, Pepsi Sziget 2000, 30th International New jazz Festival in Moers - Germania, Linz Festival, Lent - Maribor, Praha Respect Festival, Pohoda festival in Trencin, Weltenklang festival in St. Polten, Kapolcs festival and Pepsi Sziget 2001 in Budapest con una platea di 15000 spettatori, dove il gruppo inglese Oasis che suonava dopo di loro dovette attendere 30 minuti per l'aclamazione dei presenti alla musica di Boban M.O.

A Guca, al "Dragacevski Sabor 2001" Boban Markovic vince il premio "The First Trumpet", che è il premio più ambito per ogni musicista serbo. Boban e il primo e unico ad aver vinto il premio con il voto 10 da parte di tutti i membri della giuria.

Nello stesso periodo Network, un grande lable in Germania pubblica il doppio CD "Golden Brass Summit" - Anthology of 40 years in Guca, dove Boban Markovic Orkestar apre l'album con 4 brani.

Collaborazioni con il duetto Austriaco Attwenger e con Frank London's Klezmer Brass All Stars Di Shikere Kapelye. Il loro CD "Srce Cigansko" e stato nominato come uno dei dieci migliori album del 2000 da Ben Mandelson, uno dei massimi esperti di brass bands



LA BAND

Boban Marković, tromba e voce
Marko Marković, tromba
Sasa Jemcić, tromba
Srdjan Spasić, tromba
Dragoljub Eminović, flicorno tenore
Asim Ajdinović, flicorno tenore
Isidor Eminović, flicorno tenore
Goran Spasić, flicorno tenore
Sasa Alisanović, tuba e voce
Nedzad Zumberović, percussioni
Asmet Eminović, percussioni
Sasa Stanojević, percussioni
Aleksandar Stosić, percussioni
 
Di Fabrizio (del 08/10/2008 @ 00:46:14 in Italia, visitato 2021 volte)

Avevo chiesto ad Ernesto Rossi come fosse andato il convegno su Carlo Cuomo, a cui (seppure a malincuore) non avevo potuto partecipare. Mi scrive di un convegno caldo e partecipato, con circa 150 presenze. Se qualcuno vi ha partecipato, mi faccia sapere le sue impressioni, anche commentando qui. Intanto, ecco il testo del lungo intervento svolto da Ernesto Rossi, che partendo dai ricordi, affronta molti temi di attualità.

4 ottobre 2008 - C'è un libro straordinario di Gianni Rodari, uno dei più grandi scrittori del Novecento italiano: C'era due volte il Barone Lamberto. Sembra un libro per bambini, categoria letteraria del sussiego. Vi si racconta la ventura di un ricco signore che può ricomprarsi la vita, perché scopre che "L'uomo il cui nome è pronunciato resta in vita".

Carlo, Carlo, Carlo…ecco cosa stiamo facendo, qui, oggi, adesso: ripetiamo il suo nome per raccogliere la nostra memoria e per continuare a tenerlo vivo fra di noi.

Perché in effetti non è vero che Carlo non ci sia più, né quando ci si occupa di Zingari, né per altre questioni, nelle quali ha lasciato segni forti e inconfondibili. È solo che, purtroppo per noi, facciamo fatica, nel mutare dei tempi, delle sensibilità, delle politiche, ad incontrarlo.

Ho avuto la fortuna di un'amicizia fraterna troppo breve con Carlo. Venne nel '68, giovane consigliere comunale, a vedere e a capire cosa succedeva nella biblioteca che dirigevo: un esperimento di gestione partecipata che sembrava anticipare nuove forme di decentramento.

Così adesso per questa amicizia e per il fatto d'aver cercato di proseguire il suo impegno con i Rom e i Sinti, mi tocca un compito difficile: parlare di Carlo coi verbi al passato, parlare di Carlo e del suo impegno per gli Zingari. Per molti anni –una quindicina- Carlo e questo impegno sono stati strettamente legati. Certo, si occupava dei destini della sinistra a Milano e lavorava come presidente della FILEF Lombardia, l'associazione internazionale fondata da un altro Carlo, lo scrittore e pittore Levi, per la quale aveva coniato, allargando e in parte rovesciando il primo impegno a favore dei nostri emigranti, uno slogan che era un vero sintetico programma: chiediamo per i nuovi immigrati gli stessi diritti che abbiamo chiesto per i nostri emigranti.

Ma occuparsi di zingari è impresa d'imparagonabile diversità: essi sono la minoranza delle minoranze. Il minimo possibile dell'altrui conoscenza, della considerazione, del rispetto dei diritti. Non esiste paese di riferimento,