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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca articoli per giugliano

Di Daniele (del 21/07/2006 @ 14:28:33 in Italia, visitato 1494 volte)

GIUGLIANO in Campania: I ROM NON SONO LADRI DI BAMBINI

"I Rom non sono ladri di bambini! Basta con queste superstizioni che servono solo a generare altri pregiudizi nei confronti di persone vittime di esclusione sociale!", sono le parole amareggiate di Tanio Angioino, dell'Opera Nomadi di Giugliano in Campania, l'organizzazione che si prende cura da anni del più grande campo ROM della Campania, il campo di Ponte Riccio, dove vivono oltre 500 bosniaci, dei quali 250 minori, perlopiù nati in Italia, come molti dei loro genitori. "Non desideriamo entrare nel merito dell'indagine giudiziaria che deve accertare se c'è stata la riduzione in schiavitù, e deve prevedere l'accompagnamento ai servizi sociali dei minori, come prevede la normativa in vigore, ma ciò che non troviamo accettabile è che sul presunto comportamento criminoso di alcuni si colpisca una comunità intera, con metodologie discutibili quali il prelievo di materiale biologico per l'esame del DNA. Grave è stata anche la spettacolarizzazione di questo metodo, che induce a rafforzare i pregiudizi nei confronti dei Rom." "Ciò che non emerge mai in questi veri e propri pogrom giornalistici sono le ragioni dell'esilio delle comunità rom della Campania", aggiunge Emiliano Di Marco, collaboratore dell'Opera Nomadi ed operatore del Programma che il Comune di Napoli ha avviato in partenariato con l'assessorato alle politiche sociali del Comune di Giugliano per la tutela dei Rifugiati, "i Rom di Ponte Riccio sono tutti bosniaci, sono persone fuggite dalla terribile guerra civile in Jugoslavia, vittime di persecuzioni e violenze documentate dai più autorevoli organismi internazionali di tutela dei diritti umani.

Ma il paradosso è che molti di loro sono nati in Italia, ma non sono cittadini italiani per il nostro paese e non sono bosniaci per le autorità della Bosnia Erzegovina, sono quindi apolidi di fatto, persone che andrebbero aiutate ed essere accolte con programmi sociali degni delle migliori esperienze sviluppate in Europa". "E' necessario che nei nostri territori le istituzioni prendano atto che non è con i programmi di rimpatrio che si risolve il dramma sociale e l'abbandono in cui vivono le popolazioni Rom. La Provincia non ha mai sbloccato i fondi per intervenire strutturalmente a ponte Riccio per realizzare un campo accogliente e dotato di servizi, nonostante la disponibilità del Comune di Giugliano. Ci auguriamo che questo appello trovi una riposta, prima che la stampa torni nuovamente ad accorgersi dei Rom, magari la prossima volta parlando dei bambini che muoiono di freddo." Opera Nomadi Progetto IARA (art. 1 sexies 189/02)

Caserta24ore news - 20/07/2006 17.18.23

ЈУГОСЛАВИЈА:
www.flickr.com/photos/gustomaina

 
Di Fabrizio (del 06/01/2007 @ 13:18:57 in Italia, visitato 1861 volte)

Un lungo articolo, uscito su Casertasette, sull'incendio del campo di Orta di Atella:

Una causa accidentale, secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri di Aversa ed i vigili del fuoco, ha provocato l'incendio che ha coinvolto la baracca di legno nella quale dormivano Cristina Mihalache, di 15 anni e Nicolae Ihnunt Laurentiu di 16, i due giovani rumeni morti avvolti dalle fiamme. A provocare il rogo sarebbe stato o un mozzicone di sigaretta o una candela lasciata accesa. Da quanto è stato accertato, infatti, è escluso il dolo e all'interno della struttura non sono state trovate stufe elettriche. Le fiamme si sarebbero sprigionate lentamente durante la notte, mentre i due dormivano. Le esalazioni avrebbero stordito la giovane coppia i cui corpi sono stati trovati carbonizzati nel letto. L'incendio ha coinvolto tre baracche - che sono andate completamente distrutte - ma gli abitanti delle altre due sono riusciti a mettersi in salvo. Il campo nomadi - costituito da una ventina di baracche di legno - si trova alla periferia di Orta di Atella, in località Cerbone e attualmente vi risiedono una cinquantina di persone. A identificare le vittime è stato il fratello di Cristina Mihalache. Secondo quanto si è appreso, i due giovani erano da poco a Orta di Atella, probabilmente erano giunti in occasione delle festività. I corpi sono ora a disposizione dell'autorità giudiziaria e sono stati portati nell'Istituto di Medicina legale di Caserta dove sarà effettuata l'autopsia. Erano sposati da circa due mesi Cristina Mihalache, di 15 anni e Nicolae Ihnunt Laurentiu di 14 (e non 16 come si era appreso in un primo momento), i due giovani rimasti uccisi nel rogo della baracca nella quale dormivano nel campo nomadi di Orta di Atella (Caserta). Ad accorgersi dell'incendio è stato uno dei vicini di Cristina e Nicolae che insieme con altri abitanti del campo - che sono tutti imparentati tra loro - hanno tentato di spegnere le fiamme con l'acqua contenuta nei bidoni: nel campo - che sorge sotto i piloni dell'asse di supporto Nola-Villa Literno, alla periferia di Orta di Atella ed al confine con l'area industriale di Pascarola di Caivano (Napoli) - infatti manca l'acqua corrente. I due giovani, che vivevano stabilmente nel campo nomadi di San Salvatore, a Casoria (Napoli), erano a Orta di Atella per trascorrere le festività con alcuni parenti. Il campo nomadi di località "Cerbone" è costituito da una ventina di baracche occupate da circa cinquanta persone che vivono facendo piccoli lavoretti. L'area dove sorge l'insediamento è degradata: vi sono rifiuti di ogni genere ovunque. I residenti sopravvivono facendo piccoli lavoretti, molti di loro estraggono rame dalle batterie per auto in disuso per poi rivenderlo, altri puliscono le cantine. Le baracche sono costruite con materiale di risulta e sono coperte da tappeti di bitume per cercare di limitare le infiltrazioni d'acqua. Oltre all'acqua manca anche la corrente: per illuminare le abitazioni vengono infatti utilizzate candele, per il riscaldamento stufe a gas. I nomadi che vivevano nel campo nomadi in località Cerbone, dove la notte scorsa è andata a fuoco una baracca e una coppia di giovanissimi è rimasta uccisa, stanno lasciando le baracche per dirigersi verso postazioni più sicure. Gli uomini, infatti, hanno caricato le masserizie su macchine e motocarri. "Stiamo andando via da qui - dice un rappresentante della comunità - perché non è più possibile vivere dove sono morti due nostri amici". Alcuni, secondo quanto si è appreso, troveranno una sistemazione in altri campi della zona. "Saremo lì per qualche giorno - prosegue il rappresentante della comunità - poi vedremo dove andare". Dalla stessa comunità di nomadi fanno sapere che i funerali delle due vittime si terranno in Romania, non appena saranno ultimati l' esame medico legale disposto dagli inquirenti.

Parla Bassolino

"La morte di Cristina Mihalache e Nicolae Ihnunt Laurentiu suscita profondo dolore; la vita è il bene più prezioso. Nessuno può restare indifferente di fronte a quanto accaduto oggi a Orta di Atella - dice il governatore della Campania, Antonio Bassolino - dove due giovanissimi sposi hanno perso tragicamente la vita in un contesto di povertà e abbandono". Per Bassolino "serve un lavoro continuo e costante per porre rimedio a situazioni di estrema difficoltà". Situazioni "come quelle che si verificano in molti campi rom abusivi presenti nel nostro Paese, dove vivono persone, donne e uomini, famiglie intere con bambini". "E' un grande e delicato tema, pieno di contraddizioni e di problemi, che reclama un impegno di tutti e una doverosa attenzione di tutte le istituzioni, nazionali e locali - afferma Bassolino - nel corso di questi anni, l'assessorato regionale alle Politiche Sociali si è fortemente impegnato per intervenire in diverse situazioni presenti sul territorio campano. Insieme con il Comune e con la Provincia di Napoli, è stato istituito un 'Tavolo permanente di concertazione sulle problematiche Rom', attraverso il quale la Regione ha finanziato la costruzione e il risanamento dei campi di Giugliano e Caivano, mentre altri importanti interventi sono in corso d'opera. Stiamo realizzando iniziative analoghe anche insieme alle amministrazioni di Giffoni, Battipaglia, Eboli, e in tutta la fascia a sud di Salerno". "Vogliamo potenziare ancora di più il nostro impegno, per garantire la messa in sicurezza dei campi a rischio e normali condizioni sanitarie e abitative ai loro abitanti. Per questo - conclude Bassolino - siamo pronti a collaborare con la Provincia di Caserta, la Prefettura e il Comune di Orta di Atella per aprire subito un tavolo operativo che si occupi costantemente dei campi rom in Terra di Lavoro".

Parla assessore regionale D'Amelio

"Rammarico e dolore" per la "tragica scomparsa dei due giovani rom morti a Orta di Atella" vengono espressi dall'assessore campano alle Politiche Sociali, Rosa D'Amelio. L'assessore sottolinea "l'urgenza di accentuare sempre più efficaci politiche di integrazione". "Vicende strazianti come questa - afferma - ci richiamano tutti a fare di più, anche se niente e nessuno potrà restituire la vita a questi due giovanissimi ragazzi. Spetta prima di tutto alla politica - istituzioni, forze politiche e sociali, società civile - sapersi far carico di problemi difficili come l'immigrazione e l'aiuto alle fasce sociali più deboli". "Noi come Regione siamo impegnati a fare la nostra parte, come dimostrano gli interventi di riqualificazione di diversi campi rom compiuti in questi anni. Vogliamo continuare su questa strada - conclude D'Amelio - approvando al più presto una legge regionale sui rom, che potrà essere un ulteriore contributo per la soluzione di questi problemi".

Ma sindaco Orta di Atella rilancia su Bassolino e Provincia

"Tornerò a scrivere alla Regione, alle Province di Caserta e Napoli e alle rispettive prefetture per chiedere la convocazione di un tavolo di confronto. Sono addolorato per quanto è accaduto ma non siamo in grado di offrire, nel nostro Comune, ospitalità a circa duecento nomadi". Salvatore Del Prete, sindaco di Orta di Atella, rilancia così l'allarme dopo la morte di due giovanissimi sposi rom. Il campo dove è accaduto l'incendio questa mattina non è l'unico presente nel piccolo comune casertano: a pochi chilometri di distanza vi è un'altra baraccopoli, dove oltre centocinquanta persone vivono in precarie condizioni igienico-sanitarie. Una situazione già denunciata nei mesi scorsi dallo stesso Del Prete. "La politica deve fare di più - prosegue il sindaco - è mortificante ospitare stranieri in queste condizioni. Si trovi una soluzione condivisa". Del Prete chiede anche l'intervento della prefettura di Napoli ritenendo che la maggior parte dei nomadi presenti nel suo comune provenga da alcuni centri dell'hinterland partenopeo dove alcuni mesi fa sono stati smantellati alcuni campi ma anche in considerazione del fatto che "a qualche chilometro di distanza, nel territorio del Comune di Caivano (Napoli) - spiega ancora Del Prete - c'é una struttura attrezzata per accogliere i nomadi in maniera adeguata". Intanto, nel pomeriggio di oggi ad Orta di Atella sono giunti due funzionari dell'assessorato regionale alle Politiche sociali che hanno preso contatti con l'amministrazione comunale per discutere dei provvedimenti da adottare nei prossimi giorni.

Caruso se la prende con parte politica che rappresenta Governo

"Una morte annunciata" quella avvenuta nel campo nomadi di Orta di Atella, secondo il deputato del Prc Francesco Caruso. "Quando si lasciano intere comunità nel degrado e nell'abbandono più totale, quando bambini e ragazzini sono costretti a vivere senza luce, senza acqua, senza riscaldamento, circondati da ratti, quando il razzismo, l'egoismo e l'indifferenza sono i nostri unici parametri del confronto sociale e culturale, quando nel nostro Paese si perseguono le politiche di 'segregazione razziale' nei confronti dei rom, come denunciato nei richiami dell'Unione Europea dell'aprile di quest'anno, le tragedie come quelle di Orta di Atella - afferma il parlamentare - sono e saranno sempre all'ordine del giorno: non si tratta semplicemente di eventi fortuiti, ma un epilogo drammatico di una condizione drammatica di degrado e di abbandono". "Oggi, mentre visitavo le baracche del campo rom di Cosenza, - ha aggiunto - mi sono vergognato di essere un parlamentare di questa repubblica italiana. I razzisti volgono lo sguardo da un'altra parte, io non riesco a ignorare lo sguardo di quei bambini che ogni giorno devono combattere contro il freddo, i topi e il degrado per sopravvivere: questa non è civiltà, è barbarie. Delle morti di Orta di Atella siamo tutti responsabili perché non solo il razzismo ma anche l'indifferenza uccide".

E ci si mette anche il Codacons

La magistratura deve indagare sul rogo del campo nomadi di Orta di Atella dove hanno perso la vita due giovani rom, al fine accertare eventuali responsabilità del Comune che ospitava la struttura. Lo afferma in una nota l'associazione dei consumatori Codacons. "L'amministrazione comunale - si legge nella nota - deve garantire la sicurezza anche dei campi nomadi, e il rispetto di tutte le norme igienico-sanitarie al fine di evitare spiacevoli episodi che possono portare a conclusioni tragiche. Chiediamo alla magistratura di verificare se il Comune abbia messo in atto tutte le misure atte a garantire la sicurezza del campo nomadi dove si è verificato il rogo, e accertare eventuali omissioni e relative responsabilità".

De Franciscis colpito da terribile notizia

“La comunità di Terra di Lavoro è profondamente colpita dalla tragica scomparsa dei due giovani rom avvenuta nell’incendio all’alba di oggi ad Orta di Atella. In tutti noi è molto forte il dolore per la perdita di due giovani vite ed esprimiamo vicinanza ai familiari delle vittime e a tutta la comunità rom”. Lo afferma il presidente della Provincia di Caserta, Sandro De Franciscis. “Nessuno si nasconde che all’interno di contesti ambientali difficili – prosegue il presidente De Franciscis –, che lentamente ma progressivamente risalgono la china per una accresciuta attenzione da parte delle Istituzioni alle problematiche legate alla vivibilità, permangono tuttavia vere e proprie emergenze. Come Provincia di Caserta non possiamo che cogliere, ancora una volta, la concretezza dell’iniziativa della Regione Campania che con il presidente Antonio Bassolino si è detto disponibile a ricercare con noi e con le Amministrazione comunali interessate al fenomeno della presenza dei rom sui rispettivi territori le condizioni ambientali e sanitarie più idonee ad una dignitosa coabitazione con le comunità locali. Al governatore, nelle ore immediatamente successive alla tragedia, abbiamo già rilanciato la nostra disponibilità e concorderemo presto modalità e obiettivi del tavolo di lavoro. Come Provincia promuoveremo ogni sforzo nelle nostre possibilità per sostenere l’impegno dell’Amministrazione di Orta di Atella a fronteggiare l’emergenza di queste ore”.

Parla Sandra Lonardo Mastella

"Sono profondamente dispiaciuta per la morte dei due giovani rom. Mi ha colpito in modo particolare la notizia della loro tenera età. Ciò deve spingerci non solo a provare sentimenti di cristiana pietà ma anche di profonda giustizia. Mi auguro che si accertino le cause di questa tragedia e le eventuali reponsabilità". Lo afferma il presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo. "In ogni caso - ha aggiunto - occorre davvero che ognuno di noi faccia la sua parte, anche più del suo dovere, per evitare il ripetersi di tragedie così grandi, per intervenire con concretezza e decisione sulle cause, per contribuire ad estirpare ogni forma di isolamento e discriminazione, per riuscire sul serio e definitivamente a rimuovere condizioni di disagio sociale, di sudditanza economica e culturale, ancora troppo diffuse. La migliore maniera per far sentire il proprio dolore è impegnarsi nella costruzione di un futuro migliore, per tutti".

Domenica rom avevano festeggiato per ingresso in Ue

Al campo nomadi Orta di Atella, dove la scorsa notte sono morti in un incendio due giovanissimi sposi, domenica sera hanno festeggiato; lo hanno fatto non solo per dare il benvenuto al nuovo anno ma anche per festa per salutare l'ingresso della Romania nell'Unione Europea. "Lo abbiamo sentito per televisione che nel nostro Paese si faceva festa e l'abbiamo fatta anche qui. Per noi è stata una tappa fondamentale - dice un rappresentante della piccola comunità rom che ha vissuto fino a qualche ora fa in fatiscenti baracche sotto un viadotto dell'asse di supporto Nola-Villa Literno - un evento che ha riacceso la speranza di trovare più facilmente un lavoro, con il quale sfamare le nostre famiglie. Ma credo che sarà difficile che questo sogno si avveri". Il rappresentante della comunità che parla ha quarantasette anni, è sposato da oltre ventotto ed è giunto in Italia due anni fa. Ha fatto a bordo di un vecchio autobus, pagando un biglietto dal costo di novanta euro, il suo viaggio della speranza, da Bucarest a Roma. Poi ha chiamato anche la moglie ed i figli. "Siamo poveri ma viviamo onestamente, non rubiamo, viviamo raccogliendo per strada quello che gli italiani buttano ma qui, come altrove, ci continuano a guardare con sospetto", spiega in un italiano stentato. Nel campo dove è divampato l'incendio, infatti, sono state trovate batterie esauste di auto (che sarebbero state presto smontate e vendute), rottami di ferro. A chi gli chiede perché non sono andati altrove, semmai nel vicino campo di Caivano, che è più attrezzato il rappresentante della comunità risponde deciso: "Non c'era ragione di andare via. Finora qui siamo stati benissimo", lasciando poi capire che altrove sarebbe stata davvero difficile l'integrazione con gli slavi presenti. (3 gennaio 2007-18:45)

 
Di Sucar Drom (del 06/05/2009 @ 11:42:25 in blog, visitato 1440 volte)

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Di Fabrizio (del 21/06/2007 @ 10:19:06 in Italia, visitato 1431 volte)

Ricevo da Etem Dzevat questo contributo

Zingaro deriva dal nome Athinganos con cui Greci definivano “intoccabili” le persone di questa etnia. In Italia, ladro, sporco, pericolo = zingaro

Nel mondo più o meno 40 milioni Rom e Sinti

In Europa sono circa 14 milioni

In Italia sono 180 mila tra cui cittadini italiani 70 mila, 70 mila ex jugoslavi e 40 mila rumeni e bulgari.

Nella città di Pisa sono circa 800/1000 Rom di ex Jugoslavia (Macedonia, Kosovo, Bosnia) , più i nuovi cittadini europei Rom Rumeni 300/500

Il primo problema che devono risolvere gli amministratori locali, prefetti e governo, monitorare con certezza quanti Rom sono realmente presenti per città, per regione e nella stato. Questa attività deve essere svolta da un gruppo misto gagè-rom, sapendo che ogni gruppo porta il suo stile e cultura diversa, cerchiamo essere presenti in questo fondamentale lavoro. I rom jugoslavi è possibile suddividerli in due grandi gruppi : Khoracane che appartengono alla religione Islam e Gagicane di religione ortodossa. Per integrazione sociale e diritti delle “minoranze” ci sarebbe una emergenza continuativa. Punto primo permesso di soggiorno, Secondo lavoro, Terzo abitazione, ecc. ecc. Sapendo il pregiudizio sugli zingari in questo senso servirebbe un reale appoggio da parte delle istituzioni. Una delle idee per una soluzione abitativa consisterebbe in micro villaggi, dove le famiglie allargate che arrivano a 50 persone…. Immagine del campo deve consistere in una soluzione di passaggio, per i Sinti che ancora svolgano attività circense e di giostrai che ancora vivono in maniera nomade o semi nomade. Sottolineo che il gruppo Rom di ex Jugoslavia sono con cultura abitativa assolutamente sedimentaria.

Dando la possibilità di un permesso di soggiorno, si da una responsabilità…

Far un “patto” di stabilità con cui i ragazzi sono obbligati ad andare a scuola ed evitare di chiedere l’elemosina. Se ci sono disoccupati ricevere un sostegno economico e avere assegno familiare…

Il prezzo per rispettare il patto è legge, altrimenti sanzioni, che significa senza nessun aiuto delle istituzioni.

Ci sono Rom jugoslavi con tre generazioni e tre cittadinanze, padre madre kosovari, macedoni o bosniaci, figli nati in Croazia e nipoti nati in Italia. Tanti senza nessun documento (pure per quelli nati in Italia)… tutte queste persone possono fare solo richiesta per attesa apolidia ma senza davvero arrivare a essere apolidi riconosciuti… L’emergenza Rom rumeni secondo noi si elimina con l’aiuto allo stato Rumeno. I progetti fatti dagli stessi Rom Rumeni finanziati dall’EU e nazioni unite.

Si buttano migliaia di euro per rimandare al loro paese di provenienza cittadini rom rumeni che ora fanno parte dell’Europa. Non buttare più soldi per niente ma si aiutano loro in casa loro, creando delle opportunità lavorative e abitative che permettano di rimanere nella loro terra. Dopo ultimo successo ad Appignano del Tronto, dove 4 ragazzi da 13 a 16 anni sono deceduti per causa di un Zingaro ubriaco… Rom rumeno arrestato per il duplice omicidio di Mendicino, Calabria… E il Rom bosniaco che per rubare una macchina a Giugliano si è trascinato dietro la proprietaria, uccidendola.

Il Ministro Amato ha pensato di far scattare l’emergenza Rom con finanziamenti speciali da regioni, province e comuni, prevede le seguenti misure: campi nomadi sotto vigilanza, telecamere e maggiori poteri ai prefetti. Soluzioni adottate in periodi della storia da regimi violenti e totalitari. Noi diamo fiducia al Governo di sinistra italiano e lanciamo un appello per arrivare con fondi speciali ad una soluzione al problema ROM, più grande minoranza europea, unico popolo con bandiera e senza terra madre , più discriminata in Europa. Pieni di speranza, grazie ed arrivederci.

Etem Dzevat, presidente ACER di Pisa, membro del Comitato Rom e Sinti insieme

 
Di Fabrizio (del 11/04/2011 @ 09:54:15 in conflitti, visitato 1215 volte)

Cosa lega Pisa a Napoli (ed i campi rom di contorno)

Assemblea contro la guerra a Viareggio il 7 aprile 2011
Intervento del delegato rsu del comune di Pisa Federico Giusti (9 Aprile 2011)

Per nessuna ragione avrei rinunciato a inviarvi un contributo alla discussione di questa sera che ha come filo conduttore il tema della guerra.
Sarò estremamente schematico, a tratti anche provocatorio, ma sarebbe un grave errore affrontare la tematica di questa sera solo da un punto di vista ideologico o di analisi geo politica.

Sotto i nostri occhi è palese la sconfitta del movimento contro la guerra, la sua incapacità di mobilitarsi, di creare opinione pubblica e coscienze.
La responsabilità è attribuibile solo a posizioni ondivaghe e contraddittorie che hanno attraversato per lungo e per largo i movimenti contro la guerra? Insomma, è colpa della non violenza, della scelta operata dal centro sinistra di schierarsi a favore del conflitto in Libia , o l'assenza di mobilitazioni segna la stessa sconfitta delle posizioni più radicali?

Io propendo per questa seconda ipotesi e proverò a dimostrare che l'assenza di mobilitazione non è solo imputabile alle contraddizioni del movimento contro la guerra o a scelte guerrafondaie, ma alla palese e sconcertante incapacità dei movimenti antimperialisti di proporsi in termini propositivi ed egemonici, con percorsi viziati da eccessi ideologici, da continue spaccature, dai vizi del politicismo che annienta il confronto e il dibattito dietro alle estenuanti querelle su elementi insignificanti, pronti a spaccare il capello su parole d'ordine che poi scisse da una reale progettualità diventano prive di ogni significato.

Partirei dalla militarizzazione del territorio che riguarda Pisa con l'Hub ma attanaglia anche altre aree della penisola, per esempio il napoletano. Nel novembre 2011 dovrebbe essere terminata la nuova base militare di Giugliano che sorge a pochi chilometri da una altra base (Lago Patria) e vicino al Garigliano, un deposito di scorie nucleari ad elevata pericolosità

La costruzione di questa area militare è stata preceduta da una pulizia etnica che ha cacciato via campi rom e sinti, popolazioni provenienti dalle zone di guerra del Kosovo. E' ormai accertato che dietro alle minacce, agli incendi e alle aggressioni perpetrate contro rom e sinti ci fosse la mano dei clan camorristici, gli stessi che ritroviamo invischiati nel business della base, nella costruzione dei villaggi per militari, nella edificazione di aree sottoposte in teoria a vincoli paesaggistici. Ebbene, la cacciata dei rom ha preceduto di pochi mesi la costruzione di una nuova area militare, allora come non scorgere un nesso inquietante con quanto accaduto sulla costa pisana al Calambrone? La differenza è che a Napoli avevamo i clan camorristici, al Calambrone quel tessuto sociale della destra che vede piccoli immobiliaristi, proprietari di bagni,di attività commerciali, gli stessi che non hanno mosso un dito quando c'era da difendere la costa tirrenica dal rigassificatore (una minaccia ambientale), o tutelare la Pineta dalle discariche o difendere l'occupazione degli alberghi del litorale dove i contratti a tempo indeterminato vengono progressivamente trasformati in contratti precari.

Dietro a tutto ciò opera la Confcommercio, l'organizzazione dei commercianti e vera testa di ponte della destra, associazione favorevole alla militarizzazione del territorio.

Allora si capisce che la mancata saldatura della lotta per l'ambiente con la difesa del territorio, della lotta antimilitarista con la solidarietà ai migranti, la parcellizzazione dei percorsi ha finito con il regalare alla destra, al razzismo e alla xenofobia un formidabile terreno di sperimentazione dove attuare quella rottura sociale che porta acqua al mulino della destra.

La militarizzazione dei territori avviene silenziosamente senza che nessun movimento la contrasti, del resto sta passando perfino una legge in Parlamento che istituzionalizzerà la presenza dei militari nelle scuole italiane e, allora, le visite in caserma (al tempo del duce ci portavano i balilla con il moschetto di legno) sostituiranno le viste ai musei, i percorsi didattici saranno soppiantati dai programmi di addestramento militare, insomma distruggeranno con la costituzione italiana anche ogni riferimento all'Italia antifascista e all'Italia che ripudia la guerra.

Parlavamo di analogie tra il pisano e il napoletano, infatti vicino al Calabrone (a san Piero) sorge il Cresam dove guarda caso si trovano scorie nucleari, a poche centinaia di metri la base militare Usa di camp darby, a pochi chilometri ancora sorgerà l'Hub militare da cui le Forze armate vogliono far partire tutte le missioni militari all'estero, imprese di guerra chiamate missioni umanitarie.
Ma le analogie non finiscono qui perchè a Napoli e a Livorno stazionano le centrali nucleari galleggianti, i sottomarini a propulsione nucleare che in caso di incidenti provocherebbero danni incalcolabili ben più gravi di quanto avvenuto in Giappone nel 2008.

La parcellizzazione dei movimenti, l'assenza di un punto di vista qualificante e unitario che leghi la militarizzazione del territorio al business economico che si cela dietro alle industrie di armi e alle basi militari,la problematica dell'immigrazione con le lotte dei territori, le campagne contro l'aumento delle spese militari troppe volte promesse dai sindacati e mai mantenute(addirittura la Cgil promuove il potenziamento della industria di guerra) e la difesa di pratiche diffuse come quella dell'accoglienza , questi fatti fotografano la nostra sconfitta.

Da qui bisogna ripartire e il convegno contro l'hub del 16 aprile a Pisa si prefigge un obiettivo ambizioso come quello di tenere insieme le istanze di chi lotta contro la militarizzazione dei territori con quanti obiettano contro l'aumento delle spese militari, i pacifisti con gli antirazzisti, gli antimperialisti con i genitori che si oppongono alle visite delle scuole in caserma.

O si tengono insieme questi percorsi o si intraprendono strade minoritarie e perdenti. La lotta contro la guerra oggi è pressochè inesistente perchè si pensa che opporsi alla guerra non abbia ripercussioni sulla nostra vita quotidiana. Chi del resto individua il nesso tra i tagli ai salari e alle pensioni e l'aumento delle spese militari, con un ricorso strutturale alla guerra per superare la crisi del sistema capitalistico? E una volta individuato il nesso, non pensate che serva una pratica sociale, culturale e politica di massa che non si limiti alle piattaforme giuste e alle manifestazioni minoritarie per scegliere invece percorsi ampi e condivisi ?

Usciamo allora dal minoritarismo e navighiamo in mare aperto

federico giusti

 
Di Fabrizio (del 10/06/2011 @ 09:48:11 in casa, visitato 1243 volte)

A due mesi dal blitz nell'Asi nessuno ha provveduto a risistemare la comunità che da 30 anni vive in quei luoghi. Giugliano, dopo lo sgombero 3 nuovi accampamenti su terreni privati. Le associazioni mettono sotto accusa il sindaco Pianese e la prefettura - di TIZIANA COZZI

Li hanno mandati via due mesi fa dall'area industriale Asi di Giugliano, con la promessa di sistemarli altrove. Con le ruspe hanno buttato giù le loro baracche vecchie di trent'anni ma i nomadi sono rimasti lì. Per sessanta giorni hanno dormito nelle automobili, nei furgoni. Sono circa 500, 466 per l'esattezza, hanno occupato terreni e campagne private, non si sono mossi di un millimetro dall'area dove hanno vissuto più di un trentennio: la loro casa, più provvisoria che mai, è intorno al centro commerciale Auchan di Giugliano, una porzione di terreno praticamente invasa dai senzatetto nomadi. Lì vivono i rom rimasti fuori dalle assegnazioni del piccolo campo nato nell'area industriale Asi. Una tribù di senzatetto, tra cui 275 minori (147 tra 0 e 5 anni, 128 dai sei ai 16 anni) costretti a sopravvivere in difficili condizioni. Nessun servizio igienico, immersi nel fango e nella sporcizia, vivono come vagabondi accampati in mezzo alle campagne, senza un minimo di tutela. Tre gli accampamenti di fortuna nati su aree private che adesso i proprietari legittimi reclamano. Due intorno all'area del centro commerciale, uno nei pressi della stazione ferroviaria.

Una situazione di emergenza più volte segnalata al Comune e al prefetto, che però stenta a trovare una via d'uscita. Venerdì è previsto l'incontro con il sindaco Giovanni Pianese e con il prefetto Andrea De Martino, alla presenza di una delegazione di nomadi e di padre Alex Zanotelli.
"È una situazione davvero grave - dice Alexander Valentino del comitato "Con i rom" - restano lì perché ci hanno vissuto trent'anni e non sanno dove andare. Ma ogni giorno le pattuglie di polizia li controllano, ripetono di continuo che devono andarsene. Come è possibile che non ci sia una soluzione?". Nemmeno un mese fa, un bimbo ha perso la vita in uno dei tre accampamenti: viveva nel furgone con i genitori. E ora, con il caldo la situazione può soltanto peggiorare.

La soluzione ci sarebbe: un territorio confiscato alla camorra a Quarto. "Lo abbiamo visto assieme all'Opera Nomadi e ad una delegazione di rom - racconta Valentino - loro erano entusiasti. Ma alla fine l'accordo non c'è stato anche perché il terreno individuato si trova proprio al centro di una zona residenziale con villette private. Non è esattamente il posto adatto per 500 nomadi".

Nell'attesa, ognuno si arrangia come può. Chi ha lavoro e soldi ha comperato un camper. Gli altri hanno provato a costruirsi una baracca in legno ma la polizia gliel'ha impedito. In tanti si sono procurati vecchie roulotte, prestate da parenti o amici. Una situazione tale non può andare avanti per molto. In due mesi, però, nessuno ha trovato una soluzione. "Ci incontreremo con il prefetto e i proprietari dei suoli - spiega il sindaco di Giugliano Giovanni Pianese - ma non ci sono molte soluzioni sul tavolo. C'è l'ipotesi Quarto oppure si può temporeggiare nell'attesa dei provvedimenti giudiziari di sgombero. I proprietari si sono rivolti alle autorità per far liberare i loro terreni". Un progetto forse esiste: l'ennesimo sgombero.

 
Di Fabrizio (del 16/04/2011 @ 09:41:59 in casa, visitato 1464 volte)

InterNAPOLI.it 12-04-2011 L'operazione all'alba. Alex Zanotelli: «Eravamo un paese accogliente»

GIUGLIANO. L'operazione è cominciata questa mattina all'alba. Oltre 400 nomadi residenti nei campi rom a ridosso della zona Asi, sono stati sgomberati con l'ausilio di ruspe e di agenti delle forze dell'ordine. Si prevede che le operazioni di sgombero continueranno anche domani. Non sono mancati momenti di tensione. Sul posto è giunto anche il padre comboniano Alex Zanotelli, il quale ha annunciato che lascerà il campo nomadi «solo quando la prefettura mi darà rassicurazioni in merito alla sistemazione dei nomadi che non hanno trovato posto nei moduli abitativi, allestiti dal Comune di Giugliano». Nel nuovo campo infatti trovano posto appena 200 persone circa a fronte delle 500 che fino a oggi vivevano nella ''baraccopoli'' a ridosso della zona industriale di Giugliano. «Ho chiamato in prefettura ed ho rappresentato ad una funzionaria questa esigenza - ha spiegato padre Alex Zanotelli - ma fino ad ora non ho ricevuto alcuna risposta».

Non si sa dove andranno i rom sgomberati dai campi. Dopo che le ruspe hanno distrutto le baracche, alcune famiglie hanno lasciato la zona, altre stanno ancora raccogliendo le cose che hanno deciso di portarsi dietro, altre invece, alcune decine di nomadi, si sono accampati in due terreni non lontani da Ponte Riccio, entrambi nel territorio del comune di Giugliano. Alcune famiglie con i loro camper si sono sistemati nei pressi del cavalcavia della stazione ferroviaria. Altre invece a poca distanza dalla rotonda di Qualiano.

La preoccupazione viene rivolta in particolare per i tanti bambini, molti dei quali, frequentavano regolarmente le scuole. Solo domani si saprà quanti continueranno a frequentare regolarmente le scuole. La maggior parte di essi è praticamente nata a Giugliano e, sempre alcuni di loro sono figli di altri nomadi nati a Giugliano. Gli insediamenti hanno cominciato a mettere radici a Giugliano già 20 – 25 anni fa.

Alcuni volontari, rappresentanti di associazioni umanitarie, hanno provveduto alla distribuzione del pasto e dell'acqua. I servizi sociali del Comune di Giugliano hanno fatto sapere che i nomadi hanno rifiutato la colazione offerta loro in mattinata. «Solo una bambina - ha riferito all'Ansa Rosa Ariano, responsabile dei servizi sociali al Comune di Giugliano - ha accettato un pacco di merendine». Padre Zanotelli si è intrattenuto per l'intera giornata con i rom della zona Asi esprimendo loro solidarietà: «Una volta eravamo un popolo ospitale - ha commentato il sacerdote - ma ora sembra che non ci sia più umanità».

Appartengono a varie etnie i rom sgomberati dai campi giuglianesi. Molti di loro provengono dalla ex Jugoslavia. Lo sgombero del campo era già stato predisposto e pianificato da settimane e legato a problemi di salute pubblica. Esso infatti insiste su un terreno fortemente inquinato e destinato alla bonifica. Ma la presenza dei rom aveva creato problemi al consorzio di imprenditori locali che opera all'interno dell'area per i furti di cavi di rame e di energia elettrica. Proprio per questo motivo gli imprenditori del Cig da anni si battono con istituzioni, Comune e prefettura, affinché venisse trovata una soluzione al problema: «Lo sgombero non era più rinviabile perché i nomadi non potevano più vivere in queste assurde condizioni igienico-sanitarie. Ma d'altra parte dico anche che ora gli imprenditori non hanno più alibi e devono investire, come anche le istituzioni devono fare il loro dovere - è il commento che in mattinata ha rilasciato il presidente degli industriali giuglianesi, Angelo Punzi - Ora ci aspettiamo che venga bonificata l'area e che venga garantita la sicurezza soprattutto per i nostri clienti, che molto spesso in questa zona non volevano proprio venire La nostra sfida – aggiunge Puzi - è anche quella di realizzare un centro servizi per tutti gli imprenditori, siamo sicuri che nel giro di poco tempo potremmo aumentare considerevolmente il numero di lavoratori impiegati».

 

Italia: ennesimo corto circuito informativo. Per qualche strano caso (no, vabbè, non è così strano a pensarci bene ; - )) ne sappiamo di più su un muro che si vuole costruire in Romania nella città di Baia Mare per dividere Rom da gagé (circa 101.000 risultati su Google), rispetto ad un identico progetto in Campania (circa 37.100 risultati, sempre Google). Visto che in passato se n'è già scritto, torniamo sull'argomento con uno degli ultimi articoli usciti su internet, che riporto senza ulteriori commenti.

Il Levante GIOVEDÌ 04 AGOSTO 2011 14:39 DI LILIA LOMBARDO

L'idea è quella di dividere e proteggere la zona industriale Asi di Giugliano dai campi rom confinanti: è per questo che gli industriali hanno progettato un muro alto 3 metri e lungo 450, inaugurato ieri presso la sede del Cig (consorzio che raggruppa gli imprenditori di Giugliano), che comprende in tutto 45 aziende dei settori elettronica, farmaceutica ed abbigliamento. Alla cerimonia di presentazione erano presenti rappresentanti delle istituzioni e il presidente degli imprenditori giuglianesi, Dott. Angelo Punzi.

Gli stessi industriali tengono a precisare che non si tratta di una forma di razzismo, ma rappresenta una sorta di protezione dai furti di acqua, cavi della rete elettrica, la manomissione delle cabine elettriche e la distruzione delle varie linee telefoniche per rubare il rame, che per anni si sono verificati senza che nessuno se ne preoccupasse o prendesse provvedimenti.

Lo stesso Punzi ha tra l'altro precisato che con questa creazione non si auspica la completa risoluzione dei problemi derivanti da una convivenza obbligata, né si vuole far credere che tutti gli atti di vandalismo siano attribuibili ai soli rom (perchè ci sarà certamente chi si fa scudo con questo alibi), ma che tale iniziativa serve principalmente a rilanciare un'area industriale degradata.

<>, ha affermato il presidente.

Da anni ormai la situazione era questa: industria da una parte, rifiuti di ogni tipo dall'altra, ed in mezzo decine e decine di rom accampati. Dopo l'abbattimento della baraccopoli di Giugliano alcuni gruppi ( si parla di 120 persone su 600), sono stati trasferiti per iniziativa del Comune in alloggi vicini alla suddetta area ed infatti da quel momento si sono ridotti, insieme ai rom, anche gli spiacevoli episodi, che non sono tuttavia spariti del tutto.
Ad essere invece sempre presente è l'immondizia e gli sversamenti di rifiuti che la creazione del muro di propone di fronteggiare.

Non sono certo mancate le polemiche intorno a questa decisione: l'associazione "Opera Nomadi" ha infatti affermato: << Li segregano per stare tranquilli, è una cosa vergognosa>>, e non è la sola a dirsi indignata; anche altre associazioni di Giugliano non hanno visto di buon occhio questo progetto ritenendolo <>.

 
Di Sucar Drom (del 08/10/2010 @ 09:35:14 in casa, visitato 1484 volte)

Il Mattino

GIUGLIANO (5 ottobre) - Un muro traccerà la linea di confine tra le imprese e le nuove case dei rom.
La barriera di mattoni alta tre metri, finanziata dalla Provincia, assieme a una nuova ordinanza di sgombero, farà scattare a breve il conto alla rovescia per portare gli ex nomadi fuori dalla zona Asi.

Dopo anni di braccio di ferro tra gli imprenditori e le associazioni, venerdì se ne discuterà in Prefettura. Sul tavolo le modalità di trasferimento e, probabilmente, di selezione dei 120 rom – sui quasi seicento presenti da metà degli anni Ottanta all’interno dell’area industriale - che dovranno alloggiare nel villaggio attrezzato dal Comune, sempre a pochi passi dall’Asi. Addio baracche di legno e lamiere, senza acqua e senza luce, ma solo per una parte delle famiglie, in pratica. Di soluzioni abitative alternative, infatti, finora non si è mai discusso, né era andato a buon fine il tentativo di provincializzare - cioè di spostare in altri comuni - i rom in esubero.

Sul destino degli ex nomadi restano vigili le associazioni che già a dicembre 2009 erano scese in campo per strappare la sospensione dell’ordine di sgombero della Procura, legato all’inquinamento delle aree. Ora, però, i tempi sembrano maturi per andare avanti. Le condizioni per far scattare il piano ci sarebbero quasi tutte. Il villaggio attrezzato del Comune potrebbe essere completato entro ottobre con l’installazione dei 24 alloggi prefabbricati. Mentre si attende che sia tutto pronto il Comune paga un istituto di vigilanza per proteggere l’area dai vandali...

Tonia Limatola

 
Di Fabrizio (del 12/05/2011 @ 09:34:05 in Italia, visitato 1443 volte)

Da Elisabetta Vivaldi, tramite Marco Brazzoduro

... sono stati sgomberati pure i Rom di Giugliano in Campania. Sono a Napoli. Se mi vuoi aiutare ti passo un po' di materiale. La situazione è tragica si tratta di 500 persone che sono state per decenni su una terra piena di rifiuti tossici. Secondo La Repubblica Napoli si tratterebbe di 35 mila tonnellate di materiali tossici. Adesso sono divisi in gruppi e si sono accampati nei campi del giuglianese, senza acqua o altro. Hanno perso sia le baracche che parte delle loro cose. Si sono mossi con i camper e le roulotte ma sono in condizione molto molto precaria. Ci dovrebbe essere un incontro domani tra Sindaco e Prefetto ma i rappresentanti dei Rom e i gruppi pro-Rom non sono stati invitati a partecipare. Solo 100 su 500 sono stati "sistemati" in una ventina di container senza allaccio idrico.

Tra gli sgomberati ci sono malati, bambini, donne incinte e che allattano, una vecchietta dializzata e la mamma del bambino che un paio di settimane prima è morto per la malasanità secondo la mamma, perché Rom.

Ti allego il materiale,

http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-444ab352-e780-4162-870d-7415efbfcac2.html?refresh_ce

http://www.eu-roma.net/dblog/campo.asp?c=Giugliano

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/04/13/news/via_i_rom_dall_asi_400_senza_casa_100_nei_container_ma_non_c_acqua-14871178/

radio http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-444ab352-e780-4162-870d-7415efbfcac2.html

http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/campania/2011/04/12/visualizza_new.html_903242545.html

http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/campania/2011/04/12/visualizza_new.html_903242572.html

Kon mangel te kerel tumendar roburen chi shocha phenela tumen o chachimos pa tumare perintonde
Chi vuole schiavizzarti non ti dirà mai la verità sui tuoi antenati

Aggiornamento 2 maggio 2012:

ecco a distanza di un anno... l'ultimo triste evento... PER NON DIMENTICARE:

http://italy.indymedia.org/n/5565/23-04-12/bimbo-mese-muore-nel-campo-rom-aveva-forte-r

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=192270&sez=NAPOLI

https://mariomonfrecola.wordpress.com/2012/04/26/giugliano-lipocrisia/

http://www.carrierain.it/auchan/news/lqpage/3

http://www.santegidio.org/index.php?pageID=64&id=8246&idLng=1069

 
Di Sucar Drom (del 17/10/2009 @ 09:30:59 in blog, visitato 1366 volte)

Napoli, fiamme e paura nel campo rom
Un rogo di copertoni, fili elettrici, lastre di amianto, rifiuti tossici accumulati in uno dei dodici campi rom allestiti nella zona Asi di Giugliano. Per alcune ore, in via Ponte Riccio, nella mattinata di ieri si è temuto anche il peggio...

Gerusalemme, 400 italiani partono in missione di pace
Si svolgerà dal 10 al 17 ottobre e sarà una delle più grandi Missioni di Pace mai realizzate dall’Italia. Si svolgerà a Gerusalemme, in Israele e nei territori palestinesi occupati. Nel nome di San Francesco, di Giorgio La Pira e di Aldo Capitini. E di Barack Ob...

Roma, i promotori della campagna contro il razzismo ricevuti dal Presidente della Repubblica
“Un incontro positivo e importante, che ci incoraggia ad andare avanti”, questo il giudizio a caldo dei promotori della Campagna Non aver paura, apriti agli altri, apri ai diritti che ieri mattina sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica...

Obama: non sono sicuro di meritare il premio Nobel per la pace e lo accetto con profonda umiltà
«Piuttosto sorpresi». La Casa Bianca non si aspettava l'assegnazione del premio Nobel per la pace a Barack Obama. Lo hanno affermato alcuni funzionari dell'amministrazione americana interpellati dalla Cnn. Tanto che il portavoce presidenziale Robert Gibbs, a chi gli chiedeva una reazione a caldo, ha risposto...

Il taraf
Fin dalle prime organizzazioni della vita sociale romena, i lautari (letteralmente coloro che suonano il liuto) eseguono dei pezzi musicali in occasione delle feste. I primi lautari conosciuti erano Rom – proprietà della corte dei principi, dei signori e dei monasteri. Nei secoli XV – XVI, nei P...

Fastweb: niente contratti ai Cittadini rumeni
PeaceReporter è entrato in possesso di una circolare (in foto) che la responsabile dei venditori di Fastweb a Bologna ha recapitato a tutti i rivenditori autorizzati dell'Emilia Romagna. Nel documento, datato 19 settembre 2009, si legge che l'azienda ha deciso di n...

Padova, il Pd raccoglie le firme per cacciare alcune famiglie rom
A Padova va in scena la «leghizzazione» del centrosinistra: a raccogliere le firme contro i campi nomadi adesso è il Partito democratico. Ancora una volta a confermasi laboratorio della sinistra «law & order» è la città del Santo, dove il primo cittadino democratico Flavio Zanonato, a suo...

Prato, tassa di soggiorno per Sinti e Rom
Un euro al giorno come "tassa di soggiorno" per ciascun Sinto e Rom residente - circa 200 dal 1995 - nelle 4 aree attrezzate di Prato. Un euro di risarcimento "preventivo". E' solo uno dei punti della bozza del nuov...

Roma, la Camera dei deputati boccia legge contro l'omofobia: "Incostituzionale"
Incredibile colpo di scena alla Camera dei Deputati che ieri avrebbe dovuto approvare l'inserimento nel codice penale dell'aggravante omofoba. Durante il dibattito - ma la richiesta era già stata annunciata ieri dal Ministro Carfagna - Pdl e Lega hanno votato la richie...

Roma, Theatre Rom presenta “mandro drom” (il mio viaggio)
La compagnia Theatre Rom presenta “Mandro Drom” (il mio viaggio), spettacolo teatrale scritto ed interpretato da Antun Blazevic (in foto) con la collaborazione di Federica Lobar e musiche e danza dei Gipsy Balkan e FlorNegra. L’evento si terrà a Roma il 24 ottobre 2009 alla Casa dei Popo...

Bolzano, sfregiata la targa dedicata ai Sinti vittime del nazifascismo
Un'operazione mirata, barbara: una mano ignota ha imbrattato con vernice indelebile la targa dedicata ai Sinti vittime dell'Olocausto. La targa era stata inaugurata solo pochi mesi fa, il 27 maggio scorso, una cerimonia c...

Schedature in Veneto, la Commissione europea ha chiesto spiegazioni al Governo italiano
Il commissario Jacques Barrot ha scritto oggi ai presidenti delle associazioni Sucar Drom, Nevo Drom e Sinti Italiani di Vicenza (membri della federazione Rom Sinti Insieme) per comunicare che la Commissione europea ha chiesto informazioni al Governo italiano circa l’...

«Rom ladri di bambini», quando i pregiudizi sconfiggono i numeri
Ai buoni lettori (ma anche ai buoni curatori) di Italia-Razzismo potrà sembrare singolare e scandaloso, eppure si deve prendere atto che 25 nostri concittadini su 100 credono che gli “zingari” abbiamo rapito «non più ...

Giornata internazionale contro la povertà
In occasione della Giornata internazionale contro la povertà (il 17 ottobre), sono molte le voci che si levano da tutta Europa per un’azione concreta contro una situazione di mancanza che affligge oltre 80 milioni di persone nell'Unione europea, una delle...

Time for Responsabilities
Prosegue la visita che la delegazione mantovana sta compiendo in Israele e Palestina, nell'ambito di Time for Responsabilities, la settimana d'incontri che vede coinvolti amministrator...

 
Di Marco Nieli (del 12/12/2005 @ 09:23:33 in scuola, visitato 2296 volte)

RELAZIONE SULLA SCOLARIZZAZIONE DEI MINORI ROM NELLE SCUOLE MATERNE, ELEMENTARI E MEDIE DELLA REGIONE CAMPANIA

 
I Rom a Napoli e nella Campania

In Campania, a fronte delle presenze tradizionali di Rom italianizzati e perfettamente integrati nella società locale, esistono circa 3000 Rom di origine ex-Jugoslavia, in prevalenza dasikhané (dei sottogruppi Mrznarja, Kanharija e Banguleshd) con una minoranza di Musulmani (khorakhané). Le loro condizioni abitative sono quasi dappertutto disastrose (baraccopoli), con alcune significative eccezioni come il nuovo campo attrezzato di Secondigliano a Napoli, che presenta però vistosi problemi di isolamento e gestione. Un ottimo villaggio attrezzato è stato recentemente aperto a Caivano e un altro è atteso a Giugliano, dove esiste il più grande insediamento di baracche dopo quello di Scampia (rispettivamente, circa 600 e 800 persone). Per i circa 1000-1500 Rumeni presenti nella provincia esiste, allo stato attuale, un solo Centro di Accoglienza Comunale a Napoli, la Scuola “G. Deledda” di Soccavo.

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Scuola materna ed elementare a Napoli

A cinque anni dall'inizio del progetto comunale Napoli-Zona Nord gestito dall’Opera Nomadi di Napoli (oggi ribattezzato “Attività specifiche per minori rom ed extra-comunitari”), la percentuale di minori rom che frequenta le scuole materna ed elementare a Napoli con una certa regolarità è del 50% circa. La percentuale scende a circa il 20 % nella scuola media, per i motivi che ben conosciamo: necessità di contribuire all’economia familiare, per le femminucce al menage domestico e in più, precoce avviamento al matrimonio.

Le scuole interessate a Napoli, tra Scampia e Secondigliano, sono la Pascoli II (elementare e media), l'80°, l'87° e il 10°. Qualche altra scuola del Centro accoglie i minori rom abitanti in zona, ma non avendo progetti in queste scuole, l’O.N. non ha un monitoraggio di queste frequenze.

Il numero di bambini iscritti è salito quest'anno (2005-2006) a 264. Il principale ostacolo alla frequenza è rappresentato dalla necessità economica della famiglia, che impiega i bambini per il mangel. Le inadempienze vengono gestite dagli operatori dell'Opera Nomadi, che avvisano e sollecitano costantemente le famiglie sulla necessità di rispettare i "Patti di cittadinanza" istituiti con il Comune di Napoli, in particolare riguardo l'obbligo di iscrizione/frequenza dei minori. Per fare sì che gli O.D.S. inviati dalla scuola sui casi di dispersione più eclatanti abbiano un esito positivo, l’Opera Nomadi lavora a stretto contatto con l’assistente sociale di Scampia, in modo da concordare insieme interventi fattivi e non inutilmente repressivi.

L'Opera Nomadi dà anche sostegno logistico e consulenza per i bambini rom rumeni iscritti a Soccavo (6 alle elementari).

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Scuola media a Napoli

A Napoli, la frequenza nella scuola media di alunni Rom è estremamente limitata (25 iscritti, di cui 7-8 frequentano più o meno con regolarità). Data l’esiguità delle risorse a disposizione dell’O.N., in passato solo poche ore sono arrivate a questa fascia così delicata del processo di scolarizzazione. L’O.N. di Napoli sta attualmente cercando di intervenire su questa fascia di dispersione con un progetto comunale ad hoc sul campo di Secondigliano, relativo all’alfabetizzazione degli adolescenti e finalizzato al conseguimento della terza media. Laddove in passato è stato realizzato, si é riusciti a intervenire con qualche risultati in questa sacca di dispersione.

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Fuori Napoli

Fuori Napoli, la sezione napoletana della nostra associazione, quella di Caserta e quella di Giugliano hanno attivato percorsi di scolarizzazione sulle comunità locali, pur tra mille difficoltà e ostacoli.

A Caivano è iniziata la scolarizzazione di circa 30 minori rom del gruppo Crna Gorja del Montenegro, con accompagnamento scolastico.

A Caserta, circa 30 bambini frequentano in varia maniera la scuola elementare, dove l’Opera Nomadi locale svolge attività di mediazione con le famiglie e sta per mettere in campo dei laboratori interculturali.

A Giugliano, il progetto dell'Opera Nomadi locale, prevedente l'accompagnamento e la mediazione per circa 70 bambini rom va avanti ormai da 2 anni.

25 bambini rumeni erano stati iscritti a Casoria (v. Lufrano), dove recentemente c’è stato uno sgombero di 400 persone, ma per mancanza di accompagnamento comunale, il diritto allo studio di questi bambini non è stato adeguatamente sorretto e incoraggiato.

E’ difficile seguire le situazioni sparse della provincia napoletana, dell’avellinese e del beneventano, dal momento che non sono in atto progetti in queste zone. Nel Salernitano era stato iniziato un discorso di scolarizzazione dei minori rom slavi locali, ma le difficoltà dell’Opera Nomadi locale hanno fatto sì che anche qui il monitoraggio fosse discontinuo.

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Attività svolte dall'Opera Nomadi riguardanti l'alfabetizzazione primaria e l’intercultura

Accompagnamento scolastico (legge 285/'97): quest'attività costituisce a tutt'oggi il grosso del progetto 285 di cui si è detto. Attualmente l'accompagnamento dei circa 240 alunni rom nelle diverse scuole di Secondigliano e Scampia (circa la metà frequentano con una certa regolarità) viene svolto coi pulmini donati dal Banco di Napoli all’Opera Nomadi e guidati da operatori rom. Gli operatori italiani e rom sono coinvolti in una difficile e paziente opera di mediazione con le famiglie rom, si preoccupano anche di sollecitare le famiglie su punti delicati come l'igiene, eventuali pediculosi o altre affezioni/infezioni, la certificazione dopo l’assenza per malattia, il materiale scolastico e le inadempienze.

Laboratori interculturali e di sostegno dell'alfabetizzazione (legge 285/'97): tale attività viene svolta in tre scuole di Secondigliano, l'87° (Don Guanella), l'80° e Pascoli II. In tali scuole sono state organizzate attività di sostegno all'alfabetizzazione in un'ottica interculturale che, spesso, vengono eseguite in condizioni di grande precarietà logistica dovuta anche alla mancanza cronica di spazi. Tali laboratori prevalentemente linguistici hanno l'importante funzione di colmare l'evidente lacuna di una programmazione didattica differenziata, tarata sulle esigenze specifiche dei minori rom, che sono in parte diverse da quelle degli alunni italiani. I bambini rom presentano infatti dei condizionamenti che sono dovuti alle precarissime condizioni igienico-sanitarie e abitative, nonché al carattere orale della loro cultura. E' dunque importante che la loro frequenza scolastica sia seguita e monitorata nel tempo da operatori qualificati che cercano anche di dare un taglio interculturale all'alfabetizzazione (con l’obiettivo di arrivare in prospettiva a un apprendimento bilingue: italiano/romanes). Fondamentale è infatti che gli alunni rom non dimentichino la loro lingua, il Romanés, le loro tradizioni e i loro costumi. L’Opera Nomadi ha anche costantemente introdotto attività ludiche, grafico-pittoriche, espressive e musicali sulla storia, la lingua, la cultura del popolo rom, con interventi mirati sul gruppo classe e in presenza delle maestre. Quest’anno, in una delle scuole, la Pascoli II, è partito un piccolo laboratorio di circo sulle tradizioni del popolo rom.

Doposcuola (legge 285/'97): le attività di doposcuola, svolte nel Campo Nuovo, presso il centro sociale B o presso le varie case del campo, è condotto a stretto contatto con il lavoro svolto a scuola, spesso dagli stessi operatori. Tali attività hanno coinvolto una ventina di bambini, dai 6 agli 11 anni, corrispondenti alla fascia di età della scuola elementare, a vario titolo bisognosi di sostegno per l'alfabetizzazione e l'integrazione scolastica. L'attività è stata condotta, per quanto possibile, anche in romanés, madrelingua dei bambini rom.

Progetto di aggiornamento per docenti sulla scolarizzazione di minori rom: svolto a Giugliano, in collaborazione con l'Opera Nomadi locale, ha interessato nell’anno 2004-2005, una ventina di insegnanti di vari circoli di Giugliano e altrettanti operatori sociali e tutors del Comune di Giugliano e dell'Opera Nomadi locale.

A Napoli, a tutt’oggi, non si è ancora vista un tale iniziativa e se ne sente fortemente la mancanza.
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Criticità e principali difficoltà incontrate

Le difficoltà riscontrate, nell’interfaccia scuola-famiglie rom, sono legate alle condizioni igieniche spesso precarie, alla diffidenza delle famiglie Rom verso l’istituzione dei gagé, da sempre ostile al loro popolo, alla mancanza in alcune scuole della provincia o della regione di progetti calibrati sulle esigenze di questi bambini e all'assenza di corsi di aggiornamento specifici per insegnanti e operatori del settore. Parecchie scuole non approvano più i progetti interculturali per mancanza di fondi o di personale o, più semplicemente, perché non ritengono che dalla cultura rom si possa imparare qualcosa.

A parte una mediatrice rumena, mancano, inoltre, in Campania, mediatori culturali rom, formati ufficialmente con un Corso Regionale, che intervengano nei rapporti con le maestre e nella promozione di un clima favorevole all’apprendimento e vicino al vissuto dei piccoli Rom. I pochi mediatori che in passato si era riusciti a formare con enormi sforzi sono fuggiti in nord-Italia per problemi con la comunità rom ortodossa, ma anche per la discontinuità dei pagamenti e la mancata valorizzazione a livello locale del loro importantissimo ruolo interculturale.

In generale, bisogna dire che nel processo di scolarizzazione, come è stato portato avanti in questi anni in Campania, manca molto la concezione del lavoro in rete, in un’ottica di fattiva collaborazione interdisciplinare ed interistituzionale. A livello cittadino napoletano, è venuto ad esempio meno il tavolo interistituzionale "Scolarizzazione minori rom e immigrati", che costituiva un punto di riferimento per gli operatori del settore, anche per rilevare e discutere gli eventuali punti di criticità dei progetti e del lavoro svolto in comune. Si spera a breve che questo momento di raccordo venga ripreso, perché costituiva un validissimo momento di confronto e riscontro.

Questo discorso di lavoro in rete riguarda tuttavia, crediamo, anche il livello centrale e sovraregionale, e a questo proposito sarebbe forse utile una maggiore attenzione da parte degli organi centrali (Ministero. Sovrintendenze) sul livello di rendimento del processo di scolarizzazione, che non può essere sostenuto solo dall’associazionismo. La costituzione di un Ufficio Centrale e Regionale per il Monitoraggio sarebbe a questo proposito, un validissimo strumento per la rilevazione dei dati (iscrizione, frequenza, successo scolastico), allo scopo di migliorare la qualità dell’offerta formativa rivolta ai piccoli rom. A livello centrale, inoltre, si avverte comunque, nell’immediato, l’esigenza di un monitoraggio da parte del Ministero dei risultati conseguiti, magari attraverso apposite ricerche messe in campo con l’IRRSAE o altri enti di ricerca/formazione.

Un’altra scelta intelligente sarebbe, a nostro avviso, quella di raccomandare, fermo restando l’autonomia delle singole scuole in fatto di curricola, l’adozione di offerte curricolari che contengano, in una certa percentuale, elementi tratti dalla storia, dalla lingua e dalla cultura rom. Spesso, infatti, si può dire che viene completamente trascurata o sottostimata la legittima esigenza di una programmazione interculturale, vale a dire che accolga spunti della cultura rom all’interno del curricolo o delle attività extra-curricolari. In questo senso, una revisione della legge 482 del ’99 sulle minoranze linguistiche, in direzione di un’inclusione del Romanes tra le lingue minoritarie da proteggere o tutelare, apporterebbe enormi benefici al lavoro svolto sul campo dagli operatori.

A distanza di circa 5 anni dall’inizio dei progetti dell’Opera Nomadi con il Comune di Napoli e a 2 dall’inizio dei progetti con Giugliano, in definitiva, si riconoscono indubbi risultati nell’affermazione del diritto allo studio dei minori extra-comunitari di etnia rom. L’iscrizione e l’accoglienza sono ormai prassi consolidate, a Napoli, come in parecchi casi nella provincia.

D’altro canto, la percentuale di frequenza (regolare) di circa il 50% (e del 60-70% saltuaria), come anche i dati riguardanti il successo scolastico (60-70% dei casi di promozione, ma con criteri che a volte andrebbero meglio verificati), impone l’esigenza di una valutazione complessiva del lavoro svolto insieme nelle scuole. I risultati ottenuti in termini di rendimento (livello complessivo di alfabetizzazione, capacità strumentali base, socializzazione) sono, infatti, a nostro avviso, inferiori alle aspettative, in alcune delle scuole dove si collabora, nonostante gli sforzi enormi messi in campo dall’Opera Nomadi con le poche risorse a disposizione. Quello che serve è un maggiore coordinamento a livello locale (orizzontale) e locale-centrale (verticale), con una maggiore capacità di monitoraggio dei risultati e delle criticità, una maggiore valorizzazione della lingua e cultura rom in sede curricolare, metodologico-formale e contenutistica, e un maggiore dispiegamento di risorse, in senso sia finanziario che di investimenti nella formazione del personale.

Napoli, 30 novembre 2005
 
Di Fabrizio (del 24/03/2011 @ 09:20:11 in Italia, visitato 1469 volte)


 
Il piccolo aveva 13 mesi. Si è spento dopo tre giorni di agonia. La procura chiede l'autopsia di TIZIANA COZZI


NAPOLI - I primi malesseri sabato sera, nel piccolo container del campo rom di Giugliano, periferia Nord di Napoli. Nel fine settimana due inutili corse verso altrettanti ospedali che lo rimandano a casa. La morte ieri, durante l'ultima, disperata richiesta di aiuto nel terzo ospedale. Omar, un anno e un mese, si spegne tra le braccia del papà dopo tre giorni di agonia e di via crucis da una struttura sanitaria all'altra. Nessuna diagnosi. Sarà l'autopsia sul suo corpicino a dire la verità su quanto accaduto, sull'eventuale omissione di soccorso. L'esame avverrà appena saranno identificati i presunti responsabili e notificati gli avvisi di garanzia. La polizia del commissariato di Giugliano ha già inviato gli atti alla Procura della Repubblica e la piccola salma è stata trasferita a Napoli. "Siamo rom, quindi possiamo morire così. Mio figlio stava malissimo, era evidente. Eppure ci hanno liquidato così, sono bastate due parole: "Sta benissimo, tornate a casa". E invece stava per morire". Quanto accaduto è tutto nel breve, drammatico racconto del padre di Omar, Seido, che ora, nel campo Rom di Giugliano (in attesa di sgombero) si dispera e chiede di capire perché il bimbo è morto. È lui, con la moglie Draghiza, a ricostruire i fatti.

L'incubo comincia sabato sera. "Omar stava malissimo, con dolori di pancia e fitte allo stomaco", ricorda tra le lacrime mamma Draghiza. Domenica, dal campo Rom, la corsa verso Aversa. Dove i medici visitano il piccolo. "Sta bene", dicono. Dunque Omar torna nel container. Lunedì la situazione si aggrava. Il bambino non apre gli occhi, vomita, suda. Ha la diarrea. Seconda corsa, questa volta verso l'ospedale di Pozzuoli. Ma la scena si ripete. E anche se Draghiza chiede ai medici di fare una lavanda gastrica, i medici hanno già fatto la diagnosi: "È una banale influenza. Basta tenerlo al caldo e domani starà meglio". Non servono le preghiere e le lacrime della mamma che implora i medici di fare qualcosa. Devono lasciare il pronto soccorso.

Così la famiglia rom torna ancora una volta al campo, ma è l'inizio di una notte di paura. Il bimbo non si muove più. E martedì comincia la terza - e inutile - corsa verso un altro ospedale, il San Giuliano di Giugliano. Ma purtroppo Omar non verrà visto vivo dai medici. Muore durante il tragitto, viene trasferito direttamente all'obitorio dove, in breve, si affollano parenti e amici per protestare contro i medici. Intanto parte il fax dall'ospedale per la Procura e il magistrato di turno dispone il sequestro della piccola salma e l'autopsia. Cosa ha ucciso Omar? Una malattia seria non diagnosticata? Oppure una banale influenza non curata? "Siamo stati trattati così perché siamo rom - accusa Seido - quando siamo arrivati in ospedale ci hanno trattato con sufficienza. Non hanno valutato bene la situazione. È colpa loro se il nostro bambino ora non è più con noi. Adesso voglio giustizia. Voglio che chi ha sbagliato paghi".

 
Di Sucar Drom (del 28/09/2012 @ 09:16:25 in blog, visitato 1409 volte)

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Di Marco Nieli (del 10/03/2006 @ 09:16:21 in Regole, visitato 1689 volte)

Gentile Prefetto,

ci spiace disturbarLa di nuovo, ma non possiamo farne a meno davanti ai brutali fatti di queste ultime settimane.

Da diverso tempo, infatti, nella provincia di Napoli assistiamo a una drammatica sequela di sgomberi forzati di baraccopoli rom (Rumeni o ex-Jugoslavi). Ultimo in ordine di tempo, lo sgombero di Caivano, fraz. Pascarola (in data 07/03/06), dove 18 famiglie musulmane montenegrine (del sottogruppo Crna Gorja) sono state buttate sulla strada, dopo aver assistito alla demolizione delle loro baracche. Queste famiglie, in parte, si sono disperse sul territorio napoletano, in parte sono rimaste all’addiaccio, avendo avute dal giudice misure di detenzione alternativa (ed essendo dunque impossibilitate a lasciare il luogo dove tale misure erano previste, il campo rom di Pascarola). L’assurdità di tutto questo consiste nel fatto che si demoliscono le baracche e si cancellano i campi senza avere prima preventivato soluzioni di accoglienza alternativa. Questo è disumano, è immorale e non è degno di una nazione che si dice civile.

Sappiamo che negli ultimi mesi alcuni altri sgomberi sono stati effettuati, oltre a quello gravissimo di Pascarola, come quelli di Rom Rumeni al Parco Verde di Caivano, quello di Granturco e di Poggioreale. Sono, inoltre, previsti a breve altri sgomberi di questo tipo, come a Torre del Greco, V. de’ Monaci (80 Rom rumeni già sgomberati in modo orribile da V. Lufrano, Casoria, lo scorso 3 Novembre), a Crispano (alcune famiglie rumene), e sempre a Poggioreale (dietro il cimitero, circa 300 persone rom rumene di Calarasi).

Riteniamo che tali misure repressive, essendo perfettamente inutili da un punto di vista pratico (i Rom, rilasciati di solito con fogli di via, riformano le baraccopoli poco più in là, perché il ritorno in Romania o nella ex-Jugoslavia è del tutto impossibile), e comportando in aggiunta un enorme dispendio di denaro pubblico, rispondono unicamente a logiche di consenso elettorale che si giocano sulla pelle degli ultimi della nostra società. Non è un caso, infatti, che questi sgomberi (o minacce di sgombero), avvengano proprio in questo periodo pre-elettorale.

Troviamo tutto questo a dir poco scandaloso, ma soprattutto disumano. Nessun rapporto dell’ASL e nessuna denuncia di privati cittadini può mai giustificare la barbarie delle ruspe che abbattono i luoghi abitativi , che per loro sono un diritto fondamentale.

ignor Prefetto, ci permetta di ripeterLe che tali azioni si vedono solo in posti del sud del mondo come Korogocho (Kenya). In certa misura, questi sgomberi napoletani sono anche peggiori, perché si usano metodi di terrorismo psicologico, per fare scappare le persone prima delle demolizioni, non garantendo loro quei diritti minimi previsti persino dalla legge Bossi-Fini.

In conseguenza di tutto ciò, chiediamo una moratoria a tempo indeterminato di tutti gli sgomberi di campi rom. Chiediamo, inoltre, che Lei si faccia promotore di un incontro con il neo-nato Comitato cittadino per i diritti del popolo rom a Napoli, coinvolgendo rappresentanti dei Comuni interessati, della Provincia e della Regione. Gli esempi positivi, come quelli del villaggio attrezzato dei Montenegrini di Caivano o la ex-Scuola Deledda a Napoli per i Rom rumeni dimostrano che, laddove si interviene accogliendo e concedendo diritti elementari a queste persone, esse sono in grado di integrarsi nella nostra società esattamente come tutti gli altri immigrati. Altre situazioni di accoglienza (come quella del villaggio di Giugliano o quello del Cantariello a Casoria) sono in via di definizione e se ne sollecita l’attuazione. Ogni ritardo della burocrazia, infatti, si paga in termini di vite umane perse e di drammi immensi.

Il suddetto Comitato Civico, nato da alcune settimane sulla scia dei fatti di via Lufrano (Casoria) dello scorso 3 novembre, si propone appunto come obiettivo di mobilitare l’opinione pubblica su questo tema, che sembra non tocchi le corde dei partiti e dei politici.

Siamo sicuri che vorrà incontrarci di nuovo, per un confronto sereno e costruttivo sull’argomento, con all’ordine del giorno la fine delle persecuzioni e della repressione e l’attivazione di serie politiche di accoglienza nei confronti del popolo rom, da sempre oggetto di gravi persecuzioni e discriminazioni di natura razziale.

Con ossequio,

Comitato cittadino per i diritti del popolo rom a Napoli

Alex Zanotelli, padre comboniano

Marco Nieli, Opera Nomadi di Napoli

Katiuscia Orabona, Opera Nomadi di Giugliano

Felicetta Parisi

 
Di Fabrizio (del 18/03/2014 @ 09:09:40 in Italia, visitato 1241 volte)

- Francesca Pilla, 14.3.2014 su Il Manifesto

Campania. La commissione del senato per i diritti umani in sopralluogo a Giuliano. Mentre il campo napoletano di Poggioreale ribolle

Ieri una delegazione della commissione del senato per i diritti umani è sbarcata a Napoli e ha girato per il campo di Giugliano, nella Terra dei fuochi. Di fronte alle condizioni di degrado e disumane in cui vivono i nomadi ha sottolineato "l'irresponsabilità dell'amministrazione giuglianese nel collocare un'area di sosta attrezzata per 75 fami­glie in un luogo evidente­mente pericoloso per la salute". L'improvvisata delle istituzioni arriva a tre giorni dalle tensioni verificatesi nella baraccopoli vicino al cimitero napoletano di Poggioreale. Una storiaccia, come spesso capita. Una ragazzina di 16 anni ha infatti raccontato (presentando denuncia in un secondo momento) di essere stata palpeggiata da due membri del campo. Martedì notte i parenti hanno tentato subito di farsi giustizia da soli ed è partita una fitta sassaiola contro le baracche. Il giorno dopo i rom, per timore di nuove rappresaglie, come avvenne con gli incendi a Ponticelli nel 2008 e più recentemente a Scampìa, hanno preparato i bagagli e tentato di raggiungere altri accampamenti. Un disastro perché vicino al cimitero vivevano in centinaia, con numerosi bambini iscritti a scuola.

In tutto si stima che la comunità napoletana conti 6mila persone e 450 minori. Sulle condizioni della struttura vicino al cimitero è inutile soffermarsi, i piccoli a piedi scalzi giocavano nel fango, le fogne erano a cielo aperto, mancavano acqua corrente, luce, gas e la sera, complici i napoletani, la zona diventava luogo di sversamenti di ogni genere.

Le famiglie si sono spostate dove potevano, Gianturco e Giugliano appunto, un posto in cui le condizioni sono se possibile anche peggiori: "La zona si trova all'interno della Terra dei fuochi, circondata da discariche e fortemente contaminata", hanno spiegato dalla delegazione. Proprio qualche giorno fa sono state sequestrate diverse aree e culture perché avvelenate da sostanze tossiche.

"Quello di Poggioreale è l'ennesimo sgombero indotto - si sfoga Antonietta dell'Opera Nomadi - l'ultima dimostrazione dell'atteggiamento di questa amministrazione che con vuoti interventi si è resa corresponsabile di questa situa­zione". All'Opera Nomadi, i volon­tari che quotidianamente lavorano per garantire l'integrazione, hanno una teoria tutta loro su quanto avvenuto: "Il presunto palpeggiamento - dicono - è stato organizzato ad hoc perché è trapelata la notizia di un 'presunto' campo da attrezzare nella zona".

Le istituzioni, come confermato dal vice­sindaco di Napoli Tommaso Sodano, starebbero allestendo da almeno un mese piccole case vivibili e con tutti i confort. "Ora cosa si attende che succeda la stessa cosa in altri insedia­menti spontanei della città? - si chiede Antonietta - Ci auguriamo di no sperando che questa volta si inizi a lavorare seriamente, dando priorità all'umanità delle persone coinvolte".

Di sicuro il problema esiste ed è serio, anche perché gitani, rom rumeni o provenienti dalla Jugoslavia continuano ad arrivare.

In molti hanno trovato anche piccoli lavori. Tutti conoscono la storia di Sarita e Susanna che vendevano accendini nel centro storico e ora sono sposate con dei napoletani. Molti trovano buoni affitti nei bassi un tempo abitati dai napoletani.

Antonietta batte sul ripristino di via del Riposo vicino a Poggioreale: "Il comune ora deve continuare ad attrezzare e trasferire i rom nel territorio in cui vivono ormai dal 2006 dove, nonostante, le mille difficoltà i bambini vanno a scuola e continueranno a farlo. Così come i loro genitori - conclude - sono riusciti nel corso degli anni a costruire forme relazionali con il territorio e con tutte le strutture interessate e presenti in quel luogo. Mi riferisco anche al presidio sanitario".

Al momento sulla demolizione della baraccopoli è braccio di ferro tra Sodano e il presidente della IV municipalità Armando Coppola che voleva procedere con delle ruspe private per radere al suolo le 300 dimore di fortuna. Il vice sindaco fa la voce grossa perché bisogna rispettare le procedure. Nel frattempo intere famiglie vagano da un campo all'altro.

 
Di Fabrizio (del 15/12/2013 @ 09:08:59 in Italia, visitato 1414 volte)

da napolimonitor (emma ferulano)

Le immagini del breve documentario proiettato martedì scorso nell'ambito del Festival Cinema e Diritti Umani sulla vita quotidiana nel campo di Masseria del Pozzo a Giugliano dove vivono almeno trecentocinquanta persone, rom, sono immagini di guerra. Una guerra istituzionale, silenziosa e spaventosa che si consuma sul territorio campano, vicina a tutti noi, da molto tempo. L'ultimo atto è stata la delibera del comune di Giugliano che, esattamente a dicembre di un anno fa, stabiliva il trasferimento immediato e temporaneo - che ancora dura - di questo nucleo di "popolazione rom" in un'area che, secondo quanto ammette con una certa indignazione il commissario alle bonifiche della Regione Campania De Biase, invitato a partecipare all'incontro, non è semplicemente inquinata, ma una vera e propria discarica, tra i siti più inquinati della regione, oggetto di indagini della magistratura.

Il trasferimento e l'allestimento minimo dell'area attrezzata (recinzioni, brecciolino, quadro elettrico e pochi bagni da campeggio, tubature già intasate) sono costati 379.210,00 euro da fondi PON del ministero dell'interno. La prefettura di Napoli ha assicurato il supporto al comune di Giugliano (commissariato ora come allora), una volta che questo avesse accertato l'"effettiva utilizzabilità del sito prescelto", cosa che effettivamente accade, compreso il parere favorevole dell'ASL 2. Amministratori locali, esponenti del volontariato e, secondo la delibera, almeno "un capo villaggio rom", si ritengono soddisfatti di questa scelta e si dispone l'esecuzione immediata del provvedimento.

Martedì si è svolta una giornata per denunciare una situazione che non può restare nascosta né cronicizzarsi come molte altre. Un gruppo informale ha contribuito alla costruzione del piccolo evento, a Giugliano, che ha visto anche la numerosa partecipazione dei rom, tra cui molti giovani e bambini, che vivono nel campo e si sono rivisti in quelle immagini. L'intento è di proseguire l'azione di denuncia anche oltre la giornata, sperando di ottenere risultati concreti, in termini di alternative abitative e di smantellamento di un luogo in cui è difficile pensare di trascorrere un anno di vita.

I rom provenienti da Bosnia ed ex-Jugoslavia vivono a Giugliano da circa trent'anni; comunità storiche, frammentate, che evidentemente hanno trovato negli anni la capacità di articolare radicate strategie di sopravvivenza e di relazioni in un territorio che si racconta come ostile ma in cui tutti convivono. Parlare di emergenza e agire con quest'unico principio ispiratore, che ha portato alla recente infausta scelta istituzionale giuglianese, oggi vuol dire non solo che il piano della discussione è fuori dal tempo e dalla storia, ma anche che a livello sistemico - sul piano politico, culturale, sociale - è ancora tabù parlare di scelte "diverse", dignitose e non discriminanti per i rom. Il "superamento dei campi" è ancora un discorso che, nel profondo, non viene accettato dalla società maggioritaria, la nostra. Resta appannaggio di pochissimi, spesso perdenti, che si rompono la testa a furia di parlare una lingua che forse non si comprende.

Il campo di Giugliano è la punta di diamante di quello che sono tutti i campi rom d'Italia e d'Europa. È l'esemplare peggio riuscito, l'errore madornale di cui non si può tacere, perché avviene qui e ora, in un momento in cui l'intera Europa prova a dare un'altra impronta - e con essa importanti fondi - "per le politiche di inclusione dei rom" (Purtroppo, bisogna ammetterlo, questo significa anche che siamo appena all'inizio dell'industria e della rete di progetti che avviluppano le comunità rom e probabilmente finché esisteranno progetti ad hoc per i rom, i rom resteranno una minoranza che va verso la specie protetta nell'immaginario di tutti).

Nel nuovo campo istituzionale, accade tutto quello che accade nei vecchi campi istituzionali: la scuola è un servizio che stenta ad affermarsi, la sanità non è un servizio a cui tutti accedono, i servizi di base scarseggiano per le operazioni quotidiane minime; quando piove si allaga tutto, la distanza dal resto del mondo è di anni luce, il campo infatti è in una zona ai margini dei margini, non tutti hanno i documenti, il lavoro non è nemmeno tema di discussione... Non si può parlare del campo di Giugliano in maniera isolata, non se ne può parlare "solo" in relazione al disastro ambientale, da cui bisogna mettere tutti al riparo con urgenza ma anche attraverso battaglie trasversali che si svolgono sull'intero territorio regionale in maniera sempre più consapevole.

La rete civica e politica può e dovrebbe essere internazionale, bisogna provare a uscire dall'isolamento di un sud Italia che vuole considerarsi e crogiolarsi nei suoi mali, e far uscire dall'isolamento le questioni che riguardano i rom che non possono essere sempre un settore a parte, speciale e da specialisti. Così come l'informazione dovrebbe uscire da una certa retorica improvvisamente indignata che "salva" e si spende per i rom un po' più facilmente quando sono evidenti, e innocue, vittime di un sistema impazzito.

Un rom che interviene dal palco ringraziando tutti per essere lì, esprime molto chiaramente quelle che sono le richieste essenziali: poter mandare i figli a scuola con gli altri bambini, non in classi speciali inventate per l'occasione e, con un riso quasi amaro, sommesso e ironico, di poter aspirare in futuro a qualcosa di meglio di un campo. Con il coinvolgimento paziente, graduale, diretto dei rom, dei cittadini, dei territori, i tempi possono essere maturi per denunciare e capovolgere la situazione, non solo quella di Giugliano.

 
Di Fabrizio (del 17/02/2014 @ 09:08:12 in Italia, visitato 1281 volte)

NapoliToday, 7 Febbraio 2014

Il parroco di Caivano: "400 persone, tra cui tanti bambini, costretti a respirare da mattina a sera i miasmi puzzolentissimi e velenosi che si sprigionano da quei terreni avvelenati"

Don Maurizio Patriciello torna a fare un appello per la gente che vive nel cuore della Terra dei Fuochi, questa volta il parroco "anti-roghi tossici" di Caivano chiede un aiuto anche per le circa 400 persone che abitano il campo Rom di Giugliano, quello che insiste proprio accanto alla ex discarica Resit.

In una lettera indirizzata a Marco Tarquinio, direttore del quotidiano "Avvenire" (e pubblicata anche su facebook), Don Maurizio scrive: "Il Commissario della Resit, il dottor Mario De Biase, ebbe modo di affermare pochi mesi or sono che lo scempio è tale da non farlo dormire di notte e che – secondo lui – la situazione è paragonabile solo al disastro di Chernobyl. La cosa più grave, di cui si parla tanto poco e tanto male, è che a ridosso della Resit sorge un campo rom con una popolazione di circa 400 persone di cui la maggior parte bambini, adolescenti o giovani mamme.

È qualcosa di inconcepibile, credimi. Queste persone sono costrette a respirare da mattina a sera i miasmi puzzolentissimi e velenosi che si sprigionano da quei terreni avvelenati. Noi, gente amante della vita, abbiamo il dovere di liberare questo popolo e di aiutarlo a trovare una sistemazione più dignitosa e sicura".

 
Di Fabrizio (del 18/03/2009 @ 09:06:04 in Italia, visitato 1632 volte)

Da Tarantolati Sud Magazine

Caserta 17-03-09 NB. la mamma rom della foto, da 20 anni in Italia, ha trovato ottima ospitalità in Francia.

Caserta. La persecuzione del popolo rom continua. L'Opera Nomadi denuncia: "I sindaci sgomberano le comunità rom non seguendo le direttive inviate dal prefetto commissario straordinario per i rom della regione Campania Alessando Pansa".

La comunità rom di Teverola, proveniente da Giugliano, nei giorni scorsi si è spostata nuovamente dopo l'intimazione di sgombero. In realtà alcune visite di poliziotti alla comunità con l'invito di sgomberare il terreno, all'insaputa della prefettura di Caserta, avrebbero portato i rom ad andare via spaventati e a spostarsi in altro Comune, sotto un altro ponte. Terrorismo psicologico molto efficace. Il giallo sullo sgombero porta a credere che sotto ci sia una regia del tipo "scaricabarile" da parte dei sindaci che agiscono facendo pressioni per sgomberi nonostante l'ordinanza da parte del prefetto Pansa indichi l'individuazione dei terreni comunali per ospitare i rom e migliorare le loro condizioni di vita. I numerosi bambini, per i quali il prefetto Pansa chiede di progettare in scolarizzazione, sono privati dei loro diritti elementari, sballottati da un luogo all'altro (proprio a Teverola il caso di una bambina di soli 4 anni malata di cancro all'utero che è stata in chemioterapia, ora fuori pericolo). L'Opera Nomadi, nel ringraziare la prefettura di Caserta (il prefetto Ezio Monaco, il vicario Francesco Provolo e lo staff presieduto da Emilia Tarantino) e il prefetto Alessandro Pansa (ottime anche le intenzioni per l'impiego dei rom nella raccolta rifiuti) che si adoperano per sollecitare progettazione per campi attrezzati e scolarizzazione, stigmatizza il comportamento di alcuni sindaci che ostacolano l'integrazione mediante la non osservanza delle circolari. Il prefetto, nominato per i rom, infatti ha disposto l'individuazione di aree idonee alla realizzazione di nuovi insediamenti per porre fine allo stato di emergenza in cui si trovano le comunità, chiedendo ai Comuni di indicare il numero di persone che sarebbe possibile accogliere. La presidente dell'Opera Nomadi Nadia Marino spiega: "Resta un abissale scollamento tra le intenzioni del prefetto Pansa (che a Napoli si è mostrato solerte umano e disponibile) esposte nelle interviste in tv e i fatti, che, purtroppo, a causa di una politica ottusa e poco lungimirante da parte delle amministrazioni comunali, porta ad una condizione di vita peggiorativa delle comunità presenti. Ciò vanifica gli sforzi delle associazioni di volontariato e del coordinamento di enti che hanno partecipato alla tavola in prefettura per la progettazione in politiche d'integrazione". Ad oggi nulla si è fatto nonostante un decreto del Ministero della Pubblica Istruzione inviti a inserire i rom nel mondo della scuola: "E' costituito presso la Direzione Generale per lo Studente, per le finalità espresse in premessa, un Gruppo di lavoro con il compito di formulare proposte e pareri sul programma di iniziative per contrastare il fenomeno dell'abbandono e della dispersione scolastica per i minori Rom, Sinti e Camminanti, da realizzare nell'ambito del sistema nazionale d'istruzione, al fine di consentire un efficace coordinamento e di evitare la duplicazione con consequenziale spreco di risorse umane e finanziarie". Secondo quanto scritto nel protocollo d'intesa della prefettura di Caserta, quest'ultima "curerà il coordinamento delle attività che fanno capo a ciascun ente ivi comprese eventuali attività di bonifica dai rifiuti presenti nei campi e in prossimità degli insediamenti e l'assegnazione di container da parte della Protezione Civile della regione Campania". La Regione Campania inoltre dovrebbe impegnarsi "ad individuare i fondi per l'attuazione delle finalità del protocollo anche sotto forma di cofinanziamento agli enti locali aderenti. Curerà, inoltre, il reperimento di container e roulotte da parte della Protezione civile regionale per la sistemazione dignitosa delle famiglie destinatarie degli interventi". Nella provincia di Caserta sono stati censiti i campi nelle seguenti zone: S. Arpino, S. Maria C.V., Teverola. e Capua (ex campo profughi), S. Maria a Vico, Maddaloni. L'Opera Nomadi chiede che ciascun Comune individui microaree da attrezzare che dovranno ospitare non più di una decina di famiglie. Dovranno essere assicurati: l'energia elettrica, l'acqua potabile, i servizi igienici, il trasporto scolastico, le vaccinazioni obbligatorie mediante un'Unità di strada della Asl. L'Opera Nomadi s'impegna a svolgere attività di consulenza, progettazione, sensibilizzazione. Anche attraverso l'ausilio del volontariato si impegna, altresì, a collaborare per la buona riuscita delle attività di scolarizzazione, assistenza sanitaria, con particolare riguardo al programma di vaccinazioni, a rendere operativo uno sportello legale e sanitario. La collaborazione con i Comuni è necessaria, in quanto dovranno impegnarsi a rendere disponibile un pulmino per l'accompagnamento di 20 bambini (o più in base all'esigenza), provvisto di due autisti coadiuvati da un assistente sociale che, in collaborazione con gli operatori sociali dell'associazionismo, provvederanno alla risoluzione dei problemi che ostano alla assidua e proficua frequenza scolastica dei minori rom. Intanto in Sardegna qualche mesi fa: "La Giunta regionale ha approvato una proposta normativa, in linea con le più recenti politiche dell'Unione europea sui Rom, che riconosce Rom e Sinti quali minoranza linguistica regionale".

 
Di Fabrizio (del 20/09/2013 @ 09:04:28 in Regole, visitato 1308 volte)

di Stella Arena, Daniela Bauduin e Mila Grimaldi - giuriste

Da anni assistiamo ad un aspro dibattito sulla gestione della cosiddetta "emergenza nomadi" che viene affrontata con un approccio sicuritario come se fosse un problema di ordine pubblico.

In base a un'indagine conoscitiva sulla condizione di Rom e Sinti in Italia, promossa dalla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani a partire dall'ottobre 2009, nel nostro Paese vivrebbero all'incirca 150.000 persone di etnia Sinti o Rom (pari allo 0,2% della popolazione, uno dei tassi più bassi d'Europa), la metà delle quali avrebbe cittadinanza italiana e di cui solo 40.000 vivrebbe attualmente nei campi, spesso abusivi o provvisori. Il metodo emergenziale nella risoluzione delle questioni legate agli insediamenti delle popolazioni Rom è tuttavia sbagliato sia dal punto di vista sociale che giuridico, come dimostra la vicenda delle tre ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri adottate il 30 maggio 2008 per fronteggiare lo "stato di emergenza" dichiarato in Lombardia, Lazio e Campania in relazione alla presenza di comunità nomadi nei rispettivi territori.

Il 16 novembre 2012 il giudice amministrativo ha deciso sui ricorsi in appello proposti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero dell'Interno, dal Dipartimento della Protezione Civile, dalle Prefetture di Roma, Milano, Napoli e dal Comune di Roma per la riforma della sentenza con cui il Tar Lazio nel 2009 aveva accolto l'impugnazione proposta dall'associazione per la difesa dei diritti dei Rom European Roma Rights Centre (ERRC) e da due abitanti del campo Casilino 900 della capitale, annullando in parte le tre ordinanze e cassando anche alcune disposizioni dei regolamenti adottati dai commissari delegati per le Regioni Lombardia e Lazio.

Nel giudizio d'appello è stato accolto il ricorso incidentale degli attori originari e dichiarata l'illegittimità del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 maggio 2008 adottato sulla base dell'articolo 5 della legge istitutiva del Servizio di Protezione civile (legge 24 febbraio 1992, n. 225), con cui era stato dichiarato lo stato di emergenza già citato, con la conseguenza che tutti i provvedimenti emessi sono stati annullati per carenza di potere. L'articolo 5 già citato, con la rubrica "Stato di emergenza e potere di ordinanza", dispone che al verificarsi degli eventi straordinari previsti dal legislatore il Consiglio dei ministri deliberi lo stato di emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale. Per attuare gli interventi di emergenza si provvede poi con ordinanze in deroga ad ogni disposizione vigente, nel rispetto però dei principi generali dell'ordinamento giuridico e attraverso commissari delegati.

Il Consiglio di Stato ha osservato che sebbene l'apprezzamento della situazione di fatto e degli eventi posti alla base della dichiarazione dello stato d'emergenza rientri nell'ampia discrezionalità dell'amministrazione, lo stato di emergenza possa essere dichiarato solo in presenza delle situazioni riconducibili alla lettera c) del precedente articolo 2, ossia "calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari". Tanto premesso, il Consiglio esclude che nel caso sottoposto al suo esame sussista il rapporto eziologico fra esistenza sul territorio di comunità nomadi, da un lato, e straordinaria ed eccezionale turbativa dell'ordine e della sicurezza pubblica nelle aree interessate, dall'altro, nonchè la presenza dell'altro requisito legale, cioè l'impossibilità di fronteggiare la situazione con gli strumenti ordinari, siccome tale presupposto non discende dalla "mera incapacità delle istituzioni, ovvero da una loro scarsa volontà politica".

Com'è a tutti noto, nelle ultime legislature il Governo italiano ha adottato centinaia di ordinanze di protezione civile, che sono atti della pubblica amministrazione e in quanto tali sottratti al controllo della Corte costituzionale volto a garantire il rispetto della Costituzione da parte delle leggi. A partire dal 1992, con l'istituzione del Servizio Nazionale di Protezione Civile, per far fronte a "calamità naturali, catastrofi o altri eventi" il Governo ha iniziato ad adottare lo strumento dell'ordinanza in deroga alle norme, rafforzando così la tendenza ad un utilizzo sempre più "normale" di strumenti che consentono all'autorità amministrativa di non rispettare le norme ordinarie. Nel conflitto tra emergenza e deroga alle regole si colloca la dichiarazione dello stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità Rom e Sinti e la conseguente nomina di commissari straordinari per l'emergenza.

Come osservato da Caterina Miele, dottore di ricerca in Antropologia culturale presso l'Università degli studi di Napoli "L'Orientale", "l'approccio "emergenziale" e "securitario" fino a oggi applicato agli interventi pubblici sul tema dell'integrazione dei rom ha fatto declinare molte delle indagini sulla questione nell'ambito di azioni di ordine pubblico. Non a caso in Campania il primo atto dello stato emergenziale determinato dal decreto governativo fu un censimento, guidato dallo staff della Prefettura, della Questura e della Croce Rossa Italiana e realizzato prima nel campo di via Cupa Perillo a Scampia e poi in altri campi della regione."

In questo contesto si inquadra la storia della comunità Rom di Giugliano, in provincia di Napoli, che dopo vari trasferimenti veniva collocata nell'area di Masseria del Pozzo, zona notoriamente ad alto rischio ambientale per i rifiuti tossici presenti. L'architetto Alexander Valentino, da anni impegnato nel lavoro sul campo, racconta "dell'odore malsano che si avverte in quell'area, di sfoghi sulla pelle dei bambini di cui non si conosce l'origine e delle condizioni igienico-sanitarie inadeguate". Una vicenda drammatica che si svolge in una terra, la Campania, in cui l'illegalità ambientale è tanto diffusa da collocare la regione al primo posto per il numero di reati contro l'ambiente (Legambiente, Ecomafia 2013, ed. Ambiente, p.36), con la produzione di effetti devastanti soprattutto per le persone più deboli.

La scelta politico-amministrativa di tale area è avvenuta sulla base di criteri che si richiamano a necessità di ordine pubblico, infatti nella delibera del Commissario prefettizio (nominato a seguito delle dimissioni del sindaco per la provvisoria gestione dell'ente) n. 10 del 6/12/2012 sul progetto preliminare per l'allestimento di un'area adibita a campo sosta temporanea, si parla di "emergenza prodotta sul territorio comunale dalla presenza significativa e costante dei gruppi nomadi".

La conoscenza del rischio ambientale cui viene sottoposta la comunità Rom nel vivere in tali luoghi d'altronde si desume dallo stesso atto che regola il funzionamento dell'area di sosta temporanea (approvato con delibera del Commissario Straordinario n. 33 del 26/03/2013), in cui all'articolo 5 si prevede che con periodicita mensile sia garantita una verifica delle condizioni di salubrita dell'area, operata dagli organismi istituzionali preposti alla salvaguardia ambientale e sanitaria".

Appare chiaro come nel bilanciare i vari interessi giuridici coinvolti nelle vicende raccontate, ossia l'inclusione sociale e il ritenuto ordine pubblico, sia prevalso quest'ultimo, con ripercussioni pesanti che gravano su individui già emarginati cui si nega oggi anche la tutela della salute che dovrebbe essere garantita a tutti ai sensi della nostra Costituzione. Una strategia nazionale ben lontana dalla comunicazione della Commissione europea n. 173/2011 che sottolinea, invece, la necessità di superare il modello del "campo" per combattere l'isolamento e favorire percorsi di inclusione sociale.

 
Di Fabrizio (del 21/06/2013 @ 09:03:26 in Italia, visitato 1537 volte)

Campaniasuweb.it 18 Giugno 2013

I nomadi che abitano il campo di Giugliano denunciano il degrado dell'area circondata da rifiuti e gas nauseabondi. Padre Zanotelli: "Se ci saranno conseguenze per la salute di queste persone riterremo responsabili i commissari"

"Non possiamo più rimanere qui, la puzza è insopportabile e abbiamo paura per la salute dei nostri bambini". È l'appello di una delegazione di Rom del campo comunale di Giugliano che nei giorni scorsi ha incontrato i commissari prefettizi del Comune per chiedere il trasferimento lontano da alcune discariche da cui "continuano a fuoriuscire gas nauseabondi". "Se ci saranno conseguenze per la salute di queste persone riterremo responsabili i commissari", dice il padre comboniano Alex Zanotelli in rappresentanza del Comitato campano per i Rom che riunisce diverse associazioni.

UN CAMPO DI 400.000 EURO TRA I RIFIUTI - Il gruppo di Rom, circa 400, è stato trasferito in località Masseria del Pozzo due mesi fa dopo un esodo di due anni nelle campagne della cittadina campana. Il campo provvisorio, dicono le associazioni, è costato circa 400mila euro, tre centimetri di ghiaia e asfalto per separare un insediamento umano da terreni in cui negli anni è stata sversata ogni sorta di rifiuti, legali e illegali. Un'area, spiegano i comitati, di 30 chilometri su cui c'erano 6 discariche in cui sono finiti, negli anni, rifiuti speciali, tossici e nocivi e che è diventata simbolo del disastro ambientale in Campania. Secondo i comitati, le analisi dell'Arpac hanno riscontrato nella falda acquifera un massiccio inquinamento da manganese, ferro, piombo, benzene, idrocarburi, toluene, tetracloroetilene e persino consistenti anomalie magnetiche "attribuibili alla presenza di materiali ferromagnetici nel sottosuolo". Gran parte dell'area in questione è posta sotto sequestro giudiziario.

COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA - Una situazione ambientale disastrosa ricostruita nel dettaglio dalla relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti che avrebbe dovuto fare da premessa a un piano urgente di bonifiche redatto, approvato, ma mai attuato. "Ci chiediamo come sia possibile una discrepanza così evidente con le analisi ambientali, dicono i portavoce del Comitato per i Rom, che sottolineano anche che il campo è stato costruito dal Comune in accordo con la Prefettura e con il parere favorevole dell'Asl. "Venga fatta chiarezza, ma intanto si cerchi una soluzione alternativa in tempi rapidi", concludono.

 
Di Marco Nieli (del 06/11/2005 @ 06:48:24 in Italia, visitato 2166 volte)
Premessa:

qualche giorno fa, ricevo una prima mail da Marco Nieli, vicepresidente dell'Opera Nomadi di Napoli. Volentieri la pubblico, e da allora quasi quotidianamente mi ritrovo nella casella di posta una sua mail che mi aggiorna su cosa sta succedendo. Questo, per "rassicurare" i lettori: non è che Mahalla sia diventato un bollettino napoletano, ma questo blog è sempre vissuto grazie soprattutto alle informazioni che raccolgo e che mi mandate.

Esiste poi una questione più strettamente legata ai rapporti tra informazione e potere politico, che chi si occupa di Rom conosce bene: gli sgomberi sono notizie "appetibili" perché "SBATTONO IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA", ma nessuno si interroga sulle conseguenze a breve lungo termine. Ecco allora che l'attenzione che i media hanno dedicato alle vicende di Cusago e di Bologna, si è presto spostata al GOSSIP (se fosse giusto che un sindaco di sinistra rincorresse la politica delle destre, se le case abbattute a Cusago erano rifugi di fortuna o ville hollywodiane). I Rom, come parte in causa, sono immediatamente spariti dalle cronache. Ecco perché nessun giornale nazionale si interroga o semplicemente ha voglia di testimoniare sui tanti casi simili che continuano ad avvenire in giro per l'Italia. Casi piccoli, famiglie e gruppi di massimo una decina di persone,  che avvengono ovunque nel massimo silenzio.

Casi, molto più rilevanti, come quelli di Napoli e Casoria, che hanno la sola "sfortuna" di avvenire quando la notizia è già stata data in pasto al pubblico e quindi passano in secondo piano. Eppure, si tratta di 3/400 persone che hanno perso il tetto, quando già di loro avevano poco o nulla, e da qualche parte, in qualche altro inferno, dovranno pur capitare.

In parole povere, quello che manca nell'informazione, è il confronto tra la soluzione politica del problema alloggio e lo sbando generato dalle amministrazioni locali. Ieri, avevo segnalato a un blogger, un articolo di Liberation che ancora non ho fatto in tempo a tradurre, lui a sua volta mi ha risposto segnalando cosa diventa la Francia quando in un paese democratico si interrompe il dialogo.

C'è infine (mi scuso se la premessa si sta prolungando oltre il dovuto) un motivo ancora più importante che mi spinge a ripubblicare i comunicati che arrivano da Napoli e Casoria: chi avrà la pazienza di leggerli noterà che pure nella miseria che (a torto o ragione) i lettori di solito associano al sud, i Rom e le associazioni non solo richiedono di parlare con le istituzioni, ma vogliono DIALOGARE con la città. E... il fatto che i più poveri tra i poveri, mostrino di voler applicare i principi della democrazia, tanto basta ad escluderli dalle cronache nazionali.

Comunicato post sgombero

Napoli, 3 novembre 2005

Mercoledi’ notte la polizia ha sgomberato con la forza un campo rom in via Lufrano a Casoria non dando neanche il tempo alla povera gente che vi abitava di fare i bagagli per portar via il più possibile. Si trattava di 430 persone mandate allo sbaraglio fra cui donne incinte e molti bambini: ora vagano nelle periferie della nostra città implorando un aiuto.

La maggiore responsabilità di questo inumano, barbaro e crudele sradicamento poliziesco ricade quasi per intero sull’ex-sindaco di Casoria Giosuè De Rosa che per oltre 2 anni non ha mosso un dito per trovare una sistemazione alternativa, o quanto meno per fornire acqua e far rimuovere i rifiuti solidi. Non ha fatto nulla, sapeva solo mostrarsi ipocritamente inorridito per quella situazione di degrado, ma ciò che a lui interessava era cacciar via gli zingari da Casoria a qualunque costo, e nient’altro.

Una grave responsabilità ricade anche sulla regione (retta da un governo di centro-sinistra) e sulla Provincia (anch’essa governata dal centro-sinistra). Il governatore Bassolino si è rifiutato di ricevere una nostra delegazione che fin dal mese di giugno chiese un incontro proprio per risolvere la questione di via Lufrano.

L’esistenza di questo campo Rom degradato e in condizioni igieniche spaventose non aveva nulla a che vedere con il cosiddetto ordine pubblico, si trattava di un problema di carattere squisitamente sociale. Noi che abbiamo assistito stamattina all’alba alla demolizione di questa orrenda “favela” lasciata marcire per circa tre anni (mentre un elicottero inutilmente volteggiava sopra di noi e squadroni di polizia e carabinieri tenevano lontani i curiosi, e le ruspe sradicavano le capanne) abbiamo toccato con mano il vergognoso fallimento dei politici di centro sinistra, del tutto inetti e del tutto incapaci di trovare una soluzione alternativa all’azione militare. Istituzioni quali Regione, Provincia e Comune (di Casoria) hanno vergognosamente lasciato fare alla polizia tradendo, in questa occasione il mandato loro affidato all’elettorato di sinistra: amministrare civilmente, con giustizia e soprattutto con democrazia.

Amedeo Curatoli, Marco Nieli
OPERA NOMADI NAPOLI


La situazione nel napoletano

[...]

Casoria é appena fuori Napoli, sulla circumvallazione esterna, dove si trova anche il campo Nuovo 
di Secondigliano.
Poi ci sono le baraccopoli di Scampia (circa 1000 slavi), diverse baraccopoli di Rumeni e un centro 
di accoglienza comunale, la scuola G. Deledda a Soccavo (sempre per i Rumeni).
In provincia abbiamo un piccolo villaggio attrezzato a Caivano per 20 famiglie di crna gorja musulmani del MOntenegro e aspettiamo il campo a Giugliano.
Questa di Casoria era la più grande baraccopoli di Rumeni, circa 400-500, ma piccoli insediamenti 
sorgono dappertutto in provincia (Ercolano, Pomigliano, Afragola, Casalnuovo).

 

PROPOSTA DI COSTITUZIONE DI UN COMITATO CITTADINO SULLA QUESTIONE ROM A NAPOLI

Cari compagni e amici, nell'informarvi che la prima battaglia contro il muretto previsto al campo musulmani di viale della Resistenza di Scampia (per isolare i rom dalla scuola "rosa", il 10° circolo didattico, per questo muro il comune prevedeva di spendere 55.000 euro!!!) è stata dall'assessore Tecce e dall’Opera Nomadi vinta con la sospensione della delibera, cui seguirà la rinegoziazione dell'intervento con accoglimento di alcune richieste minime di vivibilità per i Rom stessi (ormai cittadini napoletani non riconosciuti da circa 15 anni), vorrei rilanciarvi l'idea del comitato cittadino sulla questione Rom, che si potrebbe chiamare COMITATO VIA LUFRANO.

Prendendo spunta dalla drammatica situazione dei rom di Casoria, via Lufrano (circa 400 Rom rumeni sgomberati in maniera barbara a causa dei lavori della TAV e delle infiltrazioni tossiche del sottosuolo; tra l'altro il sindaco gli ha negato anche l'acqua e l’accompagnamento scolastico, con i bambini che muoiono sotto treni e auto), il Comitato dovrebbe essere lo spunto per una mobilitazione della società civile allo scopo di fare pressione sulle istituzioni per avviare politiche di accoglienza sul territorio napoletano di questa minoranza europea senza diritti perché ancora a torto ritenuta nomade, nonché per contrastare le uniche misure in atto, vale a dire quelle repressive (sgomberi di baraccopoli, rastrellamenti di minori, espulsioni, discriminazioni).

Come proposta di piattaforma da discutere collettivamente nella plenaria del comitato, mi sento di avanzare i seguenti punti:

- no a tutte le ipotesi di sgombero coatto delle baraccopoli (esperienze traumatiche e drammatiche per questa gente pacifica e già discriminata in partenza nelle loro patrie di origine; l’esempio di via Lufrano ha costituito la versione napoletana, tragicomica, del cofferatismo, visto che la polizia ha avvisato i Rom di fuggire e questi si sono sparpagliati in giro sul territorio di Napoli e provincia con le donne incinte e i neonati a dormire in mezzo alla strada); al contrario, chiusura delle bidonvilles  solo dopo aver preventivato una soluzione di accoglienza anche temporanea (centri di accoglienza, aree attrezzate con roulottes), in attesa di soluzioni di più lungo termine (nell’immediato, gli obiettivi politici da realizzare sono: 1) la pressione su Provincia e Regione per attivare un percorso di accoglienza per i 400 Rom di via Lufrano che sono ancora presenti in mezzo a noi, ma in forma invisibile, dispersi sul territorio e dunque più vulnerabili ancora; 2) l’accelerazione dell’erogazione dei fondi per l’erogazione dei fondi necessari alla ristrutturazione degli appartamenti di Calarasi da destinare ai Rom, secondo il protocollo firmato dai rispettivi comuni e di quelli destinati a Giugliano; 3) la ripresa della mobilitazione dei Rom musulmani e ortodossi di Scampia per ottenere aree o villaggi attrezzati)
- differenziazione dei percorsi di inserimento e accoglienza, abitativa e lavorativa (per i Rom rumeni si è sperimentato positivamente a Napoli il centro di prima accoglienza, per poi passare alla seconda accoglienza o anche alla casa; per gli slavi, piccoli villaggi attrezzati e integrati e/o case)
- stop al rastrellamento razzista dei minori ai semafori, provvedimenti miopi e controproducenti, che su larga scala si configurano come vero e proprio genocidio culturale di un popolo; loro sostituzione con serie politiche di accoglienza, interventi sulle famiglie, sulla scuola, sul lavoro;
- pressione a tutti i livelli, locale, nazionale e internazionale affinché si concordino politiche di accoglienza nei paesi di origine, invece di deportazioni ed espulsioni di massa o individuali (il governo rumeno, che disconosce l'esistenza di una questione rom al proprio interno, non rimuove gli ostacoli a una piena integrazione di questa consistente minoranza nella società rumena, salvo poi sequestrare i passaporti ai Rom clandestini che rientrano, o rendere più difficili le partenze; con tutto ciò, l'Europa è pronta a fare entrare questo paese nella Comunità nel 2007);
- resistenza e rifiuto del razzismo e della discriminazione razziale a tutti i livelli: i Rom saranno pure degradati per l'abbandono e le persecuzioni a cui sono sottoposti da secoli, a volte sono dediti ad attività illegali, ma sono l'unico popolo pacifico per inclinazione, senza stato e senza eserciti da sempre e per questo più vulnerabili e indifesi. Sono le persone "per bene", in giacca e cravatta, che lavorano per le impersonali multinazionali in giro per l'Occidente a provocare massacri, terrorismo di stato e non, catastrofi ambientali, fame, miseria e analfabetismo per miliardi di persone sul pianeta...certo non i Rom…A proposito della lotta alla discriminazione e al razzismo, la nostra associazione ha intrapreso una battaglia a livello nazionale per il riconoscimento della lingua Romanés come lingua di minoranza da proteggere (cosa non prevista dalla legge specifica 482 del 1999) e l’inserimento della menzione degli “zingari” nella legge sul 27 Gennaio data della memoria dell’olocausto (legge 211/2000);
- rilancio del progetto di legge regionale specifica per i Rom (già approntata dall’Opera Nomadi, ma arenatasi in Consiglio regionale) o di una legge sull’Immigrazione che includa alcuni paragrafi su questa minoranza sempre più numerosa in Campania: la mancanza di questo importante strumento legislativo che potrebbe incentivare l’accoglimento di quote di Rom da parte dei vari comuni si fa sentire specialmente nelle situazioni di emergenza come quella vissuta recentemente a via Lucrano).

Mi piacerebbe discutere questi e altri punti con voi in un incontro specifico sul tema, in vista di una campagna da mettere in piedi e di altre iniziative che si possono concordare insieme.

Dice un proverbio rom: se vuoi rispetto, dai rispetto!!! Cominciamo a dare rispetto a queste persone, con le loro storie, spesso drammatiche, ma ricche di umanità, per le quali si potrebbe fare moltissimo con poco, se solo se ne avesse la volontà politica!!!

Per adesioni e altre proposte, scrivetemi o contattatemi ai miei recapiti:
prof. Marco Nieli,
vicepresidente Opera Nomadi di Napoli,
tel./fax: 081447497 o 3382064347

CRONACA DI UN QUASI-SGOMBERO ANNUNCIATO

Da Mercoledì sera, quando alcuni poliziotti sono andati sul campo rom di via Lufrano (Casoria) per ingiungere ai circa 400 abitanti di abbandonarlo immediatamente, pena la deportazione di massa verso la Romania (paese in cui i Rom muoiono di fame e sono discriminati razzialmente), numerose famiglie con donne incinte, neonati e vecchi malati si aggirano per la città di Napoli, le campagne circostanti, tutta la Campania e il Meridione. Parecchi non hanno nemmeno avuto il tempo di prendere i soldi e gli effetti personali, che sono poi stati distrutti insieme alle baracche con le ruspe il giorno dopo.

Alcune di queste famiglie, impaurite e stremate, dopo una prima nottata passata a Officina 99, si raccolgono sotto la stazione di Napoli da qualche notte, hanno tentato di entrare in qualche stabile occupato di Granturco, ma sono stati ricacciate in strada dai Marocchini lì presenti. Oggi pomeriggio (5 c.m.), ci è giunta notizia che in circa 50 si sono diretti a Scampia nel campo rom degli Slavi, pensando di poter trovare un rifugio e un nascondiglio in mezzo ai loro connazionali, ormai napoletani d’adozione. In realtà, questi tranquilli e ingenui Rom rumeni non sanno di andare a intaccare dei precarissimi equilibri presenti sul territorio, tra le diverse comunità (musulmana e ortodossa), oltre che con gli abitanti del quartiere e la Circoscrizione. Alcuni di loro sono già stati minacciati di morte e picchiati dagli Slavi, alcuni hanno trovato momentanea accoglienza in due chiese, una evangelica nel campo e l’altra cattolica, quella dei Gesuiti di Scampia. Nei prossimi giorni, ci aspettiamo che questi conflitti riesplodano, magari con conseguenze drammatiche.

Nell’esigere dalla Provincia, dalla Regione e, a questo punto, anche dal Comune di Napoli, che si trovi una sistemazione immediata per queste circa 50 persone rimaste e per le 350 allontanatesi momentaneamente (ma ancora in contatto con l’Opera Nomadi), ribadiamo ancora una volta che questa barbarie, indegna di un paese civile e di amministrazioni di centro-sinistra, poteva essere evitata con un po’ (non molta) di volontà politica, buon senso e un minimo di conoscenza dell’argomento. In realtà, questo sgombero anomalo, quasi versione napoletana, all’acqua di rosa, del cofferatismo, comporta conseguenze ancora più drammatiche per la comunità rom, sospesa nel limbo tra un’invisibilità precaria sul nostro territorio e un rimpatrio mancato in Romania, che li condannerebbe letteralmente a morire di fame. Ma il Prefetto, il Sindaco e il Commissario Prefettizio di Casoria, il Questore di Napoli hanno pensato solo per un momento alle conseguenze del loro modo di agire, che potrebbe scatenare l’ennesima guerra dei poveri a Scampia, si sono resi conto delle donne incinte, dei neonati e dei vecchi che hanno messo in strada o fingono di non vedere quello che è sotto i propri occhi? E queste autorità dovrebbero tutelare l’ordine pubblico nella nostra città? Almeno, quando si decide di espellere in massa dei clandestini (provvedimenti che non ci stancheremo di condannare), la legge Bossi-Fini prevede che si debbano accogliere le donne gravide e i neonati: ma questo forse costa troppo o è troppo complicato per i nostri amministratori? 

L’odissea di questi ultimi tra gli ultimi continua intanto, in mezzo a noi, nell’indifferenza generale e soprattutto nella finzione ipocrita, da parte delle istituzioni, che il problema di via Lufrano sia finalmente risolto. Ma noi, che abbiamo sempre combattuto per i diritti di cittadinanza europea di questo popolo da sempre senza diritti e per una seria politica di accoglienza, concertata a livello internazionale, diciamo che non ci sta bene. Nel lanciare l’idea di un’assemblea cittadina a breve e di un comitato civico pro-rom, ci proponiamo di riprendere la mobilitazione politica, con un presidio sotto la Prefettura e la Provincia da costruire insieme alle forze politiche, sociali, sindacali e all’associazionismo, per ottenere il tavolo interistituzionale che ci hanno negato prima dello pseudo-sgombero.

  • L’appuntamento, intanto, è Lunedì sera (ore 19) al Teatro Mercadante di Napoli, per la presentazione del film di C. Luglio sui Rom di Scampia, sede in cui potremmo valutare la piattaforma politica da portare avanti insieme per rilanciare la politica accoglienza dei Rom rumeni e slavi sul territorio napoletano.

OPERA NOMADI NAPOLI - RIFONDAZIONE COMUNISTA DI CASORIA

 

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