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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca articoli per gazela

Di Fabrizio (del 25/07/2009 @ 14:39:15 in Italia, visitato 1676 volte)

Per i lettori dalla Sardegna, che si lamentano che lì non succede mai niente... ; - )

Un fitto calendario di concerti, mostre, dibattiti, cortometraggi, con grandi nomi della musica e dell'arte: tutto raccolto sotto un titolo, Clandestino, che rimanda a un tema ambizioso e di strettissima attualità. Questo offre ai tanti vacanzieri che in estate moltiplicano la potenziale "audience" sarda l'undicesima edizione del Dromos Festival, che per oltre venti giorni tiene banco a Oristano e in altri centri dell'Oristanese.

Ricca la sezione arte, dalla mostra Gazela del tedesco Udo Rein a San Vero Milis - che deve il titolo a un recente video dell'artista tedesco sulla comunità Sinti e Rom di Belgrado - alla mostra Di tanto mare a Oristano, con il pezzo forte e momento centrale dell'intero festival, il Tavolo Mediterraneo Love Difference di Michelangelo Pistoletto, piattaforma intorno alla quale si svolgeranno una serie di incontri e dibattiti.

Dromos dedica anche quest'anno una sezione ai cortometraggi, con la rassegna La meta trasgredita, ideata e curata da Cristiana Collu, direttrice del Museo MAN di Nuoro, che anche suggella un'altra delle novità di questa edizione della manifestazione, la collaborazione del vivace museo d'arte moderna con il festival. In programma la proiezione - prima di ogni concerto - di una selezione di lavori in sintonia con il tema di questa edizione di Dromos: cortometraggi di Adrian Paci, Carlos Garaicoa, Gianluca e Massimiliano De Serio, Armin Linke, Hans Op De Beeck, Paolo Meoni e Sejla Kameric.

Programma dettagliato: www.dromosfestival.it
Dal 24 luglio al 16 agosto 2009
Sedi varie - Oristano e provincia
Info: 0783310490 - dromos@dromosfestival.it

 
Di Fabrizio (del 08/12/2007 @ 14:19:39 in casa, visitato 1629 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

By Kristina Lozo and Bozidar Jovanovic in Belgrade

07 12 2007 Le autorità di Belgrado affermano che il progetto di spostare centinaia di Rom dalle loro baracche proseguirà, nonostante l'opposizione degli altri abitanti della città che non vogliono i Rom come vicini.

A solo pochi metri da uno dei principali ponti di Belgrado, 237 famiglie Rom sono accampate in mezzo ai ratti e a mucchi di immondizia.

Per molti queste baracche sono la loro unica casa. Ora è prevista la loro demolizione per una ristrutturazione del ponte Gazela in previsione per l'anno prossimo.

"Questa non è vita, non abbiamo niente per vivere" dice Cakan Sabanovic, in sei in famiglia.

Gli abitanti di questa baraccopoli stanno attendendo con ansia notizie su dove saranno spostati dopo che le loro dimore saranno demolite. Il 24 settembre le autorità serbe hanno bandito un'asta per la ricostruzione del ponte Gazela, e sei compagnie straniere hanno sottoposto le loro offerte. L'importo è di 77 milioni di €.

La Banca d'Investimento Europea fornirà metà dei fondi, ed il resto sarà a carico della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo con base a Londra.

Il comune di Belgrado si è impegnato ad allocare fondi per sistemare le 237 famiglie che saranno sgomberate dalla baraccopoli.

Il ponte Gazela fu costruito 30 anni fa, ed ha bisogno di una sistemazione dopo decenni di incuria e traffico pesante. I lavori, che originariamente dovevano partire questo mese, sono stati dilazionati a primavera 2008, a causa dell'inverno incombente.

Lo spostamento di quanti vivono sotto il ponte avverrà d'accordo con le decisioni del municipio di Belgrado, che si è assunto la responsabilità di trovare una casa a queste famiglie," dice Tamara Motrenko, della compagnia statale Putevi Srbije che ha vinto il bando di ricostruzione.

"Penso che le famiglie Rom saranno spostate prima che inizi la revisione del ponte," dice Zivojin Mitrovic, incaricato governativo che si occupa delle aree di vita malsane.

Motrenko, d'altra parte, dice che lo spostamento dei Rom non influirà sull'inizio dei lavori.

La baraccopoli ha una fognatura ed un servizio idrico dilapidati e le famiglie si sono collegate alla rete elettrica con sistemi "fai da te".

Le condizioni di vita sono terribili. Quando piove c'è fango dappertutto con cavi dappertutto," dice Branko Kalanjos, che vive lì con i quattro figli.

Tutti i suoi figli vanno a scuola e il più grande ha iniziato la scuola secondaria.

"Immaginate, i miei bambini trottano tre miglia nel fango per andare a scuola," aggiunge Branko.

Le autorità cittadine avevano già provato a spostare queste famiglie in un blocco d'appartamenti a Nuova Belgrado.

Il tentativo è fallito a causa delle proteste di quanti non volevano i Rom come vicini di casa. Anche quanti il cui lavoro è di eliminare gli slum anti igienici, hanno qualche simpatie per questa attitudine.
"Se qualcuno mi chiedesse se voglio i Rom del ponte Gazela come vicini, probabilmente direi no," dice Mitrovic.
Altri paesi europei hanno problemi simili. Secondo la televisione belgradese B92, le autorità slovacche hanno ricevuto minacce anonime dopo aver costruito appartamenti per i Rom che vivevano nelle baraccopoli, mentre alcune famiglie Rom della capitale slovena Lubiana sono state allontanate per motivi ecologici ed igienici dicendo loro di non fare più ritorno.

Mitrovic dice che sono stati predisposti 100 siti per il rialloggio dei Rom di ponte Gazela, ma che c'è il rifiuto di identificarli per la possibilità di proteste di massa di quanti sono riluttanti a vivere accanto a questo gruppo etnico.

Gli stessi Rom sono incerti sui benefici del loro spostamento e, come dice uno di loro, vogliono rimanere uniti.

Il segretariato governativo per il welfare sociale ed infantile è tra i coordinatori del progetto.

"L'idea è di integrare i Rom nella società civile in termine di assistenza sociale ed infantile, scolarizzazione ed impiego per quanti vivono sotto il ponte Gazela che abbiano i fogli di residenza," dice Ljiljana Jovcic, capo del segretariato.

Il segretariato ha raccolto i nomi di tutti i Rom che vivono sotto il ponte e disegnato una mappa sulla base di dove saranno rilocati. Molti di loro non sono registrati come residenti a Belgrado, essendo arrivati nella capitale serba per cercare migliori condizioni di vita.
Il segretariato dice che a tutti verrà data sistemazione, aggiungendo che sono stati create due categorie.

"Un gruppo consiste nei residenti legali a Belgrado, che saranno sistemati permanentemente. Gli altri che sono arrivati nella capitale per lavorare occasionalmente e verrà data loro qualche tipo di sistemazione collettiva. Vorrebbero essere nel primo lotto ma ancora non abbiamo deciso se questo sia fattibile," dice Mitrovic.

Sentire tutti gli abitanti del ponte Gazela ha impiegato 10 giorni, mentre la seconda fase, rivolta alle case future, dovrà essere completata per la fine del 2007.

"Vogliamo fornire a queste persone i loro bisogni basici. Avranno acqua corrente, elettricità, bagni, scolarizzazione e lavoro, con uno stipendio sufficiente a pagare le bollette," dice Mitrovic.

Il segretariato per il welfare sociale ed infantile ha anche giocato un ruolo per trovare casa agli abitanti Rom.

"Stiamo cercando le soluzioni giuste perché alla famiglie Rom siano offerte migliori condizioni di vita ed abbiano la possibilità di integrarsi nella società, " dice Ljiljana Jovcic.

Mica Tapirovic, una residente del ponte Gazela, dice che "tutti noi speriamo in una vita migliore e io voglio dimenticare come viviamo qui." Aggiunge: "Spero che non dovremo tornare qui dopo lo spostamento." [...]

"Vogliamo che l'insediamento porti migliori condizioni di vita, facendo attenzione a quanto potrebbe diventare incompleto e difettoso. Non vogliamo ripetere la disastrosa situazione attuale," spiega Mitrovic.

Ci sono molti pregiudizi sui Rom come pigri e gente litigiosa, ma nessuno di quanti abbiamo sentito a ponte Gazela ha detto di preferire di vivere in mezzo al fango e alla spazzatura, senza elettricità, acqua corrente o lavoro.

"Dove c'è volontà, c'è una strada. Noi apprezzeremmo molto migliori condizioni di vita se ci spostano," dice Branko Kalanjos.
Le autorità cittadine dicono che ci sono soldi a sufficienza per completare il progetto.

Danijel Djularis, capo dell'ufficio serbo dell'Agenzia di Ricostruzione Europea, ERA, ha recentemente affermato che l'ERA si sta preparando ad investire 2 milioni di € per risolvere il problema dei Rom, non appena il municipio di Belgrado sottoporrà un piano fattivo.

Mitrovic, d'altra parte, rimane scettico su quante promesse possano concretizzarsi. Dice "Sinora, la cosa non è andata oltre gli accordi e le promesse preliminari."

Kristina Lozo and Bozidar Jovanovic are reporters with the Rom Radio in Obrenovac. Balkan Insight is BIRN`s online publication.
This article was published with the support of the British embassy in Belgrade and Organization for Cooperation and Security in Europe, OSCE, mission in Serbia, as part of BIRN's Minority Media Training and Reporting Project

 
Di Franco Bonalumi (del 24/03/2009 @ 10:54:47 in Europa, visitato 1209 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

17 marzo 2009

Il Ministro del Lavoro e del Welfare serbo intende ricollocare 62 famiglie rom che attualmente vivono in un insediamento illegale sotto il ponte di Gazela a Belgrado, nel paese di Vranje nella Serbia meridionale, nonostante le proteste delle autorità locali.

La nota del ministero diretta al sindaco di Vranje, e che Balkan Insight ha avuto l'occasione di leggere, dice che "il ricollocamento di queste famiglie è una priorità" e che "dev'essere eseguito in conformità alle disposizioni in materia di sfratti" stabilite dalla Banca di Investimento Europea e dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, che hanno finanziato un prestito per la ricostruzione del ponte di Gazela.

"Le autorità locali non concordano con quest'ordine del ministero, tuttavia stiamo subendo forti pressioni affinché ci adeguiamo", ha dichiarato a Balkan Insight Branimir Stojancic, ministro delle Politiche per il Welfare a livello locale a Vranje.

"Ci viene chiesto di organizzare il trasporto dei Rom a Vranje da soli, ma al ministero non interessa dove queste persone vivranno o di che cosa" ha aggiunto.

Secondo Stojancic, la decisione rappresenta una discriminazione ad opera di chi vive nella capitale, e la ricollocazione dei Rom metterà in pericolo il loro fondamentale diritto umano di poter scegliere autonomamente dove vivere.

"Il luogo di residenza di questi rom è Vranje, ma essi hanno il diritto di scegliere da sé dove vogliono vivere. Sono arrivati a Belgrado molto tempo fa, sperando di riuscire a farsi una vita migliore", dice Stojancic.

Il ministero ha stabilito che delle 175 famiglie che vivono sotto al ponte, 113 possiedono i requisiti per ricominciare la propria vita in un luogo diverso di Belgrado. La nota che il ministero ha inviato alle autorità di Vranje stabilisce che le restanti famiglie non possono invece restare, poiché ciò "incoraggerebbe ulteriori migrazioni verso Belgrado, esercitando una pressione inaccettabile sul Welfare della città e sulle sue politiche residenziali".

Ma Stojancic sostiene che il ministero non abbia un piano per aiutare le autorità locali che dovrebbero accogliere le famiglie ricollocate.

"Il paese di Vranje ha un budget annuale per il Welfare che ammonta a 800.000 Euro, ricavati da un budget totale di 18 milioni di Euro, ed i Rom rappresentano il 70% degli utenti del Welfare. Semplicemente, non possiamo farci carico di queste 62 famiglie", dice Stojancic.

Mile Bajramovic, presidente dell'Associazione Civile Rom, ha dichiarato che questo è il classico caso di discriminazione verso i Rom.

"La decisione presa dal ministero va contro il suo stesso fondamentale ruolo di regolatore del Welfare e del Lavoro. Di cosa vivrebbero quelle persone, una volta tornate a Vranje?" si chiede.

"Vengono cacciati da Belgrado, nonostante siano gli stessi rom a provvedere alla pulizia della città. Temo che qualcuno possa arrivare a decidere di espellerci dalla stessa Serbia", dice Bajramovic.

I Rom in Serbia sono circa 150.000, ed hanno ricevuto lo status di minoranza nel 2002. Gran parte degli osservatori ritiene che i Rom siano il gruppo etnico economicamente e socialmente più vulnerabile in Serbia.

La popolazione di Vranje, paese a 350 kilometri a sud di Belgrado vicino al confine col Kosovo e la Macedonia, è di 88.000, il 10% dei quali è Rom. La Serbia meridionale è considerata una regione impoverita, con parametri economici inferiori alla media della repubblica.

"Il ministero vuole portarci nuovi casi da Welfare di cui noi non possiamo occuparci. Se insistono nel portare avanti tale politica, perché non ordinano anche a tutti i nostri scienziati, professori, uomini d'affari e agli altri cittadini di Vranje che vivono a Belgrado di tornare in paese?", si chiede Stojancic.

Contattato da Balkan Insight, il Ministero del Lavoro e del Welfare ha dichiarato che il progetto è solo alla sua fase iniziale e che gli incontri coi rappresentanti delle autorità locali in merito all'argomento devono ancora cominciare.

 
Di Fabrizio (del 24/06/2008 @ 10:37:20 in casa, visitato 1377 volte)

Da Libero.it

Lunedí 23.06.2008 12:41 "Si può essere esemplari anche nel demolire le baracche. Forse una cerimonia di addio sarebbe stato chiedere troppo, ma far sapere a quelle persone dove sarebbero andate ad abitare qualche giorno prima di demolire loro la casa sarebbe stata una normale regola di educazione civica".

La sala principale della Casa dell’Architettura è al buio. Lo schermo nero è attraversato dalle parole inviate in una lettera al ex sindaco di Roma, Veltroni, in occasione dello sgombero di Campo Boario, un campo Rom a Testaccio. Compaiono le prime immagini di "Rome to Roma - diario nomade". È un film documentario di Giorgio De Finis sui rom realizzato dal Laboratorio di Arte urbana Stalker di Roma, in collaborazione con l’Università di Roma Tre e l’Università di Belgrado presentato nella capitale alla presenza del Prefetto Carlo Mosca, Don Bruno Nicolini, presidente Centro Studi Zingari e una platea piena di studenti. Il documentario è la cronaca di un seminario che ha visto oltre 40 studenti provenienti da tutto il mondo andare alla scoperta dei campi nomadi delle capitali.

Partito da Roma, il gruppo di studenti ha attraversato l’Adriatico alla scoperta dei campi rom della capitale serba Belgrado, e poi ancora di Skopje, in Macedonia. Quella di Roma, però, è stata la tappa più importante ed una sperimentazione particolare che ha portato alla luce una realtà complessa, come spiega lo stesso Prefetto di Roma, Carlo Mosca. "Roma è ricca di temi complessi - spiega il Prefetto -. È una città dove si vive drammaticamente il tema della casa, dove ci sono 6 mila procedimenti per sfratti, 2 mila sfratti esecutivi, dove c’è una carenza abitativa che portano a tutta una serie di condizioni che creano frattura sociale. Ma Roma è anche una città che è coinvolta in un altro tema, quello delle popolazioni senza territorio. Questo non è un tema di ordine pubblico e sarebbe molto facile ridurlo a tema di sicurezza pubblica: è un tema squisitamente sociale".

Altra questione è quella della battaglia dei numeri dovuta alla mancanza di un vero e proprio censimento, segno anche questo di non curanza della presenza di questo "popolo leggero". "Sul territorio romano  - continua Mosca - qualcuno dice che siano 9 mila, qualcuno 15 mila, qualcun altro arriva a stimare queste popolazioni su 20 mila. Il primo obiettivo è innanzitutto conoscere questa realtà. Ci sono zingari che abitano a Roma da 40 anni. È una realtà che merita attenzione e conoscenza per sapere chi sono, a quale etnia appartengono, che età hanno e quali problemi. Bisogna cominciare ad ascoltare i rom".

Il progetto di un film, l’interesse da parte del Laboratorio Stalker e di alcuni docenti universitari, nasce dai recenti eventi che hanno interessato i rom. Sgomberi e allontanamenti sono state la miccia di un progetto che da anni aveva investito nella ricerca all’interno dei campi rom. "Allontanare i rom dalla città di Roma - racconta Lorenzo Romito, tra i fondatori del gruppo Stalker - e concentrarli in quelli che sono stati chiamati i villaggi della solidarietà, ci ha preoccupati e abbiamo sentito il bisogno di fare quel che potevamo. Cercare di fare rete tra le università e confrontarci con questo fenomeno insieme agli studenti". L’idea del film e del seminario nascono anche da precedenti iniziative del gruppo.

"Questo percorso è più ampio di quello che si vede nel film, è cominciato con un corso universitario durante il quale siamo andati ad esplorare le rive del Tevere, per incontrare migliaia di persone che abitano e vivono in questi luoghi. Abbiamo proposto un corso che ci portasse dentro la realtà dei campi per imparare dai rom".

Salviati, Casilino 900, Campo Boario e attraversando il mare Gazela, Kralijevo, Shutka. Questi i campi rom e le realtà attraversate dai giovani osservatori e futuri architetti con lo scopo di pensare un modello abitativo nuovo, leggero e che risponda alle esigenze di tutti. "Si tratta di comprendere e realizzare quelle pratiche abitative e costruttive che sono proprie delle diverse realtà rom - Francesco Careri, decente di arte civica presso l’università di Roma Tre e fondatore del Laboratorio Stalker -. Provare ad inserirle in un disegno che sia ammissibile e comprensibile da tutti. Questo non solo per accompagnare i rom nella loro emancipazione abitativa in Italia, ma anche per apprendere da loro strategie che possano contribuire a offrire soluzioni al più generale problema della casa che le nostre città si trovano ad affrontare".

Tre settimane per portare alla luce una realtà abitativa estrema fatta di ripari, nascondigli e vere e proprie baraccopoli dove trovano rifugio persone invisibili ad una città inaridita e che da anni guarda il fiume come ad un ostacolo da attraversare.

"L’aspetto più grave che pesa sull’integrazione – spiega don Bruno Nicolini, presidente Centro Studi Zingari - è questo disprezzo tremendo, ma soprattutto la mancanza di fiducia. Bisogna entrare nel tempo della responsabilità, è il tempo in cui occorre dare fiducia alle comunità. Ci chiedono fiducia, ma la fiducia viene sono se diamo loro responsabilità".

Dai rom, secondo don Bruno Nicolini, possiamo imparare tanto sulle diversità e sulla importanza che loro le attribuiscono. I rom riportano al centro dell’attenzione i rapporti primari tra le persone, rapporti che forse la nostra città contemporanea ha perso di vista. La pellicola continua a scorrere.

"Queste non sono immagini di Roma – scriveva Pier Paolo Pisolini nel 1966 parlando delle borgate –.  So ben figurarmi gli occhi che sorvolano queste immagini senza guardarle. Sono gli occhi di coloro che pensano che le borgate non siano non solo un problema loro, ma un problema attuale". La sala è illuminata dalle immagini degli sgomberi. Il film viene trascinato via dallo schermo con le ruspe e la luce scompare con le baracche di Casilino 900, parete dopo parete. Resta il silenzio prima dell’applauso, resta ancora una delle domande della voce narrante: sarebbe possibile sgomberare e trasferire con la partecipazione, invece che demolire con le ruspe e sgomberare con la forza?

 
Di Daniele (del 03/03/2010 @ 09:48:52 in Europa, visitato 1968 volte)

Sotto il ponte

OsservatorioBalcani 02.03.2010 Da Belgrado, scrive Cecilia Ferrara

E' uno dei ponti principali di Belgrado e ora sta cedendo. La storia del ponte Gazela, dei finanziamenti europei per ricostruirlo e soprattutto delle 175 famiglie rom che per anni vi hanno vissuto proprio sotto. Un reportage

Scena 1: Belgrado, 28 gennaio 2009. Il ponte Gazela è chiuso al traffico merci, sono stati scoperti cedimenti nelle travi portanti. Qualsiasi mezzo a 4 ruote evita il ponte e la città si blocca. Il “Gazela most” è l’arteria cittadina che porta a Novi Beograd ma anche un tratto dell’autostrada che porta a Niš, la E70/E75, attualmente una porzione del Corridoio 10. Vi passano oltre 150 mila veicoli al giorno mentre, secondo il progetto iniziale, la capacità era di soli 40mila veicoli.

Il giorno successivo al blocco il ministro delle Infrastrutture, Milutin Mrkonjić, rassicura i cittadini che il ponte è sicuro e che i lavori di ripristino termineranno in pochi giorni: "Si prega di non aumentare la tensione, il ponte non crollerà”.

Nel 2007 è stato firmato un progetto dalla Banca Europea per la ricostruzione (BERD) e dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) per la ristrutturazione del ponte ma, secondo le dichiarazioni di Mrkonjić e del sindaco di Belgrado Dragan Đilas, il prestito non arriva perché la BERD non è soddisfatta del progetto di ricollocamento delle famiglie rom che vivevano in un insediamento proprio sotto il ponte.

Il sindaco è infuriato: “Non è una donazione - tuona - ma un prestito e se le condizioni sono queste non le accettiamo”. Đilas proprio non si capacita che tutto il lavoro fatto non gli venga riconosciuto: “Non ci possono chiedere - dice - di avere standard più alti di quelli europei. Il sindaco di Roma 4 giorni fa ha sgomberato dei rom mandandoli a 50 km dal centro città e nessuno di loro certo ne era entusiasta”.

Dopo due settimane di trattative serrate arriva lo sblocco del finanziamento. “La BERD ha condotto accurate valutazioni sul ricollocamento delle famiglie - dice la banca in un comunicato – con la conclusione che nonostante ci siano buoni risultati rimangono ancora problemi di enorme portata”. Il fondo sarà comunque erogato “in via del tutto eccezionale”.

Scena 2: Ada Ciganlija è il lago artificiale di Belgrado, dove d’estate i belgradesi vengono a rilassarsi sui lettini dei bar della spiaggia o a sfrecciare in roller e bicicletta. Sul lato interno di Ada vi è un ampio spiazzo con circa 30 container. Vi abitano alcune delle 175 famiglie che vivevano sotto il ponte Gazela, principalmente rifugiati dal Kosovo.

Foto di Isabella Mancini 

Appena entriamo nel campo arrivano gruppi di bambini che fanno domande, chiedono aiuto e in generale ti prendono platealmente in giro. Cerchiamo di chiedere come stanno qui rispetto a prima. I bambini dicono che qui vanno a scuola e hanno i container ma a Gazela era meglio perché c’erano più bambini e quindi più amici. Incontriamo la famiglia di V. che ha lavorato in Italia per oltre 10 anni, per poi rientrare per sposarsi a Pristina proprio nel 1999 e di conseguenza poco dopo tempo obbligato a fuggire per la guerra. Il container ha due stanze, una riscaldata dove dorme e mangia tutta la famiglia (moglie, 2 bambine e 3 bambini) e l’altra adibita ad ingresso.

“Certo la sistemazione è migliore, però la condizione della mia famiglia è peggiorata – dice V. - a Gazela lavoravo anche senza documenti, raccoglievo cartone e potevamo andare alla chiusura del mercato a raccogliere il cibo che veniva buttato via. Qui siamo troppo lontani dalla città e non abbiamo da mangiare tutti i giorni. Se riuscissi a cambiare la residenza da Pristina potrei avere un lavoro ma essendo di Pristina devo andare a Niš per fare le pratiche per tutta la famiglia e non ho i soldi per il viaggio e i documenti”.

Gazela era un insediamento illegale di rom, era in quella posizione dagli anni ‘80 e si è ampliato sempre di più in seguito alle guerre con l'arrivo di rifugiati rom da Bosnia e Croazia e sfollati dal Kosovo, ma anche con famiglie delle campagne che, impoverite da anni di crisi economica, si sono mosse verso la città. Proprio questo campo rom situato in una zona centralissima dove sono collocati il centro congressi Sava Center, l'Hotel Intercontinental e lo Hayatt - quindi un’importante vetrina per la città - era “il problema” per ogni amministrazione di Belgrado finché lo scorso 31 agosto sono arrivate le ruspe e i ricollocamenti delle 175 famiglie che lì vivevano, 61 a Belgrado e il resto in altre zone della Serbia.

Ad aver creato il collegamento tra le vicende di finanziamento della ristrutturazione del ponte e futuro delle famiglie rom che vi vivevano è stato Zvezdan Kalmar di "CEE Bank Watch” un'Ong che monitora gli investimenti finanziari nei paesi dell’Europa centro-orientale. Non si occupano di rom, ma dell’impatto ambientale dei grandi progetti infrastrutturali della BERD, della BEI e di altre istituzioni finanziarie: in questo caso l’impatto era su un insediamento rom. Bank Watch, tramite un blog (http://outofsight.tv), ha iniziato a monitorare i nuovi insediamenti di Belgrado dove vivono persone provenienti da Gazela: Mladenovac (50 km dalla città), Barajevo (30km), Rakovica e Makis.

“Nel progetto erano previsti 2 milioni di euro della Commissione europea per assistere il ricollocamento dei rom – dice Kalmar – ma c’era bisogno di un "Piano di ricollocamento" che la città e il ministero per il Lavoro e gli Affari sociali avrebbero dovuto realizzare. Ci sono dei precisi criteri internazionali per le “ricollocazioni involontarie” che non sono stati seguiti. Non dubito che per certi aspetti le famiglie stiano meglio ora, ma vi sono ancora problemi, ad esempio per procurare a questa gente i documenti di cui hanno bisogno”.

Per ora le famiglie ricollocate in varie aree attorno a Belgrado potranno risiedere per cinque anni nei nuovi insediamenti e dovrebbero riuscire quindi ad ottenere una residenza, requisito fondamentale per tante pratiche burocratiche: dalla riscossione di un assegno sociale all’iscrizione al servizio sanitario pubblico. “A Belgrado ci sono circa 140 ghetti abitati da rom, il ricollocamento di quello di Gazela avrebbe potuto essere un modello da riproporre, ma l’occasione è stata sprecata”, aggiunge Kalmar.

“Non esiste una stima precisa dei rom presenti in Serbia. Nell’ultimo censimento ufficiale si parla di 108mila, ma è un numero che si discosta molto dalle cifre indicate dalle Ong che arrivano fino a 3-450mila - afferma Giulia di Cristo antropologa che sta conducendo uno studio sulle identità territoriali dei rom nei Balcani in collaborazione con l’Università "La Sapienza" di Roma – tra questi vi sono circa 22.000 sfollati dal Kosovo, ma ad esempio l’UNHCR stima che ci siano altri 23 mila rom fuggiti dal Kosovo che non si sono potuti registrare. Ancora più difficile invece stabilire quanti siano i rom tra i rifugiati di Bosnia, Croazia e Macedonia”.

“La Serbia partecipa alla Decade Rom, un piano di azione del Consiglio d’Europa volto a ridurre gli svantaggi sociali della popolazione rom, ma fra i paesi che partecipano a questo progetto è il quello con più difficoltà”, aggiunge la ricercatrice. “Nel 2008/2009 la Serbia ha presieduto la Decade e tra le sue priorità vi era l'educazione. Il 40-50% dei bambini rom infatti viene mandato in scuole per alunni con bisogni speciali pur non avendo difficoltà reali di apprendimento, mentre nelle scuole pubbliche non c’è un concreto sostegno per i rom. Sono stati fatti dei piccoli progetti di inclusione, dalla formazione di insegnanti rom alla preparazione di un manuale sulla loro cultura, ma spesso non si sono trovati i fondi per proseguirli”, conclude l’antropologa.

Nei prossimi anni è probabile ci si trovi di fronte a nuove problematiche. La Serbia ha sottoscritto un programma d'azione che deriva da un accordo internazionale per la riammissione dei cittadini espulsi dai paesi europei nei paesi di origine. Potrebbe quindi avvenire che di alcune famiglie che il sindaco Alemanno ha sgomberato da Roma se ne dovrà ora prender carico Dragan Đilas, sindaco della capitale serba.

 
Di Fabrizio (del 22/09/2009 @ 09:38:36 in Europa, visitato 1711 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

BalkanInsight.com 17 settembre 2009 - Le famiglie rom espulse da Belgrado trovano una gelida accoglienza al sud by Goran Antic and Nikola Lazic

Vranje (archive)

I Rom cacciati dalla capitale serba dopo che le autorità hanno spianato la loro baraccopoli, sono andati ad arrangiarsi in remote città regionali.

In un prefabbricato di 15 m2, accanto ad una sudicia toilette, Fernando Kamberi, di un anno, succhia allegro dal suo biberon.

Su fratello, Orlando, di quattro anni, è in piedi lì vicino, tutto preso nell'ultimo morso ad una fetta di pane e paté. Il muco del suo naso condisce il pasto, l'unico della giornata.

Gli altri tre bambini della famiglia osservano Fernando and Orlando con invidia. Sono sicuramente delusi, perché non verrà lasciato del cibo per loro.

"Mangiamo, dormiamo e ci diamo il cambio nello stesso posto - sette di noi condividono una sola coperta per dormire," dice Nevzadija Kamberi, madre della scontenta nidiata.

"Non c'è bisogno di una toilette o di una tinozza, perché manca l'acqua corrente. Aspettiamo che scoppi un'epidemia."

Questo è l'ironico destino di una famiglia rom, deportata dalla cosiddetta "città di cartone" sotto il ponte Gazela a Belgrado, dopo che la città ha ottenuto un prestito di 3 milioni di euro dalla Banca Europea per ricostruire il ponte.

I Rom che vivevano sotto il ponte sono semplicemente stati impacchettati sui bus il 31 agosto e spediti in altre città in tutto il paese.

I bulldozer hanno distrutto la baraccopoli illegale, che ospitava diverse centinaia di famiglie rom, di fronte ai loro occhi.

Gli incaricati comunali di Vranje dicono di 13 famiglie, circa 69 persone in totale, spedite 360 km. a sud della loro città, vicino al confine col Kosovo e la Macedonia.

Sono soltanto alcuni del numero totale degli espulsi. Quanti erano registrati al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, hanno ricevuto un compenso di 200.000 dinari, circa 2.200 euro.

In posizione peggiori quelli che non erano registrati, che non hanno ottenuto alcun compenso riparatorio e nessun assistente sociale si prende cura di loro.

La disperazione contrassegna il volto di Kamberi mentre ricorda gli eventi degli anni recenti. In cerca di una vita migliore, si era trasferita a Belgrado 10 anni fa. Lì aveva una famiglia, che da allora ha lottato per sopravvivere.

Dal 31 agosto, vivono su una collina sopra Vranje in una capanna senza acqua o elettricità. Per gli occhi del Ministero del Lavoro sono cittadini che non esistono.

Kamberi dice che lo staff del Centro Lavoro Sociale e la municipalità di Vranje li hanno incontrati. "All'inizio, ci hanno dato un container assieme a 2.000 dinari per le necessità. Abbiamo passato lì una notte, ma poi ci hanno lasciato da soli," dice.

"Cosa facciamo adesso? Viviamo sotto un tetto di metallo, nessuna strada qui vicino, senza acqua, elettricità o cibo. Siamo qui da due settimane e non abbiamo ancora fatto una doccia."

I bambini di Kamberi dovrebbero andare a scuola presto, ma Irinka esita nel lasciarli andare in queste condizioni.

"Sarebbe vergognoso andare a scuola in questo stato - sporchi, con i pidocchi, affamati, senza neanche una matita."

Nurija Zecirova è in parte più fortunata. Ha ricevuto un compenso di 200.000 dinari dallo stato, in quanto una delle 13 famiglie rom "registrate".

"Li abbiamo usati per pagarci subito un alloggio, ma i soldi sono finiti subito e ora non abbiamo niente per vivere," dice.

"Mio marito ha problemi di cuore e mio figlio di 14 anni invece di andare a scuola scava in cerca di patate."

Anche la sua famiglia vive in un cottage sulla collina sopra la città. Di fronte alla casupola arde un fuoco dove viene bollita e risciacquata la biancheria. La legna per il fuoco è presa dalla montagna.

Il suo vicino, Kenan Kamberi, spiega perché ha rifiutato di registrarsi con le autorità di Belgrado.

"Quelli che si sono registrati a Belgrado hanno avuto 200.000 dinari per famiglia. Ma noi non l'abbiamo fatto perché c'era gente a Belgrado che ne aveva fatto un vero affare. Ti avrebbero registrato come residente al tuo indirizzo, ed in cambio chiedevano dai 300 ai 500 euro."

Quasi tutti i Rom trasferiti a Vranje da Belgrado campavano della raccolta e vendita di materiale di risulta.

"Praticamente, ripulivamo Belgrado che alla fine ci ha espulsi," dice Kenan Kamberi. "Vorremmo fare la stessa cosa qui [a Vranje], ma non ci è permesso."

Nessuno di loro ha trovato un lavoro. Nell'impoverita Vranje, dove il 10% degli 80.000 abitanti sono senza lavoro, ci sono licenziamenti freschi ogni giorno. La prospettiva per i marginali Rom del ponte Gazela a Belgrado sono senza speranza.

La situazione è particolarmente pesante per gli anziani. Tra i Rom espulsi c'è Zulifi Kamberi, 65 anni, la cui faccia porta le tracce di una vita difficile. "Non ho istruzione, ma ciò non significa che sia stupido," dice in piedi accanto alla stufa arrugginita di fronte alla sua baracca.

"Sono un vecchio, stanco, uomo malato, l'inverno si sta avvicinando e non ho un ramo per accendere il fuoco," dice, "Ho fumato per 50 anni e non posso permettermi un pacchetto di sigarette".

Branimir Stojancic, incaricato del governo locale di Vranje, responsabile per le questioni sociali, dice che la municipalità sta facendo tutto il possibile per aiutare questa gente, anche se non ha dati precisi su quanti siano realmente arrivati da Belgrado.

"Alle 13 famiglie con i dati sociali completi, il Ministero ha dato circa 200.000 dinari a famiglia, ma non sono stai gli unici ad arrivare, perché da Belgrado sono arrivati Rom per tutta la notte," dice.

Stojancic dice che le autorità locali aiuteranno tutte le famiglie di cui sia provata l'origine nella città di Vranje.

"A quanti sono originari di Vranje e a chi ha i requisiti legali forniremo sicurezza finanziaria," insiste. "Riceveranno 20.000 dinari al mese, a seconda della loro situazione finanziaria e della loro integrazione nel sistema sociale di assistenza."

Stojancic ha aggiunto che i governi locali sono ora responsabili del destino dei Rom espulsi da Belgrado.

"Faremo ogni sforzo possibile, ma è un problema che durerà perché affonda nel tempo," ha detto.

Goran Antic and Nikola Lazic are journalists with Vranjske Novine. Balkan Insight is BIRN`s online publication.

NdR: Ne avevo già scritto QUI e tutto sommato quello sgombero era descritto come più "umano" rispetto a quanto accade in Italia. In realtà ogni sgombero, invece di risolvere i problemi, ne porta di altri e questa cronaca è solo un esempio. Una curiosità: leggendo i commenti all'articolo di BalkanInsight, si dice più o meno che un paese che tratta così le proprie minoranze non dovrebbe far domanda di entrare nell'Unione Europea. Secondo me, e le cronache che pubblico ne sono una prova, purtroppo anche la Serbia si sta adeguando agli standard europei.

 
Di Fabrizio (del 07/02/2010 @ 09:38:04 in casa, visitato 1830 volte)

Segnalazione di Lina Bertorello (Le puntate precedenti QUI)

E' passato un anno dal febbraio 2009, quando la bidonville rrom sotto il ponte autostradale di Gazela, a Belgrado, fu vittima di un terribile incendio. Il sindaco approfittò dell'occasione per espellerne tutti gli abitanti. In aprile, vennero abbattuti i baraccamenti illegali del Blocco 67, a Nuova Belgrado. Il sindaco continua le sue operazioni di "pulizia sociale", ma i Rrom cacciati in provincia muoiono di fame e di freddo. Reportage a Vranje. Par Goran Antić

Vista del vecchio campo rrom di Gazela

Il solo accesso all'accampamento improvvisato di Vranje, 350 chilometri a sud di Belgrado, è un percorso fangoso che sale per la collina. Gli stessi abitanti hanno scavato dei percorsi nella terra per arrivare ai loro ripari.

La casa dove alloggiano Nasser Kamberi, 38 anni, sua moglie ed i loro tre bambini, due ragazze ed un ragazzo, è tipica: pareti nude senza intonaco, un tetto di lamiera coperto di plastica. I suoi bambini poco vestiti corrono nella neve del mese di gennaio, mentre i loro vestiti di ricambio, vecchi e strappati, si asciugano su una corda stesa.

"I bambini non possono andare a scuola in questa maniera, hanno vergogna di essere sporchi e malvestiti. Prima, a Belgrado, andavano a scuola. Qui, non hanno niente, né quaderni, né libri, né matite," spiega Irinka, la moglie di Nasser.

La vita era dura a Belgrado nell'accampamento illegale stabilito sotto il ponte di Gazela, ma la comunità si organizzava, faceva piccoli lavori, raccoglieva vecchi cartoni, faceva la selezione dei rifiuti per il riciclaggio.

Ascoltate il nostro servizio sonoro su Balkanophonie: Belgrade : hiver 2009, les Rroms de Gazela chassés par un incendie (in francese ndr)

Invece, a Vranje, non c'è nulla da fare. "Non c'è lavoro. I nostri bambini crepano di fame e viviamo di carità," racconta Nasser.

Le autorità di Belgrado hanno giustificato la pulizia dell'accampamento con la necessità di fare piazza pulita per la ricostruzione del ponte, che farà parte del famoso corridoio 10, che attraversa la capitale serba.

La decisione di spostare i Rrom è stata presa nel 2007, quando la Banca Europea per lo Sviluppo e la Ricostruzione (BERD), ha dato il suo benestare per assegnare i fondi per la ricostruzione del ponte alla condizione di spostare la gente che vi viveva sotto.

I Rrom sono stati ripartiti in diversi luoghi in provincia, secondo i loro vecchi indirizzi di residenza, con la promessa che le autorità locali li accogliessero in condizioni rispettabili.

I Rrom si sono lamentati delle loro condizioni presso le autorità serbe

Quanti si trovano a Vranje si sono lagnati presso il Ministero del Lavoro e gli Affari Sociali, denunciando le loro attuali condizioni di vita. La sola risposta che hanno ricevuto è stato che gli enti locali erano responsabili e dovevano occuparsi di loro.

l comune di Vranje sostiene di aver ricevuto più famiglie di quante aspettava e che non aveva fondi per occuparsi di tutti.

La famiglia di Dino Kamberović che conta tre persone fa parte di questi nuovi arrivi. Ha ricevuto un'assegnazione di realloggiamento da parte del governo di 140.000 dinari (circa 1500 euro), ma il denaro è scomparso molto rapidamente.

"Il denaro è finito in un batter d'occhio. Non avevamo più nulla ed avevamo bisogno di tutto. Ho speso denaro per mangiare, per gli abiti, per il riscaldamento e per il materiale scolastico di mio figlio di 10 anni", spiega Dino che non ha lavoro e la cui famiglia deve sopravvivere con gli aiuti sociali di 15.000 dinari al mese (circa 160 euro).

Miroslav Iljazović e le sei persone che compongono la sua famiglia vivono affianco, in una baracca senza finestre con un uno tetto in lamiera. Ha ricevuto soltanto 31.000 dinari (circa 300 euro) d'aiuto sociale in quest'ultimi sei mesi, e tutto è stato speso per comperare da mangiare.

È la stessa cosa per Velija Kamberović. Di 20 anni soltanto, è già il padre di quattro bambini che si appendono alle sue gambe e chiedono di mangiare. "Mangiamo una volta al giorno ed è magra. È duro per noi perché non abbiamo l'acqua corrente; i bambini si lavano una volta al mese".

A Vranje, sono arrivate persone due volte di più rispetto a ciò che era previsto

I Rrom si sono lamentati più volte della loro situazione presso gli enti locali ed il Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali, ma nessuno ha prestato attenzione alla loro sorte. Il ministero li rinvia ai sindaci, ma lì non ottengono più attenzione. L'ultima volta che una delegazione è andato dal sindaco di Vranje, le guardie di sicurezza li hanno gettati fuori.

Branimir Stojancić incaricato degli affari sociali del sindaco di Vranje, ripete che ci sono più persone che sono arrivate per essere rialloggiate che non c'erano persone iscritte. "Avevamo una lista di 13 famiglie, e ne sono arrivate 29. Ci sono 16 famiglie che non erano iscritte e non possiamo aiutare tutta questa gente".

Le autorità provano a conservare un legame con questi nuovi arrivi. Il giorno di Vasilica, la festa celebrata da tutti i Rrom in occasione del nuovo anno ortodosso, il 13 gennaio, gli eletti locali hanno offerto cognac ai residenti del campo rrom di Gornja Čaršija.

Naser Kamberi non ha proprio apprezzato questo regalo. "Non abbiamo nulla da mangiare ed il sindaco ha denaro per offrirci cognac! Non ho bisogno di cognac, ho bisogno di prodotti alimentari, di abiti e di libri per i miei bambini! Avrebbero almeno potuto dare un pacco di Natale ai bambini".

A Belgrado, la ricostruzione del ponte Gazela non è ancora cominciata. I lavori potrebbero iniziare in primavera.


Allego un video con sottotitoli in inglese, trasmesso dalla rete serba RTS

Roma in Europe / EBU Documentary / MIGRATION from Milutin Jovanovic on Vimeo.

Gagi è residente nel nuovo insediamento rom. Qui risiedono i Rom che per decisione dell'Assemblea Cittadina di Belgrado, cinque mesi prima, li spostò dall'insalubre accampamento posto nelle adiacenze del ponte "Gazela". Guardando le riprese della squadra della Radio Televisione Serba - RTS che diverse volte registrava pellicole, a Gagi è cresciuto il desiderio di girare un film sui suoi vicini ed amici.

Gagi si fece prestare una videocamera ed andò a filmare. Però i vicini erano molto più propensi a parlare quando la videocamera era spenta, rispetto a quando Gagi con la videocamera accesa li interrogava sulla loro vita ed i problemi che affrontavano. Si può respirare l'atmosfera nell'insediamento attraverso le sue conversazioni con i vicini. Nelle parti dove non vengono date le risposte concrete, secondo il giudizio di Gagi, è lui stesso che si pone di fronte alla videocamera, spiegando lui stesso più dettagli della situazione.

Era intenzione di Gagi che il film fosse visto da qualcuno di RTS perché venisse trasmesso in TV. Spera che Milutin, il direttore film di RTS, lo aiuti. Milutin, [...] segue Gagi riprendendolo a su a volta nei sui sforzi di registrare la vita del suo nuovo insediamento. Storia ruvida su Gagi, le sue ambizioni, sui Rom ed i loro problemi, intervallata da diverse situazioni comiche [...]

Production RTS, December, 2009

 
Di Fabrizio (del 11/02/2009 @ 09:22:47 in casa, visitato 1318 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

B92 Piano d'azione per accampamento Rom

BELGRADO - Un piano d'azione per evacuare l'accampamento Rom illegale di Gazela sarà firmato entro la fine della settimana, dice il vice sindaco di Belgrado Milan Krkobabić.

Lo sviluppo del piano d'azione è previsto non oltre il 31 agosto, ha aggiunto. Ha detto Krkobabić, parlando a B92, che 114 famiglie della zona potranno ricevere una nuova sistemazione, mentre il resto ricadranno sotto la giurisdizione del governo e delle comunità locali da cui provengono.

Il sindaco ha spiegato che il problema verrebbe risolto secondo i modelli delle città europee, così da non creare un'altro quartiere-ghetto, dato che invece agli abitanti verranno fornite nuove sistemazioni in diversi punti di Belgrado.

Ha detto: "Questo è l'inizio. Ma per separare le due cose, questa gente deve spostarsi, devono socializzare, i bambini devono andare a suola e [gli adulti] ottenere un lavoro. Ma i cittadini di Belgrado devono anche essere coscienti del fatto che non possono opporsi ed impedire agli abitanti dell'accampamento sotto il ponte Gazela che verrà abolito, dall'arrivare nel loro quartiere."

Ha aggiunto che simili discriminazioni "non saranno più tollerate."

"Questa amministrazione non le tollererà. Questo significa che i quartieri di Belgrado non saranno più autorizzati a dire che non li vogliono qui o là. Tutti i cittadini di Belgrado sono uguali per questa amministrazione ed hanno pari diritti, ma anche pari obblighi," ha sottolineato Krkobabić.

 
Di Fabrizio (del 06/09/2009 @ 09:16:16 in casa, visitato 1606 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

31 agosto 2009 - Source: B92 Smantellato l'insediamento rom nel centro di Belgrado

Le famiglie rom che vivevano in uno sgangherato insediamento sotto un  ponte di Belgrado sono state rilocate questo lunedì.

Hanno lasciato i resti di un deposito che si stava accatastando vicino all'insediamento, denominato come "anti-igienico", che ora i servizi cittadini stanno cercando di bonificare.

114 famiglie che erano registrate a Belgrado e che sinora avevano vissuto nei pressi del ponte Gazela sul fiume Sava, sono state spostate in 13 municipalità di Belgrado.

Ad ogni famiglia è stato fornito un container ammobiliato, collegato alle infrastrutture sanitarie.

I bambini dell'insediamento che non andavano a scuola non dovranno frequentare le classi, e la città aveva precedentemente promesso di fornire loro libri di testo e trasporto gratuiti.

Nel contempo, 53 famiglie rom che vivevano a Gazela ma erano registrate in otto municipalità della Serbia meridionale, sono ritornate nelle loro città.

E' stato fatto un accordo con gli auto-governi locali per quanti non avevano nessun posto dove andare, per provvedere loro con alloggi temporanei sino ad una soluzione permanente.

Il trasferimento di lunedì è avvenuto senza incidenti.

Stamattina, Osman Balić, coordinatore del Decennio Rom, ha detto che dev'essere posta particolare attenzione proprio a quanti non erano registrati a Belgrado, ma ha detto a B92 di essere soddisfatto perché verrà risolto il problema di diverse centinaia di persone.

La mossa delle autorità cittadine arriva perché la ricostruzione del ponte non potrà avvenire finché l'insediamento non sarà smantellato.

Per questa ragione i lavori erano già stati rimandati diverse volte.

La Banca d'Investimento Europeo ha detto che una delle condizioni per i suoi prestiti, fondi per la ricostruzione, fosse che "il lavoro fosse svolto adeguatamente", informano i rapporti.

 
Di Fabrizio (del 07/10/2013 @ 09:00:56 in scuola, visitato 1262 volte)

I sacchetti - Monday, September 30, 2013 BALKAN CREW

Mirela abita al ponte Gazela. Nella casetta n. 67, fatta di cartone, lamiera e compensato. Questo è il suo indirizzo. Ha due sorelle ed un fratello. Frequenta la sesta classe. Un giorno, a scuola hanno parlato sul tema "Piccole cose che per noi significano molto" Alcuni bambini hanno raccontato del telefonino cellulare, alcuni di collezioni di bigiotterie, altri di cartoline arrivate da ogni parte del mondo oppure di libri, album di figurine e così via. Mirela ha deciso senza un attimo di esitazione: le borse di plastica. I normalissimi sacchetti per la spesa. Per lei sono piccolezze ordinarie ma anche cose importanti nella sua vita e in quella dei suoi fratellini. I bambini l'ascoltano con interesse.
Alle prime non la capiscono ma sono certi che sia un'alunna in grado di fornire sempre risposte esatte e attinenti. E' un'ottima alunna.

- Quali sacchetti? Di caramelle? Di regali?- chiedono alternandosi i bambini, impedendole di finire il suo racconto.
- I sacchetti, i sacchetti qualunque - ripete semplicemente Mirela. - Io conservo sempre i sacchetti perché so che mi aiuteranno. Se cade la pioggia, la nostra casetta ha un sacco di buchi nel tetto, che il papà ripara sempre. Ma non serve a niente. Quando piove fuori, piove anche dentro la nostra piccola abitazione. Io allora salvo quello che è più importante, i libri ed i quaderni di scuola e li metto nelle borse di plastica che mi ha dato la commessa del negozio al blocco 28 *.
Così sono un po' tranquilla perché so che le mie cose non si bagneranno, so che resteranno belle asciutte.
Le borse per me sono importanti anche quando vado a scuola.
La mamma, a me e ai miei fratelli, infila in ogni piede un sacchetto, che lega intorno al ginocchio. Solo così possiamo passare attraverso il Gazela e il fango del villaggio. Una volta raggiunto l'asfalto io levo i sacchetti e resto con le scarpe da ginnastica pulite. Questo è l'unico modo per venire a scuola e non essere rimandata indietro. Sì, perché le addette delle pulizie non vogliono che sporchi e dicono che siccome vivo nel fango non c'è altro modo per liberarmene. Io custodisco ogni sacchetto che mi capita e, prima o poi lo uso-.

- A volte, quando vedo che qualcuno sta per buttarne via uno ancora pulito, non mi vergogno di chiederglielo per piacere. Le borse di plastica mi serviranno anche alla fine della scuola di base*. Anche alle mie sorelle e a mio fratello. So che le persone nella vita di tutti i giorni non le notano considerandole insignificanti e spesso le gettano quando arrivano a casa, dopo averle svuotate di tutte le cose costose che ci sono dentro-.
Gli alunni se ne stanno in silenzio. L'insegnante dice che Mirela ha dato il migliore esempio di quanto le cose 'banali' di tutti i giorni, possano essere importanti nella nostra vita. Mirela ottiene un ottimo voto e l'indomani... l'indomani, l'insegnante e i bambini della sua classe le comprano un'infinità di borse che le potranno servire fino al termine della scuola.
Ed anche durante le vacanze, quando la scuola è chiusa. Mirela ama la pioggia, le piace pestare coi piedi nudi nelle pozzanghere e fare torte con il fango insieme agli altri bambini del villaggio.
Solo allora i suoi sacchetti si riposano ed aspettano in buon ordine di ritornare a scuola con la piccola Rom.

Racconto di Radmila Pecija Urosevic
Traduzione di Laura Maestrello


Vedi anche: Gazela

 
Di Fabrizio (del 21/07/2005 @ 01:11:52 in casa, visitato 3400 volte)

RADIO ripresa da Dzeno

Il comune di Belgrado sta provando a risolvere il problema della numerosa comunità Rom, che vive in baracche sotto il Ponte di Gazela (vedere http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?id=113 ndr) Dovrebbe sorgere un nuovo complesso edilizio a Nuova Belgrado, che soddisferà i criteri civili di abitabilità, comprenderà anche strutture scolastiche e un presidio di polizia.

Di fronte alle proteste dei cittadini, il portavoce del comune ha affermato: "Probabilmente non basteranno un mese o sei, ma è tempo che anche i Rom facciano parte del tessuto urbano e civile. Se non offriamo loro la possibilità di vivere in condizioni decenti, saranno sempre più esclusi".

I cittadini del quartiere per il momento sono in agitazione. I Rom, dal canto loro, dicono di non essere stati interpellati da nessuno in proposito, e di non avere argomenti su cui esprimersi. [15 luglio 2005]

 

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