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Di Sucar Drom (del 30/01/2006 @ 21:08:31 in Italia, visitato 2999 volte)
BOLOGNA – Un accordo di cooperazione per gestire una presenza non sempre facile. E’ il protocollo d’intenti tra il Comune di Bologna e quello di Craiova, in Romania, da dove arriva la maggior parte dei rumeni – di etnia rom – che oggi vivono nel capoluogo emiliano-romagnolo. E’ stato siglato stamani dai due sindaci, Sergio Cofferati e Antoie Solomon, alla presenza della delegazione di Craiova, di rappresentanti dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), dell’Anci e del Comune di Nantes. "Questo è un protocollo importante, ci abbiamo lavorato a lungo, la vicesindaco Scaramuzzino si è impegnata nella costruzione di una griglia di intenti con questa città – ha esordito Cofferati – . Credo che i processi migratori, in tutt'Europa, abbiano bisogno del ruolo attivo delle amministrazioni: vanno gestiti insieme, dal momento della partenza all'arrivo, fino a un eventuale ritorno in patria". Dal canto proprio Salomon ha detto di essere a Bologna "per vedere la situazione dei nostri immigrati. La Romania è un paese in transizione, ha molti problemi, sociali ed economici, che non ci saremmo aspettati". Due, ha aggiunto il sindaco rumeno, "sono le Romanie: una dove la gente è estremamente ricca, l'altra dove la gente è estremamente povera. Da qui, nasce il fenomeno dell'immigrazione".

Solomon ha detto di essere al corrente delle difficoltà incontrate dall'amministrazione comunale bolognese nel "gestire" la presenza rumena (dal Ferrohotel di via Casarini a Villa Salus, fino all'attuale sistemazione di circa un centinaio di persone in container a Santa Caterina di Quarto, ndr), "e a questo proposito invito il sindaco Cofferati a Craiova, che è una città molto bella, dove cent'anni fa sono arrivati tanti italiani, che hanno formato una comunità. Noi non staremo con le mani in mano, sappiamo che c'è il problema della criminalità organizzata, vedremo cosa fare". La maggior parte dei rumeni immigrati a Bologna, dunque, sono di etnia rom; a margine della firma ufficiale del protocollo, avvenuta nella Sala Rossa di Palazzo d'Accursio, il sindaco Solomon ha spiegato che i rom a Craiova e dintorni sono circa 40.000, che i più "non posseggono la carta d'identità, non mandano i figli a scuola e si vantano di essere i peggiori dei peggiori". Numerosi gli obiettivi del protocollo: dallo scambio di esperienze in materia di servizi alla persona a relazioni tra le Università delle due città, a scambi formativi e investimenti per favorire l'occupazione degli abitanti di Craiova. "Per noi è fondamentale – ha ricordato la vicesindaco Adriana Scaramuzzino – che chi decide di lasciare la Romania alla volta dell'Italia conosca bene la normativa in tema d'immigrazione del nostro paese, e sia informato sulle reali possibilità che ci sono dal punto di vista dell'inserimento e dell'integrazione". (cor)


© Copyright Redattore Sociale

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Di Fabrizio (del 18/11/2006 @ 19:25:13 in Italia, visitato 1467 volte)

Traferite 123 persone, tra cui 35 bambini e donne incinte

(Fonte: Agenzia Redattore Sociale)

A 40 giorni dall'ingresso di Bulgaria e Romania nell"Unione Europea, prevista per gennaio 2007, il Comune di Bologna ha fatto sgomberare, alle 5 di questa mattina, il campo nomadi di via Bignardi e dell'area che costeggia il canale Navile, popolato da rom bulgari e rumeni. Le persone, ora trasferite in Questura e nelle Caserma dei Carabinieri, sono in tutto 123, tra cui 35 bambini e 14 donne incinte.

"Questo sgombero - commenta Sebastian Zlotea della Lega per i diritti delle persone comunitarie, extracomunitarie e dei rifugiati politici - risulta ancora più disumano se si considera l'ingresso della Romania e della Bulgaria nell'Unione Europea previsto per l’inizio dell’anno prossimo. Alla luce di questo, che senso ha continuare a trattare il problema dei rom con sgomberi, espulsioni e Cpt?". Mentre sono ancora in corso le identificazioni, infatti, c'è già un aereo pronto a volare verso la Romania, per riportare a casa gli irregolari. Chi non dovesse poi essere identificato, come prevede la legge Bossi-Fini, verrà rinchiuso al Cpt, mentre chi ha già un precedente decreto di espulsione rischia il carcere.

Lo sgombero del campo, nella zona da oltre un anno, è partito da un'ordinanza del sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, per fare fronte, come si legge nel documento, "a un'area che presenta grandi quantità di rifiuti abbandonati che generano una situazione di notevole rischio igienico-sanitario per le persone occupanti e per quelle che vivono e lavorano nelle aree circostanti". Le ruspe, quindi, questa mattina hanno spazzato via tutto: "voglio sottolineare – ha spiegato l'avvocato Andrea Ronchi, che ha seguito la fasi dello sgombero -, che le strutture del campo sono state demolite e non rimosse come prevede l'ordinanza, e che i beni all'interno delle baracche sono stati distrutti invece che depositati nei magazzini comunali".

Insieme alle baracche, quindi, sono stati demoliti anche stufe, oggetti, pentolame, oltre ai giochi e i ai libri di ragazzini che avevano cominciato percorsi di inserimento scolastico. "Con questo sgombero - precisa il consigliere indipendente di Rifondazione, Valerio Monteventi, che insieme all'Altra sinistra (l'asse Prc-Verdi-Cantiere in Comune) ha subito preso posizione contro le modalità dell'operazione - si sono gettati via anche quei percorsi scolastici per i ragazzi, attivati tra mille difficoltà.

Incomincia davvero a filtrare il messaggio politico di una città che mette in atto un'accoglienza disincentivante". Ora l'Altra sinistra chiede l'immediata convocazione del tavolo interistituzionale sull'immigrazione per affrontare il tema e realizzare un progetto per queste persone: per offrire un tetto agli "sfollati", ad esempio, ci sarebbero le strutture di Borgo Panigale, dove sorge un villaggio allestito per gli operai impegnati nei lavori dell'Alta velocità.
 
Di Fabrizio (del 22/10/2005 @ 15:32:19 in Italia, visitato 2469 volte)
Ormai da qualche mese, a Bologna è polemica in Consiglio Comunale.
Il sindaco Cofferati ha scelto la linea dura contro gli immigrati senza permesso di soggiorno. In giunta, malumore di Rifondazione, soddisfazione (contenuta) tra le opposizioni.

Se La Padania si dedica alle analisi politiche della politica "Diritto in cambio di legalità" di Cofferati, tocca però a Liberazione (QUI) spiegare effetivamente come si viva, e che dove non arriva il sindaco, il Reno rischia di fare più macelli.

Il caporalato, gli sgomberi, l'equivoco costante tra il termine nomadi e sfollati, il ricatto della scuola... sembra di essere nella mia Milano...
 
Di Fabrizio (del 12/02/2006 @ 13:19:10 in Italia, visitato 2056 volte)
Dall'archivio di Pirori, un articolo di un anno fa che può tornare ancora utile:

Giovedi 17 Marzo 2005 ore 00:47:17
i signori lettori mi scuseranno se parlerò di politica e non del signor B.

Sfido chiunque non sia lombardo a parlare bene di Milano. So già cosa ne salta fuori: è una città grigia, è la tana della Lega, è pure la capitale politica del Berluska. Lo so, ci sono nato e ci vivo, e mi pare inutile ricordare che Milano ne ha per tutti i gusti: c'è la Lega e il Leonkavallo; qui hanno mosso i primi passi tanto il Berluska che quel Cofferati che sino a qualche tempo fa sembrava l'unico politico di sinistra capace di fare qualcosa di nuovo, qui c'è la città triste e qui lavorò Leonardo progettando soluzioni urbanistiche che sarebbero ancora oggi all'avanguardia...

Bisogna essere milanesi per conoscere gli spazi a misura d'uomo di questa città. Ad esempio, sino a una decina di anni fa, frequentavo a Monza, il giovedì mattina, la fiera del bestiame. Raggiungibile facilmente dalla tangenziale est e non lontana dalla stazione ferroviaria. Immaginate, in mezzo alla città, un grande recinto con tettoie metalliche, dove trovare cavalli, asini, pecore, capre, mucche, galline. Dove si potevano acquistare calessi, birocci e selle (di tipo inglese o americano). Con il mercatino nelle strade adiacenti, per chi cercasse coltelli, anfibi, giubbe militari, frustini, sottosella. Un residuato di campagna dove era bello andarci con i figli, che abituati alla città e alla televisione giravano con la bocca aperta (ma lo sappiamo che si divertono anche i genitori).
L'avevo scoperto (naturalmente) grazie ai Rom di Milano, eredi di una tradizione di allevatori di cavalli. Era la classica fiera dove potevi incrociare l'allevatore che parlava in Bresciano, il nobile che aveva la sua scuderia, e il Rom. Miscuglio di lingue e dialetti, ma i nomadi (rigorosamente maschi) ne facevano parte e ne erano fieri, perché non solo lavoravano, ma erano consci della loro arte. I ragazzi cominciavano a frequentarlo attorno ai dieci anni. Lì vicino, una piccola trattoria di quelle di una volta, dove concludere gli affari con vino e salamella.

Quel posto, l'ho conosciuto che era già in declino. Si sa, il progresso. Vorrei invitarvi ad andarci prima che sia troppo tardi e sparisca o si snaturi del tutto: è in via Mentana angolo Procaccini, a Monza.
Ora, capitemi bene, la mia non è nostalgia ma curiosità. Il progresso avanza anche fuori Italia, ma perché da noi queste "distrazioni" dal panorama urbano sono destinate a perdersi e in Francia ogni schifosa cantina di campagna diventa un museo? Perché negli Stati Uniti, in Inghilterra, Germania (per non parlare della Scandinavia) tengono alla loro storia e la valorizzano, mentre da noi la difesa delle tradizioni è sinomino di movimenti razzisti? Non sarebbe più interessante (anche economicamente, intendo) una grande città che oltre alle fiere, coltivasse il turismo anche per i suoi abitanti?

C'è una risposta logica: il declino di certe attività, tra cui l'allevamento e il commercio di cavalli.
Qualche riga fa, accennavo a quello che vedo quando sono fuori Italia. Anche voi amereste viaggiare, se foste nati come me tra la Pirelli, la Falck e la Marelli. Di quelle fabbriche, oggi non c'è rimasto niente. Al loro posto, altrettanto squallido, il nuovo polo universitario della Bicocca che, anche se firmato Renzo Piano, è solo una gettata di cemento con vari parallelepipedi. E Tronchetti Provera graziato dal Comune, che si ritrova tra le mani un capitale immobiliare favoloso. Oppure, capannoni industriali in disuso, a perdita d'occhio.
Capannoni che finché restano in disuso, saranno il rifugio di Ucraini, Moldavi, Rumeni e Rom arrivati qua con mezzi di fortuna. Per carità, non ce l'ho con loro! In 10 anni, quei capannoni ne han visto di tutte le razze, ma mentre si protesta perché dei poveri cercano un rifugio, nessuno trova niente da dire a chi li lascia lì inutilizzati.
Non occorre grande fantasia per capire che chi si rifugia lì non troverà un domani diverso, se non si è capaci di risolvere i problemi di chi è Rom, ma abita in questa città da 40 anni ed è alle prese con un'altrettanto grave crisi politica ed occupazionale epocale.
In quei fabbricati si lavorava il ferro e attorno c'era campagna. Non occorrerebbe neanche tanto spazio o tanta spesa, per riadattarne qualcuno a terreno di allevamento o piccola officina tradizionale, perché no, con scuola annessa. Con una convenzione regionale, riqualificando l'occupazione tradizionale di un popolo in crisi. E cominciando, nel contempo, ad operare positivamente contro l'abusivismo, degli occupanti e dei proprietari.

Eppure, scorro TUTTI i programmi elettorali, e quelle cose che ho così chiare in testa sembrano UTOPIA. Ma chi, se non gli amministratori pubblici, dovrebbe interessarsene?.
...ma, se non si trattasse di Rom, ma di confrontare gli appetiti immobiliari in Italia e le prassi che all'estero funzionano da 30 anni, mi capireste?


PS ad un certo punto, aggiungevo tra i commenti:
Era da un po' che volevo scriverne di quel posto a Monza, sapevo che non era in buone acque.
Stamattina ci son tornato per parlare con gli espositori e i negozianti. Troppo tardi. La Fiera ha chiuso. Eppure, oltre alle salamelle, si mangiava anche la trippa! Ma era chiusa anche la trattoria.
Comunque, per il mese prossimo ho in mente altre idee, sempre su questo argomento. Farò sapere.

PPS le altre idee ce le ho ancora... un po' di pazienza e le rimetto in ordine.
 
Di Sucar Drom (del 22/04/2009 @ 13:17:44 in blog, visitato 1454 volte)

Rom e Sinti, il congresso della federAzione
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L'assenza di alcuni paesi - come Usa, Israele, Italia - dalla conferenza Durban 2 sul razzismo, a Ginevra, "non si capisce bene", secondo l'osservatore permanente della Santa Sede all'ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, monsignor Silvano...

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Roma, nel "campo nomadi" Ferdi è un eroe
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Grande Fratello 9, Ferdi commuove e vince
È Ferdi il vincitore del Grande Fratello 9. Ventidue anni, di origini rom, con una storia difficile alle spalle - arrivato clandestinamente in Italia dal Montenegro in gommone e allontanato da piccolo dal padre e abbandonato dalla madre - oltre ai 300mila euro del montepremi fina...

Adesso se trovi uno zingaro, un rom che ti fruga nei cassetti di casa gli chiedi l'autografo?
Sapevo che dopo tanto blaterare di sicurezza nei tg e nei giornali, aver dato sfogo a tutti i pregiudizi dovuti al razzismo, avere discriminato romeni, sinti, zingari, rom tentando anche di dargli fuoco, il popolino della tv opportunamente guidato avrebbe avuto un sussulto di dignita'...

Ferdi: «Sarebbe bello se la mia partecipazione al "Grande Fratello" riuscisse a far superare tanti pregiudizi nei confronti dei rom»
«Sarebbe bello se la mia partecipazione al "Grande Fratello" riuscisse a far superare tanti pregiudizi nei confronti dei rom» questa è la prima dichiarazione di Ferdi Berisa, dopo aver vinto il Grande Fratello 9...

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C’era una volta il Paese degli Orrori, un mondo fitto di insidie e orchi terrificanti, un mondo senza luci. Ferdi viveva lì, abbandonato da una madre snaturata nelle grinfie di un padre sfruttatore e violento. Fin da bambino, nonostante ...

Potevo vincere il Grande Fratello
È imbarazzante, può apparire ridicolo. Ma è la pura verità. Come, sono certa, dimostrerà la storia che sto per raccontare. Una storia complicata. Ma quel che mi imbarazza - e che può apparire ridicolo - si riassume in cinque parole: potevo vincere il Grande Fratello. Ma andiamo con ordine. Nel s...

Rom e Sinti, si apre oggi il primo congresso
Si aprirà fra qualche ora il primo congresso della federazione “Rom e Sinti Insieme”. L’associazione Sucar Drom e l’associazione Nevo Drom presenteranno domani mattina una mozione/documento dal titolo unità e partecipazione...

 
Di Fabrizio (del 24/05/2007 @ 12:29:50 in Italia, visitato 2122 volte)

Da Rom Sinti @ Politica

Come cittadini italiani appartenenti a una minoranza, quella ebraica, ci opponiamo alla CACCIATA dei Rom da Roma, per tre precisi motivi:

1)Come Ebrei abbiamo Memoria della storia di questo popolo vittima insieme a noi della più grande barbarie prodotta dalla civiltà occidentale, la Shoah. E’ il popolo che ha pagato più di ogni altro l’industrializzazione del mondo occidentale con una crescente emarginazione produttiva e esistenziale. Mentre con l’avvento della società moderna la maggior parte dei cittadini acquistava nuove libertà, i rom venivano stigmatizzati per la loro improduttività(d’altra parte l’accusa di devianza rispetto all’ottica della produttività non è molto dissimile da quelle portate storicamente contro noi ebrei), additati a pubblico disprezzo e discriminati, impedendo alla loro diversità culturale di mescolarsi a tutte le altre.

2)Come cittadini di fronte al problema della sicurezza, evidente nelle nostre metropoli(ma le cui cause vanno ricondotte ad un processo involutivo dovuto alle politiche urbanistiche degli ultimi decenni), riteniamo che la deriva securitaria che hanno preso alcuni sindaci di sinistra, partendo da Cofferati, passando per Chiamparino, Zanonato, per arrivare a Veltroni, ora legittimati dal Ministro dell’interno Amato, rappresenti non solo una perdita di memoria storica ma anche un pericoloso rincorrere gli umori della cosiddetta GENTE aizzati a bella posta dai cosiddetti imprenditori politici del razzismo nostrano, un tempo tutti collocati a destra. Inoltre viene leso un caposaldo dello stato di diritto che vuole che le persone siano considerate come individui e non come gruppo, perché in caso di misure collettive viene trattato allo stesso modo chi ha diversi comportamenti e nel caso di misure repressive le pagano anche coloro che sono completamente estranei a condotte illecite, solo perché facenti parte della categoria sociale presa di mira.Un politico di sinistra, non cedendo sulle infrazioni della legge commesse dai singoli, dovrebbe porsi rispetto ai gruppi sociali con l’ottica dell’integrazione per promuovere la conoscenza reciproca tra le culture e nel caso specifico innanzitutto: FARE STORIA DELLA CULTURA ROM.

3)E' da tempo in atto una campagna virulenta che partendo da specifici fatti di cronaca e ignorando altri episodi che vedono come vittime gli immigrati, vede schierate le televisioni, i giornali (purtroppo anche legati all'attuale maggioranza governativa come Repubblica), il centrodestra e parte del centrosinistra. Si alimenta un clima di paura che porta ad identificare nello “straniero” il capro espiatorio. Il concetto di “sicurezza” è declinato totalmente in chiave di ordine pubblico. Per noi sicurezza significa anche sicurezza di un posto di lavoro (o di un reddito), sicurezza di una casa, sicurezza di poter accedere a quei beni comuni, dall'acqua all'istruzione, fondativi di una comunità civica basata sull'inclusione e non sull'emarginazione sociale. La sicurezza o è SOCIALE o non è!

Con questo nostro appello sollecitiamo l'associazionismo politico, sociale e culturale, i singoli sensibili a fermare questa deriva, e parte della stessa classe politica non disposta a farsi arruolare in questa nuova, grave, crociata securitaria a prendere l'iniziativa e promuovere un appuntamento nei prossimi giorni a Roma per dare un segnale di civiltà e di opposizione a questa indecente campagna.

Irene Albert, Andrea Billau, Giorgio Canarutto, Paola Canarutto, Ilan Cohen, Marina Del Monte, Gabriele Fiorentino, Giorgio Forti, Ivan Gottlieb, Joan Haim, Dino Levi, Patrizia Mancini, Miriam Marino, Ernesto Muggia, Stefano Sarfati Nahmad, Carla Ortona, Renata Sarfati, Hanna Cristina Scaramella, Sergio Sinigaglia, Stefania Sinigaglia, Susanna Sinigaglia, Jardena Tedeschi, Ornella Terracini

Per adesioni: campodellapace@yahoo.it
 

 
Di Fabrizio (del 14/04/2008 @ 11:01:59 in casa, visitato 1289 volte)

Da il manifesto del 13 Aprile 2008

Gli alloggi assegnati a chi aveva documenti e lavoro. Gli affitti, calmierati, pagati a metà dalla fondazione Carisbo e dai locatari
Tra gli sgomberati del Ferrhotel, che ora hanno avuto assegnata un'abitazione a canone concordato. Con l'impegno del comune e un obiettivo: dismettere i campi nomadi. Un esempio in controtendenza rispetto alla politica degli allontanamenti. Firmato Cofferati
Linda Chiaramonte

Bologna

È da poco rientrato a casa dal lavoro Aghiran quando apre la porta sorridente e mi fa accomodare in cucina dove sul fuoco borbotta una caffettiera. Sì, proprio così, a casa. Aghiran, come tanti altri rom, ha vissuto una piccola odissea fatta di sgomberi, occupazioni, baracche sul lungo fiume, giacigli di fortuna e ora questo appartamento in una palazzina in una strada alberata di una zona tranquilla di Bologna, non molto lontana dal centro, sembra un sogno. Aghiran ha 40 anni, moglie e due figlie di 12 e 7 anni ed è arrivato a Bologna per cercare lavoro nel 2003, ha raggiunto amici e parenti che gli parlavano bene della città. È arrivato da Lipovu, un piccolo paese a trenta chilometri da Craiova, in Romania. Lì ha una casa, faceva il saldatore e ha lavorato nelle ferrovie. Guadagnava fra i 150 e i 200 euro al mese. Dopo la rivoluzione dell'89 però molte ditte italiane, tedesche e francesi hanno rilevato molte fabbriche in Romania e metà degli operai sono rimasti senza lavoro. Dal '91 al '93 gira in cerca di occupazione fra Germania, Turchia e Serbia, nel '99 sposa Marian. Prima della rivoluzione in Romania, ha sempre lavorato, vivendo dignitosamente, dopo invece il lavoro è iniziato a mancare e avendo ormai famiglia Aghiran ha dovuto darsi da fare e partire ancora.

Un paese incivile
Alla fine del 2003 arriva a Bologna. Per tre anni e mezzo è solo, moglie e figlie sono rimaste a Lipovu. Il suo primo alloggio è il Ferrhotel, ex albergo dei ferrovieri da anni inutilizzato, occupato da alcuni attivisti dei movimenti bolognesi, che diventerà la casa di molti nuclei familiari di rom reduci dal primo sgombero delle baracche sul lungo Reno. Lì Aghiran, all'epoca senza documenti, divide la stanza con parenti e amici. Sgomberi dalla sua «baracchina» di nylon sul fiume ne ha vissuti almeno tre. «Sono stati tempi brutti, non mi aspettavo che la vita in Italia, un paese occidentale e democratico, sarebbe stata così dura, non ho trovato quello che mi aspettavo. Ho trovato sfruttamento e razzismo. I datori di lavoro mi davano 25-30 euro al giorno. Dal 2004 al 2006 lavoravo come manovale nell'edilizia, ma ero malpagato perché non avevo i documenti. Diverse volte ho perso il lavoro perché hanno saputo che ero rom, ma io non mi vergogno, anche se ho vissuto spesso discriminazioni razziali», racconta con un velo di tristezza e ricorda di quando gli è capitato di rientrare dopo il lavoro nella sua baracca e di non trovarla più, demolita mentre era via insieme alle sue cose. Dopo le prime ruspe sul Lungoreno del marzo 2005 volute dal sindaco Sergio Cofferati, che salì agli onori delle cronache come paladino della legalità, seguite da altre in ottobre e novembre, è stato sistemato insieme agli altri in un campo di transito in un'area attrezzata nella periferia del quartiere San Donato. Lì Aghiran ha vissuto in un container con la famiglia del fratello fino al settembre 2006. Poi un altro trasferimento e un altro container fino al 2007, questa volta in una struttura creata dal Comune per far fronte all'emergenza dell'accoglienza dei rom.

«Cuore di rom»
Prima dell'estate 2007 ad Aghiran, che dal primo maggio ha un regolare contratto di lavoro in un'azienda agricola di ortofrutta, appena fuori città, arriva la buona notizia che nel giro di pochi mesi potrà trasferirsi in una vera casa, un appartamento arredato. Così a settembre, un paio di mesi prima del trasferimento, la moglie e le figlie lo raggiungono a Bologna e a novembre tutta la famiglia trasloca in 80 metri quadri. «Sono felice di poter offrire un futuro onesto alle mie figlie, le voglio sistemare qui, perché in Romania non avrebbero un futuro. Anche se io voglio morire nella mia terra. Ora mi sento molto bene, ho un lavoro, le figlie vanno a scuola, ho la casa» dice soddisfatto Aghiran, che tutte le mattine fa alcuni chilometri in bicicletta per raggiungere il lavoro. Tutti i sabati alcuni operatori aiutano le bambine a fare i compiti, bambine che dopo pochi mesi in Italia parlano benissimo l'italiano. Nessun problema di integrazione né di convivenza con i vicini, solo una porta sempre aperta alle visite di amici e parenti cha passano a dare un saluto, bevono un caffé e restano a chiacchierare e a vedere la telenovela che trasmette la parabola, dal titolo «cuore di zingaro», dice Lavinia, la figlia più grande, «cuore di rom» corregge il papà, perché anche le parole fanno la differenza. Mentre lui racconta, la moglie ascolta e sorride, non parla una parola di italiano, ma capisce. Per cena ha preparato riso e pollo, probabilmente a tavola si fermeranno alcuni ospiti. Come molte delle donne che vivevano nelle strutture, e a cui è venuta a mancare la vita di comunità, soffre un po' di solitudine. Prima di salutarci Aghiran mostra orgoglioso il resto della casa, la sala, le due camere, il bagno. Il suo contratto è stipulato per quattro anni, poi potrà anche fare richiesta per la casa popolare.

«La colonna senza fine»
A ripercorrere tutte le tappe della vicenda rom in città è il bel documentario La colonna senza fine di Elisa Mereghetti, scritto con Valerio Monteventi, consigliere comunale indipendente di Bologna, presidente della commissione consiliare per le politiche abitative e della casa, da sempre impegnato in battaglie sociali. La storia di Aghiran rientra in un progetto avviato, e ormai concluso, dai servizi per l'integrazione interculturale del Comune di Bologna. Come lui sono state inserite in appartamento 17 famiglie su 19 provenienti dai container di via del Piratino, per un totale di 73 persone, oltre ad altri 27 nuclei, pari a 125 persone fra cui 57 minori, provenienti da Villa Salus, ex clinica dismessa adibita ad alloggio per fronteggiare l'emergenza rom dopo lo sgombero del Ferrhotel eseguito con un'ordinanza del sindaco. Per questa operazione il Comune ha dovuto reperire sul mercato privato appartamenti a canoni concordati, in città e comuni vicini, che non superassero gli 800 euro al mese, li ha poi mostrati e proposti alle famiglie con i requisiti richiesti per affrontare le spese di circa il 50% dell'affitto ovvero documenti e lavoro. Nell'assegnazione gli operatori del servizio hanno tenuto conto della vicinanza con il luogo di lavoro e dei servizi, come scuole e mezzi pubblici. Il Comune si è fatto garante presso i proprietari e si è fatto carico di pagare 300 euro al mese per ogni famiglia, grazie anche al contributo dato dalla fondazione bancaria Carisbo, siglato nel febbraio 2007, che ha stanziato 150.000 euro, 100.000 dei quali sono stati spesi per gli affitti del 2007. La restante parte dell'affitto (oltre alle utenze) viene corrisposta dagli affittuari, cifra che solo in pochi casi supera il 50%. Il Comune ha utilizzato altri 100.000 euro per gli interventi socio-educativi di accompagnamento e inserimento sociale lavorativo rivolto soprattutto alle donne. Inoltre gli operatori si occupano di aiutarli nelle pratiche per la residenza, dell'iscrizione a scuola e alle Asl, seguono le vaccinazioni e monitorano la frequenza scolastica.

Superare i campi nomadi
Il progetto dell'inserimento abitativo in appartamento, iniziato nel marzo 2005, si pone come alternativa alla logica assistenziale e va nella direzione della dismissione dei campi nomadi. Un tema impopolare quello dell'assegnazione di case ai rom che suscita ire e levate di scudi, in un paese in cui è più facile cacciare i rom da un punto all'altro delle città. Anche se forse non tutti conoscono gli alti costi di manutenzione di un campo nomadi per le amministrazioni, di molto superiore rispetto all'inserimento abitativo. A Bologna la gestione per sei mesi di Villa Salus nel 2007 è costata circa 310.000 euro, l'altra struttura, il cosiddetto Piratino, circa 287.000 per l'intero 2007, per un totale di circa 600.000 euro. Entro l'anno il Piratino sarà riedificato con 270.000 euro del fondo ministeriale per progetti socio-assistenziali. Diventerà una struttura permanente di casette in muratura che offrirà 50 posti letto alle famiglie in situazioni di grave disagio abitativo. Il 30 giugno, dopo 15 anni, chiuderà il campo di Sasso Marconi per ex profughi dell'ex Jugoslavia che ora ospita sei famiglie, entro il 2008 chiuderà anche l'altro, alle porte di Bologna, che ne accoglie sette. Anche in questi casi è previsto l'inserimento abitativo in appartamenti.

 
Di Sucar Drom (del 19/11/2006 @ 11:00:00 in blog, visitato 1311 volte)

Bologna, sgomberati i Rom Romeni di via Bignardi
Tornano le "ruspe democratiche" del sindaco Cofferati e infuria la polemica politica. Stamani all'alba uomini e mezzi di polizia, Carabinieri e vigili urbani, hanno sgomberato un "campo nomadi" alla periferia di Bologna, identificando 123 persone, fra cui 35 bambini e 14 donne incinte, e abbattendo tutti gli insediamenti abusivi.
Il sindaco ha ordinato la "rimozion »

Canzonature, Golferati e gli sgomberi
Dopo alcuni mesi di silenzio e ispirazione siamo tornati attivi con una nuova proposta pubblicitaria riguardante il nostro/vostro amato sindaco Sergio Gaetano Cofferati e le sue lodevoli attività per la città di Bologna. Siamo gli stessi "pubblicitari di movimento" che abbiamo ideato l'adesivo della "Birra Peron" e il manifesto di "Aquila delle ruspe" che immortalava »

Slovenia, guerra ai Rom
Con la tacita complicità del governo ''l'insurrezione'' xenofoba anti-rom dilaga in Slovenia mentre il premier Janša stigmatizza l'ombudsman Matjaž Hanžek e la stampa indipendente che hanno internazionalizzato il problema.
Alberi abbattuti, trattori, barricate, „guardie paesane“ che scimmiottano le "vaške straže" di anti-partigiana e "domobrana“ memoria, assemblee infiammate, »

Piovene Rocchette (VI), fiaccolata leghista anti-sinti
Per sabato 25 novembre 2006, a Piovene Rocchette è stata organizzata una fiaccolata “anti nomadi”. L’iniziativa è promossa dalla segreteria provinciale della Lega Nord come risposta alle recenti polemiche sull’argomento.
Per promuovere la fiaccolata i leghisti scledensi saranno oggi, sabato 18 novembre 2006, in centro storico con un gazebo allo scopo di sensibilizzare i cittadini. La scelt »

Bologna, distrutto dal fuoco insediamento rom
Intorno alle 3.30 di ieri mattina, 18 novembre 2006, un incendio ha distrutto completamente l'insediamento di via Scandellara. Il Sindaco, Sergio Cofferati, in Consiglio Comunale a poche ore dallo sgombero dell'insediamento di via Bignardi annunciava la necessità di fare altrettanto, quanto prima possibile, per l'accampamento di »

 
Di Marco Nieli (del 01/11/2005 @ 10:42:04 in Italia, visitato 2087 volte)

Ricevo una lettera gradita e inaspettata da Marco Nieli, vicepresidente Opera Nomadi di Napoli. Dopo Barbara, del comitato chi Rom e chi no, è la seconda voce che ci arriva da Napoli.

Comincio riprendendo due comunicati che riguardano prossime iniziative. Seguiranno da qui a domenica, altri racconti che offrono uno spaccato di vita dei Rom di periferia.

A Marco, un sentito grazie e a presto

PROPOSTA DI COSTITUZIONE DI UN COMITATO CITTADINO SULLA QUESTIONE ROM A NAPOLI
 
 
Cari compagni e amici, nell'informarvi che la prima battaglia contro il muretto previsto al campo musulmani di viale della Resistenza di Scampia (per isolare i rom dalla scuola "rosa", il 10° circolo didattico, per questo muro il comune prevedeva di spendere 55.000 euro!!!) è stata dall'assessore Tecce e dall’Opera Nomadi vinta con la sospensione della delibera, cui seguirà la rinegoziazione dell'intervento con accoglimento di alcune richieste minime di vivibilità per i Rom stessi (ormai cittadini napoletani non riconosciuti da circa 15 anni), vorrei rilanciarvi l'idea del comitato cittadino sulla questione Rom, che si potrebbe chiamare COMITATO VIA LUFRANO.
 
Prendendo spunta dalla dramnmatica situazione dei rom di Casoria, via Lufrano (circa 400 Rom rumeni sotto sgombero prefettizio per i lavori della TAV e le infilitrazioni tossiche del sottosuolo; tra l'altro il sindaco gli nega anche l'acqua e la scuola, con i bambini che muoiono sotto treni e auto), il Comitato dovrebbe essere lo spunto per una mobilitazione della società civile allo scopo di fare pressione sulle istituzioni per avviare politiche di accoglienza sul territorio napoletano di questa minoranza europea senza diritti perché ancora a torto ritenuta nomade, nonché per contrastare le uniche misure in atto, vale a dire quelle repressive (sgomberi di baraccopoli, rastrellamenti di minori, espulsioni, discriminazioni).
Come proposta di piattaforma da discutere collettivamente nella plenaria del comitato, mi sento di avanzare i seguenti punti:
-no a tutte le ipotesi di sgombero coatto delle baraccopoli (esperienze particolarmente traumatiche per questa gente pacifica e già discriminata in partenza nelle loro patrie di origine), al contrario, chiusura delle bidonville solo dopo aver preventivato una soluzione di accoglienza anche temporanea (centri di accoglienza, aree attrezzate con roulottes), in attesa di soluzioni di più lungo termine;
-differenziazione dei percorsi di inserimento e accoglienza, abitativa e lavorativa (per i Rom rumeni si è sperimentato positivamente a Napoli il centro di prima accoglienza, per poi passare alla seconda accoglienza o anche alla casa; per gli slavi, piccoli villaggi attrezzati e integrati e/o case)
-stop al rastrellamento razzista dei minori ai semafori, provvedimenti miopi e controproducenti, che su larga scala si configurano come vero e proprio genocidio culturale di un popolo; loro sostituzione con serie politiche di accoglienza, interventi sulle famiglie, sulla scuola, sul lavoro;
-pressione a tutti i livelli, locale, nazionale e internazionale affinché si concordino politiche di accoglienza nei paesi di origine, invece di deportazioni ed espulsioni di massa o individuali (il governo rumeno, che disconosce l'esistenza di una questione rom al proprio interno, non rimuove gli ostacoli a una piena integrazione di questa consistente minoranza nella società rumena, salvo poi sequestrare i passaporti ai Rom clandestini che rientrano, o rendere più difficili le partenze; con tutto ciò, l'Europa è pronta a fare entrare questo paese nella Comunità nel 2007);
-resistenza e rifiuto del razzismo e della discriminazione razziale a tutti i livelli: i Rom saranno pure degradati per l'abbandono e le persecuzioni a cui sono sottoposti da secoli, a volte sono dediti ad attività illegali, ma sono l'unico popolo pacifico per inclinazione, senza stato e senza eserciti da sempre e per questo più vulnerabili e indifesi.
Sono le persone "per bene", in giacca e cravatta, che lavorano per le impersonali multinazionali in giro per l'Occidente a provocare massacri, terrorismo di stato e non, catastrofi ambientali, fame, miseria e analfabetismo per miliardi di persone sul pianeta...
Mi piacerebbe discutere questi e altri punti con voi in un incontro specifico sul tema, in vista di una campagna da mettere in piedi e di altre iniziative che si possono concordare insieme.
Dice un proverbio rom: se vuoi rispetto, dai rispetto!!! Cominciamo a dare rispetto a queste persone, con le loro storie umane, spesso drammatiche e commoventi, per le quali si potrebbe fare moltissimo con poco, se solo se ne avesse la volontà politica!!!
 
Per adesioni e altre proposte, scrivetemi o contattatemi ai miei recapiti:
vicepresidente Opera NOmadi di Napoli,
tel./fax: 081447497 o 3382064347
NO ALLO SGOMBERO DEI ROM RUMENI DI VIA LUFRANO!!!! SI A SOLUZIONI DI ACCOGLIENZA E VIVIBILITA’ PER QUESTA MINORANZA SENZA DIRITTI!!!!
 
 
 
Per Giovedì 3 novembre 2005 si aspetta una gigantesca operazione di polizia ordinata dalla Prefettura di Napoli per i 340-400 Rom rumeni di Casoria, v. Lufrano. Dopo 3 anni di infruttuose e sterili trattative con il Comune, la Provincia e la Regione non si è trovata nessuna soluzione, anche di emergenza, per accogliere queste persone venute in Italia in cerca di una vita dignitosa, non per delinquere o per rubare i nostri figli, come vergognosamente scrivono i giornali.
Di fatto, ancora una volta, lo scenario che si prospetta è quello solito, cui abbiamo già assistito a Torino, a Foggia, a Bologna recentemente con Cofferati, e a Fuorigrotta, Napoli, l’anno scorso. Le uniche misure previste dalle istituzioni nei confronti di questa minoranza senza diritti da sempre sono repressioni, sgomberi forzati, deportazioni e rastrellamenti di minori.
Quello che invece non ci stancheremo mai di chiedere e di ripetere è che con un minimo sforzo si potrebbe realizzare una prima accoglienza per poi canalizzare e regolarizzare i singoli percorsi sulla base delle esigenze della singola famiglia (casa, lavoro, scuola e formazione, permessi di soggiorno). Politiche di accoglienza e sociali, concordate a livello internazionale, sono una soluzione certo più efficace degli sgomberi e delle deportazioni. Ma perché non si vuole arrivare a discutere seriamente queste proposte?
Forse perché l’accoglienza dei Rom non paga in termini elettorali, mentre gli sgomberi sì?
 
Riprendendo la mobilitazione dei Rom di via Lufrano insieme alle forze politiche e sociali che intendono opporsi allo sgombero, chiediamo di riprendere le trattative, coinvolgendo tutte le istituzioni (Comune di Casoria, Provincia, Regione, Prefettura e Questura) per discutere soluzioni serie e ragionevoli di breve e lungo termine.
 
Per tale circostanza, si chiede tavolo interistituzionale urgente con Prefettura, Regione e Provincia.
 
 
MERCOLEDI’ 2 NOVEMBRE ORE 10.00
PRESIDIO
IN PIAZZA DEL PLEBISCITO - PREFETTURA DI NAPOLI
 
 
 
COMITATO IMMIGRATI NAPOLI – COMUNITA ROM RUMENI DI CASORIA - OPERA NOMADI - COLLETTIVO NO BORDER – LaB. INSURGENCIA – LAB. SKA – FED. REGIONALE RdB/CUB –– Ass. SENSA FRONTIERE – RED LINK - Ass. NEW PLANET – Ass. SRI LANKESI IN ITALIA

 
Di Fabrizio (del 21/07/2007 @ 10:10:48 in Italia, visitato 1899 volte)

Ricevo da Mariagrazia Dicati -da Rom Sinti e politica

Le comunità Rom della Capitale, e non solo, NON HANNO MAI avuto la possibilità di poter far conoscere PUBBLICAMENTE le proprie idee, la propria realtà ed i propri bisogni, ma IERI lo hanno fatto a Roma, hanno avuto la possibilità di esprimere pubblicamente, in una conferenza stampa presso l'Università La Sapienza, il proprio disagio.

Per aver osato tanto (!) Rom e Sinti, immediatamente si sono alzate le barriere difensive: prima con un ambiguo comunicato stampa dell'Arci solidarietà del Lazio ed oggi con le dichiarazioni del Sindaco Walter Veltroni.

Mi viene subito da pensare che la PARTECIPAZIONE ATTIVA di Rom e Sinti fa tanta paura e chi sà perchè?

Sindaco Veltroni a margine di una conferenza stampa in campidoglio, risponde ai rappresentanti di alcuni campi nomadi della capitale: "nomadi e forze politiche abbiano più senso di responsabilità. Nessuno trasferisce nessuno in ghetti, su questa materia vedo tanta insopportabile demagogia, di tutti i tipi: noi cerchiamo delle soluzioni, le stiamo realizzando, vorrei che tutti, Rom e forze politiche, avessero più senso di responsabilità. Vorrei che tutti, a cominciare dai Rom, ma anche da quelle forze politiche che vanno in giro in tutta Roma a dire in tutti i quartieri 'arriverà il campo Rom', seminando un po' di panico e razzismo, salvo essere stati magari quelli che qualche anno fa dicevano di portare in determinati quartieri campi Rom, avessero più senso di responsabilità

Caro sindaco dovrebbe provare con la sua famiglia a vivere per una settimana in un campo nomadi e forse solo così lei potrà capire.

Caro Sindaco non siamo "nomadi" ma siamo delle minoranze etniche denominate Rom e Sinte e la preghiamo di chiamarci con il nostro nome, anche se personalmente non mi dispiace essere chiamato " zingaro" e non certamente "nomade".

Nella intervista spiega Veltroni: "un problema molto serio e importante che va affrontato tutelando la sicurezza dei cittadini e garantendo ai nomadi la possibilità di vivere, di farlo nel rispetto delle leggi".

Caro sindaco è ora di finirla con la barzelletta della legalità e della sicurezza, pensata dall'ex sindacalista Sergio Cofferati ed imitata in molte città dell'Italia alla pari di una "moda", o di uno "status simbol" dell'amministratore pubblico.

Caro sindaco ascolti di più Rom e Sinti e molto meno le organizzazioni pro rom, certamente ne trarrà beneficio tutti i cittadini che lei amministra

Caro sindaco la questione rom è si legata ad un problema di sicurezza e di legalità, ma di sicurezza abitativa e di rispetto della legalità nell'applicazione delle norme e dei principi da parte di pubblici amministratori, non sono io a dirlo ma le diverse condanne all'Italia dalle Istituzioni Europee ed internazionali.

Non rovesciate le responsabilità ancora una volta, come è consuetudine fare quando si tratta di Rom e Sinti.

Nazzareno Guarnieri

 
Di Fabrizio (del 23/12/2005 @ 10:07:21 in Italia, visitato 1699 volte)
riprendo un interessante intervista apparsa su Aprile

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Interviste. Marco Bettini, giornalista e scrittore di thriller, racconta i sintomi di autodifesa che hanno conquistato la capitale dell'Emilia-Romagna quando si parla di legalità
Michele Zacchi

La legalità a Bologna è un fatto nazionale e crea scalpore che sia un sindaco di sinistra come Sergio Cofferati a sollevare il problema. Questa volta proviamo ad affrontare il tema da un angolo particolare, parlando del problema con uno scrittore di gialli che nei suoi due libri ha mostrato i forti segni del disagio in questa rossa città. Si tratta di Marco Bettini, il suo secondo lavoro (“Lei è il mio peccato”) è attualmente in libreria ma la sua principale professione è quella di giornalista in un quotidiano nazionale. Un osservatorio privilegiato per ascoltare la città e capire quanta distanza o quanta sintonia ci sia oggi fra la politica e i bolognesi.

Qual è il senso comune della cittadinanza sul tema? Un politico deve rispondere in modo articolato, tu puoi farlo senza mediazioni.
Credo che il disagio a Bologna si esprima, come accade spesso, attraverso il meccanismo della rimozione. Che non vuol dire negare il disagio ma negarne le cause, il che produce gli stessi effetti. Penso che Bologna, come cento altre città e nazioni, abbia passato gli ultimi venticinque anni a raccontarsi che i sintomi del malessere erano causati da quelli che venivano da fuori, dagli estranei, che non coincidono necessariamente con gli stranieri. A Bologna sono stati considerati estranei gli indiani metropolitani nel 1977, gli studenti del Dams negli anni Ottanta, gli abitanti del Pilastro, quartiere a fortissima presenza meridionale, gli immigrati di origine araba o africana e adesso quelli che vengono dai paesi dell'Est Europa.
Tutti sono stati usati, di volta in volta, per rappresentare la causa del disagio. Un modo come un altro per dire: il male non dipende da noi. Solo che questo, che sembra un puro meccanismo psicologico, ha avuto effetti pratici devastanti. Per spiegare che livello di incomprensione della realtà ha toccato nel suo insieme la città, basta l'esempio della banda della Uno bianca. Un gruppo di criminali, costituito per la stragrande maggioranza di romagnolissimi poliziotti, ha commesso decine e decine di rapine e omicidi nell'arco di sette anni, dal 1987 al 1994.
Durante questo tempo sono stati processati e condannati, per gli stessi reati, sulla base di perizie, testimonianze e appassionate arringhe, la cosiddetta Banda della Regata, la cosiddetta Banda delle Coop e, quando i fratelli Savi hanno confessato, era in corso il processo alla cosiddetta Mafia del Pilastro. Più di quaranta persone sono state arrestate, quasi altrettante processate. Nonostante l'arresto e le ammissioni dei fratelli Savi, il pm del processo alla mafia del Pilastro ha chiesto comunque l'ergastolo per gli imputati, che naturalmente sono stati assolti. Penso che l'incomprensione dei fenomeni in atto non abbia prodotto solo un modello urbano avulso dalla realtà ma anche morti e feriti che si potevano, in parte, evitare. Perché è vero che la rimozione è un fenomeno psicologico, ma negare la realtà alla fine costa caro.

Nel tuo secondo libro l'attualità di questi giorni era stata anticipata: la criminalità legata all'immigrazione (parli della banda di rumeni) e i luoghi ghetto che a Bologna sono sempre gli stessi. Perché, a tuo avviso, non è stata interrotta questa ripetitività?
La formazione dei ghetti bolognesi è ampiamente prevedibile. Prima di scrivere "Lei è il mio peccato", sono stato al Ferrhotel, dove si ammassavano i rumeni, che poi sono stati sfollati sul Lungo Reno, e infine nell'ex fornace Galotti, dove molti si sono rifugiati adesso. E proprio in quel punto, che ho in parte reinventato nel romanzo, chiamandolo "l'Inferno", nel dicembre del 1990 i criminali della Uno Bianca uccisero due nomadi, Rodolfo Bellinati e Patrizia Della Santina.
Gli zingari non ci hanno messo più piede ma lo stesso luogo ha accolto le ondate successive di immigrati di diverse etnie. Perchè tutto sommato i luoghi dove fermarsi a coltivare speranze da disperati a Bologna sono pochi. Ma quello che rende tutto più difficile, per me, è il fatto che la speranza l'hanno perduta i bolognesi, come il resto degli italiani e degli occidentali in genere.
Credo che questo sia ciò che ci rende soccombenti, come modello sociale. Perfino intere sacche di estremisti islamici, che mi fanno sinceramente orrore, credono che la loro battaglia, secondo me ideologicamente folle, gli farà guadagnare condizioni di vita migliori. Noi non ci speriamo più, e del resto non fanno che ripetercelo tutti i giorni. Il nostro mondo di domani sarà meno abbondante di quello di oggi, per non dire di peggio. Il fatto è che potrebbe almeno diventare migliore sotto il profilo spirituale (e non religioso, sia chiaro), della convivenza, della tolleranza. Ma pare che non gliene freghi niente a nessuno.

Bologna e la Uno bianca, Bologna e la sua inaccessibile piazza Verdi (quella del Teatro comunale e della sede centrale dell'Università). I giornali descrivono tutto quanto ricorrendo a metafore che ricordano il peggior gangsterimo americano. Fino a dove arriva la verità, e dove comincia il "colore"?
Su Piazza Verdi, penso che sia uno di quegli esecrati luoghi che si presta a rappresentare la diversità. E' frequentato soprattutto da giovani, tossici e melomani in fila per il Teatro comunale. Sento parlare di Piazza Verdi da venticinque anni e in termini molto simili. Come ogni luogo inevitabile, rappresenta la somma di molte contraddizioni. Capisco il fastidio di chi ci abita, ma affrontandolo come un problema di ordine pubblico si finirebbe solo per spostare il problema, senza risolverlo.
Un mese fa ho camminato di notte lungo via Zamboni, dalle Torri a porta San Donato, attraversando anche Piazza Verdi, e ho visto soprattutto molti giovani, molti locali aperti e molta birra consumata sotto i portici. Poi si notavano anche i segni del piccolo spaccio, dei punkabbestia, di comunità di emarginati. Mi è sembrato un tentativo di convivenza difficile, certo, ma almeno un tentativo.
Oppure vogliamo pensare che un'intera generazione di diciottenni, figli nostri, si lasci affascinare dal degrado, al punto di passarci le serate nel bel mezzo, con dissimulato piacere? I toni da film di gangster americani possono funzionare nei titoli dei quotidiani, perennemente alla ricerca del "grip", ma spiegano poco di quel che succede veramente.
Detto questo, io una speranza, guardando Bologna, ancora la coltivo. Mi pare che, pur in mezzo a errori che somigliano molto a una coazione a ripetere, in città persista la voglia di non lasciarsi travolgere, di non buttarla per forza in rissa, di ribellarsi alla dittatura dei luoghi comuni. Insomma, credo che se mai Bologna ha avuto o mantiene una sua peculiarità, non è il ritratto falso dell'isola felice, quanto il desiderio (che spero non degeneri semplicemente in sogno) di restare intelligente.

Marco Bettini, scrittore romagnolo che vive e lavora a Bologna, ha scritto tre romanzi. L'ultimo, il thriller "Lei è il mio peccato", edito da Rizzoli, è in libreria da poche settimane. Ha collaborato ai testi di diversi programmi della Rai. Gioca nell'Osvaldo Soriano Football Club, la Nazionale di calcio degli scrittori.
 
Di Sucar Drom (del 12/09/2007 @ 09:57:39 in blog, visitato 1441 volte)

Milano, l'illegalità dilaga
«Il Comune di Milano non può ricollocare i rom sgomberati da campi abusivi, perché all'emergenza non si risponde ricollocando l'emergenza». Lo ha detto il vicesindaco De Corato, ospite ai lavori della Commissione consiliare sulla sicurezza. L'ipotesi di trovare per i Rom sgomberati una nuova sistemazione in aree adeguate e controllate era stata inserita in una mozione bipartisan votata a larga maggioranza dal Consiglio comunale il 18 giugno, i primi firmatari erano Aldo Brandirali (Fi) e Carmela Rozza (Ulivo)...

Toc toc... Vaticano dove sei?
C’è un aspetto del dibattito sulla sicurezza che non può non colpire. Nel frastuono provocato dai proclami che stanno spaccando il centrosinistra, e dalle fiammate che partono dal fronte del centrodestra, manca quasi del tutto una voce, quella che si è sempre schierat...

Carabinieri: lavavetri? Non c'è nessun racket!
All'inizio venne Cofferati. Nell'autunno del 2005 il sindaco di Bologna lanciò una campagna contro i lavavetri. Secondo lui c'era un racket e bisognava colpirlo. I carabinieri si misero alla ricerca del racket e dopo qualche tempo dovettero smentire la tesi del sindaco...

Livorno, un attentato razzista? Il perito del tribunale lo sta provando
I funerali dei quattro bambini morti nell'incendio di Pian di Rota si terranno venerdì prossimo, 14 Settembre, alle ore 11. Il luogo fissato per la cerimonia, presieduta da un sacerdote ortodosso rumeno, è il Duomo di Livorno. Le famiglie saranno chiamate a decidere, nei prossimi giorni, se tumulare i corpi al cimitero di Livorno o in Romania. Verrà inoltre inoltrata al Giudice una richiesta per la partecipazione dei genitori - att...

Pavia, l'assedio razzista
Al grido «riprendeteveli, sono zingari» e addosso t-shirt con scritto «rom animali», nei Comuni del pavese impazza la protesta contro gli sgomberati dell'ex Snia. La polizia li salva dal linciaggio. L'estrema destra e la Lega aizzano la rivolta. «Giovanni, vieni subito, qua fuori c'è gente cattiva che vuole ammazzarci. Chiama tu la polizia. I bambini piangono, abbiamo tanta paura». Si è infranta così l'illusione della prima notte tranqui...

L'Opera Nomadi risponde alle accuse
Le parole di Santino Spinelli, docente di lingua e cultura romanì all'Università di Trieste, prima, e di Nazzareno Guarnieri, rom abruzzese, poi, non lasciano indifferente Renata Paolucci, segretaria nazionale dell'Opera Nomadi e presidente della sezione di Padova, che torna a rispondere a chi chiede ai dirigenti di Opera Nomadi di dimettersi e riconsegnare l'associazione a Rom e Sinti. "Sono esterrefatta dalle sue affermazioni contro la mia persona e sul lavoro della sezione di Padova. - risponde Paolu...

 
Di Fabrizio (del 23/03/2011 @ 09:45:04 in Italia, visitato 1221 volte)

Questo post, scritto a marzo 2005, ha bisogno di qualche aggiornamento. Per iniziare (i lettori l'avranno capito, ormai): la Mahalla con l'arrivo della primavera passa in modalità elettorale, perché ogni anno c'è una qualche votazione. Secondo: purtroppo la fiera di cui si scrive non esiste più da tempo, ha vinto l'ennesima speculazione immobiliare e tutto il quartiere dove sorgeva è cambiato, anche i piccoli negozietti che c'erano hanno chiuso o lo stanno facendo. Terzo: rimane invece valido il discorso di base (leggete anche i commenti) su come potrebbero essere le nostre città, differentemente gestite - senza dover parlare di razzismo, ma finalmente di luoghi e persone (l'identità si crea così e non a slogan!). Ultimo: permettete un ricordo strettamente personale, quando ci andavo ed i miei figli erano piccoli, il loro stupore a vedere il vecchio zingaro del campo che conosceva tutti e a tutti li presentava. Scrivete, commentate, mi rendo conto che avrei tantissimo altre cose da raccontarvi.

i signori lettori mi scuseranno se parlerò di politica e non del signor B.

Sfido chiunque non sia lombardo a parlare bene di Milano. So già cosa ne salta fuori: è una città grigia, è la tana della Lega, è pure la capitale politica del Berluska. Lo so, ci sono nato e ci vivo, e mi pare inutile ricordare che Milano ne ha per tutti i gusti: c'è la Lega e il Leonkavallo; qui hanno mosso i primi passi tanto il Berluska che quel Cofferati che sino a qualche tempo fa sembrava l'unico politico di sinistra capace di fare qualcosa di nuovo, qui c'è la città triste e qui lavorò Leonardo progettando soluzioni urbanistiche che sarebbero ancora oggi all'avanguardia…

Bisogna essere milanesi per conoscere gli spazi a misura d'uomo di questa città. Ad esempio, sino a una decina di anni fa, frequentavo a Monza, il giovedì mattina, la fiera del bestiame. Raggiungibile facilmente dalla tangenziale est e non lontana dalla stazione ferroviaria. Immaginate, in mezzo alla città, un grande recinto con tettoie metalliche, dove trovare cavalli, asini, pecore, capre, mucche, galline. Dove si potevano acquistare calessi, birocci e selle (di tipo inglese o americano). Con il mercatino nelle strade adiacenti, per chi cercasse coltelli, anfibi, giubbe militari, frustini, sottosella. Un residuato di campagna dove era bello andarci con i figli, che abituati alla città e alla televisione giravano con la bocca aperta (ma lo sappiamo che si divertono anche i genitori).
L'avevo scoperto (naturalmente) grazie ai Rom di Milano, eredi di una tradizione di allevatori di cavalli. Era la classica fiera dove potevi incrociare l'allevatore che parlava in bresciano, il nobile che aveva la sua scuderia, e il Rom. Miscuglio di lingue e dialetti, ma i nomadi (rigorosamente maschi) ne facevano parte e ne erano fieri, perché non solo lavoravano, ma erano consci della loro arte. I loro ragazzi cominciavano a frequentarlo attorno ai dieci anni. Lì vicino, una piccola trattoria di quelle di una volta, dove concludere gli affari con vino e salamella.

Quel posto, l'ho conosciuto che era già in declino. Si sa, il progresso. Vorrei invitarvi ad andarci prima che sia troppo tardi e sparisca o si snaturi del tutto: è in via Mentana angolo Procaccini, a Monza.
Ora, capitemi bene, la mia non è nostalgia ma curiosità. Il progresso avanza anche fuori Italia, ma perché da noi queste "distrazioni" dal panorama urbano sono destinate a perdersi e in Francia ogni schifosa cantina di campagna diventa un museo? Perché negli Stati Uniti, in Inghilterra, Germania (per non parlare della Scandinavia) tengono alla loro storia e la valorizzano, mentre da noi la difesa delle tradizioni è sinonimo di movimenti razzisti? Non sarebbe più interessante (anche economicamente, intendo) una grande città che oltre alle fiere "istituzionali", coltivasse il turismo anche per i suoi abitanti?

C'è una risposta logica: il declino di certe attività, tra cui l'allevamento e il commercio di cavalli.
Qualche riga fa, accennavo a quello che vedo quando sono fuori Italia. Anche voi amereste viaggiare, se foste nati come me tra la Pirelli, la Falck e la Marelli. Di quelle fabbriche, oggi non c'è rimasto niente. Al loro posto, altrettanto squallido, il nuovo polo universitario della Bicocca che, anche se firmato Renzo Piano, è solo una gettata di cemento con vari parallelepipedi. E Tronchetti Provera graziato dal Comune, che si ritrova tra le mani un capitale immobiliare favoloso. Oppure, capannoni industriali in disuso, a perdita d'occhio.
Capannoni che finché restano in disuso, saranno il rifugio di Ucraini, Moldavi, Rumeni e Rom arrivati qua con mezzi di fortuna. Per carità, non ce l'ho con loro! In 10 anni, quei capannoni ne han visto di tutte le razze, ma mentre si protesta perché dei poveri cercano un rifugio, nessuno trova niente da dire a chi li lascia lì inutilizzati.
Non occorre grande fantasia per capire che chi si rifugia lì non troverà un domani diverso, se non si è capaci di risolvere i problemi di chi è Rom, ma abita in questa città da 40 anni ed è alle prese con un'altrettanto grave crisi politica ed occupazionale epocale.
In quei fabbricati si lavorava il ferro e attorno c'era campagna. Non occorrerebbe neanche tanto spazio o tanta spesa, per riadattarne qualcuno a terreno di allevamento o piccola officina tradizionale, perché no, con scuola annessa. Con una convenzione regionale, riqualificando l'occupazione tradizionale di un popolo in crisi. E cominciando, nel contempo, ad operare positivamente contro l'abusivismo, degli occupanti e dei proprietari.

Eppure, scorro TUTTI i programmi elettorali, e quelle cose che ho così chiare in testa sembrano UTOPIA. Ma chi, se non gli amministratori pubblici, dovrebbe interessarsene?
…ma, se non si trattasse di Rom, ma di confrontare gli appetiti immobiliari in Italia e le prassi che all'estero funzionano da 30 anni, mi capireste?

 
Di Fabrizio (del 03/01/2006 @ 09:30:33 in media, visitato 2797 volte)

Qualcuno mi ha scritto per sapere com'è andato il Veglione al campo di via Idro. A loro ho già risposto, così vi racconto un po' di fatti miei, per alcuni rospi che dopo 2 giorni mi sono rimasti in gola.

La festa quest'anno è stata sottotono: alcune famiglie non hanno festeggiato a causa di un lutto. In passato, tutto il campo avrebbe tenuto il lutto, ma un gruppo ha deciso di festeggiare lo stesso. Mi ero aggregato alla festa, perché approfittando di un'iniziativa di Radio Popolare (vedi 1 e 2) c'era possibilità di far festa Rom e non-Rom assieme. Ognuno portava qualcosa da bere o mangiare, e così si socializzava. Come abitudine in questo tipo di feste, non c'era un orario definito per iniziare a finire: di solito i parenti arrivano, salutano, scherzano, e continuano il loro giro, sostituiti da nuovi arrivi.

Per l'occasione, visto le ruggini recenti tra questo gruppo di Rom e alcuni di provenienza rumena, avevo preparato una teglia di Sarmale, il piatto tradizionale della Romania (molto apprezzato). E sono stato “obbligato” a tornare a casa con un salame sottobraccio, per non offendere nessuno.

La festa si è svolta in 3, 4 piccoli prefabbricati adiacenti, spaziosi e riscaldati. Però, gran parte del tempo passa spostandosi da una casupola all'altra, nevica e il campo è in aperta campagna. Poi entri e la stufa sta scaldando al massimo: una specie di sauna finlandese. Accompagnata da un alto tasso alcolico, senza gravi conseguenze, per fortuna.

Insomma: una bella serata, e soprattutto, il nostro ALIBI: ineffabile il Giornale del giorno dopo:

Topi d’appartamento Arrestati 15 nomadi

La solita storia di tutti gli anni. Stavolta, però, costellata di colpi di sceni [sic] e successi per le forze dell'ordine. Si sa: quando il «gatto» non c'è i «topi» ballano. Il che significa che le vacanze natalizie vanno di pari passo con i ladri d'appartamento e la loro «attività». Del resto certi periodi dell'anno per chi ruba nelle abitazioni sono come la stagione della caccia per gli amanti dell'arte venatoria: bisogna approfittarne finché si può. Stavolta, però, il finale è stato unico: tutti i topi sono finiti subito in trappola, nelle due notti tra il 30 e il 31 dicembre, nonché tra sabato e Capodanno. E 11 nomadi... (continua qui)

E' consolante scoprire che prima di arrivare al punto (11 nomadi), la redazione spenda tutti quei luoghi comuni sulla fine dell'anno (comuni nel senso che vanno bene per un topo d'appartamento di qualsiasi razza sia). La mia reazione, al solito, è stata di chiedermi se (per caso) non ci siano stati ANCHE altri furti, senza bisogno che il ladro fosse nomade, e se per caso avessero avuto lo stesso onore di cronaca.

Ma... mentre io ero a festeggiare in tutta tranquillità assieme a facce poco raccomandabili; alcuni amici a Bologna, proprio dietro le due torri, vivevano una brutta avventura: rapinati in mezzo a una marea di gente, hanno pure rischiato di farsi malmenare, per un telefono cellulare. Mi raccontavano di “ubriachi che girano tranquillamente armati”, di polizia a due passi che non fa niente, dei giornali che scrivono solo della festa d fine anno, e di questo gruppo di balordi che per tutta notte ha continuato indisturbato. Ma Bologna, il volto umano e dotto della sinistra italiana, al massimo se la prende con zingari e lavavetri: Sempre dalla retorica del Giornale:

La scommessa dei musei gratis

Vittorio Sgarbi - Abbiamo apprezzato, con stupore e plauso anche del centrodestra, le posizioni del sindaco Cofferati sui grandi temi dell'ordine e della legalità soprattutto in rapporto all'equivoco giustificazionismo umanitario rispetto ai clandestini, ai lavavetri, agli zingari, tanto da essere liquidato come «fascista». È veramente singolare che in questi tempi difficili tutto appaia rovesciato e che anche su questioni di elementare civiltà come quelle relative alla formazione la visione più aperta e più moderna si debba a un sindaco comunista.... (il resto lo leggete qui, se volete)

Notare, che anche in questo caso il titolo c'entra un tubo con l'apertura dell'articolo. Lo so, sarebbe fin troppo facile pensare che chi ha scritto quell'articolo, su ordine e legalità forse ha qualche peccatuccio da scontare...

A me resta una bella festa... e i rospi. Che poi in questo inizio anno è uno solo, grosso e a modo suo bugiardo. E si torna nuovamente a via Idro: fu sempre il Giornale a scrivere (Eleonora Barbieri) che in quel campo furono arrestati i banditi di novembre. Non era vero, ma non pubblicarono mai la smentita.

 
Di Fabrizio (del 03/11/2011 @ 09:21:38 in Italia, visitato 1325 volte)

Dopo oltre cinque anni, niente sembra cambiato

di LUIGI SPEZIA

Il reportage: "Ci hanno distrutto la baracca, ora siamo qui, tra i cespugli. Non cacciateci più". Il difficile lavoro dei volontari della "Piccola Carovana"

Gli "invisibili" sono dappertutto, nelle praterie di Bologna, nascondono le loro tende nei parchi e nei campi trascurati, sempre più lontani dalla città, inseguiti dalle forze dell'ordine e per niente amati dai residenti. A Casteldebole, le ruspe hanno distrutto anche gli alberi, per spazzare via le tende. Cataste di tronchi divelti accanto alle misere cose ridotte a poltiglia. Tornate ad essere rifiuto, come del resto erano state prima di essere riusate. La scena non cambia, dai tempi di Cofferati. A Casteldebole, vicino a villa Ranuzzi, le ruspe hanno sgomberato decine di rom romeni non più tardi di dieci giorni fa. Sono rimaste solo le tracce della caccia agli "invisibili", qualcuno ha rialzato una tenda un po' più distante. "Due settimane fa qui c'era un villaggio rom, ci saranno state cinquanta persone. Era alla fermata dell'86, loro identificano i luoghi così. Quanto costa il lavoro di una ruspa? Se i soldi spesi dal Comune per questi interventi venissero usati per realizzare dei percorsi di reinserimento, sarebbe tutto di guadagnato. Gli sgomberi non risolvono il problema. Ed è chiaro che l'invisibilità, la mancanza di una casa e di un lavoro aumenta il ricorso all'illegalità".

Daniele Bergamini è presidente della coop Piccola Carovana, di cui è socio anche don Giovanni Nicolini. L'associazione per conto del Comune segue le famiglie rom sgomberate anni fa dal Reno, ora quasi tutte (una quarantina) dotate di alloggio. Ma i volontari non perdono di vista gli "invisibili", i romeni arrivati dopo gli sgomberi del Reno che cercano scampo dalle ruspe negli anfratti dei parchi e dei campi, da Borgo Panigale a Casteldebole, dal Navile al Reno, dalla collina ai Prati di Caprara a via Bassa dei Sassi. Famiglie disseminate, spesso con bambini piccoli "e da anni ormai i servizi sociali non se ne occupano più, quando arriva la polizia o i vigili per uno sgombero, le assistenti sociali non ci sono", dice Elisa Trimeni, volontaria del gruppo che in via Triumvirato incontra una donna rom di 23 anni con tre figli, il più grande di sette anni. Niente foto. I suoi occhi nerissimi, appena sa che c'è un giornalista, si riempiono di terrore: "Adesso mi portano via i figli?".
Elisa e Daniele le regalano un pacco di pasta, lei racconta che hanno distrutto la sua baracca in via Bencivenni e ora la famiglia vive nascosta tra i cespugli, "ma i vigili e i carabinieri vengono sempre a cacciarci via". E' di Brca, vicino a Craiova, "ma la mia casa è piccola e non c'è da mangiare. Qui mio marito ogni tanto trova un piccolo lavoro". I volontari la invitano ad un incontro, magari potrebbero trovarle un alloggio meno precario. I bambini ridono sull'altalena.

Anche nei boschi dei Prati di Caprara, a due passi dalla maternità del Maggiore, le ruspe hanno lasciato le tracce dei cingoli e i cumuli dei rifiuti. Qualcuno vive ancora lì. Ecco un uomo e una donna che si dileguano tra alberi e radure. Qualche tenda di cellophane e tracce di fuochi recenti. Anche qui, una volta, c'erano decine di rom: "Le nostre stime dicono che attualmente a Bologna ci sono dai 100 ai 150 "invisibili" - dice Bergamini - vanno e tornano, non vanno mai via del tutto. Li trovi magari a dormire al pronto soccorso dell'ospedale, a fare la doccia al dormitorio del Lazzaretto, a girare sui treni o a chiedere aiuto nelle parrocchie, alcune delle quali sono molto sensibili. Noi portiamo cibo, diamo consulenza psicologica. Una famiglia che viveva a Borgo Panigale l'abbiamo fatta rimpatriare con un aiuto economico. Ma ci vuole di più".

 
Di Sucar Drom (del 08/11/2007 @ 09:06:43 in blog, visitato 1766 volte)

Sicurezza, è aperta la caccia
C’è voluta la brutale aggressione di una donna a Roma ad opera di un delinquente, forse la più crudele degli ultimi tempi, per far alzare al governo il piede dal freno e varare un decreto che rendesse immediatamente operative misure sul fronte della lotta alla criminalità. Che il ...

La furia cieca è arrivata...
Vendetta e razzismo sono state infatti le due principali pulsioni che hanno guidato la ''spedizione punitiva'' portata a termine ieri sera da una decina di persone con il volto coperto da caschi da motociclista ai danni di quattro rom rumeni nel parcheggio di un centro comme...

Mercedes Frias, perchè inseguire una deriva razzista e xenofoba?
Caro Ministro Giuliano Amato, se usi la polizia come braccio armato per la vendetta di Stato; non puoi che aspettarti che, con le stesse motivazioni, altri si sentano legittimati a usare la forza per difendersi dal “nemico invasore criminale”. Trovi grande differenza fra entrare con l'aggressività della divisa, armati, con le ruspe, ...

ASGI, no al decreto "sicurezza"
L’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI) esprime la più ferma contrarietà al decreto legge sulla “sicurezza” emanato dal governo, nel merito e nella forma. I disegni di legge elaborati su questo tema, nel prevedere nuove ipotesi di reat...

L'avvocatura penale contro il pacchetto "sicurezza"
La giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane, presieduta dall’avvocato Oreste Dominioni si è riunita d’urgenza dopo la decisione del governo di trasformare in decreto uno dei cinque ddl del "pacchetto sicurezza" a seguito delle sevizie subite dalla donna ...

L'Europa e il tabù dei Rom
La risposta delle autorità pubbliche al massacro di Giovanna Reggiani è stata ferma, netta: non c’è spazio in Italia per chi vive derubando, violando, uccidendo. C’è qualcosa di sacro nel bisogno di sicurezza sempre più acutamente sentito dagli italiani, così come c’è qualcosa di sacro nell’ospitalità, nell’apertura al div...

L’Italia si è persa, la bestia è scatenata
L’Italia si è persa, la bestia è scatenata. Dopo i fatti della fine dell’anno scorso a Opera (MI), qualcuno si era illuso che la politica e la società civile potessero aprire gli occhi sulla situazione dei Rom e dei Sinti in Italia ma si sbagliavano! Abbiamo assistito inermi ad un continuo di interventi che ricordano in maniera speculare la Germania degli anni Trenta. Politici, preti, intellettuali: tutti a ...

Fini: impossibile integrare i rom
Fini: impossibile integrare i rom. Sono le dichiarazioni rilasciate da Fini a generare malumori con la sinistra. Secondo il leader di An “solo a Roma andrebbero fatte subito 20 mila espulsioni”. E, riguardo all’integrazione dei rom nel nostro Paese, esclude senza mezzi termini og...

Pescara, cappio ai Rom
«Cappio ai rom» è la scritta comparsa ieri mattina su un muro della sede del Municipio di Pescara; accanto, sulla destra, è stata tracciata una Croce Celtica. Il muro in questione si affaccia su un parcheggio interno. Altra scritta xenofoba è stata lasciata, sempre a Pescara, sulla recinzione del parco dell'ex caserma Cocco. Sull'episodio sono in corso indagini da parte ...

ARCI, non servono misure d'emergenza per la sicurezza
«Non servono misure d'emergenza per la sicurezza». Lo affermano in una nota congiunta Paolo Beni, presidente nazionale Arci e Filippo Miraglia, responsabile immmigrazione Arci. «La violenza dei giorni scorsi a Roma colpisce tutti noi per l'efferatezza e la crudeltà. Tut...

Roma, fiaccolata contro il razzismo
Venerdì alle 19, di fronte al Colosseo, si terrà una fiaccolata contro il razzismo e le manifestazioni di xenofobia che si sono verificate negli ultimi giorni in città, organizzata da Prc, Pdci, Verdi e Sinistra Democratica. Lo hanno annunciato Fabio Nobile, Massimiliano Smeriglio, Massimo Cervellini e Ri...

Rutelli forse si sveglia...
«Mi chiedo: c'è stata una violazione dei diritti umani in Romania? C'è stato un intervento coattivo nei confronti di comunità rom, che sono state indotte a espatriare avendo perso alcune prerogative sociali come la casa?». I due inquietanti interrogativi sono stati sollevati dal vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli nel corso della puntata di ieri sera di Matrix dedicata ai temi della si...

Roma, il gioco dell’oca non si ferma
«I cittadini di S. Cornelia hanno segnalato che nelle ultime ore numerosi nomadi rumeni, allontanati dalla zona di Tor di Quinto, si sono installati lungo le scarpate di via di S. Cornelia all'altezza del primo Km e nei pressi di un elettrodotto all'interno del parco di Veio. S. Cornelia è un quartiere dell'estrema periferia del Comun...

Decreto “sicurezza”, iniziano le espulsioni e il balletto politico
E’ entrato in vigore il decreto legge che permette ai prefetti di emanare provvedimenti di urgenza per l’allontanamento dal territorio nazionale di cittadini comunitari per esigenze di pubblica sicurezza.
Dopo la firma apposta il 1 novembre dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il decreto è stato pubblicato il giorno dopo nella Gazzetta Ufficiale...

Leone Paserman, condanno duramente il decreto sulle espulsioni
«Condanno duramente il decreto sulle espulsioni emesso in modo troppo frettoloso. Sono figlo di immigrati, presidente di una comunità di migranti e appartengo a un popolo errante che ha subito depo...

Roma, cronaca di uno sgombero
Lunedì l’ennesimo sgombero, quasi non ci facciamo più caso ormai, uno sgombero di qua uno di la! Ogni figlio è tanto figlio dei genitori quanto della società a cui appartiene!!!
Devo dichiarare la mia profonda indignazione per lo sgombero di Tor di Quinto, nessun premio per la rom che ha denunciato l’accaduto. Mi chiedo come sarebbe andata se la donna non avesse parlato…

Un clima pericoloso
L'aggressione di ieri sera [ndr, 2 novembre 2007] contro un gruppo di romeni dimostra che è avvenuto qualcosa che i pessimisti sentivano nell'aria. Quando sono tanto forti le emozioni, e nessuno le raffredda e troppi le sfruttano, non soltanto diventa difficile trovare le risposte giuste, ma si esasperano i conflitt...

Tutto il Mondo si indigna
Da alcuni giorni riceviamo moltissimi interventi di innumerevoli organizzazioni, non solo rom e sinte, da tutto il mondo. Pubblichiamo l'intervento dell'Union Romanì spagnola, inviato al Governo italiano, con cui coll...

Roma, la comunità rom rumena chiede solidarietà
«Come comunità rom romena siamo profondamente indignati per il barbaro episodio che ha portato alla morte di Giovanna Reggiani. Come cittadini neocomunitari che tentano di vivere in questo paese nel rispetto delle regole chiediamo fermezza da parte della giustizia giacchè atti così efferati e brutali non ammettono esitazioni e v...

Decreto “sicurezza”, una proposta di modifica
Pubblichiamo l’intervento di Sergio Briguglio, inviato al Consiglio dei Ministri, che mette in evidenza gli errori contenuti nel decreto legge "sicurezza" e propone alcune modifiche per non disattendere ...

Rom e Sinti, chiediamo spazio
Pubblichiamo la lettera invita dall’associazione Rom Sinti @ Politica al Presidente della Repubblica Italiana, al Presidente della Rai, al Presidente della commissione di vigilanza della Rai, all'On. Gianfranco Fini e alla...

Reggio Emilia, bocciato il referendum contro le micro aree per le famiglie sinte
“Campo nomadi” e micro aree: il referendum sostenuto anche dalla Lega Nord di Reggio per impedire - tramite variante - il cambio della destinazione d’uso di alcune aree demaniali ha incassato la bocciatura. Sedici i voti contrari (Pd, Margherita e Prc), 11 i favorevoli (Lega N...

Brescia si prepara a cacciare i Sinti italiani
Trasformare i “campi nomadi” in centri di emergenza abitativa. L'assessore ai Servizi sociali di Brescia Fabio Capra ha presentato ai colleghi di giunta una proposta che, se trasformata in delibera e approvata dal consiglio comunale, potrebbe gradualmente modificare l'utilizzo delle aree cittadine attualmente abitate d...

Liberarsi degli stranieri: l'unica idea "nuova" della casta
Come è possibile che l'unica speranza odierna di cambiamento, Walter Veltroni, seguendo l'esempio di Sergio Cofferati, si svegli improvvisamente con la camicia nera per "deportare" quei nomadi che ha visto quotidianamente moltiplicarsi sotto le sue finestre in quelle capanne da megalopoli del Terzo Mondo, cioè in quei Rancitos o Favelas o Cimitero del Cairo che, come sanno anche ...

Prima di tutti vennero a prendere gli zingari...
“Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare” (Bertold Brecht). Cosi' con questi versi Brecht descriveva la nascita del nazismo. Dilagano f...

Il Governo italiano racconta bugie all'Europa?
Visita a Roma ieri del vicesegretario generale del Consiglio d'Europa, Maud de Boer-Buquicchio, che ha incontrato al Viminale il sottosegretario all'Interno Marcella Lucidi (in foto) e altri rappresentanti delle istituzioni italiane. Tema degli incontri la situazione della popolazione rom presente in Italia che, intervistato dall’Ansa, l’esponente del Consiglio ha definito complessa “indipendentemente dall'emergenza di questi giorni e che vede coinvolti ...

 
Di Fabrizio (del 03/03/2008 @ 09:01:18 in Italia, visitato 1741 volte)

di Nando Sigona * [postmaster@osservazione.org]

pubblicato su OsservAzione

Della sicurezza perduta
«Prima dell’entrata della Romania nell’Unione Europea, Roma era la capitale più sicura del mondo... Bisogna riprendere i rimpatri». Era inizio novembre e l’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, non faceva prigionieri e identificava senza esitazione i colpevoli dell’ondata di criminalità che stava allarmando i cittadini della capitale. La tragica morte di Giovanna Reggiani a seguito della brutale aggressione da parte di un cittadino romeno aveva scosso profondamente la città. Il governo, che si apprestava a varare il tanto annunciato «pacchetto sicurezza», decideva allora di estrarne alcuni provvedimenti da rendere operativi immediatamente attraverso il decreto-legge n.181/2007. L’obbiettivo era facilitare l’espulsione di cittadini comunitari ritenuti dalle autorità una minaccia per la pubblica sicurezza e per la sicurezza dello Stato.
La tempistica dell’intervento è stata oggetto di critiche, talvolta da posizioni opposte. Secondo un funzionario del dipartimento per le Pari Opportunità intervistato nelle settimane calde dell’emergenza, «fino a non molto tempo fa la situazione appariva sotto controllo e non di nostra competenza e, probabilmente, abbiamo sottovalutato la portata del fenomeno». A conferma di ciò, in un’intervista al Financial Times, Romano Prodi affermava: «nessuno poteva prevedere un flusso di tale portata. Nessuno si aspettava un tale esodo dalla Romania verso l’Europa».
Nonostante gli sforzi compiuti dal ministro Ferrero e dal sottosegretario De Luca nei mesi precedenti alla crisi per stemperare la tensione e promuovere l’integrazione dei rom, alcuni osservatori hanno evidenziato come la carenza di coordinamento tra i vari ministeri e tra il governo centrale e i comuni abbia indebolito l’efficacia di queste pur valide iniziative.
Il provvedimento «urgente e necessario» nelle prime ore ha riscosso l’approvazione pressocchè unanime delle forze politiche italiane – i distinguo sono iniziati solo dopo qualche giorno, soprattutto in sede di dibattito parlamentare – mentre ha suscitato un coro di proteste da parte delle associazioni e del volontariato, ma anche di importanti osservatori internazionali, che hanno manifestato perplessità per un provvedimento che, per quanto di portata generale nella forma, appariva nella sostanza diretto ad un gruppo specifico di persone: i rom romeni.
Per il presidente dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa: «l’arresto di un cittadino rumeno sospettato per l’omicidio non deve portare ad una caccia alle streghe. Il governo italiano ha il diritto di espellere dei soggetti sulla base di considerazioni legate alla sicurezza, ma tutte le decisioni devono essere prese su base individuale e non collettiva».
Il 19 dicembre, due settimane prima della scadenza dei termini per la conversione in legge, il ministro per i rapporti con il parlamento, Vannino Chiti, riferiva all’assemblea l’intenzione del governo di rinunciare alla conversione per dei vizi formali. Dieci giorni dopo, il 29 dicembre, un nuovo decreto (n.249/2007) veniva inviato al presidente della repubblica per la necessaria firma. Il nuovo provvedimento riprende ampiamente la sostanza del decreto precedente e la estende includendo anche misure per contrastare il «terrorismo internazionale».
A distanza di qualche mese e con le elezioni alle porte può tornare utile una riflessione su cosa è effettivamente accaduto nei mesi trascorsi, come è stato applicato il decreto, chi e quante persone sono state oggetto di provvedimenti di espulsione e quale è stato il suo impatto reale sui rom.

Un nuova caccia alle streghe?
Il decreto è stato presentato dai rappresentanti del governo come una risposta necessaria al crescente allarme sociale causato dall’arrivo in Italia di un cospicuo numero di migranti romeni e dalla comparsa di insediamenti di fortuna abitati soprattutto da romeni di etnia rom in tutte le maggiori città italiane. Per cogliere l’atmosfera che si respirava lo scorso novembre, ‘un continuo recriminare contro gli stranieri senza precedenti nella storia recente dell’Italia’ secondo il corrispondente del quotidiano britannico The Guardian, può essere utile ricordare le parole pronunciate in conferenza stampa dal prefetto di Roma a seguito dell’emanazione del decreto n.181: «Firmerò subito i primi decreti di espulsione. La linea dura è necessaria perché di fronte a delle bestie non si può che rispondere con la massima severità».
Le reazioni al decreto sono state diverse, coprendo un arco che va da chi ha condannato il provvedimento come razzista e in violazione dei diritti umani, a coloro che hanno suggerito che il decreto fosse in linea con la direttiva dell’Unione Europea sulla libertà di circolazione dei cittadini degli stati membri nel territorio dell’UE (2004/38/CE), a coloro che hanno visto nel decreto una risposta populista all’allarme diffuso senza alcun impatto reale, o perchè superfluo in quanto la normativa in vigore già permetteva le espulsioni in casi di minaccia alla pubblica sicurezza o perchè troppo limitato nella sua portata.
A partire da gennaio 2007, quando Romania e Bulgaria sono entrate nell’Unione Europea, la minaccia di un’«invasione» di migranti provenienti da questi due paesi verso l’Italia ha occupato spazio crescente nei media. L’arrivo dei rom romeni, iniziato in realtà ben prima dell’allargamento con l’abolizione dei visti nel 2000, la nascita di campi irregolari, una serie di episodi di criminalità riportati con clamore nei media e vecchi e profondi stereotipi e pregiudizi verso «gli zingari» hanno contribuito a creare un senso di allarme e minaccia crescente nell’opinione pubblica.
La tragica morte di Giovanna Reggiani ha fatto esplodere le tensioni che si andavano cumulando e ha messo in evidenza e amplificato quello che si va a configurare come un fondamentale terreno di confronto e scontro nella campagna elettorale in corso: la sicurezza. Molte delle posizioni espresse dai politici dei vari schieramenti nei giorni caldi di novembre possono essere lette come parte di una battaglia di posizione per la conquista di questo terreno. Per Veltroni, il decreto n.181/2007 è stato «la prima iniziativa politica» del Partito Democratico che ha rotto la classica dicotomia tra sicurezza di destra e solidarietà di sisnistra. Anche la sinistra radicale ha provato a dare una risposta alla questione sicurezza e mentre il senatore di Rifondazione Comunista Caprili invitava urgentemente la sinistra a «ritrovare una connessione sentimentale con il proprio popolo», ricordando che «i campi nomadi non sono nei quartieri bene ma nelle periferie», il presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti affermava che per la sinistra non è sufficiente essere tollerante. Sull’altro versante dello spettro politico, Gianfranco Fini si faceva portavoce del fronte anti-immigrati attraverso dichiarazioni che hanno suscitato sconcerto tra le associazioni anti-razziste e una mezza crisi diplomatica con la Romania.
In un’intervista al Corriere della Sera, Fini definiva i rom come «una comunità non intergrabile nella nostra società», persone che considerano «pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare perché devono essere le donne a farlo magari prostituendosi, e non si fanno scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all’accattonaggio». Fini accusa il decreto di essere blando e dice dovrebbero essere espulse 200-250 mila persone dall’Italia. Dalla Lega Nord, invece, è arrivato un tentativo di allargare la cornice interpretativa dell’emergenza all’intera questione immigrazione. Umberto Bossi sulle pagine de La Padania dichiara: «Adesso tutti parlano di rom e di romeni, tutta l’attenzione è puntata lì. E si dimenticano che ci sono tutti gli altri immigrati, con tutti i problemi connessi. Non sono solo i rom a creare problemi in questo Paese». E un altro esponente del Carroccio rivendica la paternità di alcune delle misure incluse nel decreto n.181, anche se «copiate male e troppo tardi» dal centro-sinistra.
In generale, si può affermare che la crisi ha prodotto un impoverimento della qualità della dialettica politica. Secondo un esponente dell’Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali (UNAR), «assistiamo ad un deterioramento del dibattito politico. Ciò che una volta era considerato razzismo è ora accettabile ed è spesso sostenuto e legittimato con un uso strumentale e inaccurato di dati statistici».
Una preoccupante conseguenza di questo abbrutimento è stata l’apertura di spazi di legittimazione per quei gruppi e movimenti di estrema destra che da tempo fanno della lotta «contro gli zingari» il loro cavallo di battaglia. Così, se il movimento di Storace accusa la sinistra per «i millioni di immigrati che hanno invaso l’Italia» e chiede il dispiegamento dell’esercito, Forza Nuova tappezza la capitale di manifesti contro i rom e comunica attraverso il suo sito che il tempo è scaduto e che «da oggi in poi tutti gli italiani sono moralmente autorizzati all’uso di metodi che vanno oltre le semplici proteste per difendere i compatrioti».

Gli effetti diretti e indiretti del decreto
Al 18 dicembre 2007, il decreto aveva prodotto 408 espulsioni, di cui 262 per motivi di pubblica sicurezza, 124 per «motivi imperativi di pubblica sicurezza» e 22 per cessazione dei requisiti di soggiorno. Dieci giorni dopo, il 27 dicembre, a poche ore dalla decadenza del decreto, il computo era salito a 510 espulsioni, di cui 181 per motivi imperativi. Pertanto si può affermare che il provvedimento non è stato applicato per legittimare espulsioni di massa, come alcuni avevano temuto ed altri avevano sperato.
Rispetto alla nazionalità degli espulsi, i dati ufficiali non offrono delucidazioni. Si tratta come è evidente di un dato sensibile viste le accuse mosse al provvedimento di essere diretto ad un gruppo specifico. Ad ogni modi, dalle informazioni raccolte in alcune città italiane (Roma, Milano, Napoli e Bologna) attraverso associazioni, prefetture e giornali, sembrerebbe che i cittadini romeni, soprattutto di etnia rom, siano il gruppo più colpito. Il dato sembra confermato anche dal fatto che i campi, regolari e irregolari, sono stati oggetto di un setacciamento sistematico da parte delle forze di polizia in tutta Italia.
Ma, al di là dell’applicazione diretta del provvedimento, il decreto ha avuto anche degli effetti collaterali, più o meno voluti, sia sul piano simbolico che materiale.
Il decreto, infatti, riconoscendo ufficialmente l’esistenza di una «emergenza sicurezza» ha legittimato non solo quei gruppi di estrema destra che tradizionalmente adoperano la paura dell’altro per fare politica, ma anche quelle autorità locali che ormai da alcuni anni – a Bologna, Cofferati ha iniziato la sua «battaglia per la legalità» nel 2005 con ripetuti e sistematici sgomberi degli insediamenti non autorizzati di rom romeni – contrastano l’insediamento di rom nei loro territori con l’arma degli sgomberi. In un anno il solo comune di Roma ha sgomberato oltre seimila persone, molte delle quali rom.
I rom, romeni e non, anche se non rappresentano una minaccia alla pubblica sicurezza (nonostante i controlli a tappeto gli espulsi sono stati pochi) sono sicuramente quelli che hanno risentito maggiormente non solo del clima generale di caccia alle streghe, ma anche dell’applicazione del decreto. La campagna di sgomberi dei comuni, i controlli nei campi e la schedatura condotta dalla polizia, le accuse generalizzate da parte dei politici e gli attacchi di matrice razzista hanno contribuito a diffondere un clima di grande insicurezza tra i rom. Molte persone hanno deciso di abbandonare le città dove vivevano per tornare in Romania o per spostarsi in luoghi meno pericolosi. I bambini rom hanno risentito particolarmente di queste migrazioni forzate, essendo costretti ad abbandonare la scuola e i luoghi conosciuti. Costretti alla macchia con i loro genitori da iniziative politiche che forse producono vantaggi elettorali nel breve periodo, ma che sul lungo termine creano criticità, riducono la fiducia nelle istituzioni di quelli che sarebbero nuovi cittadini e minano ogni tentativo, pur piccolo, di integrazione che si era avviato.

* Ricercatore presso il Refugee Studies Centre, Università di Oxford e co-fondatore di OsservAzione [www.osservazione.org]. Il presente contributo trae spunto dai risultati di una ricerca in via di pubblicazione condotta da OsservAzione per l’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE) tra novembre 2007 e dicembre 2007.

 
Di Fabrizio (del 22/11/2005 @ 09:00:14 in Italia, visitato 3278 volte)
Milano, 2 novembre 2005

Caro Yuri,
ti scrivo perchè sei Sinto, attivamente impegnato nell'associazionismo e anche eletto al Comune di Mantova nelle liste di Rifondazione Comunista.
Dagli sgomberi doppi di Cusago e di Bologna è passato quel po' di tempo necessario per passare dalla riflessione alle strategie politiche da adottare.
Lasciami dire che secondo me Cofferati a Bologna non aveva altra scelta: i Rom rumeni erano accampati su un terreno a rischio allagamento, e sarebbe stato criminale non intervenire per tempo.
Leggo però su Repubblica, che i superstiti allo sgombero si sono spostati di 200 m. sempre sul Lungoreno, col risultato che niente è cambiato.
Non sta a me giudicare se dietro le parole di "ordine e sicurezza" si celano le solite preoccupazioni elettorali. Quello che anche tu saprai benissimo, è che occorrono risposte politiche, e qui possono aprirsi due percorsi diversi:
1) rincorrere i ragionamenti già fatti da molti altri, e fare il tifo per Cofferati, Albertini o per i loro oppositori;
2) chiarire che quanto sappiamo da giornali e tv, è solo la punta di un iceberg, ci sono sgomberi di Rom e Sinti in tutta Italia, nel silenzio più assoluto.
Silenzio dovuto al fatto che non sono coinvolti sindaci noti, e neanche le tanto sventolate paure dei loro votanti.
Come dar voce alle centinaia di famiglie, rom e sinte, a cui nessuno presta attenzione?
Dal punto di vista strategico, non si può essere soggetti politici credibili, difendendo l'abusivismo edilizio, ma è fuori di dubbio che oggi qualsiasi cittadino italiano che subisca uno sgombero, non vede danneggiate le sue proprietà, non viene lasciato in mezzo alla strada e, a meno di urgenze non rinviabili, non si procede ad autunno inoltrato.
Aggiungo che nella maggior parte dei casi, non stiamo parlando di lavori sardi alla villa di qualche presidente di consiglio, ma di persone che:
- agiscono in stato di necessità;
- spesso si trovano su terreni di proprietà, acquistati da anni, con una legge sui suoli che è invece cambiata solo di recente.
Come vedi, non chiedo altro che il rispetto del diritto comune, perché senza quello non esiste legalità. Quel diritto che è anche il sottile confine che separa i pelosi appelli al buon cuore degli amministratori, dalla richiesta di quanto è dovuto ad ogni persona: il diritto significa rispetto.
L'errore di chi si appella al buon cuore, è sostanzialmente di credere che la comunità degli stanziali debba "sacrificarsi" per far star meglio i Rom e i Sinti, non capendo che loro hanno le capacità di poter progredire con le loro gambe e le loro teste, e quando sta meglio uno, sta meglio anche l'altro. Meno sgpmberi dettati dalla paura di perdere voti, significano anche meno sfollati incattiviti im giro per le strade.
Ti chiedo di fare quanto possibile, perché le organizzazioni nazionali di Rom e Sinti escano dal loro mutismo, e promuovano un forum o un tavolo di trattativa.
Vedo che nella civilissima Gran Bretagna questi problemi sono dibattuti ormai da 10 anni, la comunità dei Nomadi e Viaggianti (Rom e Travellers) è più esigua di quella italiana, ciononostante, in 10.000 rischiano di finire per strada e interi villaggi, scuole, servizi autogestiti sono a costante rischio di demolizione da parte delle ruspe.
E poi, se ti ricordi quel film che abbiamo visto assieme, io c'ero quando al campo dei rumeni le ruspe hanno spazzato via coperte, culle, documenti, e le famiglie giravano sotto la pioggia a raccogliere quello che restava. Mi ricordo i capifamiglia che minacciavano di far esplodere il quartiere dando fuoco a loro stessi e alle bombole del gas. Ho visto che le persone più pacifiche quando perdono tutto e anche la pazienza, diventano terribili.
Con questo, l'ultimo argomento: credo sia tempo che le organizzazioni di Rom e Sinti debbano esprimersi chiaramente a favore dei loro fratelli che arrivano come profughi politici ed economici, rifiutando la divisione tra diritti per gli italiani e diritti differenti per gli stranieri.
Era un concetto che esprimevi anche nel tuo programma elettorale, dove campeggiava la scritta DIVERSO. Se non lo fate voi, che siete il popolo più internazionale che esiste, come sperare che lo facciano altri?
Con stima e affetto
Fabrizio Casavola

2295550
Carissimo Fabrizio,
il problema degli sgomberi sui Rom Sinti esiste dal loro arrivo in Italia, nel 1400 circa. Lo sgombero non è l’unico metodo per cacciare via i Rom e i Sinti dalle città e dai paesi, ci sono anche altri metodi: le diffide, i cartelli di divieto di sosta ai “nomadi”, …
In Italia c’è almeno uno sgombero al giorno. In questo periodo dove i Rom e i Sinti “fanno notizia” tanti “politici” ne approfittano per rilanciarsi politicamente, perché cacciare i Rom e i Sinti dal proprio territorio purtroppo vuole dire voti.
Come nel caso di Bologna, dove i Rom sono stati sgomberati a detta del Sindaco per motivi di sicurezza, ma dopo pochi giorni apprendiamo da un quotidiano nazionale che i Rom si sono solo spostati di duecento metri, quindi fa parte del gioco approfittare del momento per apparire sui mezzi di comunicazione.
Credimi non è un problema di destra o di sinistra perché il problema è presente in tutti quei luoghi dove non esistono progetti di mediazione culturale con i Sinti e i Rom protagonisti. Inoltre, non mi dimentico che il governo Dalema, centro-sinistra, nel dicembre 1999 ha escluso i Sinti e i Rom dalla legge per il riconoscimento delle Minoranze Etniche Linguistiche Nazionali.
Il problema l’ho vissuto sulla mia pelle, quando ho deciso di candidarmi in Consiglio Comunale. Per due anni abbiamo contattato tutti i partiti del centro sinistra per chiedere di inserire un Sinto nelle liste elettorali e solo Rifondazione Comunista ha avuto il coraggio di accettare, tutti gli altri partiti hanno dato una risposta negativa.
Quando sono stato eletto in Consiglio Comunale l’impatto con la città è stato buono e tanti giornali, sia locali sia nazionali, hanno dato risalto alla mia elezione. Oggi, alcuni partiti della sinistra si sono detti interessati a candidare una Sinta per il Consiglio Provinciale di Mantova.
Hai perfettamente ragione quando denunci l’inerzia delle organizzazioni nazionali che difendono i diritti dei Rom e dei Sinti. Sono totalmente incapaci a strutturare percorsi condivisi per affrontare il problema. A volte mi chiedo chi ha veramente a cuore i problemi che migliaia e migliaia di famiglie vivono quotidianamente. Personalmente sono molto deluso dall’Opera Nomadi Nazionale, non sta facendo niente per aiutare queste persone disperate. Pensa che all’interno dell’Opera Nomadi addirittura contestano quello noi di Mantova facciamo in molte regioni italiane, dove i Rom e i Sinti sono pesantemente discriminati.
Famiglie intere hanno investito tutto quello che avevano per acquistare un piccolo appezzamento di terra e i Comuni non fanno altro che ostacolare la loro aspirazione ad uscire dalle logiche assistenziali e ghettizzanti del “campo nomadi”.
Ora tanti accusano di abusivismo edilizio i Sinti e i Rom, ma nessuno parla di una legge, il testo unico 380 (legge sempre emanata da un governo di centro-sinistra), che in un giorno ha trasformato tutti gli insediamenti esistenti in abusi edilizi. La legge precedente, 47/1985, permetteva ad una roulotte o casa mobile di sostare su un terreno agricolo. Grazie al centro-sinistra in un giorno si è distrutto tutto quello costruito in tanti anni di sacrifici da migliaia di famiglie di Sinti e di Rom Italiani.
I problemi sono drammatici e per trovare soluzioni dobbiamo lottare uniti, ma non è semplice essere uniti. Carlo Berini ha cercato più volte di far riflettere tutte le organizzazioni e in special modo l’Opera Nomadi Nazionale, sarebbe più semplice lavorare insieme, si avrebbe più forza, ma le risposte sono state sempre negative, ognuno vuole crescere solo il proprio orticello.
Non vorrei che in futuro succedesse quello che sta succedendo in Francia in questi giorni, perché una minoranza che è continuamente cacciata e discriminata può arrivare all’esasperazione e usare strumenti di lotta simili per difendersi. Mi ricordo bene le scene del film “Zingari in carrozza” di Claudio Bernieri (speriamo che cambi il titolo, la parola zingari non mi piace proprio), dove vi sono intere famiglie di Rom Rumeni che si oppongono allo sgombero, minacciando di far esplodere le bombole del gas e di bruciarsi vivi sulle barricate. L’Italia deve smetterla di far finta che i Rom e i Sinti non esistano.
Bisogna ricordare che i Rom e i Sinti, insieme agli Ebrei, sono state le uniche popolazioni perseguitate per motivi razziali dal nazismo e dal fascismo. Sono morti nei campi di concentramento e nei campi di sterminio almeno cinquecentomila Rom e Sinti e non c’è mai stato nessun riconoscimento, anzi sono ancora cacciati e discriminati. Mentre per gli Ebrei si sostiene giustamente lo stato di Israele, per noi Sinti e Rom si fatica a regolarizzare un piccolo terreno acquistato dopo tanti, tanti, tanti sacrifici.
Però mi consolo pensando che esistono persone come te che dedicano volontariamente il proprio tempo per far conoscere a tutti i numerosi nostri mondi di Rom e di Sinti Italiani ed Europei. Per questo ti ringrazio.

Con affetto, Yuri Del Bar

La lettera aperta, con la risposta e alcuni commenti, è anche su http://sucardrom.blog.tiscali.it/xt2295550/

 
Di Marco Nieli (del 06/11/2005 @ 06:48:24 in Italia, visitato 2054 volte)
Premessa:

qualche giorno fa, ricevo una prima mail da Marco Nieli, vicepresidente dell'Opera Nomadi di Napoli. Volentieri la pubblico, e da allora quasi quotidianamente mi ritrovo nella casella di posta una sua mail che mi aggiorna su cosa sta succedendo. Questo, per "rassicurare" i lettori: non è che Mahalla sia diventato un bollettino napoletano, ma questo blog è sempre vissuto grazie soprattutto alle informazioni che raccolgo e che mi mandate.

Esiste poi una questione più strettamente legata ai rapporti tra informazione e potere politico, che chi si occupa di Rom conosce bene: gli sgomberi sono notizie "appetibili" perché "SBATTONO IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA", ma nessuno si interroga sulle conseguenze a breve lungo termine. Ecco allora che l'attenzione che i media hanno dedicato alle vicende di Cusago e di Bologna, si è presto spostata al GOSSIP (se fosse giusto che un sindaco di sinistra rincorresse la politica delle destre, se le case abbattute a Cusago erano rifugi di fortuna o ville hollywodiane). I Rom, come parte in causa, sono immediatamente spariti dalle cronache. Ecco perché nessun giornale nazionale si interroga o semplicemente ha voglia di testimoniare sui tanti casi simili che continuano ad avvenire in giro per l'Italia. Casi piccoli, famiglie e gruppi di massimo una decina di persone,  che avvengono ovunque nel massimo silenzio.

Casi, molto più rilevanti, come quelli di Napoli e Casoria, che hanno la sola "sfortuna" di avvenire quando la notizia è già stata data in pasto al pubblico e quindi passano in secondo piano. Eppure, si tratta di 3/400 persone che hanno perso il tetto, quando già di loro avevano poco o nulla, e da qualche parte, in qualche altro inferno, dovranno pur capitare.

In parole povere, quello che manca nell'informazione, è il confronto tra la soluzione politica del problema alloggio e lo sbando generato dalle amministrazioni locali. Ieri, avevo segnalato a un blogger, un articolo di Liberation che ancora non ho fatto in tempo a tradurre, lui a sua volta mi ha risposto segnalando cosa diventa la Francia quando in un paese democratico si interrompe il dialogo.

C'è infine (mi scuso se la premessa si sta prolungando oltre il dovuto) un motivo ancora più importante che mi spinge a ripubblicare i comunicati che arrivano da Napoli e Casoria: chi avrà la pazienza di leggerli noterà che pure nella miseria che (a torto o ragione) i lettori di solito associano al sud, i Rom e le associazioni non solo richiedono di parlare con le istituzioni, ma vogliono DIALOGARE con la città. E... il fatto che i più poveri tra i poveri, mostrino di voler applicare i principi della democrazia, tanto basta ad escluderli dalle cronache nazionali.

Comunicato post sgombero

Napoli, 3 novembre 2005

Mercoledi’ notte la polizia ha sgomberato con la forza un campo rom in via Lufrano a Casoria non dando neanche il tempo alla povera gente che vi abitava di fare i bagagli per portar via il più possibile. Si trattava di 430 persone mandate allo sbaraglio fra cui donne incinte e molti bambini: ora vagano nelle periferie della nostra città implorando un aiuto.

La maggiore responsabilità di questo inumano, barbaro e crudele sradicamento poliziesco ricade quasi per intero sull’ex-sindaco di Casoria Giosuè De Rosa che per oltre 2 anni non ha mosso un dito per trovare una sistemazione alternativa, o quanto meno per fornire acqua e far rimuovere i rifiuti solidi. Non ha fatto nulla, sapeva solo mostrarsi ipocritamente inorridito per quella situazione di degrado, ma ciò che a lui interessava era cacciar via gli zingari da Casoria a qualunque costo, e nient’altro.

Una grave responsabilità ricade anche sulla regione (retta da un governo di centro-sinistra) e sulla Provincia (anch’essa governata dal centro-sinistra). Il governatore Bassolino si è rifiutato di ricevere una nostra delegazione che fin dal mese di giugno chiese un incontro proprio per risolvere la questione di via Lufrano.

L’esistenza di questo campo Rom degradato e in condizioni igieniche spaventose non aveva nulla a che vedere con il cosiddetto ordine pubblico, si trattava di un problema di carattere squisitamente sociale. Noi che abbiamo assistito stamattina all’alba alla demolizione di questa orrenda “favela” lasciata marcire per circa tre anni (mentre un elicottero inutilmente volteggiava sopra di noi e squadroni di polizia e carabinieri tenevano lontani i curiosi, e le ruspe sradicavano le capanne) abbiamo toccato con mano il vergognoso fallimento dei politici di centro sinistra, del tutto inetti e del tutto incapaci di trovare una soluzione alternativa all’azione militare. Istituzioni quali Regione, Provincia e Comune (di Casoria) hanno vergognosamente lasciato fare alla polizia tradendo, in questa occasione il mandato loro affidato all’elettorato di sinistra: amministrare civilmente, con giustizia e soprattutto con democrazia.

Amedeo Curatoli, Marco Nieli
OPERA NOMADI NAPOLI


La situazione nel napoletano

[...]

Casoria é appena fuori Napoli, sulla circumvallazione esterna, dove si trova anche il campo Nuovo 
di Secondigliano.
Poi ci sono le baraccopoli di Scampia (circa 1000 slavi), diverse baraccopoli di Rumeni e un centro 
di accoglienza comunale, la scuola G. Deledda a Soccavo (sempre per i Rumeni).
In provincia abbiamo un piccolo villaggio attrezzato a Caivano per 20 famiglie di crna gorja musulmani del MOntenegro e aspettiamo il campo a Giugliano.
Questa di Casoria era la più grande baraccopoli di Rumeni, circa 400-500, ma piccoli insediamenti 
sorgono dappertutto in provincia (Ercolano, Pomigliano, Afragola, Casalnuovo).

 

PROPOSTA DI COSTITUZIONE DI UN COMITATO CITTADINO SULLA QUESTIONE ROM A NAPOLI

Cari compagni e amici, nell'informarvi che la prima battaglia contro il muretto previsto al campo musulmani di viale della Resistenza di Scampia (per isolare i rom dalla scuola "rosa", il 10° circolo didattico, per questo muro il comune prevedeva di spendere 55.000 euro!!!) è stata dall'assessore Tecce e dall’Opera Nomadi vinta con la sospensione della delibera, cui seguirà la rinegoziazione dell'intervento con accoglimento di alcune richieste minime di vivibilità per i Rom stessi (ormai cittadini napoletani non riconosciuti da circa 15 anni), vorrei rilanciarvi l'idea del comitato cittadino sulla questione Rom, che si potrebbe chiamare COMITATO VIA LUFRANO.

Prendendo spunta dalla drammatica situazione dei rom di Casoria, via Lufrano (circa 400 Rom rumeni sgomberati in maniera barbara a causa dei lavori della TAV e delle infiltrazioni tossiche del sottosuolo; tra l'altro il sindaco gli ha negato anche l'acqua e l’accompagnamento scolastico, con i bambini che muoiono sotto treni e auto), il Comitato dovrebbe essere lo spunto per una mobilitazione della società civile allo scopo di fare pressione sulle istituzioni per avviare politiche di accoglienza sul territorio napoletano di questa minoranza europea senza diritti perché ancora a torto ritenuta nomade, nonché per contrastare le uniche misure in atto, vale a dire quelle repressive (sgomberi di baraccopoli, rastrellamenti di minori, espulsioni, discriminazioni).

Come proposta di piattaforma da discutere collettivamente nella plenaria del comitato, mi sento di avanzare i seguenti punti:

- no a tutte le ipotesi di sgombero coatto delle baraccopoli (esperienze traumatiche e drammatiche per questa gente pacifica e già discriminata in partenza nelle loro patrie di origine; l’esempio di via Lufrano ha costituito la versione napoletana, tragicomica, del cofferatismo, visto che la polizia ha avvisato i Rom di fuggire e questi si sono sparpagliati in giro sul territorio di Napoli e provincia con le donne incinte e i neonati a dormire in mezzo alla strada); al contrario, chiusura delle bidonvilles  solo dopo aver preventivato una soluzione di accoglienza anche temporanea (centri di accoglienza, aree attrezzate con roulottes), in attesa di soluzioni di più lungo termine (nell’immediato, gli obiettivi politici da realizzare sono: 1) la pressione su Provincia e Regione per attivare un percorso di accoglienza per i 400 Rom di via Lufrano che sono ancora presenti in mezzo a noi, ma in forma invisibile, dispersi sul territorio e dunque più vulnerabili ancora; 2) l’accelerazione dell’erogazione dei fondi per l’erogazione dei fondi necessari alla ristrutturazione degli appartamenti di Calarasi da destinare ai Rom, secondo il protocollo firmato dai rispettivi comuni e di quelli destinati a Giugliano; 3) la ripresa della mobilitazione dei Rom musulmani e ortodossi di Scampia per ottenere aree o villaggi attrezzati)
- differenziazione dei percorsi di inserimento e accoglienza, abitativa e lavorativa (per i Rom rumeni si è sperimentato positivamente a Napoli il centro di prima accoglienza, per poi passare alla seconda accoglienza o anche alla casa; per gli slavi, piccoli villaggi attrezzati e integrati e/o case)
- stop al rastrellamento razzista dei minori ai semafori, provvedimenti miopi e controproducenti, che su larga scala si configurano come vero e proprio genocidio culturale di un popolo; loro sostituzione con serie politiche di accoglienza, interventi sulle famiglie, sulla scuola, sul lavoro;
- pressione a tutti i livelli, locale, nazionale e internazionale affinché si concordino politiche di accoglienza nei paesi di origine, invece di deportazioni ed espulsioni di massa o individuali (il governo rumeno, che disconosce l'esistenza di una questione rom al proprio interno, non rimuove gli ostacoli a una piena integrazione di questa consistente minoranza nella società rumena, salvo poi sequestrare i passaporti ai Rom clandestini che rientrano, o rendere più difficili le partenze; con tutto ciò, l'Europa è pronta a fare entrare questo paese nella Comunità nel 2007);
- resistenza e rifiuto del razzismo e della discriminazione razziale a tutti i livelli: i Rom saranno pure degradati per l'abbandono e le persecuzioni a cui sono sottoposti da secoli, a volte sono dediti ad attività illegali, ma sono l'unico popolo pacifico per inclinazione, senza stato e senza eserciti da sempre e per questo più vulnerabili e indifesi. Sono le persone "per bene", in giacca e cravatta, che lavorano per le impersonali multinazionali in giro per l'Occidente a provocare massacri, terrorismo di stato e non, catastrofi ambientali, fame, miseria e analfabetismo per miliardi di persone sul pianeta...certo non i Rom…A proposito della lotta alla discriminazione e al razzismo, la nostra associazione ha intrapreso una battaglia a livello nazionale per il riconoscimento della lingua Romanés come lingua di minoranza da proteggere (cosa non prevista dalla legge specifica 482 del 1999) e l’inserimento della menzione degli “zingari” nella legge sul 27 Gennaio data della memoria dell’olocausto (legge 211/2000);
- rilancio del progetto di legge regionale specifica per i Rom (già approntata dall’Opera Nomadi, ma arenatasi in Consiglio regionale) o di una legge sull’Immigrazione che includa alcuni paragrafi su questa minoranza sempre più numerosa in Campania: la mancanza di questo importante strumento legislativo che potrebbe incentivare l’accoglimento di quote di Rom da parte dei vari comuni si fa sentire specialmente nelle situazioni di emergenza come quella vissuta recentemente a via Lucrano).

Mi piacerebbe discutere questi e altri punti con voi in un incontro specifico sul tema, in vista di una campagna da mettere in piedi e di altre iniziative che si possono concordare insieme.

Dice un proverbio rom: se vuoi rispetto, dai rispetto!!! Cominciamo a dare rispetto a queste persone, con le loro storie, spesso drammatiche, ma ricche di umanità, per le quali si potrebbe fare moltissimo con poco, se solo se ne avesse la volontà politica!!!

Per adesioni e altre proposte, scrivetemi o contattatemi ai miei recapiti:
prof. Marco Nieli,
vicepresidente Opera Nomadi di Napoli,
tel./fax: 081447497 o 3382064347

CRONACA DI UN QUASI-SGOMBERO ANNUNCIATO

Da Mercoledì sera, quando alcuni poliziotti sono andati sul campo rom di via Lufrano (Casoria) per ingiungere ai circa 400 abitanti di abbandonarlo immediatamente, pena la deportazione di massa verso la Romania (paese in cui i Rom muoiono di fame e sono discriminati razzialmente), numerose famiglie con donne incinte, neonati e vecchi malati si aggirano per la città di Napoli, le campagne circostanti, tutta la Campania e il Meridione. Parecchi non hanno nemmeno avuto il tempo di prendere i soldi e gli effetti personali, che sono poi stati distrutti insieme alle baracche con le ruspe il giorno dopo.

Alcune di queste famiglie, impaurite e stremate, dopo una prima nottata passata a Officina 99, si raccolgono sotto la stazione di Napoli da qualche notte, hanno tentato di entrare in qualche stabile occupato di Granturco, ma sono stati ricacciate in strada dai Marocchini lì presenti. Oggi pomeriggio (5 c.m.), ci è giunta notizia che in circa 50 si sono diretti a Scampia nel campo rom degli Slavi, pensando di poter trovare un rifugio e un nascondiglio in mezzo ai loro connazionali, ormai napoletani d’adozione. In realtà, questi tranquilli e ingenui Rom rumeni non sanno di andare a intaccare dei precarissimi equilibri presenti sul territorio, tra le diverse comunità (musulmana e ortodossa), oltre che con gli abitanti del quartiere e la Circoscrizione. Alcuni di loro sono già stati minacciati di morte e picchiati dagli Slavi, alcuni hanno trovato momentanea accoglienza in due chiese, una evangelica nel campo e l’altra cattolica, quella dei Gesuiti di Scampia. Nei prossimi giorni, ci aspettiamo che questi conflitti riesplodano, magari con conseguenze drammatiche.

Nell’esigere dalla Provincia, dalla Regione e, a questo punto, anche dal Comune di Napoli, che si trovi una sistemazione immediata per queste circa 50 persone rimaste e per le 350 allontanatesi momentaneamente (ma ancora in contatto con l’Opera Nomadi), ribadiamo ancora una volta che questa barbarie, indegna di un paese civile e di amministrazioni di centro-sinistra, poteva essere evitata con un po’ (non molta) di volontà politica, buon senso e un minimo di conoscenza dell’argomento. In realtà, questo sgombero anomalo, quasi versione napoletana, all’acqua di rosa, del cofferatismo, comporta conseguenze ancora più drammatiche per la comunità rom, sospesa nel limbo tra un’invisibilità precaria sul nostro territorio e un rimpatrio mancato in Romania, che li condannerebbe letteralmente a morire di fame. Ma il Prefetto, il Sindaco e il Commissario Prefettizio di Casoria, il Questore di Napoli hanno pensato solo per un momento alle conseguenze del loro modo di agire, che potrebbe scatenare l’ennesima guerra dei poveri a Scampia, si sono resi conto delle donne incinte, dei neonati e dei vecchi che hanno messo in strada o fingono di non vedere quello che è sotto i propri occhi? E queste autorità dovrebbero tutelare l’ordine pubblico nella nostra città? Almeno, quando si decide di espellere in massa dei clandestini (provvedimenti che non ci stancheremo di condannare), la legge Bossi-Fini prevede che si debbano accogliere le donne gravide e i neonati: ma questo forse costa troppo o è troppo complicato per i nostri amministratori? 

L’odissea di questi ultimi tra gli ultimi continua intanto, in mezzo a noi, nell’indifferenza generale e soprattutto nella finzione ipocrita, da parte delle istituzioni, che il problema di via Lufrano sia finalmente risolto. Ma noi, che abbiamo sempre combattuto per i diritti di cittadinanza europea di questo popolo da sempre senza diritti e per una seria politica di accoglienza, concertata a livello internazionale, diciamo che non ci sta bene. Nel lanciare l’idea di un’assemblea cittadina a breve e di un comitato civico pro-rom, ci proponiamo di riprendere la mobilitazione politica, con un presidio sotto la Prefettura e la Provincia da costruire insieme alle forze politiche, sociali, sindacali e all’associazionismo, per ottenere il tavolo interistituzionale che ci hanno negato prima dello pseudo-sgombero.

  • L’appuntamento, intanto, è Lunedì sera (ore 19) al Teatro Mercadante di Napoli, per la presentazione del film di C. Luglio sui Rom di Scampia, sede in cui potremmo valutare la piattaforma politica da portare avanti insieme per rilanciare la politica accoglienza dei Rom rumeni e slavi sul territorio napoletano.

OPERA NOMADI NAPOLI - RIFONDAZIONE COMUNISTA DI CASORIA

 
Di Marco Nieli (del 26/11/2005 @ 03:04:46 in Italia, visitato 1790 volte)
25 novembre 2005.

Continua l'odissea degli sgomberati rumeni di Casoria, via Lufrano (3 novembre).
Da circa un mese le famiglie rom rumene sgomberate da via Lufrano a Casoria si aggirano sul nostro territorio in cerca di un riparo e di una sistemazione per le donne incinte, i neonati e i vecchi spesso malati e invalidi. Un gruppo di circa 30 persone è stato a Catania e sgomberato anche da lì ha poi tentato a Torre del Greco, a via dei Monaci, dove ha cercato rifugio dal tempo inclemente di questi giorni in uno stabile abbandonato. La polizia è prontamente intervenuta e ha minacciato di cacciarli da lì domenica mattina.
Tra di loro vi sono neonati con bronchite e altre patologie, donne incinte e malati.
 Un altro gruppo ci telefona da Bari, dove non trova una sua collocazione e chiede di ritornare a Napoli.
Il terzo gruppo, di circa 60 persone, è a Scampia, in parte tra gli Slavi e in parte ospiti dei Gesuiti e della chiesa evangelica nel campo, ma in attesa di un'accoglienza con più prospettive.

Intanto le istituzioni latitano come al solito, e lasciano che le situazioni si incancraniscano nel consueto rimpallo di responsabilità. Era stata promessa un'accoglienza temporanea dal Comune di Napoli, ma tutto è caduto nel nulla. Il Prefetto di Napoli che aveva incontrato padre Zanotelli la settimana scorsa aveva promesso un'area verso Caserta, ma anche di questa promessa sappiamo più niente.
Ma possibile che ogni volta dobbiamo arrivare alla tragedia per ottenere che si smuova qualcosa e che in un paese che si vuole civile e "cristiano", tutti (compresa la chiesa istituzionale) chiudano la porte in faccia a dei poveri "cristi" come i Rom, sofferenti, bisognosi e discriminati, ormai ridotti come dei fantasmi o degli stracci di esseri umani dopo 20 notti passate all'adiaccio?
Anche lo sgombero di Torre del Greco si annuncia, come quello di via Casoria, uno sgombero all'acqua di rosa: qualche vigile andrà lì a imporre la "legalità" su questi morti di fame, come ha insegnato Cofferati a Bologna, ma sicuramente non risolverà il problema: esso si sposterà in giro per la città o l'hinterland, come già tante volte visto in passato.
Eppure in un paese dove metà Sicilia ha avuto il condono per le case abusive in cambio del voto a una classe politica corrotta e ormai fuori della storia, dove il Presidente del Consiglio si fa costruire una villa faraonica in barba a tutte le leggi ambientali e fa le leggi continuamente a uso e consumo suo e della sua camerilla di potere, davvero possiamo credere che si applica la legalità quando si va a sgomberare questi ultimi tra gli ultimi da uno stabile abbandonato? Non corrisponde forse questo piuttosto a un'astuta mossa elettorale mascherata da accanimento legalitario, visto che sgomberare i rom è l'unica cosa che ormai questa classe dirigente riesce a fare per recuperare qualche voto?

INVITIAMO TUTTA LA SOCIETA' CIVILE, IL MONDO DELLA POLITICA, DEI MEDIA, DELL'ASSOCIAZIONISMO, A TENERE ALTO IL LIVELLO DI GUARDIA SULLA SITUAZIONE DEI ROM RUMENI DI CASORIA, OGGI A VIA MONACI, TORRE DEL GRECO. NON SI PUO' FARE PASSARE COME ORDINARIA AMMINISTRAZIONE QUESTO SCEMPIO CONDOTTO SULLA VITA DELLE PERSONE, IN NOME DELLA LEGALITA' E DELLA CIVILTA'.
Ai giornalisti: conferenza stampa domani mattina (stamattina ndr) a via dei Monaci, TORRE DEL GRECO, ore 11, OPPURE CHIAMARE AL 081447497 / 3382064347.
 

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