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Di Fabrizio (del 20/06/2011 @ 09:51:44 in media, visitato 1424 volte)

il Levante VENERDĚ 17 GIUGNO 2011 12:36 DI GIOVANNI PULENTE

<<I rom sono nostri concittadini e come tali vanno tutelati>>. Con queste parole Ottavio Lucarelli, presidente dell'Ordine dei giornalisti della Campania, presenta l'incontro "NewsRom informare senza pregiudizi" tenutosi giovedì mattina nella Sala Colombo dell'Hotel Mediterraneo di Napoli. L'evento è parte della campagna Dosta! (Basta! in italiano) organizzata dall'Associazione Giornalisti Scuola di Perugia, che tra Roma, Milano e Napoli sta cercando di sensibilizzare i cittadini sul mondo rom e sinti. <<I dati riguardanti la Campania sono inaccettabili – spiega Lucarelli – Siamo un caso negativo in Europa e bisogna parlarne. Mi auguro che la nuova Napoli di De Magistris svolga un lavoro capillare che possa condurre a un risveglio civile>>.

La storia. In Europa sono circa 12 milioni e in Italia 150mila. I primi a lasciare la valle del Gange partirono 800 anni fa, rompendo i confini nazionali degli Stati prima di qualsiasi convenzione internazionale. <<Pochi sanno che rom e sinti furono vittime della discriminazione fascista – sostiene Luca Bravi, docente di Scienze dell'Educazione all'Università di Firenze - Ad Agnone, Modena e Teramo tra il 1940 e il 1943 molti furono deportati e uccisi in campi di concentramento. Questo genocidio è oggi continuamente negato>>. La psicologia perversa di Robert Ritter e la nota notte degli zingari del 2 agosto 1944 (sterminio di Auschwitz) sono parte di una storia innegabile. << Il concetto di zingaro è uno stereotipo da noi creato e che va cambiato. In questo senso la pedagogia è fondamentale, soprattutto perché il 60% di rom e sinti in Italia ha meno di diciotto anni>>. Negli anni 60' nelle scuole esistevano classi per soli zingari e il campo nomadi era già stereotipato come luogo di pericolo e diversità. Particolarmente significativo è stato un video mostrato da Dario Moricone, giornalista Rai e moderatore dell'incontro. Sullo schermo scorrono accezioni dispregiative come "Puzzano", "Hanno la pelle scura", "Non hanno acqua", "Hanno lo stesso vestito", "Vivono in baracche", "Rubano e sono violenti", "I nostri governanti sono troppo aperti alle frontiere": relazione degli Stati Uniti d'America del 1912 sugli immigrati italiani. La storia si capovolge e si ripete.

Il giornalismo. <<Tutti i giornalisti hanno un ruolo fondamentale nel combattere i pregiudizi e l'odio, a favore di un comune vivere sociale>>. Bianca Stancarelli, inviato di Panorama, si esprime così sul ruolo dei media. Stupro della Caffarella (Roma), 14 febbraio 2009: Karol Racz e Alexandru Isztoika Loyos vengono arrestati e accusati di essere gli autori della violenza sessuale. Per moltissimo tempo i due sono maltrattati dai media senza attendere il verdetto della giustizia. Definiti violenti, freddi, insensibili e addirittura Karol è catalogato con l'espressione faccia da pugile. Dal tg1 a Studio Aperto nessuno risparmia facili accuse o cerca di andare a fondo. Il Sindaco di Roma Alemanno subito dopo l'accaduto disse a caldo: <<Gli autori? Dovranno essere rom>>. Il paradosso è che le analisi del sangue e accurate prove hanno scagionato gli imputati, dimostrando l'incapacità dell'informazione di massa di raccontare la verità e di combattere gli stereotipi. Quella di Karol e Alexandru è la storia di due innocenti. Pochi giorni fa un giovane bosniaco è stato ucciso da un pirata della strada, ma nessuno ne ha parlato e quando Lamberto Sposini fu aggredito nel 2007, si accusarono i rom senza prova alcuna.

Napoli. Il problema di rom e sinti esiste principalmente in periferia, come dimostra la tragedia del rogo di Ponticelli. Gli ex-allievi della scuola di giornalismo di Perugia hanno dimostrato di interessarsi a questioni nazionali che vanno al di là dei confini regionali, perché in fondo l'informazione tutta deve collaborare per garantire la verità. <<Cattiva politica, imprenditori razzisti e i media assenti sono le cause principali della questione rom e sinti -sostiene Dario Moricone - La responsabilità del singolo mette tutti nei guai, e forse si perdona più ai camorristi che agli stranieri >>.

Il 5 aprile la Commissione Europea ha definito obbligatorie le strategie d'inclusione sociale per i rom, l'8% di quali sono nomadi. <<Bisogna guardarli come guarda un bambino, cioè senza pregiudizi>> , commenta Eva Ciuk, giornalista del Tgr Friuli Venezia Giulia. Sorprende il fatto che nei notiziari Ansa la parola rom/nomadi compare mediamente 289 volte in cronaca nera e solo 13 volte in cronaca bianca. Emblematica la conclusione del discorso di Bianca Stancanelli: <<Zingari = di regola passano per una razza spregevole. Non è un'affermazione scritta su un giornale, né detta da un politico, ma la definizione data dall'Enciclopedia Treccani nell'edizione del 1949>>. Solo un anno prima della pubblicazione del testo, il 10 dicembre 1948, le Nazioni Unite firmarono a Parigi la dichiarazione universale dei diritti umani.

 
Di Fabrizio (del 31/03/2011 @ 09:40:10 in musica e parole, visitato 2110 volte)

Segnalazione di Marco Brazzoduro

Edizioni Corsare (Perugia - corsare@iol.it - tel:075 584 7055 )
hanno appena pubblicato

"Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?"
di Eva Ciuk
prefazioni di Eva Rizzin e Livio Sossi

un libro, un DVD e molto di più...
un cortometraggio con cartone animato sui rom e ashkali del Kosovo,
le fotografie con cui si auto-presentano i bambini rom e sinti del Friuli Venezia Giulia,
la descrizione dei laboratori che abbiamo proposto nelle scuole nell'ambito del progetto “Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?”,
le domande e gli interrogativi dei bambini sul tema proposto e le risposte che abbiamo dato,
la Convenzione sui diritti dell'infanzia dell'Unicef, TROOL-Tutti i ragazzi ora on line...

…sono i contenuti del percorso di educazione alla multiculturalità e conoscenza dei popoli rom e sinti
proposto in collaborazione con
l'UNICEF di Trieste e
OsservAzione - centro di studi e ricerca contro la discriminazione dei Rom e dei Sinti in Italia (Firenze)

... il materiale contenuto è adatto ai bambini, ai genitori,
ma soprattutto agli insegnanti e agli educatori che si occupano di multiculturalità.

Attraverso itinerari come quello proposto da Chi ha paura di cappuccetto rosso? i bambini entreranno in possesso degli strumenti per interrompere il circolo vizioso del pregiudizio, per guardare all’altro come un risorsa da scoprire e conoscere e scacciare quindi il “lupo cattivo” attraverso l’arma della conoscenza.
Eva Rizzin

Si tratta di un’operazione di attualizzazione: la fiaba perraultiana viene ambientata nel campo degli sfollati interni di Plementina in Kosovo, ai nostri giorni. Così diventa strumento di conoscenza e di lettura della realtà. “Le fiabe – scrive Italo Calvino - sono vere.
Sono (…) una spiegazione generale della vita”. Così racconta la vita.
Livio Sossi

Perché serve un progetto come quello descritto nel volume "Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?"?
Negli ultimi anni in Italia abbiamo assistito ad un drammatico incremento di intolleranza e di odio nei confronti delle comunità rom e sinti. L'ordinarietà del pensiero razzista è stata legittimata soprattutto da un'informazione che non avendo saputo condannare certe dichiarazioni discriminatorie di alcuni personaggi pubblici ha contribuito a diffondere luoghi comuni e pregiudizi su cui si fonda l'intolleranza.
Da queste riflessioni nasce l'idea di offrire ai bambini, ma forse anche agli adulti, una fiaba che li aiuta a riflettere, a conoscere i propri coetanei e a confrontarsi con il mondo e con il diverso, perchè la varietà del mondo è una ricchezza e non una realtà che minaccia il nostro modo di vivere o il nostro "benessere".
Ho chiesto ai bambini rom e ashkali del campo sfollati di Plementine/a in Kosovo di raccontarsi, di far conoscere il loro mondo, le loro fiabe tradizionali, le loro canzoni, filastrocche e giochi ai bambini che vivono nel mio paese. Loro invece mi hanno raccontato la fiaba di Cappuccetto Rosso.
Il cortometraggio è parte del progetto educazione alla multiculturalità dal titolo “Chi ha paura di Cappuccetto Rosso? – Siamo tutti bambini” che verrà proposto e presentato nelle scuole primarie. Si tratta di una forma di comunicazione a misura di bambino che si propone di stimolare l’analisi, la curiosità e l’accettazione della diversità ed il confronto tra contesti, culture e modi di vivere l’infanzia diversi.
Eva Ciuk

 
Di Fabrizio (del 13/06/2011 @ 09:10:31 in musica e parole, visitato 1290 volte)

Education 2.0 di Livio Sossi | del 24/05/2011 |

Non c'è il bosco incantato, non c'è il panierino con il buon cibo, non c'è la mantellina rossa, eppure... Il progetto culturale, pedagogico, didattico "Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?" comprende anche un cortometraggio, un racconto fotografico, un laboratorio di giornalismo, ed è stato proposto in molte scuole, suscitando domande e riflessioni sulla realtà dei popoli Rom e Sinti.

Attualizzazioni in nuovi contesti storici e geografici, contaminazioni, parodie, rovesciamento dei ruoli, modifiche degli attributi, cambiamento dei punti di vista narrativi oggi costituiscono altrettante modalità letterarie di intervento sull'impianto delle fiabe di tradizione orale: modalità di intervento rese possibili dalla a-temporalità e dalla a-spazialità che contraddistinguono, come ha rilevato lo studioso svizzero Max Luthi questo genere letterario.

A questo filone letterario si ricollega anche questo "Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?" di Eva Ciuk (vedi QUI precedenti ndr), fiaba attorno alla quale si sviluppa il progetto descritto dal libro della giornalista triestina di madrelingua slovena, alla sua prima pubblicazione per ragazzi.

Il tema è oggi di estrema attualità. Si dice, generalizzando, che i Rom rubano, che i Rom praticano furti e rapine. Espressioni e idee che derivano da stereotipi culturali e che possono originare atteggiamenti xenofobi. Il libro della Ciuk si propone di combattere questi stereotipi e ci vuole far conoscere la realtà della cultura Rom e Sinti per affermare una cultura del dialogo e dell'accoglienza.

Il percorso didattico proposto dal libro è originalissimo per l'impiego di diversi linguaggi: il cinema, il teatro, la musica, la scrittura, l'immagine animata. Diverse sono le operazioni letterarie e gli impliciti messaggi che Eva Ciuk ha voluto condurre e trasmettere ai lettori (bambini, ma anche adulti) in questo lavoro.

Il testo teatrale di uno spettacolo messo in scena da un ricreatorio (doposcuola), la simulazione di un notiziario, le fotografie scattate dei bambini Rom e Sinti, i commenti pubblicati come post sulla pagina internet di Trool fanno parte di un più ampio progetto culturale, artistico, pedagogico e didattico che parte dalla visione di un cortometraggio con inserti di cartoni animati, realizzato sempre dall'autrice, e che ha per obiettivo la conoscenza e l'integrazione del popoli Rom e Sinti.

Eva Ciuk utilizza lo stereotipo di Cappuccetto Rosso: lo stereotipo della bambina graziosa, capricciosa, un po' viziata e, contro l'omologazione del personaggio e della fiaba, lo mette a confronto con un altro Cappuccetto Rosso, quello che è stato realmente rappresentato dai bambini Rom nel campo sfollati di Plementine nel Kosovo, territorio sconvolto dalla recente guerra tra i Serbi e gli Albanesi, una guerra che ha coinvolto anche le comunità Rom e Ashkaelia.

Ecco allora che la Cappuccetto Rosso romanzesca indossa una tuta di ginnastica blu e una coroncina di fiori rossi di plastica. Ecco che la nonna non abita nella casetta al di là del bosco, ma all'interno dello stesso campo sfollati. Il bosco non c'è, portato via dalla guerra e dall'inquinamento. La fiaba perraultiana viene attualizzata e così diventa strumento di conoscenza e di lettura della realtà. "Le fiabe - scrive Italo Calvino - sono vere. Sono una spiegazione generale della vita".

Dal confronto stridente tra i due personaggi il lettore potrà ricavare molti spunti di riflessione. Potrà interrogarsi sulla diversità culturale, potrà chiedersi perché non si possa passeggiare nel bosco.

La scrittura, ce lo ricorda anche Francesco D'Adamo, non deve fornire delle risposte. Deve suscitare domande e interrogativi. Ma la Cappuccetto della fiaba, incontrando Cappuccetto Rom, venendo a contatto con un mondo, con una realtà che non conosceva, a poco a poco cambia le sue opinioni, modifica il suo pensiero in un processo di formazione e di crescita che le consente di superare l'egocentrismo e di conoscere e capire l'altro.

E il lupo? Qui il lupo è metafora dell'uomo che uccide. Č metafora della guerra e delle tante paure che durante la guerra del Kosovo hanno sofferto i bambini Rom. Il finale è naturalmente aperto. Cappuccetto Rosso vorrebbe sistemare una volta per tutte il Lupo, ma non è così facile: il lupo è una bestiaccia molto furba!

 
Di Fabrizio (del 30/03/2008 @ 08:55:30 in media, visitato 2231 volte)

Da Osservatorio sui Balcani

28.03.2008 scrive Franco Juri



Sullo sfondo i fumi di una termocentrale. In primo piano alcuni bambini rom che raccontano la favola di Cappuccetto Rosso. Un modo per raccontare ai più piccoli la difficile vita delle minoranze in Kosovo
Esattamente tre anni fa veniva proiettato a Gorizia il documentario RealitieS Kosova/o di Eva Ciuk, regista e giornalista triestina, di madre lingua slovena, nota per il suo impegno civile e umanitario a favore delle minoranze e delle realtà sociali più emarginate.

A tre anni da quella esperienza che l'aveva portata a conoscere in prima persona le minoranze dimenticate del Kosovo, e che aveva fatto seguito ad un documentario realizzato nel 2002 in Salvador e dedicato alla condizione della donna in America centrale, Eva Ciuk torna sul tema Kosovo, riproponendo un segmento particolare di quanto la coinvolse nel suo viaggio del 2005 nella provincia, quasi a voler affrontare questa volta le pieghe di una società satura di contraddizioni e in continua ebollizione alla vigilia e dopo la sua indipendenza. Per rifletterci su.

Eva lo fa anche questa volta seguendo le tracce di una minoranza perennemente discriminata e ai margini della provincia/stato che a malapena la sopporta: i rom, o meglio, i bambini rom.

Il cortometraggio, combinazione di documentario e cartone animato, dal titolo "Chi è cappuccetto rosso?", ci racconta il modo in cui i bambini rom-kosovari - dimenticati in una baraccopoli all'ombra della mostruosa ciminiera fumante di una termocentrale alla periferia di Priština - vivono la popolare favola.

La novità della proposta è proprio nella rilettura che la sceneggiatrice e regista ne fa, offrendola questa volta anche ad un pubblico molto più giovane, quello delle scuole . L'alito feroce del lupo invade la fiaba e, nonostante la serenità dei piccoli rom, ci ricorda quanto sia lungo e tortuoso il percorso dei diritti umani e minoritari in quelle terre. Ma anche altrove, molto più vicino a noi. Un percorso su cui riflettere attentamente.

“Quando nel 2005 sono stata in Kosovo – scrive Eva Ciuk - per le riprese del documentario “RealitieS KosovA/O – voci di minoranze dimenticate” - produzione della KAIROS, Centro produzione video di Gorizia – mi ha colpito la serenità e l’allegria dei bambini e delle bambine del campo sfollati interni di Plementina/e, vicino a Pristina. Abbiamo stretto amicizia con i rappresentanti del campo ed abbiamo deciso di portare la testimonianza dei bambini del campo nelle scuole della nostra regione. Così abbiamo posizionato la nostra telecamera e sullo sfondo che era tutt'altro che da fiaba i bambini ci hanno raccontato Cappuccetto Rosso.”

La presentazione goriziana del progetto, completato dalla proiezione di fotografie scattate dagli stessi bambini rom e sinti nei campi del Friuli Venezia Giulia dal titolo "Autobiografia dal campo" nonché dal virtuosismo musicale di Alessandro Simonetto e Roberto Daris, è stata organizzata da Osservazione- centro di ricerca azione contro la discriminazione e patrocinato da Kinemax-Transmedia, l' Ufficio per la pace della provincia di Gorizia e l' Unione dei Circoli Culturali Sloveni. Prima di essere presentato nella sua versione slovena a Gorizia, il progetto, nella versione italiana, era stato ospitato a Trieste dal Teatro Miela.

In Slovenia i rom sono trattati meglio che in Italia

A Gorizia si è voluto dire qualcosa di più anche sulle comunità rom e sinti che vivono in Italia e in Slovenia. Il confronto è stato inevitabile quando è intervenuto uno degli ospiti più attesi della serata: Jože Horvat –Muc, presidente dell'Union Romanì Slovenia, una delle principali organizzazioni dei Rom in quel paese. Com'è per i rom la Slovenia del dopo-Strojan? C'è ancora discriminazione e intimidazione, come nei giorni neri di due anni fa, quando una folla minacciosa scacciò, senza che le autorità lo impedissero, la numerosa famiglia rom degli Strojan dalle sue case di legno, successivamente rase al suolo, nei boschi di Ambrus?

A sentire Horvat in questi ultimi tempi molti sono i passi che lo stato ha intrapreso non solo per normalizzare la situazione della comunità rom slovena ma anche per offrire a questa possibilità di sviluppo finora inedite. La lezione Strojan - triste per tutti- ha quindi fruttato? Il presidente dell'Union Romaní preferisce non sbilanciarsi e, pur ricordando che la discriminazione esiste ancora, preferisce, optando per il politicamente corretto, sottolineare i tanti progressi fatti.

La Slovenia tutela i rom in base all'articolo 65 della Costituzione, varato già nel 1990, e ad una serie di leggi tra cui anche una apposita votata in parlamento circa un anno fa. La situazione tradizionalmente migliore per i rom sloveni è quella del Prekmurje, regione al confine con l'Ungheria e l'Austria, dove la comunità è ben integrata e organizzata e dove la convivenza multietnica è pressoché esemplare, a differenza di altre regioni slovene più restie ad accettare la convivenza con queste comunità.

In sala a Gorizia c'erano pure i redattori del programma romanì che ora anche la TV pubblica slovena si accinge a trasmettere regolarmente. Sono circa 10 mila i rom e sinti in Slovenia (quelli dichiarati tali molto meno), concentrati soprattutto nel Prekmurje, nella Dolenjska, in Bela Krajina, nella Gorenjska e nella zona di Lubiana. Horvat ha ribadito con orgoglio che il Prekmurje, la regione in cui l'Union Romanì ha sede, è stata considerata anche dall'Unione mondiale dei rom, un esempio per tutta l' Europa.

E l' Italia dove vivono circa 150 mila tra rom e sinti? Nel 1999, quando si varò la legge a favore dei gruppi minoritari, le comunità rom e sinti italiane vennero da essa escluse su esplicita richiesta della Lega Nord. La cosa più triste però – come a Gorizia ha ricordato Lorenzo Monasta di Osservazione - è che il ricatto xenofobo e anti-zingaro leghista ha dato i suoi frutti mentre al governo c'era una coalizione di centrosinistra. L'Italia dovrà imparare dalla vicina Slovenia?

 
Di Fabrizio (del 22/02/2008 @ 08:42:41 in musica e parole, visitato 3340 volte)

Visioni, musiche, parole dal mondo rom

(che è anche il nostro mondo)

proiezione delle foto realizzate dai bambini AUTOBIOGRAFIA DEL CAMPO e del cortometraggio CHI E' CAPPUCCETTO ROSSO? di Eva Ciuk
testimonianza di EVA RIZZIN membro comunità italiana dei sinti
musica dei ŽUF DE ŽUR
martedì 26 febbraio 2008, ore 20.30
TRIESTE - Teatro Miela


replica della serata con la proiezione del cortometraggio
KDO JE RDEČA KAPICA? di Eva Ciuk doppiato in sloveno
Con la musica del duo di ALESSANDRO SIMONETTO e ROBERTO DARIS  e altri ospiti
Martedì 18 marzo 2008, ore 20.30
GORIZIA - Kinemax

ingresso libero


Organizza OSSERVAZIONE - centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti, associazione di promozione sociale (onlus) con sede a Firenze impegnata nella lotta contro l'anti-ziganismo e le violazioni dei diritti umani e per la promozione dei diritti di rom e sinti in Italia (www.osservazione.org).

in collaborazione con Cooperativa BONAWENTURA - TEATRO MIELA, KINEMAX - TRANSMEDIA srl, Comitato provinciale per l'UNICEF di TRIESTE, MEDITERRANEO FOLK CLUB - Laboratorio di studio e di ricerca sulle culture popolari, Associazione culturale IL NODO, ZSKD, Zveza slovenskih kulturnih društev - Unione dei Circoli Culturali Sloveni, SLOVENSKI DIJAŠKI DOM SREČKO KOSOVEL, TRST - Casa dello studente sloveno - Trieste

con il contributo di REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA - Assessorato alla cultura, CENTRO DI DOCUMENTAZIONE CINEMATOGRAFICA "Pietro Pintus" - BELLA, ZADRUZNA KRAŠKA BANKA Opčine-CREDITO COOPERATIVO DEL CARSO Opicina, SKGZ, Slovenska kulturno gospodarska zveza - Unione Economico-Culturale Slovena

"Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?" è la domanda che si sono posti gli operatori coinvolti nell'omonimo progetto di educazione alla multiculturalità che con la collaborazione del Comiato provinciale per l'UNICEF d Trieste e l'appoggio dell'Ufficio scolastico regionale per il Friuli Venezia Giulia verrà proposto alle scuole primarie per promuovere la conoscenza delle differenze ed una cultura della solidarietà e del rispetto dei diritti dei bambini. Alla luce di attuali fatti di cronaca, di numerosi fatti di discriminazione continua dei rom e dei sinti e di negazione dei diritti umani fondamentali diventa importantissimo stimolare i bambini e cioè la generazione che forgerà il mondo di domani, a valutare eticamente le conseguenze del proprio agire sul piano personale e sociale nei confronti delle comunità rom e sinti. Ed è di altrettanta importanza creare un'occasione di sensibilizzazione anche per un pubblico di adulti. Per una cultura di solidarietà e convivenza è importante che anche i genitori, gli insegnanti, gli educatori e in generale i cittadini riflettano sulle condizioni materiali, sulla cultura e sui luoghi comuni nei confronti delle comunità rom e sinte soprattutto in relazione alla situazione attuale.

Così, a riflettere sulla risposta alla domanda "Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?" abbiamo invitato anche "i grandi": martedì 26 febbraio al Teatro Miela di Trieste e martedì 18 marzo al Kinemax di Gorizia verrà presentato il progetto pensato per i bambini, ma proposto anche ai grandi. Si inizierà con un po' di musica dal vivo proposta dai ŽUF DE ŽUR che introdurranno la proiezione delle fotografie dal ciclo "Autobiografia dal campo". Si tratta di foto scattate dai bambini dei campi del Friuli Venezia Giulia sotto la supervisione di CLAUDIO DOMINI, docente di storia di fotografia al DAMS di Gorizia - Università degli Studi di Udine e fondatore e membro dell'Istituto Studi Scientifici di Fotogiornalismo di Roma. "L'obiettivo è stato quello di fornire una documentazione dal mondo rom e sinti prodotta dal proprio interno, - racconta Domini - dunque "ripulita" da estetizzazioni e folklorismi tipici della fotografia professionale, anche quando realizzata con i migliori intenti umanitari. Uno sguardo autobiografico sul quotidiano dei bambini rom e sinti, fatto, come quello dei loro analoghi "gagi" (in romanès significa non rom e non sinto), di curiosità, giochi, studio, affetti famigliari."

Si proseguirà poi con la proiezione del cortometraggio "Chi è Cappuccetto Rosso?" di EVA CIUK, che oltre ad aver firmato la regia del corto è stata anche l'ideatrice del progetto, su cui ha iniziato a lavorare circa due anni fa. "Quando nel 2005 sono stata in Kosovo per le riprese del documentario "RealitieS KosovA/O - voci di minoranze dimenticate" - produzione della KAIROS, Centro produzione video di Gorizia - mi ha colpito la serenità e l'allegria dei bambini e delle bambine del campo sfollati interni di Plementina/e, vicino a Pristina - racconta Eva Ciuk -. Abbiamo stretto amicizia con i rappresentanti del campo ed abbiamo deciso di portare la testimonianza dei bambini del campo nelle scuole della nostra regione. Così abbiamo posizionato la nostra telecamera e sullo sfondo che era tutto altro che da fiaba i bambini ci hanno raccontato Cappuccetto Rosso." Così è nato il cortometraggio raccontato nella versione italiana da Pino Petruzzelli, attore genovese impegnato nel teatro sociale di denuncia, e nella versione in lingua slovena, che verrà presentata il 18 marzo a Gorizia, dall'attore Danijel Malalan. A contrastare la voce narrante del racconto della fiaba è invece Cappuccetto Rosso, un cartone animato inventato dall'illustratrice Živa Pahor, animato dalla società MoviMenti di Saronno (VA) e interpretato nelle due lingue dalla attrice Nikla Petruška Panizon. Il conttributo degli attori al progetto è stato volontario.

La serata non è un evento che vuole raccontare in modo folklorico "la bellezza della cultura rom e sinta". Č un momento d'incontro che vuole farci riflettere sulla situazione di grave disagio e di contraddizione sociale in cui vivono oggi i rom e i sinti. Ma che vuole farlo con linguaggi diversi: la musica, le immagini fotografiche, l'esperienza filmica. Porterà la sua testimonianza la dott.ssa EVA RIZZIN, appartenente alla comunità italiana dei sinti, nata e cresciuta a Udine e da tempo impegnata nella lotta all'antiziganismo con le organizzazioni OsservAzione (organizzatrice dell'evento triestino) e Sukar Drom di Mantova. "I rom e i sinti sono la cartina di tornasole con cui misurare il nostro pregiudizio, le nostre paure, l'allargamento dello stato d'eccezione a discapito della giustizia - spiega Lorenzo Monasta, membro di Osservazione - . A guardare bene, siamo tutti rom e sinti, perché tutti diventiamo vittime delle categorie che costruiamo per poi caderci dentro. Ma siamo incapaci di considerare rom e sinti come realmente sono, tanto sono coperti dalla proiezione delle nostre insicurezze."

E per finire: i ŽUF DE ŽUR, gruppo musicale del goriziano che ha realizzato le musiche per il cortometraggio "Chi è Cappuccetto Rosso?", proporranno una riflessione musicale che trae ispirazione da musiche e canzoni rom, istriane, friulane e slovene, passando dai timbri sonori balcanici. Il loro progetto musicale si rifà alla cultura mitteleuropea e il loro intento è di fondere ed esprimere al meglio la plurietnicità di chi vive in queste terre tentando di coinvolgere l'ascoltatore nel superamento di pregiudizi e chiusure.

La serata verrà riproposta martedì 18 marzo al Kinemax di Gorizia e prenderà il titolo "KDO SE BOJI RDEČE KAPICE?". Durante l'evento presentato in italiano e in sloveno verrà proiettato il cortometraggio di Eva Ciuk "Kdo je Rdeča Kapica?" doppiato in lingua slovena dagli attori Danijel Malalan e Nikla Petruška Panizon. La versione slovena del cortometraggio, resa possibile grazie all'appoggio delle SKGZ - Slovenska kulturno gospodarska zveza-Unione Economico-Culturale Slovena e ZSKD - Zveza slovenskih kulturnih društev - Unione dei Circoli Culturali Sloveni, da la possibilità di proporre il progetto anche nelle scuole primarie con insegnamento di lingua slovena.

Durante la serata verranno riproposte le fotografie dal ciclo "Autobiografia dal campo" scattate dai bambini dei campi nomadi del Friuli Venezia Giulia e proiettate con una cornice musicale del duo formato da ALESSANDRO SIMONETTO (violino) e ROBERTO DARIS (fisarmonica). Lo straordinario e apprezzatissimo duo è impegnato nell'esecuzione delle più famose czarde, gitanerie e musiche dell'Europa Centro orientale e propone questo genere partendo dalla tradizione e dalla tecnica musicale originale, con pregevoli originalità negli arrangiamenti e nell'esecuzione.

Sono stati invitati anche l'Assessore alla cultura della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Roberto Antonaz e Jožek Horvat Muc presidente della Romanì Union della Slovenia che hanno già confermato la loro presenza

Ufficio stampa Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?/Kdo se boji Rdeče Kapice?
osservazione@gmail.it - cell. 333 7448623
per saperne di più:
sulla situazione rom e sinti contattare LORENZO MONASTA (cell. 339 4993639) o EVA RIZZIN (cell. 393 7878880), membri di OsservAzione;
EVA CIUK (cell. 333 7448623) coordinatrice del progetto "Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?" e regista del cortometraggio "Chi è Cappuccetto Rosso?"
CLAUDIO DOMINI (cell. 349 0701495) coordinatore del progetto di fotografia "Autobiografia del campo"

 

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