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Di Fabrizio (del 01/06/2005 @ 19:22:35 in Europa, visitato 3952 volte)

Institut War Peace Reporter

http://www.iwpr.net

Nazionalismi e gioventù bulgara Le generazioni più giovani sembrano più suscettibili al nazionalismo di quelle cresciute sotto il socialismo, 

reports ALBENA SHKODROVA. I bulgari più giovani stanno cadendo preda di un nuovo tipo di nazionalismo, molto più viscerale e intollerante di quello a cui furono esposti quanti crebbero al tempo del comunismo. Influenzati dai media e dai testi scolastici che pretendono di essere liberali ma spesso lo sono soltanto a parole, nuovi sentimenti nazionalisti si fanno strada nella gioventù.

Il regime di Todor Zhikhov a suo tempo aveva coniugato il socialismo internazionalista con il sentimento nazionalista. Così aveva espulso 300.000 Turchi e Slavi musulmani (conosciuti come Pomaks) segregato i Rom e soffocato tutte le espressioni di diversità etnica. Ma sotto la superficie, altri processi formavano l'atteggiamento bulgaro (cfr. 14/09/04 NdR). Rifiutando il totalitarismo di regime, molti si opponevano alla propaganda nazionalista. Vivere sotto il comunismo [...] aveva attutito le tensioni finanziarie, sociali e anche tra le minoranze.

Soltanto con la caduta del regime negli anni '90, la gente comune ha cominciato a vedere le minoranze come un peso. Le divisioni tra i gruppi sono cresciute, mentre la gente non aveva più timore di esibire credo religiosi e origini etniche che il vecchio regime [credeva] fossero dimenticate. I mezzi di informazione hanno iniziato ad attaccare le minoranze, alla stesso modo per cui dietro la libertà di parola ritorna l'antisemitismo.

I valori liberali si stanno avvantaggiando molto lentamente della libertà e degli sviluppi sociali. Sono occorsi dieci anni perché i libri di testo fossero "ripuliti" dagli slogan del nazionalismo più radicale e prima che i media iniziassero a moderare i toni.

Nel contempo, è cresciuta una nuova generazione che [...] più dei predecessori mostra atteggiamenti negativi ed aggressivi verso le minoranze etniche. 

Una recente ricerca del ricercatore politico Petar-Emil Mitev rivela sentimenti negativi, in particolare contro i Rom:

  • circa l'86% li definisce come pigri e irresponsabili, mentre il 92% afferma che è una minoranza di tendenza criminale;
  • circa il 62% del campione intervistato, ritiene anche che i concittadini di origine turca siano fanatici religiosi.

Convinzioni simili sono palesi nei siti internet e nelle chat, dove i forum rigurgitano di odio verso le minoranze, in particolare i Rom. Dietro l'anonimato, molti giovani usano questi spazi per mostrare il loro disgusto, in stile tipicamente neonazista. Nel web si trovano slogan sugli zingari da trasformare in saponette o da rinchiudere in miniera. Un esempio viene da un forum internet sui Rom. Durante una recente discussione, s'è verificato un "bombardamento" di commenti negativi:

  • Faresti meglio a sparire e portare con te tutta la tua tribù...
  • Tornatevene nel vostro ghetto...
  • Lo sanno tutti che non avete stato o cultura, e che voi zingari siete sporchi, pigri, bugiardi...

Mentre in rete fioriscono appelli e commenti simili, i giovani nazionalisti tendono a nascondere le loro convinzioni, quando devono confrontarsi direttamente. "Molti giovani di mia conoscenza esprimono atteggiamenti negativi" ha detto Boryana Yordanova, studentessa all'università di Sofia, "ma la maggior parte di loro non lo ammetterebbe mai pubblicamente".

Zornitsa Lateva, anche lei studentessa, dice di mostrarsi tollerante nei confronti delle minoranze, ma insiste che gli zingari hanno una bassa qualità di vita, per loro colpa. "E' radicato nel loro differente sistema di vita" aggiunge "non vogliono studiare, si sposano a 13 o 14 anni e non lavorano".

Altri studenti sono d'accordo. "Non ci importerebbe di loro se accettassero la nostra cultura e non fossero ladri e bugiardi".

Maria Neykova, professoressa della facoltà di giornalismo, conferma che molti dei suoi studenti disprezzino i Rom, spesso anche i Turchi. Dice che è colpa del ritardo della società nel sviluppare valori liberali.

I mezzi di informazione e i libri scolastici sono lontani del descrivere correttamente le istanze delle minoranze. Quest'anno, i media hanno siglato un codice di comportamento, che impone di non divulgare particolari sull'appartenza razziale, etnica o sull'orientamento sessuale delle persone. In pratica,la polemica si va spostando dalle persone alle idee.

Molti canali via cavo trasmettono programmi nazionalisti. Tra questi è noto Ataka, su SKAT TV, dove Volen Siderov, una presenza fissa, denuncia quotidianamente i programmi in lingua turca ospitati dai canali nazionali.

Una ricerca effettuata da Marker Test sul periodo 2001-2002, mostra la regressione nei mezzi d'informazione dagli anni '90, quando gli argomenti razzisti non erano così comune. Inoltre, mostra che il 60% delle cronache sui Rom riguardano problemi sociali e crimini, sull'onda degli stereotipi negativi del pubblico.

Secondo Maria Neykova, nonostante il codice di comportamento, i media continuano a citare l'origine etnica,anche quando questa non ha rilevanza con la notizia. Anche i libri scolastici, aggiunge, sono pieni di riferimenti a miti storici per incontrare il favore del pubblico, già sotto Zhivkov l'attività principale degli intellettuali era riscrivere la storia patria, oltre che in funzione del comunismo, anche per negare l'arretratezza della società e propugnare la sua superiorità sugli altri popoli balcanici e sui rivali dell'occidente.

Per giustificare la mancata crescita tra il XV e IL XX secolo, sotto il dominio ottomano, oggi i libri sono carichi di propaganda anti-turca. [...] Mentre a scuola sono adottati testi del XIX secolo, che demonizzavano o ridicolizzavano i musulmani. Gli studenti imparano la cosiddetta storia, piena di ideologia apertamente nazionalista e dove il pathos patriottico mette in ombra le riflessioni obiettive sul ruolo e i benefici del periodo ottomano, come ha scritto recentemente lo studioso Evgeniy Daynov [...]

In realtà, si potrà discutere del "problema nazionalismo", quando i politici ne ammetteranno l'esistenza. Una soluzione sarebbe lavorare sull'idea di nazione, che si basi su radici civiche piuttosto che etniche. Ma al momento è ancora un'aspettativa irrealistica, finché i politici avranno il loro interesse a coltivare la crescita dei nazionalismi.


Albena Shkodrova  è direttrice di Balkans Investigative Reporting Network, un progetto locale IWPR. Questo articolo è apparso in originale su  Balkan Crisis Report, prodotto da Institute for War and Peace Reporting)



fonte: http://groups.yahoo.com/group/Bulgarian_Roma/

 
Di Fabrizio (del 31/08/2005 @ 16:35:32 in Europa, visitato 2196 volte)
da Bulgarian_Roma / Bulgarian Helsinki Committee

E' uscito il numero 122 del bimensile online "Obektiv" (in lingua inglese). In questo numero il pericolo della deriva xenofoba e nazionalista in Bulgaria, alla luce del recente successo elettorale della coalizione "Ataka/Attack".

 
Di Fabrizio (del 23/06/2005 @ 15:05:54 in Europa, visitato 3902 volte)
Da Osservatorio sui Balcani

Bulgaria: un nazionalismo di sinistra?
23.06.2005

"Bulgari riconquistiamoci la Bulgaria". Lo slogan è di ATAKA, coalizione patriottico-nazionalista che i sondaggi danno al 2,4% alle imminenti elezioni politiche. Vogliono ripulire la Bulgaria dagli zingari, uscire dalla NATO, ritirarsi dall'Iraq e si dichiarano "contro" gli omosessuali, i turchi e l'imperialismo americano

Di Panajot Angarev – Dnevnik
Selezionato e tradotto a cura di
Bulgaria-Italia


13 giugno, quartiere "Krasna poljana", Sofia. La sala della biblioteca locale "Cirillo e Metodio" è gremita di persone anziane, che aspettano l'incontro con i leader della nuova coalizione "Ataka".

Il locale è tappezzato di manifesti con l'immagine del suo leader, il giornalista Volen Siderov, il quale, con uno sguardo severo, richiama: "Bulgari, riconquistiamoci la Bulgaria". La scelta del posto dell'incontro non deve essere casuale.

Solo ad un centinaio di metri dalla biblioteca inizia il quartiere rom "Fakulteta". Dall'altra parte nell'adiacente Zapaden park, invece, si trova il quartiere "Zaharna fabrika", diventato famoso per lo scontro tra bulgari e rom.

A cinque minuti dall'inizio, accompagnati da esclamazioni "Bravo", da applausi e baci virtuali, nella piccola sala entrano con passo deciso Siderov, l'ex presidente di SDS Petar Beron, l'ex deputato di NSDV Stela Bankova e il leader del Partito Nazional-patriottico Bulgaro (BNPP) Petar Manolov.

Questi sono i leader della coalizione, definita dai sociologi come la possibile sorpresa delle elezioni.

Secondo MBMD, a due settimane dalle elezioni, il 2,7% dei bulgari voterebbero per "Ataka". L'agenzia "Alfa Research" da un 1,6%, mentre NZIOM definisce la coalizione come una delle quattro al limite della barriera del 4%.

L'elettorato di "Ataka", secondo i sociologi, è caratterizzato da una cattiva condizione materiale e sociale, bassa istruzione, da una forte rabbia sociale e predisposizioni estremamente negative verso i partiti esistenti.

"Ataka" dichiara come obiettivi comuni la Bulgaria mononazionale, la lotta alla criminalità zingara e al narcotraffico, l'uscita dalla NATO, dall' Iraq, dal FMI e dalla Banca Mondiale; la rinegoziazione dei capitoli chiusi con la UE; l'annullamento del contratto di chiusura della centrale atomica AEZ "Kozludui"; la revisione dei contratti di privatizzazione; il passaggio della produzione, del commercio e delle banche in mani bulgare; la confisca dei patrimoni illegalmente acquisiti; un processo ai traditori della Patria.

Nazionalismo, patriottismo, giusta vendetta - "L"Ataka" si pone l'obiettivo strategico di essere presente in Bulgaria. Tali partiti esistono in tutti i paesi europei. Noi siamo un'organizzazione patriottica e nazionalistica. Non dobbiamo temere una tale definizione", dichiara agli ascoltatori il leader Volen Siderov.

Secondo lui, il nazionalista è colui che ama estremamente la sua Patria. "Ataka è una formazione che disturba perché chiede vendetta, chiede revisione, chiede l'espropriazione dei beni del Re che non sono mai stati suoi", dichiara ancora Siderov.

"In Bulgaria la gente vive sotto il terrore degli zingari, in assenza di sanzioni. Il potere ha abdicato. Questa è una discriminazione contro i bulgari in Bulgaria alla quale va posto fine", continua il leader sotto le approvazioni dei presenti.

Dalle sue parole risulta chiaro che i colpevoli dell'attuale situazione in Bulgaria sono i partiti che governano dal 1997 ed i loro partner. Siderov non menziona BSP, il che lascia pensare che BSP faccia eccezione.

"Noi dobbiamo tenere lontani dal potere i partiti etnici e separatisti", dice ancora il leader. Secondo lui, l'ex commissario per l'allargamento dell'UE, Gunter Ferhoigen) è "quel buffone con la specifica faccia da pedofilo" – definizione approvata a risate dai presenti.

Secondo le parole di Petar Beron, invece, "Ataka", della quale è vice-presidente, non è contro gli zingari ma contro la "zigania" (termine dispregiativo usato in gergo per riferirsi alla miseria e al disordine, ndr). "Noi non siamo contro i turchi, siamo contro un ministro che chiama i suoi dipendenti "gjaur" (termine che deriva dal turco per indicare gli infedeli, ndr). Siamo contro i tentativi del Comitato mondiale ebreo di governare il Ministero degli Esteri bulgaro", aggiunge.

Lui ritiene che finora si è taciuto sulla coalizione perché i suoi oppositori cercavano di nasconderla, mentre ormai sono spaventati dalla probabilità che la nuova formazione possa entrare a far parte del Parlamento.

Petar Beron è categorico che alle elezioni "Ataka" prenderà tra 7 e 9 % dei voti. E' per questo che i media ci rappresentano come fascistoidi, spiega Beron.

Più moderata nelle dichiarazioni è Stela Bankova grazie alla sua esperienza politica, accumulata nel Parlamento. Lei fu tra i deputati che votarono contro la ratifica dei trattati con la NATO e con la UE e contro la decisione di mandare dei soldati in Iraq.

Secondo lei, la Bulgaria si deve ritirare subito dall'Iraq, non deve permettere la disposizione delle basi americane militari sul nostro territorio e deve rifiutare la chiusura dei blocchi 3 e 4 della centrale nucleare "AEZ Kozludui".

L'origine di "Ataka" - La coalizione è stata costituita nel mese di maggio dal nuovo partito "Ataka", dall'Unione delle forze patriottiche e dei militari di riserva "Zashtita" (difesa), dal partito "Movimento nazionale per la salvezza della Patria", dal BNPP e dal circolo politico " Zora" (aurora). Questo è successo un mese dopo che Volen Siderov aveva creato l'omonimo partito.

In quella occasione ha dichiarato: "La riunione costitutiva mette le basi ad un movimento organizzato pro-bulgaro. Che cercherà di realizzare tutte le idee che io predico da anni: patriottismo e nazionalismo."

Oltre a Siderov, Beron e Bankova, della direzione della coalizione fanno parte anche il deputato della quota civica della coalizione "Per la Bulgaria" Ognian Saparev, il presidente di "Zashtita" Jordan Velichkov, il leader del partito "Movimento nazionale per la salvezza della Patria" Ilia Kirov, il capo redattore del giornale " Nova zora" Mincho Minchev, Stanislav Stanilov e Rumen Vodenicharov, Mincho Hristov e Ivan Antonov. Una buona parte tra di loro fa anche il capolista della formazione.

Fonti del Ministero dell'Interno hanno raccontato a "Dnevnik" che poco prima che si costituisse la coalizione, a Sofia si sono trovati a più riprese i rappresentanti di organizzazioni nazionalistiche nel tentativo di unificarsi in vista delle elezioni. Non è stato concluso nulla per via delle divergenze sulla conduzione della linea politica .

Nello stesso tempo anche Siderov fa appelli all'unificazione di tutte le forze nazionaliste in una coalizione. In una sua dichiarazione del febbraio 2005, che si trova nel suo sito - atakabg.com - , lui insiste sulla consolidamento dei nazionalisti, perché "senza una formazione patriottica nessuno degli attuali partiti cambierà la faccia e il proprio modo di svendersi e inginocchiarsi di fronte agli interessi altrui".

Professori, poeti e ex impiegati dei servizi segreti - alla base della coalizione - Secondo alcuni ex militari, il circolo politico "Zora" sarebbe il nucleo ideologico alla base di "Ataka". Il circolo è stato formato nell'area del giornale "Nova Zora", il quale si è assunto il ruolo di organo di partito della coalizione. Vengono pubblicate tutte le notizie, dichiarazioni e appelli della formazione.

Una parte dei membri del consiglio editoriale del giornale fanno anche parte del comitato promotore e del quartier preelettorale di "Ataka". Si tratta del capo redattore Mincho Minchev, famoso come il poeta ferroviere con alcuni libri pubblicati, ex capo redattore del settimanale "Voce del trasporto", Stanislav Stanilov e Rumen Vodenicharov – uno dei fondatori di SDS nel 1989, il quale nel 1992, insieme a Velko Valkanov, si presentò alle elezioni presidenziali per conto di BSP.

Del consiglio editoriale fanno anche parte Boncho Asenov – un vecchio impiegato dei servizi segreti, autore di libri dopo 1989 sull'operato dei servizi e il docente Nako Stefanov. Il docente è anche presidente del consiglio di controllo dell'associazione "Consiglio nazionale bulgaro per la pace" che pretende di essere un'organizzazione pacifista, fondata per lottare contro ogni azione militare.

Il suo presidente è Velko Valkanov, ex deputato della sinistra, leader della Unione antifascista bulgara, nata dalla Unione dei combattenti contro il fascismo e il capitalismo. Nel sito dell'Unione - bas-bg.org - si leggono dichiarazioni contro le basi militari degli USA in Bulgaria, testi sul nazismo e su Hitler, testi in difesa di Slobodan Miloshevich, testi contro il governo degli USA.

Altri due membri del consiglio editoriale – Venzislav Nachev, un letterato con varie pubblicazioni, e Marin Beloev, figurano nel consiglio pubblico dell'Unione Nazionale Patriottica "Patria". Fondata nel 2001, partono proprio da lì i primi passi del circolo politico "Zora", uno dei promotori dell'Unione.

Alle ultime elezioni parlamentari L'Unione ha sostenuto la coalizione "Patria e sinistra" promossa dai Verdi di Bulgaria e dal Club Politico "Ekoglasnost", che ha raccolto lo 0,48% dei voti. Nella dichiarazione costitutiva della Unione Nazionale Patriottica "Patria" si trovano ugualmente i termini "stato mononazionale, indipendenza nazionale, non adesione ai blocchi politico–militari, revisione delle privatizzazioni e annullamento dei contratti illeciti e svantaggiosi".

L'Unione "Zashtita" avrebbe un ruolo in "Ataka", anche se secondo ex ufficiali sarebbe solo una struttura vuota. A causa di divergenze interne della formazione, tanti dei suoi membri sono passati all'Unione della Dignità Nazionale "Granit" - granite.hit.bg -, diretta dal poeta Rumen Leonidov.

Forte affinità con l'Unione Nazionale Bulgara - Anche solo in una lettura di sfuggita dei testi di programma s'impone l'affinità di "Ataka" con l'Unione Bulgara Nazionale (bgns.net) di Boian Rassate, anche se lui non fa parte della coalizione.

Nel sito di "Ataka" c'è un link con la home page dell'Unione nazionale di Rassate. L'Unione è fondata prevalentemente da giovani ed è membro del Fronte Nazionale Europeo che unisce le organizzazioni nazionaliste del Vecchio continente.

La formazione si dichiara per "l'indipendenza dell'Europa", contro l'allargamento della UE all'Israele e alla Turchia, in difesa di un "nuovo ordine mondiale" contro l'imperialismo degli USA e contro gli omosessuali. Rappresentanti proprio di questa organizzazione hanno protestato il mese scorso contro i rom nel quartiere "Zaharna fabrika".

Secondo fonti ufficiose, ci sarebbe una tacita intesa di aiuto da parte dei membri dell'Unione Nazionale Bulgara ad "Ataka" per le elezioni riguardo i manifesti e il volantinaggio. Proprio i giovani di Rassate sarebbero gli agitatori di "Ataka" nei forum di Internet.

Dalla rete loro i fanno instancabilmente appelli a votare per "Ataka". E puniscono con epiteti spietati chiunque osi ricordare che nel Codice Penale c'è una esplicita disposizione che prevede fino a tre anni di reclusione per "istigazione all'odio razziale".

Finanziamento – tema tabù - Ci autofinanziamo, ci finanziamo anche con le donazioni di simpatizzanti, chiediamo alla gente di copiare i ritratti del leader e dei candidati. Questo sarebbe, secondo Stela Bankova, il lato finanziario della formazione politica.

"Ataka" non ha diritto a sovvenzioni perché finora non ha mai partecipato alle elezioni. E' vero che non dispone di messaggi elettorali sui media come gli altri partiti ma sul canale via cavo "SKAT" dalla mattina alla sera girano filmati su incontri e discorsi preelettorali di Volen Siderov.

Dogan: Questo è un tumore normale - "E' normale che in un paese ci sia un voto filonazionalista. Gruppi del genere sono sempre "anti", non hanno un'identità ed un programma, cercano sempre il nemico e il colpevole, ed è probabile che possano raccogliere qualche voto proprio sulla base della campagna negativa." Così si è espresso domenica scorsa Ahmed Dogan al quale è stato chiesto se c'è una frattura nel modello etnico bulgaro.

Secondo Dogan, tali processi ci sono sia in Austria, che in Francia. " Ma questo è un tumore normale che può essere estirpato, se la società decide di farlo" - ha concluso il leader di DPS (Movimento dei diritti e libertà, il partito che raccoglie gran parte dei voti della minoranza turca di Bulgaria, ndr)

Altre notizie
Dalla mailing list Bulgarian_Roma

Bruxelles, 21 giugno 2005

Elezioni in Bulgaria: La partecipazione dei Rom può battere la discriminazione

Parlando dei problemi che si prospettano in Bulgaria sul rispetto dei diritti dei Rom, a due mesi dalla sigla dell'accordo sull'accesso alla UE, la parlamentare olandese Els de Groen del gruppo dei Verdi, ha fatto appello ai Rom e al parlamento per aumentare la partecipazione dei Rom alle prossime elezione del 25 giugno. Riportiamo:



"La Bulgaria oggi affronta una seria sfida per confermare i suoi progressi democratici e di essere pronta a far parte della UE su un piano paritario. Le elezioni rappresentano il simbolo più importante di sviluppo democratico e di come i cittadini rispettino la democrazia e si impegnino nel processo democratico. La UE vuole che la Bulgaria si impegni seriamente nello sviluppo del processo e dei criteri democratici."



De Groen continua:



"La partecipazione delle minoranze etniche alle elezioni è importante e necessaria nelle società democratiche, ma i principali partiti in Bulgaria contano un numero insignificante di candidati di origine Rom nelle loro liste."



"I partiti politici dovrebbero smettere di manipolare i Rom. Ci sono accuse di voti che sarebbero comprati con soldi o con alimenti. E' anche inaccettabile il risorgere di sentimenti antirom tanto nei principali gruppi politici che in quelli più estremisti."



"Fatti simili non sono compatibili con le risoluzioni del Parlamento Europeo sui Rom, che invece richiedono di aumentare la loro rappresentazione politica nei paesi candidati..."




"Il mio semplicissimo messaggio ai Rom è: ANDATE e VOTATE il giorno 25 perché dal vostro VOTO dipende la CAPACITA' di combattere la DISCRIMINAZIONE."


 
Di Fabrizio (del 13/08/2006 @ 11:25:22 in Regole, visitato 2415 volte)

Leader di Ataka accusato di incitamento alla discriminazione

09:00 Mon 31 Jul 2006 - Petar Kostadinov

Il 21 luglio scorso, Volen Siderov, deputato e leader del partito ultra-nazionalista Ataka, è stato accusato di incitamento alla discriminazione, dal tribunale regionale di Sofia. Il giudice ha sentenziato che Siderov debba astenersi dal fare le sue infiammate dichiarazioni ed astenersene in futuro. Se invece Siderov continuasse ad agire come in passato, verrà multato con 200 leva (circa 100 Euro ndr).

Le accuse contro Siderov sono partite da Yulyana Metodieva, del Bulgarian Helsinki Committee (BHC), che si è richiamata all'Atto di Protezione Contro la Discriminazione. E' il primo atto concreto contro Siderov, da quando il suo partito ha ottenuto il 10% alle elezioni del giugno 2005. Da allora sono stati sollevati otto casi contro Siderov per le medesime ragioni, e questo è il primo che ha portato ad una sentenza.

A gennaio, BHC riunisce una coalizione di 68 organizzazioni e 18 personalità pubbliche, che comunemente hanno aderito alla chiamata in causa contro Siderov. Il caso è stato suddiviso in 8 processi separati, in quanto le accuse discriminatorie erano varie e diverse. Nel verdetto del 21 luglio, il tribunale ha rigettato come ingiustificato il reclamo della Metodieva per apologia pubblica. La corte ha giudicato che Siderov ha ecceduto nell'uso del diritto di libertà di parola, cioè confondendo questa libertà con la discriminazione. La sentenza potrà essere impugnata entro 14 giorni.

Yulyana Metodieva

Volen Siderov

Sofia Echo ha intervistato Yulyana Metodieva nel suo ufficio della BHC.

"Sono estremamente soddisfatta della decisione del tribunale, perché questa sentenza influirà sugli altri sette casi in cui è implicato Siderov. E' lampante che il tribunale ha fatto bene il suo lavoro, richiamandosi all'Atto di Protezione Contro la Discriminazione, che è una legge relativamente nuova". D'altro canto non è altrettanto soddisfatta della decisione di non procedere contro Siderov per apologia di "discorsi di odio". "E' una pratica in tutti i paesi europei, per questo non sono d'accordo col rifiuto del tribunale, ma non ricorrerò," continua.

Metodieva descrive il ruolo della corte come equilibrato."E' ovvio che un giudice giovane come Ivan Dochev ha cercato di mantenere una posizione bilanciata, per non essere preda degli avvocati di Siderov."

Spiegando perché il BHC ha deciso di chiamare Siderov in tribunale, racconta Metodieva; "Abbiamo scelto di combattere il linguaggio di odio di Siderov in tribunale, perché vogliamo che sia applicata la legge. Siderov è deputato, e da lui l'unica cosa che ci aspettiamo è fare leggi e rispettarle, non parlare contro le minoranze."

Metodieva è anche contenta che gli sforzi di BHC in questa direzione sia stata benvenuta e supportata dai media bulgari. "Quando siamo usciti con il nostro reclamo, immediatamente siamo finiti sui mezzi d'informazione, e ho apprezzato che i media abbiano supportato il nostro sforzo."

Nel contempo, secondo lei, Siderov e i suoi avvocati hanno sottostimato il reclamo perché "è un danno morale, non finanziario". 200 leva di multa per Siderov non costituiscono un gran deterrente, Metodieva invece considera un successo "che per la prima volta una simile misura sia applicata in Bulgaria".

Se Siderov continuerà con l'incitamento all'odio, secondo Metodieva, questo gli costerà il suo futuro politico, "perché dimostrerà che come deputato non rispetta le leggi."

Il tribunale ha applicato una legge che tutta l'Unione Europea giudica come una delle migliori, e se Siderov non vuole rispettarla deve pagarne le conseguenze politiche." continua Metodieva.

Altro successo è che da gennaio 2005, quando BHC ha presentate le proprie accuse: "Abbiamo notato che [Siderov] ha mutato il suo linguaggio, è diventato più moderato, anche se il tema Rom è rimasto il suo preferito".

Era uno degli effetti a cui mirava BHC - che Siderov moderasse il suo linguaggio. Lo scandalo dell'incidente sull'autostrada a Trakia (le sue guardie del corpo avevano malmenato senza ragione un bulgaro che portava suo padre all'ospedale ndr), dove Siderov è stato accusato di falsa testimonianza, e la conseguente perdita dell'immunità parlamentare, hanno contribuito a moderare i suoi discorsi.

Metodieva [...] haq un occhio al futuro. Una ricerca di BHC mostra che Ataka continua ad avere uno "zoccolo duro" di elettori, quantificabile tra il 6 e l'8%, a seconda della situazione economica della zona.

"Siamo preoccupati perché dopo che la Bulgaria aderirà di fatto all'UE, i tanti che vedono questa data sfavorevolmente, andranno in cerca di un colpevole interno, e noi sappiamo che attaccheranno le minoranze."

BHC ha emesso una dichiarazione supportata dal Parlamento Europeo, inviata al Parlamento Bulgaro, contro la nuova forma di totalitarismo rappresentata dal partito Ataka di Volen Siderov. Metodieva ha presente il rischio di trovarsi contro i supporters di Ataka.

"Non ci preoccupiamo che i sostenitori di Ataka si facciano una cattiva idea su di noi, ci siamo abituati. Comunque: siamo contenti che i media abbiano appoggiato i nostri sforzi e che il Parlamento Europeo sia dalla nostra parte."

Parlando delle istituzioni, Metodieva è certa che il governo debba dotarsi di una politica a lungo termine sulle minoranze, soprattutto perché attualmente, ospita la presidenza del Decennio dell'Inclusione Rom (vedi ndr). "Tutti, le OnG e i media, devono fare pressione costante sulle autorità perché siano rispettati i diritti delle minoranze. Penso che stiamo facendo un buon lavoro."

Per quanto riguarda il discutibile termine "discriminazione inversa" - uno dei motivi per cui il tribunale non ha imposto misure più severe a Siderov - Metodieva pensa che la maggior parte delle persone non sappia di cosa si tratta. "Quando parliamo di discriminazione inversa e minoranze, dobbiamo riferirci alle leggi internazionali, alle convenzioni e nient'altro."

La Bulgaria ha ratificato la convenzione sulle minoranze nel 1999 e ne ha approvato gli obblighi.

"Quando i politici, ad esempio Ataka o i Democratici per una Bulgaria Forte, parlano di discriminazione inversa, lo fanno creando un'atmosfera di tensione nella società bulgara, ma senza capire di cosa parlano. La gente si distrae e non capisce che i politici scaricano sulle minoranze quello che lo stato dovrebbe fare e non fa."

Nota Metodieva che i messaggi che arrivano dai politici sono molto pericolosi nei Balcani, perché è sotto gli occhi di tutti quello che accade in altre parti dove le minoranze sono incolpate per ogni cosa che accade.

"Ho visto una reale minaccia per la Bulgaria in quei messaggi e vi spiego perché": lo scorso marzo BHC ha commissionato alla BBCC-Gallup un sondaggio sulle distanze etniche.

"Il sondaggio ha ritornato una società bulgara seriamente malata di razzismo," ci dice.

BHC ha chiesto alla gente se si sentisse preoccupata, se il sindaco, il maestro, il dottore o l'avvocato provenissero da una minoranza. La risposta è stata positiva. Ha riguardato anche la minoranza ebrea, che è generalmente considerata ben accetta. "Questo significa che le distanze nella società sono rimaste sottotraccia, pronte a risaltare fuori quando sono provocate." Se non migliora il quadro economico, il rischio permane alto, conclude Metodieva.

Riferimento: Ataka

 
Di Fabrizio (del 04/10/2006 @ 10:45:07 in Europa, visitato 1671 volte)

1/10/2006- Un ultra-nazionalista i cui seguaci intonano slogan come "trasformiamo gli zingari in sapone" è emerso come il secondo candidato per popolarità alle elezioni presidenziali in Bulgaria. Anche se Volen Siderov, leader del partito Ataka, non è favorito alle elezioni di questo mese, i sondaggi suggeriscono che avrebbe abbastanza voti da sfidare il favorito Georgi Parvanov, in un secondo turno elettorale. Il suo seguito ha allarmato Bruxelles per il prossimo ingresso della Bulgaria nell'Unione Europea. Durante un raduno nella città di Dobrich, Siderov, che è un ammiratore di Jean-Marie Le Pen - leader del Fronte Nazionale francese, ha infiammato i suoi supporters che intonavano il suo nome inframmezzato ad aggressivi slogan retorici contro le minoranze. "La Bulgaria ai Bulgari" è diventata la parola d'ordine del suo partito, che alle elezioni dell'anno scorso ha ottenuto l'8%. I partiti delle minoranze, soprattutto quelli che rappresentano le etnie turca e rom, sono particolarmente preoccupati. Siderov ha colpito l'opinione popolare con le accuse di criminalità a circa 600.000 Rom. "Basta col terrore zingaro!" ha urlato in TV. Katinka Barysch, del Centro per la Riforma Europea, afferma che il populismo sta capitalizzando le disillusioni sull'ingresso in Europa. "Ovviamente ci sono quanti che non ottengono vantaggi immediati, così spuntano demagoghi che dicono il falso sugli zingari e altre cose simili". Siderov, 50 anni ed ex giornalista, è imputato dal tribunale per discriminazione etnica e sessuale. Non ha nemmeno simpatia per gli acquirenti britannici: "Un gran numero di Inglesi viene qui a comperare proprietà e si sentono i padroni perché tutto è a buon mercato. Ma poi dicono che i Bulgari non potrebbero andare in Inghilterra. Se l'Inghilterra pone dei limiti ai Bulgari, allora lo stesso dobbiamo fare noi". Boyko Todorov, del Centro per gli Studi sulla Democrazia di Sofia, dice: "C'è una generale insoddisfazione sulla politica sin qui seguita. Questa è la ragione della sua popolarità." Ma c'è anche un'altra ragione, osserva Todorov: "Siderov è un bravo oratore e il 99,9% dei politici bulgari è incredibilmente noioso."
© The Times Online

 
Di Fabrizio (del 11/03/2006 @ 10:19:31 in scuola, visitato 1770 volte)

Gli studenti delle classi sul folklore rom celebrano la festa nazionale di Deyan Kolev – Amalipe BG

Il 3 è [stata] la festa nazionale bulgara, in cui viene celebrata la liberazione dal dominio turco e la restaurazione dello stato bulgaro nel 1878. Purtroppo, il crescente nazionalismo tenta di utilizzare questa festa nazionale come ulteriore occasione di odio etnico e di intolleranza contro le minoranze rom e turche [rispettivamente, il 5 e il 10% della popolazione ndr.]. Questo lo scopo dei raduni indetti dal partito ultranazionalista Ataka [cfr. Mahalla ndr.] a Sofia e in altre città.

Ciononostante, gli studenti di differenti origini etniche (rom, turca, bulgara) che a scuola assieme studiano il folklore rom, sono riusciti ad indicare che la differente origine etnica non è di ostacolo alla convivenza e alla partecipazione alla vita del paese, senza per questo rinnegare la propria specifica identità.

Questo ha dato luogo all'iniziativa comune del Centro Amalipe e degli studenti di 12 scuole nel distretto di Veliko Turnovo. L'iniziativa aveva carattere regionale ed hanno aderito molte scuole di altri distretti. Gli allievi hanno preparato un puzzle di 2000 fogli che riproduceva la bandiera nazionale e l'hanno poi presentato ai compagni di scuola, alle insegnanti, alle autorità intervenute alla festa, che è continuata con uno spettacolo musicale, chiuso dall'inno nazionale bulgaro e da quello rom “Gelem Gelem”.

Si è voluto dimostrare che non esiste contraddizione nell'essere contemporaneamente cittadini bulgari e rom, nel rispetto dei simboli e delle tradizioni reciproche, e senza dover condividere l'odio tra etnie. “Lo spirito nazionale della Bulgaria non è nelle torce dei raduni ultranazionalisti, ma nella fiamma che brilla negli occhi dei bambini di ogni differente etnia” (Teodora Krumova – Centro Amalipe).

 
Di Fabrizio (del 30/09/2006 @ 10:19:03 in Europa, visitato 2301 volte)

EUOBSERVER / BRUSSELS - L'ingresso nella comunità europea di Romania e Bulgaria porterà circa tre milioni di cittadini Rom, ma questa etnia affronta ancora forti discriminazioni nei due paesi balcanici.

"L'approccio governativo verso gli insediamenti non-registrati ha creato tensioni. Gli sgomberi forzati hanno accresciuto queste tensioni," recita il rapporto EU sulla Bulgaria di questa settimana.

Riguardo alla Romania, Bruxelles nota che le autorità "tuttora non dimostrano zero tolleranza verso il razzismo rivolto ai Rom."

Ci sono tuttora casi di violenza istituzionale e di raid polizieschi durante gli sgomberi delle comunità Rom, a cui non vengono offerte soluzioni alternative," dice il rapporto.

Razzismo al Parlamento Europeo
Nel contempo, giovedì scorso si è verificato un incidente nel Parlamento Europeo.

Dimitar Stoyanov (23 anni) è il più giovane parlamentare bulgaro, fa parte del movimento nazionalista Ataka e prende parte ai lavori del Parlamento Europeo come "osservatore". Reagendo alla proposta di nominare Livia Jaroka, Romni ungherese e deputata europea del Partito Popolare Europeo, per un premio dedicato alle sue attività in favore dei diritti umani, Stoyanov ha pubblicamente commentato: "Nel mio paese, ci sono decine di migliaia di ragazze più belle di questa onorevole."

"Se si ha la fortuna di essere nel posto giusto al momento giusto, se ne può comperare una (di 12-13 anni) come moglie. Le più belle costano care - oltre 5.000 euro, wow!" ha scritto in una mail indirizzata  a tutti i parlamentari.

I suoi commenti sono stati condannati da Hans-Gert Poettering, leader del PPE, che ha suggerito alle autorità bulgare di ritirare Stoyanov da osservatore in quanto "non c'è posto per lui tra i politici europei."

Stoyanov più tardi di è scusato con i colleghi, dicendo che non voleva offendere Livia Jaroka, ma piuttosto "sottolineare che in Bulgaria le ragazze zingare sono vendute come oggetti dai loro genitori."

L'agenda politica
L'avvenimento probabilmente darà una spinta a quanti nel Parlamento Europeo chiedono maggior attenzione politica al gruppo di minoranza etnica più grande nella EU.

Con l'ingresso dei nuovi paesi dai Balcani, la comunità Rom nella EU ammonterà a 10/12 milioni, con la Romania che ne conta due milioni e la Bulgaria circa 700.000.

"Anche senza la Bulgaria e la Romania, ci sono abbastanza tematiche critiche sulla comunità Rom che vanno affrontate," dice la deputata Rom ungherese Viktoria Mohacsi, del gruppo liberale.

Sottolinea che in diversi paesi europei con una forte minoranza Rom, ci sono tuttora casi di bambini Rom inviati alle scuole per ritardati mentali, senza previa valutazione, oltre a casi espliciti di razzismo da parte delle autorità locali e alti tassi di disoccupazione.

Come nel caso dei paesi dell'Europa Centrale: Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, che sono entrati nella EU nel 2004, la situazione dei due paesi che si affacciano sul Mar Nero è attentamente monitorata dagli osservatori europei, come parte del processo di pre-accesso.

Viktoria Mohacsi e la sua collega socialista Katalin Levai all'inizio di settembre hanno visitato la cittadina romena di Szaszregen, dove un'azione di polizia era degenerata in una "punizione collettiva contro la comunità Rom, inclusi donne e bambini."

"I poliziotti rumeni furono sorpresi di vedere le due parlamentari che si interessavano su quel caso, ma è quanto intendiamo fare in futuro - seguire i casi di violenza e di lampante discriminazione contro i Rom" aggiunge Katalin Levai.

Commissario Rom?
L'anno scorso, alcuni parlamentari socialisti suggerirono che la Commissione Europea doveva prevedere un commissario speciale per i Rom, come segnale concreto dell'impegno su questa tematica.

Il portavoce per gli affari sociali ha detto che la proposta è lontana dal vedere la luce - nonostante il percorso compiuto da gennaio per monitorare Bulgaria e Romania.

La commissione ha comunque creato un tavolo di dieci esperti "per promuovere l'inclusione delle minoranze etniche in Europa" presieduti da Rita Sussmuth, ex presidente del parlamento tedesco.

Per  Viktoria Mohacsi l'idea di un commissario Rom  "dovrà continuare a essere posta e che gli attivisti per i diritti umani devono spingere in questo senso."

 
Di Fabrizio (del 30/08/2006 @ 10:07:09 in media, visitato 2080 volte)

18 agosto: Volen Siderov (vedi ndr) in un'intervista a Der Standard ha chiesto che l'Austria accetti di ospitare 100.000 Rom bulgari.

Apparentemente irritato per una domanda sul ruolo del suo partito nelle tensioni etniche nel quartiere Fakulteta di Sofia (vedi ndr), Siderov ha risposto al giornale che l'Austria dovrebbe provare ad integrare 100.000 persone di quel gruppo di minoranza.

La conversazione è continuata in un tono abbastanza teso, Siderov si è lamentato che lo si volesse descrivere in una luce distorta (sarà, mi ricorda qualcuno ndr) e ha chiesto di non pubblicare l'intervista, minacciando persino di denunciare il giornale.

Siderov ha confessato di sentirsi perseguitato, di aver subito minacce, particolarmente perché Ataka, il suo partito "ha rotto i piani dell'oligarchia politica".

Commentando la scadenza dell'adesione della Bulgaria alla EU il prossimo anno, il leader nazionalista ha detto di essere a favore, se questo non significhi la chiusura di Kozloduy, l'unico impianto nucleare del paese.

 
Di Fabrizio (del 12/10/2011 @ 09:42:05 in sport, visitato 1242 volte)

Uno dei miti di quando ero bambino: Dragan Džajić, stempiata ala sinistra della nazionale jugoslava, che nel 1968 vidi perdere l'Europeo di calcio contro l'Italia (foto tratta da Aoutravisao.wordpress.com)

Settimana scorsa gli occhi degli appassionati di calcio erano puntati sulla partita Serbia-Italia, e molti esprimevano le loro giustificate preoccupazioni, visto cos'era successo nella partita dell'andata a Genova. Ricordate?

Come accade spesso parlando dell'Europa dell'est, la Serbia per i nostri mezzi d'informazione diventa il capro espiatorio di una situazione di disagio comune a tutta la regione. E di una serie di spinte politiche-sociali "giocate" dagli attori più controversi, incapaci di scegliere i loro futuri padroni, mentre continuano le faide riemerse da un passato di oltre 70 anni fa.

Insomma lo sport è la cartina di tornasole del vaso di Pandora che si è aperto oltre 20 anni fa con la caduta dei regimi di allora, spesso impresentabili ma che erano un fattore di stabilità. Rimane, come al tempo della cortina di ferro, un elemento di lotta nazionalista, vedi i recenti (esagerati) entusiasmi per la conquista del titolo europeo di pallavolo della Serbia. Ne scrive quest'articolo di Repubblica.

Ma, proprio perché Repubblica s'è distinta spesso in polemiche anti-serbe, ripeto: la Serbia è solo un pezzetto dell'ennesimo puzzle balcanico.

Dove ogni singolo stato è differente, per storia, popolazioni, economia ecc. ma i fenomeni sociali si rimbalzano similmente, quasi ci fosse un tam-tam da un paese all'altro:

  • In Bulgaria, sono stati ancora i tifosi di calcio a dare inizio alle violente manifestazioni anti-rom, che si sono diffuse rapidamente a macchia d'olio in tutto il paese. Gli sciacalli, gli ultra-nazionalisti di Ataka intendo, si sono fatti vivi solo a cose fatte, giusto in tempo per rivendicarsene il merito.
  • Sempre in Bulgaria, tanto i tifosi quanto i dirigenti delle squadre di calcio, non fanno fare un bella figura del loro paese all'estero.

Altri tre esempi li trovo citati in Osservatorio dei Balcani e Caucaso:

  • In Bosnia Erzegovina (che per fare da contrappunto alla "cattiva" Serbia, consideriamo per pigrizia come uno stato vittima della storia), le partite di calcio tra squadre di calcio che "rappresentano" etnie diverse, si svolgono in un clima di emergenza continua. Appena un attimo più calma la situazione in Croazia, ma anche lì il calcio è terreno di scontro di interessi contrapposti, e relative violenze.
  • In Kosovo anche lo sport vive una sua situazione particolare di isolamento, specchio delle sue contraddizioni politiche. Sempre dal Kosovo, si ricorda come anche la nazionale serba di pallavolo venga arruolata nell'oltre decennale conflitto etnico, ancora non pacificato. Come accade spesso leggendo gli articoli di Osservatorio dei Balcani e Caucaso, bisogna anche scorrere i commenti per avere il quadro delle polemiche che si ripetono da decenni come un vecchio ed abusato copione.

Considerazioni finali:

  • Non solo in Italia, ma anche nei Balcani, parlare di sport purtroppo prescinde dalla bontà della sua pratica, per portarci ad esaminare gli sporchi interessi che stanno dietro.
  • Se la Serbia piange, gli altri non ridono.
 
Di Fabrizio (del 19/09/2007 @ 09:41:33 in Europa, visitato 1427 volte)

Si possono trovare scritte contro i Turchi e contro i Rom sui muri di Sofia, come dappertutto nei Balcani. Ma in Bulgaria gli slogan sono transitati ad un livello superiore ed appaiono sulle fiancate delle macchine.

Come i suoi vicini balcanici, la Bulgaria ha una significativa popolazione di minoranza, inclusa l'etnia Turca (circa il 10% della popolazione) e Rom (forse oltre l'8%). L'etnia Turca ha creato un potente partito, il Movimento per i Diritti e la Libertà, che è presente nella coalizione di governo e conta ministri in posizioni chiave. Il suo successo ha generato risentimento nella maggioranza della popolazione. I Rom [...]non hanno virtualmente partito e soffrono discriminazioni a tutti i livelli della società, in Bulgaria come negli altri stati europei.

Nel 2005, gli slogan dipinti sui muri si evolserono in un nuovo partito politico, Ataka. Fondato da Volen Siderov, proprietario di una stazione TV, sull'onda del successo di Silvio Berlusconi in Italia, Ataka ha capitalizzato i sentimenti anti-governativi, la percezione pubblica di corruzione attorno al partito dell'etnia Turca, e un profondo sentimento di razzismo. Il mantra della sua campagna elettorale fu il piuttosto scontato "La Bulgaria ai Bulgari" (non è chiaro se qualcuno recentemente abbia fatto un'offerta in questo senso). Secondo una ricerca del Comitato di Helsinki in Bulgaria, le attitudini negative verso le minoranze etniche sono gradualmente ma significativamente scese dal 1992 al 1997. Alla domanda se si potesse appoggiare un valido candidato Rom, per esempio, l'82% delle risposte erano no nel 1992,ma soltanto il 66% nel 1997. Nel 2005 col sorgere di Ataka, la percentuale di no risalì al 76%.

Ataka ha ottenuto l'8% dei voti nelle elezioni del 2005. Alcuni sondaggi hanno mostrato che la sua popolarità è precipitosamente cresciuta sino al 14%, in occasione delle elezioni per il Parlamento Europeo del 2007. I rappresentanti di Ataka nel Parlamento Europeo hanno formato una coalizione chiamata Identità Tradizione e Sovranità, assieme a partiti come il Fronte Nazionale Francese, i neo-fascisti Italiani, e lo xenofobo Partito Liberale Austriaco. Una coalizione multinazionale di xenofobi può sembrare una contraddizione in termini, ma il progetto europeo di integrazione ha generato una strana prole.

Per quanto il razzismo permei le attitudini e le istituzioni bulgare, Ataka non ha portato ad una significativa crescita della violenza, e non ha trasformato il panorama politico del paese. Effettivamente, sembra come se Ataka si sia trasformata. Con il supporto stagnante e forse declinante, il partito cerca aiuto nei collegi elettorali da opporre alla coalizione governativa che include realisti, ex-comunisti e pro turchi.. Questo potrebbe spiegare l'apparizione nella stazione TV di Ataka di temi legati alla comunità Rom.

John Feffer is the co-director of Foreign Policy In Focus at the Institute for Policy Studies

 
Di Fabrizio (del 07/02/2010 @ 09:30:52 in musica e parole, visitato 1270 volte)

Segnalazione di Juan Garcia Santiago

 Amalgama (♫) Flamenco Gitano (Hindustán/India & España)

Fotos: Culturas de India/ Gitanos/ Fusión.
Música: "Amalgama & Karnataka College of Percussion -
Ramamani (Vocales, Konakol)
Charo Manzano (Vocales)
Sheshikumar ( Kanjira)
Tunsi Beyer ( Ghatam, Tabil)
Xavi Turull (Tabla, ghatam, berimbau)
Juan Parrilla (flauta)
Jesús Losada (Guitarra Flamenca)
Antonio Ramos (Bajo)
Pau Martinez ( Congas)

 

Da Roma_Daily_News

Petition with GoPetition - Su Facebook

Toma Nikolaev è un rispettato attivista dei diritti rom, ed ex candidato al Parlamento. Perseguitato in Bulgaria a causa delle sue critiche all'apartheid che esclude la maggior parte dei 700.000 Rom di Bulgaria, è stato direttore del giornale bilingue DeFacto sino alla chiusura.

Temendo per la propria vita, dopo che una bomba era stata posta vicino a casa sua, Nikolaev chiese asilo in Gran Bretagna. Ne seguì un lungo processo, mai terminato, durante qwuel periodo Nikolaev continuò ad aiutare i Rom. Si unì alla campagna per salvare la comunità di Dale Farm, interrotta dall'assalto della polizia antisommossa il 19 ottobre 2011.

L'8 aprile 2012, giorno della nazione rom, Toma Nikolaev ha partecipato ad un  sit-in di fronte all'ambasciata bulgara a Londra. Poco dopo venne arrestato su mandato europeo e passò tre giorni in custodia prima di essere rilasciato su cauzione. E' stato convocato al tribunale dei magistrati di Westminster alle 9.30 del 22 maggio.

E' la prima volta che un importante attivista politico rom viene portato davanti a questo tribunale, di solito riservato alle estradizioni e ai casi di terrorismo.

Nikolaev potrebbe essere estradato in Bulgaria, dove lo attende una condanna al carcere, imposta per le sue critiche al governo.

I Rom in Bulgaria costituiscono l'8% della popolazione, vivono soprattutto in quartieri isolati e soffrono il 70% di disoccupazione. In questa condizione di esclusione sociale, gli attivisti rom sono oggetto di persecuzione giudiziaria e poliziesca, e anche di violenza da parte dei movimenti nazionalisti e razzisti, in particolare del partito Ataka. Questo il motivo per cui non è sicuro per Nikolaev, sua moglie ed i suoi figli di tornare in Bulgaria. Ci appelliamo quindi al tribunale dei magistrati di Westminster per impedire il procedimento di espulsione richiesto dallo stato bulgaro, e permettere a Toma Nikolaev di rimanere in Gran Bretagna, dove gli sia concesso di richiedere asilo politico.

Il nostro appello è rivolto alla regina Elisabetta II, al Governo e al Parlamento del Regno Unito. Chiediamo loro di intervenire nel caso di Toma  Nikolaev, offrendo così all'Unione Europea e al mondo un esempio di civiltà e rispetto per i diritti umani. Facciamo anche pressione all'Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite, Antonio Guterres; all'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, Navi Pillay; il Commissario Europeo per i Diritti Umani, Nils Muiznieks; il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, e a tutta la società civile perché non rimangano indifferenti ad un caso paradigmatico delle attuali condizioni dei Rom e di quanti difendono i loro diritti.

Speriamo in un verdetto giusto ed umanitario nel caso di Toma Nikolaev, ed estendiamo a quanti risponderanno a questo appello i nostri migliori ringraziamenti.

Chiediamo che Toma Nikolaev ottenga il diritto di rimanere in Gran Bretagna e non venga estradato in Bulgaria, dove la sua vita e la sua libertà son in pericolo.

We appeal to:
- the Westminster Magistrates' Court
- Queen Elizabeth II
- the Government and Parliament of the United Kingdom
- the United Nations High Commissioner for Refugees, Antonio Guterres
- the UN High Commissioner for Human Rights, Ms. Navi Pillay
- the European Commissioner for Human Rights, Nils Muiznieks
- the President of the European Parliament, Martin Schulz

alle bleiben!
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Di Fabrizio (del 21/08/2007 @ 09:29:07 in conflitti, visitato 2200 volte)

Da La Voix des Rroms

Domenica scorsa, quattro giovani rroms di Sofia (Bulgaria) sono stati attaccati da skinheads. Uno di loro si è trovato all'ospedale con una mandibola rotta. Il giorno dopo, una sommossa è cominciata nella zona di Fakulteta, un ghetto dove vivono i giovani rroms. La polizia ha fermato quattro Rroms sospettati di avere incitato questa sommossa dove circa 300 Rroms avrebbero cercato la rivalsa. Le autorità poliziesche, ministro dell'interno in testa, garantiscono che metteranno fine immediatamente a qualsiasi velleità di conflitto.

La zona di Fakultèta è conosciuta per la povertà estrema dei suoi abitanti rroms, vittime di una eesclusione e di una ghettizzazione totale. Secondo l'agenzia di stampa a Focus, Rroms, armati di bastoni e di coltelli, avrebbe gridato "morte ai bulgari", di fronte alle forze di polizia che hanno loro impedito di partire verso la zona dove aveva avuto luogo il litigio all'origine della sommossa.

Con elezioni locali previste per l'autunno, è difficile fare la selezione delle informazioni secondo la loro veridicità. La Bulgaria passa per lo stesso fenomeno della Francia in 2002. Volen Siderov, il capo di Ataka, movimento di destra estrema, è arrivato al secondo turno. Fra gli slogan gridati nelle sue riunioni, c'era anche: "Trasformiamo i zingari in sapone!"

 
Di Fabrizio (del 11/09/2008 @ 09:28:56 in Europa, visitato 1994 volte)

Da Roma_Daily_News, molto lungo - da sorbirsi con calma (niente che non sia già stato scritto, ma così vi risparmiate di rileggere un centinaio ; - ) di articoli)

I Rom dei Balcani, un popolo senza stato (Le Monde diplomatique, settembre 2008)

La caduta del comunismo e la rottura dell'ex Yugoslavia hanno lasciato il popolo Rom, da lungo insediato nei Balcani e formando una forte parte dell'identità della regione, con pochi protettori. Molti scappano come rifugiati dalle persecuzioni e dalla disoccupazione, altri rimangono, sotto-privilegiati e minacciati. Di Laurent Geslin

Il giovane ci guida con cautela sulla strada irregolare da Sofia, la capitale bulgara, a Fakulteta, dove vivono oltre la metà dei 30.000 Rom di Sofia. Sarebbe impossibile entrare in quest'area, dove i blocchi di appartamenti socialisti cedono il passo alla vegetazione e all'immondizia, senza una guida, da quando l'area è sotto sorveglianza dopo le violenze dell'autunno scorso. Il guidatore ci dice: "Sto facendo questa deviazione per evitare la polizia. Non ho la patente."

Baptiste Riot, un giovane insegnante francese che insegna fotografia al bambini della Mahala, il distretto Rom, ci aveva spiegato: "Gruppi di estremisti bulgari vengono regolarmente a provocarci, e dopo la morte di un Rom lo scorso settembre gli abitanti si sono dovuti organizzare. L'unico posto dove le due popolazioni si incontrano è il mercato al limite del quartiere Rom. La gente ci va perché i prezzi sono più bassi che nel centro di Sofia."

Ma i commerci non sono abbastanza per fornire di che vivere alla popolazione. I giovani devono lavorare a 15 o 16 anni, non possono permettersi di studiare, così raccolgono la spazzatura dalle strade di Sofia per riciclarla. Ci ha detto una casalinga del posto: "Siamo fortunati, perché lavoro nella scuola, e visto che i miei figli sono abbastanza grandi, lavorano nelle costruzioni con i bulgari." Altri fanno lavori anomali. Secondo Ilona Tomova, dell'Istituto di Sociologia di Sofia, nel 2001 soltanto il 18% della popolazione rom attiva era registrata come impiegata. Le statistiche sono un po' migliorate da allora, ma la situazione rimane seria.

"Affrontano una discriminazione costante nel lavoro, nella scuola e nella sanità. Ogni buon cittadino bulgaro ha pochi amici Rom con cui avere occasionalmente un caffè o un bicchiere, ma lo stesso vede gli Zingari incarnare tutti i vizi del mondo," ha detto Marcel Courthiade, insegnante Romanì all'Istituto nazionale di lingue e civiltà orientali (Inalco) di Parigi.

Nella storia

I primi Zingari vennero dal nord dell'India ed arrivarono in Europa tra il XIV e il XV secolo; nel 1348 un gruppo chiamato Cingarije fu osservato a Prizren nel Kosovo e dal 1385, alcuni testi menzionano famiglie che vivevano in schiavitù in Valacchia e Moldavia. I gruppi vennero sparpagliati nella prima metà del XV secolo, talvolta con la benedizione delle autorità. Nel 1417 l'imperatore tedesco Sigismondo diede una lettera di raccomandazione e protezione a un gruppo di Rom della Boemia (da cui la parola bohemian). Nei Balcani, i Rom si unirono al sistema amministrativo, economico e militare sotto l'impero Ottomano. Alcuni hanno accompagnato le armate ottomane come fabbricanti di armi da fuoco. Altri si stabilirono e lavorarono come artigiani o mezzadri in tutto il territorio, e gradualmente costruirono le Mahala, i quartieri Zingari, in molte città dell'Europa sud-orientale, incluse Prizren e Mitrovica in Kosovo.

In periodi di pace e benessere, gli Zingari erano tollerati per le loro abilità di artigiani ed allevatori, ma ogni deterioramento nella situazione economica o politica significava repressione e persecuzioni. Attraverso i secoli, le espulsioni li obbligavano a migrare. Molti arrivarono in Bulgaria alla fine del XVII secolo, fuggendo dalla guerra tra l'Austria e l'impero Ottomano. Quando la schiavitù fu abolita nei principati rumeni nel 1860, ci fu una nuova diaspora di Rom in Europa. Il genocidio nazista nella II guerra mondiale uccise centinaia di migliaia di Rom, ma il tribunale di Norimberga ignorò la loro tragedia. Non sappiamo in quanti morirono nel campo di concentramento di Staro Sajmiste vicino a Belgrado, e la lista di vittime Zingare nel campo di Jasenovac in Croazia fu elaborata solo nel 2007.

Secondo le stime del Consiglio d'Europa, vivono in Europa tra la Bretagna e la Russia dai sette ai nove milioni di Rom, la più grande minoranza transnazionale. I Rom dei Balcani, spinti da guerre o povertà, si sono stabiliti in gran numero in occidente, raggiungendo gli Zingari locali con cui hanno generalmente pochi contatti.

Negli ultimi 20 anni, le istituzioni internazionali, specialmente l'Unione Europea e il Consiglio d'Europa, sono diventati coscienti di ciò. Ma nonostante i loro sforzi nel fornire scolarità ai bambini Rom, i Rom continuano a soffrire discriminazioni e sono diventati più poveri. Nel 2005 fu lanciato il Decennio dell'Inclusione Rom sotto gli auspici della Banca Mondiale, del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite e della UE, per facilitare l'accesso all'istruzione, al lavoro, alla sanità e alla casa, in nove paesi dell'Europa orientale e balcanica. Ma dopo tre anni del progetto, gli esperti trovano i risultati deludenti. Mentre l'opinione pubblica sta diventando cosciente della natura transnazionale del problema, i singoli stati ritardano le misure per facilitare l'integrazione.

Il dissolvimento dell'ex Yugoslavia

I Rom balcanici furono i primi a soffrire della rottura dell'ex Yugoslavia e della caduta del blocco sovietico nei primi anni '90. I nuovi governi li trascurarono e furono le vittime della transizione economica. Diventati più poveri, divennero l'obiettivo degli emergenti aggressivi movimenti nazionalisti e capro espiatorio delle dispute intra-comunitarie, e le comunità Rom vennero marginalizzate e fatte oggetto di violenze e persino di pogrom.

Secondo Ilona Tomova: "Nel 1989 l'83% della popolazione adulta aveva un impiego ed i Rom avevano il più alto tasso di occupazione in Bulgaria; ma nel 1993 era sceso a solo il 30%. Alcuni Rom non hanno più avuto accesso al mercato lavorale dai primi anni '90. Ed ora abbiamo una seconda generazione senza un lavoro stabile." E' peggio nei ghetti urbani che si erano generati alla fine degli anni '70 e sono cresciuti dopo la caduta del regime comunista.

"Prima, non avresti potuto distinguere lo stile di vita Zingaro," ha detto Antonina Zelyazkova, del Centro Internazionale per gli Studi sulle Minoranze e le Relazioni Interculturali (Imir). "Lavoravano, mandavano i bambini a scuola, avevano accesso al sistema sanitario. La marginalizzazione è iniziata con la transizione. Quanti vivevano nelle piccole cittadine non beneficiarono della redistribuzione della terra e dovettero migrare nelle città più grandi."

Nella città settentrionale di Kumanovo in Macedonia, 5.000 Rom vivono in una baraccopoli in una zona alluvionale tra i fiumi Lipkovska e Kojnasrka. Le loro case sono fatte di mattoni e materiali riciclati. Ci sono pochi negozi, un paio di carretti di angurie, e gruppi di giovani senza via d'uscita. Milan Demirovskim che guida un'OnG chiamata Khan (sole in romanes) che insegna a leggere, dice: "Circa il 95% vive del salario minimo. La loro unica strada è di mettersi in proprio, perché le compagnie assumeranno su basi comunitarie e non c'è mai posto per i Rom."

Nonostante la decentralizzazione iniziata nel 2001, è cambiato poco. Gli accordi di Ohrid firmati il 13 agosto 2001 dopo il conflitto tra le milizie albanesi dell'Armata di Liberazione Nazionale (UCK-M) e l'esercito macedone, garantì diritti sociali e politici a tutte le minoranze. Erduan Iseni, sindaco di Suto Orizari (Sutka),  che ha la maggior percentuale di Rom dell'area di Skopje, è ottimista. "Per i Rom qui è meglio che in molti altri paesi della regione. La Macedonia è uno degli stati più avanzati d'Europa da questo punto di vista." La sua municipalità di 40.000 abitanti sembra abbastanza prospera con le sue colorate officine, i commercianti e i clienti. Ma anche qui i Rom hanno di fronte le solite discriminazioni, pregiudizi ed un muro politico di mattoni. "Abbiamo un budget più piccolo dalla legge di decentralizzazione rispetto agli altri comuni," si lamenta il sindaco. "Non abbiamo abbastanza soldi per riparare le strade e modernizzare le infrastrutture. Si stava meglio sotto Tito."

Anche se la Repubblica di Macedonia ha l'unica costituzione al mondo che include i Rom, questo non si traduce in realtà. "I Rom sono esclusi dalla vita politica," ha confermato Marcel Courthiade. Gli accordi di Ohrid sancivano che le lingue minoritarie devono essere usate nell'amministrazione di ogni comune dove le minoranze sono il 20% della popolazione. Ma questo è servito agli albanesi (che sono il 25% della popolazione in Macedonia) più che alle altre comunità (Rom, Serbi, Torbesh, Aromanians, Turchi, ecc.)

In Kosovo

Restano solo 30.000 Rom dei 120.000 che vivevano in Kosovo prima del 1999. Sono sparsi nell'area serba nel nord del paese ed in alcune enclave nel settore sud albanese del fiume Ibar. La scala delle distruzioni a Mitrovica e Pristina rende evidente la violenza della pulizia etnica. Gli estremisti dell'Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK) dicono che i Rom lavoravano per l'esercito serbo, per giustificare la loro espulsione dopo i bombardamenti NATO e il ritiro dell'esercito serbo.

Ad Orahovac/Rahovec nel Kosovo del sudovest, tra i tetti delle case è steso del filo spinato e tutto è pronto per bloccare le strade al primo allarme. Una famiglia ha protetto la sua casa sulle colline, nel mezzo della terra di nessuno che segna il confine tra la città albanese ed il ghetto serbo ( ma questo non ha impedito gli estremisti albanesi dal bruciare diverse case nel quartiere serbo durante i disordini del marzo 2004). "Siamo rigettati da entrambe le comunità. Mio figlio ha smesso di andare a scuola per la violenza dei suoi compagni di classe albanesi," ci ha detto un Rom. "Prego ogni giorno che non gli succeda niente e che possa raggiungere suo cugino in Germania." Ma fuggendo da questi attacchi, i Rom del Kosovo finiscono nuovamente nella miseria, come confermeranno le migliaia arrivati nella bidonville di Seine-Saint- Denis vicino a Parigi.

Prizren è un'antica città mercato nel Kosovo meridionale, dove Albanesi, Serbi, Rom Bosniaci e Turchi coabitavano prima della guerra. Oggi circa 6.000 Rom stanno tentando di sopravvivere ad una situazione economica paralizzata. "Prima del 1999 avevamo buone relazioni con le altre comunità," ci ha detto un imprenditore. "Da bambino parlavo in romanes ai miei vicini Bulgari, e serbo e turco con i miei compagni di classe. Ho costruito la casa con le mie mani e tuttora vivo in Kosovo. Questa è la mia terra."

Nella Yugoslavia socialista i Rom (specialmente quelli in Kosovo) beneficiavano di vantaggi sociali e culturali. I primi programmi radio e TV in romanes furono trasmessi a Prizren e Pristina. I Rom svolgevano il servizio militare, erano integrati nel sistema politico ed avevano rappresentanti nel governo della repubblica. Rimane ancora un procuratore pubblico Rom in Kosovo. Si è formato nell'era di Tito e lavora a Prizren. Un giornalista, Kujtim Pacaku, ha paura per il futuro: "Non so cosa porterà l'indipendenza. Tutto quel che vogliamo è vivere in pace. Vogliamo che i nostri bambini lavorino sulla terra dove sono nati. E che i Rom cessino di essere bersaglio di un nazionalismo cieco."

Si diffonde il risentimento

Il movimento ultranazionalista emerso nella regione nei primi anni '90 non ha problemi nel mobilitare il risentimento tra quanti sono stati lasciati indietro nella transizione economica. "Quando molti bulgari sotto la linea di povertà scoprono che la UE ha finanziato speciali programmi di aiuto per gli Zingari, come l'assistenza medica gratuita, quando loro non possono permettersi di comprare le medicine o di riscaldare le loro case in inverno a causa dei costi del carburante, allora sono disposti ad ascoltare un partito estremista come Ataka," ha detto François Frison-Roche, esperto bulgaro e ricercatore presso il CNRS.

Agli occhi dei poveri bulgari i Rom, senza lavoro o risorse più poveri di loro, sono saccheggiatori che rubano l'elettricità attaccandosi illegalmente alla corrente elettrica. I media sono contenti di focalizzarsi sui traffici e sui crimini attribuiti alla comunità Rom. Durante le elezioni residenziali del 2006, la coalizione Ataka ed il suo leader Volen Siderov ottennero quasi un quarto del voto bulgaro. Nel corso della campagna chiesero che gli Zingari fossero "tramutati in sapone". Ora vogliono un "programma di governo per combattere il crimine Zingaro".

L'aggressiva campagna di Ataka sta attraendo molti, convinti che tutti i problemi siano dovuti ai Rom e delusi che i partiti tradizionali non stiano affrontando il problema. In Serbia, qualche intellettuale Rom sta tentando di contenere la crescita dei nazionalisti. "Siamo i più fieri oppositori del Partito Radicale," ha detto Rajko Djuric, presidente dell'Unione Romanì Internazionale, che ricorda che 28 membri della sua famiglia furono uccisi dai cetnici (l'esercito realista yugoslavo) durante la II guerra mondiale.

Il Partito Radicale Serbo (SRS) guidato da Tomislav Nikolic da quando Vojislav Seselj è stato messo sotto processo dal tribunale dell'Aia per crimini contro l'umanità nella guerra croata del 1991-1995, ancora si richiama all'eredità ideologica cetnica. Erano leali al re Pietro II di Yugoslavia, e si opponevano tanto alle forze dell'Asse che ai partigiani di Tito tra il 1941 e il 1945. Furono anche responsabili di massacri di Croati, Musulmani e Rom.

Ardenti difensori della "grande Serbia", i nazionalisti estremisti dell'SRS vogliono unire tutti i Serbi dei Balcani in uno singolo stato e negare i diritti politici e culturali delle minoranze. La loro piattaforma è inaccettabile per lUnione Romanì. "Vogliamo diventare un partito importante nel parlamento serbo, un gruppo di cittadini democratici, aperto a tutte le comunità," ha detto il presidente. "Abbiamo ottenuto un seggio e 18.000 voti nelle elezioni legislative del 22 gennaio 2008, il 33% da votanti non-Rom."

Sembra un risultato deludente. La Serbia ha oltre 200.000 votanti Rom, ma ci sono divisioni nella comunità. "I partiti al potere hanno sempre compratovoti con promesse fraudolente o soltanto con qualche bottiglia di rakija (brandy di prugne)," dice Djuric. Ora Marija Serifovic, la vincitrice del concorso canoro Eurovision 2007, si è esposta molto con l'SRS e guadagnato molti voti Rom, nonostante il razzismo del partito. A Vranje, nel sud, i Rom hanno sempre votato in massa per il Partito Socialista Serbo (SPS) di Slobodan Milosevic.

Uno sconosciuto vicino

In Serbia, nonostante le discriminazioni, i Rom prendono ancora parte alla politica. Sono corteggiati durante le elezioni, usati per ottenere i sussidi europei e stigmatizzati per galvanizzare l'opinione pubblica. Gli Zingari rappresentano la diversità, lo straniero vicino. Quale famigli di Belgrado celebrerebbe la sua slava (il santo patrono di famiglia) senza musicisti Rom? Uno degli eventi nazionali più importanti è il festival annuale di Guca, che mette insieme le migliori orchestre Zingare di Serbia. Li i nazionalisti vendono T-shirt con immagini di Milosevic e del generale Ratko Mladic (leader militare dei Serbi di Bosnia tra il 1992 e il 1995) e ascoltano musica che nessuno potrebbe identificare con certezza come Serbe o Rom.

Come le altre minoranze senza territorio, gli Aromanians o i Torbesh, i Rom dei Balcani sono una parte essenziale nell'identità balcanica, con le sue differenze comunitarie, linguistiche e territoriali. Un Rom di ovi Pazar, nella Serbia meridionale, potrebbe essere un cittadino serbo, sentirsi culturalmente legato alla regione del Sangiaccato (tra la Srbia e il Montenegro) essere musulmano e parlare albanese perché la sua famiglia ha relazioni da lungo tempo con il Kosovo. I Rom di Prizren possono esser musulmani sunniti o appartenere all'ordine sufi Rifai Derviscio.

Diversamente dal modello di stato-nazione alla francese seguito da alcuni paesi nella regioni dopol'impero ottomano, non c'è una singola identità. Le identità fluttuano nelle strutture linguistiche, territoriali, religiose e socio-professionali. Si spostano secondo i vincoli economici. I Rom bulgari erano musulmani sotto gli Ottomani, ma oggi sono per la maggior parte ortodossi. E quanti ancora parlano turco, spesso pretendono di essere Turchi, così da poter emigrare facilmente a Istanbul.

Il dissolvimento della ex Yugoslavia ed i movimenti della popolazione dopo le guerre del 1990 hanno accelerato la semplificazione identitaria e la standardizzazione culturale. La Croazia e il Kosovo non hanno più comunità serbe.

Due gruppi simili ora si dividono la Bosnia-Herzegovina, e gli Ungheresi stanno lasciando la Voivodina in Serbia. I Rom e le altre minoranze, che non hanno un territorio di base d mantenere, saranno capaci di mantenere il loro posto in questi stati balcanici che mutano costantemente? Niente è meno certo, a meno che le organizzazioni Rom acquisiscano forza sufficiente per far sentire la loro voce regionalmente, nazionalmente e internazionalmente.

 
Di Fabrizio (del 09/10/2008 @ 09:20:30 in Europa, visitato 5252 volte)

Da Bulgarian_Roma

Da QUEST Bulgaria Property Magazine venerdì 3 ottobre 2008 (nota: mentre sto traducendo il testo, il sito è down, può darsi che non si visualizzino le immagini)

Molti che cercano casa in Bulgaria sono spesso consigliati dalle agenzie bulgare di evitare i villaggi con un'alta popolazione zingara. Tuttavia quando si trovano in aree con molti residenti Rom, trovano che il crimine ed i problemi sociali non sono differenti da qualsiasi altra area rurale in Bulgaria. Difatti molti sono diventati amici costanti dei loro vicini zingari e mentre non sarebbe saggio se non possibile trasferirsi in un vero ghetto zingaro, vivere in un'area con un'alta presenza etnica non è nocivo come dicono i bulgari.

Storia
I Rom, questo il nome corretto per la popolazione zigana non solo in Bulgaria ma in tutta Europa, hanno una storia lunga ed interessante. Nel Medio Evo, migranti dall'India arrivarono in Bulgaria e nel resto dell'Europa Orientale. Si ritiene che fossero discendenti di una sotto-casta indiana. Nel XVI secolo molti di loro adottarono il turco come lingua madre ed alcuni si convertirono all'Islam. Praticavano uno stile di vita nomadico basato sulla vendita dei loro manufatti e capacità, ma questo stile di vita itinerante fu proibito nell'era comunista. Durante questo periodo, molti diventarono parte della forza lavoro industriale, o furono impiegati come braccianti nel settore agricolo. La caduta del comunismo portò difficoltà economiche estreme a questa minoranza etnica. Il boom delle proprietà ha coinvolto questa comunità, che fornisce manodopera a basso costo all'industria delle costruzioni.

I differenti gruppi
I Rom sono la più grande minoranza etnica europea, in Bulgaria sono il secondo gruppo etnico dopo i Turchi e comprendono il 4,7% della popolazione. Ufficiosamente, questa cifra è considerata molto più bassa della realtà, e la popolazione Rom èstimata attorno al 7%. La ragione della discrepanza è il fatto che molti Rom si dichiarano come Bulgari o Turchi nei censimenti e nei documenti ufficiali per evitare la discriminazione razziale.

I Rom si compongono di gruppi differenti, ognuno dei quali si riferisce di solito all'attività commerciale dei componenti. Come gruppo globale, sono una comunità divisa in termini di potere politico, cultura e stile di vita, anche il matrimonio tra componenti di gruppi diversi è raro. Il più grande gruppo tra i Rom bulgari è quello degli Yerlii, composto da daskane roma, che sono Ortodossi ed i horahane roma, che sposano la religione Musulmana. Altri gruppi Rom includono i Kardarashi, che una volta erano rinomati ramai, ma oggi sono spesso definiti Zingari serbi, poi i Rudari conosciuti come Rumeni o Zingari Vlach perché la loro lingua nativa è un dialetto rumeno, gli Ursari o Mechkari, che nei paesi e nei villaggi addestravano gli orsi a ballare per guadagnare soldi dagli spettatori, i Lingurari o Kupanari, che erano e spesso sono ancora carpentieri ed i Lautari, che erano musicisti compiuti.

Razzismo
I Bulgari sono apertamente razzisti nel loro denigrare i Rom ed è raro sentirli chiamare Rom, molto più spesso usano Tsigeni che significa zingaro, o Mangali un insulto simile a Nigger. In verità, ci sono molte parole e frasi usate dai Bulgari per etichettare questo gruppo etnico o per insultarne i componenti, queste frasi includono "nero come uno zingaro" per denotarne il colore della pelle, "lavoro da zingaro" per indicare un'esecuzione scadente, "menti come un vecchio zingaro" implica che si è un bugiardo compulsivo e "russi come un cavallo zingaro". I nomi derogatori arrivano a chiamare "zingari" i noccioli di cereale bruciati o marroni.

Il razzismo contro la popolazione Rom è esistito per secoli ed è stato alimentato durante il dominio Ottomano quando molti, probabilmente per il cattivo trattamento riservato loro dai nativi Bulgari, si misero a fianco dei Turchi adottando la loro lingua e religione. Il pregiudizio razziale continua oggi nei media e politicamente, il partito estremista Ataka, che si è affidato a forti politiche nazionaliste, ha ottenuto 21 seggi parlamentari su 240 ed il 9% dei voti alle elezioni del 2005.

Mentre molti deridono il colore della pelle ed i costumi dei Rom, il razzismo tende a crescere perché i Rom sono i membri più poveri della società e sono perciò associati ai furti, all'elemosinare e alla mancanza di istruzione. Il loro problema non è dissimile da quello dei disoccupati in Gran Bretagna, che hanno bassi tassi scolari, i più alti tassi di associazione al crimine e spesso vivono in proprietà comunali, dove il Britannico medio non metterebbe mai piede. I compratori britannici sono anche rinomati per chiedere quanti zingari vivono in un villaggio prima di acquistare una proprietà e molti sono colpevoli dello stesso pregiudizio della popolazione locale. Molti di questi scelgono anche di mandare i loro bambini in scuole private per paura che l'istruzione dei loro figli possa essere svantaggiata dall'inclusione di bambini Rom nel sistema educativo bulgaro.

Cultura Rom
Sofia, Sliven e Lom hanno la più alta concentrazione zingara in Bulgaria. Ogni gruppo Rom nel paese vive in una propria area distinta, spesso un ghetto ai margini della città o del villaggio. Questi ghetti conosciuti come Quartal in bulgaro hanno poche infrastrutture e sono spesso disseminati di immondizie, ma abbondano di antenne satellitari e cavalli, asini e cani vaganti. I bambini sono fuori, incustoditi tutto il giorno e le gravidanze precoci sono comuni.

I gruppi Rom hanno la loro propria lingua, per molti è un dialetto rumeno o turco. Nel sistema scolastico i bambini sono scoraggiati dal parlare la loro lingua madre. La loro pelle è più scura di quella della popolazione locale e questo li rende riconoscibili e spesso bersaglio di razzismo.

Future Integrazione Futura
La "Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea" evidenzia che è illegale la discriminazione basata su razza, colore, origine etnica o sociale, lingua, religione o credo. La Bulgaria è stata ammessa nell'Unione Europea con diverse clausole riguardo la sua appartenenza; una di queste era che il paese avrebbe lavorato per l'integrazione della popolazione Rom. Un'iniziativa adottata dalla Bulgaria è la sua partecipazione al "Decennio dell'Inclusione Rom", un progetto dedicato al miglioramento dello status socio-economico della popolazione Rom e la sua integrazione nella società locale. Assieme ad altre otto nazioni, la Bulgaria è ora impegnata a "lavorare per eliminare la discriminazione e chiudere l'inaccettabile gap tra i Rom ed il resto della società". Un altro segno positivo nella lotta per abolire il razzismo è il fatto che sempre più gruppi che rappresentano i diritti dei Rom stanno emergendo, in particolare l'unione civile "Roma" ed il gruppo di pressione "Sega". Realisticamente, occorreranno diverse generazioni per debellare il razzismo innato, che viene trasmesso dalle famiglie bulgare ai loro figli in tenera età, tuttavia se la comunità Rom dovesse migliorare tramite opportunità di lavoro e benefici governativi, alcuni dei stigma dovrebbero sparire.

 
Di Fabrizio (del 03/03/2009 @ 09:15:56 in Europa, visitato 1354 volte)

Da Bulgarian_Roma

25/02/2009 [...]

Minoranze Nazionali/Razziali/Etniche

La discriminazione societaria contro i Rom ed altri gruppi minoritari rimane un problema, che a volte sfocia in violenti incidenti tra i membri di differenti gruppi etnici.

Anche se le stime ufficiali indicano i Rom al 4,6% della popolazione, la loro reale percentuale è stimata tra il 6 e il 7%, Secondo un rapporto del 2002 del 2002, c'erano nel paese tra i 600.000 e gli 800.000 Rom. Secondo il censimento del 2001, l'etnia turca contava il 9% della popolazione. I musulmani di etnia bulgara, spesso chiamati Pomaks, sono un altro gruppo di discendenza slava, i cui antenati si convertirono dal cristianesimo ortodosso all'islam, costituivano dal 2 al 3% della popolazione.

La discriminazione sul posto di lavoro contro le minoranze, particolarmente i Rom, continua ad essere un problema. Il tasso di disoccupazione tra i Rom era vicino al 65%, raggiungendo l'80% in alcune regioni. In un caso del 2006, il tribunale cittadino di Sofia trovò responsabile una compagnia quando uno dei suoi impiegati raccomandò ad Angel Assenov di non fare domanda d'assunzione, in quanto era Rom e non sarebbe stato assunto.

L'attitudine generalmente sfavorevole ai Rom, sposata col loro basso livello d'istruzione, rende i Rom meno capaci di accedere al mercato del lavoro. Molti osservatori hanno notato che la qualità dell'istruzione offerta ai bambini rom era inferiore di quella permessa alla maggioranza degli altri studenti.

I pregiudizi contro i Rom hanno continuato a giocare un ruolo significativo nella società e spesso è stata condivisa da chi deve far rispettare la legge. Ci sono stati continui rapporti sulla polizia che minaccia, arresta arbitrariamente ed usa violenza contro i Rom; comunque, le OnG hanno riportato che l'anno scorso la polizia è stata generalmente più cauta nell'uso della forza. I gruppi dei diritti umani asseriscono che talvolta i magistrati non perseguono i crimini commessi contro le minoranze.

Nell'agosto 2007, circa 200 Rom si sono rivoltati nel quartiere Krasna Poliana di Sofia, dopo che erano circolate voci che sarebbero stati attaccati da un gruppo di skinhead. Secondo alcuni testimoni i disordini erano una rappresaglia agli avvenimenti della sera prima, quando un gruppo di giovani descritti come skinhead attaccarono tre coetanei rom, uno dei quali fu malmenato severamente. Dopo l'incidente quattro bulgari vennero accusati di hooliganismo dopo l'incidente, la polizia ne arrestò tre e ne rilasciò uno su cauzione. La polizia detenne anche quattro Rom accusandoli di hooliganismo.

Nell'agosto2007 un gruppo di quattro giovani percosse a morte Asparuh Atanasov, Rom diciassettenne, perché erano arrabbiati che lui fosse nel centro della città. La polizia detenne quattro sospetti ed il processo contro di loro è continuato alla fine dell'anno.

Molti Rom vivono in case sotto gli standard e mancano di registrazione legale per i loro posti di residenza. Le autorità locali hanno incontrato difficoltà nell'allocare risorse e trovare siti dove costruire nuove case.

Le OnG hanno riportato che i Rom incontrano difficoltà nel richiedere i benefici sociali e soffrono di accesso inadeguato all'assistenza sanitaria. Il 2 giugno, il tribunale cittadino di Sofia ha trovato che la clinica di maternità Sveta Sofia aveva rifiutato il trattamento medico ad una donna rom a causa della sua etnia. La corte aveva riconosciuto alla querelante 50 leva (circa $ 38) per danni.

Durante l'anno le organizzazioni dei diritti umani hanno continuato a compilare reclami riguardo le legge anti-discriminazioni. Ad aprile il tribunale distrettuale di Blagoevgrad ha confermato il giudizio per danni di un tribunale minore contro un ristorante che nel 2004 rifiutò di servire clienti Rom, facendolo invece per i non-Rom.

Incitare all'inimicizia, odio o discriminazione razziale è un crimine punibile con sino a tre anni di galera, ed i querelanti possono appellarsi direttamente al tribunale per i danni inflitti da dichiarazioni discriminatorie.

A maggio la corte d'appello di Sofia ha confermato il giudizio contro Volen Siderov, leader del partito Ataka, per dichiarazioni discriminatorie contro le etnie turche, rom, ebrea ed altri gruppi. Sei degli otto casi di querela contro Siderov sono rimasti al vaglio del tribunale regionale di Sofia. La denuncia è partita da una coalizione di 60 OnG, che hanno accusato Siderov di minacce e discriminazioni contro persone a causa della loro appartenenza etnica, religiosa o sessuale. Nei due casi in cui s'è pronunciata, entrambe nel 2006, la corte ha deciso una volta che Siderov aveva incitato alla discriminazione etnica, ma nell'altro che non aveva discriminato in base all'orientamento sessuale. A seguito di un appello, il tribunale di Sofia ha mantenuto a maggio il giudizio sulla discriminazione etnica.

Nel 2007, BHC e l'UNHCR hanno espresso la propria preoccupazione sui rapporti di incidenti violenti e motivati razzialmente contro minoranze visibili. Nel gennaio e nel maggio 2007, quattro persone, due dalla Nigeria e due dal Sudan, sono stati attaccati con coltelli. Il 31 ottobre, il tribunale cittadino di Sofia ha inflitto ad Alexander Ginchev cinque anni di carcere per aver assalito nel gennaio 2007 un calciatore nigeriano.

 
Di Fabrizio (del 09/04/2011 @ 09:15:44 in Kumpanija, visitato 1039 volte)

sabato 16 aprile dalle 19.30
Oratorio S. Vincenzo, Via Milano 59, Settimo Torinese


Cari lavoratori, soci e amici di Terra del Fuoco,

si avvicina per tutti noi una ricorrenza molto importante.. Il secondo compleanno del Dado!!

La grande famiglia del Dado ha deciso, anche quest'anno, di festeggiare insieme a tutti voi i tanti obiettivi raggiunti: c'è Sorina che si è iscritta a scuola guida per conseguire la patente, come suo fratello Ion, ci sono le splendide pagelle di Sarah e di Bianca, e Iulian, che farà parte del centro studi "Sa Mergem!" sulla storia del popolo Rom; ci sono Turkan, Alì, Atakan ed Efsane, la famiglia curda costretta a lasciare la Turchia, che è stata accolta a braccia aperte nella nostra comunità e ci sono Alì Mohamed, Jirow, Taku e Bashi, alle prese con i loro primi contratti di lavoro.

Queste e tante altre le storie che racconteremo nella serata di Sabato 16 aprile,
gustando la cena preparata da tutti gli ospiti del Dado, con piatti tipici dalla Romania, dalla Somalia e dalla Turchia!

Non potete mancare!

Programma della serata:

H.20.00:
Cena multietnica (su prenotazione, offerta libera a partire da 5 euro) presso il salone dell'oratorio
Intervengono:
Aldo Corgiat (sindaco di Settimo T.se),
Caterina Greco (ass. politiche sociali)

H.22.00:
Musica dal vivo e dj Set, con
SVOBODA ORCHESTRA,
LUCIANO DE BLASI E I SUI GENERIS
BOTTEGA DI MUSICA e PAROLE

Info e prenotazioni: 335 67.82.066 / teresa.mangone@terradelfuoco.org

L'appuntamento su Facebook

 
Di Fabrizio (del 16/08/2009 @ 09:11:48 in Europa, visitato 1391 volte)

Da Roma_Daily_News

Mercoledì 12 agosto 2009

L'Europa orientale ha una significativa e crescente popolazione rom. Tensioni di lungo tempo tra i Rom e gli altri si sono intensificate sotto i colpi della crisi.

Molti Rom non si registrano nei censimenti perché tentano di nascondere la loro etnia, ed in alcuni paesi è illegale identificare i Rom nei documenti legali.

Hanno detto gli esperti locali che la mancanza di dati certi è un problema, rendendo difficile affrontare i problemi dalla disoccupazione all'istruzione ed i servizi sociali come pure il monitoraggio.

BULGARIA

  • I Rom formano il 4,7% della popolazione, o circa 370.000 persone, secondo il censimento 2001.
  • Sui stima che la proporzione sarà nel 2020 del 6,5-7,0 %, o 520.000-550.000 persone, ha detto Alexey Pamporov, sociologo dell'Accademia Bulgara delle Scienze.
  • Il tasso di disoccupazione tra i Rom nel 2004 era del 56,2%, cadendo al 48,3% nel 2007 (riflettendo tanto quelli che smettono di cercare lavoro che quelli che l'hanno trovato)
  • Di recente non vengono riportate violenze. L'ultimo caso è del 2007, quando circa 200 Rom devastarono un caffè ed attaccarono quattro persone perché sembravano skinhead, dopo che un Rom era stato picchiato da skinhead.
  • Il partito nazionalista Ataka ha raggiunto un 9% costante nelle ultime due elezioni, nel 2005 e nel 2009.

REPUBBLICA CECA

  • Il governo stima la popolazione rom attorno al 2% della popolazione, ma secondo alcune organizzazioni sarebbero oltre 450.000.
  • Una studio governativa stima una crescita della popolazione rom del 50%, 300.000 persone nel 2050.
  • Non esistono dati ufficiali sulla disoccupazione dei Rom (è illegale raccogliere questi dati).
  • Il governo ha speso 117 milioni di corone ($21.18 milioni) per creare lavoro per i Rom.
  • La popolazione Rom è forte nelle aree settentrionali del paese, dove ci sono stati violenti assalti almeno una volta anche con molotov.
  • Il Partito dei Lavoratori di estrema destra non ha ottenuto rappresentanza parlamentare ed i sondaggi mostrano che abbia scarse speranze di successo nelle prossime elezioni di ottobre.

UNGHERIA

  • Le ricerche mostrano che la popolazione rom è di circa 660.000 persone, il 6,6% della società.. Non sono disponibili dati ufficiali sul censimento, e molti Rom nascondono la loro identità.
  • Secondo l'Ufficio Centrale Statistiche KSH, la proporzione dei Rom potrebbe raggiungere l'8% nel 2020 e superare il 10% a metà secolo.
  • Gli studi mostrano che la disoccupazione rom è dal 1993 costantemente inferiore al 20%. Alcune aree, specialmente nel nord del paese, hanno quasi il 100% di popolazione rom, quasi totalmente disoccupata.
  • Negli ultimi18 mesi ci sono stati violenti scontri, inclusi attacchi con molotov, bombe a mano e fucili. Sono state uccise oltre a una mezza dozzina di persone.
  • Il partito Jobbik di estrema destra ha ottenuto sostanziali successi usando una dura retorica anti-Rom. Ha ottenuto il 15% dei voti alle elezioni di giugno del Parlamento Europeo e potrebbe ottenere 50 dei 386 seggi parlamentari nelle elezioni nazionali dell'anno prossimo.

ROMANIA

  • La popolazione rom sarebbe di 535.000 persone, secondo le stime governative ufficiali, ma i gruppi dei diritti civili ne contano 2,5 milioni, rendendola al più grande comunità rom in Europa.
  • Più delle altre nazionalità i Rom sono migrati altrove in Europa, cercando opportunità in Irlanda e in Italia, dove ci sono 500.000 cittadini rumeni.
  • Studi dell'UNPD (United Nations Program for Development ndr) del 2005, contano al 24% il tasso di disoccupazione dei Rom (definito tra chi cerca lavoro). La disoccupazione auto-percepita (inclusa la mancanza cronica di lavoro) è di circa l'80%, sempre secondo l'UNPD.
  • Sporadici e localizzati gli scontri violenti. A luglio, ci sono stati scontri in Transilvania tra abitanti di etnia ungherese e Rom locali, che hanno sparso paura che episodi simili a quelli ungheresi potessero ripetersi in Romania.

SLOVACCHIA

  • Secondo le stime del governo, la popolazione rom conta 380.000 persona, circa il 7% della società.
  • Dice il governo che circa il 44% dei Rom hanno meno di 14 anni, segno di un prossimo boom della popolazione. La maggior parte delle famiglie rom conta 10 o più membri.
  • Secondo il governo, meno del 10% dei Rom lavora regolarmente.
  • Non ci sono più stati violenti disordini della rivolta rom nella metà degli anni '90, e recentemente i partiti politici non hanno insistito sulle questioni rom.
  • Alcuni progetti per l'alloggio e programmi per il lavoro hanno facilitato le condizioni in alcune parti del paese.

(Reporting by Reuters bureaux, writing by Marton Dunai)

 
Di Fabrizio (del 02/05/2011 @ 09:11:20 in Europa, visitato 1311 volte)

Da Roma_Daily_News (su Ataka, articoli precedenti)

La debolezza dei movimenti radicali è che il punto di vista dei partiti di governo può essere altrettanto estremo, scrive DANIEL McLAUGHLIN

DENUNCIANDO LA RICHIESTA TURCA di aderire all'Unione Europea, chiedendo ad Ankara i danni per la I guerra mondiale ed inveendo contro i Rom - il partito di estrema destra Ataka è la voce più stridente della politica bulgara.

Anche se è stato fondato ufficialmente solo pochi mesi prima delle elezioni generali del 2005, Ataka ottenne oltre l'8% dei voti al ballottaggio e 21 seggi al parlamento, una posizione che si consolidò nei sondaggi del 2009.

Ataka è la creatura di Volen Siderov, che prima ha attirato un seguito di pubblico con un programma televisivo dallo stesso nome, in cui dava la colpa di molti dei mali della Bulgaria alla sua minoranza turca, alla vasta comunità rom, alla corruzione e alla venalità dei principali politici.

I gruppi dei diritti umani l'hanno accusato di virulento antisemitismo, ma Siderov descrive il programma di Ataka come "nazionalismo difensivo... un sistema immunitario che salva la nazione dall'estinzione".

Questo approccio non solo ha dato ad Ataka una presenza significativa nell'assemblea bulgara, ma anche due seggi al Parlamento europeo, dove nel 2006 uno dei suoi rappresentanti ha sollevato polemiche per una presunta email razzista e sessista su di una deputata rom.

Fu l'anno in cui Siderov arrivò ad una maggiore attenzione internazionale, quando andò al ballottaggio per le presidenziali contro Georgi Parvanov, che poi vinse, un evento che molti collegarono alla sfida di Jean Marie Le Pen in Francia nel 2002 contro Jacques Chirac.

Gran parte dei suoi tuoni anti-corruzione sono stati rubati da Gerb, il nuovo partito di governo gestito dalla spiccia ex guardia del corpo Boiko Borisov, che ora gode del vasto supporto dei deputati Ataka. Alcuni analisti si chiedono se Siderov stia cercando di ottenere il supporto di Borisov per un altro attacco alla presidenza nelle elezioni presidenziali di quest'autunno ma, nel contempo, i sondaggi mostrano che il consenso ad Ataka è sceso ad appena il 3%.

Nella vicina Romania, la sfida in stile Siderov/Le Pen all'elite politica è stata posta nel lontano 2000 dall'ultra-nazionalista Corneliu Vadim Tudor, leader del partito Grande Romania.

Ex "poeta di corte" del dittatore Nicolae Ceausescu, Tudor divenne un'importante figura politica negli anni '90. I suoi appelli all'orgoglio nazionale e al patriottismo e la denuncia delle minoranze rom ed ungherese toccarono una corda in un paese in lotta contro la povertà, l'instabilità e profondi divisioni sociali dopo la rivoluzione del 1989.

Il partito Grande Romania venne estromesso dall'assemblea nazionale nelle elezioni del 2008 ma, un anno dopo, Tudor ottenne un seggio nel Parlamento europeo assieme allo scomodo alleato Gigi Becali, un uomo d'affari che fece scandalo per aver insultato Ebrei, Zingari e Ungheresi tra tanti altri.  Fanno appello agli elettori come cani sciolti, ma non formano una forza politica unitaria.

Alcuni esperti dicono che la debolezza dei partiti radicali in Romania è dovuta in parte al fatto che i partiti tradizionali conciliano punti che altrove sarebbero considerati estremi, come un forte conservatorismo morale, profonda riverenza per la chiesa ortodossa ed antipatia verso gruppi minoritari come Rom, gay e lesbiche. "Il nazionalismo non è così forte come negli anni '90... ed il populismo è così diffuso che i nazionalisti sono stati esclusi," dice Alina Mungiu-Pippidi, presidente della Società Accademica Rumena.

 
Di Fabrizio (del 17/02/2006 @ 08:23:45 in Europa, visitato 2107 volte)
Di un interessante articolo tradotto in italiano da Osservatorio sui Balcani, riporto questo spunto:
La popolazione della Croazia è in calo. Per contrastare questa tendenza demografi e politici propongono di favorire un’immigrazione di giovani dai Paesi dell’est, tra cui la Serbia, per ripopolare le regioni carsiche del centro. Ma dieci anni fa proprio i serbi venivano scacciati dalle stesse regioni...
“Stimolare l’immigrazione è ‘meno caro’ che stimolare la natalità, ma si tratta di una soluzione solo a breve termine.

Per leggere tutto l'articolo
Invece in Bulgaria, sempre da Osservatorio sui Balcani, ricorrono le stesse paure che tre anni fa agitavano la Slovacchia:
Una piccola nazione zigana?
Spesso, ai commenti angosciati sulla scomparsa dei bulgari, si sovrappongono i gridi d'allarme sull'avanzata numerica di turchi e rom. "Entro la metà del secolo", scrive Anton Ivanov sulla rivista "Geopolitica" "la comunità rom raggiungerà probabilmente il 30% della popolazione. Essendo una comunità che storicamente sopravvive offrendo servizi alla componente maggioritaria, questa sproporzione comporterà difficoltà sia ai bulgari che agli stessi rom".

Il pericolo è quello di diventare una "piccola nazione zigana", marginale e lontana dagli standard europei. " In molti centri la minoranza rom è già divenuta maggioranza", afferma ancora Mirchev, " e al posto di quartieri rom, nascono villaggi rom. Chiunque viaggi per la Bulgaria può rendersene conto facilmente".

Da alcune formazioni politiche, come i nazionalisti di Ataka, viene agitato lo spettro del Kosovo, come esempio di una "guerra demografica" che porta alla scomparsa di chi viene sopraffatto numericamente.

Questi allarmi, secondo il professor Atanas Atanasov, principale autore della "Strategia per lo sviluppo demografico della Bulgaria 2006-2020" pubblicata a inizio anno, sono però per lo meno eccessivi, specie nel breve-medio periodo.

Se è vero che i rom e i turchi fanno più figli dei bulgari, sostiene Atanasov, queste minoranze partono da una base numerica molto più piccola. Oggi, ogni cento nati in Bulgaria, il 74% sono piccoli bulgari, e la natalità è in diminuzione anche tra le comunità di minoranza.

C'è, infine, chi sostiene che Parvanov sia stato spinto a prendere l'iniziativa più per motivi elettorali che strategici. Dopo essersi assicurato il voto della minoranza turca alle prossime presidenziali, grazie all'appoggio al governo tripartito di cui uno dei cardini è il Movimento per le Libertà e i Diritti, Parvanov avrebbe deciso passare all'attacco sui temi "nazionali", per sottrarre voti proprio al leader di Ataka Volen Siderov, che fino ad oggi è l'unico ad aver accettato formalmente la sfida alla carica presidenziale.
 
Di Fabrizio (del 01/08/2005 @ 03:52:17 in Kumpanija, visitato 2342 volte)
Rileggevo un vecchio articolo dall'archivio di Pirori, che vi ripropongo. Mi sembra interessante, alla luce di alcuni cambiamenti che stanno avvenendo in Bulgaria (ad esempio, l'affermarsi del partito nazionalista Ataka) e in Europa, come il rapporto tra tradizione e rinnovamento, il ruolo della scuola e delle OnG nell'inclusione dei Rom. Altre notizie sulla Bulgaria

9 Settembre 2004
Conversazione con gli etnologi Elena Marushiakova e Vesselin Popov sul passato, presente e futuro dei Rom di Bulgaria

Elena Marushiakova e Vesselin Popov hanno pubblicato numerosi articoli di studio sulla storia e la vita contemporanea dei Rom in Bulgaria e nell'Europa dell'Est, sono gli autori di "Zingari nell'Impero Ottomano: Un Contributo alla Storia dei Balcani".
Attivamente coinvolti con diverse associazioni di studio sui Rom e progetti di ricerca internazionale, hanno fondato la Società di Studio sulla Minoranza Romani a Sofia e promuovono esposizioni su questi temi nei musei di Sofia e Budapest.

Polia Alexandrova per TOL ha discusso con loro sulle caratteristiche dei Rom bulgari, partecipazione politica, il ruolo ambiguo del settore non-profit e il pericolo di confinare le persone in riserve etniche.


TOL: Come definireste i principali gruppi Rom in Bulgaria?

Vesselin Popov: Il gruppo più caratteristico sono i cosiddetti Yerla, discendenti della prima ondata di migrazione zingara e parlano differenti dialetti nei loro villaggi Rom. Il secondo gruppo sono i cosiddetti Kardarasa o Kaldarara, ex nomadi, la maggior parte vivono in villaggi e piccole città. Un altro gruppo caratteristico sono i Rudara, che parlano un dialetto proprio e preferiscono essere identificati come Vlasi [Vlachs] o Antichi Rumeni.

Elena Marushiakova: I Rom in Bulgaria non sono una comunità omogenea...

Vesselin Popov: Per esempio, ci sono vasti gruppi zingari di lingua turca che non si considerano Rom. Alcuni si definiscono Turchi etnici, mentre altri non sono sicuri della propria origine. Se prendiamo il linguaggio come criterio, ci sarebbero quattro gruppi: che parlano bulgaro, turco, rumeno e romanesh. Dobbiamo poi considerare i differenti dialetti, i matrimoni misti, che alcuni gruppi sono aperti e altri chiusi ecc. Anche la religione potrebbe essere un criterio - alcuni Rom sono musulmani, altri cristiani e ce ne sono molti che seguono altre religioni.

Elena Marushiakova: Molti Rom bulgari stanno cercando di costruirsi una nuova identità propria e certamente lo farebbero trovando qualcuno che scrivesse la loro storia. Disgraziatamente, in Bulgaria la cosiddetta integrazione dei Rom è direttamente connessa con la disintegrazione dei differenti gruppi. Se poniamo tre gruppi nello stesso villaggio, presto
ognuno di loro dimenticherà di essere stato di una comunità differente. Così, il gruppo più numeroso dei Rom è quello di chi ha perso la propria identità o ne conserva solo una vaga memoria.

TOL: Quali sono le caratteristiche dei Rom bulgari rispetto a quelli delle nazioni confinanti?

Vesselin Popov: Quando parliamo delle caratteristiche dei Rom dell'Est Europa in generale, dobbiamo guardare indietro alla storia di questa regione e vedere come i tre grandi imperi che si sono alternati nei secoli: Ottomano, Austro-Ungarico e Russo, hanno influenzato la comunità. Oggi i differenti gruppi hanno le loro specificità, più che altro per fattori geopolitici, ma il modello è simile ovunque.

Elena Marushiakova: D'altra parte,ciò che rende i Rom bulgari differenti da quelli di altre parti dei Balcani è che i cosiddetti zingari nomadici qui sono più numerosi, mentre lo sono di meno che nell'ex Unione Sovietica, per esempio. Lo sviluppo e l'arricchimento del sistema etno-culturale dei Rom in Bulgaria è un processo storico continuo, in relazione con una moltitudine di interazioni culturali e mutue influenze.

TOL: Non abbiamo molte notizie sui Rom bulgari in Europa Occidentale, ma si sentono molte storie sui Rom di Romania, mendicanti o in situazioni di illegalità. Perché?

Vesselin Popov: Il modello di mobilità è diverso. Non è che i Rom bulgari in Europa Occidentale siano meno di quelli rumeni, è che preferiscono spostarsi nei villaggi e lavorare nel settore agricolo, piuttosto che rimanere nelle grosse città e mendicare per strada. Nessuno conosce il numero esatto dei Rom bulgari che oggi lavorano nei vivai o nelle aziende agricole in Olanda. La loro migrazione è invisibile, ma anche vantaggiosa per i paesi occidentali. Per questo nessuno ne parla.

LA TRAPPOLA DELLA TRADIZIONE

TOL: Cosa è stato fatto a livello politico in Bulgaria a favore dei Rom?

Elena Marushiakova: La Bulgaria non è un'isola, è parte della scena internazionale. Ci sono processi internazionali che stanno andando avanti. Se non ci fossero queste influenze dall'esterno, la Bulgaria seguirebbe ancora lo stesso vecchio modello e la situazione apparirebbe completamente differente. Il vecchio e e testato modello balcanico, dove le differenti comunità etniche vivevano fianco a fianco, senza interagire l'una con l'altra, ha funzionato per secoli. Ma il nuovo modello occidentale fornisce assistenza ai membri più poveri della società. Questo modello richiede però l'identificazione dei cosiddetti poveri e da loro assistenza attraverso un sistema di previdenza. Oggi le comunità non sono più separate, isolate dal mondo. Così, non possiamo parlare realmente di un ritorno al vecchio modello di coesistenza, perché il mondo è parecchio cambiato. Ciò significa che non possiamo chiedere ai Rom, o ai Bulgari stessi, o a chiunque altro, di chiudersi in una sorta di comunità a base etnica, perché così si finisce in una specie di riserva. Disgraziatamente, questo è ciò che succede ad alcune comunità Rom in tutta Europa.

TOL: Quindi, quel che state tentando di dirci è che la comunità Rom è punita nei suoi tentativi di vivere una vita moderna, perché il resto della società sta tentando di riportarli indietro nella loro cultura?

Elena Marushiakova: Sì, la società occidentale ha questa idea romantica sui Rom. Li vede come gelosi delle proprie tradizioni, osservanti i loro rituali, indossando i loro costumi come segno di etnicità. La percezione dei Rom come una comunità super-esotica fuori dal tempo e dallo spazio è molto comune in Occidente. Ma chi vorrebbe vivere come facevano i propri antenati secoli addietro? Come ci si può aspettare che qualcuno viva attaccato alle proprie tradizioni, mentre il resto della società si sviluppa, influenzata dalla tecnologia, dalla globalizzazione e dalla modernizzazione? Qui stiamo parlando di processi naturali. Tutti i popoli del mondo, senza distinzione di età, razza o etnìa, vogliono vivere secondo la contemporanea definizione di benessere.

TOL: Se compariamo il livello di discriminazione verso i Rom in questa regione e nell'Europa occidentale, che tipo di fotografia ne otteniamo?

Vesselin Popov: In Europa occidentale i Rom non sono stati riconosciuti come cittadini sino agli inizi del XX secolo, mentre nell'Impero Ottomano erano membri a pieno titolo della società nel XIV secolo. Avevano un posto speciale in tutta l'organizzazione sociale e amministrativa dell'Impero. Da un punto di vista comparativo, in quei tempi il loro status civile era relativamente più favorevole che quello dell'Europa occidentale. Ci fu addirittura un'istanza nel XVI secolo, quando alcuni Rom fecero un appello all'Impero reclamando per i loro diritti umani violati. Noi pensiamo agli Ottomani come ai grandi invasori nella [nostra] storia, ma possono servire come buon esempio dell'osservanza dei diritti umani anche al giorno d'oggi.

Elena Marushiakova: Tanto più il livello di discriminazione è preoccupante, più lo vediamo come tema complesso. Non è dovuto
solo ai cambi politici o storici, ma anche alla modernizzazione della società. Per di più, ci sono differenti tipi di discriminazione. I cosiddetti discorsi apertamente razzisti sono più comuni nell'Europa orientale, ma la discriminazione nascosta è definitivamente più forte in Occidente. Dopo i cambiamenti politici [la fine del regime comunista], quando la gente dell'ex blocco comunista ha capito di poter dire quel che voleva senza essere punita per questo, si è iniziato ad usare parole forti contro quanti non erano di gradimento. Ma in realtà il loro odio era minore di quanto si potesse supporre dalla loro comunicazione verbale. Così, parlare è una cosa, mentre le relazioni umane effettive sono qualcosa di completamente differente.

Vesselin Popov: E' difficile calcolare il livello di discriminazione e di segregazione sociale, perché ci sono criteri molto complessi. In Bulgaria, i media mantengono un'immagine stereotipata della comunità Rom o usano linguaggi sbagliati per descrivere o criticare il loro stile di vita. Nel contempo, le relazioni tra Bulgari e Rom sono migliori che in paesi come la Gran Bretagna, per esempio.

TOL: Qual'è il livello di integrazione dei Rom in questa parte del mondo?

Elena Marushiakova: In termini di integrazione sociale, l'Europa dell'Est è molto lontana dal resto del continente. I Rom nell'Europa occidentale sono più integrati e maggiormente marginalizzati. La situazione è cattiva in Europa Centrale, migliora nell'Europa del sudest, è buona nell'ex Unione Sovietica, dove le politiche specifiche verso i Rom sono state limitate o inesistenti. E' qui l'ironia: maggiori sono le politiche [d'integrazione], minore è l'integrazione sociale.

ONG SENZA FINE DI LUCRO

TOL: Come vedete il ruolo delle organizzazioni Rom in Bulgaria?

Elena Marushiakova: Lo sapete che la prima organizzazione dei Rom è nata nei Balcani? E che sono esistiti qui per più di cent'anni, senza essere sponsorizzati o pagati per le loro attività? Le organizzazioni Rom erano attive in Bulgaria anche prima che l'area diventasse profittevole [per le organizzazioni straniere].

Vesselin Popov: Ma non sarà profittevole per sempre. Alcune organizzazioni rimarranno e altre spariranno. Altre varieranno la loro attività e nasceranno nuove organizzazioni. Alcune diventeranno parte delle strutture governative, mentre altre ancora si trasformeranno in partiti politici.

TOL: La partecipazione politica dei Rom si è rafforzata negli ultimi anni, ma ci sono stati diversi tentativi di limitarla, specialmente durante le elezioni locali del 2003.

Vesselin Popov: Sì, ci sono stati questi tentativi durante le elezioni locali dell'anno scorso, ma in molte parti non erano contro i Rom, ma contro i loro partners politici. Non erano azioni su base etnica, ma influenzate politicamente. Tutti sanno che un forte movimento politico Rom diventerebbe una minaccia per tutti gli attori politici, indipendentemente dalla loro origine.

TOL: Esiste un forte partito politico dell'etnìa turca e nessun significativo partito politico Rom. Perché?

Vesselin Popov: Dipende dalla maturità delle comunità. L'etnìa turca è stata capace di scegliere il proprio percorso molto presto nel suo sviluppo come comunità.

Elena Marushiakova: Ci sono anche fattori soggettivi. All'etnìa turca è capitato di avere leaders molto buoni. La loro comunità si è mobilitata a lungo prima dei cambiamenti [la fine del regime comunista], come risultato delle repressioni patite sotto il comunismo. Mentre nel caso dei Rom, il loro tentativo di mobilitarsi ha trovato lo sfogo nel settore delle ONG.

TOL: I Rom della Bulgaria devono fidarsi delle ONG?

Vesselin Popov: Direi di no. Il nuovo approccio di presentare i Rom attraverso immagini spaventose di miseria ai margini della società e di degradazione personale, con lo scopo di impattare gli sponsor stranieri e l'opinione pubblica occidentale, serve solo ad aumentare gli stereotipi negativi sugli zingari. Nel lungo termine, sono d'ostacolo alla soluzione dei problemi. Questa nuova immagine pubblica accompagna perfettamente lo scenario del rapido sviluppo di "un'industria zingara", che oggi è diventata la politica statale nell'Europa dell'Est, supportata da diversi programmi europei.

Elena Marushiakova: In Bulgaria il settore delle ONG è qualcosa di comico. Nella società occidentale esiste una divisione di classe, quindi c'è bisogno di un sistema di organizzazioni di aiuto il cui compito principale è il bilanciamento [degli interessi in conflitto]. Ma i Balcani, particolarmente la Bulgaria, non sono mai stati una società divisa in classi. Qui un pastore può diventare primo ministro, in Occidente no. Così il modello di società che si è importato, non funziona bene, semplicemente perchénon è stato sviluppato per una società come quella bulgara. Naturalmente, la Bulgaria è molto cambiata, quindi ci sarà bisogno di questi gruppi in futuro.

TOL: Quindi sembra che i Rom bulgari non possano fidarsi tanto dei partiti che delle ONG. Cosa possono scegliere?

Elena Marushiakova: Penso che esista ancora la possibilità di una mobilitazione politica. Quando saranno stati evidenziati i problemi etnici, la gente comincerà a cercare come risolverli. Il settore ONG è stato testato e ha dimostrato di essere inefficace, quindi bisogna provare altre strade.

SUCCESSI SCOLASTICI

TOL: Una voce positiva riguarda i progressi nel programma governativo di desegregazione scolastica, per offrire ai Rom uguali opportunità. A tre anni dall'inizio, qual'è il bilancio?

Elena Marushiakova: La desegrazione scolastica era già iniziata da tempo, prima che se ne cominciasse a parlare. E' diventata una grande questione dopo che è stato coinvolto il settore delle ONG. La cosa migliore, d'altra parte, è che un precedente processo inconscio è improvvisamente diventato ufficiale.

Vesselin Popov: Il programma di desegrazione scolastica ha avuto successo nel fermare un processo molto pericoloso - che stava trasformando le scuole per Rom in ghetti. Il programma ha anche degli oppositori: molta gente, specialmente nell'Unione Europea, pensano che mandare i bambini Rom in classi miste significa imn qualche modo assimilarli. Preferirebbero che questi bambini stessero rinchiusi nella loro società, mantenendo vive le loro tradizioni. Questo conflitto di idee sarà il tema dominante nei prossimi anni.

Elena Marushiakova: I Rom in Bulgaria hanno goduto di pari opportunità per anni, incluso il diritto ad una buona educazione.
Le cosiddette classi segregate cominciarono ad apparire negli anni del "socialismo sviluppato" alla metà degli anni '70. Ma la separazione in normali "classi di basso livello" e classi per l'elite, era già in auge.

Vesselin Popov: Il modello di desegrazione ha funzionato bene, ma la recente introduzione degli insegnanti-assistenti [Rom] ha lasciato il segno. Come può un bambino Rom sentirsi uguale agli altri in una classe dove c'è un assistente che interpreta la lezione per lui? Tutta l'idea è strana, perché non esiste in tutta la Bulgaria un singolo bambino Rom che non parli il bulgaro. Inoltre, se parlano bene la lingua d'origine, parlano anche il bulgaro molto bene. Quindi, chi ha bisogno di assistenti? Non è un altro tentativo di mettere i Rom in una specie di riserva sociale, di farli sentire differenti?

Elena Marushiakova: Quello che succede è un tentativo di allontanare i bambini dal loro sviluppo, metterli in classi miste con l'idea di dare loro uguali opportunità e poi farli nuovamente sentire differenti. E' una cosa talmente ovvia, che la notizia del programma degli insegnanti-assistenti è sfociata in uno scandalo. E la cosa più strana è che parte di questo programma è stato sviluppato con l'Unione Europea, attraverso il programma PHARE. Secondo me, una vera perdita di tempo e soldi.

Polia Alexandrovna è corrispondente per TOL.
Copyright © 2004 Transitions Online.
All rights reserved.

TOL
 
Di Fabrizio (del 04/09/2005 @ 01:03:28 in casa, visitato 1710 volte)

Dalla mailing list Bulgarian_Roma

Il comune di Sofia ha annunciato l'intenzione di demolire 25 case nel quartiere periferico di Hristo Botev, e di volere procedere con iniziative simili in altri quartieri della cintura urbana.

Sono i quartieri più poveri, con una forte presenza Rom. Il comune ha motivato la decisione con l'intenzione di combattere l'abusivismo edilizio. La decisione non è certamente improvvisa, ma sinora era stata rimandata per diverse ragioni, che tutt'ora non sono risolte. 

  • La prima riguarda il destino degli abitanti, che non hanno altra possibilità se non di finire in mezzo alla strada.
  • In secondo luogo l'illegalità edilizia in Bulgaria è un fenomeno largamente diffuso da anni, che riguarda tanto gli slums delle periferie che i grandi e piccoli complessi alberghieri sulla costa

Il governo già dal 1999 aveva preso l'impegno di risanare i quartieri ghetto, e aveva coinvolto diverse associazioni in progetti che riguardavano a fornitura di corrente elettrica, acqua potabile, scuole e servizi. Progetti che verranno forzatamente interrotti da questa nuova svolta.

Le motivazioni degli sgomberi sono dettate dagli appetiti finanziari ed immobiliari, ma anche dal nuovo quadro politico che sta determinandosi in Bulgaria, dopo il recente successo elettorale della coalizione ultranazionalista Ataka e i difficili tentativi di formare una compagine governativa.

La situazione casa è grave in tutto il paese. Dopo gli alluvioni che hanno colpito tutto l'Europa dell'Est, sono migliaia i Rom che nei piccoli paesi isolati si sono trovati senza casa. Interi villaggi sono stati cancellati dalle piogge. E già nel tormentato quadro politico della Bulgaria fioccano le polemiche sugli aiuti destinati alla ricostruzione, con il partito Ataka che tuona contro i fondi che sarebbero destinati alla ricostruzione dei villaggi Rom.

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