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Richiediamo chiarezza. Di Rom si parla poco e male, anche quando il tema delle notizie non è "apertamente" razzista o pietista, le notizie sono piene di errori sui nomi e sulle località

La redazione
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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca articoli per antiziganismo

Di Fabrizio (del 18/08/2005 @ 23:47:41 in scuola, visitato 2180 volte)

Da: "RomNews.com"

(DEU / ENG) [Invitation / Einladung] [II Internationale Antiziganismus Konferenz und EZAF Website / II International Antiziganism Conference and EZAF Website]

Conferenza: "Antiziganismo: Teorie, Modelli e Pratiche"

8-9 Ottobre 2005 - Università di Amburgo

Studiosi Rom e non, discuteranno il termine "Antiziganismo" alla luce delle rispettive esperienze. Assieme svilupperanno strategie future.

Il termine può avere un determinato peso politico, ma non è scientificamente definito. Quindi non può essere usato operativamente nelle ricerche sul campo.

Ciò nondimeno, una ricerca in questo senso è vitale nella lotta dei Rom e dei Sinti per ottenere il rispetto sociale. La sua definizione è finalizzata a renderlo politicamente efficace. Studiosi coinvolti ugualmente attivi nelle ricerche teoriche che nella pratica politica, presenteranno i loro punti di vista in conferenze e laboratori. Attraverso le diverse discussioni, si vuole raggiungere un denominatore comune che possa portare dalla ricerca alla pratica.

[...]

Potete sottoporci i vostri contributi in forma scritta e presentarli nel corso della conferenza. I testi sottoposti che si atterranno ai principi della nostra ricerca verranno aggiunti alla documentazione.

Esempi pratici di episodi di antiziganismo, saranno aggiunti al "Libro Nero dell'Antiziganismo".

Dal 2006 la Conferenza avrà scadenza annuale. Durante i lavori, verrà presentato l'argomento che si svilupperà nel 2006: "Olocausto e Genocidio di Rom e Sinti". Con quest'anno verrà inaugurato il laboratorio permanente su: "Antiziganismo nella scuola" che aprirà i lavori. Il laboratorio permanente sarà coordinato dalla Dr. Mareile Krause  dell'Istituto Regionale per lo Sviluppo Educativo e l'Insegnamento di Amburgo.

Non saranno rimborsate le spese di viaggio e alloggio. La partecipazione è libera e i pasti sono a carico dell'organizzazione del convegno.

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Di Fabrizio (del 15/01/2006 @ 21:34:02 in Europa, visitato 1513 volte)
Pur non condividendolo in tutti i punti, mi sembra un'analisi originale e interessante per una rflessione sul futuro europeo:

Commenti al Programma Operativo per il 2006 (file pdf ndr) del Consiglio d'Europa proposto dalle prossime presidenze di Austria e Finlandia

Le 58 pagine del documento danno maggior importanza ai fertilizzanti che alla non-discriminazione. Continua la tendenza nel creare inaccettabili gerarchie tra i diversi livelli di discriminazione, tra cui è citata solo quella di genere.
Tanto i paragrafi riguardo i fertilizzanti che l'eguaglianza di genere e la non-discriminazione hanno cinque righe, ma almeno i fertilizzanti sono elencati all'indice degli argomenti. La non-discriminazione viene menzionata anche nelle cinque righe che di fatto dovrebbero essere dedicate all'uguaglianza di genere e alle tematiche connesse (non che questo aiuti nella comprensione).
E' abbastanza ironico l'introduzione del documento: "i recenti dibattiti hanno sottolineato l'importanza che l'unione si concentri sui temi che riguardano la vita di tutti i giorni dei cittadini".
Gli Austriaci e i Finlandesi che hanno lavorato a questo documento, riceveranno da noi altre notizie. Non ero a conoscenza del così grande interesse dei miei concittadini europei per la verifica e la contabilità statutaria o l'indirizzamento sui diritti degli azionisti così come l'infrastruttura per le informazioni spaziali ed il metodo strategico all'amministrazione dei prodotti chimici.
Ci sono anche argomenti più "seri": il rafforzamento dei diritti della piccola minoranza europea che deve affrontare viaggi aerei, così come le fusioni trasversali ai margini del settore bancario e l'accesso della Comunità al WIPO Geneva Act assieme al brevetto comunitario relativo all'urgente problema relativo ai diritti di proprietà europei.
Il capitolo sul welfare animale, salute degli animali, protezione delle piante e nutrizione animale, è più grande di quello sulla politica sociale.
Il documento è stato pubblicato il 22 dicembre e non vale neanche la scusa che è stato scritto dopo i postumi di una sbornia. Piuttosto la spiegazione risiede nel fatto che a quella data nessun parlamentare era a Bruxelles e le camere nazionali avevano giàla testa in ferie
La maggior parte del documento si confronta con le relazioni esterne e il terrorismo, mentre la parte sui Diritti Umani è assolutamente inadeguata e si focalizza su Cina, Iran e Cina.
Un documento terribile scritto da frequentatori di voli di prima classe, comitati di azionisti ed elites europee, che dovrebbero invece che guardare i canali di moda e di Gucci, dovrebbero sintezzizarsi su Euronews.
La maggior copertura di notizie quest'anno è stata data agli eventi di Francia, dove esclusione sociale e razzismo hanno creato una bomba sociale. Il trattato costituzionale non è passato in Francia e Olanda a causa di una lingua elitaria e alla mancanza di collegamento tra i cittadini europei, e questo documento si pone sullo stesso percorso.
Nel 1995, l'anno in cui l'Austria si congiunse all'Unione Europea, 4 Rom furono ammazzati da una bomba mentre tentavano di rimuovere dei graffiti razzisti scritti contro di loro. L'Austria sta tuttora lottando contro il neonazismo e il gap tra molto ricchi e molto poveri sta aumentando.
L'antiziganismo e il razzismo sembrano essere sufficientemente tutelati dalle future presidenze europee.
Probabilmente sperano che impacchettiamo le nostre cose e ci prendiamo una vacanza in attesa della presidenza tedesca.

Valeriu Nicolae Deputy Director
European Roma Information Office
Av. Eduard Lacomble 17, Brussels
valeriu.nicolae@erionet.org
Tel. + 32 27333462
Fax: +32 27333875
Mobile: +32 476538194
 
Di Fabrizio (del 25/07/2005 @ 21:19:03 in Europa, visitato 2967 volte)
da EUMC’s quarterly magazine Equal Voices

EUMC (European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia) intervista le due Romnià elette nel Parlamento Europeo

Con l'allargamento della Comunità Europea, nel Parlamento sono entrate facce fresche con nuove idee. Tra loro, due parlamentari ungheresi della minoranza Rom. In questa intervista con EUMC, Lívia Járóka (Partito Popolare Europeo / Democratici Europei) e Viktória Mohácsi (Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa) spiegano come intendono agire perché l'agenda politica europea si occupi delle tematiche rom. Il 28 aprile 2005 hanno ottenuto il loro primo successo: il Parlamento Europeo ha adottato la sua prima risoluzione sui Rom nell'Europa allargata (vedi alla fine dell'intervista). Entrambe ne sono promotrici.

Interview of Lívia Járóka (LJ) and Viktória Mohácsi (VM) by Andreas Accardo (AA)

AA: Come uniche due rappresentanti dei Rom, siete una eccezione tra i 732 eletti al Parlamento Europeo. Com'è sono stati questi primi mesi a Bruxelles e Strasburgo?

LJ: All'inizio, ingenuamente, pensavo che in un'istituzione pan-europea di tale livello, tutti sarebbero stati sensibili e interessati alle tematiche Rom. Invece, ho trovato che il dibattito si era trascinato per 10 anni senza alcuna novità, senza collaborazione da parte Romo delle associazioni dei diritti civili. I politici mancano di un approccio sistematico, e si muovono reagendo agli impulsi che arrivano dai mezzi di informazione. Rimane un gran lavoro da svolgere: definire una strategia globale e un'agenda per i prossimi 10 anni. Così, prima dei tutto, ho dovuto rendermi conto che i progressi sarebbero stati lenti e i cambiamenti non sarebbero stati facili. Così, anch'io ho dovuto mutare strategie, approcciare persone differenti per nuove alleanze.

VM: Sono arrivata al Parlamento, perché non ero soddisfatta di come venivano affrontati in Europa questi temi. Intendevo fare pressione sulla Commissione, sulle differenti istituzioni e ai diversi livelli politici del Parlamento. L'Europa deve agire contro la segregazione scolastica, la discriminazione sul lavoro, la "ghettizzazione" delle comunità, e assicurare che il suo sistema legale protegga tutti, Rom inclusi. Dopo qualche mese che sono nel Parlamento, sento che ci stiamo muovendo nella direzione giusta. All'inizio, i miei colleghi di partito pensavano che gli argomenti che portavo fossero in "competizione" con altre importanti fonti di preoccupazione: diritti umani, libertà economica e giustizia sociale. Ora capiscono che le tematiche Rom sono una parte del tutto. Li ho sentiti affermare di vergognarsi per non aver considerato il tema dei Rom nei loro precedenti rapporti, dichiarazioni, risoluzioni ecc.

AA: Quali sono le priorità per l'Unione Europea e gli Stati Membri nell'affrontare la discriminazione contro i Rom?

LJ: Per quanto mi riguarda, è la segregazione scolastica, di cui si sta occupando Viktória. In secondo luogo, la discriminazione nelle istituzioni sanitarie e la mancanza di accesso ai servizi socio-sanitari, che si aggiunge alla cattiva situazione socio-economica dei Rom. Il terzo aspetto è il lavoro; qui non si tratta di segregazione, ma proprio di mancanza totale di sbocchi. Per terminare, quello che mina ogni contatto tra Rom e società maggioritaria è la mancanza di adeguate condizioni di vita e abitative. Circa il 40-50% dei Rom vive in totale segregazione, anche nell'Europa Occidentale. Gli accampamenti non hanno acqua corrente, elettricità, gas, presidi medici o di polizia.

VM: Come diceva Lívia, sto affrontando primariamente la questione della segregazione scolastica. Posso aggiungere il tema delle sterilizzazioni forzate, tuttora irrisolto. La difficoltà è nel dimostrare che alla base ci sono motivazioni razziste, se non addirittura criminali. Il personale medico nega il atto che le sterilizzazioni avvengano senza consenso delle interessate. Portare questi casi in tribunale è molto difficile.

AA: La discriminazione contro i Rom e la necessità di migliorare le loro condizioni di vita sono spesso indicate come specifiche per i "nuovi" Stati Membri, piuttosto che per la "vecchia" Europa dei 15. E' giustificata questa divisione tra Est ed Ovest Europa?

LJ: Certamente no. Tra i tanti fraintendimenti difficili da demistificare, c'è anche questo. Grecia, Spagna, Portogallo presentano le stesse situazioni. In generale, da parte di tutti gli Stati Membri c'è riluttanza ad ammettere che la situazione è simile.

VM: La differenza è che nei nuovi Stati Membri, ci sono più ONG coinvolte. Questo perché lì sono più evidenti le brutalità poliziesche, le favelas, la mancanza di accesso ai servizi sanitari e scolastici. Però, questi casi ci sono in tutta Europa.

AA: Quali sono gli effettivi strumenti della politica per migliorare la situazione dei Rom?

VM: I politici nei governi degli Stati Membri hanno iniziato a sviluppare politiche e progettispecifici. Per esempio, in certe aree dove la disoccupazione Rom raggiunge il 90%, sono implementati cosrsi di formazione e di avviamento al lavoro, con particolare attenzione alle generazioni più giovani. Di solito questi progetti - che sono anche costosi - hanno un minimo impatto. Al termine del progetto, sono in pochi quelli che hanno trovato lavoro e la situazione rimane la stessa. Secondo me, per ottenere risultati più concreti, occorrerebbe che fossero affiancati a un'effettiva politica antidiscriminatoria. L'approccio migliore sarebbe assicurare un trattamento paritario ai Rom in cerca di lavoro. Per questo, si deve superare il concetto di "programmi o progetti speciali" e concentrarsi sui modi per combattere le discriminazioni. Sono fermamente convinta che le radici del problema siano nei manifesti sentimenti anti Rom. Solo combattendo le discriminazioni possiamo sperare di migliorare la situazione.

LJ: Le politiche "generaliste" e le misure per migliorare la scolarizzazione, l'impiego, la sanità e le condizioni di vita sono estremamente importanti. Un tempo, i problemi Rom venivano catalogati come questioni socio-economiche, è tempo che diventino parte dell'approccio politico generale. Le questioni culturali e di identità possono essere affrontate con un approccio particolare. [...]

VM: La mia esperienza è che i governi spesso sviluppano programmi di cui alla fine le comunità Rom non beneficiano. Per esempio, in Ungheria nel periodo prima dell'ingresso in Europa, i progetti PHARE erano rivolti a diminuire il numero dei bambini Rom nelle scuole speciali. Viceversa, ora le politiche dei "progetti pilota" tendono ad investire forti somme, ma per mantenere quei bambini nelle scuole differenziali. Dobbiamo cambiare questo approccioe assicurare invece che i Rom abbiano uguali opportunità di accesso al normale sistema educativo. Piuttosto, c'è necessita di programmi appositi per favorire l'accesso ai servizi di base. Secondo il mio punto di vista, interventi mirati sono: censimento e controllo di quanti bambini Rom siano confinati nelle scuole speciali, supporto finanziario alla scolarizzazione di base e riforme legali. In altre parole: azione mirata della politica contro la discriminazione. Se queste pratiche discriminatorie non verranno più permesse, allora i Rom accederanno naturalmente a un'istruzione di qualità.

AA: State dicendo che non c'è una sufficiente conoscenza sulla situazione dei Rom, e che quindi le misure prese non sono efficaci a combattere la discriminazione e l'esclusione sociale?

VM: Non ritengo che la mancanza di conoscenza sia per forza una questione chiave. La società deve imparare a non discriminare e a non lasciare spazio ad azioni razziste. Nella scuola, sul posto di lavoro o nelle altre sfere della vita pubblica.

LJ: La maggior parte dei politici europei non presta attenzione alla situazione reale dei Rom. Ne hanno un'immagina stereotipata che non corrisponde alla realtà. Sono stupita e contrariata di quanta poca volontà politica ci sia nel capire le difficoltà affrontate dai Rom. I politici preferiscono accettare l'immagine esotica degli "Zingari"; sono contenti di aver a che fare con le tematiche legate alla loro cultura, ma mostrano una totale inadeguatezza a capire cosa significhi "veramente" essere Rom nell'Europa del 2005. Le conoscenze e i dati a disposizione non sono sufficienti a rettificare tutti quei vecchi stereotipi che continuano a circolare nella politica e nella vita di tutti i giorni. Questo gap ci impedisce di approntare politiche efficaci. [...] Esiste una forbice enorme tra le ambizioni e la realtà: così come le leggi antidiscriminazione non garantiscono automaticamente il cessare delle discriminazioni. Un'altra colpa della Commissione è stata di non chiarire adeguatamente che lo sviluppo delle legislazioni antidiscriminazioni esistenti, è più importante di scriverne di nuove.

VM: La stessa Direttiva per l'Eguaglianza Razziale non è dettagliata. All'inizio, alcuni Stati Membri eranodell'opinione che la loro costituzione fosse sufficiente a garantire l'uguaglianza. Sono leggi che esistono da anni, ma la discriminazione permane. Ecco perché dev'essere data attenzione al loro sviluppo. Per esempio, nei casi di discriminazione, adottare quanto già la legge stabilisce, per proteggere i diritti di tutti i cittadini, Rom oppure no.

AA: Ci sono speranze?

LJ: Sì, quando si verificherà una spinta più forte nelle politiche antidiscriminazione nelle aree della scuola, del lavoro, della casa e della sanità. Manca in questo senso la volontà, se si escludono alcune OnG e forse noi due. Quello che vorremmo vedere nel lungo termine è: più impiego per i Rom nelcontesto della strategia di Lisbona; non discriminazione sul posto di lavoro, assistenza da parte dei governi; monitoraggio degli Stati Membri da parte della Commissione. Tutto questo rimane sinora un'illusione, perché alle azioni positive intraprese manca la continuità.

VM: L'unica speranza per i Rom europei è che la loro fiducia nell'Unione Europea sia ben riposta. Un recente sonfdaggo in Ungheria chiedeva agliintervistati se si sentissero cittadini ungheresi piuttosto che europei. I risultati mostrano che i Rom intervistati hanno rispoto europei in maggioranza. Hanno perso la fiducia nel governo nazionale, perché spesso la loro fiducia è stata malriposta. Oggi continuano ad essere discriminati nella vita di tutti i giorni e in ogni sfera della società. Sono qui per esserci quando saranno cittadini europei pari agli altri e fieri di esserlo.


La risoluzione del Parlamento Europeo sui Rom: I 28 aprile 2005, è stata adottata una risoluzione unitaria sui Rom in Europa. Vi si nota come "soffrano discirmizione razziale e in molti casi siano soggetti a severe discriminazioni strutturali, povertà ed esclusione sociale". La risoluzione evidenzia anche le difficoltà quotidiane come gli attacchi razzisti, i discorsi discriminatori e razzisti, gli attacchi fisici dei gruppi estremisti, gli sgomberi illegali e i comportamenti polizieschi dettati a antiziganismo e romanofobia. Il Parlamento richiede una rapida integrazione economica, sociale e politica dei Rom; e sprona il Consiglio, la Commissione e gli Stati Membri al riconoscimento dei Rom come minoranza nazionale e al miglioramento della loro situazione.

 
Di Fabrizio (del 02/07/2008 @ 19:08:52 in media, visitato 1277 volte)

Da Il Manifesto

di Giacomo Russo Spena

"La discriminazione contro di noi è accettata e condivisa, non fa neanche più scandalo". Eva Rizzin, trentenne nata ad Udine, è una delle tante sinte italiane. "Stiamo qui dal 1400 - precisa - Nomade è infatti un termine improprio, la maggior parte di noi è sedentaria". Laureata con una tesi sulla sua comunità e dottorata sui fenomeni dell'antiziganismo, oggi lavora con l'associazione articolo 3, un gruppo che difende "tutte le minoranze discriminate". Rom, ebrei, omosessuali e migranti.

Che ne pensa della proposta di Maroni di schedare con le impronti digitali i bambini dei campi?
Mi inorridisce. E' una proposta demagogica, discriminante, persecutoria. Di stampo razzista. Ci riporta indietro nella storia: durante la II guerra mondiale sono stati sterminati dai nazisti dai 400 ai 600 mila rom e sinti. Per motivi razziali siamo stati seviziati, gasati nei campi di concentramento e usati come cavie per esperimenti medici. Solo perché "zingari". Eravamo indegni di esistere. E l'Italia ha contribuito a questo massacro: già nei primi anni del regime fascista infatti è iniziata la persecuzione dei rom. Oggi ci risiamo. Con leggi non molto diverse.

Ma il ministro dice che il suo intervento è mirato a tutelare i bambini.
Macché. Lui alimenta solo quell'antiziganismo che nel paese ha raggiunto livelli drammatici. Dal 2005 c'è stata un'escalation incredibile: tra sgomberi dei campi, episodi di violenza gratuita come Napoli, per finire ora alla negazione dei diritti. Mi auguro che quella di Maroni sia solo una provocazione senza seguito, perché proposte del genere possono minare la sicurezza di tutti. Sono altri gli strumenti per risolvere delle problematiche realmente esistenti.

Che pensa delle tante le voci sollevate contro la sua ordinanza?
Mi confortano. C'è bisogno di unità e sostegno in questa fase: qualsiasi persona a prescindere dalle appartenenze deve manifestare oggi il proprio dissenso. Se crede nello stato di diritto e nei valori della democrazia. Lancio una campagna provocatoria: chiedere a tutti gli adulti di affiancare i bambini dando anche loro le impronte digitali. Sarebbe un forte segnale politico. Poi spero che le indignazioni degli organismi italiani e internazionali facciano cambiare idea al governo. Esistono strumenti finanziari e normativi dell'Unione Europea, capaci di trovare le giuste soluzioni. Basterebbe applicarli. Ma l'Italia non lo fa.

Interventi di che tipo?
Sono previsti servizi di mediazione interculturale in collaborazione con enti locali e istituzioni. Inoltre si stabiliscono dei diritti primari da dare ai rom, come la casa e l'istruzione. In Italia invece la gente si indigna per le condizioni disumane in cui crescono i bambini nei campi, senza far pressioni per trovare loro una soluzione alternativa. Un giusto alloggio. I campi nomadi infatti sono un'invenzione tutta italiana: la maggior parte di noi vuole il rispetto del diritto all'abitare.

Esiste però un problema di bambini che non vengono mandati a scuola.
Solo in piccola parte. Quelli che non ci vanno sono impossibilitati. Tra sgomberi forzati, comportamenti discriminatori e barriere, come la sostenibilità dei costi e la distanza dell'istituto, la scuola diventa impossibile. Comunque la maggioranza dei bambini inizia il ciclo formativo. La scolarizzazione è una chiave importante per l'emancipazione delle future generazioni. Ma bisogna costruire una scuola che riconosca la cultura dei bambini sinti: nelle classi esistono tuttora forme di segregazione.

Ha delle ricette per contrastare le politiche razziste del governo?
Politiche efficaci si ottengono solo creando una relazione coi rom e sinti. Come suggerisce l'Europa. Invece c'è un'assoluta ignoranza su di noi: si pensa che il furto e l'accattonaggio siano caratteristiche della nostra cultura. Assurdo. Conoscenza, confronto, dialogo e partecipazione sono gli strumenti per sconfiggere i pregiudizi. In questo momento esiste un forte attivismo delle comunità rom, ripartiamo da lì.

 
Di Fabrizio (del 01/08/2005 @ 16:20:13 in conflitti, visitato 10537 volte)
61 anni fa, il giorno 2 agosto 1944, le truppe sovietiche liberarono Auschwitz. La "sezione Rom" del campo era stata smantellata e in una notte vennero gasati circa 3000 Rom, uomini, donne e bambini. I prigionieri fecero una resistenza, attaccarono le SS, ma fu tutto inutile.
Un articolo sulla memoria di questi 61 anni.


Note a margine per una Storia dell'Olocausto

By Karin WARINGO, in: Index on Censorship 2 2005

I pregiudizi persistenti usati per disconoscere l'Olocausto Rom

A Francoforte, Braubachstrasse è una piccola strada quasi insignificante, che congiunge i due principali assi di comunicazione nel centro della città. Le decine di migliaia di turisti la percorrono inconsapevoli, per raggiungere la Paulskirche, la culla della democrazia tedesca, o il Römer, pseudo-romantica ricostruzione del municipio. Tre volte all'anno quella strada è palcoscenico di uno strano pellegrinaggio: una folla di Rom e di simpatizzanti si raduna si fronte a un grigio edificio sul lato sinistro della strada. Qui dopo tanti anni c'è ancora la sede del Dipartimento di Salute Pubblica, dove lavorarono il biologo nazista Robert Ritter e la sua assistente Eva Justin. Anche quest'anno la folla ricorderà la liberazione di Auschwitz, la liquidazione del cosiddetto "campo Zingaro" ad Auschwitz-Birkenau ed il decreto che stabiliva la deportazione di Rom e Sinti.

Le ricerche di Robert Ritter su quelle che considerava le caratteristiche razziali dei Rom, fornirono le basi alle teorie pseudo- scientifiche della soluzione finale. Vennero distinti i Rom puri dai mezzosangue. Stabilito che erano discendenti, per quanto primitivi, di una casta indiana, ma nel contempo geneticamente proni al crimine e alla devianza sociale.

Ne lui ne la sua assistente furono mai condannati e nel dopoguerra furono usati anche come esperti nel giudicare le cause legali intentate dai Rom. Toccò alla Frankfurt Roma Union richiedere per molto tempo al comune di porre sull'edificio una targa che ricordasse le responsabilità della scienza nel genocidio dei Rom.

Un'indicazione della mancanza di interesse su questi argomenti è l'assenza di dati precisi sui Rom morti sotto il nazismo. Gli attivisti Rom indicano una cifra tra 500.000 e 1,5 milioni di morti, altre stime più modeste danno una cifra di 100.000. Molte delle uccisioni avvennero lontano dai riflettori e non vennero documentate, altre vittime furono elencate come Ebree.

Da parte Rom, mancò un nucleo intellettuale e una diaspora recettiva, per raccontare la loro versione della storia (cfr. Pirori). Inoltre furono pochissimi i sopravvissuti, soltanto 13 Rom fecero ritorno dai campi di sterminio in Belgio [...]

L'etichetta di asociali affibbiata ai Rom dai nazisti e la persistenza degli stereotipi d'anteguerra ha seriamente inibito i pochi sopravissuti dal parlare pubblicamente delle persecuzioni subite, e questo stato un grave deterrente nel momento in cui si è aperta la possibilità di chiedere una compensazione per le sofferenze passate. Sono stati esclusi dalla Wiedergutmachung (la riparazione per i crimini di guerra) adducendo il fatto che non sarebbero stati perseguitati per motivi razziali, ma a causa della loro attitudine antisociale. [Alcuni] Ebrei negano che la persecuzione dei Rom si sia basata su radici razziali, rendendo l'Olocausto esclusivamente ebreo. E' diventato quasi impossibile convincere l'opinione pubblica che anche i Rom hanno sofferto un genocidio. Anche recentemente Yehuda Bauer, direttore dello Yad Vashem Memorial Centre, ha affermato che a differenza degli Ebrei, i Rom non erano un obiettivo centrale della soluzione finale, ma soltanto un "elemento di fastidio".

Lo stesso Tribunale di Norimberga non fece mai menzione sui Rom, e vennero poi classificati, come i popoli di pelle scura, come "razzialmente distinti" e di "sangue alieno". E' vero che sino al 1943, a differenza degli Ebrei, i Rom prestarono servizio militare nella Wehrmacht, da cui furono deportati direttamente ad Auschwitz, come ricorda il sopravvissuto Walter Stanoski Winter (cfr. "Sentivamo la stessa pena") nelle sue memorie.

La discriminazione in Europa nasce ben prima del nazionalsocialismo, e fu comune in tutto il continente. In Francia, un primo censimento per identificare Rom e girovaghi, venne fatto nel 1895.. Nel 1912, venne introdotto un carnet antropometrico per regolare la loro circolazione,completo difotografie e impronte digitali; rimase in vigore sino al 1972. Nel 1899 a Monaco di Baviera venne adottato un "Registro Centrale per la Lotta alla Piaga degli Zingari", che originò squadre speciali all'interno dei commissariati. Dal 1933, i Rom in Germania furono confinati in campi speciali, ripresi poi anche in Austria. Oggi sono sotto attacco aperto di politici che dovrebbero conoscerli meglio.

I ripetuti sforzi di alcuni titolati accademici Rom,come Ian Hancock, autore di "Risposte al Porrajmos: l'Olocausto dei Rom", di riportare il dibattito alla correttezza, poco hanno ottenuto nei confronti del pregiudizio popolare o per contrastare la pubblicazioni come "La persecuzione nazista degli Zingari" di Günter Lewy (Oxford University Press 2001 - edizione italiana Einaudi 2002). Questo testo riprende tutta una serie di vecchi stereotipi, che emergono nella società quando, si discute da annisull'opportunità o meno di erigere a Berlino un monumento che ricordi l'Olocausto dei Rom.

Il riconoscere il destino degli Ebrei europei ha reso coscienti sul percolo del latente antisemitismo e ha profondamente cambiato l'attitudine europea nel dopoguerra. Lo stesso non è accaduto per i Rom, tuttora prigionieri di vecchi stereotipi e di un impunito antiziganismo oggi vigoroso come nell'anteguerra.

Karin Waringo è giornalista indipendente e ricercatrice.

 
Di Fabrizio (del 05/12/2005 @ 16:09:32 in Europa, visitato 1581 volte)

European Roma Rights Centre Country Report

Antiziganismo in Francia
da Roma-Francais

Budapest, Paris, 2 Dicembre 2005. [...]
La Francia è conosciuta come luogo di nascita dei diritti umani. "Liberté, Egalité, Fraternité" - questa rivoluzionaria dichiarazione rimane nel cuore della Repubblica. Ogni successiva Costituzione Repubblicana ha reiterato l'impegno per i diritti umani e l'uguaglianza. D'altra parte, i reecenti sommovimenti sociali mostrano che ci sono cause profonde di preoccupazione, che non tutti in Francia beneficino delle premesse di eguaglianza incise nel cuore della Repubblica Francese.

Sin dal 2003, European Roma Rights Centre (ERRC) si è impegnato a monitiorare la situazione di Sinti, Gens de Voyage e Rom migranti in Francia, La ricerca indica che a centinaia di migliaia tra loro è negato il diritto al pari trattamento, e che sperimentano una quotidiana negazione ed interferenza verso quasi tutti i fondamentali diritti in campo civile, politico, sociale, economico e culturale. Sono stati per lungo l'oggetto di leggi, politiche e pratiche tese al loro controllo, repressione, esclusione ed assimilazione. [...] Recentemente, nuove leggi hanno seriamente limitato la possibilità di esprimere gli elementi chiave della loro identità, dando nel contempo giustificazione legale agli ufficiali della forza pubblica per agire in maniera repressiva e draconiana - e, di seguito, per escluderli da quasi tutti gli aspetti della vita pubblica e dei servizi.

La discriminazione contro Sinti, Gens de Voyage e Rom inibisce la capacità dei singoli di esercitare diritti fondamentali come quello di voto [...] Molti di loro devono portare seco speciali documenti di circolazione, da presentare come visti a gendarmi e polizia, [...] pena sanzioni o il loro mancato rinnovo. Spesso la discriminazione inizia al primo contatto col sistema scolastico. Un gran numero di Rom e Sinti non è scolarizzato, escluso dalla scuokla secondaria e/o segregato in classi differenziali. In genere la loro scolarizzazione è inferiore agli standards, spesso senza che vengano loro forniti i minimi strumenti letterari di base.

Molti Sinti, Gens de Voyage e Rom sono sgomberati da un comune all'altro, senza potersi fermare più di un breve periodo. La gran parte del territorio in effetti, appare off limits per loro. Le aree disponibili per la sosta sono spesso insalubri, inquinate o isolate dai centri cittadini. La maggior parte ritiene che l'intero apparato statale sia un nemico, il cui scopo è negare la loro cultura, alla sola ragione di forzarli ad allontanarsi dalla società francese nel suo insieme.

Alla stessa maniera, migliaia di Rom migrati in territorio francese, sono soggetti a politiche specifiche perché abbandonino la Francia. Vivono in baraccopoli indecenti, da cui peraltro sonoo ripetutamente sgomberati verso altri campi od edifici da occupare. Sono inoltre soggetti a varie forme di violenza e abusi [...]

L'antiziganismo è parte regolare e condivisa dei vari vari apsetti della vita pubblica: senatori, deputati, sindaci ne fanno ampio uso, spesso per ottenere finanziamenti pubblici. Ritratti come criminali sporchi e incivili, parassiti sociali e disturbatori della quiete pubblica, Sinti, Gens de Voyage e Rom sono isolati come una sottoclasse pericolosa e indesiderata.

Le recenti settimane hanno visto l'esplodere della rivolta, che ha coinvolto i settori più marginalizzati delle comunità. Il risultato è che la loro situazione, e quella degli inmmigrati di più recente arrivo, ha ottenuto nuova attenzione dai circoli politici. La situazione di Sinti, Gens de Voyage e Rom richiede una simile ed urgente attenzione, se si vuole realizzare pienamente la pronessa di uguaglianza.
Informazioni:
Lanna Hollo, ERRC France Research Team Leader: +33 (0)1 48 07 09 87
Claude Cahn, ERRC Programmes Director: ccahn@errc.org, (36 20) 98 36 445
Savelina Danova-Russinova, ERRC Research and Policy Co-ordinator:
savelina.danova@errc.org, (36 1) 41 32 215

The European Roma Rights Centre is an international public interest law organisation which monitors the rights of Roma and provides legal defence in cases of human rights abuse. For more information about the European Roma Rights Centre, visit the ERRC on the web at http://www.errc.org.

European Roma Rights Centre
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Hungary
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Di Fabrizio (del 16/09/2005 @ 15:53:39 in Europa, visitato 2002 volte)
Segnalo un articolo in inglese di Valeriu Nicolae (purtroppo adesso non ho il tempo per tradurlo).

Noto spesso anche negli ambienti antirazzisti, piuttosto che da parte degli interessati stessi, una sorta di doppia morale, per cui il razzismo è male, ma quelle stesse affermazioni che ci danno fastidio riferite (ad esempio) a Ebrei, Musulmani... o qualsiasi altro popolo, religione o minoranza, diventano giustificate se fatte su Rom, Sinti, Gitani nel loro complesso.
Cominciando dalla definizione stessa di "nomadi", mentre per la grande maggioranza sono da definire "sfollati", per arrivare a un lungo elenco di stereotipi, che vanno dal lavoro, alla famiglia, ad una supposta attitudine criminale.
Oggi la differenza tra razzismo e antiziganismo viene discusse nelle elite intellettuali rom, ma l'antiziganismo, come l'antiebraismo, è stata anche la prima forma di razzismo endogeno che si è sviluppata in Europa, sin dal formarsi degli stati nazionali. Di fronte alle difficoltà di definire in termini plurinazionali l'Unione Europea e agli episodi che hanno caratterizzato la storia recente dell'Europa Orientale, il tema secondo me è d'interesse comune.


PS: per chi fosse interessato, ci sono parecchi annunci nuovi nella sezione PIAZZA AFFARI
 
Di Fabrizio (del 28/07/2005 @ 15:43:36 in sport, visitato 2472 volte)
L'UEFA assieme all'OnG FARE - football contro il razzismo, ha indetto una settimana d'azione tra il 13 e il 25 ottobre. Iniziative contro l'antiziganismo negli stadi verranno supportate con piccoli stanziamenti (400 Euro).

Informazioni: Valeriu Nicolae - valeriu.nicolae@erionet.org

 
Di Sucar Drom (del 26/08/2010 @ 12:00:11 in Italia, visitato 1288 volte)

La campagna Dosta (Basta) è coordinata e finanziata dall'UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, in collaborazione con il Consiglio d'Europa e con le principali federazioni rom e sinte, per promuovere in Italia una maggiore conoscenza delle culture dei rom e sinti. Feste, concerti, dibattiti si svilupperanno nella intera penisola per parlare di arte e cultura della più grande minoranza d'Europa e per sconfiggere con la conoscenza gli stereotipi che hanno sempre accompagnato questo popolo.

Nella campagna è stata inserita anche Brescia perché sia in città che in provincia si sono manifestati, sia recentemente che in passato, pregiudizi e comportamenti ostili di alcune importanti istituzioni.

Brescia 28 agosto 2010, presso casa del popolo "Euplo Natali" in via Risorgimento n 18
Programma
Ore 9:30 inaugurazione mostra sul Porrajmos (la persecuzione subita dai rom e sinti durante il periodo nazi-fascista), la mostra rimarrà esposta fino al giorno 4 settembre 2010 dal lunedì al sabato dalle ore 9:30 alle ore 22:00 la domenica dalle 15:00 alle 24:00.

Convegno sul tema dell'antirazzismo coordina giornalista Brescia oggi
ore 10:00 saluti segretario CGIL di Brescia
ore 10:15 campagna dosta Yuri Del Bar Segretario Federazione Rom e Sinti Insieme
ore 10:30 situazione delle minoranze sinte a Brescia Henich Renato Presidente Associazione Sinti Italiani di Brescia
ore 10:45 da Cesare Lombroso criminologo a Sandro Mazzatorta sindaco di Chiari, teoria e pratica dell'antiziganismo dall'Italia unita all'Italia federale Luigino Beltrami osservAzione - centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti
Ore 11:00 dibattito

ore 21:00 Concerto di musica tradizionale sinta con il gruppo di Atos

 
Di Fabrizio (del 15/07/2008 @ 11:51:37 in Europa, visitato 1481 volte)

Da RomNews Network Newsletter

COMUNICATO STAMPA - Centro Europeo per la Ricerca sull'Antiziganismo
14 luglio 2008

Massimo Barra, capo della Croce Rossa Italiana, insiste che lo scopo di integrare i Rom nella società italiana. Ha detto, se ai bambini verranno prese le impronte digitali, sarà fatto "come un gioco",. Barra ha detto che la Croce Rossa "rispetta sempre i diritti umani. Noi stiamo costruendo ponti, non muri." - 5 luglio, The Times

Il Centro Europeo per la Ricerca sull'Antiziganismo, con base ad Amburgo, Germania, condanna nei termini più forti possibile l'involuzione della Croce Rossa Italiana nell'assistere il Governo Italiano nel registrazione e delineamento etnico dei Rom. Chiediamo che i membri della Società Civile Europea condannino questa azione della Croce Rossa Italiana e facciano pressione alla Croce Rossa (internazionale) che chieda alla sua divisione Italiana di ritirarsi da questo coinvolgimento.

La registrazione delle minoranze è contraria alla legislazione sui Dati Europei e Protezione delle Minoranze in Italia, e ieri, lo stesso Parlamento Europeo ha votato una Risoluzione contro le impronte digitali ai Rom in Italia, a riguardo una notizia recente della BBC.

L'annuncio che la Croce Rossa assisterà la polizia italiana nella registrazione e presa delle impronte dei Rom a Roma, Napoli e Milano è stato fatto da Massimo Barra,  capo della Croce Rossa Italiana, in un'intervista pubblicata sul Times del 5 luglio. E' stato confermato in una dichiarazione del Ministro italiano degli Interni, Roberto Maroni, pubblicata sul Südtiroler Zeitung del 10 luglio, che il governo di Silvio Berlusconi è orgoglioso della partecipazione della Croce Rossa nella registrazione etnica e presa delle impronte dei Rom.

La decisione della Croce Rossa Italiana di assistere un Governo neo-fascista nel censimento dei Rom è un'agghiacciante reminescenza della collaborazione della Croce Rossa con i nazisti durante la II guerra mondiale nella registrazione, deportazione e distruzione della vita Rom. Inoltre, oggi queste azioni sono convalidate da argomenti simili a quelli dei nazisti tedeschi, che dichiarano che i Rom ed i Sinti devono essere controllati come mezzo di "prevenzione del crimine".

Chiediamo ad ogni Tavolo e Struttura Organizzativa della Croce Rossa di condannare le azioni della Croce Rossa Italiana che appoggia le recenti misure del governo italiano contro i Rom.

Chiediamo una Dichiarazione ufficiale urgente della Croce Rossa Internazionale, che condanni il comportamento della Croce Rossa Italiana per il suo appoggio alle politiche del neo-fascista Governo italiano. Chiediamo un'interdizione immediata di questo appoggio alla Polizia italiana nel delineamento e registrazione etnici dei Rom.

Inoltre, chiediamo con urgenza ai membri della Società Civile Europea di fare pressione alla Croce Rossa ritirando il loro appoggio, e smettendo l'appoggio finanziario alle sue attività.

 
Di Fabrizio (del 15/11/2005 @ 11:43:23 in Europa, visitato 1405 volte)

Rapporto 2005 Della Commissione Europea sulla Romania - breve analisi sul caso dei Rom

Un documento al solito molto diplomatico, questo volta il rapporto della Commissione riporta un'unanime dura critica ai funzionari di Bucarest. Preoccupata per l'antiziganismo diffuso ed in gran parte accettato nella società rumena (vedi articolo ndr.) la Commissione Europea ha riservato parole inusitatamente forti ma meritate quando scrive:

"Nonostante gli sforzi e le promesse, la situazione della minoranza Rom richiede tuttora sviluppi fondamentali. Le espressioni pubbliche di razzismo contro gruppi vulnerabili come i Rom, devono avere fine."

"Le autorità rumene devono dimostrare, a tutti i livelli, che la nazione applica la politica della tolleranza zero contro il razzismo anti-Rom o contro ogni gruppo o minoranza, e che queste politiche siano effettivamente sviluppate"

Queste sono senza dubbio le dichiarazioni più forti del rapporto che dà risalto ad altri problemi profondi che la Romania deve risolvere prima dell'accesso [all'Unione Europea]. È molto lontano dal [linguaggio] diplomatico solito e dalle delicatezze spesso vuote delle parti in causa attuali e precedenti nel paese e mostra la determinazione della Commissione Europea nel fermare l'antiziganismo che rimane vergognosamente una delle residue forme di razzismo europeo.

Il rapporto nelle parti dedicate ai Rom mantiene la forma "tradizionale" mescolando sviluppi positivi con osservazioni critiche ambigue.

La Commissione come nei rapporti precedenti continua a sottolineare la distinzione affrontata dai Rom: "nei fatti la discrimizione contro la minoranza Rom, particolarmente al livello locale, continua ad essere diffusa, in particolare per quanto riguarda l'alloggiamento e l'accesso ai servizi sociali ed al mercato di lavoro."

"Sono riportati casi di incidenti automobilistici che hanno coinvolto i Rom come vittime, chiusi senza indagini"

Quando sia arriva alle raccomandazioni e alle misure [da adottare] la Commissione manca bruscamente di suggerimenti concreti.

Il sistema sanitario viene generalmente liquidato con: "la necessità di includere i gruppi più vulnerabili, quale la minoranza Rom."

Si ripetono le critiche infruttuose col ritornello degli "ulteriori sforzi" e della "necessità di sviluppare":

"...ulteriori sforzi sono necessari per sviluppare effettivamente la Carta delle Priorità per lo Sviluppo delle Politiche d'Impiego, in maniera più coerente ed effettiva, inclusa l'integrazione dei gruppi di minoranza etnica, in particolare i Rom, nel mercato del lavoro."

"...ulteriori sforzi sono necessari a migliorare la situazione dei gruppi vulnerabili e promuovere la loro piena integrazione nella società, come la comunità Rom, che si trova di fronte a rischi estremamente alti di povertà, esclusione ed isolamento in tutto il paese"

"...ulteriori sforzi sono necessari a migliorare la situazione dei gruppi vulnerabili e promuovere la loro piena integrazione nella società, come la comunità Rom, che si trova di fronte a rischi estremamente alti di povertà, esclusione ed isolamente in tutto il paese"


"...l'accesso all'assistenza sociale deve essere migliorato, in particolare per la minoranza Rom."

"... La Romania deve assicurarsi che questo piano d'azione sia correttamente finanziato e sviluppato."

"...[bisogna] assicurare l'integrazione efficace della minoranza Rom in particolare per quanto riguarda accesso all'alloggio, ai servizi sociali ed al mercato del lavoro."

"...l'accesso ai servizi medico-sanitari, specialmente per la minoranza de Roma, deve essere aumentato."

Mancano totalmente indicazioni su come la Romania assicuri/sviluppi tutto ciò, esattamente come non c'erano indicazioni nei rapporti degli anni scorsi.

[...]

Valeriu Nicolae Deputy Director
European Roma Information Office
Av. Eduard Lacomble 17, Brussels
E-mail: valeriu.nicolae@erionet.org
Tel. + 32 27333462
Fax: +32 27333875
Mobile: +32 476538194

 

 
Di Fabrizio (del 04/05/2006 @ 11:12:19 in Europa, visitato 1821 volte)

Premessa: all'inizio del mese scorso, in Belgio un adolescente è stato ucciso da un coetaneo per un motivo estremamente futile: rubargli il lettore mp3. L'omicidio aveva scosso il Belgio come non succedeva dallo scandalo Ducroux. Successive indagini hanno portato all'individuazione del colpevole in un giovane Rom, rifugiato polacco. Per una settimana ho cercato informazioni, senza trovarle, complice anche un convegno europeo che aveva coinvolto anche i corrispondenti dal Belgio di Roma network (e la scarsa attenzione che il fatto ha riportato tra i media italiani).

Questo mi è arrivato da: Opre Roma (la data è del 3 maggio, ma credo che sia stato scritto settimana scorsa) Pubblicato su: Roma_Benelux

La comunità Rom del Belgio è schoccata e sopraffatta dalla notizia che la polizia polacca ha arrestato il giovane killer del teenager belga.

Due settimane fa Adam G. (Rom, 17 anni) e il suo compagno Mariusz O. (anche lui di 17 anni) uccisero il coetaneo belga Joe van Holsbeek per rubargli il lettore MP3. I due colpevoli e altri due membri della famiglia che li aiutarono, sono in prigione, due in Belgio e due in Polonia.

I media in Belgio si stano focalizzando sull'etnia degli assassini. Dopo aver urlato per due settimane che i ragazzi erano nordafricani, ora sembra che siano rom.

Ieri, solo due ore dopo che era giunta la notizia che in Polonia la polizia aveva catturato il ragazzo in un "accampamento di zingari" nella città settentrionale di Suwalki, la radio belga mi richiedeva un'intervista. Le dichiarazioni stampa rilasciate dal mio ufficio ieri sera, in cui richiedevo di non focalizzarsi sull'etnia e di non stigmatizzare la comunità Rom, sono state menzionate nei bollettini TV di entrambe i canali fiamminghi.

Vorrei avere notizie dai nostri fratelli in Polonia e conoscere com'è lì la situazione, e quale sia l'atteggiamento della società verso i Rom, perché in questo momento in Belgio i lavoratori che arrivano dalla Polonia si trovano di fronte a reazioni negative e razziste. A loro volta, questi immigrati rispondono che i Rom non sono polacchi, sono stranieri arrivati da fuori e completamente differenti! Da quanto ne so, i Rom vivono in Polonia da oltre 500 anni.

Per affrontare la situazione attuale, abbiamo bisogno di tutto l'aiuto dai nostri fratelli e sorelle all'estero. La comunità Rom in Belgio (circa 50.000) era già discriminata, vive in condizioni miserabili e l'antiziganismo è forte tra i media. Domenica scorsa oltre 80.000 hanno preso parte ad una manifestazione silenziosa per le strade di Bruxelles contro questo tipo di violenza; il governo ha annunciato nuove misure e costruirà nuovi riformatori; l'estrema destra se la prende contro gli immigrati irregolari... E' uno dei periodi più difficili dal tempo delle deportazioni collettive dei Rom nel 1999 (vedi 17/09/04 ndr).

In quei giorni, i media mi soprannominavano lo Zorro degli Zingari, la Roccia Rom, ora avrei bisogno di essere parte del movimento internazionale Rom, dove ci si aiuta l'un l'altro e unitariamente si protesta quando collettivamente si viene accusati di crimini individuali.

Spero che il mio appello non cada nel vuoto.
Nais tuke.


Wolf Staf Bruggen
Voorzitter-Chairman-Presidentos
Opré Roma ngo
opreromavzw@yahoo.com
Tel : ++32 (0)484.962.264.
Belgische afgevaardigde voor het European Roma and Travellers Forum
Belgian delegate to the European Roma and Travellers Forum
Delegato Belgia Europako Romengo thaj Travelerengo Forumo

Una segnalazione precedente:

 
Di Fabrizio (del 03/02/2006 @ 10:38:25 in media, visitato 1695 volte)

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(Immagine che ho fregato a Daniele)


Mai, come durante la Settimana della Memoria, si parla (anche a sproposito) di razzismo e di colpe storiche. Per me è sempre difficile trarne un bilancio e capire come ripartire; la difficoltà maggiore è ragionare su come viene vissuta questa memoria:

  • sento spesso ripetere che il razzismo OGGI come in parte IERI è stato un fenomeno nato dall'ignoranza e dalla miseria, non riguarda gli intellettuali, gli studiosi, chi maneggia tecnica e cultura.

  • Io invece penso almeno da qualche anno, che il razzismo sia un fenomeno che nasce e viene pianificato dai quadri + istruiti (insegnanti, filosofi, responsabili governativi) di una nazione. Per lo più, gente di destra e sinistra bravissima a lanciare sassi e nascondere la mano.

Questa la mia preoccupazione: punire il giovane skinhead e non accorgersi del clima che rischia di riportarci indietro all'Europa della prima metà del secolo scorso.

Questa premessa per presentare il caso sottoposto da Valeriu Nicolae di ERIO, che chiede di contattarlo se volete l'articolo completo in originale (in inglese o rumeno).


Antiziganismo, violenza verbale contro i gay ed incitamento al razzismo contro la gente di pelle scura. Tutto questo sito web del Partito Popolare Cristiano Democratico di Romania, membro del Partito Popolare Europeo, dell'Unione Internazionale Democratica e dell'Internazionale Centro Democratica.

Il materiale esposto contro un riconosciuto leader politico rumeno può facilmente intendersi come stupido, mal scritto e grottesco, non fosse per l'ampia visibilità ottenuta sui media rumeni. Propaganda di stile nazista contro Adrian Nastase, sulla base delle sue (presunte) origini romanì. Le similitudini c on la deumanizzazione degli Ebrei prima e durante l'Olocausto sono evidenti.

Ndr: Adrian Nastase, valente tennista di fama internazionale nei primi anni '70, da una decina d'anni è attivo nella politica rumena come membro del partito socialdemocratico e come responsabile del settore sportivo. Un caso di polemica politica (legittima) veicolata attraverso stereotipi di razza. Valeriu Nicolae cita anche questi articoli:

tutti in rumeno, che non mi metto neanche a tradurre. Continua poi...

Le origini zigane della nonna di Adrian Nastase sono usate per giustificare le accuse di corruzione, l'aggressività e l'abilità sua e dei genitori. Le citazioni sotto riportate portano anche l'accusa di presunta bi-sessualità.

Alcune citazioni:

“…se lei tentava di toccarlo, lui la picchiava. Un mezzo Zingaro molto violento, sempre aggressivo con sua moglie. La picchiava decine di volte in crisi di aggressività”

...crescendo Adrian cominciò a mostrare le evidenti caratteristiche razziali di sua nonna (Zingara): abilità e furto”

...per soddisfare la sua fame patologica di denaro e potere, Ady (Adrian) inventò che [...] gli zingari hanno uno spirito molto inventivo...”

...come ministro per gli Affari Esteri, Adrian Nastase continuò senza vergogna a mentire, qualità atavica di Zingaro, trasmessagli dal padre...”

...Queste qualità “razziali” le ha preservate sino a oggi. Nastase è un bugiardo matricolato, che si crede troppo intelligente e superiore, mente al popolo rumeno e pensa che la nazione rumena sia un gregge da manipolare facilmente. Ci sono così tante bugie nelle sue dichiarazioni, che non resta che meravigliarsi della sua inventiva da zingaro.”

 
Di Fabrizio (del 28/04/2007 @ 10:26:17 in Italia, visitato 2016 volte)

Ricevo da Ernesto Rossi

(immagine da Facce del 25 aprile)

CON NOI NON SI PARLA credo sia il centro di questa nuova edizione 2007 del volantino che Aven Amentza ha distribuito al corteo milanese del 25 Aprile di quest’anno. Ma, purtroppo, anche di una più generale situazione dei rapporti che in Italia NON s’intrattengono con Rom e Sinti: con loro non si parla!.

Specialmente da parte delle pubbliche autorità. Fanno eccezione, speriamo duratura, quanto coraggioso ne è stato l’inizio, la storica visita del ministro Amato, lo scorso ferragosto, in un campo rom (scusate l’inevitabile bisticcio di parole, che tanto nessuno lo capisce) di Roma: non per sgomberare o arrestare, che un ministro non si scomoderebbe, ma per "vedere", e –appunto- parlare. E l’inserimento di Bruno Morelli, colto, e laureato perfino, Rom abruzzese, nel Comitato nazionale contro il razzismo e l’antisemitismo (verrà poi, speriamo, anche l’antiziganismo). E il progetto di legge in costruzione per la tutela delle popolazioni rom e sinte, a recuperare la vergognosa esclusione per alzata di mano dalla legge (brutta e inefficace) di tutela delle minoranze (?) del 1999. A queste cose risponde la costituzione del Coordinamento Nazionale Rom e Sinti, che ha preso vita a Mantova nei mesi scorsi. Così gl’interlocutori, finalmente, ci sono: e si parlino, finalmente.

Quest’anno la partecipazione di Rom e Sinti alla manifestazione è stata per la prima volta, verrebbe da dire, massiccia: cinquanta o sessanta i presenti –uomini, donne, giovani- provenienti da diversi ‘campi’, abruzzesi (Zama) e romeni (San Dionigi, Triboniano) e bosniaci (Triboniano): una festa nella festa. Con musicisti e balli improvvisati.

È il frutto di un lungo lavoro di anni, di Opera Nomadi nel passato, di Aven Amentza nel periodo più recente, ma anche della nascita di una sorta di coordinamento, partito dalla Lista Dario Fo delle ultime elezioni municipali milanesi. Ma soprattutto dell’impegno di due donne, Dijana Pavlovic, romnì serba, attrice di teatro e rom cabaret, già candidata della stessa lista nelle stesse elezioni, e di Lavinia (faccio i cognomi solo se autorizzato), mediatrice culturale romena, che hanno saputo parlare e spiegare e convincere.

Nulla di scontato: come far intendere a Rom e Sinti italiani, sempre da tutto esclusi, che il 25 Aprile li riguarda, e a romeni e bosniaci che il 25 Aprile è una festa di popolo in cui tutti possono parlare del passato e del presente? e presentarsi senza timore, anche se tra la sorpresa dei moltissimi che non sanno, ma sono indotti a giudicare dal pregiudizio.

Si dice da noi ‘se son rose, fioriranno’. Nonostante la strana primavera di quest’anno, o proprio per questo, conviene sperare.

26 aprile 2007 Ernesto Rossi, per l’associazione Aven Amentza – Unione Rom e Sinti

 
Di Fabrizio (del 09/11/2005 @ 10:18:55 in Europa, visitato 2454 volte)

sull'argomento, leggere anche http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=256

IRR By Karin Waringo - 3 Novembre 2005, 4:00pm

Il 21 ottobre si sono incontrate a Varsavia le principali organizzazioni impegnate a promuovere la prima conferenza europea sullì'antiziganismo.

Una donna strofina un bambino, che ha gli occhi e la pelle scure. D'improvviso, qualcuno le porge un fustino del detersivo in polvere ARIEL. Dopo un ulteriore tentativo, dalla schiuma appare un bambino di carnagione chiara e dagli occhi azzurri.

Si può trovare su un sito slovacco. Anche se si tratta solo di pubblicità, nondimeno esprime un pensiero reale: che si tratti di "Gypsies", "Gitanos" o "Zigeuner", come sono comunemente chiamati, sono persone sporche di cui sbarazzarci. Non è un caso che gli autori di questo "scherzo" abbiano scelto ARIEL per combattere lo "sporco", ARIEL suona molto simile ad "Ariano" ed "Arianizzazione". Quest'estate, il proprietario di un campeggio austriaco avvertiva di non gradire clienti Rom (QUI ndr). A settembre, per reazione all'insediamento di 140 roulottes e caravans [di Gente di Viaggio] sul terreno comunale, il sindaco di Emerainville scrisse ai suoi abitanti che il comune non doveva diventare la discarica del dipartimento Seine-et-Marne.

Circa due terzi degli Europei concordano con simili affermazioni: non vogliono i Rom come vicini. Grossomodo la stessa percentuale di persone ha chiesto la separazione totale dei Rom dal resto della popolazione, in paesi come Slovenia e Romania. In un referendum tenutosi nel 1996 nella Repubblica Ceca, circa la metà degli intervistati è d'accordo che i Rom dovrebbero essere allontanati dal paese. Dalla Croazia alla Grecia, l'opposizione dei genitori non-Rom impedisce la condivisione dell'insegnamento e incoraggia le autorità a segregare i figli dei Rom in classi speciali dove ricevono un insegnamento sotto gli standard previsti - cosa che, a sua volta, perpetra il pregiudizio che i Rom non siano portati allo studio.

Per rispondere alle crescenti pressioni delle OnG dei Rom, l'Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), il Consiglio d'Europa e l'European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia di Vienna, hanno organizzato a Varsavia la prima conferenza internazionale specifica sull'antiziganismo (argomento che era inizialmente previsto come secondario all'ordine del giorno). E' stata la prima volta che se ne discuteva in maniera approfondita tra le diverse organizzazioni, sotto l'egida europea.

Vi hanno preso parte circa 170 persone [...] La maggior parte dai paesi dell'Europa dell'Est, dove risiede la maggior parte dei Rom.

Per oltre 10 anni, la situazione dei Rom nell'Est Europa ha richiamato l'attenzione della comunità internazionale. Nel 1993, i capi di stato e i governi europei indicarono il rispetto dei diritti umani e delle minoranze come criteri per l'ingresso nell'Unione Europea. Da allora, sono stati adottati diversi piani d'azione e misure politiche. Il panorama legale si è significativamente sviluppato con l'adozione nel 1995 della Convenzione Quadro del Consiglio d'Europa sulle Minoranze Nazionali, e le direttive del pari trattamento nel campo dell'impiego e dell'antidiscriminazione, sulle basi della cosiddetta Direttiva Razziale del 2000.

La Corte Europea dei Diritti Umani è diventata l'istanza suprema a cui rivolgersi per le violazioni dei diritti dei Rom, secondo le parole usate da Lauri Sivonen, membro dell'Ufficio della Commissione per i Diritti Umani, durante la sua presentazione. A dire il vero, molte delle violazioni sono commesse dalle stesse autorità. Nota Christian Stohal, ambasciatore OSCE, che i ritardi del piano per lo sviluppo dei Rom, sono dovuti soprattutto alla persistenza dei pregiudizi degli amministratori pubblici.

L'antiziganismo è il problema

Alcuni rappresentanti delle organizzazioni internazionali, come Henry Scicluna del Consiglio d'Europa, soo andati oltre, affermando che l'antiziganismo è la radice dei problemi, comunemente conosciuti come "i problemi dei Rom", come ad esempio la discriminazione e l'emarginazione nella scuola, nella casa, nel lavoro e nella salute. Sivonen aggiunge che l'antiziganismo costituisce un pericolo per l'intera società, impedendo ai Rom di prenderne parte.

Anche quando viene adoperato il termine "antiziganismo", molti tra i componenti dei poteri pubblici disgiungono loro stessi dal termine, confinandolo nel terreno dell'attivismo politico. Apparso la prima volta negli anni '80, "antiziganismo" copre un amplio raggio di pregiudizi e di azioni contro i Rom, Sinti e le comunità loro collegate.

Ma, la designazione di un nuovo termine necessita di un motivo. Perché non adoperare "razzismo", si dice. Qualcuno si lamenta che non è un termine scientifico. Altri sono preoccupati per la proliferazione dei termini. Altri ancora osservano che "Zigano" stesso è  un costrutto negativo, che non dovrebbe essere adoperato nel descrivere uno specifico razzismo anti Rom.

Tra gli attivisti dei diritti Rom non ci sono divisioni. Il fatto è che il pregiudizio la discriminazione anti-Zingari sono così pervasivi - in tutti i paesi, così tenaci e adattabili nei secoli, e che l'antiziganismo non sia stato toccato dal medesimo tabù ideologico dell'antisemitismo dopo la II guerra mondiale, sono tutti punti che giustificano il bisogno di un termine speciale.

Isil Gachet della Commissione Europea contro il Razzismo e l'Intolleranza (ECRI), una sezione indipendente del Consiglio d'Europa, sottolinea durante la conferenza che l'antiziganismo è un tipo di razzismo che sovente è accompagnato da atti concreti di ostilità. Aggiunge che [...] spesso è legittimato sulla base di pregiudizi. Inoltre, su 43 casi di razzismo segnalati da ECRI dal 2002 a oggi nei paesi membri del Consiglio d0Europa, 32 riguardano specificamente i Rom, inclusi 16 giudicati di "particolare preoccupazione".

L'esigenza delle statistiche

Uno studio condotto nel 2000 dal National Roma Congress (RNC), una tra le più grandi organizzazioni internazionali dei Rom, elenca 4.500 attacchi razzisti contro i Rom nell'Europa dell'Est e 5.800 negli stati membri, nel periodo tra il 1990 e il 1998, durante i quali 1.756 Rom sono stati uccisi e 3.500 feriti. RNC nota che lo studio contiene soltanto i casi portati alla sua attenzione - non esistendo un controllo e una elenco sistematici.

Il nuovo rapporto del Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa sulla situazione dei Rom nel continente, effettuato all'inizio dell'anno, riporta solamente un dato del 2002: 109 attacchi razzisti registrati in Slovacchia nel 2002. Un precedente rapporto [...] sulla violenza razziale, l'espressione più estrema di antiziganismo, citava solo incidenti isolati.

Capita, che i rappresentanti delle organizzazioni internazionali (come Beate Winkler, direttore dell'Osservatorio di Vienna) motivino la carenza di dati con la riluttanza nelle comunità Rom a rispondere alle domande, sulla base del ricordo degli esperimenti nazisti, che furono preceduti da sondaggi sulle loro abitudini e costumi.

E' una spiegazione che in parte libera la società dalle proprie responsabilità. C'è necessità di monitorare l'antiziganismo. Per esempio, i comunicati stampa della polizia, accennano di frequente all'origine rom reale o presunta, quando si tratta di un colpevole o di un sospetto. Quando i Rom sono vittime della violenza razzista la loro origine è citata di rado. Invece le indagini su brutali atti di razzismo, avvenute in Slovacchia senza il consenso delle interessate e che ha interessato centinaia di donne, sono violentemente ostacolate dalle autorità pubbliche.

Il riconoscimento di un rinnovato pericolo di antisemitismo, due anni fa, è dovuto principalmente al fatto che le organizzazioni ebraiche condussero ricerche in proprio e le resero pubbliche. Ai Rom mancano storicamente la volontà e i fondi per condurre un simile lavoro e non appaiono donatori all'orizzonte. Il risultato sarebbe dimostrare che l'emarginazione sociale dei Rom è principalmente radicata nelle pratiche volte alla loro esclusione.

La maggior parte dei convenuti a Varsavia si è impegnata a presentare questi programmi alle proprie istituzioni. E' evidente la distanza tra la prospettiva dei Rom, che insistono [sull'importanza] della partecipazione e dei pari diritti, e le ben intenzionate, ma talvolta limitate, vedute dei non-Rom. Differenze di punti di vista, che talvolta si sono tradotte in comici dialoghi tra sordi - ad esempio quando il rappresentante del governo tedesco insisteva nel giustificare la deportazione di Rom, Askali ed Egizi kosovari verso Serbia e Montenegro (Kosovo incluso), come rispettosa del diritto tedesco ed internazionale. O invece in momenti più seri e complicati, quando l'uso della parola "Olocausto" da parte di un Rom della Repubblica Ceca, per descrivere le pulizie etniche in Kosovo, ha sollevato le proteste di un rappresentante non-Rom à che si era dimenticato, o semplicemente ignorava che i Rom, come gli Ebrei, furono vittime del genocidio nazionalsocialista.

 
Di Fabrizio (del 28/11/2005 @ 10:12:03 in Kumpanija, visitato 1753 volte)
Si è tenuta lo scorso mercoledì 23 novembre un'udienza pubblica sulla condizione delle donne Rom in Europa. [...]

L'iniziativa è stata organizzata in vista del rapporto che la deputata Lívia Járóka (EPP-ED, HU) presenterà a maggio 2006. Il rapporto affronterà temi scottanti come la segregazione scolastica, l'accesso ai servizi sanitari, la posizione marginale delle donne Rom nel mercato del lavoro, l'esclusione sociale, l'antiziganismo basato sul pregiudizio la sterilizzazione forzata e le diverse forme di discriminazione, con l'intento che "Tutte le istituzioni diano priorità alle donne Rom nelle loro agende".

  • Anna Záborská (EPP-ED, SK), presidente della Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, afferma: "Dopo l'allargamento a dieci nuovi Stati Membri, i Rom sono diventati la minoranza più numerosa nell'Unione Europea".
  • Zita Gurmai (PSE, HU): "Dobbiamo contrastare senza indugi il gap esistente".
  • Karin Resetarits (ALDE, AT): "Occorre una grande campagna specifica".

Luisella Pavan-Woolfe, della Commissione Europea, ha sottolineato l'importante ruolo dell'EU nel completare gli sforzi compiuti ai vari livelli locali, regionali e nazionali.

Miranda Vuolasranta (Consiglio d'Europa) ha chiesto una discussione urgente da parte del Comitato. Ha citato come esempio un caso accaduto in Romania: una bambina Rom di 10 anni è morta durante un incendio. L'opinione pubblica si è limitata ad accusare la madre (che è di etnia non Rom) di scarsa attenzione. "Se la situazione fosse stata invertita, avremmo avuto un pogrom anti Rom".

Herta Toth (Open Society Institute, HU) ha ricordato che nel suo paese il 40% Rom il ha perso il lavoro dopo la caduta del comunismo e che l'integrazione fosse allora sicuramente migliore. Ha poi notato che la maggior parte delle ricerche non tengono conto della differenza di genere e che mancano quasi completamente i dati sulle donne Rom. "Il problema è che questo popolo è invisibile, assente dall'agenda e dai programmi dello stato".

Molti tra gli intervenuti hanno sottolineato la doppia discriminazione: etnica e di genere. E la necessità e l'urgenza di misure che affrontino questo tema.

Contatti:
Martina IOVCHEVA
Press Room
Tel. : +32 2 28 40764

Lena KRAFT
Press Room
Tel. : +32 2 28 43 411

e-mail : femm-press@europarl.eu.int

 
Di Fabrizio (del 18/12/2005 @ 10:08:41 in blog, visitato 1777 volte)
ma_grp_1

L'antiziganismo è una specifica forma di razzismo e discriminazione razziale contro i Rom, manifestata con stigmatizzazioni; violazione flagrante dei loro diritti umani; diniego dell'accesso ai pubblici servizi, scuola, lavoro; diniego della partecipazione ai processi amministrativi decisionali a livello locale e centrale; persecuzione; abuso; violenza; deportazione forzata; pulizia etnica; sterminio ed etnocidio.

 
Di Fabrizio (del 02/12/2006 @ 10:04:14 in conflitti, visitato 1796 volte)

Da Nickolai Kalinin

Recentemente i fascisti in Bielorussia sono diventati più attivi. L'organizzazione nazionalista "Potere Bianco" mostra estrema aggressività contro i rappresentanti del popolo Rom. I suoi attivisti diffondono volantini con cui chiamano alla violenza contro i Rom in Bielorussia [...]. "Potere Bianco" chiede di espellere i Rom dalla Bielorussia con ogni mezzo.

Il Gruppo dei Legali dei Rom hanno indirizzato una protesta ufficiale al Comitato per gli Affari Religiosi e le Nazionalità, che la girato al Procuratore Pubblico. La risposta è arrivata subito: il Procuratore rifiuta di agire legalmente contro gli attivisti di "Potere Bianco". In realtà, l'attività di "Potere Bianco" si svolge apertamente e alla luce del sole e col tacito consenso delle autorità. I nomi degli attivisti potrebbero essere trovati facilmente. Ma il Procuratore Pubblico ha semplicemente ignorato la nostra protesta.

Ciò riflette l'attitudine delle autorità verso i Rom. Le manifestazioni di antiziganismo sono impunite e le autorità non rispettano i diritti delle minoranze nazionali. Il fascismo può essere distrutto con un ampio movimento civile Rom nella società, sulle basi dei principi di eguaglianza, libertà e giustizia sociale, dove non ci sia posto per la xenofobia. Chiediamo a tutti quanti non vogliono vedere neonazisti nelle strade delle nostre città, che non vogliono osservare in silenzio il comportamento dei fascisti, che non sono d'accordo con le violazioni di massa dei diritti umani, a scrivere al Presidente di Bielorussia, chiedendo attenzione ai Rom e il bando dei movimenti fascisti.

Chiediamo a tutte le organizzazioni Romani e no di protestare contro l'antiziganismo in Bielorussia, spedendo una lettera a:

The President of Belarus
Lukashenko Alexander
Marx's street 38
220016 Minsk
Belarus


Assieme siamo forti!

 
Di Sucar Drom (del 28/03/2007 @ 09:51:44 in Kumpanija, visitato 2264 volte)

Bolzano, l'intervento di Radames Gabrielli su convivenza e discriminazioni
Pubblichiamo una parte dell'intervento tenuto da Radames Gabrielli, Presidente dell'Associazione Nevo Drom, al convegno "Rom e Sinti: convivenza e discriminazioni", promosso dall'Osservatorio provinciale sull'immigrazione in collaborazione con la Ripartizione provinciale Politiche sociali a Bolz...

Mantova, è nato Romanò Phralipè, Rom e Sinti Insieme
A Mantova sabato 24 marzo è nato Romanò Phralipè, Rom e Sinti Insieme, il primo coordinamento nazionale di Sinti e Rom che intende riunire intorno a sé tutte le comunità presenti in Italia. L’incontro, a cui hanno partecipato i più rappresentativi leader rom e sinti, è stato promosso dalle associazioni Sucar Drom,...

Follonica (GR), bambina rom di cinque mesi muore in un incendio
Un drammatico episodio si è verificato nel Comune di Follonica, in Provincia di Grosseto, in una abitazione di fortuna situata a fianco di un depuratore di proprietà del comune. Una bambina romena di cinque mesi è morta in un incendio che è divampato la scorsa notte.
Nell'incendio, secondo quanto riferito dai vigili del fuoco, sono rimaste ustionate gravemente anche quattro persone e altre...

Congratulazioni Eva, sei grande!
Venerdì 16 marzo, alle ore 9.30, nella Sala Cammarata dell’Università di Trieste, Eva Rizzin ha discusso la tesi di dottorato sul fenomeno dell’Antiziganismo nell’Europa allargata. Appartenente alla comunità dei Sinti Estrekarija, Eva Rizzin è da tempo impegnata infatti nella lotta all’antiziganismo con l’associazione di promozione sociale OsservA...

 
Di Fabrizio (del 04/09/2010 @ 09:51:39 in Europa, visitato 1427 volte)

Da Nordic_Roma

Human Rights Europe Intervista a Miranda Vuolasranta (in foto, ndr), Direttore Esecutivo del Forum Nazionale Rom Finlandesi

1. Descrivi il tuo lavoro?

Lavoro per il Forum Nazionale Rom Finlandesi. Rappresenta i Rom per quanto riguarda i diritti umani, fondamentali e sociali. Ha un ruolo importante nell'aiutare le organizzazioni non governative nelle loro attività, rafforzare la cooperazione e la messa in rete. Sono anche la rappresentante finlandese e vice-presidente del Forum Europeo Rom e Viaggianti.

2. Come valuta il livello di discriminazione in Finlandia?

Per 100 anni c'è stata cooperazione tra le autorità e i Rom, quando sono state fondate le prime organizzazioni rom ed abbiamo imparato come cooperare senza scosse, imparando dagli errori.

Però, i Rom affrontano discriminazioni nella vita di tutti i giorni. Quasi il 100% delle donne rom di Finlandia indossano il vestito tradizionale che distingue chiaramente i Kale finnici (i Romanì che vivono in Finlandia e Svezia) dai non-Rom, e quindi la discriminazione è facile. Possono trovare difficoltà nell'accesso ai luoghi pubblici. I ristoranti non permettono loro di entrare o non sono servite. Queste situazioni sono molto comuni e sono soltanto la punta dell'iceberg di casi che portano a denuncia di un reato o ad un'inchiesta.

3. Quali sfide specifiche affrontano i Rom in Finlandia?

Le sfide sono le stesse che ovunque in Europa - combattere l'antiziganismo e far crescere la coscienza dei Rom come minoranza storica e tradizionale in Finlandia. I Rom hanno il diritto alla loro lingua e cultura. Per legge, la lingua rom dovrebbe essere insegnata a scuola ai bambini rom, e i media dovrebbero essere obbligati a produrre informazione nella lingua rom, ma queste leggi non sono state finanziate o eseguite con chiarezza.

4. Quale tipo di sfide sorgono dalle differenze culturali tra Rom e non-Rom?

Dopo l'indipendenza, la Finlandia ha puntato su una cultura omogenea senza diversità. La minoranza di lingua svedese è stata rispettata, mai bisogni linguistici delle minoranze rom e sami sono state affrontate solo negli anni '70 e '80. Prima era proibito parlare romanes nei luoghi pubblici. Secondo l'Istituto di Ricerca per le Lingue di Finlandia, il romanes è a pericolo di sparizione se non vengono incrementate immediatamente le possibilità d'insegnamento e se ai bambini rom venga garantito il loro diritto a studiare nella loro madrelingua.

5. Come descriveresti le differenze tra le comunità rom in Finlandia e? (così nel testo originale ndr)

L'antica comunità dei Kale finnici arrivò in Finlandia all'inizio del XVI secolo. Ce ne sono circa 10.000 in Finlandia e 3.000 - 4.000 in Svezia. Inoltre, c'è una comunità rom si stima di 500-1.000 persone dai paesi balcanici, soprattutto dal Kosovo. Queste comunità sono molto differenti. Dialetti, costumi e religione sono collegati al luogo d'origine. Molti Rom finnici sono evangelici luterani o seguono altre religioni evangeliche, mentre i Rom dei Balcani sono ortodossi o musulmani. Le similarità si possono trovare nei valori culturali o nelle norme etiche.

6. Cosa bisogna fare a livello nazionale per migliorare la situazione dei Rom?

La Finlandia è stata esemplare in molte questioni ma per rimuovere la paura e il pregiudizio, occorre lavorare ancora per diffondere informazioni di base sulla lingua, cultura, religione e storia dei Rom. Sono state individuate azioni positive come lo sviluppo dell'istruzione, impiego e alloggio, ma soffrono di mancanza di risorse.

7. Come hanno risposto le organizzazioni culturali ed i gruppi politici alle sfide della diversità in Finlandia?

Ci sono mete comuni, ma in pratica la sfida della diversità non si è ancora interiorizzata in Finlandia. I Finlandesi di lingua svedese ed il popolo Sami lavorano attivamente dentro le loro comunità, ma non c'è una rete che unisca le diversità.

8. Come sono riportate sui media le questioni rom in Finlandia?

Era uso comune sottolineare l'origine etnica dei Rom coinvolti nelle storie, ma durante l'ultimo paio d'anni ci sono stati sviluppi positivi.

9. Che ruolo dovrebbero giocare i media nel promuovere la diversità in Finlandia?

I media, l'Unione dei Giornalisti e il Parlamento dovrebbero assumere un punto di vista antirazzista, di uguaglianza e diversità. I media dovrebbero coprire differenti gruppi minoritari in pari misura e produrre più documentari e programmi educativi sulla cultura, storia, artigianato e musica rom.

10. Il Consiglio d'Europa come può assistere la lotta contro la discriminazione?

Sono preoccupata del cambiamento dell'atteggiamento tra la gioventù. I Rom avevano stretti contatti con la gente che lavorava in campagna, ma nella società urbana, moderna, l'atteggiamento si è indurito ed è diminuita la tolleranza. La gente parla di diversità ma nella pratica l'intolleranza tra i giovani è cresciuta. Comunicano e passano il tempo solo con i loro simili, cosa che riduce la capacità di affrontare la diversità. Le famiglie, i genitori e le scuole dovrebbero dare attenzione all'indurimento degli atteggiamenti ed all'aumento dell'intolleranza.

L'estremismo in Europa è la sfida più grande per la Campagna contro la Discriminazione. La campagna Dosta del Consiglio d'Europa, per esempio, ha avuto molto successo nel raggiungere il pubblico in generale.

 
Di Fabrizio (del 15/10/2011 @ 09:50:20 in Italia, visitato 1246 volte)

Segnalazione di Alberto Maria Melis

PartitoDemocratico.it

Ansia, disturbi del sonno e dell'attenzione. La situazione delle famiglie rom in Italia nel rapporto di 'Associazione 21 luglio' e Centro europeo per i diritti dei rom, su richiesta della Commissione diritti dell'infanzia delle Nazioni Unite. "Negati i diritti a istruzione, abitazione, salute"

ROMA - Le famiglie e i minori rom in Italia vedono negati, giorno dopo giorno, i propri diritti. Il diritto all'abitazione, prima di tutto, ma anche quello all'istruzione, alla salute e a una vita dignitosa. Lo testimonia il rapporto che "Associazione 21 luglio" e Centro europeo per i diritti dei rom (Errc) hanno redatto su richiesta della Commissione dei diritti dell'infanzia delle Nazioni Unite. Il documento è stato presentato al Comitato per i diritti dell'infanzia (Crc) nei giorni scorsi e ha avuto come prima conseguenza l'invio di una serie di raccomandazioni al governo italiano, nelle quali il Comitato che si è detto "seriamente preoccupato per le politiche, le leggi e le pratiche discriminatorie nei confronti dei bambini in situazione di vulnerabilità".

Il rapporto, realizzato attraverso ricerche e monitoraggi sul campo, parla esplicitamente di "condizioni abitative precarie" e di un "impatto negativo degli sgomberi forzati", pratica tuttavia molto diffusa nelle città italiane. A pagare il prezzo più alto sono i bambini, che "hanno gravi difficoltà, quanto non ne sono completamente privati, ad esercitare il loro diritto all'istruzione, alla salute, a un'abitazione dignitosa e alla protezione da discriminazioni, abusi e sfruttamento". Parallelamente, i diritti dei genitori "in relazione alle decisioni da prendere riguardo ai propri figli e all'assistenza sociale da fornire loro sono sistematicamente violati". Il contesto italiano già in passato ha suscitato un coro di critiche da parte delle istituzioni internazionali ed europee, a partire dal Commissario uropa, del Consiglio d'to nette critiche da parte delle istituzioni internazionali ed europee, come la commissione per i diritper i diritti umani del Consiglio d'Europa, il Parlamento europeo, l'Ocse, le Nazioni Unite e molte Ong.

Molto c'è da fare, quindi, per garantire la tutela dei diritti dei rom che vivono in Italia. Innanzitutto, "migliorare le condizioni abitative e porre fine agli sgomberi, in quanto pratica che influenza negativamente tutti gli aspetti della vita", come si legge nelle raccomandazioni finali del rapporto. Per i minori, l'appello è di lavorare sulle leggi "per garantire una piena e adeguata protezione". In particolare, si chiede di stabilire quando il minore deve essere considerato a rischio e di rendere obbligatoria la raccolta di dati disaggregati per etnia e per altri fattori rilevanti. Per tutelare i genitori, invece, si invita a "garantire supporto legale gratuito alle famiglie che rischiano di perdere la custodia dei figli", prevedendo anche un'attività di prevenzione dell'allontanamento. Infine di adottare un piano di protezione con misure studiate per i rom italiani e non, non dimenticando le donne e le ragazze rom, che devono essere incentivate a denunciare abusi e matrimoni forzati e precoci.

La vita all'interno di un campo mette a rischio non solo la salute, ma anche la crescita di un bambino. Lo dice senza mezzi termini il rapporto di Associazione 21 luglio ed Errc, nel quale si avverte di un pericolo serio per l'infanzia rom. Secondo alcuni studi, infatti, un'alta percentuale di minori che vivono nei campi "sono inclini a disturbi d'ansia, fobie, disordini del sonno, disturbi dell'attenzione e iperattività, ritardi nell'apprendimento. Tutti fattori che possono portare, nell'adolescenza o in età adulta, a disordini ben più gravi". Dal canto loro, le donne intervistate riferiscono di condizioni igieniche pessime, di assenza di spazi personali e di tensioni tra gruppi rom e di altre nazionalità. Senza contare che i campi spesso non sono serviti dai mezzi di trasporto pubblici, rendendo difficile frequentare la scuola e aggravando la marginalizzazione dei bambini. "Le difficoltà nell'ottenere i documenti e la registrazione nei campi - si aggiunge nel rapporto - ostacolano il diritto all'istruzione. Inoltre la mancanza di privacy e in generale le condizioni di vita nel campo creano una barriera alla riuscita della scolarizzazione".

Una conseguenza di tutta questa precarietà è che i minori rom sono esposti, più degli altri, al pericolo di allontanamento dai propri genitori e di inserimento in istituti monitorati o case famiglia. I dati attestano che i rom rappresentano circa il 10,4% di tutti i minori che vivono in queste strutture, anche se la loro percentuale sul totale della popolazione italiana si ferma allo 0,23%. Tutto questo è dovuto all'assenza di una politica uniforme che definisca quando l'allontanamento è necessario: "Una lacuna che permette di fatto comportamenti discriminatori in relazione alla valutazione dell'adeguatezza della situazione familiare". Secondo i promotori del rapporto, poi, in queste sedi i minori non trovano una "preparazione culturale e sociale adeguata" e si devono scontrare con gli "stereotipi discriminatori di alcuni operatori, che danneggiano lo sviluppo dei minori e il loro accesso all'istruzione". Anche per queste ragioni è alto il fenomeno delle fughe.

Esiste poi una terza minaccia all'infanzia, passata per lo più sotto silenzio perché erroneamente ritenuta "parte della cultura rom". Si tratta dei matrimoni precoci e forzati che, tra le alte cose, mettono le giovani a rischio di violenze domestiche e abusi. A questo si accompagna spesso il "test della verginità": durante le ricerche condotte dall'Errc nel marzo 2011, il 65% delle 48 donne intervistate ha riferito di aver subito il test prima del matrimonio: "Fallirlo – legge nel rapporto - si comporta il rifiuto da parte del marito e il ritorno alla famiglia d'origine o trattamenti offensivi simili, come abusi verbali, infedeltà, ostracismo dalla comunità". Tutte pratiche che "non solo minacciano la salute e la dignità delle giovani donne rom, ma interferiscono con la loro educazione e successivamente restringono la loro autonomia economica".


Rom: il volto violento del Piano nomadi

Articolo21 di Bruna Iacopino

Nico ha occhi profondi e riflessivi. Zaino in spalla, capelli neri come il carbone, osserva attentamente e ascolta quello che i "grandi" hanno da dire. "Cosa vuoi fare da grande?". Mi guarda un po' titubante, pensando fra se, se deve darmi o meno la risposta, poi sorride, timido "...il poliziotto". " Ma sul serio vorresti fare il poliziotto? Nonostante tutto quello che vi è successo in questi giorni? anche in questi giorni?"
Non fa una piega, abbozza di nuovo un sorriso e fa cenno di si. Nico ( che non si chiama Nico nella realtà) di anni ne ha 12, e frequenta la seconda media in un istituto scolastico della capitale. Dal 29 settembre, giorno in cui è stato sgombrato con tutta la sua famiglia, si sveglia prestissimo, ogni mattina in un posto diverso, per arrivare a scuola puntuale come se nulla fosse successo, come un qualsiasi ragazzino della sua età. "E' un portento questo ragazzo" sussurra chi lo conosce " nonostante tutto non ha perso un giorno di scuola."

Nonostante tutto... e il tutto in questo caso è un lungo elenco di sgomberi e atti di vera e propria persecuzione subiti da una piccola comunità di rom rumeni, nel contesto del vacuo e ormai sempre più lontano e controverso Piano Nomadi di Roma. Ma procediamo per ordine.
A raccontare sono le vittime stesse facendo un excursus un po' confuso, tra le varie tappe , e fermandosi sui dettagli, a volte pesanti da digerire per un osservatore esterno.

La vicenda ha inizio il 29 settembre, quando una piccola comunità di circa duecento persone viene sgomberata ad opera di Polizia e Vigili Urbani dall'insediamento spontaneo sito in via Salaria proprio nelle adiacenze del civico 971, l' ex-cartiera ora adibita a "centro d'accoglienza", le tende... completamente distrutte, "tagliate" raccontano. Alcuni di loro avevano preso parte all'occupazione simbolica della basilica di San Paolo. In mezzo, come sempre, un numero considerevole di bambini, molti iscritti a scuola o in procinto di iscriversi, sballottati da un campo all'altro, da un centro d'accoglienza alla strada.

La soluzione proposta è sempre la stessa ad ogni sgombero: o donne e bambini dentro i centri d'accoglienza, e uomini fuori, oppure rimpatrio assistito per tutti, ipotesi che, per chi sta in Italia da 8-9 anni e ha figli che vanno a scuola appare inaccettabile.

Inizia così l'odissea fatta di sgomberi ripetuti, almeno 4-5 nell'arco di pochi giorni. Via Papiria, poi di nuovo via Salaria, il canalone di via di Centocelle, Vigne Nuove, fino ad arrivare all'unica soluzione possibile: non si può stare tutti insieme, bisogna frammentarsi in piccolissimi nuclei sul suolo urbano per scongiurare l'ennesima irruzione da parte delle forze dell'ordine.

Helena ( anche questo è un nome di fantasia) ricorda... guanti neri infilati in fretta per effettuare lo sgombero, sirene e volanti che li inseguono... "trattati peggio degli animali" dice.
Ricorda il pianto disperato dei bambini e la paura: che fare adesso? Dove andare a dormire stanotte?
Ricorda parole pesanti da ascoltare, indegne di un paese civile... " siete peggio della spazzatura, potete anche stare nei cassonetti". Mentre lo dice la sua faccia assume un'espressione incredula, come se aspettasse una risposta, una spiegazione a tanto odio, gli altri ascoltano, annuiscono.
In Italia vive e lavora da 8 anni, lavoretti saltuari certo, ma che le hanno permesso di far crescere e mandare a scuola i figli, facendole conquistare l'affetto e la stima di insegnanti e dirigenti scolastici.

Qualcuno più fortunato come O. è riuscito a recuperare un vecchio camper e a sistemarvi dentro le poche cose e la famiglia per intero. Ma anche quella rimane una soluzione poco sicura. "Ogni giorno- mi dice O. che fa raccolta di metallo e rame, o va a lavorare nei mercati- sistemo il camper in un posto diverso, perchè a stare fermi nello stesso posto è pericoloso." Il suo terrore più grande è che un giorno o l'altro qualcuno possa arrivare e portargli via i bambini.

Tutti attendono pazienti una risposta da parte dell'amministrazione o da chiunque altro. Il freddo è in arrivo, non si può pensare di dormire per strada, all'addiaccio, braccati.

In un comunicato diramato in questi giorni a puntare il dito contro le forze dell'ordine, in riferimento agli episodi appena narrati, un gruppo di cittadini ( alcuni testimoni oculari di tutta la vicenda) riuniti nell'Assemblea Vertenza Rom: "... condanniamo con forza l'abuso di potere da parte delle forze dell'ordine, che durante le loro "operazioni di sgombero" non permettono a nessuno di aprire bocca, non spiegano cosa stia succedendo, sbraitano contro le persone ordinando di sparire, di disperdersi in fretta, ricorrendo anche a veri e propri inseguimenti con le volanti... Uno dei rappresentanti istituzionali sempre presente agli sgomberi di questi giorni ha commentato parole testuali : " [fare gli sgomberi] è come tagliare l'erba del prato... il problema è a che altezza si taglia" ..."


Gli sgomberi: violazione dei diritti umani e delle normative comunitarie
Durante la conferenza stampa tenuta nella mattinata di ieri da parte dell'Associazione 21 luglio in occasione della presentazione del rapporto curato in partenariato con l'ERRC (European Roma Rights Centre) per la Commissione dei diritti dell'infanzia delle Nazioni Unite un ampio capitolo è stato dedicato proprio alla questione sgomberi e trasferimenti forzati, con focus sulle città di Roma e Milano. Stando al rapporto "... da maggio 2010 a maggio 2011 a Roma sarebbero stati effettuati 430 sgomberi, che avrebbero portato alla nascita di 256 insediamenti informali. Nel solo periodo tra marzo e maggio 2011 nella Capitale se ne sono contati 154, per un totale di 1.800 persone rom coinvolte..."
Sgomberi, denuncia il rapporto, effettuati senza alcun preavviso e senza offerte alternative se non lo smembramento del nucleo famigliare e costati dall'inizio del Piano nomadi, come riferito dal presidente dell'associazione, ben 4 milioni di euro. Sgomberi che andrebbero fermati, come andrebbe fermato e completamente rivisto il cosiddetto Piano nomadi contestato a più livelli, e nei suoi vari aspetti dal mondo dell'associazionismo e non solo.

Sgomberi che tuttavia continuano senza alternativa nonostante i molteplici e ripetuti richiami anche da parte dell'Europa, non ultimo quello giunto a settembre da parte del Commissario per i diritti umani del CoE, Thomas Hammarberg in occasione della pubblicazione del rapporto stilato a seguito della visita del 26 e 27 maggio 2011 in Italia, nel corso della quale ha discusso della situazione della minoranza rom e dei migranti nordafricani.: " La situazione dei rom e dei sinti in Italia- aveva dichiarato il commissario- resta fonte di grande preoccupazione. Č opportuno porre l'accento non sui provvedimenti coercitivi, come le espulsioni e gli sgomberi forzati, ma piuttosto sull'integrazione sociale e la lotta contro la discriminazione e l'antiziganismo"... e ancora "Č necessario migliorare la gestione dei reati di stampo razzista e combattere i comportamenti abusivi, di tipo razzista, da parte della polizia. Il dispositivo di controllo degli atti e dei reati a sfondo razzista dovrebbe essere maggiormente flessibile ed attento ai bisogni delle vittime"...

E se l'ha detto Hammarberg... magari possiamo fidarci...


Sgomberi forzati dei rom: "una violazione sistematica dei diritti"

Affari Italiani Lunedì, 10 ottobre 2011 - 16:16:06

Č una pratica molto diffusa, in Italia, quella degli sgomberi forzati. Solo a Milano ne sono avvenuti 189 tra maggio 2010 e lo stesso mese del 2011, con una frequenza in aumento. A Roma il conto è ancora superiore: sono stati 430 gli sgomberi, che hanno portato alla nascita di 256 insediamenti informali. Nel solo periodo tra marzo e maggio 2011 nella Capitale se ne sono contati 154, per un totale di 1.800 persone rom coinvolte. Alla luce di questi dati, Associazione 21 luglio e Errc hanno voluto dedicare un focus nel loro rapporto, rinnovando la richiesta di stop ai trasferimenti forzati.

"Le famiglie soggette allo sgombero frequentemente non ricevono un adeguato preavviso e non vengono loro offerti alloggi alternativi" si spiega nel documento, che raccoglie alcune testimonianze "sull'arbitraria distruzione delle abitazioni e dei beni della famiglie". Sempre secondo il rapporto, "in alcuni casi le autorità offrono un alloggio alle donne e ai bambini in ricoveri temporanei, ma non offrono nessuna opzione alle famiglie per restare unite". Quanto alle abitazioni di legno costruite dalle famiglie come dimora temporanea, "possono mettere a rischio la salute, e perfino la vita, dei minori, come avvenuto ".

Sulla situazione di Roma si sofferma il presidente dell'Associazione 21 luglio Carlo Stasolla, che alla luce delle raccomandazioni del Crc chiede "alle autorità locali l'immediata sospensione degli sgomberi illegali e dei trasferimenti forzati". E aggiunge: "Dall'inizio del Piano nomadi, i circa 430 sgomberi hanno comportato una spesa di circa 4 milioni di euro, producendo la violazione sistematica dei fondamentali diritti dell'infanzia sanciti dalle convenzioni internazionali". Perciò l'associazione chiede "una profonda revisione del Piano nomadi affinché la costruzione e la gestione dei cosiddetti ‘villaggi attrezzati', in realtà spazi istituzionali di segregazione e di esclusione sociale, possano essere sostituiti da reali ed efficaci azioni in favore dei rom e dei sinti". Stasolla annuncia anche l'avvio di procedimenti legali "qualora si ravvisino violazioni dei diritti umani, azioni discriminatorie e abusi istituzionali".

Quanto a Milano, il rapporto mette in luce i quotidiani ostacoli burocratici che impediscono ai rom l'accesso ai servizi: "Poiché bisogna avere un lavoro per poter richiedere il permesso di soggiorno, molti rom non sono in grado di ottenerlo. Senza un documento formale, poi, non è possibile iscrivere i figli all'asilo". Inoltre, molti bambini non possono accedere ai sussidi garantiti ai residenti di Milano, come libri e trasporti gratuiti. E i minori disabili senza residenza non possono esercitare il proprio diritto all'assistenza speciale. Allo stesso modo, "non è possibile accedere all'assistenza sanitaria perché l'autorità locale (il comune di Milano) rifiuta di riconoscere il Testo unico sull'immigrazione".

 
Di Fabrizio (del 13/08/2008 @ 09:48:57 in Europa, visitato 1792 volte)

Da Roma_und_Sinti

DW-WORLD.D - DEUTSCHE WELLE 11.08.2008

Musicisti mendicano per strada, è ancora uno stereotipo, dice Rose

Il presidente del Consiglio Centrale Tedesco per i Sinti e i Rom ha detto a DW-WORLD.DE che non è stato fatto abbastanza per sradicare le cause del pregiudizio in Europa. Ha detto che molti Sinti e Rom si integrano negando la loro etnia.

Romani Rose è il capo del Consiglio Centrale Tedesco per i Sinti e i Rom. Ha combattuto per il riconoscimento ufficiale delle sofferenze dei Sinti e dei Rom sotto il nazismo. Tredici dei membri della sua famiglia morirono nei campi di sterminio.

DW-WORLD.DE: I neonazisti cechi vogliono ritornare 200.000 Rom in India e le autorità italiane vogliono prendere le impronte a tutti i Rom e Sinti in base alla loro etnia. Incendi dolosi nei campi Sinti e Rom. Il Consiglio Centrale Tedesco per i Sinti e i Rom ha detto che il razzismo sta crescendo. Sono i Sinti e i Rom i nuovi capri espiatori dell'Unione Europea?

La vita per alcuni Rom è più simile al Bangladesh che all'Europa, dice Rose

Romani Rose: Al momento che stiamo avvertendo uno sviluppo spaventoso. I più recenti eventi in Italia lo rendono chiaro. Le misure prese dall'amministrazione di Berlusconi nel dichiarare uno stato d'emergenza e altri passi sono una chiara frattura del Trattato UE. I Sinti e i Rom sono cittadini UE. La causa del problema è che il governo italiano permette che si formino le baraccopoli. E' naturale che la popolazione si preoccupi, quando qualche migliaio di persone senza possibilità di migliorare la loro vita vivono ai margini delle città in condizioni indescrivibili. Ma agganciarsi al problema ed usarlo in campagna elettorale, come ha fatto la Lega Nord, usando le minoranze per far sentire impaurita la maggioranza -è qualcosa che non avrei pensato ancora possibile in Europa.

Il presidente del parlamento italiano ha fatto commenti razzisti rivolti ai Sinti e ai Rom. Questo sarebbe stato inimmaginabile in Germania. La discriminazione e il razzismo esistono anche qua, ma abusare delle difficoltà di una minoranza per sviare l'attenzione della gente su altri temi, è qualcosa che pensavo impossibile dopo 60 anni della nostra storia.

Perché così tanti Rom e Sinti lasciano le loro case in Romania e Bulgaria?

La ragione principale è la discriminazione massiva in tutte le aree della vita - dall'istruzione, al lavoro alla vita comune. Là siamo nella necessità estrema di progetti sull'istruzione e sulle infrastrutture. Il problema è che quella gente non ha nessuno status. Non esistono e non hanno possibilità per il futuro. Vivono in condizioni degradanti. Niente acqua, niente elettricità - sembra più il Bangladesh che l'Europa. Le condizioni di vita sono il problema maggiore. La gente non ha possibilità di avere un lavoro. Molto di quello che accade ci ricorda l'apartheid del Sud Africa. In Ungheria, nella Repubblica Ceca e in Bulgaria i Sinti e i Rom sono tenuti fuori dal sistema scolastico. Ai bambini non è permesso frequentare le scuole regolari e devono andare alle scuole per ritardati mentali - o ci sono scuole con insegnanti impreparati e meno materiale educativo. Questo è il vero problema.

La UE ha speso molti soldi ed richiesto un decennio per l'integrazione nei nuovi stati membri - si dice oltre 11 miliardi di euro...

Molti italiani sono scesi in strada per protestare contro le impronte a Sinti e Rom

Invece di tenere conferenze, la UE dovrebbe mettere in atto misure che migliorino realmente la situazione. Misure che dovrebbero rivolgersi alle cause dei problemi che fanno andare via tante persone. Durante l'allargamento della UE, non abbiamo dato attenzione al fatto che ogni nazione ha la responsabilità di combattere il razzismo e la discriminazione. Questo è ancora nell'agenda di Romania e Bulgaria. In questo caso, devo realmente rimproverare i commissari UE, incluso gente come Verheugen. I nuovi paesi UE sono obbligati a fare il necessario quando si tratta di leggi che proteggono le minoranze. Quando i cittadini sono posti in categorie differenti perché appartengono a gruppi etnici differenti, bisogna semplicemente chiamarlo razzismo. I programmi correnti per combatterlo non sono stati efficaci ed hanno raggiunto a fatica le persone interessate. Ad una minoranza non si possono dare i vantaggi che non ha la maggioranza, ma abbiamo da fare qualcosa nell'interesse dell'uguaglianza.

Dall'allargamento della UE, molti tedeschi sono preoccupati per la migrazione di gente per lo più povera dalla Romania e dalla Bulgaria. La gente pensa che i Sinti e i Rom finiranno a lavare i vetri ai semafori, suonare mendicando per strada o a unirsi a bande di ladri.

Naturalmente, ho familiarità con i reclami sul fastidio. Questo soprattutto ha a che fare con i rifugiati dalla Romania e dalla Bulgaria che sono abituati a molto peggio della discriminazione che affrontano qui. Nessuno si diverte lasciando la sua casa. Dobbiamo risolvere là il problema.

Come descriverebbe le relazioni tra i Sinti e Rom in Germania e quelli dell'Europa dell'Est?

In Germania molti Sinti e Rom devono negare la loro etnia, dice Rose

In Germania siamo stati integrati per 600 - 700 anni. Ma integrato spesso significa che la gente mente sulla sua affiliazione etnica, perché pensa che così potrà eludere la stigmatizzazione generale. Le immagini dell'antiziganismo sono ancora vive. Questo forza il nostro popolo a vivere nell'anonimato benché sia coinvolto in tutti gli aspetti della vita - dalla politica allo sport. Il nostro obiettivo è che possano parlare della minoranza di cui sono parte. La nazionalità e l'identità culturale non dovrebbero essere messe in opposizione l'una con l'altra. Ciò deve avvenire come parte della democrazia. La criminalità pubblica semplicemente spaventa i Rom e i Sinti tedeschi. Abbiamo un'esperienza di antiziganismo in tutta la UE. Non è stata inventata dai nazisti, ma porta alloro programma di annichilimento. Per questo è enormemente importante per noi che, nel nostro sistema legale, le persone debbano rispondere delle proprie azioni. Non si devono permettere generalizzazioni su base etnica. Soprattutto la Germania ha la responsabilità di fare in modo che questo non avvenga. C'è un caso lampante nella nostra storia quando il ministro degli interni del Reich Frick ordinò che la razza non-Ariana fosse sentenziata in tribunale. Questo è ciò che rende differente uno stato costituzionale da un dittatore. Parte schiacciante dei media l'hanno compreso e agiscono di conseguenza.

E' possibile definire i Rom e Sinti europei come un gruppo unito?

Quanto ci tiene assieme è un'esperienza condivisa di persecuzione e uccisioni durante l'Olocausto. Sinti e Rom furono metodicamente identificati, deportati ed uccisi in tutti gli 11 stati occupati dai nazisti. E questo sulla sola base della loro etnia - proprio come gli ebrei.

Ma l'antiziganismo sembra più esteso dell'antiebraismo.

Sì, lo è. Per quanto riguarda l'antiziganismo, viene accettata una forma più esplicita di rigetto. Quando si arriva all'antisemitismo, le conseguenze diventano rapidamente più serie. Spero che una sensibilità simile abbia effetto. Aiuterebbe la nostra coesistenza con la società maggioritaria se le politiche chiarissero che un senso storico di responsabilità è indivisibile. L'obiettivo di distruzione dei nazionalsocialisti si è applicato a entrambi le minoranze. Nel 2009, verrà dedicato un memoriale ai Sinti e Rom uccisi nel Reichstag,  speriamo che cresca anche la consapevolezza. Questo non riguarda la collocazione della colpa, ma la responsabilità del presente.

All'inizio di agosto, in parallelo all'uscita del rapporto di stato tedesco, avete presentato un altro rapporto alla Convenzione ONU sull'Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Razziale. La polizia, in particolare, è accusata di discriminazione.

Abbiamo richiesto che il governo tedesco si distanziasse dai commenti discriminatori fatti dal vice-direttore dell'associazione degli investigatori tedeschi. In una pubblicazione dell'associazione aveva detto che i Rom e i Sinti ritenevano di "poter vivere del grasso della società ricca" e che le "persecuzioni durante il Terzo Reich erano legittimate per i furti ed il parassitismo sociale." I premier di Baviera e Brandeburgo, Beckstein ae Platzeck, si sono distanziati dalla dichiarazione, ma pensiamo sia triste che i procuratori abbiano detto che era coperto dalla libertà di espressione. Dal nostro punto di vista era diffamatorio ed incitante. E' il gergo dell'era nazista - Goebbels ci paragonava agli animali. Immaginate se solo una dichiarazione simile fosse stata fatta sulla minoranza ebrea. L'associazione degli investigatori tedeschi non si è distanziata da quel commento. Lo troviamo spaventoso, così abbiamo portato le nostre preoccupazioni al parlamento tedesco e pure al Ministro degli Interni, Wolfgang Schaeuble, perché diano linee adatte su cosa è appropriato per la polizia tedesca.

Intervistatore: Oliver Samson

 

(14/05/2008) - Il pregiudizio che colpisce il popolo Rom in Italia rischia di degenerare in un'indiscriminata caccia all'uomo. A Napoli si verificano continue aggressioni nei confronti di Rom. Una baracca di via Malibran è stata data alle fiamme da una banda di razzisti e i 13 occupanti, sei adulti e sette bambini, fra cui due neonati, hanno riportato ustioni e rischiato di morire bruciati. A Ponticelli giovani armati di spranghe hanno aggredito alcuni Rom romeni. In via Argine, inseguimento di bambini Rom da parte di razzisti che nascondevano il volto dietro sciarpe. L'ultimo episodio ha visto un bambino Rom di circa sei anni aggredito da una ronda in piazzetta San Domenico, schiaffeggiato, insultato e messo a forza sotto il getto di una fontana pubblica. Ma in tutta Italia, da nord a sud, gli episodi di antiziganismo e violenza si susseguono, quasi sempre ignorati dai media. "La Commissione europea deve intervenire con urgenza," affermano preoccupati i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau "perché l'incitazione all'odio razziale a mezzo stampa e le politiche razziali sono proibite espressamente da Direttive, Risoluzioni europee e Carte dei Diritti degli individui e dei popoli. Abbiamo elementi sufficienti per affermare che il caso della ragazzina Rom che avrebbe tentato di rapire un bambino a Napoli è una messinscena, ma prima ancora del verdetto della magistratura, politici e media hanno espresso un giudizio di condanna non solo nei suoi confronti, ma in quelli di tutto il popolo zingaro. Da tempo il Gruppo EveryOne mette in guardia l'opinione pubblica, la stampa e i politici onesti contro il rischio di casi montati ad arte per seminare odio contro gli zingari e aprire la strada a leggi razziali come il prossimo decreto sicurezza e le famigerate 'commissioni Rom' che ricordano analoghe istituzioni naziste. Sono provvedimenti illegittimi” continuano “che in sede Ue saranno stracciati in mille pezzi”. Ma gli attivisti del Gruppo EveryOne lanciano l'allarme anche riguardo ai rischi che in questo clima potrebbero riguardare anche i Rom e i Sinti più famosi: "In questi giorni di follia xenofoba la rabbia degli italiani, fomentata dalla propaganda, non risparmia nessuno. Abbiamo sentito un gruppo di tifosi, probabilmente dell'area di estrema destra, lanciare proclami e minacce di estrema gravità contro il fuoriclasse del Milan Andrea Pirlo, che è uno zingaro Sinti, e nei confronti dei Rom dell'Inter Zlatan Ibrahimovic e Sinisa Mihajlovic. 'Non vogliamo uno zingaro nel Milan. Non vogliamo zingari a Milano,' dicevano, ma usando parole più volgari e pesanti. Abbiamo allertato le società di calcio milanesi e le autorità di Milano e Parma, dove Milan e Inter giocheranno l'ultima giornata di campionato, ma per evitare il diffondersi dell'intolleranza razziale è necessario che i media comincino ad attenersi alle norme internazionali che combattono il pregiudizio e l'incitazione all'odio razziale".

Gruppo EveryOne

 
Di Fabrizio (del 12/05/2007 @ 09:47:04 in Italia, visitato 1540 volte)

Dopo l'intervista a Dijana Pavlovic, Osservazione continua con Eva Rizzin

Eva Rizzin (destra) con Miranda Vuolasranta al Parlamento Europeo

"Io ho scelto l’attivismo nella speranza di poter dare un contributo positivo alla società, cercando di abbattere gli stereotipi esistenti attraverso la conoscenza e il dialogo"

Eva Rizzin ha conseguito il dottorato di ricerca in geopolitica e geostrategia presso l'Universita' di Trieste nel 2007. Appartenente alla minoranze sinta, e' attiva nella lotta per il diritti di sinti e rom in Italia ed e' anche tra i fondatori di osservAzione

Per il tuo dottorato hai studiato l'antiziganismo nell'Europa allargata, si tratta di un fenomeno diffuso?
L’Europa dei “ventisette”, da est ad ovest, da nord a sud oggi risulta essere attraversata da violenze e da discriminazioni contro le minoranze.
Le recentissime ricerche condotte da vari Istituti europei come l’Eumc, l’ECRI dimostrano che i rom costituiscono una minoranza fortemente discriminata. L’EUMC li descrive come il gruppo più vulnerabile, maggiormente deprivato dei propri diritti umani ed esposto al razzismo nell’Unione europea.
Ma nonostante esistano ricerche e rapporti che rivelano l’esistenza della discriminazione, i fenomeni di violenza contro i rom aumentano sempre più, fenomeni questi che dimostrano che l’antiziganismo esiste e si sta sviluppando sempre di più in tutta l’Europa, Italia compresa.
In Italia tale fenomeno rimane inosservato perché purtroppo spesso il pregiudizio nei confronti dei rom viene considerato normalità come abbiamo dimostrato in Cittadinanze Imperfette.
L’antiziganismo è un comportamento sociale che oggi persiste anche nel nostro paese; persiste nei pensieri, nei sentimenti e nei comportamenti di molte persone e istituzioni. E’ un sentimento pericoloso che alimenta il vortice di discriminazione nel quale i rom e i sinti sono colti, una discriminazione che di fatto però rimane completamente ignorata.
Radicato nella storia, alimentato dai mass media e molte volte anche da partiti politici, largamente sottovalutato dagli esperti, il sentimento anti-rom oggi in Europa si presenta a livelli drammatici.

Come si colloca l'Italia?
Il nostro paese non si sottrae agli atteggiamenti discriminatori. Gli stessi campi nomadi sono un esempio evidente della segregazione razziale che esiste in Italia: spazi dove i diritti non esistono, spazi che somigliano a delle riserve indiane, spazi che favoriscono l’esclusione sociale e ostacolano qualsiasi possibilità di interazione sociale, spazi che condannano le minoranze rom e sinte all’annientamento culturale.
Nonostante il riconoscimento dei diritti delle comunità rom e sinte sia diventato un importantissimo tema europeo, sta di fatto che a livello nazionale la legge 482/99 sui diritti delle minoranze linguistiche presenti nel territorio italiano, ha volutamente escluso il ròmanes dal dettato delle minoranze linguistiche.
I rom e i sinti sono stati esclusi dai vantaggi di tale legge, per il fatto di non essere legati a un territorio determinato.
Una legge la 482/99 che disattende norme, principi ed impegni internazionali in particolare la carta europea delle lingue regionali minoritarie (in vigore dal 1 marzo 1998) che prevede esplicitamente norme (punto C)«anche per le lingue sprovviste di territorio come l'yiddish e il (ròmanes) ».
La decisione di escludere il romanes fra il dettato delle lingue minoritarie è stato un atto gravissimo è sottolinea palesemente la discriminazione di una popolazione che già in quel tempo era fortemente emarginata.

Quali sono le priorità su cui bisogna intervenire? A chi spetta prendere l'iniziativa?

La prima priorità è includere il ròmanes nell’elenco delle minoranze linguistiche storiche indicate nella legge 482.
Ritengo che sia necessario adottare azioni che siano in grado di combattere i drammatici livelli di discriminazione che colpiscono l’Europa e in particolare anche l’Italia.
Le istituzioni nazionali ed europee dovrebbero applicare la legislazione esistente che vieta le discriminazioni razziali e promuovere una forte cultura antidiscriminatoria e delle pari opportunità.
Bisognerebbe sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica sulla situazione dei rom e sulla discriminazione da essi subita, cercando di coinvolgere il grande pubblico in un dibattito aperto sul significato della diversità come fonte di vitalità socioeconomica che dovrebbe essere sfruttata, valorizzata e goduta in quanto elemento che arricchisce il tessuto sociale e componente importante del benessere economico.
Anche se l’Unione Europea possiede uno dei quadri legislativi in materia più avanzati al mondo, lo stato di protezione delle minoranze è ancora molto debole.
Apparentemente i cittadini europei conoscono poco i diritti e i doveri che derivano da tali disposizioni, ossia che tutti, indipendentemente dalle origini etniche, dalla religione, dalle convinzioni personali, da eventuali handicap, dall'età e dagli orientamenti sessuali, hanno diritto ad essere trattati allo stesso modo.
E’ necessario a mio avviso informare meglio i rom e i sinti della protezione giudica esistente e dei mezzi disponibili per combattere la discriminazione.
Č necessario promuovere l'incremento della partecipazione dei rom e dei sinti a tutti i settori e a tutti i livelli della società,
Una politica che favorisce le pari opportunità, infatti, non riguarda solamente l'eliminazione delle discriminazioni, ma anche la promozione di una partecipazione piena per tutti.


Cosa si puo' fare per favorire la partecipazione di rom e sinti?

Anche se oggi vi è in atto un notevole processo politico adottato dalle Istituzione Europee nei confronti dei rom, la debolezza sta nel fatto che la maggior parte delle decisioni adottate non prendono purtroppo in considerazione la partecipazione politica attiva dei diretti interessati nelle politiche che li riguardano.
L’assenza endemica dei rom coinvolti nelle attività delle organizzazioni internazionali e nazionali che si occupano dei rom stessi è notevole.
Sarà difficile poter parlare di un futuro costruttivo dei rom se non si è in grado di promuovere il pieno coinvolgimento dei rom e sinti come soggetti attivi e partecipi delle politiche che riguardano la loro esistenza. E’ necessario adottare un approccio che sia in grado di consentire ai rom e ai sinti di divenire promotori della propria autonomia sociale e culturale.
Vi è la necessita di garantire l’effettiva partecipazione dei rom alla vita politica, soprattutto per quanto riguarda le decisioni che interessano la vita e il benessere delle loro comunità.
I partiti politici, sia a livello nazionale che europeo, dovrebbero riformare le proprie strutture e procedure interne al fine di rimuovere ogni ostacolo diretto o indiretto alla partecipazione dei rom e ad incorporare nella propria agenda politica e sociale programmi specifici finalizzati alla loro piena interazione.
Un compito sicuramente complesso che richiederà di intraprendere azioni coordinate in vari settori, in particolare in quelli di istruzione, dell’occupazione, delle abitazioni e dei servizi sociali.
Un modo importante per cambiare l’immagine che si ha dei rom, a mio avviso , è quello di coinvolgere maggiormente i rom stessi, sia nella politica che nei media.
I media sono un altro settore in cui una maggiore presenza dei rom è cruciale. C’è una specie di isterismo dei media nei confronti dei rom, spesso dipinti, in modo erroneo ed inaccettabile, come una minaccia alla sicurezza nazionale.

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Una figura come la tua e' piuttosto rara in Italia, che tipo di contributo ti senti di dare per migliorare le condizioni di rom e sinti?

E’ risaputo che il pregiudizio parte dalla non conoscenza quindi penso che il primo contributo che posso dare è quello di far conoscere all’opinione pubblica che si puo’ essere sinti o rom, essere fieri delle proprie radici etniche e poter comunque essere dei soggetti attivi e partecipi della nostra societa’.
Combattere l’esclusione sociale e i pregiudizi richiede uno sforzo ampio di collaborazione fra autorità pubbliche, partner impegnati nella difesa dei diritti umani, organizzazioni non governative e società
La collaborazione è essenziale nella concretizzazione delle politiche che possono o non possono realizzare a favore dei rom e dei sinti.
La costituzione recente del Comitato Rom e Sinti Insieme può essere un ottimo trampolino di lancio.
Ogni individuo rom o sinto ha la possibilità di fare una reale scelta etica.
Io ho scelto l’attivismo nella speranza di poter dare un contributo positivo alla società, cercando di abbattere gli stereotipi esistenti attraverso la conoscenza e il dialogo.

 
Di Fabrizio (del 21/10/2011 @ 09:41:53 in conflitti, visitato 1343 volte)

Craig Murray, ex ambasciatore, attivista dei diritti umani - 19 settembre 2011

(foto da Romea.cz)

L'antiziganismo è l'ultimo razzismo socialmente accettabile. Anche i commentatori abitali di questo blog postano cose simili: "Arrivano e combinano pasticci incredibili", "Hanno fregato nel mio locale", [...] ed altre caricature etniche. "Loro", senza dubbio, rubano i bambini.

Stamattina in TV osservare in diretta la violenta pulizia etnica nell'Essex è stata un'esperienza straziante. Il consigliere Tony Ball, leader dell'autorità che stava conducendo la pulizia etnica, star di Murdoch, spiegava che la sua azione è popolare. Non ho dubbi che lo sia. Sarebbe popolare a Basildon se ogni giorno il consiglio appendesse un uomo di colore al pennone della bandiera. Senza dubbio il piccolo bigotto compiaciuto di sé stamattina è un uomo felice.

Quanti giustificano la sottrazione delle case alle famiglie, distruggere una comunità ed interrompere la scolarizzazione dei bambini, sulla base di una rigida interpretazione della legalità e dei permessi edificativi, deve rispondere anche di questa strettoia del punto legale. L'attacco (perché tale è stato) a Dale Farm questa mattina è stato condotto dalla polizia antisommossa e senza la partecipazione degli ufficiali giudiziari. Almeno due donne, entrambe Traveller e residenti permanenti del sito, hanno avuto bisogno di cure mediche. La polizia ha sfondato le recinzioni sia interne che esterne, cosa che era stata espressamente vietata dall'Alta Corte, dicendo che le proprietà erano dei Traveller e non potevano essere distrutte dagli ufficiali giudiziari. Cosa ha a che fare questo atto illegale di distruzione con la reiterata difesa legalistica di questo attacco razzista?

Murdoch News di stamattina ha anticipato la difesa legale della polizia. "L'Intelligence" della polizia aveva informazioni su una "riserva di oggetti da usare come armi". Hanno perciò dovuto assaltare il campo nell'interesse della sicurezza pubblica. Per questo dovevano infrangere il giudizio dell'Alta Corte: demolire le recinzioni protette come una misura d'emergenza per salvare vite. Tutto ciò è un pretesto trasparente, un mancato rispetto della legge da parte della polizia, ben peggiore di qualsiasi suo infrangimento da parte dei Traveller, perché il comportamento susseguente della polizia è sfociato in violenze e lesioni. Le scorte di armi ovviamente non esistevano.

Torniamo ai fatti chiave: anche se situato nella "greenbelt", ogni cm. del sito dei Traveller era in precedenza una fascia degradata, occupata da una discarica. Le foto dal satellite (QUI ndr) provano che i Traveller non hanno invaso la Greenbelt. La ragione per cui non hanno ottenuto i permessi di edificazione è che diverse richieste in questo senso sono state respinte, e la ragione di questorifiuto è che il consiglio di Basildon è razzista. Senza dubbio qualsiasi simpatico costruttore Tory avrebbe ottenuto il permesso di riempire di case quella ex discarica. I Traveller erano proprietari del terreno su cui risiedevano.

Che male facevano? Nessuno Qual era il loro crimine? La loro etnia. Tutto il resto è camuffamento legalistico, del tipo utilizzato da ogni stato per perseguire ovunque la pulizia etnica. Agli occhi dello stato che la svolge, la polizia etnica ha sempre la sua ragione nel rispetto della legge. E' piuttosto questo il punto.


Comunicazione di tutt'altro genere: in questo momento mi è difficile raccogliere testimonianze dirette da Dale Farm: ignoro se alcune persone con cui ero in contatto siano state arrestate o malmenate dalla polizia.
Traduco con gioia una nota di S., una delle colonne tra i sostenitori di Dale Farm e per un certo periodo dato per disperso dopo gli scontri, arrivata ieri (pubblico col consenso dell'interessato):

Prima di tutto, grazie a quanti ieri hanno commentato sul mio profilo FB, inviato SMS, o in qualsiasi altro modo abbiano cercato di offrirmi sostegno.

Ho avuto così tante richieste, specialmente attorno alle 14.00, che la mia batteria s'è esaurita. Come sapete l'energia elettrica a Dale Farm era stata tagliata e non avevo modo di collegarmi a FB per rispondere a tutti.

La polizia antisommossa ha usato tecniche apposite per contenerci per ore, anche se ad un certo punto ho pensato di scavalcare le impalcature e superare le loro teste attraverso gli alberi, come se fossi stato minuscolo... LOL

Sono arrivato a Dale Farm qualche tempo fa, per offrire il mio sostegno e la mia solidarietà ad una comunità che è stata e continua ad essere in un disperato bisogno di aiuto da parte degli altri. Le mie ragioni sono personali, ma chi mi conosce sa che non posso accettare il razzismo sotto qualsiasi forma. E nessuno mi convincerà che lo sgombero di ieri, forzato, brutale ed orrendo, non è stato altro che un programma razzista per cui alcuni disprezzano la popolazione zingara-viaggiante in questo paese e altrove.

Anche se non voglio commentare o seguire la retorica anti Dale Farm che abbiamo visto nei mesi scorsi in alcuni siti internet, non si può tacere che quanti sono stati d'accordo con lo sgombero ed il modo in cui è stato condotto, hanno secondo me scelto deliberatamente di ignorare i sotterranei moti vi razzisti alla base di tutta questa vicenda.

Dale Farm è l'inizio della fine per quanti pensano di poter "spianare" la loro strada sulla vita di Traveller-Rom e zingari. I residenti di Dale Farm hanno mostrato un immenso coraggio e convinzione nel mantenere la loro posizione perché le loro case e vite non andassero distrutte. Come abbiamo visto e continuiamo a vedere ancora adesso in tutto il mondo, questo singolo ma storico evento costringerà le autorità locali ed il governo a ripensare le proprie strategie su come "gestire" in futuro tutto ciò, e con ciò credo veramente che alla fine i Traveller otterranno il rispetto e la dignità che meritano.

Personalmente mi sento privilegiato per essere stato ammesso a prendere parte alle proteste ed alla resistenza, e che le famiglie di Dale Farm mi abbiano accettato sulla loro terra e nelle loro case. Ho conosciuto nuovi e buoni amici sia a Dale Farm che attraverso la rete dei siti internet.

Non è ancora finita, se me lo permetteranno continuerò ad appoggiare i residenti di Dale Farm e la comunità viaggiante, anche sottoponendo alla polizia i commenti razzisti di alcuni siti anti-viaggianti ed assicurandomi che gli autori siano giudicati.

Infine, non ho dubbi, da quanto dei Traveller di Dale Farm, che siano stati e sono pienamente a favore degli attivisti e manifestanti di Camp Costant, per l'azione svolta a difesa delle loro case, bambini e terra.

La conclusione era inevitabile, ma io, assieme a molti altri, a volte ho davvero creduto che potessimo vincere e che il risultato per i residenti sarebbe stato di rimanere fino a che non si fosse trovata una soluzione adatta e culturalmente accettabile. Tutto ciò è molto triste per la cosiddetta giustizia britannica...

 
Di Fabrizio (del 01/12/2008 @ 09:41:48 in Europa, visitato 1798 volte)

Ricevo da Roberto Malini

Il Premio Minerva 2008 a Viktória Mohácsi, per il suo impegno a tutela del popolo Rom perseguitato

Lunedì 1 Dicembre, alle ore 20.30, la Galleria Doria Pamphili di Roma ospiterà la diciannovesima Edizione del Premio Minerva. Il Premio Minerva si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero per le Pari Opportunità, Provincia di Roma, Regione Lazio, Assessorato alla Cultura Comune di Roma e CNR. Fondato nel 1983 da Annamaria Mammoliti, direttrice dell’omonima rivista, il Premio è un riconoscimento istituito nel 1983 ed assegnato a Donne che operano nei campi del "Sapere" e rappresentano esemplari modelli femminili per le capacità professionali e la positività di cui sono portatrici, valorizzando il proprio patrimonio di umanità, conoscenza, tolleranza e laboriosità. Il premio consiste in una spilla in oro e pietre preziose raffiguranti la testa di Minerva disegnata per il Premio dal Maestro Renato Guttuso. Il Premio Minerva 2008 sarà assegnato a Inge Feltrinelli, Melania De Nichilo Rizzoli, Margherita Parrilla e - per la politica dei Diritti Umani - a Viktória Mohácsi.

Il riconoscimento all'europarlamentare di etnia Rom è particolarmente significativo ed attesta le tappe fondamentali che Viktória Mohácsi ha conseguito, con il suo impegno politico e umanitario, verso il riconoscimento dei diritti del popolo Rom nell'Unione europea, in un periodo difficile, in cui i germi del razzismo, della xenofobia e dell'antiziganismo - che sono particolarmente virulenti proprio in Italia - producono effetti devastanti. Il prestigioso riconoscimento internazionale è andato, negli anni scorsi, a donne che hano fornito un contribulto fondamentale al genio e allo spirito umanitario del continente europeo e del mondo intero, da Simone Veil a Gisele Halimi; da Elsa Morante a Margherita Hack; da Ursula Hirschmann Spinelli ad Agnese Borsellino e Maria Falcone; da Lucia Bosè a Tullia Zevi.

www.everyonegroup.com
info@everyonegroup.com
Tel. (+39) 331 3585406

 
Di Fabrizio (del 21/05/2009 @ 09:41:06 in Europa, visitato 1525 volte)

Da Roma_Daily_News

VITA.europe by Rose Hackman -14 maggio 2009

David Mark risponde su domande sulla situazione dei Rom in Europa, mettendo in luce le attuali dorme di discriminazione e le minacce per il futuro.

"Questo tipo di clima antizigano è simile a quello che vedevamo in Europa prima dell'inizio della II guerra mondiale. La storia è là a ricordarci quali sono i pericoli concreti."

Parole forti da David Mark, 26 anni, che segue le Iniziative Rom per l'Open Society Institute, ed è coordinatore per la Coalizione Politiche Rom Europei (ERPC). Parla della situazione dei Rom in Europa, della responsabilità UE come pure dei governi nazionali e dei rischi per il futuro.

Come ti sei coinvolto alla causa rom?

Io stesso sono Rom e sono cresciuto in Romania. Quando ero cresciuto, mia madre iniziò con una OnG sui Rom nella mia città. Poi quando studiavo in Ungheria, sono stato attivista in programmi educazionali, campi estivi, ecc. In estate torno ancora in Romania e lavoro su questi programmi. E' parte di ciò che sono. Non è soltanto fare ciò che credo sia giusto o sbagliato, ma anche la mia cultura e la mia identità. Sono un vero attivista rom.

Hai mai trovato discriminazione nei tuoi confronti?

In un certo senso. Quando dico che sono Rom, è comune notare un cambiamento nell'attitudine verso di me. Ma mi sono circondato con persone che non sono così. La reazione comune della gente significa anche che posso evitare di parlare della mia identità culturale per evitare problemi. Benché abbia assistito alla discriminazione contro altri Rom. Per esempio, essere in un bar per una normale consumazione e vedere un gruppo di Rom più "tradizionale" entrare, e a loro dicono che non possono ordinare perché è in corso una festa privata. Io so che non c'è nessuna festa privata. Di sicuro non sono stato invitato lì da nessuno. Questo tipo di cose mi fa molto arrabbiare.

Com'è partita la Coalizione?

E' un'iniziativa davvero nuova, perché l'abbiamo messa a punto due anni fa. Siamo una coalizione di dieci OnG, che combinano le organizzazioni specifiche con quelle di organizzazioni internazionali più grandi: Amnesty International, Minority Rights Group International, European Roma Grassroots Organisation, ecc. Ci siamo uniti quando abbiamo compreso che c'era una seria mancanza di attenzione da parte dell'Unione Europea verso le tematiche rom. Sentivamo che dopo l'apertura dell'Unione Europea verso est, fosse cruciale per i governi di tutta Europa di coinvolgersi nell'affrontarne le conseguenze. La responsabilità UE in ciò è enorme.

In termine di singoli paesi, ci sono dei modelli europei che possono essere seguiti?

Sì. Penso che il modo migliore di trarre interessanti conclusioni sia di comparare due paesi con situazioni simili dovute all'influsso rom: Spagna e Italia.

Questi paesi stanno agendo in maniera completamente differente. In Spagna, abbiamo visto uno sforzo di integrare con strumenti come l'istruzione, strategie d'impiego, e aiuto per le case, che hanno avuto molto successo. In Italia, c'è una totale mancanza di volontà politica di accettare la questione ed affrontarla pragmaticamente. Invece di progettare integrazione e soluzioni concrete, stiamo vedendo misure di esclusione estrema e discorsi grondanti odio sviluppati dagli stessi politici per guadagnare popolarità. Non si affrontano assolutamente le questioni.

Vorresti dire che questo aiuto pragmatico che arriva dalla Spagna, come pure dai gruppi indipendenti, ha aiutato la reale inclusione ed accettazione sociale?

Sì. Penso davvero che questo aiuti immensamente. Quando i gruppi non sono rifiutati ma accettati, aiuta il dialogo sociale e lo scambio interculturale. Tu sai che i Rom sono un gruppo molto giovane, c'è un grande potenziale che può essere sfruttato socio-economicamente. La gente deve solo rendersene conto.

Quali diresti sarebbero i rischi se l'Europa non si confrontasse con questi temi?

Penso che se i paesi europei continueranno in questo modo, andremo incontro ad un quadro molto torvo.

L'esclusione sociale viaggia. I Rom non spariranno. Se vengono espulsi o rigettati da un paese, andranno in un altro, e poi probabilmente in un altro ancora, sempre più alienati e diventeranno come paria ei paesi in cui si stabiliscono. Ma alla fine dove andranno? Cosa possono fare? Si stimano 8-10 milioni di Rom in Europa oggi. Troppi per essere ignorati, specialmente in un clima simile, dobbiamo soltanto guardare la storia per ricordare - l'antiziganismo sta crescendo da molto tempo. Questo tipo di clima è simile a quello che vedevamo in Europa prima dell'inizio della II guerra mondiale. La storia è lì a ricordarci quali sono i concreti pericoli.

Così vorresti dire che l'Europa è xenofoba, o piuttosto razzista?

Sì. E penso che questi sentimenti stanno crescendo ad un ritmo davvero preoccupante. Ci sono già stati eventi luttuosi in Ungheria. Dove i prossimi?

Cosa si può fare?

Noi dell'Open Society Institute stiamo facendo una campagna per un rinnovato impegno e rispetto dei maggiori partiti europei verso la Carta dei Partiti Europei per una Società Non Razzista, che originariamente è stata firmata nel 1998 dalla maggior parte dei partiti dell'Europa orientale. Però sinora abbiamo ricevuto poche risposte.

Abbiamo anche bisogno di un approccio pragmatico dei governi nazionali che diminuiscono l'attenzione invece di aumentarla. Sfortunatamente, i politici spesso usano l'odio contro i Rom per fini politici, specialmente durante le loro campagne. Questo fa solo peggiorare le cose.

Guardando al futuro, cosa possiamo tentare d'ottenere? Un Rom-Obama come Presidente della UE?

Forse non un Presidente Rom, ma almeno un Commissario. Sarebbe bello.

www.romapolicy.eu

 
Di Fabrizio (del 06/11/2009 @ 09:39:50 in Italia, visitato 1795 volte)

di Alberto Melis

«Una ricerca dell'Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione del gennaio di quest'anno dice che alla domanda “Quanti sono i rom e i sinti in Italia?” il 35 per cento degli italiani pensa che sono più di mezzo milione, mentre solo il 6 per cento pensa correttamente che sono intorno ai 130 mila, l'altro 59 per cento risponde che non lo sa. Il 24 per cento sa che più della metà dei rom sono cittadini italiani, il 16 per cento che i rom non sono più prevalentemente nomadi, il 37 per cento sa che non sono un popolo omogeneo per cultura e paese di provenienza e solo lo 0,1 per cento, uno su ogni mille abitanti, ha tutte quattro le informazioni». Così Dijana Pavlovic - attrice, giornalista e attivista rom di origine serba - restituisce la profondità del solco che divide l'etnia rom e sinta dal resto della popolazione italiana, in un volume che verrà presentato oggi alle 17 a Cagliari, nell'Aula magna della facoltà di Scienze politiche in viale Fra Ignazio 78, da Gianfranco Bottazzi, docente di Sociologia economica, e Silvia Niccolai, docente di Diritto pubblico.

“Rom e Sinti in Italia” (Ediesse, pp. 268, euro 15, vedi QUI ndr), curato da Roberto Cherchi e Gianni Loy, è una raccolta di saggi promossa dall'Associazione Sucania e dalla Fondazione Anna Ruggiu, che sulle problematiche della non conoscenza e degli stereotipi negativi che gravano sull'etnia minoritaria, e insieme sui diritti che ancora oggi le vengono negati, avevano già organizzato un seminario a Cagliari lo scorso anno.

Davanti al gravissimo pregiudizio che negli ultimi anni è andata via via inasprendosi nel nostro paese (l'unico in Europa e forse nel mondo che dal 1998 si è dotato di una legislazione speciale che in luogo del diritto comune ha imposto per i rom una serie di norme tanto vessatorie quanto discriminatorie, come quella sulle impronte digitali per i bambini), il volume propone numerosi interventi volti da una parte a ricostruire il percorso millenario che ha portato l'etnia romané in Europa, proveniente dall'India nord-occidentale, e dall'altra a fornire un approfondito quadro analitico dei meccanismi attraverso i quali si sostanziano tanto la sua oggettiva emarginazione, quanto i comuni sentimenti di rifiuto che la circondano. Di particolare interesse - oltre all'intervento della studiosa e ricercatrice di etnia sinta Eva Rizzin, dell'European Roma Rights Center, che ricostruisce lo sconfortante panorama de “L'antiziganismo in Italia e in Europa” - sono il saggio in apertura di Gianni Loy (“Violino tzigano. La condizione dei rom in Italia”), quello di Tommaso Vitale (“I nomadi come problema pubblico nelle città italiane”) e quelli di Luca Bravi e di Paolo Finzi, storico editore di “A - rivista anarchica” e già amico e complice di Fabrizio De André nelle sue incursioni musicali nella cultura “zingara”, che propongono un'accurata ricostruzione del Porrjamos, lo sterminio nazista dei popoli nomadi.

Ugualmente meritevoli di attenzione gli aspetti indagati dagli altri autori della raccolta, Massimo Aresu (una lettura inedita dell'antica presenza rom in Sardegna), Ilenia Ruggiu (sul tema della diversità come “bene pubblico”), Roberto Cherchi (“I diritti dello straniero”) ed Ester Mura, l'ex direttrice di un istituto di Monserrato che racconta la straordinaria esperienza di integrazione che qualche anno fa portò tutti i bambini della locale comunità rom a frequentare con successo la scuola.

 
Di Fabrizio (del 09/04/2010 @ 09:38:52 in Kumpanija, visitato 1910 volte)

Da Baltic_Roma (interessante ma lunghetto. Potete farcela, lo so)

Roma Buzz Aggregator Bruxelles 10 marzo 2010 - concetti chiave di Ian Hancock  

Al primo incontro della Commissione Europea sul popolo romanì (in tutto il testo si usa il termine romanì per comprendere le varie popolazioni rom, sinte, kalé e romanichals, ndr) nel settembre 2008, il presidente José Manuel Barroso disse "la drammatica situazione dei Rom in Europa non può essere risolta a Bruxelles", e premeva perché quella "non diventasse solo un'altro incontro di chiacchiere". L'unica decisione presa fu di indire un altro incontro. Così ora ci troviamo un'altra volta a Bruxelles, e siamo proprio qui a discutere su come risolvere la drammatica situazione. Non lasceremo niente di irrisolto, continueremo a cercare e forse potremo esplorare nuove direzioni che ci porteranno alle soluzioni che tutti noi cerchiamo.

Prima di iniziare questo incontro molto importante, mi è stato chiesto di condividere con voi alcuni pensieri sull'attuale situazione dei Rom, tanto dalla prospettiva contemporanea che da quella storica, e di fornire alcuni spunti sui principali elementi che dovrebbero essere considerati quando si pianificano le future politiche ed i programmi per l'inclusione dei Rom.

I due decenni passati hanno visto enormi cambiamenti sia per il popolo romanì, che per quanti ci studiano e lavorano con noi. Per molti romanì, questi cambiamenti hanno significato adattarsi un'altra volta a nuovi ambienti tipicamente ostili, cercando sicurezza nel lavoro, nell'istruzione, nell'alloggio e nell'assistenza sanitaria e legale. Per il mondo non-romanì ha significato fare posto ai nuovi arrivati, che si presentano con un bagaglio complesso di stereotipi ed un'eredità di persecuzioni.

Dopo il collasso del comunismo venti anni fa, centinaia di migliaia di Rom dell'Europa orientale si sono riversati verso ovest in cerca di una vita migliore. Per gli occidentali, una colorita ed assolutamente inoffensiva popolazione che era ristretta nell'opinione pubblica a film e libri di racconti, improvvisamente divenne una presenza reale ed evidentemente minacciosa. Questo non ha riguardato la sola Europa occidentale; pure nei paesi d'oltreoceano ci sono stati casi simili, basta vedere la ricezione ostile dei Rom dalla Repubblica Ceca e dall'Ungheria in Canada, per esempio.

Quattro anni fa in Italia c'erano 180.000 Romanì, ma oggi sono meno di un quarto di quel numero. Tra loro, quelli dalla Romania sono meno di 6.000, 4.500 dei quali sono incarcerati, soprattutto per accattonaggio, furto, resistenza ed ingresso illegale (queste cifre - di cui ignoro la fonte - non corrispondono ai dati ufficiali sulla presenza di Rom e Sinti in Italia, ndr). Questi sono, incidentalmente, proprio gli stessi crimini esposti nello Zigeunerbuch di Dillman del 1905, che spianò la strada al genocidio nazista. Non ci sono proiezioni certe di quanti Rom siano ora apolidi attraverso l'Europa, anche se le stime danno un numero di 10.000 in Bosnia, 1.500 in Montenegro, 17.000 in Serbia e 4.090 in Slovenia.

I rapporti rilasciati dall'Agenzia UE per i Diritti Fondamentali lo rendono chiaro in maniera cristallina: il razzismo contro i Rom è dappertutto in crescita attraverso l'Europa. Oggi i Rom sono poveri, marginalizzati, disoccupati e senza casa (o mal alloggiati) come mai in passato. Sono tanto lontani dal vivere la vita di normali cittadini nel loro paese come lo erano prima dell'espansione UE, e vengono fatti paragoni con l'atmosfera della Germania negli anni '30. Negli ultimi due anni, almeno dieci Rom sono stati uccisi - e questi sono solo i casi riportati. Si stima che l'80% degli incidenti di antiziganismo non siano stati denunciati. Le famiglie sgomberate lasciate per strada dopo che i loro insediamenti sono stati demoliti sono particolarmente vulnerabili ad atti di violenza di bande ostili. Sono comuni pestaggi e violenze.

Nel settembre 2001, un lancio d'agenzia della BBC dichiarava che il Consiglio d'Europa "ha lanciato una rovente condanna sul trattamento dell'Europa verso la comunità zigana, dicendo che sono oggetto di razzismo, discriminazioni e violenza... le Nazioni Unite dicono che sono il più serio problema nei diritti umani in Europa." Un editoriale di The Economist nel 2005 descriveva i Romanì in Europa come "in fondo ad ogni indicatore socio-economico: i più poveri, i più disoccupati, i meno istruiti, con la più bassa aspettativa di vita, i più dipendenti dal welfare, i più imprigionati e più segregati." Un rapporto UE la chiamava "una delle più importanti questioni politiche, sociali ed umanitarie nell'Europa di oggi". Siamo a metà nel Decennio dell'Inclusione Rom, ma chiaramente i risultati degli sforzi per arrivare ad un cambiamento devono essere ancora giudicati, e sinora non abbiamo fatto molto bene.

Pure quanti sono passati prima di noi non hanno avuto successo. Stavo leggendo recentemente un rapporto di quarant'anni fa, pubblicato da Studi Sovietici, che descriveva la situazione dei Rom in un particolare paese del blocco orientale. Vi si dice che mentre il sistema aveva creato tutti i prerequisiti necessari per affrontare il "problema Zingaro", quei "prerequisiti" non stavano funzionando. Quel "problema Zingaro" era descritto come "mancanza di comprensione della formula deterministica Marxista" da parte dei Rom, incolpati per aver ereditato le nozioni pre-comuniste del capitalismo e, con una o due eccezioni, gli Zingari erano ancora "mendicanti, ladri, violenti ed un flagello nel paese," cito da un rapporto governativo. Eravamo da rimproverare perché eravamo deliberatamente antisociali aderendo alla nostra distinta identità, dato che come popolo, dicevano, provenivamo dallo stesso ceppo razziale della popolazione non-romanì. Ciò contraddice, tra l'altro, un ministro degli esteri rumeno, che dichiarava pubblicamente non molto tempo fa che la criminalità è una caratteristica razziale, che ci pone a parte dal resto della popolazione. Non soddisfacevamo la definizione di Stalin di nazionalità, sostenevano quei rapporti, perché "non possedevamo né un comune territorio, né una cultura comune ed un unico modo di vita." L'ideologia marxista diede ai Rom un'identità sociale, ma non una etnica.

Quattro decenni di comunismo non sono bastati a risolvere il loro "problema Zingaro", ed altre due decadi che sono passate non hanno compiuto molto. E vero che abbiamo visto un certo numero di cambiamenti positivi, per esempio il governo ceco ha recentemente bandito il Partito dei Lavoratori, in quanto xenofobo ed una minaccia alla democrazia, citando espressamente i suoi attacchi contro i Rom. Ma per ogni passo avanti, c'è chi opera contro di noi. Il governo francese è appena finito sotto le critiche per aver mancato di fornire una sistemazione adeguata ed il diritto di voto ai Viaggianti; il più recente rapporto sulla Svizzera della Convenzione Quadro per la Protezione delle Minoranze Nazionali ha detto che non stava studiando la possibilità di ratificare la Convenzione 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro a causa delle preoccupazioni che il trattato potrebbe significare per i Rom; il Canada sta progettando una nuova legge sull'immigrazione che darà al Ministero dell'Immigrazione il potere di dichiarare quale paese sia sicuro in Europa, così da stabilire da quali paesi non possano arrivare i rifugiati. Possiamo prevedere che tutti i paesi UE rientreranno in questa lista, cioè che con la nuova legge i Rom non potranno più chiedere asilo in Canada.

E' quasi prevedibile che qualsiasi rapporto formale sui Rom userà la parola problema; una rapida ricerca che ho fatto il mese scorso su Internet delle parole "problema Zingaro (Gypsy problem nell'originale, ndr)" scrivendo questa presentazione, mi ha ridato oltre 22.000 risultati. Ripeto: una ricerca su Internet delle parole "Gypsy problem" mi ha ridato oltre 22.000 risultati.

Dovrebbe forse essere più apertamente riconosciuto che abbiamo anche un problema gadjo; dopotutto, quei 22.000 risultati su Internet non sono originati con noi. Ma la realtà è che noi Romanì e voi gadjè abbiamo tanti problemi l'un l'altro. E devono essere affrontati [...] proprio come in un matrimonio riuscito le parole chiave sono comunicazione e compromesso.

Vivo, come un numero crescente di Romanì, con un piede in due mondi, e posso identificare diverse di queste tematiche da entrambe le prospettive. Il mondo non-Romanì ci vede come eterni outsider, che non vogliono ancora adattarsi, viventi di furti ed inganni, che tutto prendono mentre non contribuiscono a niente, eccetto forse l'intrattenimento - urlanti, sporchi e con una coda di disordine dietro di noi.

Dal nostro punto di vista, il problema più schiacciante con i gadjé è il razzismo. E' direttamente alla base e sostiene gli altri problemi - quelli della povertà, della disoccupazione, della scuola, della sanità e della casa, e nei diritti umani e civili. La povertà di alcune popolazioni romanì è assolutamente opprimente. Nel 2006 un rapporto della Banca Mondiale diceva "I Rom sono il gruppo a rischio più povero in molti paesi dell'Europa Centrale ed Orientale. Sono più poveri di altri gruppi, più facili a cadere nella povertà, e più facili a rimanere poveri. In alcuni casi i tassi di povertà per i Rom sono dieci volte superiori a quelli dei non-Rom. Una recente ricerca ha trovato che quasi l'80% dei Rom in Romania e Bulgaria vivevano con meno di $4,30 al giorno... persino in Ungheria, uno dei paesi di nuovo accesso più prospero, il 40% dei Rom vivono sotto la linea di povertà." George Orwell scrisse che "il primo effetto di povertà è che uccide il pensiero." Benché vederci come vittime, è un gioco a perdere; dobbiamo usare le nostre capacità per cambiare la nostra situazione, e se non abbiamo queste capacità dobbiamo acquisirle. Infine, dobbiamo contare su noi stessi. Il mondo fuori non risolverà per noi i nostri problemi e se ce lo aspettiamo, sarà una lunga lunga attesa.

Quindi, che fare?

Una gran targa sul muro del mio ufficio recita che L'Istruzione è il Passaporto per la Libertà. Lo credo fermamente, e insisto perché facciamo dell'istruzione la nostra più alta priorità nelle discussioni che seguono qui a Bruxelles. Non elaborerò sulle questioni più pesanti che provengono dal razzismo, la soluzione verrà una volta che adeguati programmi educativi verranno progettati ed applicati. Così come questioni riguardo il lavoro e la casa esistono a causa del razzismo, la loro soluzione arriverà attraverso l'istruzione. E non parlo semplicemente di educare il popolo romanì, ma anche la popolazione non romanì.

Ho puntualizzato recentemente in una pubblicazione che la vaghezza riguardo l'identità romanì ha permesso la manipolazione con indifferenza di chi ci è estraneo, e questo mi porta al punto focale del mio discorso [...]. Se avessimo saputo chi siamo, e avessimo avuto la possibilità di essere ascoltati, avremmo potuto dire la nostra su come siamo ritratti. Se un giornalista vuol dire che siamo originari dell'Egitto, come è successo di recente, chi siamo noi per dire che non è così, e cosa diremmo per correggerla, e dove mai sarebbe ascoltata e conosciuta questa protesta? Abbiamo perso noi la nostra storia molti anni fa così non possiamo raccontarla, ed il mondo non-romanì non si tirato indietro nel fornire varie identità al posto nostro. Non credo che potremo fare la storia se non ne conosciamo la nostra; Alain Besançon ha detto che "un uomo senza memoria è assolutamente plasmabile. E' ricreato in tutti i momenti. Non può guardarsi indietro, neanche sentire una continuità con sé stesso o preservare la sua identità." Finché i racconti sugli Zingari influenzeranno i giornalisti ed il ritratto romanzesco che ne consegue, finché gli esperti dell'ultimo momento nei media saranno fiduciosi di poter scrivere senza nessun controllo, finché la loro immaginazione avrà le briglie sciolte, continueremo ad "essere ricreati ad ogni momento," come dice Besançon, senza mai il controllo della nostra identità.

Senza istruzione non possiamo essere articolati, manchiamo di una voce abbastanza forte. Ci lamentiamo, ma non siamo uditi. Ci recente cinque membri dell'Alleanza Civica Rom presenti ad una conferenza sui Rom a Bucarest, sono stati allontanati quando hanno criticato l'inazione del governo. La loro voce è stata soffocata. Senza istruzione non possiamo dire chi siamo e da dove veniamo, e come abbiamo avuto la forza e la determinazione di sopravvivere a secoli di persecuzioni, schiavitù e genocidio ed essere ancora qui. Quando avremo i nostri educatori, avvocati e dottori, non avremo più bisogno di appoggiarci al mondo esterno, e di andare dai gadjé con le mani protese. Fintanto continueremo a farlo, non saremo mai rispettati. A tal riguardo, non vogliamo che i non-romanì ci amino, ma vogliamo il loro rispetto.

I programmi di studi per i Rom devono essere pianificati con attenzione. Promuoveranno l'integrazione o l'assimilazione? Le generazioni più anziane saranno confortate nel sapere che non si tratta di convertire i loro figli in gadjé, cosa che è la grande paura tra i Romanì d'America. A sua volta, la formazione sui romanì nelle scuole pubbliche deve presentare la nostra storia e cultura in maniera uniforme.

Ho già menzionato i media. Mentre potrebbero essere un potente alleato, sono assolutamente l'opposto. Un quarto di secolo fa Kenedi Janós scrisse "i media di massa, in maniera velata, e spesso esplicita, incitano l'opinione in una direzione anti-zingara." I giornali disseminano regolarmente opinioni spacciandole per notizie. I giornali plasmano la mente delle persone. Creano attitudini. Quando il più grande quotidiano rumeno, Evenimentul Zilei, scrisse che "Si ritiene che gli Zingari siano geneticamente inclini a diventare criminali" ripeteva le ragioni di Hitler per lo sterminio dei Romanì nel III Reich. Quando un altro giornale rumeno, Cronica Romana, avvisa i clienti a non fare affari con un venditore perché "il colore della sua pelle" è indicativo del suo essere "poco credibile", il messaggio è chiaro. E questa non è un'attitudine ristretta alla sola Europa centrale e orientale. In Inghilterra titoli come "Zingari! Non potete entrare!" dal Sunday Express o quello del Sun "Quanto tempo prima di mandarli fuori a calci?", per esempio, hanno infiammato l'ostilità pubblica e segnato l'opinione pubblica con l'antiziganismo. Sono rimasto scioccato nell'apprendere che la Foreign Press Association ha appena premiato la produzione della BBC "Bambini Zingari Ladri" col Media Award per la miglior Storia Televisiva dell'Anno. La mossa irresponsabile da parte della BBC, nel trasmetterlo per la seconda volta nonostante le proteste delle organizzazioni romanì in seguito alla prima proiezione sei mesi fa, a cui la Foreign Press Association ha replicato che lo scopo di "aumentare la comunicazione e la comprensione tra le ricche diversità delle culture di questo mondo e la comunità globale" è un travisamento. Dal documentario non arriva nessuna comprensione della situazione di quei bambini, ed in nessun modo ha presentato la nostra "ricca cultura". Invece ha aiutato a rafforzare ancora di più la crescente romafobia in Bretagna, il paese dove sono nato, assicurando nuovi titoli d'odio nei giornali. Il documentario è stato presentato anche in Italia ed in Belgio, e sono arrivate proteste dal Centro Belga per l'Uguaglianza e dall'Autorità di Supervisione dei Media per gli Audiovisivi del Belgio.

Anche la stampa d'intrattenimento può perpetuare stereotipi, come solitamente quelli di romanzesco, di magico e mistero. Due titoli recentemente pubblicati sono quello di Sasha White "Cuore Zingaro"; leggo sulla copertina: "Può un uomo piegato alla sedentarietà convincere una donna dallo spirito libero... a rischiare il suo Cuore Zingaro? Attenzione: questo libro contiene immagini esplicite di sesso con linguaggio contemporaneo," e quello di Isabella Jordan "Zingari, Vagabondi e Calore: un'Antologia del Romanzo Erotico", che recita ai lettori: "Perdetevi negli occhi scuri e nella sfera di cristallo di un amante zingaro!"

Anche i film presentano i Romanì in maniera negativa, soprattutto quelli di intrattenimento. Ora con Il Lupo Mannaro, un anno fa guardavamo Drag Me to Hell e prima Thinner. La prima esperienza con gli Zingari dei miei studenti fu attraverso la versione disneyana del Gobbo di Notre Dame. Su internet c'è un link apposta per "Film zingari maledetti (Gypsy curse movies, ndr)", e digitandolo su Google ritorna oltre 64.000 risultati.

Mentre nel documentario della BBC c'era un rapido riferimento alle vergognose esperienze provate dai Rom nell'Europa di oggi, non è stato fatto nessun tentativo o analisi per spiegare come si sia arrivati a questa situazione, nessuna spiegazione della profonda eredità psicologica che i Rom rumeni hanno ereditato da 550 anni di schiavitù, a dire il vero neanche una menzione a questa schiavitù, quando sono stati gli ex schiavisti a ricevere un indennizzo dal governo per la loro perdita, quando non è stato creato nessun programma per aiutare l'integrazione degli ex schiavi romanì, non istruiti e senza un soldo, nella società libera. Non c'è menzione in quel documentario neanche al fatto che dopo l'Olocausto i sopravvissuti romanì al genocidio ritornarono dai campi senza alcun aiuto, senza indennizzi di guerra, a ricostruire le loro vite frantumate in un mondo ostile dove le leggi contro di loro erano ancora in vigore.

I Cinesi dicono che l'inizio della saggezza è chiamare le cose col loro nome esatto. Se trattiamo gli "Zingari" come un popolo unico, una "comunità", stiamo semplificando una situazione complessa ed ignorando le grandi differenze che distinguono le differenti popolazioni romanì. A luglio2007, Newsweek International pubblicò una storia intitolata "In tutto il mondo, la gente sta abbracciando la cultura dei Rom", ma naturalmente non abbiamo una singola cultura, e le culture che abbiamo di sicuro non sono abbracciate dai popoli di tutto il mondo. [...] I Kaale finnici ed i Calé spagnoli hanno tra loro più differenze che similitudini; i Romanichals differiscono considerevolmente dai Kalderasha, e così via. Queste differenze sono state usate per negare alle popolazioni romanì qualsiasi identità etnica condivisa, ed invece per usare criteri sociali e comportamentali per definirci. La citazione di prima da Studi Sovietici è un esempio di quel modo di pensare, e tante volte ho ripetuto le parole del sociologo ceco Jaroslav Sus, che osservava come ci fosse "un'opinione assolutamente falsa che gli Zingari formino una nazionalità o una nazione, che abbiano una propria cultura nazionale, una propria lingua nazionale."

Invece di pensare negativamente in termini di identità, sulle cose che rendono differente un gruppo dall'altro, dovremmo pensare a tutto ciò che condividiamo in termini di lingua, cultura ed ascendenza. Dopo tutto, è il patrimonio che abbiamo portato in Europa. Le caratteristiche che ora ci dividono sono state acquisite dal mondo non-romanì.

Torniamo a quelli che secondo me sono i principali punti in questione.

Primo: procederemo guardando ai Rom d'Europa come una popolazione definita etnicamente o socialmente? E' chiaro che sinora si è trattato soprattutto del secondo caso, cosicché Romanì e non-Romanì sono stati solitamente raggruppati assieme, ad esempio dalle varie organizzazioni e festival Rom e di Zingari Viaggianti. Certamente, la causa comune è la ragione perché differenti gruppi lavorino insieme, e se è il caso continuino a farlo. Ma insisto che non è stata fatta abbastanza opera di conoscenza sulla distinzione culturale dei popoli romanì, distinzione di cui si deve tener conto, per esempio, nelle aree dell'insegnamento o della casa. Il fatto è che differenti sottogruppi romanì non sono ansiosi di lavorare tra loro, avendone la possibilità, lasciati soli con gruppi non- romanì che, dal punto di vista romanì, sono dopotutto gadjé.

Se i Rom devono essere guardati etnicamente, ci sono diverse questioni che saltano fuori immediatamente. Difatti, possiamo parlare di UN  popolo romanì? Bene, la risposta è sì e no. Provo a spiegarmi meglio.

Un'origine militare per i Romanì non è una nuova idea, in un secolo e un quarto di ricerche, studiosi come Goeje, Clarke, Leland, Burton, Kochanowski, Bhalla, Courthiade, Mróz, Haliti, Lee e Knudsen hanno concordato su questa ipotesi - l'invasione ghaznavida nel primo quarto dell'XI secolo portò alla fuga dall'India. Il lavoro di Soulis, Fraser, Marushiakova & Popov e più recentemente di Marsh hanno ancora di più dimostrato che fu l'espansione dell'Islam il principale fattore nella migrazione dei nostri antenati dall'Asia all'Europa durante il periodo medievale. Non scenderò qui nei dettagli storici e linguistici, sono presentati in un libro sui miei scritti di Dileep Karanth che a breve verrà pubblicato dall'Università di Hertfordshire. L'importante ora è capire che i nostri antenati non furono mai un popolo unico con un'unica lingua quando lasciarono l'India, ma includevano diverse componenti etnolinguistiche.

Altrove ho argomentato che come la nostra lingua, la nostra identità come Rom proviene dal periodo sedentario anatolico, lo status preciso di Indiani e la varietà dei linguaggi si cristallizzarono nella lingua e nel popolo romanì, particolarmente sotto l'influenza dei Greci bizantini. Non c'erano "Rom" prima dell'Anatolia.

Qui vorrei avanzare una prospettiva differente che, ritengo, fornisca un'alternativa di comprensione alla questione dell'identità, e sul perché la questione dell'identità confonda giornalisti e sociologi, e perché ci causi così tanti problemi.

Alla luce dei dettagli delle nostre origini e della nostra storia sociale condivisa o meno, bisogna trarre alcune conclusioni: Primo, che si tratta di una popolazione composita sin dall'inizio, che allora venne definita in base all'occupazione piuttosto che sull'etnia; Secondo, che mentre le componenti originarie - linguistiche, culturali e genetiche - sono tracciabili in India, essenzialmente costituiamo una popolazione che ha acquisito la sua identità e lingua in Occidente (accettando l'Impero Bizantino, cristiano e di lingua greca, come culturalmente e linguisticamente "occidentale"), e Terzo, che l'ingresso in Europa da quella che attualmente è la Turchia non avvenne come un popolo singolo, ma attraverso diverse migrazioni più piccole e forse in un intervallo di due secoli. Questi fattori combinati hanno creato una situazione in un certo senso unica, siamo cioè una popolazione di origine asiatica che ha passato essenzialmente l'intero periodo della sua esistenza in Occidente. Siamo il proverbiale pezzo quadrato che si tenta di infilare in un foro rotondo.

Visto che la popolazione era frammentata e si spostava in Europa nello stesso periodo in cui emergeva come identità etnica, non c'è senso di essere mai stati un popolo singolo ed unificato in un posto in determinato periodo. Possiamo parlare di "centro di ritenzione diretta" consistente di fattori genetici, linguistici e culturali tracciabili dall'Asia ed evidenti in misura maggiore o minore in tutte le popolazioni che si identificano come romanì, ma dobbiamo anche essere coscienti che tutte queste aree sono state aumentate attraverso il contatto coi popoli e le culture europee, e sono gli accrescimenti posteriori che rappresentano le differenze a volte estreme tra gruppo e gruppo.

Per qualcuno, la cultura romanì "pura" è stata praticamente diluita, talvolta da deliberate politiche governative come in Ungheria o Spagna nel XVIII secolo, anche se tali popolazioni sono nondimeno guardate come "zingaresche" dalla società maggioritaria sulle basi di apparenze, vestiti, nomi, occupazioni e stazionamento e come tali trattate, senza avere una tradizionale comunità etnica in cui cercare rifugio. All'estremo opposto sono le popolazioni romanì di numeri sostanziali, come i Vlax o i Sinti, che vigorosamente mantengono lingua e cultura e che a causa di ciò sono tenute fuori dall'accesso alla società europea maggioritaria. A causa di questa, non esiste una soluzione educativa unica buona per tutti i gruppi. Abbiamo bisogno di programmi specifici per gruppo - nel quadro delle più ampie specifiche nazionali.

Mentre questi forniranno la conoscenza di un'origine comune e della storia precedente, e spiegheranno le nostre differenze, non devono intendersi per unire tutti i gruppi in uno. Resta da vedere quale tipo di relazioni creeranno, ma idealmente dovrebbe ottenersi una sorte di comunanza - nei numeri c'è la forza.

Il secondo punto che vorrei fosse discusso riguarda i danni psicologici dovuti alle persecuzioni - non soltanto la paura che i Rom vivono giornalmente in molte parti, paura che ha effetti tanto mentali quanto fisici, ma il danno psicologico più profondo che la storia ha modellato. Non credo che vi sia stata data la dovuta attenzione. Nel 988 in Austria, nell'anniversario dell'Anschlüss, i sopravvissuti romanì raccontarono al reporter del London Times di essere ancora tormentati dalla paura delle ricorrenti persecuzioni naziste. Ci sono storie di isolate famiglie romanì nell'estremo est d'Europa che credono che i nazisti siano ancora al potere.

Alcuni Romanì pagano altro, un'eredità più pesante - una prospettiva di vita trasmessa da centinaia d'anni di schiavitù. Per oltre cinque secoli, i Rom Vlax non hanno avuto alcun potere decisionale. Questo ha creato un punto di vista che vede la situazione di Roma creata da chi non lo è, ed avendo questi generato il problema, sono a loro volta responsabili del trovare una soluzione. Non avendo autonomia interna o potere di risolvere i problemi, gli schiavi dovevano rivolgersi ai gadjé per ogni cosa. Se, per secoli, un popolo ha vissuto in una società dove ogni singola cosa, incluso cibo, vestiti e persino la/lo sposa/o era fornito dall'esterno, a discrezione del padrone, e l'ottenere qualsiasi extra, favori inclusi, dipendeva dal rapporto con quel padrone, si installa così il presupposto che è così che si sopravvive nel mondo. E mentre la schiavitù è stata abolita da un secolo e mezzo, sopravvivono rimasugli di quel modo di pensare. Non solo l'assistenza ed i beni materiali sono ricercati all'esterno piuttosto che nella comunità, ma anche il coltivare contatti utili ed influenti fuori dal mondo romanì è una priorità, e diviene un segno di prestigio. Uno può diventare il leader ella sua comunità su questa semplice base. Questo modo di pensare non incoraggia l'auto-determinazione o l'iniziativa personale, ma prima di essere individuato e cambiato, dev'essere compreso.

Per finire vorrei dire qualcosa su quanti talvolta sono chiamati pasaxèrja in Vlax americano. E' una parola che significa "passeggeri" e si riferisce non a quanti genuinamente vogliono lavorare con noi e ci aiutano nel cambiamento - sono benvenuti - ma invece a chi si è attaccato al carrozzone dell'Industria Zingara, chi ne ottiene un guadagno, scrive una o due cose su di noi quando l'argomento è scottante, e poi sparisce. E' gente che non ci conosce socialmente, e non ha comprensione sulla mentalità o cultura romanì. L'autore di uno dei più quotati lavori sull'etnopolitica dei Rom dell'Europa Orientale, ora dice nell'introduzione del suo libro "Non amo molto gli Zingari", un altro libro altrettanto di alto profilo sul trattamento dei Rom nell'Olocausto include le parole secondo cui noi siamo "con poche eccezioni, un popolo pigro, bugiardo, ladro e straordinariamente sordido...gente eccessivamente sgradevole da avere intorno". Questo tipo di persone servono a se stesse, prendono ma non danno niente. Parliamo anche di cosa fare a tal proposito.

 
Di Fabrizio (del 09/03/2012 @ 09:32:48 in conflitti, visitato 1084 volte)

nuova Agenzia Radicale lunedì 05 marzo 2012 di FLORE MURARD-YOVANOVITCH

Strano come, nell'indifferenza generale, i "campi rom" vadano a fuoco in questo Paese. Ultimo di una lunga catena, da Ponticelli a oggi, l'incendio del 2 marzo scorso (valutato come accidentale ma avvenuto a poca distanza da una manifestazione organizzata dal Pdl contro i "nomadi") del campo del Parco della Marinella a Napoli, con due feriti; dopo i ripetuti incendi di gennaio nel insediamento di viale Maddalena.

Una ripetizione che fa dichiarare a Rodolfo Viviani, presidente dell'associazione radicale "Per la Grande Napoli": "Assistiamo a una drammatica catena di fatti che è impossibile ricondurre a casualità. Campagne stampa, interventi repressivi, incendi".

A seguito del tentato pogrom di Torino, nel dicembre scorso, un embrione di reazione anti-razzista sembrava nascere nella società civile, ma sembra, a posteriori, più un'onda emotiva in reazione alla strage dei senegalesi a Firenze che vera presa di coscienza della drammatica crescita in Italia dell'antiziganismo, dell'odio contro questa minoranza specifica.

Anche da vittime, i Rom sono trattati in secondo piano. Invece è allarmante l'escalation dal 2008 a oggi, che spesso non viene nemmeno raccontata dai media, di aggressioni e attacchi razzisti particolarmente gravi contro i campi rom nelle vicinanze di grandi città come Milano, Napoli, Pisa, Roma e Venezia; con incendi dolosi che hanno talvolta messo in pericolo la vita dei loro abitanti, in certi casi costretti ad andarsene sotto la protezione della polizia.

Atti di violenza collettiva, a volte quasi pianificata, come a Torino. Quei roghi vengono ad aggiungersi alle gravi forme di emarginazione e di discriminazione che subiscono la maggior parte dei Rom e Sinti, nel loro quotidiano. Circa un terzo, siano essi cittadini italiani o meno, vive in campi "nomadi" praticamente segregato dal resto della società e senza avere accesso ai servizi più basilari, come educazione e salute.

Senza parlare della questione alloggio, mai davvero affrontata dalle autorità locali. Anzi, su di loro e come gruppo, sono piovute le cosiddette misure di "emergenza" del "pacchetto sicurezza", alcune riguardanti esplicitamente i Rom o i "nomadi" e utilizzate in modo discriminatorio: censimenti effettuati in insediamenti abitati esclusivamente da Rom, raccolta, spesso non volontaria, delle impronte digitali; e strapotere conferito ai Prefetti nella gestione di uno pseudo "stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi".

Leggere: sgomberi forzati e abusi quotidiani. Non a caso, la maggior parte delle denunce di presunti maltrattamenti commessi dalle forze dell'ordine riguarda atti compiuti nei confronti di Rom. Tutte politiche che rafforzano l'impressione che i Rom siano presi di mira proprio dalle autorità e che legittimano l'intolleranza popolare invece di contrastarla.

Una deriva chiaramente xenofoba in Italia, che invece non è stata passata sotto silenzio dalla Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI), organo indipendente di monitoraggio istituito dal Consiglio d'Europa per la tutela dei diritti umani. Nel Rapporto sull'Italia 2012 (che rispecchia la situazione fino a giugno 2011), dichiara: "Si respira un clima generale fortemente negativo rispetto ai Rom: i pregiudizi esistenti nei loro confronti si riflettono talvolta negli atteggiamenti e nelle decisioni adottate dai politici, o sono da queste rafforzati".

O, ancora, è "in aumento il discorso razzista e xenofobo in politica, che prende di mira neri, africani, rom, romeni, (…) immigrati in generale; in certi casi, certe dichiarazioni hanno provocato atti di violenza contro questi gruppi". L'Ecri punta il dito sulla radice del problema: la relazione che esiste tra discorso razzista e violenza a sfondo razziale. E' infatti nel linguaggio che si opera la progressiva disumanizzazione dell'altro. Nell'uso improprio della parola "nomadi", per etichettare cittadini che per la metà sono italiani e appartengono a gruppi che vivono in Italia da secoli.

O nell'uso di termini che suggeriscono una minaccia, una presunta pericolosità. Perché le parole sono armi. L'ECRI intanto è convinta che il contesto attuale richieda una reazione urgente, molto più incisiva, da parte delle autorità italiane.

"Adottare fermi provvedimenti per combattere l'uso di discorsi xenofobi da parte dei partiti politici o dei loro esponenti o di discorsi che costituiscano un incitamento all'odio razziale e, in particolare, ad adottare delle disposizioni legali finalizzate alla soppressione dei finanziamenti pubblici per i partiti politici che fomentano il razzismo o la xenofobia". Si potrebbe iniziare ad applicare le leggi in materia. Ogni riferimento a un partito politico in particolare, è puramente casuale.

 
Di Fabrizio (del 27/10/2010 @ 09:31:43 in conflitti, visitato 1309 volte)

Da Czech_Roma

Le reazioni al verdetto di Vítkov (vedi QUI ndr) e la lunghezza della sentenza non hanno sorpreso. Quanti concordano con quella la trovano giustificata, e quelli che non sono d'accordo si pongono delle domande. Oltre alle legittime opinioni sulla lunghezza della condanna in relazione al crimine in questione, ci sono anche opinioni (soprattutto su internet) che ripetono all'infinito le aperte invenzioni, le bugie e gli stereotipi sulle vittime.

Tali ripetizioni evidentemente aiutano qualcuno ad evitare il doloroso riconoscimento che siamo capaci della peggior sorte di atrocità, inclusa mandare a fuoco un'intera famiglia. Questo vale per tutti quanti, che pur non approvando le atrocità, tentano nei fatti di giustificarle riferendosi alle "malefatte degli zingari" nel loro complesso. Sono guidati a ciò dall'antiziganismo, che nella Repubblica Ceca si basa sulla nostra classica invidia. Durante le loro generalizzazioni, gli antiziganisti spesso spandono bugie e calunnie sui Rom [...]. Amano prendere esempi dai media sui Rom coinvolti in crimini. A loro non importa che anche i non-Rom commettano i medesimi crimini, perché non è il crimine in sé che loro importa - sono gli "zingari". I loro interlocutori in queste discussioni su internet includono, naturalmente, neonazisti, razzisti, e sociopatici incapaci di empatia. E' sintomatico che tutti si riferiscano agli incendiari razzisti come ai "ragazzi di Vítkov".

C'è, tuttavia, un segno di speranza. Persone comuni e ragionevoli hanno iniziato a partecipare a queste discussioni sempre più spesso. Questa gente non si fa prendere dal gioco a chi grida più forte, e dai suoi soliti trucchi, e sembra sentire un bisogno di esprimersi più forte che nel passato.

Tutto ciò sta avvenendo sulla pagina Facebook "Non sono d'accordo con la condanna per i Ragazzi di Vítkov", o durante "eventi" in Facebook come quello chiamato "Nel caso di Vítkov chiediamo la stessa punizione per i genitori di Natálka!"

"I genitori che lasciano bruciare il loro figlio non meritano milioni di corone, ma la prigione". Questa è la richiesta di Petra Ramešová, František Fanz e Bára Pertlová, fondatori dell'evento Facebook intitolato "Nel caso di Vítkov chiediamo la stessa punizione per i genitori di Natálka!" Tutti e tre, e non sono soli, stanno ovviamente commettendo il reato di diffamazione ma, ancora più importante, stanno cinicamente mentendo per parlare male dei Rom e giustificare il tentato assassinio della famiglia rom.

Le testimonianze rese in tribunale dai genitori e dai nonni di Natálka differiscono tra loro in alcuni dettagli, ma ci sono diverse possibili ragioni per questo: la commozione per il fuoco stesso, il fatto che gli eventi accaddero più di un anno fa, ed altre ragioni naturali. In nessuna circostanza la loro testimonianza o quella di chiunque altro ha portato alla conclusione che abbiano "lasciato bruciare la loro bambina". Al contrario, sono stati loro che hanno portato via Natálka dal fuoco. Non ci sono neppure indicazioni, come sostenuto da qualcuno, che durante l'assalto non fossero a casa ma nel pub, o che avessero in casa merce rubata, a cui tenevano più della loro figlia. Tutto ciò è pura diffamazione inventata da chi odia i Rom nel loro complesso. Molti di loro presentano anonimamente le loro opinioni.

Il comportamento di questi antiziganisti, neonazisti e razzisti porta tensioni sociali e violenza come gli incendi ed altri attacchi violenti commessi contro i Rom. Il tentato omicidio di Vítkov è stato solo uno dei tanti. Dal punto di vista dei media, ci ha mostrato solo la cima dell'iceberg della crociata anti-Rom. Dove finirà, nessuno lo sa - e per questo è un bene che i "Ragazzi di Vítkov" siano stati condannati dal sistema giudiziario (la sentenza non ha ancora avuto effetto). Attraverso il tribunale, la società ha fatto sapere che l'antiziganismo, il razzismo e le violenze ad essi collegate sono fenomeni completamente inaccettabili.

František Kostlán, translated by Gwendolyn Albert

 
Di Fabrizio (del 07/07/2008 @ 09:26:02 in musica e parole, visitato 2128 volte)

Ricevo da Roberto Malini

Storia, cultura, antiziganismo e musica Rom il 13 luglio a Corsico (Milano)
Corsico è un centro emblematico della condizione di discriminazione in cui vivono i Rom in Italia, ma è anche un punto di incontro per un movimento antirazzista sempre più vivo e consistente. Ecco perché l'incontro del 13 luglio, presso l'Area Pozzi (Via Alzaia Naviglio Trento) risulta particolarmente significativo. Nell'àmbito dell'iniziativa, ha un notevole interesse storico la mostra dedicata alla partecipazione di Rom e Sinti alla Resistenza e quella incentrata sulla comunità Sinti di Buccinasco. Cultura, Storia e una riflessione sulla condizione attuale dei Rom in Italia saranno i temi trattati da Ernesto Rossi, Dijana Pavlovic e Roberto Malini durante il dibatito "Nomadi. Storia, percorsi e integrazione".

h. 16:
Spazio associazioni
Mostra fotografica curata da Cipes sulla partecipazione dei Rom e Sinti alla Resistenza Italiana
Mostra di foto della comunità Sinti di Buccinasco a cura di Apertamente


h.17.30 – 19:
Discussione dibattito: “Nomadi. Storia, percorsi e integrazione”
Diversi gli argomenti trattati, dalla Storia e cultura del popolo Rom alle problematiche di integrazione, fino ai provvedimenti di schedatura etnica e ai recenti casi di aggressione di cittadini Rom da parte di agenti delle forze dell'ordine. Relatori: Dijana Pavlovic, Ernesto Rossi, Roberto Malini.

h.19 – 20.30:
Cena aperitivo

h. 19 – 22:
Musica dal vivo con Nico Grancea e i Manele Manele.
Nico Grancea è nato a Buzău, in Romania, il 18 marzo 1988. E' figlio dell'Olocausto di terza generazione (suo nonno scampò allo Zigeunerlager di Auschwitz durante la rivolta dei Rom avvenuta il 16 maggio 1944). E' un interprete del genere musicale "Manele". La musica manele, che si è affermata in Romania a partire dagli anni 1980, fa parte della musica folk del popolo Rom. I primi interpreti cantavano nelle strade di Ferentari, un quartiere povero di Bucarest. Le radici della musica manele, fortemente influenzata dalla musica turca e araba, risalgono però al XVIII secolo. Gli interpreti moderni più noti sono Adrian Minune, Nicolae Guza, Florin Salam. I testi sono molto liberi e raccontano prevalentemente storie d'amore e di passione. Nico canta, con la sua voce intensa e vibrante che ricorda quella di Florin Salam, perché la gente Rom non venga annientata nel silenzio, perché un canto di libertà e giustizia continui a levarsi, più in alto del coro di chi inneggia a un mondo "zigeunerfrei", senza più 'zingari'. Nico Grancea, Ionit Ciuraro (che interpreterà alcuni brani insieme a Nico) e i Manele Manele fanno parte del gruppo di artisti e intellettuali contro il razzismo "Watching The Sky".

Associazioni partecipanti:
Apertamente, Aven Amentza, Opera Nomadi, Gruppo EveryOne, Cipes, Rete Antirazzista, Anpi sez. Corsico, Liberamente, Acli il Sogno

Per informazioni:
Organizzazione: Tel. (+39) 02.44.80.648 - (+39) 348.81.00.209
Mail ufficio: culturaepartecipazione@gmail.com

Gruppo EveryOne
Tel. (+ 39) 331-3585406 - (+ 39) 334-8429527
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

 
Di Fabrizio (del 27/08/2010 @ 09:25:33 in Italia, visitato 2578 volte)

Preambolo (ovvero, giramento di palle): Da due settimane l'Unión Romanì ha indetto una grande manifestazione EUROPEA a Parigi il 4 settembre, contro il razzismo e l'antiziganismo, che veda la partecipazione di Rom e Sinti da tutto il continente (anche italiani, sì, anche loro). Va detto, che lo stesso giorno si terranno svariate manifestazioni in altre città europee, collegate all'evento parigino.
Buon ultima si è aggiunta l'Italia, con il comunicato che riporto qui sotto (a dimostrazione che sono una persona gentile). Tanti punti esclamativi, ma neanche una riga è dedicata alla manifestazione di Parigi, dove i firmatari erano attesi, e l'impressione è che da noi smuovere il fondoschiena senza un gettone presenza sia molto faticoso. In coda troverete anche l'elenco dei promotori (chi in buona e chi in malafede).
Io a Parigi ci sarò, voi scegliete quel che volete.

From: Daniela De Rentiis spithrom@webzone.it
Date: 08/26/2010 12:45PM
Subject: URGENTE DA SANTINO SPINELLI

Il COORDINAMENTO NAZIONALE ANTIDISCRIMINAZIONE

Mobilita Rom e Sinti e tutti gli amici Sabato 4 settembre 2010 in un corteo civile lungo le strade di Roma per dire:

- STOP A RAZZISMO E DISCRIMINAZIONE CONTRO I ROM E SINTI!
- STOP AI CAMPI NOMADI!
- BASTA USARE ROM E SINTI COME CAPRI ESPIATORI E CARNE DA MACELLO PER FINI POLITICI
- STOP ALLE NUOVE FORME DI DEPORTAZIONE!!

Il Ministro Maroni con un intervento al Corriere della Sera ha ufficialmente aperto la campagna elettorale che verterà ancora una volta sul problema della sicurezza e i predestinati ad essere usati come carne da macello e agnelli sacrificali saranno i Rom e Sinti.
Il Corriere della Sera ha intervistato il Ministro senza dare alcuna possibilità ai Rom e Sinti di replicare.
I soliti articoli a senso unico!!
La comunicazione in Italia è pura propaganda e non informazione. Quando si tratta di Rom e Sinti non c'è mai contraddittorio!!
Ciò che sta accadendo in Francia ai Rom ci indigna come uomini prima che come cittadini italiani, europei e cittadini del mondo. Basta deportazioni!!
I Rom e Sinti hanno pagato un prezzo altissimo durante la Seconda guerra Mondiale: i 500 mila Rom e Sinti massacrati dai nazifascisti senza che
questo evento si sia impresso nella memoria collettiva!!
I media asserviti al potere mettono in evidenza solo gli effetti devastanti della discriminazione senza rilevare le cause che li determinano di cui sono responsabili le stesse decisioni del governo.
Sarkozy e Maroni mostrano i muscoli contro bambini, donne e vecchi che non possono difendersi in nessun modo!!
Ai Rom e Sinti solo la cronaca, mentre gli eventi culturali sono oscurati!
La società civile deve essere informata e deve reagire!
L'integrazione passa attraverso i Fondi Europei e non dalle tasche degli italiani come invece si fa credere!

INVITATE EMAIL ADERITE E FATE ADERIRE!!

Alexian Santino Spinelli (musicista e docente universitario Rom)
Moni Ovadia (artista)
Nazzareno Guarnieri (PresiDente della Federazione Romanì)
Radames Gabrieli (Presidente Federazione Rom e Sinti Insieme)
Sergio Giovagnoli (Presidente l'Apis -Roma)
Valerio Tursi (Presidente Arci Solidarietà -Roma)
Carla Osella (AIZO Rom e Sinti Torino)
Stefano Galieni (giornalista di Liberazione)
Andrea Castelfranato (musicista Lanciano CH)
Diana Pavlovic (attrice Rom Milano)
Yuri De Bar (Consigliere Comunale Sinto Mantova)
Gennaro Spinelli (studente e musicista rom Lanciano CH)
Marian Serban (musicista rom Roma)
Luciano Pannese (musicista Castelluccio Valmaggiore FG)
Luciano Di Giandomenico (direttore d'orchestra -l'Aquila)
Luca Marziali (musicista Civitanova Marche)
Giulia Di Rocco (Ass. Them Romano Lanciano CH)
Antonietta Spinelli (Ass. Thèm Romano Pratola Peligna AQ)
Gianni Novelli (CIPAX Roma)
Marco Brazzoduro (docente universitario Roma)
Nico Arcieri (musicista Bisceglie .BA)
Giani di Claudio (Regista Pianella CH)
Luca Krstic (regista Pescara)
Gennaro Spinelli (commerciante Rom Lanciano CH)
Giulia Spinelli (casalinga Rom Lanciano CH)
Valentina De Rosa (parrucchiera romnì Lanciano CH)
Orietta Cipriani (musicista Pescara)
Lena Persiani (operaia rom - Palena CH)
Roberto Malini (Everyone)
Marco Livia (Acli Roma)
Daniela De Rentiis (Associazione Thèm Romanò Lanciano CH)
Tamara Bellone (docente universitaria Torino)
Rosa Spinelli (dipendente comunale di etnia rom Lanciano CH)
Amelia Spinelli (imprenditrice di etnia rom Lanciano CH)
Piera Tacchino (Ass. Piemonte Grecia Santorre di Santarosa Torino)
Alma Azovic (mediatrice culturale Rom Torino)
Giulia Spinelli (commerciante di etnia rom - Lanciano CH)
Olimpio Cari (Pittore Sinto Bolzano)
Bruno Morelli (pittore Rom Avezzano AQ)
Gennaro Cieri (operaio rom Atessa CH)
Luigi Cieri (Operaio Rom Pescara)
Angela Cieri (Casalinga di etnia rom Paglieta CH)
Silvia Faugno (Cantante lirica Pescara)
Federica Zanetti (docente Universitaria Bologna )
Miriam Mehgnagi (cantante Roma)
Glenis Robinson (Everyone - Roma)
Fabio Parente (Fabulafilm regista e produttore - Roma)
Gennaro Bevilacqua (imprenditore Rom -San Vito Chietino CH)
Orhan Galius (Giornalista Rom Olanda)
Bajram Osmani (giornalista rom.Ass. thèm romanò -Brescia)
Vladimiro Torre (Sinto, presidente Ass. thèm Romanò di Reggio Emilia)
Jovan Damianovic (Deputato Rom Repubblica Serba)
Bajram Haliti (avvocato, scrittore rom - Serbia)
Alija Krasnici (scrittore Rom - Serbia)
Juan De Dios Ramirez Heredia (Union Romanì - Spagna)
Antonio Torres (Union Romanì - Spagna)
Loredana Galassini (giornalista - Roma)
Alberto Custodero (Giornalista - Roma)
Davide Spinelli (studente universitario Rom Ortona CH)
Giulia Spinelli (studentessa di etnia rom Lanciano CH)
Evedise Spinelli (studentessa di etnia rom Lanciano CH)
Antonio Ranieri (musicista Lanciano CH)
Liviana Ranieri (musicista Lanciano CH)
Gianni Di Fonso (giostraio Rom - Lanciano CH)
Bruno di Fonzo (ingegnere Argenta FE)
Paolo Barabani (cantante Argenta FE)
Cristiana Arena (musicista - Pescara)
Gianluca Magagni (AIZO Rom e Sinti -Trento)
Claudio Bocci (Ass. Altrevie Roma)
Franca Minnucci (attrice - Pescara)
Franco Rossi (Ass. Cult. Colonos - Udine)
Maria Grazia Dicati (Federazione Romanì - Piove di Sacco PA)
Salvo Di Maggio (Cooperativa ERMES - Roma)
Guido Cohen (Consigliere Comunità Ebraica - Roma)
Gaetano Maffia (regista - Roma)
Franco Mancuso (Roma)
Adriano Mordenti (Artista Roma)
Mariella Valente (IDV Livorno)
Franco Guarnieri (operaio rom Pescara)
Gino Di rocco (studente universitario rom Lanciano CH)
Giuseppe Di Rocco (imprenditore rom Francavilla al Mare CH)
Umberto Di Nella (imprenditore rom Vinchiaturo CB)
Tommaso Di Nella (commerciante rom Lanciano CH)
Maria Rosa Sisto (pediatra Francavilla al Mare CH)
Roberta Sangiorgi (presidente Associazione Ex e Tra Mantova)
Pino Petruzzelli (attore, Genova)

 
Di Fabrizio (del 11/05/2009 @ 09:22:43 in Regole, visitato 1371 volte)

Da La voix des Rroms (articolo precedente QUI)

Giovedì scorso 7 maggio 2009, la 17^ correttiva del Tribunale di Grande Istanza di Parigi ha reso nota la sua decisione riguardo la trasmissione "Delinquenza: la via dei Rom". Yves-Marie Laulan, intervenuto nella trasmissione, come pure Marc Tessier, ex proprietario di France Télévisions, sono stati condannati a pagare ammenda oltre ai danni e agli interessi. Le associazioni rrom, che avevano iniziato la procedura con un semplice reclamo al procuratore della Repubblica, si dicono soddisfatte a metà per la decisione.

Di certo non ci sono precedenti giudiziari: France Télévisions condannata per incitamento all'odio razziale, ed inoltre, grazie all'iniziativa di una serie di associazioni rrom che hanno avuto fiducia nella giustizia.

Ma, occorre incitare al genocidio per essere condannati? Perché i propositi di Yves-Marie Laulan, il solo intervenuto alla trasmissione ad essere stato condannato, più che un incitamento all'odio, corrispondono ad un incitamento al genocidio. Laulan aveva infatti affermato tra l'altro che "per agire bene", occorreva "sottrarre questi bambini" alle loro famiglie.

Inoltre, il fatto di parlare di "criminalità organizzata su base di clan o etnica", di "Dalton" che "sparano a tutto ciò che si muove", dire che "quella gente là è spaventosamente pericolosa" (Xavier Raufer) non è stato giudicato come incitamento all'odio razziale. Niente di più che stampare sullo schermo "Delinquenza: la via dei Rom" e sistematicamente riportare la discussione verso le reti mafiosi ed il pericolo dei Rrom, come ha fatto Yves Calvi.

Le associazioni rrom ritengono che si tratti di un primo segnale positivo per fare muro all'antiziganismo nei media, ma restano determinate a proseguire nelle loro azioni, compreso con la giustizia.

E' stato dedicato un sito internet alla trasmissione "Delinquenza: la via dei Rom", sul quale sarà pubblicata tra l'altro la decisione integrale del tribunale, quando sarà in nostro possesso.

 

LABORATORIO DI SVILUPPO LOCALE PARTECIPATIVO IV Edizione – Marzo-Giugno 2009
Organizzazione e Coordinamento: Prof. Andrea Membretti
Supervisione: Prof. Angelo Bugatti
Informazioni e contatti: andrea.membretti@unipv.it

Comune di Pavia Settore Servizi Sociali

Università di Pavia - Facoltà di Ingegneria
CdL Ingegneria Edile/Architettura
Corso di Sociologia Urbana e del Territorio

Il Laboratorio di Sviluppo Locale Partecipativo
Il Laboratorio - a cui partecipano gli studenti del 4° anno del CdL in Ingegneria Edile/Architettura, unitamente ad alcuni esperti esterni - è una attività correlata al Corso di Sociologia Urbana e del Territorio; le sue attività di studio e di ricerca progettuale si focalizzano sui temi dello sviluppo socio-economico e territoriale di Pavia e provincia, con particolare attenzione al rapporto tra dinamiche partecipative, qualità della vita e dimensioni dell’abitare.

I Sinti abitano Pavia.
La quarta edizione del Laboratorio è dedicata al tema dell’abitare in riferimento alle comunità di Sinti che vivono stabilmente nella città di Pavia, all’interno dei cosiddetti “campi nomadi”. L’obiettivo generale del Laboratorio è quello di contribuire, tramite uno studio partecipativo di natura progettuale che coinvolga direttamente i Sinti pavesi, a fare emergere possibili soluzioni insediative in alternativa al modello dei “campi”: soluzioni che siano in grado di coniugare il rispetto della norme vigenti con le esigenze e la cultura di cui sono portatori i destinatari dell’intervento, favorendo nel contempo una dialettica costruttiva con il resto della città e della popolazione in essa residente.

I seminari pubblici
Il Laboratorio prevede, come inquadramento generale del tema trattato, la realizzazione dei seguenti incontri:

26 marzo, ore 18: Presentazione del Laboratorio presso l’insediamento sinti di P.le Europa (sulla destra del Palazzo Esposizioni), con la partecipazione degli studenti, della comunità sinta e del Comune di Pavia

30 marzo, ore 14: Lezione aperta sull’antiziganismo presso l’insediamento sinti di Via Bramante (Borgo Ticino), con Andrea Membretti (sociologo) e con Erasmo Formica (Associazione Sinti Italiani di Pavia)

6 aprile, ore 18, Sala Conferenze della Prefettura (p.zza Guicciardi): Zingari: storia di un’emergenza annunciata, presentazione - in anteprima pavese, con la partecipazione dell’autrice e del Prefetto di Pavia – dell’omonimo volume (Liguori, 2008) di Anna Rita Calabrò, docente di Sociologia, Università di Pavia

15 aprile, ore 14, aula A2 di Ingegneria: Politiche locali per i rom e per i sinti in Italia, presentazione (in anteprima pavese e con la partecipazione di alcuni degli autori) del volume collettivo (a cura di T. Vitale): Politiche possibili. Abitare la città con i rom e con i sinti (Carocci, 2009)

20 aprile, ore 14, aula 8 di Ingegneria: Tra ghettizzazione, persecuzione ed espulsione: il difficile rapporto tra comunità zigane e territorio. Confronto con il regista e sceneggiatore Francesco Scarpelli, a partire dalla visione di alcuni estratti dai suoi documentari su Rom e Sinti nell’area milanese

22 aprile, ore 14, aula A2 di Ingegneria: Partecipazione collettiva e gestione degli insediamenti sinti e rom: il caso di Buccinasco e il caso di Voghera, con Ernesto Rossi e Augusto Luisi, dell’Associazione ApertaMente di Buccinasco (Milano) e con Laura Giusti, volontaria Opera Nomadi di Voghera

27 aprile, ore 14, aula 8 di Ingegneria: Realizzare insediamenti con i Sinti e con i Rom: esperienze a confronto, con Armando de Salvatore, associazione Architettura delle Convivenze (Milano)

 
Di Fabrizio (del 10/07/2009 @ 09:19:05 in Europa, visitato 1680 volte)

Segnalazione di Marko D. Knudsen

Giorno Internazionale del Ricordo delle Vittime Rom del Porraimos (Olocausto)

Quest'anno il 2 agosto diverrà il Giorno Internazionale del Ricordo delle Vittime Rom del Porraimos (Olocausto). Il 2 agosto 1944 oltre 3.000 Rom e Sinti ad Auschwitz-Birkenau furono gasati e poi cremati.

Questo giorno di azione è stato suggerito dal Congresso Nazionale Rom e dall'Unione Internazionale Rom, da un'udienza del Forum Rom e Viaggianti Europei nel Consiglio d'Europa, tenutasi a Strasburgo il 29 giugno 2009. E' stata adottata da tutti i partecipanti all'iniziativa "Assieme contro l'Antiziganismo in Europa", che suggeriscono il 2 agosto alle ore 12.00 di scendere per cinque minuti nelle strade, ovunque in Europa, e farsi vedere con una candela accesa pregando per i morti.

SIATE VISIBILI!

Quest'anno il Giorno del Ricordo sarà dedicato ai bambini Rom e Sinti che hanno subito abusi o sono stati uccisi in Europa.


Mi è stata consegnata anche la versione in romanes (qui di seguito), gli ho dato un'occhiata, in alcuni punti mi suona strana e non mi sento di garantire sulla traduzione

Internacijonalno Djes le Murdarde Romenge ando Pharraimos (Holocaust)
Kado bersh po 2.to Augusto avela o Internacijonalno Djes le Murdarde Romenge ando Pharraimos (Holocaust). O Dujto Augusto sas o djes ando 1944 bersh kaj maj but sar 3.000 Rom thaj Sintura sas murdarde ando Ausschwitz-Birkenau, kothe von sas bishade ando Gaso thaj pala kodo pabarde. Kerde ande amare manush Pharra.
Kado djes pe Akcija sas akardo kathar o Roma National Congress thaj e Intrenational Romani Union, pe jekh hearingo kaj akardas o European Roma and Travellers Forum, ando Konzilo la Europako ando Strasurgo po 29. Juni 2009. Sa e participantura pende mishto pe kadi Akcija. E paritcipantura po kidipe “Khetane kontra/mamuj o Antiziganismo ande Europa” dine suggestija

Po Dujto August kal 12:00 chasura

Te djal pe avri pe Droma pe 5 minuti, te sikadjuvas, te mangas amen anda e Mule, te aven Jerthe, te pabaras lenge jekh momeli po drom,

TE SIKAVAS AMEN, KE KATHE SAM !

Kado bersh o djes, Djes le Murdarde Romenge ando Pharraimos avela spezialno le Romane chavorenge kaj keren lenge bislashimo thaj mudaren len ando Europa.

 
Di Fabrizio (del 05/04/2008 @ 09:16:17 in Italia, visitato 1414 volte)

LA SINISTRA L’ARCOBALENO

Martedì 8 aprile 2008 dalle ore 18 alle 20.30
presso la Camera del Lavoro di Milano corso di Porta Vittoria 43

In occasione della GIORNATA INTERNAZIONALE DEL POPOLO ROM

Presentazione di:
RACCOMANDAZIONE del CERD
(Comitato ONU per l’eliminazione della discriminazione razziale)
a cura di MAREK HOJSIK, Chore (Centre on housing rights and evictions)

RAPPORTO SULL’ANTIZIGANISMO IN ITALIA
prodotto da OsservAzione, CHORE, ERRC (European roma rights centre)
a cura di PIERO COLACICCHI,

Interventi di
MARIO AGOSTINELLI, capogruppo PRC in Regione
CHIARA CREMONESI, coordinatrice Sinistra democratica
CORRADO MANDREOLI, Camera del lavoro Milano
DIJANA PAVLOVIC, attrice
TOMMASO VITALE, sociologo, Università Bicocca
Coordina: Paolo Cagna Ninchi, associazione Upre Roma

Partecipano e intervengono:
Comitato Rom e Sinti insieme, Coordinamento Rom di Milano,
rappresentanti dei campi Rom di Milano

 
Di Fabrizio (del 21/02/2009 @ 09:15:52 in media, visitato 1842 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

Ieri (15 febbraio 2009), la STV (Televisione Serba) ha trasmesso un documentario abbastanza lungo dedicato agli orsi ballerini in Serbia. L'idea di partenza era rispettabile, promuovere l'azione della branca bulgara della OnG austriaca Vier Pfoten (Ita. Quattro Zampe, Bulg. Четири Лапи) di soccorrere tre orsi, che sono stati letteralmente torturati durante decenni per farli ballare,e fornire loro corrette condizioni di vita per gli ultimi anni delle loro vite. I nomi dei tre orsi sono: Marko, Kasandra e Milena, da Požarevac e Kuševac (Serbia meridionale).

Tutto apprezzabile eccettuato il fatto che il commentatore ha insistito per tutto il tempo che gli addestratori degli orsi fossero Rrom - che è una calunnia, dato che i proprietari e gli addestratori nel documentario erano tutti di etnia rumena (più precisamente Moeso-Rumeni: Rumeni autoctoni della Serbia meridionale, in serbo "Vlasi" o "Karavlasi"). E' gente davvero miserabile, illeterata e arretrata, ma miseria, illeteratezza e arretratezza non si convertono per forza in "Zingari". Sono rumeni, parlano rumeno (e serbo), non il romanes, vivono in aree rumene, non si sposano con i Rrom, quindi perché mai devono essere etichettati come Zingari nel film, incluso da Acković (un politico e giornalista serbo) in un'intervista? Soltanto perché incontrano il cliché (non la realtà) degli "Zingari"?

Gli addestratori d'orsi Moeso-Rumeni sono ben conosciuti nella regione come crudeli e senza pietà verso i loro animali, [...] mentre gli addestratori Rromani, com'è evidente in Macedonia, Bulgaria, Grecia, Turchia, ecc..., trattano i loro orsi come grossi gatti, con pazienza e conoscenza della psicologia animale riconosciuta. L'opposto degli addestratori rumeni d'animali.

Inoltre, il film è molto impressionante, con sequenze di crudeltà contro questi animali e lascia un marchio potente e definitivo di odio contro i "criminali Zingari" nella mente di migliaia di bambini, che hanno visto il programma domenica pomeriggio alla TV. Questo è uno dei modi in cui l'antiziganismo viene costruito poco a poco nelle giovani generazioni in diversi paesi. So che sarà difficile proibire il film o chiedere al produttore di cambiare il commento, ma è un'azione che vale lo sforzo.

Musko, iz Srbije

ternikano_berno@yahoo.fr

 
Di Fabrizio (del 21/08/2012 @ 09:14:39 in Europa, visitato 1483 volte)

Da Roma_Daily_News

by Valeriu Nicolae

L'espulsione dei Rom dalla Francia non funzionerà, perché la Francia (e l'Europa) non ha idea di quanto succede nei ghetti rom o di come integrare i Rom.

16/08/2012 - Le autorità francesi hanno nuovamente iniziato a smantellare i campi rom "illegali", offrendo ai Rom rumeni 300 €. a testa ed un biglietto gratuito per la Romania.

Una gamma piuttosto ristretta di media ha ripreso la notizia, la maggior parte sono stati critici verso le autorità francesi. La Commissione Europea ha rilasciato una dichiarazione, però solo da un portavoce di basso profilo. I politici francesi ed europei sono stai in notevole silenzio.

Nell'estate 2010, l'allora presidente francese, Nicolas Sarkozy, promise che avrebbe smantellato metà dei campi rom illegali in Francia e avrebbe rimandato in patria i Rom bulgari e rumeni. François Hollande - allora una figura di spicco dell'opposizione - assieme ad altri socialisti criticò fortemente l'approccio governativo della destra. La Commissione Europea asserì che la Francia stava usando metodi mutuati dai nazisti e Viviane Reading, commissaria alla giustizia, disse che "questa è una situazione a cui mai avrei pensato l'Europa avrebbe dovuto assistere dopo la II guerra mondiale"; mentre il Parlamento Europeo emise parole forti per condannare l'azione francese. Molti dei più importanti canali d'informazione condannarono le azioni francesi.

Ma il nuovo governo socialista sembra agire esattamente come fece quello precedente di destra nel 2010.

Perché questa differenza?

Lo scontro nel 2012 tra Reding e Sarkozy costò caro ad entrambe. Sembra che tanto la Commissione Europea che le autorità francesi abbiano imparato la lezione. La decisione di Reding di lasciare la risposta ad un portavoce, continua la sua politica dal 2010, nell'essere molto attenta a non alzare troppo la voce contro la Francia. Da parte sua Hollande sta lasciando la questione in mano alle autorità locali e al ministro degli interni. Molto probabilmente, entrambe sperano di trovare una soluzione accettabile per evitare l'attenzione dei media e risolvere senza troppo rumore le questione sollevate dalla presenza dei campi rom illegali in Francia.

Il problema è che questo approccio non può funzionare. Né la Commissione né il governo francese (e nessun governo UE, se è per questo) sembrano avere idea di che cosa stia succedendo. I maggiori incentivi per i governi de3i paesi di provenienza dei Rom, assieme a quelli per i Rom stessi, incoraggiano la migrazione verso ovest, invece dell'inclusione nelle loro società.

Ecco alcune delle cose che i politici in Francia, Europa orientale ed incaricati di Bruxelles non sanno o non vogliono dire:

  1. I ghetti in Romania e Bulgaria sono ben peggiori di qualsiasi campo illegale in Europa occidentale. Il numero di quanti vivono in questi ghetti sta crescendo. E così il numero di tossicodipendenti, infetti da HIV/AIDS, criminali ed analfabeti funzionali.
  2. Lavorare, mendicare, prostituirsi o piccola criminalità fanno guadagnare di più - sino a 20 - 30 volte - in Europa occidentale che nei luoghi di provenienza dei Rom.
  3. I servizi sociali per i Rom migranti sono di gran lunga migliori nei campi illegali in Francia, dei servizi disponibili per quei cittadini rumeni, ungheresi, slovacchi o bulgari che vivono nei ghetti.
  4. Le condanne per crimini minori e le condizioni delle prigioni in Europa dell'est, rendono quasi una meta vacanziera le prigioni in Francia, Italia e GB.
  5. Pagare 300 €. a rimpatrio ed offrire il biglietto aereo gratis è un enorme spreco di denaro pubblico, oltre che un significativo incentivo ad ulteriori migrazioni. La famiglia rom che migra in Francia ha in media cinque componenti; quella famiglia riceverà 1.500 €. per tornare in Romania. Il costo di un biglietto del bus per la Francia è di circa 40 €. a persona - diciamo 200 €. a famiglia. Ciò significa un guadagno netto di 1.300 €. - più delle entrate annuali medie di una tale famiglia in un ghetto.
  6. La maggior parte degli stati membri dell'Europa centrale ed orientale hanno significativi incentivi per sbarazzarsi dei Rom. I governi a Bucarest, Sofia, Budapest, Bratislava e Praga non godono di incentivi per fermare la migrazione dei Rom. Che sono di gran lunga la minoranza etnica più odiata nella regione - la popolazione maggioritaria è felice di votare per qualsiasi politico anti-Rom. In Romania a migliaia cantano per la morte dei Rom durante le partite di calcio. Per molti politici nella regione, il "dumping etnico" - i Rom che lasciano il loro paese - appare una soluzione migliore dell'inclusione sociale.
  7. Quando si tratta di Rom, il razzismo istituzionale - tradotto in mancanza di accesso e partecipazione significativi ad un'istituzione - è insito nelle istituzioni europee. E' spaventosa la mancanza di esperienza pratica o persino accademica nell'agire con l'inclusione rom a livello di istituzioni europee. Alcuni dei peggiori esempi sono la Commissione Europea e l'Agenzia per i Diritti Fondamentali, le principali organizzazioni incaricate dell'inclusione sociale a livello europeo. Questo toglie legittimità alle istituzioni quando fanno raccomandazioni agli stati membri, riguardo le misure per l'inclusione sociale dei Rom, in particolare quando ci si riferisce ad azioni positive.
  8. La presenza di politici rom nei principali partiti o nei governi è abissale. Lo stesso riguardo la presenza di esperti rom o incaricati nel processo decisionale.
  9. E' stato riconosciuto dal 1984 che i Rom sono discriminati ed esclusi. Ma gli stati membri UE hanno fallito drammaticamente, facendo sostanzialmente nulla anche solo per fermare la tendenza alla crescente esclusione. La situazione attuale è il diretto risultato dell'inazione o di politiche inette, disegnate da persone ben intenzionate senza nessuna esperienza sulle questioni rom.

Soluzioni ce ne sono. Ma non sono né immediate né a buon mercato. I Rom devono diventare cittadini rispettati del loro paese, ma anche responsabili. Questo non può accadere solo tramite grandi discorsi a Bruxelles o costose conferenze negli hotel a cinque stelle delle capitali dell'Europa orientale.

Gli sforzi vanno prima di tutto incanalati verso il lavoro a livello base, con l'obiettivo di rendere i Rom cittadini responsabili ed attivi, eliminando l'antiziganismo, creando incentivi a favore delle parti principali, governi ed istituzioni UE volte a rafforzare i Rom, e misure che assicurino ci siano almeno alcuni Rom nelle posizioni decisionali a livello nazionale ed europeo.

    Valeriu Nicolae è un Rom rumeno con molti anni di esperienza di lavoro nei ghetti. Nel 2009 ha iniziato un progetto in uno dei peggiori ghetti in Romania, che ha ricevuto il premio UNICEF 2012 come miglior progetto sportivo ed educativo. La sua organizzazione il Centro di Politica per i Rom e le Minoranze, ha anche ricevuto il premio Sviluppo della Società Civile Rumena nel 2012.
 
Di Fabrizio (del 20/03/2010 @ 09:14:18 in Europa, visitato 1494 volte)

ToscanaOggi 17/03/2010 - 16:39

Nazzareno Guarnieri, primogenito di una numerosa famiglia rom, ha iniziato la sua formazione frequentando con successo il prestigioso Istituto Magistrale «B. Spaventa» di Città S. Angelo (PE), conseguendo nel 1971 il diploma della qualificazione magistrale.

La sua formazione continua con il corso biennale di operatore psicopedagogico presso Università di L’Aquila, e successivamente il corso di mediatore culturale e la Laurea in psicologia sociale. Il costante impegno volontario e professionale per la popolazione romanì, la promozione e la realizzazione di importanti esperienze di interazione culturale e la partecipazione a numerose iniziative italiane ed europee arricchiscono il percorso formativo di Guarnieri, tale da essere oggi un professionista, un leader ed un attivista rom riconosciuto a tutti i livelli.

Nell’anno 2000 e e nell’anno 2002 Nazzareno Guarnieri è il vincitore del Premio Raffaele Laporta, per la sezione progetti educativi. Nell’anno 2003 Nazzareno Guarnieri è il promotore del «progetto federazione», un’iniziativa per sollecitare ed incoraggiare la partecipazione attiva di Roma e di Sinti. Nell’anno 2009 che è stato eletto presidente della Federazione romanì.

Nazzareno Guarnieri, come mai sembra impossibile stabilire con la minoranza Rom un sistema di regole condivise e di convivenza pacifica?

«La convivenza con la popolazione romanì oggi è difficile per il radicato pregiudizio, duro a morire, e per le scelte politiche sbagliate. Una sequenza di deficit mediatico, culturale, politico, istituzionale di partecipazione attiva e di conoscenza. Deficit che hanno categorizzato i pregiudizi contro la popolazione rom e sinta e banalizzato la cultura romanì. Deficit che hanno ostacolato i processi di scambio culturale, di acculturazione e inculturazione ed hanno impedito una “canalizzazione politico/istituzionale” alla cultura romanì. Deficit che hanno portato a generalizzare a tutta la popolazione rom e sinta la responsabilità del singolo. Una sequenza di deficit che richiedono una risposta urgente e chiara, capace di abbandonare i diritti differenziati e l’assistenzialismo culturale, oggi riservati a rom e sinti, e costruire le relazioni umane e di scambio culturale con la popolazione romanì».

La Risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2009 al punto 8. riporta: «La grande maggioranza dei laureati rom non fa ritorno alla propria comunità dopo il completamento degli studi universitari e che alcuni di essi negano le proprie origini o non sono più accolti nella loro comunità quando cercano di farvi ritorno». A Cosa è dovuto questo disconoscimento, forse a discriminazione?

«Questa è una amara verità innegabile non solo per i rom laureati o con al titolo di studio, ma anche per tanti altri rom che sono riusciti a farcela ad uscire dalla segregazione e dall’assistenzialismo ed essere protagonisti positivi e professionisti preparati. La tendenza di addebitare questa scelta di assimilazione al radicato pregiudizio ed alla discriminazione, così come attribuire la responsabilità solo alla politica mi pare riduttivo. Credo che tutto nasca da una perfida combinazione di interventi e di politiche da un lato limitati agli aspetti sociali, assistenziali e di emergenza, mai culturali. Questo sta conducendo alla perdita di una identità culturale collettiva, dall’altro la mancanza di processi di partecipazione reali. Quale possibilità ha un rom che è riuscito a farcela di rivendicare la propria identità culturale romanì e collaborare per la crescita sociale e culturale della propria popolazione? Senza contare gli stereotipi creati ad arte che descrivono lo zingaro solo come la persona che vive nel campo nomadi, che ruba e non lavora, ecc. Quindi non solo l’indifferenza e l’assenza di una politica per la cultura romanì, ma una precisa volontà di gran parte della società civile, che si è occupata e che si occupa dei rom, di gestire o tutelare, evitando ogni forma di crescita dell’autonomia e della normalità per i rom. Qualsiasi cultura si evolve con il contatto e con lo scambio culturale».

Mi faccia capire il vostro punto di forza, da qui l’appello che rivolgete anche agli stessi Rom è Partecipazione, vuole spiegarmi meglio, cosa vuol dire?

«Dalle esperienze del passato e del progetto federazione, avviata molto lentamente fin dal dicembre 2003, sono arrivate alcune interpretazioni della partecipazione attiva dei rom. Non Basta essere Rom ma è necessario che la partecipazione Rom sia Qualificata. Mi spiego meglio non si tratta di avere o meno un titolo di studio ma di possedere o acquisire le conoscenze e le competenze necessarie per una partecipazione qualificata, solo così si può costruire un processo di formazione alla partecipazione (capacity building) e di empowerment e di superare la convinzione che la questione rom sia solo una questione sociale (sicurezza e legalità) e di folclore, effetto delle improvvisazioni che hanno manipolato la realtà culturale romanì».

Infine vorrei capire, vista anche la sua formazione professionale, cosa propone per contribuire a una maggiore scolarizzazione dei bambini e bambine Rom?

«Il fallimento delle politiche del passato per la popolazione romanì dimostra, anche in questo caso, che senza la partecipazione attiva, propositiva e professionale di Rom e Sinti ogni iniziativa è destinata al fallimento, bisogna passare dalla mediazione culturale alla partecipazione.

Le iniziative di scolarizzazione dei bambini rom e sinti devono porsi l’obiettivo del successo scolastico e non impegnarsi solo per la frequenza. Sono troppi gli alunni rom e sinti che completano la scuola elementare senza aver acquisito la strumentalità minima di base: saper leggere, scrivere e far di conto e nel contempo ritenere che le abilità del bambino rom costituiscano un handicap. La presenza di bambini Rom nella scuola Italiana è condizionata da stereotipi e pregiudizi che conducono al fallimento del progetto educativo, e troppo spesso, è gestita con distanza dalle dinamiche della diversità culturale e della strategia interculturale. Quindi in breve: formazione per gli insegnanti, produzione di materiale didattico specifico, realizzazione di un osservatorio nazionale e regionale, sostenere le sperimentazioni mirate partendo dalla cultura di origine».

Nei vostri interventi spesso vi pronunciate contro i campi nomadi come ostacolo alla integrazione, ironia della sorte spesso se ne giustifica la nascita per preservare la cultura romanì?

«In Abruzzo non vi sono campi rom, i rom che arrivano vengono inseriti in civili abitazioni con l’ausilio del volontariato sociale. Il campo nomadi è la nostra tomba non rappresenta la cultura romanì. Spesso proponiamo l’autogestione dei campi nomadi e usare le ingenti risorse per la gestione dei campi nella costruzione di politiche abitative serie».

Quale sono i prossimi impegni della Federazione?

«In Spagna a Cordoba il prossimo 8 e 9 Aprile 2010 si svolgerà il secondo vertice europeo sui rom ed il fatto che si realizzi durante la Presidenza Spagnola dell’Unione Europea è un buon auspicio perchè la Spagna negli ultimi anni è stato il paese europeo che più ha investito in politiche sociali e culturali per la popolazione romanì. Per la grave condizione e discriminazione della popolazione romani in molti stati Europei, dal secondo vertice europeo sui rom ci attendiamo conclusioni politiche con la esplicitazione di una strategia politica chiara ed efficace, strategia che da una parte impegni la Commissione europea e gli Stati membri dell’UE ad una forte e coordinata azione politica e degli strumenti giuridici per contrastare l’antiziganismo, dall’altra parte definisca il ruolo attivo delle organizzazioni rom nei piani d’azione europei e nazionali, nella progettazione/realizzazione delle politiche per i rom, nel monitoraggio dei progetti destinati alla popolazione romanì. Vi invitiamo a consultare il nostro spazio Web: http://federazioneromani.wordpress.com».

S.V.

LA SCHEDA

Alla popolazione rom si applica, se cittadini stranieri, il decreto legislativo 25 luglio 1998 (Testo unico sull’immigrazione).

Non esistono censimenti ufficiali che dicano con esattezza quanti sono.

In Europa la minoranza rom/sinta è definita «la minoranza più numerosa dell’Unione europea».

In Italia ci sono una dozzina di etnie molto radicate in precisi territori, ognuna con proprie tradizioni. Partiti dal nord dell’India e dal Pakistan intorno all’anno mille, gli zingari si sono stabilizzati nell’est europeo da dove hanno poi ricominciato altre migrazioni. In Italia i primi arrivano alla fine del 1300. Quella rom è una delle società più chiuse e tribali che si conoscano esistono diversi gruppi.

I rom abruzzesi e molisani: i più tradizionalisti, conservano intatto l’uso del romanì e sono arrivati in Italia dopo la battaglia del Kosovo nel 1392 a seguito dei profughi arbares’h (albanesi). Si dedicano ai mestieri tradizionali come l’allevamento e il commercio di cavalli ed è molto diffusa tre le donne (rumrià) la chiromanzia.

I rom napoletani (detti napulengre). Fortemente mimetizzati nel capoluogo, fino a una trentina d’anni fa fabbricavano arnesi per la pesca e facevano spettacoli ambulanti. Esistono anche i rom cilentani (una grande comunità di 800 persone vive a Eboli), lucani (una delle comunità più integrate), pugliesi, calabresi e i camminanti siciliani.

Sinti giostrai – Sparsi soprattutto tra il nord e il centro Italia sono almeno trentamila. Arrivati in Italia all’inizio del 1400, sono i depositari del più antico dei mestieri rom, quello dei giostrai. Un mestiere però che sta scomparendo trasformandoli in rottamatori di oggetti recuperati tra i rifiuti e venditori di bonsai artificiali.

I Rom harvati e il sottogruppo dei kalderasha, circa 7 mila persone arrivate dal nord della Jugoslavia dopo le due guerre mondiali, e i rom lovara (non più di mille) chiudono il gruppo dei rom con cittadinanza italiana.

I rom jugoslavi – Č possibile suddividerli in due grandi ceppi, i khorakhanè (musulmani) e i dasikhanè (i cristiano-ortodossi). Vivono per lo più nei campi nomadi del nord e del centro Italia.

I rom romeni – Quello dalla Romania è ormai un flusso continuo e inarrestabile. Le più grandi comunità sono a Milano, Roma, Napoli, Bologna, Bari, Genova ma ormai il fenomeno è in crescita in tutta Italia.

A livello europeo esiste il Dipartimento Rom and Travellers (Rom e camminanti, due delle varie etnie zingare). L’ufficio, nato nel 1993 a Strasburgo nell’ambito del Consiglio Europeo per fronteggiare la questione rom, ogni anno produce pagine e pagine di relazioni, rapporti internazionali, raccomandazioni.
Se in Italia non è ancora stata affrontata la questione rom, l’Europa è messa più o meno nelle stesse condizioni.

Negli anni, attraverso numerose Raccomandazioni – ad esempio sulle condizioni abitative (2005), sulle condizioni economiche e lavorative (2001), sui campi e sul nomadismo (2004) – si è cercato di dare almeno una cornice di riferimento, linee guida ai vari stati per gestire la continua emergenza rom.

Uno dei file più aggiornati dell’ufficio europeo sono i numeri. In Europa si calcola che viva un gruppo di circa 9-12 milioni di persone, nei paesi del Centro e dell’Est Europa – Romania, Bulgaria, Serbia, Turchia, Slovacchia – arrivano a rappresentare fino al 5 per cento della popolazione. Scorrendo i fogli delle statistiche ufficiali europee (aggiornate al giugno 2006), colpisce come nei paesi della vecchia Europa, nonostante la presenza e l’afflusso continuo di popolazione rom, manchi del tutto un loro censimento. Sono censiti solo gli zingari che vivono nei paesi dell’est Europa: dal 1400 la «casa» dei popoli nomadi in arrivo dall’India del nord est.

La Romania guida la classifica dei paesi con maggior numero di gitani: l’ultimo censimento ufficiale del 2002 parla di una minoranza che si aggira tra il milione e 200 mila e i due milioni e mezzo. Seguono Bulgaria, Spagna e Ungheria a pari merito (800 mila), Serbia e Repubblica Slovacca (520 mila), Francia e Russia (tra i 340 e 400 mila).

L’Italia è al quattordicesimo posto con una stima, ufficiosa in assenza di un censimento, che si aggira sui 120 mila. Sappiamo che oggi quel numero è salito fino a 150-170 mila. Facendo un confronto con i paesi della vecchia Europa, è una stima inferiore rispetto a Spagna e Francia, Regno Unito e Germania. Sui motivi di queste concentrazioni la Storia conta poco: se è vero che la Germania nazista pianificò, come per gli ebrei, lo sterminio degli zingari (porrajmos) e nei campi di concentramento tedeschi morirono 500 mila rom, in Spagna la dittatura di Franco ha tenuto in vigore fino agli anni settanta la legislazione speciale contro i gitani eppure gli zingari continuano ad essere, e sono sempre stati, tantissimi.

Lo statuto francese – Nonostante «la grande preoccupazione» del Consiglio europeo «per i ritardi e l’emarginazione», la Francia (con 340 mila o un milione di manouche) sembra aver adottato il modello migliore sul fronte dell’accoglienza per i rom. Un modello che si muove tra l’accoglienza e la tolleranza zero, due parametri opposti ma anche complementari: da una parte la legge Besson che prevede che ogni comune con più di cinquemila abitanti sia dotato di un’area di accoglienza; dall’altra la stretta in nome della sicurezza. Chi non rispetta le regole dei campi e dell’accoglienza è fuori per sempre. E chi occupa abusivamente un’area può essere arrestato e il mezzo sequestrato. La legge Besson immagina i campi come una soluzione di passaggio e prevede, contestualmente, un programma immobiliare di case da dare in affitto ai gitani stanziali e terreni familiari su cui poter costruire piccole case per alcune famiglie semistanziali e in condizioni molto precarie.

Il caso tedesco – In Germania i 130 mila circa tra Rom e camminanti sono considerati per legge «minoranza nazionale». Dagli anni sessanta, con la caduta del modello socialista titino e con le prime diaspore rom dall’est europeo verso l’occidente europeo che poi si sono ripetute negli anni ottanta e novanta con le guerre nei Balcani, la Germania ha accolto queste migliaia di persone in fuga con un progetto di welfare. Sono state assegnate case, singole o in palazzine popolari, hanno avuto il sussidio per il vitto, chi ha voluto è stato messo in condizione di lavorare.

La Spagna – La Spagna ha una delle comunità gitane più popolose e in Europa occupa il terzo posto dopo Romania e Bulgaria con 800 mila presenze. Dalla fine degli anni Ottanta il governo centrale ha elaborato un Programma di sviluppo per la popolazione rom. Anche in Spagna ogni regione ha un Ufficio centrale che coordina gli interventi e le politiche per gli zingari in cui lavorano sia funzionari del governo che rom con funzioni di mediatori culturali. Il risultato è che non esistono quasi più campi nomadi, quasi tutti vivono in affitto nei condomini popolari o in case di proprietà, nelle periferie ma anche nelle città. Dipende dal livello di integrazione. Che è in genere buono anche se resta alto il tasso di criminalità.

 
Di Fabrizio (del 09/05/2009 @ 09:14:13 in casa, visitato 1429 volte)

Da British_Roma (i link sotto riportati sono in inglese, in formato .doc. QUI i post precedenti sulla vicenda di Dale Farm)

AdvocacyNet
Bollettino Notizie 181 - 29 aprile 2009

DALE FARM: ZONA PROTETTA DALL'ONU?

Basildon, GB: Un comitato delle Nazioni Unite chiede al Consiglio Distrettuale di Basildon di congelare i suoi piani di spianare la più grande comunità viaggiante di Bretagna, presso Dale Farm nell'Inghilterra sudorientale.

Yves Cabannes, Presidente del Gruppo Consultivo sugli Sgomberi Forzati, ha visitato Dale Farm settimana scorsa (23 aprile), e ha detto ai residenti che non dovrebbero essere obbligati a negoziare con Consiglio, fintanto che sono minacciati di sgombero.

"Vi abbiamo sentito dire che volete restare qui dove siete," ha detto Cabennes (sopra in foto con i residenti), che è anche professore all'University College di Londra. "In ciò vi appoggiamo."

Circa 90 famiglie a Dale Farm stanno per perdere le loro case dopo la decisione di gennaio della Corte d'Appello che permette di procedere allo sgombero. La decisione rovescia quella precedente del maggio 2008 da parte dell'Alta Corte che ordinava al Consiglio di trovare una terra alternativa per i Viaggianti. E' seguito un appello finale della Camera dei Lord.

Il Progetto Consultivo (AP) ha appoggiato i Viaggianti da quando hanno ricevuto l'ordine di sgombero a giugno 2005 ed ha spedito due Mediatori di Pace a fare volontariato a Dale Farm.

L'intervento ONU è avvenuto a seguito della prima discussione faccia-a-faccia tra il leader del Consiglio di Basildon, Malcom Buckley, ed i residenti di Dale Farm. Buckley, dimessosi da allora, inizialmente era per un incontro al chiuso con sette residenti. Ma i membri del Consiglio sull'Uguaglianza Razziale dell'Essex, il servizio Pompieri e Soccorso dell'Essex ed il gruppo ONU, insistevano per partecipare pure loro.

In totale, 20 residenti di Dale Farm hanno espresso paure per la sicurezza dei loro bambini, degli anziani e dei malati nel caso di uno sgombero. In seguito, Cabannes li ha assicurati che il rapporto del suo comitato al governo britannico si esprimerà contro lo sgombero. Ha detto che la GB ha firmato un accordo internazionale che si oppone fortemente agli sgomberi forzati.

Cabannes ha anche lodato i residenti di Dale Farm per la loro resistenza, e li ha elogiati come un esempio per tutti i Rom che stanno combattendo l'antiziganismo in Europa.

I Viaggianti sono definiti come un distinto gruppo etnico dalla legge britannica e per molto tempo sono stati oggetto di discriminazione in GB. La crisi di Dale Farm è scoppiata nel giugno 2005, quando il Consiglio ha ordinato ai Viaggianti di andarsene perché vivevano sul terreno della Cintura Verde che è protetta dai regolamenti ambientali. Il Consiglio ha emesso un secondo ordine di sgombero nel 2007.

Dopo l'ultima decisione della Corte d'Appello, il Consiglio ha promesso che alle famiglie verranno dati 28 giorni di anticipo prima di ogni sgombero. Col ritiro di Buckley, molto dipenderà ora dal Consigliere Tony Ball, che si prevede succederà a Buckley entro la fine di maggio.

Gli avvocati sperano che la crisi finanziaria persuaderà il Consiglio a considerare di dare i permessi di costruzione a tutti i Viaggianti che possiedono un terreno a Dale Farm. Entrambe i due giudizi del tribunale concordano che i Viaggianti non possono diventare dei senza casa, ma trovare un nuovo alloggio a tutte le 90 famiglie potrebbe essere costoso.

In caso di sgombero, le chiese locali hanno offerto riparo ai bambini ed agli altri Viaggianti vulnerabili. Lord Eric Avebury, membro della Camera dei Lord, ha anche organizzato per il 14 maggio un incontro in Parlamento, per riassumere ai potenziali osservatori dei gruppi dei diritti umani  e dell'ONU il loro  ruolo in caso di uno sgombero.

 
Di Fabrizio (del 27/06/2012 @ 09:12:16 in Italia, visitato 3180 volte)

Ciao Fabrizio ti invio la rassegna stampa relativa alla situazione di Tor de Cenci in questi giorni. Davide Zaccheo

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Piano Nomadi: Il ministro Riccardi a Tor de' Cenci. I rom: "Non ci mandate a La Barbuta" Una visita, quella di ieri pomeriggio, che appare come un segnale un forte, proprio quando il trasferimento dei 400 abitanti del campo a Ciampino sembra avvicinarsi. Il ministro: "Ho visto diversi problemi, ma anche molti aspetti positivi. Oggi ci sono tanti maestri, operatori, volontari, a testimonianza di una buona integrazione" DI L. FACONDI

La visita del ministro Andrea Riccardi al campo rom di Tor de' Cenci, avvenuta ieri pomeriggio, appare come un segnale forte. Anche se lui ci tiene a precisare subito: "Non sono il sindaco e non posso assumermi responsabilità che non sono le mie, sono venuto in quanto ministro dell'integrazione, perché ho risposto a una lettera di operatori, volontari e insegnanti". Ma in un momento delicato come questo, in cui il trasferimento dei 400 rom nel nuovo villaggio de La Barbuta sembra questione di poco tempo, il suo interessamento potrebbe complicare le cose ad Alemanno e Belviso. Anche perché dal giro fatto dal ministro salta fuori una presa di posizione molto forte degli abitanti del campo: "Vogliamo restare qui, non vogliamo andare a Ciampino".



I PROBLEMI - Il perché lo capisce subito Riccardi e lo ripete più volte: "Ho visto un buon livello di integrazione, tanti maestri, operatori, volontari, cittadini. Certo in questo campo ci sono dei problemi, ma ho constatato soprattutto aspetti positivi". Tra le criticità non si può non notare il cumulo di spazzatura che riempie l'ingresso dell'insediamento. "Non vengono a raccoglierla da due settimane - racconta Paolo Perrini di Arci solidarietà - questo fa pensare che l'amministrazione voglia arrivare all'emergenza sanitaria per motivare poi una chiusura del campo". Un campo voluto dal Comune, come spiega al ministro Valerio Tursi, anche lui di Arci solidarietà: "Ora si vuole farlo passare come "tollerato", ma su questo posto sono stati investiti dei soldi pubblici, si spenderebbe meno a riqualificarlo che a bonificare l'area".

L'INTEGRAZIONE - Il ministro ascolta e annuisce. Vuole verificare di persona e quindi parla con le due comunità presenti a Tor de' Cenci (bosniaca e macedone), fa domande, scherza con i bambini. "Come sono i rapporti tra voi?", chiede. "Sono buoni", replica Asko, rom bosniaco, e aggiunge: "Stiamo bene anche con il quartiere, ormai ci conoscono tutti, i nostri figli vanno a scuola, mia figlia fa la parrucchiera".

ROM ITALIANI - E tra la folla che segue Riccardi ci sono anche diversi ragazzi che hanno la cittadinanza italiana. Come Simone che racconta al ministro con un marcato accento romano: "Ho fatto il servizio civile, sono nato qui, parlo poco il serbo bosniaco". Sono tanti i ragazzi nati e cresciuti a Roma "che si sentono romani", ribadisce Riccardi. Ma che non vengono trattati come tali. "Nel foto segnalamento rivolto ai rom - spiega Paolo Perrini di Arci solidarietà - sono stati inseriti anche loro, sebbene avessero la cittadinanza italiana".

SCUOLA, SALUTE, CASA, LAVORO - Non è l'unica anomalia del Piano Nomadi del Campidoglio. Ci sono i ripetuti sgomberi, condannati più volte dalle associazioni per i diritti umani, oltre che dall'Onu che lo scorso 15 marzo li aveva ritenuti "deplorevoli". Ma sulla questione il ministro non si sbilancia e evita una risposta diretta: "Non ho studiato a fondo il Piano Nomadi del sindaco", ma comunque ribadisce la strategia nazionale del Governo in materia di rom: "Puntiamo su scuola, salvaguardia della salute, lavoro e casa". Una linea che, a prima vista, prende comunque le distanze dalla politica dell'attuale giunta. Sebbene il ministro chiarisca di non avere mire nei confronti del Campidoglio. Alla domanda di Paese Sera "Pensa di candidarsi come sindaco per il 2013?", risponde senza lasciare margini per le interpretazioni: "Non l'ho fatto quando avevo barba e capelli neri, ora sono troppo vecchio. E poi mi sembra ci siano già tanti candidati". E subito dopo aggiunge: "Del resto cominciare la mia campagna elettorale in un campo rom non sarebbe stata una grande mossa". Lo sa bene chi, come la Belviso, la credibilità politica se la sta giocando proprio su questo terreno.
di Lara Facondi



La Barbuta, prime case assegnate tra le polemiche: «E' un ghetto per i rom» Polemiche sulle inferriate che circondano il primo grande villaggio del Piano Nomadi, costato 10 milioni; 5 associazioni di volontari si autosospendono: «No alla segregazione»

ROMA - Da quattro giorni arrivano alla spicciolata: non un esodo, ma un trasloco a tappe. Sono i rom che il Campidoglio ha voluto trasferire nel nuovo «villaggio attrezzato» realizzato dall'amministrazione comunale a La Barbuta. Il grande campo nomadi, destinato ad accogliere circa 650 persone, è situato tra il Gra, la ferrovia Roma-Cassino e l'aeroporto di Ciampino ed è un'area recintata e videosorvegliata. Si tratta del primo mega-campo costruito ex novo a Roma negli ultimi 7 anni. Ed è una delle 13 enclavi in cui il Comune di Roma ha previsto, nell'ambito del cosiddetto Piano Nomadi, di alloggiare tutti i rom e sinti della Capitale.

Le inferriate alle nuove case del villaggio rom a La Barbuta

TENSIONE SULLA SORVEGLIANZA - I primi rom giunti alle porte di Ciampino, lunedì mattina, si sono visti assegnare le casette. Ma la tensione è alta. Non mancano le polemiche e non piacciono quei recinti «che sanno di segregazione», come denuncia l'associazione «21 Luglio», che parla di «lutto della civiltà» per le «condizioni di vita eccessivamente restrittive per l'intera comunità». Non piace l'idea di orari di entrata e uscita dal campo che sanno di «modello casa circondariale». Sandro Medici, presidente del X municipio, denuncia un atteggiamento «forzato» dell'amministrazione capitolina sulla questione di chi realmente accederà a La Barbuta, e promette battaglia «qualora venissero utilizzate procedure eccessivamente dure, per quanto riguarda il regolamento che sancisce le regole di vita nel campo». Con una sorveglianza-vigilanza che costerà circa 3 milioni di euro l'anno.

Sbarre all'ingresso di La Barbuta

NIENTE GIOCHI PER I BAMBINI - Sono stati spesi più di dieci milioni di euro per la costruzione di questo campo. All'interno ci sono 160 moduli abitativi di 24 e 32 metri quadri. Ma non c'è nessuno spazio ricreativo per bambini, con un regolamento che verrà fatto sottoscrivere ai futuri abitanti, in cui viene menzionato anche l'orario di entrata ed uscita dal villaggio. L'associazione 21 luglio, da sempre affiancata dall'Errc (European roma rights centre) lo definiscono un «vero e proprio “ghetto”», ricordando che fu chiesto a sindaco e prefetto - in una lettera del 29 maggio - di fare un passo indietro. 
«Ci hanno detto che questo campo serve per creare integrazione - racconta un ragazzo Rom di fronte all'inferriata che lo separa dal vecchio insediamento - ma a me sembra che vogliano solo costringerci in un piccolo spazio, sorvegliati e con orari da galera che vanno rispettati».

Un aereo sorvola il campo allo scalo di Ciampino (Altimari)

I VOLONTARI: «E' ANTIZIGANISMO» - L'associazione 21 luglio, insieme ad altre cinque organizzazioni di volontari, dopo l'inaugurazione de La Barbuta, ha scritto una lettera aperta e indirizzata alle realtà sociali che lavorano dentro i campi nomadi intorno alla Capitale, chiedendo l'«obiezione di coscienza». «Concordiamo con molti operatori - recita la lettera - nel definire ogni "villaggio attrezzato" della Capitale, e quindi anche l'ultimo, quello costruito a La Barbuta, un ghetto concepito dall'antiziganismo dei nostri giorni, l'ennesimo prodotto di un pregiudizio etnico, il risultato della istituzionalizzazione della segregazione e della discriminazione che si consuma nella nostra città». Con queste motivazioni, gli operatori hanno deciso di «auto sospendersi» dal lavoro svolto finora all'interno di tutti gli insediamenti.

Sandro Medici

X MUNICIPIO: LA POSIZIONE DI MEDICI - Da sempre a sostegno del progetto de La Barbuta, il presidente del X municipio di Roma, ora che il campo è in fase di assegnazione, esprime delle forti preoccupazioni. «Con il prefetto Pecoraro avevo raggiunto un accordo ben definito sulla destinazione di questo campo - spiega Medici - il fatto che la gestione sia passata al Comune di Roma mi crea forte preoccupazione, soprattutto se penso alla determinazione con cui si cerca di trasferire proprio qui gli abitanti del campo di Tor de Cenci».

Un campo rom abusivo ai margini di La Barbuta

LA RIVOLTA DI TOR DE CENCI - E proprio gli abitanti del campo sulla via Pontina - che mercoledì 20 giugno hanno ricevuto la visita del ministro per l'Integrazione Andrea Riccardi - rifiutano di traslocare a La barbuta perché - dicono - il loro arrivo sarebbe accolto da una guerra: «Siamo bosniaci e le altre etnie sono pronte a scatenare una faida se andremo a vivere laggiù». 
La scelta dell'amministrazione capitolina, secondo Medici, punta a «risanare una promessa elettorale fatta a suo tempo», ma è una decisione che influirà «negativamente sugli equilibri del campo». Pensiero che trova credito anche tra i Rom de La Barbuta e gli amministratori di Ciampino.

Una videocamera di sorveglianza sulle case di La Barbuta

IL TAR DA RAGIONE A CIAMPINO - Intanto il Tar del Lazio ha dato ragione al sindaco di Ciampino, Simone Lupi, garantendogli voce in capitolo nel confronto con Alemanno e il prefetto di Roma. Lupi ribadisce all'ex commissario straordinario per l'emergenza nomadi, che il Tar sancisce per i Comuni interessati il diritto di accesso agli atti, da sempre negato da parte del ministero dell'Interno. 
«Mi rendo conto che ormai probabilmente è tardi, ma se salta fuori un solo tassello posto male per la costruzione di questo campo, non mi tirerò indietro - spiega Lupi - il Tar ci ha dato ragione, avremmo dovuto partecipare al tavolo decisionale che ha predisposto La Barbuta, proprio in virtù del fatto che, malgrado sia territorio di Roma, influisce sulla città di Ciampino».

Veronica Altimari 21 giugno 2012 | 8:24

Riccardi al campo di Tor de' Cenci gli abitanti rischiano il trasferimento Il ministro per la cooperazione e l'integrazione ha visitato il campo rom alla periferia sud della città. "Ci sono problemi ma c'è integrazione con il territorio"



"In questo campo ci sono problematicità ma anche cose positive, e cioè una discreta integrazione dei rom all'interno del territorio" lo ha detto il ministro per la Cooperazione e l'Integrazione, Andrea Riccardi, visitando questa sera il campo rom di Tor de' Cenci, alla periferia sud di Roma.

Nella giornata mondiale del rifugiato Riccardi, accompagnato dal presidente di Caritas Roma, monsignor Enrico Feroci, ha visitato l'insediamento dopo la sollecitazione di alcune associazioni ed educatori, che nei giorni scorsi avevano inviato una lettera a lui, al ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri e a quello dell'Istruzione Francesco Profumo. Nella lettera, si racconta la situazione dei residenti nel campo, circa 400 persone di cui oltre 200 minori, che vivono da qualche anno "l'incubo" di essere trasferiti in un altro insediamento, lontano dalla città, "rompendo la faticosa integrazione che si era riusciti a creare in questi anni".

Incubo, sottolineano le associazioni, che sembra si debba materializzare nei prossimi giorni. Il campo rom di Tor dè Cenci è stato al centro di polemiche l'anno scorso, dopo la morte di un bambino a causa di un filo elettrico scoperto; in seguito a questo tragico incidente, il sindaco Alemanno aveva deciso il trasferimento dei rom altrove.
"Non sono il sindaco di Roma, non posso decidere, sono solo venuto per vedere e rendermi conto" ha spiegato Riccardi, che ha ricordato il piano nazionale sui rom approvato poco tempo fa dal Consiglio dei ministri.

Il ministro Riccardi visita Tor de Cenci I volontari: questo campo rom va salvato Il titolare dell'Integrazione nell'insediamento sulla Pontina: alla vigilia di un osteggiato trasferimento dei bosniaci. «A La Barbuta ci farebbero la guerra»

ROMA - Arriva all'attenzione del Governo il caso del campo nomadi di Tor de Cenci. Nel giorno in cui nel nuovo campo de La Barbuta iniziano i nuovi trasferimenti e mentre i nomadi del vecchio campo sulla Pontina ribadiscono il no a futuri traslochi, il ministro per la cooperazione internazionale e per l'integrazione, Andrea Riccardi, ha visitato mercoledì pomeriggio il campo nomadi a ridosso della Pontina. Il ministro è stato il primo rappresentante dell'esecutivo a raccogliere l'invito fatto dalle associazioni di volontari che si occupano della scolarizzazione dei minori del campo. «Non sono il sindaco, non posso decidere - ha detto Riccardi - non posso assumermi responsabilità che non sono le mie. Qui ci sono vari problemi da risolvere ma c'è anche un buon livello di integrazione e questa è una ricchezza».

La visita del ministro Andrea Riccardi a Tor de' Cenci (Proto)

LA LETTERA DEI VOLONTARI - Riccardi ha aggiunto di essere venuto in visita perché pochi giorni fa una serie di associazioni e onlus - fra cui Arci Solidarietà e Agesci - avevano inviato una lettera aperta a lui e ai ministri dell'Interno e dell'Istruzione, spiegando i disagi a cui potrebbero andare incontro i ragazzi se il campo dovesse chiudere. Fra i firmatari dell'appello figura anche la Comunità di Sant'Egidio, fondata nel 1968 proprio da Riccardi. Con il ministro, al campo è giunto anche monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, il quale ha affermato di aver parlato con il sindaco Alemanno una ventina di giorni fa chiedendogli di tenere il campo aperto e di ripulirlo: «Mi ha detto che prenderà in considerazione questa richiesta e che mi farà sapere».

DUE ANNI DI ABBANDONO - Nei piani del Campidoglio, il campo nomadi di Tor de Cenci - un fazzoletto di terra a ridosso della Pontina in cui vivono più di 400 persone, in maggioranza bosniache - doveva chiudere già due anni fa. Ora invece è tornato al centro di un braccio di ferro tra istituzioni, residenti e associazioni. Con una lettera aperta, Arci, Comunità di Sant'Egidio e Agesci hanno chiesto ai tre ministri di intervenire «per non mandare a monte il lavoro fatto negli anni per scolarizzare i circa 200 minori che vivono nel campo».

Bambini rom a Tor de Cenci

«BISOGNA TUTELARE I BAMBINI» - «Oggi si prospetta un trasferimento in un altro quadrante di Roma - si legge nella lettera - che andrebbe a rompere la faticosa integrazione creata negli anni. Tutti i bambini e gli adolescenti frequentano la scuola e parte dei ragazzi dai 14 ai 18 anni le superiori. Il loro trasferimento sarebbe molto dannoso ai fini della scolarizzazione». 
Nel campo ormai si respira l'aria di fine scuola. In tanti hanno chiuso l'anno con una promozione. C'è chi sta facendo gli esami di terza media e chi quelli delle superiori. Qualcuno studierà anche quest'estate ma tutti vivono con l'incognita del prossimo anno scolastico.

Spazzatura nel campo nomadi (Proto)

UN'ORA E 30' PER ANDARE A SCUOLA - «Ci hanno garantito che se questa comunità sarà spostata - spiega Paolo Perrini, da anni punto di riferimento del progetto di scolarizzazione dell'Arci - I minori potranno continuare a frequentare le scuole vicine a Tor de Cenci. Ma questo creerebbe gravi disagi, innanzitutto negli spostamenti, con viaggi di almeno un'ora e mezza per raggiungere i vari istituti. Inoltre si strapperebbero i ragazzi dal tessuto sociale in cui sono nati e cresciuti».

Federica Mancinelli, della Comunità di Sant'Egidio

LA STORIA DELL'INSEDIAMENTO - La maggior parte degli abitanti di Tor de Cenci non vuole abbandonare questo campo. Molti di loro sono arrivati qui nel 1995. Nel 2000 il villaggio fu inaugurato ufficialmente e vennero realizzate fognature, rete elettrica e idrica. A ogni nucleo familiare fu assegnato un modulo abitativo. «Il campo fino al 2004 era in ottime condizioni - ricorda Federica Mancinelli, della Scuola della Pace della Comunità di Sant'Egidio -. Una volta c'erano un presidio sanitario permanente, il controllo dei vigili urbani e anche un servizio di ludoteca. Negli anni, però, è stato progressivamente abbandonato dalle istituzioni». 
Quello che era un villaggio attrezzato e funzionale, «costruito dal Campidoglio su un terreno del Comune di Roma, raggiungibile con tanto di indicazioni stradali - ricorda Perrini - è diventato un campo tollerato da chiudere».

I rom del campo di Tor de' Cenci

CHIUSURA E TRASFERIMENTO - Come confermato dalla lettera inviata il 1° aprile 2010 ai residenti dei quartieri limitrofi dal vicesindaco Sveva Belviso, «il piano nomadi del Comune di Roma prosegue con la chiusura del campo rom di Tor de Cenci, come da impegni assunti dalla giunta Alemanno.[…] Attraverso questo processo potremo dare soluzione, in termini di legalità e di inclusione sociale, ai problemi causati dalla presenza sul territorio dei campi nomadi non autorizzati». 
«Sappiamo che il trasferimento di questa comunità a La Barbuta costerebbe al Comune circa 1 milione di euro - spiega Perrini -. Ma per rendere Tor de' Cenci pienamente vivibile ne basterebbero 500 mila, visto che i servizi idrici ed elettrici già ci sono e dovrebbero essere solo sostituiti gli alloggi».

Il ministro Andrea Riccardi ascolta una nomade (Proto)

«NON VOGLIAMO UNA GUERRA» - Tra le ragioni di chi non vuole abbandonare questo luogo non c'è solo il problema della frequenza scolastica o dell'integrazione. La maggioranza degli abitanti di Tor de' Cenci ha paura del possibile confitto che potrebbe scatenarsi con gli altri nomadi che verranno trasferiti a La Barbuta. «Da pochi anni siamo fuggiti da una guerra nei nostri paesi di origine - racconta Mario - non abbiamo nessuna intenzione di farne un'altra. Piuttosto preferisco dormire in un furgoncino qui vicino». «Quel campo è una prima linea di guerra - dice esasperato Fuad - non ci possono trattare come palloni da calcio e farci rotolare da un posto all'altro».

AL CENTRO DI UNA FUTURA FAIDA - «Qui mi conoscono tutti - confessa Serbo - lì non saprei come integrarmi. Chi ci garantisce che se venissimo spostati non saremmo al centro di una nuova faida?». «Io non voglio lasciare questo campo - spiega Romina, diventata cittadina italiana da un anno e mezzo - Qui ho fatto tutte le scuole e qui voglio crescere la mia bambina». «Non vogliamo andare a La Barbuta perché saremmo in troppi e quel posto potrebbe trasformarsi in una polveriera. Se ci lasciano in pace nel nostro campo inviteremo il sindaco Alemanno e suoneremo per lui tutta la notte», sorride Asco.

Sofia Capone e Giuseppe Cucinotta 20 giugno 2012 (modifica il 21 giugno 2012)

In città: Tor de' Cenci, Riccardi visita il campo nomadi L'incontro del ministro dell'Integrazione, accompagnato da monsignor Feroci, direttore della Caritas, con i residenti dell'area. La lettera delle associazioni che lavorano con i rom della zona di Nicolò Maria Iannello



Una visita che ha creato grande entusiasmo tra gli abitanti del campo nomadi di Tor de' Cenci, quella che ieri, il ministro della Cooperazione e dell'Integrazione, Andrea Riccardi, accompagnato da monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana, ha voluto fare agli abitanti della struttura comunale a sud della Capitale, che rischiano di essere trasferiti nell'area attrezzata La Barbuta, nei pressi di Ciampino. 

Una visita per rispondere a una lettera inviata dalle associazioni che lavorano con i rom del campo al ministro dell'integrazione, dell'istruzione e degli interni, per descriverne le condizioni di degrado e lanciare l'allarme sul «trasferimento dei residenti in un altro villaggio, lontano dalla città». Un trasferimento di cui «abbiamo sentito dire che gli abitanti del villaggio “sarebbero consapevoli e consenzienti”, ma non è ciò che hanno detto a noi la maggioranza delle persone», spiegano nella lettera le associazioni. 

A raccontare la realtà del campo, dove abitano 400 persone, tra cui 200 bambini, è una delle firmatarie, Federica Mancinelli, responsabile della Scuola della Pace di Spinaceto - Tor de' Cenci della Comunità di Sant'Egidio, il doposcuola che da anni si svolge nel quartiere e accoglie bambini italiani e rom: «I residenti del campo vivono una situazione di instabilità da diversi anni, in seguito al progressivo abbandono da parte delle istituzioni». Eppure, nonostante «l'area di proprietà comunale, indicata anche nella segnaletica stradale, adesso sia considerata una realtà “tollerata”, cioè un insediamento spontaneo», nel tempo intorno agli abitanti «si è creata una rete fatta da associazioni, abitanti del quartiere e insegnanti». Con loro «si è creata un'amicizia - continua Mancinelli - e tra i bambini rom e quelli italiani che vengono alla Scuola della Pace c'è un legame forte».

In merito al trasferimento, «un incubo che sembra si debba materializzare nei prossimi giorni e che sarebbe molto dannoso ai fini della scolarizzazione dei bambini e dei ragazzi» è chiara la proposta delle associazioni, soprattutto a fronte delle spese che richiederebbe lo sgombero: «Se il campo non chiudesse si potrebbe evitare lo sperpero di denaro pubblico e lo sradicamento della popolazione dai rapporti instaurati con il territorio».

Ma sono gli stessi abitanti a dire di non volere andare via da Tor de' Cenci. Come Ismett, 37 anni, residente nel'area sin da quando è stata inaugurata nel 2000: «I miei bambini sono cresciuti qui e io lavoro qui». Ed è qui che «ci troviamo bene ma vorremmo che non ci lasciassero soli, che venissero a pulire per fare crescere i nostri figli in un ambiente sano». Anche per Giuliano, 39 anni, padre di 5 figli, il trasferimento non è una soluzione. «E il motivo è semplice perché noi siamo integrati qui a Spinaceto». Ma se proprio «ci devono mandare via, a noi cosa cambia spostarci da un container all'altro? Sarebbe meglio avere una casa». E anche lui, come Ismett, chiede «un ambiente pulito, nuovi container, e la sistemazione delle fogne».

E al ministro i residenti hanno raccontato le paure legate al trasferimento, come i possibili conflitti che potrebbero insorgere con gli abitanti de La Barbuta o i problemi legati all'integrazione e all'inserimento dei bambini nelle scuole, visto che, affermano alcuni di loro, «noi ormai siamo abituati a stare qui». Con loro il ministro ha passato circa un'ora, ascoltando le loro storie e parlando con i bambini e con i ragazzi. 

A margine della visita, oltre a ringraziare gli abitanti del campo per l'accoglienza e l'ospitalità, Riccardi ha detto di essere rimasto molto colpito «dal vedere tanta gente e tanti insegnanti presenti». Poi il ministro ha anche aggiunto che «in questo campo ci sono diverse problematicità ma anche cose positive e cioè un buon livello di integrazione e che questa è una ricchezza». A fargli eco monsignor Enrico Feroci, che ha affermato di avere parlato con il sindaco Gianni Alemanno, una ventina di giorni fa, «per chiedergli di tenere il campo aperto e di ripulirlo». La sua risposta, ha concluso il direttore della Caritas, è stata che «prenderà in considerazione questa richiesta e che mi farà sapere».

21 giugno 2012

Italian Minister Riccardi visits the camp of Roma Tor de Cenci Foto di probabilmente Stefano Montesi. Articolo in inglese, errori e imprecisioni.

Video dal Corriere della Sera

 
Di Fabrizio (del 27/03/2011 @ 09:12:03 in Europa, visitato 1217 volte)

Da Roma_und_Sinti

[...] Discorso di Zoni Weisz presentato nel palazzo del Reichstag il 26 gennaio 2011 (vedi QUI ndr), in occasione del giorno internazionale di commemorazione dell'Olocausto:

Egregi

Signor Presidente del Bundestag -
Signora Cancelliere Federale -
Signor Presidente della Corte Costituzionale Federale -
Illustri membri del Bundestag e del Bundesrat -
Eccellenze, distinti ospiti, cari amici -

che io oggi, nel Giorno della Memoria delle vittime del nazionalsocialismo, qui nel Parlamento tedesco parli a Voi, rappresenta per me un privilegio speciale ed un grande onore.

Insieme a Voi per ricordare in questo posto gli orrori del periodo nazista, una esperienza significativa per me personalmente, ma anche per tutta la comunità dei Sinti e dei Rom.

Qui oggi, sento come il segno del riconoscimento delle lesioni a noi inflitte durante il periodo della sofferenza del nazionalsocialismo.

Oggi ricordiamo i 500.000 Sinti e Rom vittime del genocidio nazista, ricordiamo le vittime della Shoa, lo sterminio di sei milioni di Ebrei, e ricorderemo tutte le altre vittime del regime nazista.

E' stato un insensato omicidio su base industriale, di persone inermi ed innocenti, ideato da nazisti fanatici, criminali che hanno trovato legittimazione nelle loro leggi razziali.

Sinti e Rom sono stati perseguitati dopo l'introduzione delle leggi razziali nel 1935, proprio come gli ebrei. Ebrei e "zingari" vennero definiti "razza aliena" e privati di ogni diritto. Vennero esclusi dalla vita pubblica.

Alla base c'era una strategia precisa.

Una strategia che vorrei definire come "tattica del salame". Una fetta dopo l'altra, che si concluse in una serie di misure:

Identificare, raggruppare, isolare, derubare, sfruttare, deportare ed infine uccidere.

I nazisti non lasciarono dubbi: via gli "zingari", via gli Ebrei, entrambi considerati come un pericolo.

Ciò che sarebbe accaduto ai Sinti e ai Rom, come agli Ebrei, era chiaro.

Immediatamente dopo la presa del potere di Hitler nel 1933, in poco tempo venne distrutto lo Stato di diritto democratico. Vennero incarcerati gli oppositori politici ed anche i Sinti e i Rom da quel momento vennero deportati nei primi campi di concentramento.

L'antisemitismo e l'antiziganismo nella Germania nazista non possono essere passati inosservati a nessuno, men che meno alla politica, che li realizzò concretamente attraverso persecuzioni e misure legislative antigiudaiche e antizigane.

Per i Giochi Olimpici nel 1936, Berlino doveva diventare "zigeunerfrei", libera dagli zingari. Sinti e Rom vennero trasportati e rinchiusi in un campo di internamento, nel sobborgo berlinese di Marzahn, dove dovettero vivere in condizioni disumane.

Nel 1936 venne fondato qui a Berlino, sotto la direzione del dottor Robert Ritter, il Centro di Ricerca sull'Igiene Razziale. Qui la gente veniva fotografata, i volti ed il corpo misurati e venivano impostate tutte le caratteristiche razziali.

Nel 1938 Heinrich Himmler, capo delle SS, incaricò quel Centro di Ricerca di registrare tutti i Sinti e i Rom del Reich.

Il dottor Richter ed i suoi collaboratori scrissero 24.000 cosiddette "relazioni" - erano il preparativo per il genocidio dei Sinti e dei Rom.

Nella rivista dell'Associazione Medica nazionalsocialista, scriveva il dottor Kurt Hannemann nel 1938, cito: "Ratti, cimici e pulci sono anche fenomeni naturali, come ebrei e zingari [...] Tutta la vita è una battaglia. Dobbiamo perciò sradicare tutti questi parassiti".

Questo tipo di argomenti contribuiva all'atmosfera prevalente e procurava alla legittimazione dei nazisti, ed infine all'omicidio su vasta scala dei cosiddetti "sottouomini".

Xenofobia, paura degli estranei e degli stranieri, ci sono sempre state. Per i Sinti e i Rom la persecuzione e l'esclusione non erano una novità. Per secoli siamo stati perseguitati ed esclusi. I pogrom erano comuni. Spesso perciò non avevamo alcuna possibilità di costruire una vita normale, di andare a scuola e di intraprendere una carriera normale. Molti di noi venivano spinti ai margini della società.

A differenza degli Ebrei, che venivano gasati al loro arrivo nei campi di sterminio, subito dopo la selezione, occorre specificare che Sinti e Rom ad Auschwitz Birkenau venivano internati in gruppi familiari nel cosiddetto "campo nomadi" (Zigeunerlager).

Dopo la rivolta nel campo nomadi del maggio 1944, quasi tutti gli uomini vennero spostati e segregati in altri campi di concentramento.

Mio padre, mio zio ed altri membri della famiglia vennero trasportati verso Mittelbau-Dora, dove erano ai lavori forzati nell'industria delle armi, nelle circostanze più terribili. Sono morti lì. "Sterminio attraverso il lavoro".

Le condizioni nel "campo nomadi" erano inimmaginabili. Fame, freddo e malattie infettive reclamavano il loro tributo ogni giorno.

Mi sento di ringraziare tutte le madri, anche la mia, che si sono prese cura dei figli e si sono tolte il cibo di bocca per tenerli in vita.

In alcuni casi, dovevano scoprire che sui loro figli erano stati effettuati i più raccapriccianti esperimenti medici.

Oggi a fatica possiamo farci un'idea della sofferenza inimmaginabile di queste persone.

Nella notte tra il 2 e il 3 agosto, i restanti 2.900 bambini, donne e anziani dello "Zigeunerlager" vennero gassati, tra di loro mia madre, le mie due sorelle e mio fratello.

Signore e signori, il genocidio di Sinti e Rom è ancora quello che chiamo "l'Olocausto dimenticato". Un Olocausto dimenticato perché non appare nei media. Mi chiedo perché sia così.

Le cause sono fondamentali per l'attenzione che viene data, o è importante la sofferenza di un singolo individuo?

In questi ultimi anni ho sentito decine di discorsi commemorativi, in cui i relatori in nessun modo hanno ricordato il destino dei Sinti e dei Rom.

Mezzo milione di Sinti e Rom - uomini, donne e bambini - vennero sterminati durante l'Olocausto. La società non ha imparato nulla o quasi da ciò, altrimenti oggi si occuperebbe responsabilmente di noi.

Pertanto, dobbiamo continuare a riferire in continuazione in merito all'Olocausto.

Sono impegnato nell'associazione olandese dei Sinti e dei Rom e membro del comitato nazionale ed internazionale di Auschwitz. Spesso parlo nelle scuole, ed è un mio dovere verso tutti i morti della mia famiglia, per contribuire a garantire che questo non venga dimenticato.

Sinti e Rom non si sono organizzati dopo la guerra e pertanto non hanno avuto voce. Per questo motivo non siamo stati ascoltati. Ci sono voluti settant'anni, per avere un'auto-organizzazione ed alzare la voce per trovare udienza.

Un'eccezione è stata la protesta durante la Pasqua nel 1980.

Fu allora che un gruppo di Sinti reduci dal campo di concentramento di Dachau, come protesta contro i metodi di raccolta dati sui Sinti e Rom da parte della magistratura e della polizia, iniziarono uno sciopero della fame. Incredibilmente, questi dati si basavano su documenti del nazismo, realizzati in parte anche da ex SS.

Questo sciopero della fame finì sui media, è vero per la Germania, ma anche oltre i confini, portando ad una maggiore comprensione degli orrori inflitti al nostro popolo durante la dominazione nazista.

Signore e signori, il 17 marzo 1982 per la comunità dei Sinti e dei Rom è una data storica. Quel giorno l'allora cancelliere federale Helmut Schmidt ricevette una delegazione del Consiglio Centrale dei Sinti e Rom Tedeschi guidata dal suo presidente Romani Rose. Il cancelliere intraprese un passo molto importante nel diritto internazionale, riconoscendo il crimine di genocidio commesso dai nazisti contro Sinti e Rom, celebrato sulla base del concetto di "razza". Affermazione confermata nuovamente dal suo successore, Helmut Kohl, nel novembre 1985.

Con l'apertura ad Heidelberg della mostra permanente sull'Olocausto dei Sinti e dei Rom, nel 1997 l'ex presidente federale Roman Herzog disse anche lui che il genocidio dei Sinti e dei Rom, come quello degli Ebrei, era stato commesso per gli stessi motivi razziali.

Circa 12 milioni, i Sinti e i Rom sono probabilmente la più grande minoranza d'Europa. Le nostre radici affondano nell'antica India. La nostra lingua, il romanès, è legata al sanscrito antico. Dall'inizio del XV secolo la presenza di Sinti e Rom è riportata in gran parte d'Europa.

Contrariamente a molti stereotipi, la nostra gente era parte della società nel territorio in cui viveva e lavorava. Hanno dato un contributo positivo alla cultura della loro terra.

Mi è stato chiesto di raccontare la mia storia personale e con essa quella di tutti gli altri Sinti e Rom perseguitati e assassinati dal regime nazista.

Signore e signori, noi eravamo una famiglia felice, rispettabile e rispettata. Mio padre era musicista, inoltre costruiva e vendeva strumenti musicali. Suonava nell'orchestra di famiglia e aveva ingaggi in diverse città olandesi. Nel 1943 i nazisti iniziarono la deportazione di massa degli Ebrei dai Paesi Bassi verso Auschwitz ed altri lager. A quel tempo avevamo affittato un negozio a Zutpen, dove mio padre riparava e vendeva strumenti musicali.

Durante l'occupazione dei Paesi Bassi i nazisti hanno portato tutti i tipi di misure che dovevano ostacolare la vita dei Sinti e dei Rom.

Queste misure restrittive segnarono l'inizio della persecuzione e della deportazione dei Sinti e dei Rom dai Paesi Bassi.

In quel periodo in Germania e negli altri territori occupati dai nazisti, la deportazione dei Sinti e dei Rom era già in pieno svolgimento.

Il 16 maggio 1944, signore e signori, fu il giorno peggiore nella storia dei Sinti e dei Rom olandesi. I nazisti avevano ordinato, che in una razzia di massa gli "zingari" olandesi venissero concentrati nel campo di transito di Westerbork - in attesa della loro deportazione verso Auschwitz. Vennero coadiuvati dalla polizia olandese. Con l'arrivo a Westerbork, i Sinti e i Rom vennero immediatamente sistemati nelle baracche punitive e rasati.

La mattina del rastrellamento non ero in casa. Ero andato a dormire da mia zia, che con la sua famiglia era nascosta in un piccolo villaggio. La sensazione attraverso cui si passa quando si viene a sapere che tuo padre, tua madre, le tue sorelle e tuo fratello sono stati presi dai nazisti, è indescrivibile. Si è colti da paura, disperazione e panico. Siamo dovuto passare in clandestinità il più rapidamente possibile.

Abbiamo raccolto qualche vestito, preso il cibo che c'era e siamo andati nei boschi a nasconderci con i contadini. Un gruppetto di nove persone. Le nostre incertezze e paure sono durate tre giorni. Dopo tre giorni e notti di ansia, anche noi siamo stati arrestati e trasportati al campo di transito di Westerbork, in cui è stata raccolta tutta la nostra famiglia.

Il 19 maggio fu il giorno in cui partì da Westerbork il cosiddetto "Zigeunertransport".

Signore e signori, il caso ha voluto che questo trasporto da Westerbork sia stato l'unico di cui sono state effettuate delle riprese.

Forse conoscete l'immagine di una ragazza in piedi tra le porte del vagone. La ragazza indossava un cappello, probabilmente perché si vergognava della sua testa rasata. Questa immagine per molti anni è stata quella della persecuzione degli Ebrei, fino a quando un giornalista olandese, Ad Wagenaar, ha scoperto che la ragazza non era ebrea ma una Sintezza, una ragazza sinti di nome Settela Steinbach.

Questo "Zigeunertransport" era già partito. Non siamo arrivati in tempo per essere caricati.

Così siamo stati portati alla stazione più vicina, a 30 km. di distanza, dove siamo stati riuniti agli altri Sinti, Rom ed Ebrei, per essere deportati ad Auschwitz. Aspettammo sulla banchina quando è arrivato il treno. C'erano in giro soldati e polizia, ci prendevano a calci e gridavano: "Schnell, schnell, salite!"

Vidi subito dov'era la nostra famiglia. Mio padre, davanti alle sbarre del carro bestiame, aveva appeso il cappotto blu di mia sorella, lo riconobbi subito. Era un cappotto di morbida stoffa blu. Quando chiudo gli occhi, ancora oggi, sento la morbidezza del cappotto di mia sorella. Anche noi andavamo ad Auschwitz con quel trasporto.

Signore e signori, in alcuni casi la realtà supera la fantasia. Con l'aiuto di un poliziotto "buono", probabilmente un membro della Resistenza, siamo riusciti ad evitare la deportazione. In precedenza ci aveva ordinato "Vi do un segno, poi correte per la vita."

Qui c'era il treno per Auschwitz: i carri bestiami e dentro tutta la mia famiglia.

Sull'altro lato della pedana c'era un normale treno passeggeri. Quando il poliziotto si tolse il cappello, siamo corsi e in tutto questo casino siamo saltati sul treno passeggeri in partenza.

L'ultima immagine che ho visto davanti a me, fu il treno per Auschwitz che si allontanava dall'altra banchina.

In quel momento vidi il treno partire. Mio padre, disperato, dal carro bestiame gridò a mia zia: "Moezla, prenditi cura dei miei ragazzi". Fu l'ultima volta che vidi i miei cari.

Questa immagine mi bruciò per sempre nella retina. Ero solo. Come bambino di sette anni avevo perso tutto e caddi in uno stato di prostrazione incommensurabilmente profondo.

Dopo questa fuga incredibile, seguirono periodi di disagio e paura nella clandestinità. Paura da affrontare giorno per giorno.

Nascosto nei boschi, dai contadini, in vecchie fabbriche ed infine coi miei nonni - fino al momento della Liberazione da parte degli Alleati nella primavera del 1945.

Dopo la Liberazione, venne l'incertezza. Forse era ancora peggio della paura durante la guerra. La mia famiglia era ancora viva, sarebbe tornata?

Erano stati tutti uccisi nei campi di concentramento nazisti. Mio padre, mia madre, le mie sorelle, mio fratello piccolo e 21 membri della famiglia.

Dopo la Liberazione, nessuno si occupò del destino dei Sinti e dei Rom o offrì loro aiuto.

Le autorità non fecero nulla. Come in seguito disse il governo olandese, cito: "La cura, se esistette, fu fredda e distante".

L'impatto della II guerra mondiale si avverte chiaramente ancora oggi sulla nostra comunità. Le nostre seconde e persino terze generazioni sentono il peso di quel passato.

Siamo stati lasciati al nostro destino. Si è ripetuta una storia secolare di stigmatizzazione, emarginazione ed esclusione.

Dopo la guerra Sinti e Rom hanno dovuto cercare di ricostruire le loro vite. Molti avevano perso tutti i loro averi. I sopravvissuti ai lager nazisti tornarono quindi nello rispettive comunità.

Lentamente si tornava alla vita, si potevano acquistare strumenti musicali ed effettuare scambi.

Signore e signori, già in giovane età avevo capito che solo l'istruzione e lo sviluppo sono la strada per un futuro migliore. Dopo le elementari ho studiato orticoltura, floricoltura ed architettura del paesaggio, come pure storia dell'arte. Tutto tramite corsi speciali e serali.

Nel 1962 ho aperto il mio negozio di fiori ad Amsterdam e poco dopo fondai una compagnia per mostre ed eventi.

Il tutto col grande sostegno di mia moglie, che mi ha regalato anche due figli meravigliosi.

Ho lavorato per quattro generazioni della famiglia reale. Tra le altre cose, ho progettato la cerimonia d'incoronazione della regina Beatrice e le decorazioni floreali per il matrimonio del principe ereditario Willem Alexander.

Nel corso degli anni ho progettato numerose mostre ed esportato negli USA, in Canada e nei principali paesi europei che commercializzano piante e fiori olandesi.

Come riconoscimento ed apprezzamento del mio lavoro per l'industria dei fiori olandesi e pure del mio impegno per i Sinti e i Rom dei Paesi Bassi, nel 2002 ho avuto l'onore di ricevere dalli mani della regina Beatrice la carica di ufficiale dell'ordine di Orange-Nassau.

Oggi ricordiamo gli orrori del periodo nazista, ma consentitemi di parlare un poco della situazione odierna in Europa dei Sinti e dei Rom, la mia gente.

In molti territori siamo il più antico gruppo minoritario. E' disumano come veniamo trattati, soprattutto in molti paesi dell'Est Europa, ad esempio in Romania e Bulgaria. La stragrande maggioranza non ha alcuna possibilità, non ha lavoro, nessuna istruzione e sopravvive senza un'adeguata assistenza sanitaria.

L'aspettativa di vita di queste persone è notevolmente inferiore a quella dei "normali" cittadini. Discriminazione, stigmatizzazione ed esclusione sono la norma.

In Ungheria è tornata l'estrema destra con le sue nere divise a molestare ed attaccare Ebrei, Sinti e Rom. I neonazisti hanno ucciso dei Rom, tra cui un bambino di cinque anni. Ci sono nuovamente pub e ristoranti che inalberano cartelli "Proibito agli zingari".

La storia si ripete. Questi paesi sono da poco entrati nella Comunità Europea, si auto-descrivono come acculturati.

Non meraviglia che negli ultimi anni, soprattutto i Rom sono venuti a cercare in Europa occidentale una vita ed un futuro migliore per i propri figli.

In alcuni paesi dell'Europa occidentale, come l'Italia e la Francia, siamo nuovamente discriminati, emarginati e viviamo nei ghetti in condizioni disumane.

Saranno nuovamente espulsi dal paese e deportati in patria. Tuttavia, queste persone sono residenti in paesi appartenenti alla Comunità Europea.

La Commissione Europea si è espressa nella persona della sua vicepresidente Viviane Reding, con parole chiare contro questo stato di cose inaccettabile. Spero che i governi ascoltino il suo appello.

Siamo Europei e quindi dobbiamo avere gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini, con le stesse possibilità che vengono riconosciute ad ogni europeo.

Non può e non deve essere che un popolo, che è stato discriminato attraverso i secoli, continui oggi, nel XXI secolo, ad essere ancora escluso, e privato di ogni possibilità di essere onesto ed aspirare ad un futuro migliore.

Signore e signori, vorrei concludere esprimendo la speranza che i nostri cari non siano morti invano. Dobbiamo ricordarli in futuro, dobbiamo continuare a proclamare il messaggio di convivenza pacifica e costruire un mondo migliore - cosicché i nostri figli possano vivere in pace e sicurezza.

Vi ringrazio.

 
Di Fabrizio (del 27/02/2012 @ 09:11:49 in conflitti, visitato 1387 volte)

nuova Agenzia Radicale - martedì 21 febbraio 2012 di FLORE MURARD-YOVANOVITCH

intervista allo storico Luca Bravi*

- Perché il genocidio dei Rom sotto il nazismo - il Porrajmos - che fece circa mezzo milione di vittime tra questo antico popolo europeo, è ancora oggi in parte uno sterminio dimenticato?

I Rom continuano oggi a subire stereotipi culturali simili a quelli che hanno subito nel corso della Storia. Nella mentalità comune, lo "zingaro" è ancora percepito come "asociale" o "nomade", presunte "tare" su cui i nazisti imbastirono la loro teoria della "razza zingara". La rimozione del genocidio dei Rom ha varie cause, storiografiche ma anche politiche. La Germania post-bellica ha fatto di tutto per cancellare la radice razziale della persecuzione degli "zingari", derubricandola a una semplice operazione di pubblica sicurezza per via della loro presunta "pericolosità" (mistificando la legislazione nazista). Cioè, ai sopravvissuti rom e sinti furono negati i risarcimenti e questa rimozione durò fino alla fine degli anni '80, quando alcuni studiosi tedeschi rivalutarono gli archivi del regime nazista che facevano chiari riferimento alla "razza zingara". Il Porrajmos fu riconosciuto solo nel 1989 dalla Germania come genocidio di stampo razziale. La legge relativa al Giorno della Memoria in Italia attualmente ricorda correttamente la specificità della Shoah ma per adesso non è stato inserito alcun riferimento al Porrajmos (il Parlamento ha ricordato l'internamento dei rom e dei sinti nei campi di concentramento solo il 16 dicembre 2009).

- Gli storici non si sono interessati alla questione della persecuzione dei Rom sotto il Terzo Reich, nemmeno dopo la fine della guerra?

Sì, ma solo tardivamente, tanto in Germania quanto in Italia. Anche tra gli storici erano ed a volte sono presenti clichés sui nomadi pericolosi. Il genocidio dei Rom è inoltre una questione storiografica complessa. Studiare il Porrajmos a fianco della Shoah, senza con questo banalizzare o tanto meno negare la centralità e la specificità di quest'ultima, significa rischiare di entrare in attrito con chi propone l'idea di una unicità della Shoah; (e della sua incomparabilità con qualsiasi altro fatto storico). La mia tesi è che esiste invece un parallelismo nel totale annientamento che i nazisti riservarono a questi due popoli considerati "razzialmente inferiori"; Porrajmos e Shoah sono, purtroppo, tasselli dello stesso evento, l'uno getta luce sull'altro, ed entrambi sono crimini contro l'umanità intera.

- Parallelamente alla "razza ebraica" i nazisti avevano infatti teorizzato una "razza zingara", anch'essa "geneticamente inferiore" e da eliminare. Ci spiega meglio come questa "classificazione" razzista fu elaborata?

La legislazione nazista si nutre della percezione popolare negativa dello zingaro nomade. Già nel 1935 le Leggi di Norimberga, anche se non li menzionano, furono applicate anche agli "zingari" (termine allora usato per chiamare i rom e i sinti), deprivati dalla loro cittadinanza tedesca. Dal 1936, tutti gli zingari vengono internati nei campi di sosta forzata e poi dal 1938 allontanati e deportati in massa all'Est, in vagoni speciali aggiunti a quelli degli ebrei. In quei campi di concentramento lavorava l'Unità di Igiene Razziale (e di Ricerca biologica) del Reich, diretta dallo psichiatra infantile Robert Ritter, che effettuava pseudo "studi zingari". Da misurazioni antropometriche sui circa 20.000 internati, la sua squadra faceva derivare delle caratterizzazioni di tipo morale e psichico dell'intero gruppo. Gli "zingari" sarebbero stati razzialmente "inferiori" perché portatori del carattere ereditario dell'"istinto al nomadismo" che causava la loro consequenziale "asocialità", una "piaga" da sradicare. Nel 1938, sulla base delle ricerche di Ritter, Himmler equipara la Zigeunerfrage, la "questione zingara", a quella ebraica, per via della radice razziale. Tra il 1938 e il 1942, il Reich pianifica le tappe cruciali per "risolvere" la questione con la stessa logica razionalista del "trattamento speciale" degli ebrei. Prigionia nei campi di concentramento, esecuzioni di massa dalle Einsatzgruppen, ricorso ai gaswagen (camion della morte), fino al decreto del 16 dicembre del 1942 (Decreto di Auschwitz), che progetta la deportazione e lo sterminio di chiunque risultasse di "sangue nomade". Nel vernichtungslager (campo di sterminio) di Auschwitz prende il via la "soluzione finale" dei 23.000 Rom detenuti e si chiude la fase finale della persecuzione razziale dei Rom, che mirava al loro annientamento totale. I nazisti sterminarono circa mezzo milione di rom e sinti, circa un terzo degli Zingari che vivevano in Europa, l'80% nell'aerea dei paesi occupati.

- Durante tutto il regime nazista, dunque, sugli zingari usati come cavie, furono effettuati atroci sperimenti pseudo-scientifici, particolarmente atroci, dai medici nazisti; come mai questi non furono mai processati?

Su quelle "vite indegne di essere vissute" furono attuati dal 1934 alla fine del regime (in particolare nell'operazione eutanasia T4) mostruosi esperimenti, come sterilizzazione coatta, esperimenti eugenetici e test dei primi gas, su donne e soprattutto bambini zingari. Quegli pseudo-scienziati non solo non vengono processati nella nuova Germania, ma vengono lodati come "esperti zingari" e continuano ad esercitare in cliniche private. Non processarli andava di pari passo con la rimozione ufficiale del genocidio di stampo razziale. Rare sono state le voci di sopravvissuti rom o non furono credute né ascoltate. Inoltre, per alcuni gruppi rom e sinti, non si deve parlare dei morti, perché parlarne sarebbe trattenerli in vita; questa scelta di non raccontare deriva da questo specifico rapporto con la morte, ma questo è vero solo per alcuni gruppi ed è comunque un tratto in evoluzione recentemente. Ma in nessun modo si può accollare la dimenticanza di questa tragedia a quel popolo; bensì a qualcosa di profondamente radicato nella cultura delle società tecnologicamente avanzate nei confronti degli zingari.

- Anche il fascismo italiano istituirà campi di internamento riservati ai Rom?

La ricerca sui campi fascisti è relativamente recente; venne avviata meno di 20 anni fa, quando fu rintracciata la circolare del Ministero dell'Interno dell'11 settembre del 1940 che ordinava il rastrellamento e l'internamento di tutti gli zingari, in vari campi sul territorio italiano. Oggi, grazie alle liste degli internati, sappiamo che furono tre i campi fascisti "riservati" agli zingari (Agnone, oggi in provincia d'Isernia, Tossicia, provincia di Teramo, e Prignano sulla Secchia in provincia di Modena). L'internamento si basava sulla ricerca razziale fascista, elaborata in particolare da Renato Semizzi (un docente di Medicina Sociale) e dal giovane antropologo Guido Landra: lo stesso che elaborò, su indicazione di Mussolini, il manifesto della razza. In alcuni articoli comparsi su La difesa della Razza, i due studiosi affermavano la pericolosità dei rom e dei sinti in relazione alla loro componente psichica deficitaria, un elemento legato anch'esso a connotazioni di stampo razziale che si richiamavano ancora una volta al nomadismo e all'asocialità insiti nel "sangue zingaro".

- Oggi il "Piano Nomadi" non mostra una sconcertante continuità con questo passato di emarginazione?

Affronto questo tema in "Tra inclusione ed esclusione. Una storia dell'educazione dei rom e dei sinti in Italia" (Unicopli, 2009), dove studio la continua rieducazione etnica di questa minoranza, dal fascismo all'odierno decreto Sicurezza. Oggi ovviamente i campi rom non sono in sé campi di internamento. Ma continuare a parlare di "campi", applicare a queste persone gli stessi concetti di asocialità e nomadismo di allora, significa pianificare soluzioni di emarginazione. Fuori dalle città, dai servizi, dai collegamenti: e più sono allontanati, più vengono usati dalla politica come capro espiatorio su cui indirizzare le colpe dei mali della società odierna. Quello che si intendeva allora per "razza", si sostituisce oggi per la loro presunta "cultura" di gruppo, con ragionamenti che non sono molto diversi dal passato. La soluzione è progettare l'uscita dai ghetti, e progettare, insieme a loro, soluzioni abitative diverse. Loro sono organizzati e auto rappresentati, devono essere coinvolti nei progetti che li riguardano.

- Teme la riapparizione di fenomeni di razzismo anti-Rom, in tutta Europa, che da noi hanno il volto dei tentati pogrom di Ponticelli e Torino?

Ovunque nel continente europeo cresce l'antiziganismo. In Italia, quando un rom o un sinti viene incolpato, prima ancora del processo, il campo viene distrutto o spostato ed esplodono proteste popolari. Nella società serpeggia quella paura del diverso, che si traduce in forme estreme di violenza, i Rom essendo la diversità in assoluto. Considerati, agli occhi della società maggioritaria, non-cittadini da fare vivere ai margini: ogni azione nei loro confronti viene considerata quasi lecita. La nostra cultura dovrebbe finalmente confrontarsi con i Rom e con la rimozione della loro tragedia; la conoscenza del Porrajmos (ancora assente dai manuali scolastici) permetterebbe di combattere l'antiziganismo.

* ricercatore presso Università Telematica L. Da Vinci di Chieti), ha pubblicato, tra gli altri, il volume "Altre tracce sul sentiero per Auschwitz" (Ed. Cisu)

 
Di Fabrizio (del 05/06/2012 @ 09:11:21 in Europa, visitato 5505 volte)

GypsyMessageBoard May 29th, 2012

Molti di noi sono rimasti a dir poco scioccati dagli articoli delle ultime settimane, scritti da Nazir Afzal, procuratore capo per il Nord-Ovest, con titoli simili a questo:

"Abbiamo affrontato il potere delle gang. Ora dobbiamo confrontarci con i matrimoni forzati tra i Traveller"

"Ci sono comunità con cui abbiamo avuto paura di agire, e con -abbiamo- intendo ogni agenzia. Spero che non succeda più. Per me l'ultimo bastione è la comunità traveller."

-I Traveller sono "l'ultimo bastione" dei tabù sessuali in Gran Bretagna.-

FERMERO' I MATRIMONI ZINGARI, DICE L'AVVOCATO ASIATICO DELLE SEX GANG... "Mi sono reso conto dell'enorme problema dei matrimoni forzati nella comunità traveller. Sono molto diffusi."

Molti di noi hanno avvertito l'ondata di shock attraversare la comunità. Ci siamo chiesti dove il signor Afzal abbia ottenuto le sue informazioni. Di certo questo non fa parte della Cultura Romanì Britannica. Gli abbiamo scritto dicendogli che dev'essersi sbagliato, non abbiamo mai sentito di matrimoni forzati così come riportato.

Ci è stato risposto che: "Sfortunatamente, non esiste comunità immune dai matrimoni forzati..." E' interessante notare che, quando iniziammo a parlare di matrimoni forzati nelle altre comunità, la prima reazione fu di negarli... Purtroppo nessuna comunità è un posto assolutamente al sicuro per donne e ragazze. Come è stato detto da un ministro del governo: "la sensibilità multi-culturale non è una scusa per la cecità morale... Lo dobbiamo a tutte le vittime, a cui ogni comunità deve sempre fornire protezione."

Come GypsyMessageBoard non possiamo essere d'accordo quando afferma che neghiamo a priori i matrimoni forzati, avendo passato diversi giorni parklando con la gente e particolarmente gli anziani della comunità romanì, per capire se ci fosse qualcosa storicamente motivato, registrazioni/articoli ed altre fonti sui matrimoni nelle comunità traveller, e dare quindi un senso alle sue dichiarazioni. Intendiamo mostrare che i matrimoni forzati NON sono iscritti nella storia dei Traveller in questo paese, che i casi di cui parla il signor Azfal sarebbero isolati e di sicuro non estesi come pubblicato dalla stampa, e perciò che le sue travolgenti dichiarazioni sono pericolose e possono causare un serio danno alla reputazione di tutti i Traveller in GB, aggiungendo stereotipati malintesi a quelli già esistenti nella società maggioritaria. INACCETTABILE. Ci chiediamo anche la ragione di simili affermazioni.

Il Crown Prosecution Service riporta il matrimonio forzato alla voce "Violenze basate sull'onore e matrimonio forzato". Si dice: "La violenza basata sull'onore è un crimine o episodio, commesso o che può essere commesso per proteggere o difendere l'onore della famiglia e/o della comunità." Questa definizione viene supportata da un ulteriore testo esplicativo: "La violenza basata sull'onore è un abuso fondamentale dei diritti umani. Non c'è onore nel commettere omicidio, stupro, rapimento o altri atti, comportamenti e condotte che costituiscono -violenza in nome del cosiddetto onore-".  Si chiarisce: "Gli esempi possono includere omicidio, morte inspiegata (suicidio), timore o realtà di matrimonio forzato, controllo dell'attività sessuale, abusi domestici (inclusi abusi psicologici, fisici, sessuali, finanziari o emotivi), abusi infantili, stupro, rapimento o sequestro di persona, minacce di morte, aggressioni, molestie, aborti forzati..."

Come punto di partenza dobbiamo solo guardarci intorno. Oggi le informazioni viaggiano con un dito pigiato sulla tastiera del computer. Dato che il signor Afzal non ci crede, daremo la parola ad altri.

La parola degli anziani nella comunità romanì è che non e successo e non ne hanno mai sentito parlare. Nei tempi andati ci si incontrava alle fiere o al lavoro in campagna, ecc.

Le prime opere di Gypsy Parsons, Romany Rye, The Gypsies Advocate, The Gypsy Lore Society, nessuna mostra una sola prova a suggerire storie di matrimoni forzati nella comunità traveller.

Molte associazioni storiche hanno setacciato il passato, per es. Romany Roads, rintracciato ritagli di stampa e altre testimonianze, senza che sia emersa alcuna menzione di matrimoni forzati.

Su Travellers Times ed il suo equivalente irlandese - nessun titolo o lancio di matrimoni forzati.

Ci sono diversi gruppi/società o singoli, comunque riconosciuti, che hanno vissuto e lavorato per anni in questi campi, ma nessuna grande menzione su matrimoni forzati.

Oggi abbiamo un'ampia scelta di moderni libri sugli zingari, scritti approfonditamente sulla crescita e la cultura sociale, sino ai tempi odierni, e nessuno parla di matrimoni forzati.

Oggi sono disponibili vecchi e nuovi documentari, ritrasmessi in televisione o in rete, abbiamo numerosi documentari di membri della comunità o compagnie commerciali, archivi radio-televisivi su normali questioni che coinvolgono diversi aspetti sugli zingari - ed ancora nessuna menzione.

La stampa costantemente vomita appena possibile qualsiasi argomento sgradevole che sia in qualche modo legato agli zingari - ma sinora niente nemmeno lì.

Cosa si dice dei matrimoni, zingari, rom & traveller?

Dice Web Patrin del matrimonio nella comunità rom: "Il primo passo nel contemplare il matrimonio è la selezione della sposa. In molte parti del mondo, avviene esattamente come nelle società non-Rom. Il ragazzo compie il corteggiamento, e quando la giovane coppia è d'accordo con lo sposarsi si fidanzano e si scambiano piccoli regali. Vengono consultati i genitori, ma la scelta è presa dai giovani." Non si menzionano matrimoni forzati.

Il dottor Christopher Griffin, docente di sociologia e antropologia, ha lavorato al sito di Londra Westway dal 1984 al 1987. Ha scritto "La libera scelta nel matrimonio è causa di miseria per i genitori, se la scelta dei figli o figlie non è quanto si aspettavano, che la scelta riguardi un Traveller o no." In quel periodo ha assistito a 15 matrimoni traveller. "Non è dato sapere quanti di quei15 matrimoni a Westaway tra il 1984 e il 1987 fosse -combinato-. Ma almeno uno tra un diciottenne e una sedicenne a san Francesco d'Assisi venne sicuramente concordato tra le famiglie. Le famiglie dicono che così si erano messe d'accordo da quando i due ragazzi erano bambini [...]. E' utile per questa ragione distinguere tra matrimoni -concordati- gestiti da intermediari e quelli -arrangiati- dalle famiglie stesse. Non si deve pensare che l'accordo o la combine precluda la possibilità del rifiuto ma, secondo Barnes (1975), ad una ragazza viene chiesto di non rifiutarsi troppo spesso se non vuole essere adittata come -problematica-. Però, per molti genitori, i migliori matrimoni sono quelli stipulati o scelti, anche quando subentra la -fuitina-."

La fuga: "Conosciuta anche dagli antropologi come -matrimonio per rapimento-, la fuga è una via d'uscita alle obiezioni familiari, specialmente da parte di quella della ragazza. Al ritorno dei fuggitivi e alla seguente punizione del maschio (e scuse della femmina) da parte delle rispettive famiglie, segue il matrimonio. A Westway ho contato tre casi simili. In un caso la coppia si conosceva da quattro mesi, nel secondo di meno e nel terzo erano appena scappati in Irlanda. A parte il primo caso, il matrimonio seguì a breve." Nessuna menzione ai matrimoni forzati.

S.B Melch (1975) sui matrimoni combinati: "Lo scopo odierno dei matrimoni combinati tra i Travellers, non è tanto la salvaguardia degli interessi maschili, quanto assicurare alla ragazza un uomo che non la maltratterà. Tali uomini hanno più possibilità di essere individuati tra gli -amici- del parentado. Uomini che, con la loro famiglia, sono conosciuti e documentati per non essere -stranieri- e le loro famiglie non sono -ostili-." Brody (1973) trovò ragioni simili nell'uso dei mediatori tra la gente di campagna. - Niente sui matrimoni forzati.

Dobbiamo scoprire il perché di simili vili dichiarazioni nei confronti delle comunità traveller.

E' ben noto e documentato che gli zingari soffrano il razzismo molto più di qualsiasi altro gruppo di minoranza etnica.

Spiega Trevor Phillips, della Commissione per l'Uguaglianza Razziale: "La situazione di zingari e Traveller è incomparabilmente peggiore di ogni altro gruppo etnico... e lasciamo che ciò continui." (2004)

Travellers' Times, (2003), ha sottolineato che in assenza di fatti, la gente si affida interamente agli stereotipi. Questi si riflette anche nei commenti dei formatori di polizia.

I media ricercano ed usano le parole zingaro o Traveller in qualsiasi modo negativo possibile, e nonostante i tanti anni di lavoro delle organizzazioni rom, zingare e traveller per arrivare alla verità delle cose e a dissipare miti, la stampa continua per la sua strada. Soltanto settimana scorsa ci siamo lamentati con la stampa per il titolo "Killer uccide la grossa grassa moglie zingara" che adornava la prima pagina dello Scottish Sun e non riguardava zingari in nessun modo.

Le cose per la comunità traveller non sono mai cambiate, è il solito continuo fraintendimento.

Sínéad ní Shuínéar, ricercatore e traduttore, Dublino: "La zingara è la -strega- nella società europea di oggi.

I gagé non solo (coscientemente deliberatamente) usano lo zingaro come capro espiatorio, ma (inconsciamente) proiettano su di lui, distanziandosi così dalle cose che odiano di loro stessi. L'antiziganismo è una crociata- così è intesa da quanti lo praticano attivamente. Accettare lo zingaro significherebbe accettare tutte le cose che le persone oneste rifiutano.

I gagé hanno bisogno di uno schermo per proiettare la loro stessa negatività, dovessero rinunciare allo schermo, non avrebbero altra scelta che rinunciare al male. E' per questo che ovunque gli zingari vengono manipolati in conformità delle aspettative dei gagé. Piccoli gruppi o singoli Traveller possono essere facilmente accettati, dato che la loro -conversione- è la prova vivente della correttezza del nostro -modello-, e nel contempo sembra dimostrare che le nostre obiezioni verso gli altri membri del gruppo non siano di natura razzista. Ma agli zingari in quanto gruppo non può essere permesso l'accesso nella maggioranza sociale, nonostante le richieste universali dei gagé che loro lo facciano."

Per concludere, ci sembra che il signor Azfal abbia basato la sua conoscenza su cosa lui percepisca essere un enorme problema nella comunità traveller, senza guardare ai fatti alla storia completa dei Traveller. La maggior parte delle volte se in GB si parla di Traveller, si tratta di Rom o di Traveller irlandesi. Noi confutiamo le sue affermazioni su matrimoni forzati di massa. Notiamo che i finanziamenti per affrontare questo problema, sono stati resi disponibili dal Fondo Programma Domestico - Affrontare i matrimoni forzati nelle comunità traveller, che sviluppa opzioni per cambiare l'atteggiamento ed aiutare le vittime, o potenziali vittime. - Non riteniamo giusto usare i fondi del governo in nome dei Traveller, in quanto non ha svolto il suo compito e così facendo stigmatizzerà ed alienerà ingiustificatamente la comunità traveller. Vorremmo suggerire al signor Azfal che questi fondi vengano usati dove c'è bisogno.

 
Di Fabrizio (del 16/04/2013 @ 09:09:40 in Italia, visitato 1163 volte)

CORRIERE IMMIGRAZIONE - di Sergio Bontempelli

Il "caso Alicata" riapre una vecchia questione: lottare contro omofobia e discriminazioni immunizza dal razzismo? Si può essere razzisti e democratici?

A Roma, nessuno avrebbe mai pensato di associare il nome di Cristiana Alicata a un episodio di razzismo, vero o presunto. Dirigente Pd di osservanza "renziana", Alicata è nota per le sue battaglie a favore delle comunità gay, lesbiche e Lgbt. Ma pochi giorni fa una sua dichiarazione sui rom ha fatto il giro della rete. E ha provocato un terremoto.

Riassumiamo ad uso dei distratti. Domenica scorsa gli elettori del Pd erano chiamati a scegliere, nelle elezioni primarie, il loro candidato sindaco. Ne è uscito vincitore Ignazio Marino, che ha battuto il principale avversario, David Sassoli. Commentando l'esito del voto, Cristiana Alicata ha accusato il vincitore di brogli: "Le solite file di rom", ha scritto su Facebook, "che quando ci sono le primarie si scoprono appassionati di politica...".

Parole forti, che non sono piaciute al gruppo dirigente del Pd. E che hanno sollevato accuse esplicite di razzismo. Alla fine, Alicata ha rassegnato le dimissioni da tutti gli incarichi di partito, ma ha voluto anche precisare la sua posizione: "Dare a me, donna e lesbica, della razzista mi sembra un paradosso", ha dichiarato all'Huffington Post, "capisco che, così come l'ho scritto, il mio post può sembrare brutale, ma ho registrato quello che stava succedendo. Non c'entra niente col razzismo".

Una donna, lesbica, attivista contro le discriminazioni, non può pronunciare frasi razziste. Sarebbe una contraddizione in termini. Questa la tesi della Alicata. Noi di Corriere Immigrazione, al di là dell'episodio di cronaca, abbiamo deciso di soffermarci proprio su questo punto. E abbiamo provato a rifletterne assieme a due esperti, entrambi romani: Marco Brazzoduro, docente universitario (in pensione) di Politiche Sociali, e Ulderico Daniele, ricercatore dell'Osservatorio Razzismo e Diversità dell'Ateneo di Roma Tre, e dirigente della ong "Osservazione".

Razzisti e democratici: Quando leggiamo a voce alta le parole della Alicata, Marco Brazzoduro si inalbera. E alza la voce. "Č una sciocchezza questa", dice, "l'antiziganismo, cioè la forma specifica di razzismo che si rivolge contro i rom, è diffuso ben al di là degli ambienti di destra. Purtroppo abbiamo fior di esempi, proprio qui a Roma, di antiziganismo "democratico"".

Chiediamo qualche spiegazione, e Brazzoduro non si fa pregare. "In Italia la forma più odiosa di discriminazione sono i "campi nomadi"", spiega. "Sono veri e propri ghetti. E i campi, a Roma, li hanno costruiti Rutelli e Veltroni, ben prima di Alemanno. O sbaglio?".

Brazzoduro si sofferma anche sugli sgomberi: "Smantellare un insediamento senza dare soluzioni alternative è una cosa gravissima, perché priva intere comunità – uomini, donne e bambini – del diritto ad un'abitazione. Guardiamo cosa è successo a Roma: gli sgomberi li ha fatti Alemanno, ma prima li hanno fatti Veltroni e Rutelli. O no?".

Una forma specifica di razzismo? D'accordo, essere "democratici" e magari "di sinistra" non è una garanzia. Ma forse il discorso di Cristiana Alicata era più complesso. La dirigente del Pd non si riferiva all'appartenenza ad uno schieramento politico, ma ad un impegno personale e diretto contro le discriminazioni. Forse un sindaco di centro-sinistra può essere razzista, ma come può esserlo una che vive sulla propria pelle i pregiudizi contro le persone omosessuali?

Marco Brazzoduro si ferma un attimo. "Le modalità con cui il razzismo si esprime possono essere diverse", spiega. "C'è un razzismo più rozzo, quello che dice che i rom sono ladri e delinquenti, sfruttano i bambini, rubano nelle case e così via. E poi esiste un razzismo "rispettabile", democratico... è il razzismo dei distinguo, di quelli che dicono "io non ce l'ho con i rom, però anche loro...". Il razzismo di chi magari vuole lo sgombero "per il loro bene", "perché non è giusto che vivano in condizioni inumane". Come se buttare le persone in mezzo a una strada fosse una soluzione...".

Esiste insomma, dice Brazzoduro, un pregiudizio più difficile da decifrare, e per questo più diffuso anche in ambienti "insospettabili". "Per esempio esiste il razzismo del merito", spiega, "quello che dice "io ai rom voglio dare la casa, ma loro se la devono meritare". Non ci si accorge che anche questa è una forma di discriminazione. Se un italiano non-rom commette un reato, nessuno si sogna di levargli la casa: subirà un processo, andrà in carcere, ma poi quando esce tornerà a casa sua. Per i rom invece si prevede una doppia pena, vai in galera e nel frattempo ti revoco l'assegnazione della piazzola al campo...".

Lo stereotipo della vittima: "Razzismo democratico", "razzismo del merito". "Sgomberiamoli per il loro bene". Stereotipi "gentili", pronunciati da persone che usano il termine "rom" per evitare gli epiteti più offensivi ("zingari", "nomadi"). Ulderico Daniele condivide questa analisi, e aggiunge un altro elemento: "nel caso specifico della Alicata mi sembra che sia all'opera anche un altro meccanismo, quello che definirei lo "stereotipo della vittima"".

Daniele si ferma un attimo per raccogliere le idee. Poi prosegue: "il razzismo non è fatto solo di toni offensivi e brutali. Al contrario. I pregiudizi si nutrono spesso di parole accoglienti, protettive. Il colonialismo europeo, per esempio, ha sempre affermato la necessità di "aiutare" i popoli considerati meno evoluti: non date il pesce, si diceva, insegnate loro a pescare. Il sottinteso era che i "primitivi" non sapessero pescare da soli, cioè non fossero capaci di vivere autonomamente, di fare le loro scelte".

"Questo in fondo", prosegue Daniele, "era il sottinteso delle parole pronunciate dalla Alicata: se i rom vanno ai seggi per le primarie non è per una loro scelta autonoma, che ovviamente può essere giusta o sbagliata, condivisibile o non condivisibile, ma perché sono manipolati da altri. Sono vittime di macchinazioni esterne, non esseri umani che scelgono, partecipano, dicono la loro, elaborano le proprie strategie. I rom sarebbero soggetti passivi, capaci solo di subire...".

Se i rom non possono avere un conto in banca "Voglio farvi un esempio", prosegue Daniele. "Qui a Roma sono state fatte delle indagini patrimoniali, da cui è emerso che alcuni rom dei campi possedevano proprie ricchezze: conti in banca, proprietà immobiliari, risparmi nascosti sotto il materasso... Apriti cielo! Si è scatenata la solita canea dei rom con la Mercedes, che fingono di essere poveri per elemosinare un po' di aiuti al Comune...".

Ma cosa c'entrano le Mercedes con il razzismo democratico? "C'entrano", spiega Ulderico Daniele, "per vari motivi. Anzitutto, per questo modo di vedere i rom come un'entità unica e monolitica. Il mondo dei rom e dei sinti è fatto di migliaia di persone: che tra di loro ci siano anche delinquenti, truffatori e "furbi" di vario tipo non dovrebbe stupire. E invece l'approccio è sempre il solito: i rom devono essere per forza tutti ladri o tutti santi. Se uno di loro viene sorpreso a rubare, se ne deduce che sono tutti ladri. Se si scopre che una famiglia è ricca, tutti i rom diventano proprietari di Mercedes...".

Ma il punto, per Ulderico Daniele, non è solo questo. "Non si è fatta nessuna distinzione tra le famiglie che erano effettivamente ricche, e quelle che invece avevano accumulato qualche risparmio. Avere un piccolo conto in banca, magari per far fronte a spese impreviste, o per aiutare un familiare in difficoltà, è cosa diversa dall'essere ricchi sfondati. L'accumulazione di risparmi è da sempre una strategia di sopravvivenza dei ceti sociali più poveri: si pensi a quel che facevano gli emigranti italiani qualche decennio fa, alle rimesse che inviavano ai familiari rimasti in patria... e loro mica erano ricchi".

"Ecco", conclude Daniele, "qui vediamo all'opera lo stereotipo della vittima. I rom devono essere per forza tutti indifesi, inermi, passivi. L'idea che possano elaborare proprie strategie per resistere a condizioni di segregazione, non passa per la mente a nessuno: così, quando si scopre che una famiglia ha un piccolo conto in banca, non si pensa a persone che faticosamente, mese dopo mese, hanno messo da parte qualche risparmio per i periodi peggiori. Si pensa subito allo zingaro con la Mercedes. E non si fanno distinzioni".

Il razzismo, ci dicono insomma i nostri interlocutori, è un fenomeno complesso e multiforme. Non assume sempre i toni dell'aggressione verbale o fisica, ma è più spesso un insieme di associazioni mentali, di presupposti dati per scontati, di generalizzazioni arbitrarie che appaiono plausibili e ovvie. Che possono albergare anche negli spiriti più "tolleranti".

 
Di Fabrizio (del 19/03/2013 @ 09:08:53 in Italia, visitato 1961 volte)

ilReferendum di Valentin Ipuche

"Sporchi. Ladri. Criminali. Sempre pronti a portarci via i nostri bambini, nascondendoli sotto una lunga gonna di stracci, non appena distogliamo lo sguardo. Non serve neanche esplicitare il soggetto, perché questi pregiudizi rimandano senza esitazione all'idea comune dello zingaro."
Così recitava il volantino di invito all'incontro sull'antiziganismo tenuto dal docente di antropologia culturale Leonardo Piasere al primo piano dell'Università di Verona.

In un'aula piccola ma gremita i ragazzi del collettivo Studiare con lentezza, promotori dell'incontro, hanno fatto riferimento alle problematiche dell'Aula Zero, un'aula autogestita aperta a tutti gli studenti. Lo spazio rischia infatti di essere chiuso dopo i fatti del 12 febbraio, quando in occasione di un incontro sulle foibe i ragazzi del collettivo hanno subito un'aggressione da parte di formazioni neofasciste veronesi.

Il tema"antiziganismo" molto articolato e complesso è stato affrontato in modo dialettico, rispondendo alle domande piuttosto che con l'uso del monologo.
Il concetto dell'identità nelle diverse realtà rom, la storia dei movimenti migratori dei più grandi gruppi come i sinti, i calderas, etc e il ruolo della tradizione sono elementi chiave per comprendere il razzismo condiviso nei loro confronti. Elementi comuni ma anche di diversità come il tema dell'omosessualità all'interno di tali comunità, tenendo sempre presente che non si può generalizzare: le popolazioni romanì in Europa sono composte da 11 milioni di persone. Questo vuol dire che se fossero la popolazione di uno Stato ufficiale sarebbe il 12esimo all'interno dell'UE per numero di abitanti, e avrebbe diritto a 22 rappresentanti nel Parlamento comunitario. Tanti quanti l'Olanda.

Il relatore, che ha vissuto a lungo all'interno di comunità rom, ha discusso dei problemi con cui questa convive. Uno su tutti è lo stato di invisibilità totale in cui vivono molte persone, in condizioni di apolidi di fatto, senza nemmeno il riconoscimento di apolidia. Ma come gli zingari vedono le popolazioni che li circondano?

La figura dello zingaro è estremamente stereotipata ed è colma di luoghi comuni che circondano queste popolazioni. L'alone romantico di mistero esotico che circondava lo zingaro ha fatto in modo che non troppi decenni fa nella bassa veronese i bambini "stregati" venissero fatti allattare da balie gitane. Oggi è totalmente svanito.
Gli zingari lasciano segni segreti sui cancelli, sulle porte: per malocchio o per segnalare ai complici di una possibilità di furto. Questa è una leggenda metropolitana nata da un racconto di un autore tedesco risalente agli inizi del XIX secolo, che tra l'altro parlava di una singola donna che praticava quest'usanza a scopi mnemonici e non di una comunità.

Nato invece da una commedia veneziana è un altro mito razzista: gli zingari rapiscono i bambini.
Leonardo Piasere fa chiarezza: quando uno zingaro rapisce un bambino della comunità locale è rapimento mentre quando lo Stato sottrae alla comunità rom i suoi bambini è "difesa dell'infanzia". In tale ottica lo studioso ha esaminato tutti i casi di presunti rapimenti di bambini degli ultimi vent'anni, scoprendo che in tutti i casi la storia si sgonfiava, tranne in due in cui si è arrivato a giudizio e ci sono state due condanne, secondo il relatore inconcepibili stando agli atti.
Nello stesso lasso di tempo lo Stato Italiano ha dichiarato adottabili 300 bambini rom. La probabilità che un bambino rom sia dichiarato adottabile è 17 volte maggiore rispetto a un bambino "comunitario".

In Italia non esiste una politica nazionale in questo ambito, ma solo qualche regolamento regionale.

Ironico è anche il fatto che per la comunità europea le priorità sono in quest'ordine l'educazione, il lavoro, la salute e l'alloggio. Per le comunità romanì l'ordine è specularmene invertito.

La storia del rapporto dell'Italia con queste comunità non è dei più felici. Ci sono stati campi di concentramento istituiti esclusivamente per gli zingari, all'interno di un piano studiato a partire dal '36. Un atteggiamento ostile che non ha mai smesso di perpetuarsi, e che vede la sua massima espressione nei partiti di estrema destra e nella Lega Nord. Quando Roberto Maroni è stato per seconda volta ministro dell'Interno sotto Berlusconi ha istituito 5 commissari straordinari per supervisionare gli zingari, provvedimento bocciato dal Consiglio di Stato che ha accolto i ricorsi dell'associazione European Roma Rights Centre Foundation.

Zoomando ancora di più sul locale, Flavio Tosi sindaco di Verona è stato condannato nel 2009 in via definitiva per propaganda razzista per una raccolta firme nel 2001. Insieme a lui la sorella Barbara Tosi (consigliere comunale), Matteo Bragantini (Commissario Federale della Lega Nord Südtirol e componente del Direttivo Nazionale Veneto della Lega Nord), Enrico Corsi (assessore), Luca Coletto (assessore) e Maurizio Filippi (altro esponente del partito).
I leghisti avevano avviato una pesante campagna mediatica per la raccolta di firme per cacciare gli zingari dalla città, in particolare nei confronti di un gruppo di famiglie sinti che tra l'altro avevano residenza a Verona, ed erano quindi incacciabili.

 
Di Fabrizio (del 29/09/2013 @ 09:08:18 in media, visitato 1256 volte)

Informazione scorretta, incitamento all'odio e discriminazione ai danni di rom e sinti: nei media italiani avviene più di 3 volte al giorno. E' quanto sostiene il rapporto "Antiziganismo 2.0" presentato oggi dall'Osservatorio 21 luglio, un progetto di monitoraggio della stampa italiana e dei siti web dell'Associazione 21 luglio contro le discriminazioni nei confronti della comunità rom. La ricerca è stata condotta dal 1 settembre 2012 al 15 maggio 2013; otto mesi e mezzo durante i quali sono stati monitorate oltre cento fonti di informazione, mettendo sotto la lente d'ingrandimento dichiarazioni dei politici, articoli, slogan elettorali e altro ancora. 852 le segnalazioni incriminate sulle oltre 2 mila su cui i volontari dell'Osservatorio hanno concentrato l'attenzione. Articoli, dichiarazioni di politici o cittadini comuni e altro che per il 56 per cento dei casi è stato indicato come "informazione scorretta" (482 casi), mentre quelli in cui l'Osservatorio ha ritenuto di trovare affermazioni incitanti all'odio o discriminanti sono 370, il restante 44 per cento, facendo registrare 1,43 casi al giorno di incitamento all'odio e discriminazioni e 1,86 episodi di informazione scorretta.

Politici, primi a discriminare. Analizzando le fonti da cui provengono i messaggi discriminanti e incitanti all'odio, i quotidiani risultano essere, sia nelle versioni cartacee che in quelle online, i principali mezzi coinvolti con il 63 per cento dei casi. Tuttavia sono gli esponenti politici i primi a discriminare. Autori della maggior parte dei messaggi incriminati, da soli hanno fatto registrare il 75 per cento dei casi. Al secondo posto, col 16 per cento dei casi i privati cittadini. Seguono giornalisti e ufficiali dello Stato. Ai partiti di destra o centro destra è attestabile, secondo l'Osservatorio, il 59 per cento dei casi. La Lega Nord è il partito a cui appartegono i politici di cui sono state segnalate le dichiarazioni sotto accusa, col 24 per cento dei casi (90 segnalazioni). Segue il Popolo della libertà, col 20 per cento dei casi (74 segnalazioni). Al terzo posto, ma La Destra con l'8,5 per cento dei casi.

Una "costante endemica" del panorama politico italiano. Lo studio ha riservato particolare attenzione al periodo preelettorale per le elezioni politiche nazionali dell'inizio del 2013. Ma dai dati non emerge un'impennata di dichiarazioni discriminanti, evidenziando "una sorta di assuefazione al discredito nei confronti delle comunità rom, talmente abituale e condiviso da non subire modificazioni statistiche laddove il senso comune ne suggeriva l'enfatizzazione, cioè durante i periodi di campagna elettorale". Per quanto riguarda la provenienza geografica delle segnalazioni, il Lazio si piazza al primo posto, col 33 per cento dei casi, e Roma risulta essere la città da cui provengono maggiormente tali messaggi, con 118 segnalazioni. Segue la Lombardia, col 22 per cento, ad una certa distanza l'Emilia Romagna, con il 7 per cento, il Veneto (6,4 per cento) e il Piemonte (6 per cento).

Stampa, cattiva maestra. Protagonisti assoluti dell'informazione scorretta, invece, i giornalisti, a cui l'Osservatorio addebita il 99 per cento dei casi di cattiva informazione su rom e sinti, con 477 segnalazioni. Quasi la totalità dei casi. Prima fra tutte le testate il Corriere della Sera, con tutte le sue numerose edizioni locali, che con 62 segnalazioni raggiunge il 12, 9 per cento di tutte quelle prese in esame. Segue Il Tirreno (52 segnalazioni, l'11 per cento), Il Giorno (39 segnalazioni, 8 per cento), Il Messaggero (36 segnalazioni, 7,5 per cento) e il Tempo, che insieme a La Repubblica (con le edizioni locali) raggiunge il 6 per cento delle segnalazioni. Seguono Il Giornale, Il Mattino di Padova e Il Centro, ma anche se lontane dalla cima della classifica, le segnalazioni riguardano anche le altre maggiori testate nazionali. La provenienza geografica della cattiva informazione su rom e sinti in Italia vede in testa la Lombardia, seguita da Lazio, Toscana, Veneto e Abruzzo, ma anche in questo caso è Roma la città da cui provengono la maggior parte delle segnalazioni (93), seguita da Milano (80). (ga-RS)

 
Di Fabrizio (del 07/02/2013 @ 09:08:09 in Europa, visitato 998 volte)

Da Roma_und_Sinti

Klaus-Michael Bogdal © Suhrkamp Verlag - Stadt Leipzig (09.01.2013)

Il premio libro di Lipsia per la comprensione europea 2013 verrà assegnato allo studioso tedesco Klaus-Michael Bogdal per il libro "L'Europa ha inventato gli zingari. Una storia di fascino e disprezzo", edito da Suhrkamp nel 2011.

La giuria internazionale così ha motivato il proprio giudizio:

Parlando di una storia di fascino e disprezzo, vengono rivisti sei secoli di persecuzione ed esclusione dei popoli rom in Europa. Così Bogdal analizza la presenza di "Zigeuner", "Gipsies", "Bohémiens" e "Gitanos" nella letteratura e nell'arte dal tardo medioevo ad oggi, in un contesto globale europeo, descrivendo insieme la graduale realizzazione di un pregiudizio storico contro un collettivo immaginario, cioè la mancanza di una letteratura in materia di Rom, sono state prese per buone le interpretazioni, attribuzioni e proiezioni provenienti da altrove, senza alcuna critica o dubbio. Bogdal mostra come l'Europa faccia saldamente propria la sofisticazione della semplificazione dei Rom in tensione tra odio, autodifesa e folklore romanzato. Soprattutto alla luce di una nuova impennata dell'antiziganismo in Europa, Bogdals presenta uno studio epico attuale e polemico.

La consegna del premio segnerà il 13 marzo 2013 l'inaugurazione della fiera di Lipsia. Il premio sussiste dal 1994 e vale 15.000 euro, ed è tra i maggiori riconoscimenti letterari in Germania. La fondazione è costituita dal Libero Stato di Sassonia, la città di Lipsia, l'associazione degli editori tedeschi, l'associazione dei venditori librari e la Fiera di Lipsia.

Biografia

Klaus-Michael Bogdal, e nato nel 1948 a Gelsenkirchen, ha studiato germanistica, slavistica e filosofia alla Ruhr-Universität di Bochum, dove si è laureato nel 1976. E' stato poi professore di liceo e dal 1992 direttore tecnico a Dortmund. Dal 1996 al 2002, Bogdal ha insegnato letteratura alla Gerhard-Mercator-Universität di Duisburg, poi è stato professore di germanistica , specializzato in nuova letteratura, presso l'università di Bielefeld.

 
Di Fabrizio (del 03/02/2006 @ 09:07:35 in sport, visitato 4257 volte)
UEFA contro l'antiziganismo

La seconda conferenza United Against Racism organizzata dall'UEFA e da FARE, si è tenuta il 1° febbraio, ospitata dall'FC Barcelona (QUI e QUI i link ufficiali, ndr).
La conferenza ha riunito varie personalità pubbliche dei club e delle federazioni di tutto il mondo, giocatori e responsabili UEFA. Il gruppo di lavoro sull'Europa Centrale e Orientale includeva Valeriu Nicolae di European Roma Information Office (ERIO) che ha illustrato l'antiziganismo negli stadi.
La presenza di Hristo Stoickov, allenatore della nazionale bulgara e ex stella calcistica del FC Barcelona, ha potuto catalizzare l'attenzione sul rampante antiziganismo in Bulgaria (QUI e QUI).
"Nell'arco di solo due giorni, abbiamo visto l'UEFA, membri del Parlamento Europeo e del Network Europeo controil razzismo, alzarsi insieme contro un'ideologia razzista e disumana, sfortunatamente ancora largamente condivisa e impunita in Europa - l'antiziganismo" ha concluso Valeriu Nicolae.
Per ulteriori dettagli, contattare v.nicolae@diplomacy.edu
 
Di Fabrizio (del 27/07/2008 @ 09:07:17 in Europa, visitato 1498 volte)

Da Bulgarian_Roma

"Gli Zingari sono furbi come lupi, si riproducono come pecore. I primi a lasciare saranno le compagnie internazionali. Non ci sarà più nessuno a cui vendere la loro nuova merda, e andranno in qualche altro posto con meno Zingari e più soldi. Chi comprerà sapone per una pelle bianca soffice e tenera? Sporchi Gyppos?"

"La differenza tra gli Zingari e il bestiame è che il bestiame è soggetto a controlli veterinari. Il bestiame non può comportarsi da Zingari, ma è possibile il contrario. I diritti e le libertà dei bovini sono stati sotto una seria pressione per anni, e durante quel tempo la donna Zingara ha partorito ancora e tuttora ha il cervello di una mucca".

Quanto sopra si può trovare negli articoli di Kalin Rumenov, che ha ricevuto il premio 2008 Chernorizetz Hrabur "Giovane Giornalista". Questi articoli sono regolarmente pubblicati sul giornale nazionale "Novinar", che non fa nessuno sforzo per distanziarsi dai suoi punti di vista o pubblicare materiale che controbilanci Rumenov. La Commissione Etica sulla Stampa Bulgara non considera questo un problema degno di attenzione.

Questo premio è stato ricevuto da Kalin Rumenov durante una cerimonia ufficiale a Sofia, il 25 maggio 2008 alla presenza di politici, membri del Parlamento e giornalisti. Il premio per la stampa è stato istituito dall'Unione degli Editori nel 2002 e copre 11 categorie.

Rumenov dipinge costantemente i Rom in termini violentemente offensivi come alieni e di seconda scelta, come una comunità i cui membri sono incapaci di prendere decisioni per loro ed il loro sviluppo. Chiede allo stato di trattare con loro con ogni mezzo possibile, presentando i Rom come una peste che minaccia la sicurezza dei gruppi etnici "migliori".

A seguito del premio a Kalin Rumenov, una coalizione di vari gruppi professionali bulgari ha scritto una petizione perché quel premio venga pubblicamente ritirato. Quanti hanno firmato la petizione chiedono al Presidente ed al Primo Ministro bulgari, che erano presenti alla cerimonia, una dichiarazione in cui loro non condividano i valori rappresentati dall'autore razzista.

Potete aggiungervi alla protesta e partecipare alla campagna chiedendo di ritirare il premio e la condanna dell'antiziganismo nei media bulgari.

Mandate una mail a ieifoundation@yahoo.com o a v.nicolae@diplomacy.edu includendo il vostro nome, posizione e nazione ed aggiungeremo il vostro nome alla lista esistente.

Per vedere la lettera di protesta intera e la lista dei firmatari: http://www.ergonetwork.org/bulgariakrl.doc. Per la traduzione dei peggiori articoli di Kalin Rumenov: http://www.ergonetwork.org/krarticle.doc

La coalizione che ha appoggiato la petizione controllerà lo sviluppo del caso fornirà informazioni su ogni decisione presa e sulle sue future intenzioni. Nel contempo, la coalizione sta lanciando un appello a rilevanti organizzazioni ed istituzioni internazionali ed europee ed a individui che appoggiano le richieste contenute nella petizione come appropriate.

Firmato a nome del segretariato della Campagna:

Adela Peeva, Bulgaria
Ivailo Dichev, Bulgaria
Kalina Bozeva, Bulgaria
Krustio Krustev, Buglaria
Liliana Makaveeva, Bulgaria
Mark Bossanyi, UK/Bulgaria
Valeriu Nicolae, Romania

Valeriu Nicolae – Executive Director
European Roma Grassroots Organisation
Strada Rezonantei Nr.1-3 Bl 15-16 Sc A Ap 3 Sector 4 Bucuresti Romania
Tel : (004) 0742379657 or 0727708788

 
Di Fabrizio (del 21/12/2012 @ 09:06:55 in sport, visitato 1024 volte)

Da Roma_und_Sinti

taz.de IN BICICLETTA NELLO SLUM DEI ROM Pornopovertà illuminata?
I Rom della Slovacchia orientale erano chiaramente sopraffatti dall'invasione ciclistica. Perché, nonostante tutto, l'incontro di un giro ciclo-politico può dirsi riuscito. Von PAUL HOCKENOS

Lunik IX: il complesso residenziale alla periferia di Kosice è stato costruito tra gli anni '60 e '70. Immagine: imago/ecomedia/Robert Fishman

"Turisti tedeschi verranno in bici a visitare le baraccopoli dei Rom" mi diceva al telefono la mia amica Juliana da Kosice. "Questa è la goccia che fa traboccare il vaso!" mi sono alterato. Mi aspettavo le loro critiche, ma non così in fretta. "Però, sono un giornalista," ho ribattuto, "e ci scriverò sopra. Questa è la differenza fondamentale - o no?"

Dietro il viaggio di una settimana a tema "Tra letargia e abbandono, rassegnazione ed auto-organizzazione: un viaggio politico in bicicletta nella patria dei Rom nella Slovacchia orientale" c'è l'organizzazione berlinese "Politische Radreisen".

La spedizione faceva parte del "turismo politico" sempre di moda. Viaggi istruttivi su temi politici spuntano come funghi, in particolare quelli pittati da sinistra. Invece di sorseggiare cocktail a Maiorca o sull'Adriatico, visitiamo baraccopoli in Honduras o le misere capanne dei lavoratori migranti in Malesia.

L'offerta dei taz ai "Viaggi nella civiltà" si è notevolmente allargata negli ultimi anni. Comprende dai viaggi nei luoghi dei massacri di Srebenica/Bosnia-Herzegovina, alla guerra nella dilaniata Gaza sino al Ruanda (La vita dopo il genocidio"), tutti sotto la guida di un taz-corrispondente esperto che risiede in loco.

One-man event

I "Viaggi politici in bici" sono un evento one-man. L'operatore è Thomas Handrich, politologo ed già presidente della Fondazione Heinrich-Böll nell'ex Germania dell'Est. Questo cinquantunenne ha lavorato come consulente per una OnG, il cui scopo era permettere ai giovani Rom di prendere in mano i propri interessi.

Il viaggio di una settimana aq piedi sui Carpazi costò 800 euro a ciascuno dei partecipanti - senza noleggio delle biciclette. 50 euro erano destinati a gruppi locali di giovani rom.

A differenza della mia amica Juliana ho dovuto mettermi in viaggio per iniziare a capire che questa spedizione potesse essere corretta, ma che ciò dipendesse da molti fattori.

Solo alcuni punti critici

La prima domanda era se il nostro viaggio fosse un voyeuristico depravato "Pornopovertà", o avrebbe permesso un incontro reale. Alla fine del viaggio mi sono convinto che la nostra spedizione aveva giustificazione - con alcuni limiti, alcuni punti critici.

Sono state le motivazioni dei partecipanti ad eliminare molti dei miei dubbi. Nell'eterogeneo gruppo c'era un componente della frazione di sinistra del gruppo parlamentare, un docente e ricercatore sull'antiziganismo della Alice-Salomon-Hochschule, una studentessa di sociologia che ha lavorato sul tema dei Rom migranti da Romania e Bulgaria, un pastore la cui chiesa si occupa di rifugiati, tre giornalisti, un berlinese di 17 anni di origine rom e un appassionato di moto, poco interessato ai Rom.

Spiegava uno squatter di Kreuzberg che voleva affrontare i propri pregiudizi nei confronti dei Rom. Aveva trovato lavoro come custode in un campo profughi, dove vivono molti Rom.

Il fattore di disturbo: un grande gruppo

Anche se nessuno nel gruppo era alla ricerca di brividi a buon mercato, la prima visita in un quartiere rom a Kosice si è dimostrata difficile. Con l'organizzatore, i traduttori ed un operatore sociale slovacco eravamo circa 20 persone - troppe.

Siamo giunti nell'angusto ufficio del sindaco o dentro una lodevole OnG con le nostre biciclette ed i caschi in mano, come il proverbiale elefante nel negozio di porcellane.

Asilo nel complesso residenziale Lunik IX. Immagine: imago/ecomedia/Robert Fishman

Una barriera insormontabile

Il muro tra "noi" e "loro" sembrava almeno di due metri di spessore. I Rom delle campagne dell'est erano chiaramente sopraffatti dall'invasione straniera.

Chi era questa gente? E cosa volevano qui? Naturalmente, non si erano mai visti così tanti tedeschi rivestiti di goretex ad invadere la loro scuola professionale o il loro circolo giovanile.

Tuttavia i Rom hanno risposto a molte delle nostre domande, nella maniera più completa.  Certo, abbiamo fotografato molto - finché i Tedeschi sono rimontati sulle loro biciclette verso l'appuntamento successivo in programma.

Ciclisti, beninteso, che non erano soddisfatti delle risposte ricevute. Un interprete slovacco ha espresso chiaramente il disagio per la situazione. A ciò sono seguite discussioni, critiche, autocritiche - molto pazienti, accurate, tutto molto tedesco.

Informazioni mancanti

E' apparso chiaro che a molti partecipanti mancavano informazioni necessarie alla comprensione. La distanza tra noi e i Rom ci metteva a disagio. Sarebbero stati necessari maggior dialogo e sensibilità.

Il resto del viaggio è andato meglio - con poche eccezioni. L'interprete di cui sopra si è rifiutata di tradurre alcune domande che giudicava inappropriate. Come quando uno dei giornalisti aveva chiesto ad un Rom disoccupato come passasse le sue giornate.

Gli stessi Rom non ci sono sembrati infastiditi. Ad una nostra domanda specifica, ci hanno risposto che erano grati perché qualcuno da fuori si interessava sulle loro condizioni.

Ed una sera, ben pieni di birra e salsicce alla griglia, pedalando attraverso un insediamento rom, i bambini ci hanno applaudito come se passasse il Tour de France.

Il gruppo mostra qualcosa di sé

Alcuni ragazzi rom hanno improvvisato uno spettacolo di danza per gli ospiti, le truppe in velocipede si sono vendicate con alcune canzoni. La nostra performance è stata parecchio al di sotto del loro livello - ma avevamo infranto, almeno stavolta, il nostro ruolo passivo e mostrato qualcosa di noi.

Il momento più difficile del viaggio è stata la visita a Lunik IX. La discesa dalla torre posta alla periferia di Kosice verso il quartiere rom, simile a come poteva essere Manchester al tempo del primo capitalismo industriale.

Lunik IX è il più rande ed oscuro slum nell'Europa centrale. 9.000 Rom in condizioni di assoluta povertà vivono in edifici senza finestre. L'elettricità ed il riscaldamento sono stati tagliati da anni.

Rispetto della privacy

A Lunik IX c'erano così tanti giornalisti, che il distretto avrebbe potuto aprire un proprio ufficio turistico, scherzava la mia amica Juliana. O vendere i biglietti.

Per rispetto il nostro gruppo si è mantenuto fuori dagli edifici. Abbiamo invece visitato l'asilo locale e lasciato le le aule con i regali fatti a mano dai bambini. Uno di questi regali adorna ora la porta del mio frigorifero.

Il complesso residenziale è stato concepito per oltre 50.000 persone. Foto: imago/Pius Koller

E' da lodare l'organizzatore del tour, perché non solo ci ha guidato nei punti caldi, come nella tipica due giorni giornalistica nella regione. Abbiamo incontrato Rom di diverse classi sociale e diversi stili di vita.

I nostri partner si sono presi il tempo per spiegarci l'eterogeneità della questione rom. Abbiamo parlato con diverse persone, dagli assistenti sociali ai creativi, i cui punti di vista ci hanno permesso di comprendere meglio la complessa realtà di vita dei Rom.

Quando siamo andati in visita al vice-sindaco di Kosice, sapevamo molto di più rispetto all'inizio del nostro viaggio. Abbastanza, comunque, da fargli diverse domande spiacevoli. Così tante, che uno degli attivisti rom che ci accompagnava durante l'incontro, ha iniziato a difendere il sindaco.

La loro OnG lavora quotidianamente con gli amministratori, che sono stati eletti da poco. Forse il nostro intervento spiritoso avrebbe potuto danneggiarli, senza che lo volessimo [...].

Gruppi più piccoli

Da un progetto pilota - cioè il primo viaggio ciclistico-politico tra i Rom della Slovacchia orientale - certo non ci si aspetta che tutto funzioni. Tutti i partecipanti concordano sul fatto che la prossima spedizione avrà bisogno di un'introduzione migliore - prima di visitare un insediamento rom. E che i gruppi debbano essere più piccoli.

E' stato troppo breve anche l'introduzione del tema delle politiche regionali e politiche negli ultimi anni, intervenute nel bel mezzo del Decennio EU dell'Integrazione dei Rom.

La prossima volta andranno discusse e aggiunte regole sulle fotografie da scattare, sulle domande scomode e sul ruolo dei giornalisti. Questi ultimi, devono aggregarsi come gli altri giornalisti? O per loro vale il codice adottato per gli altri turisti politici?

Da turisti a moltiplicatori

Per me questi viaggi sono un successo. Ogni viaggiatore, tutti i viaggiatori, hanno oggi una visione più chiara del complesso quadro dei Rom e di uno dei problemi più gravi d'Europa, di quanto potrebbero ottenere da uno sguardo sulla globalità dei media.

Quasi tutti hanno appreso qualcosa, che sarà utile al proprio lavoro politico o professionale. Siamo partiti tutti come turisti - e ritornati come moltiplicatori.

Cosa può significare, in generale, per il turismo politico? Dipende da come funziona. E da chi. E perché. In ogni caso, sono necessarie molte discussioni su questi temi.

Traduzione dall'inglese: Rüdiger Rossig

 
Di Fabrizio (del 16/07/2009 @ 09:06:21 in media, visitato 1499 volte)

Segnalazione di Tommaso Vitale

STRANIERI OVUNQUE. KALČ, MANOUCHES, ROM, ROMANICHELS, SINTI...
E' uscito il diciannovesimo numero di "Zapruder. Storie in Movimento".
maggio-agosto 2009
Lo puoi trovare in libreria o abbonarti per un anno (3 numeri, 30 €).

EDITORIALE
Andrea Brazzoduro e Gino Candreva Stranieri ovunque. Su una corda tesa

STRANIERI OVUNQUE. KALČ, MANOUCHES, ROM, ROMANICHELS, SINTI...
Mauro Turrini, Tra stigma e riappropriazione. La questione dell’origine degli “zingari” e dei “rom”
Benedetto Fassanelli, Un’ostinata autonomia. I rom nell’Europa moderna
Tommaso Vitale, Da sempre perseguitati? Effetti di irreversibilità della credenza nella continuità storica dell’antiziganismo

LE IMMAGINI
Stefano Montesi, Casilino 900

SCHEGGE
Luca Bravi, Colpirne cento e rieducarne uno. Internamento e sterminio dei rom nelle politiche del fascismo e del nazismo
Domenica Ghidei Biidu e Serena Marchetti, Abbecedario coloniale. Memorie di donne eritree nelle scuole italiane di Asmara
Stefano Agnoletto, Criticare la crisi. A proposito di una categoria fondamentale della storia economica e del suo uso pubblico

LUOGHI
Gino Candreva, Sulukulè, La prima casa. Un insediamento millenario a Istanbul

VOCI
Stalker/Osservatorio nomade, Campus rom. Pratiche autogestite dell’abitare

ALTRE NARRAZIONI
Daniele Biacchessi, Le bombe nelle piazze, le bombe sui vagoni... Dall’inchiesta al teatro (a cura di Lidia Martin)

STORIE DI CLASSE
Marco Brazzoduro, Rom e sinti a scuola. Luci e ombre della scolarizzazione

INTERVENTI
Mathieu Rigouste, Meta-manuale di meccaniche securitarie. Introduzione alla funzione capro espiatorio nel dispositivo di dominio francese

RECENSIONI
Tommaso Baris (Mirco Dondi, a cura di, I neri e i rossi), Liliana Ellena (Poropora Marcasciano, AntoloGaia), Stefano Galieni (Antonio Moresco, Zingari di merda), Diego Giachetti (Antonio Benci e Maurizio Lampronti, a cura di, Spoon River 1968), Maria Miseo (Timea Junghaus e Katalin Szekely, a cura di, Paradise lost), Andrea Tappi (Michele Colucci, Lavoro in movimento).

 
Di Fabrizio (del 02/11/2012 @ 09:06:00 in media, visitato 1008 volte)

Raccontavo ieri che di questi tempi, in mancanza di determinate certezze è più facile prendersela con chi, Rom e Sinti, certezze non le ha mai avute. Alla stessa maniera, nella vulgata popolare è lo zingaro che rimane il ladro per eccellenza, mentre la realtà quotidiana ci restituisce esempi a non finire di furti commessi da colletti bianchi.

Fateci caso: quand'è che un giornale parla di un furto? Ormai, non è più possibile nascondere il SISTEMA di ladrocinio che regola la pubblica amministrazione; a parte ciò la cronaca accenna ai furti quando:

  1. siano coinvolti Rom o Sinti (o si presume lo siano);
  2. la vittima è un personaggio famoso. 

Il ministro Elisa Fornero rientra nel secondo caso. Non solo, come personaggio pubblico, visti i tempi che corrono, è anche uno dei più impopolari in circolazione. Difatti, la notizia del furto nel caso del ministro (DISCLAIMER: il furto rimane un reato, non vorrei essere accusato di induzione al crimine!) ha sollevato soddisfazione repressa soprattutto tra precari, gente che ha perso il potere d'acquisto negli ultimi anni ecc. Insomma, tra quelle fasce di popolazione dove maggiormente alberga l'antiziganismo.

Ho notato anche che nelle cronache giornalistiche stavolta mancava quella frasetta, che spesso compare quando non si sa cosa scrivere:

  • si sospetta che il furto sia stato commesso da un gruppo di zingari...

Frase che dice tutto e niente, ma contribuisce comunque a creare un sentimento negativo verso gli "zingari". Costava tanto metterla ANCHE a chiusura dell'articolo sulla Fornero?

 
Di Barbara Breyhan (del 07/03/2013 @ 09:05:30 in Europa, visitato 824 volte)

L'immigrazione in Germania di Rom che sfuggono alla povertà - "La salvezza dell'Europa dell'Est non è in Germania" Di TIMO FRASCH e YVONNE STAAT Frankfurter Allgemeine

23.02.2013 - Rose, il presidente del Consiglio Centrale dei Sinti e Rom tedeschi, nell'edizione domenicale del Frankfurter Allgemeine mette in guardia dal relegare i Rom alla sfera della criminalità. Secondo la sua opinione, tuttavia, la Germania non è neanche in grado di risolvere i loro problemi nei paesi di origine. Questo anche a causa del sistema di sfruttamento dei Rom da parte dei clan, come dimostra un'indagine della FAS (edizione domenicale del Frankfurter Allgemeine, ndr.)

Nella foto: Romani Rose. In quella precedente: Berlino - il memoriale ai Sinti e i Rom uccisi durante il nazismo (immagini © DPA)

Romani Rose, presidente del Consiglio Centrale dei Sinti e Rom tedeschi, ha invitato giornalisti e politici a "non relegare alla sfera della criminalità, persone che vengono qui a causa della mancanza di prospettive nel loro paese di origine". Dalla politica si aspetta onestà, ovviamente, nel modo di riferirsi all'immigrazione dovuta alla povertà, ma mette in guardia severamente dall'etnicizzare il problema, perché ciò escluderebbe e stigmatizzerebbe nuovamente tutta la minoranza Rom. L'antiziganismo, afferma Rose, deve essere messo al bando allo stesso modo dell'antisemitismo.

Rose ha esortato il Governo a non piantare in asso i comuni con un alto numero di immigrati a causa della povertà nei paesi di origine. Nell'intervista all'edizione domenicale del Frankfurter Allgemeine (FAS) ha anche affermato, tuttavia, che la Germania non è in grado di risolvere gli enormi problemi riguardanti i Rom nemmeno nei loro paesi di origine. "La salvezza dell'Europa dell'Est non è in Germania", ha detto Rose, "non si può consigliare a Rom dalla Romania o dalla Bulgaria, bisognosi di aiuto, di venire in Germania, perché sono in numero troppo elevato e molti sarebbero poi dipendenti da contributi dello Stato.

Rose ha esortato il Governo tedesco ad "esercitare, piuttosto, molta più pressione su paesi come la Romania o la Bulgaria, affinché si decidano finalmente ad agire contro l'emarginazione e contro il razzismo". Tutto questo assume ancora più importanza se si considera che "addirittura nell'Europa occidentale troviamo politici come Berlusconi che fanno dell'antiziganismo uno strumento di campagna elettorale".

Gravi abusi sull'infanzia

L'assistente pedagogico Norbert Ceipek, che da anni a Vienna si occupa di bambini rom trascurati o abusati, nell'edizione domenicale del Frankfurter Allgemeine ha duramente criticato il sistema di sfruttamento minorile predominante in molti clan di Rom. Secondo la sua conoscenza, i capi-clan - ricchi sfondati - tengono in schiavitù per debiti i loro subalterni. I bambini vengono sistematicamente tenuti lontani dall'istruzione e destinati all'accattonaggio o alla prostituzione nell'Europa dell'Est, per accrescere, in quei paesi, la ricchezza dei capi-clan. "Ciascun bambino deve consegnare 350 euro al giorno", ha affermato Ceipek, "si può quindi fare un calcolo di quanto guadagni in un anno un singolo capo-clan, considerando che almeno sette o più bambini, in diverse città, lavorano contemporaneamente sulla strada per lui. E stiamo parlando soltanto dei guadagni ottenuti con lo sfruttamento minorile".

Quando un bambino non racimola tutta la somma richiesta, la sorvegliante mandata nell'Europa dell'Est con i bambini viene messa sotto pressione, perché a fine mese non è stata in grado di consegnare la somma stabilita agli intermediari al comando del capo-clan. A questo punto non è inusuale che i bambini rom vengano fatti prostituire per un paio di giorni per raggiungere la somma del denaro mancante.


 
Di Fabrizio (del 25/03/2013 @ 09:05:07 in Europa, visitato 1219 volte)

By Valeriu Nicolae - 12 marzo 2013

L'errore economico

Analisi superficiali sui costi economici dell'inclusione sociale sono diffuse tra le classi politiche dell'Europa Centrale e Orientale (ECO). In questo articolo cercherò di individuare un errore economico riguardo un gruppo immaginario di Rom che chiamerò "Frankestein", termine che intende sottolineare la confusione e l'archetipo semplicistico sui Rom che è largamente diffuso tra i decisori politici.[1]

Molti politici e decisori pensano alla parola "Rom" come ad un eufemismo per tutti i piccoli criminali (inclusi naturalmente quei criminali che non sono Rom). Come per qualsiasi stereotipo, la percentuale di Rom che corrispondono alla descrizione di "Frankestein" è appena una frazione sul numero totale dei Rom. I professionisti rom di successo tendono ad essere invisibili a politici e decisori, in quanto non si adattano alla tipologia, razzista ma diffusa, del "vero" Rom. Nei fatti, esistono più professionisti Rom di quelli "Frankestein".

L'errore economico sui Rom "Frankestein" è ritenere che i loro paesi siano migliorabili, in termini economici, senza di loro. Questa convinzione giustifica tanto l'inazione nella madrepatria (mancanza di sforzi e fondi per l'inclusione sociale), che lka riluttanza a lavorare per arginare l'immigrazione verso l'Europa Occidentale.

I governi ECO pensano che la maggior parte dei Rom che lasciano i loro paesi siano, nella migliore delle ipotesi, cantanti, ballerini o lavoratori non qualificati (nel campo delle pulizie o della ristorazione), ma che la maggior parte viva di assistenza sociale, furti, o operando sul mercato nero. Indipendentemente da ciò, i Rom sono una perdita economica significativa per le economie dei loro paesi.

Credono anche che una volta partiti i Rom "Frankestein", i paesi ospitanti (Europa Occidentale) debbano assumersi i costi del welfare, del controllo, dell'istruzione, della sanità, dell'alloggio - mentre quegli stessi Rom invieranno la maggior parte dei loro risparmi in patria. E' un messaggio crudo e sbagliato, ma semplice, da mandare alla maggioranza dei votanti, che comunque non amano o odiano apertamente i Rom.

I Rom "Frankestein" devono essere incentivati e resi responsabili sulla loro cittadinanza. Ciò richiederebbe un'aggressiva campagna per far capire ai Rom che sono una parte importante della loro nazione, attraverso investimenti massicci nell'inclusione sociale, combattendo l'antiziganismo e promuovendo la cittadinanza attiva tra le comunità e i ghetti più problematici.

Un simile piano d'azione richiede misure strategiche a lungo termine (oltre 20 anni), prevede budget significativi e sarebbe da moderatamente ad altamente impopolare. Richiede un impegnativo lavoro a livello di base, attività disprezzata non soltanto dai politici ma anche dalle maggior parte delle OnG attive nel campo dei Rom e dell'inclusione sociale.

Perché uno stato dovrebbe farlo? La risposta è semplice - non c'è un'altra soluzione.

La maggior parte dei governi dei Rom "Frankestein" vuole sbarazzarsi di chi non si insedierà stabilmente in altri paesi. Continueranno a vivere di welfare nei paesi di origine come in Occidente. Alcuni useranno le loro esperienze criminali in occidente per rafforzare la rete criminale nei loro paesi. Sta già succedendo: nel ghetto dove opero, negli ultimi anni ho visto salire alle stelle il numero di tossicodipendenti. Arrivano sempre più soldi da traffico di droghe e prostituzione. Le bande criminali controllano un numero significativo di persone, attraverso denaro o minacce, e sono in grado di influenzare le elezioni. La corruzione è rampante. I collegamenti tra questi criminali e politici di alto livello sono talvolta pubblici. Tutto questo porta a costi significativamente più alti di quanto le misure di inclusione sociale possano costare.

Un'altra ragione per lavorare verso l'inclusione sociale è la situazione catastrofica dei bambini e della gioventù rom, nei gruppi inclini a migrare. All'inizio degli anni '90 alcuni Rom fecero fortuna andando in Europa Occidentale coi loro figli. Questi bambini divennero la prima di tante generazioni perdute. Bambini ed adulti erano coinvolti nell'accattonaggio, alcuni nella piccola criminalità, alcuni suonavano in cambio di denaro e altri compravano e rivendevano metalli. Alcuni di questi si misero in affari con vestiti e macchine di seconda mano. Spendono il guadagnato in patria, per lo più come stridente segno di benessere.

Per molti Rom, fare soldi è diventato molto più importante dell'istruzione o di cercare un lavoro stabile. I Rom furono tra i primi a perdere il lavoro, durante la transizione dal socialismo alla democrazia all'inizio degli anni '90. Il successo di pochi nel fare soldi facili all'estero, fu molto più visibile del "normale" ma più a lungo termine successo di quanti avevano investito nella propria istruzione. Successo a lungo termine reso ancora meno visibile dal fatto che la maggioranza di quanti erano riusciti a completare gli studi avevano lasciato i ghetti o le loro comunità. Professionisti rom, istruiti e prosperi, si trovano a dover scegliere tra il nascondere le proprie radici e cercare di fondersi con la popolazione maggioritaria (personalmente conosco almeno un centinaio di casi), oppure affrontare il razzismo strutturale a tutti i livelli (vedi i miei precedenti articoli sul razzismo strutturale). I loro risultati non sono mai così visibili come le "conquiste" di chi ha fatto soldi "facili".

Quanti finiscono in prigione tentando di fare denaro "facile" vengono ignorati, in quanto il carcere è considerato parte del normale ciclo della vita in queste comunità.

I bambini che negli anni '90 facevano soldi con le elemosine o rubando, sono diventati adulti che usano i loro figli per elemosinare o rubare. Questi bambini, a loro volta, lo faranno coi loro figli quando ce ne sarà l'opportunità. I bambini che rubano non possono essere messi in prigione, ed alcuni di loro diventano fonti di reddito per i genitori, parenti o reti criminali che li sfruttano. Gli stessi principi si applicano quando si tratta di prostituzione o spaccio di droga.

La molla di far soldi distrugge generazione dopo generazione, quei giovani che vivono di questi "mestieri". E' un'economia "di nicchia", una volta molto produttiva, ed in alcuni casi lo è ancora. Conosco un buon numero di famiglie che viaggia in aereo per mendicare.

Mentre l'istruzione richiede disciplina e non ha un ritorno immediato, elemosinare o rubare porta ad un minorenne centinaia di euro al mese. Spacciare droghe diventa il nuovo "lavoro" sempre più produttivo nei ghetti delle grandi città nell'Europa Centrale e Orientale.

E' quasi impossibile stimare il danno psicologico patito dai bambini coinvolti in questi "traffici", e nella maggior parte dei casi è completamente ignorato dai genitori, che pensano al beneficio economico dei loro figli. Questi bambini diventano adulti che non avranno alcuna possibilità di competere nel mercato del lavoro, ma hanno le competenze, le reti, l'appoggio e la motivazione per fare bene nell'economia criminale. Spaccio, prostituzione, furto ed accattonaggio, per un giovane non istruito (e di solito analfabeta) pagano comunque meglio di qualsiasi lavoro legale possibile.

Una prostituta su cento è fortunata e riuscirà a pagare i trafficanti, fuggire da droga e protettori, fare ritorno col denaro necessario ad aprire un centro di massaggi erotici, che è l'unico modello in questione nel ghetto dove lavoro. Le storie di quante muoiono di overdose, sono picchiate a morte da clienti o trafficanti, o contraggono l'HIV o altre malattie, sono semplicemente ignorate dalle ragazze che vivono in condizioni di abbietta povertà e vedono la prostituzione come l'unica possibilità per uscirne.

Inoltre, le peggiori condizioni in Europa Occidentale, sono meglio sotto quasi ogni aspetto del vivere nei ghetti delle misere comunità in Europa Orientale. Migliori l'assistenza e i servizi sociali, migliore il sistema scolastico. Per criminali, mendicanti e prostitute (che siano Rom oppure no) più ricco è il paese e più si guadagna. Prostitute e mendicanti a volte guadagnano dieci volte di più che nei loro paesi. Le condizioni carcerarie sono di gran lunga migliori e le pene detentive più brevi.

E' vero che ci sono immediati benefici economici se i Rom "Frankestein" lasciano il loro paese. Ma tutto ciò ha effetti disastrosi nel lungo termine, distruggendo i propri figli generazione dopo generazione. Possono esserci ripercussioni a lungo termine: i Rom hanno la percentuale di giovani più alta di qualsiasi gruppo etnico in Europa; questi giovani devono completare gli stuidi per poter competere sul mercato del lavoro. La sostenibilità di molte pensione negli stati membri UE potrebbe dipendere da ciò.

I benefici economici derivanti dall'accattonaggio o dalla microcriminalità sono già di molto inferiori a quanto erano negli anni '90, e presto non ci saranno più "nuovi mercati" da sfruttare. La crescita dell'antiziganismo è già un effetto diretto della migrazione e renderà più difficile e costosa l'inclusione sociale. Il risultato finale sarà un pericoloso effetto a spirale di rifiuto sempre più generalizzato da parte della società maggioritaria. L'antiziganismo rampante può risolversi in conflitti interetnici - i cui costi economici sono impossibili da stimare.

L'attuale flusso delle migrazioni dei Rom "Frankestein" dev'essere indirizzato meglio. E' impossibile bloccarlo completamente, ma usare in maniera più efficiente i fondi UE può portarne ad un significativa riduzione (specialmente di bambini) che lasciano i loro paesi.

La responsabilità di molti di quei bambini, giovani e adulti di queste generazioni perdute, ricade non solo sugli irresponsabili genitori e gli inetti amministratori e politici locali, ma anche sui burocrati rinchiusi a Bruxelles o nelle capitali europee.

Una valutazione responsabile ed indipendente di tutte queste burocrazie e di come siano spesi centinaia di migliaia di euro sulle tematiche rom è necessaria se vogliamo successo con l'inclusione sociale dei Rom. Valutazioni che sono un normale requisito che queste organizzazioni impongono alle OnG - non c'è ragione per cui loro non debbano sottostare agli stessi controlli.


    [1] Contrariamente alla credenza popolare. Frankenstein non era un mostro, ma il creatore pieno di speranze di quello che si è rivelato un mostro. Victor Frankentein è descritto come molto intelligente ed istruito. Il problema è che il suo orgoglio e la sua arroganza circuirono le sue responsabilità.
 
Di Fabrizio (del 02/11/2007 @ 09:03:45 in casa, visitato 1773 volte)

L'ANTIZIGANISMO IN EUROPA.
L'AZIONE DELLE ISTITUZIONI EUROPEE A TUTELA DELLE MINORANZE ROM E SINTE.

Interviene: Eva Rizzin
Introduce e coordina: Tommaso Vitale

Partecipano alla discussione: Giorgio Bezzecchi (Opera Nomadi Milano), Massimo Bricocoli (Politecnico di Milano), Laura Centemeri (Università di Milano), Simone Tosi (Università di Milano Bicocca).
Giovedì 8 novembre, h 10:00
dipartimento di sociologia e ricerca sociale
Aula Pagani
III piano, edificio U7
via bicocca degli arcimboldi 8
MIlano

Seminario mensile di studio e riflessione sulle politiche per le minoranze rom e sinte
Accesso: il seminario è liibero e ad accesso gratuito, rivolto a studenti, studiosi ed attivisti
Si prega di dare conferma della presenza per posta elettronica
E-mail: laura.boschetti@yahoo.it

Eva Rizzin:
- si è laureata in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Trieste con una tesi sulla cultura della comunità dei Sinti Gackane Eftawagaria;
- ha conseguito un Dottorato di ricerca in Geopolitica e Geostrategia presso l’Università degli Studi di Trieste sul f enomeno dell’Antiziganismo nell’Europa allargata;
- appartiene alla comunità dei Sinti; collabora con OsservAzione, centro di ricerca-azione contro la discriminazione di rom e sinti;
- è membro del comitato Rom e Sinti Insieme, il primo coordinamento nazionale di Sinti e Rom, che intende riunire intorno a sé tutte le comunità presenti in Italia.

 
Di Fabrizio (del 08/11/2013 @ 09:02:54 in media, visitato 1052 volte)

Un anno contro l'antiziganismo - Sfoglia il calendario --- Acquista il calendario

Martedì, 22 ottobre, 2013 - Talvolta basta un incontro, uno sguardo, una parola per abbattere le spesse barriere che ci separano fisicamente e idealmente dalle famiglie rom che abitano le periferie delle nostre città.

Il Calendario 2014 "Un anno contro l'antiziganismo" ci aiuta, con gli scatti di Davide Bozzalla e la poesia di Paul Polansky, a combattere, mese dopo mese, l'antiziganismo che abbiamo ereditato dalla storia, che scorre nelle vene della società e che ne condiziona i pensieri, alimentando stereotipi e pregiudizi diffusi.

  • Acquista il Calendario 2014 dell'Associazione 21 luglio e trascorri con noi dodici mesi all'insegna dei diritti umani!

Il ricavato della vendita servirà a finanziare la ristrutturazione e le attività del Theatre Roma (Teatro Rom) di Shuto Orizari, quartiere alla periferia di Skopje, in Macedonia, e unica municipalità rom al mondo.

Riconosciuto ufficialmente nel 2000, il teatro debutta con Dog Years di Günter Grass, spettacolo teatrale pluripremiato messo in scena nel 2001 a Stenkovec 2 e Dare Bombol, campi profughi per rifugiati rom ai confini con il Kosovo. Un teatro di impegno civile che attraverso la promozione della cultura e della lingua romanes intende "parlare dei rom parlando dell'uomo".

Pratica teatrale autofinanziata e forma di resistenza culturale in direzione ostinata e contraria, verso il sogno di un Teatro Nazionale Rom. Nel 2009 l'incontro fra la comunità di Shuto Orizari, il Theatre Roma e la compagnia italiana Teatrino Clandestino porterà in scena il progetto OpenOption, esperienza umana e teatrale raccolta in Confini Diamanti. Viaggio ai Margini d'Europa, ospiti dei rom, reportage narrativo di Andrea Mochi Sismondi.

Da oltre due anni, tutte le attività sono ferme per mancanza di fondi. Insieme potremo far sì che il Theatre Roma torni a vivere e continui a esercitare la sua necessaria funzione civile, culturale e sociale! GUARDA LE FOTO DEL TEATRO (COM'ERA PRIMA E COM'Č OGGI)

  • DONAZIONI MINIME:

1 calendario: 7 euro, con consegna a mano
1 calendario 10 euro, con spedizione postale

5 calendari: 30 euro, con consegna a mano
5 calendari: 40 euro, con spedizione postale

10 calendari: 50 euro, con consegna a mano
10 calendari: 70 euro, con spedizione postale

Puoi scaricare una versione digitale in pdf del calendario a 3,5 euro su LULU.com

  • COME ACQUISTARE IL CALENDARIO:

Invia una email a segreteria@21luglio.org, specifica il numero di calendari richiesti e i dati per la consegna postale (nome, cognome, indirizzo). Oppure, se sei a Roma, ti consegneremo il calendario direttamente di persona!

Per effettuare il pagamento, puoi utilizzare le seguenti modalità:

Bollettino postale al conto n. 3589968 intestato ad Associazione 21 luglio;
Paypal


La libreria di MAHALLA

 
Di Fabrizio (del 14/12/2013 @ 09:01:30 in blog, visitato 1713 volte)

Scrittori, poeti, saggisti, aspiranti cronisti o fotoamatori... Penso di conoscere oramai i lettori di Mahalla: colti, attenti e impegnati, ma timidi o forse un po' pigri.

Vi offro un'opportunità: esiste in Mahalla una piccolissima libreria, forse un'ancora più piccola casa editrice. E' a vostra disposizione e non vi costa niente: se avete qualcosa di interessante che volete far conoscere, potete approfittarne. La distribuzione avviene su internet (limitatamente all'Italia) e se i testi sono in inglese, c'è anche la possibilità di ottenere l'ISBN e di accedere ad un mercato globale tramite le principali catene di distribuzione online. Inoltre, se a qualcuno interessasse il prodotto cartaceo, con lo stesso circuito ci sono costi di stampa più che interessanti.

Naturalmente, Mahalla rimane sempre a disposizione per collaborazioni anche occasionali su cronache, eventi, iniziative...

Fatevi vivi.

Cosa c'è attualmente sugli scaffali:

I media e la percezione di Rom e Sinti
Lezione tenuta il 28 maggio 2013, ad un gruppo di studenti rom e sinti di Milano, presso l'Umanitaria. 1. Come si vende il mondo dell'informazione 2. Percezione e autopercezione 3. Alcuni casi di... GRATIS

Negligenza Mortale Di Paul Polansky
Traduzione in italiano di "Deadly Neglect" GRATIS

Pacchetto formativo per Osservatori Legali
Si tratta praticamente di un gruppo di persone, addestrate e coordinate, il cui scopo è raccogliere testimonianze di prima mano su quanto avvenga durante uno sgombero (in questo caso), ma... GRATIS

L'Europa che c'è
Un giro tra Rom e Sinti in Europa. Parallelamente alla situazione di deprivazione che tutti conosciamo, le testimonianze di studenti, professionisti, attivisti e comunicatori romanì, quelli...

Cocci
E' un libro che nessuno ha voluto, e non avevo voglia di inseguire altri possibili editori. A vostro rischio quindi, potete leggerlo come, quando, dove e perché vorrete. Non ho fretta. Cocci,... GRATIS

VICINI DISTANTI cronache da via Idro
Cronaca di vent'anni circa di una comunità rom a Milano. Storie, testimonianze, aneddoti. II Edizione con testo e note riveduti e aggiornati, una rassegna fotografica inedita e un epilogo

Luoghi Comuni
Ho visto cose che voi umani... ... e voglio condividerle! La strana Lonely Planet di Zingaropoli Tutto questo in una trentina di pagine che l'autore si è divertito a scrivere, sperando di...

Una nonna racconta Di Hajrija (Maria) Seferovic
Da un lato c'è una nonna (sì, proprio quella che avete visto nel film "Io, la mia famiglia Rom e Woody Allen") che gira ancora le nostre campagne, in cerca di erbe mediche....

Un anno contro l'antiziganismo Per concessione: Associazione 21 Luglio
Il Calendario 2014 "Un anno contro l'antiziganismo" ci aiuta, con gli scatti di Davide Bozzalla e la poesia di Paul Polansky, a combattere,...

Novità in arrivo!

 
Di Fabrizio (del 17/12/2013 @ 09:01:28 in Italia, visitato 1538 volte)

... anzi, fate finta di aver afferrato la coda, e di aver vinto un altro paio di giri

Mi sento a disagio nel parlare del termine CULTURA, ma non potrei fare altrimenti, portate pazienza...

Quando qualcuno accenna alla "cultura rom", mi trovo a chiedere cosa significhino quelle due parole affiancate. Se, per esempio, mi chiedessero di descrivere la "cultura italiana", non saprei farlo. O, ad esempio, qual è la "cultura USA", quella dominante? Il Midwest, la California, o New York? E se fosse NY: Brooklyn o il Bronx?

Vorrei partire, quindi, dalla cultura NOSTRA:

La segnalazione è sul profilo FB di Tahar Lamri, collaboratore (tra l'altro) di Internazionale. Questo il suo messaggio:

    In Francia. I poveri non possono nemmeno cercare cibo nei cassonetti dei rifiuti. Su questi cassonetti dei rifiuti dei supermercati 8 à Huit (Gruppo Carrefour) c'è scritto: "Chiunque venga sorpreso a rubare da questi cassonetti sarà perseguitato dalla gendarmeria", "Il contenuto di questi cassonetti è stato irrorato con varechina". Sì avete letto bene "rubare"! Dove ci porterà questo sistema?

Nella mia ignoranza, questa è cultura, la nostra cultura. Cultura nel senso che quegli avvertimenti non ci fanno più ricchi, non migliorano la nostra vita. Sono, soltanto, i voleri di chi ha pance piene (mica sempre) e vede il pericolo del partito delle pance vuote. E al posto di parlare con le pance vuote, spreca varechina.

LO SCANDALO

    Il panno insanguinato
    Siamo rimasti fuori dalla roulotte
    Lanciando terra, pietruzze,
    Rifiuti, cantando, suonando serenate
    Finché la coppia di sposi
    Ha finalmente esposto
    Il panno insanguinato.

    Quindi ci siamo ubriacati
    Per celebrare la nostra ragazzina
    Che adesso era una donna.

    Per il resto delle loro vite
    Conserveranno quel panno
    Che prova il loro matrimonio.

    Non è meglio
    Di quello stupido pezzo di carta
    Che le autorità italiane pretendono
    Per dimostrare che i tuoi figli

    Sono legittimi?

E' la poesia di Paul Polansky che chiude il calendario 2014 dell'associazione 21 luglio. Una persona che l'ha ricevuto in regalo, l'ha ritenuto diseducativo, per essere precisi quando parla di un atto, assolutamente privato, che questa persona trova orribile, come altre pratiche (infibulazione, escissione, matrimoni imposti ecc ecc). Ha difficoltà ad accostarsi a questa cultura, continua, e trova che sia un atteggiamento presuntuoso chi attinge dalla [nostra] civiltà e progresso ciò che fa comodo [che serve] e rifiuta il resto.

Col medesimo disagio con cui iniziavo questo post, penso che:

  1. è relativamente facile dichiararsi femminista (o di qualsiasi altra idea) avendo come riferimento il nostro mondo, e pensandolo migliore degli altri (salvo poi criticarlo aspramente). Il nodo è quel pensarsi in grado di giudicare 11 mesi di un calendario dal dodicesimo, identificare una cultura altra da un particolare, togliendosi la possibilità di conoscere gli altri particolari;
  2. una critica esposta in quel modo non verrà raccolta che da settori minoritari della gente a cui dovrebbe essere rivolta. Che si sentirà ulteriormente discriminata. E' un suo costume, e sospetto che continuerà a sussistere per decenni;
  3. ma forse, era anche un costume nostro, e sicuramente lo è per una buona fetta della popolazione mondiale. Ignorare quello che è un puro dato di fatto perché cozza contro le proprie "opinioni-sensibilità-ideologia ecc ecc" mi sembra un po' superbo;
  4. forse, se si vuole almeno iniziare a cambiarli, questi dati di fatto, bisogna trovare il modo di interloquire con i "selvaggi", e non limitarsi a considerarli dei "selvaggi".

Ma sul punto 4. tornerò tra poco.

TEMP'ADDIETRO (ANCORA OGGI)

Una volta, tanti e tanti anni fa, sarei stato capace di definire il termine CULTURA. Ero un ragazzo perso nella vivacità degli anni '70, e come capita da giovani ero rimasto innamorato della rivista Il Politecnico, o meglio del famoso primo articolo di Elio Vittorini, di cui cito tre parti:

    UNA NUOVA CULTURA
    Non più una cultura che consoli nelle sofferenze ma una cultura che protegga dalle sofferenze, che le combatta e le elimini
    Per un pezzo sarà difficile dire se qualcuno o qualcosa abbia vinto in questa guerra. ma certo vi è tanto che ha perduto, e che si vede come abbia perduto. I morti, se li contiamo, sono più di bambini che di soldati;
    [...]
    Pensiero greco, pensiero latino, pensiero cristiano di ogni tempo, sembra non abbiano dato agli uomini che il modo di travestire e giustificare, o addirittura di rendere tecnica, la barbarie dei fatti loro. E' qualità naturale della cultura di non poter influire sui fatti degli uomini?
    Io lo nego. Se quasi mai (salvo in periodi isolati e oggi nell'U.R.S.S.) la cultura ha potuto influire sui fatti degli uomini dipende solo dal modo in cui la cultura si è manifestata. Essa ha predicato, ha insegnato, ha elaborato princìpi e valori, ha scoperto continenti e costruito macchine, ma non si è identificata con la società, non ha governato con la società, non ha condotto eserciti per la società. Da che cosa la cultura trae motivo per elaborare i suoi princìpi e i suoi valori? Dallo spettacolo di ciò che l'uomo soffre nella società. L'uomo ha sofferto nella società. l'uomo soffre. E che cosa fa la cultura per l'uomo che soffre? Cerca di consolarlo.
    [...]
    Io mi rivolgo a tutti gli intellettuali italiani che hanno conosciuto il fascismo. Non ai marxisti soltanto, ma anche agli idealisti, anche ai cattolici, anche ai mistici. Vi sono ragioni dell'idealismo o del cattolicesimo che si oppongono alla trasformazione della cultura in una cultura capace di lottare contro la fame e le sofferenze?
    Occuparsi del pane e del lavoro è ancora occuparsi "dell'anima". Mentre non volere occuparsi che "dell'anima" lasciando a "Cesare" di occuparsi come gli fa comodo del pane e del lavoro, è limitarsi ad avere una funzione intellettuale e dare a "Cesare" (o a Donegani, a Pirelli, a Valletta) di avere una funzione di dominio "sull'anima" dell'uomo. Può il tentativo di far sorgere una nuova cultura che sia di difesa e non più di consolazione dell'uomo, interessare gli idealisti e i cattolici, meno di quanto interessi noi?
    Elio Vittorini [n. 1, 29 settembre 1945]

QUI il testo completo dell'articolo. Alcuni punti mostrano i quasi 70 anni passati da allora (ad esempio, per restare in tema, il fatto che il termine "uomo-uomini" oggi sarebbero politicamente scorretti). Il punto nodale resta: la segnalazione di Tahar Lamri riguarda una cultura (che sia di destra, razzista o semplicemente padronale), che si da strumenti per modificare l'equilibrio delle cose, che viceversa potrebbero rimanere come sono, senza che una delle due parti in causa ne tragga un vantaggio materiale. Questo, la definisce come cultura.

Il secondo caso è invece, secondo me, un puro sfogo intellettuale, che nel non riconoscere l'esistenza di qualcosa che è altro, nega anche la possibilità di cambiare, di discutere, gli attuali equilibri e di capire le cause di tanti disequilibri. Parafrasando un'altra frase celebre, don Milani, è "una cultura che cura i sani e allontana gli ammalati".

Se dovessi dire la mia sulla condizione femminile e sulla coscienza politica delle Romnià, potrei concludere che non è simile ovunque, perché diverse sono le persone e diverse le loro situazioni. E' rom, si considera tale, Ostalinda Maya Ovalle, femminista e ricercatrice dell'European Roma Rights Center, vale lo stesso discorso per quella donna che centra la sua identità nella poesia di Polansky che urta la sensibilità, come lo è la ragazzina che nel libro IL PIANTO DEGLI ZINGARI (sempre di Paul Polansky) rifiuta il suo matrimonio combinato.

Ma dopo tanti ragionamenti, devo passare ai MIEI ricordi personali. Discutevo qualche settimana fa con una gagì, anche lei impegnata per la condizione delle romnià con cui interagisce e consapevole di quando continuare un discorso e quando interromperlo, per non spezzare il filo che la tiene unita alle altre donne. Le dicevo, sconsolato, che vent'anni fa e con un'amministrazione leghista, la condizione delle donne tra i Rom era migliore di oggi. Migliore, perché erano loro a fare da cerniera tra la loro società e quella esterna. Erano mediatrici scolastiche, mediatrici sanitarie, istruite e partecipi.

Erano LORO a voler cambiare. Dopo 20 anni, quel capitale culturale è quasi totalmente andato perso. Perché si erano fidate di noi, della società esterna, ma nonostante la loro PROFESSIONALITA', quei tentativi e molti altri sono stati mandati in malora dalle amministrazioni che sono seguite. E allora, per donne e uomini, si è assistito al ritorno di pratiche, costumi e diffidenze che c'erano sempre stati. Si è trattato, sempre di un dato di fatto parlo, di contrapporre una cultura della collaborazione che contava qualche anno, a pratiche di sopravvivenza e identitarie che sono secolari. Sentitisi traditi, stanno tornando indietro di 20-30 anni, senza che io debba giudicare questo giusto o sbagliato. E', a differenza del passato, una sorta di cultura che si definisce per sottrazione.

Quindi, cosa resta della cultura? Nuovamente, cedo la parola a Paul Polansky:

    Il professore

    Un professore universitario
    Ha chiesto a mio nonno
    Di accompagnarlo
    In tutti i campi
    Per chiedere se crediamo ancora
    Che il sole sia come Dio.

    Per chiedere se le donne
    Leggano ancora il futuro.

    Per chiedere se le nostre donne
    Succhino ancora i vermi
    Fuori dalle orecchie dei bambini
    Fuori dai cervelli dei bambini.

    Per chiedere se facciamo medicine
    Con i cuccioli dei topi.

    Per chiedere se curiamo la bronchite
    Con grasso di cane, d'oca
    E di cavallo.

    Per chiedere se compriamo ancora
    Le nostre mogli.

    Per chiedere se chi non può
    Permettersi di comprare una moglie,
    La rapisce.

    Per chiedere se crediamo ancora
    Che ogni casa ha un serpente
    Che vive nelle fondamenta
    E viene fuori di notte
    Per proteggerci.

    Per chiedere se pronunciamo ancora
    I nostri giuramenti
    Sul pane.

    Per chiedere se posiamo
    Due pietre di fiume
    Sulle nostre tombe
    Così che i morti
    Abbiano acqua in cielo.

    Per chiedere se crediamo ancora
    Nel malocchio,
    Nella magia nera.

    Per chiedere se crediamo ancora
    Che i morti ritornino
    Per osservarci
    E tormentarci.

    La gente dei campi Sinti disse al professore
    Che gli italiani si sono presi i nostri cavalli,
    I nostri carri, i nostri lavori,
    La nostra lingua, le nostre vite,

    Quindi cosa ci resta
    Da credere,

    Al di fuori delle nostre tradizioni?
    [Il silenzio dei violini pagg. 45-47]

    Nota dell'autore
    Ho scritto le poesie di questa raccolta esprimendo in prima persona la voce dei Rom e Sinti di cui ho raccolto le storie tramandate oralmente. Ne consegue che se queste sono opere scritte da me, le esperienze e le testimonianze sono loro.

SPOT

Il calendario dell'associazione 21 luglio puoi anche scaricarlo in formato .pdf

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Il Paese delle donne online

Antiziganismo in Italia e non solo: che fare...
Dal sito di "osservAzione", organizzazione non governativa per attività e ricerche sul razzismo anti-Rom e anti-sinti, riprendiamo questa intervista a Eva Rizzin, sinta che dopo il dottorato di ricerca in geopolitica e geostrategia continua ad essere attiva nella lotta per i diritti di sinti e (...)
Redazione

Per il tuo dottorato hai studiato l'antiziganismo nell'Europa allargata, si tratta di un fenomeno diffuso?
L'Europa dei “ventisette”, da est ad ovest, da nord a sud oggi risulta essere attraversata da violenze e da discriminazioni contro le minoranze.
Le recentissime ricerche condotte da vari Istituti europei come l'Eumc [European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia], l'Ecri [European Commission against racism and intollerance] dimostrano che i rom costituiscono una minoranza fortemente discriminata. L'Eumc li descrive come il gruppo più vulnerabile, maggiormente deprivato dei propri diritti umani ed esposto al razzismo nell'Unione europea.
Ma nonostante esistano ricerche e rapporti che rivelano l'esistenza della discriminazione, i fenomeni di violenza contro i rom aumentano sempre più, fenomeni questi che dimostrano che l'antiziganismo esiste e si sta sviluppando sempre di più in tutta l'Europa, Italia compresa. In Italia tale fenomeno rimane inosservato perché purtroppo spesso il pregiudizio nei confronti dei rom viene considerato normalità come abbiamo dimostrato in Cittadinanze Imperfette.
L'antiziganismo è un comportamento sociale che oggi persiste anche nel nostro paese; persiste nei pensieri, nei sentimenti e nei comportamenti di molte persone e istituzioni. E' un sentimento pericoloso che alimenta il vortice di discriminazione nel quale i rom e i sinti sono colti, una discriminazione che di fatto però rimane completamente ignorata. Radicato nella storia, alimentato dai mass media e molte volte anche da partiti politici, largamente sottovalutato dagli esperti, il sentimento anti-rom oggi in Europa si presenta a livelli drammatici.

Come si colloca l'Italia?
Il nostro paese non si sottrae agli atteggiamenti discriminatori. Gli stessi campi nomadi sono un esempio evidente della segregazione razziale che esiste in Italia: spazi dove i diritti non esistono, spazi che somigliano a delle riserve indiane, spazi che favoriscono l'esclusione sociale e ostacolano qualsiasi possibilità di interazione sociale, spazi che condannano le minoranze rom e sinte all'annientamento culturale. Nonostante il riconoscimento dei diritti delle comunità rom e sinte sia diventato un importantissimo tema europeo, sta di fatto che a livello nazionale la legge 482/99 sui diritti delle minoranze linguistiche presenti nel territorio italiano, ha volutamente escluso il ròmanes dal dettato delle minoranze linguistiche.
I rom e i sinti sono stati esclusi dai vantaggi di tale legge, per il fatto di non essere legati a un territorio determinato.
Una legge la 482/99 che disattende norme, principi ed impegni internazionali in particolare la carta europea delle lingue regionali minoritarie (in vigore dal 1 marzo 1998) che prevede esplicitamente norme (punto C)«anche per le lingue sprovviste di territorio come l'yiddish e il (ròmanes) ».
La decisione di escludere il romanes fra il dettato delle lingue minoritarie è stato un atto gravissimo è sottolinea palesemente la discriminazione di una popolazione che già in quel tempo era fortemente emarginata.

Quali sono le priorità su cui bisogna intervenire? A chi spetta prendere l'iniziativa?
La prima priorità è includere il ròmanes nell'elenco delle minoranze linguistiche storiche indicate nella legge 482.
Ritengo che sia necessario adottare azioni che siano in grado di combattere i drammatici livelli di discriminazione che colpiscono l'Europa e in particolare anche l'Italia.
Le istituzioni nazionali ed europee dovrebbero applicare la legislazione esistente che vieta le discriminazioni razziali e promuovere una forte cultura antidiscriminatoria e delle pari opportunità.
Bisognerebbe sensibilizzare maggiormente l'opinione pubblica sulla situazione dei rom e sulla discriminazione da essi subita, cercando di coinvolgere il grande pubblico in un dibattito aperto sul significato della diversità come fonte di vitalità socioeconomica che dovrebbe essere sfruttata, valorizzata e goduta in quanto elemento che arricchisce il tessuto sociale e componente importante del benessere economico. Anche se l'Unione Europea possiede uno dei quadri legislativi in materia più avanzati al mondo, lo stato di protezione delle minoranze è ancora molto debole.
Apparentemente i cittadini europei conoscono poco i diritti e i doveri che derivano da tali disposizioni, ossia che tutti, indipendentemente dalle origini etniche, dalla religione, dalle convinzioni personali, da eventuali handicap, dall'età e dagli orientamenti sessuali, hanno diritto ad essere trattati allo stesso modo.
E' necessario a mio avviso informare meglio i rom e i sinti della protezione giudica esistente e dei mezzi disponibili per combattere la discriminazione.
Č necessario promuovere l'incremento della partecipazione dei rom e dei sinti a tutti i settori e a tutti i livelli della società,
Una politica che favorisce le pari opportunità, infatti, non riguarda solamente l'eliminazione delle discriminazioni, ma anche la promozione di una partecipazione piena per tutti.

Cosa si puo' fare per favorire la partecipazione di rom e sinti?
Anche se oggi vi è in atto un notevole processo politico adottato dalle Istituzione Europee nei confronti dei rom, la debolezza sta nel fatto che la maggior parte delle decisioni adottate non prendono purtroppo in considerazione la partecipazione politica attiva dei diretti interessati nelle politiche che li riguardano.
L'assenza endemica dei rom coinvolti nelle attività delle organizzazioni internazionali e nazionali che si occupano dei rom stessi è notevole.
Sarà difficile poter parlare di un futuro costruttivo dei rom se non si è in grado di promuovere il pieno coinvolgimento dei rom e sinti come soggetti attivi e partecipi delle politiche che riguardano la loro esistenza.
E' necessario adottare un approccio che sia in grado di consentire ai rom e ai sinti di divenire promotori della propria autonomia sociale e culturale. Vi è la necessita di garantire l'effettiva partecipazione dei rom alla vita politica, soprattutto per quanto riguarda le decisioni che interessano la vita e il benessere delle loro comunità.
I partiti politici, sia a livello nazionale che europeo, dovrebbero riformare le proprie strutture e procedure interne al fine di rimuovere ogni ostacolo diretto o indiretto alla partecipazione dei rom e ad incorporare nella propria agenda politica e sociale programmi specifici finalizzati alla loro piena interazione.
Un compito sicuramente complesso che richiederà di intraprendere azioni coordinate in vari settori, in particolare in quelli di istruzione, dell'occupazione, delle abitazioni e dei servizi sociali.
Un modo importante per cambiare l'immagine che si ha dei rom, a mio avviso , è quello di coinvolgere maggiormente i rom stessi, sia nella politica che nei media.
I media sono un altro settore in cui una maggiore presenza dei rom è cruciale. C'è una specie di isterismo dei media nei confronti dei rom, spesso dipinti, in modo erroneo ed inaccettabile, come una minaccia alla sicurezza nazionale.

Una figura come la tua e' piuttosto rara in Italia, che tipo di contributo ti senti di dare per migliorare le condizioni di rom e sinti?
E' risaputo che il pregiudizio parte dalla non conoscenza quindi penso che il primo contributo che posso dare è quello di far conoscere all'opinione pubblica che si puo' essere sinti o rom, essere fieri delle proprie radici etniche e poter comunque essere dei soggetti attivi e partecipi della nostra societa'.
Combattere l'esclusione sociale e i pregiudizi richiede uno sforzo ampio di collaborazione fra autorità pubbliche, partner impegnati nella difesa dei diritti umani, organizzazioni non governative e società.
La collaborazione è essenziale nella concretizzazione delle politiche che possono o non possono realizzare a favore dei rom e dei sinti.
La costituzione recente del Comitato Rom e Sinti Insieme può essere un ottimo trampolino di lancio.
Ogni individuo rom o sinto ha la possibilità di fare una reale scelta etica. Io ho scelto l'attivismo nella speranza di poter dare un contributo positivo alla società, cercando di abbattere gli stereotipi esistenti attraverso la conoscenza e il dialogo.

Data di pubblicazione: 08|03 |09

 
Di Fabrizio (del 14/06/2008 @ 08:58:10 in media, visitato 1430 volte)

Si intitola così il libro che le edizioni BFS propongono, destinato non ai cani ma ai loro padroni. Č nato pensando al fatto che alcune cose, alcuni concetti, siano molto semplici. E che in realtà non c’è nulla di complicato nella questione “zingara”, se non le barriere mentali che noi stessi costruiamo. Ne pubblichiamo qui l’introduzione.

Chiariamo subito una cosa. Questo libro non è destinato ai cani, ma ai padroni dei cani. Č importante dirlo. Non è scritto pensando che chi vuol capire qualcosa in più sull’antiziganismo – ossia sui pregiudizi contro rom e sinti – sia un cane. Anzi. Questo libro è nato pensando al fatto che alcune cose, alcuni concetti, siano molto semplici. E che, in realtà, non c’è nulla di complicato nella “questione zingara” se non le barriere mentali che noi stessi costruiamo. Questo scritto, quindi, affronta alcuni luoghi comuni sugli “zingari” e cerca di spiegare perché non hanno senso.

Gli “zingari”

Finora abbiamo scritto “zingari” tra virgolette. Cominciamo dai termini corretti. Non si può, infatti, parlare di qualcosa e usare termini sbagliati. Perché è sbagliato usare la parola “zingari”? Prima di tutto perché si tratta di un eteronimo. Cioè di un termine attribuito dall’esterno, imposto. Se vogliamo ragionare insieme e dialogare, dobbiamo chiamarci con il nostro nome.
La parola “zingaro” di per sé non è dispregiativa, come non lo sarebbe la parola “negro”. Negro, una volta, non era un dispregiativo. Ora lo è diventato. E se il termine “zingaro” non avesse un carattere negativo? Potrebbe pure essere corretto se nella trattazione ci si riferisse ad un insieme di gruppi molto eterogenei tra loro per lingua, cultura, valori, modi di vita. Se si vuole invece far riferimento a gruppi particolari, è appropriato utilizzare termini più specifici. Se poi desiderassimo essere aperti alla comunicazione, ancora di più dovremmo rispettarci e chiamarci con il nostro nome. Se invece vogliamo esprimere dei pregiudizi, va benissimo.
Se vogliamo riferirci ai gruppi presenti storicamente in Italia, dovremo parlare di rom e sinti. Ogni gruppo ha poi denominazioni specifiche. Ci sono i rom napulengre (di Napoli), i rom abruzzesi, i sinti piemontesi, lombardi, veneti, teich (tedeschi), marchigiani, emiliani. E poi ancora ci sono i roma harvati, detti anche istriani o sloveni, anch’essi cittadini italiani dal secondo dopoguerra. Rispetto a questi ultimi, infatti, va considerato che il rimescolamento geografico dei rom e sinti europei a causa delle due guerre mondiali è stato forte. Durante il nazifascismo, poi, sono stati deportati e sterminati, per non essere infine riconosciuti come vittime di persecuzione razziale neppure al processo di Norimberga.
Negli ultimi anni ci sono anche state nuove migrazioni. Non stiamo parlando di nomadismo, ma di migrazioni. Molti rom sono giunti da diversi paesi dell’ex Jugoslavia, sono scappati dalle persecuzioni e dalle guerre. Recentemente molti rom sono giunti dall’Est Europa, principalmente dalla Romania, ma anche dalla Bulgaria e dalla Slovacchia. Migrano perché in questi paesi, oltre ad esservi meno ricchezza economica, vi è molta discriminazione nei loro confronti. Non che in Italia non ce ne sia, ma almeno c’è qualche opportunità in più di rifarsi una vita.

I “nomadi”

Il termine “nomadi” andrebbe usato solamente nel caso in cui si stia parlando di gruppi che effettivamente praticano il nomadismo. Pare un concetto nient’affatto complicato. Eppure è un argomento difficile. Oltre il 95% dei rom e sinti presenti in Italia non pratica il nomadismo. Anni fa i gruppi sinti si spostavano molto di più, giravano per i paesi, praticavano vecchi mestieri. Ma le cose cambiano.
Se non sono nomadi, perché i rom e i sinti vengono sempre etichettati come nomadi? Č uno dei temi interessanti da affrontare. Una delle ragioni dell’odio nei confronti di rom e sinti è dovuto alla loro presunta non integrabilità. Il nomadismo calza bene con questo concetto. In uno stato-nazione fondato sul territorio, sulla sua difesa, sull’identità territoriale, uno che non è legato al territorio è pericoloso. Più o meno inconsciamente il nostro ragionamento si alimenta del fatto che questi “nomadi” non sono integrabili, che non lo sono perché non sono legati ad un territorio. Quindi sono asociali. Sono infatti asociali in quanto, si legge nelle carte del III Reich che giustificavano il loro internamento e sterminio, possiedono il gene del nomadismo, il Wandertrieb.
Come accennavamo prima, durante il processo di Norimberga non venne riconosciuto il fatto che lo sterminio di quasi un milione di rom e sinti sia stato dovuto a ragioni razziali. In fondo, si disse, erano stati perseguitati in quanto asociali. Certo, ammisero i giudici, tutti gli “zingari” sono asociali per vocazione innata. Razzialmente asociali allora? No, ma in fondo tutti sappiamo che gli “zingari” sono asociali e non integrabili. Questa logica fa acqua da tutte le parti, ma si comprende benissimo dove vada a parare.
Č qui che lo “zingaro” cade a fagiolo. Perché in qualche modo ci fa comodo identificarlo con il nostro peggior nemico. Sono i nomadi coloro che mettono in pericolo il nostro ordine, coloro che ci derubano, che ci rapiscono i bambini, che stuprano le nostre donne. Li odiamo. Oppure li vogliamo normalizzare, rieducare. Ecco allora che siamo noi a voler portare via loro i bambini per educarli, integrarli nelle leggi di ordine, proprietà e uniformità. Il termine “nomade” è difficile da combattere per queste ragioni.
Ma forse i rom e sinti non si riconoscono in questo ruolo. Forse non sono i razziatori. Forse non agiscono per danneggiare qualcosa o qualcuno. Insomma: e se, invece, tutto fosse solo nella nostra testa?

I figli del vento

Il pregiudizio non è solo negativo. Quello positivo può essere altrettanto dannoso. Infatti, non ci aiuta certo nella comprensione. Lo “zingaro” libero, figlio del vento, l’artigiano nomade che lavora il rame, l’allevatore di cavalli, appartenente al popolo anarchico per eccellenza, che balla e canta melodie struggenti al chiaro di luna, che dorme sotto le stelle e vive alla giornata. Sono in genere nient’altro che luoghi comuni dell’esotismo, proiezioni romantiche di ciò che vagamente vorremmo essere. In ogni caso, sono costruzioni arbitrarie e unilaterali.
L’idea del Wanderer (“viandante”) era centrale nel romanticismo tedesco di inizio Ottocento. La fuga come desiderio poetico statico – desidero la fuga perché sono incapace di realizzarla – è però ben diversa dalla fuga reale o immaginaria, ma creativa e ricombinatoria, di chi ricerca e persegue la trasformazione.
L’attrazione astratta ed asettica verso colui che è capace di lasciare tutto (gli affetti, la casa, le proprietà) per mettersi in viaggio verso l’ignoto rischia di essere il contraltare dell’odio e del desiderio di annientamento nei confronti di chi incarna questa capacità. La staticità monolitica del III Reich, apice dello sforzo omologante ed identitario sorge, non a caso, in seno alla stessa società che ha generato l’idea romantica del Wanderer, a suo modo nutrendosene. Da Wanderer a Wandertrieb il passo può essere breve.

Gli “zingari” vogliono integrarsi?

Se gli “zingari” vogliano integrarsi è una delle domande più comuni che circolano. A chi chiede una cosa simile mi è capitato di rispondere di sì, che in realtà la stragrande maggioranza dei rom e sinti che vivono in Italia vogliono integrarsi. Ed è un dato di fatto. Se solo fossimo capaci di ascoltare, ci verrebbe detto da loro stessi.
Se inoltre fossimo capaci di vedere, ci accorgeremmo che quelli che noi etichettiamo come “zingari” sono solo una parte dei rom e sinti presenti in Italia. Molti rom e sinti sono assolutamente “integrati” e mai si sognerebbero di andare a dire in giro di essere “zingari”. Hanno una casa, un lavoro, le donne non portano le gonne lunghe. Nessuna di queste caratteristiche in realtà è fondamentale per essere rom o sinti.
Ma torniamo all’“integrazione”. Cosa intendiamo con “integrarsi”? Non facciamo confusione. Non vuol dire assimilarsi. Se per un attimo prendiamo in considerazione il fatto che in una società integrarsi significhi convivere civilmente ed essere rispettati nella propria diversità, allora può andare bene. Purtroppo le società aperte a questo tipo di integrazione sono rare. Assimilare, invece, vuol dire pretendere dall’altro l’omologazione: un atteggiamento molto più diffuso.
Pur essendo ottimista e considerando l’integrazione possibile in una società aperta, quando sostengo che i rom e i sinti vogliono integrarsi provo sempre un forte disagio. Proviamo anche solo un momento a dircelo da soli: “Sono integrato”, “Mi sento pienamente integrato”. Deprimente. L’integrazione, insomma, è una fregatura. Non prevede l’apertura verso l’altro, il diverso. Al massimo lo tollera, se è disposto a sottomettersi alle leggi civili.

Famiglia e famiglie

Il nostro concetto di famiglia, poi, raggiunge il suo apice quando finalmente le istituzioni cercano di dare risposte alle situazioni più critiche, spesso create da loro stesse. Esempio. Un campo viene sgomberato per accorgersi solo dopo, stranamente, che intere famiglie con bambini piccoli sono state lasciate per strada, magari in pieno inverno. In tali casi, le istituzioni “cattive” che hanno messo in strada le famiglie fanno un passo indietro, e subentrano quelle “buone” – loro stesse, a volte – che per necessità devono intervenire. I bambini vanno tutelati. Come se i bambini non fossero parte della famiglia. Come se la tutela dei bambini non passasse attraverso i diritti dei genitori. Come a voler dire che in realtà sarebbe meglio, per il bene dei minori, separarli dai loro padri e madri incapaci, che forse li maltrattano e li sfruttano pure. In queste circostanze imbarazzanti, spesso viene offerta una “soluzione” assistenziale solo ai bambini e alle loro mamme. I nuclei familiari vengono in pratica smembrati. I padri restano tagliati fuori e si trovano, da un giorno all’altro, per strada. Riempiamoci la bocca di famiglia, allora, per usarla come randello e strumento di coercizione e ordine, da tirare fuori quando è utile per poi riporlo quando intralcia.
L’idea di integrazione di rom e sinti che coviamo nel profondo passa proprio da questo. Dall’annullamento di ogni legame con i genitori, con il passato, con una cultura rom e sinta che giudichiamo irredimibile.

Emergenza campi

L’assunzione dello stato di emergenza è un classico nella gestione del “problema zingaro”. Così come sono dei classici le promesse fatte e non mantenute dalle istituzioni. E anche la collocazione dei campi in “nonluoghi”, in prossimità di frontiere, vicino ai cimiteri, accanto alle discariche, tra gli svincoli autostradali. E, infine, l’utilizzo fallimentare del privato sociale per la realizzazione di percorsi di scolarità e rieducazione.
Gli “zingari” vengono spesso trattati alla stregua di spazzatura. Nessuno li vuole sul proprio territorio. I soldi spesi per i campi vengono buttati senza controllo, senza alcun monitoraggio, vengono dati dalle istituzioni pubbliche al settore del privato sociale per scaricare un problema, mai per risolverlo. Puntualmente va a finire che la situazione non migliora per i rom, mentre il privato sociale tende non a risolvere i problemi ma a campare di quello che ne ricava, gestendo luoghi infami e badando bene a non criticare l’istituzione che fornisce i finanziamenti.
Esiste un problema di logica elementare nelle politiche di “delocalizzazione” dei rom. O si trova un luogo isolato da tutto e da tutti, oppure ci sarà sempre qualcuno per cui la delocalizzazione è in realtà una localizzazione “a casa propria”. Per questo si finisce sempre per destinare i campi a nonluoghi. Andiamo al punto: chi non vuole gli “zingari” a casa propria dovrebbe ammettere chiaramente che l’unica soluzione è sterminarli. O vogliamo ipocritamente pensare che chi non li vuole a casa propria trovi qualcuno che li accolga altrove?

Buone azioni o cattive pratiche?

Con queste premesse, come si può chiedere ai rom e sinti di “rispettare le regole” in cambio della presunta concessione di diritti? Quali diritti? L’idea di sedersi ad un tavolo e discutere con i diretti interessati per uscire da condizioni spesso drammatiche, mettendo in gioco tutte le energie vitali possibili, a nessuno passa nemmeno per la testa. La pianificazione nel sociale (ovvero in ciò che ha a che fare con la dimensione della socialità, della relazione) in Italia è quasi sempre un fallimento. Gli “zingari” rappresentano, in questo ambito, una cartina di tornasole.
Insomma, questi esperimenti privi di strategia complessiva sembrerebbero puntare alla rieducazione. Anche tralasciando il cupo retroterra di questo concetto, che quantomeno rimanda ai gulag – sempre di campi si tratta – non è possibile tacere sul fatto che la rieducazione, esplicita o implicita, è nemica del coinvolgimento diretto. E se questo non viene perseguito è perché manca il riconoscimento di base, quello al diritto di esistenza. Esisti, ti riconosco, parlo con te, ti ascolto.
In questo vuoto comunicativo succede spesso che gli operatori impreparati si fidino, per tenere sotto controllo i rom giustamente incazzati, di quei rom che sui campi come terra di nessuno ci fanno affari. I furbi e i delinquenti che tengono a bada coloro che si sentono schiacciati. Con il passare del tempo, i campi diventano luoghi ingestibili, pieni di miseria e frustrazione, in cui l’apatia è un peso che spinge sempre più in basso, là dove comandano i furbi.
Nel constatare un riprodursi perenne di problematicità, l’istituzione si indigna. Vorrebbe che i derelitti che sta salvando fossero riconoscenti, e vorrebbe vedere secoli di emarginazione svanire davanti ad una buona azione caritatevole. Invece rom e sinti non accolgono la rieducazione e nemmeno ringraziano. Magari sfasciano tutto. Nel frattempo, in genere, crescono le pressioni da parte della “gente” e di chi alimenta l’odio per professione e, con queste, anche l’astio e l’impotenza in chi pensava di poter risolvere il problema. A questo punto si abbandona la via assistenzialista e si passa alla repressione, all’espulsione, allo sgombero.

Il sospettabile mostro

Il semplice fatto di essere “zingaro” e di vivere in un campo fa cadere una persona nella categoria dei sospettabili. Se poi un rom o un sinto infrange le regole, i giornali, il sistema politico e l’opinione pubblica si scatenano.
Fa strano vedere come l’opinione pubblica sia scossa e spiazzata davanti al gioco dei sospettabili. Gli “zingari” sono sospettabili. Anzi, colpevoli. Ma quello, quello era uno dei nostri. Il marito che picchia la moglie, la signora che uccide il figlio che frigna troppo, il figlio che uccide la madre e il fratello, i pedofili che agiscono negli asili e tra le mura di casa. Stranamente, mentre in Italia crescono i fatti di sangue e la violenza in famiglia, la gente ha sempre più paura dell’altro, di chi appartiene alla categoria dei sospettabili. Il cittadino integrato non si vuole chiedere perché la nostra società partorisce crescente frustrazione e violenza, non si ferma a ragionare sul tessuto sociale che si disgrega, sull’incertezza del lavoro e del futuro, sulla banalità del successo dei meccanismi di potere che dividono i cittadini integrati in coloro che fottono o sono fottuti, in winners or losers. Se la paura rimane, lo sfogo si focalizza sul sospettabile, su colui che temo possa rubarmi i privilegi accumulati, con o senza merito, o che possa rendermi ancora più precaria ed insicura la vita.

Il nostro giudizio universale

Qualche anno fa ho lavorato ad uno studio sulla relazione tra la salute dei bambini e le condizioni di vita in cinque campi di rom kosovari e macedoni. La decisione di approfondire questo tema non era una mia idea, ma nasceva dal confronto con le famiglie che vivevano nei campi: la questione della salute dei bambini era la loro maggiore fonte di ansia. I genitori erano preoccupati per la salute dei loro figli. Lo studio dimostrò che gli effetti di tali condizioni sono devastanti. Non certo per colpa dei genitori. Quelle famiglie che vivevano in campi regolari, messi in piedi dalle amministrazioni locali di cinque capoluoghi di provincia, non potevano fare di meglio. I colpevoli erano e sono le istituzioni, sole responsabili di un danno al futuro dei bambini rom che non pagheranno mai.
Siamo sinceri. Possiamo dire che vi sono bambini (non necessariamente rom) sfruttati dai loro genitori e/o da organizzazioni criminali. Č tragicamente vero. Ma attaccare i rom e i sinti su questo piano è operazione subdola e razzista. I rom e i sinti amano i propri figli come ogni genitore. Con chiare eccezioni, come ovunque nel mondo. Che vi siano rom e sinti che rubano è innegabile. Il furto è sempre esistito (da sempre sanzionato) in tutte le società e tanto più in quelle in cui è accentuato il divario tra benessere e miseria. Poi ci sono anche gli insospettabili che rubano ben protetti in alto, delle istituzioni (pubbliche o private) e che a molti possono persino fare invidia per la facilità con cui accumulano successo e denaro.
La questione non è negare che vi siano rom e sinti che delinquono. Il problema è quello di parlare di rom e sinti come dei delinquenti. Questo equivale a stravolgere la realtà, a raccontare menzogne. I rom e sinti che vivono nei campi sono le prime vittime di questo pensiero.

Eppure non basta mai

Intanto, comunque, i rom e sinti arrancano. Sfangarsi non è facile. La strada per liberarsi dal peso del pregiudizio è in salita. Si può vivere come se non esistesse? La letteratura scientifica è piena di studi sulle implicazioni negative dell’appartenenza a gruppi emarginati, sulla difficoltà di credere nelle proprie forze al di là dei meccanismi di oppressione. Č facile chiedersi perché i rom non escono dai campi e non trovino delle soluzioni alternative.
Ho visto un’opera di suore rifiutarsi di accettare donne rom in corsi per collaboratrice domestica che avrebbero dato loro accesso al permesso di soggiorno ed a un’eventuale occupazione. Le suore hanno una paura fottuta degli “zingari” come chiunque altro. Figuriamoci un datore di lavoro medio. Un’amica che fa la bidella ha una paura tremenda che si venga a sapere che è sinta. Perché dovrebbe avere paura? Ha un lavoro regolare, paga le tasse. Eppure non basta mai. Se non hai un lavoro è perché sei un disadattato, se lo hai sei automaticamente sospettato di combinare guai. Non fa differenza se lavori, se hai una casa, se i tuoi figli vanno alle superiori. Lo stigma dell’essere un non integrabile continua a perseguitarti.
I rom e i sinti sono belli e brutti, intelligenti e stupidi, modesti e arrivisti, sinceri e falsi, aperti e chiusi come tutti noi, come i nostri parenti e i nostri vicini di casa. E si trasformano e si adattano al mondo. Ogni volta che ho una certezza, le nuove conoscenze la spazzano via. Più vado avanti e più mi accorgo che alle domande che mi pongono sui rom e i sinti rispondo: «dipende». L’uomo nero è una nostra invenzione, è frutto del nostro sistema e delle nostre proiezioni. Tocca a noi, e non a rom e sinti, comprendere cosa lo genera e lo alimenta.

Lorenzo Monasta

Lorenzo Monasta
è nato ad Embu (Kenia) nel 1969. Si è dottorato in epidemiologia con una tesi sulla relazione tra salute dei bambini e condizioni di vita in campi di rom macedoni e kosovari in Italia (vedi in www.osservazione.org). Č tra i fondatori di OsservAzione, centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti. Sulla loro condizione ha pubblicato: Vite Costrette (con B. Hasani, Ombrecorte 2003); Note sulla mappatura degli insediamenti di Rom stranieri presenti in Italia (In Italia Romaní, Vol. IV., a cura di C. Saletti Salza, L. Piasere, CISU 2004); Cittadinanze imperfette (con N. Sigona, Spartaco 2006).

 
Di Fabrizio (del 22/05/2010 @ 08:56:02 in Kumpanija, visitato 1649 volte)

IL PAESE DELLE DONNE online

di Angelica Bertellini, Eva Rizzin Edizione speciale della Newsletter di Articolo 3 Osservatorio contro le discriminazioni di Mantova

Da tempo pensavamo al viaggio ad Auschwitz. Le occasioni sono state molte, ma non lo abbiamo mai fatto, ognuna di noi per i propri motivi; infine entrambe abbiamo deciso di partire: il momento era arrivato.

Non abbiamo mai parlato tra noi delle ragioni più profonde che ci hanno spinte ad andare, come del resto di quelle che ci avevano trattenute dal farlo in passato, se non per la parte che riguarda la nostra professione, come consulenti di Articolo 3, l’Osservatorio sulle discriminazioni nato a Mantova proprio al Tavolo permanente per le celebrazioni del 27 gennaio.

Siamo arrivate ad Auschwitz il primo maggio, con una trentina di altre persone e il presidente della Comunità ebraica di Mantova e dell’Osservatorio, Fabio Norsa. Siamo arrivate con l’esperienza del nostro lavoro – il contrasto alle discriminazioni –, con il nostro passato, ma soprattutto con quella parte della nostra identità che ci fa appartenere a minoranze colpite dal nazifascismo.

All’ingresso del campo ci aspettava una guida, a lei abbiamo chiesto di anticiparci le tappe della visita e, con grande dispiacere, abbiamo appreso che le aree dedicate al ricordo del Porrajmos o Baro Merape – il genocidio delle persone sinte e rom – non erano (e non sono) comprese. Alcune persone hanno mostrato insofferenza: “Guardiamo le cose principali, non c’è tempo”. La guida non sapeva che fare, noi insistevamo; “Dovete andare là” e ha indicato un punto che a noi pareva perso nel vuoto, il campo è grande. Abbiamo iniziato il percorso guidato e dopo un po’ ci è arrivata una traccia: “Ecco, quelle che cercavano gli ‘zingari’ possono andare al blocco 13, laggiù”.

Anche qui la minoranza sinta e rom resta a margine. Eppure sappiamo che proprio ad Auschwitz esisteva lo Zigeunerlager, un complesso di baracche destinate alle famiglie rom e sinte sterminate il 2 agosto 1944. La liquidazione del lager era stata programmata per il maggio di quell’anno, ma uno straordinario episodio di resistenza, da parte delle mamme e dei papà sinti e rom, riuscì – forse per la sua imprevedibilità – a bloccare, purtroppo solo momentaneamente, il proposito. Queste persone raccolsero le ultime forze per resistere alle SS, si lanciarono a mani nude o con piccoli oggetti contro di loro per salvare i bambini: «Abbiamo molte testimonianze anche di ebrei italiani, che hanno assistito sia allo scoppio della rivolta, sia alla liquidazione del 2 agosto. Tutti ricordano questi fatti come i più tristi e tragici [...] perché la presenza dei bambini sinti e rom dava vita all’intero campo e dopo il 2 agosto non c’era davvero più vita» 1. [1] Presso il blocco 13 di Auschwitz 1 è stata aperta al pubblico un’esposizione permanente sul genocidio dei Sinti e Rom. Il progetto è stato ideato e realizzato sotto la supervisione del Centro culturale e di documentazione sinti e rom di Germania in collaborazione con il Memoriale di Auschwitz, l’associazione dei Rom di Polonia e altre organizzazioni rom di vari paesi. A vederla eravamo in sei, mentre centinaia di persone percorrevano le stradine in mezzo agli altri blocchi, in silenzio, ognuno con le cuffie sintonizzate per sentire nella propria lingua spiegazioni e descrizioni: un aiuto tecnologico che evita di ammassarsi intorno alla guida, di farla parlare ad alta voce, e permette un ordinato flusso di persone dentro e fuori dai blocchi. Noi ci siamo dovute staccare dal nostro gruppo, rinunciare a parte della visita guidata, percorrere le stradine controcorrente, per poterci recare al blocco 13. Ci hanno seguite Fabio Norsa e Cesare, il compagno di Eva. Rabbia, angoscia e tristezza: anche lì escluse, esclusi, quasi fosse un genocidio di secondaria importanza. Nessun altro si è unito, nessuno ha sentito il bisogno (e il dovere) di includere il blocco 13 nel suo viaggio della Memoria, come se non lo riguardasse, come se sinti e rom non fossero stati perseguitati e sterminati per ragioni razziali (a qualche guida sfugge ancora un “asociali...”).

Questo è un gradino della storia che il nostro Paese ha saltato: non si può comprendere l’attuale situazione di emarginazione, esclusione e discriminazione subìta dalle minoranze rom e sinta in Italia se non si comprende quello che è avvenuto nei secoli più bui, se non si scoprono le radici dell’antiziganismo. Il genocidio dei sinti e dei rom fa parte della storia di Italia e d’Europa, tutti abbiamo il dovere di ricordare, perché è la storia di tutti. Stefano Levi Della Torre lo scorso gennaio, a Mantova, ci diceva a proposito di un grande scritto di Primo Levi: «La tregua è invece un esplicito avvertimento per il futuro. La fine dell’orrore più grande è solo una tregua. Ciò che è stato introdotto irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, proprio perché è stato potrà più facilmente prodursi di nuovo». Per i rom e per i sinti la tregua non c’è mai stata.

Il 10 luglio 2008 il Parlamento europeo ha emanato la risoluzione sul “censimento dei rom su base etnica in Italia”, che esortava le autorità italiane ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali, in quanto atto di discriminazione diretta su base razziale. Il censimento, però, era nel frattempo già iniziato e con una schedatura contenente etnia e credo religioso (newsletter n°4 e Rapporto 2008, p.40). Solo successivamente è stato bloccato.

Centinaia sono gli sgomberi senza soluzione alternativa avvenuti nella sola città di Milano, modalità in netto contrasto con la normativa internazionale (vedi newsletter di Articolo3 n°7/2010). Dal 2008 le regioni Lombardia, Campania, Lazio, Piemonte e Veneto sono state dichiarate ufficialmente in “stato d’emergenza in relazione agli insediamenti delle comunità nomadi”. In molte città italiane alcuni dei cosiddetti ‘campi nomadi’ autorizzati istituzionalmente sono recintati, video sorvegliati 24h, presidiati da punti di controllo di entrate e uscite. La vita delle persone rom e sinte è regolamentata da vere e proprie leggi speciali, i “patti di legalità”. Non sono mancati casi di cittadini italiani sinti che hanno subìto censimenti etnici nelle proprie case, costruite su terreni privati (newsletter n°69).

Siamo tornate da Auschwitz con la sensazione profonda di una memoria mutilata. [n.d.r. v. i Cenni storici di Eva Rizzin che riportiamo in nota] [2]

La notizia che ci ha accolte al rientro in Italia e al lavoro è stata quella di un modulo con intestazione di Trenitalia, gruppo Ferrovie dello Stato, Direzione regionale Lazio, ad uso del personale per rilevare la frequentazione di una fermata (Salone – Roma), che contiene una nota: “nella sezione destra della casella indicare anche eventuali viaggiatori di etnia ROM”. Le Ferrovie hanno inizialmente dichiarato di non averlo mai utilizzato, come se questo ne cancellasse l’esistenza, e dopo pochi giorni la direzione ha ammesso l’utilizzo, ma non la responsabilità: sarebbero stati alcuni non meglio specificati funzionari ad aver preso l’iniziativa; non viene detto né chi e neppure perché. Treni, binari, schede, etnia... Dentro di noi si associa, violentemente, l’immagine del binario di Birkenau visto pochi giorni fa: è così vicino a quel pezzo di terra, la zona B2, su cui rimane solo qualche camino, dove sorgevano le baracche di legno dello Zigeunerlager.

Questa memoria parziale corrisponde ad una ingiustizia totale, i cui malefici frutti siamo costretti a cogliere oggi, senza tregua. L’Italia deve fare i conti con il proprio passato e le istituzioni – politiche e culturali – devono dare pieno riconoscimento a tutte le persone colpite dal programma di persecuzione e sterminio nazi-fascista. Nessuno, mai più, deve sentirsi in alcun modo legittimato a schedare, contare, colpire un’altra persona sulla base della sua appartenenza.

E nessuno dovrebbe sentirsi libero di ignorare queste vessazioni, ma questo è un conto che ognuno deve fare con se stesso.

Angelica Bertellini - Laureata in filosofia del diritto all’Università di Bologna con uno studio sul processo di Norimberga.
Eva Rizzin - Ha conseguito un dottorato di ricerca in geopolitica all’Università di Trieste sul fenomeno dell’antiziganismo nell’Europa allargata.

Note

[1] 1. Marcello Pezzetti, docente università di studi sulla Shoah dello Yad Vashem, in A forza di essere Vento, dvd documentario curato da Paolo Finzi, A edizioni..

[2] CENNI STORICI SUL GENOCIDIO DEI ROM E DEI SINTI

Furono più di 500.000 le persone rom e sinte vittime dello sterminio pianificato e commesso dal nazi-fascismo. Questa è una storia spesso dimenticata e per lungo tempo narrata con omissioni o imprecisioni. I sinti e i rom furono perseguitati su base razziale: molti di loro furono classificati come ‘asociali’ (era il triangolo nero quello che nei lager contrassegnava le persone che, nella teoria nazista, venivano definite tali), ma in realtà, come scrive Giovanna Boursier, “furono perseguitati, imprigionati, seviziati, sterilizzati, utilizzati per esperimenti medici, gasati nelle camere a gas dei campi di sterminio, perché “zingari”, e secondo l’ideologia nazista, razza inferiore, indegna d’esistere” [Boursier 1995]. Il triangolo di colore marrone identificava questa “razza”. In Italia solo di recente, grazie agli studi di storici come Boursier e Luca Bravi, è stata intrapresa una rigorosa ricerca su questa tragedia, per troppo tempo taciuta.
La cosiddetta asocialità venne attribuita alla popolazione rom e sinta sulla base di presunti studi nazisti, che la volevano connessa al ‘gene dell’istinto al nomadismo’, il Wandertrieb, e molti scienziati – tra i quali ricordiamo Robert Ritter (psichiatra infantile), la sua assistente Eva Justin e, non da ultimo, il famigerato dottor Mengele, che aveva il suo studio proprio accanto allo Zigeunerlager così da accedere agevolmente ai bambini per i suoi esperimenti – si impegnarono in attente ricerche volte a dimostrare questa ributtante teoria. «La presenza di questo gene nel sangue è la dimostrazione che questi zingari sono esseri irrecuperabili», sostenne Eva Justin nella sua tesi di laurea, e da questo assunto prese l’avvio la seconda parte del ‘programma’, ossia la distinzione e separazione tra ‘puri’ ed ‘impuri’. I ‘puri’, il 10% circa, erano quelli da salvaguardare perché vivendo ancora allo ‘stadio primitivo’ – come sostenevano i nazisti – rappresentavano un patrimonio antropologico da preservare. I mischlinge, i misti, risultarono invece essere gli elementi più pericolosi, non solo perché portatori di un’ulteriore anomalia – e quindi un’imperfezione – ma anche perché, ritenendoli meno facili da individuare, rappresentavano un rischio maggiore di contaminazione. I nazisti presero così la decisione di eliminarli, una decisione dettata da motivazioni esclusivamente razziali.

Talvolta penso che se avessi avuto la sfortuna di nascere in quell’epoca le mie sorti, forse, sarebbero state fra le peggiori, visto che anche io sono una ‘meticcia’.
Dopo lo sterminio dei rom e dei sinti, il dottor Robert Ritter, che fu a capo delle ricerche scientifiche che portarono allo sterminio tornò indisturbato ad esercitare la sua professione come psichiatra infantile. Fu anche lodato dal nuovo governo tedesco per la sua profonda conoscenza in fatto di rom e sinti. Eva Justin, assistente di Robert Ritter, fu processata ed assolta.
Una sola guardia semplice di Auschwitz è stata condannata per crimini contro i sinti e i rom.
Il riconoscimento dello status di vittime della persecuzione nazi-fascista e la conseguente possibilità di ottenere i risarcimenti previsti sono state per lungo tempo ostacolati, quando non impediti. Il governo tedesco riconobbe soltanto nel 1980 che i rom e i sinti avevano subìto una persecuzione su base razziale.

La persecuzione fascista

I campi di concentramento non furono solamente un fenomeno nazista, ma anche fascista italiano, su questo penso sia importante riflettere.
Il nostro paese, l’Italia, assieme alla Germania nazista si rese responsabile della concentrazione, deportazione e sterminio di centinaia di migliaia di rom e sinti.
Non molti sanno che anche in Italia c’erano i campi di internamento dove i sinti e i rom furono imprigionati e che erano più di 50 (Agnone, Arbe, Boiano, Cosenza, Perdasdefogu, Frignano, Tossicia, Le Isole Tremiti, Vinchiatauro) .
Anche nella mia regione, il Friuli, c’è ne erano due: a Gonars e a Visco, in provincia di Udine. I campi rientravano in un’operazione pensata scientificamente, definita in ogni dettaglio organizzativo, di pulizia etnica nella ex Jugoslavia e di italianizzazione dell’area oggi compresa tra Slovenia e Croazia, autorizzata personalmente da Mussolini durante un incontro appositamente organizzato a Gorizia nel 1941. Il campo di concentramento e di sterminio di Gonars era stato pensato inizialmente per i militari russi, ma alla fine vi trovarono la morte anche civili sloveni tra i quali anche molti rom e sinti – principalmente dell’area di Lubiana – e croati [Kersevan, 2003].

Noi non ne parliamo

Molti appartenenti alla mia famiglia durante l’epoca nazi-fascista furono perseguitati e costretti ad emigrare.
Durante la stesura della mia tesi di laurea, una tesi inerente alla cultura della mia comunità, pensai di scrivere un capitolo sul genocidio, cercando di raccogliere alcune testimonianze di familiari che subirono il dramma delle persecuzione, come la zia che avevo deciso di intervistare.
Quell’intervista non si realizzò mai: parlare dei morti non era buona cosa, mi rispose che dei morti bisogna avere rispetto e che quindi non si poteva e non si doveva parlarne.
Mi trovai a vivere un forte conflitto: da una parte c’era l’esigenza di ricordare, di raccogliere le testimonianze, di scrivere quelle pagine vergognose della nostra storia; dall’altra dovevo rispettare la mia cultura, ricordare il genocidio avrebbe significato anche affrontare il delicato tema della morte, una realtà considerata sacra all’interno della mia comunità, aspetto di fronte al quale bisogna mostrare il più autentico e doveroso riguardo, un rispetto che si concretizza con il silenzio.
Il rispetto dei morti per noi sinti è uno degli aspetti fondamentali della nostra credenza religiosa e visto che il momento della morte rappresenta una situazione molto delicata, molte volte si preferisce non parlarne.
Ci tengo a sottolineare che questa è stata l’esperienza della mia comunità: non vale quindi per tutti i sinti e rom, molti sono quelli che oggi hanno deciso di raccontare.
Spesso il termine Porrajmos, traducibile come ‘divoramento’, viene utilizzato per indicare la persecuzione e lo sterminio dei rom e dei sinti, molti però sono i sinti che non si riconoscono in questo termine, tant’è che parecchi ne ignorano il significato e quando parlano del genocidio utilizzano il termine Baro Merape che il lingua ròmanes/sinto significa grande morte, sterminio.

Il genocidio dei sinti e dei rom meriterebbe un pieno riconoscimento commisurato alla gravità dei crimini commessi. E’ vergognoso, ad esempio, che nell’ex campo di internamento di Lety u Pisku (Boemia del sud, attuale repubblica Ceca) – dove i rom e i sinti subirono torture feroci identiche ai lager tedeschi – sia stata costruita un’azienda di allevamento suino, anziché un degno memoriale.
Nella risoluzione del 27 gennaio 2005 emanata dal Parlamento Europeo si invitano la Commissione Europea e le autorità competenti ad adottare tutte le misure necessarie per rimuovere tale azienda. Una risoluzione questa che condanna le opinioni revisioniste e la negazione del genocidio come vergognose e contrarie alla verità storica ed esprime preoccupazione per l’aumento di partiti estremisti e xenofobi e la crescente accettazione delle loro opinioni da parte dei cittadini.
I recenti fatti nazionali dimostrano che il sentimento anti-rom, e i numerosi pregiudizi razziali che stanno investendo massicciamente l’Italia, rappresentano una gravissima minaccia non solo per i sinti e per i rom, ma anche per i valori europei e internazionali della democrazia, dei diritti dell’uomo e dello stato di diritto e pertanto per la sicurezza di tutti in Europa.
Per l’Unione Europea il 2007 e il 2008 dovevano essere rispettivamente l’anno delle pari opportunità e del dialogo interculturale, dovevano essere anni fondamentali per promuovere la percezione della diversità come fonte di vitalità socioeconomica, una grande occasione per cambiare la percezione generale che si ha delle comunità rom e sinte.
Questi anni verranno invece ricordati dai sinti e i rom come gli anni in cui l’insofferenza diffusa, la violenza e l’intolleranza contro il diverso, l’immigrato, lo ‘zingaro’ hanno assunto i connotati espliciti della xenofobia e del razzismo. Per noi rimarranno gli anni delle schedature, degli sgomberi, dei commissari speciali e delle impronte digitali. La marginalizzazione dei rom e dei sinti ha attraversato i secoli, dalle violente persecuzioni di ieri alla ghettizzazione imperante di oggi, passando per lo sterminio, dimenticato, della seconda guerra mondiale. La nostra cultura è riuscita a sopravvivere a secoli di persecuzioni. Io non mi stanco di credere nella possibilità di una società che rispetti le differenze, che le tuteli le minoranze come patrimonio fondante di tutti e di tutte.
La memoria del genocidio dei rom e sinti è essenziale in questo processo di presa di coscienza sociale, poiché fa parte della storia comune.
Non suoni questo superfluo o retorico, in quanto la rimozione della memoria e il revisionismo sono spesso il primo passo verso nuove catastrofi.

Eva Rizzin

Bibliografia minima:

Boursier G., Lo sterminio degli zingari durante la seconda guerra mondiale, in Studi storici n.2, Roma, 1995
Boursier G., Gli zingari nell’Italia fascista, in Italia Romaní, vol.1, a c. d. L. Piasere, Roma, 1996
Boursier G., La persecuzione degli zingari nell’Italia fascista, in Studi storici, n.4, Roma, 1996
Boursier G., Zingari internati durante il fascismo, in Italia Romaní, vol.2, a c. d. L. Piasere, Roma, 1999
Boursier G., Rom e sinti sotto nazismo e fascismo, in Rivista anarchica, n°319, a 36, 2006
Bravi L., Altre tracce sul sentiero per Auschwitz, Roma, 2002
Bravi L.,Rom e non-zingari. Vicende storiche e pratiche rieducative sotto il regime fascista,Roma, 2007
Bravi L., Tra inclusione ed esclusione. Una storia sociale dell’educazione dei rom e dei sinti in Italia, Milano, 2009
Kersevan A, Un campo di concentramento fascista. Gonars 1942 – 1943, Udine, 2003
Williams P., Noi non ne parliamo. I vivi e i morti tra i Manuš, Roma, 2003 _ Porrajmos. Altre tracce sul sentiero per Auschwitz, mostra documentale curata dall’Istituto di cultura sinta, scaricabile all’indirizzo www.nevodrom.it
A forza di essere Vento, dvd documentario curato da Paolo Finzi, A edizioni

Sul web: Porrajmos La persecuzione e lo sterminio nazifascista dei Rom e dei Sinti, audio documentario prodotto da Opera Nomadi e Radioparole, (2004): http://www.radioparole.it/porrajmos...

University of Minnesota Driven to discover, a c. d. Ian F. Hancock: http://www.chgs.umn.edu/histories/v...

 
Di Fabrizio (del 28/04/2010 @ 08:55:12 in Italia, visitato 1505 volte)

Segnalazione di Marco Brazzoduro

L'Espresso

La denuncia del Gruppo EveryOne: nel campo di via Triboniano bisogna chiedere un'autorizzazione per invitare esterni. Secondo l'associazione, in città c'è un attacco ai Roma in vista dell'Expo 2015

Il Gruppo EveryOne ha ricevuto un drammatico comunicato da parte degli operatori umanitari che seguono le famiglie Rom di via Triboniano, a Milano. "Le comunità Rom di via Triboniano," recita l'appello, "chiedono aiuto a tutte le forze antirazziste e umanitarie per contrastare gli sfratti ai danni di 5 famiglie 'ree' di aver violato il Patto per la Legalità (voluto dal Comune di Milano con la complicità di alcune associazioni) avendo ospitato nei propri container e roulotte persone (per lo più parenti) non residenti nel campo". Si tratta di un diritto che in Italia è negato solo ai Rom, fra i liberi cittadini. Nel campo di via Triboniano, per esempio, se un bambino invita un amichetto senza avvertire le autorità, la sua famiglia viene espulsa, senza alternative di alloggio né assistenza.

"Questi sfratti cadono a ridosso del preannunciato sgombero dell'intera comunità previsto per il 30 giugno 2010," prosegue il comunicato, "per lasciar posto a uno svincolo legato alla realizzazione dei lavori strutturali per Expo-2015. Chi dimostrerà di avere la necessaria disponibilità economica (leggi un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, chimera ormai per i più, a partire dai lavoratori italiani colpiti da centinaia di migliaia di licenziamenti) e soprattutto a chi si sarà dimostrato 'volenteroso' di integrarsi alle regole del campo ("Quelle basate sull'accettazione della persecuzione e sulla disponibilità alla delazione interna," spiega mestamente un internato nel campo, "che sono di fatto negazioni dei minimi diritti della persona") verrà elargito un contributo economico minimo (e temporaneo) per accedere a un'abitazione.

"In parole povere: al 10% delle famiglie residenti verrà concessa la possibilità di abitare in alloggi," prosegue la lettera, "ma senza alcun piano di integrazione o di protezione dal grave fenomeno dell'antiziganismo e dell'esclusione sociale".
(20 aprile 2010)

 
Di Fabrizio (del 22/02/2008 @ 08:42:41 in musica e parole, visitato 2930 volte)

Visioni, musiche, parole dal mondo rom

(che è anche il nostro mondo)

proiezione delle foto realizzate dai bambini AUTOBIOGRAFIA DEL CAMPO e del cortometraggio CHI E' CAPPUCCETTO ROSSO? di Eva Ciuk
testimonianza di EVA RIZZIN membro comunità italiana dei sinti
musica dei ŽUF DE ŽUR
martedì 26 febbraio 2008, ore 20.30
TRIESTE - Teatro Miela


replica della serata con la proiezione del cortometraggio
KDO JE RDEČA KAPICA? di Eva Ciuk doppiato in sloveno
Con la musica del duo di ALESSANDRO SIMONETTO e ROBERTO DARIS  e altri ospiti
Martedì 18 marzo 2008, ore 20.30
GORIZIA - Kinemax

ingresso libero


Organizza OSSERVAZIONE - centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti, associazione di promozione sociale (onlus) con sede a Firenze impegnata nella lotta contro l'anti-ziganismo e le violazioni dei diritti umani e per la promozione dei diritti di rom e sinti in Italia (www.osservazione.org).

in collaborazione con Cooperativa BONAWENTURA - TEATRO MIELA, KINEMAX - TRANSMEDIA srl, Comitato provinciale per l'UNICEF di TRIESTE, MEDITERRANEO FOLK CLUB - Laboratorio di studio e di ricerca sulle culture popolari, Associazione culturale IL NODO, ZSKD, Zveza slovenskih kulturnih društev - Unione dei Circoli Culturali Sloveni, SLOVENSKI DIJAŠKI DOM SREČKO KOSOVEL, TRST - Casa dello studente sloveno - Trieste

con il contributo di REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA - Assessorato alla cultura, CENTRO DI DOCUMENTAZIONE CINEMATOGRAFICA "Pietro Pintus" - BELLA, ZADRUZNA KRAŠKA BANKA Opčine-CREDITO COOPERATIVO DEL CARSO Opicina, SKGZ, Slovenska kulturno gospodarska zveza - Unione Economico-Culturale Slovena

"Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?" è la domanda che si sono posti gli operatori coinvolti nell'omonimo progetto di educazione alla multiculturalità che con la collaborazione del Comiato provinciale per l'UNICEF d Trieste e l'appoggio dell'Ufficio scolastico regionale per il Friuli Venezia Giulia verrà proposto alle scuole primarie per promuovere la conoscenza delle differenze ed una cultura della solidarietà e del rispetto dei diritti dei bambini. Alla luce di attuali fatti di cronaca, di numerosi fatti di discriminazione continua dei rom e dei sinti e di negazione dei diritti umani fondamentali diventa importantissimo stimolare i bambini e cioè la generazione che forgerà il mondo di domani, a valutare eticamente le conseguenze del proprio agire sul piano personale e sociale nei confronti delle comunità rom e sinti. Ed è di altrettanta importanza creare un'occasione di sensibilizzazione anche per un pubblico di adulti. Per una cultura di solidarietà e convivenza è importante che anche i genitori, gli insegnanti, gli educatori e in generale i cittadini riflettano sulle condizioni materiali, sulla cultura e sui luoghi comuni nei confronti delle comunità rom e sinte soprattutto in relazione alla situazione attuale.

Così, a riflettere sulla risposta alla domanda "Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?" abbiamo invitato anche "i grandi": martedì 26 febbraio al Teatro Miela di Trieste e martedì 18 marzo al Kinemax di Gorizia verrà presentato il progetto pensato per i bambini, ma proposto anche ai grandi. Si inizierà con un po' di musica dal vivo proposta dai ŽUF DE ŽUR che introdurranno la proiezione delle fotografie dal ciclo "Autobiografia dal campo". Si tratta di foto scattate dai bambini dei campi del Friuli Venezia Giulia sotto la supervisione di CLAUDIO DOMINI, docente di storia di fotografia al DAMS di Gorizia - Università degli Studi di Udine e fondatore e membro dell'Istituto Studi Scientifici di Fotogiornalismo di Roma. "L'obiettivo è stato quello di fornire una documentazione dal mondo rom e sinti prodotta dal proprio interno, - racconta Domini - dunque "ripulita" da estetizzazioni e folklorismi tipici della fotografia professionale, anche quando realizzata con i migliori intenti umanitari. Uno sguardo autobiografico sul quotidiano dei bambini rom e sinti, fatto, come quello dei loro analoghi "gagi" (in romanès significa non rom e non sinto), di curiosità, giochi, studio, affetti famigliari."

Si proseguirà poi con la proiezione del cortometraggio "Chi è Cappuccetto Rosso?" di EVA CIUK, che oltre ad aver firmato la regia del corto è stata anche l'ideatrice del progetto, su cui ha iniziato a lavorare circa due anni fa. "Quando nel 2005 sono stata in Kosovo per le riprese del documentario "RealitieS KosovA/O - voci di minoranze dimenticate" - produzione della KAIROS, Centro produzione video di Gorizia - mi ha colpito la serenità e l'allegria dei bambini e delle bambine del campo sfollati interni di Plementina/e, vicino a Pristina - racconta Eva Ciuk -. Abbiamo stretto amicizia con i rappresentanti del campo ed abbiamo deciso di portare la testimonianza dei bambini del campo nelle scuole della nostra regione. Così abbiamo posizionato la nostra telecamera e sullo sfondo che era tutto altro che da fiaba i bambini ci hanno raccontato Cappuccetto Rosso." Così è nato il cortometraggio raccontato nella versione italiana da Pino Petruzzelli, attore genovese impegnato nel teatro sociale di denuncia, e nella versione in lingua slovena, che verrà presentata il 18 marzo a Gorizia, dall'attore Danijel Malalan. A contrastare la voce narrante del racconto della fiaba è invece Cappuccetto Rosso, un cartone animato inventato dall'illustratrice Živa Pahor, animato dalla società MoviMenti di Saronno (VA) e interpretato nelle due lingue dalla attrice Nikla Petruška Panizon. Il conttributo degli attori al progetto è stato volontario.

La serata non è un evento che vuole raccontare in modo folklorico "la bellezza della cultura rom e sinta". Č un momento d'incontro che vuole farci riflettere sulla situazione di grave disagio e di contraddizione sociale in cui vivono oggi i rom e i sinti. Ma che vuole farlo con linguaggi diversi: la musica, le immagini fotografiche, l'esperienza filmica. Porterà la sua testimonianza la dott.ssa EVA RIZZIN, appartenente alla comunità italiana dei sinti, nata e cresciuta a Udine e da tempo impegnata nella lotta all'antiziganismo con le organizzazioni OsservAzione (organizzatrice dell'evento triestino) e Sukar Drom di Mantova. "I rom e i sinti sono la cartina di tornasole con cui misurare il nostro pregiudizio, le nostre paure, l'allargamento dello stato d'eccezione a discapito della giustizia - spiega Lorenzo Monasta, membro di Osservazione - . A guardare bene, siamo tutti rom e sinti, perché tutti diventiamo vittime delle categorie che costruiamo per poi caderci dentro. Ma siamo incapaci di considerare rom e sinti come realmente sono, tanto sono coperti dalla proiezione delle nostre insicurezze."

E per finire: i ŽUF DE ŽUR, gruppo musicale del goriziano che ha realizzato le musiche per il cortometraggio "Chi è Cappuccetto Rosso?", proporranno una riflessione musicale che trae ispirazione da musiche e canzoni rom, istriane, friulane e slovene, passando dai timbri sonori balcanici. Il loro progetto musicale si rifà alla cultura mitteleuropea e il loro intento è di fondere ed esprimere al meglio la plurietnicità di chi vive in queste terre tentando di coinvolgere l'ascoltatore nel superamento di pregiudizi e chiusure.

La serata verrà riproposta martedì 18 marzo al Kinemax di Gorizia e prenderà il titolo "KDO SE BOJI RDEČE KAPICE?". Durante l'evento presentato in italiano e in sloveno verrà proiettato il cortometraggio di Eva Ciuk "Kdo je Rdeča Kapica?" doppiato in lingua slovena dagli attori Danijel Malalan e Nikla Petruška Panizon. La versione slovena del cortometraggio, resa possibile grazie all'appoggio delle SKGZ - Slovenska kulturno gospodarska zveza-Unione Economico-Culturale Slovena e ZSKD - Zveza slovenskih kulturnih društev - Unione dei Circoli Culturali Sloveni, da la possibilità di proporre il progetto anche nelle scuole primarie con insegnamento di lingua slovena.

Durante la serata verranno riproposte le fotografie dal ciclo "Autobiografia dal campo" scattate dai bambini dei campi nomadi del Friuli Venezia Giulia e proiettate con una cornice musicale del duo formato da ALESSANDRO SIMONETTO (violino) e ROBERTO DARIS (fisarmonica). Lo straordinario e apprezzatissimo duo è impegnato nell'esecuzione delle più famose czarde, gitanerie e musiche dell'Europa Centro orientale e propone questo genere partendo dalla tradizione e dalla tecnica musicale originale, con pregevoli originalità negli arrangiamenti e nell'esecuzione.

Sono stati invitati anche l'Assessore alla cultura della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Roberto Antonaz e Jožek Horvat Muc presidente della Romanì Union della Slovenia che hanno già confermato la loro presenza

Ufficio stampa Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?/Kdo se boji Rdeče Kapice?
osservazione@gmail.it - cell. 333 7448623
per saperne di più:
sulla situazione rom e sinti contattare LORENZO MONASTA (cell. 339 4993639) o EVA RIZZIN (cell. 393 7878880), membri di OsservAzione;
EVA CIUK (cell. 333 7448623) coordinatrice del progetto "Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?" e regista del cortometraggio "Chi è Cappuccetto Rosso?"
CLAUDIO DOMINI (cell. 349 0701495) coordinatore del progetto di fotografia "Autobiografia del campo"

 
Di Fabrizio (del 20/05/2012 @ 07:25:18 in Italia, visitato 1107 volte)

Sabato 26 maggio 2012 Palazzina Liberty – Largo Marinai D'Italia 1 – Milano
dalle 15.30 alle 19.30


Naga – Gruppo di Medicina di Strada presenta
ROM E GAGI: ABITARE INSIEME LA CITTÁ

Da secoli la convivenza di rom e sinti con le popolazioni dei paesi nei quali hanno vissuto è stata segnata da pregiudizi e discriminazioni. Solo un anno fa, la campagna elettorale del sindaco uscente e dei suoi alleati si è incentrata sul pericolo che Milano diventasse una "zingaropoli". In diversi casi, in varie città italiane, vi
sono stati episodi ancora più gravi di intolleranza e violenza contro gli abitanti dei campi rom.

Medicina di strada, composta da volontari del Naga che lavorano da più di dieci anni nei campi irregolari e regolari di Milano, occupandosi della salute e dei bisogni delle famiglie rom che vi vivono, vuole proporre uno sguardo diverso sulla cultura e sulla realtà dei popoli rom e sinti, nella convinzione che per rom e "gagi"
(termine che in lingua romanì indica "non rom") abitare insieme la città sia possibile.

All'incontro partecipano, oltre ai volontari del Naga, famiglie rom, associazioni che rappresentano e che operano con i rom, esponenti dell'amministrazione comunale, dei consigli di zona e delle associazioni di quartiere.

Programma:

L'identità e la storia di rom e sinti
Giorgio Bezzecchi (Vice Presidente nazionale Federazione Rom e Sinti Insieme)

La vita nei campi irregolari a Milano e la storia degli sgomberi negli ultimi anni
Racconti, testimonianze e proiezione di video

L'intervento del Naga
Per i volontari di Medicina di Strada: Andrea Galli, Cinzia Colombo, Simonetta Jucker e Tina Aiolfi

"La discriminazione contro di noi supera tutte le frontiere": leggi, ordinanze, sgomberi e antiziganismo
Marzia Barbera (Naga Medicina di Strada)

Dibattito

Interverranno: musicisti, comici, registi rom

Aperitivo rom


D'intesa con la Presidenza del Consiglio Comunale di Milano - Ingresso libero - www.naga.it naga@naga.it – 349.1603305

 
Di Fabrizio (del 19/05/2005 @ 05:32:03 in conflitti, visitato 1636 volte)

di Valeriu Nicolae

"Io ci piscio su questi figli di p...a, zingari vagabondi e hooligans" - il sindaco di Craiova, una delle dieci maggiori città della Romania

Il 4 maggio è apparsa sul giornale rumeno Gardianul un'intervista col sindaco Solomon.

I Rom sono l'8% della popolazione. Il sindaco esprime il suo punto di vista chiamandoli: "merde" "idioti" "imbroglioni" "puzzolenti" "hooligans" - il tutto in un discorso di meno di 300 parole.

Scioccato dall'idea che qualcuno vorrebbe mai avere a che fare con uno zingaro sporco, brutto e puzzolente come consigliere, il sindaco dice di avere dichiarato loro guerra e non voler concedere alcun diritti supplementare.

Questo è ciò che succede nella città dove sono cresciuto e da dove arrivano queste foto. Io credo fermamente all'idea europea di unione, ma finchè non si combatteranno questi incredibili atteggiamenti delle autorità in Romania e altrove, non esiste alcuna possibilità di unione comune.

L'antiziganismo è connaturato alla classe dirigente rumena, ai mass media e all'opinione pubblica (confrontare QUI e QUI), ma ancora non abbiamo nessuna presa di posizione ufficiale nel governo, che tende a negare il problema ed è riluttante nell'affrontarlo. Lontano dal riconoscere le responsabilità della Romania per la morte di 20.000 Rom durante la deportazione e per il periodo del collaborazionismo coi nazisti, come pure per i 500 anni di schiavitù di cui la Chiesa Ortodossa Rumena è la principale responsabile, i Rom sono semplicemente dei "corpi estranei" e la chiesa continua ad essere un'istituzione onorata e complice degli estremisti nazionalisti.

Sono profondamente preoccupato per la radicalità di quanto vi scrivo, e sto cominciando a chiedermi se per caso non stia diventando io stesso la caricatura di un nazionalista spaventato dai propri pregiudizi, ma vi assicuro che questo stato di cose non può essere descritto che in maniera allucinata e spaventata.

I miei migliori saluti

Valeriu Nicolae Deputy Director
European Roma Information Office
Av.Eduard Lacomble 17, Brussels
BELGIUM
Telephone: + 32 27333462
Fax +32 27333875
Mobile: +32 476538194


Gruppo Romanian_Roma

 
Di Fabrizio (del 15/07/2008 @ 00:55:54 in Italia, visitato 1603 volte)

Da Roma_Daily_News

Carissimi,

Potete aggiungervi alla nostra protesta contro le impronte digitali ai bambini Rom (qui il testo tradotto in italiano ndr). Basta aggiungere il vostro nome/titolo ed indirizzo mail e vi aggiungerete a quanti hanno già firmato. Le vostre mail e firme saranno inviate ai funzionari Italiani e della Commissione Europea.

A seguito del meeting di San Rossore un numero di partecipanti ha deciso di firmare la petizione contro l'anti-ziganismo che le Organizzazioni Rom Europee di Base facevano circolare. La dichiarazione è ispirata alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 10 giugno. Tra i firmatari ci sono il Presidente del Centro Marthin Luther King Jr di Atlanta, Isaac Newton , Joe Beasley Presidente di Ascensione Africana, Laura Balbo, ex ministro italiano delle Pari Opportunità e Doudou Diene - Relatore Speciale ONU sulle forme contemporanee di razzismo.

Sono disponibili una foto ed un video clip di Doudou Diene che decide di appoggiare una campagna contro ciò che sta succedendo in Italia, mentre mi mostra il proprio dito pronto per le impronte digitali in solidarietà.

Un articolo del Manifesto (verso la fine) che menziona la nostra azione.

I migliori saluti e grazie per ilvostro appoggio

Valeriu Nicolae – Executive Director
European Roma Grassroots Organisation
Strada Rezonantei Nr.1-3 Bl 15-16 Sc A Ap 3 Sector 4 Bucuresti Romania
Tel : (004) 0742379657 or 0727708788

Dichiarazione contro l'antiziganismo - San Rossore, Italia 10-11 luglio 2008

Noi sottoscritti, notando che l'antiziganismo continua ad essere la forma di razzismo più diffusa, accettata e principalmente impunita in Europa.

- rifiutiamo i rapporti ripetuti di dichiarazioni pubbliche di sentimenti anti-Romani di alti funzionari italiani,

- rifiutiamo il fatto che il governo Italiano descriva i Rom come la causa che "determina una situazione di serio allarme sociale, con possibili serie ripercussioni sull'ordine pubblico e sulla sicurezza" del resto della popolazione, giustificando uno "stato d'emergenza" di 12 mesi, in cui possono essere prese dai Prefetti misure straordinarie in deroga alle leggi,

- chiediamo alle autorità Italiane di astenersi dal condurre un censimento che includa la possibilità di prendere le impronte digitali ai Rom ed ai minori Rom, essendo questo in contraddizione con la proibizione di discriminazione diretta ed indiretta prevista nella direttiva UE su razza ed etnia, mentre un'ulteriore discriminazione tra i Rom e gli altri cittadini è promulgata perché gli ultimi non debbano subire simili procedure,

- chiediamo con urgenza che le autorità Italiane intraprendano immediatamente misure estensive per calmare gli infiammati sentimenti anti-Romani in Italia e rendano chiaro il proprio impegno per la promozione di una vibrante società multiculturale in Italia, come pure riaffermino pubblicamente la propria risolutezza nella lotta a tutte le forme di razzismo,

- chiediamo che le autorità Italiane rendano immediatamente pubbliche le informazioni dettagliate sulle persone portate alla giustizia per gli attacchi motivati razzialmente a persone e comunità Romani dall'aprile 2008,

- chiediamo che la Commissione ed il Consiglio assicurino che gli Stati Membri applichino costantemente e completamente le leggi UE, e prendano le misure necessarie in caso di infrazione,

- chiediamo che l'Agenzia per i Diritti Fondamentali dia il suo parere alle istituzioni dell'Unione sulla legalità di queste nuove misure intraprese dal governo Italiano,

- chiediamo alla Commissione ed al Consiglio di rafforzare ulteriormente le politiche UE sui Rom, lanciando una strategia UE sui Rom completa ed a lungo termine.

 
Di Fabrizio (del 28/04/2009 @ 00:30:40 in Italia, visitato 4390 volte)

I link AudioVideo del Congresso della Federazione Rom e Sinti Insieme (attenzione, dopo 3 settimane i file cessano di essere scaricabili) registrato da Radio Radicale.

QUI (da Rom Sinti @ Politica) le reazioni della stampa. Sempre su Rom Sinti @ Politica, il testo in italiano del Rapporto 2009 del Commissario del Consiglio d'Europa Thomas Hammarberg.

Commento e fotografie di Eugenio Viceconte (Alcuni diritti riservati)

E' stata una manifestazione densa di contenuti e di fermenti democratici.

Sono particolarmente contento e fiero di aver seguito i lavori del congresso.

I miei complimenti al lavoro fatto dalla Federazione.

La volontà e la capacità di far convergere posizioni politiche e esigenze sociali anche distanti in una posizione unitaria che nasce non dal compromesso ma da una visione alta della politica come condivisione di valori e rispetto delle diversità è un esempio democratico veramente encomiabile.

Mi ha piacevolmente colpito la qualità e lo spessore e la concretezza degli interventi non solo degli esponenti del direttivo ma dei rappresentati di tutte le realtà locali.

[...]

Piacevolissima l'atmosfera e ed amichevoli gli incontri. Finalmente ho stretto la mano a Yuri ed a Carlo, che ha fatto un intervento particolarmente significativo.

Non ultimo davvero buono il catering delle ragazze belle e gentili di Romano hape

Le foto su Flickr (riportate in formato ridotto, fare clic QUI per accedere all'album e vederle in dimensione originale)

Congresso della Federazione Rom e Sinti Insieme

Il messaggio di Thomas Hammarberg

Santino Spinelli, Alexian musicista, docente universitario, leader dei diritti dei Rom, abruzzese

Bruno Morelli, pittore ed intellettuale, abruzzese, rom

Massimiliano Monnanni, direttore generale dell'UNAR

Marco Perduca, senatore (PD - Radicali)

Luca Cefisi, Sinistra e Libertà

Demir Mustafa è nato a Skopje (Macedonia) nel 1960 da una famiglia di rom dzambasa (allevatori di cavalli) in Italia dal 1989. Scrittore e poeta, lavora per l'Arci in progetti finalizzati all'inserimento sociale di Rom e Sinti. Presidente dell'associazione Amalipe Romanó e vicepresidente della federazione Rom e Sinti insieme.

Anna Pizzo, consigliere della Regione Lazio

Dijana Pavlovic

Dijana Pavlovic

Nazzareno Guarnieri. E' il carismatico presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme

Dijana Pavlovic, serba naturalizzata italiana, è una attrice ed una donna passionale prestata alla politica. Eva Rizzin, italiana, dottore in geopolitica e geostrategia. Dijana è rom, Eva è sinti, ed insieme si battono contro il pregiudizio e contro antiziganismo, per superare la discriminazione della minoranza più perseguitata d'Europa.

Giulio Russo - Casa dei diritti sociali. Presidente dei Centri di Servizio per il Volontariato CESV (Centri di Servizio per il Volontariato) e SPES (Associazione Promozione e Solidarietà)

Roberto Ermanni, responsabile nazionale delle Politiche della Comunità Rom, Sinti e Camminanti

Letizia De Torre, deputato (PD)

Massimo Mapelli, Casa della Carità

Vojislav Stojanovic, consulente del Consiglio regionale del Piemonte, è membro del consiglio direttivo della federazione Rom e Sinti Insieme

Pietro Soldini, CGIL

Giuseppe Casucci, UIL

Eva Rizzin

Piero Colacicchi, rappresentante di Osservazione

Federico Schiavon, sacerdote, Responsabile per la Pastorale della Chiesa Italiana per i Rom e i Sinti

Federico Schiavon

Carlo Berini, promotore dell'Istituto di Cultura Sinti e della associazione Sucar Drom, dell'Opera Nomadi di Mantova

Valentina Halilovic, studentessa dell'istituto alberghiero, discriminata a scuola perché rom

Naio Adzovic, portavoce del campo rom Casilino 900

Romano hape

Romano hape

Romano hape

Romano hape

Romano hape

Romano hape

Il consiglio direttivo della Federazione Rom e Sinti Insieme

Il consiglio direttivo della Federazione Rom e Sinti Insieme

Radames Gabrielli, promotore dell'associazione Nevo Drom di Bolzano, membro del consiglio direttivo della federazione Rom e Sinti Insieme

 

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