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Ricerca articoli per Idea rom

Di Fabrizio (del 10/01/2011 @ 09:53:32 in Italia, visitato 1445 volte)

Wikirom

Nell'ambito delle manifestazioni per il Giorno della Memoria 2011 sono in programma quattro incontri sui temi della cultura e dell'attualità Rom in Italia, con uno sguardo sulle politiche di maggior successo per un'integrazione nel rispetto delle differenze.
L'iniziativa è promossa dalla Fondazione Anci Ideali (Fondazione Europea delle Città) ed è realizzata dall'associazione RomSinti@Politica in collaborazione con le più importanti federazioni delle associazioni Rom, enti locali ed altre organizzazioni italiane ed europee (in Spagna, Belgio e Romania). Capofila dell'intero progetto è Cittalia (Fondazione Anci Ricerche).
A Torino l'organizzazione dell'iniziativa è curata da IDEA ROM ONLUS in collaborazione con il Museo Diffuso della Resistenza e con il patrocinio del Comune e della Provincia di Torino.
Il corso è rivolto ad amministratori e funzionari pubblici, ONG che lavorano con i Rom, rappresentanze ed associazioni di Rom, scuole (dirigenti, docenti, studenti interessati), giornalisti e professionisti dei media. Beneficiari diretti dell’azione sono i Rom che vivono nei territori coinvolti mentre quelli indiretti sono i cittadini nella loro generalità.

Il modulo formativo è gratuito e prevede i seguenti incontri:

Venerdì 28 gennaio 2011 ore 15/18 - Sala Colonne Palazzo Civico, p. Palazzo di Città 1 - Torino
Risoluzione dei conflitti, stereotipo e pregiudizio: il ruolo degli schemi cognitivi e dei processi di categorizzazione.
Conducono il dott. Gabriele Guazzo (coordinatore del progetto – Cittalia) e il dott. Dimitris Argiropoulos (Università di Bologna). Presenta l'incontro e modera gli interventi il prof. Nanni Salio (Presidente del Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino).

Venerdì 11 febbraio 2011 ore 15/18 - Museo Diffuso della Resistenza, c. Valdocco 4/A - Torino
Legislazione locale, regionale, nazionale ed europea su discriminazione e razzismo.
Conduce il dott. Marco Brazzoduro (Università di Roma). Presenta l'incontro e modera gli interventi il dott. Lorenzo Trucco (Presidente nazionale dell'ASGI - Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione).

Venerdì 25 febbraio 2011 ore 15/18 - Museo Diffuso della Resistenza, c. Valdocco 4/A - Torino
Identità: storia, politica e cultura.
Conduce il dott. Nazzareno Guarnieri (presidente Federazione Romanì). Presenta l'incontro e modera gli interventi don Fredo Olivero (Responsabile del Servizio Migranti della Caritas Diocesana di Torino).

Venerdì 11 marzo 2011 ore 15/18 - Sala Colonne Palazzo Civico, p. Palazzo di Città 1 - Torino
Mediazione culturale e partecipazione attiva: metodologia e progettualità.
Conducono il dott. Nazzareno Guarnieri (presidente Federazione Romanì) e il dott. Dimitris Argiropoulos (Università di Bologna). Presenta l'incontro e modera gli interventi il dott. Filippo Furioso (Dirigente Scolastico dell'Istituto Comprensivo "Leonardo da Vinci" di Torino).

Per maggiori informazioni: http://www.morespect.eu/en2/
Per partecipare al corso è necessario l'accredito con la scheda d’iscrizione (www.idearom.it)

IDEA ROM ONLUS – via Garibaldi 13, 10122 Torino – fax 011.82731123
www.idearom.it - idea.rom@gmail.com

 
Di Fabrizio (del 19/09/2010 @ 09:51:37 in Italia, visitato 1597 volte)

Tiscali: cronaca

"Essere rom non può essere una vergogna", così da Torino sintetizza Vesna Vuletic, fondatrice di Idea Rom, e la realtà spesso capovolge i luoghi comuni: dal Nord al Sud d'Italia, piccole storie di quotidiana integrazione crescono, all'ombra delle polemiche che puntualmente si scatenano sul destino dei rom, aspettando "politiche pubbliche adeguate".

Il progetto della sartoria Rom - In via Nomentana 952 a Roma puoi trovare un abito unico, con pizzi bianchi o ricami, tessuti orientali broccati o cascate di colore vivace: è l'Antica sartoria rom, dove donne rom dei campi nomadi della capitale confezionano abiti secondo la moda gitana di fine Ottocento, cuciti a mano e con stoffe rigorosamente in fibra naturale, seta, cotone, lana, lino, canapa. Il progetto nasce nel 1997 tra le baracche in un campo in periferia, Alessandra Carmen Rocco, italiana è laureata in lettere e canta come mezzosoprano, e organizza concerti per questo incontra molti musicisti gitani. Così conosce i campi nomadi e le donne dei campi nomadi. Donne - racconta - che hanno un desiderio: lavorare. In uno dei campi nomadi della periferia romana nasce un giorno l'idea della sartoria, le più anziane insegnano alle più giovani un'arte tramandata per secoli. Il progetto si sviluppa e cresce diventa laboratorio, sartoria, negozio, con sfilate - nel 2005 sotto l'egida di Romeo Gigli - e una cooperativa sociale che organizza corsi per chi vuole imparare quest'arte e anche di riuso e riutilizzo delle stoffe da buttare. Ora all'Antica sartoria rom, che confeziona anche costumi teatrali, lavorano 4 donne rom, guadagnano un piccolo stipendio, insegnano ad altre donne rom per dar loro un futuro. Ma i corsi sono frequentati anche da donne italiane - una cinquantina negli ultimi due anni - affascinate dalla moda gipsy. E a comprare sono soprattutto clienti italiani. Nessun finanziamento pubblico. Fanno da sole.

Bari rom assumono rom - A marzo 2008 i rom romeni del villaggio sosta comunale di strada Santa Teresa a Japigia danno il via alla cooperativa di lavoro Artezian, facchinaggio, traslochi e manutenzione del verde, e il primo settembre 2010 riescono ad assumere con contratto di lavoro un rom bosniaco di un altro campo nomadi tra Modugno e Bitonto. Da Artezian è nato anche un progetto per il riuso e riciclo di materiali e macchine da buttare e le donne del campo creano bigiotteria e abiti con materiali di scarto. "Il problema è la mancanza di un lavoro, di una fonte di reddito", spiega Maurizio Pagani, dell'Opera nomadi di Milano, sottolineando: "Su questo fronte le politiche pubbliche non hanno né investito né inciso minimamente, con interventi a carattere assistenziale e a breve termine fine a se stessi". "Si fa ruotare tutto su 'come facciamo a cacciare i nomadi', 'i campi sono ghetti'... in realtà - prosegue Pagani - il problema di base è la mancanza di lavoro, povertà, che condanna rom e sinti all'emarginazione una storia che va avanti dal dopoguerra".

Corsi a Milano - L'opera nomadi quest'anno ha organizzato corsi di sartoria con 15 donne rom dei campi nomadi abusivi; ora tutte sono diventate sarte, lavorano nei campi ma vendono ai privati, anche nei negozi milanesi dove viene molto apprezzato "la loro capacità naturale di accostare i colori". Delle tre cooperative di servizi, messe su dall'opera nomadi di Milano, solo una invece è sopravvissuta, le altre due "sono venute meno per mancanza di commesse pubbliche". Nella cooperativa sopravvissuta lavorano 8-9 persone a progetto, ma chi ha fatto questa esperienza, soprattutto i giovani, ha trovato poi lavoro fuori in ditte private di pulizia. "Anche se normalmente non dicono di essere rom", dice Pagani.

Progetto "Idea Rom" a Torino - "Essere rom non può essere una vergogna, con il nostro progetto vogliamo dire e far conoscere chi siamo davvero", così Vesna Vuletic, 48 anni, da 20 in Italia dove lavora come mediatrice culturale, racconta la nascita, un anno fa a Torino di "Idea Rom" che ora raccoglie una ventina di donne rom, e il loro obiettivo è l'outing: loro lo hanno fatto per prime e ora cercano di aiutare gli altri ad uscire allo scoperto, a non vergognarsi o temere di dire a lavoro, a scuola, all'università, di essere rom.
Per metà sono donne già integrate, inserite nel lavoro, abitano in una casa, l'altra metà del gruppo sono donne giovani, che invece vivono quasi tutte nei campi nomadi, sono disoccupate, bassa scolarità. "Ci siamo ritrovate a parlare - spiega Vesna - alcune di noi fanno le pulizie in banca, in ufficio, ma nessuna diceva di essere rom per paura del sospetto, i figli non lo dicono a scuola per paura di discriminazioni. Molte sono state combattute per anni ma adesso stanno prendendo coraggio, dichiarandosi, rilasciando interviste e anche per comunicare alla società che i rom non sono quelli sporchi, i cattivi da cacciare". Condizioni di povertà portano all'esclusione e alla microcriminalità ma questa non è la realtà della maggior parte dei rom: a Torino ad esempio delle 100 famiglie rom che ora abitano nelle case popolari, solo per 5 ci sono state problematiche. Le donne di Idea Rom così si riuniscono, parlano, vanno nei campi per promuovere il diritto di uscire allo scoperto, e hanno vinto così anche un progetto del Dipartimento delle pari opportunità per interventi di mediazione culturale. Ad ottobre a Torino inizieranno anche corsi di danze tradizionali rom, aperti naturalmente a tutti.

Il vino a Milano e i premi - Prima le mamme del quartiere milanese e le maestre aiutavano i bimbi e le famiglie rom in caso di emergenza, poi hanno voluto fare di più, così insieme a Gas, Sant'Egidio, alla cooperativa di produzione Eughenia, è nata l'idea, del vino R.O.M che sta per "Rosso di origine migrante": bottiglie di vino toscano, Sangiovese, Merlot, Shyra, per finanziare borse di studio e lavoro, un progetto grazie a cui due padri rom hanno trovato lavoro e casa. Problemi di integrazione coi rom a scuola o fuori ? "Assolutamente no - spiega Francesca - sono culturalmente diversi da noi ma va benissimo. Noi abbiamo aiutato loro ma loro hanno aiutano noi. Avere i bimbi rom nella nostra scuola è una ricchezza. Ci sono genitori di bambini che frequentano altre scuole del centro di Milano, dove non si sono né stranieri né rom che vengono qui con i loro figli perché vogliono 'mischiarli con i rom', perchè - dicono - "i loro figli non possono crescere senza conoscere altre realtà". E qualche volta, nonostante tutto, i riconoscimenti arrivano anche dall'alto: il maestro di fisarmonica Jovica Jovic, 53 anni, è un rom jugoslavo che vive nel campo nomadi di via Sesia a Milano e a marzo ha ricevuto dal ministro Roberto Maroni, appassionato di musica, un permesso di soggiorno, seppur temporaneo, per meriti artistici. Insegna a Milano, da lui, che ha suonato con Pelù e Manu Chao, vanno a studiare molte ragazze. E ogni tanto va nelle scuole, e assicurano "sarebbe un ottimo maestro per i bambini".

16 settembre 2010

 
Di Fabrizio (del 19/12/2011 @ 09:49:15 in Regole, visitato 1099 volte)

15 Dicembre 2011
Spett. le Procura della Repubblica di Torino,
Egregi dott. Caselli, dott. Bornia e dott.ssa Longo,

Il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC)1, la Federazione Romanì2 e Idea Rom Onlus (Idea Rom)3 Vi scrivono per esprimere preoccupazione per il violento attacco incendiario del campo Rom, avvenuto a Torino lo scorso 10 Dicembre.

Secondo quanto riportato all'ERRC dai nostri partner locali, centinaia di persone hanno fatto incursione nel campo informale di via Continassa e hanno dato fuoco a baracche, camper e macchine. L'attacco è stato scatenato dall'accusa di stupro rivolta a due Rom. Successivamente la presunta vittima ha dichiarato di non essere stata violentata. L'intero campo è andato distrutto inclusi le case e i beni di proprietà di 46 Rom che vivevano li. Testimoni dicono che alcuni manifesti affissi prima dell'attacco incitavano i residenti a 'ripulire' l'area dai Rom. Mass media e testimoni confermano che un pubblico ufficiale, il presidente della V circoscrizione era presente alla manifestazione che ha preceduto la violenza4.

L'ERRC, la Federazione Romanì e Idea Rom chiedono alle forze dell'ordine e alla Procura della Repubblica di Torino di investigare immediatamente ed imparzialmente e di considerare la connotazione razziale dell'atto.

Le vittime dell'attacco sono membri della minoranza Rom e date le circostanze è possibile che si sia trattato di un atto di matrice razzista o di un crimine d'odio. Dunque, l'indagine dell'incidente e il perseguimento dei colpevoli riguarda la protezione dei diritti umani, sia degli individui che della comunità Rom. L'investigazione e la risoluzione del caso renderà giustizia alle vittime sulla base di quanto stabilito dall'articolo 13 della Convezione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà
Fondamentali secondo cui ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti dalla Convenzione (inclusi il diritto alla libertà e alla sicurezza e il divieto di tortura) sono stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo davanti ad un'istanza nazionale.

Data l'importanza dell'incidente di cui sopra, le organizzazioni firmatarie della presente lettera, in accordo con la legge italiana per l'accesso agli atti amministrativi5, chiedono gentilmente ai Vostri uffici di provvedere per iscritto le seguenti informazioni:

  • E' stata aperta un'indagine per tale incidente e quali misure investigative sono state adottate dal Vostro ufficio al fine di identificare i colpevoli?
  • Quali misure saranno prese dai Vostri uffici per accertare le responsabilità e dare piena
    protezione alle vittime?
  • Oltre le due persone identificate subito dopo l'attacco, sono stati individuati altri individui
    sospetti che hanno organizzato o partecipato all'incidente?
  •  Qualcuno è stato accusato per questo incidente e quali accuse sono mosse contro di loro?

Rimaniamo in attesa di una Vostra risposta e Vi ringraziamo per gli sforzi compiuti nel condurre una giusta e rapida indagine del caso.

Distinti saluti,

Dezideriu Gergely  Direttore esecutivo European Roma Rights Centre
Nazzareno Guarnieri Rappresentante Legale Federazione Romanì
Snezana Vuletic Rappresentante Legale Idea Rom Onlus


1 Il Centro Europeo per I Diritti dei Rom (ERRC) è un'organizzazione giuridica internazionale di interesse pubblico impegnata in una serie di attività volte a combattere il razzismo contro Rom e Sinti e l'abuso dei diritti umani attraverso contenziosi strategici nell'ambito del diritto, ricerca e sviluppo di politiche, advocacy e formazione di attivisti Rom e Sinti.

2 La Federazione Romanì è una federazione nazionale formata da 18 organizzazioni Rom e da attivisti e singoli aderenti di tutta Italia. La mission della Federazione è l'auto-determinazione della popolazione Romanì attraverso la promozione di una rappresentatività qualificata delle comunità Rom

3 Idea Rom Onlus è una ONG formata da donne Rom basata a Torino. Essa promuove la diretta rappresentanza dei Rom ed è membro della Federazione Romanì.

4 Vedere: http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/434502/

5 Il diritto all'accesso agli atti amministrativi nella l. 241/1990 e nel DPR184/2006

 
Di Fabrizio (del 24/02/2012 @ 09:42:51 in lavoro, visitato 1874 volte)

SARTORIA JELESAN

Milano, domenica 26 febbraio e domenica 4 e 11 marzo, dalle 8.30 alle 13.30, al mercato della Bovisa, nel piazzale del parcheggio vicino alla Scighera

Venite a trovarci, siamo lì tutta la mattina con il nostro meraviglioso banchetto pieno di belle cose, tutte cucite a mano!

Realizzate in proprio, col supporto dell'associazione Idea Rom

 
Di Fabrizio (del 13/04/2012 @ 09:38:58 in conflitti, visitato 1119 volte)

La Stampa Quattro mesi fa l'assalto alle baracche della Continassa. Le prime foto la ritraevano in lacrime. Ora lavora con i bimbi
09/04/2012 - MARIA TERESA MARTINENGO - TORINO

Andriana, al centro Vides Main delle Vallette, i bambini ormai la chiamano «maestra». Ogni pomeriggio pulisce, mette in ordine, fa giocare i piccoli mentre i fratelli grandi fanno i compiti e le madri chiacchierano nel salone. È una «maestra» con le trecce lunghe, la gonna colorata fino ai piedi. E la pazienza di chi di bimbi ne ha cresciuti parecchi e sa che cosa li fa divertire o annoiare. Andriana Tudor è la giovane mamma rom che la sera del rogo della Continassa, e nella desolazione dei giorni seguenti, è stata fotografata con la sua bellissima Maria tra le braccia davanti alle rovine dell'accampamento abitato da una cinquantina di persone.

Quando l'odio razzista è esploso come a Torino non era mai successo, Andriana si è nascosta dietro ad un cespuglio di rovi ed è rimasta lì per un tempo incalcolabile, con la mano premuta sulla bocca di Maria perché non piangesse. Perché gli esaltati che stavano appiccando il fuoco ad ogni baracca apparentemente abitata, non sentissero la loro presenza. In quel momento, la paura di Andriana era doppia: delle fiamme e di soffocare la sua bambina.

L'incubo che ritorna
«Uscite che vi bruciamo», sono le parole che le rimbombano nella testa. Quattro mesi dopo, questa donna di 29 anni sta entrando - assistita da uno psicologo - in un nuovo capitolo della sua vita. Attraverso la rete di solidarietà che si è creata intorno agli abitanti del campo, l'associazione Idea Rom e la Comunità di Sant'Egidio sono riusciti a darle la speranza di una svolta con un lavoro e una casa. «Ho sempre desiderato lavorare, uscire dal campo, dare una prospettiva di vita diversa ai miei figli. Ma non sapevo come fare, a chi rivolgermi», spiega Andriana nel salone delle Figlie di Maria Ausiliatrice, frequentato ogni pomeriggio da oltre cento bambini e ragazzi italiani e si origine straniera assistiti nello studio da educatori e volontari.

La solidarietà
«Paradossalmente, da un grande male è nato per qualcuno un po' di bene», dice Vesna Vuletic, presidente di Idea Rom, la mediatrice culturale che ha conosciuto Andriana subito dopo il rogo e non l'ha più abbandonata. La sera del 10 dicembre e nei giorni seguenti le famiglie della Continassa avevano ricevuto molta solidarietà espressa con numerose visite: il ministro Riccardi, l'arcivescovo, don Ciotti e don Fredo Olivero, padre Lucian Rosu, il rabbino capo, volontari di tante associazioni. La Comunità di Sant'Egidio è rimasta, insieme ad altre e ad alcuni singoli. «La Compagnia di San Paolo aveva dato immediatamente un contributo di cinquemila euro - ricorda Vesna Vuletic -: con la sottoscrizione pubblica curata e vigilata dal Centro Sereno Regis sono arrivati alla fine poco meno di novemila euro. Con questo denaro sono state assistite sette persone con contributi mensili, sono stati rifatti all'estero documenti andati distrutti, si è avviato l'inserimento lavorativo di Andriana». Ancora: «È stata la Comunità di Sant'Egidio a trovare, sul mercato, il monolocale dove Andriana spera di accogliere anche il più piccolo degli altri quattro figli che vivono in Romania. Nei prossimi giorni, poi, un'altra donna della Continassa dovrebbe entrare in una casa».

Diversi ma uguali
«Al lavoro - dice Andriana tutti mi trattano bene, nessuno fa caso ai miei vestiti. Sento che qui le persone mi accettano per quello che sono, per quello che posso dare». Nel salone dove i bambini mangiano le fette di pane e marmellata preparate da nonna Lucia, aggiunge: «Purtroppo tanta gente non si fida dei rom. Eppure, chi ci dà lavoro sa tutto di noi, ha i nostri documenti. Perché dovremmo tradire la sua fiducia, mettendoci nei guai da soli? Tanti giovani, vogliono fare una vita diversa da quella dei nostri genitori, sperano davvero di lavorare. A me piacciono i bambini, credo che sarei una brava baby sitter».

Ogni pomeriggio suor Carmela apre il centro che si popola via via di bambini che escono da scuola. Prima del loro arrivo, Andriana riordina. «I bambini la chiamano "maestra" - dice suor Carmela - ed è normale... Nessuno sottolinea le differenze: le Vallette sono cambiate da quando, vent'anni fa, noi suore siamo arrivate. Ora sono il mondo».

Il monolocale azzurro
Finito il lavoro, Andriana fa salire Maria sul passeggino e dopo un lungo viaggio in autobus, mamma e figlia ritornano nel minuscolo appartamento azzurro che la Comunità di Sant'Egidio ha trovato. «Per me è un po' strano vivere sola, ma col tempo, se potrò avere qui anche un altro dei miei figli, mi abituerò». «Noi di Sant'Egidio - racconta Daniela Sironi - siamo andati alla Continassa dopo aver appreso la notizia dell'incendio. Andriana era l'unica con una bambina così piccola. Occuparci di lei ci sembra una restituzione, saldare un debito che la città ha. Cerchiamo di farla uscire dalla marginalità: ce la può fare, ha volontà e intelligenza. La accompagneremo per il tempo necessario, il salto che deve fare è grande».

Trovare soluzioni
Giulio Taurisano di Idea Rom: «Anche altri possono sperare in una vita meno misera, sono tantissime le persone che chiedono di uscire dai campi. Eliminare i campi vorrebbe anche dire attenuare l'esasperazione dei residenti, perché è innegabile che un campo porti dei problemi. Oggi alla Continassa sono rimaste 19 persone, 19 che hanno rischiato di morire. Per loro non solo la società civile, ma anche il governo del territorio dovrebbe trovare soluzioni».

 
Di Fabrizio (del 09/03/2010 @ 09:36:23 in Italia, visitato 1215 volte)

Segnalazione di Maria Grazia Dicati

Idea Rom, associazione di promozione sociale costituita alla fine del 2009 da donne Rom delle diverse comunità presenti a Torino, è stata premiata oggi dal presidente Giorgio Napolitano in occasione della festa della donna. Idea Rom vuole favorire l'integrazione e la partecipazione dei Rom (e dei Sinti, dei Kalé, dei gruppi e delle comunità viaggianti) nella società italiana ed europea. Tra i suoi obiettivi vi è quello di ottenere il riconoscimento dei Rom come minoranza etnica e linguistica, con pieni diritti di cittadinanza e di contrastare i pregiudizi e le forme di discriminazione; inoltre vuole promuovere la mediazione interculturale e la convivenza civile, favorendo la conoscenza, il dialogo e l’incontro tra culture diverse.

Idea Rom, essendo nata solo da pochi mesi, è ancora sostanzialmente un laboratorio di idee, ma ha già realizzato diverse iniziative, come il progetto sperimentale “Piccoli Rom vanno a scuola” per la formazione degli insegnanti e la mediazione culturale all’interno della scuola I.C. “Leonardo da Vinci” di Torino (con il contributo del comune di Torino). Ha pubblicato un dossier in occasione della Giornata della Memoria (gennaio 2010). Ha promosso le attività dell’associazione presso istituzioni, organizzazioni del privato sociale e organi d’informazione.

“Ci siamo unite per dire che non siamo tutte criminali”, spiega Vesna Vulatic, mediatrice culturale Rom fin dai primi anni Novanta che, con altre dieci giovani donne, ha dato vita a Idea Rom. Le iscritte abitano nei campi nomadi o nelle case popolari dei quartieri torinesi della Falchera o delle Vallette. Alcune lavorano o sono in cerca di lavoro, altre studiano, come Ivana, 19 anni: “Voglio iscrivermi a Scienze dell’Educazione per lavorare con i bambini Rom. Io non ho mai nascosto le mie origini, fin dalle elementari quando, studiando storia si parlava del popolo Rom. Di solito, attraverso la conoscenza personale, il pregiudizio scompare. Ma i miei genitori, al lavoro, non lo hanno mai detto. Mio padre ha scritto un libro di poesie e uno sulla cultura Rom per bambini, eppure deve nascondersi, non può permettersi di perdere quel posto”.

“La nostra gente non osa parlare della sua origine, soprattutto nei posti di lavoro dove magari è occupata da anni e apprezzata – continua Vesna – . I rom sono sempre stati dipinti come sporchi, bugiardi e ladri, così succede che persino a scuola i bambini e le loro mamme non dicano qual è la loro realtà. Spesso non precisiamo la nostra origine. Diciamo “slave”, ma anche slavo non piace… Le mie figlie non conoscono il serbo, con i nonni non si capiscono. Dopo tanti anni continuiamo a rinnovare il permesso di soggiorno, ma loro sono nate qui. Un giorno saranno cittadine italiane. Spero che quel giorno non siano più considerate straniere”.

 
Di Fabrizio (del 06/01/2012 @ 09:30:51 in lavoro, visitato 1282 volte)

SARTORIA JELESAN (clicca sull'immagine per vedere un campione della produzione)

Le produzioni di Jelena e Sanela, figlia e nuora di Jovica JOVIC
Vi presentiamo qui di seguito le produzioni della sartoria Rom di Jelena e Sanela, rispettivamente figlia e nuora del maestro di musica Jovica Jovic.

Tutti i prodotti si possono acquistare con recapito a domicilio ed i prezzi sono comprensivi della spedizione:

  • sacchettini con lavanda profumata per armadi e cassetti € 5;
  • sacchetti rettangolari imbottiti con semi di miglio, da scaldare e mettere sul collo (antidolorifici) € 10;
  • borse a tracolla (sia in cotone che in lana), tutte double-face € 12;
  • borse portatorte o portateglie € 12;
  • grembiuli € 15;
  • tovaglie da € 20 a € 25 a seconda della misura;
  • trapunte matrimoniali patchwork double-face da € 80 a € 100 a seconda della misura;
  • trapuntine per bambini e bebè patchwork double-face € 50.

Info & acquisti: Cristina Simen 347.4297939 - cristinasimen@yahoo.it

 
Di Fabrizio (del 24/10/2010 @ 09:28:26 in Italia, visitato 1438 volte)

Si invia il seguente comunicato ed il volantino allegato con preghiera di pubblicazione o diffusione attraverso i vostri canali.

COMUNICATO STAMPA
"Na Darà", nella lingua dei Rom "non aver paura"
un progetto a "pensiero ed azione Rom"

"Na Darà" è il titolo di un progetto "a pensiero ed azione Rom", realizzato dall'associazione delle donne Rom di Torino IDEA ROM ONLUS in collaborazione con Romanò Ilò, l'Opera Nomadi ed i Gruppi di Volontariato Vincenziano, con un finanziamento nazionale pubblico del Dipartimento per le Pari Opportunità - Ufficio Antidiscriminazioni Razziali - UNAR, il patrocinio ed un contributo in servizi delle Circoscrizioni 5 e 6 del Comune di Torino.

Per la prima volta a Torino un'iniziativa promossa direttamente dai Rom e sostenuta da alcune istituzioni pubbliche, un segno concreto della speranza e della voglia di essere cittadinanza attiva da parte della comunità più emarginata della città.

"Na Darà" prevede interventi di accompagnamento alla convivenza nei condomini di case popolari, corsi sulle danze tradizionali ed attività di comunicazione che sfatino l'immagine negativa dei Rom.

Il primo dei corsi sulle danze tradizionali Rom, 10 lezioni settimanali gratuite, partirà mercoledì 3 novembre, dalle 18 alle 20, presso il Centro d'Incontro di via Cavagnolo 7 a Torino (mezzi pubblici 50, 51, 51/, 4).
La partecipazione è gratuita ma occorre iscriversi inviando una e-mail a idea.rom@gmail.com

Il corso è rivolto a tutti ed è soprattutto un'occasione d'incontro e conoscenza tra Rom e Gagé (coloro che non sono Rom).

Per saperne di più consultare: www.idearom.it

Torino, 21 ottobre 2010

Associazione IDEA ROM Onlus
c/o Centro Studi Sereno Regis
via Garibaldi 13 - 10122 Torino
tel/fax +39.011.82731123
Facebook: IdeaRom

 



Dopo i recenti avvenimenti che hanno coinvolto i Rom che abitano nella Cascina Continassa di Torino, occorre aiutare e supportare in questo tragico momento le famiglie che hanno perso l'unica casa che conoscevano.

Superata la prima emergenza, è prioritario ridare dignità e speranza a uomini, donne e bambini che, in pochi istanti, hanno visto andare a fuoco tutta la loro vita e che ora si trovano ad affrontare il freddo e la disperazione di non avere più niente.

Di grande aiuto sono stati, in questi primi giorni, coloro che hanno portato la loro solidarietà e che hanno contribuito a migliorare le condizioni materiali in cui si sono ritrovate a sopravvivere le vittime dell'attacco razzista: le associazioni di volontariato, le autorità politiche e religiose, i funzionari pubblici e, soprattutto, i tantissimi cittadini fra i quali molti residenti nel quartiere da cui si è mosso il corteo che ha assaltato il campo nomadi.

Adesso è però necessario dare un indirizzo alla spontanea solidarietà dei tanti che ancora vorrebbero manifestare concretamente la loro solidarietà.

Le famiglie rimaste nella cascina hanno una enorme, principale, necessità:

un'ABITAZIONE VERA nella quale poter vivere dignitosamente.

Per questo motivo facciamo un appello ai cittadini, alle associazioni, agli enti religiosi e alle istituzioni affinché si adoperino per l'unica vera soluzione alla gran parte dei problemi innescati dalla presenza di campi nomadi nelle città: un'abitazione per le poche famiglie costrette a restare nel luogo in cui sono state aggredite e messe in pericolo di vita.

Si tratta di 3 famiglie, 7 persone in tutto, quelle che hanno finora trovato il coraggio di rivolgersi alla Magistratura per ottenere quella giustizia che gli aggressori hanno tentato d'oltraggiare durante il linciaggio.

Chi vuole dare il suo sostegno può:

  1. mettere a disposizione locali per l'ospitalità delle famiglie;
  2. offrire un lavoro;
  3. versare un contributo economico al Centro Studi Sereno Regis di Torino specificando la causale AIUTO FAMIGLIE ROM INCENDIO CONTINASSA:
  • con bonifico sul conto corrente postale 23135106 intestato a Centro Studi Sereno Regis – via Garibaldi 13 – 10122 Torino - IBAN IT 67 G 076 0101 0000 0002 3135 106
  • con vaglia postale
  • in contanti presso la segreteria del Centro Studi (sarà rilasciata ricevuta)

I fondi raccolti saranno consegnati direttamente alle famiglie per provvedere alle necessità materiali e alle spese per le abitazioni che speriamo di poter reperire. Sarà data completa trasparenza alla gestione dei contributi.

FEDERAZIONE ROMANI'
Via Altavilla Irpina n. 34 – 00177 Roma - fax +39.0664829795
http://federazioneromani.wordpress.com
federazioneromani@libero.it

IDEA ROM ONLUS
c/o Centro Studi Sereno Regis
Via Garibaldi 13 - 10122 Torino - fax +39.01182731123
www.idearom.it  - Fb IdeaRom
idea.rom@gmail.com

CENTRO STUDI SERENO REGIS
Via Garibaldi 13 - 10122 Torino - tel +39.011532824 +39.011549005 - fax +39.0115158000
http://serenoregis.org/
info@serenoregis.org

 
Di Fabrizio (del 30/05/2008 @ 09:19:28 in Italia, visitato 7609 volte)

Carissimo,

Finalmente abbiamo le autorizzazioni!! Ti mando il documento completo con il programma. Potresti pubblicarlo?

Sastipé ta Baxt!!
Daniela

P.S. Il sito ufficiale dell’evento è:
http://www.associazionethemromano.it/newsletter.htm

Per aderire basta mandare una mail a me.

Coordinamento Nazionale

Per promuovere un corteo di protesta civile contro atti di razzismo nei confronti dei Rom e Sinti in Italia

Roma, domenica 8 giugno 2008
L’iniziativa è promossa da intellettuali italiani e Rom, associazioni, artisti e persone di buona volontà che non vogliono essere strumentalizzati da nessuno.

Le Associazioni che aderiscono all’iniziativa diventano automaticamente anche organizzatori e promotori partecipando con i propri rappresentanti al costituente Coordinamento Nazionale Permanente e al corteo antirazzista nel rispetto dei principi che hanno mosso l’iniziativa.

PROGRAMMA Definitivo

Domenica 8 giugno, Roma

Dalle 12 alle 16 ritrovo dei partecipanti al COLOSSEO ci si arriva in pulman, in auto e con la metro)

Dalle 16 alle 17 corteo dal Colosseo fino al Foro Boario

Dalle 17 alle 20 Foro Boario, Villaggio Globale

libera discussione, proposte:

          1. Costituzione del Coordinamento Nazionale Antirazzista
          2. Creazione di una rete informatica, contro l’inquinamento e la mistificazione delle informazioni
          3. Creazione di una Consulta romanì costituita dalle associazioni storiche e le organizzazioni rom
          4. Varie ed eventuali
Dalle ore 20 Festival Antirazzista Alexian Group (Italia)

Musicisti Rom del Kossovo

Taraf de Bucarest (Romania)

Chaja Chelen (Bosnia Erzegovina)

Lucio Pozone (chitarra flamenca)

La partecipazione è aperta a tutti gli artisti

La partecipazione è libera e gratuita, le adesioni sono aperte a tutti

FERMIAMO UN GENOCIDIO CULTURALE
Dopo l'ultimo delitto crudele della mistificazione e della calcolata disinformazione non si può più restare in silenzio, occorre agire, questo silenzio è assordante e colpevole.
L’8 Giugno le Associazioni Rom e Sinte in Italia e le associazioni di volontariato, gli artisti, gli intellettuali e le persone di buon senso organizzano a Roma un corteo di protesta civile.
Aderite e fate aderire prima che sia troppo tardi!!
Occorre ribadire alcuni concetti che vengono mistificati,
Tutti credono che Rom siano solo stranieri.

Non è vero !, infatti l'80% dei Rom e Sinti che vivono in Italia sono cittadini italiani

Tutti credono che i Rom sono nomadi.

Non è vero !, Infatti la maggior parte di quelli presenti sul territorio italiano sono sedentari

Tutti credono che il campo nomadi è la soluzione ideale.

Non è vero !, Infatti i rom arrivati in Italia nei loro paesi di origine avevano le case, il campo non è un tratto culturale della popolazione romanì, ma un'imposizione dovuta alla non conoscenza.

Tutti credono che zingaro sia il nome di questo popolo.

Non è vero !, infatti il termine corretto è Rom o Sinto.

Occorre far rispettare le convenzioni internazionali nei confronti dei Rom, il 70% degli italiani sono razzisti nei confronti dei Rom, la carta dei diritti dell'uomo in Italia per i Rom non vale.

Non abbiamo nulla se non il nostro coraggio!!

Protesta anche tu!

Invia la tua protesta a:

-Presidente della Repubblica ON. Giorgio Napolitano ( https://servizi.quirinale.it/webmail/ )

-Capo del Governo On Silvio Berlusconi Presidenza del Consiglio dei ministri

Palazzo Chigi Piazza Colonna 370

00187 Roma - Italy tel. (+39) 0667791

-Ministro degli Interni On. Maroni ( DipartimentoAffariInternieTerritoriali@interno.it)

-Ministro per le Pari Opportunità On. Carfagna ( serep@pariopportunita.gov.it )

-Giornalisti

-I tuoi conoscenti,

-La tua mailing list,

-Il tuo blog

EVITIAMO UN SILENZIO INCIVILE, FAI SENTIRE LA TUA VOCE E PASSA PAROLA!!!

i nostri slogan:

  • Basta Razzismo contro i Rom!
  • No all'informazione razzista!
  • Non si può condannare un popolo!
  • Stop alla Xenofobia!
  • No ai pogrom!

Per informazioni

ASSOCIAZIONE NAZIONALE THÈM ROMANÒ ONLUS

Presidente Nazionale Alexian Santino Spinelli

Centro di Promozione Interculturale

Associazione Autonoma di Rom e Sinti

Sede Nazionale Lanciano CH)

tel: 0872 660099 cell. 340 6278489 http://www.associazionethemromano.it

email: spithrom@webzone.it

http://www.alexian.it

Fra gli aderenti e promotori: - Alexian Santino Spinelli (musicista Rom, docente Università di Torino, Trieste, Chieti, rappresentante italiano ERTF a Strasburgo) - Gianni Vattimo (Filosofo) - Pier Virgilio Dastoli (Direttore della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia – Roma) - Angelo del Boca (docente universitario e storico) - Angelo d'Orsi, (docente Università di Torino) - Costanzo Preve (studioso di Filosofia) -Viktória Mohácsi (Romnì - Europarlamentare) - Rudko Kawczynski (Presidente ERTF) - Juan de Dios Ramirez-Heredia (Presidente Union Romanì -Spagna) - Stanislav Stankiewicz (Presidente International Romani Union) - Jovan Damianovic (Presidente Romani Union Serbia) - Carla Osella (Presidente Nazionale AIZO) - Sergio Giovagnoli (ARCI Solidarietà Lazio) - Rita Bernardini (Segretaria Radicali Italiani) - Marco Perduca (Senatore) - Gian Antonio Stella (giornalista) - Moni Ovadia (artista) - Guido Cohen - Massimo Rendina (ex comandante partigiano, storico, Presidente dell'ANPI nazionale) - Alberto Asor Rosa (Professore Emerito, Università la Sapienza) - Piera Tacchino (Associazione Piemonte-Grecia “Santorre di Santarosa”) - Armando Gnisci (Docente Universitario, Roma) - Marco Revelli (scrittore e docente universitario) - Filippo Taricco (scrittore) - Beppe Rosso (attore) - Paolo Dossena (Produttore musicale Compagnia Nuove Indie) - Alma Azovic (mediatrice romnì) - Tamara Bellone (docente Univ. Politecnico di Torino) - Graziano Halilovic (mediatore culturale Rom) - Kasim Cismic (UNIRSI-Ertf) - Marcel Courthiade (docente INALCO) - Stojanovic Vojislav (Il Responsabile della Commissione Immigrazione PRC – TO) - Alexis Tsoukias (Presidente Associazione Piemonte Grecia Santorre di Santarosa”) - Bajram Osmani (giornalista Rom) - Marian Serban (musicista Rom) - Nico Arcieri (musicista) - Marina Arienti (giornalista) - Gianni Di Claudio (regista cinematografico) - Luca Krstic (regista cinematografico) - Silvio Sarta (regista teatrale) - Adriano Mordenti (fotografo e musicista) - Lidia Gualtiero (docente, responsabile didattica Istituto Storico Rimini) - Fausta Messa (Istituto Storico per la Resistenza, Sondrio) - Adriana Martino (critica d’arte) - Ciro De Rosa (critico musicale) - Giovanni De Nobile (direttore d’orchestra) - Fabio Neri (direttore d’orchestra) - Giuseppe Piccinino (direttore d’orchestra) - Paola Olivetti (Archivio nazionale cinematografico della resistenza) - Massimo Zucchetti (docente Politecnico di Torino) - Roberto De Caro (Presidente Casa Editrice Ut Orpheus) - John Foot (professore di storia all'Università di Londra, saggista) - Nicoletta Dosio (Associazione La credenza -Bussoleno To) - Ivana Kerecki (Traduttrice -Milano) - Antonio Grassedonio (sindacalista) - Liljana Banjanin (docente Università di Torino) - Boris Bellone (docente media superiore) - Sergio Chiarloni (docente Università di Torino) - Gabriella Onofrio (informatico) - Luciano Pannese (musicista) - Francesco Ciancetta (musicista) - Vladimiro Torre (Ass. Thèm Romanò Reggio Emilia) - Silvia Faugno (soprano) - Federica Zanetti (Docente Università di Bologna) - Maria Omodeo (Cospe Responsabile Area "Interculturalità - Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza" - Maria Rosa Mura (Associazione Il Gioco degli Specchi) - Daniele Barbieri (Imola) - Tahar LamriCinzia Gubbini (giornalista) - Ivano Tajetti (ANPI Barona. Milano) - Martin Clausen - Donato Toffoli (Comitato Tecnico Scientifico Agjenzie Regjonâl de Lenghe Furlane Felet/Feletto Umberto (UD) - Claudio Bocci (Associazione Altrevie) - Enrico Palandri (scrittore) - Mario Rebeschini (Fotografo e giornalista) - Orietta CiprianiSandro Micolucci (artista) - Dimityr Kirilov (artista) - Giovanna GrengaSalvatore Armando Santoro (Presidente Circolo Culturale Mario Luzi di Boccheggiano -GR) - Olga Siciliani (giornalista) - Lorenzo Guadagnucci (giornalista) - Annamaria Rivera (antropologa, Università di Bari) - Gabriella Ti (Programma radiofonico Brussellando) - Concetta Di Virgilio (architetto) - Cinzia Pierangelini (Assessore alla Cultura della Provincia di Grosseto) - Daniela Terrile (Commission Européenne) - Khalid Fiddi (Presidente Associazione Atlas ONLUS) - Loredana Galassini (pensionata) - Stefano Taglietti ( Compositore) - Fausta Messa (insegnante) - Rosa Mauro (scrittrice) - Nella Ginatempo (sociologa) - Melo Franchina (architetto) - Christian Picucci (ex operatore sociale) - Giorgio De Rossi - Stephanie GengottiRoberto Malini (scrittore e storico) - Dario Picciau (regista) - Matteo Pegoraro (scrittore) - Steed Gamero (fotografo) - Fabio Patronelli - Laura Todisco - Esad Licina - Stelian Covaciu - Udila Ciurar - Sergio Maceri - Andrea Garbin - Paola Manduca (Prof.Genetica, Genova) - Lucia Vasciminno (Il Centro delle Culture di Roma) - Ivan Rufo (Direttore Artistico di Botteghe d'Autore Festival) - Marina FuentesGiovanna Boursier (giornalista) - Mauro Pace, (impiegato regionale) - Donatella Papi - Antonio Giordano (Ass. D’Altrocanto) - Mariella Rocco (Ass. D’Altrocanto) - Germano Monti (Forum Palestina) - Stefania Krilic (assistente sociale) - Giuseppe Anceschi - Norma Bertullacelli - Danilo Cremonte per "Human Beings - Laboratorio teatrale interculturale", Perugia - Ivano Peduzzi (capogruppo PRC Regione Lazio) -Alessandro Galassi (regista) - Gabriele Polo (giornalista) -Marco Brazzoduro-Stefano Galieni (Coordinatore Dipartimento Immigrazione PRC) -Sageer Khan (musicista indiano) -Michele Dalai (Editore) - Alfonso Perrotta - Daniele De Berardinis - Ginevra Serego Alighieri (Verona) - Angela Pèrcopo, (associazione di Volontariato ' Banca del Tempo-TempoAmico'di Latina) - Sabatino Annecchiarico (giornalista) - Basilio Buffoni (Milano) - Concetta Gizzarelli - Don Federico Schiavon (Direttore della Pastorale dei Rom e Sinti della Conferenza Episcopale Italiana) - Sergio Bonetto (avvocato) - Gianluca Vitale (avvocato) - Fulvio Perini (Dirigente Sindacale CGIL) - Marzio Porro (docente Università di Trieste) - Allessandra Algostino (docente Università di Torino) - Nietta Fiorentino (Associazione Piemonte-Grecia "Santorre di Santarosa") - Mariella Allemanno (insegnante L2) - Eleonora Cane (Gruppo Pace Valsusa) - Marisa Ghiano (Gruppo Pace Valsusa) - Matilde Lanfranco (Gruppo Pace Valsusa) - Bianca Riva (Gruppo Pace Valsusa) - Milena Valli (Sondrio) - Andrea Buonajuto (circolo Carlo Rosselli –Napoli- insegnante) - Livio Sossi - Leoncarlo Settimelli (regista, musicista) - Sarah Zuhra LukanicFulvio Pezzarossa (docente Università Bologna) - Anna Chiarloni (docente Università di Torino) - Lucio Pozone (musicista) - Maria Chiara Esposito - Rossella Di Terlizzi (danzatrice) - Daniela Lucatti (poetessa, scrittrice) - Elena Montani (Commissione Europea - Rappresentanza in Italia) - Aldo Zargani - Elena Magoia - Fabio Alberti (Un Ponte Per) - M.Cristina Lauretti (Psichiatra) - Maurizio Matarrese (musicista) - Giulio Taurisano (associazione Idea Rom - Torino) - Cristina Di Canio - Roberta Melchiorre (Impiegata) - Taddeo Raffaele (Centro Culturale Multietnico La Tenda) - Franco Grisolia (Esecutivo del PCL) - Marco Ferrando (Esecutivo del PCL) - Paolo Finzi (rivista "A") - Aurora Failla (rivista "A") - Emiliana Armano (sociologa) - Raffaele Sciortino (docente di Filosofia e giornalista) - Kossi A. KOMLA-EBRI (scrittore migrante) - Avv. Antonio Cilli (Ass. Tra terra e cuore) - Lia Tagliacozzo Bisoni ( insegnante e sociologa di Venezia) - Tommaso VitaleAnna Di Segni Coen - Giulio Russo (Presidente Cesv) - Rosi Yamascita (insegnante) Fiammetta Bises (ebrea anti razzista ed emigrata pluridiasporica del Gruppo Martin Buber Ebrei pr la Pace) - Franca Eckert Coen - Paolo Pignatelli (insegnante) - Daniela Falcone - Roberto Niccolai (operatore socio-culturale e studioso delle migrazioni)- Pistoia - Roberta Sangiorgi (Associazione Eks&Tra) - Mariapia Passigli (Associazione Periferie Al Centro) - Antonio Thiery Valeria Minucciani (Docente Politecnico Di Torino) -Vanessa Cirillo - Julia Prestia - Sandro Salerno - Filomena Di Paola - Aldo Pavia (Presidente ANED) - Lara Mantovani (infermiera) - Dott. Salvatore Armando Santoro (Poeta e Presidente del Cicolo Culturale Mario Luzi di Boccheggiano - Montieri-GR) - Graziella Cormio (Ass Tolbà) - Sergio Deggiovanni Consigliere PRC comune di Brisighella (RA) - Daniele Contardo (musicista Torino) - Mario Cavatore (scrittore) - Gian Luca Magagni (giornalista) - Andrea Papi (rivista “A”) - Sara Iommi (Studentessa Agugliano -AN) - Ernesto Rossi (Associazione Aven Amentza – Unione Rom e Sinti, Milano) - Gelu Cafadaru (Associazione Aven Amentza – Unione Rom e Sinti, Milano) -Roberto Niccolai (operatore socio-culturale e studioso delle migrazioni)- Pistoia - Raffaele Taddeo (giornalista) - Dario Cercek (giornalista, Lecco) - Anna Lisei (Bologna) - Giuseppe Cusatelli (Milano) - Franco Fuselli - Marina Criscuoli - Andrea BillauLuigi Medea (segretario generale del Premio Nazionale Histonium) - Barbara Beneforti (Operatrice del Centro Antidiscriminazione della Provincia di Pistoia) - Patrizia Paglia - Camilla Miglio (professore universitario, L'Orientale di Napoli) - Alessia Montuori (Senza confine) - Attilio Mangano (storico) - Oriana Costanzi (poetessa) - Michele Lorusso (direttore d'orchestra) - Giada Valdannini (giornalista) - Cam Lecce (attrice - ass.cullt. Deposito dei Segni) - Jörg Grünert (scultore - ass. cult. Deposito Dei Segni) - Roberta Boccabella (architetto - libero professionista; L'Aquila) - Dott.ssa Anna Lissa (docente universitaria) - Flore Murard-Yovanovitch - Giovanna Di Lello (regista) - Concetta Gizzarelli (giornalista) - Elena Perotto - Concetta Gizzarelli - Gabriele Presta (Sociologo) - Alessandro Ghebreigziabiher
(scrittore) - (pianista) - (insegnante) - (fotografa) - (giornalista) - (docente Universitario) (giornalista, scrittrice) - (docente Università di Milano Bicocca) - (storico e saggista) - (Campo della pace ebraico) -

ASSOCIAZIONI DEL COORDINAMENTO: Associazione Nazionale Thèm Romanò ONLUS Centro di Promozione Interculturale (Associazione Autonoma di Rom e Sinti in Italia Sede Nazionale Lanciano CH) - Union Romani -Italia - ERTF- Italia - Rappresentanza della Commissione Europea in Italia Roma - UNITED for Intercultural Action (Amsterdam- Olanda) - Associazione Piemonte-Grecia “Santorre di Santarosa” - Union Rromani Internazionale - Union Rromani Francia - Union Romani Serbia - Union Romani (Spagna) - Ass. Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Emilia Romagna) - Associazione Thèm Romano (Coordinamento Regionale Abruzzo) - Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Puglia) - Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Lombardia) - Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Campania) - Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Piemonte) - Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Toscana) - Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Lazio) - Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Molise) - Rromani baxt - Ternikano Berno - La voix des Roms - Femmes rom, sinté, kale de France - Centre AVER de recherché sur le racisme (Paris) - Associazione Mediterra - Associazione Ciack - Istituto Storico per la Resistenza Rimini - Istituto Storico per la Resistenza, Sondrio - Associazione Libero Teatro Morale - Archivio nazionale cinematografico della resistenza - S.O.S. Utenti (Associazione di difesa dei consumatori) - AIZO - ARCI Solidarietà Lazio - Associazione Il Gioco degli Specchi - Cospe - ANPI Barona Milano - Associazione Altrevie - Compagnia Nuove Indie (Casa discografica – Roma) - Materiali Sonori - Associazione Popica Onlus (Roma) - Circolo Culturale Mario Luzi (Boccheggiano -GR) - Associazione Atlas ONLUS (Chieti) - Il Comitato Immigrati in Italia - Laboratorio politico Resistenza Universitaria (Roma) - Circolo del Cinema 2046 (Trevignano Romano) - Circolo PRC 20 Luglio (Trevignano Romano) - Radio Radicale - Associazione culturale Il resto del Cremlino - Gruppo EveryOne - Gruppo di Artisti per i Diritti Umani "Watching The Sky" - Il Centro delle Culture di Roma - Botteghe d'Autore Festival -Associazione Daltrocanto (Salerno) - Centro di documentazione don Tonino Bello (Faenza) - Centro Ligure di documentazione per la pace - Rete controG8 per la globalizzazione dei diritti - Human Beings - Laboratorio teatrale interculturale", (Perugia) - Rete nazionale sempre contro la guerra (Roma) - Lista del centro di ricerca per la pace (Roma) - L'associazione ecoriflesso (Roma) - Lista rekombinant (Roma) - Dipartimento Immigrazione PRC - Associazione Amici della musica di Campovalano (Campovalano –TE) - Baldini Castoldi Dalai Editore - Associazione Interculturale Villaggio Globale - Associazione Di Volontariato (Banca Del Tempo-Tempoamico'di Latina) - Il Movimento Per La Costituente Comunista Di Roma - Gruppo Pace Valsusa - Il Blog "Il Russo" - Coordinamento Nazionale Per La Jugoslavia - Associazione Liumang-Cividale Del Friuli - Associazione Iskra - Cividale Del Friuli (Circolo Di Cultura Del Prc) - Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (Sezione Cividale Del Friuli) - Associazione UN PONTE PER - Associazione Idea Rom (Torino) - Associazione Insieme Zajedno (Roma) - Centro Culturale Multietnico La Tenda - Partito Comunista dei Lavoratori - Rivista anarchica "A" - Alla Bua Gruppo Etnomusicale Salentino - Associazione Terra e Cuore - Associazione Eks&Tra - Associazione Periferie Al Centro - Redazione Di Fuori Binario - Anpi Nazionale -Cooperativa Sociale Pralipé - L'ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati) - Associazione Tolbà - Associazione Focus- Casa Dei Diritti Sociali - Associazione Di Volontari Aizo Trentino Alto Adige - Associazione Aven Amentza – Unione Rom E Sinti, Milano - ASSOCIAZIONE FIABA CENTRO DI ASCOLTO E SOLIDARIETA (LANCIANO) - ASSOCIAZIONE ADRIATICA PER GLI IMMIGRATI - ASSOCIAZIONE ALBA

 
Di Fabrizio (del 27/03/2012 @ 09:18:09 in Italia, visitato 1313 volte)

Salia (a sinistra) e Vesna, due generazioni, entrambe madri di bambini che frequentano la scuola a Mirafiori - LA STAMPA di MARIA TERESA MARTINENGO

Un pezzo di quartiere si mobilita per aiutarli

TORINO: Alla domanda «Cosa vorresti fare da grande?» una bimba risponde «la poliziotta», un bambino «l'avvocato». In condizioni di normalità, i sogni sono uguali. I bambini della «comunità» rom di Mirafiori Sud, una cinquantina di persone in tutto, di cui 30 minori, una metà dei quali - i più piccoli - da settembre frequentano la scuola. La normalità che li fa sognare.

Intorno a loro e alle loro famiglie, «parcheggiate» nei dintorni del Parco Colonnetti, si è mobilitato un bel pezzo di quartiere. Ai figli dei rom bosniaci più poveri della città, «invisibili» per i censimenti - due generazioni nate qui ma prive di documenti -, Pia, alla Locanda nel Parco, offre colazione e merenda. Beppe Melchionna, del vicino Circolo Arci, ospita il camper di una famiglia in cortile; la Casa del Parco - che lavora per la coesione nel quartiere - fornisce quaderni, acqua calda e ascolto; le suore di Madre Teresa e i volontari di San Remigio offrono docce e aiuto nei compiti.

«Qui c'è il più alto tasso di frequenza scolastica della città e forse d'Italia», spiega Vesna Vuletic, presidente di Idea Rom, associazione impegnata per favorire l'inserimento sociale e l'autonomia dei rom. «I dati della Prefettura parlano di meno del 50% di frequenza scolastica negli insediamenti torinesi. A Mirafiori si sfiora il 100%, nei momenti più difficili si è arrivati all'85%». Aggiunge Giulio Taurisano, volontario ed esperto: «È successo quando le famiglie, nel gelo di questo inverno, sono state allontanate e si sono stabilite vicino al Cimitero Parco. Per accompagnare i bambini a scuola, dovevano prendere due pullman. La maggioranza lo ha fatto».

Per capire, occorre fare un passo indietro. «Due anni fa, quando abbiamo aperto la “Casa nel Parco” - ricorda Isabella De Vecchi della Fondazione della Comunità di Mirafiori -, alcuni bambini di queste famiglie, che da vent'anni girano qui, sono venuti e ci hanno chiesto di imparare a scrivere. A partire da quella esigenza, con Idea Rom è nato un progetto».

Il progetto «Aerodrom» (aeroporto in bosniaco) vuole far «prendere il volo» alle famiglie che vivono stipate in vecchi camper. «L'obiettivo è supportare l'inserimento scolastico - dice Vesna Vuletic -, favorire l'emancipazione, facendo comprendere ai genitori l'importanza dell'istruzione perché i figli possano sperare in una vita migliore». Giulio Taurisano: «Sono state le madri ad andare a iscrivere i bambini, sono state le madri a portarli a vaccinare, nessuno si è sostituito a loro».

Idea Rom ha coinvolto i servizi sociali, la prefettura. «Queste famiglie sono cittadine di Mirafiori - dice il presidente della Circoscrizione 10, Marco Novelli -, presenti da anni sul territorio. Come amministrazione dobbiamo prendere atto della loro presenza e aiutarle. Però chiediamo collaborazione reciproca, chiediamo che si vada verso un'evoluzione. Ci sono nuclei che rispondono bene, altri meno. Sull'istruzione le cose procedono, su altri fronti si può fare meglio. La componente femminile è quella su cui puntare di più». Con i documenti, sarebbe possibile assegnare borse lavoro e iniziare a pensare alla casa. All'incontro con l'assessore Elide Tisi, Idea Rom ha chiesto che le famiglie possano collocarsi in postazioni singole (non in un campo) per non essere più oggetto di sgomberi.

Il preside della Cairoli, Ugo Mander, conferma il successo di quanto fatto fin qui: «Avremo un passaggio dalla quinta alla prima media, ci sono bambini iscritti alla materna per l'anno prossimo. Le mamme, nonostante la povertà estrema in cui vivono, si comportano come tutte le mamme». Enrico Perotti, presidente del consiglio d'istituto: «Dare normalità ai bambini serve anche ai genitori, lo vediamo alle feste della scuola». La maestra Domitilla: «Questi bambini ci ricordano che la scuola è un diritto di tutti e prima si comincia ad andarci, meglio è: la stabilità abitativa è un requisito per renderlo possibile».

La realtà dei rom di Mirafiori e le loro esigenze sono state riassunte, a partire da «Aerodrom», in una lettera destinata al prefetto Di Pace, al sindaco Fassino e all'arcivescovo, monsignor Nosiglia. «Nel 2001 - hanno scritto operatori e residenti - la nonna di una decina di bambini rom, gravemente malata, ha trascorso gli ultimi due mesi della sua vita ospite di un ortolano nella baracca di un orto abusivo sulle sponde del Sangone. Dieci anni dopo i suoi figli vivono in una condizione non dissimile». Poi le richieste: collocazione provvisoria delle famiglie distribuita in postazioni singole, perché non siano oggetto di continui sgomberi, sostenere l'ottenimento di documenti; concedere spazi per l'accoglienza abitativa in attesa dei requisiti per il successivo ingresso in casa. «Non crediamo - hanno spiegato - che la realizzazione di un nuovo campo possa sostenere l'integrazione di queste famiglie».

 
Di Fabrizio (del 05/08/2012 @ 09:17:03 in Italia, visitato 1007 volte)

Torino, 31 lug. (Repubblica - Adnkronos) - Costituire un 'Tavolo di lavoro' per individuare linee strategiche condivise da istituzioni pubbliche, enti e organizzazioni del Terzo settore, allo scopo, seppure in un quadro di risorse finanziarie insufficienti, di favorire la conoscenza e la convivenza con le comunita' Rom, Sinti e Camminanti. Una proposta avanzata dall'assessore alle Politiche sociali, Elide Tisi, e che oggi ha ottenuto il si' della Giunta comunale con l'approvazione della relativa delibera. ''Il tavolo - spiega l'assessore Tisi - si propone come luogo per elaborare gli interventi di sensibilizzazione sul territorio e per accrescere la conoscenza del fenomeno delle comunita' Rom, Sinti e Camminanti, creando momenti pubblici per aumentare il coinvolgimento dei beneficiari, della rete di volontariato e dei diversi comparti della pubblica amministrazione, fornendo possibilita' di incontro e verifica di buone prassi. L'iniziativa - conclude - punta inoltre ad accrescere il livello di collaborazione tra i vari enti, rendendo ognuno protagonista di un progetto piu' ampio e condiviso, che sviluppi sinergie tra i soggetti coinvolti e i cittadini''. Faranno parte del tavolo, insieme ai diversi settori Comune di Torino che si occupano dei nomadi, la cooperativa Valdocco, le associazioni Zingari Oggi e Idea Rom, la Croce Rossa Italiana, l'associazione Terra del Fuoco, le cooperative Stranidea e Liberitutti, l'Opera Nomadi, l'Ufficio Pastorale Migranti dell'Arcidiocesi di Torino, l'Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo, la Comunita' Sant'Egidio, il Gruppo Abele, le associazioni Animazione Interculturale, Il Nostro Pianeta, I Rom per il futuro, Archimente, Romano' Ilo e l'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione.

(31 luglio 2012 ore 19.04)

 
Di Fabrizio (del 19/11/2012 @ 09:14:34 in Italia, visitato 1824 volte)

Idea Rom Palermo è un'associazione di promozione sociale "mista", rom-gagè. Nasce per volere di un gruppo di persone che condividono l'amore per il mondo Rom, accomunate dalla convinzione che i Rom siano troppo discriminati ingiustamente.

Scopo dell'associazione è abbattere tutti quei pregiudizi e stereotipi che fanno dei Rom il popolo più perseguitato e discriminato.

L'associazione persegue i seguenti fini:
• favorire l’integrazione e la partecipazione attiva dei Rom, dei Sinti, dei Kalè, dei gruppi e delle comunità viaggianti – di seguito denominati Rom anche se appartenenti a popoli o gruppi di diversa origine – nella società italiana ed europea, nel rispetto delle diverse identità, delle pari dignità e dei valori fondamentali del vivere civile;
• ottenere il riconoscimento dei Rom come minoranza etnica e linguistica, con pieni diritti di cittadinanza;
• contrastare i pregiudizi diffusi sulle popolazioni Rom e tutte le forme di discriminazione, diretta e indiretta, verso questa popolazione;
• promuovere la mediazione interculturale e la convivenza civile, agevolando le relazioni e le interazioni tra individui, comunità e culture, favorendo la conoscenza, il dialogo, la comprensione e l’incontro, valorizzando le reciproche differenze;
• promuovere incontri e discussioni sulla cultura Rom mediante l’organizzazione di corsi e seminari;
• stimolare la diffusione della culture Rom nelle scuole;
• promuovere interazioni con le varie circoscrizioni cittadine.

L'associazione è gemellata con Idea Rom Onlus di Torino. Chiunque può diventare socio di Idea Rom Palermo.

Contatti:
email: idearompalermo@libero.it - Facebook: https://www.facebook.com/idearom.palermo

Presidente: Manuela Casamento
Vice presidente: Antonella Venezia
Segretario/Tesoriere: Alberto Moncada
Soci Fondatori:
Fortunata Li Muli
Rodica Agape
Mirveta Iljazi

 
Di Fabrizio (del 14/10/2011 @ 09:14:22 in Kumpanija, visitato 1800 volte)

Lo confesso: non amo i convegni, le frasi fatte che conosco a memoria, le polemiche che si tirano dietro. Qualche volta, qualcuno riesce a catturare la mia attenzione: martedì scorso è successo con i discorsi di Jovica Jovic e quello finale di Nicolae Gheorghe: magari non ero d'accordo su tutto, ma si respirava (ecco: RESPIRARE è il termine appropriato) una grammatica mentale romanì, indipendente dai modi di pensare e di imporre il proprio pensiero, tipici di ogni cultura maggioritaria, come è anche la nostra. Però, lo confesso : - \, non so resistere ai convegni perché ogni volta mi capita di incontrare amici vecchi e nuovi e mi incanta come in pochi minuti si ricrei tra noi un clima cameratesco.
Dopo che timidamente in Mahalla si era accennato ad Idea Rom di Torino, finalmente ci si è conosciuti di persona. Ma lasciamo che si descrivano da soli, attraverso il loro sito:

L'associazione:
IDEA ROM ONLUS è un'associazione di promozione sociale costituita nel 2009 che opera a Torino nelle sedi di via Garibaldi 13 e via Cavagnolo 7 e presso i territori con i maggiori insediamenti abitativi di famiglie Rom della città. Nel 2010 l'associazione è stata premiata con una Targa d'Onore del Presidente della Repubblica per l'opera tesa a favorire l'integrazione sociale della propria comunità.

Da chi è formata:
L'Associazione è costituita da donne Rom appartenenti alle diverse comunità presenti a Torino, alcune con esperienze professionali nel campo della mediazione culturale.

A chi si rivolge:
Idea Rom Onlus ha una forte caratterizzazione femminile perché le principali azioni hanno come attori, riferimenti e interlocutori soprattutto le donne e le giovani Rom delle diverse comunità con cui condividere ed elaborare saperi e competenze, creando e sostenendo sbocchi lavorativi e attività culturali.
Destinatarie e protagoniste degli interventi sono le famiglie Rom presenti in città, nei "campi nomadi" e negli appartamenti, coinvolte direttamente nella definizione dei bisogni, nella progettazione delle iniziative e nella loro concreta realizzazione.

Obiettivi dell'associazione:
Idea Rom Onlus, pur non rappresentando i Rom della città, cerca di promuovere progressive forme di rappresentanza diretta, formale e sostanziale, delle diverse comunità.
Tutti i progetti e le attività sono ispirati ai seguenti obiettivi:

  • favorire l'integrazione e la partecipazione attiva dei Rom (e dei Sinti, dei Kalé, dei gruppi e delle comunità viaggianti) nella società italiana ed europea, nel rispetto delle diverse identità, della pari dignità e dei valori fondamentali del vivere civile
  • contrastare i pregiudizi diffusi sui Rom e tutte le forme di discriminazione, dirette e indirette verso questa popolazione

E poi, se vi garba, ci sarebbero molte altre cose da scoprire. In Home page troverete i link:


Convegno per il 40° dell'AIZO - due interventi che mi sono goduto:

Jovica Jovic, secondo il programma, avrebbe dovuto parlare di "Lo sterminio della mia famiglia". Educato e rispettoso com'è sempre, visto che agli oratori precedenti erano stati riservati tempi biblici di intervento, ha chiesto se per lui c'erano limiti di tempo, aggiungendo "se vi stancate, ditemelo, che riprendo a suonare la fisarmonica".

Dopo i primi minuti di discorso, il moderatore della mattinata si stava visibilmente preoccupando perché Jovica continuava a parlare d'altro. Gliel'ha fatto notare, con garbo. Per tutta risposta, Jovica ha continuato, col medesimo garbo, per la sua strada. Questo il resoconto di una parte dell'intervento, riportato da Balkan-Crew:

"Io sono solo un musicista, ma la mia testimonianza è una testimonianza di vita vissuta in Bosnia, tra un campo e un altro a parlare con figli e nipoti di chi è morto a Jasenovac eppure la mia fisarmonica non parla ne di fascismo ne di razzismo, ma solo di pace. Tanti parlano per sentito dire o perché hanno studiato e pensano di poter esprimere giudizi, io quello che racconto l'ho vissuto e viene dal cuore. La Jugoslavia non c'è più e tutti a dire è colpa tua, no è colpa tua, ma la Jugoslavia non c'è più!!! Ho suonato tante volte al binario 21 a Milano, posto in cui i rom e gli ebrei e tante altre minoranze venivano deportati per i campi di concentramento e ancora adesso, dopo tanti anni e tanti morti, troviamo ancora chi vorrebbe fare le stesse politiche. Il popolo rom meriterebbe un nobel, perché ha passato le peggiori cose e non si è mai ribellato, non ha mai fatto guerra a nessuno, nonostante non ha una terra su cui vivere. Che colpa ho avuto io a nascere da una zingara e che colpa ha avuto mia figlia che è nata in Italia, è stata vaccinata, ha frequentato la scuola, eppure non può avere la cittadinanza perché non può dimostrare la residenza ? Ma come faccio a risiedere in un posto se dopo tot anni arriva l'ordine di sgombero? Ero in un campo in cui si rubava e ho cambiato la situazione. Ho fatto fare una chiesa e veniva un prete a celebrare la Santa messa. Le persone erano cambiate, non rubavano più, ma ci hanno detto di andare via e hanno distrutto la chiesa e buttato la croce nel fango. Le persone le giudichi da ciò che dicono e che fanno. Se fanno del male sono persone cattive, ma loro sono i primi giudici di loro stessi"

Insomma, ha parlato ai suoi fratelli, di qualsiasi razza fossero.

Un personaggio apparentemente all'opposto di Jovica, è il dott. Nicolae Gheorghe, che può vantare un curriculum di tutto rispetto. In Italia si esprime in un misto di rumeno, italiano, spagnolo, inglese e francese. Lui è un Rom che ragiona di alta (a volte troppo) politica, con il raro dono di rendersi immediatamente comprensibile. Gli toccava concludere il convegno, senza che i custodi ci chiudessero dentro. Questo il sunto del suo intervento finale di 3 minuti:

"L'Olocausto ancora non è stato riconosciuto come fatto politico.
La povertà del nostro popolo, la capisco sino ad un certo punto, non oltre: non siamo a chiedere l'elemosina agli altri. La nostra miseria da forza ai nuovi nazisti, dobbiamo averne conoscenza per combatterli.
La nostra terra, il ROMESTAN, ci è stato copiata ed è diventato patrimonio dei discorsi della destra. Ricordatevi: in Germania la prima misura dei nazisti fu di togliere la cittadinanza ai sinti, e la loro prima richiesta a guerra finita fu di riaverla. Allora: la cittadinanza EU, richiesta da molti, non può essere una riparazione per la mancata cittadinanza nazionale.
Siamo una nazione culturale: IL NOSTRO SIMBOLO NON E' LO STERMINIO, MA LA SOPRAVVIVENZA."


Per completare la mia personalissima cronaca, aggiungo anche un comunicato sicuramente più oggettivo:

COMUNICATO STAMPA
CONVEGNO "LO STERMINIO DI ROM E SINTI E LE NUOVE INTOLLERANZE"

Lunedì 10 e martedì 11 ottobre si è tenuto presso la sala Lauree della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere il Convegno dal titolo "Lo sterminio di rom e sinti e le nuove intolleranze", organizzato dall'Associazione Italiana Zingari Oggi, che da 40 anni opera a difesa dei diritti e per la promozione dei doveri della popolazione rom.

Il Convegno ha visto la partecipazione di relatori da tutta Europa, i quali hanno arricchito il dibattito con riflessioni, non solo sulla tragedia dello sterminio, ma anche sulle nuove intolleranze che stanno emergendo e sui problemi che questa minoranza quotidianamente incontra nei paesi europei.

La prima mattinata del Convegno è stata dedicata alle celebrazioni dei quarant'anni dell'Associazione, a cui hanno portato il proprio saluto, tra gli altri, il Preside della Facoltà di Lingue, l'ex sindaco Diego Novelli e l'attuale assessore alle Politiche Sociali, Elide Tisi, la quale ha anche consegnato alla Presidente dell'A.I.Z.O., Carla Osella, una targa di ringraziamento da parte del Comune di Torino per i 40 anni di proficua collaborazione.

Il resto del Convegno è stato dedicato al ricordo dello sterminio del popolo rom e sulle nuove intolleranze. Di particolare rilievo sono stati gli interventi dell'on. Letizia De Torre, che ha presentato il Rapporto sulla condizione di rom, sinti e caminanti, stilato dal Senato, facendo sorgere un vivo dibattito sui problemi della minoranza rom in Italia e le azioni intraprese dal governo, e il contributo dell'avv. Olga Marotti, dell'UNAR, la quale ha presentato gli interventi dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali a tutela dei diritti dei rom.
Tra gli interventi riguardanti lo sterminio perpetuato dai nazi-fascisti, tragico e commovente il resoconto sugli esperimenti compiuti dal dott. Mengele e il suo staff sui bambini detenuti nei campi, che è stato presentato dal dottor Erasmo Maiullari, docente di chirurgia pediatrica dell'Università di Torino, così come meticolosi ed interessanti gli interventi del dott. Claudio Vercelli e della dott.ssa Rosa Corbelletto, che rispettivamente hanno presentato le basi ideologiche dello sterminio di rom e sinti in Germania e dell'internamento in Italia.
Tra i relatori internazionali, di particolare interesse sono stati i contributi di Nicolae Gheorghe, attivista rom dalla Romania e di Dusan Mladen, presidente della Camera di Commercio Romani degli Stati Uniti, che ha presentato i progetti realizzati dal suo Istituto in Serbia.
L'ultima parte del convegno, dedicata alla situazione attuale ed alle intolleranze che stanno emergendo, è stata arricchita dagli interventi della prof.ssa Marcella Delle Donne, che con passione ha presentato casi di emarginazione e di integrazione, richiamando con forza la necessità di un riconoscimento della minoranza rom da parte delle istituzioni italiane ed europee, e dall'intervento delle prof.ssa Mara Francese, che ha presentato una riflessione sull'emergere di nuovi pregiudizi che, come i ghetti fecero durante la seconda guerra mondiale, impediscono la conoscenza reciproca e l'integrazione.

L'intero Convegno è stato animato dall'eclettico musicista Jovica Jovic, che ha suonato alcuni pezzi con la sua celebre fisarmonica durante i momenti di pausa. Lo stesso Jovica è intervenuto come relatore, portando la propria testimonianza sullo sterminio della sua famiglia e sulle difficoltà che oggi lui e i suoi figli incontrano nel percorso verso l'integrazione nella nostra società.

I relatori e il pubblico hanno condiviso la necessità primaria di riconoscere la minoranza rom quale minoranza italiana da parte dello Stato e di rendere più semplice l'accesso ai documenti e alla cittadinanza, requisiti fondamentali per una completa integrazione. Altro argomento più volte emerso è il ruolo dell'Unione Europea e del Consiglio d'Europa nella difesa della minoranza rom e sulla necessità di fare pressione sul governo italiano affinché si muova per avere accesso ai fondi messi a disposizione dall'UE per l'inclusione sociale.

L'alta partecipazione da parte delle istituzioni e dalla cittadinanza al Convegno realizzato dall'A.I.Z.O., oltre ad essere motivo d'orgoglio per l'Associazione, rappresenta una speranza per un incremento dell'interesse della popolazione maggioritaria nei confronti delle questioni che toccano il popolo rom e per un rafforzamento della collaborazione tra associazioni rom e gagjè e enti locali.

 
Di Fabrizio (del 09/11/2011 @ 09:13:46 in Italia, visitato 1494 volte)

NdR: Motivazioni che personalmente non condivido, ma che trovo legittime.
Le riporto per puro dovere di cronaca, perché mi sembra solo una ripicca (tra fratelli coltelli) che, dopo settimane di discussioni, questa presa di posizione pubblica (in privato lo si sospettava da un po') sia arrivata a soli 2 giorni dalla manifestazione del 9 novembre.

(da youtube) Sempre per dovere di cronaca, potete trovare gli aggiornamenti in diretta della manifestazione su Twitter.

Federazioneromani.wordpress.com - 7 novembre 2011 - "Sembra che nessuno voglia riconoscere che la storia contemporanea ha creato un nuovo genere di esseri umani – quelli che sono stati messi nei campi di concentramento dai loro nemici e nei campi di internamento dai loro amici". (Hanna Arendt)

In occasione della prossima manifestazione nazionale dei Rom e dei Sinti, promossa a Roma per il prossimo 9 novembre, la Federazione Romanì esprime la propria dissociazione dalla piattaforma rivendicativa e ritira l'adesione all'iniziativa.

Il documento unitario che convoca la manifestazione pone soluzioni abitative che non superano la concezione stessa dei campi nomadi, e, al contrario, ne rafforzano "l'utilità" indirizzando un agire istituzionale distorto che continua a intervenire proponendo soluzioni speciali, "differenziate", su una categoria di persone inventata: " i nomadi"

La Federazione Romanì afferma in maniera forte e chiara la centralità del diritto alla casa come il tema decisivo della partecipazione attiva e come elemento centrale di un riconoscimento e una considerazione imperniati sui diritti di una minoranza storica e significativa anche per consistenza numerica.

E' ancora forte il pregiudizio in base al quale i Rom rifiutano di vivere nelle case perché vogliono vivere nei campi nomadi o all'aria aperta o in aree e terreni a "larghi orizzonti"; questi pregiudizi la popolazione romanì li ha pagati duramente in termini di emarginazione ed esclusione sociale, culturale e politica.

Sono pregiudizi prodotti anche dall'impreparazione del volontariato, dall'utilitarismo delle cooperative sociali che gestiscono i campi "nomadi", dalla negligenza e inettitudine istituzionale nel confrontarsi con una minoranza ascoltandola ed interloquendo direttamente.

Quella dei campi, dei "villaggi attrezzati" e delle "microaree", oltre ad essere un'anomalia tutta italiana, è una soluzione "differenziata", discriminante e segregante, e spesso sono le autorità che spingono le famiglie rom a vivere in questi luoghi di ghettizzazione che strutturano un sistema di apartheid proposto esclusivamente alla popolazione romanì.

Vogliamo dunque dichiarare che anche la popolazione romanì aspira ad un'abitazione "normale" per superare definitivamente ogni forma di segregazione/emarginazione abitativa, e vorrebbe poter essere presa in considerazione per accedere alle case dell'edilizia popolare, definendone la progettazione, le tipologie e le modalità.

Ridurre il fabbisogno abitativo alle forme truccate del campo "nomadi" è un'azione di efferata violenza e disumanizzazione.

La Federazione Romanì, le 18 associazioni e le persone che la compongono (tutte attive professionalmente sul territorio Italiano) credono che sia arrivato il momento di offrire alla minoranza romanì risposte politiche e di politica abitativa adeguate che facciano superare, senza alcuna possibilità di falsa interpretazione, la logica segregante dei campi nomadi e che, allo stesso tempo, restituiscano dignità alla coscienza collettiva del Paese.

La manifestazione del 9 novembre rischia di generare equivoci su un tema così importante; inoltre è basata su presupposti di contrapposizione che al momento non possiamo comprendere, vista la recente assegnazione (11 luglio 2011) alla 1° Commissione della Camera dei Deputati della proposta di legge per il riconoscimento della storica minoranza etnico-linguistica.

Nazzareno Guarnieri – presidente Federazione Romanì

GLI ADERENTI ALLA FEDERAZIONE ROMANI'
Graziano Halilovic – Ass. Romà onlus di Roma,
Ass. RomSinti@Politica Teramo
Demir Mustafa – Amalipè Romanò di Firenze,
Vesna Vuletic – Ass. Idea Rom Onlus Torino,
Ass. Azunen Romalen di Napoli,
Coop. Pralipè di Pescara,
Sergio Suffer – Nevo Gipen di Brescia,
Loris Levak – Ass. Rom Kalderash di Venezia,
Vojkan Stojanovic – Ass. Romano Pala Tetehara di Collegno (TO),
Mauro Priano – ASD Amalipè di Palermo,
Ass. Tikanè Assiem di Isernia,
Centro Studi Ciliclo Roma
Ass. Sassarè Lamè Isernia,
Ass. Paparuga di Torre del Greco,
Saska Jovanovic – Ass. Romnì Onlus Roma
Carlo Stasolla – Ass. 21 Luglio Roma
Marco Brazzoduro – Coop. Antica sartoria rom Roma
Fattoria sociale Bravalipè Chieti

Maria Grazia Dicati – Veneto
Umberto Spada – Lazio
Sarachella Concetta – Molise
Dimitris Argiropoulos – Emilia Romagna
Rojatti Raffaella – Lazio
Ferdi Berisha – Marche
Russo Ernesto – Abruzzo/Marche
Maurizio Marcellusi – Abruzzo
Rosi Mangiacavallo – Sicilia
Marcel Courthiade – Parigi
Giuliana Donzello – Toscana
Roberto Ermanni – Toscana

 
Di Sucar Drom (del 14/12/2011 @ 09:11:06 in blog, visitato 1114 volte)

Ostia (Roma), don Franco De Donno: "Alemanno, lei forte solo con i deboli"
"Signor sindaco, mi permetta di affermare che lei è veramente forte con i deboli e debole con i forti. Sono appena trascorsi due giorni dal feroce regolamento dei conti tra bande mafiose e malavitose di Ostia con il triste esito di due omicidi, e il nostro sindaco non trova altro da fare che perpetrare l'ennesimo s...

Rom e Sinti, il Governo italiano ha ceduto! Una vittoria della Federazione Rom e Sinti Insieme
Il Governo italiano, dopo la manifestazione "chroll chetane" organizzata a Roma dalla Federazione Rom e Sinti Insieme, si sta muovendo secondo quanto richiesto dalle associazioni sinte e rom che sono scese in piazza per rivendicare i propri diritti...

FederArteRom, un movimento artistico interculturale
FederArteRom è un movimento artistico interculturale a dimensione europea. La federazione riunisce diverse associazioni presenti sul territorio nazionale per organizzare grandi eventi e manifestazioni con la collaborazione di Enti pubblici (nazionali, regionali e locali) ed istituzioni internazionali...

Ministro Riccardi: "Mi vergogno, basta campi!"
"Come ministro posso dire che l’Italia non è tra i paesi più brillanti nell’affrontare la questione rom e sinta, ma come cittadino a volte mi sono veramente vergognato della loro condizione nel nostro paese. Conosco e ho visitato non pochi campi rom. Dobbiamo agire per superare i campi aff...

Casalromano (MN), lacio drom SINDACO Gianni Magri: a noi mancherai
L'associazione Sucar Drom, unitamente ai sinti di Casalromano e all'intera comunità sinta mantovana, si uniscono al dolore della famiglia Magri per la scomparsa di Gianni, uomo politico, educatore e sincero amico di tutti i sinti mantovani...

Torino, la violenza razzista si abbatte di nuovo contro i rom
Torino è l'ennesima Città italiana che sprofonda nella violenza razzista contro i rom e i sinti. Una storia purtroppo come tante altre che dovrebbe far riflettere sull'emergenza culturale vissuta nel nostro Paese. E' necessario svegliarsi dal sonno della ragione, investendo in giustizia, cultura e informazione...

Due "zingari" mi hanno violentata
Un centinaio di giovani, armati di spranghe, bastoni e bombe carta, hanno dato l’assalto al campo abusivo abitato da rom a Torino. Lo hanno fatto per vendicare una ragazza stuprata da due "zingari"...

L’assalto ai rom e la socializzazione delle responsabilità
Una delle nostre abitudini più malsane è quella di fustigare i vizi e il malcostume del nostro paese con un repertorio di argomenti che più italiano non si può. L’ultimo a cadere in qu...

Torino, le donne di Idea Rom chiedono un cambiamento
Nel giorno dell'anniversario dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che ratificò la DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI, Torino è violentata dall'ignoranza razzista di alcuni abitanti del quartiere Le Vallette...

Torino, lettera a Paola Bragantini (Segretaria del Partito Democratico)
Gentile Paola Bragantini, ho letto che lei avrebbe postato, nei giorni precedenti la manifestazione, l'indecente manifestino che ha portato dei "bravi" cittadini ad incendiare le case di povere famiglie rom...

 
Di Fabrizio (del 03/01/2013 @ 09:09:34 in lavoro, visitato 1550 volte)

di Daniel Reichel e Giulio Taurisano

"Per trent'anni non ho mai lavorato. Niente. Ora che ho avuto la possibilità di farlo, devo ammettere che mi manca. Molto". Giovanni (lo chiameremo così perché ha chiesto di non mettere il suo nome vero) è un rom napoletano, con alle spalle una vita in roulotte tra Napoli, Milano, Genova e Torino. Parla piano, con lunghe e pensierose pause e l'inconfondibile accento partenopeo. La sua vita nell'ultimo anno è cambiata radicalmente: ha trovato un lavoro, una casa e guarda con velata fiducia al futuro.
Ma andiamo con ordine. Giovanni è arrivato a Torino con la moglie e le due bambine piccole da oltre un anno. Vivono in camper e la situazione economica è, usando un eufemismo, precaria. C'è la crisi e i soldi languono. "Vendevamo rose in via Garibaldi ma poca roba. Oramai si fa attenzione ad ogni singolo euro".

Un aiuto, nella difficoltà, arriva dall'associazione Idea Rom Onlus. Costituita nel 2009 da donne Rom delle comunità presenti nel torinese, Idea Rom lavora con le diverse realtà per promuovere l'integrazione sociale. Tra le tante iniziative, l'organizzazione ha dato il via nell'ottobre 2011 a "We Can", un progetto realizzato per favorire l'inserimento nel mondo del lavoro per Rom privi di occupazione (finanziato dalla Fondazione Compagnia di San Paolo). Diciotto sono state le borse di lavoro attivate e quattro persone sono state inserite in modo stabile nelle rispettive aziende o realtà lavorative. Un successo vista anche la situazione italiana dove il precariato sembra quasi un privilegio.
"Uno degli scogli da superare - mi spiegano le attiviste di Idea Rom - è la diffidenza di uomini e donne verso un mondo che li ha abituati a non sentirsi all'altezza. Talvolta la segregazione ha portato molte di queste persone a immedesimarsi nella condizione di subumani, una condizione imposta dall'esterno, dalla società". Questa svalutazione di sé nasce sia dalla crescente intolleranza (si veda il pogrom della Continassa del dicembre 2011) sia, purtroppo, da un atteggiamento eccessivamente paternalistico di alcune istituzioni. Per dare una svolta a una situazione decisamente oltre il sostenibile, sembrerebbe preferibile adottare un approccio che responsabilizzi i Rom di fronte ai loro diritti e doveri. Dunque non offrire dei servizi emergenziali ad hoc ma spiegare alle diverse comunità come usufruire dei servizi accessibili ad ogni cittadino, senza differenziazioni.

Prigioniero di una sensazione di inadeguatezza, Giovanni in prima battuta rifiuta la proposta di Idea Rom di lavorare come apprendista per una cooperativa che lavora nei cimiteri. "Non avevo mai lavorato e non credevo di essere in grado di alzarmi tutti i giorni e farmi otto ore consecutive. In un cimitero poi!". Non sarebbe la prima volta che Giovanni rifiuta un lavoro. "Quando ero ragazzino mi avevano offerto un lavoro da portinaio a Napoli ma non mi sembrava una vita adatta a me". Vendere penne, raccogliere ferro, fare l'elemosina e qualche furtarello sono le occupazioni principali di Giovanni. "Ora mi rendo conto che quella non era vita. Tanti sacrifici pericolosi, torni a casa con la paura degli sgomberi. Sei sempre in movimento". Nelle sue parole si legge il rammarico per aver perso anni della sua vita, rincorrendo situazioni che oggi gli sembrano insostenibili. Non c'è condanna né autocommiserazione, piuttosto la consapevolezza di aver lasciato per strada delle possibilità che oggi invece vuole cogliere. "Per fortuna ho cambiato idea sul lavoro al cimitero e ho accettato. Mi sono detto, posso anche fallire ma almeno ci devo provare".
Non so quanti di noi non si farebbero remore nel decidere di lavorare in un cimitero. O come direbbe il ministro Fornero, sarebbero choosy nel dover affrontare un'esumazione. "Non volevo toccare i defunti all'inizio e ammetto che stare al cimitero quando scendeva il buoi mi faceva paura", ricorda Giovanni. Poi, gradualmente, tutto entra nella routine quotidiana, ci si abitua e anche un luogo apparentemente poco ospitale per i vivi, diventa un normale posto di lavoro. I datori di lavoro apprezzano la dedizione e l'impegno di Giovanni tanto da nominarlo capo di una squadra. Gli affidano le chiavi del cimitero e si fidano di lui. "La prima busta paga l'ho incorniciata - racconta sorridente - certo quando ho visto quanto trattengono di tasse, ho cominciato a capire perché la gente si lamenta del fisco".
Non è solo il primo impiego a cambiare la quotidianità di Giovanni. Con l'aiuto dell'associazione Idea Rom, con la moglie e le bambine riesce a sistemarsi in una casa. Un'altra prima volta per lui. "I miei parenti hanno delle case giù a Napoli ma io ho sempre vissuto in roulotte, con tutta la famiglia". All'inizio le mura dell'appartamento, lo soffocano. "I primi giorni non riuscivo a dormire. Mi mancava l'aria. Sapevo però che era la cosa migliore per la mia famiglia e piano piano mi sono abituato". Quando gli chiedo cosa gli manca del suo passato, risponde la famiglia. "Ero abituato ad avere attorno a me tutti i parenti e mi piaceva questa sensazione di vivere tutti sempre a contatto. Comunque non tornerei indietro. Questo è il futuro che voglio per le mie figlie".
Il suo contratto è finito a settembre e a dicembre dovrebbe rinnovarglielo. Giovanni ha trovato una sua dimensione. "Sento sempre i miei colleghi, il mio capo. Siamo rimasti in contatto e mi chiedono sempre quand'è che torno a lavorare con loro". Lui aspetta fiducioso con la volontà di andare avanti sulla nuova strada che si è costruito.

 
Di Fabrizio (del 31/12/2013 @ 09:09:00 in Italia, visitato 1504 volte)

Al Prefetto di Palermo
Al Sindaco di Palermo
Alla Giunta e al Consiglio Comunale di Palermo
Al Presidente della II Circoscrizione di Palermo
All'UNAR.

Apprendiamo dalla comunità Rom dell'imminente sgombero coatto dell'asilo nido di via XXVII Maggio, nel quartiere Sperone, nel quale risiedono da circa quattro anni 10 famiglie Rom, composta da 25 adulti e 15 minori.

In una situazione generale della città che presenta, da troppo tempo, una carenza di appartamenti, non comprendiamo quali siano i motivi d'urgenza dello sgombero, perché non sussistono problemi di “ordine pubblico” o di “insostenibile stato di degrado”, soprattutto nel periodo più freddo dell'anno, mettendo per strada interi nuclei familiari. Sono stati tagliati tutti gli allacci alla rete idrica, così come è stato danneggiato il generatore di corrente di loro proprietà, quindi costringendoli al buio, al freddo e senza acqua.

Non comprendiamo, inoltre, le pressioni fatte dai residenti del quartiere o da singoli consiglieri di circoscrizione, dato che non esiste un progetto a breve di utilizzo o intervento sull'immobile in questione, di fatto abbandonato al degrado da anni.

Le comunità Rom sono stremate, in condizioni igienico-sanitarie pessime, sottoposte a sgomberi e criminalizzazioni di fronte all'opinione pubblica che vanificano ogni loro tentativo di costruire una vita degna che permetta loro una reale integrazione. In questa situazione è facile promuovere l'odio tra la popolazione, sfociando in una guerra fra poveri.

Non vogliamo trovare soluzioni univoche e immediate, ma lavorare a lungo termine, collaborando assieme, mettendo in moto tutte le capacità e le risorse a disposizione, puntando ad una vera inclusione di questa Comunità, in coerenza con la Strategia Nazionale di Inclusione Rom, Sinti e Caminanti.

Ci rivolgiamo al Sindaco, alla Giunta, al Consiglio Comunale, al Presidente della II circoscrizione, per chiedere:

di far revocare lo sgombero e concordare delle alternative, attraverso il dialogo, che consentano di trovare una soluzione costruttiva.

Firmatari:

  • Idea Rom - sezione di Palermo
  • Idea Rom Onlus Torino
  • Opera Nomadi RC


 
Di Fabrizio (del 05/12/2012 @ 09:06:32 in musica e parole, visitato 1514 volte)

  A rivista anarchica - anno 42 n. 375 - novembre 2012
in direzione ostinata e contraria 6

Intervista a Santino "Alexian" Spinelli
di Renzo Sabatini

Rom abruzzese, compositore, musicista, insegnante, poeta, saggista, studioso di linguistica e musicologia, insegnante di cultura Romanì all'Università di Trieste, ambasciatore della cultura Romanì nel mondo... una biografia molto ricca! Da dove nascono tutte queste tue passioni?

Dalla famiglia di origine. Ho una grande passione per le lingue ma soprattutto, fin da piccolo, ho avuto una grande passione per la musica. Questa della musica è una cosa che si eredita all'interno delle famiglie Rom.

Esistono varie culture e lingue Rom. Chi sono i Rom abbruzzesi?

Noi siamo la prima comunità Rom arrivata in Italia, alla fine del 1300, quindi la nostra comunità è in Italia da molti secoli, ma la lingua Romanì non ha nulla a che vedere né con il rumeno né con le lingue romanze, né tantomeno con il romanesco! È una lingua che deriva dal sanscrito e che si è arricchita nei secoli con le lingue dei paesi che abbiamo attraversato e dei popoli con cui siamo entrati in contatto. I Rom, suddivisi in cinque grandi gruppi e innumerevoli comunità, provengono dall'India del nord e attraverso la Persia, l'Armenia e l'Impero Bizantino sono arrivati in Europa. I Rom abruzzesi in particolare sono approdati all'epoca sulle coste di quelle regioni oggi conosciute come Abruzzo e Molise.

Fabrizio De André nel 1996 ha pubblicato Khorakhané, una canzone interamente dedicata al popolo Rom, con una poesia finale in Romanì. Tu ne hai curata una bellissima versione in Romanì abruzzese, ci puoi raccontare come nasce questo progetto?

Mi è stato proposto dalla rivista anarchica e ho accettato molto volentieri, essendo De André uno strenuo difensore della nostra cultura e soprattutto dei diritti umani del nostro popolo, purtroppo ancora oggi vittima di una serie infinita di discriminazioni. Khorakhané in realtà è il nome di un sottogruppo, una comunità particolare di Rom, che pratica la religione musulmana. Io ho visto come molto significativo il sottotitolo della canzone: "a forza di essere vento", che sottolinea come De André avesse capito perfettamente che i Rom non sono nomadi per cultura ma piuttosto itineranti coatti; un sottotitolo con cui voleva, secondo me, allo stesso tempo, sottolineare lo stereotipo romantico che avvolge da sempre il nostro mondo, sottolineare quindi il fatto che i Rom, in realtà, non sono assolutamente conosciuti per quello che sono veramente.
Questa canzone non voleva essere soltanto un omaggio ma anche un veicolo di conoscenza, un ponte per oltrepassare l'ostacolo del pregiudizio e far conoscere meglio la nostra realtà culturale. Quindi, da parte mia, nel momento in cui mi è stata offerta la possibilità di lavorare su Khorakhané grazie a questa rivista che aveva proposto a una trentina di gruppi di nicchia di fare un omaggio a De André, ho accettato volentieri. Dal Romanes harvado della poesia ho curato una versione in Romanes italiano, ovviamente con una interpretazione assolutamente originale, consona alla tradizione dei Rom italiani.

  • La sensibilità: dei Rom italiani

La canzone rappresenta i tratti essenziali della cultura e storia dei Rom. È come se in poche righe fossero condensati decine di libri. In effetti prima di lavorare al testo della canzone De André ha voluto studiare tutto il materiale disponibile. Pensi che abbia colto nel segno? Anche se non era un Rom trovi che abbia parlato in maniera corretta del tuo popolo?

Assolutamente sì, perché ha capito, ripeto, che i Rom non sono nomadi per cultura ma itineranti coatti, eterni perseguitati, costantemente discriminati. Per questo il sottotitolo è per me così importante, perché noi siamo definiti spesso, romanticamente: "i figli del vento" e in realtà con questo romanticismo si sono istituzionalizzate in Italia la segregazione razziale e la discriminazione. I campi nomadi sono una realtà orrenda del nostro mondo, rappresentano una forma di segregazione razziale e di apartheid di casa nostra e attraverso questa canzone De Andrè denuncia questo, fin dal titolo.

Quindi a tuo parere i Rom sono essenzialmente un popolo discriminato?

Certamente. I Rom rappresentano la minoranza etnica più diffusa in Europa e, secondo le ricerche della Commissione della Comunità Europea, è anche la minoranza che subisce, nel continente, le maggiori discriminazioni. I Rom subiscono ancora oggi la violazione dei diritti più elementari e l'Italia purtroppo si trova al primo posto per ciò che riguarda la discriminazione nei nostri confronti.

Per la poesia che chiude la canzone De André si è servito della collaborazione di Giorgio Bezzecchi, un Rom harvado. Tu per fare la tua versione hai avuto modo di confrontarti con lui?

No, io sono andato direttamente alla musica di De André e Fossati e ho lavorato su quella, facendo però una versione assolutamente originale, cercando di mettere in risalto la sensibilità dei Rom italiani, senza però nulla togliere al valore semantico, alla bellezza di questa poesia e alla bellezza della musica. Perché la musica, nella sua semplicità, è fortemente evocativa e carica di pathos, e questo va a merito di De André e Fossati per la loro straordinaria sensibilità. Insomma il brano è di per sé già bellissimo, io non ho fatto altro che dare una mia interpretazione.

Bezzecchi ha scritto che: "Khorakhané è in fondo una canzone sulla libertà conquistata attraverso l'emarginazione". Condividi questa affermazione?

Si, la condivido, anche se a me interessa maggiormente sottolineare l'aspetto della denuncia sociale da parte di De André. Certo, comunque sicuramente la canzone esalta la libertà. La libertà ad esempio di avere una identità che sia ben chiara, al di là delle discriminazioni e delle politiche di assimilazione. La popolazione Romanì è rimasta sé stessa nel tempo e nello spazio senza aver mai fatto guerra a nessuno, senza aver mai avuto un esercito, senza mai aver attuato alcuna forma di terrorismo. Questa senz'altro è anche l'essenza di questa canzone.

Ma allora secondo te il popolo Rom per essere libero, per rivendicare questa libertà deve per forza anche accettare l'emarginazione?

Assolutamente no, anzi, al contrario! La popolazione Romanì che si trova in Italia è generalmente composta da cittadini italiani e non deve essere discriminata, perché questo ce lo dice la Costituzione. Non possiamo accettare che ci siano cittadini di serie A e cittadini di serie B. Cittadini che hanno diritti ed altri che non li hanno. I diritti elementari: scolarizzazione, lavoro, casa, assistenza sanitaria, sono diritti inalienabili. Invece nel caso dei Rom questi diritti elementari, che conferiscono cittadinanza, vengono violati quotidianamente. Questo è non solo ingiusto ma anche anticostituzionale, perché stiamo parlando di cittadini italiani. Quindi, per quanto riguarda la libertà, si tratta di essere cittadini soggetti di diritti e questa è la vera libertà che i Rom devono ancora conquistare sul suolo italiano.

Nella tournée di "Anime Salve" De André presentava Khorakhané parlando a lungo degli "zingari". La sua riflessione lo portava a chiedere, per gli zingari, il premio Nobel per la pace perché, come hai appena sottolineato anche tu: "girano il mondo da duemila anni senza armi". Questa è una bella provocazione rispetto ai tanti italiani che gli zingari invece li considerano addirittura pericolosi. Qual è stata la tua reazione a questo atteggiamento di De André?

Secondo me ha colto l'essenza, ha capito fino in fondo la nostra cultura e l'ha difesa a spada tratta. L'errore però è definirci: "zingari", noi non siamo zingari, siamo Rom. Zingaro è offensivo ed è un eteronimo, non è la maniera in cui definiamo noi stessi, è la maniera in cui i gagé, i non Rom, ci definiscono, spregiativamente. Anche questo concetto quindi va superato.

  • Ribellione e richiesta di aiuto

Penso che De André usasse il termine: "zingari" a mo' di provocazione e anche per maggiore chiarezza. Visto che al termine è associato il disprezzo generale dire: "Nobel per la pace agli zingari" è certamente più forte, come provocazione, che dire "Nobel ai Rom".

Si, ne sono convinto anch'io. Lui utilizzava il termine a mo' di provocazione ma sapeva perfettamente che noi siamo Rom. Però per me è importante chiarire, per chi ci ascolta, per coloro che non conoscono profondamente la nostra realtà culturale ma ci conoscono solo attraverso il filtro di stereotipi negativi che spesso allontanano, spingono a non manifestare neanche l'interesse nei nostri confronti. Così succede, da una parte, che un enorme patrimonio culturale e artistico non viene valorizzato e dall'altra che dei semplici fatti sociali vengono addirittura elevati a modelli culturali, per cui l'errore del singolo porta inevitabilmente alla condanna di tutte la comunità, che sono invece tante e molto diversificate fra loro.
Eppure i Rom, nonostante la discriminazione in Europa, hanno contribuito a crearla, l'Europa! Pensiamo alla cultura musicale: nel periodo romantico, nel momento in cui si sviluppa il concetto di "nazione", in cui si parla di fattori locali e di radici culturali, in quella fase i Rom hanno dato un contributo enorme ai grandi compositori. Listz, Brahms, Schubert, Granado, Debussy, Mussowski, Stravinskij, Chaikovski, Dvorak, Bela Bartok: tutti si sono ispirati alla nostra musica. Fino ad arrivare ad oggi. Pensiamo a Goran Bregovic: che operazione ha fatto? Ha preso a piene mani dalla musica dei Rom in macedonia, ma poi per quanto riguarda i diritti di autore risulta che questa musica è sua! La stessa cosa che ha fatto Brahms con le danze ungheresi o Listz con le rapsodie ungheresi.
I Rom poi hanno arricchito l'Europa portando strumenti fondamentali. Anzitutto il "cimbalom", introdotto in Europa ad immagine e somiglianza del "Santur" indiano. Dal cimbalom ungherese e rumeno nacque il clavicembalo, da cui poi, per altre vie, nacque il pianoforte. Quindi lo strumento dei Rom è stato l'antenato del pianoforte e questo ben pochi lo sanno! Così come nei territori balcanici i Rom hanno introdotto la "zurna", uno strumento a doppia ancia dal quale in Europa derivano due strumenti, uno colto e l'altro popolare: l'oboe, che si suona nelle orchestre sinfoniche e, nel sud dell'Italia, la ciaramella, che è uno strumento conico di forma allungata a doppia ancia.

Ma tornando a questa idea di De André, il premio Nobel per la pace ai Rom. Tu come reagisci?

I Rom hanno risposto alle discriminazioni con un atteggiamento di passività che voleva essere una forma di ribellione e una pacifica richiesta di aiuto. Hanno utilizzato forme di resistenza passiva analoghe a quelle adottate da Ghandi secoli dopo. Credo sia molto significativo avere un popolo che non ha mai usato le armi in un'Europa in cui l'etnocentrismo ha causato danni incalcolabili. De André aveva capito perfettamente il nostro spirito e la qualità, la carica emotiva della nostra musica, il coinvolgimento fisico della nostra ritmica. Aveva capito perché aveva studiato i Rom e in questa canzone, Khorakhané, aveva riassunto tutta la sua esperienza, la sua profonda conoscenza di un mondo che ancora, a molti, appare sconosciuto, negativo, degradato, perché in realtà non lo conoscono.

Insomma, sul Nobel non ti sei sbilanciato! Con la frase: "i soldati prendevano tutti e tutti buttavano via", De André nella sua canzone affronta anche il tema delle persecuzioni subite dai Rom...

Certo. I Rom e i Sinti sono stati barbaramente massacrati durante la seconda guerra mondiale. Oltre mezzo milione di Rom e Sinti trucidati, seviziati, usati come cavie per gli esperimenti, depredati dei loro averi: oro, terre, case e soldi mai restituiti. E su questo, da subito c'è stata una rimozione: nessun Rom o Sinto è stato chiamato a Norimberga a denunciare i propri carnefici. Quindi questo genocidio, nella storia, è stato totalmente rimosso. Ancora oggi l'Europa deve un riconoscimento, dal punto di vista morale, psicologico, culturale e storico, perché oggi, quando si celebra la giornata della memoria, si celebra una giornata mutilata, offensiva e discriminante, perché si ricorda soltanto una parte delle vittime, non tutte. Quindi i Rom sono vittime discriminate anche nel ricordo.

Infatti lo sterminio nazista delle popolazioni Rom è un capitolo della storia poco noto e poco studiato sia in Italia che altrove...

Sì, però bisogna dire che all'estero se ne parla molto di più che in Italia. In Germania per esempio ci sono stati anche dei risarcimenti, esiste un museo dell'Olocausto Rom, vengono promosse delle iniziative importanti. Ne cito una per fare un esempio: nel 2008, di fronte al Parlamento tedesco che nel 1933 Hitler fece bruciare, dove già c'è un monumento che ricorda lo sterminio degli ebrei, sorgerà un monumento enorme, anche molto bello (ho visto il progetto), dedicato a Rom e Sinti. Tra l'altro sul monumento apparirà proprio una mia poesia, Auschwitz, che sarà illuminata ventiquattro ore su ventiquattro.

  • Fabrizio, un precursore

La canzone riassume i tratti essenziali della cultura e della storia dei Rom. Paolo Finzi, anarchico e amico di Fabrizio, ci raccontava che prima di scriverla De André aveva studiato tutto il materiale disponibile. Secondo te De André ha colto nel segno? Ha parlato correttamente del tuo popolo, pur senza essere lui stesso Rom? Ha colto l'essenza?

Certo. Io penso che sia straordinario come De André abbia sintetizzato in una sola canzone, in poche righe, tutto il mondo Rom. Ha fatto una sintesi che solo un genio artistico poteva fare in quel modo. Per questo ho cantato questo brano con una particolare dedizione e con tanta attenzione, perché era importante sottolineare tutto quello che lui aveva scritto cercando però di dare al pezzo l'anima Romanì. Ecco questo è stato il mio contributo: ho cercato di dare a questo pezzo un'emotività tipicamente Romanì.

Tu dicevi che i Rom sono spesso conosciuti solo attraverso gli stereotipi, magari ammantati di romanticismo. Con Khorakhané invece De André ci ha avvicinato al popolo Rom così com'è, in carne ed ossa. Mi piacerebbe sapere se questa canzone si è fatta strada anche nel popolo Rom. Se è conosciuta, apprezzata, se la gente è stata contenta, se si è sentita magari, per una volta, ben rappresentata.

Come no, certamente. Ovviamente, fra i Rom, gli intellettuali, quelli con un grado di istruzione più elevato, hanno capito meglio, hanno potuto cogliere la profondità, la valorizzazione del mondo Rom che c'è dietro questa canzone. Altri invece magari hanno apprezzato soprattutto la musica, perché la musica già di per sé è un linguaggio, che arriva al cuore prima che alla mente. Per cui molti Rom e Sinti apprezzano tantissimo questo brano. Ma del resto molti Rom e Sinti appezzano proprio l'artista De André in maniera particolare, anche al di là di questo brano.

Parlando invece degli "altri", dei non Rom, De André ha raccontato che questo testo ha sollevato qualche malumore. Aveva anche ricevuto qualche lettera di protesta, come del resto c'era da aspettarsi.
Tu hai avuto la sensazione che comunque la canzone sia servita, che sia arrivata al cuore di qualcuno, che magari prima aveva un atteggiamento negativo e che poi, a partire da una riflessione su Khorakhané, abbia cominciato a porsi in modo nuovo nei confronti dei Rom?


Ma io direi che la canzone in realtà rappresenta un pezzo, una testimonianza di un movimento in atto in Italia, un movimento di opinione che coinvolge in qualche misura il mondo Rom e Sinto che per ora, in questo paese, è ancora segregato e discriminato. Forse De André di questo movimento è stato proprio un precursore, gli ha dato l'input, perché ha scritto questa canzone quando questo movimento ancora non esisteva. Quindi io gli riconoscerei questo grandissimo merito: come in tanti altri casi, come per tante altre sue canzoni, lui è stato un precursore. E il genio è anche questo: il saper cogliere prima degli altri determinati aspetti della nostra società, del mondo, della stessa città in cui viviamo. Lui, da questo punto di vista, è stato sicuramente un precursore.

In questa canzone c'è anche la gioia di stare assieme, divertirsi, fare festa. C'è una strofa che, non a caso, viene subito dopo quella sulle persecuzioni, come se il momento della festa fosse anche un momento di riconciliazione con la vita, con il mondo e con gli altri.

Infatti qui Fabrizio ha colto perfettamente questo aspetto della nostra cultura. Se da una parte ci sono le discriminazioni, le persecuzioni, dall'altra esce fuori l'aspetto reale dei Rom, l'essenza, il carattere brioso, allegro, di persone che, in qualsiasi condizione, riescono a sorridere alla vita. Laddove altre persone, nelle stesse condizioni, finirebbero per cadere in depressione o fare scelte estreme, come il suicidio, i Rom, invece, comunque sorridono alla vita non ostante tutto. Credo che questo aspetto abbia colpito profondamente De André e quella strofa della canzone ce lo fa capire. Lì lui ha colto la baldanza, l'allegria, la voglia di vivere di un popolo che non si è mai rassegnato. Del resto persino ad Auschwitz i bambini Rom, fino all'ultimo giorno, fino all'ultimo respiro, hanno sempre mostrato la loro voglia di vivere. Questa è una cosa che tanti, molti ebrei, molti sopravvissuti, hanno sottolineato: erano proprio i Rom che ad Auschwitz riuscivano a dare una dimensione un po' più umana del lager, di quel campo di orrore e morte.

La canzone parla di Rom senza avanzare giudizi, com'era nello stile di De André. C'è però un passaggio particolarmente coraggioso che mi piace sottolineare: quando parla delle "spose bambine" che vanno a "caritare". Qui non solo non si avanzano giudizi ma si invitano gli ascoltatori alla cautela nell'esprimerli perché: "Se questo vuol dire rubare, lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca il punto di vista di Dio".
Su questo tema poi De André nei concerti diceva; "certo gli zingari rubano, ma non ho mai sentito dire che abbiano rubato tramite banca". Ancora una volta c'è un bel ribaltamento della morale comune.


Beh, De André sapeva già ed aveva capito perfettamente che rubare per sopravvivere è ben diverso dal rubare per arricchirsi. Rubare del resto non è per i Rom un fatto culturale, come molti credono, infatti i Rom fra di loro non si rubano né si chiedono l'elemosina. Quindi bisogna dare il giusto valore alle cose, capirle, conoscerle profondamente. I Rom, quando venivano fatti oggetto di violenza, nel corso dei secoli, non volendo né potendo controbattere con altrettanta violenza o con la guerra, si sono ripiegati su atteggiamenti solo apparentemente umili, come la mendicità.
Ma la mendicità in realtà è una forma di resistenza passiva e di ribellione pacifica e questo De André l'aveva capito. Perché il fatto di dire, provocatoriamente, che i Rom rubano... ed è vero che molti rubano, certo, non tutti, perché anche qui generalizzare è assurdo, perché ci sono Rom medici, ingegneri, docenti universitari, artisti, vigili urbani, ci sono tanti Rom impegnati nei mestieri più vari quindi, ovviamente, quando si parla dei Rom che rubano, esce fuori uno stereotipo, per cui i Rom così vengono generalmente definiti come criminali e questo è profondamente ingiusto. È altrettanto vero che discriminazione e degrado portano inevitabilmente all'illegalità. Però, non ostante tutto, i Rom anche nell'illegalità si sono sempre limitati a cose tutto sommato futili, quelle necessarie alla sopravvivenza. Non si sono arricchiti tramite le banche, appunto. Quindi sono altri i veri criminali a mio avviso. Quelli che rubano per arricchirsi e per detenere un potere soggiogando le masse.

  • Il concetto di multiculturalità

Nelle canzoni degli anni Sessanta De André invitava alla compassione e alla pietà. Invece negli anni Novanta con Khorakhané, parlando dei Rom, che la società considera un problema, lui li considera portatori di valori.
In un'intervista aveva detto che: "gli zingari custodiscono una tradizione che rappresenta la cultura più vera e semplice dell'uomo" e che: "potrebbero insegnarci un cammino più umano e più spirituale per un futuro migliore". Tu la condividi un'affermazione di questo genere?


Sì, perché la società Romanì è una società semplice, precapitalistica, basata sui concetti di dare, avere e ricambiare. Il tutto regolato dalla morale di "fortuna / sfortuna", e dal concetto di "puro e impuro", laddove al concetto di puro si collegano parole e comportamenti che danno al soggetto onorabilità e rispetto e al concetto di impuro tutto il contrario. Questo è il mondo Rom, che evidentemente De André aveva capito nella sua essenza.

Nel documentario "Faber" di Bigoni e Giuffrida c'è un'intervista a Giorgio Bezzecchi che tra l'altro dice che De André anche se era un "Gagé" in fondo, spiritualmente, era un Rom. Cosa voleva dire? Cosa si può cogliere in De André che lo faccia sentire così vicino alla tua gente?

La solidarietà umana! La sua solidarietà con il popolo Rom. Lui aveva capito la discriminazione, l'ingiustizia, il fatto che questo popolo è imbavagliato, senza diritto di espressione, in un'epoca in cui la diversità ancora non era un valore ma qualcosa da eliminare.
Oggi il concetto di multiculturalità è entrato a far parte del nostro vocabolario quotidiano ma ancora è di là da venire una vera società multiculturale, che abbia una vera base interculturale; cioè una società in cui non basti la conoscenza ma dove ci sia anche la capacità di viverla un'altra cultura. Oggi noi siamo preparati ad accogliere l'altro come noi stessi? Siamo incuriositi? Abbiamo la capacità di valorizzare l'altro per quello che è e non per quello che noi vorremmo che fosse? Questi sono i quesiti che De André ha posto e ancora non ci sono delle risposte.

All'inizio di questa serie radiofonica abbiamo intervistato lo scrittore Stefano Benni, il quale tra l'altro ci ha raccontato di aver avuto una nonna Rom. Lui sostiene che queste canzoni, proprio perché raccontano senza giudicare, sono un antidoto contro ogni razzismo.
Tu pensi che una canzone possa davvero combattere pregiudizio, razzismo, addirittura aiutare concretamente un popolo discriminato?


Certamente sì, la canzone può essere parte di un percorso di formazione. La canzone arriva al cuore, prima che alla mente, parla alla parte più intima dell'essere umano, dialoga, e può davvero svelare delle verità a persone che non conoscono. Spesso la disinformazione impedisce il dialogo, impedisce il confronto costruttivo, la conoscenza. Nella ricerca della verità una canzone sicuramente aiuta. Pensiamo al successo straordinario che ha avuto questa canzone di De André: ha formato, incentivato, stimolato la curiosità nei confronti dei Rom e questo, sicuramente, è un grandissimo merito.
Proprio da questo punto di vista De André è stato un Rom e non un Gagé. Ha fatto ancor prima di me ciò che io sto facendo per la mia gente, che è il tentativo di valorizzare un enorme patrimonio culturale che è patrimonio dell'intera umanità. Perché la lingua, la cultura, la storia dei Rom appartengono all'umanità tutta e se un domani dovessero scomparire l'umanità intera ne sarebbe impoverita. Bisogna allontanare lo spettro dell'appiattimento del genere umano e questo è il valore profondo del canto impegnato di De André: evviva la diversità! Evviva l'essere individuo nella sua essenzialità, nella sua ricchezza, nella sua complessità, nella sua pienezza. Questo è il valore profondo della testimonianza di De André e Khorakhané lo rivela chiaramente.

  • La salute e la fortuna

Oltre a De André ci sono stati altri artisti Gagé che hanno cantato dei Rom? E se sì, lo hanno fatto in maniera corretta e utile o restiamo nel campo degli stereotipi?

Pochi, però in genere siamo ancora nel campo dello stereotipo: "Ho visto anche degli zingari felici"... è bello sì, però nessuno vuole essere discriminato. Bisogna stare attenti, perché è un po' come l'olocausto: il termine è sbagliato, perché nessuno voleva morire. Non è che ci si volesse immolare per qualcosa. Bisognerebbe parlare di genocidio. E allo stesso modo, non è che i Rom cerchino la discriminazione, l'emarginazione: i Rom sono discriminati dal sistema. Ma non c'è nessuno a cui piace vivere nel fango, o senza diritti. Quelli che vengono a fare oggi in Italia i "nomadi", ieri nella ex Jugoslavia o in Romania avevano tutti le loro case!
Noi Rom italiani abbiamo le case, non da adesso, da secoli! È la disinformazione dilagante che vuole vedermi per forza o criminale, da una parte, oppure, dall'altra, il rovescio della medaglia, vuole vedermi in quell'idea romantica del Rom libero, che sta al di fuori delle istituzioni... tutte queste stupidaggini! In realtà la cosa più difficile da far capire all'opinione pubblica è che i Rom sono esseri umani normalissimi e che come tutti gli esseri umani vogliono avere rispetto, diritti, vogliono vivere in pace con tutti. Questo ci racconta la storia secolare dei Rom, all'eterna ricerca di uno spazio vitale e invece costretti ad essere eterni migranti, perché scacciati da una parte e dall'altra dell'Europa, perché non protetti dalla politica, perché non rappresentati nelle istituzioni.
È facile prendersela con chi non può reagire! Ho visto delle trasmissioni televisive che sono veramente dei crimini contro l'umanità! Trasmissioni dove viene presentato il popolo Rom senza dare l'opportunità di esprimersi, dove quindi viene influenzata l'opinione pubblica che diventa una vittima di questo sistema. È chiaro che poi diventa molto difficile rivendicare i propri diritti! Certi servizi giornalistici, certi articoli, sono, assieme ai campi nomadi, dei crimini contro l'umanità.

Quindi la disinformazione è uno dei problemi maggiori che dovete affrontare?

I Rom non hanno spazio nei mass media, ma non è solo questo. Non c'è ad esempio una valorizzazione dal punto di vista artistico-culturale. La musica che faccio io è presente in Italia da oltre sei secoli. Chi la conosce? E questo ti fa capire. Se provi a chiedere a un laureato di indicare un solo nome di un artista Rom, di citare una poesia Rom, ti risponderà che non ne conosce. Il livello di ignoranza è altissimo nei confronti dei Rom. Ecco perché poi gli stessi intellettuali non esprimono solidarietà. È questa la differenza di De André: ha mostrato solidarietà. Uno fra i primissimi e uno fra i pochissimi intellettuali e artisti italiani che abbia mostrato solidarietà umana nei confronti delle popolazioni Romanì indifese e discriminate. È questo il fatto straordinario. Per questo per noi Rom De André è un alfiere d'amore e di pace. Io se avessi potuto incontrarlo gli avrei stretto semplicemente la mano e lo avrei salutato fraternamente alla maniera Rom: (pronuncia una frase in lingua Romanì)...

Noi allora ti salutiamo con le stesse parole, anche se non saprei proprio pronunciarle...

(ridendo) ...il saluto lo estendo fraternamente a tutti gli ascoltatori. Queste parole significano letteralmente: "Che possiate essere sani e fortunati". Perché la salute e la fortuna sono due elementi importanti nella cultura Romanì. Nel mondo Rom stare bene e non incappare in qualcosa di negativo, per una società fortemente oppressa come quella Rom, è l'augurio più grande e più profondo che si possa esprimere nei confronti di un congiunto. Io lo esprimo altrettanto fraternamente alla famiglia di De André, alla sua memoria e a tutti quelli che ci stanno ascoltando. Vi abbraccio forte e spero che questa musica di cui De André si è fatto alfiere sia sempre più conosciuta, apprezzata e valorizzata.

  • Renzo Sabatini

(intervista realizzata via telefono nell'aprile 2007. Registrata presso gli studi di Rete Italia - Melbourne. Andata in onda nell'ambito della trasmissione radiofonica settimanale: "In Direzione Ostinata e contraria", dedicata ai personaggi delle canzoni di Fabrizio De André)


In direzione ostinata e contraria

Con questa intervista a Santino "Alexian" Spinelli, prosegue la pubblicazione su "A" di una parte significativa delle 27 interviste radiofoniche realizzate da Renzo Sabatini e andate in onda in Australia nel programma "In direzione ostinata e contraria" sulle frequenze di Rete Italia fra il maggio 2007 e l’agosto 2008. In tutto si è trattato di sessanta puntate (ciascuna della durata di circa quaranta minuti, per un totale di quasi 40 ore di trasmissioni), nel corso delle quali sono state trasmesse le 27 interviste e messe in onda tutte le canzoni di Fabrizio De André. Si tratta dunque della più lunga e dettagliata serie radiofonica mai dedicata al cantautore genovese.

Se proponiamo questi testi, è innanzitutto per dare ancora una volta spazio e voce a quelle tematiche e a quelle persone che di spazio e voce ne hanno poco o niente nella "cultura" ufficiale. E che invece anche grazie all’opera del cantautore genovese sono state sottratte dal dimenticatoio e poste alla base di una riflessione critica sul mondo e sulla società, con quello sguardo profondo e illuminante che Fabrizio ha voluto e saputo avere. Con una profonda sensibilità libertaria e - scusate la rima - sempre in direzione ostinata e contraria.

Precedenti interviste pubblicate: a Piero Milesi ("A" 370, aprile 2012), a Carla Corso ("A" 371, maggio 2012), Porpora Marcasciano ("A" 372, maggio 2012), Franco Grillini ("A" 373, estate 2012), Massimo ("A" 374, ottobre 2012).

  • la redazione di "A"


Santino Spinelli

in arte Alexian, nasce a Pietrasanta (Lu) nel 1964.
È musicista, cantautore, insegnante, poeta e saggista.
Ha due lauree: una in Lingue e letterature straniere e l'altra in Musicologia, entrambe conseguite presso l'Università degli Studi di Bologna.
Attualmente vive a Lanciano, in Abruzzo. Insegna Lingua e cultura romaní presso l'Università di Chieti e con il suo gruppo, l'Alexian group, tiene numerosi concerti di musica romaní in Italia e all'estero.
Tra i suoi numerosi lavori discografici ricordiamo:
Romano Thèm - Orizzonti Rom (CNI - Compagnia Nuove Indie, 2007)
Andrè mirò Romano Gi, viaggio nella mia anima Rom (Ass. Thèm Romanó e Provincia dell'Aquila)
Romano Drom - Carovana romaní (Ethnoword, Milano, 2002)
Dromos (Associazione Dromos, 2001)
Segnaliamo inoltre alcuni lavori di natura letteraria e saggistica:
Princkarang - Conosciamoci, incontro con la tradizione dei Rom Abruzzesi (Editrice Italica, Pescara, 1994)
Baxtaló Divès (Collezione Interface, Centro di Ricerche zingare dell'Università di Parigi, Consiglio d'Europa, 2002)
Baro Romano Drom - la Lunga strada dei Rom, Sinti, Kalé, Manouches e Romanichals (Meltemi editore, Roma, 2003)

Per chi volesse approfondire la conoscenza con Santino Spinelli:
e-mail: spithrom@webzone.it - telefono: 0872.66.00.99
sito ufficiale: www.alexian.it

 
Di Fabrizio (del 28/04/2014 @ 09:04:49 in lavoro, visitato 1512 volte)

da Huffington Post

C'è un popolo fra i più negletti della nostra storia millenaria, escluso e invisibile, spesso dimenticato. Cosa che, in particolare ai Rom ed ai Sinti, starebbe anche bene, visto che ogni volta che la storia se ne è ricordata, ha lasciato loro ferite laceranti e profonde, si pensi allo sterminio operato dai nazisti o alle 'crociate' (meglio raid) di ignoranti e violenti contro i loro campi. Nei secoli, milioni di benpensanti li hanno accusati di tutto: dall'aver fabbricato i chiodi della croce di Cristo ai rapimenti dei bambini; cose fra l'altro parimenti non dimostrabili. Eppure, raccontava De Andrè, sono uno dei pochi popoli che nella storia dell'umanità non ha dichiarato mai guerra a nessuno.

Su questo popolo c'è poi un pregiudizio molto italiano, tanto radicato da essere divenuto un dogma: "i Rom sono nomadi". Una teoria comoda per chi l'ha costruita, a volte mascherata da un'idea romantica che cela la voglia di allontanarli dalle nostre città. La verità sbiadisce e la storia si rischia che la scrivano solo i più furbi.

A Reggio Calabria, settima tappa di carovana antimafie 2014, ascoltiamo una storia diversa confidando in un finale un po' meno triste. Facciamo tappa nella sede della Cooperativa sociale "Rom 1995", una palazzina adibita a magazzino e uffici con una luminosissima sala conferenze. Siamo in un bene confiscato alla 'ndrangheta, assegnato nel 2003 alla "Rom 1995". Le foto alle pareti non lasciano dubbi: si trattava di una struttura fatiscente e decadente completamene ristrutturata dai soci della cooperativa. I rom nel bene confiscato, già questa sembrerebbe una buona storia. Le storie tuttavia, per essere belle davvero, devono cambiare la vita delle persone, altrimenti servono solo ai buonisti che si nutrono di belle immagini, lasciando agli altri il problema del pane.

Facciamo un passo indietro per scoprire come la "Rom" nel 1995 nasca come cooperativa sociale. Una scommessa impossibile, che solo i lungimiranti possono fare: trasformare coloro che raccolgono i materiali lasciati presso i cassonetti, per guadagnarci qualcosa in capaci e formati professionisti del settore della raccolta differenziata. Nella città dove i Rom sono additati come coloro che rubano le auto per restituirle ai legittimi proprietari in cambio del riscatto (cd. "cavallo di ritorno") e dove sono stati marginalizzati dalle ultime amministrazioni, c'è stato invece un grande sindaco, Italo Falcomatà, che ha incoraggiato la scelta di queste persone di abbattere i pregiudizi.

Il rom abile al lavoro legale nel bene confiscato che si trasforma in isola ecologica, l'unica della città. La cooperativa si occupa negli anni della rimozione del materiale dismesso dalle scuole e dei manifesti affissi abusivamente, del ritiro di vecchi elettrodomestici, conferendoli in un centro di raccolta autorizzato.

Insomma si occupano del bene comune, rivendicano che "Rom diversi possono essere lavoratori uguali". Da quattro anni però la cooperativa vive in una condizione di precarietà a causa di scelte compiute dall'amministrazione, governata dall'allora Sindaco Scopelliti (di recente condannato a 6 anni di reclusione). Il 3 maggio 2010 il consiglio comunale reggino vota (all'unanimità) una delibera con la quale si "dà mandato al Sindaco ed alla Giunta...di attivare e disporre ogni iniziativa utile per far proseguire l'esperienza della Cooperativa Rom 1995 nell'attività fino ad oggi espletata (raccolta ingombranti e isola ecologica)..." ma, come racconta il portale la "Filosofia reggina" e gli stessi responsabili della cooperativa riportano, per una "disattenzione", alla conclusione della nuova gara di appalto relativa alla gestione dei servizi di raccolta differenziata, non viene indicato alla società Leonia ("controllata" al 51% dal Comune) e vincitrice della gara d'appalto, di voler esprimere il consenso di subappalto relativamente alla parte dei servizi storicamente gestiti dalla Rom 1995". L'epilogo è che nel giugno 2010 le attività della cooperativa vengono sospese e i lavoratori messi in cassa integrazione. Nel 2011 alla Rom 1995 viene affidata la gestione di due servizi, insufficienti però a dare continuità lavorativa ai soci e di conseguenza stipendi costanti e sostegno alle loro famiglie.

Insomma scelte sbagliate che rischiano di affossare un'azienda davvero "speciale". Una storia straordinaria che rischia di trasformarsi in ordinaria follia: quella di riportarci indietro, senza considerare che i rom sono parte integrante della società italiana e non "zingari", destinati a essere nomadi. Noi carovanieri, viaggiatori per scelta e quindi privilegiati, vorremmo proseguire il viaggio sapendo che la sosta, per la 'Rom 1995', sia invece serena.

 
Di Fabrizio (del 20/04/2014 @ 09:00:19 in Italia, visitato 2114 volte)

A Prato una sinti è candidata alla elezioni comunali nella lista di Sinistra Ecologia e Libertà, la notizia è di settimana scorsa. Quasi contemporaneamente, Nazzareno Guarnieri, presidente della Fondazione Romanì, lancia questa notizia: 

    Una ragazza rom di 24 anni, studente universitaria alla facoltà di Farmacia e componente di una equipe di ricerca sulle cellule staminali, è candidata per l'elezione del consiglio comunale di Pescara del prossimo 25 Maggio 2014, nella lista di forza Italia.

Su Facebook ne è nato uno scambio di opinioni, molto interessante e civile nei toni:

Idea Rom Palermo Peccato per il partito...

Ciny Antonio Ciniero pessimo partito

Ciny Antonio Ciniero chiunque decida di candidarsi in forza italia è chiaramente libero di farlo, è un suo problema quello di voler condividere un percorso politico all’interno di un partito che ha portato avanti politiche di natura a dir poco persecutoria, razzista e xenofoba, l’elenco delle leggi e degli atti discriminatori, fatto sia a livello nazionale che comunale (e non solo contro i cittadini rom), è così lungo e di dominio pubblico che lo risparmio ... in secondo luogo, se qualcuno si candida in forza italia, o in qualunque altro partito, è in primo luogo un candidato che esprime la linea politica di quel partito e, presumo, che per tale motivo verrà votato o meno. Se un cittadino rom si candida per forza italia è per me, in primo luogo, un candidato di forza italia. Non dimentichiamoci che quando forza italia ha portato in parlamento Souad Sbai quest’ultima ha coerentemente portato avanti politiche razziste, non è che la sua origine marocchina le ha impedito di portare avanti e sostenere leggi discriminatorie! Non mi risulta che si sia battuta contro il decreto sicurezza o contro la fantomatica “emergenza nomai” dichiarata dal suo collega Maroni o sbaglio?

Sergio Franzese Quanto allo schieramento politico la scelta è pessima

Nazzareno Guarnieri Cosa dovrebbe fare una persona rom che vuole partecipare attivamente alla vita politica italiana, visto che la scelta centro destra è una scelta sbagliata, il centro sinistra non candida persone rom (spesso neppure ci parla con i rom). E' un bel enigma.

Frank Gutenlicht Ci sono scelte criticabili, e poi ci sono scelte proprio sbagliate (che tu sia rom oppure no): forse la ragazza non è informata a sufficienza su chi sia Berlusconi e su cosa abbia fatto al Paese in quasi vent'anni.
Critiche possiamo farne a tutti i partiti, perché nessuno di essi è perfetto, ladri e corrotti ce n'è un po' ovunque e politiche sbagliate sono state fatte a DX come a SX; poi però ci sono i casi particolari, quelli che spiccano in mezzo agli altri per aver raggiunto vette (negative) a cui pochi sono arrivati.

Annalisa Tinozzi ah, così il bellissimo centro-destra pescarese può rifarsi la faccia dopo l'ignobile figura dei manifesti "fuori i rom e i delinquenti dalle case popolari". Complimenti. Concordo con Ciny Antonio Ciniero. E aggiungo: ma la comunità rom vuole votarla perché è rom e non perché appoggia un progetto politico? Ci sono molti modi più seri di "partecipare attivamente alla vita politica italiana". Non c'è molto di "attivo" in una candidatura. Ti mettono in una lista, qualcuno ti vota, se vinci vai lì a fare quello che vuole il partito (o qualsiasi cosa rappresentino oggi i partiti). Il più delle volte non vinci ma vieni utilizzato per raccogliere voti per qualcun altro. E questa candidatura, soprattutto se lei spingerà sul fatto che è una rom, servirà a qualcun altro per fare una bella figura, per dare un'immagine al partito. Ci sono modi più seri di una candidatura, per fare politica attiva... Io per esempio credo che la fondazione romanì sia un modo serio di far politica. In questo paese abbiamo visto anche africani nella lega nord... Questa storia mi fa pensare alle industrie che inquinano e poi fanno micro progetti pseudo-ambientali per "pareggiare il bilancio ambientale". Ma intanto ti hanno avvelenato per anni.

Sergio Franzese dopo aver letto gli altri commenti mi sono fatto l'idea che questa ragazza rischia di assumere il ruolo dell'utile idiota in seno ad un partito che sicuramente non mette al primo posto il benessere né del popolo italiano né delle minoranze ma solo gli intrallazzi di politici corrotti e spesso collusi con la malavita. Berlusconi, Dell'Utri, Cosentino e molti altri nelle loro file docent...

Daniele Guarnieri Criticate la scelta di forza italia?gli altri sono migliori?i piu puliti hanno la ROGNA!io rispetto la sua scelta e rispetto la persona a prescindere da che colore ha!

Frank Gutenlicht Daniele, come ho detto sopra, critiche se ne possono muovere a tutti i partiti; ma Berlusconi è Berlusconi.
La sua scelta la rispettiamo tutti, io personalmente spero che la ragazza ci rifletta un altro po' e magari si documenti meglio su Berlusconi.
(se si fosse iscritta alla Lega, saresti stato altrettanto indulgente?)

Daniele Guarnieri Sono abbastanza documentato su quasi tutto anke su berlusconi ! QUINDI !non mi sembra ke gli'altri siano migliori!lei conosce partiti puliti?
11 aprile alle ore 21.27 · Mi piace

Elisabetta Vivaldi Complimenti per la candidatura ma il partito politico scelto non e'di mia preferenza a causa di come ha trattato-tratta i Rom (con particolare riferimento agli eventi e rassegne stampa contenenti le dichiarazioni di Berlusconi del 2008). Fino ai giorni nostri comunque non ho visto/letto di nessuna azione pro-Rom da parte degli esponenti/leader di questo partito, al contrario dichiarazioni troppo spesso preoccupanti. Auguro comunque alla candidata tutto il meglio e spero che venga trattata con rispetto massimo come donna ma soprattutto come Romni soprattutto per le responsabilità che le stanno per assegnarle.

Daniele Guarnieri GRANDE ELISABETTA!

Letizia De Torre Bellissimo !

Karin Faistnauer non mi sembra che la sinistra si fosse comportato meglio...

Karin Faistnauer complimenti alla ragazza per i suoi studi !!!

Nazzareno Guarnieri Ringrazio tutti per le riflessioni e manifesto il mio rispetto per le idee di tutti.
Conoscendo bene la realtà abruzzese e la volontà politica delle diverse organizzazioni politiche abruzzesi verso la comunità rom, credo che la ragazza rom abbia fatto bene a candidarsi al consiglio comunale.
Personalmente spero, non solo che sia eletta, ma in particolare che sia uno stimolo per la comunità rom pescarese per partecipare alle votazioni con consapevolezza e ANDARE A VOTARE, invece di VENDERSI il voto a politicanti, come accade da molto tempo anche in Abruzzo.

Elisabetta Vivaldi Purtroppo la vendita del voto è una pratica piuttosto comune non solo tra i rom ma tra molte alte persone, dato che trova fondamento in una serie di promesse anti-etiche e bugiarde fatta dai politici di turno che vogliono accaparrarsi voti. La cosa più triste è pero' che una persona seppur valida porta i voti di una intera comunità ed è per me difficile pensare al fatto che una comunità voti per esponenti di una linea partitica che hanno espressamente manifestato sentimenti anti-Rom (come dimostrato dalle rassegne stampa). Personalmente avendo esperienza col lavoro politico parlamentare l'unica cosa che temo è che la ragazza, della quale non conosco il nome, possa essere messa in difficoltà, davanti a scelte difficili specie riguardo al popolo rom al quale appartiene e per questo che le auguro fortuna e soprattutto serenità e oculatezza.

Frank Gutenlicht Daniele Guarnieri partiti completamente puliti NON ce ne sono. Infatti non era quello il punto, il punto era: per quanto sporchi siano tutti gli altri, Berlusconi è PEGGIO.

Juana Azurduy Nazzareno, è importante non farsi strumentalizzare. Credo che, come candidata, debba chiedere al partito di includere nel programma le istanze per cui ci si batte da anni. Dubito che FI accenni in campagna elettorale alle politiche di integrazione, quindi è propaganda. Chau, julia

Sabahudin Berisa Dopo tutti i comenti che ho leto ma vi rendete conto che una grande idea e dobiamo sostenere i giovani eincoragiarli che siano piu ativi e eficienti per il semplice fato che siamo una popolazione romani che sapiamo benisimo . In quanto alla ragaza le auguro tante riuiscite in politica .

Vanessa Cirillo Cari amici,conoscenti,simpatizzanti o semplicemente lettori curiosi,con piacere tengo ad informarvi che quest'anno abbiamo duramente lavorato in varie città italiane ad una campagna di sensibilizzazione alla partecipazione attiva delle comunità romanì all'esercizio del diritto di voto e all'attività politica come servizio alla collettività. In alcune città e alcune comunità come quella abruzzese si sono create le condizioni per sperimentare in prima persona un impegno più concreto, un oppurtunità esperenziale, formativa e partecipativa. I candidati che hanno scelto questo percorso sono persone consapevoli e dotate di senso critico. Inoltre approfitto dell'occasione per fare una piccola considerazione su una concezione "gagè-associativa pseudo antagonista" secondo la quale le minoranze si dovrebbero riconoscere e quindi sostenere chi TEORICAMENTE per statuto,principio o propaganda si fà promotore di dirittti e uguaglianza: 1)La partecipazione ,l'inclusione e la vera emancipazione delle comunità romanì NON ESISTE IN NESSUNA AGENDA POLITICA anche perchè se esistesse toglierebbe la possibilità di lucrarci sopra sia in termini economici che elettorali. 2) Nelle comunità romanì come in tutti gli altri gruppi umani NON ESISTE UN'UNICA VISIONE MONOLITICA DELLA SOCIETA' E DELLA STORIA per tanto come in qualsiasi gruppo sociale le persone hanno diritto di scegliere chi votare o chi appoggiare. 3) In questo momento in Italia ci sono persone rom candidate in schieramenti diversi! RISPETTO PER TUTTI E APPOGGIO INCONDIZIONATO ALLA PARTECIPAZIONE

Giovanni Picker il mio lavoro di ricerca ha mostrato come in Italia negli ultimi 40 anni l’esclusione dei rom sia stata promossa attraverso la combinazione di ideologie e dottrine appartenenti sia a partiti liberal-conservatori sia a quelli liberal-progressisti. A fare da sfondo all’azione politica c’è stata una società civile il cui primario interesse è stato cercare in tutti i modi di far adeguare i rom alle proprie norme, aspettative, e idee sociali, morali, politiche. Con precise differenze tra diversi gruppi, la società civile si è mossa in maniera generalmente paternalistica, a volte riconoscendolo, ma quasi mai impegnandosi in un’autocritica aperta e onesta, condizione necessaria per cambiare radicalmente approccio. In certa misura, molti dei commenti che ho letto continuano su questa linea paternalistica, perpetuando, spesso probabilmente senza saperlo, logiche di potere radicate in secoli di stigmatizzazione e inferiorizzazione dei rom. E il fatto che la candidata sia appunto una candidata (donna) rende questo scambio di idee ancora più interessante, visto che, tra i rom, le donne si sono più spesso trovate oggettificate, razzializzate, e insomma inferiorizzate dai/dalle gagi/e. Credo rimanga ancora da fare un grande lavoro di cambiamento, ma chi, per primo, deve cambiare, non credo siano i rom.

Frank Gutenlicht Le donne rom "oggettificate" e "inferiorizzate" DAI GAGI?
Non so che ricerca tu abbia fatto, Giovanni Picker, ma io nei campi ho visto ben altro.

Giovanni Picker Frank Gutenlicht. dalla carmen di Bizet a 'gypsy blood' di Lubitsch, fino ai luoghi comuni dell’immaginario pescarese contemporaneo (dove ho fatto una parte della mia ricerca), le donne rom sono state razzializzate e oggettificate con un’eco più vasta rispetto agli uomini. Questa inferiorizzazione è stata spesso operata attraverso un'estrema idealizzazione, pensando al corpo femminile rom come emblema ultimo di molte delle caratteristiche rom acettate, e anzi desiderate , dai gagi, come la musica (danza, abiti esotici, ecc), la sensualità, ecc. ma anche attraverso la costruzione di miti direttamente inferiorizzanti come 'la zingara rapitrice'. L'ambivalenza idealizzazione/esclusione è costitutiva delle dinamiche di esclusione razzializzata dei rom (e di tutte le minoranze iperculturizzate o iperfolklorizzate). Nei campi non succede questo, ma io mi riferivo a come i gagi, che nei campi non è che ci abitino in molti, vedono i rom...

Juana Azurduy É una questione annosa, questa, che ho da sempre discusso: vedo sempre una strumentalizzazione proprio per relativismo. Accadde anche sul tema immigrazione quando l'estrema sinistra candidò cittadini immigrati naturalizzati ma, di fatto, non ne accolse le istanze e i CPT (oggi CIE) non furono mai messi in discussione. La mia è una convinzione più che altro libertaria: inutile concepire una lotta partitica ma rendersi militante e penso che in questo la Fondazione stia facendo un ottimo lavoro. Per il resto, mi dispiace non poterne discutere di persona, qui su FB è difficile farlo, ne verrebbe un discorso limitato alle proprie convinzioni e, visto il tema, sarebbe un peccato.

Frank Gutenlicht Giovanni, hai dimenticato Esmeralda de il Gobbo di Notre Dame, la zingara di Cloris Brosca ("la luuuuna neeera") e la canzone "Gitana" di Shakira.... ah, e le danzatrici gitane coi vestiti tutti colorati verso la fine di Train de Vie.
Ti concedo l'osservazione sull'archetipo della "zingara rapitrice", ma tutti gli altri esempi... sono veramente questi i problemi delle donne rom? Sono veramente queste le rappresentazioni di cui preoccuparsi?

Annalisa Tinozzi soprattutto... il maschilismo ed il paternalismo di un certo tipo di maschio italiano (un certo tipo di maschio italiano sia gagio che rom) colpiscono solo le donne rom? Che l'oggettivazione e la razzializzazione siano state maggiori nei confronti delle donne è frutto del sessismo, una sottocultura di cui non sono vittime solo le donne rom. Interessante sarebbe completare la ricerca studiando come i maschi gagi vedono noi donne "gagie" (si dice così..?), come i maschi rom vedono le donne gagie e come i maschi rom vedono le donne rom. Un generale problema di oggettivazione e riduzione a stereotipi che, purtroppo, colpisce tutte le donne. Ma anche in questo mi sembra che FI sia la forza politica che maggiori danni culturali ha prodotto negli ultimi decenni, puntando su un'immagine della donna incasellata in due rigidi ruoli che si rifanno alla più becera tradizione del maschilismo italiano: la donna sensuale, provocante, molto bella e che costruisce il proprio successo sull'avvenenza fisica o, all'opposto, la donna madre, bigotta e reazionaria, difensora della "famiglia" tradizionale e ferma oppositrice di qualsiasi unione diversa dalla "norma". Ma noi donne (tutte, non solo le "rapitrici" rom!) non siamo solo questo. Non rispondetemi che in FI ci sono anche donne diverse da questi stereotipi, lo so e non ho detto questo. Ho parlato di "(sotto)cultura" su cui il partito ha costruito il proprio successo (eh si, a molti italiani è piaciuta). Berlusconi non offese la Bindi per le sue idee politiche ma per l'aspetto fisico... e non offese la Merkel per la sua politica ma perché era una "culona inchiavabile". In realtà quel che voleva offendere era un modello di donna che non esiste solo in quanto in relazione ad un maschio (la "bella" del maschio o l'angelo del focolare) ma esiste autonomamente, non è assoggettata al potere del maschio (Silvio o chi per lui) ma ha un suo proprio potere, un cervello che usa (bene o male...) in piena autonomia. Che all'interno della comunità rom, come all'interno di tutta la società, esistano e debbano esistere vari modi di vedere il mondo lo so! Dico che questa scelta mi dispiace ma è solo una mia idea... lo direi a chiunque, anche ad una "gaggia" come me... Non sono una "curiosa" di questo account, sono una pescarese che è rimasta molto offesa ed addolorata dai manifesti fatti dal pdl (Sospiri... che ora si ricandida proprio con Forza Italia), quei manifesti enormi che dicevano "Fuori i rom e i delinquenti dalle case popolari"... perciò alla notizia di questa candidatura sono rimasta sorpresa... Non si offenda nessuno, ad un'amica "gaggia" avrei detto le stesse cose!

Ma non finisce qui, perché il dibattito, sempre aspro ma rispettoso, continua altrove

Betty Michelini Per Nazzareno Guarnieri, che mi sembrava perplesso sui commenti a proposito della rom candidata da forza italia...

Nazzareno Guarnieri Potrei rispondere con immagini di altre organizzazioni politiche che utilizzano il razzismo contro i rom per cercare il consenso, ma evito di farlo perchè chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Nazzareno Guarnieri Se oggi nelle istituzioni politiche nazionali la presenza di persone rom è ZERO la responsabilità è di tutte le organizzazioni politiche, nessuno escluso, e per rispetto alla nostra intelligenza non raccontateci la favola che siamo divisi. Le politiche segreganti e/o razziste e/o discriminatorie verso le persone della minoranza romanì le adottano tutte le coalizioni politiche, nessuno escluso. Nelle settimane scorse mi hanno offerto la candidatura alle elezioni europee alla circoscrizione sud ed ho rifiutato perchè ritengo che in questo momento della mia vita è più utile il mio impegno a tempo pieno nella Fondazione romanì Italia.

Fabrizio Casavola Non mi dispiace se ci sono candidature spalmate sulle liste + diverse, è un modo per rivendicare cittadinanza e partecipazione al di là dell'etnia. Però, a Pescara qualche conto col recente passato si dovrebbe fare Anche gli altri hanno le loro colpe? Può essere, ma non è una giustificazione x svicolare dal punto FI (o PDL che sia)
L'angolo del cretino

Betty Michelini Nazzareno Guarnieri, ovviamente ognuno si candida dove ritiene o sente più affinità. Personalmente, però, mi colpisce che ci si candidi per quei partiti che hanno utilizzato il razzismo contro i rom e i sinti per farsi propaganda e solleticare i peggiori istinti e ricompattare le proprie file. Oltre che, naturalmente, aver fatto parte di un governo che ha emanato il pacchetto sicurezza e le leggi sulle emergenze rom...

Nazzareno Guarnieri Ciao Fabrizio è un gran piacere sentirti. Hai ragione ha pescara noi rom abbiamo diversi conti aperti con il passato e spero tanto al più presto di poterlo risolvere. Fino a qualche anno fa ero solo a proporre, stimolare, denunciare, oggi ci sono altri rom che hanno preso consapevolezza e prendono iniziative. La ragazza rom è candidata a Pescara con FI, un ragazzo rom quasi certamente sarà candidato nel comune di Montesilvano, un'altro giovane rom in un comune della provincia di Teramo.

Nazzareno Guarnieri Caro fabrizio attenzione ... i conti non dobbiamo farlo solo con il coordinatore provinciale di PDL (FI) ma anche con altri partiti che durante i gravissimi fatti di due anni fa sono stati molto bravi a stare in silenzio anche a fronte di nostra richiesta hanno evitato di esprimere pubblicamente solidarietà.

Fabrizio Casavola Certo che sto attento, caro Nazzareno, e per non cadere nel solito minestrone evito il ragionamento "sì, ma anche gli altri..." E' una questione che sarebbe utile dipanare sia per i rom che per i gagé: come ho scritto sopra non entro nel merito delle scelte personali e politiche le + varie (anzi lo giudico un valore aggiunto). Il punto è che FI (piaccia o meno) ha assunto, anche di recente, posizioni e decisioni quanto meno contestabili (anche da parte tua, se ben ricordo). Il cambiamento (come vedi, sto argomentando dal lato gagio, ognuno abbia la sua autonomia) non è una candidatura di bandiera (a proposito, si potrebbe sapere il nome della candidata?), ma una riflessione, pubblica e possibilmente comune, autocritica e che spieghi dove si vuole andare e con chi. Altrimenti, la ragazza probabilmente non beccherà il quorum (non ce la fecesti neanche tu, che eri + strumentato) e voi rimarrete fregati da un ennesimo giro di valzer.
Anch'io ho piacere di sentirti, comunque.

Nazzareno Guarnieri Caro Fabrizio conosci la mia determinazione per la causa romanì ed il mio totale disinteresse per fini personali. La mia critica contro il pdl di pescara è stata forte, pubblica (al contrario di qualche partito che si pone come paladino degli esclusi) e concreta con una denuncia al tribunale di Pescara che abbiamo vinto. Fin dall'inizio ho detto che rispetto la scelta di una persona rom (e non) che decide di fare politica anche perchè da alcuni mesi stiamo facendo un gran lavoro con la Fondazione con la campagna di sensibilizzazione politica PoLITEIA ROMANI per le comunità romanès e per i partiti politici in 8 regioni del centro/sud, ed abbiamo sempre detto ai rom di andare a votare ed ai partiti politici di candidare ed eleggere persone rom. La partecipazione dei rom nelle istituzioni politiche nazionali e locali è quasi ZERO e se riusciamo ad avere persone rom in entrambi gli schieramenti politici è un gran bene per le comunità romanès. Ho molti motivi per credere che non si tratta di una candidatura di bandiera perchè nella campagna elettorale è abbinata ad un candidato uomo che ha un ottimo consenso. Devo rendere pubblico il nome? giovedi prossimo la sua candidatura sarà presentata da un senatore di FI e considerato che a te non posso dire no Ho promesso alla ragazza di non rivelare il nome fino alla presentazione, ma a te non posso dire no, si tratta di Amelia Guarnieri di 24 anni di Pescara.

Fabrizio Casavola Chiedevo il nome della candidata per iniziare a fare chiarezza su una notizia che può essere contorta, e le reazioni che hai raccolto ne sono una prova; non ti chiedevo di venir meno ad una promessa.
Specifichiamo un'altra cosa: non si parla di te o di me e di cosa si è fatto: niente di personale, vorrei che questo scambio riguardasse invece le strategie che si adottano (anche perché la strategia è un argomento che, questo sì "personalmente", ti ha sempre attizzato).
Perché mi focalizzo su FI e non su altri? Perché:
1. è lì la candidatura;
2. il discorso (per me) non verte sulle posizioni politiche della candidata, e neanche sul seguito che lei possa avere nella sua comunità, ma sul partito che la candida.
Quello è il punto, e trattandosi di un partito, il discorso coinvolge tanto la società maggioritaria che voi.
La mia tesi, è che se non si vuole che questa non sia una candidatura di bandiera, un simile partito deve spiegare pubblicamente le ragioni di questo accordo (a sinistra, che sono fin troppo bravi in questo, la chiamerebbero autocritica), e ovviamente deve farlo anche la candidata stessa.
Altrimenti, esistono (+ che in altri partiti, credo che me lo concederai) in FI delle contraddizioni che prima o poi emergeranno e, ripeto, potrebbero riportarvi al punto di partenza del 2012.
Quindi, ragionando il + laicamente possibile, non si tratta di lanciare anatemi contro questo o contro quello, ma di capire se e come la candidatura sia utile oppure una trappola.

Nazzareno Guarnieri La scelta e stata della ragazza alla quale ho chiesto di scrivere delle lettere aperte che renderemo pubbliche con i nostri canali. La candidatura è voluta e sostenuta da un senatore. Le possibilità di essere eletta sono molto alte a mio giudizio, ma credo che ogni elezione è un enigma.

A questo punto, finalmente la presentazione ufficiale con relativo comunicato:

Gent.ima Fondazione romanì Italia sono Amelia Guarnieri, 24 anni di Pescara, giovane ragazza rom e studente alla Facoltà di Farmacia dell'Università di Chieti.
Il 28 Gennaio 2014 ho partecipato a Pescara alla Vostra presentazione della Campagna di sensibilizzazione politica Politeia romanì. Sono rimasta colpita dalla numerosa presenza di persone della mia comunità rom e dai politici presenti, ma in particolare dal Vs. impegno e proposte verso la comunità rom, che conoscevo, ma non immaginavo fosse tanto determinato e ricco di motivazioni necessarie per la nostra comunità.
Durante la presentazione della campagna avete invitato sia la comunità rom a partecipare alle elezioni, sia i partiti politici a candidare/eleggere persone rom.

Lo scetticismo nei confronti della politica e delle Istituzioni è sempre stato presente nella comunità rom, oggi ha raggiunto livelli esorbitanti. Questo sentimento di “sfiducia”, ovviamente, nasce sulla base di ragioni fondate: lo scenario ambientale, sociale e culturale in cui la comunità rom vive, è sempre più caratterizzato da situazioni in cui gli individui non hanno sufficienti riferimenti e sono come tagliati fuori, sganciati dal tessuto sociale, e di conseguenza emarginati, esclusi dalla possibilità di profondi cambiamenti che bisognerebbe promuovere al fine di non precludere il soddisfacimento dei bisogni dei cittadini rom e la piena applicazione dei diritti e dei doveri.

Il clima fortemente sovversivo, discriminante, i soprusi, gli abusi di potere e la violenza verbale e non, che subisce il popolo rom, non sono esagerazioni concettuali, concezioni da demistificare, ma un’ovvietà, realtà lapalissiane che trapelano in maniera inequivocabile.

Un luogo comune che dovrebbe essere superato è quello secondo il quale la comunità rom non voglia e non intenda integrarsi; io e tanti altri come me potremmo essere l’esempio lampante che “qualcosa di positivo” siamo in grado di farlo anche noi, eppure non siamo valorizzati, perché additati lo stesso a priori.

Per eliminare il pregiudizio, che incombe tra il rom e il non rom, sarebbe necessario un incontro, un avvicinamento bilaterale che la comunità rom ha sempre chiesto, voluto e desiderato, ma che si è sempre visto negare.

A questo punto è inutile recriminare sul passato, ed io non vorrei essere erroneamente tacciata di vittimismo; mi premeva fare questa premessa, perché forse in questo modo capirete le motivazioni che mi hanno stimolato a voler partecipare alla politica cercando la mia candidatura al Consiglio Comunale di Pescara, ma sono consapevole che non solo non è facile essere eletta, ma non è facile trovare un partito politico disponibile a candidare un rom.

La mia non vuole essere una candidatura partitica, o ideologica, o una scelta di campo, ma cercare l'opportunità di partecipare alla politica di una giovane rom che vuole svolgere nel Comune un ruolo di controllo, di proposta, di informazione, di rispetto dei diritti e dei doveri, per evitare che politiche discriminanti verso la comunità rom, abusi di poteri verso le persone rom, siano adottati nel silenzio di tutti, come più volte si è verificato, come è accaduto a Pescara due anni fa.
Voglio candidarmi e con il Vs. aiuto possibilmente essere eletta al consiglio comunale per accedere a tutti gli atti e le informazioni sulle iniziative promosse e le opportunità, e diffonderle ai cittadini rom e non rom, particolarmente attraverso le associazioni che operano sul territorio.
Voglio candidarmi al consiglio comunale di Pescara per partecipare alla vita politica della mia città e contribuire al dibattito pubblico mettendo a disposizione della collettività, gli aspetti ed i valori della mia cultura rom all’interno di un discorso, senza imporla, ma bensì integrarla con quella della comunità Pescarese per il futuro della città di Pescara.
Chiedo il vostro sostegno, per quando possibile.
Pescara, li 16 Marzo 2014
Amelia Guarnieri

 
Di Fabrizio (del 14/06/2008 @ 08:58:10 in media, visitato 1494 volte)

Si intitola così il libro che le edizioni BFS propongono, destinato non ai cani ma ai loro padroni. È nato pensando al fatto che alcune cose, alcuni concetti, siano molto semplici. E che in realtà non c’è nulla di complicato nella questione “zingara”, se non le barriere mentali che noi stessi costruiamo. Ne pubblichiamo qui l’introduzione.

Chiariamo subito una cosa. Questo libro non è destinato ai cani, ma ai padroni dei cani. È importante dirlo. Non è scritto pensando che chi vuol capire qualcosa in più sull’antiziganismo – ossia sui pregiudizi contro rom e sinti – sia un cane. Anzi. Questo libro è nato pensando al fatto che alcune cose, alcuni concetti, siano molto semplici. E che, in realtà, non c’è nulla di complicato nella “questione zingara” se non le barriere mentali che noi stessi costruiamo. Questo scritto, quindi, affronta alcuni luoghi comuni sugli “zingari” e cerca di spiegare perché non hanno senso.

Gli “zingari”

Finora abbiamo scritto “zingari” tra virgolette. Cominciamo dai termini corretti. Non si può, infatti, parlare di qualcosa e usare termini sbagliati. Perché è sbagliato usare la parola “zingari”? Prima di tutto perché si tratta di un eteronimo. Cioè di un termine attribuito dall’esterno, imposto. Se vogliamo ragionare insieme e dialogare, dobbiamo chiamarci con il nostro nome.
La parola “zingaro” di per sé non è dispregiativa, come non lo sarebbe la parola “negro”. Negro, una volta, non era un dispregiativo. Ora lo è diventato. E se il termine “zingaro” non avesse un carattere negativo? Potrebbe pure essere corretto se nella trattazione ci si riferisse ad un insieme di gruppi molto eterogenei tra loro per lingua, cultura, valori, modi di vita. Se si vuole invece far riferimento a gruppi particolari, è appropriato utilizzare termini più specifici. Se poi desiderassimo essere aperti alla comunicazione, ancora di più dovremmo rispettarci e chiamarci con il nostro nome. Se invece vogliamo esprimere dei pregiudizi, va benissimo.
Se vogliamo riferirci ai gruppi presenti storicamente in Italia, dovremo parlare di rom e sinti. Ogni gruppo ha poi denominazioni specifiche. Ci sono i rom napulengre (di Napoli), i rom abruzzesi, i sinti piemontesi, lombardi, veneti, teich (tedeschi), marchigiani, emiliani. E poi ancora ci sono i roma harvati, detti anche istriani o sloveni, anch’essi cittadini italiani dal secondo dopoguerra. Rispetto a questi ultimi, infatti, va considerato che il rimescolamento geografico dei rom e sinti europei a causa delle due guerre mondiali è stato forte. Durante il nazifascismo, poi, sono stati deportati e sterminati, per non essere infine riconosciuti come vittime di persecuzione razziale neppure al processo di Norimberga.
Negli ultimi anni ci sono anche state nuove migrazioni. Non stiamo parlando di nomadismo, ma di migrazioni. Molti rom sono giunti da diversi paesi dell’ex Jugoslavia, sono scappati dalle persecuzioni e dalle guerre. Recentemente molti rom sono giunti dall’Est Europa, principalmente dalla Romania, ma anche dalla Bulgaria e dalla Slovacchia. Migrano perché in questi paesi, oltre ad esservi meno ricchezza economica, vi è molta discriminazione nei loro confronti. Non che in Italia non ce ne sia, ma almeno c’è qualche opportunità in più di rifarsi una vita.

I “nomadi”

Il termine “nomadi” andrebbe usato solamente nel caso in cui si stia parlando di gruppi che effettivamente praticano il nomadismo. Pare un concetto nient’affatto complicato. Eppure è un argomento difficile. Oltre il 95% dei rom e sinti presenti in Italia non pratica il nomadismo. Anni fa i gruppi sinti si spostavano molto di più, giravano per i paesi, praticavano vecchi mestieri. Ma le cose cambiano.
Se non sono nomadi, perché i rom e i sinti vengono sempre etichettati come nomadi? È uno dei temi interessanti da affrontare. Una delle ragioni dell’odio nei confronti di rom e sinti è dovuto alla loro presunta non integrabilità. Il nomadismo calza bene con questo concetto. In uno stato-nazione fondato sul territorio, sulla sua difesa, sull’identità territoriale, uno che non è legato al territorio è pericoloso. Più o meno inconsciamente il nostro ragionamento si alimenta del fatto che questi “nomadi” non sono integrabili, che non lo sono perché non sono legati ad un territorio. Quindi sono asociali. Sono infatti asociali in quanto, si legge nelle carte del III Reich che giustificavano il loro internamento e sterminio, possiedono il gene del nomadismo, il Wandertrieb.
Come accennavamo prima, durante il processo di Norimberga non venne riconosciuto il fatto che lo sterminio di quasi un milione di rom e sinti sia stato dovuto a ragioni razziali. In fondo, si disse, erano stati perseguitati in quanto asociali. Certo, ammisero i giudici, tutti gli “zingari” sono asociali per vocazione innata. Razzialmente asociali allora? No, ma in fondo tutti sappiamo che gli “zingari” sono asociali e non integrabili. Questa logica fa acqua da tutte le parti, ma si comprende benissimo dove vada a parare.
È qui che lo “zingaro” cade a fagiolo. Perché in qualche modo ci fa comodo identificarlo con il nostro peggior nemico. Sono i nomadi coloro che mettono in pericolo il nostro ordine, coloro che ci derubano, che ci rapiscono i bambini, che stuprano le nostre donne. Li odiamo. Oppure li vogliamo normalizzare, rieducare. Ecco allora che siamo noi a voler portare via loro i bambini per educarli, integrarli nelle leggi di ordine, proprietà e uniformità. Il termine “nomade” è difficile da combattere per queste ragioni.
Ma forse i rom e sinti non si riconoscono in questo ruolo. Forse non sono i razziatori. Forse non agiscono per danneggiare qualcosa o qualcuno. Insomma: e se, invece, tutto fosse solo nella nostra testa?

I figli del vento

Il pregiudizio non è solo negativo. Quello positivo può essere altrettanto dannoso. Infatti, non ci aiuta certo nella comprensione. Lo “zingaro” libero, figlio del vento, l’artigiano nomade che lavora il rame, l’allevatore di cavalli, appartenente al popolo anarchico per eccellenza, che balla e canta melodie struggenti al chiaro di luna, che dorme sotto le stelle e vive alla giornata. Sono in genere nient’altro che luoghi comuni dell’esotismo, proiezioni romantiche di ciò che vagamente vorremmo essere. In ogni caso, sono costruzioni arbitrarie e unilaterali.
L’idea del Wanderer (“viandante”) era centrale nel romanticismo tedesco di inizio Ottocento. La fuga come desiderio poetico statico – desidero la fuga perché sono incapace di realizzarla – è però ben diversa dalla fuga reale o immaginaria, ma creativa e ricombinatoria, di chi ricerca e persegue la trasformazione.
L’attrazione astratta ed asettica verso colui che è capace di lasciare tutto (gli affetti, la casa, le proprietà) per mettersi in viaggio verso l’ignoto rischia di essere il contraltare dell’odio e del desiderio di annientamento nei confronti di chi incarna questa capacità. La staticità monolitica del III Reich, apice dello sforzo omologante ed identitario sorge, non a caso, in seno alla stessa società che ha generato l’idea romantica del Wanderer, a suo modo nutrendosene. Da Wanderer a Wandertrieb il passo può essere breve.

Gli “zingari” vogliono integrarsi?

Se gli “zingari” vogliano integrarsi è una delle domande più comuni che circolano. A chi chiede una cosa simile mi è capitato di rispondere di sì, che in realtà la stragrande maggioranza dei rom e sinti che vivono in Italia vogliono integrarsi. Ed è un dato di fatto. Se solo fossimo capaci di ascoltare, ci verrebbe detto da loro stessi.
Se inoltre fossimo capaci di vedere, ci accorgeremmo che quelli che noi etichettiamo come “zingari” sono solo una parte dei rom e sinti presenti in Italia. Molti rom e sinti sono assolutamente “integrati” e mai si sognerebbero di andare a dire in giro di essere “zingari”. Hanno una casa, un lavoro, le donne non portano le gonne lunghe. Nessuna di queste caratteristiche in realtà è fondamentale per essere rom o sinti.
Ma torniamo all’“integrazione”. Cosa intendiamo con “integrarsi”? Non facciamo confusione. Non vuol dire assimilarsi. Se per un attimo prendiamo in considerazione il fatto che in una società integrarsi significhi convivere civilmente ed essere rispettati nella propria diversità, allora può andare bene. Purtroppo le società aperte a questo tipo di integrazione sono rare. Assimilare, invece, vuol dire pretendere dall’altro l’omologazione: un atteggiamento molto più diffuso.
Pur essendo ottimista e considerando l’integrazione possibile in una società aperta, quando sostengo che i rom e i sinti vogliono integrarsi provo sempre un forte disagio. Proviamo anche solo un momento a dircelo da soli: “Sono integrato”, “Mi sento pienamente integrato”. Deprimente. L’integrazione, insomma, è una fregatura. Non prevede l’apertura verso l’altro, il diverso. Al massimo lo tollera, se è disposto a sottomettersi alle leggi civili.

Famiglia e famiglie

Il nostro concetto di famiglia, poi, raggiunge il suo apice quando finalmente le istituzioni cercano di dare risposte alle situazioni più critiche, spesso create da loro stesse. Esempio. Un campo viene sgomberato per accorgersi solo dopo, stranamente, che intere famiglie con bambini piccoli sono state lasciate per strada, magari in pieno inverno. In tali casi, le istituzioni “cattive” che hanno messo in strada le famiglie fanno un passo indietro, e subentrano quelle “buone” – loro stesse, a volte – che per necessità devono intervenire. I bambini vanno tutelati. Come se i bambini non fossero parte della famiglia. Come se la tutela dei bambini non passasse attraverso i diritti dei genitori. Come a voler dire che in realtà sarebbe meglio, per il bene dei minori, separarli dai loro padri e madri incapaci, che forse li maltrattano e li sfruttano pure. In queste circostanze imbarazzanti, spesso viene offerta una “soluzione” assistenziale solo ai bambini e alle loro mamme. I nuclei familiari vengono in pratica smembrati. I padri restano tagliati fuori e si trovano, da un giorno all’altro, per strada. Riempiamoci la bocca di famiglia, allora, per usarla come randello e strumento di coercizione e ordine, da tirare fuori quando è utile per poi riporlo quando intralcia.
L’idea di integrazione di rom e sinti che coviamo nel profondo passa proprio da questo. Dall’annullamento di ogni legame con i genitori, con il passato, con una cultura rom e sinta che giudichiamo irredimibile.

Emergenza campi

L’assunzione dello stato di emergenza è un classico nella gestione del “problema zingaro”. Così come sono dei classici le promesse fatte e non mantenute dalle istituzioni. E anche la collocazione dei campi in “nonluoghi”, in prossimità di frontiere, vicino ai cimiteri, accanto alle discariche, tra gli svincoli autostradali. E, infine, l’utilizzo fallimentare del privato sociale per la realizzazione di percorsi di scolarità e rieducazione.
Gli “zingari” vengono spesso trattati alla stregua di spazzatura. Nessuno li vuole sul proprio territorio. I soldi spesi per i campi vengono buttati senza controllo, senza alcun monitoraggio, vengono dati dalle istituzioni pubbliche al settore del privato sociale per scaricare un problema, mai per risolverlo. Puntualmente va a finire che la situazione non migliora per i rom, mentre il privato sociale tende non a risolvere i problemi ma a campare di quello che ne ricava, gestendo luoghi infami e badando bene a non criticare l’istituzione che fornisce i finanziamenti.
Esiste un problema di logica elementare nelle politiche di “delocalizzazione” dei rom. O si trova un luogo isolato da tutto e da tutti, oppure ci sarà sempre qualcuno per cui la delocalizzazione è in realtà una localizzazione “a casa propria”. Per questo si finisce sempre per destinare i campi a nonluoghi. Andiamo al punto: chi non vuole gli “zingari” a casa propria dovrebbe ammettere chiaramente che l’unica soluzione è sterminarli. O vogliamo ipocritamente pensare che chi non li vuole a casa propria trovi qualcuno che li accolga altrove?

Buone azioni o cattive pratiche?

Con queste premesse, come si può chiedere ai rom e sinti di “rispettare le regole” in cambio della presunta concessione di diritti? Quali diritti? L’idea di sedersi ad un tavolo e discutere con i diretti interessati per uscire da condizioni spesso drammatiche, mettendo in gioco tutte le energie vitali possibili, a nessuno passa nemmeno per la testa. La pianificazione nel sociale (ovvero in ciò che ha a che fare con la dimensione della socialità, della relazione) in Italia è quasi sempre un fallimento. Gli “zingari” rappresentano, in questo ambito, una cartina di tornasole.
Insomma, questi esperimenti privi di strategia complessiva sembrerebbero puntare alla rieducazione. Anche tralasciando il cupo retroterra di questo concetto, che quantomeno rimanda ai gulag – sempre di campi si tratta – non è possibile tacere sul fatto che la rieducazione, esplicita o implicita, è nemica del coinvolgimento diretto. E se questo non viene perseguito è perché manca il riconoscimento di base, quello al diritto di esistenza. Esisti, ti riconosco, parlo con te, ti ascolto.
In questo vuoto comunicativo succede spesso che gli operatori impreparati si fidino, per tenere sotto controllo i rom giustamente incazzati, di quei rom che sui campi come terra di nessuno ci fanno affari. I furbi e i delinquenti che tengono a bada coloro che si sentono schiacciati. Con il passare del tempo, i campi diventano luoghi ingestibili, pieni di miseria e frustrazione, in cui l’apatia è un peso che spinge sempre più in basso, là dove comandano i furbi.
Nel constatare un riprodursi perenne di problematicità, l’istituzione si indigna. Vorrebbe che i derelitti che sta salvando fossero riconoscenti, e vorrebbe vedere secoli di emarginazione svanire davanti ad una buona azione caritatevole. Invece rom e sinti non accolgono la rieducazione e nemmeno ringraziano. Magari sfasciano tutto. Nel frattempo, in genere, crescono le pressioni da parte della “gente” e di chi alimenta l’odio per professione e, con queste, anche l’astio e l’impotenza in chi pensava di poter risolvere il problema. A questo punto si abbandona la via assistenzialista e si passa alla repressione, all’espulsione, allo sgombero.

Il sospettabile mostro

Il semplice fatto di essere “zingaro” e di vivere in un campo fa cadere una persona nella categoria dei sospettabili. Se poi un rom o un sinto infrange le regole, i giornali, il sistema politico e l’opinione pubblica si scatenano.
Fa strano vedere come l’opinione pubblica sia scossa e spiazzata davanti al gioco dei sospettabili. Gli “zingari” sono sospettabili. Anzi, colpevoli. Ma quello, quello era uno dei nostri. Il marito che picchia la moglie, la signora che uccide il figlio che frigna troppo, il figlio che uccide la madre e il fratello, i pedofili che agiscono negli asili e tra le mura di casa. Stranamente, mentre in Italia crescono i fatti di sangue e la violenza in famiglia, la gente ha sempre più paura dell’altro, di chi appartiene alla categoria dei sospettabili. Il cittadino integrato non si vuole chiedere perché la nostra società partorisce crescente frustrazione e violenza, non si ferma a ragionare sul tessuto sociale che si disgrega, sull’incertezza del lavoro e del futuro, sulla banalità del successo dei meccanismi di potere che dividono i cittadini integrati in coloro che fottono o sono fottuti, in winners or losers. Se la paura rimane, lo sfogo si focalizza sul sospettabile, su colui che temo possa rubarmi i privilegi accumulati, con o senza merito, o che possa rendermi ancora più precaria ed insicura la vita.

Il nostro giudizio universale

Qualche anno fa ho lavorato ad uno studio sulla relazione tra la salute dei bambini e le condizioni di vita in cinque campi di rom kosovari e macedoni. La decisione di approfondire questo tema non era una mia idea, ma nasceva dal confronto con le famiglie che vivevano nei campi: la questione della salute dei bambini era la loro maggiore fonte di ansia. I genitori erano preoccupati per la salute dei loro figli. Lo studio dimostrò che gli effetti di tali condizioni sono devastanti. Non certo per colpa dei genitori. Quelle famiglie che vivevano in campi regolari, messi in piedi dalle amministrazioni locali di cinque capoluoghi di provincia, non potevano fare di meglio. I colpevoli erano e sono le istituzioni, sole responsabili di un danno al futuro dei bambini rom che non pagheranno mai.
Siamo sinceri. Possiamo dire che vi sono bambini (non necessariamente rom) sfruttati dai loro genitori e/o da organizzazioni criminali. È tragicamente vero. Ma attaccare i rom e i sinti su questo piano è operazione subdola e razzista. I rom e i sinti amano i propri figli come ogni genitore. Con chiare eccezioni, come ovunque nel mondo. Che vi siano rom e sinti che rubano è innegabile. Il furto è sempre esistito (da sempre sanzionato) in tutte le società e tanto più in quelle in cui è accentuato il divario tra benessere e miseria. Poi ci sono anche gli insospettabili che rubano ben protetti in alto, delle istituzioni (pubbliche o private) e che a molti possono persino fare invidia per la facilità con cui accumulano successo e denaro.
La questione non è negare che vi siano rom e sinti che delinquono. Il problema è quello di parlare di rom e sinti come dei delinquenti. Questo equivale a stravolgere la realtà, a raccontare menzogne. I rom e sinti che vivono nei campi sono le prime vittime di questo pensiero.

Eppure non basta mai

Intanto, comunque, i rom e sinti arrancano. Sfangarsi non è facile. La strada per liberarsi dal peso del pregiudizio è in salita. Si può vivere come se non esistesse? La letteratura scientifica è piena di studi sulle implicazioni negative dell’appartenenza a gruppi emarginati, sulla difficoltà di credere nelle proprie forze al di là dei meccanismi di oppressione. È facile chiedersi perché i rom non escono dai campi e non trovino delle soluzioni alternative.
Ho visto un’opera di suore rifiutarsi di accettare donne rom in corsi per collaboratrice domestica che avrebbero dato loro accesso al permesso di soggiorno ed a un’eventuale occupazione. Le suore hanno una paura fottuta degli “zingari” come chiunque altro. Figuriamoci un datore di lavoro medio. Un’amica che fa la bidella ha una paura tremenda che si venga a sapere che è sinta. Perché dovrebbe avere paura? Ha un lavoro regolare, paga le tasse. Eppure non basta mai. Se non hai un lavoro è perché sei un disadattato, se lo hai sei automaticamente sospettato di combinare guai. Non fa differenza se lavori, se hai una casa, se i tuoi figli vanno alle superiori. Lo stigma dell’essere un non integrabile continua a perseguitarti.
I rom e i sinti sono belli e brutti, intelligenti e stupidi, modesti e arrivisti, sinceri e falsi, aperti e chiusi come tutti noi, come i nostri parenti e i nostri vicini di casa. E si trasformano e si adattano al mondo. Ogni volta che ho una certezza, le nuove conoscenze la spazzano via. Più vado avanti e più mi accorgo che alle domande che mi pongono sui rom e i sinti rispondo: «dipende». L’uomo nero è una nostra invenzione, è frutto del nostro sistema e delle nostre proiezioni. Tocca a noi, e non a rom e sinti, comprendere cosa lo genera e lo alimenta.

Lorenzo Monasta

Lorenzo Monasta
è nato ad Embu (Kenia) nel 1969. Si è dottorato in epidemiologia con una tesi sulla relazione tra salute dei bambini e condizioni di vita in campi di rom macedoni e kosovari in Italia (vedi in www.osservazione.org). È tra i fondatori di OsservAzione, centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti. Sulla loro condizione ha pubblicato: Vite Costrette (con B. Hasani, Ombrecorte 2003); Note sulla mappatura degli insediamenti di Rom stranieri presenti in Italia (In Italia Romaní, Vol. IV., a cura di C. Saletti Salza, L. Piasere, CISU 2004); Cittadinanze imperfette (con N. Sigona, Spartaco 2006).

 
Di Fabrizio (del 01/08/2005 @ 03:52:17 in Kumpanija, visitato 2342 volte)
Rileggevo un vecchio articolo dall'archivio di Pirori, che vi ripropongo. Mi sembra interessante, alla luce di alcuni cambiamenti che stanno avvenendo in Bulgaria (ad esempio, l'affermarsi del partito nazionalista Ataka) e in Europa, come il rapporto tra tradizione e rinnovamento, il ruolo della scuola e delle OnG nell'inclusione dei Rom. Altre notizie sulla Bulgaria

9 Settembre 2004
Conversazione con gli etnologi Elena Marushiakova e Vesselin Popov sul passato, presente e futuro dei Rom di Bulgaria

Elena Marushiakova e Vesselin Popov hanno pubblicato numerosi articoli di studio sulla storia e la vita contemporanea dei Rom in Bulgaria e nell'Europa dell'Est, sono gli autori di "Zingari nell'Impero Ottomano: Un Contributo alla Storia dei Balcani".
Attivamente coinvolti con diverse associazioni di studio sui Rom e progetti di ricerca internazionale, hanno fondato la Società di Studio sulla Minoranza Romani a Sofia e promuovono esposizioni su questi temi nei musei di Sofia e Budapest.

Polia Alexandrova per TOL ha discusso con loro sulle caratteristiche dei Rom bulgari, partecipazione politica, il ruolo ambiguo del settore non-profit e il pericolo di confinare le persone in riserve etniche.


TOL: Come definireste i principali gruppi Rom in Bulgaria?

Vesselin Popov: Il gruppo più caratteristico sono i cosiddetti Yerla, discendenti della prima ondata di migrazione zingara e parlano differenti dialetti nei loro villaggi Rom. Il secondo gruppo sono i cosiddetti Kardarasa o Kaldarara, ex nomadi, la maggior parte vivono in villaggi e piccole città. Un altro gruppo caratteristico sono i Rudara, che parlano un dialetto proprio e preferiscono essere identificati come Vlasi [Vlachs] o Antichi Rumeni.

Elena Marushiakova: I Rom in Bulgaria non sono una comunità omogenea...

Vesselin Popov: Per esempio, ci sono vasti gruppi zingari di lingua turca che non si considerano Rom. Alcuni si definiscono Turchi etnici, mentre altri non sono sicuri della propria origine. Se prendiamo il linguaggio come criterio, ci sarebbero quattro gruppi: che parlano bulgaro, turco, rumeno e romanesh. Dobbiamo poi considerare i differenti dialetti, i matrimoni misti, che alcuni gruppi sono aperti e altri chiusi ecc. Anche la religione potrebbe essere un criterio - alcuni Rom sono musulmani, altri cristiani e ce ne sono molti che seguono altre religioni.

Elena Marushiakova: Molti Rom bulgari stanno cercando di costruirsi una nuova identità propria e certamente lo farebbero trovando qualcuno che scrivesse la loro storia. Disgraziatamente, in Bulgaria la cosiddetta integrazione dei Rom è direttamente connessa con la disintegrazione dei differenti gruppi. Se poniamo tre gruppi nello stesso villaggio, presto
ognuno di loro dimenticherà di essere stato di una comunità differente. Così, il gruppo più numeroso dei Rom è quello di chi ha perso la propria identità o ne conserva solo una vaga memoria.

TOL: Quali sono le caratteristiche dei Rom bulgari rispetto a quelli delle nazioni confinanti?

Vesselin Popov: Quando parliamo delle caratteristiche dei Rom dell'Est Europa in generale, dobbiamo guardare indietro alla storia di questa regione e vedere come i tre grandi imperi che si sono alternati nei secoli: Ottomano, Austro-Ungarico e Russo, hanno influenzato la comunità. Oggi i differenti gruppi hanno le loro specificità, più che altro per fattori geopolitici, ma il modello è simile ovunque.

Elena Marushiakova: D'altra parte,ciò che rende i Rom bulgari differenti da quelli di altre parti dei Balcani è che i cosiddetti zingari nomadici qui sono più numerosi, mentre lo sono di meno che nell'ex Unione Sovietica, per esempio. Lo sviluppo e l'arricchimento del sistema etno-culturale dei Rom in Bulgaria è un processo storico continuo, in relazione con una moltitudine di interazioni culturali e mutue influenze.

TOL: Non abbiamo molte notizie sui Rom bulgari in Europa Occidentale, ma si sentono molte storie sui Rom di Romania, mendicanti o in situazioni di illegalità. Perché?

Vesselin Popov: Il modello di mobilità è diverso. Non è che i Rom bulgari in Europa Occidentale siano meno di quelli rumeni, è che preferiscono spostarsi nei villaggi e lavorare nel settore agricolo, piuttosto che rimanere nelle grosse città e mendicare per strada. Nessuno conosce il numero esatto dei Rom bulgari che oggi lavorano nei vivai o nelle aziende agricole in Olanda. La loro migrazione è invisibile, ma anche vantaggiosa per i paesi occidentali. Per questo nessuno ne parla.

LA TRAPPOLA DELLA TRADIZIONE

TOL: Cosa è stato fatto a livello politico in Bulgaria a favore dei Rom?

Elena Marushiakova: La Bulgaria non è un'isola, è parte della scena internazionale. Ci sono processi internazionali che stanno andando avanti. Se non ci fossero queste influenze dall'esterno, la Bulgaria seguirebbe ancora lo stesso vecchio modello e la situazione apparirebbe completamente differente. Il vecchio e e testato modello balcanico, dove le differenti comunità etniche vivevano fianco a fianco, senza interagire l'una con l'altra, ha funzionato per secoli. Ma il nuovo modello occidentale fornisce assistenza ai membri più poveri della società. Questo modello richiede però l'identificazione dei cosiddetti poveri e da loro assistenza attraverso un sistema di previdenza. Oggi le comunità non sono più separate, isolate dal mondo. Così, non possiamo parlare realmente di un ritorno al vecchio modello di coesistenza, perché il mondo è parecchio cambiato. Ciò significa che non possiamo chiedere ai Rom, o ai Bulgari stessi, o a chiunque altro, di chiudersi in una sorta di comunità a base etnica, perché così si finisce in una specie di riserva. Disgraziatamente, questo è ciò che succede ad alcune comunità Rom in tutta Europa.

TOL: Quindi, quel che state tentando di dirci è che la comunità Rom è punita nei suoi tentativi di vivere una vita moderna, perché il resto della società sta tentando di riportarli indietro nella loro cultura?

Elena Marushiakova: Sì, la società occidentale ha questa idea romantica sui Rom. Li vede come gelosi delle proprie tradizioni, osservanti i loro rituali, indossando i loro costumi come segno di etnicità. La percezione dei Rom come una comunità super-esotica fuori dal tempo e dallo spazio è molto comune in Occidente. Ma chi vorrebbe vivere come facevano i propri antenati secoli addietro? Come ci si può aspettare che qualcuno viva attaccato alle proprie tradizioni, mentre il resto della società si sviluppa, influenzata dalla tecnologia, dalla globalizzazione e dalla modernizzazione? Qui stiamo parlando di processi naturali. Tutti i popoli del mondo, senza distinzione di età, razza o etnìa, vogliono vivere secondo la contemporanea definizione di benessere.

TOL: Se compariamo il livello di discriminazione verso i Rom in questa regione e nell'Europa occidentale, che tipo di fotografia ne otteniamo?

Vesselin Popov: In Europa occidentale i Rom non sono stati riconosciuti come cittadini sino agli inizi del XX secolo, mentre nell'Impero Ottomano erano membri a pieno titolo della società nel XIV secolo. Avevano un posto speciale in tutta l'organizzazione sociale e amministrativa dell'Impero. Da un punto di vista comparativo, in quei tempi il loro status civile era relativamente più favorevole che quello dell'Europa occidentale. Ci fu addirittura un'istanza nel XVI secolo, quando alcuni Rom fecero un appello all'Impero reclamando per i loro diritti umani violati. Noi pensiamo agli Ottomani come ai grandi invasori nella [nostra] storia, ma possono servire come buon esempio dell'osservanza dei diritti umani anche al giorno d'oggi.

Elena Marushiakova: Tanto più il livello di discriminazione è preoccupante, più lo vediamo come tema complesso. Non è dovuto
solo ai cambi politici o storici, ma anche alla modernizzazione della società. Per di più, ci sono differenti tipi di discriminazione. I cosiddetti discorsi apertamente razzisti sono più comuni nell'Europa orientale, ma la discriminazione nascosta è definitivamente più forte in Occidente. Dopo i cambiamenti politici [la fine del regime comunista], quando la gente dell'ex blocco comunista ha capito di poter dire quel che voleva senza essere punita per questo, si è iniziato ad usare parole forti contro quanti non erano di gradimento. Ma in realtà il loro odio era minore di quanto si potesse supporre dalla loro comunicazione verbale. Così, parlare è una cosa, mentre le relazioni umane effettive sono qualcosa di completamente differente.

Vesselin Popov: E' difficile calcolare il livello di discriminazione e di segregazione sociale, perché ci sono criteri molto complessi. In Bulgaria, i media mantengono un'immagine stereotipata della comunità Rom o usano linguaggi sbagliati per descrivere o criticare il loro stile di vita. Nel contempo, le relazioni tra Bulgari e Rom sono migliori che in paesi come la Gran Bretagna, per esempio.

TOL: Qual'è il livello di integrazione dei Rom in questa parte del mondo?

Elena Marushiakova: In termini di integrazione sociale, l'Europa dell'Est è molto lontana dal resto del continente. I Rom nell'Europa occidentale sono più integrati e maggiormente marginalizzati. La situazione è cattiva in Europa Centrale, migliora nell'Europa del sudest, è buona nell'ex Unione Sovietica, dove le politiche specifiche verso i Rom sono state limitate o inesistenti. E' qui l'ironia: maggiori sono le politiche [d'integrazione], minore è l'integrazione sociale.

ONG SENZA FINE DI LUCRO

TOL: Come vedete il ruolo delle organizzazioni Rom in Bulgaria?

Elena Marushiakova: Lo sapete che la prima organizzazione dei Rom è nata nei Balcani? E che sono esistiti qui per più di cent'anni, senza essere sponsorizzati o pagati per le loro attività? Le organizzazioni Rom erano attive in Bulgaria anche prima che l'area diventasse profittevole [per le organizzazioni straniere].

Vesselin Popov: Ma non sarà profittevole per sempre. Alcune organizzazioni rimarranno e altre spariranno. Altre varieranno la loro attività e nasceranno nuove organizzazioni. Alcune diventeranno parte delle strutture governative, mentre altre ancora si trasformeranno in partiti politici.

TOL: La partecipazione politica dei Rom si è rafforzata negli ultimi anni, ma ci sono stati diversi tentativi di limitarla, specialmente durante le elezioni locali del 2003.

Vesselin Popov: Sì, ci sono stati questi tentativi durante le elezioni locali dell'anno scorso, ma in molte parti non erano contro i Rom, ma contro i loro partners politici. Non erano azioni su base etnica, ma influenzate politicamente. Tutti sanno che un forte movimento politico Rom diventerebbe una minaccia per tutti gli attori politici, indipendentemente dalla loro origine.

TOL: Esiste un forte partito politico dell'etnìa turca e nessun significativo partito politico Rom. Perché?

Vesselin Popov: Dipende dalla maturità delle comunità. L'etnìa turca è stata capace di scegliere il proprio percorso molto presto nel suo sviluppo come comunità.

Elena Marushiakova: Ci sono anche fattori soggettivi. All'etnìa turca è capitato di avere leaders molto buoni. La loro comunità si è mobilitata a lungo prima dei cambiamenti [la fine del regime comunista], come risultato delle repressioni patite sotto il comunismo. Mentre nel caso dei Rom, il loro tentativo di mobilitarsi ha trovato lo sfogo nel settore delle ONG.

TOL: I Rom della Bulgaria devono fidarsi delle ONG?

Vesselin Popov: Direi di no. Il nuovo approccio di presentare i Rom attraverso immagini spaventose di miseria ai margini della società e di degradazione personale, con lo scopo di impattare gli sponsor stranieri e l'opinione pubblica occidentale, serve solo ad aumentare gli stereotipi negativi sugli zingari. Nel lungo termine, sono d'ostacolo alla soluzione dei problemi. Questa nuova immagine pubblica accompagna perfettamente lo scenario del rapido sviluppo di "un'industria zingara", che oggi è diventata la politica statale nell'Europa dell'Est, supportata da diversi programmi europei.

Elena Marushiakova: In Bulgaria il settore delle ONG è qualcosa di comico. Nella società occidentale esiste una divisione di classe, quindi c'è bisogno di un sistema di organizzazioni di aiuto il cui compito principale è il bilanciamento [degli interessi in conflitto]. Ma i Balcani, particolarmente la Bulgaria, non sono mai stati una società divisa in classi. Qui un pastore può diventare primo ministro, in Occidente no. Così il modello di società che si è importato, non funziona bene, semplicemente perchénon è stato sviluppato per una società come quella bulgara. Naturalmente, la Bulgaria è molto cambiata, quindi ci sarà bisogno di questi gruppi in futuro.

TOL: Quindi sembra che i Rom bulgari non possano fidarsi tanto dei partiti che delle ONG. Cosa possono scegliere?

Elena Marushiakova: Penso che esista ancora la possibilità di una mobilitazione politica. Quando saranno stati evidenziati i problemi etnici, la gente comincerà a cercare come risolverli. Il settore ONG è stato testato e ha dimostrato di essere inefficace, quindi bisogna provare altre strade.

SUCCESSI SCOLASTICI

TOL: Una voce positiva riguarda i progressi nel programma governativo di desegregazione scolastica, per offrire ai Rom uguali opportunità. A tre anni dall'inizio, qual'è il bilancio?

Elena Marushiakova: La desegrazione scolastica era già iniziata da tempo, prima che se ne cominciasse a parlare. E' diventata una grande questione dopo che è stato coinvolto il settore delle ONG. La cosa migliore, d'altra parte, è che un precedente processo inconscio è improvvisamente diventato ufficiale.

Vesselin Popov: Il programma di desegrazione scolastica ha avuto successo nel fermare un processo molto pericoloso - che stava trasformando le scuole per Rom in ghetti. Il programma ha anche degli oppositori: molta gente, specialmente nell'Unione Europea, pensano che mandare i bambini Rom in classi miste significa imn qualche modo assimilarli. Preferirebbero che questi bambini stessero rinchiusi nella loro società, mantenendo vive le loro tradizioni. Questo conflitto di idee sarà il tema dominante nei prossimi anni.

Elena Marushiakova: I Rom in Bulgaria hanno goduto di pari opportunità per anni, incluso il diritto ad una buona educazione.
Le cosiddette classi segregate cominciarono ad apparire negli anni del "socialismo sviluppato" alla metà degli anni '70. Ma la separazione in normali "classi di basso livello" e classi per l'elite, era già in auge.

Vesselin Popov: Il modello di desegrazione ha funzionato bene, ma la recente introduzione degli insegnanti-assistenti [Rom] ha lasciato il segno. Come può un bambino Rom sentirsi uguale agli altri in una classe dove c'è un assistente che interpreta la lezione per lui? Tutta l'idea è strana, perché non esiste in tutta la Bulgaria un singolo bambino Rom che non parli il bulgaro. Inoltre, se parlano bene la lingua d'origine, parlano anche il bulgaro molto bene. Quindi, chi ha bisogno di assistenti? Non è un altro tentativo di mettere i Rom in una specie di riserva sociale, di farli sentire differenti?

Elena Marushiakova: Quello che succede è un tentativo di allontanare i bambini dal loro sviluppo, metterli in classi miste con l'idea di dare loro uguali opportunità e poi farli nuovamente sentire differenti. E' una cosa talmente ovvia, che la notizia del programma degli insegnanti-assistenti è sfociata in uno scandalo. E la cosa più strana è che parte di questo programma è stato sviluppato con l'Unione Europea, attraverso il programma PHARE. Secondo me, una vera perdita di tempo e soldi.

Polia Alexandrovna è corrispondente per TOL.
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