Cerca - Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

siamo amici da quasi 50 anni, una vita! Per gli amici, questo e altro! Se passate di li', fategli un saluto da parte mia...

ASSETTO VARIABILE

E' sospeso sino a data da destinarsi.

Le puntate precedenti sono disponibili QUI


Volete collaborare ad ASSETTO VARIABILE?
Inviate una
mail
Sostieni il progetto MAHALLA
 
  
L'associazione
Home WikiMAHALLA Gli autori Il network Gli inizi Pirori La newsletter Calendario
La Tienda Il gruppo di discussione Rassegna internazionale La libreria Mediateca Documenti Mahalla EU Assetto Variabile
Inoltre: Scuola Fumetti Racconti Ristorante Ricette   Cont@tti
Siamo su:  
AVVISO AI NAVIGANTI: qui potrete trovare molte notizie che abitualmente non volete conoscere.

La redazione
-

\\ Mahalla : Cerca
Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca articoli per Bulgaria

Di Fabrizio (del 31/07/2005 @ 23:52:14 in Regole, visitato 1687 volte)
A Blagoevgrad (nel sudovest del paese) un ristorante è stato condannato a pagare i danni ad un gruppo di Rom che aveva rifiutato di servire.

I fatti: il 28 marzo 2004 alcuni avventori di etnia Rom erano seduti ad un tavolo del ristorante. Il locale era pieno, ma nonostante ciò diversi altri clienti arrivati dopo sono stati serviti, viceversa il gruppo di Rom è stato continuamente ignorato. Dopo un'ora di attesa, questi hanno chiesto di poter parlare col proprietario del locale e anche in questo caso non hanno ottenuto risposta. A questo punto, hanno sporto denuncia al locale commissariato.

[...] La decisione del tribunale di condannare il locale al pagamento dei danni, si appella alla recente legge antidiscriminatoria del dicembre 2003.

Ulteriori informazioni sul caso
ERRC Legal Director - Dianne Post +36-1-413-2221 dianne.post@errc.org
Margarita Ilieva +359-2-943-4876 margarita@bghelsinki.org
 
Di Fabrizio (del 06/04/2006 @ 23:28:40 in Europa, visitato 1110 volte)

3 Aprile 2006 | 19:04 | FOCUS News Agency

Sofia: Un centinaio di Rom hanno bloccato il traffico in Konstantin Velichkov blvd.

La ragione è un incidente accaduto la notte scorsa, che ha visto l'investimento del 15enne Traycho Cherkezov, che poi è morto in ospedale. Secondo suo fratello, che era con lui al momento dell'impatto, si è trattato di una Mercedes che andava oltre 100 Kmh. "Il guidatore era completamente ubriaco" dice il fratello di Traycho. Aggiunge che 40 minuti dopo l'incidente, non erano ancora arrivati i soccorsi.

Secondo lui la polizia sta aiutando il guidatore, a cui non è stato fatto l'alcool-test.

I manifestanti volevano conoscere l'esatta dinamica dei fatti e qual'è stato il comportamento della polizia, accusata di voler difendere un proprio collega. Il traffico in seguito è tornato alla normalità

Fonte: Bulgarian_Roma


 
Di Fabrizio (del 19/06/2007 @ 22:21:20 in Italia, visitato 1135 volte)

COMUNICATO STAMPA: Il numero chiuso è illegale

La mozione votata a maggioranza “bipartisan” dal Consiglio Comunale di Milano riunitosi lunedì 18 giugno, in merito alla presenza delle “comunità di rom rumeni nel Quartiere di Chiaravalle” è, nella parte che prevede l’istituzione di un “numero chiuso”, un atto illegale ed illegittimo, contrario ai dettami costituzionali e alla legislazione nazionale e internazionale vigente e sottoscritta dal nostro Governo nei trattati di adesione all’Unione Europea.

Di fronte alla legge infatti non esiste “un’entità rom o zingara” che possa essere discriminata o sottoposta ad un trattamento differenziale ma, solo cittadini che hanno pari diritti e dignità.

La canea che in queste settimane sta montando a Milano in merito ad una presunta invasione di Rom (c.ca 5 mila su una popolazione di 1 milione e trecentomila abitanti), trova un’inedita alleanza tra il centro destra che governa la città e i partiti dell’Ulivo all’opposizione, ma mette in evidenza il pieno fallimento delle politiche fin qui seguite.

Infatti, la “questione rom” affrontata solo attraverso provvedimenti emergenziali discutibili (come la realizzazione di un grande campo destinato ad accogliere 700 persone e l’imposizione ai suoi ospiti di un Patto di Legalità dai contenuti discriminatori ma dalle ricadute pratiche inconsistenti) è risultata inefficace e sbagliata, mantenendo irrisolta la questione abitativa più generale e riproponendo, come nel passato, la logica degli sgomberi selvaggi per cercare di placare l’esasperazione dell’opinione pubblica.

Chiediamo quindi l’immediato ritiro di un atto palesemente illegittimo e l’apertura di un tavolo di reale confronto tra istituzioni, cittadini e associazioni che aiutino a superare “l’emergenza democratica” venutasi a creare a Milano.

Il Vicepresidente Maurizio Pagani


COMUNICATO STAMPA

Una pagina nera per Milano: prove di maggioranze variabili?



Ieri la Milano solidale ha subito una sconfitta. Chi l'amministra da oltre 15 anni, non essendo in grado di governare, ha preferito cavalcare la paura e l'insicurezza dei cittadini, approfittando del salvagente lanciato da una parte dell'opposizione: nessuna politica inclusiva, nessun progetto oltre ad un piano di sgomberi, ruspe e cancellate che altro non fanno che spostare più in là il problema.
Ma quello che è più grave è che l'Ulivo per il Partito Democratico abbia scelto di seguire questa strada (un puro incidente di percorso o un progetto più preoccupante? ) adottando così lo stesso linguaggio della destra, come sgomberi innanzitutto, tolleranza zero, numero chiuso, questione d'ordine pubblico!
Se davvero pensiamo alla stato di abbandono in cui è lasciata la città , una opposizione responsabile dovrebbe battersi per individuare le vere responsabilità e per politiche che coniughino la solidarietà e l'accoglienza con il rispetto della legalità e la lotta al degrado.
Di fronte ad una scelta che aveva il solo obiettivo di compiacere l'opinione pubblica senza risolvere alcun problema, e col solo risultato di spaccare l'Unione, noi non abbiamo partecipato al voto, in completo dissenso con un ordine del giorno inaccettabile e discriminante, anche alla luce degli emendamenti peggiorativi approvati in aula.

Milli Bossi Moratti (Lista Ferrante)
Giuseppe Landonio (Gruppo Misto - Sinistra Democratica)
Vladimiro Merlin (PRC)
Patrizia Quartieri (indipendente PRC)
Basilio Rizzo (Lista Uniti per Dario Fo)

Milano, 19.6.2007


COMUNICATO – PENATI E LA SICUREZZA

“Le politiche della sicurezza e dell’integrazione non sono né di destra né di sinistra”: parola di Filippo Penati.

Nulla di più sbagliato. In materia di politiche per gli stranieri e della “sicurezza” si possono dire e fare cose molto diverse. E quanto ha detto e proposto il Presidente Penati in questi giorni è indubbiamente frutto della subordinazione ad una cultura di destra.

Cultura che vuole vedere come causa del disagio sociale nelle metropoli prima di tutto la “criminalità non nazionale” e una presenza “non sostenibile” di cittadini provenienti da Romania e Bulgaria. Dopo aver annunciato l’invasione di oltre 30mila rumeni in pochi mesi, oggi i De Corato di turno annunciano che “a Milano dallo scorso gennaio ne sono arrivati ben mille”, un numero che francamente non può essere bollato come “fenomeno ingovernabile” .

E di fronte a un fenomeno che si ritiene (in modo irresponsabile) ingovernabile, di fronte a un’inesistente “invasione” le uniche soluzioni, lo conferma la mozione bipartisan approvata dal Consiglio comunale, sono quelle basate sugli sgomberi e sui “numeri chiusi”. Altro che “buonismo di derivazione sessantottina” (che certamente non è mai stato al governo di Milano…): in realtà sono state proprio le “non-politiche” sicuritarie che non hanno voluto affrontare la realtà dell’immigrazione straniera – in particolare di Rom e Sinti – a produrre i campi, i ghetti, la non-integrazione. Quando mai sono state pensate e praticate altre scelte a Milano? Nelle province italiane in cui dei tentativi sono stati fatti i risultati si sono ottenuti, con una migliore qualità della vita per tutti: Rom, Sinti e italiani.

Proseguire con queste politiche non è certamente una scelta “di sinistra”, ma nemmeno troppo intelligente: infatti nessuna legge e nessuna politica di chiusura è mai riuscita a fermare le donne e gli uomini che provengono dai disastri politico-sociali dei loro paesi. L’unico risultato ottenuto da queste politiche è sempre stata la creazione di clandestinità ed esclusione sociale.

Rifondazione Comunista e la sinistra cosiddetta “radicale” hanno commesso un grave errore nella riunione della Giunta provinciale pensando che la proposta di un “fondo per la sicurezza” potesse essere accompagnata da una “riduzione del danno” con la previsione di un finanziamento anche per politiche sociali (peraltro indefinite). In questo modo è stata comunque confermata l’idea che le politche per gli stranieri debbano comunque partire dalla “sicurezza”.

Oggi si deve invece provare davvero a essere radicalmente alternativi, rifiutando questi deleteri “patti per la sicurezza” – vere e proprie “leggi speciali” per stranieri, che istituiscono altri “commissari straordinari” , utilizzando risorse preziose ai soli fini repressivi - rilanciando invece una politica di riconoscimento di diritti, di rilancio di politiche abitative sociali (a partire da una prima accoglienza assolutamente inesistente a Milano, per i Rom come per rifugiati e profughi), di sperimentazione di una nuova vitalità culturale e sociale delle periferie delle metropoli: a queste politiche devono essere indirizzate le risorse degli enti locali.

E questo deve accompagnarsi ad un deciso e intransigente contrasto alle campagne razziste messe in campo da forze come la Lega Nord o i vari gruppi neo-nazisti (cominciando dalle ronde padane sui bus o nei vari territori) e ai continui sgomberi dei Rom: sgomberi che vantano il “ripristino della legalità”, mentre riproducono solamente sofferenza e nuovi ghetti. E non riproducono in altri luoghi le stesse condizioni di degrado e disagio sociale.

Questa radicalità si deve affermare sul piano dei programmi politico-amministra tivi - rilanciando scelte che avevano portato alla vittoria del centrosinistra alla Provincia nel 2004 – ma soprattutto nel lavoro politico quotidiano nella metropoli e nella società, valorizzando l’esperienza solidale di quelle/quei giovani e di quelle associazioni che provano a costruire giorno per giorno le condizioni per la convivenza sociale. Esperienze che le parole di Penati e decisioni come quella di lunedì scorso rendono decisamente più difficili.

Piero Maestri – Consigliere Provinciale Prc

 
Di Fabrizio (del 30/10/2005 @ 21:59:12 in Europa, visitato 1821 volte)
EurActiv

24. 10. 2005 - La presenza Rom europea è stimata tra i sette e i nove milioni, praticamente la popolazione di un piccolo stato. Circa il 70% di loro vive nei paesi di recente (o potenziale) adesione alla comunità europea. Pál Tamás analizza la situazione dei Rom nella Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia, chiedendosi: la UE può influenzare efficacemente la politica degli stati membri, in particolare di quelli di recente ingresso? L'articolo è stato pubblicato su The Analyst, rivista specializzata sui temi chiave della politica e degli sviluppi economici e sociale nell'Europa Centro Orientale.

[nota del traduttore: molto lungo, meglio leggere a puntate oppure offline]

Storicamente, la politica europea verso i Rom si è sempre focalizzata sull'esclusione a priori - attraverso le espulsioni, la ghettizzazione forzata e il diniego dei servizi - o viceversa perseguendo la loro piena assimilazione, spesso ricorrendo a coercizioni. Esclusione ed assimilazione forzata condividono un obiettivo: ridurre la visibilità dello stile di vita dei Rom - singoli o comunità - marginalizzandoli e infine obbligandoli all'assimilazione.

Le strategie impiegate ricadono in questi quattro gruppi: politiche di esclusione, assimilazione, integrazione e diritti delle minoranze. Questo approccio riflette risposte differenti alle due domande di base: s ei Rom devono essere considerati un gruppo distinto o membri individuali di una società più vasta, e quanto le politiche romani debbano essere perseguite attraverso misure coercitive piuttosto che col rispetto dei diritti dei Rom.

La presenza Rom europea è stimata tra i sette e i nove milioni, praticamente la popolazione di un piccolo stato. Circa il 70% di loro vive nei paesi di recente (o potenziale) adesione alla comunità europea. Difficile fornire una risposta precisa alla domanda: quanti sono i Rom in Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia?

Nell'Europa Centrale ed Orientale le identità spesso sono confuse e mischiate. Per questa ragione, è impossibile disegnare una chiara distinzione tra gruppi etnici in maniera "obiettiva". Un'altra spiegazione è che durante i censimenti i Rom hanno spesso mostrato paura e riluttanza a dichiarare la loro identità etnica.

L'ultimo censimento (2001) nella Repubblica Slovacca riporta 89.920 Rom dichiarati e residenti, circa l'1,7% della popolazione totale. Al contrario altre fonti - per esempio l'OnG Minority Rights Group con sede a Londra - stimano in 500.000 la popolazione Rom, cioè il 9-10% della popolazione.

Il censimento 2001 nella Repubblica Ceca riporta 11.718 Rom nel paese, stime alternative indicano una cifra tra 160.000 e 300.000. Minority Rights Group indica il loro numero in 275.000, il 2,5% della popolazione (UNPD 2002).

La comunità Rom in Ungheria si dimensiona su circa 600-640.000. Meno di un terzo di loro si sono dichiarati col censimento.

Le testimonianze più antiche sulla presenza dei Rom nella regione datano 1322, testimonianze di gruppi nomadici con carte di viaggio compilate dall'imperatore e dal papa. I Rom furono musicisti di corte, lavoratori del metallo e servirono nell'armata reale ungherese. Le politiche anti-Rom iniziarono in Europa nel XV secolo e si intensificarono nel regno d'Ungheria nel XVI secolo, a seguito dell'occupazione turca dell'Ungheria centrale.

Le politiche restrittive continuarono nel XVIII secolo. Leopoldo I dichiarò fuorilegge i Rom. La politica cambiò con l'imperatrice Maria Teresa e con Giuseppe II. Entrambe mirarono all'assimilazione dei Rom come cittadini dell'impero. Furono introdotte misure draconiane per obbligare i Rom a stabilirsi, pagare le tasse e fornire servizi a favore dei proprietari terrieri. Altri editti riguardavano la scuola dell'obbligo e la frequenza alle funzioni religiose.

Questa doppia politica coercitiva continuo per tutto il XX secolo. Nella Repubblica Cecoslovacca (1918-38) fu votata una legislazione che limitava la mobilità e i diritti civili dei Rom, riferita ai gruppi nomadici e di senza casa. La legge istituiva carte d'identità e l'obbligo delle impronte digitali. Durante la II guerra mondiale l'espulsione dalla società coincise con lo sterminio fisico. In tutta la regione, i Rom furono il bersaglio di diverse leggi discriminatorie, e durante l'Olocausto la maggior parte dei Rom Cechi perì nei campi di concentramento, ma solo alcuni dei Rom Slovacchi andarono nei campi di sterminio, mentre la maggior parte di loro finì nei campi di lavoro forzato. Le misure anti-Rom in Ungheria raggiunsero il culmine col 1944, quando una gran parte di loro fu deportata nei campi di sterminio.

Dopo questa breve introduzione storica, vorrei soffermarmi su come i singoli paesi europei hanno influito sul destino dei Rom. Solo recentemente queste specifiche politiche sono diventate una tematica di interesse, per l'intenzione politica di migliorare la loro situazione. Le cose, tuttavia, non sono cambiate. La maggior parte dei Rom soffre l'esclusione sociale e la discriminazione, nelle opportunità di lavoro, nella scuola, nei servizi pubblici, nell'accesso alla casa. [...] Persistono i pregiudizi in tutta l'Europa Centrale e Orientale. 

La maggior parte dei Rom che attualmente risiedono nella Repubblica Ceca sono originari della Slovacchia, migrati alla fine della II guerra mondiale in cerca di migliori condizioni di vita e di lavoro. In diversi casi, fu l politica ad indurre queste migrazioni, destinando i Rom ad aree diverse.

I Rom Slovacchi arrivavano nella Repubblica Ceca lasciandosi alle spalle miseria ed ignoranza. Vennero organizzati corsi di base per gli analfabeti negli anni '50 e '60 e scuole speciali (differenziali NdR) nel tentativo di accrescere le possibilità future. Nel contempo, in alcune aree fu offerta loro la possibilità di usufruire di corsie preferenziale per gli asili nido e furono istituite delle classi preparatorie all'accesso. tutto questo, ottenne qualche successo. Il numero degli analfabeti nella generazione del dopoguerra calò significativamente. Rimanevano altri problemi.

Negli anni '70 e '80 crebbe in maniera drammatica il numero dei bambini nelle scuole per handicap mentali. E' un problema che persiste tutt'oggi, anche dopo i cambiamenti nel sistema scolastico introdotti nel 1989.

La cittadinanza è stata un argomento discusso: nell'Atto Costitutivo del 1969 erano previsti due tipi di identità: come cittadini cecoslovacchi o con doppia cittadinanza federale estesa al paese di provenienza. Sino al 1993 la cittadinanza federale ha avuto un puro valore simbolico. Con la dissoluzione della Cecoslovacchia, in molti hanno acquisito automaticamente la cittadinanza slovacca, anche se nati nella Repubblica Ceca, avessero lì vissuto per lungo tempo e lì risiedessero da tempo. Quanti erano cittadini slovacchi nel 1969, hanno dovuto richiedere nuovamente la cittadinanza ceca nel 1994 - anche se residenti permanentemente lì da decenni. Le procedure per i Rom si sono mostrate più complicate, ad esempio: chi dichiarasse di avere una residenza fissa doveva certificare che fosse almeno di 4 mq per ogni abitante. Fu a cosiddetta "clausola zingara", che voleva colpire quei Rom con famiglie numerose che abitavano in appartamenti sottodimensionati. Molto più facile acquisire la cittadinanza slovacca: era sufficiente aver risieduto permanentemente in uno dei due spezzoni federali prima che fossero dissolti. Si ritiene che così furono 150.000 i Rom che sfruttarono questa possibilità.

Già nel 1992, prima della dissoluzione dello stato federale, c'erano timori ed apprensioni su migrazioni di massa dalla Slovacchia verso la Repubblica Ceca, paure che in realtà non si basavano su alcun dato di fatto, ma che spinsero il Parlamento Ceco a proporre una legge anti-immigrazione, che non venne approvata, ma che durante la discussione fece emergere chiaramente i generali sentimenti anti-Rom.

Fu nel 1997 che nelle due differenti repubbliche iniziò un "esodo" che denunciava la volontà dei Rom di rinunciare alla cittadinanza ceca e nel contempo la richiesta di essere considerati cittadini come tutti gli altri- Nell'ottobre 1999 la Repubblica Ceca ottenne l'indesiderata attenzione internazionale, quando un comune nella Boemia Settentrionale votò per la costruzione di un muro che dividesse i quartieri dei Rom da quelli degli altri cittadini. I piani furono sottoposti al parere del governo nazionale. ma toccò alle istituzioni comunitarie europee nel 1999, dare il parere finale sul progetto.

Il destino dei Rom che vivevano nella parte slovacca fu lo stesso per decenni: politiche stringenti ed aggressive tendenti alla sedentarizzazione, che spaziavano dall'impiego alla scolarizzazione, Nel 1959 il governo iniziò una pressante campagna contro il nomadismo, affiancandola con progetti specifici a rilocare i Rom dalle aree della Slovacchia Orientale verso le aree ceche. Simili sforzi  vennero compiuti anche per aumentare la frequenza scolastica. In effetti, la percentuale nella scuola dell'obbligo salì dal 17% del 1971 al 26% del 1980.

Con i cambiamenti avvenuti nel 1991, il governo slovacco adottò "I Principi della Politica Governativa Riguardante i Rom", però l'azione del governo si avviò effettivamente solo alla fine degli anni '90. Dopo le elezioni del 1998 venne istituito l'Ufficio del Plenipotenziario per le Comunità Rom; sotto la giurisdizione del Ministero ai diritti umani, minoranze e sviluppo regionale, guidato da un Rom sin dal 1999. 

La situazione dei Rom slovacchi è così caratterizzata: la popolazione è molto giovane e cresce più rapidamente degli altri gruppi etnici, specialmente nelle aree più isolate e segregate. Il tasso di natalità slovacco è crollato dal 15,2 del 1990 al 10,7 del 1998. Viceversa la speranza di vita tra i Rom è di parecchio inferiore alla media nazionale, anche se non sono disponibili dati ufficiali; le stime comparate tra i censimenti del 1970 e del 1980 indicherebbero rispettivamente in 55 e 59 l'aspettativa di vita tra uomini e donne Rom, confrontata con 67 per gli uomini e 74 tra le donne della popolazione globale.

Una ulteriore indagine stima 591 aree di insediamento dei Rom in Slovacchia nel 1998, rispetto alle 278 del 1988. In crescita verticale il numero di chi vi risiede: da 15,.000 circa nel 1988 ai 120.000 del 1997.

Tra i Rom sono diffusi alti tassi di disoccupazione e dipendenza dall'assistenza sociale, con l'eccezioni di quanti tra loro vivano in aree completamente integrate o in insediamenti in regioni con alti tassi di impiego. Il tasso nazionale di disoccupazione era del 18% nel 2000, mentre tra i Rom era dell'85% e nelle aree più segregate raggiungeva il 100%.

Una specifica della Slovacchia sono le terribili condizioni delle "osady": i quartieri di baracche abitate esclusivamente dalle comunità rom. Erano già 1.305 le "osady" a metà degli anni '50, contavano 14.935 alloggi (l'80% dei quali giudicato inadeguato per viverci) che ospitavano 95.000 Rom.

Il rifiuto di sviluppare le politiche di supporto ai Rom, sta causando frizioni tra il governo centrale e le amministrazioni locali. In Slovacchia i servizi essenziali (scuola, alloggio, welfare, sanità) dipendono quasi totalmente dal potere locale. I sindaci rifiutano di impegnarsi a migliorare le condizioni dei Rom, adducendo che nel territorio non ce ne sono. Portano a testimonianza i risultati del censimento, dove sono registrati solo cittadini "slovacchi". Nel 2004 la cosiddetta rivolta della fame nelle zone orientali (cfr http://it.groups.yahoo.com/group/arcobaleno_a_foggia/message/261 e seguenti ndr), è stata una perfetta dimostrazione delle disastrose condizioni di vita dei Rom. Condizioni che perdurano a peggiorare, di pari passo coi pregiudizi della società maggioritaria.

La rappresentanza politica delle comunità Rom nella regione si è sviluppata sotto l'influenza della cultura maggioritaria e del sistema politico dominante. I primi giorni che seguirono la caduta del comunismo furono pieni di speranza per i Rom dell'Europa centrale ed orientale, ma presto è sopravvenuta la disillusione.

Ecco alcuni esempi: tra il 1991 e il 1994 si formarono forse una dozzina di partiti, gruppi e coalizioni politiche Rom in Slovacchia, che poi si divisero e svanirono per la maggior parte. Attualmente non ci sono Rom nel Parlamento. I due partiti di Iniziativa Civica Rom e Movimento Politica dei Rom, assieme hanno raccolto meno di 15.000 voti nelle elezioni 2002.

In Romania, nelle elezioni parlamentari del 2000, il Partito dei Rom ha mantenuto il monopolio del voto Rom e conta due membri in Parlamento. nelle recenti elezioni bulgare (cfr. http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=119 ndr), i partiti Rom hanno ottenuto scarso successo; nelle precedenti elezioni del giugno 2001, otto di loro avevano formato la coalizione Bulgaria Libera, che però non aveva raggiunto il quorum previsto del 4%. La coalizione si era fermata a meno dell'1%, a fronte di una percentuale del 70% dei Rom che avevano partecipato al voto (secondo stime UNPD, i Rom sarebbero tra l'8 e il 10% dei votanti totali). Vi sono due Rom eletti in Parlamento, uno dei quali in uno dei partiti Rom. In Ungheria ci sono poco meno di una dozzina di parlamentari Rom, tanto nella coalizione di governo che all'opposizione, e due parlamentari europee (cfr. http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=193 ndr).

Il numero dei Rom eletti attraverso i principali partiti rimane basso e addirittura si registra una loro diminuzione nell'ultimo decennio. Non ci sono forti segnali che i Rom votino necessariamente per candidati Rom, indipendentemente dalla posizione ideologica delle liste che li candidino. Diverse OnG nei vari paesi indicano che i Rom hanno un voto molto disperso e che in alcuni casi, siano attratti da partiti che hanno chiare istanze contro le minoranze.

Virtualmente, non ci sono tra i maggiori partiti politici dei Rom nei tre paesi, linee guida espressamente identificabili su principi e valori politici e filosofici, ispirati a un programma anti-discriminatorio. In tutti e tre i paesi, i Rom sono più politicamente attivi a livello locale che nazionale. La loro tradizionale leadership politica - con rare eccezioni - appare impreparata, inesperta e divisa.

Discorso simile per le elites dei Rom ungheresi. Dal 1989, lì si sono sviluppate numerose politiche e progetti specifici, più che altrove. Ciononostante, i Rom rimangono tra i gruppi più marginalizzati e le loro condizioni socio-economiche restano ben al di sotto della media nazionale.

L'Ungheria ha sviluppato un quadro di riferimento nazionale per la protezione delle minoranze; manca però una legge nazionale contro le discriminazioni e capitoli anti-disciminatori sono suddivisi in leggi specifiche, come nel campo del lavoro o della scuola. Nell'ambito del quadro di riferimento, nel 1990 è stato stabilito un Ufficio per le Minoranze Etniche e Nazionali - NEKH - per lo sviluppo e il monitoraggio delle politiche specifiche. Sin dalla metà degli anni '90, il NEKH ha assunto un ruolo guida nei rapporti tra i Rom e il governo. Dopo le elezioni del 2002, il governo ha stabilito un nuovo Ufficio Rom, sotto la responsabilità del Primo Ministro, per il coordinamento delle politiche romani, ufficio presso cui sono stati trasferiti molti dei dirigenti del NEKH, a cui rimane il compito di sovrintendere alla cultura dei Rom e ai diritti delle minoranze (cfr. http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=191 ndr).

La Commissione Parlamentare per le Minoranze Etniche e Nazionali (Minorities Ombudsman) è un'istituzione indipendente per lo sviluppo dei diritti delle minoranze e per indagare sulle lamentele, di conseguenza individuare i rimedi. Secondo l'ufficio stesso, la maggior parte dei ricorsi avviene da parte dei Rom, principalmente riguardo ad atti discriminatori. Circa il 48% di questi reclami è indirizzato verso i governi locali.

Il Minority Act del 1993 allarga i diritti delle minoranze in Ungheria e stabilisce un sistema elettorale, per cui le minoranze possono formare i propri corpi elettivi tanto a livello locale che nazionale. Nel 1995 è stato stabilito l'Auto-Governo delle Minoranze Nazionali.

Dal 1994 non si registrano differenze sostanziali nelle politiche verso i Rom da parte delle differenti coalizioni di governo. Anche se non si possono registrare miglioramenti significativi nelle loro condizioni, si è verificato comunque il riconoscimento che i problemi specifici dei Rom non possono essere separati da quelli della popolazione maggioritaria. 

Uno dei principali limiti del sistema di auto-governo ungherese, è che chiunque può votare per un rappresentante nel consiglio delle minoranze. Si ritiene che meno del 10% di chi ha votato per un Rom, era Rom lui stesso. Ciò è dovuto al fatto che il ballottaggio è distribuito sul voto complessivo, essendo contro la legge di registrare nazionalità o etnicità dei votanti. In questo modo, chiunque può avocare l'appartenenza ad una minoranza nazionale, anche se al solo scopo di influenzare l'esito elettorale. Le modifiche introdotte nel giugno 2005, hanno consentito di registrare l'appartenenza etnica dei votanti. Si prevede che in futuro solo chi sarà identificato come appartenente a una minoranza nazionale, potrà concorrere al voto. Le organizzazioni Rom hanno ottenuto il diritto di controllare la registrazione dei votanti. la decisione ha sollevato aspri dibattiti. Alcuni politici rom hanno attaccato la decisione senza mezzi termini, con l'argomento che molti hanno paura di identificarsi come Rom, e che così solo un terzo del totale sinora si sono identificati come tali.

Nella Cecoslovacchia fu con la Primavera di Praga che emerse la prima rappresentanza dei Rom nel dopoguerra. Nel novembre 1968 il Ministro degli Interni approvò la costituzione di Unione dei Rom a livello nazionale. La sua attività verteva a promuovere i Rom come minoranza nazionale. Ma questa esperienza si interruppe forzatamente l'anno seguente. 

Nel 1990 il primo partito Rom prese parte alle elezioni nell'allora federazione della Repubblica Ceca e Slovacca, e 11 Rom candidati in diversi partiti vennero eletti in Parlamento. Fu un successo eccezionale, dovuto soprattutto al clima di generale euforia, con l'opinione pubblica che vedeva i Rom come vittime del comunismo. Già le elezioni del 1992 videro un solo Rom eletto al Parlamento. I due gruppi tuttora più significativi nella Repubblica Ceca sono l'Iniziativa Civica Rom, fondata dopo il novembre 1989 e che contava nel 1998 circa 12.000 aderenti - l'altro è l'Alleanza Democratica dei Rom.

Il coinvolgimento dei loro attivisti nel processo di integrazione nella società, registrò un importante progresso nel 1997, con la creazione cella Commissione Interdipartimentale, divenuta nel 2001 il Collegio Governativo per gli affari della comunità Romani.

Nel marzo 1990 in Slovacchia, intellettuali Rom registrarono l'Iniziativa Civica Rom (ROI) presso il Ministero degli Interni, un partito politico Rom su base nazionale. Nel giugno 1990, concorse alle elezioni assieme al Forum Civico e a Cittadini Contro la Violenza, tutti movimenti politici che avevano contribuito alla caduta del comunismo. ROI ottenne quattro seggi nel parlamento federale cecoslovacco e uno nella Camera Nazionale in Slovacchia.

Tutto il 1990 fu un periodo di grande vivacità politica, che vide nascere nuove organizzazioni culturali e partiti politici dei Rom. Da lì, iniziò un lungo periodo che vide il disperdersi del peso politico accumulato. ROI partecipò da sola alle elezioni del 1992, come partito di ispirazione indipendente. Raccolse soltanto lo 0,52%. Rimase comunque l'entità romani politica più influente ed importante del paese. Tra la fine del 1996 e l'inizio del 1997, crebbero le tensioni interne, che videro la contrapposizione sempre più netta contro i movimenti degli skinheads. Tensioni che sfociarono in conflitti più o meno aperti col resto della popolazione e che portarono alla nascita di un nuovo partito: Intellettuali Rom per la Coesistenza nella Repubblica Slovacca (RIS).

Sino a metà 1998, ci furono diversi infruttuosi tentativi di riunire i due partiti, che riportarono però un risultato significativo alle elezioni municipali di dicembre, con diversi candidati Rom eletti nelle liste del ROI, del RIS e di altre liste locali indipendenti. Le elezioni videro la partecipazione di 254 candidati Rom, 8 dei quali concorrevano per posizioni di rilievo. Alla fine, furono eletti 56 Rom e sei divennero sindaci. Ma anche in questo caso, il risultato non fu poi ripetuto e i partiti non riuscirono ad accordarsi per una strategia comune alle elezioni del 2002. 

Contemporaneamente, negli anni '90 la situazione dei Rom entrava nell'agenda politica della Comunità Europea. Cominciava a porsi per gli stati sovrani la questione dell'accesso alle strutture decisionali, come prerequisito democratico per accedere all'Unione Europea. Il tema aveva una stretta attinenza alle politiche di inclusione dei Rom e la Commissione Europea iniziò a monitorare i progressi compiuti dai paesi candidati, sin dal 1998.

La risoluzione EU del maggio 1989 prevedeva corsi multiculturali per l'insegnamento della storia, lingua e cultura dei Rom. Nel febbraio 1993 il Parlamento Europeo adottò la risoluzione 1203 "Sulla situazione dei Rom in Europa", che conteneva le disposizioni più urgenti per gli stati candidati. Nel marzo 1994 si tenne a Siviglia il primo Congresso Europeo dei Rom. Lo stesso anno venne formato il Comitato per la Cooperazione e il Coordinamento delle Organizzazioni Rom d'Europa; tra i suoi scopi, stabilire una base istituzionale di azione permanente, tramite un Ufficio per i Rom e redigendo una Carta dei Diritti dei Rom, per definire la loro posizione legale in Europa. Nel marzo 2005 l'Ufficio delle Istituzioni Democratiche e per i Diritti Umani, formò un Punto d'Incontro sulle Tematiche Rom, il cui scopo è la diffusione di informazioni, favorire la capacità organizzativa dei Rom e studiare le discriminazioni e le violenze nei loro confronti.

Durante il processo di accesso, il principale canale EU nei paesi candidati (Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania, Slovacchia) fu il Programma Phare, che devolveva parte del budget ai programmi nazionali rivolti alle comunità Rom. Il totale dei finanziamenti è cresciuto da 11,7 milioni di euro nel 1999, ai 13,65 del 2000 3 ai 31,35 del 2001.

Un rapido sguardo ai differenti programmi e ai budget impegnati mostrano che le iniziative (che spaziano nelle aree primariamente dell'antidiscriminazione e dell'inclusione sociale, della scuola, del lavoro, delle relazioni esterne e dell'assistenza regionale) hanno un alto potenziale riguardo al miglioramento della situazione dei Rom. Il loro limite è di essere isolate l'una dall'altra e di essere scarsamente efficienti per mancanza di coordinamento e di strategie condivise. Col tempo, le strutture EU stanno mostrando più capacità di adattamento alle realtà locali e maggiore proattività verso gli stati membri.

Questi diversi processi e cambiamenti, hanno favorito la formazione di un'elite internazionale tra i Rom. E' strettamente legata alla risoluzione 1203 quando definisce i Rom "una minoranza realmente europea", il parziale rifiuto delle elites, che rivendicano il carattere non statuale di questa minoranza e la necessità di norme quadro che li proteggano in quanto minoranza non-territoriale, di conseguenza la richiesta di uno status speciale europeo.

Le tematiche Rom come istanze transnazionali, il conseguente processo di formazione politica e adattamento delle politiche nazionali, sottintendono alcuni limite che attualmente paiono di difficile superamento. Molti Rom hanno scarse capacità di spostamento e di produrre azioni positive di lobbying, e rimane da definire quale possa essere l'istanza rappresentativa, il Roma National Congress di Amburgo o invece la International Roma Union con sede a Praga? Il popolo, la nazione Rom transnazionale, la nazione della diaspora, o la minoranza presente in diversi stati, manca una definizione condivisa che permetta di inquadrare gli interessi e gli obiettivi immediati da proseguire. Nel frattempo il Roma National Congress spinge sul principio di autodeterminazione, mentre International Roma Union persegue l'obiettivo di una nazione senza stato territoriale.

Come intendere questo nuovo tipo di "cittadinanza postnazionale", nell'ottica dell'integrazione di un gruppo che è stato perennemente marginalizzato?

Già dai primi anni '90, le elites intellettuali transnazionali, hanno focalizzato la loro azione nella difesa dei diritti umani e delle minoranze, controllando che fossero tematiche presenti nelle agende e nei programmi comunitari europei. Questa strategia ha permesso di ottenere visibilità e capacità di interloquire a livello europeo e, di conseguenza, nazionale. Conseguentemente, le strategie governative si sono evolute dalla generale richiesta di democratizzazione, verso i nodi sociali da dipanare. Questo è avvenuto per fasi nell'Europa Centrale:

  • all'inizio si è trattato di sviluppare le tematiche dei diritti umani, ma senza ottenere risultati significativi contro le discriminazioni;
  • in seguito si è agito per diminuire le discriminazioni sociali ed economiche, prestando attenzione al particolare momento storico di transizione, che per molti Rom ha significato la perdita del lavoro e di conseguenza l'accesso ai servizi essenziali. Occorre tenere conto che ci si riferiamo a 1,2 - 1,5 milioni di persone, che vivono alla giornata in baia di discriminazioni e pregiudizi;
  • la terza fase vede la necessità del risveglio e della mobilitazione dei diretti interessati.

Dal 1998 ad oggi, il maggior cambiamento ha riguardato leggi e norme, che hanno dato spazio a nuove voci e sono la base per azioni future. I Rom hanno iniziato ad essere identificati come minoranze nazionali. Questa cosa, ha generato anche apprensioni in diversi stati, in particolare presso determinati strati di popolazione, che non riescono ad identificare nei Rom alcun fattore distintivo.

E' anche da ricordare che lo sforzo posto nell'enfatizzazione dei diritti civili, ha ottenuto più attenzione presso la Comunità Europea che tra gli stati nazionali. Resta da capire quanto l'Unione Europea può influenzare le politiche nazionali degli stati membri, particolarmente quelli di nuovo e recente ingresso.

Pál Tamás, è Direttore dell'Istituto di Sociologia, Accademia Ungherese delle Scienze. 

The article was published in The Analyst, a new quarterly focussed on the key political, economic and social developments in Central Eastern Europe. 

(EurActiv.com, Pál Tamás)

 
Di Fabrizio (del 11/01/2008 @ 21:06:04 in Europa, visitato 1027 volte)

Una lunga segnalazione di Marco Brazzoduro

di Alessio Marchetti
Il collasso del comunismo ha lasciato nei paesi dell’ex blocco sovietico una serie di tensioni etniche e sociali che la nuova Europa allargata ad est si trova ora a dover affrontare. L’ingresso dei dieci nuovi paesi nell’Unione Europea, ha portato con sé, di riflesso, anche un undicesimo silenzioso paese che nazione non è, senza confini né governo, senza bandiera né inno nazionale: quello dei Rom.
La questione della minoranza etnica della popolazione Rom, infatti, una volta isolata nell’est europeo e quasi completamente sconosciuta in occidente, dallo scorso primo maggio è diventato un problema dell’intero continente. Gli zingari, come volgarmente vengono chiamati anche se loro preferiscono il nominativo di Rom, contano, nell’Europa centro - orientale, qualcosa come 6 milioni di individui su un totale calcolato intorno agli 8-9 milioni di presenza complessiva su tutto il Vecchio Continente (il censo della popolazione nomade è, per evidenti motivi, non di semplice determinazione).
Alla vigilia del primo maggio 2004, data dell’allargamento dell’Europa a 25, la minaccia di una migrazione di massa dei Rom verso quei paesi occidentali, Gran Bretagna e Irlanda in testa, che avevano promesso l’apertura immediata delle frontiere ai lavoratori dei nuovi paesi, ha messo in movimento un tam tam di notizie allarmistiche sulla stampa britannica, la quale, riferiva di orde di zingari provenienti dall’est Europa che a decine di migliaia, se non addirittura a milioni (Daily Express) erano pronte a invadere il Regno Unito.
La notizia della clamorosa iniziativa “minacciata” dai Rom, che ha naturalmente spaventato molti governi e opinioni pubbliche europee e che si è rivelata infondata, voleva provocatoriamente denunciare la situazione di estrema difficoltà economica e sociale che questa minoranza vive nei paesi centro-orientali.
Malgrado la questione in occidente sia quasi del tutto sconosciuta, già da tempo la Commissione Europea lavora per ottenere dai governi locali rassicurazioni su una soluzione del problema, tanto da averlo posto a suo tempo come una delle discriminanti per l’ingresso di Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Slovenia e Ungheria nell’UE. Anche Bulgaria e Romania, paesi di prossimo accesso nei cui territori è concentrata una presenza di oltre due milioni e mezzo di nomadi, dovranno affrontare lo stesso esame molto presto.
Un recente rapporto delle Nazioni unite, infatti, ha descritto le condizioni di vita dei Rom del centro-est Europa come “più vicine a quelle delle popolazioni dell’Africa Sub-Sahariana che non a quelle degli standard europei”, a causa della miseria in cui vivono, caratterizzata dal basso tasso di scolarità e dall’altissima disoccupazione. Sempre secondo questo studio, inoltre, almeno un nomade ogni sei è in costante stato di fame, mentre il 40% vive in abitazioni senza acqua corrente e servizi igienici.
Quale sia l’esatta origine storico-geografica dei Rom è ancora in discussione, ma sembra che il loro arrivo in Europa, provenienti dalle lontane regioni dell’India attraverso la Persia, possa essere fatto risalire attorno al VII-X secolo. Arrivati dalla lontana India in Europa nel lontano XIV secolo (secondo altre fonti anche prima), non cristiani, scuri di carnagione, senza terra ne nazione, fortemente indipendenti e orgogliosi della propria cultura, senza mai una vera volontà di integrazione, nella loro forte idea di mantenere una distanza tra rom e “gadjé” (non rom), si scontrarono subito con il pregiudizio di una cultura europea troppo diversa dalla loro.
Gli zingari tedeschi chiamano se stessi Sinti. La maggior parte di essi si stabilì nell’Europa centro-orientale, mentre altri proseguirono il loro viaggio verso la Germania, la Francia, l’Italia e soprattutto la Spagna. I Rom non hanno mai tentato di costruire un loro proprio Stato, preferendo vivere sempre nelle zone di frontiera, orgogliosamente a difesa della loro specificità culturale e sociale, ottenendo però come risultato l’emarginazione e la discriminazione della maggioranza. Fin dal loro primo arrivo in Europa i nomadi sono stati percepiti dagli Stati come un problema da risolvere, attraverso l’assimilazione, il contenimento, l’esclusione o l’espulsione. Dai secoli di schiavitù in Romania tra il XV e il XIX secolo alla strage di oltre mezzo milione di Rom nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale, la loro storia nell’est europeo è caratterizzata da repressione e discriminazione. In Germania, come un po’ in tutta l’Europa centro-orientale, le persecuzioni iniziano ben prima del periodo nazista: già nel 1721 l’imperatore Carlo IV ordinò lo sterminio dei rom, con una legge che depenalizzava l’assassinio di uno zingaro. Nel XIX secolo “studiosi” tedeschi definivano zingari ed ebrei come razza inferiore e “escremento dell’umanità”. Una ricerca sulla popolazione nomade in Germania del 1905 condotta dallo studioso tedesco Alfred Dillmann stabiliva che i rom erano una “piaga” e una “minaccia” e che la Germania doveva difendersi da essa, evitando una possibile e pericolosa commistione tra le due razze.
La grande differenza tra i Rom dell’Europa centro–orientale e quelli occidentali consiste nello stile di vita ormai quasi definitivamente sedentario dei primi. La politica di integrazione iniziata da Maria Teresa d’Asburgo alla fine del XVIII secolo, volta a eliminare il nomadismo e a incoraggiare la sedentarietà, è stato solo il primo passo verso l’assimilazione completa a cui sono giunti i regimi comunisti circa due secoli più tardi.
Quella dei rom, comunemente chiamati zingari, è stata l’unica altra popolazione, insieme agli ebrei, ad essere obbiettivo di uno sterminio su basi razziali programmato nella logica della “Soluzione Finale” del Nazismo. La storia dell’olocausto rom, “Porrajmos” secondo la lingua zingara, è forse una delle pagine della seconda guerra mondiale meno conosciute ed analizzate.
Su una popolazione che, secondo il censo molto approssimativo del 1939 del partito nazista, contava circa 2 milioni di individui, sparsi in 11 paesi d’Europa, ne furono sterminati almeno 500 mila.
La particolarità della cultura rom rende le cifre molto imprecise: si tratta di una popolazione nomade, largamente analfabeta, conservatrice di una tradizione orale trasmessa da padre a figlio. Da qui la mancanza di fonti scritte dirette, di testimonianze difficilmente reperibili. C’è anche da aggiungere che il Porrajmos fu organizzato in maniera molto meno organizzata e meticolosa rispetto all’olocausto ebraico, per cui anche da parte nazista non abbiamo quel gran numero di fonti, documenti e informazioni che invece ci hanno permesso di ricostruire la tragedia ebrea.
Il fatto che i rom siano degli stranieri, comunque e ovunque, che fossero alieni ed estranei in qualsiasi luogo si muovano, ha permesso la forte crescita del pregiudizio nei loro confronti, che è duro a morire anche nei nostri giorni.
Durante gli anni ’20, in piena e democratica Repubblica di Weimar, ai rom era già proibito di entrare nei parchi e di usare i bagni pubblici. Una pubblicazione di quegli anni di Karl Binding e Alfred Hoche riprendeva una definizione coniata 60 anni prima da Richard Liebich che definiva i rom “non meritevoli di vivere” e classificati sotto la categoria dei “malati mentali incurabili”. La stesa frase comparve in una legge ad hoc emanata dal partito nazista qualche anno più tardi. Dunque tutto inizia prima delle leggi di Norimberga per la difesa della razza del 1935, che va a colpire, specificatamente, ebrei, neri e rom.
Tutti noi sappiamo della notte dei cristalli che segnò simbolicamente la persecuzione degli ebrei. Ma nello steso anno, 1938, esattamente nella settimana tra il 12 e il 18 giugno un altro evento segnò l’inizio della fine: la cosiddetta settimana della pulizia zingara.
Nel gennaio 1940 ha luogo il primo genocidio di massa con l’uccisione di 250 bambini, che vennero utilizzati come cavie nel campo di concentramento di Buchenwald per testare il tristemente famoso Zyklon – B, il materiale usato nelle camere a gas. Himmler fu convinto dell’idea di risparmiare la vita ad alcuni di loro per poterli utilizzare come strumento per studiare la genetica di questi “nemici dello Stato”, ma alla fine il regime respinde l’idea.
L’8 dicembre 1938, il primo riferimento alla “Soluzione finale alla questione zingara” apparve in un documento firmato dallo stesso Himmler. E’ ancora Himmler , il 16 dicembre 1940, a ordinare la deportazione di tutti gli zingari d’Europa ad Auschwitz-Birkenau. Qui tra l’1 e il 2 agosto 1944, nella notte degli zingari, furono gasati 2897 tra uomini, donne, vecchi e bambini in una sola azione. I forni crematori impiegarono giorni a smaltire la moltitudine di cadaveri.
Molto spesso, specialmente nelle terre orientali ed in Polonia, i rom non venivano portati nei lager ma uccisi sul luogo. Dopo aver fatto scavare le fosse con le loro mani li allineavano sul bordo per l’esecuzione. Operazione questa non semplice, secondo un rapporto delle SS. Uccidere un ebreo era, infatti, molto più facile, in quanto rimaneva dritto e stabile, mentre “gli zingari piangono, si lamentano, si muovono costantemente, anche quando sono già in linea per l’esecuzione. Alcuni di essi saltano addirittura nella fossa prima che venga sparato il colpo, facendo finta di essere morti”.
Era lo stesso Adolf Eichmann ad organizzare la logistica delle spedizioni ai campi, come descritto in un suo telegramma diretto alla direzione della Gestapo, in cui parla di vite umane come di merce da trasporto: “Riguardo al trasporto degli zingari bisogna sapere che venerdì 20 ottobre 1939, il primo carico di ebrei lascerà Vienna. A questo carico devono essere attaccati 3-4 vagoni di zingari. Treni successivi partiranno da Vienna, Mahrisch-Ostrau e Katovice. Il metodo più semplice è attaccare alcuni vagoni di zingari a ogni carico. Perché questi carichi devono seguire un programma, per cui ci si aspetta una rapida esecuzione del problema”.
Sui rom vennero eseguiti esperimenti di ogni sorta: a Sachsenhausen si cercò di provare che il loro sangue era diverso da quello tedesco; le donne vennero inizialmente sterilizzate in quanto “non meritevoli di riproduzione umana” per poi essere uccise. La legge sulla cittadinanza tedesca emanata nel 1943 non menziona neanche la popolazione rom. D’altronde perché nominare un’etnia che da lì a breve sarebbe dovuta scomparire dalla faccia della terra?
Nel resto d’Europa il destino dei rom variò a seconda del paese.
Il regime collaborazionista francese di Vichy internò 30.000 rom, molto dei quali finirono nei campi di Dachau, Ravensbruck e altri. Gli ustascia croati ne uccisero circa 26.000, molte migliaia furono uccisi dai serbi, altri furono deportati dagli ungheresi, dei 6.000 zingari cecoslovacchi ne sopravvisse solo un decimo.
In Italia, inizialmente, le leggi razziali del 1938 dimenticarono gli zingari, ma ben presto una circolare del Ministero dell’Interno del 11 settembre 1940 rimediò alla dimenticanza decretando l’internamento dei rom italiani e, successivamente, anche di quelli stranieri.
I nomi di questi campi ci sono assolutamente poco familiari: Pedasdefogu in Sardegna, Monopoli Sabina, Tossica, vicino Teramo, Pieve (Viterbo), Isole Tremiti e Collefiorito. E’ vero che pochi degli internati italiani furono deportati nei campi di sterminio. La precedenza veniva, infatti, concessa agli ebrei. Dopo la guerra la discriminazione contro i Sinti in Germania e i rom nel resto d’Europa continuò.
Nella Germania Occidentale, fino agli anni ’60, i tribunali acconsentirono a risarcire e a riconoscere gli zingari come vittime della follia nazista solo per i fatti che avvennero dopo il 1943. Nessuno fu chiamato a testimoniare per conto delle vittime rom al Processo di Norimberga e nessuna riparazione di guerra è mai stata pagata ai rom come popolazione. Perfino gli Stati Uniti, sempre così attenti alle vittime dell’Olocausto, non hanno fatto nulla per assistere i rom durante e dopo gli anni dello sterminio. Solo il 10% delle centinaia di milioni di dollari, per i quali il Governo americano era stato dichiarato responsabile della distribuzione, resi disponibili dall’ONU per i sopravvissuti, è stato dato ai non-ebrei, e nessuna parte di quel fondo è finita ai sopravvissuti rom.
Alla fine della seconda guerra mondiale, conclusasi con un bilancio di oltre mezzo milione di Rom trucidati nei campi di sterminio nazisti, la parola d’ordine nei nuovi Stati socialisti era, infatti, proprio “assimilazione”. La ricerca dell’uguaglianza e l’eliminazione di ogni differenza etnica e sociale condusse i regimi comunisti di Polonia, Cecoslovacchia, Bulgaria, Ungheria e Romania a ricercare un programma di urbanizzazione forzata e di occupazione lavorativa a largo raggio. Le abitazioni ambulanti dei Rom furono bandite tanto che in alcuni casi compito della polizia era addirittura quello di rimuovere le ruote dalle roulottes. In Cecoslovacchia la legge del 1958 sulla “sistemazione permanente della popolazione nomade e seminomade” li costrinse a stabilirsi negli agglomerati urbani dei giganteschi quartieri dormitorio delle periferie cittadine. Molti di essi vennero trasferiti a forza dalla Slovacchia orientale alla Boemia occidentale per rimpiazzare i Sudeti, i cittadini di origine tedesca cacciati dopo la seconda guerra mondiale. Tra gli anni ‘70 e ’80 in Bulgaria il governo abolì la speciale identità culturale Rom costringendoli a bulgarizzare il nome e proibendo l’uso della lingua; in Romania, negli anni ’80, Ceausescu condusse una violenta campagna per l’urbanizzazione che vide la costruzione dal nulla di interi nuovi villaggi.
Nel complesso si può affermare che, per certi versi, durante il periodo comunista la situazione dei Rom era in qualche modo migliorata, se non altro per le aumentate opportunità di accesso allo studio e al lavoro. I bambini erano obbligati a frequentare le scuole cosi come a ricevere le vaccinazioni, gli adulti avevano un lavoro e non si veniva picchiati per strada dalla violenza xenofoba degli skin-heads. Allo stesso tempo però l’assimilazione forzata portò alla nascita di tensioni sociali e razziali nella popolazione maggioritaria locale destinate destinata ad esplodere non appena la coperta di bugie dei regimi fosse stata tolta.
La violenza e la discriminazione razzista nei confronti dei Rom è documentata fin dal 1990 un po’ in tutta l’Europa centro–orientale. L’improvvisa insicurezza sociale ed economica in cui le fasce deboli delle nuove democrazie dell’est si sono venute a trovare contribuirono all’apprensione per la ricerca di un nuovo nemico che portò alla rapida formazione di movimenti razzisti di estrema destra. Attacchi violenti di matrice etnico–razziale si sono verificati ovunque nel corso di questi ultimi quindici anni, facendo anche numerose vittime. Appena lo scorso anno, in Repubblica Ceca, furono registrati ben 364 attacchi di natura xenofoba, una media di uno al giorno, senza tener conto che il record è indubbiamente sottostimato a causa della reticenza della polizia ad archiviare le violenze come razziste.
Nel 1999 la stampa internazionale puntò i suoi riflettori su una sconosciuta cittadina industriale del nord della Boemia, a poche decine di chilometri da Praga, Usti nad Labem. La città, che conta centomila abitanti, vede la presenza di circa ventimila Rom, quasi tutti disoccupati. Con la sola eccezione di una graziosa chiesa barocca restaurata di recente, Usti nad Labem combina una serie di grigie mostruosità architettoniche sul modello del realismo socialista a edifici del XIX secolo. Il teatro della vicenda è Matični ulice (via Matični), una strada popolare composta da blocchi di piccoli appartamenti statali forniti ai cittadini in difficoltà economica, che vede contrapposte famiglie ceche da un lato della strada e alcune decine di famiglie Rom dall’altro; per far fronte alle proteste di alcuni cittadini che lamentavano la sporcizia e il chiasso dei vicini Rom, accusati anche, in questo caso giustamente, di non pagare l’affitto, il sindaco della città, Ladislav Hruska, fece erigere un muro alto quattro metri che dividesse le due popolazioni.
Dopo alcune proteste da parte dei comitati Rom fu lo stesso governo ceco a intervenire sulla municipalità locale per impedire la costruzione del muro, che non avrebbe di certo contribuito a dare un’immagine positiva al paese in vista di un suo futuro accesso nell’UE. Sia la Commissione Europea, che la CSCE e le associazioni per i diritti umani, avevano mandato i loro emissari a controllare la situazione, la quale era finita sulle pagine dei giornali cechi e internazionali (se ne è occupato anche il Washington Post).
Alla fine il muro fu eretto lo stesso, sotto la sorveglianza di decine di poliziotti che avevano l’ordine di vigilare sulla costruzione ventiquattro ore al giorno. Il sindaco Hruska per giustificare l’opera commentò laconicamente: “Vogliamo solamente separare la gente decente da chi decente non è”.
Qualche mese più tardi dopo varie pressioni governative il muro fu finalmente abbattuto, nonostante la solidarietà espressa da più parti, pubbliche e private, alla municipalità.
In Slovacchia, in questi anni, la discriminazione è andata anche oltre. I casi di violenza razzista si sono, infatti, spesso incrociati a provvedimenti governativi imbarazzanti, ritirati quasi all’ultimo momento dalle aule del Parlamento. Tra gli altri, tanto per citarne uno, quello del 2002 dove fonti del Ministero della Cultura davano per applicabile l’idea di istituire degli appositi campi di rieducazione per Rom dove gli ospiti, secondo le parole di Edana Marash-Borska dell’allora partito di governo ANO, avrebbero dovuto “lavorare secondo le loro abilità”. I Rom inoltre, in questi campi, non avrebbero avuto bisogno di soldi poiché “ognuno avrebbe ricevuto quanto dovuto: un pacchetto di sigarette al giorno, sapone, shampoo, dentifricio, caffè, the e dolci per i bambini”.
La questione Rom è nuovamente saltata alle cronache lo scorso anno, nel febbraio 2004, in seguito a una clamorosa protesta da parte di alcune centinaia di zingari nella Slovacchia orientale. Qui, infatti, i tagli fino al 50% disposti sui fondi per il sostentamento delle fasce più deboli decisi dal governo di centro-destra, ha scatenato la furia dei nomadi i quali, vedendo in tale decisione l’ennesimo atto discriminatorio nei loro confronti, hanno preso d’assalto negozi e saccheggiato supermercati. Il governo slovacco ha risposto schierando oltre ventimila uomini tra polizia ed esercito e sparando acqua dai cannoni contro i civili, fatto che non accadeva addirittura dalla Rivoluzione di Velluto del 1989, ferendo anche donne e bambini.
La piccola Repubblica Slovacca, che conta una delle più alte concentrazioni della minoranza Rom in percentuale alla popolazione (circa il 10%), così come la cugina Repubblica Ceca, è stata più volte ammonita dalle organizzazioni internazionali per la salvaguardia dei diritti umani, le quali accusano non solo la magistratura di “sottovalutare” il problema ma addirittura la polizia stessa di compiacenza con gli atti discriminatori e razzisti. Clamoroso il caso di Karol Sendrei che nel 2001 morì, in Slovacchia, in una stazione di polizia incatenato a una stufa dopo essere stato picchiato nel corso della notte.
Lo scorso anno, nel maggio 2004 Amnesty International ha presentato un nuovo rapporto che denunciava ancora due casi di abusi da parte della polizia ceca nei confronti di Rom: il primo faceva riferimento a un episodio accaduto a Cheb (città natale di Pavel Nedved, a circa 100 km a ovest di Praga) dove un uomo, di nome Karel Billy, fermato durante un normale controllo stradale, è stato fatto scendere dalla propria auto, costretto a salire nella macchina della polizia e condotto in un boschetto fuori città. Qui, una volta al riparo da occhi indiscreti i poliziotti lo hanno assalito con pugni e calci, umiliandolo con frasi razziste e cospargendolo, infine, di urina.
Il secondo caso si riferiva a un episodio accaduto nella cittadina di Popovice, dove cinque ufficiali in tenuta antisommossa hanno fatto irruzione nell’abitazione di una famiglia nomade accusando i presenti di aver rubato nel ristorante di proprietà proprio di uno degli stessi poliziotti coinvolti e insultandoli con frasi razziste.
Il rapporto di Amnesty International va ad aggiungersi a quelli già elaborati dalle apposite commissioni dell’ONU nel gennaio 2005 e, precedentemente, nell’agosto 2003, le quali intendevano sottolineare la mancanza di programmi governativi veri che potessero apportare un qualche miglioramento alle condizioni di vita della popolazione Rom, attenuando allo stesso tempo le discriminazioni nei loro confronti. Amnesty ha riscontrato una sorta di reticenza a punire i colpevoli delle aggressioni da parte degli organi giudiziari preposti, i quali molto spesso ammettono con gran fatica la natura razzista degli attacchi minimizzando il problema.
Altro problema di non facile soluzione e che accomuna un pò tutti i paesi dove la presenza nomade è sensibile è quello del numero della popolazione Rom che cresce in maniera inversamente proporzionale a quello della maggioranza locale. Il tasso di natalità tra i nomadi è molto alto ed è naturalmente destinato ad influenzare l’equilibrio etnico di molte regioni. I Rom sono già circa il 10% della popolazione totale in Bulgaria, Macedonia, Slovacchia e Romania, paese, quest’ultimo, che ne conta la maggior presenza calcolata in circa 2 milioni di individui. Già durante gli anni dell’assimilazione comunista i regimi si imbatterono nella questione demografica, cercandone, a loro modo, una soluzione. In Cecoslovacchia, ad esempio, durante gli anni ’70 e ’80, il governo condusse una politica di riduzione delle nascite controllata attraverso l’uso sistematico della sterilizzazione. Le donne Rom vennero in pratica obbligate ad accettare questa pratica sotto la minaccia, in caso di rifiuto, di vedersi togliere i benefici sociali dallo Stato.
Da sempre si era considerata la coercizione delle donne Rom alla sterilizzazione come conclusa con la caduta del regime. Secondo un documento della CSCE (la “Commissione sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa”, promossa dal Congresso americano nel 1976 per vigilare sulla difesa dei diritti umani) la pratica in Repubblica Ceca e Slovacca sembra essere continuata ancora dopo il 1989.
La CSCE cita, infatti, un documento intitolato “Body and Soul: Forced sterilization and other assaults on Roma reproductive freedom”, pubblicato a New York nel gennaio del 2003 dal CRR (“Center for Reproductive Rights”) e dal “Centro Slovacco per i Diritti Umani e Civili” (Poradna). Gli autori di questo studio identificano circa 110 casi avvenuti di sterilizzazione su donne Rom, senza il loro consenso, dopo il 1990 in ospedali pubblici slovacchi. Significativa in tal senso la dichiarazione del Ministro della Sanità, Lubomir Javorsky, il quale nell’ottobre del 1995, durante una celebrazione a Kosice dichiarò che “il governo farà tutto il necessario per assicurare che più bambini bianchi vengano dati alla luce a scapito dei bambini Rom”.
La discriminazione e il pregiudizio nei confronti dei Rom è, dunque, una componente molto presente nelle società dell’Europa dell’est, le quali vedono questa minoranza come un qualcosa di esterno, di diverso e, spesso, di cui vergognarsi. Lo stile di vita calmo, compito, rispettoso, quasi silenzioso delle società di influenza asburgica contrasta in maniera stridente con la chiassosità, l’animosità, l’inadattabilità e l’indolenza rom.
Gli esperti sono concordi nell’affermare che la segregazione e la povertà dei Rom è sicuramente in larga parte dovuta alla scarsa qualità, se non addirittura alla totale mancanza, dell’educazione scolastica dei giovani. Basti pensare che in Bulgaria, ad esempio, solo il 20% dei bambini inizia la scuola elementare mentre appena il 2% finisce le superiori. In Romania, se possibile, la situazione è ancora più grave: su una popolazione zingara di un milione e mezzo di individui almeno uno su tre è analfabeta. Qui, come in molti altri paesi dell’area i bambini Rom frequentano scuole separate da quelle dei loro coetanei romeni; spesso sono proprio gli stessi direttori delle scuole a prendere questa decisione basando il loro giudizio semplicemente sul colore della pelle, ovviamente in aperta violazione della legge. In Repubblica Ceca si stima che circa il 75% dei bambini Rom non sono ammessi nelle scuole pubbliche e vengono dirottati in classi speciali di più basso livello educativo riservate ai bambini con difficoltà di apprendimento, con ovvie gravi conseguenze sulla loro formazione superiore; in Bulgaria, spesso, sono costretti a frequentare scuole per handicappati mentali semplicemente perché non parlano il bulgaro.
Nonostante le nuove democrazie abbiano adottato costituzioni con ampi riconoscimenti per le minoranze etniche, i soli a non averne beneficiato, molto anche per colpa loro, sono stati i Rom, a causa dell’incapacità di provvedere da soli alla difesa dei propri diritti e al carattere sospettoso che li porta, spesso, a rifiutare aiuti dall’esterno.
A causa delle pressioni di Bruxelles, comunque, la situazione sembra andare verso un lento miglioramento, tanto che nelle scuole romene è ora possibile studiare anche la letteratura Rom. In Ungheria il governo ha promesso di eliminare le classi speciali entro il 2008, in Bulgaria ci si sta orientando verso l’integrazione grazie alla creazione di classi miste, mentre a Praga hanno pensato di fornire borse di studio ai giovani Rom che vogliono proseguire lo studio superiore.
Da salutare come un importante passo avanti, inoltre, l’elezione della prima deputata di origine Rom al Parlamento Europeo, Livia Jaroka, 29 anni, eletta nelle ultime votazioni europee in Ungheria tra le fila del partito di opposizione di centrodestra Fidesz – Unione Civica Ungherese.
Rimane a questo punto da sperare che il sondaggio elaborato dal Centro di Statistica Ceco apparso a giugno 2004, subito dopo l’ingresso nell’Europa Unita, e che riporta la nascita di una nuova coscienza solidale tra i giovani cechi sia solo il segnale di un primo cambiamento che la nuova Europa a 25 ha saputo portare: allargamento non solo dei confini ma anche delle mentalità.

 
Di Fabrizio (del 11/03/2008 @ 20:39:22 in Europa, visitato 1455 volte)

Da Helsingin Sanomat

"L'istruzione per i Rom è la chiave di tutto", ha detto Andrezej Mirga, Consigliere Anziano per le Tematiche Rom dell'Organizzazione della Sicurezza e Cooperazione in Europa, giovedì durante una visita ad Helsinki.

Mirga è in Finlandia per conoscere la situazione dei Rom in Finlandia, come pure quella dei Rom che vi sono arrivati da diversi paesi dell'Est Europa.

Spera di imparare dall'esperienza della politica finlandese e di passare queste esperienze in altri paesi.

Mirga, lui stesso un Rom polacco, dice che è importante andare alle radici del problema. Per esempio, in Romania e Bulgaria, i Rom soffrono di discriminazione e mancanza di istruzione, ha detto Mirga.

"L'Unione Europea dovrebbe investire in opportunità educazionali dove vivono i Rom. Occorrono soldi, ma si ripagheranno da soli quando i Rom avranno lavoro e pagheranno le tasse", dice Mirga.

"L'istruzione dovrebbe estendersi ai Rom già nel livello prescolare, perché i bambini Rom sono già dietro al resto della popolazione quando arrivano a scuola."

Mirga ha visitato la regione della Transilvania in Romania, da cui arrivano i Rom che si vedono mendicare nelle strade di Helsinki. Descrive le loro condizioni di vita nell'area di Cluj Napoca come "sotto gli standards".

Mirga osserva che operatori di differenti paesi hanno tentato di affrontare il problema della povertà tra i Rom europei spingendolo lontano dalla vista.

D'altra parte, questo non funziona. "Se spingiamo il problema fuori, quello rispunta da un'altra parte."

Puntualizza che l'Europa ha tra i propri principi il libero movimento, che significa che come cittadini UE, i Rom non possono essere legati ad un posto contro il loro volere.

Nei prossimi giorni Mirga e Nina Suomalainen, consigliera dell'Ombudsman per le Minoranze dell'OCSE, esamineranno la situazione dei Rom che sono arrivati in Finlandia da altre parti dell'Unione Europea.

Incontreranno anche qualcuno dei mendicanti che sono arrivati ad Helsinki.

All'inizio della settimana, una discussione non ufficiale tra vari ministri si è tenuta presso il Ministero degli Affari Sociali e della Salute. Nella discussione, un rappresentante del Ministero degli Interni ha notato che la presenza di mendicanti Rom dall'Est Europa non è un grosso problema dal punto di vista della polizia finnica.

La situazione è considerevolmente peggiore in Italia, Spagna, Francia, Germania e Britannia.

La settimana prossima una delegazione di tecnici da Helsinki volerà in Romania per studiare le politiche e strategie verso la popolazione Rom.

 
segnalazione di: Tommaso Vitale

Casa, lavoro, sanità, istruzione, sicurezza: diritti mancati per 3 milioni di europei appartenenti alle minoranze Rom, Sinti, Karakhané, Daxikhané, Manus, Gitani, Gypsies, Rudari, Travellers. L'analisi del Commissario Ue Gil-Robles



ROMA - Minoranza pan-europea, l'eterogeneo gruppo dei cosiddetti zingari, comprendente Rom, Sinti, Karakhané, Daxikhané, Manus, Gitani, Gypsies, Rudari, Travellers conta oggi circa 3milioni di persone nei Paesi europei, nomadi e, in misura maggiore, sedentari. La loro storia e la loro cultura è parte integrante della storia e della cultura dell'Europa, dal momento che la loro presenza nel continente è testimoniata sin dal 1100. Tuttavia queste popolazioni sono sempre state oggetto di discriminazioni, isolamento, ghettizzazione e violenze razziste, culminate nei 500.000 morti nei campi di concentramento nazisti. Ancora oggi queste minoranze sono tutt'altro che integrate nel tessuto sociale, economico, culturale e politico dell'Europa. In un "Rapporto preliminare sulla situazione dei diritti umani di Rom, Sinti e Nomadi in Europa", pubblicato il 4 maggio 2005, il Commissario Europeo per i diritti umani Alvaro Gil-Robles traccia un panorama delle violazioni dei diritti umani delle su indicate minoranze, che chiama rom, consapevole della semplificazione linguistica.
 
"Trovo inaccettabile che in un continente così prospero le risorse siano talmente mal distribuite che esistano ancora forme di tanto estrema povertà", ha commentato riferendosi alle "gravi" condizioni di molte comunità rom in Europa. Cinque i diritti che per Gil-Robles continuano ad essere violati in molti Paesi europei: diritto alla casa, al lavoro, alla salute, all'istruzione, alla sicurezza. Sul fronte abitativo il Rapporto denuncia le condizioni di molte comunità rom: case insalubri, isolate dai servizi e ghettizzate dalla città. "Vivere in una zona segregata - sottolinea Gil-Roberts - diminuisce significativamente le possibilità di prendere parte all'attività economica, sociale e politica della società", a partire dall'accesso all'istruzione, al mercato del lavoro e alle cure mediche. La situazione sanitaria delle minoranze rom è preoccupante, i tassi di mortalità infantile toccano in Bulgaria il 280‰ contro il 40‰ del resto della popolazione. Povertà, burocrazia e discriminazione escludono una parte consistente dei rom dai servizi sanitari in molti Paesi europei. Pesanti accuse sono state rivolte al Governo slovacco dal Commissario: dagli anni '90 ad oggi sono state operate nel Paese diverse sterilizzazioni, senza informato consenso, ai danni di donne e ragazze di origine rom. Le prime denunce risalgono agli anni Novanta, ma il governo non è mai intervenuto per perseguire i responsabili di questi crimini. "Inaccettabilmente alto" ed in continua crescita il tasso di non scolarizzazione tra i bambini Rom. Quando accettati nelle scuole, sono inseriti in classi speciali, isolati dal resto degli alunni, e con programmi ridotti.
 
Ma basta la mancanza di un documento d'identità come pretesto per escluderli dall'iscrizione. Contrari alla loro integrazione i genitori dei bambini non-rom. Aumentati negli ultimi dieci anni in Europa gli episodi di violenze razziste contro i Rom, in un diffuso clima di impunità, alimentato da media e autorità. Il caso di un rom bulgaro ucciso mentre era in custodia della polizia è finito davanti alla Corte europea per i diritti dell'uomo che ha stabilito:"bisogna distinguere tra l'uso eccessivo della forza e le uccisioni razziste". In Belgio il primo caso di asilo politico concesso ai familiari di una donna di origine rom rimasta uccisa in Slovacchia dopo un'aggressione di skinheads. Affinché le discriminazioni contro i rom in ogni ambito non appaia più tollerabile, ma sia percepita dal resto della popolazione come illegale, Gil-Robles si augura che il necessario cambiamento di mentalità sia preceduto da un cambiamento a livello legislativo, che sancisca leggi contro le discriminazioni razziste. In questo senso vale la pena ricordare la raccomandazione n°7 del 13 dicembre 2002 adottata dalla "Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza", che invita gli Stati membri a legiferare contro le forme dirette e indirette di discriminazione e razzismo, nonché la risoluzione 28/04/05 del Parlamento Europeo sulla situazione dei Rom in Europa. (Gabriele Del Grande)

© Copyright Redattore Sociale
 
Di Fabrizio (del 18/11/2006 @ 19:25:13 in Italia, visitato 939 volte)

Traferite 123 persone, tra cui 35 bambini e donne incinte

(Fonte: Agenzia Redattore Sociale)

A 40 giorni dall'ingresso di Bulgaria e Romania nell"Unione Europea, prevista per gennaio 2007, il Comune di Bologna ha fatto sgomberare, alle 5 di questa mattina, il campo nomadi di via Bignardi e dell'area che costeggia il canale Navile, popolato da rom bulgari e rumeni. Le persone, ora trasferite in Questura e nelle Caserma dei Carabinieri, sono in tutto 123, tra cui 35 bambini e 14 donne incinte.

"Questo sgombero - commenta Sebastian Zlotea della Lega per i diritti delle persone comunitarie, extracomunitarie e dei rifugiati politici - risulta ancora più disumano se si considera l'ingresso della Romania e della Bulgaria nell'Unione Europea previsto per l’inizio dell’anno prossimo. Alla luce di questo, che senso ha continuare a trattare il problema dei rom con sgomberi, espulsioni e Cpt?". Mentre sono ancora in corso le identificazioni, infatti, c'è già un aereo pronto a volare verso la Romania, per riportare a casa gli irregolari. Chi non dovesse poi essere identificato, come prevede la legge Bossi-Fini, verrà rinchiuso al Cpt, mentre chi ha già un precedente decreto di espulsione rischia il carcere.

Lo sgombero del campo, nella zona da oltre un anno, è partito da un'ordinanza del sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, per fare fronte, come si legge nel documento, "a un'area che presenta grandi quantità di rifiuti abbandonati che generano una situazione di notevole rischio igienico-sanitario per le persone occupanti e per quelle che vivono e lavorano nelle aree circostanti". Le ruspe, quindi, questa mattina hanno spazzato via tutto: "voglio sottolineare – ha spiegato l'avvocato Andrea Ronchi, che ha seguito la fasi dello sgombero -, che le strutture del campo sono state demolite e non rimosse come prevede l'ordinanza, e che i beni all'interno delle baracche sono stati distrutti invece che depositati nei magazzini comunali".

Insieme alle baracche, quindi, sono stati demoliti anche stufe, oggetti, pentolame, oltre ai giochi e i ai libri di ragazzini che avevano cominciato percorsi di inserimento scolastico. "Con questo sgombero - precisa il consigliere indipendente di Rifondazione, Valerio Monteventi, che insieme all'Altra sinistra (l'asse Prc-Verdi-Cantiere in Comune) ha subito preso posizione contro le modalità dell'operazione - si sono gettati via anche quei percorsi scolastici per i ragazzi, attivati tra mille difficoltà.

Incomincia davvero a filtrare il messaggio politico di una città che mette in atto un'accoglienza disincentivante". Ora l'Altra sinistra chiede l'immediata convocazione del tavolo interistituzionale sull'immigrazione per affrontare il tema e realizzare un progetto per queste persone: per offrire un tetto agli "sfollati", ad esempio, ci sarebbero le strutture di Borgo Panigale, dove sorge un villaggio allestito per gli operai impegnati nei lavori dell'Alta velocità.
 
Di Fabrizio (del 01/06/2005 @ 19:22:35 in Europa, visitato 2527 volte)

Institut War Peace Reporter

http://www.iwpr.net

Nazionalismi e gioventù bulgara Le generazioni più giovani sembrano più suscettibili al nazionalismo di quelle cresciute sotto il socialismo, 

reports ALBENA SHKODROVA. I bulgari più giovani stanno cadendo preda di un nuovo tipo di nazionalismo, molto più viscerale e intollerante di quello a cui furono esposti quanti crebbero al tempo del comunismo. Influenzati dai media e dai testi scolastici che pretendono di essere liberali ma spesso lo sono soltanto a parole, nuovi sentimenti nazionalisti si fanno strada nella gioventù.

Il regime di Todor Zhikhov a suo tempo aveva coniugato il socialismo internazionalista con il sentimento nazionalista. Così aveva espulso 300.000 Turchi e Slavi musulmani (conosciuti come Pomaks) segregato i Rom e soffocato tutte le espressioni di diversità etnica. Ma sotto la superficie, altri processi formavano l'atteggiamento bulgaro (cfr. 14/09/04 NdR). Rifiutando il totalitarismo di regime, molti si opponevano alla propaganda nazionalista. Vivere sotto il comunismo [...] aveva attutito le tensioni finanziarie, sociali e anche tra le minoranze.

Soltanto con la caduta del regime negli anni '90, la gente comune ha cominciato a vedere le minoranze come un peso. Le divisioni tra i gruppi sono cresciute, mentre la gente non aveva più timore di esibire credo religiosi e origini etniche che il vecchio regime [credeva] fossero dimenticate. I mezzi di informazione hanno iniziato ad attaccare le minoranze, alla stesso modo per cui dietro la libertà di parola ritorna l'antisemitismo.

I valori liberali si stanno avvantaggiando molto lentamente della libertà e degli sviluppi sociali. Sono occorsi dieci anni perché i libri di testo fossero "ripuliti" dagli slogan del nazionalismo più radicale e prima che i media iniziassero a moderare i toni.

Nel contempo, è cresciuta una nuova generazione che [...] più dei predecessori mostra atteggiamenti negativi ed aggressivi verso le minoranze etniche. 

Una recente ricerca del ricercatore politico Petar-Emil Mitev rivela sentimenti negativi, in particolare contro i Rom:

  • circa l'86% li definisce come pigri e irresponsabili, mentre il 92% afferma che è una minoranza di tendenza criminale;
  • circa il 62% del campione intervistato, ritiene anche che i concittadini di origine turca siano fanatici religiosi.

Convinzioni simili sono palesi nei siti internet e nelle chat, dove i forum rigurgitano di odio verso le minoranze, in particolare i Rom. Dietro l'anonimato, molti giovani usano questi spazi per mostrare il loro disgusto, in stile tipicamente neonazista. Nel web si trovano slogan sugli zingari da trasformare in saponette o da rinchiudere in miniera. Un esempio viene da un forum internet sui Rom. Durante una recente discussione, s'è verificato un "bombardamento" di commenti negativi:

  • Faresti meglio a sparire e portare con te tutta la tua tribù...
  • Tornatevene nel vostro ghetto...
  • Lo sanno tutti che non avete stato o cultura, e che voi zingari siete sporchi, pigri, bugiardi...

Mentre in rete fioriscono appelli e commenti simili, i giovani nazionalisti tendono a nascondere le loro convinzioni, quando devono confrontarsi direttamente. "Molti giovani di mia conoscenza esprimono atteggiamenti negativi" ha detto Boryana Yordanova, studentessa all'università di Sofia, "ma la maggior parte di loro non lo ammetterebbe mai pubblicamente".

Zornitsa Lateva, anche lei studentessa, dice di mostrarsi tollerante nei confronti delle minoranze, ma insiste che gli zingari hanno una bassa qualità di vita, per loro colpa. "E' radicato nel loro differente sistema di vita" aggiunge "non vogliono studiare, si sposano a 13 o 14 anni e non lavorano".

Altri studenti sono d'accordo. "Non ci importerebbe di loro se accettassero la nostra cultura e non fossero ladri e bugiardi".

Maria Neykova, professoressa della facoltà di giornalismo, conferma che molti dei suoi studenti disprezzino i Rom, spesso anche i Turchi. Dice che è colpa del ritardo della società nel sviluppare valori liberali.

I mezzi di informazione e i libri scolastici sono lontani del descrivere correttamente le istanze delle minoranze. Quest'anno, i media hanno siglato un codice di comportamento, che impone di non divulgare particolari sull'appartenza razziale, etnica o sull'orientamento sessuale delle persone. In pratica,la polemica si va spostando dalle persone alle idee.

Molti canali via cavo trasmettono programmi nazionalisti. Tra questi è noto Ataka, su SKAT TV, dove Volen Siderov, una presenza fissa, denuncia quotidianamente i programmi in lingua turca ospitati dai canali nazionali.

Una ricerca effettuata da Marker Test sul periodo 2001-2002, mostra la regressione nei mezzi d'informazione dagli anni '90, quando gli argomenti razzisti non erano così comune. Inoltre, mostra che il 60% delle cronache sui Rom riguardano problemi sociali e crimini, sull'onda degli stereotipi negativi del pubblico.

Secondo Maria Neykova, nonostante il codice di comportamento, i media continuano a citare l'origine etnica,anche quando questa non ha rilevanza con la notizia. Anche i libri scolastici, aggiunge, sono pieni di riferimenti a miti storici per incontrare il favore del pubblico, già sotto Zhivkov l'attività principale degli intellettuali era riscrivere la storia patria, oltre che in funzione del comunismo, anche per negare l'arretratezza della società e propugnare la sua superiorità sugli altri popoli balcanici e sui rivali dell'occidente.

Per giustificare la mancata crescita tra il XV e IL XX secolo, sotto il dominio ottomano, oggi i libri sono carichi di propaganda anti-turca. [...] Mentre a scuola sono adottati testi del XIX secolo, che demonizzavano o ridicolizzavano i musulmani. Gli studenti imparano la cosiddetta storia, piena di ideologia apertamente nazionalista e dove il pathos patriottico mette in ombra le riflessioni obiettive sul ruolo e i benefici del periodo ottomano, come ha scritto recentemente lo studioso Evgeniy Daynov [...]

In realtà, si potrà discutere del "problema nazionalismo", quando i politici ne ammetteranno l'esistenza. Una soluzione sarebbe lavorare sull'idea di nazione, che si basi su radici civiche piuttosto che etniche. Ma al momento è ancora un'aspettativa irrealistica, finché i politici avranno il loro interesse a coltivare la crescita dei nazionalismi.


Albena Shkodrova  è direttrice di Balkans Investigative Reporting Network, un progetto locale IWPR. Questo articolo è apparso in originale su  Balkan Crisis Report, prodotto da Institute for War and Peace Reporting)



fonte: http://groups.yahoo.com/group/Bulgarian_Roma/

 
Di Fabrizio (del 14/08/2006 @ 18:45:58 in Kumpanija, visitato 886 volte)

Dear all!

As an editor of IDEA`s Roma web page on http://idw.idebate.org/roma/ I`ll be grateful, if you would assist me with reliable information on well-known and well-respected activists of international Roma movement.

For example, in a such format:

Name
Date of birth
Country of birth
Country of residence
Position within the movement
Brief description of activities
Recommended article on the Net
Photo (if available)

You can send me an info about the leader of your NGO or even about yourself, if he/she or you are already known due to his/her or your continous work for Roma cause.

Write me at romale@zahav.net.il

Baxt, sastipe!

Kind regards,
Valery Novoselsky.
Editor of Roma Virtual Network.

Razgrad, Bulgaria

 
Di Fabrizio (del 05/01/2006 @ 18:42:48 in Kumpanija, visitato 4166 volte)
But sastipe, bari bah thaj suksesno barvali buti mangav sa e RRomenge ani sasti lumia a majbut e poetonge thaj sa e artistenge ano nevo 2006 bersh.
 
Mehmed Sacip

BAXTALE  O  AVUTNE  BAREDIVE

                                                   Te anen baro yekhipe - athe si o manushikano zoralipe!

Baxtalo nevo bersh 2006 !
But bax thay sastipe tumenge !
M.K.C. " Narajan ".                 Ibrahim Osmani-Presevo
Bayramýnýz kutlu olsun!!!
 
Eid Mubarak!!!
 
Happy Eid!!!
 
ANA OPRISAN, M.A.,
Programme Manager
 
IBC - INTERNATIONAL BLUE CRESCENT RELIEF AND DEVELOPMENT FOUNDATION
ULUSLARARASI MAVI HILAL INSANI YARDIM VE KALKINMA VAKFI
 
TURKEY Office
Bostancý mah., Cami sok., Cesur apt. no 11 / 3,
Bostanci, Istanbul, web:
www.bluecrescent.net
tel.: 0090 216 464 68 82, fax: 0090 216 361 57 45    
 
PAKISTAN Office
House no B 270, street 22, Sector E – 7, Islamabad
e.mail:
ana@bluecrescent.net, tel./ fax: 0092 51 265 43 96
Mobile: 00923015982075

BAHTALO O NEVO 2006-to BERSH!!!

KAMAV TUMENGE:

Parni bah sar o iv!

 

Barvalipe sar o giv!

 

Puterdo drom sar javin!

 

Shuzhi buti sar jsvin!

 

Gudle lavia sar avgin!

 

Buhle phaka – uchalin!

 

Phraloripe sar patrin!

Lacho vogi sar o Del!

 

Vi romenge, vi gazhenge!

 

Vi e saste manushenge!

 

Bah! Bah! Bahtori!

 

Katar tumari phen - Sali Ibrahim - Bulgaria

roma_sofia@abv.bg


Eveneens mijn beste wensen voor 2006!

Krijgen de Roma uit Kosovo een beschermingsstatuut
in Nederland of worden ze uitgewezen?

Graag hoorden wij wat meer nieuws hieromtrent.

Vriendelijke groeten,

Carla

 


Romisk Kulturcenter - København

 

Ruten 167.3.3

 

2700 Brønshøj

 

Danmark

 

Tlf. & Fax: 38 81 07 08

 

Mob.:20 922 068

 

www.euroma.dk

PHRALALEN THAY PHENYALEN,

ROMANA KULTURAKO CENTRI ” EUROMA” ANDAR DANIMARKA,

 

BAHTALKERELA SA E SHUKAR (QAQUNE)ROMENGE O NEVO 2006. BERSH,

 

MANGIPAYA SA SHUKARIPE ANO JIVDIPE.

 

VASH TE JANEN SAR AJUKARDILO O NEVO 2006.BERSH ANI DANIMARKA,

 

DIKHEN O TASVIRYA! ( ano tasviri o 2003 hramisalo doshaya).


Greeting from Roma National Congress
Asmet Elezovski


Te aven saste taj bahtale!
Bahtalo Nevo Bersh savorenmge!
Stevo
BARO SASTIPE, THAJ BAHT KO NEVO BERSH 2006

VESELE PRAZNIKE IN USPESNO NOVO LETO 2006

MERRY CHRISTMAS AND HAPPY NEW YEAR 2006

R.D.AMALA

IMER TRAJA BRIZANI



Lieve Mensen,
 
Door de statusbesprekingen van Kosova/o, de mogelijke toetreding van Macedonië op termijn en de onvermijdelijke aandacht voor Servië/Montenegro staat de zuidelijke Balkan weer volop in de belangstelling. Maar de dialoog moet met allen worden gevoerd en dus ook met de Roma. Roma ginds, Roma in naburige landen en Roma hier, in West-Europa.
Namens mijn team hoop ik dat we dit jaar opnieuw maar veel intensiever kunnen samenwerken.
 
Veel geluk en sterkte in 2006!
 
Els de Groen
www.elsdegroen.nl

 
Di Sucar Drom (del 22/12/2005 @ 18:40:30 in Europa, visitato 1067 volte)
Pubblichiamo un controverso e contraddittorio articolo apparso sul sito di Rinascita. A parte alcune inesattezze (l'Opera Nomadi fondata durante il fascismo ???) prova a leggere i rapporti con i complessi mondi rom e sinti, presenti in maniera sempre più numerosi con l'allargamento dell'Unione Europea (soprattutto Romania e Ungheria). Uno spunto di riflessione su ciò che è scritto al di fuori della ristretta schiera degli addetti ai lavori.

Con il prossimo allargamento a Romania e Bulgaria l’Unione Europea vedrà aumentare consistentemente il numero dei Rom all’interno dei propri confini. Oggi con piú di 10 milioni di persone sono la minoranza piú consistente dell’Europa allargata. Ma ancora oggi c’è molta ignoranza su di loro, sulla loro cultura e la loro storia. Molti associano Rom ai rumeni forse per cacofonia o perché molti dei Rom provengono da quel Paese ma sono due popoli totalmente distinti ed anche in Romania i Rom sono considerati una minoranza etnica, pur sempre molto numerosa. Spesso vengono chiamati in modo diverso: nomadi, gitani, zingari e raminghi, ad indicare comunque sia, persone senza terra e senza patria.
Però si è soliti fa risalire all’XI (alcuni dicono XII) secolo l’arrivo di queste popolazione dal Nord dell’India, cacciate dal Re Mohamed Gazni perché considerate nemiche. D’allora vissero in Europa migrando in piú parti del continente, alcuni fanno differenza tra gitani spagnoli e zingari romeni e Rom bosniaci ma non la gente comune. E’ soltanto dal 1993 attraverso il Consiglio d’Europa ed i “Criteri di Copenhagen” che gli Stati europei candidati hanno cominciato definire meglio queste popolazioni.
In Slovacchia ed Ungheria, dove vivono circa un milione di Rom, i governi hanno attuato delle riforme notevoli e la situazione ènettamente migliorata nel tempo, almeno per quanto scritto su carta bollata. La nazione magiara é stata la prima al mondo a riconoscere il diritto collettivo delle minoranze. In Ungheria le minoranze riconosciute sono 12 ed esse godono di diritti molto vasti: accesso all’insegnamento, rappresentanza nei consigli comunali, integrazione nelle strutture politiche internazionali, organizzazione delle manifestazioni culturali, creazione di un posto di commissariato alle minoranze ecc.
Però recandosi a Budapest o Bratislava non si può non notare la netta differenza tra occidentali, locali, e Rom. La Repubblica slovacca sancisce nella sua costituzione i princìpi della salvaguardia delle minoranze ma in alcune zone del Paese, dove tali minoranze sono presenti, la percentuale di disoccupazione è al 100%. Qui, come in Ungheria, i Rom, per le loro attività non integrate, sono strettamente controllati dalla polizia, non godono di adeguati servizi sociali e vengono visti con disprezzo da gran parte della popolazione, un pó come avviene in quasi tutte le parti d’Europa.
Ma se negli Stati dell’Est e balcanici si cerca in qualche modo di attenuare tali conflitti sociali, nei vecchi Paesi dell’Unione c’è un diffuso disinteresse verso i Rom, anche perché il comportamento degli zingari nelle cittá piú ricche ed industrializzate non è sempre molto corretto. Nonostante esistano associazioni pubbliche e di volontariato per favorire l’insegnamento e l’integrazione dei bambini Rom e per cercare di toglierli dalla strada, generalmente per quanto riguarda l’occupazione e l’integrazione culturale, il problema è di difficile soluzione, anche se grazie alle canzoni dei Gypsy Kings o ai film di Kustorica l’interesse per la cultura Rom nei Paesi occidentali è cresciuta.
In Spagna vive la comunità Rom piú grande d’Europa (600.000) ma non esiste nessun deputato o senatore di tale etnia. Nella stessa Spagna, Inghilterra (dove godono comunque sia di buoni diritti rispetto ad altri Paesi europei), Germania ed Italia (dove fin dal fascismo è in attività l’Opera Nomadi) la nuova emergenza è la lotta fra poveri e i conflitti con le altre minoranze immigrate nel Paese ospitante. Aumenta cosí il disprezzo di coloro che vivono loro intorno.
Se gli zingari oggi vogliono avere i diritti che spettano alle altre debbono però adeguarsi a seguire normali regole di convivenza.
Sulla questione dei nomadi, comunque regna l’ipocrisia mascherata da perbenismo. Attraverso il riconoscimento, la difesa ed la garanzia dei diritti di tutte le minoranze si attua un processo giusto almeno sulla carta ma che tuttavia allo stesso tempo è indice di sgretolamento culturale.
Tale sgretolamento porta addirittura alla creazione di piccole aristocrazie locali, vassallaggi e oligarchie interne alle etnie rette dunque da “nomenklature” più astute che si accaparrano i fondi che i Paesi ospiti offrono e ne regolano la distribuzione. E i rimedi diventano così peggiori dei mali.

G.L.
 
Di Fabrizio (del 13/02/2008 @ 18:35:30 in Europa, visitato 1020 volte)

Ricevo da Dijana Pavlovic

Oggetto: urgente

replay to viktoria.mohacsi@europarl.europa.eu

Viktória Mohácsi MEP-ALDE e le seguenti organizzazioni non governative elencate in calce, si sentono insultate dall´affermazione di Silvio Berlusconi e richiedono perentorie scuse da parte sua. Silvio Berlusconi, durante un´intervista telefonica riguardante il suo programma elettorale per i primi 100 giorni di governo, ha dichiarato: "Tolleranza zero per Rom, clandestini e criminali".
Stiamo provvedendo ad includere una lista di organizzazioni rom e non rom che appoggiano l´iniziativa. Abbiamo ancora 40 minuti prima della scadenza dei termini per la consegna della richiesta. Nel caso vogliate essere aggiunti per favore includete alla risposta il nome della Vostra organizzazione, il paese ed il contatto. Ringraziando anticipatamente.Elisabetta Vivaldi

Mohácsi Viktória - MEP
European Roma and Travellers Forum, Roma Education Fund, Open Society Institute, Movement for Desegregation Foundation - Hungary, Chance for Children Foundation - Hungary, Jászság Roma Civil Rights Association - Hungary, Roma Civil Rights Foundation - Hungary, Phralipe Association - Hungary, European Roma Youth Association - Hungary, Hunagrian Roma Forum - Hungary, Romedia Foundation - Hungary, Regional Roma Association Dombóvár - Hungary, National Associaton of Romologists - Hungary, Network for Integration Foundation – Hungary, U.N.I.R.S.I – Italy, Them Romano - ONLUS Association – Italy, Romano Drom - Onlus Association, Milano - Italy, Amalipe Romano Associaton - Italy, Rasim Sejdic Association - Italy, Opera Nomadi Association Milano – Italy, Opera Nomadi Association Mantova – Italy, Opera Nomadi Association Napoli – Italy, Opera Nomadi Nazionale Ente Morale – Italy, Romani Criss - Romania, Parudimos Associaiton- Romania, Assosiation of Romani Women for the Children - Romania, Amare Romenta Association - Romania, Romanian Civic Roma Alliance - Romania, Association for Roma Initiative Development - Romania, European Roma Information Office - Belgium, Center for Interethnic Dialogue and Tolerance "Amalipe" - Bulgaria, Integro Association - Bulgaria, Federation nationale des associations solidaires d'action avec les Tsiganes et Gens du voyage – France, Youth Association Perpetuum – Macedonia, Youth Association ‘Luludi’ – Skopje Macedonia, Romani Kultur Yardimlasma ve Dayanisma Dernegi – Aydin, Turkey, Kirklareli Roman Kulturunu Koruma, Kalkindirma ve Dayanisma Dernegi – Turkey, Luleburgaz Bati Trakya Romanlari Kultur, Yardimlasma ve Dayanisma Dernegi – Turkey, Alliance Unit of Roma – Chisinau Moldova, Rubin Romany Organisation – Durleshti Moldova, National Roma Centrum – Kumanovo Macedonia, Roma SOS Association - Prilep Macedonia, Prijatelska Raka Association –Skopje Macedonia, Jekipe Association – Veles Macedonia, Darhija Association – Skopje Macedonia, Anglunipe Association – Tetovo Macedonia, Pralipe Association - Kr.Palanka Macedonia, Sucar Drom Association - Italy, Nevo Drom Association - Italy, RomSinti@Politica Association - Italy, Institute of Sinta Culture – Italy, OsservAzione Association - Italy, U Gipen Association – Brescia Italy, Nevo Mero Association – Rimini Italy, Sucar Drom VI Association – Vicenza Italy, Nevo Drom TN Association – Trento Italy...

 
Di Fabrizio (del 04/07/2005 @ 18:19:10 in Europa, visitato 2035 volte)

Intervista alla radio tedesca su Deutschlandfunk - 29/06/05. Riportata su: Roma_Benelux

Rom mendicanti: "Famiglie poverissime che vogliono credere ai miracoli" (Bild: AP)

  • Il business della povertà
  • con false promesse i trafficanti attraggono in Occidente i bambini dall'Europa dell'Est

In Ungheria, Slovacchia, Romania e Bulgaria centinaia di migliaia di Rom vivono in situazione di povertà, senza assistenza medica, riscaldamento o acqua corrente. La vita di ogni giorno è segnata dall'aperta discriminazione, alti tassi di disoccupazione, mancanza di scolarizzazione e di possibilità di sviluppo. Le organizzazioni criminali approfittano del desiderio di una vita migliore. Il rapporto di Christiane Feller da Bruxelles.

Frida Uyttebrouck è nuovamente di pattuglia. Da anni assieme a due colleghi questa poliziotta controlla che tutto sia in ordine nelle strade del centro di Bruxelles. Una donna con accanto un bambino piccolo è seduta sul ciglio del marciapiedi.. Stendono la mano. Gentilmente i poliziotti chiedono i documenti. Quelli della donna sono a posto. Ma quel bambino di tre anni, le dice la poliziotta, dovrebbe essere al nido d'infanzia e non a mendicare per strada.

Madri mendicanti con i figli di dodici anni, arrivate nell'Unione Europea a guadagnarsi il pane pulendo i vetri delle macchine agli incroci di Bruxelles, sono comuni in tutte le grandi città. Ma quello che i guidatori vedono con disturbo, è una vera pena per Valeriu Nicolae, Rom:

"Molti bambini scappano da casa, da condizioni di povertà estrema che non sono in grado di sopportare. Qualcuno ha subito violenza, o i loro padri sono alcolizzati. Arrivano nelle grandi città della Romania, Slovacchia, Bulgaria e Moldavia (vedi NDR). Anche lì le loro condizioni sono misere. L'Occidente sembra loro il paradiso. I criminali lo sanno."

Europol, la polizia europea dell'Aia, preferisce mantenere il silenzio sulla natura di queste bande. Ma si da per certo negli uffici dell'Organizzazione dei Migranti (OIM) a Bruxelles: i Rom di solito non sono i colpevoli, ma le vittime di questi crimini.

Valeriu Nicolae, 35 anni, è lui stesso nato in una povera famiglia Rom della Romania. Ma ha avuto la fortuna di poter studiare grazie ad una borsa di studio: "Anch'io sono cresciuto accanto ad una discarica, ho frequentato le scuole differenziali e parlavo il rumeno a fatica. Poi mi fecero un test di intelligenza e scoprirono che non ero affatto stupido". Da circa due anni Valeriu Nicolae è a capo di ERIO, European Roma Information Office di Bruxelles. Il compito di questa organizzazione è di funzionare come lobby, bussando alle porte degli uffici dell'Unione, ai parlamentari e alle autorità del Belgio, e portare testimonianza sui problemi del suo popolo, in particolare dei bambini. Nicolae descrive così i metodi di lavoro delle bande criminali:

"Vanno dalle famiglie e dicono loro: Ci cureremo dei bambini e vi faremo avere tanto denaro. Comprano i bambini per 100 $. Poi dicono che i loro figli studieranno francese e vivranno in case bellissime. Mostrano delle fotografie e concludono dicendo che loro figlio sarà di ritorno tra un anno. Chi è alla miseria, vuole credere ai miracoli."

Chi si è occupata di questa situazione è Roeli Post. La Commissaria EU si è recata ben 43 volte in Romania negli ultimi sei anni. Nei ghetti rumeni, la donna olandese ha detto di aver trovato condizioni neanche da terzo, ma da quarto mondo. La povertà da un lato è un grave problema per i Rom, dice Roeli, e nel contempo un lucroso affare per le bande criminali di tutta Europa: "Direi che il Belgio è soprattutto un paese di transito, dove i bambini arrivano per essere smistati in altre nazioni, ad esempio, Francia, Italia o Austria. Mi sembra che sia un problema europeo e non specificamente belga."

Le radici della mendicità dei Rom, la loro povertà e mancanza di prospettive, sono analizzate in un rapporto della George Soros Foundation. Assieme alla Banca Mondiale ha lanciato "Il decennio dell'inclusione dei Rom, dal 2005 al 2015"., un percorso di inclusione per otto paesi dell'Europa centrale e orientale finanziato anche dalla Commissione Europea: Bruxelles intende investire 30 milioni di Euro per combattere la povertà nei ghetti, che Kósáne Kovács, ex ministra ungherese dell'Educazione, membro del Parlamento Europeo e Rom lei stessa, definisce peggiori di quelle dell'Africa.

Non sono solo le gang criminali a sfruttare la povertà. Racconta ancora Valeriu Nicolae che a volte nei ghetti si presenta qualcuno che offre tra 5.000 e 20.000 Euro per un fegato o un rene. Il peggio, termina Nicolae, è che spesso si trova qualcuno disposto a vendere il proprio rene.

© 2005


Approfondimenti:

Luci e ombre sul decennio dei Rom:

 
Di Fabrizio (del 19/08/2005 @ 18:14:06 in Europa, visitato 1562 volte)

Sto scorrendo le notizie della mailing list sui Rom in Romania. Con un po' di disorientamento...

Tra le segnalazione dell'ultima settimana:

  • a Tirgu Jiu aperta una clinica per Rom, col supporto dei fondi Phare della Comunità Europea. Un centro simile è stato inaugurato a Tirgoviste, allo scopo di promuovere i servizi e l'educazione sanitaria tra i Rom.
  • a Costinesti si è svolto l'ottavo contest sulla lingua e la storia dei Rom, nell'ambito di un progetto UNESCO. Il concorso, indirizzato alle varie comunità Rom presenti nei distretti rumeni, prevedeva anche la partecipazione di studenti di "etnia" rumena o ungherese, se nel distretto non fossero stati presenti studenti Rom
  • Infine a Brasov il comune e alcune associazioni locali hanno promosso un corso di formazione professionale per fioristi e decoratori, anche questo indirizzato alla comunità Rom e finanziato dai fondi Phare.

Iniziative legittime e positive. Ora, in Romania è maggiore la presenza in percentuale dei Rom rispetto all'Italia, e sicuramente anche la situazione economica e politica è differente (ma non più di tanto, parere personale). Il disorientamento iniziale è dovuto alle politiche che vengono messe in atto: mentre in Italia (con gli stessi finanziamenti) si privilegia la politica dell'integrazione - cioè favorire le pari opportunità di accesso ai servizi, al lavoro, alla scuola, alla casa, l'impressione è che in Romania quei fondi servano a far progredire la comunità Rom, ma su binari separati dalla società maggioritaria.

Il tutto, allo scopo di portare la Romania ad entrare nella Comunità Europea nei tempi previsti. E con lo scopo di aiutare i Rumeni (di qualsiasi etnia) in loco, piuttosto che averli immigrati in Italia e non sapere che fare, se non cercare la difficile strada dell'integrazione.

Sempre su Romania e immigrazione: da quel paese era possibile sino al mese scorso raggiungere l'Italia col solo visto turistico. Le regole sono cambiate ad agosto, con 6 mesi di anticipo sulla scadenza prevista e creando comprensibili difficoltà a chi era rientrato per le ferie. Anche questo da intendersi come un segnale di buona volontà del governo rumeno in vista dell'ingresso nella Comunità Europea. Chi ne fa le spese, sono le decine di migliaia di immigrati, illusi negli anni scorsi sulla possibilità di viaggiare liberamente nella Comunità Europea, e che ora si trovano in situazione di irregolarità amministrativa.

da ©The Portugal News http://www.the-news.net

Su pressione della Commissione Europea, la polizia rumena in quattro giorni di iperattività ha sospeso i passaporti di oltre 3000 cittadini, sospettati di vivere e lavorare illegalmente in Europa Occidentale. Molti di loro si pensa si siano stabiliti in Portogallo negli ultimi quattro anni nelle città di Oporto, Lisbona e nell'Algarve.

13/8/2005 Il governo rumeno, che intende portare il paese a diventare membro dell'Unione Europea nel 2007, ha introdotto il 1 agosto un decreto d'emergenza per bloccare l'immigrazione illegale. Il decreto ha sorpreso migliaia di Rumeni ritornati in patria per le ferie estive e che qui hanno scoperto di non poter lasciare il paese per almeno nove anni. Secondo la nuova legislazione, i cittadini rumeni non possono passare all'estero più di 90 giorni ogni sei mesi. I trasgressori saranno privati del passaporto per cinque anni e impediti a tornare nel paese dove hanno risieduto illegalmente per 10 anni. Il decreto è stato descritto come "degradante e umiliante" dalle organizzazioni per i diritti umani. Diana Calinescu, direttrice del Romanian Helsinki Committee for Human Rights, afferma: "E' una misura eccessiva. Se qualcuno ha prolungato illegalmente il proprio soggiorno, ad esempio, in Portogallo, non può essere privato del diritto vi viaggiare in Serbia o in Bulgaria".

Con la nuova legge, un cittadino rumeno che intenda viaggiare nella zona Schengen [...], deve presentare un biglietto di ritorno, un invito o altro documento che attesti la ragione e la durata del viaggio e 100 euro per ogni giorno di soggiorno all'estero. Secondo l'Organizzazione Internazionale dei Migranti, sono circa 900.000 i Rumeni che lavorano all'estero, metà dei quali illegalmente. La Banca Nazionale Rumena stima in 2 miliardi di euro le rimesse degli emigranti nel 2004. Il Primo Ministro Calin Tariceanu dice che le misure sono state rese necessarie dal gran numero di Rumeni che lavorando in Europa Occidentale "si dimenticano di tornare a casa". Commentando la futura adesione all'Unione, ha aggiunto: "Come futura frontiera dell'Unione Europea, la Romania è obbligata a combattere l'immigrazione illegale e il traffico di persone." I paesi che hanno attirato il maggior numero di lavoratori rumeni sono Italia, Spagna, Germania, seguiti da Portogallo, Gran Bretagna e Francia.

 
Di Fabrizio (del 17/04/2006 @ 17:30:20 in Europa, visitato 1685 volte)

Come forse avrete già letto, il Danubio è in piena e minaccia di rompere gli argini in vari punti in Serbia, Bulgaria e Romania. Un autunno particolarmente piovoso, le temperature invernali rigide e il disgelo hanno concorso a determinare questa situazione. Quello che segue è un bilancio particolareggiato che mi arriva da Roma Virtual Network:

16/04/2006 - 14:15:35: Cresce l'emergenza nella Serbia settentrionale e ovunque nei Balcani, e oggi i volontari hanno lottato per rafforzare gli argini del Danubio e dei suoi affluenti con barriere di sabbia.

In Romania il governo ha disposto l'allagamento controllato di migliaia di acri coltivati, per prevenire la minaccia che pesa sulle comunità danubiane.

Nella Bulgaria nord-occidentale, il Danubio ha invaso la zona industriale della città di Vidin, dove il livello dell'acqua ha raggiunto i 97 cm. E' stato approntato un campo di tende d'emergenza per 1200 persone, appena fuori città.

Circa il 40% della vicina città portuale di Nikopol (Romania) è sommersa dall'acqua, che minaccia di raggiungere la stazione dell'acqua potabile e di interrompere l'approvvigionamento cittadino. In centinaia hanno lasciato la città.

Le autorità in Romania hanno evacuato circa 600 persone di diverse comunità danubiane, dopo che il fiume ha rotto le dighe nelle regioni meridionali.

In Serbia il livello dell'acqua non è cresciuto così tanto, ma a Belgrado - che si trova alla confluenza tra la Sava e il Danubio - le strade più basse sono sott'acqua e anche la fortezza cittadina è stata inondata. Il sindaco Nenad Bogdanovic si è impegnato a riparare un centinaio di edifici danneggiati dalla piena e ad evacuare i Rom che vivono accanto alla Sava verso il vicino centro sportivo. Ha disposto anche il rafforzamento degli argini.

Presso Veliko Gradiste, città a 60 miglia ad est di Belgrado e vicino al confine rumeno, durante la notte il fiume ha superato di un metro il livello record. Nella zona imperversa anche un forte vento da sud-est, che risulta minacciare le protezioni di sabbia.

Nella vicina Golubac, le sirene richiamano centinaia di persone per risistemare le barriere danneggiate. Le pompe lottano per liberare le strade cittadine dall'acqua.

All'inizio della settimana il governo serbo ha introdotto misure d'emergenza.

Nella città orientale di Smederevo, le autorità hanno precettato tutti i disoccupati nelle attività municipali sulle sponde del Danubio. Dozzine di residenti sono stati evacuati in un centro rifugiato e 5.000 acri di terra coltivata sono stati inondati. La Croce Rossa ha inviato a Smederevo 450 materassi, coperte e paia di stivali. Zvonko Kostic, incaricato delle vie d'acqua di Smederevo, fa notare che a parte Belgrado, sono poche le città serbe attrezzate con macchinari per fronteggiare in tempo reale gli allagamenti. "I volontari non ce la fanno più" conclude.

Gli abitanti di Ritopek, villaggio a 9 miglia a sud-est di Belgrado, sono arrabbiati contro il mancato intervento delle autorità. Raccontano che le famiglie sono rimaste da sole ad operare contro lì'acqua che ha sommerso la comunità. "Praticamente, ci hanno dimenticati. Tutto quello che hanno fatto è stato inviare un camion con della terra e scaricarla qui," testimonia Andra Miletic ad AP Television News.

Nella provincia settentrionale della Vojvodina - detta anche il granaio della Serbia, per la sua produzione di farina e mais - le violente piogge hanno ingrossato il Danubio e i suoi affluenti, sommergendo completamente 25.000 acri di terra coltivata e trasformandone altri 500.000 in distese di fango che mettono a rischio i raccolti.

 
Di Fabrizio (del 30/08/2008 @ 17:29:42 in casa, visitato 1277 volte)

Da Roma_Francais

Fine della più grande baraccopoli di Francia

ALLOGGIO. Lo stato evacua il campo rom di Saint-Ouen (Seine-Saint- Denis). Solamente 24 famiglie coinvolte nel progetto di inserimento

Seduti al sole, gli uomini continuano a giocare a carte. Tuttavia, da qui a qualche giorno, la più grande baraccopoli di Francia non sarà che mucchio di rovine e di rifiuti. Da due anni, circa 650 Rom occupano questo terreno situato a Saint-Ouen, Seine-Saint- Denis, nel quartiere dei magazzini in piena riorganizzazione. La città di Parigi, proprietaria del terreno, e quella di Saint-Ouen hanno firmato un accordo per costruirvi alloggi sociali. Indesiderabili, i Rom sono dunque pregati di andare altrove. Ventiquattro famiglie sono state selezionate dalla DDASS per integrarsi in un "villaggio d'inserimento". Gli altri sono invitati a lasciare la Francia.

Delle 633 persone occupanti il più grande terreno libero di Francia, un centinaio sono già partiti per la Romania, giovedì scorso, con un viaggio offerto dall'ANAEM (Agenzia nazionale di accoglienza degli stranieri e dei migranti), che ha retribuito questi "ritorni volontari" con 300 euro per adulto. Domani, una seconda partenza dovrebbe contare nuovamente un centinaio di Rom. Quanti rifiutano questi ritorni riceveranno un'ingiunzione a lasciare il territorio francese (OQTF). Quanto alle voci di un'espulsione dal campo condotta dalle forze di polizia e prevista domani, Paul Planque, primo assistente del sindaco di Saint-Ouen, rassicura "Non siamo assolutamente in una fase d'espulsione".

Accaldate, molte famiglie hanno già lasciato la baraccopoli per altri terreni. A fianco delle baracche di fortuna in lamiera, il vecchio immobile dell'EDF è già praticamente deserto. Al primo piano, la famiglia Covaciu si fa discreta. I genitori ed i loro quattro figli sono tra i fortunati che usufruiranno del "villaggio d'inserimento". Situato in rue de Clichy, sempre nella zona dei docks, questo terreno accoglierà prima di tutto roulottes attrezzate e poi, entro otto mesi, 25 case mobili. "Quando ho appreso la buona notizia, ho pianto dalla gioia, - racconta la madre Violeta. - E' veramente bene per i miei figli". I bambini saranno scolarizzati ed i genitori accompagnati verso mestieri autorizzati. La madre vorrebbe fare lavori di casa, il padre, lavorare nella ristorazione. Sinora la famiglia ha vissuto della vendita di ferraglia e di mendicità.

All'interno della baraccopoli, le selezioni suscitano gelosie e incomprensioni. "Perché loro e non noi?", tuona un giovane la cui famiglia non è stata selezionata. La sua sorellina, Bianca, 8 anni, e secondo tutti, una scolara modello. "Non ha mai saltato un giorno di scuola," sottolinea Coralie Guillot, dell'associazione Parada, che si inquieta per il percorso scolare della bambina: "Bianca avrebbe dovuto rientrare in CE1 tra qualche giorno, la sua scolarizzazione, ben avviata, può interrompersi." "Sulle 94 famiglie che hanno depositato una candidatura, solo 24 sono state selezionate secondo diversi criteri: padronanza della lingua francese, sforzo di scolarizzazione dei figli e capacità di lavorare in uno dei 62 mestieri aperti ai Rumeni e ai Bulgari dal gennaio 2007. Sette altre famiglie con problemi sanitari saranno prese in carico. "Occorre che questo tipo di villaggio d'inserimento resti a misura umana perché l'inserimento funzioni," sottolinea il sotto prefetto Olivier Dubaut. All'interno di progetti simili, solo 21 famiglie sono state selezionate a Saint-Denis, e 18 a Aubervilliers. "E' la soluzione meno peggio," sospira Paul Planque che chiede una conferenza regionale. "L'alloggiamento dei Rom non può essere di sola responsabilità dei comuni. Occorre una visione a scala regionale, soprattutto quando l'Île-de-France è la regione più ricca d'Europa."

Marie Barbier


"6.000 Rom nell'emergenza"
Malik Salemkour è vice-presidente della Lega dei diritti dell'uomo e membro del collettivo Romeurope

Lo sgombero del più grande campo rom segna una svolta?

Si tratta di una nuova tappa della politica dello Stato che accompagna alcune famiglie e ne espelle altre. Non è una novità, l'abbiamo già visto a Saint-Denis e Aubervilliers. A Saint-Ouen, le grida d' allarme delle associazioni e delle famiglie finalmente sono state ascoltate. Solo, sono state scelte appena 24 famiglie su 100. Le altre sono invitate a lasciare il terreno o il territorio. Ma questi cittadini europei, che hanno un progetto di vita in Francia, torneranno inevitabilmente ed in tempi molto brevi.

Qual'è la situazione dei Rom in Francia?

I 6.000 Bulgari e Rumeni  che vivono qua sono praticamente tutti nell'emergenza. Sono i capri espiatori dello Stato. A livello di rispondere all'uguaglianza dei diritti europei, li si tratta come cittadini di seconda scelta. Lo Stato è troppo repressivo, non abbastanza nell'esame individuale.

La metà vive a Seine-Saint-Denis. Come si spiega?

Con le sue officine industriali ed i terreni abbandonati, questo dipartimento accoglie molti mal-alloggiati. Contrariamente ad altri siti, come l'Hauts-de-Seine, l'espulsione non è immediata. Possono sopravvivere.

Cosa pensa dei villaggi d'inserimento?

E' una soluzione transitoria accettabile per rispondere all'urgenza dell'indegnità delle baraccopoli e rimettere queste persone nel diritto all'abitare. Ma non può essere durevole, come le città di transito che sono durate anni. La loro prima richiesta è d'integrarsi, di accedere ad alloggi di diritto comune e ad un impiego, di uscire dal regime transitorio della Romania e della Bulgaria (i rumeni e i bulgari non possono accedere in Francia che a 62 mestieri - NDLR).

Propos recueillis par M. B.

 
Di Fabrizio (del 31/05/2005 @ 17:16:33 in casa, visitato 2011 volte)

Informa Romani Baxt che settimana scorsa (24 maggio) un piccolo di 13 mesi è morto per un incendio che si è sviluppato nell suo appartamento, nel quartire di Fakulteta a Sofia. Il quartiere ha sempre contato una forte presenza di popolazione Rom.

La famiglia aveva ricevuto ultimamente una bolletta dell'elettricità di 428,81 leva (circa 200.00 €u), quando di solito le altre bollette erano sui 20-25 leva. La famiglia non poteva pagare il conto, e all'inizio di aprile il comune aveva interrotto la fornitura di energia. Molte case nel quartiere si sono trovate in situazioni simili durante l'ultimo anno.

Una candela accesa ha attaccato il fuoco alle tende e poi all'appartamento. Il fuoco si è sviluppato rapidissimo. Il padre del bambino, Dimitar Metodiev (22 anni), ha provato a salvarlo, senza riuscirci e rimanendo lui gravemente ustionato. Attualmente, è ricoverato in pericolo di vita.


fonte: http://it.groups.yahoo.com/group/Bulgarian_Roma

 
Di Fabrizio (del 22/12/2005 @ 17:00:27 in media, visitato 1364 volte)
Da Romani_Cinema:

" ...Conosciamo il razzismo. Conosciamo la discriminazione. Ma nel nuovo documentario "Faces of Change" lo vediamo svilupparsi ovunque - pervasivamente e universalmente, con gli stessi devastanti effetti, come succede al signor Ivan Ivanov.  La lotta per superare la vergogna, come il razzismo - pervade questo film. Sono cinque storie arrotolate assieme a fornire un'istantanea sul razzismo, girate da cinque giovani cineamatori che sono anche attivisti dei diritti umani negli angoli più nascosti del globo. Mettono in gioco le proprie vite e combattono in queste riprese grezze, personale, sovente ispirate."

"Faces" : Prejudices on a Persona Level
THE WASHINGTON POST
 
"FACES OF CHANGE" è un film di successo sui diritti umani. In 80 minuti mette a fuoco la vita di cinque attivisti di cinque diversi continenti. Ivan Ivanov, il rappresentante dell'Europa, è un Rom bulgaro, attivista dei diritti umani, avvocato e direttore esecutivo dell'organizzazione internazionale ERIO - con sede a Bruxelles (homepage di ERIO - su Ivan Ivanov qui un precedente articolo ndr.). Anche se in possesso di una laurea in legge e una in medicina, non sfugge ai pregiudizi sui Rom. Dal Nord America Eloida Blanco, che risiede nella comunità di Agriculture Str. a New Orleans e la cui sorella ha sviluppato un tumore da quando aveva 12 anni. Mohamed Borbosse dall'Africa è un ex-schiavo della Mauritania e rischia quotidianamente la propria vita a causa dei suoi comizi contro la schiavitù.

Faces-of-Change1

da: silverdocs.com

Ivan Ivanov, [...], ha lottato contro la povertà e il razzismo per diventare dottore. Ma quando un paziente rifiuta di sottoporsi alle cure di un Rom dottore, Ivanov capisce di doversi impegnare per un'altro lavoro. Ritorna all'università per diventare avvocato specializzato in diritti umani e combattere i pregiudizi contro i Rom in Bulgaria.

 
  Kathir Raj rappresenta l'Asia ed è Dalit (intoccabile ndr.) la sua famiglia da generazioni è destinata a suonare le percussioni ai funerali delle caste più nobili. Nara dos Anjos, brasiliana di pelle nera, rimase incinta quand'era ragazzina e ora cerca di evitare lo stesso destino alle altre ragazze.

Attraverso il video i cinque attivisti trasmettono dispacci dai rispettivi angoli del mondo, raccontando storie e mostrando immagini che nessun pubblico conosce fuori dai rispettivi confini. Gli interpreti recitano le loro stesse vite, esperienze e presentano come li vede la società e come la vedono loro. Sono storie ricche di passione e stupore, umorismo, paura e impregno per cambiare. Attraverso le interviste il film documenta la scoperta da parte degli interpreti delle ideologie razziste nel proprio paese e la scoperta dei tratti in comune, dopo la loro partecipazione alla conferenza ONU contro il razzismo di Durban in Sud Africa. Accompagnati da storie e musiche, gli interpreti ci accompagnano ad aprire assieme una finestra sulle connessioni che esistono tra le diverse realtà.

L'8 dicembre si è tenuta l'anteprima di "Faces of Change", a New York presso lo Schomburg Center di Harlem. Il film, appena entrato nel circuito commerciale ha già ottenuto diversi riconoscimenti, come l'Humanitarian Award al Fort Lauderdale International Film Festival.

 
 
FACES OF CHANGE ha ottenuto anche il premio del SILVERDOCS Documentary Film Festivalin the U.S.A nel giugno 2005.

E' anche stato selezionato ai:

- Locarno International Film Festival, Switserland ad agosto 2005,

- Rio International Film Festival ad ottobrer 2005 e

- Fort Lauderdale International Film Festival.

Inoltre è stato invitato a:

- Bergen International Film Festival in Norway, e

One World FIlm Festival in the Chech Republic di marzo 2006
 
Di Fabrizio (del 31/08/2005 @ 16:35:32 in Europa, visitato 1363 volte)
da Bulgarian_Roma / Bulgarian Helsinki Committee

E' uscito il numero 122 del bimensile online "Obektiv" (in lingua inglese). In questo numero il pericolo della deriva xenofoba e nazionalista in Bulgaria, alla luce del recente successo elettorale della coalizione "Ataka/Attack".

 
Di Fabrizio (del 10/11/2005 @ 16:34:03 in Europa, visitato 1582 volte)

Il Ministro belga degli Interni, Patrick Dewael, in visita a Sofia, ha ammonito sull'intenzione del Belgio di restringere radicalmente le politiche migratorie sui richiedenti asilo dall'Europa dell'Est. [...] Ha chiarito che durante il vaglio delle domande, i richiedenti asilo verranno tenuti in centri detentivi e non riceveranno alcuna somma dallo stato. Dewael ha inoltre spiegato che la Bulgaria è prossima all'ingresso nell'Unione Europea e che i suoi residenti [perciò] non hanno più i presupposti per richiedere asilo a nome della Convenzione di Ginevra. Dewael aveva provato due settimane fa a variare in senso restrittivo la politica d'asilo, a fronte del gran numero di richieste provenienti dalla Slovacchia. [...] Ma la sua proposta dovrà essere vagliata dai gruppoi parlamentari che sostengono la maggioranza al governo.

Pubblicato su Bulgarian News Network

 
Di Fabrizio (del 19/10/2006 @ 16:15:24 in Italia, visitato 921 volte)

NEW del 18 ottobre 2006

Nomadi e Sinti : incontro al Viminale
di Mauro W. Giannini

Si e' tenuta due giorni fa al Viminale la prima riunione per affrontare i temi legati alla presenza di nomadi, Sinti e Camminanti sul territorio nazionale per fare una prima ricognizione delle problematiche da affrontare.

Hanno partecipato all'incontro i sottosegretari Marcella Lucidi, Ettore Rosato e Cristina De Luca e il Direttore Generale per l'Immigrazione, Giuseppe Maurizio Silveri, il Capo del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione, Mario Morcone e il Direttore Centrale dell'Immigrazione e della Polizia di Frontiera, Pasquale Piscitelli.

Il 24 Aprile 2006 il Comitato Europeo per i Diritti Sociali ha deciso che l'Italia viola sistematicamente, con politiche e pratiche, il diritto di Rom e Sinti ad un alloggio adeguato, mentre la situazione dei Rom e Sinti in Italia e' stata oggetto di analisi e denuncia da parte del commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa Alvaro Gil Robles lo scorso anno, dopo la sua visita nel nostro Paese.

Le comunità Rom in Italia sono stimate in circa 120.000 persone, essenzialmente nel centro e nel sud del Paese. Secondo un pregiudizio corrente sono considerati stranieri, mentre una grande parte della comunità Rom è italiana. Secondo le stime, ci sarebbero tra i 60.000 e i 90.000 Rom italiani e tra 45.000 e 70.000 Rom «stranieri» (nati al di fuori dall’Italia, o in Italia, ma da genitori non italiani) originari soprattutto dei Balcani – ex Jugoslavia, Bulgaria e Romania.

Il commissario ha rilevato che giuridicamente queste minoranze non sono tutelate in quanto non esiste uno status specifico per loro nella legislazione italiana e sono stati esclusi dalla legge sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche attuativa dell’articolo 6 della Costituzione italiana, in quanto non correlati a zone territoriali specifiche.

Ma il comissario europeo ha notato che manca anche una politica globale che tenga conto dei problemi di tali gruppi, con ricaduta negativa su lavoro, salute, istruzione e questione abitativa. Peraltro le autorita' italiane hanno tendenza a considerare che i Rom siano dei nomadi che desiderano vivere negli accampamenti, ma tra i Rom italiani, circa 40.000 sono sedentarizzati.

Nel suo rapporto, il commissario Gil-Robles ha esortato le autorita' italiane ad applicare pienamente la legislazione ove esistente, a provvedere a rimuovere gli ostacoli amministrativi e burocratici per l'acquisizione della cittadinanza e per il diritto allo studio ed a contrastare l'intolleranza ed il razzismo riguardo queste minoranze. Il lavoro da fare, per il ministero dell'interno sara' quindi notevole.

 
Di Fabrizio (del 10/05/2006 @ 15:23:14 in musica e parole, visitato 2156 volte)

L'artista Bulgara in concerto l'11 maggio

Daniela Diakova: ovvero la lirica zingara. 

Esce il nuovo cd della collana Arpa/Sensible Records. 

L’artista bulgara sarà in concerto giovedì 11 maggio al Teatro della Cooperativa di Milano 

La cultura musicale rom non è fatta solo di brass band e violini tzigani: il lavoro della cantante  Daniela Diakova fotografa un’esperienza più intima, ma altrettanto importante. Trent’anni, nata nel sobborgo zingaro di Slive (città bulgara alle pendici della Stara Planina e importante centro agricolo e tessile), proviene da una famiglia di musicisti. Il bisnonno e iil nonno (Yordan Rustchev, detto Danko) sono compositori e abili strumentisti (dalla chitarra al violoncello, al piano), il padre è un valente violinista e numerosi altri zii e cugini suonano in orchestre più o meno importanti. Cresciuta accanto alle note musicali Daniela sviluppò fin da bambina un’attitudine naturale e spiccata per il canto. La sua famiglia decise allora che sarebbe valsa la pena di fare sacrifici e mandare la figlia a studiare canto lirico nella capitale, a Sofia.

Qui, a 25 anni,  Daniela debuttò nelle parte di Cherubino, nelle “Nozze di Figaro” di Mozart, all’Accademia d’Arte Lirica. Da allora per Daniela è iniziata una promettente carriera di mezzosoprano. Ma Daniela, e ancor più i rappresentanti della sua comunità a Sliven, ambivano a mete più elevate. Dopo un tentativo, non riuscito, di essere ammessa al Conservatorio di Milano.

Daniela venne ammessa all’Accademia di canto lirico di Osimo (Ancona), per un biennio intensivo di specializzazione.  Dopo un anno tornò in Bulgaria per una felice maternità.

Tre anni dopo, quando la figlia non assorbiva più tutto il suo tempo, la registrazione delle canzoni che compaiono in questo cd. Sono vecchie composizioni del nonno di Daniela, che lei rilegge con una postura da mezzosoprano. Melodie uniche, del tutto sconosciute e così facilmente riproducibili ed orecchiabili, dense di una semplicità attiva e rimaneggiata dal brio creativo di musicisti atipici.

Con Daniela Diakova nasce la …lirica zingara.

Daniela Diakova presenterà le canzoni del suo disco - Daniela Diakova, Arpa / Sensibile Records -  giovedì 11 maggio alle 21 al Teatro della Cooperativa, via Hermada 8. Ingresso libero.

Per prenotazioni: e-mail   tubab(at)radiopopolare.it

 
Di Sucar Drom (del 20/04/2006 @ 15:22:30 in blog, visitato 1271 volte)
Vittorio Agnoletto e quello che la Romania non dice
Nel numero 26 (aprile 2006) di Punto Rosso, periodico in rete a cura della Associazione Culturale Idee e contributi per l’ALTERNATIVA Punto Rosso, è apparso un interessante articolo sulle discriminazioni subite in terra rumena dalle Minoranze Rom in rapporto ai negoziati in corso per l'entrata della stessa Romania nell'Unione Europea nel 2007.
L'articolo è scritto da Vittorio Agnoletto, pa...


Wikipedia in lingua romanì
Da alcune settimane è nata la Romani Wikipedia.
Wikipedia è un'enciclopedia libera dove chiunque può pubblicare ed è attualmente disponibile in più di 200 lingue.
La versione inglese ha più di 1 milione articoli ed è uno dei luoghi più popolari sul Internet.
La Romani Wikipedia attualmente conta 20 articoli ed ha il potenziale per transformarsi nell'enciclopedia più comp...

Le discriminazioni subite dai Rom alla ricerca di lavoro
È stata pubblicata questo mese dal Centro Europeo per i Diritti dei Roma (ERRC) una ricerca sulle discriminazioni subite dai Roma nel mercato del lavoro in Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania e Slovacchia.
La ricerca è pubblicata nel giornale trimestrale dell’organizzazione ed affronta con efficacia i vari metodi per smascherare le disuguaglianze subite dai Rom alla ricerca di un’ ...

Fiori nel fango, pedofilia una tragica e drammatica realtà
Si scambiavano i bambini tra di loro, organizzavano anche festini privati in appartamenti dove i ragazzini erano oggetto di violenze da parte di adulti. Così agivano i pedofili arrestati, in costante contatto tra loro non soltanto a Roma ma anche in altre città di Italia. Gli agenti della squadra mobile di Roma diretti da Alberto Intini, hanno fatto perquisizioni nella capitale, ma anche a Napoli,...
 
Di Fabrizio (del 21/08/2006 @ 15:18:06 in Kumpanija, visitato 895 volte)

Ricevo e porto a conoscenza:

Valery Novoselsky.
Editor of Roma Virtual Network.

Carissimi!

Come editore di Roma Virtual Network per la mia pagina http://idw.idebate.org/roma/  avrei bisogno del vostro aiuto. Cerco informazioni su Rom, bene integrati nella società maggioritaria e che, nel contempo, non abbiano perso la loro identità etnica. Presenterei queste persone allo scopo di rompere i pregiudizi negativi che permeano l'Europa centrale e del sudest.

NB: i testi devono preferibilmente essere in romanes, inglese, russo o ebraico.

Il testo deve contenere:

  • Nome
  • Anno di nascita
  • Paese di residenza
  • Professione
  • Una breve biografia
  • Foto (se disponibile)

Da inviare per email a romale@zahav.net.il

Baxt, sastipe!

Kind regards,
Valery Novoselsky.
Editor of Roma Virtual Network.

Razgrad, Bulgaria

 
Di Fabrizio (del 23/06/2005 @ 15:05:54 in Europa, visitato 2982 volte)
Da Osservatorio sui Balcani

Bulgaria: un nazionalismo di sinistra?
23.06.2005

"Bulgari riconquistiamoci la Bulgaria". Lo slogan è di ATAKA, coalizione patriottico-nazionalista che i sondaggi danno al 2,4% alle imminenti elezioni politiche. Vogliono ripulire la Bulgaria dagli zingari, uscire dalla NATO, ritirarsi dall'Iraq e si dichiarano "contro" gli omosessuali, i turchi e l'imperialismo americano

Di Panajot Angarev – Dnevnik
Selezionato e tradotto a cura di
Bulgaria-Italia


13 giugno, quartiere "Krasna poljana", Sofia. La sala della biblioteca locale "Cirillo e Metodio" è gremita di persone anziane, che aspettano l'incontro con i leader della nuova coalizione "Ataka".

Il locale è tappezzato di manifesti con l'immagine del suo leader, il giornalista Volen Siderov, il quale, con uno sguardo severo, richiama: "Bulgari, riconquistiamoci la Bulgaria". La scelta del posto dell'incontro non deve essere casuale.

Solo ad un centinaio di metri dalla biblioteca inizia il quartiere rom "Fakulteta". Dall'altra parte nell'adiacente Zapaden park, invece, si trova il quartiere "Zaharna fabrika", diventato famoso per lo scontro tra bulgari e rom.

A cinque minuti dall'inizio, accompagnati da esclamazioni "Bravo", da applausi e baci virtuali, nella piccola sala entrano con passo deciso Siderov, l'ex presidente di SDS Petar Beron, l'ex deputato di NSDV Stela Bankova e il leader del Partito Nazional-patriottico Bulgaro (BNPP) Petar Manolov.

Questi sono i leader della coalizione, definita dai sociologi come la possibile sorpresa delle elezioni.

Secondo MBMD, a due settimane dalle elezioni, il 2,7% dei bulgari voterebbero per "Ataka". L'agenzia "Alfa Research" da un 1,6%, mentre NZIOM definisce la coalizione come una delle quattro al limite della barriera del 4%.

L'elettorato di "Ataka", secondo i sociologi, è caratterizzato da una cattiva condizione materiale e sociale, bassa istruzione, da una forte rabbia sociale e predisposizioni estremamente negative verso i partiti esistenti.

"Ataka" dichiara come obiettivi comuni la Bulgaria mononazionale, la lotta alla criminalità zingara e al narcotraffico, l'uscita dalla NATO, dall' Iraq, dal FMI e dalla Banca Mondiale; la rinegoziazione dei capitoli chiusi con la UE; l'annullamento del contratto di chiusura della centrale atomica AEZ "Kozludui"; la revisione dei contratti di privatizzazione; il passaggio della produzione, del commercio e delle banche in mani bulgare; la confisca dei patrimoni illegalmente acquisiti; un processo ai traditori della Patria.

Nazionalismo, patriottismo, giusta vendetta - "L"Ataka" si pone l'obiettivo strategico di essere presente in Bulgaria. Tali partiti esistono in tutti i paesi europei. Noi siamo un'organizzazione patriottica e nazionalistica. Non dobbiamo temere una tale definizione", dichiara agli ascoltatori il leader Volen Siderov.

Secondo lui, il nazionalista è colui che ama estremamente la sua Patria. "Ataka è una formazione che disturba perché chiede vendetta, chiede revisione, chiede l'espropriazione dei beni del Re che non sono mai stati suoi", dichiara ancora Siderov.

"In Bulgaria la gente vive sotto il terrore degli zingari, in assenza di sanzioni. Il potere ha abdicato. Questa è una discriminazione contro i bulgari in Bulgaria alla quale va posto fine", continua il leader sotto le approvazioni dei presenti.

Dalle sue parole risulta chiaro che i colpevoli dell'attuale situazione in Bulgaria sono i partiti che governano dal 1997 ed i loro partner. Siderov non menziona BSP, il che lascia pensare che BSP faccia eccezione.

"Noi dobbiamo tenere lontani dal potere i partiti etnici e separatisti", dice ancora il leader. Secondo lui, l'ex commissario per l'allargamento dell'UE, Gunter Ferhoigen) è "quel buffone con la specifica faccia da pedofilo" – definizione approvata a risate dai presenti.

Secondo le parole di Petar Beron, invece, "Ataka", della quale è vice-presidente, non è contro gli zingari ma contro la "zigania" (termine dispregiativo usato in gergo per riferirsi alla miseria e al disordine, ndr). "Noi non siamo contro i turchi, siamo contro un ministro che chiama i suoi dipendenti "gjaur" (termine che deriva dal turco per indicare gli infedeli, ndr). Siamo contro i tentativi del Comitato mondiale ebreo di governare il Ministero degli Esteri bulgaro", aggiunge.

Lui ritiene che finora si è taciuto sulla coalizione perché i suoi oppositori cercavano di nasconderla, mentre ormai sono spaventati dalla probabilità che la nuova formazione possa entrare a far parte del Parlamento.

Petar Beron è categorico che alle elezioni "Ataka" prenderà tra 7 e 9 % dei voti. E' per questo che i media ci rappresentano come fascistoidi, spiega Beron.

Più moderata nelle dichiarazioni è Stela Bankova grazie alla sua esperienza politica, accumulata nel Parlamento. Lei fu tra i deputati che votarono contro la ratifica dei trattati con la NATO e con la UE e contro la decisione di mandare dei soldati in Iraq.

Secondo lei, la Bulgaria si deve ritirare subito dall'Iraq, non deve permettere la disposizione delle basi americane militari sul nostro territorio e deve rifiutare la chiusura dei blocchi 3 e 4 della centrale nucleare "AEZ Kozludui".

L'origine di "Ataka" - La coalizione è stata costituita nel mese di maggio dal nuovo partito "Ataka", dall'Unione delle forze patriottiche e dei militari di riserva "Zashtita" (difesa), dal partito "Movimento nazionale per la salvezza della Patria", dal BNPP e dal circolo politico " Zora" (aurora). Questo è successo un mese dopo che Volen Siderov aveva creato l'omonimo partito.

In quella occasione ha dichiarato: "La riunione costitutiva mette le basi ad un movimento organizzato pro-bulgaro. Che cercherà di realizzare tutte le idee che io predico da anni: patriottismo e nazionalismo."

Oltre a Siderov, Beron e Bankova, della direzione della coalizione fanno parte anche il deputato della quota civica della coalizione "Per la Bulgaria" Ognian Saparev, il presidente di "Zashtita" Jordan Velichkov, il leader del partito "Movimento nazionale per la salvezza della Patria" Ilia Kirov, il capo redattore del giornale " Nova zora" Mincho Minchev, Stanislav Stanilov e Rumen Vodenicharov, Mincho Hristov e Ivan Antonov. Una buona parte tra di loro fa anche il capolista della formazione.

Fonti del Ministero dell'Interno hanno raccontato a "Dnevnik" che poco prima che si costituisse la coalizione, a Sofia si sono trovati a più riprese i rappresentanti di organizzazioni nazionalistiche nel tentativo di unificarsi in vista delle elezioni. Non è stato concluso nulla per via delle divergenze sulla conduzione della linea politica .

Nello stesso tempo anche Siderov fa appelli all'unificazione di tutte le forze nazionaliste in una coalizione. In una sua dichiarazione del febbraio 2005, che si trova nel suo sito - atakabg.com - , lui insiste sulla consolidamento dei nazionalisti, perché "senza una formazione patriottica nessuno degli attuali partiti cambierà la faccia e il proprio modo di svendersi e inginocchiarsi di fronte agli interessi altrui".

Professori, poeti e ex impiegati dei servizi segreti - alla base della coalizione - Secondo alcuni ex militari, il circolo politico "Zora" sarebbe il nucleo ideologico alla base di "Ataka". Il circolo è stato formato nell'area del giornale "Nova Zora", il quale si è assunto il ruolo di organo di partito della coalizione. Vengono pubblicate tutte le notizie, dichiarazioni e appelli della formazione.

Una parte dei membri del consiglio editoriale del giornale fanno anche parte del comitato promotore e del quartier preelettorale di "Ataka". Si tratta del capo redattore Mincho Minchev, famoso come il poeta ferroviere con alcuni libri pubblicati, ex capo redattore del settimanale "Voce del trasporto", Stanislav Stanilov e Rumen Vodenicharov – uno dei fondatori di SDS nel 1989, il quale nel 1992, insieme a Velko Valkanov, si presentò alle elezioni presidenziali per conto di BSP.

Del consiglio editoriale fanno anche parte Boncho Asenov – un vecchio impiegato dei servizi segreti, autore di libri dopo 1989 sull'operato dei servizi e il docente Nako Stefanov. Il docente è anche presidente del consiglio di controllo dell'associazione "Consiglio nazionale bulgaro per la pace" che pretende di essere un'organizzazione pacifista, fondata per lottare contro ogni azione militare.

Il suo presidente è Velko Valkanov, ex deputato della sinistra, leader della Unione antifascista bulgara, nata dalla Unione dei combattenti contro il fascismo e il capitalismo. Nel sito dell'Unione - bas-bg.org - si leggono dichiarazioni contro le basi militari degli USA in Bulgaria, testi sul nazismo e su Hitler, testi in difesa di Slobodan Miloshevich, testi contro il governo degli USA.

Altri due membri del consiglio editoriale – Venzislav Nachev, un letterato con varie pubblicazioni, e Marin Beloev, figurano nel consiglio pubblico dell'Unione Nazionale Patriottica "Patria". Fondata nel 2001, partono proprio da lì i primi passi del circolo politico "Zora", uno dei promotori dell'Unione.

Alle ultime elezioni parlamentari L'Unione ha sostenuto la coalizione "Patria e sinistra" promossa dai Verdi di Bulgaria e dal Club Politico "Ekoglasnost", che ha raccolto lo 0,48% dei voti. Nella dichiarazione costitutiva della Unione Nazionale Patriottica "Patria" si trovano ugualmente i termini "stato mononazionale, indipendenza nazionale, non adesione ai blocchi politico–militari, revisione delle privatizzazioni e annullamento dei contratti illeciti e svantaggiosi".

L'Unione "Zashtita" avrebbe un ruolo in "Ataka", anche se secondo ex ufficiali sarebbe solo una struttura vuota. A causa di divergenze interne della formazione, tanti dei suoi membri sono passati all'Unione della Dignità Nazionale "Granit" - granite.hit.bg -, diretta dal poeta Rumen Leonidov.

Forte affinità con l'Unione Nazionale Bulgara - Anche solo in una lettura di sfuggita dei testi di programma s'impone l'affinità di "Ataka" con l'Unione Bulgara Nazionale (bgns.net) di Boian Rassate, anche se lui non fa parte della coalizione.

Nel sito di "Ataka" c'è un link con la home page dell'Unione nazionale di Rassate. L'Unione è fondata prevalentemente da giovani ed è membro del Fronte Nazionale Europeo che unisce le organizzazioni nazionaliste del Vecchio continente.

La formazione si dichiara per "l'indipendenza dell'Europa", contro l'allargamento della UE all'Israele e alla Turchia, in difesa di un "nuovo ordine mondiale" contro l'imperialismo degli USA e contro gli omosessuali. Rappresentanti proprio di questa organizzazione hanno protestato il mese scorso contro i rom nel quartiere "Zaharna fabrika".

Secondo fonti ufficiose, ci sarebbe una tacita intesa di aiuto da parte dei membri dell'Unione Nazionale Bulgara ad "Ataka" per le elezioni riguardo i manifesti e il volantinaggio. Proprio i giovani di Rassate sarebbero gli agitatori di "Ataka" nei forum di Internet.

Dalla rete loro i fanno instancabilmente appelli a votare per "Ataka". E puniscono con epiteti spietati chiunque osi ricordare che nel Codice Penale c'è una esplicita disposizione che prevede fino a tre anni di reclusione per "istigazione all'odio razziale".

Finanziamento – tema tabù - Ci autofinanziamo, ci finanziamo anche con le donazioni di simpatizzanti, chiediamo alla gente di copiare i ritratti del leader e dei candidati. Questo sarebbe, secondo Stela Bankova, il lato finanziario della formazione politica.

"Ataka" non ha diritto a sovvenzioni perché finora non ha mai partecipato alle elezioni. E' vero che non dispone di messaggi elettorali sui media come gli altri partiti ma sul canale via cavo "SKAT" dalla mattina alla sera girano filmati su incontri e discorsi preelettorali di Volen Siderov.

Dogan: Questo è un tumore normale - "E' normale che in un paese ci sia un voto filonazionalista. Gruppi del genere sono sempre "anti", non hanno un'identità ed un programma, cercano sempre il nemico e il colpevole, ed è probabile che possano raccogliere qualche voto proprio sulla base della campagna negativa." Così si è espresso domenica scorsa Ahmed Dogan al quale è stato chiesto se c'è una frattura nel modello etnico bulgaro.

Secondo Dogan, tali processi ci sono sia in Austria, che in Francia. " Ma questo è un tumore normale che può essere estirpato, se la società decide di farlo" - ha concluso il leader di DPS (Movimento dei diritti e libertà, il partito che raccoglie gran parte dei voti della minoranza turca di Bulgaria, ndr)

Altre notizie
Dalla mailing list Bulgarian_Roma

Bruxelles, 21 giugno 2005

Elezioni in Bulgaria: La partecipazione dei Rom può battere la discriminazione

Parlando dei problemi che si prospettano in Bulgaria sul rispetto dei diritti dei Rom, a due mesi dalla sigla dell'accordo sull'accesso alla UE, la parlamentare olandese Els de Groen del gruppo dei Verdi, ha fatto appello ai Rom e al parlamento per aumentare la partecipazione dei Rom alle prossime elezione del 25 giugno. Riportiamo:



"La Bulgaria oggi affronta una seria sfida per confermare i suoi progressi democratici e di essere pronta a far parte della UE su un piano paritario. Le elezioni rappresentano il simbolo più importante di sviluppo democratico e di come i cittadini rispettino la democrazia e si impegnino nel processo democratico. La UE vuole che la Bulgaria si impegni seriamente nello sviluppo del processo e dei criteri democratici."



De Groen continua:



"La partecipazione delle minoranze etniche alle elezioni è importante e necessaria nelle società democratiche, ma i principali partiti in Bulgaria contano un numero insignificante di candidati di origine Rom nelle loro liste."



"I partiti politici dovrebbero smettere di manipolare i Rom. Ci sono accuse di voti che sarebbero comprati con soldi o con alimenti. E' anche inaccettabile il risorgere di sentimenti antirom tanto nei principali gruppi politici che in quelli più estremisti."



"Fatti simili non sono compatibili con le risoluzioni del Parlamento Europeo sui Rom, che invece richiedono di aumentare la loro rappresentazione politica nei paesi candidati..."




"Il mio semplicissimo messaggio ai Rom è: ANDATE e VOTATE il giorno 25 perché dal vostro VOTO dipende la CAPACITA' di combattere la DISCRIMINAZIONE."


 
Di Fabrizio (del 01/07/2006 @ 15:01:39 in scuola, visitato 1077 volte)

IVAN IVANOV, THE JERUSALEM POST Jun. 27, 2006

Sono quello che molta gente denomina "uno zingaro." Preferisco il termine "Roma." Ci sono più di 10 milioni di noi in Europa. La grande maggioranza di noi vive in condizione da terzo mondo - accesso negato o condizioni di alloggio insufficiente, nella sanità e nella formazione.

Sono nato in una città provinciale in Bulgaria verso la fine degli anni 60, quando, come il resto dell'Europa Orientale, il paese seguiva la regola comunista. Il partito non riconosceva minoranze etniche - eravamo tutti, formalmente, uguali. Effettivamente, eravamo così uguali che il governo ci ha dato molti nuovi nomi bulgari. Un giorno, da adolescente di nome Husni, mi hanno trasformato in Ivan.

Ma non eravamo uguali. I Rom vivevano in ghetti segregati. Cittadini di seconda classe.

Uno dei ricordi più vivi della mia infanzia è mio padre che dice a mia sorella più giovane e a me: "La formazione è la chiave del successo. Se volete essere accettati come uguali dai Gadjè (i non Rom), dovete essere istruiti più di loro. Non è facile. Ma se ce la farete, questo cambierà non solo la vostra vita, ma anche quella di molta della nostra gente."

La formazione è l'unica uscita dal ghetto per molti Rom. Ma nelle società come la Bulgaria, e i suoi pregiudizi rampanti, bisogna lottare per un'istruzione paritaria.

Molti dei coetanei con cui sono cresciuto, hanno ricevuto un'istruzione che preclude loro l'università come pure i lavori qualificati. Così sono disoccupati o lavorano sottopagati o nel mercato non ufficiali, in Bulgaria e all'estero. Al contrario, soprattutto grazie a mio padre, sono riuscito a completare le superiori , e dopo un corso diventare medico generico.

La Bulgaria è cambiata progressivamente dall'inizio degli anni '90. La transizione alla democrazia aveva promesso libertà e prosperità a tutti che avessero sofferto del comunismo. I Rom si sono trovai perdenti nella trasformazione democratica e la loro situazione è drammaticamente peggiorata. Lo scarso livello di istruzione li ha posti al margine di questa nuova economia. Il dogma comunista si è frantumato, come la pretesa che tutti fossero uguali in una società omogenea. Il governo ha iniziato a licenziare, lasciando la comunità Rom disoccupata e nella povertà più profonda.

Ho ottenuto un diploma che mi permettesse di contribuire allo sviluppo della mia Comunità. Oggi, vivo e lavoro a Bruxelles, dove conduco un'organizzazione che coordina l'Unione Europea e i governi nazionali, sulle politiche Rom. Sostengo la mia famiglia e ho realizzato la mia carriera. Ma sono un'eccezione.

Proprio l'essere un'eccezione che mi rende preoccupato sui recenti fatti di Ostrava nella Repubblica Ceca, dove ai Rom sono destinate le scuole speciali [...] L'impegno dell'Europa è non solo necessario per i principi che ispirano l'Unione, che siano atti e non dichiarazioni di principio, ma anche perchè il futuro dell'Unione è nel mettere in azione tutte le capacità dei propri giovani e studenti.

The writer is the Executive Director of the European Roma Information Office.
www.project-syndicate.org
Copyright 1995-2006 The Jerusalem Post - http://www.jpost.com

 
Di Fabrizio (del 19/07/2005 @ 15:01:02 in Europa, visitato 1846 volte)

Roma Resource Centre UK - Lunedì 18 luglio 2005

COMUNICATO STAMPA

L'INGRESSO DELLA ROMANIA NELL'UNIONE EUROPEA DEV'ESSERE RIMANDATO?

In riferimento al caso sollevato dalla Corte Europea dei Diritti Umani contro il governo della Romania (rif. http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?id=145 ndr) e all'accusa di corruzione sollevate contro la polizia che partecipò al pogrom nella città di Hadareni nel 1993, sollevata dalla superstite Floarea-Maria Zoltan, è intervenuto Olli Rehn, Commissario Europeo per l'Allargamento della Comunità:

Berlino, 12 luglio - "Spero che la Bulgaria e la Romania intervengano in tempo con riforme effettive, altrimenti si dovrà posticipare il loro ingresso nella Comunità."

Commenta Floarea-Maria Zoltan: "Il ricorso di Strasburgo mostra che il governo rumeno i diritti umani sono un pretesto di facciata, e ancora non intende affrontare le proprie responsabilità sulle violente uccisioni e le distruzioni delle proprietà dei Rom.

L'offerta di un compenso riparatore non può soddisfare il bisogno di giustizia di quanti hanno perso i loro familiari, sono dovuti scappare dal paese, mentre quanti sono rimasti continuano a vivere nella povertà e senza assistenza sanitaria. [Questa] è la colpa del governo, che continua a non riconoscere le proprie responsabilità, arrivando invece a dipingere le vittime come criminali e non perseguendo quanti furono colpevoli. A nostro avviso, c'è bisogno di un controllo severo e continuo, che dimostri che quelle autorità siano conformi alle legge e norme sui diritti umani, rumene, europee ed internazionali.

Non c'è dubbio che in 12 anni,la Romania non abbia mostrato umanità o considerazione alcuna per le vittime di Hadareni, incluso donne e bambini, in particolare: il diritto alla giustizia, il diritto ad essere protetti contro simili atti, il diritto allacasa e all'assistenza sociale, il diritto di esistere, quello all'educazione e all'assistenza sanitaria. Mancano solo due anni all'ingresso nella Comunità Europea, e sembra difficile che in soli due anni la Romania possa fare quanto non ha fatto in 12.

C'è urgente bisogno che sia riaperto il caso di Hadareni, e che i colpevoli a tutti i livelli siano assicurati alla giustizia. Sarebbe questo un segnale forte verso il crescente sentimento razzista che spira in Romania e in Europa. Altrimenti, chiediamo che l'ingresso della Romania nella Comunità Europea sia rimandato sino a quando i cittadini Rom non siano effettivamente uguali agli altri di fronte alla legge e vedano rispettati i loro diritti come tutti gli altri".

[...]

Mrs Floarea-Maria Zoltan, M.A., Co-ordinator, Roma Resource Centre, Commissioner for women and family, International Romani Union

Prof. T. A. Acton, M.A., D.Phil., (Oxon.), F.R.S.A., Vice-Chairman, Roma Resource Centre

 
Di Fabrizio (del 13/08/2008 @ 14:50:35 in Italia, visitato 973 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

La disobbedienza dei rom - Enrico Miele - da il Manifesto, pag. 1 del 13/08/08 (disponibile online domani)

ROMA - "Siamo tutti identificati". Saranno rimasti sorpresi i volontari della Croce rossa sentendo la risposta dei 40 rom che occupano lo stabile di via delle Cave di Pietralata, nella zona Quintiliani a Roma. Lunedì mattina la Croce rossa si era presentata nel vecchio capannone del quartiere a est della capitale. Nella lista degli operatori quel campo non era ancora stato censito. Quello che la Croce rossa non sapeva è che lì abita una comunità di rom rumeni, presente in Italia da oltre otto anni. "Siamo tutti iscritti negli elenchi dell'Asl, abbiamo la tessera sanitaria prevista per i neo-comunitari e non capiamo la ragione di un'ennesima identificazione" rispondono gli occupanti ai volontari. Che fanno marcia indietro, con l'impegno di ripassare a settembre. Una sorpresa, ma relativa. "Controlli ne subiscono spesso da parte delle forze dell'ordine" dice Claudio Graziano, responsabile solidarietà dell'Arci che sostiene l'occupazione dei rom. "Questo non è il classico insediamento, qui hanno un progetto di autorecupero dello stabile per ricavarne abitazioni". L'Arci ha già raccolto 1500 firme tra gli abitanti del quartiere. Nel capannone occupato non ci sono soltanto rom ma anche italiani. "Il loro è un progetto comune - precisa Graziano - con un'area di verde pubblico per il quartiere, come previsto dal sistema Sdo e mai realizzato". Lo Sdo (sistema direzionale orientale) è il progetto di riqualificazione dell'area est della capitale. Previsto fin dal '90, non è mai stato portato a termine. "Ci chiediamo perché la Croce rossa sia venuta - conclude il rappresentante dell'Arci - qui i rom sono responsabilizzati e i bambini vanno a scuola accompagnati direttamente dai genitori". La comunità rom ha occupato l'area lo scorso 14 febbraio perché minacciata di sgombero nel precedente campo di fortuna in via dei Quintiliani. Un gesto per rispondere alle proprie necessità abitative. Un'occupazione che ha "migliorato la qualità della vita di oltre 60 persone" come sottolinea anche il movimento romano di lotta per la casa, sceso ieri in difesa della comunità. Con il sostegno delle associazioni del territorio (Arci, bottega "Tutti giù per terra", DiversaMente e altre) il campo rom ha avviato un dialogo costruttivo con le istituzioni del V municipio di Roma, la parrocchia e le scuole del quartiere. Insomma, un caso d'integrazione reale che andrebbe valorizzato. La reazione avuta dai rom sorprende il presidente della Cri, Massimo Barra: "È la prima volta che succede. La natura dell'insediamento è indifferente per noi, in quanto la nostra missione è fornire assistenza umanitaria. I problemi li pongono gli assistenti e non gli abitanti. Temo gli intellettuali o i burocrati, non i rom". In realtà il censimento dei campi nomadi è facoltativo. Chiunque ha la possibilità di sottrarsi, se vuole. A maggior ragione se, come nel caso del campo in via Quintiliani, i rom sono già registrati presso l'Asl e posseggono la regolare tessera sanitaria prevista per i cittadini dei paesi recentemente entrati nella Ue (Bulgaria e Romania). "Se il censimento è facoltativo significa che non si può imporre. Ed allora dov'è il problema se una comunità decide di sottrarsi? - si chiede Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell'Arci -. Se i rom di via Quintiliani hanno già assistenza sanitaria perché dovrebbero sentire l'esigenza di prendere la tessera della Croce rossa?". Nel frattempo, anche se i riflettori sul censimento negli insediamenti abusivi si sono abbassati, l'operazione della Croce rossa prosegue. Fino a oggi a Roma sono stati venti i campi nomadi visitati dai volontari. Le persone identificate sono 620, appartenenti a 123 diversi nuclei familiari. Tra loro i minori sono 288.

 
Di Sucar Drom (del 20/01/2007 @ 13:55:06 in blog, visitato 1030 volte)

In evidenza:

Chiedi anche tu la smentita a Matrix

Invitiamo tutti ad inviare una segnalazione alla redazione di Matrix per ottenere la smentita della notizia comunicata durante la trasmissione di Enrico Mentana andata in onda l'otto gennaio su Canale 5.

Come ricorderete fu intervistato un Sinto di Schio, in Provincia di Vicenza, che dichiarò di percepire dall'I.N.P.S. un contributo di circa mille euro al mese. Quello che però non è stato dichiarato durante la trasmissione dal giornalista Pietro Suber, colpevole di non aver approfondito la vicenda, è che uno dei figli di quest'uomo è non vedente e per questa ragione la famiglia percepisce oltre alla pensione di invalidità anche il contributo di accompagnamento, come previsto dalla legislazione vigente.

Durante la trasmissione si è invece percepito che l'indennità economica era ricevuta mensilmente dalla famiglia a causa dell'appartenenza etnica. Questo falso dato rischia di alimentare fenomeni di intolleranza contro le Minoranze Nazionali Sinte e Rom. Sappiamo quanto drammaticamente questo non sia vero!

Invitiamo quindi tutti voi ospiti del nostro blog a spedire una mail che denunci questo errore affinché Enrico Mentana, durante una delle prossime trasmissioni corregga l'errore giornalistico.

Potete accedere alla casella mail della trasmissione a questo indirizzo http://www.matrix.mediaset.it/dillo.shtml e inviare il seguente testo:

trasmissiome dell'otto gennaio 2007

Il sottoscritto ......... chiede che sia precisata la notizia diffusa in data otto gennaio 2007 da Pietro Suber, riguardo l'indennità INPS percepita da un Sinto di Schio, Vicenza, dell'ammontare di circa 1000 euro. Vogliamo che si precisi pubblicamente che la indennità economica si riferisce alla presenza nel nucleo famigliare di un minore non vedente, e non, come si percepiva dalla trasmissione, alla sola appartenenza alla Minoranza Nazionale Sinta.

Firma e data


Le altre notizie:

Caritas: nessun allarme invasione
«Non ci sarà alcun esodo di massa verso le nostre città. L’Italia non deve temere». Dal 1 gennaio 2007 anche Romania e Bulgaria sono entrate a far parte dell’Unione Europea ed i loro cittadini potranno quindi circolare liberamente all’interno di tutti gli stati membri.
L’inizio di un invasione? Secondo l’osservatorio della Caritas no. «L’ingresso nell’Unione Europea di Romania e Bulgaria, ...

Bari, in una mostra l'orrore di Jasenovac
In occasione della 'Giornata delle memoria', "Most za Beograd-Un ponte per Belgrado in terra di Bari" l' associazione culturale di solidarieta' con le popolazioni jugoslave che ha sede a Bari ha curato una mostra fotografica sul campo di sterminio di Jasenovac (1942-1945) in cui morirono, tra gli altri, 12.432 bambini al di sotto dei 14 anni.
La mostra sara' inaugurata il 25 genn...

Padova, il Giorno della Memoria nelle scuole
L'Ufficio Scolastico Provinciale di Padova ha inviato una lettera a tutti Dirigenti Scolastici del territorio provinciale per stimolare e promuovere iniziative per Il Giorno della Memoria. Tale iniziativa dovrebbe essere promossa da tutti i Provveditori italiani.
Nella lettera viene promossa l'iniziativa organizzata nel Comune di Piove di Sacco (PD) sulle persecuzioni razziali subite dagli...

Chiari (BS), le case dei Sinti alla Protezione Civile
E' accaduto anche questo. Le case prefabbricate dove vivevano i Sinti Italiani, residenti nel Comune di Chiari, sono state donate alla Protezione Civile. La delibera di giunta n. 174/2006 è del 19 dicembre scorso e affissa all'Albo Pretorio il 2 gennaio 2007.
Le casette prefabbricate, acquistate dal Comune di Chiari all'inizio del 2000 con fondi regionali vincolati, sono state smontate imme...

Bolzano, Sintengre Laidi
A Bolzano il 22 gennaio alle ore 15.00, presso il Foyer del Comune di Bolzano, si terrà la conferenza stampa di presentazione di tutti gli eventi de "Sintengre Laidi" (Il Giorno della Memoria), organizzati dall’Associazione Nevo Drom, in collaborazione con l’Istituto di Cultura Sinta e la Caritas Diocesi Bolzano-Bressanone.
Durante il nazismo e il fascismo i Rom e i Sinti vennero...

 
Di Fabrizio (del 19/06/2005 @ 13:06:32 in Kumpanija, visitato 9234 volte)

Anche quest'anno si terrà il concorso "Miss Roma", sponsorizzato da BTR TV. Per chi si occupa di informazione sui Rom, è una di quelle notizie che esulano dal circolo vizioso della cronaca nera e del folclore scontato.
E i diretti interessati (pardon: le dirette interessate), come vedono queste iniziative? La lettera che segue (che trovate nella mailing list Macedonian_Roma offre spunti interessanti:

Da Enisa Eminova

Spettabile Zoran Dimov (direttore di BTR TV ndr.)

Sono in totale disaccordo conl'idea che si possa eleggere la Romni più bella.
Comprendo che un media come BTR debba seguire l'andamento dominante e adeguarvisi, ma dovete anche comprendere che non sempre questo andamento può essere il più adatto ai nostri scopi.

Se da un lato abbiamo da imparare dall'esperienza altrui, non dobbiamo smettere di valorizzare e analizzare la nostra storia, specialmente quella della condizione femminile.

Questa la ragione del mio forte disaccordo.

Mi aspetto da lei, come responsabile di un importante mezzo di informazione dei Rom, un approccio diverso alla condizione femminile delle Romni. Abbiamo molte e altre maniere di esprimerci. Non siamo bambole in attesa di essere giudicate più belle delle altre.

Quando all'inizio di giugno sono stata in Bulgaria, un giovane Rom mi disse:

"Noi uomini abbiamo paura delle donne forti! Ma questo non è IL problema. Il problema vero è che anche tra di noi ci sono gli stessi pregiudizi che tra tutti gli altri uomini. Così le donne sono viste come nella maggior parte degli altri contesti"

Mi scrisse anche una donna: "Noi che siamo scolarizzate, siamo viste come un virus. Un virus contagioso!"

Occorre finirla! Mentre gli uomini Rom combattono per i diritti dei rom, dimenticano che la parola DIRITTI non significa solo quelli dei maschi!

La mia domanda ai tanti maschi attivisti è: Cosa potrebbe succedere se vi rendeste conto che siamo anche noi -Romani-? Non soltanto donne, ma donne Rom e voi non potete decidere se per noi sia più vitale essere donne o essere Rom. Lo sono entrambe!

Enisa Eminova

Rif.
Il concorso 2004, promosso da DZENO.

 
Di Fabrizio (del 30/01/2006 @ 13:04:37 in sport, visitato 2481 volte)
Un po' tempo fa, mi segnalarono un interessante articolo di Valeriu Nicolae sul razzismo negli stadi, sul corrispettivo rumeno della nostra Gazzetta dello Sport.

Pigrizia e poca o nulla conoscenza della lingua, rimandai di continuo la traduzione. Grazie all'OSSERVATORIO SUI BALCANI, ecco la versione in italiano:



Romania, calcio e razzismo

25.01.2006

Canti, striscioni, insulti contro i Rom. Anche in Romania, come in altri Paesi europei, il razzismo è entrato negli stadi, coinvolgendo non solo i tifosi ma anche dirigenti e commentatori. Sospeso il campo dello Steaua Bucarest, un’intervista a Valeriu Nicolae, dello European Roma Information Office (ERIO)

Di Daniel Nazare et Sebastian Stan, ProSport , 9 gennaio 2006; traduzione di Ramona Delcea per Le Courrier des Balkans, e di Carlo Dall'Asta per Osservatorio sui Balcani

3965-300x300

Secondo Valeriu Nicolae «i grandi nomi del football rumeno non si impegnano affatto nella lotta contro il razzismo, e anzi incoraggiano la discriminazione negli stadi».

Valeriu Nicolae ha accettato di rilasciare un’intervista a Prosport sulla sospensione del terreno di gioco comminata alla Steaua Bucarest. Nicolae fa parte della Commissione Europea, come coordinatore della rete europea per la lotta contro il razzismo. Ammette di ricevere centinaia di e-mail e di telefonate di minaccia provenienti dalla Romania.

"More Tigane" (Morte agli Zingari), striscione esposto dai sostenitori della Dinamo nel corso di una partita contro il Rapid Bucarest

Lei che parte ha avuto nella sospensione dello stadio dello Steaua Bucarest?

È una lunga storia. Tutto è iniziato nel febbraio 2005, quando sono stato invitato a partecipare a una riunione mista dell’UEFA e della Commissione Europea sul razzismo. In quella sede ho presentato degli esempi basati sul comportamento dei tifosi durante alcune partite del campionato rumeno. Ho fatto riferimento soprattutto ai sostenitori delle squadre Dinamo, Universitatea Craiova, Otelul Galati, Steaua Bucarest e Poli Tmisoara.

Lei pensa che queste siano le squadre che hanno i sostenitori più razzisti?

Si è parlato molto della Dinamo, la squadra che ha avuto il maggior numero di canzoni e striscioni razzisti durante le partite. È inammissibile vedere striscioni lunghi 50 metri con scritte come «Morte agli Zingari!» Dopo questo incidente sono stato contattato da William Gaillard, direttore delle comunicazioni dell’UEFA, che mi ha detto che era necessario prendere delle misure per combattere il razzismo nei campi da calcio rumeni.

La Romania è davvero così razzista?

Non bisogna vederla in questo modo. Se vuole sapere qual’è il Paese che ha più problemi, è la Polonia. L’antisemitismo là ha raggiunto livelli molto alti. Poi ci sono la Slovacchia, l’Olanda e l’Italia. Quanto al nostro Paese, non si vuole ammettere che ci sono dei lati negativi. Prenderne coscienza sarebbe un primo passo. Oggi si è messo l’accento sul football perché noi, in seno alla Commissione Europea, stimiamo che lo sport possa avere un ruolo molto importante nello sradicamento del razzismo.

Cosa vuole dire esattamente?

Lasciate che vi faccia un esempio: qualche tempo fa, l’Inghilterra era il Paese col maggior numero di casi di razzismo sui campi di calcio. Abbiamo lanciato una campagna antirazzista, «Let’s kick racism out of football» con Thierry Henry e Patrick Vieira come testimonial contro il razzismo. E ha avuto un immenso successo.

Torniamo alla sospensione dello Steaua. Quale è stato più precisamente il suo ruolo in questo scandalo?

Tutto è scoppiato in occasione del famoso match Steaua - Dinamo del 13 aprile 2005, quando tutti, a partire dai tifosi e dal commentatore dello stadio, fino ad arrivare ai dirigenti della Lega Professionisti del Football (LPF) e della Federazione Rumena di Football (FRF), hanno avuto – in diversa misura - un comportamento razzista. Ho visto persone e immagini che mi hanno fatto rabbrividire. Il commentatore dello stadio, Gabi Safta, ha trasmesso dei messaggi e delle canzoni che incitavano all’odio e alla discriminazione. Il punto critico è stato raggiunto dallo stesso Safta, con i suoi insulti rivolti contro l’allenatore del FC Rapid, Razvan Lucescu.

È vero che l’atmosfera era piuttosto tesa in quell’incontro; ma lei accusa anche i dirigenti della FRF e della LPF. Che cosa hanno fatto?

Per prima cosa il signor Vali Alexandru, in quanto rappresentante della LPF non ha riportato nessuna annotazione, sulla sua scheda di osservazione, su quello che stava succedendo. Secondo lui la partita si è svolta in circostanze normali. «Che importanza hanno le canzoni trasmesse dagli altoparlanti, seguite d’altra parte dagli zingari? Sono loro che ci attirano i guai». Questo è inammissibile. Se in quel momento egli avesse preso delle misure drastiche, non si sarebbe giunti oggi alla sospensione dello stadio. Cosa ci si può aspettare da parte dei tifosi, se gli stessi dirigenti agiscono in tale maniera?

Ha cercato di parlare con lui?

Ho cercato di parlare con tutta la direzione della FRF. Purtroppo è più facile prendere contatti col primo ministro che con loro. Ho perfino inviato dei fax da parte della Commissione Europea, ma non ho avuto migliore successo. In ogni caso, dopo questo match tra Steaua e Rapid, il signor Alexandru è stato incaricato di osservare anche la partita successiva. Chi lo ha designato doveva essere cieco, o razzista!

Tutto questo per arrivare alla sospensione del terreno di gioco dello Steaua dopo il match di ritorno del secondo girone preliminare della Lega dei Campioni di Shelbourne. È stato lei a sporgere denuncia?

Io non ero al corrente degli incidenti di questa partita. L’UEFA mi ha domandato se io consideravo necessario inviare un fermo messaggio alla Romania. Questo era lo scopo della sospensione, che la gente prendesse coscienza di quello che stava succedendo. E la stampa ha reagito bene. Queste misure erano necessarie.

Ed è lì che scoppia lo scandalo. Lei ha ricevuto delle minacce per telefono?

Un gran numero. Anche rivolte alla mia famiglia. E anche centinaia di e-mail. Ho cercato di spiegare che non avevo niente né contro lo Steaua né contro le altre squadre. Non tutti i tifosi sono colpevoli. La colpa è dei dirigenti, che non prendono le misure necessarie.

Ha contattato qualcuno della FRF dopo questo incidente?

Non potevo farlo. Anche Christian Bivolaru, ex segretario aggiunto e direttore del Dipartimento di Relazioni Internazionali, ha reso una dichiarazione scioccante. È stato in occasione di un match del Sofia contro una squadra inglese. Un piccolo incidente tra alcuni spettatori bulgari e i due neri della squadra inglese ha avuto come strascico una ammenda per la Bulgaria da parte dell’UEFA. Io sono rimasto a bocca aperta quando ho sentito quello che ha detto il signor Bivolaru...

Qual’è oggi la soluzione per fermare il razzismo?

L’UEFA mette a disposizione delle federazioni di football un ammontare di 35.000 franchi svizzeri per delle iniziative di lotta al razzismo. Per contro, la Federazione rumena ha rifiutato questi soldi, sostenendo che in Romania non ci sono tali problemi. L’UEFA ci ha ugualmente proposto di seguire l’esempio dell’Inghilterra e di scegliere un testimonial antirazzista. Giocatori come Hagi, Belodedici, o Banel Nicolita rappresentano l’immagine dei calciatori misti del mondo sportivo rumeno. Sono i loro nomi che dovrebbero apparire nei giornali, non quelli dei patron dei club.

 
Di Fabrizio (del 07/11/2005 @ 12:51:02 in scuola, visitato 1197 volte)

Previous (...I teach English at a primary (actually... Roma/Gypsy) school here. I'm looking for a colleague teaching similar age group for a non-formal exchange. As a first step I would like to exchange Christmas/New year's postcards. Each child could make a beautiful card and write a simple greeting on it. I will collect all of them and send a pack to the interested colleague, who could do the same.)

Hello,

Thank You! to everybody who did answer to my invitation.

Last weeks I'm keeping silent as I lost a big amount of information here. Someone or something caught my computer and everything's gone. All addresses and files. I'm so sorry!

Anyway, I have a computer to use now. Please write to me again if you are still interested to do the exchange.

The news are that I got several hours at another school here. Wish me luck! There are more, concerning the exchange, but I'll write about in another e-mail.

Have a good day,

Lillyia Brezina

 
Di Daniele (del 06/09/2006 @ 12:34:35 in casa, visitato 1406 volte)

Di Massimiliano Goattin

A Venezia le Biennali non finiscono più: quest'anno, infatti, c'è anche la 'Biennale Zingara di Architettura' organizzata dal giornalista e documentarista Manfred Manera, nominato ambasciatore culturale dall'Imperatore degli zingari di Romania nel 2001. Si tratta naturalmente di una mostra non ufficiale, che si terrà a Venezia, ai Granai della Serenissima nell'isola della Giudecca: un ampio reportage con foto, documentari e oggetti riguardanti l'architettura e l'arte tessile delle popolazioni Rom, che verrà inaugurata giovedì 7 settembre alle 19, e si potrà visitare fino al 21 settembre nel prestigioso spazio dell'Hotel Cipriani in Riva delle Zitelle.

'È il frutto di dieci anni di viaggi in Romania, Bulgaria e Moldova - anticipa Manera -. Con il prossimo allargamento a Est dell'Europa entreranno a far parte dell'Unione

 
Di Fabrizio (del 03/07/2005 @ 12:19:38 in Europa, visitato 1086 volte)

Source:

  • European Court of Human Rights (press release), France - 30 Jun 2005 - 365 30.6.2005

La Corte Europea dei Diritti Umani (Strasburgo) si riunirà il 6 luglio alle 14.00 per esaminare un ricorso contro lo stato di Bulgaria.

Il caso riguarda l'uccisione di Kuncho Angelov  e di Kiril Petkov (entrambe di 21 anni) da parte della polizia militare durante un tentativo di arresto. Entrambe erano arruolati nell'esercito. Furono arrestati all'inizio del 1996 per ripetute assenze giustificate e adibiti alla costruzione di appartamenti e altri progetti civili.

Il 15 luglio 1996 evasero rifugiandosi a casa della nonna di Angelov. Entrambe erano disarmati. Il comando militare, identificato dove i due avrebbero potuto nascondersi, inviò una squadra per procedere al loro arresto. Avendo precedenti per furto, i militari furono istruiti di far uso delle armi se ci fossero stati tentativi di fuga.

Durante l'operazione, Angelov e Petkov furono colpiti da diversi colpi di arma da fuoco. Feriti e portati all'ospedale di Vrasta, vi arrivarono già morti. I colpi erano entrati alla schiena, durante il loro tentativo di fuga.

Testimoni oculari dicono che anche dei bambini hanno corso il rischio di essere colpiti. ma alle loro rimostranze, i genitori si sono trovati le armi puntate addosso.

Fonte: Roma_Rights

 
Di Fabrizio (del 21/07/2006 @ 12:13:16 in lavoro, visitato 885 volte)

Da Bulgarian_Roma:

14.07.2006 da Lili Makaveeva: Lo scorso 30 giugno è terminata l'implementazione del progetto "Sviluppo locale delle comunità Rom nelle aree rurali in Bulgaria", condotto da Integro Association con la partecipazione dell'olandese SPOLU International Foundation, col finanziamento del programma MATRA del Ministero degli Affari Esteri olandese.

Integro Association è lieta di cooperare e scambiare le reciproche esperienze con chi opera sul tema delle comunità Rom nelle aree rurali.

La nostra associazione ha raggiunto i seguenti risultati:

  • Migliorata l'auto-organizzazione di 14 comunità Rom, cosa che ha permesso loro di interloquire direttamente con le autorità locali.

  • Il formarsi di una rete di comunicazione tra le comunità coinvolte: RIUN (Roma Initiative United Network), che si estende dal nord-est al sud-ovest della Bulgaria.

  • I giovani Rom di queste comunità, hanno a loro volta creato un network informale, per ottenere la maggior visibilità a livello regionale.

  • Abbiamo stabilito strategie per portare a pareggio le attività e aiutare la nascita di attività produttive in 9 comunità.

  • In 12 insediamenti abbiamo creato organizzazioni e centri comunitari.

  • Coadiuvato lo sviluppo di piccole attività a livello locale in 16 insediamenti, assieme alla riorganizzazione dei quartieri stessi e al fermare l'abusivismo edilizio, ripulito le discariche, previsti spazi comuni per i giochi dei bambini, costruiti gli impianti di canalizzazione e le linee elettriche, equipaggiato le comunità di computer per l'accesso ad Internet, ecc.

  • Contribuito a instaurare gruppi d'iniziativa, OnG locali, centri femminili, per i giovani e i bambini.

A seguito del lavoro svolto, continueremo l'attività tramite la European Roma Grassroots Organization Network (ERGO).

Nel quadro delle attività sin qui svolte, continueremo a monitorare lo sviluppo delle comunità Rom, non solo nelle aree rurali, ma allargandoci alle medie città e ai villaggi. Lo scopo è creare e rafforzare le strutture auto-rappresentative dei Rom, perché possano partecipare a tutti i livelli delle decisioni che li riguardano, preservando la loro lingua, identità e cultura.

Integro Association

7200 Razgrad
4 Osam Str.,

room 220 Youth hostel
Phone/fax: (+ 359 84) 66 14 93
(+ 359 84) 66 10 26

 
Di Fabrizio (del 17/06/2008 @ 11:44:30 in Kumpanija, visitato 833 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

La rivincita gitana : Col circo capirete la nostra anima

Repubblica - 13 giugno 2008 - PARIGI

Roulotte sgangherate e tutte con le porte aperte. Una capra legata a un albero. Bambini che sgambettano ovunque. Due ragazzi lavano una automobile assai più nuova delle loro case su ruote. Sullo sfondo, un silenzioso tendone di circo. Nel piccolo campo nomadi alla Porte de Champerret - nord ovest di Parigi, a pochi minuti di automobile dai Campi Elisi - si entra spostando una transenna di ferro. Ci viene incontro Delia, la quarantina con un viso di venti, capelli lunghi e denti d' oro. È la moglie di Alexandre Romanès, poeta, ex acrobata e domatore, ex liutista barocco con la passione di Monteverdi, creatore e direttore del circo che porta il suo nome. Un vero circo tzigano, con veri musicisti tzigani, con acrobati e giocolieri tzigani. Zingari con le stesse facce di quelli che, da noi, se si avvicinano ci allontaniamo.

Dal 14 al 22 giugno il piccolo campo del Cirque Romanès si installerà a Brescia perché il nuovo spettacolo "La regina delle pozzanghere" sarà ospite della nona edizione della Festa Internazionale del Circo Contemporaneo.

Dal 26 al 29 si sposterà a Mantova, nella rassegna "Teatro - Arlecchino d' oro".
Nel paese che vuole cacciare gli zingari, in terra di Lega, i bambini delle province più ricche si delizieranno sotto il tendone rattoppato e allegro di tessuti indiani; applaudiranno bambini come loro che però non vanno a scuola e già hanno un mestiere; e alla fine dello spettacolo - un gioiello di semplicità e poesia - chiederanno alla mamma un bombolone appena uscito fresco di frittura da una roulotte, e la mamma penserà che per una volta va bene dare soldi agli zingari, perché hanno lavorato e se li sono meritati.

«Quello che sta accadendo nel vostro paese ha un colpevole: l' Europa" esordisce Alexandre Romanès.

Sputa fuori il concetto e si vede che lo rimugina da tempo. «Dal 1989, anno della caduta del Muro, tutti i governi della Comunità sapevano che prima o poi la Romania e la Bulgaria sarebbero entrate in Europa. Hanno avuto decenni per mettersi d' accordo tra loro e dirsi: sappiamo che in questi due paesi ci sono due minoranze che versano in condizioni terribili.

Un problema così non di risolve nel momento in cui si pone. E adesso la casa brucia perché i responsabili politici di destra e di sinistra non sono stati previdenti: potevano comprare estintori e non l' hanno fatto».

Alexandre Romanès appartiene alla grande famiglia circense dei Bouglione, gitani piemontesi francesizzati (si pronuncia Boug-lione). «Veniamo dall' India, poi Afghanistan, Turchia, Grecia: siamo della tribù dei Sinti piemontesi e il cognome Bouglione l' abbiamo preso in Italia.

Quasi tutte le famiglie circensi italiane sono gitane». Romanès lascia il circo di suo padre («Mi sembrava un hangar, avevamo quaranta camion, e tutti in famiglia avevano diamanti al dito e Rolls Royce. Non era per me») poco più che adolescente e si mette a fare l' acrobata sulle "scale libere" per la strada. A vent' anni incontra una poetessa francese, Lydie Dattas: per lei e grazie a lei impara a leggere e scrivere, e inizia a leggere la poesia. Un giorno del '77, mentre sta facendo il numero in equilibrio sulle scale a pioli, lo avvicina Jean Genet. Insieme progettano un circo poetico. Avrebbe dovuto durare quattro ore. Genet voleva un cavallo arabo e un cigno nero. «Non l' abbiamo mai montato, quel circo: era troppo presto per me, dopo il rifiuto del tendone di mio padre. Di Genet sono stato amico, mai amante. Fino alla fine, quando l' accompagnavo a Villejuif, nell' ospedale dei tumori. E' morto a 76 anni nell' 86».

Nel frattempo Alexandre Romanès comincia a scrivere poesie. Nel '98 esce "Un peuple de promeneurs", un popolo di "passeggiatori". Nel grande e disperato campo nomadi di Nanterre (oggi smantellato) ha incontrato Delia, gitana rumena-ungherese, che ha già tre figli da un marito che se ne è andato.

Avranno altre due bambine e Alexandre adotterà gli altri tre. Nel '94 montano un tendone dietro alla Place Clichy (per sei anni e fino alla morte il terreno glielo darà gratis una ricca aristocratica signora, madame Carmignani) e il piccolo Cirque Romanès inizia ad essere un punto di incontro di artisti. «Di molti non voglio fare nomi» dice Alexandre Romanès, «ma posso dire che Yehudi Menuhin veniva spesso e una volta mi disse: "Fino all' ultimo dei miei giorni non smetterò di pensare a voi"». Verso il 2003 Romanès invia a Gallimard un quaderno con le sue poesie scritte a mano. «Hanno riunito una commissione straordinaria di lettori.

Ben quattro. Erano poesie di uno zingaro!». Nel 2004, la grande casa editrice le pubblica con il titolo "Paroles perdues" e la prefazione di un altro poeta amico: Jean Grosjean (morto due anni fa).

Nel prossimo inverno uscirà una nuova raccolta. «Se non si crede nella poesia, se non si ha un' idea poetica della vita, allora non si potranno mai capire i gitani» dice Romanès. - LAURA PUTTI

Se volete saperne di più visitate il sito: www.festadelcirco.it 

 
Di Fabrizio (del 29/11/2005 @ 11:42:54 in Italia, visitato 2414 volte)

note:

Cologno Monzese (Milano)
NESSUNO TOCCHI I DIRITTI
30 novembre 2005

in collaborazione con la Consulta per la Pace e Amnesty International Circoscrizione Lombardia

Giornata contro la pena di morte

La città di Cologno Monzese aderisce alla iniziativa «Città per la vita - Città contro la pena di morte» promossa dalla Comunità di Sant’Egidio. 
Trecento città in tutto il mondo sceglieranno un monumento da illuminare per richiamare l’attenzione di tutti i cittadini sulla violazione dei diritti umani che la pena di morte rappresenta. 
Villa Casati sarà illuminata con proiezioni, immagini e parole. 
Spazio espositivo a cura di Amnesty International Circoscrizione Lombardia 

Cineteatro di via Volta ore 21.15 
proiezione del film «Porte aperte» 
di Gianni Amelio, con Gian Maria Volontè 
Ingresso libero 

L’Assessore alla Cultura e alla Pace 
Giovanni Cocciro

    3 dicembre 2005

In collaborazione con la Consulta per la Pace del Comune di Cologno M.se 2005
Casa della Carità
Opera Nomadi

Giornata per i diritti del popolo ROM

Nell’approssimarsi della giornata mondiale per i diritti umani e nell’anniversario dell’apertura dell’Ufficio per la Pace, l’Amministrazione Comunale intende dedicare uno spazio ai diritti del popolo Rom. 

Ore 16.00 Villa Casati Sala Pertini Saluto del Sindaco Mario Soldano
Saranno presenti:

  • Irma Dioli Assessore alla Pace della Provincia di Milano

  • Giovanni Cocciro Assessore alla Pace di Cologno Monzese

  • Don Virginio Colmegna Presidente della Casa della Carità

  • Giuseppe Sampietro Presidente della Consulta per la Pace di Cologno Monzese 

Ore 16.30 
Sala Mostre -Inaugurazione delle mostre fotografiche: 
«Il popolo rom» a cura dell’Opera Nomadi foto di Paolo Poce 
«Faccia da zingaro» del fotografo Sergio Pontoriero 

Ore 17.00 
Il Sindaco Mario Soldano e l’Assessore alla Pace Giovanni Cocciro consegneranno il Premio alla Pace Città di Cologno 2005 

Ore 17.30 
Proiezione dei video sulla storia e la condizione del popolo Rom 

Ore 18.00 
Concerto della Banda del Villaggio Solidale 
Durante l’iniziativa saranno presenti banchetti espositivi delle associazioni di volontariato Di Cologno Monzese 

Il Sindaco 
Mario Soldano

Biblioteca Civica 
INFO 
Ufficio per la pace 
02 25308656

OPERA NOMADI SEZIONE DI MILANO ONLUS                                                                 Fotografie di Paolo Poce

Ente Morale DPR n. 347 del 26.3.1970

Via Archimede n. 13                                                                                                                       

20129 Milano Tel 0284891841 – 3393684212

operanomadimilano@tiscalinet.it

 

Sul numero dei rom e sinti in Italia e sulle concentrazioni demografiche dei gruppi zingari in Europa non esistono censimenti precisi ma stime percentuali, a fronte della crescente consapevolezza di una diffusa condizione di discrimazione e disuguaglianza.

Quella “Rom” è la più consistente minoranza trasnazionale (c.ca 10 milioni) dell’Unione Europea, lacerata da una diaspora territoriale resa ancor più acuta dai processi di modernizzazione, dalla perdita di protezioni sociali, dalle migrazioni dalle aree balcaniche provocate da un generale impoverimento e da una radicale modificazione dei rapporti sociali nelle comunità locali.

Nell’area carpato balcanica è presente c.ca il 60 % dell’intera popolazione rom europea, distribuita tra i paesi più poveri e con il reddito pro capite più basso (Romania, Slovacchia, Bulgaria, Bosnia, Kosovo, Macedonia); seguono la regione atlantica comprendente la penisola iberica (con un rapporto numerico complessivo pari c.ca allo 0,4 – 0,6 % della popolazione autoctona) e il resto degli stati della “vecchia europa” dove la percentuale si aggira mediamente attorno allo 0,2 – 0,3% (nel nostro paese è pari a c.ca 150.000 persone).

In Italia vi sono 27 comunità tra loro riconoscibili per una diversa provenienza geografica, religione, professioni esercitate, formate per c.ca la metà da italiani di antico insediamento (XIV sec.) e per l’altra da profughi o emigranti, la cui comune “identità” poggia quasi esclusivamente su fattori linguistici. Rom sono coloro che comunicano e si riconoscono attraverso le diverse parlate del Romanès o romani chib, una lingua di origine indiana (sanscrito) sulla cui esatta origine si è a lungo discusso senza trovare mai un pieno accordo.

Nel corso del novecento i rom hanno mutato quasi per intero le professioni tradizionali e gli spazi di relazione tipici della società rurale, restando ai margini delle nuove opportunità offerte dal mercato del lavoro e della società, mentre la percezione sociale e il pregiudizio che li circonda è andato crescendo.

Più che sulle cause e i rimedi possibili che pure pongono la forte necessità di un’azione culturale e sociale che investa l’insieme della società, veniamo chiamati a constatare gli effetti di una convivenza a tratti irrisolta o “inquietante”, relegata com’è nei confini minimali delle città, o annichilita nell’immobilità conflittuale imposta “dalle baraccopoli o ghetti” che provocano una pauperizzazione dell’esistenza e delle relazioni sociali e un senso generale di insicurezza.

L’influenza del luogo in cui si vive è un fattore determinante per creare il senso di emarginazione, discriminazione e disperazione tra le persone. Le barriere mentali si materializzano in frontiere urbane, in spazi di negazione, in campi nomadi.

All’interno del variegato e complesso mosaico della società rom milanese e di tutta la provincia emergono in modo dirompente gli effetti di una ripresa dell’emigrazione dai paesi dell’europa orientale e dell’area balcanica e in particolare dalla Romania, ma anche le tante, tantissime situazioni di abbandono e trascuratezza che riguardano le comunità rom e sinte italiane.

Si stima che Rom, Sinti e Camminanti siano in tutta la Provincia non più di 10 – 15.000 persone. La metà circa sono minori al di sotto dei 16 anni. Solo il 2 – 3 % supera i sessant’anni.
 
Di Fabrizio (del 22/09/2008 @ 11:37:22 in media, visitato 870 volte)

Da BULGARIA - ITALIA

21.09.2008 - RAZZISMO: REVOCATO A KALIN RUMENOV IL PREMIO GIORNALISTICO "CHERNORIZETS HRABAR"

Gli organizzatori del premio giornalistico “Chernoritzets Hrabar 2008” hanno deciso il 15 settembre scorso, su raccomandazione dell'Unione degli Editori Bulgari, di revocare il premio assegnato a Kalin Rumenov, quale miglior giovane giornalista dell’anno.

Il premio era stato consegnato a Kalin Rumenov, che pubblica sul quotidiano “Novinar”, durante una cerimonia ufficiale a Sofia, il 25 maggio 2008 alla presenza di politici, membri del Parlamento e giornalisti. Il premio “Chernorizets Hrabar” è stato istituito nel 2002 e contempla 11 diverse categorie.

La giuria era formata da 19 persone, 12 direttori di giornali, sorteggiati da un pool di 28, e da 7 dei 10 membri del consiglio generale dell’Unione degli Editori Bulgari. La motivazione, non facendo riferimento ad articoli specifici, faceva presumere che il premio fosse stato assegnato ad Rumenov per la sua attività giornalistica in generale.

L’attribuzione del premio aveva provocato la protesta di altri giornalisti e gruppi della società civile bulgari perché l’autore si era distinto per articoli nei quali aveva attaccato la minoranza Rom bulgara con termini offensivi e razzisti.

Negli articoli di Kalin Rumenov pubblicati su “Novinar” si potevano leggere frasi come: "Gli Zingari sono furbi come lupi, si riproducono come pecore. I primi a lasciare saranno le compagnie internazionali. Non ci sarà più nessuno a cui vendere la loro nuova merda, e andranno in qualche altro posto con meno Zingari e più soldi. Chi comprerà sapone per una pelle bianca soffice e tenera? Sporchi Gyppos?"

Ed ancora: "La differenza tra gli Zingari e il bestiame è che il bestiame è soggetto a controlli veterinari. Il bestiame non può comportarsi da Zingari, ma è possibile il contrario. I diritti e le libertà dei bovini sono stati sotto una seria pressione per anni, e durante quel tempo la donna Zingara ha partorito ancora e tuttora ha il cervello di una mucca".

Un appello era stato firmato da 109 personalità bulgare e nelle ultime settimane alla protesta si erano uniti, tra gli altri, anche la Federazione Internazionale dei Giornalisti, il Centro Simon Wiesenthal e il gruppo editoriale tedesco WAZ, che possiede i quotidiani “24 Chasa” e “Trud” in Bulgaria. Ed è probabile che che quest'ultima mossa sia stata proprio quella decisiva far cambiare opinione, dopo mesi, all'Unione degli Editori Bulgari.

E Kalin Rumenov, tanto per non smentirsi, ha intitolato la sezione del suo blog dedicata alla vicenda "Ihr Kampf - цигани & евреи vs. Калин Руменов" ("La sua battaglia: zingari ed ebrei vs Kalin Rumenov").

Autore: P.M.

 
Di Fabrizio (del 13/10/2005 @ 11:35:52 in Europa, visitato 1028 volte)
da Amisnet

Ungheria: nasce primo partito rom 11/10/2005
Nascerà in Ungheria la cdu:unione democratica zigana. Una voce attiva nel riscatto della minoranza rom. L'atto fondativo è atteso per l'inizio di novembre.

Il fondatore del partito è Janos Bogdan, che attualmente è vicepresidente di un'associazione per la riabilitazione del popolo rom.
Non sarà nè di destra nè di sinistra, ma parlerà a favore della minoranza e potrà contribuire concretamente al miglioramento della situazione in cui si trovano quasi 800 mila membri. La disoccupazione raggiunge dati allarmanti, pari a 50-60 % e la mortalità è più precoce che per gli altri ungheresi, il tutto appesantito dalla persistente discriminazione sociale. Il 97% dei bambini zingari non frequenta la scuola dell'obbligo e gli zingari adulti sono per lo più analfabeti.

Nei paesi dell'est europeo la difficile transizione all'economia di mercato e l'esplosione della disoccupazione hanno molto toccato la popolazione rom. In Europa centrale e orientale più dei tre quarti sono senza lavoro o sopravvivono grazie ad attività precarissime. Il Paese dove la situazione è peggiore è la Romania: più del 90 per cento sono senza lavoro e vivono in condizioni medievali.

Ci sono circa 15 milioni di rom nel mondo; in Europa, invece, il loro numero varia tra i 7 e gli 8 milioni e mezzo. Nei diversi paesi sono visti come minoranza etnica; la Romania ospita la minoranza più grande, circa due milioni su 22 milioni e mezzo di abitanti, seguono Bulgaria, Spagna e Ungheria. I rom non sono limitati entro un territorio. Sarebbe necessario il riconoscimento di un nuovo concetto di nazione: una nazione non territoriale che rappresenti la loro identità specifica.

 
Di Fabrizio (del 13/08/2006 @ 11:25:22 in Regole, visitato 1494 volte)

Leader di Ataka accusato di incitamento alla discriminazione

09:00 Mon 31 Jul 2006 - Petar Kostadinov

Il 21 luglio scorso, Volen Siderov, deputato e leader del partito ultra-nazionalista Ataka, è stato accusato di incitamento alla discriminazione, dal tribunale regionale di Sofia. Il giudice ha sentenziato che Siderov debba astenersi dal fare le sue infiammate dichiarazioni ed astenersene in futuro. Se invece Siderov continuasse ad agire come in passato, verrà multato con 200 leva (circa 100 Euro ndr).

Le accuse contro Siderov sono partite da Yulyana Metodieva, del Bulgarian Helsinki Committee (BHC), che si è richiamata all'Atto di Protezione Contro la Discriminazione. E' il primo atto concreto contro Siderov, da quando il suo partito ha ottenuto il 10% alle elezioni del giugno 2005. Da allora sono stati sollevati otto casi contro Siderov per le medesime ragioni, e questo è il primo che ha portato ad una sentenza.

A gennaio, BHC riunisce una coalizione di 68 organizzazioni e 18 personalità pubbliche, che comunemente hanno aderito alla chiamata in causa contro Siderov. Il caso è stato suddiviso in 8 processi separati, in quanto le accuse discriminatorie erano varie e diverse. Nel verdetto del 21 luglio, il tribunale ha rigettato come ingiustificato il reclamo della Metodieva per apologia pubblica. La corte ha giudicato che Siderov ha ecceduto nell'uso del diritto di libertà di parola, cioè confondendo questa libertà con la discriminazione. La sentenza potrà essere impugnata entro 14 giorni.

Yulyana Metodieva

Volen Siderov

Sofia Echo ha intervistato Yulyana Metodieva nel suo ufficio della BHC.

"Sono estremamente soddisfatta della decisione del tribunale, perché questa sentenza influirà sugli altri sette casi in cui è implicato Siderov. E' lampante che il tribunale ha fatto bene il suo lavoro, richiamandosi all'Atto di Protezione Contro la Discriminazione, che è una legge relativamente nuova". D'altro canto non è altrettanto soddisfatta della decisione di non procedere contro Siderov per apologia di "discorsi di odio". "E' una pratica in tutti i paesi europei, per questo non sono d'accordo col rifiuto del tribunale, ma non ricorrerò," continua.

Metodieva descrive il ruolo della corte come equilibrato."E' ovvio che un giudice giovane come Ivan Dochev ha cercato di mantenere una posizione bilanciata, per non essere preda degli avvocati di Siderov."

Spiegando perché il BHC ha deciso di chiamare Siderov in tribunale, racconta Metodieva; "Abbiamo scelto di combattere il linguaggio di odio di Siderov in tribunale, perché vogliamo che sia applicata la legge. Siderov è deputato, e da lui l'unica cosa che ci aspettiamo è fare leggi e rispettarle, non parlare contro le minoranze."

Metodieva è anche contenta che gli sforzi di BHC in questa direzione sia stata benvenuta e supportata dai media bulgari. "Quando siamo usciti con il nostro reclamo, immediatamente siamo finiti sui mezzi d'informazione, e ho apprezzato che i media abbiano supportato il nostro sforzo."

Nel contempo, secondo lei, Siderov e i suoi avvocati hanno sottostimato il reclamo perché "è un danno morale, non finanziario". 200 leva di multa per Siderov non costituiscono un gran deterrente, Metodieva invece considera un successo "che per la prima volta una simile misura sia applicata in Bulgaria".

Se Siderov continuerà con l'incitamento all'odio, secondo Metodieva, questo gli costerà il suo futuro politico, "perché dimostrerà che come deputato non rispetta le leggi."

Il tribunale ha applicato una legge che tutta l'Unione Europea giudica come una delle migliori, e se Siderov non vuole rispettarla deve pagarne le conseguenze politiche." continua Metodieva.

Altro successo è che da gennaio 2005, quando BHC ha presentate le proprie accuse: "Abbiamo notato che [Siderov] ha mutato il suo linguaggio, è diventato più moderato, anche se il tema Rom è rimasto il suo preferito".

Era uno degli effetti a cui mirava BHC - che Siderov moderasse il suo linguaggio. Lo scandalo dell'incidente sull'autostrada a Trakia (le sue guardie del corpo avevano malmenato senza ragione un bulgaro che portava suo padre all'ospedale ndr), dove Siderov è stato accusato di falsa testimonianza, e la conseguente perdita dell'immunità parlamentare, hanno contribuito a moderare i suoi discorsi.

Metodieva [...] haq un occhio al futuro. Una ricerca di BHC mostra che Ataka continua ad avere uno "zoccolo duro" di elettori, quantificabile tra il 6 e l'8%, a seconda della situazione economica della zona.

"Siamo preoccupati perché dopo che la Bulgaria aderirà di fatto all'UE, i tanti che vedono questa data sfavorevolmente, andranno in cerca di un colpevole interno, e noi sappiamo che attaccheranno le minoranze."

BHC ha emesso una dichiarazione supportata dal Parlamento Europeo, inviata al Parlamento Bulgaro, contro la nuova forma di totalitarismo rappresentata dal partito Ataka di Volen Siderov. Metodieva ha presente il rischio di trovarsi contro i supporters di Ataka.

"Non ci preoccupiamo che i sostenitori di Ataka si facciano una cattiva idea su di noi, ci siamo abituati. Comunque: siamo contenti che i media abbiano appoggiato i nostri sforzi e che il Parlamento Europeo sia dalla nostra parte."

Parlando delle istituzioni, Metodieva è certa che il governo debba dotarsi di una politica a lungo termine sulle minoranze, soprattutto perché attualmente, ospita la presidenza del Decennio dell'Inclusione Rom (vedi ndr). "Tutti, le OnG e i media, devono fare pressione costante sulle autorità perché siano rispettati i diritti delle minoranze. Penso che stiamo facendo un buon lavoro."

Per quanto riguarda il discutibile termine "discriminazione inversa" - uno dei motivi per cui il tribunale non ha imposto misure più severe a Siderov - Metodieva pensa che la maggior parte delle persone non sappia di cosa si tratta. "Quando parliamo di discriminazione inversa e minoranze, dobbiamo riferirci alle leggi internazionali, alle convenzioni e nient'altro."

La Bulgaria ha ratificato la convenzione sulle minoranze nel 1999 e ne ha approvato gli obblighi.

"Quando i politici, ad esempio Ataka o i Democratici per una Bulgaria Forte, parlano di discriminazione inversa, lo fanno creando un'atmosfera di tensione nella società bulgara, ma senza capire di cosa parlano. La gente si distrae e non capisce che i politici scaricano sulle minoranze quello che lo stato dovrebbe fare e non fa."

Nota Metodieva che i messaggi che arrivano dai politici sono molto pericolosi nei Balcani, perché è sotto gli occhi di tutti quello che accade in altre parti dove le minoranze sono incolpate per ogni cosa che accade.

"Ho visto una reale minaccia per la Bulgaria in quei messaggi e vi spiego perché": lo scorso marzo BHC ha commissionato alla BBCC-Gallup un sondaggio sulle distanze etniche.

"Il sondaggio ha ritornato una società bulgara seriamente malata di razzismo," ci dice.

BHC ha chiesto alla gente se si sentisse preoccupata, se il sindaco, il maestro, il dottore o l'avvocato provenissero da una minoranza. La risposta è stata positiva. Ha riguardato anche la minoranza ebrea, che è generalmente considerata ben accetta. "Questo significa che le distanze nella società sono rimaste sottotraccia, pronte a risaltare fuori quando sono provocate." Se non migliora il quadro economico, il rischio permane alto, conclude Metodieva.

Riferimento: Ataka

 
Di Fabrizio (del 20/12/2005 @ 11:17:01 in scuola, visitato 964 volte)
Come riunire i bambini romaniì alla parola scritta. con il nostro programma Our Stories.

[...] Il programma si impegna a [...] sviluppare nuovi metodi ed approcci creativi per la creazione e la promozione di libri per l'infanzia romanì.

Il progetto Our Stories è promosso da Next Page come continuazione di un laboratorio per promuovere la lettura tra giovani e bambini romanì, laboratorio che VORBA ha organizzato all'inizio di quest'anno (vedi). Serve ad incoraggiare il processo di inclusione attraverso la partecipazione a performances di lettura e altre attività creative di lettura e scrittura - svolte nelle comunità Rom della Bulgaria, Macedonia, Romania e Serbia-Montenegro. L'unicità del progetto è ch attraverso i mezzi artistici e la partecipazione diretta nella creazione del testo, i bambini romanì arrivano alla scoperta del mondo della scrittura. le attività creative saranno raccolte in seguito in volumi rivolti all'infanzia, che per i bambini sono i primi strumenti a loro disposizione, contenenti testimonianze sulla loro cultura e sulla vita contemporanea della gioventù romanì.

Il progetto Our Stories è promosso dalla Fondazione Culturale Europea ed è sviluppato in cooperazione con organizzazioni romanì culturali ed educative ed organizzazioni internazionali attive nel campo della lettura per l'infanzia.

Ulteriori informazioni sul Reading Promotion for Romani Children program, contattando Sofiya Zahova, coordinatrice del progetto.
 
Di Fabrizio (del 19/12/2005 @ 11:07:43 in Europa, visitato 1062 volte)
header_02_loggedout
15/12/05 - Una coppia bulgara, il cui figlio nato in Irlanda è morto qui due anni fa, ha fatto appello per la revisione della sentenza governativa di rimpatrio forzato.

Andon Kozhukarov e Bilyana Spasovo, entrambe parte della comunità rom, hanno vissuto in Irlanda da quando hanno lasciato la Bulgaria nel 2002.

Ora chiedono asilo a causa della persecuzione politica, motivando la richiesta col fatto che nella loro città natale il signor Kozhukarov sarebbe stato malmenato e la signora Spasovo trattenuta dalla polizia.
Gli avvocati della coppia sostengono che il Ministero di Giustizia non ha considerato come uniche e tragiche le circostanze del loro caso e che non ha vagliato se questo rimpatrio fosse avvenuto nello spirito della Convenzione Europea sui Diritti Umani.

Il loro primo figlio, Davide, morì nel dicembre 2003 ed ora è sepolto nel cimitero di Glasnevin a Dublino.

Affermano che sarebbe impossibile per loro visitare la sua tomba, se fossero rispediti in Romania.
 
Di Fabrizio (del 16/10/2006 @ 11:06:33 in Regole, visitato 925 volte)

European Roma Information Office (ERIO) esprime le proprie preoccupazioni sulle dichiarazione del Ministro alla Sanità Radoslav Gaydarski, che sta considerando una legge mirata per porre freno al tasso di natalità fra i gruppi di minoranza, in particolare tra i Rom. Secondo il giornale "Sega", lunedì scorso Gaydarski ha detto ai giornalisti che se non si limitano le nascite tra i Rom, il tasso di mortalità in Bulgaria rimarrà tra i più alti d'Europa, dato che molti di quei bambini non arrivano all'età adulta. Gaydarski  suggerisce anche un incontro con i suoi colleghi di Ungheria, Romania e Slovacchia - i paesi con il più alto tasso di Rom - per affrontare congiuntamente la questione.

ERIO trova che questa proposta violi i diritti umani basici [...].  I nazionalisti fanno dichiarazioni come "Tra 50 anni i Rom saranno in maggioranza in Bulgaria, a causa degli alti  tassi di nascita", soffiando sui risentimenti anti-Rom. La "minaccia" della cosiddetta crisi demografica ricorre anche nelle dichiarazioni di quadri statali ed accademici.

Le dichiarazioni del Ministro suonano come inappropriate dai legislatori e dalle autorità sanitarie. Il Presidente della Commissione Parlamentare sulla Sanità, Dr. Borislav Kitov dice: "Una legge in questo senso non può entrare in Parlamento, e se anche lo facesse andrebbe direttamente alla Corte Costituzionale. Non possiamo incriminare qualcosa che è fisiologico, altrimenti sarebbe genocidio!" Secondo il Ministro la gravidanza sotto i 16 anni andrebbe proibita per legge. Naturalmente, la legge riguarderebbe principalmente la comunità Rom [...] Ma la domanda è cosa le autorità vogliono fare con le ragazze incinte sotto i 16 anni.

Comprendiamo che questa confusa idea d l'iniziativa anti-Rom di Gaydarski sia il risultato di una "umana" preoccupazione di ridurre la mortalità infantile dovuta alle gravidanze precoci, ma ciò deve realizzarsi in altra maniera, non con una legge incostituzionale che è considerata una interferenza brutale nei diritti delle donne e delle famiglie.

ERIO chiede all'Unione Europea di prendere misure per prevenire l'adozione di una legge simile, che sarebbe in conflitto con le politiche europee sui diritti umani e i valori democratici.

Ivan Ivanov, Executive Director,

European Roma Information Office.
Av. Eduard Lacomble 17
Brussels 1040, Belgium
Phone: 0032-2-733-3462
Fax: 0032-2-733-3875

Fonte Bulgarian_Roma - Un altro punto di vista

 
Di Fabrizio (del 03/05/2006 @ 11:02:54 in scuola, visitato 1064 volte)

Nel quadro del progetto Minority studies Society Studii Romani, sponsorizzato da Open Society-Institute di Sofia, è stata creato l'Archivio Librario "Studii Romani".

I materiali raccolti includono libri ed articoli accademici, pubblicazioni di organizzazioni rom, audio e video, posters e depliant (in tutto oltre 1000 testimonianze, 547 libri e 45 periodici bulgari e mondiali).

Come parte separata ma integrante della Libreria Specializzata, è la Collezione Speciale del Museo dei manufatti, sezione del Museo Nazionale Etnografico. La Libreria Specializzata e l'archivio "Studii Romani" sono parte dell'Accademia Bulgara delle Scienze. Durante gli orari di apertura pubblica l'ingresso è libero, secondo le norme del sistema delle biblioteche.

Sofia 1000, Moskovska str. 6a - Bulgaria
E-mail: romanilibrary@yahoo.com - studiiromani@geobiz.net
Apertura: lunedì, mercoledì, venerdì - 09.00-12.00, 13.00-17.00
http://www.studiiromani.org

 
Di Sucar Drom (del 11/01/2007 @ 11:01:56 in blog, visitato 784 volte)

Scatenata guerra di numeri con la Romania nell'Unione Europea
Da alcune settimane si susseguono in Italia gli interventi di associazioni, forze politiche e quotidiani sull’entrata della Romania e della Bulgaria nell’Unione Europea. Ciò che ha scatenato la polemica è la paura che avvenga un esodo in massa da questi due Paesi, soprattutto di Rom e Sinti Romeni. Già alcune settimane fa eravamo intervenuti, stigmatizzando le dichiarazioni di alcuni esponenti del...

Torino, seppelitemi in piedi e altre storie
«Questo è teatro della simultaneità: sul palco succede ciò che accade fuori dal teatro, nella realtà. La nostra». Con queste parole Beppe Rosso, definisce e sintetizza la sua «Trilogia dell’invisibile», il progetto artistico che, da anni, lo vede impegnato come attore ed autore.
Tre spettacoli, «Seppellitemi in piedi», «Anime schiave» e «Senza», che saranno in scena alla Cavallerizza Reale...

Porrajmos, il Giorno della Memoria 2007
In questo post, aggiornato tutti i giorni, presentiamo le diverse iniziative che si svolgono in Italia per ricordare il Porrajmos, la persecuzione su base razziale che hanno subito le popolazioni sinte e rom durante i regimi fascisti e nazisti.
Alessandria, 11 gennaio 2007, "Porrajmos", organizzato dall'Associazi...

 
Di Fabrizio (del 14/10/2005 @ 11:00:38 in scuola, visitato 1144 volte)

From: Liliya Brezina

Hello from Bulgaria,

[...]

I teach English at a primary (actually... Roma/Gypsy) school here. I'm looking for a colleague teaching similar age group for a non-formal exchange. As a first step I would like to exchange Christmas/New year's postcards. Each child could make a beautiful card and write a simple greeting on it. I will collect all of them and send a pack to the interested colleague, who could do the same.

`My' children are 8-9 years old. I'm teaching four groups, each about 20 kids. This is their second year studying English and their third year in school. We all have many difficulties, as some of them used to speak Roma/Gypsy language at home and then Bulgarian at school; You could imagine that learning English is a very difficult task.

We follow the Ron Holt's "BLUE SKIES for Bulgaria"'' - "Longman". The themes approximately are: Where are you from?; Possessions; Family; Food; In the kitchen; Likes and dislikes; Favours; Senses; Toys; Activities; Daily activities; Routines; Animals and food; Movement; Appearance; Health tips; Traffic rules; Famous places; Halloween; Christmas; Easter; National heroes;

I hope that suggestion sounds good to you and I'm open to new ideas as well. Any other advise is very welcome too. Thank you!

I'm sorry if this posting is off-the-topic, but I hope to find some colleagues with similar experience or/and support for my idea and work. Thank you.

Looking forward,
Liliya

 
Di Fabrizio (del 23/04/2006 @ 10:55:17 in Europa, visitato 1097 volte)
Aleksandra mi inoltra questa comunicazione:
Cari amici della rete RomEco,
volevamo informarVi che si è concluso il primo anno del Progetto di Ricerca Europeo sull'inserimento formativo e lavorativo dei Rom e Sinti, intitolato "RomEco". Siamo nel secondo anno del Progetto, alla fine del quale ci aspettiamo un rapporto, nonché una pubblicazione dei dati da diffondere. Si tratta, come molti di voi sanno, di un progetto internazionale tra l'Italia, la Germania, la Bulgaria e la Slovacchia.

Intanto Vi mandiamo il rapporto finale di un altro Progetto di Ricerca Europeo (il rapporto in inglese, è scaricabile QUI - sono 3 files formato .doc ndr.), intitolato "RomWom", sull'inserimento socio-economico delle donne Rom e Sinte, che ha visto coinvolti più di dieci paesi europei e che aveva una durata di sei mesi. Quindi, si trattava di produrre rapporti nazionali piuttosto generali (overviews), ma indicativi, con eventuali raccomandazioni, statistiche, ecc..

 Alla prossima,
 Zoran Lapov, Alessandra Novelli, Demir Mustafa
 EUROFOR / Università di Firenze / ARCI-Toscana
 
Di Fabrizio (del 19/03/2007 @ 10:54:32 in conflitti, visitato 869 volte)

Da Bulgarian_Roma

17 Marzo 2007 - Un video amatoriale lanciato su Internet, mostra le truppe Bulgare [in Iraq] che canzonano e umiliano la popolazione locale.

Il breve filmato mostra diversi soldati che si muovono su una vettura scoperta, mentre insultano i nativi in bulgaro [...] ed usano una parola bulgara che significa "sporco Rom"  ed ha una connotazione offensiva.

[...] Il Ministero della Difesa ha rimproverato i soldati responsabili dell'azione e ha chiesto di investigare sul caso.

 
Di Daniele (del 15/03/2006 @ 10:52:47 in Europa, visitato 1204 volte)

La Serbia-Montenegro cerca di integrare i rom

Come firmataria dell'iniziativa "Decennio dell'inclusione rom", la Serbia-Montenegro è impegnata a porre fine alla discriminazione e migliorare la vita del suo popolo rom. Case e formazione sono le aree chiave.

Davor Konjikusic per il Southeast European Time a Belgrado – 07.03.06

La Serbia-Montenegro è uno degli otto paesi che hanno aderito ad una iniziativa internazionale, lanciata nel 2005, destinata a migliorare la vita dei rom europei. Come aderenti al "Decennio dell'inclusione rom", i governi della Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Romania, Serbia-Montenegro e Slovacchia, si sono impegnati a porre fine alla discriminazione e interrompere il ciclo della povertà e dell'esclusione.

In Serbia-Montenegro, il problema più pressante è l'esistenza di insediamenti separati di rom. Secondo i dati attuali, circa 250.000 rom vivono in circa 600 comunità improvvisate, spesso situate in aree industriali o vicino a discariche di rifiuti. Sono fra le persone più povere d'Europa, prive delle comodità elementari come l'elettricità, scarico per i liquami ed acqua potabile pulita.

"I rom oggi sono fisicamente segregati nei loro insediamenti dal resto della società", dice il vice ministro federale per i diritti umani e delle minoranze Melena Markovic. "Sono privi di un adeguato accesso all'assistenza sanitaria e all'istruzione, e non possono soddisfare altre elementari condizioni di vita. I loro insediamenti sono separati dagli altri insediamenti, non sono igienici e mancano di infrastrutture appropriate". Per affrontare i problema, il governo programma la costruzione di case. Finora, la città di Belgrado ha garantito 58 lotti per le case e il finanziamento per la loro costruzione.
..

La maggior parte dei Rom di Serbia-Montenegro vivono riciclando cartoni. [Getty Images]

Ma i programmi per integrare i rom nelle comunità principali non hanno avuto sempre successo con i residenti. In un caso ben noto, scoppiò la collera sullo spostamento di rom in un nuovo complesso di appartamenti nelle vicinanze di Belgrado. Inoltre, dicono le autorità, alcuni rom non vogliono essere trasferiti, vedendo nello spostamento un tentativo di smembramento delle loro comunità.
..

Today's Features
Related Articles

Dopo le case, la prossima priorità è l'istruzione. Il governo ha deciso di introdurre insegnanti assistenti rom nelle classi nelle quali c'è un gran numero di studenti rom. Progetti pilota sono stati già lanciati in certe scuole. Anche se il governo ha promesso il suo impegno a raggiungere gli obiettivi del progetto Decennio Rom, il finanziamento resta un ostacolo. Secondo l'iniziativa, le opere devono essere finanziate dai vari paesi aderenti.

Paesi come la Repubblica Ceca, l'Ungheria e la Slovacchia perciò hanno la capacità di realizzare il progetto più rapidamente, perché hanno accesso ai fondi dell'U.E.

La Serbia-Montenegro, però, deve arrangiarsi con scarse risorse finanziare e può aspettarsi di vedere progressi molto più lenti.

 
Di Fabrizio (del 09/04/2006 @ 10:47:39 in Italia, visitato 1816 volte)
da: Pensiero in migrazione

(le proposte di carie assoiciazioni milanesi, tra cui Naga, Arci, Sincobas e Todo ccccambia) per il prossimo sindaco di Milano)

SNODI FOCALI:
1. Spostamento delle competenze per tutte le pratiche inerenti il rilascio e il rinnovo
del permessi dalle questure agli enti locali;
2. Riconoscimento del diritto di voto a livello amministrativo
3. Utilizzo dello strumento della requisizione temporanea degli immobili sfitti e
abbandonati e destinazione di una quota dell’ICI per l’implementazione di politiche
abitative;
4. Costruzione di un sistema di accoglienza per rifugiati, richiedenti asilo e detentori
di permesso umanitario;
5. Definizione di un ruolo attivo del Comune negli interventi di contrasto dello
sfruttamento del lavoro nero attraverso lo strumento della polizia locale;
6. Rendere effettivo l’esercizio del diritto alla salute universale per migranti regolari e
irregolari
7. Avvio di percorsi di pedagogia e programmi interculturali con attenzione anche
alla conoscenza e studio delle religioni e culti “altri” all’interno del sistema scolastico
comunale;
8. Creazione di un Osservatorio permanente contro le discriminazione e il razzismo;
9. Costruzione di luoghi di rappresentanza degli immigrati non solo a carattere
Consultivo;
10. Dichiarazione di Milano “città No-CPT”.


PREMESSA
Il 59,5% degli immigrati presenti in Lombardia ha un ‘anzianità di soggiorno maggiore di 5 anni. Questo dato indica una tendenza, confermata anche dal numero elevato di ricongiungimenti familiari, da parte dei cittadini immigrati a confermare la scelta di vivere stabilmente nelle città lombarde.

Nel comune di Milano, infatti, vivono 188.000 cittadini immigrati, di cui il 14,9% è rappresentato da minori. Un aspetto fondamentale della scelta compiuta dai cittadini immigrati nell’ individuare il Comune di Milano come luogo in cui vivere e investire è rappresentato anche dalla presenza di minori nelle scuole milanesi:
· 35.241 sono gli alunni stranieri con un incidenza complessiva del 7,3% della popolazione scolastica
· Il 16,5% dei bambini/e nelle Scuole di Infanzia sono figli di immigrati

Altro dato interessante relativo sia alla stabilizzazione che alla “trasformazione in atto della società” può essere rappresentato dal sensibile aumento dei matrimoni o coppie miste ( nel 2004 7.944, con un aumento del 3,3% rispetto al 2001)[1]

Questa è la fotografia di una città che è cambiata e che cambia con l’arrivo di nuovi cittadini, gli immigrati e le immigrate. E da qui partiamo per articolare alcune proposte politiche per il Comune di Milano

L’Italia ha smesso solo da pochi decenni di essere un paese di emigrazione e si è rapidamente trasformata in paese di immigrazione, con una percentuale di popolazione immigrata ormai simile a quella di altri paesi europei. A differenza di Francia, Inghilterra o Germania, paesi di più lunga tradizione di immigrazione, da noi la seconda generazione sta crescendo soltanto ora. Questo ci offre l’opportunità di guardare alle esperienze altrui, delle altre grandi città europee, per valutarne gli aspetti positivi e, soprattutto, per non ripeterne i fallimenti.
In questi anni in Italia e a Milano però hanno prevalso politiche improntante quasi esclusivamente a misure repressive, rinunciando a politiche attive che potessero accompagnare il cambiamento in atto e favorire l’accoglienza e l’inclusione. Il risultato è che oggi corriamo non soltanto il rischio di ripercorrere le strade fallimentari di altri, ma di fare di peggio. Le preoccupanti tendenze xenofobe e razziste, le tesi islamofobiche e i richiami allo “scontro di civiltà”, ne sono un inquietante segnale d’allarme. Rischiamo una città di tanti ghetti urbani, sociali ed etnici, attraversata da muri visibili e invisibili. Rischiamo una città insicura, invivibile e precaria per tutti e tutte.

Ecco perché vogliamo una politica riguardante l’immigrazione che si basi su un approccio completamente innovativo. Lo vogliamo non solo perché questo è giusto, ma soprattutto perché questo è necessario e urgente.

Non possiamo, quindi, accettare, l’idea di vivere in una società di cittadini di serie a, b e c, basata sulla discriminazione tra immigrati e italiani, tra immigrati regolari e irregolari, sul tragico ma concreto “transito” da una condizione di regolarità a una di irregolarità e sull’improprio sillogismo irregolarità=clandestinità=delinquenza e partiamo dal fatto incontestabile che nella decade 1994-2004 solo il 5-6% dei migranti è entrato in Italia regolarmente (cioè con visto rilasciato dal Consolato - dati pubblici -), mentre tutti gli altri hanno "beneficiato" delle varie sanatorie transitando dalla condizione di clandestino a quella regolare.
Non possiamo, accettare, che nel territorio milanese continuino le discriminazioni verso Ia popolazioni rom e sinti, ricordando anche che circa metà dell’attuale popolazione presente sul territorio italiano gode già della cittadinanza italiana[2], ma non riesce ad agire i propri diritti, schiacciata dalla forzata precarietà abitativa e lavorativa, dalla difficoltà di accedere alla formazione e alla scolarizzazione.

Vogliamo che dal COMUNE DI MILANO parta una forte iniziativa politica e culturale che segni una controtendenza rispetto allo spirito che ha caratterizzato tutte le normative sull’immigrazione finora elaborate, a partire dalla chiusura dei Centri di Permanenza Temporanea, passando per la fine della stagione del diritto speciale e del doppio binario giuridico per gli immigrati, l'approvazione di una normativa sul diritto di asilo, la riforma della Cittadinanza, il riconoscimento del diritto di voto, fino ad arrivare al capovolgimento dell'impostazione insensata secondo cui il permesso di soggiorno deve essere richiesto dall'estero

La Milano che vogliamo è una città che assuma fino in fondo e responsabilmente il suo processo di trasformazione, a partire da quello rappresentato dalla composizione demografica, per passare alla trasformazione culturale-sociale, per arrivare al ripensamento dello stesso concetto di cittadinanza e di che cosa sia società e che cosa faccia comunità.
A questo proposito sottolineiamo che i diritti di cittadinanza devono essere fondati sulla residenza in un paese, piuttosto che sul possesso di un passaporto; altrimenti la costruzione di una nuova società resterà un obiettivo lontano e controverso.

Non c'è parità possibile e non si costruisce una società partecipata e basta sul rispetto reciproco se l’esercizio dei diritti e dei doveri non sono prodotti di assunzione collettiva di responsabilità, ma solo di imposizioni.
Una nuova Milano, che metta al centro le persone senza discriminazione, la qualità della loro vita e i loro diritti; lo sviluppo e il cambiamento della comunità urbana dovrà in primo luogo affermare e potenziare il carattere pubblico e universale del welfare, privo di barriere tra i cittadini.



IN CONCRETO ALCUNE PROPOSTE
Riteniamo, prioritario per accompagnare la città nella sua trasformazione che il primo passo sia di intraprendere quegli atti dovuti a concretizzare l’effettivo spostamento delle competenze dalle questure agli enti locali per tutte le pratiche inerenti il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno e di prevedere nella fase intermedia percorsi di aiuto e facilitazione per il disbrigo delle pratiche, volte ad accorciare le inumane e insensate lunghe attese dei rinnovi; come ad esempio il rinnovo automatico dei permessi, come sperimentato come già con successo in altre città.

Il comune di Milano individui i suoi interventi nell’ambito dell’immigrazione con una visione non emergenziale, ma di cittadinanza e in un ottica di sistema, promuovendo politiche tese a garantire, senza discriminazione e per tutti, che siano cittadini italiani o stranieri, l’accesso al diritto alla casa, al lavoro, all'assistenza sociale e sanitaria, alla scuola, alla formazione, alla libertà di culto, al contrasto del razzismo (primo ostacolo alla trasformazione di Milano), alla promozione dei diritti di rappresentanza, di aggregazione e di partecipazione, anche con il riconoscimento del diritto di voto ATTIVO E PASSIVO.
Concretamente riteniamo che il Comune di Milano possa farsi promotore del riconoscimento del diritto di voto per gli immigrati a livello amministrativo.
Concretamente crediamo che il Nuovo Comune di Milano possa promuovere politiche attive sull’immigrazione e accompagnare la città nella sua trasformazione attraverso la creazione di un Assessorato ai Diritti di Cittadinanza con effettive deleghe e competenze e che si assuma la funzione di :

· indirizzo delle politiche e degli interventi nel quadro della trasformazione generale della città e non solo nella gestione dell’emergenza o dei problemi;
· coordinamento inter-assesorile per programmare politiche e interventi integrati e di sistema, visto la frammentarietà delle deleghe all’interno della macchina comunale monitoraggio/valutazione del processo di trasformazione della società milanese;
· Attivazione di tavoli non consultivi, al di fuori della mera gestione dell’ordine pubblico, stabili e composti da associazioni, istituzioni e funzioni competenti e rappresentanze di immigrati/e, che svolgano la funzione di monitoraggio e di azione diretta in relazione ai rapporti immigrati questura-prefettura;
· coordinamento degli “assessorati ai diritti di cittadinanza” decentrati nei consigli di zona, che svolgano la funzione di accompagnare le comunità territoriali nel processo complicato e delicato della trasformazione attraverso percorsi di confronto, interazione e di mediazione fra i cittadini per costruire nuovi patti di cittadinanza.

Abbiamo organizzato le nostre proposte in capitoli specifici di diritto, da non intendersi, in coerenza con l’impostazione generale del documento, come “diritti speciali e specifici” per gli immigrati. Riteniamo, infatti, che alcune proposte sotto riportate abbiano una valenza generale per l’intera cittadinanza milanese mentre altre siano specifiche per gli immigrati/e in ragione della discriminazione culturale- sociale tutt’ora esistente e nei confronti della quale richiediamo un forte impegno da parte del Comune.


Politiche abitative e di accoglienza
· Si destini una quota dell’ICI - almeno il 4%, a favore e a sostegno di politiche di implementazione del patrimonio di edilizia pubblica a canone moderato e sociale;
· Istituzione di un fondo comunale per il canone sociale per agevolarne l’accesso;
· Si utilizzi lo strumento della requisizione temporanea degli immobili sfitti e abbandonati da tempo, per fare fronte alle emergenze abitative (come, per esempio, fatto dal presidente del x municipio di Roma nel settembre del 2005 e ritenuto legittimo dal Tar del Lazio nella recente ordinanza del 25 gennaio 2006);
· Si preveda lo strumento della mutazione di destinazione d’uso degli immobili pubblici inutilizzati da almeno 5 anni a scopi sociali-abitativi;
· Si promuovano una campagna e interventi di sensibilizzazione per ridurre la discriminazione degli immigrati nell’accesso al mercato degli affitti (da una ricerca del 2005 diretta da APPC- associazione piccoli proprietari di case- emerge che a Milano il 70% dei proprietari non affitta case agli stranieri);
· Si attui un intervento di coordinamento reale, di monitoraggio, razionalizzazione e rafforzamento del sistema di accoglienza esistente. Un sistema di accoglienza diversificato e coerente alle esigenze, specificità dei singoli o dei gruppi ( rom, rifugiati , senza dimora, ecc), coerente con un modello di accoglienza modulare, non incardinato su pensiero- pratica del parcheggio non rispettoso della dignità e dei diritti delle persone, ma della promozione dell’ all’autonomia delle persone;
· La costruzione di centri di accoglienza per rifugiati, richiedenti asilo politico e detentori di permesso umanitario;
· Si superi la logica politica- culturale e gestionale dei “campi nomadi” per avviare politiche orientate all’individuazione di soluzioni abitative alternative, rispettose della convivenza reciproca, della consistenza di nuclei familiari assai dissimili dalla famiglia nucleare italiana;
· Si costituisca un tavolo permanente fra i diversi attori istituzionali – terzo settore per monitorare e valutare l’efficacia delle politiche abitative e dell’accoglienza specifica.

Politiche del lavoro e di contrasto del lavoro nero:
· Si attuino politiche di stabilizzazione e rafforzamento di sistemi integrati e misti dei servizi di formazione, accompagnamento e inserimento lavoro e sociale con il coinvolgimento attivo di tutti gli attori, funzioni e competenze responsabili ( mondo dell’impresa, servizi pubblici e privati);
· Definizione di un ruolo attivo del Comune in concerto con altri soggetti negli interventi di denuncia e di contrasto dello sfruttamento del lavoro nero attraverso l’utilizzo della polizia locale (controllo degli appalti, utilizzo e applicazione dell’articolo 18 previsto dalla D.Lgs . 286/98 contro la riduzione ella schiavitù);
· Strutturazione di specifici percorsi di inserimento lavorativo per i rifugiati, richiedenti asilo politico e detentori di permesso umanitario attraverso accordi specifici con sindacati e associazioni di categoria.

Politiche socio –sanitarie
· Garantire l’effettiva accessibilità al welfare locale integrato con il sistema di inserimento lavorativo rimuovendo le barriere ostacolanti da individuare:
o comunicazione- informazione
o relazione fra cittadino straniero e servizi
· Rendere effettivo l’esercizio del diritto alla salute universale per migranti regolari e irregolari
(come stabilito dall’art. 35 D.Lgs 286/98) attraverso la codifica omogenea di accordi, protocolli e
procedure operative con tutte le Asl e Ospedali milanesi;
· Rendere effettivo il diritto dei genitori migranti ad accedere al sostegni alla genitorialità garantiti alle famiglie autocotone;
· Presa in carico da parte delle funzioni competenti dei soggetti vittima di tortura con attivazione di percorsi di riabilitazione medico/psicologica e sociale.

Politiche dell’educazione e dell’istruzione
· Implementare in modo capillare nel territorio le scuole di italiano per immigrati attraverso il potenziamento della rete delle scuole del pubblico, del privato sociale e dell’autorganizzazione sociale,
· Attivare sportelli di informazione e di accompagnamento per l’avvio delle procedure per il riconoscimento dei titoli di studio;
· Avviare percorsi di pedagogia e di programmi interculturali all’interno del sistema scolastico come adeguamento coerente alla trasformazione culturale e sociale di Milano;
· Implementare e sostenere attraverso finanziamenti progetti interculturali all’interno delle scuole;
· Reintroduzione, previo ripensamento concettuale su obiettivi e funzioni , dei mediatori culturali linguistici nelle scuole;
· Realizzare percorsi formativi interculturali per tutti i/le docenti;
· Istituire apprendimenti per la lingua e cultura d’origine in orario scolastico ed extra-scolastico Scuole aperte anche al sabato mattina a complemento delle attività di lingua e cultura d’origine;
· Individuazione di tutela ed esercizio del diritto di studio e di istruzione per i cittadini maggiorenni non in regola con la normativa relativa all’ingresso e al soggiorno.

Politiche per la liberta’ di culto e dell’espressione delle religioni
· Facilitare e favorire senza discriminazioni la possibilità di costruzione di spazi idonei all’esercizio della libertà di culto e di preghiera;
· facilitare e promuovere all’interno dei programmi scolastici e nelle cosiddetta “ora di religione” percorsi di conoscenza delle religioni e culti diverse presenti nella comunità milanese.

Politiche di cittadinanza
In questo specifico si riportano tutte le proposte che riteniamo utili sia sul piano culturale e politico per rendere chiaro e sostantivo il percorso di trasformazione di Milano.
1. DISCRIMINAZIONE E RAZZISMO
- Creazione di un Osservatorio permanente contro la discriminazione e il razzismo, i cui compiti sono:
· promozione e realizzazione di un sistema annuale di monitoraggio e di valutazione degli atti di discriminazione perpetuati a danno degli immigrati nei servizi pubblici e sul territorio;
· raccolta di segnalazioni da parte dei cittadini;
· organizzazione e promozione di campagne di sensibilizzazione sui diritti e sui temi del razzismo, sul territorio e nelle scuole;
· interventi formativi rivolti agli operatori della pubblica amministrazione e dei servizi;
· istituzione di un fondo a sostegno della tutela dalla discriminazione attraverso lo strumento previsto dall' Art. 45 del D.lgs 286/98
· inserimento nel processo di affidamento dei servizi a terzi del criterio vincolante della non discriminazione degli immigrati siano essi utenti che lavoratori del servizio stesso.
2. DIRITTO DI ASSOCIAZIONISMO E DI RAPPRESENTANZA
· Promozione dell’associazionismo straniero e assegnazione di spazi idonei;
· Avvio di processi di costruzione di luoghi di rappresentanza non solo a carattere consultivo in rete con il Municipio e le sue articolazioni territoriali;
· Creazione di una casa dei popoli come luogo di incontro, conoscenza e confronto;
· La creazione di una casa del rifugiato, inteso come luogo nel quale organizzare momenti di dibattito fra i soggetti coinvolti nella tematica del rifugio.

Milano citta’ no – cpt
· Dichiarazione di Milano “Città No-Cpt” e conseguente richiesta al Ministero degli Interni della chiusura immediata della struttura detentiva di Via Corelli;
· Promuovere iniziative atte alla pubblicità diffusa dei dati sull’ingresso il trattenimento, l’allontanamento degli immigrati da CPT e centro di identificazione sul territorio;
· Impedire la realizzazione di espulsioni collettive di migranti nel territorio milanese”;
· Impedire anche il solo transito sul territorio comunale di convogli che trasportino cittadini stranieri espulsi collettivamente altrove;
· Garantire la funzione pubblica di accesso, monitoraggio e controllo delle zone “no fly” degli aeroporti e all’interno dei CPT e deI centro di identificazione;
· Istituzione del Garante dei diritti degli detenuti/trattenuti immigrati:organismo molteplice formato dalle associazioni/gruppi che si occupano di carcere e dei luoghi di detenzione per immigrati, da più rappresentanti dei detenuti/trattenuti, da un funzionario comunale e da un funzionario dell'amministrazione penitenziaria/ del centro di trattenimento.


Politiche per il reinserimento sociale dei detenuti stranieri
· Attivare a cura del Comune uno sportello informativo e di monitoraggio interno alle strutture detentive cittadine che:
➔ presti supporto e consulenza per ogni pratica relativa al permesso di soggiorno ed alla normativa relativa;
➔ orienti in relazione alla normativa vigente tempo per tempo in materia di immigrazione;
➔ orienti in relazione alla fruizione di percorsi alternativi alla detenzione;
➔ verifichi anche attraverso contatti con il Centro per l'Impiego del Comune la possibilità di collocamento al lavoro dei liberandi.
· Attivazione di una struttura abitativa da adibire a residenza temporanea per detenuti stranieri al fine di rendere effettivo il diritto a percorsi alternativi alla detenzione.
· Predisposizione di un protocollo amministrativo per l'ingresso nelle strutture detentive del territorio di mediatori linguisitici e culturali nonché per l'attivazione di corsi graduati di italiano.


Rom e Sinti
L’idea di destinare una parte del documento appositamente al popolo Rom non vuole costituire l’ennesima ghettizzazione, nè etnicizzare la differenza di un gruppo rispetto agli immigrati in generale, ma vuole richiamare l’attenzione su un popolo che risulta tra i più esposti al rischio di discriminazione a livello nazionale ed europeo.

In prima battuta è necessario rilanciare campagne antirazziste e contro la discriminazione dei popoli Rom e Sinti, che i questi anni a Milano è stato oggetto di politiche pubbliche differenziali, che hanno promosso un processo di ghettizzazione ed esclusione rispetto ai concittadini milanesi. Più in generale questo processo di esclusione a livello nazionale si è concretizzato nel mancato riconoscimento di minoranza linguistica.
È necessario che la nuova amministrazione comunale contrasti efficacemente la discriminazione anche attraverso la valorizzazione e il riconoscimento delle popolazioni Rom e Sinti, promuovendo dentro l’amministrazione stessa e nella città un approccio culturale non discriminante e rispettoso.

Di seguito segnaliamo una serie di criticità sollevate dalla situazione del popolo Rom che sono di interesse generale anche per altri immigrati e per i cittadini italiani.

Questione abitativa
Il diritto ad abitare non coincide immediatamente o semplicemente con il possesso di una casa, le comunità Rom esprimono modalità di abitare diverse da quelle attualmente in uso nel nostro paese. La sfera pubblica ho promosso solo la forma del campo, che appare oggi intollerabile non solo per la segregazione cui sono sottoposte le popolazioni che vi abitano, le precarie condizioni igieniche e di sicurezza, ma anche per l’enorme spesa che grava sulle finanze comunali; è necessario ragionare in termini di riconversione della spesa. Quanto viene speso per mantenere la vergogna dei campi nomadi può essere utilizzato per promuovere e sostenere nuove modalità di insediamento familiare, (ad es. micro aree abitative), il recupero e la trasformazione ad uso residenziale di spazi inutilizzati, l’accesso alla casa, il sostegno all’affitto.
Le condizioni degradanti in cui sono costretti a vivere i popoli Rom e Sinti producono a loro volta solo degrado sociale e culturale, non solo rischi per l’igiene e l’incolumità delle persone.
Queste politiche vanno promosse con l’obiettivo principale di sostenere non solo l’autonomia individuale, ma anche la capacità di accesso ai servizi e alle risorse, attraverso pratiche di autogestione già in uso presso le comunità.
L’uscita dai campi deve avvenire compatibilmente con il rispetto della struttura della famiglia allargata, investendo sulle comunità in questo risorse e promuovendo, a questo proposito, le pratiche di autogestione, autocostruzione già in atto nelle comunità, favorendo e incentivando le formule di mutuo aiuto esistenti tra le famiglie.

Questione scolastica
A fronte di un aumento dei dati riferiti alla frequenza, non corrisponde ancora un esito positivo del processo formativo scolastico, non solo in termini dispersione scolastica, ma anche di esito formativo. Rendere affettivamente accessibili e fruibili i servizi fin dalla scuola materna, sostenere adeguatamente in termini di risorse materiali e umane i percorsi scolastici nella scuola dell’obbligo, incrementare le forme di sostegno e promozione alla formazione professionale e alla scolarizzazione superiore. La mediazione culturale e’ lo strumento privilegiato attraverso cui superare le criticità in ambito scolastico e nel lavoro sociale all’interno delle comunità. È quindi necessario investire su mediatori culturali rom, sulla loro formazione e la possibilità di svolgere un lavoro all’interno dei servizi del territorio, come forma più generale di investimento sulla comunità intesa come risorsa.
Importante anche svolgere campagne informative nelle scuole, creare momenti di socialità, investire fortemente sulla formazione del personale docente e non docente.


Servizi socio sanitari
Promuovere l’effettiva presa in carico da parte dei servizi delle esigenze e delle problematiche espresse dai cittadini rom, estendendo l’applicazione di pari opportunità generalmente riconosciute alla maggioranza dei cittadini.

Mediazione culturale
La partecipazione effettiva dei cittadini rom alle diverse forme di promozione sociale agite dall’ente pubblico può trovare nei mediatori culturali rom la forma più avanzata di comunicazione e di attivazione con le comunità rom per un processo decisionale non escludente e più partecipato. La mediazione culturale in ambito scolastico e sanitario merita un capitolo a parte per il valore che riveste dentro e fuori le comunità: essa favorisce delle forme positive di riconoscimento, da parte dei Rom e dei Sinti che non si vedono più come figure marginali, da parte degli italiani che vengono costretti a rivedere i propri pregiudizi.
Il fatto che le mediatrici abitino nei campi e a stretto contatto con le altre famiglie consente di sviluppare delle forme effettive di tutoraggio delle famiglie più bisognose di accompagnamento nelle struttura scolastiche e sanitarie italiane, soprattutto nei consultori familiari, nel sostegno alla genitorialità, nell’assistenza alle partorienti.
Ciò consente anche di promuovere dei modelli di vita alternativi all’interno della comunità Rom e Sinti, agendo sull’autonomia economica dei soggetti che lavorano nella mediazione (soprattutto donne).

Lavoro
Potenziamento delle forme cooperativistiche rom sorte in questi anni a Milano, per la gestione di interventi specifici rivolti all’accoglienza abitativa dei rom e la promozione di percorsi di formazione e inserimento lavorativi delle giovani generazioni, con l’affidamento di nuovi servizi di utilità sociale.
Riconoscimento e certificazione delle competenze sorte nelle comunità e loro utilizzo a fini professionali.
Aprire nuove opportunità di lavoro legate all’effettivo recupero e investimento delle capacità autoimprenditoriali e artigianali, sia attraverso l’accesso alle “piazze di mercato”.


[1] Fonti ISMU e CARITAS 2005
[2] I censimenti delle popolazioni Rom e Sinti in Italia sono aleatori (approssimativi e in continua evoluzione) e generali, ciò è dovuto al fatto che queste popolazioni non sono riconosciute dallo Stato come minoranza linguistica. Si parla di circa 150.000 presenze in Italia, di cui circa 70.000-80.000 (50%) cittadini italiani, di cui Sinti sono circa 35.000. I non italiani sono soprattutto Rumeni, Kanjarja, Xoraxanè, Rudari, Kaulija e ora anche della Bulgaria, la cui presenza pare superare, in questi ultimi anni, quella dei titolari di cittadinanza italiana. Fonte Maurizio Pagani, Opera Nomadi Milano.

 
Di Sucar Drom (del 30/03/2006 @ 10:47:05 in Italia, visitato 1573 volte)
Gentile Candidata/o,

come Lei sa le Minoranze Nazionali Sinte e Rom, denominate “zingari” e “nomadi” in maniera dispregiativa ed etnocentrica, sono ancora oggetto di discriminazione, emarginazione e segregazione.

Le discriminazioni sono estese a tutti i campi, dal pubblico al privato, pertanto l’emarginazione e la segregazione economica e sociale dei Sinti e dei Rom si trasforma in discriminazione etnica.

In Italia le molteplici comunità rom e sinte, presenti in Italia da seicento anni, non sono ancora riconosciute come Minoranze Nazionali e pertanto non beneficiano dei diritti che questo status prevede.

Le politiche sociali rivolte alle popolazioni sinte e rom tendono apertamente all’inclusione sociale, all’integrazione, all’assimilazione.

Rare sono le realtà dove le comunità sinte e rom sono considerate protagoniste sociali e dove sono attuate politiche di interazione, di partecipazione diretta e di mediazione culturale, riconoscendo le loro società, le loro culture e le loro lingue sinte e romanés.

L’Italia nega ai Sinti e ai Rom l’applicazione della Convenzione Quadro per le Minoranze Nazionali e nega la Carta Europea sulle Minoranze Etnico Linguistiche che tutela le lingue minoritarie.

I novantamila Sinti e Rom Italiani vedono in molti casi negato il diritto alla residenza, il diritto alla sanità, il diritto alla scuola, il diritto al lavoro.

Inoltre, in Italia si costruiscono ancora i “campi nomadi”, luoghi di segregazione che concentrano gli individui contro la loro volontà.

La maggioranza dei Comuni ha emanato delle ordinanze di “divieto di sosta ai nomadi” che, in palese contrasto con il dettato costituzionale (articoli 3 e 16), negano il diritto di circolare e soggiornare liberamente sul territorio nazionale ai soli Cittadini Italiani riconosciuti come “nomadi”, “zingari” o “girovaghi”.

In questa situazione drammatica i Rom provenienti da Bosnia, Confederazione Yugoslava, Croazia, Bulgaria, Romania, Polonia, Ungheria subiscono oltremodo politiche discriminatorie, emarginanti e segreganti. Famiglie intere scappano dai loro paesi d’origine per i conflitti etnici e le guerre civili e l’Italia nega loro i più elementari diritti.

Segregati nei “campi nomadi” delle grandi città italiane, e non solo, i Rom Europei vivono situazioni inumane senz’acqua, luce e servizi igienici, costretti a mendicare per le strade il sostentamento giornaliero.

La situazione è talmente grave che anche la Chiesa Cattolica è “scesa in campo” pochi settimane fa, come avrà letto, denunciando il razzismo e la xenofobia di cui sono bersaglio queste popolazioni.

Ancora oggi in Italia non è riconosciuto il Porrajmos, la persecuzione razziale subita dai Sinti e dai Rom durante il fascismo e il nazismo che ha portato allo sterminio della metà dei Sinti e dei Rom in Europa.

Chiediamo che ai Sinti e ai Rom Italiani sia riconosciuto lo status di Minoranze Nazionali e che siano considerati protagonisti nelle scelte politiche e sociali del loro Paese. Chiediamo siano attuate e favorite politiche di interazione, di partecipazione diretta e di mediazione culturale.

Inoltre, chiediamo che siano attuate politiche di accoglienza a favore dei Rom Europei, presenti attualmente in Italia e si concerti una politica europea capace di rimuovere le cause che provocano la loro immigrazione nel nostro Paese.

Per queste ragioni chiediamo il Suo impegno, nella prossima legislatura, per promuovere leggi che facciano proprie le disposizioni della Raccomandazione n.1557/2002 del Consiglio d’Europa.

Istituto di Cultura Sinta - Associazione Sucar Drom - Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Mantova

Rif:
 
Di cicciosax (del 31/03/2009 @ 10:45:30 in Europa, visitato 2815 volte)

Corriere.it

Shuto Orizari, vicino a skopje, citta' di 40mila abitanti
I Rom? Hanno un Comune e un sindaco
In Macedonia l'unico insediamento al mondo diventato un municipio. E con quartieri divisi per etnie

SKOPJE (Macedonia) - Tra la prigione e il cimitero, Shuto Orizari: l’unico insediamento rom al mondo diventato Comune, con tanto di regolari elezioni per il sindaco, scuole, ospedale, centri religiosi, collegamenti via bus per il centro della vicina Skopje. E infatti "Shutka", come viene chiamato da tutti, non è un ghetto o un campo nomadi. Ma "un Comune dove la gente sceglie di vivere, e vi si stabilisce perché è libera di seguire la way of life rom in libertà", come spiega Sheny, giovane rom di 26 anni che lavora come taxista nel centro e frequenta una delle università della capitale della Macedonia.

ZONE ETNICHE - L’insediamento di Shutka (uno dei più grandi a livello europeo) nasce nel 1963, quando il terremoto che colpì Skopje distrusse, fra l’altro, il vecchio quartiere rom. Oggi il Comune, fondato nel 1996, conta circa 40.000 abitanti e si divide in diversi quartieri che rispecchiano, in miniatura, le divisioni della società macedone: c’è la zona dei rom macedoni, quella dei rom albanesi (con rispettive scuole, dove si tengono lezioni in albanese ed in macedone). Ma camminando per le vie del centro si sentono lingue di tutta Europa, e anche lo stile delle case rispecchia quello dei vari Paesi di provenienza degli abitanti di Shutka. Pluralità che si declina anche sul versante religioso: il 60% delle persone che vivono a Shutka segue i dettami dell’Islam (e infatti, sta per essere completata la costruzione di una grande moschea, che si dice finanziata con donazioni di Amdi Bajram, rom eletto al Parlamento macedone, e fondi provenienti dalla Turchia), il restante un mix di religioni "ereditate" dai Paesi di provenienza.

DIFFERENZE SOCIALI - Molti dei rom di Shutka lavorano nel mercato del centro, il "bazaar", particolarmente frequentato anche dagli abitanti della vicina Skopje per i bassi prezzi degli articoli. Anche se quello della disoccupazione, come anche quello della bassa scolarità, è uno fra i problemi principali degli abitanti del Comune. Si sussurra che sia il sindaco Erduan Iscini a pagare, di tasca propria, l’elettricità; mentre in estate acqua e luce sono razionate. In certe strade, case modeste e povere fronteggiano eleganti villette con giardino: il livello medio dei rom che abitano a Shutka è basso, ma quelli che hanno fatto fortuna non mancano, e lo testimonia anche l’alto numero di automobili di buona qualità parcheggiate sui marciapiedi del centro. Attaccamento alle radici? Certo. Ma anche consapevolezza che vivere a Shutka, conviene: i costi in genere sono piuttosto contenuti, ci si può permettere qualche lusso in più rispetto ad altre zone intorno a Skopje.

VOTO PER IL SINDACO - Il prossimo weekend, a Shutka, sarà "election day": si va al ballottaggio per le presidenziali macedoni, e i cittadini saranno chiamati anche a votare il nuovo sindaco. La carriera politica, in Macedonia, non è preclusa ai rom: oltre ad un parlamentare rom, Amdi Bajram, è stato nominato anche un ministro rom, senza portafoglio, Nezdet Mustafa. E c’è chi guarda con interesse alla vicina Bulgaria, dove il leader del partito di centrodestra GERB e sindaco di Sofia Boyko Borissov ha recentemente dichiarato, in attesa delle elezioni politiche che si terranno entro la fine dell’estate, di stare riflettendo sulla possibilità di creare un Ministero che rappresenti la popolazione rom presente nel Paese.

Greta Sclaunich - 30 marzo 2009

 
Di Fabrizio (del 04/10/2006 @ 10:45:07 in Europa, visitato 1063 volte)

1/10/2006- Un ultra-nazionalista i cui seguaci intonano slogan come "trasformiamo gli zingari in sapone" è emerso come il secondo candidato per popolarità alle elezioni presidenziali in Bulgaria. Anche se Volen Siderov, leader del partito Ataka, non è favorito alle elezioni di questo mese, i sondaggi suggeriscono che avrebbe abbastanza voti da sfidare il favorito Georgi Parvanov, in un secondo turno elettorale. Il suo seguito ha allarmato Bruxelles per il prossimo ingresso della Bulgaria nell'Unione Europea. Durante un raduno nella città di Dobrich, Siderov, che è un ammiratore di Jean-Marie Le Pen - leader del Fronte Nazionale francese, ha infiammato i suoi supporters che intonavano il suo nome inframmezzato ad aggressivi slogan retorici contro le minoranze. "La Bulgaria ai Bulgari" è diventata la parola d'ordine del suo partito, che alle elezioni dell'anno scorso ha ottenuto l'8%. I partiti delle minoranze, soprattutto quelli che rappresentano le etnie turca e rom, sono particolarmente preoccupati. Siderov ha colpito l'opinione popolare con le accuse di criminalità a circa 600.000 Rom. "Basta col terrore zingaro!" ha urlato in TV. Katinka Barysch, del Centro per la Riforma Europea, afferma che il populismo sta capitalizzando le disillusioni sull'ingresso in Europa. "Ovviamente ci sono quanti che non ottengono vantaggi immediati, così spuntano demagoghi che dicono il falso sugli zingari e altre cose simili". Siderov, 50 anni ed ex giornalista, è imputato dal tribunale per discriminazione etnica e sessuale. Non ha nemmeno simpatia per gli acquirenti britannici: "Un gran numero di Inglesi viene qui a comperare proprietà e si sentono i padroni perché tutto è a buon mercato. Ma poi dicono che i Bulgari non potrebbero andare in Inghilterra. Se l'Inghilterra pone dei limiti ai Bulgari, allora lo stesso dobbiamo fare noi". Boyko Todorov, del Centro per gli Studi sulla Democrazia di Sofia, dice: "C'è una generale insoddisfazione sulla politica sin qui seguita. Questa è la ragione della sua popolarità." Ma c'è anche un'altra ragione, osserva Todorov: "Siderov è un bravo oratore e il 99,9% dei politici bulgari è incredibilmente noioso."
© The Times Online

 
Di Fabrizio (del 06/08/2006 @ 10:42:58 in scuola, visitato 896 volte)

di Teodora Krumova:

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha sviluppato un programma nazionale di scolarizzazione e qualificazione professionale, indirizzato ai Rom analfabeti o semi-analfabeti, per favorirli nel mercato del lavoro. I Rom illetterati in Bulgaria sono il 12,7%, la percentuale è raddoppiata nel periodo tra i due ultimi censimenti per quanto riguarda gli adulti tra i 15 e i 64 anni.

Il programma mostra alcuni punti di debolezza nel suo futuro sviluppo:

  • mancanza di continuità e di un bilancio delle esperienze precedenti di alfabetizzazione. Un programma in tal senso è quello di 10 anni fa, che però non tiene in conto i cambiamenti della situazione scolastica e le specifiche della comunità Rom, confrontate alle specifiche dell'educazione per adulti (incluso i metodi per motivare le persone coinvolte nel continuare);

  • mancanza di collegamento tra le diverse istituzioni responsabili del programma, e tra queste e le OnG Romani. In particolare il collegamento tra il Ministero per l'istruzione e quello del lavoro, che darebbe un senso concreto al programma. Il programma sarà efficace se motiverà i Rom illetterati, per questo le OnG possono svolgere un ruolo importante di appoggio e di monitoraggio, in ogni caso, possono fare da filtro nel raccogliere pareri e suggerimenti dei diretti interessati, rendendo attiva la partecipazione dei Rom.

Esistono numerosi esempi positivi di un simile percorso: tra questi Veliko Turnovo, con i corsi nel villaggio di Vodoley e in quello Kostantin (comune di Elena)

Nella scuola elementare Hristo Smirnensky di Vodoley, i bambini hanno dato il benvenuto ai loro genitori, offrendo pane e miele e intonando l'inni nazionale bulgaro e Gelem Gelem, inno Rom. La manifestazione è stata organizzata dalla scuola e dal Centro "Amalipe di Veliko Turnovo. L'insegnante, Diana Dimitrova, ha insegnato per cinque anni folklore Rom agli studenti. Si è guadagnata il risetto non solo dei bambini, ma anche dei loro genitori. Gli adulti sono stati visibilmente motivati dalla manifestazione, come pure dallo sprone ricevuto dai loro figli: "Voglio terminare questo corso, e trovare un lavoro". "Voglio un lavoro per prendermi cura dei miei figli, così che possano frequentare la scuola" "Voglio dimostrare che anche noi, i Rom, possiamo essere istruiti" - queste alcune risposte che sono state date al gioco interattivo "Qual'è il mio sogno".

"Non vogliamo benefici sociali, ma lavoro ed istruzione! Perché i media si accorgono di noi solo quando si parla di soldi o di assistenza sociale?" - si chiede Asya, che ha tre figli e che frequenta la scuola assieme alla figlia più grande.

Il corso si doveva tenere a Veliko Turnovo, ciò comportava che i partecipanti facessero 20 Km. e ritorno ogni giorno per 5 mesi. Dopo colloqui tra Amalipe ed i partecipanti, venne presa la decisione di spostare il corso  nel villaggio di Vodoley, dove vivono la maggior arte dei partecipanti. Il primo nucleo di Rom coinvolti, si sono fatti carico di cercare e convincere altri membri della comunità a partecipare, così da raggiungere il numero richiesto di partecipanti. Sono stati loro a motivare ed entrare in confidenza con gli altri membri della comunità del villaggio (la maggior parte dei quali non aveva terminato la scuola dell'obbligo), e alla fine il numero dei partecipanti era molto più alto della soglia prevista.

“AMALIPE” 
CENTER FOR INTERETHNIC DIALOGUE AND TOLERANCE
Mailing address: Veliko Turnovo,Central post office, p.o.box. 113
Tel: 0888/681-134; tel./fax: 00359 62 600 224;

E-mail: deyan_kolev@yahoo.com - amalipe@mail.bg - http//www.geocities.com/amalipe2002

 
Di Fabrizio (del 09/09/2006 @ 10:41:34 in Europa, visitato 976 volte)

By Jeffrey White | Correspondent of The Christian Science Monitor

OSTRAVA, REPUBBLICA CECA - Soltanto quando il visitatore lasciò la stanza, Helena Gorolova andò vicino a suo marito e gli sussurrò: "Come donna, mi sento senza più valore."

Helena Gorolova non potrà più avere figli. Sedici anni fa, racconta, i dottori la sterilizzarono mentre stava dando alla nascita il suo secondo figlio, con parto cesareo. Senza avvertirla di cosa si trattava, i medici le fecero firmare la documentazione per la sterilizzazione.

"Mi dissero, firma qui o morirai" dice "In quelle condizioni, avrei firmato qualsiasi cosa, ero terrorizzata. Non sapevo cosa significava la parola sterilizzazione, e firmai senza sapere di che si trattava."

Helena Gorolova dice che i dottori la sterilizzarono non perché fosse in pericolo di vita, ma perché Romni. Gli attivisti dei diritti umani affermano che la caduta del comunismo 16 anni fa non ha posto fine a questa pratica rivolta alle donne Romani - a volta offrendo soldi per estorcere il consenso - per il controllo della popolazione.

La questione ora è rimbalzata sui tavoli dell'ONU. Questa settimana è attesa la bozza del rapporto del Comitato per l'Eliminazione della Discriminazione contro le Donne, che accusa il governo Ceco di non aver fornito risposte complete su 80 casi similari, che riguardano gli anni dal 1986 sino al 2004.

[...] Il rapporto si conclude con l'appello al governo perché cambi la legislazione in merito e indennizzi le vittime.

"Non sembra possibile che il governo fornisca risposte esaustive sulla protezione dei diritti umani nella repubblica," dice Gwendolyn Albert, direttore di Human Rights League a Praga.

Il Ministero della Sanità assicura che sta investigando su questi casi. Un portavoce del Ministero parla di "casi isolati e senza continuità" e nega che le donne Rom fossero un obiettivo di questa pratica.

Gli attivisti notano che i casi riguardano alcune regioni più di altre. In Slovacchia, ad esempio, sembra che ci siano più casi, ma la pratica riguarda anche casi in Ungheria, Romania e Bulgaria.

Ma la ricerca di dati è difficile, primariamente per gli ostacoli che dottori ed ospedali pongono nel fornire informazioni, dice Dimitrina Petrova, direttrice di European Roma Rights Center a Budapest. "Ci sono molti ostacoli. E' estremamente difficile raccogliere i fatti."

Molti dei casi sono simili: coinvolgono donne Rom che erano ricorse al secondo taglio cesareo, a cui i dottori prescrivevano la chiusura delle tube per evitare una terza gravidanza (ed un altro cesareo). Nella maggior parte dei casi, non venivano date informazioni e si chiedeva solo di firmare dei documenti. Altre addirittura affermano di essersi trovate di fronte al fatto compiuto.

"Non mi dissero che stavo firmando [un consenso] alla sterilizzazione," dice Evita Cerenakova sul foglio scritto a mano che le fu presentato quando dette alla luce la sua seconda figlia nel 1997."Non mi dissero niente."

Evita Cerenakova dice che i dottori le spiegarono che stavano dandole "un impianto per il controllo delle nascite."

Ora, ha citato l'ospedale per danni, $54,245. Tre altre Romnì stanno facendo lo stesso [...]

Finora, pochi casi hanno riguardato le donne ceche non-Rom, che invece investe la popolazione Rom più marginalizzata. "La verità è che non ci sono abbastanza donne [di etnia] ceca che siano coinvolte" spiega Michaela Kapalova, che rappresenta 40 donne di etnia Rom.

Molti dei circa 12.000 Rom slovacchi sono qui ad Ostrava, una città con alti tassi di disoccupazione vicina al confine polacco, stipati in quartieri lontani dal centro in palazzi che sono vicini allo sbriciolarsi. Di pomeriggio, gli uomini fumano mentre le donne preparano la cena. I bambini abbondano. I casi di sterilizzazione hanno toccato una corda profonda all'interno di una cultura che stima sopra ogni cosa la famiglia e prevede molti bambini.

"Stiamo tentando di ricevere delle scuse pubbliche" dice Helena Gorolova "perché non venga fatto ad altre donne quello che noi abbiamo patito."

Molti Rom ritengono che queste pratiche continuino. Il governo lo nega.

L'anno scorso, Helena Ferencikova fu la prima donna a vincere un caso contro un ospedale. Un tribunale di Ostrava stabilì che i dottori avevano mancato di informare e ottenere il consenso della donna sterilizzata nel 2001, e chiesto all'ospedale di scusarsi, L'ospedale è ricorso in appello.

I dottori negano di aver agito in malafede, ma sembra che le cose nel frattempo stiano cambiando.

"Dieci anni fa, le informazioni ai pazienti erano ad un livello differente da adesso," dice Richard Spousta, capo-ginecologo nell'ospedale cittadino di Ostrava. Ora, dice, le donne devono aspettare almeno sei settimane dopo la nascita del bambino, prima di essere sterilizzate.

Un venerdì al mese, Helena Gorolova raggiunge altre Romni di Ostrava in un gruppo di supporto.

Una di loro è Helena Balogova, analfabeta. L'ospedale le diede $ 225 "per quella cicatrice," dice mostrando il segno sulla pancia. "Potrei aver avuto quattro altri bambini con mio marito."

 
Di Fabrizio (del 29/04/2006 @ 10:41:15 in lavoro, visitato 1444 volte)
Due articoli sulla mobilità lavorativa in Romania, e sulle ricadute dell'ingresso del paese nell'Unione Europea.
Il primo:


Romania: paese d'immigrazione

26.04.2006 scrive Mihaela Iordache
Un cambio di paradigma. Non è più esclusivamente un paese che esporta manodopera. Ora in Romania alcuni imprenditori richiedono lavoratori stranieri. Un'imprenditore tessile dell'est del Paese ha recentemente richiesto 1500 lavoratrici cinesi

L'altro, su

Previsti 56 mila lavoratori da Romania e Bulgaria nel 2007

Circa 56 mila lavoratori romeni e bulgari sbarcheranno in Gran Bretagna dopo l’adesione dei loro Paesi all’Unione europea, probabilmente a gennaio 2007. La previsione è dell’Institute for Public policy research, think tank progressista vicino al “New Labour” di Tony Blair, che in un rapporto pubblicato ieri a Londra argomenta i dati in chiave positiva, esortando le autorità a mantenere aperto il mercato del lavoro per i cittadini dei nuovi aderenti, come fatto con le matricole nuovo-europee nel 2004.
 
Di Daniele (del 26/07/2006 @ 10:39:16 in casa, visitato 1307 volte)

Il 19 luglio 2006, l'organizzazione internazionale per i diritti umani, Centre on Housing Rights and Evictions (COHRE) e la European Roma Rights Centre (ERRC), hanno fatto un appello per bloccare lo sfratto pianificato dei rom di via Dobri Jelyazkov a Sofia, indirizzandolo al Presidente ed al Primo Ministro della Bulgaria.

Il 12 luglio 2006, l'autorità distrettuale ha mandato delle missive a sedici famiglie rom che abitano in via Dobri Jelyazkov, a Sofia, richiedendo loro di lasciare le loro case entro 10 giorni o il comune emmetterebbe un ordine di sfratto sommario, malgrado il fatto che le comunità hanno vissuto in questo terreno per molte generazioni. In mancanza di ragionevoli giustificazioni, adeguato preavviso, consultazione con le famiglie colpite, risarcimento e tutte le condizioni per un alloggio alternativo e supporto sociale per le famiglie, tale sfratto ammonterebbe a una grossa violazione degli obblighi della Bulgaria ai sensi della legge internazionale dei diritti umani.

 
Di Daniele (del 16/05/2006 @ 10:39:04 in Europa, visitato 1474 volte)

6 maggio 2005, di Otto Pohl - riassunto

Gli zigani ottengono uno strumento legale nella lotta per i diritti.

Miskolc, Ungheria – Per i zigani dell'est Europa, come Agnes Krappai, la vita sembra non migliorare mai. Lei vive in una zona povera di questa città ungherese, in una casa senza acqua corrente.

Il suo vicino lava un tappeto in strada, riuscendo a fare uscire acqua da un pozzo con la pompa a mano. "È una crisi costante, se c'è una cosa simile", dice la signora Krappai.

Ma adesso alcuni leader dei zigani, o rom, stanno pensando ad un nuovo modo per cercare di ottenere l'uguaglianza: la lotta per i diritti civili dei neri americani. Sempre più, i rom stanno sollecitando di garantire i loro diritti, e fanno ciò dove pensano che avranno la migliore possibilità di riuscita – tra i nuovi membri est europei dell'U.E. e quelli che stanno cercando di influenzare l'Europa occidentale con interpretazioni rigide delle loro nuove leggi antidiscriminatorie.

La strategia dei rom è stata ricompensata in ottobre, quando una corte bulgara per il distretto di Sofia si pronunciò a loro favore in un caso di segregazione a scuola. "Questa è Brown contro il Ministero dell'educazione in Europa", ha detto Dimitrina Petrova, direttore esecutivo dell'European Roma Rights Center, ricordando la delibera del 1954 della Suprema corte secondo la quale il sistema ufficiale del "separato ma uguale" della segregazione razziale nella scuola era incostituzionale.

"Questo è un puro modello americano", ha detto la signora Petrova, il cui gruppo ha proposto l'azione legale. "Non è un diritto se non puoi difenderlo in una corte di giustizia".

Un appello è in corso, ma il governo bulgaro ha già iniziato ad emanare cambiamenti nella politica statale dell'educazione, e la fondazione Romani Baht, il gruppo bulgaro per i diritti che ha discusso il caso, ha detto che sono stati programmati altri 50 casi di segregazione scolastica in autunno.

Nel 2002, la fondazione ha proposto un'azione legale contro un bar di Stara Zagora, Bulgaria, per aver rifiutato di servire un rom.

La fondazione ha vinto, e da allora ha intentato azioni legali contro i proprietari di night club, ospedali e altre società, accusandoli di rifiutare riassumere o di servire i rom.

I casi citati di leggi antidiscriminazione emanate per preparare la Bulgaria ad entrare nell'U.E., che spera di fare l'anno prossimo.

Alcuni di quelli che lavorano in nome dei rom dicono che questi sforzi offrono un modello per aiutare altri gruppi che combattono la discriminazione.

Gorge Soros, il miliardario che è uno dei più grandi benefattori dei gruppi per i diritti dei rom, promette che "tale sforzo sarà fatto con le minoranze musulmane" d'Europa una volta che le conquiste dei rom siano state garantite.

Comunque, la legge europea è basata sulla legge civile, il che significa che una decisione della corte non diventa automaticamente legge dello stato – e che le vittorie in tribunale ottenute nelle campagne di vertenze strategiche, non hanno necessariamente effetti di ampia portata.

Ancora, Panayote Dimitras, direttore esecutivo del settore Grecia dell'Helsinki Monitor, un gruppo per i diritti umani che opera anche nei balcani, ha detto di aver citato sentenze della corte dall'Europa orientale nei casi rom in Grecia.

La sig.ra Petrova ha detto di sperare che le conquiste fatte nell'Europa dell'est si diffondano anche nell'Europa occidentale, dove i rom combattono per i loro diritti.

Gli sforzi dei rom vanno oltre le sfide legali. A dicembre, Gyorgy Macula, un giovane ufficiale della polizia di Budapest, ha fondato l'Associazione della polizia rom a Budapest. Egli l'ha modellata sulla Associazione della polizia nazionale nera, un'associazione fondata in Illinois nel 1972 per aiutare gli ufficiali neri negli Stati Uniti a combattere le pratiche di imposizione della legge razzista e creare una relazione più positiva con le comunità minoritarie.

Per la prima vota, c'è anche una rappresentanza rom a Bruxelles. Dopo l'ingresso dell'Ungheria nell'U.E. nel 2004, ha eletto due rom nel parlamento europeo.

Ancora non c'è un movimento unitario rom e non c'è un leader come il Rev. Dr. Martin Luther King Jr. ad aiutare a crearne uno, né figure galvanizzanti come Malcolm X o Rosa Parks.

E non tutte le cause legali hanno successo. La Corte europea per i diritti umani a Strasburgo ha bocciato la causa di 18 bambini rom cechi non handicappati.

Le stime sono che più del 75% di bambini rom nella Repubblica ceca sono messi in scuole speciali. L'azione legale è stata ripresentata.

Si dice che i rom siano emigrati dall'India in Europa più di 1000 anni fa, portando modi nomadi, pelle scura, cultura insulare e strani costumi che hanno spianato la strada per una marginalizzazione permanente.

I nazisti consideravano i rom una razza inferiore, raggruppandoli con ebrei e i disabili, e ne uccisero mezzo milione nei campi di concentramento nella II guerra mondiale.

Anche oggi, molto resta oscuro a proposito dei rom. Non c'è accordo neanche sul loro numero in Europa. Stime li collocano fra i 7 e i 15 milioni, e dal 5 al 10% della popolazione in molti Paesi dell'Europa orientale.

In Ungheria, la lotta per abolire la segregazione razziale nelle scuole è arrivata qui a Miskolc, una delle regioni più povere dell'U.E.

Andras Ujlaky, presidente della fondazione per le opportunità per i bambini, un'associazione ungherese che si interessa della scolarità dei rom, recentemente ha visitato qui i leader della comunità rom per discutere l'integrazione di una scuola nelle vicinanze di una gran quantità di squallidi edifici dove vive la sig.ra Krappai. Il sig. Ujlaky ha bevuto il caffé mentre mentre si sedeva su un divano consunto nella piccola, pulita casa di un leader della comunità e ha parlato dei progetti per i bambini per rifiutare di essere messi nella scuola di tutti i rom.

Se i bambini hanno difficoltà per il trasporto, ha detto, pensa di intentare un'azione legale per discriminazione, sperando di sollecitare un riesame procedurale che chiuderebbe la scuola per soli rom.

"Ora che la legge è fatta dovremmo usarla", ha detto il sig. Ujlaky.

 
Di Fabrizio (del 28/12/2005 @ 10:36:12 in lavoro, visitato 1215 volte)

"Le voci sulla nostra integrazione sono largamente esagerate"

Di: Deyan Kolev - fonte Bulgarian_Roma


Un terzo dei Rom non ha esperienza lavorativa, intendo non ha mai lavorato con contratto a tempo indeterminato. Questi alcuni dei risultati di una ricerca condotta dal Centro Amalipe sui dati dell'Agenzia per le analisi sociali, l'UNPD e la Banca Mondiale. Il 66,1% dei Rom che non hanno mai avuto un lavoro sono donne. Sono dati "shoccanti" se comparati a tutti i rapporti sulle iniziative governative "di successo" per l'integrazione dei Rom e l'uguaglianza di genere.


Cosa significa? parafrasando Mark Twain, che le voci sull'integrazione dei Rom sono state largamente esagerate. Questi dati, riportati con alcuni errori da diversi giornali, necessitano di alcuni chiarimenti.


Per iniziare, la maggior parte di questo terzo di Rom che non ha mai avuto un lavoro sicuro, vuole lavorare legalmente! La stesa ricerca mostra che il 90% dei Rom preferisce un lavoro permanente al vivere di assistenza sociale.. Quindi non è serio motivare l'alta percentuale di Rom disoccupati con la semplice poca voglia di lavorare o "pigrizia innata". Sono spiegazioni facili, ben accette all'orecchio di un vasto pubblico, in ogni caso non riflettono la realtà e la ricerca lo dimostra chiaramente. Nella cultura patriarcale rom il lavoro e la diligenza sono valori esattamente come nella cultura patriarcale bulgara: non potrebbe essere differentemente, visto che i Rom si sono sempre guadagnati da vivere nei secoli con lavori tradizionalmente artigiani, spesso i più duri e più sporchi.


Secondo: la mancanza di scolarizzazione non può essere l'unico fattore motivante di una così alta percentuale di mancanza di esperienza lavorativa. Senza dubbio, la scuola è un fattore importante (non è una coincidenza che il 64% di chi non ha mai trovato lavoro no ha terminato l'8° grado!), ma questo non è il solo dato rilevante. Ancora più sorprendente il secondo fattore: più del 98% di questo gruppo ha meno di 39 anni! E' la generazione entrata in età lavorativa dopo i cambiamenti del 1989.  I Rom "del periodo socialista" senza lavoro, sono soltanto l'1,6%. Insomma, la società bulgara democratica del XXI secolo, esclude di più di quella totalitaria del XX secolo! Le ragioni possono essere...

Terzo: la disoccupazione è un chiaro sintomo del gap di sviluppo tra le diverse regioni e i differenti tipi di insediamento - un problema che non ha basi etniche. Circa l'80% dei Rom disoccupati vive in villaggi e piccole città. La liquidazione dell'agricoltura cooperativa socialista dove molti di loro erano occupati, li ha lasciati senza altri sbocchi nel mercato del lavoro. Le stesse ragioni valgono anche per i Bulgari delle medesime aree (non nella stessa percentuale). La transizione ha completato ciò che già si sta va sviluppando nell'ultimo periodo del comunismo: la marginalizzazione dei villaggi e dei piccoli insediamenti dalla vita economica reale.

Last but not least, occorre grande attenzione alla discrepanza di genere nell'impiego tra i Rom. Due terzi tra la i Rom mai attivi sono donne. Una ragione risiede nel conservatorismo della comunità e nel ruolo che tradizionalmente viene riservato alle donne. E' un problema che non va sottaciuto, magari rifugiandosi nella strenua difesa della tradizione. Se la tradizione è quella che preserva il senso della comunità, deve comunque adattarsi all'attualità, senza arrestare lo sviluppo di quel 56% di comunità che è costituito da donne.

Se un terzo dei Rom non ha accesso al mercato del lavoro, non è un problema della sola comunità. I numeri stupiscono perché mpostrano sembra ombra di dubbio che la Bulgaria è percorsa da buchi neri di cosmica ineguaglianza tra i differenti gruppi sociali, etnici, persino generazionali. Chiudere gli occhi è un modo per cadere dentro questi stessi buchi.


“AMALIPE”

CENTER FOR INTERETHNIC DIALOGUE AND TOLERANCE

Mailing Address: Veliko Turnovo, p.o.box. 113

Tel: 0888/681-134; e-mail: deyan_kolev@yahoo.com, amalipe@mail.bg

 
Di Fabrizio (del 27/06/2006 @ 10:35:15 in scuola, visitato 2181 volte)

Da maggio scorso, sono apparsi sui media statunitensi, in particolare quelli diretti verso i lettori europei, una serie di articoli che paragonano la lotta dei negri americani negli anni '60 a quella dei Rom nell'Europa del 2000. Ora è la volta di Dzeno, sempre attenta ai suggerimenti e alle tattiche provenienti da oltreoceano. Articolo precedente.

 

23. 6. 2006 - I Rom mutuano le tattiche delle lotte per i diritti civili. per ottenere uguali opportunità nell'accesso alla scolarizzazione e nuove opportunità per i loro figli

OSTRAVA, Repubblica Ceca - Siamo nei pressi di un insediamento-ghetto, una ragazza con un ventaglio di plastica in testa, balla sulla porta di una casa diroccata. Fluttua all'interno, una scintilla nel buio, libera per ora dalle statistiche che predicono che si svilupperà in una giovane madre sposata ad un uomo con "più residuo di stoffa che monete nelle tasche".

All'appartamento al secondo piano, Berta Cervenakova auspica un futuro migliore per la sua famiglia. Nikola, suo figlio di 17 anni, è uno dei 18 che ha accusato il governo di segregazione scolastica. I ricorsi anti-discriminazione sono parte della nuova generazione di Rom, per contrastare generazioni di pregiudizi in tutta l'Europa dell'Est con tattiche mutuate dai movimenti civili U.S.A.

"Se non si trattasse di razzismo, perchè mia figlia è stata destinata a una scuola differenziale?" chiede Cervenakova, nella sua cucina decorata con pentole riempite di fiori di plastica. "Il sistema ha fallito. Vogliamo i colpevoli".

Il caso ceco e altri simili in Bulgaria e Ungheria sono la prova lampante dei persistenti pregiudizi affrontati dai Rom, e scoprono gli stili di vita che hanno contribuito alla povertà diffusa nella comunità e la sua scarsa voce politica. Durante il comunismo, i Rom beneficiavano di un sistema che offriva pari condizioni lavorative, a fronte però di un'istruzione di "secondo livello" che non li ha preparati ai fervori capitalistici e ai pregiudizi seguiti al crollo del muro di Berlino.

"Questi casi discriminatori si ispirano all'esperienza americana" afferma Dimitrina Petrova, direttrice esecutiva di European Roma Rights Center, che segue gli sviluppi cechi. La sua organizzazione vuole modellarsi su come i neri negli Stati Uniti usarono i tribunali, incluso il caso Brown v. Board of Education oltre 50 anni fa, per promuovere il cambiamento sociale.

Scopo dei gruppi Rom, come per la minoranza degli studenti nel Kansas del 1950, è di vincere la causa che obblighi il governo nazionale a rafforzare le leggi anti-discriminatorie.

E' una strategia nuova in un'Europa più incline a cercare protezione nei parlamenti. Azioni iniziate nell'ex blocco sovietico, perché i diritti umani e il multiculturalismo incontrino le richieste di adesione all'Unione Europea.

Il caso sollevato contro la Repubblica Ceca, portato dal gruppo di Petrova dopo la scoperta che gli studenti Rom sono 27 volte di più esposti alle scuole differenziali, viene rivolto al giudizio finale della Corte Europea dei Diritti Umani. Lamenta che il governo Ceco ha storicamente deviato i Rom verso scuole differenziali, basandosi più su criteri etnici che sull'abilità intellettuale. Il tribunale inizialmente ha stabilito che gli studenti Rom hanno subito un trattamento impari, ma ha rifiutato di ammettere che a questo corrispondesse un'attitudine intenzionalmente discriminatoria.

Le autorità ceca hanno preso conoscendo del problema e iniziato a fare cambiamenti.

"Abbiamo iniziato ogni discussione possibile su come integrare i bambini Rom," dice Ondrej Gabriel, portavoce del Ministro dell'Educazione, che rimprovera i Rom per non insegnare il Ceco ai loro figli. Ci sono nuove classi di lingua prescolari espressamente per i Rom, e nelle classi sono stati posti specialisti Rom.

I critici affermano che i Rom sono più portati degli altri per finire in classi con problemi di apprendimento.

"Si limitano a ridipingere i segni" dice Kumar Vishwanathan, a capo di Life Together, organizzazione anti-discriminazione di Ostrava, dove si sima abitino 30.000 dei 250.000 Rom del paese. "Come mai non si integrano questi bambini? Il sistema scolastico congela questa comunità e li tiene lontani dal progredire."

Libuse Soukalova, direttrice di una scuola dell'obbligo per bambini con problemi d'apprendimento, dice che in 27 anni come educatrice, non può nominare un solo Rom che abbia avuto una storia di successo. Nel 2005, il 25% degli studenti Rom ha completato la scuola primaria, confrontato col 73% degli studenti etnicamente cechi. Soukalova aggiunge che ogni anno 30 dei suoi studenti Rom iniziano le superiori, e due la terminano.

"I loro bambini non frequentano la scuola d'infanzia, e i loro genitori non prestano grande attenzione all'educazione" continua, aggiungendo che ogni studente nella sua scuola affronta un test psicologico ed attitudinale. "Non conoscono le cose che sanno i loro coetanei cechi."

I Rom, che si pensa migrarono dall'India oltre 1.000 anni fa, a lungo hanno vissuto ai margini della società europea. Lavorando come stagnaie musici, lavoratori a giornata e come zappatori, inizialmente si spostavano in carovane attraverso le foreste. Sono stati visti stereopaticamente come ladri e bugiardi, e spesso visti più come artisti che pragmatici. I nazisti li accusarono di inferiorità razziali, e ne uccisero circa 500.000 nei campi di concentramento.

Si stima che siano tra gli 8 e i 15 milioni i Rom sparsi nell'Europa Centrale e Orientale. L'ampia discrepanza dei numeri è dato dal fatto che molti negano la loro appartenenza per paura di persecuzioni. Ad esempio, nella Repubblica Ceca il Difensore Pubblico dei Diritti, che indaga sulle violazione delle libertà civili, dice che anche recenti rapporti al tempo della Guerra Fredda, le donne Rom furono sterilizzate "in maniera illegale o per motivi inappropriati" (vedi articolo precedente).

Il caso venne alla luce nel 2004 quando 10 donne Rom lamentarono di non essere state informate sulle conseguenze della sterilizzazione. La pratica faceva parte di una politica non esplicitata nell'era comunista, per prevenire il "rischio sociale" di un alto tasso di natalità tra i Rom. Il difensore pubblico ha scoperto che questa attitudine persiste negli ospedali e che "la società ceca deve affrontare questa realtà."

I Rom furono portati ad Ostrava dopo la II guerra mondiale, per lavorare nelle miniere di carbone e negli impianti chimici. Il cielo era una ua visione granulosa di promessa, sibilante per i vapori, il fumo e gli effluvi nocivi. Ma ancora i locali si siedono sui gradini della cupola di san Venceslao, scolando birra e ascoltando i colpi di mazza delle macchine. Il museo cittadino è poco frequentato e si mormora "I fine settimana ormai sono morti. Non funziona più niente."

Ai margini di Ostrava, oltre le fabbriche saccheggiate e il groviglio della ferrovia, su Cervenakova e sua figlia Nikola e i loro soprammobili, molte ragazze ripetono la storia dei loro avi: ricevendo educazione che le quqalificano per lavori come aiuto cuoche e tuttofare.

"Sono stata alla differenziale per 9 anni. Il dottore aveva detto a mia mamma che non ero pronta per la scuola normale," dice Lycie Gorolova, una ragazza con poche possibilità in una città che conta il 28% di disoccupazione. "Nella mia classe eravamo 30 Rom e 4 bianchi. Volevo fare la fornaia o la parrucchiera, ma non ero qualificata. Ho dovuto scegliere tra assistente in cucina o donna di servizio. Mia madre è donna di servizio."

Storie simili si ripetono. Tutti sanno che anni nelle scuole differenziali, negano l'accesso alle superiori, diminuiscono le possibilità per il college o altri corsi avanzati.

Cervenakova dice che il futuro di Nikola è stato compromesso dalla scuola primaria, in un istituto differenziale. L'anno scorso è arrivata in una classe normale, ma si è trovata sempre indietro e più lenta delle sue compagne. Ha iniziato a marinare la scuola e cercare qualche lavoro. Ora, a 17 anni, frequenta l'ottavo grado. Nessuna ambizione, se non quella di sposarsi.

Dice: "Ho soltanto brutti ricordi."

"E' la mia primogenita" dice Cervenakova, il cui marito era autista al tempo del comunismo e attualmente è disoccupato. Gli altri figli - due ragazzi e una ragazza - frequentano la scuola normale e se la cavano bene.

C'è paura e un po' di rimpianto quando racconta cosa è capitato a Nikola: "Non sapevo come comportarmi quando il personale scolastico è venuto qui. Mi diedero un foglio di carta e mi dissero di firmare. Non lo feci. Nikola era troppo giovane per conoscere le conseguenze di ciò."

Dusan Cervenak, Rom cresciuto nel quartiere zingaro di Ostrava. Ha visto i suoi amici che lasciavano le scuole differenziali. Ha frequentato le classi regolari e oggi è un operaio lavoro apprezzato tra i Rom. Un omone con baffi sottili, Cervenak dice che la situazione difficile e le differenze culturali hanno mantenuto la comunità dalle altre generazioni.

"Nel passato la soluzione più facile era mettere i Rom nelle scuole differenziali. Molti non parlavano il ceco. Rimanevano indietro e non erano bravi studenti," dice."Le cose sono cambiate negli ultimi anni. Ora le scuole primarie hanno assistenti per i bambini Rom."

In città, quello che hanno costituito le compagnie di carbone anni fa sta sbiadendo. I quartieri residenziali sono degradati, crescono il crimine e la droga. Il cielo in compenso è pulito, ma in pochi sembrano apprezzare questa novità.

Jiri Smelik è stato dirigente di una scuola regolare per 13 anni. Il ruolino degli studenti è indicativo dei cambiamenti nel quartiere. Nei primi anni, l'8% degli studenti era Rom, oggi sono il 70%.

"Non voglio sembrare razzista," dice seduto nel suo ufficio al termine della giornata, mentre spazza il pavimento con una scopa. "Ma non credo nell'eguaglianza tra le persone. Mi spiace dirlo, ma in generale i Rom sono meno intelligenti."

Ha lasciato la sua dichiarazione sospesa; non la ha ritrattata.

Smelik dice che in 13 anni solo quattro degli studenti Rom sono andati alle superiori. Cita problemi sociali, povertà, ghetti e la mancanza di quella che chiama un'intelligentsia Rom. Sospira profondamente, tentando di mettere ordine nei suoi pensieri: "Spero di poter offrire una chance per una vita migliore," dice. "E' un lavoro che esaurisce. Provi duramente. 100volte e 100 volte ancora."

Cammina calmo lungo il corridoio, armeggiando con le chiavi ed mostrando alcuni ospiti. Blocca il portello e si dirige indietro verso il suo ufficio

By Jeffrey Fleishman, LA Times Staff Writer

 
Di Fabrizio (del 28/03/2007 @ 10:34:27 in Regole, visitato 1350 volte)
Un paio di giorni fa, il padre della famiglia Mogos, Marin Mogos, si è suicidato per strangolamento nel centro di transito dell'aeroporto di Bucarest. Nel 1990. a seguito dei disordini per la caduta del dittatore Ceausescu, la sua famiglia fuggì in Germania. I Mogos, assieme ai loro tre figli, chiesero di rinunciare alla cittadinanza rumena e diventarono apolidi.

A seguito del rifiuto della loro richiesta d'asilo e del successivo procedimento al tribunale di Wiesbaden, la famiglia venne espulsa in Romania nel 2002. Per paura di rappresaglie in Romania, la famiglia rifiutò di entrare in Romania e da allora finirono in quella terra di nessuno del centro di transito. Il cibo e le medicine erano insufficienti (Mogos soffriva di diabete). Tutta la famiglia ha sofferto di depressione e stati di paura. La figlia maggiore ha probabilmente lasciato il centro di transito nel frattempo. L'insostenibile situazione a portato Mogos al suicidio.

Questo tragico evento mette un'ombra nella tanto celebrata entrata di Romania e Bulgaria nell'Unione Europea e pone il fatto che nell'Unione Europea ci sono cittadini di seconda classe - senza stato, che formalmente erano cittadini rumeni. Persone che, per ragioni consce e comprensibili, non vogliono più essere cittadini di Romania e rifiutano di ritornarci, mentre hanno paura di perdere la possibilità di rimanere in Germania, dove si sono integrati.

Persone, che pure loro integrati in Germania e ancora apolidi, ma che hanno richiesto la loro rinaturalizzazione sono parimente minacciati di deportazione in Romania. A loro viene risposto che la rinaturalizzazione può avvenire in Romania. Molti anni di vita in Germania, la nascita e la crescita dei bambini e il terminare di un'integrazione di successo sono totalmente ignorati.

Come ex cittadini rumeni, i Rom apolidi sono effettivi cittadini dell'Unione Europea. La burocrazia tedesca nondimeno adopera lo status di apolide per farne cittadini di seconda classe ed escluderli dalla libertà di movimento come diritto fondamentale nella EU. Il governo rumeno presta la sua assistenza a questa procedura.

Förderverein Roma e. V. si rammarica profondamente per la tragica morte di Marin Mogos  e condanna fermamente l'ignoranza e l'attitudine inumana delle autorità tedesche.

Förderverein Roma e. V.
Stoltzestraße 17
60311 Frankfurt am Main
00 49 69/440123
foerderverein. roma@t-online. de

 
Di Fabrizio (del 13/05/2006 @ 10:33:49 in media, visitato 1749 volte)
Con un linguaggio diretto e discorsivo, in quest'intervista emerge un netto panorama sul mondo dell'informazione in Bulgaria, i limiti attuali, i legami con i poteri, le paure e le gelosie che riguardano gli operatori. Niente di nuovo, in verità, in un quadro che ricorda da una parte altre situazioni dei Balcani, e qualche cosa dell'Italia di oggi.

09:00 Lun 08 Maggio 2006 - di Polina Slavcheva

Toma Nikolaeff è direttore della prima e unica Agenzia d'Informazione Rom Defacto (RIA Defacto), fondata il 9 settembre 2003. Nel 2004 l'agenzia ricevette numerose minacce anonime (vedi ndr.) e chiuse per riprendere l'attività il novembre dell'anno scorso. Prima di divenire direttore di Defacto, Nikolaeff è stato fondatore e presidente della Fondazione Comunità Rom e del Consiglio Nazionale dei Partiti e Organizzazioni Rom. E' stato membro delle Forze Democratiche Unite. E' fondatore e presidente del secondo partito rom registrato in Bulgaria, il Movimento Unico Centrale "Salvezza" ed è eletto nell?Unione Internazionale dei Rom (IRU).

Quale la tua impressione sui media bulgari?
Molte volte ho avuto come l'impressione che quando certi colleghi scrivono di qualcosa, in realtà facciano pubblicità nascosta. Dall'altra parte, quando scoprono qualche affare sporco, non succede niente. Invece in Inghilterra, cari miei, se i giornali pubblicano storie simili, la tua carriera è assicurata. Qui l'impressione è che qualsiasi cosa si scriva, i carri continueranno per la loro strada, i cani ad abbaiare, e nessuno si metterà paura. Un'altra cosa: non mi dimenticherò mai, alla Libreria Nazionale stavo facendo una ricerca e stavo leggendo i giornali di 100 anni fa. Penso fosse una vecchia intervista di Zahari Stoyanov, dove diceva esattamente le stesse cose dei politici di oggi, con qualche termine differente. Parlava di democrazia, libertà di parola, apertura dei confini, miglioramento delle vie di comunicazione per aprire via di scambio con l'Europa. Non esistevano la EU e la NATO, se non in un'altra forma che il politico intravedeva. L'ho visto coi miei occhi, giuro, avevo la pelle d'oca.

Pensi che ci sia la censura nei media bulgari?
I media bulgari sono molto censurati. Devi sapere, sono stato piacevolmente sorpreso l'anno scorso quando Georgi Lozanov ha detto all'annuale premio giornalistico Chernorisets Hrabu che non sarebbe stato assegnato, senza specificare il perché. Il primo ministro e il vice primo ministro erano presenti e hanno accolto la notizia con un gelido sorriso. Sai perché non ci sarebbe stato il premio? A causa della censura. Devono difendere organizzazioni differenti, politici, determinate sfere.

Come sopravvivono i piccoli media come il tuo?
Ho chiesto sovvenzionamenti sia al governo che alle OnG - a Open Society Institute e a Soros Foundation Network, alla World Bank. Abbiamo anche in corso quattro o cinque progetti, incluso quello per promuovere l'integrazione EU. Ho chiesto ai ministeri 3500 LEVA (poco più di 1700 euro ndr.) per questo. Non hanno mai rifiutato di vederci o di parlarci, ma non hanno mai mollato niente. Poi dicono che i Rom sono illetterati e che non c'è nessuno a cui affidare denaro. Ci siamo appellati al Direttorato sulle Tematiche Etniche e Demografiche, per cercare aiuto nel promuovere l'integrazione EU, ma ancora aspettiamo una risposta, che sono sicuro non arriverà. Ho scritto a tutti i ministeri. Abbiamo persino offerto le nostre notizie a tutti i mezzi d'informazione: BTA, 7 Days television, Televisione Balkan Bulgarian, Nova TV, Televisione Nazionale Bulgara. Chiedevamo notizie Romani da 5 a 15 minuti a settimana. Inoltre chiedevamo ai giornali una pagina a settimana per fornire informazioni. Un manager TV o un editore devono essere pazzi nel non intravedere il potenziale guadagno. Se i Rom sapessero di un giornale con le loro notizie, e attualmente ci sono 400.000 Rom in Bulgaria, su 100.000 di quanti sanno leggere e scrivere, sarebbero 50.000 copie vendute in più. Senza parlare di quanti tra gli analfabeti guardano comunque i programmi TV.

In un comunicato stampa, dicesti che Defacto non riuscì ad ottenere un buon volume di vendite, causa mancanza di esperienza. Non pensi sia questa una delle ragioni per cui i media rifiuterebbero di darvi pagine e spazi tv?
Prima dicevano della nostra mancanza di esperienza, ora invece fanno così perché siamo diventati troppo esperti. Dopo quell'esperienza non ho mai detto una parola contro nessuno. Non apro bocca perché vedo intolleranza nei media, nel governo nelle OnG. I giornalisti non sono interessati a coprire le notizie sui Rom, anche quando ci sono fatti positivi. Le OnG sono più tolleranti, ma poi ci dicono: Non dovresti scrivere di politica. Ora, prova ad immaginare come potrebbe essere Defacto se dovesse limitarsi negli argomenti che tratta.

Una volta hai detto che ci sono state minacce contro di voi e che questo ha causato l'interruzione delle pubblicazioni nel 2004.
Ci furono. Arrivavano tutte da gente Rom, tutta istigata dai cosiddetti Turchi.

A che scopo?
Per terrorizzarci, e smettessimo le pubblicazioni.

Perché i Turchi?
Nelle nostre prime uscite ci eravamo contrapposti specificamente al loro Movimento per i Diritti e le Libertà (MRF). Io sono nazionalista e non mi piace quando si dice che hanno tenuto la Bulgaria sotto un giogo per 500 anni. E poi ci fu la dichiarazione di Adem Kenan (capo del non registrato Partito Democratico Turco - che si riferiva alla Bulgaria come a un paese che il suo popolo aveva governato per 500 anni, e ai Bulgari come agli ex-schiavi dei Turchi).

Una volta hai menzionato che a Defacto avete bassi stipendi. Cosa fate per vivere, oltre ai giornalisti?
I casi sono diversi. Due ragazzi sono figli di imprenditori, uno dei loro genitori è nel campo delle costruzioni e l'altro ha una compagnia privata. Tutti gli altri sono figli e figlie di capi Rom, miei conoscenti, e non vogliono che il loro nome sia reso pubblico.

Qui c'è un nome – Polina Marinova.
Polina Marinova è stato tanto tempo fa! [...] Il nostro primo numero fu a marzo novembre. Ora dopo la paura scrivono sotto pseudonimo. Quel numero invece era del 4 settembre, e c'erano le prime avvisaglie.

Quindi, cominciarono pochi mesi dopo che avevate iniziato…
Per telefono. Ero in sede con un mio amico, stavamo bevendo qualcosa. Mentre ci preparavamo per andare, lui azionò l'allarme e io scendevo le scale. In alcuni punti si spensero le luci. Raggiunsi il primo piano e udii qualcuno: "Salve, Nikolai.". Risposi e cominciarono a colpirci e ad urlare: "Vi spariamo!"; erano in quattro o cinque, mai visti prima. Io e il mio amico scappammo fuori. Se il mio amico non fosse stato lì anche lui, chissà come sarebbe finita. Questo nell'aprile 2004. Pensai ad un'intimidazione e al diavolo!, bisognava continuare. Ma in molti si impaurirono. Poi ci fu un episodio simile con una giornalista russa che era in visita. Qualcuno le telefonò e le disse che sapevano dove viveva e che se continuava a lavorare con noi sporchi zingari, gliel'avrebbero fatta pagare.

Da allora quante sono state le minacce che avete ricevuto?
Chi sa dirlo… Non ricordo.

Vi minacciavano per qualcosa di particolare?
No, ci dicevano soltanto: Chi pensate di essere, [...] smettete di scrivere, vi prenderemo voi e le vostre famiglie…

Erano Bulgari o Rom?
Per quanto ricordo dal loro accento, non erano analfabeti, parlavano correttamente. Rom o Bulgari, non so dirlo. Ma so che uno dei due che è stato poi arrestato, era zingaro e probabilmente era in qualche modo collegato a  MRF. In quanto all'altro, ho la certezza che fosse del MRF. Era lui a minacciarci per telefono se non chiudevamo l'agenzia. Così, dopo queste minacce, andai in Inghilterra nell'aprile 2004 e tornai nell'ottobre 2005. Durante questo tempo, feci un bilancio personale e compresi che se avessimo continuato su quei toni, non potevamo aspettarci niente di buono - che so, scrivendo contro Maya Cholakova (Direttrice del Direttorato sulle Tematiche Etniche e Demografiche). Chi ci avrebbe finanziati per  continuare? Dissi a me stesso: se vuoi dare lavoro a più gente, lavoro e stipendi, è meglio rimanere calmi, non urlare tanto. Così, abbiamo smesso di urlare...

Defacto’s website also has an English version, at: www.defacto.hit.bg

 
Di Sucar Drom (del 17/12/2005 @ 10:30:21 in musica e parole, visitato 1067 volte)
Più di 500.000 Sinti e Rom sono stati uccisi nei campi di sterminio nazisti.
Una storia dimenticata. Una storia non ancora scritta.
Raccontarla è un atto dovuto.

"Nei vari processi contro i nazisti responsabili di crimini contro l'umanità, primo fra tutti quello di Norimberga, mai nessuno si preoccupò di sentire la testimonianza di uno zingaro. Al processo di Gerusalemme, nonostante Eichmann si fosse dimostrato consapevole delle pratiche di deportazione degli zingari, il capo d'imputazione che riguardava questo argomento venne annullato. Nessun responsabile fu chiamato a rendere conto dello sterminio degli zingari."

Pino Petruzzelli, dopo i reportages in forma di spettacolo dedicati al Marocco, all'Albania, al G8 di Genova e al Messico sta preparando una nuova serie di Portraits teatrali dedicati alla cultura Rom e Sinta e da oltre un anno è in viaggio per l'Europa sulle orme di queste Minoranze Etniche Linguistiche Europee attraverso Italia, Bulgaria, Albania, Francia, paesi dell'ex Yugoslavia e Turchia.

Il primo appuntamento è dedicato al genocidio dei Rom e dei Sinti durante il nazismo. Un genocidio che nasce dal pregiudizio e dal razzismo imperanti nella Germania degli anni trenta. A Berlino il dottor Robert Ritter, direttore del Centro di Ricerche per l'Igiene e la Razza dichiara che "gli Zingari risultano come un miscuglio pericoloso di razze deteriorate" e che "la question zingara potrà considerarsi risolta solo quando il grosso di questi asociali e fannulloni sarà sterilizzato". La dottoressa Eva Justin rivela al modo accademico nazista, nella sua applaudita tesi di laurea, la presenza nel sangue dei Sinti e dei Rom di un gene molto, ma molto pericoloso: il gene dell'istinto al nomadismo, il terribile wandertrieb.
Lo spettacolo vuole essere un viaggio nella memoria alla scoperta di una pagina di storia che inspiegabilmente non trova spazio nei testi scolastici. Un genocidio dimenticato, così come dimenticati sono stati i risarcimenti dovuti a queste popolazioni perseguitate durante il nazismo.
Uno spettacolo carico di umanità e di amore per etnie, quelle Rom e Sinte, che nel corso degli anni più che essere sconosciute sono state misconosciute.

CENTRO TEATRO IPOTESI in collaborazione con TEATRO STABILE di GENOVA
e CENTRO CULTURALE "PRIMO LEVI"

ZINGARI: L'OLOCAUSTO DIMENTICATO

interpretazione, testo e regia
PINO PETRUZZELLI


Così la critica:
"... se è atroce quello che è accaduto, ancora più atroce sarebbe dimenticare: bisogna rammentare e far conoscere che nei lager accanto ai triangoli gialli di sei milioni di ebrei c'erano quelli rosa degli omosessuali, quelli rossi degli oppositori politici e quelli neri degli 'arianissimi' zingari che hanno pagato con più di mezzo milione di vittime il loro essere zingari.
Pino Petruzzelli dà vita a un canto civile e disperato contro una delle più orribili malattie dell'anima: il razzismo."
(Magda Poli - Il Corriere della sera)

"E' una storia meno nota del genocidio ebraico, per il carattere orale della cultura zingara e per la collocazione sociale molto subalterna; ma le tappe e i protagonisti sono più o meno gli stessi e l'ordine di grandezza della strage è sempre imponente, circa 500.000 vittime. Lo racconta lo spettacolo di Pino Petruzzelli interpretato dall'autore stesso. In questa sorta di orazione civile non vi sono scene né personaggi di finzione: Pino Petruzzelli ricostruisce davanti ad un leggio le vicissitudini dei Rom, dalla progressiva emarginazione medievale agli orribili esperimenti 'medici' subiti nei lager nazisti, alla beffa dei mancati risarcimenti dopo la guerra.
Si esce scossi, desolati, indignati. Ma, forse, con meno pregiudizi"
(Ugo Volli - La Repubblica)

"Una sola apertura all'ironia, nell'interrogativo sul perché di torture, cavie umane, camere a gas riservate ai Rom, di cui mai si riferisce né si chiede ragione alla giustizia umana: che il revisionismo storico - chiede con garbo Petruzzelli a metà spettacolo - consista proprio nel voler completare la documentazione e la presa di coscienza dell'Olocausto aggiungendo quel che da mezzo secolo si tace? Per il resto la chiave di lettura, interpretazione e regia, rifugge dall'effettismo; tende soltanto, con partecipe, stupefatto e teso narrare, a rappezzare, almeno con un ricordo teatrale, lo squilibrio e l'oblio di un genocidio."
(Margherita Rubino - La Repubblica)

"... Zingari: l'olocausto dimenticato è uno spettacolo asciutto, rigoroso, solo parole... eppure coinvolgente, di intensa drammaticità. Un sasso nello stagno della nostra apatia esistenziale." (Pier Antonio Zannoni - RAI 3 e RAI 2)
per informazioni
Paola Piacentini
Centro Teatro IPOTESI
via Piaggio, 28 - 16136 Genova
telefono 010.2721194 - cellulare 348 5723604
e-mail: teatroipotesi@tiscali.it
2335080

 
Di Fabrizio (del 25/02/2007 @ 10:27:30 in Europa, visitato 1296 volte)

Segnalato da Tommaso Vitale

Da Euregion.net - Saturday 24 February 2007

In Slovenia dilaga la rivolta razzista anti-rom. Scenari inquietanti per un Paese che nella prima metà del 2008 presiderà l'UE. Per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo problema, in novembre scorso ha avuto luogo una marcia, che partendo da Lubiana, ha toccato anche Trieste e Monfalcone.

La famiglia Strojan
La lunga marcia dei cancellati si è svolta in novembre, cominciando da Lubiana. E' passata per Trieste, dove 48 vittime della cancellazione che non si vogliono arrendere o rassegnare di fronte all'indifferenza del governo e del parlamento di Lubiana che continuano a glissare sul problema, sono state accolte in Consiglio regionale dall'assessore alla cultura e alle politiche della pace Roberto Antonaz e da alcuni consiglieri di diversi partiti della sinistra (Rifondazione, PdCI, DS e Verdi).

Poi è stata la volta di Monfalcone, dove ad esprimere la propria solidarietà ai cancellati della Slovenia (ma anche a qualche cancellato italiano che si è unito alla carovana, come il giovane rom nato a Roma da genitori ex-jugoslavi Zvonko Đurđević) sono stati gli operai della Fincantieri, quelli del sindacato FIOM, con alle spalle una lunga tradizione di lotte operaie e di solidarietà interetnica.

Ad applaudire il gruppo accompagnato nel loro viaggio verso Bruxelles dagli attivisti sloveni e italiani di "Karavla mir" e "Dostje" c'erano pure alcuni lavoratori del Bangladesh e del Pakistan, alcuni dei tanti che nella Monfalcone progressista e cosmopolita hanno ottenuto un diritto di domicilio esemplare rispetto ad altre realtà industrializzate. Da Monfalcone a Parigi, al parlamento francese insieme ai "sans papier" e poi a Bruxelles dal commissario Franco Frattini, accompagnati da due deputati della sinistra europea, Giusto Catania e Roberto Musacchio che avvertono: la Slovenia risolva questo problema prima di prendere in mano le redini dell'UE. Viaggio imbarazzante per il governo sloveno, che sulla marcia europea dei diseredati ex-jugoslavi preferisce per ora mordersi la lingua. Solo due i messaggi pervenuti dal mondo politico ai cancellati in procinto di partire; quello solidale del deputato socialdemocratico Aurelio Juri, e quello critico e stigmatizzante dell'eurodeputato del Partito democratico sloveno Miha Brejc.

Molti cancellati, nonostante due delibere a loro favore della corte costituzionale slovena, continuano a rimanere tali, a non godere cioé di quegli elementari diritti di cittadinanza o di residenza che furono cancellati amministrativamente in una notte del 1992 e più tardi solo parzialmente riconosciuti a coloro che risucirono a mettere insieme tutta la documentazione richiesta, perlopiù andata in fiamme lì dove infuriava la guerra.

La rivolta razzista

Ma il problema dei cancellati è solo uno dei problemi che la Slovenia dovrà o dovrebbe risolvere prima di assumere la presidenza dell'Unione Europea nella prima metà del 2008. L'altro inquietante scenario che sembra purtroppo dilagare ed essere sfuggito di mano allo stesso governo Janša, che fin'ora lo ha ispirato e sostenuto tramite i propri commissari politici, è la rivolta anti-rom in tutta la Slovenia.

Ad Ambrus c'è stato sabato scorso il primo caso di violenza, con in prima fila la testa insanguinata di un contestatario locale che assieme ad altre centinaia di compaesani bloccava le strade impedendo alla polizia l'accesso all'insediamento rom della famiglia Strojan. La polizia ha caricato ed ha colpito la testa di un locale militante del partito di governo. Negli scontri sono stati leggermente feriti anche altri paesani.

Il giorno dopo ne ha fatto le spese il direttore della polizia di Lubiana, mentre Janša ed il ministro degli Interni Mate hanno chiesto scusa alla popolazione di Ambrus, dove quasi tutti votano tradizionalmente per il loro partito.

I disordini erano cominciati in seguito alla notizia che la famiglia rom, ospitata nel centro di permanenza per stranieri di Postumia (25 persone di cui 21 tra donne, bambini ed un'anziana) per sfuggire al linciaggio della folla di Ambrus, si era decisa a tornare a casa propria dopo che le tante promesse del governo di trovare una sistemazione alternativa erano finite in una sommossa nazionale;da Ambrus a Mala huda, da Grosuplje a Ig, da Kocevje a Ribnica e Lubiana. Barricate, blocchi stradali persino con la partecipazione dei locali vigili del fuoco e dei loro mezzi antincendio, uomini minacciosi armati di pali e seghe a motore, pronti ad affrontare anche le unità speciali di polizia, gli skin head e le "viole", gli ultras del Maribor, pronti ad aiutare gli insorti, e una polizia tollerante e intimidita con l'eccezione dei disordini ad Ambrus di sabato, finiti con una testa rotta e le dimissioni immediate del direttore di polizia.

Immagini da klu klux klan ma con dimensioni di massa da far rabbrividire anche il regista cinematografico più azzardato. Ogni ipotesi di insediamento dei rom, in qualsiasi parte del paese, persino a Lubiana, porta in strada le cosiddette "vaške straže" la cui simbologia politica rievoca direttamente il collaborazionismo filonazista nella seconda guerra mondiale.

Una revansce in chiave attuale e xenofoba, su cui - salvo rare eccezioni - il mondo politico tace o balbetta, mentre la chiesa cattolica e un buona fetta dell'intellighenzia glissano pavidamente. A fare le spese della furia popolare anti-rom è stato pure il nuovo sindaco di Lubiana Zoran Janković che ha tentato di offrire una sistemazione alla famiglia Strojan nel proprio comune. E' stato fischiato e contestato aspramente dalla folla della comunità locale interessata ed ha fatto, vistosamente preoccupato, un realistico dietro front.

Martedì per il solo sospetto (infondato) che nei veicoli della polizia dell'accademia di Gotenica presso Kočevje ci potesse essere uno Strojan è insorta la cittadina di Ribnica; al post odi blocco le »straže« hanno fermato persino i poliziotti e li hanno perquisiti, umiliando nuovamente lo stato di diritto. Cinquanta intellettuali di area liberal-progressista hanno richiesto intanto, in un appello a favore dei diritti dei Rom, le dimissioni del ministro degli interni Dragutin Mate cui addebitano la responsabilità diretta del caos razzista nel paese.

Gli Strojan intanto aspettano nel CPT di Postumia, il governo mantiene un atteggiamento ambiguo, esibendo la propria impotenza ed umanitaria benevolenza ma senza perdere occasione di puntare l'indice su presunte divisioni in seno alla stessa famiglia e sulla "poca affidabilità" di questa al momento di trovare un accordo.

La stessa sindrome dell'antisemitismo

Cosa sta succedendo nella Slovenia del 2006, nel paese che tra meno di due anni dovrebbe presiedere l'Unione Europea? E' forse in preda alla sindrome di angoscia collettiva che sembra pervadere una buona fetta dei paesi dell'est europeo e che ricorda quella dell'antisemitismo nella Germania di Weimar? Dalla Polonia all'Ungheria, alla Slovenia. Com'è possibile che un paese con il reddito più alto tra quelli dei nuovi membri UE e noto per la sua tradizionale moderazione e per una proverbiale (apparente) stabilità politica, diventi ora poligono di lotte razziali e di un crescente culto del linciaggio e delle "vaške straže"?.

La risposta va probabilmente cercata nella dilagante insicurezza, nel disagio che accompagna la gente in una fase di transizione particolarmente incerta, dove diventa tangibile e dolente ma anche redatto a tavolino, in nome delle leggi del libero mercato, il ridimensionamento dello stato sociale, dell'assistenza pubblica, di quella pensionistica, dei pari diritti alla scuola ed alla sanità.

E poi è in arrivo l' Euro e con lui la grande paura dei rincari e dell' ulteriore perdita del potere d'acquisto. E poi Schengen e la libera circolazione all'interno dell' area, e l'arrivo della Romania e della Bulgaria e di tanti immigrati più giovani e più fertili.

Insomma la percezione è quella di un sommovimento tettonico epocale che sta angosciando il piccolo individuo, sempre più insicuro e che cerca nella propria rassicurante comunità tradizionale un rifugio, da difendere ad ogni costo, anche con le seghe a motore.

La classe politica al potere è impegnata ormai da alcuni anni a spiegare alla gente che l'assistenzialismo sociale va ridotto al minimo, cominciando dai settori più "parassitari". E l'idea del "parassita sociale", responsabile del malessere generalizzato, s'insinua nell' immaginario collettivo della gente che cerca e trova il capro espiatorio nei più deboli.

Emira è bosniaca e lavora alla TV pubblica come donna delle pulizie con un contratto precario; entra nello studio tutta imbronciata e borbotta: "Maledetti Zingari, loro non lavorano e incassano l'assistenza sociale. Ed io qui a sgobbare! Maledetti!".
Fonte: www.osservatoriobalcani.org

 
Di Sucar Drom (del 14/01/2007 @ 10:26:35 in blog, visitato 894 volte)

www.sucardrom.eu
Dopo alcuni mesi di gestazione nasce www.sucardrom.eu, lo spazio web ufficiale dell'Associazione Sucar Drom, dell'Istituto di Cultura Sinta e dell'Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Mantova. Dobbiamo ringraziare il webmaster Francesco che ha realizzato lo spazio, ascoltando pazientemente le nostre richieste.
Il sito sarà completato entro l ...

Venezia, Albina era in Italia da sessant'anni, è morta senza documenti
L'hanno trovata morta, nella sua roulotte incrostata di muffa e ricordi, vuota di ogni affetto e di ogni bene materiale. Aveva 74 anni, forse, forse si chiamava Donata Hudorovich. Ma poco conta, perché per tutti era Albina, la "zingara". Così la chiamavano nel "campo nomadi" di via Vallenari alle porte di Mestre, dove aveva trovato un quadrato di terra per la sua casa viaggiant...

Santino Spinelli: basta con il paternalismo e il pietismo!
«Duecento morti rom in un anno in tutta l’Europa. Questo bilancio non è stato il frutto di un caso. Gli incidenti possono essere dolosi o non dolosi, ma è certo che sono il risultato di una segregazione razziale. Per ribaltare la situazione gravissima in cui vivono centinaia di rom si dovrebbero chiudere tutti i campi e cominciare a cancellare i troppi luoghi comuni che circolano».
Si chia...

Milano, da via Triboniano parte il disastro
Si avvia ad una soluzione la complessa vicenda del cosidetto "campo nomadi" di via Triboniano. L’assessore comunale alle Politiche sociali, Mariolina Moioli, è ottimista: «I lavori di bonifica del campo procedono secondo le previsioni. Nei prossimi giorni arriveranno i container che ospiteranno le famiglie, e verrà ultimato il cablaggio per l’energia elettrica: ci vorranno circa due settimane». ...

Faenza (RA), di nuovo sgomberi contro Rom Europei
I Vigili Urbani di Faenza hanno iniziato nella giornata di martedì le operazioni di sgombero di alcuni veicoli appartenenti a diversi nuclei familiari Rom Cergasi (Bosnia Erzegovina) in via Graziola a Faenza. L’unico avente diritto a restare è quello facente capo a Gordana Halilovic.
Sul posto erano presenti anche il personale di Hera per la pulizia dell’area, i Vigili del Fuoco per la mess...

Il Balkan beat è pronto ad invadere l'Europa
La rotta musicale degli Rom dell'Est europeo, perdendo i riferimenti in un mondo globalizzato, ha cambiato direzione finendo direttamente nella cultura musicale urbana europea. Questa deviazione ha portato le sonorità eclettiche dell'Est europeo, “del nostro oriente”, nel mondo dei club, innestando una rilettura stilistica delle tradizioni attraverso la lente della modernità.
Qui gli strum...

Milano, il patto di socialità e legalità anche per via Triboniano
Dopo i Rom Rumeni di Opera (MI) anche in via Triboniano a Milano si firma il patto di socialità e legalità, promosso dalla Casa della Carità e...

Chi ha paura del popolo degli alieni
Venerdì 12 gennaio Diario di Repubblica ha parlato di Sinti e Rom, dopo che da giorni la stampa nazionale e locale, e non solo, continua a fomentare un'inesistente invasione di di Rom e Sinti dalla Romania e dalla Bulgaria.
Gli articoli sono firmati da Massimo Livi Bacci (professore di demografia a Firenze), Guido Viale (studioso di problemi delle metropoli) e da Antonio Monda che intervist...

Erba (CO), il razzismo e l'indulto in Italia
Riceviamo da Valerio Guizzardi (Papillon-Bologna) un interessante articolo sulla vicenda di Erba (CO), luogo tra l'altro di continui sgomberi contro le famiglie sinte e rom italiane ed europee, considerate una minaccia dai bravi e buoni cittadini di Erba.
Data la conclusione delle indagini sulla strage di Erba sarebbe bene andarsi a rivedere cosa scrissero alcuni quotidiani e alcun

Matrix e i 1.000 euro al mese
In relazione alla trasmissione Matrix trasmessa lunedì 8 gennaio su Canale 5, sulla tematica dei "campi nomadi", vorremmo sollevare una questione che riguarda le dichiarazioni del sinto intervistato a Vicenza.
Il sinto ha dichiarato che percepisce un sussidio/contributo di 1100/1200 Euro mensili dall’INPS, ma, per quanto di nostra conoscenza, non risulta che ciò corrisponda al ver

 
Di Fabrizio (del 09/02/2007 @ 10:25:12 in Regole, visitato 1075 volte)

Da Slovak_Roma

BRATISLAVA, Slovakia, Feb. 5 (UPI) - Un tribunale ha sentenziato che tre donne rom hanno subito una violazione dei loro diritti umani con la loro sterilizzazione illegale.

The Slovak Spectator ha riportato lunedì che la corte Costituzionale ha ordinato che le donne della città di Kosice siano rimborsate con $1.865 ciascuna per i danni subiti.

Le donne, di cui due allora minorenni, subirono in ospedale sterilizzazione illegale senza il loro consenso, tra il 1999 e il 2002. Da allora, in molte occasioni, le donne si sono appellate al procuratore di Kosice, [...], ma sono sempre state ignorate.

Il loro ricorso alla corte Costituzionale è stato finalmente accolto a metà dicembre.

Nel 2004, European Roma Rights Center di Budapest aveva pubblicato i ricorsi che coinvolgevano Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria [...]

Copyright 2007 by United Press International

 
Di Fabrizio (del 18/06/2007 @ 10:23:45 in Italia, visitato 1172 volte)

Dijana Pavlovic: "Il prefetto di Milano rispetti la sua promessa e adesso convochi le varie comunità" "Il prefetto dica se quello degli sgomberi forzati dei rom è il nuovo corso che intende assumere da plenipotenziario sulla sicurezza. Oppure ci riceva e mantenga la promessa che ci aveva fatto solo un mese fa».
HANNO IN CORPO poche ore di sonno, ma nelle parole la rabbia per un atteggiamento che non ritengono risolutore del problema “nomadi”.
Gli attivisti della Rete “No patto di legalità” alzano la voce contro una politica di gestione dei rom che sembra loro più un’operazione estetica che di sostanza.

«Solo un mese fa avevamo portato al prefetto Lombardi le nostre proposte - afferma Dijana Pavlovic portavoce della Rete - Da lui avevamo ottenuto garanzie che non ci sarebbero stati nuovi sgomberi. E invece siamo già al nono, con situazioni di disagio sociale che aumentano. Gli abbiamo scritto di nuovo per chiedere un incontro. La stessa cosa abbiamo fatto con l’assessore alle Politiche sociali, Mariolina Moioli, da cui non abbiamo ottenuto risposta». Dijana Pavlovic e i suoi chiedono un tavolo permanente a cui partecipino tutte le associazioni di aiuto, oltre ai rom stessi. «Finora le istituzioni hanno interpellato solo don Colmegna, ma è evidente che devono essere coinvolti più soggetti», continua.

“ Il blitz a Legnano era scattato di buon mattino quando decine di vigili, poliziotti e carabinieri sono arrivati nel rione San Paolo e nei boschetti che lo circondano, per uno sgombero senza precedenti. Sei campi nomadi abusivi smantellati tutti in una volta, dai quali sono state allontanate circa 200 persone, tutte di etnia rom. Sfollati che subito dopo si sono recati in massa in piazza San Magno, dove ha sede il Municipio, occupando gli spazi pubblici e dando vita ad un sit-in durato sino a metà pomeriggio.

Fino a a quando il nuovo sindaco Lorenzo Vitali appena insediatosi alla guida di una giunta di centrodestra, ha accettato di ricevere una loro delegazione accompagnata da un mediatore culturale. Pretendevano campi nomadi attrezzati e aree dove poter rimettere in piedi le loro baracche demolite dalle ruspe; in realtà hanno soltanto ottenuto la disponibilità del Comune a farsi carico della spesa dei pullman per rimandare a casa, nel loro Paese, tutti gli sfollati.

Disponibilità alla fine rispedita al mittente dagli stranieri, che alla spicciolata si sono ripresi i loro bambini e le poche masserizie che avevano con loro per spostarsi poco distante, alla periferia di Legnano, dove già in serata hanno ricominciato a mettere in piedi altri accampamenti abusivi, con tende e baracche di fortuna.”


Nello sgombero di venerdì scorso a Legnano era stata la stessa Rete a chiedere un incontro al sindaco del centrodestra Lorenzo Vitali, fresco d’elezione. «Abbiamo dato disponibilità totale a dividere i cento rom in piccoli gruppi e a istituire un’autogestione interna da parte dei capi della comunità - dice Pavlovic - Ma il sindaco ci ha risposto che il Comune poteva farsi carico solo di venti persone, da ospitare in container ancora oggi privi di allacciamento ad acqua ed elettricità.

Infine ci ha detto che dopo le parole di Penati sulla moratoria per gli ingressi da Romania e Bulgaria, il quadro generale è cambiato e la linea dura resta l’unica da perseguire». Una nuova settimana, insomma, è in arrivo. E la guardia resta alta.

 
Di Fabrizio (del 05/03/2006 @ 10:23:35 in Europa, visitato 1199 volte)

La Bulgaria e l'Europa (III puntata)

Parte delle difficoltà nell'esaminare il problema dell'integrazione dei Rom in Bulgaria sono le critiche rivolte dall'estero. Variano dalle preoccupazioni generali ad un'attitudine a patrocinare la politica bulgara, come se lo stato dovesse essere messo alla prova sul problema dell'integrazione. Ma la situazione dei Rom è forse differente o migliore nel resto d'Europa, in particolare nella EU?

Si dovrebbe iniziare ricordando che le statistiche riguardo ai Rom sono tanto variabili quanto inaffidabili. Per diverse ragioni:

  1. la loro natura transitoria, particolarmente in Europa occidentale;

  2. in alcuni paesi c'è il timore a definirsi Rom a causa dei connotati negativi (anche in Bulgaria c'è qualcosa di simile, molti Rom sia autodefiniscono Vlach oppure Pomak);

  3. in Grecia, ad esempio, le autorità rifiutano o mancano di valutare e misurare il problema;

  4. gli stessi Rom non sono un'unità coesa: chi parla il romanès, chi il sinto, chi la lingua locale.

Inoltre, nasce ancora confusione dalla commistione con altri popoli itineranti nel nord Europa, come i Travellers in Gran Bretagna e Irlanda, che passano le medesime discriminazioni, anche se sono più da considerarsi un gruppo culturale piuttosto che etnico. [...]

Quindi, quanti sono i Rom in Europa e nell'Unione Europea? Le stime dicono tra gli otto e i 13 milioni, una popolazione indigena che attraversa Svizzera, Irlanda e Scandinavia. Inoltre esistono area dove sono presenti comunità di Rom immigrati. Quando Romania e Bulgaria si uniranno alla EU, i Rom saranno più numerosi della popolazione di Scozia, Galles, Irlanda o Danimarca. [...] La questione dell'integrazione pone pressione a tutto il continente, non riguarda solo il caso di qualche mendicante nel metrò di Parigi.

Quale integrazione? L'aneddotica evidenzia incrociandole, discriminazioni verso i Rom e percezioni di una loro attitudine antisociale. Nella città di Usti nad Labem, nella repubblica Ceca, venne costruito un muro attorno all'area dei Rom, creando effettivamente un ghetto fisico – non è una storia del 1937, ma del 1999. In maniera simile, ci sono città italiane che “pagano” i Rom residenti perché lascino la città con l'inizio della stagione turistica, ritenendo che la loro presenza allontani i visitatori. All'opposto quello che è successo a Kosice, dove le autorità hanno costruito un gran numero di appartamenti per la locale popolazione rom, ma dopo pochi mesi i divisori, le tubature, gli stessi vetri erano stati rimossi e venduti. Nel 2004 il tentativo del governo slovacco di tagliare i benefici sociali per i disoccupati, provocò una vasta rivolta nella comunità rom.

C'è senza ombra di dubbio un problema di integrazione su scala europea. Ciò è chiaramente visibile nella scolarità, che può promuovere l'integrazione e migliorare le condizioni delle minoranze, basti il risultato ottenuto in GB con gli immigrati dell'Asia del sud est. Nella comunità Rom i successi sono trascurabili. Nella repubblica Ceca, oltre metà dei bambini nelle scuole per ritardati mentali sono rom. Una situazione forse ancora peggiore riguarda la Slovacchia e l'Ungheria, i paesi con la più alta percentuale di Rom sulla popolazione globale. Anche qua ci sono problemi legati alla comunità, come l'assenteismo scolare, che non contribuiscono a risolvere i problemi.

La situazione nell'università è tragica, con la comunità rom che è presente con meno dell'1% che continua gli studi, confrontato col 21% europeo. Anche se la posizione sociale e le condizioni di vita sono simili, è difficile fare un confronto con esperienze simili, ad esempio la comunità afro-americana, perché manca il termine di paragone delle aspettative comunitarie. Forse la Bulgaria sta compiendo più di uno sforzo nel tentativo di desegregare il proprio sistema scolastico: la Danimarca recentemente ha introdotto le scuole speciali per i Rom “che non possono essere tenuti nelle classi regolari, e la segregazione norma comune in Spagna e nell'Europa centrale, tramite veri e propri ghetti, che si perpetuano anche nella scuola.

Quali sono le altre aree da tenere sotto controllo? [...] La disoccupazione è molto estesa nelle comunità rom in Europa, con tassi dell'85%, 50% e 65% rispettivamente in Slovacchia, Spagna e repubblica Ceca. In campo sanitario, i tassi di vaccinazioni tra i bambini sono molto distanti da quelli europei mentre, ad esempio, il livello di epatite B è dell'8,4%, contro l'1,4% che è la media europea. Quanto alle aspettative di vita, che tra gli indicatori generali è quello più significativo, tra i Travellers in Irlanda è di 11 anni inferiore alla media nazionale, tra i Rom della Slovacchia è di 15 anni inferiore.

E' evidente la mancanza di storie positive riguardo la comunità rom. Il recente vincitore del Grande Fratello croato è un Rom. Ci sono grandi festival culturali in Spagna e Francia, come quello di Sainte Marie de la Mer. Ma sono casi piuttosto isolati.

Sembra che i Rom abbiano perso molto del loro spazio nella società, attraverso l'erosione dei loro commerci tradizionali [...] e della cultura (a causa dell'integrazione e della sedentarizzazione forzata sotto il comunismo). Forse il primo passo per migliorare la situazione sarebbe ricollocare questa comunità culturale, eventualmente attraverso la sua rappresentazione politica, sull'esempio di quanto è già successo con le comunità scozzesi, gallesi, irlandesi e danesi, che a livello europeo hanno assunto in prima persona le questioni che riguardano il loro gruppo etnico.

Segnalazioni precedenti:
Bulgaria I
Bulgaria II

 
Di Fabrizio (del 01/10/2007 @ 10:23:23 in Europa, visitato 991 volte)

Da Altrenotizie.org

Domenica, 30 Settembre 2007 - 13:30 - di Elena Ferrara

Nuovi, importanti e significativi passi in avanti nelle comunità dei 10 milioni di Rom sparsi nel mondo. Ora è la volta della Bulgaria e della Russia e i settori interessati sono quelli della televisione e del teatro. Tutto comincia nella città bulgara di Vidin, nella parte nord occidentale del paese, dove vengono organizzati i primi studi di una televisione tutta Rom. Si chiama RomaTv ed è la prima emittente a carattere etnico. Ha come obiettivo quello di contribuire all’integrazione della comunità zingara nella società bulgara e nello stesso tempo cerca di sfatare molti miti di stampo negativo sui Rom che sono stati costruiti nel corso degli anni. Alle trasmissioni vengono invitati esponenti della comunità, ospiti stranieri, studiosi della storia Rom, psicologi ed esponenti della vita locale. Si cerca di far uscire dal ghetto una minoranza che è da sempre emarginata dal punto di vista mediatico e, quindi, da qualsiasi tipo di “integrazione televisiva”. Per ora il raggio d’azione dell’emittente è limitato ad alcune zone abitate prevalentemente da Rom, ma l’obiettivo generale è quello di raggiungere un pubblico sempre più vasto uscendo anche dal ristretto campo della tematica zingara. In pratica l’obiettivo degli organizzatori di questa televisione consiste nello scendere sul terreno della competitività con le altre società televisive.

Tutto questo perché esiste un problema di autoghettizzazione. Lo fa notare Georgi Lozanov, esperto di media ed informazione, che è uno degli intellettuali bulgari più autorevoli. E’ lui che punta a ricordare che il dare spazio ad una comunità nel mondo mediatico significa aiutarla a modernizzarsi ma che, nello stesso tempo, si rischia di dare vita ad un fenomeno negativo. Questo perchè nel momento in cui una televisione di nicchia diviene l'intero mondo mediatico di riferimento della comunità Rom, gli altri media non riescono a trovare canali comunicativi che possano giungere fino alla stessa comunità. I Rom - rileva Lozanov - hanno sempre più bisogno di un confronto, di una mediazione tra il loro mondo e quello degli altri. E così il compito di questa emittente locale consiste proprio nel tentare il miracolo della collaborazione e della sensibilizzazione culturale.

Va ricordato che in Bulgaria la “questione zingara” è stata sempre un problema aperto anche per il duro sistema socialista. E chi, allora, li chiamava “zingari” rischiava una multa. Perchè si puntava ad assimilarli ai bulgari per legge. Rifiutando così di ammettere l’esistenza ufficiale di una minoranza. Ma le nuove condizioni “europee” stanno sempre più portando la Bulgaria a ripensare ai propri rapporti con la comunità zingara, cercando di attuare un processo di incontro che non annulli le tradizioni. Rispettando le suddivisioni sia su base religiosa - professano la fede musulmana, cristiano ortodossa e vi sono anche gruppi che appartengono a chiese protestanti - sia linguistica dal momento che parlano differenti dialetti bulgari, il turco od il vlachi che è un dialetto d'origine romena. Ed è a tutte queste tematiche che si riferisce la nuova tv.

Altra storia è quella che riguarda il teatro Rom, in Russia. Qui esiste già una ben radicata tradizione che viene oggi portata come esempio a livello internazionale. E tutto prende le mosse dalle recenti manifestazioni in onore del 75mo anniversario del “Teatro zingaro, lirico-musicale” di Mosca che hanno assunto un carattere eccezionale. Ai festeggiamenti sono intervenuti i massimi esponenti dell’amministrazione presidenziale e i deputati della commissione culturale della Duma. A fare gli onori di casa per questo singolare appuntamento è stato un rappresentate di spicco della comunità zingara della Russia, il cantante e regista Nikolaj Slicenko che dal 1977 è impegnato in questa campagna di affermazione culturale dei Rom. Il teatro dove lavora - il “Romen” - è appunto un vero e proprio laboratorio. Attori e cantanti sono tutti appartenenti alla comunità zingara e portano sulla scena le migliori tradizioni della loro arte.

Intanto in Russia - parallelamente - si va sempre più sviluppando l’attività organizzativa dei Rom. Si è già svolto il congresso delle associazioni di tutti gli zingari che si trovano nel territorio della Csi (in gran parte quello dell’ex Urss) e si è formata una “Federazione delle autonomie zingare”. Alla guida di questa importante struttura si trovano lo studioso Georghij Demetr che si occupa della vita e della storia degli zingari dell’Europa centrale e il regista capo del teatro “Romen”, Slicenko. E sempre in Russia - dove la questione Rom sta assumendo una rilevanza nazionale - si rivedono, in particolare, i vecchi regolamenti del periodo sovietico e si accettano le situazioni che si sono andate “codificando” in questi ultimi anni. Esce uno studio dei politologi Aleksej Muchin e Jana Zdorovez che, testimoniando i progressi dei Rom russi, fornisce una serie di chiavi di interpretazione per conoscerne a fondo la loro società. Si apprende così che gli zingari sono presenti in tutto il territorio nazionale ed hanno precise organizzazioni locali che si occupano dei tanti problemi che sorgono in relazione alle mutate condizioni socio-economiche del Paese. In particolare nella città di Tver esiste una associazione chiamata “Romanimos” che pubblica libri per i Rom nelle loro lingue ed ha già presentato una edizione della Bibbia. Molte altre iniziative di carattere sociale e culturale si segnalano in varie città siberiane. Ma è il teatro moscovita “Romen” che fa comunque tendenza destando la maggiore attenzione.

 
Di Fabrizio (del 11/03/2006 @ 10:19:31 in scuola, visitato 1102 volte)

Gli studenti delle classi sul folklore rom celebrano la festa nazionale di Deyan Kolev – Amalipe BG

Il 3 è [stata] la festa nazionale bulgara, in cui viene celebrata la liberazione dal dominio turco e la restaurazione dello stato bulgaro nel 1878. Purtroppo, il crescente nazionalismo tenta di utilizzare questa festa nazionale come ulteriore occasione di odio etnico e di intolleranza contro le minoranze rom e turche [rispettivamente, il 5 e il 10% della popolazione ndr.]. Questo lo scopo dei raduni indetti dal partito ultranazionalista Ataka [cfr. Mahalla ndr.] a Sofia e in altre città.

Ciononostante, gli studenti di differenti origini etniche (rom, turca, bulgara) che a scuola assieme studiano il folklore rom, sono riusciti ad indicare che la differente origine etnica non è di ostacolo alla convivenza e alla partecipazione alla vita del paese, senza per questo rinnegare la propria specifica identità.

Questo ha dato luogo all'iniziativa comune del Centro Amalipe e degli studenti di 12 scuole nel distretto di Veliko Turnovo. L'iniziativa aveva carattere regionale ed hanno aderito molte scuole di altri distretti. Gli allievi hanno preparato un puzzle di 2000 fogli che riproduceva la bandiera nazionale e l'hanno poi presentato ai compagni di scuola, alle insegnanti, alle autorità intervenute alla festa, che è continuata con uno spettacolo musicale, chiuso dall'inno nazionale bulgaro e da quello rom “Gelem Gelem”.

Si è voluto dimostrare che non esiste contraddizione nell'essere contemporaneamente cittadini bulgari e rom, nel rispetto dei simboli e delle tradizioni reciproche, e senza dover condividere l'odio tra etnie. “Lo spirito nazionale della Bulgaria non è nelle torce dei raduni ultranazionalisti, ma nella fiamma che brilla negli occhi dei bambini di ogni differente etnia” (Teodora Krumova – Centro Amalipe).

 
Di Fabrizio (del 30/09/2006 @ 10:19:03 in Europa, visitato 1422 volte)

EUOBSERVER / BRUSSELS - L'ingresso nella comunità europea di Romania e Bulgaria porterà circa tre milioni di cittadini Rom, ma questa etnia affronta ancora forti discriminazioni nei due paesi balcanici.

"L'approccio governativo verso gli insediamenti non-registrati ha creato tensioni. Gli sgomberi forzati hanno accresciuto queste tensioni," recita il rapporto EU sulla Bulgaria di questa settimana.

Riguardo alla Romania, Bruxelles nota che le autorità "tuttora non dimostrano zero tolleranza verso il razzismo rivolto ai Rom."

Ci sono tuttora casi di violenza istituzionale e di raid polizieschi durante gli sgomberi delle comunità Rom, a cui non vengono offerte soluzioni alternative," dice il rapporto.

Razzismo al Parlamento Europeo
Nel contempo, giovedì scorso si è verificato un incidente nel Parlamento Europeo.

Dimitar Stoyanov (23 anni) è il più giovane parlamentare bulgaro, fa parte del movimento nazionalista Ataka e prende parte ai lavori del Parlamento Europeo come "osservatore". Reagendo alla proposta di nominare Livia Jaroka, Romni ungherese e deputata europea del Partito Popolare Europeo, per un premio dedicato alle sue attività in favore dei diritti umani, Stoyanov ha pubblicamente commentato: "Nel mio paese, ci sono decine di migliaia di ragazze più belle di questa onorevole."

"Se si ha la fortuna di essere nel posto giusto al momento giusto, se ne può comperare una (di 12-13 anni) come moglie. Le più belle costano care - oltre 5.000 euro, wow!" ha scritto in una mail indirizzata  a tutti i parlamentari.

I suoi commenti sono stati condannati da Hans-Gert Poettering, leader del PPE, che ha suggerito alle autorità bulgare di ritirare Stoyanov da osservatore in quanto "non c'è posto per lui tra i politici europei."

Stoyanov più tardi di è scusato con i colleghi, dicendo che non voleva offendere Livia Jaroka, ma piuttosto "sottolineare che in Bulgaria le ragazze zingare sono vendute come oggetti dai loro genitori."

L'agenda politica
L'avvenimento probabilmente darà una spinta a quanti nel Parlamento Europeo chiedono maggior attenzione politica al gruppo di minoranza etnica più grande nella EU.

Con l'ingresso dei nuovi paesi dai Balcani, la comunità Rom nella EU ammonterà a 10/12 milioni, con la Romania che ne conta due milioni e la Bulgaria circa 700.000.

"Anche senza la Bulgaria e la Romania, ci sono abbastanza tematiche critiche sulla comunità Rom che vanno affrontate," dice la deputata Rom ungherese Viktoria Mohacsi, del gruppo liberale.

Sottolinea che in diversi paesi europei con una forte minoranza Rom, ci sono tuttora casi di bambini Rom inviati alle scuole per ritardati mentali, senza previa valutazione, oltre a casi espliciti di razzismo da parte delle autorità locali e alti tassi di disoccupazione.

Come nel caso dei paesi dell'Europa Centrale: Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, che sono entrati nella EU nel 2004, la situazione dei due paesi che si affacciano sul Mar Nero è attentamente monitorata dagli osservatori europei, come parte del processo di pre-accesso.

Viktoria Mohacsi e la sua collega socialista Katalin Levai all'inizio di settembre hanno visitato la cittadina romena di Szaszregen, dove un'azione di polizia era degenerata in una "punizione collettiva contro la comunità Rom, inclusi donne e bambini."

"I poliziotti rumeni furono sorpresi di vedere le due parlamentari che si interessavano su quel caso, ma è quanto intendiamo fare in futuro - seguire i casi di violenza e di lampante discriminazione contro i Rom" aggiunge Katalin Levai.

Commissario Rom?
L'anno scorso, alcuni parlamentari socialisti suggerirono che la Commissione Europea doveva prevedere un commissario speciale per i Rom, come segnale concreto dell'impegno su questa tematica.

Il portavoce per gli affari sociali ha detto che la proposta è lontana dal vedere la luce - nonostante il percorso compiuto da gennaio per monitorare Bulgaria e Romania.

La commissione ha comunque creato un tavolo di dieci esperti "per promuovere l'inclusione delle minoranze etniche in Europa" presieduti da Rita Sussmuth, ex presidente del parlamento tedesco.

Per  Viktoria Mohacsi l'idea di un commissario Rom  "dovrà continuare a essere posta e che gli attivisti per i diritti umani devono spingere in questo senso."

 
Di Fabrizio (del 29/10/2006 @ 10:15:08 in casa, visitato 1565 volte)

Il Commissario per i Diritti Umani intervistato sugli sgomberi di Rom a Patrasso

By Niki Kitsantonis

(printed issue dated 24 October 2006)

PATRASSO - La casa di Antonis Georgopoulos, 23 anni, sua moglie e dei loro sei figli è sempre stata una tettoia senza elettricità e acqua corrente su un terreno incolto a Patrasso, il porto greco e la città scelta come capitale culturale europea dell'anno.

Ma l'agosto scorso, Georgopoulos, ritornando dal lavoro ha trovato la casa rasa al suolo dopo che le autorità avevano deciso la "ripulitura" dei due accampamenti rom, Riganokambos e Makriyiannis.

La sua famiglia da allora dorme in un furgone. Sono circa 400 i Rom che da luglio hanno perso le loro case a Patrasso, vivace centro commerciale di circa 250.000 abitanti a 220 km a ovest di Atene, conosciuto come l'ingresso occidentale della Grecia.

Quando l'Unione Europea scelse Patrasso come capitale culturale d'Europa, le autorità locali si sono impegnate nel "celebrare la diversità culturale.". Ma durante quest'anno, gli sforzi si sono focalizzati nell'attrarre artisti e musicisti stranieri, non nel promuovere la tolleranza verso una minoranza stigmatizzata.

L'opposizione pubblica ai Rom si è dipanata con le elezioni comunali di questo mese [...] Uno striscione con lo slogan "Mai più Rom a Riganokambos" emergeva tra i tanti della campagna elettorale.

In molti credono che gli sgomberi siano avvenuti nei due turni elettorali, che si sono conclusi domenica, per ottenere il voto di cittadini riluttanti a condividere la loro città con i Rom e i loro alloggi di legno grezzo.

Mentre i Socialisti vincevano le elezioni, gli sfidanti Conservatori dichiaravano la loro intenzione di ripulire la città dai Rom.

I gruppi dei diritti umani, invece, hanno protestato, anticipando una visita il mese scorso del commissario europeo sui diritti umani, Thomas Hammarberg, per ispezionare i siti.

"C'è a Patrasso un problema reale" dice Hammarberg in un'intervista telefonica. "Molte famiglie sono state sfrattate senza essere state adeguatamente informate o con una reale alternativa."

Le espulsioni avvenute a Patrasso quest'estate, sono un "modello" comune a tutta la Grecia. Nel 1997, circa 2.000 Rom furono espulsi da un quartiere di Salonicco, la seconda città della Grecia, dov'erano accampati sulle rive del fiume Gallikos per tre anni prima di essere rilocati in un'ex caserma. Nel 2003, circa 200 Rom furono rimossi dal quartiere periferico di Maroussi ad Atene, per costruire il complesso olimpico dei giochi 2004.

Attualmente circa 200 Rom si trovano di fronte a un vasto sgombero a Votanikos, nel centro di Atene, un'area destinata alla costruzione di uno stadio da calcio e della prima moschea della capitale nel 2009.

Hammarberg aggiunge che altrove in Europa, 109 Rom sono stati espulsi a luglio dal villaggio albanese di Elbasan e 200 dal villaggio di Dorozhny a Kaliningrad, Russia occidentale, a giugno.

Dato che non esistono dati ufficiali sui Rom in Grecia, le OnG e il Consiglio d'Europa stimano che ce ne siano tra i 200.000 e i 300.000 in centinaia di accampamenti nel paese, e almeno la metà in stato di estrema povertà. Le condizioni sono altrettanto precarie per molti tra gli 8 e i 10 milioni di Rom in Europa, un terzo di questi in Romania e Bulgaria.

Hammarberg enfatizza la necessità di un intervento statale per assicurare che i Rom a Patrasso e altrove siano trattati equamente.

"Il fatto che decisioni abusive siano prese a livello locale non assolve il governo centrale dalle sue responsabilità," dice.

Abet Hasman, vice sindaco di Patrasso e a capo dell'unità dei servizi sociali municipali che ha ordinato i recenti sgomberi, dice che accoglierebbe con favore una mediazione governativa.

La municipalità sta affittando appartamenti per 18/22 delle 70 famiglie sgomberate, dice Hasman "nell'attesa che il governo approvi le rate perché possano acquistare una casa loro."

Questa versione è contestata da Panayiotis Dimitras, del Greek Helsinki Monitor [...]. "La maggior parte dei Rom autoctoni dorme all'aperto, ha lasciato Patrasso o sta cercando casa," dice, "quindi dove sono questi che sono stati rilocati?"

Alla famiglia Georgopoulos, per esempio, non ha è stato offerto nessun alloggio. Invece, dicono, le autorità hanno offerto loro €200, o $250, per la perdita della loro casa.

Nel contempo, le pattuglie di polizia stanno controllando l'area e forzando gli ultimi residenti a lasciare il sito. Durante una visita a Riganokambos di 30', un reporter ha visto due camion che caricavano quello che rimaneva dell'accampamento.

Ci hanno minacciato di arresto se non lasciavamo le nostre tettoie," dice Brigis Danopoulos, 16 anni, dopo una notte di detenzione. [...]

Per le famiglie sgomberate, le difficoltà finanziarie non sono l'unico problema. Georgios Michalakopoulos e la sua famiglia ora sono nella quarta casa in due mesi da quando sono stati allontanati da Riganokambos. "Gli affittuari non vogliono Zingari nelle loro case," dice Michalakopoulos, 50 anni, che ora divide un appartamento a Patrasso con sua moglie e le tre figlie.

Secondo Yiannis Halilopoulos, presidente dell'Unione degli Zingari Greci, l'ignoranza accresce il problema.

"Le radici del razzismo contro gli Zingari non sono profonde" dice Halilopoulos, che ritiene che una campagna per educare i bambini a scuola sui Rom eroderebbe i pregiudizi, "Chiamarci Rom ci fa sentire stranieri," dice. "Noi siamo Greci."

L'elemento Tzigano o Zingaro, dice, "si collega alla nostre tradizioni, la nostra musica, non alla nostra nazionalità."

 
Di Fabrizio (del 05/07/2006 @ 10:13:49 in casa, visitato 1415 volte)

Anche in Bulgaria si verificano sgomberi di massa nei quartieri abitati da Rom, a Sofia nei quartieri Batalova Vodenica, Hristo Botev, Zaharna fabrica e Evropa.

L'anno scorso venne eletto sindaco di Sofia l'ex generale Boiko Borissov, personaggio che riassume in sé molte caratteristiche della nuova classe politica dell'Europa dell'Est: già a capo dei servizi segreti nel periodo comunista, si è riciclato nello slogan "legge ed ordine". Durante le scorse elezioni si è schierato come indipendente contro il candidato socialista, ottenendo quasi un suffragio di voti.

A Sofia ci sono diversi quartieri abitati da Rom, e da tempo si parlava del loro risanamento. I contributi della Comunità Europea non sono stati mai spesi. Come spesso accade si ritiene più redditizio sgomberare l'intero quartiere che solleva diversi appetiti immobiliari.

Le vertenze durano ormai da mesi, ma il comune non ha mai dato udienza alle associazioni che chiedevano garanzie per gli abitanti e un piano di riqualificazione civica delle aree.

Attualmente non ci sono ancora stime su quante siano le famiglie coinvolte, e quante siano già senza più un tetto. Le associazioni coinvolte tuttora chiedeno una moratoria degli sgomberi o quantomeno che vengano spostati più in avanti.

Varie da Roma Network

 
Di Fabrizio (del 29/11/2006 @ 10:11:51 in conflitti, visitato 1374 volte)

By Zoran Radosavljevic

POSTOJNA, Slovenia (Reuters) - Elka Strojan e la sua famiglia Rom estesa di 30 elementi, forzati a lasciare la loro casa per andare in un ex caserma, rimarcano la precaria esistenza nei Balcani della più vasta minoranza d'Europa

"Qui stiamo davvero male. Non è casa nostra, è per i rifugiati e non lo siamo. Siamo cittadini sloveni con tutti i documenti" ci dice la signora, 55 anni, in uno stentato sloveno, seduta su un vecchio letto circondata da due cani e da una dozzina di nipoti.

Agli Strojan, inclusi i quattro figli di Elka e le loro famiglie, alla fine di ottobre il governo chiese di lasciare le loro case vicino ad Ambrus nella Slovenia centrale, dopo che i villici arrabbiati minacciarono di espellerli di forza.

Il Consiglio d'Europa ha criticato il neo-membro Slovenia per quello che era successo, ma gli abitanti del villaggio dicono di averne abbastanza dei Rom, dei loro furti e delle liti.

"Circa 600 viviamo vicino a loro. Volevamo bruciare e distruggere tutto ma siamo arrivati troppo tardi, la polizia era già schierata," dice il pensionato Joze Lindic.

"Non abbiamo niente, ma i problemi ci sono da 20 anni e non ne possiamo più. Che lo stato o l'Unione Europea se ne facciano carico. Non li vogliamo qui, mai più," ci dice stappando una birra al caffé.

Il governo ha promesso di provvedere ad un'alternativa alloggiativa permanente per gli Strojan, ma l'annuncio ha immediatamente sollevato le proteste dei residenti nelle potenziali nuove località.

IL RAPPORTO DI AMNESTY

Un recente rapporto di Amnesty International sui Rom in Slovenia, Croazia e Bosnia riporta che vivono in povertà estrema e che i loro bambini affrontano regolarmente discriminazioni a scuola.

"Le barriere che i bambini Rom affrontano nell'accesso alla scuola, li priva della possibilità di uscire dalla marginalizzazione".

Soltanto due della dozzina di figli degli Strojan andavano a scuola mentre vivevano ad Ambrus.

L'accesso alla scuola è persino peggiore per i Rom di Serbia, stimati in 500.000.

Secondo il censimento, il 34,8% dei Rom di Serbia sono analfabeti e soltanto il 20% hanno completato la scuola dell'obbligo. Quanti iscrivono i bambini a scuola, spesso lo fanno per accedere all'assistenza sociale.

"La società globalmente esprime nessun interesse per i loro problemi e bisogni," dice un rapporto dell'UNICEF, l'agenzia ONU per l'infanzia.

"Questo potrebbe essere causato da indifferenza generale, intolleranza e stereotipi dominanti sui Rom, dovuto alla poca conoscenza della storia, della cultura e tradizione dei Rom,"

SEGREGAZIONE

In Croazia, che spera di raggiungere l'EU nel 2010, i residenti della prospera regione di Medjimurje, che ha la più grande comunità Rom, protestarono nel 2002 contro le classi miste di Rom e Croati.

I Croati dicevano che i genitori Rom erano "spesso alcolizzati e i loro figli inclini al furto e a litigare", spesso con scarsa conoscenza della lingua croata.

I Rom hanno risposto compilando un atto d'accusa contro la segregazione alla Corte Europea per i Diritti Umani. Il caso è tuttora in discussione.

La situazione è di poco differente in Bulgaria e Romania, entrambe entreranno nella EU il prossimo gennaio.

I dati governativi calcolano la popolazione Rom in Romania in circa 535.000, ma una stima dei Gruppi sui Diritti delle Minoranze li pone sopra i 2.500.000, che ne farebbe la più grande popolazione Rom in Europa.

Le organizzazioni dei diritti dei Rom accusano le autorità di discriminazione continuata, reclamo sostenuto da molti osservatori occidentali.

La Bulgaria è anche stata criticata dalla Commissione Europea per fare troppo poco per integrare i Rom, che vivono ai margini della società, spesso in bidonvilles che mancano di acqua corrente ed elettricità.

Scolarizzazione adeguata e impieghi permanenti sono rari.

Una recente ricerca della commissione bulgara anti-discriminazione mostra come le tensioni etniche sono aumentate come risultato della percezione dei Rom della discriminazione.

"Le basi per la percezione della discriminazione si trovano nell'ampio dislivello nelle condizioni di vita, come pure nella sfiducia dimostrata da altri gruppi etnici contro i Rom," recita l'indagine.

Mirko Strojan, uno dei quattro uomini della famiglia di Rom sloveni, dice che la famiglia intende passare alle vie legali..

"Una cosa simile, che i nostri vicini vogliano farsi giustizia per conto loro oltrepassando la legge, non è mai successa. Intendiamo citare in giudizio il villaggio, fargliela pagare per i danni, la vergogna e la paura," ci dice.

(Additional reporting by Ljilja Cvekic in Belgrade, Tsvetelia Ilieva in Sofia and Marius Zaharia and Justyna Pawlak in Bucharest)

(c) Reuters 2006. All rights reserved. Republication or redistribution of Reuters content, including by caching, framing or similar means, is expressly prohibited without the prior written consent of Reuters. Reuters and the Reuters sphere logo are registered trademarks and trademarks of the Reuters group of companies around the world.

This article: http://news. scotsman. com/latest. cfm?id=174844200 6

Last updated: 25-Nov-06 01:33 GMT

 
Di Fabrizio (del 05/12/2006 @ 10:10:53 in Europa, visitato 856 volte)


Rom e cancellati: amnesia europea

30.11.2006 scrive Franco Juri

Una marcia europea dei "cancellati" contro l'indifferenza del governo e parlamento sloveni. Per ribadire il loro diritto alla cittadinanza. Intanto in Slovenia dilaga la rivolta razzista anti-rom. Scenari inquietanti per un Paese che nella prima metà del 2008 presiderà l'UE

La lunga marcia dei cancellati è cominciata lunedì scorso a Lubiana. E' passata per Trieste, dove 48 vittime della cancellazione che non si vogliono arrendere o rassegnare di fronte all'indifferenza del governo e del parlamento di Lubiana che continuano a glissare sul problema, sono state accolte in Consiglio regionale dall'assessore alla cultura e alle politiche della pace Roberto Antonaz e da alcuni consiglieri di diversi partiti della sinistra (Rifondazione, PdCI, DS e Verdi).

Poi è stata la volta di Monfalcone, dove ad esprimere la propria solidarietà ai cancellati della Slovenia (ma anche a qualche cancellato italiano che si è unito alla carovana, come il giovane rom nato a Roma da genitori ex-jugoslavi Zvonko Đurđević) sono stati gli operai della Fincantieri, quelli del sindacato FIOM, con alle spalle una lunga tradizione di lotte operaie e di solidarietà interetnica.

Ad applaudire il gruppo accompagnato nel loro viaggio verso Bruxelles dagli attivisti sloveni e italiani di "Karavla mir" e "Dostje" c'erano pure alcuni lavoratori del Bangladesh e del Pakistan, alcuni dei tanti che nella Monfalcone progressista e cosmopolita hanno ottenuto un diritto di domicilio esemplare rispetto ad altre realtà industrializzate. Da Monfalcone a Parigi, al parlamento francese insieme ai "sans papier" e poi a Bruxelles dal commissario Franco Frattini, accompagnati da due deputati della sinistra europea, Giusto Catania e Roberto Musacchio che avvertono: la Slovenia risolva questo problema prima di prendere in mano le redini dell'UE. Viaggio imbarazzante per il governo sloveno, che sulla marcia europea dei diseredati ex-jugoslavi preferisce per ora mordersi la lingua. Solo due i messaggi pervenuti dal mondo politico ai cancellati in procinto di partire; quello solidale del deputato socialdemocratico Aurelio Juri, e quello critico e stigmatizzante dell'eurodeputato del Partito democratico sloveno Miha Brejc.

Molti cancellati, nonostante due delibere a loro favore della corte costituzionale slovena, continuano a rimanere tali, a non godere cioé di quegli elementari diritti di cittadinanza o di residenza che furono cancellati amministrativamente in una notte del 1992 e più tardi solo parzialmente riconosciuti a coloro che risucirono a mettere insieme tutta la documentazione richiesta, perlopiù andata in fiamme lì dove infuriava la guerra.

La rivolta razzista

Ma il problema dei cancellati è solo uno dei problemi che la Slovenia dovrà o dovrebbe risolvere prima di assumere la presidenza dell'Unione Europea nella prima metà del 2008. L'altro inquietante scenario che sembra purtroppo dilagare ed essere sfuggito di mano allo stesso governo Janša, che fin'ora lo ha ispirato e sostenuto tramite i propri commissari politici, è la rivolta anti-rom in tutta la Slovenia.

Ad Ambrus c'è stato sabato scorso il primo caso di violenza, con in prima fila la testa insanguinata di un contestatario locale che assieme ad altre centinaia di compaesani bloccava le strade impedendo alla polizia l'accesso all'insediamento rom della famiglia Strojan. La polizia ha caricato ed ha colpito la testa di un locale militante del partito di governo. Negli scontri sono stati leggermente feriti anche altri paesani.

Il giorno dopo ne ha fatto le spese il direttore della polizia di Lubiana, mentre Janša ed il ministro degli Interni Mate hanno chiesto scusa alla popolazione di Ambrus, dove quasi tutti votano tradizionalmente per il loro partito.

I disordini erano cominciati in seguito alla notizia che la famiglia rom, ospitata nel centro di permanenza per stranieri di Postumia (25 persone di cui 21 tra donne, bambini ed un'anziana) per sfuggire al linciaggio della folla di Ambrus, si era decisa a tornare a casa propria dopo che le tante promesse del governo di trovare una sistemazione alternativa erano finite in una sommossa nazionale;da Ambrus a Mala huda, da Grosuplje a Ig, da Kocevje a Ribnica e Lubiana. Barricate, blocchi stradali persino con la partecipazione dei locali vigili del fuoco e dei loro mezzi antincendio, uomini minacciosi armati di pali e seghe a motore, pronti ad affrontare anche le unità speciali di polizia, gli skin head e le "viole", gli ultras del Maribor, pronti ad aiutare gli insorti, e una polizia tollerante e intimidita con l'eccezione dei disordini ad Ambrus di sabato, finiti con una testa rotta e le dimissioni immediate del direttore di polizia.

Immagini da klu klux klan ma con dimensioni di massa da far rabbrividire anche il regista cinematografico più azzardato. Ogni ipotesi di insediamento dei rom, in qualsiasi parte del paese, persino a Lubiana, porta in strada le cosiddette "vaške straže" la cui simbologia politica rievoca direttamente il collaborazionismo filonazista nella seconda guerra mondiale.

Una revansce in chiave attuale e xenofoba, su cui - salvo rare eccezioni - il mondo politico tace o balbetta, mentre la chiesa cattolica e un buona fetta dell'intellighenzia glissano pavidamente. A fare le spese della furia popolare anti-rom è stato pure il nuovo sindaco di Lubiana Zoran Janković che ha tentato di offrire una sistemazione alla famiglia Strojan nel proprio comune. E' stato fischiato e contestato aspramente dalla folla della comunità locale interessata ed ha fatto, vistosamente preoccupato, un realistico dietro front.

Martedì per il solo sospetto (infondato) che nei veicoli della polizia dell'accademia di Gotenica presso Kočevje ci potesse essere uno Strojan è insorta la cittadina di Ribnica; al post odi blocco le »straže« hanno fermato persino i poliziotti e li hanno perquisiti, umiliando nuovamente lo stato di diritto. Cinquanta intellettuali di area liberal-progressista hanno richiesto intanto, in un appello a favore dei diritti dei Rom, le dimissioni del ministro degli interni Dragutin Mate cui addebitano la responsabilità diretta del caos razzista nel paese.

Gli Strojan intanto aspettano nel CPT di Postumia, il governo mantiene un atteggiamento ambiguo, esibendo la propria impotenza ed umanitaria benevolenza ma senza perdere occasione di puntare l'indice su presunte divisioni in seno alla stessa famiglia e sulla "poca affidabilità" di questa al momento di trovare un accordo.

La stessa sindrome dell'antisemitismo

Cosa sta succedendo nella Slovenia del 2006, nel paese che tra meno di due anni dovrebbe presiedere l'Unione Europea? E' forse in preda alla sindrome di angoscia collettiva che sembra pervadere una buona fetta dei paesi dell'est europeo e che ricorda quella dell'antisemitismo nella Germania di Weimar? Dalla Polonia all'Ungheria, alla Slovenia. Com'è possibile che un paese con il reddito più alto tra quelli dei nuovi membri UE e noto per la sua tradizionale moderazione e per una proverbiale (apparente) stabilità politica, diventi ora poligono di lotte razziali e di un crescente culto del linciaggio e delle "vaške straže"?.

La risposta va probabilmente cercata nella dilagante insicurezza, nel disagio che accompagna la gente in una fase di transizione particolarmente incerta, dove diventa tangibile e dolente ma anche redatto a tavolino, in nome delle leggi del libero mercato, il ridimensionamento dello stato sociale, dell'assistenza pubblica, di quella pensionistica, dei pari diritti alla scuola ed alla sanità.

E poi è in arrivo l' Euro e con lui la grande paura dei rincari e dell' ulteriore perdita del potere d'acquisto. E poi Schengen e la libera circolazione all'interno dell' area, e l'arrivo della Romania e della Bulgaria e di tanti immigrati più giovani e più fertili.

Insomma la percezione è quella di un sommovimento tettonico epocale che sta angosciando il piccolo individuo, sempre più insicuro e che cerca nella propria rassicurante comunità tradizionale un rifugio, da difendere ad ogni costo, anche con le seghe a motore.

La classe politica al potere è impegnata ormai da alcuni anni a spiegare alla gente che l'assistenzialismo sociale va ridotto al minimo, cominciando dai settori più "parassitari". E l'idea del "parassita sociale", responsabile del malessere generalizzato, s'insinua nell' immaginario collettivo della gente che cerca e trova il capro espiatorio nei più deboli.

Emira è bosniaca e lavora alla TV pubblica come donna delle pulizie con un contratto precario; entra nello studio tutta imbronciata e borbotta: "Maledetti Zingari, loro non lavorano e incassano l'assistenza sociale.Ed io qui a sgobbare! Maledetti!".

 
Di Fabrizio (del 19/01/2007 @ 10:09:53 in media, visitato 834 volte)

Da Nordic_Roma

Cari colleghi,

abbiamo il piacere di informarvi che durante il nostro incontro a Stoccolma del 21 e 22 novembre 2006, abbiamo deciso di far partire una coproduzione di sei paesi europei (Germania, Romania, Bulgaria, Ungheria, Regno Unito e Svezia) per contribuire con diversi interventi ai programmi. Diamo il benvenuto a due nuovi collaboratori: Carlos Munoz Nieto dalla Spagna e Orhan Galjus in rappresentanza dell'ex Jugoslavia.

Il programma di un'ora si chiama "Radio Chachimo" e sarà trasmesso una volta al mese, l'ultima domenica del mese, ad iniziare dal prossimo 28 gennaio.

Responsabile della produzione sarà Agnes Lakatos di Radio Romano, Stoccolma.

Gli argomenti verranno discussi in una conferenza mensile via Internet - Skype.

In futuro intendiamo incontrarci due volte all'anno per decidere i differenti argomenti dei programmi

Swedis Radio
SR International
Radio Romano
radioromano@ sr.se

Rif: Chi è Radio Romano

 
Di Sucar Drom (del 28/10/2007 @ 10:09:15 in blog, visitato 1733 volte)

Reggio Emilia, il Sindaco non si arrende...
Il sindaco Graziano Delrio dopo una riflessione durata alcuni giorni riprende in mano la questione micro aree e in Consiglio Comunale ribadisce le proprie idee. "Realizzeremo il progetto «dal campo alla città per l'inclusione sociale dei nomadi»” ha dichiarato scatenando le urla e le proteste di AN e del resto del centrodestra. Del Rio ha poi aggiunto "sulle micro-aree la giunta di Reggio non ha fatto alcuna retromarcia. Abbiamo soltanto deciso di compiere un passo per ...

Gad Lerner, le infamie razziste di Radio Padania
“Io lo vado a prendere in sinagoga per il collo”, anzi, “mi chiedo perchè gli ebrei non lo espellano dalla loro comunità”, quel “nasone ciarlatano”. Per avere ricordato in tv all’Infedele che molti degli argomenti scagliati oggi contro i rom ricordano maledettamente la propaganda con cui fu giustificata la persecuzione degli ebrei 70 anni fa,mi sono preso una raffica di insulti via etere da un...

Strasburgo, si preparano al genocidio culturale dei Rom e dei Sinti in Italia
Questa mattina nella sala stampa del Parlamento europeo di Strasburgo, si é tenuto l'incontro organizzato dal capodelegazione di AN al Parlamento europeo e relatore per la strategia sui minori, Roberta Angelilli, dal titolo "Sicurezza, Integrazione, Solidarietà". L'argomento centrale dell'iniziativa é stato la condizione dei minori di strada, in particolare dei bambini Rom (dispersione scolastica, racket dell'accattonaggio, sf...

New York si ribella al nazi-rock di Marko Perkovic
Il cantante brandisce una spada, le canzoni parlano di odio e pulizia etnica, il pubblico mostra il suo entusiasmo con il saluto nazista. Con questi ingredienti, il concerto newyorkese della rock star croata Marko Perkovic, previsto per il mese prossimo, non poteva passare sotto silen...

Budapest, tornano le svastiche in strada
Ci eravamo abituati a quei fantastici ragazzini della Via Pal che, usciti dalla penna dello scrittore Ferenc Molnar, avevano conquistato le strade della vecchia Budapest con i loro giochi e le loro passioni.
Cambiano i tempi e i “ragazzi” di oggi - in un’Ungheria che ha messo in archivio l’esperienza del campo socialista - ricordano quell’ottobre del ’56. Ma alcuni...

Consiglio d'Europa e Onu, garantire il diritto dei rom all’abitazione
I governi facciano maggiori sforzi per garantire il diritto dei rom all’abitazione: lo hanno chiesto, in una dichiarazione congiunta,il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, e Miloon Kothari, rappresentante dell’ufficio Onu per la politica dell’alloggio. Sono numerose le lamentele che giungono da circa 20 Paesi, tra cui Albania, Bosnia, Bulgaria, Repu...

Padova, ultimo Natale nel "campo nomadi"?
Per le famiglie sinte che vivono in via Longhin il prossimo potrebbe essere l’ultimo Natale nel “campo nomadi”. Il comune di Padova partecipa ad un bando del ministero della Solidarietà Sociale per risolvere il disagio abitativo delle comunità Rom, Sinte e Camminanti. Ovvero individuare micro-aree dove trasferire queste persone all’interno di casette prefabbricate, trasformandole in residenti ...

 
Di Fabrizio (del 30/08/2006 @ 10:07:09 in media, visitato 1347 volte)

18 agosto: Volen Siderov (vedi ndr) in un'intervista a Der Standard ha chiesto che l'Austria accetti di ospitare 100.000 Rom bulgari.

Apparentemente irritato per una domanda sul ruolo del suo partito nelle tensioni etniche nel quartiere Fakulteta di Sofia (vedi ndr), Siderov ha risposto al giornale che l'Austria dovrebbe provare ad integrare 100.000 persone di quel gruppo di minoranza.

La conversazione è continuata in un tono abbastanza teso, Siderov si è lamentato che lo si volesse descrivere in una luce distorta (sarà, mi ricorda qualcuno ndr) e ha chiesto di non pubblicare l'intervista, minacciando persino di denunciare il giornale.

Siderov ha confessato di sentirsi perseguitato, di aver subito minacce, particolarmente perché Ataka, il suo partito "ha rotto i piani dell'oligarchia politica".

Commentando la scadenza dell'adesione della Bulgaria alla EU il prossimo anno, il leader nazionalista ha detto di essere a favore, se questo non significhi la chiusura di Kozloduy, l'unico impianto nucleare del paese.

 
Di Fabrizio (del 16/01/2007 @ 10:06:45 in Europa, visitato 944 volte)

Premessa: La Bulgaria è sconvolta. Le reazioni rispetto alla conferma, in appello, della condanna a morte alle cinque infermiere bulgare e al medico palestinese accusati di aver provocato volontariamente il contagio con il virus HIV di 426 bambini nell’ospedale pediatrico di Bengasi nel 1998 (continua)

I Rom di Bulgaria e il Consiglio Sociale dei Rom "KOUPATÉ" hanno aderito alla manifestazione di protesta che si è tenuta il 12 gennaio scorso davanti all'ambasciata libica, durante la quale è stata consegnata una dichiarazione all'ambasciatore della Libia, nella quale si esprime la richiesta di riconsiderare il processo contro le infermiere bulgare e il dottore palestinese.

Riassunto tratto da Roma_Francais

 
Di Fabrizio (del 08/08/2006 @ 10:06:43 in Regole, visitato 938 volte)

La campagna estiva delle autorità locali a Sofia contro i piccoli insediamenti Rom a Dobri jeliazkov str. (quartiere Vuzrajdane) e Tzarigradsko shose blvd (quartiere Izgrev), è stata fermata dal tribunale con due ingiunzioni del 3 e 4 agosto, dopo che il Team sulle Pari Opportunità nel quadro del Progetto Casa Rom, avevano fatto appello.

Lo sgombero a Tzarigradsko shose era in programma il 3 agosto, quindi l'ingiunzione tribunalizia è arrivata appena in tempo, ed è stata presentata in loco alla polizia e alle autorità presenti. Invece lo sgombero a Dobri Jeliazkov era in programma per l'8 agosto e il giorno 4 l'ingiunzione è stata portata in municipio.

.EOA team equal_opportunities@abv.bg - incaricata Daniela Mihailova.

Rif: Bulgaria

 
Di Fabrizio (del 24/07/2006 @ 10:03:20 in conflitti, visitato 884 volte)

A quanti siano interessati: il 26 giugno 2006 è uscito il rapporto "At Risk: Roma and Displaced in Southeast Europe", curato dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNPD). Qui la versione integrale.

Il rapporto è basato su dati raccolti e congiunti nel corso di una ricerca unica a carattere regionale, che abbraccia la situazione dei Dispersi Interni (IDP) in Albania, Bosnia Herzegovina (BiH), Bulgaria, Croazia, FYR Macedonia, Montenegro, Romania e Serbia, inclusa la provincia del Kosovo. Fornisce una immagine onnicomprensiva e statistica sui problemi dei gruppi vulnerabili nella regione - e porta avanti discorsi concreti e pragmatici su cosa i governi, la comunità internazionale e i rappresentanti dei gruppi vulnerabili, devono fare per rompere il circolo vizioso di povertà ed esclusione. Inoltre enfatizza come gli Obiettivi di Sviluppo (MDG) possano essere raggiunti, solo confrontandoli a livello nazionale, e questo anche per la comunità dei Rom IDP.

Il rapporto è costruito attorno a diversi messaggi prioritari:

  1. Rafforza il principio di vulnerabilità come criterio di intervento - a gruppi come i Rom viene data attenzione speciale non in quanto Rom, ma in quanto vulnerabili. Oltre ai Rom, il gruppo più vulnerabile nella regione, viene prestata attenzione ad altri gruppi di IDP. Un criterio che dovrebbe essere assunto dai principali donatori internazionali.
  2. Il rapporto non si basa esclusivamente sui dati e la correlazione dei gruppi vulnerabili. Aggiunge idee pratiche per soluzioni tangibili e invoca un nuovo approccio per i temi legati alle minoranze - gruppi sensibili e sviluppo regionale [...]. L'esperienza dimostra che un approccio focalizzato sul territorio ha vaste potenzialità ed è anche il più adatto ad un realtà frammentata come quella dei Balcani.
  3. Contiene infine indicazioni per iniziare (spin-offs). Abbiamo già precedentemente lavorato su simili analisi di vulnerabilità, come nel caso dell'HIV; colleghi stanno svolgendo una ricerca simile sulla vulnerabilità dei Rom in Moldavia. [...]

Per richiedere copia completa del rapporto, scrivere ad erika.adamova@undp.org

Erika Adamova, Assistant for the Skills Building Programme
UNDP, Europe and the CIS
Bratislava Regional Centre
Grosslingova 35, 81109 Bratislava, Slovak Republic
Tel: +421 2 59337
Fax: +421 2 59337 450
www.undp.org/europeandcis

 
Di Fabrizio (del 10/11/2006 @ 10:01:22 in Europa, visitato 976 volte)

European Roma and Travellers Forum - Press Release

L'allargamento EU e la situazione dei diritti umani in Kosovo sono stati i principali temi della seconda Assemblea Plenaria che si è tenuta a Strasburgo presso il Palazzo d'Europa dal 6 all'8 novembre. Oltre 60 delegati dalla maggior parte degli stati membri hanno preso parte all'incontro assieme ai rappresentanti delle principali organizzazioni Rom europee ed internazionali.

Il primo giorno ha contemplato una cerimonia d'apertura ufficiale [...] seguita da una cerimonia commemorativa delle vittime dell'Olocausto, presso il memorial di fronte al Palazzo del Consiglio d'Europa, alla presenza dei Rom sopravvissuti e del rabbino capo di Strasburgo.

Il secondo giorno è stato dedicato alla situazione dei diritti umani in Kosovo. L'ex incaricato per il Kosovo, Marek Nowicki, uno dei rari rappresentanti della comunità internazionale a parlare della sua esperienza e contro la discriminazione dei Rom nel Kosovo.

L'accesso in EU di Romania e Bulgaria, entrambe con un'importante popolazione Rom, si tradurrà in un forte incremento del numero dei Rom in EU. Il Forum rimane preoccupato perché l'accesso non ha portato un reale miglioramento sulla situazione dei Rom ed in alcuni casi come in Slovacchia, si registra un deterioramento. Altra preoccupazione è data dal crescere di nuove barriere in Europa [...]

Formatosi nel 2004, il Forum Europeo dei Rom e Viaggianti è l'organizzazione ombrello che rappresenta le organizzazioni che difendono gli interessi dei Rom e le loro preoccupazioni attraverso l'Europa. L''organizzazione vanta il supporto e il riconoscimento del Consiglio d'Europa, con cui ha firmato un accordo di partnership. La Seconda Assemblea Plenaria dovrebbe definire le linee guida politiche er il 2007 e chiamare le istituzioni internazionali e i governi nazionali ad agire per un cambio reale.

For further information and interviews please contact:
European Roma and Travellers Forum
c/o Council of Europe
F – 67 075 Strasbourg
Tel.: 00 33 3 90 21 53 50/4331

 
Di Fabrizio (del 14/04/2006 @ 10:01:19 in Italia, visitato 1120 volte)
Ricevo, e porto a conoscenza:

ASSOCIAZIONE COMUNITA’ STRANIERE IN ITALIA

ASSOCIACION COMUNIDADES EXTRANJERAS EN ITALIA

ASSOCIATION DES COMMUNAUTES ETRANGERES EN ITALIE

SHOQATE KOMUNITET HUAJ NE ITALIA

Onlus

Via F. Spera, 95– 71100 FOGGIA - Tel. 3497239108 - Fax: 0881714130

CF-P.IVA 01740400716

E.mail: acsi.h@libero.it habib_sghaier@libero.it

S.E AMBASCIATORE DELLAREPUBBLICA DI MAKEDONIA

Presso IL QUIRINALE.

ROMA.

E, p.c:

UNION ROMANI.

BARCELLONA ( Spagna )

OPERA NOMADI NAZIONALE.

ROMA.

Oggetto: Comportamento irriguardoso, scorretto, discriminatorio e calunnioso nei confronti degli Zingari presenti, stanziali e residenti a Foggia.

Eccellenza,

Nel salutare umilmente, amichevolmente e calorosamente l’Ambasciata della Repubblica di Makedonia presso il Quirinale, l’Associazione delle Comunità Straniere in Italia (ACSI), organizzazione nazionale, apolitica, socio-umanitaria senza scopi lucrativi alla quale aderiscono movimenti, comunità, circoli ricreativi, luoghi di culto di varie confessioni, richiedenti asilo, apolidi e popoli migranti provenienti di Romania-Macedonia-Serbia-Ucraina-Bulgaia-Ungheria-India-Turchia-Mali-Niger-Sudan-Russia-Armenia-Spagna-Francia-Malta-Mauritania-Sahara Occidentale etc…, presenti e residenti in 18 regioni italiane, informa S.E Ill.ma di quanto segue:

da sette anni, una donna “ Zingara “, non gode il suo diritto sacro santo di portar via il proprio bambino dopo il parto avvenuto presso la maternità di Foggia.

Questa donna è obbligata di recarsi alla Sua Cancelleria al fine di produrre un’successiva documentazione.La cosiddetta “ nulla osta”.Da presentare entro dieci giorni dal parto per non perdere la potestà.Nel frattempo, il neonato è affidato ad una casa accoglienza.

L’intero nucleo familiare si sposta a Roma ( a carico del volontariato ): bambini e madre sul treno di notte, la mamma senza cure ( alcune con cesareo), non potendo sfamare, accudire o lavare la “ truppa”, attesa davanti l’ambasciata, incomprensione con alcuni funzionari - d’origine albanese- - che chiedono il pagamento di vari diritti fuori portata delle interessate ( alcune aspettano un anno circa per ricevere un passaporto e senza quello, sono dolori amari con le forze dell’ordine, l’ospedale, l’Asl, il Consultorio etc…). Per tutti, gli Zingari sono “ pericolosi da sorvegliare”.

Il Ministero dell’Interno non è d’accordo ( vedere risposta inviata a quest’organizzazione, alla prefettura ed all’ospedale).

L’Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali ( Presidenza del Consiglio dei Ministri ), la delegazione italiana U.E, l’Ufficio Pari Opportunità ha chiarito all’ACSI: “ il parlamento europeo, la Commissione Europea e l’OCSE sono contrari sia a privilegi sia discriminazione e hanno recentemente denunciato gli abusi perpetrati nei confronti degli Zingari in Europa”.

Il Consiglio di Stato, chiamato in causa dall’ACSI su alcune convenzioni bilaterali, ha precisato negli anni ’80, che “ lo Stato italiano non può applicare disposizioni estere che si contraddicono con la legislazione italiana e quell’europea”.

L’ACSI ha ringraziato l’Ambasciata ed il Consolato Generale di Romania per il loro sostegno diplomatico ed il loro incoraggiamento come hanno fatto altri prima di loro per difendere i loro connazionali residenti e presenti in zona.

L’ACSI milita a favore dei diritti di tutti gli stranieri senza distinzione di razza, di sesso, di provenienza, di colore, di cultura, di confessione o altro. Combatte da sempre le strumentalizzazioni,condizionamenti,terrorismi,antisemitismi,violenze,ingiustizie,razzismi,intolleranze.

L’ACSI opera a favore di una Società multietnica, multiculturale, laica basata sulla Pace fra popoli e uomini.

Eccellenza,

nell’attesa d’essere ricevuta in visita di cortesia e di amicizia,l’ACSI precisa che non ha intenzione di intromettersi negli affari interni della Macedonia. Cerca,bensì, di operare nell’ambito delle leggi italiane ed europee.

Grazie all’Italia ed all’Unione Europea che le associazioni degli Immigrati riescono a muoversi al fine di tutelare – a norma di leggi – gli interessi dei lavoratori, studenti, richiedenti asilo, popoli migranti, sfollati di guerra etc…e inserirli nel tessuto socio-economico-culturale del Paese ospitante.

Eccellenza,

Where there is a wall there is a way.

Foggia, 31 marzo 2006.

IL PRESIDENTE ACSI.

Prof. Habib SGHAIER



COMUNICAZIONE

Oggetto: Discriminazione delle Donne e dei Neo-nati stranieri a Foggia.

Ref : Nota n°200508650- 15/16030 dal 21.10.2005 / Ministero dell’Interno,Dipartimento Affari Interni e Territoriali-Direzione Centrale per i Servizi Demografici-Area III- Stato Civile.

: Nota U.T.G n° 522.15.1/AreaII dal 25.07.05

: Nota OO.RR n° 200508650-15100/16030 dal 21.10.05 2005.

Da sette anni, vige una prassi che non corrisponde alle normative seguiti da tutti i Comuni della provincia di Foggia, della Puglia e di tutta Italia.

La normativa vigente impone ad ogni neo-mamma di dichiarare la nascita del proprio bambino all’anagrafe.

Cambia tutto, quando la mamma è straniera con particolare riguardo a quelle provenienti da: Macedonia, Romania, Ucraina, Bulgaria, Bielorussia ,Serbia ,Croazia etc…Coiè, “zingari”.

Negli ultimi sette anni, 485 donne immigrate hanno sofferto la discriminazione perché devono recarsi personalmente alle loro ambasciate o consolati al fine di chiedere “il nulla osta”.Devono farlo entro 10 giorni dal parto per non perdere il diritto di ritirare il bambino che nel frattempo il bambino viene affidato a una casa famiglia.

A Natale scorso, una rumena ha sofferto e sudato prima di ritirare il neonato grazie all’intervento del Consolato Generale di Romania , dell’ufficio Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio,dei Consiglieri regionali etc…

Tutto questo, non interesse nessuno.Le donne straniere non votano.

Tutti tacciono e parlano di solidarietà, di fratellanza e di amicizia.

Il Ministero dell’Interno, con risposta inviata sia alla Prefettura che all’Azienda Ospedaliero-Universitaria OO.RR di Foggia indicava che: “Si precisa…che in nessun caso, se il riconoscimento è contestuale all’atto di nascita, si deve esigere documentazione dello Stato d’appartenenza, ma è sufficiente la dichiarazione di parte e l’ufficiale di stato civile procede a registrare semplicemente quando dichiarato delle parte.

L’anagrafe di Foggia rifiuta categoricamente di riconoscere i contenuti della risposta del Ministero dell’Interno e di registrare la nascita del neo-nato straniero su richiesta dei genitori in possesso di passaporti validi e della dichiarazione rilasciata dalla sala parto con firma del Ginecologo e dall’Ostetrica

L’Associazione delle Comunità Straniere in Italia (ACSI) si chiede:

  • Hanno ragione l’anagrafe e l’Azienda ospedaliera a riservate questo trattamento unico in Italia alle Donne straniere?
  • Perché non riconoscono di fatto la risposta del Ministero dell’Interno?
  • Perché questa procedura è applicata solo a Foggia?
  • La magistratura ha autorizzato ?Alcuni neo-nati sono stati “bloccati” al Nido senza notificare niente ai genitori, senza assistenza legale, linguistica o altro.

    Quando gli stranieri saranno considerati “esseri umani” uguali a tutti gli altri?

    Quando gli stranieri avranno pari opportunità, come sancito della legge Martelli, di quella Turco-Napolitano?

    Nel frattempo,lo straniero deve fare il segno della Croce prima di chiedere un suo diritto che gli sarà “ regalato” dal potente di turno.


Foggia, 25 marzo 2006.


IL PRESIDENTE ACSI

prof. Habib SGHAIER
 
Di Fabrizio (del 20/08/2006 @ 10:00:08 in Europa, visitato 1347 volte)
Voci dal ghetto

Agosto 2006 - meno di 6 mesi all'ingresso della Bulgaria. In ogni aspetto i Rom in Bulgaria sono soggetti a seri attacchi e le voci d'odio nazionalistiche stanno diventando più forti. I rappresentanti dei media prendono parte nella campagna anti-Rom che propaga di loro un'immagine primitiva, criminale e marginale, coinvolgendo la comunità in ogni scandalo politico ed economico che arriva agli onori del pubblico.

Le formazioni politiche vanno a caccia dei voti nazionalisti e le analisi politiche mandano messaggi ai leaders politici che i votanti Rom sono fraudolenti. Nella campagna elettorale scorsa per la presidenza, la grande paura risiedeva nei voti "criminali" delle due più larghe minoranze - i Rom e i Turchi.

Nei ghetti l'attitudine verso l'ingresso della Bulgaria nella UE è di scetticismo, i problemi legati agli impegni dello stato verso i socialmente deboli, i disoccupati e quelli senza casa, stanno peggiorando e solo nel campo della scolarizzazione ci sono sforzi da entrambe le parti, nonostante questo non porti sicurezza al livello economico della comunità.

Sofia, quartiere di Fakulteta - in molti lavorano ad ore nel settore delle costruzioni, vendono verdura ai mercati, o come operatori nella pulizia urbana e una minima parte nella fabbricazione e commercio di tappeti nel ghetto. Cresciuti lì, tendono a rinchiudersi all'interno ghetto-quartiere, e tra gli effetti c'è quello della crescita di attività criminose, alla soglia dell'inverno 2006. Le priorità dei progetti e programmi delle OnG e delle istituzioni sono in grave conflitto con le aspettative dei Rom nel risolvere i loro problemi. Il primo e più importante è quello della disoccupazione e la situazione sociale insicura, mentre le loro proprietà (case, auto, ori ecc.) vengono messe in discussione dagli sgomberi. Un numero ristretto di Rom e non-Rom traggono vantaggio dalla situazione e creano le condizioni per sviluppare attività criminali. Il risultato inevitabile è tensione tra le famiglie estese a causa di debiti non pagati, perdita della casa o dei beni mobili ecc. In molti casi il servizio sociale non riesce ad intervenire e le tasche degli "squali" si gonfiano del 50% di interesse per prestiti di 15 giorni. Altro serio problema il matrimonio con gli stranieri, in cambio di un "pizzo" di 100 EUR per ottenere la cittadinanza e i conseguenti diritti. Le conseguenze legali per le donne sono la patria potestà sui figli di uno straniero e l'esclusione da tutti i programmi sociali. Altre grave questione legale è la proprietà - quando non intervengono gli strozzini - che viene disputata tra acquirenti e banchi pegno. E' con serio dispiacere che elenchiamo questa lista di problemi della comunità - in diverse occasioni le famiglie più marginalizzate stipulano un contratto di scambio informale con una famiglia adottiva per vendere a una nuova madre i propri figli.. Tutto questo viaggia all'interno di una struttura criminale, i cui membri agiscono come intermediari tra il donatore e la famiglia adottiva.

Connesso a tutto ciò, chiederemmo a tutti i partners, donatori, amici e colleghi un impegno e una presenza nel ghetto molto più profonda e di redirigere i nostri sforzi verso l'educazione civica della comunità rispetto alle elementari norme di cultura legale. Gran parte delle attività andranno orientate nel moderare e diminuire i conflitti interni, senza perdere d'occhio i diritti umani, economici e sociali. Le priorità delle attività sono attualmente selezionate da un gruppo di responsabili delle OnG, e disgraziatamente non corrispondono ai problemi e alle esigenze reali della comunità nel suo complesso.

Saremo grati se riceveremo suggerimenti pratici e supporto da chi è entrato recentemente in Europa, riguardo alle soluzioni trovate nell'affrontare questi progetti.

Mihail Georgiev e Iskra Stoykova, saranno disponibili per tutto agosto

Romani Baht Foundation

 
Di Fabrizio (del 15/03/2012 @ 09:59:13 in lavoro, visitato 623 volte)

Da Bulgarian_Roma

Novinite.com Il programma "LAND - Source of Income" ha fornito assistenza finanziaria ad 80 famiglie rom, perché possano avviare un business agricolo. Photo by money.bg

08/03/2012 - 80 famiglie rom della regione di Plovdiv nella Bulgaria meridionale hanno ricevuto assistenza finanziaria per dare avvio ad un business agricolo.

Il programma "LAND - Source of Income" col sostegno della fondazione America for Bulgaria sta offrendo schemi di microcredito a basso interesse, così che le famiglie rom senza terra possano acquistare terreno ed attrezzature agricole ed avere accesso ad una determinata somma di capitale circolante.

Alcuni dei partecipanti al programma hanno sviluppato progetti che hanno ottenuto sovvenzioni del programma operativo gestito dal fondo statale per l'agricoltura.

[...] L'iniziativa ha già contribuito alla creazione di piccole imprese agricole a Perushtitsa, Parvomai e nei villaggi attorno a Plovdiv e Pazardzhik.

Ilia Iliev, del villaggio di Chaloukovi vicino a Plovdiv ha comprato a basso interesse 32 decari (cfr. Wikipedia ndr.) di terra arabile, che rimborserà in 5 anni alla fondazione.

Sta coltivando aglio, peperoni e pomodori.

 
Di Fabrizio (del 19/09/2011 @ 09:57:15 in Europa, visitato 867 volte)

Una breve cronologia che forse potrà interessarvi:
La prima notizia è di fine agosto dalla Bulgaria, allora non la ripresi su Mahalla perché temevo che finisse in una bolla di sapone. Circa 10 giorni dopo, la notizia arriva in Italia tramite PeaceReporter, che se ne fa anche promotrice.

Nel frattempo in Spagna ci sono lamentele sull'incontro tra Rom, Sinti e gli amministratori comunali europei, previsto a Strasburgo il 22 settembre.

Ancora una volta ... Chi sa perché? Venerdì, 16 Settembre 2011 alle ore 12:54
Apprendiamo dalla rete che il giorno 01 Ottobre 2011 in molte capitali europee si svolgerà la prima giornata per l'orgoglio rom, il Pride rom, l'iniziativa in Italia è stata promossa da SOS razzismo e da Partida romilor.
In Italia non sono state coinvolte organizzazioni romanì nella promozione di questa mobilitazione. Chi sa perché?
La Federazione romanì NON è stata interpellata e coinvolta, attivamente e propositivamente, per la realizzazione di questa manifestazione.
Chi sa perché?
Scrivono gli organizzatori italiani che si tratta di una mobilitazione "per denunciare le discriminazioni razziali di cui sono vittime i rom, gli zigani e i gitani di tutta Europa" e già i termini utilizzati dalla comunicazione dei promotori italiani (rom, zingari e gitani!) fanno presagire gli effetti collaterali per la popolazione romanì.
E' possibile promuovere una manifestazione senza il coinvolgimento attivo e propositivo della rappresentatività (credibile e documentata) dei diretti interessati?
Quando si tratta di popolazione romanì tutto diventa possibile, anche quello di violare la regola più elementare della discriminazione: la partecipazione attiva e propositiva, credibile e qualificata, dei diretti interessati.
La Federazione romanì denuncia che ancora una volta il disagio della nostra popolazione è utilizzato per perseguire finalità diverse dai bisogni delle comunità Rom, Sinti, Kalè, Manousches, Romanichals, cioè la popolazione romanì.

Dott. Nazzareno Guarnieri – Presidente Federazione romanì


A cui segue questa comunicazione da parte del presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme di venerdì 16 settembre 2011 alle 14:00:

Dopo aver appreso da un nostro associato dell'iniziativa denominata Pride Rom, mi sono messo in contatto con la responsabile di Sos Razzismo Italia che non ha risposto in maniera soddisfacente a semplici domande sull'iniziativa. In particolare è evidente che le associazioni sinte e rom italiane (ma anche molte altre associazioni rom e sinte europee) non sono state coinvolte in nessun modo alla preparazione dell'iniziativa e questo lo ritengo un grave errore. Per questa ragione appoggio, a nome della Federazione Rom e Sinti Insieme, il comunicato di Nazzareno Guarnieri, Presidente della Federazione Romanì.

Distinti saluti
Presidente Federazione Rom e Sinti Insieme
Radames Gabrielli


Ultime notizie: la Federazione Romanì organizzerà qualche giorno prima del 1 ottobre una conferenza stampa per far conoscere la propria posizione sulla manifestazione. Questa conferenza stampa ha anche l'appoggio della Federazione Rom e Sinti Insieme.

 
Di Fabrizio (del 29/01/2007 @ 09:57:00 in Europa, visitato 1290 volte)

Lettera aperta da European Roma Information Office (ERIO)
I partiti dell'estrema destra costruiscono un blocco contro l'Europa democratica

vedi anche:

Il 15 gennaio 2007 i partiti orientati all'estrema destra hanno ufficialmente lanciato la loro piattaforma nel Parlamento Europeo. I membri del Parlamento dei seguenti partiti: Attack (Bulgaria), România Mare (Romania) Front National (Francia), Alternativa Sociale e Movimento Sociale Fiamma Tricolore (Italia), Vlaams Belang (Belgio) e due parlamentari indipendenti hanno annunciato la fondazione della piattaforma Identità, Tradizione e Sovranità (ITS). Secondo i suoi stessi rappresentanti, questa piattaforma intende difendere "i valori Cristiani", "mantenere l'identità Europea" e le "identità nazionali" dei loro paesi. Il fatto è che l'agenda di questi partiti e i loro principi politici sono molto distanti dal promuovere un'Europa tollerante e democratica.

European Roma Information Office (ERIO) esprime la propria preoccupazione per tale piattaforma di intolleranza nel Parlamento Europeo. I partiti coinvolti in Identità, Tradizione e Sovranità (ITS) promuovono valori ultra-nazionalisti e contro la diversità culturale.Anti-ziganismo, antisemitismo, discorsi contro i migranti e le minoranze appartengono ai programmi dei partiti di estrema destra che costtuiscono questa piattaforma. Questi partiti usano le istituzioni democratiche per promuovere valori e obiettivi anti-democratici. Negano i più importanti pilastri dei sistemi democratici e i diritti delle minoranze.

I membri di ITS hanno assunto importanza a causa delle loro dichiarazioni razziste contro i Rom. Dimitar Stoyanov, osservatore del Parlamento Europeo del partito bulgaro Attack, ha disseminato insulti contro la comunità Rom tramite il network di email del Parlamento Europeo. Corneliu Vadim Tudor, leader di România Mare, è noto per i suoi discorsi di odio contro i Rom in Romania. Movimento Sociale Fiamma Tricolore ha supportato lo sgombero dei Rom a Trento. Bruno Gollnisch, del Front National, è accusato di aver messo in dubbio l'esistenza delle camere a gas nei campi di concentramento nazisti, dove furono uccisi  migliaia di Rom. Questa lista di dichiarazioni razziste e di odio non è esaustiva.

ERIO chiede ai partiti democratici del Parlamento Europeo di non cooperare con questa nuova piattaforma di estrema destra o con nessuno dei suoi membri e di riaffermare il loro impegno per una società libera dalla discriminazione e dal razzismo. ERIO ritiene che i partiti democratici debbano assumere un ruolo guida nella lotta contro il razzismo e la xenofobia in tutte le sfere della società.

European Roma Information Office (ERIO)
Address: Avenue Eduard Lacomble 17. 1040, Brussels. Belgium.
Phone: 0032 2 733 34 62
Fax: 0032 2 733 38 75
Website: www.erionet. org

 
Di Fabrizio (del 21/04/2010 @ 09:55:08 in scuola, visitato 1006 volte)

Da blog.soros.org

Crescere Rom

9 aprile 2010 | by Violeta Naydenova

A nove anni capii di essere differente e non capivo perché. Ero sempre stata una bambina felice. A scuola avevo molti amici. Ma tutto questo cambiò in quinta.

In Bulgaria, come in molte parti dell'Europa dell'Est, i bambini rom non hanno accesso all'istruzione di qualità. I bambini rom nelle scuole segregate vengono promossi senza saper leggere o scrivere. Nella città dove son nata, abbiamo una scuola segregata sino alla quarta. La scuola è a soli 100 metri da casa mia, ma mia madre non voleva che andassi là. Sapeva che non avrei ricevuto una buona istruzione e mi iscrisse alla scuola pubblica per gli studenti bulgari.

La decisione non fu facile. Il percorso da e per la scuola era difficile. Anche mio padre ed i nonni non erano d'accordo con la sua decisione. Non capivano perché avrei dovuto andare a scuola così lontano da casa e separarmi dai miei cugini. Ma mia madre sapeva il perché. Sapeva quanto fosse importante l'istruzione. Mi protesse dall'essere presa in giro dai bambini della scuola. I miei genitori decisero di parlarmi soltanto in bulgaro così da non sviluppare accenti particolari. Ma non poterono proteggermi a lungo.

Quando fui in quinta, i bambini rom del mio quartiere iniziarono a frequentare la mia stessa scuola. Erano amici d'infanzia e così parlavo e giocavo con loro. Ma una alla volta le mie compagne di classe si allontanarono da me quando mi videro interagire con i nuovi compagni rom. Mi indicarono chiamandomi "zingara". Non sapevo perché. Era qualcosa di sbagliato? Perché pensavano che fossi differente? Mi sentivo colpevole, come se avessi fatto qualcosa di sbagliato.

Da allora furono insulti, umiliazioni e comportamenti aggressivi da parte delle mie compagne e persino da qualche maestra. Non ho mai detto ai miei genitori o condiviso con qualcuno cosa succedeva a scuola. Mi sentivo in imbarazzo.

Nonostante quegli anni difficili ho sempre avuto mia madre ad incoraggiarmi nel continuare gli studi. Mi sono diplomata ed ho iniziato a studiare giornalismo nell'Università di Sofia. Ma persino all'università non ho potuto scappare dai pregiudizi della gente. Alla prima lezione gli studenti iniziarono a discutere di "zingari puzzolenti". Per un momento mi preoccupai che mi avessero riconosciuta. Ma non sapevano che fossi Rom. Non gli passava per la mente che potesse esserci una studentessa rom che frequentava il loro corso.

Fu all'università che iniziai ad interessarmi alla storia, alla lingua ed alla cultura del popolo rom. Lessi libri sulla sturia dei Rom, ed ebbi la possibilità di incontrare altri studenti, insegnanti, giornalisti ed intellettuali di origine rom. Dopo che mi laureai, iniziai a lavorare come reporter per il giornale rom Drom Dromendar. Capii presto che non avevo niente di cui vergognarmi. Sono una donna rom e ne sono orgogliosa.

 Violeta Naydenova nel video, "I'm a European Roma Woman." (per chi legge su Facebook, il link al video, ndr)

Molti dei miei simili non condividono questo punto di vista. Molti giovani rom oggi crescono senza mai sapere della loro storia e di chi sono realmente. Molti Rom di successo nascondono la loro vera identità. Si nascondono come facevo io. Molti stereotipi radicati nella nostra società ci fanno sentire come cittadini di seconda classe; come se non fossimo parte della società ed appartenessimo solo ai ghetti e alle mahalle.

I Rom sono il più grande gruppo minoritario in Europa. Soffrono di alti tassi di analfabetismo, disoccupazione e povertà. Ancora non abbiamo un approccio mirato e coordinato per affrontare questi problemi. L'Europa non può ancora ignorare i Rom.

L'Europa deve prevedere l'accesso all'istruzione di qualità per tutti i bambini. Nonostante le decisioni per una riforma in questo senso della Corte Europea dei Diritti Umani rivolte contro la Repubblica Ceca, la Grecia ed, appena un mese fa, la Croazia, ai Rom viene regolarmente negato un pari accesso all'istruzione. L'Europa deve iniziare a mettere in discussione le questioni di identità - assicurandosi che gli studenti imparino l'uno dall'altro, sulle loro differenze e sul fatto che la diversità non è un male. Al contrario, la diversità è qualcosa che arricchisce tutti.

La decisione di mia madre di mandarmi alla scuola pubblica mi ha cambiato la vita. Ora lavoro per aiutare a cambiare la vita di altri giovani rom. Presso l'Open Society Institute aiuto i Rom dell'Europa Centrale ed Orientale ad ottenere tirocini e formazione scolastica. Queste opportunità insegnano ai giovani rom come diventare i migliori avvocati di se stessi e migliorare la loro comunità.

Ma non possiamo farlo da soli. Assieme a noi l'Europa deve impegnarsi per assicurare che tutti Rom abbiano pari accesso all'istruzione di qualità - ed espandere e consolidare una nuova generazione di donne e uomini rom che guidino la loro comunità ad un cambiamento reale in tutte le sfere pubbliche delle loro vite.

 
Di Fabrizio (del 27/02/2007 @ 09:54:00 in Regole, visitato 4142 volte)

Da Roma_Italia

Di: Blaga Bangieva - http://international.ibox.bg/news/id_692666547

Non sta aumentando il numero di nomadi sugli aerei in volo verso l'Italia da Sofia e Bucarest. Non c'è afflusso di Bulgari e Rumeni alla frontiera italo-slovena, vicino a Trieste - la porta naturale dell'Italia per i lavoratori che arrivano dai due paesi balcanici.


Nei primi due giorni da quando Bulgaria e Romania hanno raggiunto l'UE, la vera invasione non arrivava da fuori , ma dall'interno, dice la pubblicazione "Balkans". Il rapporto è collegato con le notizie di ieri che a Torino l'ultimo nato del 2006 ed il primo del 2007 erano Rumeni.

Rumeni e Bulgari hanno già adesso gli stessi diritti di Francesi, Tedeschi e Spagnoli.

Il "Corriere della Sera" ha accennato alle loro speranze che la UE non si dispiaccia di questa espansione.

Inoltre OnG italiane come "Caritas" e la Fondazione "Iniziative ed esami delle società multi-etniche" sono in competizione nel fare prognosi su quanti Rumeni e Bulgari arriveranno in Italia.

Le aspettative variano tra i 60 e i 105 mila in corsa verso l'Italia. Non è facile fare pronostici esatti, ma gli Italiani mostrano di aver timore degli Zingari, che sono circa il 2,5% della popolazione totale dei due paesi balcanici.

Secondo il "Corriere della Sera" il governo italiano starebbe considerando un disegno di legge sugli Zingari che arrivano in Italia, la maggior parte senza documenti.

Il giornale poi afferma che a Capodanno, da tutti i centri di permanenza temporanea, sono stati rilasciati i Bulgari e i Rumeni, arrestati perché con documenti irregolari o col permesso di residenza scaduto.

 
Di Fabrizio (del 02/03/2011 @ 09:53:59 in Kumpanija, visitato 668 volte)

Da Bulgarian_Roma

Carissimi,

Il 30 dicembre scorso una Romnì bulgara è stata rapita a Rotterdam.

La ragazza è scomparsa il 30.12.2010. L'ultima volta è stata vista a Slinge, Rotterdam. Se avete notizie, prego contattate 0031624986313 o chiamate immediatamente la polizia nel vostro paese. Si chiama Monika Tanova, ha 25 anni, è alta 1,65, lunghi capelli neri/castano scuri ed occhi marroni.

Ulteriori informazioni ai seguenti link:

Breve video in lingua olandese, con sottotitoli in bulgaro:

Grazie in anticipo per l'aiuto e la collaborazione.

Roberto Marinov - rob_marinov@yahoo.com

 
Di Sucar Drom (del 19/01/2010 @ 09:53:55 in blog, visitato 707 volte)

Dalla società tollerante alla tolleranza zero
Italiani brava gente, italiani tolleranti. Quante volte ci siamo sentiti ripetere queste parole e quante volte ne siamo rimasti rassicurati. Purtroppo in molti non hanno mai pensato che l’esser...

Noi non siamo animali
Noi missionari e missionarie italiani vogliamo esprimere la nostra solidarietà alla sofferenza dei migranti africani, che da anni vengono impiegati nei campi della Piana di Gioia Tauro, in stato di schiavitù , per la raccolta delle arance. Il 7 gennaio, in...

Oliver Stone riscrive la storia e Hitler diventa un capro espiatorio
Ormai è una certezza: il revisionismo storico è sempre più di moda. E non si ferma solo a sedicenti storici come David Irving, ma fa proseliti anche nel mondo dello spettacolo. L’ulteriore riprova ne è una notizia giunta nelle scorse ore dall’Ameri...

Gian Antonio Stella: quando si scherza sulle razze non si sa dove si va a finire…
La città bresciana di Coccaglio e quella bosniaca di Prnajor sono, loro malgrado, simboli diversi dell'intolleranza. Coccaglio è uscita dall'anonimato toponomastico poco più di un mese fa per via dell'operazione "White Christmas", i controlli casa per casa dei 400 immigrati irregolari da f...

Osservatore Romano, "Tammurriata nera. Gli italiani e il razzismo!"
Oltre che disgustosi, gli episodi di razzismo che rimbalzano dalla cronaca ci riportano all'odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver superato. Per una volta, la stampa non enfatizza: un viaggio in treno, una passeggiata nel parco o una partita di calcio, non lasciano dubbi. Non abbiamo mai...

Mantova, la Lega Nord non sa più cosa inventarsi...
Dopo l’intervento del 10 gennaio sulla Voce di Mantova, è ormai chiaro che il responsabile della sicurezza della Lega Nord, Luca de Marchi, vuole improntare tutta la sua campagna elettorale contro le circa quaranta famiglie rom e sinte mantovane. De Marchi, oltre ad essere disinformato sulle questioni inerenti a questa ...

Rosarno (RC), la logica delle deportazioni vincerà ancora una volta?
Il ministro dell’interno Maroni in una lunga intervista rilasciata domenica 10 gennaio a Sky ha ribadito che tutti gli immigrati trasferiti da Rosarno e Gioia Tauro nei centri di prima accoglienza di Crotone e Bari saranno identificati e, se trovati privi di documenti di soggiorno, verranno espulsi, non si sa se con l’intimazione a...

Ue, comincia guerra per bande fra i gruppi politici
Di fronte al serio rischio di bocciatura dell'Europarlamento che sta correndo il commissario europeo designato dalla Bulgaria, la popolare Rumiana Jeleva, è cominciata oggi una 'guerra per bande' fra i gruppi politici: il Ppe, per bocca del suo vice presidente ungherese Jozsef Szajer, ha difeso nel pomeriggio ...

Como, abbandonata scalza nella neve: tutti graziati da una Procura incapace
Tutti "graziati" nell’inchiesta sull’anziana abbandonata scalza in mezzo alla neve da una pattuglia della polizia locale. La magistratura ha archiviato il fascicolo a carico di due vigili di Como accusati di sequestro di persona e violenza privata, perché sospettati di aver caricato sull’auto di ser...

Vicenza, il nuovo Prefetto parte male...
Vicenza ha un nuovo Prefetto e già si parte male. In alcune interviste Michelangelo Fallica (in foto) ha dichiarato che la “questione rom” sarà tratta con delle riunioni con le Forze dell’Ordine. E ha aggiunto: “La presenza di rom...

Marmirolo (MN), il TAR sospende l’ordinanza di abbattimento e il sequestro dei terreni
Questa mattina il TAR della Lombardia (Sezione di Brescia) ha sospeso l’ordinanza di abbattimento delle opere e di sequestro, emessa dal Comune di Marmirolo contro le famiglie Ornato e Travag...

Milano, ennesimo sgombero di intere famiglie
La Polizia Locale di Milano ha sgomberato ieri mattina una piccola comunità di Rom rumeni in viale Forlanini, nell'area dell'ex polveriera del Demanio Militare. Quattordici rom romeni sono stati trovati sul posto: 9 adulti (5 uomini e 4 donne) e 5 minori. Dopo le pratiche di identificazione, vista la pr...

Scuola, il tetto e il ghetto
Quelle che oggi sembreranno classi “miste”, sono in realtà le comunità felici dell’Italia di domani. Ora attenzione e cura per gestire la svolta. Mentre già iniziava il fuoco di fila ideologico contro il “tetto” del 30% di studenti stranieri, il Ministero dell’Istruzione ha precisato: dal tetto saranno esclusi i nati in Italia...

Roma, scoppia la rivolta a via del Salone
E' rientrata la rivolta scoppiata questa mattina al "campo nomadi" di via Salone, dove era disposto il trasferimento di un primo gruppo di 130 persone nel campo di Castelnuovo di Porto. Il trasferimento rientra nel piano nomadi presentato dal Campidoglio che preve...

Firenze, Rifondazione: basta sgomberi senza alternative
E' la seconda volta che viene sgomberata la Osmatex e a distanza di un anno e mezzo niente è stato fatto né dalla proprietà né dal Comune. Nel 2008 tentammo le stesse strade: ci appellammo al sindaco Gianassi, gli proponemmo di fare richiesta alla regione di attivare la P...

 
Di Fabrizio (del 22/09/2007 @ 09:53:45 in Europa, visitato 1590 volte)

scrive Mihaela Iordache

Secondo le autorità italiane il numero di rom di origine rumena in Italia dopo il primo gennaio 2007 è aumentato. E si parla d'emergenza e rimpatri. Il dibattito in Romania e in Europa
I rom che provengono dalla Romania preoccupano da tempo le autorità italiane che sempre più spesso utilizzano rispetto alla questione il termine “emergenza”. Il tragico episodio avvenuto a Livorno agli inizi di agosto, dove in un incendio sono morti quattro bambini rom originari della Romania, ha richiamato ulteriormente l’attenzione sull’esistenza stessa di queste persone che spesso vivono in condizioni disumane.

Sull’opportunità di allestire campi rom si sono accese polemiche e scambiate accuse tra autorità locali, centrali e europee. Alle dichiarazioni del premier Prodi secondo il quale l’Italia non è preparata ad affrontare questo fenomeno - relativamente recente per il paese - e che comunque si tratta di un problema politico, l’Unione europea ha risposto categoricamente ribadendo che le regole per l’integrazione dei rom esistono e che l’Italia come anche altri paesi europei deve seguirle.

Il problema è complesso e l’argomento è comunque sensibile. Dove i rom installano i loro campi - spesso abusivi - i residenti si lamentano per aspetti che vanno dalle condizioni igieniche precarie fino ad episodi di criminalità di cui si renderebbero responsabili. Spesso la situazione viene strumentalizzata portando a gravi episodi di razzismo e violenza. Non raramente si arriva a sgomberi che risolvono solo localmente la situazione, spostando il problema altrove.

Secondo le autorità italiane si è verificato un aumento della presenza dei rom in Italia dal primo di gennaio, quando la Romania è diventata membro dell’Unione europea e i cittadini romeni di conseguenza cittadini comunitari. Questi ultimi vengono in Italia spesso per sfuggire, in Romania, a una situazione di miseria e discriminazione.

Dei circa sei milioni di rom che vivono nell'Ue quasi 2,5 milioni si trovano in Romania, anche se l’ultimo censimento parla di 700.000 persone. In Romania i rom sono considerati una minoranza e come le altre 16 minoranze etniche hanno diritto ad un loro rappresentante nel Parlamento di Bucarest. Inoltre un dipartimento speciale governativo si occupa dei problemi che li riguardano, dalla discriminazione fino a progetti finanziati con fondi nazionali, europei ed internazionali per favorire la loro integrazione.

Ciononostante l’Unione europea ha recentemente criticato aspramente il modo in cui la Romania gestisce la questione dei rom. Il rapporto del 2007 sul razzismo e xenofobia menziona ad esempio come nonostante alcune misure positive varate dallo stato i rom continuino ad essere evacuati con la forza senza ricevere alcuna abitazione in cambio.

Anche molte ong romene hanno segnalato evacuazioni forzate seguite da demolizioni in alcune località della Romania. "Gran parte dei problemi dei rom della Romania sono i problemi di altre comunità, di romeni o magiari. La povertà non è una categoria etnica, non è qualcosa esclusivamente dei rom. Ma i rom si confrontano con problemi specifici , come la discriminazione", spiega Ioan Gruia Bumbu il presidente dell’Agenzia nazionale per i rom.

E' solo da poche settimane che il ministero romeno per l’Educazione ha varato un decreto che vieta dall’anno scolastico 2007-2008 la costituzione di classi, sia nelle scuole elementari che nelle medie, separate per i rom. Cosa che sino ad ora è avvenuta regolarmente. Il clima dominante in Romania rispetto ai rom emerge chiaramente da uno studio commissionato dalla Fondazione Soros e dalla Banca Mondiale: tre quarti della popolazione non desidera abitare nelle vicinanze degli “zingari”. I rom romeni per conservare le loro tradizioni e a fronte di un’integrazione mai avvenuta (anche se imposta forzatamente durante il regime di Ceausescu) vivono in vere e proprie enclave, comunità ben determinate, luoghi spesso “ai margini” dove si riscontrano gravi problemi di criminalità.

In questo contesto le continue notizie che arrivano dai paesi europei tra cui anche Italia e che trattano dell’emergenza rom hanno destato preoccupazione in Romania, soprattutto per l’immagine negativa che si ritiene poi si rifletta su tutti i cittadini romeni. I forum dei giornali e i siti delle tv sono pieni di commenti spesso a carattere razzista. I romeni sono indignati perché si fa di tutta l’erba un fascio ed in particolare si confonda tra rom, “di origine indiana” (benché siano residenti in Romania perlomeno da sette secoli) e romeni, “di origine latina”.

Con toni simili è intervenuto sul quotidiano italiano “Il giornale” anche l’ex console della Romania a Milano, Mircea Gheordunescu, che ha spiegato che “non tutti i romeni sono rom e che non tutti i rom sono romeni”. Come se i rom della Romania non fossero a pieno titolo cittadini romeni. “L’equazione romeni uguale rom è un "inganno” - ha proseguito il console perché - la gente tende a generalizzare e a confondere troppo facilmente i due popoli”.

La questione rom non riguarda solo l’Italia bensì anche altri paesi Ue. In Francia ad esempio, gli sgomberi sono continui e le autorità hanno offerto anche denaro ai rom affinché tornassero in Romania: 150 euro per un adulto e 45 per un bambino per i quasi 200 rom che abusivamente si erano istallati su un terreno nelle vicinanze di Lione. Difficile credere questa possa essere una soluzione.

In base al diritto alla libera circolazione i rom possono stabilirsi in un paese Ue per tre mesi. In Francia se vogliono prolungare il loro soggiorno dopo quella data devono trovare un posto di lavoro, seguire studi o lavorare come liberi professionisti. Ma naturalmente non è facile: confrontandosi con problemi di discriminazione già nei paesi di provenienza quando poi arrivano in Francia, in Italia, Spagna di solito i rom sono di solito privi di mezzi finanziari e hanno uno scarso livello di formazione.

La visita del sindaco di Roma, Walter Veltroni, recatosi a fine giugno a Bucarest dove ha insistito per un rimpatrio progressivo dei rom man mano che in Romania si trova per loro un lavoro e un alloggio, in Romania ha destato perplessità: si è da più parti sottolineato che ormai la libertà di movimento non riguarda solo i capitali ma anche la forza lavoro ed i cittadini.

Secondo un rapporto annuale della Commissione europea contro il razzismo e le intolleranze presentato al Parlamento Europeo il 23 novembre 2005 i rom sono la popolazione più discriminata d'Europa. In Europa si calcola che viva un gruppo di circa 9-12 milioni di persone. La Romania è la prima in classifica, con i suoi 2,5 milioni, seguono poi Bulgaria, Spagna, Ungheria, Serbia, Slovacchia, Francia, Russia, Regno Unito, Macedonia, Repubblica ceca e Grecia. L'Italia è al quattordicesimo posto con una stima, ufficiosa, che si aggira sui 120mila. Per quanto riguarda Italia, secondo il Consiglio d'Europa, il paese non ha una politica chiara per i rom. Mancano regole precise tra l'altro in materia di documenti d'identità e di soggiorno.

Intanto a Roma sono in corso da mesi lavori in vista di una conferenza dell’ottobre prossimo a cui dovrebbero partecipare le associazioni che li rappresentano. Un tentativo per capire come affrontare questa problematica complessa.

 
Di Fabrizio (del 23/08/2010 @ 09:52:44 in Europa, visitato 903 volte)

Da Roma_Daily_News

by BERİL DEDEOĞLU b.dedeoglu@todayszaman.com

11/08/2010 - Dev'essere stato circa un anno fa. Stavo camminando in Spagna con delle colleghe quando una signora molto anziana mi chiese in turco la bottiglia d'acqua che portavo con me.

Quando le chiesi di dov'era, mi disse che era una Rom della Bulgaria, e che sapeva parlare il turco perché Turchi e Rom una volta erano lì parimenti oppressi, e per questo i due gruppi si sentivano vicini l'un l'altro. Non so cosa stesse facendo lì, ma mi disse che la sua vita in Spagna era brutta come in Bulgaria e che il destino dei Rom non cambia mai.

Una collega spagnola che era con noi si rattristò per questa conversazione. Riaffermò che i Rom erano i nuovi "Ebrei" e che sono uno dei bersagli principali del crescente nazionalismo in Europa occidentale. Sinceramente pensai che la mia collega stava esagerando quando diceva di aver paura che i Rom potessero essere vittime di uccisioni di massa. Insistette che gli Europei non potevano vivere senza la sensazione di essere minacciati da "altri" attorno a loro, fornendo molti esempi dalla storia rom.

Le recenti decisioni sui Rom del presidente francese Nicolas Sarkozy mi hanno ricordato gli ammonimenti della mia collega. A seguito degli ordini del presidente Sarkozy, le autorità locali hanno iniziato a smantellare un totale di 300 insediamenti rom in tutto il paese. Sembra che tutte le volte che la sua popolarità declina, il presidente Sarkozy sente il bisogno di usare la retorica nazionalista per riguadagnare appoggi. I Rom sono diventati le ultime vittime di quest'attitudine, dopo le politiche come "i musulmani non sono europei", "la Turchia non è Europa" e "le donne che portano il burqa devono stare a casa".

Anche nei tempi antichi i Rom viaggiavano in tutto il continente e, nonostante il loro stile di vita nomade, non erano considerati stranieri nei paesi dove passavano le loro vite. Con le loro tradizioni e credenze ancestrali, i Rom in verità sono abbastanza differenti dalla maggior parte degli Europei che vivono nelle città o nei villaggi. La maggioranza dei Rom europei vivevano in Europa orientale durante l'epoca della guerra fredda, ma quando i paesi del blocco orientale si unirono alla UE, acquisirono la cittadinanza europea e così il diritto di viaggiare liberamente per l'Europa, proprio come ogni altro gruppo etnico o sociale di quei paesi.

Inoltre, nel caso dell'Ungheria e della Romania, i diritti delle minoranze delle popolazioni rom furono uno dei principali argomenti del processo di negoziazione UE. La UE è stata abbastanza esplicita nel chiedere a questi paesi di attuare misure di discriminazioni positive verso queste persone. Alcuni paesi candidati dell'Europa orientale hanno ascoltato le raccomandazioni UE su come trattare la popolazione rom, e li hanno persino obbligati a vivere in grandi appartamenti, nel nome di migliori condizioni di vita. Tuttavia, questa politica è stata rigettata dai Rom stessi, che affermano che fosse irrispettosa del loro tradizionale modo di vita. In alcuni casi, hanno reagito mettendo i loro animali in queste case mentre loro sceglievano di vivere in tende all'aperto.

Il concetto solito di stato-nazione prevede progetti di "creazione della nazione" attraverso l'assimilazione o politiche d'integrazione, usando la forza se necessario. Quanti resistono a queste politiche sono sovente esclusi dalla società. Inoltre, la loro resistenza spesso fornisce una scusa per etichettarli come "cattive persone". Alcuni Europei vogliono che i Rom diventino invisibili, e paesi come la Francia preferiscono "risolvere" il problema rom rimandandoli nei loro paesi d'origine come l'Ungheria e la Romania. Se questo è quel che si chiama "unità nella diversità", è allora impossibile affermare che la UE si definisca un buon esempio per paesi come la Turchia.

 
Di Fabrizio (del 05/07/2011 @ 09:51:31 in Europa, visitato 596 volte)

Segnalazione di Alberto Melis

Città Nuova 01-07-2011 di Chiara Andreola
 
Una rom bulgara e una macedone hanno approfittato del loro stage alla Commissione Europea per far conoscere il loro popolo ai piani alti di Bruxelles

Ricredetevi: i Rom non sono soltanto nei campi. Guarda un po' te, si possono pure laureare, ed aspirare ad entrare nel mondo degli eurocrati bruxellesi. È il caso della bulgara Alexandra Tsankova e della macedone Senada Lamovska, che da ottobre 2010 a marzo 2011 sono state tra i 600 prescelti – su oltre 10 mila aspiranti provenienti non solo dagli Stati membri, ma anche da quelli candidati, come appunto la Macedonia – per uno stage alla Commissione europea. Senada e Aleksandra sono state inserite presso il Direttorato generale per gli Affari regionali, dove, al di là del lavoro quotidiano, hanno dato il via ad una serie di iniziative rivolte a stagisti e non solo per far conoscere il proprio popolo e la propria cultura, in un momento in cui nella stanza accanto si discuteva della “questione rom” in seguito alla situazione delicata creatasi in Francia. Una mossa coraggiosa che chiediamo loro di raccontare.

Che cosa vi ha spinto a fare domanda per uno stage alla Commissione europea?
Alexandra: «In Bulgaria, purtroppo, le possibilità di trovare lavoro per una giovane rom neolaureata non sono molte, per cui ho deciso di puntare su Bruxelles. Ma al di là di questo, ho sempre desiderato fare qualcosa per aiutare l'integrazione del mio popolo».
Senada: «Studio relazioni internazionali a Budapest, e quindi volevo vedere in prima persona come ciò che leggo nei libri viene messo in pratica e capire come funzionano le istituzioni europee».

Come vivete il vostro essere allo stesso tempo rom e bulgara – nel caso di Aleksandra – o macedone – nel caso di Senada?
Alexandra: «Non le vivo come due identità opposte. Mi considero semplicemente una rom bulgara, anche se mi rendo conto che per altri non è così facile: soprattutto se si sentono trascurati dallo Stato in cui vivono, possono arrivare a mettere in discussione la propria nazionalità».
Senada: «Nemmeno io riesco a separare il mio essere rom dal mio essere macedone, sono parte della stessa “identità complessa”. Noi rom non abbiamo uno Stato: siamo arrivati dall’India nel XIV secolo, quindi viviamo in Europa da oltre settecento anni. Non ho altra patria che la Macedonia, e credo che la stessa cosa valga per i rom che vivono negli altri Stati europei. Purtroppo siamo ancora discriminati e considerati stranieri, o addirittura visti come “non europei”: ma che cosa significa, oggi, essere europeo?».

Il vostro essere rom ha in qualche modo dato un valore aggiunto al vostro lavoro alla Commissione? Quali sono state le sfide principali?
Alexandra: «La cosa che più mi ha colpita è stata che i miei colleghi mi hanno detto di non aver mai parlato con una “vera” rom fino a quel momento, e che man mano che mi hanno conosciuta la loro percezione negativa dei rom è cambiata. Mi sembra che ora abbiano una maggiore consapevolezza dei problemi che ci troviamo ad affrontare».
Senada: «Sono stata inserita nel dipartimento per l’inclusione sociale, dove mi sono occupata soprattutto del mio popolo. Diversi miei colleghi avevano già lavorato con dei rom o perlomeno avuto contatti con loro, e anche il mio tutor era un rom ungherese: per cui posso dire di essermi sentita a mio agio. Al di fuori del mio dipartimento, invece, mi sono dovuta confrontare con persone che non avevano mai incontrato un rom, non avevano nessuna conoscenza della nostra storia e della nostra cultura: alcuni credevano che fossimo una tribù con tanto di re e regina, e si meravigliavano che potessimo addirittura studiare. Purtroppo, gli stereotipi si mantengono ben saldi anche tra coloro che poi prendono le decisioni che contano».

In Europa si parla spesso della “questione rom”: come avete vissuto e vivete questa situazione?
Alexandra: «Non mi piace che la mia gente venga presentata come “una questione” o addirittura “un problema”. Come ogni popolo, i rom hanno le loro potenzialità, e se le utilizzano bene possono contribuire attivamente al bene della società in cui vivono».
Senada: «I rom non sono una questione: c’è la questione della povertà, dell’istruzione, della salute, della casa e del lavoro, e i rom che le devono affrontare. Ma i rom non sono una questione».

Il Papa ha incontrato i rom il giorno di Pentecoste. Ritenete che la Chiesa possa aiutare l'integrazione?
Alexandra: «Credo di sì. Fin dall'infanzia la fede ha giocato un ruolo importante nella mia vita, e le persone della mia comunità cristiana mi hanno sempre incoraggiata ad andare avanti con gli studi e non mollare. Inoltre compravano il materiale scolastico ed aiutavano nello studio i ragazzi rom del mio quartiere. C'è ancora molto da fare, e indubbiamente la Chiesa può dare un contributo fondamentale».
Senada: «Nel mio Paese la maggioranza dei Rom è musulmana, così come lo sono io: non ho quindi esperienza diretta di come la Chiesa potrebbe aiutare, ma solo di come può farlo il gioverno. A livello europeo, però, la maggioranza dei rom è cristiana, delle varie confessioni».

Tra le iniziative che avete organizzato alla Commissione europea, una delle più apprezzate è stata la serata di musica e danze rom: che impressioni ne avete ricevuto?
Alexandra: «La cosa che mi ha fatto più piacere è stata vedere come anche gli altri stagisti si sono sentiti coinvolti nell'organizzarla, e non ci hanno lasciate sole. Questi momenti di musica e danza, in cui tutti si incontrano e si sentono sullo stesso piano, sono degli ottimi strumenti per favorire l'integrazione e combattere i pregiudizi».
Senada: «Se riteniamo che i pregiudizi vengano dalla mancanza di conoscenza diretta e quindi vadano combattuti incontrandosi, allora l’iniziativa ha funzionato: più di duecento persone, rom e non, hanno partecipato. Il ricavato della serata è andato alla scuola elementare Brakja Ramiz-Hamid di Skopje, in Macedonia, dove il 99 per cento degli studenti è rom. Insomma, abbiamo fatto qualcosa di buono».

 
Di Fabrizio (del 25/11/2009 @ 09:51:26 in Europa, visitato 926 volte)

Da Bulgarian_Roma

Due ragazzi sono balzati sotto un treno perché i genitori di lei non volevano che uscisse con un ragazzo zingaro.

La ragazza ha scelto la morte prima di rompere con il quindicenne Tsetso.

[...] Questa storia di Romeo e Giulietta ha avuto luogo domenica mattina sulla ferrovia tra i villaggi di Dubova Mahala e Brusartsi, vicino alla città di Lom. La sedicenne Albena Mitova ed il suo innamorato Tsvetan Plamenov, di un anno più giovane, hanno deciso insieme di suicidarsi, perché i genitori della ragazza non volevano che si impegnasse con uno zingaro. I due si son presi per le braccia e sono saltati sulla sede ferroviaria. Il treno merci era in arrivo, prestava regolare servizio da Vidin e Sofia e li ha investiti. Albena è stata uccisa dall'impatto e Tsvetan sta lottando per la vita nell'Ospedale di Lom.

Sabato tutto sembrava normale nelle case dei due ragazzi. Benjy, come la chiamava Tsetso, aveva cenato con la sua famiglia nella loro casa in Kniazheva Mahala.

"Quel giorno eravamo andati a far compere. Mi aveva detto che aveva rotto col ragazzo zingaro. Eravamo molto intime e mi diceva tutto," ha detto ieri Nadia, la mamma di Albena, ai giornalisti di The Monitor. Secondo la madre, che gestisce la locale locanda, non c'erano segni che sua figlia intendesse suicidarsi. Dopo che i genitori erano andati a letto verso le 23.00, Albena aveva chiamato Tsetso.

"Era balzato sulla sua bicicletta ed era scomparso. Sembrava completamente impazzito. Non mi ha dato il tempo di chiedergli dove andasse o cosa stesse succedendo," dice Plamen, il padre del ragazzo, con le lacrime agli occhi.

Con la sua famiglia vive nel vicino villaggio di Dinkovo, che è a 3 o 4 km. da Kniazheva Mahala. Nessuno sa cosa è successo quella notte. Circa alle 5 di mattina, il 35enne ingegnere Rossen N. ha visto due persone sulla massicciata della ferrovia. Preso dalla paura ha azionato la sirena del treno, ma non si sono mossi. Il dipendente della BDZ ha fatto quanto possibile per arrestare la macchina di 223 tonnellate, ma la collisione è stata inevitabile. L'ingegnere ha visto i corpi dei due ragazzi volare per aria come bambole di stracci. Rossen ha fermato il treno e riportato l'incidente ai suoi superiori. I medici arrivati sulla scena hanno determinato che la ragazza era morta ma che Tsetso respirava ancora. I genitori dei ragazzi hanno offerto due versioni completamente differenti di ciò che era successo.

"Non può aver preso questa decisione da sola. Era una ragazza quieta e modesta. Era sempre in casa davanti al PC. Non c'era modo che potesse conoscere a che ora passava il treno," dice Nadia fissando il nome sulla corona funeraria.

"Venite a vederla. Il suo corpo non è stato mutilato. Il  medico mi ha detto che aveva rotti i due legamenti. Ha battuto la testa cadendo e quella è stata la causa della sua morte," dice il padre addolorato, Dimcho, che è anche il sindaco del villaggio. Albena era la loro unica figlia. La adottarono appena nata.

"Era la luce dei miei occhi. Le davamo tutto. Era stata accettata alla Scuola Superiore di Economia di Vratsa. Per tutti noi fu una grande notizia. Dev'essere successo qualcosa. Qualcuna deve averla convinta. Non mi fermerò finché non troverò la verità," è il voto della madre che continua a singhiozzare.

Plamen è categorico quando dice che suo figlio era innamorato perso di Benji. "I ragazzi non volevano essere separati. Spesso Dimcho veniva qui con la polizia per portare via sua figlia ed il giorno dopo erano di nuovo insieme," dice il padre del ragazzo ferito. Si lamenta che ai genitori di Albena non piaceva Tsvetan non solo perché aveva la pelle scura, ma anche perché era povero.

Non aveva soldi neanche per una fetta di pane

Tsvetan ora ha bisogno di 260 Leva per un'operazione alle braccia, entrambe fratturate. Ha un ematoma al cervello ed è in coma. Dall'incidente non ha ripreso conoscenza e non può raccontare cos'è successo alla sua amata. Tranne a sua madre, Valentina, a nessuno è permesso visitarlo. Lei dice che un lato della testa del ragazzo è gonfio in maniera preoccupante.

"Sono così poveri che non so come potranno permettersi le cure per il ragazzo, dice Yulia Georgieva, sindaco del paese di Dinkovo.

Infatti, suo padre è l'unico parente che ha Tsetso. I due vivono in una povera casa ad un piano. Suo padre va di porta di porta dai vicini ad offrire i suoi servizi, per avere un po' di denaro. La madre del ragazzo li ha lasciati circa un anno fa per vivere a Sofia, e tornava ogni tanto a trovarli. I vicini si sono sentiti offesi ieri a vederla tornare da Sofia su un taxi.

"L'altro giorno Tsetsko e suo padre non avevano soldi per comperare il pane. Gli ho dato quattro fette ed un Lev. Mi hanno detto poi che quel giorno Plamen aveva perso i sensi perché non aveva mangiato," ci ha detto un vicino. Quando gli abbiamo parlato ieri, il padre del ragazzo era preoccupato che quando scoprirà cos'è successo ad Albena, Tsetso tenterà nuovamente di uccidersi.

Katia Ilieva and Galia Petrova

.....Achili man jag kiti te na merav shilestar ...
...davla tuke andar vogiestar!


Romani Baht Fountation
8 Nov Jivot str.
1373 SOFIA
BULGARIA
Tel./fax +359 2 920 42 72

 
Di Fabrizio (del 11/08/2010 @ 09:51:24 in Europa, visitato 895 volte)

Da Roma_Daily_News (ndr. i link sono in inglese)

Leighphillips.wordpress.com by Le Rétif

02/08/2010 - Forse potremmo essere accusati di eccessivo cinismo, ma [...] regolarmente noi del corpo di stampa a Bruxelles giriamo lo sguardo alle opportunistiche propensioni della Commissione Europea a redigere dichiarazioni-di-cordoglio-fotocopia ogni volta che c'è una tragedia o cade l'anniversario di qualche grande o piccola (ma storicamente incontrovertibile) malvagità: la Notte dei Cristalli, un terremoto in Cina, la fuga precipitosa della Love Parade, la morte di Michael Jackson.

Ma il cinismo era giustificato lunedì, quando il condoglianzificio-automatico della UE sembrava per qualche ragione non funzionare bene. Nessun solenne comunicato di simpatia, nessun momento di silenzio, neanche un blando messaggio redatto a mano da PR tirapiedi che reciti "Mai più" questo o quello, la sera del 2-3 agosto, la notte della Memoria dello Sterminio dei Rom, la data internazionale per la commemorazione degli zingari e dei Sinti vittime del Porraimos o Samudaripen, le due parole romanì usate per descrivere l'Olocausto.

Perché vedete, lunedì non è il giorno giusto per farlo. Ma forse lo sarà l'anno prossimo per uno dei presidenti UE, quando quella data non coinciderà goffamente con un'ondata di espulsioni e di nuove leggi rivolte ai Rom, come inopportunamente accade quest'anno.

Le settimane scorse, abbiamo imparato che il presidente francese Sarkozy ha annunciato che distruggerà 300 accampamenti rom ed espellerà i Rom dal territorio francese, che la Germania ha detto di voler espellere 12.000 zingari verso il Kosovo - inclusi 6.000 bambini ed adolescenti, che la Svezia in violazione alle leggi interne e UE sta deportando i Rom mendicanti, che Copenhagen ha chiesto assistenza al governo danese, incluso l'uso della forza, per espellere i Rom e che una carovana di 700 viaggianti è stata cacciata dalle Fiandre.

In cima a tutto ciò la pratica ceca e slovacca di mandare automaticamente i bambini rom in "scuole speciali" per disabili mentali, la dichiarazione in Italia nel 2008 dello stato d'emergenza dovuto alla presenza di Rom, che ha visto l'espulsione di migliaia di loro, soprattutto verso Romania e Bulgaria, e l'uccisione l'anno scorso di otto Rom da parte di individui legati all'estrema destra di quel paese.

Così adesso non sarebbe davvero un buon momento per ricordare il 66° anniversario della liquidazione da parte dei tedeschi nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1944, di 2.897 uomini, donne e bambini rinchiusi nello Zigeunerfamilienlager o "Campo familiare zingaro" ad Auschwitz-Birkenau.

Si potrebbe pensare che sia scomodo attirare l'attenzione sulla similitudine di quanto accadde molti decenni fa e l'attacco orchestrato-dai-governi che oggi si trova a fronteggiare la più grande ed oppressa minoranza d'Europa

Come mi ha detto Anneliese Baldaccini, avvocato presso l'ufficio UE di Amnesty: "C'è un chiaro e sistematico programma dei governi della UE verso i Rom. Questo preciso momento è di grande preoccupazione."

E' un peccato che la data sia così scomodamente fuori stagione, perché la UE ha realmente poteri molto considerevoli per porre fine a tutto ciò, poteri che nessuno aveva sette decenni fa.

Al cuore del trattato UE si trova la sanzione finale che Bruxelles può applicare ad ogni stato membro: i diplomatici la chiamano "l'opzione nucleare". Ai sensi dell'art.7 del Trattato UE, che stabilisce che in casi di "violazione grave e persistente" dei diritti umani, sanzioni sino alla revoca dei diritti di voto al Consiglio Europeo e persino l'espulsione dall'Unione.

Amnesty ritiene che questo sia il tempo di agire. "La UE secondo gli art. 2, 6 e 7 del Trattato di Lisbona ha la responsabilità di affrontare i diritti umani all'interno dei 27 stati membri," ha detto Susanna Mehtonen, funzionaria esecutiva del gruppo per le questioni legali nell'Unione Europea.

Ma la Commissione Europa, che come il Consiglio ed il Parlamento Europeo, hanno il potere di invocare una simile sanzione, intende tenersi lontano il più possibile dal problema. Giovedì Matthew Newman, portavoce della commissaria alla giustizia Viviane Reding, ha detto: "Quando si tratta di Rom e della possibilità di espellerli, l'azione spetta agli stati membri, in questo caso la Francia, e decidere come applicare la legge."

Quando la Carta dei Diritti Fondamentali è entrata in vigore col Trattato di Lisbona l'anno scorso, la UE ha annunciato il momento come una nuova alba per i diritti umani in Europa. Il membro della commissione responsabile per il dossier giustizia stava ora per diventare esplicitamente commissario ai "diritti fondamentali", su pressione dei Liberali al Parlamento Europeo.

Per la verità, ad aprile durante una conferenza della Commissione Europea, la commissaria Reding aveva giudicato "inaccettabile" la discriminazione contro la più grande minoranza del continente.

Ma nel momento in cui si è scatenato nella comunità ed in molti stati UE un diluvio di assalti governativi, Bruxelles è rimasta in silenzio.

La Carta, chiarisce ora la Commissione, non è una carta dei diritti per i cittadini, ma è invece solo uno strumento che copre due aree molto specifiche: gli atti delle stesse istituzioni UE e degli stati membri quando applicano la legge UE. Le mosse della Francia e degli altri paesi in questo caso si trovano quindi fuori dalla sua responsabilità, si insiste.

Il curioso è che, applicando questa stessa stessa rigida interpretazione, la Commissione non ha neanche competenza nel difendere i diritti di gay e lesbiche, eccetto quando ci sia una violazione della carta in queste due situazioni, anche se i diritti dei gay sono da tempo affermati nelle metropoli europee occidentali, non altrettanto in gran parte dell'Europa orientali, ed abbastanza difesi dalle istituzioni.

A maggio, l'ufficio di Reding scrisse a Vilnius per lamentarsi che un tribunale ordinario avesse proibito la manifestazione del Gay Pride. "La Commissione è preoccupata sui recenti sviluppi." diceva la lettera. Pochi giorni dopo, la più alta corte di giustizia della Lituania assicurava che la marcia poteva effettuarsi. Il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, mandò anche un "forte messaggio di condanna dell'omofobia" al Baltic Pride di quest'anno.

La differenza nelle due situazioni è che esiste una tacita gerarchia entro il blocco tra i nuovi stati dell'Europa orientale e le potenze economiche ad ovest. Bruxelles può schiaffeggiare le capitali dell'est senza paura di conseguenze. Lo stesso non accade quando l'esecutivo UE va contro un Sarkozy o un Berlusconi.

Non è che la Commissione non ritenga che si stia verificando una flagrante violazione dei diritti umani. "Questa è la sorta di cose che Sarkozy è abituato a fare. In questo momento è davvero giù nei sondaggi, così sta usando la solita tattica. In passato ha funzionato. Ed è davvero popolare dappertutto," mi ha detto un funzionario della Commissione.

"E' forse la questione più delicata che ci sia," ha continuato il funzionario, ricordando quando un altro portavoce l'anno scorso suggerì appena che l'Italia forse intendeva spiegare perché avesse deportato in Libia un barcone carico di rifugiati. Allora il primo ministro Silvio Berlusconi minacciò di porre il veto a tutte le azioni del Consiglio Europeo, se la Commissione non avesse licenziato quel portavoce per aver avuto la temerarietà di spingere Roma ad applicare la legge.

Così questa volta, "si è presa la decisione di dare una risposta molto istituzionale."

Privatamente la Commissione sostiene, come per "l'opzione nucleare" di invocare l'art. 7: "Si farebbe se ci fosse una retata di tutti gli zingari e li si mettesse in campi di concentramento. Da nessuna parte siamo ancora arrivati a ciò."

Ma un Olocausto, o Porraimos o Samudaripen, non arriva improvvisamente un giorno ex nihil, di ritorno da una lunga pausa alle Bahamas e bussando alla porta di Barroso per annunciarsi: "Ciao, Jose-Manuel? E' il cugino Fascismo! Sono tornaaato! Cosa c'è per il tea? Oooh, guarda, guarda - austerità, disoccupazione di massa! Io amo questa stagione nel ciclo economico!" Il fascismo arriva lentamente, quasi con calma, ma riconoscibile per un generale inasprimento. L'Europa deve agire ora prima che appaiano i campi di concentramento. In ogni caso, non saranno chiamati campi concentramento o qualcosa di simile. I centri di detenzione in Grecia e a Malta per i sub-sahariani migranti irregolari non sono costruiti con cancelli di ferro e al loro ingresso non fa bella mostra un "Arbeit macht frei", ma in realtà non sono altro che campi di concentramento. I leader eviteranno un linguaggio o forme d'azione archetipicamente fasciste, cosicché Bruxelles potrà sempre dire che quanto sta accadendo è "completamente diverso".

Secondo l'art. 7, non sono specificate sanzioni precise in anticipo del livello di espulsione o ritiro dei diritti di voto, quindi esiste ancora un ampio raggio di manovra a Bruxelles. Nessuno si aspetta che la Francia venga espulsa dalla UE. Perlomeno, Reding potrebbe non inviare una lettera simile a quella che mandò alla Lituania, quando la marcia del gay pride venne proibita?

O forse l'anno prossimo, forse gli zingari potrebbero organizzare un barcone durante la Love Parade, per ottenere che la UE si accorga di loro.

 
Di Fabrizio (del 23/12/2007 @ 09:50:56 in Europa, visitato 1262 volte)

Da Bulgarian_Roma

Sociologi dell'agenzia Skala hanno condotto una ricerca pubblicata il 20 dicembre in un seminario a Borovets, secondo la quale monta un'allarmante intolleranza verso le diverse etnie e quanti hanno orientamenti sessuali non-tradizionali

[...] Secondo la ricerca [...], il 68% degli intervistati non solo sono a conoscenza della discriminazione etnica, ma l'accettano come qualcosa di normale, [...] anche da chi la subisce.

I ricercatori trovano che l'avversione etnica tra Turchi e Rom è più profonda, di quella tra i due gruppi e l'etnia Bulgara.

Il 39% dell'etnia Turca dice di aver subito discriminazioni, il 12,5% fisicamente ed il 17,3% psicologicamente.

D'altro canto, il 37,7% dell'etnia Turca non accetterebbe che i propri figli si sposassero con un Bulgaro/a, e fino al 70% non accetterebbe un matrimonio con un/a Rom. Il 36% dell'etnia Turca non vorrebbe lavorare nella stessa stanza di un Rom, il 34% dicono di non volere amici Rom, ed il 54,6% non vogliono mandare i loro figli a scuola con i Rom.

I Rom sono più negativi nella loro attitudine verso i Turchi che verso i Bulgari. Circa il 5% dei Rom non manderebbe i propri figli a scuola con i Bulgari, comparato al 27,6% che non li manderebbe a scuola con i Turchi. Oltre un quarto dei Rom non accetterebbero che i loro figli/e si sposassero con i Bulgari o i Turchi.

Oltre metà dei Rom dice di essere stato vittima di discriminazione motivata etnicamente, sino al 62% dice di incontrare regolarmente situazioni che violano i loro diritti.

Mentre l'83% degli intervistati pensa che i proprietari di edifici senza accesso facilitato per le disabilità dovrebbero essere sanzionati ed il 92% dice di non avere niente in contrario a lavorare nella stessa stanza di un disabile, solo l'11% accetterebbe che i suoi figli ne sposassero uno. Il 29% dice di non sapere come comunicare con persone con disabilità.

I sociologi dicono che la società bulgara mostra una forte omofobia. Circa l'80% dei Bulgari hanno un'attitudine negativa verso gli omosessuali, nel 53% estremamente negativa. Solo il 17% dice che potrebbero parlare tranquillamente con qualcuno che sanno essere omosessuale. Circa metà degli intervistati dicono di non volere lavorare nella stessa stanza di in omosessuale e tre quarti non vorrebbero averlo come amico. Il 70% non manderebbero i loro figli a scuola, se sapessero che l'insegnante è omosessuale. Metà dei Bulgari non accetterebbero un figlio omosessuale.

I ricercatori non hanno trovato discriminazione sul campo religioso, con l'eccezione dell'attitudine verso la chiesa evangelica, che, dicono, ha più carattere politico che religioso.

 
Di Fabrizio (del 08/03/2011 @ 09:50:25 in media, visitato 705 volte)

Da Roma_Francais

Coulisses-tv.fr

Lunedì 21 marzo alle 00.30, France 3 diffonderà nella programmazione di "La case de l'oncle doc" un documentario intitolato "Roms, premier peuple européen".

Sei secoli dopo il loro arrivo in Europa, i Rom, a seconda delle frontiere conosciuti come Manouches, Gitans, Sinti…continuano a vivere, tra carovane e bidonville, alle porte delle nostre società. Ma in Francia a luglio 2010, una semplice notizia riguardante un cittadino francese di origine gitana, dava fuoco alle polveri.

Discorsi sicuritari infiammati, amalgama tra delinquenza e "gens du voyage", regna la confusione, e designa un capro espiatorio per l'insicurezza del momento: i Rom. Tra i 10 e i 12 milioni di suoi cittadini vivono ai margini dei diritti più fondamentali, dalla sanità all'istruzione. Tra i 10 e i 12 milioni di uomini, donne, bambini marginalizzati che vogliamo tenere a debita distanza, ma a quale distanza, visto che sono europei? Lo stigma, per non dire il rifiuto di "Gitani, Zigani, Manouches..." è ancestrale. Evidente la loro paura dell'integrazione o dell'assimilazione. Il loro posto in un'Europa ufficialmente senza frontiere interne, ma che resta un'Europa delle Nazione, è difficile da definire. A meno che i Rom stessi non aprano una prima breccia. A marzo 2011, Romania e Bulgaria, membri dell'Unione Europea entreranno nello spazio Schengen garantendo la libera circolazione a tutti i loro membri.

Questo film ci fa viaggiare, da Montreuil dove si espellono i Rom rumeni o bulgari, a Budapest dove le milizie nazionaliste incendiano le case delle famiglie rom. Un itinerario di paria abbandonati dai loro stati e che convergono verso Strasburgo e Bruxelles, capitali legislativa e amministrativa dell'Unione Europea, dove giovani studenti rom tentano di far intendere la voce dei 10-12 milioni di cittadini europei che non vogliono più vivere rifiutati e marginalizzati. Un viaggio per raccontare la lunga e difficile gestazione di una nazione senza territorio nazionale. Una prima tappa verso un'Europa dei popoli? Forse no, ma una questione centrale: quale status perché 10-12 milioni di cittadini europei non siano più rigettati ai margini dei diritti fondamentali?

 
Di Fabrizio (del 17/08/2007 @ 09:50:20 in conflitti, visitato 1466 volte)

I recenti disordini di Rom nella capitale sarebbero il risultato della discriminazione, ha affermato giovedì un gruppo dei diritti umani, ma ha minimizzato sul pericolo che queste violenze si possano espandere nel paese.

Martedì la polizia stava pattugliando un quartiere accanto ad un ghetto rom, quando circa 400 Rom armati di coltelli, asce e bastoni sono apparsi richiamati dalla voce che il quartiere stava per essere attaccato dagli skinheads.

L'agitazione era nell'aria da domenica, quando un Rom era stato picchiato da skinheads. Il giorno dopo circa 200 Rom avevano devastato un caffè e attaccato quattro persone che avevano l'aspetto di skinheads.

Le organizzazioni dei diritti umani dicono che questi incidenti sono il simbolo delle condizioni dei Rom in Bulgaria, molti dei quali passano la loro vita in povertà, sono analfabeti e marginalizzati nella società.

Ci sono diversi elementi - tensioni etniche, problemi sociali, severe discriminazioni contro i ghetti zingari - dice Emil Koen dell'osservatorio del Comitato di Helsinki.

"I ghetti sono come polveriere pronte ad esplodere al minimo incidente, Non mi aspetto il crescere della tensione in tutto il paese... I Rom bulgari mancano del senso di solidarietà che i rivoltosi francesi avevano de anni fa," ha aggiunto.

Secondo la polizia gli incidenti non indicano il crescere delle tensioni etniche e viene anche rifiutato il paragone portato dai giornali con i disordini nelle periferie francesi del 2005, stimolati dal razzismo e dalla discriminazione contro le minoranze etniche.

I Rom  sono circa il 4,7% dei 7,8 milioni di popolazione bulgara.

Numerose iniziative per affrontare al loro discriminazione sono fallite. Sono sesso trattati con sospetto dai Bulgari, che tendono a stereotipare i Rom come disonesti e pigri.

Alcune organizzazioni Rom hanno detto che le agitazioni di questa settimana sono state deliberatamente provocate dai partiti politici che osservano per ootenere il supporto alle elezioni comunali di ottobre.

La polizia martedì non ha effettuato arresti ed i media locali riportano quanto ha detto il segretario del Ministro degli Interni, Ilia Iliev, di aver paura di essere accudato di discriminazione.


PHOTO: internet - Reuters

 
Di Fabrizio (del 18/10/2010 @ 09:49:43 in Europa, visitato 1065 volte)

Da Roma_und_Sinti

Wsws.org By Martin Kriekenbaum

02/10/2010 - Durante una conferenza stampa, proprio dopo il summit UE di Bruxelles due settimane fa, il presidente francese Nicolas Sarkozy causò una tempesta diplomatica, quando dichiarò che la cancelliera tedesca Angela Merkel gli aveva segnalato "la sua intenzione di smantellare i campi (rom) nelle settimane a venire". Questa dichiarazione venne immediatamente smentita dal governo tedesco, che si giustificò dicendo che in Germania non c'erano campi rom.

Anche i politici tedeschi d'opposizione hanno appoggiato la cancelliera, aggiungendosi alle critiche verso Sarkozy. Olaf Scholz (SPD - socialdemocratici) ha accusato il presidente francese di voler distrarre la gente dai suoi problemi politici interni. Gregor Gysi (Die Linke - sinistra) ha presunto che "lei (Merkel) non poteva aver pronunciato un simile non senso, perché in Germania non abbiamo quel tipo di campi".

In effetti, in Germania non ci sono campi comparabili a quelli francesi. Le autorità disperdono immediatamente gli insediamenti di fortuna a Berlino e Francoforte quando Rom disperati dalla Bulgaria e dalla Romania li allestiscono a cielo aperto. Tuttavia, il governo tedesco sta pianificando la deportazione dei Rom su scala di massa - ma verso il Kosovo piuttosto che la Romania. La disumanità di tale impegno da parte delle autorità tedesche non è certo meno preoccupante di quella del governo francese. Questo in modo particolare perché i Rom, assieme agli Ebrei, furono il bersaglio principale del genocidio nazista.

Il 14 aprile, il ministro degli interni Thomas de Maizière (CDU - cristiano democratici) ha firmato un accordo con la controparte kosovara, obbligando il Kosovo a riprendersi 14.000 rifugiati. Circa 10.000 di questi saranno Rom (vedi "Germany prepares to deport 14,000 refugees to Kosovo"), che erano fuggiti durante la guerra nella ex Jugoslavia, patrocinata dalla Germania. In quel periodo, le milizie del Kosovo alleate della NATO, espulsero oltre i due terzi dei 150.000 Rom dal Kosovo.

Ora saranno costretti al ritorno, anche se non hanno alcuna possibilità di una vita normale in Kosovo. Indagini condotte nel paese dal politologo Peter Widmann,  mostrano che la disoccupazione tra i Rom in Kosovo sfiora il 100%, e di solito le famiglie rom sono segregate. Particolarmente sono colpiti i 2.000 bambini rom che il governo tedesco intende deportare. Alcuni di loro sono nati in Germania e non parlano una parola di albanese. Secondo Widmann, tre quarti dei bambini dei rifugiati deportati in Kosovo non stanno frequentando la scuola.

Ciò nonostante, il governo tedesco insiste che le condizioni dei Rom in Kosovo negli anni recenti è migliorata. Secondo il ministro federale degli interni, non esiste "pericolo imminente, derivante unicamente dall'appartenenza ad un particolare gruppo etnico", ed aggiunge anche che "le condizioni economiche e sociali nello stato, volte a riprendere i rimpatriati" sono irrilevanti nel processo di deportazione. Però, secondo l'UNICEF le procedure di deportazione violano nella pratica la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell'Infanzia, perché non permettono di assicurare il mantenimento dell'esistenza umana.

Rispondendo ad una interrogazione di Die Linke, il ministro tedesco degli interni ha recentemente confermato che starebbe rispettando i propri piani di deportazione come riportati un anno fa dal giornale Süddeutsche Zeitung (...).Si può pertanto presumere che Sarkozy non si sia semplicemente inventato il commento della Merkel, ma che sia stato informato della prossima deportazione di Rom.

Vessazioni contro i rifugiati

Le vessazioni nei confronti dei Rom in Germania non si limitano a quanti saranno a breve deportati. Si trovano ad affrontare discriminazioni sociali anche i Rom a cui permesso a fatica di rimanere nel paese, quanti possiedono la cittadinanza tedesca e famiglie che vivono in Germania da generazioni.

Un totale di circa 50.000 cercarono rifugio in Germania dalle guerre in Jugoslavia negli anni '90. Oltre i due terzi non sono stati riconosciuti come rifugiati - è stato cioè negato loro un diritto al soggiorno sicuro e sono lì solo in sofferenza, in attesa di ulteriori sviluppi. Il diritto alla residenza temporanea viene rilasciato di volta in volta soltanto per brevi periodi di tempo, normalmente non più di 6 mesi, così questi rifugiati corrono il rischio di essere rimpatriati in qualsiasi momento.

In linea con questo tipo si status di residenti temporanei, è escluso l'accesso a quasi tutti i benefici sociali statali. Non hanno diritto a partecipare a programmi di integrazione e corsi di lingua, non è permesso loro di viaggiare fuori dal comune o dal distretto amministrativo assegnatogli. Chi non rispetta queste restrizioni di movimento è passibile di severe punizioni.

Inoltre, dato che sono rifugiati, la legge che copre la previdenza sociale per i richiedenti asilo consente loro solo una ridotta quantità di sostegno sociale. I singoli capifamiglia quindi ricevono solo circa 230 € al mese e gli altri famigliari solo 200 €. Comunque, le amministrazioni comunali spesso pagano in contanti solo l'importo minimo legalmente specificato di 40 €, e forniscono il resto sotto forma di beni tangibili essenziali. Questi rifugiati inoltre non hanno diritto ad assegni per figli o genitori, e non hanno assicurazione sanitaria, ricevendo solo cure mediche d'urgenza.

Per dissuadere reclami dai rifugiati, sono assegnati in ostelli ed alloggi provvisori, alle periferie estreme delle città o in zone industriali. In alcuni comuni vengono impiantate per i Rom le cosiddette "stazioni di container di detenzione" - nel porto di Amburgo per l'accoglienza di 200 rifugiati venne adoperata una nave. In altri casi, vecchi edifici scolastici, alberghi malandati e siti dell'amministrazione servono come ostelli per rifugiati, tutti caratterizzati da povere condizioni strutturali, carenza di attrezzature di base e assenza di assistenza sociale.

Anche se alcuni comuni hanno iniziato a fornire ai Rom appartamenti in affitto, per la grande maggioranza dei rifugiati la situazione alloggio è cambiata di poco.

Come i rifugiati, anche i Rom sono soggetti a restrizioni nell'ottenere un impiego o nel prendere parte a programmi formativi e di perfezionamento. Di conseguenza, le prospettive sono poche, soprattutto per i giovani rom. Particolarmente sono colpiti i bambini, negli stati dell'Hesse e dello Saarland viene loro rifiutato il diritto di frequentare la scuola.

Eppure, spesso anche quei bambini che possono frequentarla non riescono a ricevere un'istruzione decente. Le autorità si aggrappano a "specificità culturali" relative ai Rom, denigrati per "non essere interessati alla scuola" e per il loro "anticonformismo". Le ragioni devono essere individuate nelle condizioni di vita dei bambini, determinate dalle stesse autorità statali.

La rilocazione e la chiusura degli ostelli per rifugiati obbliga continuamente i Rom a spostarsi tra i vari alloggi. Per i bambini, questo spesso comporta cambio di scuole e un rinnovato sforzo di integrazione. Così le de-registrazioni e le mancate nuove registrazioni portano ad una frequenza scolastica irregolare ed alla perdita della lezioni.

Tuttavia i genitori - per cui non ci sono corsi di lingua e che spesso hanno loro stessi una bassa scolarità o non hanno mai frequentato le scuole - sono vigorosamente rimproverati di non prendersi cura dei figli. Come risultato, i bambini dei rifugiati rom sono considerati poco propensi ad imparare e quindi, senza alcun test diagnostico, destinati alle scuole speciali, quando in effetti viene loro negata ogni possibilità di formazione professionale.

La discriminazione nel sistema educativo e nei mercati della casa e del lavoro, porta molti Rom all'isolamento sociale. Anche le esperienze negative con le autorità ufficiali portano alla sfiducia ed all'alienazione. Tutto ciò a sua volta viene portato a prova da parte dei demagoghi di destra "sull'incapacità di integrazione" dei Sinti e dei Rom.

Persecuzione dei Rom e dei Sinti

Oltre ai rifugiati dall'Europa orientale, in Germania ci sono anche Sinti e Rom che vi hanno vissuto da generazioni, la maggior parte in possesso di cittadinanza tedesca. Secondo la Carta UE sui Diritti Fondamentali e la Convenzione Quadro della Commissione Europea per la Protezione delle Minoranze Nazionali, Sinti e Rom sono riconosciuti come una minoranza, titolare di protezione e diritti speciali.

E' quindi sorprendente quanto poco si sappia sulla loro situazione sociale. Questo è evidente in primo luogo riguardo alla dimensione di questo gruppo di popolazione. Dato che viene registrata la sola cittadinanza e non l'etnia, si può solo stimare il numero di Sinti e Rom con passaporto tedesco. Di solito si stimano in 70.000 persone. Aggiunti a questi, circa 50.000 rifugiati dalla ex Jugoslavia e dal Kosovo, tra cui ci sono circa 20.000 bambini. Però, altre stime contano 200.000 Rom e Sinti in Germania.

Sinti e Rom di sicuro non appartengono ad un gruppo etnicamente omogeneo. Hanno storie di insediamento differenti e parlano lingue distinte. I Sinti arrivarono in Germania circa 600 anni fa, ed i Rom nel XIX secolo. Quel che hanno in comune, è una storia tormentata con la discriminazione.

Dopo la fondazione dello stato nazionale tedesco nel 1871 e la conseguente espansione del sistema amministrativo, aumentarono le persecuzioni delle minoranze. Nel 1899 a Monaco venne fondata una squadra speciale, il cosiddetto "[Ufficio] Centrale Zingaro". Ufficialmente chiamato "Ufficio Centrale per la Lotta Contro l'Inquinamento Zingaro", la sua giurisdizione venne estesa a coprire l'intero impero tedesco nel 1929. Il compito principale di questa branca delle forze di polizia era di compilare un registro sistematico dei Sinti e dei Rom - un'operazione che il regime nazista fu capace di estendere per costruire la sua segregazione razziale ed i programmi di sterminio.

Subito dopo la presa del potere di Hitler, i nazisti istituirono "campi zingari" in città e paesi, e pubblicò il "Decreto Circolare per Combattere la Piaga Zingara". Col 1942, iniziarono deportazioni programmate di massa verso i campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau, dove furono uccisi 500.000 Sinti e Rom da tutta Europa. Dei circa 25.000 Sinti e Rom che ancora vivevano in Germania allo scoppio della II guerra mondiale, oltre 15.000 furono uccisi dal regime di terrore nazista.

Tuttavia, la persecuzione e l'assassinio di Sinti e Rom venne messa a tacere e negata per decenni dopo la guerra. Occasionalmente, le autorità continuarono le inumane politiche naziste. In Baviera nel 1953, venne stabilita la "Centrale Vagabondi" come diretta continuazione del "Centrale Zingaro". Era guidata da Josef Eichberger, che in precedenza era stato responsabile del Centro del Reich di Scambio per la Deportazione di Sinti e Rom. La Centrale Vagabondi  si serviva abitualmente di vecchi documenti nazisti. Numerosi Sinti e Rom, diventati apolidi sotto il regime nazista, dovettero attendere gli anni '80 per ottenere nuovamente la cittadinanza tedesca.

Anche le autorità tedesche continuarono l'ideologia di persecuzione impiegata dal regime nazista. Hanno sostenuto che tutti i Sinti e Rom erano incapaci di integrazione, a causa della loro razza e cultura, che erano guidati da istinto nomade; e che avevano tendenze criminali.

Anche se generalmente i Sinti e i Rom hanno subito pressioni per rimanere in un posto, le rispettive autorità municipali hanno tentato di prevenire gli insediamenti nei loro rispettivi distretti amministrativi.

Alternativamente vittime di ghettizzazioni e sgomberi, ai sopravvissuti ai campi di concentramento da alcuni comuni furono solo garantiti spazi dove parcheggiare le roulotte, senza acqua o elettricità; o altrimenti mandati in aree residenziali degradate ed isolate.

Nonostante ciò, la gran maggioranza dei Sinti e dei Rom è diventata da tempo stanziale. Però, solo una piccola parte di loro è stata in grado di migliorare il suo stile di vita. La deplorevole situazione sociale dei Sinti e dei Rom è stata evidenziata da due studi completi di scienze sociali del 1978 e del 1982. Non vennero effettuati ulteriori studi di questo tipo, ma indagini ristrette localmente rivelano che continuava la situazione precaria di Sinti e Rom. I risultati mostrano che sino al 30% dei bambini è piazzato in scuole speciali, il 30% degli adulti non ha avuto istruzione scolastica, mentre un altro 50% ha lasciato la scuola prima di ottenere un diploma. Lo standard residenziale per una larga parte dei Sinti e dei Rom è risultato essere inferiore al livello minimo accettato.

Alla metà degli anni '80 inizio un cambio delle politiche comunali, che portò a scuole speciali e formazione del lavoro, come pure a programmi di edilizia locale, a misura delle popolazioni rom e sinte. Tuttavia, la situazione sociale è migliorata solo lievemente per questa gente, che ha vissuto in Germania per generazioni.

Uno studio del 2007 dell'UNICEF sulla condizione dei bambini di famiglie rom in Germania, ha presentato un quadro fosco sulle prospettive per i giovani, dato che "hanno grande difficoltà nel creare una vita di successo per loro stessi, in condizioni dove i corsi di formazione ed il mercato lavorale non sono favorevoli ai giovani. In molti casi, il continuare a diffondere notizie sugli stereotipi degli zingari ostacolano ed impediscono la ricerca di un lavoro o della formazione".

Inoltre, i Sinti ed i Rom che ottengono successo socialmente e professionalmente si trasferiscono dai loro vecchi insediamenti, che di conseguenza corrono il rischio di diventare "aree rifugio per perdenti... Ciò che accade rispetto alla minoranza dei Sinti tedeschi è uno sviluppo conosciuto in tutta la società: la tendenza verso la segregazione urbana secondo livelli economici".

Sinti e Rom, immigrati dopo l'espansione orientale della UE, continuano a vivere in condizioni estremamente miserabili, nonostante, al contrario di Francia e Italia, in Germania non ci siano baraccopoli o campi sosta su larga scala.

I Rom fuggiti da Bulgaria e Romania si sono riuniti l'anno scorso a Berlino. Si guadagnavano da vivere pulendo i vetri delle macchine ferme ai semafori delle circonvallazioni cittadine. Mancando di un alloggio regolare, passavano la notte all'aperto nei parchi, prima di essere impacchettati dalle autorità comunali in un ostello per richiedenti asilo. I Rom dell'Europa sud-orientale si sono nuovamente accampati quest'anno nei parchi di Berlino.

Secondo un rapporto della radio bavarese, almeno 500 Rom sono stati assunti come giornalieri. Dato che il diritto di "libertà di circolazione per i lavoratori" è stato applicato nella sola Germania - a differenza della Francia - da quest'anno sono stati loro negati i permessi di lavoro, anche se sono cittadini dell'Unione Europea. Sono quindi obbligati al "mercato del lavoro nero" nelle costruzioni o nelle imprese di pulizie. La loro residenza in Germania è quindi vista dallo stato come illegale, e si trovano ad affrontare continue molestie da parte delle autorità cittadine.

Considerando i Rom in Europa, il saggista Karl-Markus Gauss ha osservato su der Zeit che "[A] parte il periodo relativamente breve della persecuzione nazista, in tutta la loro storia la situazione non è mai stata così brutta" come adesso. Non solo in Francia i Rom sono diventati bersaglio di campagne razziste; sono già stati oggetto di attacchi omicidi in Slovacchia e Ungheria. E' significativo che il summit di Bruxelles abbia risolto "di cercare di sviluppare una strategia a lungo termine al prossimo incontro così da trovare una soluzione al problema". Così, la UE ricorda anche nell'uso del linguaggio l'era buia della persecuzione dei Rom, quando il "problema" era visto esclusivamente nei termini di etnia.

Comment this on http://euyouthspeak.org/roma/?p=14847

 
Di Fabrizio (del 28/01/2012 @ 09:49:07 in Europa, visitato 532 volte)

Da Roma_Benelux

L'IEEI ha tentato, non senza difficoltà, di suscitare un dialogo tra esperti e pubblico del Lussemburgo sulla questione delle politiche europee e dei Rom
Migrazioni ed asilo - Diritti fondamentali, lotta contro le discriminazioni - Giustizia, libertà, sicurezza ed immigrazione

04-10-2011 - L'Institut d'Etudes Européennes et Internationales du Luxembourg (IEEI) ha organizzato lunedì 3 e martedì 4 ottobre 2011, in cooperazione col professore Jean-Pierre Liégeois, consulente del Consiglio d'Europa, una riunione internazionale su "Le politiche europee ed i Rom - dal fallimento al possibile adeguamento, una valutazione critica di contenuti, logiche e finalità delle politiche messe in campo per i Rom a livello europeo".

L'idea era di partire dal periodo attuale, contrassegnato da un contesto più difficile che mai per i Rom, "ma anche per l'indecisione degli stati e delle organizzazioni internazionali, che porta a politiche incerte e spesso inadeguate," come dice l'IEEI. Inoltre, l'IEEI ha constatato che "i Rom si trovano al cuore delle questioni geopolitiche odierne, sia per il posto che occupano che come minoranza transnazionale," e che ciò "rende il loro esempio paradigmatico" trattandosi di "un buon rilevamento dei funzionamenti e disfunzionamenti istituzionali" in un periodo di grandi cambiamenti.

Una tavola rotonda destinata ad un vasto pubblico ha avuto luogo la sera del 4 ottobre nella Salle Tavenas dell'Università del Lussemburgo, con interventi dei relatori: Thomas Acton, Andras Biro, Claude Cahn, Angéla Kóczé, ed il professor Liégeois nei panni di moderatore. Il grande pubblico era assente, al suo posto, attenti funzionari ed esperti hanno seguito la discussione con interesse.

Thomas Acton, lo storico

Lo storico britannico Thomas Acton ha sostenuto che non si può comprendere i Rom se non cerchiamo di capire la loro storia, particolarmente "ciò che è successo nel XVI secolo". O, come ha poi constatato, la storia dei Rom è stata soprattutto l'opera dei "gagé", cioè dei non-Rom. Il razzismo scientifico e l'antropologia sociale hanno dominato la storiografia fino agli anni '60, al punto che i nazisti tedeschi cheavevano partecipato allo sterminio dei Rom durante la II guerra mondiale, hanno ancora trovato in quegli anni delle riviste scientifiche britanniche per pubblicare i loro articoli sul "gene zigano".

Le cose hanno iniziato a cambiare dagli anni '80, quando si è cominciato a capire con quale movimento migratorio i Rom sono arrivati in Occidente provenendo dall'India, "un approccio non razzista, ma nemmeno antirazzista" secondo Thomas Acton. La sua teoria è che sarebbero venuti tra il VII e l'VIII secolo al seguito delle armate mercenarie verso l'Anatolia, che a quel tempo faceva parte dell'impero bizantino, armate in cui la lingua del comando era il romanes, simile alle lingue dell'India settentrionale.

Per Thomas Acton, i Rom avrebbero subito l'esclusione razziale in Anatolia, ed i primi stereotipi sugli "zigani" sono nati a Costantinopoli. La sconfitta dell'Armenia nel 1375 sotto la spinta dei mamelucchi avrebbe portato a dei genocidi e sarebbe stato il primo fattore della migrazione dei Rom verso Occidente. In Europa, il XVI secolo sarebbe stato fatale per i Rom, a causa della fine della legittimità religiosa degli stati e la formazione degli stati-nazione, che per Thomas Acton "si definiscono tramite il genocidio delle minoranze".

In tutta Europa, i Rom hanno avuto una posizione di sopravvissuti senza parola, di status mal definito, spesso esclusi quando non asserviti. Con l'industrializzazione, arriva il genocidio della II guerra mondiale che ha decimato la popolazione rom in Europa, un genocidio che non è, secondo Thomas Acton, unico dei nazisti tedeschi, ma di tutti gli Europei che in anticipo ne erano stati complici. Infine, il dopoguerra vede "la fine di un quietismo dei Rom", e l'emergere di movimenti antirazzisti in Europa, anche una politica a favore dei Rom inizia a prendere forma.

Claude Cahn, l'avvocato

Claude Cahn ha affrontato la questione di come la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) presso il Consiglio d'Europa a Strasburgo ha trattato i casi legati ai Rom. "Ha iniziato ad occuparsi dei Rom soltanto una decina d'anni fa," afferma. E questo è legato "all'allargamento del Consiglio d'Europa verso l'Europa orientale". Inizialmente, le questioni legate ai problemi che i "viaggianti" delle isole britanniche incontravano con le autorità del Regno Unito "hanno confuso" la CEDU, che secondo Cahn tendeva ad assimilare i casi legati ai Rom a delle "complicazioni sociali".

Ma dal 2004, emerge una nuova giurisprudenza sui temi di proprietà, di espulsione, di maltrattamenti e persino di omicidi nei luoghi di detenzione. Casi simili riguardano il Regno Unito, la Bulgaria, l'Armenia, la Russia, l'Italia ed il Belgio. La discriminazione contro i Rom non emerge che dopo il 2004 nella giurisprudenza della CEDU, all'inizio grazie ad una minoranza di giudici. Come conseguenza, la giurisprudenza ha iniziato a "non progettare più l'immagine di un'Europa senza tensioni",  pensa Cahn. Sono state giudicate la Grecia, la Croazia, la Repubblica Ceca, e la Spagna su una questione non menzionata da Cahn, della pensione di reversibilità non riconosciuta ad una vedova sposata con rito tradizionale gitano. Un altro caso è il processo intentato dalle minoranze ebraiche e rom di Bosnia Erzegovina, perché solo Bosniaci, Croati o Serbi potevano accedere alla presidenza di questo paese multietnico.

Angéla Kóczé, la sociologa

La sociologa Angéla Kóczé ha provocato immediatamente dubbi e sorprese nel pubblico, con la sua affermazione che non ci sono Rom in Lussemburgo, quando dal 2010 migliaia di persone provenienti dalla minoranza rom in Serbia e Montenegro hanno fatto domanda d'asilo in Lussemburgo, mettendo il paese in una difficile situazione.

Per lei, "il movimento eugenetico", è così che lei qualifica il genocidio dei Rom, "della II guerra mondiale ha radici profonde nella società". Attualmente, i Rom soffrono di "discriminazioni intersezionali" - genere, classe sociale, etnia, che si mostrano nell'accesso all'istruzione, all'impiego, all'alloggio ed alla sanità. Le donne sono particolarmente colpite. Ad esempio, in Ungheria, le donne rom hanno un tasso di analfabetismo 8 volte superiore a quello delle donne della società maggioritaria. Devono lasciare la scuola troppo presto a causa dei matrimoni precoci, solo il 3% di loro vanno alle superiori, contro l'84% delle altre ungheresi.

Eppure, pensa Angéla Kóczé, le donne hanno un ruolo cruciale nella famiglia ed un grande potenziale dentro la loro comunità, da quando lo stato socialista è caduto nel 1989. Ciò che le blocca sono i pregiudizi nei loro confronti - indovine e cartomanti, donne fortemente sessualizzate - propri del'"immaginario europeo".

Andras Biro, il giornalista

Andras Biro, in quanto giornalista, ha affrontato con le sue parole la questione "più in maniera informativa che analitica". Secondeo lui i Rom costituiscono un'importante minoranza ad altissima crescita demografica. Il socialismo ha influito tra il 1945 e il 1989 sulla loro vita quotidiana, perché quel regime secondo lui aveva bisogno della loro mano d'opera manuale e "sono stati obbligati ad entrare nel settore produttivo". Quindi hanno trovato impiego il 60% degli uomini e il 40% delle donne. Questo fu "uno choc culturale" per coloro che prima della guerra erano nei "servizi". Andras Biro ha sottolineato il fatto che erano trattati come tutti gli altri cittadini e hanno potuto beneficiare di reddito, servizi sociali ed accesso all'istruzione. "Questa acculturazione alla società maggioritaria è qualcosa di unico nella storia," crede Biro.

Ma con la caduta del socialismo e l'arrivo dell'economia di mercato, "i Rom sono stati licenziati e marginalizzati". Questi li ha spessi resi nostalgici dei tempi del socialismo, che per loro era più sicuro. Non è intervenuto alcun cambiamento positivo, l'esclusione s'è amplificata e secondo lui le cose sono peggiorate ancora col governo di Viktor Orban e la proliferazione delle milizie neonaziste o del partito Jobbik.

A livello europeo, secondo Biro conviene fare una distinzione tra ciò che succede ai Rom ad Est e all'Ovest d'Europa. Nell'Est in nessun caso sono in grado di apparire come attori e cittadini autonomi, con un proprio quadro culturale, causa la mancanza di risorse. Il denaro dei donatori e delle fondazioni è distribuito secondo principi burocratici che favoriscono chi già è in grado di affrontare [la situazione], cioè le OnG ed i leader autonominati che catturano i rari fondi a disposizione.

Esperti che eludono i problemi reali, un pubblico in attesa di risposte

Durante la discussione con un pubblico informato ed interessato - erano presenti dirigenti di diverse amministrazioni competenti in materia d'immigrazione, d'integrazione ed aiuto sociale - che voleva beneficiare dell'esperienza degli intervenuti, sono venuti alla luce i disaccordi tra di loro e la loro difficoltà a comprendere le domande che l'arrivo dei Rom in Lussemburgo poneva alla società lussemburghese.

Claude Cahn non è d'accordo con la tesi di Andras Biro sulla differenza di trattamento tra i Rom dell'Est e dell'Ovest Europa. Secondo lui, in occidente forse è peggio, ed ha fatto allusione agli incidenti in Francia (diritto di voto), in Italia (espulsioni) ed in Germania (Rom del Kosovo in stato di detenzione o appena tollerati), ed ha auspicato "un forte impulso centrale da parte della UE" ed un intervento della società civile.

Thomas Acton è dell'avviso che l'intervento delle autorità pubbliche debba essere guidato dalla società civile.

Andras Biro, più vicino ai fatti, ha spiegato che la migrazione attuale dei Rom "non è caduta dal cielo", ma è dovuta alla crisi, alle minacce subite, alla marginalizzazione e alle bidonville, tutti fatti divenuti quotidiani. Le famiglie lasciano i loro differenti paesi in maniera "non strutturata". Ed ha aggiunto, in base all'esperienza: "Le istituzioni che se ne occupano devono trovare soluzioni. Non ci sono leader, non sono partner nel dialogo, non c'è linguaggio [comune], manca la confidenza. L'unica soluzione è un approccio generoso nel senso umano del termine." Una proposta realistica per un pubblico che non ha potuto contare sull'esperienza per trovare soluzioni ai problemi e3d un approccio equilibrato alla situazione.

 
Di Fabrizio (del 13/08/2008 @ 09:48:57 in Europa, visitato 1212 volte)

Da Roma_und_Sinti

DW-WORLD.D - DEUTSCHE WELLE 11.08.2008

Musicisti mendicano per strada, è ancora uno stereotipo, dice Rose

Il presidente del Consiglio Centrale Tedesco per i Sinti e i Rom ha detto a DW-WORLD.DE che non è stato fatto abbastanza per sradicare le cause del pregiudizio in Europa. Ha detto che molti Sinti e Rom si integrano negando la loro etnia.

Romani Rose è il capo del Consiglio Centrale Tedesco per i Sinti e i Rom. Ha combattuto per il riconoscimento ufficiale delle sofferenze dei Sinti e dei Rom sotto il nazismo. Tredici dei membri della sua famiglia morirono nei campi di sterminio.

DW-WORLD.DE: I neonazisti cechi vogliono ritornare 200.000 Rom in India e le autorità italiane vogliono prendere le impronte a tutti i Rom e Sinti in base alla loro etnia. Incendi dolosi nei campi Sinti e Rom. Il Consiglio Centrale Tedesco per i Sinti e i Rom ha detto che il razzismo sta crescendo. Sono i Sinti e i Rom i nuovi capri espiatori dell'Unione Europea?

La vita per alcuni Rom è più simile al Bangladesh che all'Europa, dice Rose

Romani Rose: Al momento che stiamo avvertendo uno sviluppo spaventoso. I più recenti eventi in Italia lo rendono chiaro. Le misure prese dall'amministrazione di Berlusconi nel dichiarare uno stato d'emergenza e altri passi sono una chiara frattura del Trattato UE. I Sinti e i Rom sono cittadini UE. La causa del problema è che il governo italiano permette che si formino le baraccopoli. E' naturale che la popolazione si preoccupi, quando qualche migliaio di persone senza possibilità di migliorare la loro vita vivono ai margini delle città in condizioni indescrivibili. Ma agganciarsi al problema ed usarlo in campagna elettorale, come ha fatto la Lega Nord, usando le minoranze per far sentire impaurita la maggioranza -è qualcosa che non avrei pensato ancora possibile in Europa.

Il presidente del parlamento italiano ha fatto commenti razzisti rivolti ai Sinti e ai Rom. Questo sarebbe stato inimmaginabile in Germania. La discriminazione e il razzismo esistono anche qua, ma abusare delle difficoltà di una minoranza per sviare l'attenzione della gente su altri temi, è qualcosa che pensavo impossibile dopo 60 anni della nostra storia.

Perché così tanti Rom e Sinti lasciano le loro case in Romania e Bulgaria?

La ragione principale è la discriminazione massiva in tutte le aree della vita - dall'istruzione, al lavoro alla vita comune. Là siamo nella necessità estrema di progetti sull'istruzione e sulle infrastrutture. Il problema è che quella gente non ha nessuno status. Non esistono e non hanno possibilità per il futuro. Vivono in condizioni degradanti. Niente acqua, niente elettricità - sembra più il Bangladesh che l'Europa. Le condizioni di vita sono il problema maggiore. La gente non ha possibilità di avere un lavoro. Molto di quello che accade ci ricorda l'apartheid del Sud Africa. In Ungheria, nella Repubblica Ceca e in Bulgaria i Sinti e i Rom sono tenuti fuori dal sistema scolastico. Ai bambini non è permesso frequentare le scuole regolari e devono andare alle scuole per ritardati mentali - o ci sono scuole con insegnanti impreparati e meno materiale educativo. Questo è il vero problema.

La UE ha speso molti soldi ed richiesto un decennio per l'integrazione nei nuovi stati membri - si dice oltre 11 miliardi di euro...

Molti italiani sono scesi in strada per protestare contro le impronte a Sinti e Rom

Invece di tenere conferenze, la UE dovrebbe mettere in atto misure che migliorino realmente la situazione. Misure che dovrebbero rivolgersi alle cause dei problemi che fanno andare via tante persone. Durante l'allargamento della UE, non abbiamo dato attenzione al fatto che ogni nazione ha la responsabilità di combattere il razzismo e la discriminazione. Questo è ancora nell'agenda di Romania e Bulgaria. In questo caso, devo realmente rimproverare i commissari UE, incluso gente come Verheugen. I nuovi paesi UE sono obbligati a fare il necessario quando si tratta di leggi che proteggono le minoranze. Quando i cittadini sono posti in categorie differenti perché appartengono a gruppi etnici differenti, bisogna semplicemente chiamarlo razzismo. I programmi correnti per combatterlo non sono stati efficaci ed hanno raggiunto a fatica le persone interessate. Ad una minoranza non si possono dare i vantaggi che non ha la maggioranza, ma abbiamo da fare qualcosa nell'interesse dell'uguaglianza.

Dall'allargamento della UE, molti tedeschi sono preoccupati per la migrazione di gente per lo più povera dalla Romania e dalla Bulgaria. La gente pensa che i Sinti e i Rom finiranno a lavare i vetri ai semafori, suonare mendicando per strada o a unirsi a bande di ladri.

Naturalmente, ho familiarità con i reclami sul fastidio. Questo soprattutto ha a che fare con i rifugiati dalla Romania e dalla Bulgaria che sono abituati a molto peggio della discriminazione che affrontano qui. Nessuno si diverte lasciando la sua casa. Dobbiamo risolvere là il problema.

Come descriverebbe le relazioni tra i Sinti e Rom in Germania e quelli dell'Europa dell'Est?

In Germania molti Sinti e Rom devono negare la loro etnia, dice Rose

In Germania siamo stati integrati per 600 - 700 anni. Ma integrato spesso significa che la gente mente sulla sua affiliazione etnica, perché pensa che così potrà eludere la stigmatizzazione generale. Le immagini dell'antiziganismo sono ancora vive. Questo forza il nostro popolo a vivere nell'anonimato benché sia coinvolto in tutti gli aspetti della vita - dalla politica allo sport. Il nostro obiettivo è che possano parlare della minoranza di cui sono parte. La nazionalità e l'identità culturale non dovrebbero essere messe in opposizione l'una con l'altra. Ciò deve avvenire come parte della democrazia. La criminalità pubblica semplicemente spaventa i Rom e i Sinti tedeschi. Abbiamo un'esperienza di antiziganismo in tutta la UE. Non è stata inventata dai nazisti, ma porta alloro programma di annichilimento. Per questo è enormemente importante per noi che, nel nostro sistema legale, le persone debbano rispondere delle proprie azioni. Non si devono permettere generalizzazioni su base etnica. Soprattutto la Germania ha la responsabilità di fare in modo che questo non avvenga. C'è un caso lampante nella nostra storia quando il ministro degli interni del Reich Frick ordinò che la razza non-Ariana fosse sentenziata in tribunale. Questo è ciò che rende differente uno stato costituzionale da un dittatore. Parte schiacciante dei media l'hanno compreso e agiscono di conseguenza.

E' possibile definire i Rom e Sinti europei come un gruppo unito?

Quanto ci tiene assieme è un'esperienza condivisa di persecuzione e uccisioni durante l'Olocausto. Sinti e Rom furono metodicamente identificati, deportati ed uccisi in tutti gli 11 stati occupati dai nazisti. E questo sulla sola base della loro etnia - proprio come gli ebrei.

Ma l'antiziganismo sembra più esteso dell'antiebraismo.

Sì, lo è. Per quanto riguarda l'antiziganismo, viene accettata una forma più esplicita di rigetto. Quando si arriva all'antisemitismo, le conseguenze diventano rapidamente più serie. Spero che una sensibilità simile abbia effetto. Aiuterebbe la nostra coesistenza con la società maggioritaria se le politiche chiarissero che un senso storico di responsabilità è indivisibile. L'obiettivo di distruzione dei nazionalsocialisti si è applicato a entrambi le minoranze. Nel 2009, verrà dedicato un memoriale ai Sinti e Rom uccisi nel Reichstag,  speriamo che cresca anche la consapevolezza. Questo non riguarda la collocazione della colpa, ma la responsabilità del presente.

All'inizio di agosto, in parallelo all'uscita del rapporto di stato tedesco, avete presentato un altro rapporto alla Convenzione ONU sull'Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Razziale. La polizia, in particolare, è accusata di discriminazione.

Abbiamo richiesto che il governo tedesco si distanziasse dai commenti discriminatori fatti dal vice-direttore dell'associazione degli investigatori tedeschi. In una pubblicazione dell'associazione aveva detto che i Rom e i Sinti ritenevano di "poter vivere del grasso della società ricca" e che le "persecuzioni durante il Terzo Reich erano legittimate per i furti ed il parassitismo sociale." I premier di Baviera e Brandeburgo, Beckstein ae Platzeck, si sono distanziati dalla dichiarazione, ma pensiamo sia triste che i procuratori abbiano detto che era coperto dalla libertà di espressione. Dal nostro punto di vista era diffamatorio ed incitante. E' il gergo dell'era nazista - Goebbels ci paragonava agli animali. Immaginate se solo una dichiarazione simile fosse stata fatta sulla minoranza ebrea. L'associazione degli investigatori tedeschi non si è distanziata da quel commento. Lo troviamo spaventoso, così abbiamo portato le nostre preoccupazioni al parlamento tedesco e pure al Ministro degli Interni, Wolfgang Schaeuble, perché diano linee adatte su cosa è appropriato per la polizia tedesca.

Intervistatore: Oliver Samson

 
Di Marylise Veillon (del 04/09/2010 @ 09:48:36 in Europa, visitato 738 volte)

Segnalazione di Giancarlo Ranaldi (nb. alcuni link sono in spagnolo)

El Pais - "Portiamo Sarkozy in tribunale"

"Il presidente dell'Unión Romaní Spagnola, sostenuto dall'Unión Romaní Internazionale, porterà Sarkozy in tribunale". Questa è l'intenzione dichiarata da Juan de Dios Ramirez, presidente dell'Unión Romaní Spagnola, il quale spiega perché e come la attueranno:
"Per la prima volta nella storia del popolo gitano, smetteremo di lamentarci per agire con la stessa arma con la quale agisce la società dei "gadjè" (cosi come sono chiamati i non gitani dai gitani, equivalente della parola "payo" in spagnolo). Porteremo il presidente francese davanti al Tribunale di Giustizia dell'Unione Europea, in Lussemburgo". La decisione dell'associazione che rappresenta i gitani spagnoli arriva in risposta all'azione del governo francese, il quale sta rimpatriando centinaia di Rom (gitani dell'Europa dell'est), senza documenti, nei loro paesi d'origine.

Ramirez sta preparando la documentazione da presentare in tribunale: "Il governo francese sta violando uno dei pilastri fondamentali della nuova Costituzione europea, approvata a Lisbona nel dicembre 2009, nella quale la difesa dei diritti umani e il rispetto per le minoranze costituiscono le fondamenta". Ramirez si riferisce all'articolo 1bis che dice quanto segue: "L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze".

"La nuova Costituzione Europea ha - in quanto all'aspetto economico - poco potere, però comanda in materia di diritti umani, esattamente quello in cui sta fallendo la Francia. Adesso sto raccogliendo le testimonianze. Ne abbiamo molte, anche il Vaticano ha detto che si stanno violando i diritti fondamentali dei Rom" aggiunge il rappresentante dei gitani spagnoli.
Juan de Dios è nato a Puerto Real (Cadice) nel 1942 e rappresenta una delle figure chiave del mondo Rom (gitano nella lingua romani). E' stato il primo gitano a entrare come deputato nel parlamento europeo nel 1986 e in Spagna, ha rappresentato il popolo gitano, nei primi parlamenti dopo il franchismo. La sua firma è stata apposta sotto la Costituzione spagnola.

Da quando il presidente francese ha inasprito la sua politica contro i Rom, e ha sgomberato popolazioni e rimpatriato in Romania e Bulgaria molti di loro – il primo volo è partito lo scorso giovedì 19 agosto, e ce ne saranno altri entro la fine del mese – la sua voce è diventata una referenza per i Rom di tutta Europa. E' arrivato a dire che le azioni di Sarkozy sono cosi nocive al punto di trasformare Berlusconi , le cui misure anti-Rom in Italia sollevarono un polverone, in benefattore. "Quello che sta succedendo in Francia è più pericoloso di quello che è successo in Italia, per tre motivi: Berlusconi ha agito condizionato dalla Lega Nord, il partito xenofobo dell'Italia del Nord, mentre Sarkozy non ha nessun partito di stampo fascista intorno a lui. Lui rappresenta la destra democratica, e quando l'attacco proviene da qualcuno che si presume democratico, fa molta paura. In secondo luogo, stiamo in un periodo di crisi, ed è molto più facile che il sentimento razzista contro le minoranze si propaghi. Il terzo motivo è che la Francia è di indole propensa alla difesa dei diritti umani. E' lo stato della rivoluzione francese del XVIII secolo, è il luogo in cui fu fatta la proclamazione solenne dei diritti universali dell'uomo. Una luce di uguaglianza, giustizia e libertà, e questo aumenta la gravità di quello che sta succedendo.

Però il caso francese è particolare anche sotto un altro aspetto; per i gitani dell'Europa intera, i manush della Francia erano un modello di come un popolo di etnia gitana, possa integrarsi nella società, al punto che l'assimilazione dei Rom nello stato francese, si poteva sperare meno problematica: "Il nodo della questione non è vincolato né alla nazionalità di provenienza, né all'etnia alla quale si appartiene, ma invece alla condizione sociale. I gitani rumeni, dell'Albania e dei Balcani vivevano nel loro paese, in condizioni di analfabetismo e povertà tali, che stavano peggio di noi gitani spagnoli, prima del franchismo. E' normale che, da quando cadde la cortina di ferro e quindi loro si diressero verso i paesi occidentali, siano stati generati problematiche e rimbalzi nelle nostre società; però questo è dovuto alle loro condizioni sociali e non al fatto di essere gitani, ed è fondamentale capirlo."

Alcuni mesi fa, in aprile, durante il secondo vertice della popolazione gitana celebrato a Cordova, fu fissato come obiettivo che la comunità Rom sia vista come parte della popolazione europea, senza mai più qualificativi. Un risultato che ci sembra molto lontano, dopo i mezzi adoperati da Sarkozy: "Stiamo lontani, ma meno di ieri. Per conseguire questa visione della "gitanità" , cioè che tutti i gitani sono uguali tra di loro, e poi con il resto della società, non devono mancare i presupposti. Ne segnalerei uno soltanto, quello più determinante: l'educazione. Quando un popolo come il nostro patisce un indice di analfabetismo vicino al 50%, tutta la negatività si spiega."

Ramirez non lesina le critiche verso il proprio popolo, quando si tratta di valutare le ragioni per le quali le direttive e gli auspici degli organismi internazionali stanno così lontani di quello che succede negli stati dell'Unione Europea: " In molti casi la nostra mancanza di decisione gioca un ruolo fondamentale, una certa incapacità di assumere la responsabilità che ci tocca storicamente. Fintantoché noi Gitani non prendiamo coscienza che tocca a noi, essere protagonisti del nostro destino e lasciamo nelle mani di estranei l'amministrazione dei nostri interessi, finiremo per essere eternamente degli individui dipendenti dell'assistenzialismo dei nostri protettori gadjè".

La Spagna rappresenta un'eccezione privilegiata. Per lo meno fino ad ora, nessun germoglio di razzismo istituzionale si è prodotto contro i Rom, mentre i gitani spagnoli sono integrati, benché avendo pagato un prezzo: " La maggioranza dei leader gitani del mondo intero, tengono gli occhi su di noi, che abbiamo pagato il prezzo più alto che possa pagare un popolo in cambio dell'integrazione: il deterioramento della nostra lingua, patrimonio comune di quattordici milioni di gitani in tutto il mondo, i quali possono capirsi senza alcuna difficoltà." Però questo non significa che l'integrazione debba passare tramite l'omologazione o tramite una forma di eccidio etnico-culturale: "Si potrebbe esporre più di una dottrina di sociologia e di antropologia culturale che sostengono che la convivenza è possibile, senza perdere i propri segni di identità. Però, lasciatemi dire una cosa: il modello si chiama Andalusia. Parlo da un punto di vista culturale, non di distribuzione o giustizia sociale. Potrebbe essere il modello di convivenza per tutti i gitani del mondo. Una comunità nella quale non si sa se sono gli andalusi "gitanizzati" o i gitani "andalusati".

Per l'Unión Romaní i prossimi appuntamenti sono il 4 settembre, quando avrà luogo una manifestazione contro la politica antigitana di Sarkozy a Parigi, e il 15 quando ci sarà una manifestazione prettamente gitana, nella capitale francese, gestita esclusivamente da Rom. Intanto Ramirez conta di avere tutto il necessario per presentare la sua richiesta al Tribunale di Giustizia dell'Unione Europea contro il governo francese.

La fotogalleria di Joaquín Eskilden sul popolo gitano pubblicata da El País settimanale

 
Di Fabrizio (del 18/06/2010 @ 09:48:08 in Europa, visitato 968 volte)

Da Roma_Francais

Bastamag.net Salva la vita ad un Rom: 20 anni di prigione - Par Eric Simon (4 giugno 2010)

In Bulgaria, la giustizia ha condannato un giovane "d'origine straniera" per l'omicidio di uno studente modello sotto tutti gli aspetti. [...] 20 anni di prigione per il giovane in questione: l'australiano Jock Palfreeman. Ma dietro la versione ufficiale, si profila un'altra verità, meno favorevole alla giustizia bulgara. Dove si apprende che è meglio non aiutare dei Rom vittime di un'aggressione razzista in seno all'Unione Europea.

Jock Palfreeman è un giovane australiano di 23 anni, da qualche mese in Bulgaria. La sera del 28 dicembre 2007, è testimone dell'aggressione di due Rom da parte di una quindicina di giovani, nel centro di Sofia vicino alla stazione Serdika. Secondo gli osservatori, i giovani urlavano gli slogan razzisti dei sostenitori del club calcistico della capitale (il "Levski"), tristemente celebri per le loro azioni violente.

Senza riflettere troppo, Jock si interpone con un coltello in mano, tra i teppisti e uno dei due Rom che giace incosciente al suolo. I teppisti rinculano di qualche dozzina di metri, per poi contrattaccare con pietre e blocchi di cementi. Quando intervengono i poliziotti, Jock è per metà incosciente. Uno degli aggressori, Anton Zahariev, 19 anni, è ferito ed un corpo senza vita è steso sul marciapiede: quello di Andreï Monov, studente di 20 anni. Nel frattempo i Rom sono spariti, poco desiderosi di passare dalle mani degli hooligan a quelle della polizia il cui razzismo non ha niente da invidiare ai fan del "Levski". La maggior parte dei media bulgari si schiera immediatamente contro questo "straniero", assassino di un bambino bulgaro, di conosciuta e rispettabile famiglia. Il 7 dicembre 2009, Jock Palfreeman è condannato a 20 anni di prigione. La storia avrebbe potuto fermarsi qui.

Testimonianze rimosse

Il padre di Jock, arrivato personalmente dall'Australia per sostenere la difesa di suo figlio, ha condotto una propria inchiesta e indicato numerose anomalie. Il contesto della rissa - l'attacco di un gruppo contro due Rom prima dell'intervento del giovane australiano - è stato totalmente ignorato nel corso del processo. Diverse versioni contraddittorie di testimoni non sono state ascoltate. Del resto la maggior parte non è stata interrogata nel corso dell'istruttoria, particolarmente gli amici di Jock che si sono spontaneamente presentati ed hanno lasciato i loro indirizzi.

I testimoni convocati in udienza sono stati uno degli hooligan partecipanti all'assalto a Palfreeman, il portiere di un albergo lì vicino ed i poliziotti arrivati sul posto che avevano proceduto ai primi interrogatori. Le versioni sono radicalmente cambiate tra l'istruttoria ed il processo, donando alla fine testimonianze confuse, incomprensibili ed inutilizzabili per la difesa, negando persino la presenza dei Rom e quindi l'aggressione a questi ultimi. Lo stesso hooligan ferito è passato dall'essere testimone a parte offesa, anche se faceva parte degli aggressori.

Un video accidentalmente cancellato

Altra sfortunata coincidenza: una videocamera di sorveglianza aveva fortuitamente registrato tutta la scena, l'aggressione ai Rom, poi il contrattacco su Jock Palfreeman qualche dozzina dimetri più lontano. Ma quando un anonimo poliziotto l'indomani andò a visionare il nastro, un corto circuito "accidentale" distrugge la registrazione. "Non ha importanza", stima il procuratore, Parvoleta Nikova, che considera che, in ogni modo "non avrebbe visto il film"! Curiosa magistrato che, oltre a negare l'attacco ai Rom ed il rifiuto di ascoltare i testimoni della difesa, respinge le conclusioni del rapporto psichiatrico che dimostra che l'Australiano non aveva niente di un violento psicopatico e che era invece guidato da idee di giustizia sociale. Per tutto il processo, lo ha descritto come un pericoloso hooligan. Prodigioso ribaltamento dei fatti!

E' questa visione che la maggior parte dei media riprende ampiamente, insistendo sullo status di vittima del giovane Andreï Monov. Il clima nazionalista che regna nel paese non aiuta certo a rendere una giustizia veramente serena. Durante il processo di Jock, il fatto che la vittima, Andreï Monov sia stato riconosciuto come adepto allo slogan "la Bulgaria ai Bulgari" (aggiungete: senza i Rom e gli Ebrei) non ha avuto alcuna influenza sulla corte. Al contrario: Jock Palfreeman è stato percepito come un "antifascista esagitato" che ha deliberatamente attaccato giovani di cui non condivideva il punto di vista. Precisiamo che l'antifascismo è visto molto male in questo paese dove la lotta antifascista è stata per lungo tempo l'alibi del potere e dell'ideologia totalitaria. Quanto a difendere i Rom, una minoranza apertamente disprezzata dalla maggioranza della popolazione, questo non gioca a favore dell'accusato. Dal canto loro, i Rom si sono discretamente interessati del caso, come testimoniato da diversi interventi sui forum Internet della comunità.

"La Bulgaria ai Bulgari"

Jock Palfreeman vittima sacrificale delle disfunzioni del sistema giudiziario bulgaro? Non c'è stato alcun slittamento della giustizia. Tutto è stato gestito perché non ci fosse nessuna giustizia possibile. Perché Andreï Monov era il figlio del celebre psicologo Hristo Monov, attualmente vice ministro della sanità. Riconosciuto come esperto dalla polizia, resta un personaggio influente negli ambienti politici. La famosa videocamera dal contenuto scomparso d'altra parte si trovava su di un edificio... del ministero della sanità!

In foto: I tifosi del club Levski

Ancor prima dell'inizio del processo, il padre di Jock ha dichiarato in un servizio del canale australiano ABC di non avere grande fiducia nella giustizia bulgara. E' da capire: la Bulgaria, che dal 1 gennaio 2007 fa parte dell'Unione Europea, è conosciuta per il livello molto alto di corruzione del suo sistema giudiziario, comparabile, secondo il Barometro mondiale della corruzione 2009 dell'organizzazione Transparency International, a quello di paesi come la Cambogia, la Georgia e la Mongolia.

Messo in isolamento per aver ricorso in appello

Ad aggravare le cose, dal 19 febbraio Jock Palfreeman dal 19 febbraio scorso è stato messo in isolamento totale. Questo significa che non ha più alcun contatto con gli altri prigionieri, né accesso a libri, radio, televisione, ancor meno la possibilità di seguire degli studi. Ha solamente diritto ad un'ora e mezzo di aria quotidiana, da solo nel cortile. Questa situazione è la conseguenza di una legge entrata in vigore nel giugno 2009, che si direbbe diretta quasi espressamente contro di lui: tutti i prigionieri stranieri condannati ad una pena detentiva superiore ai 15 anni devono restare in isolamento sino alla fine del loro ricorso. Tuttavia, Jock Palfreeman si è appellato alla decisione della corte. Il processo può durare ancora almeno due anni. Quale mezzo migliore per dissuaderlo dal far valere i suoi diritti? Al momento è l'unico prigioniero in Bulgaria in questa situazione, cosa che evidentemente è contraria ai termini ed alle disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.



Forse c'è un'opportunità per sostenere il giovane australiano. Se è vero che la giustizia non può rendersi in un quadro nazionale, è possibile appellarsi alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo senza attendere la fine del ricorso a livello nazionale. Sarebbe anche l'occasione di rendere visibile una storia che non è uscita dalla Bulgaria se non per essere pubblicizzata in Australia, paese che non ha grandi mezzi d'azione diplomatica a migliaia di chilometri dalle sue frontiere.

L'Unione Europea non ha mosso un dito per un caso che non riguarda uno dei suoi concittadini. Lo stesso padre di Jock ha preferito mantenere un profilo discreto per non infiammare, oltre il necessario, gli spiriti pronti allo sciovinismo. Una strategia che ormai chiaramente non è più necessaria. Già la Conferenza UNITED contro il razzismo, riunione delle OnG antirazziste, dei gruppi antifascisti e delle associazioni dei migranti, dei Rom e per la difesa dei diritti umani in 33 paesi europei, svoltasi a metà maggio a Budapest, ha contribuito alla conoscenza del caso Palfreeman. Un primo colpo contro l'iniquità a cui dovranno seguirne altri.

Il sito di supporto Jock Palfreeman (in inglese)

Per scrivere:
Jock Palfreeman
Sofia Central Prison - 21 Gen. N. Stoletov Bul.
Sofia 1309 - Bulgaria

 
Di Fabrizio (del 28/02/2009 @ 09:47:20 in Italia, visitato 2824 volte)

Da Roma Files

UNIRSI - Unione Nazionale ed Internazionale dei Rom e dei Sinti in Italia
Federazione delle Associazioni e dei Gruppi Autonomi dei Rom e dei Sinti in Italia
Forum Europeo dei Rom e dei Viaggianti di Strasburgo

In risposta ai recenti sviluppi politici e la più recente ondata di razzismo contro il popolo rom in Italia, una coalizione di organizzazioni, inclusa UNIRSI, ha intrapreso una documentazione di prima mano sui diritti umani in Italia (tra il 23 e il 30 maggio 2008). Dette organizzazioni hanno condotto una ricerca, intervistando approssimativamente 100 Romanì che vivevano in campi formali e informali a Roma, Napoli, Firenze, Brescia, Milano e Torino.

Le organizzazioni hanno visitato diversi campi formali e semi-formali, inlusi: Secondigliano e Centro Lima (Napoli); Salviati , Fiume , Casilino 900 e Martora (Roma); Via Triboniano (Milano); Campo nomadi di Brescia per i Sinti Italiani. La coalizione ha anche visitato i seguenti campi informali: Scampia , Ponticelli , Santa Maria e Torre Annunziata Nord (Napoli); Cave di Pietralata ed un campo senza nome accanto a Cave di Pietralata (Roma); Corsico e Bacula (Milano); Via Germagnano (Torino).

Nonostante sia il paese europeo con la più bassa percentuale di Rom/Sinti (la Grecia ne conta lo stesso numero dell'Italia, ma con una popolazione di soli 10 milioni di persone), l'Italia è indietro di almeno 25 anni rispetto a tutte le politiche d'integrazione per i Rom/Sinti.

Mentre non esiste nessun censimento ufficiale, un censimento condotto da varie organizzazioni (inclusa UNIRSI) su scala nazionale mostra che i Rom e i Sinti in Italia sono circa 170.000, di cui 70.000 con cittadinanza italiana e 100.000 (in crescita costante dalla Bulgaria e specialmente dalla Romania) dai Balcani.

Il 30% di questi 100.000 arriva dalla Jugoslavia ed il resto dalla Romania, con un centinaio di presenze dalla Bulgaria e dalla Polonia.

Le ultime due generazioni di Rom "jugoslavi" sono nati in un paese, l'Italia, che non riconosce lo "jus soli" e quindi nega ai bambini i requisiti basici per un'istruzione bilanciata ed integrazione: cittadinanza.

La minoranza dei Rom/Sinti è caratterizzata da bassa aspettativa di vita (la media è tra i 40 e i 50 anni) e dalla presenza di un'alta percentuale di bambini [il 60% della popolazione Rom e Sinti ha meno di 18 anni. Il 47% dei bambini ha tra i 6 e i 14 anni; il 23% tra i 15 e 18 anni; la percentuale rimanente (30%) tra i 0 e i 5 anni].

 I Rom e i Sinti con cittadinanza italiana sono circa 70.000. Oggi le comunità Rom e Sinte (chiamate "zingari" e "nomadi" in maniera dispregiativa ed etnocentrica) sono ancora oggetto di discriminazione, esclusione e segregazione.

 La discriminazione è estesa in tutti i campi, sia pubblici che privati, così l'esclusione e la segregazione economica e sociale dei Sinti e dei Rom diventa discriminazione etnica (Raccomandazione n.1557/2002 Consiglio d'Europa). In Italia, le diverse comunità Rom e Sinte non sono riconosciute come Minoranze Linguistiche Nazionali e perciò non usufruiscono dei diritti che questo status comporta.

Le politiche sociali rivolte alle popolazioni Rom e Sinta tendono apertamente all'inclusione sociale, e all'integrazione. Le comunità Rom e Sinte sono raramente considerate protagoniste del pensare sociale, di politiche d'integrazione, partecipazione diretta e mediazione culturale. L'Italia nega alle comunità Rom e Sinte l'applicazione delle direttive europee sulle Minoranze Linguistiche che proteggono le lingue minoritarie ed inoltre nega la Convinzione sulle Minoranze Nazionali.

In molti casi i Rom e i Sinti si vedono negati i diritti basici come residenza, salute, istruzione, lavoro. In Italia costruiamo ancora i "campi nomadi" che sono posti di segregazione che imprigionano gli individui contro la loro volontà. In Italia molti comuni, in contrasto con le disposizioni costituzionali (art. 16), negano il diritto di residenza e di movimento all'interno del territorio nazionale ai cosiddetti "nomadi" o "zingari".

In questa tragica situazione i Rom di Slovenia, Bosnia, Jugoslavia, Romania, Polonia, Ungheria stanno tutti soffrendo queste politiche estremamente discriminatorie. Intere famiglie scappano dai loro paesi nativi a causa dei conflitti etnici e delle guerre civili e l'Italia nega loro i principali diritti basici.

UNIRSI – Piazza Antonio Meucci, 18 – 00146 Rome - Italy.
UNIRSI president and ERTF Delegate Mr. Kasim Cizmic : e-mail: unirsi@supereva.it 
UNIRSI Secretary: Mr Balo Cizmic : e-mail: unirsi@supereva.it
Web site: www.unirsi.net

 
Di Fabrizio (del 07/04/2009 @ 09:47:14 in scuola, visitato 999 volte)

Da Romanian_Roma

by Sinziana Demian -30 marzo 2009

Un programma scolastico da agli studenti romanì ambiziosi la possibilità di ottenere la professione curativa.

CLUJ-NAPOCA, Romania - Guardando suo fratello più grande ricoverato dopo un serio incidente d'auto qualche anno fa, Alina Calin allora ragazzina, comprese gradualmente di non volere nient'altro che diventare dottore. Non solo decise che voleva salvare vite, considerò anche questo una buona strada per aiutare a combattere la discriminazione etnica, dice che da allora ha testimoniato nel sistema sanitario rumeno.

Sorella di altri quattro figli di una famiglia povera di Podu Iloaiei, piccola città vicino al confine orientale con la Moldavia, da allora Calin ha fatto molta strada. Adesso è una studentessa al terzo anno di medicina generale nella città nordorientale di Iasi, ed un modello per la sorella Mariana, che l'ha seguita iscrivendosi alla stessa università. Le due sono tra le prime destinatarie delle borse di studio per gli allievi romanì che cercano la laurea in medicina e farmacologia.

Attraverso un programma congiunto dell'Istituto Open Society di George Soros (vedi QUI ndr) e del noprofit regionale Fondo Istruzione Rom, la Romania è diventato il primo paese nell'Europa centrale ed orientale ad offrire queste borse di studio, come parte della più amplia iniziativa del Decennio dell'Inclusione Rom. La prossima sarà la Bulgaria, che ha iniziato quest'anno a sviluppare il programma.

"Ora sono più motivata che mai a fare bene e meritarmi realmente tutto ciò" ha detto Alina Calin. "E' per noi un incentivo incredibile a dare tutto ciò che abbiamo e lavorare per diventare professionisti responsabili."

Le borse di studio coprono le tasse scolastiche delle scuole accreditate dallo stato e delle scuole riconosciute ad indirizzo medico, come pure le spese vive. Basate sui risultati accademici, motivazione professionale, e capacità direzionali, 35 studenti non laureati e residenti di ogni angolo del paese sono stati selezionati l'autunno scorso per ricevere borse di studio sino a $ 6.000 all'anno. Gli studenti possono ricevere fondi supplementari partecipando a conferenze professionali o scegliendo studi di lingue incertificati come l'ESOL di Cambridge in inglese o lo Sprachdiplom in tedesco.

Il programma scolastico è sinora il più solido sforzo finanziario a sostenere l'avanzamento romanì nel settore sanitario rumeno. Programmi precedenti includevano la formazione di mediatori sanitari romanì e la creazione di posti speciali detassati per gli studenti romanì in diverse università mediche nel paese.

A parte la componente finanziaria, la borsa di studio comprende un campus di formazione giuridica di una settimana a settembre, proprio prima dell'inizio scolastico. Gli studenti apprendono sui differenti problemi con cui i Rom si confrontano e su come posizionarsi per portare avanti il cambiamento.

"Prima di tutto abbiamo provato ad aiutarli a ripensare il modo in cui pensano di essere parte della minoranza romanì," ha detto Daniel Radulescu, formatore del campus e presidente della filiale di Bucarest di Sastipen (vedi QUI ndr), un programma europeo volto a migliorare la salute dei Rom. "Quando siamo partiti con questo campus, diversi studenti avevano una bassa autostima e si lamentavano di essere ripetutamente vittime di attitudini e pratiche discriminatorie. Altri confessavano che facevano di tutto per nascondere la loro etnia. Abbiamo cercato invece di motivarli e di far vedere questa come una sfida straordinaria. Hanno una grande opportunità di diventare leader e aiutare a rompere le vecchie barriere e pregiudizi."

A seguito di un laboratorio teorico di sei giorni, gli studenti poi vanno in diverse comunità romanì remote e sottosviluppate, per osservare di prima mano la critica situazione pratica. Alcuni, cresciuti in aree urbane o etnicamente miste,hanno ammesso di essere rimasti shoccati da ciò che hanno visto.

"Sapevo che stavano male, ma non capivo potesse essere così male," ha detto Aurelia Dulreghu, al terzo anno di balneo-fisioterapia e studentessa a Bucarest. "Vedere quelle condizioni di vita precarie mi ha frustrato enormemente, ma mi ha dato anche forza. Sono lieta che tra poco sarò in una posizione in grado di aiutarli io stessa."

Dulgheru, assieme ad altri due studenti romanì di Bucarest, si è già offerta come volontaria presso un nuovo centro medico che fornisce diagnosi gratuite in un quartiere della capitale a predominanza rom. Radulescu stima il loro impegno ma nel contempo sottolinea un "principio vitale" per tutti i futuri professionisti romanì della sanità: non dovranno offrire trattamento speciale ai pazienti rom.

NELLA COMUNITA'

"Una simile tendenza sfiderebbe l'intero scopo di che cosa stiamo provando a fare," ha detto Radulescu. "Non dobbiamo arrivare al punto dove i Rumeni discrimino i Rom o viceversa. Porterebbe in definitiva ad uno stato nello stato. La nostra unica possibilità ora è di adottare nuove pratiche ed imparare realmente cosa significhino mutuo rispetto e lavoro di squadra."

Nessuno sa quanti dottori romanì praticano in Romania, ma Radulescu ha detto che molti cercano di mantenere segreta la loro etnia. Anche se concede che le polarizzazioni sono difficili da cambiare in una società che vede pochi valori nell'etnicità romanì, ha detto che questo programma scolastico è un piccolo ma significativo passo nel dimostrare che i Rom possono avere successo. E' convinto che i dottori romanì possano ottenere credibilità e rispetto.

"Alla fine si sceglierà chi può trattarti meglio," dice. "Qualsiasi paziente preferirà il miglior dottore disponibile, e non posso credere che ci sarebbero problemi se il dottore fosse rom o di altra etnia. Non c'è differenza con altre professione dove i Rom sono attivi. Se sono bravi in quel che fanno, allora la gente chiede i loro servizi e diffonde attorno buone parole."

Il programma prova a costruire un regolare dialogo interculturale assegnando delle guide a tutti gli studenti romanì. Tipicamente i dottori nelle città dove gli studenti continuano i loro studenti, li assistono con consigli pratici ed oltre.

"Sto passando loro delle informazioni di quando mi stavo laureando," ha detto Cristina Agavriloaiei, che assiste le sorelle Calin ed un altra studentessa di Iasi. "Parliamo anche di personale medico, e tento di essere un amica per quanto posso. Rispetto le ragazze, e non penso mai che siano differenti da me e dagli altri colleghi."

Eugen Varga, studente al quinto anno di medicina generale nella città occidentale di Oradea, ricorda il primo incontro con la sua guida.

"La prima volta che abbiamo parlato assieme mi sono sentito importante. E' stato tutto improvvisamente differente, quando un dottore rumeno mi ha seguito realmente ed ha provato ad assicurarsi che stessi facendo tutto bene. Mi ha aiutato con dei libri e  mi ha preso assieme quando era in esercizio. Tutto questo per me è stato senza prezzo."

Sulle fondamenta del successo 2008-2009, è stata lanciata una seconda edizione del programma. Come l'anno scorso, quando erano disponibili 60 borse di studio per solo 53 richiedenti. Robert Matei, coordinatore nazionale del programma con sede a Cluj, ritiene che questa volta la partecipazione sarà più sostanziosa, dato che gli studenti sono meglio informati ed hanno più tempo per preparare le loro richieste. Quanti hanno avuto una borsa di studio per l'anno in corso possono fare una nuova richiesta, purché ne abbiano i requisiti - il più importante, di aver passato tutti gli esami. Possono anche fare richiesta i cittadini moldavi di etnia romanì che studino in Romania.

Il Ministero della Sanità, ha bene accolto il programma. In una conferenza stampa di presentazione della seconda tranche di borse di studio, il sottosegretario Raed Arafat ha detto: "Dobbiamo appoggiare questi giovani ragazzi e ragazze, che stanno per ottenere grandi cose."

Sinziana Demian is a writer for Formula AS magazine in Bucharest. Photo by Ernstl.

 
Di Fabrizio (del 08/04/2007 @ 09:46:37 in Kumpanija, visitato 1013 volte)

In allegato Messaggio di Etem Dzevat per la giornata Internazionale Rom e Sinti 2007.
Saluti e abbracci di Buona Pasqua a tutti.
Agostino Rota Martir

L’8 Aprile 1971 a Londra si è formata la “Romani Union International”, conosciuta dall’ONU come Organizzazione non Governativa (ONG) attivata per i diritti dei Rom.

Ora partecipa attivamente al Parlamento Europeo e alla Corte d’Europa.

Ma parliamo per Pisa.

A Pisa l’8Aprile è festeggiata la prima volta il 1998, gli iniziatori è il Comitato del campo Nomadi di Coltano…in tale occasione esisteva la Cooperativa con “esperti Rom” che prendeva le “risorse per cultura e Feste Rom” e nemmeno sapevano che cosa è l’8 Aprile e non sono venuti alla festa, magari invitati…

Sono tre anni 2005-’06-’07 come 8 Aprile passa senza festeggiarlo con musica, teatro e cibo ma solo con una lettera mandata alle Istituzioni, al Tirreno…magari a Canale 50 e Granducato si manda la stessa lettera, ma loro non hanno informato mai.

Il 2005 muore il “nostro Papa Wojtila” e per il lutto noi Rom piangendo festeggiamo l’8 Aprile.

Il 2006 gli Italiani vanno alle urne, non era il momento per festa.

Comunque abbiamo festeggiato l’arrivo del governo Prodi, da cui noi Rom aspettiamo grandi cambiamenti.

Uno di questi è il riconoscimento come minoranza linguistica-culturale dei Sinti (cittadini Italiani) e Rom e possibilità per gli stranieri dopo cinque anni in regola con il Permesso di Soggiorno di avere cittadinanza Italiana.

2007, l’8 Aprile è Pasqua: già ci sono Rom cattolici e ortodossi che festeggiano la Pasqua e per questo motivo si rimanda a Maggio, Giugno quando si farà (con l’aiuto di Dio e il patrocinio del Comune di Pisa) un giorno della “Presentazione Cultura Romanì”.

Sottolineando che noi Rom non abbiamo terra-madre, essendo assoluti pacifisti, mai accusatori, sempre accusati, sterminati.

Seconda Guerra Mondiale, la Guerra Balcanica…sempre mandati in esodo dalle nostre case (Kosovo, Bosnia, Macedonia), non avendo nessuna accoglienza al nostro arrivo, un popolo sul quale esiste il più grande pregiudizio, discriminazione.

Tutti gli sbagli degli “esperti Rom” si paga noi “zingari e nomadi” sulla nostra pelle.

Sempre sulle nostre spalle cade su portamento delle difficoltà ad arrivare alle “pari opportunità” e sognata “dignità”.

Da cittadini che abitavano a case, andavano al lavoro, a scuola, benissimo convivevano prima della guerra, arrivando in Italia siamo persi nostra identità di persone, esseri umani e siamo diventati pericolosi, furbi, ladri, nomadi, zingari.

Sono uno dei pochi Rom intelectuali presenti in Pisa e Toscana e partecipo come legale presentante di A.C.E.R. al programma “Le città sottili”, finanziata dal Comune di Pisa e Regione Toscana.

Anno 2001-2002 si è svolto il “censimento” dei Rom a Pisa per il progetto…alcuni

Rom sono andati a cercare futuro in altri paesi, sentendo delle possibilità ritornano e gli esperti Rom parte di loro li fanno entrare e alcuni no.

In seguito negli anni passati, sapendo di possibilità i Rom facevano venire al “banchetto” dei suoi famigliari.

E ora? Mandarli via in Macedonia dove li aspetta condanna per non partecipazione alla “ guerra civile” tra Macedoni e Albanesi.

Macedonia è circondata. Grecia serve visto, Bulgaria serve il visto. La Serbia non da ingresso per i “Cigani” senza corruzione, almeno 1.000 Euro per persona.

Albania, Kosovo non puoi, nemmeno in sogno.

Per i “Magupi” niente ingresso, solo uscita! E’ un collasso economico e i territori ancora sotto controllo di U.C.K.

Macedonia, “Oasi di Pace”, in Kosovo le case dei Rom rimaste non bombardate da aerei NATO partiti da Aviano (Italia), bruciate da U.C.K., come il quartier Rom Mitrovica. Dove spedirli? Gli Albanesi vogliono Kosovo etnicamente pulito.

80% di Rom Bosniaci presenti a Pisa sono nati qui in Italia, nemmeno sanno parlare Bosniaco e in quale enclave si mandano? Croata, non li riconosce, Mussulmana non sono praticanti di Islam, Serbi? Non li vogliono.

Con tutte queste situazioni tante volte volevo dimissionarmi da Presidente dell’A.C.E.R. Ma grazie a Dio che abbiamo l’assessore Sanità sociale, come Carlo Macaluso. Tanti erano “d’accordissimo” per progetto, ma dopo gli stessi mettevano il bastone tra le ruote, lui è rimasto dell’idea di fare il possibile e meglio per risolvere il nostro problema. Lavoravo come accompagnatore bimbi a scuola-bus e da 10 mesi ho lasciato per protesta. La legge dice che ogni bimbo che va a scuola, l’ACER si è impegnata e tanti bimbi ora regolarmente frequentano la scuola, lasciando il semaforo dove chiedevano l’elemosina ed erano meta di “affidamento” degli assistenti sociali.

Magari si dice: “Attento bimbo mio, stai buono italiano, se no ti lascio rubare dagli zingari”.

Ma sono gli Italiani che rubano i bimbi Rom con legge “affidamento”, per arrivare alla donazione.

Non c’era posto per i “fuori progetto bimbi Rom” nel pulmino comunale.

Non c’è altri soldi comprare altri pulmini, e alcuni bimbi sono rimasti fuori scuola ed io “fuori lavoro”.

Ma io devo rimanere lì dentro il progetto, magari mi buttano dalla porta, entrerò dalla finestra, cercando che il progetto va avanti.

Si prevede villaggio Rom al posto di Campo nomadi, regolarizzazione con il Permesso Soggiorno, lavoro, possibilità di fare “extra censimento” con aiuto della Regione e dello Stato Italiano.

Noi Rom presenti a Pisa vogliamo integrarci in società italiana, riprendere la nostra identità di gente normale.

Ma siete voi, Istituzioni, cittadini che dovete darci la possibilità di integrarci.

Il cattivo gesto è quello che tantissimi sono approfittato e buttata la sua spazzatura alla strada in via Idrovora, alcuni lasciando il segno di imprese e ora tutta la colpa si vuole buttare su nostre spalle.

Spero nei vostri gesti umani e nella possibilità di convivere davvero in pace, con dignità e pari opportunità, rispettando la legge, portando nostra cultura, lingua madre, tradizioni alla vostra conoscenza.

Auguri il 8 Aprile 2007

BASTALO 8 April 2007

Per questo scritto prendo ogni responsabilità legale e morale.

Etem Dzevat

Presidente A.C.E.R. Pisa

 
Di Fabrizio (del 18/04/2011 @ 09:46:29 in Europa, visitato 1592 volte)

Da Bulgarian_Roma

Radio Bulgaria Integrazione dei Rom in Bulgaria - Author: Milka Dimitrova - © Photos: BGNES



08/04/2011 - E' un compito difficile indicare il numero esatto dei Rom in Bulgaria. Secondo il censimento ufficiale del 2001, sono circa 370.000, mentre per le organizzazioni rom, il loro numero raggiunge gli 800.000, o il 10% della popolazione totale. Si aspettano dati più accurati dall'ultimo censimento, svoltosi a febbraio 2011. E' un fatto che i problemi della comunità rom in Bulgaria rimangano irrisolti. L'integrazione rom è stata una questione in Romania per alcuni anni, ma i programmi delle istituzioni sono sviluppati lentamente e non hanno molto effetto

La Bulgaria ha adottato un programma quadro per l'integrazione della comunità rom nel periodo 2010-2020, in accordo con i principi europei per la tolleranza e la protezione dei diritti umani. Il documento delinea le politiche relative alla comunità rom nelle sfere  dell'istruzione, della sanità, dell'alloggio, dell'impiego, ecc. La Bulgaria è stata uno dei primi paesi a partecipare al Decennio dell'Inclusione Rom 2005-2015, assieme a 12 paesi europei. Sullo sfondo dell'invecchiamento della popolazione europea, è la giovane comunità rom che può giocare un ruolo nel risolvere la mancanza di manodopera. E' per questo che il programma bulgaro dedica attenzione speciale all'aumentare i livelli di istruzione e di qualificazione della popolazione rom. Viene riferito che durante gli ultimi due decenni, 10.000 Rom si sono laureati nelle università bulgare. Tuttavia, un gran numero di bambini rom continuano ad abbandonare la scuola, nonostante il fatto che possano ricevere i benefici sociali solo mandando i loro figli a scuola. Ecco cosa dice Deyan Kolev, del Centro per il Dialogo e la Tolleranza Interetnica "Amalipe":

"Il numero dei bambini rom che abbandonano la scuola continua ad essere molto alto. Secondo le statistiche il numero di bambini rom nel primo grado è circa del 23% del totale, ma nell'ottavo grado solo il 7-8% degli studenti sono di origine rom."

Il basso livello di istruzione nella comunità rom causa alta disoccupazione. Un gran numero di famiglie rom campa di prestazioni sociali. Questa è una grande sfida per l'integrazione della comunità rom.



Inoltre le statistiche di sette paesi europei mostrano che i Rom hanno più problemi di salute, legati alle condizioni di vita insalubri. Ecco cosa dice Ilona Tomova, dell'Istituto di Studi sulla Popolazione presso l'Accademia Bulgara delle Scienze:

"Oltre metà dei Rom adulti soffre di ipertensione. Il 30% ha l'emicrania ed il 25% soffre di asma o bronchiti. Un gran numero soffre di artrite e reumatismi, il ché porta a maggiore disoccupazione."

I Rom bulgari partoriscono in giovane età ed il tasso di mortalità infantile nella comunità è il più alto in confronto agli altri paesi UE. Un gran numero di Rom bulgari vive in aree cittadine dove le condizioni di vita sono molto povere. A volte manca anche l'acqua potabile. Il problema rimane grave nonostante il programma nazionale per migliorare le condizioni abitative della comunità rom adottato nel 2006.

E' chiaro che le istituzioni bulgare dovranno fare molti più sforzi per un'inclusione di successo della comunità rom, che ancora si affidano soprattutto sul rapporto finanziario da parte dello stato, che sull'essere collaborativi con i processi di integrazione.

 
Di Fabrizio (del 19/10/2010 @ 09:46:14 in Europa, visitato 845 volte)

Da Nordic_Roma (sull'argomento: 1, 2, 3, 4, 5)

YLE.fi Il ministro degli esteri finnico Alexander Stubb ha condannato i piani per rendere illegale l'accattonaggio per strada. Ha invece chiesto ai leader UE di fornire appoggio alla minoranza rom d'Europa.

09/10/2010 - Parlando nel programma di discussione domenicale Ykkösaamu di YLE, Stubb ha detto che i problemi affrontati dai gruppi rom d'Europa, i principali praticanti dell'accattonaggio, devono essere supportati da programmi finanziari, come i fondi d'appoggio a livello UE.

Il ministro degli esteri ha chiesto agli stati membri UE di stanziare fondi per i Rom nel corso dei prossimi negoziati di bilancio. Ha proposto la creazione di fondi comuni ed una maggiore enfasi sulla formazione per i Rom.

Ha dichiarato: "Tutto dipende da considerazioni finanziarie in un senso o nell'altro. I Rom sono importanti come qualsiasi altro gruppo di minoranza."

Stubb ha anche puntualizzato che il diritto alla libera circolazione nella regione è una libertà fondamentale nella UE.

"Non è una questione delle sole Romania, Bulgaria o Francia. Tutti noi abbiamo una responsabilità comune," ha aggiunto.

Il ministro ha detto che ognuno dovrebbe considerare il modo migliore per eliminare l'accattonaggio dalle strade cittadine. Ha aggiunto che un divieto colpirebbe solo il sintomo e non la causa del problema.

"Sono molto scettico su un divieto assoluto dell'accattonaggio. La povertà non è un crimine. Se è legato alla criminalità organizzata, possiamo intervenire usando le normali vie legali."

 
Di Fabrizio (del 31/05/2007 @ 09:45:55 in scuola, visitato 1705 volte)

Da Bulgarian_Roma

UN ANNO SCOLASTICO DI SUCCESSO

Il 24 maggio è il giorno dell'alfabeto bulgaro. E' una grande festa per gli studenti del primo grado. Quest'anno la festa è stata ancora più grande per gli studenti del primo grado che vivono nel ghetto rom di Veliko Turnovo.

Da più di un anno il Centro Amalipe ha iniziato a lavorare con questi bambini e i loro genitori, per rompere il circolo vizioso delle scuole speciali per bambini ritardati mentalmente che sono frequentate da molti bambini del ghetto, la qual cosa porta alla miseria e alla disoccupazione.

Anke è una di loro. Era molto nervosa all'inizio della scuola, l'anno precedente andava alla scuola speciale della città. Quest'anno è iscritta nella scuola "normale". Sua madre voleva che fosse questo il suo nuovo inizio. Per questo l'ha iscritta nuovamente in prima. Anke all'inizio aveva molta paura. Chiedeva: "Mi picchieranno come facevano sempre nella scuola speciale? Mi prenderanno in giro perché vengo dalla scuola speciale?"

Non è stato un facile inizio neanche per Ivan. Anche lui si è iscritto in prima per la seconda volta. L'anno scorso era in un'altra scuola, ma già il primo giorno era stato insultato da un insegnante ed i suoi genitori l'avevano ritirato. Gli insegnanti della scuola speciale tentarono più volte di convincerli a mandarlo a scuola. Rifiutarono. Sapevano che se Ivan voleva un futuro migliore, doveva andare alla scuola normale. All'inizio per Ivan è stata dura. Non aveva l'abitudine a stare in classe (e nemmeno nella scuola). La prima settimana scappava da scuola per tornare a casa. Suo padre dovette prendere un permesso per assentarsi dal lavoro e stare con Ivan a scuola finché non si è abituato.

Anche per Georgi l'inizio è stato duro. A otto anni non era mai andato a scuola e neanche all'asilo d'infanzia. La sua vita l'aveva vissuta per le strade del ghetto. Non sapeva comunicare con gli altri bambini e non aveva mai preso in mano una penna. Durante l'estate le insegnanti della scuola speciale avevano provato ad iscriverlo. Senza successo, perché non voleva sentire parlare di scuola. Il lavoro con i suoi genitori  è stato il più duro. C'è voluto più di un mese dall'inizio della scuola per convincerlo che non c'era niente di male nell'andare a scuola.

Ora tutti e tre hanno terminato il primo grado alla scuola Petko Rachev Slaveykov. E' una delle scuole migliori nel centro città. La mattina del 24 Anke, Ivan e Georgi hanno festeggiato con i genitori, ognuno di loro portando un mazzo di fiori.

Inizia la festa. Viene chiesto ai bambini cosa hanno imparato durante l'anno. I bambini scrivono, disegnano e fanno di conto. Le mani di Anke, Ivan e Georgi si alzano contemporaneamente. Qualche volta rispondono giusto, altre sbagliato - come gli altri bambini, rimanendo attivi. Sono contenti di sentire il contatto e l'amicizia di insegnanti e compagni di classe.

Non è stato facile arrivare a questo 24 maggio.. Abbiamo lavorato molto con i genitori dei nostri bambini. Assieme al direttore e agli insegnanti abbiamo lavorato anche con i genitori degli altri bambini e con i bambini stessi. Durante i nove mesi i volontari di Amalipe hanno svolto ogni settimana attività con i bambini per aiutarli a convivere. Ora Anke è la migliore della sua classe.

Anche gli altri bambini del ghetto sono scappati dalla trappola delle scuole speciali e ora sono tra i migliori studenti delle loro classi. I nove mesi hanno provato quanto sia importante per i bambini rom andare a scuola come tutti gli altri. E' stato anche provato che i nostri ragazzi possono farcela. Questi mesi d'altra parte hanno mostrato che per ottenere risultati bisogna compiere molti sforzi - che coinvolgono tutti noi: gli stessi bambini, i genitori, gli insegnanti, le OnG...

AMALIPE CENTER FOR INTERETHNIC DIALOGUE AND TOLERANCE, VELIKO TURNOVO

Bulgaria, Veliko Turnovo 5000,p.o.box 113, tel: 062/600-224, 600 541; 0888/681-134;

e-mail: deyan_kolev@yahoo.com, center_amalipe@yahoo.com,
 

 
Di Fabrizio (del 11/10/2011 @ 09:45:36 in media, visitato 735 volte)

Da Bulgarian_Roma

TOL 03/10/2011 - Reporter bulgara bersaglio su Facebook per la copertura delle violenze etniche
Mirolyuba Benatova

Le tensioni etniche che hanno preso piede in Bulgaria (vedi QUI ndr) hanno portato ad un incidente online particolarmente brutto. Una delle prime giornaliste ad occuparsi dei disordini a Katunitsa, Mirolyuba Benatova per bTV, ha detto che la sua pagina Facebook è stata cancellata dagli amministratori del sito dopo che qualcuno s'era lamentato definendola "dannosa ed offensiva".

Mentre la sua pagina veniva cancellata, la giornalista subiva "una settimana di terrore verbale, odio, intimidazioni e dichiarazioni apertamente antisemite" in un'altra pagina sempre su Facebook, dal titolo Mirolyuba Benatova Nemica del Popolo Bulgaro, commenta "Omicidio su Facebook" postando sul sito web della società civile Online Parliament. Il grilletto è stato la caratterizzazione su bTV dei manifestanti e dei teppisti del calcio che hanno distrutto le proprietà del boss rom.

"Hanno chiesto che mi scusassi perché avevo chiamato quanti loro vedevano come rappresentanti della società civile -tifosi di calcio che si sono comportati oltraggiosamente-. Ragazzi che si erano fotografati mentre facevano saluti nazisti di fronte alla fiamme, chiedevano che dicessi che loro erano cittadini giustamente arrabbiati."

I tifosi di calcio sono stati al centro dei disordini che si sono scatenati il 23 settembre quando un uomo è stato investito ed ucciso da un minivan. Il conducente era legato a Kiril Rahskov, Rom ritenuto un boss della mafia. Nelle proteste che sono seguite, persone descritte come hooligan hanno dato alle fiamme le proprietà di Rashkov nel villaggio centro-meridionale di Kanunitsa. Ci sono state manifestazioni in tutto il paese, la polizia ha arrestato circa 350 persone.

Anche i fan dello Zenit St. Pietroburgo hanno potuto dire la loro sulla questione. In una partita casalinga, hanno issato uno striscione che recitava, in bulgaro: "La Bulgaria è per i Bulgari, non per lo sporco" come scrive novinite.com. Non è chiaro se i fan fossero russi o bulgari.

Due giorni dopo, secondo le agenzie stampa, sostenitori del Politechnica Timisoara, squadra rumena di seconda divisione, hanno innalzato uno striscione con la prima strofa di un popolare motivo bulgaro del XIX secolo: "Alzati, alzati eroe dei Balcani! Vai, Bulgaro!"

Domenica 2 ottobre ha visto a Sofia ed altrove tanto marce per la pace che proteste anti-rom. Circa 5.000 tifosi di calcio e studenti si sono riuniti in una piazza nel centro di Sofia, per protestare contro quella che chiamano l'inazione del governo contro il crimine.

 
Di Fabrizio (del 31/01/2007 @ 09:44:57 in Europa, visitato 1377 volte)

I Rom sono la più grande minoranza dell'Unione Europea. Con l'ingresso di Bulgaria e Romania, ci sono oltre 10 milioni di Rom che vivono negli Stati Membri. Le tematiche dei Rom sono state nell'agenda delle istituzioni europee nell'ultima decade, e secondo la Commissione Europea oltre 270 milioni di € sono stati investiti tra il 2001 e il 2006 [...] in progetti destinati esclusivamente alle comunità rom. Sfortunatamente, i risultati non sono stati proporzionali alla mole degli investimenti. Le comunità rom continuano a fronteggiare forti modelli di esclusione sociale e discriminazione in tutti i paesi EU.

La posizione di estremo svantaggio dei Rom mette in questione la compilazione dell'agenda sociale della EU. L'inclusione sociale e il pari trattamento dei Rom devono essere entrambe una priorità delle istituzioni EU e dei governi nazionali. La realizzazione di questa meta richiede sforzi nelle varie aree e necessita l'impegno dei decisori ai livello nazionale e della Commissione Europea. La meta ultima delle politiche EU verso i Rom devono garantire eguale accesso al lavoro, educazione, alloggio, sanità e il necessario quadro per esercitare i diritti civili e partecipare ai processi decisionali. In questo contesto, ERIO ritiene che la Presidenza tedesca della EU debba giocare un ruolo chiave nel miglioramento delle politiche europee verso i Rom.

Politiche anti-discriminatorie e di Inclusione Sociale

La maggior parte dei Rom sono in posizione svantaggiata nei settori dell'impiego e della casa come nei sistemi scolastici e della sanità e non hanno l'opportunità di partecipare ai relativi processi decisionali. Le istituzioni europee ed i governi nazionali devono fare una priorità dell'incorporare nelle loro agende politiche il miglioramento delle condizioni di vita dei Rom e l'eliminazione della discriminazione costante. Per raggiungere questo obiettivo, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  1. Rafforzare gli sforzi per sradicare tutte le forme di razzismo e discriminazione contro i Rom. A livello EU la campagna comunitaria "Per la Diversità, contro la Discriminazione" deve essere più efficace tramite una miglior allocazione dei fondi, focalizzandosi su progetti con obiettivi chiari, rivolti a gruppi definiti e con gli indicatori di successo. Dev'essere assicurata la partecipazione delle organizzazioni dei Rom e l'implementazione di campagne a livello nazionale.
  2. Promuovere lo sviluppo di politiche volte all'inclusione dei Rom a livello EU e nazionale. Comprendendo la consultazione delle organizzazioni dei Rom nella selezione, progettazione, implementazione e valutazione del Fondo Strutturale dei progetti diretti ai Rom e migliorando l'uso di questi fondi a livello EU.
  3. Assicurare che la prevista Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali si focalizzi con forza sulla lotta contro il razzismo verso i Rom. Dev'essere creata all'interno dell'Agenzia un'unità di lavoro che affronti le specifiche tematiche rom e dev'essere assicurata la partecipazione delle organizzazioni dei Rom nella Piattaforma delle OnG.
  4. Incoraggiare gli Stati Membri a seguire i principi della Risoluzione sui Rom del Parlamento Europeo del 28 aprile 2005.

Bambini Rom e Giovani nel Sistema Educativo

Molti bambini e giovani Rom affrontano discriminazione nel sistema educativo in Europa e non hanno accesso al sistema educativo [...] frequentano scuole segregate e per disturbi mentali. La segregaziome avviene su basi discriminatorie, e come risultato di questo sistema non sviluppano le necessarie abilità nell'accesso al mercato del lavoro o all'auto-impiego. Quindi la loro integrazione è perciò una delle maggiori sfide che attendono la EU e i governi nazionali nel garantire pari opportunità ai Rom. Per raggiungere questo obiettivo, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  1. La promozione di politiche onnicomprensive di desegregazione scolastica. Nei paesi dove a scolarizzazione segregata viene praticata,i governi nazionali devono essere incoraggiati a sviluppare strategie nazionali che rafforzino la desegregazione. I governi devono essere anche galvanizzati nel portare avanti campagne di testimonianza sulla discriminazione nelle scuole per assicurare che i bambini e i giovani Rom siano trattati al pari dei loro coetanei della società maggioritaria.
  2. Assicurare che le azioni volte ad abolire la discriminazione affrontata dai Rom nelle scuole, diventino prioritarie nei Programmi della Commissione Europea, particolarmente nei campi dell'anti-discriminazione e dell'inclusione sociale. I progetti che promuovono e appoggiano la desegregazione devono essere fortemente focalizzati sui bambini e sui giovani Rom.

I Rom nel Mercato del Lavoro e dell'Auto-Impiego

Secondo diverse ricerche condotte da istituti riconosciuti, istituzioni europee e organizzazioni dei diritti umani, i Rom affrontano grandi difficoltà nel mercato del lavoro e nelle opportunità di auto-impiego. Altissimi tassi di disoccupazione e sotto-impiego, come pure lavori sotto-qualificati e sottopagati, caratterizzano la situazione dei Rom nel mercato lavorale tanto nei paesi membri che in quelli candidati. Secondo i ricercatori e come ampliamente documentati, questa situazione è il risultato dei bassi livelli di scolarizzazione e delle discriminazioni affrontate nel mercato del lavoro. Garantire ai Rom un pari accesso all'impiego e alla retribuzione è fondamentale per promuovere la loro inclusione sociale e combattere gli alti tassi di povertà. Per ottenere questo obiettivo, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  1. Di incoraggiare la Commissione Europea e i governi nazionali nello sviluppare programmi di formazione vocazionale che forniscano ai Rom le capacità richieste per accedere a un lavoro adeguato e ad opportunità di auto-impiego. Dato che le donne Rom sono le più soggette alla disoccupazione, devono essere creati programmi specifici indirizzati ai loro bisogni particolari e l'inclusione della comunità Rom nella progettazione, sviluppo e valutazione. Occorre favorire l'accesso a misure di micro-credito per l'auto-impiego e dev'essere tenuta in conto l'importanza che questo può avere nell'integrazione. Dev'essere assicurata la focalizzazione su queste tematiche da parte della CE, specialmente attraverso i Programmi di Progresso e i Fondi Strutturali.
  2. Affrontare chiaramente la discriminazione nel mercato lavorale. Occorre assicurare che la Comunità promuova campagne di consapevolezza e anti-discriminatorie con attenzione ai Rom, particolarmente nel quadro Programma Progresso della CE. Queste campagne devono indirizzarsi a lavoratori e amministratori, in particolare a quanti lavorano nelle agenzie per l'impiego. [...]

I Rom nel Processo di Allargamento della EU

Grandi comunità di Rom vivono nei Paesi Candidati: Turchia, Macedonia e Croazia. Rapporti intergovernativi e delle organizzazioni dei diritti umani - tra cui il Rapporto sui Progressi dei Paesi Candidati all'Accesso della Comunità Europea - rivelano che i Rom affrontano forti modelli di esclusione sociale e povertà diffusa nei paesi summenzionati. Diffuse violazioni dei diritti umani, demolizioni degli insediamenti rom, condizioni di vita sotto gli standards ed ampli tassi di disoccupazione e assenteismo scolastico sono la prominente caratteristica della situazione dei Rom nei Paesi Candidati. E' vitale facilitare un miglioramento delle condizioni di vita dei Rom in questi paesi. Per raggiungere questo obiettivo, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  • Che nei Paesi Candidati prevalga lo stabilizzarsi di un quadro legale e materiale di condizioni necessarie a sviluppare la situazione dei Rom. Il progresso delle condizioni di vita dei Rom in questi paesi dev'essere un parametro per ottenere l'accesso nella EU. L'agenda per l'accesso nella EU dev'essere sviluppata nello stabilirsi (e rafforzarsi) gli standard minimi di protezione e rispetto dei diritti umani.

Rom Rifugiati e Richiedenti Asilo

La situazione dei rifugiati dell'ex Yugoslavia, tra loro quanti di origine Rom, è allarmante in diversi Stati Membri nell'Europa Occidentale. In molti Stati Membri, questi rifugiati non possono esercitare i basici diritti civili, sono spesso esclusi dal lavoro e non possono continuare gli studi. In aggiunta alla sperimentazione dell'esclusione sociale nei paesi d'asilo, i Rom sono spesso forzati a tornare nei paesi d'origine, nonostante le inadeguate condizioni per un ritorno. Le ragioni per cui i Rom sono forzati a lasciare i loro paesi d'origine nell'ultimo decennio non si differenziano molto da quelle affrontate dalle popolazioni maggioritarie: conflitti armati, violenze etniche, collasso della coesione e delle strutture sociali, povertà economica e sociale. Per garantire la sicurezza ai Rom rifugiati, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  1. Il richiamo degli Stati Membri a rispettare appieno quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra e alla predisposizione di misure attive a fermare le espulsioni e i ritorni forzati dei Rom verso l'ex Yugoslavia, fintanto che la situazione rimane pericolosa e non  ci sono condizioni adeguate al ritorno.
  2. Fare in maniera che gli Stati Membri semplifichino le procedure burocratiche per definire lo status legale dei Rom rifugiati, facilitando quindi la loro integrazione e facilitando la loro integrazione e contributo al pari accesso nei campi dell'impiego, educazione, alloggio e sanità per quanto riguarda i loro diritti civili. Le disposizioni legali applicabili ai rifugiati ed agli stranieri dovrebbero rispettare sempre il principio della non-discriminazione.

I Rom in Kosovo

La situazione delle minoranze in Kosovo, particolarmente i Rom Serbi e Kosovari, è ancora molto precaria e si sovrappone ai problemi relati agli spostamenti interni. Sperimentano inoltre condizioni alloggiative inumane, povero o inesistente accesso alla sanità, scolarizzazione e impiego. I Rom sono regolarmente bersaglio di violenze e crimini razzisti. Non è stato sviluppato alcun Piano d'Azione indirizzato alla situazione dei Rom in Kosovo. Un'importante condizione per stabilizzare la regione assicurare l'attuale pericolosa situazione dei Rom Kosovari è il chiarimento dello status del Kosovo - che dev'essere raggiunto il prima possibile dall'amministarzione ad interim dell'UNMIK, assieme alle autorità Serbe e Kosovare. Testimoniando così il ruolo che la EU può giocare, non soltanto nel processo negoziale, ma anche nell'amplificare lo sviluppo umano nella regione e la stabilizzazione della situazione sociale, ERIO richiede alla Presidenza EU:

  1. Di promuovere la partecipazione dei rappresentanti delle comunità Rom nei negoziati sullo status del Kosovo. Il pieno rispetto dei diritti delle minoranze dovrebbe essere argomento dei dialoghi sullo status del Kosovo.
  2. Appoggiare le iniziative per progettare un Piano d'Azione per migliorare la situazione dei Rom in Kosovo. Questo Piano d'Azione deve contenere misure volte all'eliminazione di tutte le forme di discriminazione e razzismo contro i Rom, ed incoraggiare lo sviluppo di un effettivo sistema giuridico che protegga i diritti delle minoranze. Devono essere incluse misure per lo sviluppo delle opportunità si scolarizzazione ed impiego per i Rom e per assicurare la loro partecipazione nel processo decisionale.
  3. Fare pressione verso l'UNMIK e le autorità perché scrutinino accuratamente le condizioni dei Rom nei campi rifugiati, così da determinare potenziali rischi per la salute e migliorare i servizi per gli abitanti. Dev'essere data particolare attenzione a quei campi dove c'è rischio di contaminazione da piombo (i campi situati a Mitrovica Nord, come Camp Osterode). Indipendentemente da ciò, la EU deve ricordare all'UNMIK e agli amministratori locali che la sistemazione nei campi rifugiati è soltanto una soluzione temporanea, e questi insediamenti per nessuna ragione devono diventare definitivi. Per quanto rimangano le condizioni che forzano i bambini Rom a rimanere nei campi rifugiati, dev'essere data particolare attenzione ai loro bisogni educativi. Dev'essere inoltre confermata la ricostruzione dei quartieri Rom in Serbia e Kosovo andati distrutti.
European Roma Information Office (ERIO)
Av. Edouard Lacomblé 17, Brussels 1040 Belgium
Phone: +32 (0) 2733 34 62 Fax : +32 (0) 2733 38 75
ivan.ivanov@erionet.org, guillermo.ruiz@erionet.org
www.erionet.org
 
Di Fabrizio (del 20/10/2010 @ 09:43:08 in Europa, visitato 842 volte)

Da Roma_Francais

Euronews

14/10/2010 - Tony Gatlif è un uomo con una missione. Per 35 anni, Gatlif che è mezzo Cabilo (Algerino), mezzo zingaro, ha prodotto e diretto film sui Rom in Europa, un popolo che afferma è spesso incompreso e discriminato.

Il suo ultimo film, "Liberté", uscito quest'anno, è sui circa 30.000 Rom francesi che furono detenuti e deportati durante la II guerra mondiale.

Anche se Gatlif è arrabbiato per le espulsioni del presidente Sarkozy e per lo smantellamento dei campi rom illegali, insiste che quanto sta succedendo oggi non può in nessuna maniera essere comparato alle deportazioni della II guerra mondiale.

Ma ammonisce che è uno scomodo promemoria di ciò che accade quando un'intera razza o popolo è presa a bersaglio.

Valerie Zabriskie di Euronews si è incontrata col regista a Lione.

Tony Gatlif, lei è fermamente contrario allo smantellamento dei campi rom, anche se i sondaggi suggeriscono che il 60% dei Francesi appoggia questa politica di "smantellamento". La sorprende?

Non posso farci niente. L'unica cosa che posso fare, è spiegare a tutti quanti non capiscono questo problema sul popolo viaggiante - sono i termini amministrativi. Sono il popolo rom, zingari che sono in Francia da lungo, lungo tempo, sin da Francesco I, questi zingari, che sono nel sud della Francia e in Spagna. Tutto qui. E questo popolo che è qui in Europa dal Medio Evo, ha contribuito all'Europa, alla sua cultura, a tutto ciò che è europeo. Ed ora, vogliamo che diventino invisibili. Non vogliamo che esistano. Ma come può un popolo di 10 milioni semplicemente smettere all'improvviso di esistere? I capi di stato europei hanno deciso di approvare leggi contro di loro così che non possano più viaggiare. Questo significa che se non vuoi che un popolo si sposti, lo confini. E' quel che abbiamo fatto durante la guerra.

Ma ora che la Romania e la Bulgaria sono parte dell'Unione Europea, non si può più farlo. Hanno il diritto a spostarsi in altri paesi europei, ma se dopo tre mesi non hanno un lavoro o sono ritenuti un peso sociale, possono essere espulsi.

Questa legge è stata creata per loro, ma non è per tutti. Vicino a dove vivo io a Parigi, c'è una persona tedesca senza casa. E' lì da tre anni. Qualcuno gli ha detto che deve tornare in Germania? E' senza casa, è Tedesco, mi ha detto. Così queste leggi sono fatte per determinate persone, per i cittadini di "seconda classe" e poi ci sono leggi per i "veri" cittadini. E' così. E così io credo che queste leggi siano state create esclusivamente per gli zingari e poter dire, "attenzione, se apriamo i confini europei avremo tutti gli zingari che vorranno partire." Sanno che è quel che fanno sempre gli zingari. Così dicono che faranno queste leggi per bloccarli e rimandarli a casa dopo tre mesi.

Ma non pensa che ciò che è successo il mese scorso al vertice UE, tra il presidente Sarkozy ed il commissario europeo, mostri che la Commissione Europea stia iniziando a prestare a ciò che si chiama il problema rom in Europa?

Sono scioccati, penso, questi paesi sono scioccati perché la Spagna non agisce così, ci sono paesi UE che non fanno così. Neanche la Grecia. La Grecia ama i suoi zingari. Così la Francia, tutto d'improvviso, con queste leggi che hanno introdotto, vuole sradicare questo popolo, questi Rom che sono qui da non so quanto, forse tre o quattro anni. E li sgomberano e li espellono dalle loro baracche, dalle loro case di cartone, nei boschi, sotto i ponti, lungo le autostrade. E li spostano numerosi, in massa. E questo ci ricorda un trauma. Ci sono bambini seminudi, tra le braccia delle madri. C'è panico ovunque. Non hanno tempo di prendere le loro cose. E' il panico. Naturalmente non siamo agli estremi delle deportazioni del 1940, ma è ancora, la parte finale di un cuneo.

La gente si lamenta di vedere i Rom, gli zingari con i loro grossi caravan, le loro belle macchine e nel contempo si dipingono come vittime, le donne che mendicano per strada con i bambini...

Qui quando sono arrivato alla stazione di Lione, mi ha fermato una donna. Aveva occhi blu, non sembrava per niente straniera. Era Francese e mi ha chiesto dei soldi per i suoi bambini. Ha messo la sua miseria proprio di fronte a me, perché era povera e miserabile e non ho coperto i miei occhi. Ma lo zingaro che mendica, da fastidio a tutti. Perché? Perché ricorda loro la propria insicurezza? Forse si sentono molestati? Ma io mi sento molestato anche dai senza casa. Ma è normale che mi senta molestato. Sarebbe l'ultima frontiera, che muoiano di fronte a noi senza chiedere niente. Ma questo è com'è il mondo nuovo oggi. Il mondo moderno.

Ma con tutta la copertura dei media sulle espulsioni di quest'estate, forse lei non è ottimista, ma non spera che ci sia ora maggiore pressione sui capi di stato europei per affrontare questo problema che è europeo?

Non ho paura dei capi di stato europei. Non ho paura di chi governa l'Europa. Ho paura degli Europei. Una volta che un governo come quello della Francia - che è un paese a cui tutta l'Europa guardava durante l'era comunista perché era il paese dei diritti umani - una volta che la Francia, il paese dei diritti umani, inizia a puntare il dito contro gente che è fragile, mi preoccupa la reazione a catena. Mi preoccupa che la gente di altri paesi dirà di voler fare la stessa cosa perché questi Rom non sono buoni. E quel che ha detto il governo francese, che ha detto il presidente francese, o meglio, non ha detto che non erano buoni, ma che erano problematici. Quindi dal suo punto di vista, in paesi come la Romania, o la Bulgaria o l'Ungheria ed altrove, anche lì si può dire: "Sì, abbiamo un problema con questa gente (i Rom).

Questo mese c'è un summit a Bucarest, sull'integrazione dei Rom in Europa. Cosa ti aspetti che verrà fuori da questo tipo di vertice? Cosa speri?

Che lascino in pace questa gente. Questi Rom non chiedono niente. Non hanno mai fatto guerre, non si sono mai armati, mai usato bombe. Vogliono solo vivere. Quindi lasciamoli vivere e troviamo i mezzi per aiutarli a farlo, come chiunque altro in Europa. E smettiamo di appiccicargli etichette sulla schiena, o di creare leggi che vanno contro il loro modo di vivere.

 
Di Fabrizio (del 18/02/2010 @ 09:43:04 in Europa, visitato 662 volte)

Da Bulgarian_Roma

TOLblogs

Nel quartiere rom di "Iztok" della città di Kiustendil, nel sud ovest, un gruppo di giovani volontari assieme all'associazione LARGO ha raccolto la somma di 412,57 leva ($290) per aiutare i bambini di Haiti. L'iniziativa è stata condotta da Botselin Mitkov, un attivista locale.

I fondi raccolti per Haiti

Il 3 febbraio i volontari, forniti di urne della Croce Rossa bulgara, hanno iniziato a raccogliere fondi, fiduciosi che i Rom sarebbero stati generosi rispetto a quanto accaduto ad Haiti. In cinque giorni hanno coperto tutti i caffè ed i negozi locali del quartiere. Hanno anche visitato parecchie scuole. Il gruppo dell'associazione LARGO, lo staff dell'ufficio per il lavoro del quartiere, come pure i gestori del club culturale "Vassil Levski" hanno contribuito tutti. Anche le chiese del quartiere hanno fornito supporto.

Alle 11.00 dell'8 febbraio i volontari hanno aperto le urne e contato i fondi raccolti sotto la supervisione dei media locali. Si erano riuniti 412.57 leva.

Volontari a Kiustendil

Il direttore esecutivo di LARGO, Stefan Lazarov, ha detto che ciò che hanno fatto i volontari è una bella impresa. "Se possiamo, aiutiamo, indipendentemente che si tratti di un Rom,un Tedesco o un Bulgaro... non è importante quanto denaro raccogliamo, quello che importa è il gesto. I volontari hanno agito in buona fede e per una buona causa, per aiutare i bambini ad Haiti". Ha aggiunto che "qualcuno non solo ha donato denaro, ma anche propagato la campagna via SMS."

Secondo l'ufficio nazionale del lavoro, il 96% degli abitanti del quartiere "Iztok" è disoccupato.

"Tutti noi guardiamo la TV. Negli ultimi giorni i bambini sofferenti di Haiti erano diventati la notizia principale. Tutti sanno di loro e della tragedia che gli è capitata. Abbiamo saputo di quanti paesi avessero raccolto fondi per il futuro di quei bambini. E per questo che noi ed i volontari abbiamo deciso di intraprendere questa iniziativa e di cercare di aiutarli," dice Botselin.

Ha condiviso che loro non avevano grandi aspettative, perché molta gente è senza soldi. Ma non ha nascosto di essersi mosso in virtù del fatto che per compassione la gente avrebbe donato sino all'ultimo centesimo.

– by Ognyan Isaev

 
Di Fabrizio (del 09/09/2010 @ 09:42:30 in Regole, visitato 784 volte)

Da Roma_Francais

By Bloomberg News/International Herald Tribune

Tribunale francese blocca la deportazione dei Rom

Parigi, 01-09-2010 - Un tribunale francese ha bloccato la deportazione di sette Rom [...], un colpo al piano del presidente Nicolas Sarkozy di smantellare i campi illegali.

Il tribunale amministrativo di Lille ha cancellato ieri gli ordini di deportazione, dicendo che il caso non corrispondeva allo standard legale di porre "una reale, immediata, e sufficientemente grave minaccia," secondo quanto dichiarato.

Sarkozy ha ordinato le demolizioni dei campi e le espulsioni dopo che alcuni itineranti si erano scatenati in Francia centrale a seguito della morte di uno di loro durante un controllo di identità. Anche se i rivoltosi erano cittadini francesi, la maggior parte dei campi smantellati sono abitati da zingari che hanno cittadinanza rumena e bulgara.

Il governo ha detto lunedì che in agosto le autorità francesi hanno smantellato 128 campi e deportato 977 persone in Romania e Bulgaria.

Nel contempo, ieri la Francia ha difeso le proprie deportazioni di stranieri, centinaia di Rom inclusi, e chiesto che il governo rumeno spenda più soldi ottenuti dall'Unione Europea nell'integrare in patria i gruppi di minoranza.

Dopo colloqui con la Commissione Europea, due ministri francesi hanno detto che la controversa politica è in linea con la legge francese ed europea, rigettando le accuse di discriminazione.

In una conferenza stampa a Bruxelles, il ministro francese per l'Europa, Pierre Lellouche, ha criticato il governo rumeno che, dice, spende solo lo 0,4% dei 5 miliardi di $ che riceve annualmente in sussidi dall'Unione Europea per integrare la sua minoranza rom.

Lellouche ha chiesto al governo rumeno di sottolineare un piano per una migliore integrazione, focalizzandosi su istruzione, alloggio, salute e formazione.

Il governo francese ha sostenuto che i Rom non sono un bersaglio specifico come gruppo.

 
Di Sucar Drom (del 09/07/2007 @ 09:42:23 in Regole, visitato 1019 volte)
Si torna a parlare di Rom e Sinti a palazzo Ferro-Fini. La commissione cultura del Consiglio regionale Veneto, presieduta da Daniele Stival, ha, infatti, iniziato l'esame di due proposte di legge sull'argomento.

La prima e' firmata dal gruppo della Lega Nord e consiste in un unico articolo che chiede l'abrogazione dell'attuale normativa regionale (legge 54 del 1989 -http://www.sucardrom.eu/regionale.html#veneto-) che regolamenta la presenza dei campi nomadi nei comuni veneti. La seconda proposta, primo firmatario Raffaele Zanon (An), oltre ad abrogare la legge in vigore propone una serie di norme che intendono affrontare la nuova situazione venutasi a creare, in fatto di presenza di nomadi, con l'allargamento dell'Unione Europea a paesi dell'Europa orientale come Romania e Bulgaria.

Il progetto propone una serie di regole che dovranno essere osservate dalle comunità Sinte e Rom che intendono usufruire delle aree comunali: fare richiesta di sosta al comune interessato esibendo validi documenti di identità, versare una cauzione che verrà restituita al termine dell'utilizzo dell'area, contribuire alle spese per l'erogazione di acqua corrente potabile ed energia elettrica, registrare la presenza dei minori soggetti all'obbligo scolastico, rispettare le norme di igiene e pubblica sicurezza. In poche parole un cosiddetto “patto di solidarietà e legalità”.

I Comuni dal canto loro provvederanno alla realizzazione delle aree e, in accordo con gli uffici scolastici, ad adottare le iniziative idonee a favorire l'inserimento dei minori nella scuola materna e dell'obbligo vigilando sulla regolare frequenza scolastica. Sempre a tutela dei minori la proposta di legge stabilisce una serie di attività (sperimentazioni didattiche e programmi di sensibilizzazione) da affidare ai Comuni soprattutto per contrastare l'abbandono scolastico dei bambini in modo da evitare il loro sfruttamento in attività illegali o, comunque, non educative.

 
Di Fabrizio (del 12/10/2011 @ 09:42:05 in sport, visitato 546 volte)

Uno dei miti di quando ero bambino: Dragan Džajić, stempiata ala sinistra della nazionale jugoslava, che nel 1968 vidi perdere l'Europeo di calcio contro l'Italia (foto tratta da Aoutravisao.wordpress.com)

Settimana scorsa gli occhi degli appassionati di calcio erano puntati sulla partita Serbia-Italia, e molti esprimevano le loro giustificate preoccupazioni, visto cos'era successo nella partita dell'andata a Genova. Ricordate?

Come accade spesso parlando dell'Europa dell'est, la Serbia per i nostri mezzi d'informazione diventa il capro espiatorio di una situazione di disagio comune a tutta la regione. E di una serie di spinte politiche-sociali "giocate" dagli attori più controversi, incapaci di scegliere i loro futuri padroni, mentre continuano le faide riemerse da un passato di oltre 70 anni fa.

Insomma lo sport è la cartina di tornasole del vaso di Pandora che si è aperto oltre 20 anni fa con la caduta dei regimi di allora, spesso impresentabili ma che erano un fattore di stabilità. Rimane, come al tempo della cortina di ferro, un elemento di lotta nazionalista, vedi i recenti (esagerati) entusiasmi per la conquista del titolo europeo di pallavolo della Serbia. Ne scrive quest'articolo di Repubblica.

Ma, proprio perché Repubblica s'è distinta spesso in polemiche anti-serbe, ripeto: la Serbia è solo un pezzetto dell'ennesimo puzzle balcanico.

Dove ogni singolo stato è differente, per storia, popolazioni, economia ecc. ma i fenomeni sociali si rimbalzano similmente, quasi ci fosse un tam-tam da un paese all'altro:

  • In Bulgaria, sono stati ancora i tifosi di calcio a dare inizio alle violente manifestazioni anti-rom, che si sono diffuse rapidamente a macchia d'olio in tutto il paese. Gli sciacalli, gli ultra-nazionalisti di Ataka intendo, si sono fatti vivi solo a cose fatte, giusto in tempo per rivendicarsene il merito.
  • Sempre in Bulgaria, tanto i tifosi quanto i dirigenti delle squadre di calcio, non fanno fare un bella figura del loro paese all'estero.

Altri tre esempi li trovo citati in Osservatorio dei Balcani e Caucaso:

  • In Bosnia Erzegovina (che per fare da contrappunto alla "cattiva" Serbia, consideriamo per pigrizia come uno stato vittima della storia), le partite di calcio tra squadre di calcio che "rappresentano" etnie diverse, si svolgono in un clima di emergenza continua. Appena un attimo più calma la situazione in Croazia, ma anche lì il calcio è terreno di scontro di interessi contrapposti, e relative violenze.
  • In Kosovo anche lo sport vive una sua situazione particolare di isolamento, specchio delle sue contraddizioni politiche. Sempre dal Kosovo, si ricorda come anche la nazionale serba di pallavolo venga arruolata nell'oltre decennale conflitto etnico, ancora non pacificato. Come accade spesso leggendo gli articoli di Osservatorio dei Balcani e Caucaso, bisogna anche scorrere i commenti per avere il quadro delle polemiche che si ripetono da decenni come un vecchio ed abusato copione.

Considerazioni finali:

  • Non solo in Italia, ma anche nei Balcani, parlare di sport purtroppo prescinde dalla bontà della sua pratica, per portarci ad esaminare gli sporchi interessi che stanno dietro.
  • Se la Serbia piange, gli altri non ridono.
 
Di Sucar Drom (del 03/12/2010 @ 09:41:35 in Italia, visitato 1044 volte)

Piacere di conoscervi!
Siamo i Rom e i Sinti, ma molti per ignoranza o cattiveria ci chiamano "zingari" o "nomadi".
Viviamo in mezzo a voi da circa seicento anni ma ancora in pochi ci conoscono veramente.
Probabilmente avete letto sui giornali che siamo sporchi, ladri, accattoni… ma non è così. Certo alcuni di noi sono molto poveri e alcuni hanno commesso degli sbagli. Ma non siamo tutti uguali anche se siamo tutti presi di mira da discriminazioni e in alcuni casi da razzismo vero e proprio.
In Europa siamo in dodici milioni, in Italia molto meno, circa 100.000. In maggioranza siamo Cittadini italiani dal 1871 ma alcuni di noi vengono dalla ex Yugoslavia e dalla Romania: scappati dalla guerra o dalla miseria.
Provate ad immaginare di non poter avere documenti (anche se i vostri e genitori sono nati in Italia), di non poter chiedere lavoro o continuare a studiare per questo motivo, di dover aspirare al massimo a vivere in un container o in una roulotte… di essere allontanati se entrate in un bar, di essere oggetto di battute e scherno… che vita sarebbe? La vita di molti di noi al momento.
Noi siamo i Rom e Sinti e come ogni altra minoranza abbiamo una lunga memoria storica, valori, costumi, tradizioni, arti, talenti, musica e bellezza. Abbiamo i colori di una civiltà millenaria che non hai mai preso parte ad una guerra. Tutto questo tuttavia resta confinato troppe volte negli angusti spazi che occupiamo alle periferie delle città, in ghetti che chiamano "campi nomadi".
La campagna DOSTA ("Basta" nella lingua romanes), promossa dall’UNAR, può rappresentare la possibilità di superare quel muro del pregiudizio che circonda la nostra gente.
Noi vi tendiamo una mano, metteremo in piazza frammenti della nostra cultura, vi sorprenderemo con il calore della nostra musica, le emozioni delle nostre danze e lo faremo in una serie di eventi che si snoderanno per tutta Italia, accompagnati da seminari e conferenze, mostre fotografiche e proiezioni video, momenti di riflessione in cui ci racconteremo a voi.
Venite a conoscerci. Vi aspettiamo a Venezia:

Giovedì 9 dicembre 2010, ore 21:00 Casa dei Beni Comuni "Morion", Salizada San Francesco della Vigna - Castello

PROIEZIONE DEL FILM: "Io, la mia famiglia rom e Woody Allen" di Laura Halilovic, a cura di: Studenti del Master in Diritti Umani e Democratizzazione (E.MA), del Centro Europeo Inter-Universitario (EIUC)

Venerdì 10 dicembre 2010, ore 21.00 Casa dei Beni Comuni "Morion", Salizada San Francesco della Vigna - Castello
CONCERTO: Django's Clan. Nel centenario della nascita di Django Reinhardt, genio sinto della musica jazz europea, un concerto che ne ripercorre l'arte e la tecnica.

Lunedì 13 dicembre 2010, ore 21.00 Teatro Aurora - Marghera
SPETTACOLO TEATRALE: "Rom Cabaret" di e con Dijana Pavlovic.

Lunedì 20 dicembre 2010, ore 18:30 Scoletta dei Calegheri, Campo S. Toma Venezia
WORKSHOP: "io non discrimino – l’esperienza degli osservatori contro le discriminazioni razziali". Intervengono: Massimilano Monnanni – Direttore UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), Gianfranco Bettin – Assessore Politiche Giovanili e Pace, Carlo Berini – Federazione Rom e Sinti Insieme, Alessandra Sciurba – Associazione SOS Diritti

Tutti gli eventi sono ad INGRESSO GRATUITO

Gli eventi sono organizzati dalla Federazione Rom e Sinti Insieme e dalla Rete Tuttiidirittiumanipertutti di Venezia, in collaborazione con il Centro Pace del Comune di Venezia e l'UNAR.

Il Festival Dosta si inserisce nella manifestazione DIRITTI PER TUTTI – IO NON DISCRIMINO, organizzata dalla Rete Tuttiidirittiumanipertutti di Venezia e comprende anche i seguenti eventi:

Sabato 4 dicembre 2010, dalle ore 16.00 alle 22.00 e Domenica 5 dicembre 2010 dalle ore 12.00 alle 20.00, Ca Foscari Auditorium, Campo Santa Margherita
"Building bridges: connecting through diversity". Una serie di dibattiti e proiezioni di Corti e Lungometraggi organizzato dagli Studenti del Master in Diritti Umani e Democratizzazione (E.MA), del Centro Europeo Inter-Universitario (EIUC) con sede al Lido, in collaborazione con l’ Università Cà Foscari e il Circuito Off Venice Internation Short Film Festival.

Martedì 7 dicembre 2010, ore 19.30 Campiello delle erbe, S. Polo 2003
"L'asilo negato di fronte alle mura della fortezza Europa" a cura dell’Associazione Metricubi.
Intervengono: Marco Ferrero, avvocato, membro dell'Associazione di studi giuridici sull'immigrazione (ASGI) e Nicola Grigion, progetto Melting Pot Europa.

Giovedì 9 dicembre, ore 17.15 Teatro dei Frari Venezia
IO DECIDO. Primo incontro per l’avvio di un percorso di democrazia partecipativa nel Comune di Venezia. Vieni anche tu a decidere il futuro della nostra Città.

Venerdì 10 dicembre 2010
È il giorno in cui ricorre l'anniversario della firma della dichiarazione universale dei diritti umani avvenuta a Parigi il 10 dicembre 1948 ma è anche il giorno in cui Zaher, ragazzo afgano è morto qui a Venezia proprio il 10 dicembre di due anni fa. Zaher è morto perchè i diritti umani ancora oggi nelle nostre Città, nel nostro paese non sono riconosciuti.
Sabato 11 ore 12.00 nel piazzale antistante il Porto la rete Tuttiidirittiumanipertutti invita la cittadinanza a ricordare la morte di Zaher.

LA CAMPAGNA DOSTA!
L’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, nell’ambito delle sue attività istituzionali ed in collaborazione con le principali associazioni rom e sinte, ha lanciato per l’anno 2010 la Campagna DOSTA, una grande iniziativa di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle comunità rom in Italia.
La Campagna DOSTA ("Basta" in lingua romanes) è stata già promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea nell’ambito del terzo programma congiunto "Equal Rights and Treatment for Roma". La campagna DOSTA è stata già realizzata con successo in cinque paesi dell’Europa dell’Est: Albania, Bosnia e Herzegovina, Montenegro, Serbia, Slovenia ed Ex Repubblica Iugoslava di Macedonia, mentre è di prossima presentazione la campagna in Francia e Bulgaria.
La Campagna è stata pensata e condivisa con le principali reti di associazioni rom e sinte in Italia: la Federazione Rom e Sinti Insieme, la Federazione Romanì, UNIRSI. Le associazioni operano all’interno di un Tavolo di coordinamento ROM istituito e coordinato dall’UNAR e collaborano alla pianificazione della campagna e alla progettazione e realizzazione degli eventi previsti, in collaborazione con le istituzioni locali coinvolte dalle iniziative.
Obiettivo generale della Campagna è quello di favorire la rimozione degli stereotipi e pregiudizi nei confronti delle comunità rom e sinte attraverso una strategia globale di confronto e conoscenza reciproca.
Obiettivi specifici della Campagna sono quelli di:
- favorire una migliore conoscenza della cultura Rom e del suo contributo nella storia europea attraverso mostre e spettacoli, premi, seminari e conferenze, eventi pubblici e campagne sui media;
- promuovere un confronto diretto con la realtà rom ed i rischi di discriminazione ed esclusione sociale attraverso percorsi formativi per il mondo del giornalismo e gli enti locali, tavoli di lavoro e occasioni pubbliche di dibattito

 
Di Fabrizio (del 19/09/2007 @ 09:41:33 in Europa, visitato 852 volte)

Si possono trovare scritte contro i Turchi e contro i Rom sui muri di Sofia, come dappertutto nei Balcani. Ma in Bulgaria gli slogan sono transitati ad un livello superiore ed appaiono sulle fiancate delle macchine.

Come i suoi vicini balcanici, la Bulgaria ha una significativa popolazione di minoranza, inclusa l'etnia Turca (circa il 10% della popolazione) e Rom (forse oltre l'8%). L'etnia Turca ha creato un potente partito, il Movimento per i Diritti e la Libertà, che è presente nella coalizione di governo e conta ministri in posizioni chiave. Il suo successo ha generato risentimento nella maggioranza della popolazione. I Rom [...]non hanno virtualmente partito e soffrono discriminazioni a tutti i livelli della società, in Bulgaria come negli altri stati europei.

Nel 2005, gli slogan dipinti sui muri si evolserono in un nuovo partito politico, Ataka. Fondato da Volen Siderov, proprietario di una stazione TV, sull'onda del successo di Silvio Berlusconi in Italia, Ataka ha capitalizzato i sentimenti anti-governativi, la percezione pubblica di corruzione attorno al partito dell'etnia Turca, e un profondo sentimento di razzismo. Il mantra della sua campagna elettorale fu il piuttosto scontato "La Bulgaria ai Bulgari" (non è chiaro se qualcuno recentemente abbia fatto un'offerta in questo senso). Secondo una ricerca del Comitato di Helsinki in Bulgaria, le attitudini negative verso le minoranze etniche sono gradualmente ma significativamente scese dal 1992 al 1997. Alla domanda se si potesse appoggiare un valido candidato Rom, per esempio, l'82% delle risposte erano no nel 1992,ma soltanto il 66% nel 1997. Nel 2005 col sorgere di Ataka, la percentuale di no risalì al 76%.

Ataka ha ottenuto l'8% dei voti nelle elezioni del 2005. Alcuni sondaggi hanno mostrato che la sua popolarità è precipitosamente cresciuta sino al 14%, in occasione delle elezioni per il Parlamento Europeo del 2007. I rappresentanti di Ataka nel Parlamento Europeo hanno formato una coalizione chiamata Identità Tradizione e Sovranità, assieme a partiti come il Fronte Nazionale Francese, i neo-fascisti Italiani, e lo xenofobo Partito Liberale Austriaco. Una coalizione multinazionale di xenofobi può sembrare una contraddizione in termini, ma il progetto europeo di integrazione ha generato una strana prole.

Per quanto il razzismo permei le attitudini e le istituzioni bulgare, Ataka non ha portato ad una significativa crescita della violenza, e non ha trasformato il panorama politico del paese. Effettivamente, sembra come se Ataka si sia trasformata. Con il supporto stagnante e forse declinante, il partito cerca aiuto nei collegi elettorali da opporre alla coalizione governativa che include realisti, ex-comunisti e pro turchi.. Questo potrebbe spiegare l'apparizione nella stazione TV di Ataka di temi legati alla comunità Rom.

John Feffer is the co-director of Foreign Policy In Focus at the Institute for Policy Studies

 
Di Fabrizio (del 26/08/2011 @ 09:41:20 in Europa, visitato 690 volte)

Da Bulgarian_Roma

23 agosto 2011

Cittadini bulgari di minoranza rom, hanno attaccato un'ambulanza lanciando pietre nel distretto di Stolipinovo della città meridionale di Plovdiv.

I Rom erano spaventati da recenti notizie di stampa su una "misteriosa ambulanza" che girava nei villaggi vicini per raccogliere organi da mamme e bambini.

I rapporti sostengono che nella zona sono state avvistate ambulanze che trasportavano persone "senza organi".

Parlando a radio Darik, Kostadin Bakov, ufficiale della polizia locale, ha negato ogni ipotesi sull'esistenza di un'ambulanza che raccoglierebbe organi.

Il panico creato da voci simili ha portato le ambulanze in quella zona ad andare distrutte, ha sottolineato Bakov.

Stolipinovo è una delle più grandi comunità rom nell'Europa sud-orientale.


Comunque anche in Italia siamo messi bene! : - D

LA SPEZIA Finanzieri scambiati per zingari rischiano il linciaggio
I retroscena dell'inchiesta sul maxisequestro di cocaina

La Spezia, 25 agosto 2011 - L'INCHIESTA da manuale della Guardia di Finanza per risalire ai trafficanti internazionali di cocaina - dopo la scoperta in porto del maxi carico da una tonnellata occultato dietro lo schermo di una paratia approntata in un container - è passata anche dal rischio degli investigatori di essere... presi a bastonate. Sangue freddo e una eccellente capacità di recitazione hanno evitato che venisse compresa la loro effettiva attività in quel di Pallerone, quando preparavano il blitz che ha portato agli arresti.

Sì, c'è stato chi, vedendoli armeggiare nei pressi di una cabina dell'Enel - con barba lunga e vestiti qua e là sdruciti - li ha scambiati per degli zingari ed è sceso in strada con una mazza sollecitandoli a prendere il largo dal paese. «Che fate lì?Volete rubare il rame come fate spesso? Andate via, qui non vi vogliamo». Ha detto un abitante del luogo che risiede in una casa nei pressi della cabina dell'Enel. I finanzieri, in quel momento, stavano approntando un sistema per l'effettuazione delle intercettazioni telefoniche e delle riprese video per immortalare chi si sarebbe introdotto nel capannone dei mobilifici Gargiolli dove, l'11 agosto, erano giunti i quattro container accompagnati dai documenti di spedizione che attestavano la presenza all'interno di mattonelle. Gli investigatori, col bastone che roteava davanti ai loro occhi, non hanno battuto ciglio.

«TRANQUILLO, siamo degli operai dell'Enel; stiamo facendo un controllo alla linea...». Così hanno rassicurato l'uomo che li aveva scambiati per dei nomadi in 'missione' a Pallerone per compiere dei furti. Lui, tra sfida e opportunità, ha colto la palla al balzo: «Se siete davvero dei tecnici dell'Enel, potreste darmi una controllata all'impianto elettrico di casa, ogni tanto fa cilecca...».

CHE FARE? Stare al gioco, ovviamente. I finanzieri sotto mentite spoglie hanno continuato a recitare la parte. «Ma certo... facciamo un sopralluogo». Detto, fatto, con rassicurazione di rito, al termine della verifica: «Niente di grave, ora facciamo un rapporto agli uffici centrali dell'Enel... stia tranquillo, i problemi saranno risolti». Stretta di mano e via. Nei giorni successivi i finanzieri si sono presentati a Pallerone con le tute degli operai dell'Enel e furgoncino dotato di logo dell'ente elettrico. Tanto per non destare sospetti.

E hanno proseguito il lavoro che poi, il 17 agosto, li ha portati a coronare l'investigazione con i fermi di Giordano Gargiolli, Juan Carlos Romero Pereze, Juan, Pablo Ramirez Carnival e Alessandro Bernucci; questo, giunti nel capannone con l'obiettivo di prelevare i carico di cocaina per distribuirlo sulle auto dotate di apposito doppio fondo, hanno avuto la sorpresa di trovare i finanzieri con le armi spianate. Questa volta in divisa.

di CORRADO RICCI

 
Di Fabrizio (del 07/02/2009 @ 09:40:52 in Europa, visitato 1140 volte)

Da Bulgarian_Roma

Il Gruppo Socialista del Parlamento Europeo ha espresso oggi le sue profonde preoccupazioni sul linguaggio usato dal leader del principale partito di opposizione in Bulgaria, il GERB, membro del Partito Popolare Europeo (EPP).

Ha detto Jan Marinus Wiersma, vice-presidente del Gruppo: "Le ultime dichiarazioni di Boyko Borisov si riferiscono a Turchi, Rom e pensionati come "cattivo materiale umano". Queste arrivano dopo una serie di dichiarazioni discriminatorie e minacce contro i Turchi e gli omosessuali. Ciò descrive una piattaforma politica che assomiglia alla piattaforma nazista sulla purezza della nazione.

"Fin quando ogni dichiarazione di sorta non sarà seguita da scuse e da dichiarazione riparatorie, chiediamo all'EPP di prendere le misure appropriate o di distanziarsi da un partito che ha già attraversato la linea invisibile tra il populismo di estrema destra e l'estremismo."

6 February 2009: Contact Tony Robinson +32-475-257410 or David Poyser on +32-476-540886 www.socialistgroup.eu

 
Di Fabrizio (del 06/11/2008 @ 09:40:48 in Regole, visitato 753 volte)

Da Roma_Francais

Par Annetta Bundi - Mis à jour le 02.11.2008

Prima che la libera circolazione delle persone sia estesa alla Romania, una situazione regolatoria speciale per i Rom è necessaria, dice l'ex consigliere federale Christoph Blocher. Tuttavia questo costituisce un'infrazione della Costituzione.

Il tono si indurisce: da quando è chiaro che il popolo potrà nuovamente esprimersi, il prossimo febbraio, sull'estensione della libera circolazione delle persone dalla Bulgara e dalla Romania, i rappresentanti della SVP attaccano sempre più i Rom. E' anche il caso di Christoph Blocher. In un discorso pubblico, l'ex consigliere ha messo in guardia, sabato, contro il fatto di creare in Svizzera una situazione simile a quella in Italia.

Riguardo il divieto di discriminazione
La Svizzera avrebbe mancato di concludere un regolamento speciale con la Bulgaria e la Romania riguardo la gens du voyage, dice Blocher che rifiuta l'estensione della libertà di circolazione delle persone. "E' un problema speciale." Dopo un periodo transitorio, questo accordo permette ai Rom di entrare in Svizzera, senza permesso di lavoro per una durata di tre (?), e di cercare un lavoro. Chi non lo trova, dovrebbe, in realtà, rientrare od essere espulso dalla Svizzera. Ma questo è più semplice a dire che farsi: In effetti, la gens du voyage non possederebbe domicilio fisso.

Sinora, negli incontri ufficiali tra la Svizzera e la Romania e la Bulgaria, un regolamento speciale non è stato affrontato. Gli accordi di rimpatrio prevedono solamente che la Svizzera possa rimpatriare tutti questi clandestini in Bulgaria e Romania, anche se hanno utilizzato questi Stati solo come paesi di transito.

"Un regolamento speciale per la gens du voyage non figurerebbe all'ordine del giorno dei negoziati. Questo costituirebbe una deriva al principio di non-discriminazione iscritto nella Costituzione," dice Jonas Montani dell'Ufficio federale per le migrazioni. Eminenti esperti di diritto pubblico sono divisi sulla questione. "Non è certo che una simile soluzione sia compatibile con la Costituzione," detto da un professore zurighese in pensione, Georg Mueller, che ha redatto differenti studi per la Federazione.

Dice la Costituzione, che nessuno può essere discriminato a causa della sua origine, razza o del suo modo di vita. Ecco perché regole speciali per la gens du voyage sarebbero problematiche.

I rappresentanti dei Rom sono offesi
Per Stéphane Laederich della Fondation Rom, la rivendicazione di Blocher è falsa anche per un'altra ragione: "La maggior parte dei Rom dei Balcani sono sedentari." Così, il 99% dei Rom della Romania non sono gens du voyage. "Come i loro concittadini, hanno una casa o un appartamento."

Ecco perché, la domanda per un regolamento speciale lo stupisce molto. "E' evidente che Monsieur Blocher non si interessa ai fatti. Per lui, si tratta soltanto di suscitare dei timori."

Questo è particolarmente spinoso: Dopo le informazioni della Federazione Elvetica, Blocher era d'accordo, lo scorso dicembre, per rinunciare ad un nuovo regolamento concernente le spese di rimpatrio dei Rumeni illegalmente presenti nel paese. Ecco perché l'accordo è stato rivisto senza questo passaggio. Solo al momento del voto, Blocher ha chiesto le convenzioni con Romania e Bulgaria. Ha accusato chi gli è succeduta, Eveline Widmer-Schlumpf, di aver negoziato male.

In seguito altri rappresentanti della SVP hanno ripreso l'argomento. In Romania, ci sono centinaia di migliaia di Rom che desiderano vivamente andare in occidente, ha avvisato il consigliere nazionale di Solothurne, Walter Wobmann, quando il parlamento ha discusso sulla circolazione delle persone, nel mese di maggio. "Per l'amor di dio, non lo fate!" gli avrebbero detto dei politici rumeni riguardo la libera circolazione delle persone, ha aggiunto il consigliere nazionale di San Gallo, Lukas Reimann. Ceausescu non è riuscito a controllare i Rom e i Sinti.

Voto emozionale
In vista di tali argomenti e dell'appello di Blocher per un regolamento speciale rivolto ai Rom, è chiaro che nelle prossime settimane bisogna aspettarsi qualche cosa. I suoi rappresentanti preparano già schede d'informazione e dossier. "Speriamo di poter contribuire ad un'oggettivazione del dibattito." dice Stéphane Laederich. E' difficile sapere se sarà possibile. Sinora, Blocher non si è lasciato impressionare dalle obiezioni dei rappresentanti rom. Per lui, la Svizzera deve imporre condizioni più strette riguardo la circolazione delle persone da Bulgaria e Romania. Non rimette in causa gli accordi bilaterali con la UE: anche se il pacchetto delle proposte viene rigettato, il Consiglio Federale potrebbe presentare subito a referendum il prolungamento della circolazione delle persone.

Tagesanzeiger, le 2 novembre 2008 (traduction)

 
Di Fabrizio (del 22/08/2009 @ 09:40:40 in scuola, visitato 678 volte)

Da Roma_Daily_News (...mentre in Italia si discute del dialetto obbligatorio nella scuola)

The Slovak Spectator
I Rom sono un esempio classico dell'abuso di un intero continente verso una minoranza - by Michaela Stanková

Un gran numero di Rom slovacchi vive in condizioni terribili Source: TASR

17/08/2009 - ARTHUR Ivatts, consulente anziano del Dipartimento Britannico per l'Infanzia, le Scuole e le Famiglie e già Ispettore HM per l'Istruzione di Rom/Zingari e Viaggianti in GB, ha partecipato ai primi sforzi di assicurare un'adeguata istruzione per i bambini rom in GB ed è modestamente orgoglioso dei progressi che ha aiutato a fare nel suo paese. Nel 2004 è stato insignito dell'Ordine dell'Impero Britannico per il suo contributo in quest'area. The Slovak Spectator ha parlato con Ivatts durante una sua visita di metà luglio a Bratislava, dove è stato invitato dalla Fondazione Open Society e dall'Ambasciata Britannica per tenere un seminario sulle pari opportunità nell'istruzione.

In GB usate i termini Rom, Zingari e Viaggianti. Qual è la differenza?

La differenza è solo nel nome. Gli Zingari Inglesi son Rom, arrivarono dall'India nel X secolo nello stesso modo dei Rom Slovacchi e migrarono verso occidente verso la Scozia e i Paesi Bassi, e girarono come gruppi nomadi in Inghilterra, Irlanda e Scozia fino al XVI secolo. Quindi sono Rom ma erano chiamati Egizi perché dicevano di venire dall'Egitto.

Ma la parola "Zingaro" è vista come un peggiorativo in GB, come qui. Così negli anni '50 e '60 gli Zingari dissero che non volevano essere chiamati così, dissero di essere "Viaggianti". Ma poi negli anni '70 arrivarono in GB i Viaggianti Irlandesi in numero significativo e molti Zingari non volevano avere lo stesso nome, e alcuni di loro si fecero chiamare Rom, come nel resto d'Europa. In seguito arrivarono in GB i Rom dall'Europa Centrale ed Orientale, così gli Zingari Inglesi vollero distinguersi da loro ed ora forse la maggioranza di ce di preferire essere conosciuta nuovamente come Zingari. Così usiamo i termini Rom, Zingari e Viaggianti nel tentativo di soddisfare ognuno nei termini di sensibilità giustificata attorno all'auto-attribuzione etnica.

Qual è la differenza tra i paesi dell'Europa Centrale ed Orientale e la Bretagna nel campo dell'istruzione dei Rom?

Ci sono molte marcate differenze, e qui devo dire di correre il rischio di essere piuttosto nazionalista nell'essere abbastanza orgoglioso di cosa abbiamo raggiunto in GB.

Prima di tutto, la GB ha una lunga esperienza - almeno dalla II guerra mondiale - quando i lavoratori Afro-Caraibici venivano in GB ed il governo era chiaramente riluttante ad assumere lavoratori nei, perché, come il resto della popolazione, avevano un grado di pregiudizio razziale dalla storia imperiale. In retrospettiva quella storia, realmente, ha avuto un enorme beneficio perché ci ha portato ad una società che in tempi relativamente brevi si è incamminata verso la comprensione e la gestione creativa delle questioni di diversità di razza, etnia e cultura.

Nell'Europa Centrale ed Orientale c'è ancora molto da fare per l'istruzione delle comunità rom qui [in Slovacchia], nella Repubblica Ceca, in Bulgaria ed in altri posti. E per me, la grande differenza sarebbe di non essere contento del grado di segregazione, perché attraverso quello noi misuriamo se un paese adempie ai suoi doveri legali internazionali e segue le proprie regole nazionali sulle relazioni di razza e la legislazione antidiscriminazione. Così, non dico che noi [in GB] non abbiamo discriminazione nell'istruzione, e particolarmente in relazione a Rom, Zingari e Viaggianti, c'è un potenziale per la discriminazione, ma le aspettative professionali fanno sì che i bambini abbiano pari accesso nella scuola come qualsiasi altro. Negli anni '70 e '80 abbandonammo la nozione che i bambini con esigenze speciali dovessero essere segregati ed esclusi dalla scuola normale. A quel tempo, avevamo una legislazione che ci permetteva di chiudere quasi tutte le scuole di bambini con speciali esigenze educative o difficoltà nell'apprendimento. Lo scopo era che sarebbero stati integrati come tutti gli altri nelle scuole "normali".

Secondariamente, il nostro sistema educativo era inizialmente sommerso da insegnanti che dicevano: "Guardate, ho una classe di bambini e l'85% di loro viene dal Bangladesh e nessuno di loro parla inglese". Così andammo attraverso il processo di apprendimento. Ed ora che non è visto come una ragione di discriminazione, non è visto come una ragione per non accettare i bambini a scuola o per un rendimento inferiore di quei bambini. Così ora in GB ci sono insegnanti, a Londra per esempio, che possono avere sino a 50 lingue differenti nella loro scuola dai bambini, ma la maggior parte degli insegnanti ha ora la capacità di insegnare l'inglese come lingua aggiuntiva. Abbiamo iniziato dicendo che insegnavamo l'inglese come seconda lingua, e pian piano abbiamo compreso che ci sono dei bambini che a volte parlano tre o quattro lingue ma non l'inglese, così abbiamo aggiustato la terminologia insegnando l'inglese come lingua aggiuntiva. Così ora non abbiamo insegnanti che voltano la schiena ai bambini che non parlano inglese, hanno imparato a insegnare il linguaggio d'istruzione ed anche a conoscere e celebrare la diversità dei retroterra linguistici dei bambini.

Quindi dovrei dire che ci sono grandi differenze e che abbiamo beneficiato di essere passati per quel processo 40-50 anni fa. E' stato un lungo, lento processo di apprendimento, ma ora abbiamo qualcosa da offrire e questo in parte rivela le ragioni dietro questi seminari, così che possiamo condividere la nostra esperienza con gli incaricati slovacchi, il governo ed altre figure chiave sui benefici per i bambini e gli interessi della coesione comunitaria, i diritti umani e la non-discriminazione.

Il problema della segregazione esiste ancora in Slovacchia, ma lei vede qualche progresso in quest'area negli ultimi 20 anni? Oppure un trend positivo?

Penso che la situazione dei Rom si sia deteriorata negli ultimi 20 anni, quando alle forze del mercato è stato permesso di operare ed i controlli sul pregiudizio razziale non sembrano operare con efficacia. Così - può darsi che la documentazione internazionale - e dobbiamo ricordare che la maggior parte delle informazioni sicure e di qualità arrivano da agenzie internazionali che hanno svolto studi in profondità, inclusa la Banca Mondiale, l'OCSE, l'UNPD e il Consiglio d'Europa - sta dicendo che la situazione non è buona. Dalla fine del comunismo c'è stata una progressiva crescita di pregiudizio e discriminazione che opera nel mercato del lavoro, in quello dell'alloggio e nel sistema scolastico e sanitario.

La legislazione nazionale ed internazionale è stata migliorata per gestire la questione di società sempre più complesse riguardo la diversità e le relazioni inter-etniche. Ma per molte comunità rom svantaggiate il pericolo è che nonostante il contesto di una legislazione attraente e quasi rassicurante, quando le politiche sono sviluppate in quel contesto, si è capaci di identificare le distorsioni delle politiche che non sono legate accuratamente allo spirito della legge.

Così, per esempio, in Slovacchia il governo potrebbe dire di essere tra l'incudine e il martello. L'incudine è il contesto legislativo internazionale - l'Alta Commissione ONU per i Diritti Umani, l'OSCE, il Consiglio d'Europa, la Banca Mondiale - con le aspettative per l'uguaglianza ed i diritti umani da portare avanti realmente. E l'evidenza internazionale per cui sembra che la società non avanzi, soprattutto sui Rom.

Quindi penso ci sia un senso in cui la situazione sia migliore se la gente è più libera, ma in questa situazione i pregiudizi si possono esercitare senza permesso; e le leggi nazionali ed internazionali contro le discriminazioni e contro gli abusi sui diritti umani si possono applicare, ma col potenziale per distorsioni delle politiche di cui ho riferito prima. Sta portando alla frustrazione tra i rappresentanti dei Rom in molti stati europei, che dicono "Vivo in questa società con tutte queste magnifiche leggi contro la discriminazione, ma ne soffro ogni giorno, la gente mi sputa per strada, ai miei figli non è permesso di andare nella scuola che scelgono, o sono messi nelle scuole speciali".

Penso che la sfida odierna sia di aiutare realmente i governi a gestire queste due forze: una, le aspettative internazionali sulle leggi dei diritti umani e l'anti-discriminazione e l'altra, il martello, la corsa pubblica endemica di odio verso i Rom, che è di difficile gestione politica.

Ritengo che i Rom mettano i non-Rom europei di fronte al loro stesso razzismo, nello stesso modo in cui i neri Afro-Caraibici portarono i bianchi Britannici di fronte al loro razzismo imperiale. Questo per il bene di tutti gli Europei. L'Europa avrà un debito eterno verso di loro mentre i processi della globalizzazione mettono radici sempre più profonde.

La popolazione maggioritaria ha pregiudizi, ma d'altra parte si percepisce la rassegnazione di molti nella comunità rom che si ritengono ai margini della società e non fanno nulla per cambiare. Vedi un modo per far crescere la motivazione tra di loro?

Sì, deve cambiare. Capisco quel che vuoi dire, ma penso che il problema riguardi tutta l'Europa. La debolezza è che c'è una mancanza di comprensione della storia. Le cose andarono male nel XVI secolo e non sono più migliorate. I Rom sono stati abusati per oltre 500 anni. Sono il classico esempio dell'abuso razziale di un intero continente verso una minoranza. Ed ora, tutti si alzano a dire: "Basta guardarli, sono felici nelle loro comunità ghetto, non vogliono lavorare, non hanno interesse ad istruirsi, ma solo ai sussidi".

Il mondo non-Rom non accetta le proprie responsabilità per ciò che hanno fatto a questa minoranza per oltre cinque secoli. E quando arriviamo ad prendere le parti di questo abuso, cosa facciamo? Diamo la colpa alle vittime? Non a noi stessi. Questa è la tragedia dell'Europa oggi.

Quello di cui abbiamo bisogno sono le scuse ai Rom. Abbiamo bisogno di scusa storiche dai governi che dicano "Siamo spiaciuti per quello che vi è successo in questa società". Perché ciò che ha fatto la società europea per i Rom include la schiavizzazione, l'esclusione, la discriminazione, la persecuzione ed il tentato genocidio, più volte. Qualcuno si è forse scusato o l'ha fatto pubblicamente? Fa parte del curriculum scolastico degli studenti slovacchi. No, si gira la testa.

Abbiamo bisogno di riconoscere che spetta alle società e ai governi non-Rom fare il primo passo. Un ben noto politico britannico ha detto che se loro [Rom] inizieranno a comportarsi adeguatamente, adeguatamente li tratteremo - un simile commento mostra una completa mancanza di comprensione della storia, rimprovera le vittime di abusi razziali e suggerisce che i diritti umani siano una comodità condizionale legata agli stereotipi di particolari gruppi di persone...

Quindi la tua osservazione è giusta, ma la questione non è facilmente risolvibile, perché c'è bisogno di decisioni politiche e di politici che dicano chiaramente: "aspettate un momento, dobbiamo fare molto per queste comunità, abbiamo un debito enorme per quello che hanno sofferto". E' il momento dimettere in campo grandi somme di denaro e decisioni politiche. E questo costa soldi dei contribuenti. D'altra parte, sappiamo che i politici commetterebbero un suicidio politico se fossero visti assumere quei pronunciamenti e decisioni politiche a beneficio delle comunità rom. Ecco perché è così difficile. I politici hanno le mani legate, questa è il martello che dicevo. Ma nel contempo devono essere convinti sulla solida natura dell'incudine - le aspettative mondiali, incluse le comunità rom, riguardo i diritti umani e la loro applicazione per tutti i membri della società.

E' una lunga strada e non sono sicuro di come prosegua. Ma l'altro aspetto di come queste cose possano essere risolte, è di tentare e pompare denaro nelle comunità rom, cosicché possano trovare i termini di cosa è accaduto loro e cercare e trovare il perdono al mondo non-Rom. E conosco Rom in tutta Europa che rispondono positivamente alla loro situazione e sono cooperativi, ben informati e ben istruiti. L'intelligentsia rom dev'essere supportata ed il loro numero deve crescere, perché l'autodifesa delle comunità diventerà cruciale nel reclamare i diritti umani e nel combattere le discriminazioni contro la legge.

Il pericolo nell'abusare delle minoranze per un periodo molto lungo è che la gente può interiorizzare gli stereotipi che si ammucchiano giorno dopo giorno, anno dopo anno, secolo dopo secolo. Ed il pericolo è che la gente può avere sotto aspettative di se stessa nei termini di quali dovrebbero essere i loro diritti e cosa possono raggiungere. E c'è una sorta di accettazione passiva da parte di molti Rom riguardo la loro situazione. E c'è un pericolo terribile nell'accettazione di abusi nelle comunità, che può manifestarsi in apatia, disperazione ed accettazione oppressiva dell'abuso dei loro diritti umani.

Quindi, secondo te quali sono le ragioni per cui la società è incapace di riconoscere il maltrattamento dei Rom nel passato e come si può fermare l'imposizione degli stereotipi negativi?

Penso che molte cose siano collegate - non con i punti di vista pregiudiziali verso differenti gruppi razziali - ma nelle credenze ignoranti ed inutili sugli esseri umani, particolarmente sull'intelligenza. Ascolti interviste che dicono "questi bambini non sono molto brillanti e così è meglio se vanno in un'altra scuola o in una classe speciale". Questo realmente denuncia un'ignoranza enorme, ed ancora un'ignoranza della storia in cui gli esseri umani sempre trasmettono ciò che l'ecologia della società richiede. Nell'Europa medioevale l'ecologia richiedeva una popolazione contadina con un sistema abbastanza duro, crudele, gerarchico, di signori, sceriffi e poi i servi. Ma quando la tecnologia cambiò ed avemmo un'era industriale, ci fu bisogno di esseri umani con abilità diverse. Quando andavo all'università in GB, solo il 3% della popolazione la frequentava e si diceva "sì, sono le persone più brillanti" ed il 70% dei giovani andava in quelle che chiamiamo le moderne scuole secondarie - "sai, non sono molto intelligenti, ma sono bambini con abilità pratiche che saranno felici di lavorare in fabbrica".

Ma ora le tecnologie sono cambiate ed abbiamo bisogno del 50% della popolazione laureata, dato che non possiamo lavorare effettivamente ed efficacemente come società economica senza quel livello di capacità e conoscenza. E scopriamo che con investimenti sufficienti nell'istruzione, la popolazione segue. Così gli esseri umani sviluppano sempre quanto loro è offerto, tutti i bambini hanno un enorme potenziale, tutti i giovani hanno il potenziale di essere piccoli geni.

Ma spesso la gente pensa che se il 3% va all'università, il 20% ha una formazione tecnica ed oltre il 70% ha una formazione di basso livello, è perché Dio ha distribuito l'intelligenza in questo modo. Ma questo non ha assolutamente senso. Se solo le persone potessero capire che, comprendessero che tutti i bambini possono essere educati insieme nelle stesse scuole e saranno capaci di tutto. E' un messaggio duro rivolto ai genitori non-Rom, ma è difficile da inviare anche ai genitori rom, dire loro che i loro bambini possono essere fantastici, possono fare ed ottenere tutto. Abbiamo un presidente nero negli USA, quanto c'è voluto? Forse un giorno avremo un presidente o un primo ministro rom da qualche parte in Europa e tutto potrebbe cambiare. Vedremo.

Ora abbiamo parlamentari europei rom, che è fantastico, e sta crescendo l'aspettativa delle famiglie rom su quel che potranno are i loro bambini, ma anche le aspettative del mondo non-Rom nel realizzare il loro potenziale umano.

Cosa pensi del suggerimento di mandare i bambini delle comunità rom in collegi speciali?

Suggerimenti simili tradiscono una seria mancanza di comprensione. Prima di tutto, tradisce un'attitudine negativa verso le comunità rom. Dice in realtà che i processi di socializzazione nelle loro famiglie non sono buoni e sono in contraddizione con la sorte che la società degli esseri umani produrrebbe. La mia conoscenza personale dei Rom è che sono esseri umani fantastici che vorrei come vicini o da far sposare ai miei figli. Ed in effetti mio figlio ora esce con una giovane romnì, che è deliziosa, molto intelligente, sensibile ed in ogni senso, proprio incantevole.

L'altro serio aspetto di un commento simile è che questi collegi possono diventare segregate e questo sarebbe in diretta contraddizione con le leggi nazionali ed internazionali di tutti i paesi europei.

Ma più preoccupante, se fosse adottata questa costrizione, si andrebbe ad una tensione con la convenzione ONU sul genocidio. Uno dei criteri della convenzione riguarda quando i bambini sono sottratti ai loro genitori. Andremmo a finire su un piano inclinato... Potrebbe essere visto dagli avvocati internazionali come l'equivalente di una sottrazione forzata dei bambini dai loro genitori e famiglie. In queste circostanze i genitori possono abbandonare uno stato particolare per sfuggire da queste politiche o leggi, perché uno dei pilastri della comunità rom è l'amore e la forza della famiglia e la solidarietà che è nata dal fare fronte alle società in cui dovevano vivere. E sarebbe una società che si muoverebbe in maniera pericolosamente vicina alle infrazioni della convenzione ONU sul genocidio come è stato nel caso di Austria, Svizzera e Scozia, che nei tempi passati sottrassero i bambini rom dai loro genitori. Questo sviluppo sarebbe molto improbabile negli Stati Membri UE, ma se fosse davvero proposto da qualche parte, penso che sarebbe un abuso dei diritti umani in primo luogo, e sono sicuro che le famiglie rom sarebbero molto preoccupate su indicazioni di questa natura.

Vorresti dire che uno dei problemi è anche che la popolazione maggioritaria non sta tentando di imparare sui Rom e di capirli? E' una delle questioni?

Il problema è che nel mondo non-Rom non c'è un'accurata informazione su queste comunità. Ho studiato libri sui Rom e sugli Zingari e la conoscenza di base è enorme, ma la maggior parte degli Europei non ne ha idea. In GB la maggior parte dei cittadini non-Rom, non ha idea che gli Zingari abbiano, per esempio, la propria lingua. Così c'è un processo d'apprendimento da ambo le parti. Ma ricordate: i Rom hanno imparato abbastanza sul mondo non-Rom. L'hanno imparato tra molte difficoltà, hanno preso colpi sui denti per tutto il tempo, hanno sputato su di loro per le strade e gli hanno chiesto di uscire dai ristoranti e non gli hanno permesso di istruirsi nelle scuole. Quindi, come stanno imparando del "mondo non-Rom", anche se non sono strutturalmente integrati in tutte le istituzioni che ha la società? Ma penso che dipenda dal motto non-Rom che recita "siamo spiacenti e vogliamo lavorare con voi". E così i Rom sarebbero in grado di imparare che ci sono attitudini positive, senza pregiudizi e compassionevoli nel mondo non-Rom.

In GB c'è un'ignoranza di massa nella comunità non-Rom ed abbiamo bisogno di una leadership politica per cambiare la situazione. Ma se la Regina facesse le sue scuse al popolo Zingaro/Rom, cambierebbe tutto. Sarebbe un innesco verso un cambio vitale di cui c'è bisogno. La gente direbbe "Andiamo, cosa sta succedendo qui, chiediamo scusa agli Zingari? Guardate cos'hanno fatto a mia zia!!!" Ma così si aprirebbe anche la discussione sulla storia e su ciò che è andato storto, e su come potremmo proseguire accettando la nostra parte in questa storia di abuso razziale.

Perché, secondo il mio punto di vista, condiviso da altri, l'Europa sta vivendo pericolosamente. Se guardi ad una convenzione ONU sul genocidio e a tutti i suoi criteri, uno di questi è che non si può lasciare la gente vivere in condizioni che danneggino le loro possibilità di vita, ed i governi ceco, slovacco, bulgaro, per esempio, non possono dire di non conoscere l'evidenza. E l'evidenza è che i Rom in Europa vivono 10-12 anni meno della media europea, e le donne rom sono 20 volte più della media europea a rischio di perdere un figlio. E stanno crescendo le uccisioni di Rom da parte dell'estrema destra, assieme agli abusi polizieschi dei diritti umani, mentre in alcuni paesi le donne rom hanno sofferto la sterilizzazione forzata. Ci sono ancora partiti di estrema destra che sembrano avere un'autorizzazione incontestata a parlare pubblicamente di "soluzione finale" per i Rom. Il governo lo sa, ma cosa fa in proposito? L'Europa sta vivendo una situazione pericolosa in cui un paese potrebbe realmente essere giudicato responsabile di "genocidio per difetto".

Mi ricordo di aver visitato una madre rom che aveva quattro o cinque bambini, vivevano in un baracca col pavimento di terra battuta, circondati da un mare di fango; le circostanze più terribili, e quando andai mi disse "Non dimenticarci", e questo ebbe su di me un effetto duraturo, perché conosco troppi Rom che vivono nelle condizioni più terribili e si fa troppo poco. Forse è questo il vero messaggio per tutti i non-Rom  europei, "Non dimenticate i Rom". Nell'interesse dell'Europa e dell'umanità.

 
Di Fabrizio (del 17/09/2010 @ 09:40:32 in media, visitato 684 volte)

Antefatto: dato che in questo periodo le parole Rom e Francia assieme tirano parecchio, a inizio settimana girava la notizia che Besson, ministro francese degli Interni, se l'era presa con Fidel Castro per il giudizio che questi aveva dato sulla politica antigitana francese. E' notorio che Fidel di solito "non le manda a dire", ma l'unica cosa che ero riuscito a capire è che al ministro francese non andava giù la parola "Olocausto" usata da Fidel, il cui discorso non veniva citato. Comunque, l'agenzia cubana Prensa Latina da un po' esce anche in versione italiana. Ecco dunque il testo che ha fatto arrabbiare qualche francese:

Benché ci fossero articoli sul tema prima e dopo il 1º settembre 2010, quel giorno, il giornale La Jornada, del Messico, ne ha pubblicato uno di gran impatto, intitolato "El holocausto gitano: ayer y hoy" (L'olocausto zingaro: ieri ed oggi) che evoca una storia davvero drammatica. Senza aggiungere né togliere una sola parola dell'informazione, ho scelto le righe testuali del suo contenuto che riflettono fatti veramente commoventi, dei quali, Occidente e, soprattutto, il suo colossale apparato mediatico, non dice nemmeno una parola. "Nel 1496: auge del pensiero umanista. I popoli rom (zingari) della Germania, sono dichiarati traditori nei confronti dei paesi cristiani, spii a pagamento dei turchi, portatori della peste, stregoni, banditi e sequestratori di bambini.

"1710: secolo delle luci e della ragione. Un editto ordina che gli zingari adulti di Praga siano impiccati senza giudizio. I giovani e le donne sono mutilati. A Boemia, gli si taglia l'orecchio sinistro. A Moravia, l'orecchio destro.

"1899: climax della modernità ed il progresso. La polizia di Baviera crea la Sezione Speciale per le questioni sugli zingari. Nel 1929, la sezione passa alla categoria di Centrale Nazionale, e viene trasferita a Munich. Nel 1937, si stabilisce a Berlino. Quattro anni dopo, mezzo milione di zingari muore nei campi di concentrazione dell'Europa centrale e dell’Est."

"Nella sua tesi di dottorato Eva Justin (assistente del dottor Robert Ritter, della sezione di indagini razziali del Ministero di Salute tedesco), affermava che il sangue zingaro era oltremodo pericoloso per la purezza della razza tedesca. Ed un certo dottor Portschy ha inviato un memorandum a Hitler suggerendogli di sottoporre loro a lavori forzati e sterilizzazione in massa, perché mettevano in pericolo il sangue puro dei contadini tedeschi.

"Qualificati da criminali inveterati, gli zingari incominciarono ad essere fermati in massa, ed a partire dal 1938 loro sono stati reclusi in blocchi speciali nei campi di Buchenwald, Mauthausen, Gusen, Dautmergen, Natzweiler e Flossenburg.

"In un terreno della sua proprietà di Ravensbruck, Heinrich Himmler, capo della Gestapo (SS), ha creato uno spazio per sacrificare le donne zingare che erano sottomesse ad esperimenti medici. Sono state sterilizzate 120 bambine zingare. Nell'ospedale di Dusseldorf-Lierenfeld sono state sterilizzate zingare sposate con non zingari.

"Migliaia di zingari sono stati deportati dal Belgio, Olanda e Francia e inviati al campo polacco di Auschwitz. Nelle sue Memorie, Rudolf Hoess (comandante di Auschwitz), racconta che tra gli zingari deportati c’erano degli anziani quasi centenari, donne incinte e numerosi bambini.

"Nel ghetto di Lodz (Polonia) […] nessuno dei 5.000 zingari ha sopravvissuto."

"In Iugoslavia, si eseguiva nello stesso modo agli zingari ed agli ebrei nel bosco di Jajnice. I contadini ricordano ancora i gridi dei bambini zingari portati ai luoghi d’esecuzione."

"Nei campi di sterminio, solo l'amore degli zingari per la musica è stato a volte l’unico sollievo. Ad Auschwitz, affamati e pieni di pidocchi, si univano per suonare ed incoraggiavano i bambini a ballare. Ma era anche leggendario il coraggio dei guerriglieri zingari che militavano nella resistenza polacca, nella regione di Nieswiez."

La musica è stata il fattore che ha mantenuto loro uniti e che gli ha aiutato a sopravvivere, così come lo è stato la religione nel caso dei cristiani, ebrei e musulmani.

La Jornada, in successivi articoli pubblicati dalla fine agosto, ha rinfrescato la memoria su avvenimenti quasi dimenticati a proposito di quello che ha successo con gli zingari in Europa, i quali, vittime dal nazismo, sono stati dimenticati dopo il giudizio di Norimberga nel 1945-1946.

Il governo tedesco di Konrad Adenauer ha dichiarato che lo sterminio degli zingari prima del 1943, obbediva a politiche legali di Stato; quelli che sono stati colpiti quel anno non hanno ricevuto nessuna indennità. Robert Ritter, esperto nazista nello sterminio degli zingari, è stato messo in libertà; 39 anni dopo, nel 1982, quando la maggioranza delle vittime era ormai morta, venne riconosciuto il loro diritto all'indennità.

Più del 75 percento degli zingari, che si calcolano tra 12 e 14 milioni, vivono in Europa centrale e dell’Est. Solo nella Iugoslavia socialista di Tito gli zingari sono stati riconosciuti con gli stessi diritti che le minoranze croate, albanesi e macedone.

L'organo stampa messicano definisce di "particolarmente perversa" la deportazione massiccia degli zingari a Romania e Bulgaria, ordinata dal governo di Sarkozy - ebreo d’origine ungherese -.; sono le parole testuali con le quali la qualifica. Non prenderlo come irriverenza dalla mia parte.

In Romania, il numero degli zingari si stima in due milioni di persone.

Il Presidente di quel paese, Traian Basescu, alleato degli Stati Uniti e membro illustre della NATO, ha qualificato di "zingara schifosa" una giornalista. Come può osservarsi, una persona molto delicata, e di linguaggio gentile.

Le website Univisión.com, ha commentato le manifestazioni contro l'espulsione degli zingari e "xenofobia" in Francia. Circa "130 manifestazioni dovevano avere luogo in Francia e di fronte ad ambasciate francese nei vari paesi dell'Unione Europea, con l'appoggio di decine di organizzazioni dei diritti umani, sindacati e partiti di sinistra ed ecologisti", ha informato l'agenzia stampa AFP. L'esteso ufficio parla della partecipazione di rinomate personalità del mondo della cultura come Jane Birkin e la cineasta Agnes Jaoui, ricordando che la prima "ha fatto parte, insieme all'ex resistente contro l'occupazione nazista della Francia (1940-1944) Stephane Hessel, del gruppo che ha incontrato posteriormente gli assessori del ministro d’Immigrazione Eric Besson.

"'E’ stato un dialogo tra sordi, ma comunque è stato bene di averlo fatto per mostrare loro che gran parte della popolazione si arrabbia davanti a questa politica nauseabonda ', ha indicato il portavoce della Rete d’Istruzione senza frontiere."

Altre notizie sullo spinoso tema arrivano dall'Europa: "Il Parlamento Europeo ha messo in ludibrio [pubblico] la Francia e Nicolás Sarkozy per il rimpatrio di migliaia di zingari rumeni e bulgari in un teso dibattito nel quale si è qualificato di scandaloso e ridicolo l'atteggiamento di José Manuel Durão Barroso e della Commissione per la sua apparente pusillanimità e per non condannare per illegali e contrarie al diritto comunitario le decisioni di Parigi", informa El País.com in un articolo a cura di Ricardo Martínez di Rituerto.

Il giornale La Jornada ha pubblicato in un altro dei suoi articoli, l'impressionante dato sociale che la mortalità neonatale della popolazione zingara è nove volte maggiore della media europea e la speranza di vita supera appena i 50 anni.

In precedenza, il 29 agosto, aveva informato che "benché le critiche non abbiano mancato – sia da parte delle istituzioni dell'Unione Europea (UE) che dalla Chiesa cattolica, l'ONU e l'ampio ventaglio di organizzazioni pro emigranti - Sarkozy insiste nell’espellere e deportare centinaia di cittadini della Bulgaria e Romania - e quindi cittadini europei - con la scusa dell’ipotetico carattere 'criminale' di questi cittadini."

"È difficile da credere che nel 2010 - conclude La Jornada - dopo il terribile passato dell'Europa nel terreno del razzismo e l'intolleranza, è ancora possibile criminalizzare ad un'etnia intera segnalandola da problema sociale."

"L'indifferenza o addirittura il beneplacito di fronte alle azioni della polizia francese oggi, italiana ieri, ma europea in linea di massima, lascia senza parole il più ottimista degli analisti."

All’improvviso, mentre scrivevo questa Riflessione, ho ricordato che la Francia è la terza potenza nucleare del pianeta, e che Sarkozy aveva anche una valigetta con le chiavi per lanciare una delle più di 300 bombe che possiede. Per caso ha qualche senso morale ed etico lanciare un attacco sull'Iran, al quale condannano per l’ipotetica intenzione di fabbricare un’arma di questo tipo? Dov’è la saggezza e la logica di quella politica?

Ipotizziamo che Sarkozy, all’improvviso, diventa pazzo, come pare che sta succedendo. Che cosa farebbe in quel caso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con Sarkozy e la sua valigetta?

Che cosa succederà se l'estrema destra francese decide di obbligare Sarkozy a mantenere una politica razzista in contraddizione con le norme della Comunità Europea?

Potrebbe rispondere il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite quelle due domande?

L'assenza della verità e la prevalenza della bugia è la maggiore tragedia nella nostra pericolosa era nucleare.

Fidel Castro Ruz
12 settembre 2010
18.57.

 
Di Fabrizio (del 11/06/2010 @ 09:40:00 in Europa, visitato 676 volte)

Segnalazione di Orhan Tahir (per chi volesse approfondire l'argomento, ricordo QUI)

ConservativeHome | CentreRight posted by Daniel Hamilton

Poco meno di due mesi fa, sono tornato da una visita in Kosovo.

Intendevo scrivere sulle mie esperienze ed impressioni nella provincia, ma ogni volta che mettevo la penna sulla carta, non ne seguivano le parole.

Come in ogni zona di conflitto - soprattutto conflitti etnici del tipo visti in Kosovo - i punti di vista che si sentono dai locali sono troppo polarizzati, le emozioni espresse troppo forte ed i simboli molto umani delle distruzioni illustrate dalle case bruciate; e cumuli di macerie che ancora delimitano le strade nel nord del paese sono ancora troppo evidenti per trarre una conclusione equa riguardo i "diritti" e "torti" di ogni situazione.

Non mi dilungherò sulle politiche in corso riguardo il futuro del Kosovo come nazione, né discuterò sulle continue intimidazioni e le misere condizioni delle minoranze della provincia. Invece, intendo sottolineare una significativa lacuna della comunità internazionale: il trattamento e le condizioni di vita dei rifugiati rom nel paese.

Questo problema risale al conflitto nel Kosovo tra il 1998 e il 1999, quando l'Armata di Liberazione del Kosovo espulse dalle loro case 90.000 cittadini di etnia rom sulle basi delle paure nazionaliste albanesi che la comunità fosse al servizio di Slobodan Milosevic.

Tra questi c'era la comunità rom di Mitrovica, una città nel settentrione della provincia etnicamente divisa tra la maggioranza serba a nord del fiume Ibar e la più vasta città albanese a sud. In precedenza casa di una delle più vaste comunità rom nei Balcani, 8.000 Rom, Ascali ed Egizi, la "Mahalla" (comunità) sulle rive dell'Ibar fu rasa al suolo dalle forze ALK nel giugno 1999, a seguito della ritirata dell'esercito serbo.

Temendo per le proprie vite, i cittadini rom di Mitrovica sono stati numerosi tra le centinaia di migliaia di rifugiati - Albanesi, Serbi, Gorani, Turchi e Bosniaci - scappati dal Kosovo [...].

Dal 1999, la maggioranza dei 90.000 Rom espulsi sono tornati in Kosovo, anche se oltre 30.000 non son mai tornati nelle loro case. La maggior parte di questa diaspora, non vedendo alcun futuro sotto il ruolo dell'amministrazione quasi monopolizzata dai nazionalisti albanesi, sceglie piuttosto di rimanere nella Repubblica Serba o di restare vicino alle proprie ex case nei grotteschi campi per rifugiati nella zona controllata dai Serbi a Mitrovica Nord.

Benvenuti nel complesso minerario di Trepça, dove 650 uomini, donne e bambini vivono in condizioni che non accetterebbe neanche un maiale.

Ho visitato uno dei campi, Cesmin Lug, una nuvolosa domenica pomeriggio.

In un accatastarsi di cemento ricoperto di ruggine, macchinari abbandonati e pozze di acqua stagnante grandi come piscine, a fatica si può credere che una volta le miniere rappresentavano il 70% della produzione di minerali della Jugoslavia ed occupavano circa 25.000 persone del posto in quattro differenti pozzi. Sono passati oltre venti anni da quando Trepça era pienamente operativa, ma  rimane ancora nell'aria un leggero odore di zolfo. Graffiti coprono ogni centimetro di edifici abbandonati e colonne di fumo si alzano contro l'orizzonte. Arbusti occasionali a parte, le cui radici si attaccano tenacemente al suolo, la vegetazione è sparsa stranamente.

Secondo la mia guida, una donna serba di mezza età chiamata Jasna, vengono fatti sforzi occasionali per riattivare parti del complesso, sforzi che invariabilmente si arenano al primo ostacolo. L'elettricità scarseggia (l'intera provincia del Kosovo ottiene la sua energia da stazione appena fuori da Pristina) ed oltre un decennio di abbandono significa che gran parte del complesso minerario è ora irreversibilmente sott'acqua.

Mentre i macabri ricordi del passato industriale di Trepça si possono vedere tutt'attorno, oggi l'unico segno di vita sono le case dei residenti rom.

Entrando a Cesmin Lug, sono stato immediatamente colpito dal numero di case rom attaccate l'una all'altra, i loro vibranti muri colorati quasi interamente camuffati da una misto di fango e pile d'immondizia.

Prima della mia visita avevo sentito dei gravi problemi di salute sofferti da molti dei residenti, ma sono rimasto scioccato nel vedere bambini di non più di quattro o cinque anni, sguazzare in pozze di acqua scura ed arrampicarsi su attrezzature minerarie abbandonate come fossero un parco giochi locale.

Non oltre qualche centinaio di metri da Cesmin Lug c'è un  piccolo pozzo che sembra una specie di imbocco per una miniera. Qui si dice che questi ingressi servivano a smaltire i gas tossici delle miniere da anni considerate insalubri per l'esplorazione umana.

Non ho parlato con nessuno nel campo ed ho lasciato Cesmin Lug in fretta come ero arrivato, scomodo alla mia macabra osservazione della reale sofferenza umana.

Tornando a Pristina, anche la più rapida delle conversazioni coi locali rivelava una conoscenza diffusa dei problemi di salute patiti dai Rom. Le più comunemente citate sono state le relazioni e le voci di avvelenamento da piombo, insufficienza renale e deformazioni tra quanti vivono nei campi. Mentre lo scandalo delle miniere di Trepça può essere praticamente sconosciuto fuori dal Kosovo, tristemente è linguaggio comune nella provincia.

Il gruppo ambientale Miniere e Comunità, che ha fatto campagne mondiali per far crescere la consapevolezza del danno ambientale costituito dal settore minerario, ha offerto le seguenti osservazioni sul tipo di rischi alla salute posti a quanti vivono nelle immediate vicinanze di miniere come Trepça:

"Il piombo può entrare nel corpo attraverso: inalazione, ingestione del suolo stesso o di cibo contaminato dal suolo, ed attraverso la placenta per il feto nel grembo materno. Nutrizione, igiene, rapporto di grasso corporeo, l'assunzione di fibre, età e in generale la condizione fisiologica, tutto può influire sulla velocità con la quale il corpo assorbe il piombo. I bambini sino a sei anni sono i più vulnerabili, in quanto sono nei primi stadi della crescita e dello sviluppo. L'avvelenamento da piombo colpisce tutto il corpo con conseguenze sulla salute gravi e permanenti. Potenziali sintomi dell'esposizione al piombo, anche a bassi livelli, includono la perdita dell'appetito, letargia, alta pressione sanguigna, problemi di fertilità per uomini e donne, parti prematuri, difficoltà nella crescita, danni all'udito e neurologici, convulsioni, dolori e/o paralisi alle gambe, perdita di coscienza, anemia, aggressività, crampi allo stomaco, vomito. Gli effetti più significativi ed irreversibili sono al livello di QI. Un aumento dei livelli del piombo nel sangue da 10 a 20 microgrammi per decilitro, è stato associato con la decrescita di 2,6 punti di QI, ma qualsiasi aumento oltre i 20 riduce i livelli di QI"

In misura diversa, ognuno se non tutti questi sintomi sono stati osservati nei campi dei rifugiati rom nel Kosovo settentrionale.

Nessuno potrebbe ritenere che un posto simile sia desiderabile o appropriato per ospitare gente a lungo termine. A dire il vero, l'Ufficio dell'Alto Commissario ONU per i Rifugiati (UNHCR) ha giudicato che questi campi per rifugiati dovevano essere semplicemente una misura temporanea per garantire a breve termine la sicurezza dei residenti rom a Mitrovica sud.

Nonostante i pochi sforzi della comunità internazionale per rialloggiare i rifugiati rom, i campi  sono rimasti operativi per oltre un decennio. I Rom, che hanno ancora terrore dopo la loro esperienza nel conflitto del 1999, hanno ripetutamente declinato l'opportunità di tornare a Mitrovica sud controllata dagli Albanesi.

Dovrebbe essere una ragione di vergogna per l'Unione Europea e la più ampia comunità internazionale che i campi rom di Trepça rimanga operativo ad appena 300 miglia da Budapest e a 75 da Skopje - la capitale di un aspirante stato membro UE.

I campi per i rifugiati rom adiacenti al complesso minerario di Trepça devono essere chiuse alla prima opportunità possibile, dopo aver identificato un sito appropriato dove alloggiare la comunità rom. Purtroppo la lodevole volontà della comunità internazionale di realizzare comunità etnicamente miste nel settore albanese a sud del fiume Ibar rimarrà impraticabile per decenni. Le emozioni sono troppo forti e la memoria troppo viva.

Tale sito dovrebbe essere trovato nelle aree sotto il controllo della Serbia nella provincia settentrionale della Kosovska Mitrovica. Mentre diversi governi - incluso quello del Regno Unito - riconoscono solo la sovranità della Repubblica del Kosovo, anche sulle aree controllate dai Serbi, l'acquisizione di questo sito richiederebbe la costruttiva cooperazione della Repubblica di Serbia e e dell'Assemblea della Comunità Serba di Kosovo e Metohija. In pratica, richiederà l'offerta di un importante incentivo finanziario alle autorità serbe.

La comunità internazionale deve anche riconoscere che, a causa della sua mancanza di un'azione affermativa, centinaia di persone stanno ora soffrendo seri problemi di salute che potranno avere conseguenze mortali nei prossimi anni. Devono essere fornite cure mediche immediate a quanto hanno vissuto nei campi di Trepça. Attualmente trattamenti specialisti simili non sono disponibili né in Serbia o in Kosovo e dovranno quindi avvenire in un appropriato paese terzo, i candidati più prossimi potrebbero essere Romania o Bulgaria.

La storia è piena di esempi tragici sui maltrattamenti della comunità rom; dall'abbattimento del 25% del loro popolo nelle camere a gas naziste durante la II guerra mondiale all'onda crescente di attacchi razzisti in Europa centrale.

Non contribuiamo ulteriormente ad un altro tragico capitolo della loro storia ed agiamo oggi per risolvere questa crisi umanitaria.

 
Di Fabrizio (del 03/07/2008 @ 09:39:37 in Europa, visitato 740 volte)

Da Roma_Daily_News

Secondo il rapporto annuale dell'Agenzia EU sui Diritti Fondamentali, la Romania sta compiendo progressi nel combattere la discriminazione, ma ci sono ancora problemi nel raccogliere dati sulla situazione dei gruppi etnici, come anche sull'integrazione dei Rom.
***

Una ricerca condotta dall'agenzia Europea sui diritti umani, indica che la Romania è tra i nove paesi EU che combattono attivamente contro razzismo e xenofobia.

Secondo il rapporto, la Romania, assieme a Gran Bretagna, Irlanda, Francia, Italia, Belgio e Bulgaria, è tra i paesi che applicano misure per la discriminazione etnica o razziale. Dal lato opposto, ci sono paesi criticati per non applicare sanzioni in quest'area - la Repubblica Ceca, Cipro, Danimarca, Lituania, Germania, Polonia, Portogallo e Spagna.

La decisione dell'Associazione Rumena Football (RFA) di sanzionare "ogni giocatore, dirigente o spettatore che discriminano in pubblico qualsiasi altro individuo su criteri di razza, colore, lingua, religione od origine etnica" è menzionata come una delle misure positive adottate dalla Romania.

D'altra parte, il rapporto critica Bucarest per non fornire dati statistici sugli "abusi delle autorità contro i diritti umani" nel 2006. L'Agenzia ha riportato che alcuni paesi incoraggiano la raccolta di dati sull'origine etnica, ma altri paesi sono riluttanti nel farlo. Rispetto a ciò, Romania, Repubblica Ceca e Finlandia sono criticati per non raccogliere dati sufficienti sulla situazione delle minoranze etniche.

Inoltre, la Romania, assieme a Finlandia, Ungheria, Danimarca e Paesi Bassi, è criticata anche per discriminazione sul posto di lavoro. E' citato uno studio a tale riguardo, che mostra che il 60% dei Rumeni se avessero un'attività propria non assumerebbero gente di etnia Rom.

D'altra parte, viene lodata l'iniziativa del Ministro Rumeno degli Interni e delle Riforme Amministrative di stabilire posti speciali per l'etnia Rom ed i membri di altre minoranze nazionali.

"I Rom di Romania e Bulgaria potrebbero essere esclusi dal sistema di assicurazione sanitaria statale se risultassero disoccupati per lunghi periodi di tempo o se fossero sprovvisti di documenti personali (in Romania e Slovenia)", evidenzia il documento.

Viene anche presentata la situazione dei Rom Rumeni in Italia. Il rapporto specifica che il 14 agosto 2007, tre OnG hanno spedito lettere ai primi ministri di Italia e Romania, chiedendo loro di prendere misure per fermare gli allontanamenti forzati dei Rom Rumeni dall'Italia, così come il loro bando da questo paese.

DIVERS – www.divers.ro

 
Di Fabrizio (del 03/11/2010 @ 09:39:26 in lavoro, visitato 831 volte)

Da Hungarian_Roma

* - 29/10/2010 scrive Szabolcs Szûcs:

Riportano i giornali canadesi che dei Rom ungheresi sono stati trattati come schiavi da una famiglia ungherese ad Hamilton, Ontario, e le autorità comunali hanno emesso un mandato relativo a traffico di persone contro 10 membri della famiglie.

I sospettati avrebbero attirato più di 16 persone da Pápa verso il Canada con la promessa di una vita migliore e di opportunità di lavoro.

Al loro arrivo [le vittime] erano costrette a lavorare gratis e a lasciare i loro benefici sociali. I sospetti aguzzini trattenevano i documenti delle vittime, le chiudevano in uno scantinato e davano loro avanzi di cibo. Tutte le vittime conosciute sono maschi.

E' il più grande reato di traffico di persone mai scoperto in Canada e gli imputati potrebbero essere i primi nel paese ad essere condannati per questo crimine. Ferenc Dömötör, Ferenc Dömötör Jr., Gyöngyi Kolompár, Gizella Kolompár, Lajos Dömötör, Ferenc Kolompár, Gizella Dömötör, Attila Kolompár, Gyula Dömötör e Zsanett Kolompár sono ricercati dalla Polizia Canadese a Cavallo. Nove di loro sono accusati di tratta.

Il caso è arrivato all'attenzione dicembre scorso quando uno dei Rom è riuscito a protestare pubblicamente sul modo in cui erano trattati. Prima le vittime non erano state in grado di rivolgersi alle autorità, perché erano sorvegliati strettamente e non parlavano bene l'inglese.

Il Canada ha lanciato un'indagine e dopo 10 mesi ha emesso gli avvisi di garanzia.

Le accuse a Ferenc Dömötörs e agli altri includono quella di aver insegnato agli immigrati come truffare le autorità canadesi.

Altri due membri della famiglia sono accusati dello stesso reato. Il capo del gruppo sembra essere Ferenc Dömötör senior, descritto dal procuratore della corona Sandra Antoniani come il capo del gruppo criminoso di Rom ungheresi, composto da parenti di vario grado. Durante un'audizione Ferenc Dömötör ha negato le accuse, dicendo di essere stato minacciato dalla polizia e dalle autorità canadesi, a causa della sua discendenza rom.

La maggior parte delle vittime sono ritornate in Ungheria.

Il ministro canadese dell'immigrazione, Jason Kenney, ha detto che il crimine organizzato ha portato queste persone in Canada a rubare i loro benefici sociali. Ha detto che molti cittadini ungheresi sono migrati nel paese, ma dei 2.500 che nel 2009 hanno richiesto asilo in Canada, solo tre l'hanno visto accolto.

Nota dell'editore: Il Kyiv Post è un membro fondante del New Europe News Network, assieme ad altri giornali in lingua inglese. I media includono il Krakow Post in Polonia, The Budapest Times in Ungheria, The Slovak Spectator di Bratislava, Slovacchia, The Sofia Echo in Bulgaria e The Prague Post nella Repubblica Ceca. In base ad un accordo informale, i giornali condividono articoli nelle versioni stampate e online con gli altri membri del network.

 
Di Fabrizio (del 27/09/2009 @ 09:39:14 in scuola, visitato 1029 volte)

Da Bulgarian_Roma

Con l'inizio dell'anno scolastico, il 15 settembre migliaia di bambini hanno iniziato le scuole in tutta la Bulgaria. Per molti studenti a Veliko Turnovo l'anno scolastico è iniziato grazie al lavoro del Centro Amalipe e del comune cittadino col progetto "Introdurre l'educazione interculturale ed il pari accesso nell'istruzione qualificata", finanziato dal Fondo Sociale Europeo attraverso il Programma Operativo per lo Sviluppo delle Risorse Umane. Otto bambini di Malki Chiflik (un villaggio situato a 5 km. da Veliko Turnovo) hanno iniziato il nuovo anno scolastico nella scuola Vela Blagoeva di Veliko Turnovo. Vestiti con abiti nuovi, con fiori nelle mani e sorrisi sui volti, accompagnati dai loro genitori sono entrati timidamente a scuola. La paura che i bambini bulgari non li accettassero non si è avverata. Gli insegnanti li hanno rapidamente aiutati a sentirsi a loro agio. avevano preparato per ogni studente una stella col suo nome e fatto in modo che ognuno dei nuovi trovasse degli amici nella nuova classe. Si è sciolta presto la paura dei genitori che i loro bambini fossero rifiutati "a causa della loro origine".

Distribuiti non più di due o tre bambini per classe, sono riusciti subito ad adattarsi e trovare nuovi amici. Il direttore Angel Yanchev aveva preparato in anticipo gli insegnanti nelle cui classi sarebbero andati i bambini rom. Gli insegnanti l'hanno invece vista come una sfida che avrebbe reso migliori i bambini, la scuola e loro stessi. [...] Il Centro Amalipe aveva organizzato proprio per loro un seminario per lavorare in un ambiente multiculturale. Tutto ciò non è stato facile da ottenere. Abbiamo lavorato col sindaco di Malki Chiflik, con i leader informali della comunità locale, con i genitore come col direttore della scuola Vela Blagoeva: altrimenti tutto ciò sarebbe stato impossibile. Il direttore ha compreso chiaramente che l'istruzione di tutti i bambini - Bulgari e Rom - è importante e anche se la sua scuola ha il 99% di alunni bulgari, ha deciso non solo di accogliere i bambini rom, ma anche di pagare col budget scolastico il loro trasporto a scuola con i bus. Durante i numerosi incontri che abbiamo organizzato con i genitori, questi hanno compreso che l'istruzione dei loro figli è importante, e come la scelta della miglior scuola a Veliko Turnovo fosse la chiave per il successo dei loro bambini. E' stato loro assicurato che i bambini sarebbero stati in un posto sicuro e che non sarebbero stati discriminati in quanto "zingari". Una volta ottenuta la loro confidenza sono diventati i più grandi sostenitori dell'istruzione per i loro bambini.

Il primo giorno di scuola è stata anche una grande sfida per 19 bambini di Vodoley. Ledenik e Balvan che hanno terminato a giugno le scuole primarie ed ora continuano la loro istruzione nelle scuole superiori a Veliko Turnovo. Questo risultato non è stato facile. L'istruzione secondaria è piuttosto un'eccezione per le comunità rom in questi villaggi e nessun genitore intendeva spendersi. Siamo passati attraverso numerosi incontri, visite e conversazioni con ogni genitore ed alla fine abbiamo organizzato - assieme alla Direzione dell'Istruzione di Veliko Turnovo, una visita a tutti i ginnasi professionali di Veliko Turnovo.

Ma il merito più grande va ai ragazzi stessi. E' per questo che abbiamo organizzato per loro una cerimonia alla scuola di Vodoley.

Abbiamo scelto Vodoley perché questi ragazzi sono stati i primi che (otto anni fa) hanno iniziato a studiare il folklore rom all'interno del programma del Centro Amalipe. Otto anni fa erano appena usciti dalle elementari, ma diedero credito alla nostra idea di scoprire pagina dopo pagina la ricchezza del folklore rom. Assieme a loro abbiamo sviluppato manuali e materiale scolastico per creare un ambiente scolastico sensibile ai bisogni di tutti. Ora, 8 anni dopo, tutti loro (con una eccezione) continueranno la loro istruzione nelle scuole superiori di Veliko Turnovo, la più grande prova del nostro comune successo.

Molti del villaggio di Vodoley hanno partecipato alla cerimonia: il direttore della scuola ed il sindaco di Vodoley, il presidente della Direzione dell'Istruzione di Veliko Turnovo, dozzine di genitori e molti altri amici che hanno appoggiato durante questi 8 anni i nostri sforzi di introdurre il soggetto del folklore rom. Lo spirito era davvero festivo e la festa sembrava un ballo di laurea. Naturalmente nel nostro stile: con Djelem Djelem e Sa e Roma (Hederlezi), con molti balli e canzoni bulgare e rom. La musica della banda rom "Dalas" di Vodoley e la passione di tutti gli ospiti e partecipanti l'hanno resa indimenticabile. Ho fiducia nel fatto che tutti gli studenti continueranno e termineranno la loro istruzione secondaria.

Se volete vedere com'erano e come sono gli studenti del corso, ecco un breve video.

 
Di Fabrizio (del 12/03/2009 @ 09:39:11 in Europa, visitato 722 volte)

Da Bulgarian_Roma

05.03.2009 - Olga Yoncheva

La municipalità di Lom è stata premiata col 3° premio della campagna DOSTA del Congresso delle autorità locali e regionali del Consiglio d'Europa. Citata da BNR, l'ha annunciato l'amministrazione municipale di Lom.

Il premio è elargito per gli sforzi della municipalità per integrare il popolo rom e per la tolleranza etnica. Il premio è stato consegnato a Penka Penkova, sindaco di Lom, in una cerimonia al Congresso per le autorità regionali a Strasburgo.

Il premio DOSTA (che significa "basta" in romanes) è stato stabilito nel 2007. Viene passato ai comuni europei che conducono politiche di successo nell'integrazione del popolo rom.

Il primo premio della campagna ha premiato le municipalità di Mostar e Pridjedor in Bosnia Erzegovina, il secondo - il comune greco di Valos, ed il terzo al comune di Lom.

Il comitato, presieduto da Yavuz Mildon, presidente del Congresso per le autorità regionali, ha esaminato 26 nomination di comuni dell'Europa centrale ed orientale.

In una dichiarazione ai media, il sindaco Penka Penkova ha sostenuto che accetta il premio come riconoscimento per gli sforzi del governo locale e delle OnG a Lom per migliorare la vita dei Rom nella più povera regione della UE.

Nel comune di Lom, Bulgari e Rom, abbiamo capito che su questa terra c'è pane per tutti, e non abbiamo qualcosa che ci divide, ha detto Penka Penkova dopo aver ricevuto il premio. Da anni viviamo in pace e armonia, ci rispettiamo e abbiamo fiducia l'un l'altro, ha anche sostenuto il sindaco di Lom.

 
Di Fabrizio (del 09/04/2010 @ 09:38:52 in Kumpanija, visitato 1299 volte)

Da Baltic_Roma (interessante ma lunghetto. Potete farcela, lo so)

Roma Buzz Aggregator Bruxelles 10 marzo 2010 - concetti chiave di Ian Hancock  

Al primo incontro della Commissione Europea sul popolo romanì (in tutto il testo si usa il termine romanì per comprendere le varie popolazioni rom, sinte, kalé e romanichals, ndr) nel settembre 2008, il presidente José Manuel Barroso disse "la drammatica situazione dei Rom in Europa non può essere risolta a Bruxelles", e premeva perché quella "non diventasse solo un'altro incontro di chiacchiere". L'unica decisione presa fu di indire un altro incontro. Così ora ci troviamo un'altra volta a Bruxelles, e siamo proprio qui a discutere su come risolvere la drammatica situazione. Non lasceremo niente di irrisolto, continueremo a cercare e forse potremo esplorare nuove direzioni che ci porteranno alle soluzioni che tutti noi cerchiamo.

Prima di iniziare questo incontro molto importante, mi è stato chiesto di condividere con voi alcuni pensieri sull'attuale situazione dei Rom, tanto dalla prospettiva contemporanea che da quella storica, e di fornire alcuni spunti sui principali elementi che dovrebbero essere considerati quando si pianificano le future politiche ed i programmi per l'inclusione dei Rom.

I due decenni passati hanno visto enormi cambiamenti sia per il popolo romanì, che per quanti ci studiano e lavorano con noi. Per molti romanì, questi cambiamenti hanno significato adattarsi un'altra volta a nuovi ambienti tipicamente ostili, cercando sicurezza nel lavoro, nell'istruzione, nell'alloggio e nell'assistenza sanitaria e legale. Per il mondo non-romanì ha significato fare posto ai nuovi arrivati, che si presentano con un bagaglio complesso di stereotipi ed un'eredità di persecuzioni.

Dopo il collasso del comunismo venti anni fa, centinaia di migliaia di Rom dell'Europa orientale si sono riversati verso ovest in cerca di una vita migliore. Per gli occidentali, una colorita ed assolutamente inoffensiva popolazione che era ristretta nell'opinione pubblica a film e libri di racconti, improvvisamente divenne una presenza reale ed evidentemente minacciosa. Questo non ha riguardato la sola Europa occidentale; pure nei paesi d'oltreoceano ci sono stati casi simili, basta vedere la ricezione ostile dei Rom dalla Repubblica Ceca e dall'Ungheria in Canada, per esempio.

Quattro anni fa in Italia c'erano 180.000 Romanì, ma oggi sono meno di un quarto di quel numero. Tra loro, quelli dalla Romania sono meno di 6.000, 4.500 dei quali sono incarcerati, soprattutto per accattonaggio, furto, resistenza ed ingresso illegale (queste cifre - di cui ignoro la fonte - non corrispondono ai dati ufficiali sulla presenza di Rom e Sinti in Italia, ndr). Questi sono, incidentalmente, proprio gli stessi crimini esposti nello Zigeunerbuch di Dillman del 1905, che spianò la strada al genocidio nazista. Non ci sono proiezioni certe di quanti Rom siano ora apolidi attraverso l'Europa, anche se le stime danno un numero di 10.000 in Bosnia, 1.500 in Montenegro, 17.000 in Serbia e 4.090 in Slovenia.

I rapporti rilasciati dall'Agenzia UE per i Diritti Fondamentali lo rendono chiaro in maniera cristallina: il razzismo contro i Rom è dappertutto in crescita attraverso l'Europa. Oggi i Rom sono poveri, marginalizzati, disoccupati e senza casa (o mal alloggiati) come mai in passato. Sono tanto lontani dal vivere la vita di normali cittadini nel loro paese come lo erano prima dell'espansione UE, e vengono fatti paragoni con l'atmosfera della Germania negli anni '30. Negli ultimi due anni, almeno dieci Rom sono stati uccisi - e questi sono solo i casi riportati. Si stima che l'80% degli incidenti di antiziganismo non siano stati denunciati. Le famiglie sgomberate lasciate per strada dopo che i loro insediamenti sono stati demoliti sono particolarmente vulnerabili ad atti di violenza di bande ostili. Sono comuni pestaggi e violenze.

Nel settembre 2001, un lancio d'agenzia della BBC dichiarava che il Consiglio d'Europa "ha lanciato una rovente condanna sul trattamento dell'Europa verso la comunità zigana, dicendo che sono oggetto di razzismo, discriminazioni e violenza... le Nazioni Unite dicono che sono il più serio problema nei diritti umani in Europa." Un editoriale di The Economist nel 2005 descriveva i Romanì in Europa come "in fondo ad ogni indicatore socio-economico: i più poveri, i più disoccupati, i meno istruiti, con la più bassa aspettativa di vita, i più dipendenti dal welfare, i più imprigionati e più segregati." Un rapporto UE la chiamava "una delle più importanti questioni politiche, sociali ed umanitarie nell'Europa di oggi". Siamo a metà nel Decennio dell'Inclusione Rom, ma chiaramente i risultati degli sforzi per arrivare ad un cambiamento devono essere ancora giudicati, e sinora non abbiamo fatto molto bene.

Pure quanti sono passati prima di noi non hanno avuto successo. Stavo leggendo recentemente un rapporto di quarant'anni fa, pubblicato da Studi Sovietici, che descriveva la situazione dei Rom in un particolare paese del blocco orientale. Vi si dice che mentre il sistema aveva creato tutti i prerequisiti necessari per affrontare il "problema Zingaro", quei "prerequisiti" non stavano funzionando. Quel "problema Zingaro" era descritto come "mancanza di comprensione della formula deterministica Marxista" da parte dei Rom, incolpati per aver ereditato le nozioni pre-comuniste del capitalismo e, con una o due eccezioni, gli Zingari erano ancora "mendicanti, ladri, violenti ed un flagello nel paese," cito da un rapporto governativo. Eravamo da rimproverare perché eravamo deliberatamente antisociali aderendo alla nostra distinta identità, dato che come popolo, dicevano, provenivamo dallo stesso ceppo razziale della popolazione non-romanì. Ciò contraddice, tra l'altro, un ministro degli esteri rumeno, che dichiarava pubblicamente non molto tempo fa che la criminalità è una caratteristica razziale, che ci pone a parte dal resto della popolazione. Non soddisfacevamo la definizione di Stalin di nazionalità, sostenevano quei rapporti, perché "non possedevamo né un comune territorio, né una cultura comune ed un unico modo di vita." L'ideologia marxista diede ai Rom un'identità sociale, ma non una etnica.

Quattro decenni di comunismo non sono bastati a risolvere il loro "problema Zingaro", ed altre due decadi che sono passate non hanno compiuto molto. E vero che abbiamo visto un certo numero di cambiamenti positivi, per esempio il governo ceco ha recentemente bandito il Partito dei Lavoratori, in quanto xenofobo ed una minaccia alla democrazia, citando espressamente i suoi attacchi contro i Rom. Ma per ogni passo avanti, c'è chi opera contro di noi. Il governo francese è appena finito sotto le critiche per aver mancato di fornire una sistemazione adeguata ed il diritto di voto ai Viaggianti; il più recente rapporto sulla Svizzera della Convenzione Quadro per la Protezione delle Minoranze Nazionali ha detto che non stava studiando la possibilità di ratificare la Convenzione 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro a causa delle preoccupazioni che il trattato potrebbe significare per i Rom; il Canada sta progettando una nuova legge sull'immigrazione che darà al Ministero dell'Immigrazione il potere di dichiarare quale paese sia sicuro in Europa, così da stabilire da quali paesi non possano arrivare i rifugiati. Possiamo prevedere che tutti i paesi UE rientreranno in questa lista, cioè che con la nuova legge i Rom non potranno più chiedere asilo in Canada.

E' quasi prevedibile che qualsiasi rapporto formale sui Rom userà la parola problema; una rapida ricerca che ho fatto il mese scorso su Internet delle parole "problema Zingaro (Gypsy problem nell'originale, ndr)" scrivendo questa presentazione, mi ha ridato oltre 22.000 risultati. Ripeto: una ricerca su Internet delle parole "Gypsy problem" mi ha ridato oltre 22.000 risultati.

Dovrebbe forse essere più apertamente riconosciuto che abbiamo anche un problema gadjo; dopotutto, quei 22.000 risultati su Internet non sono originati con noi. Ma la realtà è che noi Romanì e voi gadjè abbiamo tanti problemi l'un l'altro. E devono essere affrontati [...] proprio come in un matrimonio riuscito le parole chiave sono comunicazione e compromesso.

Vivo, come un numero crescente di Romanì, con un piede in due mondi, e posso identificare diverse di queste tematiche da entrambe le prospettive. Il mondo non-Romanì ci vede come eterni outsider, che non vogliono ancora adattarsi, viventi di furti ed inganni, che tutto prendono mentre non contribuiscono a niente, eccetto forse l'intrattenimento - urlanti, sporchi e con una coda di disordine dietro di noi.

Dal nostro punto di vista, il problema più schiacciante con i gadjé è il razzismo. E' direttamente alla base e sostiene gli altri problemi - quelli della povertà, della disoccupazione, della scuola, della sanità e della casa, e nei diritti umani e civili. La povertà di alcune popolazioni romanì è assolutamente opprimente. Nel 2006 un rapporto della Banca Mondiale diceva "I Rom sono il gruppo a rischio più povero in molti paesi dell'Europa Centrale ed Orientale. Sono più poveri di altri gruppi, più facili a cadere nella povertà, e più facili a rimanere poveri. In alcuni casi i tassi di povertà per i Rom sono dieci volte superiori a quelli dei non-Rom. Una recente ricerca ha trovato che quasi l'80% dei Rom in Romania e Bulgaria vivevano con meno di $4,30 al giorno... persino in Ungheria, uno dei paesi di nuovo accesso più prospero, il 40% dei Rom vivono sotto la linea di povertà." George Orwell scrisse che "il primo effetto di povertà è che uccide il pensiero." Benché vederci come vittime, è un gioco a perdere; dobbiamo usare le nostre capacità per cambiare la nostra situazione, e se non abbiamo queste capacità dobbiamo acquisirle. Infine, dobbiamo contare su noi stessi. Il mondo fuori non risolverà per noi i nostri problemi e se ce lo aspettiamo, sarà una lunga lunga attesa.

Quindi, che fare?

Una gran targa sul muro del mio ufficio recita che L'Istruzione è il Passaporto per la Libertà. Lo credo fermamente, e insisto perché facciamo dell'istruzione la nostra più alta priorità nelle discussioni che seguono qui a Bruxelles. Non elaborerò sulle questioni più pesanti che provengono dal razzismo, la soluzione verrà una volta che adeguati programmi educativi verranno progettati ed applicati. Così come questioni riguardo il lavoro e la casa esistono a causa del razzismo, la loro soluzione arriverà attraverso l'istruzione. E non parlo semplicemente di educare il popolo romanì, ma anche la popolazione non romanì.

Ho puntualizzato recentemente in una pubblicazione che la vaghezza riguardo l'identità romanì ha permesso la manipolazione con indifferenza di chi ci è estraneo, e questo mi porta al punto focale del mio discorso [...]. Se avessimo saputo chi siamo, e avessimo avuto la possibilità di essere ascoltati, avremmo potuto dire la nostra su come siamo ritratti. Se un giornalista vuol dire che siamo originari dell'Egitto, come è successo di recente, chi siamo noi per dire che non è così, e cosa diremmo per correggerla, e dove mai sarebbe ascoltata e conosciuta questa protesta? Abbiamo perso noi la nostra storia molti anni fa così non possiamo raccontarla, ed il mondo non-romanì non si tirato indietro nel fornire varie identità al posto nostro. Non credo che potremo fare la storia se non ne conosciamo la nostra; Alain Besançon ha detto che "un uomo senza memoria è assolutamente plasmabile. E' ricreato in tutti i momenti. Non può guardarsi indietro, neanche sentire una continuità con sé stesso o preservare la sua identità." Finché i racconti sugli Zingari influenzeranno i giornalisti ed il ritratto romanzesco che ne consegue, finché gli esperti dell'ultimo momento nei media saranno fiduciosi di poter scrivere senza nessun controllo, finché la loro immaginazione avrà le briglie sciolte, continueremo ad "essere ricreati ad ogni momento," come dice Besançon, senza mai il controllo della nostra identità.

Senza istruzione non possiamo essere articolati, manchiamo di una voce abbastanza forte. Ci lamentiamo, ma non siamo uditi. Ci recente cinque membri dell'Alleanza Civica Rom presenti ad una conferenza sui Rom a Bucarest, sono stati allontanati quando hanno criticato l'inazione del governo. La loro voce è stata soffocata. Senza istruzione non possiamo dire chi siamo e da dove veniamo, e come abbiamo avuto la forza e la determinazione di sopravvivere a secoli di persecuzioni, schiavitù e genocidio ed essere ancora qui. Quando avremo i nostri educatori, avvocati e dottori, non avremo più bisogno di appoggiarci al mondo esterno, e di andare dai gadjé con le mani protese. Fintanto continueremo a farlo, non saremo mai rispettati. A tal riguardo, non vogliamo che i non-romanì ci amino, ma vogliamo il loro rispetto.

I programmi di studi per i Rom devono essere pianificati con attenzione. Promuoveranno l'integrazione o l'assimilazione? Le generazioni più anziane saranno confortate nel sapere che non si tratta di convertire i loro figli in gadjé, cosa che è la grande paura tra i Romanì d'America. A sua volta, la formazione sui romanì nelle scuole pubbliche deve presentare la nostra storia e cultura in maniera uniforme.

Ho già menzionato i media. Mentre potrebbero essere un potente alleato, sono assolutamente l'opposto. Un quarto di secolo fa Kenedi Janós scrisse "i media di massa, in maniera velata, e spesso esplicita, incitano l'opinione in una direzione anti-zingara." I giornali disseminano regolarmente opinioni spacciandole per notizie. I giornali plasmano la mente delle persone. Creano attitudini. Quando il più grande quotidiano rumeno, Evenimentul Zilei, scrisse che "Si ritiene che gli Zingari siano geneticamente inclini a diventare criminali" ripeteva le ragioni di Hitler per lo sterminio dei Romanì nel III Reich. Quando un altro giornale rumeno, Cronica Romana, avvisa i clienti a non fare affari con un venditore perché "il colore della sua pelle" è indicativo del suo essere "poco credibile", il messaggio è chiaro. E questa non è un'attitudine ristretta alla sola Europa centrale e orientale. In Inghilterra titoli come "Zingari! Non potete entrare!" dal Sunday Express o quello del Sun "Quanto tempo prima di mandarli fuori a calci?", per esempio, hanno infiammato l'ostilità pubblica e segnato l'opinione pubblica con l'antiziganismo. Sono rimasto scioccato nell'apprendere che la Foreign Press Association ha appena premiato la produzione della BBC "Bambini Zingari Ladri" col Media Award per la miglior Storia Televisiva dell'Anno. La mossa irresponsabile da parte della BBC, nel trasmetterlo per la seconda volta nonostante le proteste delle organizzazioni romanì in seguito alla prima proiezione sei mesi fa, a cui la Foreign Press Association ha replicato che lo scopo di "aumentare la comunicazione e la comprensione tra le ricche diversità delle culture di questo mondo e la comunità globale" è un travisamento. Dal documentario non arriva nessuna comprensione della situazione di quei bambini, ed in nessun modo ha presentato la nostra "ricca cultura". Invece ha aiutato a rafforzare ancora di più la crescente romafobia in Bretagna, il paese dove sono nato, assicurando nuovi titoli d'odio nei giornali. Il documentario è stato presentato anche in Italia ed in Belgio, e sono arrivate proteste dal Centro Belga per l'Uguaglianza e dall'Autorità di Supervisione dei Media per gli Audiovisivi del Belgio.

Anche la stampa d'intrattenimento può perpetuare stereotipi, come solitamente quelli di romanzesco, di magico e mistero. Due titoli recentemente pubblicati sono quello di Sasha White "Cuore Zingaro"; leggo sulla copertina: "Può un uomo piegato alla sedentarietà convincere una donna dallo spirito libero... a rischiare il suo Cuore Zingaro? Attenzione: questo libro contiene immagini esplicite di sesso con linguaggio contemporaneo," e quello di Isabella Jordan "Zingari, Vagabondi e Calore: un'Antologia del Romanzo Erotico", che recita ai lettori: "Perdetevi negli occhi scuri e nella sfera di cristallo di un amante zingaro!"

Anche i film presentano i Romanì in maniera negativa, soprattutto quelli di intrattenimento. Ora con Il Lupo Mannaro, un anno fa guardavamo Drag Me to Hell e prima Thinner. La prima esperienza con gli Zingari dei miei studenti fu attraverso la versione disneyana del Gobbo di Notre Dame. Su internet c'è un link apposta per "Film zingari maledetti (Gypsy curse movies, ndr)", e digitandolo su Google ritorna oltre 64.000 risultati.

Mentre nel documentario della BBC c'era un rapido riferimento alle vergognose esperienze provate dai Rom nell'Europa di oggi, non è stato fatto nessun tentativo o analisi per spiegare come si sia arrivati a questa situazione, nessuna spiegazione della profonda eredità psicologica che i Rom rumeni hanno ereditato da 550 anni di schiavitù, a dire il vero neanche una menzione a questa schiavitù, quando sono stati gli ex schiavisti a ricevere un indennizzo dal governo per la loro perdita, quando non è stato creato nessun programma per aiutare l'integrazione degli ex schiavi romanì, non istruiti e senza un soldo, nella società libera. Non c'è menzione in quel documentario neanche al fatto che dopo l'Olocausto i sopravvissuti romanì al genocidio ritornarono dai campi senza alcun aiuto, senza indennizzi di guerra, a ricostruire le loro vite frantumate in un mondo ostile dove le leggi contro di loro erano ancora in vigore.

I Cinesi dicono che l'inizio della saggezza è chiamare le cose col loro nome esatto. Se trattiamo gli "Zingari" come un popolo unico, una "comunità", stiamo semplificando una situazione complessa ed ignorando le grandi differenze che distinguono le differenti popolazioni romanì. A luglio2007, Newsweek International pubblicò una storia intitolata "In tutto il mondo, la gente sta abbracciando la cultura dei Rom", ma naturalmente non abbiamo una singola cultura, e le culture che abbiamo di sicuro non sono abbracciate dai popoli di tutto il mondo. [...] I Kaale finnici ed i Calé spagnoli hanno tra loro più differenze che similitudini; i Romanichals differiscono considerevolmente dai Kalderasha, e così via. Queste differenze sono state usate per negare alle popolazioni romanì qualsiasi identità etnica condivisa, ed invece per usare criteri sociali e comportamentali per definirci. La citazione di prima da Studi Sovietici è un esempio di quel modo di pensare, e tante volte ho ripetuto le parole del sociologo ceco Jaroslav Sus, che osservava come ci fosse "un'opinione assolutamente falsa che gli Zingari formino una nazionalità o una nazione, che abbiano una propria cultura nazionale, una propria lingua nazionale."

Invece di pensare negativamente in termini di identità, sulle cose che rendono differente un gruppo dall'altro, dovremmo pensare a tutto ciò che condividiamo in termini di lingua, cultura ed ascendenza. Dopo tutto, è il patrimonio che abbiamo portato in Europa. Le caratteristiche che ora ci dividono sono state acquisite dal mondo non-romanì.

Torniamo a quelli che secondo me sono i principali punti in questione.

Primo: procederemo guardando ai Rom d'Europa come una popolazione definita etnicamente o socialmente? E' chiaro che sinora si è trattato soprattutto del secondo caso, cosicché Romanì e non-Romanì sono stati solitamente raggruppati assieme, ad esempio dalle varie organizzazioni e festival Rom e di Zingari Viaggianti. Certamente, la causa comune è la ragione perché differenti gruppi lavorino insieme, e se è il caso continuino a farlo. Ma insisto che non è stata fatta abbastanza opera di conoscenza sulla distinzione culturale dei popoli romanì, distinzione di cui si deve tener conto, per esempio, nelle aree dell'insegnamento o della casa. Il fatto è che differenti sottogruppi romanì non sono ansiosi di lavorare tra loro, avendone la possibilità, lasciati soli con gruppi non- romanì che, dal punto di vista romanì, sono dopotutto gadjé.

Se i Rom devono essere guardati etnicamente, ci sono diverse questioni che saltano fuori immediatamente. Difatti, possiamo parlare di UN  popolo romanì? Bene, la risposta è sì e no. Provo a spiegarmi meglio.

Un'origine militare per i Romanì non è una nuova idea, in un secolo e un quarto di ricerche, studiosi come Goeje, Clarke, Leland, Burton, Kochanowski, Bhalla, Courthiade, Mróz, Haliti, Lee e Knudsen hanno concordato su questa ipotesi - l'invasione ghaznavida nel primo quarto dell'XI secolo portò alla fuga dall'India. Il lavoro di Soulis, Fraser, Marushiakova & Popov e più recentemente di Marsh hanno ancora di più dimostrato che fu l'espansione dell'Islam il principale fattore nella migrazione dei nostri antenati dall'Asia all'Europa durante il periodo medievale. Non scenderò qui nei dettagli storici e linguistici, sono presentati in un libro sui miei scritti di Dileep Karanth che a breve verrà pubblicato dall'Università di Hertfordshire. L'importante ora è capire che i nostri antenati non furono mai un popolo unico con un'unica lingua quando lasciarono l'India, ma includevano diverse componenti etnolinguistiche.

Altrove ho argomentato che come la nostra lingua, la nostra identità come Rom proviene dal periodo sedentario anatolico, lo status preciso di Indiani e la varietà dei linguaggi si cristallizzarono nella lingua e nel popolo romanì, particolarmente sotto l'influenza dei Greci bizantini. Non c'erano "Rom" prima dell'Anatolia.

Qui vorrei avanzare una prospettiva differente che, ritengo, fornisca un'alternativa di comprensione alla questione dell'identità, e sul perché la questione dell'identità confonda giornalisti e sociologi, e perché ci causi così tanti problemi.

Alla luce dei dettagli delle nostre origini e della nostra storia sociale condivisa o meno, bisogna trarre alcune conclusioni: Primo, che si tratta di una popolazione composita sin dall'inizio, che allora venne definita in base all'occupazione piuttosto che sull'etnia; Secondo, che mentre le componenti originarie - linguistiche, culturali e genetiche - sono tracciabili in India, essenzialmente costituiamo una popolazione che ha acquisito la sua identità e lingua in Occidente (accettando l'Impero Bizantino, cristiano e di lingua greca, come culturalmente e linguisticamente "occidentale"), e Terzo, che l'ingresso in Europa da quella che attualmente è la Turchia non avvenne come un popolo singolo, ma attraverso diverse migrazioni più piccole e forse in un intervallo di due secoli. Questi fattori combinati hanno creato una situazione in un certo senso unica, siamo cioè una popolazione di origine asiatica che ha passato essenzialmente l'intero periodo della sua esistenza in Occidente. Siamo il proverbiale pezzo quadrato che si tenta di infilare in un foro rotondo.

Visto che la popolazione era frammentata e si spostava in Europa nello stesso periodo in cui emergeva come identità etnica, non c'è senso di essere mai stati un popolo singolo ed unificato in un posto in determinato periodo. Possiamo parlare di "centro di ritenzione diretta" consistente di fattori genetici, linguistici e culturali tracciabili dall'Asia ed evidenti in misura maggiore o minore in tutte le popolazioni che si identificano come romanì, ma dobbiamo anche essere coscienti che tutte queste aree sono state aumentate attraverso il contatto coi popoli e le culture europee, e sono gli accrescimenti posteriori che rappresentano le differenze a volte estreme tra gruppo e gruppo.

Per qualcuno, la cultura romanì "pura" è stata praticamente diluita, talvolta da deliberate politiche governative come in Ungheria o Spagna nel XVIII secolo, anche se tali popolazioni sono nondimeno guardate come "zingaresche" dalla società maggioritaria sulle basi di apparenze, vestiti, nomi, occupazioni e stazionamento e come tali trattate, senza avere una tradizionale comunità etnica in cui cercare rifugio. All'estremo opposto sono le popolazioni romanì di numeri sostanziali, come i Vlax o i Sinti, che vigorosamente mantengono lingua e cultura e che a causa di ciò sono tenute fuori dall'accesso alla società europea maggioritaria. A causa di questa, non esiste una soluzione educativa unica buona per tutti i gruppi. Abbiamo bisogno di programmi specifici per gruppo - nel quadro delle più ampie specifiche nazionali.

Mentre questi forniranno la conoscenza di un'origine comune e della storia precedente, e spiegheranno le nostre differenze, non devono intendersi per unire tutti i gruppi in uno. Resta da vedere quale tipo di relazioni creeranno, ma idealmente dovrebbe ottenersi una sorte di comunanza - nei numeri c'è la forza.

Il secondo punto che vorrei fosse discusso riguarda i danni psicologici dovuti alle persecuzioni - non soltanto la paura che i Rom vivono giornalmente in molte parti, paura che ha effetti tanto mentali quanto fisici, ma il danno psicologico più profondo che la storia ha modellato. Non credo che vi sia stata data la dovuta attenzione. Nel 988 in Austria, nell'anniversario dell'Anschlüss, i sopravvissuti romanì raccontarono al reporter del London Times di essere ancora tormentati dalla paura delle ricorrenti persecuzioni naziste. Ci sono storie di isolate famiglie romanì nell'estremo est d'Europa che credono che i nazisti siano ancora al potere.

Alcuni Romanì pagano altro, un'eredità più pesante - una prospettiva di vita trasmessa da centinaia d'anni di schiavitù. Per oltre cinque secoli, i Rom Vlax non hanno avuto alcun potere decisionale. Questo ha creato un punto di vista che vede la situazione di Roma creata da chi non lo è, ed avendo questi generato il problema, sono a loro volta responsabili del trovare una soluzione. Non avendo autonomia interna o potere di risolvere i problemi, gli schiavi dovevano rivolgersi ai gadjé per ogni cosa. Se, per secoli, un popolo ha vissuto in una società dove ogni singola cosa, incluso cibo, vestiti e persino la/lo sposa/o era fornito dall'esterno, a discrezione del padrone, e l'ottenere qualsiasi extra, favori inclusi, dipendeva dal rapporto con quel padrone, si installa così il presupposto che è così che si sopravvive nel mondo. E mentre la schiavitù è stata abolita da un secolo e mezzo, sopravvivono rimasugli di quel modo di pensare. Non solo l'assistenza ed i beni materiali sono ricercati all'esterno piuttosto che nella comunità, ma anche il coltivare contatti utili ed influenti fuori dal mondo romanì è una priorità, e diviene un segno di prestigio. Uno può diventare il leader ella sua comunità su questa semplice base. Questo modo di pensare non incoraggia l'auto-determinazione o l'iniziativa personale, ma prima di essere individuato e cambiato, dev'essere compreso.

Per finire vorrei dire qualcosa su quanti talvolta sono chiamati pasaxèrja in Vlax americano. E' una parola che significa "passeggeri" e si riferisce non a quanti genuinamente vogliono lavorare con noi e ci aiutano nel cambiamento - sono benvenuti - ma invece a chi si è attaccato al carrozzone dell'Industria Zingara, chi ne ottiene un guadagno, scrive una o due cose su di noi quando l'argomento è scottante, e poi sparisce. E' gente che non ci conosce socialmente, e non ha comprensione sulla mentalità o cultura romanì. L'autore di uno dei più quotati lavori sull'etnopolitica dei Rom dell'Europa Orientale, ora dice nell'introduzione del suo libro "Non amo molto gli Zingari", un altro libro altrettanto di alto profilo sul trattamento dei Rom nell'Olocausto include le parole secondo cui noi siamo "con poche eccezioni, un popolo pigro, bugiardo, ladro e straordinariamente sordido...gente eccessivamente sgradevole da avere intorno". Questo tipo di persone servono a se stesse, prendono ma non danno niente. Parliamo anche di cosa fare a tal proposito.

 
Di Fabrizio (del 23/02/2012 @ 09:37:57 in Europa, visitato 801 volte)

Da Bulgarian_Roma. Segnalazione precedente QUI

GreenLeft Jock Palfreeman in prigione a Sofia, 2009. Photo: Freejock.com - Thursday, February 16, 2012

Nel dicembre 2009, il ventitreenne australiano Jock Palfreeman venne condannato a 20 anni di prigione per omicidio a Sofia. Due anni prima era stato coinvolto in una rissa contro un gruppo di 15 uomini, di cui uno morì per una coltellata.

Palfreeman affermò di aver agito per legittima difesa, dopo essere stato assalito da una banda di giovani ubriachi, mentre era  intervenuto in soccorso di due Rom, aggrediti a loro volta. Le dichiarazioni rese alla polizia dai componenti della banda e da testimoni indipendenti, confermano ampliamente la sua versione degli eventi.

Il processo è stato contrassegnato da diverse gravi anomalie, prima fra tutte che la polizia ed i componenti della banda hanno cambiato la loro versione, affermando che nessun Rom venne aggredito e che Palfreeman aveva attaccato il gruppo senza motivo. Alla difesa è stato impedito di adoperare in tribunale le dichiarazioni originali, come pure di interrogarli sul perché avessero cambiato le loro testimonianze.

Nell'appello susseguente, alla difesa venne concesso di interrogare polizia e membri della banda sul perché avessero cambiato le versioni sugli eventi. Molti tornarono sulle loro dichiarazioni precedenti, che sostenevano la versione di Palfreeman. I testimoni addussero confusione e perdita della memoria come causa dell'aver cambiato le loro storie. Nondimeno, la corte d'appello confermò la condanna originale.

Durante il processo sono state organizzate in tutto il mondo azioni di solidarietà per Palfreeman. E' stato appoggiato anche da un importante gruppo bulgaro dei diritti umani, il Bulgarian Helsinki Committtee.

Di seguito, Green Left Weekly rende pubblica una nuova lettera aperta di Palfreeman.

* * *

    Cari Compagni,

    Da agosto 2011 sono stato condannato senza diritto d'appello al più alto tribunale della Bulgaria, ad una pena di 20 anni in un carcere di massima sicurezza.

    Però, il tribunale ha cambiato il primo verdetto, stabilendo che erano presenti dei Rom e che vi fu "una lotta tra i Rom ed il gruppo dei ragazzi".

    Dato che i Rom erano 2 e il "gruppo dei ragazzi" in 15, l'uso del termine "lotta" è abbastanza improprio. I neonazisti della South Division Levski Ultras hanno negato che ci fu una "lotta" con qualsiasi Rom e persino negato la presenza dei Rom stessi.

    Tuttavia la corte d'appello, nonostante le contraddizioni dei neonazisti su questo punto, ha continuato a sostenere che le dichiarazioni dei neonazisti erano veritiere. Stranamente, il punto cruciale delle argomentazioni del pubblico ministero è che non ci fu rissa tra neonazisti e Rom e che là non c'erano Rom, da cui l'accusa contro di me di averli assaliti senza motivo.

    Questa è stata anche la scusa per cui gli inquirenti non hanno portato i Rom a testimoniare in tribunale. Però adesso il tribunale ha dichiarato che i Rom erano presenti e che ci fu contatto fisico tra loro ed i neonazisti, ma nel contempo la corte si ferma a screditare le testimonianze di questi ultimi e a non fare alcun tentativo di trovare questi "nuovi" testimoni.

    Fino ad oggi le uniche prove usate per accusarmi sono state le dichiarazioni dei neonazisti stessi. Non ci sono altre testimonianze portate alla corte che io abbia "senza alcuna ragione assalito 15 persone con l'intento di ucciderle".

    Non ho cambiato la mia versione iniziale, che rimane la stessa quattro anni dopo essere stato rapito dallo stato bulgaro. Ho assistito all'assalto di una banda di 15 neonazisti contro due Rom, a causa del colore della loro pelle. Sono intervenuto per difendere i due Rom.

    Per questa e molte altre ragioni, stiamo tentando di rivitalizzare il movimento di solidarietà sul mio caso, e su tutte le connotazioni che comporta, es. razzismo, violente bande neonaziste e le complicità tra i poliziotti corrotti, corruzione in tribunale e nel sistema carcerario.

    I neonazisti non attaccherebbero la gente per strada, senza le protezioni offerte loro da polizia e tribunali. E' significativo di come centinaia di agenti dello stato siano necessari per fermare me, individuo solitario. Nonostante queste centinaia, ho mortalità, sono nel giusto e sono loro nel torto, questo è il perché sia necessario che loro siano così in tanti.

    Chiamo all'azione quanti si oppongano al razzismo , tanto per strada che nelle forme istituzionalizzate di fascismo: Questo marzo 2012 organizzatevi presso le ambasciate o consolati bulgari nelle vostre città. Portate a conoscenza dello stato bulgaro che [...] non riconoscete la decisione di incarcerarmi e di proteggere i razzisti.

    Ho anche chiesto l'estradizione in Australia per poter essere più vicino alla mia famiglia e fuggire dalle persecuzioni contro di me, condotte dall'amministrazione penitenziaria a favore di chi è legato al mio caso. Ma il procuratore capo Boris Velchev con la sua cagnolina, procuratore Krassimira Velcheva, hanno già provato a costringermi a ritirare la mia richiesta di trasferimento.

    Ho rifiutato di farlo e perciò l'ufficio della Procura della Repubblica non intende rispondere alle mie richieste, sulla base della legge bulgara, di trasferimento in Australia.

    Solidarietà a tutti i compagni, sia dentro che fuori.

Le richieste di March 2012 solidarity sono:

  • Sia riaperto il caso di Jock, soprattutto per la mancata testimonianza dei due Rom vittime.
  • Siano puniti i neonazisti per i crimini passati e siano messi in condizione di non compierne altri.
  • Sia permesso a Jock di trasferirsi in Australia, come a tutti gli stranieri di trasferirsi nei loro paesi.

Le lettere devono essere inviate a:

  • Head prosecutor of Bulgaria, Boris Velchev, Ns 2 Vitosha Boulevard, Sofia 1061, Bulgaria.
  • Directorate of International Legal Assistance and European Integration, Krassimira Velcheva, 2 Vitosha Boulevard, Sofia 1061, Bulgaria.
  • Minister of Justice, Diana Kovacheva, Ns 1 Slavanska Street, Sofia 1040, Bulgaria.
  • Prime Minister of Bulgaria, Boiko Borrisov, Ns 2 Dondukov street, Sofia 1123, Bulgaria
  • President of Bulgaria, Rosen Plevneviev, Ns 2 Slavanska street, Sofia 1040, Bulgaria
  • Ministry of Foreign Affairs, N2 29 "6th September" street, Sofia 1000, Bulgaria.
 
Di Fabrizio (del 06/06/2007 @ 09:37:31 in Europa, visitato 1258 volte)

Un brano appena apparso su Redattore Sociale, subito segnalatomi da diversi lettori. Grazie

05 - 06 - 2007
''Al Parlamento Europeo dovrebbero sedere 16 membri rom''
''In un mondo ideale'': è invece estremamente scarsa la rappresentanza politica nell'Ue di rom e sinti, dice il nuovo rapporto di Enar e di Erio.
La prima barriera? I partiti politici


BRUXELLES - "In un mondo ideale, il mondo politico dovrebbe riflettere fedelmente la propria base di rappresentanza. Se così fosse, i dieci milioni di rom presenti in europa dovrebbero godere di una rappresentanza del 2% negli organi decisionali. Ad esempio, al Parlamento Europeo dovrebbero sedere 16 membri rom, ma è una cifra molto lontana dalla realtà": questo brano, tratto dal 'fact sheet' congiunto di Enar (European Network Against Racism) e di Erio (European Roma Information Office) "Partecipazione politica di rom, nomadi, e sinti", rende bene l'idea di quanto queste comunità subiscano una spiccata sottorappresentazione, nonostante i regimi democratici vigenti ovunque in Europa. Rom, sinti e nomadi costituiscono la minoranza etnica più numerosa nel Vecchio Continente, in particolare nei paesi dell'Europa centrale e orientale. Dappertutto però il loro livello di rappresentanza è basso.

Le cause di ciò sono molteplici, e inserite in un circolo vizioso costituito da pregiudizi da parte degli organi politici (partiti e istituzioni), povertà e ignoranza da parte di queste minoranze. La partecipazione alle elezioni per queste comunità è molto bassa, indicando un grado elevato di disillusione per ciò che il potere politico può fare per loro. D'altra parte però molti sistemi elettorali alzano verso queste minoranze barriere insormontabili, richiedendo ad esempio una localizzazione geografica per essere iscritti nei registri degli elettori. A questo si deve aggiungere che spesso i membri di questi gruppi etnici sono sprovvisti di uno status civico: molti di loro non hanno nemmeno una carta d'identità, e atti come matrimoni o nascite non sempre vengono fatti registrare. Ma anche nel caso si abbiano questi documenti, capita che non vengano riconosciuti come validi passando da uno Stato all'altro, fatto frequente nel nomadismo.

Venendo al dettaglio dei meccanismi di esclusione, i partiti politici sono la prima barriera individuata nel rapporto all'inclusione dei rom nella vita politica. C'è una generale riluttanza da parte dei partiti più importanti nel fare proprie le istanze di rom, nomadi e sinti, di candidarli nelle proprie liste, o comunque di dimostrare vicinanza a questi gruppi, dato che non sono generalmente ben visti dall'opinione della massa. E quando un rom ce la fa a farsi candidare, ciò avviene sempre in posizioni di lista che lo rendono ineleggibile. Nemmeno la creazione di partiti politici su base etnica aiuta, a causa della scarsa attenzione che i nomadi stessi riservano alla vita politica. Ad esempio in Bulgaria, il paese con la comunità più numerosa, nel 2005 il partito Euroma non ha piazzato nemmeno un eletto. Vi chiaramente sono eccezioni, come le due europarlamentari rom Viktoria Mohacsi e Livia Jaroka, ma nella maggior parte dei casi sui tratta di successi alle elezioni locali. Questo è un ambito più vicino agli interessi diretti di queste minoranze, e a una maggior partecipazione si lega un maggior successo.

Nel documento di Erio e Enar vengono individuate alcune buone pratiche per contrastare questo stato di cose, come lo sono ad esempio gli organismi di autogoverno per i rom ungheresi. Nonostante le critiche a questa iniziativa (mancanza di poteri effettivi, di fondi, di competenze, esclusione dalla vita politica dominante), questi organismi si sono rivelati un'ottima palestra per promuovere la coscienza di comunità e dei propri diritti, incoraggiando una partecipazione politica che può fuoriuscire dai limiti dell'iniziativa. In questo processo, il ruolo delle ONG e le risorse offerte dal loro lavoro vengono visti come preziosissimi, ad esempio incentivando al partecipazione al voto o le candidature. Incontri e tavole rotonde tra politici, amministratori e rappresentanti di questi gruppi offrono un'ulteriore piattaforma di confronto e di partecipazione. Alcuni partiti si sono poi impegnati a includere nei loro ranghi delle minoranze.

Ma tutto questo non basta. A discapito della complessità del problema e del circolo vizioso che lo alimenta, fondamentale resta - sottolineano Erio e Enar - la partecipazione attiva e diffusa i rom, sinti e nomadi alla vita politica. Ai governi e a i partiti invece si chiede di attuare strategie che creino un terreno fertile per un loro coinvolgimento effettivo, cominciando anche ad assumere rom nelle amministrazioni pubbliche, a partire dal livello locale. Un occhio di riguardo viene richiesto poi per l'inclusione di frange marginalizzate nell'emarginazione, come le donne e i giovani. (matteo manzonetto)

© Copyright Redattore Sociale

 
Di Fabrizio (del 16/08/2008 @ 09:37:30 in Europa, visitato 1950 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

IPS By Vesna Peric Zimonjic

BELGRADO, 12 agosto (IPS) - Alcune settimane fa, la Serbia ha dato l'addio al cantante folk Saban Bajramovic, morto per arresto cardiaco all'età di 72 anni nella città meridionale di Nis. Con un gesto insolito, il Presidente serbo Boris Tadic ha partecipato al funerale, dando l'ultimo tributo al "Re della Musica Zingara"

Ma la presenza del Presidente non è stata l'unica cosa insolita.

"E' triste che (Bajramovic) se ne sia andato," ha detto a IPS Osman Balic, attivista Rom. "Ma è anche un miracolo che sia vissuto così a lungo. Sono sicuro che nella sua città natale di Nis non ci sono Rom di quell'età." Si ritiene che a Nis vivano 25.000 Rom.

I Rom sono un popolo che migrò in Europa dall'India sin dal XIV secolo. Si stima che 12 milioni vivano in Europa, affrontando deprivazioni e discriminazioni.

Secondo gli studi di diversi gruppi Rom per i diritti umani, soltanto un Rom serbo su 60 vive sino al 60° compleanno, e molti non superano l'età di 50.

"La più corta aspettativa di vita è tra i riciclatori di materiali, (un commercio) popolare tra i Rom come mezzo per sopravvivere," ci ha detto Balic. "La loro aspettativa di vita è di circa 45 anni, causa le condizioni estremamente dure che li circondano."

La Serbia ha recentemente assunto la presidenza del "Decennio dell'Inclusione Rom", l'iniziativa internazionale volta a migliorare lo status dei Rom tra il 2005 e il 2015. Nove paesi sono stati coinvolti nel progetto - Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia e Slovacchia.

Il mese scorso, si è aggiunta l'Albania, mentre la Bosnia-Herzegovina e la Spagna stanno per farlo. La Slovenia ha la posizione di osservatrice.

Gli sforzi sono centrati sul miglioramento delle condizioni socio-economiche di questo gruppo altamente marginalizzato, con punti prioritari all'istruzione, impiego, sanità ed alloggio.

"Non c'è bisogno delle statistiche per vedere la povertà che prevale tra i Rom," ha detto il vice Primo Ministro Bozidar Djelic in una recente conferenza stampa. "Ci sono 593 insediamenti Rom attorno alle grandi città della Serbia, senza nessuna infrastruttura o normali standard di vita."

Djelic ha detto che il nuovo governo che ha assunto la direzione in luglio vorrebbe assegnare 500 milioni di dinari (10 milioni di dollari) invece dei 2,4 milioni programmati in precedenza, per misure per migliorare le condizioni di vita dei Rom.

Ma la Serbia, come molte altre nazioni dell'ex Yugoslavia, non conosce il numero esatto dei Rom nel paese. La Serbia ha una popolazione di 7,5 milioni. Il censimento del 2002 pone il numero dei Rom in 108.000, ma Djelic puntualizza che si ritiene che solo un Rom su tre ammette di appartenere a questo gruppo etnico.

In Bosnia-Herzegovina, il censimento del 1991 contava 6.868 Rom tra la popolazione anteguerra di 4,3 milioni. Ma secondo il Comitato per i Rom interno al Consiglio nazionale dei Ministri (governo federale), il numero è vicino a 70.000.

Il censimento 2001 in Croazia trovò 9.463 Rom su una popolazione di 4,4 milioni. Le organizzazioni Rom dicono che il numero reale è tra 30.000 e 40.000, e la maggior parte non ha una fonte permanente di reddito.

I gruppi locali dei diritti hanno patito un colpo a luglio quando la Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito che la Croazia non discriminava gli studenti Rom mettendoli in classi separate di solo Rom, pratica frequente nei Balcani.

"Questa regola potrebbe avere un impatto su molti paesi in Europa," ha detto Anita Danka del Centro Europeo per i Diritti dei Rom alla belgradese B92 RTV. "La Corte non è stata capace di vedere che l'istruzione segregata può avere una varietà di manifestazioni, inclusa la segregazione nelle scuole principali."

La segregazione esiste anche in Serbia, dove i bambini Rom per decenni sono finiti in scuole speciali.

Le statistiche del Centro Informazione Rom mostrano che il 60%  dei Rom lasciano la scuola all'età di 10anni. Soltanto il 4% dei bambini Rom in Serbia hanno frequentato la pre-scuola o gli asili.

La nascita di solito non viene registrata, dicono gli attivisti. La Serbia il mese scorso ha lanciato una campagna per fornire documenti ai Rom.

"La linea di tendenza è la politica di fornire un'esistenza decente per i Rom dopo molti anni di negligenza," ha detto Luan Koka dell'Organizzazione della Stategia Nazionale per i Rom a IPS. (END/2008)

 
Di Fabrizio (del 17/10/2011 @ 09:37:20 in Regole, visitato 490 volte)

di PETIA EMILOVA

10 mesi con la condizionale ha ricevuto il 23-enne di Varna per incitamento all'odio etnico e alla violenza attraverso "Facebook". Ieri abbiamo riportato che, nel contesto degli eventi in Katunitsa, egli aveva creato l'iniziativa "Strage di zingari". L'invito era quello di raccogliere le "armi" il 28 settembre e in poche ore 76 utenti hanno confermato la partecipazione.

Dinanzi al tribunale distrettuale di Varna ha spiegato che ha creato l'evento dopo aver visto che tutti i gruppi relativi agli eventi di Katunitsa fossero stati rimossi da "Facebook". In questo modo, ha voluto continuare la discussione sul tema degli zingari e invitato alcuni amici i quali lo hanno diffuso in rete . Nonostante l'evento fosse stato chiamato "Strage di zingari" e applicato una foto di una mano con un coltello, Zhechev detto che il suo appello era per una protesta pacifica, alla quale egli non aveva intenzione di partecipare. Fino ad allora, il giovane aveva partecipato a solo una delle tre manifestazioni di Varna a sostegno dei residenti di Katunitsa.

Zhechev è stato condannato a 10 mesi con la condizionale e 3 anni di periodo di prova. Il computer dal quale è stato creato l'evento "Strage di zingari" sarà confiscato.

La sentenza è impugnabile entro 15 giorni.


L'articolo (in inglese) sul Washington Post

 
Di Fabrizio (del 10/12/2010 @ 09:37:11 in lavoro, visitato 705 volte)

Da Roma_Benelux

Standartnews.com

05/12/2010 - Riporta RIA Novosti, che il governo della provincia belga delle Fiandre ha adottato un piano ed una strategia per l'integrazione sociale e professionale dei Rom provenienti in Belgio dalla Bulgaria e dalla Romania. Ai Rom verrà dato accesso a settori del mercato del lavoro soggetti a carenza di manodopera. Sinora questo accesso era negato ai cittadini della Bulgaria e della Romania, anche se i due paesi sono membri UE dal 2007.

"Il messaggio che vorremmo inviare è che i Rom dalla Bulgaria e dalla Romania che arrivano qui devono essere pronti a lavorare," ha commentato Geert Bourgeois, ministro fiammingo all'integrazione civica.

 
Di Fabrizio (del 09/01/2012 @ 09:37:09 in Europa, visitato 704 volte)

Da Bulgarian_Roma

03/01/2011 - Secondo un rapporto, interi quartieri della città di Plovdiv si stanno spostando verso Germania, Francia o Svizzera.

I Rom di Plovdiv stanno cercando una vita migliore in Europa Occidentale, secondo il giornale locale "Maritsa", con la Svizzera nel ruolo di ultima destinazione preferita tra tutte.

In Svizzera i Rom bulgari spesso chiedono asilo nei campi rifugiati per curdi, dove potrebbero ottenere riparo, cibo ed i 600 euro al mese in quanto rifugiati politici.

Di solito chiedono asilo accusando la Bulgaria di discriminazioni, spiega Yashar Asan, a capo del Comitato d'Iniziativa delle Persone in Necessità.

Secondo le sue parole, 20 tra le famiglie rom più ricche della mahala Adzhisan di Plovdiv sono emigrate in Svizzera negli ultimi 2 mesi, anche se alcuni di loro sono già in attesa di essere estradate via aerea dalle autorità svizzere.

A Stolipinovo, il più grande quartiere rom della Bulgaria, con una popolazione di circa 40.000, la città tedesca di Dortmund è vista come un posto da sogno.Secondo Asan, ogni giorno ci sono cinque autobus da 50 posti che partono ogni giorno da Stoliponovo verso Dortmund.

Asan ritiene che siano 500 le famiglie di Stoliponovo, tra le 3000 e le 5000 persone, emigrate in Francia e Germania negli ultimi dieci anni, con gli uomini occupati soprattutto nel settore edile e molte donne preda della prostituzione.

 
Di Daniele (del 17/02/2011 @ 09:36:52 in Europa, visitato 817 volte)

Da Slovak_Roma

Michaela Terenzani - Stanková Rendendo la lingua legale

Una volta che allacci un bottone sul tuo giubbotto in modo sbagliato, allora tutto il tuo giubbotto è ovviamente abbottonato sbagliato, ha detto Rudolf Chmel, il Vice Primo Ministro per i diritti umani e le minoranze nazionali, descrivendo le tensioni che hanno circondato la Legge sulla Lingua dello stato della Slovacchia. Il suo ufficio ha iniziato ufficialmente a lavorare con più forti poteri il 1° novembre e tra le sue prime iniziative legislative c'è un emendamento alla legge sulle lingue minoritarie che è stato presentato per la discussione pubblica poco prima della fine del 2010. Il diritto di usare la propria lingua madre, nonché i conflitti che scoppiano regolarmente tra slovacchi e ungheresi e i problemi della situazione di esclusione sociale delle comunità rom sono stati tra i temi che Chmel ha discusso con il pubblico slovacco poco prima della vacanze di Natale.

The Slovak Spektator (TSS): La legge statale sulla lingua, che ha provocato molta tensione tra ungheresi e slovacchi, è stata recentemente modificata. Come ha fatto a percepire l'emergere del problema?

Rudolf Chmel (RCH): La legge statale sulla lingua è emersa come problema quando è stata approvata dal governo di Vladimir Meciar nel 1995, perché ha un evidente tono contro le minoranze, e soprattutto anti-ungherese, ivi comprese le sanzioni. Ma il periodo precedente della situazione risale agli inizi degli anni '90 quando una certa parte di nazionalisti si avvicinò con l'idea di protezione della lingua di Stato, come se qualcuno stava ancora cercando di portarla via da noi. In generale gli slovacchi sembrano che vivano ancora nel XIX secolo, nel Romanticismo, quando il linguaggio doveva essere combattuto, o più tardi, quando la magiarizzazione era parte delle politiche statali. Ma oggi la lingua slovacca è una parte naturale dell'identità degli slovacchi e come tale non ha bisogno di meccanismi repressivi giuridici per la sua tutela. E' fondamentalmente una controversia tra chi vuole proteggere e lottare per la lingua e coloro che vogliono prendersi cura di essa e coltivarla. Se c'è una minaccia per la lingua slovacca, è a causa di ignoranti slovacchi e non degli ungheresi o altre minoranze.

Il governo di Mikuláš Dzurinda ha liberalizzato la legge nel 1999 ed ha approvato una legge sulle lingue minoritarie, così formalmente questi due problemi sono stati modificati, ma la verità è che entrambe le leggi sono imperfette - e quindi hanno bisogno e avranno bisogno di essere migliorate. Nel 2009 il governo di Robert Fico ha rinforzato nuovamente la legge, e praticamente l'ha riportata di nuovo ai tempi di Meciar. La coalizione di governo attuale sta cercando sia di armonizzarle che liberalizzarle - ossia, moderare la protezione ed incrementare l'attenzione per entrambe le lingue, quella di stato e quella delle minoranze.

TSS: Come ha visto la tensione che è emersa fra gli ungheresi e gli slovacchi per la Legge statale sulla lingua?

RCH: La minoranza ungherese si occupa della questione della lingua in modo diverso rispetto alle altre minoranze, come gli ungheresi, simili agli slovacchi, vivono ancora con la convinzione che la lingua sia l'attributo più importante della loro identità nazionale. E' vero, ce ne solo accorgiamo meno quando si parla di minoranze. Quando si tratta della lingua, una minoranza è naturalmente più vulnerabile ed in pericolo perché vive in un ambiente della lingua in maggioranza ed è nel maggiore dei casi la lingua minoritaria piuttosto che la lingua di maggioranza che è assimilata. Nel 2009, la legge statale sulla lingua è stata reintrodotta nell'agenda nazionale inter statale slovacca-ungherese, dal momento che le caratteristiche repressive della modifica erano rivolte soprattutto contro la minoranza ungherese. Il governo ungherese ha interferito e la bolla è cresciuta. In quel momento ho creduto che fosse inutile, in quanto faceva parte della carta ungherese che il governo guidato da Fico ha giocato nelle relazioni bilaterali con l'Ungheria. Ecco perché abbiamo creduto che le misure restrittive dovrebbero essere eliminate. Dopo tutto, c'erano pertinenti raccomandazioni internazionali che supportavano la nostra posizione.

TSS: Ma le sanzioni che lei ha criticato in passato rimangono nella legge, anche se in modo limitato. E' soddisfatto della soluzione che il parlamento ha recentemente approvato?

RCH: Siamo venuti con le richiesta di rimuovere le misure restrittive sia sulla legge statale sulla lingua, e nella legge sulla lingua delle minoranze, in quanto le due leggi in realtà sono due facce di una stessa medaglia e, pertanto, devono essere compatibili. L'emendamento alla legge statale sulla lingua è stato proposto dal ministro della cultura perché compete al suo dipartimento. C'è anche un dipartimento di lingua di stato presso il ministero della cultura che supervisiona sul corretto uso dello slovacco. Questo è quello che ho cancellato quando ero ministro della cultura (nel 2002-2005) perché mi sembrava troppo per i funzionari ministeriali dire cosa è giusto e cosa è sbagliato nella lingua. Per tutto questo abbiamo un'autorità accademica, L'istituto di linguistica Ludovit Stur presso l'accademia slovacca delle scienze, come pure diversi dipartimenti universitari. Non è dato agli ufficiali ed hai politici il codificare il linguaggio. A parte questo, credo che la legge statale sulla lingua, dovrebbe essere una legge di solo valore simbolico e non dovrebbe essere utilizzata per qualsiasi repressione o minaccia.

Così è stato necessario emendare la legge, ma è più facile a dirsi che a farsi, come i vecchi pregiudizi nazionalisti e i traumi che hanno lavorato nelle relazioni fra slovacchi ed ungheresi per decenni, permangono nella coscienza politica slovacca sia nazionalistica che democratica, quella che attualmente governa il paese.
Ora i nazionalisti da Smer e dal Partito Nazionale Slovacco (SNS) dicono che la legge è servile a Budapest, dall'altro lato i nazionalisti ungheresi criticano il governo slovacco dicendo che la legge continua a perseguitare le minoranze. Quindi di solito i nazionalisti partono dalle stesse piattaforme, rimanendo solamente uno contro l'altro. Ma credo che se le sanzioni sono state eliminate, la legge sarebbe piuttosto buona. Usando il termine "sanzione" o "ammenda" in relazione al linguaggio, è un intervento drastico nella società, come la lingua è un affare molto intimo, molto personale dell'identità umana come dell'identità di una comunità più grande. Qualsiasi repressione in quella zona interferisce con l'identità umana. Dopo la nostra ultima modifica, le repressioni verranno utilizzate solo in campo ufficiale, molto formalmente, ma penso che siano completamente ridondanti. C'è stato un sollievo significativo in diversi settori della comunicazione pubblica, per esempio in uffici di auto-governo o negli uffici di polizia. Il rilievo è ancora più grande nel settore della cultura. Ma la legge ancora non contiene tutti i provvedimenti che potrebbero essere necessari.

TSS: Ora tenterà anche di modificare la legge sulle lingue minoritarie, che dovrebbe per molti aspetti allargare il diritto delle minoranze ad usare la loro lingua madre – una misura che spesso incontra resistenze da parte dei politici in Slovacchia. Perché c'è una mancanza di volontà tra i politici della Slovacchia per questo?

RCH: E' necessario modificare la legge sulle lingue minoritarie da quando abbiamo modificato la legge statale sulla lingua e queste due leggi devono essere compatibili. Abbiamo inoltre stabilito come uno dei nostri obbiettivi sia un concetto più ampio della politica per le minoranze in termini giuridici. Vogliamo farla finita con la discordia tra le due lingue, come la legga statale sulla lingua ha interferito negli usi delle lingue minoritarie, in particolare dopo che il governo di Fico l'ha modificata. Ciò doveva essere rimosso perché l'uso delle lingue minoritarie è disciplinato dalla legge sulle lingue minoritarie e non dalla legge statale sulla lingua. Le raccomandazioni internazionali hanno parlato con la stessa voce che questa discordia dev'essere rimossa.

Per rendere compatibili le due leggi, ora ci sono le sanzioni introdotte nel progetto di modifica della legge sulle lingue minoritarie perché ci sono già delle sanzioni nella legge statale sulla lingua. Se un membro della minoranza non è in grado di far valere il suo diritto di parlare una lingua minoritaria, possono lamentare l'istituzione in questione. Ma io personalmente credo che non ci dovrebbero essere sanzioni in nessuna delle due leggi.
Ovviamente, per qualcuno dei miei colleghi questo suonava come un reato contro la maggioranza slovacca, che le istituzioni slovacche potrebbero essere sanzionate se un ungherese, un ruteno, un ucraino od un rom non possano ottenere un'informazione nella loro rispettiva lingua. La mentalità slovacca, non pensa se accadesse al contrario, ma quando è la maggioranza che deve essere punita, tutto ad un tratto non ci piace.

TSS: Uno dei principali cambiamenti che lei sta introducendo nel progetto di modifica della legge sulle lingue minoritarie, è abbassare il quorum per chi parla la lingua minoritaria, dall'attuale 20% al 10%.

RCH: Tutte le raccomandazioni internazionali dicono che il quorum dev'essere abbassato. Nel 1999, quando la legge è stata redatta per la prima volta, anche il 20% sembrava troppo alto. Ma l'esperienza ha dimostrato che non è un buon quorum, in quanto permette ancora di assimilare le minoranze. Le raccomandazioni internazionali che abbiamo ricevuto parlano del 10%, sostenendo che le lingue minoritarie richiedono maggiore protezione in quanto la loro posizione statale non è uguale a quella della lingua nazionale. Ho il sospetto che non sarebbe accettato facilmente da molti cittadini e politici ma il quorum proposto non è così basso. Nota bene, non riguarda la minoranza ungherese, bensì le altre minoranze. Attualmente, sotto il quorum del 20%, sono circa 520 municipalità con lingua ungherese e, con il quorum abbassato al 10%, sarebbero altre 30, meno del 1% in più. Ma è interessante considerare che la minoranza tedesca, che è molto più piccola. Attualmente, vi è un solo comune di lingua tedesca, Krahule nella Slovacchia centrale, ma con il quorum del 10%, salirebbe da 10 ad 11 municipalità. Con la minoranza croata, si potrebbero influire due parti della municipalità di Bratislava, Jarovce e Cunovo. Considerando la minoranza rutena, proponiamo il conteggio insieme alla minoranza ucraina per finalità di utilizzo delle minoranze linguistiche, il che significherebbe che persino la città di Humenné diventerebbe ufficialmente bilingue.
Il problema con la minoranza rom, a questo riguardo, è che un'infrastruttura completamente nuova per la loro lingua, avrebbe bisogno di essere stabilita. In questo caso, dovremmo prendere in considerazione un modo per rinviare l'implicazione pratica della legge per creare spazio per l'educazione dell'intelligenza rom che sarebbe in grado di saturare questa infrastruttura. Non è una cosa facile, che richiede anche un più alto budget per le municipalità interessate.

TSS: Il suo ufficio si occupa anche di alcuni problemi legati alla minoranza rom. Quali di questi consideri più seri?

RCH: L'agenda dei rom è attualmente distribuita tra diversi uffici e penso che sia necessario un approccio più globale. Negli ultimi 21 anni lo stato ha fallito nelle politiche sociali. Vi è una sorta di egoismo economico tra i non-rom e le problematiche per ridurre la povertà dei rom. E da quando nascondiamo le problematiche economiche ed i fallimenti dello stato, le soluzioni che vengono proposte sono spesso razziste, ideologiche e dirette verso i cittadini più poveri di questo paese.
"Le comunità socialmente escluse" è solo un bel nome per le baraccopoli, dove le persone non hanno una possibilità di prendere una via d'uscita dal circolo vizioso in cui vivono. E poiché non esiste un approccio globale per risolvere i loro problemi, ma ogni ufficio lo risolve nel suo piccolo dipartimento – nella sanità, nella scuola, negli affari sociali, nella giustizia – le soluzioni sono sempre e solo parziali. Secondo me, non solo non abbiamo mosso il problema della socializzazione reale delle comunità rom in avanti negli ultimi 20 anni, ma abbiamo raggiunto persino "numeri rossi".
Attualmente sono soprattutto le associazioni civiche che si interessano di questi problemi, sulla base della volontà di alcuni appassionati che operano all'interno delle comunità rom, ma non c'è stato alcun approccio sistemico. Il problema della minoranza rom non può essere risolto dal mercato, che alcuni ritengono che sia in grado di risolvere tutto. Oltre a questo, tutti i programmi per i rom che sono stati eseguiti fino ad ora, erano programmi a breve termine. E questo problema deve essere risolto nel lungo periodo ed in modo esaustivo. D'altra parte, la povertà estreme che non si vuol vedere in questo ambiente, continuerà a generare costi sempre più elevati. Ma il denaro non è il problema più grande. Il problema è che c'è una mancanza di un concetto a lungo termine ed una mancanza di esperti di politica che proponga soluzioni.

TSS: I problemi delle minoranze rom non sono solo slovacchi e sempre più influenzano l'intera Europa. Pensi che la cooperazione europea una soluzione completa ed a lungo termine?

RCH: Se c'era qualche senso nella "soluzione" francese del problema, poi si sarebbe attirata l'attenzione al carattere europeo del problema rom, dimostrando che non è un problema di un paio di stati dei Balcani e dell'Europa centrale, ma un problema che l'Unione Europea deve rifletter e risolvere. Se ignoriamo i problemi dei rom in Romania ed in Bulgaria, questi si apriranno come una questione irrisolta in Francia o in Italia e continuerà a crescere. Non possiamo tenere gli occhi chiusi su questo. La UE attualmente ha attualmente molto più gravi problemi economici e finanziari e non può quindi concentrarsi interamente sulla questione rom, ma forse dovremmo essere uno di quelli che avrebbe spinto l'agenda, soprattutto una volta che abbiamo un'idea. Uno dei problemi principali che il governo sta affrontando adesso, è quello di trovare soluzioni chiave all'agenda rom e di non far finta che questo problema non esiste o che non lo possiamo vedere. Il problema è qui, ed è grave.

TSS: I suoi predecessori sono stati criticati per la cattiva gestione dell'agenda rom. Saranno i poteri forti del suo ufficio a cambiare la percezione critica del pubblico del vostro ufficio?

RCH: Questo ufficio porta sempre una certa sfida in esso – è in un certo senso un ufficio virtuale, perché i suoi poteri non sono realmente tangibili, come i diritti umani che sono ancora violati anche nelle democrazie, anche in Slovacchia. Questo ufficio vuole servire come coordinatore dell'agenda dei diritti umani, che di fatto rientra nella responsabilità di tutti i dipartimenti governativi. Siamo come un custode, ma senza la possibilità di punire. Possiamo solo consigliare e cercare di migliorare la normativa. Il secondo pilastro di questo ufficio, sono le minoranze nazionali, che comprendono anche la minoranza rom, e ci sono alcuni problemi molto seri lì. Ho intenzione di avere incontri con il ministro dell'istruzione per cercare per cercare insieme di risolvere i problemi di educazione delle minoranze. Ci sono ancora molte cose controverse che succedono e che devono essere indagate e guardate – come figli di famiglie rom che vengono spesso inviati alle scuole speciali anche se non li appartengono. Vedo molto lavoro da fare per noi insieme con l'istruzione e ed i servizi sociali in materia di istruzione dei bambini rom. Alcuni passi decisivi bisogna finalmente prenderli.

 
Di Fabrizio (del 24/07/2007 @ 09:35:42 in lavoro, visitato 1378 volte)

Da La voix des Rroms

Saint-Ouen lotte n° 67 - luglio 2007

" Osserva la mia città, si chiama bidone, bidone, bidonville, vivere lì è cotone (... ]Dammi la tua mano compagno, ho cinque dita io anche, ci si può credere uguali (...)"

Claude Nougaro - Maurane

A Saint-Ouen, al termine della via Ardoin, vicino alla Senna, una bidonville dispiega la semplicità della miseria generata dall'implosione delle società dell'Europa dell'Est, la caduta delle pareti e barriere doganali, la vittoria del "libero" mercato e della "libera" concorrenza nell'Unione europea degli azionisti. Lasciati per conto, Rroms ad esempio, sono trattati da anni come paria. Prima della caduta, avevano lavoro, ma sono ora colpiti dalla disoccupazione. Allora fanno ciò che hanno fatto i nostri antenati Bretoni, Auvergni, ciò che hanno fatto gli Spagnoli, i Portoghesi, gli Algerini, i Marocchini ed altri Africani negli anni 60 ed ancora ora: partono verso le città dove c'è lavoro, nell'Europa dell'Ovest.

Quale lavoro? Un lavoro al nero nel bastimento, nel settore alberghiero, nella ristorazione. "Continua, ti pago il mese prossimo." "A volte sono pagati alla fine del secondo mese, a volte no." "Spostati tu, non avrai nulla di tutto". Queste sezioni di due mesi di lavoro clandestino non pagato sono frequenti. Grazie proprietari. Quale ricorso hanno? Ricominciare altrove sperando di avere più possibilità. Mendicare. Di ricorso legale non ce n'è. Anche in queste condizioni, la concorrenza è dura. In estate i bordi dell'unità periferica si coprono di tende occupate da lavoratori e studenti dei paesi dell'Est che, loro, non sono paria nel loro paese, ma che sono anche disoccupati. Che cercano di rientrare al paese con un po'di denaro. Gli sfortunati, a volte non hanno neppure che rientrare. Ma quando la possibilità è là, un giorno di salario qui, è il salario di un mese là. Studenti bulgari guadagnano in due mesi di che vivere durante un anno di studi. La situazione dei Rroms è diversa. Rari sono coloro che riescono a guadagnare abbastanza denaro per inviarne un po'in Romania, in Bulgaria, in Ungheria per migliorare la vita nel ghetto in cui vive la loro famiglia. La maggior parte è inchiodata qui dove la miseria è meno dura che là ed il dispetto della gente "brava" meno pesante.

A questa semplicità estrema della disgrazia ci sono soluzioni estremamente semplici: "Oh, bidonvilles nel 2007!" Quale vergogna! Toglietela della mia vista immediatamente! "D'espulsione in espulsione, la miseria e la precarietà dei Rroms aumentano ogni volta." Ma il problema non è risolto.

8 Milioni di Rroms sono cittadini europei, collegati da una cultura ed una lingua, il rromani, una lingua indo-europea. Un popolo senza territorio che non richiede territori. Ma il diritto di vivere normalmente nei vari paesi dell'Europa, il diritto ai "diritti dell'uomo e" ai diritti del bambino "e" alla parità delle opportunità ", come tutti."

Un inizio di soluzione, ad esempio a Aubervilliers, un terreno del comune dove devono essere sistemate case prefabbricate, a Bagnolet, la costruzione di chalets, dopo molti anni d'alloggio caotico in una costruzione comunale abbandonata. Un inizio di soluzione è l'accompagnamento sociale che permette di trovare un lavoro meno precario, scolarizzare i bambini, integrarsi a termine in un alloggio classico, è il bilancio di "riassorbimento delle bidonvilles" individuato dal consiglio generale ed è efficace soltanto se i municipi lo utilizzano.

Un inizio di soluzione, sono che i municipi abbiano meno timore di mettersi sul problema perché avranno meno timore delle reazioni dei diretti più semplicistici. Un inizio di buona soluzione, è la tua solidarietà, abitante di Saint-Ouen.

Dammi la tua mano, compagno, hai cinque dita tu anche, puoi renderti utile!

Mathilde

 
Di Fabrizio (del 07/01/2010 @ 09:35:29 in Europa, visitato 1009 volte)

Da Bulgarian_Roma (altro polpettone bulgaro, dove forse non tutto funziona come descritto, ma che potrebbe essere un punto di partenza per molte realtà italiane)

PROGRAMMA MUNICIPALE PER LO SVILUPPO DELLA COMUNITA' ROM A SOFIA

Condizione del problema

A Sofia ci sono circa 125.000 Rom residenti, che vivono soprattutto nei sobborghi, con caratteristiche come povertà strutturale, temi, rimasti insoluti per decenni, riguardo all'occupazione, infrastrutture, istruzione, sanità. Discriminazione, esclusione dalla vita pubblica, mancanza di fiducia tra i Rom e la maggioranza - tutto questo soprattutto a livello locale. Nelle scuole c'è una crescente segregazione tra i bambini rom ed il resto. Le famiglie rom vivono condizioni di vita costantemente deteriorate, isolate dalla maggioranza, con la dominante attitudine negativa da parte della maggior parte delle istituzioni locali come la polizia, i servizi sociali, gli uffici di collocamento, le istituzioni municipali ecc.

Nell'aprile 1999 il Governo ha firmato il Programma Quadro per la pari integrazione dei Rom nella società bulgara. Dietro questo programma ci sono oltre 100 organizzazioni. Ma, sinora, due diversi governi non hanno fatto niente di significante per sviluppare realmente il programma.

Cosa bisogna fare

Le misure che devono essere prese, per creare un clima ed una comprensione migliore, devono essere conformi alle circostanze locali. L'esperienza indica che non vengono adoperati programmi nazionali "paracadutati dall'alto". Solo programmi per lo sviluppo locale, che hanno origine nella comunità, sono capaci di soddisfare con e usando gli strumenti nazionali, fondi e misure politiche per lo sviluppo locale. In questa direzione funziona il Consiglio Pubblico Rom "Kupate", attraverso un programma comunale per lavorare con i Rom, come previsto in uno dei passi per lo sviluppo a livello locale del Programma Quadro.

La costruzione di un'efficace cooperazione e partnership tra la comunità rom e le istituzioni locale è una garanzia per risolvere i problemi concreti della popolazione rom ed è un'operazione proattiva per lo sviluppo dei programmi comuni. E' per questo che il progetto prevede di unire gli sforzi dei Rom, delle organizzazioni civili bulgare e delle istituzioni delle autorità locali per cercare soluzioni comuni ai problemi dei Rom a Sofia. Saranno aderenti ai bisogni ed alle capacità concrete tanto dei Rom che della municipalità metropolitana, e con quelle della regione in generale.

Informazioni pubbliche e supporto al programma

L'integrazione e la partecipazione diretta della comunità rom nei processi decisionali, è una priorità non solo per Sofia, ma anche a livello nazionale, rispetto all'impegno e agli sforzi della Bulgaria riguardo all'accesso alle strutture europee.

L'idea di un Programma Municipale come un modo di applicare il Programma Quadro a livello locale, viene dai rappresentanti della stessa comunità rom. La strategia ed i passi concreti per il suo svolgimento sono stati ampliamente discussi con le organizzazioni civili, leader informali, rappresentanti delle istituzioni a livello locale e nazionale. Come risultato delle discussioni e delle esperienze pratiche, il Programma Municipale ha sostenuto una serie di correzioni; ora è flessibile per adattarsi alle condizioni concrete delle municipalità, incluso Sofia.

E' stata accumulata una seria esperienza pratica dagli sforzi del CPR "Kupate" per iniziare Programmi Municipali a Rousse, Plovdiv e Stara Zagora, e questa esperienza promuoverà lo sviluppo del Programma a Sofia.

Le possibilità concrete per la realizzazione di un programma simile sono state appoggiate dalle istituzioni e dalle organizzazioni civiche rom e bulgare, che tramite i loro rappresentanti hanno preso parte ai gruppi di lavoro - Fondazione "Roma Bureau - Sofia", Fondazione "Appoggio ai Rom", organizzazione indipendente femminile rom "Lachi Romni", Associazione Giovanile Rom - Sofia, Fondazione Balcanica "Diversità", Human rights Project, Fondazione "Comunità Rom", il consiglio fiduciario della 75a High School, leader locali informali e cittadini attivi. Hanno preso parte attiva nell'elaborazione della strategia proposta e nella progettazione delle attività

Dietro il Programma

Nel dicembre 1998 fu firmato un Accordo per la cooperazione tra il CPR "Kupate" e la Municipalità Metropolitana per lo sviluppo del Programma Municipale (...). Nel novembre 1999 fu firmato un Accordo con l'Amministrazione Regionale di Sofia (...).

Negli incontri e nelle discussioni preliminari con la Municipalità Metropolitana sono stati discussi e chiariti i seguenti punti: il modo di lavoro, i meccanismi, direzioni, fasi di attuazione del Programma. Un chiaro segno della volontà municipale di aiutare per l'inizio dell'attuazione del Programma di lavoro con i Rom, sono le disposizioni di Stefan Sofianski (...), in cui sono determinati i partecipanti al gruppo misto della Municipalità Metropolitana.

Nel giugno 2000 il programma è stato elaborato da un gruppo misto di lavoro dei rappresentanti delle istituzioni della Municipalità Metropolitana e dei rappresentanti delle OnG Rom a Sofia (...), che è stato adottato dal Consiglio Municipale Metropolitana, decisione N: 8 /20.04.2001/ appendice 6/. Dall'agosto 2002 sono stati sviluppati i seguenti passi:

  • Stabilito il Consiglio Pubblico - segretario Zlatko Mladenov, vice segretario Asen Dulgerov, segretario della Municipalità Metropolitana e Dimitar Georgiev (...).
  • Accordo tra la Municipalità Metropolitana e la Coalizione delle OnG Rom (...).
  • Determinare direzioni e numero dei progetti integrati (PI).
  • Determinare le principali OnG che elaborano PI con termini, partner e consulenti.
  • Presentare il PI completo ad un incontro col Consiglio Pubblico, per discuterlo e correggerlo.
  • Costo per i partecipanti all'elaborazione del PI.
  • Traduzione del PI, preparazione dei suoi riassunti.

Entro la fine di settembre, dovrà essere fatto quanto segue:

  • Presentazione del PI ad una conferenza per i sottoscrittori.
  • Determinare i sottoscrittori referenti al PI.
  • Sviluppo dei PI a cui è stato garantito sostegno finanziario.

Risultati raggiunti

Sinora nell'attività sono stati raggiunti i seguenti risultati:

  • Sviluppo di relazioni tra le OnG Rom - buona cooperazione nell'agire assieme.
  • Stabilire il dialogo con l'autorità locale - gli incaricati della Municipalità Metropolitana consegnano le informazioni necessarie ed assieme alle OnG Rom elaborano passi concreti per la realizzazione del programma.
  • Programma elaborato - unico in Bulgaria, incontra i bisogni reali della comunità.
  • Processo decisionale unitario - il Consiglio Pubblico impone, adotta, discute e prende le decisioni.
  • Fornito supporto e propria contribuzione quando si fa richiesta di fondi - la Municipalità Metropolitana consegna queste preferenze dai propri fondi.
  • Un gran mole di esperienza accumulata - questa esperienza può essere utile a tutti e siamo pronti a condividerla con tutti quanti vogliano lavorare con le autorità locali.

Consiglio Pubblico per la realizzazione del Programma

Il segretario:
Zlatko Mladenov

 
Di Fabrizio (del 05/05/2010 @ 09:35:21 in casa, visitato 716 volte)

Da Roma_Daily_News

Cohre.org Famiglia rom della comunità di Bourgas e quel che rimane della loro casa, Bulgaria (PHOTO: EOA, September)

23/04/2010 - Il Centro per i Diritti Abitativi e gli Sgomberi (COHRE) con il suo partner, l'Associazione per le Pari Opportunità (EOA), organizzazione bulgara per i diritti umani, hanno sottoposto questa settimana un rapporto al Consiglio ONU per i Diritti Umani, in cui si denuncia che da decenni i Rom in Bulgaria sono sottoposti a discriminazione razziale nel campo degli alloggi.

Il rapporto anticipa la rassegna del Consiglio per i Diritti Umani sulla situazione in Bulgaria riguardo al processo "Rassegna Periodica Universale".

La RPU è la più importante rassegna di dati sui diritti umani del Consiglio dei 47 stati membri.

"La situazione generale per i residenti rom in Bulgaria è illustrativa di decenni di discriminazione razziale, incluso il campo d'alloggio," dice Gotzon Onandia-Zarrabe, direttore legale del COHRE.

"Molti Rom risiedono in alloggi inadeguati sovrappopolati, senza accesso all'acqua, all'elettricità e alle fognature; molto lontani dagli standard internazionali che definiscono una dimora adeguata."

Nel 2009 sono cresciuti gli sgomberi minacciati ed attuati delle comunità romanì.

Nel loro rapporto [...] COHERE e EOA osservano come la mancata applicazione della legge esistente ha contribuito a questa crescita delle violazioni dei diritti d'alloggio in Bulgaria. Per esempio, mentre la Protezione contro gli Atti Discriminatori è in vigore dal 1 gennaio 2004, non è stata adeguatamente applicata nel contesto delle pratiche discriminatorie statali e delle autorità municipali, o dei ministeri e delle agenzie federali.

"I recenti sgomberi forzati nella città di Bourgas sono emblematici della cresciuta minaccia che pende sulle comunità romanì di tutto il paese," dice Gotzon Onandia-Zarrabe.

L'8 settembre 2009, le autorità comunali di Bourgas hanno sgomberato a forza 27 Rom della comunità di Gorno Ezerova e demolito le loro case. Le demolizioni sono avvenute con l'assistenza della polizia locale. I residenti sono stati allontanati dalle loro case ed alcuni di loro malmenati dalla polizia. Sono stati obbligati a lasciare la maggior parte dei beni di loro proprietà, mobili inclusi, quando le loro case sono state demolite. Le famiglie, compresi bambini ed anziani, sono state lasciate senza casa. Quanti sono rimasti attualmente rischiano uno sgombero forzato, senza che siano stati consultati o che sia stato loro offerto un indennizzo o una sistemazione alternativa.

La comunità di Gorno Ezerova esiste da oltre 50 anni. Durante questo periodo, è stata riconosciuta dalle pubbliche autorità. Questo riconoscimento includeva la fornitura di servizi postali individuali, come pure servizi pubblici, come l'acqua, le fognature e l'elettricità.

La comunità di Meden Rudnik, pure di Bourgas, ha sofferto un simile destino il 25 settembre 2009 e la comunità di Barite a Sofia è ora sotto minaccia di sgombero forzato.

I membri di comunità come  Gorno Ezerovo vivono in insediamenti informali dovuti in larga parte al modello persistente di discriminazione razziale contro i Rom nell'accesso alla casa. Questa discriminazione include la mancanza di accesso all'istruzione e alle opportunità d'impiego necessarie per affrontare gli affitti ai prezzi di mercato.

"Secondo le leggi internazionali sui diritti umani, sottoscritte dalla Bulgaria, gli sgomberi possono essere giustificati sono in circostanze eccezionali e dopo che tutte le alternative praticabili siano state esplorate, e con una significativa consultazione con i diretti interessati," dice Gotzon Onandia-Zarrabe.

"In ogni caso, gli sgomberi non possono avvenire in maniera discriminatoria o se rendono senza casa gli sgomberati."

COHRE chiede al governo bulgaro di indire una moratoria  su tutti gli sgomberi di massa, fintanto che non si arrivi ad un quadro legale adeguato per assicurare che non avvengano sgomberi arbitrari e contro la legge o altri sgomberi forzati e che il governo agisca in accordo con le leggi internazionali.

Inoltre l'organizzazione chiede al governo di assicurare che tutti i residenti, inclusi quelli di discendenza rom, ottengano un grado sufficiente di sicurezza di proprietà ( la sicurezza che venga riconosciuta il diritto della persona alla propria terra) che garantisca protezione legale contro sgomberi forzati, molestie e altre minacce.

 
Di Fabrizio (del 22/04/2007 @ 09:33:10 in Europa, visitato 1326 volte)

Da Les Rroms acteurs

I Rrom francesi voteranno per una gadji o per un gadjo ?
In I Rom e le autorità


Par Courthiade, professeur de langue et civilisation rromani à l'INALCO (Paris)

La popolazione dei Rroms in Francia è vicina ad un mezzo milione di persone, per lo più cittadini francesi (essendo gli altri percepiti come Jugoslavi, Greci o Turchi venuti a portare la loro forza di lavoro dopo la guerra). Circa il 20% soltanto di questa popolazione ha un modo di vita mobile, che riguarda soltanto cittadini francesi. Questo tasso è cinque volte più elevato che a livello europeo (4% il modo di vita mobile sui 10 a 12 milioni dei Rroms dell'Europa). Tale elettorato non è dunque trascurabile. Tuttavia, tanto in occasione della presente campagna elettorale che delle precedenti, nessun candidato ha girato gli occhi verso questo giacimento di voce. Dimenticanza? Certamente no, poiché il collettivo Romeurope ha indirizzato a tutti gli attuali candidati una posta che riguarda questa popolazione e solo due QG (UDF e PS) hanno risposto con delle banalità.

Come un Rrom francese può allora sentirsi implicato nel dibattito che scuote il loro paese? E per contro, perché dire due parole sensate al questo riguardo è considerato dai candidati come un rischio di perdere migliaia di elettori? Poiché è proprio là ciò che temono i candidati: l'alleanza che uccide...

E questo timore viene per il fatto che i Rroms non sono percepiti per ciò che sono, cioè semplicemente un popolo che è stato deportato dall'India del nord (Media Valle del Gange, oggi Uttar Pradesh) in Afghanistan nell'XI secolo, quindi venduti come schiavi in Iran orientale (Khorassan) prima di seguire i loro padroni ed i conquistatori seldjoukides (i primi "turchi") per andare verso Baghdad e l'Asia Minore dove stabilirono il sultanato di Konya. Di là proseguono la loro progressione un po'ovunque in Europa (che arriva a Parigi nel 1427) e fanno da parte del popolo europeo, con la loro lingua, la loro cultura, i loro valori e la loro visione del mondo. Da secoli questo popolo contribuisce come gli altri popoli ai progressi del nostro continente. E tuttavia, non è come un popolo che i Rroms sono visti. Sono considerati sia come un clan che una classe sociale problematici, sia come migranti eterni, figli del vento o nomadi impenitenti, "Gens du Voyage" in termine politicamente corretto, indesiderabile per discorso franco. Ma che ciò non tenga, i problemi che sono presunti portare ripartiranno con loro molto così rapidamente - da cui questa predilezione delle autorità per considerare Rroms come viaggiatori di cui ci si può facilmente sbarazzare, tanto più facilmente che la maggior parte ignorano i loro diritti.

È questo malinteso che è la forma più recente di discriminazione, condannandoli a "soluzioni dette sociali" che non soltanto non risolvono detti i problemi sociali, ma hanno piuttosto tendenza a crearli ed iscriverli in un circolo vizioso.

Rroms, Mânouches, Gitans: quale parola scegliere?

Le tre parole sono giuste e ciascuna designa uno dei grandi rami del popolo rrom: i "Rroms" per circa 85% che vivono in Europa dell'Est e nei Balcani, "Gitans" (o "Kalés") un milione che vive in Spagna ed in parte in Francia e "Mânouches" (o "Sintés") per circa 5% restante hanno vissuto molto a lungo nelle regioni di lingua tedesca ed in Italia del nord. La sola complicazione è che "Rrom" è usato per designare tutti i tre rami dei Rroms dell'Est e che Kalés (o Gitans) designa anche tutto l'insieme in quella dei Gitani.

Per contro la parola "tsigane" designava inizialmente una setta bizantina che era già scomparsa al momento dell'arrivo dello Rroms, tanto che la gente del popolo ha riutilizzato questo vecchio nome per designare sia i Rroms, sia gli altri gruppi più o meno a caso. La parola "zingaro", che è un insulto in numerose lingue, è dunque da evitare al di fuori del settore della musica.

Secoli di persecuzione

È il ritornello un po' riduttivo che si trova con di tutti coloro che per una ragione o un'altra fanno professione di intenerire il lettore utilizzando la compassione, che è praticamente diventata una merce nella società attuale. Ed è vero che le persecuzioni riguardo ai Rroms in Europa hanno raggiunto dimensioni inaudite: esecuzioni barbare, mutilazioni, espulsione o altre punizioni effettuate per la sola mancanza di essere nato Rrom - tutto ciò non è nulla accanto al genocidio di 600.000 Rroms, Sintés e Kalés, perpetrato dai nazisti e dai governi che li ammiravano. Su queste persecuzioni, si trovano pubblicazioni molto abbondanti, ma che ahimè si limitano in generale ai casi più visibili e tacciono sulle persecuzioni "umane", mascherate da pseudo-beneficenza, il paternalismo, la corruzione ecc....

Interazione economica dei Rroms nella storia

Tuttavia ci sono stati molti casi di intelligenza tra Rroms e popolazioni locali nelle regioni dove questi erano stabiliti. In generale in Asia minore e nei Balcani i Rroms sono considerati per avere portato tecniche nuove nel lavoro dei metalli, tecniche che hanno fatto avanzare in particolare l'agricoltura locale.

In alcuni casi, il loro contributo è stato decisivo nonostante loro, poiché il professore Ian Hancock (Univ. di Austin in Texas) ritiene che è la riduzione in schiavitù - dunque in forza di lavoro massiva ed economica, di tutti i Rroms penetrati in Moldavia e Munténie (è nel sud della Romania d'oggi) che ha permesso a questi principati di esistere come tali nonostante il disastro economico nel quale le orme ottomane e la corruzione asfissiante questi due paesi ed i loro popoli. I Rroms vi esercitavano come schiavi le professioni più diverse: manovali, boscaioli, muratori, musicisti, minatori, ma anche segretari e ragionieri! L'abolizione della schiavitù dei Rroms nel 1855-56 e la riunione di questi due principati segneranno la creazione della Romania d'oggi.

In numerosi altri paesi i Rroms ha costituito una mano d'opera stagionale stimata: Grecia, Francia (Poitou - in particolare nelle culture "maraîchères", Alsazia), Spagna ma anche nei paesi comunisti. I loro regimi facilitavano spesso l'esodo rurale verso i bacini industriali tanto che le braccia dei Rroms si rivelavano utili per garantire i lavori dei campi. Infatti, il Rroms è capace di dispiegare su alcune settimane un'energia considerevole al lavoro quando la stagione, la clientela o diversi imperativi lo esigono - questo prima di usufruire del guadagno acquisito. Questo tipo di flessibilità, motivata da un risultato da compiere, sorprende coloro che nel lavoro vedono soprattutto l'obbligo di fare atto di presenza e traggono vantaggio da tutte le opportunità (fine settimana, vacanze, congedi, ponti, assenze, RTT, mercoledì delle madri di famiglie, riposo, mangiare, troppo tardi, troppo presto, assente "precisamente" oggi) per giustificare assenze. Una e l'altro degli approcci dipende da una certa visione della "qualità della vita" ma nessuna dovrebbe essere presentata come più virtuosa dell'altra.

Aggiungiamo a ciò che i Rroms sono stati a lungo implicati nella coltivazione delle piante medicinali per l'industria bulgara della medicina.

In misura maggiore, i  Rroms sono a lungo stati un legame tra il commercio delle borgate e le case isolate, per i loro prodotti (attrezzi agricoli pagati in natura e smaltiti in città) ma per altro ancora. Certamente queste reti sono obsolete al giorno d'oggi ma hanno a lungo contribuito alla vita normale delle campagne. Un'altra funzione dei Rroms era lo spettacolo, ma anche alcune forme di "psicoterapia" e di consiglio sotto forma di divinazione. La concorrenza che rappresentavano per le chiese non ha spesso valso loro l'amenità di quest'ultimi - l'inquisizione si è mossa in modo particolarmente inumano riguardo ai Gitani.

In una società che valorizzava il recupero (che forse ritornerà) i Rroms avevano acquisito competenze ambientali di alto livello. Al giorno d'oggi, molte imprese hanno una dimensione internazionale, come Santiago in Francia e Vamosi in Ungheria. Negli Stati Uniti una delle specialità dei Rroms è il lavoro delle grandi strutture in alluminio e la riparazione lampo delle carrozzerie di automobili - e che montano in freccia, la divinazione organizzata come veri centri medici.

Più modestamente, i Rroms che lavorano nelle fiere (ma anche i "Forains" non Rroms che sono in numero quasi uguale) danno lavoro, certamente precario ma ben esistente, a quantità di genti nei comuni in cui passano.

Si potrebbe aggiungere con un'ironia amara che centinaia di "esperti dei progetti rroms" sono remunerati - senza grande risultato in realtà - da numerose istituzioni e ministeri in Europa, cosa che protegge quest'esperti della disoccupazione. Inoltre, il timore del Romanichel (parola che in rromani significa semplicemente "popolo rrom"), mantenuto sulle onde da diversi "esperti in sicurezza" che si trovano anche tra i produttori di sistemi d'allarme e di protezione, permette a quest'industria di aumentare i suoi vantaggi (è ad una scala inferiore alla tattica della NRA negli Stati Uniti). Questo ricorda una relazione del prefetto dei Pirenei Atlantici nel 1802 che scriveva: "Quella gente-là (Romanichels), anche se sono onesti per la maggior parte, è responsabile di numerosi allarmi nel paese poiché il loro semplice arrivo incoraggia i malfattori a perpetrare i loro misfatti, tenuto conto che sarà loro facile farli loro firmare;" occorre dunque espellerli ". Naturalmente ci sono Rroms, Sintés e Kalés malfattori, come presso i marinai pescatori bretoni, i Lionesi, i diabetici, le bionde o i giornalisti, ma lo stereotipo che associa Rroms e delinquenza è tanto assurdo quanto distruttivo (il tasso di criminalità è comparabile a quello del non rroms di classe sociale simile ed il numero di morti è molto più debole).

Meccanismi di successo sociale

Nonostante il fatto che più del 60% della popolazione rromani dell'Europa vive attualmente in condizioni tragiche di sopravvivenza, esiste un buono numero di famiglie, di individui o di Comunità la cui buona integrazione economica non ha condotto alla perdita del patrimonio culturale. Ad esempio esiste in Romania un tipo d'elite, chiamata "Gabors", che ha sempre saputo attraverso i diversi regimi politici ed economici restare relativamente prosperosa ed allo stesso tempo da coltivare il suo modo di vita tradizionale - tra cui, con l'ausilio di alcuni adattamenti, le sue professioni. Nessuno di loro in ogni caso sigla in margine alle attuali disoccupazioni!

Al contrario, i Macharis di Dány in Ungheria si sono interamente riconvertiti da un punto di vista professionale poiché lavorano tutti alle catene d'assemblaggio di prodotti elettronici, questo mantenendo anche la loro lingua e la loro cultura. Il fallimento non è dunque affatto iscritto nel destino dei Rroms.

Il fallimento

Le cause del fallimento sono spesso la congiunzione, o piuttosto il concatenamento, di molti fattori. Così, in occasione dell'abolizione della schiavitù in Romania, nulla è stato fatto per accompagnare i nuovi liberati che si trovavano alla via in un sistema feudale senza pietà (mentre i loro vecchi proprietari erano stati compensati dallo Stato). Si sono dunque trovati nella marginalità mentre nulla era fatto per combattere la mentalità schiavista, non soltanto in Romania, ma anche le ripercussioni della schiavitù (mancanza di progetto e del senso della responsabilità, sottovalutazione di sé, assenza della sensazione di proprietà ecc.). Con l'arrivo del comunismo e l'esodo rurale, la mano d'opera agricola è fornita dai Rroms, con lavoro garantito e miglioramento delle loro condizioni di vita - in modo che sono considerati in quegli ultimi anni come i "privilegiati di Ceausescu" e di là a dire che il dittatore era "di razza zingara", egli vi aveva soltanto un passo - segnalato più una volta dalla stampa!!!!

La caduta del comunismo condusse alla restituzione delle terre ai vecchi proprietari ed all'espulsione dei Rroms, respinti nella disoccupazione, la marginalità, la miseria. Situazione simile che ha naturalmente fatto moltiplicarsi le OnG vampire che, non contente di deviare o sprecare i fondi destinati ai Rroms, trattano gli interessati e garantiscono remissivamente tutto ciò che desiderano le autorità locali. La corruzione pecuniaria, politica e morale riguarda tanto i membri rroms che non rroms di queste OnG e l'origine etnica non è affatto pertinente in questo settore. Questa situazione a livello locale è tanto più spiacevole in quanto Bucarest può inorgoglirsi di risultati notevoli come la sua legislazione antirazzista o anche il riconoscimento della lingua e della cultura rromani nell'insegnamento scolastico (16.000 allievi all'anno seguono questo insegnamento in tutto il paese).

Si comprende meglio perché alcune famiglie, vittime della precarietà di ogni acquisizione sociale per i Rroms in Romania, vengono a tentare di dare una scolarità normale ai loro bambini in Francia o in Spagna. In realtà, sono soprattutto contadini, e le loro competenze, benché eccellenti, sono inutilizzabili nelle città in Francia.

La situazione è peggiore ancora in Bulgaria dove, con la benedizione dei "rappresentanti" autoproclamati dei Rroms, migliaia di bambini sono orientati verso classi per minorati che li privano di qualsiasi futuro. La perversione del sistema viene dal fatto che sulla carta delle relazioni tutto è perfetto: sono testi presunti oggettivi che presiedono all'orientamento bambini. Relazioni di "rroms esperti" confermano i buoni fondamenti delle pratiche, ingraziati i genitori con diversi "vantaggi" (farina, scarpe ecc.), pressioni senza fine sono esercitate su loro, tanto da OnG che dalle autorità in posto, ma anche con le reti di genitori non rroms, si trova sempre un Rrom o due per esprimere nei mass media o di fronte agli ispettori stranieri la propria piena soddisfazione del sistema - mentre allo stesso tempo i vantaggi materiali poco importanti attizzano contro Rroms la gelosia ed il razzismo di genitori non rroms poveri come loro. È questo contesto che permette oggi a Volen Sidérov, detto "Bolen" (il paziente), tale successo popolare (16%) quando dice che occorre "trasformare i zingari in sapone". Effettivamente i "rappresentanti rroms", usurI e speculatori, sono i principali colpevoli di questa situazione, con alcunI non rroms che concentrano nelle loro mani un potere senza divisione (distribuzione dei fondi del "decennio dello Rroms" ad esempio).

Mascherare un trattamento razzista in problema sociale non fa che precipitare la spirale della disintegrazione, della miseria ed infine della delinquenza, che giustifica con ciò anche le dichiarazioni dei razzisti.

Sino all'esilio

L'ipocrisia caratterizza il trattamento dei Rroms in Europa: siamo tutti nella stessa Unione e tuttavia il modo in cui sono trattati i Rroms nei diversi paesi non sembra interessare nessuno. Mentre la collaborazione è realizzata sempre più stretta in mille settori, la questione rrom vi sfugge un po' poiché sfugge alle preoccupazioni dei nostri candidati. Se dei Rroms vengono in Francia, la risposta è di Sicurezza (o pseudo-Sicurezza), come se si trattasse di invasori. Tuttavia, i Rroms che si partono soffrono di nostalgia; molto preferirebbero vivere vicino delle tombe dei loro antenati (siamo molto lontano dallo stereotipo trasportato da una certa stampa) nella loro terra natale, con tutta la complicità della popolazione maggioritaria: allora ritorno sì, è auspicato, ma in quali condizioni?

Finché i meccanismi reali del razzismo non sono stati identificati e combattuti in uno spirito di buona cooperazione tra i paesi considerati, lontano dalle relazioni politicamente corrette (ma menzognere) e dalle dichiarazioni delle cancellerie, quali ritorno può essere previsto seriamente? Verso quale inferno di precarietà e d'instabilità?

Il rifiuto di prendere il male alla radice

Trattare come sociale una problematica che è soltanto un tessuto di stereotipi da parte della maggioranza può soltanto fornire pretesti alle discriminazioni peggiori. Sarebbe essenziale formare (come la INALCO a Parigi lo prepara) dei Rroms specializzati nei meccanismi occulti dei diversi tipi di corruzione, affinché diagnosi realistiche possano condurre a risposte adeguate. Tuttavia, mentre i candidati a questi studi si moltiplicano, il fondo d'istruzione dei Rroms (43 milioni di euro attualmente depositati a Chur, in Svizzera) non prevede di concedere loro borse, ma finanzia "centri d'informazione" che per la maggior parte esisteranno soltanto sulla carta. È chiaro che tali centri sono molto utili per concretare il consenso tacito tra i governi, le OnG e le istituzioni europee.

Ed in Francia?

Come lo abbiamo accennato prima, la Francia ha mosso la questione dei Rroms sul settore della mobilità, come se ci fosse una relazione sistematica tra i due. Esiste dunque in Francia una legge che proibisce la mobilità? No, naturalmente, poiché non avrebbe basi giuridiche e tuttavia, de facto, il divieto esiste e si accompagna anche ad un divieto di fermarsi, tutto ciò certamente sotto pretesto di Sicurezza.

In realtà anche se il 96% dei Rroms è costituito da sedentari sul piano europeo, spetta a tutto il popolo rrom essere interdipendente, umanamente e simbolicamente, con i Rroms (ma anche con gli altri) che hanno scelto un modo di vita mobile, questo oltre a qualsiasi communitarismo poiché la questione riguarda un grande numero di non rroms mobili, in particolare i Forains.

È essenziale lottare per fare accettare la vita mobile a piena uguaglianza di diritti con la vita sedentaria, come lo prevede l'articolo 13 della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, cioè: il diritto di circolare liberamente, fermarsi liberamente e riprendere liberamente la mobilità, questo con gli stessi diritti delle residenze fisse: inviolabilità del domicilio ma anche uguaglianza d'accesso alle assicurazioni, ai crediti ed alle assegnazioni, come tutta la popolazione del paese. Si tratta dunque anche del diritto di risiedere in un luogo senza essere cacciato, nel rispetto naturalmente dell'urbanesimo locale, ma come esigere tale rispetto quando i comuni sono nell'illegalità, poiché non applicano la legge Besson sulle superfici di parcheggio? Rare sono le superfici esistenti, molto più rare ancora coloro che sono corrette (occorre dunque congratularsi con i sindaci che non sono nell'illegalità). Successivamente occorrerà che queste superfici siano costruite con consultazione tra i protagonisti, cosa che non potrà essere realizzata che con la presa in considerazione dei Rroms, non come eterni "nomadi" o una casta a problema, ma come un popolo partner delle Comunità locali.

Un leitmotiv fa credere in Francia che la mobilità dei bambini li privi di una scolarità normale. Innanzitutto occorre rilevare che questa mobilità si estende spesso su meno di un dipartimento. In seguito, il centro nazionale d'insegnamento a distanza fa un lavoro notevole presso i bambini a modo di vita mobile. Infine, la mobilità non ha mai posto problemi ai loro piccoli compagni di scuola del Canada, dell'Australia o degli Stati Uniti, perché i bambini del viaggio della Francia sarebbero così seriamente interessati dalla mobilità? Lo stereotipo si sposa là con l'ignoranza.

L'altra frode: un gruppo sociale a problema

Anche se la parola Rrom, nome che un popolo si dà a sé stesso, sostituisce sempre più spesso quelli di zingaro e gypsy, nome dato da ignari ad indesiderabili, non è raro che sia il senso di "zingaro" o "gypsy" che resta dietro la parola "Rrom", trattato come politicamente corretto un po' al modo sviluppato nei paesi dell'Est sotto il comunismo. Una delle conseguenze è di sostituire l'identità culturale positiva, contributo al patrimonio europeo, con uno sguardo condiscendente su un vago gruppo di esclusi e miserabili. Conseguentemente, ogni persona che si alzerebbe socialmente di questa marginalità, cesserebbe di essere Rrom e quindi diventerebbe impropria alla rappresentazione dei Rroms ed al dialogo con le altre parti sociali, cosa che contiene allora questo popolo in un'incapacità intrinseca da prendere parte alla vita sociale e politica, eccetto sotto forma di pseudo-rappresentanti più o meno teleguidati dalle autorità locali, sempre gli stessi e mossi di posto in posto come sedie musicali. Se si aggiungono eterni i "tirocinanti", come se la popolazione rromani fosse composta soltanto da "jobards" che hanno necessità di formarsi per potere agire questo proprio quando esistono sistemi di regolazione sociale, politica ed anche giuridica molto al punto da secoli dal Rroms. Tutto sommato, queste competenze sono puramente e semplicemente scorse alla registrazione. Si allaccia così il circuito che impedisce qualsiasi vera partecipazione dei Rroms alla vita della città.

Cominciare a far passare il messaggio

Effettivamente, l'ignoranza quasi totale delle popolazioni sulla questione rromani è una delle cause di questo disagio ed occorre dunque cominciare con un'istruzione preliminare di queste popolazioni, un po' come nelle campagne pubblicitarie le mentalità sono bene cambiate in termini di violenze coniugali, di tabagismo, di incivilità nei trasporti o di molestia sessuale. Ma la tsiganophobie dipende dagli stessi instinti primitivi e potrebbe essere trattata in parte in uno stesso modo. Tuttavia, questo non interessa nessuno poiché i risultati sono troppo a lungo termine per gli eletti d'oggi... Mille giustificazioni sono trovate per evadere i progetti in questa direzione: dalle interpretazioni speciosi della Costituzione fino a "costrizioni tecniche" passando per semplici rifiuti senza spiegazione. Le possibilità di migliorare la situazione sono multipli, spesso molto economiche, ma ignorate delle autorità. Tuttavia con tali rifiuti, il paese si espone a termine a problemi sociali sempre più gravi ed irreversibili allora che le soluzioni sono a portata di mano per che vuole accettare la realtà.

Allora, chi avrà questa volontà politica: una gadji o un gadjio???

 
Di Fabrizio (del 01/11/2008 @ 09:33:01 in Kumpanija, visitato 1052 volte)

Da Roma_in_Americas

Il discorso di Hedina Sijercic a nome della Comunità Rom di Toronto, a Zagabria - VII Congresso Mondiale dei Rom

Fratelli, sorelle e amici dell'Unione Romani Internazionale,

Vi siamo grati per questa opportunità di condividere ciò che noi Rom stiamo facendo dall'altra parte dell'oceano. Dato che il Centro Comunitario Rom (RCC) di Toronto è l'unico rappresentante della più vasta popolazione romanì arrivata in Canada da tutta Europa, è la nostra sincera speranza di diventare partecipanti attivi in conferenze, tavole rotonde, progetti di ricerca, programmi ed opportunità educative di cui beneficiano molte delle organizzazioni europee rappresentate nell'Unione Romani Internazionale.

La nostra presentazione odierna sarà in tre parti. Nelle prime due, offriremo una breve storia del nostro Centro ed uno sguardo ai suoi compiti attuali. Dato che entrambe possono essere letti come qualcosa di successo o celebrativo, speriamo che sia la porzione finale a diventare il centro della discussione: le nostre sfide ed i possibili insuccessi. Siamo qui oggi per iniziare la nostra conversazione: come può la vostra esperienza nel contesto europeo renderci capaci di indirizzare al meglio i bisogni ed i desideri della nostra, esistente e prossima, comunità Romanì in Canada?

Gina Csanyi Mark Reczkiewicz - Co- President Co-President

I. Contesto Storico del RCC

Il Centro Comunitario Rom è un'organizzazione senza fine di lucro rivolta a promuovere gli interessi e ad indirizzare i bisogni del popolo Romanì in Canada. Quotidianamente, siamo coinvolti con Rom nati in Canada, Rom ex-Europei che sono ora cittadini canadesi ed un numero crescente di rifugiati ed immigrati Rom dall'Europa Centrale ed Orientale, arrivati per cercare rifugio in Canada nella speranza di una vita libera dalla discriminazione e dalla persecuzione.

Il Centro Comunitario Rom è nato nel settembre 1997, dopo l'arrivo inatteso di oltre 3.000 Rom cechi rifugiati in Canada.

Fu la prima volta nella storia dell'immigrazione canadese che un gran numero di Rom richiedevano lo status di "Rifugiati" - dichiarandosi come Rom in fuga dalle persecuzioni a causa della loro identità etnica. Antecedentemente la caduta dei regimi comunisti nell'ex blocco sovietico, i rifugiati romanì che arrivavano in Canada si identificavano sempre con la loro nazionalità di origine in fuga dal comunismo. L'etnia romanì non era menzionata. Con l'arrivo dei chiedenti asilo Rom cechi, altri Rom arrivarono da Ungheria, Romania, Bulgaria, Polonia, Bosnia, Macedonia. Kosovo, Serbia ed altri paesi dell'Europa orientale, dove i Rom affrontavano persecuzioni e discriminazione sistematica.

Il Centro Comunitario Rom iniziò a servire entrambe le esigenze di questo nuovo gruppo etno-specifico di Rom cechi rifugiati, come pure tutti i Rom che vivevano nell'area della Grande Toronto. Abbiamo creato la prima e unica organizzazione romanì funzionante in Canada, dove assistiamo i rifugiati Rom da tutta Europa sin quando si integrano nella società canadese. Abbiamo imparato molto sull'immigrazione e sullo stabilirsi dei rifugiati, da quando abbiamo iniziato il nostro lavoro nell'autunno del 1997.

Quella che segue è una breve cronologia e commentario sulle richieste d'asilo dei Rom cechi ed ungheresi in Canada dal momento della nostra fondazione.

(1997 – 2008)

1996 – 1998

Circa 3.5000 Rom ungheresi arrivarono a Toronto. A dicembre 1997, quando il Canada impose restrizioni ai visti dalla Repubblica Ceca, c'erano nell'area di Toronto circa 5.000 Rom cechi richiedenti asilo. Tra il 1996 ed il 1998, il 90% dei Rom cechi ed il 70% di quelli ungheresi vennero accettati come rifugiati.

Quasi tutti i Rom cechi vennero accettati dal Canada tra il 1997 ed il 1999, per l'enorme evidenza che lo stato ceco non era in grado e/o non voleva proteggere i Rom contro gli attacchi dei neonazisti e degli skinhead, con pestaggi ed uccisioni. Il Tavolo sull'Immigrazione ed i Rifugiati (IRB) contò su un concetto usato raramente di "discriminazione sistematica", per cui i richiedenti non dovevano provare di aver personalmente sofferto serie istanze di persecuzione. Tutti loro dovevano provare la loro identità Rom, e vennero accettati perché "gli effetti cumulativi della discriminazione giungevano alla persecuzione." (Ron Lee, pag. 17)

Questo approccio non venne applicato ai casi dei Rom ungheresi, dove ogni richiedente doveva provare la propria personale persecuzione, per essere accettato.

21 gennaio 1999, Caso Chiave:

Con l'aumentare del numero dei Rom ungheresi, e le voci di oltre 15.000 in arrivo, il Tavolo sull'Immigrazione ed i Rifugiati organizzò un processo senza precedenti per valutare i termini in Ungheria. Un comitato consistente in tre ufficiali governativi ungheresi e due del Tavolo sull'Immigrazione ed i Rifugiati rilasciò un rapporto il 21 gennaio 1999, che portava all'impatto negativo per tutte le rimanenti e future richieste dei rifugiati Rom ungheresi. Il comitato "investigativo" concludeva che i Rom in Ungheria non erano oggetto di razzismo e discriminazione istituzionale.

Così, con quella decisione del 1999 il Tavolo sull'Immigrazione ed i Rifugiati rifiutò la richiesta d'asilo di due famiglie e determinò che le condizioni per i Rom in Ungheria non arrivavano alla persecuzione. Per quanto fosse ingiusto, questo divenne un "caso chiave", il precedente per tutti gli altri casi a seguire. La creazione di un "Caso Chiave" il 21 gennaio 1999, non aveva precedenti nella storia canadese e portò infine ad una drammatica diminuzione del tasso di accettazione per i Rom ungheresi, dal 70% nel 1998 all'8% nel periodo tra aprile e settembre 1999.

1999 – 2001

Nel 2001. gli Ungheresi erano il gruppo più grande tra i richiedenti asilo con destinazione Canada, 3.895 casi per circa 10.000 individui. Come risultato, nel dicembre 2001 il Canada impose il visto dall'Ungheria. Nel giugno 2002 entrò in vigore la Nuova Legge sull'Immigrazione. Non veniva permessa una seconda richiesta di asilo. Dato che l'appello al "Caso Chiave" è permesso dalla Corte Federale, il tasso di accettazione dei Rom ungheresi salì dal 16% nel primo quarto del 2000, al 45% nel secondo e terzo quarto, per scendere gradualmente all'11% nel 2003.

2002 - 2005

Includendo le partenze volontarie, dal 1996 soltanto il 15% dei Rom ungheresi hanno ottenuto lo status di rifugiati in Canada. Dei 15.000 Rom arrivati dal 1996, solo circa 3.000 rimanevano alla fine del 2005. Molte famiglie con figli nati in Canada sono tornate in Ungheria. Tragicamente, in alcune circostanze, alcune famiglie che avevano avuto sottratti i loro figli, messi sotto tutela del governo, sono state costrette a ripartire senza di loro.

2006

Grande successo! Grazie all'assistenza legale ed alle dimostrazioni guidate dal Centro Comunitario Rom, la Corte d'Appello dell'Ontario nel gennaio 2006 rovesciò la decisione del "Caso Chiave". La Corte Federale disse che quel caso era mal elaborato e disegnato all'unico scopo di limitare il numero di Rom ungheresi accettati come rifugiati in Canada e deprimere nuove richieste dai Rom di Ungheria. La Corte d'Appello decise che la creazione, conduzione ed esecuzione del Caso Chiave era istituzionalmente rivolta contro i Rom ungheresi.

Grazie alle obiezioni ed ai ripetuti appelli della Comunità Rom e dei suoi avvocati, si è impedito al Tavolo dei Rifugiati dal condurre altri Casi Chiave che avrebbero similarmente limitato l'accettazione di altri gruppi di rifugiati "indesiderati" da varie regioni del mondo. Sfortunatamente, questo lungo lavoro con esito positivo non aiutò tutti quei Rom ungheresi deportati nei 6 anni precedenti.

2007 - 2008

Nel novembre 2007, sotto la pressione dei paesi dell'Europa Occidentale, il Canada decise di cancellare l'obbligo di visto per i turisti dei nuovi paesi dell'Unione Europea. In Canada iniziarono ad arrivare nuovi rifugiati Rom dall'Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Nel 2008, i Rom cechi sono il gruppo più vasto -ad agosto 2008, ci sono circa 500 Cechi richiedenti asilo. 50 vengono dall'Ungheria, 60 dalla Slovacchia e 100 dalla Polonia.

Le nostre statistiche più aggiornate mostrano che ad agosto 2008, di 500 Cechi richiedenti asilo, sinora 17 sono stati accettati e 3 rifiutati. Sono tassi ragionevoli, ma stiamo ancora aspettando il risultato finale. I tassi di accettazione per gli altri paesi sono stati circa del 50%.

II. Oggi, al Centro Comunitario Rom

Speriamo che continui l'alto tasso di accettazione dei Rom cechi, nonostante gli sforzi di quel governo nel convincere il Canada che i Rom sono soltanto rifugiati economici in cerca di una vita più facile, piuttosto che una minoranza perseguitata sistematicamente. Se continuerà questo trend, si potrà convincere la Repubblica Ceca ad adottare nuove misure che migliorino la vita dei loro Rom. Uno dei giudici canadesi è stato sincero senza mezzi termini quando recentemente ha detto: "Nella Repubblica Ceca i Rom hanno così tante forme di discriminazione, da arrivare alla persecuzione."

Tuttavia, i Rom accettati in Canada negli ultimi 10 anni vi si sono stabiliti con successo. Gli uomini lavorano soprattutto nelle costruzioni e nel restauro delle case. Ci sono anche Rom nel mondo degli affari ed in molti si sono comperati la casa. Circa il 10% dipende ancora dall'assistenza sociale ed un altro5% riceve pensioni di invalidità.

Così anche il Centro è cambiato. Abbiamo iniziato operando soprattutto nelle aree dell'insediamento dei rifugiati e della pubblica istruzione/consapevolezza, più tardi abbiamo ampliato le nostre attività attraverso programmi culturali ed artistici, come pure con programmi rivolti ai giovani e alle donne. Abbiamo dovuto adattarci ad una crescente comunità di Rom rifugiati che parlavano lingue diverse, con grande differenza di bisogni, ed anche i Rom canadesi che si erano stabiliti da tempo. L'assistenza all'insediamento ed all'immigrazione sono attualmente lo scopo principale della nostra organizzazione. I Rom possono ottenere assistenza nei campi dell'insediamento e dell'immigrazione, traduzione e compilazione dei documenti, abbiamo dispense ed altro materiale scritto, inoltre offriamo consulenza, riferimenti agli avvocati competenti, ecc.

Il Programma di Istruzione Pubblica e Consapevolezza è parte del nostro lavoro di consulenza ed è rivolto tanto ai Rom stessi, che ai Canadesi in generale. Siamo anche serviti come fonte di informazione sui Rom, fornendo informazioni ed oratori per seminari, laboratori ed incontri, principalmente per informare insegnanti, lavoratori sociali o squadre di aiuto, sui costumi, la storia dei Rom e le circostanze che li hanno fatti fuggire.

Realizzazioni di successo del Centro Comunitario Rom

Una delle realizzazioni di maggior successo, come menzionato in precedenza, fu quando il Centro Comunitario Rom riuscì a cambiare la sistematica discriminazione verso i Rom da parte del Tavolo sull'Immigrazione ed i Rifugiati.

Un altro successo fu la nostra campagna "Chiamateci Rom, non Zingari". Fu  una grande vittoria quando convincemmo la stampa ed i media canadesi ad usare il termine Rom invece di Zingari. Ronald Lee, Direttore del RCC, condusse questa campagna, parlandone e scrivendone pubblicamente.

Inoltre, durante i nostri primi due anni, buona parte del nostro programma fu pubblicato dal nostro trimestrale, Romano Lil, scritto soprattutto per i Rom, ma disponibile anche per i Canadesi, dato che era scritto tanto in romanès che in inglese. La rivista raccolse molti commenti positivi. Hedina Sijercic non è stata soltanto la creatrice di Romano Lil, ma anche la sua prima giornalista, scrittrice e redattrice.

In aggiunta, Romane Mirikle, pubblicato da RCC, fu il primo libro canadese di poesia romanì,e caratterizzo scrittori di tutto il Canada. Romane Mirikle fu concepito e redatto da Hedina Sijercic.

Nel 2005, "Romano Drom" fu un simposio ed un festival culturale presentato dal RCC in collaborazione all'Università di Toronto. Il simposio ebbe una partecipazione internazionale con inclusa un'esibizione artistica e musicale Rom. Fu un momento d'orgoglio per la Comunità Rom, ed un'opportunità per istruire il pubblico canadese sul nostro popolo e sui magnifici aspetti della nostra cultura.

Il Centro Comunitario Rom ha anche presentato con orgoglio progetti artistici e presentazioni culturali, come "Loki Gili". "Loki Gili" era un progetto artistico di donne e giovani Rom, e fu supportato dal Consiglio Arti Canadesi e dell'Ontario. Furono creati due bei murales ed esposti nel Municipio di Toronto nell'aprile 2005, ed in gallerie d'arte a Toronto ed Hamilton dal 2006 al 2007. Ancora una volta ritornarono nel Municipio di Toronto nel febbraio 2008 per la Mostra della Settimana dei Diritti del Rifugiato, organizzata da Gina Csanyi, co-presidente del Centro Comunitario Rom. Comprendeva anche l'esposizione di foto in bianco e nero della comunità Rom di Toronto, fatte dai bambini Rom all'interno del progetto Loki Gili.

Più recentemente il Centro Comunitario Rom fu onorato di far parte di "Shukar Lulugi", un progetto artistico che coinvolgeva ragazze rifugiate e donne della nostra comunità e di altre parti del mondo. Il progetto iniziò nel 2007 e fu completato nel 2008. Il risultato finale furono dipinti, poemi e fotografie, con un catalogo sul progetto, i partecipanti e l'arte. Nel catalogo c'erano due poesie di Hedina Sijercic. L'esposizione "Shukar Lulugi" fu accolta con calore dal pubblico canadese e raccolse opinioni favorevoli nei giornali locali di Toronto. Un membro del Centro Comunitario Rom, Lynn Hutchinson, fu direttrice artistica di entrambe i progetti.

III Sfide Continuate... UNITA' nella Comunità

Le nostre preoccupazioni possono essere largamente definirsi in due aree correlate: quella della comunità e quella della politica e del potere.

L'area dove non abbiamo avuto grandi successi è stata nel creare solidarietà duratura tra i Rom di differenti paesi o gruppi linguistici. Abbiamo avuto grandi difficoltà nell'organizzare un'efficace pressione politica, specialmente quando volevamo che più Rom ungheresi ottenessero asilo in Canada.

Allo stesso modo, è stata una sfida incoraggiare i vari gruppi di Rom a partecipare ad alcuni dei nostri programmi ed eventi. Quando lo fanno, spesso ci sono reclami sul gruppo linguistico che noi incoraggeremmo di più. Per esempio, lo scorso 8 aprile, celebrazione del Giorno Internazionale dei Rom, i Rom ungheresi erano seduti da una parte della stanza e quelli cechi da un'altra. I Rom ungheresi erano crescentemente delusi per il fatto che quella sera suonavano soltanto i Rom cechi. Apparentemente, gli ungheresi non erano troppo felici del fatto.

Un'altra sfida è portare la comunità rom al nostro centro una volta che si sono stanziati a Toronto. Quando il processo di insediamento è competato, molti Rom non richiedono più i nostri servizi, e così non si sforzano di restare uniti alla comunità.

Inoltre, un'altra questione di attrito è stata la leadership e le ideologie spesso differenti che contrappongono i membri più tradizionalisti della comunità da quelli più giovani e moderni. Sfortunatamente, questo spesso si trasforma in opposizione non solo politica, ma anche culturale ed intellettuale.

Un'altra sfida per il Centro Comunitario è la distruttiva tendenza contro le donne che ha rialzato la testa negli anni, con serie conseguenze per RCC ed il suo lavoro. Spesso i componenti maschili della comunità, come pure alcuni membri del Direttivo, sono molto patriarcali nel loro atteggiamento e credenze, così trovano spesso difficile condividere il potere con le donne, spesso le zittiscono. Il Centro ha perso molte grandi donne che avevano cercato di migliorare la comunità, a causa di abusi verbali ed emotivi a cui sono spesso state assoggettate. La leadership attuale consiste ora in due co-presidenti - un uomo e una donna che hanno molto chiaro che la discriminazione di genere, il mancato rispetto o gli abusi di ogni tipo non saranno tollerati nel Centro.

Attualmente, abbiamo a che fare con una serie di comunità molto piccole e scollegate, divise per linee nazio