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L'essere straniero per me non è altro che una via diretta al concetto di identità. In altre parole, l'identità non è qualcosa che già possiedi, devi invece passare attraverso le cose per ottenerla. Le cose devono farsi dubbie prima di potersi consolidare in maniera diversa.

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Ricerca articoli per Amoun Sleem

Di Fabrizio (del 03/06/2005 @ 22:42:01 in scuola, visitato 3459 volte)
Da: Jerusalem Post

Gli Zingari di Gerusalemme

"Per gli Arabi siamo i Nawari, che significa "sporchi Zingari" dice Sleem. "Per gli Ebrei e per le autorità, noi siamo Arabi. Abbiamo perso su tutti i fronti."

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Amoun Sleem, direttrice di Domari, la Società degli Zingari di Gerusalemme, è una donna eccezionale. Leggete tutto l'articolo.
A people apart


"Fammi una domanda, fammi una domanda!" insiste Leila, orgogliosa di mostrare che finalmente capisce l'inglese.
"Ho otto anni. Frequento terzo grado" continua felice.
Heba, otto anni, è concentrata sul suo disegno. Non ha mai lasciato Gerusalemme, ma sta disegnando un veliero sulle onde e un sole sorridente in alto sul foglio.

Leila, Heba e altri due bambini, sono nel Gypsy Community Center, aperto solo due mesi fa in un'appartamento di tre stanze a Shuafat, confortevole e illuminato. Per la prima volta, la comunità zingara si è organizzata proattivamente per badare a se stessa.

Due volte alla settimana, il centro offre corsi di alfabetizzazione per dieci adulti. I bambini frequentano tre volte a settimana, per fare i compiti e scappare dalla strada; qui in inverno stanno al caldo.
In un angolo, un vecchio computer, e Yassir, di quasi cinque anni, pigia con entusiasmo sulla tastiera. Al muro sono appesi frammenti di arazzi e di gonne ornate, accanto ai disegni dei bambini che ritraggono le loro famiglie nei costumi tradizionali.
Sempre accanto alle pareti, diverse rababbah, tradizionali strumenti zingari a corda, che i bambini provano a suonare. Il centro offre anche gingilli, tele, ceramiche, marmellate e olive schiacciate sotto olio. Tutto materiale in vendita.

"Mi piacciono gli Zingari," discorre Leila. "Mi piace la scuola. Mi piacciono le maestre. Mi piacciono i bambini piccoli, ma quelli grandi, no. Mi chiamano con brutti nomi. Anche gli insegnanti"

Amoun Sleem ha 32 anni, è la direttrice di Domari, la società degli Zingari di Gerusalemme ed ha fondato il centro. Oggi, come quando era una bambina, il tempo sembra essersi fermato. Ancora oggi, mentre cammina nelle strade della Città Vecchia, i passanti la chiamano "Nawariya", un peggiorativo di Zingara. A volte, le sputano contro.
Sleem, di una assertività sfacciata e di una bellezza esotica, ha dedicato la sua vita personale e professionale al progresso della causa degli Zingari o, come meglio si riferisce a lei stessi, dei Domi.

Gli Zingari sono forse il gruppo sociale più emarginato nella Gerusalemme di oggi. Oppressi dalla povertà e da conflitti interni, sono marginalizzati socialmente e politicamente invisibili.
Il Ministero degli Interni non riconosce i Dom come entità religiosa o culturale e sono genericamente indicati come "Arabi" sui loro documenti.

"Per gli Arabi siamo i Nawari, che significa "sporchi Zingari" dice Sleem. "Per gli Ebrei e per le autorità, noi siamo Arabi. Abbiamo perso su tutti i fronti."

Secondo il procuratore Omri Kabiri, che offre servizi legali a Domari e alla comunità praticamente a costo zero, lo stato di Israele non è disposto a riconoscere formalmente le minoranze. Nella pratica, non interferisce nelleesigenze di gruppi come i Drusi, i Beduini o gli Armeni. Se ottenessero un riconoscimento, gli Zingari avrebbero accesso a numerosi servizi, dalle cure mediche, ai fondi per il mantenimento della loro cultura o della religione, ecc.

Ma finché non appariranno come categoria censita, nessuno saprà quanti siano.
Sabine Hadad, portavoce del Registro della Popolazione, parla di "diverse dozzine" a Gerusalemme Est, anche se, secondo il Dom Research Center, con sede a Larnaca (Cipro), a Gerusalemme ci sono circa 1.000 Dom, e tra 1.000 e 4.000 vivono nella West Bank e nella striscia di Gaza.
Il primo importante passo, secondo Amoun Sleem, è un censimento nazionale. Ma il principale problema resta quello della povertà.

La più parte della comunità vive a Bab el-Huta, un povero agglomerato di casa vicino alla Porta del Leone. Bambini poveramente vestiti si aggirano tra pile di immondizia per la strada, mendicando o vendendo ciondoli. Alto l'abbandono scolastico, soprattutto tra le ragazze, anche se la comunità beneficia di personale che controlla la frequenza scolastica e di autisti per i bus scolastici.

Il tasso di disoccupazione è alto. Molti fanno affidamento sulla Previdenza Sociale e i tagli effettuati negli ultimi due anni hanno avuto serie conseguenze sulla comunità.

Le ragazze si sposano presto, di solito a 16 anni. "Le donne non hanno vita facile" dice Sleem. "Non hanno prospettive o sogni. Otto, dieci figli e niente soldi."

Sleem si è creata da sé una vita differente.

Sua madre morì quando aveva sei anni, lasciando suo padre con otto tra fratelli e sorelle da crescere. Da giovane, come molti altri bambini, fu mandata a chiedere la carità, ma rifiutò.
Ricorda: "E' una cosa umiliante. Così presi delle cartoline da vendere ai turisti. Qualcosa dentro di me diceva che era possibile agire e creare le cose in maniera più onesta e decente"

Sapeva che la scuola le avrebbe dato il biglietto per uscire dalla povertà. Ma sapeva anche che suo padre, col suo lavoro di custode al Ministero degli Interni, mai sarebbe stato in grado di fornire a lei e alle sorelle quadreni e matite. Così comtinuò a vendere le sue cartoline.

Ricorda ancora le umiliazioni a scuola, non differenti da quelle che subisce oggi Leila.

"La maestra ci chiamava di fronte alla classe e, di fronte a tutti, controllava se avevamo i pidocchi o eravamo sporchi. E gli altri bambini ridevano quando ci chiamava Nawari."

All'età di 12 anni, lasciò la scuola, ma nessun assistente sociale venne a controllare perché una studentessa così brillante e motivata avesse abbandonato lo studio. Ritornò a scuola un anno dopo, completando il ciclo di studi e diplomandosi in business administration.

Trovò lavoro come manager presso l'Ostello Olandese sul Monte degli Ulivi. Imparò inglese e olandese fluentemente. I visitatori europei contribuirono a formare la sua coscienza politica e sociale. Cominciò a pensare che poteva sviluppare consapevolezza e rispetto di sé nella sua comunità. La sua fiducia crebbe e attualmente sta completando un corso in business administration all'Università Ebraica.

Sleem fondò Domari nel 1999; la prima organizzazione di questo tipo nel Medio Orinte, dedicata alla crescita politica, sociale, culturale e ai bisogni sanotari della comunità.

Per storia e cultura, gli Zingari non ragionano in termini territoriali e non fanno riferimento ad un'unica patria. In diversi angoli del mondo, non si chiedano chi sia il regnante, ma vogliono che sia permesso loro di mantenere la loro cultura e creare un futuro migliore per i propri figli.

A Gerusalemme, sono riusciti abilmente a mantenersi estranei al conflitto israeliano-palestinese. Ma Sleem ritiene che gli Ebrei [...] dovrebbero capire gli Zingari. Anche noi siamo stati perseguitati."
Nota inquietanti similitudini tra le loro due storie. Entrambi sono stati la classe "altra - impossibilitati a stanziarsi, cacciati, oppressi. Come gli Ebrei, gli Zingari hanno sviluppato strategie per vivere con i "gadjé" - i "GOY", i "non-Zingari" - e sopravvivere in difficile equilibrio con la società circostante, spesso confinati in ghetti e accampamenti recintati.

E come gli Ebrei, sono stati isolati di Nazisti perché fossero sterminati. Secondo [...] lo US Holocaust Memorial Research Institute di Washington il numero di vite perse dagli Zingari nel 1945 oscilla "tra mezzo e un milione e mezzo."

Ma gli Ebrei, spalleggiati dal loro stato e più potenti politicamente, hanno ottenuto pù riconoscimento. Per una stridente coincidenza, il mese stesso che la Germania celebrava gli Ebrei uccisi dai nazisti, iniziava il rimpatrio forzato di decine di migliaia di Zingari profughi dal Kossovo (cfr. Germania ndr.), dove le loro case sono state distrutte e sono esposti a un'esistenza in pericolo, senza aiuti dalla Germania o dalle Nazioni Unite.

La dottoressa Katalin Katz, della Hebrew University's School of Social Work, ha compiuto una ricerca sugli Zingari in Europa.
"Le strutture, l'autorità e la gerarchia sono alieni ai loro valori e stile di vita. Non hanno un'autorità centrale per cui battersi o dichiarare guerre. Ma nell'ultima decade, le cose hanno iniziato a cambiare."

Cambiano anche qui. Dice Sleem: "Ho imparato da mia nonna, che se hai prurito, puoi solo grattarti da te, e nessun altro sa dove sia il tuo prurito."
Vede particolarmente significativi i cambiamenti che avvengono nel suo centro di Shuafat. perché mostrano che gli Zingari hanno iniziato a muoversi fuori dal loro "ghetto" nella Città Vecchia per mischiarsi con gli altri gruppi.

Qualche anno fa, Domari propose assieme al MATI, il Jerusalem Business Development Center, di fare formazione professionale per uomini e donne della comunità, nel campo del catering e della cosmetica. Circa una dozzina vi hanno preso parte.

Sleem nota anche una crescita della considerazione per la scolarizzazione nella comunità. Cresce il numero delle ragazze che completa la scuola dell'obbligo e tre di loro frequentano l'università.

Aumentano i matrimoni misti con gli Arabi Palestinesi e si comincia a discutere di pianificazione familiare.

Sleem è compiaciuta per questa crescita comunitaria, ma spera anche che la cultura tradizionale possa sopravvivere. Sono in pochi ad indossare i costumi tradizionali o parlare la lingua originale, solo poche donne ricordano le canzoni che si cantavano ai matrimoni.

Vorrebbe organizzare un campo estivo, portare i bambini in spiaggia o in piscina e insegnare loro giochi e canzoni. Ma non ci sono i soldi. Allen Williams, filantropo di Larnaca, ha dato i soldi per pagare l'affitto e le misere spese operative del centro. Il personale è formato da qualche volontario, dall'Inghilterra e dagli USA, altre risorse non ci sono.
Sleem oscilla tra la frustrazione e l'ottimismo. A volte, emerge l'amarezza "Noi siamo per i diritti umani, ma nessun gruppo sui diritti umani si interessa a noi. Si occupano delle donne Beduine, e noi? Non siamo spazzatura!"
Indica un uccellino che sta cinguettando "E' un segno del Signore che le cose vanno bene? So che è stupido, ma sono continuamente preoccupata e spaventata, mi sembra di vivere in un circolo vizioso."

Non tutti i suoi sforzi sono ben accolti. Sleem ha ricevuto diverse critiche nella sua comunità.

Nel 1968, l'allora sindaco Teddy Kollek concesse a un membro della comunità il permesso di operare come "mukhtar" e di essere il tramite ufficiale con la municipalità. Una posizione che col tempo non è più stata ufficialmente riconosciuta, ma che mantiene un notevole prestigio interno. Sleem ritiene che, risentito a causa della sua proattività e dell'alto profilo perseguiro, il mukhtar abbia deciso di non presenziare alkl'inaugurazione del centro. (il mukhtar non ha ritenuto fornire un suo commento al Jerusalem Post)

Ci sono tanto uomini che donne che si oppongono all'idea che una donna, per giunta non sposata, possa assumere un ruolo preminente nella loro comunità conservatrice e tradizionale.

L'anno scorso, per diversi mesi sono circolate voci che Sleem fosse una collaborazionista di Israele. La sua vita era, letteramente, a rischio. Lentamente, i progressi compiuti dal centro, mostrano che i suo sforzi sono più accettati.

Il procuratore Kabiri è convinto che il riconoscimento degli Zingari come minoranza nazionale sia cruciale e farà un appello in questo senso all'Alta Corte di Giustizia.
"E' importante determinare se gli Zingari siano, in effetti, una nazione" osserva. "E sarebbe basilare una decisione legale in merito, qui in Israele.
Noi, il popolo ebraico, siamo stati accomunati dalla dispora e ci siamo dichiarati popolo. Siamo tra quelli che devono mostrare più sensibilità verso il bisogno di un altro popolo di ottenere riconoscimento e auto-definizione"


Per saperne di più:
- Domari Society
- La loro Europa
Si ringrazia la mailing list di Roma Network.
 
Di Fabrizio (del 22/12/2005 @ 11:54:43 in Kumpanija, visitato 1676 volte)
Carissimi
Avrei alcune questioni per i Leaders delle Comunità Rom in Europa e nel Nuovo Mondo (USA & Canada ecc.)

1- Perché ignorino i loro Fratelli e Sorelle nel Medio Oriente?

2- Perché non ho trovato niente sulla condizione dei Dom-Rom in nessuna conferenza internazionale su i Rom? O solo pochissime righe? (alcune informazioni QUI ndr)

3- Perché i Rom d'Europa e del Nuovo Mondo (come USA & Canada) non fanno tentativi di contattare i Dom-Rom del Medio Oriente e trasferire le loro esperienze? So che i Dom-Rom nel Medio Oriente non sono organizzati, solo un paio di loro potrebbero realmente cooperare, ma questo perché nessumno li prende per mano e mostra loro come si fa. I Rom-Dom in diversi anni hanno accumulato grandi esperienze e hanno il Dovere di aiutare i loro fratelli, come fecero gli Ebrei d'Occidente con quelli d'Oriente.

I Rom-Dom di Europa e del Nuovo Mondo devono mobilitarsi il più in fretta possibile per aiutare i Dom-Rom del Medio Oriente, perché soffrono delle medesime persecuzioni [...] con la differenza che per loro la soluzione per sfuggirne è assimilarsi alle tradizioni arabe, cose che hanno fatto per generazioni. Credetemi, in Egitto c'è stato un Primo Ministro di origine Dom-Rom, e per quanto fosse stato anche un leader della lotta d'indipendenza contro la Gran Bretagna, lui, come del resto altri Dom-Rom intellettuali ed agiati, tra cui proprietari terrieri, scrittori e giudici, hanno sempre fatto di tutto per nascondere o misconoscere la loro origine.

Quindi il problema in Medio Oriente differisce da quello euuropeo: qui le migliori generazioni vengono totalmente assimilate e perdono la loro identità, diventano Arabi di successo; soltanto quelli più poveri e meno istruiti rivendicano la loro appartenenza ai Dom-Rom. Ultimamente, anche quelli di noi meno istruiti si qualificano come "Alti-Egiziani", perché il loro aspetto e la loro parlata differisce sostanzialmente dagli Egiziani del nord. Oppure si identificano come discendenti degli antichi Egizi, per spiegare come mai differiscano nei costumi e nei volti dagli Arabi.

Mi aspetto che vi adoperiate realmente per salvare l'identità dei vostri fratelli Dom-Rom, proma che il loro patrimonio culturale si dissolva nell'arabità e perda ogni importanza.

Ahmed Almezayen
human right activist, and jurnalist.
Bucuresti - Romania.

Quando nella lettera precedente ho scritto sui Dom-Rom del Medio Oriente, non l'ho fatto perché volevo aiuto personale e neanche perché cercassi informazioni, dato che io arrivo da lì e conosco bene la mia comunità.
Volevo spingervi all'azione, perché anche noi avessimo una voce, come in Europa. Voglio che ii Dom-Rom abbiano illoro posto nelle nostre organizzazioni internazionali. Questo il mio scopo e la mia speranza, per questo vi scrivo.

In Efgitto non esiste un'associazione Dom-Rom guidata da uno di loro, soltanto poche associazioni caritatevoli che dipendono da qualche chiesa: nessuna organizzazione culturale, o dei Diritti Umani o Unione presieduta da Dom-Rom, c'è una grande differenza dall'essere condotti da un Arabo o da un bianco.

Mi sono documentato sugli sforzi di Amoun Sleem a Gerusalemme (lei è Dom-Rom come me), purtroppo anche se (secondo alcune stime) in Egitto ci sarebbero più di un milione di Dom-Rom, la più estesa comunità del Medio Oriente, non abbiamo nessuna organizzazione.

Io spero di sentire in futuro la loro voce, e che siano fieri di ciò che sono, aiutarli a mantenerte la loro cultura e battersi per i loro diritti, senza dissolversi nella comunità araba. E non voglio che ci sia chi parla a nome loro, sia questo Europeo, Americano o Arabo.

[...]

Questo al momento sarà possibile solo con l'impegno dei leaders, delle organizzazioni e delle comunità Rom nel mondo, che espandano il loro ombrello anche a noi.

Grazie
Ahmed
 
Di Fabrizio (del 07/08/2007 @ 09:55:12 in Kumpanija, visitato 1677 volte)

Gli Zingari di Gerusalemme: il Popolo Dimenticato
By Amoun Sleem

Una banda di ballerini e musicisti itineranti assunti da un re persiano? Una casta di artisti, che difesero la loro patria contro l'invasione degli Unni nel V secolo? Oppure un certo numero di tribù inviate dalla Persia ad un generale turco-persiano e che mai fecero ritorno? Come e quando gli Zingari iniziarono la loro migrazione, e come finirono a Gerusalemme da ogni dove? Agli inizi del XVIII secolo, gli storici stabiliscono che il popolo zingaro ebbe origine da una casta di artisti che si autodefiniva Dom (che nella loro lingua comune significa "uomo"). I Dom di Gerusalemme sono tra le diverse comunità di Zingari che si sono insediati in Medio Oriente. Come i Rom ed i Lom, la loro controparte in Europa e Armenia, i Dom hanno una loro auto-consapevolezza pesantemente influenzata dal paese che li ospita. In mezzo alle teorie sulle origini della loro partenza dall'India, i Dom di Gerusalemme offrono una leggenda che li radica saldamente al Medio Oriente.

Tanto tempo fa, c'erano due tribù guidate da due cugini residenti in Siria. Un cugino, dopo aver ucciso il re, suscitò l'ira di sua sorella. Nel cercare una rivincita, l'addolorata principessa mise le due tribù una contro l'altra ed istigò una guerra tra loro, che causò la morte di entrambe i cugini. La principessa non era ancora soddisfatta ed emise un decreto che obbligava a vagabondare el deserto nelle ore più calde del giorno, cavalcando soltanto asini e guadagnandosi da vivere soltanto con la danza e la musica. Da allora, alcuni Dom si diressero in India, Iraq e nuovamente in Siria. Riconoscendo la Siria e non l'India come la loro antica patria, i Dom alterarono la natura di "uomo" cui si riferisce il loro nome in favore di un'identità mediorientale. Oggi i Dom vivono in diversi paesi del Medio Oriente e la loro cultura si è mescolata con quella degli arabi attorno.

Come in altri paesi, i Dom di Gerusalemme hanno accettato la lingua e la religione del paese dove vivono. Sono musulmani e parlano arabo come pure il Domari - il loro linguaggio nativo. Il Domari è una lingua distinta dal Romanì e dal Lom. I suo stretti contatti col Punjabi furono chiave determinante nella lontana eredità indiana, tuttavia l'effetto significativo dell'arabo sulla lingua parla all'effetto dell'ultima patria dei Dom. Qualsiasi sia l'adattamento nella religione, lingua o altro, gli Zingari di tutto il mondo mantengono caratteristiche loro proprie ed i Dom non fanno eccezione.

I Dom di Gerusalemme rimangono una comunità infusa dai ritmi e dalle canzoni di tradizione zigana, ma hanno abbandonato lo stile nomadico in favore di una vita più sedentaria. Hanno fatto di Gerusalemme la loro casa da oltre 400 anni. Originariamente stanziati in un'area fuori dalla Città Vecchia chiamata Wadi Al-Joz, i Dom si sono poi spostati in un piccolo quartiere chiamato Burj Al-Laqlaq all'interno delle mura della Città Vecchia. Minoranza etnica, la comunità Dom ha sofferto in silenzio i decenni del conflitto arabo-israeliano. Il loro numero è diminuito significativamente durante le battaglie attorno alla fondazione dello stato di Israele. L'esodo maggiore è avvenuto durante la guerra del 1967, che ha spinto quasi la metà dei Dom a cercare rifugio in Siria, Libano e persino in India.

Nonostante una profonda identificazione con la cultura mediorientale, le rimanenti 200 famiglie hanno subito severe discriminazioni da parte di israeliani e palestinesi. Lodati una volta nella poesia persiana come intrattenitori senza pari, una serie di cambiamenti culturali, politici ed economici ha portato i Dom ad essere visti come deprecabili mendicanti. La vergogna di essere Zingaro viene istillata in giovane età quando i bambini iniziano la scuola. Anche se i Dom si considerano Palestinesi, la loro non appartenenza all'etnia araba porta che il 60% non ha terminato le scuole elementari. Senza specializzazioni e percorso scolastico, i Dom sono rinchiusi in un circolo di povertà e derisione. Le generazioni più giovani preferiscono assimilarsi completamente ai vicini Arabi. abbandonando i vestiti tradizionali, la lingua, i costumi e qualsiasi altra cosa li possa distinguere come Zingari.

Il Centro Domari a Gerusalemme Est è stato fondato per contrastare il deterioramento di una comunità una volta vibrante e restaurare il suo orgoglio. Fondata nel 1999, l'organizzazione aiuta lo sviluppo economico, fornisce supporto a donne e bambini ed agisce per la preservazione della cultura. Principalmente donne e bambini frequentano classi, programmi di formazione, di consulenza ed assistenza. Il Centro Domari presta particolare attenzione nel ricostruire l'autostima dei membri più giovani, fornendo programmi per leggere e scrivere per l'infanzia, corsi di lingua e cultura Domari ed altri supporti scolastici. La speranza è che questo porti i Dom di Gerusalemme fuori dal loro status di "intoccabili" attraverso l'educazione e l'autostima.

Amoun Sleem is the founder and director of the Domari Society of Gypsies in Jerusalem. As a gypsy, she has shared the difficulties and challenges of her community and is focused on helping her people succeed. She can be reached at domari@alqudsnet.com

sullo stesso argomento, leggi QUI

 
Di Fabrizio (del 03/04/2012 @ 09:42:33 in Kumpanija, visitato 3369 volte)

Desideriamo invitarvi a partecipare alla serata "LE COMUNITA' "ZINGARE" E I BEDUINI DELLA PALESTINA" con la proiezione dei documentari: UP FRONT, Media Sadaa - Alternative Information Center e JAHALIN - Co-diretto e prodotto da Talya Ezrahi, Lewie Kerr & Kamal Jafari - Alternative Information Center - organizzata dall'Associazione La Conta, che ci sarà, con ingresso libero e gratuito, giovedì 5 aprile 2012 alle 21,00, alla CGIL - Salone Di Vittorio in Piazza Segesta 4 con ingresso da Via Albertinelli 14 (discesa passo carraio) a Milano.
Parteciperà all'incontro Gabriella Grasso del Gruppo ISM Milano (International Solitarity Movement) che presenterà i documentari UP FRONT e JAHALIN e ci parlerà, tra l'altro, del rischio che corrono i beduini della Palestina di essere scacciati per sempre dalle valli del deserto tra Gerusalemme e Gerico ed ERICA RODARI, scrittrice e studiosa, che coordinerà la serata. Introduce Fabrizio Casavola.

UN FRONT Media Sadaa - Alternative Information Center
Tre donne, di diversa età, luoghi e ambiente, che sono comunque collegate dal loro potere, dalla loro indipendenza e soprattutto - dalla forte volontà di creare un cambiamento. Amoun Sleem, una delle tre donne, appartiene ai Domari, comunità degli zingari di Gerusalemme.

JAHALIN - Co-diretto e prodotto da Talya Ezrahi, Lewie Kerr & Kamal Jafari - Alternative Information Center
I beduini Jahalin vivono nelle valli del deserto tra Gerusalemme e Gerico, dediti all'allevamento di ovini e caprini, la loro principale risorsa economica. A metà degli anni 1990, una decisione del governo israeliano di espandere l'insediamento di Ma'ale Adumim, ha portato ad una serie di sgomberi che minacciavano di spostare 3000 persone, forti dalla loro casa nel deserto e distruggere il loro modo di vita tradizionale. Il film racconta la storia della loro lotta per rimanere sulla loro terra.

 
Di Fabrizio (del 07/04/2011 @ 09:33:43 in lavoro, visitato 1647 volte)

Da Amoun Sleem

Devo dirvi che oggi come Laboratorio del Centro Domari siamo stati scelti per fornire il più famoso hotel di Gerusalemme, l'American Colony Hotel, il che mi rende molto orgogliosa delle nostre donne zingare e del nostro design di qualità. Molti dei nostri cuscini avranno posto in questo hotel. Dobbiamo credere sempre nel nostro buon gusto, ed un giorno saremo là! Amo essere zingara.

Galleria fotografica

 
Di Fabrizio (del 03/06/2012 @ 09:28:05 in Kumpanija, visitato 1298 volte)

Ieri dopo pranzo ho visto qualcosa che mi ha commosso e ricordato i miei genitori, dandomi una grande Lezione nel pensare alle tante madri che ho conosciuto. La Lezione mi è arrivata da piccoli animali. Avevo preparato in un piatto il cibo per la nostra "mamma gatto", ma lei al posto di mangiarlo, ha chiamato i suoi micini e si è seduta guardandoli mangiare. Ho apprezzato l'anima madre, che mi ha ricomposto con ciò che sono...

Amoun Sleem - direttrice e fondatrice del Domari Center

 
Di Fabrizio (del 19/06/2008 @ 09:27:20 in Kumpanija, visitato 2016 volte)

Da Mundo_Gitano

Por: Terra Actualidad - EFE GITANO E PALESTINESE, DOPPIA DISCRIMINAZIONE

[05-06-2008] A Gerusalemme, dove le identità hanno una rilevanza speciale, circa 170 famiglie coniugano le loro radici Gitane con la loro condizione di palestinesi in un esercizio di equilibrismo che li lascia nella terra di nessuno.

Le autorità israeliane li trattano come qualsiasi altro arabo, mentre la maggioranza dei palestinesi li percepisce con gli stessi stereotipi che perseguitano i Gitani ovunque siano.

Serva come esempio che il termine arabo per Gitano, "nawar", è peggiorativo e di solito accompagnato da uno sputo a terra.

Loro, i Gitani dell'est del Mediterraneo e del Medio Oriente, si autodenominano Domari (da "Dom" che significa uomo nella loro lingua nativa) e sono in maggioranza musulmani, a differenza dei Rom, che si stabilirono in Europa e professano il cristianesimo.

La loro presenza a Gerusalemme è documentata dal XIX secolo, dove oggi si ripartiscono tra Bab Hutta - un umile quartiere dentro la cittadella murata -, Ras Al-Amud o Silwan.

A prima vista, niente li distingue dai loro vicini: parlano arabo, vivono nella parte palestinese della città ed non si sono neppure liberati dall'esilio nei conflitti bellici con Israele.

Durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967, arrivarono in Giordania non meno che 34.000-35.000 gitani che risiedevano a Gerusalemme.

Il Centro d'Investigazione Domari riconosce la difficoltà di dare il numero di Gitani che oggi vivono nei territori palestinesi perché molti rifiutano di definirsi come tali.

Si calcola, tuttavia, che siano circa 7.000 tra Israele ed i territori palestinesi, più della metà di loro nella striscia di Gaza, dove storicamente hanno tenuto molti contatti coi loro compagni di origine e diaspora egizi.

"Abbiamo lo stesso problema del resto dei palestinesi: l'occupazione israeliana", sentenzia Abdelhakim Salim, il muktar (una specie di notabile) di questa comunità a Gerusalemme.

Non è del tutto così. I Gitani si confrontano con danni sociali specifici che vanno oltre gli arresti, registri all'alba e barriere al movimento, che racconta il muktar.

Per iniziare, i Domari della cittàsanta viveno in media in locali di otto persone dove entrano solamente 700 dollari (450 euro) al mese.

Inoltre, lamentano indici di analfabetismo (circa il 40%) ed assenteismo scolare molto superiore a quello dei palestinesi, uno dei popoli più capace di leggere e scrivere nel Medio Oriente.

Le droghe inoltre causano stragi tra i giovani, si suppone il 75% dei Gitani di Gerusalemme, spiega Imad Jauny, direttore esecutivo di Burj Al Luq Luq, un'istituzione che tenta di evitare che i bambini e gli adolescenti che non vanno a scuola passino tutto il giorno per la strada.

"La loro autostima come collettivo è molto bassa. Lo vediamo nella gente  con cui lavoriamo", aggiunge Jauny prima di indicare che il 90% dei frequentatori del suo centro sociale sono Gitani.

Per cambiare questo ordine di cose, Amoun Sleem creò nel 1999 il Centro Domari, col quale prova a migliorare il livello di vita della comunità Gitana e frenare la progressiva sparizione della loro cultura.

Sleem teme che l'eredità Gitana muoia schiacciata tra l'indifferenza delle autorità israeliane, "che rifiutano di considerarci come minoranza in una città che ne è piena", e l'assimilazione interessata dei palestinesi.

Tutto questo con il tempo contro, così che solo alcuni anziani sono capaci di esprimersi in Domari, mentre i balli e i vestiti propri sono quasi finiti nell'oblio.

"Io non mi considero palestinese. Non mi vergogno a definirmi Gitana di Gerusalemme. Viviamo qui da duecento anni e stiamo perdendo le nostre tradizioni", lamenta la fondatrice di questa società che l'anno scorso visitò lo scrittore israeliano e Premio Principe delle Asturie Amos Oz.

E' una delle ultime sfide di un collettivo discriminato per partita doppia - tanto come Gitano che come palestinese - che cerca il suo posto come minoranza dentro una minoranza.

 
Di Fabrizio (del 17/10/2008 @ 09:13:25 in musica e parole, visitato 3616 volte)

Ricevo da Tommaso Vitale

I rom e l’azione pubblica
a cura di Giorgio Bezzecchi, Maurizio Pagani e Tommaso Vitale
Pagine: 288
Prezzo: Euro 20
ISBN: 978-88-7039-0377
Teti Editore

I gruppi zigani sono molti e differenti. Abitano da secoli il tessuto urbano d’Europa. Sono parte integrante della storia italiana, soggetti in uno stato di diritto. Spesso, tuttavia, le politiche nei loro confronti assumono tratti marcatamente discriminanti e di frequente gli enti locali adottano vere e proprie forme di razzismo istituzionale. Altre volte, politiche e provvedimenti ben intenzionati falliscono per le proteste e le mobilitazioni locali, ma anche per il mancato ascolto e coinvolgimento dei diretti interessati, i rom e i sinti.

Il volume tenta di fornire idee e appigli per uscire da questo senso di impotenza: i diversi contributi che lo compongono mostrano strade concretamente percorribili nell’azione pubblica.

Guardando alla sfida di una politica democratica e partecipata, questo libro racconta una pluralità di casi empirici che aiutano a capire come è possibile rispettare i diritti fondamentali delle minoranze, moltiplicando il consenso sulle politiche necessarie per una migliore convivenza.

Il volume contiene saggi di Alberto Giasanti, Amoun Sleem, Antonio Tosi, Carlo Cuomo, Elisabetta Vivaldi, Giorgio Bezzecchi, János Ladányi, Joanna Richardson, Laura Boschetti, Maurizio Pagani, Paola Pessina, Tommaso Vitale, Zoran Lapov.

Giorgio Bezzecchi
, presidente della cooperativa Romano Drom, è un Rom Harvato, esperto di processi e politiche di mediazione culturale. Da molti anni è uno dei massimi dirigenti dell’Opera Nomadi. Vive e lavora a Milano.

Maurizio Pagani, dirigente dell’Opera Nomadi, da molti anni è attivamente impegnato in azioni di promozione sociale delle comunità zingare e studio delle politiche pubbliche. Vive e lavora a Milano.

Tommaso Vitale, ricercatore di Sociologia, insegna sia Sviluppo locale che Programmazione sociale all’Università degli Studi di Milano Bicocca ed è membro della redazione di Partecipazione e conflitto - Rivista di studi politici e sociali.

Nicola Teti Editore
teti@teti.it - www.teti.it

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Di Fabrizio (del 08/06/2010 @ 09:10:22 in Kumpanija, visitato 1619 volte)

Da Roma_Daily_News (altre notizie su Amoun Sleem)

GoJerusalem.com

Un centro comunitario preserva il patrimonio culturale dei circa 1.500 Dom che da centinaia di anni vivono nella Città Vecchia di Gerusalemme.

Amoun Sleem ricorda quando mendicava con altri giovani per le strade della Città Vecchia, un modo tradizionale con cui guadagnavano un po' di soldi per le loro famiglie. Ma un giorno comprese che la sua vita, e quella della comunità, doveva cambiare, e lanciò una campagna per migliorare la sorte di un gruppo che molti gerusalemiti neanche sapevano esistesse nella città.

"Decisi che questo non era ciò che volevo," dice Sleem (in foto), il cui vero nome, che significa speranza, è legato a quello che lei e gli altri suoi collaboratori stanno tentando di dare ai circa1.500 zingari che vivono a Gerusalemme da oltre 500 anni, come dice lei. Con radici in India, Persia, Turchia e nei Balcani, questo gruppo è noto come la comunità Dom della città, molti dei quali sono musulmani, a differenza dei Rom europei che sono cristiani. Ci sono comunità dom sparse in tutto il Medio Oriente.

Di quanti sono rimasti a Gerusalemme - molti scapparono durante o dopo la Guerra dei Sei Giorni - quasi tutti vivono in un'enclave vicino alla Porta dei Leoni, come la famiglia di Sleem, che ha mantenuto la stessa casa per 200 anni. Mentre in precedenza gli zingari si spostavano da un posto all'altro, oggi hanno adottato uno stile di vita più sedentario, e Sleem dice che "avere una stabilità è meglio del vagare."

Molti componenti della comunità hanno lasciato il linguaggio nativo domari per l'arabo. Ora Sleem ed i suoi collaboratori stanno lavorando per preservare e migliorare la comunità, soprattutto attraverso le donne e i bambini, per superare la povertà e l'analfabetismo, mantenendo vive le tradizioni.

Assieme alle donne, tradizionalmente escluse dalla forza lavoro, Sleem ha fondato nel 1999 a Gerusalemme la Domari Society, ed un Centro Comunitario nel 2005, nel quartiere di Shuafat. Al centro, corsi di cucito ed altre attività, viene venduto artigianato ed altri oggetti. Intanto, Sleem e la sua squadra di lavoro si rivolgono alla loro comunità per migliorare la loro sorte. Programmi pomeridiani forniscono assistenza, sono state ridotte le tasse scolastiche, e quando inizia la scuola vengono distribuiti nuovi zaini e materiale scolastico. "Li incoraggia ad andare a scuola," dice Sleem, "possono sentirsi come tutti gli altri bambini."

Le donne apprendono mestiere attraverso corsi da parrucchiera, ad operare in piccole attività come il catering o la produzione artigianale, ed aiutate a condurre le loro famiglie, di solito estese. Sogna che "anche gli zingari aprano un'attività propria,... magari un ristorante," offrendo piatti come il kishk, uno yogurt che contiene bulgur (grano cotto e spezzato, ndr), ed il loro tea tipico. "In questo momento mi sento come se la mia società stesse tornando lentamente alle sue radici," dice.

Quando oggi vede giovani zingari a mendicare, Sleem ricorda se stessa a quell'età. "Mi si spezza il cuore, ma fornisce anche una sfida per lavorare più duramente... Dobbiamo continuare a provare, e nulla ci fermerà fino a raggiungere i nostri obiettivi e le speranze," dice. "E 'una specie di sogno per me, e non mi arrenderò fino sentirò di avercela fatta".

To arrange a visit to the Gypsy Community Center, call +972-(0)54-206- 6210.

 
Di Fabrizio (del 07/04/2013 @ 09:01:36 in conflitti, visitato 1801 volte)

Voice of America I Dom: rifugiati invisibili dalla Siria - Cecily Hilleary - March 22, 2013

Una famiglia dom si accampa, Turchia meridionale

Oltre 70.000 persone sono state uccise e centinaia di migliaia lasciate senza casa dalla guerra civile in Siria, che sta spargendo miseria tra tutti i gruppi etnici e religiosi della nazione.

Ma c'è una minoranza etnica che ha subito oltre la propria quota di sofferenza - sia durante i combattimenti odierni e nei secoli precedenti - e pochi fuori dalla Siria ne conoscono qualcosa. Il gruppo è quello dei Dom ed è presente in Siria da prima dell'impero ottomano.

Spesso etichettati col peggiorativo "zingari", i Dom prendono il nome dalla loro lingua, il domari, che significa "uomo". Si sono aggiunti all'esodo di cristiani, musulmani ed altri Siriani, rifugiatisi in Giordania, Libano, Turchia e altrove. Ma dovunque vadano, si trovano di fronte ad un benvenuto men che tiepido. Come ci ha detto una fonte: "Sono le persone più disprezzate del Medio Oriente."

Chi sono i Dom?

Complicati ed incompresi, i Dom sono presenti in Medio Oriente da almeno un migliaio di anni. La maggior parte delle informazioni su di loro proviene dalla lingua stessa, il domari, una variazione dell'hindi. E' simile al romanì, la lingua dei Rom europei, il che suggerisce una comune radice indiana.

Sia il romanì che il domari sono disseminati di imprestiti da altre lingue, riflesso di una storia di migrazione dall'Iran e altrove. A parte questo, si sa poco della loro origine - o manca l'accordo tra gli studiosi.

Durante il periodo ottomano, i Dom si spostarono liberamente in tutto il Medio Oriente come nomadi "legati al commercio", fornendo servizi alle comunità ovunque si insediassero. La caduta dell'impero ottomano in seguito alla I guerra mondiale, portò alla formazione degli stati nazionali con confini propri, cosa che limitò notevolmente i movimenti dei Dom.

In Siria, e altrove nella regione, vengono chiamati Nawar - probabilmente una parola derivata da "fuoco", riferita al loro lavoro tradizionale come fabbri ferrai. Ma negli anni la parola "Nawar" si è evoluta in peggiorativo, finendo coll'indicare una persona ignorante e incivile.

I Dom si differenziano anche in base alla regione abitata o al lavoro svolto. Ad Aleppo e Idlib, sono chiamati Qurbat e lavorano come fabbri o dentisti non diplomati. I cosiddetti Riyass vivono a Homs e Hama, dove vendono manufatti o come intrattenitori alle feste. Alcune donne, chiamate Hajiyat, danzano nei night di Damasco, mendicano o predicono il futuro.

I numeri

    "La popolazione ufficiale dom potrebbe essere superiore alle stime, perché molti di loro si descrivono come Curdi, Arabi o Turcomanni." Kemal Vural Tarlan

E' quasi impossibile stimare la popolazione dom in Siria, in quanto spesso nascondono la loro identità per paura di essere stigmatizzati. Secondo International’s Ethnologue sarebbero 37.000 i Dom siriani che parlano il domari, assieme all'arabo. Ma per il giornale siriano Kassioun nel 2010 forniva il doppio di quel numero.

Kemal Vural Tarlan è un fotografo, documentarista, scrittore e attivista che si focalizza, dice, su quanti vivono ai margini della società, principalmente Dom e Rom. E' anche autore del sito Middle East Gypsies.

Dice che i Dom sono visti come estranei e intrusi, perciò sono quasi universalmente discriminati, Quindi spesso nascondono la loro origine etnica, attraverso ciò che chiamano la capacità dell'invisibilità, che li aiuta a spostarsi dentro e fuori le comunità.

La popolazione dom ufficiale potrebbe essere di parecchio superiore alle stime, perché molti Dom si descrivono come Curdi, Arabi o Turcomanni," dice Tarlan. Qualunque sia il loro numero, ne vivono in Siria più che da qualsiasi altra parte del Medio Oriente.

Fotogalleria

 
Dom rifugiati in Turchia

La Turchia è stata la patria degli "zingari" sin dall'epoca bizantina, e nel 2005 l'ACNUR stimava la popolazione Rom-Dom in 500.000. Kemal Tarlan ha passato diverso tempo nelle ultime settimane sul confine, per documentare l'afflusso dei Dom dalla Siria. I Dom si sono insediati nelle città della Turchia meridionale di Kilis, Gazientep and Shanliurfa.

"Inizialmente hanno potuto registrarsi nei campi profughi ufficiali," dice, "ma ora non è più possibile, perché sono pieni."

Alcuni Dom sono andati ad abitare con el famiglie in città. Quelli che non hanno un posto dove andare, vivono in tenda come nomadi. Tarlan dice che ricevono poca assistenza dal governo, così mendicano per sopravvivere o cercano lavoro nei campi.

"Ma la maggior parte è disoccupata," dice, e questo ha portato a tensioni locali. Recentemente, dopo che i cittadini di Shanliurfa hanno iniziato a lamentarsi dell'aumento dei piccoli furti, le autorità hanno smantellato e dato alle fiamme un'improvvisata tendopoli. I mezzi di comunicazione si riferivano a loro come "i Siriani". Ma Tarlan dice che la maggior parte erano Dom.

Nel Libano

    "Vivono tutti in condizioni disastrose. Non trovano lavoro, eccetto che nel riciclo destinato alla discarica: alluminio, ferro o cartone; giusto di che sopravvivere." Catherine Mourtada, Tahaddi

Con Beirut a sole 65 miglie di distanza, molti Dom da Damasco sono scappati in Libano. Catherine Mourtada è cofondatrice di Tahaddi (Sfida) una OnG che offre assistenza ai diseredati di Beirut, tra cui ci sono molti Dom.

"Sono esclusi dal normale sistema scolastico, anche perché non soddisfano i criteri di ammissione o perché le scuole pubbliche sono piene. Così, vengono da noi," dice Mourtada.

Mourtada ha visto crescere il numero dei Dom provenienti dalla Siria, che cercano di rimanere presso i loro parenti libanesi.

"Sono già molto poveri, e ora devono accogliere altri membri della loro famiglia molto poveri, che arrivano dalla Siria, quindi per loro è molto dura. Vivono tutti in condizioni terribili," dice. "Non trovano lavoro, eccetto che nel riciclo destinato alla discarica: alluminio, ferro o cartone; giusto di che sopravvivere."

In alcuni casi, i Dom di Beirut sono costretti a mandare via i loro parenti siriani. "Così devono trovare da qualche parte una stanza in affitto. Sono fortunati se riescono a trovare un bagno o acqua corrente," continua Mourtada.

Dato che in Libano non ci sono campi profughi ufficiali, come invece in Giordania o in Turchia, Mourtada dice che i Dom hanno iniziato ad insediarsi in tendopoli nella valle della Bekaa.

In Giordania

Nel 1999, Amoun Sleem fondò la Domari Society, un centro culturale ed educativo nel quartiere di Shu'fat a Gerusalemme Est. Dom lei stessa, racconta di aver sperimentato sulla propria pelle la discriminazione, la marginalizzazione culturale e la povertà che per molti Dom sono il risultato dell'analfabetismo.

Dice: "Ogni volta che un disastro colpisce il Medio Oriente, nessuno si da pensiero di quale sarà l'impatto sui Dom."

Sleem aggiunge di aver ricevuto notizie su molti Dom rifugiati che vivono nel campo di Zaatari o nelle sue vicinanze, a Mafraq, in Giordania. Sta tentando di ottenere un permesso per visitare il campo, ma per questo sta incontrando diverse difficoltà. Nel contempo, sta cercando di incoraggiare le famiglie Dom giordane ad ospitare i rifugiati.

"Non è molto facile," dice, "ma se accadesse, sarebbe davvero una cosa molto buona."

 
Di Fabrizio (del 22/05/2008 @ 08:54:52 in Kumpanija, visitato 1646 volte)

Da Info-Palestine

lundi 19 mai 2008
Marie Medina - BabelMed

I Gitani di Gerusalemme sono così poco numerosi che se ne conosce a malapena l'esistenza. Di fronte all'analfabetismo ed alla discriminazione, questa comunità ultra-minoritaria rischia a breve di perdere la propria cultura.

"Da qui a qualche anno, la cultura dom può sparire se non si fa niente per proteggerla" si inquieta Amoun Sleem, che dirige l'associazione Domaris: società dei gitani di Gerusalemme.

Photo Zohar Mor

Settimana scorsa ha organizzato uno spettacolo di danze gitane: Ayameni Goldeni (Quei belli occhi), a Gerusalemme e Tel Aviv. Qualche bambino zigano vi ha fatto una breve apparizione ma nessuno degli artisti adulti in scena erano dom: tre erano di origine americana, la quarta israeliana. "Non ci sono più artisti professionisti nella comunità dom di Gerusalemme", ricorda Michaela Harari, una delle quattro danzatrici.

Come la maggior parte della comunità, gli artisti sono emigrati in Giordania al tempo della guerra dei Sei Giorni (1967). Restano oggi qualche musicista e danzatore che vivono nella Striscia di Gaza e che, prima del blocco israeliano, si produceva nei matrimoni in Egitto.

Secondo Amoun Sleem, si contano oggi 7.000 Dom in Israele e nei Territori palestinesi , contro oltre 42.000 sull'altra riva del Giordano. Questa immigrazione massiva s'è rivelata "dannosa per la cultura" di Gerusalemme, rimarca.

"La danza ed il canto sono la nostra ricchezza" osserva Abdelhakim Salim, mouktar (capo) della comunità dom di Gerusalemme, ricordando come il divertimento è una delle maniere dei gitani per guadagnarsi il pane.

È del resto questo talento che sarebbe all'origine dell'emigrazione dei gitani, secondo un resoconto che è fra le diverse - e contradittorie - spiegazioni, teorie e leggende. Nel Libro dei Re (verso l'anno 1000), il poeta Firdousi narra che un sovrano persiano aveva invitato migliaia di artisti di una tribù indiana a prodursi alla sua corte.

Abdelhakim Salim

Abdelhakim Salim racconta un'altra storia, quella di un ragazzo molto povero che era cresciuto vicino ad un fiume ed aveva adottato un coccodrillo come animale di compagnia. Un giorno, per mostrare ad un amico che aveva domato il sauro, il giovane aveva messo la sua mano nella bocca dell'animale, che lo divise. Morale: "la gente della nostra Comunità farebbe non importa cosa per divertire la platea e guadagnarsi la vita", conclude il mouktar.

Dopo la Persia e la penisola arabica, dove sarebbero arrivati come anfitrioni pubblici o valorosi guerrieri, secondo le diverse versioni, gli zigani hanno proseguito la loro strada. Alla fine, alcuni hanno guadagnato la Palestina e l'Africa del Nord (i Dom),  altri hanno superato il Caucaso ed il Bosforo per raggiungere l'Europa (i Rom). I primi sono diventati musulmani, i secondi cristiani.

Le prime prove scritte della presenza dom a Gerusalemme risalgono al XIX secolo. La Comunità si è resa sedentaria inizialmente fuori dalla Città Vecchia. Ma oggi, vive principalmente dentro le mura, nella zona svantaggiata di Bab Hutta. Secondo il centro sociale di Burj Al Luq Luq, 170 famiglie vi abitano, composte da sette persone in media, con 700 dollari (450 euro) mensili per focolare.

Molti adulti sono illetterati e numerosi allievi abbandonano la loro scolarità in corso. "Molti nostri bambini sono per strada", deplora il mouktar Abdelhakim Salim. Tre mattine alla settimana, Burj Al Luq Luq accoglie i bambini da 7 a 15 anni che non vanno più a scuola; il 90% di loro è costituito da Dom, indica Imad Jaouny, direttore esecutivo del centro sociale.

Quest'accoglienza, come pure le attività sportive (calcio, basket), tenta di sottrarre i giovani "dalla cultura di strada", che li espone numerosi rischi, fra cui la droga. La dipendenza è un problema che riguarda particolarmente la Comunità dom, afferma Imad Jaouny.

Quando cercano lavoro, i membri della Comunità pagano il prezzo dei loro studi accorciati, ma anche dei pregiudizi di cui sono oggetto. La parola araba che designa un gitano, "nawar", è di solito utilizzata come un insulto.

La loro dignità ne non esce indenne. Rari sono coloro che rivendicano la loro identità dom.

Tutti parlano l'arabo, pochi maneggiano il domari. La "nostra lingua non è in buono stato ora", sottolinea Amoun Sleem. Gli oratori dom scivolano fino a tre o quattro parole arabe per frase. La "nostra lingua può scomparire da qui ad alcuni anni", si preoccupa il direttore della Società dei gitani di Gerusalemme, che ha organizzato corsi di domari.

Anche le espressioni artistiche sono deprezzate. La musica, ad esempio. "La gente la vede come musica al ribasso", rileva Amoun Sleem. "I dom hanno vergogna a promuoverla".

"Stanno perdendo la loro cultura", nota la danzatrice Michaela Harari. Per incoraggiare i bambini a riappropriarsi della loro cultura, la Società dei gitani ha approntato dei corsi di danza. Sono frequentati da una mezza dozzina di ragazze, dai 5 ai 12 anni. È questa piccola troupe che ha fatto una breve comparsa in Ayameni Goldeni. Ha interpretato una danza chiamata El-Gazawi.

Come la maggior parte delle arti zigane, questa coreografia adotta un elemento del folclore locale - in questo caso palestinese - e lo adatta interamente instillandovi là uno stile proprio. Michaela Harari distingue due particolarità della danza domari: schemi ritmici sofisticati, che sono forse un'eredità indiana, e movimenti segnati delle anche, che si trova in tutte le danze orientali.

Amoun Sleem auspica che i Dom trovino il loro orgoglio in questa cultura della fusione, che sia con le arti o con l'artigianato. Poiché appaiono in generale fra le comunità più povere, - infine, soprattutto le donne - hanno sviluppato un certo talento per il riciclaggio. "Le donne hanno il regalo per fabbricare qualcosa a partire da nulla", spiega senza scherzare il direttore della Società dei gitani.

Le generazioni precedenti utilizzavano questo "savoir-faire" per decorare il loro interno e fabbricare gioielli. Il centro domari situato a Shuafat, nel sobborgo di Gerusalemme, incoraggia la nuova generazione a ricollegarsi a questa tradizione. Le donne possono vendere le loro produzioni per migliorare i redditi del loro focolare. Con pezzi di vecchi abiti, preparano ad esempio delle borse o dei plaids in patchwork.

Un modo, ben modesto, di riparare una cultura che si sta perdendo.

 

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