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Di Fabrizio (del 11/01/2008 @ 21:06:04 in Europa, visitato 2175 volte)

Una lunga segnalazione di Marco Brazzoduro

di Alessio Marchetti
Il collasso del comunismo ha lasciato nei paesi dell’ex blocco sovietico una serie di tensioni etniche e sociali che la nuova Europa allargata ad est si trova ora a dover affrontare. L’ingresso dei dieci nuovi paesi nell’Unione Europea, ha portato con sé, di riflesso, anche un undicesimo silenzioso paese che nazione non è, senza confini né governo, senza bandiera né inno nazionale: quello dei Rom.
La questione della minoranza etnica della popolazione Rom, infatti, una volta isolata nell’est europeo e quasi completamente sconosciuta in occidente, dallo scorso primo maggio è diventato un problema dell’intero continente. Gli zingari, come volgarmente vengono chiamati anche se loro preferiscono il nominativo di Rom, contano, nell’Europa centro - orientale, qualcosa come 6 milioni di individui su un totale calcolato intorno agli 8-9 milioni di presenza complessiva su tutto il Vecchio Continente (il censo della popolazione nomade è, per evidenti motivi, non di semplice determinazione).
Alla vigilia del primo maggio 2004, data dell’allargamento dell’Europa a 25, la minaccia di una migrazione di massa dei Rom verso quei paesi occidentali, Gran Bretagna e Irlanda in testa, che avevano promesso l’apertura immediata delle frontiere ai lavoratori dei nuovi paesi, ha messo in movimento un tam tam di notizie allarmistiche sulla stampa britannica, la quale, riferiva di orde di zingari provenienti dall’est Europa che a decine di migliaia, se non addirittura a milioni (Daily Express) erano pronte a invadere il Regno Unito.
La notizia della clamorosa iniziativa “minacciata” dai Rom, che ha naturalmente spaventato molti governi e opinioni pubbliche europee e che si è rivelata infondata, voleva provocatoriamente denunciare la situazione di estrema difficoltà economica e sociale che questa minoranza vive nei paesi centro-orientali.
Malgrado la questione in occidente sia quasi del tutto sconosciuta, già da tempo la Commissione Europea lavora per ottenere dai governi locali rassicurazioni su una soluzione del problema, tanto da averlo posto a suo tempo come una delle discriminanti per l’ingresso di Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Slovenia e Ungheria nell’UE. Anche Bulgaria e Romania, paesi di prossimo accesso nei cui territori è concentrata una presenza di oltre due milioni e mezzo di nomadi, dovranno affrontare lo stesso esame molto presto.
Un recente rapporto delle Nazioni unite, infatti, ha descritto le condizioni di vita dei Rom del centro-est Europa come “più vicine a quelle delle popolazioni dell’Africa Sub-Sahariana che non a quelle degli standard europei”, a causa della miseria in cui vivono, caratterizzata dal basso tasso di scolarità e dall’altissima disoccupazione. Sempre secondo questo studio, inoltre, almeno un nomade ogni sei è in costante stato di fame, mentre il 40% vive in abitazioni senza acqua corrente e servizi igienici.
Quale sia l’esatta origine storico-geografica dei Rom è ancora in discussione, ma sembra che il loro arrivo in Europa, provenienti dalle lontane regioni dell’India attraverso la Persia, possa essere fatto risalire attorno al VII-X secolo. Arrivati dalla lontana India in Europa nel lontano XIV secolo (secondo altre fonti anche prima), non cristiani, scuri di carnagione, senza terra ne nazione, fortemente indipendenti e orgogliosi della propria cultura, senza mai una vera volontà di integrazione, nella loro forte idea di mantenere una distanza tra rom e “gadjé” (non rom), si scontrarono subito con il pregiudizio di una cultura europea troppo diversa dalla loro.
Gli zingari tedeschi chiamano se stessi Sinti. La maggior parte di essi si stabilì nell’Europa centro-orientale, mentre altri proseguirono il loro viaggio verso la Germania, la Francia, l’Italia e soprattutto la Spagna. I Rom non hanno mai tentato di costruire un loro proprio Stato, preferendo vivere sempre nelle zone di frontiera, orgogliosamente a difesa della loro specificità culturale e sociale, ottenendo però come risultato l’emarginazione e la discriminazione della maggioranza. Fin dal loro primo arrivo in Europa i nomadi sono stati percepiti dagli Stati come un problema da risolvere, attraverso l’assimilazione, il contenimento, l’esclusione o l’espulsione. Dai secoli di schiavitù in Romania tra il XV e il XIX secolo alla strage di oltre mezzo milione di Rom nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale, la loro storia nell’est europeo è caratterizzata da repressione e discriminazione. In Germania, come un po’ in tutta l’Europa centro-orientale, le persecuzioni iniziano ben prima del periodo nazista: già nel 1721 l’imperatore Carlo IV ordinò lo sterminio dei rom, con una legge che depenalizzava l’assassinio di uno zingaro. Nel XIX secolo “studiosi” tedeschi definivano zingari ed ebrei come razza inferiore e “escremento dell’umanità”. Una ricerca sulla popolazione nomade in Germania del 1905 condotta dallo studioso tedesco Alfred Dillmann stabiliva che i rom erano una “piaga” e una “minaccia” e che la Germania doveva difendersi da essa, evitando una possibile e pericolosa commistione tra le due razze.
La grande differenza tra i Rom dell’Europa centro–orientale e quelli occidentali consiste nello stile di vita ormai quasi definitivamente sedentario dei primi. La politica di integrazione iniziata da Maria Teresa d’Asburgo alla fine del XVIII secolo, volta a eliminare il nomadismo e a incoraggiare la sedentarietà, è stato solo il primo passo verso l’assimilazione completa a cui sono giunti i regimi comunisti circa due secoli più tardi.
Quella dei rom, comunemente chiamati zingari, è stata l’unica altra popolazione, insieme agli ebrei, ad essere obbiettivo di uno sterminio su basi razziali programmato nella logica della “Soluzione Finale” del Nazismo. La storia dell’olocausto rom, “Porrajmos” secondo la lingua zingara, è forse una delle pagine della seconda guerra mondiale meno conosciute ed analizzate.
Su una popolazione che, secondo il censo molto approssimativo del 1939 del partito nazista, contava circa 2 milioni di individui, sparsi in 11 paesi d’Europa, ne furono sterminati almeno 500 mila.
La particolarità della cultura rom rende le cifre molto imprecise: si tratta di una popolazione nomade, largamente analfabeta, conservatrice di una tradizione orale trasmessa da padre a figlio. Da qui la mancanza di fonti scritte dirette, di testimonianze difficilmente reperibili. C’è anche da aggiungere che il Porrajmos fu organizzato in maniera molto meno organizzata e meticolosa rispetto all’olocausto ebraico, per cui anche da parte nazista non abbiamo quel gran numero di fonti, documenti e informazioni che invece ci hanno permesso di ricostruire la tragedia ebrea.
Il fatto che i rom siano degli stranieri, comunque e ovunque, che fossero alieni ed estranei in qualsiasi luogo si muovano, ha permesso la forte crescita del pregiudizio nei loro confronti, che è duro a morire anche nei nostri giorni.
Durante gli anni ’20, in piena e democratica Repubblica di Weimar, ai rom era già proibito di entrare nei parchi e di usare i bagni pubblici. Una pubblicazione di quegli anni di Karl Binding e Alfred Hoche riprendeva una definizione coniata 60 anni prima da Richard Liebich che definiva i rom “non meritevoli di vivere” e classificati sotto la categoria dei “malati mentali incurabili”. La stesa frase comparve in una legge ad hoc emanata dal partito nazista qualche anno più tardi. Dunque tutto inizia prima delle leggi di Norimberga per la difesa della razza del 1935, che va a colpire, specificatamente, ebrei, neri e rom.
Tutti noi sappiamo della notte dei cristalli che segnò simbolicamente la persecuzione degli ebrei. Ma nello steso anno, 1938, esattamente nella settimana tra il 12 e il 18 giugno un altro evento segnò l’inizio della fine: la cosiddetta settimana della pulizia zingara.
Nel gennaio 1940 ha luogo il primo genocidio di massa con l’uccisione di 250 bambini, che vennero utilizzati come cavie nel campo di concentramento di Buchenwald per testare il tristemente famoso Zyklon – B, il materiale usato nelle camere a gas. Himmler fu convinto dell’idea di risparmiare la vita ad alcuni di loro per poterli utilizzare come strumento per studiare la genetica di questi “nemici dello Stato”, ma alla fine il regime respinde l’idea.
L’8 dicembre 1938, il primo riferimento alla “Soluzione finale alla questione zingara” apparve in un documento firmato dallo stesso Himmler. E’ ancora Himmler , il 16 dicembre 1940, a ordinare la deportazione di tutti gli zingari d’Europa ad Auschwitz-Birkenau. Qui tra l’1 e il 2 agosto 1944, nella notte degli zingari, furono gasati 2897 tra uomini, donne, vecchi e bambini in una sola azione. I forni crematori impiegarono giorni a smaltire la moltitudine di cadaveri.
Molto spesso, specialmente nelle terre orientali ed in Polonia, i rom non venivano portati nei lager ma uccisi sul luogo. Dopo aver fatto scavare le fosse con le loro mani li allineavano sul bordo per l’esecuzione. Operazione questa non semplice, secondo un rapporto delle SS. Uccidere un ebreo era, infatti, molto più facile, in quanto rimaneva dritto e stabile, mentre “gli zingari piangono, si lamentano, si muovono costantemente, anche quando sono già in linea per l’esecuzione. Alcuni di essi saltano addirittura nella fossa prima che venga sparato il colpo, facendo finta di essere morti”.
Era lo stesso Adolf Eichmann ad organizzare la logistica delle spedizioni ai campi, come descritto in un suo telegramma diretto alla direzione della Gestapo, in cui parla di vite umane come di merce da trasporto: “Riguardo al trasporto degli zingari bisogna sapere che venerdì 20 ottobre 1939, il primo carico di ebrei lascerà Vienna. A questo carico devono essere attaccati 3-4 vagoni di zingari. Treni successivi partiranno da Vienna, Mahrisch-Ostrau e Katovice. Il metodo più semplice è attaccare alcuni vagoni di zingari a ogni carico. Perché questi carichi devono seguire un programma, per cui ci si aspetta una rapida esecuzione del problema”.
Sui rom vennero eseguiti esperimenti di ogni sorta: a Sachsenhausen si cercò di provare che il loro sangue era diverso da quello tedesco; le donne vennero inizialmente sterilizzate in quanto “non meritevoli di riproduzione umana” per poi essere uccise. La legge sulla cittadinanza tedesca emanata nel 1943 non menziona neanche la popolazione rom. D’altronde perché nominare un’etnia che da lì a breve sarebbe dovuta scomparire dalla faccia della terra?
Nel resto d’Europa il destino dei rom variò a seconda del paese.
Il regime collaborazionista francese di Vichy internò 30.000 rom, molto dei quali finirono nei campi di Dachau, Ravensbruck e altri. Gli ustascia croati ne uccisero circa 26.000, molte migliaia furono uccisi dai serbi, altri furono deportati dagli ungheresi, dei 6.000 zingari cecoslovacchi ne sopravvisse solo un decimo.
In Italia, inizialmente, le leggi razziali del 1938 dimenticarono gli zingari, ma ben presto una circolare del Ministero dell’Interno del 11 settembre 1940 rimediò alla dimenticanza decretando l’internamento dei rom italiani e, successivamente, anche di quelli stranieri.
I nomi di questi campi ci sono assolutamente poco familiari: Pedasdefogu in Sardegna, Monopoli Sabina, Tossica, vicino Teramo, Pieve (Viterbo), Isole Tremiti e Collefiorito. E’ vero che pochi degli internati italiani furono deportati nei campi di sterminio. La precedenza veniva, infatti, concessa agli ebrei. Dopo la guerra la discriminazione contro i Sinti in Germania e i rom nel resto d’Europa continuò.
Nella Germania Occidentale, fino agli anni ’60, i tribunali acconsentirono a risarcire e a riconoscere gli zingari come vittime della follia nazista solo per i fatti che avvennero dopo il 1943. Nessuno fu chiamato a testimoniare per conto delle vittime rom al Processo di Norimberga e nessuna riparazione di guerra è mai stata pagata ai rom come popolazione. Perfino gli Stati Uniti, sempre così attenti alle vittime dell’Olocausto, non hanno fatto nulla per assistere i rom durante e dopo gli anni dello sterminio. Solo il 10% delle centinaia di milioni di dollari, per i quali il Governo americano era stato dichiarato responsabile della distribuzione, resi disponibili dall’ONU per i sopravvissuti, è stato dato ai non-ebrei, e nessuna parte di quel fondo è finita ai sopravvissuti rom.
Alla fine della seconda guerra mondiale, conclusasi con un bilancio di oltre mezzo milione di Rom trucidati nei campi di sterminio nazisti, la parola d’ordine nei nuovi Stati socialisti era, infatti, proprio “assimilazione”. La ricerca dell’uguaglianza e l’eliminazione di ogni differenza etnica e sociale condusse i regimi comunisti di Polonia, Cecoslovacchia, Bulgaria, Ungheria e Romania a ricercare un programma di urbanizzazione forzata e di occupazione lavorativa a largo raggio. Le abitazioni ambulanti dei Rom furono bandite tanto che in alcuni casi compito della polizia era addirittura quello di rimuovere le ruote dalle roulottes. In Cecoslovacchia la legge del 1958 sulla “sistemazione permanente della popolazione nomade e seminomade” li costrinse a stabilirsi negli agglomerati urbani dei giganteschi quartieri dormitorio delle periferie cittadine. Molti di essi vennero trasferiti a forza dalla Slovacchia orientale alla Boemia occidentale per rimpiazzare i Sudeti, i cittadini di origine tedesca cacciati dopo la seconda guerra mondiale. Tra gli anni ‘70 e ’80 in Bulgaria il governo abolì la speciale identità culturale Rom costringendoli a bulgarizzare il nome e proibendo l’uso della lingua; in Romania, negli anni ’80, Ceausescu condusse una violenta campagna per l’urbanizzazione che vide la costruzione dal nulla di interi nuovi villaggi.
Nel complesso si può affermare che, per certi versi, durante il periodo comunista la situazione dei Rom era in qualche modo migliorata, se non altro per le aumentate opportunità di accesso allo studio e al lavoro. I bambini erano obbligati a frequentare le scuole cosi come a ricevere le vaccinazioni, gli adulti avevano un lavoro e non si veniva picchiati per strada dalla violenza xenofoba degli skin-heads. Allo stesso tempo però l’assimilazione forzata portò alla nascita di tensioni sociali e razziali nella popolazione maggioritaria locale destinate destinata ad esplodere non appena la coperta di bugie dei regimi fosse stata tolta.
La violenza e la discriminazione razzista nei confronti dei Rom è documentata fin dal 1990 un po’ in tutta l’Europa centro–orientale. L’improvvisa insicurezza sociale ed economica in cui le fasce deboli delle nuove democrazie dell’est si sono venute a trovare contribuirono all’apprensione per la ricerca di un nuovo nemico che portò alla rapida formazione di movimenti razzisti di estrema destra. Attacchi violenti di matrice etnico–razziale si sono verificati ovunque nel corso di questi ultimi quindici anni, facendo anche numerose vittime. Appena lo scorso anno, in Repubblica Ceca, furono registrati ben 364 attacchi di natura xenofoba, una media di uno al giorno, senza tener conto che il record è indubbiamente sottostimato a causa della reticenza della polizia ad archiviare le violenze come razziste.
Nel 1999 la stampa internazionale puntò i suoi riflettori su una sconosciuta cittadina industriale del nord della Boemia, a poche decine di chilometri da Praga, Usti nad Labem. La città, che conta centomila abitanti, vede la presenza di circa ventimila Rom, quasi tutti disoccupati. Con la sola eccezione di una graziosa chiesa barocca restaurata di recente, Usti nad Labem combina una serie di grigie mostruosità architettoniche sul modello del realismo socialista a edifici del XIX secolo. Il teatro della vicenda è Matični ulice (via Matični), una strada popolare composta da blocchi di piccoli appartamenti statali forniti ai cittadini in difficoltà economica, che vede contrapposte famiglie ceche da un lato della strada e alcune decine di famiglie Rom dall’altro; per far fronte alle proteste di alcuni cittadini che lamentavano la sporcizia e il chiasso dei vicini Rom, accusati anche, in questo caso giustamente, di non pagare l’affitto, il sindaco della città, Ladislav Hruska, fece erigere un muro alto quattro metri che dividesse le due popolazioni.
Dopo alcune proteste da parte dei comitati Rom fu lo stesso governo ceco a intervenire sulla municipalità locale per impedire la costruzione del muro, che non avrebbe di certo contribuito a dare un’immagine positiva al paese in vista di un suo futuro accesso nell’UE. Sia la Commissione Europea, che la CSCE e le associazioni per i diritti umani, avevano mandato i loro emissari a controllare la situazione, la quale era finita sulle pagine dei giornali cechi e internazionali (se ne è occupato anche il Washington Post).
Alla fine il muro fu eretto lo stesso, sotto la sorveglianza di decine di poliziotti che avevano l’ordine di vigilare sulla costruzione ventiquattro ore al giorno. Il sindaco Hruska per giustificare l’opera commentò laconicamente: “Vogliamo solamente separare la gente decente da chi decente non è”.
Qualche mese più tardi dopo varie pressioni governative il muro fu finalmente abbattuto, nonostante la solidarietà espressa da più parti, pubbliche e private, alla municipalità.
In Slovacchia, in questi anni, la discriminazione è andata anche oltre. I casi di violenza razzista si sono, infatti, spesso incrociati a provvedimenti governativi imbarazzanti, ritirati quasi all’ultimo momento dalle aule del Parlamento. Tra gli altri, tanto per citarne uno, quello del 2002 dove fonti del Ministero della Cultura davano per applicabile l’idea di istituire degli appositi campi di rieducazione per Rom dove gli ospiti, secondo le parole di Edana Marash-Borska dell’allora partito di governo ANO, avrebbero dovuto “lavorare secondo le loro abilità”. I Rom inoltre, in questi campi, non avrebbero avuto bisogno di soldi poiché “ognuno avrebbe ricevuto quanto dovuto: un pacchetto di sigarette al giorno, sapone, shampoo, dentifricio, caffè, the e dolci per i bambini”.
La questione Rom è nuovamente saltata alle cronache lo scorso anno, nel febbraio 2004, in seguito a una clamorosa protesta da parte di alcune centinaia di zingari nella Slovacchia orientale. Qui, infatti, i tagli fino al 50% disposti sui fondi per il sostentamento delle fasce più deboli decisi dal governo di centro-destra, ha scatenato la furia dei nomadi i quali, vedendo in tale decisione l’ennesimo atto discriminatorio nei loro confronti, hanno preso d’assalto negozi e saccheggiato supermercati. Il governo slovacco ha risposto schierando oltre ventimila uomini tra polizia ed esercito e sparando acqua dai cannoni contro i civili, fatto che non accadeva addirittura dalla Rivoluzione di Velluto del 1989, ferendo anche donne e bambini.
La piccola Repubblica Slovacca, che conta una delle più alte concentrazioni della minoranza Rom in percentuale alla popolazione (circa il 10%), così come la cugina Repubblica Ceca, è stata più volte ammonita dalle organizzazioni internazionali per la salvaguardia dei diritti umani, le quali accusano non solo la magistratura di “sottovalutare” il problema ma addirittura la polizia stessa di compiacenza con gli atti discriminatori e razzisti. Clamoroso il caso di Karol Sendrei che nel 2001 morì, in Slovacchia, in una stazione di polizia incatenato a una stufa dopo essere stato picchiato nel corso della notte.
Lo scorso anno, nel maggio 2004 Amnesty International ha presentato un nuovo rapporto che denunciava ancora due casi di abusi da parte della polizia ceca nei confronti di Rom: il primo faceva riferimento a un episodio accaduto a Cheb (città natale di Pavel Nedved, a circa 100 km a ovest di Praga) dove un uomo, di nome Karel Billy, fermato durante un normale controllo stradale, è stato fatto scendere dalla propria auto, costretto a salire nella macchina della polizia e condotto in un boschetto fuori città. Qui, una volta al riparo da occhi indiscreti i poliziotti lo hanno assalito con pugni e calci, umiliandolo con frasi razziste e cospargendolo, infine, di urina.
Il secondo caso si riferiva a un episodio accaduto nella cittadina di Popovice, dove cinque ufficiali in tenuta antisommossa hanno fatto irruzione nell’abitazione di una famiglia nomade accusando i presenti di aver rubato nel ristorante di proprietà proprio di uno degli stessi poliziotti coinvolti e insultandoli con frasi razziste.
Il rapporto di Amnesty International va ad aggiungersi a quelli già elaborati dalle apposite commissioni dell’ONU nel gennaio 2005 e, precedentemente, nell’agosto 2003, le quali intendevano sottolineare la mancanza di programmi governativi veri che potessero apportare un qualche miglioramento alle condizioni di vita della popolazione Rom, attenuando allo stesso tempo le discriminazioni nei loro confronti. Amnesty ha riscontrato una sorta di reticenza a punire i colpevoli delle aggressioni da parte degli organi giudiziari preposti, i quali molto spesso ammettono con gran fatica la natura razzista degli attacchi minimizzando il problema.
Altro problema di non facile soluzione e che accomuna un pò tutti i paesi dove la presenza nomade è sensibile è quello del numero della popolazione Rom che cresce in maniera inversamente proporzionale a quello della maggioranza locale. Il tasso di natalità tra i nomadi è molto alto ed è naturalmente destinato ad influenzare l’equilibrio etnico di molte regioni. I Rom sono già circa il 10% della popolazione totale in Bulgaria, Macedonia, Slovacchia e Romania, paese, quest’ultimo, che ne conta la maggior presenza calcolata in circa 2 milioni di individui. Già durante gli anni dell’assimilazione comunista i regimi si imbatterono nella questione demografica, cercandone, a loro modo, una soluzione. In Cecoslovacchia, ad esempio, durante gli anni ’70 e ’80, il governo condusse una politica di riduzione delle nascite controllata attraverso l’uso sistematico della sterilizzazione. Le donne Rom vennero in pratica obbligate ad accettare questa pratica sotto la minaccia, in caso di rifiuto, di vedersi togliere i benefici sociali dallo Stato.
Da sempre si era considerata la coercizione delle donne Rom alla sterilizzazione come conclusa con la caduta del regime. Secondo un documento della CSCE (la “Commissione sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa”, promossa dal Congresso americano nel 1976 per vigilare sulla difesa dei diritti umani) la pratica in Repubblica Ceca e Slovacca sembra essere continuata ancora dopo il 1989.
La CSCE cita, infatti, un documento intitolato “Body and Soul: Forced sterilization and other assaults on Roma reproductive freedom”, pubblicato a New York nel gennaio del 2003 dal CRR (“Center for Reproductive Rights”) e dal “Centro Slovacco per i Diritti Umani e Civili” (Poradna). Gli autori di questo studio identificano circa 110 casi avvenuti di sterilizzazione su donne Rom, senza il loro consenso, dopo il 1990 in ospedali pubblici slovacchi. Significativa in tal senso la dichiarazione del Ministro della Sanità, Lubomir Javorsky, il quale nell’ottobre del 1995, durante una celebrazione a Kosice dichiarò che “il governo farà tutto il necessario per assicurare che più bambini bianchi vengano dati alla luce a scapito dei bambini Rom”.
La discriminazione e il pregiudizio nei confronti dei Rom è, dunque, una componente molto presente nelle società dell’Europa dell’est, le quali vedono questa minoranza come un qualcosa di esterno, di diverso e, spesso, di cui vergognarsi. Lo stile di vita calmo, compito, rispettoso, quasi silenzioso delle società di influenza asburgica contrasta in maniera stridente con la chiassosità, l’animosità, l’inadattabilità e l’indolenza rom.
Gli esperti sono concordi nell’affermare che la segregazione e la povertà dei Rom è sicuramente in larga parte dovuta alla scarsa qualità, se non addirittura alla totale mancanza, dell’educazione scolastica dei giovani. Basti pensare che in Bulgaria, ad esempio, solo il 20% dei bambini inizia la scuola elementare mentre appena il 2% finisce le superiori. In Romania, se possibile, la situazione è ancora più grave: su una popolazione zingara di un milione e mezzo di individui almeno uno su tre è analfabeta. Qui, come in molti altri paesi dell’area i bambini Rom frequentano scuole separate da quelle dei loro coetanei romeni; spesso sono proprio gli stessi direttori delle scuole a prendere questa decisione basando il loro giudizio semplicemente sul colore della pelle, ovviamente in aperta violazione della legge. In Repubblica Ceca si stima che circa il 75% dei bambini Rom non sono ammessi nelle scuole pubbliche e vengono dirottati in classi speciali di più basso livello educativo riservate ai bambini con difficoltà di apprendimento, con ovvie gravi conseguenze sulla loro formazione superiore; in Bulgaria, spesso, sono costretti a frequentare scuole per handicappati mentali semplicemente perché non parlano il bulgaro.
Nonostante le nuove democrazie abbiano adottato costituzioni con ampi riconoscimenti per le minoranze etniche, i soli a non averne beneficiato, molto anche per colpa loro, sono stati i Rom, a causa dell’incapacità di provvedere da soli alla difesa dei propri diritti e al carattere sospettoso che li porta, spesso, a rifiutare aiuti dall’esterno.
A causa delle pressioni di Bruxelles, comunque, la situazione sembra andare verso un lento miglioramento, tanto che nelle scuole romene è ora possibile studiare anche la letteratura Rom. In Ungheria il governo ha promesso di eliminare le classi speciali entro il 2008, in Bulgaria ci si sta orientando verso l’integrazione grazie alla creazione di classi miste, mentre a Praga hanno pensato di fornire borse di studio ai giovani Rom che vogliono proseguire lo studio superiore.
Da salutare come un importante passo avanti, inoltre, l’elezione della prima deputata di origine Rom al Parlamento Europeo, Livia Jaroka, 29 anni, eletta nelle ultime votazioni europee in Ungheria tra le fila del partito di opposizione di centrodestra Fidesz – Unione Civica Ungherese.
Rimane a questo punto da sperare che il sondaggio elaborato dal Centro di Statistica Ceco apparso a giugno 2004, subito dopo l’ingresso nell’Europa Unita, e che riporta la nascita di una nuova coscienza solidale tra i giovani cechi sia solo il segnale di un primo cambiamento che la nuova Europa a 25 ha saputo portare: allargamento non solo dei confini ma anche delle mentalità.

 
Di Fabrizio (del 02/08/2008 @ 16:30:44 in Europa, visitato 1663 volte)

Da Roma_und_Sinti

DW WORLD.D - DEUTSCHE WELL

I Sinti e i Rom sopravvissuti all'Olocausto ed i loro nipoti questa settimana stanno visitando il campo di sterminio di Auschwitz, come parte di un viaggio educativo progettato per sollevare la consapevolezza storica tra le giovani generazioni

E' la prima volta che giovani ed anziani assieme prendono parte ad un evento di questo tipo in Germania. Trentacinque sopravvissuti all'Olocausto e 20 giovani tra i 16 e i 30 anni viaggeranno verso la Polonia.

Insieme, vecchi e giovani hanno ricordato il 2 agosto 1944 - la data in cui le SS uccisero i 2.900 reduci Rom e Sinti ad Auschwitz. Questo è l'anniversario in cui la comunità commemora i loro morti nell'Olocausto.

I sopravvissuti forniranno anche ai partecipanti la loro guida personale nel giro del campo di Auschwitz-Birkenau durante il viaggio di cinque giorni, che è stato organizzato dal Centro Culturale e di Documentazione dei Rom e Sinti Tedeschi assieme alla Federazione per la Democrazia e la Tolleranza (BfDT).

Collegamento tra passato e presente

"Volevamo dare alle generazioni più giovani l'opportunità di collegarsi alla storia," ha detto Romani Rose, presidente del Consiglio Centrale dei Sinti e Rom.

Andreas Pflock del centro di Heidelberg ha sottolineato l'importanza della dimensione personale.

"I sopravvissuti all'Olocausto passeranno la loro esperienza," ha detto. "Molti della precedente generazione che ha vissuto Auschwitz stanno sparendo, non vogliamo che questa esperienza vada persa."

"E' importante per la generazione più giovane conoscere cosa hanno passato i membri della propria famiglia perché interessa la percezione della loro storia. E' anche un'importante fondamenta per il loro futuro," ha aggiunto.

Pflock ha detto che il viaggio includerà anche un incontro con i componenti dei Rom e Sinti Polacchi, coinvolgendoli nelle discussioni sul loro attuale lavoro politico.

Si stima che circa un milione di Sinti e Rom siano stati uccisi durante il regime nazista. Oggi vivono in Germania tra i 70.000 e gli 80.000 membri della minoranza.

DW staff (jg)

 
Di Fabrizio (del 01/08/2005 @ 16:20:13 in conflitti, visitato 11149 volte)
61 anni fa, il giorno 2 agosto 1944, le truppe sovietiche liberarono Auschwitz. La "sezione Rom" del campo era stata smantellata e in una notte vennero gasati circa 3000 Rom, uomini, donne e bambini. I prigionieri fecero una resistenza, attaccarono le SS, ma fu tutto inutile.
Un articolo sulla memoria di questi 61 anni.


Note a margine per una Storia dell'Olocausto

By Karin WARINGO, in: Index on Censorship 2 2005

I pregiudizi persistenti usati per disconoscere l'Olocausto Rom

A Francoforte, Braubachstrasse è una piccola strada quasi insignificante, che congiunge i due principali assi di comunicazione nel centro della città. Le decine di migliaia di turisti la percorrono inconsapevoli, per raggiungere la Paulskirche, la culla della democrazia tedesca, o il Römer, pseudo-romantica ricostruzione del municipio. Tre volte all'anno quella strada è palcoscenico di uno strano pellegrinaggio: una folla di Rom e di simpatizzanti si raduna si fronte a un grigio edificio sul lato sinistro della strada. Qui dopo tanti anni c'è ancora la sede del Dipartimento di Salute Pubblica, dove lavorarono il biologo nazista Robert Ritter e la sua assistente Eva Justin. Anche quest'anno la folla ricorderà la liberazione di Auschwitz, la liquidazione del cosiddetto "campo Zingaro" ad Auschwitz-Birkenau ed il decreto che stabiliva la deportazione di Rom e Sinti.

Le ricerche di Robert Ritter su quelle che considerava le caratteristiche razziali dei Rom, fornirono le basi alle teorie pseudo- scientifiche della soluzione finale. Vennero distinti i Rom puri dai mezzosangue. Stabilito che erano discendenti, per quanto primitivi, di una casta indiana, ma nel contempo geneticamente proni al crimine e alla devianza sociale.

Ne lui ne la sua assistente furono mai condannati e nel dopoguerra furono usati anche come esperti nel giudicare le cause legali intentate dai Rom. Toccò alla Frankfurt Roma Union richiedere per molto tempo al comune di porre sull'edificio una targa che ricordasse le responsabilità della scienza nel genocidio dei Rom.

Un'indicazione della mancanza di interesse su questi argomenti è l'assenza di dati precisi sui Rom morti sotto il nazismo. Gli attivisti Rom indicano una cifra tra 500.000 e 1,5 milioni di morti, altre stime più modeste danno una cifra di 100.000. Molte delle uccisioni avvennero lontano dai riflettori e non vennero documentate, altre vittime furono elencate come Ebree.

Da parte Rom, mancò un nucleo intellettuale e una diaspora recettiva, per raccontare la loro versione della storia (cfr. Pirori). Inoltre furono pochissimi i sopravvissuti, soltanto 13 Rom fecero ritorno dai campi di sterminio in Belgio [...]

L'etichetta di asociali affibbiata ai Rom dai nazisti e la persistenza degli stereotipi d'anteguerra ha seriamente inibito i pochi sopravissuti dal parlare pubblicamente delle persecuzioni subite, e questo stato un grave deterrente nel momento in cui si è aperta la possibilità di chiedere una compensazione per le sofferenze passate. Sono stati esclusi dalla Wiedergutmachung (la riparazione per i crimini di guerra) adducendo il fatto che non sarebbero stati perseguitati per motivi razziali, ma a causa della loro attitudine antisociale. [Alcuni] Ebrei negano che la persecuzione dei Rom si sia basata su radici razziali, rendendo l'Olocausto esclusivamente ebreo. E' diventato quasi impossibile convincere l'opinione pubblica che anche i Rom hanno sofferto un genocidio. Anche recentemente Yehuda Bauer, direttore dello Yad Vashem Memorial Centre, ha affermato che a differenza degli Ebrei, i Rom non erano un obiettivo centrale della soluzione finale, ma soltanto un "elemento di fastidio".

Lo stesso Tribunale di Norimberga non fece mai menzione sui Rom, e vennero poi classificati, come i popoli di pelle scura, come "razzialmente distinti" e di "sangue alieno". E' vero che sino al 1943, a differenza degli Ebrei, i Rom prestarono servizio militare nella Wehrmacht, da cui furono deportati direttamente ad Auschwitz, come ricorda il sopravvissuto Walter Stanoski Winter (cfr. "Sentivamo la stessa pena") nelle sue memorie.

La discriminazione in Europa nasce ben prima del nazionalsocialismo, e fu comune in tutto il continente. In Francia, un primo censimento per identificare Rom e girovaghi, venne fatto nel 1895.. Nel 1912, venne introdotto un carnet antropometrico per regolare la loro circolazione,completo difotografie e impronte digitali; rimase in vigore sino al 1972. Nel 1899 a Monaco di Baviera venne adottato un "Registro Centrale per la Lotta alla Piaga degli Zingari", che originò squadre speciali all'interno dei commissariati. Dal 1933, i Rom in Germania furono confinati in campi speciali, ripresi poi anche in Austria. Oggi sono sotto attacco aperto di politici che dovrebbero conoscerli meglio.

I ripetuti sforzi di alcuni titolati accademici Rom,come Ian Hancock, autore di "Risposte al Porrajmos: l'Olocausto dei Rom", di riportare il dibattito alla correttezza, poco hanno ottenuto nei confronti del pregiudizio popolare o per contrastare la pubblicazioni come "La persecuzione nazista degli Zingari" di Günter Lewy (Oxford University Press 2001 - edizione italiana Einaudi 2002). Questo testo riprende tutta una serie di vecchi stereotipi, che emergono nella società quando, si discute da annisull'opportunità o meno di erigere a Berlino un monumento che ricordi l'Olocausto dei Rom.

Il riconoscere il destino degli Ebrei europei ha reso coscienti sul percolo del latente antisemitismo e ha profondamente cambiato l'attitudine europea nel dopoguerra. Lo stesso non è accaduto per i Rom, tuttora prigionieri di vecchi stereotipi e di un impunito antiziganismo oggi vigoroso come nell'anteguerra.

Karin Waringo è giornalista indipendente e ricercatrice.

 
Di Sucar Drom (del 01/08/2009 @ 11:40:39 in Italia, visitato 1431 volte)

La notte del 2 agosto 1944 furono sterminate le oltre 3.000 persone ancora presenti nello Zigeunerlager di Auschwitz Birkenau. Quella notte uomini, donne e bambini sinti e rom furono gasati e poi bruciati nei forni crematori.
Sessantacinque anni dopo, in tutta Europa, dodici milioni di rom e sinti scenderanno nelle piazze per pregare alla memoria delle vittime della follia razzista dei Governi nazifascisti.
Il 2 agosto 2009 tutti i Sinti e i Rom scenderanno nelle strade con delle candele accese per ricordare le oltre tremila persone sterminate nella notte tra il 2 e il 3 agosto. Quest'anno il Giorno del Ricordo in tutta l’Europa sarà dedicato ai bambini Rom e Sinti che hanno subito abusi o sono stati uccisi in Europa.

L’associazione Sucar Drom, in collaborazione con l’Istituto di Cultura Sinta e le comunità sinte e rom mantovane, invitano tutti a partecipare a questo momento di commemorazione per ricordare le vittime della follia razzista dei Governi fascisti e nazisti. La commemorazione si terrà in viale Learco Guerra a Mantova, a partire dalle ore 20.00. Durante il percorso saranno accese tremila candele. A termine si terrà una preghiera, guidata da un Ministro di Culto della Missione Evangelica Zigana.
Oggi come ieri si pensa che i Sinti e i Rom siano degli “abusivi” da allontanare. Ieri da allontanare dal mondo con lo sterminio, oggi da allontanare da un dato territorio con gli sgomberi. Questa logica razzista ha segnato con drammatiche tragedie il nostro Paese e l’intera Europa.
E’ l’ora di alzarsi e manifestare il nostro orrore e la nostra la nostra ferma volontà contro la follia razzista che ancora oggi può oscurare il nostro essere Paese civile.
Per questa ragione facciamo un appello a tutta la società civile, alle associazioni, ai sindacati, alle organizzazioni politiche di essere con noi a Mantova per ricordare le vittime di ieri come monito alle idee razziste che ancora oggi circolano in tutta l’Italia.

Per informazioni: telefono 0376 360643, cellulari 333 2252101, 3388736013, e-mail sucardrom@sucardrom.191.it

 
Di Sucar Drom (del 02/08/2009 @ 11:17:36 in blog, visitato 1773 volte)

Miriam Meghnagi e il canto che viene dal cuore
Mi piace molto lavorare nel cinema. Per l'ultimo film di Citto Maselli, Fuoco e la cenere, ho scritto un canto per la pace in ebraico ed in arabo poi ho invitato un cantante palestinese e l'abbiamo cantato insieme, in una scena nella quale interpretavo me stessa:...

Reggio Calabria, Karin Faistnauer prima vincitrice del festival Ecojazz
Karin Faistnauer, presidente dell'associazione "Donne e Futuro", è la prima vincitrice del premio istituito dal festival musicale Ecojazz in programma a Reggio per il 6 agosto. La manifestazione è gestita dall'associazione di solidarietà internazionale "Un ponte per." che in Calabria è guidata da G...

Napoli, bambini nel mondo tutti insieme contenti 2009
Non poteva trovarsi titolo migliore per il campo estivo “Bambini nel mondo tutti insieme contenti 2009”. Questa l’idea che tutti realizzavano alla “Festa dell’Arrivederci”, tenutasi venerdì 24 luglio alle 16.00 presso l’Istituto Opera del Fanciullo a Capodimonte. L’e...

La Spezia, no alla fiaccolata contro il "campo nomadi"
Massimo Lombardi, Responsabile Immigrazione Prc La Spezia interviene in risposta alle dichiarazioni di Massimiliano Mammi della Destra sul Campo Rom apparse questa mattina su CDS ed, tra l'altro, afferma che : "Le dichiarazioni di Mammi sulle intenzioni del proprio partito politico di organizzare una fiaccolata contro i...

Europei da asilo politico
Cose sorprendenti, quelle che capitano intorno a noi. Anche che un cittadino europeo possa chiedere asilo politico a un paese del g8. E ottenerlo. Il 13 luglio il Canada ha reintrodotto l'obbligo dei visti per il Messico e la Repubblica Ceca. Lo h...

Le ultime perle del "nostro" Ministro Maroni
Il 24 luglio è stata pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale la legge sulla “sicurezza” (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica). Il provvedimento, approvato definitivamente dal Senato lo scorso 2 luglio, era stato poi firmato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che però in un...

Lorenzo Del Boca, "quale futuro per la carta stampata"
"Un ottimo liquore dopo un buon pranzo". Questa la metafora semplice ma efficace con cui Lorenzo Del Boca (in foto), presidente dell'Ordine dei giornalisti, descrive come dovrebbe essere un giornale ai giovani praticanti della redazione di Moked. La stampa italiana, racconta, sta perdendo gradualmente l...

Roma, firmato l'accordo per ridurre l'impatto dalle tubercolosi (Tbc) fra i Rom
Ridurre l'impatto dalle tubercolosi (Tbc) fra i Rom, attraverso un progetto che permetta di riconoscere velocemente i casi più a rischio e faciliti l'accesso alle terapie. E' l'accordo firmato oggi dalla Regione Lazio e il Comune di Roma, un programma a cui parte...

Il pasticcio dei bambini fantasma
Quel pasticciaccio del pacchetto sicurezza del ministro Roberto Maroni sui bambini fantasma. A dieci giorni dall'entrata in vigore della legge - 8 agosto - prefetture, questure e associazioni del volontariato annaspano nella confusione. Alle preoccupazioni, avanzate a Prat...

Roma, le politiche di integrazione partoriscono sgomberi
Mentre il nostro Ministro Maroni continua a raccontare balle a destra e a sinistra, non si fermano le azioni di sgombero contro le famiglie sinte e rom. Queste azioni vengono effettuate in spregio sia alla legislazione italiana che alla le...

Rom e Sinti, il racconto sulla nascita delle leggi regionali
«Quando negli anni novanta si aprì la discussione sui campi per Rom fui fortemente impressionato da alcuni paralleli con quanto avevo visto negli anni precedenti seguendo il lavoro di Giorgio Antonucci negli ospedali psichiatrici. Qui mi trovavo di fronte a persone che insist...

Terzo settore: gli errori, il futuro
Famiglia Cristiana, Edizioni dell'Asino e Agenzia Redattore Sociale presentano: Terzo settore: gli errori, il futuro. Assemblea sulle prospettive dell’impegno sociale. L’assemblea si terrà a Roma il 16 e il 17 ottobre 2009, presso il Centro Congressi Angelicum (Largo Angelicum n. 1)...

Il boia ha ucciso 5.700 condannati l'anno scorso
Novantasei Paesi l'hanno cancellata ma in altri 46 resta una pratica consueta. Il boia ha ucciso 5.700 condannati l'anno scorso; il 90% delle esecuzioni sono state eseguite in Cina, ma la Fondazione Dui Hua, diretta da John Kamm, un ex dirigente d'affari che si è votato alla difesa dei diritti umani, ...

Istat, povertà assoluta per 1 milione e 126mila famiglie
Otto milioni di poveri in Italia nel 2008 (con una spesa media mensile per persona pari a 999,67 euro in una famiglia di due componenti) e quasi 3 milioni in povertà assoluta, cioè 1 milione e 126mila famiglie (il 4,6% delle residenti), per un totale di 2 milioni e 893mila...

Ibrahimovic, il cannoniere rom che sogna l'Europa
Zlatan Ibrahimovic ti guarda con quella faccia di chi non deve niente a nessuno. La faccia di chi si è sudato tutto quello che ha ottenuto, costruendo con il sacrificio quel poco che madre natura gli ha negato. Dimenticate gli stereotipi del calciatore di successo. Tra...

Rai, stasera c'è Laura Halilovic
Laura Halilovic è una regista rom. Ha girato un film, verrà trasmesso questa sera su RaiTre, alle 23.40. Da non perdere. I primi nove anni di vita, Laura Halilovic li ha passati in un “campo nomadi”. Dieci anni più tardi ha già realizzato tre sogni: avere l'autografo del suo regista preferito, diventare lei stessa u...

Piacenza, ruba per mangiare
Mentre pubblicavamo il rapporto Istat sulla povertà in Italia è arrivata a U Velto questa agenzia stampa: “Nomade minorenne ruba due bistecche con il figlio neonato”. Il lancio di agenzia è stato dato da Piacenza Day, quotidiano d...

Auschwitz-Birkenau, 2 Agosto 1944
Verso mezzanotte lo spogliatoio era pieno di persone. L’inquietudine cresceva di minuto in minuto. Si sarebbe potuto credere di essere in un gigantesco alveare. Da ogni parte si sentivano grida disperate, gemiti, lamenti pieni di accuse: “Siamo tedeschi del Reich! Non abbiamo fatto niente!”...

 
Di Sucar Drom (del 18/08/2009 @ 10:37:03 in blog, visitato 1777 volte)

Milano, dichiarazione razzista di Stefano Maullu
Il Giornale pubblica una dichiarazione shock dell’Assessore Regionale Stefano Maullu. Secondo Maullu la cultura dei rom è: rubare, sfruttare le donne, educare i bambini all’accattonaggio e non volersi integrar...

In memoria di Eva, Danchiu, Mengji e Tutsa
Navigammo su fragili vascelli per affrontar del mondo la burrasca ed avevamo gli occhi troppo belli: che la pietà non vi rimanga in tasca...

Bolzano, l'Associazione per i popoli minacciati (APM) prende posizione contro l'ennesimo episodio di razzismo
L'Associazione per i popoli minacciati (APM) prende posizione contro l'ennesimo episodio di razzismo di cui l'associazione bolzanina Nevo Drom è stata vittima la settimana scorsa. Nevo Drom in una mail ricordava lo sterminio di 3000 Sinti e Rom avvenuto la notte del 2 agosto 1944...

Milano, Maullu ci ha inviato a proporgli delle soluzioni
Questa mattina ho parlato al telefono con l’assessore regionale Maullu perché l’intervista rilasciata a Il Giornale, domenica scorsa, aveva lasciato frastornate, allibite e scioccate le persone che gestiscono questo spazio web...

Torino, nel dramma un ragazzo rom sceglie la legalità
Violentata dal padre del suo fidanzato. Stuprata in mezzo alla strada, alla periferia di Torino, al termine di una notte trascorsa tutti insieme. Qualche ora di allegria che si è poi trasformata in incubo per una rom di 17 anni e per il suo fidanzato ve...

Venezia, il nuovo Prefetto si presenta
Ha incontrato Questore, comandanti di carabinieri e Guardia di Finanza, ha preso appuntamento con le autorità cittadine e, attraverso la stampa, ha salutato la città e la provincia di cui sarà ora prefetto. Michele Lepri Gallerano, 64 anni, da ieri è il principale inquilino di Ca' Corner...

Perché Bossi deve dimettersi
Nell’anniversario della tragedia del 1956 a Marcinelle, dove 136 minatori italiani persero la vita, perfino esponenti dell’attuale maggioranza di destra hanno riconosciuto che quei lavoratori erano trattati non diversamente da come oggi si trattano da noi gli “extracomunitari”, hanno domandato “rispetto” per gli stranieri...

Mantova/Brescia, l'altro festival: la carta d'intenti
Nel nostro Paese assistiamo, con grande preoccupazione, alla diffusione di atteggiamenti e comportamenti che sono all’opposto dei valori di solidarietà, accoglienza e rispetto della persona nei quali ...

Villa Rosa di Martinsicuro (TE), una tragedia per una bicicletta
Tre minorenni hanno aggredito Antonio De Meo, un cameriere 23enne di Castel di Lama, nella notte fra domenica e lunedì scorsi. I tre ragazzi, appartenenti alla minoranza rom, hanno avvicinato il giovane e dopo aver litigato per una bicicletta sparita ...

Roma, l’inferno di Ponte Galeria
E’ sempre tutto esaurito, stracolmo. Non è una sala del cinema dove si vedono sorrisi ed allegria, non è neanche una galera. E’ molto peggio. Un lager al centro d’Italia, nella capitale, “un posto farabutto, una discarica umana, dove ogni diritto è sospeso” disse Peppe Mariani, consigliere Regionale e presidente della Commissione Lavoro e...

Venezia, scoppia la polemica dopo le parole del nuovo Prefetto
Le parole del nuovo prefetto di Venezia, Michele Lepri Gallerano, riaccendono la polemica sul nuovo villaggio in costruzione in via Vallenari a Favaro. Lega Nord e Forza Italia litigano tra alleati. E il capogruppo della Lega Nord in Comune, Alberto Mazzonetto (in foto), dic...

Milano, il dramma di intere famiglie dopo lo sgombero dalla Cascina Bareggiate
Sgomberata da quattro giorni la cascina Bareggiate su ordine del Prefetto Lombardi. Risultato: 150 persone (uomini, donne e bambini) vagano nella periferia milanese senza una meta. Queste sono le politiche dell’odio etnico/razziale prodott...

CIE, in rivolta a Milano e Torino
Da alcuni mesi riceviamo le cronache di quanto succede nei Centri d’Identificazione ed Espulsione che sono sparsi per l’Italia. Quanto succede in questi centri poche volte arriva sui giornali e molti italiani non sanno neppure che esistono questi luoghi di seg...

Napoli, giallo sulla morte della donna rom mentre il figlio è ancora gravissimo
Se non fosse per i tubicini e la vistosa garza, sembrerebbe che riposi. Invece Luka Miajlovic, sei giorni appena, lineamenti perfetti, il corpicino di pelle chiara adagiato in Terapia intensiva, combatte una battaglia molto più g...

Le affermazioni di Benedetto XVI sul nazismo mettono in grande imbarazzo proprio i tedeschi
In un’intervista rilasciata il 9 agosto a La Stampa, e ripresa dal Portale dell'ebraismo italiano moked.it, Rav Riccardo Di Segni ha giustamente sottolineato che, per quanto Benedetto XVI torni a parlare della Shoah, e a condannare il nazismo, lo fa tenendo separata la responsabilità dei tedeschi da q...

Milano, avanti tutta con sgomberi e "alleggerimenti"
Il Sindaco di Milano è soddisfatta di aver messo in strada uomini, donne, bambini di cascina Bareggiate e non solo. A margine del pranzo per i millecinquecento anziani organizzato a Ferragosto il Sindaco ha ricordato che sono stati effettuati già 137 sgomberi nell’ultimo anno e mezzo. «Solo nei campi rom, senza contare gli allogg...

Paolo Berizzi: "Così la Bande Nere conquistano l'Italia"
La storia del ruolo dell’estrema destra nella società italiana degli anni Settanta è stata rivoltata come un guanto da storici e giornalisti. Paolo Berizzi, giornalista bergamasco di Repubblica, invece con il suo libro inchiesta Bande Nere (Bompiani editore, 2009) ha preferito avventurarsi tra sigle, movim...

Auschwitz Birkenau, la poltica degli "alleggerimenti"
In questi giorni d’agosto sto leggendo il libro “la rivolta degli zingari, Auschwitz 1944” di Alessandro Cecchi Pavone e Flavio Pagno, pubblicato quest’anno a ridosso del Giorno della Memoria. Il libro è dedicato ai martiri del Porrajmos e al gesto dell’ex Prefetto di Roma Carl...

Napoli, risolto il mistero: Slavica Djordjevic è stata travolta e uccisa da un auto
E' stata investita da un'auto pirata la giovane rom Slavica Djordjevic, la ventenne serba ritrovata morta con il suo bambino di 6 giorni lungo la circumvallazione esterna di Napoli sabato scorso. L'autopsia ha confermato la prima ipotes...

 
Di Fabrizio (del 30/07/2006 @ 10:00:55 in casa, visitato 2699 volte)
I leaders romani si incontreranno in settimana in Polonia per commemorare il massacro avvenuto nel settore zingaro del campo di Auschwitz.

La notte tra l'1 e il 2 agosto 1944 fu il culmine del genocidio dei Rom, che lasciarono 500.000 morti in Europa.

La soluzione finale imposta dai nazisti e dai loro alleati, non fu però un fatto isolato. Il migrare dei Rom incontrò persecuzioni e repressione quasi dappertutto nel loro secolare vagare in Europa.

Storicamente, uno dei punti di entrata in Europa fu l'impero bizantino e la sua capitale Costantinopoli. Nel XX secolo, i Rom arrivarono dal quartiere Sulukule di Istambul [...]. In migliaia hanno vissuto nella locale mahala. E' il più antico insediamento Rom in Europa di cui si abbia notizia - oggi minacciato di demolizione per far spazio a nuovi sviluppi urbani.

I Rom di Sulukule hanno dato il via ad una campagna per salvare le loro case. Dicono che il quartiere è un patrimonio storico, che conta 800 anni - e che va preservato come sito storico romani. Contano sull'appoggio dell'UNESCO e di altre istituzioni internazionali al loro progetto.

Contemporaneamente, i Rom di Sulukule intendono gemellarsi con Dale Farm, il più esteso insediamento nomadico in Inghilterra, un villaggio attuale minacciato dalle ruspe.

Martedì 1 agosto, entrambe le comunità si ritroveranno a ricordare la distruzione del settore zingaro di Auschwitz. Nella speranza di riuscire a revocare la distruzione attuale delle loro case e vite.

 
Di Sucar Drom (del 25/08/2011 @ 09:58:47 in blog, visitato 1374 volte)

Auschwitz-Birkenau, 2 Agosto 1944
Il 2 agosto 1944 ad Auschwitz-Birkenau avviene l'ultima liquidazione dello Zigeuner Familienlager nel settore BIIe, dove erano internate le famiglie sinte e rom. Nel maggio 1944 le famiglie sinte e rom attuano con successo una rivolta per scongiurare...

Rom e Sinti, prepariamo una grande manifestazione: partecipa anche tu!
Il Presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme, Radames Gabrielli (in foto), ha lanciato da alcuni giorni la proposta di organizzare una manifestazione a Roma dal titolo "Sinti, Rom, Camminanti, Amici e Simpatizzanti TUTTI UNITI"...

Francia, il razzismo non paga
Un anno fa Nicolas Sarkozy aveva lanciato il cosiddetto "giro di vite" contro i rom arrivati in Francia dall'Est Europa, in particolare dalla Romania. L'azione del Presidente francese aveva fatto scattare la reazione dell'Unione Europa che aveva stig...

Immigrazione, Ministro Maroni: fatta la legge, trovato l'inganno
Il Ministro dell'Interno Maroni è riuscito a far approvare in via definitiva il decreto legge n. 89 del 23 giugno 2011 recante misure di recepimento delle direttive europee sulla libera circolazione dei cittadini e sul rimpatrio...

Reggio Emilia, la Lega Nord fomenta il razzismo
Nei giorni scorsi la Procura di Parma ha dato ordine alle Forze dell'ordine di irrompere in tutti i cosiddetti "campi nomadi" di Reggio Emilia (ma anche in quelli di Milano, Modena e Parma) per cercare una fantomatica...

Libano, i dom sono discriminati
Sono 2,2 milioni in tutto il Medio Oriente, tra Libano, Giordania, Territori Palestinesi, Turchia, Iran e Iraq. In Libano sono una delle comunità più emarginate. Rom e Sinti in Europa, Dom in Medio Oriente...

L'ipocrisia italiana e la tragedia infinita
A metà degli Anni Novanta vivevo a Roma ed ogni anno morivano nelle baraccopoli capitoline tre ma anche quattro bambini. Il copione era sempre lo stesso il fuoco di una candela o di un braciere e il gelo della notte...

Amplifica le tue informazioni
In questa pagina offriamo la possibilità di conoscere organizzazioni con cui collaboriamo e pagine web che riteniamo offrano sguardi interessanti sulla situazione delle minoranze linguistiche sinte e rom. I blog più aggiornati hanno una sezione dedicata nella pagina principale...

Pubblicazioni
L'Istituto di Cultura Sinta su mandato della Sucar Drom ha pubblicato libri, cortometraggi, mostre e cd musicali. Alcune pubblicazioni sono disponibili e possono essere richieste...

Orta Nova (FG), una situazione abitativa inaccettabile
Pubblichiamo la lettera invita venti giorni fa, dall'Associazione di promozione sociale Noialtri, al Sindaco del Comune di Orta Nova per sensibilizzarlo sulla grave situazione abitativa vissuta da alcune fa...

Pisa, appello di un gruppo di sacerdoti della Diocesi
Siamo un gruppo di sacerdoti della diocesi di Pisa che, di fronte alla situazione venuta a crearsi in seguito al recente sgombero a Cisanello di un insediamento di famiglie rom, intendono condividere alcune consideraz...

Slovacchia, vogliono violare il corpo delle donne
In questa Europa attanagliata dalla crisi economica da alcuni anni e con una classe politica simile, in maniera imbarazzante, a quella della Repubblica di Weimar che portò all'ascesa in Germania del nazionalsocialismo...

Romania, una campagna per dire: anche io sono rom!
Le cifre ufficiali indicano che ci sono poco più di 500mila persone appartenenti alla minoranza rom in Romania, ma sono in molti a pensare che i rom siano il doppio e che quindi ritengono insufficienti le risorse destinate dal Governo rumeno. "Molte persone di origine rom non dic...

Mantova, Sucar Drom: Relazione Morale (sintesi)
Questa sera, 25 agosto 2011, si terrà a Mantova l'Assemblea Elettiva dell'Associazione Sucar Drom. Di seguito la sintesi della Relazione Morale del Presidente Davide Gabrieli che sarà letta, discussa e votata dai Soci...

 
Di Fabrizio (del 20/06/2011 @ 09:51:44 in media, visitato 1536 volte)

il Levante VENERDÌ 17 GIUGNO 2011 12:36 DI GIOVANNI PULENTE

<<I rom sono nostri concittadini e come tali vanno tutelati>>. Con queste parole Ottavio Lucarelli, presidente dell'Ordine dei giornalisti della Campania, presenta l'incontro "NewsRom informare senza pregiudizi" tenutosi giovedì mattina nella Sala Colombo dell'Hotel Mediterraneo di Napoli. L'evento è parte della campagna Dosta! (Basta! in italiano) organizzata dall'Associazione Giornalisti Scuola di Perugia, che tra Roma, Milano e Napoli sta cercando di sensibilizzare i cittadini sul mondo rom e sinti. <<I dati riguardanti la Campania sono inaccettabili – spiega Lucarelli – Siamo un caso negativo in Europa e bisogna parlarne. Mi auguro che la nuova Napoli di De Magistris svolga un lavoro capillare che possa condurre a un risveglio civile>>.

La storia. In Europa sono circa 12 milioni e in Italia 150mila. I primi a lasciare la valle del Gange partirono 800 anni fa, rompendo i confini nazionali degli Stati prima di qualsiasi convenzione internazionale. <<Pochi sanno che rom e sinti furono vittime della discriminazione fascista – sostiene Luca Bravi, docente di Scienze dell'Educazione all'Università di Firenze - Ad Agnone, Modena e Teramo tra il 1940 e il 1943 molti furono deportati e uccisi in campi di concentramento. Questo genocidio è oggi continuamente negato>>. La psicologia perversa di Robert Ritter e la nota notte degli zingari del 2 agosto 1944 (sterminio di Auschwitz) sono parte di una storia innegabile. << Il concetto di zingaro è uno stereotipo da noi creato e che va cambiato. In questo senso la pedagogia è fondamentale, soprattutto perché il 60% di rom e sinti in Italia ha meno di diciotto anni>>. Negli anni 60' nelle scuole esistevano classi per soli zingari e il campo nomadi era già stereotipato come luogo di pericolo e diversità. Particolarmente significativo è stato un video mostrato da Dario Moricone, giornalista Rai e moderatore dell'incontro. Sullo schermo scorrono accezioni dispregiative come "Puzzano", "Hanno la pelle scura", "Non hanno acqua", "Hanno lo stesso vestito", "Vivono in baracche", "Rubano e sono violenti", "I nostri governanti sono troppo aperti alle frontiere": relazione degli Stati Uniti d'America del 1912 sugli immigrati italiani. La storia si capovolge e si ripete.

Il giornalismo. <<Tutti i giornalisti hanno un ruolo fondamentale nel combattere i pregiudizi e l'odio, a favore di un comune vivere sociale>>. Bianca Stancarelli, inviato di Panorama, si esprime così sul ruolo dei media. Stupro della Caffarella (Roma), 14 febbraio 2009: Karol Racz e Alexandru Isztoika Loyos vengono arrestati e accusati di essere gli autori della violenza sessuale. Per moltissimo tempo i due sono maltrattati dai media senza attendere il verdetto della giustizia. Definiti violenti, freddi, insensibili e addirittura Karol è catalogato con l'espressione faccia da pugile. Dal tg1 a Studio Aperto nessuno risparmia facili accuse o cerca di andare a fondo. Il Sindaco di Roma Alemanno subito dopo l'accaduto disse a caldo: <<Gli autori? Dovranno essere rom>>. Il paradosso è che le analisi del sangue e accurate prove hanno scagionato gli imputati, dimostrando l'incapacità dell'informazione di massa di raccontare la verità e di combattere gli stereotipi. Quella di Karol e Alexandru è la storia di due innocenti. Pochi giorni fa un giovane bosniaco è stato ucciso da un pirata della strada, ma nessuno ne ha parlato e quando Lamberto Sposini fu aggredito nel 2007, si accusarono i rom senza prova alcuna.

Napoli. Il problema di rom e sinti esiste principalmente in periferia, come dimostra la tragedia del rogo di Ponticelli. Gli ex-allievi della scuola di giornalismo di Perugia hanno dimostrato di interessarsi a questioni nazionali che vanno al di là dei confini regionali, perché in fondo l'informazione tutta deve collaborare per garantire la verità. <<Cattiva politica, imprenditori razzisti e i media assenti sono le cause principali della questione rom e sinti -sostiene Dario Moricone - La responsabilità del singolo mette tutti nei guai, e forse si perdona più ai camorristi che agli stranieri >>.

Il 5 aprile la Commissione Europea ha definito obbligatorie le strategie d'inclusione sociale per i rom, l'8% di quali sono nomadi. <<Bisogna guardarli come guarda un bambino, cioè senza pregiudizi>> , commenta Eva Ciuk, giornalista del Tgr Friuli Venezia Giulia. Sorprende il fatto che nei notiziari Ansa la parola rom/nomadi compare mediamente 289 volte in cronaca nera e solo 13 volte in cronaca bianca. Emblematica la conclusione del discorso di Bianca Stancanelli: <<Zingari = di regola passano per una razza spregevole. Non è un'affermazione scritta su un giornale, né detta da un politico, ma la definizione data dall'Enciclopedia Treccani nell'edizione del 1949>>. Solo un anno prima della pubblicazione del testo, il 10 dicembre 1948, le Nazioni Unite firmarono a Parigi la dichiarazione universale dei diritti umani.

 
Di Fabrizio (del 07/01/2011 @ 09:47:16 in Europa, visitato 2006 volte)

Da Roma_Daily_News

Roma Holocaust

1931
Inizio dei disordini contro le due "razze straniere non-europee" in Germania (Ebrei e "zingari") da parte dell'Ufficio Informazioni NS (NS-Auskunftei) dell'"SD del Reichsführer-SS" a Monaco.

1933
Richiesta da parte dell'"Ufficio Razza e Insediamento" (Rasse- und Siedlungsamt) delle SS a Berlino per la sterilizzazione degli "zingari e mezzi zingari".

Dal 1934
Ci sono tentativi da parte delle agenzie per escludere Sinti e Rom dalle organizzazioni professionali.

15 settembre 1935
Promulgazione delle "Leggi Razziali di Norimberga" (Nürnberger Rassegesetze). Frick, ministro degli interni del Reich dice il 3 gennaio 1936: "Di regola, le razze indipendenti in Europa includono, a parte gli Ebrei, solo gli zingari". Vengono interdetti i matrimoni misti tra Sinti e non-Sinti.

Novembre 1936
Istituzione dell'"Unità di Ricerca sull'Igiene Razziale" (Rassehygieneinstitut) sotto la guida del dr. Robert Ritter al ministero degli interni del Reich.

Dal 1936
Sinti e Rom sono deportati nei campi di concentramento di Dachau, Buchenwald, Mauthausen e Ravensbrück.

Agosto 1938
Il dr. Adolf Würth, "ricercatore sulla razza" per Himmler, dice "Per noi la questione zingara è primariamente una questione di razza. Proprio come lo stato nazionalsocialista ha risolto la questione ebraica, così dovrò sistemare pure la questione zingara".

1 ottobre 1938
Assorbimento del nazionalsocialista "dipartimento di polizia zingara" a Monaco da parte del Dipartimento di Polizia Criminale del Reich (dal 27 settembre 1939: V Dipartimento dell'Ufficio Principale di Sicurezza del Reich, o RSHA /Reichssicherheits hauptamt/) sotto il comando dell'SS-Oberführer Arthur Nebe, ora superiore anche a Ritter. La deportazione di Ebrei e "zingari" è attuata da Adolf Eichmann nella Sezione IV B4. La Gestapo requisisce le proprietà di Sinti e Rom, rubate loro con la deportazione.

8 dicembre 1938
"Decreto base" di Himmler allo scopo di avviare a soluzione la questione zingara riguardo l'esistenza della razza".  Lo RSHA "accerta" l'affiliazione "zingara" sulla base dei "rapporti sulla razza" di Ritter.

Dal marzo 1939
Nel "Vecchio Reich" vengono emessi ordini per la marcatura speciale di Sinti e Rom e vengono istituite "carte d'identità razziali". Nel "Governatorato Generale vengono forniti passaporti gialli per Ebrei e "zingari" con una "J" o una "Z" nera.

21 settembre 1939
Conferenza dei capi dipartimento dei polizia della sicurezza e dei capi degli Einsatzgruppen, o gruppi di azione speciale, sotto la presidenza di Heydrich, sulla preparazione della deportazione dei "rimanenti 30.000 zingari" dal territorio del Reich verso la Polonia.

13 ottobre 1939
L'SS-Hauptsturmführer Braune informa Eichmann che l'SS-Oberführer Nebe vuole sapere "dove mandare gli zingari di Berlino".

16 ottobre 1939
Lo "SD Danube" informal'SS-Oberführer Nebe che "tre o quattro vagoni per zingari possono essere aggiunti al primo trasporto ebraico" che lascerà Vienna il 20 ottobre 1939. "I trasporti lasciano regolarmente Vienna, Mahr-Ostrau e Katowice".

17 ottobre 1939
"Decreto Confinamento" (Festschreibungserlaß) di Himmler. I 21 "uffici zingari" di Königsberg, Praga, Vienna e Monaco per Amburgo, sotto l'Ufficio Principale Sicurezza del Reich, devono erigere campi assembleari simili a quelli di concentramento in preparazione per il trasporto ai campi di sterminio.

30 gennaio 1940
Heydrich tiene una conferenza con i capi delle SS sulla deportazione di "tutti gli Ebrei nel nuovo Ostgaue e 30.000 zingari dai territori del Reich e dall'Ostmark come l'ultimo movimento di massa nel Governatorato Generale".

27 aprile 1940
Ordini di Himmler per le prime deportazioni di intere famiglie. A maggio i treni della deportazione con 2.800 Sinti e Rom tedeschi nel "Governatorato Generale" partono da Amburgo, Colonia e Hohenasperg vicino a Stoccarda.

1940
Nel campo di concentramento di Lackenbach a sud di Vienna, i corpi di Sinti e Rom assassinati vengono sepolti in fosse comuni nel cimitero ebraico, gli altri verranno deportati attraverso il ghetto di Lodz nel campo di concentramento di Kulmnhof nel 1941.

Dal maggio 1941
Nella Serbia occupata si devono indossare bracciali gialli identificativi con la parola "zingaro". Nei ghetti e nei campi di concentramento della Polonia occupata, Sinti e Rom devono indossare bracciali con la lettera "Z".

7 agosto1941
Un ordine di Himmler dichiara che il "Dipartimento di Polizia Criminale del Reich userà i rapporti di razza per decidere" su ulteriori deportazioni di Rom e Sinti tedeschi nei campi concentramento. L'"Unità di Ricerca sull'Igiene Razziale" produrrà circa 24.000 "rapporti" entro la fine del 1944.

Dall'estate 1941
Sinti e Rom sono sistematicamente colpiti nelle zone orientali dai cosiddetti Einsatzgruppen come pure da unità della Wehrmacht e della Ordnungspolizei. Otto Ohlendorf , capo dell'SS Einsatzgruppe dichiarerà al processo di Norimberga: "Non c'era nessuna differenza tra zingari ed Ebrei, lo stesso ordine si applicava ad entrambi".

10 ottobre 1941
Conferenza sulla "soluzione della questione ebraica" e sugli "zingari da evacuare" nel Protettorato di Boemia e Moravia, tra i capi delle SS Heydrich, Frank, Eichmann e Günther.

Gennaio 1942
5000 Sinti e Roma dal ghetto di Lodz sono assassinati nelle camere a gas del campo di sterminio di Kulmhof. Tutte le famiglie sinte e rom della Prussia orientale, la maggior parte contadini con aziende agricole e bestiami propri, sono deportati nel campo di concentramento di Bialystok e da lì nel 1943 ad Auschwitz.

7 luglio 1942
Il Reichskommissar per l'Ostland sugli "zingari": "Intendo che siano trattati alla stregua degli Ebrei".

29 agosto 1942
Elogio per l'amministrazione militare tedesca in Serbia: là, con l'aiuto delle camere a gas, "le questioni ebrea e zingara sono state risolte".

14 settembre 1942
Thierack, ministro della giustizia del Reich, verbalizza in una discussione con Goebbels: "Riguardo allo sterminio della vita asociale, il dr. Goebbels è dell'opinione che Ebrei e zingari siano semplicemente da sterminare. L'idea dell'annientamento attraverso il lavoro è la migliore". Il 18 settembre 1942 Thierack discute con Himmler, Streckenbach e altri capi SS l'attuazione dei programmi nelle iniziative delle SS, delle fabbriche d'ami tedesche e dei campi di concentramento.

2 dicembre1942
Lettera segreta dal capo della cancelleria del partito, Martin Bormann, dal "quartiere generale del Führer" ad Himmler nell'Ufficio Principale di Sicurezza del Reich, che asserisce che "il Führer non approverebbe" che "zingari" individuali fossero esclusi dalle "attuali misure" di sterminio per "ricerche sui costumi tedeschi".

16 dicembre 1942
"Decreto di Auschwitz" di Himmler per la deportazione di 22.000 Sinti e Rom europei, inclusi gli ultimi 10.000 dai territori del Reich, nella sezione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau denominato "campo zingaro".

Maggio 1943
Il dr. Josef Mengele diventa SS dottore del campo di Auschwitz. La sua prima azione è di mandare gassati diverse centinaia di Sinti e Rom. Continua le sue "ricerche sui gemelli", sostenuto dall'Associazione Ricerca Tedesca (Deutsche Forschungsgemeinschaft) e dall'Istituto Kaiser Wilhelm, attraverso l'uccisione di bambini ebrei e sinti. Anche in altri campi di concentramento, Sinti e Rom sono vittime di agghiaccianti esperimenti medici.

16 maggio1944
Il tentativo del comandante del campo di concentramento di mandare i rimanenti 6.000 Sinti e Rom del "campo zingari" nelle camere a gas, fallisce di fronte alla resistenza degli uomini, armati di vanghe, bastoni epietre.

2 agosto 1944
Dissoluzione del "campo zingaro" di Auschwitz-Birkenau. Dei 6.000 Sinti e Rom superstiti a luglio 1944, 3.000 sono deportati in altri campi di concentramento, gli altri 3.000 vengono uccisi nella notte tra il 2 e il 3 agosto.

Maggio 1945
Il numero di Rom e Sinti uccisi nei campi di concentramento e dagli SS Einsatzgruppen alla fine della guerra è stimato in mezzo milione. Dei 40.000 Sinti e Rom tedeschi ed austriaci registrati dai nazisti, oltre 25.000 vennero assassinati.

 
Di Fabrizio (del 16/05/2010 @ 09:36:51 in conflitti, visitato 2000 volte)

 (il link per chi legge da Facebook) Un appel de La voix des Rroms / Video realisee par GadjeProductions

Testo di Roberto Malini

Domani, 16 maggio, l'associazione La Voix des Rroms celebra per la prima volta in Francia il 66° anniversario dell'insurrezione dei Rom e Sinti ad Auschwitz-Birkenau. Raymond Guèreme, sopravvissuto ai campi e protagonista della Resistenza testimonierà la sua esperienza. La canzone che gli dedicarono le sue sorelle, anche loro internate nei campi, come tutti i Rom catturati dai nazisti, sarà interpretata, con la partecipazione di trenta artisti, durante la celebrazione. [...]

Qui di seguito, il testo scritto da Roberto Malini due anni fa, per ricordare la pagina tragica e gloriosa dei Rom e Sinti chiusi nello Zigeunerlager di Auschwitz e tradotta in francese dal prof. Saimir Mile per "La Voix des Rroms". 

"Per opporre alla discriminazione dei Rom ragioni di civiltà è fondamentale celebrare ogni anno, nelle ricorrenze, la memoria delle vittime Rom dell’Olocausto," ha scritto recentemente l'autore nel corso di un progetto per la Croce Rossa. "Scrissi il brano che segue il 16 maggio 2008, per ricordare una pagina di memoria del Samudaripen e dei suoi martiri, che nello stesso giorno, nel 1944, vergarono con il sangue una pagina indimenticabile di resistenza ed eroismo ad Auschwitz, la «fabbrica della morte».

Siamo tutti Rom

Per opporre alla discriminazione dei Rom ragioni di civiltà è fondamentale celebrare ogni anno, nelle ricorrenze, la memoria delle vittime Rom dell’Olocausto. Scrissi il brano che segue il 16 maggio 2008, per ricordare una pagina di memoria del Samudaripen e dei suoi martiri, che nello stesso giorno, nel 1944, vergarono con il sangue una pagina indimenticabile di resistenza ed eroismo ad Auschwitz, la «fabbrica della morte».

Il 16 maggio 1944 4.000 Rom internati nello zigeunerlager di Auschwitz decisero di opporsi ai loro aguzzini, che secondo programma erano venuti a prelevarli, per condurli nelle camere a gas. Di fronte a un’umanità ridotta in condizioni pietose – formata da nugoli di bambini pelle e ossa, donne e capifamiglia scalzi – si trovava la più potente e organizzata macchina di oppressione morte di tutti i tempi. Non furono solo gli uomini a decidere di non piegare il capo di fronte ai carnefici in divisa; anche le manine ossute dei bimbi e delle donne raccolsero pietre, mattoni, spranghe, rudimentali lame e tutti insieme i Rom di Auschwitz dissero: «No!».

«Non vi daremo i nostri piccoli, perché li facciate uscire dai vostri camini. I vostri medici ne hanno già straziati tanti, sperimentando la loro scienza mostruosa su di loro. Le loro urla salivano fino al cielo, più in alto ancora del fumo denso che usciva dai crematori, più in alto ancora delle nostre preghiere. Non annienterete le nostre famiglie, cui avete già tolto i doni preziosi della libertà e della dignità. Non lasceremo alle vostre mani rapaci, ai vostri cuori tenebrosi, al vostro odio disumano la bellezza delle nostre vite, la santità dell’amore che unisce le nostre famiglie in un popolo povero, ma fiero». Le mamme stringevano al petto i bimbi più piccoli, mentre combattevano; i ragazzini difendevano lo Zigeunerlager finché il sangue non li copriva, rendendoli simili agli spiriti della vendetta delle leggende; braccia scure brandivano armi rudimentali in un impeto instancabile, finché le SS si ritirarono, esterrefatte davanti a quell’eroismo, a quel coraggio sovrumano che affrontava le pallottole e le baionette con la carne nuda. Le SS si ritirarono, portando con sé molti cadaveri tedeschi. Solo il 2 agosto 1944 i nazisti – dopo aver ridotto in fin di vita la popolazione Rom prigioniera della «fabbrica della morte», limitando al minimo il suo sostentamento alimentare – riuscirono a liquidare lo Zigeunerlager. 2.897 eroi Rom furono assassinati in una sola notte nelle camere a gas di Birkenau.

Oggi, 16 maggio 2008, siamo di fronte agli eredi dei carnefici di Hitler. I mandanti del nuovo crimine di massa sono quegli uomini e quelle donne che vediamo ogni giorno sulle pagine dei giornali e in TV, sorridenti, pieni di boria, rifatti dal lifting e dal trucco, con le bocche ghignanti piene di parole che suonano come «legalità», «giustizia», «sicurezza», ma che significano persecuzione, razzismo e morte. Li vediamo ogni giorno e non hanno più colore politico, perché sono uniti e uniformati dall’odio. Non hanno rispetto di niente: non della vita, non dei diritti umani, non delle leggi universali, non della nuova Europa che si oppone ai pregiudizi. Hanno istigato violenze e pogrom in tutta Italia, ingannando le masse con calunnie razziste e incitamenti alla violenza xenofoba. Non li fermeremo, noi che vediamo ancora la luce dei Diritti Umani, noi che adesso siamo tutti Rom, noi che vogliamo essere Rom perché vogliamo essere giusti, non li fermeremo se non decidiamo fin da adesso di ereditare l’orgoglio dei Rom di Auschwitz e non ci prepariamo a schierarci accanto alle famiglie perseguitate, sfidando le autorità che non rappresentano più nulla, le divise che non rappresentano più nulla, le più alte cariche dello Stato che hanno tradito ogni valore, che non hanno il diritto ad esprimersi a nome di un popolo, di una civiltà di un’umanità che – fra tanti orrori – ha creato anche un testo che è un impegno a costruire un futuro migliore per tutti: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. 

Traduzione in francese su "La Voix des Rroms": http://www.blogg.org/blog-44189-offset-105.html

Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
+39 393 4010237 :: 39 331 3585406
info@everyonegroup.com :: www.everyonegroup.com

 
Di Fabrizio (del 10/07/2009 @ 09:19:05 in Europa, visitato 2087 volte)

Segnalazione di Marko D. Knudsen

Giorno Internazionale del Ricordo delle Vittime Rom del Porraimos (Olocausto)

Quest'anno il 2 agosto diverrà il Giorno Internazionale del Ricordo delle Vittime Rom del Porraimos (Olocausto). Il 2 agosto 1944 oltre 3.000 Rom e Sinti ad Auschwitz-Birkenau furono gasati e poi cremati.

Questo giorno di azione è stato suggerito dal Congresso Nazionale Rom e dall'Unione Internazionale Rom, da un'udienza del Forum Rom e Viaggianti Europei nel Consiglio d'Europa, tenutasi a Strasburgo il 29 giugno 2009. E' stata adottata da tutti i partecipanti all'iniziativa "Assieme contro l'Antiziganismo in Europa", che suggeriscono il 2 agosto alle ore 12.00 di scendere per cinque minuti nelle strade, ovunque in Europa, e farsi vedere con una candela accesa pregando per i morti.

SIATE VISIBILI!

Quest'anno il Giorno del Ricordo sarà dedicato ai bambini Rom e Sinti che hanno subito abusi o sono stati uccisi in Europa.


Mi è stata consegnata anche la versione in romanes (qui di seguito), gli ho dato un'occhiata, in alcuni punti mi suona strana e non mi sento di garantire sulla traduzione

Internacijonalno Djes le Murdarde Romenge ando Pharraimos (Holocaust)
Kado bersh po 2.to Augusto avela o Internacijonalno Djes le Murdarde Romenge ando Pharraimos (Holocaust). O Dujto Augusto sas o djes ando 1944 bersh kaj maj but sar 3.000 Rom thaj Sintura sas murdarde ando Ausschwitz-Birkenau, kothe von sas bishade ando Gaso thaj pala kodo pabarde. Kerde ande amare manush Pharra.
Kado djes pe Akcija sas akardo kathar o Roma National Congress thaj e Intrenational Romani Union, pe jekh hearingo kaj akardas o European Roma and Travellers Forum, ando Konzilo la Europako ando Strasurgo po 29. Juni 2009. Sa e participantura pende mishto pe kadi Akcija. E paritcipantura po kidipe “Khetane kontra/mamuj o Antiziganismo ande Europa” dine suggestija

Po Dujto August kal 12:00 chasura

Te djal pe avri pe Droma pe 5 minuti, te sikadjuvas, te mangas amen anda e Mule, te aven Jerthe, te pabaras lenge jekh momeli po drom,

TE SIKAVAS AMEN, KE KATHE SAM !

Kado bersh o djes, Djes le Murdarde Romenge ando Pharraimos avela spezialno le Romane chavorenge kaj keren lenge bislashimo thaj mudaren len ando Europa.

 
Di Fabrizio (del 14/09/2013 @ 09:09:17 in Europa, visitato 1549 volte)



Ero partito con tanti dubbi e con tante domande: sarebbe riuscito un attivista per i diritti LBGT a integrarsi all'interno di un' iniziativa internazionale che ha visto la partecipazione di oltre 400 Rom da tutta Europa?
Inoltre portavo dentro di me la terribile esperienza dei fatti di Ponticelli del maggio 2008. Già all'epoca sapevo da che parte stare, ma i Rom, li avevo conosciuti solo "a distanza” e tutto quello che avevo fatto e le posizioni che avevo preso contro quei terribili atti furono piuttosto dovute al mio attivismo politico che non ad un coinvolgimento reale.

Cosa sarebbe cambiato quattro giorni dopo la mia partenza per Cracovia era una scommessa di cui non conoscevo l'esito. E così il 31 luglio siamo partiti con il resto della delegazione della Rete Near e appena arrivati abbiamo incontrato il resto della delegazione italiana. Già questo primo e semplice incontro è stato per me una sorpresa, mi son sentito da subito accolto e come se fossi a casa.
Ho scoperto, tra le tante cose che ignoravo, che c'è un forte senso di famiglia nella comunità rom, ed io volevo farne parte. Due giornate sono trascorse tra vari Workshop, per i quali ci siamo dovuti dividere in gruppi.
Workshop sui diritti umani, sull'attivismo, sulle strategie d'azione, sul genocidio del 2 agosto. Una produzione immane di lavoro per l'organizzazione, un imbarazzo enorme per me che dovevo scegliere a quale partecipare. Il primo agosto si tiene una importante conferenza all'università con la partecipazione di tutto il maxi-gruppo, alla presenza di autorevoli esponenti della comunità rom internazionale e di esponenti del consiglio d'Europa. Ma sono sempre i giovani rom a farla da padrone, in particolare le ragazze rom, con il loro inglese perfetto che moderano, con tempi europeissimi, la discussione dei convenuti.
La conferenza è l'occasione per un componente della nostra delegazione (Juliò), per fare un intervento sulla necessità di essere tutti uniti e di combattere insieme contro tutte le discriminazioni, quale che ne sia il motivo.

Mi è sembrato di aver ascoltato Martin Luther King, applausi copiosi per lui e un manuale Compass seconda edizione nuovissimo tutto per me, in omaggio, preso sul banchetto all'esterno dell'aula.

Il 2 Agosto ci siamo svegliati prestissimo, è stata la giornata più intensa. La nostra visita ad Auschwitz e Birkenau. Avevo già visitato il campo di Sachsenhausen in Germania nell'ambito di una conferenza internazionale lgbt, ma questa volta era diverso. Questa volta non c'erano solo i nostri triangoli rosa sullo sfondo ma tante Z nere. Ancora una volta ho rivissuto l'orrore della lucida follia nazista che a tratti, per la sua esagerazione mi sembrava quasi surreale. Dopo la visita al campo, presso Birkenau, abbiamo tenuto la cerimonia di commemorazione, un altro momento molto intenso, non tanto per il rito in se, ma perché per me è stato il momento per digerire ciò che avevamo visto poco prima, insieme al campo sconfinato ricolmo di camini, pali di filo spinato elettrificato e la polvere stessa che si alzava da terra e tornava a cadere come in un non-luogo dove il tempo sembrava essersi fermato a 69 anni prima a quella terribile giornata del 2 agosto 1944 che adesso sentivo un po anche mia.

Le varie notti passate in albergo con il resto della delegazione, che ormai sentivo sempre più come una comitiva, sono trascorse tra sorsi di vodka polacca e qualche racconto e interscambio fra la cultura rom e la comunità lgbt; quelli per me sono stati momenti molto interessanti, al pari di tutto il resto o forse con una importanza ancora maggiore per via del fatto che ho imparato delle cose che assolutamente ignoravo e che mi porterò per sempre dentro. La parte peggiore ovviamente è stato il ritorno a Napoli, seppur credo di aver lasciato un pezzettino di me laggiù.

La tristezza legata al ritorno è mitigata soltanto dal ricordo dei momenti da poco trascorsi e dalla consapevolezza che qualcosa è cambiato. Siamo partiti con delle idee, ma siamo tornati con la consapevolezza che fare qualcosa è necessario.
Quello che abbiamo visto li, quel 2 agosto, rischia di continuare a sopravvivere nelle discriminazioni che quotidianamente vengono perpetrate nel mondo, alle quali noi tutti ci dobbiamo opporre.

Rom, ebrei, omossessuali, disabili, oppositori politici, noi tutti abbiamo avuto un triste destino comune, ma insieme possiamo scrivere ancora un futuro luminoso e brillante come tutti i colori della nostra bandiera.
Perchè i colori da soli sono solo sfumature, insieme diventano arcobaleno!
Ora che abbiamo visto non dimenticheremo.

DIK I NA BISTAR!

Fabrizio Sorbara

    Sono Fabrizio Sorbara. Ho 27 anni e studio Sociologia a Napoli, dopo aver frequentato Scienze Politiche. Faccio parte del”Arcigay dal 2007. Ho partecipato al movimento studentesco dell'onda come responsabile del mediacenter di unionda.it. Nel 2009 sono stato eletto Presidente di Arcigay Napoli. Nell'estate del 2010 sono stato tra gli organizzatori della manifestazione nazionale "Napoli Pride 2010" e nel 2011 sono stato eletto come primo presidente del Coordinamento Campania Rainbow, raggruppamento di associazioni glbtqi a livello regionale. Durante il XV Congresso Nazionale di Arcigay sono infine stato eletto in segreteria nazionale con la delega giovani e scuola.

    Arcigay è un'associazione senza scopo di lucro, nata nel 1985, che opera su tutto il territorio nazionale la realizzazione dell'uguaglianza tra individui a prescindere dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere. Le sue attività includono informazione, prevenzione, e difesa dei diritti della comunità lgbt (lesbica, gay, bisessuale e trans) e opera per la crescita e la diffusione delle sedi locali che agiscono a livello regionale, provinciale e cittadino. Arcigay collabora con altre associazioni non governative italiane ed europee e con le principali istituzioni nazionali ed internazionali.
 
Di Fabrizio (del 02/08/2013 @ 09:07:08 in Kumpanija, visitato 2255 volte)

LA NUDA CRONACA: L'esito della II guerra mondiale era già cambiato, con la ritirata da Leningrado e lo sbarco anglo-americano in Normandia. In Polonia i Russi guadagnavano terreno ogni giorno. Per il grande esercito tedesco era già iniziato il richiamo dei riservisti. La notte tra il 2 e il 3 agosto, venne definitivamente liquidato dalle guardie naziste il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Le cifre (discordi, tanto per cambiare) dicono di circa 3.000 Rom e Sinti gasati.

    Ricorrenze simili sono spiazzanti ad agosto (ogni agosto), mentre guardiamo i bambini giocare in spiaggia o i cani correre felici sulle colline. Un po' come festeggiare il natale in Brasile o in Australia. E tra una settimana, arriva per i milanesi un appuntamento simile, a due passi da casa mia.

Non voglio scrivere niente su questa comunanza, su questa storia che lega il mio popolo a quello dei Rom e dei Sinti. Perché sarei prolisso, cupo, e allora è meglio il silenzio.

    Perché chi può è giusto che si goda il casino dei bambini e dei cani, anche un momento di gioia può ricordare i tempi in cui erano più sfortunati. Godiamoceli ora.

Potrebbe essere un buon ricordo il concentrarsi sul silenzio, su chi ci è caro, su chi pagò quei tempi. Da anni i Rom e i Sinti commemorano il giorno con una candela accesa, questo si può fare e (credo di non mancare di rispetto a nessuno) si può scegliere una candela anti-zanzare, vista la stagione.

Insomma, non necessariamente questa

Il silenzio che vorrei: che ALMENO per un giorno la stampa e internet li lasciassero in pace, Rom e Sinti... questi ladri, sfigati, senza terra, che nessuno è mai riuscito a sterminare. Poi, domani, ricominciate pure, ma un giorno di tregua per rispettare il dolore è il minimo che può chiedere un essere umano. Vero che sono umani anche loro? Vero, che l'unica maniera per insegnare il rispetto è di praticarlo (almeno un giorno)?

Ma il silenzio, se dev'essere, che sia il nostro, di chi ha nella penna o nella tastiera un'arma. E se non voglio cadere nella cupezza, scelgo le parole tratte da un film, incredibilmente spiritoso e profondo:

... e rispetto ad Auschwitz mi sembra un punto vista leggero e interessante. D'altronde chi poteva esprimersi così se non un matto, sapendo che nei lager era una gara tra chi fosse messo peggio, tra matti, rom, sinti, ebrei e invalidi. Lasciamo a loro la parola, cerchiamo di imparare da loro

 Immagini dalla Polonia: 2 agosto 2011


 UNA CANDELA PER IL PORRAJMOS Di Sucar Drom

La notte tra il 2 e il 3 agosto 1944 le SS sterminarono gli ultimi sopravvissuti dello Ziguenerlager di Auschwitz - Birkenau. Migliaia di sinti e rom sono spinti nelle camere a gas e poi bruciati nei forni crematori.

Per commemorare l'atto finale della follia nazista e fascista ti chiediamo di accendere delle piccole candele sul davanzale della tua finestra la notte tra il due e il tre agosto. Perchè ciò non possa più accadere!

Il comandante del campo di steriminio, Rudolf Höss, scrive: "Nell'Agosto del 1944, rimanevano ad Auschwitz circa 4.000 zingari da mandare nelle camere a gas. Fino all'ultimo momento essi non sapevano che cosa li attendesse. Cominciarono ad orientarsi soltanto quando furono condotti al V° crematorio. Non era facile introdurli nelle camere a gas."

Verso mezzanotte lo spogliatoio era pieno di persone. L’inquietudine cresceva di minuto in minuto. Si sarebbe potuto credere di essere in un gigantesco alveare. Da ogni parte si sentivano grida disperate, gemiti, lamenti pieni di accuse: “Siamo tedeschi del Reich! Non abbiamo fatto niente!” […].
Moll ed i suoi aiutanti tolsero la sicura alle pistole ed ai fucili e spinsero a tutta forza e senza pietà le persone che intanto si erano spogliate, fuori dallo spogliatoio e dentro le tre camere a gas, dove dovevano essere uccise.
Mentre percorrevano l’ultimo corridoio molti piangevano per la disperazione, altri si facevano il segno della croce ed imploravano Dio.
[…] Anche dalle camere a gas si potevano ancora sentire per un poco grida disperate e richiami, finché il gas letale non fece effetto e spense anche l’ultima voce.
F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz, p.107, Monaco, 1979.

Vuoi conoscere cosa è successo in Italia?
Visita il primo museo virtuale sul Porrajmos in Italia: www.porrajmos.it

 
Di Sucar Drom (del 07/09/2013 @ 09:05:21 in blog, visitato 1681 volte)

Memors, il primo museo virtuale del Porrajmos in Italia
La notte del 2 agosto 1944 ad Auschwitz-Birkenau veniva liquidato lo Zigeunerlager, il settore del campo riservato all'internamento di rom e sinti. Dal 2 agosto 2013 sarà online in italiano e inglese il primo museo virtuale del Porrajmos in Italia, realizzato grazie...

Lombardia, Berlusconi e i lavori socialmente utili

Lombardia, una proposta di legge regionale razzista
Il Consigliere regionale Riccardo De Corato si era distinto nell'ostilità istituzionale contro i sinti e i rom milanesi quando era Vice Sindaco nella Giunta Moratti, ora da Consigliere regionale vuole estendere le sue proposte discriminatorie a tutta la Lombardia...

Gerusalemme, il Padre Nostro in lingua sinta
Un grazie alla cara amica On. Giovanna Martelli che ci ha inviato da Gerusalemme la foto del Padre Nostro in lingua sinta.

A Mantova il Ministro Cecile Kyenge
Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni ha invitato a Mantova domenica 8 settembre il Ministro per l’Integrazione e le politiche giovanili Cécile Kyenge. Due gli appuntamenti. Il prim...

Reggio Calabria, appello a favore dei bambini gravemente ammalati
L’Opera Nomadi di Reggio Calabria lancia un appello ai reggini per una raccolta fondi a favore di un gruppo di bambini gravemente ammalati. O...

Mantova, la visita del Ministro Kyenge

 
Di Sucar Drom (del 04/08/2010 @ 08:57:07 in blog, visitato 1753 volte)

MIlano, Opera Nomadi: chiudere il Tavolo Rom
Ci sono delle buone ragioni, a parere degli scriventi, per concludere un’esperienza nata inizialmente dall’esigenza di trovare uno spazio di confronto tra le associazioni e gli enti che si oc...

Roma, il progetto di Alemanno inizia a mostrare tutti i suoi limiti
Mentre a Milano la situazione è drammatica a Roma si iniziano ad intravedere i problemi che saranno sempre più evidenti nei prossimi mesi. Alemanno ha seguito con due varianti positive la strada indicata da Rutelli e Veltroni. I...

Bruxelles, + Respect: seminario sui media per la partecipazione dei Sinti e dei Rom
Si è tenuto il 5 luglio a Bruxelles, presso la sede di rappresentanza della Regione Puglia, il primo seminario tecnico per sensibilizzare Media e opinione pubblica sul tema della partecipazione e diritti delle popolazioni rom e sinte. L’incontro è stato organizzato da Cittalia (centro studi...

Schio (VI), "messaggio" al Sindaco con quattro molotov nel parco
Quattro, forse cinque molotov hanno distrutto panchine, recinzioni, alberi e cespugli di una grande aiuola di via Dei Boldù, proprio davanti all'abitazione del sindaco Luigi Dalla Via...

Schio (VI), il Sindaco Dalla Via replica: "Episodi terribili e preoccupanti"
Dopo le proteste contro i sinti. Il sindaco Luigi Dalla Via ha esordito ieri sera in consiglio comunale esortando la cittadinanza ad essere unità e a non seminare odio. "Le frasi apparse sul blog sa...

Nasce il registro delle persone senza fissa dimora
Nasce il registro delle persone senza fissa dimora. Un decreto previsto dalla legge sulla sicurezza pubblica ne affida la tenuta e conservazione al Dipartimento per gli affari interni e territoriali - Direzione centrale per i servizi demografici. Pubblicato nella Gazzetta ufficiale...

Roma, Najo Adzovic è il delegato del Sindaco di Roma
Ieri 27 luglio 2010 è una data da ricordare, affermerei senza paura di essere smentito: una data storica. Il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha un nominato Najo Adzovic (in foto) quale suo delegato per i rapporti con le comunità rom capitoline. La nomina è stata ufficializzata ieri mattina nella s...

Auschwitz-Birkenau, 2 Agosto 1944
Verso mezzanotte lo spogliatoio era pieno di persone. L’inquietudine cresceva di minuto in minuto. Si sarebbe potuto credere di essere in un gigantesco alveare. Da ogni parte si sentivano grida disperate, gemiti, lamenti pieni di accuse: “Siamo tedeschi del...

Jazzit dedica la cover story e il cd a Django Reinhardt
Da qualche giorno potete trovare nelle edicole JAZZIT con la cover story dedicata a Django Reinhardt con all’allegato discografico edito dalla Jazzit Records (in collaborazione con il Museo del Jazz di Genova)...

 
Di Fabrizio (del 22/05/2010 @ 08:56:02 in Kumpanija, visitato 2008 volte)

IL PAESE DELLE DONNE online

di Angelica Bertellini, Eva Rizzin Edizione speciale della Newsletter di Articolo 3 Osservatorio contro le discriminazioni di Mantova

Da tempo pensavamo al viaggio ad Auschwitz. Le occasioni sono state molte, ma non lo abbiamo mai fatto, ognuna di noi per i propri motivi; infine entrambe abbiamo deciso di partire: il momento era arrivato.

Non abbiamo mai parlato tra noi delle ragioni più profonde che ci hanno spinte ad andare, come del resto di quelle che ci avevano trattenute dal farlo in passato, se non per la parte che riguarda la nostra professione, come consulenti di Articolo 3, l’Osservatorio sulle discriminazioni nato a Mantova proprio al Tavolo permanente per le celebrazioni del 27 gennaio.

Siamo arrivate ad Auschwitz il primo maggio, con una trentina di altre persone e il presidente della Comunità ebraica di Mantova e dell’Osservatorio, Fabio Norsa. Siamo arrivate con l’esperienza del nostro lavoro – il contrasto alle discriminazioni –, con il nostro passato, ma soprattutto con quella parte della nostra identità che ci fa appartenere a minoranze colpite dal nazifascismo.

All’ingresso del campo ci aspettava una guida, a lei abbiamo chiesto di anticiparci le tappe della visita e, con grande dispiacere, abbiamo appreso che le aree dedicate al ricordo del Porrajmos o Baro Merape – il genocidio delle persone sinte e rom – non erano (e non sono) comprese. Alcune persone hanno mostrato insofferenza: “Guardiamo le cose principali, non c’è tempo”. La guida non sapeva che fare, noi insistevamo; “Dovete andare là” e ha indicato un punto che a noi pareva perso nel vuoto, il campo è grande. Abbiamo iniziato il percorso guidato e dopo un po’ ci è arrivata una traccia: “Ecco, quelle che cercavano gli ‘zingari’ possono andare al blocco 13, laggiù”.

Anche qui la minoranza sinta e rom resta a margine. Eppure sappiamo che proprio ad Auschwitz esisteva lo Zigeunerlager, un complesso di baracche destinate alle famiglie rom e sinte sterminate il 2 agosto 1944. La liquidazione del lager era stata programmata per il maggio di quell’anno, ma uno straordinario episodio di resistenza, da parte delle mamme e dei papà sinti e rom, riuscì – forse per la sua imprevedibilità – a bloccare, purtroppo solo momentaneamente, il proposito. Queste persone raccolsero le ultime forze per resistere alle SS, si lanciarono a mani nude o con piccoli oggetti contro di loro per salvare i bambini: «Abbiamo molte testimonianze anche di ebrei italiani, che hanno assistito sia allo scoppio della rivolta, sia alla liquidazione del 2 agosto. Tutti ricordano questi fatti come i più tristi e tragici [...] perché la presenza dei bambini sinti e rom dava vita all’intero campo e dopo il 2 agosto non c’era davvero più vita» 1. [1] Presso il blocco 13 di Auschwitz 1 è stata aperta al pubblico un’esposizione permanente sul genocidio dei Sinti e Rom. Il progetto è stato ideato e realizzato sotto la supervisione del Centro culturale e di documentazione sinti e rom di Germania in collaborazione con il Memoriale di Auschwitz, l’associazione dei Rom di Polonia e altre organizzazioni rom di vari paesi. A vederla eravamo in sei, mentre centinaia di persone percorrevano le stradine in mezzo agli altri blocchi, in silenzio, ognuno con le cuffie sintonizzate per sentire nella propria lingua spiegazioni e descrizioni: un aiuto tecnologico che evita di ammassarsi intorno alla guida, di farla parlare ad alta voce, e permette un ordinato flusso di persone dentro e fuori dai blocchi. Noi ci siamo dovute staccare dal nostro gruppo, rinunciare a parte della visita guidata, percorrere le stradine controcorrente, per poterci recare al blocco 13. Ci hanno seguite Fabio Norsa e Cesare, il compagno di Eva. Rabbia, angoscia e tristezza: anche lì escluse, esclusi, quasi fosse un genocidio di secondaria importanza. Nessun altro si è unito, nessuno ha sentito il bisogno (e il dovere) di includere il blocco 13 nel suo viaggio della Memoria, come se non lo riguardasse, come se sinti e rom non fossero stati perseguitati e sterminati per ragioni razziali (a qualche guida sfugge ancora un “asociali...”).

Questo è un gradino della storia che il nostro Paese ha saltato: non si può comprendere l’attuale situazione di emarginazione, esclusione e discriminazione subìta dalle minoranze rom e sinta in Italia se non si comprende quello che è avvenuto nei secoli più bui, se non si scoprono le radici dell’antiziganismo. Il genocidio dei sinti e dei rom fa parte della storia di Italia e d’Europa, tutti abbiamo il dovere di ricordare, perché è la storia di tutti. Stefano Levi Della Torre lo scorso gennaio, a Mantova, ci diceva a proposito di un grande scritto di Primo Levi: «La tregua è invece un esplicito avvertimento per il futuro. La fine dell’orrore più grande è solo una tregua. Ciò che è stato introdotto irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, proprio perché è stato potrà più facilmente prodursi di nuovo». Per i rom e per i sinti la tregua non c’è mai stata.

Il 10 luglio 2008 il Parlamento europeo ha emanato la risoluzione sul “censimento dei rom su base etnica in Italia”, che esortava le autorità italiane ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali, in quanto atto di discriminazione diretta su base razziale. Il censimento, però, era nel frattempo già iniziato e con una schedatura contenente etnia e credo religioso (newsletter n°4 e Rapporto 2008, p.40). Solo successivamente è stato bloccato.

Centinaia sono gli sgomberi senza soluzione alternativa avvenuti nella sola città di Milano, modalità in netto contrasto con la normativa internazionale (vedi newsletter di Articolo3 n°7/2010). Dal 2008 le regioni Lombardia, Campania, Lazio, Piemonte e Veneto sono state dichiarate ufficialmente in “stato d’emergenza in relazione agli insediamenti delle comunità nomadi”. In molte città italiane alcuni dei cosiddetti ‘campi nomadi’ autorizzati istituzionalmente sono recintati, video sorvegliati 24h, presidiati da punti di controllo di entrate e uscite. La vita delle persone rom e sinte è regolamentata da vere e proprie leggi speciali, i “patti di legalità”. Non sono mancati casi di cittadini italiani sinti che hanno subìto censimenti etnici nelle proprie case, costruite su terreni privati (newsletter n°69).

Siamo tornate da Auschwitz con la sensazione profonda di una memoria mutilata. [n.d.r. v. i Cenni storici di Eva Rizzin che riportiamo in nota] [2]

La notizia che ci ha accolte al rientro in Italia e al lavoro è stata quella di un modulo con intestazione di Trenitalia, gruppo Ferrovie dello Stato, Direzione regionale Lazio, ad uso del personale per rilevare la frequentazione di una fermata (Salone – Roma), che contiene una nota: “nella sezione destra della casella indicare anche eventuali viaggiatori di etnia ROM”. Le Ferrovie hanno inizialmente dichiarato di non averlo mai utilizzato, come se questo ne cancellasse l’esistenza, e dopo pochi giorni la direzione ha ammesso l’utilizzo, ma non la responsabilità: sarebbero stati alcuni non meglio specificati funzionari ad aver preso l’iniziativa; non viene detto né chi e neppure perché. Treni, binari, schede, etnia... Dentro di noi si associa, violentemente, l’immagine del binario di Birkenau visto pochi giorni fa: è così vicino a quel pezzo di terra, la zona B2, su cui rimane solo qualche camino, dove sorgevano le baracche di legno dello Zigeunerlager.

Questa memoria parziale corrisponde ad una ingiustizia totale, i cui malefici frutti siamo costretti a cogliere oggi, senza tregua. L’Italia deve fare i conti con il proprio passato e le istituzioni – politiche e culturali – devono dare pieno riconoscimento a tutte le persone colpite dal programma di persecuzione e sterminio nazi-fascista. Nessuno, mai più, deve sentirsi in alcun modo legittimato a schedare, contare, colpire un’altra persona sulla base della sua appartenenza.

E nessuno dovrebbe sentirsi libero di ignorare queste vessazioni, ma questo è un conto che ognuno deve fare con se stesso.

Angelica Bertellini - Laureata in filosofia del diritto all’Università di Bologna con uno studio sul processo di Norimberga.
Eva Rizzin - Ha conseguito un dottorato di ricerca in geopolitica all’Università di Trieste sul fenomeno dell’antiziganismo nell’Europa allargata.

Note

[1] 1. Marcello Pezzetti, docente università di studi sulla Shoah dello Yad Vashem, in A forza di essere Vento, dvd documentario curato da Paolo Finzi, A edizioni..

[2] CENNI STORICI SUL GENOCIDIO DEI ROM E DEI SINTI

Furono più di 500.000 le persone rom e sinte vittime dello sterminio pianificato e commesso dal nazi-fascismo. Questa è una storia spesso dimenticata e per lungo tempo narrata con omissioni o imprecisioni. I sinti e i rom furono perseguitati su base razziale: molti di loro furono classificati come ‘asociali’ (era il triangolo nero quello che nei lager contrassegnava le persone che, nella teoria nazista, venivano definite tali), ma in realtà, come scrive Giovanna Boursier, “furono perseguitati, imprigionati, seviziati, sterilizzati, utilizzati per esperimenti medici, gasati nelle camere a gas dei campi di sterminio, perché “zingari”, e secondo l’ideologia nazista, razza inferiore, indegna d’esistere” [Boursier 1995]. Il triangolo di colore marrone identificava questa “razza”. In Italia solo di recente, grazie agli studi di storici come Boursier e Luca Bravi, è stata intrapresa una rigorosa ricerca su questa tragedia, per troppo tempo taciuta.
La cosiddetta asocialità venne attribuita alla popolazione rom e sinta sulla base di presunti studi nazisti, che la volevano connessa al ‘gene dell’istinto al nomadismo’, il Wandertrieb, e molti scienziati – tra i quali ricordiamo Robert Ritter (psichiatra infantile), la sua assistente Eva Justin e, non da ultimo, il famigerato dottor Mengele, che aveva il suo studio proprio accanto allo Zigeunerlager così da accedere agevolmente ai bambini per i suoi esperimenti – si impegnarono in attente ricerche volte a dimostrare questa ributtante teoria. «La presenza di questo gene nel sangue è la dimostrazione che questi zingari sono esseri irrecuperabili», sostenne Eva Justin nella sua tesi di laurea, e da questo assunto prese l’avvio la seconda parte del ‘programma’, ossia la distinzione e separazione tra ‘puri’ ed ‘impuri’. I ‘puri’, il 10% circa, erano quelli da salvaguardare perché vivendo ancora allo ‘stadio primitivo’ – come sostenevano i nazisti – rappresentavano un patrimonio antropologico da preservare. I mischlinge, i misti, risultarono invece essere gli elementi più pericolosi, non solo perché portatori di un’ulteriore anomalia – e quindi un’imperfezione – ma anche perché, ritenendoli meno facili da individuare, rappresentavano un rischio maggiore di contaminazione. I nazisti presero così la decisione di eliminarli, una decisione dettata da motivazioni esclusivamente razziali.

Talvolta penso che se avessi avuto la sfortuna di nascere in quell’epoca le mie sorti, forse, sarebbero state fra le peggiori, visto che anche io sono una ‘meticcia’.
Dopo lo sterminio dei rom e dei sinti, il dottor Robert Ritter, che fu a capo delle ricerche scientifiche che portarono allo sterminio tornò indisturbato ad esercitare la sua professione come psichiatra infantile. Fu anche lodato dal nuovo governo tedesco per la sua profonda conoscenza in fatto di rom e sinti. Eva Justin, assistente di Robert Ritter, fu processata ed assolta.
Una sola guardia semplice di Auschwitz è stata condannata per crimini contro i sinti e i rom.
Il riconoscimento dello status di vittime della persecuzione nazi-fascista e la conseguente possibilità di ottenere i risarcimenti previsti sono state per lungo tempo ostacolati, quando non impediti. Il governo tedesco riconobbe soltanto nel 1980 che i rom e i sinti avevano subìto una persecuzione su base razziale.

La persecuzione fascista

I campi di concentramento non furono solamente un fenomeno nazista, ma anche fascista italiano, su questo penso sia importante riflettere.
Il nostro paese, l’Italia, assieme alla Germania nazista si rese responsabile della concentrazione, deportazione e sterminio di centinaia di migliaia di rom e sinti.
Non molti sanno che anche in Italia c’erano i campi di internamento dove i sinti e i rom furono imprigionati e che erano più di 50 (Agnone, Arbe, Boiano, Cosenza, Perdasdefogu, Frignano, Tossicia, Le Isole Tremiti, Vinchiatauro) .
Anche nella mia regione, il Friuli, c’è ne erano due: a Gonars e a Visco, in provincia di Udine. I campi rientravano in un’operazione pensata scientificamente, definita in ogni dettaglio organizzativo, di pulizia etnica nella ex Jugoslavia e di italianizzazione dell’area oggi compresa tra Slovenia e Croazia, autorizzata personalmente da Mussolini durante un incontro appositamente organizzato a Gorizia nel 1941. Il campo di concentramento e di sterminio di Gonars era stato pensato inizialmente per i militari russi, ma alla fine vi trovarono la morte anche civili sloveni tra i quali anche molti rom e sinti – principalmente dell’area di Lubiana – e croati [Kersevan, 2003].

Noi non ne parliamo

Molti appartenenti alla mia famiglia durante l’epoca nazi-fascista furono perseguitati e costretti ad emigrare.
Durante la stesura della mia tesi di laurea, una tesi inerente alla cultura della mia comunità, pensai di scrivere un capitolo sul genocidio, cercando di raccogliere alcune testimonianze di familiari che subirono il dramma delle persecuzione, come la zia che avevo deciso di intervistare.
Quell’intervista non si realizzò mai: parlare dei morti non era buona cosa, mi rispose che dei morti bisogna avere rispetto e che quindi non si poteva e non si doveva parlarne.
Mi trovai a vivere un forte conflitto: da una parte c’era l’esigenza di ricordare, di raccogliere le testimonianze, di scrivere quelle pagine vergognose della nostra storia; dall’altra dovevo rispettare la mia cultura, ricordare il genocidio avrebbe significato anche affrontare il delicato tema della morte, una realtà considerata sacra all’interno della mia comunità, aspetto di fronte al quale bisogna mostrare il più autentico e doveroso riguardo, un rispetto che si concretizza con il silenzio.
Il rispetto dei morti per noi sinti è uno degli aspetti fondamentali della nostra credenza religiosa e visto che il momento della morte rappresenta una situazione molto delicata, molte volte si preferisce non parlarne.
Ci tengo a sottolineare che questa è stata l’esperienza della mia comunità: non vale quindi per tutti i sinti e rom, molti sono quelli che oggi hanno deciso di raccontare.
Spesso il termine Porrajmos, traducibile come ‘divoramento’, viene utilizzato per indicare la persecuzione e lo sterminio dei rom e dei sinti, molti però sono i sinti che non si riconoscono in questo termine, tant’è che parecchi ne ignorano il significato e quando parlano del genocidio utilizzano il termine Baro Merape che il lingua ròmanes/sinto significa grande morte, sterminio.

Il genocidio dei sinti e dei rom meriterebbe un pieno riconoscimento commisurato alla gravità dei crimini commessi. E’ vergognoso, ad esempio, che nell’ex campo di internamento di Lety u Pisku (Boemia del sud, attuale repubblica Ceca) – dove i rom e i sinti subirono torture feroci identiche ai lager tedeschi – sia stata costruita un’azienda di allevamento suino, anziché un degno memoriale.
Nella risoluzione del 27 gennaio 2005 emanata dal Parlamento Europeo si invitano la Commissione Europea e le autorità competenti ad adottare tutte le misure necessarie per rimuovere tale azienda. Una risoluzione questa che condanna le opinioni revisioniste e la negazione del genocidio come vergognose e contrarie alla verità storica ed esprime preoccupazione per l’aumento di partiti estremisti e xenofobi e la crescente accettazione delle loro opinioni da parte dei cittadini.
I recenti fatti nazionali dimostrano che il sentimento anti-rom, e i numerosi pregiudizi razziali che stanno investendo massicciamente l’Italia, rappresentano una gravissima minaccia non solo per i sinti e per i rom, ma anche per i valori europei e internazionali della democrazia, dei diritti dell’uomo e dello stato di diritto e pertanto per la sicurezza di tutti in Europa.
Per l’Unione Europea il 2007 e il 2008 dovevano essere rispettivamente l’anno delle pari opportunità e del dialogo interculturale, dovevano essere anni fondamentali per promuovere la percezione della diversità come fonte di vitalità socioeconomica, una grande occasione per cambiare la percezione generale che si ha delle comunità rom e sinte.
Questi anni verranno invece ricordati dai sinti e i rom come gli anni in cui l’insofferenza diffusa, la violenza e l’intolleranza contro il diverso, l’immigrato, lo ‘zingaro’ hanno assunto i connotati espliciti della xenofobia e del razzismo. Per noi rimarranno gli anni delle schedature, degli sgomberi, dei commissari speciali e delle impronte digitali. La marginalizzazione dei rom e dei sinti ha attraversato i secoli, dalle violente persecuzioni di ieri alla ghettizzazione imperante di oggi, passando per lo sterminio, dimenticato, della seconda guerra mondiale. La nostra cultura è riuscita a sopravvivere a secoli di persecuzioni. Io non mi stanco di credere nella possibilità di una società che rispetti le differenze, che le tuteli le minoranze come patrimonio fondante di tutti e di tutte.
La memoria del genocidio dei rom e sinti è essenziale in questo processo di presa di coscienza sociale, poiché fa parte della storia comune.
Non suoni questo superfluo o retorico, in quanto la rimozione della memoria e il revisionismo sono spesso il primo passo verso nuove catastrofi.

Eva Rizzin

Bibliografia minima:

Boursier G., Lo sterminio degli zingari durante la seconda guerra mondiale, in Studi storici n.2, Roma, 1995
Boursier G., Gli zingari nell’Italia fascista, in Italia Romaní, vol.1, a c. d. L. Piasere, Roma, 1996
Boursier G., La persecuzione degli zingari nell’Italia fascista, in Studi storici, n.4, Roma, 1996
Boursier G., Zingari internati durante il fascismo, in Italia Romaní, vol.2, a c. d. L. Piasere, Roma, 1999
Boursier G., Rom e sinti sotto nazismo e fascismo, in Rivista anarchica, n°319, a 36, 2006
Bravi L., Altre tracce sul sentiero per Auschwitz, Roma, 2002
Bravi L.,Rom e non-zingari. Vicende storiche e pratiche rieducative sotto il regime fascista,Roma, 2007
Bravi L., Tra inclusione ed esclusione. Una storia sociale dell’educazione dei rom e dei sinti in Italia, Milano, 2009
Kersevan A, Un campo di concentramento fascista. Gonars 1942 – 1943, Udine, 2003
Williams P., Noi non ne parliamo. I vivi e i morti tra i Manuš, Roma, 2003 _ Porrajmos. Altre tracce sul sentiero per Auschwitz, mostra documentale curata dall’Istituto di cultura sinta, scaricabile all’indirizzo www.nevodrom.it
A forza di essere Vento, dvd documentario curato da Paolo Finzi, A edizioni

Sul web: Porrajmos La persecuzione e lo sterminio nazifascista dei Rom e dei Sinti, audio documentario prodotto da Opera Nomadi e Radioparole, (2004): http://www.radioparole.it/porrajmos...

University of Minnesota Driven to discover, a c. d. Ian F. Hancock: http://www.chgs.umn.edu/histories/v...

 

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