Da
Roma_Italia
La baraccopoli zingara un mondo distante dallo splendore di Milano
Wed Jan 17, 2007 9:00 AM IST - By Lisa Jucca
MILANO (Reuters) - A mezz'ora di strada dai sontuosi negozi di moda, centinaia
di Zingari rumeni che sono arrivati in Italia cercando migliori condizioni di
vita si sono adunati in un campo infestato dai topi.
Dall'ultimo dell'anno, quando le loro roulottes si sono tramutate in
cenere, 50 famiglie dei circa 800 abitanti del campo di via Triboniano
sopravvivono nello squallore.
Dal 1999 arrivano in questo piccolo spazio illegale accanto al più grande
cimitero milanese, questi Rom non hanno atteso che la Romania raggiungesse
l'Unione Europea e si sono diretti verso occidente in cerca di una vita migliore
in questa opulenta città.
Nella città [...] si ripulivano le impronte sulla vetrina di Dolce e Gabbana,
mentre nella favela zingara mancano acqua corrente, la corrente arriva
irregolarmente e si condividono una dozzina di bagni chimici.
"Sono disilluso e voglio tornare a casa," dice Marian Marin, 23 anni, mentre
tenta di riscaldarsi dopo che l'incendio ha bruciato la sua roulotte. "In
Romania guadagnavo appena 100 euro al mese lavorando nelle costruzioni. Sono
arrivato qui per mandare qualcosa alla mia famiglia. Ora non mi importa più
niente." dice Marin, che ora dorme all'aperto.
Accanto a lui, una donna che indossa un colorito scialle, piange il suo
risentimento in romanes, mentre l'umidità trasforma il campo in acquitrino.
Anche se la causa dell'incendio è ignota, non sarebbe la prima volta
che dalle bombole del gas usate per riscaldarsi parte una scintilla fatale.
Ci sono tensioni con i cittadini residenti lì attorno, che dicono di essere
stanchi della miseria e della violenza che giungono dal campo. "Le loro macchine
rubate ci bloccano la strada e viviamo in mezzo al loro spreco," dice Antonietta
Spinella, portavoce dei residenti.
IL MONDO SOMMERSO DI MILANO
Il campo di Triboniano è il più grande e quello più problematico tra gli
insediamenti sorti nella provincia di Milano, che si stima ospiti 6.500 Rom del
totale italiano di 120.000.
Sopravvivono lavorando nell'edilizia o nelle imprese di pulizia - se non
mendicando o rubando.
Mentre i residenti chiedono una barriera che circondi al baraccopoli, gli
abitanti del campo sperimentano la dura realtà di Milano e di altre metropoli
europee nell'accogliere decine di migliaia di Rom poveri e spesso illetterati.
Da quando, 1 gennaio, la Romania ha raggiunto l'Unione Europea, è cresciuta
la paura dei residenti sui Rom che possono arrivare a Milano e in altre città
italiane. Il mese scorso, gli abitanti di Opera, un sobborgo di Milano, hanno
dato fuoco alle tende preparate nel nuovo campo rom.
Sotto pressione dei gruppi dei diritti civili, il consiglio comunale di
Milano ha promesso di equipaggiare il campo di Triboniano con containers
abitativi, elettricità e acqua corrente. Ma non ce ne saranno per tutti: la
popolazione del campo è triplicata dal 2001, quando si cominciò a parlare di
sistemazione imminente.
"I Rom contribuiscono a rendere la situazione più caotica, chiedendo ai loro
parenti di raggiungerli" dice Pasquale Maggiore, che lavora con i Rom per il
comune di Milano.
POPOLO MISTERIOSO
L'osservatorio sui diritti umani del Consiglio d'Europa ha affermato che
l'Italia manca di protezione legale per i Rom, che definisce come la minoranza
etnica più discriminata in Europa.
Campi nomadi esistono in tutta Europa, ma Ivana D'Alessandro, esperta del
Consiglio d'Europa dice che gli standars italiani sono peggiori che in Francia,
Belgio e Paesi Bassi.
"Il campo non è la soluzione. I Rom devono essere trattati come qualsiasi
altro popolo senza casa," dice Giorgio Bezzecchi, un Rom che guida l'Opera
Nomadi.
Forzare gli Zingari ad integrarsi non è facile. In molti vivono con la loro
famiglia estesa e rifiutano di mescolarsi con altri gruppi rom, lasciandoli
fuori.
A Triboniano, per esempio, è stato costruito un muro per separare una
famiglia estesa di Rom bosniaci che quotidianamente aveva screzi con il più
vasto gruppo dei Rom rumeni.
"I Rom sono un popolo misterioso e chiuso," dice suor Claudia Bioni, che ha
lavorato con loro per piùdi 10 anni. "Ci sono molti gruppi differenti e non si
mescolano tra loro."
Qualche Rom di Triboniano vogliono tagliare i ponti con la loro comunità per
migliorare le loro vite: sul lavoro celano la loro identità etnica per
mantenerlo e cercare una vera casa.
"Non ho detto al mio capo che sono Rom, neanche mia moglie che lavora tre
volte alla settimana come donna delle pulizie" ci dice Alessandro, 30
anni.
"Se dici 'Rom' dici ladro. Questo è cosa pensa la gente."
(With additional reporting by Jo Winterbottom)
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Ma perché, la parola "zingaro" è stata abolita? Si, si chiamano "romale" tra liri, ma chiamarli "rom" in qualsiasi altra lingua, che ha già un nome per questo popolo, è come chiamare un inglese "English" (proprio così, con la E maiuscola), o un tedesco "Deutsch". Comunque, lo stesso nome, rom, adottato da lingue non-rom, è l'ammissione della loro diversità, basata, nel primo posto, sulla loro riluttanza di essere come gli altri. Il problema è che sono gli stessi zingari a non voler integrarsi. Qualcuno ha mai visto uno zingaro operaio (non dico impiegato), o una zingara sarta, ecc.? Io non ne ho visti né nella piccola Italia, né nella vasta Russia, dove hanno, purtroppo, una cattiva fama non solo per furti e truffe, di cui sono gran maestri, ma anche per la prostituzione, diffusione della droga, rapimenti di bambini e riduzione in schiavitù. Quindi, non si parla di uno stereotipo, ma bensì, di una pato
Di
Vinny
(inviato il 31/01/2007 @ 14:26:25)
Quindi, non si parla di uno stereotipo, ma bensì, di una patologia socioculturale. I bambini che da piccoli vengono insegnati a rubare e mendicare, non faranno gran lavoratori, né cittadini. Qui non basteranno programmi umanitari con distribuzione di pasti e vestiti, o misure punitive. Bisogna cambiare il modo di vivere, di pensare, di un intero popolo (che è, tra l'altro, molto più antico degli altri popoli indoeuropei esistenti). Non è, parlando globalmente, la questione di difendere gli innocenti, ma di sradicare la predisposizione naturale (purtroppo, non è uno stereotipo) al crimine e la riluttanza verso il lavoro "onesto". E' un circolo vizioso, perché per poter farlo, bisogna avere l'accesso dentro le comunità zingare, nei loro cuori, sul livello del popolo - la cosa che si rivela impossibile. Non bastano le parole, signori. Ci vogliono secoli. E poi, ricordate il famoso Problema Sud, la Sicilia, Napoli...
Di
Vinny
(inviato il 31/01/2007 @ 14:42:02)
Scusandomi per la sintesi: la parola Rom esiste anche in inglese, "Roma", mentre in Francia usano "Rrom".
I termini Zingari, Zigani, Zigeneur, Gipsy, Gitanes, Cingali ecc. derivano da un equivoco storico, quando furono assimilati agli Egizi. Detto questo, la parola Zingari continua ad esistere, ma spesso con un significato peggiorativo.
Il termine Rom (ma anche Sinti o Kalé) viene utilizzato da quanti di loro si sentono un popolo a parte, popolo senza una terra propria, come è accaduto per tanto tempo agli Ebrei. Sempre per sintesi: non si sentono "diversi" in quanto uomini e donne, ma in quanto popolo a sé stante.
Ti posso poi assicurare che esistono Rom operai, impiegati, persino imprenditori o professionisti, ma la combinazione tra la non conoscenza del fenomeno, il loro timore a rendersi riconoscibili e gli stereotipi sul Rom che non lavora, rende il fenomeno sommerso. Il discorso, anche qui, sarebbe lunghissimo; ti invito a cercare qualche tracc
Di
Fabrizio
(inviato il 31/01/2007 @ 14:47:31)