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Di Fabrizio (del 22/01/2007 @ 10:03:27, in Italia, visitato 609 volte)

Da Roma_Italia

La baraccopoli zingara un mondo distante dallo splendore di Milano
Wed Jan 17, 2007 9:00 AM IST - By Lisa Jucca

MILANO (Reuters) - A mezz'ora di strada dai sontuosi negozi di moda, centinaia di Zingari rumeni che sono arrivati in Italia cercando migliori condizioni di vita si sono adunati in un campo infestato dai topi.

Dall'ultimo dell'anno, quando le loro roulottes si sono tramutate in cenere, 50 famiglie dei circa 800 abitanti del campo di via Triboniano sopravvivono nello squallore.

Dal 1999 arrivano in questo piccolo spazio illegale accanto al più grande cimitero milanese, questi Rom non hanno atteso che la Romania raggiungesse l'Unione Europea e si sono diretti verso occidente in cerca di una vita migliore in questa opulenta città.

Nella città [...] si ripulivano le impronte sulla vetrina di Dolce e Gabbana, mentre nella favela zingara mancano acqua corrente, la corrente arriva irregolarmente e si condividono una dozzina di bagni chimici.

"Sono disilluso e voglio tornare a casa," dice Marian Marin, 23 anni, mentre tenta di riscaldarsi dopo che l'incendio ha bruciato la sua roulotte. "In Romania guadagnavo appena 100 euro al mese lavorando nelle costruzioni. Sono arrivato qui per mandare qualcosa alla mia famiglia. Ora non mi importa più niente." dice Marin, che ora dorme all'aperto.

Accanto a lui, una donna che indossa un colorito scialle, piange il suo risentimento in romanes, mentre l'umidità trasforma il campo in acquitrino.

Anche  se la causa dell'incendio è ignota, non sarebbe la prima volta che dalle bombole del gas usate per riscaldarsi parte una scintilla fatale.

Ci sono tensioni con i cittadini residenti lì attorno, che dicono di essere stanchi della miseria e della violenza che giungono dal campo. "Le loro macchine rubate ci bloccano la strada e viviamo in mezzo al loro spreco," dice Antonietta Spinella, portavoce dei residenti.

IL MONDO SOMMERSO DI MILANO

Il campo di Triboniano è il più grande e quello più problematico tra gli insediamenti sorti nella provincia di Milano, che si stima ospiti 6.500 Rom del totale italiano di 120.000.

Sopravvivono lavorando nell'edilizia o nelle imprese di pulizia - se non mendicando o rubando.

Mentre i residenti chiedono una barriera che circondi al baraccopoli, gli abitanti del campo sperimentano la dura realtà di Milano e di altre metropoli europee nell'accogliere decine di migliaia di Rom poveri e spesso illetterati.

Da quando, 1 gennaio, la Romania ha raggiunto l'Unione Europea, è cresciuta la paura dei residenti sui Rom che possono arrivare a Milano e in altre città italiane. Il mese scorso, gli abitanti di Opera, un sobborgo di Milano, hanno dato fuoco alle tende preparate nel nuovo campo rom.

Sotto pressione dei gruppi dei diritti civili, il consiglio comunale di Milano ha promesso di equipaggiare il campo di Triboniano con containers abitativi, elettricità e acqua corrente. Ma non ce ne saranno per tutti: la popolazione del campo è triplicata dal 2001, quando si cominciò a parlare di sistemazione imminente.

"I Rom contribuiscono a rendere la situazione più caotica, chiedendo ai loro parenti di raggiungerli" dice Pasquale Maggiore, che lavora con i Rom per il comune di Milano.

POPOLO MISTERIOSO

L'osservatorio sui diritti umani del Consiglio d'Europa ha affermato che l'Italia manca di protezione legale per i Rom, che definisce come la minoranza etnica più discriminata in Europa.

Campi nomadi esistono in tutta Europa, ma Ivana D'Alessandro, esperta del Consiglio d'Europa dice che gli standars italiani sono peggiori che in Francia, Belgio e Paesi Bassi.

"Il campo non è la soluzione. I Rom devono essere trattati come qualsiasi altro popolo senza casa," dice Giorgio Bezzecchi, un Rom che guida l'Opera Nomadi.

Forzare gli Zingari ad integrarsi non è facile. In molti vivono con la loro famiglia estesa e rifiutano di mescolarsi con altri gruppi rom, lasciandoli fuori.

A Triboniano, per esempio, è stato costruito un muro per separare una famiglia estesa di Rom bosniaci che quotidianamente aveva screzi con il più vasto gruppo dei Rom rumeni.

"I Rom sono un popolo misterioso e chiuso," dice suor Claudia Bioni, che ha lavorato con loro per piùdi 10 anni. "Ci sono molti gruppi differenti e non si mescolano tra loro."

Qualche Rom di Triboniano vogliono tagliare i ponti con la loro comunità per migliorare le loro vite: sul lavoro celano la loro identità etnica per mantenerlo e cercare una vera casa.

"Non ho detto al mio capo che sono Rom, neanche mia moglie che lavora tre volte alla settimana come donna delle pulizie"  ci dice Alessandro, 30 anni.

"Se dici 'Rom' dici ladro. Questo è cosa pensa la gente."

(With additional reporting by Jo Winterbottom)

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# 1
si, purtroppo dire rom, equivale a dire "ladro".
e...sempre purtroppo questi pregiudizi hanno un fondo di verità.
ma, come sempre non bisogna fare di tutta l'erba un fascio ma...in questo fascio...son pochi i "rami" che, essendo diversi, nascondono la propria identità.
...d'altronde...se stesso loro nascondono la propria identità, un motivo c'è.
Di  silvia.  (inviato il 28/01/2007 @ 15:37:36)
# 2
Si finisce, quasi sempre, a parlare di ladri.
Segno che, come dici, un fondo di verità purtroppo esiste.
Un paragone che sento ripetere stesso è che se in una casa popolare, viene arrestato un ladro, gli altri residenti dell'edificio non subiscono la sorte del ladro.
Tra l'altro, questa confusione tra colpevoli ed "assimilati" è alla base dell'impossibilità di creare condizioni di vita decenti per abitanti nei campi e cittadini residenti, in quanto favorisce l'omertà.
Di  Fabrizio  (inviato il 28/01/2007 @ 16:58:27)
# 3
Ma perché, la parola "zingaro" è stata abolita? Si, si chiamano "romale" tra liri, ma chiamarli "rom" in qualsiasi altra lingua, che ha già un nome per questo popolo, è come chiamare un inglese "English" (proprio così, con la E maiuscola), o un tedesco "Deutsch". Comunque, lo stesso nome, rom, adottato da lingue non-rom, è l'ammissione della loro diversità, basata, nel primo posto, sulla loro riluttanza di essere come gli altri. Il problema è che sono gli stessi zingari a non voler integrarsi. Qualcuno ha mai visto uno zingaro operaio (non dico impiegato), o una zingara sarta, ecc.? Io non ne ho visti né nella piccola Italia, né nella vasta Russia, dove hanno, purtroppo, una cattiva fama non solo per furti e truffe, di cui sono gran maestri, ma anche per la prostituzione, diffusione della droga, rapimenti di bambini e riduzione in schiavitù. Quindi, non si parla di uno stereotipo, ma bensì, di una pato
Di  Vinny  (inviato il 31/01/2007 @ 14:26:25)
# 4
Quindi, non si parla di uno stereotipo, ma bensì, di una patologia socioculturale. I bambini che da piccoli vengono insegnati a rubare e mendicare, non faranno gran lavoratori, né cittadini. Qui non basteranno programmi umanitari con distribuzione di pasti e vestiti, o misure punitive. Bisogna cambiare il modo di vivere, di pensare, di un intero popolo (che è, tra l'altro, molto più antico degli altri popoli indoeuropei esistenti). Non è, parlando globalmente, la questione di difendere gli innocenti, ma di sradicare la predisposizione naturale (purtroppo, non è uno stereotipo) al crimine e la riluttanza verso il lavoro "onesto". E' un circolo vizioso, perché per poter farlo, bisogna avere l'accesso dentro le comunità zingare, nei loro cuori, sul livello del popolo - la cosa che si rivela impossibile. Non bastano le parole, signori. Ci vogliono secoli. E poi, ricordate il famoso Problema Sud, la Sicilia, Napoli...
Di  Vinny  (inviato il 31/01/2007 @ 14:42:02)
# 5
Scusandomi per la sintesi: la parola Rom esiste anche in inglese, "Roma", mentre in Francia usano "Rrom".
I termini Zingari, Zigani, Zigeneur, Gipsy, Gitanes, Cingali ecc. derivano da un equivoco storico, quando furono assimilati agli Egizi. Detto questo, la parola Zingari continua ad esistere, ma spesso con un significato peggiorativo.
Il termine Rom (ma anche Sinti o Kalé) viene utilizzato da quanti di loro si sentono un popolo a parte, popolo senza una terra propria, come è accaduto per tanto tempo agli Ebrei. Sempre per sintesi: non si sentono "diversi" in quanto uomini e donne, ma in quanto popolo a sé stante.
Ti posso poi assicurare che esistono Rom operai, impiegati, persino imprenditori o professionisti, ma la combinazione tra la non conoscenza del fenomeno, il loro timore a rendersi riconoscibili e gli stereotipi sul Rom che non lavora, rende il fenomeno sommerso. Il discorso, anche qui, sarebbe lunghissimo; ti invito a cercare qualche tracc
Di  Fabrizio  (inviato il 31/01/2007 @ 14:47:31)
# 6
qualche traccia nella sezione "lavoro" del blog
Di  Fabrizio  (inviato il 31/01/2007 @ 14:54:26)
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